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A Dante Della Terza, illustre Maestro e prezioso amico

Scognamiglio, Giuseppina

Abstract

Prendendo spunto da un mio medaglione-ritratto di Dante Della Terza, pubblicato nella rubrica «I nostri Antenati» dell’Ateneo “Federico II” di Napoli, questa testimonianza si propone di arricchire il già scritto con elementi ulteriori, dai quali possa emergere l’immagine reale di un Maestro illuminato e illuminante, che ha sempre saputo ritagliarsi una propria autonomia intellettuale, sistematicamente vissuta con straordinaria passione ed in contesti, spesso, non facili.

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SINESTESIEONLINE SUPPLEMENTO DELLA RIVISTA «SINESTESIE» ISSN 2280-6849 a. XI, numero speciale, 2022 A Dante Della Terza, illustre Maestro e prezioso amico To Dante Della Terza, distinguished teacher and valued friend GIUSEPPINA SCOGNAMIGLIO ABSTRACT Prendendo spunto da un mio medaglione-ritratto di Dante Della Terza, pubblicato nella rubrica «I nostri Antenati» dell’Ateneo “Federico II” di Napoli, questa testimonianza si propone di arricchire il già scritto con elementi ulteriori, dai quali possa emergere l’immagine reale di un Maestro illuminato e illuminante, che ha sempre saputo ritagliarsi una propria autonomia intellettuale, sistematicamente vissuta con straordinaria passione ed in contesti, spesso, non facili. PAROLE CHIAVE: Della Terza, testimonianza, docenza Starting from my portrait of Dante Della Terza, published in "Our Ancestors" of the University "Federico II" of Naples, this work aims to enrich the already written with additional elements, from which the real image of a shiny Master, who has always been able to carve out his own intellectual autonomy, systematically lived with extraordinary passion and in contexts that are often not easy. KEYWORDS: Della Terza, portrait, Teaching AUTORE Giuseppina Scognamiglio è professore di Letteratura teatrale italiana nell’Università di Napoli “Federico II”. Ha ideato e curato, tra l’altro, i volumi: Il lato oscuro del teatro (Napoli, 2012), Scrittori in viaggio con i classici (Napoli, 2015). Tra le sue ultime monografie si segnalano: «Per il capolavoro ripassi domani». Studi sull’ultima narrativa pirandelliana (Napoli, 2004), L’arte della scrittura. La scrittura dell’arte (Napoli, 2008), Come (ri)leggere «La Lupa» di Giovanni Verga. Dal testo alla scena (Caserta, 2009), Le donne di Carlo Goldoni. Tra Venezia e Napoli (Napoli, 2011), Giovan Battista Bergazzano e il risveglio violento del “bello addormentato” nel 1631 (Napoli, 2015). È membro del Consiglio scientifico del Master universitario di II livello in Drammaturgia e Cinematografia dell’Ateneo federiciano e del comitato editoriale della «Rivista di Letteratura Teatrale». Dirige le collane editoriali “La scrittura teatrale. Studi e testi”, “Il Palcoscenico”, “Kairòs Teatro e Cinema” e “Suggestioni Teatro e Cinema”. [email protected]t A DANTE DELLA TERZA, ILLUSTRE MAESTRO E PREZIOSO AMICO SINESTESIEONLINE, NUMERO SPECIALE | 2022 2 DANTE DELLA TERZA (Torella dei Lombardi [Avellino], 1924 - Cambridge [MA], 2021) Professore di Letteratura italiana alla University of California, Los Angeles, dal 1959 al 1963, poi, per un trentennio, alla Harvard University, dove ha insegnato anche Letteratura comparata; quindi all’Università della Calabria e infine, dal 1990 al 1999, all’Università di Napoli Federico II llievo alla Normale di Pisa di Luigi Russo, ha poi studiato con Theophil Spoerri a Zurigo e con Leo Spitzer a Seattle. Ha adottato nel suo insegnamento negli Stati Uniti e in Italia un approccio che combina la tradizione storica italiana con gli Stilstudien europei. Grazie ai suoi corsi universitari, alle sue letture pubbliche e alle sue pubblicazioni, gli autori italiani contemporanei hanno guadagnato un posto sulla scena accademica americana accanto ai classici. Un buon numero di tesi dottorali, assegnate e dirette da lui, sono state in seguito pubblicate, diventando tra le prime monografie in inglese su Ungaretti, Montale, Gadda e altri. A Luigi Russo è rimasto sempre fedele intellettualmente, come indica, tra l’altro, l’assidua collaborazione a Belfagor, la rivista da Russo fondata nel 1946. In saggi paradigmatici è riuscito a dare prova di una scrittura dotta ma non pedante, accompagnando la piacevolezza della narrazione storico-letteraria con un’originale ermeneutica dei testi. La tradizione critica alla quale si ricollega è quella da lui stesso definita «la linea CroceRusso-Fubini», senza, peraltro, escludere nuove e innovative tendenze interpretative. Tutto il senso della sua perspicacia intellettuale sembra essere racchiuso in alcune definizioni che ha fornito della cultura, come «la cultura è fedeltà alle nostre origini e alle nostre radici», o ancora: «la cultura è desiderio di sentirci ovunque a nostro agio». Tali definizioni, invero, costituiscono, implicitamente, le componenti principali di un ritratto che Dante Della Terza ha, spesso, esibito di se stesso, in varie e sparse pagine autobiografiche, come quelle di «A colloquio con Dante Della Terza», in Dagli Appennini alle Montagne Rocciose (e ritorno). Testimonianze e rimembranze per Dante Della Terza, a cura di Vittorio Russo, Napoli 1996. Una tristezza enorme mi ha attraversato per la morte di Dante Della Terza, persona garbata e di una grande umanità, sempre espressa con rara intelligenza, ironia e profondità d’animo; un fine intellettuale che lascia un enorme vuoto assieme ad un profondo senso di solitudine in tutti quelli che, come me, hanno avuto il privilegio di averlo conosciuto e professionalmente accompagnato nell’arco di circa un decennio di docenza all’Università “Federico II” di Napoli. A GIUSEPPINA SCOGNAMIGLIO SINESTESIEONLINE, NUMERO SPECIALE | 2022 3 Non occorre certo illustrare, qui, quale perdita sia stata la scomparsa di una vita come quella di Della Terza, interamente spesa negli studi e nell’insegnamento, eccezionalmente feconda, quasi fino alla fine, ed estesa nell’arco produttivo, avendo cominciato giovanissimo a scrivere, e con una maturità impressionante. Per cui, lungi dalla pretesa di un esaustivo bilancio critico, ma anche lungi dalla tentazione di una rievocazione apologetica, cercherò, in questa sede, di identificare alcune linee fondamentali che concorrano a restituirci un’immagine significativa della sua personalità: la personalità di uno studioso di immensa statura, grande protagonista della cultura contemporanea. Della Terza è stato anche un grande Maestro, un cosmopolita proveniente dal Sud dell’Italia, dall’amata Irpinia, che ha sempre difeso da pregiudizi e luoghi comuni; poteva apparire totalmente diverso per temperamento, per abito scientifico, per metodo, per interessi, in quanto apparteneva a quella rara categoria di studiosi che si identifica per i voli dell’intelligenza e per l’eccezionale capacità di intuizioni, stimolanti verso nuove prospettive di indagine e di riflessione e suggerenti, nel contempo, indicazioni precise, spunti fecondi; portava una ventata di novità con le sue opere, col suo insegnamento, attribuendo, in tal modo, alla cattedra di Letteratura Italiana, la più autentica e indimenticabile misura del suo esemplare magistero e, di poi, un prestigio inconfutabile. Il suo insegnamento aveva una forza magnetica, che si sostanziava in un eloquio limpido e scorrevole che inchiodava all’ascolto, sostenuto, stabilmente, da una forte curiosità intellettuale e dall’intenso desiderio di condividere. Ha lasciato in numerose generazioni di allievi un ricordo incancellabile e, soprattutto, un importante esempio di onestà intellettuale: le sue lezioni erano una miniera di sollecitazioni, destinate ad essere riprese, utilizzate, sviluppate anche da altri, studenti e studiosi che hanno avuto il vantaggio di poter godere di un vero Maestro in un’epoca che oramai ne è priva, o meglio, in un’epoca che se ne è disfatta. Della Terza è stato un docente nel senso più profondo del termine, uno specialista che andava oltre le raffinatissime competenze specifiche, mantenendo un incantevole rapporto con la letteratura, a cui ha dedicato gran parte del proprio lucido impegno ed una costante dedizione a un senso vigilissimo d’anticipazione, che ne fa, per l’appunto, un Maestro tra i pochi, cui tale titolo può ancora attribuirsi con serena obiettività. Per lui, la letteratura, diceva, citando, tra l’altro, anche Hugo Von Hoffmansthal, «custodisce l’eterno presente del passato e uno studioso deve pensare che un testo non è il passato, ma il presente» e aggiungeva che «la tradizione andava sì conservata, ma continuamente messa in discussione, altrimenti si correva il rischio che diventasse uno stereotipo, per cui ricondurre un testo ai suoi antecedenti non ne annullava affatto l’individualità, bensì rintracciava l’individualità attraverso il rapporto con l’antecedente». A DANTE DELLA TERZA, ILLUSTRE MAESTRO E PREZIOSO AMICO SINESTESIEONLINE, NUMERO SPECIALE | 2022 4 Considerando fermamente che Maestro non è chi ti laurea nel pieno della freschezza intellettuale e della creatività, ma chi ti ha portato alla consapevolezza di ciò che di buono c’è in te, desidero evidenziare il legame speciale che, per sempre, mi legherà a Dante Della Terza, sodale sorprendente e sempre prodigo di consigli, del quale sono stata, elettivamente, pure l’allieva e di cui ho goduto, fin dall’inizio, di un’amichevole attenzione, oltre che di una partecipe collaborazione, e, più volte, di un consenso scientifico esplicito, anche scritto, avendo sempre seguito i miei lavori in ogni loro parte, con generosa sollecitudine. Abbiamo insieme diretto anche la collana di Testi teatrali, Quarta parete, per l’Editrice “Le Pleiadi”, ed, in seguito, la collana di Studi e Testi teatrali, La Scrittura Teatrale, assieme a Pasquale Sabbatino, per le Edizioni Scientifiche Italiane. Tentando di sottrarre, almeno in parte, all’ombra dell’assenza, la figura e l’opera di un Maestro che ha saputo ben circoscrivere gli ambiti di pertinenza, ove incasellare la magmatica mèsse e i complessi tracciati dei propri studi, mi risulta, comunque, difficile fornire, qui, un’immagine esaustiva della forza dialettica e della dinamica tensiva di svariate discussioni convegnistiche, che lo hanno sempre visto brillante protagonista, oltremodo stimolante e vivace, in quanto metteva in luce composite problematiche, arricchendo, così, notevolmente la coscienza critica di coloro che avevano la fortuna di ascoltarlo. D’altronde, bisogna sottolineare che Dante Della Terza era uno studioso capace di intrecciare linguaggi diversi, di transitare con scioltezza, grazie a un’intelligenza fluente, da Dante Alighieri a Luigi Pirandello, lasciando tracce importanti del proprio lavoro mediante contributi di grande rilievo. Parlava e scriveva come veleggiasse tra una sponda e l’altra dell’ermeneutica critica, trascinato da una felice facoltà della comparazione e dell’associazione, governando altresì, con naturalezza, un vento incessante in un mare senza confini e non smarrendo mai il senso del dettaglio, dell’accertamento puntuale. Chi ha frequentato Della Terza ha avuto anche il grande privilegio di fruire di una delle conversazioni più intelligenti e spiritose cui può capitare, nel corso di una vita, di accedere ed inoltre l’occasione esclusiva di trovarsi di fronte ad un referente inoppugnabile per chiunque volesse dedicarsi con solerzia allo studio e alla ricerca; un caposcuola che ci ha lasciato monografie fondamentali su momenti e figure della tradizione letteraria, quali Forma e Memoria. Saggi e ricerche sulla tradizione letteraria italiana da Dante a Vico (1979) e Tradizione ed esegesi. Semantica dell’innovazione da Agostino a De Sanctis (1987). Studioso di amplissimo spettro, esploratore sagace di biblioteche, scopritore certo non casualmente fortunato di autori; storico acuto, critico penetrante, nonché sempre scrittore (com’era oratore) di rara efficacia, saggista brillante. Dante Alighieri, Niccolò Machiavelli, Torquato Tasso, Giacomo Leopardi, Francesco De Sanctis, Benedetto Croce, Luigi Pirandello, Erich Auerbach, Leonardo Sciascia e Pier GIUSEPPINA SCOGNAMIGLIO SINESTESIEONLINE, NUMERO SPECIALE | 2022 5 Paolo Pasolini sono solo alcuni, tra i molti autori, sui quali si è fermata l’attenzione di Dante Della Terza, che ne ha ricostruito, con grande maestria e dottrina sconfinata, la vicenda intellettuale, salvaguardando il gusto per l’osservazione della commedia umana, che nutriva la creazione delle sue famose memorie folgoranti, ovvero aneddoti riguardanti personaggi derivati dalla vita privata e da quella accademica, che rivelavano pure l’altra faccia di un Maestro, implacabilmente dedito ai suoi studi, al suo lavoro di docente, e sempre pronto ad affidarsi ad una intuizione geniale, impareggiabile nel cogliere eccezionali analogie ideologiche e storiche, sostenendo il filo del discorso sul piano di una continua dialettica tra ricostruzione e interpretazione. Della Terza era anche orgogliosamente ancorato alle proprie radici; la sua carriera letteraria e, poi, anche accademica, non era affatto in antitesi con l’ambiente d’origine, in quanto lui sentiva di dare continuità a quel modo di essere, prolungandone il senso profondo della parola, nato in un contesto culturalmente modesto, ma capace d’innescare la curiosità intellettuale, il desiderio di condividere e capire sempre le ragioni degli altri, che lo portavano ad essere spesso testimone viscerale, immediato e diretto, del disagio di giovani ricercatori, ai quali non veniva certo risparmiata l’amarezza di opposizioni e di contrasti ingenerosi. Dante Della Terza con equilibrio, buon senso e buon gusto, qualità che non sempre posseggono illustri studiosi di grossa levatura scientifica, cercava sempre di contribuire a placare gli animi e a rasserenare momenti di grave turbamento e profonda prostrazione. Al Maestro illuminante si univa la capacità di impegnarsi generosamente in idealità accademiche, avvertite con irrinunciabile urgenza nel difendere le esigenze di gruppi, pur minoritari. Tutto ciò a testimoniare come l’amore per lo studio, per la ricerca e per l’insegnamento, non lo rendesse arido rispetto alle problematiche del vivere associato e alle sue intemperanze, cui anzi portava il contributo pieno del vigore della mente e della nobiltà del carattere. Ecco perché finezza, eleganza, misura, ironia, sono le prime peculiarità che mi vengono in mente, appena penso a Dante Della Terza, oltre che grande conversatore dalla cultura vasta e vivace, educatore impegnato, attento e generoso. Non a caso, appena arrivato alla “Federico II”, pregò i suoi più giovani colleghi di rivolgersi a lui chiamandolo per nome e utilizzando un ‘tu’ empatico, non certo politico. Inoltre, l’impegno della sua critica letteraria è da intendersi nel senso desanctisiano della civile missione, nel senso, cioè, che Della Terza a sé ha sempre rivendicato un autonomo spazio ed una dignità etica di alta qualità, non con il solo incanto della parola, ma con la testimonianza di una duttile pertinenza intellettuale, perseguendo la capacità straordinaria di illuminare il dialogo complesso che un’epoca, una civiltà, intrattiene con la propria letteratura, per cui, credo, che ben gli s’attagli questo aforisma di Luigi Pirandello, tratto dalla novella I pensionati della memoria, del 1914: A DANTE DELLA TERZA, ILLUSTRE MAESTRO E PREZIOSO AMICO SINESTESIEONLINE, NUMERO SPECIALE | 2022 6 «Nessuno muore veramente finché vive nel ricordo di chi resta, muore davvero solo chi viene dimenticato!» Mi piace concludere questa mia testimonianza in memoriam, con parole ispirate dalle stesse con le quali Dante Della Terza, chiudendo la prefazione a Forma e Memoria, suo paradigmatico volume, ringrazia il proprio Maestro, Luigi Russo: quanto io debba ad un indimenticabile Maestro, che mi ha sempre incoraggiata e seguita, con la sua cordiale amicizia, è cosa che non saprò mai ripetere con parole che rispecchino a pieno la mia riconoscenza.