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LIETUVIŲ KALBOS MORFOLOGINĖ SANDARA IR JOS RAIDA

LIETUVOS TSR MOKSLŲ AKADEMIJA

SIGNIFICATI E USO DELLA PREPOSIZIONE į NEL LITUANO CONTEMPORANEO

E. VALIULYTĖ

La preposizione į è una delle preposizioni più frequenti e semanticamente più ricche della lingua lituana. Nella lingua letteraria si usa con il caso accusativo.

Come è noto, nei dialetti esistono numerose varianti della preposizione į1. La variante più diffusa è in. Si usa soprattutto nei dialetti degli alto-lituani meridionali e, in parte, orientali, nonché nei dialetti dzukiani (Klvr, Lzd, Smn, Prn, An, Ut, Kp, Drsk, Eis ecc.)2. Accanto a in si usano anche le varianti int (An, Ds, Šn, Kš, Grl, Všk ecc.), ing (Lp, Arm, Kč, Pš, Rd, Nm, Klvr ecc.), ingi (Dv, Arm, Asv ecc.), ink (Mrc, Kpč ecc.), inš (Dv, Tvr ecc.). Come si può vedere, tutte queste varianti sono etimologicamente collegate a in3.

La variante in (e anche int, ing, ingi, ink), in alcuni dialetti si usa accanto a į con lo stesso significato4. In altri dialetti in (e anche int, inš) sostituisce del tutto la preposizione į. In quest’ultimo caso, le varianti in, int, inš possono anche essere usate con il caso genitivo e rientrare nell’ambito d’uso della preposizione ant5. Nella parte settentrionale dell’area dei dialetti degli alto-lituani orientali e poco più a sud, la preposizione ant e la sua variante an si usano analogamente con l’accusativo al posto della preposizione į della lingua letteraria6.

1 И. Эндзелинъ, Латышские предлоги, I, Юрьевъ, 1905, p. 87—89; E. Fraenkel, Syntax der litauische Postpositionen und Präpositionen, Heidelberg, 1929, p. 36—39; J. Jablonskis, Rinktiniai raštai, I, Vilnius, 1957, p. 146—147, 348, 651, 669; P. Būtėnas, Lietuvių kalbos prielinksnių mokslas, Kaunas, 1930, p. 84.

2 Qui e di seguito, le aree dialettali sono indicate sulla base dello schedario dell’atlante dialettologico conservato presso l’Istituto di lingua e letteratura lituana (di seguito DAK).

3 In alcuni dialetti la preposizione į e le sue varianti si pronunciano anche in altro modo. Ma qui non se ne parlerà.

4 Cfr. J. Senkus, L’uso delle preposizioni e i loro significati principali nei dialetti dei kapsai e degli zanavykai, «LTSR MA Darbai», serie A, 1(8), Vilnius, 1960, p. 134.

5 La variante in con le funzioni delle preposizioni į e ant è attestata nelle seguenti località: Ut, An, Ig, Kvr, Ukm, Rš, Ker ecc. Cfr. DAK.

6 Questo uso è stato rilevato a Brž, Ps, Pnd, Rk, Kp, Pn, Rm, Ds, Ukm, Švnč, Ker ecc. Cfr. DAK.

7. Lietuvių kalbos morfologinė sandara ir jos raida

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I. SIGNIFICATI E USO DELLA PREPOSIZIONE į NEL LITUANO LETTERARIO

Come quelli delle altre preposizioni, i significati della preposizione į emergono di norma nei sintagmi preposizionali, nei quali la preposizione esprime una relazione tra ciò che è indicato dal termine principale e dal termine dipendente del sintagma. Per questo anche la preposizione į sarà esaminata tenendo conto della semantica dei membri del sintagma preposizionale.

Nel lituano letterario la preposizione į esprime: 1) relazioni spaziali (andare in città, mettere in tasca, svoltare a destra, bussare alla porta); 2) relazioni di fine (partire per la guerra, convocare a una riunione); 3) relazioni di trasformazione (spargersi nell’acqua, fare a pezzi, eleggere presidente); 4) relazioni temporali (arrivare al mattino, ammalarsi in primavera); 5) relazioni di somiglianza (simile al padre).

1. Relazioni spaziali

La preposizione į indica relazioni spaziali nei sintagmi il cui termine principale è di norma costituito da verbi di movimento, mentre il termine dipendente è costituito da sostantivi (o da altre parole che li sostituiscono) che denotano un luogo determinato (o fenomeni concepiti come un luogo).

Le relazioni spaziali espresse dalla preposizione į non sono omogenee.

1) Significato di direzione verso l’interno di qualcosa.

La preposizione į indica che il movimento denotato dal termine principale del sintagma è diretto verso l’interno di ciò che è espresso dal termine dipendente. Questo è il significato fondamentale della preposizione į7.

a) La preposizione į esprime con particolare evidenza il significato di direzione verso l’interno di qualcosa nei sintagmi in cui il termine dipendente è un sostantivo che denota un luogo o un oggetto concreto dotato di una certa capienza; in questi casi il termine principale è costituito da verbi che esprimono lo scivolare o azioni che lo favoriscono, nonché da verbi che indicano un cambiamento di posizione nello spazio.

Avevano persino concordato di partire per il Canada non appena avessimo messo da parte un po’ di soldi, ma non ne venne fuori nulla di buono. CvR II 308. E Raul partì per Riga. BilR I 35. Il giovane cavaliere, mandato da poco in paese, tornò con delle bevande acquistate. CvR V 44. Freddo e bello, naviga tranquillo verso il mare e non vuole sapere nulla. BilR I 133. Giovani, adulti e persino anziani percorrono il sentiero di Mykoliukas, tutti diretti verso la palude. VaizgRR I 41. Stanchi, ma ormai calmi, alcuni si dirigono al granaio, altri al fienile... Myklūnas, presso Karkluos. CvR II 299. Tornai a casa per le strade laterali, nella mia stanzetta, ma quel giorno non mi interessavano più né Čechov né Nadson. VienIMA 61. Il signore, piangendo, fece chiamare la commissione a palazzo. CvR V 42. Roželė condusse la nonna nella stanza laterale. LzPR I 130. Irena, dopo aver posato il mozzicone in un posacenere minuscolo,

7 Cfr. E. Fraenkel, op. cit., pp. 40—44; P. Būtenas, op. cit., pp. 84—85.

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Prese la mano di Elena nella sua mano robusta. VencIGD 151. Vi conduceva un’agnellina, bianca come schiuma: per la strada verso la carrozza; la carrozza dondola. SNėr R I 408. Caricava nei vagoni i reperti trovati. CvR II 313. Con grande piacere mi misi a travasarli nelle bottiglie. CvR II 274. Dopo aver adagiato la malata sul carro coperto di letame, la riportò a casa. VienIMA 14. Li guidò per molte miglia, poi li fece salire sul treno e non si sa per quanti giorni viaggiarono. CvR II 339. Basta infilarli nella trama, sapere come azionare il pedale e badare ai fili di trama. Myk-PutS I 59. Montato a cavallo, mettendo il piede nella staffa, abbatté la colomba. KlpD 102.

La preposizione į, con lo stesso significato, può essere usata anche in sintagmi in cui il costituente subordinato è un sostantivo dal significato astratto, che indica qualcosa che si può concepire come un determinato luogo indeterminato. Alcuni sintagmi preposizionali di questo tipo tendono a cristallizzarsi.

E l’uomo non tornerà mai più sotto il giogo. SNėrR I 483. A che ti serve metterti con lui? Ti porteranno ancora ai lavori forzati. CvR V 40. Sì, la prese, la ricondusse alla miseria, alle preoccupazioni, la disprezzò... LzPR I 88. Si vantava... di aver ucciso e di essere condotta prigioniera davanti all’esercito. VencIGD 114. Non può rovinare la vita al fratello, mandare i figli dalla miseria alla fame vera e propria. VaižgRR I 56. Mi è piaciuto che sui volti di quelli seduti in sala vedessi una tale forza, una tale tenacia, con cui le persone vanno incontro alla morte e alla vittoria. VencIGD 248. Si svegliò all’improvviso, come quando era caduta nel sonno; con gli occhi trovò il bambino, poi il marito. CvR V 29. Ho davvero motivo di mettere a repentaglio la mia vita? VencIGD 108. Tornato in sé, Kaziukas soffriva per quegli insulti, ma col tempo si abituò e rispondeva quando lo chiamavano. CvR V 84.

Nei sintagmi in cui il costituente subordinato è un sostantivo che indica un luogo o oggetti concepibili come una superficie, la preposizione į si avvicina semanticamente ad ant8.

E quando uno saliva sul monte, subito arrivava anche un altro. VienIMA 266. Saliti sulla collina in gruppetti di cinque o sei, i soldati si dispersero. CvR II 121. Nei giorni festivi tutte e quattro le Kairiūčios venivano anche a Piliakalnis... VienIMA 267. Ricorda come lui corse su per le scale, senza neppure salutare si precipitò nel suo atelier... VencIGD 117. Le onde portano ancora oggi i frammenti di quella tenuta sulle rive del mare, dove la gente li raccoglie. KrėvAP 57. Conduci il cavallino baio nel maggese, getta l’anellino d’oro nel campicello di segale. KlpD 84. E nessuno uscì da Užuožeriai sulla strada maestra, né si fermò almeno a guardarla da lontano. VienIMA 105. Il vaitas, non riuscendo a reggersi in sella, cadde come un covone sul campo arato. Myk-PutS I 80. (Jurgelis) Ieva, sdraiati sul prato... SruogR III 52. La madre di Andrius ed Elena cominciarono a portare in tavola. VencIGD 505. Bagdonas, esausto, si gettò sul letto e si addormentò subito. LzPR I 103. Non sedetevi, non sedetevi, ospiti, sulla roccia. JV 749. Cfr.: Andrò sul monte, su quella collinetta, dove sono sepolti i miei genitori. Rm. Su quelle alture, sulle cime di quei monti grigi, non sale né l’uomo, né vi si arrampicano le belve, né vi vola l’uccello. KrėvP 247. La sera della vigilia di Natale bisogna spazzare la stanza, raccogliere la spazzatura e salire di sopra. Pnd. Subito tirarono a riva una cerva e la liberarono. T 1962 Nr. 47. Lascia andare il cavallino sul maggese. NS 1135. Uscii sulla strada maestra— ormai

8 E. Frenkelis ha individuato un caso di avvicinamento semantico della preposizione į a ant. Cfr. E. Frenkelis, op. cit., p. 40.

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non riuscirò più a strisciare fuori. Ut. Il cavallino cadde per la terza volta sul verde prato... KrėvP 38. Gettò i covoni sul tavolo. Rsn. Come cadrà sul letto, brontolando... ŽemR I 12. Gettò il cestino sulla panca. VencIGD 48.

b) Il significato di direzione verso l’interno di qualcosa è evidente anche quando il membro subordinato del sintagma è costituito da sostantivi che indicano una massa o una materia (talvolta acquisendo tale significato nel contesto); in questi casi il membro principale è di norma costituito da verbi che indicano penetrazione, sprofondamento o simili.

L’aratro non obbediva all’aratore: qui affondava troppo profondamente nella terra, là strisciava sulla superficie. CvR II 137. Lui non si accorse che i suoi artigli appuntiti affondavano nelle mani della fanciulla... LzPR I 119. Dietro la collina, nella pineta, seppellivano nella terra rotoli di tessuti, filati, oggetti di ferro, grano e vestiti. CvR II 122. Le schegge della fiasca si conficcarono nella staccionata, e io per un pelo non rimasi ferito. VienIMa 201. Col passare del tempo, le fondamenta della casa sprofondavano sempre più nella terra, mentre il soffitto si avvicinava sempre più al pavimento di terra battuta. CvR II 280. Conficcare gli artigli nel petto nudo. SNėrR I 233. Infilza l’ago nella palla. Ėr. Pugnala la giumenta con un coltello del genere e la sgozzerai subito. Btg.

Dopo i verbi attaccarsi, aggrapparsi, il valore direzionale verso l’interno della preposizione in è molto attenuato, e in questo caso essa si avvicina semanticamente alla preposizione dietro.

Tarutienė vide come il loro Naras si avventava alle zampe del cavallo del poliziotto... CvR V 216. Stepukas si legò il pattino al piede destro e un puntale al sinistro, per fare meglio presa sul ghiaccio, e partì di corsa. CvR II 207. Così fortemente incoraggiati dal loro protettore, gli abitanti di Palienė, svelti e allegri, si misero ora al lavoro. LzPR II 93. Il bambino piccolo si aggrappa al grembiule della madre. Kps. Continuava ad aggrapparsi alla vita, non voleva perdere il legame con essa. VencIGD 15.

Cfr.: Chi sta annegando si aggrappa anche a un rasoio. SInt. Non aggrapparti al ferro della bardana, o ti brucerai le unghie. Vvr. Oggi il freddo pizzica alle orecchie. C.

c) Infine, nel significato discusso, la preposizione į ricorre anche in combinazioni di parole in cui il complemento è costituito da sostantivi che indicano oggetti flessibili e plastici, mentre il verbo reggente esprime l’azione di avvolgere, coprire o simili (avvolgere il formaggio nella carta cfr. mettere il formaggio sulla carta).

I pastori trovarono nelle tombe un bambino morto, avvolto in stracci e sepolto. ŽemR III 144. Li legò in un fagotto di tela e li nascose in profondità, dove nessuno li avrebbe trovati. CvR II 325. E mi avvolge in un velo di fiocchi di neve. SNėrR I 150. Le donne del villaggio di Vanagai, soprattutto le più giovani, se dovevano andare in paese, ora si avvolgevano negli scialli, nascondevano il volto e si incurvavano... CvR II 226. Monika la avvolse ancora più strettamente in uno spesso scialle di lana. CvR V 187.

Il significato direzionale di moto verso l’interno della preposizione į può essere rafforzato ed enfatizzato in tutti i suoi usi dal prefisso verbale affine į-9.

Nel cortile entrò un ospite vestito di nero. LzPR I 112. Verso sera entrammo nel bosco. CvR II 358. Dopo essere entrati nel piccolo granaio,

9 Cfr. J. Paulauskas, Veiksmažodžių priešdėlių funkcijos dabartinėje lietuvių literatūrinėje kalboje, „Literatūra ir kalba“, t. 3., Vilnius, 1958, p. 345.

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ancora non lo fece entrare nella capanna. VaižgRR I 122. L’uomo, carico di carte, salì sulla slitta affinché tutti potessero vederlo e sentirlo. Myk-PutS I 12. La buona Ulijona mise delle ciliegie nel piattino... CvR V 30. Mettiti in tasca una mela. Kps. Aspettava soltanto che il marito entrasse. CvR II 383. Appoggiandosi con tutto il peso al bastone, con la testa ben infilata nel colletto imbottito, Prakapas avanzava, afflitto e oppresso. CvR II 52.

Soffrì, soffrì: s’impantanò da qualche parte, in una palude... CvR II 310. Con le zanne dei suoi numerosi aratri, lei scavò subito nel terreno... CvR II 414. Il nemico è attaccato come una zecca al corpo della patria. SNerR I 298. Lui non c’era, soltanto il forcone sporgeva, conficcato nel fieno. CvR V 106. Quando Rymeikait lo sentì, fu come se qualcosa le avesse trafitto il cuore... LzPR II 54. La madre si conficcò una scheggia nel palmo... CvR II 144. Come se fossi vivo e fossi il pilastro di un vecchio ponte, conficcato in profondità nel letto del fiume... CvR II 394. Elena si teneva salda, aggrappata alla manica della larga giacca marrone del fratello. VenclGD 119.

Estrasse l’anellino, avvolto in un foglietto rosato. CvR V 80. Spesso la madre gli dava delle uova in un fazzoletto... CvR II 135. Il padre tolse il berretto al ladro, si avvolse più stretto nella pelliccia e scricchiolò sulla neve verso il granaio... VienIMA 67. Istruita da Juras, la madre strinse nella mano del malato una grossa [scheggia], ma il segno non cambiò. CvR V 174. Per le strade la gente correva con i colletti alzati, ben avvolta nei cappotti. T 1962 Nr. 37.

2) Significato di direzione verso una qualche parte.

La preposizione į indica che l’azione espressa dal membro principale del sintagma si svolge nella direzione indicata dal membro dipendente.

In base al membro dipendente distinguiamo diversi casi d’uso della preposizione į con questo significato.

a) La preposizione į esprime con particolare evidenza una direzione verso una qualche parte nei sintagmi in cui il membro dipendente è costituito da sostantivi di significato più generale, che indicano determinati punti di riferimento nello spazio.

Dalla tenuta parte verso destra una strada fiancheggiata da alte colture dalle chiome fitte. Myk-PutS I 54. Guardiamo lontano, verso sinistra: una tela di sabbia bianca. SNėr I 279. È quasi mezzogiorno, il sole avanza verso sud. KrèvAP 72. Una lunga ombra si stendeva verso ovest e oscurava soltanto la catena montuosa arrossata. VienIMA 198. Il bagliore del tramonto si è già spinto lontano verso nord. Myk-PutS I 36. Il disegno cresceva filo dopo filo e avanzava. Myk-PutS I 60. Di nuovo la fiamma luminosa balzò in alto. LzPR I 118. Da un grande e scuro ammasso di alberi spunta verso l’alto una bianca torretta del palazzo... Myk-PutS I 54. I cuori dei servi della gleba cominciano a battere più forte, gli occhi guardano più audacemente lontano. Myk-PutS I 47. Correva di lato. CvR V 142. La tempesta gira di lato insieme alle montagne di nuvole. SNėrR I 256.

b) Anche nei sintagmi in cui il membro dipendente è costituito da parole che designano persone, più raramente oggetti, anch’essi concepiti come determinati punti di riferimento nello spazio, è evidente il significato di direzione verso qualcuno o qualcosa.

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Si voltò e si mise a correre verso il nemico. Lk. Verso i carristi tendevano le mani, come verso i propri salvatori. VencIGD 186. Severja, questa volta senza amiche, andava dritta verso il ringhiante. VajžgRR I 60. Lei camminava dritta verso di me, appoggiandosi al bastone e gemendo. BilR I 219. Appena ci siamo amati, appena abbiamo parlato — hanno lanciato contro di noi parole cattive. GirRP 32. I braccianti videro che il soldato si lanciava verso di loro sempre più velocemente, quasi di corsa. CvR V 13. Tirandole ora una, ora l’altra per le maniche verso di sé, il vecchietto chiedeva che gli dicessero chi fosse quello che parlava, che cosa fosse successo lì. CvR V 46.

Il fiorellino della speranza si protendeva verso il sole, senza che le gelate autunnali lo danneggiassero. SNėr R I 318. Anche le betulle tendevano le braccia al cielo per salutare le gru, i cigni di ritorno. SNėrR I 176. L’ospite loda Vaiya, la ammira, la divora con gli occhi, mentre lei scivola sempre più verso la porta... KrėvAP 48. I meli selvatici e i peri, come coperti di neve, si piegano verso terra. SNėrR I 235. Cominciò a correre verso quella voce. LzPR I 116. Prendi il vitellino, portalo al ponte e legalo. Pc.

Il significato di direzione verso qualcosa può essere sottolineato dal sostantivo pusė «paese, lato», che si usa sempre insieme a un attributo al genitivo concordato o non concordato. Tale attributo specifica o indica il luogo verso il quale è diretto il movimento. In questo modo, la preposizione į può esprimere la direzione del movimento verso qualsiasi luogo o oggetto.

Due uomini aspettavano presso le finestre, parlavano; poi, alti e slanciati come pertiche, si avviarono a lunghi passi verso il lato del fuoco. CvR V 202. Per diversi anni un gruppo di amici si era diretto verso Vilnius. MiežBP 13. Imprecò e si diresse verso casa di suo fratello Jonas. VienR V 99. Svoltammo in quella direzione, da dove era giunto un grido. Gl. Andiamo anche noi nella stessa direzione. Vlk.

Va osservato che la preposizione į, nel significato in questione, si usa anche dopo verbi (più raramente aggettivi) che indicano uno stato o una posizione10.

Oltre la tenuta di Višinskūnė, verso il boschetto di ontani, nei campi si stagliavano scure schiere di uomini e donne. CvR V 45. Solo i rami verdi stanno appoggiati in alto come braccia. KrėvAP 83. Sdraiato a letto, con il viso rivolto verso la parete, si sollevò... CvR II 107. Uno dormiva dalla parte della testa, l’altro dalla parte dei piedi. CvR V 117. A sud fa più caldo, a nord più freddo. J. Qui, sul monte, le patate sono più grandi. Pc. Dove le finestre, rivolte al vento, si sono coperte di ghiaccio. Užv.

La preposizione į con lo stesso significato può comparire anche dopo sostantivi che indicano oggetti concreti.

Accanto alla vecchia casa costruirono una nuova sala con finestre azzurre affacciate sull’ampia pianura dei campi. CvR II 327. — Nella mia accogliente stanza con balcone affacciato sulle montagne settentrionali, sul tavolo giacevano quattordici volumi delle opere di Čechov... VienIMMA 59.

Come si può vedere dagli esempi forniti, questo significato della preposizione į è molto vicino a quello fondamentale: entrambi indicano un avvicinamento, solo che il significato in questione è ormai

10 Cfr. E. Fraenkel, op. cit., p. 50.

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non significa «interno». Per questo, in tali casi, i verbi con il prefisso į- non vengono usati come elemento principale dei sintagmi preposizionali.

3) Significato di direzione verso l’oggetto toccato dall’azione.

L’uso della preposizione į nel significato in questione è maggiormente limitato dal significato lessicale dell’elemento principale del sintagma. Tale elemento è costituito da verbi che esprimono un contatto: un colpo o una spinta. In questi casi, l’elemento dipendente è costituito da nomi che indicano oggetti concreti.

A mezzanotte qualcuno ricominciò a bussare con forza alla porta della nostra anticamera. VienIMA 78. La piccola sedia, sulla quale le sue mani scendevano e si sollevavano di continuo, tamburellava piano sul pavimento. CvR II 240. Le teste delle betulle abbattute e mature battevano contro la finestra come un viaggiatore sconosciuto e smarrito... CvR V 179. Le onde ruggenti si infrangono e spruzzano soltanto sulla riva sabbiosa delle dune. GirRP 108. Rapolas, anch’egli affamato, non aveva nulla da rispondere, così tamburellò soltanto con le dita sul tavolo. VaižgRR I 48. Il vitellino avrebbe potuto urtare il muro con una zampa e farsi male... CvR II 204. Vincukas pianse di gioia e baciò il padre sulla mano. SRagR IV 7. Appoggiò la testa al fusto della croce. LzPR II 11. Erano circondati dal nemico, si stringevano al fiume freddo... SNėrR I 382. Avanzò ancora lungo il confine e si ritrovò di nuovo davanti al freddo muro di pietra. ŽemR III 154. — Uno o due fiorellini si erano schiantati contro il suo elmo. CvR II 401. Infine urtò con tutto il corpo contro un oggetto duro e cadde a terra. BilR I 111. Blažys giaceva supino e urtò così forte la nuca contro la panca che gli schizzò saliva dalla bocca... VienIMA 86. Le acque ampie e fredde del fiume lambiscono le file di tronchi scuri. CvR II 99.

Dopo verbi che di norma significano colpire (o ricevere un colpo), la preposizione į è del tutto sinonimica della preposizione per.

Ma riuscii appena in tempo a colpirlo con tutte le mie forze con il pugno in testa — e mollò la presa. CvR II 80. Un piccolo soldato dal naso schiacciato e dalle gambe storte corse verso il muro e gli diede un colpo all’orecchio. CvR II 123. Se ti colpisco all’orecchio, diventerai subito rosso! Skr. Con le sue corna colpì il lupo in testa. PP 28. Il fulmine colpì la casa e la incendiò. Ds. Quando ti tirerò un pugno sul muso, te ne starai zitto. Jrb. Fricas, per difendersi dalle mosche, colpì Mikutis in faccia con la coda. CvR II 137. Strimas veniva picchiato — in faccia, sul petto, sulla schiena. VencIGD 160. Passeggiava nel parco del suo palazzo, dando di tanto in tanto una sferzata allo stivale dell’aviatore con una canna. Myk-PutS I 83. Colpì l’acqua tre volte e ordinò al drago di apparire, come la prima volta (ps.). Tt. La pietra rotolò giù dall’albero con un tonfo e colpì il nonno alla testa. Rk. Potresti ricevere un pugno sul muso. CvR II 310.

Cfr.: Stonslovas lo colpì sul largo ventre con un grosso mattone, e Laurinaitukė gli assestò una bella botta sulla testa con un attizzatoio, facendolo crollare nell’apertura della soglia. LzPR II 112. Il capitano colpì il tavolo con il pugno così forte che tutta la stanza tremò. BalčHP 30. Non feci in tempo a riprendermi: mi abbatté a terra, mi si mise sopra e cominciò a picchiarmi sulle spalle, sui fianchi, sulle gambe, poi di nuovo sulle spalle — mi si fermò persino il respiro. CvR II 119. Gli diede un colpo all’orecchio e quello si rovesciò. Dgl. Gli assestai uno schiaffo in faccia e si coprì subito di sudore. Trgn. Dopo avergli strappato di mano il mentore, colpì Jonelis alla nuca e lo gettò nella cassapanca. ŽemR III 224. Dagli una bella botta su-

11 Cfr. P. Būtenas, op. cit., pp. 85—86.

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... affinché lo ricordasse a lungo. Užv. La colpiva con corde e verghe, la spronava con gli stivali, batteva più lontano la pula con il correggiato, strofinandosi di nuovo le mani e dandosi qualche schiaffo sulle cosce con i palmi... BaltPV I 35. Allora il principe, avvicinatosi al lago, colpì l’acqua di traverso con un bastone. Tt. La pietra colpì la mucca sulle corna. Ktk. Per la sua curiosità si prese uno schiaffo sull’orecchio. Brž.

Alla nozione di «direzione verso l’oggetto toccato dall’azione» sono riconducibili anche i casi d’uso della preposizione į dopo alcuni verbi che esprimono una reazione o una risposta (cfr.: urtare contro un albero e rispondere a una domanda). Alle parole del monaco i parrocchiani risposero con gemiti. CvR V 196. Nessuno dei ragazzi replicò alle ultime parole di Antanas Puodžiūnas. VienR V 106. Tutti gli operai sembravano arrabbiati e imbronciati e ribattevano senza esitazione ai rimproveri di Puodžiūnas. VienR V 62. Gli uomini risero fragorosamente a quelle parole, ma lo sconosciuto non capì. Myk-PutS I 45.

2. Significato di relazione di scopo

Il significato direzionale della preposizione į passa facilmente al significato di scopo12. (Cfr.: partire per la città e partire per la guerra). Nel primo sintagma la preposizione, insieme al caso, indica il luogo che il soggetto deve raggiungere; nel secondo, invece, indica che cosa farà il soggetto dopo aver percorso una certa strada, con quale scopo, che cosa intende perseguire con la partenza (cfr.: partire per la guerra e partire per combattere).

La preposizione į indica lo scopo dell’azione nei sintagmi in cui il suo determinante è costituito da sostantivi che designano azioni, processi, eventi, occasioni e simili. Anche in questi casi, il termine reggente è di norma costituito da verbi che esprimono uno spostamento o azioni che lo favoriscono.

Il dottor Priebulė non c’era più: era partito per la guerra, la città è lontana. SimonP 96. Un’onda dopo l’altra continua ad avanzare, come se chiamasse all’indomita battaglia. Ehi, mare, dimmi: se una volta si cade, si può ancora lanciarsi nell’impresa?! GirRP 108. Di buon mattino il vecchio si preparò a intraprendere un viaggio lungo per la sua età. CvR II 282. Capitò in una tenuta così maledetta e chiese ospitalità per la notte. BsMt I 36. ... il suocero arrivò a cavallo per le ispezioni. KrėvP 67. I due Liogė, padre e madre, arrivarono al funerale della sorellina... VienIMA 124. Si ammorbidì a tal punto che, poco prima della spartizione di Pamituvys, ordinò di convocare i braccianti e i nullatenenti a un’importante riunione. CvR V 42. Su tutti i volti si notava una certa spensieratezza, come se si fossero riuniti per una festa di maggio. CvR V 46. Ancora oggi Reišelis non riesce a perdonarsi di averla portata l’anno scorso alla festa della canzone. CvR II 372. Dalle strade vicine e dai margini del mercato, sollevando schizzi di fango, accorrevano persone, come se quel tamburo le avesse chiamate a una cerimonia straordinaria. Myk-PutS I 112. In seguito si scoprì che era soltanto un pretesto per quei due «amici» per non andare alla serata letteraria. VienIMA 211. Un paio di giorni prima dello spettacolo gli attori si riunirono per la prova gene-

12 E. Fraenkel, op. cit., p. 48.

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rale. CvR II 84. Verso l’autunno i Sarmantai, pieni di speranza, accompagnarono Divonyzas al terzo Seimas. CvR V 140. Per la prima volta alla segheria di Sabalis accadde che gli operai non andarono al lavoro. VienR V 123. Non la mandano ai lavori obbligatori, perché la madre l’ha ottenuto dal padre. Myk-PutS I 20. In suo aiuto accorse un abile avvocato dalla reputazione dubbia... Myk-PutS I 86.

3. Significato delle relazioni di trasformazione13

La preposizione į può esprimere relazioni di trasformazione tra oggetti. Con questo significato è usata in costruzioni il cui elemento principale è costituito da parole che indicano il mutamento di un oggetto (o di più oggetti), il passaggio a un altro oggetto (o ad altri oggetti) oppure a uno stato; l’elemento dipendente è costituito da parole che indicano il risultato del cambiamento.

In base all’elemento principale delle costruzioni preposizionali, distinguiamo diversi casi in cui la preposizione è usata con il significato in questione.

a) La preposizione į esprime con particolare evidenza le relazioni di trasformazione nelle combinazioni di parole il cui elemento principale è costituito da verbi come virsti, keistis e altri.14

Bastava la minima imprudenza e gli sventurati scivolavano giù dal ripido monte e si trasformavano in pietre. BilR I 147. Rifletté che erano ancora più fortunati di coloro a cui non solo la grandine aveva rovinato il raccolto ancora acerbo, ma aveva anche ridotto in cenere le case. CvR V 111. Ogni anno Jonas migliorava sempre più. TilyU 129. Antanukas, vivendo presso i miei genitori, è diventato anche un garzone. VienMIA 146. Da pastorella diventò una ragazza, da ragazza si trasformò in una donna. CvR II 30.

Nel linguaggio figurato, il risultato della trasformazione degli oggetti è spesso espresso metaforicamente. Ciò non modifica il significato della preposizione į.

Giace raggomitolato come un riccio. Als. Ho infeltrito la lana fino a farla diventare dura come corteccia. Varn. Non tolse il pane dal forno e così si seccò fino a diventare duro come un osso. Pc. Per secoli il tedesco calpestò quella terra e la ridusse in polvere, compattandola per bene. SNėrR I 371. Le mani sono congelate fino a diventare ghiaccioli. Šts.

Dopo il verbo virsti, parallelamente alla costruzione preposizionale, si usa anche il caso strumentale15.

Di nuovo tutti si trasformarono in croci e scomparvero alla vista. CvR V 201. Gli venne in mente di trasformarsi in un ago. Pšl. Il figlio si trasformò in una mosca (fiaba). Ck.

b) La preposizione į esprime relazioni di trasformazione anche quando l’elemento principale della combinazione di parole è costituito da verbi che indicano raccolta, riunione, unione e simili.

Per tutta la mattinata Jokūbas girò intorno alla casa, raccogliendo le schegge in mucchi... CvR II 408. Tutti erano nei campi:

13 Nella letteratura linguistica, per la stessa nozione si usa il termine relazioni di transgressione. Cfr. B. B. Виноградов, Русский язык, Москва, 1947, p. 688. Per uniformità, nell’articolo questo termine è sostituito con quello lituano.

14 E. Fraenkel, op. cit., p. 47; P. Būtėnas, op. cit., p. 87.

15 J. Jablonskis, op. cit., p. 654; P. Būtėnas, ibid., p. 87.

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qui caricavano il fieno in covoni, là sui carri; un terzo carro vuoto sferragliava, sollevando vortici di polvere. CvR V 105. È ancora bella, e i capelli sono intrecciati in trecce. CvR II 296. Allora Mikas ordinò a tutti i briganti di scorticare la betulla e di legarsi tutti in un’unica catena. Graž. I due cosacchi non riuscirono nemmeno a strappare un capello alla vecchia, perché erano tutti impigliati in un unico grosso groviglio. LzPR II 113. Camminando nel bosco, raccoglieva ancora a manciate i fiori di tarassaco, contemplandoli al chiaro di luna, e li stringeva sempre formando una palla. LzPR II 103. Lungo le strade e le vie maestre disposero sentinelle, occuparono le sedi dei distretti e si radunarono in schiere per marciare su Kaunas. CvR V 240—241.

c) La preposizione į esprime la stessa relazione di trasformazione anche nei sintagmi il cui elemento principale è costituito da verbi che indicano divisione, frantumazione, decomposizione e simili. Pertanto, in questo caso, l’elemento dipendente si usa soltanto al plurale16.

L’avrebbero fatto a pezzi, se non fosse sopraggiunto un qualche stalliere o lacchè. LzPR II 79. Tutti gli spettri scomparvero, e la lanterna colpita si frantumò in una quantità incalcolabile di lucine... BilR I 148. Quel formaggio si sbriciolò. Pc. Raccolsi da terra l’arco e le frecce, li spezzai in schegge e li gettai lontano per il campo. BilR I 151. All’estremità del villaggio, dove la strada svolta verso il bosco vicino, si dirama in tre viottoli poco battuti, l’ufficiale fermò il reparto. CvR II 220. La cintura sembrava sul punto di spezzarsi in due: Gumelis era così magro. CvR II 172—173. Tuttavia Saldiškės rimase nella memoria della gente finché Užuožeriai non si divisero in fattorie isolate... VienIMA 178.

d) La preposizione į si usa anche per indicare cambiamenti nella posizione sociale di una persona. In tal caso, l’elemento principale del sintagma è costituito da verbi di nomina, elezione, chiamata e da altri verbi di significato affine; l’elemento dipendente è costituito da sostantivi che indicano persone in base alla loro professione, occupazione, carica e simili. Anche questi sostantivi, usati con la funzione qui descritta, si esprimono al plurale17.

Com’è un uomo leale; lo eleggerebbero capo del distretto... ŽemR III 26. Lis decise di andare dal re e chiedergli di nominarlo re. Pn. In ufficio lo assunsero come carpentiere. VienR V 119. La maggiore lo arruolò, ma lui, dicono, fuggì e si stabilì da qualche parte in Žemaitija. Myk-PutS I 27. Poi cominciò a chiedere Mareles in spose e tutti alle nozze. ŽemR III 36. Diede in sposa la figlioletta. BsO 76. In cambio di sementi e denaro, alcuni promisero in anticipo al signore il loro aiuto per la costruzione e per i lavori estivi; altri concordarono di dare le figlie come serve e i figli come braccianti. CvR V 115. Poco dopo, sputacchiando, raccontò che si erano fatti avanti così tanti aspiranti accalappiacani che forse in tutta la città non si sarebbero trovati neppure tanti cani. CvR II 21. Quelli che erano adatti a fare i pastori se ne andavano di nuovo liberi e saltellanti: non c’era nessuno da pascolare. CvR

16 E. Fraenkel, min. veik., p. 47.

17 E. Fraenkel, min. veik., p. 41.

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V 83. Entrati anche tra i coloni, felicemente riuniti in un unico villaggio, non sciolsero la loro orchestra. CvR V 136.

e) Quando l’elemento principale del sintagma è costituito dai verbi mainyti, keisti («scambiare»), il valore di trasformazione della preposizione į assume una sfumatura un po’ diversa. Qui non si parla più della trasformazione dello stesso oggetto, del passaggio a un altro stato, bensì della sostituzione di un oggetto con un altro18.

Il nonno, e in seguito anche il padre, barattò più di un servo della gleba con un cane. CvR V 130. Nessuno cambierà una mucca con una capra. RŽ 89.

Dopo i verbi menzionati è possibile usare con lo stesso significato anche il caso strumentale19, più raramente l’accusativo. Tuttavia, si usano solo quando si parla dello scambio di oggetti dello stesso tipo.

Scambiamoci i cappelli: non ci rimetti nulla. Ut. Dammi la tua manina bianca, la scambierò con anellini d’oro. LB 40.

Stenderò le manine, ci scambieremo gli anellini. JV 462.

4. Significato di relazione temporale

La preposizione į ha anche un significato di relazione temporale, simile a quello di «direzione verso qualcosa». Con questo significato la preposizione į si usa quando occorre indicare che l’azione espressa dal nucleo principale del sintagma avviene in un momento vicino a quello espresso dal membro dipendente20. In questi sintagmi, il membro dipendente può essere costituito da sostantivi che indicano intervalli di tempo non definiti con precisione.

Verso mattina mi si ficcò in testa l’idea di chiedere a mio padre o a mia madre dove fosse allora il padre di Onutė e cosa avesse risposto a sua moglie. VienIMa 94. E davvero, verso sera Lapinas si indebolì del tutto. KrėvAP 94. L’altro ieri, ecco, sul far della sera, mentre si ballava e si cantava, all’improvviso — la polizia. CvR II 260. È certo che verso primavera i trifogli si seccano, si sbriciolano e i topi li rosicchiano. VienR V 38. Era verso autunno. KrėvAP 174. In passato la moglie andava sempre con lui e lo sosteneva; ma, in vecchiaia, anche lei si mise dalla parte dei figli. CvR II 406. Verso i primi di luglio il campo di grano si levò in fitte onde di messi, ondeggiando come una nube. CvR V 102. Verso la fine della vita svanì tutta la sua saggezza. ŽemR III 56. Bisogna seminare la segale verso la fine del mese. Sts. Ma il figlio di Dalbai-Dalbaitis, liceale, verso la fine si annoiò parecchio... VendGD 106.

5. Significato di relazione comparativa

La preposizione į si usa con significato comparativo quando occorre dire che un oggetto è simile a un altro, ossia possiede caratteristiche dell’altro oggetto, indicato dal membro dipendente del sintagma21.

18 E. Fraenkel, op. cit., p. 47; P. Būtėnas, op. cit., p. 86.

19 P. Būtėnas, op. cit., p. 86–87.

20 E. Fraenkel, op. cit., p. 52–53; P. Būtėnas, op. cit., p. 85; J. Kruopas, Laiko apylinkės reiškimas lietuvių kalboje. „Tarybinė mokykla“, 1953, Nr. 7, p. 24.

21 E. Fraenkel, op. cit., p. 46; P. Būtėnas, op. cit., p. 85.

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La preposizione į assume un significato comparativo nelle combinazioni di parole il cui elemento principale è l’aggettivo panašus, -i «simile» e qualche verbo, come atsigimti, nusiduoti, ecc.

Questa volta il fulmine somigliava a un albero di fuoco dai molti rami. CvR V 105. Roželė somigliava alla madre; solo era più pallida, perché non aveva ancora conosciuto tante avversità. LzPR I 117. Sui monti si potevano già scorgere i ghiacciai,... le ombre delle cime frastagliate, che da lontano somigliavano a macchie lunari. VienIMA 195.

E a chi mai ha preso, così bella e vivace, in questa famiglia di sciatti e buoni a nulla! Myk-PutS I 66. Ha preso dal padre, nell’aspetto e nel carattere (è nato simile al padre). J. Che tu possa prendere da tuo padre! Skr. Da chi ha preso il genero, tale mostro! J. Ha preso dalla zia. Mrk. Ha preso dal padre. Plng. Ha preso dagli zii. Šts. Un figlio ha preso dal padre. Gs. Almeno una figlia ha preso dalla nonna. Skp.

Talvolta l’aggettivo menzionato (o i verbi) può anche essere sottinteso, come se fosse implicito.

Anche i gattini hanno preso dalla gatta. Kps. Proprio come il padre: identico, come se fosse stato ritagliato da lui! Kt. Tutti i nostri pulcini hanno preso dal gallo: sono bianchi. Gs. Ho lo stesso nome di mio zio (porto il nome di mio zio). Šts.

Dopo lo stesso aggettivo, la preposizione į si usa anche nella locuzione vienas, -a į kitą «l’uno all’altro». In questo modo si esprime la somiglianza reciproca tra elementi dello stesso tipo.

Non si somigliavano affatto, né nel carattere né nell’aspetto esteriore. VienIMA 5. Si somigliavano l’uno all’altro... CvR II 321.

La preposizione į si usa anche in locuzioni fisse costituite dal nominativo e dall’accusativo della stessa parola. In questi casi si indica l’uniformità di elementi dello stesso tipo sotto un determinato aspetto.

Che bei piselli, e che grossi: chicco dopo chicco (sono tutti uguali)! Pc. Che bella legna: ciocco dopo ciocco (non c’è un ciocco scadente)! Er. Tutte e tre, una uguale all’altra (uguali per statura e bellezza), sono le sue figlie. BsMt I 12.

II. CASI D’USO DIALETTALI DELLA PREPOSIZIONE į

Nei dialetti la preposizione į, o più precisamente le sue varianti in, int, ing, ingi, inš, inč, si usano diversamente rispetto alla lingua letteraria.

L’uso della preposizione į e delle sue varianti differisce maggiormente nei dialetti della Lituania orientale. In quella zona, anzitutto, una parte delle funzioni semantiche di questa preposizione è svolta dal locativo illativo22. In secondo luogo, le varianti della preposizione į hanno anche significati diversi da quelli della lingua letteraria23.

22 Per la distribuzione geografica e i significati di questo caso, cfr. A. Laigonaitė, Vietininkų reikšmė ir vartosena dabartinėje lietuvių kalboje, Vilnius, 1957, p. 4, 35—53.

23 Cfr. J. Jablonskis, op. cit., p. 146, 348, 669; P. Būtėnas, op. cit., p. 87—88.

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Nei dialetti la preposizione į e le sue varianti, nonché il suo sostituto, esprimono in modo un po’ diverso le relazioni caratteristiche della lingua letteraria: 1) spaziali (andare dal padre, cfr. andare dal padre; andare nel bosco, cfr. andare verso il bosco; avvicinarsi al carro, cfr. avvicinarsi al carro; legare all’albero, cfr. legare all’albero; abitare in città, cfr. abitare in città; crescere nel fiume, cfr. crescere nel fiume); 2) temporali (arrivare il terzo giorno, cfr. arrivare il terzo giorno; gridare in un batter d’occhio, cfr. gridare in un batter d’occhio; guarire in quattro settimane, cfr. guarire in quattro settimane; mangiare due volte al giorno, cfr. mangiare due volte al giorno); 3) di destinazione (destinare la vacca alla carne, cfr. destinare la vacca alla carne).

Può esprimere anche relazioni del tutto diverse, per esempio quelle di quantità (pagare circa trecento rubli, cfr. pagare circa trecento rubli; bere fino in fondo, cfr. bere fino in fondo), di separazione (migliore dei fratelli, cfr. migliore tra i fratelli) e altre.

1. Significati delle relazioni spaziali

Nei dialetti la preposizione į, oltre alle relazioni menzionate alle pp. 98—104, può esprimere anche diversi tipi di direzione dell’azione e persino il luogo.

1) Significati di direzione del movimento. Nei dialetti la preposizione į, le sue varianti o il suo sostituto presentano diversi significati direzionali che corrispondono a quelli di altre preposizioni della lingua letteraria.

a) L’uso della preposizione į e delle sue varianti con parole che indicano esseri viventi è caratteristico dei dialetti dell’altopiano orientale e dei dzūkai. In questo caso, il significato della preposizione in questione corrisponde esattamente a quello della preposizione pas nella lingua letteraria.

Va dallo zio. Dkšt. Sono andato dal fratello a fare una visita. Ut. Vai dai fratelli. Vvr. Vieni da me. Trak. Non conosco la strada per la suocera. Mrk. Andrò dalla figlia in giardino. Tvr. L’avena non va al cavallo, ma il cavallo all’avena. Ds. I sensali sono già in visita da Oniotė. Ds. Bisogna andare dal bambino. Dv. È andato a far visita alla sorella. Kš. Mandò il messaggero dal caro padre, dalla cara madre. Dv.

La preposizione į con il significato indicato viene usata anche nelle opere letterarie di autori appartenenti ai dialetti menzionati (e occasionalmente di altri scrittori).

Dundulis, non appena capì che non avrebbe visto Vaiva né ottenuto da lei la fascia finché non fosse andato da lei, come i ragazzi cavalcano verso una ragazza. KrėvAP 47. Afferrato con entrambe le manine, senza neppure rimboccarsi i pantaloni, corse dalla mamma per rallegrarsi. VaižgRR I 123. Portò soltanto da noi un tavolino, alcuni libri e una mucca — nient’altro. BilR I 177. Dopo quei processi Cecilija Kairiūčia divenne ancora più famosa, e cominciarono a recarsi da lei per chiedere consiglio anche persone di altre parrocchie. VienIMA 265. Arrivata di corsa a Taručiai, la vicina chiese più volte a Juras di andare da loro la sera, sedersi con il marito e fumare. CvR V 225. Se sarà necessario, andremo dalla ministra. CvR V 129. Andò dritto per il sentiero attraverso il campo fino a Stankus, perché gli premeva comunicare al vicino la lieta notizia. LzPR I 99.

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J. Jablonskis raccomandava per la lingua letteraria questo uso della preposizione į, ma non si è affermato24,

b) Nei dialetti degli altiani orientali e degli dzūkai, le varianti della preposizione į hanno anche il significato della preposizione della lingua letteraria link.

La macchina rombò verso il bosco (verso il bosco, dalla parte del bosco). Ut. Quello schizzò via verso Ginučiai (dalla parte di Ginučiai, verso Ginučiai). Dkšt. Forse il traffico va verso la stazione (verso la stazione). An. Fai un salto verso Kaunas: lì il territorio è già diverso. Pbs. Corse verso il bosco. Al.

Nella lingua letteraria, in questi casi d’uso, la preposizione į ha un significato completamente diverso: indica la direzione dell’azione verso l’interno. Nei dialetti in questione, invece, la direzione verso l’interno è espressa soltanto dal caso illativo25.

c) Negli stessi dialetti, le varianti della preposizione į possono avere anche il significato della preposizione della lingua letteraria prie.

Il significato colloquiale è più evidente dopo i verbi con il prefisso pri-.

Il trattore arriva contro una grossa pietra, sobbalza e prosegue. Ktk. Siamo arrivati tra i cespugli. Pbs. Quell’uomo è ammesso in casa (è una brava persona, affabile). Prng. I gattini sono come bestioline: non ci si può avvicinare a loro. Ut. Ho legato la mucca a un ontano: può girarsi. Ktk. Quando mi sono appoggiato alle piume, mi sono tutto gonfiato. Dglš. Ho inchiodato il barometro all’aria, alla finestra. Ktk. Povero maialino: la pelle gli si è attaccata alle ossa. Ut.

Il giovane non era ancora smontato dal cavallo grigio, non si era ancora avvicinato al fuoco ardente,... quando il nonno cominciò a parlare... KrėvAP 35. La sorella mi abbracciò e mi strinse a sé... BilR I 170. Un tempo, in giorni come quelli, il piccolo Jonas non riusciva a stare fermo; si staccava dalla panca, appoggiava il ditino al vetro bagnato e strofinava, strofinava... BilR I 157. Gli accarezzò la testa e lo strinse al petto. BilR I 239. Chiunque salisse su quel monte e toccasse quella luce renderebbe felici tutte le persone... BilR I 145.

Anche il suo uso non desta dubbi quando la preposizione in esame ricorre dopo verbi che esprimono un contatto.

La lampada brucia il dito. Ktk. Non mettere le dita sporche negli occhi. Ut. Juozapota stringe il bambino al suo petto felice e lo culla, culla. BilR I 228. Impara a cantare bene: ti si attaccano addosso come mosche. KrėvAP 49. Prese il bambino con dolcezza, da donna, gli parlò con parole belle e carezzevoli e se lo strinse a sé con entrambe le grandi mani, larghe come pale da vagliatura... VaižgRR I 39.

Il significato menzionato della preposizione į è più sfuggente dopo altri verbi di movimento. Senza un contesto più ampio, talvolta è difficile distinguerlo dal significato di link.

Vado al pozzo (vicino al pozzo). Eiš. Andò al pozzo e lava i vestiti. Ktk. Portano le mucche a bere all’abbeveratoio. Ut. Andò verso

24 Cfr. J. Jablonskis, op. cit., pp. 146, 349, 669.

25 A questo proposito, cfr. A. Laigonaitė, op. cit., p. 47.

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sta chiudendo il cortile e taglia legna. Ktk. Ero corsa alla macchina— non è arrivato. Ds. Vieni al primo covone. Ktk. Lasciami entrare nella testa (del bambino). Ut. Il bambino si infila nel carro, verso il cavallo— fate attenzione. Ktk. Quello gli si avventa addosso. Kvr.

Dopo averle asciugato le manine, la nonna coprì di nuovo il pane con un asciugamano e andò al forno. KrėvAP 126. La volpe si precipitò subito sul secchio che stava con l’acqua sullo sgabello sotto la mensola e si guardò intorno. KrėvAP 87. In cortile Razbonas gli si avventò allegramente incontro. BiiR I 196. Una donna non più giovane, vestita di bianco, parlava gentilmente a una persona, chinandosi verso di lei. BiiR I 242. Così le donne tranquillizzavano il vecchio, mentre intanto si avvicinavano agli uomini... KrėvAP 92.

Nella parte settentrionale della Lituania orientale e un po’ più a sud, la preposizione ant e la sua variante an, oltre al genitivo, si usano anche con l’accusativo e hanno gli stessi significati spaziali delle varianti della preposizione į menzionate sopra.

a) Oggi andremo da Petronė a fare visita. Kp. Vai a cavallo? Rk. La mamma è andata alla guerra. Kvr. Usciamo a cavallo. Rm. Un tempo non si lasciava andare dalla sposa. Rk. Vai dalla mamma. Pnd. Andavo da mia zia. Ob. Vado a pascolare le pecore. Mlt. Lo portarono dal medico. Šr. Bisogna prepararsi per i cavalli. Svnč. Lei scappò da quel re (fiaba). Brž.

b) È andato in città. Slm. Il contadino è andato a Zarasai. Krns. È andato a Ukmergė, vai, forse riesco a raggiungerlo. Kvr. Fermati qui, a Vepriai, a Siesikai— lì parlano già in modo diverso. Ukm. La strada va verso Inturkė. Sug. Mi sono spostato di nuovo verso Purvėnai. Mlt. Cominciò a piovere mentre andavamo verso Dusetos. Dr.

c) Un asse di ferro fissato al giogo Skp. Lega il cavallo alle ruote. Glv. Ti hanno cucito anche una culla, Trgn. Il cane è legato al bastone. Svnč.

Appoggiati a me, farà più caldo. Kp. Non appoggiarti al muro—ti sbuccerai. Mžš.

Ho pagato un litas e me ne vado sulle ruote. Rk. È uscito sul fiume. Ppl. Ora le donne non escono più—né in primavera sul ruscello, né in autunno. Rz. È uscito verso il lago. Skp. L’afa—la terra è molle. Svnč.

2) Significato di stato in luogo. Nel linguaggio degli abitanti della regione di Klaipėda e di alcune altre località, la costruzione della preposizione į con l’accusativo è usata con il significato del locativo interno (inessivo)26.

La rondine nidifica nelle case. Prk. L’uomo sta rivolto verso il mare. Krg. La talpa scava gallerie nel terreno. Krg. Le galline si appollaiano presso la siepe. Plk. A Manie cresce una protuberanza simile proprio sulla nuca. Plk. Si pesca il merluzzo in mare con la canna da pesca. Plk. Il luccio cresce nei fiumi, ma non resiste all’acqua bassa. Plk. E la fanciulla sta sul margine, si asciuga le lacrime con un fazzoletto. KlpD 26. Lui vive in città (in città) . K. Ho aiutato la mamma a lavorare nella stalla. Pš. Oltre mari e oceani, in una verde foresta (in una verde foresta) la fanciulla raccoglie, la giovane raccoglie bacche rosse.

26 Cfr. A. Laigonaitė, op. cit., pp. 32—33; cfr. E. Fraenkel, op. cit., pp. 51—52.

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TDr VII 64. In una mano (in una mano) tieni una bacchetta, nell’altra mano (nell’altra mano) tieni una lunga canna. PP 29.

Si ritiene che l’influenza della lingua tedesca abbia determinato l’affermazione della preposizione į con l’accusativo nel significato di «dentro»27.

2. Significati di relazioni temporali

Nelle aree occidentali dei Samogiti, degli Aukštaitiani occidentali e centrali e, in parte, dei Dzūkai occidentali, la preposizione į, con le sue varianti, è usata molto ampiamente per esprimere diverse relazioni temporali, alcune delle quali nella lingua letteraria sono espresse dalla preposizione per con l’accusativo, altre dall’accusativo o dallo strumentale di tempo.

1) La preposizione į e le sue varianti sono usate con gli stessi significati della preposizione per. Si distinguono due casi di questo uso.

a) La preposizione į e le sue varianti con l’accusativo sono usate per indicare la durata di un’azione o l’intervallo di tempo entro il quale essa si svolge.

In una settimana mangio anche il pane. In un mese prepareremo abbastanza fieno per una vacca. Ktč. In un paio di giorni hanno estratto il caldo. Šlu. Che cosa è riuscito a fare in così poco tempo? Pgg. Lo sistemerà in due o tre giorni. Šlu. Il tedesco sconfisse la Polonia in quattro settimane. Plik. Avrebbe dovuto scomparire in tre settimane. Sg. Quell’erba si secca in una notte. Krg. Poi liberarono il diavolo, e lui tornò a casa in un mese. Tt. Da una vita non piantiamo patate qui. Snt. Quanto scavi in un giorno? Skd. La regina depone mille uova al giorno. Yl. Quanto ari in un giorno? Mžk. Due o tre bicchieri, meglio al giorno. Žg. In una settimana fumava dieci pacchetti di sigari. Rd. Quanto tagli in un giorno? Rs. Quanto fieno hanno portato in un giorno? Jrb. E sentivo la mancanza della mia nonna per due, tre giorni. Rdm. Macinavamo un quintale in un paio d’ore, se il grano era ben secco. Alvt. La cooperativa agricola di Šūklii ha ammucchiato un simile covone in due ore. Žal. In un mese nel nostro villaggio hanno rubato 40 cavalli. Nm. Adesso depone settanta uova al giorno. Grl. Non pioverà durante la raccolta del foraggio. Plv. Le ruote si ruppero proprio mentre si trasportava la segale. Gs. Portano via due carri di letame al giorno. Pun. Ah, il mio povero cuoricino è triste per tutto l’autunno. JD 183. Troverò quei soldi in tre giorni. BsP I 89. Allora, fratellini, in un paio di settimane, dlin dlon, e sarà fatto! LzPR II 35.

b) La preposizione į e le sue varianti con l’accusativo sono usate per indicare un intervallo di tempo entro il quale un’azione si ripete un numero determinato di volte.

Al giorno la picchiano un paio di volte. Pln. La tosarò due volte all’anno, ogni volta tre chilogrammi. Rt. Il tempo cambia più volte al giorno. Užv. Gluodena una volta ogni tanto, una volta all’anno. Pp. Bisogna mungere la mucca tre volte al giorno, Klm. Ne riceviamo tre volte al mese. Kdn. Quando la mamma era ancora viva, allora

27 Cfr. A. Laigonaitė, ibid., p. 33.

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Andava a casa più volte al giorno. Rs. Il santo pecca sette volte al giorno. Skr. La cosa più importante era che poteva festeggiare due giorni alla settimana. Lk. Per tre giorni alla settimana faceva la corvée. Nm. Lavoravo venti ore al giorno. Šl. Bisogna prendere i medicinali tre volte al giorno. Mrk.

Simša si alza due volte al giorno con la sua cavallina zoppicante davanti alla collina d’argilla... CvR II 327. C’era molto lavoro e bisognava lavorare 14 ore al giorno. VienIMA 197.

La preposizione į si usa anche dopo i verbi guadagnare, pagare, ricevere, prendere, dare e altri.

Il padre guadagna venti rubli al giorno. Jrb. Quanto guadagni all’anno? Kps. Guadagna molte giornate di lavoro al giorno. Skdv. Gli pagano in denaro settantacinque rubli al mese. Vnd. Pagavano tre rubli all’ora. Šll. Mi pagavano nove litas al giorno. Žg. Quanto vi pagano al giorno? Al. Riceve trecento rubli al mese. Mžk. Quanto riceveva il pastore all’anno? Lnkv. Quanto hai preso al giorno? Dt. Davammo ottanta chilogrammi al giorno. Rz. Prima ne davano cinquanta al giorno. Rs. Offrì sessanta rubli al mese. Pln. Un uomo costa tre rubli al giorno. Žg. Gli vengono trenta rubli al giorno. Slv.

Va notato che in questi casi d’uso il significato della preposizione į (come anche di per) si avvicina a quello della preposizione už.

Cfr.: Paga molto per un giorno? Sd. Quanto prenderai per un giorno? Rk. Quanto ricevi al giorno? Ob.

D’altra parte, talvolta la preposizione į viene usata anche al posto della preposizione už.

Pagavano dieci copechi per giornata di lavoro. Slnt. Un rublo per giornata di lavoro. Klk. Pagavo un rublo per misura. Šts. Con quei soldi si procurerà patate. Gs. Compenserò quel debito con il latte. Šts.

J. Jablonskis considerava tutti questi casi d’uso della preposizione į non ammissibili nella lingua letteraria e li correggeva in due modi: talvolta sostituendola con il caso locativo, altre volte con una costruzione della preposizione per con l’accusativo28. Nella lingua letteraria si è affermata maggiormente la preposizione per con l’accusativo.

2) La preposizione į e le sue varianti si usano, con valore temporale, talvolta in modo simile ai casi della lingua letteraria.

a) Come l’accusativo.

Il mio cetriolo fermentato è più gustoso il terzo giorno. Skr. In quel momento lui è proprio qui. Vlkv. Il quarto giorno eseguono l’operazione. Kps. In quale giorno potrai andare? Grš. Il terzo giorno ho trovato lavoro. Vlkv. Lo porterà il terzo giorno. Užv. Il quarto giorno quel giovane e quella signorina presero un testimone

28 J. Jablonskis, op. cit., p. 671; II, Vilnius, 1959, p. 38, 69, 74.

8. Lietuvių kalbos morfologinė sandara ir jos raida

113

che andò dal prete. Tt. Noi cuociamo il pane il terzo giorno. Pc. Ma il terzo giorno i banditi lo assalirono, lo uccisero e gli rubarono il denaro. Auk.

Ma che — il terzo giorno il genero di Stočkaus, quello che stava presso il pesatore e il cassiere, ci annunciò che gli stipendi erano stati ridotti. CvR II 301. Non ricordo più che cosa mi accadde in seguito; so solo che il terzo giorno recuperai il danno. CvR II 119.

b) Come strumentale (più raramente, come locativo).

Lui tornò in quell’intervallo. VIkv. Caddero in un batter d’occhio. Rmč. Questo accadde proprio al momento giusto. Šlu. Il mio cavallino tornerà per il settimo anno. Rdm. Ehi, tornerà, tornerà la tua figlioletta per il nono anno. JD 340. Io ho sei anni meno di Antanas (nata sei anni dopo). Skr.

In quell’intervallo inciampò e cadde. LzPR I 85. — Bene, bene, sei tornato proprio al momento giusto... ŽemR III 362. Solo quando al terzo anno di una vita più agiata la moglie di Sakalauskas ingrassò, — ingrassò a dismisura. CvR II 328.

3. Significato di relazione di finalità

Nei dialetti della Lituania occidentale la preposizione į è usata occasionalmente per esprimere relazioni di finalità (destinazione) un po’ diverse da quelle della lingua letteraria. Il significato di finalità in questione, a differenza di quello della lingua letteraria, non ha alcun legame con il significato di direzione. In questi casi la costruzione preposizionale indica l’oggetto al quale qualcosa è destinato o per il quale viene utilizzato.

Ho raccolto tutte le carte per farne involucri per il pepe. Dr. Ho messo da parte i soldi per il cherosene. Šts. La farina dei mulini il tedesco la porterà via come tributo in natura. Šts. Ho ceduto la mucca per la carne ai soldati. Šts. Oggi è un giorno migliore per la tubercolosi. VIkv. La pelle fu lavorata per farne calzature di cuoio. Grž. Molti alberi furono trasformati in mattoni. JablRR I 653.

Sono inoltre da menzionare i casi in cui la preposizione į indica le stesse relazioni di finalità che nella lingua letteraria, ma viene usata in circostanze diverse — con sostantivi che denotano oggetti concreti.

Le donne vanno a raccogliere scope e bacche (a fare scope, a raccogliere bacche). Šts. Dopo aver mietuto la segale, bisognerà subito andare a raccogliere il grano. Skr.

4. Significato dei rapporti di quantità

Nei dialetti dell’altai occidentale (più raramente in altri), la preposizione į viene usata anche per esprimere rapporti di quantità. Si distinguono due casi di tale uso.

1) La preposizione į si usa con lo stesso significato della preposizione apie della lingua letteraria.

Si radunarono in mille (circa mille, quasi mille) persone. JablRR I 653. Ho quattrocento giornate lavorative. Jrb. Mia sorella mi aveva dato quaranta. VIkv. Ho pagato trecento rubli. Rmš. Ha già trent’anni. Gs. Sian-

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sono arrivato a cinque chilometri. Nm. Ho pagato trecento rubli. Rmš. Non è né vecchio né giovane — avrà cinquant’anni. Alv. Nel villaggio di Rudžiai ci sono ancora dall’antichità prati così ampi, saranno circa 300 margi. BsMt II 64.

2) La preposizione į si usa con lo stesso significato della preposizione iki della lingua letteraria.

La sua treccia bionda non è intrecciata fino a metà. Mrk. Da non sono ancora arrivato a metà strada a cavallo. JD 57. Ne bevve metà e lo lasciò. KzR. Bevi, sorellina mia, bevi, ospite mia, tutto il bicchierino fino in fondo. JD 1328. Le ortiche sono cresciute fino alla sommità della testa. Skr. Le porticine del mulino sono socchiuse fino a metà. LB 115.

5. Significato dei rapporti di esclusione

In alcuni dialetti la preposizione į viene usata al posto della preposizione iš della lingua letteraria per esprimere rapporti di esclusione.

Tra i fratelli (dei fratelli) quello è il migliore. J. Oh, limpida, limpida è questa estate fra tutte le estati. JD 569. Fra tutte (di tutte) quella è la più fortunata. Skr.

ABBREVIAZIONI29

BalčHP — V. Haufas, Fiabe, traduzione di J. Balčikonis, Vilnius, 1956 (Le cifre indicano le pagine).

BaltPV — J. Baltušis, Estati vendute, I, Vilnius, 1957 (Le cifre indicano i volumi e le pagine).

BĮR — J. Biliūnas, Opere, I, Vilnius, 1954 (Le cifre indicano i volumi e le pagine).

BsMt — J. Basanavičius, Fiabe lituane, Materiali per la mitologia lituana, Shenandoah, Pa. Parte I 1898, parte II 1902 (Le cifre indicano le parti e le pagine).

BsO — Ožkabalijų dainos, surinko J. Basanavičius, Shenandoah, Pa. 1902, du tomai (Skaitmens rodo dainos numerį).

CvR — P. Cvirka, Opere, I, II, V, Vilnius, 1959 (Le cifre indicano i volumi e le pagine).

GirRP — L. Gira, Rinktinė poezija, Kaunas, 1945.

J — Литовский словарь А. Юшкевича съ толкованіемъ словъ на русскомъ и польскомъ языкахъ, выпускъ первый, том I, Санктпетербургъ, 1904.

JablRR — J. Jablonskis, Scritti scelti, I, Vilnius, 1957 (Le cifre indicano i volumi e le pagine).

JD — Lietuviškos dainos užrašytos par Antaną Juškevičę. Казань, I — 1880, II — 1881, III — 1882 (Skaitmens rodo dainos numerį).

JV — Canti nuziali lituani, raccolti da Antanas Juškevičė e pubblicati da Jānas Juškevičė, Petropylė, 1883 (Le cifre indicano il numero del canto).

KlpD — Canti dei lituani di Klaipėda, raccolti da Jonas Pakalniškis, pubblicati da A. Bruožis, Vilnius, 1908 (Le cifre indicano il numero del canto).

KrèvAP — Vincas Krèvė, Racconti e leggende, Vilnius, 1955 (Le cifre indicano le pagine).

KrèvP — Vincas Krèvė, Leggende degli anziani della regione di Dainava, Vilnius, 1957 (Le cifre indicano le pagine).

29 I toponimi sono abbreviati nello stesso modo del «Dizionario della lingua lituana».

8*

115

LB — Canti popolari e fiabe lituane della Lituania prussiana e russa, raccolti da A. Leskien e K. Brugman, Strasburgo, 1882 (I numeri indicano le pagine).

LzPR — Lazdynų Pelėda, Opere, I, II, Vilnius, 1954 (I numeri indicano i volumi e le pagine).

MiežBP — Eduardas Mieželaitis, Poema fraterna, Vilnius, 1954 (I numeri indicano le pagine).

Myk-PutS — V. Mykolaitis-Putinas, I ribelli, I, Vilnius, 1957 (I numeri indicano i volumi e le pagine).

NS — Canti e inni lituani della Lituania nordorientale. Raccolti da A. R. Niemi e A. Sabaliauskas, Annales Academiae scientiarum Fennicae, Ser. B., Tomo VI, 1911 (I numeri indicano il numero del canto).

PP — Fiabe sugli uccelli, Žemaitische Tierfabeln, testo, glossario e traduzione a cura di Hugo Scheu... e Alexander Kurschat..., Heidelberg, 1913 (I numeri indicano le pagine).

RŽ — Dizionario ortografico della lingua lituana, Kaunas, 1948 (I numeri indicano le pagine).

SimonP — I. Simonait y tė, Pikčiurnienė, Vilnius, 1955 (I numeri indicano le pagine).

SNėrR — Salomėja Nėris, Opere, I, Vilnius, 1957 (I numeri indicano i volumi e le pagine).

SruogR — B. Sruoga, Opere, III, Vilnius, 1957 (I numeri indicano i volumi e le pagine).

ŠRagR — Šatrijos Ragana, Opere, IV, Kaunas, 1928 (I numeri indicano i volumi e le pagine).

T — Tiesa, organo del Presidium del Soviet Supremo della RSS Lituana e del Consiglio dei ministri del Comitato centrale del Partito comunista lituano (I numeri indicano gli anni e i numeri).

TDr — Studi di folclore, VII, Kaunas, 1940 (I numeri indicano i volumi e le pagine).

TilvU — Tilvytis Teofilis, Usnynė, Vilnius, 1949 (I numeri indicano le pagine).

VaižgRR — Vaižgantas, Opere scelte, I, Vilnius, 1957 (I numeri indicano i volumi e le pagine).

VenclGD — A. Venclova, Il giorno della nascita, Vilnius, 1959 (I numeri indicano le pagine).

VienIMA — A. Vienuolis, Dai miei ricordi, Vilnius, 1957 (I numeri indicano le pagine).

VienR — A. Vienuolis, Opere, V, Vilnius, 1954 (I numeri indicano i volumi e le pagine).

ŽemR — Žemaitė, Opere, III, Vilnius, 1956 (I numeri indicano i volumi e le pagine).

SIGNIFICATI E USO DELLA PREPOSIZIONE į NEL LITUANO MODERNO

E. VALIULYTĖ

Riassunto

La preposizione į della lingua letteraria lituana presenta nei dialetti le seguenti varianti: įn, int, ing(i), ink, inš. Per esprimere la destinazione si usa anche la preposizione ant con la sua variante an.

Nella lingua letteraria lituana la preposizione į esprime diverse relazioni: spaziali, finali, trasgressive, temporali e comparative.

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Nell’ambito delle relazioni spaziali si distinguono tre significati: 1) il significato di direzione verso l’interno di qualcosa si manifesta in sintagmi in cui come elemento dipendente compaiono parole che indicano un luogo o un oggetto concreto, mentre come elemento principale compaiono parole che denotano movimento, per es.: bėgti į mišką — correre nel bosco, įkalti į sieną — conficcare nel muro, stūgnioti į popierių — avvolgere nella carta; 2) il significato di direzione verso un lato si manifesta in sintagmi in cui come elemento dipendente compaiono parole che denotano concetti spaziali generali o un qualche punto di riferimento nello spazio, mentre come elemento principale compaiono parole che indicano movimento, per es.: eiti į pietus — andare a sud, pasukti į kairę — svoltare a sinistra, žingsniuoti į priešą — marciare contro il nemico, važiuoti į miško pusę — dirigersi verso il bosco; 3) il significato di direzione verso un oggetto, fino a venirne a contatto, si manifesta in sintagmi in cui come elemento principale compaiono parole che indicano un colpo o un contatto, mentre come elemento dipendente compaiono parole che denotano oggetti concreti, per es.: belsti į langą — bussare alla finestra, šerti į galvą — colpire alla testa, atsimušti į sieną — urtare contro il muro.

Il complemento di fine è espresso dalla preposizione į in sintagmi in cui come elemento dipendente compaiono parole che denotano azioni, eventi o occasioni, mentre come elemento principale compaiono parole che indicano movimento, per es.: ateiti į susirinkimą — arrivare all’assemblea, pakviesti į koncertą — invitare a un concerto.

Le relazioni trasformative sono espresse in sintagmi in cui come elemento principale compaiono parole che denotano un qualche cambiamento di stato, mentre come elemento dipendente compaiono parole che denotano il risultato di tale cambiamento, per es.: sudraskyti į gabalus — fare a pezzi, surinkti į krūvą — raccogliere in un mucchio, išrinkti į pirmininkus — eleggere presidente.

Le relazioni temporali sono espresse dalla preposizione į in sintagmi in cui come elemento dipendente compaiono parole che designano determinati intervalli di tempo, per es. le stagioni o le parti del giorno: ateiti į vakarą — arrivare verso sera, susirgti į rudenį — ammalarsi entro l’autunno.

Le relazioni comparative sono indicate dalla preposizione į in sintagmi in cui come elemento principale compaiono parole che denotano somiglianza o affinità: panašus į tėvą — simile al padre.

La preposizione į, con le sue varianti in alcuni dialetti, esprime relazioni diverse da quelle della lingua letteraria.

Questa preposizione è usata per esprimere relazioni spaziali che nella lingua letteraria sono solitamente espresse dalle preposizioni: dalla preposizione pas, per es.: ateiti į tėvą — andare dal padre; dalla preposizione link, per es.: eiti į mišką — andare verso il bosco; dalla preposizione prie, per es.: prieiti į langą — avvicinarsi alla finestra, glaustis į sieną — appoggiarsi al muro; dall’inessivo, cioè il caso locativo, per es.: gyventi į miestą — vivere in città.

La preposizione į con valore temporale è usata nei dialetti nei seguenti casi: con il valore della preposizione della lingua letteraria per, per es.: padaryti į keturias savaites — fare in quattro settimane, ateiti du kartus į dieną — venire due volte al giorno; con il valore dell’accusativo e dello strumentale di tempo della lingua letteraria, per es.: ateiti į trečią dieną — arrivare il terzo giorno, pavāžiuoti į pat laiką — arrivare in orario.

La preposizione į è usata per esprimere la destinazione, per es.: atidūoti karvę į mėsą — dare la mucca per la carne.

La preposizione į è usata con valore quantitativo, corrispondente alle preposizioni della lingua letteraria apie e iki, per es.: sumokėti į tris šimtus rublių — pagare circa trecento rubli, išgerti į dugną — bere fino in fondo (del bicchiere).

Di rado la preposizione į è usata per esprimere relazioni partitive e corrisponde alla preposizione iš della lingua letteraria: geresis į brolius — il migliore dei fratelli.

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