Nidos kortelė Nr. 30084 Marburgo Pilypo universiteto vokiečių kalbos atlaso archyve: kalbos analizė
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DALIA KISELIŪNAITĖ
Istituto della lingua lituana
Ambiti di ricerca: linguistica baltica comparata, geolinguistica, etnolinguistica.
LA SCHEDA DI NIDA N. 30084 NELL’ARCHIVIO DELL’ATLANTE LINGUISTICO TEDESCO DELL’UNIVERSITÀ PHILIPPS DI MARBURGO: ANALISI LINGUISTICA
Analisi linguistica del questionario di Nida n. 30084 nell’archivio dell’Atlante linguistico della Germania presso l’Università Philipps di Marburgo
ABSTRACT
L’articolo analizza uno dei pochi documenti scritti della lingua curonica in via di estinzione: la cosiddetta scheda di Wenker n. 30084, inserita nell’archivio dell’«Atlante linguistico tedesco» (Deutscher Sprachatlas o DSA), avviato da Georg Wenker. Il manoscritto della scheda, le circostanze della sua realizzazione e il suo sistema ortografico erano già stati presentati dall’autrice in un articolo pubblicato insieme a Christiane Schiller. L’unica scheda in lingua curonica presente nell’archivio fu compilata dall’insegnante di Nida, Otto Pohlmans, sulla base delle informazioni fornite da un informatore locale, il pescatore Mikel Pleikis. In questo articolo la lingua del manoscritto viene analizzata a vari livelli (ortografico, fonetico, morfologico, lessicale e sintattico). Particolare attenzione è riservata all’autenticità linguistica: si esamina in che misura il testo trascritto rispecchi la situazione reale della lingua curonica dell’epoca e quali aspetti vadano invece considerati carenze del metodo di documentazione (traduzione). Le caratteristiche linguistiche rilevate vengono confrontate con il materiale dello studio di Adalbert Bezzenberger, pubblicato alcuni anni più tardi, e con quello dello studio di Jūro Plakis, pubblicato da altri circa mezzo secolo dopo. Poiché in Germania è attualmente in corso il progetto di digitalizzazione del DSA (DiWA), si ritiene che un’analisi linguistica dettagliata di ogni scheda possa contribuire anche a questo compito.
PAROLE CHIAVE: Georg Wenker, «Atlante linguistico tedesco», documentazione linguistica, lingua in via di estinzione, lingua curonica, contatto linguistico, analisi linguistica del testo.
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A N N O T A Z I O N E
L’articolo analizza uno dei pochi monumenti scritti della lingua dei curoni di Curonia, minacciata di estinzione: la scheda n. 30084 di Nida/Niden, che, insieme ad altre schede analoghe provenienti da regioni tedesche del XIX secolo, fu inclusa nell’archivio dell’Atlante linguistico tedesco (Deutsche Sprachatlas, o DSA), avviato da Georg Wenker. Il manoscritto di questa scheda, le circostanze della sua redazione e il sistema ortografico erano già stati presentati dall’autrice e dalla coautrice Christiane Schiller nell’articolo pubblicato nel 2015. L’unica scheda in lingua dei curoni di Curonia del progetto di Wenker fu compilata dall’insegnante di Nida, Otto Pohlman, sulla base delle informazioni fornite dal pescatore locale Mickel Peleikis. L’articolo analizza la lingua del manoscritto a vari livelli (ortografia, fonetica, morfologia, lessico e sintassi). L’autrice si concentra sull’autenticità della lingua: in che misura il testo scritto rispecchi la situazione reale della lingua dei curoni di Curonia dell’epoca e quali aspetti debbano essere considerati limiti del metodo di documentazione (traduzione). Le peculiarità linguistiche osservate sono confrontate con lo studio di Bezzenberger, pubblicato alcuni anni dopo, e con un altro studio di Plakis, pubblicato cinquant’anni più tardi. In Germania è stato recentemente realizzato il progetto di digitalizzazione del DSA (DiWA); si ritiene pertanto che un’analisi linguistica approfondita di ciascuna scheda possa essere utile anche a tale progetto.
PAROLE CHIAVE: Georg Wenker, atlante linguistico tedesco, documentazione linguistica, lingua minacciata, lingua dei curoni di Curonia, interazione linguistica, analisi linguistica del testo.
INTRODUZIONE
I monumenti scritti della lingua dei curoni di Curonia1 non sono molto antichi. Le attestazioni di singoli lessemi sono riconducibili ai nomi di Matas Pretorijus e Paul Ruigys (per maggiori dettagli, cfr. Schiller, Kiseliūnaitė 2015: 444). Per quanto ne sappiamo, il primo monumento scritto pubblicato della lingua dei curoni di Curonia è un breve glossario nell’atlante linguistico di Peter Simon Pallas Linguarum totus orbis vocabularia comparativa (Pallas 1786: 89), presentato negli studi di Victor Diederich (Diederichs 1883: 44–46), Daina Zemzare (Zemzare 1961: 164–174), Vanda Kazakienė (Казакене 2013) e Arina Ivanicaja (Иваникая 2017). In quest’ultimo articolo viene pubblicato il più antico monumento scritto noto della lingua dei curoni di Curonia: il registro manoscritto del glossario del già citato P. S. Pallas, datato intorno al 1773. Alcune parole della lingua dei curoni di Curonia sono state incluse nel cosiddetto dizionario di Richter (Schiller 2014).
1 In questo articolo si adotta la posizione secondo cui alla lingua dei curoni di Curonia parlata dagli abitanti della Penisola dei Curi si applica il termine «lingua», usato in senso sociolinguistico; tuttavia, quando le sue caratteristiche vengono confrontate con il lettone standard o i suoi dialetti sulla base di un criterio genealogico, si usa il termine dialetto dei curoni di Curonia.
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La fonte esaminata in questo articolo è la cosiddetta scheda di Wenker: la scheda manoscritta n. 30084 conservata nell’archivio dell’«Atlante linguistico tedesco» di Georg Wenker (Sprachatlas des Deutschen Reiches)2, datata 1879, ossia alcuni anni prima dello studio di Adalbert Bezzenberger (Bezzenberger 1888). Quest’ultimo, oltre a esempi isolati che illustrano la descrizione delle caratteristiche della lingua dei curoni di Curonia, contiene anche alcuni testi continui, successivamente pubblicati da Jūris Plakis nell’ortografia del lettone standard nel suo studio Kursenieku valoda (Pl).
La facsimile del testo della scheda di Nida di Wenker, le circostanze della sua redazione e le peculiarità ortografiche, insieme alla trascrizione, sono state presentate dall’autrice con Christiane Schiller in un articolo (Schiller, Kiseliūnaitė 2015), nel quale tuttavia la lingua in sé è stata analizzata solo marginalmente. Qui si propone un’analisi delle principali caratteristiche della lingua dei curoni di Curonia che si riflettono nella scheda di Nida del catalogo dell’atlante di Wenker. L’obiettivo è individuare sia le caratteristiche più antiche, portate dalla Curlandia, sia quelle sviluppatesi nelle fasi successive, rivelare i segni e le tendenze dell’interazione tra lingue e isolare i tratti peculiari di questa sola fonte, che non necessariamente valgono per tutti i parlanti. Nell’appendice, il manoscritto è trascritto in frasi numerate; nella seconda riga è riportata la stessa trascrizione in lingua dei curoni di Curonia normalizzata con caratteri lettoni3; nella terza riga, la traduzione letterale in lettone4, con note a piè di pagina che riportano la revisione del testo in lettone standard; nella quarta riga, la trascrizione della frase tedesca fornita per la traduzione.
L’analisi della lingua della fonte è suddivisa per livelli linguistici e adotta metodi di analisi testuale e comparativa.
Sulla scheda di Wenker n. 30084 sono riportate, di mano dell’insegnante di Nida Otto Pohlman5, le traduzioni delle cosiddette «40 frasi di Wenker» in lingua dei curoni di Curonia, utilizzando caratteri tedeschi e lettoni. Il verso del secondo foglio è compilato con i dati del questionario; alla riga 1, nella risposta alla domanda «Geschah die Uebersetzung durch Schüler oder durch den Lehrer?», la parte «durch Schüler» è stata cancellata a mano e sostituita con la nota: «mit Hilfe eines Eingeborenen (Mikel Pelēkis)» (con un segno simile a un accento circonflesso sopra la e, probabilmente indicante l’accento).
È difficile dire oggi quale Mikel Pelēkis abbia aiutato l’insegnante. La riga cancellata indica che, contrariamente alle raccomandazioni di Wenker, probabilmente non era
2 Plačiau apie lietuvišką šios kartotekos medžiagą žr. Fleischer, Sommer 2012.
3 Questa trascrizione è stata preparata dall’autrice attenendosi alle regole di ricostruzione del rapporto tra ortografia e fonetica, senza però correggere la lingua del testo; se necessario (in caso di dubbia realizzazione fonetica), tra parentesi sono indicate le varianti possibili e nelle note vengono riportate osservazioni.
4 L’autrice ringrazia la collega, la dott.ssa Liene Markus-Narvila, per l’aiuto nella revisione della parte lettone della trascrizione.
5 Otto Pohlman, originario del distretto di Pruska Ylava, lavorò nella scuola di Nida dal 1878 al 1883 (Chronik 2013: 75, 137).
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… insegn... Nel database genealogico6 diverse persone sono registrate come Michel Peleis, che al momento della compilazione del questionario vivevano a Nida o vi avevano avuto figli; tuttavia, è assai probabile che l’insegnante si sia avvalso dell’aiuto di M. Peleikis, dal quale aveva preso in affitto un alloggio7.
La lingua dei testi di Nida, trascritta attraverso la traduzione delle frasi del questionario di Wenker, riflette le caratteristiche linguistiche dell’epoca. Sotto il profilo fonetico e morfologico, e in larga misura anche lessicale, la lingua dei testi di Nida va considerata un geolettto delle parlate lettoni della Curlandia, formatosi sulla penisola prima del XVII secolo8; occorre tuttavia sottolineare che non si tratta della continuazione di una singola varietà lettone, bensì del risultato dell’interazione tra diversi dialetti, con una forte influenza del lituano e del tedesco.
CARATTERISTICHE ORTOGRAFICHE
Nelle frasi del questionario compilato dagli abitanti di Nida si usano caratteri tedeschi9, con i quali l’autore cerca di rappresentare le peculiarità della fonetica baltica, senza però riuscirvi in modo coerente.
Vocalismo. Spesso la brevità della vocale è rappresentata mediante consonanti geminate: e, a + dd (is ledus «nel ghiaccio», prada snkti «comincia a nevicare», pradim «sta piovendo»10), i + tt (kritīs «caduto»), a + nn (par mani «per me»), i + bb (gribb 3 pers. «vuole»), a + mm (namms «case»), u + rr (eβ turu dikti saukti «devo parlare a voce alta»
6 http://www.online-ofb.de/namelist.php?nachname=PELEIS&ofb=memeland&modus=lang=de.
7 Il cognome Pelekis è molto diffuso nella penisola dei Curi; tuttavia, i portali genealogici non riportano per tutti il luogo di nascita o di sepoltura. Per individuare possibili informatori sarebbe opportuno cercare soltanto tra coloro che all’epoca vivevano a Nida, anche se avrebbero potuto essere originari di un altro luogo. È difficile dire che cosa intendesse l’insegnante con «del posto». Nella cronaca della scuola di Nida, nel 1887, tra i membri del consiglio della chiesa di Nida è menzionato Michel Peleis di Preila (Chronik 2012: 142). È tuttavia assai probabile che l’insegnante abbia approfittato della sua conoscenza personale di M. Peleis, che dal 1878 gli affittava una stanza nella propria casa (ibid., 137). Probabilmente lo stesso Michel Peleikis è menzionato anche in seguito nelle fonti storiche come locatore di locali per la scuola (ibid., 149).
8 Sebbene vi siano dati secondo cui i primi coloni provenienti dalla penisola di Curlandia vi giunsero già nel XV secolo, nelle fonti storiche del primo secolo non sono ancora attestati i loro nomi personali, ed è difficile dire se proprio questi coloni abbiano posto le basi della lingua che si formò e si consolidò in seguito. Una migrazione più consistente dalla Curlandia raggiunse la penisola nel XVI secolo e si intensificò soprattutto a partire dal XVII (per maggiori dettagli, cfr. Elertas 2014).
9 Si può considerare un’influenza dell’ortografia lituana la notazione non del tutto coerente della palatalizzazione delle consonanti mediante la lettera i; la lettera ž è usata con regolarità per indicare il suono ž, privo di equivalente tedesco; compaiono ā e ū con segni diacritici, ma, a quanto pare, soltanto nella parola bedšan «scimmia» (ted. Affe), dove si può ragionevolmente considerare il diacritico un segno di lunghezza.
10 Per il significato, si veda «Caratteristiche lessicali».
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‘chiamare’) e così via. Talvolta questa notazione della brevità vocalica testimonia caratteristiche fonetiche regolari del dialetto, come la brevità delle vocali dei prefissi verbali in gaidėti (lett. standard lettone gaidīt ‘aspettare’), daretė (lett. standard lettone darīt ‘fare’), nedarės (lett. standard lettone nedarīs ‘non farà’) oppure la specificità dei prefissi derivazionali, per esempio: ar abelenis ‘con le mele’, awenu (gen. pl. dem. dal dial. ave, lett. standard lettone aita ‘pecora’).
Pasaiko anche lunghezze non indicate (più precisamente: brevità): radusci (lett. standard lettone radusi ‘avendo trovato’), oppure scritte in due modi: es neparmanu jummies ‘non vi capisco’, ma wintsch numis11 neparmane ‘lui non ci capisce’. Vi sono anche casi dubbi: per esempio, tadus, taddi è scritto due volte (tadus nieks ‘sciocchezze del genere’; mūbu kalni nau taddi diži ‘le nostre montagne non sono così grandi’), cfr. lett. standard lettone tāds ‘tale’.
La lunghezza della ī è indicata in qualche modo con ie una sola volta nella parola wiers = vīrs ‘uomo’, mentre altrove la grafia di ī varia: czijsi = čsti ‘pulito’, ziti = dzīti ‘scacciare, guidare’.
La lunghezza delle altre vocali accentate è resa di rado. udnigi = ūdnā ‘dell’acqua’, jubu = jūsū ‘vostro’, buri = būri ‘mandria, agricoltori’, kajas = kājas ‘gambe’; il segno diacritico bedschan = bēdzane ‘scimmia’ compare una sola volta (cfr. bedzāne ‘scimmia’ (Plāķis 1927: 50) e bēdzāns m. (Pietsch 1991: 36)); inoltre, l’acc. sg. būdel-ki12 ‘bottiglia’.
Come ci si poteva aspettare, in questo documento le vocali lunghe atone del lettone non sono rappresentate, perché nella lingua parlata di norma si riducono a brevi, in certi casi a semilunghe, e più raramente restano lunghe, per esempio nelle radici con prefisso iega ‘andò’, nelle desinenze locative (mežā ‘nel bosco’), negli avverbi di origine locativa (pakalā ‘dietro’), e nelle forme di alcuni pronomi declinati (tā ‘quella’).
Il dittongo accentato ie è scritto più spesso iā: iābrits = iebrītis ‘caduto dentro’; allo stesso modo sono indicate anche ē e ę accentate: ēd = ēd ‘mangia’, valgo, biāz = sēž ‘è seduto’, miās iām = mēs iesam ‘noi andiamo’, ma si trovano anche grafie diverse: pi tas sewos = pie tās sievas ‘dalla quella donna / presso quella donna’. Pasaiko presenta persino, in una stessa frase, due grafie diverse nella medesima posizione: kur tu ietī wa meb ar tevi ēbam? (kur tu iej, va mes ar tevi iesam? ‘dove vai, veniamo con te?’). Per la possibile monottongazione di ie atono, si veda la sezione «Caratteristiche fonetiche del dialetto».
Nella posizione accentata il dittongo uo è più spesso reso con oa: doadao = duodau, lett. standard lettone dodā ‘pensa’, koaki = kuoki, lett. standard lettone koki ‘alberi’, gowes acc. pl. guoves, lett. standard lettone govis ‘mucche’, soasis koasch (zuoses kuož, lett. standard lettone zosis kož ‘le oche mordono’), talvolta con uo: uoglis, lett. standard lettone ogles ‘carbone’, oppure con o: kiozi = kuoci ‘cuocili’.
11 Errore tipografico, deve essere munis.
12 A giudicare dall’indovinello, probabilmente così nel manoscritto è indicata la ū.
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Consonantismo. Le fricative e le affricate: la c lettone viene trascritta per lo più tʒ (wetzaich = vecais, lett. standard vecais «il vecchio»); si trova anche ts (līts = lec «vola») e una volta dz (dzīma = ciema «del cortile»); dz è trascritta più spesso ds (idser i = iz-deri «seminare», pabādis = pazadis «avendo rubato», kādads = kā daudz «quanto»), ma ziti = dziti «spingere, cacciare»; z – s (ar sirgu = zirgu «con il cavallo»), š – sch (sadegschi = sadeguši «bruciati»), ma si trovano anche altre trascrizioni, per esempio: wirchus = veršus (lett. standard vērsus), č – cz (czijsti = cīsti, lett. standard tīri «puliti»), ž – la ž della grafia lituana (bjāž = sēž 3ª pers. pres. «siede», laužī = laužī, lett. standard lauzīs «persone»), ma si trova anche sch (koasch = kuož «morde»). La lettera β indica s: isch krābnis (= iz krānes, lett. standard krāni «nel forno, nel fornello»), βaubas lapas (= foglia secca «foglie secche»), es eβu (= esu, lett. standard esmu, «sono»); tuttavia, l’uso è incoerente: cfr. is gaisa (= iz gaisa, lett. standard gaisā «nell’aria») e gaβas (gais, lett. standard gais e laiks «aria»). Talvolta la stessa lettera indica anche z: pabādis (pazadis «avendo rubato»), uβ¹⁵ to lauk (uz tuo lauk «in quel campo»); si tratta però di casi rari.
I gruppi consonantici storici con j: il gruppo *nj si riflette piuttosto come ng: is ta undi = iz tā ūnda «nell’acqua», winga = vina «in»; le altre consonanti palatalizzate lettoni sono trascritte come nell’odierno lituano, indicando la palatalizzazione con la lettera i: nedęlo = nedu (Plāks 1927: 69), lett. standard nedēļu «settimane», plauti = plauti, lett. standard pļaut «falciare», gallu = gaļu «carne», kiucchis = ķaušis, lett. standard ola «uovo», kiozi = kūci, lett. koci «cesto». Nella parola wurschzu (= gen. pl. vuršķu, nom. vuršķis «scatola») la k lettone in fine di radice è probabilmente pronunciata in modo simile a c. Per quanto riguarda i casi di l palatalizzata < ļ, non vi è piena coerenza: per esempio, tiā lauzi = tie laužī «quelle persone»; in un’altra frase vi sono tre posizioni in cui ci si aspetterebbe ļ palatalizzata, ma proprio nella parola ļauzi la palatalizzazione non è indicata: Es eβu ar tes ļauzis tiā pakalla par plaβam ib gradu i žjāβ. «Sono passato con quelle persone là (?) dietro attraverso i prati, verso la segale». La palatalizzazione delle consonanti è una delle questioni più interessanti nello sviluppo della parlata dei Kurši; per una trattazione più ampia, si veda la sezione «Caratteristiche fonetiche del dialetto».
La consonante j è di norma scritta j (jau, kajas = kājas «gambe»), ma tra vocali si trova anche g: satsegu = saciju, lett. standard saciju «dico», pagings = pakajings «tranquillo, gentile», mazis = mācijs, lett. standard mācījis «avrà studiato».
I casi di assimilazione sono di solito trascritti foneticamente: snikłi = snigti, aukti = augti, laps = labs, jodsch = juo dž e così via. Si trovano però anche casi di grafia morfologica, per esempio tads = tāds «tale», e forme errate: pudneni = den. putneni (lett. standard putni «uccelli»).
13 Si veda «Caratteristiche lessicali».
14 Questo caso potrebbe riflettere una caratteristica fonetica; cfr. fiedat «canta», firdi 2ª pers. pres. «senti» (Bezenberger 1888: 37).
15 Probabilmente andrebbe considerato un segno fonetico; si veda oltre.
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Le preposizioni talvolta si scrivono unite: ista = is tā (lett. iz tā), kaduds = kā daudz «quanto (molto)», nußirds = nu(o) sirds, lett. standard no sirds «dal cuore», jodsch = juo dižs, lett. standard lielāks «più grande».
PARTICOLARITÀ FONETICHE DELLE DESINENZE
Nella scheda del dialetto nidico dell’atlante di Wenker, compilata con caratteri tedeschi non adatti alle lingue baltiche, osserviamo gli sforzi di un insegnante non madrelingua per rappresentare il sistema fonetico del testo udito; ciò consente di riconoscere alcune (ma certamente non tutte) le caratteristiche della lingua corsa dell’epoca. Alcune sono ereditate dai dialetti della Curlandia, ma qui troviamo elementi di diverse varietà locali, perciò il titolo della sezione è convenzionale e si applica alla lingua dei curonici come geoletto del lettone.
Riduzione delle desinenze. La lingua contemporanea dei curonici è caratterizzata da una riduzione delle desinenze molto avanzata. Tuttavia, i materiali di questa fonte mostrano che nella seconda metà del XIX secolo la maggior parte delle desinenze era ancora relativamente ben distinguibile, benché quelle lunghe si fossero probabilmente abbreviate già da tempo. In molti casi, la grafia delle desinenze permette ancora di distinguere le forme dei casi:
Kas tur mane kozi ar galiu pabdis? = kas tur mana koči ar galu pazdis?, lett. standarde kas tur (ir) man koči (grozu) ar galu pazdis?; «chi mi ha rubato il mio cestino con la carne, cioè chi […] ha rubato»; wing16 tur tas dranas par sawa mati gatawas schti = vina tur tas dranas par sava mati gatavas šūti, lett. standarde vina tur tās drānas priekš savas mates gatavas šūt (vina ir jaužus) «lei tiene quei vestiti pronti da cucire per sua madre»; ar to wendamo = lepli (ar tuo vendamo lepi), lett. ar to vārāmo karoti «con il cucchiaio da cucina» ecc.
La grafia diversa della stessa desinenza mostra che, a causa della riduzione, le vocali non si distinguono sempre chiaramente: accusativo singolare mane kozi (= mana koči), cfr. lettone standard manu grozu; accusativo tewe / tewi (= tevi), participio attivo passato nominativo plurale ebam pawargusch (= pavarguši) / (e) sadagusch, vocativo singolare be(ž)dzān (be(ž)dzāne) / mišaisch waikili (= mielai vaikeli). Tuttavia, i casi di questo tipo sono relativamente pochi. Le varianti riscontrabili nella notazione delle desinenze sono legate anche ad altri mutamenti fonetici (l’allargamento delle vocali) e, talvolta, a errori grammaticali: kad tu wing but pasnis (= kad tu winu būt(u) paznis) «se tu lo avessi conosciuto».
La riduzione delle desinenze nella lingua dei curonici fu notata anche da A. Bezzenberger, il quale afferma che al posto delle a e delle u atone udiva una e ridotta, ma che prima di essa le consonanti non si palatalizzano: galdē «del tavolo», mane meit (mana meita) e così via (Bezzenberger 1888: 24–25). Anche J. Plakis parla delle desinenze abbreviate.
16 La desinenza è probabilmente un errore.
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(Plāks 1927: 17). Nella lingua dei curonici la vocale finale a non viene eliminata se si formano nessi consonantici come s+s, z+s, sn+s e simili. Nella scheda un esempio di questo tipo è gaibas, lettone standard gaiss «aria», cfr. svēss, lettone standard svess «estraneo», tiesnas, lettone standard taisns «dritto» e altri (Plāks 1927: 83, 86).
I testi scritti in lingua dei curonici della seconda metà del XX secolo mostrano che la riduzione delle desinenze è molto marcata e provoca la neutralizzazione delle forme dei casi: Kad tie zvejes par labes savumes jua duag āspelni, tap piges cēpe [...] (Pietsch 1983: 116 (= kad tie zveji par labis savumis juo daug āspelņa, tapa pīragi cēpi), lett. kad tie zveji par labiem savumiem (lomi) vairāk nopelna, tika pīragi cepi «quando quei pescatori ricavavano molto (dalle) buone catture, si facevano (venivano) cuocere focacce». Per maggiori dettagli sulla neutralizzazione delle desinenze nella lingua dei curonici del XX secolo e sul disgregarsi del sistema di declinazione, si veda Ivanauskas, Kisiliūnaitė 2015.
Abbreviamento delle vocali atone. L’abbreviamento delle vocali atone nelle forme non finali è stato rilevato da tutti gli studiosi della lingua dei curonici (Plāks 1927: 17; Bezenberger 1888: 24–26), ma nella scheda di Wenker questa caratteristica è illustrata soltanto dai casi che si manifestano nella grafia, vale a dire le geminate consonantiche. È particolarmente evidente l’abbreviamento delle vocali nei suffissi verbali: darete (= dareti, lett. standard darīt «fare»), gaideti (= gaideti / gaidīt lett. standard gaidīt «aspettare»).
Allargamento delle vocali. Nella lingua dei curonici le vocali brevi i e u si allargano in posizione atona, ma nella scheda ciò è rappresentato in modo incoerente: darete (= daryti, lett. standard darīt «fare»), wīno (= vienu «uno»), nedares (= nedaris, lett. standard nedarīs «non farà»), priekš schiescho niedelo niers (= priekš šešu nedēļu nirš, lett. standard pirms sešām nedēļām miris «morto sei settimane fa»), āmeguš (= iemiguši «addormentati»), ei und stawe (= ej un stāvi «vai e sta’ in piedi»), pulātis¹⁷ (= palicis «rimasto»; wiņa [...] pasi (= viņi pasi), jumies = jumes < jumis «voi», ma snkti «nevicare», eβ turu dikti saukti (= es turu dikti saukti, lett. standard man ir dikti jāsauc) «devo gridare forte» e così via. In altre fonti scritte in lingua dei curonici questa caratteristica (se si escludono le desinenze, nelle quali il segno e può indicare la riduzione della desinenza) si manifesta soltanto in determinati casi, per esempio nelle forme della particella si / se e nel suffisso verbale -inat (lett. standard -ināt): ziema saserinkas (= ziemā sasirinas, lett. standard ziemā salasījās «d’inverno si riunivano»); iemācēne (= iemācī-nati, lett. standard iemācīt «insegnare») (Pietsch 1983: 82). Va notato che finora gli studiosi della lingua dei curonici, fatta eccezione per Christliebe El Moghabel (Moghabel 1993: 66, 68), hanno dedicato poca attenzione a questa caratteristica e non l’hanno affrontata in un’analisi specifica¹⁸.
Restringimento vocalico. Un’altra caratteristica marcata, osservata da quasi tutti: la e stretta in posizione atona, soprattutto dopo le sonoranti, si innalza verso i (Bezenberger 1888: 33,
17 Nel supplemento, la nota è «laida».
18 Nello studio di J. Plāks, il passaggio dei suffissi -īt e -ināt a -ēt e -enāt è menzionato nella sezione di grammatica (Plāks 1927: 33).
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34; Plāķis 1927: 16; Endzelīns 1931: 574). Nella scheda di Wenker casi simili sono spesso annotati con la lettera i: acc. sg. uglis = uogles, iš krãnis = iš krãnes, la. b. k. krãsni, ta ugnī (= tā ugne); forse a causa di questa caratteristica il suffisso *-el(ia)s / -ele è passato a -ils: mergìls, vaikìls, stiklìs; cfr. anche sīgīles < lett. Ziegel, mentìlis < lett. Mantel (Bezenberger 1888: 33–34).
Dittongazione. Nel dialetto dei kursenieki non è regolare e, per l’influenza dei dialetti lituani, si riscontra più spesso nelle parole comuni: vielu, la. b. k. vēlu ‘tardi’; viel ‘di nuovo’ ecc. (Plāķis 1927: 16). Nella scheda di Wenker questa caratteristica è attestata soltanto nella parola tie, lett. te ‘là’ (Plāķis, ibid.), mentre wel = vēl ‘di nuovo’.
Esiti dei dittonghi. Monottongazione. Sono stati riscontrati soltanto un paio di casi di ie atono, trascritto come i (schadin = šuodin ‘oggi’, ti < tie ‘là’) e come e (ar tes laũzis = ar ties laužis, cfr. lett. b. k. ar tiem laudim, dove l’istr. del pronome tie è ties (Plāķis 1927: 27), cfr. «Caratteristiche morfologiche»). Tuttavia, questi dati non bastano a stabilire se tale monottongazione fosse regolare. Nel dialetto documentato successivamente, la monottongazione di ie atono è piuttosto frequente (Mogharbel 1993: 8519). Come negli altri dialetti lettoni, i proclitici preposizionali si monottongano spontaneamente: nubīdis = nu sirds, lett. b. k. no sirds ‘dal cuore’.
Un altro caso di monottongazione osservabile nel dialetto è l’avvicinamento di ei alla sua realizzazione più chiusa 20, che oggi talvolta viene trascritta con la lettera lituana ė: grēt < greit <‘rapidamente’, mēte < meita ‘ragazza’, vēds < veids ‘viso’, rēz < reiz ‘una volta’ e simili (Pietsch 1991: 126, 142, 261; Mogharbel 1991: 72), ma nella scheda di Wenker questa caratteristica non compare: grait ‘rapidamente’.
La caratteristica combinazione uv, tipica dei dialetti di Kurzeme, compare nella parola uv dui (lett. b. k. divi) ‘due’, ma in questa fonte non si trovano parole esemplificative come ‘pesce’ e ‘fondo’; cfr.: zuve (lett. b. k. zivs ‘pesce’), dubens (lett. b. k. dibens ‘fondo’), suvens (lett. b. k. sivēns ‘maiale’) (Plāķis 1927: 16; Ābele 1927: 119).
Palatalizzazione delle consonanti. Gli studiosi della lingua dei kursenieki sottolineano che la palatalizzazione della consonante l è irregolare: nelle parole laužī, pak ju veniva spesso pronunciata anche una l non palatalizzata (Bezenberger 1888: 38; Plāķis 1927: 17); pertanto, la «coerenza ortografica» da noi osservata in ar tes laužis nella scheda di Wenker probabilmente non è un errore. Endzelīns lo aveva già notato nel periodo tra le due guerre (Endzelīns 1931: 574), e l’autrice, dopo aver esaminato il parlato attuale degli informatori, può confermare che nella fase tarda della lingua l’opposizione tra l e l è neutralizzata in tutte le posizioni a favore della alveolare (probabilmente per influenza del tedesco); in casi come valoda, lēt e laužī è difficile distinguere la palatalizzazione a orecchio. Il materiale della scheda di Wenker consente di osservare che nel XIX secolo la palatalizzazione della consonante l davanti a i storico, tuttavia
19 Non è opportuno collegare la preposizione pi < pie alla monottongazione regolare, poiché questa forma è usata in molti dialetti lettoni nei quali non si verifica una monottongazione regolare (Endzelīns 1951: 679).
20 Ši ypatybė būdinga Ventspilio apylinkių tarmėms (Šmite 1928: 116).
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era eccezionale, nonostante i tentativi di segnalarla. Alcune trascrizioni, tuttavia, suscitano varie questioni: per esempio, nella locuzione able koki ‘Apfelbaum’ si tratta di una l palatalizzata oppure di una desinenza articolatoriamente ridotta, che probabilmente perde la propria funzione per la fusione di due parole in una sola secondo il modello derivazionale tedesco? Se però seguiamo lo sviluppo di l vocalica e della combinazione l dalle prime fonti scritte fino ai giorni nostri, potremmo ipotizzare una progressiva neutralizzazione di questi fonemi dovuta all’influenza del tedesco21.
Nors J. Plakis rašo tik apie veiksmažodžių kamiengalį (Plākis 1927: 32), tačiau ir vardžodžiai, kurių kamienas baigiasi istoriniais bi, pi, rods, jau XIX a. nebuvo jų išsaugoję – kortelėje tai liudija žepu = ziepu, la. b. k. ziepu ‘muilo’.
Qui vale la pena notare anche un’altra particolarità: nelle schede di Wenker j ricorreva anche in altre posizioni come segno di palatalizzazione (priækš [...] schiešo niedelo mieres (prieš [...] šešu nedėlu miris); jumies = jumes < jumis ‘voi’, tos kiauschis ‘uova’). Questa grafia potrebbe indicare che le consonanti si palatalizzano anche prima delle vocali anteriori, ossia che si verifica una palatalizzazione «lituana». Anche questo fenomeno probabilmente progrediva in funzione del contatto del parlante con la lingua lituana (soprattutto se le madri erano lituane).
Effetto delle consonanti palatalizzate, j e della j storica sul vocalismo successivo: le vocali a e o in fine di parola dopo j, l, n sono trascritte nella scheda come e, talvolta persino come i. Ciò probabilmente riflette la pronuncia: ista auksta udina (iz tā aukstā ūdena), la. iz tā auksta ūdena / tajā aukstā ūdenī ‘in quell’acqua fredda’, darė = darja, la. b. k. darja ‘faceva’, bij = bija ‘era’, pargjem = pargjam, la. b. k. pargjam ‘ritornammo’, cfr. lituano žem. turje (turėjo), peile (peilio).
Le desinenze delle forme determinate al nom. sg. presentano regolarmente -aiš: mielaisch = mielais, lett. b. k. mīlais ‘il caro’, brunaisch = brūnais, lett. b. k. brūnais ‘il bruno’, tas labaisch wetwaisch wers = tas labais, vecais vīrs, lett. b. k. tas labais, vecais vīrs ‘quell’uomo buono e vecchio’. Questa caratteristica del dialetto è rimasta fino ai giorni nostri; J. Plakis la collega all’influenza della j sulla sillaba seguente (vējš, zvejš); nella lingua dei kursenieki essa si manifesta anche con l’accento: -āj > -aiš, -ēj > -īš (plavš ‘soffietto’ e simili) (Plākis 1927: 17).
Inserzione vocalica. Nel dialetto di Nida le vocali vengono inserite nelle posizioni TR e SR prima di una desinenza di parola a vocale zero; se però la sillaba seguente contiene una vocale, non avviene alcuna inserzione (nom. tīkls ‘rete’, ma gen. tīkla) (si veda più ampiamente Kiseliūnaitė 2005). Nella scheda di Wenker questa caratteristica è attestata nella parola agirs = agrs, il suo āgrirs (= juo agri, lett. b. k. agrāk ‘prima’). Un altro tipo di inserzione vocalica, l’anaptissi (inserimento di vocali dopo i dittonghi), è una caratteristica descritta ampiamente da A. Bezenberger
21 Ch. El Mogharbel (1993: 32) scrive che la palatalizzazione della consonante l varia a seconda dell’età degli informatori.
22 Il diacritico sopra la a è probabilmente un errore.
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(Bezenberger 188: 28–29), attestato nella parola pi smertšes = pi smerčes23 < lett. sl. smerties / smerčio «della morte». Alla scomparsa dell’anaptissi dopo mezzo secolo accenna]. Plakis (Plāķis 1927: 15, 23).
Caduta di consonanti. Le consonanti v, n vengono omesse dopo le vocali dittongali. Questa caratteristica si manifesta regolarmente nella lingua dei curoniani ed è propria di quasi tutto il dialetto medio lettone; tuttavia, nel testo analizzato è stato riscontrato un solo esempio: mels (lettone standard melns) «nero»; cfr. in altre fonti: vēls, lettone standard velns «diavolo» (Pietsch 1991: 291), cilēks, lettone standard cilvēks «persona», ciris, lettone standard cirvis «ascia», gala, lettone standard galva «testa», tēs lettone standard tēvs «padre» e così via (Bezenberger 1888: 39; Plāķis 1927: 17).
CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE
Le frasi riportate nella scheda di Wenker non sono impeccabili dal punto di vista grammaticale, ma riflettono alcune caratteristiche morfologiche della lingua dei curoniani descritte in altri studi.
Sostantivi e aggettivi. Si sono conservate le forme strumentali plurali maschili degli antichi temi in o: ar sarkanis abolenis, lettone standard ar sarkaniem āboliem «con mele rosse», ar tes (= ties) laužis, lettone standard ar tiem ļaudīm «con quelle persone». Forme simili sono usate regolarmente anche nel XX secolo (Plāķis 1927: 21–23; Mohrbel 1993: 127), ma negli attuali dialetti della Curlandia sudoccidentale sono più spesso sostituite dalle forme della lingua standard (Ozola 2007: 383).
Nella lingua dei curoniani, i sostantivi a tema i sono passati al tema ē. Nella scheda troviamo esempi come: isch krabnis = da krānes, lettone standard gen. krāsns «del forno»; ta ugni = tā ugne, lettone standard tā uguns «quel fuoco»; bi bales = senza sāles, lettone standard bez sāls «senza sale»; nufridis = nu(o) sirdes, lettone standard no sirds «dal cuore»; tur [...] dewines govas = tur devinas guves, lettone standard acc. pl. devinas guovis «ha nove mucche». In alcuni casi è difficile stabilirlo sulla base di questa regola, perché le e e i atoni sono spesso confusi (tas piktas soais = tās piktas zuos, lettone standard tās piktas zos «quelle oche cattive»); tuttavia, altre fonti dell’epoca forniscono prove sufficienti, cfr. ause, aze, awe, smilte, suwe e altri (Bezenberger 1888: 65).
Con valore locativo (inessivo e illativo, cfr. lettone standard mežā dzīvot e mežā braukt), si usano costruzioni con preposizione is / iš + gen.: is gais (lettone standard gais) «nell’aria», is ledus (lettone standard ledū «nel ghiaccio», iβ graudu (lettone standard graudos «latte acido», «nel latte acido»), isch krānis (lettone standard krāsnī «nel forno»), i mušu dārž buduati (lettone standard mūsu dārzā būvet «costruire nel nostro giardino») e così via. Il locativo è usato
23 smērīs, -ča (Plāķis 1927: 81).
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più raramente: con valore inessivo, gulėjo […] jau gulta (lettone standard gulēja gultā «giaceva nel letto»); in forme avverbializzate: apakša (lettone standard apakšā «in basso»). Sulla concorrenza tra locativo e costruzioni preposizionali, si veda anche Bezenberger 1888: 48–49. Con il rafforzarsi dell’influsso tedesco nel XX secolo, le forme analitiche si sono diffuse ulteriormente.
Si usano forme analitiche dei gradi degli aggettivi con juo: tu turi […] judis but (= juo džis, lettone standard lielaks «più grande»), mužu kalni […] daug jo didži (lettone standard lielāki «più grandi»). Si formano analogamente anche avverbi di grado comparativo: tu wari jo āgri pis maju īt, lettone standard tu vari agrāk mājās iet «puoi andare a casa prima». Forme di questo tipo sono documentate anche nei dialetti della Curlandia (Ozola 2007: 387). Il superlativo compare solo in una costruzione con sostantivo che svolge funzione avverbiale: Tu ebi schadin wibu daugumu mazis = tu esi šuden visu daugumu mažis, lettone standard tu esi šoden visvairāk mažies «oggi hai imparato di più».
Il numerale du presenta due forme flesse di numero: grib du (acc.) pius jaunus namus […] budavai, cfr. lettone standard grib divas skaitas mājas būvēt, «vuole costruire due belle case»; i sostantivi che lo accompagnano, però, sono al plurale²⁴. Si riscontra una forma contaminata del numerale «quattro»: gen. tschēturi (= čet(u)ru, Plāķis 1927: 29 nom. četri, lettone četri, cfr. lituano keturi); la trascrizione della desinenza ridotta può riflettere la r palatalizzata, ancora udita da A. Bezenberger (Bezenberger 1888: 38; Plāķis 1927: 17). Nella lingua dei curoniani, le forme dei numerali da 12 a 19 sono state mutuate dal lituano; nella scheda se ne trova un solo esempio: dewika «dodici», vedi «Caratteristiche lessicali».
Tarmė būdingos įvardžių linksnių formos: ac. ir dat. pl. munis, jumis (Plāķis 1927: 26) kortelėje liudijamos pavyzdžiais: nepamanu jumis (la. b. k. ak. jūs) ‘nesuprantu jus (jūs)’, wintsch numis (= mumis) nepamane ‘jis mus (mūsų) nesupranta’, ųmumis gaideti (uz mumis gaiditi), la. b. k. mūs gaidīt ‘mus (mūsų) laukti’, kurias J. Plāķis laiko perimtas iš vakarų žemaičių (Plāķis 1927: 26)²⁵. Tačiau kortelėje yra formų, nesutampančių su J. Plāķio nurodytomis: instr. ar jums (plg. instr. jumis Plāķis 1927: 26), suns tewi nieka nedares (tev – Plāķis 1927: 26), la. b. k. suns te nekā nedarīs. Kitos vienaskaitos formos yra tokios kaip la. b. k.: kasch tewi (la. b. k. kož tevi) ‘kanda tave’, ar tewi (la. b. k. ar tevi) ‘su tavimi’, par mani (la. b. k. par mani) ‘dėl manęs, man’.
I pronomi possessivi sono usati in forma invariabile: Mana mīlalis waiki; us manna galdu; sati twa mājai. Forme simili sono documentate anche nel sudovest
24 J. Plāķis nurodo ac. dui sievu, bet nekmentuoja (Plāķis 1927: 29). Tokią daiktavardžių dviskaitos formą galėtų atsirasti dėl kaimynų lietuvių tarmių įtakos, tačiau iki šiol daugiau pavyzdžių neteko užfiksuoti.
25 J. Endzelīns indica che in Curlandia le forme jumis, mumis erano usate con valore dativale (Endzelīns 1951: 514).
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Kuržemėje, kalbininkai linkę laikyti jas lietuvių kalbos įtaka (Ozola 2007: 387). Pasitaikė, kad dėl vokiečio originalo įtakos savybiniai įvardžiai mano, tavo vartojami vietoje savybinio savo: saki tawa maβai (la. b. k. saki sawai maša ‘sakyk savo seseriai’), tačiau ne visada: par sawa mati ‘savo motinai’, wing gribejə sawo mait (= meitai) satse (= saci), la. b. k. viņa gribējə savai meitai sacīt ‘ji norėjo savo dukteriai sakyti’. Įvardis viņš, viņa vartojamas ir asmenims, ir neasmenims reikšti: Tas sniegs[...], wintsch satrips (la. b. k. tas sniegs[...] tas iskusis) ‘tas sniegas [...] jis ištirpęs’.
Verbi. Struttura.
La forma dell’infinito nella scheda di Wenker varia: -ti // -t (snikt ‘nevicare’, saswiri ‘bollire’, cioè venire a ebollizione’, satse = saci, lett. st. sācīt ‘dire’, darete = dareti, lett. st. darīt ‘fare’, ma stawed = stāvet, lett. st. stāvēt ‘stare in piedi’, iat = iet ‘andare’; la variazione si riscontra persino nella stessa frase: isderi, tu turi [...] aukti ir jodisch but = izderi, augti, būt ‘bere, crescere, essere’, e analogamente suti = šūti ‘cucire’ e pataisit = pataisit ‘riparare, fare’ ecc. Le forme varianti sono in uso ancora oggi. J. Plakis ricostruisce ovunque la forma in -ti (Plāķis 1927: 37), mentre Ch. E. Mogherl considera le forme in -i una variante facoltativa rara (Mogherl 1993: 159).
Nel gruppo dei verbi atematici ieti ‘andare’ presenta una forma continuata di 2ª pers. sing. del presente: kur tu iētti, cfr. iēti accanto a ēji (Plāķis 1927:31); potrebbe derivare anche dai dialetti livonici della Curlandia, mentre la sua stabilizzazione potrebbe essere stata favorita dall’influenza dei dialetti samogiti occidentali lituani (si veda anche Kiseliūnaitė 1998: 130). È conservata nell’antico significato anche la forma di 1ª pers. plur. del presente pagajem = pāgājam ‘siamo tornati’, cfr. lett. st. atnācām.
La struttura del presente e dell’imperfetto singolare dei verbi senza suffisso non si discosta in genere dal lettone standard o dai dialetti della Curlandia: id = ed ‘mangia’, liats = liec ‘metti’, lāts = lec ‘corre, vola’, koasch = kuož ‘morde’, eβi = esi ‘sei’. Si riscontra tuttavia anche una struttura diversa: virti ha una forma del presente con tema in da: ar to werda-mo = leppili = ar tuo verdamo lepil, lett. st. ar vāramo kari ‘con il cucchiaio da cucina che bolle’, la stessa forma è attestata da A. Bezzenberger e J. Plakis (Bezzenberger 188: 83; Plāķis 1927: 32) ed è in uso ancora oggi.
Non è chiaro se, per influsso del testo tedesco, nella frase 11 sia stata impiegata la forma del presente siš²⁶ con valore di futuro (cfr. lett. st. sītu ‘colpirò, colpirai’); potrebbe tuttavia trattarsi anche di una forma di futuro in cui dopo t non viene inserita una vocale, come in lettone (sišu), ma la fine della radice si fonde con il suffisso, come in lituano²⁷: Es scha tewe tuiu ar to werdamo = leppili (= es sišu tevi tuju ar tuo verdamo-lepili), cfr. ted. ich schlage Dich gleich mit dem Kochlöffel. Il fatto che il traduttore potesse anche non copiare la grammatica tedesca è dimostrato dalla traduzione al futuro, nella frase 39, del ted. Hund thut Dir nichts
26
Šis veiksmažodis turi ia kamieno præs. formą, žr. Kiseliūnaitė 1998: 133.
27
Ch. El Mogherl tokias formas laikė reta išimtimi (Mogherl 1993: 174), tačiau autorės pastebėjimu, dabartinių kuršininkų kalboje jos nėra retenybė.
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con la forma sns tevi nieka nedres (tevi nieka nedaris, lett. st. tev neka nedaris) ‘il cane non ti farà nulla’.
Nella lingua dei curoniani, come in parte dei dialetti lettoni, si usavano forme del passato con tema in ē28 (per maggiori dettagli, cfr. Kiseliūnaitė 1998: 136–138). Tuttavia, a quanto pare, già prima della migrazione alla Penisola dei Curi era in corso il loro passaggio al tema in ā, poiché soltanto la palatalizzazione ormai debole e l’uso sporadico delle forme di 3ª persona attestano tracce della struttura antica. Nella scheda di Wenker si può ipotizzare che essa sia attestata in nazi = nāce, lett. st. nāca ‘venne’.
Le vocali di tutti i verbi con prefisso sono brevi, mentre i prefissi -eti < -ēt e -iti < -īt non sono coniugati, ma ciò si verifica soprattutto nelle forme del passato (saci-ju, turiju, gribju, net runaju // runju – Plāķis 1927: 34). Nelle frasi di Wenker le forme prefissate del passato sono poche. La grafia variabile di sacit (lett. st. sacīt) ‘dire’ indica che l’origine del fenomeno potrebbe essere fonetica (in direzione dell’innalzamento): es wingu satse un wingu satse, wing gribēja savo maita satseta = es ūnu (ūnai) sacēju un(d) ūna sacēja, ūna gribēja savo maita (meitai) sacīt (lett. st. es ūnai saciju un ūna sacīja, (ka) ūna gribēja savai meitai sacīt ‘io le dissi, e lei disse (che) voleva parlare a sua figlia’; ma pažakes pažazija = pasakas pasacija, lett. st. pasakas pasacīja ‘raccontò delle fiabe’; mazigis = māci(j)e(s), lett. st. mācī-jes ‘imparava’ wintsch darie = viņš darīja, lett. st. viņš darīja ‘lui faceva’; gribēja = gribēja, lett. st. gribēja ‘voleva’.
Poiché nei verbi con tema in i (turet, lett. st. turēt) nelle forme di 2ª pers. plur. possono riflettersi l’innalzamento di i o una palatalizzazione attenuata, negli esempi della scheda si possono forse ravvisare in questi casi esiti delle desinenze in i o -ia: newaret, turret < *varīt / varīt, *turit / turīt cfr. lett. st. nevarat, turat. Poiché nei dialetti della Curlandia le tracce dei temi in i sono sopravvissute fino al XX secolo (Endzelīns 1951: 790–800), è probabile che alcuni loro esiti fossero presenti anche nella lingua dei curoniani, benché siano rapidamente scomparsi a causa dei contatti con il dialetto samogitico occidentale, soprattutto nei vocaboli di origine comune.
Nella scheda di Wenker è attestata una forma di futuro, 1ª pers. plur., in -am: ėbam (iesam, lett. st. iesim) ‘andremo’; forme di questo tipo sono usate regolarmente anche nella lingua odierna, benché J. Plāķis affermi di aver sentito anche forme in -i- (Plāķis 1927: 34).
I verbi prefissati collocano la particella riflessiva dopo il prefisso; talvolta se ne usano due (Plāķis 1927: 36). Nella lingua dei curoniani la forma della particella riflessiva dopo il prefisso varia: si usa più spesso sa e un po’ meno spesso si. Nella scheda di Wenker sono attestate le seguenti forme riflessive: sasviti = sasvirti / sasvirti, lett. st. užvārīties ‘venire a ebollizione’, parsķerjes = parskrējis, lett. st. par daudz skrejis ‘avendo corso troppo’, mazigis29 = mācij(e)s, lett. st. mācījies ‘avendo imparato’.
28 Daugiau apie ē kamieno pėdsakus Kuržemėje žr. Ābele 1928: 136; Ozola 2007: 389.
29 Questa forma del participio non è molto chiara; in base al significato dovrebbe essere riflessiva.
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Formų daryba. Kadangi kūrinių tarmeje nebuvo vartojamos dėtyvo formos (Endzelīns 1931: 574; Bezenberger 1888: 88), jo funkciją atlieka analitinės formos su veiksmažodžiu turēt ‘turėti, reikėti’: turr tas dānas par sava mati šuti = tur tās dānas par sava mati šūti, la. b. k. (viņai ir apgērbs savai mātei jāšuj ‘ji turi tuos drabužius savo motinai siūti’; tu turri dar bischki aukti = tu turi dar biški augti, la. b. k. tev vēl biški (drusku) jāaug ‘tu turi dar truputį (pa)augti’. Kitų analitinių formų (su vaizdeli = la. b. k. vajadzēt ar lietuvišku reikia, pavyzdžiui, reik zvejoti30) Wenkėrio kortelėje nepasteikė. Formos su tureti paplitusios ir Šventosios latvių kalboje, fiksuojamos ir vakarų Kuršėje bei ten sukūtoje XVII a. raštijoje (Ozola 2009). Tačiau veiksmažodis turet vartosena tuo neapsiriboja – kaip pagalbinis veiksmažodis jis tarnauja sudėtinėms formoms sudaryti, kurios dažniausiai nukopijuojamos iš originalo vokiečių sakinio (žr. toliau).
Į. Plāks fornisce molti esempi che mostrano come i parlanti utilizzino forme del congiuntivo «lituanizzate», cioè con alternanza: es būčiau, tu būtum ecc. (Plāks 1927: 34). Il 2 cond. sg. trovato nella scheda non lo conferma: Kad tu winga but pasinis, buti zitadi nazis und but stawis ar winga labi. Nell’opera di A. Bezenberger dello stesso periodo si afferma che allora le forme del congiuntivo lituane e lettoni erano in competizione (Bezenberger 1888: 96, 97); il ruolo della lingua lituana nelle desinenze del congiuntivo andava dunque rafforzandosi.
Benché nella lingua dei parlanti si usassero varie forme verbali non composte, nel testo di Wenker quasi tutti i participi compaiono in forme composte, di norma riproducendo la costruzione della frase tedesca31: ir ar zirgu is ledus ākritis ir sta aukta undi kritis = ir ar zirgu is ledus iekritis un (un) is tā aukta und(a) kritis, la. b. k. ir ar zirgu ledū iekritis (ielūzis) un (aukstajā ūdenī) (ie)kritis ‘è caduto nel ghiaccio con il cavallo ed è caduto in quell’acqua fredda’. Analogamente: ir [...] mēres, ir [...] sadaguschi, ebu [...] parsiskrejs, ebu [...] bijis, ebi [...] magis, turr [...] pabads, ir [...] pulūzis ale sho it ir wintsch satris, neturat raduschi, turr [...] adaduschu, ebu [...] ijājis. Il verbo turet svolge la funzione di ausiliare nelle forme composte corrispondenti; queste sono prevedibili come calchi dal tedesco (Wer hat mir meinen Korb mit Fleisch gestohlen? kas turr mane kozi ar gallu pabads? = kas tur mana koci ar gaļu pazadis?, lett. ‘chi ha il mio cesto con la carne rubato’, cioè ‘chi ha rubato il mio cesto con la carne’); analogamente habt ihr [...] gefunden: wa jus neturat [...] raduschi = neturat [...] radūši? ‘non avete [...] trovato?’, cioè ‘non avete trovato [...]’). Anche nel lettone contemporaneo in questa situazione si usano forme composte
30 Cfr. Plāks 1927: 35.
31 Per maggiori dettagli, cfr. «Caratteristiche sintattiche».
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forme, ma con l’ausiliare būt. Quanto vi sia qui di influenza tedesca e quanto essa sia antica è un’altra questione.
Sembra che siano pochi i casi in cui il participio sia usato in una forma composta secondo la tradizione delle lingue baltiche, cioè mantenendo la correlazione di tempo o modalità tra l’ausiliare e il verbo principale: but pasinis = būtų pazinis ‘avresti conosciuto’, butu drėchali pastelajusch = butu drėli pastelajuši ‘avrebbero assunto un klējs’, ėjam pawargusch = esam pavarguši ‘siamo stanchi’, bija [...] įmegusch = bija [...] įmegúši ‘si erano addormentati’.
È stata trovata una sola forma participiale con funzione attributiva: prt. praes. act. instr. sg. ar werdamo lepli ‘con un cucchiaio di quelli che stanno cuocendo’.
Prieveiksmiai. Dalis prieveiksmių pavarti įprastai: apkarti (Plāks 1927: 47 apkārt) ‘aplink’, bischi = biški, la. tarm. biški, biškin ‘truputį’, zitai = citādi ‘kitaip’, labi ‘gerai’, wacker ‘vakar’, scho rit = šuorit, la. b. k. šorīt ‘šįryt’ ir kt.
Sono state registrate forme e lessemi dialettali caratteristici della Curlandia: ne mag = nemag, la. b. k. nemaz ‘nemaz’, nu ‘ancora’³², gana ‘abbastanza’, dikti ‘fortemente’ < ted. dicht, la. b. k. loti, stipri, aukstum = augšum, la. b. k. augšā ‘in alto’ (ME I 218).
Kortelėje galima rasti prieveiksmių („įpėnėjus veidojums“ – Plāks 1927: 38), kuriuos kuršininkai sudarė savitai: šāmi = žemu ‘žemai’ (žr. „Leksikos ypatybės“). Prieveiksmio daug / dauz formos kortelės sakiniuose įvairuoja (EH I 310): pardau ‘per daug’, wißu daudum ‘daugiausiai’, bet kadudus = kā daud ‘kiek’ (žr. „Leksikos ypatybės“). Kuršininkų kalboje prieveiksmio daug laipsnių formose nėra latviams įprastos leksemos vairāk, visvairāk, čia, kaip ir būdvardžiuose, vartojamos analitinės formos su juo ir visu. J. Plāks laiko latviška ir prieveiksmio formą ciec ‘kiek’ (Plāks 1927: 38; ME I 392 tik iš raštų).
Si riscontrano avverbi e costruzioni ricalcati dal lituano (cfr. «Caratteristiche lessicali»). È attestato una volta il germanismo fasti, che andrebbe considerato occasionale, non avendo trovato riscontro nella locuzione fest am schlafen ‘dormire profondamente, di sasso’, benché nella lingua dei kuršinieki ciets con la parola miegs sia tuttora in uso.
Preposizioni sono usate in modo solo parzialmente coincidente con il lettone contemporaneo o con l’uso tradizionale nei dialetti: ar sigu = ar zigžu «con il cavallo»; bi bales = be sāles, lett. standard bez sāls «senza sale»; pi tas sewas = pi tās sievas, lett. standard pie tās sievas «presso quella donna»; pi smerrishes = pi smēr(e)s, lett. standard līdz nāvei «fino alla morte, mortalmente»; ar tewi (= ar tevi) «con te», par [...] mati = par māti, lett. standard māte «madre»; par mani, lett. standard man «a me» ecc. La differenza più evidente è l’uso, già menzionato, della preposizione is / iš (dial. lett. iz) con valore di provenienza: is musu darza = is mūsu dārza e simili. Potrebbe trattarsi di una forma contaminata: cfr. dial. lett. iekš krāns = krāsnī e lett. iz (con gen. ME I 712), forse anche il lituano iš
32 Betones nu ‘adesso’ – ME II 752, 753.
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influenza. Vi sono anche altre differenze: il lettone aiz ‘dietro’ è monottongato in curlandese con una a abbreviata < āz (as nama = az nama, lett. stand. aiz nama)33; la preposizione už con l’accusativo svolge la funzione di inessivo (e [...] uβ to lauku, lett. stand. uz tā lauka, lauka. pž. ‘sul campo’, cioè ‘nel campo’; us to muren, lett. stand. uz tā mūra ‘sul muretto, sulla recinzione di pietra’; us mana galdu, lett. stand. uz mana galda ‘sul mio tavolo’); la preposizione pic < pēc è probabilmente usata per indicare la direzione del movimento per influenza del tedesco (pis maju iät = pic māju iet, lett. stand. mājas iet) (Endzelīns 1951: 677). A differenza del lettone contemporaneo, le preposizioni si usano con vari casi plurali: pis maju = pic māju (gen. pl.), lett. stand. mājas accanto a uz māju all’accusativo singolare; priekš schiešo niedelio miēres = priekš šešu nedēļu miris (gen. pl.), pi mušu (= pi mūsu, lett. stand. pie mums, uz mums (acc. pl.) (più ampiamente Plaķis 1927: 40; Ivanickaja, Kiseliūnaitė 2015: 217). L’unico caso in cui una preposizione al plurale è usata con lo strumentale (nel lettone contemporaneo al singolare con l’accusativo) è gar ausim (ted. acc. um die Ohren)34.
CARATTERISTICHE LESSICALI
La maggior parte delle parole del testo è nota nel lettone standard o nei dialetti. Vale la pena segnalare separatamente alcuni esempi interessanti di lessico tipico dei dialetti della Curlandia: forme arcaiche, dialettismi autentici e semantici, germanismi caratteristici dei dialetti lettoni occidentali. Si tratta di lessemi usati o attestati in questi dialetti: maģģ (= maģ), lett. stand. maz ‘poco’ (ME I 548); par diždžu = par dižu, lett. stand. par lielu ‘troppo grande’, perché dižs = juo dižs, lett. stand. lielāks ‘più grande’ (ME I 475)35; dikti, lett. stand. ļoti, stipri, skaļi ‘fortemente, ad alta voce’ (ME I 466); drānas = drānas, lett. stand. drēbes ‘vestiti’ (ME I 494 drāna = drēbes bibl. u. in Kurl. ‘Kleider’); kiozi = ķuoči, nom. kuocis dal dial. ted. kō(t)z ‘Korb’ ‘cesto’ (ME II 393; cfr. lit. samog. kiočis ‘cesta, cesto’); uz murens = mūrens / mūrēnes ‘sulla recinzione’ (muris, murieneks – Plaķis 1927: 68) < dial. ted. mur.
Tra i derivati con suffissi diminutivi nella scheda sono attestati: el > il (vaikeli ‘bambino’, stukila ‘pezzetto’), usati con valore diminutivo senza sfumatura spregiativa, come è tipico dei dialetti della Curlandia (Markus-Narvila 2011: 98); benché gli esempi riscontrati siano lituanismi, nella lingua dei curlandesi abbondano anche derivati autentici con il suffisso el > il (pušilis ‘ragazzino’, laivis ‘barchetta’, ruokile
33 Prėdelis āz- ir prielinksnis az (Plaķis 1927: 39, ME I 233).
34 gar ausim duot «dare una lezione» (ME I 601).
35 Nella lingua dei curlandesi della Penisola dei Curi la parola lies è sconosciuta; il lessema dižs, -a proviene dalla Curlandia (Ābele 1928: 142).
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‘manina’ e altri – Plāķis 1927: 14). Un altro suffisso diminutivo prediletto dai curlandesi è en, che, a differenza del lettone standard, presenta una vocale breve (Plāķis 1927: 19): ar abelenis = ar ābuolenis ‘con le mele’; avenu = āvenu ‘degli agnellini’ (dal dial. ave, lett. stand. aita ‘pecora’), pūdeni = pūteni ‘uccellini’; uz murens = mūrena / mūrenes ‘sulla recintina’.
Una tendenza caratteristica dei curlandesi nella formazione degli astratti (con significati di stato derivante da una qualità, risultato ecc.) è l’uso del suffisso -ums: slapumu = slāpumu, lett. stand. slāpes ‘sete’, cfr. situms, lett. stand. sitiens ‘colpo’; nuronajums, lett. stand. noruna ‘accordo’ (Plāķis 1927: 19, 69) e altri. Sembra che queste forme servissero a creare la forma avverbiale del superlativo di daug, wibu daugumu ‘la maggior parte’.
Va inoltre richiamata l’attenzione sulla particolare formazione degli avverbi già menzionata, in parte simile a quella dei dialetti della Curlandia: aukschum = augšum, lett. stand. augša ‘in alto’ (Paula 1926: 56); sām = zemī, lett. stand. apakša ‘in basso, sotto’ (cfr. virsuoji Paula, ibid. accanto ad apakša= apakā ‘idem’). Altri studiosi hanno già osservato che i curlandesi usano vari lessemi con il significato di ‘molto’: dikti, tā, tā daug, par daug e l’ignoto lettone loti (Plāķis 1927: 38); nella scheda, al tedesco sehr ‘molto’ corrispondono pardaug = par daug, tadi dzi = tādi dzi. L’avverbio tedesco to(d)t ‘mortalmente’ è qui tradotto con la costruzione preposizionale pi smerithes = pi smerā, cfr. lett. stand. līdz nāvei.
Gli aspetti semantici indicano che i significati di alcune parole sono poco differenziati, ma in questo caso ciò non è necessariamente una caratteristica della lingua in sé, quanto piuttosto una scelta del traduttore: per esempio, il tedesco erzählen ‘raccontare’ nella lingua contemporanea dei curlandesi corrisponde a rākot (lett. stand. stāstīt), mentre nella scheda compare pažagia = pasacia (lett. stand. pasacīa); non è inoltre del tutto chiaro se la parola pasakas (ted. Geschichte) sia usata in senso stilisticamente neutro o se si sia voluto conferirle una sfumatura spregiativa, ‘racconto falso, inventato’. Sebbene i curlandesi abbiano la parola tupeti ‘stare accovacciato’ (Plāķis 1927: 86), probabilmente per influenza dell’originale tedesco qui si dice degli uccelli bīāz = sēž ‘sono seduti’. Vi sono tuttavia anche differenze di significato indubbiamente riconducibili alla lingua dei curlandesi, attestate in varie fonti fino ai giorni nostri, come: iāijβ = iējis ‘gefahren’ ‘entrato guidando’ (jāti lett. braukt, ‘andare in veicolo’ – Plāķis 1927: 60), namme = namus, lett. stand. māja ‘casa’³⁶.
Nel lessico delle frasi della scheda si osserva una notevole influenza del lituano, soprattutto dei dialetti vicini. Vengono ripresi lessemi sia lituani sia provenienti da altre lingue attraverso il lituano, e adattati in vari modi sul piano fonetico e morfologico: graiti = greiti < lit. greitai, lett. stand. ātri
36 Nella lingua dei curlandesi, il singolare māja è usato soprattutto nella forma locativa lessicalizzata mā(jā) ‘a casa, verso casa’, oppure al plurale mājās ‘a casa’. Nel significato di ‘casa, abitazione, edificio’ si usa nams.
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kiauschis = kaŭšus < significato. kiaũšis, lett. b. c. ola
waikili = vaikilis < significato. vaikẽlis, lett. b. c. bērniņš
prada = prada, inf. pradēt < lett. pradėti, lett. b. c. sākt ‘iniziare’
wis pradim < lett. tam. pradēm ‘continuamente’, lett. b. c. vienmēr ‘sempre’
dewika < lett. dỹlika, lett. b. c. dipadsmit ‘diciassette’
miels < mīlas (Plākis 1927: 68 – mīls), la. b. k. mīļš
schischi = šīš(i) < lett. tam. šīš ‘qui’, lett. b. c. te, še ‘qui, là’
tujau < žem. tujau ‘immediatamente’, lett. b. c. tūlīt ‘subito’
dar < lett. dar, lett. b. c. vēl ‘ancora’
arb < lie. arb (Plākis 1927: 41 –va), la. b. k. vai.
La parola pradēt ‘iniziare’ nella lingua dei curoniani si è adattata alle persone del tipo misto: pradēt, prada, pradija (Kiseliūnaitė 1998: 128).
Alcune caratteristiche lessicali dall’aspetto «lituano» possono essere state attribuite da altri ricercatori ai prestiti, non sempre a ragione; per esempio, lāts = lec ‘vola, svolazza’, lett. b. c. lido era usato nel dialetto di Kuršėnai (ME II 458). Parole tradizionalmente classificate come lituanismi potrebbero essere curonismi; per esempio, puik ‘splendidi, belli’, diffuso nell’area lituana žemaitica e conosciuto anche nei dialetti della Curlandia (ME 3: 403).
Gli slavismi sono entrati nella lingua dei curoniani soprattutto attraverso la lingua parlata e religiosa lituana. Tra quelli antichi, portati dalla Curlandia (baznīca, cil(v)ēks e simili), ce ne sono soltanto pochi; tra questi, nella scheda di Wenker va annoverato domajo = duomoju, lett. b. c. domāt ‘pensare’. Sono più numerosi gli slavismi introdotti attraverso la lingua lituana⁷: pakajings = pakajings < hib. pakajęs ‘tranquillo’, lett. b. c. mierīgs; cizti = čišti < lett. sl. čystai, lett. b. c. tīri ‘pulitamente’; smerits = smerd / smetes < lett. sl. smėris, lett. b. c. navė ‘morte’; būdeli = būdeli (būdelė ‘bottiglia’ Plākis 1927: 51) < lett. sl. butėka ‘bottiglia’; budavati = budavati < lett. sl. budavōti ‘costruire’, lett. b. c. celt, būvēt; bedschan = bezdāne < lett. bezdžionė / beždžionė < biel. абязьяна, lett. b. c. pērtiķis.
Anche alcuni germanismi saranno giunti attraverso i dialetti lituani: stukla (= stukėla, cfr. il žemaitico occidentale stukės ‘pezzetto’ < ted. dial. stuk; bū ‘stalla’, contadini < ted. dial. buhr; slekti, cfr. il lett. tam. šlėtas < ted. schlecht, lett. b. c. slikts ‘cattivo’ (Plākis 1927: 81); wurschu (= vuršku, nom. vuršis) < lett. tam. vuršis / vurštas < ted. Wurst, cfr. lett. b. c. desa ‘salsiccia’; pastelajusch = pastelajuši < lett. tam. steliuoti ‘invitare’, ted. stellen; oppure bērschtu ‘con la spazzola’ (bērštas lett. birste, ‘pettine’ – Plākis 1927: 50) < lett. tam. bērštas < ted. Bürste ‘spazzola, pettine’. Interessante è la forma all’accusativo singolare drāschali = *drēš(i)s < ted. Drescher ‘trebbiatore’, non registrata nei dizionari curoniani, mentre ted. dreschen si traduce con kulte ‘trebbiare’ (Pietsch 1991: 88). Il lessico curoniano relativo all’agricoltura ha influenzato maggiormente la lingua lituana che quella tedesca, e
37 Plačiau žr. Hinze 1993.
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è difficile dire se la parola *drēlis fosse in generale nota ai Kursenieki. Non è stato possibile individuarla neppure nelle fonti della lingua dei lituani di Prussia, ma dal punto di vista fonetico sembra un germanismo adattato in lituano, cfr. skrybėlė ‘cappello’ < ted. term. skriver e così via.
Esistono anche altre sfumature d’uso delle parole che inducono a riflettere sull’interazione tra il lituano e il kursenieko: nei testi della scheda la parola vel = vēl è usata non nel significato lettone di ‘ancora’, bensì come il lituano vėl ‘di nuovo’; lauku <dial. žem. lauku, cfr. lett. dial. laukā, āra ‘fuori, verso l’esterno’ (lauku I. Plakis lo assegnava ai derivati particolari del kursenieko (Plāks 1927: 38), ma forse non conosceva la parola samogitica); satirpis38, lett. dial. izkusis ‘sciolto’; scha = šā, ted. sonst, cfr. congiunzione lituana šiaip ‘altrimenti, diversamente’; è possibile che anche l’uso della congiunzione ir accanto a un(d) (bi šales ir bi piparu = be šales ir be piparu ‘senza sale e senza pepe’) sia un’influenza lituana, sebbene sia attestata anche nei dialetti lettoni (ME I 708).
Il lessico proveniente direttamente dal tedesco è relativamente scarso in questo testo: und <ted. und ‘e’, ganz <ted. ganz ‘parecchio, completamente’, fasti <ted. fest ‘solido, duro’; in altre fonti del kursenieko si usa lett. ciets, -a >avv. cieti; lepile ‘cucchiaio’ dal ted. Löffel, cfr. lett. dial. karote ‘cucchiaio’; brunaisch = brunāiš ‘marrone’, quest’ultimo potrebbe essere stato introdotto già dalla Curlandia (ME I 341). A questi si potrebbe forse aggiungere anche koki ‘torte’, cfr. lett. dial. koka <ted. dial. koke (ME II, 342).
Per quanto riguarda l’uso del lessico, va ricordato che questi testi sono una traduzione; pertanto non si dovrebbero attribuire tutte le «stranezze» nell’uso lessicale alla comunità dei Kursenieki dell’epoca. È evidente che spesso il traduttore si atteneva non soltanto alla struttura della frase tedesca, ma anche alla traduzione letterale dei valori lessicali, senza sempre scegliere un equivalente semantico autentico. Nel testo sono così comparsi calchi semantici, sia in espressioni libere sia nella fraseologia. Colpisce in particolare l’uso apparentemente modellato dei pronomi tas, ta e iens, -a: wienō bisch = vienu biški ‘ein Bischen’; wintsch id os kaucsis = vińš ēd tuos kaušus, cfr. er ißt die Eier; tas kajas man padau tap = tās kajas man padau sap, cfr. die Füße thun mir sehr weh; ta uni bi par karta, tīe koki ir [...] sadaguchi = ta une bi(ja) par karta, tie kuoki ir [...] sadeguši, cfr. das Feuer war zu stark / heiß, die Kuchen sind [...] gebrannt; Mušu kalni nau taddi dzi tie jušu daug jo dzi = mušu kalni nav tādi dziži, tie jušu daug jo dziži, cfr. Unsere Berge sind nicht sehr hoch, die euren sind viel höher e così via.
Alcune espressioni tedesche vengono tradotte alla lettera: rein machen: czisti pataisit = čisti pataisit ‘pulire’; fertig nähen: gatwas schuti = gatavas šūti ‘cucire fino a completamento’; recht von ihnen: labi no viņa = labi nuo viņu ‘hanno fatto bene, si sono comportati bene’. Un modo analogo si osserva anche nel caso delle espressioni tedesche fisse: wiewel: kadaus = kā daudze ‘quanto’, haben Durst (vedi sotto).
38 tirpt ‘fluire, fondersi’ dalla letteratura (ME 4: 197); si veda inoltre Endzelīns 1931: 575.
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I significati delle parole non sono sempre considerati con attenzione. Per esempio, il ted. durch’s Eis gebrochen è reso con iš ledus įkritęs = iš ledus įkritis ‘caduto nel ghiaccio, finito sotto il ghiaccio, sprofondato’, benché nella lingua dei Kursenieki si usi la parola įlūžti ‘sprofondare nel ghiaccio’.
Vi sono anche casi di incomprensione nella traduzione. Per esempio, il ted. durchgelaufen (riferito ai piedi) non fu evidentemente capito dal traduttore (‘sfregare e ferire camminando’) e venne reso con parsikreis = parsikreisis, deformando così il senso dell’intera frase. Analogamente, nella frase Es hört gleich auf zu schneien creò difficoltà l’espressione es hört [...] auf ‘smetterà, finirà, cesserà (di nevicare)’ e la traduzione ne rovescia il senso: wel jau prada snikti = vėl jau pradeda snigti ‘ricomincia già a nevicare’.
È interessante esaminare l’uso del verbo turėti. Nella lingua dei Kursenieki è normalmente usato come il lituano turėti, il ted. haben. Questo significato non è estraneo neppure ai dialetti lettoni occidentali (Ozola 2007: 396–398). Sembra difficile trovare nella lingua dei Kursenieki un equivalente dei verbi tedeschi (ihr) dürft (nicht) (cfr. lett. dial. (ne)drīkstat); il tedesco dürfen è tradotto con varet ‘potere’ (Pietsch 1991), mentre in questo testo con (ne)turėti ‘(non)avere’. Inoltre, oltre a essere usato per tradurre là dove in lettone si usa grammaticalmente il debitivo, corrispondente ai modali tedeschi müssen, sollen (vedi «Caratteristiche morfologiche»), il verbo turėti esprime anche lo scopo con kad tas piens greit sasvirit tur = kad tas piens greit sas(i)virti tur ‘affinché quel latte bolla più in fretta’. Il verbo turėti è usato anche per descrivere uno stato: turam slapumu = turam slapumu (lett. ‘abbiamo sete’); sebbene J. Plakis attesti il verbo slāpt (Plāks 1927: 81), la generazione attuale dei Kursenieki ricorre più spesso proprio alla costruzione analitica, mentre slāpt ‘avere sete’ compare in contesti in cui si parla di pesci: ‘i pesci hanno sete’. Oltre a tutti questi casi, il verbo turėti svolge la funzione di ausiliare nelle forme composte del perfetto, da considerarsi calchi dal tedesco (vedi «Caratteristiche morfologiche»).
Alcune parole tedesche usate in senso figurato sono tradotte alla lettera (per esempio: Das war recht von ihnen), ma vi sono anche casi in cui il traduttore rende il significato in modo naturale: Augenblickchen: biški ‘per poco, un po’, un istante’.
Talvolta non è del tutto chiaro se le coincidenze con le costruzioni tedesche siano una caratteristica del traduttore, della lingua dell’intera comunità dei Kursenieki o l’effetto dell’influenza del tedesco sul lettone. Per esempio, l’uso fraseologico del verbo stāvet nel significato di ‘andare d’accordo, convivere’ (es thate besser um ihn stehen: but staw ejs ar wing labi = būtu stāvejs ar viņa (viņu) labi): cfr. ted. stehen mit [...] ‘convivere, andare d’accordo’ e ar vieniem raden saietes, ar citiem – stāv naidā (EH II 574). A volte, a quanto pare, si è persino esagerato, perché l’originale tedesco «non richiede» la parola stāvet (sei so gut): staw tads laps = stāi (esi) tāds labs ‘sii così gentile’. Anche l’influenza del tedesco sulla fraseologia va valutata con cautela. Nell’esempio ihr dürft nicht solche Kindereien treiben!: jus ne turret tads niakus ziti = jūs neturėt tādus niekus dzīt ‘non dovete dire sciocchezze, comportarvi stupidamente’, l’uso della parola dzīt è vicino alla fraseologia lettone,
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cfr. lett. dial. lett. jokus džit «scherzare», tuttavia il traduttore tedesco di Kinderen non lo ha reso alla lettera, ma ha trovato un equivalente: niekus.
CARATTERISTICHE SINTATTICHE
È difficile valutare le caratteristiche sintattiche del testo della scheda, non solo perché la sintassi dei corsenici è stata poco studiata, ma anche perché nel testo le frasi brevi erano tradotte dal tedesco, e non tutti i parlanti sono in grado di esprimere o sanno come esprimere il pensiero di una lingua straniera con mezzi sintattici propri e consueti. Per le traduzioni si è fatto affidamento sulle informazioni di un solo informatore; pertanto, non ogni fenomeno sintattico insolito presente qui dovrebbe essere considerato una caratteristica autentica della lingua dell’intera comunità.
D’altra parte, nella seconda metà del XIX secolo in tutta la Germania si passò all’insegnamento in lingua tedesca; i corsenici studiavano usando manuali tedeschi e altri libri, perciò è probabile che già allora alcune caratteristiche sintattiche del tedesco fossero penetrate anche nella loro lingua parlata. Senza entrare in possibili valutazioni o in un’analisi approfondita, qui si noteranno alcune delle caratteristiche sintattiche più evidenti di questo testo.
Costruzione della frase. Molte frasi tradotte differiscono poco, nella loro struttura, dall’originale tedesco, cioè seguono l’ordine tedesco sia nella frase semplice sia in quella complessa.
A colpire maggiormente è la regola tedesca relativa alla posizione del predicato, evidente dopo aver letto anche solo poche frasi, ma particolarmente manifesta nei casi in cui essa viola l’ordine logico naturale della propria lingua: Was sitzen da für Vögelchen oben auf dem Mäuerchen? kas biž ti par pudeni aukšum us to murens = Kas sėž tie par puteni aukšum uz to (tā?) muren(e)s?, cfr. lett. dial. lett. kas par putnieni sėž tur augšā uz mūriša?, lett. kas par paukšteliai tupį ten aukštai ant mūrelio? In questo caso kas par putneni è un soggetto indivisibile, che nella traduzione è separato dal predicato e dal complemento di circostanza.
Nelle frasi semplici costruite con forme composte, la copula e la parte nominale del predicato «classe» seguono le regole tedesche39: 15. eßi pagangs biž = esi pakaģis biž (analogamente 5, 28, 32, 33, 40); anche nei casi in cui una forma composta tedesca è tradotta con una forma semplice, il predicato rimane comunque alla fine della frase: Wem hat er die neue Geschichte erzählt? Kam wints tas jaunas paßas paßiga?; lett. Kam viņš tās jaunas pasakas (pa)sacija?
Nelle frasi complesse con subordinate, il predicato rimane alla fine della subordinata in quasi tutti i casi (3, 9, 16, 17). In tali frasi manca anche
39 Qui e nel seguito sono indicati i numeri delle frasi; in base a essi si possono trovare gli esempi a.
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Ciò riguarda il fatto che la proposizione subordinata è introdotta senza congiunzione: [...] sag Deiner Schwester, sie solle [...] nähən: [...] saki tava māsai, vingai tur [...] schuti = saki tava māsai, vīnai (vīna) tur [...] šūti; ich glaube, ich habe sie durchgelaufen: es domajo es eβu par daug parsikrējis = es domāju, esu par daug parsikrējis.
Anche le frasi complesse coordinate e di tipo misto riproducono parola per parola l’ordine della frase tedesca (4, 6, 14, 20, 31).
Si sono riscontrati anche casi di inserimento di congiunzioni: 20. [...] sie haben es aber selbst getan: winga ale pachi darė = vīna (vīni) ale paši darja.
Il fatto che in molti casi l’ordine delle parole nella frase non sia naturale emerge anche dalla traduzione delle frasi nel lettone contemporaneo (cfr. l’appendice, traduzione di Liene Markus-Narvila), dove l’ordine delle parole è spesso diverso.
Anche le costruzioni preposizionali tedesche hanno influenzato le combinazioni delle frasi tradotte. Si possono considerare effetti di tale influenza i casi in cui gli equivalenti delle costruzioni preposizionali nelle lingue baltiche, soprattutto in lettone, sono diversi: gar aūbim = la. b. k. pa ausīm, für mich: par mani = par mani, la. tam, priekš manis; la. b. k. man; für eure Mutter: par sava māti = par sava māti, la. b. k. savai mātei; è già stato menzionato l’uso della preposizione pic: pis maju = pic māju (la. b. k. mājās).
Un altro problema per i traduttori erano le negazioni, espresse in tedesco con le particelle nicht e kein, mentre nelle lingue baltiche devono comparire nel prefisso del verbo. Nella scheda, dei tre casi, due sono tradotti secondo le regole proprie, mentre in una frase manca il prefisso negativo nel verbo: habt ihr kein Stückchen [...]: wa jus neturat neviena stukla = va jus neturat neviena stukla; Hund thut Dir nichts: uns tevi nieka nedarēs = uns tevi nieka nedaris; ma: Ich will es auch nicht mehr wieder thun!: Es gribu ne mag to darte = Es (ne)gribu ne māg to darit.
Si può constatare che la sintassi tedesca ha irrigidito notevolmente il tema e la frase naturali delle lingue baltiche; nella scheda, le frasi tradotte con un ordine più libero e con i propri equivalenti grammaticali sono appena una rispetto all’altra:
12. Wo gehst Du hin? Sollen wir mit Dir gehn? Kur tu īeti wa meβ ar tewi eβam? = Kur tu ieti, va mes ar tevi iesam? (non si rispetta la posizione del predicato tedesco).
29. Unsere Berge sind nicht sehr hoch, die euren sind viel höher: Muβu kalni nau tadi diži tā jūbu daug jo diži = Mūsu kalni nav tādi diži, tie jūsu daug jo diži (si omette la copula).
30. [...] wieviel Brod wollt ihr haben?: kadus maizes jus gribat = kā daudze maizes jūs gribat? (la parola haben non viene tradotta).
7. ohne Salz und Pfeffer: bi šales ir bi piparu = be sales ir be piparu (si ripete la preposizione).
Troviamo traduzioni più naturali nei casi in cui l’espressione grammaticale del tedesco e delle lingue baltiche è completamente diversa: 18. Hättest Du ihn gekannt!: Kad tu viņa but pazinis = kad tu viņa (viņu) būtu pazinis. In modo analogo si «esce dall’impasse» quando una frase impersonale tedesca viene sostituita con una personale: 22. Man muß laut schrein: eβ
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turru chiamare molto = es turu dikti saukti. Sembra che il traduttore abbia «semplificato» la costruzione e lasciato tutto nel costrutto legen geblieben della frase: 25. Der Schnee ist [...] bei uns liegen geblieben = Tas sniegs ir [...] pi mūsu pultais = Tas sniegs ir [...] pi mūsu palicis. Non è del tutto chiaro perché nella frase 38 uno dei predicati coordinati sia stato sostituito da una circostanza di fine: sind [...] draufen auf dem Felde und mähen / haue: Tā laui ir šcodanin wibu lauku už to lauku plauti = Tie laži ir šodien visi lauku uz to lauku plauti.
Pertanto, la sintassi sarà probabilmente il livello linguistico del testo kuršininkai più penalizzato dalla scelta del metodo; tuttavia, soltanto un’analisi linguistica più approfondita di altre fonti, e soprattutto delle registrazioni audio, potrebbe rispondere alla domanda su quanto la lingua quotidiana dei kuršininkai fosse stata effettivamente influenzata dal bilinguismo.
CONCLUSIONI
La scheda n. 30084 dell’atlante di Wenker è un prezioso documento scritto della lingua dei kuršininkai. Grazie ad essa, la lingua dei kuršininkai entrò a far parte di un grande progetto di linguistica europea. Nella scheda la lingua è documentata nel miglior modo possibile, adattando creativamente i caratteri tedeschi e lituani a una lingua priva di scrittura. Dopo aver esposto i principi ortografici e aver condotto l’analisi linguistica del testo, si può constatare che la scheda di Nida è stata redatta con cura e che le sue informazioni linguistiche rispecchiano in molti casi la lingua autentica dell’epoca. Il confronto con gli studi sulla lingua dei kuršininkai condotti da linguisti professionisti (A. Bezzenberger e J. Plakis) ha mostrato che nella seconda metà del XIX secolo la lingua dei kuršininkai costituiva ancora, dal punto di vista della dialettologia lettone, un insieme sistematico di varietà, testimonianza dell’origine di dialetti eterogenei. La scheda riflette anche l’interazione tra le lingue sulla penisola dei Curoni.
In fonetica sono visibili le caratteristiche antiche dei dialetti della Curlandia e gli esiti, in morfologia, dell’interazione con i dialetti lituani vicini (cambiamenti fonetici in alcune forme), mentre l’influsso del tedesco è relativamente modesto (per esempio, sono ancora visibili le differenze lettoni nella palatalizzazione della consonante finale l; il processo di riduzione delle desinenze non si è ancora verificato). In morfologia è presente anche un retaggio arcaico dei dialetti della Curlandia (paradigmi flessivi relativamente chiari, antiche forme dei casi nominali e dei gradi degli aggettivi conservate, forme del congiuntivo non ancora stabilizzate, attestazione della forma in ē- del preterito del verbo, preposizioni usate con diversi casi plurali); al tempo stesso, si osserva l’influsso del lituano (desinenze dei pronomi, uso del verbo tureti + inf. ecc.) e un’influenza tedesca incipiente, che si manifesta nell’uso di sintagmi preposizionali e di forme verbali composte. Tuttavia, non in tutti i casi l’influsso del tedesco va considerato una caratteristica dialettale: per esempio, sembra che l’uso dei pronomi tas, ta o del verbo tureti nelle forme composte
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vada interpretato come un difetto di traduzione. Nel lessico, accanto a vocaboli antichi della Curlandia e a modalità di formazione delle parole tradizionali, è stato constatato un marcato influsso lituano, in particolare del dialetto samogitico confinante, dal quale i kuršininkai hanno preso in prestito lessemi non solo di origine lituana, ma anche tedesca e slava; inoltre, alcuni vocaboli baltici comuni hanno iniziato a essere usati con significati lituani. L’influsso diretto del tedesco sul lessico non va sempre considerato una caratteristica autentica della lingua dei kuršininkai, poiché alcune parole o i loro significati non sono attestati in fonti posteriori. È probabile che una parte dei germanismi lessicali e semantici presenti in questo testo sia dovuta alla traduzione letterale. Alcuni collegamenti con i corrispondenti tedeschi non sono facilmente interpretabili, perché fenomeni simili si riscontrano anche in lettone. Ciò vale soprattutto per la sintassi. La maggior parte delle frasi tradotte riproduce alla lettera la struttura delle frasi dell’originale tedesco, spesso estranea alle lingue baltiche e talvolta tale da rendere la frase difficile da capire. Vi sono tuttavia anche eccezioni: si trovano corrispondenze sintattiche consuete e naturali, che esprimono il pensiero con maggiore libertà.
A causa del metodo di indagine prescelto (la traduzione), l’influsso del tedesco sulla lingua dei kuršininkai in questa fonte va valutato con cautela, poiché con questo metodo è quasi inevitabile seguire alla lettera l’originale.
LITERATŪRA
Ābele Anna 1927: Rucavas izloksne. – Filologu biedrības raksti 7, 112–128.
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Acta Linguistica Lithuanica LXXVII
Nidos kortelė Nr. 30084 Marburgo Pilypo universiteto vokiečių kalbos atlaso archyve: kalbos analizė
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DALIA KISELIŪNAITĖ
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Nidos kortelė Nr. 3008 Marburgo Pilypo universiteto vokiečių kalbos atlaso archyve: kalbos analizė
PRIEDAS
DSA KORTELĖS
NR. 30084 TRANSKRIPCIJA
1 PUSĖ1
1. Siāma lȧts βaũβas lapas is gaisa apkarti. Ziemā lec sausas lapas is gaisa apkārti. Ziemā lec (ido) sausas lapas gaisa apkārt.2 1. Im Winter fliegen die trocknen Blätter durch die Luft herum.
2. Wel jau prada snkti, tad bus3 gaibas vel laps. Vēl jau prad4 snigti, tad būs gaisas vel labs. Atkal sāk snigt, tad būs laiks atkal labs. 2. Es hört gleich auf zu schneien, dann wird das Wetter wieder besser.
3. Līts Uoglis is krãnis, kad tas piens grāti sawirti tur. Liec ogles iš krānes, kad tas piens greti sas(i)virti tur. Liec ogles ikš krāns, kad tas piens āri vārītos.5 3. Thu Kohlen in den Ofen, daß die Milch bald an zu kochen fängt.
4. Tas labaiš wetaiš wiem ir ar sirgu is ledus ākritis ir ista auksta udin-gi krittis. Tas labāš vecāš vīrs ir ar zīgu is ledus iekritis ir is tā auksta udēna kritis. Tas labāš vecāš vīrs ir ar zīgu ikš ledus (ledū) iekritis (ielūzis) un ikš tā auksta udēna (aukstaja udeni) (ie)kritis. 4. Der gute alte Mann ist mit dem Pferde durch’s Eis gebrochen und in das kalte Wasser gefallen.
5. Wintsch ir präksch schetturri arba schiescho niedelio mières. Viņš ir priekš četru arba (va) šešu nedēļu miris.
1 Antrosios pusės, užpildytos vokiškai, perrašė žr. Schiller, Kiseliūnaitė 2015.
2 Ziemā gaisa īdo sausas lapas.
3 3 a. galūne ū yra klaida.
4 Vertimo klaida, turi būti ‘liaus, baigs’.
5 Liec ogles krāsni, lai piens ātrāk sāktu vārīties.
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Viņš ir piekš (pirms) četrām vai sešām nedēļām miris.6 5. Er ist vor vier oder sechs Wochen gestorben.
6. Tā ugni bi par karta, tē koki ir apakša gauz meli sageuši. Tā ugne bi(a) par karta, tē kuoki ir apā ganč meli sageuši. Tā uguns bija par karta, tie pragi ir apakš gan (loči) meli (melni) sageuši.7 6. Das Feuer war zu stark/heiß, die Kuchen sind ja unten ganz schwarz gebrannt.
7. Wintsch iäd tos kiauschis wis pradim bi ßales ir bi piparu. Vinš ēd tos kaušus vis pradem be sāles ir be piparu. Vinš ēd tos kaušus (olas) vienmēr bez sāls un bez pipariem. 7. Er ißt die Eier immer ohne Salz und Pfeffer.
8. Tas kàjas man pardaug ßap, es domajo es eßu par daug parsikreijis. Tàs kàjas man par daug sāp, es domàju, es esu par daug parsikreijis. Tàs kàjas man par daug (daudz) sāp, es domàju, es esu (esmu) par daug (daudz) skrēis. 8. Die Füße thun mir sehr weh, ich glaube, ich habe sie durchgelaufen.
9. Es eßu pi tas sevos bijis und es wingu sacegu und winga sacega, winga gribeja savo mait satseta8. Es esu pi tas sievas bijis und es viņu9 saciju und viņa sacija, viņa gribeja sa-vo meita(i) saci. Es esu (esmu) pie tās sievas (sievietes) bijis un es viņu (viņai) (to) saciju un viņa sacija, (ka) viņa gribēja sava meitai sacīt. 9. Ich bin bei der Frau gewesen und habe es ihr gesagt, und sie sagte, sie wollte es auch ihrer Tochter sagen.
10. Es gribu ne mag to darte. Es gribu ne māg to date. Es (ne)gribu mag (nemaz) to darīt.
6 Viņš ir miris pirms četrām vai sešām nedēļām.
7 Uguns bija par karstu, pīrāgi apakšā ir sadeguši pavisam melni.
8 Dēļ -ti redukcijas gali būt ne visai tiksliai atstatytas balsis.
9 Klaida, greičiausiai dėl redukcijos neteisingai užrašyta dat. galūnė, turi būti viņai.
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10. Ich will es auch nicht mehr wieder10 tun!
11. Es sicha tewe tuja ar to wedamo = leppili gar ausim, tu beschān11.
Es sīšu tevi tuja ar tuo wedamu lepili gar ausim (-im?), tu bedzān. Es sīšu tevi tult ar to vāram karoti gar ausim, tu pertiķi12.
11. Ich schlage Dich gleich mit dem Kochlöffel um die Ohren, Du Affe!
12. Kur tu iēti wa meß ar tewi eßam? Kur tu ieti, va mes ar tevi iesam? Kur tu ej, vai mēs ar tevi iesam (iesim)?
12. Wo gehst Du hin? Sollen wir mit Dir gehn?
13. Nu ir slekti laiki. Nu ir slekti laiki. Nu ir slekti laiki.
13. Es sind schlechte Zeiten.
14. Mana mālaisch vaikili, pald13 schischi sēmui staved14, tas piktas soasis koasch tewi pi smerishes15.
Mana mielā16 vaikili, paliec šīi zemū stāvet, tas piktas zuosis (-es?) kuōz tevi pi smer(i)ča.
Mans mīlais bērniņ, paliec te apakšā stāvet, tās piktas zosīs kož tevi līdz nāvei.17
14. Mein liebes Kind, bleib hier unten stehn, die bösen Gänse beißen Dich todt (dt. zu Tode).
15. Tu ebi schoadin wibu daugummu mazis und ebi pakagins bijs, tu wari jo āgni18 pis maju iāt kad tā ziti.
10 Kursinakai vok. k. nicht mehr wieder su veiksmāždžiu paprastai atliepia morfologine forma nibi- < lie. nebe-: es nibėriau ‘aš nebenoriu’, plg. la. b. k. vairs nebrū.
11 Rankraštyje matyti ā (su diakritiku).
12 Es sīšu tevi ar pavāņu pa ausīm, tu pertiķi!
13 Greičiausiai klaida, turėtų būti c.
14 Klaida, inf. turi būti t.
15 Subraukta, atstatyta s pagal sistemą pi su gen.
16 Plg. mīļš, -a (Plāķis 1927: 68).
17 Mans mīlais bērniņ, paliec te apakšā stāvet, tās niknās zosis nokos tevi līdz nāvei.
18 ā greičiausiai klaida vietoje a.
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DALIA KISELIŪNAITĖ
Tu esi šiōdien visų daugumų māčijis und esi pakajīgs bijis, tu vari jo ag(i)ri pic māju iet ka(d) tie citi.
Tu esi šiōdien visvairāk māčijis un esi pieklājīgs (miēgs) bijis, tu vari jo agr(i) (agrāk) mājas iet (ne)kā tie citi.19
15. Du hat heute am meisten gelernt und bist arg gewesen, Du darßt früher nach Hause gehn als die Andern.
16. Tu dar ne ēbi par didžu gana wiāno būdelki20 winā izdēti, tu turi dar biški augti ir jo dižs būt.
Tu dar nesī par didžu gana vienu būdelki vnā izdēti, tu turi dar biški augti ir jo dižs būt.
Tu vēl neesi gana dižs (iels) (vienu) pudeli vīna izdzert, tev vēl bišķi (mazliet) jāaug un lielākam jākļūst21.
16. Du bist noch nicht groß genug, um eine Flasche Wein auszutrinken, Du mußt erst noch ein End/etwas wachsen und größer werden.
17. Ei und stāve tās labs und saki tava māsa, viņai tur tās dranas par sawa mati gatavas šuti und ar Bāršču czijti pataisit.
Ej und stāvi (esi) tās labs und saki tava māsai, viņai22 tur tās drānas par sava mati gatavas šūti und ar bērtu čišti pataisit.
Ej un stāvi (esi) tās labs un saki tava (tavai) māsai, viņai tās drānas priekš savas mātes ir gatavas jāuzšuj un ar birsti jāiztīra.23
17. Geh, sei so gut und sag Deiner Schwester, sie sollte die Kleider für eure Mutter fertig nähen und mit der Bürste rein machen.
18. Kad tu vīna būtu pazinis, būtu citādi nācis un būtu stāvējis ar viņa labā24.
Kad tu viņa (viņu) būt(u) pazinis, būt(u) citādi nācis und būt(u) stāvējis ar viņa (viņu) labā.
Kad tu viņu būtu pazinis, būtu citādi iznācis un būtu stāvējis ar viņu labā.25
19 Tu esi šiōdien visvairāk māčijis un esi bijis pieklājīgs (miēgs), tu vari iet mājās agrāk nekā citi.
20 ū su diakritiku yra užrašytojo klaida, nes po to einanti germanų dd turi reikšti trumpą balsį.
21 Tu vēl neesi gana liels, (lai) vienu pudeli vīna izdzertu, tev vēl mazliet jāpieaug.
22 Dat. forma čā neregulāri: jeigu reikamybė reiškiama su turėt, vartojamas nom. formos.
23 Ej un esi tik labs, un saki savai māsai, ka viņai ir apģērbs savai mātei jāuzšuj un jāiztīra.
24 Rankraštyje raidė a išbraukta.
25 Ja tu viņu būtu pazinis, būtu citādāk bijis, (tu) būtu labi ar viņu satics.
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18. Hättest Du ihn gekannt! dann wäre es anders gekommen, und es täte besser um ihn stehen.
19. Kas tur mane kozi ar galiu pab̃dis?
Kas tur maną kuoci ar galų padzis?
Kas ir manų koci (grou) ar galų padzis?26
19. Wer hat mir meinen Korb mit Fleisch gestohlen?
20. Winsch darė tą jaunas pabkes pabziga27 kad wingi butu drėschali pas-tellajusch, winga ale paschi darie.
Viñs darija tą, kad viñ butu drėeli pastelauši, viñ ale paši darija.
Viñs darija tą, ka viñ butu kūleju pastelejuši (pasūtijuši), bet viñ (to) paši darija.
20 Er hat so, als hätten sie ihn zum Dreschen bestellt; sie haben es aber selbst gethan.
21. Kam winsch tas jaunas pabkes pabziga.
Kam viñs tas jaunas pasakas pascija?
Kam viñs tās jaunas pasakas pascija (stāstija)?28
21 Wem hat er die neue Geschichte erzählt?
22. Eβ turu dikti sakti cha winsch numis29 nepamane.
Es turu dikti sakti, šā viñs mumis nepamane.
Es turu (man ir) dikti (skali) saukt, citādi viñs mumis (mūs) nesaprot.30
22 Man muß laut schreien, sonst versteht er uns nicht.
23. Męβ ębam pa wargusch und turam sląpum.
Mes esam pavarguši(i) un turam sląpum.
Mēs esam pavārguši un turam (mums ir) slāpes31.
23. Wir sind müde und haben Durst.
26 Kurš ir man gals grozu nozadzis?
27 Rankraštyje išbraukta; matyt, per klaidą buvo įrašytas fragmentas iš kito sakinio, žr. toliau.
28 Kuram viñs tās jaunās pasakas stāstīja?
29 Klaida, turi būti mumis (Plaķis 1927: 26).
30 Man ir ļoti skali jāsauc, citādi viņš mūs nesaprot.
31 Mēs esam pavārguši un izslāpuši.
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DALIA KISELIŪNAITĖ
24. Kad mäß wacker wacker pargajem, ta gullejo ta zitti jau gultā und bija fasti iāmegusch.
Kad mēs vakar vakar(ā?) pārgājam, ta guleja tie (?) citi jau gultā und bija fasti (cieti) iemiguš(i).
Kad mēs vakar vakarā pārgājām, tad tie citi jau gulēja gultā un bija cieti iemiguši.32
24 Als wir gestern Abend zurück kamen, da lagen die Andern schon zu Bett und waren fest am schlafen.
25. Tas sniäks ir scho nakti pi muḷbu pulātzis33 ale scho rit ir wintsch satirpis.
Tas sniegs ir šo nakti pi mūsu palicis, ale šopit ir viņš satirpis.
Tas sniegs ir šo nakti pie mūsu (pie mums) palicis, bet šorīt viņš ir satirpis (izkusis).34
25. Der Schnee ist diese Nacht bei uns liegen geblieben, aber heute Morgen ist er geschmolzen.
26. As muḷbu namma stav trīs puiki ābole koaki ar sarkanis abolennis.
Az mūsu nama stāv trīs puiki ābol(1?)a (-u?) kuoki ar sarkanis ābuolenis.
A(i)z mūsu nama stāv trīs puiki (skaisti) ābolu koki ar sarkanis ābolēnis (ar sarkaniem āboliem).35
26. Hinter unserm Hause stehen drei schöne Apfelbäumchen mit rothen Aepfelchen.
27. Wa jus newaret wieno bischki uʃmumīs gaidetti tad mēs iäbam ar jums.
Vai jūs nevarat (nevarētu?) vienu biški uz mums gaideti, tad mēs iesam ar jums.
Vai jūs nevarat (nevarētu?) bišķi uz mums (mūs) (pa)gaidīt, tad mēs iesim ar jums.
27. Könnt ihr nicht noch ein Augenblickchen auf uns warten, dann gehn wir mit euch.
28. Ius ne turret taddus36 niäkus ziti.
32 Kad mēs vakar vakarā pārnācām, tad tie citi jau bija gultā un bija cieti iemiguši.
33 Priēsdēlejie greičiausiai korektūros klaida.
34 Sniegs ir šonakt pie mums saglabājies, bet no rīta tas ir nokusis.
35 Aiz mūsu nama stāv trīs skaistas ābeles ar sarkaniem ābolīšiem.
36 Mažai tikėtina, kad tads būtų su trumpuoju, tačiau du kartus parašyta geminata dd (žr. Nr. 29), leidžia spėti, kad gali būti ir ne klaida.
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Acta Linguistica Lithuanica LXXVIII
Nidos kortelė Nr. 30084 Marburgo Pilypo universiteto vokiečių kalbos atlaso archyve: kalbos analizė
Jūs neturat tādus niekus dzī̄t. Jūs nedrīkstat tādus niekus dzīt. 28. Ihr dürft nicht solche Kindereien treiben!
29. Mußu kalni nau tādi diži tiā juḅu daug jo diži. Mūsu kalni nav tādi diži, tie jūsu daug juo diži. Mūsu kalni nav tādi lieli, tie jūsu (ir) daudz lielāki. 29. Unsere Berge sind nicht sehr hoch, die euren sind viel höher.
30. Ziäk schwarru wurschu ir kadauds maīes jus gribat. Ciek svaru (švaru?) wuršku ir kā daudź maizes jūs gribat? Cik svaru desas un cik (daudz) maizes jūs gribat? 30. Wieviel Pfund Wurst und wieviel Brod wollt ihr haben?
31. Es neparmanu jummies jus turrat wienu bischki dikti satziti. Es neparmanu jumis, jūs turat (vienu) bišķi dikti saciti. Es jumis nesaprotu, jums bišķi (mazliet) diktak (skaļak) jāsaka.37 31. Ich verstehe euch nicht, ihr müßt ein bißchen lauter sprechen.
32. Wa jus neturrat newiena stukkila baltu Žȩpu par manni us manna galdu raduschi. Va jūs neturat (neesat) neviena stukiļa baltu ziepu par mani uz mana galdu (galda?) raduši? Vai jūs neturat (neesat) nevienu gabaliņu baltu ziepju priekš manis uz mana galda atraduši?38 32. Habt ihr kein Stückchen weiße Seife für mich auf meinem Tische gefunden?
33. Winga bralis gribb dui puikus jaunus namm us is muḅu darźa39 būdawati. Viņa brālis grib dui puikus jaunus namus is mūsu darza būdavati. Viņa brālis grib dui (divus) puikus (skaistus) jaunus namus mūsu dārzā būvēt. 33. Sein Bruder will sich zwei schöne neue Häuser in eurem Garten bauen.
34. Tas warts nazi wingam nußirdis. Tas vards nāce viņam nu(o) sirdes.
37 Es jūs nesaprotu, jums jārunā mazliet skaļāk.
38 Vai jūs neesat nevienu baltu ziepju gabaliņu uz mana galda man atraduši?
39 Tikriausiai ž yra rašybos klaida, nes latvišką darzs kuršininkai vartoja iki šių dienų.
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DALIA KISELIŪNAITĖ
Tas vārds nāca viņam no sirds.
34. Das Wort kam ihm von Herzen!
35. Tas biji labi no winga.
Tas bija labi nuo viņu40.
Tas bija labi no viņiem41.
35. Das war recht von ihnen!
36. Kas Bǟž ti par pudnenni aukschum us to murenns.
Kas sēž tie par putneni aukšum uz tuo muren(e)s42?
Kas sēž tur par putniniem aukšum (aukšā) uz mūr(en)a?43
36. Was sitzen da für Vögelchen oben auf dem Mäuerchen?
37. Tā būri tur piätzus wirzchus und dewinges goawes und dewìlika awennu priäksh ta dziāma advādušchu tos wingi gribbeja parduati.
Tie būri tur piecus vēršus und deviņas goves und dvìlika avenu priekš ta ciema atwedušu44, tuos viņi gribēja parduoti.
Tie zemnieki ir piecus vēršus un deviņas goves (govis) un divpadsmit aitiņas priekš tā ciema atveduši, tos viņi gribēja pārdot.45
37. Die Bauern hatten fünf Ochsen und neun Kühe und zwölf Schäfchen vor das Dorf gebracht, die wollten sie verkaufen.
38. Tā ļauži ir schoadinni wißu46 lauku uß to lauku pliauti.
Tie ļauži (ļauži) ir šodien visi lauku uz to lauku plauti.
Tie ļauži (ļaudis) ir šodien visi ārā uz lauka pļaut47.
38. Die Leute sind heute alle draußen auf dem Felde und mähen/hauen.
39. Ei nu tas brūnaisch suns tewi niēka nedarres.
Ej nu, tas brūnais suns tevi nieka nedaris.
40 Vokiškas sakinys rodo daugiskaitą.
41 No viņu puses tas bija labi / taisnīgi (darīts).
42 Su –en– nuo muris (Plāķis 1927: 68), la. b. k. mūris, tačiau neaiškus vedinio linksniavimo tipas.
43 Kas par putniņiem sēž tur augšā uz mūriša?
44 Greičiausiai klaida, turėtų būti atveduši.
45 Zemnieki atveda pie ciema piecus vēršus un deviņas govis, un divpadsmit aitiņas, tos viņi gribēja pārdot.
46 Galbūt klaida: turėtų būti visi (lauži).
47 Tie ļaudis ir šodien visi ārā uz lauka pļaut.
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Acta Linguistica Lithuanica LXXVIII
Nidos kortelė Nr. 30084 Marburgo Pilypo universiteto vokiečių kalbos atlaso archyve: kalbos analizė
Ej nu, tas brūnais suns tev nekā nedarīs.
39. Geh nur, der braune Hund thut Dir nichts.
40. Es eßu ar tes ļaužis tiä pakaļļa par pliawam iß graudu iäjajiß. Es esu ar ties ļaužis (laužis) tie pakaļā par pļavam(s) is graudu iejājis. Es esmu ar ties ļaužis (tiem ļaudīm) tur pakaļā par pļavām graudos iejājis (iebraucis?).48
40. Ich bin mit den Leuten da hinten über die Wiese ins Korn gefahren.
48 Es esmu ar tiem ļaudīm pāri pļavām graudu laukā iebraucis.
Language Analysis of Nida Questionnaire № 30084 in the Archive of the Linguistic Atlas of Germany at the Phillips University, Marburg
S U M M A R Y
The article presents a written source of the Kursenieku language - Card No. 30084 (Nida/Nidden) from Deutscher Sprachatlas (DSA) launched by Georg Wenker. The linguistic analysis led to the following conclusions:
The Nida card is carefully written, and its linguistic information in many cases reflects the authenticity of the language. The comparison with the research by professional linguists (Bezzenberger and Plakis) showed that in the nineteenth century the Kursenieku language was still a systematic geolect derived from a heterogeneous dialectal basis. The card also reflects the interaction of languages in the Curonian Spit.
Phonetic features reflect the dialects of Courland and the results of interaction with the neighbouring Lithuanian dialects in terms of phonomorphology and a relatively insignificant influence of the German language.
Morphology also contains archaic features of the dialects of Courland (the manifested declension paradigms, the old flections of nouns and the grades of adjectives, the preserved
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DALIA KISELIŪNAITĖ
preterit forms of verbs, prepositions with plural forms). At the same time, the influence of the Lithuanian language (pronoun flections, verb tureti + inf., etc.) and the beginning of the influence of the German language, which manifests itself in the use of prepositions and compound verb forms, is observed. However, the effect of the German language cannot always be regarded as a dialect feature – for example, the often-repetitive use of tas, or the verb tureti in compound verb forms looks more like a fault of translation.
In the lexis there is a strong Lithuanian influence, especially from the neighbouring Samogitian dialects, next to the lexis inherited from Courland. The Kursenieki also adopted German and Slavic lexemes from Western Lithuanian dialects, and some common Baltic words absorbed the Lithuanian meaning. The direct influence of the German language on lexis is not always considered to be an authentic feature of the Kursenieku language, since some words or their meanings are not confirmed by later sources; a part of lexical and semantic Germanisms in the text arose due to literal translation. Some similarities with German language equivalents are not easy to interpret, because analogical features can be found in Latvian. This makes the determination of the time of their occurrence in the Curonian Spit difficult.
This is most applicable to syntax. Most of the translated sentences literally repeat the construction of the German original sentence, which is often not typical of the Baltic languages and sometimes makes the sentence hard to understand. However, there are exceptions – some natural, creative syntactic equivalents are found.
Due to the chosen method of language documentation (translation), the effect of German on the Kursenieku language in the 19th century should be carefully considered in this source, because the use of this method makes the literal transfer of the original almost inevitable.
Įteikta 2018 m. birželio 8 d.
DALIA KISELIŪNAITĖ
Lietuvių kalbos institutas
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Acta Linguistica Lithuanica LXXVIII