Page 1VÁCLAV BLAŽEK Università Masaryk ORCID id: orcid.org/0000-0002-6797-7188
Campi di ricerca: studi indoeuropei, in particolare lingue slave, baltiche, celtiche, anatoliche, tocarie, indo-iraniche; fenno-ugriche; afroasiatiche; etimologia; classificazione genetica; modelli matematici nella linguistica storica.
DOI: doi.org/10.35321/all84-02
BALTICO *JŪRĀ-/- (I)IĀ- ‘MARE’ & *JAURĀ-/- (I)IĀ- ‘SUOLO UMIDO, PALUDE, ACQUA PROFONDA’
Baltico *jūrā-/- (i)jā- ‘mare’ e *jaurā-/- (j)iā- ‘suolo umido, palude, acqua profonda’
ANNOTAZIONE
Questo articolo analizza il termine baltico comune *jūr- ‘mare’ con la sua formazione vṛddhi *jaur- ‘suolo umido, palude, acqua profonda’, le loro tracce toponimiche nell’area macrobaltica, i probabili prestiti identificabili nel fenno-permico *jūrs ‘luogo profondo nell’acqua’ e nel fenno-volgaico *järwä ‘lago’, i probabili cognati esterni nell’armeno ǰowr ‘acqua’ e negli idronimi Iuras & Zyras della Tracia orientale e nell’oronimo gallico Jura, considerando la connessione semantica dei significati ‘profondo’ e ‘alto’. Questi passaggi parziali conducono alla conclusione finale che il significato primario della radice baltica *jūr fosse ‘acqua profonda’.
PAROLE CHIAVE: baltico, fenno-volgaico, fenno-permico, armeno, Tracia, gallico, appellativo, idronimo, toponimo, etimologia, parallelo semantico.
ANNOTAZIONE
Nell’articolo viene analizzata la parola baltica comune *jūr- ‘mare’ e la sua formazione vṛddhi *jaur- ‘suolo umido, palude, acqua profonda’, le loro tracce toponimiche nella macروregione del Mar Baltico, i probabili prestiti nelle lingue finno-permiche (*jūrs ‘luogo profondo nell’acqua’) e finno-volgaiche (*järwä ‘lago’), la possibile parentela con l’armeno ǰowr ‘acqua’ e il collegamento con gli idronimi Iuras e Zyras della Tracia orientale e con l’oronimo gallico Jura, tenendo conto della relazione semantica tra i significati ‘profondo’ e ‘alto’.
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relazione. Lo studio condotto permette di concludere che il significato originario della radice baltica *jūr– era ‘acqua profonda’.
PAROLE CHIAVE: baltico, finno-volgaico, finno-permico, armeno, tracio, gallico, appellativo, idronimo, toponimo, etimologia, parallelo semantico.
DOCUMENTAZIONE DEGLI APPELLATIVI BALTICI E DELLE LORO RICOSTRUZIONI PROTO-LINGUISTICHE
1. Nelle lingue baltiche esiste un termine specifico *jūr– per ‘mare’, quasi sinonimo del lituano mārios o mãrės¹ f. solo pl. ‘mare; baia separata dal mare mediante dune’, del lettone mare, maրա ‘baia, laguna’, del prussiano *mari ‘baia, laguna, lingua di terra’ [Elbing Vocabulary 65: mary ‘Haff’] (Mažiulis 2013: 582; Smoczyński 2018: 755). Il termine baltico fu probabilmente adottato nelle lingue baltofinniche: finlandese, olonetsiano, vepsio, votico, estone meri, careliano mérì, livone meŕ ‘mare’. La metafonia *a > *e trova un’analogia nel finlandese reki ‘slitta’, nel careliano e olonetsiano regi, nel votico reči, gen. regé, nell’estone regi, nel livone reggos < baltico: lituano rãgės ‘slitta’, lettone ragus / raguvas / ragavas ‘slitta piatta’, derivati dal termine baltico per ‘corno’: lituano rãgas, lettone rags ‘corno’, pl. ragi ‘manici di un aratro’, antico prussiano ragis [EV] ‘Horn’ (Thomsen 1890: 199, 210–211; SKES 341, 762; Smoczyński 2018: 1051, 1105).
1.1. In lituano compaiono due varianti apofoniche, jūr– e jaur–.
1.1.1. Il lituano jūra f. ‘mare’, pl. jūros; var. jūria f., pl. jūrios e jūrė² f., pl. jūrės (Smoczyński 2018: 458) riflettono rispettivamente il proto-baltico *jūrā–, *jūriā–, *jūriā–.
1.1.1.1. La prima attestazione compare nella traduzione lituana del Nuovo Testamento di Bretkūnas (1579/1580) come accusativo plurale jūres: Bet kaip Ekrutnikai... Walti [bateli] ing Iures nuleido ‘Ma come i marinai... calarono la barca nel mare’ (ALEW 423).
1.1.2. Il lituano jáura, jáurė, jáuris ‘suolo umido, pesante e sterile; terreno argilloso’, jáura o jáuras ‘palude, acqua profonda’, agg. jaurùs ‘paludoso’, riflette la formazione di tipo vṛddhi *jaur della radice *jūr-, con analoghe estensioni nominali (Smoczyński 2018, 459; Hill, ALEW 423: Das morphologische Verhältnis der tiefstufigen und vollstufigen Bildungen zueinander ist unklar. Es ist möglich, dass der Ablaut verschiedene Stammalternanten des grundsprachlichen Nomens reflektiert. Es ist aber auch nicht auszuschliessen, dass die vollstufige Bildung eine rezente
¹ Sono attestate anche le forme corrispondenti del solo singolare: mariã & mãrė (LKŽ VII 858, 848).
² Sulla derivazione della desinenza –ē da *–iā si veda Bammesberger 1970.
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Derivazione vṛddhi che prosegue il tema a grado ridotto presente nel lituano jūra.; Darms 1978: 435–436). La relazione semantica tra ‘mare’ e ‘palude’ corrisponde al germanico *mari- ‘mare’ contrapposto alla formazione vṛddhi *mōra- ‘palude, acquitrino’ (Darms 1978: 158–166, 435).
1.2. Il lettone jūra o jūra ‘mare; grande massa d’acqua; lago’, dial. jūre, jūris (ME II 122), il curoniano della Penisola di Kuršių jūr(e) f. ‘mare’ (cfr. ALEW 423) sono derivabili dallo stesso modello proto-baltico *jūrā-, *jūriā-, *jūriā rispettivamente, come i loro corrispondenti lituani.
1.3.1./2. I termini corrispondenti dell’antico prussiano compaiono in due fonti principali, il Vocabolario di Elbląg (l’unica copia nota, di Peter Holcweßcher, è datata circa al 1400 d.C., ma l’originale dovrebbe probabilmente essere più antico di un secolo) e il cosiddetto Terzo Catechismo, chiamato Enchiridion (stampato nel 1561 d.C.):
Antico prussiano luriay [EV 66: ‘Mer’] = nominativo plurale maschile ³ *jūr’ai (Mažiulis 1981: 276; 2013: 319).
Antico prussiano iūrin ‘mare’ = accusativo singolare maschile ⁴ *jūr’an (Mažiulis 1981: 276; 2013: 319): K III, 67.11: Bhe rikauite kirschą juckans en iūrin ‘E governa sui pesci nel mare’.
K III, 75.2: bke {= bhe} ſtan pertrinctan Pharao ſen wiſſan ſwaieis en urminan iūrin auſkandinnons ‘E il faraone ostinato, con tutti i suoi, lo affoga nel Mar Rosso’ (Mažiulis 1981: 206, 226; Toporov 1980: 93).
1.4. Le forme raccolte sopra sono state proiettate nel protoindoeuropeo da vari studiosi:
1.4.1. Darms (1978: 435): *iu̯ərovs. Derivazione vṛddhi *ieu̯əro-. 1.4.2. Irslinger (NIL 2008: 404–405): *iuHr-aH₂-/–(i)aH₂and *ieuHr-aH₂-. 1.4.3. Petit (2010: 9): *H₁uHrand *H₁euHr-; in alternativa *iūr- (con riferimento all’armeno ȳowr ‘acqua’). 1.4.4. Hill (ALEW 2015: 423): *iuHr-. 1.4.5. Derksen (2015: 215): *uHr-/*eu̯r-.
DOCUMENTAZIONE DEI TOPONIMI BALTICI
2. È interessante anche l’uso di questi appellativi nella toponimia baltica.
³ Petit (2010: 144) vede in –ay il duale femminile in *–āi.
⁴ Trautmann (1910: 349) identificò nell’antico prussiano iūrin il femminile corrispondente alle forme lituana e lettone.
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2.1.1. In Lituania sono noti, per esempio, i nomi di fiume Jūra, Jūrė, Jūrupis e il nome di lago Jūr-ežeris (Vanagas 1981: 139), corrispondente all’appellativo composto jurėžeris ‘lago molto grande’ (Toporov 1980: 93).
2.1.2. La formazione vṛddhi fu applicata anche alla toponimia idronimica lituana: i fiumi Jāur-upė, Jāuros upėlis, Jauryklà, Jaur̃š, Jaurìukas (Vanagas 1981: 134).
2.2. Anche in Lettonia esistono toponimi formati da questi appellativi: il prato Jūra e le foreste Jūras-mežs, Jūr-bierž ecc. (Vanagas 1981: 139).
2.3. Sul confine meridionale del territorio degli Iatvingi storici era noto il fiume chiamato Jura (1426, 1428 Jura, 1432, 1540, 1565 Jura), oggi Bronówka, affluente destro del fiume Narew (Rozwadowski 1948: 125; cfr. anche Przybytek 1993: 91–92 sui toponimi della stessa origine). Udolph (1990: 128–130) osservò correttamente che la radice baltica *jūr avrebbe dovuto trasformarsi nello slavo/polacco +Jyra e successivamente +Jira. La forma Jura in ambiente slavo indica una fonte preslava primaria del tipo *jaur-, effettivamente attestata (cfr. §1.1.2.).
2.4. Nel bacino del fiume Moskva, affluente dell’Oka, si trovano due gole chiamate Jurin, che possono essere etimologizzate con l’ausilio del lituano jaurýnas ‘luogo paludoso’ (Otkupščikov 2004: 91).
2.5. La prima attestazione scritta di un possibile derivato della radice baltica *jūro in qualche ipotetico dialetto baltico occidentale potrebbe essere individuata nel toponimo Ἰούρουνον, attestato nel cosiddetto manoscritto Rᵗ della “Geografia” di Tolomeo [2.11.27.] dalla metà del II sec. d.C., alle coordinate [μδ′L′, νς′] = [44°30′, 55°00′], cioè a ovest della foce del fiume Vistola [με′, νς′] = [45°00′, 56°00′] e a est della foce del fiume Viadua [μβ′L′, νς′] = [42°30′, 56°00′] e dalla foce del fiume Suevus [λθ′L′, νς′] = [39°30′, 56°00′] (cfr. Tolomeo 2.11.3.). Va ricordata l’attestazione alternativa Οὐίρουνον con coordinate [μ′L′, νε′] = [40°30′, 55°00′], che la sposta verso ovest, tra le foci dei fiumi Viadua e Suebus (cfr. Cuntz 1923: 66). Accettando la forma Ἰούρουνον, è possibile analizzarla come la radice baltica *jūr-, più il suffisso *-ūn-, che compare, per esempio, nel nome del fiume prussiano Raudune (1316), senza il suffisso nel nome del fiume lituano Raudà, entrambi derivati dall’aggettivo di tipo lituano raūdas ‘rossastro’; analogamente nel nome del lago dell’antico prussiano Sirgun rispetto a sirgis ‘stallone’; lituano Dumblūnai: dumblas ‘palude’ (Gerullis 1922: 139, 254).
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PROBABILI PRESTITI BALTICI NEL FENNO-PERMICO
3. Sono notevoli i probabili prestiti di entrambe le varianti baltiche, *jūr- & *jaur-, nel fenno-permico *jūrz ‘luogo profondo nell’acqua’ e nel fenno-volgaico *järwä ‘lago’, rispettivamente.
3.1. Fenno-permico *jūrz ‘luogo profondo nell’acqua’ (UEW 635–36; SKES 128–29) > finlandese jyrä ‘ruscello con rive ripide, canale a forte pendenza, pozzo’, jyrämä ‘cascata più piccola, vortice d’acqua’; sami jârem ‘leggero allargamento di un fiume’ (N), L jårre ‘piccola conca valliva, buca profonda, pozza profonda in un lago o fiume’, L jaŕem ‘piccola conca valliva con vegetazione rigogliosa; piccola sporgenza circolare in un fiume o ruscello’, Ko. Not. jērem ‘punto profondo nell’acqua (spec. sotto una cascata)’ (> finlandese dial. järämä ‘cascata più piccola’; udmurto jer ‘punto profondo (nell’acqua), profondità, vortice’, komi jir (S P) ‘punto profondo nel fiume o lago’ (S), ‘depressione; profondo (spec. dell’acqua, anche per es. di una fossa’ (P), PO jör ‘punto profondo (nell’acqua)’.
3.2. Fenno-volgaico *järwä ‘lago’ (UEW 633; SKES 132) > finlandese järvi, votico jarvi, estone järv ‘lago’; sami N jaw’re Jule jau’re, T jāvre, Kld. jąvr, Not. javr id., mordvino mokša (j)ɛŕ-k’é, erzya ɛŕ-k’é ‘id., stagno’, mari KB jär, U B jer ‘lago’ (Būga 1959: 273; Rozwadowski 1948: 127; Toporov 1980: 97; baltico > fenno-volgaico; Bednarczuk 1976: 48: fenno-volgaico > baltico). La metatesi delle sonoranti è regolare nei prestiti di origine baltica, cfr. per es. (a) finlandese karva ‘pelo’, estone karv ‘id., colore’ < lituano gaūras ‘pelo sul corpo di un animale’, lettone gauri pl. ‘peli pubici’ (Thomsen 1890: 171; SKES 166–167; Fraenkel 1962/1965: 140); (b) finlandese tarvas ‘capriolo, alce’, estone tarvas ‘alce maschio, uro’ < lituano taũras ‘uro, toro’, prussiano tauris ‘bisonte’ (Thomsen 1890: 228–229; SKES 1240–1241).
4. Sembra che esista un solo cognato sicuro all’interno dell’indoeuropeo, cioè l’armeno jōwr ‘acqua’, gen. sing. jṙoy, strum. sing. jōwrb, gen. pl. jōwrc‘, jṙoc‘ (Meillet 1936: 52; Solta 1960: 320–322; Džaukjan 1967: 220; Schmitt 1981: 70; Olsen 1999: 50, 662, 674, 787, 855; tema in o-/consonante).
4.1. Meillet (1936: 52), seguito da Džaukjan (1967: 221–222) e Martirosyan (2010: 556; nel suo dizionario etimologico manca sorprendentemente il lemma jōwr ‘acqua’), cita un altro esempio dello sviluppo di *i- > armeno j-, cioè l’armeno jān ‘zelo, sforzo, lavoro’, rispetto al greco ζῆλος, dorico ζᾶλος ‘zelo, emulazione, gelosia’, inoltre armeno dial. (Suć‘ava) glxi janal ‘fare del male, danneggiare’ rispetto al greco ζημία ‘perdita, danno, pena’, avestico giovane auua-iiā- ‘penitenza’. Džaukjan (1967: 222) aggiunse il confronto dell’armeno
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jōv ‘germoglio, germinare’ rispetto al vedico yā́vasa– ‘erba, pascolo’, oltre a yā́va– ‘grano, orzo, miglio’; cfr. il greco φυτί–ζοος ‘che produce grano’, il lituano javaĩ ‘grano’ ecc. (Pokorny 1959: 512).
4.2. Alexander Nikolaev (comunicazione personale, 3 aprile 2021) ha richiamato la mia attenzione su un ipotetico cognato del baltico *jur– ‘mare’, che egli vede nel greco Εὔοος ‘{Dio del} vento di sud-est’ [Od. 5.295, 331; 19.205]. Le etimologie esistenti non sono convincenti: Curtius (1879: 398) lo collegò al verbo εὔω ‘bruciacchiare’ < *H₁eus– ‘bruciare’ (Beekes 2010: 486), ma ciò non concorda con l’epiteto ὑγρὸς ‘bagnato, umido, acquoso, fluido; debole, morbido’ di questo vento, trasmesso dagli Scholia all’Odissea [5.295]. Kaibel (1885: 614) sviluppò l’antica idea di una connessione con il greco αὔρα ‘brezza, aria fresca’, collegato a ἀχύ ‘nebbia, foschia, nubi’ < *H₂eus–ēr (Beekes 2010: 27, 171–172), ma i dittonghi iniziali ευ– e αυ– sono incompatibili. Una nuova etimologia potrebbe consistere nell’opposizione semantica tra ionico Βορέης, attico Βοῤῥᾶς, lesbico Βορίας, ‘vento del nord’, per Aristotele Βορέας καὶ ἀπαρκτίας, ed Εὔρος ‘vento di sud-est’. Se Βορέας, come ipotetico ‘vento delle montagne’, cela una parola indoeuropea fossilizzata *guorH– ‘montagna’ (cfr. Beekes 2010: 227), è tentante speculare che Εὔρος, portatore di umidità, possa essere collegato a un ‘mare’, forse ‘vento dal mare a sud-est’. Resta da spiegare la differenza nella posizione iniziale.
4.2.1. La ricostruzione di Petit *H₁euHr– e quella di Derksen *eu’r– sembrano compatibili con il greco Εὔρος, ma non con l’armeno jōwr ‘acqua’, mentre la ricostruzione di Irslinger *iuHr–/*ieuHr– = quella di Darms *iuəro–/*ieuəro– è compatibile con l’armeno jōwr ‘acqua’. Vediamo se sono compatibili anche con il greco Εὔρος. In greco esistono due continuatori dell’indoeuropeo *j–, cioè ζ– e h– (spiritus asper) – cfr. Schwyzer 1939: 303; Lejeune 1972: 165–166. Ma psilosis operava in ionico ed eolico, nei quali spiritus asper era sostituito da spiritus lenis, per esempio εἰνατέες pl. ‘moglie del fratello del marito’ [Il.], sing. ἐνάτης [iscr.; Anatolia] < *(H)ienH₂–ter–, con cognati nel sanscrito yatar–, armeno ner, latino ianitrīcēs ‘mogli dei fratelli’, antico lituano jentė ‘moglie del fratello, cognata’, antico slavo ecclesiastico [G1 Meth] jǫtry ‘cognata’ (Beekes 2010: 389; Smoczyński 2018: 447; Valčáková, ESJS 5: 292–293). Ciò significa che anche il greco Εὔρος è derivabile da *ieuHr–.
POSSIBILI CONTROPARTI IDRONIMICHE BALCANICHE
5. Al di fuori dell’area toponimica baltica, vi sono ulteriori toponimi che sembrano possibilmente correlati.
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5.1. Nel territorio della Tracia storica Plinio il Vecchio⁵ registrò due idronimi, Zyras, oggi forse il Batovska reka in Dobrugia (Detschew 1957: 196), e Iuras, oggi forse il fiume bulgaro meridionale Karaagač (‘albero nero’ in turco), noto anche come Kitenska reka (Beševliev apud Janakieva 2009: 77), che sono candidati più o meno promettenti per una relazione con l’isoglossa baltico-armena.
5.1.1. Tomaschek (1894: 98) collegò Zyras (scrisse Ζύρας & Ζούρας) con l’armeno ǰowr ‘acqua’, ma situò il fiume nei pressi di Thynias, dove Plinio aveva collocato il fiume Iuras. Forse Tomaschek giudicava implicitamente identici i due idronimi, sebbene le loro posizioni geografiche fossero determinate diversamente da Plinio (cfr. Janakieva 2009: 70–71). Ricordiamo che Duridanov (1969: 34) riteneva Zyras un idronimo dacico e lo collegava al nome del fiume lituano Žiūrà ecc.
⁵ Plinius, Naturalis Historia 4.44–45: ⁴⁴namque thracia altero latere a pontico litore incipiens, ubi hister amnis emergitur, vel pulcherrimas in ea parte urbes habet, histropolitan milesiorum, tomos, callatim, quae antea cerbatis vocabatur, heracleam: habuit et bizonen terrae hiatu raptam; nunc habet dionysopolim, crunor antea dictam; addit zyras amnis. totum eum tractum scythae aroteres cognominati tenuere. eorum oppida aphrodisias, libistos, zygere, rhocoboe, eumenia, parthenopolis, gerania, ubi pygmaeorum gens fuisse proditur; catizos barbari vocabant, creduntque a gruibus fugatos. ⁴⁵in ora a dionysopoli est odessus milesiorum, flumen pannysis, oppidum ereta, naulochus. mons haemus, vasto iugo procumbens in pontum, oppidum habuit in vertice aristaeum; nunc in ora mesembria, anchialum, ubi messa fuerat. astice regio habuit oppidum anthium; nunc est apollonia. flumina panisos, iuras, tearus, orosines; oppida thynias, halmydesos, develton cum stagno, quod nunc deutum vocatur veteranorum, phinopolis, iuxta quam bosporos. Plinius Secundus: Naturalis Historia, a cura di G. Winkler, 1988. ‘L’altro lato della Tracia ora comincia sulla costa del Ponto Eusino, dove il fiume Istro sfocia; ed è forse in questa regione che la Tracia possiede le città più belle, Histropolis, cioè fondata dai Milesi, Tomi e Callati, precedentemente chiamata Cerbatis. Aveva anche le città di Eraclea e Bizone, quest’ultima inghiottita da una voragine della terra; ora possiede Dionisopoli, precedentemente chiamata Cruni, bagnata dal fiume Zyras. Tutta questa regione era un tempo abitata dagli Sciti, detti Aroteri; le loro città erano Aphrodisias, Libistos, Zygere, Rocobe, Eumenia, Parthenopolis e Gerania, dove si tramanda vivesse una popolazione di Pigmei; i barbari li chiamavano Cattizi e credevano che fossero stati messi in fuga dalle gru. Sulla costa, procedendo da Dionisopoli, si trovano Odesso, città dei Milesi, il fiume Panysis e la città di Tetranaulochus. Il monte Emo, che con la sua immensa catena incombe sul Ponto Eusino, aveva un tempo sulla vetta la città di Aristeo. Oggi sulla costa si trovano Mesembria e Anchialo, dove un tempo sorgeva Messa. La regione di Astice aveva un tempo una città chiamata Anthium; oggi al suo posto sorge Apollonia. I fiumi qui sono il Paniso, l’Iura, il Tearo e l’Orosine; vi sono inoltre le città di Thynias, Halmydessos, Develton, con il suo lago, oggi chiamato Deultum, colonia di veterani, e Phinopolis, presso la quale si trova il Bosforo.’ Plinio il Vecchio: The Natural History, tradotto da John Bostock & H. T. Riley, Londra: Taylor & Francis, 1855.
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5.1.2. Duridanov (1969: 34–35) e Georgiev (1977: 82) confrontarono Iuras con il baltico *jūr- ‘mare’.
UNA CONTROPARTITA ORONIMICA IPOTETICA
6. È tentante speculare sulla relazione dell’oronimo Mons Jura, cioè i monti del Jura nella Svizzera occidentale e nella Francia orientale contemporanee, che formano la riva nord-occidentale del lago più grande e profondo dell’Europa occidentale, il lago di Ginevra (580 km²; 310 m). Già nella prima fonte antica in cui furono menzionati i monti del Jura, nella “Guerra gallica” di Cesare, veniva sottolineata l’altezza dei monti del Jura: altera ex parte monte Iura altissimo⁶ ‘su un secondo lato il Jura, una montagna molto alta’ [1.2.3.] oppure inter montem Iuram et flumen Rhodanum,... mons autem altissimus impendebat⁷ ‘tra il monte Jura e il fiume Rodano... incombeva inoltre una montagna molto alta’ [1.6.1.]. L’oronimo Jura continua in alcuni dialettismi della zona di confine franco-svizzera (FEW V, 82–83): antico neocastellano (1297) jour ‘foresta’, Montana
⁶ Cesare: De bello Gallico 1.2.3: Id hoc facilius iīs persuasit, quod undique loci natura Helvetii continerentur: una ex parte flumine Rheno latissimo atque altissimo, qui agrum Helvetium a Germanis dividit; altera ex parte monte Iura altissimo, qui est inter Sequanos et Helvetios; tertia lacu Lemanno et flumine Rhodano, qui provinciam nostram ab Helvetiis dividit. ‘A ciò li persuase più facilmente poiché gli Elvezi erano confinati da ogni parte dalla conformazione naturale del luogo: da un lato dal Reno, fiume amplissimo e profondissimo, che separa il territorio degli Elvezi da quello dei Germani; dall’altro dal Jura, montagna elevatissima, situata tra i Sequani e gli Elvezi; dal terzo lato dal lago Lemanno e dal fiume Rodano, che separa la nostra provincia dagli Elvezi.’
⁷ Cesare: De bello Gallico 1.6.1–2: ¹Erant omnino itinera duo, quibus itineribus domo exire possent: unum per Sequanos, angustum et difficile, inter montem Iuram et flumen Rhodanum, vix qua singuli carri ducerentur, mons autem altissimus impendebat, ut facile perpauci prohibere possent; ²alterum per provinciam nostram, multo facilius atque expeditius, propterea quod inter fines Helvetiorum et Allobrogum, qui nuper pacati erant, Rhodanus fluit isque non nullis locis vado transitur. ‘C’erano in tutto due vie attraverso le quali potevano uscire dal loro paese: una attraverso i Sequani, stretta e difficile, tra il monte Jura e il fiume Rodano, dove a malapena poteva passare un carro alla volta; incombeva inoltre una montagna molto alta, così che pochissimi avrebbero potuto facilmente bloccarli; l’altra attraverso la nostra provincia, molto più facile e agevole, poiché il Rodano scorre tra i confini degli Elvezi e quelli degli Allobrogi, che erano stati recentemente sottomessi, e in alcuni punti lo si attraversa a guado. C. Julius Caesar: De bello Gallico, a cura di T. Rice Holmes, Oxford: Clarendon Press, 1914. C. Julius Caesar: Gallic War, tradotto da W. A. McDevitte & W. S. Bohn, New York: Harper & Brothers, 1869.
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žur, Chamonix ður id., Neuchâtel joux ‘foresta, soprattutto foresta montana’, jorat ‘piccola foresta; luogo pieno di sterpaglie’, Vionnaz dzorá ‘piccola foresta di abeti’, oltre al latino medievale (Savoia) joria ‘foresta montana’ ecc.
6.1. La connessione semantica tra i significati ‘profondo’ e ‘alto’ non dovrebbe sorprendere. 6.1.1. Per esempio, il latino altus significa sia ‘alto’ (originariamente ‘cresciuto’, se deriva da alo ‘nutrire, accrescere’) sia ‘profondo’, cfr. sub ramis arboris altae [Cicerone, Tusculanae disputationes 3.19.44] oppure altis de montibus [Ovidio, Metamorphoses 3.181] rispetto a altissima flumina [Cicerone, Tusculanae disputationes 3.6.13] oppure altior aqua [Cesare, Bellum civile 3.77]. Notevole è il sintagma ‘alto mare’, usato già nei testi arcaici come IN ALTOD MARID PVCNandod [Columna Duilii = CIL 25; cfr. Wachter 1987: 359–60] oppure tu qui permensus ponti maria alta velivola [Livio Andronico apud Macrobio, Saturnalia 6.5.10].
6.1.2. D’altra parte, il tocario A täp- ‘diventare alto’, oltre ad A tpär, B tapre ‘alto’, che riflettono *dʰubro-, sono derivati dalla radice *dʰeubʰ- ‘essere profondo’, cfr. brittonico *dubno- > gallese dwfn, cornico down, bretone doun ‘profondo’; gotico diups, norreno antico djúpr, inglese antico dēop, sassone antico diop, alto tedesco antico tiof ‘profondo’; lituano dubùs ‘profondo; con una cavità (di un albero); concavo, crollato’, oltre a daubà ‘gola, burrone, vallone forestale’, prussiano antico [EV] padауbis ‘valle’; si noti anche il tocario A top, B taupe, privo di r, ‘miniera’ (Adams 2013: 296, 330; Smoczyński 2018: 199–200, 256–257). È allettante aggiungere l’estensione sigmatica nel luvio cuneiforme dupša-⁸ nella formulazione al-ta-an-ni-iš \ Du-up-ša-aš ‘la sorgente Dupša-’ [KBo II 7 Vo. 25] (Starke 1990: 175; Melchert 1993: 235). Derivati in r sono noti anche al di fuori del tocario: lituano dubrà ‘vallone in una foresta’, dubrỹs ‘incavo, cavità, vallone; profondità in un fiume o lago’, lettone dubra ‘fango, pantano’, slavo ecclesiastico (redazione russa) dъbъrъ ‘φάραγξ, vallone, gola’, slovacco dial. debra ‘fosso scavato dall’acqua piovana; vallone, forra, buca’, ucraino dial. débра ‘vallone, gola, valle’, bielorusso dial. dziеbra ‘valle tra montagne; ruscello, rivo tra montagne’ ecc. (Smoczyński 2018: 256); celtico *dubpo- ‘acqua’ > irlandese antico dobr, gallese medio dw(f)r, gallese dŵr, cornico e bretone medio dour id., antico brittonico Dubris [Itinerarium Antonini], oggi Dover, gallico *dubra > Douvres, oppure l’odierno Tauber nella regione tedesca del Tauber-gau (Dubra-gaue AD 807), ecc. (Hamp 1972: 233–237; Matasović 2009: 107; Greule 2014: 529; Delamarre 2018: 152). Appartiene senza dubbio a questo gruppo anche il gloss δύβρις · κατὰ γλῶσσον θάλασσα [sch. Theoc. 1.118c], sebbene la sua appartenenza linguistica resti incerta; l’ipotesi preferita è stata quella illirica (Beekes 2010: 358). Il significato ‘mare’ sostiene anche un altro derivato della stessa radice, albanese det, italo-albanese dejt,
⁸ Il corrispondente tema in s potrebbe trovarsi nel nome di uno dei laghi lituani, Būdasas, generalmente derivato da *dubasas (Vanagas 1981: 93).
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Page 10Baltico *jūrā−/−(i)jā− ‘mare’ & *jaurā−/−(i)jā− ‘suolo umido, palude, acqua profonda’
dejet, se continua la protoforma *dʰeubetā, corrispondente al protogermanico *deupipō ‘profondità’ > gotico diupiba, norreno antico dýpt, sassone antico diupitha, basso tedesco medio dēpede, nederlandese medio diepde, ecc. (Orel 1998: 61).
6.1.3. Se Iura designava originariamente ‘foresta montana’, a giudicare dai dialettismi romanzi come antico neocastellano (1297) jour ‘foresta’, Montana zür, Chamonix our id., Neuchâtel joux ‘forêt, soprattutto foresta montana’, jorat ‘piccola foresta; luogo pieno di sterpi’, Vionnaz dzorá ‘piccola foresta di abeti’, oltre al latino medievale (Savoia) joria ‘Bergwald’ ecc. (FEW V 82–83), la semantica primaria della radice che forma Iura potrebbe essere anche ‘alto’. Esiste un altro oronimo gallico con probabile motivazione semantica parallela, la foresta di Arduenna: in silvam Arduennam o per Arduennam silvam [Caesar, BG 5.3.4, 6.29.4] e Ἀρδουέννα ὕλη [Strabo 4.3.5⁹]. È generalmente accettato che questo oronimo derivi dal tema *arduo- ‘alto’, cfr. irlandese antico ard ‘alto, grande’, gallese ardd ‘collina’, ma i monti delle Ardenne non sono caratterizzati dalla loro altezza (la vetta più alta è il Signal de Botrange – 692 m), bensì dalle vaste foreste. A giudicare dal latino arbor ‘albero’, arbustum ‘bosco’, derivabili da *H₃r̥dʰ-os ‘altezza, verticalità’ (de Vaan 2008: 50), o dal ceco strom ‘albero’, derivato da strmý ‘ripido’, oltre al polacco strom ‘pendio ripido’ vs. stromy ‘ripido’ (Rejzek 2015: 666), Arduenna probabilmente designava ‘foresta’, costituita da alberi alti. Accettando questa idea, si può ipotizzare una motivazione semantica simile per l’oronimo Iura, dall’aggettivo ipotetico *jūro- ‘alto, adulto’ attraverso la sostantivazione in ‘albero’ fino al collettivo *jūrā ‘foresta’.
⁹ ὕλη γάρ ἐστιν οὐχ ὑψηλῶν δένδρων πολλὴ μὲν οὐ τοσαύτη δὲ ὅσην οἱ συγγραφεῖς εἰρήκασι, τετρακισχιλίων σταδίων, καλοῦσι δ’ αὐτὴν Ἀρδουένναν· κατὰ δὲ τὰς πολεμικὰς ἐφόδους συμπλέκοντες τὰς τῶν θάμνων λύγους βατώδεις οὔσας ἀπέφρακτον τὰς παρόδους· ἔστι δ’ ὅπου καὶ σκόλοπας κατέπηττον, αὐτοὶ δὲ κατέδυνον εἰς τὰ βάθη πανoίκιοι, νησίδια ἔχοντες ἐν τοῖς ἕλεσι: Strabo: Geographica, a cura di A. Meineke, Lipsia: Teubner, 1877. ‘È costituita da una foresta ricca di alberi bassi; di grande estensione, ma non così grande come hanno descritto gli scrittori, cioè 4000 stadi. Si chiama Arduenna. In caso di incursioni belliche, gli abitanti intrecciavano gli arbusti flessibili e spinosi, bloccando così i passaggi [verso il loro paese]. Fissavano inoltre pali in vari luoghi e poi si ritiravano con tutte le loro famiglie nei recessi della foresta, su piccole isole circondate da paludi.’ Strabone: The Geography, tradotto da H. C. Hamilton & W. Falconer, Londra: George Bell & Sons, 1903.
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RELAZIONE TRA *i̯uHr–/*i̯euHr– E *uH₁r–/*u̯eH₁r– ‘ACQUA’?
7. È legittimo chiedersi se vi sia una relazione tra *iuHr–/*ieuHr–, discusso sopra, e l’indeuropeo *uHr–/*ueH₁r– ‘acqua’¹⁰.
7.1. La ricostruzione di Petit *H₁euHr– (§1.4.3.) è probabilmente compatibile sia con il baltico *jūr– ‘mare’ sia con l’indeuropeo *uH₁r–/*ueH₁r– ‘acqua’, se queste forme vengono reinterpretate come *H₁uH₁r–/*H₁ueH₁r–, ma non con l’armeno jōwr ‘acqua’ (§4.2.1.).
7.2. Una possibile soluzione potrebbe consistere nell’analizzare *iuHr–/*ieuHr– come un composto costituito da *iu–/*ieu– + *uH₁r–. Il primo componente sembra essere collegato a una delle due radici omonime:
7.2.1. *ieu– (< *H₁i̯-eu–¹¹ – cfr. EWAI II 420) ‘muoversi’ > saka khotan gyūna–, jūna– ‘movimento, andatura; volte’, pashto yun, pl. yānə ‘movimento, andatura, passo’, oltre all’avestico yaona–, se significava ‘via’ invece della traduzione tradizionale ‘luogo’, e al vedico yóni–, se significava ‘percorso, dimora’ (ESIJ 4: 94–95; NEVP 100; Bailey 1979: 112; Lubotsky 1988: 38).
7.2.2. *ieu– ‘separare’ > vedico yúcchati ‘si tiene lontano, si separa’, cong. ví yāvanta ‘separeranno’ ecc., yutā-dveṣas– ‘liberato dai nemici’ (LIV 314; EWAI 2: 403–04; Turner 1966: #10442, 10497; MW 848, 852–53); avestico giovane yūtā– ‘separato’; persiano medio: manicheo jwd̄y, buddhista ywdt ‘separato, diviso’, partico ywd ‘separato (da); senza’; persiano moderno jūdā, baluci jītā, zazaki jīyā, qohrudi yadā ‘separato’; pashto byal ‘separato, diverso, a parte’ ecc. (Cheung 2007: 215–16).
7.2.3. Esiste un termine indo-iranico specifico *iau(i)iā– che designa ‘corso d’acqua’, continuato nel vedico yāvyā– ‘torrente, fiume, canale’ [RV 8.98.8], ashkun yo ‘ruscelletto’, kati yū id. ecc.; antico persiano yau̯viyā– ‘canale’, pahlavi zoroastriano ywd /jōy/, persiano moderno jō(i) id., parachi žī ‘rivoletto’ (EWAI 2: 405; ESIJ 4: 118–19; Turner 1966: #10442). I corsi d’acqua si sono mossi, come ha menzionato per esempio Bailey (1979: 112) (cfr. §7.2.1.), ma possono anche separare le loro rive, come ha proposto per esempio Turner (1966: #10442) (cfr. §7.2.2.). Lo stesso si può dire anche del mare. Per questo il composto ipotetico
¹⁰ vedico vār–, avestico giovane vāra– ‘pioggia’; luvio cuneiforme wā́rsa ‘acqua’; latino ūrinārī ‘immergersi’, inglese antico wær ‘mare’, norreno antico vá́ri ‘liquido, acqua’, úr ‘umidità’; prussiano antico wurs ‘stagno’ ecc. (NIL 715–17).
¹¹ La forma *H₁ieu– rappresenta l’estensione della radice *H₁ei̯– ‘andare’ (LIV 232–233), come *sreu̯– ‘scorrere’ (LIV 588) rispetto a *ser– > vedico sar– ‘correre, affrettarsi’, pali sarati ‘si muove’; sogdiano hrt ‘andò’, curdo har ‘andare’ (EWAI 2: 705–706; Blažek 2018: 74–76).
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Page 12Baltico *jūrā-/- (i)jā̄- ‘mare’ & *jaurā-/- (i)jā̄- ‘suolo umido, palude, acqua profonda’
*iu–/*ieu– + *uH₁r– è interpretabile in due modi alternativi: (i) ‘acqua in movimento’; (ii) ‘acqua che separa’.
7.2.4. La domanda successiva è se lo stesso composto sia applicabile all’oronimo gallico *Jurā?
7.2.4.1. Può sembrare paradossale, ma il composto *iu–/*ieu– + *uH₁r– con il significato ipotetico ‘acqua in movimento’ potrebbe davvero servire a designare le montagne, poiché è proprio sulle montagne che si trovano le sorgenti dei fiumi. Nei territori in cui si parlano le lingue slave, vi sono diverse montagne chiamate Tok, cioè ‘torrente’. Etymologie analoghe basate su ‘acqua’ possono essere proposte per montagne quali Mons Abnоbae [Plinio il Vecchio, Naturalis historiae 4.79], oggi Schwarzwald, dove si trova la sorgente del Danubio. L’oronimo può rappresentare l’adattamento latino del gallico *moni̯os abnobi o del successivo *abnobe ‘catena [ricca] di fiumi’. Un altro esempio può essere la mitica montagna avestica Harā–/Haraitī–, la cui vetta più alta, chiamata Hū̆kairiia–, è la dimora della dea Arduui Sūrā Anāhita, che governa tutte le acque [Yašt 5.121; 10.50; 10.88; 12.23–25] (Blažek & Šefčík 2011: 239–49). Nei monti del Giura si trovano le sorgenti di diversi fiumi, appartenenti ai bacini del Rodano e del Reno: Ain (→ Rodano), Allaine (→ Doubs → Rodano), Birs (→ Reno), Doubs (→ Saona → Rodano), Loue (→ Doubs → Rodano), Orbe (→ Thièle → Reno), Seille (→ Saona → Rodano), Venoge (→ lago di Ginevra → Rodano).
7.2.4.2. La seconda interpretazione semantica, ‘acqua che separa’, non è evidentemente applicabile alle montagne. Ma disponiamo del composto modificato *iu–/*ieu– + *H₂(o)r–, dove il secondo componente può essere identificato nel celtico continentale: gallico cisalpino *orom-bouui *{of} mountains-dwellers¹², ricostruito sulla base di varie forme del genitivo plurale latino: Oromobiorum / Orumboviorum / Orumbioiorum / Oromobiorum (Meid 1996: 13); celtiberico [Peñalba de Villastar] *oros- (tema in s) nella sintagma eni.orosei̯ on/
¹² Cfr. l’interpretazione documentata da Plinio, Naturalis historiae 3.124–125: oromobiorum stirpis esse comum atque bergomum et licini forum aliquotque circa populos auctor est cato, sed originem gentis ignorare se fatetur, quam docet cornelius alexander ortam a graecia interpretatione etiam nominis vitam in montibus degentium. in hoc situ interiit oppidum oromobiorum parra, unde bergomates cato dixit ortos, etiamnum prodente se altius quam fortunatius situm. ‘Da Catone apprendiamo anche che Como, Bergamo e Liciniforo, oltre ad altri popoli dei dintorni, ebbero origine dagli Orombouii, ma egli ammette di ignorare l’origine di quella stirpe. Cornelio Alessandro, tuttavia, informa che provenivano dalla Grecia, interpretando il loro nome come «coloro che vivono sulle montagne». In questa regione è scomparsa Parra, città degli Orombouii, dai quali, secondo Catone, discendono gli abitanti di Bergamo; il suo sito mostra ancora che era situata in una posizione più elevata che fertile.’ Plinio il Vecchio: The Natural History, tradotto da John Bostock & H.T. Riley, Londra: Taylor & Francis, 1855.
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in montagna’, cioè ‘montanus’, come epiteto del dio Lugus (Meid 1996: 13). È correlata la parola per ‘limite, confine’ nelle lingue celtiche insulari: irlandese medio or m. ‘limite, confine, estremo’ (DIL O–149); gallese antico (IX sec.) or, gallese moderno ŏr ‘limite, confine, costa, margine, bordo, orlo, riva, estremità’ (GPC), cornico or f., pl. oryon, bretone antico orion gl. ‘oram’, bretone medio euryen ‘bord d’une fontaine’ (LEIA II 26; Pedersen I: 207; II: 51). Cognati extrace ltici sono, per esempio, il greco ὄρος ‘montagna, altezza’ [Il. 14.227; Od. 5.279], ὀρέστερος ‘che vive sulle montagne, costituito da montagne’ [Il. 22.93; Od. 10.212]; ittita haršar/haršn- ‘testa, persona, fronte, inizio’ < *H₃ersr̥, gen. *H₃r̥snós (Kloekhorst 2008: 314–315); antico avestico arašūua-, vedico r̥ṣvā- ‘alto’ (EWAI 1: 262). In questo caso, il composto *iu–/*ieu– + *H₃(o)r– + coll. *–eH₂ > gallico *Jūrā significherebbe *‘montagne che separano’, probabilmente sia per i loro versanti sia per le loro foreste.
CONCLUSIONE
8. Le analisi parziali precedenti consentono di formulare le seguenti conclusioni:
8.1. Nel baltico troviamo due quasi-sinonimi che designano ‘mare’, *jūra–, *jūr(i)ia– id. e *mar(i)iā– ‘mare, baia, laguna’. Se quest’ultimo termine designava ‘mare poco profondo’¹³, il primo dovrebbe aver significato originariamente ‘mare profondo’.
8.2. La formazione lituana v̥rddhi jáura, jáurė, jáuris ‘suolo umido, pesante, sterile; suolo argilloso’, jáura o jáuras ‘palude, acqua profonda’ può essere collegata al baltico comune *jūr- ‘mare’ dal punto di vista semantico attraverso il significato ‘acqua profonda’, considerando la concezione tradizionale delle paludi come prive di fondo.
8.3. Gli idronimi Jura (bacino del Narew) e Jurin (bacino dell’Oka) sono situati lontano da qualsiasi mare e perciò i loro significati primari dovrebbero essere ‘profondo (acqua)’ o ‘paludoso’. Lo stesso si può proporre per il toponimo Ἰούρουνον, che Tolomeo collocava a sud della costa del Mar Baltico. Forse designava un
13 Originariamente ‘mare’ in generale, diffuso nell’area dell’‘Antica Europa’: latino mare ‘mare (acqua marina)’; gallico more ‘mare’ [Glossario di Vienne], irlandese antico muir, gallese mōr ‘mare’; gotico marei ‘mare’, mari-saiws ‘lago’, norreno antico marr ‘mare’, alto tedesco antico mari, meri ‘mare, lago’; slavo ecclesiastico morje ‘mare’. Il significato primario ‘mare’ nel baltico è confermato dal prestito baltico nel finnico baltico *mere ‘mare’, discusso sopra (§1). Al di fuori di quest’area vi sono cognati meno sicuri, con semantica piuttosto diversa: ittita marmar(a)-, mammara- ‘bosco impregnato d’acqua, palude invasa dalla vegetazione, zona umida, acquitrino, brughiera, palude’ (Puhvel 2004: 79–80); armeno mawr ‘palude’ (*mamr- <?*mar mr-, sebbene possa essere collegato in alternativa al lituano máuras ‘melma, fango liquido, fango’ ecc. – cfr. Džaukjan, Saradževa, Arutjunjan 1983: 128); osseto mal ‘acqua stagnante’ < *māria– (Gamkrelidze, Ivanov 1984: 673, 943).
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Page 14Baltico *jūrā–/–(i)iā̄- ‘mare’ & *jaurā–/–(i)iā̄- ‘suolo umido, palude, acqua profonda’
villaggio presso un lago profondo nel distretto lacustre della Casciubia (Pojezierze Kaszubskie), per esempio Jezioro Wdzydze: 14,55 km²; 69,5 m; oppure nel distretto lacustre di Drawsko (Pojezierze Drawsko), per esempio Jezioro Drawsko: 19,56 km²; 79,7 m.
8.4. Se il fenno-permico *jürs ‘luogo profondo nell’acqua’ e il fenno-volgaico *järwä ‘lago’ rappresentano rispettivamente adattamenti del baltico *jūrā–/–(i)iā̄ ‘mare’ e *jaurā–/–(i)iā̄- ‘palude, acqua profonda’, possono riflettere i significati più primari, forse ‘acqua profonda’ in generale e ‘bacino d’acqua profonda’.
8.5. Il prebaltico ipotetico *jūr- ‘acqua profonda’ è compatibile con l’armeno յowr ‘acqua’ e il greco Εὔρος ‘{dio del} vento di sud-est’. La loro protoforma comune era probabilmente *iuHr-/ *ieuHr secondo Irslinger, piuttosto che *H₁euHr secondo Petit o *eu’r secondo Derksen.
8.6. I due idronimi della Tracia orientale registrati da Plinio, Juras e Zyras, potrebbero essere correlati, se appartenevano a fiumi profondi o paludosi.
8.7. L’oronimo Jura si riferisce a montagne caratterizzate da un pendio molto ripido verso il lago di Ginevra. Potrebbe quindi benissimo avere la stessa origine. La connessione tra i significati ‘profondo’ e ‘alto’ è discussa in §6.1.2. Adams (2013: 296) aggiunge: ‘ciò che è profondo visto dall’alto può essere considerato alto visto dal basso’.
8.8. Alla legittima domanda se *iuHr–/*ieuHr– rappresenti un antico composto costituito da *uH₁r- ‘acqua’, si può rispondere affermativamente, se il primo componente viene identificato con il verbo *ieu– (i) ‘muoversi’ oppure (ii) ‘separare’. L’idea di ‘acqua in movimento’ è applicabile ai mari, ai fiumi e persino alle montagne, se queste sono i luoghi delle sorgenti dei fiumi. L’idea alternativa di ‘acqua che separa’ è applicabile anch’essa ai mari e ai fiumi, ma probabilmente non alle montagne. Nel caso dei monti Jura, che probabilmente riflettono il protoceltico *jūrā, potrebbe essere in gioco il composto alternativo *iu–/*ieu– + *H₃(o)r- + *–eH₂– ‘*montagne che separano’. È necessario sottolineare che l’accettazione del composto con una di queste interpretazioni semantiche rende irrilevanti le speculazioni su ‘profondo’ vs. ‘alto’ discusse sopra (§6.1.2.).
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Acknowledgement
The present study was prepared thanks to the support of the Specific Research Fund of Masaryk University, Nr. 2817. I am grateful to John D. Bengtson and Stefan Zimmer for their comments and correction of English. My thanks also belong to Alexander Nikolaev for his mention of the Greek data and to two anonymous referees for their useful comments.
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Page 20Baltic *jūrā–/(i)ijā– ‘sea’ & *jaurā–/(i)ijā– ‘wet soil, bog, deep water’
Baltų *jūrā–/(i)ijā– ‘jūrą’ ir *jaurā–/(i)ijā– ‘šlapias dirvožemis, pelkė, gilus vanduo’
SANTRAUKA
Straipsnyje analizuojama proto-baltų šaknis *jūr-. Ji paliudyta lietuvių kalbos žodyje jūra f., pl. jūros; var. jūria f., pl. jūrios ir jūrė f., pl. jūrės ir lat. jūra arba jūra ‘jūra; didelis vandens telkinys; ežeras’, dial. jūre, jūris (ME II 122), kuršininkų jūr(e) f. ‘jūra’. Šios formos atitinkamai gali būti sietinos su proto baltų *jūra–, *jūria–, *jūri̯ā–. S. prūsų lurīay [Elbingo žodynas 66: ‘Mer’] = nom. pl. *jur’ai ir iurin [Enchiridion] ‘jūra’ = acc. sg. *jur’an atspindi protobaltišką formą *jūriā–. Nagrinėjamajai šakniai giminiški ir liet. jūra, jūrė, jūris ‘šlapia, sunki, nederlinga dirva; dirvožemis su moliu’, jūra arba jūrās ‘pelkė, gilus vanduo’, būdvardis jūrus ‘pelkėtas’, atspindintys šaknies *jūr– vṛddhi– darybos tipą *jaur–su panašiais vardžodominiais plėtiniais. Nagrinėjamasis žodis yra gana plačiai paliudytas Lietuvos ir Latvijos hidronimijoje, taip pat ir už rytinio Baltijos regiono teritorijos ribų, pavyzdžiui, Jura (Narevo intakas, pirmasis paminėjimas 1426 m.) ir Jurin (dvi griovos Maskvos upės baseine), pastarasis atitinka liet. jaurýnas ‘pelkėta vieta’. Pirmasis rašytinis galimai baltiškos šaknies *jūro darinio paminėjimas gali būti atpažįstamas vv. ‘loúrquovov’, lokalizuojamo į vakarus nuo Vistula upės žiočių ir į rytus nuo Viadua upės žiočių, kuris fiksuotas vadinamame Ptolemajaus Geografijos rankraštyje Rt [2.11.27.] (II a.). Abu baltų variantus *jūr– & *jaur– pasiskolino Permės finai – *jürs ‘gili vieta vandenyje’ ir Volgos finai – *järwä ‘ežeras’. Kitose indoeuropiečių kalbose patikimai paliudytas tik vienas gimin iškas žodis – armėnų jowr ‘vanduo’. Esama galimybės jį sieti su s. graikų Εὔρος ‘Pietryčių vėjo {dievas}’. Šiuo atveju galima rekonstruoti bendras protoformas *iuHr– ir *ieuHr–. Pateikiamos ir dvi perspektyvios Plinijaus Vyresniojo iš istorinės Trakijos užrašytos hidroniminės paralelės: Zyras, galbūt dabartinė Batovska reka Dobrudžoje, ir Iuras, dabar galbūt upė Karaagač (Pietų Bulgarija). Problemiškesnis siejimas su galų oronimu Mons Iura. Siūlomas naujas etimologinis sprendimas – formą *iuHr–/*ieuHr– galima analizuoti kaip seną junginį, sudarytą iš *ieu– (i) ‘judėti’ arba (ii) ‘atskirti’ ir *uHr̥– ‘vanduo’.
Įteikta 2021 m. kovo 15 d.
VÁCLAV BLAŽEK
Department of Linguistics and Baltic Studies Masaryk University Nováka 1, CZ–60200 Brno [email protected]
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