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Terminologija / Terminology 2025, Nr. 32, p. 1–7 Turinio nuoroda / Contents link ISSN 2669–2198 (elektroninis / online)

6ª CONFERENZA SCIENTIFICA INTERNAZIONALE DI TERMINOLOGIA «LIVELLI SCIENTIFICI, AMMINISTRATIVI ED EDUCATIVI DELLA TERMINOLOGIA»

6ª Conferenza scientifica internazionale «Dimensioni scientifiche, amministrative ed educative della terminologia»

EGLĖ INGELEVIČIŪTĖ-JABLONSKIENĖ

Istituto della lingua lituana

E-mail: [email protected]

ORCID ID: https://orcid.org/0009-0006-2644-4920

https://doi.org/10.35321/term32-11

Il 16 e 17 ottobre, presso l’Istituto della lingua lituana, si è tenuta la 6ª Conferenza scientifica internazionale di terminologia «Livelli scientifici, amministrativi ed educativi della terminologia». La conferenza può essere definita un’edizione giubilare: la prima conferenza con questo titolo si è svolta dieci anni fa, nel 2015.

La conferenza si è svolta in modalità ibrida: partecipanti e uditori hanno preso parte sia in presenza sia da remoto. Sono state presentate complessivamente 34 relazioni, che hanno illustrato numerose ricerche scientifiche e strumenti di lavoro terminologico, nonché esaminato i diversi ambiti della terminologia. I relatori rappresentavano ben 18 paesi. Come negli anni precedenti, alla conferenza hanno partecipato attivamente studiosi di Spagna, Francia, Georgia, Polonia, Ungheria, Lettonia e, naturalmente, Lituania; hanno però presentato relazioni anche terminologi provenienti da paesi lontani come il Canada e la Mongolia.

La prima giornata è iniziata con un tema importante, già affrontato più volte in questa conferenza: la variazione terminologica. La relatrice invitata Judit Freixa, dell’Università Pompeu Fabra, ha presentato una relazione sulla variazione terminologica e sull’analisi da lei condotta dei termini relativi ai cambiamenti climatici. Ha esaminato in che modo differiscano la forma e il significato dei termini di questo settore

Copyright © 2025 Eglė Ingelevičiūtė-Jablonskienė. Pubblicato dall’Istituto della lingua lituana. Questo articolo è ad accesso aperto e viene distribuito secondo i termini della licenza Creative Commons Attribution, che consente l’uso, la distribuzione e la riproduzione senza restrizioni, con l’obbligo di citare l’autore originale e la fonte. // Pubblicato dall’Istituto della lingua lituana. Questo articolo è ad accesso aperto e viene distribuito secondo i termini della licenza «Creative Commons» Attribution, che consentono di utilizzare, distribuire e riprodurre senza restrizioni il contenuto su qualsiasi supporto, a condizione di indicare l’autore e la fonte.

Ricevuto: / Ricevuto: 2025-11-10. Accettato: / Accettato: 2025-11-14.

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in contesti diversi, e sosteneva che queste differenze riflettessero cambiamenti sia linguistici sia semantici, rivelando la natura flessibile della terminologia ambientale. Una variante del termine pasaulio klimato atšilimas (ingl. global warming) come klimato šildymas (ingl. global heating) riflette i tentativi di adattare la terminologia alle esigenze comunicative, ideologiche e culturali. Secondo la studiosa, la variazione nel discorso sul cambiamento climatico non è una carenza: un termine può fungere non solo da etichetta, ma anche da strumento di comunicazione. Il tema della variazione è stato toccato anche da altri relatori: Fátima Noronha, in rappresentanza dell’Università dell’Algarve, ha parlato della variazione diastratica dei termini nell’ambito della dieta mediterranea, nel quale, a quanto pare, le comunità tradizionali assumono il ruolo di specialisti, e ha indagato l’influenza esercitata sulla terminologia di questo settore dalle diverse comunità discorsive.

La variazione è stata menzionata anche nell’esame di un altro tema, sempre più attuale: l’intelligenza artificiale (IA) e i grandi modelli linguistici. Sebbene la questione dell’IA fosse già stata discussa alla conferenza precedente, questa volta è stata trattata molto più approfonditamente. Ciò non sorprende: la rapida ascesa delle tecnologie di IA sta trasformando profondamente numerosi settori, compresa la ricerca terminologica, nella quale si ricorre sempre più spesso a strumenti di IA per creare, analizzare e sistematizzare i termini. Questo è emerso anche dalle relazioni. La prima a parlare di IA è stata la relatrice invitata Mojca Pecman, in rappresentanza dell’Università di Parigi. La studiosa ha esaminato l’uso degli strumenti di IA in terminologia e, più specificamente, l’integrazione dell’IA generativa (IAG) nel sistema di analisi terminologica ARTES utilizzato dall’Università, soprattutto in relazione ai neologismi e alla variazione. Dopo aver discusso il rapporto tra terminologia, linguistica dei corpora e IA, M. Pecman ha presentato un protocollo per la valutazione degli strumenti di IAG nel contesto dell’analisi dei neologismi, nonché i risultati di un sondaggio sull’uso di tali strumenti condotto tra gli studenti magistrali. Secondo gli studenti, l’IA facilita il lavoro terminologico. La prospettiva sull’IA di Barbara Heinisch, dell’Università di Vienna, era più negativa: sosteneva che, sebbene i grandi modelli linguistici possano agevolare alcuni lavori terminologici, comportano anche il rischio di omogeneizzazione linguistica. La studiosa austriaca ha presentato un caso di studio. Ha esaminato come ChatGPT gestisse la terminologia universitaria in tre varietà del tedesco: quella austriaca, quella dell’Alto Adige e il tedesco standard. ChatGPT, nonostante le richieste, forniva abitualmente i termini della varietà standard del tedesco, la più diffusa, e in alcuni casi anche pseudotermini.

Anche altri relatori hanno parlato dell’applicazione pratica dell’IA in terminologia. Egidijus Zaikauskas, che lavora presso la Direzione generale della Traduzione scritta della Commissione europea, ha esaminato la gestione dei termini mediante strumenti di IA. Ha affermato che, grazie all’IA, la Direzione può gestire più efficacemente flussi di testi estremamente ampi, poiché gli strumenti di IA aiutano a estrarre i termini dai testi, analizzarli, descriverli e individuare gli equivalenti terminologici nelle diverse lingue di traduzione. Ha inoltre sollevato la questione dell’affidabilità dei dati terminologici ottenuti con strumenti di IA e si è chiesto se sia possibile insegnare all’IA a rispettare le regole e le tradizioni della gestione terminologica. Anche Dace Šostaka ha espresso dubbi sull’affidabilità dei termini ottenuti con tali strumenti. In rappresentanza di un gruppo di ricercatori dell’Università della Lettonia — Maksims Čižikovs, Juris Borzovs e Jānis Zutis — ha presentato un grande modello linguistico specializzato sviluppato con l’obiettivo di generare automaticamente

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equivalenti lettoni dei termini inglesi relativi alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, poiché in questo settore il numero di nuovi termini, soprattutto inglesi, è in rapido aumento. Anche il tema dei modelli di conoscenza, esaminato da Piotr Nagórka dell’Università di Varsavia per capire se tali modelli possano essere utilizzati come strumenti per verificare ipotesi, può essere collegato all’IA. In sintesi, l’uso degli strumenti di IA in terminologia offre numerose prospettive, ma comporta anche delle sfide.

Anche la questione della sinonimia è strettamente legata alla variazione. Sollevata da diversi anni in questa conferenza, quest’anno è stata affrontata soltanto nella relazione di Asta Mitkevičienė, studiosa e direttrice del Centro di terminologia dell’Istituto di lingua lituana. Dopo aver esaminato i verbali delle riunioni della sottocommissione terminologica della VLKK, contenenti circa 600 commenti relativi alla sinonimia, ha concluso che il numero di sinonimi nei glossari terminologici presi in esame viene generalmente ridotto, ma talvolta anche aumentato, e che in alcuni casi cambia anche lo status dei sinonimi. La conferenza ha dedicato maggiore spazio al fenomeno della polisemia. La seconda giornata si è aperta con la relazione del terzo relatore invitato, Hendrik Kockaert dell’Università Cattolica di Lovanio, collegato da remoto. Ha esaminato il contrasto tra contesto e polisemia, nonché il complesso rapporto tra termini e concetti, particolarmente rilevante in relazione alla norma ISO 704. Attraverso esempi relativi ai pescherecci a strascico, lo studioso ha cercato di dimostrare che la scelta dei termini e la redazione delle definizioni sono strettamente legate alle dimensioni contestuali dei sistemi concettuali. Secondo lui, data la loro importanza fondamentale in terminologia, nella norma ISO 704 si dovrebbe prestare particolare attenzione alla polisemia e al contesto. Ha parlato di polisemia anche Igor Kudashev, dell’Università di Tampere, in Finlandia. Ha discusso il concetto di nomenklatūros e confrontato le diverse interpretazioni del termine.

Un tema relativamente nuovo per questa conferenza, poco trattato nelle edizioni precedenti, è stato il linguaggio inclusivo, esaminato approfonditamente in tre relazioni. La prima a trattarlo è stata Mylène Larivière, giunta dall’Università di Montréal, in Canada, che ha presentato un progetto in corso per realizzare risorse linguistiche neutrali rispetto al genere, destinate agli autori di testi e ai professionisti del settore sanitario. Secondo lei, questa esigenza deriva dalla presenza in francese di due generi grammaticali, poiché il genere grammaticale si ricollega a realtà extralinguistiche e può influenzare i rapporti di potere. La studiosa ha elaborato le risorse basandosi su corpora e ha previsto di farle sperimentare sia da persone non binarie sia da professionisti del settore sanitario. Il tema del linguaggio inclusivo è stato ripreso nella relazione della studiosa Vasiliki Chelidoni, in rappresentanza dell’Università Ionica. Ha affermato che l’uso di corpora paralleli multilingui di testi amministrativi dell’UE potrebbe consentire la creazione di banche dati terminologiche neutrali rispetto al genere, che non solo rispecchierebbero i valori di diversità, uguaglianza e inclusione promossi dall’UE, ma potrebbero anche contribuire a migliorare la qualità degli output della traduzione automatica e dei grandi modelli linguistici. Le due relazioni sono state efficacemente sintetizzate da quella di Elena Chiocchetti, in rappresentanza di Eurac Research, e del coautore Oliviero Tolszczuk-Jalbert, collegato da remoto e impiegato presso l’Ufficio di traduzione del governo canadese, sul ruolo del terminologo rispetto alla terminologia inclusiva. I relatori hanno affermato che l’inclusione può essere un obiettivo del lavoro terminologico e che i terminologi dovrebbero agire come

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consulenti: individuare le forme terminologiche non inclusive, proporre alternative, spiegare quando usare determinati termini e diffondere termini inclusivi.

Come nelle conferenze precedenti, anche quest’anno diverse relazioni hanno presentato una panoramica della situazione della terminologia nazionale. Un gruppo di ricercatori del Centro di ricerca linguistica dell’ELTE – Veronika Lipp, Dóra Mária Tamás, Gábor Prószéky – ha presentato il progetto di strategia nazionale ungherese per la terminologia. Nell’ambito del progetto, presso il Centro di ricerca linguistica ungherese è stato istituito il Centro nazionale per il coordinamento terminologico, con l’obiettivo di creare un portale terminologico centrale e una banca dati terminologica nazionale multilingue. All’ungherese era dedicata anche la relazione di Ágota Fóris e Ádám Rixer, studiosi dell’Università Károli Gáspár della Chiesa riformata ungherese, sullo status e sulla terminologia della lingua giuridica e amministrativa ungherese. La loro ricerca ha evidenziato tre aspetti strettamente correlati: l’importanza di elaborare una politica terminologica nazionale e settoriale comune, il requisito della comprensibilità nei documenti giuridici e amministrativi e il bilinguismo ungherese-inglese nella lingua accademica giuridica e amministrativa. I relatori hanno affermato che la strategia per la terminologia giuridica e amministrativa dovrebbe essere coordinata con la strategia generale ungherese per la terminologia e hanno raccomandato un modello di bilinguismo complementare.

Le studiose georgiane Lia Karosanidzė e Linda Giorgadzė, che lavorano presso l’Istituto di linguistica Arnold Čikobava dell’Università statale di Tbilisi, hanno tenuto una relazione sulla realizzazione di una banca dati terminologica nel loro paese, presentandone la versione online e le attività correlate. Hanno inoltre affrontato la situazione della terminologia in Georgia. A loro avviso, «la terminologia è il riflesso della politica nazionale». Albina Auksoriūtė, ricercatrice del Centro di terminologia dell’Istituto della lingua lituana, ha invece parlato della politica terminologica e della sua regolamentazione giuridica in Lituania: ha esaminato le leggi sulla lingua lituana di Stato, l’attività della Commissione statale della lingua lituana e le leggi e gli atti normativi che regolano la Banca dei termini. Ha sottolineato che in Lituania la politica terminologica è una delle componenti della politica linguistica statale e che non esiste un documento specifico che la regolamenti. Secondo lei, i programmi linguistici finanziati dallo Stato e amministrati dalla Commissione statale della lingua lituana accrescono il prestigio della lingua lituana e l’interesse della società per la lingua, contribuendo alla ricerca scientifica sul lituano e allo sviluppo delle risorse linguistiche. Esistono tuttavia anche dei problemi: ogni anno diminuisce il numero di dizionari pubblicati e gli specialisti dei vari settori non vogliono occuparsene, poiché non è considerato lavoro scientifico. Inoltre, molti articoli scientifici sono pubblicati in inglese, tendenza preoccupante perché la terminologia lituana non viene usata né creata. L’uso eccessivo dell’inglese sembra causare problemi non solo in Lituania: Daria Protopopescu, dell’Università di Bucarest, che ha studiato la perdita di domini linguistici in relazione alla terminologia rumena della cybersicurezza, ha affermato che i traduttori hanno difficoltà a trovare equivalenti adeguati per i testi di questo settore, perché la cybersicurezza è un campo relativamente nuovo e gli specialisti rumeni usano per lo più termini inglesi.

Il tema della traduzione è emerso anche in altre relazioni: le traduzioni, infatti, incidono notevolmente sull’evoluzione della lingua. Maria Crina Herteg dell’Università «1º dicembre 1918» di Alba Iulia,

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basandosi su corpora di testi inglesi e rumeni costituiti da contratti commerciali, ha messo in luce le difficoltà che si presentano nel tentativo di integrare con precisione la terminologia commerciale nella traduzione. Munkhtsetseg Namsrai, ricercatrice dell’Istituto di lingua e letteratura dell’Accademia delle scienze mongola, ha invece esaminato la traduzione dall’inglese al mongolo dei termini metaforici economici. Servendosi di esempi quali investitore informale (in inglese angel investor), la studiosa ha spiegato che tali termini metaforici non possono essere tradotti letteralmente in mongolo, poiché le culture anglofona e mongola sono molto diverse e alcuni concetti, come angelo, potrebbero risultare incomprensibili. Per tradurre i termini metaforici è indispensabile conoscere a fondo gli aspetti culturali e cognitivi delle lingue di partenza e di arrivo, nonché adattare i termini tradotti alla lingua di arrivo.

Come di consueto, durante la conferenza sono stati discussi non solo strumenti nuovi, ma anche quelli tradizionali per la gestione dei termini, come i dizionari terminologici. Isabela Pizarro Sánchez, dell’Università di Valladolid, ha esaminato la terminologia degli allergeni alimentari nelle fonti lessicografiche e terminologiche, sulla base di un’analisi comparativa dell’inglese e dello spagnolo. Ha rilevato che le definizioni di tali allergeni sono per lo più unidimensionali (per esempio, il sedano è definito soltanto come verdura, senza menzionare il suo possibile potenziale allergenico), la terminologia è spesso frammentaria (in spagnolo un termine può essere indicato come obsoleto benché abbia status ufficiale nell’elenco degli allergeni dell’UE) e la contestualizzazione pragmatica è limitata (le note d’uso o i riferimenti alle norme giuridiche sono rari). Marlies Alber, in rappresentanza di Eurac Research, ha parlato del lavoro terminologico in ambito giuridico, basato sui testi giuridici esistenti, e ha sottolineato la necessità di integrare il lavoro terminologico basato sui testi con un approccio sistemico, tenendo conto delle parti interessate e delle esigenze degli utenti. Regina Kvašytė, ricercatrice dell’Istituto della lingua lettone dell’Università della Lettonia, ha esaminato i dizionari multilingui che includono termini sia lettoni sia lituani. Il più antico è il Dizionario dei termini economici, pubblicato nel 1946 presso l’Università baltica, attiva in Germania; nel corpus della terminografia contemporanea (dal 1990) figurano nove fonti di questo tipo, la più recente delle quali è il Dizionario di termini di geografia fisica in dieci lingue, pubblicato in Lituania nel 2019. Aušra Rimkutė-Ganusauskienė, ricercatrice dell’Istituto della lingua lituana, ha invece studiato le caratteristiche strutturali delle definizioni dei termini geografici specifici. Ha concluso che nel Dizionario esplicativo dei termini geografici il modello definitorio più frequente consiste nel menzionare all’inizio della definizione il genere prossimo e nel presentare, dopo una virgola, le caratteristiche essenziali del concetto.

Più di una relazione ha esaminato gli aspetti storici della terminologia, per esempio analizzando gruppi di termini in fonti più antiche. Alvydas Umbrasas, ricercatore del Centro di terminologia dell’Istituto della lingua lituana, ha parlato delle denominazioni di persone nel progetto di dizionario dei termini giuridici (1920): si tratta di un ambito in cui la persona è al tempo stesso soggetto e oggetto, perciò le denominazioni di persone sono particolarmente rilevanti e ampiamente usate. Un tema analogo è stato affrontato anche da Palmira Zemlevičiūtė, ricercatrice dello stesso centro, che ha parlato delle denominazioni antroponimiche nel primo manuale psichiatrico lituano del periodo interbellico e del loro passaggio a termini comuni. Molti termini, per esempio daltonismo, parkinsonismo, derivano da illustri studiosi di medicina e di altri campi, che per primi

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Avevano descritto fenomeni pertinenti o vi erano altrimenti connessi, per esempio. Beatrice Ragazzini dell’Università di Bologna ha esaminato la storia dei dibattiti scientifici tenutisi tra esperti nel XIX secolo, con l’obiettivo di indagare il ruolo dei termini nello sviluppo della scienza; è giunta alla conclusione che tra la storia della scienza e la denominazione e classificazione esiste una stretta relazione reciproca. Dalibor Vrgoč, in rappresentanza della Croazia e dell’Istituto di lingua croata, ha parlato della guerra condotta da Israele contro Hezbollah nel 2006: una delle ragioni fondamentali della sconfitta israeliana fu una terminologia inadeguata; a causa della sua eccessiva astrattezza e ambiguità, i soldati che ricevevano gli ordini non sempre li comprendevano correttamente.

Naturalmente, oltre a quelli già menzionati, diversi interventi erano incentrati sul livello scientifico e su questioni teoriche e metodologiche. Ramunė Vaskelaitė, ricercatrice dell’Istituto di lingua lituana, ha discusso la valutazione e l’applicazione del principio di brevità del termine, che negli studi terminologici riceve meno attenzione rispetto agli altri principi applicati alla terminologia. Jana Levická, in rappresentanza dell’Istituto di linguistica Ľudovít Štúr dell’Accademia slovacca delle scienze, ha parlato di determinologizzazione, basandosi su uno studio basato su corpora del termine naratyvas. Ha esaminato l’uso del termine in testi specialistici e giornalistici e le sue collocazioni in questi testi, mettendo così in luce anche le differenze d’uso. Per quanto riguarda i corpora, questi sono stati utilizzati in più di uno studio presentato alla conferenza; tuttavia, nell’intervento delle ricercatrici dell’Università Mykolas Romeris Olga Usinskienė e Sigitoc Rackevičienė, i corpora erano l’oggetto stesso della ricerca. Le autrici hanno presentato un corpus parallelo inglese-lituano, composto da documenti dell’UE sulla migrazione e creato con il programma «Sketch Engine», insieme agli strumenti disponibili per lavorarvi, comprese le funzioni di annotazione delle parti del discorso e lemmatizzazione, disponibili dal dicembre 2024. Sebbene, secondo le ricercatrici, queste funzioni abbiano aperto nuove possibilità per analizzare i dati della lingua lituana, sono necessari ulteriori miglioramenti per estrarre i termini lituani con maggiore efficacia.

Alcuni interventi dei ricercatori dell’Istituto di lingua lituana si sono distinti per il loro carattere interdisciplinare: è difficile assegnarli a un’unica direzione tematica, poiché intrecciano diversi livelli della terminologia e di altri rami della linguistica. Lina Rutkienė ha presentato i cambiamenti semantici e grammaticali dei nomi derivati da altre categorie grammaticali e delle parole usate come nomi. Secondo lei, tra i cambiamenti semantici va menzionato il passaggio da un significato categoriale a due: una singola unità linguistica comincia a comprendere due significati categoriali, che diventano elementi costitutivi di un nuovo significato della parola. Rima Bakšienė, Agnė Čepaitienė e Jolita Urbanavičienė hanno invece passato in rassegna gli equivalenti lituani dei termini dell’alfabeto fonetico internazionale. L’alfabeto fonetico internazionale, pubblicato per la prima volta nel 1886 e applicato nello studio delle unità fonetiche di varie lingue, ha cominciato a essere utilizzato più ampiamente in Lituania soltanto all’inizio del XXI secolo. Oggi esiste tuttavia un repertorio ufficiale di simboli IPA per il lituano standard, approvato dalla Commissione statale della lingua lituana e preparato dalle autrici dell’intervento, adattato sistematicamente anche ai suoni dei dialetti lituani.

Tra i numerosi interventi incentrati sui livelli scientifico e amministrativo, questa volta soltanto uno era direttamente legato al livello educativo della terminologia. Vesna Lušicky,

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in rappresentanza del Centro di studi sulla traduzione dell’Università di Vienna, ha discusso il sistema CLARIN ERIC, che riunisce numerose università e centri di ricerca, e le risorse in esso disponibili, facilmente integrabili nell’insegnamento. Il livello educativo è stato però affrontato più indirettamente anche in altri interventi ed è emerso più volte nelle domande poste dai partecipanti agli ascoltatori.

Nel corso di queste due giornate, i partecipanti alla conferenza hanno conosciuto non soltanto scoperte scientifiche e nuove ricerche, ma anche la cultura e la lingua lituane: il primo giorno sono stati invitati a un viaggio virtuale nell’opera di Mikalojus Konstantinas Čiurlionis, mentre il secondo hanno visitato il museo interattivo della lingua dell’Istituto di lingua lituana, «Lituanistikos židinys».

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