scieee AI-readable full text Open interactive document viewer

La leadership dell’Unione Europea nella politica climatica internazionale

Pasculli, Pietro

Abstract

The negative effects of climate change and global warming may have, through direct and indirect effects, a profound impact on human and state security, often accelerating or exacerbating ongoing or latent vulnerabilities and instability. In this context, the European Union maintains a growing ambition both in addressing the security challenges resulting from climate change and in influencing the international environment, implemented over the last decade, an impressive collection of policy initiatives. The goal of the EU’s climate neutrality promoted by the European Green Deal (EGD) is not only an effort to transform the European economy but is to be regarded in all respects as a new foreign policy instrument that will also have consequences for relations between the EU and its partners. To meet these challenges, the EU should therefore strengthen its position of normative power by promoting cooperation on security and environmental issues in several areas.

Full text

Working Papers del Centro Studi Europei ISSN (on line): 2384-969X ISSN (print): 2385-0310 https://www.centrostudieuropei.it/cse/working-paper CSE WORKINGPAPERS 2022| 04 ISBN 979-12-80042-20-0 La leadership dell’Unione Europea nella politica climatica internazionale Il nesso clima-sicurezza e l’uso del potere normativo europeo per la costruzione di una diplomazia verde Pietro Pasculli Dipartimento di Studi Politici e Sociali UNIVERSITÀ DEGLISTUDI DI SALERNO ABSTRACT The negative effects of climate change and global warming may have, through direct and indirect effects, a profound impact on human and state security, often accelerating or exacerbating ongoing or latent vulnerabilities and instability. In this context, the European Union maintains a growing ambition both in addressing the security challenges resulting from climate change and in influencing the international environment, implemented over the last decade, an impressive collection of policy initiatives. The goal of the EU’s climate neutrality promoted by the European Green Deal (EGD) is not only an effort to transform the European economy but is to be regarded in all respects as a new foreign policy instrument that will also have consequences for relations between the EU and its partners. To meet these challenges, the EU should therefore strengthen its position of normative power by promoting cooperation on security and environmental issues in several areas. KEYWORDS: Clima-sicurezza; Leadership Unione Europea; Potere normativo e diplomatico. CENTRO DI STUDI EUROPEI (CSE) WORKING PAPERS Direttore Massimo Pendenza Comitato Scientifico Manuel Anselmi (Università di Bergamo); Cristiano Bee (Oxford Brookes University); Valeria Bello (University Ramón Llull – Barcelona); Paul Blokker (Università di Bologna); Paolo Caraffini (Università di Torino); Vincenzo Cicchelli (Université Paris Cité); Luca Corchia (Università di Pisa); Vittorio Cotesta (Università di RomaTre); Giuseppe Foscari (Università di Salerno); Domenico Fruncillo (Università di Salerno); Giuliana Laschi (Università di Bologna, Campus di Forlì); Laura Leonardi (Università di Firenze); Maria Cristina Marchetti (Sapienza, Università di Roma); Umberto Morelli (Università di Torino); Ettore Recchi (Sciences Po, Paris); Ambrogio Santambrogio (Università di Perugia); Mauro Santaniello (Università di Salerno); Pasquale Serra (Università di Salerno); Carlo Spagnolo (Università di Bari); Mario Telò (Université Libre de Bruxelles; LUISS di Roma); Rossella Trapanese (Università di Salerno); Federico Trocini (Fondazione Einaudi, Torino); Dario Verderame (Università di Salerno). Comitato di redazione Beatrice Benocci, Salvatore Esposito. I Working Papers sono una Collana edita dall’Università degli Studi di Salerno Tutti i testi pubblicati sono preventivamente sottopostia due referees anonimi. CENTRO DI STUDI EUROPEI (CSE) www.centrostudieuropei.it Direttore: Massimo Pendenza Dipartimento di StudiPolitici e Sociali Università degli Studi di Salerno Via Giovanni Paolo II, 132 84084 Fisciano (Salerno), Italy Tel: +39 (0)89 962282 – Fax: +39 (0)89 963013 mail: [email protected] © 2022 Centro Studi Europei – Universitàdegli Studi di Salerno Allrightsreserved.Partsofthis paper maybereproducedquotingthesource © 2022 CENTRO DI STUDI EUROPEI – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO La leadership dell’Unione Europea nella politica climatica internazionale Il nesso clima-sicurezza e l’uso del potere normativo europeo per la costruzione di una diplomazia verde Pietro Pasculli INDICE I. INTRODUZIONE .……………………………………………………………….. 4 II. DAPARIGI A KYOTO:L’EVOLUZIONE DELLA POLITICA AMBIENTALE EUROPEA VERSO LA LEADERSHIP GLOBALE ..……………………………... 5 III. LAPOLITICAAMBIENTALEESTERAEUROPEAEILNESSOCLIMA-SICUREZZA .. 7 IV. L’UNIONE EUROPEA COME POTENZA NORMATIVA VERDE …………..... 11 V. CAMBIAMENTO CLIMATICO E DIRITTI UMANI ...………………………….. 13 VI. ILGREEN DEAL EUROPEO COME STRUMENTO DI POLITICA ESTERA …. 14 VII. CONCLUSIONI ………………………………………………………………….. 17 Riferimenti bibliografici …..………..………………..……………………………… 18 P ROFILO A UTORI Pietro Pietro Pasculli è un dottorando dell’Università degli Studi di Salerno presso il Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione. I suoi principali interessi di ricerca riguardano l’Unione Europea e la politica internazionale nell’area euro-mediterranea, il cambiamento climatico e la sicurezza internazionale; temi che ha approfondito applicando un approccio sociologico allo studio delle relazioni internazionali. Ha svolto attività di supporto alla ricerca presso l’Institute of International Relations di Praga ed attualmente collabora con la Charles University nell’elaborazione di paper di ricerca. Email: ppascull[email protected] CSE WORKING PAPERS 22/04 4 © 2022 CENTRO DI STUDI EUROPEI – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO I. INTRODUZIONE Il cambiamento climatico è senza dubbio una delle più grandi sfide affrontate dall’umanità e l’Unione Europea (UE) si trova a un punto critico nel suo impegno per la transizione ecologica e l’azione contro il riscaldamento globale. Affrontare efficacemente i rischi legati al cambiamento climatico non vuol dire soltanto cambiare i nostri modelli di produzione e stili di vita, ma necessita di una profonda comprensione dei fattori contestuali e delle loro interconnessioni. Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia esistenziale per l’umanità e la biodiversità e porta a gravi implicazioni per la stabilità e la sicurezza internazionale in tutto il mondo. Difatti, l’UE è stata una delle prime organizzazioni a identificare il cambiamento climatico come un moltiplicatore di minacce, mettendo in atto un’impressionante raccolta di iniziative politiche progettate per integrare i fattori legati al clima nelle sue politiche estere e di sicurezza. Gli effetti negativi del cambiamento climatico e del riscaldamento globale possono avere, attraverso effetti diretti ed indiretti, un profondo impatto sulla sicurezza umana e statale, spesso accelerando o aggravando le vulnerabilità e l’instabilità in corso o latenti. In questo contesto l’UE mantiene una crescente ambizione sia nell’affrontare le sfide alla pace e alla sicurezza derivanti dal cambiamento climatico sia nell’influenzare l’ambiente internazionale. Lo dimostra il lavoro profuso dall’UE per la ratifica del Protocollo di Kyoto sino alla strategia messa in atto negli incontri della Conferenza di Parigi, spesso legando l’uso della diplomazia climatica ad un’intensa attività normativa e di promozione di standard ambientali internazionali. A tal riguardo l’UE sembrerebbe aspirare da tempo a una leadership globale operando per un elevato livello di protezione e miglioramento della qualità dell’ambiente. Poiché la leadership europea si fonda sul tentativo di modificare il comportamento degli attori esterni in linea con i fondamenti normativi dell’Unione, Bruxelles ha ampliato la sua politica estera su questi temi a incontri bilaterali e piattaforme multilaterali. La gestione delle conseguenze negative del cambiamento climatico, infatti, richiede sforzi coordinati a livello statale, regionale e globale. L’obiettivo della neutralità climatica dell’UE entro il 2050 promossa dallo European Green Deal (EGD) non è solo uno sforzo per trasformare l’economia europea al suo interno e azzerare le emissioni di gas serra. Il Green Deal europeo è da considerarsi a tutti gli effetti come un nuovo strumento di politica estera dell’UE con profonde conseguenze geopolitiche, sia nelle immediate vicinanze che oltre. Non a caso, lo stesso Consiglio europeo per le relazioni estere nel suo Policy Brief del febbraio 2021 ha sostenuto come il Green Deal 5 PIETRO PASCULLI, LA LEADERSHIP DELL’UE NELLA POLITICA CLIMATICA © 2022 CENTRO DI STUDI EUROPEI – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO europeo sia anche, per definizione, politica estera. Inoltre, poiché il Green Deal comporta un cambiamento radicale nel sistema energetico e di produzione europeo, lo EGD avrà anche conseguenze sulle relazioni tra l’UE e i suoi partner. II. DAPARIGI A KYOTO:L’EVOLUZIONE DELLA POLITICA AMBIENTALE EUROPEA VERSO LA LEADERSHIP GLOBALE L’espansione e il consolidamento dell’azione europea nell’ambito della protezione ambientale riflettono un percorso di evoluzione e trasformazione culturale, istituzionale e strategico lungo più di cinquant’anni. Le politiche in materia ambientale trovarono concreta attuazione nel Consiglio europeo di Parigi del 1972, dove i Capi di Stato dichiararono il bisogno di una politica ambientale comunitaria che affiancasse l’espansione economica. Come risposta alle volontà espresse nel Summit di Parigi, con la Dichiarazione del Consiglio delle Comunità europee e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio nel novembre 1973, fu annunciato il primo Environmental Action Programme EAP, oggi noto come “1973 action programme”. Tale programma si prefiggeva l’obiettivo di realizzare una politica ambientale al fine di contribuire e «mettere al servizio dell’uomo l’espansione, procurandogli un ambiente che fornisca le migliori condizioni di vita e conciliare questa espansione con la necessità sempre più imperativa di preservare l’ambiente naturale» (Official Journal of the European Communities, 1973). A tal proposito va evidenziato come l’assenza di una specifica base giuridica nel trattato costitutivo della Comunità Economica Europea (CEE) non abbia impedito l’evoluzione di una legislazione e politiche ambientali, generate in un primo momento come misure accessorie di integrazione al mercato comunitario interno. Se il secondo EAP (1977-1981) fu essenzialmente un seguito del primo in termini di approccio e con una gamma più ampia di problemi da affrontare, il terzo (1982-1986) pose le basi per un cambiamento considerevole, essendo più strettamente correlato al completamento del mercato interno. Le politiche ambientali nella CE avevano infatti originariamente una propria giustificazione ambientale, senza che però questa fosse subordinata agli obiettivi del mercato interno. Con l’adozione dell’Atto Unico Europeo (AUE) nel 1986 venne introdotta una base giuridica specifica per la legislazione ambientale (Parlamento europeo, 1986). Al Consiglio, in consultazione con il Parlamento europeo, furono accordate specifiche competenze in materia ambientale, le quali innescarono un processo decisionale proattivo con l’introduzione di alcuni principi chiave e l’esistenza di una competenza dell’UE in materia di relazioni CSE WORKING PAPERS 22/04 6 © 2022 CENTRO DI STUDI EUROPEI – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO esterne. Il consolidamento delle politiche in materia ambientale portò l’anno seguente all’approvazione del quarto EAP (1987 – 1992). Fu in questa sede che la questione ambientale venne posta al centro dell’agenda europea, intesa come parte essenziale di un processo di sviluppo sociale, economico e funzionale, ed al fine di avviare un progresso duraturo della comunità (Council of the European Communities, 1987). L’approccio scelto nel quarto EAP portò a considerare per la prima volta la tutela dell’ambiente non come un additivo, ma piuttosto come parte integrante del processo decisionale economico, analizzando l’impatto dei settori economici strategici sull’ambiente. Nel complesso, quindi, gli anni Ottanta si rivelarono un periodo prolifico in termini di produzione legislativa ambientale, andando a registrare un marcato aumento con oltre 200 misure legislative entro il 1987 (Orlando, 2013). Le proposte del Quarto EAP furono ulteriormente elaborate negli anni successivi, arrivando progressivamente a concepire lo sviluppo sostenibile come un riferimento normativo per la politica ambientale nell’UE dall’inizio degli anni Novanta in poi. Il Libro bianco su Crescita, Competitività e Occupazione del 1993 si pose proprio in tal senso, gettando le basi per uno sviluppo sostenibile «di lunga durata delle economie europee, mettendole in grado di far fronte alla concorrenza internazionale» (Commissione europea, 1994). Il Trattato di Maastricht (1992) ed il Trattato di Amsterdam (1997) contribuirono a rafforzare ulteriormente i fondamenti del diritto e della politica ambientale dell’UE. Infatti, se il primo introdusse per la prima volta un riferimento specifico alla tutela dell’ambiente tra gli obiettivi dell’UE, il secondo lo integrò dichiarando la volontà di «un elevato livello di protezione e miglioramento della qualità dell’ambiente tra i compiti della Comunità» (Orlando, 2013). Nonostante i risultati ottenuti dalle disposizioni contenute nei trattati di Maastricht e Amsterdam, gli anni Novanta videro una riduzione della produzione legislativa ambientale, con l’introduzione di modeste modifiche sostanziali allo schema normativo ambientale. Questo atteggiamento fu il risultato di un clima di resistenza politica da parte degli Stati membri. Ne danno prova l’accordo sulla proposta da parte della Commissione europea per una tassa europea sulle emissioni di anidride carbonica e sull’energia, presentata il 2 giugno 1992. La propostanon avendo ricevuto il sufficiente sostegno da parte dei 12 Stati (fino al 1995) e poi dei 15 Stati membri dell’UE (UE-15), portò la Commissione europea a rivedere la sua proposta iniziale per renderla più flessibile, attraverso l’introduzione di un periodo transitorio e dando agli Stati membri la possibilità di mantenere un certo grado di flessibilità nella determinazione delle tariffe (European Commission, 1995). Ancora, i due programmi per il progresso dell’efficienza energetica e delle energie 7 PIETRO PASCULLI, LA LEADERSHIP DELL’UE NELLA POLITICA CLIMATICA © 2022 CENTRO DI STUDI EUROPEI – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO rinnovabili SAVE e ALTENER furono drammaticamente indeboliti nel processo legislativo dell’UE (Oberthür & Roche Kelly, 2008). Se le politiche climatiche interne all’UE incontrarono alcuni ostacoli, sul fronte internazionale, invece, Bruxelles svolse un ruolo guida spingendo per impegni internazionali rilevanti. Sin dall’inizio dei negoziati sulla Convenzione sui cambiamenti climatici UNFCCC del 1991 l’UE sostenne, seppur senza molto successo, obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni per i paesi industrializzati. Lo stesso Trattato di Maastricht all’articolo 130r incluse tra gli obiettivi in materia ambientale la «promozione di misure a livello internazionale per affrontare problemi ambientali regionali o mondiali» (Treaty on European Union, 1992). A tal riguardo possiamo menzionare l’adozione della Convezione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 1992 per la stabilizzazione delle concentrazioni dei gas serra in atmosfera e soprattutto l’adozione del Protocollo di Kyoto del 1997 in merito alla riduzione o limitazioni quantitative delle emissioni di gas serra per i trentotto paesi più industrializzati. In quest’ultima circostanza fu proprio l’UE a proporre i tagli più significativi alle emissioni accettando l’obiettivo di riduzione più alto tra i principali paesi industrializzati. Non solo, pochi anni più tardi, quando nel 2001 il Presidente George W. Bush a capo del paese che al tempo contribuiva a un quarto delle emissioni totali di gas serra del mondo si oppose al Protocollo di Kyoto dichiarandolo ingiusto (CSE, 2001), il Trattato riuscì ad essere salvato proprio grazie al lavoro diplomatico svolto dall’Unione. Questo fu reso possibile non solo grazie al peso politico ed economico dell’Unione, ma attraverso l’esercizio di una “leadership direzionale” (Skodvin & Andresen, 2006), basata su meccanismi di soft power, il che vuol dire “leadership per esempio”, diplomazia, persuasione e argomentazione rigorose (Oberthür & Roche Kelly, 2008). III. LA POLITICA AMBIENTALE ESTERA EUROPEA E IL NESSO CLIMASICUREZZA Da quando i problemi ambientali hanno cominciato ad acquisire rilevanza nel discorso politico ci sono stati numerosi suggerimenti per considerare le loro implicazioni. Sebbene, come abbiamo precedentemente visto, l’attenzione alle problematiche ambientali risalga agli anni Settanta, i concetti di cambiamento climatico e sicurezza hanno lentamente guadagnato popolarità solo sul finire degli anni Ottanta, con l’emergere di problemi ambientali globali quali l’esaurimento dell’ozono stratosferico e il riscaldamento globale (Trombetta, 2008). I primi appelli alla sicurezza climatica hanno però incontrato diverse obiezioni da parte dei teorici realisti, che sono risultate nella CSE WORKING PAPERS 22/04 8 © 2022 CENTRO DI STUDI EUROPEI – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO messa in guardia contro le implicazioni problematiche che la parola sicurezza comporta. Secondo tale prospettiva la sicurezza si raggiunge attraverso la minaccia o l’uso della forza, restringendo così la definizione di sicurezza ad una gerarchia di minacce includibili nell’agenda della sicurezza internazionale ambientale (Lacy, 2005). Al contrario, costruttivisti e post-strutturalisti hanno sfidato questa prospettiva ristretta realista. Tra questi troviamo la teoria della cartolarizzazione elaborata dalla Scuola di Copenaghen, la quale attraverso il lavoro di autori come Barry Buzan e Ole Waever, ha costituito uno dei soggetti principali nell’ampliamento del dibattito sulla sicurezza e dei processi che portano all’identificazione delle minacce (Monteleone, 2017). Tale teoria è risultata rilevante nel dibattito politico e accademico al fine di ampliare l’agenda sulla sicurezza affrontando le problematiche di natura ambientale. A cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, col finire della Guerra Fredda, il discorso sulla sicurezza si è allargato, includendo al suo interno nuove minacce e azioni da intraprendere. A tal proposito risulta emblematico il discorso di Michail Gorbačëv all’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 1988, sottolineando come «la sicurezza economica internazionale è inconcepibile se non in relazione non solo al disarmo ma anche all’eliminazione della minaccia per l’ambiente mondiale. In un certo numero di regioni, lo stato dell’ambiente è semplicemente spaventoso. […] Ma il tempo sta per finire» (AP, 1988). Come risultato di questi appelli alla sicurezza furono lanciate diverse iniziative, mirate a promuovere e legittimare forme di intervento e nello sviluppo del concetto di “responsabilità di proteggere” (Trombetta, 2008). Gli appelli alla sicurezza climatica rappresentano quindi un tentativo relativamente recente di introdurre le preoccupazioni ambientali nell’agenda della sicurezza. L’UE ha tradizionalmente posto l’accento su un approccio preventivo rispetto a uno reattivo, portando a pratiche di sicurezza ampiamente ispirate per garantire sicurezza, adattamento e resilienza. In questo contesto, tali misure di emergenza sono state concepite e sviluppate nell’ambito dei dibattiti di “politica ordinaria” (Buzan, Wæver, & de Wilde, 1998). La Commissione europea è stata uno dei primi organismi al mondo a identificare il cambiamento climatico come un problema di sicurezza, inquadrandolo come un«moltiplicatore di minacce che esacerba le tendenze, le tensioni e l’instabilità» (European Commission a. t., 14 March 2008). Già nel 2003, infatti, lo European Security Strategy (ESS) aveva identificato nel cambiamento climatico una possibile minaccia per la sicurezza nella concorrenza per le risorse naturali, stimolando potenzialmente l’instabilità nelle regioni vulnerabili (Council of the European Union, 2009). In tal senso, l’UE ambiva a legare gli obiettivi di riduzione di emissioni di gas serra e per la transizione ecologica alle questioni di sicurezza, cosciente di come le dinamiche conflittuali e 9 PIETRO PASCULLI, LA LEADERSHIP DELL’UE NELLA POLITICA CLIMATICA © 2022 CENTRO DI STUDI EUROPEI – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO le tensioni sociali risultino aggravate dagli stress climatici. Sul finire del 2009, in una nota congiunta al Consiglio dell’UE sullo stato di avanzamento e di follow-up sui cambiamenti climatici e la sicurezza internazionale, le raccomandazioni presentate si incentrarono sul ruolo di leadership multilaterale dell’UE e sul rafforzamento della capacità interna e istituzionali dell’Unione sulla sicurezza ambientale (European Union, 2009). Nel tentativo di integrare le politiche ambientali dell’UE nelle pratiche di relazioni esterne, nel 2012 la Green Diplomacy Network, istituita nel 2002, fu collocata nel Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE). Il fine era quello di creare una risposta più coordinata da parte dell’UE affidandosi maggiormente alle delegazioni e alle missioni diplomatiche (Sonnsjö & Bremberg, 2016). Nel portare avanti questi impegni, nell’ultimo decennio l’UE ha sviluppato un approccio indiretto di modellazione del contesto alla sicurezza climatica (Youngs, 2021). Con riferimento alla politica indiretta di sicurezza climatica l’UE ha lavorato sulla sensibilizzazione, sul dialogo e sulla raccolta di dati utili a rivelare gli importanti effetti politici e strategici del cambiamento climatico. Per far questo l’UE si è servita di mandati istituzionali, utilizzati ed integrati per la definizione dell’agenda politica, l’elaborazione di sistemi e la formulazione di raccomandazioni (Bergamaschi, Mabey, Born, & White, 2019). Nel 2013 il SEAE e la Commissione europea hanno pubblicato un documento intitolato “EU climate diplomacy for 2015 and beyond” con la raccomandazione affinché l’UE facesse dei cambiamenti climatici una priorità strategica nei dialoghi e nelle iniziative diplomatiche, affinando la narrativa sul nesso tra clima, risorse naturali, sviluppo e sicurezza (EEAS & European Commission, 2016). Gli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici adottati alla Conferenza sul clima (COP21) nel dicembre 2015 adottano proprio questo criterio. Gli impegni di Parigi, seppur orientati a limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C, dal punto di vista dell’UE hanno una logica di sicurezza sottostante. Difatti l’UE, utilizzando la narrativa sulla sicurezza mira a rafforzare gli obiettivi dell’accordo ed il coordinamento multilaterale intorno ad esso (Youngs, 2021). Nel febbraio dello stesso anno, con la pubblicazione della Strategia quadro per un’unione dell’energia sui cambiamenti climatici, il nesso clima-sicurezza è stato pienamente riconosciuto dalla Commissione (European Commission, 2015). Sulla stessa scia, una comunicazione congiunta della Commissione e dell’Alto rappresentante del giugno 2017 ha suggerito come l’UE dovrebbe «tenere inoltre maggiormente conto del legame tra fragilità ambientale e rischio di conflitti violenti e includere sistematicamente indicatori climatici e ambientali nei sistemi di allerta precoce dei conflitti» (European Commission and High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy, 2017). Poiché la prevenzione dei conflitti è uno dei principali obiettivi di politica estera europea, il SEAE ed i servizi CSE WORKING PAPERS 22/04 16 © 2022 CENTRO DI STUDI EUROPEI – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO quello ambientale, dove la sicurezza è intesa come attività contro il degrado ambientale, l’esaurimento delle risorse, i disastri naturali o l’inquinamento. Da questo punto di vista, la sicurezza ambientale è uno dei principali titoli settoriali su cui si concentra lo stesso Green Deal. Con il termine sicurezza ambientale, infatti, ci si riferisce al processo di riduzione pacifica della vulnerabilità umana al degrado ambientale indotto dall’uomo affrontando le cause profonde del degrado ambientale e dell’insicurezza umana (Polko, 2021). La relazione tra cambiamento climatico e sicurezza esposta al terzo punto della Comunicazione sul Green Deal europeo viene invocata con l’intenzione di motivare i cittadini, gli Stati nazionali europei e i governi terzi ad agire sul cambiamento climatico e ad avvicinarsi ai principi e obiettivi dell’EGD (Remling, 2020). La transizione ecologica auspicata dall’EGD viene qui vista come una forza che «rimodellerà la geopolitica, inclusi gli interessi economici, commerciali e di sicurezza globali» (Commissione europea, 2019). L’EGD considera le implicazioni poste dai cambiamenti climatici relative all’approvvigionamento di risorse, cibo e mezzi di sussistenza come potenziali «fonti di conflitto» e guarda all’UE come «leader mondiale» per rispondere a tali sfide (Commissione europea, 2019). La deforestazione, la carenza d’acqua e l’insicurezza alimentare causate dal cambiamento climatico possono aumentare la competizione per le risorse, innescando attriti tra paesi o comunità. Inoltre, le complesse tensioni generate da shock improvvisi o strutturali hanno un impatto sui governi e popolazioni dal livello locale a quello globale. A tal riguardo l’approccio integrato avanzato dallo European Union’s Foreign and Security Policy (EUGS) nella sua Strategia Globale, ha indirizzato l’UE nell’intraprendere azioni multilaterali, coinvolgendo attivamente gli Stati membri, i partner internazionali e le organizzazioni della società civile sul campo (European Union Global Strategy, 2016). Infatti, tra gli obiettivi principali dell’azione esterna dell’UE sul clima troviamo lo stabilire regole multilaterali e norme di sicurezza cooperativa volte a plasmare, attraverso il lavoro di sviluppo, un contesto più favorevole per le transizioni climatiche (Youngs, 2021). Poiché l’UE si posiziona come leader climatico globale attraverso il suo Green Deal, deve prepararsi a nuovi tipi di sfide di politica estera e deve riorganizzare il suo approccio alla sicurezza climatica. Non solo le sfide alla sicurezza determinate dall’approvvigionamento delle materie o causate da disastri naturali ambientali, l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050 porterà ad una alterazione dei modi in cui produciamo e con chi commerciamo, scatenando tensioni politiche e commerciali con i nostri vicini ed i partner di lunga data. Per scongiurare gli effetti di ricaduta geopolitica degli sforzi di decarbonizzazione l’UE dispone di un ampio pacchetto di strumenti normativi, fondamentali sia per il potere interno che per quello internazionale. A tal 17 PIETRO PASCULLI, LA LEADERSHIP DELL’UE NELLA POLITICA CLIMATICA © 2022 CENTRO DI STUDI EUROPEI – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO proposito l’UE si propone di raggiungere gli obiettivi di transizione ecologica e di sicurezza previsti all’interno del Green Deal attraverso una diplomazia dell’accordo verde (Green Deal Diplomacy) ed attraverso i canali della cooperazione internazionale e meccanismi di soft power in politica estera. Per far fronte a questo, l’UE dovrebbe rafforzare la sua posizione di normatore per la transizione energetica globale, promuovendo una cooperazione su questioni tecniche e normative in diversi settori. L’UE, infatti, ha grandi interessi strategici nel contribuire alla stabilità del suo vicinato, ed in questo contesto, assistere i paesi del vicinato esportatori di gas e petrolio nel gestire le ripercussioni del Green Deal europeo è da considerarsi un punto cruciale dell’agenda di politica estera (Leonard, Pisani-Ferry, Shapiro, Tagliapietra, & Wolf, 2021). VII. CONCLUSIONI Mentre l’UE intensifica progressivamente la sua risposta collettiva interna all’emergenza climatica e ambientale, ha il dovere di utilizzare il suo potere normativo e le missioni diplomatiche per influenzare i paesi terzi ad agire sui rischi derivanti dal cambiamento climatico. Dalla pubblicazione nel marzo 2008 del documento pionieristico intitolato “Cambiamento climatico e sicurezza internazionale”, la tabella di marcia per la lotta al cambiamento climatico dell’UE ha richiesto la piena integrazione dei fattori climatici nella politica di sicurezza, nella consapevolezza di come le dinamiche conflittuali e le tensioni sociali risultino aggravate dagli stress climatici. Il cambiamento climatico è destinato a diventare una delle sfide alla sicurezza più importanti da affrontare e l’UE ha riconosciuto la necessità di politiche volte a contrastarne gli effetti in una serie di documenti politici, affrontando il cambiamento climatico nelle sue più ampie ramificazioni. L’UE produce meno del 10% delle emissioni globali di gas serra (European Commission, 2021), e deve quindi spingere per la transizione verde oltre i suoi confini regionali. Da Kyoto agli accordi di Parigi, l’UE si è dimostrata capace di colmare il divario creato dalle controparti ed agire da leader, sfruttando l’ampia varietà di strumenti politici a sua disposizione. In questo contesto lo European Green Deal potrebbe rivelarsi un ulteriore strumento chiave nella diplomazia climatica dell’UE in quanto offre meccanismi sia diretti che indiretti di diffusione delle norme nei partner terzi e nelle istituzioni internazionali. Per raggiungere questi obiettivi l’UE dovrebbe rafforzare il suo potere normativo per allentare le potenziali tensioni che emergono dall’attuazione dell’EGD soprattutto con i PVS. Con questi ultimi, così come con i paesi produttori di combustibili fossili, l’UE dovrebbe inoltre CSE WORKING PAPERS 22/04 18 © 2022 CENTRO DI STUDI EUROPEI – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO collaborare per aiutarli a diversificare le loro economie e renderle più resilienti ai futuri shock climatici. In tal senso, negli ultimi anni lo strumento di partenariato dell’UE è stato utilizzato per avviare molteplici progetti orientati al dialogo tra l’UE e i paesi partner, inclusi diversi programmi sulle tematiche ambientali. Di conseguenza, risulta importante garantire la futura prosecuzione di questo strumento, utilizzandolo come meccanismo per finanziare il dialogo con i partner di paesi terzi interessati per sensibilizzare e sviluppare capacità in materia di sicurezza ambientale e climatica. La costruzione di una diplomazia climatica efficace per ridurre le emissioni globali e migliorare la resilienza climatica al di fuori dei confini europei deve essere posta al centro della sicurezza europea e dell’azione esterna dell’Unione. La programmazione di investimenti per la diffusione di energie rinnovabili, per quanto necessarie e gradite tali misure siano, non garantiscono la sicurezza e l’instabilità. Pertanto, l’UE deve utilizzare i suoi strumenti normativi, le sue capacità economiche, finanziarie e il mercato unico, per alleviare e affrontare probabili crisi future. Per far questo l’UE ha l’opportunità di sfruttare i progressi compiuti nell’ultimo decennio per assumere una leadership più lungimirante sulle questioni della sicurezza climatica globale. Riferimenti bibliografici AP. (1988). Soviet President Mikhail S. Gorbachev’s speech to the United Nations. Tratto da Associated Press: https://apnews.com/ Bergamaschi, L., Mabey, N., Born, C., & White, A. (2019, April). Managing Climate risk for a Safer Future: A New Resilience Agenda for Europe. Tratto da E3G: https://9tj4025ol53byww26jdkao0x-wpengine.netdna-ssl.com Bradford, A. H. (2020). The Brussels Effect: How the European Union Rules the World. New York: Oxford University Press. Buzan, B., Wæver, O., & de Wilde, J. (1998). Security: a new framework for analysis. Boulder, Colorado: Lynne Rienner. Çelik, F.B. (2022). The EU’s different faces in climate diplomacy: leadership, interests, and responsibilities. Journal of European Integration: 2-21. Commissione europea (1994). Crescita, competitività, occupazione. Le sfide e le vie da percorrere per entrare nel XXI secolo. Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee. Commissione europea (2019). Il Green Deal europeo: comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al consiglio, al comitato economico e sociale europeo e al comitato delle regioni. Bruxelles. 19 PIETRO PASCULLI, LA LEADERSHIP DELL’UE NELLA POLITICA CLIMATICA © 2022 CENTRO DI STUDI EUROPEI – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO Council of the European Communities (1987, December 7). Resolution of the Council of the European Communities and of the representatives of the governments of the Member States, meeting within the Council of 19 October 1987. Official Journal of the European Communities, 30. Council of the European Union (2007). Council Conclusions on a EU response to situations of fragility . Brussels. Council of the European Union (2009). European Security Strategy: A Secure Europe in a Better World. Bruxelles. Council of the European Union (2016). Joint staff working document. EU Conflict Early Warning System: Objectives, Process and Guidance for Implementation. Brussels. Council of the European Union (2016). Shared Vision, Common Action: A Stronger Europe: A Global Strategy for the European Union’s Foreign and Security Policy. Brussels: Council of the European Union. Council of the European Union (2018, Febbraio 28). Commitment to multilateralism/Urgency of swift implementation of the Paris Agreement. Tratto da https://data.consilium.europa.eu/ CSE. (2001). George Bush: “I oppose the Kyoto Protocol”. Tratto da Centre for Science and Environment (CSE): https://www.cseindia.org/george-bushi-oppose-the-kyoto-protocol-3149 EEAS (2021). Concept for an Integrated Approach on Climate Change and Security. Brussels: Council of the European Union . EEAS & European Commission (2016). EU Climate Diplomacy for 2015 and Beyond. Elgström, O. (2015). Legitimacy, Credibility and Coherence Perceptions of EU Roles in Global Climate Change Negotiations. SSRN Electronic Journal 10. European Commission (1995, May 19). Commission amends its proposal for a CO2/energy tax. Brussels. European Commission (2015). Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social committee, the Committee of the regions and the European investment bank. A Framework Strategy for a Resilient Energy Union. Brussels. European Commission (2019). International climate finance. Tratto da European Commission: https://ec.europa.eu/clima/eu-action European Commission (2021). Progress made in cutting emissions. Tratto da European Commission: https://ec.europa.eu/clima/eu-action/climatestrategies-targets/progress-made-cutting-emissions_en European Commission (2022, September 06). European Civil Protection and Humanitarian Aid Operation. Tratto da European Commission: https://civil-protection-humanitarian-aid.ec.europa.eu. CSE WORKING PAPERS 22/04 20 © 2022 CENTRO DI STUDI EUROPEI – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO European Commission and High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy (2017). Joint communication to the European Parliament and the Council: a strategic approach to resilience in the EU’s external action. Brussels. European Commission (14 March 2008). Climate Change and International Security. Bruxelles. European Union (2009). Joint progress report and follow-up recommendations on climate change and international security (CCIS) to the Council. Brussels: Council of the Eiuropean Union. European Union Global Strategy (2016). Shared Vision, Common Action: A Stronger Europe. A Global Strategy for the European Union’s Foreign And Security Policy. Flanagan, J. (2021, Agosto 19). Europe Is Stealing Jungle From Us, Claim Pygmies. Tratto da The Times: https://www.thetimes.co.uk Fusiek, D. A. (2021). EU as a green normative power: How could the European Green Deal become a normative tool in EU’s climate diplomacy? Brussels: Institute of European Democrats. Kettunen, M., Noome, D., & Nyman, J. (2018). Reinforcing Environmental Dimensions of European Foreign and Security Policy. Brussels: Think2030 discussion paper IEEP. Lacy, M. (2005). Security and climate change: international relations and the limits of realism. London: Routledge. Lazarou, E., & Tothova, L. (2022). Climate change considerations for EU security and defence policy. European Parliamentary Research Service. Leonard, M., Pisani-Ferry, J., Shapiro, J., Tagliapietra, S., & Wolf, G. (2021).The geopolitics of the European Green Deal. Bruegel - Policy Contribution 04: 2-23. Liebert, U. (2002). Causal Complexities: Explaining Europeanisation. CEuS Working Paper , No. 1: 3-40. Manners, I. (2002). Normative Power Europe: A Contradiction in Terms? JCMS: Journal of Common markets Studies, 40: 235-258. Monteleone, C. (2017). Sicurezza e securitizzazione: Copenaghen e oltre. Ragion Pratica, Vol. 1: 9-24. Oberthür, S., & Roche Kelly, C. (2008). EU Leadership in International Climate Policy: Achievements and Challenges. The International Spectator: 35-50. Official Journal of the European Communities. (1973, December 20). Programme of action of the European Communities on the environment. Official Journal of the European Communities, Vol. 16 No C 112. Tratto da European Commission. 21 PIETRO PASCULLI, LA LEADERSHIP DELL’UE NELLA POLITICA CLIMATICA © 2022 CENTRO DI STUDI EUROPEI – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO Orlando, E. (2013, April). The Evolution of EU Policy and Law in the Environmental Field: Achievements and Current Challenges. Transworld: 2-23. Papanikolaou, K. (2021). The International Dimensions of the European Green Deal. The EU as a leader of the climate change diplomacy? Brussels: Institute of European Democrats. Parlamento europeo (1986, Dicembre 11). Atto Unico europeo (AUE). Tratto da Gazzetta ufficiale delle Comunità europee. Pendenza, M. (2017). Radicare il cosmopolitismo. La sociologia cosmopolita di fronte alle sfide del futuro. Milano-Udine: Mimesis Edizioni. Pendenza, M. (2022). La solidarietà europea alla prova delle crisi. Le alterne vicende del cosmopolitismo normativo europeo. Rivista Trimestrale di Scienze dell’amministrazione. Studi di teoria e ricerca sociale, n. 3: 1-23. Polko, P. (2021). European Green Deal as a matter of security. IOP Conference Series: Earth and Environmental Science: 2-7. Program in Water Conflict Management and Transformation. (s.d.). Transboundary Freshwater Spatial Database. Tratto da Oregon State University OSU: https://transboundarywaters.science.oregonstate.edu/ Remling, E. (2020, June 17). The European Green Deal: A chance to promote a people-centred take on climate security. Tratto da Stockholm International Peace Research Institute: https://www.sipri.org/ Skodvin, T., & Andresen, S. (2006). Leadership revisited. Global Environmental Politics, Issue 6, no. 3: 13-27. Sonnsjö, H., & Bremberg, N. (2016). Research Report 2016: Climate Change in an EU Security Context. The Role of the European External Action Service. Stockholm: Stockholm University. Stang, G., & Dimsdale, T. (2017). The EU and Climate Security. Planetary Security Initiative: 2-6. Treaty on European Union. (1992, Luglio 29). Official Journal of the European Communities. Tratto da Treaty on European Union. Trombetta, M. J. (2008). Environmental security and climate change: analysing the discourse. Cambridge Review of International Affairs, Volume 21, No 4: 585-602. Vogler, J. (2013). International Relations Theory and the Environment. In G. Kütting, & K. Herman, Global Environmental Politics, Concepts, Theories and Case Studies (p. 11-26). New York: Routledge. Youngs, R. (2021). The EU’s Indirect and Defensive Approach to Climate Security. In L. Olivia, & Y. Richard, The EU and Climate Security: Toward Ecological Diplomacy (p. 5-12). Bruxelles: Carnegie Europe. CENTRO DI STUDI EUROPEI (CSE) WORKING PAPERS Working papers 2014 14 | 01 Fabio Serricchio, Cittadinanza europea e avversione alla moneta unica al tempo della crisieconomica. Il caso italiano in prospettiva comparata. 2015 15 | 01 DarioVerderame,L’Europainfestival.Indaginesullepotenzialitàeilimitidella partecipazione in ambito europeo attraverso uno studio di caso. 15 | 02 BeatriceBenocci, Tedeschi, europeisti nonostante tutto. 15 | 03 Luana Maria Arena,La regolamentazione del lobbying in Europa. 2016 16 | 01 VittorioCotesta,Max Weber e l’identità europea. 16 | 02 Donatella Pacelli, Two Paths of Analysing Totalitarianism in Europe. The Crises of Mankind in Kurt Wolff and Gugliemo Ferrero. 16 | 03 Roberta Iannone, Quale anima per quale Europa. Il pensiero nascosto di Werner Sombart. 16 | 04 Andrea Salvini e Federica Ruggiero, I NEET, l ’ Europa e il caso italiano . 2017 17 | 01 Carlo Mongardini, Carlo Curcio e l ’ idea di Europa. 17 | 02 Massimo Pendenza, L’Europa dei tradimenti. Il cosmopolitismo normativo europeo sotto attacco. 17 | 03 Marco Di Gregorio, La “ creatività europea ” e le sue retoriche. 17 | 04 Irina Sikorskaya, Intercultural education policies across Europe as responses to cultural diversity (2006-2016). 2018 18 | 01 Larissa Titarenko, Belarus and the European Union. From confrontation to the dialogue. 18 | 02 Laura Leonardi, La crisi dell’Europa. La “distruzione creativa” e le nuove solidarietà sociali. 18 | 03 Giovanni Santambrogio, Leaving the Euro. A feasible option for Italy? 18 | 04 David Inglis, Cosmopolitismi in tensione. L ’ Unione europea dal cosmopolitismo al neo-liberismo. CENTRO DI STUDI EUROPEI (CSE) WORKING PAPERS Working papers 2019 19 | 01 Irina Sikorskaya, Reformation of higher education in the EaP countries: cultural dimensions under the shadow. 19 | 02 Vahe Khumaryan, Against European Hegemony Discourse. Vladimir Putin and Other Voics in the Post-2012 Russia. 19 | 03 Francesca Romana Lenzi, La sfida dell ’ identità per l ’ Europa. 19 | 04 Giuseppe Allegri, Per una European Social Union. Dal pilastro europeo dei diritti sociali a un Welfare multilivello? 2020 20 | 01 Ayse Aysu Sinik,Migration Policies of the European Union and Turkey with special consideration of the 2016 Readmission Agreement. 20 | 02 David Inglis, Durkheim, l’’Europa’ e la Brexit. 20 | 03 Giovanni Moro, Locating European Citizenship. 20 | 04 Pietro Pasculli, Il ‘percorso speciale’ della Nuova Turchia: dalla corsa agli standard europei alle nuove ambizioni internazionali. 2021 21 | 01 Dario Verderame, Beatrice Benocci, Giovani e Europa: dinamiche nella maturazione di memorie autocritiche nei “nativi europei”. 21 | 02 Andrea Girometti, Bourdieu e l’Europa: un rapporto a due dimensioni. 21 | 03 Irina Sikorska, Increasing imperative of the intercultural education in European policies, initiatives and actions. 2 1 | 0 4 Angela Mendola , Omogenitorialità sociale e pluralismo dei modelli familiari in Europa. 2022 2 2 | 0 1 Edoardo Toniolatti, I Verdi tedeschi fra Germania ed Europa: evoluzione e nuove sfide. 22 | 02 UbaldoVillani-Lubelli,LaguerrainUcraina(2022), l’Unione Europeaeil ruolo della NATO: un’analisi storico-politica. 22 | 03 CarloBurelli, Niccolò Donati,Il valore della solidarietà per un’Unione Europea funzionale. 22 | 04 Pietro Pasculli, La leadership dell’Unione Europea nella politica climatica internazionale. ILCENTRO DI STUDI EUROPEI Il Centro di Studi Europei (CSE), fondato nel 2012, promuove e valorizza la ricerca sulla società, la storia, la politica, le istituzioni e la cultura europea, mettendo assieme le conoscenze dei ricercatori di diverse aree disciplinari del Dipartimento di Studi Politici e Sociali (DiSPS) dell’Università degli Studi di Salerno. Compito del Centro è la promozione della discussione pubblica sul tema dell’Europa mediante l’organizzazione di seminari e convegni nazionali ed internazionali, la cura di pubblicazione di studi e ricerche, la presentazione di libri, la promozione di gruppi di studio e di ricerca anche mediante il reperimento di fonti di finanziamento presso enti privati, pubblici e di privato sociale. Esso offre un supporto di ricerca scientifica edi pertinenti servizi alle attività didattiche di lauree triennali, magistrali e a master dedicati al tema dell’Europa e si propone di sviluppare e favorirecontatticonenti,fondazioneeCentridi altreuniversitànazionaliedinternazionaliinteressatialle questionioggettodiricerca daparte delCentro,ancheattraversoloscambiodiricercatori tradiessi. C ENTRO DI S TUDI E UROPEI (CSE) Dipartimento di Studi Politici e Sociali Università degli Studi di Salerno Via Giovanni Paolo II, 132 84084 Fisciano (Salerno), Italy Tel: +39 (0)89 962282 – Fax: +39 (0)89 963013 mail: [email protected] www.centrostudieuropei.it ULTIME PUBBLICAZIONI DELLA COLLANA CSE WORKING PAPERS 2 2 |0 3 Carlo Burelli,NiccolòDonati, Il valore della solidarietà per un’Unione Europea funzionale . 2 2 |0 4 Pietro Pasculli, La leadership dell’Unione Europea nella politica climatica internazionale .