„Lauryno Ivinskio lenkų–lietuvių kalbų žodynas“
Full text
JONAS PALIONIS
Università di Vilnius
Ambiti di ricerca: storia della lingua scritta lituana, onomastica.
IL DIZIONARIO POLACCO-LITUANO DI LAURYNAS IVINSKIS
Preparato da Ona Kažukauskaitė
Vilnius: Lietuvių kalbos institutas, 2010, 524 p. + kompaktinis diskas. ISBN 978-609-411-052-8
Finora la pubblicazione dei dizionari della lingua lituana (più precisamente, dizionari trilingui e bilingui con lemmi o definizioni in lituano) si è concentrata per lo più sui secoli XVII–XVIII e sul territorio della Lituania Minore. In questo campo si è distinto soprattutto Vincentas Drotvinas, che ha preparato per la stampa ben tre importanti dizionari manoscritti: l’anonimo Lexicon Lithuanicum (1987), la Clavis Germanico-Lithwana attribuita a Fridrichas Pretorijus (1995–1997) e la prima parte, tedesco-lituana, del Lexicon Germanico-Lithvanicum et Lithvanico-Germanicum di Jokūbas Brodovskis (2009).
Nell’ex Granducato di Lituania, a parte le edizioni in facsimile dei due dizionari trilingui di Konstantinas Sirvydas (1979 e 1997), preparate da Kazys Pakalka, non sono stati pubblicati altri dizionari, perché lì non ce n’erano. Solo dall’inizio del XIX secolo, con l’affermarsi del movimento lituanistico, si cominciò a redigere dizionari bilingui e trilingui; una parte considerevole dei loro manoscritti è andata perduta, è finita all’estero oppure attende ancora il proprio turno di pubblicazione nelle nostre biblioteche.
Il primo a essere pubblicato fu il dizionario manoscritto trilingue polacco-lituano di Simonas Daukantas, redatto intorno al 1856 e preparato per la stampa da Giedrius Subačius (pubblicato nel 1993–1996). Di recente è apparso anche un secondo dizionario manoscritto polacco-lituano di quel periodo, scritto dal celebre educatore popolare e pedagogista Laurynas Ivinskis (1811–1881), autore dei famosi calendari («metskaitliai»). Il manoscritto del dizionario è conservato a Cracovia, nella Biblioteca dell’Accademia polacca delle scienze (segnatura 2232). Non era quindi accessibile a una cerchia più ampia di studiosi lituani, benché sia un monumento della lessicografia lituana molto interessante e prezioso (di seguito indicato con la sigla IŽ).
IŽ è stato preparato per la stampa da Ona Kažukauskaitė, collaboratrice dell’Istituto della lingua lituana. Dalla sua prefazione, intitolata con il neologismo dell’autore del dizionario, non molto riuscito, «Pagar-
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«anziana», si vede che a spingerla a preparare il dizionario per la stampa furono, tra l’altro, anche certi sentimenti nei confronti del suo conterraneo: l’autore del dizionario e la curatrice sarebbero stati battezzati nella stessa chiesa di Šilalė. Questo motivo, senza dubbio, non fu il più importante, ma contribuì a far sì che oggi disponiamo del testo decifrato del dizionario di Ivinskis, corredato da un CD che permette di verificarne l’autenticità rispetto alla trascrizione digitale.
Per la pubblicazione è stato scelto il formato in folio, in cui (a quanto pare, per ragioni di economia) sono riunite quattro pagine dell’originale nel formato in quarto. Il contenuto del volume, oltre alla «Prefazione», comprende due articoli (uno della curatrice, l’altro della linguista polacca Małgorzata Kilar (Margarita Kiliarė)), con i rispettivi riassunti in lituano e in polacco e le bibliografie (pp. IX–XLI), la sezione «Principi di preparazione del manoscritto» (pp. XLIII–XLIV), l’elenco delle abbreviazioni usate da Ivinskis (pp. XLV–XLVI), il testo del IŽ trascritto, con qua e là riprodotta in facsimile digitale una pagina singola o una sua parte (pp. 1–523), e il disco menzionato, incollato alla copertina posteriore (sul lato interno).
Nell’articolo introduttivo «Il dizionario polacco-lituano di Laurynas Ivinskis» (pp. IX–XXV), Kažukauskaitė tratta dapprima le tendenze lessicografiche dell’autore del dizionario e, in seguito, la parte del dizionario che è giunta fino a noi (la sua struttura, la fonte del repertorio delle parole polacche, l’ortografia delle parole lituane, la base dialettale e il lessico del dizionario).
L’articolo è interessante e ricco di contenuti, e si fonda sulle ricerche svolte finora sull’attività di Ivinskis. Già nella prima frase viene avanzata l’originale ipotesi che «Laurynas Ivinskis potrebbe aver concepito l’idea di compilare dizionari prima ancora dei suoi famosi calendari in lituano» (p. IX). A sostegno di tale ipotesi vi sarebbe un’affermazione contenuta nel suo manoscritto O Pisowni języka Litewskiego, scritto dopo il 1843, in cui dichiara che scriverà un dizionario. Forse per la prima volta viene descritta con tanto dettaglio la storia del trasferimento del manoscritto del IŽ alla biblioteca di Cracovia e la sua struttura. Il manoscritto del IŽ sarebbe giunto alla biblioteca di Cracovia come dono di Marija Potulickaitė-Oginskienė, moglie del principe di Rietavas Bogdan Oginskis, nella speranza che venisse pubblicato. Da una nota della cancelleria dell’Accademia di Cracovia, conservata nell’archivio dell’Accademia e datata 8 settembre 1918, citata nell’articolo, risulta che insieme al dizionario era stato consegnato anche un quaderno di grammatica polacco-samogitica (p. XI). L’autrice dell’articolo, tuttavia, non menziona se tale quaderno fosse o meno presente nella biblioteca dell’Accademia; fornisce invece informazioni sul fatto che, dopo la morte di Ivinskis, a occuparsi della custodia dei suoi scritti fu Aleksandras Moras, proprietario terriero della zona di Tryškiai, e che il dizionario e la grammatica potrebbero essere stati consegnati alla principessa Oginskienė da Kajetonas Gadliauskas, compagno di Ivinskis ai tempi del ginnasio, il quale aveva affidato parte dei manoscritti a Petras Kriaučiūnas, insegnante del ginnasio di Marijampolė (tra quei manoscritti figurava anche il dizionario, con le lettere A, B, C ir S).
Nel descrivere la struttura del IŽ, Kažukauskaitė osserva che esso è composto da tre parti: la prima dalla pagina A alla 1018, la seconda dalla 1019 alla 1767 e la terza dalla 1768 alla 2060. Sarebbe stato opportuno distinguere graficamente queste parti nel testo trascritto. Il dizionario comprende soltanto le lettere A–R. La parte del dizionario relativa alla lettera S, finita
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nelle mani di Kazio Griniaus, è scomparsa chissà dove (con essa il dizionario avrebbe avuto 2688 pagine)1. Il fatto che possano essere esistiti manoscritti con parole che iniziano con lettere successive è indicato dal piccolo nido lessicale da me notato a p. 2003, con un rinvio a una parola che inizia con la lettera W: «Rudopiór, jeszkok Waruga».
K. Grinius aveva già stabilito che Ivinskis, per la parte polacca del suo dizionario, si era servito del dizionario polacco in due volumi di Maurycy Orgelbrand, detto anche «Słownik wileński» e indicato nell’edizione recensita con la sigla SWil, pubblicato a Vilnius nel 1861. Nel suo articolo Kažukauskaitė ha fornito informazioni su questo dizionario che consentono di comprendere meglio la struttura e la finalità del IŽ. Il linguista Jonas Karlavičius (Jan Karłowicz), originario della Lituania (Merkinė), non ne aveva una buona opinione: a suo dire, era stato scritto da non linguisti, perciò «praca ich pozostała za wymaganiami nauki» (p. XV). Vi erano tuttavia anche giudizi positivi. A quanto pare, piacque a Ivinskis, perché era destinato «do podręcznego użytku» (come si legge nel frontespizio) e comprendeva il lessico di vari ambiti, in particolare una ricca terminologia «z obcych języków polskiemu przyswojonych» (ibid.).
Confrontando il cosiddetto dizionario di Olgebrando con il manoscritto del IŽ, l’autrice dell’articolo ha descritto con una certa dovizia di particolari le somiglianze e le differenze strutturali tra i due. Ha stabilito che, nella parte polacca del suo dizionario, Ivinskis non seguì ovunque il SWil: si riscontrano divergenze nella disposizione delle forme lemmatizzate (lemmi), nella struttura dei nidi lessicali, nel sistema dei qualificatori grammaticali, nella modalità di illustrare i significati delle parole e in altri aspetti. A mio parere, tuttavia, la differenza più importante consiste nel fatto che il IŽ contiene molti meno vocaboli per ciascuna lettera: dal SWil Ivinskis scelse soltanto le parole che, a suo avviso, erano più necessarie al lettore lituano dell’epoca, che conosceva il polacco e desiderava apprendere o migliorare la propria conoscenza del lituano (benché l’autrice, chissà perché, non parli di questo, cioè della finalità del IŽ). Per questo scopo Ivinskis potrebbe aver attinto vocaboli per la parte polacca non solo dal SWil, ma anche dalla lingua parlata dai polacchi del luogo (nobili e proprietari terrieri); l’autrice ne riporta dieci, ma potrebbero essere stati di più.
Senza soffermarsi a commentare nel dettaglio le differenze tra SWil e IŽ menzionate nell’articolo di Kažukauskaitė, si può riassumere dicendo che sono state messe in luce differenze numerose e di varia natura. L’autrice dell’articolo ha giustamente osservato, a mio avviso, che Ivinskis scelse per il proprio dizionario una struttura più semplice e accessibile ai lituani (introdusse oltre cento indicazioni diverse da quelle del SWil, non numerò i significati delle parole ecc., anche se, naturalmente, ciò andò a scapito del carattere scientifico del suo dizionario).
Dopo l’analisi comparativa della presentazione delle parole polacche nel SWil e nel IŽ, l’articolo di Kažukauskaitė dedica ampio spazio alla caratterizzazione della parte lituana. L’autrice tratta l’ortografia del IŽ (pp. XVIII–XIX), la base dialettale e la composizione del lessico (pp. XIX–XXII).
1 Jonas Kruopas. Studi lessicografici di L. Ivinskis. – Jonas Kruopas. Scritti scelti. Vilnius: Istituto editoriale di scienze ed enciclopedie, 1998, 231.
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Gli aspetti ortografici dell’IŽ sono collegati nell’articolo alle concezioni dell’autore esposte nei suoi manoscritti «O pisowni języka Litewskiego» e «O pisowni i iloczasie języka Litewskiego», scritti dopo il 18402. Il titolo del secondo articolo è stato tradotto dall’autrice con «Sull’ortografia e l’accentazione della lingua lituana», ma nella lingua polacca dell’epoca iloczas significava quantità vocalica3. La traduzione di questo termine linguistico sembra essere stata influenzata dai ben sei segni usati nell’IŽ: −, ˆ, `, ´, ˘, ˇ (quest’ultimo molto raro). Probabilmente alcuni di questi segni indicavano non soltanto la quantità vocalica e la posizione dell’accento, ma anche i toni della parlata natia dell’autore. Vytautas Vitkauskas scrive che nell’IŽ «le vocali lunghe i, ū sono contrassegnate in modo chiaramente distinto; si può ricostruire l’accentazione della parlata di Varniai. Si vede particolarmente bene l’effetto del tono discendente sulla prima sillaba: gārsas p. 1937 (nella parlata gãːrsas, nella lingua standard gar̃sas) [...], dẽiwe p. 2012 (nella parlata dẽːivė, nella lingua standard deĩvė) [...]»4. Tuttavia, gli aspetti dell’accentologia, al pari di quelli ortografici, non sono esaminati più approfonditamente nell’articolo e vengono lasciati ad altri studiosi dell’IŽ.
Per quanto riguarda la parlata, l’autrice dell’articolo aderisce all’opinione tradizionale secondo cui nell’IŽ si rispecchiano le caratteristiche del sottodialetto žemaitico dūnininkai natio di Ivinskis, ma esse non sono mantenute coerentemente e spesso sono sostituite da tratti dell’alta lituania. E infatti nel dizionario, al posto delle vocali monottongate [ī], [ū] tipiche dei dūnininkai, ricorrono spesso i dittonghi [ie], [uo] dell’alta lituania occidentale, per esempio: Piènas 5925, Wiènas 379, Dùotė 161, Kluònas 350 ecc. Accanto a queste forme, tuttavia, ricorrono spesso anche quelle tipiche dei dūnininkai, per esempio: Prìs žingas 967, Prìžadas 350, Dùbie 373, Kariùmėnė 20 (sono particolarmente frequenti la preposizione e il prefisso pri, pri-). In generale Ivinskis, come altri scrittori e attivisti žemaitici dell’epoca, scriveva in una certa mescolanza di varietà dialettali, analizzata in dettaglio nel citato studio di Petras Jonikas, che l’autrice dell’articolo non ha utilizzato.
Nel parlare della base dialettale dell’IŽ non si può dimenticare la concezione elaborata da Ivinskis riguardo alla base dialettale della lingua scritta. Era convinto che per la lingua scritta si dovesse scegliere un solo dialetto, anziché vagare nel labirinto di dialetti diversi. A suo avviso, per la lingua scritta lituana si sarebbe dovuto adottare il «dialetto centrale» (środkowy prowincjalizm). Tuttavia non definì più precisamente tale «provincialismo» e spesso scriveva in forma occidentale non soltanto i dittonghi [ie], [uo], ma anche il dittongo [ai], voc. + n ecc.6 Che Ivinskis nel suo dizionario non si attenesse rigorosamente a un unico dialetto è dimostrato dalla presentazione di forme dialettali diverse per alcune parole polacche, per esempio: Dąb, dębu m. Ąžuolas, -a, uòžuolas,
2 Petras Jonikas. La formazione della lingua scritta letteraria lituana nella seconda metà del XIX secolo. Chicago, 1972, 65.
3 Cfr. Samuel Bogumił Linde. Słownik języka Polskiego 2. Leopoli, 1855, 200.
4 Vytautas Vitkauskas. I principi lessicografici di Laurynas Ivinskis. – Per il 150º anniversario del calendario di Laurynas Ivinskis. Vilnius: Istituto di letteratura e folclore lituani, 1997, 30.
5 Qui e in tutti gli altri casi, il numero indica la pagina dell’originale.
6 Per maggiori dettagli, cfr. Petras Jonikas, op. cit., pp. 65–67.
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quercia, -ła 160; Chleb, -a. Duòna (dùna e douna) 111; Gnoić v. a. Pùd’ité, pùd’inté 121; Krosta, -ty f. Niežas, Nìžas 480; Dwakroć avd. Dù kàrtù, dù žìgiù 229.
Rendendo più alto-lituane (più occidentali) le forme lessicali dei dūnininkai, Ivinskis, come osserva correttamente Kažukauskaitė, «inventò anche parole artificiali e ipernormative» (p. XIX). A questa affermazione si possono aggiungere le parole molte, soprattutto quelle con il prefisso nuo- al posto di nu-, per es.: avv. nenuokrāt̄omaj 745, nuōnesztas 1251, inf. nuoprausté 781, Nuoszukuoté 1765, Nuopùlimas 813, nuosidawìmas 166. D’altra parte, nel suo dizionario egli usava ancora abbastanza regolarmente il genitivo plurale accentato žemaitico in -un (per es.: Łajwun 2, Linun 929, žiedun 1567, Žmoniun 152); inoltre conservava spesso i riflessi delle vocali nasali tanto nelle radici quanto nelle desinenze (per es.: Dransa 885, kan 135, miegāns 1024, Rānstas 63, kėnstė 130, Sugrinzté 1263, Apskūnstas 1013 ecc.). Tuttavia, un’indagine più approfondita sulle caratteristiche terminologiche dell’IŽ è ancora in attesa dell’attenzione dei linguisti.
Una parte relativamente ampia dell’articolo di Kažukauskaitė è dedicata alla caratterizzazione del lessico lituano dell’IŽ. Vi si mettono in evidenza la grande abbondanza e varietà di nomi diminutivi, e si parla della creazione di neologismi, delle fonti lessicali ecc. In effetti, l’IŽ abbonda di parole attinte dal dialetto žemaitico, da dizionari precedenti, soprattutto da quello di Sirvydas, e create dall’autore stesso. In uno dei suoi articoli Vitkauskas scriveva che Ivinskis avrebbe coniato soltanto una o due parole7. Ma questa affermazione è inesatta, perché nell’IŽ sono stati «coniati» moltissimi neologismi, che, a mio parere, costituirebbero un glossarietto di dimensioni considerevoli. Ivinskis cercava infatti di fornire un equivalente lituano per quasi ogni parola polacca e, non trovandolo nel proprio dialetto o nei dizionari a sua disposizione, creava un neologismo. Sotto questo aspetto l’IŽ differisce dal dizionario polacco-lituano del suo contemporaneo Daukantas, nel quale in casi simili spesso si lasciava uno spazio vuoto.
Nel trattare la creazione di neologismi, Kažukauskaitė osserva che questi furono creati più spesso come equivalenti di parole di carattere internazionale presenti nel cosiddetto dizionario di Orgelbrand. A titolo illustrativo presenta dieci esempi di tali neologismi: Bank – Šàndietis 36, Geometrija – Matinìsté 306, Historija – Wējksmas, wèjksmié 364, Instinkt – Ìstigis 392, Kolega – Wiendràugis 447, Parlament – kalbiétiné 1072, Reakcja – Priśzingėné 1638, Relikwja – Ātlajkas 1661, Rezvdencija – pabu wėné 1683. Agli esempi citati si possono aggiungere i seguenti neologismi dell’IŽ, più interessanti e non registrati nel grande LKŽ: Aspirant – Bendrā̃noris, bendrāgeidis 22, Dyalekt – Kalboskieris (= Kalboskyris?) 235, Filolog – Datirėjas, pàrwejzdėtojas 276, genealog – Gimínrašzis, gimìnsekis 305, Imaginacija – Pavejkslinė 387, Onanizm – Sątepis 966, Pseudo-nim – Skirstwardis 1550, Racionalizm – Protinibė 1608, Raketa – Ugnièlakis 1621, Rotacja – àpsukmis 1728, Realizacija – Pawejkslojimas 1639, Rotman – Łajwòwadis 1729, Ruszczyzna – Rusibė, Rusinibė, Gūdìszkybė 2015.
7 Vytautas Vitkauskas, op. cit., p. 199.
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Già dagli esempi riportati si vede che talvolta nell’IŽ a una singola parola polacca (o di carattere internazionale) sono proposti due o più neologismi. Anche questo è uno dei segnali che ne indicano il carattere neologico. Inoltre, abbastanza spesso, accanto al neologismo, nella voce lituana viene fornito anche un prestito, per es.: Kalend arz – Kalendorius, Metskajtlus 402, Parlament – Parlamentas, kalbėtinė 1072.
Probabilmente il principale stimolo a creare neologismi, soprattutto nuovi termini per designare concetti specialistici, fu per Ivinskis il desiderio di purificare e arricchire il lessico della lingua scritta del suo tempo, contaminato da numerosi forestierismi. Tuttavia, non avendo una formazione linguistica, gli era difficile creare neologismi validi dal punto di vista della formazione e/o del significato. L’autrice dell’articolo fornisce l’esempio di un suo neologismo pagarsenė, già criticato da Daukantas e che nell’IŽ si trova in ben nove voci come equivalente di diverse parole polacche, ma che per qualche ragione è piaciuto a Kažukauskaitė, la quale lo ha usato (a quanto pare per originalità) nella pubblicazione, con il significato di «prefazione». Sebbene Ivinskis abbia creato pochi neologismi validi, uno o l’altro dei suoi neologismi registrati nell’IŽ è entrato in scritti successivi e nei giornali di fine XIX secolo, ed è sopravvissuto persino fino ai nostri giorni (per es.: žodinystė fu usato nel 1883 in «Aušra» con il significato di «etimologia», cfr. LKŽ XX 936; mentre ūkininkystė, con un significato leggermente diverso, è probabilmente giunto attraverso i dizionari successivi fino all’uso attuale, cfr. LKŽ XVII 407–408).
Nell’articolo di Kažukauskaitė è citato un considerevole gruppo di neologismi ripresi nell’IŽ dal dizionario di Sirvydas. Tuttavia, non è stato accertato se ve ne siano alcuni provenienti dai dizionari di Kristijonas Gotlibas Milkus e Ferdinandas Nesselmanna, di cui Ivinskis si servì anch’egli mentre compilava il proprio. La questione è lasciata ai ricercatori futuri.
Oltre ai neologismi, un altro strato del lessico lituano dell’IŽ, anzi più significativo, è costituito dalle parole popolari, per lo più attinte dal dialetto nativo di Ivinskis, di cui l’articolo di Kažukauskaitė dice poco. Eppure queste parole sono numerose. Spesso, per una singola parola polacca o entrata nel polacco dell’epoca, nell’IŽ non viene fornito un solo equivalente popolare, ma diversi, per lo più sinonimici, per es.: Flejtuch – Mūlkis, lūrbis, lūjbis, wėbra, lėjbis 280; Guducha – Sznekis, plėpis, plėszkis 295; Gapiowa-ty – Pālūrbis, pāwiebrīs, awiklākjis, apiklākjis, paklākjes 299; Gawędzić – Sznekietė, plepietė, ziawernotė, tāužitė, plėszkietė 303; Narywać – Prískabinietė, prīlasinietė, užmilžtė 655; Obszerпy – Ērtas, plātus, āpstūs, zārgūs 798; Ozdobnie – Grāžej, pūk(ej), szwėlnaj, skajstej, świesej 1053; Rozbestwiać się – Ibīngtė, ikīrštė, idūkėtė, isisžielotė, Ing giwoli wīrstė 1744; Rozważać – sàmpr(o)t(a)utė, minietė, galwotė, iszkloštitė 1981.
Nell’articolo di Kažukauskaitė non si tratta della quantità dello strato lessicale popolare presente nell’IŽ, ma esso era senza dubbio più consistente di quello neologico. Sfogliando rapidamente il dizionario, ho notato le seguenti forme žemaitiche (alcune già menzionate a proposito degli equivalenti lituani sinonimici): ātkala (ranka) «al contrario» (Naodlew) 644; Àsiauxa «insenatura» (Odnoga) 847; būdinė [= budynės] «deposizione nella tomba» (Kondukt) 454; Kānduotas «nucleo» (Jądro) 371; Krieklė «pa-
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«poverella, stracciona» (Galganica) 298; Nioižentė «squamar via il pesce» (Odłuskać) 840; pà-pautìs «callo» (Mozol) 604; plūdūnkis «vagabondo» (Gamrat) 298; Sidōklis «gesso» (Gips) 309; Snūczas «dormiglione» (Gnuśnik) 322; Tràkus «persona molesta» (Pokraka) 118; Ukėlis (= ūkelis) «ugola» (Języczek) 385; Wìženas pl. «calzature di corteccia» (Postoły) 1241; Žiògspìras pl. «segatura» (Opiłki) 982. Questa è solo una piccola parte del lessico dei samogiti in IŽ; è lecito aspettarsi che la curatrice del dizionario analizzi più dettagliatamente queste voci, come anche gli altri strati lessicali.
IŽ abbonda non soltanto di lessico popolare lituano, ma contiene anche una certa quantità di fraseologia popolare, per esempio: akės pèr pakàušzi istràuktė (nastraszyć kogo) 931; Ing lankàs (pièwas) išzėjté (Odstąpić od rzeczy) 2042; ing szūnes dienàs iszdeté (–) 356; Kad tu parsprogtumej (Bodajé rozpękł) 1873; kiaules akes pasiimtė (newstydzić się) 931; Kiètas kaip miètas (–) 449; Liežuwiùs isznesžiòtė (plotki porobić, rozpleść) 1964; Pramuszta ràkta (Rozkwaszony łeb) 1834; Sudrumstame wandenieje žwejòtė (W mętnej wodę ryby łowić) 2019; Sùkàs man ànt šzirdìes (–) 1453. Altre locuzioni fraseologiche si trovano nelle voci Oko, Ręka, Rząd, Rzecz e in alcune altre, sebbene sotto questo aspetto IŽ non sia all’altezza di SWil.
Di particolare interesse, soprattutto per i polonisti, è l’articolo della linguista polacca Małgorzata Kilar, incluso in IŽ, «Słownik polsko-litewski Wawrzynca Iwińskiego jako źródło badań nad polszczyzną litewską» (pp. XXVI–XLII). Già dal titolo si evince che all’autrice interessavano soprattutto le caratteristiche della lingua dei polacchi di Lituania registrate in IŽ, in particolare quelle lessicali. Tuttavia, nella prima parte dell’articolo si tratta dell’ortografia della sezione polacca di IŽ e dei tratti fonetici e morfologici a essa connessi; seguono questioni di formazione delle parole e, infine, il lessico, soprattutto i regionalismi. Alcuni di questi ultimi sono esaminati separatamente e in modo piuttosto dettagliato, sulla base dei dizionari di Aleksander Brückner, Witold Doroszewski, Jan Karłowicz e Aleksandras Kuršaitis, nonché di altri studi linguistici.
Poiché i regionalismi possono essere di particolare interesse per i lituanisti, li elencherò tutti: Barysz 59, Kul 496, Odliga 839, Pokurstać 1189, Pundel 1577, Rogojsz // Rogajsz 1698, Rojsto8 // Rojst 1704, Rupieć 2010. Oltre a questi, vengono elencate separatamente anche le forme «particolari» (osobliwy): Pogrobek 1176, Pokurć 1188, Porcjunkuł 1223, Prasowidełko, e i nomi delle divinità (Nazwy bóstw): Radon 1613, Ragana 1617, Ragon 1618, Raupùža 1632, Reidyn 1649, Reig 1649, Rungis 2009.
Nel descrivere i regionalismi, l’autrice dell’articolo espone scrupolosamente le opinioni di insigni linguisti polacchi e di altri paesi sulla loro origine (non si menziona, chissà perché, il Litauisches etymologisches Wörterbuch di Ernst Fraenkel) e formula una propria valutazione complessiva, tranne che per Barysz, che Doroszewski considera un prestito dal turco baris «pace», passato al polacco attraverso il bielorusso e l’ucraino (p. XXXII). Riguardo a
8 nella trascrizione del testo di IŽ è stato stampato per errore Roj sko.
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nella nota a piè di pagina relativa a questa parola, Kažukauskaitė ha aggiunto l’osservazione che «non si trova in SWil». Dunque non si sa da dove questa parola sia giunta in IŽ in tale forma. Nei dialetti lituani si usa normalmente la forma plurale baryšiai, che significa «mancia» (LKŽ I 639).
Nella sezione sui regionalismi sono esposte in modo particolarmente ampio le opinioni di vari linguisti sul significato, l’origine e l’uso della parola Kul nella più antica fonte latina, datata 1476, Codex diplomaticus ecclesiae cathedralis necnon dioeceseos Vilnensis. È come una breve voce di dizionario etimologico che descrive questa parola. Dopo aver riassunto le diverse interpretazioni, l’autrice concorda con quanti ritengono che si tratti di un lituanismo, derivato da kūlys «covone di paglia», ripreso dal bielorusso o direttamente dal lituano (p. XXXIV).
Kilarė ha espresso un’opinione un po’ diversa sulla parola odliga «disgelo». Probabilmente influenzata da alcuni linguisti bielorussi, considera questa parola un lituanismo ripreso dal bielorusso: «Biorąc pod uwagę zasięg geograficzny tych słów [t. y. odliga // otliga – J. P.], nie może być mowy o bezpośredniej pożyczce z litewskiego» (p. XXXV). Né i dati forniti dall’autrice stessa né la forma scarsamente polonizzata consentono di giungere a una simile conclusione; si confronti il lituano atlygà «disgelo» (LKŽ I 397). Conclusioni errate analoghe vengono tratte anche per le parole Pundel (p. XXXVI), Rojsto // Rojst (p. XXXVIII), Rupieć (p. XXXIX). È positivo che conclusioni simili siano state evitate nel riassumere l’origine delle parole Rogojsz // Rogajsz, Pokurć, considerate «prese in prestito direttamente».
L’articolo dedica poco spazio alle forme «particolari» menzionate, poiché sono chiari polonismi adattati in IŽ alla lingua lituana (cfr. SWil: Porcjunkuła, IŽ: Por-cjunkul 1223, che l’autrice dell’articolo definisce, chissà perché, «zapożyczeniem z języka litewskiego» (p. XXXIX)). L’articolo non affronta neppure l’origine dei nomi delle divinità riportati in IŽ: ci si limita alle descrizioni di tali divinità fornite nel dizionario.
Alla fine dell’articolo l’autrice sottolinea, a ragione, l’importanza di IŽ per la polonistica: sarebbe una fonte importante che mostra le differenze tra il polacco standard («polszczyzną ogólnopolską») e il polacco parlato nei territori dell’antico Granducato di Lituania («polszczyzną używaną na terenach byłego Wielkiego Księstwa Litewskiego», pp. XXXIX–XL). Con il suo articolo ricco di contenuti, Kilarė ha accresciuto notevolmente il valore dell’edizione di IŽ e merita la gratitudine non solo dei polonisti, ma anche dei lituanisti.
Tuttavia, non si vorrebbe ancora concludere qui la recensione. Pur riconoscendo che IŽ è una fonte importante non solo per la storia della lingua polacca, ma soprattutto per quella della lingua lituana, per la dialettologia storica lituana e per la storia della lessicografia lituana, per obiettività occorre dire che non è comunque paragonabile né alla fonte del proprio indice, SWil, né a molti altri dizionari bilingui a stampa dell’epoca. E non soltanto perché non era ancora stato preparato per la stampa e quindi era incompiuto; soprattutto, fu scritto da una persona priva di una formazione filologica specifica, che non possedeva né una conoscenza teorica del lavoro lessicografico né esperienza pratica in questo campo. Non sorprende dunque che SWil superi IŽ sia nella classificazione più dettagliata (numerata) dei significati delle parole, sia nell’abbondanza di esempi illustrativi, sia nella qualità delle descrizioni lessicografiche delle parole (struttura delle famiglie di voci, qualificatori grammaticali). Di questo si è scritto
Recenzijos / Reviews
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JONAS PALIONIS
Come si può osservare rapidamente nell’articolo di Kažukauskaitė, confrontando i testi di questi due dizionari. La somiglianza di SWil è dunque del tutto comprensibile. In primo luogo, questo dizionario fu redatto da diversi autori e, in secondo luogo, benché anch’essi non fossero linguisti, alcuni di loro erano comunque più preparati sul piano filologico9. Inoltre, la lessicografia polacca aveva tradizioni più antiche, alle quali gli estensori di SWil potevano ispirarsi. Tuttavia, come ha osservato Vitkauskas, per i linguisti IŽ è più importante del dizionario polacco-lituano in tre volumi di Daukantas, nel quale per molti vocaboli polacchi non sono affatto forniti equivalenti lituani10.
In conclusione alla recensione, è opportuno richiamare ancora l’attenzione su alcune imprecisioni e refusi riscontrati qua e là nella pubblicazione. A pagina XIX si afferma che «nel Dizionario si trovano soltanto forme illative caratteristiche degli altai orientali», ma, come è noto, l’illativo è caratteristico non solo degli altai orientali, bensì anche di quelli centrali e meridionali. Nello stesso punto le forme kalnop, biesop sono considerate non illative, ma adesive. In una nota a pagina X, al posto di Rietavo è stato stampato Renavo. Tuttavia, ho notato pochi errori di questo genere nella pubblicazione. La curatrice Kažukauskaitė ha svolto con grande scrupolo un lavoro che richiede straordinaria attenzione e perseveranza, meritando per questo ampio elogio e gratitudine.
Si può discutere se la modalità scelta per pubblicare il manoscritto di IŽ — una trascrizione accompagnata da un CD — sia o meno preferibile alla tradizionale versione con fotocopie affiancate (ai rappresentanti delle generazioni più anziane, che non usano il computer, quest’ultima può sembrare migliore e più pratica); è però motivo di soddisfazione che IŽ sia diventato nel complesso facilmente accessibile ai ricercatori. Alla fine del suo saggio introduttivo Kažukauskaitė promette che «sarà pubblicato l’indice di questo dizionario» (p. XXII). Attendiamo con grande interesse tale indice e speriamo che a compilarlo sia proprio la curatrice del dizionario qui recensito, la persona che meglio ha approfondito l’eredità lessicografica di Laurynas Ivinskis.
Ricevuto il 20 aprile 2011.
JONAS PALIONIS
Vilniaus universitetas
J. Tumo-Vaižganto g. 9–27, Vilnius, Lietuva
9 Per esempio, Januarijus Pilipavičius (Filipowicz), uno dei sette compilatori di SWil, si era laureato all’Università di Vilnius e aveva scritto di questioni relative alla terminologia chimica polacca; cfr. Polski słownik biograficzny, vol. VI, fasc. 26, p. 454.
10 Cfr. Vytautas Vitkauskas, op. cit., p. 32.
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Acta Linguistica Lithuanica LXIV–LXV