Page 1HARALD BICHLMEIER
Sächsische Akademie der Wissenschaften zu Leipzig
Martin-Luther-Universität Halle-Wittenberg
Ambiti di ricerca: onomastica (toponomastica), fonologia storica delle lingue germaniche, linguistica indoeuropea, testi aljamiado.
VÁCLAV BLAŽEK
Dipartimento di Linguistica e Studi baltici, Università Masaryk, Brno
Ambiti di ricerca: onomastica e geografia storica, etimologia indoeuropea, studio comparativo delle lingue afroasiatiche, uraliche e altaiche; mitologia comparata.
DOI: doi.org/10.35321/all83-02
CIMBRI E TEUTONI
Cimbri e teutoni
ANNOTAZIONE
I ben noti nomi Cimbri e Teutoni / Teutones sono tradizionalmente considerati denominazioni di due diverse tribù germaniche. Qui si propone una nuova idea, ossia che in origine formassero un sintagma costituito da entrambe le parole, PGmc. *beudanōz kumbrīōn ‘capi delle tribù’, che in seguito fu scisso in due nomi tribali nelle fonti antiche: Teutoni Cimbrǫque, oppure Τευτόνοι καὶ Κίμβροι. Sebbene il PGmc. *kumbr̥- debba essere ricostruito, nelle fonti latine e greche il nome è reso in modi diversi: vi riscontriamo una variazione u / y – i nella vocale radicale. Ciò può essere dovuto al fatto che, da un lato, in latino esiste una certa oscillazione tra u e i nelle parole ereditate e, dall’altro, nelle parole e nei nomi presi in prestito in entrambe le lingue si verifica un’oscillazione tra tutte queste vocali.
La forma originaria del nome dei Cimbri, PGmc. *kumbrīa, potrebbe continuare un composto opaco delle radici PIE *gem- ‘premere, stringere, afferrare’ e *bʰer- ‘portare’. Il PGmc. *beudanōz è il plurale regolare di *beudanaz ‘capo tribale’, in seguito ‘re’. La sua origine dal PGmc. *beudō ‘tribù’ è generalmente accettata. Tra i vari tentativi etimologici di analizzare il *teutā ‘indoeuropeo occidentale’ preferiamo l’idea di de Vries, secondo cui la parola deriva dall’isoglossa celtogermanica
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l’isoglossa celto-germanica relativa a *teuto- ‘buono, amichevole’. I cognati ittiti implicano l’esistenza della radice *teu- ‘essere gentile, amichevole’.
PAROLE CHIAVE: etnonimi germanici, discussione delle etimologie esistenti, nuove soluzioni etimologiche, composti dalla struttura offuscata, tipologia semantica.
ANNOTAZIONE
Tradizionalmente si ritiene che i nomi ben noti cimbri e teutoni designino due diverse tribù germaniche. Nell’articolo si propone l’idea che questi nomi costituissero originariamente un sintagma formato da entrambe le parole – PGmc. *peudanōz kumbriōn ‘capi delle tribù’, dal quale si svilupparono i nomi di due tribù attestati già nelle fonti antiche: Teutoni Cimbrique, oppure Τευτόνοι καὶ Κίμβροι. Sebbene il PGmc. *kumbr debba essere ricostruito, questo nome è reso in vari modi nelle fonti latine e greche. In esse troviamo varianti della vocale radicale u/y – i. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che, da un lato, nelle parole ereditate della lingua latina esiste una certa alternanza tra u e i e, dall’altro, nelle parole e nei nomi prestati di entrambe le lingue si osserva un’alternanza tra queste vocali.
La forma originaria del nome dei Cimbri, PGmc. *kumbria, potrebbe aver conservato un composto velato delle radici PIE *gem- ‘premere, comprimere, afferrare / appropriarsi di’ e *bʰer- ‘portare’. PGmc. *peudanōz è il plurale regolare di *peudanaz ‘capo della tribù’, in seguito ‘re’. L’origine di questa parola dal PGmc. *beudō ‘tribù’ non lascia dubbi. Tra i vari tentativi di analizzare etimologicamente l’«indoeuropeo occidentale» *teutā, agli autori dell’articolo appare più convincente la derivazione proposta da de Vries di questa parola dall’isoglossa celtico-germanica *teuto- ‘buono, amichevole’. I cognati ittiti fanno supporre l’esistenza di una radice *teu- ‘essere gentile, amichevole’.
PAROLE CHIAVE: etnonimi germanici, discussione delle etimologie esistenti, nuove soluzioni etimologiche, formazioni dalla struttura non chiara, tipologia semantica.
1. CIMBRI
L’etnonimo Cimbri è attestato in diverse varianti (cfr. Schönfeld 1911: 63f.):
Κίμβροι (Posidonius {135–51 BCE} apud Strabo, Geographica 2.3.6, 7.2.2; inoltre Strabo {63 BCE – 23 CE} 4.3.3, 4.4.3, 5.1.8, 7.1.3, 7.2.1, 7.2.3, 7.2.4; Diodorus Siculus {90–30 BCE}, Bibliotheca Historica 5.32.4) Κίμβριοι (Polyaenus {2nd cent. CE}, Strategematum 8.10.1, 8.10.2, 8.10.3) Κύμβροι (Ptolemy {c. 140 CE}, Geographia 2.11.16 in ms. X) Cimbri (Cicero {106–43 BCE}, Tusculanae Disputationes 2.65; De Officiis 1.38; Caesar {100–44 BCE}, De bello Gallico 1.33.3, 1.40.5, 2.4.2, 7.77.12,
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7.77.14; Valerius Antias {1st cent. BCE} apud Orosius, Historiae adversum paganos 5.16)
Cymbri (Valerius Maximus {wrote between 14–37 CE}, Facta et Dicta Memorabilia 2.11: Cymbrorum in ms. L; 3.6. Cymbricumque in ms. A; Frontinus {30–103 CE}, Strategematon 1.5.3: Cymbris, Cymbri in ms. H; 2.5.8: Cymbrico, Cymbris in ms. HP; Aulus Gellius {125–180 CE}, Noctium Atticarum 16.10.14: Cymbrico in ms. X)
Cumbri (Aulus Gellius {125–180 CE}, Noctium Atticarum 16.10.14: Cumbrico in ms. Z)
Conbri (Eutropius {finished 364 CE}, Breviarium ab urbe condita 5.1.4: Conbris in ms. G¹).
2. TENTATIVI ETIMOLOGICI
Il primo tentativo di spiegare l'etnonimo apparve già nell'antichità.
2.1. Festus {2nd sec. d.C.}, in De significatione verborum, p. 43, riteneva che designasse «predoni» in gallico: Cimbri lingua Gallica latrones dicuntur «I Cimbri sono chiamati “predoni” nella lingua gallica.»
Sextus Pompeius Festus, De verborum significatu quae supersunt cum Pauli epitome, edidit Aemilius Thewrewk de Ponor. Budapest: Academia Litterarum Hungaricae 1889.
2.2. Plutarco {46–119/127 d.C.}, in Caius Marius 11.3, disse lo stesso, con la sola differenza che propose l'origine germanica¹ di questo etnonimo:
¹ Già a metà del 1st sec. d.C. Plinio [NH 4.28/40/99] presentò la prima classificazione delle tribù germaniche, nella quale incluse esplicitamente sia Cimbri & Teutoni tra gli Inguaeones: germanorum genera quinque: vandili, quorum pars burgodiones, varinnae, charini, gutones. alterum genus inguaeones, quorum pars cimbri, teutoni ac chaucorum gentes. proximi autem rhe no istaeones, quorum... mediterranei hermiones, quorum suebi, hermunduri, chatti, cherusci. quinta pars peucini, basternae, supra dictis cotermini dacis. amnes clari in oceanum defluunt guthalus, visculus sive vistla, albis, visurgis, amisis, rhenus, mosa. introrsus vero nullo inferius nobilitate hercynium iugum praetenditur. Plinio: Naturalis Historia, ed. Karl Friedrich Theodor Mayhoff. Lipsiae: Teubner 1906 «Vi sono cinque stirpi germaniche: i Vandili, di cui fanno parte i Burgundiones, i Varini, i Carini e i Gutoni; gli Inguaeones, che costituiscono una seconda stirpe e di cui fanno parte i Cimbri, i Teutoni e le tribù dei Cauci. Gli Istævones, che si uniscono al Reno e ai quali appartengono i Cimbri, sono la terza stirpe; mentre gli Hermiones, che formano la quarta, abitano l'interno e comprendono i Suebi, gli Hermunduri, i Chatti e i Cherusci: la quinta stirpe è quella dei Peucini, che sono anche i Basternae, confinanti con i Daci menzionati in precedenza. I fiumi più famosi che sfociano nell'oceano sono il Guttalus, il Vistillus o Vistula, l'Albis, il Visurgis, il Amisis, il Rhenus, il
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e si congetturava soprattutto che fossero tribù germaniche stanziate lungo l’Oceano settentrionale, per la loro statura imponente e per il colore azzurro degli occhi, e perché i Germani chiamano Cimbri i predoni.
«La congettura più diffusa era che fossero alcune delle popolazioni germaniche che si estendevano fino all’Oceano settentrionale; una congettura fondata sulla loro grande statura, sui loro occhi azzurro chiaro e sul fatto che i Germani chiamano Cimbri i predoni.»
Plutarco, Caius Marius. – Vite di Plutarco, con traduzione inglese di Bernadotte Perrin, Cambridge (MA): Harvard University Press – Londra: Heinemann, 1920.
La stessa informazione è ripetuta laconicamente nel lessico bizantino Suda, p. 600 {10th cent. CE}: Κίμβρος ὁ ληστής.
Suidae Lexicon, ex recognitione Immanuelis Bekkeri. Berlin: Reimer 1854
Gli autori più antichi menzionavano soltanto l’ambizione dei Cimbri di saccheggiare2 (Diodoro Siculo 5.32.4.) oppure il fatto che fossero un popolo piratico3 (Posidonio apud Strabone 7.2.2.). Occorre tuttavia verificare, in questa prospettiva, la plausibilità tanto delle etimologie celtiche quanto di quelle germaniche (il tentativo di collegare il
Amisius, il Reno e la Mosa. Nell’interno si estende la lunga catena ercinia, che per imponenza non è seconda a nessuna.»
Plinio il Vecchio: La storia naturale, tradotta da J. Bostock, H. T. Riley, Londra: Taylor & Francis, 1855.
² Diodoro Siculo {90–30 a.C.} 5.32.4.
Poiché il valore e la ferocia di questi popoli si erano diffusi nella fama, alcuni sostengono che costoro fossero quelli che nei tempi antichi avevano devastato tutta l’Asia ed erano chiamati Cimmeri, avendo la pronuncia subito una lieve alterazione nel nome dei cosiddetti Cimbri. Infatti, fin dall’antichità, avevano l’abitudine di dedicarsi al brigantaggio, invadendo terre altrui e disprezzando tutti.
Diodorus Siculus, Bibliotheca Historica, Vol 1–2, ed. by I. Bekker, L. Dindorf, F. Vogel, Leipzig: Teubner, 1888–1890.
5.32.4. «E poiché il valore di questi popoli e la loro ferocia erano divenuti celebri, alcuni affermano che fossero proprio loro quelli che nei tempi antichi devastarono tutta l’Asia e furono chiamati Cimmeri, essendo il termine stato lievemente alterato dal tempo nel nome dei Cimbri, come sono ora chiamati. Infatti, fin dall’antichità, la loro ambizione è stata saccheggiare, invadendo a questo scopo le terre altrui, e guardare tutti gli uomini con disprezzo.»
Diodorus Siculus, Biblioteca della storia, Volume 3: Libri 4.59 – 8, tradotto da C. H. Oldfather, Cambridge (MA): Harvard University Press, 1939 (Loeb Classical Library 340).
³ Posidonio {135–51 a.C.} apud Strabone {64/63 a.C. – 19/24 d.C.} 7.2.2.
Posidonio rimprovera dunque giustamente gli scrittori e non formula una congettura corretta, poiché i Cimbri, essendo predoni e vagabondi, condussero una spedizione persino fino alle regioni intorno alla Meotide.
«Posidonio ha ragione nel censurare gli storici per queste affermazioni, e la sua congettura non è affatto cattiva: i Cimbri, essendo un popolo piratico e nomade, compirono una spedizione persino fino alla regione del lago Meotide.»
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gli etnonimi geograficamente lontani Cimbri e Cimmerii non saranno discussi qui – si tratta di una tipica Volksetymologie basata sulla somiglianza accidentale).
2.3. Müllenhoff (1887: 117) ipotizzò un’origine celtica dal punto di vista dell’interpretazione della ‘rapina’. Cercò sostegno in glosse dell’antico irlandese quali cim(b) ‘tassa, tributo, argento’ (DIL C-186), oltre a cimbid ‘vinctus’, cioè ‘prigioniero’, ma anche ‘anatema’, cioè ‘vittima’, gen.sg. cimbetho ‘del prigioniero’, nom.pl. cimbidi ‘prigionieri’ (DIL C-187). Può essere correlato il gallo-latino [Glossario di Endlicher] cambiāre ‘rem pro re dare’ (attestato per la prima volta in Apuleio), cioè ‘cambiare’, bretone kemm ‘cambio’ (< PCelt. *kambio- < PIE *kṃBo), se il tributo era pagato in argento divisibile e anche i prigionieri venivano scambiati (cfr. LEIA C-99f.; de Bernardo Stempel 1987: 96s.; Schrijver 1995: 282s., 289). Questa soluzione implica che Cimbri fossero chiamati ‘predoni’, poiché prendevano prigionieri, probabilmente per ottenere un riscatto. Anche ammettendola, rimane un problema fonologico: gli esempi precedenti confermano che il corrispondente atteso dell’irlandese antico cimbᵒ è il gallico *kambᵒ, se entrambi derivano da *kṃBᵒ (cfr. Matthias 1904; Much 1905: 2999).
2.4. Zeuss (1837: 142) sottolineò il carattere bellicoso dei Cimbri, spiegando il loro nome con l’aiuto dell’antico norvegese keppa ‘dimostrare la propria forza; combattere’, kappi ‘lottatore’, OHG kampf ‘zelo, contesa, competizione’, kempᵒ ‘pugile’. Già Müllenhoff (1887: 118) la respinse, poiché queste forme erano state prese in prestito dal latino campus ‘campo di battaglia’ (cfr. AnEW: 300s., 306; EWAhd 5: 368–370, 469s.).
2.5. Naturalmente, è anche legittimo prendere in considerazione la possibilità che l’etnonimo della tribù, famigerata per le sue razzie, sia passato a essere un appellativo, come ad esempio nel caso dei Vandali. Questo punto di partenza lascia spazio ad altre soluzioni, non connesse all’aggressività.
2.6. Müllenhoff (1887: 116s.) discusse diversi tentativi etimologici. Oltre a un’etimologia celtica relativamente razionale, analizzata nel §2.3 sopra, respinse anche il confronto superficiale con l’etnonimo Cymry ‘gallese’, bretone Kenuro proposto da Graff (AhdS IV: 405), poiché rifletteva il composto brittonico pl. *kom-brogī ‘dello stesso territorio’, in opposizione all’etnonimo gallico Allo-broges [ad es. Cicerone, De divin. 1.21; Brutus ad Cic. Epist. 11.13.14] ‘di altro territorio’ = ‘stranieri’ (ACS 1: 96–105, 1072; DLG²: 34, 77; DLG³: 39, 91)
⁴ Il latino cambiāre è generalmente considerato un prestito dal celtico, mentre le parole celtiche medievali menzionate sopra sono talvolta considerate prestiti di ritorno dal latino (cfr. Walde, Hofmann 1938–1956 1: 145s.; DÉLL: 89).
⁵ Cfr. su questo etnonimo in extenso Zimmer 2007 (con bibliografia precedente).
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oppure, secondo Zimmer (2007: 674), «“coloro che abitano nella terra altrui (cioè su una terra conquistata)”».
2.7. Anche Müllenhoff (1887: 118) respinse la possibilità basata sull’alto tedesco antico gambar ‘potente, forte’, sulla progenitrice longobarda Gambara, dove la sorda attesa *kdovrebbe essere il risultato della rigorosa ‘Zweite Lautverschiebung’.
2.8. Forse più promettente dal punto di vista della fonetica storica, ma più debole sul piano semantico, è un altro tentativo proposto da Müllenhoff (1887: 118), basato sull’alto tedesco antico einkimpi ‘funestus’, pikimpôt, pikimbitha ‘funus’, che dovrebbe essere correlato a kumbalþoro ‘portatore dell’insegna militare’ (EWAhd 5: 861s.), inglese antico cumbol, var. cumbor [Beowulf 1022] ‘insegna militare, stendardo’ (Holthausen 1963[1934]: 63), norreno kumbl ‘monumento funerario, insegna dell’elmo’ (AnEW: 333s.). Il denominatore semantico comune di questi significati dovrebbe essere ‘decorazione’, applicato sia all’elmo sia al funerale o alla tomba. Pertanto, i Cimbri sarebbero stati caratterizzati dai loro elmi decorati (!). Ancora meno compatibile semanticamente con i termini per ‘tomba’, ‘stendardo’ o ‘elmo’ è l’alto tedesco antico kumbarra ‘stirpe, popolo, comunità gentilizia’, cumpurie ‘tribus’ [Vocabularius St. Galli], proposto da Grimm (1840: 92) e accettato da Müllenhoff (1887: 118) e persino in EWAhd 5: 862s.
2.9. Müllenhoff (1887: 118) ipotizzò anche un collegamento dell’etnonimo Cimbri con l’inglese antico cimbing ‘cimatura, giuntura, collegamento’ (Holthausen 1963[1934]: 49). Sono correlati il frisone settentrionale kimming ‘orizzonte’, inoltre l’inglese antico cimb-stān ‘piedistallo, zoccolo’, l’inglese chימbe, chirne ‘bordo o orlo di una botte o di un tamburo’, il medio basso tedesco kirnme ‘bordo, orlo’, il tedesco kim ‘orizzonte’, dialettale ‘bordo di una botte, orlo’, il medio basso tedesco kimme ‘bordo, orizzonte’, il gotico Kimm ‘linea dell’orizzonte’; svedese kimb ‘doghe di una botte’ (Kluge 1999: 442; Holthausen 1963[1934]: 49). Queste forme derivano dal protonordico *kembōn- > *kimbōnf. ‘cresta, crinale’, che è il tema femminile in nasale apofonico relativo al protonordico *kambą- ‘pettine’ (EDPG: 287, 279; EWAhd 5: 360–362). Questa idea fu ulteriormente sviluppata, ad esempio, da Matthias (1904: 40s.; cfr. Much 1905: 2999: “Kimber – Leute vom Rand, von der Küste des Meeres”) o da Schönfeld (1911: 64: “Die einfachste und jedenfalls mögliche Deutung ist ‘die Leute vom Rande (kim), von den Küsten des Meeres, von der Waterkant’”). Questa motivazione semantica potrebbe basarsi su racconti trasmessi, ad esempio, da Strabone (con riserve) o da Floro, riguardo a maree devastanti che avevano distrutto la costa marina della patria dei Cimbri:
Strabo (63 BCE – 23 CE), Geographica 7.2
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Quanto ai Cimbri, alcune cose che si dicono su di loro sono corrette, mentre altre hanno una plausibilità non trascurabile. Infatti, nessuno accetterebbe una ragione del genere per il fatto che siano diventati nomadi e dediti alla pirateria, ossia che, abitando una penisola, siano stati cacciati dai loro luoghi da una grande inondazione; infatti, ancora oggi possiedono la regione che possedevano in precedenza,
Strabone: Geographica, a cura di A. Meineke, Lipsia: Teubner, 1877.
«Quanto ai Cimbri, alcune cose che si raccontano su di loro sono inesatte, mentre altre sono estremamente improbabili. Per esempio, non si potrebbe accettare come motivo per il loro essere diventati un popolo nomade e dedito alla pirateria il fatto che, mentre abitavano una penisola, siano stati scacciati dalle loro dimore da una grande marea; infatti, essi possiedono tuttora il paese che possedevano in passato.»
Strabone: Geography, a cura di H. L. Jones. Cambridge (Mass.): Harvard University Press – Londra: Heinemann, 1924.
Florus (74–130 CE), Epitome III 3
Cimbri, Teutoni atque Tigurini ab extremis Galliae profugi, cum terras eorum inundasset Oceanus, novas sedes toto orbe quaerebant
«I Cimbri, i Teutoni e i Tigurini, fuggiaschi dalle regioni più remote della Gallia, poiché l’Oceano aveva inondato i loro territori, cominciarono a cercare nuove sedi in tutto il mondo.»
Lucio Anneo Floro: Epitomae Historiae Romanae, a cura di E. S. Forster presso la Loeb Classical Library, Londra, 1929
Un problema che sorge con questa etimologia, tuttavia, riguarda la formazione delle parole. Se accettiamo un Pre-PGmc. *gembā- → PGmc. *kimb-ōn, dovremmo accettare che in germanico interno vi fosse una derivazione in ro da una radice a grado pieno. Si tratterebbe di una formazione del tutto eccezionale in germanico. La formazione regolare attesa sarebbe una formazione a grado zero, che tuttavia dovrebbe anch’essa essere pre-protogermanica: PIE *ǵṃbh-rō- → PGmc. *kumbra. Ma il significato di tale formazione sarebbe tutt’altro che chiaro; in origine avrebbe significato qualcosa come «mordente», poiché PIE *ǵembh significava «afferrare con uno scatto, (ri-)mordere» (LIV²: 162f.). Poiché non possiamo stabilire quando il lessema PIE *ǵómbh-o- «morso» (EWAhd 5: 362) abbia subito la lessicalizzazione in PGmc. *kambā- «pettine», non possiamo neppure stabilire se PGmc. *kumbra possa aver avuto un qualche legame semantico con PGmc. *kamba- «pettine».
2.10. Forse solo in senso aneddotico va inteso l’ultimo tentativo citato da Müllenhoff (1887: 118), ossia la spiegazione basata sull’islandese kimbí «schernitore», nell’antico islandese «uccello beffardo» (!).
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2.11. Matthias dedicò la sua dissertazione (1904) al problema dell’etnonimo Cimbri, al quale Much (1905) fece riferimento e che commentò dettagliatamente. Matthias privilegiava due soluzioni, ciascuna delle quali escludeva l’altra. La prima era già stata formulata da Müllenhoff nel 1887 (cfr. §2.9.), la seconda era nuova. Collegò Cimbri a toponimi danesi quali Himmerland o Himbersyssæl. Ciò implicherebbe che la c iniziale dell’etnonimo rappresentasse una trascrizione imperfetta del proto-germanico *χ- (cioè h nelle lingue letterarie germaniche antiche) oppure che la Prima Lautverschiebung non fosse ancora operante al momento dell’adozione dell’etnonimo in latino e in greco. L’idea di Matthias fu accettata da Much (1920: 95), che propose come punto di partenza germanico dell’etnonimo *Himbrōs. E questa soluzione è mantenuta fino al presente; per esempio, Nedoma (2017: 875) afferma:
«I primi gentes germanici a entrare in contatto con Roma furono i Cimbri e i Teutones, che sfidarono l’impero romano alla fine del II secolo a.C.), sostituti di *Himbrōz e *Peudanōz germanici, cfr. Himbersyssæl e Thythæsyssæl, due aree dello Jutland settentrionale note dal 1231 d.C.).»
Matthias (1904) proposeva anche la sua etimologia, basata sul confronto con l’antico nordico híma «essere immerso nei pensieri, indugiare»; cfr. inoltre lo svedese dialettale híma «essere cagionevole», il norvegese hīm «strato di nuvole sottili, sottile strato di brina o neve», il faroese hím «luce fioca», sebbene la motivazione semantica e la formazione della parola rimanessero inspiegate. Forse il derivato probabile, l’antico nordico himbrin «strolaga (Colymbus glacialis)», norvegese imbre, (h) ymmer, potrebbe aver dato il nome al danese Himmerland e allo svedese Himbra, Himmerfjärden (cfr. de Vries in AnEW: 227, che pure non escluse una relazione con il nome dei Cimbri).
2.12. Rozwadowski (1928: 361; cf. anche REW 3: 61f.) e Gołąb (1982: 166f.) videro una connessione dell’etnonimo Cimbri con l’appellativo slavo *sębrъ, > serbo antico sebrъ ‘partecipante, compagno, socio’, serbo sèbar, gen. sèbra ‘contadino’, sloveno srebar, gen. srebra ‘contadino’, russo antico sebrъ ‘vicino, membro della stessa comunità’, russo dial. sjabër, gen. sjabrã ‘vicino, compagno, socio’, ucraino sjáber, sjabró ‘partecipante, compagno, socio’, bielorusso sjabr ‘parente, compagno, fratello’, con antichi prestiti nelle lingue balcaniche, che conservano ancora la nasalità: ungherese cimbora ‘compagno, amico’, romeno símbră ‘società, comunità’, albanese tosco sěmbër ‘socio, comproprietario del bestiame’, greco medievale σέμπρος, σεμπρός ‘socio’. Se Cimbri riflette il PGmc. *ximbra, è effettivamente compatibile con il PSl. *sębrъ, ed entrambi sono derivabili dalla stessa protoforma pre-PGmc./pre-PSl. *kimro-. Potrebbe essere imparentato il PGmc. *xaima m. ‘villaggio, casa’ (EDPG: 201; EWAhd 4: 905–907) e il PSl. *sěmbja ‘famiglia’, oltre al lit. šeimà ‘famiglia, parentela, domestici’, con l’estensione in r- šeimerỹs ‘compagno’, lettone saìme
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«domestici, famiglia {in senso più ampio}» (ESJS 13, 804f.) e inoltre irlandese antico cóim, bretone antico cum «caro» (EDPC: 220), tutti dal proto-indoeuropeo *kei- «giacere» oppure *tei- «abitare» (rispettivamente LIV²: 320 o 643f.).
Il problema, tuttavia, di questa etimologia sarebbe che il pre-proto-germanico/pre-proto-slavo *kimro dovrebbe essere segmentato come *ki-m-ro-, poiché *ki-m dovrebbe essere considerato il grado zero di una neoradice *keim, la cui m è originariamente un suffisso. Se si è disposti ad accettare ciò, si potrebbe ricostruire un significato originario «appartenente/relativo alla casa/famiglia».
3. UNA NUOVA SOLUZIONE
Una chiave per una nuova soluzione potrebbe trovarsi nell’alto tedesco antico kumbar(r)a⁶ f. «stirpe, popolo, aggregato familiare», glossa cumpurie «tribus» [Vocabularius St. Galli], che discende dal proto-germanico *kumbariōn- (cfr. EWAhd 5: 862f.), con una possibile variante proto-germanica *kumburin-.
3.1. Questa soluzione, menzionata per la prima volta da Graff nel 1838 (AhdS IV: 405f.: «Si deve dunque mettere in relazione cumbirra «tribus» con {scil. mit Cimbri}?») e accettata, per esempio, da Laistner (1892: 31), è concepibile se la forma originaria dell’etnonimo era il proto-germanico *kumbra oppure *kumbriia-. Già Graff (AhdS IV: 405f.) menzionò il nome personale maschile Cumbro insieme all’appellativo kumbar(r)a e all’etnonimo Cimbri. Le varianti dell’etnonimo con il vocalismo posteriore u/y/o della prima sillaba sono realmente attestate; cfr. §1.
⁶ Laistner (1892: 31) cercò di aggiungere il medio alto tedesco kumber «ammasso, massa, molestia», proiettato in WGS 37 nel proto-germanico *kumbra-. Tuttavia, di solito viene spiegato come un adattamento del gallo-latino *combros «ciò che è raccolto» (Kluge 1999: 493). Neumann et al. (2000: 494) cercarono di spiegare dal gallo-latino perfino l’alto tedesco antico kumbar(r)a, cfr. il latino medievale confero «riunire». D’altra parte, Tacito [Germania 37] li chiamò civitas «comunità». È allettante vedere qui un indizio per l’interpretazione dell’etnonimo: Eundem Germaniae sinum proximi Oceano Cimbri tenent, parva nunc civitas, sed gloria ingens. veterisque famae lata vestigia manent, utraque ripa castra ac spatia, quorum ambitu nunc quoque metiaris molem manusque gentis et tam magni exitus fidem. Cornelius Tacitus: de Origine et Situ Germanorum Liber. In: Opera Minora, ed. by H. Furneaux. Oxford: Clarendon Press, 1900. «Nello stesso remoto angolo della Germania, confinante con l’oceano, abitano i Cimbri, una tribù ora insignificante {più precisamente “comunità”}, ma di grande fama. Della loro antica gloria rimangono ancora ampie tracce; su entrambe le rive del Reno si trovano accampamenti di enorme estensione e, misurandone il perimetro, si può ancora oggi valutare la forza bellica della tribù e trovare la prova di quella grande migrazione». Cornelius Tacitus: Germany and its Tribes. In: Complete Works of Tacitus, translated by A. J. Church, W. B. Brodribb, New York: Random House, 1942.
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Conviene inoltre menzionare l’alternanza u ~ i in latino, dove le forme in u- sono primarie,⁷ oppure l’alternanza greca υ ~ ι, che è stata considerata una testimonianza di substrato o dell’origine straniera delle parole (Furnée 1972: 364–367; EDG xxxi; Beekes 2014: 25)⁸. Un’alternanza analoga compare nelle trascrizioni degli etnonimi antichi in greco o latino (Schönfeld 1911: 157, 215–217):
Λοῦγοι [Ptol. 2.11.10], Λύγιοι [Cassius Dio 67.5.2], Lygii, con le varianti Ligii [Tacitus, Germania 12].
Sugambri [Caesar, BG 4.16.9, 4.18.3, 4.19.13, 6.35.9], Σούγαμβροι [Strabo 4.3.4, 7.1.3, 7.2.4], Sygambri [Horatius, Carmina 4.2.36, 4.14.51], Σύγαμβροι [Ptol. 2.11.6], Sigambri [Suetonius 21.1], Sicambri [Florus 2.30].
3.2. La motivazione semantica è piuttosto trasparente: semplicemente «popolo», «tribù» o «unione di clan» vel sim.. Uno sviluppo semantico parallelo si riscontra nell’autodesignazione tedesca deutsch, OHG diutisc «(lingua) del popolo», Du. duits, MDu. du(i)tsc, OSax. thiudisk, dal PGmc. *þeudiska-, in origine «appartenente alla propria tribù o al proprio popolo», derivato dal PGerm. *þeudi m. > OHG diot m., OLF thiat, nom.pl. thiadi, *þeuda n. > OHG diot n. «popolo, persone, tribù, pagani», oltre al più comune PGerm. *þeudō f. > Goth. þiuda⁹
⁷ Cfr. Lat. lubet ~ libet «è piacevole», clupeus ~ clipeus «scudo rotondo», liber «corteccia di un albero, libro» vs. OPruss. lubbo «tiglio, tavola, mensola», Russ. lub «tiglio» (EDLIL: 337f., 121); analogamente Marruc. cibat vs. SPic. qupat «giace (sepolto)» (Untermann 2000: 418). Lo stesso effetto probabilmente operava nelle parole sabelliche trascritte dagli autori romani, per es. il sabino ciprum «bonum» (Varro 1.1.5,159) vs. SPic. akupní (Untermann 2000: 405). Ricordiamo che Gaius Marius, che sconfisse i Cimbri, nacque vicino alla città di Arpinum, appartenente fino al 305 BCE al territorio dei Volsci [Iuv. 8.35; Diod. 20.90. Liv. 9.44, 16].
⁸ Cfr. Gr. βίβλος «corteccia interna del papiro» [Plato, Polit. 288E], «libro» [Aesch., Supp. 947] vs. βύβλος «papiro egiziano» [Hdt. 2.92; Aesch. Supp. 761], «carta, libro» [2.100]; βιβλίον «striscia di βίβλος, carta, lettera» [Hdt. 1.125, 3.128; Ar. Av. 974] vs. βιβλίον «carta di papiro» [Hesychius]; βίβλινος [papyr.], βίβλινος οἶνος «vino biblinio» (riguardo a un distretto della Tracia) [Hes. Op. 587] vs. βύβλινος «fatto di βύβλοιο» [Od. 21.391; Hdt. 7.25, 36], Βύβλινος [Eur. Ion. 1195]. Questi termini erano motivati dal nome della città Βύβλος, adattato dalla forma semitica primaria *Gublu, ricostruibile sulla base di Akk. URUḡub/gu-ub-la/li, Syll. Ugar. URUḡu-ub-li & KURḡu₅-ub-li, Alph. Ugar. gbl, Phoen. gbl, Hebr. Ġᵊbal (DUL: 290; HAL: 173f.; GEW 1: 235; Masson 1967: 101–107; Rosól 2013: 167).
⁹ CSlav. *tjudjb «straniero» può riflettere una fonte gotica ricostruibile come *þiudja- (cfr. Pronk-Tiethoff 2013: 202–204 ed ESJS 16, 946f. con discussione). Sebbene non sia conservato nel corpus del gotico biblico, esso può essere identificato nel nome del re visigoto Thiodis / Theudis / Teudis [Jordanes, Getica 58/302], Θευδης [Procopius, BV 1.13.13]. Nel gotico biblico è ricostruibile come *þiudeis (Schönfeld 1911: 234f.). Jordanes [23/116] ci informa di un popolo straniero Thiudos nel nord, sottoposto al potere del re gotico Ermanaric. Zeuss (1837: 688) identificò in questo etnonimo il Čjudь di Nestor [2.24; 2.105], forse gli Estoni e il loro paese.
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«popolo, nazione», Gutþiuda «popolo dei Goti»; ONor., Icel. þjóð10 «popolo», Faer. tjóð, Norw. tjod, dial. tjo, gotlandese tjaud; OE ðéod, OFris. thiāde, thiēde, OSax. thiod(a), OHG diota «nazione, popolo» (EDPG: 540; EWAhd 2: 684–688; AnEW: 613; NDEW 2: 1307), con affini stretti nel baltico: OLith. (Daukša) tautà «popolo», oltre a tautìnti «dare un carattere nazionale», taũsti «rinnegare la propria appartenenza nazionale», aptautėlis «nano»; lettone tàuta, dial. (Raipole) taûta «tipo, specie; parentela, popolo, nazione», tautas f.pl. «stranieri; soldati regolari; mercenari provenienti da paesi lontani», cfr. i cognomi Tautàs, Tautìnas; OPruss. tauto, acc. tautan «terra, paese», ecc. (ALEW: 1082; Smoczyński 2018: 1458; LEW 2: 1069; LDW 4: 140f.).
Italic: Ven. nom.sg. teuta, Oscan nom.sg. τωφτο, touto, acc.sg. tautam, Marruc. dat.sg. toutai, Umb. acc.sg. tuta, totam, tota, gen.sg. tutas, totar «civitas»,
Un’altra designazione di cfr. Lat. lubet ~ libet «è piacevole», clupeus ~ clipeus «scudo rotondo», liber «corteccia di un albero, libro» vs. OPruss. lubbo «tiglio, tavola, mensola», Russ. lub «tiglio» (EDLIL: 337ff., 121); analogamente, Marruc. cibat vs. SPic. qupat «giace (sepolto)» (Untermann 2000: 418). Lo stesso effetto probabilmente operava nelle parole sabelliche trascritte dagli autori romani, per es. il sabino ciprum «bonum» (Varro 1.1.5,159) vs. SPic. avv. kuprí (Untermann 2000: 405). Ricordiamo che Gaius Marius, che sconfisse i Cimbri, nacque vicino alla città di Arpinum, appartenente fino al 305 BCE al territorio dei Volsci [Iuv. 8.35; Diod. 20.90. Liv. 9.44, 16]. Cfr. Gr. βίβλος «corteccia interna del papiro» [Plato, Polit. 288E], «libro» [Aesch., Supp. 947] vs. βύβλος «papiro egiziano» [Hdt. 2.92; Aesch. Supp. 761], «carta, libro» [2.100]; βιβλίον «striscia di βίβλος, carta, lettera» [Hdt. 1.125, 3.128; Ar. Av. 974] vs. βυβλίον «carta di papiro» [Hesychius]; βιβλῖνος [papyr.], βίβλινος οἶνος «vino biblinio» (riguardo a un distretto della Tracia) [Hes. Op. 587] vs. βύβλινος «fatto di βύβλο» [Od. 21.391; Hdt. 7.25, 36], Βύβλινος [Eur. Ion. 1195]. Questi termini erano motivati dal nome della città Βύβλος, adattato dalla forma semitica primaria *Gublu, ricostruibile sulla base di Akk. URUgu/ub/gu–ub-la/li, Syll. Ugar. URUgu–ub–li & KURgu–ub–li. Alph. Ugar. gbl, Phoen. gbl, Hebr. Ġabāl (DUL: 290; HAL: 173f.; GEW 1: 235; Masson 1967: 101–107; Rosól 2013: 167).
Lo slavo ecclesiastico antico *tjudь «straniero» può riflettere una fonte gotica ricostruibile come *þiudja– (cfr. Pronk–T̨iethoff 2013: 202–204 ed ESJS 16: 946f. con discussione). Sebbene non sia conservato nel corpus del gotico biblico, esso può essere identificato nel nome del re visigoto Thiodis / Theudis / Teudis [Jordanes, Getica 58/302], Θευδης [Procopius, BV 1.13.13]. Nel gotico biblico è ricostruibile come *þiudeis (Schönfeld 1911: 234f.). Jordanes [23/116] ci informa di un popolo straniero Thiudos nel nord, sottoposto al potere del re gotico Ermanaric. Zeuss (1837, 688) identificò in questo etnonimo il Čjudь di Nestor [2.24; 2.105], forse gli Estoni e il loro «popolo straniero», che potrebbe essere di origine gotica o germanica orientale, compare nell’ungherese antico (1121) Tout «slavo», dal XVII sec. Tót «slovacco» (EWU II: 1535f.).
10 Una forma più arcaica compare nella testimonianza runica del composto ONor. Sviþjóð, precisamente nella formulazione a suþiuþu «in Svezia», dell’iscrizione runica di Simris in Scania, datata ca. 1050–1100 (AnEW: 571). Uno strato ancora più arcaico è rappresentato dal prestito proto-norreno o gotico antico nel proto-sami *tie̯Dō «uomo» (Sammallahti 2001: 409; cfr. Qvigstad 1893: 129f. con dati dialettali concreti).
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SPic. nom.sg.? toúta, dat.sg./pl.? toútaih ‘città, società’ ecc. (Untermann 2000: 779–781; EDLIL: 618f.).
Celtico: OIr. túath ‘popolo, tribù, terra’, MWelsh tut ‘popolo, paese’, Welsh t̄ud ‘terra’, Corn. tus, MBret. tut, NBret. tud ‘popolo’ (EDPC: 386f.), Gaul. [inscr. from Vaison] τουτιους ‘cittadino’ (DLG³: 300), Cisalpine Gaul. [Brioni] gen.sg. toutas ‘tribù’ (Lambert 2003: 58, 74f.), Celtiberian [Botorrita IV: A1] acc.sg. toutam ‘pueblo’ (Jordán Cólera 1998: 148) = ‘Volk’ (Stifter [1996]2001: 97), oltre a numerosi corrispondenti onomastici, per es. nel teonimo gallico Teutates [Lucanus, Pharsalia 1.444–446], Toutatis ‘epiteto di Marte’ [CIL III: 5320], antroponimo al gen.sg. Touto-rigis [Vienne-en-Val; see Lejeune 1971: 484; Delamarre 2007: 184], oltre all’epiteto di Apollo al dat.sg. Toutio-rigi [CIL XIII: 7564]; etnonimo galato Touto-bodiaci [Pliny 5.146] ecc. (DLG³: 295); antroponimo lepontico come legenda monetale Toutio-pouos (Lejeune 1971: 484); nome di famiglia celtiberico al gen.pl. Toutinikun (MLH V.1, 41f.); oltre a ulteriori possibili cognati onomastici in altre lingue: teonimi lusitani Toudadigoe (cfr. Gaul. Toutatis + –iko–), Toudopalandaigae (MLM V.1: 411f.); nomi propri messapici: Taotinahiaihi (gen.sg.), Θeotor, gen.sg. Θeotoras ecc. (MLM 2: 174, 324); regina illirica Teuta [Polybius II.4.7, 6.9, 8.4, 8.7, 8.10, 9.1, 11.4, 11.16, 12.3] = Teuta [Pliny 34.6.24]; ‘pelasgio’ Τευταμίδης [Il. 2.843], cioè ‘figlio di *Teutamos’, effettivamente usato in macedone Τεύταμος [Diodorus Siculus 18.59]; inoltre dacico Tautomedes in Cod. Theod. 15.1.13: Tautomedi duci Daciae ripensis (Detschew 1957: 495); nome femminile tracio Τουτα, Τιουτη, Τουτα (rispettivamente Plovdiv, Saladinovo, Varna; Detschew 1957: 507) ecc. (cfr. per es. EWAhd 2: 686; Beekes 1998: 461).
Potrebbe essere correlato anche l’itt. tuzzic. ‘esercito, forze militari, accampamento militare¹¹’, nonostante il forte tentativo di separarlo dai comparanda dell’‘antico europeo’ (cfr. EDHIL: 908; Kloekhorst ritiene che il continuante ittita del tema in i *teuti debba essere attestato come **tuzzazzi-). Un ipotetico cognato anatolico in licio B (= Milyan) tuta fu interpretato come ‘comunità’ (Stoltenberg) o ‘guerriero’
¹¹ La stessa differenza semantica tra ‘popolo’ ed ‘esercito’ compare nel pgerm. *fulka- > ONor. folk ‘esercito, folla, popolo’; OE folc ‘popolo, tribù; moltitudine, schiera; esercito’, E folk, OFris., OSax., OHG folk, MHG volc ‘moltitudine, popolo, fanteria’, G Volk ‘popolo’ (Holthausen 1963[1934]: 111; Kluge 1999: 866). La forma *fulka-, direttamente conservata nella glossa longobarda fulc-free ‘il più alto grado di libertà per un ex schiavo’ e nei nomi personali germanici orientali, come il visigoto Fulgaresdus e l’erulico Φούλγαρος, fu adottata nello slavo comune come *pъlkъ > OCS plъkъ ‘schieramento; cuneo’, CS plъkъ ‘folla, popolo’, ORuss pъlkъ / pуlkъ / pъlkъ / polkъ ‘reggimento, battaglia, campagna, popolo, folla’, Russ. polk ‘reggimento, folla’, Ukr. polk ‘reggimento’, Pol. pułk, arch. pełk ‘reggimento’, USorb. połk, OCz. plk, Cz. pluk ‘gruppo, reggimento’, Slk. pluk ‘reggimento’, SCr. puk ‘popolo, folla’, Bulg. plăk / pălk ‘id.’ (Pronk-Tiethoff 2013: 121f.).
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(Ševoroškin) — si veda Neumann (2007: 392f.), mentre Aixenval’d, Bajun, Ivanov (1987: 173, 190) lo tradussero con ‘esercito’.
4. TEUTONI / TEUTONES E PIE *teutēh₂–
Dalla stessa radice PIE *teuto/eh₂– deriva l’etnonimo Teutoni [Mela 3.3.32; Pliny, NH 4.99; Florus 1.38{3.3}], Τεύτονες [Plutarch, Marius 15, 18 & Plutarch, Caesar 18; Ptolemy 2.11.9], Teutones [Ammian 31.5.12] (cfr. ACS 2: 1808–1820; Zimmer 2005: 368). Appartiene ai primi etnonimi dell’Europa occidentale attestati per iscritto, indipendentemente dalla sua origine, celtica o germanica. Plinio, nella sua Naturalis Historia [37.35–36/12/11], trasmise la testimonianza di Pitea di Massalia, tratta dal suo viaggio verso il Nord compiuto ca. 325 BCE:
… Pytheas Gutonibus, Germaniae genti, accolĭ aestuarium oceani Metuonidis nomine spatio stadiorum sex milium; ab hoc diei navigatione abesse insulam Abalum; illo per ver fluctibus advĕhi et esse concreti maris purgamentum; incolas pro ligno ad ignem uti eo proximisque Teutonis vendere.
Plini Secundi Naturalis Historia, ed. by K. F. T. Mayhoff, Lipsiae: Teubner 1906.
«… Pitea dice che i Gutoni, un popolo della Germania, abitano le rive di un’estuario dell’Oceano chiamato Metuonidis, con un territorio che si estende per una distanza di seimila stadi; che, a un giorno di navigazione da questo territorio, si trova l’isola di Abalo, sulle cui rive l’ambra viene gettata dalle onde in primavera, essendo un’escrezione del mare in forma solidificata; inoltre, che gli abitanti usano quest’ambra come combustibile e la vendono ai loro vicini, i Teutoni.»
Pliny the Elder, The Natural History, translated by John Bostock, H. T. Riley, London: Taylor & Francis, 1855.
5. TEUTONI & CIMBRI = ‘CONGIUNTI’ O ‘CAPI DELLE TRIBÙ’?
Se le idee precedenti sono corrette, entrambi gli etnonimi, Cimbri (*kumbr̥(ii)a-?) e Teutoni / Teutones, furono formati da designazioni più o meno sinonimiche della stessa unità sociale, ‘tribù, popolo’. Gli autori antichi li citavano frequentemente insieme: Teutonos Cimbrosque [Caesar, BG 2.4.1], Τευτόνων καὶ Κίμβρων [Plutarch, Marius 11], ecc.
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5.1. Una possibilità è supporre che si trattasse di una sola e medesima tribù, conosciuta sotto due nomi sinonimici, che furono reinterpretati come i nomi di due tribù diverse. In questo caso è necessario spiegare l’estensione nasale nel nome Teutoni / Teutones.
5.1.1. Scheel (1898: 578–595) vi vide un adattamento degli etnonimi germanici primari ai modelli derivazionali latini o greci.
5.1.2. Schönfeld (1911: XXVf., 95f.) criticò aspramente questa soluzione e cercò di spiegare on– come il risultato della declinazione debole.
5.1.3. Schaffner (2015: 179–181) vede nell’estensione nasale degli etnonimi germanici in *anm. / *-ōnf. l’applicazione del suffisso possessivo indoeuropeo *-Hxon dopo il livellamento con gli steli in n «normali».
5.1.4.1. L’estensione nasale della base *teuto/ā è stata individuata nel nome di una regina illirica Teutana del 3rd secolo a.C. [Florus, Epitome 1.21], in confronto con la forma non estesa Τεῦτα [Polybius II.4.7, 6.9, 8.4, 8.7, 8.10, 9.1, 11.4, 11.16, 12.3], Teuta [Pliny 34.6.24] ecc. (Krahe 1929: 113).
5.1.4.2. Queste forme sono documentate ancora meglio in celtico: nomi personali gallici (ACS 2: 1899f.; Delamarre 2007: 184; OPEL 4: 128): Cassia Toutona coniux da Lugdunum / Lyon, Francia [CIL XIII: 2014] memori[ae] aeternae T[ou]tonius December qui vixit annos XIII da Lugdunum / Lyon, Francia [CIL XIII: 2287] Q. Melius Toutonis f(ilius) da Arles, Francia [CIL XII: 852] Dis Manib(us) Eutico Toutoni fil(io) da Langres / Adematunnум, Francia [L’Année épigraphique 1969/1970 (1972): 117, n. 427] Inter Toutonos cahi da Greinberg presso Miltenberg, Germania; ca. 200 d.C. [CIL XIII: 6610] Mascelio Touton[da Mainz-Kastel, Germania [CIL XIII: 7302]. Nome individuale ispanico antico (soprattutto dell’area dei Vettoni): Toutonus (MLH V.1, 411).
5.1.4.3. In germanico è persino attestato l’appellativo con l’estensione in *-an- < pre-PGerm. *-on- (Feist 1939: 496f.; GED: 361; AnEW: 623; Holthausen 1963[1934]: 363): Goth. þiudans «βασιλεύς», cioè «re», OIcel. þjóðann «re, principe, capo», OE dēoden «re, signore; dio», OSax. thiodan «sovrano, signore del popolo» < PGmc. *þeudanaz < pre-PGerm. *teutōno.
5.2. In alternativa, nella coppia Teutoni & Cimbri si potrebbe vedere il sintagma germanico *þeudanōz kumbriōn «capi di tribù / popoli», corrispondente più o meno al nome tribale gallico Bituriges [Caesar, BG 1.18.6; 7.5.1 ecc.; Livy 5.34.1; Pliny 4.108; Strabo 4.2.1 ecc. – cfr. ACS 1: 434–441], che in passato veniva interpretato come «re del mondo» (cfr. Zeuss 1852: 14: «ita ut significet
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«nomen vetustum Bituriges aut semper aut mundi vel late dominantes, cioè “potenti”», ma potrebbe più propriamente aver significato “quelli del Re del mondo” (se da Gaul. *Biturīgĭo-, un aggettivo di appartenenza derivato dal nome personale *Bitu-rīg-)¹²; cfr. Olr. bihₕ “mundus”, e la discussione di Delamarre in DLG¹: 66; 32f., 127; DLG³: 76f.; 37f., 151f., comprese le formazioni parallele Albio-rix; Dubno-rix & Dumno-rix). Un altro caso di collegamento forse analogo tra due etnonimi germanici con lo stesso primo componente si può individuare in Τευτονόαροι [Ptolemy 2.11.9] = *Τευτονοουάριοι (Schönfeld 1911: 224)?
6. ANALISI ETIMOLOGICA DEL PGMC. *kumbarīōn–/*kumburīōn– e *peudō–
6. Gli appellativi germanici *kumbarīōn–/*kumburīōn– e *peudō–, se rappresentano le basi degli etnonimi analizzati, dovrebbero essere etimologizzati in dettaglio.
6.1. Il PGmc. *kumbarīōn–/*kumburīōn– può essere proiettato nel pre-PGmc. *(ǵ)mbʰoriā́/*(ǵ)mbʰriā–, mentre l’etnonimo ricostruito PGmc. *kumbra– o *kumbrīia– nel pre-PGmc. *(ǵ)mbʰro– o *(ǵ)mbʰriio–. Se il suffisso di appartenenza *(–i)io–/*–iā– viene separato, vi sono diverse possibilità di segmentazione:
6.1.1. Derivazione suffissale: (i) *(ǵ)m–rᵒ con *bʰ secondaria; (ii) *(ǵ)mḅʰ–or–/–ro–. Un collegamento con la radice PIE *ǵembʰ– “mordere, fare un morso” (LIV²: 162f.) sarebbe fonologicamente impeccabile. Questa radice, usata per descrivere la costa “dentata” o “a pettine”, è stata già discussa in §2.9. Esiste ancora un’altra possibilità teorica, basata sul PGmc. *kembōn– > *kimbōn– f. “cresta”, che è il tema femminile in nasale con apofonia relativo al PGmc. *kamba– “pettine” (EDPG: 287, 279; EWAhd 5: 360–362), cioè l’acconciatura. Ma, come già menzionato sopra (§2.9), PIE *ǵmbʰ-ró– > PGmc. *kumbra è semanticamente problematico, poiché avrebbe dovuto significare “mordente”, mentre PIE *ǵembʰ-ro– > PGmc. *kembʰra > *kimbʰra– sarebbe stata una formazione piuttosto eccezionale.
Il PGmc. *kumbra “mordente” potrebbe avere senso come etnonimo soltanto in una formazione PGmc. *kumbrīia “quello mordente”, se si potesse dimostrare che vi fu un mutamento di significato verso “gli aggressivi” vel sim. Finora, tuttavia, non è stato possibile rinvenire un simile slittamento semantico all’interno del germanico.
Ma, supponendo che un collegamento tra PGmc. *kamba– “pettine” e PGmc. *kumbra possa ancora essere stato percepito, vogliamo citare Tacitus [Germania 38] sull’importanza dell’acconciatura per gli Suebi:
¹² Ringraziamo Stefan Zimmer per aver richiamato la nostra attenzione su questa interpretazione di Bituriges.
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Il costume distintivo della stirpe consiste nel portare i capelli raccolti di lato e nell’accorciarli con un nodo: così i Suebi si distinguono dagli altri Germani, e così gli uomini liberi tra i Suebi dagli schiavi. Presso gli altri popoli, sia per una qualche parentela con i Suebi sia, come accade più spesso, per imitazione, tale acconciatura è rara e limitata alla giovinezza; presso i Suebi, invece, i capelli irti vengono attorcigliati fino alla canizie e spesso legati proprio sulla sommità del capo. I principi li portano ancora più acconciati: è una cura dell’aspetto, ma innocua; infatti non si ornano per amare o essere amati, bensì, mentre si accingono a una guerra, si acconciano per apparire più alti e incutere terrore agli occhi dei nemici.
«Una caratteristica nazionale presso di loro è attorcigliare all’indietro i capelli e fissarli in un nodo. Ciò distingue i Suebi dagli altri Germani, così come distingue i loro uomini liberi per nascita dagli schiavi. Presso le altre tribù, sia per qualche legame con la stirpe sueba, sia, come accade spesso, per imitazione, la pratica è occasionale e limitata alla giovinezza. I Suebi, finché i loro capelli non diventano grigi, adottano l’acconciatura di tirare all’indietro le loro ciocche incolte, e spesso esse vengono annodate proprio sulla sommità del capo. I capi hanno uno stile più elaborato; tanto è il loro interesse per l’aspetto, ma nella più assoluta innocenza, non con intenti amorosi; bensì, quando vanno in battaglia, acconciando i capelli per apparire alti e terribili, si adornano, per così dire, per gli occhi del nemico».
Cornelius Tacitus: de Origine et Situ Germanorum Liber. – Opera Minora, a cura di H. Furneaux, Oxford: Clarendon Press, 1900.
Cornelius Tacitus: Germany and its Tribes. – Complete Works of Tacitus, tradotto da A. J. Church, W. J. Brodribb, New York: Random House, 1942.
Un altro esempio del ruolo dell’acconciatura nell’etnonimia germanica è il nome della tribù vandala Hasdingi, etimologizzabile con l’ausilio dell’ONor. haddr «capelli della testa di donna», dell’OE heord «capelli» (Schönfeld 1911: 129)
6.1.2. Composto: (iii) *(g)m-bʰor-/-bʰro-; (iv) *(g)m bʰ-bʰor-/-bʰro-.
Già Laistner (1892: 31f.) proposeva di identificare il primo componente con la radice IE *gem- «premere, comprimere insieme; afferrare» (IEW: 368f.; LIV²: 186), cfr. Gr. γέμω «essere pieno», γέvτο «afferrò». In germanico questa radice continua in due varianti, *geme *gembʰ-: ONor. kumla «schiacciare», norv. kumla «comprimere insieme, impastare; formare un grumo», kumsa «miscuglio» vs. OE cimb(e) «connessione, giuntura», ONor. kimbull «fascio» (IEW: 368).
6.1.3. La derivazione suffissale in –r– non è troppo tipica tra gli etnonimi germanici (per es. Sugambri, Tungri), e perciò preferiamo la variante in 6.1.2, dove il secondo componente sembra derivare dal verbo IE *bʰer- «portare, sostenere, recare» (IEW: 128–132; LIV²: 76f.; cfr. PGmc. *beranan «portare, sostenere; partorire» [EDPG: 59]). Un uso analogo del verbo *bʰersi può mostrare, per esempio, nel composto *oi-bʰró- > PGmc. *aibra- > OHG eibar, eiver «aspro, amaro; veemente, terribile», OE āfor «veemente, odioso» (EWAh 2: 969f.; NIL: 16).
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Un composto costituito dai continuanti delle radici IE *gem– + *bʰer–, PGmc. *kem(b)-/*kum(b)- + *bʰer–, consente di proporre diverse interpretazioni semantiche: ‘insieme portante’, ‘unione portante’, oppure ‘nato nell’assemblea’, ‘nato nell’unione’ vel sim.
6.2. PGmc. *peu̯da–/*peu̯dō–, insieme ai suoi cognati baltici, italici e celtici, è derivabile dal PIE tardo *teuto–/*teutā–, introdotto sopra (§3.2.). Se i continuanti di *teuto– fossero neutri, sembra naturale interpretare la forma *teutā– < *teuteh₂– come il collettivo pl.ntr. =. Probabilmente l’elenco più esaustivo dei tentativi etimologici è stato compilato in EWAnd 2: 687f.
6.2.1. L’etimologia più frequente, ripetuta nella maggior parte dei manuali a partire da Fick (1890: 61), fa derivare la parola dalla radice PIE *teuh₂– ‘schwellen, stark werden’ (IEW: 1080f.; LIV²: 639f.).
6.2.2. Beekes (1998: 461–465) respinse la derivazione dalla radice PIE *teuh₂– ‘schwellen, stark werden’ per ragioni sia accentologiche¹³ sia semantiche (a suo giudizio non motivate), mettendo in dubbio in generale l’origine indoeuropea di *teutā e proponendone l’adozione da un ipotetico substrato, identificato già da Hans Krahe con lo strato dell’idronimia ‘antico-europea’. Mentre Krahe non nutriva dubbi sull’appartenenza indoeuropea degli idronimi ‘antico-europei’, Beekes definì esplicitamente sia questi idronimi sia il lessema *teutā come non indoeuropei.
6.2.3. McCone (1987: 103, 111, 115f.) propose una nuova soluzione, basata sul verbo continuato in lat. tueor / tuor, inf. tuērī & tuī ‘guardare, sorvegliare’, ppp. tuitum & tū̆tum, contuērī & contuī ‘guardare, vedere’, con derivati nominali come tūtus ‘sicuro, protetto’, tūtor ‘guardiano’, tūtēla ‘tutela, protezione’, Tūtānus ‘divinità che offre protezione’, Tūtīlīna ‘dea che offre protezione’. Derivò *teutā dalla radice anit *teu– e la interpretò come il collettivo *‘Dienerschaft [des Königs]’. È possibile concordare con questa identificazione grammaticale, poiché una tale motivazione semantica rappresenterebbe più probabilmente l’organizzazione feudale della società di allora che non quella dell’unità ‘antico-europea’. In ogni caso, McCone pose la questione se la radice fosse anit oppure set. Kümmel (LIV²: 639) ricostruì la laringale finale della radice in riferimento al latino tūtus ‘sicuro, protetto’. De Vaan (EDIL: 632f.) riconobbe la spiegazione di -ū– da
13 Beekes (1998: 463) osservò che nel baltico la perdita della laringale dovrebbe riflettersi nell’intonazione circonflessa, cioè *teuh₂ > baltico *teutā, e il dittongo au era incomprensibile. Sembra necessario ricordare che nel baltico esistono effettivamente forme con il circonflesso atteso, precisamente il lit. taũtinti ‘dare carattere nazionale’, taũsti ‘rinnegare la propria identità nazionale’, aptaũtėlis ‘nano’; lett. dial. (Raipole) taũta, ‘tipo, specie; parentela, popolo, nazione’ (vedi sopra).
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del dittongo *-eu o *-ou in una sillaba non iniziale. L’elevato numero di prefissi produttivi consente di accettare questa soluzione come una reale alternativa.
6.2.4. Richiamandosi a Trier (1942: 239), de Vries (AnEW: 613) respinse anch’egli l’etimologia ‘forte’ (§6.2.1.) e preferì il punto di partenza semantico fondato sul significato primario ‘Gemeinschaft’. Nella sua voce pjóđ ‘popolo’ alluse all’onor. þýđr ‘gentile, affettuoso, amabile’, þýđa ‘amicizia’. Queste forme sono collegate all’OE geđiede ‘buono, decoroso’, all’OSax. gi-thiudo avv. ‘in modo decoroso’, al MDu. ge-diede ‘compiacente, benevolo’ (*peuđia-), oltre al verbo fattitivo derivato attestato nel got. þiupjan ‘benedire, dichiarare buono’, nell’onor. þýđa ‘conquistare, fare amicizia con’, nell’OE geđiedan ‘unire, collegare, associare’ (*peuđianan). Naturalmente, queste estensioni in *-ia non possono essere la fonte del PGerm. *peuđō-. Esistono altre forme primarie nel got. þiup n. ‘τὸ ἀγαθόν’, cioè ‘il bene’ (*peuba-), per esempio in þiup taujan ‘fare del bene’, oltre ai derivati estesi þiuþeins ‘bontà, generosità’, þiuþeigs ‘buono, giusto, perfetto; benedetto, lodato’ (Feist 1939: 498; GED: 362f.; EDPG: 539), e nell’OHG runico (cioè turingo?) þiup (*peuþi-), che compare nella formulazione þiup:ida:x(x?)exxxxa:hahwar ‘Buono, Ida!... Hahwar.’ Questo testo fu scritto sulla perla d’ambra rinvenuta in un cimitero (Nordfriedhof) di Weimar. È datato al 550 d.C. (Nedoma 2004: 313f.). Il cognato non germanico più vicino si trova nell’obretonico tū ‘buono, favorevole;?mago’, nel mbretone astut ‘miserabile, infelice, meschino’ < *estut < *eks-teuto-; cfr. anche il mwelsh Morgan(t) Tut ‘medico capo della corte di Artù’ (Fleuriot 1964: 325; EDPG: 539).
Questa etimologia ‘amichevole’ può essere sostenuta dalle etimologie degli altri etnonimi. Uno degli etnonimi più frequenti in Europa, Veneti ecc. (cfr. Krahe 1942: 137), è stato proiettato nella protoforma *uenHetoi, derivata dal verbo *uenH- ‘conquistare l’affetto’ (IEW: 1146f.; LIV²: 682f.). I continuanti più convincenti ricompaiono nelle lingue celtiche e germaniche:
Germanico *ueni- ‘amico’ > onor. vinr; OE, ofris. wine, osass., aat. wini ‘id.’ (EDPG: 579).
Celtico *ueniā > OIr. fine f. ‘famiglia’; obret. guen-ceil gl. ‘cognationem’, coguenou gl. ‘indigena’, mbret. gouen(n), bret. goenn f. ‘razza, tipo’; lepontico Uenia (Fleuriot 1964: 112, 188; Lejeune 1971: 429; EDPC: 413). Nell’onomasticon gallico vi sono molti nomi propri con il componente *ueni-, interpretabile come ‘membro del clan’, per esempio Ueni-carus, Ueni-clutius, Ueni-lati, Ueni-marus ecc. Molto interessante è il composto Οὐενι-τουτα [G–106]. Questo significato è sostenuto dall’iscrizione gallo-greca di Vallauris [G–279] ουενικοι μεδου ‘ceux du clan pour Medos’ (DLG³: 313). È legittimo chiedersi se esistano cognati dell’isoglossa celto-germanica *teuto- ‘buono, amichevole’, naturalmente oltre al piuttosto remoto lat. tueor. Neumann (apud HEG
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T–466) lo identificò nel verbo ittita tušk(ie/a)-zi ‘essere felice, divertirsi’, tuškari- ‘felicità’, tuškaratt e duškatar / duškarann- ‘id.’, dušgarau̯ant- ‘felice, lieto’, se lo si analizza come contenente la radice *teu ampliata dal suffisso ške/o. Kloekhorst (EDHIL: 901 segg.), che documentò le forme citate, espresse dubbi sull’etimologia di Neumann, ma senza alcun controargomento. D’altra parte, lo stesso Kloekhorst (EDHIL: 365) accettò la derivazione del verbo ittita hušk/a-zi ‘aspettare, indugiare’ dalla radice *h₂eu- ‘vedere’, più lo stesso suffisso ške/o. La continuazione della radice *teu senza alcuna estensione suffissale fu individuata da Aixenval’d, Bajun, Ivanov (1987: 122) nel verbo ittita reduplicato duddu- ‘trattare con benevolenza’. Ricordiamo che Georgiev (1966: 36) collegò direttamente l’ittita duddu con tuzzi- ‘esercito’ ecc. e con il gotico piuda ‘popolo’. In sintesi, abbiamo a disposizione il verbo primario *teu- ‘essere gentile’, che conferma l’etimologia ‘amichevole’ del termine *teutā-.
7. CONCLUSIONE
Entrambi gli etnonimi qui discussi, Teutoni & Cimbri, sono analizzati come formazioni esclusivamente germaniche. Questi nomi sono formati da parole dal significato più o meno identico, ‘tribù’, e potrebbero quindi riferirsi a una sola e medesima tribù. Ma il significato ‘capo tribale’ dell’estensione nasale PGmc. *peudanā-, che probabilmente si trova all’inizio dell’etnonimo Teutoni / Teutones, potrebbe costituire una parte di un sintagma formato da entrambi gli etnonimi, *peudanōz kumbrijōn ‘capi delle tribù’. Questa soluzione implicherebbe inoltre che, in realtà, Teutoni & Cimbri rappresentassero una sola tribù14 o un’unione tribale, forse in posizione preminente tra le altre tribù.
8. POST SCRIPTUM
Morgenstierne (1942: 266) e Szemerényi (1962: 195, fn. 107) estesero i termini comparabili ai seguenti ipotetici corrispondenti iranici: persiano toda ‘mucchio; covone, catasta; collinetta, tumulo; il bersaglio o punto verso cui vengono scoccate le frecce’, tod (per toda) ‘collina; cima, sommità; mucchio; gobba di un cammello’ (Steingass 1892: 334) e sogdiano: buddhista twδ’k, cristiano twdy, manicheo twδyh, ‘mucchio,”},{
14 Nel 113 a.C. in Noricum ebbe luogo il primo conflitto militare storicamente documentato tra i Romani guidati da Gnaeus Carbo e i Germani, rappresentati soltanto dai Cimbri [Strabo 5.1.8; Tacitus, Germania 37]. È piuttosto improbabile che i Romani fossero in grado di riconoscere diverse tribù germaniche fin dal primo momento.
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‘massa’ (Gharib 1995: n. 9705). Accettando la nostra etimologia ‘amichevole’ di *teutā, sembra impossibile collegarle. D’altra parte, queste forme iraniche potrebbero essere correlate all’oronimo dell’avestico recente Tuḍaska- ‘Nome di una montagna o catena montuosa’ [Yt. 19.2.. 4.] (Bartholomae 1904: 655).
RINGRAZIAMENTI
L’articolo è nato con il sostegno del Fondo di ricerca n. 2817 dell’Università Masaryk di Brno. Siamo grati a John Bengtson per la correzione dell’inglese. Desideriamo esprimere i nostri ringraziamenti agli studiosi che ci hanno inviato i loro commenti, integrazioni e osservazioni critiche, vale a dire Robert Nedoma e Stefan Zimmer. Restiamo responsabili di tutti gli errori.
ABBREVIAZIONI
acc. – accusativo Akk. – accadico Alb. – albanese Alph. Ugar. – ugaritico alfabetico Blr. – bielorusso Bret. – bretone Bulg. – bulgaro Corn. – cornico CS – slavo ecclesiastico CSlav. – slavo comune Cz. – ceco Dac. – dacico Dan. – danese Du. – olandese E – inglese Faer. – faroese G – tedesco Gaul. – gallico gen. – genitivo Goth. – gotico Gr. – greco Hebr. – ebraico Hitt. – ittita Hung. – ungherese Icel. – islandese inf. – infinito Lat. – latino
Latv. – lettone Lith. – lituano Mac. – macedone Marruc. – marrucino MBret. – medio bretone MDu. – medio olandese Mess. – messapico MGr. – medio greco MHG – alto tedesco medio MLG – basso tedesco medio MWelsh – medio gallese NBret. – neo-bretone NFris. – frisone settentrionale Norw. – norvegese OBret. – antico bretone OCS – antico slavo ecclesiastico OCz. – antico ceco OE – inglese antico OFris. – frisone antico OHG – alto tedesco antico OIcel. – islandese antico OIr. – irlandese antico OLF – francone basso antico OLith. – lituano antico ONor. – norreno OPruss. – prussiano antico ORuss. – russo antico
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Serb. – serbo sg. – singolare Syll. Ugar. – ugaritico sillabico Slk. – slovacco Sln. – sloveno SPic. – piceno meridionale Swed. – svedese Ukr. – ucraino Umb. – umbro USorb. – alto sorabo Ven. – venetico
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Straipsniai / Articles
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Page 28HARALD BICHLMEIER, VÁCLAV BLAŽEK
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Kimbrai ir teutonai
SANTRAUKA
Straipsnyje nagrinėjami du germanų etnonimai kimbrai (Cimbri) ir teutonai (Teutoni), kurie senuosiuose šaltiniuose dažnai vartojami kartu. Išsamiai aptarus jau esamas etimologijas, pateikiamas naujas sprendimas – sintagma *peudanōz kumbrijōn interpretuotina kaip „genčių vadai“. Tokiu atveju abu etnonimai būtų susiję su ta pačia gentimi arba genčių sąjunga.
Įteikta 2020 m. spalio 4 d.
HARALD BICHLMEIER Sächsische Akademie der Wissenschaften zu Leipzig Arbeitsstelle Jena: Etymologisches Wörterbuch des Althochdeutschen Zwätzengasse 12a D–07743 Jena [email protected]
VÁCLAV BLAŽEK Ústav jazykovědy a baltistiky Filozofická fakulta Masarykovy University A. Nováka 1, CZ–60200 Brno [email protected]
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Acta Linguistica Lithuanica LXXXIII