Page 1ACTA LINGUISTICA LITHUANICA
LI (2004), 69–80
Le redazioni degli inni del Katekizmo di Mažvydas nei canzonieri della Prussia Orientale dei secoli XVI–XVII
INGA STRUNGYTĖ
Vilniaus universitetas
Il confronto tra gli inni contenuti nel Catechismo di Mažvydas e le loro controparti nei canzonieri di Mažvydas e Vilentas, Bretkūnas, Sengstock e Klein mostra che i redattori successivi introdussero correzioni minori, ma (con l’eccezione di un inno nella raccolta di Klein) non revisionarono a fondo i testi. In alcuni casi, le correzioni di Sengstock si basano non solo su Mažvydas e Bretkūnas, ma anche sul Catechismo del 1547. Klein fu molto più coerente dei suoi predecessori nel correggere le imperfezioni linguistiche e metriche.
1. Diversi studiosi hanno esaminato la lingua, la metrica e il testo melodico degli inni del Katekizmo di Mažvydas, ma finora non è stato condotto un confronto più approfondito tra gli inni del Katekizmo e le varianti ristampate nei canzonieri successivi. Questo confronto è interessante perché mostra l’atteggiamento dei compilatori nei confronti degli inni antichi, aiuta a individuare le motivazioni di alcuni cambiamenti e a rintracciare i libri dei predecessori utilizzati dai compilatori. Alcune revisioni degli inni antichi non furono sistematiche; per esempio, le poche modifiche metriche apportate nel canzoniere di Mažvydas o in quello di Bretkūnas non possono essere definite un tentativo di correggere la sillabicità degli inni, ma tali interventi testimoniano gli sforzi dei compilatori. Per questo l’articolo presenta anche singole correzioni che non è possibile generalizzare, ma che forniscono informazioni sul lavoro svolto dai compilatori in qualità di revisori linguistici. Questa volta si è tentato, con il metodo dell’analisi testuale comparativa, di confrontare gli inni del Katekizmo di Mažvydas con le loro varianti nei canzonieri di Martynas Mažvydas e Baltramiejus Vilentas, Jonas Bretkūnas, Lozorius Zengštokas e Danielius Kleinas.
1.1. I primi protagonisti della Riforma cercarono di prolungare la relativamente modesta tradizione del canto comunitario in lingua volgare, affermatasi nel tardo Medioevo. A poco a poco inserirono nel proprio repertorio inni popolari dei secoli XIII–XV e le poche traduzioni dal latino degli inni festivi più popolari, apparse nel tardo Medioevo (Pociūtė 1995: 51).
Nel 1547, nel Ducato di Prussia furono pubblicate due raccolte di inni nelle lingue locali. Si tratta del canzoniere di Seklucjan Pieśni duchowne e, alcuni mesi più tardi, del Katekizmas di Mažvydas, nel quale furono stampati 11 inni con le note. Quest’ultima pubblicazione era atipica, poiché di norma nei catechismi non si inserivano affatto inni, oppure si stampava soltanto l’inno principale, «I comandamenti di Dio» (Pociūtė 1995: 14). Probabilmente non fu Mažvydas in persona, bensì il duca Albrecht o i suoi consiglieri, a ritenere che il catechismo lituano dovesse essere pubblicato con inni, i quali all’epoca rivestivano un’importanza straordinaria nella liturgia luterana (Michelini 2000: 11). Il duca voleva
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porre le basi standard della fede luterana nella regione prussiana; per questo a Mažvydas potrebbe essere stato raccomandato di basarsi sul canzoniere di Seklucjan (Michelini 2000: 11). All’inizio del XX secolo Christianas Stangas stabilì che questo canzoniere era la fonte principale per la traduzione di sette inni del Katekizmo (Stang 1929: 29–47).
Nel Katekizmas fu inclusa la salmodia più popolare del Ducato di Prussia, «Liaupflink dufcha mana pana», composta dal pastore di Königsberg Johannas Graumanas (Polianderis) (Pociūtė 1995: 15). Un’altra salmodia, anch’essa molto popolare all’epoca, «Sulimilk ant mufu Diewe», era destinata alle cerimonie funebri. Gli altri testi sono attribuiti a Liuterio, rielaborazioni di inni medievali1 e a un inno del riformatore ceco Jan Hus2. Gli ultimi tre inni non sono collegati al canzoniere di Seklucjan: «Bernelis gime mumus», una delle varianti del popolare inno medievale «Dies est leticiae», e l’inno serale «Chriftau Dena effi ir fchweibe» potrebbero essere stati tradotti direttamente dalla fonte latina3. Nel Katekizmas fu stampato l’inno protestante programmatico «O Diewe kurfs dangui ebi» (la Litania cattolica rielaborata da Johanas Frederis), tradotto da J. Zablockis dal testo tedesco «O Gott Vatter im hymelreich» (Michelini 2000: 114). La fonte della traduzione del decalogo medievale in versi «Tas eft Dieva prilikimas», con cui inizia il piccolo canzoniere, fu probabilmente l’inno «Tocz iest boże prikazanie» del Katekizmas di Seklucjan del 1545.
2. NEL CANZONIERE DI MAŽVYDAS furono ristampati quasi tutti gli inni del Katekizmo lituano del 1547, fatta eccezione per «Thiewe mufu Danguielis», tradotto nel Katekizmas sulla base dell’inno «Oicze nasz, któryś jest w niebie» (dal canzoniere di Seklucjan del 1547), mentre nel canzoniere di Mažvydas fu inserita una nuova traduzione dell’inno di Liuterio «Vater unser im himelreich» (Michelini 2000: 443).
Da alcune correzioni emerge che nei canti si è cercato maggiormente di tener conto delle peculiarità dell’originale, avvicinando la traduzione alla fonte. In questo modo si è intervenuti sul lessico. Per esempio, al posto di del Catechismo (gen. pl.) funu si scrive waiku⁴: ant fawa miloiu funu / MžK 6₂₆ → Ant fawa miluyu waiku / MžG₁₁, cfr. pol. nad swemi milemi dziećmi⁵; il gen. sg. fweikatas viene corretto in acc. sg. ifchganima, cfr.: Be tawęs gauti fweikatas MžK 7₄ → Be tawes gauti ifchganima MžG₁₁, cfr. pol. być zbawiona bez łaski twej. (pol. zbawiona ‘salvata’). Nel canzoniere, rispetto al Catechismo, la traduzione viene ulteriormente perfezionata, correggendo le forme di traduzione letterale sfuggite alla revisione: At mufchku iu ftrelas beganczias / MžK 5₁₅ → Atmufchk io ftrelas beganczias / MžG₁₁, cfr. ted. Wend von uns ab sein feurig pfeil. Al corrispondente lituano sg. f. dvasia è stato accordato il sostantivo linksmintoja, perché nel Catechismo si è mantenuta la forma grammaticale del sostantivo masc. duch: Ligfmintaiu mes wad inam / MžK 3₅ → Linksmintoie mes wadinam / MžG₁₁, cfr. Cieszycielem cię zowiemy. Nelle opere «Liaupflink dufcha mana pa-
1 «Mes tikim ijg wenagi Diewa», «Paprafchaim fchwentales dwafes», «Schwenta Dwafe mufump ateik», «Thiewe mufu Danguielis».
2 «Jefus Chriftus ifch gilbetas mufu».
3 L’inno lituano «Bernelis gime mumus» per il momento non ha una corrispondenza esatta.
4 Nelle abbreviazioni, il numero in apice indica l’inno del Katekizmo di Mažvydas secondo lo stesso ordine in cui è stampato nel Katekizme, mentre quello in pedice indica il verso dell’inno; per esempio, nel Katekizme l’inno «Schwenta Dwafe mufump ateik» è il terzo, e così via.
5 Qui e altrove, per individuare le corrispondenze traduttive, ci si è basati su Michelini (2000).
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nei “ e “Paprafcham ſchwentafes dwafes” il prestito laſka (nell’originale laſka), corretto più volte, con l’equivalente lituano meilė.
Veniva rielaborata anche la struttura dei canti (si ometteva o si inseriva una strofa o un verso). Nel canto «Bernelis gime mumus» furono inseriti il verso 60 e la quinta strofa. Il segmento aggiuntivo (Ing ghi tikedami), collocato alla fine della strofa, uniformò il numero di versi della strofa: essa era l’unica ad averne nove invece di dieci.
Il più antico tipo di versificazione sillabica era caratterizzato da un numero approssimativamente uniforme di sillabe nei versi, da identiche forme grammaticali finali, assonanze e rime (Girdzijauskas 2001: 448–449). Anche i canti del Katekizmo di Mažvydas sono composti secondo un principio simile, benché in modo irregolare. La sillabazione fu mantenuta anche nel canzoniere di Mažvydas, senza tendenza a correggere le imprecisioni, salvo in alcuni casi. La struttura metrica della strofa del canto «Schwenta Dwale muſump ateik» è 8/8/8/7. Mažvydas corresse con una modifica piuttosto semplice l’irregolare verso finale, abbreviando di una sillaba la parola vienybė[je]: Venibe Diewa garbinta. MŽK 3₂₄ → venib Diewa garbinta. MŽGII. Anche nel canto «O Diewe kurſ dangui ebi» si eliminano le deviazioni metriche; il suo schema metrico originario 8/8/9/9/8/8 migliora (8/8/9/8/8/8), cfr.: Venibe Diewa amſinagi / MŽK 5₄ → Venib Diewa amſinagi / MŽGII. Si migliorano anche le assonanze finali: Dufcha mana tu platink / Cjeſti ir garbe Dewui. MŽK 6₄₇–₄₈ → Platink tu dufcha mana / Cjeſti ir garbe Diewa. MŽGII. Nella ristampa del canto «Liaupſlink dufcha mana pana», senza il quale la liturgia ecclesiastica dell’epoca è inimmaginabile, furono corretti il testo melodico e fu aggiunta la quinta strofa: la tradizionale venerazione e glorificazione della Santissima Trinità alla fine del canto.
Si tenne conto anche dei mutamenti della realtà dell’epoca. Mažvydas ristampò nel canzoniere la Litania di Zablocki «O Diewe kurſ dangui ebi» senza la tredicesima strofa, dedicata alla moglie del duca di Prussia Alberto, la duchessa Dorotea (alla quale augura salute e la nascita di un bambino sano), morta dopo la pubblicazione del Katekizmo di Mažvydas (Kaunas 1999: 17). Per questo fu necessario espungere la strofa.
Fu rielaborata anche la lingua dei canti. Si cercò di evitare forme arcaiche e samogite (la vocale lunga /ā/ viene sempre più spesso corretta in /ō/; nel tema e alla fine della parola il dittongo samogita /ie/ viene trasformato nella lunga aukštaitica /ė/, indicata graficamente con /e/, ecc.)6.
3. BRETKŪNAS non incluse nel canzoniere Giefmes Duchau nas, pubblicato nel 1589, il canto «Bernelis gime mumus». Dainora Pociūtė osserva che Bretkūnas, nel comporre il canzoniere, rinunciò ai testi cattolici ancora cantati nel Medioevo, per includere il maggior numero possibile di canti composti durante la Riforma, soprattutto da Martynas Liuteris. Probabilmente fu questo il motivo per cui poté rinunciare anche al canto cattolico «Bernelis gime mumus». Questo inno veniva cantato nel Medioevo non soltanto in latino, ma anche nelle lingue nazionali europee (Pociūtė 1995: 17). Per quanto è noto, il canto in questione non fu incluso nelle pubblicazioni protestanti dell’epoca del Granducato di Lituania, della Polonia e della Prussia. Se Mažvydas stampò la presunta traduzione nel primo libro lituano e nel canzoniere del 1566, si può supporre che anche il canto lituano fosse popolare.
6 Non si discuteranno in dettaglio le correzioni fonetiche e morfologiche, poiché sono state descritte sistematicamente nella letteratura; cfr. Palionis (1967, 1995), Zinkevičius (1988).
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In questo canzoniere non furono stampati né i canti «Tas eft Dieva prifakimas» e «Papralchaim ſchwentales dwafes». Esiste, peraltro, un testo dall’incipit simile, «Praſchikime ſchwentaię Dwarffia», ma il seguito è molto diverso: si tratta probabilmente di una nuova traduzione da un’altra fonte (tedesca), «Nu bitten wir der heyligen Geist» (si veda Michelini 2001: 36–37).
Bretkūnas, come i revisori del canzoniere di Mažvydas, cercò di avvicinare i testi all’originale: Jei tu pats ſau gali ſweikata dūti. MžGII 1032 → Jei tu pats ſau pagalba gali dūti. BGD, cfr. ted. so du selber dir helffen wilt.
Come nel canzoniere di Mažvydas, si perfeziona la traduzione. Seguendo la fonte polacca, Mažvydas aveva lasciato una forma di genere non concordata con il singolare femminile dvasia, poiché in polacco duch è singolare maschile: Malones ghis ſawa mums neſchikſt / MžGII 826 → Malones ghi ſawa mums neſchikſcht / BGD⁷. Si rielaborano anche la metrica, la rima e le assonanze finali dei canti: ßindanczias fu adattato all’ultima parola scritta nel verso precedente, ſiunkingas: Saugak ir ßindanczias waikus/ MžK 586 → Saugok ir waikus ßindanczias / BGD. In un altro caso fu scelta la forma verbale atematica esti, che compensa così la mancanza di una sillaba nel verso: Kurs amßins eſti ſu Tiewu BGD 814. Per rispettare la norma sillabica, la forma allativa è scritta con la posposizione -pi invece che con -p, usata da Mažvydas; ad es.: Steikes muſumpi ir ne truk / BGD 1127. In un canto Bretkūnas inserì probabilmente un pronome per esigenze metriche: dūk malone ßmaneſu MžGII 310 → Dūk malone tu ßmoneſu BGD.
Bretkūnas rielaborò in parte anche la lingua delle traduzioni, ma in modo diverso dai redattori del canzoniere di Mažvydas. Nei nomi in o e nella loro declinazione fu talvolta preferita la forma dativale singolare con la desinenza -u (invece di -ui, usata da Mažvydas): Maieſtatu BGD 555, kunigaikſchcziu BGD 567, milietoiu BGD 568. Le altre correzioni linguistiche sono sostanzialmente le stesse che nel canzoniere di Mažvydas: si elimina /ā/ (→ /ō/)⁸ e il dativo plurale samogita -ims (→ -iems)⁹, ma le correzioni risultano molto più sistematiche. È vero che non fu corretta la riduzione di /o/ di Bretkūnas nella desinenza atona. Più spesso si modificano così le parole nel mezzo del verso, mentre si evita di correggere l’ultima parola del verso¹⁰.
Probabilmente per ragioni metriche si mantiene una caratteristica del sottodialetto samogita meridionale propria della parlata di Mažvydas: il restringimento della desinenza strumentale singolare -ia, indicato graficamente con la lettera <i>, ad es.: Taweſp ſchaukèm naſrais taip ir ſchirdi/ Jeib mus neapleiftumbi BGD 1125–26; Idant potem gera ſchirdi / Galetu tawe garbinti BGD 583–84.
7 Žengštokas si basò sulla variante di Bretkūnas e mantenne nel suo canzoniere la forma femminile del pronome. Klein, tuttavia, rielaborò il testo a modo suo, comprendendo che a non essere avara di grazia non è lo spirito, bensì Dio.
8 baßia MžGII 538 → Sßodza BGD, Apſaugak MžGII 525 → Apſaugok BGD, naglas MžGII 526 → noglos BGD.
9 sani MžGII 1027 → sani BGD, per chi possiede MžGII 592 → per chi possiede BGD, canti MžGII 599 → canti BGD, a tutti MžGII 717 → a tutti BGD, agli afflitti MžGII 622 → agli afflitti BGD.
10 Si tratta di una scelta piuttosto singolare da parte di Bretkūnas: nemmeno la rima sarebbe stata compromessa dalla modifica (ad esempio, nei versi consecutivi che terminano con le parole iſchgangima e ſugrieſchima, trasformando la vocale /a/ in /o/ si sarebbero mantenute le assonanze finali sistematiche). D’altra parte, Bretkūnas conosceva bene entrambe le varietà d’uso. A Frydland, da cui proveniva, non si verificava la riduzione delle vocali lunghe nelle desinenze atone; a Labguva, invece, dove iniziò a lavorare nel 1587, la vocale lunga della desinenza atona veniva ridotta (si veda Zinkevičius 1988: 71–72.) e coincideva con l’uso di Mažvydas; probabilmente per questo non veniva sempre corretta.
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Poiché Bretkūnas riprende dal solo innario di Mažvydas inni con strofe aggiunte o omesse e con revisioni linguistiche e metriche, è probabile che non abbia utilizzato il Katekizmu di Mažvydas.
4. ZENGŠTOKAS E IL SUO innario Giesmes Chríkſćioníſchkos ir Duchauſniſchkos fu pubblicato nel 1612. Vi sono inclusi otto inni del Katekizmo di Mažvydas. Tutti, tranne l’inno «Bernelis gime mumus», erano stati stampati nell’innario di Bretkūnas. Zengštokas reintrodusse dunque nel proprio innario l’inno medievale «Bernelis gime mumus», che probabilmente all’epoca era ancora popolare quanto ai tempi di Mažvydas. Questo è il primo indizio che Zengštokas si servì di due raccolte di inni: l’innario di Bretkūnas del 1589, Giefmes Duch[a]unas, e quello di Mažvydas. L’analisi sistematica degli inni ha mostrato che sul tavolo di lavoro di Zengštokas si trovavano non soltanto questi due libri, ma anche il Katekizmas di Mažvydas. Una testimonianza dell’uso del Katekizmu da parte di Zengštokas si trova nell’inno «Bernelis gime mumus». Zengštokas ripeté un verso stampato nel Katekizme che nell’innario era già stato sostituito con altre parole: buki cʒeſtis ir garbe / MžK 9₆₃ → Buki cʒeſtis wienamui / MžG₁₁ → buki cʒeſtis ir garbe / ZG. Un altro chiaro richiamo al Katekizmas si trova nella Litania di Zablocki «O Diewe kurſ danguj eſi». Qui viene scelto il verbo neapleiſk invece di nepraſtok: Ach weſchpate mus neapleiſk / MžK 5₂₇ → Ach weſchpate muſs nepraſtak / MžG₁₁ → Ach Wieſchpatie mus nepraſtok / BGD → Ach wieſchpatie mus neapleiſk / ZG. Poiché non si rilevano altri cambiamenti lessicali né sintattici, è piuttosto difficile stabilire, sulla base dell’ortografia e di altre caratteristiche degli inni, se nel rivedere le altre composizioni Zengštokas si sia servito del Katekizmu, dato che si limitò ad attuare con maggiore coerenza le correzioni linguistiche agli inni avviate da Bretkūnas.
È importante ricordare che, nel rivedere la Litania di Zablocki, Zengštokas si basò anche su un esemplare dell’innario di Mažvydas. In un verso, infatti, l’ordine delle parole coincide non con quello delle opere di Bretkūnas, ma con quello dell’innario di Mažvydas: Liŋkſmin̄k tu pats ſchitus didei / MžG₁₁ 9₅ → Liŋkſmin̄k ſchitus tu pats didei / BGD → Liŋkſmin̄k tu pats ſchitus didei / ZG. Nel correggere il salmo «Liaupſlink duſcha mana pana», Zengštokas si servì inoltre dell’innario di Mažvydas. Bretkūnas aveva scelto il pron. tava, mentre Zengštokas adottò il pron. savo, usato anche nella versione dell’inno presente nell’innario di Mažvydas; cfr.: Ba daukſin gieribe ſawa / MžG₁₁ 6₃ → Ba daukſin geribe tawa / BGD → Ba daukſin geribe ſawa / ZG. Nello stesso inno è stata notata un’altra correzione, che difficilmente può essere stata ideata da Zengštokas. Al sostantivo di Mažvydas atpirktuoju Bretkūnas preferì ponui Kristui. Zengštokas tornò alla versione dell’innario di Mažvydas¹¹. Cfr.: Jeſui muſu atpirktoujui / MžG₁ 6₅₂ → Jeſui Chriſtui muſu Ponui / BGD → Jeſui muſu atpirk-toui / ZG.
Vi sono altri esempi che permettono di supporre che, nel correggere gli inni antichi, Zengštokas si sia servito non solo dell’innario di Bretkūnas, ma anche di quelli di Mažvydas del 1566 e del 1570. Da questi potrebbe aver trascritto forme atematiche più brevi del verbo e dei prefissi for-
11 Le correzioni di Zengštokas e le coincidenze con l’innario di Mažvydas sono state segnalate anche da Guido Michelini’s nel suo libro pubblicato di recente (Michelini 2004). Il linguista italiano, tuttavia, non ha notato i legami con il Katekizmas di Mažvydas.
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mas. Cfr.: Kurs amƀins eſt fu tewu / MžG₁₁ ₈₁₄ → Kurs amƀins eſti fu Tiewu / BGD → Kurs amƀins eſt fu Tiewu / ZG; Ba io mokſła [weikegi tur uƀ iūka. MžG₁₁ ₁₀₂₈ → ba io mokſła [weikeghi tur uƀ iūka. BGD → Ba io mokſła [weikeghi tur uƀ iūka ZG; Kaip tu pats gawai nūg Diewa Tewa MžG₁₁ ₁₀₄₀ → Kaip tu pats gawai nugi Diewa Tiewa. BGD → kaip tu pats gawai nug Diewa Tewa ZG.
D’altra parte, Zengštokas potrebbe aver corretto questi versi autonomamente, senza l’influenza di un altro testo, poiché correzioni di questo tipo (piuttosto elementari e prive di inventiva), intese a evitare un numero diseguale di sillabe nel verso, erano diffuse. Sembra tuttavia che Zengštokas non abbia cercato di correggere le deviazioni dal sillabismo negli inni antichi (salvo un caso). Pertanto, anche le correzioni discusse probabilmente non furono autonome.
Anche la resa della vocale lunga /ā/ al posto della /ō/ di Bretkūnas e alcuni casi ortografici possono essere interpretati come trascrizioni dall’innario di Mažvydas. Cfr.: filpnams bei ferƀanczams / MžG₁₁ ₅₈₇ → filpnoms bei ferƀanczioms / BGD → filpnams bei ferƀanczams / ZG; Redik materis ir Sunus / MžG₁₁ ₅₁₁₅ → Redik materis ir ſunus / BGD → Redik materis ir Sunus / ZG; ſchito nak tie MžG₁₁ ₁₁ → ſchita Nak te BGD → ſchito naktie ZG.
Zengštokas fu piuttosto incoerente nella scelta della resa ortografica della vocale lunga /ā/. Ciò è evidente nel testo «O Diewe kurſ dąngui eßi». In una parola o sillaba si scrive <o>, in un’altra <a>. Poiché in più casi la scelta di <a> coincideva con l’innario di Mažvydas, si può supporre che, rivedendo questo testo, Zengštokas si sia servito sia dell’innario di Bretkūnas sia di quello di Mažvydas, e in parte anche del Katekizmas. L’ortografia degli altri inni, invece, è più vicina a quella di Bretkūnas.
Benché Zengštokas fosse un seguace piuttosto coerente dei suoi predecessori e proseguisse le loro correzioni, apportò anche alcune modifiche del tutto autonome. Per esempio, trasformò in più punti il testo della Litania «O Diewe kurſ dąngui eßi»: Saugok tu mus ſunus ſawa. BGD 5₂₄ → Saugok tu mus tawa ranka. ZG; Diewe ſaugok tawa ranka. BGD 5₆₀ → Jeſau ſaugok tawa ranka. ZG; Dūk miera tarp wiſſu Panu / BGD 5₆₁ → Dūk miera tarp wiſſu ſmoniu / ZG.
Zengštokas fu criticato dai contemporanei (lo accenna nella prefazione dell’innario, «Ai reverendi… pastori delle chiese lituane», cfr. Koženiauskienė, a cura di, 1990: 236) e dai compilatori di innari posteriori, i quali sostenevano che, rivedendo l’eredità di Bretkūnas e Mažvydas, avesse introdotto errori e distorto il significato di parole ed espressioni. Come accennato sopra, i contemporanei potrebbero aver biasimato Zengštokas per aver notato irregolarità ortografiche, forse anche perché in alcuni punti era tornato a una variante più antica di Mažvydas. Il lavoro di Zengštokas, tuttavia, non merita soltanto critiche. Si riconoscono infatti i suoi sforzi di redattore per correggere gli errori tipografici: pildanczin / BGD 7₂₇ → pildancziu ZG, teife BGD 7₂₇ → teifei ZG, gen. pl. kowa BGD 5₂₁ → kowu ZG, nur BGD 8₆ → nor ZG, wed mes eſmi futwerims tawa. BGD 7₆₄ → nes mes eſme futwerims tawa. ZG. Notò anche le forme ipercorrette di Mažvydas nell’inno «Gime mumus Bernelis» e le corresse: ßiedi MžG₁ ₁₂ → ßidi BGD. Nello stesso inno intervenne sul grafema <ą> usato da Mažvydas al posto del dittongo /an/, per esempio: dągaus MžG₁ ₂₉ → dangaus ZG, dąguſu MžG₁ ₆₈ → dangūja ZG. In altri inni Zengštokas corresse il grafema <o> usato da Bretkūnas sostituendolo con <ū>: doſt BGD 8₂₉ → dūſt ZG, dok BGD 7₃₇ → dūk ZG. Tra le correzioni fonetiche va menzionato l’uso dell’affricata /dž/: verb. praes. 3 atteid BGD 6₅ → attleidž ZG, agg. didem BGD
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6₄₅ → didżem ZG. Si corregge la desinenza del dat. sg. -u in -ui: kunigaikſchcziu BGD 5₆₇ → kunigaikſchcziu ZG, milietoiu BGD 5₆₈ → miletoiu ZG. Alcune correzioni fonetiche e morfologiche permettono di supporre che Zengštok abbia compiuto sforzi per avvicinare la lingua degli inni al dialetto alto-tedesco occidentale dei lituani di Prussia, per es.: prijch BGD 7₁₄ → priefch ZG, instr. sg. ſmerti BGD 5₃₄ → ſmertim ZG (Sawa ſmerti iſchwadawai → ſawa ſmertim iſchwadawai).
Come i suoi predecessori, Zengštok continuò a perfezionare la traduzione. Modificò l’ordine delle parole e la preposizione pro con l’acc. per esprimere la causa: Pro ſawa malone MŽG 9₅₀ → per ſawa malone ZG. Zengštok corresse più volte la congiunzione slava ved, ripresa da Bretkūnas da Mažvydas, sostituendola con nes (ZG 7₂₁, 7₆₄). Modificò il numero incongruente di parole lasciato dai predecessori: Ir lapai krint ant ſemes / Ant kurio kaip weias uſchpus BGD 6₃₂₋₃₃ → Ir lapai krint ant ſemes / Ant kuriu kaip weias uſchpus ZG. Si potrebbe forse considerare poco riuscita la modifica: Ach Diewe neapleijk muſu / Duſchas ir kunus warguſu BGD 5₁₇₋₁₈ → Ach Diewe neapleijk muſu / Duſchas ir kuna warguſu ZG.
5. KLEINAS riprese da Zengštok quasi tutti i vecchi inni e li pubblicò nel canzoniere Naujos Gieſmju knygos, uscito nel 1666. Merita un’analisi a sé l’inno «O Diewe kurſ danguj eßi»¹², che Kleinas rielaborò ampiamente. Dal confronto tra le strofe dell’inno di Kleinas e di quello tedesco «O Gott Vatter im Himelreich»¹³ emerge il legame tra i due testi. Si presti attenzione ai seguenti frammenti dell’inno di Zengštok, Kleinas e Lutero:
(i) Strofa 2 (ultimi tre versi)¹⁴:
ZENGŠTOKAS 10. Griekuſ muſu wiſſus uſßmirſchſch / 11. Del didzia ſuſſimilima / 12. ſaugok duſche taip ir kuna. KLEINAS 10. Mums kuna lobi, apſaugok / 11. Iß meiles ſuſſimik didżos 12. Ir ne apléik mus niekados. LIUTERIS Leib / Ehr und Gut behüt vor ſchad' ſey uns gnedig / und hilff uns Herr / verlaß uns nun unnd nimmermehr.
(ii) Strofa 4:
ZENGŠTOKAS 19. Apgink tu mus tawa rankal / 20. nug piktbiu ir kiek grieka/ KLEINAS 19. Saugok mus nun ir wisſada/ 20. Nū giedos ir ſuſgrieſbima/ LIUTERIS Behüt uns HErr zu allerſtund/ Für Jerthumb/ laſter/ Schand unnd Sünd/
12 Kleinas la intitolò «O Diewe Tėwe Danguje».
13 Pubblicato nel libro di Martin Luther Geiſtliche Pſalmen Und Lieder, Nürnberg, 1658 (MAB, segn.:V–17/12099), 756–759.
14 Nel testo tedesco sono evidenziate le parole che coincidono con quelle dell’inno di Kleinas.
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21. Dalla guerra e dalle battaglie/ 22. Dalla carestia, ormai grave/ 23. Dal fuoco, dall’acqua e dalla peste/ 24. Proteggici con la tua mano.
21. Dalla guerra e dai nemici/ 22. Dalla fame e dalle malattie maligne/ 23. Dalle sciagure dell’acqua e del fuoco/ 24. E dai tuoni e dalle tempeste.
dalla guerra/ dall’odio e dall’invidia/ dal veleno, dalla peste e dalle malattie improvvise/ dall’acqua, dal fuoco e dai tempi di carestia/ dalle intemperie e dai venti nocivi.
Si ha l’impressione che Kleinas non abbia tradotto nuovamente il canto, ma abbia rielaborato il testo di Zengštokas sulla base della fonte luterana menzionata15. Che Kleinas non abbia seguito servilmente l’originale tedesco è dimostrato dalla rielaborazione creativa e libera. Anche la lunghezza del canto di Kleinas è diversa: ha una strofa in più rispetto a quello di Lutero (18 contro 17), ma è notevolmente più breve della versione originaria del canto di Mažvydas (21). Peraltro, nella prefazione al suo innario («Nuovo libro di canti: utile prefazione con un appello al lettore», cfr. Girdzijauskas, a cura di, 1985: 52–69), lo stesso Kleinas menziona questo canto e spiega perché fosse necessario rivederlo: «Il lettore devoto potrà vedere da sé come fosse necessario correggere il canto penitenziale “Dio Padre nel regno dei cieli” (“Gott Vater im Himmelreich”), che non aveva né un metro corretto né una costruzione chiara e il cui traduttore non ne aveva compreso il senso, confrontando la traduzione precedente con la nostra versione corretta» (Girdzijauskas 1985: 57). Kleinas presentò il canto ai fedeli con le proprie iniziali. Questa versione del canto fu ristampata nei successivi innari della Prussia orientale16.
Kleinas, come i suoi predecessori, cercò di avvicinare la traduzione all’originale, per esempio: Iſchgi-da kiek ligga tawa / ZG ₆₆ → Ir gydo tawą ſilpnumą / KLNG, cfr. il polacco leczy wszelką niemoc twoję e il tedesco unn hailt dein Schwachhait gross; Jei tikieſi tu iſch ſchiradies wiſſos / ZG ₁₀₃₃ → Jey tikki tattai iß ßirdies dugna / KLNG, cfr. Gleubſtu das von hertzen grunde.
Tuttavia, Kleinas fu il primo a intraprendere una revisione decisa della vecchia traduzione. In più occasioni sostituì una parola usata da Zengštokas con un sinonimo che riteneva più appropriato. Per esempio, gailestis di Zengštokas viene sostituito con malonę «misericordia, compassione» (LKŽVII 803); lo slavismo nedastainai, dastainas «degno, degno d’onore» (LKŽII 308) viene sostituito dal germanismo nevertingai, neapgalėti «[non] riuscire, [non] essere in grado» (LKŽIII 63), e neprimanyti «[non] riuscire, [non] potere» (LKŽVII 838), ecc.: wiſſur gaileſſi rodidams ZG ₆₁₆ → Wyſur malonę rodidams KLNG; kurs nedaſſainai ſtalop priſžengs ZG ₁₀₁₁ → Kurs nevertingay ſtalop priſžengs KLNG; Duſches muſu to neapgal ZG ₇₃ → Dußos muſu neprimana
15 L’ipotesi che Kleinas abbia tradotto il canto da capo è smentita da alcune corrispondenze o somiglianze lessicali, cfr. la prima strofa:
1. O Dio, che sei nei cieli/ 2. O Gesù e Spirito Santo/ 3. O Trinità santa di Dio/ 4. unità eterna di Dio/ 5. ti preghiamo come mendicanti/ 6. ascoltaci con benevolenza.
1. O Dio Padre in cielo/ 2. O Gesù e Spirito Santo/ 3. O Trinità di Dio venerata/ 4. unità eterna di Dio/ 5. ascolta noi che ti preghiamo/ 6. come ci hai promesso.
16 Proprio la versione del canto di Kleinas fu ripresa da Rikovijus e Šusteris; la si trova nelle raccolte di canti della fine del XIX secolo.
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KLNG (per inciso, il motivo di questa correzione potrebbe essere stato duplice: lessicale e legato alla rima femminile).
Kleinas talvolta sostituiva le parole arcaiche con forme più recenti, nasrai → burna; jauteti ‘vegliare, non dormire’ (LKŽIV 318) → budėti, cfr.: Ir taip tikrai [kelp]i Jawa najrais / ZG 1034 → Ir taip išpažysti Jawą burna / KLNG; Szirde dūk tawes jauteti / ZG 1114 → bet širdį dūk wis buddeti / KLNG. Si passò anche a costruzioni più moderne, per esempio correggendo una costruzione participiale in una con gerundio: Meldenczius mus išch stipros wieros / ZG 762 → Meldžent mums iš stipprôs wierôs / KLNG.
Colpisce il fatto che nella maggior parte dei casi l’intervento redazionale fosse complesso. Per esempio, nel canto «Chriſtau Dena eſſi ir ſchwelibe» è stata scelta una parola più precisa e, così, la versificazione sillabica è stata avvicinata all’isosillabismo. Kleinas corregge la struttura metrica 10/7 in 8/8, adattando i versi al metro ottonario: Idant junkus fapnas neuſgrutu / Jeib welns mus neſugautu ZG 119–10 → Jeib junkus mieg’s ne užpultu / Ir weln’s mus neiškaditu KLNG. Altri esempi mostrano che la redazione di Kleinas potrebbe essere stata motivata non soltanto dalla scelta di una parola più precisa, ma anche dal perfezionamento della struttura metrica (uniformando il numero di sillabe nei versi). Per esempio: kitaip mes negalim biloti / ZG 729 → Bet kitaip negalim tarti KLNG; Kurio nuſtoiau per ſugrieſchima. ZG 748 → Pamelta per ſugrieſchima. KLNG (nustoti ‘cessare di esistere, perdere’, cfr. Urbas 1996: 250); Schis eſmi gadnas prabudima ZG 754 → Eſmi wertas pražudima KLNG (gadnas ‘adatto, degno’ LKŽII 12); Atreme muſu piktybes. ZG 624 → Prawar muſu piktybes KLNG (atremti ‘allontanare, spingere via’, cfr. Urbas 1996: 52).
Vi sono casi in cui Kleinas intervenne sia sulla versificazione sia scegliendo una parola più recente al posto di un arcaismo usato da Zengštokas. Qui penukšlas ‘cibo, foraggio’ (LKŽXIX 78) viene corretto in valgį. Cfr.: Ir tu penukſchlu duſche papeneiei. ZG 1036 → Ir tu walgiu duβę pennėjei KLNG;
In generale, le numerose correzioni della versificazione nei canti antichi furono effettuate soprattutto modificando la formazione delle parole (per esempio, ricavando dalla parola base una forma derivata con suffisso o prefisso), oppure inserendo o omettendo una parola monosillabica e scegliendo una forma grammaticale diversa.
Si possono distinguere i seguenti cambiamenti relativi alla versificazione:
1. Kleinas trumpino įvardžius, prie kurių prisisišliejusi postpozicinė dalelytė -ai arba atvirkščiai – minėtą dalelytę prirašė: kurſai numalde Diewa Tiewa narſu / ZG 102 → Kurs numalde Diewa Tewa ruſtu KLNG; Tas uβ malone ſmerti amβina gaus. ZG 1012 → Taſſai už malónę ſmerti gaus. KLNG;
2. aggiungeva un suffisso o un prefisso (o li eliminava): Ligei kaip padziuſt βoles / ZG 631 → Lygey kaip padźuſt’ žólėles / KLNG; Ant grieku muſu nepawiſdek / ZG 739 → Ant griekų muſu neweizdėk / KLNG; Serkti/ jaut/ gin ir reda/ ZG 810 → ſergti/ jaut’ apgin’ ir réda / KLNG;
3. sceglieva la forma pronominale oppure, viceversa, la evitava: Wienibe Traices ſchventas / ZG 655 → Wienybę Traices βwentofes KLNG; eſti tikras Diewas / ZG 96 → Eſti tikkrąſis Diewas / KLNG; Mes tikim ing Dwaſſę ſchwentaię / ZG 823 → Mes tikim ing Dwáſę βwentą / KLNG; Idant negautumbei piktoſęs algos. ZG 1024 → Jeib negautumbei piktôs algôs KLNG;
4. modificava il numero dell’imperativo oppure sceglieva una forma imperativa più breve o più lunga. Per esempio: Garbink koβnas wiernas / ZG 656 → Garbinkem wiernay koβnas / KLNG; Tu ſmोगau garbink Diewa Tiewa / ZG 1013 → Tu žmogau garbinki Diewą Tėwą / KLNG;
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5. inseriva oppure ometteva parole (più spesso pronomi, più raramente aggettivi, avverbi e verbi). Gli interventi di questo tipo sulla metrica sono particolarmente numerosi. Cfr.: Kaip tews pats didei fuſſimilſt / ZG 625 → Kaip Tew’s diddey fuſſimilſta KLNG; Garba buk Diewui Tewui / ZG 649 → Garbė buk nu Diewui Tewui KLNG; Bet ſiprei tikiu tawa geribe: ZG 724 → Bet tikkiùs gėrybe tawa KLNG; Bet wiſſas piktibes nutremk. ZG 740 → Bet wiſſas piktybes nutremk. KLNG; Ant ſmerties biaưros dawe ſawa Sunu. ZG 1016 → Ant ſmerties dáwe ſawa Sunu. KLNG; nug wiſſa pikta nor apginti / ZG 87 → nug wiſſo pikto apginti / KLNG;
6. sceglieva una parola con più o meno sillabe: Ba io mokſla ſweikeghi tur uβ iūka. ZG 1028 → Bet jo mokſlą jie tur už jūką. KLNG; viene modificata la forma locativa: Amžinai dangui buſim / ZG 832 → amžinay danguje buſim / KLNG;
7. riorganizzava sintatticamente il verso per mantenere la sillabazione: taip ir ſawa kraughi gerti wine ZG 108 → Ir jo kraują gėrtumbim wynė. KLNG.
Kleinas tendeva a uniformare le forme finali dei versi e le assonanze, e perfezionava anche la rima degli inni antichi. Cfr.: Apſchlek mus Diewe Iſopu / Ir iau cziſts bus kuns bei duſcha / ZG 734 → Apſblek mus Diewe Iſopu / Ir czylta bus duſia muſu / KLNG; gimęs eſti žmogus tikras / ir ich malones ſawa teijei / ZG 818–19 → gimęs eſti žmogus tikras; Ir iβ mėles ſawa didžios / KLNG; Mes tikim ing Jeſu Chriſtuſą / ZG 812 → Mes tikkim ing Jeſu Kriſtu / KLNG (in questo caso si è rinunciato alla desinenza doppia, che con ogni probabilità i suoi predecessori avevano ripreso dall’originale; eliminandola, la parola è stata adattata alla parola finale del verso successivo, Sunu).
Kleinas interveniva anche sulla lingua delle traduzioni. Nel suo innario applicava le raccomandazioni indicate nella grammatica (1653). Per esempio, usava la desinenza /o/ per il genitivo e per il passato di alcuni verbi, sebbene nelle contee di Ragainė e, in parte, di Įsrutis fosse più comune la desinenza /a/ (Grammatica Litvanica, citata secondo Kruopas et al., a cura di, 1957: 406): gen. sg. Diewa ZG 36 → Diewo KLNG; paliaugima ZG 312 → palaujimo KLNG; welna ZG 317 → wélnio KLNG. Tuttavia, le revisioni non sono sempre coerenti e risultano più sistematiche all’interno del verso. A quanto pare, per ragioni metriche rimasero senza correzione anche i sostantivi e i verbi soggetti a riduzione in fine di parola¹⁷: «Non si elimina sempre una lettera, o persino una sillaba con apostrofo, nei punti in cui si potrebbe ometterla, ma di solito soltanto dove suona gradevole una parola breve o dove lo richiede il metro» (Kruopas et al., a cura di, 1957: 429). Kleinas corresse le forme locative specifiche lasciate dai predecessori nei sostantivi con tema in e e in i: malone ZG 318 → malonej’ KLNG, karalyſte ZG 642 → Karalyſtej’ KLNG, Sirdie ZG 1114 → βirdij KLNG.
Prakalboje Kleinas (Girdzijauskas 1985: 52–69) minėjo nemažą Zengštoko giesmyno trūkumą – nukrypimus nuo tikėjimo tiesų. Tikriausiai šitai jis įžvelgė ir iš Mažvydo Katekizmo atkeliavusioje psalmėje „Suſimilk ant muſu Diewe“: Jog gimditis eſmi narſe tawa ZG 723 → Jog gimditis eſmi griekſu KLNG. Plg. su lenkiškos giesmės „Zmiłuj się nademną Boże“ atitikmeniu: żem się począł w twoim gniewie (lenk. gniew ‘pyktis, rūstybė, niršulys’), kuris sutampa su Zengštoko vertimu, perimtu iš pirmtakų. Tačiau 1625 m. Jono Rėzos išleistame Pſalteras Dowido (kuris Kleinui turėjo būti žinomas), identiškos numeracijos psalmėje (51) yra tokia formuluotė: Afch ich grieſchningos
17 Pirſchts ZG 314 → Pirβt’s KLNG, Diews ZG 719 → Diew’s KLNG, krint ZG 632 → krint’ KLNG.
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Seklos elfmi pagimdits / Ir mana Motina mane Griekūfa pawaillę. Accanto è riportato il corrispondente tedesco: Sinde ich bin aus Sündlichem Samen gezeuget / Und meine Mutter hat mich in Sünden empfangen (RĖZA 187–188). Probabilmente Kleinas ricordò queste parole del salmo di Davide e corresse in base ad esse la propria variante.
6. CONCLUSIONI.
Dal confronto degli inni del Catechismo di Mažvydas con le versioni corrispondenti negli innari di Mažvydas, Bretkūnas, Zengštokas e Kleinas emerge che tutti i redattori prestarono attenzione all’originale della traduzione e alla sua scorrevolezza. Tutti si impegnarono ad avvicinare la traduzione all’originale, intervenendo sulla lingua e perfezionandola. Bretkūnas riprese dal canzoniere di Mažvydas alcuni inni apportandovi vari cambiamenti; è probabile che non abbia utilizzato il Catechismo. Intervenne anche, in misura limitata, sulla metrica. Dall’analisi svolta risulta che, nel rivedere gli inni antichi, Zengštokas si basò sia sulla raccolta di Bretkūnas sia sull’innario di Mažvydas, e in parte anche sul Catechismo del 1547. Continuò a correggere le traduzioni e le forme rimaste grammaticalmente discordanti. Kleinas, basandosi sulle versioni dell’innario di Zengštokas, fu il primo redattore a intraprendere una revisione decisa degli inni antichi. Alcuni li avvicinò alla metrica isosillabica. Spesso cercava un sinonimo per le parole usate da Zengštokas e talvolta sostituiva il lessico arcaico o le costruzioni sintattiche con forme più moderne. Tenendo conto della metrica, rivedeva anche la lingua. Rielaborò considerevolmente l’inno «O Diewe kurfs dangui eßi» ripreso da Zengštokas; con ogni probabilità utilizzò la fonte più breve dell’inno «O Gott Vater im Himmelreich», stampata nell’innario di Lutero. Non è stato rilevato che Kleinas potrebbe aver utilizzato la raccolta di inni di Bretkūnas e gli innari precedenti.
Le varie correzioni testimoniano l’impegno di ciascun compilatore nel rivedere la lingua e la metrica degli inni; gli interventi, tuttavia, furono minimi (si può distinguere soltanto Kleinas). La ragione principale per cui i curatori evitarono revisioni sostanziali fu la tradizione di stabilità del testo religioso: le correzioni avrebbero creato difficoltà ai cantori, abituati al testo antico. Per i compilatori (con la sola parziale eccezione di Kleinas) la revisione della lingua degli inni non era una priorità né una questione importante; l’essenziale era trasmettere e diffondere fedelmente le verità della fede.
L’autrice ringrazia sinceramente la dott.ssa Birutė Kabašinskaitė e il prof. Guido Michelini’ per il loro aiuto nella preparazione dell’articolo e per averle consentito, prima della ristampa dell’innario di Zengštokas, di utilizzare la versione elettronica del salmo «Sufjmilk ant mufų Diewe».
ABBREVIAZIONI DELLE FONTI
BGD – [Jonas Bretkūnas] Giefmes Duchaunas / ifch Wokifchka ing Lietuwifchka ließuwi / per ne kurus Plebonus Hercegiftes Prufu perguldotos. Iffpauftas Karaliauczuje per Jurgi Ofterbergera 1589 (MAB, segnatura: Mf 537).
KLNG – [Danielius Kleinas] Naujos Giefmju knygos, kurrofe fenos Giefmes fu pritarimu wiffu Baznyczos Mokitoju per mufų Lietuwa yra pagerintos / O naujos grazos Giefmes pridėtos […] Karalauczjuje Iffjpau de fawo ijffirdadimas Pridrikis Reufneris Metųje M.DC.LXII (MAB, segnatura: LK–17/14).
MžGI–II – [Martynas Mažvydas ir Baltramiejus Vilentas] Giefmes Chrīkſczoniskas gedomas Babniczoſu per Aduenta ir Kaledas ak Gramniczu. […] (citato secondo: Martyno Mažvydo raštai ir jų šaltiniai, a cura di Guido Michelini, Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas, 2000).
MžK – [Martynas Mažvydas] CATECHISMVSA PRAty Sjadei... KARALIAUCZVI... M. D. XLVII...
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MžK– [Martynas Mažvydas] CATECHISMVS PRAf/tvy Szadei... KARALIAVCZVI... M. D. XLVII... (citato secondo: Martyno Mažvydo raštai ir jų šaltiniai, a cura di Guido Michelini, Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas, 2000).
Rėza– [Jonas Rėza] Der Pfalter Davido Deutſch und Littauiſch Pfalteras Dowido WOKISCHKAI BELIETUWISCHKAI... Karaliauſboje Pruſſu... 1625 (VUB, segnatura: FD 20).
ZG– [Lozorius Zengštokas] GIESMES Chrikiſcionischkos ir Duchauiſchkos / Per Wiſſus metų Baſzniczioje Diewa giedamos [...] 1612 Jſchſpauſtos Karalaucſciuie Pruſuſu/ Per Joną Fabriciu (MAB, segnatura: LK–17/8).
LITERATŪRA
Girdzijauskas, J., par., 1985: Lietuvių poetikos pradmenys, Vilnius: Vaga.
Girdzijauskas, J. 2001: Silabinė eilėdara. Id., Lietuvių literatūros enciklopedija, Vilnius: Lietuvių literatūros ir tautosakos institutas, 448–449.
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Kruopas, J. et al., red., 1957: Pirmoji lietuvių kalbos gramatika, Vilnius: Valstybinė politinės ir mokslinės literatūros leidykla.
LKŽ = Lietuvių kalbos žodynas I–XX, red.: J. Balčikonis, J. Kruopas, K. Ulvydas, V. Vitkauskas, Vilnius, 1941–2002.
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Palionis, J. 1995: Lietuvių rašomosios kalbos istorija, Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidykla.
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Stang, Chr. S. 1929: Die Sprache des Litauischen Katechismus von Mažvydas, Oslo.
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Zinkevičius, Z. 1988: Lietuvių kalbos istorija 3: Senųjų raštų kalba, Vilnius: Mokslas.
Inga Strungyte
Gauta 2004 08 30
[email protected]