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ŽODŽIŲ FORMOS IR JŲ VARTOSENA LIETUVOS TSR MOKSLŲ AKADEMIJA

V. AMBRAZAS

STRUTTURA E USO DELL’ACCUSATIVO CON PARTICIPIO (ACCUSATIVUS CUM PARTICIPIO) NELL’ANTICO LITUANO

L’accusativo con participio (di seguito — GD) è una delle poche costruzioni participiali che hanno subito cambiamenti significativi già durante il periodo della tradizione scritta. La forma grammaticale del GD nell’antico lituano differiva da quella attuale; anche il suo ambito d’uso era un tempo molto più ampio. Alcune caratteristiche del GD riscontrate nei testi dei secoli XVI—XVII contribuiscono a chiarire la struttura antica della frase semplice e il suo sviluppo. Pertanto, nello studio di questa costruzione, occorre anzitutto prestare attenzione alla sua struttura nei più antichi monumenti della lingua lituana.

Il GD della lingua lituana fu descritto per la prima volta nelle grammatiche di D. Klein¹. Nelle grammatiche successive² troviamo una notevole quantità di dati su questa costruzione, in particolare nelle opere di J. Jablonskis³. Dal punto di vista della grammatica storica, il GD fu esaminato da A. Potebnia⁴ ed E. Fraenkel⁵; osservazioni e dati specifici in merito si trovano negli studi di A. Bezzenberger⁶, B. Delbrück⁷ e altri ricercatori. E. Tangl studiò il GD in un’apposita monografia, della quale, purtroppo, fu pubblicato soltanto un riassunto⁸. Vi troviamo acute osservazioni e importanti considerazioni sulla genesi e sull’uso di questa costruzione, ma essa non può sostituire una descrizione esauriente della struttura del GD. Nell’ultimo decennio il rapporto del GD con altre costruzioni è stato ulteriormente discusso negli articoli di I. Marvan⁹, mentre J. Pali-

1 Grammatica Litvanica… edita à M. Daniele Klein… Regiomonti… 1653, p. 163, 165; M. Danielis Kleinii Compendium Litvanico—Germanicum… Königsberg, 1654, p. 111.

2 Plg. Universitas Lingvarum Litvaniae… 1737, Vilnae, p. 27, 52; W. Haack, Vocabularium Litthanico—Germanicum et Germanico—Litthavnicum… Nebst einem Anhang einer kurtzgefaßten Litthauschen Grammatic. Halle, 1730, p. 336,; P. F. Ruhig, Anfangsgründe einer Littauischen Grammatik, Königsberg, 1747, p. 150—151 (Ch. G. Mielcke savo gramatikoje p. 188—189 pakartoja tuos pačius duomenis); G. Ostermeyer, Neue Litauische Grammatik ans Licht gestellt, Königsberg, 1791, p. 177; F. Kurschat, Grammatik der littauischen Sprache, Halle a. S., 1876, p. 366, 376, 423, 424; A. Schleicher, Litauische Grammatik, Prag, 1856, p. 263, 316, 321—322, 332.

3 J. Jablonskis, Rinktiniai raštai, red. J. Palionis, I, Vilnius, 1959, p. 303, 321—322, 472 tt., 614—615.

4 А. Потебня, Из записок по русской грамматике, 1—11. М., 1958, 314 тт.

5 E. Fraenkel, Syntax der litauischen Kasus, Kaunas, 1928 (toliau — Kas.), p. 154—155.

6 A. Bezzenberger, Beiträge zur Geschichte der litauischen Sprache, Göttingen, 1877, p. 223, 227—228, 262.

7 B. Delbrück, Vergleichende Syntax der indogermanischen Sprachen, (toliau — Vergl. Synt.) II, Strassburg, 1897, p. 490—491.

8 E. Tangl, Der Accusativus und Nominativus cum Participio im Altltauischen, Weimar, 1928 (toliau — Acc.).

9 И. Марван, О некоторых функциях литовского причастия „Kalbotyra (Языкознание)“ IV, Vilnius, 1962, p. 33—43; К вопросу о лингво—географическом положении балто—славянских языков, „Baltistica“ V (1), Vilnius, 1969, p. 17—19.

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La monografia di nio presenta nuovi dati sull’uso del GD negli scritti del XVI–XVII secolo10.

L’obiettivo di questo lavoro è descrivere la struttura e l’uso del GD nell’antico lituano e chiarire la direzione e le regolarità evolutive di questa costruzione. Il lavoro si basa su dati raccolti sistematicamente da tutti gli scritti del XVI–XVII secolo attualmente disponibili (esclusi i dizionari); i testi tradotti sono stati confrontati sistematicamente con gli originali disponibili11.

1. Accusativo doppio con nomi e participi

1.1. Il GD è di norma costituito da 3 elementi principali: verbale (V), nominale (N) e participiale (P). N e P dipendono da V (gli sono subordinati) e hanno la forma dell’accusativo; inoltre, P concorda con N in genere e numero. Questa costruzione si distingue dagli altri sintagmi di accusativo nominale con participi per il fatto che nessuno dei suoi elementi dipendenti, preso singolarmente, può sostituire l’intero sintagma NP mantenendone il valore sintattico. Per esempio, nella frase (welinas regeia ana išchalkusi (BrP I 271) si possono individuare i sintagmi regeia ana e regeia išchalkusi, ma nessuno dei due rende conto del significato proprio dell’intera costruzione: «vide che quello era affamato». Benché abbiano la forma di un caso dipendente, in questa costruzione N e P sono legati da una relazione semipredicativa, cioè da una relazione predicativa che non costituisce il fondamento della struttura della frase12. Una simile relazione tra gli elementi dipendenti della costruzione è possibile solo dopo verbi di un certo significato (verba percipiendi, dicendi ecc.).

Relazioni semipredicative analoghe si instaurano anche nei sintagmi all’accusativo con aggettivi e sostantivi, cfr.: regeiot ghi vschžengenti Mž 299; regeiau tą Moterischkę girtą BrB Apr 17, 6 e regėjome jį … wirą sopulų DP 16952. A partire dai tempi di J. Jablonskis, queste costruzioni sono chiamate accusativo doppio. Nella lingua contemporanea sono rare13 e si formano solo con pochi verbi (vedere, trovare e simili), ma negli scritti antichi e nella tradizione folklorica orale sono più diffuse. Poiché l’accusativo doppio con sostantivi e aggettivi aiuta a comprendere meglio la formazione del GD, è opportuno esaminarlo separatamente.

Le idee di A. Potebnja sul rapporto tra l’accusativo doppio e l’uso più ampio dell’accusativo oggetto nell’antichità sono di grande importanza per la storia del GD in lituano. Poiché in passato l’oggetto diretto e quello indiretto non erano formalmente differenziati, l’accusativo con i verbi di percezione, di dire ecc. era collegato allo stesso modo di

10 J. Palionis, Lietuvių literatūrinė kalba XVI–XVII a., Vilnius, 1967, p. 159–161.

11 Per i dati sulla diffusione del GD nel XVI–XVII secolo e sul suo rapporto con le costruzioni degli originali, cfr. aut., LKK XI, pp. 41–58. Gli estratti dagli scritti di J. Bretkūnas e B. Vilentas sono stati confrontati con l’edizione del 1549 della Bibbia di Lutero: Biblia: Das ist: die gantze heilige Schrifft… D. Mart. Luth. Wittemberg. Gedruckt durch Hans Lufft. 1549. Per il confronto con la Vulgata sono state utilizzate le seguenti edizioni: Biblia Sacra Vulgatae editionis Sixti Qvinti Pont. Max. ivssv recognita atqve edita Romae… MDXCIII; Novum testamentum graece et latine… curavit Eberhard Nestle, Stuttgart, 61921. Nelle citazioni tratte da questi testi, le abbreviazioni non sono indicate.

12 Il termine «relazioni semipredicative» corrisponde approssimativamente al termine «relazioni sociative» usato da A. Muchin; cfr. A. M. Muchin, Структура предложений и их модели, Л., 1968, p. 92 e segg.

13 A causa del raro uso di questa costruzione e della descrizione non del tutto precisa nella grammatica di A. Schleicher (egli riteneva che nell’espressione sakė tave šiokią, sakė tave tokią fosse stata omessa la copula esant oppure esančią; cfr. A. Schleicher, Litauische Grammatik, p. 263), B. Delbrück riteneva che l’accusativo doppio fosse quasi del tutto scomparso dalla lingua lituana; cfr. B. Delbrück, Vergl. Synt., I, p. 378.

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con quelli fattitivi. Su questa base, A. Potebnja osservò che, per esempio, nella costruzione slava antica mbnjasėtb otbca svoiego živa «considero mio padre vivo», il rapporto del verbo con il primo accusativo è lo stesso che nella frase postavi Mefodbja episkopa «nominò Metodio vescovo»14.

Applicando alla lingua lituana l’approccio di A. Potebnja, E. Tangl rilevò esempi in cui i verbi regėti, sakyti, negli scritti antichi, si costruiscono senza preposizione con un accusativo che indica un oggetto indiretto (più libero), per esempio: pakáiu iėmus sáko DP 203 (= pokoy im opowiada W 211)15. Da tali complementi oggetto all’accusativo, con un predicativo aggiunto, si è formata la costruzione del doppio accusativo in lituano16.

1.2. Una rassegna più ampia dei dati tratti dagli scritti dei secoli XVI–XVII conferma pienamente il nesso genetico del doppio accusativo, individuato da A. Potebnja e da E. Tangl, con l’accusativo retto dal verbo e indicante un oggetto indiretto.

L’accusativo dell’oggetto indiretto con verbi del dire, soprattutto con il verbo sakyti, si trova in molti scritti antichi.

Dico tutte le meraviglie Mž 51917. Enuncerò la sua legge Mž 506. Ha partorito… colei che prima Gabriele aveva detto Mž 17918. Vi ho detto cose terrene SE 1368. Il condannato… gli ordinò di annunciare il perdono e la remissione dei peccati MT LŽ 14, 17—22. Ans… ci disse del vostro desiderio ChB II Kor 7, 7. I più piccoli… hanno coloro che lo annunciano ChB Apd 15, 21. Disse a tutti… il battesimo della penitenza ChB Apd 13, 24. Dice la ragione MP 2055. …La sua donna / che annuncia per mezzo del profeta MP II 354a25."

J. Bretkūnas usa il verbo sakyti con l’accusativo quando traduce le costruzioni dell’originale tedesco con il verbo predigen, che significa «profetizzare, annunciare, predicare riguardo a qualcosa»; cfr.:

Annuncerei ai prigionieri la liberazione Iz 61, 119 — Predicare (praedicarem) ai prigionieri la liberazione. E il nome del Signore annuncerò Ps 116, 17 — Voglio… predicare (invocabo) il nome del SIGNORE. …Colui che annuncia Nah 1, 15 — colui che predica la pace (annuntiantis pacem).

Anche il confronto con skelbti «annunciare» mostra questo significato del verbo sakyti; cfr.: Dievas… sakitas angu skelptas nog paganu WP 137; quest’ultimo, a sua volta, può anch’esso reggere un accusativo senza preposizione: skelbtų iżg to Diewą DP 5626 (stawili stad Bogą W 956).

Nel Postilla di M. Daukša, le espressioni con sakyti traducono enunciati contenenti vari verbi, precisamente opowiadać (sako praszokusius dabar sanczius ir atęisęczius daiktus 47424 — opowiada przeszłe |ninieysze| y przyszłe rzeczy W 794; ii mumus tikrai sako 40944 — ie nam… opowiedą W 67120), powiedać (daiktus žęmiškus sakiau 4525 — rzeczy ziemskie powiedat W 755), zwiastować (Angelas… dziauksmą passake 44024 — wesele zwiastowal W 718) e persino con dawać: To kauliimo norint’ tuli tulas priežastis sako 49610 — rožne przyczyny dawaiją W 836. Nel testo polacco dei «Punktai» di Sirvydas, a tali espressioni con sakyti corrispondono costruzioni con spowiadać (Sako sawo piktibes — Spowiad aia się swych złości SP I 16026) e powiadać (Iszminti tieğ

14 A. A. Потебня, op. cit., p. 295—301. Per esempi in lituano e lettone, cfr. pp. 304—305, 306—307, 315 e segg.

15 E. Tangl, op. cit., p. 42.

16 Ivi, p. 45.

17 Analogamente, Mž 333, 397, BrGD LXXVI (132).

18 Cfr. anche BrGD II, RG 13.

19 Cfr. anche Iz 61, 2.

20 Cfr. anche DP 203₇ — W 343; DP 452 — W 755.

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diciamo — Raccontiamo la sapienza SP II 215₁₀); analogamente nel catechismo di Petkevičius, nella Postilla del 1600 e nei Vangeli del 1674, cfr.: racconterò la tua bontà santa PK 89; annunciando il perdono dei peccati PK 171; ho raccontato cose terrene Ev 177₁₉; dice la verità autentica MP III 17a₁₅ — dice la verità schietta RP 286²¹. Un caso di traduzione ancora più libera si trova in MP III 25₄₂: Udite da Filippo santo / di cui oggi commemoriamo la memoria RP 293a.

Le costruzioni attive del verbo dire con l’accusativo corrispondono alle costruzioni passive con il participio passivo al nominativo.

Dove sono narrate tutte le tue meraviglie BrB Ps 26, 7 (affinché si annuncino tutte le tue meraviglie) La devastazione fu annunciata BrB Jer 36, 9 (che si proclamasse un digiuno)... L’abominio della desolazione / che è stato predetto da Daniele DP 372₂ (che è stato predetto W 611). I miracoli... saranno narrati in tutto il mondo KN 93₁₆. Affinché fosse detto... annunciato SE 89₁₀²². Gesù... che prima era stato annunciato ChB Apd 3,20. L’annuncio... non doveva essere fatto MP 172, 172a₉ (non doveva essere predetto RP 117).

Tuttavia, rispetto ad altre costruzioni sinonimiche, nei testi antichi le combinazioni con l’accusativo che esprime il significato di oggetto indiretto sono tutt’altro che prevalenti. Le espressioni con gli stessi verbi degli originali tedeschi e polacchi sono molto più spesso tradotte mediante costruzioni con la preposizione «su» oppure con il verbo prefissato apsakyti, cfr. «parlare della vera venuta» MP 207a — parlò della vera venuta RP 142₂₃, Gli angeli annunciarono la pace DP 353₂ — annunciarono la pace W 581₂₄. Talvolta le combinazioni con il verbo prefissato e quello non prefissato compaiono persino nella stessa frase, per esempio: Ai peccatori, per raccontare la loro liberazione... ai miseri, per narrare i segreti MP III 24a₃₄–₃₆ — per annunciare la liberazione... narrare i segreti RP 293.

Le combinazioni con l’accusativo di significato analogo, formate con altri verbi del dire, per esempio affermare, parlare, gridare, sono molto più rare e meno evidenti, poiché quasi sempre traducono le corrispondenti espressioni degli originali.

Cristo... nel cuore porti la pace DP 433₂₉ (nel cuore parla di pace W 707)²⁵. Manderò la calamità che ho pronunciato contro di loro BrB Jer 19, 15 (che ho pronunciato contro di loro). E parliamo di sapienza tra i perfetti ChB I Kor 2, 6. Parliamo di lui C Hristusiep ChB II Kor 2, 17. Poiché i tuoi domestici... gridano contro di te BrB Jer 12, 6 (e gridano contro di te).

Come il verbo dire significa «narrare», così anche scrivere può significare «descrivere» e reggere l’accusativo senza preposizione. Nella Postilla di M. Daukša, tali espressioni corrispondono per lo più al polacco originale opisywać + acc.

Marco e Luca scrivono la storia sacra DP 368₃₈ (scrivono W 606). Gli evangelisti scrivono anche le altre tre ingiustizie del mondo DP 175₄₄ (scrivono... le ingiustizie W 301). scrivono... la grande malvagità e il cuore crudele dei giudici DP 154₃₉ (scrivono... la grande malvagità W₂ 17).

²¹ Analogamente MP II 386₈₂₂ — RP 261.

²² Analogamente MP 168₃₁₁, 172₁₀.

²³ Cfr. inoltre DP 48₂₁, SP I 303₁₁, MP 169₄₈, 173₁, 181₁₇, 184₁₅, 187₆, 212₄₃, ChB Apd 5, 42; 8,5; I Korint 1,23; Efez 2, 17 ecc.

²⁴ Cfr. MP 181₂₀: dice la verità — dirà la verità, ma annuncia la pace — annunciano la pace RP 123.

²⁵ Per le corrispondenti costruzioni passive, cfr.: ora siamo detti vivere MP 138 (siamo chiamati a vivere RP 91a).

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Talvolta viene tradotto anche più liberamente, cfr.: Todrinąg ir du Tėwu pirmiaus raszō DP 503₈ (dwu oycu naprzod kladźie W 856).

I singoli casi d’uso dei verbi mąstyti e dūmoti con l’accusativo, rilevati negli scritti di M. Daukša e K. Sirvydas, differiscono anch’essi dai testi polacchi, nei quali sono usate forme di verbi transitivi dal significato più attenuato.

Consolatevi voi, che sopportate un tale tormento (Ważącyę tego) SP II 196₁₆. Affinché riflettessimo sulla brevità della vita e sul tempo ignoto della morte DP 552₂₇ (affinché meditassimo sulla brevità della vita W 941).

Nel frattempo, M. Daukša e J. Vujek usano allo stesso modo il verbo skaityti (czytać) con l’accusativo, cfr.: Tris tad’ apreiškimus Wieszpatiės skaitome DP 424₁₄ (troie tedy ziawienie Pańskie czytamy W 693)²⁶.

Anche i casi d’uso del verbo žinoti e del polacco wiedzieć con l’accusativo coincidono nel catechismo di M. Petkevičius e nel postillato anonimo del 1600.

Perciò noi, conoscendo la grazia di Dio verso di noi, ci affidiamo a lui (conoscendo presso di noi la grazia di Dio) PK 139. Conosciamo molte opere buone MP 208ᵃ₁₃ (conosciamo… i benefici RP 142ᵃ₅). Conosciamo anche il beneficio del figlio MP 208ᵃ₁₉ (conosciamo… i benefici RP 142ᵃ₁₀). Il Signore… conoscendo tutto quel suo atroce tormento MP 155ᵃ₃₅ (conoscendo… il suo atroce tormento RP 107₅₂).

Tra i verbi di percezione va menzionato il verbo girdėti, che negli scritti antichi, come nei corrispondenti originali tedeschi e polacchi, poteva reggere l’accusativo indicante il contenuto dell’informazione percepita attraverso i sensi.

Affinché seguissero le vostre opere grandi, ascoltando la sua vita e le sue opere DK 67₈ (DK¹ 63). Giovanni, udite le opere di Gesù DP 17₁ (udite… le opere di Cristo W 14)²⁷. Abbiamo udito il tempo, il luogo e il modo DP 594₄₃ (abbiamo udito il tempo, il luogo e il modo W₃ 199). Udimmo tre opere miracolose BrP I 231. Alessandro… udendo opere gloriose… dice BrB I Mak 10, 15 (ode le opere lodevoli). E ora vieni, domani lo sentirai ChB Apd 25, 22.

La coincidenza con le costruzioni tedesche e polacche in questi casi (come nei sintagmi già menzionati con skaityti, žinoti, byloti, kalbėti) riflette piuttosto un parallelismo motivato tipologicamente e geneticamente che un prestito. Nel periodo in questione, anche in tedesco e in polacco l’accusativo retto da una preposizione, che esprimeva l’oggetto indiretto, era usato molto più ampiamente che oggi; in generale, nella storia di molte lingue indoeuropee osserviamo la tendenza a sostituire molti sintagmi di questo significato con costruzioni preposizionali (cfr. 2. 1. 7.). Dagli esempi con i verbi sakyti, mąstyti, rašyti e simili risulta chiaramente che tale accusativo con valore di oggetto indiretto era un fenomeno autoctono dell’antico lituano²⁸. Tuttavia, già nei secoli XVI—XVII è piuttosto raro rispetto alle corrispondenti costruzioni preposizionali. La maggior parte dei sintagmi del tipo menzionato era probabilmente ormai diventata arcaica. Sono importanti perché contribuiscono a comprendere la genesi del doppio accusativo e a determinare i rapporti sintattici originari tra i membri di questa costruzione.

26 Cfr. anche DP 562₂₈ — W 957.

27 Ibidem VEE 13, 16.

28 Un altro caso è costituito dai sintagmi del verbo liepti con l’accusativo, attestati nella Bibbia di J. Bretkūnas e, a quanto pare, derivati dall’influenza diretta del testo tedesco, cfr.: liepe mane eiti — hieß mich gehen Ezech 46, 21; liepk ghi passikelti — heis zu auffstehen II Kar 9, 2; PoNas ghi liepe — der HERR hats jn geheissen II Sam 16, 10; così anche Nehem 12, 31, Est 1, 17 ecc.

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1. 3. Con gli stessi verbi che reggono i sintagmi qui discussi si formano anche costruzioni con doppio accusativo.

Poiché nei testi antichi l’accusativo doppio con sostantivi e aggettivi è un po’ più frequente dei sintagmi con un solo accusativo dell’oggetto remoto, si incontrano anche più verbi e di tipi più vari con l’accusativo doppio. Tuttavia, in entrambi i casi si possono distinguere gli stessi gruppi semantici e i lessemi principali. Le costruzioni con sostantivi (a) e con aggettivi o pronomi (b) non differiscono sostanzialmente tra loro neppure per il significato del verbo; soltanto gli aggettivi ricorrono come secondo accusativo almeno con una frequenza doppia. Il confronto dei testi tradotti con gli originali e i relitti delle costruzioni corrispondenti nel folclore e nella lingua popolare non lasciano alcun dubbio sull’origine autoctona di queste costruzioni. Nei testi antichi i loro membri principali sono più spesso i seguenti verbi:

1. Verbi di percezione: regėti, matyti, išvysti, girdėti, išgirsti, pajusti, rasti.

a) E i suoi rappresentanti annunciarono… che ghi pona regeia BrP I 401. E vedendo che suo figlio Jonas era un uomo valoroso, lo nominò comandante BrB I Mak 13, 54 (sahe | das sein Johannes ein tüchtiger Man war) Ma se qualcuno scorge una donna straniera | ubriaca | lasciva e arrogante DP 32₄₇ (iesli ktorego wyźrzy cudzolożnika pijánice | chćiwégo y pysznego W 51). Il Signore, vedendolo molto loquace, lo invitò a sedersi (widząc go wielce mownego SP II 73₂₁. Il santo Giovanni… inviato dal suo Signore Mž 179₂₉. Asch tawa Dukteri neradau Mergą BrB V Moz₂₂ (Ich habe deine Tochter nicht jungfraw funden)³⁰.

b) Maria non li lasciò, vedendoli deboli BrP I 60. Kad ius regi grinus DP 484₁₉ (Gdy ie widzą ubogimi) Nesa asch tawe Teisų regeiau BrB I Moz 7, 1 (dich hab ich Gerecht ersehen)³¹. E Aaron… vide che era lebbrosa BrB IV Moz 12 (wird gewar | das sie aussätzig ist). Ischwida ius ne linksmius BrB I Moz 40 (sahe | das sie traurig waren) Izwis ánų máčnesni MP 120³². Kita rassi ischmintinga BrB Sir 37, 25 (Mancher ist weise) Nesa esch tawo darbus ne pilnus radau BrB Apr 3, 2 (ich habe deine Werck nicht voellig erfunden). Jog runda namus tuščius (znáydzie Dō prożny) SP II 73, 1. Atrado Iezu (tykt) pati ChB Luk 9, 36³³.

2. Verbi di percezione e attività psichiche: pažinti «riconoscere», žinoti, išmanyti, pramanyti, atmintį, tarti, tikėti, laikyti.

a) Affinché noi… ti riconoscessimo come nostro Signore (ti confessassimo nostro Signore) PK 184. La Vergine… glorifica Gesù, riconoscendolo Dio eterno SIG 45₁₁. Ti riconosce… la Chiesa. La maestà incorruttibile del Padre BrGD XXXVI (50)³⁴. Che cosa possono discernere il settenario dono dello Spirito Santo MP 271₃₆. Su-

29 Cfr. anche BrGD Rankr 5; GD II.

30 In casi simili il secondo accusativo talvolta compare anche senza il primo: Girdi Mergą | girdi ir nusižeminusią DP 598₃₀ (Słyszysz pannę W 723). Pilats rades nekalta: siun­te ghi prieg Heroda. Mž 442.

31 Similmente BrB Iz 58, 7; Pat 22, 29; I Mak 12, 28; 4, 21; Mat 25, 37; Apr 17, 6; DP 336₁₆; SP I 165 – 166; MP 79₄; SIG I 47₁₅, 52₉, 78₁₁, 123₅ ecc.

32 Similmente BrP II 33, MP 69₈, III 15₂₅.

33 Similmente con rasti BrB Išm 8, 11; Sir 37, 21; Zuz 14; Dan 1, 20; Luk 7, 10; II Kor 9, 4; 1, 13; Mž 442; BrGD LXIII 103; DP 289₃₇; ChB II Kor 9, 4; Luk 7, 10; MP II 365₁₈, 366 – 367; SIG II 28₂₄, 83₁₃, 98₁₈ ecc.

34 Similmente PK 27; Mž 47, 51, 82; BrGD XII (= RG 133), ChB Jon 17, 3; MP 104₁₄, 107, 146₈₂₄, 167₈₇, 186₁₀, 265₈₃₀, 283₄₁₀, II 347₈₂₄, 351₉₉ ecc.

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si intende che esistano idoli, che... i re conoscono, non dèi, bensì opera delle mani degli uomini BrB Bar 6,550 (non dèi | ma fatti dalle mani degli uomini). Noi stolti, ritenevamo... che la sua fine fosse una vergogna BrB Išm 5, 4 (ritenevano... la sua fine una vergogna). Tuttavia essi lo considerano una dottrina straniera BrB Hoz 8, 12 (Così è considerato come un insegnamento straniero). Chi dunque crederà che siano dèi o li chiamerà tali? BrB Bar 6, 55 (Come si dovrebbe dunque ritenerli o chiamarli dèi? LB) Egli... udiva i loro creatori e li considera (li) suoi signori (sottolineato) suoi padroni BrB Sir 3, 8 (li riteneva suoi signori).

b) Gli apostoli riconobbero la vita di Gesù... Mž 280. Così riconosceremo Dio davanti a noi SE 232₂₃... E se sanno che essi (esse) sono morti, tuttavia continuano a seguirli BrB Bar 6, 41 E benché sappiano | che in loro non c’è vita). Essi... conoscono la malattia insidiosa e che s’insinua BrP II 387. Conoscendo il Signore buono (Conoscendo il Signore benevolo) PK 179. Ricordando il Signore buono | e misericordioso verso tutti gli uomini (Considerando quanto il Signore sia buono | e misericordioso verso tutti) PK 83. Allora Eli disse che era ubriaca BrB I Sam 1, 14 (Allora Eli pensò che fosse ubriaca). E io la stimai più preziosa del regno BrB Išm 7, 8 (E la stimai più preziosa del regno). E i Giudei che egli prima non riteneva degni BrB II Mak 91, 15 (che prima non riteneva degni).

3. Verbi di trasmissione dell’informazione: dire, annunciare, affermare, rivelare, confessare, testimoniare, mostrare.

a) Perché hai detto che era tua sorella? BrB I Moz 12, 19 (Perché dicesti che era tua sorella?). Dovettero confessarlo come Dio BrB Išm 12, 27 (e dovettero riconoscerlo come un Dio). Colui che, inviando il proprio Figlio, rivelò il Padre eterno | il Figlio | e lo Spirito Santo MT 187₁₆. Cristo ci mostra il perfetto Salvatore SE 152.

b) Per questo tutte le generazioni mi chiameranno beata BrP II 259. Che tutti i pagani vi proclameranno beati BrB Mal 3, 12 (Così che tutti i pagani vi proclameranno beati). Questa lettera... è detta fedele | e degna di ogni accoglienza DP 504₁₁ (Fedele | veritiera | parola | e... degna W 857) Allora riconosceremo anche noi come giuste le accuse di Dio MT 185₁₁. Ti confesserò giusto SIG II 36₁₅. Ella... lo testimonia colpevole di morte RG 85₆. Allora lo giudicherai impuro BrB III Moz 13 (lo giudicherai... impuro). Non nasconderò a voi il mio volto (non mi mostrerò ostile) BrB Jer 3, 12 (Così non distoglierò da voi il mio volto). E affinché mostrasse la ricchezza della gloria ChB Rom 9, 23.

1.4. Oltre ai verbi dei gruppi semantici menzionati, l’accusativo doppio si costruisce anche con i cosiddetti verbi fattitivi, che indicano la creazione o il mantenimento di una certa qualità o condizione, per esempio: fare, allevare, chiamare, lasciare, considerare, avere oppure un’azione semplice compiuta su un oggetto che si trova in una determinata condizione, per esempio: accettare, condurre, lasciare, raccogliere, dare, mangiare, bere e così via.

Il secondo accusativo del sostantivo in tali costruzioni è usato in alternanza con il progressivamente diffuso strumentale35.

Poiché fai della città un cumulo di pietre BrB Iz 25,2 (Poiché riduci la città a un mucchio di pietre). Ma non farò di te un deserto BrB Jer 22,6 (Voglio fare di te un deserto...). Fa’ di noi un vaso degno (rendici un vaso degno)

35 Per un approfondimento sul rapporto tra l’accusativo e il cosiddetto strumentale predicativo in tali costruzioni, si veda E. Fraenkel, Der prädikative Instrumental im Slavischen und Baltischen und seine syntaktischen Grundlagen, AfSlPh 40 (1926), p. 85 tt.; Kas., p. 152 tt., 199–200.

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PK XXXI. Questi miei figli posso allevare BrB II 275. E non chiamate più quel peso BrB Jer 23,36 (Vnd nennets nicht mehr Last). E non ti chiameranno città visitata e non abbandonata BrB Iz 62,12 (vnd dich wird man heissen die besuchte vnd un verlassene Stadt). Esch dumojau ana (ie) saw prijimti Draugalą BrB Išm 8,9 (Ich habs beschlossen | mir sie zum Gespielien zu nemen). Ghis padare... Trobą, Dukterei Pharaono, kure Salomonas saw Moterį wedens buwa BrB I Kar 7,8 (die Salomo zum Weibe genommen hatte). Idant mus iau nuweizdetu ir aprinktu žmones sāwi izrinktās MP 207₂ (aby nas... obral lud sobie wybrány RP 141).

Tra le costruzioni con un secondo accusativo costituito da un aggettivo, negli scritti antichi sono particolarmente produttive quelle che dipendono dal verbo daryti. Con esse si traducono spesso enunciati degli originali di struttura del tutto diversa.

Ti rendiamo coraggioso Mž 564, Br Gd XXXV. Renderò impuri i loro santuari BrB Ezech 7,24 (Ich wil... ire Kirchen entheiligen). Affinché ti rendesse sgradevole MP 196₈ (aby cie omierził RP 133₁₃). Rendendoli indegni MP 257₈ (czyniąc ie niegodnemi RP 175₄₆). Promettendo di rendervi felici in essi MP 375ₐ (was w nich szczęścić RP 253₄₇).

Molto più spesso che i sostantivi, gli aggettivi si trovano anche in costruzioni con altri verbi dai significati menzionati.

Il Vangelo chiama beati i poveri (zowie błogosławionymi ubogie) SP I 303₁₆. Chiama maledetto ogni uomo di tal fatta MP 100₂₀ (przeklętym zowie RP 64ₐ₇). Ghys... Lascia i ricchi a mani vuote VEE 159₃₆ (Vnd lesst die Reichen leer). Dio ha reso buono l’uomo BrB Pam 7,29 (hat auffrichtig gemacht). E Ioab lasciò vivi quelli che erano rimasti in città BrB I Kron 12,8 (lies leben die übrigen)³⁷. Li cattureremo vivi BrB II Kar 7,12 (wollen wir sie lebendig greiffen). E io radunerò presso di te tutto Giacobbe BrB Mich 2,12 (versamlen gantz). Hai condotto il tuo popolo attraverso di essa all’asciutto Vln 60–61 (trucken hindurch gefuehrt Lut. Cat. m. 132). Egli mi ha ricondotto sano e salvo BrB Tob 12,3 (hat mich gesund hin vnd wider bracht). E riempitela dopo averla svuotata ChB Jon 2,7. Berrò vino nuovo nel regno di Dio ChB Mork 14,25. Li divoreremo vivi BrB Pat 1,12 (wir wollen sie lebendig verschlingen). Date a costei il bambino vivo BrB I Kar 3,27 (Gebet jr das Kind lebendig). Ferite... che egli ha lasciato aperte WP 9. Si prende cura della mia salute (o mym zdrowiu radzi) PK 50. Simone... li lasciò andare vivi BrB I Mak 13,50 (lies sie leben).

1.5. Confrontando l’accusativo doppio con le combinazioni verbali discusse in 1.2, si vede chiaramente che le relazioni sintattiche tra il verbo (V) e il primo accusativo nominale o pronominale (N) sono identiche in entrambi i casi. Nella combinazione jį mūmus tikrai sako DP 409₄₄, l’accusativo del pronome jį, che indica la persona di cui si parla, è subordinato direttamente al verbo. La stessa relazione sintattica tra V e N si riscontra anche nella costruzione con accusativo doppio Kam sakei ie tawa Seserį BrB I Moz 12,19. In essa, tuttavia, a N è associato un altro accusativo nominale (N′), che è in rapporto con il primo in modo analogo a un predicato nominale con il soggetto, cfr. ji tavo sesuo. In entrambi i casi il rapporto di V con N è diretto, immediato e, senza dubbio, primario. Il legame immediato di V con N è confermato anche dall’interpretazione trasformazionale di GD (v. 3.3.2.). Il rapporto tra V e N′, invece, è mediato e fondato

36 Cfr. anche BrP II 259.

37 In modo analogo con lasciare BrB II Moz 1,17; I Kar 20,31; II Kar 25,22; Ezech 23,29; 29,12; 16, 39; Luk 1,53.

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N e N’ in un rapporto semipredicativo. A quanto pare, esso ha assunto in seguito un ruolo decisivo nella struttura della costruzione.

Pertanto, nelle costruzioni con verbi che in passato potevano reggere un accusativo dell’oggetto indiretto (per es.: žino / sako anuos negyvus «conosce / dice quelli morti»), si possono individuare gli stessi rapporti sintattici primari che con i verbi che richiedono un oggetto diretto (per es.: regi juos grynus «li vede puri»). Per l’accusativo doppio di entrambi i tipi si può ricostruire lo stesso modello di rapporti sintattici primari:

(1) V ⟶ N ←╌→ N’

Questo modello presuppone l’esistenza di una frase di questo tipo, nella quale ai casi subordinati al verbo potevano affiancarsi predicati secondari, nominali. Ciò emerge anzitutto dall’analogia strutturale dell’accusativo doppio con le costruzioni in altri casi. Tra queste, la più vicina al GD è il genitivo doppio, le cui tracce si trovano negli scritti antichi e nel folklore, cfr.: Neweiseidekit mane teip iūdos, nesa saule mane teip ischdėge BrB GG 1,6 (Sehet mich nicht an | Das ich so schwartz bin; quod fusca sim); neradau nes darba tawo pilno ChB Apr 3,2. Anche il dativo posposizionale si unisce ai nomi e ai pronomi, cfr. Rauschiau (=rašiau) iumus Tiewamus BrB I Jon 2, 13 (euch Vetern); kalbu iumus prietelamus ChB Luk 12,4; costruzioni corrispondenti con un secondo dativo — il participio (per es., idant… kiekvienas iam tiesu sakunciam be iokio abeiojimo tiketu SP II 138₂₂–ná powieść jego) — probabilmente contribuirono un tempo a porre le basi del dativo assoluto³⁸.

1.6. Costruzioni con casi doppi, caratterizzate da un rapporto diretto di subordinazione tra V e N e da un rapporto semipredicativo tra N e N’, sono attestate anche in molte altre lingue indoeuropee nei periodi più antichi della loro evoluzione. Vanno menzionate anzitutto le corrispondenze lettoni, cfr. pazinu vedējus devīgus cilvėkus; saka mani dzērājinu e sim.³⁹ Nello slavo antico, nel russo antico, nel ceco antico e in altre lingue slave⁴⁰, l’accusativo doppio con sostantivi e aggettivi ricorre dopo verbi appartenenti ai medesimi gruppi semantici e può essere associato ai verba percipiendi, cogitandi, dicendi e sim., cfr. ceco ant. mniše jeho posla spravedlivého Ote A 347⁴¹, slavo ant. gl(agol)ja vašъ rabъ Mar Jon 15, 15⁴². Costruzioni dello stesso tipo sono attestate nei monumenti antichi delle lingue germaniche, cfr. gotico kunnands ina wair geraihtana (εἰδὼς αὐτὸν ἄνδρα

38 Per ulteriori dettagli, cfr. l’autore, LKK V, p. 9 ss.

39 J. Endzelīns, Latviešu valodas gramatika, Rīgā, 1951, p. 577—578.

40 Per lo slavo antico e il russo antico, cfr. А. А. Потебня, op. cit. 296 ss., 305; J. Łoś, Gramatyka starosłowiańska, Lwów — Warszawa — Kraków 1922, p. 166; T. П. Ломтев, Очерки по историческому синтаксису русского языка, М., 1956, p. 212—216, 220 ss.; В. И. Борковский, П. С. Кузнецов, Историческая грамматика русского языка, М., 1965, 392 ss., 472; Сравнительно-исторический синтаксис восточнославянских языков, Члены предложения, М., 1968, 112 ss.; В. И. Чагишева, О втором винительном падеже имени прилагательного и причастия в истории русского языка, Уч. зап. ЛГПИ, т. 373, 1968, p. 215; per il ceco antico, cfr. J. Gebauer, Historická mluvnice jazyka českého, IV, Skladba, Praha, 1929, p. 25—26, 319 ss.; F. Trávníček, Historická mluvnice česká, 3, Skladba, Praha, 1956, p. 123—124; per il bielorusso antico, cfr. Е. Ф. Карский, Белорусы, Язык белорусского народа, 2—3, p. 397—398; per le altre lingue slave, cfr. F. Miklosich, Vergleichende Grammatik der slavischen Sprachen, IV, Wien, 1868—1874, p. 388—389; W. Vondrák, Vergleichende slavische Grammatik, ²II, Göttingen, 1928, p. 273.

41 J. Gebauer, op. cit. 321.

42 B. Havránek, La diatesi (genera verbi) nell’antico slavo ecclesiastico, „Ricerche sulla sintassi dell’antico slavo ecclesiastico“, Praga, 1963, p. 51.

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δικαιον)43, anglosassone wiste hine scyldigne «lo sapeva colpevole»44. Per struttura interna, il doppio accusativo lituano corrisponde pienamente all’acc. duplex latino con i verbi videre, intelligere, credere, sperare, iudicare, nuntiare, praedicare, docere, per esempio: me… tristem credas Pl. As. 842; ille navem salvam nuntiat Amph. 98845 malitiam sapientiam iudicant46 e all’acc. dupl. greco con i verbi νομίζω, ἡγέομαι, ἀποδείκνυμι e simili, che in questa costruzione significano «credere, riconoscere, considerare qualcuno qualcosa», oppure ὀνομάζω, λέγω «chiamare, dire»47; cfr. anche l’indiano antico ná vai hatám vírtām vidmá ná jīvám48 «non sappiamo se Vr̥tra sia morto o vivo» e le costruzioni corrispondenti con verbi di percezione e di dire nei testi ittiti, per esempio: ŠĖŠ–YA GIG-an us-ki-ir «ho sentito mio fratello malato»49. Il parallelismo strutturale e semantico di queste costruzioni mostra in modo convincente che già in un passato molto remoto delle lingue indoeuropee i sintagmi nominali dipendenti da verbi di percezione e di informazione esprimevano relazioni predicative, che in seguito si cominciò a formulare mediante proposizioni subordinate. Le stesse relazioni si riscontrano anche nelle costruzioni con altri casi doppi.

Il confronto con altre lingue indoeuropee conferma anche il rapporto originario di subordinazione diretta tra V e N. Nelle costruzioni con verbi di percezione fisica esso è evidente, poiché qui N è l’oggetto diretto di V. A. Potebnia50 e i ricercatori successivi51 hanno dimostrato in modo convincente che nei monumenti più antichi delle lingue slave i verbi di percezione psichica e di informazione (per esempio, russo antico vědati, mnĕti, znati, dumati, glagolati, povědati, ispovědati, skazati…) erano associati anch’essi all’accusativo dell’oggetto più lontano, che esprimeva il contenuto della percezione o del discorso, proprio come viděti e gli altri verbi di percezione fisica; cfr. russo antico исповѣда... пакость. К.-П. Плат. 153, помышляю жену ПСРЛ I 179, сказа явление К.-П. Плат. 18052, оувѣдаша... погоню I Новг. лет.53. L’accusativo dopo verbi di semantica corrispondente si trova anche in altre lingue indoeuropee (di norma in costruzioni di carattere relittuale); cfr. il latino iuravit morbum «si pentì della malattia» e la formula cristallizzata Iovem lapidem iurare

43 W. Vondrak, Vergleichende slavische Grammatik, ² II, 273.

44 А. А. Мухин, Функциональный анализ синтаксических элементов, М.—Л., 1964, р. 119, 189; plg. dar J. Macháček, Complementation of the English Verb by the Accusative—with—Infinitive and the Content Clause, Praha, 1965, p. 64, 66, 68.

45 R. Kühner, C. Stegmann, Ausführliche Grammatik der lateinischen Sprache, II, 1, Hannover, 1912 (di seguito — Lat. Gr.), p. 294—295; O. Riemann, Syntaxe latine d’après les principes de la grammaire historique, Paris, 1927, p. 74—75.

46 A. Ernout, F. Thomas, Syntaxe latine, Paris, ²1953, p. 35.

47 R. Kühner, Ausführliche Grammatik der griechischen Sprache, ²II, 1., Hannover, 1870, p. 273; С. И. Соболевский, Древне-греческий язык, М., 1948, р. 255.

48 B. Delbrück, Altindische Syntax, Halle, 1888, p. 179.

49 A. Hahn, Genesis of the Infinitive with Subject Accusative, Transactions and Proceedings of the American Philological Association (=TAPA), v. 81, 1950, p. 128.

50 А. А. Потебня, Из зап., I—II, 295—298.

51 T. P. Lomtev, op. cit., pp. 257—260; D. Stanisheva, Il caso accusativo nelle lingue slave orientali, Sofia, 1966, pp. 34—40 e segg.; ibid. per le altre lingue slave orientali, pp. 142 ss., 170 ss.; V. I. Borkovskij, P. S. Kuznecov, op. cit., p. 472; Introduzione allo studio comparativo-storico delle lingue slave, a cura di O. S. Mel’ničuk, Kiev, 1966, p. 466. Per l’antico ceco cfr. inoltre D. Stanisheva, Sul problema delle restrizioni lessicali dei modelli sintattici, Raccolta slavistica, Sofia, 1968, pp. 33—34; per l’antico polacco ibid., pp. 39—40.

52 Д. Станишева, ор. cit., р. 37.

53 В. И. Борковский, П. С. Кузнецов, ор. cit., 472, cfr. il doppio accusativo Князя своего живого вѣдяще (Ип. лет.). А. А. Потебня, Из зап., I—II, р. 305.

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Fam. 7, 12, 2 (in luogo della consueta per Iovem); Catilinam atque illa portenta loquebantur C. Mil. 6354; analogamente, il s. ind. dopo verbi che significano «parlare» (per es.: yām attha «di che cosa parli», cioè, verbo riferito a una persona)55, «pensare» (riguardo a una cosa, in alternanza con l’acc. duplex e con proposizioni subordinate) ecc. Tali costrutti sono motivati dalla debolezza e dal carattere indifferenziato del governo sintattico tipici della frase indoeuropea antica, per cui l’accusativo, come anche gli altri casi, poteva essere associato al verbo non solo con valore di oggetto diretto, ma anche di oggetto indiretto e con vari significati avverbiali. Sulla base dei costrutti qui menzionati, nelle costruzioni con doppio accusativo è possibile distinguere storicamente un sostantivo dipendente dal verbo e un’apposizione predicativa (per es., lat. volo te + consulem56).

L’ampio uso di apposizioni nominali è una delle caratteristiche più evidenti della frase, che colpisce nei testi delle antiche lingue indoeuropee. In questi testi i nomi in posizione postposta potevano essere associati liberamente a diversi casi, esprimendo relazioni che oggi rendiamo mediante predicati nominali o verbali57. In tal modo formavano nella frase centri predicativi secondari, dipendenti però semanticamente dal verbo principale. Nella forma, tali nomi appositivi non differivano in nulla da quelli attributivi, e nei testi antichi la loro funzione semipredicativa si può spesso dedurre soltanto dalla posizione e dal contesto58. (La lingua lituana ha conservato piuttosto bene l’identità formale delle antiche forme nominali predicative e attributive). Proprio costrutti di questo tipo, con rapporti semipredicativi tra forme nominali (o pronomi che le sostituiscono), si possono individuare nelle costruzioni con casi doppi. Nelle fasi iniziali del loro sviluppo, la subordinazione al verbo del primo nome (N) era senza dubbio molto più debole che in epoca storica e aveva soprattutto carattere semantico.

1.7. Nelle costruzioni con casi doppi i participi occupano la posizione sintattica del caso del secondo nome (N’). Per origine, tali costruzioni participiali sono varianti morfologiche delle costruzioni con casi doppi. L’uso del participio in esse è fondato sulla sua natura nominale.

Il GD, dal punto di vista storico, è un caso particolare del doppio accusativo. Poiché i participi lituani, come le forme corrispondenti delle altre lingue imparentate, sono di

54 R. Kühner, C. Stegmann, Lat. Gr., II, 1, p. 264; sul rapporto di tali accusativi con l’acc. duplex cfr. J. B. Hofmann, Syntaktische Gliederungsverschiebungen infolge Erstarrung ursprünglich appositioneller Verhältnisse, IF, 42 (1924), p. 79.

55 B. Delbrück, Altind. Synt., p. 173; L. Renou, Grammaire sanscrite, t. 1–2, Paris, ²1961, p. 288.

56 Cfr. J. B. Hofmann, op. cit.,79; A. Meillet, J. Vendries, Traité de grammaire comparée des langues classiques, Paris, 1924, p. 519 ss.

57 Cfr. А. Потебня, op. cit., p. 109–110, 121 ss., 516; H. Hirt, Indogermanische Grammatik, VI, p. 196–197; VII, p. 28; A. Meillet, Introduction à l’étude comparative des langues indo-européennes, Paris, ⁷1934, p. 359 ss.; P. Chantraine, Grammaire Homérique, II, Syntaxe, Paris, 1953, p. 8,16–17, 232, 319 ss.; Г. С. Кнабе, Еще раз о двух путях развития сложного предложения, ВЯ, 1955, № 1, p. 116; К происхождению абсолютных причастных оборотов в древнегреческом языке, сб.: Вопросы античной литературы и классической филологии, М., 1966, p. 430–431.

58 Per la mancata distinzione formale tra predicazione nominale e determinazione nelle lingue antiche cfr. B. Havránek, in: Otázky slovanské syntaxe, II, Brno, 1968 (di seguito OSS II), p.410; V. Hrabě, K vývoji jednočlenných infinitivních vět v ruštině a češtině, OSS II, p. 353; R. Večerka, K problematice vět s jmenným a sponově jmenným přísudkem v staroslověnštině, OSS, II, p. 373; R. Mrázek, Nominální věty neslovesné v staré ruštině, Studie ze slovanské jazykovědy, Praha 1958, p. 33, 40, 44–45; Y. Millet, Les tours au gérondif et la fonction d’épithète, OSS, II, p. 399.

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I rapporti sintattici tra gli aggettivi verbali derivati, il GD e i membri del doppio accusativo con elementi nominali dovevano essere identici. La comunanza strutturale di queste costruzioni è chiaramente percepibile anche nel periodo della tradizione scritta. Nei testi del XVI—XVII secolo il secondo accusativo dell’elemento nominale e del participio è spesso usato in alternanza con gli stessi verbi, cfr.:

Noi stolti, pensavamo che la sua vita fosse insensata e consideravamo la sua fine una vergogna BrB Išm 5,4 (hielten sein Leben für unsinnig | vnd sein ende für ein schande). E chi ha beni di questo mondo e vede il proprio fratello nel bisogno (reikalingą) BrB I Jon 3,17 (sihet seinen Bruder darben) Quando li vedi innocenti, allora si rattristano e sospirano; ma quando li vedi compiere il male, allora non si turbano né si addolorano DP 484₁₉ (Gdy ie widzą ubogimi... gdy ie widzą grzeszącymi W 183).

La stessa vicinanza del doppio accusativo con elementi nominali e participi si riscontra anche in altre lingue — slave, germaniche, indo-iraniche, greco e latino — soprattutto nei periodi più antichi del loro sviluppo⁵⁹. Un esempio caratteristico al riguardo è la traduzione dal tedesco di J. Bretkūnas di Mat 25, 38—39, in cui il doppio accusativo con un sostantivo, un aggettivo e due participi corrisponde alle costruzioni nominali di acc. duplex in latino e in greco:

Quando ti abbiamo visto ospite e ti abbiamo dato da mangiare? Oppure⁶⁰ nudo, e ti abbiamo vestito. Quando ti abbiamo visto incapace di procurarti da mangiare⁶⁰ e prigioniero; cfr.: Quando autem te vidimus hospitem… aut nudum… aut te vidimus infirmum, aut in carcere.

Il GD si fondava dunque su costruzioni in cui forme participiali nel caso pertinente, inizialmente dotate del valore di aggettivi verbali, erano collegate mediante un rapporto semipredicativo a elementi nominali o pronomi subordinati al verbo. I rapporti reciproci tra i membri del doppio accusativo consentono di stabilire il modello primario del GD in lituano:

(2) V ⟶ N ←→ P

Gli stessi rapporti sintattici primari si possono ricostruire anche per le costruzioni corrispondenti delle antiche lingue slave, germaniche, indo-iraniche, greca e latina. L’identità strutturale del doppio accusativo con elementi nominali e participi, la sua diffusione e il suo carattere arcaico in molte lingue imparentate permettono di ipotizzare che questa costruzione sia stata ereditata dall’epoca della comunità delle lingue indoeuropee.

1.8. Sulla formazione del GD e la sua struttura originaria nelle lingue indoeuropee sono state avanzate anche opinioni diverse.

I rapporti semipredicativi tra N e P (risp. N′), definiti semplicemente predicativi da molti autori⁶¹, sono talvolta fatti derivare da rapporti attributivi.

⁵⁹ Per la maggiore vicinanza di queste costruzioni nel latino arcaico, cfr. J. B. Hofmann, op. cit., p. 79, 83; F. Stolz, J. H. Schmalz, Lateinische Grammatik (di seguito — Lat. Gr.), München, 1928, p. 384.

⁶⁰ Sottolineato, sopra: alba.

⁶¹ Per il lituano, cfr. E. Fraenkel, Kas., 152 ss.; E. Tangl, Acc., 39 ss.; per il lettone, J. Endzelīns, Latviešu valodas gramatika, Rīgā, 1951, p. 577; per le lingue slave, cfr. А. А. Потебня, Из зап., I—II, p. 491, В. И. Борковский, П. С. Кузнецов, op. cit. p. 392—393; В. Л. Георгиева, История синтаксических явлений русского языка, М., 1968, p. 91; J. Loš sottolinea che la funzione predicativa del participio è qui chiaramente indicata dalla forma breve dei participi, Gramatyka starosłowiańska, 1922, p. 159—160; per l’antico indiano, cfr. B. Delbrück, Altindische Syntax, p. 178; per le lingue germaniche e romanze, cfr. В. И. Ярцева, О взаимосвязях синтаксических отношений, сб.: Проблемы сравнительной филологии, М.-Л., 1964, p. 30—31; Исторический синтаксис английского языка, М.-Л., 1961, p. 228; Н. В. Соколова, Трехчленные глагольные сочетания в современном французском языке, сб.: Грамматика, фонетика и стилистика романских языков, Л., 1971, p. 256 ss. con bibliografia; В. Е. Коваленко, Именные средства выражения предикации, Львов, 1969, p. 48 ss. con bibliografia.

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La concezione dell’uso semi-predicativo (risp. appositivo) come fase successiva dello sviluppo dei participi fu formulata da J. Jolly già nella seconda metà del secolo scorso62. Basandosi sulle lingue slave, O. S. Melničuk spiegò la trasformazione dei rapporti attributivi in predicativi con l’espansione del participio mediante parole dipendenti63, che avrebbe dato origine nella frase a un centro predicativo secondario. Tenendo conto del fatto che nell’antichità i nomi predicativi e attributivi non erano formalmente distinti, la differenza di opinioni su questo punto potrebbe essere considerata soltanto verbale; e i rapporti semi-predicativi N — P/N′ potrebbero essere ritenuti derivati da rapporti attributivo-predicativi primari, non differenziati64. È assai dubbio che essi si siano potuti formare a partire da quelli attributivi, poiché una simile direzione evolutiva non è tipica neppure in altri casi. Neanche l’espansione del participio può spiegare la formazione dei rapporti semi-predicativi, perché nei più antichi monumenti delle lingue indoeuropee le costruzioni semi-predicative sono composte per lo più da participi non espansi65. D’altra parte, l’uso più libero, nell’antichità, di aggiunti nominali vicini alla frase, osservato in molte lingue, e la loro successiva trasformazione in attributi sintatticamente subordinati, avverbi o parti del predicato verbale indicano una direzione evolutiva opposta. La conferma viene anche dalla trasformazione: la funzione attributiva dei nomi è derivata da quella predicativa, e non viceversa.

Per le stesse ragioni sembra necessario precisare anche la concezione dell’origine del GD (risp. acc. duplex) dai complementi diretti del verbo, tra i quali si sarebbero formati in seguito rapporti (semi-)predicativi.66 Tali sintagmi, nei quali dal verbo dipendono due nomi nella stessa forma di caso, sono indubbiamente arcaici. Poiché questi nomi potevano essere tra loro legati da rapporti di subordinazione semantica, come quello tra parte e tutto, e da altri rapporti67, non vi è motivo di ritenere che i loro rapporti semi-predicativi, attestati già nelle fasi più antiche dello sviluppo delle lingue indoeuropee, si siano formati più tardi. Una loro formazione posteriore sarebbe in contrasto con la direzione fondamentale dello sviluppo della frase indoeuropea, vale a dire il rafforzamento della sua coesione interna e dei rapporti di subordinazione. Tuttavia, sono certamente di origine più tarda la maggiore differenziazione del GD e di altre costruzioni semi-predicative rispetto alle costruzioni attributive e, in seguito, anche la loro separazione formale, osservabile già nei periodi storici dello sviluppo delle lingue indoeuropee.

Del tutto opposta è l’ipotesi dell’origine del GD da frasi nominali, che, sulla base delle idee di J. Zubatý68, F. Travníček sviluppò a partire dalle lingue slave69 e che in seguito fu sostenuta da alcuni altri linguisti cechi70. Secondo F. Travníček, forme ceche di GD come vizu tě ležiec «ti vedo giacere» derivano da due frasi, una verbale e l’altra nominale: vizu tě, leže «ti vedo, (tu) sei sdraiato», mentre il significato «ti vedo giacere» sarebbe posteriore, secondario. Inizialmente il participio avrebbe avuto la funzione di una frase nominale, per poi aggiungersi alla frase verbale (vizu tě) e cominciare a concordare con il complemento all’accusativo (te71). Poiché, per la sua struttura interna, il GD è una trasformazione di due strutture più elementari (cfr. 3.3), questa ipotesi si potrebbe applicare tutt’al più a periodi molto remoti della storia della lingua,

62 J. Jolly. Zur Lehre vom Particip, kn.: Sprachwissenschaftliche Abhandlungen, Leipzig, 1874, p. 89—92.

63 Plg. О. С. Мельничук, Розвиток структури слов’янського речення, Київ, 1966, p. 164 tt., 169—170.

64 Plg. B. Havránek, OSS, II, p. 410.

65 Plg. A. Hahn, Genesis of the Infinitive with Subject-Accusative, TAPA, 81 (1950), p. 117 tt.; Verbal Nouns and Adjectives in some Ancient Languages, „Language“, 42 (1966), № 2, p. 380—381.

66 G. Curme, A Grammar of the English Language, v. 3, 32 tt.

67 Casi di opposizione partitiva così detta nelle lingue indiana antica, ittita, latina e greca sono stati ampiamente trattati da A. Hahn, Vestiges of Partitive Opposition in Latin Syntax, TAPA, 84 (1953), p. 92—123; Partitive Opposition in Homer and the Greek Accusative, TAPA, 85 (1954), p. 197—289; Verbal Nouns and Adjectives in some Ancient Languages, „Language“, 42(1966), № 2, p. 388 ss.; si veda inoltre F. Stolz, J. H. Schmalz, Lat. Gr., p. 630; per il russo antico si veda В. И. Борковский, П. С. Кузнецов, op. cit., p. 452.

68 Plg. J. Zubatý, Studie a článki, II, Praha, 1954, p. 107.

69 F. Trávníček, Neslovesné věty v češtině, II, Brno, 1931, p. 157; Historická mluvnice česká, 3, Skladba, Praha, 1956, p.186, tt.; plg. dar Slavia 7 (1928—29), p. 818.

70 Cfr. R. Mrázek, Frasi nominali senza verbo nell’antico russo, Studie ze slovanské jazyko vědy, Praga, 1958, p. 44; Deduzione ed empiria nella tipologia comparativa della frase slava, OSS II, p. 192. R. Večerka, Sulla genesi delle costruzioni slave del participio praes. act. e praet. act. I, ”Sborník prací filos. fak. Brněnské univ.” A, a. 7, Brno, 1959, p. 43 ss.

71 F. Trávníček, Hist. ml. č., 3, p. 187, 189.

207

quando la struttura della frase semplice era del tutto primitiva⁷². Tuttavia, la ricostruzione sintattica non dimostra affatto la presunta primitività della struttura della frase nel periodo della comunità delle lingue indoeuropee. Nell’ambito della sintassi comparata delle lingue indoeuropee è impossibile dimostrare questa ipotesi, perché né nelle lingue slave né in altre lingue troviamo tracce che consentano di dedurre la trasformazione in accusativo del nominativo del predicato nominale⁷³. D’altra parte, l’accusativo doppio con nomi e participi, soprattutto dopo verbi di percezione, è attestato fin dai tempi più antichi non solo nelle lingue indoeuropee, ma anche in altre famiglie linguistiche (per esempio, in quelle semitiche)⁷⁴. Frasi unite paratatticamente come

vedo: tu puoi (puoi) possono essere state usate fin da tempi molto antichi parallelamente alla GD ti vedo giacere. Pertanto, i motivi esposti qui non contraddicono le idee di J. Zubatý sulla funzione di secondo predicato, nominale, propria dei participi, idee di fondamentale importanza per la ricostruzione della struttura della frase semplice indoeuropea.

G. Jacobsson proponeva anch’egli di considerare più recenti e secondarie le costruzioni GD delle lingue baltiche e slave con participi declinabili⁷⁵. Secondo lui, la base di queste costruzioni era costituita da un sintagma accusativo con il locativo di un nome verbale (nomen agentis), che col tempo si era trasformato in gerundio (participio indeclinabile); le costruzioni con il participio all’accusativo sarebbero invece posteriori e, almeno nelle lingue slave, si sarebbero affermate per influsso di altre lingue. Tuttavia, a questa ipotesi si oppone nettamente la diffusione, attestata storicamente, delle forme participiali indeclinabili nella GD delle lingue baltiche e slave, che non consente di considerare più recenti le forme del participio all’accusativo⁷⁶.

1.9. Sebbene i dati dei testi lituani del XVI—XVII secolo permettano di stabilire la struttura antica della GD, la maggior parte degli esempi di questa costruzione che si trovano negli scritti antichi si discosta considerevolmente dalla condizione originaria.

Fin dagli inizi della tradizione scritta, la GD si distingue per il suo uso dall’accusativo doppio con sostantivi e aggettivi. Col tempo, queste differenze si accentuano, creando i presupposti per uno sviluppo specifico della GD nel periodo della tradizione scritta.

Anzitutto, la GD si distingue nettamente per l’ampiezza del suo uso. Nel XVI—XVII secolo l’accusativo doppio con sostantivi era già una costruzione residuale e rara; in seguito scompare del tutto e nella lingua contemporanea non viene usata (salvo singoli casi fossilizzati). L’accusativo doppio con aggettivi è molto più frequente negli scritti antichi, ma è comune e produttivo soltanto dopo verbi fattitivi e altri verbi di significato affine (cfr. 1.4). Anche con i verbi di percezione, di dire e di attività psichica è improduttivo, si ritira gradualmente dall’uso e diventa un arcaismo connotato stilisticamente.

La GD occupa un posto del tutto diverso tra i mezzi sintattici. Negli scritti antichi è molto produttiva e ricorre almeno dieci volte più spesso di tutte le altre costruzioni di accusativo doppio. L’ampia diffusione della GD, sostenuta dalla lingua viva dell’epoca⁷⁷, è una delle caratteristiche più evidenti della sintassi lituana del XVI—XVII secolo. La GD si distingue inoltre dagli altri casi di accusativo doppio per la ricchezza dei gruppi morfologici e semantici delle forme che la costituiscono. Tutto ciò indica che nel periodo in questione la GD si decli-

72 Sulla possibile origine della GD dalla fusione di due strutture più elementari, cfr. anche J. P. Hughes, The Included Sentence Structure in Function Analysis, ”Word“, 23, 1—2—3 (1967), p. 336—337.

73 Cfr. la critica all’ipotesi di F. Trávníček sulla base delle lingue slave in B. T. Коломиец, А. С. Мельничук, ВЯ, 1957, № 5, p. 150; V. Barnet, Vývoj systému participií aktivních v ruštině, Praha, 1965, p. 42—43.

74 M. Johannessohn, La proposizione percettiva nei verbi di vedere nella Bibbia ebraica e greca, KZ, 64 (1937), p. 146—147, 253—254.

75 G. Jacobsson, The Slavic Active Participles. Original Structure and Interference, ”Scandinavica“, IX, Copenhagen, 1963, p. 132 tt; Славянска Филология, VII, София, 1965, p.49—50.

76 Cfr. la discussione su questa ipotesi al V congresso degli slavisti: О. С. Мельничук, in: Славянска Филология, VII, София, 1965, p. 56; essa è valutata criticamente anche in V. Barnet, op. cit., p. 43.

77 Sull’autoctonia e la diffusione della GD nel XVI—XVII secolo, cfr. l’autore, LKK, 11 (1969), p. 41—58.

208

distinguere dal doppio accusativo con aggettivi e sostantivi e generalizzare come mezzo specifico di espressione di un’azione secondaria. Questo processo si riflette chiaramente nella forma grammaticale del GD.

2. Forma grammaticale dell’accusativo con participio

2.1. Membro verbale

La scelta del verbo è determinante per la struttura GD. Da essa dipendono non solo i rapporti di V con N e P, ma anche la relazione semi-predicativa di questi ultimi, possibile soltanto dopo verbi di un certo significato e con una determinata valenza. Pertanto, il membro verbale va considerato il membro principale, mentre il membro nominale e quello participiale sono membri dipendenti del GD.

Il membro principale può essere costituito da varie forme personali e impersonali del verbo: participi, gerundi, participi avverbiali e infinito. Per questo i rapporti sintattici tra i membri della costruzione non cambiano, per esempio:

Įdant anis… stiprei galetu tiketi| ghi ischtiesos prisiskielusi BrP II 32. Allo stesso modo, [quel metodo] buwa ischbandimu | rodanczu | iůs isch schirdies praschanczus atleidima. MT 1 142₈. Bet’ Wieszpatis… regėdamas natūra mūsų teip tróksztanczia tos auksztybes… nužiaminos DP 482₃₅ (widząc naturę nasze ták prągnączą W 811). Bet priminus Diewa mus per wargus wadinnanti pakutospi | weisdekem BrP II 469.

Per analogia semantica con i verbi, talvolta il GD è formato anche da alcuni sostantivi e da aggettivi neutri con funzione predicativa, cfr. 2.1.4.3 – 4.

Il GD può essere formato anche da due, tre o più membri principali (a). D’altra parte, da un solo membro principale dipende spesso un GD con due o più membri dipendenti (b).

a) Ed egli sa davvero | sa e conosce Cristo come vivente BrP II 23-24.

b) Mosè… insegna che il mondo e tutte le cose create furono fatti | da ciò che non era mai esistito | ma ebbero inizio in un tempo reale MT 39₈. Che egli… sa davvero | che ormai non è più sulla terra | ma è risorto dalla terra e dai morti | e vive nella verità BrP II 36.

Poiché le caratteristiche lessicali e sintattiche del membro principale determinano la struttura dei rapporti sintattici dell’intera costruzione, occorre anzitutto stabilire quali verbi possano fungere da membro principale del GD.

Nello studio delle costruzioni corrispondenti in altre lingue, i membri verbali vengono generalmente classificati in base ai significati lessicali. Tale classificazione si fonda sul rapporto tra il significato del verbo e la struttura interna dell’intera costruzione, già rilevato nell’antichità. Tuttavia, è piuttosto soggettiva, poiché l’ampiezza, il numero e i confini dei singoli gruppi semantici sono stabiliti a discrezione del ricercatore e variano notevolmente anche nelle descrizioni della stessa lingua. Per esempio, alcuni autori suddividono i verbi inglesi che formano costruzioni corrispondenti con participi e infinito in a) fattitivi e b) di percezione, attività mentale, volontà e simili¹; altri in a) di emozione e percezione sensoriale, b) legati a uno stato durativo, c) di stato o attività mentale²; altri ancora li suddividono in a) di percezione, emozione e attività mentale,

1 H. Poutsma, A Grammar of Late Modern English, I, Groningen, 1928–1929, p. 340 tt.

2 K. Yamakawa, The two Constructions: „Accusative and participle“ and „Genet. and gerund“, „Annals of the Hitotsubashi academy“, Tokyo, 1957, V. 8, № 1, 58 tt.

14. 520

209

b) causativi, c) di volontà, d) di altri significati3. In tali circostanze, gli stessi verbi (per es.: want, like, hate) vengono assegnati da diversi studiosi a gruppi diversi: alcuni li classificano tra quelli di volontà e di sentimento, altri tra quelli che esprimono uno stato o un’attività psichica. A quanto pare, per questa ragione alcuni autori rinunciano del tutto a classificare questi verbi e li presentano in un elenco. Sono stati compiuti anche tentativi di suddividere e definire i gruppi verbali in base alla distribuzione delle forme morfologiche di N e P all’interno della costruzione5. Tale classificazione è più oggettiva, ma sarebbe di scarsa utilità per lo studio dei dati della lingua lituana, poiché in questa lingua gli stessi verbi possono formare una GD con varie forme di N e P, che si differenziano soltanto per il grado di produttività. Sarebbe quindi impossibile interpretare semanticamente i gruppi di verbi individuati in base alla distribuzione all’interno della costruzione GD6. Inoltre, in tal caso sarebbe difficile confrontare la GD lituana con le costruzioni corrispondenti delle lingue affini, nelle quali i verbi sono esaminati in base alla semantica. A nostro avviso, è più opportuno esaminare le parole che fungono da membro principale della GD in base alle loro proprietà valenziali generali, poiché così è possibile collegare l’analisi distributiva a quella semantica. Il fatto che i significati principali dei verbi si riflettano di norma nell’ambiente sintattico7 consente di motivarne formalmente la classificazione.

I verbi che ricorrono con la GD vengono anzitutto classificati in base alle proprietà valenziali generali pertinenti alla natura della costruzione in esame; vengono poi individuati i singoli significati verbali, definiti a loro volta in termini del loro ambiente sintattico8.

I rapporti sintattici tra i membri della GD dipendono in larga misura dal fatto che il membro principale abbia o meno un reggimento frasale9, cioè se possa reggere una proposizione subordinata completiva e il discorso diretto, per es.: So (è noto) che verrai; ho detto: verrai e così via. I verbi che hanno reggimento frasale, detti commentabili10 (per es.: vedere, udire, capire, sentire, sapere, dire), vanno anzitutto distinti da quelli che ne sono privi-

3 Л. С. Бархударов, Д. А. Штелинг, Грамматика английского языка, М., 1965, р. 380—383.

4 Л. С. Бархударов, Структура простого предложения современного английского языка, М., 1966, р. 104; analogamente, nella lingua slava antica, R. Večerka, Syntax aktivních participií v staroslověnštině, Praha, 1961, 57 tt.

5 Plg. E. A. Nida, A Synopsis of English Syntax, London, The Hague, Paris, 1966, p. 155—156; Д. П. Новиков, Диахронический анализ нефинитных объектно-предикативных сочетаний, авт. канд. дисс., Л., 1969, р. 15 tt.

6 Si è rivelato infruttuoso anche il tentativo di definire semanticamente i gruppi di verbi individuati in base alla distribuzione dei membri dipendenti nelle corrispondenti costruzioni inglesi; cfr. Д. П. Новиков, op. cit., р. 17.

7 Plg. Р. Мразек, Синтаксическая дистрибуция глаголов и их классы, ВЯ, 1964, № 3, р. 50 tt.; Ю. Д. Апресян, Опыт описания значений глаголов по их синтаксическим признакам (типам управления), ВЯ, 1965, № 5, р. 51 tt.

8 La classe semantica è dunque considerata come un insieme di tratti semantici che rientrano in una regola sintattica; cfr. R. T. Lakoff, Abstract Syntax and Latin Complementation, Cambridge — Massachusetts — London, 1968, p. 165, 213.

9 Sul reggimento frasale, cfr. Р. Мразек, op. cit. 56; a tale scopo si usa anche il termine valenza frasale; cfr. Н. В. Соколова, Трехчленные глагольные сочетания в современном французском языке, сб.: Грамматика, фонетика и стилистика романских языков, Л., 1971, 255 tt. Sulla possibilità di reggere una proposizione subordinata completiva in quanto proprietà valenziale del verbo, cfr. inoltre W. D. Klimonow, Die Valenzen der russischen Verblexeme, die einen Objektsatz mit der Konjunktion что regieren, ZfSl, 13 (1968), H. 4, p. 632—639. G. Helbig e W. Schenkel considerano tali proposizioni subordinate, come molte costruzioni preposizionali, categorie di I rango che definiscono la valenza del verbo; cfr. G. Helbig, W. Schenkel, Wörterbuch zur Valenz und Distribution deutscher Verben, Leipzig, 1969, p. 36 e segg.

10 Per questo termine, proposto da N. D. Andrejev, cfr. Л. Ф. Ткаченко, О лексико-синтаксической валентности коммента́бельных глаголов во французском языке, сб.: Исследования по структурно-вероятностному анализу, Горький, 1971, р. 130 tt.

210

che reggono, cioè verbi non commentabili (ad es.: lavorare, fare, portare, trasportare, contare, chiamare). Questi ultimi hanno per lo più un significato fattitivo o affine e, essendo transitivi, indicano la creazione, la modifica, la denominazione di determinati oggetti e così via. Pertanto, nella maggior parte dei casi, la suddivisione dei verbi impiegati in GD in commentabili e non commentabili coincide con la tradizionale distinzione tra non fattitivi e fattitivi¹¹, ma poggia su una base grammaticale più chiara.

Le costruzioni con verbi commentabili sono le più diffuse e presentano un uso peculiare e specifiche tendenze evolutive; è proprio a esse che, sin dai tempi della grammatica antica, si applica il termine accusativus cum participio. Tra le caratteristiche valenziali comuni dei verbi commentabili, per la struttura GD sono particolarmente importanti i loro rapporti con l’accusativo dell’oggetto di significato concreto e astratto, nonché con il nominativo del soggetto.

In base a questi rapporti distinguiamo quattro gruppi di verbi commentabili o di altre parole che ne occupano la posizione.

Tabella 1

Gruppi di parole che formano GD

Gruppo | Nominativo del soggetto | Accusativo di parole di significato concreto | Accusativo di parole di significato astratto | 1: + | + | + | 2: + | − | + | 3: + | − | − | 4: − | − | −

Gruppo 1

2.1.1. Verbi associati al nominativo del soggetto e capaci di reggere l’accusativo di parole di significato concreto e astratto

Con i verbi del gruppo 1 si formano la maggior parte delle GD (quasi la metà di tutti gli esempi rinvenuti negli scritti del XVI–XVII secolo); tuttavia, il numero dei lessemi assegnati a questo gruppo è esiguo: soltanto 23 verbi, considerando le forme con prefisso come lessemi distinti. Essi si possono suddividere in sottogruppi più piccoli, precisamente: verbi di percezione fisica, verbi di mostrare e alcuni verbi di percezione mentale, che occupano una posizione intermedia tra il gruppo 1 e il gruppo 2.

2.1.1.1. I verbi di percezione fisica sono quelli usati più ampiamente e costituiscono la base non solo del gruppo 1, ma della stessa GD. La GD con verbi di questo significato era impiegata in quasi tutte le lingue indoeuropee; costruzioni corrispondenti sono caratteristiche anche delle lingue di altre famiglie già nei periodi più antichi della loro evoluzione¹².

Tra i verbi di percezione fisica, negli scritti del XVI–XVII secolo i seguenti sono usati nella GD: vedere, scorgere, vedere, osservare, intravedere; udire, sentire, ascoltare, ascoltare fino in fondo; sentire,

11 Plg. M. Deutschebein, System der neuenglischen Syntax, Leipzig, 1926, p. 272–273.

12 Pvz., hebrajų, arabų, etiopų, sirų ir kt. semitų kalboms, žr. M. Johannesohn, Der Wahrnehmungssatz bei den Verben des Sehens in der hebräischen und griechischen Bibel, KZ, 64 (1937), H. 3–4, p. 146–147, 253 tt.

14*

211

sentire; trovare, scoprire, imbattersi. La maggior parte delle GD è formata con regėti (519 esempi: il verbo di gran lunga più frequente in questa costruzione), girdėti, išgirsti (303), išvysti (207), (at)rasti (160); cfr. tab. 2. Reggendo l’accusativo di significato concreto e astratto, questi verbi non si costruiscono con un accusativo oggetto. Le GD con essi appartengono a due tipi:

a) N può essere considerato l’oggetto diretto di V, mentre P è collegato sia a N sia a V. Per esempio, nella frase ghis… ischwida du laiwu stowincziu pas ezera VEE 91₁₂, tra ischwida e du laiwu intercorre una relazione di oggetto diretto, ma il participio stowincziu è semanticamente collegato anche a V (come conferma l’originale: sahe zwey schiff am see stehen). In base alla natura del rapporto tra V e N, queste costruzioni sono qui chiamate oggettive.

b) N non può essere considerato l’oggetto diretto di V e dipende da esso soltanto insieme a P. Nella frase O ischw idens, Szmones bessiba idanczias ing Wandeni eiti… pereija per Wandeni BrB I Mak 16, 6 (sahe | das das Volck eine schew hatte), Szmones non è l’oggetto diretto di V, perché qui si parla non dell’osservare le persone, bensì la loro paura. In questo caso il verbo išvysti ha un significato diverso da quello dell’esempio (a) ed è vicino a suvokti, suprasti. Queste costruzioni sono qui chiamate non oggettive.

Poiché la differenza tra i casi di tipo (a) e (b) emerge soltanto dal contesto, dalla situazione e dalla possibile sostituzione di V con verbi del gruppo 2, non è sempre evidente. Nei testi dei secoli XVI–XVII troviamo molti esempi che possono essere considerati intermedi e assegnati tanto all’uno quanto all’altro tipo. Tuttavia, nella successiva evoluzione delle GD la distinzione fra questi tipi ebbe un ruolo importante.

vedere, scorgere, regėti, veizdėti, išvysti

a) E mentre andavano verso la tomba | videro un giovane seduto alla destra DP 184₃₇ (wyžrząly młodzieńca siedzącego W 315). E quando vedremo questa luce, il grande fuoco, messo nella cenere RG 514₁₅. Ogni giorno vediamo persone morire e venire sepolte BrP II 6. E come posso vedere la mia stirpe andare in rovina BiB Est 8, 6 (zusehen | das mein Geschlecht umbkome?) Sztay izmiwisk baymey mirsztanti KN 76₂₀.

b) Quando vedrà davanti a sé tutte le cose abbandonate di questo mondo DP 554₃₂ (gdy wyżrzą nãd sobą… wsytkie rzeczy… opuszczone W 944). Da questo paesaggio si vede una preghiera con molte persone BrP II 99. Poi la vedeva: era stata povera, non aveva avuto neppure un piccolo pezzo di terra proprio SE 75₂₃. E se il parroco vedrà che la macchia non si è trasformata davanti ai suoi occhi né ha continuato a crescere (a espandersi), allora è pura BrB III Moz. 13, 55 (sehen wird… das das mal nicht verwandelt ist). Vedendo Maria spaventata dal suo saluto | egli la rallegra BrP I 336.

udire, sentire, ascoltare, dare ascolto

a) Figlio, ti sento piangere, ti vedo parlarmi SIG I 97₁₆. Come il cieco mendicante, udì la gente passare | ascoltando SP I 365₁₁. Unità eterna di Dio | ascolta noi che preghiamo RG 253₇. O Re, ascolta noi che ti invochiamo BrB Ps 20, 10 (erhöre uns | wenn wir ruffen).

b) Affinché egli ascolti ogni uomo che ha ritrovato la vita RG 563₁₄. E in primavera, quando Vespasiano udì che Nerone era morto | era a Cesarea BrP II 341.

212

sentire, percepire

a) Quelli che lo ascoltano… sentono come il loro cuore si spezza (dożnawáia ze iako ošći iake kola serce ich) SP II 8318. Affinché anche noi potessimo sentire le gocce cadere sulla terra DP 61621 (ábbysm… vczuli krople na ziemię padające W 832).

b) Smaguteli ora è viva | dopo una piccola guerra la sentirai già morta e sepolta BrP II 516. E quando li sentirete13 sconsolati e in fuga, allora li sconfiggerete facilmente BrB Judit 14, 5 (mercket | das sie verzagt sein werden vnd die flucht geben).

Tra gli esempi di GD con verbi di percezione, le costruzioni oggettive sono un po’ più frequenti di quelle non oggettive, anche se i singoli verbi mostrano qui inclinazioni peculiari. Per esempio, il verbo vedere all’improvviso si usa per lo più nelle costruzioni oggettive, cioè di tipo (a); una prevalenza minore hanno le costruzioni oggettive con vedere; al contrario, i verbi sentire, udire ricorrono più spesso nelle costruzioni non oggettive, cioè di tipo (b) (cfr. tab. 2).

I verbi che ricorrono nelle costruzioni di entrambi i tipi differiscono non solo per i rapporti sintattici con l’accusativo, ma anche per il significato lessicale. I verbi vedere, scorgere, vedere all’improvviso e simili negli esempi di tipo (a) significano «percepire con gli occhi, con la vista». Negli esempi di tipo (b), invece, non hanno più questo significato concreto di «vedere con gli occhi» e significano «capire, comprendere» (cfr. il quinto significato di vedere, LKŽ VII 916). In modo analogo differiscono i significati di sentire e dei suoi sinonimi: negli esempi di tipo (a) significano generalmente «percepire suoni con le orecchie», mentre in quelli di tipo (b) «sapere, venire a sapere, fare esperienza» (cfr. LKŽ III 330—331). Solo negli esempi di tipo (a) anche il verbo percepire conserva il significato di percezione fisica; negli esempi di tipo (b) esso esprime ormai anch’esso un’esperienza psichica, non una sensazione fisica.

In modo analogo sono differenziati, negli esempi di entrambi i tipi, i significati del verbo trovare, che solo convenzionalmente viene annoverato tra i verbi di percezione, e dei suoi sinonimi: nelle costruzioni oggettive (a) questo verbo significa «scoprire cercando, osservando», mentre nelle costruzioni non oggettive (b) il suo significato si avvicina a quello dei verbi notare, percepire (inavvertitamente), comprendere.

trovare, scoprire, imbattersi

a) Lo trovò seduto in mezzo ai dottori nella chiesa, mentre li ascoltava e li interrogava (núležli… šiedzacego) SP I 19514. E lo trovò già morto BrP I 393. E trovò… il bambino che giaceva nella mangiatoia VEE 10 (und funden… das Kind in der krippen liegen.). Arrivò l’anello nuziale | e dove scoprì che si erano appisolati | li prese e li legò DP 57025 (ktore zostały gotowe W 96915).

b) Troveremo un altro grande nemico BrP II 248. Lo spirito… parla, tornerò a casa… E al suo arrivo li trovò spazzati e adornati. ChB Luk 11, 2516. E, tornato, li trovò ancora addormentati SE 25032.

Un significato simile a quello degli esempi di tipo (b) può avere trovare, scoprire anche quando a essi sono associate proposizioni subordinate esplicative, per esempio: Ha trovato che ho un osso rotto Rm. Ha trovato [il bambino] che il rabarbaro è aspro e morde Krš. I polacchi scoprirono,

13 Sottolineato, sopra: ios.

14 In modo analogo SE 2516, Ev 22—23.

15 In modo analogo DP 5708.

16 In modo analogo ChB Mat 12, 44; VEE 564; SP II 441; SE 646.

213

che la colonia deve già fare. Pls. Tuttavia, questo significato dei verbi di percezione è molto più raro di quello che si osserva nelle costruzioni «non oggettive». Nella formazione di GD, i verbi trovare, scoprire mantengono, più spesso degli altri verbi di percezione, i rapporti di reggenza diretta con N e il significato diretto di trovare un determinato oggetto.

2.1.1.2. I verbi di indicazione rodyti, parodyti, ženklinti possono reggere sia l’accusativo dell’oggetto sia il dativo. Formano anch’essi costruzioni GD di entrambi i tipi. Nelle costruzioni oggettive significano «far vedere», mentre in quelle non oggettive «far conoscere, comprendere». Le costruzioni oggettive (a) sono vicine a quelle attributive.

rodyti, parodyti, ženklinti

a) Indicaci a noi il nostro amato padre… e te, anima tua santa, che sei nell’unica Divinità PK 175. E mi mostrò la grande città, la santa Gerusalemme, che scendeva dal cielo da Dio BrB Apr 21, 10 (mi mostrò la grande città… discendere). Il roveto là… indicava… soltanto Maria che partoriva e non provava dolore DP 398₁₉ (significò… Maria che partoriva e non sentiva dolore W 654).

b) Questa profondità senza fondo… mostra a Dio di possedere in sé ogni bene (esprime che Dio possiede) SP I 92₁₉. Per le tue preghiere Dio… li mostra coperti SIG I 114₁₀. Mostreremo il Signore… certamente risorto dai morti e vivo BrP II 6. Affinché ciò indicasse che ama quelle persone | che sono state battezzate | e che vuole essere amico di persone battezzate così BrP I 144.

Ai GD in cui rodyti ha il significato tipico degli esempi di tipo (b) si affiancano costruzioni con išrodyti, che di norma si combina soltanto con oggetti astratti.

Questi sono i cinque modi… dimostreranno una sola religione nelle vostre mani MT LŽ 7₁₃.

2.1.1.3. Vanno menzionati separatamente i verbi pažinti, atmintti ir laikyti, che hanno il significato di percezione psichica, ma possono reggere accusativi sia di nomi concreti sia di nomi astratti.

pažinti

a) La fede… riconosce il Figlio che giace nelle fasce divine | riconosce colui che pende dall’albero, riconosce colui che muore DP 426₅. Ti… salutiamo | E ti riconosciamo nato con il nemico SIG I 58₂₇.

b) Ora ti conosciamo | tu che sai ogni cosa VEE 79–80 (Ora sappiamo | che tu sai ogni cosa). E da qui ormai riconoscerai facilmente la donna che abbraccia il marito DP 399₂₉ (riconosce la donna che abbraccia il marito W 656).

Nelle costruzioni oggettive, pažinti significa «scoprire che cosa è qualcuno o qualcosa», mentre in quelle non oggettive significa «comprendere, sapere». Questo secondo significato di pažinti, assai lontano dal primo, è raro nel lituano moderno e probabilmente va considerato uno slavismo; cfr. il significato del polacco poznać: «penetrare con il pensiero; giungere a conoscere qualcosa; imparare qualcosa»¹⁷. (Nelle costruzioni non oggettive della Postilla di M. Daukša, il verbo pažinti è tradotto con poznać e znać).

I significati del verbo at(si)minti nelle costruzioni di tipo oggettivo e non oggettivo sono meno distanti tra loro. Nel primo caso si parla di mantenere nella memoria oggetti e persone concreti; nel secondo, azioni, stati e concetti. Nelle costruzioni oggettive P svolge per lo più una funzione attributiva ed è collegato soltanto a N, non a V, perciò non rientra affatto tra i GD qui trattati. Tuttavia, pasi-

17 Słownik języka polskiego, VI, Warszawa, 1964, p. 1323.

214

include anche casi in cui N può ancora essere considerato oggetto di V, ma semanticamente V è associato all’intero sintagma nominale.

ricordare

a) Ricordiamo, o Signore, il nemico delle nostre anime che sottrae a molti uomini la parola di Dio BrP I 249. Questa moltitudine di santi angeli ricorda grandi afflizioni… E Dio, per misericordia, ha promesso al mondo | di salvarlo BrP I 88.

b) Ricorda la mia vita, che è un soffio, e come18 i miei occhi non torneranno a vedere Gero BrB Job 7, 7 (gedenck das mein Leben ein wind ist). Così pure ricordati di me, che ho vissuto bene | davanti ai tuoi occhi, con il cuore pieno | e ho fatto ciò che ti è gradito BrP II 462. Da questi lamenti ricordiamo Cristo, che per verità venne a morire sulla terra una terza volta BrP I 19. Affinché ciascuno ricordi tutti noi, caduti nella morte BrP II 406.

Il verbo tenere, nel suo significato primario di «avere, impedendo che cada o sfugga», è non commentabile ed è usato solo con nomi o pronomi di significato concreto. Con il significato di percezione mentale «ritenere che sia qualcosa o che abbia determinate caratteristiche», è sempre trivalente, cioè richiede, oltre al nominativo, altri due accusativi oppure un accusativo e uno strumentale (più spesso); il GD si forma con esso relativamente di rado.

La mia famiglia e i miei domestici mi considerano19uno straniero20sono BrB Job 19, 15 (mi considerano straniero). Infatti lo considerano amico21come amico BrB Išm 1, 16 (lo considerano amico).

Costruzioni di questo tipo sono molto vicine al GD con verbi del gruppo 2 di percezione mentale (cfr. 2.1.2.1.); lo dimostra chiaramente la sinonimia di tenere e dire nella Bibbia di J. Bretkūnas.

2.1.1.4. Confrontando i GD di tipo (a) e (b) formati da verbi del gruppo 1, si osserva che la valenza sintattica di V è diversa nei due casi. Assumendo significati caratteristici delle costruzioni non oggettuali, cioè di tipo (b), questi verbi non possono più essere associati a un unico accusativo di un nome concreto e pertanto escono dai limiti del gruppo 1. Il loro significato di esperienza mentale può realizzarsi soltanto in sintagmi con nomi astratti o in costruzioni trivalenti. In questo modo, già nel gruppo 1 emerge una transizione graduale dai verbi che reggono oggetti concreti a quelli che possono ricorrere soltanto con oggetti astratti. In tutti i casi qui esaminati, il significato di percezione fisica o di indicazione di oggetti concreti è primario, mentre quello di esperienza mentale e di indicazione di cose astratte è secondario, sviluppatosi sulla base del primo.

La tendenza a usare i verbi di percezione fisica con un significato secondario di percezione mentale, evidentemente condizionata da regolarità generali dell’evoluzione semantica, si osserva in molte lingue. Per esempio, il latino video, audio, invenio (come anche il francese moderno voir, entendre, trouver), il tedesco sehen, hören, finden, l’inglese see, hear, find corrispondono al lituano matyti, girdėti, rasti non solo nei significati secondari «capire, notare, sperimentare, venire a sapere», ma anche per il fatto che tali significati si realizzano di norma in costruzioni trivalenti con un membro predicativo, cfr. latino inveniebat ex captivis Sabim flumen milia pas-

18 Sottolineato, in alto: iog.

19 Sottolineato, in alto: tar.

20 Corretto in Swetim.

21 Sottolineato, in alto: taria.

215

suum X abesse Caes. B. G. 2, 16, 1, 22, cfr. ingl. ant. Θu… fundest him treowe23, ingl. mod. He finds him guilty, oppure con una proposizione subordinata completiva, cfr. ted. die Betriebsleitung findet, daß sich die Arbeit verbessern muß24. È da notare che proprio i verbi di percezione, nella loro accezione fondamentale e più antica, formano costruzioni corrispondenti al modello originario del GD (in cui N è oggetto diretto di V), mentre l’astrazione del significato lessicale del verbo è legata all’ulteriore sviluppo della struttura interna del GD.

Gruppo 2

2.1.2. Verbi associati al nominativo del soggetto e in grado di reggere l’accusativo di parole dal significato astratto

Nei testi dei secoli XVI–XVII, il GD con i verbi del gruppo 2 si forma solo lievemente meno spesso che con quelli del gruppo 1. Il gruppo 2 è tuttavia il più ampio per numero di lessemi: comprende ben 66 verbi, con i quali il GD è formato più spesso da žinoti (264), sakyti con vari prefissi (229) e tikėti (118). Suddividiamo i verbi di questo gruppo in tre sottogruppi: verbi di percezione e attività mentale, di giudizio e promessa, e di informazione.

2.1.2.1. I verbi di percezione e attività mentale, con il significato che hanno nelle costruzioni GD, possono reggere l’accusativo di parole astratte declinabili, ma non reggono il dativo dell’oggetto. Sono verbi come žinoti, suprasti, numanyti, perman­yti, išmanyti, pramanyti, nuvartoti; ištirti, pertirti, išmėginti; mąstyti, dūmoti, susimįslyti; tarti «ritenere», dingoti, sapnuoti «pensare in modo irreale», nuomoniauti, imaginavoti; tikėti; apsimti, sutarti, nusirodyti, nulemti, nusūdyti. Per il loro significato, si avvicinano a essi anche i verbi del gruppo 1 impiegati con valore di percezione mentale nelle costruzioni non oggettive (di tipo b).

I GD più diffusi con il verbo žinoti costituiscono quasi il 24% degli esempi di questo gruppo e si trovano in autori diversi. Non è invece stato possibile trovare nei testi dei secoli XVI–XVII alcun GD con il verbo sužinoti; con un significato affine si usano di norma ištirti, pertirti. Nelle opere di J. Bretkūnas, le costruzioni con suprasti sono spesso sostituite dai verbi sinonimici permanyti, numanyti, išmanyti; in SE, con questo significato, è impiegato una volta nuvartoti25. Nel significato di «ritenere», J. Bretkūnas usa di norma il verbo tarti nelle costruzioni GD; nelle opere di altri autori si trovano casi isolati con i verbi dingoti, sapnuoti «pensare in modo irreale», nuomoniauti. L’ampia diffusione del GD con tikėti è in parte determinata dal contenuto dei testi dei secoli XVI–XVII.

22 R. Kühner, C. Stegmann, Ausführliche Grammatik der Lateinischen Sprache, II, 1, Hannover, 1912, p. 697.

23J. Macháček, Complementazione del verbo inglese mediante l’accusativo con l’infinito e la proposizione completiva, Praha, 1965, p. 70.

24 G. Helbig, W. Schenkel, Wörterbuch zur Valenz und Distribution deutscher Verben, Leipzig, 1969, p. 208. Il dizionario indica che finden ha il significato di «meinen, feststellen» solo quando è seguito da una proposizione subordinata. Analogamente, anche il valenziale frasale è associato al significato secondario di zeigen, pp. 204–205. Tuttavia, non è distinta l’accezione di percezione mentale di schauen, sehen, anch’essa legata al valenziale frasale (cfr. p. 105). H. B. С о к о л о в а, op. cit., pp. 253–255, segnala inoltre una differenziazione più debole dei significati secondari dei verbi francesi corrispondenti voir, entendre ecc., rispetto a trouver. Per la distinzione tra significato primario e secondario dei verbi corrispondenti dell’inglese antico e moderno (see, hear, feel ecc.), attestata dal valenziale frasale e dalla possibilità di costruirsi con acc. c. inf., cfr. J. Macháček, op. cit., pp. 43–44, 103 ss.

216

sapere, comprendere

Ma tuo Figlio … che sappiamo stare dalla nostra parte davanti a te KM 160¹⁴. E sappiamo per certo che tutti noi siamo destinati a morire BrP II 6. Poiché sai che siamo oppressi a causa tua BrB Jer 15, 15 (du weissest | das wir umb deinet Willen geschmächt werden). Poiché sapete già che le nostre grange sono state raccolte dai campi BrP II 395. Compresi gli ascoltatori che volevano avere il canto della parola di Dio Mž 81. E tuttavia, non appena comprende che il Salvatore è nato, lascia tutto in casa e si mette in cammino BrP I 155. Allora comprenderemo che siete dèi BrB Iz 41, 23 (so wollen wir mercken daß ihr Götter seyd).

intuire, capire a fondo, comprendere; inventare, travisare «comprendere»

Egli intuisce che è nato un nuovo Re dei Giudei BrP I 152. Possiamo capire che i Giudei… hanno travisato il comandamento BrP II 288. Poiché alcuni pensavano | che i Giudei avessero una massa | da consegnargli IEzusa SE 248¹⁸. [Stoici] immaginano Dio seduto in cielo | e intento a scrivere sentenze di distruzione o di perdizione MT 177¹⁶. Travisando il Signore Gesù | spesso davanti ai suoi discepoli ha menzionato e detto riguardo alla passione… possiamo vedere SE 50¹⁶.

indagare, riesaminare, mettere alla prova

E conoscerai che la tua dimora è in pace BrB Job 5, 24 (wirst erfahren | das deine Hütten friede hat). La signora lieta… la prima, che aveva accolto Cristo risorto dai morti, annuncia SE 79²⁴. Mandiamo… un fratello, che abbiamo spesso messo alla prova (soprascr.: esaminato) in molte cose, molto sollecito, e ora ancora molto più sollecito BrB II Kor 8, 22 (den wir oft gespüret haben in vielen stücken | das er vleissig sey | nu aber viel vleissiger). E il re, dopo aver messo alla prova i Giudei così valorosi, ritorna BrB II Mak 13, 18 (als er versucht hatte, das die Juden so freidig weren),

pensare, meditare, immaginare

Cominciò a immaginare il suo Signore Gesù Cristo sulla croce, disteso e inchiodato (pensò devotamente al Signore… crocifisso) SP II 58⁴. Colui che tra sé pensa di servire Dio… il suo servizio… è vano VEE 70²¹ (sich lesset düncken | er diene Gott). La mente umana stabilisce | o immagina | che questo (235) mondo durerà per sempre MT 235 – 235ᵃ. Egli concepì nel suo cuore | che Dio avrebbe compiuto la sua promessa | e ora avrebbe mandato suo figlio sulla terra BrP I 119

dire «ritenere», immaginare, sognare «pensare in modo irreale», fantasticare

Infatti essi diranno che noi fuggiamo davanti a loro BrB I Joz 8, 6 (sie werden gedencken | wir fliehen für jnen). Ma tu pensi²⁶ che io voglia mangiare carne di bue PsD 93 (Meinstu das ich Ochsen–fleisch essen wolle). [Židai] sognava che il regno… sarebbe durato sulla terra per mille anni e avrebbe avuto sapienza e onore mondani MT 257⁷. I papisti… fondano sulla falsa opinione che il corpo di Cristo venga mutato nella messa… MT (PM) 30, 12.

credere

E chi mai ti crede così adirato? PsD 164 (Wer glaubts aber | das du so zeer zörnest?). Costui… crede che il perdono dei peccati sia concesso agli altri, ma non a sé MT 138¹⁸.

²⁵ Cfr. il «Vocabolario» del 1848 di D. Sutkevičius: Nuwartoją intelligo, – Rozumiem.

²⁶ BrB Ps 50, 13: dice.

217

2.1.2.2. I verbi che indicano decisione e promessa assumersi, accordarsi, convenire, decidere, stabilire «decidere»; giurare, impegnarsi, promettere reggono un solo accusativo oggetto relativamente di rado; sono per lo più associati all’infinito o a proposizioni subordinate esplicative. Gli esempi di GD con questi verbi si trovano solo nella Bibbia di J. Bretkūnas.

assumersi, accordarsi, convenire, decidere, stabilire

Anche i Giudei acconsentirono a ciò e si impegnarono… a celebrare per sé quei due giorni BrB Est 9, 27 (namens auff sich… das sie nicht vbergehen wolten | zu halten diese zween tage). Essi si consultarono e convennero di voler salvare il proprio popolo BrB I Mak 3, 42 (vereinigeten sich | Sie wolten jr Volck retten). Egli si consultò con loro, volendo… marciare contro di lui BrB II Mak 13, 13 (beratschlagt er mit jnen | Er wolte… jm entgegen ziehen). Il sacerdote deve stabilire se sia puro o impuro. Allora deve dichiararlo impuro BrB III Moz 13, 25 (Darumb sol jn der Priester vnrein vrteilen).

giurare, impegnarsi, promettere

Il re Salomone mi faccia giurare oggi che il suo servo non ucciderà il suo BrB I Kar 1, 51 (schwere mir heute das er… nicht tödte). E poiché essi giurarono solennemente, senza sapere dove egli27fosse BrB II Mak 14, 32 (sie schwuren | sie wusten nicht). Egli promise loro anche questo, volendo persuadere il re BrB II Mak 11, 14 (werhies jnen daneben | er wolte den König dahin vermugen).

2.1.2.3. I verbi di informazione possono reggere l’accusativo di parole astratte declinabili e, insieme, il dativo oggetto, ma di norma non si associano all’infinito. Tra questi, nei secoli XVI–XVII si usano in GD i seguenti: dire, comunicare, narrare, rispondere; parlare, conversare, persuadere, affermare, menzionare, ricordare, annunciare, informare, riferire, proclamare, annunciare, rivelare, confessare, riconoscere; testimoniare, accusare, gridare, difendere «dimostrare», indurre, sostenere «affermare», disputare, porre «asserire», mormorare, biasimare «brontolare»; scrivere, trascrivere, leggere; in parte vi si avvicinano anche onorare, lodare, usati con un significato affine a quello del verbo proclamare. I GD più diffusi sono quelli con dire; diversi autori usano anche GD con proclamare, testimoniare, confessare, affermare. D’altra parte, alcuni verbi di informazione formano GD soltanto negli scritti di un autore o di pochi autori, e non si riscontrano altrove; per esempio, parlare è usato così soltanto da J. Bretkūnas e dalla «Suma Evangelijų», scrivere soltanto da J. Bretkūnas, difendere, sostenere soltanto da S. Vaišnoras. Infine, vi sono verbi con cui è stato trovato soltanto qualche GD, per esempio: biasimare, disputare, porre (negli scritti di S. Vaišnoras), gridare, impegnarsi, riferire (nella Bibbia di J. Bretkūnas).

dire, comunicare, narrare, esprimere, rispondere

Diciamo che dalla salvezza eterna sono caduti MT LĮž 6, 4. Dice che li farà risorgere dai morti il terzo giorno (Powiadá | žesmy… wzbudzeni) SP II 252ₐ. E i servi di Davide temevano di annunciargli che il bambino era morto BrB II Sam 12, 18 (furchten sich jm anzusagen | das das Kind tod were) Aspetta che l’angelo… discenda sulla terra, affinché lo annunci loro KN 139₁₄. La lettera… dichiara che il Signore siede alla destra di Dio e che egli è il sommo sacerdote eterno MT (PM) 18ₐ, A colei che aveva partorito questo (79) annunciò per prima ogni cosa il santo angelo BrP I 79–80. Essi risposero che la moltitudine era assai numerosa (sagten jm wider | das seer eine grosse Menge were).

27 ghis barrato.

218

parlare, conversare, ribattere, dire, menzionare, ricordare

Un uomo affetto da una malattia delle ossa | così chiamiamo colui le cui ossa… [sono] molto doloranti BrP I 188. E Simone… parlò male di Onia, dicendo che questi aveva causato una tale disgrazia a Eliodoro BrB II Mak 4, 1. (redet dem Onia vbel nach | wie er solch vnglück gestiftet hette). Il diavolo… vuole… persuadere | il Signore Dio, che non si preoccupa affatto di loro nelle loro tribolazioni e nei loro pericoli SE 55₂₀. E Ireneo dice spesso, lib. 4 cap. 34. Eucharistia, cioè | la Cena, Cristo trasforma in due cose MT 153₁₆. E sono assai più pii quei Giudei che Ambrogio S. menziona mentre parlano così DP 456₁₇ (wspomina tak mowiące W 761) Ma, ricordato Dio, che ci chiama alla penitenza attraverso le tribolazioni | ci rallegreremo BrP II 469.

annunciare, far annunciare, profetizzare, proclamare, pubblicare, rivelare, confessare, riconoscere; onorare, glorificare

Ti annuncio che il SIGNORE vuole costruirti una casa BrB I Kron 18, 10 verkünde dir | daß der HERR dir ein haus bawen wil). Allora Dio Padre stesso… al mondo annunziò | dichiarò e rivelò | questo fanciullo Cristo | nato BrP I 78. Ho parlato, per mezzo… dei profeti… che a suo tempo profetizzarono che volevo mandarti contro di loro BrB Ezech 38,17 (weissagten | daß ich dich über sie kommen lassen wolt). I suoi figli si levano e la proclamano beata VEE 169₃ (preisen sie selig). Costoro proclamarono che il tuo corpo, guarito e sano, BrP I 194. Affinché ti rivelasse all’uomo che non vive soltanto di pane BrB V Moz 8, 3 (das er dir kund thet | Das der Mensch nicht lebet vom Brot allein). Il papismo si vanta | [di non contaminare] la sacra offerta MT (PM) 8ₐ₁₆. Il centurione riconosce che Cristo ha con sé dei soldati (przyznawa | że Chrystus ma…) SP I 258₁₉. Quando videro la Figlia, la lodarono (a margine: proclamarono) beata (felice). BrB GG 6, 9. E proclamano (sopra: annunciano) beata (sopra: felice) BrB Pat 31, 28 (preisen sie selig).

testimoniare, dimostrare, gridare, difendere «provare», indurre, sostenere «affermare», disputare, presentare «asserire», mentire, lamentarsi, mormorare

Io testimonio che ti accogliamo MT 121ₐ₁₈. Oggi ti accusiamo… di averci (cioè noi) chiesto di consegnare la città a Oloferne BrB Judit 7, 17. Affinché il popolo non potesse gridare contro di lui, Gionata per questo dovette perire BrB I Mak 13, 18. I malvagi difendono costui, che è Dio MT 10. Con quali argomenti dimostri che sicuramente sarà onnipotente? MT 246ₐ₁₆. Aristotele sostiene che il mondo durerà in eterno MT 46₁₉. Origene discute che i corpi spirituali saranno risorti MT 246₁. Gli iconoclasti affermano tuttavia che tutti i Sacramenti sono di un’unica forma MT 120₂₄. Chi è il mentitore, se non colui che mente dicendo che Gesù è il Cristo? BrB I Jon 2, 22. Comincerà a lamentarsi di tali grazie del Signore Dio, non potendole ricambiare WP 244₃₇. Coloro che mormorano contro la legge naturale e il desiderio, [dicendo] che essi stessi non sono peccatori MT 61ₐ.

scrivere, trascrivere, leggere

Così infatti scrive il santo Luca: Gabriele disse ad Angela Maria BrP I 135. Infatti così scrive non soltanto il santo Paolo… che Cristo aveva raccolto intorno alla propria mensa i suoi Apostoli BrP I 64. E non leggiamo altro

219

ben quattro volte, dopo che l’Ewangeliolia S. ebbe parlato DP 47454 (non leggiamo «affinché… parlasse» W 795).

2.1.2.4. I verbi assegnati al gruppo 2 reggono di norma soltanto oggetti astratti. Nella GD, invece, si costruiscono più spesso con accusativi di sostantivi e pronomi dal significato concreto. Già questo fatto indica che in tali costruzioni N, preso isolatamente, non è più l’oggetto diretto di V. Tuttavia, nei secoli XVI–XVII il legame con le costruzioni oggettive non si era ancora interrotto. Come nelle costruzioni con verbi di percezione fisica, anche qui, tra le GD oggettive e non oggettive, osserviamo stadi di transizione.

Per esempio, una transizione graduale di questo tipo è evidente tra le costruzioni con credere, in cui V è associato anzitutto al concetto espresso da N, ad es.: Crediamo che Gesù Cristo sia risorto e abbia aperto il cielo Mž 90, e quelle in cui predomina già il legame di V con P o con l’intera combinazione N e P, ad es.: Essi credono che questa vita sia eterna DP 58431 (essi credono soltanto che questa vita sia [eterna] W 995); in alcuni casi, i due tipi possono essere distinti soltanto sulla base del contesto più ampio o dell’originale utilizzato dal traduttore.

Poiché nei secoli XVI–XVII i verbi di percezione psichica erano talvolta ancora associati all’accusativo dell’oggetto indiretto (cfr. 1. 2.), lo stesso legame può essere riconosciuto anche nelle GD in cui N denota il contenuto della percezione. Perciò, per esempio, la costruzione Sapendo che dopo due giorni era festa BrP I 356 può ancora essere considerata oggettiva. Lo stesso vale per le GD con verbi di informazione. Nella frase Una schiera di angeli… disse loro: «Il Bambino è bello | e giace nella mangiatoia» BrGD VI, l’accusativo il bambino può essere considerato oggetto di disse (cfr. Saulo… disse che Cristo era risorto VEE 144₃). Nella frase che descrive la stessa situazione, L’angelo annuncia che Cristo è nato BrP II 432, oggetto di V è l’intero sintagma NP. Da qui manca ormai un solo passo alle costruzioni in cui non è più possibile determinare un rapporto di reggenza diretta tra V e N, ad es.: dite loro che la loro cavalleria è finita BrB Iz 40, 2 (prediget jr | daß jre Ritterschafft ein ende hat).

Che le GD con verbi di informazione fossero per natura di tipo oggettivo è dimostrato anche dal legame di corrispondenti costruzioni folcloriche, ad es. mi dicono, me, nuoretta, che non so fare i lavori (Žž), con espressioni relittuali conservate nei canti popolari, come tutti parlano di me BM 463; parliamo noi due, sposini, ma non con le stesse parole JV 61 e sim. (cfr. LKŽ V 114). Da espressioni sinonimiche con proposizioni subordinate introdotte da congiunzioni subordinanti, cfr. mia madre dice di me che non so fare i lavori (Mrk), si vede che la dipendenza di N da V non impediva di comprendere NP come sintagma parzialmente predicativo.

Per quanto riguarda le proprietà valenziali, i verbi dei gruppi 1 e 2 non sono neppure nettamente distinti. I verbi del gruppo 1, in un’accezione secondaria (figurata), possono combinarsi con oggetti astratti. In certi casi, anche i verbi del gruppo 2 possono ancora avere oggetti concreti. Tuttavia, le combinazioni dei verbi del gruppo 1 con oggetti concreti sono prevalenti e produttive, mentre le corrispondenti combinazioni dei verbi del gruppo 2 erano già arcaismi in declino all’inizio della tradizione scritta.

La distinzione tra le GD con verbi dei gruppi 1 e 2 è relativa e diacronica. Essa riflette fasi diverse dello sviluppo delle GD e il processo di riorganizzazione dei rapporti interni che avviene al loro interno. La struttura delle GD dei gruppi 3 e 4 è già direttamente condizionata dagli esiti di tale riorganizzazione.

220

3 grupė

2.1.3. Verbi associati al nominativo del soggetto, ma incapaci di reggere l’accusativo

Le GD con verbi di questo gruppo sono notevolmente più rare e nei testi dei secoli XVI–XVII costituiscono appena il 6% circa di tutti gli esempi. Sono tuttavia molto importanti per lo sviluppo delle GD, perché la natura intransitiva dei verbi rende particolarmente evidenti i cambiamenti nella struttura interna della costruzione. In questo gruppo si possono distinguere sei sottogruppi con significati e proprietà valenziali diversi: verbi riflessivi di percezione psichica, di aspettativa, di insegnamento/apprendimento, di stato psichico ed emotivo e di volontà.

2.1.3.1. Verbi reciproci di percezione mentale

hanno significati simili a quelli dei verbi non reciproci del gruppo 2 (o accompagnati da una particella reciproca con valore dativale, per esempio *vaizduotis*), ma se ne distinguono perché non possono reggere l’accusativo. In genere non reggono neppure altri casi. Oltre che con GD, possono essere associati anche a proposizioni subordinate esplicative.

*tartis* «ritenere»; *išsimanyti, išsireikšti, ženklintis* «significare»

Ai malvagi la fortuna spesso arriva ancora | Chi li chiamerebbe beati BrGD XLII (72 p.). Perciò si comprende che noi tutti siamo grandemente colpevoli BrP II 489. Affinché i salvati… si esprimessero, la Chiesa… la forza divina, raccolta, difesa e mantenuta MT 182, 3. E quando il faraone sognò ciò una seconda volta, si meravigliò, Dio lo aveva fatto conoscere con verità e saggezza BrB I Moz 41, 32 (bedeut | Das solchs… thun wird).

L’uso di GD con questi verbi si spiega facilmente con la loro affinità semantica con i verbi del gruppo 2, la cui reggenza dell’accusativo è già molto limitata. Per esempio, *tartis* ha qui lo stesso significato di *tarti* «ritenere», *ženklintis* quello di *ženklinti* (cfr. 2. 1. 1. 2. e 2. 1. 2. 1.). Poiché già con i verbi del gruppo 2 GD è di norma di tipo non oggettivo, l’analogia semantica si spinge oltre: sulla base delle costruzioni con i verbi, GD viene associato anche a sintagmi verbali di significato corrispondente, che non possono reggere l’accusativo. Per esempio, sul modello di *ženklinti(s)*, J. Bretkūnas associa GD anche a *duoti ženklą, turėtis ženklą, gauti ženklą.*

E diede loro un segno, Dio che li avrebbe salvati BrB II Mak 8, 23 (gab jnen ein Zeichen, das jnen Gott helffen würde) E avrai questo segno dal SIGNORE, il SIGNORE che lo farà BrB Iz 38, 7 (habe dir das zum Zeichen… das der HErr solchs thun wird). Questo segno riceverai dal SIGNORE, il SIGNORE che lo farà BrB II Kar 20, 9 (Das zeichen wirstu haben… das der HERR thun… hat).

In modo analogo, sulla base delle costruzioni con *paskelbti*, GD viene usato con *padaryti garsą,* sulla base di *liudyti* — con *liudymą duoti,* sulla base di *susitarti* — con *padaryti ryšį.*

Tutto il popolo mormora, affinché la terra produca un cattivo rumore BrB IV Moz 14 (ein geschrey machten | das es böse were). Tutte queste cose, dico, danno una forte testimonianza che Dio è il grande Signore BrP II 17728. E io… con un patto eterno29 stabilirò con loro, io sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo BrB Bar 2, 35 (Vnd wil einen ewigen Bund… auffrichten | das ich jr Gott will sein).

28 In modo analogo, BrP II 88, 238.

29 Sottolineato, a margine: Siderejima.

221

2.1.3.2. Verbi di aspettativa tikėtis, daboti(s) «guardare, prestare attenzione», žvalgytis possono combinarsi con il genitivo30, con l’infinito dei verbi o con proposizioni subordinate esplicative. Come gli altri verbi riflessivi di percezione psichica, sono vicini per significato al gruppo 2, ma differiscono per valenza sintattica. Il GD con tikėtis e dabotis è attestato piuttosto ampiamente negli scritti di diversi autori (J. Bretkūnas, M. Daukša, S. Vaišnoras, B. Vilentas e altri).

tikėtis, daboti(s), žvalgytis

Vi sono anche molti di coloro | che ritengono che la massima beatitudine sia riposta nella grazia e nell’amore dei grandi signori DP 59632 (ktoryž… navětše szczęście położone byť mniemają W 202) Ames speriamo | che egli redima Israele (Wir aber hoffeten | er solte Israhel erlö sen) VEE 59₂₉. Perciò guardano in alto al Signore | preoccupandosi molto della propria fede SE 68₂₃. È opportuno osservare: A nessuno si addicono i Sacramenti MT 117₈. Guarda il cielo e contempla le nuvole, se esse (sottolineato, sopra di esse) sono più alte di te BrB Job 35, 5 (schaw an die wolcken | das sie dir zu hoch sind).

2.1.3.3. Verbi dell’insegnare/apprendere mokyti(s), pamokyti, išmokti, primokti possono combinarsi con il genitivo dell’oggetto e con l’infinito dei verbi. Si relazionano ai verbi di informazione del gruppo 2 in modo simile a quello in cui tikėtis, dabotis si relazionano ai verbi di percezione psichica del gruppo 2. Sebbene mokyti, pamokyti possano reggere l’accusativo che indica la persona istruita, il GD non occupa mai questa posizione sintattica dell’accusativo. L’accusativo che esprime l’oggetto dell’insegnamento/apprendimento31 è invece usato relativamente di rado. Nelle costruzioni GD del XVI–XVII secolo con verbi di insegnamento/apprendimento, N non può mai essere considerato l’oggetto di questi verbi. Queste costruzioni sono ampiamente attestate negli scritti di J. Bretkūnas e S. Vaišnoras e presentano varietà nella struttura e nell’espressione lessicale.

mokyti, (-inti), pamokyti; mokytis, (-intis), išmokti, primokti

Schwenkfeldius insegna che la natura umana si è trasformata in natura divina MT 31₁₈ Il Signore… insegna che i piccoli fanciulli sono angeli santi BrP II 430. Il Signore… voleva indicare e istruire tutti noi su questo Bambino che la Vergine Maria ha generato (226) essendo vero primogenito BrP I 226 – 227. Perciò impariamo in queste feste natalizie che Cristo è nato per noi uomini BrP I 72. Il suo corpo giacque… finché imparò che Dio Altissimo aveva potere sui regni degli uomini BrB Dan 5, 21 (bis das er lernete | das Gott… gewalt hat). Sentimmo e apprendemmo che tutti noi eravamo stanchi a causa dei grandi peccati BrP II 246.

2.1.3.4. Verbi degli stati psichici ed emotivi e della loro espressione abejoti, nusistebėti, nusitikrinti, girtis, skųstis, linksmintis si combinano con lo strumentale dell’oggetto oppure con proposizioni subordinate esplicative. Il GD è usato raramente con questi verbi. Fatta eccezione per le costruzioni relativamente più diffuse con abejoti, skųstis, se ne trovano solo pochi esempi (perlopiù negli scritti di J. Bretkūnas).

abejoti, nusistebėti, nusitikrinti

Nera ko abejoti | ghi su kitais mokitines nasrais sawa Kuna ir krauie Christaus priemusi MT 156₅. O Pilatas nussistebeia IEsu iau numirusi BrP I 394.

30 Per l’uso di dabotis con il genitivo, cfr. il significato corrispondente in Dabokites pauksczezu ora jog neseja, ney pia uja ChB Mat 6, 26.

31 Žr. E. Fraenkel, Kas., p. 76.

222

Per fede… ci convinciamo che Dio è e sarà | per noi peccatori gradito SE 231–232.

vantarsi, lamentarsi, rallegrarsi «consolarsi», gioire

Cerca una ragione per cui potrebbe (sott.) vantarsi di sé, di essere una persona così come siamo noi BrB II Kor 11, 12 (das sie rühmen möchten | sie seien wie wir) Alcimus… si lamentò contro Nicanore, accusandolo di essere infedele BrB II Mak 14, 26 (verklagte…das er vntrrew werden were) Noi volevamo vivere con loro in pace tra i Pagani BrB JerR 4, 20 (wir wollten… leben). Gioisco che tu sia tornata sana e salva a casa BŽ 496.

Come nei casi menzionati in 2. 1. 3. 1., per analogia con i verbi, il GD viene talvolta associato anche a sintagmi di significato corrispondente. Per esempio, sulla base del GD con convincersi si forma anche la costruzione corrispondente con essere certo: sebbene | siamo certi | che la tua | forte | volontà | per il Signore Dio | sia pronta e lieta |… serve SE 30, 10. La formazione analogica di tali GD è illustrata dagli esempi della Bibbia di J. Bretkūnas, dove accanto al verbo è riportato, come variante possibile, anche il sintagma di significato corrispondente: L’uomo… parlò, ritenendoci (accusandoci) di essere esploratori32 del paese I Moz 42, 30 (vnd hielt vns für Kundschaffer des Landes) Il verbo stesso credere, sebbene possa reggere il caso strumentale, è più vicino ai verbi che reggono l’accusativo di un nome astratto (cfr. 2. 1. 2. 1.).

2.1.3.5. Un sottogruppo distinto, più distante dagli altri, è costituito dai GD con i verbi di volontà volere e desiderare. Questi verbi possono reggere il genitivo oppure l’infinito, ma si associano soltanto a subordinate di frasi esplicative il cui predicato è espresso da forme del modo condizionale (cfr.: vede che l’ospite arriva e vuole che l’ospite arrivi). Anche nel significato, questi verbi differiscono da quelli finora discussi. I GD con tali verbi ricorrono più spesso negli scritti di J. Bretkūnas e S. Vaišnoras; esempi isolati si trovano anche nella postilla di Wolfenbüttel e nel canzoniere di Slavocinskis.

volere, desiderare

Perciò ella desiderava ardentemente anche il dolore WP 284. Chi desidera rendere più forti i deboli MT 42₁₂ (Pietro) rafforza la fermezza di coloro | che volevano osservare le leggi mosaiche MT 208₁₄. Quelli che egli vuole condurre per questa vita attraverso varie difficoltà… vuole umiliare MT L[ž 17₂₀ Desideriamo vivere in noi lo Spirito Santo BrP II 142. La fanciulla desiderava che il collo fosse pieno, non come me, in fuga, ma ora affaticata SIG I 61. Avrei voluto che quei denari non fossero mai esistiti BrB Tob 5, 24 (avrei voluto che quel denaro non fosse mai esistito) Ah, avrei voluto che il mio signore fosse presso il profeta in Samaria BrB II Kar 5, 3 (Ah! che il mio signore fosse presso il profeta in Samaria).

Come mostrano gli esempi, dalla categoria di volere, desiderare dipendono GD di struttura molto varia, con forme participiali di diversi tipi e tempi. Nei testi tradotti di cui sono disponibili gli originali non si osserva un’influenza diretta di questi ultimi sull’uso del GD; al contrario, in alcuni casi la traduzione è estremamente libera. Qui soltanto il latino potrebbe aver esercitato un’influenza indiretta e stimolante: nella lingua latina, dopo i verba voluntatis, la consueta costruzione accusativus cum infinitivo poteva essere associata dagli autori degli antichi scritti al GD lituano. Mentre correggeva il manoscritto della Bibbia, J. Bretkūnas, in un punto, trasformò la subordinata di una frase esplicativa-

32 Cancellato, a margine — Spiegoreis.

223

persona dopo norėti viene sostituita nel GD: Bet jei noriu, kaip pasilikčiau (sottolineato, sopra: pasiliekanti) iki ataimi Jon 21, 23 (So ich wil das er bleibe)33; nell’originale greco e nella Vulgata qui si trova l’acc. c. inf., che potrebbe aver suggerito tale formulazione (cfr. ἐὰν θέλω μένειν, eum volo manere). Tuttavia, in un altro passo corretto della traduzione, il GD dopo norėti (Er nori scheschūli! deschimtį trapų toliaus aisenti II Kar 20, 9), usato senza alcuna influenza dell’originale, è sostituito da una proposizione subordinata esplicativa: Er nori iog scheschūlis … eitu (Sol der Schatten zehen stuffen forder gehen, Vis ut ascendat umbra). Non disponiamo di dati che consentano di stabilire se tali costruzioni siano state prese in prestito; al contrario, il loro uso piuttosto vario e libero negli scritti antichi permette di ritenere che non fossero estranee al lituano parlato del XVI secolo.

Il regime del genitivo del verbo norėti (come pure di altri verbi che esprimono aspirazione o scopo) è una caratteristica arcaica, ereditata dal periodo della comunità indoeuropea e propria di molte lingue affini34. L’accusativo con questo verbo è piuttosto raro, ma, quando l’oggetto desiderato è considerato nella sua totalità, non era estraneo neppure alle lingue baltiche, slave, germaniche e ad altre lingue indoeuropee. Inoltre, in molte di esse troviamo il GD con verbi dello stesso significato di lituano norėti, cfr. lettone gribēj mani drīz augam BW 192335, latino te volo monitum; patriam exstinctam cupit36, tedesco ich möcht ihn gern getödet37; sono ancora più diffuse le corrispondenti costruzioni infinitive38. In queste circostanze non è inammissibile supporre che tali GD si siano formati un tempo sulla base di antiche costruzioni oggettive e che, cessando il verbo norėti di reggere l’accusativo, siano gradualmente scomparsi.

Gruppo 4

2.1.4. Verbi e altre parole e locuzioni non associati a un soggetto al nominativo e incapaci di reggere l’accusativo

Con le parole del gruppo 4, negli scritti antichi si forma il minor numero di GD: appena circa il 2,7%. Tutti gli esempi assegnati a questo gruppo provengono dagli scritti di J. Bretkūnas e S. Vaišnoras, cioè da quelle fonti in cui il GD è impiegato nella maniera più ampia e varia. Inoltre, i soli scritti di J. Bretkūnas rappresentano, per estensione, circa il 40% di tutti i testi del XVI–XVII secolo esaminati.

Oltre alle forme verbali finite e non finite, al gruppo 4 appartengono anche alcuni termini modali e sostantivi capaci di introdurre una proposizione subordinata esplicativa (ossia dotati, come i verbi, di reggenza frasale). Il sintagma N e P associato alle parole di questo gruppo, pur conservando la forma dell’accusativo, occupa ormai una posizione sintattica non di accusativo, ma di nominativo.

33 Questa costruzione è stata poi ripresa anche nella Postilla, cfr.: Iei noriu ana pasiliekanti iki ataimi BrP I 411.

34 B. Delbrück, Vergl. Synt., I, p. 324—327.

35 J. Endzelīns, Latviešu valodas gramatika, Rīgā, 1951, p. 1001.

36 A. Ernout, F. Thomas, Syntaxe latine, Paris, ²1953, p. 282; R. T. Lakoff, Abstract Syntax and Latin, Complementation, Cambridge – Massachusetts – London, 1968, p. 228—229.

37 O. Behaghel, Deutsche Syntax, II, Heidelberg, 1924, p. 417.

38 Per il greco cfr. R. Kühner, Ausführliche Grammatik der griechischen Sprache, Hannover, 1870, p. 593 ss.; С. И. Соболевский, Древнегреческий язык, М., 1948, p. 334—335; per il latino R. Kühner, C. Stegmann, Lat. Gr., II, 693—694; per l’anglosassone J. Macháček, op. cit., 40 ss.

39 In alto, correzione di mano di Z. Blotno: Regetis jums.

224

Al gruppo 4 appartengono: i verbi riflessivi impersonali, le forme neutre dei participi passivi, le costruzioni di significato modale e le costruzioni con sostantivi verbali e altri sostantivi.

I pochi esempi del gruppo 4 sono significativi perché mostrano il limite estremo dell’estensione d’uso della GD e, sotto questo aspetto, sono unici tra le costruzioni participiali di struttura corrispondente nelle lingue indoeuropee.

2.1.4.1. I verbi riflessivi impersonali regisi, rodosi, įsirodo hanno significati simili a quelli dei corrispondenti verbi non riflessivi, che reggono l’accusativo e spesso formano una GD; a essi si affianca anche sekasi, usato in due casi da S. Vaišnoras, con il significato di «riesce, si vede». Poiché in tutti gli scritti esaminati si trovano soltanto 8 costruzioni di questo tipo, esse sono presentate integralmente.

regėtis, rastis, įsirodyti, sektis

Schittap regesi mums | anus išch gerros schirdies klaususius BrP I 44. Mi sembrerà di vederti mangiare e stare bene con voi BrB Tob 12, 19 (Es schein wol | als esse ynd trüncke ich mit euch). Regissi newerta santi Baszniczo Chrikscronischko tą abijoienti klausimą MT 2588. Se le parole della preghiera inaugurale possono essere addotte come prova, allora sembra un fondamento indistruttibile del santo? MT (PM)88–10. Prima che si sposassero, si scoprì che era incinta BrB Mat 1, 1840 (Erfand sichs | das sie schwanger war); Abbi pietà di coloro che ti aspettano41, affinché i tuoi profeti risultino aver detto la verità BrB Sir 36,18 (das deine Propheten wahrhafftig erfunden werden). Così ebbe luogo il grande accordo di Mosè, prima stipulato con i tuoi santi padri MT LĮŽ 145. Allora risulta indiscutibilmente che questa Messa non è stata istituita da Cristo, ma… portata e introdotta dall’inferno attraverso tutti i demoni. MT (PM) 215.

2.1.4.2. Le forme neutre dei participi passivi, anch’esse dotate di valore impersonale, formano la GD molto più frequentemente. Sono ricavate dai verbi transitivi dei gruppi 1 e 2.

Le forme neutre dei participi passivi al presente sono ricavate per lo più dai verbi regėti, žinoti, kalbėti; in casi isolati, da rasti, perman yti, sakyti, rašyti, tikėti, suprasti, giedoti.

regėti, žinoti, kalbėti, rasti, perman yti, rašyti, sakyti, giedoti, tikėti, suprasti

Da ciò si vede che essi42 non sono dèi BrB Bar 6, 14 (daran ir ja mercken könnet | das es nicht Götter sind). Ed è noto che il Figlio di Dio è stato mandato non perché… soccombessimo MT 1373. Di ciò si sa e si crede con certezza: che essi sono immortali MT 2588. Perciò di solito si dice: nella divinità vi è un’unica essenza spirituale MT 711. Si trova scritto che Geremia (sopra: -schu) aveva comandato ai profeti BrB II Mak 2, 1 (Man findet auch in den Schrifften | das Jeremias… geheissen habe). Affinché fosse possibile il perdono dei peccati e fosse conciliabile con Dio la grazia donataci MT 7913. Si trova scritto, si dice, si crede e si canta… che egli stesso risorse dai morti il terzo giorno BrP II 6. Perciò ormai

40 Corretto di mano dello stesso Bretkūnas da come ana nieschęze buwa. Nel NT qui compare già una proposizione subordinata introdotta da jog; nella Bibbia del 1823 da kad; nel GNT, secondo il testo latino, si trova ira nesczia (inventa est in utero habens).

41 - cancellato.

42 Sottolineato, in alto: ios.

15. 520

225

è comprensibile che ci sia una volontà BrB Bar 6, 50 (Darumb kan man mu fort wol erkennen | das es triegerey ist).

Dunque, nelle costruzioni impersonali con participi passivi prevalgono i lessemi regėti, sakyti ir žinoti, che in generale formano più spesso l’ACPI. Ciò conferma l’origine analogica di queste costruzioni. Solo in seguito, quando nelle costruzioni del tipo žinau brolį grįžusį i rapporti di reggenza tra žinau e brolį si affievolirono, la sequenza brolį grįžusį, intesa come equivalente di (jog) brolis grįžo ‘che il fratello era tornato’, poté essere associata a žinoma nel modo seguente:

so (che) il fratello era tornato: è noto che (che) il fratello era tornato = so che il fratello era tornato: x; x = è noto che il fratello era tornato

Le forme neutre dei participi passati sono per lo più formate da dire, riferire, rispondere; in casi isolati, da scrivere, scrivere (prefissato), supporre, conoscere ‘riconoscere, venire a sapere’.

dire, riferire, rispondere, scrivere, scrivere (prefissato), supporre, conoscere

La prima è detta | che la vecchia Chiesa era così MT 145ᵃ₂. Il terzo giorno fu riferito a Labano che Giacobbe fuggiva BrB I Moz 31, 22 (wards… angesagt | das Iakob flöhe). Ma gli fu risposto che una cosa simile non è immaginabile MT 266ᵃ₁₈. Così fu scritto: «Il comandamento è dato per tutte le terre» BrB Est 3, 14 (Also war der inhalt der schrift | Das ein Gebot gegeben were). È scritto: «Il re… parla così» BrP II 472; ma nel libro di Mosè è scritto che Dio aveva indurito il cuore del Faraone? MT 174₁₉. Anche da ciò si può forse dedurre che non sono dèi BrB Bar 6, 71 (Auch kan man es daran mercken | das sie nicht Götter sind). Infatti, che cosa si dovrebbe riconoscere da ciò, se non che io e il tuo popolo abbiamo trovato grazia BrB II Moz 33, 16 (sol… erkannt werden | das ich vnd dein Volck… gnade funden haben).

Le forme di genere neutro che costituiscono l’ACPI possono a loro volta essere membri dipendenti di un’altra costruzione ACPI. Sono stati rilevati in tutto tre casi di questo tipo:

Ho sentito dire di te che possiedi lo spirito degli dèi santi, illuminazione, saggezza e grande sapienza BrB Dan 5, 14 (Ich habe… hören sagen | das du den Geist… habest | vnd Erleuchtung… bey dir funden sey). Gli abitanti di Abasa udirono dire che Simri aveva stretto un patto e ucciso il re BrB I Kar 16, 16 (höret sagen | das Simri einen Bund gemacht vnd auch den König erschlagen hette). E trovarono scritto nella legge che il Signore aveva comandato per mezzo di Mosè BrB Neh 8, 14 (Sie funden geschrieben im Gesetz | das der Herr… geboten hatte).

In accordo con le costruzioni con forme di genere neutro, in un passo della Bibbia di J. Bretkūnas l’ACPI è formato persino con una forma maschile del participio passivo passato:

Così… calpesterò quella terra, affinché si veda il suo fondamento, mentre giace lì Ezech 13, 14 (das man jren Grund sehen sol | das sie da lige).

La forma neutra del participio di necessità, che funge da membro principale dell’ACPI, è stata rilevata in un solo esempio: Dunque è chiaramente necessario non peccare contro Dio, poiché ciò è cosa terribile MT 196ᵃ₁₄.

Le costruzioni dipendenti da forme di genere neutro dei participi passivi non sono una caratteristica esclusiva della lingua di J. Bretkūnas e S. Vaišnoras. J. Rėza, che curò il volume VI della Bibbia di J. Bretkūnas, trasferì nel suo «Salterio di Davide» la costruzione regima butu associata a tikra Diewa Sione santi (Ps 84, 8), con la quale nel manoscritto era stata sostituita la forma «spieg-

226

la proposizione subordinata della frase principale è proprio il vero Dio a Sion (cfr. PsD 152; LB: Das man sehen mus | der rechte Gott sey zu Zion). Costruzioni corrispondenti (ma con gerundi) si trovano anche nel lituano contemporaneo, cfr.: Non si dice invano che la volpe è astuta Vaižg RR II 173.

2.1.4.3. In alcuni passi delle «Žemčiūgos» di S. Vaišnoras, il GD è costituito dalle costruzioni di valore modale è proprio e è vero, vicine per significato ai predicati con forme neutre di participi indeclinabili.

è proprio

È proprio | che ora gli uomini sulla terra vedono | che il Figlio di Dio verrà a giudicare il mondo 243ᵃ. È proprio allora che il Figlio di Dio fu inviato dal Padre (106ᵃ) per regnare sul mondo 106ᵃ–107.

è vero

Ed è vero | che la presenza è autentica e stabile… non è possibile sottrarsi alla sua mano potente 155ᵃ⁻¹⁰. Perché è vero | che con la fede gli uomini non annullano le promesse della grazia 168¹.

2.1.4.4. Come elemento principale del GD figurano talvolta anche sostantivi, di norma deverbali, ai quali può essere collegata una proposizione subordinata esplicativa. Questi sostantivi derivano per lo più dai verbi impiegati nel GD (o da verbi di significato affine). In quasi tutti i casi si possono individuare relazioni sintattiche di analogia con le costruzioni dei gruppi 2 e 3.

Per esempio, secondo il GD con testimoniare, rendere testimonianza si formano costruzioni con i sostantivi testimonianza, testimone.

testimonianza, testimone

Dio ha stabilito questa alleanza… affinché fosse una testimonianza certa del fatto che la vita santa è stata promessa MT 221₈. Affinché la sofferenza e la morte dei santi fossero testimonianza della dottrina | che la dottrina del Vangelo è davvero nel cuore MT 181₈. Voi oggi siete testimoni che ho comprato tutto ciò che apparteneva a EliMelech BrB Rut 4, 9 (ir seid… Zeugen | das ich alles gekauft habe).

Analogamente, al verbo fumare è collegato il sostantivo fumo; a fidarsi — fiducia, indicare — segno, meravigliarsi — miracolo.

fumo, fiducia, segno, miracolo

Così ogni uomo più saggio accoglie la dottrina data da DIO MT 3ᵃ₉. La fede è una forte fiducia nel Signore Dio | che egli ci | conduce | ama | sostiene in ogni cosa | volendo salvarci BrP I 286. Qual è il segno che io salirò alla casa del SIGNORE BrB Is 38, 22 (Welch ein Zeichen ist das | das ich hinauff… sol gehen?) Questo è il miracolo: che il SIGNORE abbia parlato così BrB I Kar 13, 3 (Das ist das Wunder das solches der HERR geredet hat).

Altri sostantivi sono collegati ai verbi che accompagnano il GD non tanto per derivazione quanto per significato. Per esempio, il GD con suono «notizia» è collegato alle costruzioni corrispondenti dipendenti dai verbi di informazione annunciare, comunicare, gridare e simili (cfr. 2.1.2.3.); analogamente, il sostantivo sentenza è collegato a insegnare, dire, «gramotos» a scrivere.

15*

227

suono, sentenza, lettera

E si diffuse una falsa notizia (sopra: ingannevole): Antiochia era morta BrB II Mak 5, 5 (Aber es kam ein erlogen geschrey aus / wie Antiochus solt tod sein). Dal profondo del cuore deve essere accolta questa sentenza: che Dio non è autore del peccato, né lo vuole, né lo decreta... MT 54a. Allora furono inviate lettere... affinché ogni uomo del popolo, nella propria lingua, fosse signore nella propria casa BrB Est 1, 22 (Da wurden Brieue ausgesandt... das ein jeglich Man der Oberherr... sey).

Poiché tali costruzioni erano consuete agli autori, lo mostra BrB II Sam 13, 30: giunge a David la notizia: Absalom ha ucciso tutti i figli del re, dove la proposizione subordinata esplicativa che Absalom avesse ucciso tutti i figli del re è stata sostituita dal GD durante la correzione del manoscritto. Né il testo tedesco né quello latino possono aver fornito lo stimolo per questa correzione, cfr. kam das gerüchte für David | das Absalom hette... erschlagen; fama pervenit ad David dicens: Percussit Absalom...; l’influsso di queste lingue non è visibile neppure negli altri casi menzionati. Alcune di queste costruzioni sono vicine ai GD dipendenti dalle forme neutre dei participi passivi, cfr. i casi discussi in 2.1.4.2. con si diceva e questo esempio: E quando questa notizia fu riferita alla casa del faraone, che erano arrivati i fratelli di Giuseppe, piacque al faraone. BrB I Moz 45, 16. (Vnd da das geschrey kam... das Iosephs brüder komen weren). Analogamente a si diceva (v. 2.1.4.2.), era scritto si trova in questo esempio: E anche questo era scritto in quel testo: il profeta, avendo preso..., aveva ordinato che essi... prendessero insieme l’arca. BrB II Mak 2,4 (So stund das... in der selben Schrifft / Das der Prophet... sie geheissen habe)

Dunque, i sostantivi della 4ª classe che costituiscono il GD sono, per la loro semantica e spesso anche per la loro formazione, strettamente legati ai verbi delle classi 2 e 3. Tuttavia, in questo gruppo l’autonomia sintattica della costruzione è ancora maggiore: l’uso dell’NP nella posizione del nominativo soggetto mostra che qui non solo la funzione dell’accusativo, ma in generale quella del caso oggetto è ormai completamente venuta meno.

È da notare che un uso così autonomo è caratteristico proprio di quegli autori — J. Bretkūnas e S. Vaišnoras — nei cui scritti il GD è più diffuso. La maggiore produttività della costruzione ha evidentemente stimolato la sua evoluzione verso l’autonomia sintattica.

2.1.4.5. L’autonomia del GD era così nettamente avvertita da J. Bretkūnas che in alcuni punti egli cercò di usarlo persino con il valore di una frase indipendente o di una proposizione coordinata. Nel vol. I della Postilla troviamo il titolo: In primo luogo. Noi tutti essendo servi (487), benché nei dintorni non vi sia alcun verbo né altra parola cui lo si possa collegare; solo dal senso possiamo supporre qui un dobbiamo sapere (ricordare) o simili sottinteso.⁴² In questo esempio una proposizione coordinata è resa con il GD: E inviò (Tolomeo) messaggeri a Demetrio perché venisse da lui, per concludere un patto con lui; allora avrebbe voluto dargli sua figlia. BrB I Mak 11,9 (Vnd schickt Boten zu Demetrio | das er zu jm komen solt | einen Bund mit jm zu machen | So wolt er jm seine Tochter geben); neppure il testo latino offre qui alcuno stimolo all’uso del GD (cfr.: Veni, componamus inter nos pactum; et dabo tibi filiam meam). Che l’NP fosse percepito come un’unità predicativa indipendente si vede anche dagli esempi,

42 L’NP è usato senza alcun V anche in BrB Job 36, 19: Ma forse (ghi) il tuo potere, oppure l’oro, ma qui probabilmente il verbo tari è stato omesso per una svista, pensi o simili (cfr.: Meinſtu dus er deine gewalt achte).

228

dove tra esso e il V si interpone un’intera catena di proposizioni subordinate. Per esempio, in BrB Neb 10, 30, dopo la proposizione principale Ed essi vennero per giurare, e fecero il giuramento di tagliare legna per la casa di Dio segue una relativa riferita a «legna», poi due lunghe subordinate esplicative riferite a «vennero» (così autonome che sia M. Lutero sia J. Bretkūnas le separano con punti), quindi ancora una subordinata esplicativa di secondo grado e solo allora il GD:... E poiché la gente del paese portava farina e ogni sorta di frutti da vendere il giorno di sabato, noi non li abbiamo accettati. (das wirs nicht von ihnen nemen wolten).

2.1.4.6. Va menzionato a parte il caso in cui il membro principale del GD è un’interiezione: Ahimè, essere nato per vedere l’oppressione del mio popolo e della città santa, e dover tacere BrB I Mak 2,7. Nell’originale tedesco troviamo una subordinata daß (Ah | che io sia nato per questo), mentre in quello latino una con ut (perché sono nato); il GD potrebbe dunque essere stato usato qui come equivalente di una subordinata, analogamente ad altri esempi della 4ª classe. Tuttavia, i casi sporadici di accusativo dopo le interiezioni negli antichi scritti (cfr., in Sapūnas e Šulcas: Ay Budą szio Čieso — O mores hujus temporis... Ak manę Biedną. O me miserum 9443), il loro uso nel folclore lettone (cfr.: ai tu manu lētu dabu!44) e le numerose corrispondenze nelle lingue slave45, latine46 e in altre lingue permettono di ipotizzare che in passato l’accusativo dopo le interiezioni non fosse estraneo neppure alla lingua lituana; in tal caso, l’esempio citato potrebbe essere considerato un relitto di costruzioni oggettive con accusativo dipendente, la cui struttura originaria corrispondeva al GD con sakyti e simili (cfr. 2.1.2.3.).

2.1.5. Dall’esame del GD in base al membro principale (di solito verbale) risulta che la maggior parte degli esempi attestati negli scritti dei secoli XVI–XVII non corrisponde più al modello originario dei rapporti sintattici di questa costruzione. Nei gruppi individuati in base alle proprietà valenziali comuni dei verbi, il rapporto tra V e NP è diverso. Le relazioni di reggenza diretta tra V e N sono chiaramente visibili soltanto nelle costruzioni oggettive (tipo a) del gruppo 1. In alcuni casi tali relazioni si possono ravvisare anche nelle costruzioni dei gruppi 1b e 2, ma qui non sono più attive né produttive: si ricostruiscono soltanto come eredità di epoche precedenti. Nella maggior parte delle costruzioni dei gruppi 1b e 2, l’NP dipende ormai dal V come unità sintattica autonoma. L’NP presenta un’autonomia ancora maggiore negli esempi del gruppo 3, nei quali non è più possibile constatare alcuna reggenza del N oggetto. Infine, nel gruppo 4 l’NP è usato persino nella posizione del nominativo. Procedendo così dal gruppo 1 al gruppo 4, osserviamo un cambiamento graduale dei rapporti sintattici tra NP e V, che riflette piuttosto il reale processo evolutivo del GD. La sua essenza consiste nel fatto che la reggenza di caso (accusativo), caratteristica del modello originario del GD, si trasforma gradualmente in reggenza frasale dell’intero sintagma NP, indifferente alla sua forma casuale.

Il cambiamento del rapporto di reggenza tra V e N è indicato anche dal fatto che, dopo i verbi negati, l’accusativo di N qui di solito non diventa genitivo di negazione, come accade negli altri casi di reggenza diretta, per esempio:

43 Žr. A. Bezzenberger, Beiträge zur Geschichte der litauischen Sprache, Göttingen, 1877, p. 239; E. Fraenkel, Kas., 151.

44 J. Endzelīns, Latviešu valodas gramatika, Rīgā, 1951, p. 580 (§ 436).

45 Fr. Miklosich, Vergleichende Syntax der slavischen Sprachen, Wien, IV, 1868–1874, p. 392; W. Vondrák, Vergleichende slavische Grammatik, II, Göttingen, 1928, p. 275; F. Trávníček, Historická mluvnice česká, III, Skladba, Praha, 1956, p. 9.

46 F. Stolz. I. H. Schmalz, Lat. Gr., p. 385–386.

229

Perché non mi hai detto che tua moglie era tua sorella? BrB I Moz 12,18 (Warum sagestu mirs nicht | das dein Weib were?). Perciò hai inviato un messaggero a Cristo risorto dai morti BrP II 21. Perché non dicessi che era morto’ RG 539b. Ma per i lituani una simile espressione era sconosciuta BrP II 517. Se non vuoi che tutti i miei affanni, che ti invio, gravino su di te BrB II Moz 9,13 (Ich wil anders dis mal alle meine Plage über dich selbs senden)

La forma genitiva con i verbi negativi è più caratteristica soltanto delle costruzioni oggettive (dopo verbi di percezione e simili), nelle quali il rapporto di reggenza tra V e N è ancora chiaramente percepibile, per esempio: non ho mai visto un uomo giusto afflitto MP 109²⁷. Nelle costruzioni non oggettive il genitivo retto dalla negazione ricorre soltanto in casi isolati.

Colui che non vuole la morte di nessun peccatore W 661). Come non conosciuto (= che non conoscesse) | che tipo di donna fosse | come se l’avesse toccata⁷ DP 479₄₄ (come se non sapesse che tipo di donna fosse W 808). Eppure non la riconobbe, che ciò fosse stato dato dalle sue mani | per il suo bene DK 124—125 (non riconobbe che era stato dato dalle sue mani per il suo bene DK₁ 117).

Tali costruzioni, fondate sulle relazioni primarie tra i costituenti, nel XVI—XVII secolo erano già diventate arcaismi sintattici. Benché N abbia qui la forma di un caso retto, semanticamente non può più essere considerato un oggetto di V, proprio come in molte costruzioni corrispondenti con l’accusativo. Per esempio, nell’enunciato non seppe che le cose… l’oggetto di V non è più loro, bensì che loro sapevano (= che essi sono…), così come il significato dell’enunciato GD so che tu ricordi questo BrB Job 10,13 consente di considerare oggetto soltanto il sintagma nominale che ti ricorda (= che tu ricordi). Il cambiamento del tipo di reggenza è qui del tutto evidente.

Con il cambiamento del tipo di reggenza viene riorganizzata anche la stessa struttura interna della GD. Le costruzioni non oggettive rappresentano non più il modello primario, bensì un modello riorganizzato delle relazioni sintattiche della GD, che si può rappresentare con lo schema:

(3) V ⟶ (N ← - - - → P)

Le costruzioni formate secondo questo modello sono sintagmi ternari, nei quali i binomi sintattici (V e NP) possono essere individuati soltanto a diversi livelli di segmentazione⁴⁷.

Nelle costruzioni oggettive della GD del XVI—XVII secolo (per esempio, lo videro venire Mž 299), le relazioni sintattiche non possono più essere considerate identiche a quelle ricostruite per le fasi preistoriche dello sviluppo della lingua lituana (cfr. 1, 4.). Il modello primario delle relazioni sintattiche della GD (2) corrispondeva pienamente alla frase a struttura non tesa, caratteristica delle antiche lingue indoeuropee⁴⁸, che veniva formata gradualmente—

47 Cfr. il modello bifasico dei casi oggettivi inglesi di E. Nida, nel quale è indicata la dipendenza di entrambi i casi oggettivi da V, mentre al livello inferiore di segmentazione sono specificate le relazioni esocentriche tra i membri del sintagma; cfr. E. A. Nida, A. Synopsis of English Syntax, London — The Hague — Paris, 1966, p. 30, 155—156; analogamente sono trattate anche le costruzioni con la forma in -ing e con l’infinito, p. 42, 111—112. Anche molti altri studiosi indicano la relazione sintattica con V dell’intero sintagma NP, e non di uno dei suoi membri; per l’inglese cfr. inoltre O. Jespersen, A Modern English Grammar on Historical Principles, II, 1914, 1. 67; The Philosophy of Grammar, London, 1929, p. 115 ss.; Z. S. Harris, Co-occurrence and Transformation in Linguistic Structure, in The Structure of Language, Englewood Cliffs, New Jersey, 1964, p. 178; Ch. F. Hockett, A Course in Modern Linguistics, New York, 1969, p. 195—196; J. Machaček, Complementation of the English Verb by the Accusative — with — Infinitive and the Content Clause, Praha, 1965, p. 8; per il francese cfr. H. Nilsson-Ehle, L’attribut de l’objet en français, „Studia Neophilologica“, 25 (1953), № 3, p. 110.

230

passando da un elemento della frase all’altro e definendo il significato di ciascuno mediante la forma della parola stessa, senza una proiezione preliminare dell’intera frase determinata dalla valenza del verbo. Con il processo di centralizzazione della frase, già chiaramente avvertibile nel lituano del XVI secolo, nelle costruzioni oggettive doveva necessariamente emergere una contraddizione tra la relazione reciproca di N e P e la relazione unilaterale di N con V. Tale contraddizione fu eliminata collegando a V anche il secondo membro della costruzione NP semipredicativa. In questo modo la valenza del verbo che costituisce GD aumentò di una posizione e la costruzione assunse la forma seguente:

(4)

Pertanto, GD di tipo oggettivo costituisce un sintagma di tre elementi, che sul piano della forma sintattica non può essere scomposto in modo binario⁴⁹. Si sono rivelati unilaterali i tentativi di individuare relazioni binarie anche nelle costruzioni corrispondenti di altre lingue (la questione è stata studiata con particolare intensità sulla base dell’inglese, lingua in cui sono ampiamente usate costruzioni con doppio caso oggettivo, con caso oggettivo e infinito, oppure con una forma in -ing corrispondente al participio lituano). Considerando N e P (risp. N¹) separatamente dipendenti dal verbo⁵⁰, e individuando quindi i due binomi V→ N e V → P, rimane indeterminata l’innegabile relazione di N con P, chiaramente indicata in lituano, come nelle altre lingue flessive, dall’accordo. D’altra parte, considerando dipendente da V soltanto il primo nome⁵¹ (N), non si coglie la relazione di V con P, attestata dal fatto che P non può essere eliminato senza modificare il significato sintattico della costruzione⁵². Relazioni sintattiche così complesse si spiegano con il fatto che, dal punto di vista sincronico, GD non è una costruzione primaria, bensì derivata, che può essere considerata il risultato della trasformazione di costruzioni più semplici e scomposta binariamente già al livello della struttura interna (cfr. 3.3.2).

2.1.6. In base ai rapporti reciproci tra i membri, GD di tipo oggettivo si è differenziato da quelle non oggettive ed è rimasto vicino alle costruzioni con verbi privi di reggenza frasale, cioè non commentabili. Tra questi, quelli usati di norma con il secondo accusativo — il participio — sono i verbi che formano anche le corrispondenti costruzioni con doppio accusativo con sostantivi e aggettivi (cfr. 1.4), per esempio:

fare, chiamare, soprannominare

Rese udenti i sordi e parlanti i muti VEE 113⁴. Fa per sé tutte le cose predisposte VEE 125¹⁸. Qui sentiamo che l’Apostolo chiama i morti

48 Cfr. Б. Г. Адмони, Развитие структуры простого предложения в индоевропейских языках, ВЯ, 1960, № 1, 24 tt.

49 Plg. А. М. Мухин, Структура предложения и их модели, Л., 1968, p. 122; Л. С. Бархударов, Д. А. Штеллинг, Грамматика английского языка, М. 1965, p. 379, 385—386; H. Nilsson-Ehle, op. cit., p. 109; Н. В. Соколова, Трехчленные глагольные сочетания в современном французском языке, сб.: Грамматика, фонетика и стилистика романских языков, Л., 1971, p. 251 tt.; В. И. Чагишева, История простых предложений с предикативными падежами имени, авт. докт. дисс., Л., 1971, p. 6—7.

50 Cfr. Л. С. Бархударов, Структура простого предложения современного английского языка, М., 1966, p. 104 tt. con trad. lituana.

51 Relazioni di questo tipo sono indicate nello schema di A. Muchin, che rappresenta la struttura delle costruzioni corrispondenti in inglese (per es.: I saw him cross the road); cfr. А. М. Мухин, Функциональный анализ синтаксических элементов, М.-Л., 1964, p. 42 tt., 104 tt.; Структура предложений и их модели, Л., 1968, p. 91 tt., 133.

52 Cfr. Z. S. Harris, op. cit., p. 178—179; l’impossibilità di eliminare uno dei membri collegati da una relazione semipredicativa (=sociativa) è segnalata anche da A. Muchin, cfr. А. М. Мухин, Структура предложений..., p. 94—95.

231

Dormiente BrP II 519. Non ti chiameranno più Abbandonata, né la tua terra Desolata BrB Iz 62, 4 (non ti si chiamerà più Abbandonata...). E perciò la chiama lodata DP 506⁴ (è detta benedetta W 861)⁵³. Il Signore li [rese] attraversoPránaszę prámine nopipiaustitivus MP 174ᵃ₃₅ (non circoncisi RP 118ᵃ).

proteggere, custodire, avere, tenere

Noi... proteggiamo i dormienti RG 224₁₃. L’angelo mi custodì mentre uscivo di qui e vi abitavo, e mentre tornavo da quei luoghi DP 522₃₁ (mie strzegł... wychodzącey... mieszkáiącey... wracaiącey W 892) Ho un grande lavoro da fare, non posso venireturiu dirbamą, negaliu ateiti BrB Neh 6, 3 (Ich hab ein gros geschëfft auszurichten)⁵⁴. Gli altri riempiranno pure il granaio SIG II 3₄⁵⁵. Considero Gionata... accusato BrB I Mak 13, 15⁵⁶ (Ich hab Ionathan... behalten)⁵⁷.

condurre, accompagnare, mandare, lasciare, abbandonare, incontrare, accogliere, colpire, mettere in fuga, ridare la vita...

Qui venne affinché vi accogliesse VEE 152₈⁵⁸. Condusse il numerusį BrB II Kar 23, 30 (lo condussero a morte). Noi... la somma che ci benedice la guidammo DP 617₄₀ (mentre saliva... la condussero W 834). Poi lui e Barnaba... mandarono il prescelto DP 619ₐ₆ (inviarono i consacrati W 849). Quelli che avevano ascoltato mandarono il messaggero VEE 103₅⁹. Voi... avete lasciato tutti i vostri lasciare MP 185ₐ₁₉⁶⁰. Quando incontri il bue o l’asino del tuo nemico che si è smarrito BrB II Moz 23, 4 (ti imbatti / che si smarrisce) Poi, in quel giorno, la prima accoglie colei che entra in città DP 617₂ (accoglie quella che entra W 833). La fanciulla... ha ucciso loro mentre fuggivano BrB Judit 16, 14 (li sconfissero nella fuga). Gli uomini... li spaventarono mentre costruivano BrB Ezr 4, 4 (li scoraggiarono nella costruzione). Ecco perché W. Cristo risuscitò il morto DP 336₂₆ (e... risuscitò il morto W 556).

In tali costruzioni, l’accusativo del nome (o del pronome) e quello del participio sono subordinati al verbo, proprio come nei GD oggettivi dopo i verbi di percezione. Anche il fatto che il participio talvolta assuma la forma dello strumentale, cioè di un caso semantico direttamente legato al verbo, indica la sua dipendenza diretta dal verbo, per esempio: Gli apostoli... credettero veramente che Gesù Cristo fosse risorto dai morti BrP II 38; tenetevi al riparo perché non siate ingannati MP 213ₐ₆ e simili.⁶¹

Le forme strumentali dei sostantivi nelle costruzioni corrispondenti sono del tutto regolari e, durante il periodo della tradizione scritta, tendono a diffondersi rapidamente; cfr.: voglio voi

⁵³ Analogamente DP 471₁₄, 473₄₀, 475₁₉, SE 280₂, MP III 5ᵃ₂₉, 35₁₅; la base della costruzione è Luk 1, 48: beatam me dicent. ⁵⁴ Analogamente BrB Ps 96, 10; Mat 6, 16; Luk 14, 18; Apr 14, 1; 19, 16. ⁵⁵ Il frequente uso di costruzioni con turėti negli scritti antichi fu stimolato da espressioni corrispondenti negli originali tedeschi, polacchi e latini, cfr.: Kosznas turreia sawa galwa aprischta BrB II Sam 15, 30 — hatte ein ieglicher sein Heubt verhuellet; mane turi giwenanti DP 606₃₉ — mnie ma mieszkającego W 742; turek mane ischkalbeta BrB Luk 14, 19 — habe me excusatum. ⁵⁶ Analogamente BrB II Kron 30, 9; I Kar 8, 50; Ps 137, 3; Išm 18, 4; Rom 7, 6. ⁵⁷ Per i GD con laikyti aventi il significato di valutare, comprendere, si veda 2. 1. 1. 3. ⁵⁸ Analogamente MP III 14₃; BrB II Kron 28, 55; I Kar 8, 46; II Kar 24, 15; Jer 43, 11; 48, 46; Hoz 4, 19; Ob 1, 11; I Mak 13, 12; Apd 22, 5, cfr. inoltre Surishta nusimnte VEE 203₆; ChB Jon 18₂₄. ⁵⁹ Analogamente MP 266₆, 266ᵃ₆. ⁶⁰ Si vedano inoltre BrB I Kar 7, 47; Jer 46, 28; Apd 24, 27; II Timot 4, 20. ⁶¹ Per altri esempi si veda E. Fraenkel, Der prädikative Instrumental im Slavischen und Baltischen und seine syntaktischen Grundlagen, AfSlPh, 40, p. 86; Kas., p. 200, 204, dove si indica giustamente l’influenza del polacco su tale uso dello strumentale.

232

fare pescatori di uomini VEE 137¹³; chiamandoti signore VEE 23, 31, abbiamo visto te venire ChB Mat 25, 38; credette che fossero dèi BrB Sap 13,3; le trovò mentre pregavano ChB Ap 2,2 e così via⁶²; in molti casi, col tempo, lo strumentale soppianta completamente il secondo accusativo nominale. Anche lo strumentale degli aggettivi penetra molto attivamente in queste costruzioni, favorito dall’influsso delle lingue slave, per esempio: ci fece saggi VEE 135; vi rende pronti⁶³ BrB Eb 13, 21; lo condussero sano ChB At 23, 24; persino con i verbi di percezione e di enunciazione: ti vedemmo affamato ChB Mat 25, 37; lo chiamavano buono ChB Gv 7, 12; deve proclamarlo puro BrB III Mos 13; con il verbo considerare lo strumentale degli aggettivi è ormai diventato predominante e normativo⁶⁴. Tutto ciò mostra che il legame sintattico del verbo con il secondo caso dipendente si rafforza sempre più e modifica persino la forma morfologica di quest’ultimo.

La subordinazione diretta al verbo del secondo dei due casi è un fenomeno generale, osservabile anche in altre costruzioni con casi doppi. Anche nel dativo doppio con infinito essa è indicata dalla progressiva affermazione dello strumentale in luogo del secondo dativo, cfr. ti occorrerà essere una guida invece del più antico a una guida; anche lo strumentale degli aggettivi si insinua molto attivamente in simili costruzioni. Le lingue slave si sono spinte ancora oltre lungo questa via. Per esempio, nelle lingue russe, ceche e polacche contemporanee il secondo accusativo e dativo hanno già ceduto completamente il posto allo strumentale retto dal verbo. In tal modo, i casi che in passato erano legati ai nomi da una relazione semipredicativa sono diventati col tempo dipendenti dal centro dei rapporti sintattici della frase, cioè il verbo.

2.1.7. La tendenza generale allo sviluppo dei rapporti di subordinazione favoriva il mutamento della struttura GD: tanto in lituano quanto nelle altre lingue indoeuropee si osservano il rafforzamento e la differenziazione della reggenza verbale. Nei più antichi monumenti della lingua lituana e nel folclore l’uso dei casi è ancora assai più libero che nella lingua letteraria odierna. Persino l’accusativo — il principale caso oggetto — è qui usato abbastanza spesso con varie accezioni avverbiali — di luogo, direzione, tempo e mezzo — che si esprimono anche con forme di altri casi. Il suo significato originario — quello di oggetto diretto — non è ancora nettamente distinto dai suddetti significati secondari (avverbiali)⁶⁵; con questi significati l’accusativo funziona come caso semantico, cfr. espressioni come digrignare i denti, affaticare la testa, cavalcare il cavallo, navigare i mari, percorrere i campi e così via⁶⁶. Il principio semantico, anziché sintattico, dell’uso dei casi emerge ancora più chiaramente nelle lingue dotate di una tradizione scritta molto antica. Nei Veda lo stesso caso accusativo è già usato liberamente non solo con le più svariate funzioni circostanziali-

⁶² Cfr. inoltre E. Fraenkel, Kas., pp. 199—200.

⁶³ Corretto da gatewus; simili correzioni nel manoscritto biblico, in cui l’accusativo con strumentale dopo fare è ampiamente attestato, sono piuttosto frequenti.

⁶⁴ La progressiva diffusione dello strumentale in luogo delle precedenti forme accusative conferma l’antichità del doppio accusativo e contraddice chiaramente l’ipotesi della natura originaria dello strumentale predicativo (A. Valeika, A Few Observations on the Structure and Semantics of Predicate Nominal Constructions, LKK, 14 (1973), p. 237).

⁶⁵ Sui significati originari e secondari dei casi, cfr. J. Kurylowicz, Le problème du classement des cas, in: Esquisses linguistiques, Wrocław — Kraków, 1960, pp. 137 sgg.

⁶⁶ Cfr. J. Jablonskis, Rinktiniai raštai, I, 240, 611 sgg.; E. Fraenkel cita casi assai simili sia per l’accusativo oggetto, sia per l’accusativo di spazio, tempo e direzione, cfr. E. Fraenkel, Kas., pp. 137 sgg. e 161 sgg.; per i corrispondenti lettoni, cfr. J. Endzelins, Latviešu valodas gramatika. Rīgā, 1951, pp. 578—579.

233

…, ma di fatto può accompagnarsi a quasi ogni verbo, distinguendosi dagli altri casi soltanto per una certa sfumatura di significato67. Quanto più ci addentriamo nel passato, tanto più autonomo è il ruolo delle singole forme casuali e tanto più debole la loro dipendenza sintattica dal verbo. I monumenti delle lingue indoeuropee più antiche consentono di intravedere un periodo dello sviluppo di queste lingue in cui i rapporti di reggenza erano ancora assai deboli e l’uso delle forme casuali autonome nella frase era determinato soprattutto dalla loro semantica68. Proprio una fase simile dello sviluppo dei rapporti tra le parole ha condizionato il modello originario della struttura GD. Poiché le costruzioni con casi doppi si sono formate probabilmente nelle condizioni della comunità linguistica indoeuropea (cfr. 1.6.), il rapporto di subordinazione tra V e N inizialmente non doveva essere forte e sintattico quanto l’attuale reggenza; a quanto pare, la sua natura era essenzialmente semantica. Pertanto, nelle costruzioni con doppio accusativo soltanto il primo accusativo poteva essere subordinato direttamente al verbo.

Nel successivo sviluppo di molte lingue indoeuropee, la subordinazione dei casi al verbo si rafforza, mentre le funzioni semantiche e sintattiche dei casi si differenziano maggiormente. In lituano, questo processo è legato alla progressiva affermazione delle costruzioni preposizionali in luogo dei casi semantici. Nel periodo della tradizione scritta, accusativo, genitivo e dativo vengono sempre più specializzati per determinati rapporti oggettuali, mentre le costruzioni preposizionali si diffondono al loro posto con significati avverbiali. Col tempo, esse eliminano completamente dalla lingua letteraria il cosiddetto accusativo di direzione (cfr. keliauti į svečią šalį, lipti į viršūnę, tekėti į ežerėlį in luogo delle forme più antiche keliauti svečią šalelę, lipti viršūnę, tekėti ežerėlį), l’accusativo di percorso (plaukti per jūras, eiti per lauką in luogo di plaukti jūras, eiti lauką), il genitivo di separazione e quello temporale (gelbėtis mirties, joti nakties), il dativo dopo i verbi susimilti, juoktis, pabėgti, ecc.69. Anche la differenziazione formale tra oggetto diretto e indiretto, discussa in 1.2 dopo i verbi transitivi, ha rafforzato i rapporti di reggenza. Una volta distinto l’oggetto diretto, espresso dall’accusativo, dall’oggetto indiretto, che viene espresso mediante una costruzione preposizionale, l’uso dell’accusativo è diventato ancora più definito. Nel lituano contemporaneo, l’accusativo retto dai verbi transitivi è un caso sintattico con funzione di oggetto diretto. I sintagmi con forme all’accusativo, prima collegati al verbo soltanto semanticamente, ora gli sono subordinati sintatticamente. Pertanto, la struttura riorganizzata della GD, nella quale N e P o l’intero sintagma NP dipendono sintatticamente da V, corrisponde pienamente all’uso dei casi in lituano nel periodo della tradizione storica.

2.2. Il membro participiale

Nella costruzione GD, il participio (P) concorda con un nome o un pronome (N) e dipende così grammaticalmente da esso. Tuttavia, per la sua funzione nel sintagma NP, è il membro centrale e non può essere eliminato senza modificare la costruzione

67 W. D. Whitney, A Sanskrit Grammar, Leipzig, ²1889; p. 90 segg.; L. Renou, Grammaire de la langue Védique, Lyon — Paris, 1952, p. 355—356; Remarques générales sur la phrase Védique, in: Symbolae linguisticae in honorem G. Kuryłowicz, Wrocław—Warszawa—Kraków, 1965, p. 231—232.

68 Cfr. A. Meillet, J. Vendries, Traité de grammaire comparée des langues classiques, Paris, 1924, p. 519 segg.; A. Meillet, Introduction à l’étude comparative des langues indo-européennes, Paris, ¹1934, p. 359 segg.; P. Chantraine, Grammaire Homérique, 2, Syntaxe, p. 8, 16—17, 232, 319 segg.

69 Plg. E. Fraenkel, Kas., p. 62, 83, 113, 137 tt., 140, 164.

234

2 lentelė

Classificazione dell’accusativo con participio nei testi dei secoli XVI–XVII secondo il membro principale*

Membro principale | Accusativo con participio | pres. att. | pass. att. | fut. att. | tutti gli att. | pres. pass. | pass. pass. | fut. pass. | tutti i pass. | Totale | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | Gruppo 1 | (pa)matyti a | 13 | 13 | 2 | 2 | 15 | b | 2 | 2 | 1 | 1 | 3 | regėti a | 228 | 29 | 1 | 258 | 8 | 50 | 58 | 316 | b | 123 | 70 | 3 | 196 | 4 | 3 | 7 | 203 | veizdėti a | 2 | 2 | 2 | b | 2 | 2 | 2 | išvysti a | 160 | 8 | 168 | 1 | 19 | 20 | 188 | b | 13 | 3 | 16 | 3 | 3 | 19 | girdėti, išgirsti a | 92 | 92 | 1 | 3 | 4 | 96 | b | 85 | 83 | 6 | 174 | 9 | 24 | 33 | 207 | (iš)klausyti a | 6 | 6 | 6 | jausti, (pa)justi a | 4 | 4 | 2 | 2 | 6 | b | 12 | 4 | 16 | 1 | 1 | 2 | 18 | (at)rasti a | 86 | 28 | 114 | 36 | 36 | 150 | b | 7 | 2 | 9 | 1 | 1 | 10 | užtrop­ti a | 2 | 2 | 2 | (iš) (pa)rodyti a | 2 | 2 | 1 | 1 | 3 | b | 22 | 16 | 2 | 40 | 1 | 1 | 41 | (pa)ženklinti a | 1 | 2 | 3 | 3 | b | 3 | 3 | 3 | pažinti a | 14 | 2 | 16 | 2 | 1 | 17 | b | 42 | 5 | 47 | 2 | 2 | 4 | 51 | at(si)minti a | 2 | 1 | 3 | 3 | b | 4 | 18 | 1 | 23 | 1 | 2 | 3 | 26 | laikyti a | 2 | 2 | 2 | Totale gruppo 1 | 612a | 70a | 3a | 685a | 10a | 114a | 124a | 809a | 313b | 203b | 12b | 528b | 18b | 37b | 55b | 583b | 952ab | 273ab | 15ab | 1213ab | 28ab | 151ab | 179ab | 1392ab | Gruppo 2 | žinoti | 166 | 59 | 30 | 255 | 4 | 5 | 9 | 264 | suprasti | 34 | 13 | 1 | 48 | 5 | 5 | 53 | (iš) (nu) (per) (pra)manyti | 56 | 15 | 2 | 73 | 2 | 3 | 5 | 78 | nuvaruoti | 1 | 1 | 1 | (iš) (per)tirti | 70 | 19 | 89 | 1 | 4 | 5 | 94 | išmėginti | 1 | 1 | 1 | mąstyti | 1 | 1 | 1 | dimoti | 11 | 3 | 5 | 19 | 1 | 2 | 3 | 22

235

2 lentelė (tęsinys)

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 mescolare 1 1 1 dire «ritenere» 44 12 7 63 1 1 2 65 immaginare 1 1 1 sognare 2 1 3 3 opinare 1 1 1 immaginare 1 1 1 calcolare 2 2 2 credere 64 38 11 113 4 1 5 118 assumersi 1 1 1 concordare 2 2 2 sembrare 1 1 1 determinare, decidere 14 14 14 giurare, promettere 3 1 4 1 1 5 promettere 3 1 4 4 (pa) (ap) (api) (at) (iš)dire 142 52 12 206 3 20 23 229 (pa) (per)parlare 4 2 1 7 7 raccontare 6 2 8 8 menzionare 3 3 3 ricordare 3 3 3 annunciare 4 6 10 10 dichiarare 1 1 1 (pa)proclamare 2 1 3 1 1 4 rivelare 3 2 5 5 confessare 15 2 17 17 riconoscere 1 1 1 adorare 1 1 1 lodare 1 1 1 accusare 1 1 1 (ap)testimoniare 11 24 35 1 1 36 chiamare 1 1 1 difendere 6 6 1 1 7 indurre 2 2 2 stupire 3 3 3 disputare 1 1 1 affermare 2 1 3 2 1 3 6 mentire 1 1 1 piangere 1 1 competere 1 1 (iš)scrivere 4 18 22 1 1 23 leggere 1 12 13 1 1 14 Tutti i 2 gruppi 691 279 81 1051 19 49 1 69 1120

236

2 lentelė (tęsinys)

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

Gruppo 3

consultarsi 6 2 8 2 2 10

sapere bene 5 5 5

esprimersi 1 1 1

significare «esprimere» 1 1 1

žinotis 1 1 1 1 2

aspettarsi 4 9 13 1 2 1 4 17

badare 8 2 10 10

guardarsi intorno 1 1 1

(non) badare 2 2 2

(in)segnare, istruire 22 5 9 36 1 1 1 3 39

(imparare) insegnare, imparare, istruire 15 1 16 1 1 17

dubitare 2 1 1 4 4

meravigliarsi 2 2 2

verificare da sé 1 1 1

consolarsi 1 1 1

vantarsi 1 1 1

lamentarsi 2 1 3 1 1 4

rallegrarsi 1 1 1 2

volere 10 2 1 13 6 6 19

desiderare 5 5 5

dare, avere testimonianza 4 1 5 5

dare, avere, ricevere un segno 1 4 5 5

produrre un suono 1 1 1

stabilire un legame 1 1 1

mettere nel cuore 1 1 1

mettere davanti agli occhi 1 1 1

non attribuirsi il peccato 1 1 1

essere sicuro 1 1 1

inviare una lettera 1 1 1

essere testimone 1 1 1

Tutti i gruppi 3 95 21 28 144 9 7 2 18 162

Gruppo 4

sembrare, mostrarsi, apparire 4 1 2 7 1 1 8

comparire 1 1 1 1

dimostrarsi 1 1 1 1

riuscire «uscire» 1 1 2 2

visibile, noto … (è, era) 19 12 31 1 1 2 33

237

Tabella 2 (continuazione)

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 detto, scritto … (è, era) 4 4 8 1 1 9 è da vedere 1 1 1 è proprio 1 1 2 2 verità, testimonianza, segno … (è, era) 7 4 11 11 Ah! 1 1 1 Senza membro principale 4 1 5 5 Tutti i gruppi 4 43 24 3 70 1 3 4 74 Totale 1754 597 127 2478 57 210 3 270 2748

funzioni sintattiche1. Esprimendo un’azione secondaria (uno stato), nel costrutto NP svolge un ruolo simile a quello della forma verbale coniugata nella frase. Tale ruolo del P nella costruzione, condizionato dal già discusso riassetto dei rapporti sintattici, si riflette anche nella sua forma grammaticale. Il membro participiale del GD possiede molte delle caratteristiche morfologiche e sintattiche tipiche del predicato della frase.

2.2.1. GD con participi attivi

Nei testi antichi i participi attivi sono usati nelle costruzioni GD quasi dieci volte più spesso di quelli passivi (rapporto 2478: 270, cfr. tab. 2). Ciò si spiega anzitutto con la diffusione generalmente maggiore dei participi attivi, osservabile sia nei testi antichi sia nei dialetti odierni. Ancora più importante è il fatto che i participi attivi sono maggiormente integrati nel sistema delle categorie verbali, presentano più tratti verbali e sono quindi più adatti a svolgere la cosiddetta funzione di predicato secondario, che è loro tipica nella costruzione GD.

2.2.1.1. Nelle costruzioni GD i participi attivi del presente sono i più diffusi: con essi è formato quasi due terzi di tutte le costruzioni attestate nei testi antichi. La loro prevalenza è particolarmente marcata nelle costruzioni oggettive (di tipo a) del gruppo I, nelle quali, su 685 participi attivi, 612 sono al presente (la loro tipica accezione di contemporaneità relativa corrisponde qui alla semantica dei verbi di percezione fisica: può essere osservata direttamente solo un’azione che si svolge nel momento in cui se ne parla). Le forme del presente prevalgono analogamente anche in altre costruzioni semipredicative con casi obliqui del participio, per esempio nel dativo assoluto (cfr. LKK V 53, 57), dove costituiscono circa il 75%.

* Le costruzioni con accusativi del participio attributivi (spesso con parole dipendenti) non sono incluse nelle statistiche.

1 Tali relazioni reciproche, in cui lo stesso membro è al contempo centrale (costitutivo) e grammaticalmente dipendente, sono in generale tipiche delle parole legate da una relazione predicativa (rispettivamente semipredicativa); cfr. J. Kurylowicz, Esquisses linguistiques, Wrocław — Kraków, 1960, p. 12, 40; B. Trnka, On the Basic Categories of Syntagmatic Morphology, „Travaux linguistiques de Prague“, 1 1966, p. 167.

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La maggior parte dei participi del presente è priva di prefisso, ma sono frequenti anche le forme prefissate, di norma dotate di un significato lessicale definito. La composizione lessicale dei participi del presente nelle costruzioni GD non è limitata: vi si trovano participi derivati da verbi appartenenti a gruppi semantici diversi, che denotano tanto azioni quanto stati.

2.2.1.2. I participi attivi del preterito semplice, per frequenza d’uso nelle costruzioni GD,

occupano il secondo posto. Tuttavia, nei testi antichi sono più di tre volte meno frequenti dei participi attivi del presente. A differenza di questi ultimi, i participi attivi del preterito semplice sono più tipici delle costruzioni non oggettive. Per esempio, nel gruppo I le costruzioni non oggettive con participi attivi del preterito semplice sono molto meno numerose di quelle oggettive (203 b: 70 a), mentre il rapporto tra le costruzioni corrispondenti con participi attivi del presente è inverso (313 b: 612 a). Dopo i verbi udire, udire per la prima volta non si usano affatto costruzioni oggettive con participi attivi del preterito semplice, mentre quelle non oggettive sono diffuse quanto le costruzioni corrispondenti con participi attivi del presente (83: 85). I participi attivi del preterito semplice sono però più frequenti di quelli del presente nelle costruzioni con i verbi (a)testimoniare (24: 11), (s)crivere (18: 4) e leggere (12: 1), attestati soprattutto negli scritti di J. Bretkūnas.

Nelle costruzioni GD si usano participi attivi del preterito semplice sia prefissati (un po’ più frequenti) sia privi di prefisso. La maggior parte di essi ha valore perfettivo e denota un’azione compiuta anteriormente (rispetto al verbo). Sono tuttavia abbastanza comuni, sebbene meno frequenti, anche le costruzioni con participi che denotano un’azione durativa, per esempio:

Sapendo che aveva sopportato molte sofferenze BrP I 259. Come leggiamo che Cristo stesso e i suoi apostoli avevano istruito il mondo BrP II 328. Poiché alcuni pensarono che Giuda avesse una borsa, poiché Gesù gliela affidava SE 24818. Ricordando il Signore… morto e aver detto della sofferenza e della propria morte… possiamo vedere SE 5016.

Il significato di azione durativa nelle costruzioni GD è presente anche in molti participi attivi del preterito semplice, derivati dal verbo essere e con funzione copulativa (cfr. 2.2.3.). Pertanto, rispetto alle costruzioni appositive (cfr. LKK VII 52 ss.) e al dativo assoluto (cfr. LKK V 58–59, 64), il contrasto aspettuale tra i participi attivi del presente e del preterito semplice nelle costruzioni GD è molto più attenuato.

2.2.1.3. I participi attivi del futuro sono usati nelle costruzioni GD dei testi antichi con frequenza relativamente bassa ma regolarmente (a differenza del lituano contemporaneo e di molte altre lingue indoeuropee), e costituiscono qui circa il 4,6% di tutti gli esempi. Si trovano negli scritti di J. Bretkūnas, S. Vaišnoras, M. Daukša, K. Sirvydas, J. Rėza e altri. Salvo casi isolati, i participi attivi del futuro compaiono soltanto in costruzioni non oggettive. Con i verbi del gruppo 1 costituiscono appena circa l’1%, con quelli del gruppo 2 l’8% e con quelli del gruppo 3 ben il 20% di tutti i participi attivi attestati nelle costruzioni GD; in quest’ultimo gruppo superano persino, per numero, i participi attivi del passato. Pertanto, i participi attivi del futuro si trovano più spesso dove la funzione attributiva è impossibile non solo semanticamente, ma anche strutturalmente. Questa distribuzione corrisponde alla tendenza generale del loro sviluppo: l’uso attributivo dei participi attivi del futuro era già notevolmente regredito nel XVI–XVII secolo ed è del tutto estraneo alla lingua odierna, mentre l’uso predicativo è tuttora vivo in molti dialetti (soprattutto nella formazione della cosiddetta modalità indiretta).

Quanto all’espressione lessicale e all’aspetto, i participi attivi del futuro nelle costruzioni GD non sono limitati, sebbene siano usate più spesso forme prefissate con valore perfettivo.

Tikrai szinwam. Newiena Szmogu amszinai ne passilikſenti szemeie BrP II 520. Nesa mussitikik, ghin man ios (sanarius) attadusenti BrB II Mak 7,11

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(spero che me lo restituirà). Aristotele… il mondo … un pensiero che rimarrà per sempre senza fine MT 245₁₅. Chi ama qualcuno fa soltanto ciò in cui crede, confidando in lui SE 124₇. Sapendo che la morte giunge presto, come l’inverno, preparati SE 205₁₄. Come dite allora, anima mia, che essa volerà PsD 28 (si dice… che volerà)². Le signore degli angeli dissero che sarebbe diventata uomo (che si sarebbe incarnato in lei) PK 152. (L’uomo) non sa del proprio… lamento per la dannazione eterna, a causa dei peccati nei quali vede Dio morire senza poter essere salvato SP I 116₁₈. Quelli allora erano scoraggiati, non confidavano in Dio che li avrebbe puniti, e si allontanarono e fuggirono BrB II Mak 8,12—13 (non avevano fiducia… che egli avrebbe punito). Il Signore… annunciò i mali che stavano per sopraggiungere e disse BrP II 77. Sapendo… che l’uomo ascolta con tanta attenzione, allora egli dice così… BrP I 243. E quando il faraone sognò una seconda volta, significava che Dio aveva decretato con certezza e avrebbe agito presto BrB I Moz 41,32 (significa | che ciò… avverrà presto).

Per il GD con le forme būsiąs, -antis del participio attivo futuro, cfr. 2.2.3.

2.2.2. GD con participi passivi

I GD con participi passivi sono relativamente poco numerosi. Essendo più vicini agli aggettivi, i participi passivi indicano nel periodo un’azione secondaria (uno stato) molto meno spesso dei participi attivi; ciò è caratteristico anche di altre costruzioni participiali³. Per la stessa ragione, con i participi passivi, soprattutto quelli del passato, si tende molto più a formare GD oggettivi (a) che non oggettivi (b). Tra le costruzioni di tipo a con participi passivi ce n’è circa il 15%, mentre tra quelle di tipo b solo circa il 7,7%, quindi quasi la metà.

2.2.2.1. I participi passivi del presente costituiscono una minoranza (circa il 22%) dei participi passivi usati nel GD. Quasi tutti i GD con questi participi si trovano negli scritti di J. Bretkūnas e S. Vaišnoras, fatta eccezione per singole costruzioni nella «Postilė» di M. Daukša, nei «Punktai» di K. Sirvydas e nella «Suma Evangelijų».

Sia le forme non prefissate (1) sia quelle prefissate (2) dei participi passivi del presente nei GD hanno di norma valore durativo; qui i prefissi modificano lessicalmente il participio.

1) Mes girdim tawe girjama kaip schlowinga Wira BrB I Mak 10,19 (Wir hören dich preisen). Schicze girdim Prapakus falschiwus… siun cz iam us ir atenczius BrP II 312. Tassai… tiki tą atleidimą grieku | kitiems tedūdama MT 138₁₈. Paklaigeliai žmones… tais tiek tai wienais (isakymais) chriksčionis rėdomus stepin MT 204₁₂. Textas… stepin: Egyptios ir Cananeos karo iemus delei gaschluma MT 223₈₁₄.

2) Wierniei … gird i sau griekus átlaydziamus SE 97₂₃. Girdi užtureima ir rustibę Diewą sau ápsakomą SE 97₂₅. Sakaa tawe prijmama delei Sunaus Atpirk eia Baszniczos | bei paschwen czema Dwasse schwentaie MT 122₄. Nei reike (saka) to ginti | numirusiu dusches pabazniste sawuiu giwinu apreischk emas MT 265₉₁₆. Sophistai… pramane | ir žmogų wiera formūta per meile apteisinama MT 88ₐ₁.

Cfr.: Sakat duschei mana. Jei paleksi BrB Ps 11,1.2

Cfr. le costruzioni con il dativo, LKK, V, pp. 56—57; con parole di collegamento, LKK, IX (1967), pp. 47, 55; con la congiunzione ir, «Baltistica», I (1) 1965, p. 62; i participi appositivi, LKK, VII (1964), p. 61.3

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Solo occasionalmente anche un’azione compiuta viene espressa con un participio presente passivo.

Poiché alla fine del regime fu catturato con la forza e condotto a casa, insieme ai mercanti, sul carro MT 216₃ Allora si levò una grande tempesta (a stampa: schturmas) sul mare, come se dovesse sfasciarsi la nave BrB Jona 1,4 (das man meinet das Schiff würde zubrechen)

I participi presenti passivi nella costruzione GD, come anche in altri casi, talvolta hanno un significato aggettivale di possibilità.

La discordia tra loro li costringe a consegnare la città, che essi ritengono impossibile da conquistare BrB Judit 7,9 (welche sie meinen | das sie nicht zu gewinnen sey). Come egli... vide che il popolo giudaico era invincibile... BrB II Mak 11,13 (sahe | Das das Jüdische volck vnüberwindlich war). Poiché dimostra che i suoi insegnamenti sono facilmente compiuti e messi in pratica (pokazuia | že nūaka... možo bydž wypelniona) SP II 136₂₁

Nella costruzione GD può comparire anche un participio presente passivo di valore aggettivale, privo di significato passivo, per esempio: Isch schu szodziu paties Kristaus girdim io dangaus szengima didei reikema BrP II 84.

Dal punto di vista lessicale, i participi presenti passivi che ricorrono nella costruzione GD non sono sottoposti a restrizioni rilevanti.

2.2.2.2. Participi passivi al passato GD sono più diffusi di tutti gli altri participi passivi e ricorrono nella maggior parte degli scritti del XVI–XVII secolo. A differenza dei participi presenti passivi, di solito compaiono nelle costruzioni oggettive del gruppo 1: qui se ne trovano più che in tutte le costruzioni non oggettive degli altri gruppi (114a: 96 b), soprattutto dopo i verbi regėti, išvysti, rasti.

E vidi il cielo aperto ChB Apr 19,11. Senza dubbio lo vedremo deposto nella mangiatoia DP 35₁₇ (vytrzymy go we żłobie leżącego W 55). Lo troverai posto Mž 185.

La maggior parte dei participi passivi al passato nella costruzione GD è prefissata e ha valore aspettuale perfettivo. Anche le rare forme non prefissate indicano di norma un’azione compiuta, per esempio: Esch isch PONO girdeiau, paslus Pagontump siųstus BrB Jer 49,14 (Ich hab gehört... daß eine Botschafft... gesandt sey). I participi passivi al passato nella costruzione GD hanno valore di azione durativa solo in casi isolati, per esempio: Gir déiot taipiaeg Szidus keturaku budu nūdem sunkei vargintus BrP II 347

Nella costruzione GD si usano anche participi passivi al passato con valore qualitativo, semanticamente molto vicini agli aggettivi.

Il pagano ritiene che tu sia maledetta (scritto sopra: essendo) BrB Ezech 22,15 (du... must verflucht geacht werden). E la lodano come salvata⁴ BrB Pat 31,28 (preisen sie selig)⁵.

Nelle costruzioni non oggettive, invece, i participi passivi al passato sono soltanto il doppio dei participi presenti passivi. Qui ricorrono soprattutto dopo i verbi girdėti, išgirsti, sakyti (con vari prefissi).

Udiiamo così allora che egli si era adornato... con grande gloria BrP I 219.

E i Filistei, udito che Davide era stato unto re d’Israele, vennero tutti BrB II Sam 5,17 (höreten | das man... gesalbet hatte). Dice che il terzo giorno fummo risuscitati dai morti (pawiada | żesmy... wzbudzeni zmártwých) SP II 252₆

4 Sopra: beata, lodata.

5 Qui si può includere anche una costruzione frequente negli scritti antichi: pagirtą mane (ja) sako (sakys), skelbia Mž 488, VEE 158ₐ, 161ₐ, DP 121ₐ, RG 150 ecc., il cui fondamento è il gr. μακαρισουσιν με πάσαι e il lat. beatam me dicent Luk 1, 48.

16. 520

241

Molto più raramente i participi passivi del caso necessario sono usati con verbi che non reggono l’accusativo, per es.: Szadīna ghį pro wissus Miesnus Szidai, skunddamiesi, Onią nekaltą uszmuschįtą BrB II Mak 4,36 (und klagten jm | Das Onias vnschüldiglich ermordet were), cfr. 2.1.3–4.

2.2.2.3. Participi passivi del futuro sono stati rilevati soltanto nei seguenti tre esempi del GD della «Žemčiūga» di S. Vaišnoras.

La dottrina sulla predestinazione… gli allievi, tutti eletti da Dio | e per la loro obbedienza… consacrati ed eletti 175₁₉. Origene… discuteva dei corpi spirituali dei morti risorti 246₁. I malvagi… i dolori degli occhi e le pene nella propria anima e nel corpo | saranno distrutti dalla morte e diventeranno nulla | senza speranza 254₂₀.

Tutte e tre le costruzioni sono non oggettuali e compaiono con verbi che normalmente non sono associati a un complemento oggetto all’accusativo con il significato corrispondente.

2.2.3. GD con sintagmi participiali

Circa il 20% di tutti i GD attestati negli scritti dei secoli XVI–XVII è formato con i participi del verbo būti, che possono comparire da soli oppure insieme a forme di altri participi, sostantivi, aggettivi e avverbi. I participi del verbo būti sono usati nei GD più ampiamente dei participi di tutti gli altri verbi.

La storia di molte lingue indoeuropee mostra chiaramente che i verbi dalle radici *es-, *bhū-, da cui si sono formate nel tempo le copule, avevano in origine un significato lessicale concreto di esistenza⁶. Nella costruzione GD, i participi del verbo būti hanno conservato in molti casi questo significato. Esso si avverte più chiaramente quando il participio con N compare da solo o è ampliato soltanto da un avverbio di valore modale.

a) (Gli epicurei) swieta schi … teip ir santi ir sugaischenti tikėia MT 46₆. Toke szibanti schwiesibe passirode | log kosznas tare | diena sancze BrP II 337. Diewa santi liudij | sunkus karoghimai piktoio swieto BrP II 178. Raschtas… liudij ir moka (177) Pona Diewa ischtiesos santi ir givenanti | ikki amsziu amszo BrP II 177–178. Idant … ischmanitumbit, Mane santi BrB Iz 43,10 (verstehet | das Ichs bin)

b) Sono rimaste inoltre alcune case in muratura e torrette di guardia sul luogo dove un tempo sorgeva la città BrP II 346. E appaiono i più grandi… i peccati che erano stati commessi BrP II 196.

c) Impariamo dunque a conoscere e a pensare | alla mia fine futura MT Mld 1₁₃. Essi credono soltanto in questa vita presente DP 584₃₁ (oni tylko ten żywot być wierzą W 995). Quando le persone si preparano a partire, pensano al giorno che verrà BrP I 18. Si rallegrava molto ed era felice di essere stato liberato BrP II 339₇.

⁶ K. Brugmann, Die Syntax des einfachen Satzes im Indogermanischen, Berlin und Leipzig, 1925, p. 72 ss.; E. Benveniste, La phrase nominale en indo-européen, BSL, XLVI, f. 1, 1950, p. 19 ss.; „Etre“ et „avoir“ dans leur fonctions linguistiques, BSL LVI, f. 1, 1960, p. 114 ss. Va osservato che l’antico significato del verbo *es- «essere realmente» viene ricostruito soprattutto proprio sulla base delle forme participiali, che lo hanno conservato meglio, cfr. het. ašant-, s. ind. sant- «esistente, vero, affidabile», s. isl. sannr, russo сущий «vero» e simili; cfr. Вяч. Вс. Иванов, Общеиндоевропейская, праславянская и анатолийская языковые системы, М., 1965, p. 266.

⁷ Cfr. inoltre BrB Ger 14, 15; 14, 19; Sir 48, 7.

242

In questi casi, il significato lessicale concreto del participio è talvolta sottolineato da sinonimi che lo accompagnano, per esempio: Bei isch to permanik Dwase Schwenta ir tawip giwenancze alba esancze BrP II 125. Esso si percepisce chiaramente anche nelle costruzioni con gli avverbi relativi kur, kaip, che svolgono al contempo il ruolo di connettivi.

Infatti, perché un uomo dovrebbe chiedere dove si trovi una figlia e, non sapendolo, come poterla trovare BrP I 76. Entrarono allora le spie da me, ma non sapevo da dove venissero BrB I Joz 2,4 (ich wuste nicht von wannen sie waren). Bisogna dunque preoccuparsi dei propri figli… affinché sappiano ogni volta dove si trovano DP 65₄₁ (aby wiedzieli… gdzie się obracają W₁ 65) Ed è bene anche da lontano sapere come ogni cosa stia BrP II 335.

Con gli avverbi di luogo e di tempo, il significato lessicale del participio essere è già notevolmente sbiadito. In questi casi esso è usato innanzitutto come indicatore di valori grammaticali di tempo e modalità, cioè svolge una funzione affine a quella della copula, ma può ancora essere sostituito dai participi dei verbi vivere, esistere e simili, cfr.:

Udirono che quelli erano vicini a loro e vivevano in mezzo a loro BrB I Joz 9, 16 (das jene nahe bey jnen waren | vnd würden vnter jnen wohnen). Essi udirono che Cristo si trovava vicino alla città BrP I 12. Giovanni… riconosce che il Messia è presente MT 127₁₆. Vedendoti essere presente DP 177₁₅ (widząc cię być obecną W 303), (il diavolo) si rallegrò molto nel giorno del giudizio, vedendosi essere presente BrP II 437.

Quando ricorre insieme a forme locative dei sostantivi e a varie costruzioni preposizionali con valore circostanziale, il participio del verbo essere svolge la stessa funzione affine a quella della copula che svolge con gli avverbi di luogo (a eccezione dell’avverbio relativo menzionato kur).

Vediamo e comprendiamo che tutto il mondo si trova o vive in grande miseria BrP II 148. Di’: che tu credi fermamente | che il corpo si trovi nella tomba RG 305₁₁. E credendo che fosse in compagnia, percorse la via per un giorno (A mniemając że on był w towarzystwie) SP I 195₈. Vediamo che il SIGNORE è con te BrB I Moz 26,28 (wir sehen… das der HERR mit dir ist). Devono sapere che un profeta è in mezzo a loro BrB Ezech 2,5 (das ein Prophet vnter jnen ist). Come comprenderebbe che è tra i suoi MP III 31₁₋₂₀ (go być v siebie rozumieli RP 300ₐ₁₉). La sirena, vedendo il giovane presente presso la porta, ebbe voglia di fare l’amore BrP II 395.

Nelle stesse costruzioni si usano anche, ma molto più raramente, le forme del participio attivo di essere al passato semplice e al futuro.

Aristotele… diceva che il mondo sarebbe durato per secoli MT 245₉₁₅. In seguito dobbiamo sapere che questi saggi non erano della stirpe dei Giudei BrP I 153. La terza volta disse che gli anziani erano presso la fonte WP 6. Affinché Cristo sapesse che non vi erano più molti tra la gente BrP II 115. So che essi (sottolineato) saranno nelle vostre mani BrB Judit 10, 12 (ich weis | das sie euch in die hende komen werden)

Le forme participiali di essere svolgono una funzione copulare completamente grammaticalizzata quando accompagnano casi e costruzioni preposizionali con valore attributivo (qualitativo, possessivo e simili). In questi contesti si sono trasformate in indicatori grammaticali astratti di tempo e modo e non possono essere sostituite da forme di altri verbi che esprimono esistenza.

8 Analogamente VEE 24₁, Ev 22₁₆, SE 25₁₃ (Luk 2, 44).

9 Analogamente MT 46₁₇; cfr. inoltre BrP I 152—153, 334

16*

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Ma so che tu sei senza poche virtù KN 265₁₄. Affinché… insegni ai suoi discepoli il tesoro mondano, non il nostro essere | nemmeno quello del Signore stesso Diewo BrP II 321. Ci furono queste due non soltanto amiche | ma anche parenti e congiunte BrP II 262. E quando riconobbe che proveniva dal potere di Erode, lo mandò da Erode DP 164₂₃. So che tua figlia è innocente RG 47₆. Ius regit tha Wira be proto santi BrB I Sam 21, 15 (sehet | das der Mann unsinnig ist). Dumoket teipaieg, mane isch iusų kaulų ir mėsos santi BrB Teis 9, 2–3 (gedencket… das ich ewr Bein und Fleisch bin)

Una funzione vicina a quella copulare è svolta anche dagli accusativi dei participi dei verbi tapti, pastoti «diventare», usati occasionalmente nel GD, cfr.:

Ischtirsit Gentaine iusu … sunke tapuse BrP II 265. Essi discutendo affermano | l’uomo stesso, con la propria forza, può stare davanti alla giustizia di Dio MT 61₁₅.

L’accusativo del participio del verbo būti, che funge da copula, è associato più spesso all’accusativo di altri participi e di forme nominali. Tali combinazioni del participio di būti e delle forme menzionate corrispondono, per funzione, alle forme dei tempi composti (con i participi) o al predicato composto (con forme nominali e pronomi).

2.2.3.1. Costruzioni con l’accusativo dei participi

Nel GD i participi attivi presentano di norma marcate caratteristiche verbali e non necessitano di una copula. La copula participiale è usata occasionalmente solo con alcuni verbi aventi valore aggettivale.

È vera la fede | che confessa … che Diewas è veramente onnipotente | presente e soccorritore MT 196₉. E quando Iésausp venne, la vide già morta DP 179₂₅ (vyžtavvšy go už vmárlego W 307). Affinché… nella tribolazione… quella fede non morta, ma viva e fervente nel nostro cuore MT 92₁₅. Il fariseo accusò la donna, considerandola ancora peccatrice DP 481₃ (osądzil niewiastę być ieszcze grzeszną W 808). Non ho mai saputo che l’arrivo fosse così stanco… i profeti l’avevano annunciato BrP I 9₁₀.

Analogamente all’aggettivo (cfr. 2.1.6.), tale participio attivo può comparire anche in forma strumentale, per es.: sumumi tą algą | kuri nusidėiusiu s ąnti sako DP 348₁₆ (ktorego grze-sznym być wyznawa W 574).

I participi passivi, in particolare quelli del passato, sono usati più spesso con copule participiali. Tuttavia, tali costruzioni costituiscono solo una piccola parte (circa il 15%) di tutti gli esempi del GD con participi passivi. Accanto ai sostantivi e agli aggettivi accompagnati da copule, troviamo spesso anche participi senza copula. Nel manoscritto della Bibbia di J. Bretkūnas si trovano esempi in cui, in questi casi, la copula è stata cancellata prima del participio, per es.: Pagonis numanjs tawe prakeiktą (cancellato santi). Ir ischtirs, mane PoNą santi Ezech 22, 16 (du… must verflucht geacht werden). Nel frattempo Z. Blotnas, correggendo il libro di Tobia tradotto da J. Bretkūnas, propone già di aggiungere una copula participiale, cfr.: Tobioschus taresi, sawa malda ischklausitą BrB Tob 4,1; a margine; tikieiasi maldą sawą ischklausitą sant (gedacht | das sein gebet also erhöret werde). Tuttavia, negli scritti dei secoli XVI–XVII la maggior parte dei participi passivi, come quelli attivi, nel GD compare senza copula. Sotto questo aspetto il lituano antico si distingue nettamente da quello moderno, nel quale la copula è necessaria nelle costruzioni GD non oggettive con participi passivi.

10 Analogamente BrP II 220, 222, 223.

244

Nelle costruzioni con participi passivi del presente, la copula participiale al presente è caratteristica soltanto degli esempi tratti dagli scritti di S. Vaišnoras. In alcuni di essi, i participi passivi del presente sono vicini agli aggettivi; in questi casi, il participio con la copula corrisponde a un predicato composto, per esempio: Atgimeghie... tikis... tas biauribes sanczes apdengemas bei malone sancze silingesne MT 59ᵃ₁₉. Tuttavia, la maggior parte dei participi passivi del presente con būti nella forma participiale funziona come equivalente delle forme passive perifrastiche.

Paolo... insegna che la promessa viene accolta con la fede MT 138₁₆. E così essi chiamerebbero l’offerta del sacrificio della messa MT (PM) 9₁. Io... prego per quelle opere... che tu... venga lavato nella penitenza della rinascita dai peccati | e accolto nella grazia del vero Dio MT 121–121ᵃ.

Nelle costruzioni con participi passivi del passato, la copula è usata non solo da S. Vaišnoras, ma occasionalmente anche da altri autori: M. Daukša, J. Bretkūnas, B. Vilentas e K. Sirvydas. Le costruzioni con participi passivi del passato di diversi significati lessicali, insieme alla forma participiale di būti, fungono anch’esse di norma da equivalenti delle forme passive perifrastiche.

Ir idant Pagonis ischirtu, Namus Israel sawa Griekų delei nuwestus sanczius BrB Ezech 39,23 (erfaren | wie das haus Israel... sey weggefüret). Vediamo che la risurrezione del nostro Signore dai morti era stata annunciata o predetta già molto tempo prima BrP II 8–9. Il profeta gli disse sunti átleystu (65) nusideimu io (powiedział byl | że mu odpuszczony byl) SP II 65–66. Giovanni... dice | che la morte e l’inferno furono gettati nel lago di fuoco (powiada że śmierć | y piekło wrzucone bylo...) SP II 42₁₅. Da che cosa possiamo sapere | di essere stati scelti per la vita eterna? MT 171. La chiesa... sa | che questo mondo è stato creato nel tempo giusto | e che avrà fine al tempo giusto MT 235ᵃ₃.

Con i participi passivi del passato si usano anche le forme al passato e al futuro del participio di būti; in questo modo, nella costruzione GD si formano equivalenti delle forme passive perifrastiche al passato e al futuro.

Più avanti l’evangelista dice che la vergine Maria, della stirpe di Davide, era stata promessa in sposa a un uomo BrP I 334.

Come osiamo annunciare che Israele sarà protetto dal suo Dio? BrB Judit 612 (weissagen das das volck... solle... schutz haben). Essi... pensavano che il regno di Dio sarebbe stato manifestato subito BrB Luk 19,11 (existimarent quod confestim regnum Dei manifestaretur). Cristo dice, e anche insegna, | che i Giudei saranno respinti | e che molti pagani saranno accolti alla vita eterna BrP I 186. Affinché insegnasse | che doveva essere consegnato alla morte BrP I 144.

2.2.3.2. Costruzioni con l’accusativo di nomi e pronomi

La copula participiale si usa molto più spesso con sostantivi, aggettivi e pronomi aggettivali che con i participi. Sebbene i nomi possano anche costituire da soli il secondo elemento dell’accusativo doppio, negli scritti antichi essi sono per lo più già collegati agli accusativi dei participi attivi del verbo būti oppure ai gerundi¹¹. Queste costruzioni participiali con l’accusativo di nomi (pronomi) si rapportano esattamente come, nelle frasi verbali, le forme coniugate di būti con i nominativi delle parole corrispondenti. Costruzioni GD come so che lui è buono corrispondono, per significato e per molti tratti della forma sintattica, a enunciati verbali come so che lui è buono.

11 Per le costruzioni con copule gerundiali, cfr. l’autore, «Baltistica», IV (2), 1968, pp. 198 ss.

245

Analogamente a quanto avviene nella predicazione verbale, i nomi che accompagnano una costruzione participiale hanno spesso parole dipendenti e persino proposizioni subordinate.

Nelle costruzioni con nessi participiali, i sostantivi e gli aggettivi ricorrono in proporzioni pressoché uguali; una netta prevalenza dei sostantivi emerge soltanto nella Bibbia di J. Bretkūnas, a causa della frequente ripetizione di alcune costruzioni stereotipate (per es.: ischtirs mane Poną santį); cfr. LKK XI 43.

I pronomi con nessi participiali ricorrono solo occasionalmente; tra i numerali è stato rilevato soltanto vienas.

Poiché non vuole sapere che sono ciò che gli dà. Segale. Vino nuovo e birra BrB Hoz 2, 10 (Sie wil nicht wissen / das ischs sey der jr gibt). Comprendiamo le opere dello Spirito Santo questi santi BrP II 138. Tu dici che io sono come te? BrB Ps 50, 21 (meinestu / ich werde sein gleich wie du)

Poiché questi vogliono credere… Die<w>ą essere uno DP 25723 (wierża… Bogą być iednego) W 429. Delle quali cose vedo un’unica causa Vln 53.

I complementi oggetto di sostantivi (talvolta con parole dipendenti) possono essere collegati mediante un nesso participiale alla forma del pronome neutro tai, tatai. Tali costruzioni sono caratteristiche degli scritti di J. Bretkūnas.

Æsch reggiu tatai sawa walios Szmones sanczias BrB V Moz 9, 13 (das dis Volck ein halstarrig volck ist). Ponai piauwia ies nei tar ia tatai grieką santį BrB Zach 11,5 (und haltens fur keine sünde)12.

Il membro nominale del GD (N) può anche non essere espresso, ma sottinteso. In questi casi, la costruzione è formata da un nesso participiale e da un accusativo sostantivale che funge da equivalente della parte nominale del predicato.

Nesa Mamah neszinnoia Angelą PONO santį BrB Teis 13,16 (wuste nicht / das es ein Engel des HErrn war). Kaczei Simonas gerai suprata, wilių santį BrB I Mak 13, 17 (mercket / das eitel betrug war) (Cfr. 2. 2. 3., costruzioni della stessa forma esterna, nelle quali l’accusativo del sostantivo indica il soggetto dello stato del participio).

Gli accusativi di sostantivi e aggettivi si trovano più spesso con la forma del participio attivo presente di būti:

a) Credere che il tuo corpo sia vuoto | che il corpo umano sia polvere MŽ II 418. Tutta la città sa che sei una donna virtuosa BrB Rut 3, 11 (weis / das du ein tugendsam Weib bist). Ester disse che era della sua stirpe BrB Est 8,1 (saget an / wie er jr zugehöret). Per la chiesa, che Dio voleva fosse una comunità virtuosa MT 221₁. Da ciò potete capire, o misericordiosissimi, quale amore e quale compassione vi siano quando l’uno si innamora dell’altro BrP II 247. Credi che io abbia il perdono, che Dio mi abbia perdonato? Vln 31₉.

b) Supponi che il Signore sia giusto SE 75₂₄. Le tue… opere, le tue impronte attestano che sei un dio giusto (świadczą iżes ty Bog prawy) PK 78. I tuoi discepoli… avendo udito il mio sermone, credono volentieri PsD 246¹³. So che il mio Salvatore è vivo BrP II 40. Elisabetta… riconosce… che la sua parente è in difficoltà BrP II 266.

Le forme del passato semplice sono qui molto più rare (circa 10 esempi).

a) Teip girdim … io tewa buwusi Zacharioschu / io augiwe Elsbi̇eta BrP II 236. Suprantam Schwenta Iana… paschlowinta ir czesninga wira buwusi

12 Cfr. anche Ger 32, 9; II Moz 32, 9; 32, 22; Sir 29, 6

13 Cfr.: Bus girdėta, jog nama pamokslas mielas ira (sottolineato; è stato scritto lo stesso testo di PsD) BrB Ps 141, 6 (wird… Lehre hören / das sie lieblich sey).

246

BrP II 234. Allora si rivelarono essere Samaritani, pagani, i più malvagi di tutti BrP I 322. E quando si scopre che sono stati dei buffoni, si dimostra che erano stati stupidi e sciocchi14 BrB Sap 1, 3 (beweiset sie / was jene für Narren gewesen sind)

b) Didžukem. Affinché tutti capiscano | che siamo stati lieti BrP I 237. Mostra il Signore che non era colpevole | e tuttavia mi vendicò SP II 128a.

Le forme del futuro si trovano anch’esse soltanto in casi isolati.

a) Questa riflessione | sul tuo santo Cristo futuro ci ha dato un segno Vln 613. I pagani… ritenevano che la sventura dei Giudei sarebbe stata la loro fortuna BrB II Mak 14,14 (hoffeten der Jüden vnglück solt jr glück sein).

b) Affinché gli uomini sappiano che il suo Regno non è mondano, bensì spirituale BrP I 349. Poiché spero che egli sia clemente e buono BrB II Mak 9,27 (Si comporterà con voi con clemenza e benevolenza). Ianas… sapendo di non essere più in vita a lungo BrP I 31. Poiché chi sa se egli sarà saggio o stolto BrB Pam 2,19 (chi sa se sarà saggio o folle?)

Nelle costruzioni con congiunzioni participiali si usano soprattutto i verbi dei gruppi II e III; i verbi del gruppo I sono qui più rari e di solito hanno il significato di percezione psichica, cfr.: Il re vide (cioè comprese) che la guerra era diventata troppo aspra BrB II Kar 3,26 (sahe | das jm der streit zu starck war). Tutte le GD con congiunzioni participiali sono del tipo non oggettivo (b). Le costruzioni in cui il participio del verbo būti è collegato a un N direttamente retto da V sono invece attributive, e in esse il participio ha un significato concreto di esistenza, cfr.: (Giovanni) riconobbe il suo Signore mentre era nel ventre, così come riconobbe nel ventre la santa fanciulla DP 4622 (poznal Páná… w żywocie… będącego W 77020.)

Il participio accusativo del verbo būti con valore di copula poté affermarsi solo quando N non era più considerato oggetto di V e il sintagma NP divenne equivalente a una proposizione subordinata. Per analogia con le frasi contenenti un predicato composto o una forma verbale composta, all’interno della GD si formarono relazioni sintattiche del tutto nuove tra il participio del verbo būti e l’accusativo di un nome, di un pronome o di un altro participio, corrispondenti alle relazioni tra copula e parte nominale del predicato (cfr. so che egli è re e so: egli è re). Queste nuove relazioni sintattiche influirono anche sulla struttura esterna della costruzione. Il nome o il pronome corrispondente alla parte nominale del predicato, analogamente a quanto avviene in una frase con il verbo būti coniugato (so: egli è re), nella maggior parte dei casi assunse la forma strumentale e in tal modo perse l’accordo con N e P (so che egli è re).

2.2.3.3. Costruzioni con lo strumentale

Nei testi dei secoli XVI–XVII esse costituiscono circa il 28% di tutti gli esempi con congiunzioni participiali (rapporto ≈ 140: 550) e circa il 5% del numero complessivo di GD. In esse, lo strumentale del sostantivo è più spesso collegato a una copula al presente.

Li sappiamo essere ladri e briganti BrP II 165. Affinché ciascuno possa supporre | che egli sia un uomo vero BrP I 132. Rimianis udì che Simon, suo fratello, era sommo sacerdote BrB I Mak 14,17 (höreten das Simon… Hoherpriester war). Il fariseo, nel suo cuore, giudicò che non fossi un profeta DP 47949 (osądził mnie być Prorokiem W 808). Possiamo… vantarci audacemente, dicendo che siamo cittadini santi Baszniczes MT LĮŽ 34.

14 Nuo nel margine, al posto della forma sottolineata nel testo: kakie anie buwa Durnus.

247

Le forme accusative e strumentali dei sostantivi si trovano talvolta in frasi esattamente dello stesso tipo e competono tra loro. Per esempio, nella Bibbia di J. Bretkūnas, in 12 esempi l’accusativo è stato sostituito con lo strumentale durante la revisione del manoscritto. Tuttavia, nel XVI—XVII secolo la forma accusativa è ancora più diffusa e ricorre con la copula con una frequenza più che doppia.

Le forme strumentali dei sostantivi sono talvolta associate anche alla copula al passato e al futuro.

Ricorda infatti che eri servo in Egitto! BrB V Moz 24,18 (solt gedenken / das du Knecht…. gewesen bist)15. Leggiamo che gli antichi profeti e maestri erano MT (PM) 16a19. Sauli karalu… rasztas sako… kitur kieturias desimtis metu karalum buwusi (powiada / że dwie lecie królowal) SP I 13612. Sentiamo che Maria ed Elisabetta erano… buone amiche BrP II 261.

Il Signore … volle… insegnare (226) … che sarebbe stato il vero re e il sommo vescovo nostro BrP I 226—227. Affinché sapessero che egli non sarebbe stato un re o signore terreno, né che loro stessi sarebbero stati funzionari terreni BrP II 7116.

Lo strumentale degli aggettivi è qui molto più raro di quello dei sostantivi (ed è altrettanto più raro anche con le forme finite del verbo essere).

Perciò li… considerava degni DP 7717. (lo sanno degno W₁ 82). Gli uomini… credettero che fossero giusti MT 8815. Chiunque desideri… che siano suoi pari MT LĮŽ 1720.

Credi che un uomo morto tornerà a vivere? BrB Job 14,14 (Meinstu ein todter Mensch werde wider leben?)

Gli strumentali degli aggettivi si affiancano agli accusativi in frasi del tutto analoghe, cfr.: per condannarlo come impuro BrB III Moz 13,27 e per condannarlo come impuro ibid., 13, 1117 (sol jn… wrein urteilen). Per analogia con gli aggettivi, in un passo del DP è usato anche lo strumentale del participio presente passivo, traduzione diretta della stessa forma polacca: colui che credevano essere stato ucciso DP 19826 (ktorego wierzyli być zabitym W 337).

Tra i pronomi si usano talvolta le forme strumentali di chi, quale, che tipo di.

Chi dite che io sia? VEE 15621 (wer saget denn jr / das ich sey? Mat 16,15)18. E voi chi dite che io sia (465)? DP 465—466. L’intrigante riferì che W. Christus era tale / quale aveva sentito che fosse DP 31829 (iakimgo być slyszeli W 528).

Sebbene le costruzioni con lo strumentale siano usate molto meno frequentemente di quelle con l’accusativo nei testi del XVI—XVII secolo (il rapporto è circa 95: 230), esse rendono particolarmente evidente il mutamento dei rapporti sintattici del participio con gli altri elementi della costruzione. Qui il participio del verbo essere si collega anzitutto non all’accusativo, bensì allo strumentale corrispondente alla parte nominale del predicato. L’accordo della copula participiale con l’accusativo ha perso la propria motivazione sintattica, poiché la parte nominale del predicato normalmente non concorda in caso con la copula (la copula verbale non ha affatto una forma di caso). Perciò la copula participiale talvolta viene fatta concordare con il corrispondente della parte nominale del predicato — lo strumentale, che è strettamente legato al participio di essere.

15 Analogamente V Moz 24,22; 5,15; 15,15; I Sam 24, 21; I Kar 14, 2; Ism 8, 9.

16 Analogamente BrP I 9.

17 Analogamente BrB III Moz 13,6; 13,7; 13,8; 13,25.

18 Analogamente VEE 13414, 13418, 15617, DP 4658, Ev 1819.

19 Cfr. inoltre MP III 3043, 3029, DP 46533, Ev 1819.

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Ischrinktumpiumpi | coloro che Dio... desidera santi mediante le opere del Figlio MT 178a₅. Non ritenetemi un uomo qualsiasi, estraneo al mondo BrP II 37. Ha guarito l’Uomo... mostrando sé stesso come vero Dio | e salvatore del mondo BrP II 453. Non credevano che Cristo fosse il vero Figlio di Dio BrP II 349. Impariamo | a non considerare i nostri uomini signori falsi BrP II 325. Cristo mostrò sé stesso come vero Dio BrP I 279. Si può supporre | che non sarebbe stato un re terreno BrP I 258. Poiché sapevo bene che non avrebbe potuto vivere dopo la sua caduta BrB II Sam 1,10 (ich wuste wol das er nicht leben kundte).

Che la forma strumentale del participio sia qui stata determinata dai rapporti con l’equivalente della parte nominale del predicato, anch’esso all’instrumentale, si vede dagli esempi in cui, accanto alla costruzione participiale, i participi usati con un altro verbo mantengono la forma accusativa:

Vediamo... questi uomini, che credono veramente... che egli sia il vero Dio | e possa scacciare tutte... le malattie dell’uomo BrP II 456. Dimostra che Cristo è risorto dai morti | e che è vivo (9) nelle sue dieci apparizioni BrP II 9–10.

Il rapporto più stretto della costruzione participiale con l’equivalente della parte nominale del predicato talvolta emerge anche quando questa è in forma accusativa: lo si vede dalla concordanza di numero, per esempio: Lo chiama ferro! d u r i c o m e l a p a g l i a (non duro!) / BrB Job 41,18 (er achtet eisen wie stro)

2.2.3.4. Costruzioni con il genitivo

Le costruzioni in cui la funzione di copula è svolta dal participio negativo del verbo essere sono di due tipi negli scritti antichi.

Alcune sono formate secondo il modello usuale di GD: N, P e un altro nome ad esso collegato, che funge da equivalente della parte predicativa, sono in forma accusativa, per esempio: Sappiate dunque che, non essendo dèi, non dovete temerli BrB Bar 6, 64 (wisset | das es nicht Götter sind). Allora vedrai che non vi è altro Dio, se non (soprascritto: soltanto) uno, Nabucodonosor BrB Judit 6, 2. (wirstu sehen | das kein ander Gott ist). Chiedi... sapendo che non sono malvagio BrB Job 10, 7. (weissest | wie ich nicht Gottlos sey)²⁰.

In altre costruzioni il participio negativo di essere, analogamente al verbo finito (cfr. ho visto: tu ci sei e ho visto: tu non ci sei), è retto dal genitivo di negazione e ha esso stesso la forma genitiva. Negli scritti antichi (soprattutto in J. Bretkūnas) si trovano costruzioni di questo tipo con participi di tempi diversi:

Affinché tu possa riconoscere che non c’è nessuno simile a me in tutte le terre II Moz 9,14 (innen werden solt | das meins gleichen nicht ist in allen Landen). E affinché i pagani sappiano che non c’è nessun altro... Signore Tob 13, 4 (erkennen | das kein allmechtiger Gott ist). Perché sai che nessuno di noi è assente I Kar 5, 6 (du weissest das bey vns niemand ist). E ricordalo anche: non c’è nessun uomo altrettanto buono e santo SE 65₂₆.

La gente di quel luogo dice che non c’era lì nessuna prostituta I Moz 38, 22 (sagen die Leute... es sey keine Hure da gewesen).

Speriamo bene, che non vi saranno tribolazioni Jer 8, 15 (verlasset euch drauff | Es solle keine not haben).

²⁰ Cfr. anche BrB I Moz 31, 5; 44, 31; II Moz 2, 12; I Kar 22, 33; MT (PM)1, 15.

249

Tali genitivi del nome e del participio possono comparire accanto alle corrispondenti costruzioni all’accusativo, dipendenti dagli stessi verbi senza negazione; cfr.: Er regit nu, mane vieną santi, ir nesanczio niewieno Diewo prieg manens? BrB V Moz 32, 39 (SEhet jr nu | das Ichs allein bin vnd ist kein Gott neben mir?)

Anche le costruzioni con i participi di altri verbi possono presentare la forma del genitivo di negazione, per esempio: Tūgi nu numanat, niewieno szodzio PONO ant szemes nepūlusio BrB II Kar 10, 10 (erkennet… das kein wort… ist auff die erden gefallen).

Analogamente sono formate le corrispondenti costruzioni al genitivo partitivo con forme participiali positive del verbo būti, per esempio:

Turim szinnoti | tokiu kleidunu pamoksle | isch pradzio swieto buwusiu | dabar sancziu ir ikki galo Swieto busencziu BrP II 309 (cfr. žinoti: buvo ir bus klaidūnu).

Tra il participio e il nome (pronome) si osservano qui rapporti di dipendenza reciproci: il participio in forma negativa regge il genitivo del nome e al tempo stesso concorda con esso.

Analogamente a quanto avviene con il genitivo partitivo, il participio del verbo būti concorda con il genitivo dei nomi dipendente dall’avverbio daug.

I pagani… dicevano che esistevano molti dèi BrP II 180. Molte persone | vissute dall’inizio del mondo | ma sentiamo che tutte sono morte BrP II 6. Non sai se in seguito ci saranno più dolori (potrebbe essere)? BrB II Sam 2, 26 (Weisestu nicht | das hernach möcht mehr jamers werden?)

In tali costruzioni il participio ha conservato il significato lessicale di esistenza. Analogamente, con gli avverbi daug, mažai si usano anche genitivi di participi con altri significati lessicali, cfr.: Janas ischwiddens daug Phariseuschu ir Sadduceuschu savo krikschtop atencziu | bilba iemus BrP II 24021.

La forma di caso del participio è determinata qui dai suoi rapporti con il genitivo del nome. Tuttavia, per analogia con i casi consueti di GD, accanto al genitivo del sostantivo si usa talvolta anche l’accusativo del participio del verbo būti, per esempio: Hoitmanas Sýrios girdeia, gerūsius pas Judą sanczius, ir daug Szmonių kruwoj essanczias BrB I Mak 3, 13 (hôret… das ein gros Volck bey einander war); cfr. i casi corrispondenti con participi di altri verbi: Rasche regim atspraschiusius daug schwentu szmoniu BrP II 414.

Dunque, nelle costruzioni non oggettive in cui il participio svolge la funzione di copula, così come negli altri casi qui esaminati, è chiaramente osservabile la variazione di caso del membro participiale. Essa è determinata dai nuovi rapporti sintattici che si sono instaurati all’interno della costruzione. Venuto meno il rapporto di reggenza tra V e N, si è indebolita la concordanza tra N e P, e il participio ha cominciato a essere collegato formalmente al nome che funge da equivalente della parte nominale del predicato. I nuovi rapporti sintattici tra i membri hanno destabilizzato la struttura grammaticale precedente di GD e creato condizioni favorevoli alla penetrazione e alla diffusione delle forme participiali invariabili — dei participi avverbiali. Proprio le costruzioni del tipo qui discusso, con strumentale e genitivo, nelle quali la concordanza tra N e P si è maggiormente dissolta, sono state alcuni dei primi e più antichi focolai di diffusione del participio avverbiale in GD (cfr. 4. 1. 1 e 4. 1. 6.).

21 Cfr. inoltre BrP II 308, 346, 455; per le costruzioni corrispondenti con participio avverbiale cfr. l’autore, «Baltistica», IV(2), 1968, pp. 197—198.

250

2.3. Il membro nominale

Nel GD il membro nominale (N) è costituito da accusativi di sostantivi, pronomi e, occasionalmente, anche di aggettivi o numerali usati come sostantivi.

2. 3. 1. I sostantivi che formano N possono essere denominazioni di entità concrete e astratte.

Tra i sostantivi con significato concreto si usano più spesso quelli che designano persone o, più in generale, esseri viventi agenti. Possono essere nomi propri (a) e comuni (b).

a) E Dowidas regeia Saulą ischeiusį BrB I Sam 23, 14. Alexandras suprata, Demetria Jonathep Prieteliste ieschkanti BrB I Mak 10, 15.

b) E regieau Moterischkę sedinczą ant raudono Galwijo BrB Apr 17, 3. Tūiaus rasite Aslicze pririschta VEE 54₉. Skaitom... Smar kinikus tiek tukstancziu szmoniu pamuschusius BrP I 106.

N è formato anche da altri nomi di entità, per esempio:

Affinché veda davanti a sé tutte le cose abbandonate di questo mondo DP 554₃. I principi... videro il fuoco senza aver fatto nulla BrB Dan 3, 27.

I sostantivi con significato astratto sono usati meno frequentemente nel GD:

Incontrando | beni così preziosi, a noi donati per grazia | senza opere MT 71₉. Affinché, dopo aver visto la terribile distruzione... restasse in un luogo santo Ev 139₁₂. Come abbiamo sentito che compì grandi opere BrB Luk 4, 23. Mi tocca chi è venuto da me BrB Luk 8, 46.

Al medesimo participio possono essere associati anche più sostantivi.

Da dove sai che Saul e suo figlio Gionata sono morti? BrB II Sam 1, 5.

Il sostantivo che forma N può essere ampliato con altre parole dipendenti o persino con proposizioni subordinate.

Giuda e i suoi amici compresero che Demetrio, figlio di Seleuco, era giunto a Tripoli... BrB II Mak 14, 1. La regina desidera vedere il suo caro... ragazzo, e non sapendo ora che cosa sia il male, viene uccisa BrP I 106.

Aggettivi, numerali e participi svolgono molto raramente la funzione di membro nominale, e solo quando hanno valore di sostantivi (o quando il sostantivo è sottinteso), per esempio:

In questo modo dice che [essi] accolgono attraverso la bocca del corpo i sani e i malati, senza accettare nient’altro MT 161₁₅. E quello tornò e raccontò al padre Tobia di aver trovato uno ucciso, disteso sulla strada BrB Tob 2, 3 (das einer auff der gassen tod lege). Dice anche di aver costretto coloro che respiravano, ma non volevano né potevano, MT 179₅.

2. 3. 2. I pronomi ricorrono molto spesso come membro nominale del GD. Sono particolarmente frequenti i pronomi personali, tra i quali sono più diffuse le forme della terza persona (jis, ji e anas, ana usati con il loro significato).

Lo spirito non ha corpo né ossa, come vedete che io ho BrP II 30. Il Signore... ci sa tutti, mentre proclamiamo molto a Dio BrP II 486. So che tu puoi tutto BrB Job 42, 2 Regeiot g hy enti VEE 73. Li sentiamo parlare MP 206₂. Poiché l’idolo non può salvare se stesso BrB Išm 13, 16,... Udendolo... mentre essi lo biasimavano e schernivano BrP I 301.

Tra gli altri pronomi, nel GD ricorrono più spesso šis, tas, kitas e, occasionalmente, visas.

Qui troviamo uomini che sobillano il nostro popolo BrB Luk 23, 2. Diciamo che hanno abbandonato la salvezza eterna MT LĮŽ 6₄. Vidi altri in piedi al mercato, servi SP I 317₇. Vediamo che non tutti sono cristiani BrP I 249.

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Nel GD anche i pronomi relativi fungono da membro nominale, per esempio: Ką cionai regime kūniškai padarita sienose, tatai dvasiškai tęssi širdissė DP 57733. Ezechiel ápe ánus kaulus sakie | kur ius regiejo laukie gulinczius MP 165a9.

In generale, tutti quei vocaboli che fungono da soggetto in una frase verbale possono costituire il membro nominale del GD. In base alle tendenze prevalenti nell’espressione di N, il GD corrisponde al dativo assoluto, anch’esso fondato su una costruzione composta da un caso obliquo e un participio (cfr. LKK V 67 ss.).

2. 3. 3. Un gruppo a sé è costituito dai GD il cui membro nominale è un pronome personale o riflessivo che indica lo stesso agente del soggetto della frase (il soggetto dell’azione del verbo e di quella del participio coincide). Tali GD sono una caratteristica tipica degli scritti antichi e ricorrono ormai molto raramente nella lingua contemporanea. In questo uso è più frequente l’accusativo del pronome riflessivo, per esempio:

Ghis disse | di essere re dei Giudei VEE 20722. Scegliamo dunque | di essere giustamente puniti | e di aver meritato pene più severe MT 186g. Disse loro di voler fare ciò BrB II Mak 7, 26.

Molto meno frequenti sono le forme accusative dei pronomi personali come N che denotano lo stesso soggetto: mane, tave, mus, per esempio:

Allora mostrerò loro, davanti agli occhi delle nazioni, che sono santo BrB Ezech 28, 25. Lo sai tu, nato in quel tempo? BrB Job 38, 21. Affinché… potessimo credere di aver ottenuto il perdono dei nostri peccati Mž II 376.

Queste costruzioni sono anzitutto legate alla questione del nominativo con participio (nominativus cum participio)1, perciò non saranno esaminate qui più approfonditamente.

2. 3. 4. Il membro nominale del GD può essere del tutto omesso. I casi di ellissi di N si verificano quando il soggetto dell’azione del participio è menzionato nella stessa frase o in una frase adiacente, oppure è deducibile dal contesto e dalla situazione, per esempio:

Entrarono degli uomini veritieri da me, ma non sapevo da dove provenissero BrB I Joz 2, 4. Poiché i ciechi sulla croce, e i saggi riconobbero il boia: quelli legato con funi, e questi avvinto con catene DP 4262.

Di natura diversa sono le costruzioni in cui le forme neutre dei participi presenti e passati passivi sono usate impersonalmente e la loro azione non è riferita ad alcun agente specifico, per esempio:

Avete udito ciò che è stato detto agli antichi: Non uccidere BrP II 188. Il santo, udendo parlare del diavolo… non ne fa alcun conto BrP I 2933.

Dalvolta dal participio neutro dipende inoltre un altro GD, per esempio: Szmones Abuse girdeia kalbama Simri sudereghimą padarusį BrP I Kar 16, 16 (cfr. 2. 1. 4. 2). In questi casi, al posto dei participi attivi, fin dagli scritti più antichi si usano i gerundi4.

1 Su nom. c. part. jas sieja jau D. Kleinas, žr. Grammatica Litvanica, 1653, p. 165; dėl šių konstrukcijų genetinio ryšio plg. A. Bielenstein, Lettische Grammatik, Heidelberg, 1923, § 817; E. Tangl, Acc., p. 50; I. Marvan, О некоторых предикативных функциях литовского причастия, „Kalbotyra“, IV, Vilnius, 1962, p. 35—36; Verbum infinitum в балтийских языках и его отношение к славянскому состоянию, Slavica Pragensia, II, 1960, p. 13 (kur kalbamo tipo konstrukcijos laikomos nepaliudytomis); kiek kitaip aut., Donum Balticum, Stockholm, 1970, p. 10.

2 Analogamente DP 165₁, 407, 265₉₇, WP 6, SIG I 58₂₇, II 111₅; RG 539₁₄.

3 Analogamente BrB Pam 5, 7; I Joz 22, 11—12; I Mak 16, 21. Per il GD corrispondente in lettone cfr. J. Endzelīns, Latviešu valodas gramatika, Rīgā, 1951, p. 1001.

4 Cfr. l’autore, „Baltistica“, IV (2), 1968, 197 ss.; ivi anche per un caso problematico con il participio attivo del passato necessario, p. 198.

252

Vicini a queste costruzioni sono i GD che ricorrono occasionalmente, il cui N è costituito da un pronome neutro, per esempio: Atmink tatai teipo PONO likta BrB Sir 41, 5; in casi simili si usa anche la forma neutra del participio attivo presente esą, per esempio: tikra tariu esą BrB II Petr 1, 135, ma prevalgono i participi indeclinabili.

2. 4. Rassegna delle forme grammaticali del GD mostra che nella lingua lituana antica questa costruzione può essere formata da quasi tutte le parole e le loro combinazioni che reggono una proposizione subordinata dichiarativa. I membri dipendenti del GD, invece, corrispondono, per le loro caratteristiche sintattiche, al soggetto e al predicato di una frase verbale. Dotato di reggenza verbale e delle altre caratteristiche del verbo (a eccezione della categoria della persona e delle forme modali), il participio in questa costruzione può reggere vari casi, con o senza preposizioni, e l’infinito insieme alle parole che ne dipendono; può fungere esso stesso da copula e formare equivalenti delle forme verbali composte e del predicato composto. In altre parole, qui il participio ha le stesse possibilità costruttive di una forma verbale finita. Per questo, negli scritti antichi il GD si sviluppa spesso in una costruzione estesa e complessa, che comprende altre costruzioni e proposizioni subordinate.

Benché il modello originario del GD sia comune a tutte le lingue indoeuropee che possiedono forme participiali corrispondenti, la struttura varia e complessa di questa costruzione, quale la osserviamo nella lingua lituana antica, è il risultato di uno sviluppo successivo e particolare. Per ampiezza d’uso e varietà dello sviluppo sintattico, il GD della lingua lituana antica occupa un posto speciale tra le costruzioni corrispondenti delle lingue indoeuropee.

Il GD lituano presenta il maggior numero di tratti comuni con il GD lettone, nel quale troviamo le stesse forme participiali (oggi per lo più fossilizzate), che possono comparire non solo dopo verbi transitivi, ma anche dopo alcuni verbi intransitivi (per esempio, šķist «sembrare»6), sebbene non nella stessa misura che nella lingua lituana antica. Nei testi prussiani il GD non è attestato (a quanto pare, a causa della traduzione letterale). Tra le altre lingue, quella più vicina al lituano è il GD delle antiche lingue slave, con le corrispondenti forme participiali -nt-, -us-, -mo- e -to-, aventi significati e caratteristiche sintattiche simili. Comuni alle lingue baltiche, slave e germaniche sono le costruzioni non oggettive con verbi di percezione psichica e di enunciazione7, anch’esse legate all’uso dell’accusativo con valore di oggetto indiretto (cfr. 1. 6.). Infine, in quasi tutte le lingue indoeuropee (e non solo indoeuropee), il GD può essere formato da verbi di percezione fisica (soprattutto della vista e dell’udito)-

5 Per maggiori dettagli cfr. l’autore, op. cit., p. 202–204.

6 Cfr. Škīta mani neprotuotam (nepruotuoat) B W 8683, J. Endzelīns, op. cit. p. 1001.

7 Nelle lingue slave, tuttavia, sono molto più rare che in lituano: nella lingua slava antica, in cui circa il 90% dei GD è costituito da verbi di percezione fisica, secondo R. Ružička esse sono «particolarmente rare», R. Ružička, Das syntaktische System der altslavischen Partizipien und sein Verhältnis zum Griechischen, Berlin, 1963, p. 240, 243; inoltre, qui si usano soltanto con alcuni verbi dei significati menzionati: minėti, razuměti, (u)vĕděti, glagolati, kazati, cfr. R. Večerka, Syntax aktivních participií v staroslověnštině, Praha, 1961, p. 57–58. La loro diffusione è molto limitata anche nella lingua russa antica, cfr. А. Потебня, op. cit., p. 308 ss.; АН СССР, Сравнительно-исторический синтаксис восточнославянских языков, М., 1968, p. 124; per il ceco antico cfr. J. Gebauer, Historická mluvnice jazyka českého, Praha, 1929, p. 600; Dvořák, Vývoj přechodníkových konstrukcí ve starší češtině, Praha, 1970, p. 160 ss. Una situazione simile si riscontra anche nelle antiche lingue germaniche: anche qui prevalgono le costruzioni con verbi del significato di «vedere», «sentire», «trovare», cfr. O. Behaghel, Deutsche Syntax, II, Heidelberg, 1924, p. 388–390, 417–418; А. М. Мухин, Функциональный анализ синтаксических элементов, М.-Л., 1964, p. 104–105, 188–189.

253

verbi⁸. Tuttavia, invano cerchiamo paralleli in altre famiglie linguistiche per il GD del lituano antico con verbi intransitivi (gr. 3), sostantivi, parole modali e altre parole (gr. 4). Nei casi in cui il lituano ha esteso il GD come espressione di relazioni semipredicative, molte altre lingue hanno generalizzato le costruzioni infinitive. Per estensione d’uso e per i significati delle parole che fungono da elemento principale, il GD lituano corrisponde approssimativamente all’acc. cum participio e all’acc. cum infinitivo latini considerati insieme⁹. Un quadro simile, ma molto più sfumato, si osserva anche nelle antiche lingue germaniche (gotico, alto tedesco antico, anglosassone antico)¹⁰, nelle quali le costruzioni infinitive (così come quelle participiali) dopo verbi di percezione e di enunciazione furono stimolate dai modelli greci e latini; nel successivo sviluppo di queste lingue, le costruzioni infinitive si affermarono saldamente con il significato caratteristico del GD non oggettivo del lituano. Le lingue romanze¹¹ estesero ancor più l’uso delle costruzioni infinitive in luogo dell’acc. c. part.

Il GD lituano si distingue anche per la varietà della struttura sintattica e per la sua natura frasale. Si usano le forme dei participi attivi e passivi di tutti i tempi (eccetto i participi necessitativi di uso frequente, relativamente recenti), persino i participi attivi e passivi del futuro, che non troviamo né nelle lingue slave né in quelle germaniche. Nel GD i participi attivi corrispondono alle forme semplici dei verbi finiti, mentre quelli passivi corrispondono alle forme composte della diatesi passiva; in quest’ultimo caso possono comparire sia con copule participiali sia senza. Sebbene costruzioni con copule participiali fossero formate anche nelle lingue slave¹² e germaniche¹³, per estensione d’uso non sono affatto paragonabili al GD lituano. Da questo punto di vista, il greco è molto più vicino al lituano con il suo acc. c. part. e le frequenti forme accusative del participio ὤν¹⁴, sebbene anche qui il loro uso sia limitato dalle costruzioni con copule infinitive (ἔνιαι e sim.).

8 Sono attestate già nei testi ittiti, cfr. A. Hahn, Genesis of the Infinitive with Subject—Accusative, TAPA, 81 (1950), p. 128. Per il GD in avestico con «vedere», cfr. E. Kieckers, Historische griechische Grammatik, IV, Syntax, Berlin u. Leipzig, 1926, p. 89.

9 È particolarmente degno di nota a questo riguardo l’uso dell’acc. c. inf. nella posizione del nominativo soggetto con verbi di esistenza apparet, liquet, constat, convenit, sequitur, efficitur, con locuzioni di significato modale verum est, verisimile est, credibile est, certum est, persino con locuzioni predicative nominali fama est, spes est, testis sum (!) e sim., cioè proprio nei casi in cui negli antichi testi lituani troviamo il GD dopo parole del gruppo 4; cfr. A. Ernout, F. Thomas, Syntaxe latine, Paris, ²1953, p. 321; cfr. inoltre il GD lituano con participi passivi neutri come sakoma, žinoma e costruzioni latine come dicitur Gallos in Italiam transisse oppure adesse Romanos nuntiatur, cfr. ibid., p. 327.

10 Per il gotico, cfr. W. Willmanns, Deutsche Grammatik, III, 1, p. 118–121; per l’anglosassone antico, M. Callaway, The Infinitive in Anglo-Saxon, Washington, 1913, p. 120 ss.; B. H. Ярцева, Исторический синтаксис английского языка, М.—Л., 1961, p. 231–232; А. М. Мухин, op. cit., p. 120, 188 ss.

11 Per il francese, cfr. H. Nilsson—Ehle, L’attribut de l’objet en français, „Studia Neophilologica“, 25, № 3, p. 109 ss.; H. B. Соколова, Трёхчленные глагольные словосочетания в современном французском языке, сб.: Грамматика, фонетика и стилистика романских языков, 1971, p. 251 ss.; A. Ernout, F. Thomas, op. cit., p. 283; per le altre lingue romanze, cfr. M. Manoliu Manea, „Accusativus cum infinitivo“ dans les langues romanes, „Cahiers de linguistique théorique et appliquée“, VI, 1969, p. 125–136.

12 Sintassi storico-comparata delle lingue slave orientali, membri della frase, M., 1968, p. 126–127; R. Večerka, op. cit., p. 58.

13 Cfr. anglosassone antico Ie hine cūðe niht wesende Beowulf 372 «sapevo che era un bambino» K. Yamakawa, The two constructions: „Acc. and Participle“ and „Genetive and Gerund“, „Annals of the Hitotsubashi Acad.“, 8, № 1, Tokyo, 1957, p. 49.

14 Cfr. R. Kühner, Ausführliche Grammatik der Griechischen Sprache, II. 1, Hannover, ²1870, p. 611 ss.

254

Le possibilità di formazione dell’ACD ereditate dal periodo della comunità indoeuropea furono sviluppate nell’antico lituano fino ai limiti più estremi. Le premesse a ciò furono costituite dall’abbondanza e dalla produttività delle costruzioni participiali nella lingua popolare. Le costruzioni participiali con casi obliqui, sostenute nelle lingue slave e germaniche dalla tradizione letteraria e dall’influenza delle lingue classiche, in lituano si basavano sull’uso vivo, formandosi e diffondendosi nel suo ambito. Sotto questo aspetto, il loro sviluppo è importante tanto per la linguistica storica quanto per la tipologia generale delle lingue.

3. Accusativo con participio e proposizione esplicativa

3. 1. Nello sviluppo dei rapporti sintattici dell’ACD ebbe enorme importanza il sinonimismo di questa costruzione con le proposizioni esplicative subordinate.

Accanto all’accusativo doppio con aggettivi verbali e, in seguito, con i participi da essi derivati (per es.: vedo il padre arrivare), nelle lingue indoeuropee erano da tempo comuni anche enunciati di forma paratattica come vedo: il padre arriva. In lituano sono sopravvissuti fino a oggi1 (soprattutto nei dialetti e nel folklore), ma oggi nella lingua letteraria si usano di norma soltanto con una particolare funzione stilistica (per sottolineare la sorpresa, conferire al racconto una sfumatura colloquiale ecc.). Nei testi del XVI–XVII secolo li troviamo in circostanze analoghe a quelle dell’ACD, ma molto più raramente, per esempio:

Schitai ghi esti taw Mote, kamgi tarrei ghi est mana sessu? BrB I Moz 26, 9. Kitti wel isch Szidu ape lana dumnoia | ghis ira prarakas koksai BrB I 42. Nes pasakia: esmi sumumi Diewo SE 261, 24.

L’ACD e la proposizione coordinata asindeticamente dipendono talvolta dallo stesso verbo e corrispondono a costruzioni dell’originale di struttura del tutto identica; cfr.:

Sakikite sawa Brolims Ammi, anis ira mana Sźmones, ir iusu Sęserei, įę sanczę malonie BrB Hoz 2, 3 (Sagt ewern Brüdern (Ammi) sie sind mein Volck | vnd zu ewr Schwester (Ryhamo) Sie seyn in gnaden).

Da enunciati di forma paratattica di questo tipo si svilupparono proposizioni esplicative subordinate, usate nel medesimo contesto sintattico, che col tempo divennero sinonimi sintattici dell’ACD. All’inizio della tradizione scritta erano già ampiamente diffuse, benché in gran parte del territorio linguistico lituano, almeno nei dialetti samogitico e alto lituano occidentale, il loro ambito d’uso probabilmente non fosse ancora pari a quello dell’ACD. Lo si può dedurre dai testi antichi che presentano caratteristiche di questi dialetti. Sebbene l’uso delle proposizioni esplicative subordinate dopo i verbi di percezione fosse stimolato in essi dagli originali tedeschi, polacchi e latini, a loro volta influenzati dai testi di partenza greci ed ebraici2, l’ACD era ancora molto più comune e diffuso. Ciò vale soprattutto per le fonti originali, relativamente rare. Per esempio, nell’introduzione originale in lituano alle “Perle” di S. Vaišnoras, accanto a 10 costruzioni di ACD e 4 di nominativo con participio (nominativus cum participio), troviamo soltanto 6 proposizioni sinonimiche con jog e 1 con kad. Le corrispondenti proposizioni esplicative-

1 Plg. E. Hermann, Über die Entwicklung der litauischen Konjunktionalsätze, Jena, 1912, p. 5.

Nei testi greci del Nuovo Testamento, le proposizioni esplicative dopo i verbi di percezione si diffusero sotto l’influsso dell’ebraico, in cui sono più frequenti delle costruzioni participiali del tipo ACD; cfr. M. Johannesson, Der Wahrnehmungssatz bei den Verben des Sehens in der hebräischen und griechischen Bibel, KZ, 64 (1937), 3–4, p. 145–260, in particolare p. 157, 242. Per contro, nelle lingue indoeuropee, almeno dopo i verbi di visione, le proposizioni esplicative probabilmente non erano caratteristiche fin dall’antichità; cfr. ibid., p. 252–253.2

255

Il numero di frasi esplicative nell’intera traduzione dello «Žemčiūga» (circa 100, secondo stime approssimative) non è paragonabile neppure al numero di GD. Nelle pp. 50–200 delle «Evangelijos ir epistolos» di Vilentas si trovano circa 80 frasi esplicative con jog: il loro numero supera quindi di poco quello di GD³; tuttavia, considerando che si tratta di una traduzione dal tedesco, dove in tutti i casi corrispondenti si avevano frasi subordinate, e la natura sacra del testo tradotto, che imponeva di attenersi alla lettera dell’originale, tale rapporto tra le costruzioni in questione indica indubbiamente una maggiore diffusione di GD⁴. Lo stesso vale per gli scritti di J. Bretkūnas, il cui autore, facendo largo uso di GD, dovette ogni volta superare la forza di attrazione dell’originale. Va osservato che, in molti passi della «Postilė» di J. Bretkūnas, in parte originale, le frasi esplicative non sono più frequenti di GD.

Diversa è la situazione negli scritti antichi che rappresentano i dialetti dell’alta Lituania orientale o cosiddetta centrale. Qui le frasi esplicative, quanto a frequenza, superano di gran lunga GD, in alcuni casi di dieci volte e anche più. Per esempio, nelle sole pp. 440–470 della Postilė di M. Daukša si trovano 85 frasi esplicative con jog (più della metà del numero totale di GD riscontrate nella Postilė); poiché le frasi esplicative non sono meno frequenti neppure nelle altre parti del testo, da questi dati si può dedurre che il loro rapporto con GD è all’incirca pari a 10: 1; ciò è confermato anche dai dati forniti da E. Hermann sull’uso delle frasi esplicative negli estratti della Postilė e nel Catechismo di M. Daukša. Nelle pp. 6–33 dei «Punktai» di K. Sirvydas si trovano 17 frasi esplicative con jog e kaip (secondo la tabella di E. Hermann); se la loro frequenza è la stessa anche negli altri passi (come si può dedurre dalle nostre stime approssimative alle pp. 34–380 di SP I), qui il rapporto tra frasi esplicative e GD è di 5: 1. Le frasi esplicative sono usate ancora diverse volte più spesso nella Postilė anonima del 1600, dove GD è relativamente rara nel complesso; la loro ampia diffusione si riflette anche nella Bibbia di B. Chylinski, nel Catechismo di M. Petkevičius e in altri testi. Benché i dati di questi scritti, tenuto conto dell’influenza degli originali e di altre peculiarità della tecnica di traduzione⁵, siano ben lungi dal rispecchiare direttamente il rapporto effettivo tra le costruzioni in questione nella lingua parlata dell’epoca, essi mostrano tuttavia chiaramente che nel XVI–XVII secolo, in gran parte dell’area linguistica lituana, le frasi esplicative introdotte da congiunzioni quali jog, kad, kaip ecc., dopo verbi di percezione, di parola e altri verbi commentativi, erano piuttosto diffuse e, quanto a frequenza d’uso, in alcuni luoghi probabilmente superavano GD.

3.2. Quasi tutte le costruzioni GD attestate negli scritti del XVI–XVII secolo possono essere sostituite da frasi esplicative con jog oppure kad senza alterare il senso del testo (ma non viceversa, poiché l’ambito d’uso delle frasi con kad e jog è considerevolmente più ampio). La sinonimia tra GD e le frasi esplicative è confermata anche da altre caratteristiche del loro uso.

3.2.1. Confrontando testi tradotti dallo stesso originale, osserviamo che alcuni autori hanno reso i passi corrispondenti con GD, altri con frasi esplicative. Cfr.:

Sakot Beelzebubi mani išmetineunti welinus SP II 43₁₂. — Bilote / idant asz Beelzėbube iżtremdinėcże welinuwas DP 117₄₀. — Sakote nesang | iuog asz Beelzebubba mace izmetineiu welinus SE 63₁₃.

O Pilotas regiedams… tů daugiau didesni trunksma santi… priesudija VEE 205. — O kaip regėjo Pilotas… kaip io didesnis trunksmas stoiosi BrB Mat 27, 24⁶.

3 Cfr. i dati statistici sull’uso di GD in LKK, 11 (1969), pp. 54–55.

4 Un rapporto diverso tra queste costruzioni si osserva nell’«Enchiridion», dove, accanto a 7 GD, si trovano 41 frasi esplicative con jog e jeng; cfr. E. Hermann, op. cit., appendice.

5 Cfr. l’autore, LKK, 5(1962), pp. 50–51; LKK, 11(1969), pp. 52 ss.

6 Analogamente, SE 259₁₇.

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E, dopo aver guardato, vide la pietra rotolata via dal sepolcro BrP I 399. – E guardando, vide che la pietra era stata rotolata via VEE 56⁷.

3.2.2. Che GD e la frase esplicativa fossero considerati mezzi espressivi paralleli, capaci di sostituirsi a vicenda, risulta evidente dalle correzioni apportate da J. Bretkūnas alla Bibbia. Nel correggere il manoscritto della traduzione, il traduttore stesso sostituì molte frasi esplicative, generalmente corrispondenti a frasi dell’originale tedesco con daß, wie ecc., con GD, per esempio:

Affinché capissero che il fuoco… aveva distrutto i frutti dei nemici (corretto da: che il fuoco distruggeva i frutti dei nemici) Sap 16, 26 (Auf das sie inne würden | wie das fewr… der Feinde früchte verderbete).

O Signore, fammi sapere che la fine mi attende e che il mio tempo è limitato e io devo morire (corretto da: che la fine mi attende, e il mio tempo è limitato, e devo andarmene Ps 39,5 (lere doch mich | das ein ende mit mir haben mus… vnd ich davon mus).

E si sparse la voce che egli era in casa (corretto da: come se fosse in casa) Marco 2,2 (vnd es ward rüchtbar | das er im Hause war; quod in domo esset⁸).

Nessuno può lamentarsi come se egli non aiutasse (egli che non aiuta) (sottolineato da «come» fino alla parentesi) Sir 40 (vnd man darff vber keinen mangel klagen | an seiner Hülffe).

Tali correzioni sono particolarmente numerose nel manoscritto della traduzione del Nuovo Testamento. Per esempio, nella sola traduzione del Vangelo di Giovanni J. Bretkūnas sostituì con frasi con GD circa 20 frasi esplicative⁹; circa 10 correzioni di questo tipo si trovano anche nel Vangelo di Matteo¹⁰ (in tutto, nel Nuovo Testamento ce ne sono oltre 40)¹¹. D’altra parte, nel Vangelo di Luca, tradotto dal latino, è stato rilevato un solo passo in cui GD è stato usato al posto di una frase esplicativa durante la revisione del manoscritto.

Se il padrone sapesse a quale ora sarebbe venuto il ladro (sopra è sottolineato: a quale ora il ladro dovrebbe arrivare) sarebbe davvero Luca 12,39 (si sciret… qua hora fur veniret).

Talvolta nel manoscritto sono state mantenute entrambe, sia la frase esplicativa sia GD, che si susseguono come due possibili varianti di traduzione equivalenti nel significato.

Affinché nessuno dicesse che io avessi battezzato nel mio nome (che io fossi stato battezzato nel mio nome) I Cor 14 -15 (Das nicht jemand sagen möge | Ich hette auff meinen namen getaufft).

Affinché tu sapessi che l’Altissimo ha potere sul regno degli uomini (l’Altissimo ha potere sui regni degli uomini) e lo dà a chi vuole. Dan 4,22 (das der Höchest Gewalt hat… vnd gibt sie).

Gli esempi contrari, in cui GD viene sostituito da una frase esplicativa, sono molto rari; per esempio:

7Anche le traduzioni di questo passo dall’originale polacco presentano variazioni simili, cfr. DP 184, SP II 225₈, Ev 64₅ – GD, ma SE 79,5 – frase esplicativa. Cfr. inoltre la traduzione di Luca 24,20: BrB II 17 – GD, SP II 235₁₈, Ev 67₃, DP 189₂₀ – frase esplicativa con iog, SE – frase esplicativa con kad.

8Si vedano anche BrB Es 1,3; 18,13; Tob 9,1; 10,9; Bel 23; II Mak 2,25 ecc.

9 Jon 1,32; 4,1; 6, 15; 7, 26; 7, 32; 8, 54; 9, 20; 9,31; 11,7; 11,13; 11,17; 12,12; 12,34; 19,10; 19,33; 21,17; 21,24.

10 Cfr. Mat 5,17; 10,34; 14,5; 16,13; 16,14; 17,10; 17,13; 21,26.

11 Cfr. anche Mork 2,8; 2,10; 11,32; 15,39; 16,4; Apd 9,27; 10,3; 14,19; Rom 2,3; 2,15; 4,21; I Kor 4,9; 6,19; I Kor 7,3; Gal 1,20; Filip 1,30; 2,22; Hebr 11,14.

17. 520

257

E l’altro, tornando, passò davanti a Tobia, un uomo ucciso che giaceva in strada (a margine: che un uomo morto giaceva in strada) Tob 2,3 (che uno giaceva morto sulla strada).

Affinché il mondo sappia che cosa egli può (correzione da: che egli può) Job 37,7.

3.2.3. I migliori autori del XVI—XVII secolo cercarono di sfruttare per motivi stilistici il parallelismo tra GD e le proposizioni esplicative. Traducendo alcune proposizioni esplicative tedesche o polacche con proposizioni lituane corrispondenti e altre con GD, si evitava la ripetizione delle stesse espressioni e la monotonia. Una proposizione subordinata di struttura del tutto identica J. Bretkūnas la traduceva in una frase con una subordinata corrispondente introdotta da kad o jog, mentre nella frase successiva, che le stava accanto, ricorreva a GD. Cfr.:

Se diciamo che quella veniva dal Cielo, allora ci dirà: Perché non gli avete creduto? Ma se diciamo che12 veniva dagli uomini, allora dobbiamo temere gli uomini Mat 21, 25—26. (Diciamo | che essa veniva dal Cielo… Ma diciamo | che essa veniva dagli uomini).

Analogamente si variava anche traducendo le due subordinate della stessa frase esplicativa: una veniva tradotta con una subordinata introdotta da jog, kad o simili, l’altra con GD.

Rendi noto oggi che tu sei Dio in Israele, e che io, tuo servo, ho fatto tutto questo secondo la tua parola BrB I Kar 18,36 (Fa’ sapere oggi | che tu sei Dio… e che io ho fatto tutto questo…).

Un corriere incontra qui e là altri, per riferire al re di Babilonia che la sua città è stata conquistata… e che le fortezze sono state espugnate, e che i guerrieri si sono scoraggiati. BrB Jer 51, 31—32 (al re… riferire | che la sua città è stata conquistata… e che i guerrieri si sono scoraggiati13).

Ma Pilato, vedendo|che non riusciva a ottenere nulla| ma che anzi il tumulto diventava sempre maggiore… testimonia VEE 20516.14 (Ma Pilato, vedendo|che non otteneva nulla|ma che invece si sollevava un tumulto sempre maggiore).

Nei testi originali, la proposizione subordinata esplicativa e il sintagma NP, dipendenti dallo stesso verbo, compaiono affiancati.

Inoltre, abbiamo esaminato che molti Curoni e Lituani… praticano l’adorazione di dei o idoli, oppure conservano immagini… e figure raffigurate sulle pareti delle chiese, nonché altre superstizioni o credenze | e pratiche magiche IF 10—20.

Ho imparato da questi tesori il Figlio di Dio | nato uomo per noi uomini | e che da lui deriva molto bene per noi affaticati, per la nostra redenzione | Allora dunque… impariamo… BrP I 76.15

3.2.4. A causa dell’equivalenza funzionale tra GD e la proposizione esplicativa, negli scritti antichi si riscontrano casi di contaminazione tra le due costruzioni: seguendo il modello della subordinata, una congiunzione subordinante, un avverbio relativo o un pronome relativo viene impiegato anche all’inizio di GD16, per esempio:

E non leggiamo che (Maria) abbia parlato nel Vangelo di S. più di quattro volte DP 47454. Affinché credessero saldamente | che (26) per quel pecca-

12 Sopra — jog.

13 Cfr. anche Ezech 20,48; Judit 6,13; I Mak 3,13; 14,21; 7,25.

14 Una costruzione del tutto simile in DP 16719 corrisponde alla frase dell’originale con iš.

15 Analogamente, BrP I 422, II 241, 403, 456—457, 475, Vln 657.

16 Cfr. anche 2. 2.3. In modo analogo contaminano con le subordinate anche altre costruzioni participiali semipredicative, per esempio il dativo assoluto; cfr. LKK, 5 (1962), p. 79 ss.

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… slegati in cielo Vln 28–29¹⁷. Allora lasciali andare dove vuoi, e tu non ti perderai. BrB V Moz 21, 14 (wo sie hin wil). E quando il sole tramonta, se ne vanno, come se non si sapesse dove sono rimasti BrB Nah 3, 17¹⁷ (wo sie bleiben). E gli uomini non sapevano dove fossi andato, né che cosa stessi facendo BBbB Nehem 2,16 (wusten nicht | wo ich hin gieng | oder was ich machte). Perché egli sapeva in anticipo che cosa avrebbero fatto BrB Išm 19,1 (Denn er wuste zuvor wol | was sie künftig thun würden)

3.2.5. Quando in una frase compaiono due o più GD, uno di essi può dipendere da un altro. Si formano così costruzioni complesse «a due piani», corrispondenti a subordinate di due gradi. In esse il GD può avere a sua volta una subordinata.

Da queste parole… possiamo comprendere gli Ebrei che non avevano capito correttamente il quinto comandamento di Dio, anzi, avevano creduto che Dio avesse ordinato soltanto l’uccisione esteriore BrP II 288. Dice… di aver detto di essere il vero Messia, che doveva liberare Israele PrP II 26. Vediamo… quella donna… che ha creduto fermamente che il Signore Gesù Cristo potesse e volesse perdonarle i peccati BrP II 304¹⁹. Abbiamo anche udito molti Ebrei… che non credevano che questo Cristo fosse il vero Messia promesso da Dio BrP II 5²⁰. Affinché apparissimo come coloro che conoscono… chi è il vero Dio, che così veneriamo MT 119⁵.

Come le subordinate esplicative, più sintagmi NP possono dipendere dallo stesso V ed essere collegati tra loro da diversi rapporti coordinativi.

Essi… si lamentavano piangendo. Pagani da tutte le città… della Galilea, da Tolemaide, Tiro e Sidone, e tutta la Galilea piena di nemici BrB I Mak 5,15. Riconosciamo allora noi stessi giustamente puniti e meritevoli di pene più severe; tuttavia, queste pene sono alleviate grazie al Mediatore MT 186⁶.

Negli scritti di J. Bretkūnas e S. Vaišnoras troviamo talvolta intere serie di GD collegati tra loro in vari modi, che sostituiscono ampiamente le espressioni verbali. Ecco un esempio caratteristico di un periodo di questo tipo:

San Matteo… scrive: i sapienti, avendo visto la nuova stella in Oriente e avendo saputo che in terra d’Israele era nato un nuovo re, il Salvatore del mondo, partirono dalla loro terra per Gerusalemme, per adorarlo e rendergli omaggio; perciò il re Erode e tutta la città di Gerusalemme, all’udire questa notizia, furono presi da paura. E questi sapienti si misero in cammino verso Betlemme, luogo di nascita di Cristo. E ciò avvenne affinché là adorassero il Bambino Gesù BrP I 105²¹.

I GD contribuiscono in misura considerevole allo stile participiale (cioè, sostanzialmente, nominale) caratteristico di molti testi antichi. Tendenze analoghe a esprimere una successione di azioni collegate tra loro mediante costruzioni participiali, particolarmente marcate nel latino del periodo classico e nel sanscrito, sono chiaramente visibili anche nelle antiche lingue germaniche (per esempio il gotico) e slave²².

17Cfr. E. Hermann, op. cit., p. 25.

18Analogamente, BrP II 288, II 387.

19Analogamente, BrB II 456.

20Cfr.: Gali numaniti | Iana szinoiusi iog schissai Kristus ira tikrasis Messioschus BrP I 31. Qui la subordinata esplicativa occupa la stessa posizione sintattica del GD nell’esempio citato.

21Cfr. anche BrP I 64; BrB I Mak 5,38–39.

22 Cfr. E. Hofmann, Zum Gebrauch der Partizipien in den Skeireins, in: Indogermanica, Festschr. für W. Krause, Heidelberg, 1960, p. 28–30.

17*

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3.2.6. Anche la punteggiatura del GD negli scritti del XVI–XVII secolo mostra che la combinazione all’accusativo di un nome (pronome) e di un participio era considerata un’unità semantica distinta, talvolta anche intonativa, equivalente a una proposizione subordinata esplicativa. Sebbene nei testi antichi i segni di punteggiatura siano spesso collocati in modo incoerente e varino, da un numero maggiore di esempi emergono chiaramente le tendenze prevalenti. Va notato che le costruzioni oggettive in cui N è retto direttamente non sono quasi mai separate da virgole o da altri segni. D’altra parte, nelle frasi in cui V è collegato mediante reggenza frasale all’intero NP, come equivalente di una proposizione subordinata esplicativa, troviamo molto spesso una virgola o una barra obliqua (/) equivalente. Ecco alcuni esempi:

E chi mai, vedendoti così grandemente adirato? PsD 164 (Wer gläubts aber / das du so sehr zürnest?) Ma osserva: questo popolo è il tuo popolo BrB II Moz 33,13 (Vnd sihe doch / das dis volck dein volck ist). Ora ti conosciamo (= nu) / sapendo che conosci ogni cosa VEE 71–72 (Nu wissen wir / das du alle ding weisset). … Non devono coloro che credono sinceramente / sedere con Cristo alla destra MT (PM) 32₆. Anzitutto / sappiamo / che quella cerimonia / ha avuto origine dall’antica Legge… e ha il suo principio da Dio stesso SE 23₄. Ti ricordi forse / del ricco che per primo si vantò BrGD LXXIII.

La combinazione NP viene separata più spesso negli scritti di J. Bretkūnas e S. Vaišnoras. Le costruzioni non oggettive con participi del verbo būti, che seguono V, sono qui separate così frequentemente che i casi non separati costituiscono una minoranza (cfr. 2.2.2.). Negli scritti degli autori citati, tra V e NP talvolta si colloca anche un punto o due punti.

Il santo Luca scrive: il Signore, avendo pianto / e versato le proprie sacre lacrime / e avendo sofferto dal profondo del proprio cuore BrP II 335. Ricorda anzitutto questo dalle storie. Cristo essendo nato / quando ormai i Giudei avevano cominciato a essere malvagi… BrP I 56. Imenai e Fileto… dissero. La risurrezione allora predice / che gli uomini, in questa vita, si sono addormentati in Dio MT 245₁₃. Cristo Joh. 3. testimonia: rinati dall’acqua e dallo Spirito MT 127₂₀. E Agostino… parlando così dice: battezzare, tingendo di rosso col sangue di Cristo. MT 122₂₁.

Pertanto, la punteggiatura del GD nei testi antichi conferma l’autonomia semantica di questa costruzione. Considerando il GD equivalente a una proposizione esplicativa, gli autori dei testi antichi applicavano spesso anche ad esso gli stessi principi di punteggiatura.

3.3. La sinonimia tra GD e proposizione esplicativa si fonda sulla comunanza della loro struttura interna.

Le complesse relazioni reciproche tra i membri del GD mostrano che questa costruzione, anche da un punto di vista sincronico, non è primaria, bensì derivata. La grammatica tradizionale ha sottolineato la sua somiglianza con la frase e l’ha spiegata sostenendo che il GD, come le altre costruzioni participiali, sarebbe una sorta di frase abbreviata23 o un equivalente della frase dotato di una struttura soggetto-predicato24. Il rapporto tra GD e frase viene definito più precisamente in termini trasformazionali

23 Plg. Ф. Буслаев, Историческая грамматика русского языка, М. 1959, p. 281 tt, 538–539. Remdamasis rusų kalbos gramatikomis, panašiai aiškino lietuvių kalbos dalyvines konstrukcijas J. Jablonskis, kartu pažymėdamas „sutrauktinio sakinio“ termino sąlygiškumą ir tradiciškumą, žr. J. Jablonskis. Rinktiniai raštai, I, p. 516–518. H. Poutsma taip pat laikė anglų kalbos infinityvines konstrukcijas, atitinkančias lie. GD, sakiniais, įtrauktais į kitus sakinius, žr. H. Poutsma, A. Grammar of Late Modern English, I, Groningen, 1904, p. 433 tt.

24 O. Jespersen, A. Modern English Grammar on Historical Principles, IV, New York, 1956, p. 5 tt.; Философия грамматики, М., 1958. p. 133 tt., 139 tt.

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un metodo che in questo caso può essere utilizzato come strumento di analisi della frase, utile a individuare la struttura interna della costruzione esaminata in base al rapporto con altre costruzioni della stessa lingua25.

Dal punto di vista trasformazionale, la base del GD è costituita da una frase inserita in un’altra frase secondo determinate regole, formalmente definite, di formazione dell’intero complesso. Le regole di formazione (derivazione) del GD di tipo oggettivo e di quello di tipo non oggettivo sono diverse.

3.3.1. Le costruzioni di tipo non oggettivo si formano a partire da frasi in cui la prima (matrice) presenta una posizione oggettuale vuota (Pob), determinata dalla valenza frasale del verbo e indicante il posto della seconda frase (costitutiva)26, per es.: so + Pob (il fratello è tornato) ⇒ so che il fratello è tornato. La posizione oggettuale può essere espressa anche da un pronome con funzione di parola correlativa: lo so [questo]. Il sintagma accusativo costituito da un nome e da un participio (il fratello tornato) rappresenta qui un sintagma nominale (NP), riscrivibile secondo la regola NP→N(S) oppure semplicemente NP→S27. Questa regola stabilisce che un sintagma nominale è costituito da una frase costitutiva S, che occupa la stessa posizione di un nome N (cfr. so il racconto). La forma della frase costitutiva è definita dalle regole di trasformazione, secondo le quali i suoi elementi principali sono espressi mediante un nome e un participio al caso accusativo.

Senza esaminare in dettaglio il processo di generazione delle costruzioni non oggettive, è importante rilevare che la loro struttura interna è esattamente la stessa delle frasi subordinate esplicative. La frase so che il fratello è tornato si forma a partire dalle stesse frasi e secondo la stessa regola di derivazione del GD so il fratello tornato28. A differire sono soltanto le regole di trasformazione, che conferiscono alla frase costitutiva una forma diversa. In modo analogo si rapportano alle frasi esplicative anche le costruzioni a doppio caso di altre lingue29. Poiché la struttura interna della frase è fondata sulla semantica

25 Sull’interpretazione delle trasformazioni come strumento per individuare le relazioni sintattiche tra costruzioni e frasi, cfr. Z. S. Harris, Co-occurrence and Transformation in Linguistic Structure, ”Language“, 33 (1957), № 3, p. 283 tt. (= The Structure of Language, Englewood Cliffs, New Jersey, 1964, p. 155 tt.); Transformational Theory, ”Language“ 41(1965), № 3, P. 1, p. 363, 370 tt.; L. G. Heller, J. Macris, Perspectives in Functionalism, ”Word“ 23 (1967), № 1 – 2 – 3, p. 291; sull’importanza del metodo trasformazionale al di fuori della grammatica generativa, cfr. О. Лешка, Место трансформационных отношений в языковой структуре, „Československá Rusistika“ 1966, XI, 2, p. 65—66. Che lo studio dei sostituti funzionali delle costruzioni sia uno dei compiti più importanti della sintassi era già stato indicato da Ch. Bally, Syntaxe de la modalité explicite, „Cahiers F. de Saussure“, 1942, № 2, Genève, p. 6.

26 Per illustrare la struttura del GD non è determinante se lo consideriamo formato mediante una trasformazione generalizzata (in precedenza la struttura delle espressioni corrispondenti veniva spiegata in questo modo, cfr. R. B. Leest, The Grammar of English Nominalizations, Indiana, 1960, p. 54—55; E. Bach, An Introduction to Transformational Grammars, New York — Chicago — San Francisco, 1964, p. 67; P. Roberts, English Syntax, New York—Chicago, 1964, p. 169; J. Lyons, Introduction to Theoretical Linguistics, Cambridge, 1968, p. 265—266), oppure mediante lo sviluppo di un unico schema derivazionale, come si tende a ritenere oggi; cfr. nota 27.

27 Cfr. P. S. Rosenbaum, The Grammar of English Predicate Complement Constructions, Cambridge, Massachusetts, 1967, p. 1—5, 71 tt.; R. Lakoff, Abstract Syntax and Latin Complementation, Cambridge, Massachusetts — London, 1968, p. 5, 17, 20—36.

28 Sulla struttura interna delle frasi esplicative in lituano, cfr. l’autore, Lietuvių kalbos prijungiamųjų sakinių struktūriniai tipai, „Baltistica“, VIII (1), 1972, p. 39. Sul rapporto tra la frase matrice e quella costitutiva, cfr. R. B. Lees, op. cit., p. 54—55; W. Hartung, Die zusammengesetzten Sätze des Deutschen (Studia Grammatica IV), Berlin, 1966, p. 62 tt.

29 Per il latino e l’inglese, cfr. R. Lakoff, op. cit., 75—76; per l’inglese, P. S. Rosenbaum, op. cit. 71 tt.; analogamente, le frasi romanze con acc. c. infinitivo sono talvolta considerate derivate da frasi subordinate mediante trasformazioni di incorporazione, cfr. M. Manoliu Manea, „Accusativus cum infinitivo“ dans les langues romanes (completive ou relative?), „Cahiers de linguistique théorique et appliquée“, VI, 1969, p. 125 tt. con bibliografia.

261

la rispecchia direttamente30; la comunanza tra GD e gli schemi derivazionali della frase esplicativa indica che entrambe le costruzioni realizzano un contenuto semantico omogeneo e segmentabile allo stesso modo.

3.3.2. Le costruzioni di tipo oggettivo si formano a partire da frasi il cui oggetto della prima (matriciale) coincide con il soggetto della seconda (costitutiva), cfr.: vedo il padre (il padre è tornato) ⇒ vedo il padre tornato. Il rapporto tra queste frasi è dunque diverso da quello che si instaura nella formazione di costruzioni non oggettive31. La regola di riscrittura della frase nominale è qui NP→NS; essa mostra che nella frase nominale che costituisce la base della costruzione rientrano sia l’oggetto nominale sia la frase. Dalle stesse frasi di base, applicando la medesima regola derivazionale ma una trasformazione diversa, si possono formare frasi esplicative subordinate con il cosiddetto soggetto prolettico: vedo il padre, che è tornato. Tali frasi non sono caratteristiche della lingua letteraria contemporanea, ma si incontrano spesso nei dialetti e negli scritti antichi, per esempio: nesa anus girdeia, jog g hie lieszuweis kalbeia VEE 782932. La forma esterna di queste frasi è affine allo schema della struttura interna delle GD oggettive. Esse possono fungere da sinonimi delle GD, per esempio: Nesa kiekwienas girdeia | lieszuwiu sawa yūs kalbanczus VEE 84, cfr. anche: isz wido Egypczoniey ang žmona, jog buvo labey grėžy ChB (Reinh. 243) e regeia Egypsciakai aną Moterischkę, gražę sanczę BrB I Moz 12, 15 (sahen… das Weib | das sie fast schön war).

3.3.3. Nei testi antichi anche le GD stesse talvolta presentano il soggetto prolettico dell’azione, espresso nella frase con l’accusativo dipendente dal verbo.

Tu conosci bene i tuoi uomini e il loro carattere, annus33 sono uomini forti e dal cuore impetuoso BrB II Sam 17,8 (das sie starck sind). Trovarono Nikanora presso Scharwo, lo videro34 morto BrB II Mak 15,28. (kenneten sie Nicanor… das er auch erschlagen war)35. (Ptolemeas) uccise Alexandra, e i suoi soldati lo videro cadere! BrB I Mak 11,11 (gab A. schuld | er hette jm nach dem Leben… gebracht). Se tu uscissi dalla tua bocca Gesù | lo troverebbe santo Signore BrP II 11136.

La GD con soggetto prolettico è affine a costruzioni di dativo con participio come iam nuencziam, uszutekęio iam io Tarnai BrB Jon 4,51, cfr. LKK V, 10–11. La ripetizione del caso oggettivo, che mostra il legame semantico del costituente nominale della GD con il verbo, sottolinea al tempo stesso l’autonomia della costruzione, il suo carattere frasale.

Le costruzioni di questo tipo sono importanti anche perché in esse emergono le antiche relazioni tra i tipi oggettivo e non oggettivo. Analogamente a quanto avviene con i verbi del gruppo 1,

30 Per l’interpretazione semantica della struttura interna, o profonda, cfr. Ch. J. Fillmore, The Case for Case, Universals in linguistic theory, 1968; J. D. McCawley, Concerning the Base Component of a Transformational grammar, in: Foundations of Language, 4, 1968, p. 243–269.

31 Z. Harris spiega in modo analogo la differenza tra le costruzioni corrispondenti dell’inglese con la forma verbale in -ing: considera enunciati come He saw the car stalling on the tracks (cioè oggettivi) formati secondo lo schema N₁ V₁ N₂ + N₂ V₂, e quelli come I remember the dog barking there (cioè non oggettivi) secondo lo schema N₁V₁ (N₂ V₂), cfr. Z. S. Harris, Co-occurrence and Transformation in Linguistic Structure, The Structure of Language, 1964, p. 178–179.

32 Cfr. E. Fraenkel, Kas., p. 156 con bibliografia, Pietk. p. 87.

33 Sottolineato, sopra: iós.

34 Sottolineato, scrisse: ghi drauge prapulusi.

35 Analogamente BrB Jer 48, 30.

36 Analogamente BrP II 24; cfr. anche BrB II Mak 4,1 con pakalbėti, cfr. 2.1.2.3.

262

Il caso accusativo che esprime il soggetto prolettico dell’azione del participio dipende talvolta anche da un verbo del gruppo 2 sakyti «dire», per es.: Sakome išmintį Dievo paslaptų / anu vžusleptu SP II 20537. Tuttavia, con maggiore frequenza si usano anche frasi in cui il pronome correlativo tatai «ciò» sottolinea che dipende dal verbo l’intero sintagma NP, e non il suo elemento nominale, per es.:

Gesù Cristo / il salvatore di tutto il mondo nato così (79) per primo annunciò a tutti il santo Angelo venuto dal cielo BrP I 79–80. Disse loro ciò, ai suoi soldati che erano con lui, che un esercito stava arrivando BrB II Mak 8, 12 (hielt er es seinen lüden fur… wie ein Heer komen würde).

In base alla loro struttura interna, queste costruzioni sono non oggettuali. Il pronome correlativo, che indica la posizione sintattica del GD nella frase, è qui mantenuto proprio come talvolta lo si mantiene nelle frasi esplicative; cfr. apsakė tatai, kad jis užgimė38.

L’autonomia del GD emerge chiaramente anche negli esempi in cui il soggetto dell’azione del participio è espresso nella frase mediante una costruzione preposizionale retta dal verbo oppure mediante un altro caso (non l’accusativo). Anche queste costruzioni sono di tipo non oggettuale, indipendentemente dalla valenza e dal significato del verbo.

Taliaus ape schus Ischmintingus turrim szinoti / anus ne buwusius isch Gimines Szidu BrP I 153. Ir liepe ape ghi apreikschti, ghi treti Poną santį Karalis-taie BrB Dan 5,29 (das er der dritte Herr sey)39. Da ciò possiamo comprendere che… coloro che hanno creduto in Cristo / che egli è il salvatore… BrP II 387. Perciò impariamo… a essere fedeli a Cristo / che egli può liberarci da quella pena BrP II 45740.

3.3.4. La differenza tra le strutture interne dei due tipi di GD può essere definita formalmente anche sulla base della teoria della dipendenza, che negli ultimi tempi si sta delineando come un indirizzo autonomo della grammatica generativa41. La gerarchia dei componenti della struttura interna del GD non oggettuale e della frase esplicativa è espressa dalle stesse regole di dipendenza42: V (* N); N (* S); esse indicano che la categoria nominale (N) dipendente dal verbo (V) è realizzata mediante una frase (S). Relazioni di dipendenza identiche si possono individuare anche nella struttura interna delle costruzioni corrispondenti e delle frasi esplicative di altre lingue43. La struttura interna del GD oggettuale, invece, andrebbe rappresentata mediante le regole V (*N), N (* NS), che indicano che la categoria N si realizza sia attraverso un elemento nominale sia attraverso una frase.

37 cfr. anche SP II 1825.

38 Sulla struttura delle frasi esplicative con parole correlativo, dal punto di vista trasformazionale, cfr. l’aut., «Baltistica» VIII (1), 1972, p. 38 ss.

39 Cfr. inoltre BrP II 238; BrB Iz 16,6; I Mak 8,1.

40 Analogamente BrP I 92; cfr. inoltre 2.1.3.2. con žvalgytis BrB Job 35,5 e daboties MT 117s; cfr. anche 2.1.3.4. con skustis BrB II Mak 14,26.

41 Cfr. D. G. Hays, Dependency Theory: a Formalism and some Observations, «Language» 40, № 4, (1964), p. 511–525; J. J. Robinson, A Dependency-based Transformational Grammar, in: Actes du X Congress International des Linguistes, Bucarest, 1970, p. 807–813

42 Le regole sono formulate secondo la notazione di J. J. Robinson (J. J. Robinson, Dependency Structures and Transformational Rules, «Language», 46, № 2, 1970, p. 265–266), con la sola sostituzione della categoria T con S, per facilitare il confronto con le regole della struttura sintagmatica (phrase structure) del tipo predicativo. Le linee contrassegnate da asterischi indicano gli elementi obbligatori.

43 Sull’identità, dal punto di vista della grammatica delle dipendenze, della struttura interna dell’acc. c. inf. francese e della frase esplicativa, cfr. Б. Ю. Розенцвейг, Об одном типе синтаксической интерфе-ренции, сб.: Фонетика, фонология, грамматика к 70-летию А. А. Реформатского, М. 1971, p. 270–276; sul rapporto tra costruzioni e frasi corrispondenti in tedesco secondo la teoria della valenza (i cui principi generali sono vicini a quelli della grammatica delle dipendenze), cfr. R. Große, Zum Verhältnis von Form und Inhalt bei der Valenz der deutschen Verben, in: Beiträge zur Valenztheorie, Halle (Saale), 1971, p. 126–127.

263

3.3.5. La distinzione tra GD oggettivi e non oggettivi non si riflette sempre nella loro struttura esterna. Molte costruzioni con verbi transitivi commentativi del XVI–XVII secolo, considerate isolatamente, sono ambigue, cioè possono essere formate da frasi diversamente correlate secondo regole di derivazione differenti. Per esempio, il GD regėjot ghy enti VEE 81 può essere formato dalle frasi regėjot [tai] (jis eina) secondo la regola NP→S, come sinonimo di regėjot, kad jis eina; d’altra parte, può anche essere formato da regėjot jį (jis eina) secondo la regola NP→NS44. Le premesse di tale omonimia sintattica dei GD si erano create molto prima dell’inizio della tradizione scritta, quando le primitive costruzioni oggettive si avvicinarono alle frasi esplicative di struttura interna NP→S (inizialmente asindetiche, in seguito congiuntive). I GD erano accomunati alle frasi esplicative dalla dipendenza dagli stessi verbi transitivi. Anche il rapporto tra il membro nominale e quello participiale del GD era della stessa natura sintattica di quello tra il soggetto e il predicato della proposizione subordinata esplicativa. La differenza più importante nella forma esterna delle due costruzioni consisteva nel fatto che, nella costruzione GD, il nome o pronome che esprimeva il soggetto secondario dell’azione era formalmente determinato dal verbo che esprimeva l’azione principale, mentre nella frase esplicativa la sua forma non dipendeva da esso. In quest’ultimo caso, al verbo era subordinata l’intera proposizione subordinata. Questa differenza, tuttavia, non impediva di usare entrambe le costruzioni nel medesimo contesto, tanto più che, inizialmente, la dipendenza dell’accusativo dal verbo era soprattutto di natura semantica.

Con il mutare della natura della reggenza e il verificarsi della differenziazione tra oggetto diretto e indiretto, nelle costruzioni con verbi come mąstyti, žinoti, sakyti, tarti e simili (per esempio: anis tars, mus nog jų beganczius BrB I Joz 8,6), l’accusativo del pronome mus non poteva più essere considerato oggetto diretto del verbo. Tali GD dovevano scomparire oppure i rapporti sintattici tra i loro membri dovevano essere modificati. La sinonimia sintattica con le frasi esplicative contribuì alla sopravvivenza di queste costruzioni e ne estese persino l’uso ad altri verbi transitivi commentativi che non reggono l’accusativo, ma possono introdurre proposizioni subordinate esplicative. Divenuto equivalente delle frasi esplicative, il GD occupò anche quelle posizioni sintattiche nelle quali prima non poteva comparire. Più era frequente e consueto, più si accentuava tale processo analogico. Come abbiamo visto, nel XVI–XVII secolo esso era più avanzato nella lingua degli autori presso i quali il GD era complessivamente più diffuso.

Con la diffusione del GD di tipo non oggettivo, anche le costruzioni con verbi transitivi commentativi del gruppo 1 (matyti, girdėti, pastebėti, jausti, rasti e simili) cominciarono a essere usate come equivalenti di frasi esplicative con struttura interna di tipo NP→S. In questi casi, l’accusativo del nome o del pronome, che aveva la forma di un costituente subordinato, rappresentava al tempo stesso il soggetto della frase costitutiva. Poiché continuò a sussistere anche l’uso oggettivo di queste costruzioni, esse divennero sintatticamente omonime. Nella maggior parte dei casi, nei testi antichi è possibile determinarne il tipo soltanto in base al significato lessicale dei membri e al contesto. La contraddizione tra una struttura interna differente e una struttura esterna identica rendeva instabile la forma grammaticale della costruzione e ne favoriva l’ulteriore evoluzione.

44 Per la duplice interpretazione delle costruzioni corrispondenti inglesi con la forma in -ing, cfr. N. Chomsky, Current Issues in Linguistic Theory, in: The Structure of Language, p. 73; A Transformational Approach to Syntax, ibid., p. 238–239.

264

4. Caratteristiche dell’ulteriore evoluzione dell’accusativo con participio

Dopo aver esaminato la struttura e l’uso del GD nell’antico lituano, si constata che i due tipi principali di questa costruzione — oggettivo e non oggettivo — si distinguono, fin dall’inizio della tradizione scritta, per la struttura interna e per i rapporti di sinonimia con altre costruzioni. Tale distinzione emerge spesso dalle caratteristiche lessicali e sintattiche dei membri del GD. Come già menzionato, le costruzioni oggettive sono formate soltanto da verbi transitivi capaci di reggere l’accusativo di parole concrete e astratte. Le costruzioni non oggettive, invece, possono essere formate da tutti i verbi commentativi, indipendentemente dalla reggenza casuale, e spesso anche da forme negative di verbi transitivi che normalmente reggono il genitivo. Differisce anche la realizzazione del membro participiale e di quello nominale. Per esempio, le congiunzioni participiali e i pronomi riflessivi che occupano la posizione del membro nominale sono caratteristici soltanto delle costruzioni non oggettive. Tuttavia, quanto alla forma morfologica dei membri principali, all’inizio della tradizione scritta la maggior parte dei GD dei due tipi coincide. La successiva differenziazione di questi tipi è osservabile già nel periodo della tradizione scritta.

4.1. Costruzioni non oggettive

4.1.1. L’ulteriore evoluzione delle costruzioni non oggettive fu profondamente influenzata dalla sinonimia con le frasi esplicative in espansione. La forma accusativa del participio, divenuto equivalente del verbo che compare nella proposizione subordinata di una frase esplicativa, perse la propria motivazione sintattica. L’uso intensivo del GD di tipo non oggettivo nell’antico lituano accentuò ulteriormente il contrasto tra la forma casuale nominale originaria del participio e la sua nuova funzione di predicato verbale. Tutto ciò creò condizioni favorevoli all’affermazione delle forme participiali invariabili, i padalyviai.

Il padalyvis penetrò nel GD già come mezzo consolidato per esprimere un’azione secondaria compiuta da un soggetto diverso (oppure spontanea). La diffusione graduale dei padalyviai nel XVI–XVII secolo è stata trattata separatamente¹, perciò qui non la esamineremo; occorre soltanto osservare che in alcuni testi del XVI secolo, soprattutto negli scritti di J. Bretkūnas, si possono ancora intravedere le prime fasi di tale diffusione: i padalyviai compaiono di norma soltanto con aggettivi e pronomi neutri (per esempio: regesit tātai prassidėdant BrP I 15₁₀; isch̄tirsíu… ger essant BrB I Sam 20, 12), soppiantando le forme participiali neutre più antiche (cfr.: tikra tariu esą BrB II Petr 1, 13), oppure sono usati in costruzioni prive del primo accusativo (gird kẽikent BrB Pat 29, 24); occasionalmente svolgono la funzione di copula verbale anche in altri casi (per esempio: rassi tikrai tiesą sant BrB Moz 17, 4). La successiva diffusione dei padalyviai fu molto rapida: nei testi del XVI secolo se ne trovano soltanto nel 3,4% di tutti i GD, mentre nel XVII secolo la percentuale raggiunge già il 38%. Nei secoli XVIII–XIX la forma del padalyvis diventa quella principale e prevalente nelle costruzioni non oggettive. Le costruzioni non oggettive con participi declinabili scompaiono progressivamente, lasciando il posto ai GD con padalyviai, alle proposizioni subordinate e ad altri mezzi sintattici.

4.1.2. La scomparsa delle costruzioni non oggettive con participi declinabili e l’affermazione dei padalyviai sono chiaramente visibili confrontando testi di periodi diversi tradotti dagli stessi originali o da originali simili. Per esempio, in molti passi in cui J. Bretkūnas usa il GD con participi declinabili, la traduzione del Nuovo Testamento del 1701 di Bytnerio

1 Cfr. aut., Galininkas su padalyviu senuosiuose lietuvių kalbos paminkluose, „Baltistica“, IV(2), 1968, p. 195–209 su lit.

265

… oppure nella Bibbia di L. J. Rėza del 1824 troviamo già costruzioni participiali corrispondenti (cfr. tabella 3). Per esempio:

O voi, chi dite che io sia? BrB Luk 9, 20 – che dite che io sia Bt – che dite, che io sia RB (Vos autem quem me esse dicitis? Wer saget jr aber das ich sey?)².

Sappiamo che egli ci ascolta BrB I Jon 5, 15 – sappiamo, lui che ci ascolta RB – sappiamo | che ci ascolta Bt (Wir wissen | das er vns höret; scimus quia audit nos).

Aveva alcune questioni... riguardo a uno... che Paolo diceva essere vivo. BrB Apd 25, 19 – che diceva essere vivo Bt – diceva che era vivo RB (Paulus sagete | er lebete; quem affirmabat Paulus vivere).

Ma pensò che i suoi fratelli capissero BrB Apd 7, 25 – pensò che i suoi fratelli avrebbero capito RB – pensava | che i fratelli... avrebbero capito Bt (Er meinet aber seine Brüder soltens vernemen. Existimabat autem intelligere fratres³).

Avete sentito che era stato malato BrB Filip 2, 26 – sentì che era malato Bt – udendo che era stato malato RB (gehöret hattet | das er kranck war gewesen; audieratis illum infirmatum).

Delle 102 costruzioni non oggettive con participi usate da J. Bretkūnas, 10 sono state sostituite nella traduzione di S. Bytner e 20 nella Bibbia di L. J. Rėza. Più delle costruzioni participiali, sono le proposizioni esplicative a soppiantare nell’uso il GD non oggettivo con participi declinabili. L’accrescersi del loro ruolo è particolarmente evidente nel Nuovo Testamento di S. Bytner, dove le proposizioni esplicative introdotte da jog (occasionalmente da kad) sostituiscono più della metà di tutti i GD usati da J. Bretkūnas. Alcuni GD, per esempio quelli con norėti, non vengono sostituiti da costruzioni participiali, ma scompaiono del tutto, lasciando il posto a sintagmi con l’infinito, per esempio:

Come vorrebbe che fosse chiamato BrB Luk 1, 62 – come avrebbe voluto chiamarlo Bt – avrebbe voluto chiamare RB (quem vellet vocari eum; wie er jn wolt heissen lassen).

Analogamente, anche i GD con un pronome personale o riflessivo che designa lo stesso partecipante dell’azione verbale cedono il posto non a costruzioni participiali, bensì al nominativo con participio (nominativus cum participio).

Quelli che dicono di essere Giudei BrB Apr 3, 9 – quelli che dicono di essere Giudei Bt – quelli che dicono: «Sono Giudei» RB (die da sagen | sie sind Juden; dicunt se Judaeos esse).

L’Avversario... si presenta come Dio4 BrB II Tes 2, 4 – si presenta come Dio Bt – dice di essere Dio RB (gibt sich für | er sey Gott; tamquam sit Deus).

4.1.3. Con la diffusione delle proposizioni esplicative subordinate e di altre costruzioni sinonimiche, l’ambito d’uso del GD non oggettivo si restringe in generale nei secoli XVIII–XIX. Per esempio, nella traduzione del Nuovo Testamento di S. Bytner del 1701 il GD di tipo non oggettivo con participi declinati è conservato soltanto in 5 dei 102 passi in cui lo usava J. Bretkūnas, mentre i GD non oggettivi (con participi e gerundi) costituiscono solo circa il 15% dei corrispondenti GD di J. Bretkūnas. Dati simili si ottengono anche confrontando la traduzione di J. Bretkūnas con il «Nuovo Testamento» di J. A. Giedraitis del 1816.

2 Analogamente, Marc 8, 27; Luca 9, 18.

3 Cfr. inoltre Luca 5, 24; 20, 6; Rom 3, 8; I Cor 14, 23; II Cor 8, 22; 12, 19, Rom 4, 18.

4 sawe ir santi sottolineato; accanto – essans.

266

J. Bretkūno pavartotų GD atitikmenys S. Bytnerio (1701) ir L. J. Rėzos (1824) Naujojo testamento vertimuose

Tabella 3

Bt 1701

RB 1824

Non oggettivi

Oggettivi

Non oggettivi

Oggettivi

Accusativo con participio

5

149

33

160

Accusativo con gerundio

10

6

20

11

Proposizione subordinata

68

14

20

5

Altre costruzioni

19

12

29

5

Il GD di tipo non oggettivo si è conservato molto meglio nella Bibbia di J. L. Rėza del 1824, dove le costruzioni participiali e gerundive costituiscono circa il 50% dei corrispondenti GD usati da J. Bretkūnas. Inoltre, nella Bibbia di Rėza il GD ricorre spesso anche nei passi in cui J. Bretkūnas impiegava altri mezzi sintattici. Per esempio, nel solo libro degli Atti degli Apostoli troviamo qui 36 GD di tipo non oggettivo con participi e 13 con gerundi, cioè persino più che nella traduzione di J. Bretkūnas. È tuttavia molto dubbio che tale abbondanza di costruzioni non oggettive con participi declinati rispecchi le tendenze della lingua parlata dell’epoca. Nelle opere di K. Donelaitis, scritte in un dialetto in cui il GD doveva essere molto diffuso, osserviamo un quadro del tutto diverso: nelle costruzioni non oggettive si trovano soltanto gerundi. A quanto pare, l’uso dei participi declinati negli scritti religiosi del XIX secolo era sostenuto dalla tradizione letteraria, che limitava particolarmente il cambiamento della lingua dei testi sacri. Il GD con participi declinati, consueto nella letteratura antica, all’epoca doveva ormai avere una sfumatura arcaica, sfruttata per ragioni stilistiche. Gli sforzi volti a spiegare i mezzi linguistici caratteristici degli scritti antichi contribuiscono a spiegare l’uso più frequente del GD con participi declinati nelle opere di S. Daukantas, nelle quali abbondano anche altri mezzi sintattici tradizionali (cfr. i participi declinati nel dativo assoluto, v. LKK V 61); tuttavia, nella maggior parte delle costruzioni non oggettive anche qui troviamo gerundi. Che il GD non oggettivo con participi declinati fosse già raro nella lingua parlata del XIX secolo e fosse scomparso del tutto in molti luoghi, risulta dagli scritti di autori più vicini alla lingua popolare, quali M. Valančius, A. Baranauskas, A. Strazdas, S. Stanevičius e altri, nonché dai testi di tradizione orale narrativa raccolti in quel periodo (la tradizione orale cantata, per le sue caratteristiche metriche e ritmiche, conservò molto meglio il GD con participi declinati). Dalla fine del XIX secolo e dall’inizio del XX, quando la lingua letteraria si radica saldamente nella lingua popolare, le costruzioni non oggettive con participi declinati escono dall’uso corrente. Non sono caratteristiche della lingua letteraria odierna e vengono impiegate solo occasionalmente nella letteratura creativa come arcaismi stilisticamente marcati5.

4.1.4. Nella lingua attuale, i verbi appartenenti agli stessi gruppi valenziali costituiscono i membri principali delle costruzioni non oggettive con converbi (talvolta anche altre parole-

5 Cfr. Forse per questo, fin dai tempi antichi, quando Gigi­s era ancora più giovane, tutti lo ritenevano uno stregone KrėvRg 85; si veda anche LTSR MA, Lietuvių kalbos gramatika, II, Vilnius, 1971, p. 363.

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parole) che nei secoli XVI–XVII formavano le corrispondenti costruzioni con participi declinabili. Tra questi, i più usati sono:

Verbi del gruppo 1 vedere, notare, udire, sentire, ascoltare, percepire, accorgersi, trovare, mostrare, sospettare, che in altri casi formano anche costruzioni oggettive, per esempio: Il consigliere vedeva che tutto il suo lavoro era stato vano BsRP 84. Mi accorsi che l’orologio aveva battuto del tutto fuori orario CvR III 234. Sento che la tua ragazza ha bevuto con un altro Nm. Il padre, sentendolo prendere una lavorante, probabilmente arriverà di corsa CvR III 41. Andrius ascolta la tedesca ripetergli parole che non capisce CvR IX 179. Come pensava che si sarebbe comportato il padre? LKŽ IV 318. Kastis sentì gli occhi riempirsi di lacrime ŠRagR III 21. (Il ragazzo) scoprì che tutto andava in malora BsMt II 207. Ciò dimostra che questi motivi sono molto antichi (trš). Come puoi sospettare che io sia un’egoista! ŠRagR III 236.

Verbi del gruppo 2 sapere, capire, ritenere, credere; dire, parlare, affermare, comunicare, che nella lingua attuale non formano più affatto GD con participi declinabili.

Che sapesse l’alba spuntare JD I 201. Capì che il padre aveva ottenuto un prestito PaukšK 55. Kastis pensava che lei dormisse ŠRagR III 124.⁴ Non avrei creduto che Cipras fosse rimasto così per quei pochi anni. ŽemR II 118. Che gli uomini dicano dunque che le donne non sanno guadagnare denaro VaižgRR II 1689. La gente diceva che il vicino aveva venduto la mucca Krs. La figlia confermò che il padre era tornato quasi alla stessa ora (trš.). Arriva il maggiordomo e annuncia che è arrivato un uomo con una commissione ŠRagR II 102.

Con i verbi riflessivi del gruppo 3 consultarsi, aspettarsi le costruzioni con converbo sono molto rare, mentre con vantarsi, rallegrarsi, lamentarsi, imparare e simili non si usano più affatto. Tuttavia, esse si combinano abbastanza spesso con un infinito che funge da predicato, per esempio: Si sentiva affilare le falci CvR III 190. Da ciò si vedeva che lei era un’ottima padrona di casa Sln. E i giovani Vidmantas cominciarono a pensare che il padre fosse colpevole VaižgR VII 40.

Qui le costruzioni con converbo occupano la posizione del nominativo e, sotto questo aspetto, corrispondono alle GD dei testi antichi dopo parole del gruppo 4. Per lo stretto legame con il nominativo del soggetto, il loro membro nominale talvolta assume esso stesso la forma di questo caso, per esempio: si vede una nave più grande che si avvicina SimonVK I 206⁶ (cfr. si vede una nave). Nella posizione del nominativo del soggetto ricorrono anche con aggettivi predicativi di genere neutro, participi passivi e alcuni verbi (sembrare, risultare, rivelarsi e simili), per esempio: Era chiaro che si avvicinava una tempesta con grandine MPs 43. Non era ancora evidente… che lei fosse diventata una vecchia VaižgRR I 134–135. Non a caso si dice che la volpe è furba VaižgRR II 173. Agli ospiti sembra che nessuno al mondo riuscirà a indovinare la cuoca… VaižgRR 118. Da ciò si deduce che c’erano due preti LT I 345.

Dunque, nell’attuale lingua lituana troviamo l’accusativo con converbo nelle stesse circostanze in cui nei testi dei secoli XVI–XVII si trovavano le costruzioni non oggettive con participi. Tuttavia, oggi l’ambito d’uso dell’accusativo con converbo di tipo non oggettivo è considerevolmente più ristretto. Nei casi corrispondenti si usano, molto più spesso che nella lingua antica, frasi esplicative sinonimiche.

4.1.5. L’affermazione del converbo in GD è parte di un processo più generale di differenziazione dei participi attributivi e semipredicativi, manifestatosi anche in altre costruzioni con casi obliqui. Per ragioni analoghe, ma molto prima, il dativo del tema prefissale dei participi declinabili si è fossilizzato nel dativo assoluto-

6 Si veda nello stesso luogo, p. 395.

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nella costruzione, ponendo le basi per la stessa categoria del gerundio⁷. Allo stesso modo in cui è penetrato nel GD, il gerundio è entrato anche nelle costruzioni con il genitivo e il participio, cfr.: non l’ha mai trovato presente Jrk 112⁸.

Un analogo predominio dei participi invariabili (i cosiddetti gerundi, assolutivi e simili) in luogo dei participi semi-predicativi si osserva anche in molte altre lingue affini. La lingua lettone è andata ancora oltre su questa strada: vi si sono fossilizzate anche le forme del participio presente invariabile in -m, ampiamente usate nelle costruzioni GD (cfr. non vede il sole tramontare⁹). Le forme invariabili del participio nelle costruzioni GD delle lingue slave sono attestate fin dai monumenti più antichi (cfr. s. sl. vidiši učenika predaješte Supr 408)¹⁰, ma la loro affermazione definitiva fu impedita dal declino stesso delle costruzioni non oggettive e dalla loro sostituzione con proposizioni esplicative. L’uso latino dell’accusativus cum infinitivo, vicino per significato all’accusativo lituano con gerundio, che ha orientato la formazione di costruzioni corrispondenti nelle lingue romanze e, in parte, germaniche, probabilmente non è anch’esso originario e può essere spiegato con l’affermarsi dell’infinito in luogo delle più antiche forme dell’accusativo del participio¹¹.

4.1.6. Nell’evoluzione della lingua lituana si osservano anche tendenze a ulteriori mutamenti dei rapporti sintattici del GD. Affermatosi il gerundio in luogo dell’accusativo del participio, nelle costruzioni non oggettive la dipendenza di P da N, segnalata dall’accordo, si è definitivamente attenuata. Svolgendo la stessa funzione del verbo nella proposizione subordinata esplicativa, il gerundio è diventato il costituente principale del sintagma NP, che ne rappresenta i rapporti sintattici con V. La forma non concordata ne ha reso possibile l’uso anche senza un accusativo nominale o pronominale (rispettivamente, genitivo). Nell’antico lituano, le costruzioni impersonali e altre costruzioni affini prive di N furono uno dei primi focolai di diffusione del gerundio nel GD; nei monumenti linguistici dei secoli XVI—XVII costituiscono il 14,1% di tutte le costruzioni gerundive, mentre negli scritti di J. Bretkūnas, in cui tale diffusione è appena agli inizi, arrivano persino a circa il 65%. Nella lingua attuale le costruzioni gerundive senza accusativo si usano in enunciati impersonali, personali indeterminati, ellittici e simili, per esempio:

Supratau reikiant stoties ValPJ 29. Pajutau lašant Grž. Paskui šalia išgirdau bekalbant ŽemR II 52. Pamačiau mušantis Sk. Matau užkylant ir užžaliuojant ant prakilno kiemužėlio KlvD 32¹².

Usato senza accusativo nominale o pronominale, in questi casi il gerundio stesso occupa la posizione del caso oggettivo, cfr.: Dopo aver percorso un tratto, sentì qualcuno schioccare il naso, poi tossicchiare e poco dopo anche una voce spaventata CvR III 61.

L’accusativo nominale o pronominale, divenuto sintatticamente superfluo, viene considerato dipendente dal gerundio. Tale dipendenza di N da P emerge con la massima evidenza nelle costruzioni con gerundi negativi, i quali, come i verbi, reggono N al genitivo, per esempio:

⁷ Per maggiori dettagli, cfr. LKK V, pp. 15 ss.

⁸ Cfr. J. Jablonskis, Rinktiniai raštai, I, pp. 473—474; E. Fraenkel, Kas., pp. 84 ss.; LTSR MA, Lietuvių kalbos gramatika, II, Vilnius, pp. 363, 395.

⁹ J. Endzelins, Latviešu valodas gramatika, Rīgā, 1951, p. 1001 — 1002; LPSR ZA, Mūsdienu latviešu literārās valodas gramatika, I, Rīgā, 1959, p. 664.

¹⁰ W. Vondrák, Vergleichende Slavische Grammatik, ² II, 407.

¹¹ Cfr. A. Hahn, Genesis of the Infinitive with Subject-Accusative, TAPA, 81 (1950), pp. 117 ss.

¹² Žr. dar J. Balkevičius, Dabartinės lietuvių kalbos sintaksė, V., 1963, p. 195; LTSR MA, Lietuvių kalbos gramatika, V., 1971, p. 395—396.

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Nelle case in cui si osserva questa usanza, si dice che non vi siano pulci per tutto l’anno MLLG II 179. Il pescatore, vedendo che non c’era nulla da fare, fece come desiderava quel tedeschino MLLG I 360 (Š). (cfr.: l’avete visto come lavoratore della terra che non c’era VaižgRR I 443).

Costruzioni di questo tipo si trovano già negli scritti antichi, per es.: i pellegrini... tra i Sacramenti... non essendoci alcuna separazione / ma essendoci una sola via MT 120₁₆. A differenza delle costruzioni corrispondenti con participi, per es.: sai, che nessuno di noi è BrB I Kar 5, 6 (cfr. 2.2. 3. 4.), qui non è più espresso il rapporto sintattico reciproco tra N e P, e solo la forma di N dipende dal gerundio, non viceversa¹³. Rapporti simili si osservano anche nelle costruzioni in cui il gerundio è accompagnato dal genitivo partitivo, per es.:

Si supponeva che nella sua anima vi fosse una sorta di inquietudine VaižgRR I 128. All’inizio ci eravamo detti che anche noi avremmo avuto simili innocenti scherzi VaižgRR II 151. Da una casa all’altra si vede la gente camminare in gruppetti CvR IX 110.

Le costruzioni del tipo qui esaminato mostrano il formarsi di un modello di relazioni sintattiche del GD di tipo non oggettivo:

(5) V → P → N

4.2. Costruzioni oggettive

4.2.1. Nello sviluppo delle costruzioni oggettive, il rapporto con le proposizioni completive ha avuto un’importanza molto minore, poiché le proposizioni completive sinonimiche con soggetto prolettico (cfr.: vedo mio padre che ritorna e vedo mio padre, che ritorna, cfr. 3.3.2.) sono relativamente rare e oggi sono del tutto estranee alla lingua letteraria. In queste costruzioni si è mantenuto il rapporto di reggenza di caso tra V e N. Con il rafforzarsi della coesione della frase e della dipendenza delle sue singole parti dal verbo, anche il membro participiale del GD è stato subordinato direttamente a quest’ultimo, cfr. 2.1.5.(4). Tale modello di relazioni sintattiche del GD oggettivo, attestato già negli scritti più antichi, è rimasto sostanzialmente invariato anche nel lituano contemporaneo. Tuttavia, con la separazione formale del GD non oggettivo, il GD di tipo oggettivo con participi declinabili si è avvicinato ulteriormente alle costruzioni corrispondenti dipendenti da verbi privi di reggenza frasale, cioè da verbi non commentabili, e il participio all’accusativo in esse ha assunto un significato qualitativo più chiaro.

Nel lituano contemporaneo, le costruzioni oggettive con participi declinabili sono formate più spesso dai seguenti verbi commentabili di percezione fisica, appartenenti al gruppo 1: vedere, scorgere, intravedere, udire, sentire, notare, provare, percepire, trovare, per es.:

Lo vedevo aggirarsi tra quelli più grandi Maš AMB 78. Vediamo che la questione delle pecore è stata perduta VaižgRR II 158. E quando vide una fiammella brillare in lontananza, si diresse da quella parte LTR. Che si senta soltanto la foresta frusciare JD II 551. Sentì l’ape arrivare. Vrn. Mia madre mi notò tremante SimonOBT 158–159.

13 Negli scritti antichi si trovano anche casi di transizione in cui dallo stesso verbo dipendono sia una costruzione con il participio al genitivo sia una con il gerundio, cfr.: S. Powilas... dice che non esiste alcuna creatura e che non può esistere (powiada że niemasz stworzenia / y że byc nie może) SP II 114₆. Poiché vede che la loro potenza è venuta meno, e che entrambe sono chiuse e abbandonate, non esistono più BrB V Moz 32, 36 (wird ansehen / das jre Macht dahin ist / vnd beide das verschlossen vnd verlassen weg ist).

270

Come se sentissi incombere una qualche disgrazia… ŽemR IV 474. La gente trovò Gugė intirizzito dal freddo KrevRg 25414.

Nelle costruzioni oggettive con verbi non commentabili, il membro principale è più spesso lasciare, incontrare, sorprendere, tenere, avere, condurre, portare, trasportare, gettare, custodire, aiutare, prendere, sollevare e simili, per esempio:

Jasiulis… lasciò Marelė sospirare profondamente JD III 1210. Il padrone… la sorprendeva ancora prima che fosse uscita dal cortile CvR II 59. Pi menú tenne i cavalli legati tutta la notte. LKŽ VII 37. Il servo di Purvinas la riportò a casa sfinita SimonoOBT 70. Tesaaugo ci protegge mentre dormiamo Šd (MLLG IV 45). Non riuscì a sfamare la bambina e la mise avvolta accanto alla strada CvR III 14.

In tali costruzioni, l’accusativo del participio indica innanzitutto la presenza di una certa caratteristica dell’oggetto durante l’azione verbale15. Qui prevale dunque il valore qualitativo, aggettivale, del participio; cfr. l’ho trovato stanco | arrabbiato oppure l’ha fatta uscire non vestita | nuda. D’altra parte, nelle costruzioni oggettive in cui prevaleva il valore verbale del participio, già nel periodo della tradizione scritta si diffusero i participi indeclinabili.

4.2.2. I dati degli antichi testi permettono di supporre che il participio indeclinabile abbia cominciato a penetrare nelle costruzioni oggettive soltanto dopo essersi già affermato in quelle non oggettive (impersonali) o con pronomi di genere neutro. J. Bretkūnas forma costruzioni oggettive solo con participi declinabili; salvo rare eccezioni, lo stesso si può dire di M. Daukša, B. Vilentas e S. Vaišnoras. Nei testi del XVII secolo (per esempio nei «Punti» di K. Sirvydas), tuttavia, nelle costruzioni oggettive troviamo già spesso participi indeclinabili; questo uso è particolarmente evidente nella Bibbia di B. Chylinskis. Negli scritti di K. Donelaitis, come nella lingua odierna16, prevalgono i participi indeclinabili, usati liberamente con l’accusativo retto dai verbi vedere, udire, sentire, avvertire e simili, per esempio: vediamo tutti i robusti tornare d’estate DnR 42; udendo il rumore delle carrozze scintillanti 28; sentiva i contadini avvicendarsi 46; non temiamo che sentiremo infuriare le tempeste 31; d’estate, con le giornate tiepide, sentiamo il ritorno 30.

Poiché le costruzioni oggettive rette da verbi commentabili e non commentabili seguono lo stesso modello di relazioni sintattiche, il participio indeclinabile cominciò a penetrare anche in queste ultime, soprattutto con verbi di significato affine. Per esempio, una volta affermatisi i participi indeclinabili nelle costruzioni con trovare, si crearono le condizioni per usare il participio indeclinabile anche nelle espressioni corrispondenti con il sinonimo non commentabile di quel verbo sorprendere (per esempio: spesso i lavori mi sorprendevano mentre lavoravo DnR 79) oppure con il suo antonimo parziale lasciare (per esempio: li lasciai mentre facevano puzza DnR 132). Nella lingua odierna troviamo più spesso participi indeclinabili nelle costruzioni con verbi non commentabili come lasciare, incontrare, imbattersi in, raggiungere, sorprendere, catturare, cogliere, afferrare e simili.

Quelle (ragazze)… lasciarono il loro salvatore addormentarsi di colpo BsMt I 186. Incontrò un uomo che arrivava a cavallo BsV 299. E lo trovò con quel bambino che aveva delle piume BsMt I 68. E quel lupo, dopo essere uscito, raggiunse quello sciocco mentre viaggiava sul carro LB 242. Forse lo acciufferemo

14 Si veda inoltre J. Jablonskis, op. cit.; p. 472 ss.; 614–615; J. Balkevičius, op. cit., p. 193 ss.; LTSR MA, Lietuvių kalbos gramatika, II, pp. 362–363; ivi, per le costruzioni corrispondenti con il genitivo, pp. 363–364.

15 Cfr. A. Valeckienė, Predikatyvinis pažyminys kaip atskira sakinio dalis, LKK IX, p. 99 e nota 13.

16 Si veda J. Jablonskis, op. cit., pp. 321–322, 472; J. Balkevičius, op. cit., p. 193 ss.; LTSR MA, Lietuvių kalbos gramatika, I, p. 392 ss.

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quel ladro mentre rubava J (LKŽ II 115) Gyrūnas si vergogna quando lo sorprendono a mentire KrėvP III 11. Una volta il babbo lo sorprese nell’orto mentre strappava le rape LzPR II 138. Lo afferrarono mentre mentiva Upt.

Come vediamo, le costruzioni con il gerundio non si formano con tutti i verbi che possono fungere da membri principali delle corrispondenti costruzioni participiali, ma soltanto con quelli semanticamente connessi ai verbi commentabili. D’altra parte, dai verbi della classe 1 dei commentabili, che esprimono percezione fisica, possono dipendere sia costruzioni participiali sia costruzioni con il gerundio. Il loro significato, tuttavia, non è del tutto identico. Quando l’oggetto della percezione è l’azione stessa, si usano di norma costruzioni con il gerundio, mentre quando è una proprietà, costruzioni participiali (o aggettivali). Le due costruzioni si distinguono chiaramente già in K. Donelaitis, cfr.: ma gli altri tra loro… rotolarono giù a capriole e, mentre sguazzavano nel cortile, trovarono lo sciocco DnR 99 e trovarono la lettiera tutta molto inzuppata 22. Anche nelle costruzioni del lituano contemporaneo con il gerundio prevale il significato verbale del membro dipendente, mentre nelle costruzioni participiali prevale quello aggettivale, cfr.: ho visto mio fratello mentre tornava KlvD 138 e la donna… vide l’uomo arrivare CvR IX 114. Pertanto, le costruzioni oggettive con gerundio si avvicinano per significato alle corrispondenti costruzioni non oggettive (cfr. 4.1.4.). Il processo di differenziazione semantica delle costruzioni oggettive è lungi dall’essere concluso e, in molti casi, il gerundio e l’accusativo del participio possono qui alternarsi con una differenza di significato assai lieve.

4.2.3. Una differenziazione analoga delle costruzioni corrispondenti si osserva anche in altre lingue indoeuropee. Il latino accusativus cum participio e accusativus cum infinitivo dopo verbi di percezione fisica come video, audio e simili, per esempio: eum audivi cane-u tem / canere oppure eum vidi ingredientem / ingredi17, differiscono per una sfumatura di significato quasi identica a quella dell’italiano lo sento cantare / mentre canta, oppure lo vedo entrare / mentre entra. Una distinzione analoga tra le costruzioni oggettive al caso con forma in -ing (affine ai nostri participi) e quelle all’infinito si è sviluppata anche in inglese18.

4.3. Dalla rassegna delle GD risulta che le relazioni sintattiche tra i suoi membri sono mutate nella stessa direzione che nelle altre costruzioni participiali con casi obliqui. Tali cambiamenti sono stati determinati soprattutto dalle seguenti tendenze generali nello sviluppo del sistema sintattico:

a) la graduale subordinazione al verbo delle costruzioni semipredicative, connessa con la crescente coesione e unità della frase;

b) il rafforzamento della reggenza verbale e la distinzione tra costruzioni rette e costruzioni giustapposte;

c) la differenziazione delle forme che esprimono relazioni semipredicative e attributive.

Ricevuto

1973.III.12

17 Cfr. O. Riemann, Syntaxe latine d’après les principes de la grammaire historique, Paris, 1927, p. 536. Si confronti inoltre la distinzione di significato tra infinito e participio indicata da A. Hahn negli scritti di Plauto: l’infinito significa ”perceive that”, mentre il participio significa ”perceive someone doing something“ Cfr. A. Hahn, Genesis of the Infinitive with Subject-Accusative, TAPA, 81 (1950), p. 125.

18 Cfr. K. Yamakawa, The Two Constructions: ”Accusative and Participle“ and ”Genetive and Gerund“, ”Annals of the Hitotsubashi Academy“, Tokyo, 1957, V. 8, № 1, p. 44—45, 47, 62.

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В. АМБРАЗАС

STRUTTURA E USO DELL’ACCUSATIVO CON PARTICIPIO (ACCUSATIVUS CUM PARTICIPIO) NELL’ANTICO LITUANO

Riassunto

La base strutturale e genetica dell’accusativo con participio (in seguito ACP) è costituita dalle costruzioni con doppio accusativo, nelle quali il primo accusativo, di un nome o di un pronome, dipende direttamente dal verbo, mentre il secondo accusativo, di un nome, di un pronome o di un participio, è collegato al primo da una relazione semipredicativa, per es.: Kat sakei ie tawa Seser? BrB I Moz 12, 19. Tra tutte le varietà del doppio accusativo, l’ACP è quella che ha avuto la più ampia diffusione nell’antico lituano e ha seguito un percorso evolutivo peculiare.

I relitti dell’accusativo senza preposizione con funzione di oggetto indiretto, retto dai verbi kalbėti, sakyti, byloti, skelbti, rašyti, girdėti, klausyti, žinoti, mąstyti nei testi del XVI–XVII secolo (per es.: kalbame išzminti ChB I Kor 2, 6; girdeiom… darbus BrP I 231) confermano l’ipotesi di A. A. Potebnja e E. Tangl secondo cui il costituente nominale (N) della costruzione dipendeva originariamente dal verbo (V), e permettono di ricostruire un unico modello primario delle relazioni sintattiche dell’ACP: V→N←→P. Questo modello è motivato da alcune caratteristiche antiche della frase indoeuropea: la natura semantica del legame tra le forme casuali e il verbo, l’uso più libero delle costruzioni appositive, vicine alla frase, e la funzione di predicato secondario, tipica delle forme participiali di origine nominale.

L’analisi della forma sintattica e dell’uso dell’accusativo con participio è stata condotta sulla base di quasi tutti i testi scritti in lituano dei secoli XVI–XVII attualmente disponibili. Per la classificazione e la caratterizzazione statistica dei verbi che fungono da componente principale dell’ACP, si vedano le tabelle 1 e 2.

Quasi la metà degli ACP nei testi dell’antico lituano è costituita da verbi che reggono un accusativo oggetto, sia con significato concreto sia astratto. Si tratta di verbi di percezione fisica matyti, regėti, veizdėti, išvysti, girdėti, išgirsti, klausyti, jausti, pajusti, rasti e simili, di indicazione rodyti, ženklinti e di alcuni verbi di attività mentale: pažinti, atminti, laikyti. La maggior parte di essi ha conservato il legame diretto con il costituente nominale dell’ACP in funzione di oggetto. Tuttavia, in quasi il 41% di queste costruzioni, l’accusativo del nome o del pronome non può più essere considerato oggetto diretto del verbo. In questi casi, i verbi di percezione fisica menzionati assumono il significato, storicamente secondario, di percezione mentale.

Sono ampiamente diffusi anche gli ACP con verbi di attività mentale, che reggono di norma soltanto oggetti astratti: žinoti, suprasti, manyti, mąstyti, dingoti, sapnuoti, tikėti, nulemti e altri. Il legame diretto con funzione di oggetto tra il verbo e l’accusativo del nome o del pronome si osserva qui solo in casi relativamente rari e di carattere arcaico.

18. 520

273

Già nei testi più antichi, la dipendenza diretta del primo accusativo (N) dal verbo è spesso sostituita dalla reggenza frasale dell’intera costruzione; di conseguenza, l’ACP entra in relazione con verbi che non possono, e a quanto pare non hanno mai potuto, reggere l’accusativo, per esempio i verbi riflessivi di supposizione tikėtis, tartis (palaima padetą tikis DP 596), i verbi impersonali di stato rodytis, regėtis, rastis (regissi [iums] mane walgantį BrB Tob 12, 19) e altri. Nei testi dell’antico lituano l’ACP dipende anche da participi neutri usati come predicato, per es. žinoma, giedama, rašoma, kalbama, randama… sakyta, parašyta, regėtina (yra, buvo), e in alcuni casi persino da sostantivi garsas, stebuklas, nusitikėjimas, sententencija, dimos, gromata. Anche l’ampio uso del nesso participiale (per es.: kosznas tare, diena sancze BrP 337) testimonia il mutamento delle relazioni sintattiche, che può essere rappresentato dallo schema V→(N←—→P).

A seguito della centralizzazione della frase, il mutamento delle relazioni sintattiche si osserva anche nelle costruzioni in cui si è conservata la dipendenza oggettiva dell’accusativo nominale (N) dai verbi regėti, matyti, jausti, rast e simili. Il participio, correlato soltanto al nome, entra anch’esso in relazione con il verbo, e la costruzione assume la forma tipica di un sintagma a tre membri:

Il participio nell’espressione esaminata possiede tutte le proprietà costruttive del verbo. Qui i participi attivi sono usati come equivalenti delle forme verbali finite semplici, mentre i participi passivi equivalgono alle forme perifrastiche del passivo. A differenza di molte altre lingue indoeuropee, i participi attivi e passivi compaiono anche al futuro. Sono molto diffusi gli ACP con participi del verbo būti, che formano combinazioni corrispondenti per funzione alle forme composte del predicato e costituiscono circa il 20% di tutti gli ACP nei testi dell’antico lituano.

Lo studio della struttura sintattica dell’ACP porta alla conclusione che, per la complessità della forma grammaticale, la varietà semantica dei verbi e l’ampiezza del campo d’uso, la costruzione dell’antico lituano supera le costruzioni corrispondenti delle altre lingue imparentate. Le possibilità di formazione e d’uso di questa costruzione, ereditate dalla comunità linguistica indoeuropea, si svilupparono in modo particolarmente ricco nell’antico lituano; di conseguenza, l’ACP arrivò a svolgere funzioni per le quali molte altre lingue affini generalizzarono le costruzioni infinitive e le proposizioni subordinate.

Per la sua struttura profonda, messa in luce dall’analisi trasformazionale, l’ACP dell’antico lituano corrisponde a una proposizione subordinata completiva. La maggior parte degli ACP nei testi dei secoli XVI–XVII è costruita secondo la regola derivazionale NP→S. Gli ACP con dipendenza oggettiva hanno conservato una struttura profonda del tipo NP→NʹS, caratteristica anche

274

per le proposizioni completive con soggetto prolettico. La vicinanza strutturale interna tra la costruzione accusativa con participio e la proposizione completiva ha costituito la base del loro ampio uso sinonimico e ha svolto un ruolo importante nello sviluppo successivo della costruzione esaminata.

La trasformazione dei rapporti sintattici all’interno della costruzione ha creato condizioni favorevoli alla penetrazione di forme participiali invariabili in -nt e -us-, i cosiddetti gerundi. I gerundi penetrano nella costruzione accusativa con participio come mezzi già pronti e formalizzati per esprimere relazioni semipredicative-avverbiali. Inizialmente compaiono con aggettivi e pronomi di genere neutro e nelle costruzioni prive del primo accusativo; nel XVII secolo, tuttavia, si diffondono molto rapidamente anche nelle costruzioni con un primo accusativo di nomi maschili e femminili. Se in tutti i testi del XVI secolo accessibili alla ricerca i gerundi sono stati riscontrati soltanto nel 3,4% delle costruzioni (rapporto 76: 2.177), nel XVII secolo la percentuale raggiunge già il 38% (349: 571).

Nei testi dei secoli XVIII–XIX si osserva un’ulteriore diffusione delle costruzioni con gerundi, che gradualmente diventano predominanti. Dopo molti verbi le costruzioni accusative con participio cadono in disuso e vengono sostituite da costruzioni corrispondenti con gerundi o da proposizioni subordinate.

La costruzione accusativa con participio della lingua letteraria moderna si distingue dalla corrispondente costruzione dell’antico lituano sia per la struttura, sia per la posizione nel sistema dei mezzi sintattici. Attualmente le costruzioni con forme declinabili del participio si usano soltanto quando il primo accusativo è l’oggetto di verbi di percezione sensoriale (matyti, regėti, išvysti, pastebėti e simili), di scoperta (rasti, aptikti, suikti) e di alcuni verbi fattitivi privi di reggenza frasale (vesti, siųsti, palikti, suikti e simili). In questi casi l’accusativo del participio svolge la funzione di attributo predicativo e presenta un doppio legame sintattico (con il primo accusativo e con il verbo); è alternabile con il gerundio, cfr. matau tėvą sėdintį (sėdint). Quando il verbo regge la costruzione nel suo insieme e il primo accusativo non può essere considerato suo oggetto diretto, si usano soltanto i gerundi, per es. žinau tėvą sėdint (in questi casi l’accusativo del participio è possibile soltanto come arcaismo connotato stilisticamente).

I cambiamenti nella struttura della costruzione accusativa con participio, che si sono sviluppati nella stessa direzione di quelli delle costruzioni participiali con il dativo, sono determinati da alcune tendenze più generali nell’evoluzione del sistema sintattico:

a) il processo di subordinazione graduale al verbo delle costruzioni semipredicative, legato alla crescente unità interna (compattezza) della proposizione;

b) la differenziazione delle forme che esprimono relazioni semipredicative e attributive;

c) la restrizione dell’ambito d’uso dell’accusativo senza preposizione, dovuta a una distinzione più netta tra le forme dell’oggetto diretto e indiretto.

Ricevuto il 12.III.1973

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