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Carta stradale della Lettonia. 1: 200 000. 1940. Atlante stradale della Lettonia. Per incarico della Fondazione Karl Ernst von Baer, in collaborazione con Hans Feldmann, Wolfgang Kreft, Ingeborg Lilienblum e Guntars Martinsons. A cura di Wilfried Schlau. J. G. Herder-Institut. Marburg/Lahn, 1991.

Si tratta di un’opera realizzata dall’Istituto Johann Gottfried Herder, interessante e utile non solo ai turisti che si recano in Lettonia, ma anche ai linguisti, soprattutto agli studiosi della toponomastica. La sua base è costituita dalla riproduzione fotografica del testo dell’«Atlante stradale della Lettonia» («Latvijas ceļu karte»), pubblicato a Riga nel 1940: 59 carte e indici. Questo atlante è redatto in lettone. Gli autori dell’opera recensita, volendo rendere l’atlante più accessibile agli stranieri, lo hanno «germanizzato» in modo molto ingegnoso, con la pedanteria tipica dei tedeschi: hanno inserito una prefazione in tedesco del curatore principale, W. Schlau, spiegazioni in tre lingue (tedesco, lettone, inglese) e compilato vari indici, i due più importanti dei quali sono: un indice alfabetico dei toponimi lettoni con i corrispondenti tedeschi e un indice alfabetico tedesco-lettone. Ciascuno contiene circa 2 500 toponimi. Per il linguista, sono interessanti soprattutto perché i nomi dei luoghi lettoni non vi sono «traslitterati» in tedesco, né «riscritti» con caratteri tedeschi, ma sono presentati con i loro corrispondenti tedeschi tradizionali. Spesso questi differiscono notevolmente dalle forme lettoni, per esempio: lat. Aizpute – ted. Hasenpoth, lat. Bačiūzi – ted. Backhusen, lat. Barkava – ted. Borchhof, lat. Bebrene – ted. Bewern, lat. Beja – ted. Begenhof, lat. Bertava – ted. Borkwitz, lat. Birkinele – ted. Berckenhagen, lat. Bundžas – ted. Bunsenberg, ecc. Non sono pochi i casi in cui il nome tedesco è del tutto diverso: lat. Binuži – ted. Kudling, lat. Beļupe – ted. Gaidup, lat. Belava – ted. Kortlenhof, lat. Biksere – ted. Libbien, lat. Biriņi – ted. Koltzen, lat. Brunava – ted. Windsheim, lat. Bukas – ted. Suddenbach, lat. Bunka – ted. Funkenhof, lat. Izliede – ted. Fischröden. I casi di questo tipo sono numerosi. Dimostrano che la lingua tedesca ha modificato considerevolmente i toponimi lettoni. Un’analisi più approfondita di questi elenchi potrebbe fornire materiale interessante per individuare le regolarità dell’adattamento dei toponimi lettoni in tedesco. Inoltre, dagli indici risulta che vi furono anche casi di traduzione dal lettone al tedesco e, talvolta forse, viceversa, dal tedesco al lettone, per esempio: lat. Augstrozės – ted. Hochrosen, lat. Augšciems – ted. Hochendorf, lat. Baltāmuiža – ted. Weißhof, lat. Baltezers – ted. Weißen see, lat. Ezermuiža – ted. Seehof, lat. Jaunmuiža – ted. Neuhof, lat. Kalnmuiža – ted. Berghof, lat. Liep as – ted. Lindenhof, ecc. È anch’esso un fenomeno piuttosto frequente, possibile soltanto in una situazione particolare, quella del bilinguismo (se, naturalmente, avviene spontaneamente, nella lingua viva; altra cosa sono i calchi burocratici e scritti, che pare si siano verificati anch’essi, ma distinguere questi due tipi di traduzione senza studi specifici è molto difficile).

Accanto a questi due grandi indici, i curatori dell’opera hanno aggiunto anche elenchi dettagliati dei toponimi di ciascuna carta, compresi gli urbanonimi (nomi di strade, piazze e giardini pubblici), nonché di alberghi, monumenti culturali, distributori di benzina e simili, in tedesco e in lettone. Come i due indici menzionati, anche questi sono interessanti per quanto riguarda l’interferenza tra lettone e tedesco. Va inoltre sottolineato che sono state ristam-

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pati anche tutti gli indici presenti nell’«Atlante stradale della Lettonia». Sono ben dodici: indici di distretti, villaggi, stazioni ferroviarie, laghi, fiumi, montagne più alte e così via. Gli indici occupano gran parte dell’atlante e costituiscono una fonte importante per i toponimi lettoni, per non parlare del fatto che aiutano gli utenti a orientarsi facilmente nell’atlante.

L’opera è impaginata con grande cura e la qualità delle carte ristampate è esemplare. Non resta che rammaricarsi che la Lituania non abbia un atlante del genere.

Aleksandras Vanagas

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