Материалы к истории литуанистики из архива И. И. Срезневского
Full text
LIETUVIŲ TERMINOLOGIJA
LIETUVOS TSR MOKSLŲ AKADEMIJA
G. K. VENEDIKTOV
MATERIALI PER LA STORIA DELLA LITUANISTICA DALL’ARCHIVIO DI I. I. SREZNEVSKIJ
Nel ricchissimo archivio di I. I. Sreznevskij, di grande interesse soprattutto per lo studio della storia della slavistica, si conservano molti materiali preziosi anche per la storia di altri ambiti della filologia e della storia, compresa la storia della lituanistica in Russia nel XIX secolo. Nella parte di questo archivio conservata presso l’Archivio centrale statale della letteratura e dell’arte di Mosca (CGALI) (f. 436, op. 1, unità archivistica 1433) si trovano 34 lettere del linguista lituano, collezionista ed editore di canti popolari lituani Jonas Juška (Ivan Vasil’evič Juškevič), scritte a I. I. Sreznevskij tra il 1856 e il 1878.
Oltre a contenere alcune notizie di carattere autobiografico, queste lettere offrono materiale molto interessante sulle ricerche di J. Juška in materia di lingua lituana, in particolare di dialettologia lituana, e di folclore. Dieci lettere finora rimaste fuori dall’attenzione degli studiosi sono pubblicate nel volume II di «Ricerche baltico-slave» (Mosca, «Nauka», 1974).
Qui pubblichiamo tre materiali inviati da J. Juška a I. I. Sreznevskij in momenti diversi della loro corrispondenza. Essi rivestono un notevole interesse autonomo per caratterizzare le prime ricerche di J. Juška e di suo fratello Antanas sulla lingua lituana e la fase iniziale dello studio di questa lingua in Russia.
1. Il dizionario delle corrispondenze sanscrito-lituane compilato da J. Juška, di cui, per quanto ne sappiamo, non si fa menzione nella letteratura esistente su J. Juška, fu inviato a I. I. Sreznevskij con una lettera del 3.1.1856, la prima in ordine cronologico tra quelle di J. Juška allo slavista russo conservate presso il CGALI. Di conseguenza, era già stato compilato entro la fine del 1855. J. Juška non diede un titolo al dizionario; esso è composto da sei fogli. Il materiale è disposto in due colonne sul recto e sul verso dei fogli nell’ordine (alfabetico) in cui viene pubblicato qui di seguito. Le parole che nel manoscritto sono contrassegnate dai numeri 1, 3, 4 e 2, e che iniziano con la lettera «T», sono riportate qui nel posto che occupano nel manoscritto del dizionario.
Come si evince dal testo del dizionario, per diverse parole lituane J. Juška non indica corrispondenze sanscrite. Le parole ugnis e uksusas, riportate nel manoscritto sulla stessa riga, sono qui presentate ciascuna su una riga separata.
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Contrariamente a quanto affermato da J. Juška, secondo cui aveva indicato l’accento «su ogni parola lituana» (si veda sotto), nel dizionario un’intera serie di parole (lituane) è in realtà riportata senza accento.
Tutta la parte non russa del dizionario delle corrispondenze lituano-sanscrite, come anche quella degli altri due materiali, è pubblicata qui senza alcuna modifica ortografica. La parte russa di tutti i materiali è invece presentata secondo le norme ortografiche moderne, fatta eccezione per gli errori caratteristici (o refusi) di J. Juška, segnalati appositamente. Le nostre integrazioni al testo (scioglimento delle abbreviazioni ecc.) sono racchiuse tra parentesi quadre.
La ragione che indusse J. Juška a compilare il dizionario delle corrispondenze lituano-sanscrite e lo scopo che si prefiggeva con la sua compilazione, nonché le fonti del materiale lituano, sono ben illustrati dallo stesso J. Juška nella lettera (1) a I. I. Sreznevskij1 del 3.1.1856. In sostanza, in tutta questa lettera (escludendo, naturalmente, la consueta formula di saluto al destinatario e la conclusione con l’espressione «massimo rispetto e devozione») si parla proprio del dizionario compilato. Ecco cosa scriveva al riguardo J. Juška2:
«Leggendo, nelle Notizie della Seconda Sezione dell’Accademia imperiale delle scienze, lo studio di Gil’ferding3, che ha per oggetto il confronto tra le lingue slave e il sanscrito, ho incontrato numerose radici e parole sanscrite del tutto simili a quelle lituane o molto vicine a esse, sia per i concetti che esprimono sia per la loro manifestazione fonetica. Non osando trarre conclusioni dai dati che mi si presentavano, mi sono limitato a raccoglierli, ritenendo di poter così preparare materiale più o meno utile per le ricerche filologiche. Ho attinto le parole sanscrite dal suddetto articolo di A. Gil’ferding, mentre quelle lituane dalla lingua lituana viva parlata dai lituani che abitano la parte nord-orientale del distretto di Rosienė e quella occidentale del distretto di Kaunas, lingua che conosco in quanto originario di quei luoghi, fatta eccezione per alcune parole (abida, ajszkus, bar’wa, biloti, griowis, kute, kusziti, lobis, pota e stegti), attinte dall’opera: Giwatas Didiuju Karwajdu senowes. T. Dewinakis (traduzione di Cornelii Nepotis Vitae Excellentium Imperatorum)4. Ho indicato l’accento su ogni parola lituana secondo la pronuncia locale».
1 Per agevolare i successivi riferimenti (dopo la pubblicazione delle lettere nel volume di «Ricerche baltico-slave» menzionato), qui tra parentesi viene indicato il numero progressivo attribuito alle lettere nella pubblicazione della raccolta.
2 CGALI, f. 436, op. 1, unità archivistica 1433, c. 1.
3 Lo «studio di Gil’ferding» qui menzionato (in seguito: «articolo di A. Gil’ferding») è «Confronto della lingua slava con il sanscrito» (di A. Gil’ferding), pubblicato nei «Supplementi alle Notizie dell’Accademia delle scienze, Sezione di lingua e letteratura russa», vol. II, 1853 (nella serie «Monumenti e campioni della lingua e letteratura popolare»).
4 La traduzione di T. Dewinakis, cioè S. Daukantas, dell’opera «Giwatas Didiuju Karwajdu senowes», dalla quale J. Juška attinse le dieci parole elencate, fu pubblicata nel 1846. Come si evince dalla lettera (2) di J. Juška a I. I. Sreznevskij del 17.1.1856, a quel tempo egli aveva letto in lituano anche i libri «żiwatas Jezaus Kristaus» e «żemaitiu wiskupiste» (1848) di M. Valančius («vescovo Voloncevskij»), nonché «alcune brevi opere tradotte del signor Dowkont, cioè S. Daukantas, — G. V., pubblicate sotto diversi pseudonimi» (CGALI, f. 436, op. 1, unità archivistica 1433, c. 7). Tra queste ultime vi era anche quella menzionata nella lettera
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Il dizionario delle corrispondenze lituano-sanscrite, a quanto pare, fece una buona impressione a I. I. Sreznevskij, come egli comunicò a J. Juška subito dopo aver ricevuto la lettera con i materiali lessicali. Lo si può dedurre dal fatto che, nella lettera di risposta del 17.1.1856, cioè esattamente due settimane dopo l’invio della prima lettera, J. Juška ringraziava sinceramente I. I. Sreznevskij per il giudizio e i consigli. «Le esprimo la più sentita gratitudine, egregio signore Izmail Ivanovič — scriveva — per la benevola attenzione riservata al mio primo tentativo nel campo della filologia e per avermi comunicato quelle Sue istruzioni e indicazioni grazie alle quali i nostri giovani studiosi hanno già apportato un contributo sostanziale alla scienza e si sono guadagnati una stimata autorità nel mondo accademico»5. Il benevolo atteggiamento di I. I. Sreznevskij verso il primo lavoro scientifico di J. Juška, allora insegnante al ginnasio di Novgorod, incoraggiò senza dubbio il giovane lituanista e rafforzò in lui il desiderio di continuare a studiare la propria lingua. J. Juška scrisse a I. I. Sreznevskij dei suoi progetti scientifici: «… Avendo raccolto una notevole quantità di materiali, mi sono proposto di tentare la compilazione di una grammatica lituana comparativa generale, prendendo come base l’Esperienza di grammatica comparativa generale della lingua russa, pubblicata dalla Seconda Sezione dell’Accademia Imperiale delle Scienze. Sono all’altezza di intraprendere un’impresa tanto ardua e riuscirò a portarla a termine in modo degno? Non lo so. Per ora posso solo dire che l’idea di presentare un sistema armonico delle leggi della lingua lituana, conforme alle leggi generali del linguaggio umano, anima tutta la mia attività in questo campo e che, al momento, questo lavoro è una delle mie occupazioni più piacevoli»6.
2. Un altro materiale qui pubblicato consiste in articoli campione del «Lessico etimologico lituano», al quale J. Juška lavorò tenacemente per molti anni.
È noto da tempo che J. Juška lasciò incompiuto il «Lessico etimologico lituano». In risposta a una lettera del «sovrintendente della diocesi di Ragnit, K. A. Jordan», I. I. Sreznevskij redasse, su incarico della Sezione di lingua e letteratura russa dell’Accademia delle Scienze, una «Nota», letta in una delle sedute della Sezione nel giugno 1857 e pubblicata nello stesso anno7. In questa nota si legge, tra l’altro: «… A suo tempo ho avuto l’onore di presentare alla Sezione un altro conoscitore della lingua lituana che se ne occupava di studi, il signor Juškevič; i lavori del signor Juškevič furono approvati dalla Sezione e non-
nella lettera del 3.1.1856, il libro «Giwatas Didijų Karwajdu senowes». J. Juška acquistò tutti questi libri nell’estate del 1855, durante il suo soggiorno in Lituania; furono i primi libri in lingua lituana con cui iniziò i suoi studi scientifici di lituanistica. Nella lettera qui citata del 17.I.1856 scriveva a I. I. Sreznevskij: «Da molto tempo nutro il vivissimo desiderio di dedicarmi a uno studio approfondito della lingua lituana, ma non possedevo neppure un libriccino lituano. La scorsa estate mi è capitato di recarmi nel governatorato di Kovno e di acquistare alcuni libri lituani recenti, sui quali ho iniziato i miei studi; tuttavia, non avevo ancora né un lessico né una grammatica lituana» (Ivi).
5 TsGALI, fondo 436, inventario 1, unità archivistica 1433, c. 7.
6 Ivi.
7 Cfr. la sezione «Estratti dai verbali» in «Notizie dell’Accademia delle Scienze, Sezione di lingua e letteratura russa», vol. VI, 1857, pp. 254—255.
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che furono pubblicati nelle Notizie. Ora sta portando a compimento il suo tentativo di redigere un lessico etimologico lituano, nel quale ha attinto alle ricchezze della lingua popolare di diverse regioni della Lituania. Si può sperare che il lavoro del signor Juškevič costituisca un’acquisizione notevole per la letteratura linguistica russa e che, probabilmente, se le circostanze non cambieranno, venga pubblicato sotto il patrocinio della Seconda Sezione dell’Accademia8 (corsivo nostro, — G.V.). I. I. Sreznevskij riteneva opportuno, «per perfezionare quest’opera» di J. Juška, ricorrere a «contributi esterni», tra i quali i materiali lessicali di K. A. Jordan avrebbero potuto occupare «un posto di rilievo». A tale proposito, I. I. Sreznevskij proponeva di rivolgersi a K. A. Jordan chiedendogli di mettere a disposizione della Sezione i suoi materiali «senza alcuna condizione, soltanto come donazione spontanea»9. Per decisione della Sezione, una copia della Nota di I. I. Sreznevskij qui citata fu inviata all’accademico K. A. Veselovskij, che esercitava le funzioni di segretario permanente, affinché la comunicasse a Jordan; non se ne conoscono né le successive vicende né le conseguenze10.
Nel giugno 1861 I. I. Sreznevskij comunicò alla Sezione di lingua e letteratura russa che da J. Juška «si può attendere in un prossimo futuro la preparazione di un Lessico etimologico lituano conforme alle esigenze della lingua slava»11.
Queste informazioni, comunicate da I. I. Sreznevskij oltre cento anni fa, costituiscono in sostanza tutto ciò che si sa ancora oggi del «Lessico etimologico lituano». Non si conoscono particolari sull’opera stessa né sulla sua sorte. Il «Lessico etimologico lituano» non figura tra i manoscritti di J. Juška giunti fino a noi12. È stata avanzata l’ipotesi che J. Juška non lo avesse portato a termine13 oppure che la Sezione di lingua e letteratura russa dell’Accademia delle Scienze, dopo averlo ricevuto, non lo avesse pubblicato per qualche ragione14.
Le lettere di J. Juška a I. I. Sreznevskij, preparate per la pubblicazione in «Ricerche baltoslaviche», e gli articoli campione del «Lessico etimologico lituano» qui pubblicati di seguito contengono materiale che permette di formulare un giudizio più preciso sul contenuto dell’opera di J. Juška e sul suo processo di elaborazione.
Apprendiamo per la prima volta del lavoro di J. Juška al «Lessico etimologico lituano» dalla sua lettera (10) a I. I. Sreznevskij dell’8.XII.1856. In essa scriveva che il «lavoro»15 inviato insieme alla lettera era destinato a fungere da «introduzione
8 Ivi, cfr. p. 255.
9 Ivi.
10 Questa stessa copia, datata 20 giugno 1857 e oggi conservata nel fondo dell’accademico A. Kunickij presso l’Archivio dell’Accademia delle Scienze dell’URSS (Leningrado), è stata pubblicata di recente nel volume: B. Tolutienė, A. Juška leksikografas, — «Literatūra ir kalba», V, Vilnius, 1961, p. 291—292.
11 Notizie dell’Accademia delle Scienze, Sezione di lingua e letteratura russa, vol. X, 1861—1863, p. 158.
12 B. Tolutienė, A. Juška lessicografo, p. 364.
13 B. Tolutienė, A. Juška lessicografo, pp. 124, 128; si veda anche: Mažoji lietuviškoji tarybinė enciklopedija, vol. I, A—J, Vilnius, 1966, p. 728.
14 B. Tolutienė, A. Juška lessicografo, p. 124.
15 Si intendono probabilmente le sue «Note sulle caratteristiche della lingua lituana», pubblicate più tardi, nel 1861, con il titolo «Ape kalbtas lietuviszko ležuvo» («Sui dialetti della lingua lituana») nei «Materiali per un dizionario comparativo e esplicativo e una grammati-
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per il supposto lessico delle radici della lingua lituana 16. Qui J. Juška riferiva inoltre di aver già «raccolto 600 radici lituane» e di pensare «di compilare dapprima, secondo un sistema definito, un catalogo delle radici lituane, per poi occuparsi di spogliarle»17. Ne consegue che J. Juška intraprese il lavoro sul «Lessico delle radici» già nel 1856.
È possibile che la base lessicale iniziale per il lavoro sul «Lessico delle radici» fosse costituita dai materiali raccolti durante la compilazione del dizionario delle corrispondenze sanscrito-lituane e la stesura della recensione del libro di A. Schleicher «Handbuch der litauischen Sprache, I. Grammatik» (Prag, 1856), pubblicata inizialmente nelle «Notizie dell’Accademia delle scienze, sezione di lingua e letteratura russa» (vol. V, 1856)18.
J. Juška attinse una notevole quantità di materiale per il «Lessico delle radici» dalla «Bibbia lituana». I. I. Sreznevskij gli prestò questo libro dalla propria biblioteca quando J. Juška gli fece visita alla fine del 185619. J. Juška iniziò a lavorarvi all’inizio di gennaio 1857, ossia subito dopo il ritorno da Pietroburgo. Cominciò leggendo il Nuovo Testamento, per poter confrontare la lingua lituana con quella slava sulla base del Vangelo di Ostromir, che aveva a disposizione. Verso la metà di febbraio aveva già letto più di due terzi dell’intera Sacra Scrittura. La lettera (12) del 19.II.1857, nella quale J. Juška riferisce a I. I. Sreznevskij di questo lavoro, contiene anche informazioni interessanti sul modo in cui escerpiva gli esempi dalla «Bibbia lituana». «Mentre leggevo — scriveva — sottolineavo ogni frase in cui incontravo una parola nuova, una parola il cui significato non mi era chiaro o una parola usata con un significato diverso. Affidai agli alunni del quarto e quinto anno la trascrizione delle frasi sottolineate, e loro mi hanno già presentato più di cinquemila cartellini, ciascuno dei quali riporta una frase diversa e, nell’angolo superiore sinistro, una o due sillabe iniziali della parola seguente»20. Dopo aver così raccolto una considerevole collezione di materiali lessicali dalla «Bibbia lituana», J. Juška iniziò a elaborarli a metà febbraio. «Ora mi accingo a compilare la base del supposto lessico delle radici», scrive a I. I. Sreznevskij21.
тики“, т. V, 1861. О работе над этим трудом Й. Юшка сообщал ранее И. И. Срезневскому в письмах (4) от 24.VIII.1856 г., (6) от 8.IX.1856г., (7) от 31.X.1856 и (8) от 6. XI.1856. См. ЦГАЛИ, ф. 436, оп. 1, ед. хр. 1433, л.л. 9–10, 12–13, 14, 16, 19.
16 ЦГАЛИ, ф. 436, оп. 1, ед. хр. 1433, л. 22.
17 Ivi.
18 A proposito di questa recensione, lo stesso J. Juška, con la consueta modestia, scrisse a I. I. Sreznevskij nella lettera (4) del 24.VIII.1856 che «è stata redatta in fretta e con negligenza» e «non possiede quelle qualità che le darebbero diritto a essere presentata alla Sezione» (ЦГАЛИ, ф. 436, оп. 1, ед. хр. 1433, л. 9).
19 Nell’«Elenco dei libri presi… dalla biblioteca dell’accademico Sreznevskij», che J. Juška inviò al suo ritorno a Novgorod, al n. 6 figura la «Bibbia lituana», senza alcun dato editoriale (ЦГАЛИ, ф. 436, оп. 1, ед. хр. 1433, л. 24). A quanto pare, si tratta proprio di quell’edizione della «Bibbia lituana» (4ª ed., Tilsit, 1724), dalla quale J. Juška citava esempi per illustrare le differenze tra la lingua lituana contemporanea e quella antica. Cfr. I. V. Juškevič. Sui dialetti della lingua lituana, pp. 361—365.
20 ЦГАЛИ, ф. 436, оп. 1, ед. хр. 1433, л. 26.
21 Ivi.
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Si aspettava di ottenere ricco materiale per il «Lessico delle radici» da suo fratello, il sacerdote Antanas. «Da mio fratello — scriveva nella stessa lettera del 19.II.1857 — spero di ricevere presto fino a tremila parole lituane, raccolte nei dintorni della città di Panevėžys dalla viva parlata popolare dei lituani. È materiale importante per il mio lavoro»22. È difficile dire se già allora J. Juška avesse davvero la ferma intenzione di rappresentare nel «Lessico delle radici» anche la «viva parlata popolare dei lituani» dei dintorni di Panevėžys. Dalla lettera (14) del 5.IV.1857 sembra risultare che intendesse costruire il «Lessico delle radici» soltanto sulla base dei dati ricavati da fonti scritte. «Raccogliendo materiali per il lessico delle radici che intendo realizzare, annoto su schede soltanto le parole che incontro durante la lettura», comunicava a I. I. Sreznevskij»23.
Probabilmente, nel marzo-aprile 1857 J. Juška ricevette da I. I. Sreznevskij altri due libri in lingua lituana: «Le stagioni» di K. Donelaitis («Metai»; J. Juška la chiama «Poema rustica» e «Le quattro stagioni») e «Articoli di racconti» («Punktaj Sakimu», a quanto pare, seconda edizione, 1845) di K. Širvydas. Questi libri, scriveva a I. I. Sreznevskij nella lettera (13) del 25.III.1857, «sono di notevole importanza per lo studio della lingua lituana»24. Più tardi, in un’altra lettera [(15) del 9.V.1857], indica nuovamente: «Ho trovato la poema rustica di Donelaitis una fonte assai ricca per il mio lavoro»25.
Le nuove fonti di materiali lessicali interruppero il lavoro, appena avviato, di compilazione delle voci del «Lessico delle radici» sulla base dei dati attinti dalla «Bibbia lituana». «Avendo ricevuto due nuove fonti per il mio lavoro — scriveva a I. I. Sreznevskij —, ho lasciato per il momento l’elaborazione delle parole trascritte dalla Bibbia e mi sono messo a leggere Donelaitis. Nelle prime pagine la lettura procedeva piuttosto lentamente, perché era necessario (nell’originale: è necessario; G. V.) esaminare quasi ogni parola»26. Trascrivendo le parole dalla poesia di K. Donelaitis, J. Juška procedeva subito anche a una prima elaborazione del materiale raccolto. Il modo in cui lo faceva si vede dalla sua lettera (13) del 25.III.1857. Scriveva: «Scrivo le parole su schede; assegno una scheda apposita a ciascuna radice. Se le parole derivate da una stessa radice non entrano in una sola scheda, vi aggiungo una seconda scheda numerata. Ho disposto le schede in ordine alfabetico, lettera per lettera. Per ogni lettera ho preparato due sezioni di schede. In una ho collocato le schede sulle quali sono trascritte le radici sviluppatesi in forme diverse; nell’altra si trovano le schede contenenti le radici attestate in una, due o tre forme. Per il momento le schede sono disposte in mucchietti sul tavolo. Ogni giorno questi mucchietti
22 Ivi, c. 27.
23 Ivi, c. 29
24 Ivi, c. 28.
25 Ivi, c. 41. Nelle lettere J. Juška trascrive in modi diversi il cognome di K. Donelaitis: Donaleitis, Donaleitis, Doneleitis, Donaleit e persino Dopaleitis, con un evidente refuso (al posto della lettera russa и è stata scritta la n lituana).
26 CGALI, fondo 436, inventario 1, unità archivistica 1433, c. 28.
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crescono“27. Le forme tratte dal poema di K. Donelaitis venivano spiegate da J. Juška con esempi e accompagnate dalla loro traduzione in russo28.
All’inizio di aprile, con la lettera (14) del 5.IV.1857, J. Juška inviò sette articoli di prova del «Lessico delle radici» («sette schede di prova del lessico delle radici da me progettato»), comunicando al contempo che continuava a raccogliere materiale (il numero delle parole «aumenta ogni giorno, la massa dei materiali si accresce») e che le avrebbe ricondotte a un «sistema organico» soltanto dopo aver esaminato tutte le «fonti lituane» in suo possesso. Continuava a leggere il poema di K. Donelaitis, dal quale a quel tempo aveva già trascritto (e, si può supporre, elaborato in parte) fino a 600 radici. Quanto alle parole tratte dalla «Bibbia lituana» (circa 6000), J. Juška riferiva che «avrebbero ancora atteso un lavoratore»29.
Due mesi dopo, nella lettera (15) del 9.VI.1857, J. Juška comunica a I. I. Sreznevskij che si occupa della «elaborazione delle parole», il cui numero aveva già raggiunto 10000, e che spera di «far avanzare notevolmente il proprio lavoro» durante le imminenti vacanze estive30. Nella lettera (16) del 20.VII.1857 scrive nuovamente di essere impegnato a «passare in rassegna le radici lituane»31. Tuttavia, il lavoro al «Lessico delle radici» procedeva più lentamente di quanto J. Juška avesse previsto e sperato. Quattro mesi dopo, il 23.XI.1857 (lettera 17), scusandosi per non aver informato a lungo «sullo stato del proprio lavoro», J. Juška scriveva a I. I. Sreznevskij: «Non posso vantarmi di progressi degni di nota, ma d’ora in avanti vi si lavora ogni giorno. Le cause della sua lentezza sono gli impegni di servizio, l’ampiezza del lavoro stesso e la salute cagionevole»32. Riferiva inoltre che «si è accumulato molto materiale raccolto dalle fonti» e sperava di presentare a I. I. Sreznevskij a metà dicembre, cioè all’incirca un mese dopo, «almeno l’inizio del proprio lavoro», e di chiarire personalmente a breve «alcune circostanze relative a questo argomento»33. A quanto pare, J. Juška si riferisce qui al «Lessico lituano delle radici».
J. Juška mantenne la promessa. Nella lettera (18) del 16.XII.1857 comunica: «Con la posta di oggi invio alla redazione degli “Annali scientifici” l’inizio del mio lavoro», promettendo di preparare per le festività (probabilmente quelle natalizie) anche i «fogli successivi»34.
27 Ivi, f. [28a].
28 Ivi, f. 41.
29 Ivi, f. 29.
30 Ivi, ff. 41–42. È possibile che fosse proprio a questa comunicazione di J. Juška che I. I. Sreznevskij si riferiva quando scrisse nel giugno 1857, nella «Nota» sopra citata, a proposito del dizionario lituano-russo di K. A. Jurdan, che J. Juška «sta attualmente… portando a termine il suo progetto di lessico delle radici lituane». Per quanto si può giudicare dalle lettere di J. Juška, I. I. Sreznevskij non disponeva di altri elementi di fatto a sostegno di tale affermazione.
31 Ivi, f. 43.
32 Ivi, f. 45.
33 Ivi.
34 Ivi, f. 46.
14. Lietuvių terminologija
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Una malattia agli occhi costrinse J. Juška a trascorrere i mesi successivi «quasi in completa inattività»35 [lettera (19) del 13.IV.1858]. Per il «suo lavoro», come si legge in questa lettera, egli attendeva allora una «nuova ricca fonte»: L. Ivinskis, editore del calendario lituano, gli aveva promesso di inviargli, perché li esaminasse, «i primi tre fascicoli del dizionario polacco-samoġitico che stava compilando»36. Un mese dopo [13. V.1858, lettera (20)] J. Juška riferisce: «Il mio lavoro procede ora assai lentamente; spero di potermici dedicare più seriamente nel tempo libero»37.
Nell’estate del 1858 J. Juška si recò in Lituania. «Lo scopo principale di questo… viaggio — scriveva a I. I. Sreznevskij il 27.VIII.1858 (lettera 21) — era tanto raccogliere nuovi materiali per il lessico etimologico lituano-slavo che sto compilando (nelle lettere precedenti J. Juška lo aveva chiamato “Lessico etimologico della lingua lituana” o semplicemente “Lessico etimologico”, — Г.В.) e determinare con maggiore precisione i principali dialetti dei nostri lituani, quanto chiarire quelli che già possiedo»38. A tal fine intendeva «intraprendere un viaggio in tutte le regioni della nostra Lituania, ascoltare più da vicino il parlare dei contadini lituani, conversare con gli esperti e gli appassionati della lingua e delle antichità lituane»; tuttavia, data la brevità del tempo (un mese) di cui disponeva, dovette «limitarsi a visitare le località di Vorn, Eiregola e Pusholaty e i loro dintorni»39. J. Juška tornò dal viaggio in Lituania con ricchi materiali per il «Lessico etimologico». Nella stessa lettera scriveva: «Per il mio lessico etimologico ho raccolto una notevole quantità di materiali. Ho trovato molte nuove forme radicali della lingua nei canti e nelle fiabe menzionati, trascritti nei villaggi per lo più isolati, circondati da foreste, presso persone anziane che parlano soltanto la loro lingua nativa. Ho annotato molte parole nuove conversando con loro. Ho inoltre acquistato alcuni libri a stampa che ancora non possedevo. Tra questi, sono degni di nota quelli sugli usi degli antichi lituani (di Dovkont, sotto lo pseudonimo di Laukys)40. Ma una fonte incomparabilmente più ricca l’ho trovata nel lessico manoscritto del dialetto di Pusholaty (a 14 verste dalla città di Poniewież), rielaborato di recente da mio fratello. Qui il significato di ogni parola è illustrato con un esempio tratto dal parlato vivo, insieme alla parola spiegata. Per ogni parola sono indicati i sinonimi, il cui significato è chiarito alla voce corrispondente. Così, per esempio, alla parola: kalbėti, “parlare”, sono riportati 50 sinonimi. Questa caratteristica del lessico menzionato è assai importante per il lessicografo lituano. La traduzione è stata fatta in polacco, perché mio fratello non conosce il russo»41.
A quanto pare, il «Lessico etimologico» è menzionato anche nella lettera (22) del 17.XII.1858, nella quale J. Juška si rammarica del fatto che per tutto quel lungo
35 Ivi, f. 47.
36 Ivi.
37 Ivi, f. 49.
38 Ivi, f. 50.
39 Ivi.
40 Имеется в виду книга С. Дауконтаса: Budą Senowęs Lëtuwiû Kalnienû ir Žamajtiû (1845).
41 ЦГАЛИ, f. 436, inv. 1, unità archivistica 1433. f. 51.
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per un certo periodo «non aveva ancora mantenuto la parola data riguardo al proprio lavoro»42. Ne spiega le ragioni con due motivi: il principale è «una malattia agli occhi, le cui conseguenze sono state un’irritabilità oculare che impedisce di dedicarsi al lavoro quanto sarebbe necessario perché i progressi risultino più evidenti»; l’altro motivo è «il lavoro d’ufficio quotidiano, che assorbiva tutto il tempo migliore e lo privava di ogni freschezza di energie e di vigore dello spirito»43. J. Juška sperava che, trasferendosi a un nuovo incarico nel villaggio di Medved’ («il nuovo incarico sarà più libero e leggero»44), avrebbe potuto «dedicarsi al lavoro intrapreso con maggiore energia e successo»45.
La menzione successiva e ultima del «Korneslov» risale già al periodo kazano della vita di J. Juška. Dopo aver descritto nella lettera (25) del 22.III.1862 il viaggio a Kazan’ e le prime impressioni sulla città, J. Juška comunicava inoltre a I. I. Sreznevskij che il lavoro presso la Scuola militare di Kazan’ gli portava via gran parte del tempo e che perciò gli restavano soltanto le sere «per il lessico etimologico lituano». Scriveva che, dopo un mese e mezzo di permanenza a Kazan’, «era riuscito soltanto a compilare le tavole delle parole che iniziano con suoni vocalici», ed esprimeva la speranza che in seguito, quando «l’attività didattica avrà preso il suo corso», gli «resterà più tempo libero» (per dedicarsi alla lingua lituana)46.
Nelle lettere successive J. Juška riferisce già del lavoro al «dizionario lituano-russo» [(28) del 28.XII.1866]47, al «dizionario lituano-russo che stiamo compilando (cioè J. Juška e suo fratello Antanas, — G.V.)» [(30) del 5.X.1876]48, al «saggio di dizionario lituano-russo» [(31) del 29.III.1877]49 e ad altri lavori; si tratta cioè di quello didattico e del noto «Dizionario della lingua lituana», al quale lavorarono i fratelli Juška e che fu pubblicato molto più tardi in tre fascicoli (1897—1922).
Il lavoro al «Lessico etimologico lituano» fu invece interrotto, a quanto pare, verso la metà degli anni Sessanta, cioè circa dieci anni dopo il suo inizio, e in seguito non venne più ripreso. La causa va probabilmente ricercata nel trasferimento forzato della residenza e del luogo di lavoro (dopo Kazan’, dal 1864 ispettore e poi insegnante di latino a Nižnij Novgorod; dal 1867 insegnante di latino a Ekaterinburg), che ostacolava lo studio sistematico della lingua lituana50, de-
42 Ivi, f. 52.
43 Ivi.
44 Si tratta della nomina attesa di J. Juška a ispettore della Scuola cadetti di Novgorod, che si trovava probabilmente nel villaggio di Medved’.
45 RGALI, f. 436, inv. 1, unità di conservazione 1433, f. 52.
46 Ivi, f. 57. Come si vede, nelle lettere precedenti J. Juška non scrive che avrebbe presentato a breve alla Sezione di lingua e letteratura russa il «Korneslov» già preparato. Non è noto se I. I. Sreznevskij si basasse su questo quando comunicò alla Sezione che J. Juška avrebbe completato a breve il lavoro al «Korneslov» (cfr. sopra, p. 206). È possibile che alcune lettere di J. Juška non siano giunte fino a noi. Forse J. Juška promise di terminare e inviare il «Korneslov» durante uno dei suoi incontri con I. I. Sreznevskij.
47 RGALI, f. 436, inv. 1, unità di conservazione 1433, f. 66.
48 Ivi, f. 69.
49 Ivi, f. 70.
50 Dopo essersi trasferito a Ekaterinburg (oggi Sverdlovsk), J. Juška scrisse a I. I. Sreznevskij [lettera (29) del 12.II.1867] che, come sperava, l’incarico di insegnante gli avrebbe dato «più tempo per dedicarsi anche alla lingua lituana», e aggiunse: «La vita anche negli Urali non dovrebbe indebolire la lituanità» (RGALI, f. 436, inv. 1, unità di conservazione 1433, f. 68).
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la propria salute, e poi anche il lavoro intenso sul menzionato «Dizionario della lingua lituana».
Questi sono i dati sull’andamento del lavoro di J. Juška al «Lessico radicale lituano» e sulle fonti dei materiali lessicali destinati a quest’opera, contenuti nelle lettere di J. Juška a I. I. Sreznevskij.
Passiamo ora alla questione di cosa avrebbe dovuto essere il «Lessico radicale lituano» di J. Juška.
È difficile dubitare che l’idea di creare il «Lessico radicale lituano» sia stata suggerita a J. Juška da I. I. Sreznevskij (forse nell’estate del 1856, quando I. I. Sreznevskij era in villeggiatura a Novgorod). In ogni caso, in una delle lettere [(17) del 23.XI.1857], riferendo sullo «stato del suo lavoro», con cui probabilmente intendeva proprio il «Lessico radicale lituano», J. Juška riconosce che quest’opera era dovuta a I. I. Sreznevskij per «l’idea e il sostegno spirituale e materiale»51. È indubbio che I. I. Sreznevskij non solo fosse al corrente della preparazione del «Lessico radicale» (come risulta chiaramente da quanto detto sopra), ma esponesse anche le proprie considerazioni su come dovesse essere, su cosa dovessero contenere le sue voci ecc. J. Juška prestava attenta considerazione ai consigli del già allora eminente studioso e li seguiva. Nella lettera (13) del 25.III.1857, J. Juška scriveva: «…Avendo in grande considerazione i vostri consigli e le vostre indicazioni, Izmail Ivanovič, nelle mie riflessioni mi limito a definire i significati della parola esaminata, chiarendoli con frasi in cui essa ricorre e confrontando le radici lituane soltanto con quelle slave»52. Si può dunque affermare con sicurezza che fu proprio I. I. Sreznevskij a raccomandare di limitare le voci del «Lessico radicale» alla spiegazione dei significati delle parole, illustrandoli con esempi testuali, e al confronto delle radici lituane soltanto con le corrispondenti radici slave. È vero che J. Juška, come scrive nella stessa lettera, «si è permesso» anche di «confrontare con le parole lituane le parole lettoni e dell’antico prussiano», ma, evidentemente per giustificare agli occhi di I. I. Sreznevskij questa propria iniziativa, aggiunge subito di aver incluso «tra i miei studi le lingue lettone e dell’antico prussiano, a mio proprio vantaggio, desiderando conoscere queste lingue, come sorelle consanguinee della lingua lituana»53. E tuttavia J. Juška lasciava a I. I. Sreznevskij la decisione definitiva circa l’inclusione o meno delle parole lettoni e dell’antico prussiano. «L’inserimento di parole e radici delle lingue lettone e dell’antico prussiano nel lessico radicale da me progettato dipenderà interamente dai vostri consigli e indicazioni, Izmail Ivanovič, che stimo profondamente e che seguirò con religiosa devozione»54.
Il «Lessico radicale lituano» avrebbe dovuto dunque essere un dizionario comparativo lituano-slavo, con l’inclusione delle parole corrispondenti delle lingue antico-prussiana e lettone, strettamente imparentate con il lituano. Si prevedeva inoltre che, a differenza delle parole lituane e slave, quelle lettoni e antico-prussiane fossero spiegate con esempi
51 TsGALI, fondo 436, inventario 1, unità archivistica 1433, foglio 45.
52 Ibid., foglio 28.
53 Ibid.
54 Ibid., fogli 28 – [28a].
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non saranno, ma saranno riportati «soltanto per mostrare quali radici si siano conservate nei rami più prossimi della lingua lituana»55. In conformità con ciò, I. Juška proponeva di includere nel «Lessico delle radici» non tutte le parole lituane, ma soltanto quelle che presentavano interesse proprio dal punto di vista comparativo. Così, a quanto pare, vanno intese le seguenti parole contenute nella sua lettera (14) del 5.IV.1857: «Tra i materiali raccolti si prenderà (così nel manoscritto, — Г.В.) in considerazione soltanto ciò che è sostanzialmente importante e conforme allo scopo»56. Quanto all’«ampiezza dell’opera prevista», I. Juška riteneva che «ci si sarebbe potuti limitare soltanto a quelle forme che contribuiscono a chiarire i diversi tipi di radici e i loro significati»57.
Un’idea concreta dell’elaborazione e del contenuto delle voci del «Lessico lituano delle radici» è offerta dalle sette voci campione («schede campione») che J. Juška inviò a I. I. Sreznevskij insieme alla lettera (14) del 5.IV.1857. Queste voci sono redatte su 10 schede delle dimensioni di circa 9 × 11 cm. La paginazione esistente (d’archivio) (fogli 30–39) non rispecchia l’ordine effettivo in cui si susseguono. Le pubblichiamo nell’ordine alfabetico delle radici poste a lemma.
Le voci campione del «Lessico delle radici» furono inviate da J. Juška su richiesta di I. I. Sreznevskij. Lo si deduce dalla stessa lettera di J. Juška: «Mi ha fatto molto piacere che Lei, stimatissimo Izmail Ivanovič, mi abbia chiesto le schede campione del lessico delle radici che intendevo compilare»58. J. Juška inviò queste voci «nella forma in cui si trovano», ma ritenne opportuno sottolineare che «sono ben lungi dall’essere complete»59. Esse riflettono la fase iniziale del lavoro sul «Lessico delle radici». Lo dimostra già il fatto che, di norma, J. Juška trae il materiale illustrativo dal poema di K. Donelaitis (gli esempi sono indicati con l’abbreviazione convenzionale «Don.»), accompagnandolo con la traduzione russa, e occasionalmente dalla «Bibbia lituana» (più precisamente, dal Vangelo), indicando i paralleli in antico slavo ecclesiastico secondo il Vangelo di Ostromir (abbreviato: O.E.). Lo scrive anche lo stesso J. Juška: «Nelle schede inviate sono registrate forme tratte da Donelaitis (così! — Г.В.), e solo alcune dal Vangelo»60. Rilevò inoltre che «delle sette radici inviate, due, a quanto pare, non esistono nella lingua slava: lik e mau»61. La lettera qui citata (14) del 5.IV.1857 è estremamente interessante anche perché J. Juška vi valuta le proprie capacità (come sempre con grande modestia) nella compilazione del «Lessico delle radici» e ripone grandi speranze nell’aiuto e nella guida di I. I. Sreznevskij in questo complesso e importante lavoro scientifico. Scriveva: «Non posso non confessarLe, stimatissimo Izmail Ivanovič, che le mie conoscenze di filologia moderna sono assai limitate; e la mia visione dell’impresa intrapresa»
55 Ivi, f. 29.
56 Ivi.
57 Ivi.
58 Ivi.
59 Ivi.
60 Ivi.
61 Ivi.
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il lavoro può essere assai imperfetto. Se oso intraprendere un compito così importante, che richiede conoscenze ampie e solide nella filologia contemporanea, e se posso fare qualcosa di utile, ciò è possibile soltanto sotto la Sua guida. Perciò, stimatissimo Izmail Ivanovič, mi conceda un nuovo debito di filiale riconoscenza, se, giudicando dalle schede di prova che Le invio, dal mio approccio al lavoro intrapreso e dai metodi che adopero, non rifiuterà (nell’originale: rifiutate, — Г. В.) di comunicarmi con franchezza e sincerità il Suo giudizio sul mio lavoro e, insieme, i Suoi consigli paterni» 62.
Non sappiamo come I. I. Sreznevskij valutò gli articoli di prova del „Kor neslov“ di J. Juška, né come accolse la sua richiesta di una guida generale nella compilazione del „Korneslov“. Nelle lettere successive J. Juška non ne fa più menzione. Non è noto neppure il giudizio di I. I. Sreznevskij sull’„inizio“ dell’opera che J. Juška intendeva inviargli e che probabilmente gli inviò a metà dicembre 1857 (cfr. sopra, p. 209). Si può soltanto supporre con ragionevole certezza che sia gli articoli di prova sia l’„inizio“ dell’opera di J. Juška fecero una buona impressione su I. I. Sreznevskij, dal momento che J. Juška continuò a lavorare al „Korneslov“ e lo informava regolarmente sul suo andamento. E se J. Juška si rammarica della lentezza con cui procedeva il lavoro, se ne lamenta a causa della malattia agli occhi o degli impegni d’ufficio, che gli sottraevano molto tempo ed energie, ma non per un atteggiamento ostile e critico da parte di I. I. Sreznevskij, che avrebbe potuto smorzare il desiderio di J. Juška di proseguire il lavoro al „Korneslov“.
Queste sono le notizie contenute nelle lettere di J. Juška sul suo „Lessico etimologico lituano“. Esse gettano nuova e significativa luce su quest’opera importante del linguista lituano, alla quale egli dedicò molte energie e il tempo libero dagli impegni d’ufficio. Purtroppo, l’opera di J. Juška non divenne una «notevole acquisizione della letteratura linguistica russa» e non fu pubblicata sotto gli auspici della Sezione di lingua e letteratura russa dell’Accademia delle Scienze, come desiderava e sperava I. I. Sreznevskij, che sosteneva costantemente, a parole e con i fatti, le iniziative lituanistiche di J. Juška. Si deve ritenere che il lavoro al „Lessico etimologico lituano“ non sia stato portato a termine. In caso contrario, J. Juška ne avrebbe certamente informato I. I. Sreznevskij, che per molti anni era stato al corrente dei progressi nella compilazione del „Korneslov“.
A conclusione di quanto detto sul „Lessico etimologico lituano“, osserviamo quanto segue.
Già dai dati riportati si può concludere che i rapporti tra J. Juška e I. I. Sreznevskij non erano semplicemente ufficiali e non si limitavano (come si vede bene anche da altre lettere di J. Juška pubblicate in „Ricerche balto-slave“) a questioni esclusivamente scientifiche, come ritiene B. Tolutienė63. I rapporti tra il lituanista agli inizi della carriera e lo slavista già affermato, dopo il soggiorno di I. I. Sreznevskij con la famiglia nell’estate del 1856,
62 Ivi, ff. 29 e 40 (la numerazione archivistica delle pagine della lettera si interrompe perché tra questi fogli sono inserite 10 „schede di prova“, numerate dal f. 30 al f. 39).
63 V. Tolutienė. A. Juška leksikografas, p. 293.
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A Novgorod si instaurarono rapporti piuttosto cordiali e calorosi, soprattutto nei primi anni della loro corrispondenza, sebbene J. Juška nutrisse per I. I. Sreznevskij un rispetto costantemente profondo. A conferma, citiamo un fatto. Alla fine del 1856 J. Juška trascorse tre giorni a Pietroburgo, dove conversò con I. I. Sreznevskij dei propri studi. Entusiasmato dall’accoglienza e dalla conversazione, poco dopo il suo ritorno da Pietroburgo J. Juška scrisse a I. I. Sreznevskij: „Sono ormai trascorsi alcuni giorni dal mio felice viaggio nella capitale. Sono tornato da questo mio viaggio di tre giorni con tale entusiasmo e disposizione d’animo verso nuovi lavori quali si possono acquisire soltanto (nel manoscritto: бріобресть, — Г. В.) grazie a una particolare benevolenza della fortuna. La mia nuova vita la devo esclusivamente a Lei, stimatissimo Izmail Ivanovič; La ringrazio, e non so come ringraziarLa. Ringrazio anche Ekaterina Fëdorovna (moglie di I. I. Sreznevskij, — Г. В.) per la sua premurosissima ospitalità: ho trascorso questi tre giorni come in compagnia dei miei parenti più prossimi e più cari“64.
Osserviamo inoltre che I. I. Sreznevskij, in risposta alla richiesta di J. Juška, gli inviava i libri di cui aveva bisogno e gli dava i consigli che J. Juška, ancora poco esperto nella descrizione scientifica di una lingua, necessitava. J. Juška apprezzava molto il suo aiuto. Per esempio, nella lettera (12) del 19.II.1857 scriveva: „Più mi dedico ai miei studi della lingua lituana e più conosco i monumenti più antichi della scrittura slava, più mi convinco del valore e dell’importanza dei Suoi consigli e del Suo aiuto; sempre più profondamente si radica nel mio cuore il sentimento di rispetto e gratitudine verso di Lei, Izmail Ivanovič, come artefice di un nuovo periodo della mia vita spirituale. La prego di credere, Izmail Ivanovič: le mie parole sono espressione della mia anima“65.
3. „Le denominazioni dei gradi di parentela“ furono inviate da J. Juška a I. I. Sreznevskij con la lettera (22) del 17.XII.1858.66 In essa si legge: „Con questa lettera Le invio le denominazioni dei gradi di parentela nella lingua lituana. Sono state raccolte da mio fratello, il sacerdote Antanas; le ho ordinate secondo i reciproci rapporti e le ho tradotte in russo“67. Da ciò si evince che nell’elenco originario delle denominazioni di parentela, cioè in quello inviato a J. Juška da suo fratello Antanas, esse erano disposte diversamente (forse in ordine alfabetico, con o senza traduzione in polacco) e che nella forma qui pubblicata J. Juška le ha raggruppate secondo i gradi di consanguineità e affinità.
64 TsGALI, fondo 436, inventario 1, unità archivistica 1433, f. 23.
65 Ivi, f. 28.
66 Nella raccolta delle lettere di J. Juška a I. I. Sreznevskij, „Le denominazioni dei gradi di parentela“ è stato inserito per errore nella lettera (8) del 6.XI.1856 (ff. 17—18 secondo la numerazione complessiva). Sopra il titolo di questo elenco, un’altra mano ha scritto: „Da una lettera all’editore I. V. Juškevič“; prima della parola „Denominazioni“ è stato aggiunto „Presento“, e tra le parole „raccolte dal sacerdote Antanas“ è stato scritto sopra: „mio fratello“. Probabilmente queste aggiunte furono fatte per facilitare la presentazione di questo materiale da parte di I. I. Sreznevskij durante una seduta della Sezione di lingua e letteratura russa.
67 TsGALI, fondo 436, inventario 1, unità archivistica 1433, f. 52.
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I
DIZIONARIO DELLE CORRISPONDENZE LITUANO-SANSCRITE, COMPILATO DA I. JUŠKA
A
Abída, offesa, vādh, offendere. Ájdrus, ventoso, vidḥra, chiaro. Ájszkus, chiaro, jaças, splendore. Ákis, occhio, akś, idem. Álksnis, ontano, alka, albero. Áikanas, affamato, bramare. Ánksztas, stretto, jug, giogo. Ánglis, carbone, angāra, idem. Arklis, cavallo, arvan, idem. Artí, vicino, ārāt, idem. Ászara, lacrima, asra, idem. Ászis, asse, akśā, ruota. Ássu, o essu, esmi o esmū, sono, asmi, idem. Ásztras, acuto, aç, affilare, açra, punta. Áukszstas, alto, ūccha, idem. Áusti, tessere, vē, ūi, idem. Áugti, crescere, vakś, idem. Áusis, orecchio, gavśa, idem. Áuszra, alba, djāutra, luce. Awis, pecora, avi, idem.
B
Bagóts, ricco, bhaga, felicità, bhōga, ricchezza. Balá, palude, mala, fango, palata, idem. Báltas, bianco, bhāla, luce. Bánda, gregge, kāṇḍa, folla. Bárwa, colore, varṇa, idem. Barzdá, barba, barba (lat.). Básas, scalzo, paç, andare. Baczka, botte, vak, essere piegato. Bárscczej, borsch, bhṛtja, cibo. Bažnicze, chiesa, vāsa, edificio. Bárti, insultare, garh, idem. Biégti, correre, bhag, idem. Biárzas, betulla, bhurga, idem. Bibis, pene, pāju, natiche; çepa, idem. Bijótis, temere, bhēś, bhī, idem. Biłóti, parlare, bhā, risplendere; bhas, parlare. Blúdas, piatto, scodella. Blusá, pulce. Bóba, donna, vecchia, paru, bambinaia. Bókszta, torre, vēça, casa. Brazdá, solco, ṛh, pascolare; vardh, tagliare. Brísti, guadare, gāh, idem. Brólis, fratello, bhrātṛ. Buczióti, baciare, çub, idem. Bújlis, toro. Búris, moltitudine, vāra, idem. Búti, essere, bhū, idem.
C
Cibúle, cipolla, çara, idem. Ciéna, prezzo, ci, raccolgo. Ciélas, intero, kēvala, idem. Cúdas, prodigio, kuh (invece di kudh), stupire. Cupk, esprime un suono squillante, ciṅ, tintinnare.
D
Dalís, quota, dal, dā, dividere. Dantis, dente, dança, id. Degti, bruciare, dah, id., du, id. Dengti, coprire, sthag, id. Deszinas, destro, dakṣiṇa, id. Diena, giorno, dina, id. Dieti, porre, dhā, collocare. Dirbti, lavorare; dariti, fare, drāgh, sforzarsi, drāh, vegliare. Diwaj, meraviglia, div, brillare. Draskíti, lacerare, dru, danneggiare. Draúgas, compagno, amico. Drebiéti, tremare, bṛh, temere. Duktíe, figlia, gen. dukteres, druhī e duhitṛ, id. Dūmas, fumo, dhūma, id. Durís, porta, dvār, dvāra, id. Dūrnius, sciocco [così!], dus, dur, male. Dūrti, pungere, dṛ, id. Dū’ti, dare, dā, id. Džiūti, seccarsi, çam, çuś, id. Dzwániti, suonare, dhvan, svan, id.
E
Ejti, andare, ṛt, at, it, id. Éžeras, e azeras, lago, asra, angolo. Éžis, riccio, ahi, id.
G
Gajdís, gallo, gai, emettere un suono. Galwa, testa. Gana, abbastanza, ghaṇa, molto. Garsas, suono, voce, gṛ, emettere un suono. Gajletis, rammaricarsi, pentirsi, khai, id. Gaubti, piegare, çōca, id. Gejsti, avere sete, gādh, kak, id., gṛdh, id. Geležis, ferro, asala, id. Geltónas, giallo, harisa, id. Gesíti, spegnere, estinguere, gah, distruggere. Giárkle, gola, kṛka, id. Giedóti, cantare, gai, id. Gímdti, generare, jan, id.
216
Gínti, cacciare, ghṛṇ, e ghịn, afferrare.
Gísla, vena.
Gíwas, vivo, giv, vivere.
Giwáte, serpente, gam, muoversi.
Góbszus, avido, gádh, anch’esso, desiderare.
Godoti, rispettare, gēv, onorare.
Griaúti, tuonare, gr, emettere un suono.
Griówis, fossato, krivi, fossa.
Grébti, afferrare, gṛh, hṛ, id.
Griékas, peccato, ghur, essere ignorante.
Gudínti, stimolare, eccitare, gádh.
Gúžas, gonfiore causato da un colpo, guhia, sedere.
I
Imaníti, capire, saper fare, umā, idem.
Ímti, prendere, afferrare, jam, idem.
Iszmaníti, comprendere, midh, mēdh, idem.
Iáunas, giovane [sic!], giovanile, juvan, idem, júni, giovane.
Ieszóki [sic!], cercare, iěh, idem.
Iúngti, unire, ju, jung, jug, legare.
Iaugti, unire, jat, mettere in ordine.
Iúngas, giogo, juga, idem.
Iúsznikas, zuppa di sangue, júša, zuppa di piselli.
K
Kalbiéti, parlare, khjā, galp, idem.
Káǰlis, pelle, čar-man, idem.
Kálas, palo, čala, idem.
Kalė, cagna, čava, cucciolo.
Kadrā, coperta, çal, coprire; čali, copertura.
Kaktá, nuca, ghāta, idem.
Kámpas, angolo, kōna, idem.
Kanápis, canapa, çana, idem.
Kąnsti, mordere, kans, distruggere.
Kárwe, mucca, çṛ, pungere, çru, corno.
Kasá, treccia, kača, capello.
Kásti, scavare, kaš, provare.
Katé, gatta, gāh-aka, idem.
Káulas, osso, çalāka, idem.
Kauti, forgiare, ku, produrre suono.
Kawóti, nascondere, gal, kag, coprire.
Kiaúle, maiale, kōla, idem.
Kiaúzsis, uovo, koça, idem.
Kiális, ginocchio, gānu, idem.
Kelí, alcuni, kala, piccola quantità.
Képti, cuocere, pač, idem.
Kíbti, aderire, čib, afferrare.
Kírmis, verme, kṛmi, idem.
Kírpti, tosare, kṛp-ana, idem.
Kírsti, tagliare, khur, kṛt, idem.
Klíszas, zoppo, klíva, idem.
Klausíti, obbedire, çru, idem.
Kréjwas, storto.
Krésti, scuotere, tras, idem.
Kraújas, sangue.
Kúlti, pestare, ghṛṣ, idem.
Kŭrmis, ratto, çuṣira, idem.
Kúrti, annegare, čur, bruciare.
Kuósiti, tossire, kās, idem.
Kupetá, pigna [sic!], kuta, patala, idem; kupa, scogliera.
Kúte, pane, kuta, casa.
Kúsziti, toccare, kuč, idem.
Kwepiéti, odorare, vās, idem.
Kiáke, pigna, cikha, sommità.
L
Léngwas, leggero, laghu, id.
Lépsna, fiamma, plu, soffiare.
Linaj, lino.
Lipti, aderire, lī, id., lip, modellare.
Lísti, arrampicarsi, liç, andare.
Lízdas, nido, nída, id.
Lúbieti, avere una propensione, lubh, id.
Ł
Łábas, prospero, buono, labh, acquisire.
Łajzíti, leccare, lih, id.
Łápas, foglia, palāça, id.
Łaúzti, rompere, lup, id.
Łóbिस, patrimonio, labh, acquisire.
Łúpas, bocca, lapana, bocca.
Łúpti, picchiare, lup, id.
M
Májszas, sacco, maçaka, idem.
Majszíti, mescolare, miçr, idem.
Majníti, cambiare, mē, idem.
Márgas, variopinto, mārga, posteriore.
Mážas, piccolo, man-āk, meno.
Miaúti, muggire, mukha, suono.
Maldā, preghiera, mantra, idem.
Miliéti, amare, mil, essere in relazione.
Miésa, carne, mānsa, idem.
Miênuo, mese, mās, idem.
Mígła, nebbia, мгла, mih, bagnare.
Mínti, ammaccare, mī, mināmi, ammaccare [così!].
Mirkióti, strizzare gli occhi, mis con la prep[osizione] ut, aprire gli occhi, con la prep[osizione] ni, chiudere gli occhi.
Mírti, morire.
Mízti, urinare, mih, idem.
Mólis, argilla, mala, fango, māuli, terra.
Móteris, moteriszke, donna, mātṛ, madre.
Mojóti, cullare, mā, agitare.
217
Mótina, madre, mātṛ, idem.
Mūras, muro di pietra, pura, casa; mur, circondare con un muro di pietra.
Murmėti, brontolare, marmara, fruscio.
Mūse, mosca, makša, idem.
Mūszti, colpire, muš, mich, mī, idem.
N
Naujās, nuovo, nava, navja, id.
Najkinti, distruggere, nakk, id.
Nészti, portare, nī, id.
Nósis, naso, nasā, id.
O
Ōbalis, melo, amra, albero, amla, aspro.
P
Pajniōti, confondere, çul, id.
Pakūta, epitimia, kuth, essere triste.
Párszas, maialino, pras, partorire.
Píkti, arrabbiarsi, vakš, makš, id.
Pláukti, nuotare, plu, id.
Póta, banchetto, pā, bere.
Praszti, chiedere, pračh, id.
Priételis, amico, prijja, caro; pri, amare.
Pūjkus, orgoglioso, vakš, crescere.
Pūlkas, moltitudine, folla, varga, id.
Pūʼlti, cadere, pat, id.; pad, muoversi.
Pūʼdas, vaso, pūta, recipiente.
Pūrwas, fango, parikšā, palude.
Putrā, pappa, trn, mangiare.
Pīhwas, ventre, pāli, coscia.
R
Rātai, carro, ratha, idem.
Rāgas, corno, çru, idem.
Rāṇka, mano, rankh, muoversi.
Rasā, rugiada, rasa, acqua.
Raudōti, singhiozzare, piangere, rud, far piangere.
Raudōnas, rosso, rāhita, idem (anziché rodhita).
Rautī, strappare, khur, idem.
Rāwas, corno, krivi, fossa.
Riedīti, adornare, rādh, fare.
Riekti, gridare, ru, kruç, idem.
Riātas, raro, rīti, limite.
Rietīs, setaccio, riš, dividere.
Riežti, tagliare, russo id.
Rinkti, raccogliere, çṛan.
Rīti, divorare, gr, inghiottire.
Rīkšte, verga.
Rugēj, segale, rāgī, varietà di pane in India.
218
Rūpintis, prendersi cura, rup, inquietare.
Rīžtis, decidersi, riç, riš, uccidere.
Rópe, rapa.
S
Sāpnas, sogno, svapna, id.
Sapnuōti, vedere in sogno, svap, dormire.
Saūle, sole, sūrja, id.
Sėgti, attaccare, saǵ, id.
Sėkti, seguire, sač, id.
Sesuo, sorella, gen. seseres, svasṛ, id.
Siedėti, sedere, siesti, sedersi, sad, sīd, id.
Siėkti, ottenere, raggiungere, sagh, id.
Sidābras, argento, sita, obhra, oro bianco.
Sīla, forza, çila, natura, carattere.
Sīlnas, debole, alpa, id.
Siūrbi, sorbire, sṛǵ, versare.
Siūsti, inviare, prėsājāmi, invio.
Skęsti, annegare, skand, cadere.
Skūsti, radere, ghṛṣ, raschiare.
Smértis, morte, māra, mor.
Smirdėti, puzzare [così!], mṛdh, essere umido.
Sodžiālka, stagno, çada, fango.
Spjaūti, sputare, plu, bagnare.
Spīrti, scalciare, prš, colpire.
Sprōgti, scoppiare, pras, allungarsi.
Stenėti, gemere, stan, id.
Stėjgti, tendere, stigh, entrare.
Stiebas, stelo.
Stīklas, vetro, stuč, brillare.
Stōgas, tetto, stagh, coprire.
Stōti, stare, stowieti, stare, sthā, id.
Su, con, sam o sa, id.
Sūditi, giudicare, sundh, purificare.
Sūpti, cullare, kšubh, sōpana, id.
Sūnus, figlio, sūnu, id.
Sūris, formaggio, sara, latte condensato.
T
Tamsūs, scuro, tamas, tenebra.
Tamsībė, oscurità, dhvānta, idem.
Tārti, dire, tark, parlare.
1. Tarp, tra, antar, idem; dentro (ап invece di sam).
Tatūszis, papà, tāta, idem.
Tėkti, scorrere, tik, muoversi.
Tiatā, zia, tāta, rispettabile.
Tiewas, padre, pitṛ, idem.
Tītas, ponte, dharana, idem.
Tawōras, merce, dvr, acquistare.
Traūkti, trascinare, trakh, idem.
Trānksmas, ansia, dhrānkš, gridare.
Trīnti, strofinare.
Trōkszti, aver sete, trš, idem.
Trusiėti, prendersi cura, dru, correre.
3. Turiëti, tenere, dhr. dhi, id. Twóra, recinto, dhára, id. Twóti, tagliare, rotolare, çvas, id. Twínti, straripare (di un fiume), dhumí, fiume. Twírtas, robusto, sthira, id. 4. Túszczias, vuoto, povero, tučchna, id. 2. Tasziti, squadrare, takš, id.
U
Úbagas, mendicante, bhikš, mendicare. Ugnís, fuoco. Úksusas, aceto. Úrwa, tana, ulwa, cavità. Úžpakalis, sedere, phalaka, id.
W
Wábalas, scarabeo, váḍh, bádh, disturbare. Wáikas, bambino, gáha-ka, id. Wajkszióti, camminare, vá, id., vakh, vát, id. Wagis, ladro, váḍh, id. Wálgiti, mangiare, vágā, cibo. Walijti, avere forza, valita, forte. Wanduó, undū, acqua, voda, bagnato; und, essere bagnato; vana, nitha, kam, kamandha, acqua. Wárgas, calamità, · varga, forza; rendere uniforme. Warlé, rana, var-anga, testiculus, vjanga, id. Wárna, corvo, kârawa, id. Wárpas, spiga, vap, fecondare. Wadínti, chiamare, hyé, id. Wártaj, porta, vára, id. Wáškas, cera, mákša, id. Wásara, estate, vasára, desiderio. Wárras, rame, āra id. Wésti, condurre, váḍh, id. Wéjzieti, vedere, guardare, wejdas, volto, aspetto. Wiéra, fede, var, desiderare, scegliere. Wiédras, secchio, pátra, recipiente. Wiéjas, wies, vento, vá, soffiare; vátara, vento. Widús, centro, madhja, id. Wilktis, trascinarsi, vargh, muoversi. Wirti, bollire, cuocere, bhṛ, id. Wiras, uomo, vára, id.
Wissados, sempre, sada, id. Wóditis, litigare, váda · lite. Wóditi, nuocere, vadh, id. Wógti, rubare, vast, offendere. Wóžiti, pesare, vága, forza.
Z
Zujkis, lepre, kiškis, id., caça, id. Zansís, oca, hansi, id. Zibiéti, brillare, dju, djut, gūt, dhup, id., sibh, illuminare. Zigis, passo, çaǧǧ, andare. Zínsti, succhiare, cŭs, id., cŭči, capezzolo. Ziáme, žéame, žéme, terra, gmā, id. Isi = žióti, spalancare la bocca, gábh, id. Ziuriéti, guardare, vedere, çri, id.; ghṛ, brillare. Zónka, moglie, ganí, gnā, id. Zwakis, candela, víti, luce. Zwirblis, passero, vara, id. Zuwis, pesce, vasu, id. Zwaigždé, stella, cvid, essere bianco. Zwiéris, bestia, dhurja, hvárja, cavallo.
SZ
Szaká, ramo, çakhá, ramo. Száltis, freddo, gelu, lat. Szárka, gazza, sāra, turdus salica. Sziaszi, sei, šaš, id. Sziausztis, irsuto [così!], hṛš, id. Sziaréj, lana, hṛš, irsuto [così!]. Szirdis, cuore, hṛd, id. Szkáditi, nuocere, kaç, id. Szlówe, gloria. Szlúbas, zoppo, khōl, zoppicare. Szókti, danzare, saltare, çaç, id. Szúdas, sterco, súda, sporcizia. Szuwá, szu, gen. suznés, cane, çvan, gen. çunas, id.; çavaka, cucciolo. Szwéntas santo, çvi, brillare.
CZ
Cziúpti, tastare, čup, id. Cziúrkszti, filtrare, čut, čjut, gocciolare.
И. В. Юшкевич.
II
VOCI DI PROVA DEL DIZIONARIO ETIMOLOGICO LITUANO, COMPOSTE DA I. JUŠKA
[1]
Lik, liek, lajk, lat. lik. leek.
Lik-ti, pres. liek-u, pass. lik-au, restare. Lat. lik-t, porre, mettere, collocare. Pa-lik-ti, pres. pa-liek-u, pass. pa-lik-au, lasciare, abbandonare; restare. Lat. pa-lik-t, restare. Ir palik-kęs miestą Nazaret (Mat. 4. 13). E lasciata la città di Nazaret.
219
Pa-łajk-as, gen. pa-łajk-o, resto, ciò che rimane. Lat. at-leek-as, at-leek-s, pa-lik-s, idem. Pa-łajk-is, m., pa-łajk-ie, f., rimasto, -a; vecchio, logoro, inutile, buono a nulla
Isz-si-łajk-i-ti, pres. isz-si-łajk-au, pass. isz-si-łajk-iau, mantenersi, procurarsi da vivere, sopravvivere. Kajp jusū Mylĭsta žiemos bėdoj issilajkėt’? Come ha fatto Vostra Grazia a mantenersi nella difficoltà dell’inverno? (Don. 1. 160).
Łajk-i-ti, pres. łajk-au, pass. łajk-iau, tenere, considerare qualcuno come qualcosa. Ir Burūs prastus per kiaulū jowalą łajko. E considera i contadini semplici alla stregua di foraggio per i maiali (Don. 1. 254).
Pa-si-lik-ti, restare. Ir ten pa-si-lik-o ikki Erodui numirus (Mat. 2. 15). E rimase là fino alla morte di Erode. O.E.
At-lik-ti, terminare, compiere. Juk dar Čzēso yr’ ir męs at-lik-sime darbus. C’è ancora tempo e porteremo a termine i lavori (Don. 1. 390).
[2]
Majn, lat. mi, main, slav. мѣн (-main).
Majn-a, gen. majn-os, me. Lat. mi-hschana, majn-a, majn-oschana. Majn-i-ti, pres. majn-au, pass. majn-iau, cambiare. Lat. mi-ht, main-iht, majn-oht.
[3]
Mau, mow, lat. mau, mauk.
Mau-ti, pres. mau-ju e mau-nu (j, n, abbreviazioni), pass. mow-iau, indossare, mettersi, infilare. Lat. mau-t, mettere le briglie, imbrigliare.
Už-si-mau-ti, mettersi addosso. Ir sawo skrandą buriszką wieszėt ussimowęs (Don. 1. 126). E si è messo il proprio cappotto contadino per andare in visita.
Nu-mau-ti, togliere. Lat. po-mau-t. Kepurrę nu-mau-ja (Don. 1. 262): Si toglie il cappello. Mau-di-ti, pres. mau-d-au, pass. mau-dž-iau, fare il bagno. Mau-di-tis, fare il bagno, bagnarsi. Lat. mauk-t, tirare via, strappare.
[4]
Mil, miel, mejl, mal, prussiano antico myl e mil, lat. mihł, slav. мил.
Mil-ie-ti, pres. mil-iu, pass. mil-ie-jau, amare, prussiano antico milyt, lat. mihł-eht, mihł-oht, mihł-inabt.
Miel-as, m., miel-a, f. (Don. 1. 129), caro, amato; pruss. ant. mil-s, myl-as, lat. mihł-s. Meil-ie, gen. mejl-ies, amore. Pruss. ant. myl-an (82), myl-in (89), acc. lat. mihł-iba, mihł-estiba.
Mejl-ing-as, m., mejl-ing-a, f., gentile, amichevole, favorevole. Lat. mihł-igs. A volte i genitori vengono separati dai loro figli gentili. (Don. 1. 184). Come se fosse un benefattore misericordioso. (Don. 1. 186). Salutò l’amica gentile (Don. 1. 47).
Mal-on-ie, gen. mal-on-ies, misericordia, benevolenza, favore (Don. 1. 158). Mīl-ist-a, gen. mīl-ist-os, misericordia (usato soprattutto tra i samogiti per rivolgersi a persone di alto rango). Come avete fatto a mantenervi nella necessità dell’inverno, Vostra Grazia? (Don. 1. 160).
[5]
Min, men, man, mon; lat. min, man; pruss. ant. men, min; slavo мѣн, мън, мин, мѧ (=men)
At-min-ti, pres. at-men-u, pass. at-min-iau, ricordare, rammentare. Pa-min-ie-ti, pres. pa-men-u, pass. pa-min-ie-jau, commemorare, menzionare, ricordare, non dimenticare. Lat. pee-min-neht, pensare a qualcosa. Ma ricordati anche di noi (Don. 1. 139).
220
Isz-min-tis, gen. isz-min-t-ies, mente, intelletto. Lat. manna (prah̄ts).
Isz-min-ting-as, gen. isz-min-ting-a, intelligente, assennato, saggio. I più saggi sono giunti dall’Oriente nella terra di Gerusalemme (Mt. 2. 2). Antico slavo ecclesiastico: «I magi vennero dall’Oriente a Gerusalemme».
Pra-man-i-ti, pres. pra-man-au, pass. pra-man-iau, inventare, comporre, fare. Intrecciano nuovi calzari di corteccia. (Don. 1. 251). Intrecciano nuovi calzari.
Pra-mon-ie, gen. pra-mon-ies, invenzione, trovata, creazione, immagine. I manufatti del gelo, insieme ai ghiacci, il sole si mise a sciogliere. (Don. 1. 3). Il sole si mise a sciogliere le creazioni del gelo e i ghiacci.
Nu-si-min-ti, pres. nu-si-men-u, pass. nu-si-min-iau, scoraggiarsi, aver paura, intimidirsi. Participio passato nu-si-min-es, nu-si-min-usi, scoraggiato, spaventato; timido, pauroso; Mortalmente intimidita (la civetta) (Don. 1. 230). Mortalmente spaventata (la civetta).
Pruss. ant. men-entwey, infinito (1ª classe, 2), menzionare, ricordare.
At-min-t-is, gen. at-min-t-ies (n-cz-io), memoria. Pruss. ant. men-isnan (nelle classi 1 e 2), men-issnan (nella 1), min-isnan (nella 2), acc., idem. Lat. pee-min-neschana, pee-minna idem. Antico slavo ecclesiastico: pa-mA-ть.
[6]
Pju, pjau, pjow, pie, pej; lat. plau, slavo пи.
Pju-kl-as, gen. pju-kl-o, mietitura; lat. plau-schana.
Pjau-ti, pres. pjau-ju e pjau-nu (j e n si contraggono), pass. pjow-iau, tagliare, falciare, mietere, segare. Lat. plaut, idem.
Pie-wa, gen. pie-wos, prato; lat. pla-wa.
Pej-l-is, gen. pei-l-io, coltello (lat. nasis).
Per-pjau-ti, incidere, recidere.... gerklė përpjaut (Don. 1. 233) incidere la gola.
[7]
Spjau, spjow, lat. ssplau, slav. плю, пле, блю e бле.
Antico slavo orientale плъ, плъ.
Spjau-ti, pres. spjau-ju e spjau-nu (j e n scritti in modo compendiato), pass. spjow-jau, sputare, sputacchiare (cfr. vomitare, vomitare). Lat. sspIaut.
Spjau-di-ti, pres. spjau-d-au, pass. spjau-dži-iau, sputare. Lat. splau-diht. Antico slavo orientale плъ-вати. Tai ir Bur’s tur spjau-dit (Don. 1. 123). Anche il contadino deve sputare.
III
DENOMINAZIONI DEI GRADI DI PARENTELA NELLA LINGUA LITUANA, RACCOLTE DA K.S. ANTONIUS JUSKEVICIUS PREVALENTEMENTE NEI DINTORNI DELLA CITTÀ DI PANEVEŽYS (NELLA PARROCCHIA DI PŪŠALOTAS)
Denominazioni reciproche dei coniugi.
Moteristė, (cor., motė, madre), matrimonio.
Pats, gen. patės, marito. Letteralmente significa «sé stesso».
Wīrs, gen. о, marito. (Parola di uso comune).
Prejkszas, -о, (Puscio e Samogizia), secondo marito.
Užkuris, о, (Puscio), secondo marito (in Samogizia, nella zona di Obvėšai), terzo marito.
Užtupis, -о, (Puscio), terzo marito (in Samogizia), quarto marito.
Untszupas, -о, (Puscio), terzo marito (in Samogizia), quarto marito.
Pati, gen. paczós, moglie; letteralmente significa «sé stessa».
Genterė, -es, (Puscio), moglie di due fratelli.
221
Parentela del marito rispetto alla moglie.
Szeszuras, -o, (жмуд.)
Szás zuras, -o, (литов.)
suocero.
Anita, -os, (generale), suocera.
Deweris, -o, (Pusz.) cognato (жмуд., obsol.).
Diweris, -o,
Inté, -es, (Pusz.) nuora; moglie del cognato.
Mosza, -os, (Pusz.) cognata [così!] (жмуд. obsol.).
Parenti della moglie rispetto al marito..
Oszwis, -o (Пуш.)
Uoszwis, -o (литов.)
Uszwis, -o, (жмуд.)
suocero.
Oszwé, -es, (Пуш.)
Uoszwé, -es, (литов.)
Uszwis, -o, (жмуд.)
suocera
Uszwené, -es, (жмуд.), suocera.
Łajgonas, -o, (Пуш.), cognato (fratello della moglie).
Łajgonéné, -es, (Пуш.), moglie del cognato (fratello della moglie).
Swajné, -es, (Пуш.), cognata [sic!]
Swajnis, -o, (Пуш.), cognato.
Nome del padre e dei suoi parenti in relazione ai figli.
Téwas, -o, (generale), padre.
Swotas, -o, (Pusz.), padre di un ragazzo [sic] o di un giovane.
Tetis, gen. teczó, (Pusz.), padre.
Tetajtis, gen. tetajczo, (Pusz.) paparino.
Tetutis, gen. tetuczó,
Tetuszis, -o,
Patéwis, -o, (generale), patrigno.
Patetis, gen. pateczó, (Pusz.), patrigno.
Dédé, -es, (generale), zio, fratello del padre o della madre.
Dédina, -os, moglie dello zio
Dédéna, -os,
Teta, -os, (generale), zia paterna o materna.
Tétuła, (Pusz.)
Tétuté, (generale) zietta.
Tétulé, (Pusz.)
Tété́nas, -os, (Пуш.), zio, marito della zia.
Tétuténas, -os, (Пуш.), idem.
Brolenas, -o [так! Было -os, но s зачеркнуто], (Пуш.), cugino.
Brolauczá, -os, (Пуш.), cugina.
Denominazioni della madre e dei suoi parenti in rapporto ai figli.
Moté, -es, (Пуш.), madre. Negli altri dialetti è antiquato.
Moczé, -es, (Пуш.), madre. Negli altri dialetti è antiquato.
Motina, -os, (общее), madre.
Matulé, -es, (общее) mammina.
Matuté, -es, (generale)
Moczeka, -os, (общее), matrigna [так!].
Pamomé [так!], -es, (Пуш.), matrigna [так!].
Awinas, -o, (Пуш.), zio materno.
222
Awinéné, -es, (Пуш.), zia, moglie dello zio paterno.
Seserénas, -o, (Пуш.), cugino, figlio della zia materna.
Seserécza, -os, (Пуш.), cugina, figlia della zia materna.
Nomi dei figli in relazione ai genitori.
Sunus, -aus, (generale), figlio.
Marti, gen. marczós, nuora; slavo: nuora.
Posunis, o, (generale), figliastro.
Dukté, -es, (generale), figlia.
Dukra, -os (Пуш.), figlia.
Podukra, -os (Пуш.), figliastra.
Anukas, -o, (Пуш.), nipote.
Anuké, -es, (Пуш.), nipote.
Nomi degli antenati.
Boczús, -aus,
Praboczús, -aus,
Predkas, -o
Prád́kas, -o
antenato.
Senis, -o, (общее)
Senelis, -o, (общее)
Senutis, (cz)o (общее)
Sentevis, -o (общ[ее])
Sursenis, -o, (общ[ее])
Sursenélis, -o (общ[ее])
Parkarszes, (sz)usó, (общ[ее])
Sené, -es, (общее)
nonno
vecchio.
vecchietto.
vecchietto.
padre anziano.
molto anziano.
molto anziano.
decrepito.
propriamente
Senelé, -es, (comune)
Senuté, -es, (comune)
Senmoté, -es, (Push.)
Sursené, -es, (comune)
Sursenélé, es, (comune)
Bobuté, es, (comune)
nonna
vecchia.
vecchietta.
vecchietta.
madre anziana.
molto anziana.
molto anziana.
propriamente
Denominazioni dei figli in rapporto tra loro.
Brolis, -o, (generico), fratello.
Brólelis, -o, (generico) fratellino
Brolajtis, (cz)o,
Brolajtelis, -o, (di secondo grado)
Brolelukas, -o, (di secondo grado)
Brolitis, (cz)o,
Brolitelis, -o, (di secondo grado)
Brolitukas, -o, (di secondo grado)
Brolitužis, -o, (di secondo grado)
Brolukajtis, -(cz)o, (di secondo grado)
Brolukas, -o,
Brolekelis, -o, (grado secondario)
Brolulajtis, (cz)o, (grado secondario)
Brohutelis, -o,
Brolulis, -o,
Brohutajtis, -cz(o) [takl], (grado secondario)
Brohutis, (cz)o,
Brohužajtis, (cz)o,
Brohužis, -o,
Brohuželis, -o, (Puš.) (grado secondario)
Forme vezzeggiative
223
Pusbrolis, -o, fratellastro.
Brotuszis, -o, (Пуш.), nipote, figlio del fratello. Russo antico: братань, ecclesiastico: братаничь.
Brotuszė, -ės (Пуш.), nipote, figlia del fratello. Russo antico: братана. Ecclesiastico: братанична.
Seja, -os, (Пуш.), sorella.
Sejelė, -ės, (Пуш.), sorellina.
Sesù, gen. sesers, (comune), sorella.
Seserinczús, -aus, nipote, figlio della sorella.
Seserinczá, -os, nipote, figlia della sorella.
Dwinei, -u, (comune), gemelli.
Dwinickej, -u, (Пуш.), gemelli.
Nomi delle persone legate da parentela spirituale.
Kumas, -o, (generale), padrino.
Kuma [così!], -os, (generale), madrina.
Pirszlis, -o, (generale), compare.
Podé, -es, (Pusz.), padrino.
Podéné, -es (Pusz.), madrina.
Swotas, -o (žemaitico), testimone di nozze, testimone alla registrazione degli sposi.
Swoczė, -os (generale), madre designata.
Biczùlis, -o (generale), colui che ha ricevuto un alveare di api in segno di buon auspicio.
Bitùinkas, -o, (Pusz.), idem.
Giminė, -ės, (generale), parenti.
Giminajitis, (cz)o, parente.
Giminajtė, -es, parente (femminile).
Gentís, -es, parenti.
Gentistė, -es, parentela.