Page 1VITAS LABUTIS
Università di Vilnius
JONAS JABLONSKIS E IL DIVIETO DELLA STAMPA LITUANA
Nella seconda metà del XIX secolo, la lingua e l’identità lituane soffrivano tra l’incudine e il martello: tra la brutale russificazione e la lenta, ma iniziata già da tempo, polonizzazione, cioè la polonizzazione e l’assimilazione polacca. La russificazione colpì in modo particolarmente doloroso con l’introduzione del divieto di stampare in lituano usando caratteri di base latina (1864–1865). A viverla con la massima sensibilità fu l’intellighenzia lituana adulta, ma la maggior parte del popolo lituano oppose resistenza all’oppressione in un modo o nell’altro.
Anche Jonas Jablonskis subì i colpi del martello dell’oppressione zarista, poiché era anche un uomo impegnato nella vita pubblica. Nei suoi ricordi lo rilevò anche Antanas Smetona: «Spesso si dice che J. Jablonskis fosse soltanto un linguista, che non gli interessassero né la politica né la vita sociale. Non è vero. Gli stava a cuore tutto ciò che riguardava il destino dei lituani, soprattutto, naturalmente, la loro lingua e i loro scritti.» (Smetona 1930: 43).
Il suo editore, Juozas Balčikonis, descrisse ancora più approfonditamente l’impegno civile di Jonas Jablonskis. In una breve biografia di J. Jablonskis scrisse: «Dotato di una grande e limpida intelligenza, avrebbe potuto spingersi ben oltre i confini della scienza della lingua lituana e distinguersi nella linguistica in generale, se un’altra caratteristica della sua personalità non gli si fosse messa di traverso: il suo irresistibile desiderio di servire la propria terra, il desiderio che i risultati scientifici da lui raggiunti fossero assimilati da un vasto pubblico. [...] Gli stava a cuore ogni aspetto della vita lituana: gioiva dei successi dei suoi connazionali, soffriva profondamente per le loro sventure e contribuiva personalmente, con il proprio lavoro e i propri mezzi, ovunque potesse. [...] Ogni volta e dovunque la patria chiamasse i suoi figli, egli era il primo ad ascoltarne la voce e il primo a slanciarsi al suo servizio.» (Balčikonis 1932: XI).
J. Jablonskis decise definitivamente di dedicare la propria vita a lavorare per la causa lituana e, prima di tutto, a occuparsi della lingua lituana quando, nel 1881, dopo aver terminato la Ma-
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Page 2rijampolė1, iniziò gli studi all’Università di Mosca2. Questa decisione fu favorita da diverse circostanze: 1) l’attività di un circolo di studenti lituani di Mosca, già attivo in precedenza, che si distinguevano dai polacchi; 2) le lezioni di docenti che sottolineavano l’importanza della scienza della lingua lituana per lo studio di altre lingue: F. Korš (greco e, in seguito, anche latino), F. Fortunatov (linguistica comparata3, in particolare il suo corso di lingua lituana; cfr. Piročkinas 1977: 32), V. Mileris (storia orientale); 3) l’Aušra illegale, pubblicata in Prussia nel 1883Aušra4, che raggiunse Mosca, dove era già attesa. Va ricordata anche l’origine contadina di J. Jablonskis, nella zona di confine della Užnemunė, quella meno colpita dalla polonizzazione, e le scintille di identità lituana che gli si impressero ancora negli anni del ginnasio grazie agli incontri con Petras Kriaučiūnas e Jonas Basanavičius.
Il divieto di stampa in lituano, introdotto nel 18645, era mascherato dal desiderio di allontanare i lituani dai polacchi; tuttavia, ciò che più premeva ai funzionari dello zar era assimilare il popolo lituano e ricostituire uno Stato russo presumibilmente un tempo unitario, nel quale si parlava e si scriveva in russo6. L’intero programma di russificazione dei lituani era composto da
1 J. Jablonskis terminò il ginnasio di Marijampolė con la medaglia d’oro, acquisendo buone basi nelle lingue classiche e senza trascurare il corso di lingua lituana, benché impartito piuttosto debolmente, che gli consentì di ottenere una borsa di studio dell’Università di Mosca.
2 Nella seconda metà del XIX secolo, all’Università di Mosca studiò un considerevole gruppo di futuri illustri esponenti della società e della scienza lituane: J. Basanavičius, A. Botyrius, K. Grinius, J. Jablonskis, P. Mašiotas, S. Matulaitis, V. Pietaris e altri.
3 La simpatia di F. Fortunatov e V. Mileris per J. Jablonskis fu probabilmente rafforzata anche dalla loro visita, una decina d’anni prima, alla parlata di Liudvinavas, che avevano descritto e che era molto simile a quella di Jablonskis (cfr. MUI, 1872, n. 1–4). A quanto pare, F. Fortunatov incoraggiò J. Jablonskis a interessarsi al folclore e alla lingua viva. Jablonskis mantenne i rapporti con Fortunatov anche dopo aver terminato l’università, per più di 20 anni. J. Jablonskis cominciò subito a inviare all’AušraAušracorrispondenze da Mosca e sulla vita della gente della sua terra (cfr. Palionis 1957).
4 Qui non si tenta nemmeno di abbracciare la vasta bibliografia sul divieto di stampa: si ricordano soltanto alcuni autori: Ruseckas 1929; Merkys 1978, 1994; Vėbra 1992; Tyla 2004; Staliūnas (a cura di) 2004 e altri.
5 Il divieto di stampa fu anche una delle misure repressive adottate dalle autorità russe contro il popolo lituano dopo la rivolta del 1863. La repressione fu diretta dal conte M. Muravjovas, già noto per la lotta contro i partecipanti alla rivolta del 1830–1831 e per essersi recato dallo zar a perorare la chiusura dell’Università di Vilnius e l’insegnamento di tutto in russo nelle scuole delle province occidentali (Ivinskij, Masionienė e altri (a cura di) 1998: 212). Quando divenne governatore generale di Vilnius e diede le prime disposizioni per vietare la stampa in lituano con caratteri lituani, M. Muravjovas non aveva giurisdizione diretta sulla regione d’origine di J. Jablonskis — il governatorato di Augustavas (Suwałki), che faceva parte del cosiddetto Regno di Polonia — ma riuscì a far sì che anche lì fossero applicati i suoi decreti sul divieto di stampa. Per inciso, J. Jablonskis non menziona altri ideatori e attuatori del divieto di stampa, ma soltanto «il defunto conte Muravjovas». Eppure erano numerosi: K. Kaufmanas, I. Kornilovas, V. Kulinas, S. Mikuckis, N. Milutinas e altri (cfr. Merkys 1978).
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Page 3la limitazione dell’uso della lingua lituana nella vita ufficiale, il divieto di insegnare in lituano nelle scuole, il divieto della stampa lituana in caratteri latini e gotici e l’introduzione al loro posto di caratteri russi, la persecuzione della Chiesa cattolica e la promozione dell’ortodossia, il divieto per i lituani cattolici di lavorare come insegnanti o impiegati dell’amministrazione, sostituiti da coloni russi (cfr. Tyla 2004: 8). I principali bersagli del divieto di stampare pubblicazioni lituane in caratteri di base latina erano gli abbecedari e i manuali scolastici, i libri di preghiere, i calendari, altra letteratura destinata al pubblico e la stampa periodica. In seguito, furono introdotte limitate eccezioni soltanto per i lavori scientifici.
Fin dagli anni universitari J. Jablonskis si impegnò nella lotta contro le basi ideologiche del divieto di stampa, partecipò attivamente alla stampa clandestina, la nascondeva e la diffondeva, aiutava i contrabbandieri di libri e, a tratti, scriveva su giornali e riviste liberali russi, trattando anche questioni più ampie riguardanti l’identità lituana. Questa lotta permeò i suoi trent’anni di attività pedagogica e scientifica. D’altra parte, i decreti dell’oppressione zarista e le repressioni dei funzionari segnarono costantemente la vita dello stesso J. Jablonskis.
J. Jablonskis tenne sempre presente anche l’influenza della polonizzazione sulla lingua lituana e sulla stessa identità lituana. Quando era studente del terzo anno, nel 1884 presentò alla stampa legale russa cinque ampi articoli, il cui orientamento è indicato anche dai titoli: «La Lituania e il suo alfabeto», «Qualche considerazione sulla Lituania», «La forza del clero lituano», «La voce di un lituano (Ancora sull’alfabeto)», «A proposito dell’articolo di P. Muraška “La completa separazione dei lituani prussiani dai polacchi”»7. Vi si affrontano soprattutto due temi: i tentativi falliti di applicare l’alfabeto cirillico agli scritti lituani e l’ulteriore diffusione della polonizzazione, alla quale contribuì anche una parte considerevole dei sacerdoti cattolici.
Nel primo articolo, polemizzando con un certo signor P. B., che cercava di dimostrare che il cirillico era stato usato da tempo negli scritti lituani ed era del tutto adatto a essi, J. Jablonskis confuta tutti i presunti argomenti del signor P. B., ricorda che i lituani detestano i libri stampati in caratteri russi, tanto da bruciarli, e formula con precisione le ragioni principali per cui quei libri non sono adatti ai lituani: 1) l’alfabeto latino è usato nella scrittura lituana da oltre trecento anni ed è penetrato nella carne e nel sangue del popolo lituano; 2) il popolo lituano, composto in maggioranza da agricoltori, è piuttosto conservatore e rinuncia malvolentieri alle forme antiche; 3) il nuovo alfabeto è stato condannato da personalità locali di grande influenza
7 I primi quattro articoli furono pubblicati sul giornale Современные известия, mentre il quinto apparve sulla rivista Русь. (Si è fatto riferimento all’attribuzione della paternità di quegli articoli e alle traduzioni di A. Piročkinas, pubblicate nella raccolta da lui curata; cfr. Piročkinas 1991: 12–54).
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Page 4sacerdoti; 4) i lituanisti di tutto il mondo usano l’alfabeto latino per stampare testi lituani; 5) il fatto stesso che sia stato ordinato di stampare in russo produce l’effetto opposto (Piročkinas, a cura di, 1991: 15).
Al signor P. B., il quale affermava che tutti i suoni della lingua lituana potevano essere rappresentati con lettere russe, J. Jablonskis suggerisce di guardare almeno alle canzoni popolari lituane pubblicate da F. Fortunatov e V. Miler, nelle quali, accanto alle lettere russe, si trovano proprio lettere latine e perfino segni di nuova invenzione, privi di corrispondenza nell’alfabeto russo. Sul giornale legale pubblicato in Russia J. Jablonskis cita un paio di volte l’Aušra proveniente dalla Prussia e infine afferma senza mezzi termini: «I piani russi in Lituania sono falliti...»8
Dopo essersi laureato all’Università di Mosca nel 1885, J. Jablonskis cercò faticosamente per quattro anni e mezzo un posto da insegnante nei distretti scolastici di Vilnius, Varsavia e altrove. Lo attirava in particolare il ginnasio di Marijampolė, dove insegnavano alcuni docenti che conosceva e dove l’incarico di ispettore era ricoperto da Andrius Botyrius, originario di quella regione. Purtroppo quest’ultimo, dopo essersi scontrato con il direttore slavofilo per la causa lituana, dal 1º agosto dello stesso anno era già stato trasferito a Kalisz (cfr. Cirkuliar 1885: 253). Per un certo periodo J. Jablonskis dovette arrangiarsi con lavori occasionali.
Grazie a una raccomandazione, nel 1889 J. Jablonskis riuscì finalmente a ottenere a Mintauja un posto d’insegnante di latino e greco. Qui vivevano e studiavano numerosi lituani. La casa degli Jablonskis divenne un vero centro per gli studenti lituani e gli intellettuali, e tutta la famiglia venne coinvolta nelle sue attività (Piročkinas 1977: 73–75; Lukėnaitė-Griciuvienė 2009: 25).
A Mintauja J. Jablonskis svolse in molti modi e forme il compito di risvegliare l’identità lituana: aiutò a fondare la società clandestina «Kudikio», collaborò con la «Società letteraria» ideata da V. Kudirka, contribuì a organizzare le riunioni dei varpininkai e qui riceveva anche la visita del contrabbandiere di libri Jurgis Bielinis (cfr. Avižonis 1921: 532). In questo periodo collaborò con particolare intensità, firmandosi con vari pseudonimi, al Varpas diretto da V. Kudirka. Secondo il calcolo di A. Piročkinas, tra il 1890 e il 1894 J. Jablonskis pubblicò nel Varpas più di 24 articoli (Piročkinas 1977: 78). Vi si discutevano le questioni delle scuole e degli abbecedari lituani, gli argomenti dei libretti destinati agli agricoltori e altro. I varpininkai
8 Dopo una dozzina d’anni di divieto della stampa lituana, alcuni funzionari russi più avveduti cominciarono a sollevare, in modo analogo, la questione dell’inutilità del divieto e delle principali ragioni del suo insuccesso: nel 1896 il governatore generale di Varsavia A. Imeretinskis, il governatore di Kaunas S. Suchadolskis, in seguito anche il governatore generale di Vilnius P. Sviatopolkas-Mirskis e infine, sulla base delle informazioni raccolte, persino il ministro degli Interni V. Pleve (1904), il quale, per inciso, passò in rassegna l’intero corso del divieto della stampa lituana. Vi furono, naturalmente, anche amministratori ostinati che difendevano il divieto della stampa lituana (Tyla 2004: 5, 9).
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Page 5aveva già compreso che, nella lotta contro il divieto della stampa e la polonizzazione, era necessario occuparsi anche del futuro della lingua lituana; perciò stampava anche i lavori di J. Jablonskis che gettavano le basi della lingua letteraria comune, persino un suo ampio lavoro esclusivamente linguistico come Medega sintaksiui.
Guardando con ampiezza alle questioni della lituanità, J. Jablonskis si addentrò anche nelle discussioni sulla storia della Lituania. Basti menzionare due articoli su questo tema pubblicati su Varpe (cfr. Jablonskio raštai 1932: 13–22, 23–24). Il primo sottolinea come il livello scientifico del congresso degli archeologi russi tenutosi a Vilnius fosse diminuito quando gli studiosi lituani e polacchi erano stati costretti a leggere le relazioni soltanto in russo (molti archeologi di questi paesi non avevano affatto partecipato al congresso). Ricordando la relazione letta in tedesco da A. Bezzenberger, J. Jablonskis esprime un pensiero ancor oggi attuale: «Quanto è bello, usciti dai sordidi covi della politica, vedere con i propri occhi che la vera scienza rimane sempre scienza.» (Jablonskio raštai 1932: 17).
Da Mintauja, J. Jablonskis scrisse alcune lettere a studiosi russi: a V. Lamanskis, direttore della rivista Живая старина, al prof. F. Fortunatov, ad A. Šachmatov e ad altri (Piročkinas, sud., 1985: 205–206). J. Jablonskis accenna di aver raccolto circa 1000 canti popolari lituani e circa 100 fiabe (non si conosce la sorte dei materiali folclorici raccolti). In un’altra lettera a Lamanskis ricorda che 12–15 anni prima i professori dell’Università di Mosca F. Koršas, F. Fortunatov e V. Mileris avevano tentato di fondare una società di filologi lituani, che aveva previsto di pubblicare i propri lavori in lettere latine. Purtroppo, la società non aveva ottenuto il permesso di operare, poiché si riteneva che avrebbe potuto risvegliare la coscienza nazionale lituana. Nel 1896 J. Jablonskis aveva proposto al Dipartimento di etnografia di fondare una società lituano-lettone, simile a quella società di filologi lituani che un tempo non era stata autorizzata a Mosca.
J. Jablonskis criticò molto severamente il libro di P. Briancevas, che si considerava scrittore, storico e pubblicista, Очерк древней Литвы и западной России (pubblicato a Vilnius nel 1891)9, nel quale si affermava che già dal XIII secolo la maggior parte dei lituani parlava correntemente il russo, aveva adottato i costumi russi e la fede ortodossa. L’opera di P. Briancevas avrebbe dovuto fungere da manuale di storia russa adattato alla Lituania, cercando di dimostrare la comunanza dei popoli lituano e russo—
9 Alcuni estratti dell’opera di Pavel Briancevas (il suo nome non era Dimitrijus) si trovano in un’antologia pubblicata una quindicina di anni fa (cfr. Ivinskį), Masionienė e altri 1998: 242–243). A quanto pare, P. Briancevas aspirava a vincere il concorso indetto tempo prima da M. Muravjovas per scrivere un manuale di storia russa appositamente destinato alla regione nord-occidentale. Sebbene fosse stato promesso un consistente premio di 1000 rubli, nessuno si entusiasmò per il concorso, discusso per una decina d’anni all’Università di Mosca (cfr. MUI 1872).
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Page 6…za dai tempi più remoti, cosa che stava molto a cuore alla politica zarista. La multiforme attività di J. Jablonskis, e in particolare la sua influenza sui giovani, attirò l’attenzione dei gendarmi russi, che lo trasferirono lontano dalla Lituania, a Tallinn (Reval).
A Tallinn J. Jablonskis sperimentò direttamente le repressioni dei funzionari russi incaricati di perseguitare la stampa lituana. Per loro la faccenda si chiuse quando, durante perquisizioni effettuate in molti luoghi, presso L. Vaineikis a Palanga furono trovati numerosi indirizzi, tra cui anche quello di J. Jablonskis. Si cominciò a perquisire tutti i lituani che avevano rapporti con L. Vaineikis. Alla fine di ottobre del 1900 fu perquisito anche l’appartamento di J. Jablonskis. I gendarmi portarono via tutti i materiali manoscritti e una quantità considerevole di libri. Cominciarono gli interrogatori; l’aiutante del capo della gendarmeria di Liepāja, A. Vonsiackis, iniziò a imbastire il caso10.
J. Jablonskis scrisse in modo piuttosto dettagliato sull’andamento del caso e sulle accuse mossegli agli accademici russi F. Koršas, F. Fortunatovas e A. Šachmatov, nonché a V. Lamanskis, direttore della rivista Живая старина. Da loro sperava di ottenere aiuto. Nelle sue lettere discusse la scarsità delle cosiddette prove materiali. Si trattava di bozze di due lettere scritte a V. Kudirka, della bozza dell’articolo «Società di mutua protezione dalle persecuzioni» e di un taccuino con varie annotazioni filologiche. La cosa più terribile sembrò una bozza contenente una frase sconveniente: «Quei cani con la testa da sciacallo fiutano una sciocchezza qualsiasi, e sei spacciato»11. Inoltre, venne alla luce che la persona che firmava su Varpe con lo pseudonimo Obuolaitis era J. Jablonskis. Durante gli interrogatori e nelle dichiarazioni scritte, J. Jablonskis respinse con fermezza tutte le accuse, ma fu costretto a chiedere di essere esonerato dall’insegnamento.
F. Koršas si impegnò energicamente a difendere J. Jablonskis: conosceva bene A. Švarcas, curatore del distretto scolastico di Riga al quale apparteneva J. Jablonskis; tuttavia, Švarcas, che un tempo era stato suo docente di latino, ora considerava J. Jablonskis un autore e diffusore di pubblicazioni illegali. Purtroppo, il caso arrivò alla procura di San Pietroburgo, ai ministeri dell’Interno e della Giustizia. Qui neppure gli accademici riuscirono ad aiutare J. Jablonskis. Con l’assenso dello zar, lui e un gruppo di altri lituani furono puniti in via amministrativa con due anni di sorveglianza da parte della polizia pubblica e con l’esilio. J. Jablonskis scelse Pskov come luogo d’esilio. Benché anche—
10 Alcuni anni prima, lo stesso A. Vonsiackis aveva fatto irruzione nella società «Sietynas» a Marijampolė. L’intero svolgimento del caso intentato contro J. Jablonskis è trattato dettagliatamente in un articolo specifico di A. Piročkinas (Piročkinas 1971: 113–124).
11 Dalla lettera del 7 dicembre 1900 a F. Fortunatov (cfr. Piročkinas, sud., 1985: 105). Questa e altre prove scritte sono descritte anche nella lettera del 2 febbraio 1901 a V. Lamanskis; qui si specifica inoltre che quel era scritto con inchiostro rosso (ibid., 222–224). A quanto pare, quell’inchiostro rosso spaventò moltissimo i gendarmi.
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Page 7Oppresso, in esilio, il linguista non si arrese12. Da Pskov inviò all’Accademia russa delle scienze la «Parola conclusiva» del primo volume del dizionario di A. Juška (circa 50 pp.). Qui, tra le altre cose, menziona che le persone che avevano fornito materiale per il dizionario, dopo la partenza del raccoglitore, venivano talvolta perquisite senza tanti complimenti dai gendarmi (Piročkinas, a cura di, 1991: 143). Inoltre, nel 1903 J. Jablonskis osò inviare a Varpas un fascio di ricordi personali, ma solo sull’infanzia, gli studi, l’uscita di Aušra, la conversione di Kudirka, senza dire nulla del lavoro a Mintauja né del proprio processo. Firmò quei ricordi con uno pseudonimo singolare: «Kirvelis Nusmuko» (Jablonskio raštai 1932: 69–73).
L’esilio di J. Jablonskis fu abbreviato e gli fu permesso di stabilirsi a Šiauliai, poiché si avvicinava l’abolizione del divieto di stampa. Già da Pskov, in una lettera a Povilas Višinskis, J. Jablonskis aveva ravvisato nella stampa russa segnali di questo tipo13.
La tenacia del popolo lituano nel difendere in vari modi la stampa in lingua lituana (e J. Jablonskis vi diede un contributo notevole), le voci di studiosi russi e di alcuni funzionari secondo cui quel divieto non aveva dato i risultati sperati14, il movimento rivoluzionario che aveva preso avvio in tutto l’Impero russo e il malcontento per l’esito della guerra contro il Giappone: tutto ciò finì per influenzare le autorità russe e il 7 maggio 1904 fu emanato un decreto dello zar che aboliva quel divieto. J. Jablonskis apprese dai giornali a Šiauliai dell’abolizione del divieto di stampa. Il decreto dello zar fu subito pubblicato anche in lituano nella chiesa di San Nicola a Vilnius. La gente, commossa, raccolse firme per ringraziare il governatore generale Sviatopolk–Mirsky o persino lo zar. J. Jablonskis non approvava simili ringraziamenti.
12 P. Mašiotas osservò giustamente: «[q]uanto più dura era la pena inflitta a Jablonskis, tanto più energicamente egli si rimetteva poi al lavoro interrotto» (Mašiotas 1930: 46).
13 In quel periodo, sulla rivista Новое время il giornalista esperto Sergej Syromiatnikov, che scriveva per varie testate russe e anche straniere, pubblicò un articolo in cui affermava che le autorità si erano finalmente interessate a risolvere la questione dei caratteri lituani e che quanto prima sarebbe stato revocato il divieto di stampare «libri lituani e žemaitici in caratteri lituano-latini, tanto più ciò gioverà alla causa russa» (Piročkinas, a cura di, 1985: 393).
14 La questione della stampa lituana in caratteri lituano-latini fu discussa in varie istituzioni dell’Impero russo per più di sette anni: dal 1896 all’inizio del 1904 (cfr. Tyla 2004: 10). Vi furono sia sostenitori del divieto di stampa, sia fautori di una sua modifica parziale — consentire la stampa in caratteri latini soltanto di sillabari, libri di preghiere e calendari —, sia quanti ne chiedevano la completa abolizione. È interessante notare che gli oppositori all’abolizione provenivano soprattutto dal Ministero della Pubblica Istruzione, mentre i sostenitori dal Ministero degli Interni (K. Strolmanas, V. Plėvė e altri). Lo zar aveva istituito una commissione speciale, che decise di annullare tutte le precedenti decisioni e disposizioni del governo russo che «avevano limitato la produzione scritta dei lituani e dei žemaitici nelle loro opere; oltre ai caratteri russi, permettere l’uso di caratteri latini e di altri caratteri». Lo zar approvò la decisione della commissione.
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Page 8Con una lettera invitò Povilas Višinskis a recarsi subito a Šiauliai, e già il giorno successivo promise di andare a Vilnius per vedere che cosa facessero i vilniensi.
J. Jablonskis considerava il giorno in cui a Vilnius cominciò a uscire il quotidiano Vilniaus žinios la più grande delle feste. I giornali e i calendari lituani legali, redatti in una buona lingua comprensibile a tutti, avrebbero dovuto rafforzare l’autocoscienza dei lituani; inoltre, restava ancora da affrontare la difficile lotta per le scuole lituane e per i libri di testo adatti. La Lituania era ancora parte dell’Impero russo, la censura sulla stampa non era scomparsa e la polonizzazione proseguiva15.
La difficile situazione gravava soprattutto sulle scuole. A Vilnius era stato consentito di insegnare in lituano in tre scuole, ma le autorità non stanziavano fondi. Gli stessi cittadini contribuivano alla causa della lingua lituana, e con quel denaro veniva pagato un modesto stipendio anche a J. Jablonskis, impegnato in quel lavoro. In provincia la situazione era ancora peggiore. A Šiauliai e Panevėžys, come J. Jablonskis scrisse a J. Basanavičius nel 1912, c’erano soltanto insegnanti di lingua polacca e nessuno insegnava il lituano.
Jonas Jablonskis comprendeva bene l’importanza del recupero della stampa lituana, ma era consapevole anche delle difficoltà che ancora si sarebbero incontrate nel rafforzare l’identità lituana e nel promuovere la lingua lituana. Lo apprezziamo come promotore della lingua lituana standard e creatore della nostra grammatica normativa, ma dovremmo riconoscerlo anche come figura pubblica e combattente per l’identità lituana e per i diritti della lingua lituana.
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15 Prieš pat spaudos atgavimą polonizacijos mastais Lietuvoje laiške kun. J. Tumui-Vaižgantui baisėjosi ir Šatrijos Ragana (žr. Žekaitė 1986: 142).
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Zinkevičius Z. 1990: Lietuvių kalbos istorija 4, Vilnius: Mokslas.
Žėkaitė J. 1986: Šatrijos Raganos laiškai, Vilnius: Vaga.
Gauta 2010 10 19
JONAS JABLONSKIS AND THE BAN OF THE LITHUANIAN PRESS
Summary
Jonas Jablonskis is remembered as a cherisher of Standard Lithuanian and creator of our prescriptive grammar yet he also deserves credit as a public figure and fighter for the Lithuanian ideals and rights of the Lithuanian language. His resolution to foster and protect the Lithuanian language meant that he had to oppose the disastrous intents of the Russian administration, particularly as regards the ban of the Lithuanian press, and also the pervasive influence of polonization among the landowners, the clergy and ordinary people. As a student, at the University of Moscow J. Jablonskis joined a circle of patriotically minded Lithuanian students who aspired to awaken the Lithuanian national ideals and after his studies he never gave up this path but rather propagated the Lithuanian identity in his pedagogical and research writing. In the articles published in the liberal Russian press, he tried to prove that the Russian alphabet was inadequate for the transcription of the Lithuanian sounds by this demonstrating both his philological education and good orientation in the socio-political reality of Lithuania. He was also publishing texts in the illegally published Lithuanian press, e. g. the magazine Varpas, contributing to its distribution, keeping contacts with so-called book-smugglers, or illegal distributors of the written Lithuanian word, taking part in secret meetings etc.
More than once J. Jablonskis fell victim to the discriminating tsarist regulations and repressions: after graduation for several years he could not get a teacher’s job in Lithuania, he was constantly persecuted by the police after his family had become the centre of the Lithuanian community in Mintauja, and finally he was transfered to Tallinn (Estonia) to keep him away from Lithuania and sever his ties with the country. In 1900, his home in Tallinn was searched by the police, some “evidence” was found and charges were brought. As a consequence, he had to leave his teaching job while the case was taken up by the prosecutors in St. Petersburg. Despite the attempts of his Russian colleagues and academicians, namely, F. Korsh, F. Fortunatov, A. Shachmatov, V. Lamanski, to stop the proceedings
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Page 11and acquit Jablonskis, the linguist was sentenced to deportation for two years. Luckily, in 1903 he was granted a permission to move from Pskov in Russia to Šiauliai (Lithuania).
In the aftermath of the persistant and long opposition of Lithuanians, which had been supported by the educated Russian people, and revolutionary movements in the tsarist empire, the ruling Russian administration decided to lift the ban on the Lithuanian press on 7 May 1904. Undoubtedly, the work and fight of J. Jablonskis had also contributed to this. The press became legal yet the Russian censorship remained since Lithuania was still a part of the Russian empire. J. Jablonskis was particularly concerned about the status of Lithuanian in schools and, more generally, in public life. In his endeavours to strengthen the status of the language, he faced two major threats: the reviving polonization and the continued Russian unwillingness to accept the independence of Lithuania.
VITAS LABUTIS
Vilniaus universitetas
Universiteto g. 3, LT-01513 Vilnius
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