Page 1AURELIJA LEONAVIČIENĖ
Kauno technologijos universitetas
Vytauto Didžiojo universitetas
L’EQUIVALENZA NORMATIVA DELLA TRADUZIONE DI EDUCAZIONE EUROPEA DI R. GARY
Ogni anno in Lituania vengono pubblicate sempre più traduzioni di letteratura narrativa e saggistica. Le traduzioni di testi letterari aprono ai lettori culture diverse e danno continuità al pensiero estetico in un altro ambiente linguistico. La lingua dei testi tradotti coltiva nei lettori, soprattutto nei bambini e negli adolescenti, il senso della lingua e la percezione dello stile; perciò la traduzione di testi letterari è anzitutto un atto culturale, e solo in secondo luogo commerciale. A sostegno di questa affermazione si può citare quanto dichiarò il critico letterario Vytautas Kubilius alla riunione inaugurale del Centro dei Traduttori: i libri tradotti, non quelli originali, hanno esercitato un’influenza determinante sulla mentalità lituana e sulle possibilità di espressione letteraria1.
Nel 2008, all’Università Vytautas Magnus si è tenuta la conferenza scientifica internazionale «Romain Gary – uomo dell’Europa orientale e occidentale: scrittore resistente, burlone lirico, veggente», dedicata all’opera di R. Gary (E. Ajar), uno dei più celebri scrittori francesi del XX secolo. Studiosi di letteratura e critici di vari paesi (D. Bellos, N. Gelas, N. Rocton, V. Skrupskelytė e altri) hanno discusso lo stile peculiare delle opere di R. Gary, la varietà dei temi, dei generi e dei motivi e l’attualità della sua produzione nella società contemporanea2. L’opera dello scrittore non è passata inosservata neppure agli editori lituani, che in breve tempo si sono affrettati a pubblicare le traduzioni di molte sue opere: La vita davanti a sé (La vie devant soi), 1992, 2008, 2009; La promessa dell’alba (La promesse de l’aube), 1999, 2009; Educazione europea (Éducation européenne), 2001; Oltre questo limite il vostro biglietto non è più valido (Au-delà de cette limite votre ticket n’est plus valable), 2008; La luce di una donna (Clair de femme), 2009; Gli aquiloni (Les Cerfs-volants), 2010 e altri.
Questo articolo esamina la traduzione del primo romanzo che rese celebre lo scrittore, Educazione europea, giunta ai lettori lituani in una delle
1 Kubilius V. 2003: Vertėjai kelia didelę kultūros naštą. Kalba, pasakyta per steigiamąjį Vertėjų centro susirinkimą. – Literatūra ir menas, 2003 11 07.
2 Per maggiori dettagli, si veda Darbai ir dienos 51, 2009, 61–249.
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Page 2(qualche anno prima era stata pubblicata la traduzione del libro La vita davanti a sé). Lo scopo della ricerca è analizzare l’equivalenza normativa della traduzione di questo romanzo, di 227 pagine, e stabilire, confrontandola con il testo originale, se la traduzione di Algirdas Krančiukas abbia consentito all’Educazione europea di R. Gary di parlare ai lettori lituani in modo semanticamente e stilisticamente equivalente, trasmettendo la comunicazione estetica del testo e le peculiarità dello stile artistico individuale. In relazione a questo obiettivo e scegliendo come oggetto di ricerca l’espressione dell’opera in questione e della sua traduzione, vengono formulati diversi compiti: 1) esaminare teoricamente l’equivalenza del testo tradotto e una sua tipologia, l’equivalenza normativa della traduzione; 2) analizzare il materiale oggetto di studio (il testo tradotto e l’originale) sotto il profilo dell’equivalenza normativa, raccogliere i dati dell’analisi e valutarli quantitativamente e qualitativamente; 3) esaminare e riassumere i risultati ottenuti. La ricerca è stata condotta applicando i metodi comparativo, quantitativo, di analisi linguistica e descrittivo. La parte teorica dell’articolo si basa sulle opere fondamentali e più recenti di esponenti di diverse teorie della traduzione (E. Nida [Naida], W. Koller, P. Newmark, B. Osimo, M. Baker e altri), di studiosi di stilistica (K. Župerka, V. Žilinskienė e altri) e di specialisti della cultura linguistica (A. Pupkis, R. Miliūnaitė e altri). L’attualità di questa ricerca è determinata dalla grande popolarità delle opere di R. Gary in Lituania, dalla notevole attenzione che la critica letteraria dedica alla produzione e alla lingua dell’autore, nonché dalla necessità di promuovere nel paese lo sviluppo della riflessione critica sulla traduzione e la qualità delle traduzioni.
1. CONCEZIONE GENERALE DELL’EQUIVALENZA DELLA TRADUZIONE
Le teorie della traduzione cercano di stabilire e definire determinati criteri per una buona traduzione, che corrisponda al testo originale; sorge quindi inevitabilmente la questione dell’equivalenza della traduzione. La concezione dell’equivalenza dipende da ciò che, nell’una o nell’altra teoria della traduzione, è considerato unità di traduzione e oggetto della traduzione, da come viene inteso il processo traduttivo e il suo scopo, nonché dall’impostazione filosofica (aristotelica o platonica) adottata nel discutere il linguaggio. La teoria della traduzione basata sulle corrispondenze regolari (J. I. Recker), che in Lituania vantava una lunga tradizione, e quella fondata sulla linguistica strutturale (A. V. Fiodorov, G. Mounin, W. Koller e altri) consideravano equivalente una traduzione in cui le singole unità linguistiche fossero tradotte in modo equivalente dalla lingua originale, tenendo conto delle peculiarità della cultura di arrivo e dello stile del testo. Nelle teorie della traduzione menzionate, l’equivalenza testuale era intesa come la somma di tutte le unità equivalenti del testo tradot-
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Page 3to. L’approccio strutturalista alla traduzione non consentiva sempre di trasmettere il significato complessivo e lo spirito del testo, né i suoi significati aggiuntivi, e comportava il rischio di imboccare la strada di una traduzione eccessivamente formalizzata.
E. Nida, ideatore della teoria dell’equivalenza dinamica nella traduzione, che aveva posto in rilievo l’importanza delle componenti semantiche e fornito una base teorica al modello trasformazionale della traduzione e al metodo dell’analisi componenziale, riteneva che una traduzione equivalente fosse un testo che rende l’originale attraverso gli equivalenti più naturali, anzitutto sul piano semantico e poi su quello stilistico, tenendo conto del destinatario e della sua reazione (1989: 229–231). L’equivalenza della traduzione è descritta in modo alquanto diverso nella teoria situazionale: l’equivalenza tra il testo originale e quello tradotto si fonda sull’equivalenza delle situazioni linguistiche nelle diverse culture, prestando attenzione all’importanza della situazione linguistica e non linguistica (extralinguistica) (J. P. Vinay, J. Darbelnet, V. G. Gak, J. C. Catford). I rappresentanti della teoria sociolinguistica della traduzione (M. Pergnier e altri) partivano dal presupposto che le condizioni storiche e sociali della lingua dei partecipanti alla comunicazione e i loro codici linguistici sono diversi; pertanto, per conseguire l’equivalenza tra originale e traduzione, è necessario cercare di far coincidere i codici sociali del messaggio, affinché il lettore comprenda e riconosca correttamente la traduzione. L’equivalenza della traduzione secondo questa teoria si fondava sull’identità dei codici sociali della lingua.
La teoria interpretativa della traduzione (M. Lederer, D. Seleskovitch e altri), diversamente dalle teorie precedenti, basate sulla teoria aristotelica del segno e secondo le quali tradurre significa procedere dai mezzi al fine, si fondava su una concezione ermeneutica del linguaggio e lo considerava un’attività creativa (logos) in senso platonico; perciò concepiva la traduzione come interpretazione e ricostruzione del testo. I rappresentanti di questa teoria sollevavano, e continuano tuttora a sollevare (F. Israël, F. Herbulot), questioni relative all’equivalenza della traduzione, all’importanza del significato del testo e alla sua interpretazione, e ritengono che un testo tradotto equivalente sia un testo originale reso mediante equivalenti cognitivi ed emotivi (Lederer 1994: 50–55).
Una concezione diversa dell’equivalenza della traduzione è stata proposta dalla teoria comunicativa della traduzione (O. Kade, P. Newmark e altri). I suoi rappresentanti hanno, per così dire, suddiviso nuovamente tutte le teorie della traduzione in due gruppi: a) le teorie semantiche della traduzione, influenzate in un modo o nell’altro dal pensiero teorico di E. Nida, e b) la teoria comunicativa della traduzione. In quest’ultima, l’equivalenza tra il testo originale e quello tradotto è collegata alla ricerca dell’efficacia comunicativa, al canale di comunicazione tra destinatario ed emittente, che consente di precisare il significato del testo e di attendersi una reazione da parte del destinatario in una determinata epoca e società. Questa impostazione mostra che, nella teoria comunicativa della traduzione, l’equivalenza si fonda più su un criterio non semantico, bensì
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Page 4retorico. Un approccio analogo si ritrova anche in altre teorie pragmatiche della traduzione, che prestano attenzione alla realtà interna ed esterna del testo e ai diversi livelli di contesto: a) il contesto delle circostanze comunicative, b) quello situazionale, c) quello interazionale, d) quello epistemico e altri. L’equivalenza della traduzione in queste teorie è descritta attraverso determinati criteri pragmatici; per esempio, nella teoria della traduzione skopos (K. Reiss, H. J. Vermeer e altri), il fondamento dell’equivalenza è costituito dalla realizzazione dello scopo del testo originale.
Per quanto varia possa essere la concezione e l’interpretazione dell’equivalenza testuale nelle teorie della traduzione, il testo si realizza sempre attraverso determinati mezzi linguistici. Di conseguenza, il problema della qualità della lingua diventa inevitabilmente importante. Nei lavori di critica della traduzione si pongono spesso questioni relative all’adeguatezza dei mezzi linguistici e stilistici (dello stile, del genere), al rispetto delle norme della lingua standard, nonché all’opportunità e all’adeguatezza della scelta del codice linguistico sociale, e così via. Nel valutare l’equivalenza complessiva del testo tradotto, la critica contemporanea della traduzione esamina l’intero testo, il suo scopo e contenuto comunicativo, gli aspetti pragmatici, il contesto socioculturale, il contenuto semantico della traduzione e la qualità della lingua. Ciò consente di considerare congiuntamente diversi tipi di equivalenza del testo tradotto: 1) di contenuto, 2) funzionale, 3) comunicativa, 4) pragmatica, 5) situazionale, 6) formale, 7) normativa (Leonavičienė 2010: 16–20).
2. EQUIVALENZA NORMATIVA – UNA DELLE TIPOLOGIE DI EQUIVALENZA TRADUTTIVA
È necessario esaminare più a fondo il termine equivalenza normativa. Da tempo la teoria della traduzione ha rilevato che la traduzione di un testo non è un mero atto linguistico, che il testo non può essere considerato un dato oggettivo e il lettore un soggetto indipendente. Lo scopo della traduzione e, come si sostiene nella filosofia fenomenologica, dell’«interpretazione comprende un processo dialettico che abbraccia gli interessi del lettore e l’autonomia del testo. Sacrificare uno dei poli di questo continuum significa non comprendere il testo. <...> Il compito dell’interpretazione, tuttavia, non è cercare di ricostruire il mondo del testo, bensì lasciare che il testo parli agli interessi del lettore» (Mickūnas, Steward 1994: 173). Affinché il testo parli al lettore e sia compreso correttamente, il traduttore deve servirsi dello strumento più importante: la lingua. Il suo uso non può essere caotico, fine a sé stesso, né prescindere dalle regole del sistema della lingua d’arrivo, dalla norma, dalle tendenze d’uso e dall’impiego dei mezzi espressivi linguistici
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Page 5stilistici e propri dei diversi generi. Il rispetto di tutti questi aspetti contribuisce a stabilire una comunicazione efficace con il lettore (destinatario) e a soddisfarne le aspettative, il che, a sua volta, determina l’equivalenza normativa della traduzione.
Uno dei criteri più importanti dell’equivalenza normativa della traduzione è il rispetto delle norme linguistiche. Alcune norme linguistiche sono codificate (stabilite dagli studiosi), altre non codificate (regole e regolarità consolidate nell’uso di una lingua: l’uso linguistico effettivo). La violazione delle norme linguistiche codificate è considerata un errore nella lingua d’arrivo. Tali violazioni possono derivare dall’influenza del socioletto, del dialetto professionale, dei dialetti regionali e della lingua straniera dell’originale. Gli errori di quest’ultimo tipo — il trasferimento nel testo d’arrivo di elementi formali della lingua originale — sono stati esaminati da E. Nida, classico della teoria della traduzione. Forte della sua vasta esperienza pratica, il fondatore della teoria della traduzione basata sull’equivalenza dinamica sosteneva che nel testo tradotto gli elementi formali della lingua originale compaiono più spesso quando: 1) i traduttori sono «stranieri e non conoscono abbastanza bene la lingua d’arrivo» e, non conoscendone le strutture, trasferiscono inevitabilmente nella traduzione quelle della lingua originale che conoscono; 2) il traduttore può essere incline a un pregiudizio linguistico: provando un rispetto eccessivo per la lingua originale, «cerca di includere nel testo tradotto troppi equivalenti formali», sicché «il risultato è un calco»; 3) il traduttore ha una propensione per l’esotico e accorda la preferenza alla lingua originale, il cui apprendimento ha richiesto notevoli sforzi; attribuendo così un’importanza eccessiva alla forma e all’espressione della lingua originale, trasferisce anch’egli numerosi elementi formali (Nida 1989: 232). Gli elementi formali menzionati da E. Nida, o equivalenti formali, sono calchi ai vari livelli linguistici, ripresi dalla lingua originale, che non rispettano le norme e l’uso della lingua d’arrivo.
L’equivalenza normativa della traduzione comprende le norme non solo della lingua standard, ma anche dei singoli stili e delle loro varianti (sottostili e generi). «Per norme stilistiche si intendono le abitudini linguistiche della società di ricorrere, nelle rispettive sfere comunicative, ai mezzi e ai procedimenti propri del corrispondente stile funzionale. Sono norme interne e parziali della lingua standard: la differenziano più finemente e definiscono gli ambiti d’uso delle sue unità» (Župerka 2001: 95). Le norme stilistiche dei singoli sottostili e generi sono varianti delle norme di uno stile funzionale, ossia realizzazioni concrete di una variante della norma stilistica. Le norme degli stili, dei sottostili e dei generi non sono rigide quanto le norme linguistiche; sono intese come una tendenza a usare determinati mezzi stilistici distintivi e come una distribuzione quantitativa più frequente di mezzi linguistici marcati e non marcati, che determina le caratteristiche stilistiche della lingua (Žilinskienė 2005: 28–44; Leonavičienė 2007: 85–96).
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Page 6I requisiti linguistici di tutti gli stili funzionali comprendono norme relative all’uso di determinate caratteristiche lessicali e grammaticali. Di norma è più facile definire la norma stilistica lessicale che le tendenze nell’uso delle forme grammaticali, delle costruzioni e dei tipi di frase. Come afferma L.-J. Calvet (1994), gli stili e i registri del parlato non dispongono di sistemi sintattici distinti; pertanto, in una concreta realizzazione linguistica, i mezzi grammaticali (morfologici e sintattici) vengono selezionati dal sistema generale della lingua, ma differiscono per selezione e frequenza d’uso. I dizionari, le grammatiche e gli studi di stilistica e di cultura linguistica codificano le tendenze d’uso più frequenti o le norme stilistiche. Rispettare tali tendenze permette al traduttore di rendere il testo tradotto con equivalenza stilistica. Viceversa, non rispettare le norme linguistiche parziali (i requisiti stilistici) compromette lo stile del testo e impedisce di raggiungere l’equivalenza normativa della traduzione; inoltre, modificare incautamente nel tempo una norma linguistica parziale può danneggiare l’intero sistema della lingua standard.
La qualità linguistica dell’intero testo o di una sua parte consistente consente di stabilire se un testo tradotto sia o meno equivalente sul piano normativo. È quanto sostiene il teorico tedesco della traduzione W. Koller (2001), che ha studiato l’equivalenza normativa della traduzione. A suo avviso, l’equivalenza normativa è soltanto una delle tipologie di equivalenza del testo tradotto che consentono di valutarne l’equivalenza complessiva. La questione della conformità del testo tradotto alle norme della lingua d’arrivo è sollevata anche dalla nota teorica della traduzione M. Baker (1993, 1999). Applicando i metodi della linguistica dei corpora e studiando corpora multilingui, ha constatato che i testi tradotti sono spesso più chiari e meno ambigui degli originali e rispettano le norme grammaticali in misura maggiore rispetto ai testi nella lingua originale. Anche il teorico italiano della traduzione B. Osimo sottolinea in modo particolare la qualità della traduzione nel libro Traduzione e qualità. La traduzione in ambito accademico e professionale. Tra le numerose altre indicazioni, richiama l’attenzione dei traduttori sulla conservazione dello stile dell’autore e li esorta a valutare attentamente la grammatica e la sintassi del testo, a riconoscerne le caratteristiche ortografiche e grafiche e a riprodurle adeguatamente nella traduzione (Osimo 2004; citato in: Klioštoraitytė, Mažeikaitė 2009: 105).
3. L’EQUIVALENZA NORMATIVA DELLA TRADUZIONE DI UN TESTO LETTERARIO OGGETTO DI STUDIO
Lo stile letterario non è uno stereotipo linguistico sociale, perciò il suo rapporto con la lingua standard e con le sue norme parziali è alquanto diverso. L’individualità e la funzione estetica del linguaggio talvolta consentono di discostarsi dalle norme linguistiche, di non osservare alcune consuete regole d’uso della lingua.
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Page 7K. Župerka afferma: «Lo stile individuale non è soggetto a norme. In generale, è difficile definire le norme della sfera del linguaggio letterario» (2001: 96). Come si può allora stabilire una delle forme di equivalenza della traduzione di un testo, ossia l’equivalenza normativa? Se è impossibile o inopportuno aspettarsela, significa che i traduttori di testi letterari possono tradurre come ritengono opportuno e, a differenza dei traduttori di testi specialistici, non devono porsi elevati requisiti di competenza linguistica? A rispondere a queste domande aiuta il principio delle teorie della traduzione secondo cui il traduttore non è l’autore di un testo autonomo: deve rendere lo stile dell’autore con i mezzi di un’altra lingua e mantenere lo stesso livello stilistico. È quindi opportuno distinguere la riproduzione dei mezzi espressivi della lingua originale, ossia il tentativo di rendere lo stile dell’autore e di arricchire le risorse stilistiche della lingua di arrivo, dall’uso scorretto e immotivato di quest’ultima: la riproduzione di strutture grammaticali straniere, la mancata considerazione del significato delle unità linguistiche e la scarsa padronanza della lingua di arrivo. Naturalmente, un linguaggio scorretto può essere un espediente stilistico che caratterizza un personaggio o svolge un’altra funzione; pertanto, in un testo letterario possono essere usati con una motivazione prestiti, dialettalismi, espressioni gergali, parolacce e così via. Nell’esaminare la qualità linguistica del testo tradotto, occorre sempre fare riferimento all’originale e valutare se, nel singolo passaggio in lingua straniera e nel testo nel suo complesso, siano presenti scarti consapevoli dalla norma che svolgono una funzione stilistica. Se nell’originale non vi sono scarti di questo tipo, non dovrebbero esserci neppure nella traduzione.
Esaminando in quale forma sia stata resa in lituano l’opera di R. Gary e quale lingua insegni ai lettori L’educazione europea, sono stati riscontrati oltre cinquanta errori di lingua standard e di stile. Il testo tradotto è stato esaminato sotto il profilo dell’equivalenza normativa; pertanto, ogni uso non normativo è stato analizzato nel contesto complessivo dell’opera, confrontato con il testo originale e valutato quanto alla sua opportunità. Gli errori linguistici riscontrati si suddividono in diverse categorie: lessicali, grammaticali (morfologici e sintattici) e stilistici.
3.1. Errori lessicali di traduzione
Nel materiale oggetto di studio sono stati riscontrati soprattutto errori di traduzione e d’uso lessicale, che rappresentano circa il 40 per cento di tutte le imprecisioni linguistiche e stilistiche rilevate (negli esempi testuali sono evidenziati in grassetto).
La lettura della traduzione solleva numerosi interrogativi sui motivi della scelta di lessico non normativo (forestierismi, semantismi, calchi). Non è chiaro perché nella traduzione le unità lessicali normative del francese standard siano state rese con lessico non normativo:
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Si asciugò i piedi e, con un gesto biblico, mostrò i piedi ai presenti e disse, puntando un enorme alluce verso Dobranski:
– Vedete... Non sono affatto responsabile della morte di questo giusto! (81)
Si asciugò i piedi, con un gesto biblico, li mostrò ai presenti e disse, puntando verso Dobranski un alluce smisurato:
– Vedete... Perché non sono responsabile della morte di questo giusto! (103)
(2)
Il partigiano, con la testa fasciata, disse seriamente:
– Saremo severi, ma giusti. (52)
Il partigiano con la testa coperta di bende disse gravemente:
– Saremo severi, ma giusti. (68)
Il sostantivo francese geste e l’espressione couverte de bandages sono stilisticamente neutri e nell’originale sono usati nel discorso non marcato dell’autore (non del personaggio!). Pertanto, i forestierismi usati dal traduttore žestu e subintuota sono da considerarsi immotivati, poiché, per conseguire l’equivalenza stilistica tra originale e traduzione, sarebbe stato necessario scegliere unità lessicali normative: gestu oppure mostu e sutvarstyta oppure aprišta. Lo scrittore italiano e critico della traduzione Umberto Eco afferma che il traduttore non deve cercare di «restituire» o migliorare il testo originale né prendere il posto dell’autore. Leggendo la traduzione, i lettori dovrebbero percepire e vedere l’originale così com’è. «Se si traduce un’opera povera e scritta male, la si lasci tale, affinché il lettore della traduzione possa giudicare da sé quanto vale il lavoro dell’autore» (Eco 2003: 118).
Anche l’uso dell’internazionalismo discreti potrebbe essere considerato lessicalmente immotivato:
(3)
Janekas discretamente tossì; subito dai cespugli apparve un adolescente alto e gli si avvicinò. Janekas lo riconobbe. (45)
Janek tossì discretamente; subito una figura alta di adolescente emerse dai cespugli e gli venne incontro. Janek riconobbe il giovane. (59)
(4)
La porta si chiuse discretamente. Il giovane Krylenka si voltò verso suo padre e cominciò con tono pacato:
– Va bene, non gridate così. Farete alzare tutti. Naturalmente, sono molto felice di vedervi... (178)
La porta si richiuse discretamente. Il giovane Krylenko si voltò verso suo padre e cominciò con tono conciliante:
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Page 9– Allora, non urlate così. Farete accorrere tutti. Naturalmente, sono molto felice di vedervi... (220)
Nel Dizionario della lingua lituana contemporanea il significato della parola discreti è definito così: «degno di fiducia, che sa mantenere un segreto: una persona discreta, un comportamento discreto» (2000: 126). È un significato comune in lituano. Il significato dell’avverbio francese discrètement è più ampio e i contesti d’uso sono più vari: «in modo discreto, senza attirare l’attenzione. Fare qualcosa discretamente (cfr. fam. di nascosto, furtivamente, in sordina). Guardare discretamente qualcuno: di sfuggita. Accennare discretamente a qualcosa <...> Vestirsi con discrezione. V. Sobriamente. <...>» (Le petit Robert 1978: 550). Il dizionario bilingue Dizionario francese-lituano indica i seguenti significati di discrètement: «con moderazione, modestamente; fare qualcosa ~ fare qualcosa di nascosto, in silenzio» (2004: 291).
Negli esempi di traduzione esaminati sarebbero più adatte le parole comuni della lingua lituana, che consentono di descrivere in modo semanticamente equivalente una situazione non linguistica: la porta si è chiusa di nascosto oppure silenziosamente, mentre Janekas ha tossito piano oppure ha tossicchiato. Le lingue denominano la stessa situazione non linguistica in modi diversi e impiegano un lessico differente, proprio di ciascuna. Il contenuto degli internazionalismi e il loro significato nelle diverse lingue spesso divergono; pertanto, essi non possono essere trasferiti direttamente nel testo tradotto senza tener conto del contenuto semantico e dell’uso abituale. Nei testi letterari gli internazionalismi sono spesso troppo pesanti; perciò, la concorrenza tra parole autoctone e internazionalismi presente nell’«uso generale, quando è paritaria (cioè quando non vi sono sfumature di significato né altri scopi particolari), nei testi letterari dovrebbe risolversi a favore delle parole autoctone» (Miliūnaitė 2006: 128).
Una parte considerevole degli errori lessicali nel materiale esaminato è costituita da calchi – calchi condannati dalla codificazione. Queste parole e locuzioni estranee alla lingua lituana vengono impiegate per riprodurre le forme espressive di una lingua straniera (nel caso in esame, il francese):
(5)
I suoi compagni aspettavano rispettosamente, con i berretti in mano, e di tanto in tanto sputavano per darsi un contegno. (33)
I suoi compagni lo aspettavano con rispetto, con i berretti in mano, sputando di tanto in tanto, per darsi un contegno. (44)
(6)
Di tanto in tanto guardava il corpo dell’amico e si metteva a piangere come un bambino infelice e maltrattato. (129)
Di tanto in tanto guardava il corpo del suo amico e si metteva a singhiozzare, con tutto l’abbandono di un bambino infelice. (159)
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– Lupi! – contro la sua volontà disse il caporale Libling con voce roca. (163)
– Dei lupi! disse suo malgrado il caporale Liebling, con voce rauca. (199)
(8)
I due giovani si scambiano suoni rauchi e cominciano a perquisire l’appartamento. (74)
I due giovani si scambiano suoni rauchi e cominciano a perquisire l’appartamento. (95)
La riproduzione letterale del lessico danneggia la lingua di arrivo, impedisce di trasmettere adeguatamente il significato e la funzione estetica dell’opera e di far provare al lettore il piacere della lettura del testo. I calchi di tanto in tanto avrebbero dovuto essere sostituiti dalla penna del traduttore o del redattore con a volte, occasionalmente, di tanto in tanto, a intervalli o in altro modo, contro la propria volontà – controvoglia; si scambiano suoni rauchi – si mormorano qualcosa l’un l’altro (o borbottano) e così via.
Sono stati individuati calchi usati in modo improprio in frasi formulate in maniera poco chiara, per esempio:
(9)
– Quanto all’essere impiccati, – si sente una voce brontolona – allora, amico mio, tra i giunchi dovrai accontentarti, credo, di annegare! (188)
– Quanto all’essere impiccato, dice una voce scontrosa, tra i giunchi, credo, amico mio, che dovrai accontentarti di annegare! (232)
(10)
Il vecchio si infuriò terribilmente. «Studiare e diventare qualcuno, borbottava, ge-ne-ra-le!» E, preso dalla rabbia, scagliò un paio di stivali contro il suo amico cosacco Bogorica [=Bogorodica – A. L.], che per disgrazia aveva sorriso, facendogli subito sparire il sorriso dal volto. (177)
Il vecchio fu estremamente sarcastico. «Studiare e diventare qualcuno, brontolò, Ge-ne-ra-le!», e, per disgusto, lanciò al suo amico cosacco Bogoroditza, che aveva avuto la sfortuna di sorridere, un paio di stivali che gli cancellarono prontamente il sorriso dal volto. (218)
La frase francese (9) è enfatica: mette in rilievo le parole pour ce qui est d’être pendu, che esprimono una connotazione sintattica che in lituano si potrebbe rendere ricorrendo ai mezzi della struttura informativa della frase. Il traduttore avrebbe dunque potuto cercare creativamente altri modi per mettere in rilievo l’espressione: Non sarai impiccato, amico mio,… o simili. E come dovrebbe comprendere il lettore la frase: tra i giunchi dovrai accontentarti, credo, di annegare!? In questo caso, quando il significato di una parte della frase non è chiaro, è difficile giustificare la scelta traduttiva persino in nome dello stile letterario, al quale
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Page 11Le norme della lingua standard non sono rigide: lasciano libertà. Alcuni esempi di traduzione mostrano che la libertà senza freni nella traduzione di un testo letterario «libera completamente il significato», fino a farlo scomparire.
Dopo aver letto l’esempio (10), sorge una domanda: come si può togliere il sorriso dal volto dello sventurato lanciandogli una scarpa? Una conoscenza teorica delle trasformazioni lessico-semantiche della traduzione aiuterebbe a tradurre correttamente questa frase. La sostituzione lessicale che si sarebbe dovuta applicare in questo punto – e il sorriso scomparve subito dal volto dello sventurato – si basa di norma sui nessi causali e consequenziali tra i concetti; pertanto una parola o un’espressione della lingua originale che indica la causa può essere sostituita nella lingua d’arrivo da una parola o un’espressione che indica l’effetto, e viceversa (Leonavičienė 2010: 20–24). Tale scelta è dettata dalla motivazione semantica e dall’uso consueto della lingua d’arrivo.
Un gruppo distinto di errori lessicali è costituito dalle parole usate con un significato improprio, i semantismi. La maggior parte è stata rilevata nei dialoghi dei personaggi; il traduttore potrebbe quindi giustificarli con la necessità di caratterizzare il personaggio e il suo modo di parlare. Ma è necessario farlo quando nei corrispondenti passi del testo francese si usano unità lessicali francesi neutre e standard?
(11)
– È mio figlio, che il colera se lo porti! – gridò Krylenko, e i suoi baffi si rizzarono di nuovo. – Te l’ho detto venti volte. Se la prossima volta te ne dimentichi... (176)
– È mio figlio, che il colera se lo porti! urlò Krylenko, con i baffi subito irti. Te l’ho detto venti volte. La prossima volta che te ne dimentichi... (217)
(12)
– Dopo la prossima rapina sulle strade, cinque persone saranno impiccate! Impiccate, ragazzi. Impiccate, senza tanti complimenti! (121)
– Alla prossima rapina sulle strade, cinque cittadini saranno impiccati! Impiccati, ragazzi. Impiccati, in fretta e furia! (150)
I semantismi negli esempi di traduzione citati non sono dovuti all’influenza della lingua originale. Si tratta di una scelta personale del traduttore, che ha optato per un lessico lituano non standard. Resta solo da chiedersi se questa scelta contribuisca a raggiungere l’equivalenza semantica e normativa tra il testo originale e quello tradotto.
3.2. Errori di morfologia e sintassi
Il lessico è considerato lo strato più dinamico della lingua, incline a cambiare e rinnovarsi e più rapido nel reagire ai cambiamenti extralinguistici. Il sistema grammaticale della lingua, invece, è molto più stabile. Le caratteristiche grammaticali riflettono il piano espressivo della lingua
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Page 12senza il quale non è possibile trasmettere il piano del contenuto in modo adeguato e comprensibile a tutti. Affinché un testo appartenente a una cultura e a una lingua straniere esprima tutto il contenuto comunicativo ed estetico in un altro contesto culturale, esso deve essere reso al destinatario in forma equivalente, ricorrendo alle risorse del sistema grammaticale della lingua di traduzione a lui comprensibili. Perciò i traduttori, soprattutto quelli che traducono testi letterari, devono conoscere approfonditamente e senza eccezioni la lingua e la cultura dell’originale e della traduzione.
Nell’esaminare l’equivalenza normativa della traduzione del materiale oggetto di studio, sono stati rilevati numerosi casi di inosservanza del sistema grammaticale della lingua di traduzione (morfologia e sintassi). Gli errori di morfologia e sintassi, considerati nel loro insieme, costituiscono circa il 37% di tutti gli errori; gli errori di stile circa il 23%.
Un errore morfologico di traduzione piuttosto frequente è la mancata osservanza delle categorie grammaticali delle parti del discorso, per esempio, il mancato uso dei numerali cardinali plurali con i sostantivi plurali:
(13)
– Non avresti dovuto uscire. Non è uscito nessuno. Né gli Zborowski né Yankel. Restavano solo poche ore da aspettare. E noi abbiamo aspettato tre anni. (225)
– Non avresti dovuto uscire. Non è uscito nessuno. Né gli Zborowski né Yankel. Restavano solo poche ore da aspettare. E noi abbiamo aspettato tre anni. (279)
Il tredicesimo esempio mostra anche la mancata concordanza di genere del participio likę. Questa caratteristica dialettale, frequente nelle traduzioni, non è da considerarsi un errore morfologico e può essere usata negli stili informali come variante secondaria della norma; tuttavia, confrontando il testo originale e quello tradotto, sorge il dubbio che fosse necessario creare nella traduzione l’impressione di un parlato dialettale:
(14)
Giocate una partita che non potete perdere. Non perdete la testa. Non stringete i pugni. Fate in modo che le vostre mani siano rilassate, i volti sereni. Sorridete. Non dubitate. Sappiate: verranno, si stanno preparando. Verranno di sicuro, proprio come arriva inevitabilmente il domani. (80)
Giocate la partita. Non perdete la testa. Non stringete i pugni. Che le vostre braccia siano rilassate, i vostri volti sereni. Sorridete. Non dubitate. E sappiate questo: verranno, si stanno preparando. Verranno con la stessa certezza con cui arriverà il giorno di domani. (101)
Gli errori sintattici sono molto più frequenti: abbondano le imprecisioni nell’uso del gerundio, dei casi (soprattutto del locativo) e delle postposizioni. Nell’uso del gerundio spesso non si presta attenzione alla sua semantica: in lituano il gerundio dovrebbe esprimere un’azione secondaria il cui agente è diverso dal soggetto della frase, ma nel testo tradotto accade diversamente:
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L’abate Burakas fu arrestato mentre pregava nella piccola cappella di San Francesco a Vierkos e fucilato sul posto. (174)
L’abate Burak fu sorpreso mentre pregava nella piccola cappella di San Francesco a Wierki e fucilato sul posto. (214)
(16)
La loro presenza guastava sempre l’umore dei partigiani, perché i tedeschi erano costantemente all’ascolto e, da alcuni mesi, grazie a nuovi mezzi tecnici, erano diventati padroni della situazione grazie, riuscendo a individuare individuando le postazioni di trasmissione. (26)
La loro presenza suscitava sempre il malumore dei partigiani, poiché i tedeschi erano costantemente in ascolto e da alcuni mesi erano diventati maestri nell’arte di individuare le stazioni trasmittenti grazie a nuovi mezzi tecnici; <...> (36)
Sebbene leggendo la frase francese (15) sia del tutto chiaro che a pregare era l’abate Burak (alors qu’il priait...), nella traduzione lituana, con l’uso improprio del gerundio jam besimeldžiant, si crea un’ambiguità: o forse in quel momento stava pregando qualcun altro? Si può trovare una forma grammaticalmente più corretta, per esempio Abatas Burakas buvo suimtas besimeldžiantis mažoje šv. Pranciškaus koplyčioje... (oppure Besimeldžiantis abatas Burakas buvo suimtas...).
Non si possono giustificare gli errori linguistici neppure nell’esempio (16): la frase francese diretta con l’inciso depuis quelques mois comunica che, usando (o installando) nuovi mezzi tecnici, i tedeschi erano diventati padroni della situazione e avevano individuato le postazioni di trasmissione. Nella traduzione, tuttavia, usando il gerundio susekant, sembra introdursi un altro agente, cioè cambia il contenuto semantico e non è chiaro chi abbia individuato le postazioni di trasmissione.
Tra gli errori nell’uso dei casi in lituano presenti nella traduzione esaminata, i più frequenti sono quelli del caso locativo:
(17)
Tutto ciò che Janekas riusciva a distinguere in quell’uomo era una testa bendata, un naso aquilino e un viso molto magro.
– Questo è Pešas, spiegò Dobranskis. – Qui nessuno gli bada, è stufo di tutti. (51)
Tutto ciò che Janek riusciva a vedere dell’uomo era una testa coperta di bende, un naso aquilino su un viso emaciato.
– Quello è Pech, dichiarò Dobranski. Qui nessuno gli bada, a tutti non importa niente di lui! (67)
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Per più di un’ora i partigiani, alcuni dei quali avevano percorso più di dieci chilometri, ascoltarono quei suoni, ciò che vi è di meglio nell’uomo, come per ritrovare la calma. (52)
Per più di un’ora i partigiani, alcuni dei quali avevano camminato per più di dieci chilometri per arrivare, ascoltarono la voce, ciò che vi è di meglio nell’uomo, come per rassicurarsi <…>. (67)
(19)
Il bambino arrivò di corsa.
– Eccolo, in buone condizioni e con il suo violino! Pestka, porta tu il sacco. (139)
Il bambino arrivò di corsa.
– Eccolo, in buone condizioni e tutto intero, con il suo violino! Pestka, porterai tu il sacco! (171)
Negli esempi presentati, riproducendo l’espressione della lingua originale, il traduttore non ha tenuto conto dei significati del caso locativo in lituano né del fatto che questo caso non si usa per esprimere il soggetto che sperimenta uno stato (nell’uomo) e il modo (in buone condizioni). Inoltre, la frase originale (17) è enfatica e impiega una costruzione segmentata di focalizzazione (cfr. Leonavičienė 2010: 173–176), che mette in primo piano il rema rispetto al tema; pertanto, per mettere in rilievo il rema, la frase avrebbe potuto essere tradotta in lituano ricorrendo a ulteriori indicatori segmentali, per esempio: Guardando quell’uomo, Janek notòsolouna testa bendata, un naso come un becco d’aquila e un viso emaciato.
Leggendo frasi tradotte con errori morfologici e sintattici, viene da chiedersi se contribuiscano a trasmettere la funzione estetica dell’opera di R. Gary. Perché nella traduzione non si rispettano le norme del sistema grammaticale lituano e l’equivalenza normativa della traduzione, se nei passi specifici del testo originale non vi sono deviazioni grammaticali dal francese e la lingua è fluida e facilmente comprensibile? L’analisi stilistica del testo tradotto non aiuta a trovare una risposta a queste domande.
3.3. Difetti stilistici del testo tradotto
Alcuni difetti stilistici del materiale oggetto di studio sono stati discussi analizzando le frasi inadeguate sotto il profilo lessicale, morfologico e sintattico (9, 15, 16 ecc.). Nell’analisi stilistica si è tenuto conto dello stile dell’originale di R. Gary, delle peculiarità stilistiche della sua espressione e della questione dell’opportunità e dell’adeguatezza dei mezzi linguistici del testo tradotto, nonché della resa della loro funzione stilistica. Esaminando il testo tradotto e affrontando la questione della comunicazione estetica e dell’equivalenza stilistica tra traduzione e originale, sono stati individuati numerosi passaggi stilisticamente deboli:
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Questa era la strada per Vilnius; la percorse fino a Sucharki… Il paesino era avvolto da una fitta nebbia. Ma quella nebbia bruciava gli occhi, come nel nascondiglio, quando la stufa tirava male. Quello era fumo. Una parte del paesino era bruciata. Non c’erano piùera fiamme, aleggiava soltanto il fumo, un fumo denso, immobile nell’aria calma, e un odore sgradevole che feriva la gola. (16)
Era la strada di Wilno. La seguì fino a Sucharki… Il villaggio era avvolto da una fitta nebbia. Ma quella nebbia pungeva gli occhi, come nel nascondiglio, quando la stufa tirava male. Era fumo. Una parte del villaggio era bruciata. Non c’erano più fiamme, soltanto fumo, un fumo pesante, immobile nell’aria calma, e un cattivo odore che feriva la gola. (23–24)
(21)
Sulle braci le patate si gonfiavano allegramente e si spaccavano, mentre gli uomini si erano tolti le pellicce di montone e sbottonati le giubbe: faceva caldo. Non faceva caldo soltanto per il fuoco, ma c’era anche il calore accogliente e fraterno della folla, gradito agli sventurati, ma inaccettabile per i fortunati. (186)
Le patate si gonfiavano e crepitavano allegramente sulle braci, e gli uomini si erano tolti le pellicce di montone, sbottonati le giubbe: faceva caldo. Non era soltanto il calore del fuoco, ma anche il calore umile e fraterno della folla, gradito agli sventurati, ma dal quale le persone felici si distolgono con disgusto. (229)
Negli esempi citati, la forma būti del verbo essere buvo è usata in modo stilisticamente poco efficace. Leggendo gli estratti in francese, non salta all’occhio la monotonia stilisticamente marcata di un singolo verbo. Ci si chiede perché questa monotonia sia comparsa nella traduzione e quale sia il suo scopo. Per conseguire l’equivalenza tra il testo tradotto e l’originale, un singolo elemento della microstruttura del testo tradotto è importante in quanto parte di un segmento più ampio (la macrostruttura) e del testo nel suo insieme. Va collegato al contesto tenendo conto dell’equivalenza situazionale, pragmatica e comunicativa e, naturalmente, del criterio della stilistica. La frase dell’esempio (20) Le village était enveloppé dans un épais brouillard si sarebbe potuta tradurre Miestelį gaubė tirštas rūkas. La sostituzione della forma passiva était enveloppé con il passato semplice attivo lituano gaubė avrebbe permesso di evitare la ripetizione della stessa parola.
Le frasi Tai buvo dūmai (20) oppure Tai nebuvo šiluma vien nuo ugnies… (21) avrebbero potuto essere tradotte diversamente. Le teorie della traduzione affermano che nei testi di lingue diverse le situazioni non linguistiche vengono rese in modo differente e le immagini vengono create con parole diverse. Nella lingua francese, più astratta, per descrivere situazioni diverse si usano più spesso verbi di significato generale (être, avoir, faire, aller ecc.), mentre in lituano, in situazioni corrispondenti, si scelgono verbi dal significato più specifico. Tenendo conto dell’equivalenza situazionale della traduzione e sapendo che il francese dispone di un repertorio limitato di verbi dalla semantica dettagliata e dallo stile più differenziato (cfr. Leonavičienė 2009:
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Page 16(25–30), il traduttore avrebbe potuto essere più specifico. Molti casi in cui il verbo buvo («era») è usato in modo poco elegante potrebbero essere sostituiti da sklido, tvyrojo («si diffondeva, aleggiava») e simili (per esempio, Tai nebuvo calore soltanto dal fuoco... (= Šiluma sklido non proveniva soltanto dal fuoco...). Negli esempi di traduzione citati e in altri casi, sostituzioni di questo tipo eviterebbero di impoverire stilisticamente il testo, contribuirebbero a rendere in modo equivalente lo stile dell’autore e le situazioni descritte e rispetterebbero il principio di equivalenza normativa della traduzione.
CONCLUSIONI
Sebbene la lingua dello stile letterario non sia soggetta a norme, non si dovrebbe tuttavia escludere il principio di equivalenza normativa della traduzione di un testo letterario. Lo si può intendere in modo più libero rispetto a un testo amministrativo o scientifico e interpretare come fedeltà allo stile linguistico individuale dell’autore, nonché come uso responsabile dei mezzi della lingua di traduzione per rendere il significato e il senso del testo.
I risultati della ricerca sulla traduzione mostrano che il testo lituano della traduzione di R. Gary, Europietiško auklėjimo, non può essere considerato normativamente equivalente al testo originale. Gli errori lessicali, morfologici, sintattici e stilistici riscontrati non sono motivati né stilisticamente né in altro modo, poiché nei corrispondenti passaggi dell’originale e nel relativo contesto non vi sono errori commessi dall’autore nel sistema o nello stile della lingua francese. Pertanto, gli errori nella lingua di traduzione non sono dovuti al testo originale.
Tra tutti gli errori nella lingua di traduzione, i più frequenti sono quelli lessicali (40%) e quelli del sistema grammaticale (37%). Non solo compromettono la resa espressiva, ma alterano anche il contenuto: gli errori espressivi modificano il significato della frase e generano ambiguità. Nel rendere il testo originale, l’espressione della lingua di traduzione, copiata dalla lingua originale, ne modifica il contenuto. Nessuna teoria o metodologia della traduzione prevede queste modifiche del contenuto derivanti dal piano espressivo. Nel tradurre lo stile individuale dell’autore, le combinazioni dei componenti semantici devono essere di primaria importanza per il traduttore; pertanto, la modifica di determinati significati è ammissibile solo per ragioni pragmatiche, comunicative o legate al contesto situazionale, oppure nell’adattamento culturale del testo. Gli errori lessicali e grammaticali nella lingua di traduzione dimostrano che il traduttore non tiene conto delle differenze tra i modi in cui il francese e il lituano denominano la realtà.
I risultati della ricerca consentono di affermare che il testo originale, rispetto alla traduzione, è più scorrevole e stilisticamente più appropriato nell’uso dei mezzi linguistici. Si può concludere che gli errori linguistici nella traduzione di un testo letterario ostacolano la comunicazione estetica e impediscono al testo di svolgere la sua funzione più importante.
La traduzione di un’opera letteraria è un atto culturale, contribuisce alla creazione di una biblioteca mondiale delle traduzioni e offre la possibilità di ampliare le risorse stilistiche della lingua di traduzione; tuttavia
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Page 17gli errori linguistici e stilistici della traduzione lituana di quest’opera di R. Gary privano in parte il testo della possibilità di essere compreso in modo equivalente e adeguatamente accolto nel nuovo ambiente comunicativo, la cultura lituana.
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Gauta 2010 11 03
TEXT NORMATIVE TRANSLATION EQUIVALENCE OF R. GARY’S ÉDUCATION EUROPÉENNE
Summary
Translation theories often bring up the issue of translation quality – the equivalence of the text to the original. One type of text equivalence is text normative translation equivalence, which permits a judgement about the quality of the translation in the target language.
This article offers a theoretical discussion of the relationship between normative equivalence and the overall equivalence of a translation followed by an examination of the normative equivalence of the Lithuanian language translation of R. Gary’s work, Éducation européenne. The analysis based on the data from the material under examination allows to evaluate the concept of literary normative translation equivalence more accurately, to highlight the actual use of language norms and to consider the importance of the style of an individual author when selecting literary means in the target language.
A quantitative and linguistic examination of the target language text has revealed numerous translation errors in lexicon, morphology, syntax and style. The results of the analysis of the translation suggest that there are deficiencies in aesthetic communication and application of translation methodology arising from the failure to take into account differences in the French and Lithuanian nominative and the nature of the grammatical systems. The performed examination, which was based on empirical data, casts doubts on the equivalence of Europietiškas auklėjimas to the original text (Éducation européenne) and raises the question of whether this translation could be publicly presented as a good example.
AURELIJA LEONAVIČIENĖ
Kauno technologijos institutas Gedimino g. 43, LT-44240 Kaunas [email protected]
Vytauto Didžiojo universitetas Donelaičio g. 52, LT-44244 Kaunas [email protected]
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