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Juozas Pabrėža. „Žemaičių kalba ir rašyba“

Jūratė Pajėdienė

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JŪRATĖ PAĖDIENĖ Istituto di lingua lituana Ambiti di ricerca: sintassi, semantica e pragmatica del lituano antico e contemporaneo, storia della cultura lituana e dei testi ecclesiastici. DOI Juozas Pabrėža LA LINGUA E L’ORTOGRAFIA SAMOGIZIA MONOGRAFIA SCIENTIFICA Šiauliai: Sezione editoriale della Biblioteca dell’Università di Šiauliai (Bibliotheca actorum humanitaricum universitatis Saulensis, libro n. 17), 2017, 336 p. ISBN 978-609-819-10-1, ISSN 1822-7278 La monografia di Juozas Pabrėža La lingua e l’ortografia samogizia (di seguito – ŽKR), pubblicata alla fine del 2017, è importante non solo per i dialettologi, ma anche per chiunque sia interessato alla samogiticità, poiché, in quanto possibilità di espressione e riconoscimento della samogiticità, questo libro offre una panoramica dei componenti più importanti e interessanti di tale fenomeno, quelli più studiati o, al contrario, ancora poco indagati, e ne mette in luce le peculiarità. ŽKR può interessare ed è destinata a due diversi tipi di destinatari. Il primo è un lettore emotivamente neutrale, interessato agli studi lituanistici e alla dialettologia: il sistema linguistico samogizio è descritto assumendo come punto di riferimento il lituano standard (ciò si riflette sia nelle formule di confronto che sottolineano le differenze tra i due sistemi linguistici, sia negli esempi illustrativi, che quasi sempre1 sono accompagnati dalla forma o dal significato corrispondente nella lingua standard). Ma ŽKR si rivolge anche a un altro destinatario, emotivamente coinvolto. Questo libro è molto importante per ogni samogizio o persona di origine samogizia, poiché l’alfabeto samogizio (p. 167), le norme ortografiche applicative (pp. 168–194) e le spiegazioni della trascrizione fonetica (pp. 37–40) presentate nel volume consentono di acquisire le basi di una competenza elementare di scrittura. ŽKR 1 Fatti salvi alcuni casi di completa coincidenza con la lingua standard, cfr., per esempio, il campo di accentazione dei samogizi meridionali laukas, la rugiada riportata a p. 74. Straipsniai / Articles 267 JŪRATĖ PAJĖDIENĖ Le descrizioni degli studi sulla cultura samogitica (pp. 17–36) e della lingua samogitica (pp. 41–113), i testi che rappresentano il parlare samogitico secondo i diversi dialetti (pp. 114–144) e la raccolta di opere letterarie samogitiche (pp. 195–300), intitolata Žemaičių rašõs pavyzdžiais, nonché i riferimenti bibliografici dedicati ai vari aspetti dell’espressione della samogiticità (pp. 301–309), offrono al lettore di questo libro la possibilità di conoscere a fondo le manifestazioni e le peculiarità della samogiticità. Il 19–20 ottobre 2017, presso l’Istituto di lingua lituana si tenne la quinta conferenza in memoria di Aleksas Girdenis (1936–2011), «Trasformazioni delle lingue e dei dialetti». In quell’occasione Juozas Pabrėža parlò delle origini e delle tradizioni della scrittura samogitica, abbracciando nel suo racconto il periodo che va dal primo libro lituano (1547) e dalla samogiticità di Martynas Mažvydas fino ai giorni nostri, includendo il movimento per la samogiticità affermatosi con la rinascita nazionale e l’opera Žemaičių rašõs2, pubblicata nel 1998 da Aleksas Girdenis e Juozas Pabrėža. In quell’occasione il relatore accennò di aver già preparato anche lui un libro sulla lingua e sulla scrittura samogitiche. Ma non furono importanti soltanto quell’affermazione o il contenuto dell’intervento nel suo complesso: a lasciare la maggiore impressione sugli ascoltatori fu il modo stesso in cui venne presentato. Dopo aver iniziato l’intervento in lituano standard, a un certo punto, illustrando un’affermazione con un esempio samogitico, cambiò codice linguistico. Juozas Pabrėža non tornò più al lituano standard. Una tecnica analoga di «incantamento samogitico» è adottata anche nel libro qui recensito: le parti espositive di ŽKR sono presentate in lituano e sono seguite da testi samogitici, che illustrano due diversi sistemi di resa scritta del parlare samogitico: quello preciso e quello approssimativo (il primo è adatto tanto a chi sa parlare samogitico quanto a chi non lo sa: si tratta della cosiddetta trascrizione fonetica semplificata, «basata sulla trascrizione precisa dei suoni secondo la loro pronuncia» (p. 37); il secondo sistema di scrittura, l’ortografia applicata, presentato ai lettori di ŽKR, è destinato a trascrivere la lingua samogitica nell’uso quotidiano e/o letterario; visivamente questo sistema appare assai più semplice, ma è proprio esso a richiedere al lettore la capacità di parlare samogitico e a chi comincia ad applicarlo nella pratica anche una notevole conoscenza delle regolarità della lingua samogitica, che in ŽKR sono motivate attraverso il confronto con il sistema fonologico della lingua standard). Sulla quarta di copertina è presentata in samogitico la biografia dell’autore di ŽKR: Eso Skouda žemės žmogos. [...] Pabrėža Jūzas. La monografia in esame è composta da Pratarmė, Įvadas, due parti espositive, Žemaičių kalba e Žemaičių rašõs (entrambe corredate da esempi testuali che rappresentano i due diversi sistemi espressivi, quello orale e quello scritto), una bibliografia, un indice dei nomi e un riassunto intitolato The Samogitian Language and Writing. Nell’esaminare la struttura del libro, l’unico elemento che lascia un po’ perplessi è la collocazione della sezione Transkripcija non nella parte Žemaičių kalbos, bensì nell’Įvadas, che, se non fosse per questo inserto dedicato ai principi della trascrizione, potrebbe essere descritto come una rassegna degli studi sulle origini e sull’autocoscienza dei Samogiti, nella quale si discutono il nome Žemaičiai (pp. 17–19), la cultura 2 Dar plg. Urbanavičienė, Jaroslavienė 2018: 144. 68 Acta Linguistica Lithuanica LXX Juozas Pabrėža Žemaičių kalba ir rašyba. Mokslo monografija il movimento samogitico (pp. 20–25), l’attività della Žemaičių kultūros draugijos, fondata il 27 novembre 1988 (pp. 26–30), e le questioni dell’identità samogitica (pp. 31–36). Nell’introdurre le interpretazioni dell’origine della parola žemaičiai, l’autore di ŽKR sottolinea due significati della forma plurale di questo nome: «Žemaičiai (con la maiuscola) indica la regione, mentre žemaičiai (con la minuscola) indica gli abitanti» (p. 17). Secondo Juozas Pabrėža, la denominazione della regione al plurale, Žemaičiai, è molto più antica del toponimo Žemaitija (quest’ultimo «cominciò a diffondersi dopo la revoca del divieto di stampa» (p. 19)). La sezione Žemaičių tapatumas (pp. 31–36) presenta due posizioni sulle origini dei Samogiti: gli archeologi Pranas Kulikauskas, Adolfas Tautavičius, Albinas Kuncėvičius, Adomas Butrimas e Vladas Žulkus, sulla base delle loro ricerche, propongono di considerarli una distinta tribù baltica (o un’unità etnica distinta); gli storici Alvydas Nikžentaitis ed Edvardas Gudavičius, i linguisti Giedrius Subačius e Zigmas Zinkevičius e l’etnologo Petras Kalnius li interpretano invece come subetno, subnazionalità, sottogruppo etnico o gruppo etnico (p. 31). Juozas Pabrėža descrive l’identità samogitica e le sue peculiarità basandosi sulle ricerche delle linguiste Regina Kliukienė, Rasa Kviklytė, Kazimieras Župerka e Silvija Papaurėlytė, degli etnologi Auksuolė Čepienė, Vaidotas Pakalniškis, Petras Kalnius e Stasys Gutautas, dello etnopsicologo Remigijus Blumas e dell’etnomusicologa Loreta Sungailienė, sottolineando in particolare che «l’elemento più importante e distintivo della cultura tradizionale samogitica, quello che più chiaramente definisce, identifica e rappresenta l’identità samogitica, è la lingua samogitica» (p. 36). La sezione Žemaičių kalba si apre con la questione dello status: lingua o dialetto. Tra gli argomenti a favore dello status di lingua si annoverano i legami e le differenze tra la lingua samogitica, la lingua standard e gli altri dialetti; si sottolinea che «la lingua samogitica possiede tutti i principali livelli, parametri o componenti di ogni lingua: fonetica, morfologia, sintassi e lessico» (p. 47). L’autore mette in evidenza la propria convinzione personale: «sono fermamente convinto che esista una lingua samogitica con tre dialetti ben distinti (i Samogiti settentrionali donininkai, i Samogiti meridionali dūnininkai e i Samogiti occidentali dounininkai), i sottodialetti dei telšiai e dei kretinga tra i Samogiti settentrionali e quelli dei varniai e dei raseiniai tra i Samogiti meridionali, oltre a numerose varietà locali e microvarietà» (p. 48). In ŽKR viene così presentato un quadro complessivo del sistema linguistico samogitico, attraverso l’esame delle caratteristiche più tipiche della lingua samogitica (e, con essa, dei suoi dialetti e varietà locali) in ambito fonetico, prosodico, morfologico, sintattico e lessicale³. Anche in questa recensione, per indicare l’insieme dei dialetti samogitici si ricorre a 3 Di norma, i dialetti vengono descritti dapprima sulla base delle caratteristiche più generali, per poi concentrarsi su un dialetto o sottodialetto specifico. Per esempio, nella Dialektologijoje di Z. Zinkevičius vengono dapprima presentate le differenze più marcate tra i Samogiti e gli Aukštaitiani (Zinkevičius 194: 85–105), quindi si esaminano i Samogiti meridionali (raseiniai e varniai), i Samogiti settentrionali (telšiai e kretinga) e le caratteristiche fonetiche e prosodiche proprie dei Samogiti occidentali (ibid., 106–123). Recenzijos / Reviews 269 JŪRATĖ PAJĖDIENĖ il concetto di lingua žemaitica; l’attenzione sarà quindi rivolta anche a stabilire se, per concepire lo status dell’insieme delle varietà del žemaitico come lingua, e non come dialetto, sia opportuno adottare e applicare automaticamente, nel ŽKR, la terminologia consueta nelle descrizioni dialettologiche. Come già accennato, nel ŽKR la lingua žemaitica è descritta prendendo come riferimento la lingua standard4. Un simile sistema di riferimento è consueto nella tradizione delle descrizioni dialettologiche lituane e, nella maggior parte dei casi, questo approccio non crea alcun problema neppure in questa monografia (lo status del ŽKR come monografia scientifica indica che il destinatario principale previsto è una persona che conosce il lituano standard e ne comprende la struttura). Per esempio, le caratteristiche fonetiche dei dialetti e sottodialetti žemaitici vengono illustrate indicando le corrispondenze dei suoni uo, ie, o, ė, ai, ei, u, i,5, am, an, em, en, ą, ę, ų, į del lituano standard, descrivendo le particolarità di pronuncia delle consonanti palatalizzate č, dž e di alcune altre consonanti, nonché la riduzione delle desinenze. La descrizione della lingua žemaitica offre numerosi esempi, che illustrano sia le regolarità sia le eccezioni. Per esempio, nel trattare le corrispondenze žemaitiche dei dittonghi ie, uo (pp. 49–52), si esaminano sia le «deviazioni» dalle regolarità di mutamento, sia la conservazione di questi suoni nei prestiti, come miests, sviests; si indicano non soltanto le varianti del suffisso -ien (per esempio nei cognomi delle donne sposate, cfr. Butkėnė, e nei nomi di pietanze, cfr. bulbėnė, lapinė), ma anche i casi in cui «al posto di uo, ie tutti gli Žemaitici hanno vocali lunghe ū, ī o brevi u, i, per es. Jūzaps / Jūzops ‘Giuseppe’, […] kūnėr ‘quando, in quale momento’, kėutė-mėt ‘l’altro’, kažekumėt ‘chissà quando’, tūmėt ‘allora’, vėsumėt ‘sempre’, tūjau ‘subito’, lītös ‘pioggia’ […]» (p. 51), menzionando inoltre le realizzazioni di uo, ie in alcune parole dai «rapporti opposti» (per es.: pùks ‘piumino’, vėšnė ‘ciliegia’) o le corrispondenze che non seguono la regolarità (cfr.: «[s]ono possibili anche uo, ie del tutto inaspettati, per es.: juokūte ‘scherzare’, […] švėstė ‘lucidare’.» (p. 52). Nel ŽKR la descrizione è semplice e fondata, e si vede chiaramente che si è voluto perseguire proprio questo obiettivo6. Tuttavia, in qualche caso, una spiegazione particolarmente semplificata offerta al lettore induce a dubitare dell’utilità di tale approccio. Si confrontino, per esempio, l’inizio della descrizione delle corrispondenze di uo, ie del lituano standard nel dialetto žemaitico meridionale e l’intero paragrafo, da cui si può dedurre che lo stesso Autore non è propenso (né, in quanto studioso, dovrebbe esserlo) ad accogliere la versione semplificata; cfr.: Gli Žemaitici meridionali […] al posto di uo, ie hanno suoni simili alle vocali lunghe ū, ī, per es.: dūna ‘pane’, […] svīts ‘chiaro’ […]. È vero che alcuni linguisti (A. Girdenis, J. Bukantis, D. Atkočaitė, «Atlante dei dialetti della lingua lituana 4 È vero che talvolta nel ŽKR le caratteristiche della lingua žemaitica vengono messe a confronto anche con quelle proprie degli Aukštaitici, per es., pp. 75–76. 5 Si dedica inoltre notevole attenzione ai casi di assimilazione regressiva di u, i, che distinguono il sottodialetto telšiškiai degli Žemaitici settentrionali da quello kretingiškiai degli Žemaitici settentrionali (cfr. pp. 57–62). 6 Nella prefazione il riferimento presente consente di considerarlo uno degli obiettivi del libro, cioè «descrivere la lingua žemaitica, la sua peculiarità, nel modo più semplice, comprensibile e accessibile possibile» (p. 11). 270 Acta Linguistica Lithuanica LXX Juozas Pabrėža Žemaičių kalba ir rašyba. Mokslo monografija i curatori della «crestomazia»7 affermano che qui non si tratta di vocali lunghe (monottonghi) ū, ī, bensì di sequenze simili a dittonghi (diftongoidi) uⁿ, iⁿ, per es.: dūⁿna ‘pane’, [...] sūⁿts ‘burro’ [...]. Infatti, diverse ricerche ed esperimenti hanno dimostrato che le corrispondenze di ie, uo e di y, ū del lituano standard nel dialetto žemaitico meridionale non sono suoni del tutto identici, come dimostrano forme quali rīts ‘raro’ e rīts ‘mattina’, lītē ‘piovere’ e lītē ‘versare’ [...]. (p. 50)8 Nel ŽKR si cerca di descrivere la specificità dei suoni žemaitici attirando l’attenzione non solo dei lettori che non parlano žemaitico (cfr., per esempio, l’inammissibilità nella lingua lituana standard delle ou, ei proprie degli Žemaitici settentrionali, mentre ou ricorre nella lingua standard soltanto in prestiti come klounas, šou (pp. 49–50)), ma anche di quelli degli stessi Žemaitici che desiderano pronunciare correttamente le parole della lingua standard; cfr.: [...] la maggior parte degli Žemaitici (tranne quelli della parte occidentale) non possiede affatto le vocali lunghe tese o, ē. Ed è estremamente difficile imparare a pronunciare suoni che non esistono nel sistema della propria lingua madre. Per questo più di uno Žemaitico, anche dopo aver imparato piuttosto bene la lingua standard, tradisce spesso la propria origine raddittongando le vocali o, ē. (pp. 53–54) Rimandi di questo tipo, che mettono in relazione sistemi fonetici differenti, sono consueti nelle descrizioni dialettologiche della lingua lituana9, ma nel ŽKR la scelta di presentare molti più esempi (cfr. i casi di sostituzione delle consonanti più recenti f, ch, h, attese nei vocaboli internazionali, nei prestiti o nei nomi propri, con le corrispondenze consuete p, k, g, come Ādūlis ‘Adolfas’ [...], kuligāns ‘teppista’ [...], gīms ‘inno’ [...] e della loro completa caduta (cfr. aktārs / ek tārs ‘ettaro’ [...]), nonché i casi di aggiunta e inserzione delle consonanti j (davanti a i, e, ė) e v (davanti a uo) (cfr. jīd ‘mangia’ [...], vūobōs ‘mela’, vūobėlē ‘meli’ [...]), o di scomparsa, palatalizzazione e così via (si vedano pp. 70–71). Nel capitolo Caratteristiche prosodiche si esaminano le caratteristiche accentuali tipiche degli Žemaitici (pp. 74–84) e si descrivono i loro accenti – spezzato e continuativo – nonché una variante del tono semplice – il medio – (pp. 85–86); si menziona anche che in alcune zone della Samogizia «si distinguono toni con accento retratto» (p. 86) e che i fattori intonativi possono determinare modificazioni di alcuni toni (p. 87). Si indica inoltre come la conoscenza delle peculiarità dell’accentazione žemaitica e dei suoi toni possa risultare utile nell’insegnamento e nell’apprendimento dell’accentazione della lingua standard (pp. 83–84). È vero che, per un lettore non interessato alla dialettologia, e soprattutto per uno Žemaitico, iniziare a leggere nel ŽKR il capitolo Accentazione (pp. 74–78) richiede pazienza, poiché qui, sulla base della teoria della regolarità della retrazione dell’accento, data per scontata, 7 Si veda Bacevičiūtė et al., a cura di, 2004. 8 Apie šiuos diftongoidus dar plg. Zinkevičius 1994: 105. 9 Sull’influenza dei dialetti e sulle difficoltà di pronuncia che gli Žemaitici incontrano quando parlano in lituano standard, si vedano Zinkevičius 1966: 20–21; 1994: 126–131; Grinaveckis 1973: 31–35. Recenzijos / Reviews 271 JŪRATĖ PAJĖDIENĖ Tra le questioni descritte figurano le caratteristiche accentuali della lingua samogitica, che differiscono da quelle della lingua standard (più precisamente, che si manifestano in modi specifici nei territori di determinate singole varietà dialettali). L’uso del termine «ritrazione dell’accento», introdotto senza alcuna spiegazione teorica né riferimenti, sembra risolvere le insidie della concezione della lingua samogitica proposta in ŽK, poiché, in assenza di un’introduzione teorica preliminare e di riferimenti alla relatività del discorso consueto per gli accentologi10, per i samogiti che considerano la propria lingua madre entro i confini della propria comprensione può essere difficile capire su quale base il loro modo naturale di accentuare venga definito condizionale, o generale, ritrazione dell’accento (si veda il punto 4 della citazione riportata di seguito). Cfr. l’inizio, in forma leggermente abbreviata, del capitolo Accentuazione: In base all’accentuazione, i samogiti possono essere suddivisi in quattro aree: 1. Nell’estrema parte meridionale dell’area samogitica (Šilutė, Vainutas, Pagėgiai, Tauragė, Skaudvilė, Eržvilkas), l’intero sistema accentuale è molto simile a quella della lingua standard: l’accento si mantiene in tutti i casi e non viene ritratto, per esempio: pugā ‘pūgā’, gīvā ‘gyvà’, laũkš ‘laũkš’ [...], žaltis ‘žaltýs’, ragù ‘ragù’, mažõs ‘mažõs’. Tutti gli altri samogiti presentano una forma o l’altra di ritrazione dell’accento dalla desinenza verso l’inizio della parola. Si distinguono due tipi di ritrazione dell’accento: condizionale e generale. A seconda della quantità della sillaba verso cui l’accento viene ritratto, la ritrazione condizionale si suddivide in due gradi. 2. In una zona molto ristretta della Samogizia meridionale, nei dintorni di Raseiniai, Viduklė, Nemakščiai e Lyduvėnai, si ha la ritrazione dell’accento di secondo grado: l’accento viene ritratto da una desinenza breve alla penultima sillaba lunga, per esempio: pūgā ‘pūgà’, gīvā ‘gyvà’, laũkš ‘laũkš’ [...], ma [...] žaltīs ‘žaltýs’, ragù ‘ragù’, mažõs ‘mažõs’. 3. Procedendo verso nord, in un’area un po’ più estesa della Samogizia meridionale, nei dintorni di Pėžrantis, Kražiai, Kelmė, Kiaunoriai, Šaukėnai e Kurtuvėnai, l’accento viene ritratto secondo la ritrazione condizionale di primo grado (o condizionale più intensa), cioè da una desinenza breve alla penultima sillaba, indipendentemente dalla sua quantità (lunga o breve), per esempio: gīvā ‘gyvà’, dīnà ‘dienà’, laũkš ‘laũkš’ [...], ma [...] žaltīs ‘žaltýs’, ragù ‘ragù’, mažõs ‘mažõs’. 4. La maggior parte dei samogiti (tutti quelli settentrionali e la maggioranza dei samogiti occidentali e meridionali di Varniai) presenta una ritrazione generale (intensa) dell’accento: l’accento 10 Cfr. la descrizione della relatività del termine proposta da Vytautas Rinkevičius, non solo tramite l’epiteto cosiddetto, ma anche discutendo il ruolo della lingua standard quale punto di riferimento per il confronto tra sistemi accentuali: «Tra le divergenze sistematiche nella posizione dell’accento fra i dialetti, si menziona anzitutto la cosiddetta ritrazione dell’accento dalle sillabe finali della parola, caratteristica dei dialetti della Lituania settentrionale e nord-occidentale, che negli altri dialetti sono di norma accentate. [...] La lingua lituana standard, formatasi sulla base del dialetto della Lituania occidentale, relativamente arcaico, nel quale gli accenti tonali sono ben distinti e non si ha ritrazione dell’accento, costituisce un comodo punto di riferimento per gli studi sulla storia dell’accentuazione» (Rinkevičius 2015: 24; 25). 272 Acta Linguistica Lithuanica LXX Juozas Pabrėža Žemaičių kalba ir rašyba. Mokslo monografija viene ritratto da una desinenza breve o da una desinenza lunga con intonazione discendente alla prima sillaba, indipendentemente dalla sua quantità, per esempio: gõž ‘gyvà’, bãisòs ‘baisùs’, [...] šãką ‘šakà’, [...] žãltįs ‘žaltìs’, [...] tėkrā ‘tikrai’, tīevā ‘tėvai’, [...] jōukās ‘juokais’ [...]. (p. 74–75) È vero che, in seguito, dopo aver osservato che tali casi non sono i più frequenti¹¹ (poiché «[d]alle desinenze con intonazione discendente i samogiti non ritirano l’accento, per esempio: karklīns ‘karklynas’, šabakštīns ‘šabakštynas’, [...] perm ‘pirm’, ketām ‘kitām’, [...] arklēms ‘arkliams’, šimtāms ‘šimtams’ [...]») (p. 75), l’autore di ŽKR tratta la ritrazione dell’accento samogitica come un fenomeno connesso al cosiddetto spostamento dell’accento (p. 77) e alla formazione di accenti secondari¹² (p. 76–78), e come un processo la cui origine e datazione suscitano discussioni (p. 83–84); sottolinea che la ritrazione dell’accento non è «un fenomeno del tutto regolare, sistematico e privo di eccezioni» (p. 78) e presenta in modo particolarmente dettagliato la dinamica della ritrazione dell’accento (p. 78–83). Probabilmente, per un certo periodo, l’interesse scientifico di Juozas Pabrėža si è concentrato sui cosiddetti casi recalcitranti rispetto alla teoria della ritrazione dell’accento¹³; ciò ha determinato la presentazione di questa teoria come dato scontato nel libro recensito, poiché l’adeguatezza del concetto di ritrazione dell’accento in ŽKR non viene né messa in discussione né motivata. In ŽKR vi sono anche passi in cui le descrizioni della ritrazione dell’accento come fenomeno possono, a prima vista, sembrare contraddirsi a vicenda (cfr. le affermazioni: «Per lungo tempo si è ritenuto che la ritrazione dell’accento fosse un fenomeno del tutto regolare, sistematico e privo di eccezioni. Tuttavia, dopo aver esaminato un’ampia documentazione empirica (oltre 61 000 esempi) e aver elaborato statisticamente i risultati [...], è emerso che la ritrazione dell’accento samogitica è un fenomeno dinamico, non statico» (p. 78) e «[n]ell’insegnare o nell’apprendere l’accentuazione ci si può basare anche sulla ritrazione dell’accento, poiché essa è precisa, rigorosa e sistematica» (p. 88). L’apparente contraddizione verrebbe meno aggiungendo una precisazione sulla natura delle situazioni comunicative nel secondo caso, che riguarda l’accentuazione di singole parole, mentre nel primo caso, alle pp. 78–82, si parla di testi continui¹⁴). 11 Cfr.: «[I] samogiti hanno più desinenze con intonazione discendente rispetto alla lingua standard o agli altri dialetti [...]. Pertanto, nella lingua samogitica, a differenza dei dialetti dell’Alta Lituania o della lingua standard, il circonflesso, e non l’acuto, è il membro marcato dell’opposizione» (p. 75). 12 Si tratta dei casi in cui «dopo l’accento principale compare un nuovo accento secondario, del tutto assente nella lingua standard (per es., žodė ‘žodžiai)’» (p. 77). Cfr. i casi di accentuazione di parole caratterizzate da una notevole abbondanza di accenti eccezionali: «Si trovano parole con ben quattro o cinque accenti, per esempio: [...] možēkontēs ‘muzikantus’, darbēninkūs ‘darbininkus’, [...] nabāpīrādi ‘nebeprigirdi’ [...]» (p. 78). 13 Plg., pavyzdžiui, Pabrėža 1986. 14 Cfr.: «Nei testi continui in samogitico si incontrano parecchie parole dalle cui desinenze, nonostante le regole di ritrazione vigenti, l’accento talvolta non viene tuttavia ritratto, per esempio: [...] možēks ‘muzikas’, stuogā ‘stogai’, prostā ‘prostai’...» (p. 78) Recenzijos / Reviews 273 JŪRATĖ PAKĖDIENĖ Nel capitolo Caratteristiche morfologiche (pp. 89–101) si esaminano le forme delle parole che si distinguono dalla lingua standard o da altri dialetti soprattutto sul piano morfologico (e non fonetico). In ŽKR sono descritte considerando le differenze più caratteristiche delle diverse parti del discorso – sostantivo, aggettivo, pronome, verbo, numerale e avverbio – e trattando la formazione delle parole (pp. 100–101) e la peculiarità della geminazione (poiché i žemaičiai conservano la geminazione non solo nei pronomi, per esempio: vė́do, vė́d(ž)e, jọ́.do, jọ́.-d(ž)e, anọ́.do, aned(ž)e (p. 98), ma anche nei verbi, nei sostantivi e persino nei participi (cfr. p. 99)). Nel trattare le caratteristiche sintattiche, ŽKR sottolinea la capacità dei žemaičiai di esprimere con risorse proprie la situazione, il tempo e lo svolgimento dell’azione. Il sistema aspettuale žemaitico (in particolare quello settentrionale) è descritto come dotato non soltanto dell’aspetto durativo e di quello puntuale, ma anche di un aspetto intermedio (p. 103), che «si forma per lo più aggiungendo a un verbo non delimitato avverbi dal significato attenuato, particelle rafforzative come žem, lān, šalin, lygi, kietai, gatavai, kiaurai, viršų, arti, vietoje e simili» (p. 102), cfr.: patį eini į bažnyčią į vakus vėdi kiaura ‘vai da sola in chiesa e accompagni assolutamente i bambini’ (Židikai); [...] kās tau stuovies vėitio be dārba ‘chi potrebbe stare senza lavoro’ (Mosedis); pagivėn į lėk, nestūo vėitio ‘vive un po’ e poi scappa: non riesce a restare a lungo’ (Laižuva) (p. 103). Il capitolo mette in rilievo la fortissima opposizione, caratteristica del parlare žemaitico, tra l’uso dei tempi semplici e di quelli perfettivi (pp. 103–104), la frequenza della modalità evidenziale chiamata discorso indiretto¹⁵ (p. 103), nonché le costruzioni causali peculiari, proprie dei soli žemaičiai (pp. 104–106), e l’ordine delle parole distintivo (che comprende combinazioni insolite nella lingua standard, come anteporre il cognome della persona al nome, per esempio vėžo, Kaubris Kazimiers batėtos ‘guarda, Kaubrys Kazimieras è scalzo’ (Alsėdžiai) (p. 106). Nel capitolo Caratteristiche lessicali (pp. 107–113) si descrivono i gruppi di parole che tendono maggiormente a conservare i propri significati. La peculiarità del lessico žemaitico è illustrata con una serie di parole suddivise in diversi gruppi tematici. Questi elenchi (pp. 107–111) consentiranno al lettore žemaitico di verificare la propria effettiva conoscenza del lessico žemaitico; probabilmente, tuttavia, mirano a interessare non soltanto i lettori žemaičiai, poiché il lessico è presentato non in trascrizione dialettale, ma, come avviene di norma nei dizionari, adattato alla lingua standard (si confrontino, per esempio, i termini relativi alle parti del corpo umano: šlaņkai ‘ossa’, kūšinas ‘ossicino della gamba’, išleži̇s ‘spazio interdigitale’, pōpūtė ‘vescica indurita, callo’ (pp. 107–108) oppure quelli relativi alla vegetazione: brānė ‘baccello verde di piselli o fagioli’, tatārška ‘acoro palustre’, žąsniklas ‘canna’, pliōris ‘olio’ (p. 108)). Qui si trattano anche parole caratteristiche di altri dialetti 15 Secondo Axel Holvoet, alcune caratteristiche formali e peculiarità funzionali delle forme evidenziali ne rendono difficile l’inserimento nei sistemi di modo e modalità; per approfondire l’evidenzialità come «categoria parassitaria», cfr. Holvoet 2004: 107t. 16 Apie transponavimą žr. Pabrėža, Marčiukaitė, Leskauskaitė 2013: 17. 274 Acta Linguistica Lithuanica LXX X Juozas Pabrėža Žemaičių kalba ir rašyba. Mokslo monografija parole caratteristiche di altri dialetti che i žemaičiai usano con un significato diverso, per esempio: žygiai – nel dialetto žemaitico ‘faccende domestiche, accudimento del bestiame’, kūlnai – nel dialetto žemaitico ‘preghiere accompagnate da canti’ (p. 11). Nel capitolo Caratteristiche lessicali si tratta anche del ruolo e della quantità dei prestiti: è particolarmente degno di nota il fatto che i žemaičiai ne abbiano meno rispetto agli altri dialetti lituani (pp. 112–113). La seconda parte della monografia recensita, Ortografia žemaitica, comprende sette capitoli: Breve storia della scrittura žemaitica, Alfabeto žemaitico, Vocali, Consonanti, Dittonghi, Digrammi, Alcuni aspetti di morfologia, sintassi e lessico e modelli di ortografia žemaitica. Nel ripercorrere la storia della scrittura žemaitica (pp. 147–166), si menzionano anzitutto gli usi žemaitici nel catechismo di Martynas Mažvydas (1547), nella postilla di Wolfenbüttel (1574) e nel canzoniere tradotto da Saliamonas M. Slavočinskis (1646); vengono presentati testi manoscritti žemaitici (il più antico è datato 1636)17 e il monumento più importante e significativo della lingua žemaitica del XVII secolo, la traduzione dal polacco di un libro del teologo san Bonaventura, stampata nel 1759: ZWATAS PONA YR DIEWA MUSU JEZUSA CHRISTU-SA18. In seguito l’attenzione si concentra sul periodo cruciale per lo sviluppo della scrittura žemaitica, il XIX secolo; basandosi soprattutto sulle ricerche di Giedrius Subačius, si presentano le opere dei più eminenti esponenti della cultura žemaitica ottocentesca – Jurgis Pabrėža, Simonas Daukantas e Motiejus Valančius – dedicate alla lingua scritta žemaitica, redatte in essa o riguardanti i žemaičiai (pp. 149–151), nonché la grammatica in polacco scritta nel 185 m. da Juozas Čiulda, Brevi considerazioni sulle regole grammaticali della lingua žemaitica, che «sintetizzò la tradizione della lingua scritta žemaitica, ne elaborò consapevolmente la norma e uniformò le convenzioni della scrittura žemaitica»19 (pp. 151–152). ŽKR sottolinea che, quando tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo si formò la lingua lituana comune sulla base del dialetto sudoccidentale degli altiani, rimase viva l’esigenza di una scrittura žemaitica: nella stampa žemaitica dell’epoca, nei settimanali Žemaičių prietelius (1925–1940) e Žemaičių žemė (1940–1944), si discuteva e si esortava a scrivere in žemaitico (cfr. l’affermazione di Jonas Jablonskis: «Sarebbe utile, per il bene comune della cultura linguistica della nazione, che i žemaičiai avessero una propria scrittura accanto a quella letteraria» (p. 156)); furono proposte diverse varianti di ortografia žemaitica normata (di J. Tautvydas e B. Jurgis) (pp. 155–156) e furono pubblicati racconti, proverbi, modi di dire, canti e poesie in žemaitico. Nelle pubblicazioni citate e nell’antologia del 1938, Žemaičiai, composizioni scritte in žemaitico furono pubblicate da Stasys Anglickis, Pranas Genys, Sofija Čiurlionienė-Kymantaitė e altri autori (pp. 156–158). La nuova ondata del movimento culturale žemaitico, sviluppatasi con il Risveglio, spinse a unire le forze 17 Cfr. Zinkevičius 1974. 18 Per approfondire, cfr. Girdinis, Skirmantas, a cura di, 1998; Girdinis, Girdenienė 1997. 19 Subačius 1993: 5. Recenzijos / Reviews 275 JŪRATĖ PAJĖDIENĖ per elaborare i principi ortografici del samogitico e promuovere l’espressione creativa in samogitico: nel 1991 uscirono i Consigli di ortografia samogitica, preparati da Juozas Pabrėža; su iniziativa di Danutė Mukienė iniziò a essere pubblicato il giornale in samogitico A mon saka?, che dal 1993 fu trasformato nella rivista Žemaičių žemė. La crescita del numero di coloro che desideravano e potevano scrivere in samogitico incentivò la precisazione e il perfezionamento dei fondamenti dell’ortografia samogitica; perciò, nel 1998, Alekas Girdėnas e Juozas Pabrėža pubblicarono un nuovo opuscolo, ampliato e corretto, Ortografia samogitica20, ristampato nel 2002 sulla rivista Žemaičių žemė e così reso più accessibile a una più ampia cerchia di lettori21. Nei successivi cinque capitoli della sezione ortografica di ŽKR l’attenzione si concentra sulle regole pratiche dell’ortografia samogitica. Dopo aver presentato l’alfabeto samogitico, si precisa che i principi ortografici delle vocali samogitiche sono molto vicini a quelli fonetici («Bisogna scrivere come si pronuncia nel luogo d’origine dell’autore» (p. 169)), mentre le consonanti si scrivono come nella lingua standard, cioè secondo il principio morfologico (p. 168). Dopo aver preso conoscenza delle regole ortografiche delle vocali brevi i, ė, e, a, o, u, per esempio: lis ‘lės’ [...], vėse ‘visi’ [...], medos ‘medus’, [...] taks ‘takas’, rode ‘rudi’, [...] šūs ‘šuo’ [...] (pp. 169–170), ŽKR indica anche quelli che occorre trattare separatamente, per esempio i casi in cui, a causa dell’accento, in determinate posizioni le vocali si allungano (cosiddetta quantità posizionale) ma vengono indicate con lettere brevi («confronta: „uoka ‘vaiką’ (vocale lunga “vera e propria”): taka ‘taką’ (vocale a allungata a causa dell’accento)“ (p. 170)). La scrittura delle vocali brevi in posizione finale è trattata distinguendo 13 casi (pp. 170–173), che potrebbero scoraggiare chi desidera conoscere le regole ortografiche. È opportuno rassicurare il lettore samogitico: in realtà, queste spiegazioni sono superflue e sono destinate a chi non parla samogitico (o non lo parla22). Vi si illustrano le differenze tra il sistema fonetico samogitico e la lingua lituana standard e si indicano i casi in cui le vocali samogitiche cadono nelle desinenze (confronta: «1. Se la desinenza è breve e non può mai essere accentata, la vocale viene del tutto eliminata. In tal caso scriviamo senza vocali desinenziali, per esempio: nė ‘nėsa’, ved ‘veda’, [...], top ‘tupi’, [...] ples ‘pilas’ [...]» (pp. 170–171)); quando invece le vocali vengono mantenute (cfr. descrizioni dei casi 2 e 3), le vocali lunghe sono sostituite da brevi (cfr. caso 4) e così via. Questi 13 punti, che descrivono le corrispondenze tra le regole delle desinenze samogitiche e i loro eventuali varianti nei diversi dialetti (cfr. 12), serviranno da lezione sulla varietà fonetica dei dialetti samogitici. Uno di questi punti può essere descritto come un tentativo di recuperare una tradizione formatasi storicamente, esortando a violare il principio fonetico dichiarato (cfr. pp. 168 e 169), confronta: ²⁰ Žr. Girdenis, Pabrėža 1998. ²¹ Poco dopo, una versione di questa pubblicazione è diventata disponibile anche online, cfr.: http://www.samogit.lt/ZZ_2013_1/ZZ_2013_1_p8_14.pdf e http://www.samogit.lt/ZZ_2013_2/ZZ_2013_2_geras_16-21.pdf. ²² Cfr., per esempio, la descrizione del caso 10: «La -u breve (non -o!) è usata sistematicamente nelle desinenze del plurale dei sostantivi, aggettivi e pronomi maschili, per esempio: tievus ‘tėvus’, [...] plėkus ‘plikus’, anus ‘juos’, ketus ‘kitus’ [...]» (p. 173). 276 Acta Linguistica Lithuanica LXX Juozas Pabrėža Žemaičių kalba ir rašyba. Mokslo monografija 13. Occorre prestare particolare attenzione alla desinenza strumentale femminile. Oggi si stanno sempre più affermando forme più recenti in -a, per esempio: ronka ‘ranka’, luova ‘lova’, stuora ‘stora’, kėta ‘kita’. Tuttavia, i samogiti settentrionali più anziani sostengono che in queste forme si pronunci la vocale -o. È una caratteristica ereditata da un’antichità remota e pertanto va conservata anche nella lingua samogitica scritta. Scriviamo dunque: so pagalbo, kalbo, šako, balto, viso ‘con aiuto, lingua, ramo, bianca, tutto’, so veino ronko ‘con una mano’, želo galvo ‘testa canuta’, balto kato ‘gatta bianca’, so to gero motreško ‘con quella brava donna’, e così via (p. 173). Nel presentare la varietà di pronuncia (e quindi di scrittura) delle preposizioni, dei prefissi e delle radici lessicali presente nei diversi dialetti (per esempio, in alcuni dialetti samogitici alla congiunzione della lingua standard ir corrisponde una forma monottongata, pronunciata e scritta con la vocale breve i, mentre in altri con la vocale breve ė) (cfr. pp. 173–176), si raccomanda di attenersi con coerenza al principio fonetico: «nello scrivere basta attenersi al proprio dialetto nativo» (p. 175). Segue la descrizione dell’ortografia delle vocali lunghe samogitiche in ŽKR. La lunghezza di tutte le vocali è indicata con un macron²³, cfr.: ī, ē, ė̄, ā, ō, ū. Le vocali lunghe presenti nella radice e nelle desinenze si scrivono in questo modo, per esempio: vīrs ‘viras’, [...] sprēsk ‘spresk’, [...] svēks ‘sveikas’ [...], gerā ‘gerai’ [...], drōsas ‘drąsus’ [...], skūsti ‘skųsti’ (pp. 176–177). Per verificare la grafia samogitica di ā, ē si consiglia di basarsi sui corrispondenti appropriati della lingua standard, cfr.: Anzitutto bisogna ricordare che i grafemi ā, ē devono indicare i suoni pronunciati al posto dei dittonghi ai, ei della lingua standard. Se li indicassimo come le vocali brevi, tale grafia non solo non renderebbe la pronuncia effettiva, ma aumenterebbe anche il numero di forme di parola diverse scritte allo stesso modo nel testo. Ciò renderebbe la lettura molto più difficile. (p. 177) Si avverte inoltre che non tutti i suoni ā, ē corrispondenti ai ai, ei della lingua standard (la formulazione usata in ŽKR è «trasformatisi dai dittonghi ai, ei nelle vocali ā, ē» (p. 178)) sono pronunciati come lunghi; confronta le due possibilità kāp e kap ‘come’ nella frase kāp to čė jedi kap mažos vāks ‘come mangi qui, come un bambino’ (p. 178); si ricorda pertanto che ā, ē pronunciati brevi (pur corrispondendo ai ai, ei della lingua standard) si scrivono comunque così. Si presentano anche altri casi di formazione delle vocali lunghe samogitiche (per esempio, la ē lunga nella negazione, cfr. nē, aš tēkrā navažiuosiu [...] ‘no, di sicuro non partirò [...]’ (pp. 178–179)). ŽKR afferma che «[u]na ē lunga può formarsi anche dalla contrazione di due vocali brevi» (p. 179). Tuttavia, alla luce degli esempi forniti, è difficile credere a questa affermazione. Sembrano trascritti con un errore, perché non corrispondono al principio fonetico dichiarato in ŽKR; confronta: aš tēkrā nēso (<neso) dovrebbe significare «di sicuro non sono stato lì», nēso ni matēs, ni girdējēs ‘non ho mai visto né sentito’. 23 Nell’ortografia samogitica non sono necessarie le vocali nasali ą, ę, į, ų. Per sapere quali vocali samogitiche corrispondono alle vocali nasali del lituano standard, cfr. pp. 180–181. Recenzijos / Reviews 277 JŪRATĖ PAJĖDIENĖ (p. 179). Pertanto, anche la forma neso «non sono», spiegata come derivata da ne e esu, è ridondante24. Inoltre, non è opportuno scrivere neso «non sono» con la ė lunga, anche per distinguerla dalla parola nėso «non andrò», cfr.: aš tékrà neso ten božės «io davvero non sono stato lì» e aš tékrà ten nėso «io davvero non andrò lì». Vi sono anche altri esempi che mostrano come le regole ortografiche delle vocali nella ŽKR non si basino soltanto sul principio fonetico, cfr.: «[s]e pronunciamo e scriviamo la vocale lunga nelle parole virs “uomo”, vira “dell’uomo”, essa va scritta anche nelle parole viròks “ometto”, virėlis / virielis “ometto”, sebbene la vocale venga pronunciata brevemente» (p. 180); in modo analogo viene spiegata la grafia delle parole grudlė «granellini» (poiché grūds «grano»), grėžinis «truciolo» (poiché grėžė «forare») ecc. (p. 180). Per inciso, nella descrizione dei principi ortografici delle consonanti si afferma che il principio morfologico talvolta si applica anche alle vocali (cfr.: «È importante ricordare che il principio morfologico si applica più spesso alle consonanti che alle vocali» (p. 182)). L’ortografia delle consonanti della lingua žemaitica utilizza 20 lettere: b, c, č, d, f, g, h, j, k, l, m, n, p, r, s, š, t, v, z, ž. Il principio morfologico richiede di scrivere allo stesso modo le medesime parti di una parola, senza tener conto delle differenze di pronuncia; perciò nello scritto non si segna l’assimilazione delle consonanti, per esempio si scrive darbs «lavoro», derbsio «lavorerò» (anche se di norma si pronuncia darps, dèrpsio) e così via (p. 182). Si propone di attenersi al principio morfologico anche nei casi di assimilazione completa, cfr.: «Quando, incontrandosi due consonanti simili, se ne pronuncia una sola, per rispettare il principio morfologico nello scritto vanno indicate entrambe, per esempio: išsprouga “è sfuggito”, [...] ožžėlė “è ricresciuto” [...]» (p. 182). La grafia di č, dž e t, d viene scelta da chi scrive (cfr.: «Si deve scrivere come si parla nel luogo d’origine dell’autore» (p. 184)). Nella parte orientale della Žemaitija t, d si conservano soltanto davanti a vocali del tipo e, per esempio: žemaitė «žemaičiai», žuodė «parole», ma si dice žemaičiū «dei žemaičiai», žuodžiu «delle parole»; nelle parlate žemaitiche nordoccidentali, invece, t, d si conservano in tutti i casi, cfr.: žuodis «parola», žuodės «parole», žemaitė «žemaičiai», žemaitems «ai žemaičiai» e così via (si vedano pp. 183–184). È interessante la trattazione della pronuncia e della grafia degli equivalenti žemaitici di f, ch, h della lingua standard. I numerosi esempi consentono al lettore žemaitico di verificare e constatare che nella lingua reale non solo i nomi propri, ma anche molte parole internazionali vengono pronunciate spontaneamente e possono quindi essere scritte con le consonanti locali p, k, g, per esempio: šoperis «autista», arkiteks «architetto», bogateris «contabile» e così via. È inoltre importante notare che queste consonanti straniere vengono volentieri messe in evidenza 24 Qui è utile richiamare, come esempio, il principio fonologico applicato nella lingua standard, la cui ortografia, secondo il principio prevalente nell’uso delle lettere, «è morfologica (o morfofonemica), ma contiene anche elementi di ortografia fonologica e storica (tradizionale). [...] Si segue il principio fonologico quando i fenomeni morfofonologici non sono inusuali (cioè quando non vi è neutralizzazione) oppure quando il rapporto derivazionale tra parole affini si è attenuato e non è più percepibile (si scrive aukštas, daiktas, perché non vengono collegati a ūga, dāgas). Inoltre, si scrive fonologicamente anche quando l’alternanza dei suoni si basa su regole tradizionali ormai non più produttive (per esempio: vežu, non *vežiu, bristi, non *bridi [...].» Girdenis and Ambrazas, red., 2006: 20. 278 Acta Linguistica Lithuanica LXX Juozas Pabrėža Žemaičių kalba ir rašyba. Mokslo monografija nelle interiezioni: fui, fi, cha cha, hop hop, aha, oho (p. 184), nonché nel parlare di argomenti scientifici e artistici (cfr.: harmonėje «armonia», Fausts «Faust», chuoralā «cori», filosofėje / filusufėje «filosofia» e così via) (cfr. p. 185). Per indicare la palatalizzazione delle consonanti, nell’ortografia žemaitica è necessario l’apostrofo, per esempio: vėlns oppure veļs «diavolo» (pp. 185–186). Per scrivere dittonghi e gruppi vocalici žemaitici (si vedano pp. 187–189) ci si può affidare all’udito; cfr. la grafia, nelle parole dei dialetti žemaitici settentrionali, di ou, ei, per esempio nelle parole papuole «è capitato», rodu «arrugginì», snēgs «neve», pēmu «pėmu» (p. 187). La sezione Kai kurie morfologijos, sintaksės, leksikos dalykai illustra la ricchezza di varianti nella formazione dei cognomi tradizionali žemaitici (cfr. i cognomi attribuiti a bambine/ragazze in diverse località della Žemaitija, per esempio: Botkalė oppure Botatė «Butkutė», Raudatė oppure Raudėtė «Raudytė», Šakalė «Šakytė», Vaškė «Vaškytė», Šikšnė «Šikšniūtė»; i cognomi dei ragazzi adolescenti con -ūtis, -utis: Butūtis oppure Bututis «Butkus») o le note che trattano questioni di grafia dei nomi (si vedano pp. 192–193). Questi sono i principali punti di interesse che introducono il lettore della ŽKR ai fondamenti della lingua e dell’ortografia žemaitiche. Sono state formulate alcune osservazioni25 nella speranza che, preparando una nuova edizione e/o pubblicando un libro in un formato diverso26, esse possano contribuire a trovare ulteriori argomenti a sostegno dell’idea centrale del libro recensito: che il sistema linguistico žemaitico nel suo complesso possa essere considerato una lingua, e non un dialetto. È auspicabile che l’Autore, a tal fine, presenti i pareri di valutatori neutrali27 e trovi nuovi argomenti a sostegno della propria tesi28. La ŽKR ha un duplice destinatario (quello della sezione Lingua žemaitica è più chiaramente il parlante della lingua standard, mentre quello della sezione Ortografia žemaitica è l’utente della lingua žemaitica); questa duplicità struttura anche in modi diversi la presentazione degli argomenti. Il rapporto dell’Autore con il destinatario differisce nella prima e nella seconda parte del libro: il sistema espositivo 25 Qui sono inoltre riportati alcuni refusi individuati: p. 63 sondėlė, p. 82 kāims, p. 103 «o karštybė bus [...]» -> «o karštybė būdavo [...]»; p. 148 (si veda Subačius 1998: 489) -> (si veda Subačius 1998); p. 221 veizu: žmonės atseitoj kāp tik tas vaikēzas -> veizu: už monės atseitoj kāp tik tas vaikēzas; p. 302 Čiulda Juozas, 1993: trumpi [...] -> Čiulda Juozas, 1993: Trumpi [...]; p. 304 Kliukinė -> Kliukienė. 26 Tra le possibilità figurano anche le versioni di libri elettronici leggibili, ormai familiari non solo ai lituani, disponibili su CD o accessibili in rete, cfr. Klicner 2017, e forse anche un libro audio (o sue parti). 27 Cfr. i riferimenti presenti nelle opere di Zigmas Zinkevičius sul bilinguismo dei žemaičiai (e non solo), secondo i quali, in aree dialettali di questo tipo, «i bambini che hanno terminato la scuola e gli studenti sono in pratica “bilingui”: “Con i parlanti del dialetto parlano in dialetto anche a casa; con i parlanti della lingua standard e di altri dialetti parlano, o almeno cercano di parlare, nella lingua standard, che inoltre viene usata quando occorre mettere per iscritto i propri pensieri” (Zinkevičius 2006: 34). 28 Uno degli argomenti di questo tipo indicati nella ŽKR è stato presentato anche in occasione della presentazione del libro presso la Biblioteca Wróblewski della LMA; si veda Pabrėža 2018-03-30. Recenzijos / Reviews 279 JŪRATĖ PAJĖDIENĖ La ŽKR viene discussa in modo neutrale, mentre per illustrare i principi ortografici si sceglie il «noi» inclusivo, emotivamente più efficace (che comprende sia l’autore sia il lettore del testo)²⁹ (cfr. questi esempi di «noi»: dunque non cediamo (p. 175); di solito lo pronunciamo brevemente, vale a dire che dobbiamo scrivere così (p. 178); non potremo fare a meno di queste nuove ragioni (p. 185) e simili). Leggendo la ŽKR, il destinatario, emotivamente coinvolto e coinvolgente, sarà quello che ne trarrà il maggior beneficio, perché è un libro che offre piaceri di lettura a diversi livelli: il testo scientifico di Juozas Pabrėža è informativo, argomentato, semplice e chiaro, e gli esempi sono esaurienti e interessanti. La sezione «La lingua žemaitica» presenta testi trascritti³⁰ che rappresentano diverse varietà e sottovarietà žemaitiche: non sono soltanto interessanti, ma mostrano anche le differenze e le somiglianze tra i dialetti žemaitici (e toccano temi molto vari: la vita quotidiana e le feste, le malattie e le cure, la consapevolezza žemaitica e così via). Gli esempi di creazione letteraria žemaitica contenuti nella sezione «La scrittura žemaitica» rivelano la profondità della lingua žemaitica e la sua capacità di espressione artistica. È probabile che questo repertorio, raccolto in un unico libro, delle diverse realizzazioni e possibilità della lingua žemaitica incoraggi il lettore žemaitico a prestare attenzione alla propria lingua non soltanto nei modi consueti per i žemaitici — tacendo e parlando — ma forse anche scrivendo. Infatti, parafrasando il pensiero centrale espresso nella fiaba di Čiurlionienė-Kymantaitė «Suopėjos pasakoje Najies – nadėktois, arba selekėj – kaštuns dāktas» (pp. 195–198) (cfr. p. 198), si può anche enunciare questa verità importante per i žemaitici: se non leggi, non troverai; non resterai al mondo. La descrizione del sistema linguistico žemaitico presentata nella ŽKR, basata sia su differenze regolari sia su differenze non caratterizzate dalla regolarità rispetto al lituano standard, può essere utile non soltanto ai žemaitici, ma anche nell’insegnamento e nell’apprendimento, non solo della lingua žemaitica o per farne conoscenza, ma anche del lituano standard come lingua straniera. Questo libro può essere proposto come guida per insegnare ai bambini žemaitici a leggere e scrivere in lituano standard. Per rispondere alla domanda se il metodo di insegnamento della scrittura esposto nella ŽKR sia efficace, bisogna metterlo alla prova. Può darsi che ai žemaitici che non hanno mai provato a leggere e scrivere in žemaitico il libro sembri inizialmente un po’ confuso e scoraggiante; si può quindi immaginare che il loro dialogo interiore (o forse anche reale) si svolga più o meno così: No dar kon baišėmėis – rēks muokētės skaitīte i rašītė! No nakentu tokiu daliku. So tuom nujoujem daba vėsė pōl, juk jau išmuokom lietovėška, i gerī, i ožtenk mon. Ma è probabile che, una volta iniziata la lettura, il piacere di leggere la ŽKR li coinvolga; dopo averne letto una parte o tutto il libro, penseranno e parleranno già in modo un po’ diverso: No jau nagalio sakīt, ka 29 Apie inkluzyvinio mes tipus žr. Linkevičienė, Šinkūnienė 2012: 92–94. 30Il lettore che non conosce il žemaitico o lo comprende con difficoltà può trovare la traduzione in lituano di alcuni testi dialettali della ŽKR (registrati da parlanti žemaitici settentrionali di Telšiai) in un’altra pubblicazione preparata da Juozas Pabrėža insieme alle colleghe, per esempio: Pabrėža, Marčiauskaitė, Leskauskaitė, a cura di, 2013: 81 e segg.; 124 e segg. e ŽKR 114 e segg.; 116 e segg. 280 Acta Linguistica Lithuanica LXX Juozas Pabrėža Žemaičių kalba ir rašyba. Mokslo monografija Leggi quel «La lingua žemaitica e la scrittura». Un libro serio. Ora ne saprai ogni cosa. Pabrėža Jozis ci ha mostrato bene tutta la nostra intelligenza: e quanto siamo colti, e che filosofi possiamo essere, e che sappiamo anche scherzare. La descrizione delle caratteristiche più salienti della lingua e della scrittura žemaitiche è utile, sul piano teorico e pratico, al lettore interessato alla žemaiticità. Questo libro è adatto ai žemaitici che studiano il lituano standard e, naturalmente, a chi desidera imparare il žemaitico. Dal punto di vista didattico, il libro può essere — e probabilmente sarà — molto utile ai genitori e/o agli insegnanti di bambini in età prescolare e scolare primaria, per cominciare a motivare i bambini che padroneggiano soltanto la loro lingua materna žemaitica a leggere e scrivere in lituano standard. A conclusione della discussione sulla ŽKR, occorre tornare all’idea fondamentale dello status della lingua žemaitica: in che misura questo libro la conferma, la sostiene, la diffonde, induce a credervi o dissipa i dubbi. L’autore della ŽKR, coerente e di indole conciliante (il carattere personale di Juozas Pabrėža si potrebbe descrivere in žemaitico con la frase Ons ir malonus žmogus), è un eccellente ambasciatore di questa idea. È particolarmente importante anche il fatto che Juozas Pabrėža promuova la lingua žemaitica come adatta alla comunicazione pubblica e rappresentativa. Perché una diplomazia pacifica abbia successo è sempre necessario un sostegno esterno (poiché un sostegno esclusivamente žemaitico potrebbe essere percepito come un giudizio dei žemaitici nel proprio interesse); per questo viene spontaneo augurare tale sostegno all’Autore. Nel frattempo, spetta ai žemaitici stessi accogliere l’idea che parlare žemaitico significhi parlare nella propria lingua madre, e non nel proprio dialetto, e rappresentarla nel modo appropriato. B I B L I O G R A F I A Bacevičiūtė Rima, Ivanauskienė Audra, Leskauskaitė Asta, Trumpa Edmundas, sud., 2004: Lietuvių kalbos tarmių chrestomatija. Vilnius: Lietuvių kalbos instituto leidykla. Girdенis Aleksas 2006: Fonologija. Morfonologijos reiškiniai. – Dabartinės lietuvių kalbos gramatika, red. Vytautas Ambrazas. 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