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LIETUVIŲ AREALINĖS LINGVISTIKOS KLAUSIMAI
LIETUVOS TSR MOKSLŲ AKADEMIJA
V. AMBRAZAS
DIFFUSIONE E PROBLEMA DELL’ORIGINE DEL MODO RELATIVO (MODUS RELATIVUS)
1. COSTRUZIONI CON PARTICIPI ATTIVI
1.1. Con il termine modo relativo (modus relativus, di seguito NN) si designano di norma le forme nominative dei participi attivi della lingua lituana che nel periodo occupano la posizione di verbumfinitum e si contrappongono al modo indicativo in base al significato di un’azione riferita o percepita indirettamente in altro modo, cfr.: jis gyvenęs kaime (modo relativo) e jis gyvena kaime (modo indicativo). Il termine modo relativo, introdotto nel 1937 nella rivista «Gimtoji kalba»1, si è affermato negli ultimi decenni nella linguistica lituana2. Sebbene talvolta sia oggetto di discussione3, è comunque più pratico e preciso del termine «linguaggio participiale» usato in precedenza, con cui si indicavano numerosi e diversi casi d’uso dei participi. Come gli altri modi della lingua lituana, il NN possiede una semantica modale specifica e un paradigma definito di forme.
1.1.1. Nella lingua letteraria lituana contemporanea, il paradigma del modo relativo è costituito dalle seguenti forme:
2. Forme composte. Participi incoativi: passato, singolare buvęs bemetęs, buvusi bemetanti, plurale buvę bemetę, buvusios bemetančios; futuro, singolare būsias bemetęs, būsianti bemetanti, plurale būsią bemetę, būsiančios bemetančios; participi perfettivi: presente, singolare esąs metęs, esanti metusi, plurale esą metę, esančios metusios; passato, singolare buvęs metęs, buvusi metusi, plurale buvę metę, buvusios metusios;
1 Žr. J. Lazausko str. „Penkt oji nuosaka“ GK 1937, Nr. 2, p. 24–6 su pritariamu redakcijos prierašu.
2 Cfr. J. Balkevičius, Sint. 94 e segg.; P. Gailiūnas, LKG II 58–9; N. Sl žienė, LKG II 167 e segg.; A. Paulauskienė, Veiksm. 158 e altrove; per il termine modus relativus nella lingua lituana cfr. E. Fraenkel, IF XLVI 44; P. Trost, LKK III 220; W. K. Matthews, SEER XXXIII 370, E. Hofmann, Indogermanica 29; I. Marvan, SIPr IV 254, B. Сиртаутас, Глагольное сказуемое в совр. литовском лит. языке, Авт. канд. дисс., Вильнюс, 1968, p. 5; Ia. J. Endzelins, DI.I 144; LaGr. 902; M. Rudzīte, Dial. 138, 241, 374; A. Bergmane, MLVG I 624 e altrove. I paradigmi di forme con significati corrispondenti in altre lingue sono anch’essi di norma considerati modi distinti e denominati modus obliquus (A. Sauvageot, BSL L. 2 208; W. K. Matthews, SEER XXXIII 370), commentativus (W. Fiedler, WZL XV 3 565), imperceptivus (V. Koseska, SFPS XIII 166), narrativus (B. Panzer, OSS III 70 e nelle grammatiche della lingua bulgara), auditivus (J. Endzelins, LaGr. 902; В. З. Панфилов, Взаимоотношения языка и мышления, Москва, 1971); secondo la tabella universale di modalità e modi proposta da B. Panzer, OSS III 70, — modus narrativus (auditivus). Pertanto, il termine modus relativus applicato al lituano e al lettone è tradizionale. Per i fondamenti teorici e le motivazioni della distinzione del NN in lituano e lettone, si veda I. Marvan, SIPr IV 253–4.
diatesi passiva con participi passivi al presente: presente, singolare esąs metamas, esanti metama, plurale esą metami, esančios metamos; passato semplice, singolare buvęs metamas, buvusi metama, plurale buvę metami, buvusios metamos; passato iterativo, singolare bū davęs metamas, būdavusi metama, plurale būdavę metami, būdavusios metamos; futuro, singolare būs iąs metamas, būsianti metama, plurale būsią metami, bū siančios metamos;
diatesi passiva con participi passivi al passato: presente, singolare esąs mestas, esanti mesta, plurale esą mesti, esančios mestos; passato semplice, singolare buvęs mestas, buvusi mesta, plurale buvę mesti, buvusios mestos; passato iterativo, singolare bū davęs mestas, būdavusi mesta, plurale būdavę mesti, būdavusios mestos; futuro, singolare būs iąs mestas, būsianti mesta, plurale būsią mesti, bū siančios mestos.
Il paradigma delle forme della NN è simmetrico a quello della diatesi indicativa. Le forme dei tempi semplici e composti della NN si oppongono alle corrispondenti forme della diatesi indicativa, cfr.: yra, buvo, būdavo, bus metęs: esąs, buvęs, būdavęs, būsiąs metęs. Allo stesso modo si rapportano alla diatesi indicativa anche le forme della diatesi passiva della NN yra, buvo, būdavo, bus metamas: esąs, buvęs, būdavęs, būsiąs metamas; yra, buvo, būdavo, bus mestas: esąs, buvęs, būdavęs, būsiąs mestas.
1.1.2. La NN si distingue dalle altre diatesi verbali del lituano perché le sue forme non si flettono per persona. Sotto questo aspetto, solo in senso convenzionale può essere considerata parte del sistema delle forme verbali personali. È peculiare anche la sua posizione tra le altre diatesi. Nella lingua letteraria si usano forme della NN che, sulla base del significato di un’azione appresa indirettamente, si correlano anche con la cosiddetta diatesi desiderativa (o con la terza persona della diatesi imperativa), ad esempio: tenėša: tenėšas, -anti; tenėšą, -ančios; tegu(l) neša: tegu(l) nešąs, -anti, tegu(l) nešą, -ančios. In questo caso, l’intreccio tra le diatesi indiretta e desiderativa (imperativa) si spiega col fatto che le forme della cosiddetta diatesi desiderativa tenėša, tegu(l) neša, come pure tenėš, tegu(l) neš, hanno in realtà desinenze della diatesi indicativa e possono essere considerate forme della diatesi indicativa con le particelle te-, tegul (cfr.: benėša, benėš4). Nei dialetti dell’alta Lituania orientale (intorno a Subačius, Karšakiškis), la NN ha anche forme ottative, correlate al congiuntivo, cfr.: eitų: eitąs, -anti; būčiau ėjęs: būčias ėj ęs5. Ciò dipende dal fatto che la NN esprime la modalità dell’azione sotto un aspetto un po’ diverso rispetto al congiuntivo, vale a dire in base alla natura delle informazioni in possesso del parlante e al suo atteggiamento nei confronti della realtà dell’azione. Tuttavia, le forme dialettali menzionate sono di diffusione molto limitata e non costituiscono un ostacolo formale
4 Ciò vale anche per le forme corrispondenti del lettone, ad esempio lai ved; lai vedot, cfr. I, Marvan, SlPr IV 255; per altri motivi formali e semantici si veda P. Пазухин, Так называемое „повелительное наклонение“, „Studia Rossica Posnaniensia“, VI, Poznań, 1975, p. 94.
5 Ad esempio: kad norėtu.s, tai jimtu.s ir padari.tu.s Sb; jėgu būt.čiu.s žinoj.si.s, nebūt.čiu.s nė iš vieta.s ju.dimi.si.s Krs, si veda A. Kučinskaitė, K. Morkūnas, MAD 1 (16) 215 tt.; A. Vidugiris, LKK VII 190–1.
6 R. Jakobson considera la descrizione di un’azione sulla base di una testimonianza, cioè di una comunicazione riguardante tale azione, una categoria evidenziale distinta; si veda Р. О. Якобсон, Шифтеры, глагольные категории и русский глагол, — Принципы типологического анализа языков различного строя, Москва, 1972, p. 101. Su questa base, paradigmi di forme dal significato affine alla NN lituana e lettone si distinguono in molte lingue appartenenti a famiglie diverse, ad esempio in bulgaro, macedone, albanese (si vedano 3.6.1–2), estone, livone (si veda 3.5), turco, turkmeno (si veda 3.6.3), arabo (Б. М. Гранде, Введение в сравнительное изучение семитских языков, Москва, 1972, p. 397), georgiano, svano (J. Lohmann, KZ LXIII 45 tt.; У. Д. Салтиховшвили, Sintagmatika 146 tt.), nelle lingue degli indiani d’America (Р. О. Якобсон, ib. con bibliografia) e nel nganasan (Н. М. Терещенко, ЯН СССР III 431), ecc.
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considerare i nominativi dei participi che indicano un’azione riferita come una delle modalità del verbo lituano.
1.1.3. I principali tratti strutturali delle forme NN, che le distinguono dagli altri nominativi dei participi, sono la posizione del verbo finito nella frase e l’assenza di una forma finita del verbo ausiliare.
Per quanto riguarda la posizione del verbo, i participi che formano NN si distinguono dai corrispondenti participi attributivi e semipredicativi (cfr. la mano dolorante guarì e a lui la mano dolorante). Inoltre, il nominativo maschile singolare e plurale dei participi attivi del presente, quando formano NN, ha di norma una forma breve (storicamente, a tema consonantico), per es.: gyvenas, gyveną, mentre ai participi attributivi sono più caratteristiche le forme lunghe, più recenti (gyvenantis, gyvenantys).7
Per l’assenza di una forma dell’indicativo del verbo ausiliare, NN si distingue dai participi predicativi che rientrano nel sistema dei tempi composti (perifrastici), cfr. ieri lui aveva scritto una lettera e lui ha (aveva, avrà) scritto una lettera. I participi attivi del passato iterativo e del futuro non si usano con il verbo ausiliare e, sotto questo aspetto, sono i rappresentanti più evidenti di NN. Anche i participi attivi del presente con la forma presente del verbo ausiliare būti sono usati assai raramente nella lingua letteraria contemporanea; si combinano con le forme del passato semplice, del passato iterativo e del futuro solo quando presentano l’affisso be- e formano i cosiddetti tempi incoativi. Pertanto, occupando la posizione del verbum finitum senza copula, i participi attivi del presente sono sempre intesi come forme NN. I participi attivi del passato semplice rientrano nel sottosistema dei tempi composti perfettivi e, usati senza una forma finita di būti, possono essere considerati un presente perfettivo con copula zero, per es. è stanco. Tali nominativi dei participi attivi del passato semplice (in particolare le forme prefissate di aspetto perfettivo) sono omonimi: il loro significato di presente perfettivo dell’indicativo oppure di passato semplice di NN dipende dal contesto. Ciò vale anche per le forme passive composte del passato semplice essendo stato gettato e essendo stato lanciato, nelle quali è parimenti possibile una copula zero. Solo nei tre casi menzionati l’opposizione tra indicativo e non-indicativo è formalmente inespressa (neutralizzata).
Nei casi di neutralizzazione, il significato NN può essere reso più evidente aggiungendo al participio del passato semplice un ulteriore participio del verbo ausiliare būti, cioè usando la forma composta egli sarebbe (sarebbe stato) stanco al posto della forma semplice egli è stanco. Usate al posto delle forme semplici, le forme NN perfettive composte accentuano la sfumatura modale dell’azione8. Una funzione analoga è svolta dalla forma neutra del participio esą, derivata da NN e divenuta una parola incidentale (più raramente būsia LKŽ I 1209 o persino būsin ib.), che indica l’incertezza o il dubbio del parlante circa la realtà dell’azione9.
7 Solo in alcune varietà dialettali (soprattutto nella regione del Nemunas) le forme lunghe del nominativo singolare dei participi attivi del presente si usano accanto a quelle brevi, per es.: disse, lui conosce tutta la città Ig, Grl, Kdn, oppure addirittura prevalgono (Zp, Plūt, Jsv, Krkn, Ss). Tale uso non è caratteristico della lingua letteraria. Fatta eccezione per gli scritti dell’ultimo periodo di J. Balčikonis, nei quali si cerca in generale di evitare le forme brevi, nella lingua letteraria NN è quasi sempre formato dalle forme brevi del nominativo dei participi attivi del presente. La tendenza a differenziare formalmente i participi attributivi e predicativi si osserva anche in altre lingue, soprattutto slave (su queste cfr. 2.2.5.2). Anche i participi latini con un significato vicino a quello dei verbi conservano di norma il tema consonantico, mentre quelli aggettivati tendono a passare al tema in i, cfr. J. Safarewicz, The development of participles in Latin, – Linguistic studies, Hague – Paris, 1974, p. 245.
8 Cfr. la funzione corrispondente (espressa in modo ancora più evidente) delle forme composte (rispettivamente enfatiche) della modalità indiretta in lettone (cfr. 1.3.1) e in bulgaro (cfr. 3.6.1).
9 Cfr. le particelle modali usate con la stessa funzione, o le parole che diventano tali, in altre lingue: russo мол (da молвити B. Fraenkel, Baltosl. 40), sanscrito iti (W. D. Whitney, SkrGr. 89, 405) e così via.
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1.2.1. La semantica delle forme NN comprende specifici significati modali. Le forme di questo modo indicano:
1) un’azione riferita o appresa indirettamente in altro modo, oppure le parole e i pensieri di un’altra persona, per esempio: ho sentito dire che quello aveva bevuto bene10; altri dicono che anche lui ne avrebbe prese Tt; qui, dicono, c’erano boschi Krš; La nostra vecchietta, quando raccontava delle corvée, diceva come si andava, come si lavorava Mšk; chiede soltanto se avrò cinquanta litas per le medicine Šll; farà questo, farà quello, come si deve, non fa nulla Plvn; si era sbagliato, non ci sarebbero state tempeste BalčHP 25; il pastore sapeva che quel vecchio aveva ancora del denaro Ms;
2) un’azione di cui si dubita, non conosciuta con certezza o considerata irreale, per esempio: pensavamo che le api stessero arrivando ronzando JV 912; forse si era separato dalla moglie SmIn; i soldi sepolti bruciano Vrn; a quanto pare avevano fatto una gara Mžš; i genitori temevano che Pietro, mostrandosi in pubblico, potesse attirarsi qualche disgrazia Myk-PutS 514; pareva che il mondo fosse uscito dalle tombe VrnV;
3) un’azione appresa all’improvviso, inaspettatamente, e che suscita stupore11, per esempio: esco in cortile e guarda: la tinozza è calda, proprio tiepida Krp (LKŽ VII 589); appena c’era una festa serale, guarda: lui arrivava già Jnš (LKT 214); vado a vedere che cosa ha quel cane, guardo: aveva trovato un riccio Sk (LKT 153); dopo aver lavorato, faccio luce: il gatto era entrato nel granaio ed era rimasto intrappolato Rt (LKT 89);
4) un’azione inferita dai risultati, per esempio: Ah, guarda, anche lei già capisce il lituano… SimonR IV 74; quei gatti, a quanto pare, non si erano leccati la loro ciotola Vvr; il padre ispezionò i cavalli e vide che erano insieme a un cavallo di fumo Grg; a quanto pare, quei bambini birichini erano stati tra i fagioli: erano rimaste impronte grandissime Tt (LKT 108); il toro si era liberato, aveva calpestato le cime delle patate e le aveva sradicate Krtn (LKT 76).
La semantica di NN non è dunque omogenea: comprende significati che in altre lingue possono essere espressi da modi distinti, per esempio il resoconto — dal narrativo, la difformità dalla realtà — dall’irreale, il dubbio — dal dubitativo, l’improvvisa scoperta e lo stupore — dall’ammirativo, e così via.12 In lituano tutti questi significati sono collegati da un unico paradigma NN. Tuttavia, non sono ugualmente diffusi né caratterizzano nella stessa misura tutte le forme participiali. Il significato più diffuso è quello dell’azione riferita, appresa indirettamente, al quale è strettamente connessa anche una sfumatura di dubbio (le cose riferite possono già di per sé apparire dubbie a chi parla). Questi significati sono espressi da participi di tutti i tempi. Il significato dell’azione appresa all’improvviso è più caratteristico soltanto dei participi attivi del presente (specialmente con il prefisso be-) e dei participi attivi del passato remoto (più raramente). Queste forme possono anche esprimere il significato di un’azione inferita dai risultati, che è il più raro in assoluto. Anche questi ultimi due significati sono tra loro affini. La semantica di NN è dunque costituita da due gruppi di significati correlati, dotati della medesima espressione morfologica e indicati d’ora in poi con il termine generale di significato dell’azione appresa indirettamente.
È da notare che un’azione appresa indirettamente può essere espressa anche dalle forme dell’indicativo, soprattutto quando il resoconto o il dubbio sono indicati nella frase con mezzi lessicali. Le costruzioni disse che sarebbe venuto e disse che sarebbe venuto (in forma NN) sono varianti equivalenti nella lingua letteraria contemporanea. Ciò dipende dal fatto che NN e l’indicativo costituiscono un’opposizione privativa. Il termine marcato di questa opposizione è NN, mentre il tratto semantico distintivo è il significato di azione appresa indirettamente.
10 Gli esempi di predicati sono trasposti foneticamente nella lingua letteraria, mantenendone le caratteristiche morfologiche e sintattiche, e sono contrassegnati con le abbreviazioni del LKŽ. Anche gli esempi tratti da testi dialettali pubblicati nel XIX—XX secolo sono riportati secondo l’ortografia attuale.
11 Cfr. «Ci serviamo spesso dei participi anche per osservazioni e constatazioni inattese, talvolta come giunte in ritardo» J. Jablonskis, RR I 527.
12 Cfr. B. Panzer, OSS III 63 ss., 70.
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1.2.2. Le forme NN si usano: 1) nelle subordinate delle frasi esplicative introdotte da congiunzione, quando nelle proposizioni principali compaiono verbi commentabili (cioè di reggenza frasale)13, che esprimono per lo più sensazioni, percezione, pensiero e trasmissione di informazioni, per esempio: parlò che la segale non fosse affatto Slm; ho sentito che lui non era a casa Skd; 2) nelle seconde proposizioni di frasi asindetiche, di norma dopo verbi dello stesso significato, per esempio: Ona avrebbe sognato, va dappertutto, parla dappertutto Jrb; disse che il fulmine aveva bruciato la capanna Ktk; 3) in frasi indipendenti, per esempio: i aitvarai portavano qualcosa a chi li possedeva BsMt I 129; il vasaio piangendo avrebbe rovesciato con un bastone i vasi, tanto che tutti si erano sparsi in cocci BM 52.
Nelle prime proposizioni (prepositive) delle frasi asindetiche, i participi NN ricorrono relativamente di rado, per esempio: dunque lui avrebbe picchiato il lupo, si dice KzR; avrebbe cantato ogni sorta di canzoni, si dice Vvr. Nelle frasi subordinate e in quelle asindetiche ad esse sinonimiche, il verbo dell’altra proposizione mette in evidenza la natura modale del participio14; nelle frasi indipendenti essa si ricava dal contesto e dalla situazione.
1.3.1. Nella lingua letteraria lettone, il modo indiretto (atstāstamā izteiksme) è costituito di norma da participi attivi fossilizzati del presente e del futuro con il suffisso -ot < *ant (celot, celšot e sim.). Nei tempi composti, la funzione di verbo ausiliare è svolta da forme participiali invariabili per caso e genere esot, tiekot (tapot); būsot, tikšot (tapšot). I participi attivi fossilizzati del futuro hanno ormai soltanto il significato NN e, dal punto di vista della lingua contemporanea, non sono più considerati participi15. I participi attivi del passato sono oggi considerati forme paradigmatiche NN soltanto quando compaiono con una copula participiale, per esempio esot runājis; vale a dire, per esprimere un’azione passata si usano esclusivamente le cosiddette forme del presente composto. Pertanto, la funzione modale della copula participiale è ancora più evidente in lettone che in lituano. In questo modo, nei paradigmi della lingua letteraria si evita l’omonimia delle forme NN con il presente composto dell’indicativo. Tuttavia, in realtà, nei dialetti lettoni e in parte anche nella lingua letteraria, i participi attivi del passato si usano ancora con significato NN anche senza la copula esot, per esempio kādam tēvam bijuši trīs dēli16, cioè proprio come in lituano. Nei dialetti dell’Alta Lettonia (aukšzemnieku) e in alcuni altri dialetti, il participio attivo NN può ancora concordare in genere e numero con il nominativo di un sostantivo o di un pronome, per esempio: viņi uskrituoši, viņa navaruete ozimgt17. Forme NN concordate sono attestate anche negli antichi testi lettoni, cfr. nella grammatica di Adolfs il nominativo singolare maschile sarguots, femminile sarguoti; nominativo plurale maschile sarguoši, femminile sarguošas e così via.18 Il modo NN si formava anche con la forma neutra dei participi del presente esu ~ lituano esą, ancora nota nei dialetti, per esempio es esu bijis (R. Grisle ib. 252). Pertanto, il modo indiretto lettone è costituito storicamente dalle stesse forme participiali che in lituano, solo che attualmente sono più mutate. Inoltre, sul modello del paradigma dell’indicativo19, in lettone sono state formate le forme indirette
13 Per i termini, cfr. l’autore, LKK XV 210 e bibliografia ivi citata.
14 Talvolta si inserisce nella frase o in una proposizione contenente un participio NN e diventa una parola incidentale, per esempio: l’ospedale, si dice, sarebbe stato Sd.
15 J. Endzelīns, LaGr. 1009; A. Bergmane, MLLVG I 624, 661 tt.; J. Kabelka, La, 155, 166.
16 J. Endzelīns, ib. 977; žr. dar A. Bergmane, ib. 625.
17 J. Endzelīns, ib. 977; M. Rudzīte, Dial. 374.
18 P. Šmits, RKr XIV 29, 38; J. Endzelīns, ib. 977–8; R. Grisle, LVLIR VII 251–2.
19 J. Endzelīns, DII 144. Poiché il debitivo lettone si intreccia anche con il congiuntivo (cfr. būtu jāmet, būtu bijis jāmet), I. Marvan, SIPr IV 255, propone di escluderlo dagli altri modi e di considerarlo una categoria verbale autonoma.
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Forme della necessità (debito), per es.: esot jāmet, būšot jāmet; esot bijis jāmet, būšot bijis jāmet. A causa di questi sviluppi successivi, il NN lettone è diventato morfologicamente più definito20.
Dal punto di vista semantico, il NN lettone corrisponde al gruppo principale, cioè 1–2, dei significati del NN lituano. Esso indica di norma un’azione riferita, non conosciuta con certezza o posta in dubbio.
1.3.2. Nei testi in prussiano antico non sono attestati participi con un chiaro significato di modo indiretto. Tuttavia, i participi del prussiano antico possono occupare la posizione di verbum finitum e, in base alla loro funzione sintattica, corrispondere alle forme del NN. Tra i presupposti sintattici del NN si annoverano i participi attivi del presente, usati dopo il pronome relativo kawids nelle proposizioni subordinate, per es.: tans… prei isspreštun dāst | en kawidsei debīkun nautīn bhe wargan stai gurijnai malnijkiku embaddusisi 71₂₋₅ — Er… zuerstehen gibt | in was grosser Not vnd Gefahr die armen Kindlein stecken; kai ious… sen seilin pomīrit quoietē en kawidsu debīkan powargsennien | bhe nautien | schis malnijkiks… embaddusisi 71₂₉₋₃₂ — das ihr… mit fleiß bedenken wolt | in was grossem Jammer vnd Noth diß Kindlein… stecket21. Il carattere autoctono di tali usi è confermato dal fatto che il participio traduce una forma verbale finita dell’originale (cfr. le corrispondenti costruzioni participiali lituane con congiunzioni, 1.9.3).
1.4. Il modo indiretto lituano e quello lettone, in quanto categorie verbali, sono relativamente recenti e si sono formati a partire da forme di origine nominale. Sebbene i participi che li costituiscono (un tempo aggettivi verbali) con i suffissi nt e us siano ereditati dall’epoca della comunità indoeuropea, nella maggior parte delle lingue affini tale uso non è attestato. Esso non si riflette neppure nei più antichi testi delle lingue indoeuropee (per es., nei testi ittiti, nei Veda e nell’epica omerica). Ciò induce a ritenere che il NN si sia formato durante il periodo di sviluppo autonomo delle lingue baltiche e a ricercarne il fondamento nell’uso dei participi in queste lingue.
Sull’origine del NN nelle lingue baltiche sono state formulate diverse opinioni.
1.4.1. B. Delbrück considerava la costruzione all’accusativo con participio (accusativus cum participio) il fondamento del modo indiretto (VS II 491) e riteneva che, da espressioni come diceva che il padre sarebbe venuto (venire), accanto alle quali si usavano espressioni sinonimiche con il modo diretto diceva che il padre verrà, avrebbe potuto svilupparsi la costruzione diceva che il padre sarebbe venuto, e in seguito anche diceva che il padre sarebbe venuto. J. Endzelīns aderì a questa opinione (LaGr. 976–977, 979), aggiungendo che la contaminazione tra la costruzione all’accusativo con participio e le espressioni sinonimiche con verbi al modo diretto avrebbe potuto agevolare anche la costruzione al nominativo con participio (nominativus cum participio, di seguito — VD), per es. si dice che lui sappia molto. Secondo E. Hofmann, il NN baltico si sarebbe sviluppato dal discorso indiretto espresso mediante costruzioni del tipo accusativus cum gerundio22. G. Bense fa risalire anche il NN lettone alla costruzione accusativa come fonte originaria («letzten Endes»), LKK VI 192.
1.4.2. A. Potebnia collegava il modo indiretto alla VD (nominativus cum participio) e a costruzioni affini (Зап. I–II 230–1). Egli sosteneva che il modo indiretto
20 Cfr. I. Marvan ib. 253.
21 Vedi J. Zubaty, IF VI 302; E. Fraenkel, Baltosl. 46; diversamente J. Endzelin AprGr
22 E. Hofmann, Zum Gebrauch der Partizipien in den Skireins, Indogermanica, Festschrift für W. Krause, Heidelberg, 1960, p. 29.
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La sfumatura di modalità indiretta o di dubbio potrebbe essere sorta inizialmente dal significato lessicale del verbo impiegato in queste costruzioni (per es.: dûmoti, dėtis), rafforzata in seguito da congiunzioni come buk, nei, ecc., per es.: bijojos, dûmodami, buk dwase kokę regį; dėtis turėjo, ney esą teisus (la costruzione stessa inizialmente sarebbe stata indifferente rispetto alla modalità). Tali costruzioni corrispondono pienamente a quelle slave: mъnjaacho (aky) ducho videste. Tuttavia, le lingue baltiche si sono spinte oltre: hanno cominciato a usare i participi anche quando il soggetto dell’azione da essi espressa non coincideva con quello dell’azione del verbo (per es.: non so se lui verrà 225, vyns lika atsacit, ka tēvs majās ne esot 227). Considerando più recenti soltanto le costruzioni diffuse in lituano e lettone con un soggetto diverso per l’azione del participio23, A. Potebnia indicò al tempo stesso circostanze che contraddicevano questa opinione: le costruzioni eterosoggettive sono più vicine a quelle nominali, meno unitarie, mentre l’evoluzione della lingua procede proprio nella direzione dell’unificazione della frase.
1.4.3. E. Tanglis, Acc. 50–51, fa derivare la modalità indiretta direttamente dalle costruzioni di VD (nom. c. participio) con verbi non riflessivi, che a suo avviso si sarebbero formate più tardi e non avrebbero ancora avuto il tempo di diffondersi nel XVI–XVII secolo. E. Tanglis considerava la modalità indiretta un fenomeno nuovo, affermatosi, a quanto pare, soltanto nel periodo della tradizione scritta. Anche I. Marvan spiegava in modo analogo le cause interne della comparsa di NN24, aggiungendo che le VD con verbi non riflessivi erano varianti di proposizioni subordinate e che, sul loro modello, avrebbero potuto acquisire congiunzioni e un soggetto dell’azione distinto. Poiché questi autori fanno derivare le VD da una costruzione accusativa, postulano all’incirca la seguente catena evolutiva di NN: dice di essere venuta→si dice venuto → dice (che) è venuto → dice (che) il padre è venuto → il padre è venuto.
1.4.4. J. Kazlauskas spiegava in modo del tutto diverso la formazione di NN, LKK IV 86–87, Ist. gr. 402–403. Riteneva che potesse trattarsi di un residuo dell’ottativo perifrastico (*bi negelbas, *bi nekelės), la cui esistenza in lituano è stata dimostrata da Ch. S. Stang, NTS XVIII 348–356, VGr. 429, sulla base di costruzioni condizionali con participi, per es.: jeib negelbas, jeib nekelės e simili. Nelle altre lingue indoeuropee il discorso indiretto è spesso espresso con l’ottativo, perciò potrebbe essere avvenuto così anche in lituano. Una volta trasferito il valore ottativo dal verbo ausiliare bi, divenuto particella, al participio, tale particella avrebbe potuto scomparire.
L’origine di NN viene dunque spiegata in modo piuttosto controverso. Per chiarirla almeno in parte, è utile esaminare l’uso di NN agli inizi della tradizione scritta, la sua diffusione e il rapporto con altre costruzioni di significato affine.
1.5. Che cosa sappiamo dell’uso di NN agli inizi della tradizione scritta lituana? E. Tanglis, Acc. 50–51, non ha trovato esempi di NN nei testi antichi. La lingua dei testi di J. Bretkūnas, M. Daukša e di altri da lui esaminati non presenta in effetti costruzioni autonome di NN, formalmente distinte dalle VD. Singoli casi in cui i participi sono vicini alla modalità indiretta (per es.: DP 51236, BrB I Moz 48, 18; Joz 10,1) possono essere interpretati anche come forme di tempi composti con copule zero25. Tuttavia, esaminando altre fonti del XVI–XVII secolo, non rimane alcun dubbio che agli inizi della tradizione scritta NN fosse pienamente sviluppata. A questo riguardo, gli scritti di S. Vaišnoras sono particolarmente significativi. Nelle sue traduzioni di «Žemčiūgos» e «Apie popiežiškąją mišį» troviamo 35 costruzioni del tutto autonome (con un soggetto distinto
23 Recentemente, V. Sirtautas ha espresso un’opinione simile, Kalbotyra XXV (I) 95.
24 H. Марban, Kalbotyra IV 36–37; Baltistica V(1) 18.
25 Per es.: Ka wel paskui to daug kitų szwentių / miniku / ir mergu padariusias DP 51236 (Co tež potym wiele inszych świętych… vczynilo W 876).
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esempi di NN in cui il soggetto dell’azione)26. Poiché finora non sono stati trattati altrove, li descriveremo un po’ più dettagliatamente.
1.5.1. Ad eccezione di un caso con valore ottativo (cfr. 3.3.2), tutte le forme di NN nelle traduzioni di S. Vaišnoras sono accompagnate dalla particella modale būk, che sottolinea una sfumatura di incertezza e dubbio27. Con questa particella NN è tuttora ampiamente usata in Žemaitija (per esempio nei dintorni di Telšiai, Šalantai, Lenkimai, Papilė, Tytuvėnai, Užventis, Kalnėnai, Šiauliai, Raseiniai, Laukuva), nonché nella Lituania nord-orientale (nei dintorni di Joniškis, Pasvalys, Linkuva, Daugailiai, Dusetos, Miežiškiai), talvolta persino nei dialetti meridionali, dove i participi NN sono in generale molto rari. S. Vaišnoras usa di norma questi participi nelle proposizioni subordinate delle frasi complesse, con le congiunzioni jog, kaip e i pronomi relativi kuris, kursai. Quando NN ricorre in una proposizione di una frase complessa priva di congiunzione, la stessa particella būk ne svolge la funzione. Le proposizioni subordinate delle frasi complesse con forme NN sono spesso molto distanti dalle proposizioni principali, separate da interi complessi di altre proposizioni e, di conseguenza, abbastanza autonome.
Per riportare il discorso indiretto, nella proposizione principale o nel contesto precedente compaiono i verbi sakyti, perkalbėti, taryti; paspirinti «affermare», rašyti, per esempio: Teipajeg saka ghie… jog spawiednie būk priwalingas essąs ischskaitimas wissų griekų 14822; skaisczęi nor perkalbeti | kaip būk macis tokia io walgimo | ir kitiems tos regetoiems ant gera atenti PM 3223; netikumus staczei uschstoie taridami… jog ipaczia wiera ing Christu | būk nesanti dalis Pakutos 14815; raschiti | ir neprotingai pastiprinti dressa… Buk Chrikschtas… ne essas apmasgoimu 132a21.
Per esprimere pensieri e convinzioni che l’autore considera irreali e false, i participi NN seguono i verbi dūmoti, laikytis, mokinti, pramanyti, pramanymūs ginti: (gli stoici) dumoie | būk Diewas ir ischkadingu paiudin ojimu (177) žmones biauribump werčęs 177–177a. Popiežischkei… klajojme laikosi | jog būk dūna ingi kuna Christaus butischkai persimainanti PM 30a14; mokin teipajeg. Iog atgimimas ir ischganimas mussu būk ne nūg Chriks ch ta kabąs 133a12. Nessa žmogischkasis protas pramana | Diewa santi sudcze swietischku | kursai sawo dingscze būk danguie ischkadingus pastatimus raschęs 16421; pramanimus ginna: Pirmiausei iog Diewas… nekur ius žmones … ant amžinoses prapulties būk paskires 178a23.
1.5.2. Nei testi di S. Vaišnoras, il discorso indiretto è costituito per lo più da participi attivi del presente (25 esempi), più raramente da participi attivi del passato (5 esempi). Il participio del verbo būti (12 esempi), fungendo da copula, si combina con sostantivi (ne essas apmasgoimu 132a24, uschmokejmu… essas 264a6, kitu nosrais essa 3223), aggettivi (priwalingas essąs 14823, nei naudingas nei ischkadingas… essas 132a7) e loro
26 In due esempi non è del tutto chiaro, a causa dell’ortografia, se si tratti di participi o di forme personali dell’indicativo: ischrinktieghi būk palaika (-ą o -o?) malone 17913, Apaschtolai būk… laike (-ę o -ė?) PM 376. Gli altri casi non lasciano adito a dubbi. Sei costruzioni sono usate nel libro «Apie popiežiškąją mišią» (PM), 29 nella stessa «Žemčiūga».
27 La stessa particella è usata più volte con il modo indicativo nel medesimo significato (11a16, 13320, 1785–8, 178–178a, PM 2321, 27a11–13), e in un punto con il genitivo del participio: ghie ir regima affiera… (25) be iokia ischstowincza grunta | kaip buk priwalomo sancze | be reikos stata PM 25–25a; per i casi corrispondenti nella lingua odierna, cfr. LKŽ I 1136; si veda inoltre E. Fraenkel KZ XIV (Erg. H.), 36, 98 ss. Dll. būk sen. nei testi antichi è usato anche come elemento della congiunzione būk… alba, būk… «būk oppure», per esempio: būk tatai Namai alba Miestas būtų BrB III Moz 25, 34 (cfr. inoltre 17, 10; 22, 18; 22, 28; IV Moz 15, 2; V Moz 12, 3; 13, 6 e altri).
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con forme neutre (priwalu essa PM 33a₁₈) e una costruzione preposizionale (nūg czesa Apaschtolu santi PM 39₆). Con i participi passivi presenti, la forma derivata del verbo būti forma costruzioni composte NN della diatesi passiva:
Adoma butibe… muodemaĩ buk santi attolinama 69a₁₇; tie | kad isch schos giwatas ischeiti… nūg biaurjubu grieku buk essa nuczistijemi 263a–264; pramana ipaczus pagawimus | kureis buk žmones ir be to vreda Baszniczes esq priwerczemi 113a₁₂; neatmestiemus | kurie… buk niekudais ne essa atgimdomi 133a₁₇.
Come NN, nelle traduzioni di S. Vaišnoras ricorrono costruzioni con il converbo esant accompagnato dalla forma neutra dell’aggettivo priwalu e dall’avverbio predicativo gana, nonché converbi impersonali reikent, tereikiant, con il significato delle corrispondenti forme neutre dei participi (cfr. reikią, tereikią): norėtu tu perkальbeti | ghiems nebereikent walgjti | bet buk essant ganna PM 32a₆; Paskiausei mokin | iog buk apie nuleмima ir isch-rinkima Diewa reikent suditi | tiektaĩ isch tiuau nūdarbiu 179₁₉; Enthusiastai… saka… buk reikent laukti pagawimu gwoltinguiu 69a₂₃ (contrari) nūg Euangelias pradesti | ir tq be žokana tiektaĩ per Euangelia buk teireikent sakiti ir mokinti 75a₂₃.
Tali enunciati, dopo verbi esplicativi espressi o sottintesi (75a₂₃), sono molto vicini alla costruzione con accusativo e converbo; cfr. mokiną reikjant sūdyti, sako reikjant laukti. Il converbo cominciò a penetrare dapprima proprio nelle costruzioni impersonali con accusativo e participio, sostituendo la forma neutra del participio; cfr. Baltistica IV (2) 197 ss. A quanto pare, si tendeva a generalizzare la forma del converbo anche in altri casi d’uso impersonale; lo dimostrano anche enunciati forniti da F. Kuršaitis come aš misliju, (kad) šiandien lysiant KGr. 424, 426, accanto a lysia K I 284.
1.5.3. Come nella lingua odierna, nei testi di S. Vaišnoras NN può alternarsi all’indicativo con significato del tutto identico, per esempio: anis toktai… raschti | ir neprotingai pastiprinti dressa: 1. Pirmiausei | Buk Chrikschtas wlosnai kalbant | ne essas apmasgoimu atgimima … bet Figurischkai (132ᵃ)… buk tiektaĩ issimano widutini atgimima bei atnaughinima Dwasses schwentoses | kursai ir be Chrikschta | ischrinktkusamp buk galis nusidūti ant amžina ischganima 132a–133.
1.5.4. Dagli esempi esaminati emerge che le costruzioni NN reperibili nei testi di S. Vaišnoras corrispondono sostanzialmente alla lingua odierna, tanto nella struttura quanto nel significato. Qui NN funziona come mezzo grammaticale ormai consolidato per esprimere un’azione riferita, dubbia o irreale. Il fatto che, nelle fonti dei secoli XVI–XVII, NN sia attestata in modo più evidente nei testi di S. Vaišnoras si spiega anzitutto con la provenienza dell’autore dalla regione della Žemaitija, dove il modo indiretto è tuttora più diffuso, e con la finalità polemica dei libri stessi. Esponendo idee a lui estranee, il traduttore cercava di sottolinearne in ogni modo l’irrealtà e di prenderne le distanze (come mostra anche l’uso già menzionato della particella būk con forme del modo indiretto e, in alcuni casi, anche del modo indicativo). D’altra parte, il fatto che NN sia evitata nella maggior parte degli altri testi dell’epoca può essere spiegato almeno in parte anche dalla loro natura e dal loro contenuto: le verità religiose esposte e gli eventi descritti erano considerati dagli autori indiscutibilmente veri e certi.
Poiché anche in lettone NN è in uso fin dai testi del XVII secolo, non vi è alcun dubbio che nei dialetti baltici orientali essa si sia formata durante la loro evoluzione preistorica.
1.6.1. La schedatura dell’Atlante della lingua lituana aiuta a determinare la diffusione di NN nell’area della lingua lituana odierna e il suo rapporto con altre costruzioni di significato affine, soprattutto le risposte alle domande 120, 145ᵇ, 151, 175 e 176 del questionario per la raccolta dei materiali dell’Atlante
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questioni28. Combinando queste risposte con i dati dei testi di vari dialetti29, è possibile delineare almeno approssimativamente i confini della diffusione della NN e di alcune costruzioni participiali a essa affini. L’area d’uso della NN è indicata nella fig. 1.
I confini di diffusione dei fenomeni sintattici sono molto più variabili di quelli della fonetica o della morfologia e, pertanto, risulta assai più difficile determinarli. Le singole costruzioni sintattiche, avendo una natura più o meno motivata, spesso si propagano ben oltre la propria area principale d’uso attraverso testi folclorici, espressioni idiomatiche e altri mezzi. Perciò le isoglosse delle singole costruzioni participiali indicate nelle carte non sono assolute, bensì relative: mostrano le aree in cui è massima la probabilità di scegliere determinate costruzioni e in cui le tendenze al loro uso emergono con maggiore evidenza, sebbene espressioni corrispondenti possano comparire anche altrove.
Anche la natura dei materiali dialettologici utilizzati impedisce di definire con rigore i confini d’uso delle costruzioni participiali. Nel programma di raccolta dei materiali dell’atlante non tutte le domande menzionate sono formulate con sufficiente precisione (per esempio, la domanda 176 propone un’alternativa: se si usa l’accusativo con un converbo oppure il discorso indiretto, mentre in realtà in molti luoghi sono possibili entrambi i casi). Inoltre, in alcune risposte redatte da collaboratori meno esperti sono state semplicemente ripetute le frasi del programma, perciò la loro rilevanza è dubbia. A tali risposte è stata prestata la minima attenzione, basandosi innanzitutto su frasi autentiche registrate nella località oggetto di studio. Ove possibile, si è cercato di confrontare tra loro le risposte a più domande del programma che si intersecavano (per esempio: 151 e 176; 120 e 145b) e di tracciare i confini sulla base delle conclusioni del confronto, scartando le risposte contraddittorie, discordanti o sospette. La corrispondenza con testi dello stesso dialetto pubblicati o manoscritti da altri raccoglitori è stata considerata un argomento a conferma dell’attendibilità della risposta.
1.6.2. La NN è maggiormente diffusa nel dialetto žemaitico. A est, l’isoglossa dell’uso intenso della NN coincide all’incirca con l’attuale confine del dialetto žemaitico, mentre a sud comprende anche una parte dell’aukštaitico occidentale (inclusi tutti gli aukštaitici della regione di Klaipėda, ai quali, come mostrano i testi registrati in passato, sotto questo profilo andrebbe ascritta almeno una parte degli aukštaitici dell’ex Prussia orientale). In quest’area si usano intensamente le forme dei participi attivi del presente, del passato semplice e del futuro, che possono comparire da sole (per esempio, nel riferire un testo più lungo) oppure dopo i verbi sakyti, girdėti, manyti, rodytis e simili, con o senza congiunzioni. Nella regione di Užnemunė la NN è già meno frequente; in molti luoghi sono state osservate soltanto costruzioni con participi attivi del passato semplice, che possono essere considerati anche forme del passato prossimo con copula zero.
Un secondo centro di diffusione notevole della NN si trova nell’angolo nord-orientale dell’area della lingua lituana. Il suo margine occidentale, a nord, corrisponde anch’esso approssimativamente al confine dei dialetti panevėžiškiai e kupiškėnai dell’aukštaitico orientale, ma non raggiunge Anykščiai e non comprende la parte meridionale del dialetto aukštaitico orientale. I participi attivi del presente e del futuro sono usati intensamente con il valore di NN nella parte settentrionale di quest’area (intorno a Rokiškis, Kupiškis, Dusetos, Zarasai), mentre a sud di Utena si incontrano più spesso soltanto forme del passato semplice.
I due centri di uso intenso della NN menzionati sono collegati a nord da una stretta fascia che corre proprio lungo il confine con la Lettonia. A sud di essa, in un’ampia zona intermedia (quasi da Šiauliai ad Anykščiai), la NN non è affatto usata o compare solo sporadicamente. È del tutto estranea anche agli aukštaitici meridionali, nel cui territorio dialettale dopo i verbi dichiarativi si usa-
28 Cfr. Programma di raccolta dei materiali dell’atlante della lingua lituana, Istituto di lingua e letteratura lituana dell’Accademia delle scienze della RSS lituana, Vilnius, ²1956.
29 Tra questi sono stati utilizzati soprattutto i testi pubblicati nell’antologia Lietuvių kalbos tarmės, a cura di E. Grinaveckienė e K. Morkūnas, Vilnius, 1970, nelle serie „Lietuvių kalbotyros klausimai“ e „Kalbotyra“, nonché quelli registrati nelle tesi di laurea degli studenti di lituanistica della VVU, nelle descrizioni dei singoli dialetti.
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1. NN con participi presenti 2. VD con verbi riflessivi (si è fatto immaginare)
2. Ordine n. 1026
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Le forme del participio passato semplice, usate al posto di quelle composte dei tempi perfetti, non differiscono in nulla.
1.7.1. Confrontando le aree di diffusione di NN e del nominativo con participio (VD) dopo i verbi del dire (cfr. fig. 1), si vede che coincidono in larga misura. La coincidenza è particolarmente evidente nell’area del dialetto samogitico. Dai dati disponibili sembra che NN sia usata un po’ più intensamente di VD nel basso corso del Dubysa e lungo il Nemunas30. Nella Lituania nordorientale, dove VD si forma con verbi del dire non riflessivi, le due costruzioni non sono affatto distinguibili: l’enunciato sako šiandien dirbęs può essere considerato sia VD sia NN, con coincidenza del soggetto dell’azione del participio e di quella del verbo. Il fatto che qui non si faccia pausa tra il verbo e il participio non è un tratto specifico, poiché molto spesso non si fa pausa dopo il verbo neppure quando il participio ha un proprio agente, per esempio: (la gente) sako devintą dešimtį einanti Vvr; jau vakar vakare sakė mirusi Grg; girdėjau ãnas didelius mokslus aĩns Ut ecc.31
La vicinanza di significato e la coincidenza dell’area d’uso indicano stretti rapporti tra NN e VD. Quest’ultima costruzione, a differenza di NN, è caratteristica di molte lingue affini. La sua base è costituita da sintagmi verbali con un elemento nominale (il cosiddetto attributo predicativo, o aggiunto), probabilmente ereditati dall’epoca della comunità indoeuropea. Tutto ciò sembra deporre a favore della già menzionata ipotesi di E. Tangl e I. Marvan, secondo la quale NN si sarebbe sviluppata da VD. Tuttavia, altre circostanze impediscono di accettarla.
1.7.2. In frasi non segmentate intonativamente come sako jis dabar negeriąs Rs32 distinguiamo chiaramente due unità sintattiche: sako e jis dabar negeriąs. Sotto questo aspetto, gli enunciati con participi corrispondono pienamente a quelli con forme verbali finite, che spesso seguono senza pausa i verbi sakyti, girdėti, manyti, žinoti ecc., per esempio: sako nebus vasaros Krk; girdėjau seniai nebegeri Vk, cfr. anche V. Sirtautas, ib. 95. I verbi sakyti, girdėti ecc. qui tendono a perdere la propria autonomia semantica e sintattica e si avvicinano alle parole modali (cfr. le parole modali sviluppatesi da verbi matyt, mat, girdi). Non vi è tuttavia alcun dubbio che frasi del genere si siano formate da due enunciati distinti, che ancora oggi spesso sono separati dall’intonazione, cfr.: sako, dabar jau namus statos Prn. Allo stesso modo, anche gli enunciati corrispondenti con participi sono separati dall’intonazione, per esempio: sako, vyresnysai jau daktaru esąs Kp; žmonės kalba, tu pačią primušęs Svn. L’analogia con gli enunciati verbali induce a ritenere che tali frasi abbiano conservato una segmentazione semantica e intonativa più antica rispetto alle frasi menzionate sopra, pronunciate senza pause.
La stessa analogia con gli enunciati verbali si osserva anche nelle frasi in cui coincide il soggetto delle azioni indicate dal participio e dal verbo:
a) frasi non segmentate intonativamente, per esempio: sakė neturinčios laiko Krtv; pirmą sykį girdžiu turįs ponus ant savo žemėsŽemR₁ II 24; Janė sakė Petrą sutikus Kp; žmonės kalbėjo matę Kraujelį Vžns; sako porą tik stikliukų buvęs gėręs; sakė nešančios vežimų kraut Vl (cfr.: tėvas sakė eis valgyt Krk);
30 D’altra parte, K. Sirtautas (KK 9.31) ha rilevato costruzioni VD con participi passivi (del tipo duodasi mušamas) anche in aree in cui NN non è caratteristica, per esempio intorno a Šeduva, Radviliškis e ad Alksnėnai.
31 V. Sirtautas, Kalbotyra XXV (1) 94–95, fornisce una serie di esempi di questo tipo e ne segnala la rarità. Nella lingua letteraria scritta, in cui il testo viene suddiviso mediante virgole in base alla struttura sintattica e al significato, le frasi senza pausa tra verbum dicendi e participio o un altro verbo sono in effetti piuttosto rare. Nella lingua popolare, tuttavia, sono persino più frequenti e più diffuse delle frasi corrispondenti con pause. Lo dimostrano i testi trascritti direttamente dalla viva voce dei parlanti dialettali e l’osservazione della lingua popolare.
32 Analogamente SInt, Vvr, Rt, Grg, Šl, Šlu, Krš; Kp, Ut, Mlt ecc.; anche con participi attivi al passato semplice: Kv, Dr, Šv, Vn, Klp, Skd; Čk, Jrb, Trg, Pnv; Trgn, Jž, Kp, Skp ecc.
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b) frasi segmentate intonativamente: dice che sta trasportando il fieno come primo consigliere Plng; raccontava la vicina, che la carrozza era arrivata da Vilnius Mlt; la mamma diceva che aveva quasi pianto quando l’avevano portata via come una mucca Rk; disse che aveva sistemato bene Šl; il bambino disse di aver incontrato un lupo Km; disse che sarebbe venuta un’altra volta Šlu (cfr. Ona disse che aveva trovato porcini Sv).
Dopo i verbi riflessivi sakytis, pasisakyti, pasakotis, girtis e simili si usano anch’esse espressioni sia segmentate intonativamente sia non segmentate, per esempio: disse di non avere denaro Grz; lui dice di aver mangiato solo per fame Mžk, cfr. disse che sarebbe partito Ker, Užg, Kš, Vlkn ecc.
Se ritenessimo che la NN sia derivata direttamente dalla VD, le costruzioni monosoggettive non segmentate intonativamente dovrebbero essere considerate le più antiche, per esempio disse di essere tornato, e da esse dovrebbero essere derivati i costrutti a due membri disse, essendo tornato e disse che il padre era tornato. Tuttavia, a tale ipotesi si opporrebbe la direzione generale dello sviluppo del sistema sintattico, che emerge chiaramente nelle frasi corrispondenti con i verbi. Che l’evoluzione della frase nelle lingue baltiche, come in altre lingue indoeuropee, abbia proceduto per sintesi di enunciati separati e non per segmentazione analitica, è dimostrato non solo dall’intera storia della frase complessa, ma anche da processi avvenuti all’interno della frase, quali la trasformazione di singole frasi nominali in membri della frase e la loro avverbializzazione (cfr. gli avverbi di origine nominativa gana, gėda, gaila ecc.; si veda K. Ulvydas, LKK XI 7 ss.), nonché la trasformazione in parole incidentali di espressioni di significato autonomo come matyti, girdėti, žinia, aišku, žinoma, suprantama ecc. È assai difficile credere che lo sviluppo delle costruzioni participiali abbia seguito la direzione opposta e che enunciati inizialmente monolitici del tipo disse di essere tornato si siano poi scissi in unità relativamente autonome, dotate persino di soggetti dell’azione differenti. La formazione della NN può essere spiegata anche in modo più naturale e maggiormente conforme all’evoluzione della struttura sintattica, riconoscendo il carattere arcaico delle frasi composte asindetiche, ampiamente attestate nei dialetti, del tipo disse, essendo tornato e disse che il padre era tornato. A tal fine occorre prestare attenzione alle costruzioni in cui i nominativi dei participi presentano la stessa forma e funzione che hanno quando costituiscono la modalità indiretta.
1.8.1. Quanto ai principali tratti strutturali — la posizione di verbum finitum e l’assenza dell’ausiliare — la modalità indiretta corrisponde anzitutto ai participi attivi del preterito semplice, usati senza copula e che, dal punto di vista della lingua contemporanea, formano tempi composti perfettivi al presente; cfr. tėvas grįžęs (: buvo grįžęs: būdavo grįžęs: bus grįžęs). Il preterito semplice della NN se ne distingue soltanto per il valore modale. Tuttavia, il valore modale emerge spesso solo dal contesto e dalla situazione, e talvolta può essere del tutto indeterminato. Anche dopo verbi di percezione e di informazione che indicano un discorso riferito, il participio attivo del preterito semplice può essere interpretato in entrambi i modi, soprattutto ai margini dell’area della NN, dove i corrispondenti participi attivi del presente non sono affatto o quasi mai usati; per esempio: dice che lui è già morto adesso Škn; quello, ho sentito, si è impiccato Mlt; dice che quelli le cui candele si sono spente del tutto hanno completamente dimenticato l’altro mondo Vl; pare che il mondo sia accorso dalle tombe Vrnv ecc. D’altra parte, nella varietà samogitica i participi attivi del preterito semplice con copula al presente sono talvolta usati anche per indicare un’azione esperita indirettamente, e corrispondono quindi pienamente, quanto al significato, alle forme della NN, per esempio: si dice che presso quel ruscello la gente si è impiccata Rsn; dicono che lui è partito Kin; dicono che la carrozza è caduta dentro Šlu; arriva quella moglie a dire che ha sradicato una carota per il bambino Kin; guarda nel fienile, pare che sia stata Akm; quante ne ha trascritte! Skd; analogamente anche negli scritti di S. Vaišnoras, cfr. si dice che il Figlio di Dio sia senza sostanza e creato segretamente da Dio / e (che) non abbia sofferto e sia morto per tutto il mondo MT 178–178ᵃ. Pertanto l’area della NN
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ora può essere definita più chiaramente soltanto in base ai limiti d’uso dei participi attivi del presente e del futuro.
1.8.2.1. I participi attivi del presente non fanno più parte del sistema dei tempi composti della lingua letteraria, perciò, quando si trovano nella posizione di verbum finitum senza un verbo ausiliare, vengono intesi come forme della NN. Questa situazione, tuttavia, non è antica. Anzitutto, nella varietà samogitica i participi attivi del presente con be- possono essere usati per indicare un’azione durativa anche senza un chiaro valore modale, per esempio: la mucca è morbida (durante la mungitura), il latte continua a scorrere Pln; sono tornato e lei stava andando Vkš; in quell’orto l’erba è calpestata così — proprio così calpestata, e lì un pastorello pascolava le pecore SlančP 13, cfr. anche N. Slizienė, LKK IV 70. Che questo uso sia antico è attestato anche da esempi di canti popolari, la cui struttura ritmica permette di conservare meglio gli arcaismi sintattici; cfr.: l’aurora sta albeggiando, il sole sta sorgendo, la testa sta dolendo Sk (LKK III 84), che cosa sta pensando quel giovanotto, che cosa medita il giovane, sta forgiando un anello d’oro, e sta incidendo il mio nome KlvD 163. Si usano anche participi attivi del presente privi dell’affisso be-, per esempio: serve un lavoratore in casa, la mamma è malata Pj (LKT 114); lei ha due fratelli e due sorelle Plng. Pertanto l’affisso be- non è storicamente associato al valore ammirativo dei participi. Questo valore è spesso presente anche nei participi attivi del presente privi di tale affisso, per esempio: Si è dimenticato di farsi il segno della croce e, voltatosi dall’altra parte, guarda: c’è il diavolo Slm; guardo, guardo, osservo e lui è già tornato Tln; mentre i participi con be- indicano spesso anche un’azione riferita, appresa da altri, per esempio: ho sentito che si preparava a falciare Krtn; disse che studiava per diventare trattorista Vg.
D’altra parte, nella varietà samogitica e nella parte occidentale dei dialetti alto-lituani occidentali i participi attivi del presente sono usati con l’ausiliare būti e formano un paradigma piuttosto ampio di tempi composti: presente esu, esi, yra… einąs, -anti; preterito semplice buvau, buvai, buvo… einąs, -anti; futuro būsiu, būsi, bus… einąs, -anti; condizionale būčiau, būtum, bus… einąs, -anti (non si sono riscontrate forme del preterito frequentativo e dell’imperativo, ma sono del tutto possibili), per esempio: guarda come sto parlando (=come parlo) Mž; lui è malato Žd, Prk, Klp, Eig, anche lei sa Skd, Kl; qualcuno è incinta Šl; lui era un po’ malato Sl, Klm; presto pioverà Klp; quando ci sarà la nebbia, a Varniai farà freddo; vivrà con un verme quando lo manderanno al fronte Šts, e se davvero fosse stato così per loro, non sarebbe mancato che il latte di cigno Brs (LKŽ VII 77). Si usano anche le corrispondenti forme participiali con l’affisso be-, ma con una sfumatura di durata accentuata, per esempio: la mia mucca è molto buona da mungere: si è riempita e il latte continuerà a scorrere Pln (LKT 79); meno male che non sei partito: saresti stato malato Eig (LKT 73); non sarei vissuta, ma poi la situazione si è sistemata Žr. Con il participio attivo del presente si formano talvolta anche forme di tempi composti ancora più complesse, per esempio: se fossi stata capace, sarei partita Skd, cfr. (heretikay) dicevano / come se avesse una sola volontà non creata SP I 193₁₂. Le forme del passato sono talvolta usate anche per indicare un’azione iniziata ma interrotta, cioè corrispondono per significato al passato incoativo, formato con l’affisso be-, per esempio: ho sentito che lui stava uscendo di casa, ma è tornato Trgn.
1.8.2.2. L’antichità di tale uso è confermata dai monumenti linguistici dei secoli XVI—XVII. Proprio negli scritti di J. Bretkūnas e soprattutto di S. Vaišnoras, rappresentanti dei dialetti menzionati, i participi attivi del presente sono usati con l’ausiliare con valore di tempi composti, per esempio:
Come (il Signore) ama gli uomini, tutti i suoi santi sono nelle tue mani BrB V Moz 33,3 (Wie hat er die Leute so lieb; dilexit populos); senza dire che essi dormono | ma
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si addormentano e si svegliano viventi MT 260a₂₁; O i corpi dei morti non sono morti, ma viventi MT 262a₁₇–₁₈;
Una radice (sopra, sottolineato: albero)… aveva tre rami e germogliava (da -enti), cresceva e fioriva BrB I Moz 40,10 (und er grúnete, wuchs und blúete); Dio si è assunto il compito di salvare… affinché ora (le persone)… la legge naturale restasse soltanto; MT 221₁₃–₁₄;
Il corpo (della persona) non si deteriora MT 245₄;
Questo è stato detto così spesso | come se fossero stati i pagani a pregare Dio | affinché essi… si convertissero MT (PM) 29a₁₁–₁₂ (si veda anche N. Sližienė LKK IX 80).
Tali costruzioni si incontrano un po’ meno frequentemente in altri testi linguistici, cfr. E da ciò il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio DP 163₁₁ (bedzie siedzial W 13; erit sedens); Ah, che cosa si dirà allora SG 71₇.
Negli scritti di S. Vaišnoras e di alcuni altri autori (M. Daukša, K. Sirvydas) è particolarmente frequente l’uso del participio esąs, -anti con il verbo ausiliare, per esempio: kas tikrai est essa MT 7₈; Welmas isch pradczas swieta jra melagiu essas MT 42₂₀; mokitiau ans… teipoieg est essas MT (BĮ) XVIII₁₁–₁₃; aprascha… butibe Weczeres | kas toie butu essa MT 150₁₅; kuri butu tikroj Religia santi? MT (LĮ) XXIV₁₂; Kad’ tassái ne butų essas piktadeia | ne izdawę butūmbime io taw DP 163₃₃ (By to nie byl zloczyńcá W 279₁₉; si non esset hic malefactor); Idant iż’ to pasaulo butų santi | tarnái manieii wienók káriautu vž manė DP 164₉ (Być z tego świata bylo krolestwo moje W 280₅; si ex hoc mundo esset regnum meum)³³. A sua volta, tale combinazione di participio e verbo ausiliare può unirsi ad altri participi o aggettivi formando una copula composta, per esempio: kad butu Misschia nūg Christaus santi jstatita | alba nūg kokio kitta Apaschtola laikita… (37ª) quindi anche di ciò si sarebbe dovuto parlare bene MT (PM) 37ª–38; wissas tos paczes dalis bus wienur nuschwęstas | ne tarent idant paczas per sawe butu sanczes pageduses ir nenaudingas MT (PM) 36₁₄, 34.
I participi attivi del presente con il prefisso be-, associati al verbo ausiliare būti, negli scritti di J. Bretkūnas formano spesso le stesse forme composte del passato degli altri participi attivi del presente. Qui il prefisso be- sottolinea e accentua la durata dell’azione, per esempio:
E quando ritorna da lì, ecco, stava offrendo la sua offerta sacrificale IV Moz 23, 17 (sihe | da stund er bey seinem Brandopffer LB); L’uomo… condusse… la madianita… davanti… a tutta l’assemblea dei figli d’Israele, che stavano piangendo presso la porta IV Moz 25,6 (die da weineten für der thür LB; Saul rimase a Ghilgal (era ancora lì) I Sam 13, 7 (Saul aber war noch zu Gilgal LB); Boaz veniva proprio da Betlemme Rut 2,4 (Boas kam eben von Bethlehem LB); E davvero stavano seppellendo i Primogeniti IV Moz 33, 3 (und begruben eben LB).
Forme composte analoghe sono talvolta formate anche con il verbo ausiliare tapti, cfr. Andai allora, mi lavai e diventai vedente ChB Jon 9, 11.
A quanto pare, l’enfasi sulla durata mediante il prefisso be- preparò il terreno al valore del passato incoativo, che emerge quando l’azione durativa espressa dal participio viene interrotta da un’altra
33 Si veda inoltre MT (BĮ) XVIII₂₀, (LĮ) XXIII—XXIV, 150₁₅, 150ª, 161ª, 181₂₀, 183–183ª, 269ª₂, (PM)14ª₁₄, 14ª₂₀, 15ª. Cfr. N. Sližienė, LKK IX 80; J. Palionis, LLK 198.
34 Analogamente MT 77₁₉, 151₁₅, 268ª₁₂, (PM)25ª₁₂–₁₃, 34ª₁₉–₂₁. In tutto, negli scritti di S. Vaišnoras troviamo 22 costruzioni con esas, -anti e la forma flessa di būti, di cui 3 con forme del presente e 19 con forme del condizionale.
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azione, cfr. Tawa tarnas buwa beganans Awis sawa Tiewo, ir ateija Łewas BrB I Sam 17, 34 (hütet die schafe LB).
Occasionalmente, nei testi antichi, i participi attivi del presente con l’affisso be- sono associati anche alla forma del presente del verbo ausiliare, formando cioè una sorta di tempo iniziale presente (ma senza il significato di un’azione interrotta), che manca ormai al paradigma dei tempi iniziali della lingua odierna, per esempio: Tu awinélio newirk, kolei ira beszindans (prieg Pieno Augives) BrB II Moz 34,26 (wenns noch an seiner muetter milch ist LB; in lacte matris suae V); Sakie iems su dziauksmu didziu / Iog est begulis edziosu BrGD XLVII (p. 83), cfr. anche Mž 193.
1.8.2.3. Dunque, i participi attivi del presente predicativi, che nella lingua letteraria odierna sono usati soltanto come forme di NN, in passato potevano anche non avere un significato modale definito. Nella posizione di verbum finitum si usavano da soli oppure con l’ausiliare būti, con il quale formavano costruzioni uguali a quelle dei participi attivi del passato semplice. Le forme dei participi attivi del presente con l’affisso be- e senza di esso avevano le stesse caratteristiche sintattiche e si differenziavano soltanto per il significato di durata più o meno marcato. Pertanto, le costruzioni con i participi attivi del presente erano altrettanto vicine a NN quanto lo sono tuttora le cosiddette forme dei tempi perfetti con i participi attivi del passato semplice.
Troviamo indizi a favore della ricostruzione di tale situazione anche nel sistema della lingua odierna. Si tratta anzitutto dell’incompletezza del cosiddetto paradigma dei tempi iniziali (mancano le forme del presente), dell’assenza di un significato comune (di norma i participi del presente esprimono il rapporto di durata delle azioni soltanto con le forme del passato semplice dell’ausiliare, e ciò solo in determinati contesti, cfr.: N. Slizienė, LKK IV 67; LKG II 146), dell’uso dei participi attivi del presente con l’affisso be- con valore ammirativo e della loro correlazione con i participi attivi del passato semplice privi di questo affisso, cfr.: Dopo tre giorni i genitori guardano: tutto il branco di oche striscia verso il loro cortile LTt III 296 e Guarda che grande nocciolo è cresciuto! Kp.
1.8.3. Il rapporto tra i tempi composti e NN è indicato anche dalla somiglianza delle rispettive aree d’uso. I tempi composti, come NN, sono usati più ampiamente nell’area dei samogiti e della parte occidentale degli alto-lituani occidentali (che comprende anche i dialetti lituani dell’ex Prussia orientale). Nell’angolo nord-orientale della Lituania, dove NN è ancora viva, si incontrano più spesso soltanto le forme perfettive del passato semplice e del futuro. In generale, l’area di diffusione di NN coincide approssimativamente con quella in cui l’uso dei participi è più intenso.
I fatti qui menzionati inducono a ritenere che, quando occupavano la posizione di verbum finitum, i nominativi dei participi attivi non differissero in passato dalle forme di NN per le loro caratteristiche morfologiche e sintattiche. Ciò che oggi viene chiamato modo indiretto era soltanto un caso particolare dell’uso predicativo del nominativo del participio, distinto dagli altri da una certa sfumatura di significato modale.
1.9. L’uso predicativo dei participi è un retaggio di un passato remoto. Essendo forme di natura nominale, già nelle fasi più antiche dello sviluppo delle lingue indoeuropee i participi potevano formare frasi nominali35, del tipo il padre è stanco accanto a il padre è buono oppure il padre è il padrone. In origine, tali frasi si distinguevano probabilmente, quanto all’uso, dalle corrispondenti frasi con i verbi derivati dalle radici *es, *bhū,
35 Cfr.: K. Brugmann, Synt. 69—70; J. Zubatý, Studie a články, II, Praha, 1954, 126 tt.; A. Meillet, MSL XIV. 1 tt.; Introduction à l’étude comparative des langues indo-européennes, Paris, 1934, p. 356—7; J. Bloch, MSL XIV. 1 56 tt.; E. Benveniste, BSL XLVI 27 tt.; Ch. Guiraud, La phrase nominale en grec, Paris, 1962, p. 152 tt.; W. P. Lehmann, PIE 115—6.
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che potevano avere un significato lessicale concreto36. Col tempo, le antiche frasi nominali furono integrate nel sistema delle frasi verbali come suoi membri con copule zero37. Le frasi nominali con participi non potevano restare estranee a questo processo, e le espressioni del tipo brolis einąs | grįžęs dovettero anch’esse inserirsi nel paradigma brolis yra | buvo | būdavo | bus grįžęs. Tuttavia, il sistema dei tempi composti che iniziò a formarsi su questa base non si cristallizzò compiutamente in lituano, e molti participi predicativi con valore processuale (soprattutto le forme del presente) rimasero al di fuori di esso, conservando fino ai nostri giorni tratti dell’uso predicativo precedente.
1.9.1. Persino quei participi che, dal punto di vista della lingua odierna, sono considerati equivalenti al passato prossimo, spesso differiscono per significato dalle forme composte con copula. N. Šližienė, in LKK XI 20, ha osservato che i participi attivi del passato remoto, senza l’ausiliare būti, sono usati al presente «per creare un quadro artistico del presente», per esempio: Jonas išsitiesęs kniūpščias pas krosnį ant moliuko; trumpa jam vietos, todėl kojas ligi kelių pastatęs aukštyn pagal sieną; galva antrame gale nusikišusi ilgiau suoliuko ŽemR I 86. Tuttavia, la creazione di un quadro artistico descrive solo in parte le peculiarità dell’uso di tali participi. Più precisamente, si potrebbe dire che i participi senza ausiliare sono generalmente usati quando si descrive una situazione statica e lo stato qualitativo di singoli elementi. Anche i participi attivi del presente si usano così (di norma con be-), per esempio: O ans jau nuo ryto atsigulęs ir bedribsąs Rs. I participi con ausiliare, invece, sono più caratteristici della narrazione. Questa differenza nell’uso dei participi con e senza ausiliare è importante perché riflette in parte la distinzione tra le antiche frasi verbali e nominali. Proprio le frasi con predicato nominale senza copula nelle lingue dell’antico indiano, del greco e del celtico sono usate per esprimere stati permanenti, «atemporali», mentre le forme con copula indicano di norma processi mutevoli e legati al tempo38.
1.9.2. Resti dell’uso predicativo dei participi si trovano in costruzioni cristallizzate nelle quali la forma dell’ausiliare è del tutto impossibile. Molte di esse presentano una marcata sfumatura modale ed espressiva.
Al posto del verbum finitum, le forme negative dei participi (in particolare del neutro) si usano per esprimere la negazione con enfasi, ad es.: Non ci sarebbe più stato che io avessi a che fare con lui Jnšk; Non ci sarebbe più stato che andassi da lui Ds (LKŽ I₄ 1215); Non vivrò più= non vivrò qui, purché questa volta finisca bene! Sdk. Piove. — Ma certo che piove! Ds (LKŽ VII 589). E allora, fratello, senza aver fatto oscillare, senza aver tolto… VaižgRR I 421. Il cane comprerebbe la carne, solo che porta denaro Baran (APh I 98). Ma tu non capisci, avresti dovuto rispondergli qualcosa Alk (LKŽ VII 833).
La forma neutra nematę è usata in auguri divenuti espressioni idiomatiche, per esempio: Kotas jo nematę! Ds (LKŽ VII 914); devynios jo nematę — jau išsibaigė (è morto) Lkm (LKŽ I 459); Bala nematę, nebeprikrsu to cukraus Slm (LKŽ VII 914); bala jo nematę Kp; Versmė ją nematę tos apkiuštelės Kp. L’arcaismo di tali costruzioni è attestato anche dal fatto che la forma neutra del participio si accompagna a tutta la fami-
36 Cfr. būti i residui del significato concreto nei dialetti: mes taip esam (gyvename) atklūdziai Žibiniškai (LKT 76); mes dabar būnam (= gyvenam) prie ežero Mrc; pradėjo kur (= visur) būt (= gyventi), dirbt Všn (LKT 300); žiniai pradės aukštyn būt (= augti) Ventė (LKT 144), si veda anche LKKŽ I 1215.
37 Вяч. Вс. Иванов, Общ. 268.
38 Žr. E. Benveniste, BSL XLVI. 1. 31 tt.; J. Humbert, Syntaxe grecque, Paris, 1960, p. 66; Ernout–Thomas, Syntaxe latine, Paris, ²1953, p. 146–8; P. Chantraine, TCLC IX 25; Ch. Guiraud, ib. 64 tt.
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… nomi. Per il suo significato, qui il participio si avvicina all’ottativo, che spesso esprime un desiderio (cfr.: Grausmas jo nematai! Ds), mentre le costruzioni corrispondenti con l’indicativo (galas tave nematė Dkš, velniai jo nemato Grž LKŽ VII 914) sono chiaramente posteriori. Il valore ottativo compare occasionalmente anche nelle forme di altri participi, per esempio Kad tu skradžemėn nuėjęs, kad tu velij prapuołus Gry (LKK XIII 122). A questo riguardo è particolarmente caratteristica la forma neutra cristallizzata del participio nella formula ripetuta delle fiabe popolari: Atadārą (tarm.: atadɔ.ru.) vaikėliai durytėlės BsP II 327, plg. atadɔ.ru. durelās Verksnionys LKT 299 e Atidarai darai (duris), jūs mani vaikeliai Lt III 86⁹; qui il participio ha già chiaramente valore imperativo.
Troviamo participi che conservano la funzione predicativa anche in enunciati formulati come domande retoriche con kur oppure con diversi casi di kas, per esempio: kur tu matęs, kad aš jai užsileisčiau! Vb (LKŽ VII 915), nu kur tu matęs: oru pavažiuot žmogų, nukris Joniškėčiai LKT 245; Na, kur nesimeldęs, anoks maldininkas KatkR 259; Ką tu belaukęs senatvės? ib. 190; Kur jis geriau ras, ko jis neėjęs? ib. 219; Žinau, kur nežinojęs ib 186; kame buvusi grėbėja! Snarglį pirmiau nusivalyk! Rdn (LKT 75). Alcuni di questi enunciati si sono completamente desemantizzati, diventando idiomi, per esempio: kur buvę, apsirgo pono dukte Daunoriai (LKK III 201); kur buvus nebuvus, ateis lapė Lt III 147; Kas tai bėsaš («non significa nulla») mums vainiką nupinti Šts (LKŽ I₁ 1217); Kas nebuvęs, plauksiu į jūrą Plng (LKŽ I₁ 1216). Analogamente, i participi (per lo più con le congiunzioni ar) si usano anche in costruzioni di valore alternativo, per esempio: O tai neklaũžada vaikas, ar jam sakęs, ar ne Slm; Ar sakęs, ar šuniu lojęs – neklauso, ir tiek Lnkv (LKŽ VII 661); tiek anam sakęs, tiek nesakęs: pro vieną ausį įein(a), pro kitą išein(a) Jnš; Kirtęs nekirtęs – kumelės stovi sau, galvas nuleidusios Žem (LKŽ V 855); si confrontino inoltre casi di significato analogo in cui il participio compare già accanto al verbo: sakyк jam nesakęs – nuleidžia pro ausis Jnš; teipos ponas buvęs, ponas bus Ppl; bus kas esąs (nebuvęs) Als «qui è una cosa da nulla» (LKŽ I 1216), nonché costruzioni enfatiche con un participio e un verbo della stessa radice: augęs paaugęs žals pušynėlis pas tėtušio dvarelį Šl (LKŽ I 383).
1.9.3. Nella posizione del verbum finitum possono comparire anche nominativi di participio che indicano nella frase non l’azione principale, bensì un’azione secondaria, subordinata.
I participi posposti (rispetto al verbum finitum) nelle costruzioni con le congiunzioni kiek, kur, kada, iki, ligi e con i casi del pronome kas corrispondono, per significato, ai verbi usati nelle proposizioni subordinate delle frasi complesse, per esempio: vaikas… turėjo duonos kiek noris ValPŽK 4; žvejas… nuėjo per mišką, pats nesumanydamas, kur ir ko einas TMPs 27; jau neatmenu, kada beragavęs žuvies Lt III 377; liepė karalius pilną žąką primeluot, ik sakysias užriškit Jrk 46; jiems turėję vergauti lig atduodantys ar lig atdirbantys DB 169; nėr kas jam darbą Dgls; ji… ėmė pasakoti, ko ieškanti Lt III 290; gera būtų mergiotė, tik džiauna ką tik nutvėrusi Sml; v. aut. LKK IX 43–62.
Quando compaiono dopo verbi di comunicazione (in particolare verba percipiendi et dicendi), queste costruzioni sono affini alla NN, per esempio pagrįžę namo, (broliai), nieku neprasitarė Eglei, ką padarę Lt III 299; quando invece hanno un soggetto dell’azione diverso da quello del verbo, coincidono completamente con essa, per esempio ir karčūninks (= karčemininkas) klausė, kur jis einąs Glbr (Mit VI 46). Dopo verbi di altro significato, tuttavia, i participi indicano un’azione secondaria senza alcuna sfumatura di NN, cfr. eina, kur budelis įsakęs Dr. Iš
39 Anche l’antichità della formula è confermata dalla reduplicazione arcaica, cfr. sut rinko trinko tėvelio grindos NS 341, išleido leido plonus tinklelius LTt 68; išveža veža mano bernužėlį LTt₁ II 58.
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Nelle costruzioni con congiunzioni è chiaramente visibile il rapporto tra il significato dei participi che indicano un’azione riferita e, più in generale, subordinata. Il significato di azione riferita, caratteristico della NN, è qui secondario e dipende dall’espressione lessicale dei verbi; le forme che assumono tale significato costituiscono soltanto un sottogruppo determinato dei participi predicativi.
1.9.4. Anche i participi anteposti, collegati a una forma finita del verbo mediante la congiunzione ir, indicano un’azione secondaria e fungono nella frase da equivalenti del verbum finitum, per esempio vilkas iš baimės galą pabėgėjęs ir pastipo BsP IV 23540. Tali costruzioni, caratteristiche del folklore e dei testi antichi, hanno spesso anche valore modale: come la NN, sottolineano frequentemente la natura inattesa dell’azione o la sorpresa che essa suscita.
1.9.5. All’uso del participio presente attivo nella posizione del secondo verbo si associano anche significati modali (ordine, divieto, negazione ecc.) e sfumature espressive: a) per sottolineare l’azione del verbo principale della stessa radice, per esempio: gerk gėręs, brolty, dūmok ir namo JD 72; guliu pasigulęs, kad ir neužmingu Plng41; analogamente con verbi negativi, per esempio: kad šoks nešokęs zuikis ir kudl LTt 343, talvolta anche con una congiunzione, per esempio eik kad ėjės, kad nė kuo apsiaut Gs (LKŽ II 771); b) per esprimere un’alternativa (anche qui con un verbo della stessa radice), per esempio: sakyk jam nesakęs — nuleidžia pro ausis; c) per esprimere un’azione negativa o indesiderata (con un verbo di radice diversa), per esempio: tylėk neburbėjęs Vkš (LKŽ I 959)42.
I casi di uso predicativo dei participi qui menzionati presentano tutti i tratti degli arcaismi sintattici. Nel sistema dei mezzi sintattici della lingua lituana occupano una posizione periferica e isolata, senza integrarsi in alcun tipo consueto d’uso del participio. Li troviamo di norma in espressioni fraseologiche cristallizzate o in via di cristallizzazione. Nella lingua contemporanea sono improduttivi e stanno scomparendo; compaiono occasionalmente soltanto nel parlato o nella letteratura, dove sono marcati stilisticamente. Alla NN li accomunano non solo l’identità formale, ma anche le sfumature modali ed espressive, che rivelano la tendenza a conferire un significato modale a forme in declino, non più compatibili con un sistema mutato. Tutto ciò induce a ritenere che il fondamento della modalità indiretta fosse costituito dall’antico uso predicativo dei participi. Questa ipotesi è confermata dalle costruzioni con participi passivi.
2. COSTRUZIONI CON PARTICIPI PASSIVI
2.1.1. In lituano, le forme neutre dei participi passivi, con o senza il genitivo dell’agente, hanno spesso valore modale: al presente (brolio) gyvenama, sėjama, al passato (brolio) gyventa, sėta. Occasionalmente si usano anche forme composte del passato: (brolio) būta gyventa. Il loro uso è stato descritto efficacemente da J. Jablonskis, il quale osservò che con espressioni del genere chi parla «sembra voler dichiarare di averlo appena visto, di essersi appena accorto di questa particolarità. (…) come se volesse informare che la notizia che ci comunica ora gli è stata fornita soltanto da un dettaglio secondario, notato da lui stesso solo adesso, oppure da un’altra persona» (RR I 465). J. Jablonskis rilevò inoltre che tali espressioni sono affini al «linguaggio narrativo»
40 Per maggiori dettagli si veda l’autore, Baltistica I (1) 53—66.
41 Cfr. le corrispondenti costruzioni greche con participi della stessa radice: φυγῇ φεύγειν, ἀκούσας… ἤκουσα e simili; si veda R. Kühner, GrGr. 656.
42 Si veda anche J. Balčikonis, Baltistica III (2) 204; autore, LKK VII 72—3, LKG II 353—4.
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e non sono usate in tutti i dialetti: «Le espressioni degli altaiti “Qui c’è stata una casa”, “qui si è dormito nei boschi...” sono rese dai samogiti con espressioni proprie, come: “qui c’era, stava una casa”, “i boschi qui dormivano”... (RR I 466, cfr. anche ib. 530). Nelle grammatiche successive il valore modale delle forme neutre dei participi passivi è stato ignorato del tutto oppure ci si è limitati a riassumere le osservazioni di J. Jablonskis.
È stato dedicato maggiore attenzione al valore di diatesi di queste forme. È stato più volte constatato che le forme neutre dei participi passivi si formano spesso da verbi intransitivi e non hanno il significato caratteristico delle altre forme passive1 oppure corrispondono alle forme attive2. Il rapporto delle forme neutre dei participi passivi con le altre forme passive è stato esaminato di recente da V. Sirtautas, Kalbotyra XXI 71 ss., e da E. Geniušienė, ib. XXIV (1) 27 ss.; gli autori sono giunti alla conclusione che, in base ai criteri sintattici, le costruzioni con forme neutre e genitivo corrispondono pienamente al passivo. La natura passiva delle forme neutre dei participi passivi è ben motivata dagli autori citati; è del tutto chiaro che esse vanno esaminate come un particolare gruppo di forme passive. Ma sono altrettanto evidenti la specificità del loro significato e la loro sinonimia con le forme attive, soprattutto con i participi attivi di valore modale. Proprio per questo valore modale, le costruzioni con forme neutre dei participi passivi sono state talvolta recentemente incluse nell’NN3, anche se in modo incoerente e con qualche oscillazione4. A includere effettivamente queste forme nell’NN ostano l’incompletezza e l’indeterminatezza del loro paradigma, lo stretto legame con il passivo e la vicinanza ai tempi composti della diatesi passiva.
2.1.2. In base al loro valore modale, le forme neutre dei participi passivi al presente e al passato possono contrapporsi alle forme dell’indicativo presente e del passato remoto, per esempio: brolio gyvenama: brolis gyvena (cfr. brolis gyvenąs); brolio gyventa: brolis gyveno (cfr. brolis gyvenęs). Tuttavia, per le loro caratteristiche formali esse corrispondono pienamente alle forme composte del presente della diatesi passiva con copula zero5. Possono essere intese sia come equivalenti di brolio yra gyvenama / gyventa, sia come espressioni dotate di un determinato valore modale, dipendente dal contesto e dalla situazione (cfr. žiūrėk, kaip čia tavo brolio gyvenama!). Altrettanto ambigue sono le corrispondenti forme neutre dei verbi transitivi (per es., čia jo miežiai sėjama / sėta). Solo la costruzione brolio būta gyventa — in opposizione alla forma dell’indicativo trapassato brolis buvo gyvenęs (cfr. brolis buvęs gyvenęs) — non ha un equivalente nel sistema dei tempi composti dell’indicativo. Essa, tuttavia, è piuttosto isolata, poiché nei dialetti non si sono riscontrate costruzioni con participi al presente (per es.: *brolio esama gyvenama / gyventa, *brolio būta gyvenama) che potrebbero contrapporsi agli altri tempi composti dell’indicativo; esse potrebbero comparire, tutt’al più, in modo occasionale e sporadico6. Inoltre, in molti luoghi il significato della costruzione būta gyventa è espresso dalla consueta forma composta del passato della diatesi passiva buvo gyventa, correlata a (yra) / buvo / būdavo / bus gyventa, cfr.:
1 P. Trost, LKK III 220 ss.; N. Sližienė, LKK IX 74, LKG II 152.
2 W. K. Matthews, SEER XXXIII 81, 352 ss.; A. Paulauskienė, Veiksm. 157.
3 J. Balkevičius, Sint. 95—6; N. Sližienė, LKG II 168; LKK XV 78; P. Gailiūnas, LKG II 59; E. Geniušienė, Kalbotyra XXIV (1) 31.
4 Per esempio, P. Gailiūnas, Kalbotyra IV 76, non annovera i participi passivi tra l’NN, mentre in LKG II 59 essi sono menzionati solo brevemente, in una frase, alla fine del capitolo. Non sono inclusi neppure da N. Sližienė nel paradigma di coniugazione delle forme verbali composte in LKG II 173—8.
5 Su di esse si veda N. Sližienė, LKK IX 74, LKG II 53 ss.
6 J. Balkevičius ha incluso le costruzioni esama mokoma, esama mokyta, būta mokoma nella tabella delle forme del predicato, Sint. 95, ma non ne ha fornito alcun esempio.
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noi avevamo già terminato di coricarci quando lui era arrivato Kp; io mi ero addormentato, sai Mlt; non l’ho comprato invano, era già stato portato Slm; le bacche erano già cadute Brž; lui era già uscito Alz, Aln, Mlt, VIkv ir kt.; Aneliutė era arrivata; non trovai, lui era già uscito Aln; allora capii che cosa era stato lasciato qui Kp; il segale era stato seminato da qualcuno Auk; la scrittura era stata proibita Stlm (LKT 310); io avevo prestato servizio per vent’anni; qui si era passati (con le mucche) Klp; da noi era sempre tutto fatto: ripulito, cotto, lavato Rgv; prima, a quel tempo, si era già falciato Trg; andrai, e sarà già stato fatto Mžš; noi saremo già partiti Ds; Non andate, lui sarà già partito Kp; forse sarà già stato portato davvero Mlt; quel cavallo sarà stato rubato da lui e venduto Kp.
Anche con la copula al presente, la forma neutra del participio passivo è spesso usata con lo stesso significato che nelle costruzioni senza copula, per esempio: qui, a quanto pare, un tempo la gente vi ha vissuto Sk; da me è crollato Sr; il petto è congestionato, sono state bevute medicine Nmš; guarda, le lepri sono scappate tutte verso i meli Vkš.
D’altra parte, le costruzioni senza copula possono anche non avere sfumature modali particolarmente chiare. Per esempio, espressioni diffuse nelle regioni dell’Alta Lituania come il vicino ha trebbiato, loro sono partiti, detto, fatto… significano lo stesso di il vicino ha trebbiato, loro sono partiti, hanno detto, hanno fatto, e nei participi si può riconoscere una forma del presente composto passivo con copula zero; cfr. il grano (è) trebbiato / si è trebbiato il grano. La forma concordata del participio passivo è talvolta usata anche accanto alla copula būta, per esempio: nella taverna il denaro era stato bevuto insieme al latte acido Neršionys (LKT 310). Nei dialetti samogiti, dove al posto del neutro sono più diffuse le forme femminili, le troviamo talvolta anche nelle costruzioni qui trattate, per esempio: le loro istituzioni sono piene (degli insegnanti) di cose ammassate; quante di quelle radici sono state sbucciate Pj⁷.
2.1.3. Pertanto, le forme neutre dei participi passivi (a differenza dei nominativi dei participi attivi esaminati in precedenza) non costituiscono un paradigma distinto che possa essere correlato al paradigma dell’indicativo. Per struttura e significato grammaticale di tempo si accostano ai tempi composti passivi⁸. Manca una base grammaticale per considerarle forme di una modalità indiretta, poiché categorie morfologiche distinte possono essere costituite soltanto da sistemi specifici di forme che contrastano con altri secondo determinati significati generalizzati. Neppure con l’NN le forme neutre dei participi passivi stabiliscono una correlazione più chiara (non possono essere considerate forme della diatesi passiva dell’NN per via del loro significato) e non vi si integrano. I significati modali che queste forme hanno più spesso (ma non sempre) nella frase non bastano a distinguerle dai tempi composti come modalità a sé stante, perché nella maggior parte dei casi quei significati sono determinati dal contesto; inoltre, possono essere espressi anche da altre forme dei tempi composti, usate con o senza verbo ausiliare. Per esempio, anche il nominativo maschile e femminile dei participi passivi può esprimere un’azione constatata inaspettatamente e suscettibile di suscitare meraviglia (cioè un significato ammirativo): entra, guarda: suo fratello è inchiodato al ceppo Grš; la ragazza arriva per portare avena alle oche; guarda, tutte le oche sono state macellate Norvaišiai LKT 244 (cfr.: guarda, le galline sono già entrate in casa Škt LKT 159, v. 1.2.1). Con le forme del futuro composto, costruite con participi attivi e passivi, si esprime molto spesso un’azione dubbia o presunta, ma per questo non le si considera una modalità distinta (cfr. una porcheria
7 Cfr. le forme inequivocabili dei tempi composti passivi: fin dall’antichità era stato lasciato terreno proveniente dalla tenuta Žr; tutto è già stato mietuto, trasportato e trebbiato Als; bisogna vivere quanto Dio ha stabilito Trš.
8 Anche E. Geniušienė le tratta come casi distinti del sistema delle forme passive, Диате́зы и залоги в современном литовском языке, – Типология пассивных конструкций, Диате́зы и залоги, Ленинград, 1974, p. 209 tt.
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saranno stati rubati Tlž; saranno stati gli abitanti del cortile a riunirsi e a inventare quel nome SmIn; lui sarà sicuramente già partito a cavallo Brž; forse sarà già stato portato Kp)⁹. Tutto ciò mostra che in lituano non abbiamo forme neutre passive speciali della modalità indiretta, bensì un uso con valore modale di participi passivi che si affiancano ai tempi composti.
2.2.1. Le costruzioni più vicine ai tempi composti sono quelle con le forme neutre dei participi passivi, come la segale (è) seminata | seminata, per esempio: di sera si attorcigliano le corde KzR; si stanno già scavando le patate Ds; i piccoli fori sono pieni di miele, lasciato a colare Ad; i pesci vimba sono inchiodati alle travi Šk; la porta è stata aperta e lasciata aperta KzR, e anche Rk, Švnč, Gdr, Jnš, Tršk, Trk, Vv, Grl, Zp, Plv e altri¹⁰; analogamente nei testi antichi, per esempio: Tulszis… con Vksūsu inpilt buwa SG 21₅; latru kaulai lauzsit buwa BrG 101, v. A. Bezzenberger BGLLS 159–160. Ciò che distingue queste costruzioni dai casi del tipo la segale (è) seminata | seminata è che qui il participio non concorda con il nominativo di un sostantivo (o pronome). Quel nominativo può anche non essere espresso; in tal caso la costruzione ha carattere chiaramente impersonale, per esempio (ora) si semina | si è seminato11. (L’impersonalità emerge anche nelle costruzioni con il nominativo, quando la forma neutra è collocata in prima posizione; cfr. si semina | si è seminato la segale.) Per funzione e relazioni sintattiche, le forme neutre dei participi passivi corrispondono qui agli aggettivi neutri; cfr. la birra (è) buona e buona, usati alternativamente alle forme concordate maschili e femminili la birra (è) buona. È vero che nella lingua odierna questo parallelismo è solo parziale: non tutte le forme neutre con significato stativo possono essere sostituite da forme aggettivali concordate, e viceversa¹²; le differenze di significato e d’uso devono essersi accentuate soprattutto quando le forme neutre si sono trasformate in parole predicative aventi principalmente significato stativo. Nella lingua letteraria, le costruzioni binarie non concordate con forme neutre stanno scomparendo, ma sono ancora ben conservate nella parte orientale dell’area dei dialetti dell’Alta Lituania; il loro carattere baltico è confermato da chiari corrispondenti dell’antico prussiano, per esempio: erains bou sei poklusman (=Jēderman sey vnterthan) 57₉, stai perōni… ast poklusman (die Gemeine… ist vnterthan) 65₁₆¹³; anche con participi passivi del passato, per esempio: stai grikai ast… etwierpton (die sünde seien… vergeben) 43₂₁; stai gannai bousei pomeston (Die Weiber sein vnterthan) 65₁₂¹⁴. Nelle costruzioni impersonali lettoni troviamo ormai forme maschili dei participi passivi, usate in modo analogo alle forme femminili dei dialetti samogiti lituani; cfr. lettone nav gulēts «non si è dormito», bij ilgi domāts un smagi iets15 e lituano samogito come è stato ordinato, così si lavora Als, tutto è già stato mietuto, trasportato e trebbiato Als, fin dall’antichità era stato lasciato terreno Žr, bisogna vivere quanto Dio ha stabilito Trš. Qui il tipo di costruzione è stato conservato, con la sostituzione di una forma con un’altra, poiché il neutro si è indebolito maggiormente. La diffusione regolare di costruzioni binarie e mononarie non concordate nell’area delle lingue baltiche dimostra che esse non-
9 Si veda anche N. Sližienė, LKK XI 34; LKG II 158. Tali forme del futuro sono diffuse persino nei dialetti in cui le altre forme dei tempi composti sono pressoché assenti. Anche le forme semplici del futuro di 1. si usano con significati potenziali, ottativi e imperativi; si veda A. Jakulis, Lietuvių kalbos būsimojo laiko istorija, tesi di dottorato inedita, Vilnius, 1967, 121 e segg.
10 Cfr. anche K. Brugmann, LB 319; J. Schmidt, Pluralb. 162 e segg.; J. Endzelīns, ИОРЯС XXII. 2 190 e segg.; J. Jablonskis, RR I 464 e segg.; Ch. S. Stang, VGr. 265; Z. Zinkevičius, Dial. 268.
11 Dal punto di vista del lituano contemporaneo, tali costruzioni sono considerate forme composte impersonali della diatesi passiva; si vedano N. Sližienė, LKK IX 74; V. Sirtautas, Kalbotyra XXI 72; E. Geniušienė, Kalbotyra XXIV (1) 27 e segg. con bibliografia.
12 J. Jablonskis, RR I 465; A. Valeckienė, DB 555.
13 Si veda anche R. Trautmann, AprS. 244; J. Endzelīns, AprGr. 100.
14 Per altri esempi, R. Trautmann, ib. 259; J. Endzelin, ib. 199.
15 A. Blinkena, MLLVG II 533, W. K. Matthews, SEER XXXIII 360.
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potrebbero essere sorte per l’indebolimento della flessione degli aggettivi e dei participi o per l’influenza di altre lingue16, e non è possibile spiegarle con l’uso sostantivale degli aggettivi neutri17, perché tale uso è molto meno produttivo. Non vi è dunque motivo di considerare le costruzioni non concordate delle lingue baltiche più recenti, formatesi da quelle concordate. 2.2.2. Troviamo corrispondenze delle costruzioni non concordate baltiche18 in numerose lingue indoeuropee, cfr. sl. ant. skorpija sėklivo; ugodno… krotostb; rus. ant. епвхъ сладко а человѣкъ падко, got. þannu gatauran ist marzeins galgins Gal 5, 11 «ergo evacuantum est scandalum crucis», gr. οὐχ ἀγαθὸν πολυχρονίζειν, lat. mors omnium rerum extremum e così via19. Le forme neutre dei participi indeclinabili nelle costruzioni non concordate delle lingue slave sono usate esattamente come in lituano, già dai monumenti più antichi, cioè prima della scomparsa della flessione dei participi non pronominali, ad es.: sl. ant. glasъ tryby uslyšano budeť, rus. ant. головы поимано (1314), ceco ant. města bylo dobyto20. Anche qui l’assenza di concordanza non può essere spiegata con processi sintattici posteriori21. Queste costruzioni sono un retaggio di epoche precedenti dello sviluppo della frase. Gli studi storici e tipologici sulla struttura della frase indoeuropea inducono a ritenere che nel periodo della comunità indoeuropea le forme nominali predicative che esprimevano uno stato fossero invariabili, non concordate e probabilmente corrispondessero a puri temi22. Proprio forme di puro tema presentano gli aggettivi e i participi neutri baltici e slavi in *-o nelle costruzioni qui discusse23. Pertanto, le forme neutre dei participi non pronominali lituani, impiegate nella posizione del verbo, erano probabilmente associate a nomi di genere diverso fin dall’epoca in cui la flessione aggettivale odierna non si era ancora formata, e «i puri temi nominali usati in funzione predicativa non erano concordati con il soggetto» (J. Kazlauskas, Ist. gr. 304)24. Tenendo conto delle forme aggettivali predicative-
16 L’influenza della lingua tedesca, che Ch. S. Stang ravvisa in VGr. 179 perfino in costruzioni come il prussiano antico sta ioumas ni ast labban 57,7 (=lit. tai jums nėra gera), a nostro avviso, può aver soltanto stimolato l’uso delle forme neutre del prussiano antico con nomi e pronomi maschili e femminili.
17 Cfr. K. Brugmann, Synt. 174–5.
18 Cfr. E. Fraenkel, Baltosl. 38.
19 F. Miklosich, VGr IV 29; Ф. И. Буслаев, Ист. Гр. 446; А. А. Потебня, Зап. I–II 114 tt.; Ш 358 tt.; B. Deibrück, VS. Ш 247–248; И. Эндзелин, ИОРЯС XXII 192 tt.; O. Lagerkrantz, Präd. 19–20.
20 F. Miklosich, ib. 365; А. А. Потебня, Зап. Ш 359 tt.; В. И. Борковский — П. С. Кузнецов, Ист. гр. 423 tt.; Ф. П. Филин, Происх. 495 tt.; J. Bauer, OSS II 334.
21 L’opinione secondo cui le costruzioni non concordate del russo antico sarebbero legate alla scomparsa della flessione dei participi (П. С. Кузнецов, МИРД, III 71 tt.; С. М. Обнорский, Очерки 159; З. М. Петрова, УЗ ЛПИ ССП,36 tt.) oppure deriverebbero più tardi da espressioni verbali (А. А. Шахматов, Синт. I 119, Т. П. Ломтев, Очерки 209 tt.) è contraddetta dalla presenza di costruzioni non concordate già nei monumenti più antichi (cfr. Ф. П. Филин, ib. 499), dalla loro diffusione in varie lingue slave e dai chiari parallelismi in altre lingue indoeuropee. Sul carattere antico di queste costruzioni cfr. anche О. С. Мельничук, Вступ. 383; Розв. 142–3.
22 Cfr. W. Lehmann, PIE, 69 tt., 199 tt., 208 con bibliografia.
23 Per l’antichità della forma di neutro nom.-acc. con *-o, cfr. S. Agrell, Neutr. 18; T. Milewski, Indohitt. 22–23; V. Mažiulis, Balt. 84 ss. con bibliografia; J. Kazlauskas, Ist. gr. 124. La concezione tradizionale secondo cui la -a finale delle forme di neutro baltiche (buono, andato ecc.) risale a < *-od (R. Trautmann, AprS. 244, J. Endzelīns, ИОРЯС XXII 192, AprGr. 99 ss. e altri) è già poco convincente perché isola i nomi in tema in o dagli altri, la cui forma di neutro è considerata da tempo un tema puro (cfr. K. Brugmann, Grdr. II₂ 144). I dati delle lingue baltiche e slave non mostrano una flessione in -d/t, né la mostrano i nomi neutri nelle lingue finniche, un tempo presi in prestito dal baltico; cfr. J. Kazlauskas, Ist. gr. 123; V. Mažiulis, ib. 85.
24 O. Lagerkrantz, Präd. 12, 19 tt., sottolineò il carattere antico dell’uso predicativo delle forme neutre non concordate (ad es.: lit. šalta, salta, gražu, sl. ant. sladko, got. filu), avanzando l’ipotesi che in origine, in indoeuropeo, ogni aggettivo predicativo avesse una forma neutra singolare e che le distinzioni di genere e numero fossero sorte in seguito.
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l’arcaismo delle forme dei nomi e dei participi passivi neutri, nonché le corrispondenze d’uso indubbie nelle lingue affini, permettono di considerare indoeuropeo il modello (alus) gardu, così come la sua variante (rugiai) sėjama / sėta²⁵.
2.2.3.
È facile notare che questo modello rappresenta nient’altro che una frase nominale con una parte principale invariabile (A. Valeckienė, DB 557). Esaminando dunque l’uso delle forme neutre dei participi passivi, giungiamo ancora una volta alla frase nominale, sulla quale si fondano le costruzioni con participi attivi. Come già menzionato, in queste ultime il participio attivo concorda di norma con il nominativo dell’agente. Tuttavia, le costruzioni concordate non sono le sole e, a quanto pare, nemmeno le più antiche. Che la parte principale della frase nominale potesse un tempo essere costituita da participi attivi invariabili e privi di una flessione specifica, risulta dall’uso delle loro forme neutre tanto con nomi quanto con pronomi maschili e femminili, per esempio broliai | seserys sėja, sėję, sėdavę, sėsią. Questo uso, conservatosi in una parte considerevole dell’area linguistica lituana²⁶, non può essere recente, poiché nelle paradigmi di declinazione sia degli aggettivi sia dei participi l’opposizione di genere è ben conservata; lo si può spiegare soltanto considerandolo un arcaismo sintattico e supponendo che «in origine la forma singolare neutra potesse essere associata a un soggetto di qualsiasi numero e genere» (J. Endzelīns, ИОРЯС XXII 198)²⁷.
Accanto alle espressioni del tipo a due membri seserys ėjo, con forme neutre abbiamo anche costruzioni a un solo membro, per esempio (oggi) sninga, (un tempo) snigė, snigdavę, (domani) snigsią (cfr.: sako par jum visą vasarą lyją Rk; kur tau neliję Ds; jau buvo praušę, kai sukilo Grž LKŽ I, 515; sniegutėlio pasnigę Lz LKT 395). Queste forme sono usate con significato impersonale anche in varie costruzioni con congiunzioni, per esempio: nėra kas daro, kur eina e simili; si veda inoltre 1.9.3. Le troviamo anche in frasi che esprimono l’esistenza di determinate cose, per esempio: čia vabalų esą Mž; vilkų esą Rk; dabar da teip tebesa Rk; rugių nesą Slm, Vkš; labai mėlynių buvę Kp, e anche con aggettivi neutri, per esempio: aje gi kaip gražu būdavę Ut, cfr. Jų darbai bei buriškos budavonės tikt bjauru esą bei gėda žiūrėti DonR 55. Frasi di questo tipo, dalle quali a quanto pare si è sviluppato esą come parola modale (cfr. esą, jūs turit išeit Šk), sono equivalenti per significato alle frasi con forme neutre dei participi passivi, cfr.: kumelei nieko nešama Ds; kitiems pasaulyje esama dar blogiau LKŽ III 740; kiek čia esama nelaimių VaižgRR II 115; šiąnakt vilkų būta Plš; seniau ten būta grybų Mlt. La posizione sintattica delle forme neutre dei participi attivi e passivi è qui del tutto identica, e le une possono essere liberamente sostituite alle altre. Pertanto, le costruzioni del tipo più semplice e, a quanto pare, più antico, con forme neutre dei participi attivi e passivi, coincidono sostanzialmente nella struttura. Alla base di entrambe vi sono frasi nominali ereditate dall’epoca della comunità indoeuropea; tuttavia, nelle costruzioni
25L’antichità del modello (alus) gardu è confermata anche dall’uso in ittita di aggettivi neutri, per esempio aššu «buono, bene», mekki «molto», si veda E. Benveniste, Hitt. 64.
26Si veda Z. Zinkevičius, Dial. 378–9, 381–2 e l’archivio dell’Atlante della lingua lituana. Particolarmente diffuse sono le forme neutre dei participi attivi del passato remoto, che non sono diventate normative nella lingua letteraria, con ogni probabilità, soltanto a causa del livellamento paradigmatico e dell’influenza della lingua scritta dei lituani della Prussia orientale, in particolare della grammatica di F. Kuršaitis; si veda V. Rimsą, Kalbotyra XXIV (1) 80.
27Analogamente, la forma neutra dei participi attivi del passato remoto è oggi usata nei dialetti di Lazūnai, Gudeliai, Kabeliai e in alcuni altri dialetti situati ai margini dell’area linguistica lituana, per esempio: tį boba būvo až pečių pruklaupį, vilkas išgąsti, rasizōji guli Lz (E. Grinaveckienė, LKK III 200); viškia pabuvai: ir pavalgi*, ir alkanā Gdlš (LKT 369). Tuttavia, la generalizzazione della forma neutra in questi casi può essere anche più recente, dovuta alla fossilizzazione dei participi (cfr. forme gerundive similmente fossilizzate a Gudžiūnai, LKT 368, a Zietela, LKG II 378, e altrove).
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con i participi passivi è meglio conservato e più generalizzato il loro modello strutturale più antico (cioè con forme neutre invariabili).
2.2.4 Lo sviluppo successivo delle costruzioni con forme neutre è legato all’inclusione dei participi passivi nel sistema del verbum finitum e alla formazione del passivo.
Nelle lingue baltiche orientali il passivo non si è formato compiutamente ovunque. In alcuni dialetti lituani (per esempio nei dialetti degli altiai meridionali e in parte di quelli degli altiai orientali) è costituito soltanto da costruzioni impersonali con participi neutri. Nei dialetti žemaitici e in quelli degli altiai occidentali e di parte degli altiai orientali, invece, le forme passive con participi maschili e femminili sono ampiamente diffuse. Sin dagli inizi della tradizione scritta sono attestate in numerosi testi del XVI–XVII secolo.
Con la formazione del passivo, il genitivo adnominale, usato da tempo nella costruzione possessiva, assunse il significato di genitivo dell’agente (genetivus auctoris)28. L’uso del genitivo con participi in *to che acquisiscono o hanno acquisito valore passivo (soprattutto quelli vicini ai sostantivi) si osserva anche nelle lingue antico-indoiraniche29, nel greco30 e, forse, nell’antico persiano31, ma in nessuna di esse si sviluppò tanto quanto in lituano. Il gen. auctoris fu generalizzato sia con i participi passivi dei verbi transitivi sia con quelli dei verbi intransitivi e, accanto a namas tėvo statoma, si diffusero costruzioni del tipo tėvo sėdima. Nelle lingue in cui l’agente dell’azione del participio passivo venne espresso con altri casi o con costruzioni preposizionali (per lo più anch’esse di origine possessiva), queste talvolta si combinarono anch’esse con le forme neutre dei participi passivi; cfr. il latino dictum est a te, l’alto tedesco antico iz ist gescriban fona dir (P. Trost, LKK III 221). Un uso simile è particolarmente diffuso nei dialetti russi, nei quali l’espressione dell’agente varia molto: accanto alla costruzione prevalente Y + genitivo, per esempio: мпу овцы у волка зарезано (В. А. Матвеенко, МИРД II 125), si trova anche l’agente all’instrumentale (деньги тестям подарено ib. 128), от + genitivo (от Петьки писано ib. 130) e così via. In tali casi si formano forme neutre dei participi anche da verbi intransitivi, per esempio у меня в хозяйство вхожено32. Sebbene l’espressione dell’agente sia diversa, il parallelismo tipologico di queste costruzioni con quelle lituane è evidente. Confrontandole, W. K. Matthews, SEER XXXIII 365, concluse che in entrambi i gruppi linguistici alla loro base vi erano frasi impersonali con forme neutre dei participi passivi.
28Sul rapporto del gen. auctoris con il genitivo possessivo si veda K. Brugmann, Grdr. II₂ 601; B. Delbrück, VS. I 348; E. Fraenkel, Kas. 95 con bibliografia; Baltosl. 37 con bibliografia; H. Pedersen, KZ XL 152. Sul gen. auctoris in lettone, J. Endzelīns, LaGr. 561. L’origine possessiva del gen. auctoris lituano è indicata anche dalle forme pronominali possessive che fungono da genitivo: mano, tavo atnešta (ne manęs, tavęs); cfr. E. Fraenkel, Kas. 96; V. Žulys, Baltistica V (2) 170.
29K. Brugmann, ib.; B. Delbrück, AiS. 153; VS I 348; E. Fraenkel, Baltosl. 37.
30K. Brugmann, ib. 601; LB 321.
31Si vedano H. Hübschmann, Cas. 270; B. Delbrück, VS. I 348; E. Benveniste, BSL XLVIII 52 e segg. con bibliografia. In antico persiano si trovano costruzioni del tipo manā kṛtam che, per struttura, corrispondono perfettamente al lituano māno kūrta (genitivo-dativo + forma neutra di un aggettivo verbale in *to); tuttavia, il carattere passivo delle forme in *to che vi compaiono è oggetto di discussione negli ultimi tempi: E. Benveniste, ib. 52–62, le considera sostantivi verbali e ritiene possessiva la costruzione stessa; al contrario, G. Cardona, Lg XLVI 1–12. La divergenza di opinioni deriva a quanto pare dal fatto che questa costruzione non si è ancora sufficientemente distinta da quelle possessive, cioè da una fase molto precoce dello sviluppo del passivo; D. I. Edelman, ВЯ 1974. 1 23–24, le considera passive-possessive, diversamente da M. M. Guchman, Эпр. 71–72, che distingue nettamente la costruzione possessiva da quella passiva. Sulle origini del gen. auctoris nelle altre lingue indoeuropee si veda G. Cardona, ib. 2–3.
32Н. Б. Кузьмина – Е. В. Немченко, Синт. 109; alle pp. 17–116 dello stesso volume si trova un’esposizione dettagliata delle costruzioni passive dei dialetti russi con forme neutre, corredata di bibliografia
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(ad es., mak būtum ne bŭtmo, cfr. lit. taip nebūta, čia visai nelyta lmb), che in seguito furono ampliate con diversi casi. Questa conclusione andrebbe integrata: sia in lituano sia in russo vanno considerate originarie non soltanto le costruzioni impersonali, ma anche quelle personali bivalenti con una forma participiale invariabile, del tipo rugiai pjauta oppure bambka ubūto33.
Per il loro tipo strutturale, le costruzioni qui esaminate ricordano quelle ergative, nelle quali l’agente di un’azione attiva è espresso mediante un caso obliquo, mentre l’oggetto è espresso mediante il caso diretto (nominativo)34. Poiché molti studiosi ricostruiscono una struttura della frase ergativa o simile a quella ergativa anche per l’epoca protoindoeuropea35, talvolta ci si chiede se le costruzioni con forme neutre di participi invariabili non siano relitti di quella antica struttura della frase prenominativa36. Tuttavia, il genitivo lituano, come lo strumentale russo, in queste costruzioni è determinato dalla forma passiva del participio invariabile e non può essere separato dagli altri casi d’uso del genitivo (rispettivamente dello strumentale) auctoris; inoltre, i sintagmi preposizionali con casi obliqui nei dialetti russi (ad es., у него ушло) sono probabilmente di origine ancora più recente37. Si potrebbe considerare retaggio di un’antichità remota soltanto la costruzione nominale che un tempo pose le basi della costruzione passiva, con caso obliquo38. L’affinità delle costruzioni passive lituane e russe con quelle ergative è invece, a quanto pare, un risultato dello stesso sviluppo più tardo della trasformazione in ergative, nelle lingue persiana antica39 e armena40, di costruzioni di origine nominativa con nomi verbali in to e to. Non disponiamo inoltre di alcun dato che permetta di supporre che il nominativo, con una forma neutra del participio invariabile, avesse un tempo una relazione analoga a quella tra il nominativo dell’agente e il verbo, ossia che le costruzioni del tipo rankos kelta potessero significare «le mani sollevano»41. La trasformazione di un simile nominativo in genitivo dell’agente sarebbe del tutto incomprensibile e inspiegabile.
2.2.5. Le differenze nell’espressione dell’agente dell’azione e la variazione dei casi obliqui mostrano che nelle lingue baltiche orientali e slave le costruzioni con forme neutre di participi invariabili si sono ampliate indipendentemente. Tuttavia, lo sviluppo parallelo di queste costruzioni nei due gruppi linguistici procedette in direzioni molto simili, pur essendo influenzato da processi morfologici differenti.
33 Talvolta esse vengono ampliate con lo strumentale dell’agente già nei testi dell’antico russo, ad es.: медъ дано бысть богомъ (in un testo del 1076, cfr. Ф. П. Филин, Происх. 495).
34 A causa di questa somiglianza tipologica, W. K. Matthews definisce semplicemente «ergative» lituane costruzioni come jų laikoma arklys e simili (ib. 352, 364); osservazioni analoghe sul russo si trovano in В. С. Храковский, ВЯ 1972, 5 35 sgg.
35 Plg. C. C. Uhlenbeck, IF XII 170–1; KZ XXXIX 600 tt.; H. Pedersen, Hitt. 83 tt., A. Vaillant, BSL XXXVII 93 tt., E. Laroche, BSL LVII 23 tt.; B. B. Иванов, Общ. 51 tt., A. Н. Савченко, Эрг. 74–90; Ср. гр. 364 tt.; V. Mažiulis, Balt. 79–80.
36 Plg. G. Janke, Pass.; M. M. Гухман, Эрг. 68 tt.
37 П. Я. Черных, Ист. гр. 281–2. Poiché la costruzione y + genitivo si è diffusa in Carelia e nei dialetti russi settentrionali, W. Veenker Substr. 137 sgg. ipotizza che sia stata stimolata dalle costruzioni finniche con adessivo.
38 Cfr. M. M. Гухман, Эрг. 72; per il lituano, A. Valeckienė, DB 556–7. È considerato arcaico anche l’uso del genitivo con nomi verbali (nomina actionis) per esprimere l’agente; cfr. Э. Бенвенист, ОЛ 163–4; В. В. Шеворошкин, ВЯ 1957, 6 89; in senso contrario, C. Watkins, Remarks on the genetiv, – To honor R. Jacobson, II, The Hague, 1967.
39 Д. И. Эдельман, ВЯ 1974. 1 23–24; А. А. Пирейко, Эрг. 135–141; М. М. Гухман, ib. 71–2; žr. dar 31 išn.
40 A. Meillet, MSI, XI 375 tt., 385; Altarm. 74, 114; H. Pedersen, KZ XL 152 tt.
41 J. Kazlauskas, Ist. gr. 332–3; cfr. la critica di questa interpretazione in A. Girdenis, V. Žulys, Baltistica VIII (2) 201.
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2.2.5.1. In questo caso, nella lingua lituana un ruolo importante dovette essere svolto dalla scomparsa del genere neutro dei sostantivi42. Venuto meno il neutro dei sostantivi e della maggior parte dei pronomi, l’uso delle forme neutre degli aggettivi e dei participi fu limitato soprattutto alla funzione predicativa (l’uso nominale delle forme neutre è relativamente raro e improduttivo). P. Trost ha dimostrato in modo convincente che, in tali circostanze, le forme neutre degli aggettivi e dei participi passati, perduto il legame morfologicamente espresso con i sostantivi (e i pronomi), dovevano trasformarsi in sostituti impersonali del verbum finitum, ossia in predicativi43. Nella frase esse occuparono una posizione centrale, mentre il nominativo del sostantivo (o pronome) ad esse collegato venne a trovarsi in posizione periferica. In tal modo le costruzioni bivalenti non concordate si avvicinarono a quelle monovalenti impersonali.
Nella lingua lituana contemporanea questo processo di riorganizzazione dei rapporti sintattici non è ancora giunto a compimento sul piano morfologico. Il nome o pronome associato al participio passato neutro, che designa l’oggetto dell’azione di un verbo transitivo, presenta la stessa forma nominativa che si trova nelle altre costruzioni passive, per esempio: già anche la segale viene seminata Pnd; il bestiame viene nutrito al mattino Ds; le patate sono state raccolte da tempo Šl; guarda, hanno rubato i soldi Šmn; sono state rincalzate le barbabietole? Grž e così via (cfr. la segale è seminata, il bestiame è nutrito, le patate sono raccolte ecc.); l’agente dell’azione può essere espresso contestualmente anche dal genitivo dell’agente, per esempio: da loro viene tenuto un cavallo LKŽ VII 36; da quelli rimasti a casa sono state cotte le patate VaižgRR I 151; da noi sono state percorse tre file Vlk; da lei è stato pagato un rublo Ktk; da loro qui sono stati seminati i cereali Prn; da lui è stato comprato ancora un cavallino Vs (LKT 381); io andrò — le tue trappole sono state sistemate da me Rš. La natura bivalente della costruzione risulta evidente quando l’oggetto è espresso da un pronome neutro al nominativo, per esempio: quello è stato mangiato da lui Švnč, io ho dimenticato tutto, non ricordo nulla Ssk, oppure da una forma maschile sinonimica, per esempio tutto è stato inventato da me Glv, cfr. questo (tutto quanto) è buono.
Tuttavia, le costruzioni oggi più comunemente usate sono quelle con le forme neutre dei participi passati di verbi intransitivi e il genitivo dell’agente, per esempio: la terra si secca e si dissecca Ds (LKŽ II 744); chi vive qui? Pl; e lui va al mercato Ktk; la mucca è entrata nel fienile Vrn; lui si è alzato già da molto Kt; io ho vissuto ovunque Alk; lui si è addormentato / ha dormito Jnš, Rk, Kš, Kn; qui il cane è corso Prn, Vlkn, Šlčn, Rk; lui è andato nella stalla ed è stato impiccato Šd, là si è corso verso casa Ob; si è tenuto un uccello nell’albero Vb; la pioggia ha bagnato Dj.
Il genitivo dell’agente (in questo caso, il soggetto di stato) ricorre anche con le forme neutre dei participi passati del verbo essere, per esempio: quante cornacchie ci sono! Plš; e là chi c’era? Dbg; c’è stata pioggia Eiš; lui c’è stato ed è uscito Slm, Kp, nonché in costruzioni enfatiche cristallizzate, come c’era un uomo — un pastore, e basta! Lp (LKŽ I 995), talvolta insieme a un secondo genitivo, corrispondente al predicato della costruzione attiva, per esempio: di notte c’è stato un gran vento Ob; la macchina è stata piena Rdm. Tali costruzioni designano stati particolari e sono prossime alle impersonali. Il genitivo del pronome personale talvolta vi assume un valore non tanto personale quanto locativo; per esempio, espressioni come da noi si è già trebbiato, seminato, raccolto e simili, in un’ampia area dei dialetti alto-lituani orientali, significano approssimativamente lo stesso di da noi si è già trebbiato, seminato, raccolto.
⁴² Cfr. B. Delbrück, VS I 407 ss.
⁴³ Sotto questo aspetto, la posizione di P. Trost differisce da quella di W. P. Matthews, che fa derivare dalle impersonali tutte le costruzioni con forme neutre dei participi passati. Pur illustrando in modo convincente l’evoluzione verso l’impersonalità delle costruzioni bivalenti con participi passati, P. Trost non tratta affatto le costruzioni impersonali monovalenti per natura, la cui arcaicità, a nostro avviso, è indubbia.
3. Užs. Nr. 1026
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Poiché le costruzioni con participi di verbi intransitivi sono le più produttive, sul loro modello vengono riorganizzati i rapporti sintattici anche nelle costruzioni con forme neutre dei participi passati di verbi transitivi. Il nominativo, che in precedenza era una delle componenti principali della costruzione passiva bivalente, diventa ora dipendente dalla forma impersonale del participio passato che costituisce il nucleo della frase, e l’espressione da lui viene scritta una lettera, un tempo equivalente a una lettera (è) scritta da lui, assume lo stesso significato di (da lui) si scrive una lettera, cfr. si attendono ospiti (non gli ospiti!) da lui. In altre parole, il precedente soggetto della frase diventa complemento oggetto, e la costruzione personale bivalente diventa impersonale monovalente⁴⁴. Perciò in queste costruzioni il nominativo talvolta viene già sostituito dall’accusativo dell’oggetto, per esempio, con il miele si scende dalle cavità degli alberi Lp⁴⁵, mentre la forma genitiva dell’oggetto è ormai del tutto regolare, per esempio: da mamma si è attesa Kp, si sono pescati lucci Vrn, da lui sono stati trovati dei soldi Rd. I rapporti sintattici si sono riorganizzati in modo analogo a quello delle costruzioni con l’infinito, per esempio, l’acqua del pozzo è salutare da bere⁴⁶, nelle quali il nominativo, inizialmente collegato alla forma neutra da un rapporto predicativo, è diventato dipendente dall’infinito⁴⁷ e sinonimico dell’accusativo, cfr. l’acqua del pozzo è salutare da bere⁴⁸. L’uso del nominativo oggetto con l’infinito e i participi avverbiali nei dialetti alto-lituani orientali e meridionali (per es.: dove qui si è preso il cavallo, costruendo le case serve molto materiale JaBIrR I 560) contribuì a mantenere il nominativo anche con le forme neutre dei participi passati, alle quali aveva acquisito un significato corrispondente.
2.2.5.2. Nelle lingue slave, l’evoluzione delle costruzioni con forme neutre di aggettivi e participi
fu influenzata da un altro processo morfologico, vale a dire la formazione della flessione determinata degli aggettivi e dei participi. Acquisite le desinenze determinate, gli aggettivi e i participi attributivi si distinsero formalmente da quelli predicativi. Sebbene nelle lingue slave il genere neutro dei sostantivi sia sopravvissuto, le forme nom.-acc. sing. neutre degli aggettivi predicativi in -o, -e (per es.: sl. ant. gorbko, drevlje, rus. ant. зъло, добро, бѣрзо⁴⁹), che conservavano l’antica terminazione del tema nominale, furono differenziate dagli aggettivi determinati declinabili e concordati con i sostantivi neutri. Poiché fin dall’antichità le forme nom.-acc. neutre potevano essere usate impersonalmente, con un significato affine a quello degli avverbi (K. Brugmann, Grdr II₂ 688 ss.), una volta separate dagli altri aggettivi si trasformarono facilmente in avverbi di stato di un certo tipo, ossia predicativi. In tali circostanze, le antiche costruzioni bivalenti non concordate, per esempio il russo antico поручено же быть ему стража (П. Я. Черных, Ист. гр. 281) o il ceco antico města bylo dobyto (J. Bauer, OSS II 334), col tempo furono interpretate come impersonali monovalenti, e il nominativo (стража, města) come dipendente dal predicativo invariabile (поручено, dobyto). Le conseguenze furono analoghe a quelle nella lingua lituana-
44 B. Larin considera il nominativo complemento oggetto diretto in tali costruzioni, LKK VI 100 ss.; J. Balkevičius, Sint. 189—190.
45 Cfr. E. Fraenkel, Baltosl. 39; N. Sližienė, LKG II 53.
46 Per la struttura e l’uso di queste costruzioni, cfr. J. Jablonskis, RR I 161—162, 325, 328, 454, 458, 461—462, 560—564; E. Fraenkel, Kas. 14—16; Б. А. Ларин, LKK V 100 ss.; J. Balkevičius, Sint. 85—86, 115; A. Senn, Hdb. I 467—8; A. Laigonaitė, LKG I 183; A. Piročkinas, Kalbotyra XXII (1) 61—69; J. Otkupščikovas, Ancora una volta sulla costruzione reikia vaikai guldyti, — Leksikos ir sintaksės klausimai, Šiauliai, 1974, 151 ss. con bibliografia.
47 J. Endzelīns, LjaGr. 553—554; V. Kiparsky, Baltistica V (2) 147; diversamente Б. А. Ларин, LKK VI 103 ss.
48 Sul rapporto tra le costruzioni con il nominativo e quelle con l’accusativo, cfr. J. Otkupščikovas, ib.
49 Per queste costruzioni, cfr. K. Brugmann, Grdr. II₂ 691; A. Meje, Общесл. 378; П. С. Кузнецов, Ист. морф. 140, В. И. Борковский — П. С. Кузнецов, Ист. гр. 321.
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di conseguenza: la diffusione di costruzioni monomembri con forme neutre del participio passivo dei verbi intransitivi (per es.: russo dialettale бежано со сковородкой50, ceco antico by na lov… jėno, prošeno mne51), il loro uso con casi obliqui del soggetto e con preposizioni (russo dialettale у волков тут хожено, у них уехано52), la sostituzione del nominativo con l’accusativo. Per esempio, nei dialetti della Russia nord-occidentale le costruzioni del tipo изба поставлено, oggi ampiamente diffuse, possono già essere considerate impersonali con nominativo dell’oggetto53, mentre accanto a esse sono usate costruzioni corrispondenti con l’accusativo, assai più diffusamente che in lituano: его убито, подошву оторвано54; in ucraino le costruzioni del tipo мене підбито, attestate dal XIV secolo, sono oggi del tutto regolari55; analogamente in polacco, per es. wzięto go, podano herbatę e così via.56 Qui la morfologizzazione dell’oggetto dipendente dalla forma neutra del participio passivo impersonale è progredita ancor più che in lituano.
I rapporti sintattici sono riorganizzati in modo analogo anche nelle costruzioni del tipo надо трава косить57, nelle quali anche il nominativo è diventato dipendente dall’infinito e funge da sinonimo dell’accusativo58. L’accusativo dell’oggetto con forme verbali impersonali è usato anche in altre lingue indoeuropee (osco-umbro, latino, greco, celtico)59.
Le costruzioni lituane con forme neutre del participio passivo corrispondono dunque, per struttura e tendenze evolutive, essenzialmente a quelle slave e presentano paralleli in altre lingue indoeuropee. Si distinguono più nettamente soltanto per i loro significati modali.
2.3. Le forme neutre del participio passivo hanno significati modali simili a quelli delle NN con participi attivi. Indicano inoltre:
1) un’azione riferita o esperita indirettamente, oppure le parole e i pensieri di un’altra persona, per es.: si dice che lì non si abita più da molto tempo Kp; Vilius Karalius sa che qui c’è ancora una stanza SimonVK II 373; quando ci pensi, quante cose sono state vissute Virškūpėnai LKT 290; si dice che ne abbiano mangiati cinque (lupi) Al; si dice che abbiano rubato le loro cose Dgl; si dice che mi sia sbagliato Kš;
2) un’azione dubbia, nota solo approssimativamente, per es.: sull’altra riva del fiume pare che ci siano buoni pascoli Jnšk; qui, probabilmente, si raccolgono anche funghi Kp; si sarebbe dovuti andare lontano, in città, per portare…
50 Н. Б. Кузьмина — Е. В. Немченко, Синт. 18.
51 J. Bauer, TLP II 234; OSS II 334.
52 А. А. Потебня, Зап. III 344; П. Я. Черных, Ист. гр. 281—2; В. И. Борковский — П. С. Кузнецов, Ист. гр. 427; И. Б. Кузьмина — Е. В. Немченко, Синт. 17 tt.
53 И. Б. Кузьмина — Е. В. Немченко, Синт. 47 tt., 51, 56 tt.
54 В. А. Матвеенко, МИРД II 103 tt.; Slavia XXIX 352 tt.; И. Б. Кузьмина — Е. В. Немченко, Синт. 37 tt. su lit.
55 А. А. Потебня, Зап. III 342; В. А. Матвеенко, Slavia XXIX 352; Ф. П. Филин, Происх. 497.
56 A. M. Lewicki, Geneza struktur typu „Podano herbatę“ PJ 1966 5, 207; В. И. Собинникова, OSS II 359—363; per il bielorusso, il polacco e le altre lingue, cfr. inoltre E. Fraenkel, Baltosl. 39.
57 Sull’origine di queste costruzioni da proposizioni impersonali, cfr. А. А. Потебня, Зап. I—II 405 tt.; П. Я. Черных, Ист. гр. 288; В. И. Борковский, Гр. I 338—51; В. И. Борковский — П. С. Кузнецов, Ист. гр. 455—9; V. Kiparsky, ZfSPh XXVIII 333—42; XXXIII 263—266; Baltistica V (2) 141—8 con bibliografia. B. Larinas considera arcaico il valore oggettivo del nominativo e lo spiega con l’influenza di un substrato preistorico, LKK VI 104—6 (per una critica di questa posizione, cfr. G. Jacobsson, Zur Frage von Nominativ als Kasus des direkten Objekts in Slavischen, Lingua viget, Helsinki, 1964, 71—82; Ф. П. Филин, Происх. 488, V. Kiparsky, Baltistica V (2) 145). F. Filin, ib. 490 tt., ritiene che questa costruzione possa essere una formazione recente e locale nei dialetti settentrionali del russo, non collegata alle costruzioni baltiche corrispondenti.
58 Žr. И. Б. Кузьмина — Е. В. Немченко, Синт. 46 su lit.
59 H. Hirt, IdgGr. VI 15—6 su lit.
3*
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portare sale Btg; a quanto pare, c’erano grossi pini Sd; forse anche io l’ho calpestato Rdn; (il lago) era grande, ma crescerà Zr; forse un cane ha morso vicino all’occhio Ob;
3) un’azione sperimentata inaspettatamente nel momento in cui si parla, che spesso suscita stupore, per es.: i sensali entrarono, si guardarono intorno e videro che c’erano due ragazze Ds; guarda un po’ — qui si ara già Kp; ed ecco, lo stanno ancora strappando vivo BM 18; arrivo, e lei è già andata nel bosco Nmn; il nanetto… chiama la ragazza, lei non risponde; guarda, le ossa sono state messe insieme Vėžionys (LKT 378); guarda quanti alveari sono stati sistemati — l’orto è pieno Vnd (LKT 222); la vecchia… è uscita, sta raccogliendo il grano — in casa è stata versata dell’acqua Rš (LKT 337); ma il cavallo sbuffò, così mi ripresi — avevo dormito StIm (LKT 316); trova un panino di grano saraceno, lo apre e vede — è stata messa molta carne Spitrėnai (LKT 324);
4) un’azione dedotta o inferita dai risultati, per es.: Qui hanno fatto pascolare le mucche, si vede dalle impronte Skp; per strada ci sono solo le carreggiate di un carro — qualcuno è passato di qui Btg; un mendicante si è seduto su un ceppo, ha acceso il fuoco e poi se n’è andato Pšl; qui ha giaciuto una lepre, qui ha morso una volpe — vedo tutto — qui è casa mia — nel bosco Vlk; a quanto pare, era un diavolo Onš; e che cosa c’era ancora qui da noi — tutto il sentiero era pieno? Kč (LKT 380).
Pur coincidendone i principali valori modali con quelli della NN, le forme neutre del participio passivo differiscono per produttività. Queste forme sono usate più spesso con i valori di un’azione inferita dai risultati o sperimentata inaspettatamente nel momento in cui si parla (3, 4), mentre i valori di un’azione riferita o dubbia (1, 2) sono più rari, meno marcati e in qualche modo secondari. Il rapporto di produttività tra i due gruppi di valori correlati è dunque qui inverso rispetto a quello dei participi attivi. I confini tra i singoli valori sono sfumati: spesso la stessa costruzione esprime sia un’azione inferita dai risultati presenti sia un’azione messa in dubbio (per es., a quanto pare, si è dormito e bevuto Šrv), oppure un’azione riferita dedotta da determinate tracce (per es., dopo aver guardato le loro orme, dice che qui è passato un uomo Ktk), e così via. Il valore di un’azione passata inferita dai risultati è particolarmente consueto nelle forme neutre del participio passivo del passato del verbo būti ed è direttamente connesso al valore risultativo generalmente proprio di questi participi: formando i tempi composti del passivo, essi significano anche «un’azione passata i cui effetti sono rilevanti nel presente» (N. Slėžienė LKK XV 81). Inoltre, quando sono prive di copula, le forme neutre del participio passivo sono molto più spesso dei nominativi dei participi attivi prive di un valore modale concreto. Tuttavia, la coincidenza dei principali valori modali consente di usarle negli stessi contesti delle forme di NN e di considerarle sinonimi sintattici di queste ultime.
2.4.1. Quanto alla diffusione negli attuali dialetti lituani, le forme neutre del participio passivo usate con i valori modali menzionati differiscono nettamente dai participi attivi (cfr. fig. 2). Nel dialetto žemaitico, che costituisce il principale focolaio della NN, esse o non sono affatto usate (nella parte centrale) oppure sono rare e sporadiche (nelle frange settentrionali e meridionali). I participi passivi sono usati soprattutto con il valore di NN nei dialetti dell’alta Lituania orientale, meridionale e occidentale, proprio nelle aree in cui la NN non è caratteristica. È particolarmente degna di nota la produttività delle forme neutre del participio passivo nell’estremo sud della Lituania (a sud di Lazdijai, Alytus e Varėna), dove i participi attivi del presente e del futuro non sono affatto usati con il valore di NN. Solo nella parte settentrionale dell’area linguistica lituana, e in particolare nell’angolo nord-orientale, le forme dei participi attivi e passivi sono usate con il valore di NN in parallelo. In quest’area si può osservare anche una certa differenziazione dei loro valori: le costruzioni con forme neutre del participio passivo indicano più spesso un’azione inferita da determinate tracce o risultati, oppure sperimentata inaspettatamente, mentre i participi attivi usati come modo indiretto esprimono un’azione riferita o messa in dubbio.
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Fig. 2. 1. Qui si vive, si è vissuto. 2. Qui si è vissuto.
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2.4.2. La coincidenza dei principali valori modali dei participi attivi e passivi, in presenza di aree d’uso diverse, è un argomento importante a favore del legame della NN con altri casi di uso predicativo dei participi. Se considerassimo il modo indiretto come derivato direttamente dal nominativo con participio (VD) o dall’accusativo con participio (GD), non si capirebbe affatto come forme neutre del participio passivo, che non sono usate nella costruzione VD e ricorrono nella GD solo raramente e sporadicamente (per es.: tornato, ho trovato che anche Antanas era venuto Jrk; ho trovato che era stato portato del pane Vžns), abbiano potuto acquisire gli stessi valori in aree diverse. Valori identici non possono essere sorti per caso, e i dati delle altre lingue indoeuropee, soprattutto di quelle attestate più anticamente, non consentono di considerarli arcaici60. A quanto pare, essi sono emersi in un certo periodo, nel corso di cambiamenti nella natura dell’uso predicativo sia dei participi attivi sia di quelli passivi. Le premesse di tale processo furono preparate da più ampi mutamenti nei rapporti reciproci e nella struttura della frase nominale e di quella verbale. Dopo che le antiche frasi nominali furono inglobate nella frase verbale, molti participi predicativi ne rimasero al di fuori. Alcuni si fossilizzarono in espressioni idiomatiche o semi-idiomatiche, altri acquisirono valori modali e furono così reinterpretati nel nuovo sistema sintattico. La formazione dei valori modali dei participi fu determinata da un insieme complesso di condizioni interne ed esterne.
3. FORMAZIONE DEI VALORI MODALI
3.1. Nella storia delle lingue indoeuropee si riscontra abbastanza spesso la tendenza a usare con valori modali forme nominali del verbo che hanno perso la loro funzione originaria. Tra i numerosi casi di questo tipo, va menzionata anzitutto l’inclusione dei participi, e in seguito del supino, nel paradigma dell’ottativo delle lingue baltiche. Anche l’ottativo perifrastico delle lingue slave (per es., russo дал бы) è formato da aggettivi verbali divenuti participi, con il suffisso -l, e da un verbo ausiliare1. Gli stessi participi in -l, privati della flessione, si sono trasformati in bulgaro nel modo riferitivo e nell’ammirativo (cfr. 3.6.1 ss.). In greco e in latino il discorso indiretto era espresso con infiniti (il cosiddetto infinitivus narrationis), cioè ancora una volta con forme di natura nominale2. In generale, quando una forma verbale comincia a scomparire e la sua produttività diminuisce, di solito si intensifica il suo uso con diversi valori modali3. Secondo J. Kuryłowicz (Infl. cat. 136 ss.), persino l’antico ottativo deriverebbe da un uso secondario, modale, dell’indicativo, dopo che altre forme ne ebbero assunto la funzione primaria.
3.2. Alla tendenza a usare modalmente le forme nominali del verbo è collegato il fatto che in molte lingue un’azione sperimentata indirettamente è espressa
60La morfologizzazione dei valori modali nelle lingue indoeuropee non è molto antica: in ittita esistono soltanto l’indicativo e l’imperativo; nelle altre lingue che hanno conservato bene lo stato antico si trova almeno un altro modo antico; pertanto, per il periodo protoindoeuropeo si ricostruisce generalmente un sistema di non più di tre modi; cfr. A. Hahn, Subjunctive and Optative, New York, 1953, p. 56; J. Gonda, The character of Indo-European moods, Wiesbaden, p. 1956; J. Kuryłowicz, Infl. cat. 136; A. Erhart, SPFF A XX (1972) 23; P. Lehmann, PIES 105–6; diversamente, con quattro modi, A. Сабченко, Ср. гр. 288 ss. In tali circostanze, non vi è motivo di considerare primario il valore modale dei participi lituani (С. И. Груздева, ВЛУ XX 129–30).
1Cfr. K. Brugmann, Grdr. II 3² 873–4; B. Delbrück, VS. II 409; В. И. Борковский – П. С. Кузнецов, Ист. гр. 288; J. Kuryłowicz, Infl. cat. 137.
2A. Meillet – J. Vendryes, Traité 672 ss.
3Un esempio evidente è l’uso modale dell’aoristo in serbo-croato e, in parte, anche in bulgaro, attestato a partire dal XV secolo. Cfr. М. Деянова, ССб 63 ss.
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perfetto. Il perfetto lituano è formato da participi attivi e passivi con il verbo būti, e il suo rapporto con NN è evidente (cfr. 1.8.2 e segg.). Anche in alcune lingue slave (bulgaro, macedone⁴) e romanze (francese, italiano, spagnolo)⁵ le nuove forme del perfetto, composte da participi e altri nomi verbali, indicano un’azione appresa da altri e riferita. Che tale uso del perfetto sia piuttosto antico risulta dalla lingua indiana antica, in cui il perfetto (a differenza dell’aoristo e dell’imperfetto) già in epoca vedica indicava azioni di cui il parlante non era stato testimone e di cui aveva avuto notizia indirettamente, per interposta persona⁶. Come è noto, il perfetto indoeuropeo (e anche le sue successive varianti perifrastiche in singoli gruppi linguistici) esprimeva uno stato esistente nel presente e derivato da un’azione precedente. Su questa base, alcuni studiosi hanno collegato il suo uso modale al valore di azione anteriore⁷, altri al significato stativo⁸. Dallo studio della storia del perfetto in greco e in indiano antico⁹, dove le sue forme si sono conservate meglio, e dei cosiddetti verbi preterito-presenti delle lingue germaniche¹⁰, è emerso che il significato stativo è quello originario, mentre l’emergere del significato di azione passata e l’inserimento del perfetto nel sistema dei tempi verbali sono fenomeni posteriori¹¹. A causa di tale significato, del vocalismo radicale in o e di altre circostanze, è stata più volte avanzata l’ipotesi che il perfetto si sia sviluppato da nomi verbali¹². Di recente J. Kurylowicz (Apoph. 41 e segg., Infl. cat. 61 e segg.) e C. Watkins (IdgGr. III 1 105 e segg.) hanno avvalorato l’ipotesi dell’origine nominale del perfetto con il metodo della ricostruzione morfonologica. Sono così emersi nuovi argomenti a sostegno dell’idea che la tendenza a usare il perfetto con il significato di NN sia almeno indirettamente condizionata dalla sua natura nominale. Anche in altre famiglie linguistiche si tende a contrassegnare i fatti riferiti con forme di origine nominale. Per esempio, le forme del cosiddetto «passato non testimoniale» delle lingue turche in -gan, -myš, che in origine avevano valore perfettivo, sono ricondotte a participi¹³. Nell’arabo medievale, per esprimere il discorso indiretto, il verbum finitum veniva sostituito da nomi che designavano azioni¹⁴; forme di nomi verbali, o derivate da essi, sono usate in modo analogo in alcune lingue caucasiche¹⁵. La circostanza che il lituano
⁴ Cfr. 3.6.1.
⁵ Meyer–Lübke, Grammatik der romanischen Sprachen, III, Leipzig, 1899, § 107; O. Grünenthal, KZ LXIII 135 su lit.
⁶ Žr. J. S. Speyer, VedS. 175; J. Lohmann, KZ LXIV 42; J. Bloch, MSL XIV 48; L. Renou, La valeur du parfait dans les hymnes védiques, Paris, 1925, p. 87.
⁷ L. Renou, ib. 88. J. Kurylowicz, BPTJ XXIX 29–30. J. Kurylowicz considera la formazione dell’uso modale una tendenza generale dello sviluppo del perfetto indoeuropeo, dovuta alla trasformazione della sua funzione secondaria («azione anteriore al momento dell’enunciazione») in funzione primaria.
⁸ O. Grünenthal, KZ LXIII 135 e segg. W. Fiedler, ACB VI 369, spiegava l’uso modale del perfetto con il fatto che esso unisce due piani temporali.
⁹ J. Wackernagel, Studi sul perfetto greco, Göttingen, 1904; P. Chantraine, Storia del perfetto greco, Paris, 1927; L. Renou, ib.
¹⁰ Э. Бенвенист, ОЛ. 144 e segg.
¹¹ Cfr. J. Wackernagel, Vorles. I 166 e segg.; Э. Бенвенист, ОЛ. 217, J. Kurylowicz, BPTJ XXIX 28; А. Н. Савченко Ср. гр. 326.
¹² Cfr. O. Grünenthal, KZ LXIII 133 e segg.; H. Hirt, IdgGr. IV 273 e segg. In senso contrario, J. Lohmann, KZ LXIV 42 e segg., 48, dove l’uso modale del perfetto viene collegato soltanto alla sua semantica, prescindendo dalla genesi delle forme.
¹³ Н. З. Гаджиева, Очн. 179–180 con bibliografia.
¹⁴ Б. М. Гранде, Введение в сравнительное изучение семитских языков, Москва, 1972, p. 397.
¹⁵ H. Vogt, IF LII 245 e segg., J. Lohmann, ib. 43 e segg.; per il rapporto tra le cosiddette forme verbali risultative I del georgiano, che denotano azioni inferite da quanto riferito da altri o dai risultati, e la modalità indiretta lettone, cfr. У. Д. Салхучиашвили, Sintagmatika 146–149.
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il fatto che in lingua la funzione del modo indiretto (modus relativus) sia stata assunta dai participi, la maggior parte dei quali denota anch’essa uno stato risultante, probabilmente non è casuale, ma si fonda su regolarità più generali dello sviluppo semantico.
3.3.1. Il tratto caratteristico del NN lituano, cioè il significato di azione riferita o appresa indirettamente, nelle altre lingue indoeuropee è espresso per lo più dall’ottativo. Germogli di questo uso si osservano già nei testi dell’antico indiano, dove l’ottativo, secondo J. Gonda, consente di esprimere l’azione con maggiore cautela, con una certa riserva, sottolineando il contenuto soggettivo della comunicazione16. Anche in greco l’ottativo aveva una sfumatura di cautela e riserva e poteva indicare un’azione della cui veridicità il parlante non garantiva. Nei poemi omerici l’ottativo comincia appena a essere usato per rendere il discorso indiretto17, ma in seguito, all’incirca a partire dall’epoca di Erodoto, diventa del tutto usuale18. L’espressione di un’azione appresa indirettamente o irreale mediante il congiuntivo, nel quale era confluito l’antico ottativo, si diffuse ulteriormente in latino e fu trasmessa in parte alle lingue romanze19. Anche le lingue germaniche generalizzarono l’ottativo con questo significato20. J. Kazlauskas collegava il modo indiretto lituano all’ottativo, Ist. gr. 402–3. Riteneva che in passato il significato di azione riferita appartenesse alle forme perifrastiche dell’ottativo ricostruite da Ch. S. Stang, NTS XVIII 348–56, composte da un verbo ausiliare e un participio, ad es.: *bi negelbas, *bi nekėlęs (= s. sl. ašte bi bylъ); in seguito, trasferito il carico semantico dell’ottativo sul participio, bi o be scomparvero, e in tal modo l’ottativo perifrastico si trasformò nel NN. La ricostruzione dell’ottativo perifrastico è certamente importante per la genesi del NN: se ne può dedurre che le forme verbali composte con participi erano in uso nella preistoria delle lingue baltiche e avevano valore modale. Tuttavia, la particella bi, derivata dal verbo ausiliare, è conservata in molte forme dell’ottativo lituano attestate storicamente, che comprendono il supino; dunque, prima che il supino si affermasse nell’ottativo, essa non era ancora scomparsa. Il supino aveva soppiantato il participio stesso nelle forme perifrastiche dell’ottativo, perciò neppure il participio poteva rimanere da solo a esprimere il valore ottativo. Le forme perifrastiche dell’ottativo delle lingue slave, che nella loro struttura corrispondono a quelle lituane, non hanno valore di NN. In queste circostanze non sembra possibile far derivare direttamente il NN dall’ottativo perifrastico. A nostro avviso, l’ottativo perifrastico può avere contribuito solo indirettamente alla formazione dell’uso modale di altri participi, impiegati con o senza verbi ausiliari.
3.3.2. I rapporti tra i significati ottativo, traslativo (azione riferita) e dubitativo (dubbio) si osservano anche nella storia della stessa lingua lituana. Nella «Žemčiūga» di S. Vaišnoras e in altri scritti, le forme perifrastiche del modo condizionale, composte da būti al condizionale e participi attivi del presente, talvolta sono usate per—
16 J. Gonda, The character of the Indo-European moods, Wiesbaden, 1956, p. 61. Autorius duotuose pavyzdžiuose optatyvas maždaug atitinka lie. NN ir gali būti ja verčiamas, pvz., skr. gacchet kadācit, „ji ateisianti kada nors“. Žr. dar E. Fraenkel IF XLVI 44–5 su lit.
17 Di norma nei quesiti indiretti (J. Gonda, ib. 124), dove può essere tradotto in lituano sia con il NN sia con il condizionale, cfr. φ 368: ἐφρόντο τίς εἴη «chiesero chi egli fosse» oppure «chi egli sarebbe stato».
18 B. Delbrück, VS. III 287; H. Hirt, IdgGr. VII 206; P. Chantraine, Il greco e la struttura delle lingue moderne, – Language, TCLG IX, 1959, p. 28; J. Gonda, ib. 125–6; Л. Ф. Лосев, Sulle leggi della frase complessa nella lingua greca antica, – Articoli e studi di linguistica e filologia classica, Mosca, 1965, p. 42–43, 47.
19 A. Meillet–J. Vendryes, Traité 674–5; J. H. Schmalz–J. B. Hofmann, Synt. 568 su lit.
20 P. Diels, KZ XLI 194–8; H. Hirt, Urg. III 207.
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nel riferire cose incredibili o, a parere dell’autore, discutibili, cioè in modo del tutto simile al NN, ad es.: mokinį ir kaip būk Sacramentai butu malone duda 120₆₋₇; anis saka jįdant žodzczei Christaus… isch akiu ir dhumu butu addeti 160₆; apreiškimu isch dangaus laukie / per kurius Diewas iusamp / buk silingas butu essas ant ischganima 120₁₄; kaip nessa butu galeie buti / idant Dwassia… ne butu priminusi / kad tokia ijednones affiera butu tureiussi buti PM 9₁₇, 21. Nei membri subordinati delle frasi subordinate introdotte da congiunzione, queste forme esprimono anche fatti messi in dubbio, ad es., regisi jog nūdemais Misschos affiera nepareitusi kunigistosp MT (PM) 7₇. Forme del condizionale sono usate analogamente anche nella lingua contemporanea, cfr. paklausė, kas jis toks būtų (accanto a essą).
D’altra parte, negli scritti di S. Vaišnoras il NN senza copula talvolta sostituisce le forme perifrastiche del condizionale, ad es.: Nessa kad tokios treczoses nübūtas / po schei gjwatai priwalu essa (= sarebbe stato) / tikek tam S. Powilas butu te pacze / … neuschnmirches PM 33₁₈, 22; schitatai wiss teip… stipru ira / kaip buk Diewas patsai Baszniczioje pribudams dargs bei ischpildas (= farebbe e compirebbe) 109₁₆. Anche i converbi possono avere lo stesso significato; S. Vaišnoras li usa in alcuni passi, in generale, al posto delle forme impersonali del participio (cfr. 1.5.2), ad es.: tatai tur nusidūti ne tū budu / kaip buk dinkscze reikalingas slusbas priwalu sant ant to tiketies 202₁₂.
Le forme del NN e del condizionale compaiono insieme nei membri subordinati delle frasi subordinate dipendenti dagli stessi verbi e con la stessa funzione, ad es.: (i papisti) netikumus statczei uschstoie taridami… jog ipaczia wiera ing Christu / buk nesanti dalis Pakutos. Buk pakuta darantiemus gan butu gailessia 148₁₃–₁₅. Tūbudu nessa / uredwi Christaus daugi ira nutraukema / kaip butu jo kenteimas netobulas ganpadarinas usch griekus essas… Ir buk kenteimas bei kraujes jo / nepakan̆kancziu uschmokejmu atpirkima mussu essas. Ir dali nekure mussu ganpadarimui buk palikes 264–264ₐ. Questo uso sinonimico del NN e del condizionale può forse essere spiegato in parte dal fatto che con essi si traducevano verbi probabilmente appartenenti allo stesso modo (il congiuntivo). Tuttavia, i punti di contatto tra i due modi sono evidenti e sussistono anche nella lingua contemporanea; è quindi del tutto possibile che le forme dell’ottativo perifrastico abbiano influito sulla diffusione dell’uso modale dei participi attivi.
3.4. Un ruolo molto importante nel «fissarsi» del significato di azione riferita o supposta sulle forme nominative dei participi attivi fu svolto dalla VD (nominativus cum participio) e da altre costruzioni, probabilmente ancora più antiche, nelle quali i participi predicativi seguivano verbi di enunciazione o di percezione psichica: diceva di aver camminato (cfr. 1.7.2). In queste costruzioni il carico informativo principale è di norma sostenuto dai participi, mentre i verbi, che formalmente costituiscono la base della frase, indicano soltanto la fonte dell’informazione o un suo particolare aspetto modale. Per via di tale significato, nei costrutti che riferiscono il discorso indiretto i verbi di enunciazione tendono a trasformarsi in incisi, parole modali o persino particelle, (cfr. il russo мол из молвити). Pertanto, il significato di azione riferita avrebbe potuto facilmente associarsi ai participi predicativi stessi ed estendersi alle frasi in cui da tempo essi erano usati nella posizione del verbum finitum senza verbi di enunciazione o di percezione psichica, ad es., cammina-
21 Panašiai 160₉, PM 24₂₃.
22 Evidentemente, senza l’influenza di una lingua originale, cfr. Denn wann eines solchen dritten Zustands nach diesem Leben vonnöthen (J. Vietor, cfr. W. Witte, Der Uebersetzer Simon Waischnoras d. Ae., Braunschweig, 1931, p. 104, 115; il testo latino è del tutto diverso). Analogamente MT 202₁₁–₁₃.
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to. Anche la costruzione GD ereditata dal passato remoto potrebbe aver stimolato l’uso dei participi per esprimere l’azione riferita. L’influsso di queste costruzioni spiega bene il fatto che il significato di azione riferita sia caratteristico soprattutto dei nominativi dei participi attivi, mentre le forme del neutro genitivo dei participi passivi, non collegate alle costruzioni VD e GD, lo presentano molto più raramente (cfr. 2.3).
Tutte le circostanze qui esaminate erano favorevoli all’instaurarsi dell’uso modale dei participi. Tuttavia, esse non consentono ancora di rispondere in modo definitivo alla domanda: perché proprio nelle lingue baltiche orientali i participi predicativi hanno acquisito il significato di modo indiretto?23 Le condizioni erano molto simili nelle lingue slave, dove i participi potevano anch’essi svolgere una funzione predicativa e un tempo si usavano costruzioni GD e VD, ma il NN non si è sviluppato. È vero che, in generale, l’uso dei participi nelle lingue slave è più ristretto che in quelle baltiche, e nelle lingue germaniche è ulteriormente ridotto. Tuttavia, nelle lingue greca e indo-iranica, in cui il sistema dei participi è ricco e sviluppato e la loro funzione predicativa si è conservata, i participi non hanno il significato di azione riferita. A quanto pare, alla formazione del NN nelle lingue baltiche orientali hanno contribuito non soltanto le condizioni interne esaminate, ma anche determinate condizioni esterne.
3.5. Già nel 1935 P. Arumaa richiamò l’attenzione sulla somiglianza tra il modo indiretto, o riportativo, del lettone e il modus obliquus estone (kaudne kõneviis, anch’esso chiamato in seguito modo indiretto)24. In estone, le forme invariabili dei participi attivi con -vat (per es.: tulevat «tornando, tornerà», töötavat «lavorando, lavorerà») indicano un’azione di cui il parlante è venuto a conoscenza da un’altra persona e si usano nel discorso diretto o per riferire cose udite altrove, per es., meie töötavat halvasti «noi lavoriamo male», a quanto pare25. Come in lituano e lettone, anche qui il participio del verbo lentu «essere», olevat, può fungere da equivalente di verbo ausiliare e, insieme ai participi in -nud, formare le forme perifrastiche del passato del modo indiretto, per es., mina olevat kirjutanud «io (sarei) aver scritto» (Э. Пялль, ib. 156), cfr. lett. es esot rakstījis. E. Matthewss ha accostato tali costruzioni estoni all’uso modale delle forme del neutro genitivo dei participi passivi lituani (per es., mūsų tėvelių visos tos giesmės mokėta «tutte quelle canzoni dei nostri genitori sono state imparate») e ha concluso che quest’ultimo è autoctono e indipendente dall’influsso di altre lingue (SEER XXXIII 370). V. Pisani ha confrontato il modo indiretto estone con le forme dei participi attivi di significato corrispondente nelle lingue baltiche orientali. In ragione della somiglianza semantica e strutturale, propose di considerare il NN baltico orientale un prestito dalle lingue finniche del Baltico oppure un’antica isoglossa comune, ereditata dalle protolingue del finlandese e dell’estone odierni26. I. Marvan, valutando criticamente l’ipotesi di V. Pisani secondo cui il NN sarebbe stato preso in prestito dalle lingue finniche, rilevò le differenze strutturali tra il NN estone e quello baltico orientale: il participio in -vat che forma il modus obliquus estone ha forma partitiva e differisce dai participi in -van, usati nelle costruzioni corrispondenti a quelle lituane GD e VD27. Secondo I. Marvan, l’influsso delle lingue finniche sul modo indiretto baltico orientale,
23 И. Марван, Baltistica V (1) 18.
24 Nell’articolo pubblicato in «Eesti Keel» nel 1935, nn. 4–6, citato da J. Lohmann, KZ LXIV 46.
25 Э. Пялль, Учебник эстонского языка, Таллин, 1955, p. 155; А. Каск, ЯН СССР III 48.
26 V. Pisani, Zu einer Baltisch–Estfinnischen Partizipialkonstruktion, — Rakstu krājums J. Edzelīnam, Rīgā, 1959, p. 215 tt.
27 И. Марван, Kalbotyra IV 35–37; Baltistica V(1) 18. Ignorando tale differenza, A. Sauvageot, BSL L 208, fa risalire il modus obliquus estone a costruzioni GD come näin isän tulevan «vedo il padre venire».
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va considerato un fattore secondario e modificante, mentre le condizioni interne e sistemiche sono primarie. Questa prospettiva, sostenuta anche da altri parallelismi tra le lingue baltiche e finniche, è molto importante e contribuisce a comprendere meglio la formazione del NN baltico orientale.
3.5.1. Nelle lingue finniche del Baltico, l’azione riferita è espressa da forme di diversa natura morfologica e diversa origine. Oltre ai participi in -vat, in estone nel significato di NN si usavano deverbali in -ma (A. Sauvageot, BSL L 208). Il NN è formato anche da infiniti in -da, che fino agli scritti dell’inizio del XX secolo erano persino più diffusi dei participi in -vat e soltanto negli ultimi decenni stanno scomparendo dalla lingua letteraria28. Neppure questi infiniti sono collegati a costruzioni di tipo GD e VD; A. Sauvageot, ib. 208–209, spiega il loro uso modale con il fatto che all’infinito è in generale intrinseco il significato di indeterminatezza e incertezza. In livone, lingua caratterizzata da numerosi tratti arcaici e da antichi contatti con le lingue baltiche29, le forme del NN sono ancora diverse: derivano dal nome d’agente (nomen agentis) in -iji e costituiscono paradigmi del presente-futuro e del passato perifrastico, per es.: ta lu’ggiji «egli leggerebbe», ta vol’ lu’ggiji «egli avrebbe letto»30. Quasi tutti i formanti del NN nelle lingue finniche del Baltico sono foneticamente simili ai suffissi dei participi delle lingue baltiche che indicano un’azione riferita, cfr. est. -vat e lett. -ot, est. -ma e lituano part. pass. pres. ind. in -mas, -ma, liv. -iji e lett. part. pass. fut. in -ujis (rakstījis), sebbene probabilmente non abbiano alcuna origine comune. Si sono osservati anche altri casi di somiglianza tra formanti morfologici di origine diversa nelle lingue finniche del Baltico e in quelle baltiche, cfr. gli illativi con il formante -n, formatisi in modo peculiare in entrambe le famiglie linguistiche (A. Sabaliauskas, LKK VI 112 con bibliografia).
Nelle altre lingue finniche del Baltico (come, in generale, nelle lingue finno-ugriche) il NN non si usa e non vi sono dati che facciano pensare che vi sia mai esistito e sia poi scomparso. Al contrario, la varietà delle forme suggerisce piuttosto che questo modo abbia ricevuto una realizzazione morfologica già all’epoca in cui esistevano le singole lingue finniche del Baltico.
3.5.2. Tanto nelle lingue baltiche quanto in quelle finniche del Baltico, per esprimere l’azione riferita sono stati impiegati nomi verbali: participi, «participi invariabili» e infiniti. Le lingue finniche si distinguono in generale per un ricco sistema di participi e infiniti31 e per il loro ampio uso, per molti aspetti affine a quello delle lingue baltiche. Qui i participi sono il mezzo principale per esprimere l’azione secondaria della frase; inoltre, spesso possono avere un agente distinto e fungere da equivalenti di verba finita32. Molte costruzioni participiali finniche (per es., enunciati di tipo GD e VD33) corrispondono, per il loro modello strutturale originario, a quelle baltiche. Sull’esempio delle lingue baltiche orientali, anche in estone si sono formati tempi passati composti con forme del verbo olema «essere» e il participio in -nud34. D’altra parte, i contatti con i Finnici del Baltico avrebbero probabilmente aiutato i Baltici orientali
28 A. Kask, Die indirekte Redeweise in der Estnischen Schriftsprache, – Congressus Tertius Internationalis Fenno—Ugristarum, Tallinn, 1970, Teesid I, p. 49.
29 П. А. Аристэ, ТИЯ IV 257 тт.; Ливы и ливский язык, „Eesti NSV TA Toimetised, ühiskonnateaduste s.“, 1, 1958, p. 42 тт.
30 П. А. Аристэ, ВЭИ 15; Э. Э. Вяари, ЯН СССР III 148.
31 Per esempio, nella lingua letteraria finlandese vi sono 3 participi e 5 infiniti, in livone — 4 participi e 2 infiniti, in careliano — 2 participi attivi, 3 passivi e altri 7 participi invariabili ricavati da diverse forme flesse dei participi; cfr. G. Décsy, Einf. 205; Э. Э. Вяари, ЯН СССР III 148–9; Г. Н. Макаров, ib. 73.
32 Л. Хакулинен, Разв. II 248 тт. su lit.; К. Е. Майтинская, ЯН СССР II 23.
33 Cfr. Л. Хакулинен, ib. 248 ss., 253.
34 П. А. Аристэ, ВЭИ 12–13; Э. Пялль, op. cit. 148–9; А. Х. Каск, ЯН СССР II 48; G. Décsy, Einf. 205; A. Sabaliauskas, LKK VI 112.
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fino ai giorni nostri hanno conservato un uso variegato e arcaico dei participi, che nelle altre lingue indoeuropee col tempo è stato fortemente ridotto ed è scomparso. Nell’area delle lingue slave, le costruzioni predicative participiali sono state conservate meglio anche nei dialetti nord-occidentali del russo, che costituiscono uno strato adstratico nell’antico territorio delle lingue finniche35. Che l’uso predicativo delle forme participiali, degli infiniti e simili nelle lingue finniche sia molto arcaico è evidente dalla struttura stessa del loro verbum finitum: la maggior parte delle forme coniugate del verbo conserva ancora qui formanti comuni con quelli dei nomi36.
3.5.3. Dunque, i significati dell’azione esperita direttamente e indirettamente sono differenziati morfologicamente soltanto in un’area baltica e delle lingue finniche del Baltico piuttosto ristretta e chiusa, che a nord parte dal territorio estone e si estende verso sud lungo la costa baltica, comprendendo i dialetti attuali del lettone e una vasta parte dei dialetti lituani. La categoria semantica dell’azione esperita indirettamente si realizza qui attraverso forme morfologiche di diversa origine: participi (lituano), forme participiali indeclinabili (lettone ed estone), infiniti (estone), nomi verbali (livone). Tuttavia, le caratteristiche semantiche di questa categoria e il suo rapporto con la situazione linguistica sono molto simili in tutta l’area37. Questa categoria non può essere particolarmente arcaica, poiché non è attestata né nei vicini più prossimi dei baltici orientali né in quelli degli estoni e dei livoni. Probabilmente si è formata quando la comunità delle lingue finniche del Baltico si era già disgregata, mentre i baltici orientali costituivano ancora una comunità linguistica relativamente omogenea, nella quale i fenomeni di nuova comparsa potevano diffondersi senza ostacoli. La diffusione della categoria semantica dell’azione esperita indirettamente nelle lingue baltiche orientali può essere collegata alla loro espansione nei territori abitati dai predecessori dei livoni e degli estoni nel V—VI secolo d. C.38 Quasi tutta la sua area è caratterizzata da contatti linguistici di lunga durata e da ampie zone di sostrato e bilinguismo: anzitutto il sostrato delle lingue livone ed estone nella Lettonia settentrionale, quello del curone e del lettone e del lituano nella parte occidentale del territorio linguistico, quello dei selonici nella Lettonia meridionale e nella Lituania nord-orientale. È facile notare che l’NN è diffusa proprio nella parte del territorio linguistico lituano in cui un tempo si parlavano le lingue curone e selonica. Proprio attraverso i dialetti letgallo, curone e selonico, influenzati dalla lingua dei predecessori degli estoni39, la categoria dell’azione esperita indirettamente potrebbe essersi diffusa in gran parte dell’attuale territorio linguistico lituano. (Un’influenza diretta delle lingue finniche del Baltico sui dialetti lituani non sembra essere stata possibile). L’intensità d’uso del modo indiretto nell’area delle lingue baltiche è approssimativamente proporzionale al grado di strettezza dei contatti linguistici tra baltici e finnici del Baltico: è massima nel territorio della Lettonia-
35 In questo caso, le lingue finniche del Baltico potrebbero aver esercitato sui participi baltici e slavi un’influenza «conservatrice» analoga a quella esercitata sulle costruzioni nominativus cum infinitivo secondo la «teoria del frigorifero» di V. Kiparsky; cfr. V. Kiparsky, ZfslPh XXVIII 333—42; XXXIII 263—4; Baltistica V(2) 148.
36 B. Collinder, Comparative grammar of the Uralic languages, Stockholm, 1960, p. 243; G. Décsy, Einf. 160—1. Kadangi veiksmažodžio—vardažodžio kategorijos yra koreliatyvios, pastaruoju metu manoma, jog metodiškai netikslu kalbėti apie veiksmažodžių kilmę iš vardažodžių, tačiau finų-ugrų kalbų verbum finitum artimumas vardažodžių kamienams ir jų genetinis ryšys abejonių nekelia, žr. K. E. Майтинская, Оч.-УЯ 219, 300 tt., 330 tt. su lit.
37 Sotto questo aspetto, la categoria semantica dell’azione esperita indirettamente può essere accostata alla categoria dell’azione da compiere, che nelle lingue lettone e livone e nel dialetto estone di Saaremaa si realizza mediante diverse forme del debitivo; cfr. J. Endzelins, LaGr. 885 ss., 971 ss.; П. А. Аристэ, ТЯИ IV 288; Э. Э. Вяари, ЯН СССР II 147—8.
38 L’espansione dei baltici verso nord in questo periodo è documentata tanto da fatti archeologici quanto linguistici (residui delle lingue estone e livone nella Lettonia settentrionale, toponimia finnese ecc.); si veda П. А. Аристэ, ВЭИ 16 ss.; M. Gimbutas, The Balts, London, 1963, p. 141; V. Mažiulis, Baltistica X (2) 124.
39 Sull’influenza indiretta delle lingue finniche del Baltico sul lituano attraverso le lingue curone e selonica, cfr. V. Mažiulis, Baltistica X (2) 124.
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... in essa, minore nell’angolo nord-orientale dell’area linguistica lituana, al margine settentrionale e in Samogizia, mentre più a sud si attenua e svanisce. Le forme del neutro singolare dei participi passivi usate nella Lituania meridionale esprimono il significato di un’azione riferita con una frequenza molto minore rispetto ai nominativi dei participi attivi degli altopiani nord-orientali e dei Samogizi. Pertanto, la categoria dell’azione esperita indirettamente si diffuse probabilmente nell’area delle lingue baltiche gradualmente da nord verso sud, attenuandosi, e forse non raggiunse nemmeno il territorio della lingua prussiana.
3.6. La formazione della categoria dell’azione esperita indirettamente nelle lingue baltiche orientali e nelle lingue finniche baltiche, appartenenti a famiglie diverse, presenta un chiaro parallelo in un’area del tutto diversa ai margini dell’area delle lingue indoeuropee, precisamente nell’area linguistica balcanica. A questo riguardo, i dati della lingua bulgara sono particolarmente interessanti.
3.6.1. I participi bulgari con il suffisso l, quando occupano la posizione verbale, possono formare le cosiddette forme di narrazione indiretta, o il modo narrativo40. Con esso si indicano fatti esperiti indirettamente, riferiti o dubbi, della cui veridicità il parlante non garantisce. Le forme di prima e seconda persona hanno l’ausiliare съм e, essendo formate dalla base del perfetto, coincidono con il perfetto perifrastico dell’indicativo (per es.: писал съм «ho scritto», писал си «hai scritto»); alla terza persona (che è anche quella usata più spesso41) compare invece il participio senza ausiliare, distinguendosi così dagli altri tempi composti, per es.: писал «(egli) ha scritto», писали «(essi) hanno scritto». La distinzione non è assoluta, poiché talvolta le forme narrative possono avere l’ausiliare di terza persona, mentre il perfetto può esserne privo42. Le forme ricavate dalla base dell’imperfetto si usano soltanto con il significato di azione riferita o dubbia, per es.: писал съм, писал си, писал «io, tu, egli avrebbe scritto»43. Nel paradigma del modo narrativo, oltre alle forme semplici, rientrano anche le cosiddette forme enfatiche, costruite anch’esse come i tempi composti lituani, cioè con il participio di un ausiliare con il significato di «essere», per es., бил писал «(egli) avrebbe scritto»44. Esse indicano azioni riferite di cui il parlante dubita, hanno cioè una sfumatura modale più marcata e, sotto questo aspetto, corrispondono anch’esse alle forme composte del NN lituano45.
Tra le altre lingue slave, anche il macedone possiede forme narrative con participi in l46, la cui struttura grammaticale coincide sostanzialmente con quella del bulgaro. Il serbo—
40 La collocazione di queste forme nel sistema grammaticale del bulgaro è oggetto di discussione. Nelle grammatiche esse sono generalmente considerate uno dei modi verbali: il traslativo, il commentativo, прези-казного наклонение, cfr. А. Андрейчин, Н. Костов, К. Мирчев, Е. Николов, Ст. Стойков, Български език, София, 1955, p. 212—234; Ю. С. Маслов, Очерк 288 ss. Poiché le forme narrative sono correlate anche con il congiuntivo e l’imperativo, alcuni studiosi hanno proposto di distinguere nel bulgaro un intero sistema di modi secondari (narrativi), cfr. Е. И. Демина, БГБЛЯ 359 ss., oppure di considerare le forme narrative come particolari casi d’uso modale dell’indicativo (изъявительно наклонение), cfr. В. Станков, Врем. 155 ss., soprattutto 162—4 con bibliografia; più recentemente anche Е. И. Демина, Ген. 13 ss.
41 Secondo V. Koseska, SFPS XIII 166, nella lingua contemporanea le forme di terza persona costituiscono circa il 90% di tutti gli esempi.
42 Cfr. М. Г. Рожновская, Синт. 218; Ю. С. Маслов, Очерк 250; V. Koseska, SFPS XIII 166; В. Станков, ib. 78; Е. Дьомина, БЕ XX 407 ss.
43 М. Г. Рожновская, Синт. 117.
44 Е. М. Демина, БГБЛЯ 353 ss.; В. Станков, Врем. 166.
45 Per forme di valore enfatico simile in albanese, cfr. W. Fiedler, ACB VI 369.
46 H. G. Lunt, Grammar of the Macedonian literary language, Skopje, 1952, 91 tt. Tačiau makedoniečių kalboje atpasakojamosios formos vartojamos su pagalbiniu veiksmažodžiu taip pat kaip perfekto, tad formaliai nuo pastarųjų nesiskiria.
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In croato, con questi participi si forma il perfetto, la cui terza persona, senza verbo ausiliare, può essere usata per esprimere un’azione riferita indirettamente e con altri valori modali47. In generale, i participi derivati dagli aggettivi verbali comuni slavi con il suffisso l hanno costituito il paradigma del modo indiretto (rispettivamente, riportativo) soltanto in un’area molto limitata di singole lingue slave e, a quanto pare, relativamente tardi48.
3.6.2. Le stesse forme participiali in l, ricavate dai temi dell’imperfetto e del perfetto e indicanti un’azione riferita, in bulgaro sono usate anche per esprimere un’azione percepita inaspettatamente, sorprendente. In questi casi sono dette ammirative. Alcuni studiosi considerano l’ammirativo bulgaro una variante del modo riportativo (translativo, o commentativo)49, altri lo trattano come un gruppo di forme distinto50 oppure come un particolare caso d’uso modale dei tempi dell’indicativo51. Tuttavia, sia gli uni sia gli altri riconoscono il legame genetico tra il modo riportativo e l’ammirativo52. Anche l’ammirativo albanese, formato con le nuove forme dei nomi verbali (i cosiddetti participi brevi) e un verbo ausiliare postposto con il significato di «avere»53, denota non solo un’azione percepita inaspettatamente o sorprendente, ma anche un’azione riferita con una certa sfumatura emotiva54. I due significati sono strettamente collegati (può sorprendere tanto un’azione percepita direttamente quanto una riferita) e, secondo alcuni balcanisti, si sono sviluppati dall’uso enfatico del perfetto55; soltanto in bulgaro era più accentuata la componente commentativa (riportativa), mentre in albanese quella ammirativa (di meraviglia)56. È facile notare che, per il rapporto tra il significato di azione riferita e quello di azione sorprendente, l’ammirativo bulgaro e albanese corrisponde pienamente all’NN lituano57. Le forme bulgare riportative-ammirative, quando sono accompagnate dalla congiunzione da, hanno anche valore ottativo, per esempio, da ne cu otшila tam! (soprattutto dopo nei-
47 И. Грицкат, О перфекту без помоћног глагола и сродним синтаксичким појавама у српскохрватском језику, Београд, 1954; J. Kuryłowicz PRTJ XXIX 30–1; М. Деянова, ИИБЕ XIX 847.
48 Secondo K. Mirčev, Ист. Гр. 123, in bulgaro l’uso modale del perfetto cominciò a diffondersi a partire dal XIV secolo. E. Diomina Ген. 15 e БЕ XX 410 indicano che nella letteratura bulgara del XVII secolo si riflette ancora una fase iniziale della formazione delle forme riportative.
49 Ю. С. Маслов, К вопросу о системе форм пересказывательного наклонения, Сборник в чест на Александър Теодоров-Балан, София, 1956, р. 314 tt.; Озерк 250–1; W. Fiedler, ACB VI 369; WZL XV. 3 565.
50 Е. И. Демина, ВГБЛЯ 327–8 su lit.
51 В. Станков, Врем. 176 su lit.
52 Lo sottolineò anche E. Diomina al Congresso internazionale di balcanistica del 1968 e al Simposio di tipologia grammaticale delle lingue balcaniche del 1973; dal punto di vista della lingua contemporanea, ella considera l’ammirativo e le forme riportative categorie distinte; cfr. Е. И. Демина, Ген. 14.
53 Dėl albanų kalbos admiratyvo žr. G. Weigand, Albanesische Grammatik, Leipzig, 1913, p. 122 tt.; W. Fiedler, ACB VI 367 tt.; WZL XV. 3 561 tt. su lit.; А. В. Десницкая, Албанский язык и его диалекты, Ленинград, 1968, р. 17tt.
54 W. Fiedler, WZL XV. 3 563–5.
55 Storicamente, l’ammirativo albanese differisce dal perfetto soltanto per la posizione del participio e del verbo ausiliare: nelle forme del perfetto il verbo ausiliare precede il participio e non è fuso con esso; cfr. А. В. Десницкая, ib. 17–18; W. Fiedler, WZL XV. 3 562. E. Çabej indica il graduale passaggio dal significato del perfetto a quello dell’ammirativo nella tradizione scritta albanese, ACB 386–7.
56 W. Fiedler, WZL XV. 3 565.
57 A. Nepokupnas ha segnalato la somiglianza tra l’ammirativo bulgaro e i participi lituani che esprimono un’azione sorprendente, proponendo di individuare la categoria dell’ammirativo anche nelle lingue baltiche; cfr. А. П. Непокупный, Ареальные аспекты балто-славянских отношений, Киев, Москва, 1964, р. 26–7.
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(per il ginio, cfr. V. Koseska, SFPS XIII 168–9), coincidendo così anche con i participi predicativi della lingua lituana (per es., Nekalbėjęs! e simili, cfr. 1.9.2). Inoltre, esse esprimono anche un’azione passata dedotta dai risultati58 (cfr. il quarto significato della NN lituana). Il legame dell’ammirativo con le forme evidenziali, con il perfetto e, allo stesso tempo, con l’uso predicativo dei participi è dunque del tutto indubbio.
3.6.3. Come la modalità evidenziale dei Balti orientali è semanticamente affine al modus obliquus dei Finnici del Baltico, così le forme evidenziali bulgare, macedoni e albanesi sono vicine al «preterito non-testimoniale» del turco, sviluppatosi da un participio con il suffisso -myš e indicante azioni esperite indirettamente, attraverso le parole altrui59. Si ritiene che tale valore modale di questo tempo sia sorto sulla base di un più antico valore di perfetto60. Le forme del preterito non-testimoniale derivate da participi in -myš e -gan si sono diffuse per area anche in altre lingue turche (le forme in -gan sono attestate dal XVI secolo, quelle in -myš fin dagli inizi della tradizione scritta delle lingue oguz)61. Inoltre, in turkmeno si usano anche forme del preterito non-testimoniale in -an62. Poiché la categoria modale del non-testimoniale, cioè dell’azione esperita indirettamente, è assai diffusa nelle lingue turche fin dall’antichità, è del tutto comprensibile che, nel corso dei lunghi secoli di contatti linguistici reciproci, essa abbia potuto influenzare anche il bulgaro, il macedone e l’albanese. Alcuni studiosi ritenevano che le forme evidenziali bulgare e macedoni fossero sorte per effetto dell’influenza del sistema verbale turco durante il bilinguismo bulgaro-turco (XIV–XIX secolo)63 oppure per effetto del substrato della lingua protobulgara turcica (dopo il VII secolo)64. Un esame più approfondito della struttura semantica della categoria dell’azione esperita indirettamente e sorprendente, nonché delle peculiarità della sua realizzazione morfologica, ha messo in luce i presupposti interni di tale categoria, insiti nelle stesse lingue slave balcaniche e albanese65. È tuttavia indubbio che questa categoria si sia formata in condizioni complesse di intensi contatti linguistici66. La sua area molto limitata, al margine meridionale del territorio delle lingue indoeuropee, e la sua formazione relativamente recente indicano che il principale focolaio della sua diffusione dovette trovarsi nell’area delle lingue turche67.
58 E. Diomina chiama tale significato conclusivo; cfr. Е. И. Демина, Ген. 14; Е. Дво-мина, БЕ XX 411–2.
59 Su di esso cfr. O. Grünenthal, KZ LXIII 134; А. И. Кононов, Грамматика современного турецкого языка, Москва – Ленинград, 1956, p. 231 ss.; Н. З. Гаджиева, Осн. 182 ss. Le forme verbali turche in -myš, come quelle bulgare in -l, sono usate anche come participium conjunctum, cfr. O. Grünenthal, ib. 134; А. Н. Кононов, ib. 251.
60 O. Grünenthal, ib. 134.
61 Н. З. Гаджиева, Осн. 179 tt., 182–3.
62 Ib. 181–2.
63 Б. Цонев, История на български език, III, София, 1937, p. 106; К. Мирчев. Ист. гр. 48, 123, 187; Л. Андрейчин, ИИБЕ II 39 tt.; Э. Бенвенист, ОЛ. 223–4.
64 K. Popov ha avanzato tale opinione; cfr. Е. И. Демина, Ген. 14.
65 Già S. Mladenov considerava autoctone le forme evidenziali bulgare, Symb. Rozwadowski II 205 ss.; cfr. inoltre V. Koseska, SFPS XIII 168 e la bibliografia citata nello studio di E. Diomina, ББЛЯ 314.
66 Secondo E. Diomina, per chiarirne l’origine occorre guardare «all’intera complessa situazione dei contatti linguistici secolari nella penisola balcanica» ((Е. И. Демина, Ген. 17).
67 L’influenza delle lingue turche sulle forme evidenziali bulgare (per es., l’omissione della terza persona del verbo ausiliare) e sull’uso dell’ammirativo albanese con il significato di azione esperita indirettamente è riconosciuta persino dagli studiosi che sottolineano la peculiarità di queste forme verbali nelle lingue slave balcaniche e in albanese; cfr. W. Fiedler, WZL 565, Е. И. Демина, Ген. 15–16; А. С. Мельничук, Розв. 86–8.
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3.7. Dunque, la categoria semantica dell’azione esperita indirettamente si realizza con mezzi molto simili in due aree periferiche del territorio delle lingue indoeuropee, del tutto opposte: nei Paesi baltici e nei Balcani. La NN dei baltici orientali, le forme narrative degli slavi balcanici e l’ammirativo albanese coincidono per molte caratteristiche semantiche e morfologiche. Le principali coincidenze sono le seguenti:
1. La struttura semantica delle suddette categorie modali è costituita dai significati di azione esperita indirettamente (translativo), dubbia (dubitative) o sorprendente (ammirativo). È particolarmente degno di nota il nesso non banale tra significati ammirativo e translativo, piuttosto diversi, e il fatto che siano espressi dalle stesse forme.
2. L’azione esperita indirettamente è espressa da participi che rientrano nel sistema dei tempi composti (perifrastici). Sebbene le forme participiali in sé abbiano origini diverse, i paradigmi della diatesi indiretta costruiti con esse sono molto simili nella struttura (cfr. i tempi composti della NN lituana e lettone e le cosiddette forme enfatiche narrative del bulgaro e dell’ammirativo albanese).
3. In tutte le lingue menzionate, le forme che esprimono un’azione esperita indirettamente sono geneticamente collegate al perfetto perifrastico; nei baltici orientali e negli slavi balcanici, in determinati casi, sono persino omonime con esso.
4. La categoria dell’azione esperita indirettamente è stata grammaticalizzata relativamente tardi (a quanto pare, non prima della seconda metà del I millennio d.C.).
Queste coincidenze non possono essere casuali. Mostrano chiaramente l’affinità tipologica della semantica e dell’espressione della NN e dei suoi equivalenti funzionali.
Anche le condizioni esterne per la formazione della NN sono molto simili. In entrambe le aree periferiche del territorio delle lingue indoeuropee, l’azione esperita direttamente e indirettamente è differenziata in un’area ben definita, che comprende, oltre alle lingue indoeuropee, lingue di altre famiglie (ugrofinniche e turche), le quali, insieme alle lingue indoeuropee limitrofe, formano zone di intensi contatti reciproci, bilinguismo o persino di «unione linguistica». Sebbene si trovino presupposti e primi sviluppi della formazione della NN anche in altre lingue indoeuropee, in nessun altro luogo essa ha assunto una forma morfologica. Nelle lingue di altre famiglie, invece, per esempio in quelle turche, la diatesi indiretta o i suoi equivalenti sono usati più ampiamente e da più tempo. In tali circostanze, il ruolo dei contatti linguistici nella formazione della NN appare piuttosto evidente.
Il confronto con altre lingue dotate di categorie modali corrispondenti aiuta a comprendere meglio l’origine della NN lituana. La base strutturale di questa diatesi era costituita dall’uso predicativo dei participi ereditato dall’epoca della comunità indoeuropea, a sua volta fondato sul tipo nominale di frase. I suoi presupposti semantici sono da ricondurre alle tendenze, caratteristiche delle lingue indoeuropee, all’uso modale dei participi (in particolare senza verbo ausiliare) e delle forme verbali perifrastiche da essi composte (in particolare del perfetto e dell’ottativo). L’affermarsi del significato di azione riferita fu stimolato dalle costruzioni participiali semi-predicative: l’accusativo e il nominativo con participio. Tuttavia, i contatti con le lingue finniche del Baltico più vicine (livone ed estone) ebbero un ruolo importante nel completamento della formazione della diatesi indiretta e nella costituzione del paradigma morfologico.
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В. АМБРАЗАС
DIFFUSIONE E PROBLEMA DELL’ORIGINE DEL MODO INDIRETTO (MODUS RELATIVUS)
Riassunto
1. Il modo indiretto (di seguito MI), o modus relativus, nelle lingue baltiche orientali è formato dai participi attivi in *-nt- e *-us- (forme al nominativo in lituano, più recenti «departicipi» invariabili in lettone), per es.: lit. tēvas einąs, let. tēvs ejot «il padre a quanto pare sta andando». Il paradigma del MI è simmetrico rispetto a quello dell’indicativo e si oppone a quest’ultimo; oltre alle forme semplici, comprende forme composte (perifrastiche) con participi attivi del verbo ausiliare būti, che si contrappongono alle corrispondenti forme perifrastiche dell’indicativo, per es.: yra, buvo, būdavo, bus metęs: esąs, buvęs, būdavęs, būsiąs metęs. Le caratteristiche distintive fondamentali del MI sono la posizione del verbum finitum nella frase e l’assenza di una forma coniugata del verbo ausiliare in funzione di copula. La neutralizzazione dell’opposizione formale tra MI e indicativo nel lituano letterario contemporaneo si osserva in tre forme con participi attivi del passato (jis metęs, buvęs metamas, buvęs mestas), nelle quali è possibile omettere la forma coniugata del verbo ausiliare. In lettone la neutralizzazione di questa opposizione è ancora più limitata.
La semantica modale del MI comprende i valori di riportatività (translativo), dubbio (dubitativo), inatteso-sorpresa (ammirativo) e giudizio basato sui risultati (conclusivo); i valori strettamente correlati di riportatività e dubbio sono predominanti.
La diffusione del MI nei dialetti lituani è assai disomogenea: è ampiamente usato soltanto nel dialetto samogitico, nella parte meridionale del dialetto dell’Alta Lituania occidentale a esso adiacente e nell’angolo nord-orientale dell’area linguistica lituana (cfr. schema 1). Proprio in quest’area è caratteristica anche la produttività di altre costruzioni participiali, tra cui nominativus cum participio, dativus absolutus e le forme perifrastiche dei tempi verbali.
All’inizio della tradizione scritta lituana e lettone, il MI costituiva una categoria pienamente consolidata, con una semantica corrispondente a quella della lingua contemporanea. Nel lituano antico il MI è attestato più ampiamente nelle opere di S. Vainšoras (35 costruzioni).
I dati dei dialetti, del folclore e dei testi lituani antichi indicano uno stretto legame tra il MI e le forme perifrastiche del verbo al passato. I participi attivi
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del presente (einąs, bėgas, žiūris) nel lituano antico, e in parte anche nel dialetto samogitico contemporaneo, fanno ancora parte del paradigma delle forme perifrastiche del verbo, possono essere usati nella posizione del verbum finitum senza valore riportativo o dubitativo e combinarsi con un verbo ausiliare, mentre l’affisso be- sottolinea soltanto la duratività (per es., ira beszindans BrB II Moz 34, 26). D’altra parte, il MI è inscindibilmente legato ad altre costruzioni predicative di participi attivi privi di copula nella posizione del verbum finitum, che nel sistema sintattico lituano occupano una posizione isolata, si idiomatizzano e, già nello studio sincronico della lingua, si distinguono come relitti di carattere arcaico. Sono impiegate principalmente per esprimere stati «atemporali», cioè nel significato abituale delle antiche frasi nominali, per es.: O ans jau nuo ryto atsigulęs į bedribss Rs; e anche per esprimere enfaticamente la negazione (per es. Nebebuve, kad aš až jo eič! Ds), desideri e ordini in locuzioni semi-idiomatiche, formule d’incantesimo e simili, per es. atadara durytėles BsP II 327. Con diverse sfumature espressive, i participi attivi senza copula compaiono anche nella posizione di secondo verbo in costruzioni posposte con pronomi relativi e avverbi kas, kiek, kada, kur, iki, ligi e simili, per es.: vaikas turėjo duonos kiek noris; in posizione preposta possono invece essere collegati alla congiunzione verbale in, per es. pabėgėjęs ir pastipo BrP IV 235. L’antichità di queste costruzioni è confermata da corrispondenze esatte nelle lingue slave, germaniche e in altre lingue imparentate. I participi passati posposti sono usati anche per enfatizzare l’azione del verbo con radice corrispondente, per es. gerk gėręs, nonché per esprimere un’alternativa (sakyк jam nesakęs) o un’azione indesiderata (tylėk nebybėjęs).
La relazione genetica tra il MI e le costruzioni relittuali menzionate indica che, dal punto di vista storico, il MI è un caso specializzato dell’antico uso predicativo dei participi, distinto dagli altri soltanto per determinati valori modali.
2. Lo sviluppo del MI a partire dall’antica funzione predicativa dei participi è testimoniato anche da costruzioni con participi passivi neutri, per es.: (brolio) gyvenama, sėjama; gyventa, sėta oppure (brolio) būta gyventa. Quanto alla distribuzione areale nei dialetti lituani, queste costruzioni differiscono nettamente dal MI: sono più produttive nelle zone in cui il MI non è usato, mentre nel dialetto samogitico sono quasi del tutto assenti (cfr. schema 2). Tuttavia, per i loro valori modali corrispondono perlopiù al MI; soltanto i valori ammirativo e conclusivo sono più produttivi nei participi passivi. Il parallelismo dei valori modali, nonostante la diversa distribuzione areale del MI e delle costruzioni passive, testimonia il carattere comune del loro sviluppo e contraddice i tentativi di far derivare direttamente il MI dalla costruzione nominativus cum participio, alla quale le forme dei participi passivi neutri sono del tutto estranee.
L’analisi comparativa delle costruzioni con participi passivi neutri del tipo brolio gyvenama / gyventa porta alla conclusione che esse sono storicamente varianti delle costruzioni (rugiai) sėjama / sėta (cfr. prussiano antico grīkai ast... etwīerpton, slavo ecclesiastico antico glasъ... uslyšano budetъ), costruite secondo lo stesso schema strutturale delle locuzioni con aggettivi del tipo (darbas) miela (cfr. russo antico зрохо сладко). La forma neutra degli aggettivi e dei participi è qui una pura base in -o. Le costruzioni del tipo (rugiai) sėjama sono spiegate come relitti di frasi nominali con una forma invariabile del predicato, ereditate dalla comunità linguistica indoeuropea. Tracce dell’antica incongruenza sono conservate anche nelle corrispondenti costruzioni del MI con forme di participio attivo neutro, che possono combinarsi con nomi sia maschili sia femminili (cfr. broliai / seserys eina) e che, nelle loro origini, si fondano anch’esse sull’antica frase nominale. Si avanza dunque l’ipotesi che il MI e le costruzioni con participi passivi condividano la struttura sintattica primaria.
La diffusione del genetivus auctoris (che in origine aveva, a quanto pare, valore possessivo) o di costruzioni di caso sinonimiche per il soggetto con participi passivi, non soltanto di verbi transitivi ma anche intransitivi (per es.: brolio sėjama, gyvenama), è considerata una trasformazione posteriore della costruzione primaria (rugiai sėjama), che trova paralleli tipologici nelle lingue slave (in particolare nei dialetti della Russia settentrionale) e indo-iraniche. In connessione con la trasformazione degli aggettivi e dei participi neutri
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A seguito della trasformazione dei generi in predicativi avverbializzati, all’interno della costruzione passiva si verifica una rianalisi dei rapporti sintattici, per cui in molti casi il nominativo non viene più interpretato come caso del soggetto, bensì come caso dell’oggetto diretto dell’azione espressa dal participio, cfr. jo rašoma laiškas (secondaria «ergativizzazione» della costruzione).
3. Lo sviluppo dei valori modali delle costruzioni predicative con participi attivi e passivi è dovuto a un intero complesso di fattori interni ed esterni. Dopo che la maggior parte delle proposizioni nominali fu inclusa nei paradigmi sintattici delle proposizioni verbali come costruzioni con copula zero, una parte degli antichi participi predicativi si trovò ai margini del sistema sintattico e in seguito fu rianalizzata sulla base della loro funzione secondaria, modale. La tendenza a usare forme nominali del verbo per esprimere un’azione percepita indirettamente (la categoria dell’evidenzialità secondo R. Jakobson) è indicata dall’uso di forme antiche e nuove (perifrastiche) del perfetto nell’antico indiano, nelle lingue slave e romanze, nonché da paralleli tipologici nelle lingue turche, semitiche e in alcune lingue cartveliche. La rianalisi modale dei participi predicativi potrebbe essere stata favorita anche dall’uso di forme participiali per formare l’ottativo perifrastico, cioè proprio il modo che in molte lingue indoeuropee esprime il discorso indiretto. I dati degli antichi monumenti lituani attestano il legame tra i significati ottativo e translativo; lo indicano anche i casi di sinonimia tra KN e l’ottativo nelle opere di S. Vaišnoras. Un’influenza ancora maggiore sull’«ancoraggio» del significato di riportatività ai participi predicativi attivi deve averla esercitata la costruzione nominativus cum participio dopo verbi di percezione intellettiva e di parola, per es., jis sakė(si) ėjęs; ciò spiega la netta prevalenza dei valori translativo e dubitativo di KN rispetto alle corrispondenti costruzioni passive.
Tra le condizioni esterne che favorirono lo sviluppo dei valori modali dei participi predicativi vanno annoverati anzitutto i legami storici tra le lingue baltiche e quelle finniche del Baltico. Il confronto tra le costruzioni participiali lituano-lettoni e le costruzioni estoni (kaudne kõneviis) e livoniane di significato corrispondente indica una comune categoria semantica di riportatività, che in un’area relativamente piccola e chiusa, comprendente parte della costa orientale del Mar Baltico, si realizza mediante diverse forme deverbali: participi (lituano), gerundi (lettone, estone), infiniti (estone), sostantivi deverbali (livone), mentre solo le forme lituane e lettoni sono geneticamente identiche. La diffusione di questa categoria semantica può essere legata all’avanzata verso nord delle tribù baltiche, nei territori abitati dagli antenati dei livoni e degli estoni, databile al V–VI secolo d.C. A quell’epoca l’unità linguistica finnico-baltica non esisteva più, mentre le lingue baltiche orientali costituivano ancora una comunità nella quale le innovazioni potevano diffondersi liberamente. L’intensità d’uso di KN nelle lingue baltiche orientali corrisponde approssimativamente alla vicinanza dei loro contatti con le lingue finniche del Baltico: è più frequente in lettone, meno frequente nel nord e nel nord-est della Lituania e nel dialetto žemaitico, ossia nelle zone di contatto del lituano con le lingue dei seloni e dei curoni, maggiormente esposte all’influenza finnico-baltica; nella Lituania meridionale KN ricorre ormai molto raramente. Ciò consente di supporre che la categoria della riportatività si sia diffusa nelle lingue baltiche da nord a sud e probabilmente non abbia neppure raggiunto il territorio dell’antico prussiano.
Un parallelo tipologico al KN baltico orientale e finnico-baltico si osserva nei Balcani. Le forme riportative bulgaro-macedoni e l’ammirativo albanese, la cui formazione fu favorita dall’influenza della lingua turca, corrispondono al KN lituano-lettone sia per la struttura semantica sia per i mezzi morfologici di espressione (nomi deverbali strettamente legati alle forme perifrastiche del perfetto). La morfologizzazione della categoria semantica della riportatività soltanto nelle fasce periferiche dell’area indoeuropea, sulla base dell’antica funzione predicativa dei nomi verbali caratteristica di molte lingue indoeuropee, indica il ruolo considerevole dei contatti linguistici in questo processo e costituisce un chiaro esempio della diffusione di categorie semantiche identiche in aree di contatto tra lingue genealogicamente non imparentate.