Skip to document
Back
Go to original Localized version was produced by AI. It may contain inaccuracies.
Preparing document pages…

LIETUVIŲ KALBOS MORFOLOGINĖ SANDARA IR JOS RAIDA

LIETUVOS TSR MOKSLŲ AKADEMIJA

ADVERBIALIZZAZIONE DEL GENITIVO SINGOLARE E AVVERBI CON I FORMATIVI -(i)o, -(i)os, -ės NEL LITUANO CONTEMPORANEO

K. ULVYDAS

Escludendo le costruzioni preposizionali, nella lingua lituana contemporanea abbiamo relativamente pochi esempi di genitivi singolari avverbializzati che abbiano conservato una desinenza chiara e inequivocabile. Già da ciò si può concludere che questo caso, almeno quando è usato senza preposizioni, non mostra tendenze marcate all’avverbializzazione. Anche J. Endzelīns, né nella sua «Latviešu valodas gramatika» né in «Baltu valodu skaņas un formas», nel trattare gli avverbi flessi, cita alcun esempio lituano di genitivo avverbializzato con desinenza conservata. Solo K. Būga, recensendo «Litauisches Lesebuch mit Grammatik und Wörterbuch» di A. Leskien (Heidelberg, 1919), osserva: «Nell’avverbio namõn non possiamo cercare, insieme a Leskien, un accusativo, perché in tal caso avremmo naman (<*naman+na). Namõn deriverà dal genitivo namõ (: namó-pi). La desinenza -n sarà stata aggiunta sul modello di laukàn. La forma namõn la conosco soltanto dagli scritti; nella lingua parlata ho sentito solo namõ e (a Marcinkonys) namópi»1.

Gli avverbi derivati dal genitivo singolare sono particolarmente rari nella lingua letteraria lituana contemporanea (naturalmente, fatta eccezione per le costruzioni preposizionali). Non si può però dire lo stesso della lingua degli scritti antichi, e soprattutto dei singoli dialetti, cioè della lingua parlata viva del popolo. Nei dialetti si usano molte più forme genitivali avverbializzate che forme nominativali. È vero che talvolta è estremamente difficile, se non impossibile, stabilire se si tratti di un genitivo direttamente avverbializzato o di una formazione analogica; in generale, tuttavia, gli avverbi che conservano la desinenza del genitivo singolare sono di vario tipo: sostantivali, aggettivali, numerali e persino participiali; con temi a, ia, o, io e persino iu; semplici, prefissati, a due temi e persino formati da intere locuzioni. Tra questi, sono più frequenti gli avverbi con temi a, ia, o e io. Il tema iu è molto raro. Gli avverbi nominali di altri temi, si può dire, non si incontrano.

1 K. Būga, Kalba ir senovė, I d., Kaunas, 1922, p. 160.

11

Tema a: greito «rapidamente» Lkm, Rš, OG 422 (Corri a casa in fretta. Sv. Le gambe si muovono in fretta (corre veloce). Ds, Sv), guolto sl. (Grida a squarciagola. Sv. Cfr. pol. gvaltu woltać «chiamare aiuto»), jauno (riferito al mese) «con la luna giovane» OG 419, krómo sl. «portando sulla schiena» (L’ho portato anche sulla schiena. Sv), piėsto «impennato» (Il cavallo si impenna. Sv, Skp), plozo sl. «disteso per tutta la lunghezza» (Lui giace sull’erba disteso. Kp. Giace disteso nel fango. An. Cfr. pol. płazem con lo stesso significato), ryto «al mattino, di mattina» OG 419 (Di mattina ho portato fuori il bestiame. Bien. Di mattina sono partito per la città. Sv. C’è stata una gelata mattutina. Bien. Lui è già partito ieri mattina. Sv. Mi sono alzato presto al mattino. ib), ū́karo «di sera» OG 419, Dglš (Vieni da me stasera. Bien. Cfr. locuzioni avverbiali: domani sera Sv, tardi la sera ib, presto la sera ib), zovado sl. «a balzi» Sv, išgryto² «di mattina» (Non fare tardi, vieni presto, di mattina. Alv. Ha portato i cavalli fuori al campo di mattina. Lp), išilgo «per il lungo» Sdk, išvientaro «senza interruzione, continuamente» (Corre e corre senza sosta come un forsennato. Arm. Lui rimprovera senza sosta. Asv), palengvėliūko «pian piano» (Piano, piano, in punta di piedi: non svegliate i bambini. Sv), palengūko «idem» ib, palengvo «con dolcezza, piano» Sv, Ds, Kp (Diglielo piano, perché gli altri non sentano. Pnm. Cfr. l’avverbio palengvo usato con lo stesso significato nella lingua degli scritti di Vaižgantas.), patykiuko «idem» Ds, patyko «tranquillamente, piano, lentamente» (Attraversa il ponte piano. ib. Parla piano. Sv), patyliūko «idem» (Piano piano, continuò ad avvicinarsi. ib), aukštikaupo «più in alto del mucchio» Gmž, dvysėdo «in due, seduti (su un solo cavallo)» Skp, Slm (Non cavalcate in due sul cavallo. Kp), naktigūlto «dormire, pernottare» (Sono venuto per dormire. Pl), nūsiariko «con il naso che raschia il terreno, a capofitto» (Dove corri a capofitto? Ti romperai il collo! Lkm), sausāgrūdo «a secco» (Ha mangiato pane secco e lavora tutto il giorno. Vlk), trilapo «a metà al trotto e a metà al galoppo» (Il nostro cavallino corre metà al trotto e metà al galoppo. Ds).

Tema ia: kūlio «a capriole, facendo capriole» Slm (Rotoliamo giù dalla collina facendo capriole. Kp. Non avresti paura di rotolare giù dal colle dei morti facendo capriole? Ds), namelio «a casa, a casuccia» rš, namytužėlio «idem» JD 724, namolėlio «idem» Lnkv, namolio «idem» Brž, namulio «idem» Kp (Dopo aver caricato l’orzo maturo, porterò a casa il grano secco. Str), riščio «al trotto» Kp (ryščio «idem» Sv: È partito al trotto. ib), šuolio «a balzi» (So già cavalcare al galoppo. Slm. In salita al galoppo, in discesa neanche un passo (quando brucia la torcia). Kp), žimblio «con un ronzio» (Ho lanciato la pietra facendola ronzare, e ha ronzato davvero. Ds), žingsnio «a passi, passo per passo» Ds, išlydžio «senza interruzione, continuamente, senza sosta» (Lavorate senza interruzione. Prk. La ragazza dorme senza sosta ormai da otto giorni. prš), palengvėlio «lentamente, pian piano» Pnm, Kp, Sv (Vai piano e arriverai in città. Ds), palengvėliūko «idem» Sv, pamažėlio «idem» Ds (Dal bicchierino, pian piano, fino in fondo. (d.) Kls. La terra si asciuga lentamente e si riscalda pian piano al sole. rš), patykėlio «idem» (Ci metteremo un po’ ad arrivare, e sarà già giorno. Ds), patykio «idem» ib, basamindžio «senza calze o fasce per i piedi, infilando i piedi nelle scarpe» (Con un buco così grande —

2La preposizione iš «da, fuori da» di solito si scrive separatamente anche nelle costruzioni avverbializzate (cfr. iš lėto, iš lengvo, iš aukšto ecc.). Talvolta, tuttavia, si fonde a tal punto con una forma di caso cristallizzata che non sarebbe in alcun modo possibile scriverla separatamente.

12

perfino la recinzione scricchiola, mentre tu, scalzo, vai a trebbiare. Arm), *dvisėda* «in due su un veicolo a due ruote» (Abu jojo dvieračio. rš), *kiauliariščio* «al trotto del maiale» Sv (Ot bėga arkliokas kiauliariščio. Užp. Tik jau kiauliariščio bėgdamas nepagaur arklio. Vžns), *tapėdžio* «dietro, alle calcagna» (Tapėdžio tuoj paskui mane ir atsistojo. Upn), *tolydžio* «subito; spesso, sempre, continuamente» Lp, Kps, VIkv, rš (Kai parvažiuodavo per vakacijas, tai tolydžio ateidavo pas mus. Gs. Jis sveikatos visai neturi — tolydžio serga ir serga. Brt. Eiti buvo sunku, kojos tolydžio klimpo į gilų, patižusį sniegą, permirkusiuose batuose klerksėjo vanduo. BltšR 70. Cfr. *topalýdžio* «idem» dz).

tema in *o*: *bėgtinõs* «di corsa, correndo» rš (Bėk bėgtinõs, kad tik būtų greičiau! Sl), *duotinos* «dando, da dare» (Duotinos įdavė, aš nevogiau. Trk), *órãtos* ibr. «gridando, urlando, aiuto!» Vrn, Smn, Žln, Alv, Dkš, Bd, Klvr, Sn, Mrk, Knv (Domarko namai degė — visi órãtos šaukė. Slnt. Kaip jam dantį traukė, jis órãtos rėkė. Lš. Cfr. pol. *ratować* «salvare», *ratunek* «aiuto», *ratunku!* «aiuto!»), *pėstõs* «a piedi» (Nuvėjo miestelin pėstõs. Pg), *senýbos* «in passato, nei tempi antichi» (Kai būdavo senybos (Kaip būdavo senais laikais). OG 419), *skersõs* «di traverso» (Skersõs šniurą traukt. Ds), *šautinõs* «sparando, a colpi di fucile» (Šautinõs nušãvo. KlvrŽ), *šliurptinõs* «singhiozzando (piangendo), a singhiozzi» Šts, *visuotinos* «tutti, insieme» J, *intimpõs* «con intensità, senza sosta» (Padirbėk intimpõs visą dieną, tai pamatysi. Ds), *išilgõs* «per il lungo» (Nugi žiūrau — guli išilgõs purvynan. Lp), *ištisõs* «ininterrottamente, senza pausa» LlkŽ, *užuolankõs* «facendo un giro, tutt’intorno» (Užbėk užuolankos ir pagausi. Paj), *sausakimšõs* «affollatissimo» (Prie jo žmonių sausakimšõs. Ds), *tavienãtos* (=tuovienatos?) «continuamente» (Jis tavienãtos rūko ir rūko. Lnkv), *tuõtampõs* «senza fermarsi, senza interruzioni» (Kaip pradėjo varyti rugius per mašiną, tuõtampõs ir išvarė. Up), *tuoitimpõs* «idem» Skrd, Šv (cfr. *tuo intimpõs* DP 296), *visaplatõs* «in tutta la sua ampiezza, interamente» Ssk (Kad pradėjo visaplatõs bitýs lįsti, kad nieko nebegali padaryti. Grz. Pamatėm, kad namas jau visaplatõs bedegąs. Jis taško pinigus visaplatõs. Kair. Jei jis taip visados leis gyvuolius visaplatos, tai bematant viską numins. Lnkv. Užtat pamažu sužinoję žmonės mano darbus, visaplatõs ėmė peikti ir rodyti pirštais. LzP).

tema in *io*: *riščiõs* «al trotto» Ds (Tokiam šlapiam kely riščiõs nepavažiuosi. Ėr), *nežiniõs* «senza saperlo» Lkm, *pamažėlõs* «idem» ib, *dviračios* «in due (sullo stesso cavallo)» (Tėvas su berniuku dviračios išjojo į ganyklą. Sdk), *galvatrūkčiõs* «molto rapidamente, a gran velocità» (Vaikas galvatrūkčiõs išlėkė. Vad. Atlekia galvatrūkčiõs. Ds), *kūliavirsčiõs* «a capriole» (Kūliavirsčiõs nurūko (katinas) per laukus. Ut), *tapradžiõs* (=tuopradžios?) «iniziando così, continuamente» (Tapradžios neklauso, kad ir sakai. Grž. Cfr. Pulkai vaisko traukia tuopradžios iš vienos vietos į kitą. TŽ VII 338), *vienavaliõs* «senza sosta, senza interruzioni» (Tai vaikelis — visą naktelę rėkė ir rėkė vienavaliõs. Smn. Ko čia šmaužioji (landai) vienavalios per duris? Kt).

Come esempio della tema in *iu* si può citare *tolydžiaus* «subito» K I 449, II 166, 190, 317, «insieme» ib I 551 (cfr. anche *tuolýdžiaus* «subito» Sdr).

13

Infine, occorre menzionare anche una o due formazioni molto individuali: greitosios «rapidamente, in fretta» (Greitosios susirinko. OG 423), greitūjos «idem» (Ana tik greitūjos apsivilko. Rš), ištošančio (<iš to sančio) «da ciò che c’è, che si ha» (Įpilk pieno ištošančio. Ktk. Jau kam, kam, o pavargėliui duok ištošančio. ib).

La radice che veicola il significato fondamentale di tutti gli avverbi qui riportati è per lo più un sostantivo o un aggettivo. Pertanto, tra tutte le parti del discorso, è il genitivo singolare del sostantivo e dell’aggettivo a essersi avverbializzato e ad avverbializzarsi in misura maggiore. Si incontrano inoltre avverbi verbali (più precisamente, participiali) e soltanto qualche avverbio numerale (išvientaro, plg. añtaras, kur skiriama priesaga -tara-, esanti ir žodžiuose kataras, paš taras).

Tuttavia, va detto che in lituano non soltanto il genitivo di un sostantivo, di un aggettivo, di un numerale o di un participio può avverbializzarsi. Si possono ravvisare alcune tendenze all’avverbializzazione anche nel genitivo singolare del pronome. È vero che nella lingua attuale sono molto deboli e che la maggior parte dei pronomi non le manifesta affatto.

Tra tutti i genitivi singolari dei pronomi, nel corso della storia della lingua lituana si sono avverbializzati in modo più evidente soltanto i genitivi dei pronomi kas e tas, ką, to. Di questi, di norma soltanto il primo può trasformarsi in avverbio anche da solo, cioè senza preposizioni né altre parole. Nella maggior parte dei casi, invece, i genitivi dei pronomi kas e tas formano avverbi composti insieme ad altre parole o particelle, soprattutto con la preposizione dėl (dėl), che precede e segue tali genitivi, per esempio: ką «per quale motivo, perché» (Ko tu čia atėjai? Rš. Ko čia dabar puldinėji prieš vyrą! Šlv. Kō vakar neatėjai? Up. Kō tu toks nuliūdes? rš. Kō aš žaliuosiu, kō linksmas būsiu, žada mane kirsti. d.), kodėl «perché, per quale ragione» (Kodėl nelais tai žaliųjų rūtelijų? d. Cfr. l’antico kodrin «idem»), dėko (<dėlko) «idem» End, dėlgiko «perché mai» XVIII—XIX sec. rš, dėlko «perché» Rdm, Als, Jb, del-kō «idem» Vrb, dėlko gi «perché mai» P, delkōgi «idem» Rdm, kažin kō «chissà perché» (Man kažin ko pusiau nujeme, gal jau reiks sirgt. Slm), mažko «quasi» Pc, nieko «abbastanza, piuttosto bene» (Jie nieko pragyvena. Jnšk), todėlei gi «perciò» srš, todelios «perciò» Grž, antatō «a tal fine» (Jis antatō stovė. Pn), benetō «quasi, quasi del tutto» (Pasitaiko benetō kai kada ir susibarti. Nmn), dēlgito «proprio per questo» srš, dėligto «idem» DP 286, dėlto «perciò» Kt, VnlP 16, Alv, Rm, Vvr, dėlto «idem» Rdm, Ds, dēltogi «perciò» BsP III 38, dēltōgi «idem» Rdm. Occorre inoltre menzionare qui che probabilmente anche la forma tiekōs (cfr. tiekas, -a) va considerata un genitivo fossilizzato (Tiekōs (tiek) jau nuvejau, tai reikia ir pas jį ažeit. Grv. Tiek tiekōs (tiek to), einu gult. Pg. Su tuo miegu tiek tiekōs! ib).

Come mostrano gli esempi, il caso genitivo può avverbializzarsi soltanto quando svolge la funzione di circostanziale. La funzione circostanziale è una condizione necessaria perché il genitivo di una parola declinabile si trasformi in avverbio. Tra tutti gli esempi riportati sopra prevalgono gli avverbi di modo. Pertanto, non appena in un determinato contesto il genitivo comincia a svolgere la funzione di complemento di modo, inizia gradualmente ad avvicinarsi all’avverbio. È interessante che questo processo morfologico

14

Gli avverbi di modo di tipo si distinguono per un grado di avverbializzazione maggiore rispetto agli avverbi di tempo o di luogo.

I genitivi dei pronomi kas e tas si sono avverbializzati soprattutto con valore causale.

La tendenza relativamente modesta del caso genitivo (usato senza preposizioni) ad avverbializzarsi si spiega non solo con il suo forte valore oggettivo e con la sua scarsa propensione a fungere da complemento circostanziale, ma anche con il fatto che nella lingua i rapporti circostanziali tendono a essere espressi maggiormente mediante costruzioni preposizionali con il genitivo. Le costruzioni con preposizione e genitivo sono caratterizzate da una diffusione straordinaria.

Alcuni genitivi, usati costantemente con una preposizione con valore circostanziale, si fossilizzano e, insieme alla preposizione, passano a formare un avverbio. Il processo di fossilizzazione e avverbializzazione è qui facilitato e accelerato anche dal significato lessicale del costituente principale della costruzione preposizionale — il genitivo stesso: di norma, le parole dai significati più generali e astratti, già per il loro stesso contenuto particolarmente legate ai significati di modo, luogo o tempo, tendono maggiormente ad avverbializzarsi. Si avverbializzano più rapidamente anche le costruzioni preposizionali che acquisiscono un significato fraseologico figurato più generalizzato, sebbene il significato della loro parola principale, considerata isolatamente, sia del tutto concreto.

Tra tutte le costruzioni del tipo qui esaminato che si sono avverbializzate o almeno avvicinate agli avverbi, si distinguono quelle formate dalla preposizione iš e dal genitivo. Sono molto più numerose delle costruzioni con altre preposizioni e il genitivo. Conosciamole dunque per prime.

Come costituenti principali di queste costruzioni fungono: a) i temi in a, ia, o, io, ė, i, u e i sostantivi a tema consonantico; b) gli aggettivi dei temi a, ia, o, io, ė, per lo più sostantivati, e gli aggettivi pronominali; c) qualche numerale, pronome o persino participio.

a) La preposizione iš e il genitivo del sostantivo

Tema in a: iš daikto «insieme, da un unico» (Mes visi iš daikto valgome Yl), iš juoko «per scherzo» (Iš juoko, jau ir įsimylėjau. Ds), iš kaklo «con tutte le proprie forze» Kp (O anas ginas iš kaklo. Ob), iš kalno Trgn, Rgv, GGuzKIt 455 (probabilmente un calco dal polacco, cfr. z góry) «in anticipo» (Iš kalno tau sakau. Ktk. Prižadėjo iš kalno sumokėti. Sdb. Jau pusę pinigų iš kalno paėmė. Dgl. Sumokėk iš kalno, tai tada gausi. Pl. Pinigus iš kalno sumokėjau. VnlP 303), iš karto «in una volta, all’improvviso» (Jei arklys iš karto gerai nepajėma, tai paskui sunku beprisivyt. Ds. Ben po dešimtį gabanų iš karto (žirnių) žardan paduoda. Sl. Čia iš karto pamačiau, kad buvau teisingai nujautęs. BltšR 43), «all’inizio» (Iš karto jis net nemokėjo paklausti brolio, nusakyti tiksliai, kas jam rūpi. GGuzKIT 784), iš laiko «in anticipo» (Iš laiko šluoturbių pasirūpinau. Krtn. Iš laiko pasidaryk, tai paskiau nereiks. Gž), «prima del tempo, troppo presto» (Kas iš laiko džiaugias, tas pas-

15

kiau verks. Jnš), iš lauko „dal lato esterno“ (Iš lauko namas lentomis apmuštas. Llkž), iš matymo „in base all’aspetto esteriore“ (Aš jį iš matymo pažįstu. Alk), iš mažumo „fin da piccolo“ (Iš mažumo jis toks pablendęs (pabalęs) buvo. Jnšk), iš oro „dalla superficie, dall’aspetto, dal lato esterno“ (Iš oro nieko nematyti (ar neščia, ar ne). Rgv. Prie kitų durų iš oro vis dar ėjo ginčiai. VnIP 144), iš ryto „al mattino“ Llkž, iš vakaro „di sera“ (Margis iš vakaro loja, o daugiau miega per naktį. Pc).

tema in -ia: iš arčio (:artis, arčio „vicinanza“ SD 15, Srv, Skr) „da vicino“ (Iš arčio šauo kiškį, ir tai nevažavo. Prng), iš kelio „fuori mano“ (Jis man iš kelio. Kdn. Pamislijęs, labai iš kelio, ir nebevažėjęs. Ds), iš prieko „in anticipo“ (Iš prieko moka. Sv), iš rudenio „in autunno“ (Šalnos iš rudenio želmenis gadino. Jnšk), iš sykio „in una volta“ Sd, „all’inizio“ (Reikėjo iš sykio taip sakyti. Llkž), iš tolio „da lontano, da distante“ (Ar iš tolio tas svečias? Grž. Ugnį iš tolio matyti. OsG. Ir atvažiavo iš tolio bernelis. RD 119), iš nejūčio „all’improvviso“ (Užpuolė zuikelį iš nejūčio ir sudraskė. Užv), iš paskubio „in fretta, di corsa“ (Iš paskubio apsiriko. ps.).

tema in -o: iš didumos „superficialmente, un po’“ (Visų obuolių nekrešim, tik iš didumos. Lš), iš galvos „a memoria“ (Ar visa knyga reikia iš galvos mokėti? Ds. Jie tikt iš galvos šventus mokinosi mokslus. Dn), iš mažienos „fin da piccolo“ (iš mažienos kojos prijunkę prie rugienos. Pls. Iš mažienos jau jo tors žugimimas (prigimtis, būdas). Rod), iš tiesos „davvero, in verità“ R 155, K (Iš tiesos bylau jumus. BP I 15. Iš tiesos galėkėtės, DP 12. Iš tiesos numirė. DP 459), iš paskos (iš paskos Kp) „dietro, in seguito, alle spalle“ (Aš važiau pirmą, o jis iš paskos. Ll. Iš paskos sėrė. Grž. Ir motina iš paskos atėjo. Pc. Paveizėk, ben atvažiuoj kas iš paskos. Lkv. — Ar dar toli iki Sabalio lentpiūvės? — paklausė Mykolas žmogų, kuris susėlęs ir susikūprinęs stūmė iš paskos pabėgį prikrautas vežėčias ir vis nuoksėjo savo kuing. VnIP 94. — Tui, tui! Ulū-liū-liū! — suklego vaikai, puldami iš paskos ir stengdamiesi pralenkti viens kitą. BltšR 186. Tik nebūt nuošaly, tik iš paskos nepasilikt! GGuzKĮt 674), iš pažiūros „a giudicare dall’aspetto“ (Iš pažiūros gražus arklys. Llkž).

tema in -io: iš apačios „dal basso, da sotto“ (Duok iš apačios, tai nereikia per pėdus lipt. Vad), „dalle profondità dei lavoratori stessi, dalla parte delle grandi masse“ (Vystyti savikritiką ir ypač kritiką iš apačios. tsp), iš po apačios „dal basso, da sotto“ (Dabar kuliam iš po apačios (pačias javų apačias). Jnšk), iš eilios „in fila, uno dopo l’altro“ rš, iš mažumenios „fin da piccolo“ TZ VII 321, iš nežinios „per ignoranza“ XVI sec. rš, XIX sec. rš, iš pradžios „all’inizio, innanzitutto; subito“; iš priešcios „in anticipo, dal davanti“ (Pirkia iš priešcios gražiai aptvarkyta. Knv), iš valios Vs, Mrs, Vj, Ds „lentamente, piano, con calma“ (Eik iš valios, kad nepailstum. Alk. Jis viską iš valios dirba. Lš. Akėdamas arklių nevuk smarkiai, tegul eina iš valios. Kps. Iš valios ark. Ūd. Per tiltą reikia važiuoti iš valios. Lp), „di propria volontà“ (Grįžčia, jau grįžčia atgal pas tėvelį, kurio iš valios apleidau namelį. (d.) Plv).

16

tema in -ė: iš atidės „con attenzione“ (Iš atidės pradėkit galvoti, ir matysit, kad taip yra. rš), iš mažatuvės „fin da piccolo“ Grž, iš maženėlės „idem“ J, iš mažentės „idem“ Ut, iš mažienėlės „idem“ (Iš mažienėlės jie taip vargiai užauginti. Brt), iš mažystės „idem“ Als, iš mažumėlės „idem“ (Iš mažumėlės be motinėlės papratūs vargti didį vargelį. (d.) Ds), iš mažumės „idem“ Šd, Slap, Srv, Kdn, Grž, Svn, Žž, Ktv, Mrs (Iš mažumės ji buvo gražesnė, dabar kažin ko suprastėjo. Slm), iš mažuntėlės „idem“ Prng, iš mažuntės „idem“ Vj, iš mažuonėnės „idem“ Ds, iš mažūomės Grž (iš mažùomės Ad) „idem“, iš mažūminės „idem“ Dglš, iš mažuotės „idem“ (Jau jis iš mažuotės taip šneka (šveplas). Slk), iš pusės „a metà, dividendosi i frutti“ Kp (Viską dirbsime iš pusės. Kbr. Tada pelė su žvirbliu iš pusės kviečius sėjo. (ps.) rš. Kad bus pinigai iš pusės, tai pasakysiu, kur yra padėti. Ml), iš teisybės „davvero“ (— Tai jau iš teisybės — nešneketum, Palionį, kad taip nušnekei! GGuzKlt 411), iš valės „di propria volontà, di propria iniziativa“ Ž., iš nevalės „contro la propria volontà, senza volerlo“ ib.

tema in -į: iš akies „a occhio, approssimativamente“ (Iš akies šauna. Grž. Į koją pažiūrėjo ir iš akies pasiūvo kurpeles. Tvrč), iš arties (: artīs, -ies K) „da vicino, a breve distanza“, iš ausies „a orecchio, senza spartito“ (Gieda iš ausies. Jb), iš dalies „parzialmente, non del tutto“ (Tatai parodo iš dalies ir duotieji pavyzdžiai. Jb. Iš dalies teisybė, iš dalies ne. Grg. Jie iš dalies būrai, iš dalies žvejai. K II 226. Na, ir aš iš dalies, su rezervais, su jumis sutinku. VnlP 212. Dabar gi tą kančią iš dalies jis patyrė pats. ib 358), iš pat mažintės „fin da piccolissimo“ Slk, iš mažunties „fin da piccolo“ Lkm, Tvr, iš peties „con forza, con zelo“ (Rugius visi sustoję iš peties kerta. Grž. Cukrinių runkelių augintojai pasidarbo iš peties. tsp. Tad nors pašniobždom, bet liejo tulžį iš peties ir atkišę delną tikrino, ar ne į ker­džiaus pusę neša vėjas. BltšR 49), iš šalies „di lato, dall’esterno, da parte di altri“ (Juk girdam iš šalies, kad visi iš ano juokiasi. Slnt. Taip atrodo tik žiūrint iš šalies. VnlP 23), „di lato, verso il lato“ (Kliša karvė — iš šalies koją met. ž.), iš pašalies „di lato, da parte, indirettamente“ (Iš pašalies šneka. Lp. Iš pašalies žiūrėti. Gs).

tema in -ų: iš vidaus „dall’interno, dal lato interno“ (Dar klaikiau atrodė tie dideli pastatai iš vidaus. VnlP 6. Kai kvėpavo, regėjos, kad įkaitinta geležimi degina jam krūtinę iš vidaus. ib 393), iš viršaus „dall’esterno, dall’alto“ (Dantis buvo kiauras iš viršaus. Llkž. Iš viršaus žemsiurbės nedidukės, lyg plunksnų dėžutės. rš), iš paskaus „dietro, in seguito, alle calcagna“ (Vilkos iš paskaus kaip uodega. Žg).

Tema consonantica: iš mažens „fin da bambino“ (Jau jis iš mažens buvo toks priešgina. Jrk. Toks jis ir iš mažens buvo. Jb. Iš mažens ji tokia perdrėžius. Jrb. Iš mažens jau man išrašė žaibai širdį skausmus. LGR I 137), iš mažumens „idem“ (Iš mažumens buvo lepinami. Lnkv).

È ovvio che non tutte le costruzioni date con la preposizione iš e il genitivo del sostantivo siano avverbializzate allo stesso grado. È particolarmente difficile determinare il loro grado di avverbializzazione perché, in quasi tutte queste costruzioni, il costituente principale — il sostantivo (con la possibile eccezione soltanto di questo

2. Lietuvių kalbos morfologinė sandara ir jos raida

17

da dietro, di lato, da dietro) si usano anche tutti gli altri casi, è vero, non con la stessa intensità. Inoltre, la maggior parte di questi elementi principali è gravata almeno da una componente di significato oggettuale, così caratteristica del genitivo e che proprio lo trattiene dal diventare avverbiale. Tuttavia, la funzione circostanziale e le caratteristiche semantiche dell’elemento principale menzionate in precedenza, insieme allo stretto legame del concetto espresso con i significati generalizzati di modo, tempo e spazio-luogo, attenuano il significato oggettuale del genitivo e lo orientano, in questo caso insieme alla preposizione, verso la categoria degli avverbi. I significati più frequenti degli avverbi così formatisi sono quelli di tempo, spazio-luogo e modo. Gli altri significati (per esempio, causa e fine) sono quasi assenti.

Anche le formazioni analogiche sono qui quasi del tutto assenti. Pertanto, gli esempi riportati sono tutti costruzioni della preposizione iš e del genitivo del sostantivo, direttamente cristallizzate o in via di cristallizzazione.

Se accanto all’avverbio più comune iš mažėns (almeno secondo i dati di cui dispongo) si usano nella lingua più di 20 varianti della stessa radice, con il medesimo significato o con uno leggermente diverso, tale circostanza si spiega non soltanto con la frammentazione dialettale, ma spesso anche con considerazioni stilistiche e ritmiche (cfr. la lingua emotiva, quella dei canti e la lingua priva di coloritura emotiva).

b) La preposizione iš e il genitivo dell’aggettivo

tema in a: iš ańksto «in anticipo, prima» Krtn, Dkš (Non so niente in anticipo. Ds. Ti avviserò in anticipo. Dkš. Se avessi saputo in anticipo che sarei stato atteso. Sd. Ha pagato in anticipo per tutto il mese. GGuzKlt 661. Si affrettò a fare acquisti in anticipo. VnlP 142), iš aukšto «con superiorità, con disprezzo» (Buozė guarda dall’alto in basso il contadino. Jrb. Perché finora hai guardato dall’alto in basso il nostro lavoro? Kd), «in anticipo, prima» Jb, Skr, iš arto «da vicino, proprio da qui» Š, Pl, iš dyko «non avendo niente da fare» Ds (Per ozio, i bambini non sanno più cosa fare. Slm), iš jauno «fin dalla giovane età» (Non l’ho fatto fin da giovane. Ldv), ne iš gero «per forza, in caso di assoluta necessità» (Quel dente gliel’hanno tolto per forza. Pc. È chiaro che l’ha fatto per necessità. Jb), iš lengvo (iš lengvo DP 254) «con calma» Er, Rgv, Sd, Lp, SD 272 (Andremo anche noi con calma, finché farà buio. Šlap. Le due portarono anche con calma. Pl. Vai con calma e non ti stancherai. Kps. Lavorano con calma. Jb), iš lėno «lentamente, pian piano» Grž, Ps (Soffiando lentamente, (il fischietto) emette un suono robusto. LT II 107), iš lėto «idem» DZ (Parla lentamente. Jb. Si alzò lentamente da tavola. rš. Pronunciò lentamente una parola dopo l’altra. GGuzKlt 383. Camminavano lentamente, strette l’una all’altra. ib 161), iš lietuviško «usando parole nuove, in modo non dialettale» (Parla in lituano standard. Vb), iš mažo «fin da piccolo» (Era pigro nello studio fin da piccolo. Pc. Ero malaticcio fin da piccolo. Ll. E i bambini… li trascina all’osteria, per insegnare subito anche a loro a bere fin da piccoli. Dn), iš pilno «pienamente, completamente» (Restituisci ciò che gli spetta, per davvero e per intero. Gs), iš resvo «lentamente» (Lavora con calma per conto suo, senza affrettarsi. Ktk), iš réto «non in fretta, raramente, lentamente, senza fretta, con calma» Mrk, Krtv, Skp, Slm (Nostro padre chiacchiera sempre lentamente. Knv. Parla così lentamente che…

18

…non ha fretta. Jnšk. Va e mangia lentamente. ib. Perché lavori così lentamente? Ut. Nostro zio cammina ancora, ma molto lentamente. Šš. Cominciò a parlare il rappresentante di Kaunas, scandendo lentamente le parole. G.GuzKIt 312), iš reto «idem» S, iš seno «da tempo» (Vive qui già da tempo. Btr. La tenuta di Šventarėtis era in causa da tempo con i contadini per i pascoli comuni — servitù. VnlP 15. Questo luogo fangoso e sgradevole era evitato dalla gente da tempo. GGuzKIt 87. Quella razza è cattiva — vive da tempo soltanto di rapine. LGR II 58), iš tieso «in verità» R 354, iš tykeliuko «con calma, in silenzio, pian piano» (Cammina in silenzio. Ds), iš tykiuko «idem» TDr IV 226, iš tyko «idem» Glv, Šd, Kps, Ds, Vj (Non mi sono stancato, vedi, camminavo piano. Ktk. Parlava piano, piano, ma poi si è animato. Šv. Si vede appena: l’acqua scorre piano. Ds. Camminerò piano, così non mi stancherò. Lkm. Il fiume scorre così piano che si direbbe fermo. Trgn. Tuo suocero viaggia sempre piano. Bgs. Piano, figliolo mio! On), iš tikro «davvero, in verità» Krtn, Lkv, Šd (Dici davvero? Ds. Alcuni lo sistemeranno davvero. Slnt), iš tylo «in silenzio, piano» Šd, iš tytólo (iš tytólo Nč) «da lontano» (Da lontano non mi lascia nemmeno parlare. Vlk. Evita ancora di incontrarmi anche da lontano. Nč), iš tolimo «idem» (Oh, è arrivato da lontano un ragazzo, e ha cominciato a corteggiare la figlia del padre. Lp), iš tólo «da lontano» Krtn, Ps, Ds, Lš, Dkš (Le luci dei vicini si vedono da lontano. Vrb. — Da lontano? — Da molto lontano, figlio del trifoglio. Srv. Quello è mio parente alla lontana. Švnč. Lei è originaria di lontano? Kv. Ai corsi sono arrivati anche da lontano. Jnšk), «con giri di parole, con cautela» (Parlo indirettamente, ci giro intorno. R 47. Comincia a parlare con cautela, dicendo che è venuto a trattare per le oche. Up. Altri non avevano paura di imparare a leggere da Didžkus, ma gli Stočkai, quelli facevano sempre tutto con cautela… GGuzKIt 387. Comincia alla lontana: prima lamentati della tua vecchiaia, del tuo malessere. VnlP 316), «in nessun modo, per niente» Alv (Non vuole assolutamente una cavalla gravida. Alv), «molto» (Ora hanno molta paura di me. Skr), nė (nei, anei) iš tólo «in nessun modo, per niente» (Con un carro così non arriverai affatto. Šts. Quest’anno la resa della segale non sarà affatto così abbondante. prš. Non ne verrà fuori proprio niente (non sono d’accordo). Rs), iš ūmo «d’impulso, all’improvviso» (Se il gatto afferrasse di colpo il riccio per il muso, forse riuscirebbe a prenderlo. Pc. Alzatevi tutti di colpo. Str), iš netolo «da non lontano» (— Da lontano? — Da non lontano, proprio qui oltre il lago. Lnk), iš palengvo «lentamente, pian piano» Ps, R, Ndž (Noi correvamo di corsa, voi invece camminavate piano. Skr. Così ci siamo messi d’accordo con calma. Škn. Si può approfondire lo strato arabile solo nel corso di alcuni anni, gradualmente, affinché l’argilla non venga rivoltata. Kl. Le nere navi si mossero lentamente presso il molo. VnclR 131), iš palėno «idem» Grž, iš pamažo «a poco a poco» (Per prima cosa cominciammo a parlare a poco a poco. rš), iš paniūro «di malumore» rš, iš patyko «di soppiatto» (Si avvicinò di soppiatto. Gl. Vai piano, per non svegliarlo. Lš. Parla molto piano. ib), iš patólo (iš patólo) «da lontano; con giri di parole, con cautela; di nascosto» (Mi guarda da lontano. Lp. Non chiedere direttamente, ma con cautela — e scoprirai dove vive. Dkš. I cani mi hanno aggredito di nascosto. Klvr).

tema in ia: iš didžio «con orgoglio, con fierezza» Jrb. (Guarda con orgoglio i suoi ex compagni. Šš. Cammina sempre con aria altera. Alk), «superficialmente, un po’» (Strappa solo un po’ le foglie del cavolo. Knv), iš lengvėlio «con calma, pian piano» (Scrivi lentamente, per non macchiare.

2*

19

Slm. Ce la facciamo con poco. Sld), di nuovo (di nuovo DP 161) «ancora, nuovamente, ripetutamente» (Se lo rifacessi da capo, sarebbe senz’altro meglio. Trgn. Eppure, si potrebbe forse riconsiderare tutto da capo? VnlP 20), di soppiatto «pian pianino, a poco a poco» Grv, di soppiatto «idem» (Andate piano, per non svegliare il bambino. Ds. Piano, piano, perché non senta. ib. Te ne andrai piano piano, nessuno ti caccia. Skdt. La vedovella camminava pian piano, svegliava i bambini piano piano. LTR, Brš), affatto «in nessun modo, assolutamente» (Volevo comprarlo, ma lui non lo vende affatto, e basta. Vik), al massimo «con tutte le forze, facendo del proprio meglio» (Fa il possibile per aiutarlo. Skd).

Tema in -o: di fretta «rapidamente, affrettandosi» (Ho lavorato di fretta. Lkv), di traverso «obliquamente» (Ma anche il vecchio artigliere guardava chissà perché di traverso. LzP. E anche Stasiukas Milašiukas mi guardò obliquamente, e gli sta bene. ŽR I 33), sul serio «davvero» (Per quanto mi riguarda, pensaci tu, ma sul serio guarda alla vecchiaia. ŽR I 171), al massimo «con tutte le forze, facendo del proprio meglio» (Farò del mio meglio per riuscire a liberarmi dai debiti. Gs. Lei si difende con tutte le sue forze. Jb).

Tema in -io: di nuovo «da capo» (Cominciamo da capo. Skd), da ieri «dal giorno precedente» (I vestiti sono ancora bagnati da ieri. Pc), da dietro «seguendo» (Il corvo continua a brontolare e a saltellare, rimasto indietro. rš).

Tema in -ė: da destra, da sinistra (lato) (Io mi siederò a destra, e tu a sinistra. Jnšk), al massimo Llkž (al massimo) «con tutte le forze» (Il bambino studia con tutte le sue forze. Kair. Tutto il mondo si dà da fare al massimo, mentre voi gironzolate per i mercati. ŽR I 88).

Aggettivi pronominali: con serietà «seriamente, con cura» (Non cerca a tentoni, ma con serietà cerca chi è colpevole. J), di fretta «affrettandosi, in fretta» (Di fretta ho persino dimenticato di chiudere la porta. Slm. Di fretta ha persino dimenticato i guanti. Sdk. Sono corso in fretta e me ne sono dimenticato. Lk), sul serio «davvero, veracemente» (Ha raccontato tutto sul serio. Skr), lentamente «piano» (Un altro, pur lavorando lentamente, riesce a fare tutto. Trgn), velocemente «velocissimo» (Come correva velocemente e si è schiantato. Ds), con tutte le forze, forma slava «con tutte le forze» (Lavoriamo con tutte le nostre forze. Pg), al massimo «con tutte le forze, facendo quanto più possibile» rš., al massimo «idem» (Lavora al massimo. Lkv. Il padre si sforza con tutte le sue forze. Rs), al massimo «idem» (Fa del suo meglio per compiacere. Gs).

Gli esempi riportati mostrano che le costruzioni formate dalla preposizione iš e dal genitivo di un aggettivo si avverbializzano per lo più, assumendo la funzione di complementi di modo. Pertanto, tra queste costruzioni avverbializzate prevalgono gli avverbi di modo, mentre quelli di luogo e di tempo sono assai meno numerosi. Quando sono usate con il significato di altri complementi, queste costruzioni non tendono affatto ad avverbializzarsi.

Una caratteristica degli avverbi di questo tipo è che i loro componenti aggettivali presentano anche un certo grado di sostantivazione. Tale sostantivazione dei componenti aggettivali, a quanto pare, avviene insieme al processo della loro avverbializzazione, che

20

si rivela più attivo e prevale non solo sulla sostantivazione da essi avviata, ma attenua anche il significato aggettivale stesso. In questo modo l’intera costruzione si avverbializza. Va detto che l’avverbializzazione di queste costruzioni è spesso più avanzata e marcata di quella delle costruzioni formate dalla preposizione iš e dal genitivo di un sostantivo.

c) La preposizione iš e il genitivo di un numerale, pronome o participio

Le costruzioni di questa composizione che hanno assunto valore avverbiale sono pochissime. Come secondo elemento si trovano più spesso soltanto i genitivi dei numerali vienas, pirmas, del pronome visas, -a, la forma savęs del pronome riflessivo e, occasionalmente, il genitivo di qualche participio sostantivato; per esempio: iš vieno «insieme, congiuntamente» (Tik reikia dirbti, visiems eiti iš vieno. Jb. Mes daug galėtume nuveikt iš vieno. Kd), «ininterrottamente, continuamente, senza sosta» (Patrankos iš vieno šveičia. Alv. Tenai jau iš vieno — ir gula ir kelia jis tenai. Jnšk. Iš vieno reikia ir reikia. Lš. Iš vieno tik kuliam ir kuliam. Lp. Iš vieno apsiniaukę — lis. Er), iš pirmo «dapprima, all’inizio» NdŽ, iš viso «in tutto» (Nebesuskaitau, kiek čia tų vaikų iš viso. Vb. Kiek iš viso medžių nupiovė? Ds. Iš viso tik vos gals tvoros pasiliek[i]. Dn. Jis stebėjosi, kad ir iš viso nedaug prisirinko, ir salė buvo toli gražu nepilna. VnlP 145), «affatto» (Ar iš viso ataduodi? Trgn. Nesūlyk man, nenoriu: aš iš viso pomidorų nevalgau. Kps. Aš iš viso nežinau. Ds), «in generale» (Aš iš viso nelabai mokėjau pasakų. Dglš), iš visos «per l’intera giornata» (Išginus bandą iš visos, praalkstas. Šts)³, iš savęs «spontaneamente, da sé» (Tai iš savęs auga. KB I 48. Iš savęs išmoko. Likž), iš neviltosios «inaspettatamente» (Kad ir parašau, tai ben kelintuose metuose, visai iš neviltosios. Bg), iš dėto «qui vicino» (Gali girdėt kaip iš dėto. Prk).

In alcune delle costruzioni appena menzionate, formate dalla preposizione iš e dal genitivo, talvolta cade la desinenza; si producono così forme apocopate, che presentano il più alto grado di avverbialità fra tutte le costruzioni avverbializzate con la preposizione iš e il genitivo, poiché in esse non solo il significato del caso è sbiadito, ma è caduto anche il suo indicatore formale, la desinenza. Per la caduta della desinenza, la preposizione iš tende per lo più a fondersi con l’elemento principale. Lo indichiamo graficamente scrivendo questi avverbi apocopati in un’unica parola, soprattutto nei casi in cui gli elementi principali, essendo apocopati, non si usano nella lingua senza preposizioni⁴, per esempio: iškart< iš karto (Jis iškart tris antis nuėmė (nušovė). Lš), iššyk< iš šykio (Iššyk pataikė. Dkš), išvidur< iš vidurio (Buvo... padalytas ir išblaškytas išvidur (iš vidaus). brš), išpalengvėl< iš palengvėlio (Padės mums išpalengvėl išpirkti. rš), išpavirš< iš paviršiaus

3 Talvolta la preposizione iš si fonde completamente con un’altra preposizione e con l’elemento pronominale principale, che conserva la desinenza; cfr.: neisišenėko «non è facile» (Regis, kas čia, o dėto geras grėblys neiššenėko padirbti. Trgn.)

4 A dire il vero, in questo caso l’ortografia lituana non ha raggiunto una rigorosa uniformità.

21

«superficialmente, male» (Darbą išpavirš atliko. Llkž), išvien< iš vieno (Lietuvos darbininkai ėjo išvien su bolševikų partija. tsp. Jis išvien dirba ir dirba. Snt. Bruknės išvien raudonuoja. Skr).

Come già menzionato, il genitivo con altre preposizioni assume valore avverbiale molto più raramente.

ant: ant galo «finalmente» Rgv, Sd (cfr. la locuzione fraseologica ant galo pagalės «lo stesso»: Ant galo pagalės jie pripažino, kad mano teisybė. Pc), ant būrio «a tratti» (Ant būrio man šilta pasidaro, ant būrio šalta. Šd), ant abejo[s] «con esitazione, esitando» (Dirbsiu ir tiek ant abejo[s]. Grž), ant nuomonės «come sai o immagini» (Eik ant nuomonės ir rasi. Erž), ant lygasties «alla pari» (Pasidalinom ant lygasties — nebus skriaudos nei vienam, nei kitam. Ktk), ant greito «in fretta» (Padaryk ką ant greito užkąst. Vs), ant greitos «idem» (Ant greitos gana guviai pasisuvau. J), ant roplos «strisciando» (Jonas ant roplos beveiziant smunka po lova. ŽR I 333), ant tuščios «a digiuno» (Per kiaurą naktaitę ant tuščios. ib 265), ant greitosios «in fretta, rapidamente» Lkm, Rgv (Kur čia ant greitosios tą vandenį išpilt? Pc), ant smagiosios «a gran voce» (Kai suriks ant smagiosios, tai tik neparvirtau — taip persigandau. Ds), ant skardžiosios «idem» (Nešūkauk ant skardžiosios — visi jau miega. Dbk), ant vieno «senza badare a nulla» rš. Cfr. l’avverbio apocopato antvien «idem» (Tai drąsuolis — antvien eina. Gs. Kai įvyksta jis, tai jau antvien eina. Brt)⁵.

Va osservato che l’uso degli avverbi appena menzionati non è frequente nella lingua letteraria. Si usano maggiormente nella lingua popolare colloquiale. In alcuni casi è facile trovare nelle lingue slave equivalenti per gli avverbi lituani di questo tipo (cfr. ru. накорец|ant galo, на- тощак|ant tuščios, наскоро|ant greitos), perciò è del tutto possibile che l’influsso delle lingue slave abbia determinato la comparsa nella lingua lituana di alcuni avverbi di questo tipo.

bė: be galo «indicibilmente, straordinariamente, moltissimo» (Lietuvių tauta be galo dėkinga Komunistų partijai už naują, šviesų gyvenimą. tsp), be galo ir be krašto «idem» (Ji žino, po širdim nauja gyvybė bręsta — Laininga ji be galo ir be krašto. TTSon 29), be galo, be krašto «idem» (Be galo, be krašto daug turėtų susikrovę. Bien), be laiko «troppo presto, prima del tempo, in anticipo» (Be laiko mirė, be laiko rugius suvežė. Jb. Be laiko strypinių neišlaidyk (iš anksto nesididžiuk). VP 9. Šiandien tai be laiko sutems. Pc), be reikalo «senza motivo» (Be reikalo taip greitai ėmė pakuotis. VnIP 430. Gerai, kad jam neužminė be reikalo. Jnšk. Nebereikalo ši vieta vadinasi Perualka. rš. Ma cfr. anche questa espressione: Be reikalo mes nepardavėm tos karvės (cioè, avremmo dovuto, era opportuno vendere quella mucca) Grg), be stabo «incessantemente, senza interruzione, di continuo» (Be stabo lyja. Rm), be pérstojo «idem» Llkž, Ktk, be pérstolio «idem» (Be pérstolio dirba. Grž), be pértrūkio «idem» (Be pértrūkio lyja. Llkž). Cfr. benedaugio «quasi,

5 Nei dialetti degli altiani orientali, al posto della preposizione ant della lingua letteraria si usa in; altrove, an.

22

“da vicino” (Arti, benedaugio trys mylios. Rdm), be dienos “molto presto” (Paskėlė be dienos. OG 434), be reikõs “senza motivo” (Be reikõs širdijatės (pykstatės). Bien), be atvangos “senza sosta, ininterrottamente” (Jis dirba be atvangos. Jb), be žinios “molto” (Per kiek metų priviso tų kiaulių be žinios daug. D), be paliovos “senza sosta, ininterrottamente” (Dangus užgriozdintas storais debesimis, be paliovos varvinančiais ledinį lietų. BltšR 29), be pérstojos “idem” (Kada gi bus galas tam lietui — lyja ir lyja be pérstojos. Ktk. Qui cfr. anche il samogitico ba parstojõs “idem” Lkv), be pérstogės “idem” (Lyja be perstogės. Llkž), be skaičiaus “molto” (Be skaičiaus daug buvo žmonių. Rm), be skyriaus “senza distinguere, senza distinguere” BsP II 26, be vieno, be vienojo “ininterrottamente” (Lapė išpiovė žąsičius be vieno. Grg. Igulė (igula) dajutusi mažą galę neprieteliaus te esant, užpuolusi be vienojo nukavo. D).

ik(i): ik valios “a sufficienza, abbastanza” (Ir jam gana, ir tėvam ik valios. VnIP 31. Kartą taip ir rado Pranciškų negyvą, iki valios prisišutunusį pirtyje. CvR VI 31), iki valės “idem” (Sieno prisišienaujam iki valės. Rm).

lig(i): lig laiko “temporaneamente, per poco” (Lig laiko tu čia taip dūksti. Ds. Lig laiko puodas vandenį neša. Vg), ligi nãgo “ininterrottamente” (Sušlapau ligi nago. Llkž), ligi valios “a sufficienza, abbastanza” (Ligi valios prisiklausė. rš. Dabar tai jau ligi valios prisipirkau duonos. Grž), lig senės “fino alla vecchiaia” (Nuog mažens mokinas ir mokinas lig senės. Pls), lig valės “a sufficienza, abbastanza” StrR 105, ligi paskutinio “ininterrottamente” rš.

nuo: nuo daikto “ininterrottamente; continuamente; di seguito” (Kaip tik žmogus nuo daikto bamba, niekas ano plepalo ir neklauso. Užv. Šią naktį nuo daikto tris sykius girdėjau perkūną trenkiant. Plt. Višta ded du dieni nuo daikto. Sts. Nuo daikto imk, neskyr(i)ok. Slnt. Malką imkite nuo daikto, nelipkit ant viršaus. Prk. Kask bulves nuo daikto, nebegiok! Sts. Eina ir eina žmonės nuo daikto. Vvr. Vieškelis apsodintas gluosniais nuo daikto. Jnšk. Ne nuo daikto turime dieną, ne nuo daikto teipogi ir naktį. brš), nuo tolo “da lontano” (Nuo tolo rugiai balti. LnkV. Jau nuo tolo vaikas išbėgo pasitikt tėvo. Ds. Nuo tolo žiūri, kaip gardžiai valgo, ir seilės varvina. Grž), nuo tamsõs “presto” (Nuo tamsõs atsikėliau. Llkž), nuo vietos “ininterrottamente, in successione” (Tris dienas nuo vietos švesdavo. Kdn), nuo mažumės “fin dall’infanzia” Plk, nuo jaunumės “dalla giovinezza” Bsg, nuo jaunumėlės “idem” Gs, nuo maženėlės (Nuo maženėlės be motinėlės. Alk. Dirbau nuo maženėlės, nuo jaunumėlės. Gs), nuo mažumės “fin dalla tenera età” Vs, Srv, Šlap, Alv, Ig, nuo mažiuomenės “idem” Ad, Švnč, nuo mažuomės “idem” Ps, nuo akies “a occhio, approssimativamente” Llkž, nuo mažuntės “fin dalla tenera età” Aln, nuo arto (: ar̃tas, -à) “da vicino” (Iš tolo ir nuo arto keliauja. brš), nuo réto “di rado” (Kalba labai nuo réto. Lg), nuo seno “da tempo” rš, nuo mažo “fin dall’infanzia” (Mūsų vaikai nuo mažo prie darbo pripratę. Ll).

põ: po laiko “troppo tardi” Llkž (Jau po laiko — iš numirusių nebeprikelsi. Plt. Po laiko grybai rauti, kad nebedygsta. Dr). Cfr. nepoilgo Kt, nepoilgio rš, NdŽ “fra poco, subito, tra breve”.

23

prie: prie daikto “nello stesso luogo, insieme” (Siemet daržus turėsime prie daikto. Šlap. Dirbkim visi prie daikto, ir gana. Sk.). už: už šviesos “con la luce, prima che faccia buio” (Dar kur už šviesos metėm arę. Knv. Už šviesos iš medžio (dal bosco) neparveši daržtes nei vieno pagalio. ib). Cfr. neužilgo “fra poco” Dkš, Pc (Neužilgo atėjo ir žuvusiojo tėvai. VnlP 276).

È chiaro che anche le costruzioni con le preposizioni e il genitivo qui menzionate non sono tutte ugualmente fossilizzate e avverbializzate. Anche la causa principale della loro fossilizzazione e avverbializzazione va individuata nell’uso stesso come complementi circostanziali. Ma nella lingua abbiamo molte altre costruzioni con preposizione e genitivo che nella frase fungono da complementi di luogo, tempo, modo, causa e di altro tipo (cfr. ant stogo, iš nusiminimo, iš širdies, iš džiaugsmo, be triukšmo, iki nakties, iki pašario, nuo kalno, po valandos, prie vieškelio ecc.), ma non mostrano alcuna tendenza a fossilizzarsi e ad avverbializzarsi. I loro elementi nominali sono percepiti come genitivi chiarissimi, ai quali si possono affiancare vari attributi senza modificarne il significato lessicale fondamentale, bensì rafforzandolo ulteriormente e mettendo in evidenza il valore grammaticale del caso (cfr. ant skardinio stogo, iš didelio nusiminimo, iš visos širdies ecc.). Pertanto, la sola funzione circostanziale non trasforma tutte le costruzioni preposizionali in avverbi. Come già accennato, per la fossilizzazione e l’avverbializzazione di queste costruzioni è di grande importanza il significato lessicale del loro elemento principale: una maggiore genericità, astrattezza o talvolta metaforicità ne facilita e accelera il processo di avverbializzazione. Occorre inoltre sottolineare l’intensità d’uso della costruzione preposizionale stessa, che ha anch’essa rilevanza nel processo di avverbializzazione. I secondi elementi — i genitivi — di alcune delle costruzioni preposizionali avverbializzate o in via di avverbializzazione menzionate sopra sono tra i più usati nella lingua. Prendiamo gli avverbi da mažens, nuo mažens, iš mažuties, nuo mažuties e tutte le loro altre varianti. Nella loro grande varietà si distingue un numero considerevole di avverbi i cui secondi elementi sono noti nella lingua soltanto nella forma fossilizzata del genitivo. Per esempio, nella lingua non abbiamo più la forma *mažuo. Ne è sopravvissuto soltanto il genitivo mažens, non isolato ma nella locuzione iš mažens. Anche i secondi elementi delle numerose altre varianti di questo avverbio sono usati soprattutto nella forma del genitivo (insieme alle preposizioni iš, nuo). L’intensità d’uso della costruzione preposizionale ne provoca e accelera dunque la fossilizzazione e, insieme, l’avverbializzazione. Nella costruzione in via di avverbializzazione si verifica così un mutamento semantico: essa si lessicalizza in modo peculiare e acquisisce, per così dire, il significato di una sola parola. Ciò chiarisce perché in una costruzione preposizionale completamente avverbializzata non sia possibile inserire alcun attributo tra la preposizione e il genitivo senza compromettere o modificare il significato avverbiale. Quando la costruzione preposizionale non è ancora completamente avverbializzata, l’attributo è talvolta possibile e viene usato, ma in misura limitata. Per esempio, potremmo dire e diciamo: be jokio reikalo, be jokios reikės, be jokios perstogės, oppure talvolta inseriamo la particella pat: nuo pat mažumėlės, nuo pat jaunumės, nuo pat mažumės. Tuttavia

24

vediamo chiaramente che qui l’uso degli attributi è ormai molto limitato. Ciò indica l’irrigidimento di queste costruzioni.

Poiché il processo di irrigidimento e di avverbializzazione delle costruzioni preposizionali (come anche di quelle declinate) si svolge continuamente e dura molto a lungo nella lingua parlata viva, ci è semplicemente impossibile cogliere e datare i momenti a partire dai quali, nello specifico, un determinato caso con preposizione si avverbializza. Osservando la lingua attuale e la tradizione scritta relativamente non antica, risalente a pochi secoli fa, possiamo trarre conclusioni soltanto dai fatti linguistici concreti, cioè dai risultati stessi dell’avverbializzazione. È ovvio che, osservando e studiando il processo stesso di avverbializzazione delle costruzioni preposizionali (come di tutte quelle declinate), ci si imbatte sempre in casi di transizione, spesso semplicemente impossibili da distinguere dai casi di completa avverbializzazione. Perciò, tra gli esempi forniti finora, ve ne sono certamente anche di transizionali.

L’avverbializzazione, o almeno l’avverbializzarsi, delle costruzioni preposizionali menzionate è confermata anche dal fatto che talvolta cade la desinenza del loro secondo elemento, senza modificarne, come già detto, il significato avverbiale; cfr. begàl<begàlo<be gãlo, berèik<bereikõs<be reikõs oppure berèikal<bereikalo<be reikalo.

Naturalmente, la sola presenza di forme abbreviate accanto alle costruzioni menzionate non basterebbe a dimostrarne la natura avverbiale, perché possono ridursi e, proprio in seguito a tale riduzione, trasformarsi in avverbi anche semplici sintagmi non avverbializzati di preposizione e genitivo, cfr. nuopavãsar<nuo pavasario, nuotoláik<nuo to laiko, ik(i)tõlaik<ik(i)tõ laiko, ikšiõlaik< <ik šio laiko. Ne consegue che in lituano gli avverbi di questo tipo, formatisi per riduzione, hanno due origini: a) la caduta delle desinenze degli elementi principali di costruzioni preposizionali già avverbializzate o in via di avverbializzazione; b) la caduta della desinenza dell’elemento principale di costruzioni preposizionali che fino ad allora non si erano ancora avverbializzate (talvolta contenenti persino un attributo).

Per rendere più evidente il quadro dell’avverbializzazione del genitivo nel lituano contemporaneo, occorre sottolineare anche che questo caso compare molto spesso come elemento di locuzioni fraseologiche avverbializzate. Tra queste, si ricordino anzitutto le locuzioni composte dal nominativo di un sostantivo, da una preposizione qualsiasi e dal genitivo dello stesso sostantivo, per esempio: dienà iš diẽnos «ogni giorno, continuamente, senza sosta» (Tarybinė liaudis diena iš dienos mūsų valstybę, taikos tvirtovę, daro dar galingesnę. idem, Dienà iš diẽnos oras jau šiltesnis. Ds), grūdas iš grūdo «ininterrottamente, tutti i chicchi» (Dygsta kopūstai grūdas iš grūdo. Šts), kãrtas iš kãrto «di tanto in tanto» (Kārtas iš kārto pašėrei, ir tee inie sau. Užv), rankà iš rañkos «in contanti, pagando subito» Gs, rýtas iš rýto «ogni mattina» Llkž, dienà nuo diẽnos «ogni giorno» rš, gãlas nuo gãlo «ininterrottamente» (Galas nuo galo skaitau laikraštį. Šts. Gãlas nuo gãlo apmesti laukai mėšlu. Šts), kãrtas nuo kãrto «di tanto in tanto, talvolta» (Ligonis kartas nuo karto ir pakliedėdavo. VnlP 395), kója nuo kójos «all’unisono» (Advokatas... balsta ir raudonuoja, koja nuo kojos trypia. ŽR II 248), laĩkas nuo laĩko «a intervalli» (Laikas nuo laiko vienas kitam maloniai paveizi į akis. BlnR 38), dienà po diẽnos «ogni giorno»

25

ŽR II 119, kartas po karto «di tanto in tanto; uno dopo l’altro» tsp, ŽR II 184, rytas po ryto «ogni mattina; una mattina prossima» ŽR II 127, žingsnis po žingsnio «a poco a poco» CvR VIII 47, žodis po žodžio (Žodis po žodžio, priekaištas po priekaišto, — dvarininkas pradėjo grūmoti. CvR VIII 190), diena už dienos «presto» (Dieną už dienos — jau ir darbininkas. Ds), koja už kojos «pian piano, lentamente» (Ėjome koja už kojos. ŽR II 410) e così via.

Tutte queste espressioni sono cristallizzate e hanno acquisito valore avverbiale. Talvolta il loro significato si è generalizzato a tal punto che è difficile persino definirlo con altre parole. Tuttavia, non sono soltanto locuzioni fraseologiche di questo tipo ad acquisire valore avverbiale e ad avverbializzarsi in modo peculiare: ve ne sono anche altre, nelle quali il primo elemento è una preposizione, seguita dal genitivo con un attributo intero o ridotto, per esempio: be vieno galo «straordinariamente» (Be vieno galo mergaitė graži. Grg), be maža ko (>bemažko) «quasi, pressoché» (Be mažo ko pilnas sykėlis. Ds), iki amžių amžio «per sempre» BP II 151, iki gyvos galvos «per tutta la vita» CvR VIII 207, iki gyvo kaulo «molto» (Iki gyvo kaulo įkyrėjo. VnlP 68), iš dyko buvimo «per non avere niente da fare, per pigrizia» (Iš dyko buvimo ragai užaugo. Rdm), iš gerojo gero «spontaneamente» (Šitas ežeras iš gerojo gero atsirado. LŠ), iš geros valios «idem» (Iš geros valios pradėjo ranką gelti. Pc. Iš geros valios suka. Dkš), iš gražios valios «idem» (Akį iš gražios valios pradėjo skaudėti. Al), nuo vieno daikto «ininterrottamente, continuamente» (Vaikas apdygo piktskauduliais nuo vieno daikto. Plt. Mažas vaikas reikalauja valgyti nuo vieno daikto. Mžk. Cfr.: Nuo vien daikto kaip pradėjo, tai ir pabaigė siūti. Šauk), nuo paties kėlimo «molto, straordinariamente» (Motina ta mitri nuo paties kėlmo. LlKž), nuo vien žodžio «in una parola» (Nuo vien žodžio tariant. Šauk), prie gyvo kaklo «in nessun modo» (Prie gyvo kaklo su uksusu nenoriu košėros. Dr). Cfr. inoltre il predicato nella frase Jau jis nuo pusantro velnio (abbastanza, molto, proprio cattivo). Skr.

Si ricordino a parte locuzioni fraseologiche avverbiali che comprendono genitivi di pronomi insieme a aggettivi, avverbi e parole funzionali, per esempio: viso gero «in tutto» (Kiek viso gero gauni pinigų? LlKž), viso labo «idem» (Viso labo esam penki. ib), tiek to «non importa, lascia perdere» DŽ, tiek to «idem» Ds, tiekai to «idem» ib (cfr. tiekto-daug «idem» Trgn), nė iš šio, nė iš to «spontaneamente, senza motivo, senza ragione» rš, nei iš šio, nei iš to «idem» Lkm, kaip niekur nieko «come se nulla fosse accaduto» VnlP 92 e così via.

* * *

Passando all’esame degli avverbi con i formanti -(i)o, -(i)os, -ės, occorre osservare che nella lingua vi sono molte forme cristallizzate che, a prima vista, potrebbero essere fatte risalire al genitivo singolare, poiché la loro desinenza coincide con quella di questo caso. Non bisogna però dimenticare che la «desinenza» di un avverbio non è la stessa cosa della desinenza di una parola declinabile.

Finché la forma di caso non è passata a essere un avverbio, la desinenza indica il significato del caso e il rapporto della parola con le altre parole della frase. Quando una forma di caso si cristallizza, il significato stesso del caso si attenua e, al contempo, può facilmente

26

può mutare l’indicatore formale del caso, cioè la desinenza stessa. La desinenza del caso originaria, come abbiamo già visto, talvolta scompare del tutto, ma il nuovo significato avverbiale acquisito dalle forme di caso lessicalizzate non ne risente affatto. Al contrario, l’assenza della desinenza talvolta emerge addirittura come indicatore del significato avverbiale della parola (cfr. nuopavasar < da primavera).

Inoltre, in certi casi la «desinenza» (probabilmente per effetto dell’analogia), senza modificare il significato dell’avverbio, può comparire anche dove non ce l’aspetteremmo affatto, per esempio: vėlios (vėlios Dgls) «di nuovo» (Man vėlios galvą sopa. Rgv), dabarõs «adesso» (Dirbom, dirbom, dabarõs reikia ir pasil- sėti. Jnšk), tenãjos «là» Rm, Lnk. Pertanto, parlando di avverbi, sarebbe generalmente più preciso non parlare di desinenza, nel senso in cui la intendiamo per le parti variabili del discorso, bensì di formante, poiché in realtà le antiche desinenze dei casi si sono spesso trasformate in formanti derivativi di avverbi, sulla base dei quali si formano nuovi avverbi.

Come mostrano gli esempi appena forniti, questi formanti interessano spesso persino parole che oggi non hanno più nulla a che fare con i nomi. Sarebbe quindi inesatto considerare tutti gli avverbi con i formanti -(i)o, -(i)os, -ės, che a prima vista è facile collegare alle desinenze del genitivo singolare, come genitivi di nomi avverbializzati, poiché in molti casi tali formanti coincidono con le desinenze del genitivo soltanto nella forma esteriore, mentre gli avverbi che li presentano derivano da altri casi.

Formante — (i)o

darõ «adesso, in questo momento» (Darõ tai kas kita. Lp) dabartėlio «adesso» Ds, dykõ «gratis» (Dykõ niekas nieko neduoda. Lnkv), skersõ (nella locuzione skersõ išilgõ) «in lungo e in largo» (Eik skersõ išilgõ — niekur geriau nerasi. Mlt), aplinkõ «intorno» (Visi tik geria aplinkõ. Ml), apsukõ «tutt’intorno, attorno» (Rietimo galus apsukõ atsuka. Dgļs. Apsukõ siuva. Bien. Vis darbas eina ir eina apsukõ (qui finisci e poi ricominci a fare lo stesso lavoro). Tvr. Vis apsukõ ir apsukõ niūnia (parla per giri di parole). Bien), apžargõ «a cavalcioni sui binari» (Važiuok apžargõ su tokiu vežimu. Arm), atatuõ «all’indietro (solo per i cavalli)» (Arkliai tik atatuõ atatuõ. Tvr), atgalõ «indietro» (Ateitum atgalõ, bet takai užaugo. Bien. Stumk vežimą atgalõ. Krok. Amžiai kraunas, tolyn traukias, atgalõ negrįžta. BM I 451), intimpõ «con fatica» (Nebesveika tiek kelio bėgt intimpõ. Sdk), išilgõ «per il lungo» (Išilgõ perkirto. Bien), pasupõ «uno dopo l’altro, in successione» (Pasupõ tris puodelius išgėrė. OG 422), pašyukštõ «sottovoce, a bassa voce» (Anas pasakė pašyukštõ, kad niekas negirdėtų. OG 422), paviršiõ «in superficie, superficialmente» (Paviršio pabadė (jei kas blogai nupiovė su dalge). OG 422. Tik paviršio darbą darė. Bien), perėjo «attraverso» (Koją perėjo perdurė. Bien. Perėjo perljio. ib), dviračio «a cavalcioni» (Ant mažo arklio bais bloga dviračio jot. Ds).

Come mostrano gli esempi, questo formante nella lingua popolare colloquiale è per lo più accentato. Può derivare non solo dal genitivo singolare

27

ma anche dal locativo e dalle desinenze dello strumentale plurale. La lingua popolare colloquiale mostra una forte tendenza ad abbreviare le desinenze dello strumentale plurale di tutte le parole declinabili di genere femminile, che nella lingua letteraria di norma si conservano nella forma piena. Molti dialetti non presentano affatto le desinenze complete -(i)omis, -ėmis, -imis. Nell’abbreviazione si elimina la i finale, e per lo strumentale plurale si usa più spesso la forma dello strumentale duale, che non ha affatto una -s finale. Nei nomi declinabili, la -m finale della forma proveniente dal duale non può più cadere. Di conseguenza, il processo di abbreviazione non intacca più il suono m che si trova in fine di parola. Tale -m finale, insieme alla vocale che lo precede (se la desinenza è accentata, si tratta di una vocale con accento circonflesso), rimane come indicatore della forma della parola. Negli avverbi, invece, dove il significato di caso è completamente sbiadito, la fine della parola è meno stabile; pertanto qui la -m può probabilmente cadere senza modificare il significato dell’avverbio. Lo dimostrano le seguenti coppie di avverbi sinonimi o di significato affine: dykõ||dykõm Vb, Srv, Lnkv, Ds, skersõ||skersõm Llḱž, apsukõ||apsukõm Grž, apžargõ||apžargõm «in modo qualunque» Kp, atatupõ||atatupõm, paviršiõ||paviršiõm Slap. Si aggiunge la circostanza che, tra tutti i casi, in lituano lo strumentale plurale ha prodotto e continua a produrre il maggior numero di avverbi, caratterizzati da straordinaria abbondanza e diffusione non solo nella lingua popolare colloquiale, ma anche in quella letteraria, specialmente nelle opere di narrativa. Oggi gli avverbi di origine strumentale plurale possono essere considerati un tipo avverbiale molto diffuso, tenuto saldamente unito in un ampio gruppo da formanti specifici derivati dalle desinenze dello strumentale plurale. Particolarmente frequente è qui il formante -(i)om(is), che, per le ragioni indicate, può probabilmente essersi trasformato, almeno in alcuni casi, nel formante -(i)o.

Infine, non vi è dubbio che in molti casi questo formante sia frutto dell’analogia: una volta che nella lingua si fu consolidato un certo numero di avverbi con questo formante, provenienti dai casi menzionati, sul loro modello si cominciarono a formare avverbi da altre forme, persino da parole invariabili (cfr. darõ, dabartėlio). L’esempio del formante -(i)o mostra dunque chiaramente quanto possano essere diverse le fonti da cui derivano gli avverbi formati con un dato formante.

La composizione morfologica degli avverbi con il formante -(i)o è molto varia. Ciò dipende dalla specificità della loro formazione. Accanto a derivati come darõ, dabartėlio, che oggi non possono più essere collegati ad alcuna parola variabile, ma soltanto agli avverbi dar «adesso» Kps, Vlk, Lp, Vrn, dãr «lo stesso» Arm, Krok, Onš, dabartėl «lo stesso» SD 43, KIG 135, Lnkv, dabartėlei «lo stesso» Užp, dabartėlės «lo stesso» Dkš, Pnd, Lel, Jb, dabartėli «lo stesso» KIG 135, N, dabartėlios «lo stesso» Brž, Grž, Ds, si trovano avverbi facilmente riconducibili agli aggettivi, sia semplici sia prefissati: dykõ (: dỹkas, -à), skersõ (: skẽrsas, -à), išilgõ (: išilgas, -à). Si incontrano inoltre avverbi prefissati con questo formante accanto ai quali, nella lingua attuale o negli scritti antichi, si trovano sostantivi o aggettivi della stessa radice, per esempio: apžargõ||apžargà «salto oltre il solco, mentre si rincorre una corda» Slv, apžarga «salto oltre il cerchio, gettando il tessuto» Alk; aplinkõ||aplinkas, -a «circostante» K e aplinkà «dintorni» SD 222, J, «spazio circostante, intervallo» Jb; apsukõ||apsukas, -à «fatto tutto intorno, intero, completo» Š e apsuka «asse,»

28

«girandola, torsolo; (del corpo) articolazione, piega» SD 202; atgalió||atgalias, -ią «all’indietro, dalla parte posteriore, al contrario» Prl, Trgn, Pg, Svn, Pc e atgaliai plurale «residui minuti dei cereali, frammenti» J, Grg, Prk, Klt, Šv, Vkš, Brs, Lž, Klp; «possibilità, dettagli» D, atgalis «residuo; estremità di una striscia di terra» rš.

J. Otręmbskis osserva che nella parlata di Tverečius gli avverbi con questo formante sono di norma prefissati e si formano da temi e radici nominali, aggettivali e persino verbali6. Tuttavia, altri dialetti e fonti mostrano una varietà ancora maggiore di questi avverbi: in particolare, vi sono anche formazioni composte, per esempio quelle in cui il primo elemento è numerale e il secondo verbale (dviraičio).

Formante -(i)os

Nella lingua popolare colloquiale questo formante può essere accentato o non accentato. Se, in alcuni casi, per la sua origine lo si potrebbe collegare alle desinenze dei casi, in altri è soltanto un formante avverbiale, che comprende persino parole modali e particelle.

È probabile che il caso genitivo abbia determinato la comparsa di alcuni avverbi con quel formante. In via ipotetica si potrebbe anche sostenere che una certa parte degli avverbi con questo formante derivi dallo strumentale plurale: la presenza nella lingua di coppie parallele aplinkòm||aplinkò, apžargòm||apžargò..., in cui le seconde forme possono essere derivate dalle prime, potrebbe aver agevolato la formazione di coppie parallele apsukõms||apsukõs, atgalióms||atgaliós... Tuttavia, non si può considerare che tutti gli avverbi con questo formante siano casi fossilizzati, poiché il formante stesso, una volta consolidatosi nella lingua, può essersi aggiunto secondariamente anche a forme ridotte, ad altri avverbi ridotti e, come abbiamo visto, persino a particelle.

Per illustrare la struttura morfologica, i significati e l’uso sintattico degli avverbi con questo formante, si riportano di seguito alcuni esempi.

1. Parole senza prefisso con radice nominale: ankstičkõs «presto» (Mi sono alzato ankstičkõs e sono andato a dar da mangiare ai soldati. Grv), aplõs «in disordine, alla rinfusa» (A bocca aperta, lascia tutto aplõs e aplõs. Ds), artičkõs (usato come preposizione) «vicino» (Eravamo vicini l’uno all’altro. Grv), daugaliõs «in gran numero» Mit II 235.

2. Parole prefissate con radice nominale: aplinkõs (apliñkos) «intorno» (La gente girava intorno. Kš. Andiamo intorno, se non c’è modo di passare dritto. Grž), apsukõs «facendo il giro» (Il cavallo non mangia, continua solo a girare in tondo intorno al palo. Grž), atgaliós «indietro» (Riprendimi indietro. Bien), atskirõs «separatamente» (Ormai vive separatamente dai genitori. Ds).

3. Formazioni bitematiche: akimirkõs «subito, in un attimo» (L’ho messo dentro e, in un attimo, ha cominciato a bollire. Klov).

6 J. Otrębski. Wschodniolitewskie narzecze twereckie, część I, Kraków, 1934, p. 422.

29

A questo gruppo va ricondotto anche kiekdienos «ogni giorno» (Platesnio mokslo kiekdienos laukit. Mž 12. Ansai valgė ir gėrė apstu kiekdienos. DP 270), se nel XVI secolo era già completamente avverbializzato e si era effettivamente trasformato in un’unica parola.

4. Il formante -(i)os compare anche con i cosiddetti avverbi arcaici o pronominali, che oggi è difficile persino collegare ai sostantivi: anaipòs «così» (Ne šitaipòs daryk, bet anaipòs. Gs), čianàjos «qui, in questo luogo, in questa cosa» (Cianàjos žemė kaip aguona (gera). Jnsk), kitaipòs «altrimenti» (Nuėjo kitaipòs (išėjo kitaip). Pls), niekadòs «mai, mai» DŽ (Niekados taip nedaryk. Jb), nuolatòs «spesso, continuamente» DŽ, «in successione, uno dopo l’altro» (Dirbk nuolatòs, ko čia šokuoji iš vienos vietos kiton. Ds), šitaipòs «così» (Šitaipòs neapausi vaiko — pasisodink ant kelių. Gs), vėliakos «di nuovo, daccapo» (Lijo lijo, o nareinant vėliakos sausa, gražu. Pc), visadòs «sempre, per tutto il tempo» (Visadòs vaikas geras. Grž).

Si distinguono soltanto avverbi di questo formante come dabarčios «ora» (Dabarčios aš jam parodysiu. Nmk), dabartėlės «idem» (Ką dabartėlės dirbsi? Grž), che possono essere collegati non solo a dabar, ma anche a dabar-t-; cfr. dabartis, -iės, dabartį «tempo presente» DŽ.

5. Questo formante si trova anche in avverbi in cui al significato modale dimostrativo si intreccia un significato temporale o locativo, per esempio: anaurėlės «allora, quella volta» (Anaurėlės buvau užėjęs aplankyti, dabar nebebuvau. Grž), antenainòs «proprio là» (Antenainos žvilgterk. Bien).

6. Infine, questo formante esce persino dai confini dell’avverbio, interessando parole modali e particelle affini alla categoria degli avverbi: bėigos «del resto, forse, come si vede, ecco perché, chissà» (Bėigos, ir tu, Jonai, ten buvai. Lš), bùcegos sl. «come se, quasi» (Jis bùcegos negirdi. Tvr), būdavos Ar (come parola incidentale, cfr. būdavo con la stessa funzione), būteinos «come se, quasi» (Praėjo pro šalį būteinos nematydamas. Dglš), àros «o, del resto» (Àros, ir tu ten buvai? Grž).

Formante -ės

Con questo formante si incontrano particelle modali dimostrative non ancora del tutto distaccate dall’avverbio e avverbi veri e propri: anasgatės «una volta, ecco» (Anasgatės tu taip negerai padarei! Grg), ańsgatės «idem» (Ańsgatės taip buvau padaręs, o dabar taip nepadariau. Grg), dabartėlės «ora» (Kas čia dabartėlės man sakė, ir užmiršau. Dkš), dabartės «idem» (Javus suvežėm, dabartės kulsim. Rm), dartėlės (dartėlės Rdm) «idem» (Kur dartėlės eini? Vrn), dàrtės «idem» (Dàrtės tai jau einam namo. Dg), čionàitės «qui, in questo luogo, in questa cosa» Brt, čionùitės «idem» Vikv. Seguono, cfr.: paskuitės «dopo, poi» Gs, tenùitės (ten) «lì» Brt, Gs, tuojùitės «subito» ib. ecc.

La straordinaria varietà della formazione degli avverbi in lituano e l’abbondanza dei loro formanti si possono constatare già dal fatto che spesso, accanto a questi formanti

30

Nella lingua abbondano avverbi della stessa radice e di significato uguale o molto simile, insieme ad altre forme avverbiali, sia complete (spesso con suffissi e temi diversi), sia tronche, per esempio: ankstič-kės «presto», ankstainais «molto presto» Šv, ankštainiais «idem» Als, Pln, Gršl, Brs, J, ankstáinintais «idem» Šv, ankštéinai «idem», Kv, ankstéinais «idem» Pgr, Kv, Vvr, Užv, J, Tl, ankstéinyčiais «idem» Up, ankstėinais «idem» Vdk, ankstérnais «idem» Grg, Vvr, anksti «non tardi» DŽ, ankstỳbai «idem» KlyD 113, ankstýbókai «abbastanza presto» Ktk, Gs, ankstičkai (ankstičkai Žt) «presto, molto presto» Asv, Arm, ankstičkutėlėliai «idem» Rod, ankstiė «non tardi» Als, Sim, Mž 510, D, ankstienais «molto presto» J, Šv, ankstyvai «non tardi» Lnkv, Smn, ankstýūkai «abbastanza presto» Er, ankstókai (ankstokái K, Ds) «idem» Alk, Kp, ankstuckutėlėliai «molto presto» Svn, ankstūčiai «idem» Rš, ankstutėlti «idem» BŽ 479; aplinkõ «intorno», aplinkõs «idem» Kš, Ds, aplink̃ «idem» RŽ, aplinkai «idem» SD 98, P, aplinkiniai «intorno, in tutta la zona circostante» Jnšk, aplinkiniais «idem» J, aplinkiniu «idem» Jb, Ž, aplinkój «intorno» Pls, aplinkóm Kp, Jnšk (aplinkóm Dglš, Prng) «idem», aplinkomis «idem» SD 201, aplinkų «idem» J, aplinkui «idem» DŽ, aplinkun «idem» N, aplinkuo ž. (= aplinkui); atgalió «nella direzione opposta, all’indietro», atgaliós «idem», atgál K, DŽ, Pn, Rm, Kp, Jž, Lp, Pc (atgal DŽ) «idem», atgali «idem» Mrn, atgaliai «idem» Gr, SP II 70, D, Arm, «all’indietro» VoL 205, atgalíau «indietro» J, D, atgalíausia «idem» Lz, atgalioms «idem» d., atgalión «idem» Aru 17, Nč, atgaliona «idem» KlyD 264, atgaliónai «idem» J, atgalióp «idem» rš; čionájos «qui, in questo luogo, in questa cosa» J, čionáitės «idem», čionuitės «idem», čioñ Gs (čioñ K) «idem», čiondi Pc, Gs (čionai K, čionai Š, čionai Rž) «idem», čionáis VD 358 (čionais Ds) «idem», čionajū «idem» Lp, čiontais «idem» Klp, čionui «idem» Gs, čionuis «idem» Šil, cfr. anche čianaikos «idem» Grv, čianáitės «idem» Rdm, čianájos «idem» Er, Jnšk, čiais «idem» Pun, čianai Er, Pn, Jnšk, Kp (čianai Kp) «idem», čianáis «idem» Er, čianajà «idem» Mrc, čianájonais «idem» Jnšk, čianajū «idem» Lp, čianájuos «idem» Tvr, čianájus «idem» Lzd, čianui «idem» Rdm, čianújaka «idem» Rod; darõ «al momento, in questo momento, per ora, attualmente», dabartėlio «idem», dabarčios «idem», dabarõs «idem», dabartėlios «idem», dabartėlės «idem», dabartės «idem», dabartėlės «idem», dartės «idem», dabà «idem» Pg, Rm, BM 239, dabar̃ «idem» DŽ, dabarai «idem» Srv, dabarčiu «idem» Mit III 458, dabarčiui «idem» Nz, D, V, Š, dabarčiuo ž. «idem», dabarčiuos «idem» Zr, dabarškčiai «idem» brš, *dabarnai «idem» N, dabarštel «idem» Jnš, K, dabartėl Lnkv, Grž, dabartėlei «idem» Užp, dabartėlenai «idem» Ds, dabartėli «idem» KlG 135, dabartinau «idem» BsP II 181, dar Kps, Dsm, Vlk, Lp, Vrn (dár Arm, Krok, Onš) «idem», dartėliais «idem» Rdm; kitadõs «una volta, un tempo», kitadà «idem» DŽ, niekadõs «mai», niekadà «idem» DŽ, niekad «idem» ib, nuolatõs «continuamente, senza interruzione», nuolatai «idem» DŽ, nuólat «idem» ib, vėliós «ancora una volta, di nuovo», vėliakos «idem», vėlei (vėlai) «idem» K, vėliais «idem» K, vėl «idem» DŽ, vė «idem» Šlap, visadõs «sempre, in ogni momento», visadà «idem» K, visadai «idem» ib, visad «idem» DŽ.

31

Questi esempi mostrano che gli avverbi con i formanti -(

in essa circa tre decine (considerandoli separatamente) di varianti qui e ora, con accento e intonazione di diversa collocazione, con suffissi e formanti diversi, se tutte queste varianti ripetono soltanto i significati di qui e ora?

Questa straordinaria varietà di forme è, senza dubbio, un prodotto di epoche passate, sorto in condizioni di differenziazione linguistica e radicato nelle profondità dei singoli dialetti.

Allo stesso modo si può considerare anche la presenza, accanto a anksti, ankstučiai, ankstutėliai, di avverbi quali ankstiškos, ankstainais, ankstainintais, ankstėinai, anksteiniais, ankstėinyčiais, ankstėlniais, ankštėrnais, ankštienais, ankštickutėliai, ankštuckutėliai e altri, che non sono che ripetizioni del significato l’uno dell’altro (con forma e suffissi diversi). Anche questa diversità di forme e suffissi deriva dai dialetti.

L’uso, nella lingua delle opere letterarie, di forme conosciute soltanto in singoli dialetti è giustificato solo quando è motivato stilisticamente.

Come già detto, nella varietà di avverbi della stessa radice e dei relativi formanti è facile individuare una base comune a tutta la lingua: gli avverbi e i formanti più ampiamente conosciuti e usati e i loro formanti più caratteristici. Per esempio, tra le quasi tre decine di formazioni avverbiali dalla radice ankst-, sparse nei singoli dialetti, spicca anksti, la più diffusa, conosciuta e usata tanto nel parlato popolare quanto nella lingua letteraria. Gli avverbi aplinko, aplinkos, aplinkėm, aplinkėj, aplinkun e altri, sorti nei singoli dialetti da tendenze locali di formazione delle parole, non sono che paralleli dialettali. Tra tutte le forme della stessa radice e dello stesso significato, solo aplinkui e aplink sono le più diffuse nell’intero territorio linguistico lituano.

Allo stesso modo, tra le numerose forme parallele emergono come patrimonio della lingua comune anche forme quali: atgāl, čia, dabar, vėl e altre.

Va osservato che nella lingua comune gli avverbi della stessa radice che esprimono circostanze del tutto identiche non sono necessariamente diffusi in un’unica forma: spesso incontriamo forme parallele di diffusione generale, e talvolta è più facile, talvolta addirittura impossibile dire quale di tali forme parallele debba considerarsi prioritaria nell’uso. Ecco alcuni esempi di queste forme parallele: aplinkui e aplink, apsukui e apsukai, čia, čion e čionai, kitadā e kitados, niekadā, niekados e niekad, nuolātos, nuolatai e nuōlat, visadā, visados e visad ecc.

La presenza di forme parallele di questo tipo non contrasta affatto con la norma della lingua letteraria: esse sono necessarie. Se tali forme si sono conservate nella lingua comune, il loro uso è dunque motivato. E in effetti conferiscono alla lingua una certa varietà e una coloritura melodica, di cui i poeti si avvalgono particolarmente spesso. Queste forme parallele sono senza dubbio un patrimonio della lingua comune.

Tra i formanti -(i)o, -(i)os, -ės, nei casi in cui non sono chiaramente percepiti come derivati dalla desinenza del genitivo, quando si sono sviluppati da desinenze di altri casi oppure sono prodotti dell’analogia, nella lingua comune

3. Lietuvių kalbos morfologinė sandara ir jos raida

33

è più frequente soltanto -os. Ma questo formante si trova qui anche in avverbi che oggi non possono più essere collegati ai nomi, i cosiddetti avverbi antichi e pronominali. In tutti gli altri casi questi formanti ricorrono in singoli dialetti, dove, rispetto agli altri formanti, non sono neppure particolarmente abbondanti né diffusi. Persino nei dialetti vengono soppiantati dai formanti -(i)ai, -(i)ui, e soprattutto dalle antiche desinenze strumentali ecc.

Le stesse tendenze (solo in misura ancora più marcata) si manifestano anche nella lingua letteraria. Qui si nota anzitutto una netta differenza tra la lingua delle opere di letteratura, da un lato, e quella della letteratura scientifica e pubblicistica, nonché della stampa periodica e della lingua parlata letteraria, dall’altro.

Anzitutto occorre dire che nella lingua letteraria si è operata una forte selezione nell’uso di questi avverbi: soltanto un numero relativamente limitato di avverbi presenta i formanti -(i)o, -(i)os, -ės. Tra tutti questi formanti, nella lingua letteraria ricorre più spesso -(i)os e molto più raramente — soltanto in casi isolati — -(i)o e -ės.

Con il formante -(i)os si usano più comunemente soltanto avverbi come niekados (Il padre Raulas non aveva affatto conosciuto suo padre e non lo aveva mai visto. BlnR 3), visados (E lo persuase che il suonatore di cetra rimanesse sempre nella valle di Kistyn e che sempre, ogni notte, suonasse soltanto per lei, e che nessun altro ascoltasse più il suo suonare. VnlU 13), kitados (Sì, una volta qui c’era davvero un castello. SimnA 7), nuolatos (Continuavano a presentarsi nuovi difetti e rattoppi. MPutA II 7), atgalios (— E noi — indietro! Attraverso il ruscello, — rispose vivacemente Džiūras e, come se con i palmi scostasse l’acqua davanti a sé, fece il gesto del nuotare. GGuzBr I 314).

In casi molto rari si usano avverbi con questo formante come taipos (Come il sole primaverile spazza via dalle nostre terre le nevi più profonde, così i rossi reggimenti sovietici, temprati nelle battaglie, ricacceranno presto il malvagio nemico attraverso i nostri campi. LGR 279), vėliakos (Il conte le dà due (ad Agastelė), e l’intendente tre vergate. CvR III 11), kanakadós «una volta, un tempo» TPrg I 2, 198, šitaipos (Ecco, è così che bisogna ingannare la spia! MntvR 210).

Il formante -(i)o è nettamente meno produttivo del formante -(i)os, sia per il numero di forme distinte sia, soprattutto, per la frequenza d’uso. Con il formante -(i)o si usano appena pochi avverbi, tra cui atgalio, taipo e qualche altro. Per esempio:

Va a casa. Adutiškis, indietro. GGuzB I 270. E se è così, allora è assolutamente necessario conoscere anche gli aspetti negativi della vita sociale. BlnR 265.

A questa categoria appartiene anche kaipo, usato soltanto come particella comparativa. Tuttavia, nella lingua letteraria contemporanea anche questa particella è ormai quasi del tutto caduta in disuso, cedendo il posto alla parola kaip; l’avverbio taipo conserva oggi il formante -o soltanto nei casi in cui è usato con la particella -gi (taipogi «anche, pure»).

Tra gli avverbi con il formante -(i)o menzionati, alcuni (per esempio kaipo e soprattutto taipo) sono antiquati. Pietro seppe sfruttare assai bene l’arcaismo della parola taipo

34

Cvirka, nel suo romanzo «Frank Kruk», mette sulle labbra di un mendicante che legge il Vangelo un brano in lingua gergale: «...guardate il fico e tutti gli alberi, quando già germogliano, sapete che l’estate è vicina; così anche voi, quando vedrete accadere queste cose... CvR VII 207.»

Con il formante -ės nella lingua delle opere letterarie si incontrano avverbi come dabartėlės, dartės «adesso», kadai kãdės «quando», paskuitės, tuojauïtės. Per esempio:

E Besąsparis, dopo aver espulso dalla bocca una nuova nuvola di fumo, riprese: — Questa ferita ti tornerà utile adesso. GGuzBr I 167. Così, per un breve istante, guardai finché lo vidi; mi tornò in mente la nostra antica patria, celebrata un tempo da lui, ora nella mia canzone. LGR 268. La notte cala; quando sarà, qui bisogna sbrigarsi. ŽR I 195. Alla fine, messoselo sulle spalle, si avviò lentamente verso la chiesa. La porta si aprì e subito ne uscì un prete robusto come un toro. MntyR 234. MntyR 224.

Per i due avverbi menzionati per ultimi (paskuitės, tuojauïtės) si distinguono i «temi» paskuit-, tuojaut-, nei quali -t- è comparso, con ogni probabilità, per analogia con parole come dart-ės, dabar-t-ės. In complesso, in paskuitės, tuojauïtės la terminazione -tės non è altro che un’estensione sorta per effetto dell’analogia, ricorrente più spesso negli avverbi, nei quali la terminazione stessa della parola svolge una funzione diversa da quella delle desinenze delle parole declinabili. Lo conferma anche il fatto che tanto le modifiche e le apocopi della terminazione della parola e dei segmenti che la precedono, quanto l’allungamento della parola stessa mediante vari formanti o elementi del tutto non etimologici, nella maggior parte dei casi non sono affatto legati a cambiamenti del significato dell’avverbio in sé, oppure sono talvolta connessi soltanto a sfumature semantiche lievi, di carattere emotivo.

Vediamo dunque che, rispetto alla varietà di avverbi con i formanti qui discussi attestabile nei dialetti, il loro uso nella lingua delle opere letterarie è assai limitato. Essi entrano nella lingua letteraria, senza dubbio, dai dialetti e compaiono soltanto nel parlato specifico (di solito quello dei personaggi).

Se consideriamo la lingua della letteratura scientifica e pubblicistica, nonché la lingua letteraria parlata, troveremo pochissimi avverbi con questi formanti, fatta eccezione per qualche forma, soprattutto pronominale o arcaica, come kitadõs||kitadà; niekadõs||niekadà, niẽkad; visadõs||visadà, visad; nuolatõs||nuõlat; taipogi||taip pat e altre.

Questi fatti mostrano che l’odierna forma letteraria della lingua nazionale lituana, formatasi sulla base del dialetto degli altipiani sudoccidentali e che, perciò, affonda le proprie radici nelle profondità della lingua viva e parlata del popolo, nel processo di ulteriore sviluppo e arricchimento attinge ben lungi dal prendere tutto non solo dal lessico degli altri dialetti, ma anche dalla propria fonte diretta, il dialetto degli altipiani sudoccidentali. Le numerose forme avverbiali parallele che ancora oggi si trovano in vari dialetti non confluiscono tutte nella lingua letteraria: tra esse vengono selezionate soltanto quelle che sono più familiari all’intera comunità di lingua lituana, che sono più comuni e, di conseguenza, più espressive.

3*

35

Questa selezione è avvenuta fin dagli inizi della lingua letteraria lituana, sin dalla comparsa dei primi testi scritti. Anzi, in ogni epoca dello sviluppo linguistico si è svolta naturalmente una selezione nel lessico tra ciò che è comune all’intera nazione, tende a diffondersi e ad affermarsi maggiormente ed è più espressivo, comprensibile a tutti e semplice, da una parte, e ciò che non attecchisce ed è noto solo in ambiti ristretti, dall’altra. Un processo selettivo di questo tipo continua anche ai nostri giorni. Sotto l’influenza della lingua letteraria, oggi il processo di livellamento dei dialetti procede più rapidamente che mai. I dialetti, subordinati a una lingua nazionale unitaria, col tempo dovranno scomparire del tutto. Nella lingua nazionale unitaria conserveranno soltanto ciò che può arricchirla; tutto il resto perderà importanza e scomparirà.

Pertanto, tra i numerosi formanti avverbiali e gli avverbi specifici originatisi nei dialetti, nella lingua letteraria possono entrare e attecchire soltanto quelli che la arricchiscono e la rendono più flessibile ed espressiva. Persino la lingua delle opere letterarie, le cui funzioni talvolta si ampliano notevolmente e che, nel rappresentare i diversi aspetti della vita, non rifugge né dai dialettismi né dagli arcaismi, dai termini professionali e dai vari neologismi, quando necessario attinge dai dialetti soltanto ciò che, nel delineare un quadro letterario adeguato o nell’esprimere una certa idea, può meglio servire l’intento dello scrittore e può essere compreso e accolto più facilmente dal lettore.

Non sorprende quindi che, per esempio, dei quasi trenta varianti morfologiche della parola dabar, note soprattutto nei dialetti e solo in parte nei testi più antichi, gli autori di opere letterarie ne usino appena una o due, anch’esse più diffuse nei dialetti e legate in qualche misura (anche se lieve) a sfumature emotive e semantiche. Tutte le altre varianti, pur mostrando una gamma straordinariamente ampia di possibilità derivazionali nella lingua, non arricchirebbero la lingua delle opere letterarie; al contrario, la sovraccaricherebbero di forme parallele che non apportano nulla di nuovo e sarebbero in contrasto con la norma della lingua letteraria.

Le norme morfologiche degli avverbi nella lingua letteraria lituana, formatesi nel corso di interi secoli, sono oggi perlopiù così salde che ogni persona che scrive avverte facilmente ogni loro deviazione. È proprio questa sensibilità alla norma a determinare, nella maggior parte dei casi, la scelta di un dato formante avverbiale o di un dato avverbio tra i numerosi parallelismi ancora presenti nella lingua parlata popolare.

Riassumendo quanto detto nell’esaminare l’avverbializzazione del genitivo singolare in avverbi con i formanti -(i)o, -(i)os, -ės, giungiamo alle seguenti conclusioni:

1. Sebbene nella lingua lituana contemporanea i casi di genitivo singolare avverbializzato o in via di avverbializzazione siano assai più numerosi di quelli del nominativo, anche il genitivo singolare è uno dei casi che non mostrano una forte tendenza all’avverbializzazione. La tendenza relativamente debole del genitivo singolare all’avverbializzazione si spiega non soltanto con il suo forte significato oggettuale e con la sua scarsa propensione a fungere da complemento circostanziale, ma anche con il fatto che il

36

Per esprimere rapporti di dipendenza, nella lingua si usano più ampiamente le costruzioni con preposizione e genitivo.

2. La condizione più importante e indispensabile perché il genitivo singolare, come anche gli altri casi, si avverbializzi è la funzione circostanziale. Questo caso tende ad avverbializzarsi più spesso soltanto quando funge da complemento di modo. Lo dimostrano già gli stessi risultati dell’avverbializzazione: nella lingua vi sono più avverbi di modo derivati dal genitivo che avverbi di tempo o di luogo; inoltre, questo tipo di avverbi di modo si distingue dagli altri anche per il maggior grado di avverbialità.

3. Gli avverbi derivati dal genitivo si riscontrano molto più spesso nei dialetti che nella lingua letteraria. Sono relativamente più numerosi quelli derivati da sostantivi e aggettivi. Le altre parti del discorso partecipano in misura assai limitata alla formazione di questi avverbi. Per esempio, nella storia della lingua lituana, tra tutti i genitivi dei pronomi si sono avverbializzati soltanto kõ, tõ (il secondo solo nei casi in cui è usato con la preposizione dėl o con altre particelle, fuse con il genitivo stesso in un’unica parola). Tra le basi sono più frequenti (i)a e (i)o; le altre basi sono molto rare o del tutto assenti.

4. Molto più produttivi degli avverbi di genitivo sintetici (semplici, prefissati, bimembri e formati da composti) sono quelli analitici, cioè gli avverbi derivati da costruzioni con preposizione (iš, ant, be, ik(i), lig(i), nuo, po, prie, už) e genitivo. L’irrigidimento e l’avverbializzazione delle costruzioni preposizionali sono determinati non solo dall’uso circostanziale intensivo, ma anche dal significato lessicale del loro elemento principale, il genitivo: si avverbializzano più rapidamente le costruzioni preposizionali usate come circostanti il cui elemento principale ha un significato più generale o astratto, oppure quelle che assumono il significato figurato di un’espressione fraseologica. La costruzione con preposizione e genitivo, usata intensivamente con valore circostanziale, subisce un mutamento semantico: si lessicalizza, acquisendo nel processo di avverbializzazione, per così dire, il significato di una sola parola. Finché una tale costruzione non si è avverbializzata del tutto, è possibile usare un attributo accanto al suo elemento principale (la forma del genitivo).

5. Tra tutte le costruzioni di questo tipo già avverbializzate o in via di avverbializzazione, spiccano per la loro abbondanza quelle con la preposizione iš e il genitivo, che esprimono più spesso significati temporali, locativo-spaziali o modali. Non vi si riscontrano significati finali o causali. Gli elementi principali degli avverbi così formati sono più spesso genitivi di sostantivi e di aggettivi sostantivati (semplici o pronominali). La sostantivazione degli elementi aggettivali di queste costruzioni avviene probabilmente di pari passo con la loro avverbializzazione. È interessante notare che le costruzioni con un elemento aggettivale presentano un’avverbialità più marcata rispetto a quelle con un elemento nominale.

6. Alcune costruzioni con la preposizione iš e il genitivo si distinguono dalle altre per l’abbondanza di varianti della stessa radice e dello stesso significato o di un significato affine (per esempio, accanto all’avverbio iš mažėñs nei dialetti si usano più di 20 varianti). Questo fenomeno si spiega non soltanto con la frammentazione dialettale, ma spesso anche con ragioni di stile e di ritmo della lingua.

37

7. Oltre alle costruzioni preposizionali pienamente avverbializzate, se ne usano anche alcune il cui elemento principale è troncato. L’avverbializzazione di queste ultime è appunto la più avanzata, poiché qui non solo si è attenuato il significato di caso dell’elemento principale, ma è caduto anche il suo indicatore formale, la desinenza. Quando la desinenza cade, la preposizione di norma si fonde con l’elemento principale in un’unica parola. Va rilevato che il troncamento della desinenza dell’elemento principale trasforma immediatamente in avverbio anche una costruzione che prima non lo era (cfr. nuopavāsar<nuo pavasario, nuotolaik<nuo to laiko ecc.).

8. Gli avverbi con i formanti -(i)o, -(i)os, -ės vanno distinti dagli avverbi derivati dal genitivo. Questi formanti possono derivare non solo dalle desinenze del genitivo singolare, ma anche da quelle di altri casi (locativo singolare e strumentale plurale); in molti casi, inoltre, sono probabilmente il risultato di un’analogia. Se alcuni avverbi con questi formanti si possono facilmente collegare a sostantivi, aggettivi e altre parole declinabili, altri non possono più essere ricondotti ad alcuna parte del discorso declinabile (cfr.: darō «ora», anaurėlės «allora, in quel tempo»).

9. Accanto agli avverbi con i formanti -(i)o, -(i)os, -ės, nei dialetti si usa un gran numero di avverbi di diversa formazione, ma della stessa radice e dello stesso significato o di significato molto affine. Questa varietà di avverbi della stessa radice dimostra la flessibilità e la ricchezza del sistema derivazionale di questa parte del discorso. Nei casi in cui le varianti di avverbi della stessa radice si limitano a ripetersi a vicenda, nell’uso è preferibile dare la precedenza a quelle più diffuse sia nella lingua parlata sia in quella scritta.

10. L’uso nella lingua letteraria degli avverbi con i formanti -(i)o, -(i)os, -ės differisce da quello nella lingua parlata popolare: nella lingua letteraria questi avverbi sono molto meno numerosi; inoltre, vi si trovano pochissime varianti della stessa radice.

ABBREVIAZIONI

Al — Alytus

Alk — Alksnėnai, distretto di Vilkaviškis

Als — Alsėdžiai, distretto di Plungė

Alv — Álovė, distretto di Daugai

An — Anykščiai.

Ar — Ariògala.

Arm — Armoniškės (RSS Bielorussa).

Testi dialettali lituani della regione di Vilnius. Con note grammaticali di P. Arumaa. Dorpat, 1930. (I numeri indicano le pagine.)

Asv — Asavà (RSS Bielorussa).

Bd — Būdvietis, distretto di Lazdijai.

Bg — Kazimieras Būga (1879—1924), i suoi scritti e appunti provenienti da fonti sconosciute.

Bien — Bieniūnai, distretto di Dūkštai.

BlnR — J. Biliūnas, Raštai, Valstybinė grožinės literatūros leidykla, 1947. (Skaičiai rodo puslapius.)

38

BlṫsR — J. Bal tušis, Rinktinė, Valstybinė grožinės literatūros leidykla, 1952. (Skaičiai rodo puslapius.)

BM — Dialetti lituani, raccolti da A. Baranowski. Volume I: testi dal lascito di Weber, a cura del Dr. Franz Specht... Lipsia, 1920. (I numeri indicano le pagine.)

BP — Postilla, cioè breve e semplice spiegazione dei Vangeli... A cura di Jana Bretkuna... Karaliaucz̄ue... 1591, parti I e II. (I numeri indicano le parti e le pagine.)

Brs — Barstyčiai, distretto di Seda.

brš — parola o frase di scritti ecclesiastici meno noti.

Brš — Birštonas, distretto di Prienai.

Brt — Bartininkai, distretto di Vilkaviškis.

Brž — Biržai.

Bsg — Baisógala, distretto di Šeduva.

BsP — Fiabe lituane varie. Raccolte dal Dr. J. Basanavičius. Chicago, 1903—1905. I, II, III e IV. (I numeri indicano le parti e le pagine.)

Btr — Butrimonys, distretto di Eišiškės.

BŽ — J. Baronas, Dizionario russo-lituano. Seconda edizione riveduta e corretta, con accenti, Kaunas, 1932. (I numeri indicano le pagine.)

CvR — Petras Cvirka, Opere, voll. I—XI, Casa editrice statale di letteratura artistica, 1949—1953. (I numeri indicano i volumi e le pagine.)

d. — parola o frase di una canzone.

D — Simanas Daukantas (1793—1864), parola o frase della lingua dei suoi scritti. D seguito da un numero — Dajnes Žiamajtių... Petropilie 1846 (Il numero indica il numero della canzone.)

Dbk — Debeikiai, distretto di Anykščiai.

Dg — Daugai.

Dgl — Daugailiai, distretto di Utena.

Dglš — Daugėliškis, distretto di Ignalina.

Dkš — Daukšiai, distretto di Simnas.

Dn — Kristijonas Donelaitis (1714—1780), parola o frase della lingua dei suoi scritti.

DP — Daukšos Postilė. Fotografuotinis leidimas, Kaunas, 1926. (Skaičiai rodo puslapius.)

Dr — Darbėnai, distretto di Kretinga.

Ds — Dusetos.

Dsm — Dusmenys, distretto di Daugai.

DvD — Dainos, Jurgio Dovydaičio surinktos... Kaunas, 1931. (Skaičiai rodo puslapius.)

dz. — dei dzūki (dialetto).

DŽ — Dizionario della lingua lituana contemporanea, casa editrice statale di letteratura politica e scientifica, Vilnius, 1954.

End — Endriejavas, distretto di Rietavas.

Ėr — Eiškai, distretto di Ramygala.

Erž — Eržvilkas, distretto di Skaudvilė.

Gl — Gelgaudiškis, distretto di Sakiai.

Glv — Gelvonai, distretto di Širvintos.

Gmž — Silvestras Gimžauskas (1841—1897), parola o frase della lingua dei suoi scritti o manoscritti.

Gr — Gaurė, distretto di Tauragė.

Grg — Gargždai, distretto di Klaipėda.

Gršl — Grūšlaukis, distretto di Salantai.

Grv — Gervėčiai (Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa).

Grz — Gruzdžiai, distretto di Šiauliai.

Grž — Grūžiai, distretto di Joniškėlis.

Gs — Geistarai (Didvyžiai), distretto di Vilkaviškis.

39

GGuzBr — A. Gudaitis-Guzevičius, Broliai, voll. I—III, Casa editrice statale di letteratura narrativa, 1948—1953. (I numeri indicano i volumi e le pagine.)

GGuzKlt — A. Gudaitis-Guzevičius, Kalvio Ignoto teisybė, voll. I—II, Casa editrice statale di letteratura narrativa, 1948—1949. (I numeri indicano i volumi e le pagine. Con lo stesso contrassegno, accompagnato dal solo riferimento alla pagina, viene indicata anche la seconda edizione di quest’opera, pubblicata dalla stessa casa editrice nel 1952.)

hibr. — ibrido

I — Laurynas Ivinskis (1811—1881), parola o frase tratta dalla lingua dei suoi scritti.

Ig — Igliáuka, distretto di Kapsukas.

Yl — Ylakiai, distretto di Seda.

J — Dizionario lituano di A. Juškevičius, con la spiegazione delle parole in russo e in polacco. Tomo 1—1897, II — 1904, III — 1922. Pietrogrado. (A — kukštūties. Con lo stesso contrassegno si indicano anche parole tratte dalla parte inedita del dizionario.)

Jb — Jonas Jablonskis (1860—1930), i suoi scritti e foglietti di cui non è nota la fonte.

JD — Canti lituani trascritti da Antanas Juškevičė. 3 volumi. Kazan, 1880, 1881, 1882. (I numeri indicano il numero del canto.)

Jnš — Joniškis.

Jnšk — Joniškėlis.

Jrb — Jūrbarkas.

Jrk — Litauische Märchen und Erzählungen... von C. Jurkschat... Tilsit, 1898. (Skaičiai rodo puslapius; kiti jo raštai žymimi tuo pačiu ženklu, tik nenurodant puslapiai.)

Jž — Jūžintai, distretto di Dusetos.

K — Littauisch-deutsches Wörterbuch von Friedrich Kurschat, Halle a. S., 1883. (Žymimas tik K). Deutsch-littauisches Wörterbuch von Friderich Kurschat. 2 Teile. Haalle a. S., 1870—1874: I, II. (Skaičiai rodo dalis ir puslapius.)

KB — Beiträge zur Kunde der littauischen Sprache, von Friederich Kurschat... Erstes Heft. Deutsch-littauische Phraseologie der Präpositionen. Königsberg, 1843. — Zweites Heft. Laut- und Tonlehre der littauischen Sprache. Königsberg, 1849. (Skaičiai rodo sąsiuvinius ir puslapius.)

Kbr — Kybārtai.

Kdn — Kėdainiai.

Kl — Kuliai, distretto di Plungė.

KlG — Grammatica Litvanica... primum in lucem edita à M. Daniele Klein Pastore Tils. Litv... Anno... 1653. (Skaičiai rodo puslapius.)

Klov — Klovainai, distretto di Pakruojis.

Klp — Klaipėda.

Kls — Kalesninkai, distretto di Eišiškės.

Klt — Kaltanėnai, distretto di Švenčionėliai.

KlvD — Prūsijos Lietuvių dainos. Surinko... Vilus Kalvaitis. Tilžėje 1905. (Skaičiai rodo puslapius.)

Klvr — Kalvarija.

Klvrž — Žemaičių Kalvarija, distretto di Seda.

Knv — Kaniava, distretto di Varėna.

Kp — Kūpiškis.

Kps — Kapsukas (già Marijampolė).

Krok — Krókialaukis, distretto di Simnas.

Krtn — Kretinga.

Krtv — Kūr­tuvėnai, distretto di Šiauliai.

Kš — Kaišiadorys.

40

Kt — Keturvalakiai, distretto di Vilkaviškis.

Ktk — Kuktiškės, distretto di Utena.

Ktv — Kietaviškės, distretto di Vievis.

Ie. — polacco (lingua).

Lel — Leliūnai, distretto di Utena.

Lg — Lygumai, distretto di Pakruojis.

LGR — Liudas Gira, Rinktinė, Valstybinė grožinės literatūros leidykla, 1951. (Skaičiai rodo puslapius. Tuo pačiu ženklu su tomo ir puslapio nuoroda žymimi ir Liudo Giros Raštai, I, II t., išleisti tos pačios dykla, 1952. (Skaičiai rodo puslapius.)

Lkm — Linkmenys, distretto di Švenčionėliai.

Lkv — Laukuva, distretto di Rietavas.

Ll — Lioliai, distretto di Kelmė.

Likž — manoscritti del Dabartinės lietuvių kalbos žodynas, preparati dall’Istituto di lingua e letteratura lituana dell’Accademia delle scienze della LTSR e pubblicati nel 1954 dalla casa editrice statale di letteratura politica e scientifica.

Lnkv — Linkuva.

Lp — Leipalingis, distretto di Veisiejai.

Lš — Liškiava, distretto di Veisiejai.

LT — Il popolo lituano. Scritti della Società scientifica lituana, voll. I—V, Vilnius, 1907—1936. (I numeri indicano i volumi e le pagine.)

LTR — Archivio manoscritto del folclore lituano (raccolte manoscritte di folclore dell’Istituto di lingua e letteratura lituane).

Lz — Laz(d)ūnai (RSS Bielorussa).

Lzd — Lazdijai.

LzP — Lazdynų Pelėda, parola o frase tratta dai suoi scritti.

Lž — Laižuva, distretto di Mažeikiai.

Mit — Mitteilungen der litauischen litterarischen Gesellschaft. Bd. I—V. Heidelberg, 1880—1911. (I numeri indicano i volumi e le pagine.)

Ml — Mielagėnai, distretto di Ignalina.

Mlt — Molėtai.

MntvR — Vytautas Montvila, Rinktinė, Valstybinė grožinės literatūros leidykla, 1950. (Skaičiai rodo puslapius.)

Mrc — Marcinkonys, distretto di Varėna.

Mrk — Merkinė, distretto di Varėna.

Mrn — J. Mačiulis-Maironis (1862—1932), parola o frase della lingua dei suoi scritti.

Mrs — Miroslavas, distretto di Alytus.

Mž — Mažvydas, I più antichi monumenti della lingua lituana fino al 1570... Kaunas, 1922. (I numeri indicano le pagine.)

Mžk — Mažeikiai.

N — Wörterbuch der littauischen Sprache von G.H.F. Nesselmann. Königsberg. 1851. N su dainos numeriu — Litauische Volkslieder gesammelt, kritisch bearbeitet und metrisch übersetzt von G.H.F. Nesselmann, Berlin, 1853.

Nč — Nočia (RSS Bielorussa).

Ndž — Dizionario della lingua scritta lituana. Parte lituano-tedesca. A cura di M. Niedermann’as... Heidelberg, 1932.

Nmk — Nemaikščiai, distretto di Skaudvilė.

Nmn — Nemunaitis, distretto di Alytus.

NžR — manoscritto sconosciuto.

Ob — Obėliai.

OG — Jan Otrebski, Wschodniolitewskie narzecze twereckie. Część I, Gramatyka, Kraków, 1934. (Skaičiai rodo puslapius.)

On — Onuškis, distretto di Rokiškis.

Onš — Onušiškės (Onuškis), distretto di Daugai.

41

OsG — Nuova grammatica lituana portata alla luce da Gottfried Ostermeyer... Königsberg, 1791.

P — Ambroziejus Pabrėža (1771—1849), una parola o una frase della lingua dei suoi scritti.

Paj — Pajūstrys, distretto di Panevėžys.

Pc — Pociūnėliai, distretto di Šeduva.

Pg — Pagiriai, distretto di Ramygala.

Pgr — Pagramantis, distretto di Tauragė.

Pl — Palėvenė, distretto di Kupiškis.

Plk — Plokščiai, distretto di Šakiai.

Pln — Plungė.

Pls — Pelėsą (RSS Bielorussa).

Plt — Plateliai, distretto di Salantai.

Plv — Pilviškiai, distretto di Vilkaviškis.

Pn — Panevėžys.

Pnd — Pandėlys.

Pnm — Panemunėlis, distretto di Rokiškis.

Prk — Priekulė.

Prl — Perloja, distretto di Varėna.

Prng — Paringys, distretto di Ignalina.

prš — parola o frase tratta da scritti meno noti della Prussia (della regione di Tilžė e Klaipėda), nei quali non è indicata la fonte, oppure da giornali.

Ps — fiaba.

Ps — Libro dei Salmi (nella Bibbia).

Pun — Punia, distretto di Jieznas.

R — Dizionario lituano-tedesco e tedesco-lituano... di Philipp Ruhig... Königsberg... 1747. R-Dizionario lituano-tedesco. R con indicazione della pagina — Dizionario tedesco-lituano.

RD — Canti di Liudas Rėza. III edizione della prima raccolta di canti lituani, parti I e II... Kaunas, 1935. (I numeri indicano i numeri dei canti.)

Rdm — Rudamina, distretto di Lazdijai.

Rgv — Raguva, distretto di Troškūnai.

Rm — Ramygala.

Rod — Ródunė (RSS Bielorussa).

Rs — Raseiniai.

rš — parola o frase della lingua degli scritti più recenti, dei giornali o delle riviste, quando la fonte non è specificata più dettagliatamente.

Rš — Rimšė, distretto di Dūkštas.

Rž — Dizionario ortografico della lingua lituana, Casa editrice statale di enciclopedie, dizionari e letteratura scientifica, Kaunas, 1948. (Le pagine sono indicate soltanto quando la citazione non proviene dalla parte alfabetica del dizionario.)

sc — scilicet, significa.

SD — Dictionarium trium linguarum... Avctore... Constantino Szyrwid... Quinta editio... Vilnae MDCCXIII. (Skaičiai rodo puslapius.)

Sdb — Sidabravas, distretto di Šeduva.

Sdk — Sudeikiai, distretto di Utena.

Sdr — Sudárgas, distretto di Šakiai.

Sim — raccolta di proverbi di Simutis (da ogni luogo). Si dice che fosse originario di Kartena. (Fonte di P. Sragys.)

SimnA — Ieva Simonait y tė, Il destino degli Simonai dell’Alto, casa editrice statale di letteratura, 1948. (I numeri indicano le pagine.)

Skd — Skuodas.

Skdt — Skudutiškis, distretto di Molėtai.

Skp — Skapiškis, distretto di Pandėlys.

Skr — Skirsnemunė, distretto di Jurbarkas.

Skrd — Skriaudžiai, distretto di Kazlų Rūda.

42

sl. — slavo (lingue).

Sl — Salos, distretto di Rokiškis.

Sld — Saldutiškis, distretto di Švenčionėliai.

Slk — Salakas, distretto di Dūkštas.

Slm — Salāmiestis, distretto di Vabalninkas.

Slnt — Salantai.

Smn — Simnas.

Sn — Seinai (in Polonia).

Snt — Sintautai, distretto di Kudirkos Naumiestis.

srš — scritti antichi (parole tratte da scritti antichi in cui non è indicata la fonte).

Srv — Surviliškis, distretto di Dotnuva.

Ssk — Siesikai, distretto di Ukmergė.

Str — A. Strazdas (1763—1833), parola o frase della lingua dei suoi scritti.

StrR — Antanas Strazdas, Raštai, Valstybinė grožinės literatūros leidykla, 1952. (Skaičiai rodo puslapius.)

Sv — Svėdasai, distretto di Anykščiai.

Svn — Suvainiškis, distretto di Pandėlys.

Š — Lietuvių ir rusų kalbų žodynas. Sudarė D-ras J. Šlapelis. Vilnius, 1921. (Tuo pačiu ženklu žymimi žodžiai, paimti iš kitų J. Šlapelio žodynų ar iš jo lapelių, kur nenurodytas šaltinis.)

Šauk — Šaukėnai, distretto di Užventis.

Šd — Šeduva.

Šil — Šilavótas, distretto di Prienai.

Škn — Šakýna, distretto di Žagarė.

Šl — Šiauliai.

Šlap — Šlapabėržė, distretto di Dotnuva.

Šlv — Šiluva, distretto di Tytuvėnai.

Šš — Šašuoliai (Šešuoliai), distretto di Ukmergė.

Šts — Šatės, distretto di Skuodas.

Šv — Švėkšna, distretto di Priekulė.

TDr — Tautosakos Darbai, voll. I—VI, pubblicazione dell’Archivio del Folclore Lituano. 1935—1939. (I numeri indicano i volumi e le pagine.)

Tl — Telšiai.

t. p. — lo stesso, lo stesso significato.

TPrg — J. Tumas-Vaižgantas, Pragiedruliai.

Trgn — Taurāgnai, distretto di Utena.

Trk — Tirkšliai, distretto di Mažeikiai.

tsp — stampa sovietica, quando la fonte non è indicata.

TTSon — Teofilis Tilvytis, Sonetti sulla felicità, Casa editrice statale di letteratura, 1951. (I numeri indicano le pagine.)

Tvr — Tverečius, distretto di Ignalina.

TŽ — Nazione e parola. Pubblicazione della Facoltà di Scienze umanistiche, voll. I—VII. (I numeri indicano i volumi e le pagine.)

Up — Upyna, distretto di Skaudvilė.

Upn — Upninkai, distretto di Jonava.

Ut — Utenà

Užp — Užpaliai, distretto di Dusetos.

Užv — Užventis.

V — M. Valančius (1801—1875), parola o frase della lingua dei suoi scritti.

Vad — Vadōkliai, distretto di Ramygala.

Vb — Vabalninkas.

VD — A. Vireliūnas, Canti di Kupiškėnai (cfr. Nazione e parola, voll. III e IV. I numeri indicano i numeri dei canti.)

Vdk — Vidūklė, distretto di Raseiniai.

Vj — Vajašiškis, distretto di Zarasai.

Vķš — Viekšniai, distretto di Akmenė.

43

Vlk — Valkininkai, distretto di Eišiškės.

VnclR — A. Venclova, Rinktinė, Valstybinė grožinės literatūros leidykla, 1950. (Skaičiai rodo puslapius.)

VnlP — A. Vienuolis, Puodžiūnkiemis, Valstybinė grožinės literatūros leidykla, 1952. (Skaičiai rodo puslapius.)

VnlU — A. Vienuolis, Užžėlusiu taku, Valstybinė grožinės literatūros leidykla, 1946. (Skaičiai rodo puslapius.)

VoL — E. Volteris, Lietuviška chrestomatija, St. Peterburgas, 1904. (Skaičiai rodo puslapius.)

VP — M. Valančius, Patarles Žemaičių, Tilžėje 1867. (Skaičiai rodo puslapius.)

Vrb — Virbalis, distretto di Kybartai.

Vrn — Varėna.

Vs — Veisiejai.

Vvr — Veiviržėnai, distretto di Priekulė.

Vžns — Vyžuonos, distretto di Utena.

Zt — Zietela (RSS Bielorussa).

ž. — dialetto/i samogitico/i.

Ž — Žemaitė-J. Žymantienė (1845—1921), una parola o una frase della lingua dei suoi scritti.

Žg — Žagarė.

Žln — Žilinai, distretto di Daugai.

Žr — Zarėnai, distretto di Telšiai.

ŽR — Žemaitė, Raštai, I—IV t., Valstybinė grožinės literatūros leidykla, 1948. (Skaičiai rodo tomus ir puslapius.)

Žž — Žiežmariai, distretto di Kaišiadorys.

ADVERBIALIZZAZIONE DEL GENITIVO SINGOLARE E AVVERBI CON I FORMANTI -(i)o, -(i)os, -ės NEL LITUANO MODERNO

К. УЛЬВИДАС

Riassunto

1. Sebbene nel lituano moderno i casi di genitivo singolare avverbializzato o in via di avverbializzazione siano molto più frequenti di quelli di nominativo singolare avverbializzato o in via di avverbializzazione, anche il genitivo singolare è tuttavia uno dei casi che non mostrano una forte tendenza all’avverbializzazione. La tendenza relativamente limitata del genitivo singolare all’avverbializzazione si spiega con il suo marcato valore oggettivo, nonché con il fatto che non è caratteristico di esso svolgere una funzione circostanziale. Per esprimere relazioni circostanziali, nel lituano moderno si usano più spesso costruzioni al genitivo singolare con preposizioni.

2. La condizione più importante e necessaria per l’avverbializzazione del genitivo singolare, come anche degli altri casi, è la funzione circostanziale. Il genitivo singolare si avverbializza più spesso nella funzione di circostanza di modo o maniera, come confermano gli stessi risultati dell’avverbializzazione: tra gli avverbi correlati al genitivo singolare, il significato di modo o maniera è più frequente di quello temporale o spaziale. Inoltre, gli avverbi di questo tipo che esprimono modo o maniera si distinguono dagli altri anche per un grado maggiore di avverbialità.

3. Gli avverbi derivati dal genitivo singolare si usano più spesso nei dialetti che nella lingua letteraria. Nella maggior parte dei casi sono correlati a sostantivi e aggettivi. Le altre parti del discorso partecipano molto poco

44

alla formazione di questi avverbi. Per esempio, nella storia della lingua lituana, fra tutte le forme del genitivo singolare dei pronomi, sono state avverbializzate soltanto le forme kŏ «di che cosa», tŏ «di quello» (la seconda soltanto nei casi in cui era usata con la preposizione dėl «per» o con altre parole fuse con la forma del genitivo singolare in un’unica parola). Le formazioni più frequenti presentano temi in (i)a- e (i)o-; gli altri temi sono molto rari o del tutto assenti.

4. Gli avverbi sintetici (semplici, prefissati, composti da due radici o temi, nonché formatisi da locuzioni intere), correlati al genitivo singolare, sono meno produttivi degli avverbi analitici derivati dal comitativo singolare con le preposizioni iš «da», ant «su», bè «senza», ik(i) «fino a», lig(i) «fino a», nuo «da», pō «dopo», prie «presso», už «dietro». L’avverbializzazione delle costruzioni preposizionali è provocata non soltanto dal loro uso intensivo in funzione circostanziale, ma anche dal significato lessicale del loro componente principale, il genitivo singolare: si avverbializzano più facilmente le costruzioni preposizionali usate in funzione circostanziale il cui componente principale ha un significato più generale e astratto, oppure quelle che assumono il significato figurato di una locuzione fraseologica. Una costruzione al genitivo con preposizione, usata intensivamente in funzione circostanziale, subisce un cambiamento semantico: si lessicalizza, acquisendo nel processo di avverbializzazione il significato di una singola parola. Finché tale costruzione non si è avverbializzata, il suo componente principale (il genitivo singolare) può essere accompagnato da un attributo.

5. Tra tutte le costruzioni al genitivo singolare con preposizioni, avverbializzate o in via di avverbializzazione, spiccano per la loro numerosità quelle con la preposizione iš «da», che esprimono più spesso tempo, luogo-spazio, nonché modo o maniera. Non vi ricorrono i significati di fine e causa. Come componenti principali degli avverbi derivati da costruzioni al genitivo singolare con preposizioni figurano più spesso sostantivi e aggettivi sostantivati (sia semplici sia pronominali); con ogni probabilità, il processo di sostantivazione dei componenti aggettivali avviene contemporaneamente alla loro avverbializzazione. È interessante notare che qui presentano un’avverbialità più marcata gli avverbi il cui componente principale è un aggettivo anziché un sostantivo.

6. Alcuni avverbi derivati da costruzioni al genitivo singolare con la preposizione iš «da» presentano numerose varianti con la stessa radice e lo stesso significato o un significato simile (per esempio, accanto all’avverbio iš mažens «fin da piccoli», nei dialetti si usano oltre 20 varianti). Ciò si spiega non soltanto con la frammentazione dialettale, ma spesso anche con considerazioni stilistiche o di rima e melodia.

7. Oltre alle costruzioni preposizionali avverbializzate nella loro forma completa, si usano anche costruzioni il cui componente principale è semplificato. Queste ultime si distinguono proprio per un’avverbialità particolarmente marcata, poiché qui non solo si è «sbiadito» il valore di caso del componente principale, ma è venuto meno anche il suo indicatore formale, la desinenza. Con la caduta della desinenza, la preposizione di solito si fonde con il componente principale in un’unica parola. Va osservato che la caduta della desinenza del componente principale trasforma immediatamente in avverbio anche una precedente costruzione al genitivo singolare con preposizione non avverbializzata (cfr.: pavąsarį < nuo pavasario «dalla primavera», nuotolaik < nuo to laiko «da quel momento», ecc.).

8. Occorre distinguere dagli avverbi correlati al genitivo gli avverbi con i formanti -(i)o, -(i)os, -ės. Questi formanti possono risalire non soltanto alle desinenze del genitivo singolare, ma anche alle desinenze di altri casi del singolare e del plurale (inessivo singolare, comitativo plurale). Inoltre, in molti casi, gli avverbi con questi formanti andrebbero probabilmente considerati il risultato di una formazione analogica sul modello di forme già presenti nella lingua. Se alcuni avverbi con questi formanti sono correlati a sostantivi, aggettivi e altre parole declinabili, altri

45

in generale è ormai difficile ricondurli a qualsiasi parte variabile del discorso (cfr.: darō «adesso», anaurēlios «allora, quella volta»).

9. Accanto agli avverbi con i formanti -(i)o, -(i)os, -ēs, nei dialetti si usano molte loro varianti con le stesse radici, identiche o affini alle prime per significato. La varietà degli avverbi con le stesse radici testimonia la flessibilità del loro sistema di formazione delle parole e la loro ricchezza. Nei casi in cui queste varianti coincidono perfettamente per significato, nell’uso letterario sono preferite quelle più diffuse e note nella lingua comune.

10. L’uso degli avverbi con i formanti -(i)o, -(i)os, -ēs nella lingua letteraria, da un lato, e nel parlato popolare, dall’altro, è diverso: nella lingua letteraria questi avverbi ricorrono raramente; inoltre, le loro varianti con le stesse radici non sono numerose.

Document details