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Il museo racconta la scuola tra passato e presente Francesca Borruso, Marta Brunelli 1. La Public History negli spazi museali1 I Musei della scuola, dell’educazione e della didattica, per lo più istituiti all’interno di Dipartimenti universitari, rappresentano una straordinaria risorsa non solo per le attività di ricerca storico-educative, ma anche per quelle didattico-formative ed, infine, per le tante forme di intervento di cosiddetta Terza Missione volte a promuovere forme di collaborazione, dialogo e scambio scientifico e culturale tra l’Università e il territorio (Ascenzi, Brunelli, Meda 2021). All’interno della Terza Missione si colloca esattamente la Public History ovvero «la comunicazione della storia all’esterno degli ambienti accademici» (AIPH 2018) per la quale i musei si confermano ormai sede e attori privilegiati di una molteplicità di interventi orientati a produrre divulgazione dei saperi ad un pubblico vasto e non specialistico, realizzare esperienze di formazione diffusa sul territorio, infine proporre percorsi di ricerca, costruzione e narrazione partecipata della conoscenza storica coinvolgendo ‘dal basso’ individui, gruppi e comunità (Portelli 2017; Carrattieri 2020; Noiret 2019). Tale molteplicità di percorsi formativi si ricollega peraltro alla nuova idea di valore del patrimonio 1 Il presente saggio è frutto del lavoro condiviso delle due autrici. Si specifica tuttavia che Francesca Borruso è autrice dei paragrafi 1 e 2, e Marta Brunelli dei paragrafi 3 e 4. Francesca Borruso, Roma Tre University, Italy, [email protected], 0000-0001-9321-9367 Marta Brunelli, University of Macerata, Italy, [email protected], 0000-0001-9218-8642 Referee List (DOI 10.36253/fup_referee_list) FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI 10.36253/fup_best_practice) Francesca Borruso, Marta Brunelli, Il museo racconta la scuola tra passato e presente, © Author(s), CC BY 4.0, DOI 10.36253/978-88-5518-616-2.08, in Gianfranco Bandini, Paolo Bianchini, Francesca Borruso, Marta Brunelli, Stefano Oliviero (edited by), La Public History tra scuola, università e territorio. Una introduzione operativa, pp. 59-74, 2022, published by Firenze University Press, ISBN 978-88-5518-616-2, DOI 10.36253/978-88-5518-616-2
60 FRANCESCA BORRUSO, MARTA BRUNELLI culturale strettamente collegata alla sua reale accessibilità e fruizione sempre più ampia e democratica da parte degli utenti, concezione questa contenuta nella Convenzione di Faro e sottoscritta dall’Italia nel 2013 (Feliciati 2020, 36; Yanes 2011, 28). Un’accessibilità e fruizione che implicano un’interazione qualificata con il pubblico, che non si risolva cioè in un semplice problema comunicativo di diffusione delle informazioni o delle conoscenze ma si traduca in una scelta pedagogico-educativa che «tenta di negoziare e di mediare con il pubblico, con le sue memorie, con i suoi sguardi sul passato e di coinvolgerlo in un percorso comune, di ragionare metodicamente e storicamente insieme» (Bertuccelli 2021). Nell’ambito di questo intervento cercheremo di individuare alcune ipotesi esperienziali di Public History da realizzare all’interno di uno spazio dedicato, complesso e decisamente connotato come quello museale che, sia per vocazione originaria – preservazione e trasmissione dell’eredità culturale del passato – sia per organizzazione e struttura – presenza di beni materiali ed immateriali che raccontano il passato – (Cantatore 2020, 9; Cantatore 2019) è dotato di una straordinaria potenza formativa e divulgativa al contempo, laddove tante pratiche di Public History «inconsapevole» preesistevano alla individuazione epistemologica dello specifico campo disciplinare (Carrattieri 2020, 52). Inoltre, i percorsi qui proposti sono stati individuati e progettati soprattutto in funzione della futura implementazione delle diverse banche dati presenti all’interno del portale web www.memoriascolastica.it che, nell’ambito del PRIN dal titolo School Memories between Social Perception and Collective Representation (Italy, 1861-2001), sono attualmente in via di realizzazione. In primo luogo ci sembra utile descrivere brevemente le due realtà museali dalle quali prende le mosse la nostra progettualità, non perché si tratti di ipotesi progettuali non altrimenti realizzabili ma per ricordare che ogni progetto di Public History dialoga con la storia del proprio territorio, con lo spazio fisico, culturale e simbolico nel quale è realizzato; inoltre, perché alcune di queste ipotesi sono mutuate da esperienze già felicemente realizzate. Il MuSEd (Museo della Scuola e dell’Educazione ‘Mauro Laeng’) dell’Università degli Studi Roma Tre, sorto nel 1874 con la finalità di creare un luogo di supporto alla formazione della classe magistrale (Covato, 2005; Cantatore, 2010; Sanzo, 2020), è invece oggi un centro museale di raccolta e catalogazione di fonti eterogenee (bibliografiche, archivistiche e oggettistiche), nonché di analisi, studio e divulgazione delle ricerche realizzate, relative sia alla storia della scuola sia alla storia dell’educazione tout court (Borruso, Cantatore, Covato, 2020). Il museo, inoltre, si trova nel cuore di Roma, in Piazza della Repubblica, nell’edificio storico che è stato sede del secondo (dopo quello di Firenze) Istituto Superiore di Magistero Femminile italiano (Cantatore 2020, 10): una collocazione straordinaria sul piano storico-architettonico che permette al visitatore di collocarsi subito in una zona di transito, capace di mettere in dialogo e in rapporto il passato con il presente. Il Museo della Scuola ‘Paolo e Ornella Ricca’ è una realtà molto giovane: istituito ufficialmente nel 2009 grazie alla donazione della ricca collezione scolastica dei coniugi Ricca, il museo è un’emanazione del Centro di documentazione e
61 IL MUSEO RACCONTA LA SCUOLA TRA PASSATO E PRESENTE ricerca sulla storia del libro scolastico e della letteratura per l’infanzia dell’Università degli Studi di Macerata (Brunelli 2009). Benché nasca come una struttura universitaria, nel 2012 il museo è stato aperto alla fruizione esterna e ha iniziato ad orientare la propria offerta educativa e culturale al fine di servire un pubblico sempre più vasto e che, oltre agli studenti universitari, oggi include le scuole di ogni ordine e grado, le famiglie, gli anziani e i visitatori con bisogni speciali. Dopo questa breve presentazione degli spazi museali in cui abbiamo realizzato alcune esperienze di Public History e, al contempo, ipotizzato alcuni esempi tutti da realizzare, ci sembra importante ribadire che i Musei della scuola, proprio per la loro intrinseca multidimensionalità capace di mettere in rapporto la materialità educativa del passato (oggetti, arredi, spazi strutturati, fonti bibliografiche, archivi) con le diverse rappresentazioni culturali che si sono succedute nel corso del tempo, emergono come spazi privilegiati di progettazione e di realizzazione di Public History. Uno spazio esperienziale di conoscenza storica che può realizzarsi, come è noto, mettendo in campo una serie di molteplici competenze e diversi saperi interdisciplinari (storico, comunicativo, antropologico, pedagogico-formativo, solo per citare quelli più significativi) che richiedono un lavoro sinergico e collaborativo anche fra diversi soggetti, ossia docenti, associazioni, istituzioni culturali, social media e via dicendo (Pavone 2020, 14). Cosicché, nell’ambito delle nostre proposte, la scelta è stata quella di coinvolgere non solo docenti e studenti universitari, ma anche insegnanti e studenti delle scuole di ogni ordine e grado, così come istituzioni culturali e associative attive sul territorio. Ed ancora abbiamo cercato di valorizzare in questi percorsi forme di comunicazione social all’interno dei canali multimediali maggiormente utilizzati in questi ultimi anni (YouTube, Instagram, Facebook). 2. Sguardi e narrazioni letterarie, diaristiche e iconografiche È ormai sapere condiviso che la Public History sia da interpretare non solo come una pratica di disseminazione e divulgazione della ricerca storica destinata a un pubblico eterogeneo, ma soprattutto come una ‘buona pratica’ che preveda il coinvolgimento dello stesso pubblico in versione autoriale (con una funzione attiva), al fine di dare concretezza, in modo ancora più incisivo, alla potenzialità formativa della conoscenza storica (Ridolfi, 2017). Si tratta della sfida più difficile da realizzare, sia perché è pregiudizialmente attraversata dal timore di inquinare la specificità del lavoro dello storico mettendo il suo sapere scientifico sullo stesso piano di altre forme di elaborazione del passato, sia perché la sua realizzazione richiede l’intreccio di sguardi, competenze e abilità molteplici, aprendo ad una concreta interdisciplinarità sia in fase progettuale sia in fase realizzativa. Di contro, però, possiamo ipotizzare che fra i tanti spazi deputati a ciò, i Musei pedagogici della scuola, dell’educazione possano occupare un posto privilegiato proprio perché lo storico dell’educazione che lo abita dovrebbe possedere uno sguardo epistemologico e metodologico indissolubilmente intrecciato ai temi della formazione (Brunelli, 2018). In questa prospettiva, gli studenti, sia universitari sia della scuola primaria e secondaria, possono parte-
62 FRANCESCA BORRUSO, MARTA BRUNELLI cipare a Laboratori che prevedano lo svolgimento di attività in prima persona, in gruppo o individualmente, producendo così veri e propri ‘esperimenti’ di Public History. Il pubblico o l’utente, così, si profila come il co-autore delle iniziative di Public History proposte. Nell’ambito dell’Unità locale del Prin dell’Università Roma Tre, coordinato da Carmela Covato, la banca dati in via di realizzazione è relativa alla costruzione di un catalogo elettronico dedicato a tre differenti fonti di storia della scuola: opere letterarie che affrontino in modo centrale o anche periferico il tema dell’educazione e della scuola sotto i più diversi aspetti; diari di scuola redatti dagli stessi insegnanti dai quali sia possibile ricostruire, insieme a tante più o meno occasionali informazioni di contesto, la didattica viva esperita all’interno della singola classe; infine, opere iconografiche (pitture, illustrazioni di libri per ragazzi) che contengano al proprio interno una rappresentazione della scuola e/o dell’insegnamento, in un periodo storico compreso tra il 1861 e il 2001. Con queste fonti cercheremo di individuare alcune proposte operative di Public History mutuando dall’esperienza e proiettandola, al contempo, verso una linea di progettualità. In primo luogo gli spazi museali consentono di realizzare forme di disseminazione e divulgazione delle conoscenze. È possibile, infatti, realizzare incontri seminariali tematici che prevedano l’allestimento di mostre documentarie temporanee, nell’ambito delle quali esporre materiale documentario, oggettistico e archivistico di diversa natura. Una dimensione di Public History che il Museo pratica da tanti anni, in collaborazione con vari Enti ed Istituzioni (dal MIUR al Comune di Roma, dalla Provincia alla Regione Lazio). Fra le tante mostre realizzate in questo contesto voglio ricordare soltanto quelle che hanno prodotto sul piano editoriale la pubblicazione di cataloghi: A come alfabeto… Z come zanzara. Analfabetismo e malaria nella campagna romana, realizzata in collaborazione con il Comune di Roma (Palazzo delle Esposizioni, 20 novembre 1998 – 6 gennaio 1999); Trucci, trucci cavallucci… L’infanzia a Roma tra Otto e Novecento (Roma, Villa Torlonia, 2 – 20 ottobre 2001); A passo di marcia. L’infanzia a Roma tra le due guerre (Museo di Roma in Trastevere, 4 marzo – 25 aprile 2004). La costruzione di mostre tematiche, però, può essere anche oggetto di Laboratori che prevedano la partecipazione di studenti di ogni ordine e grado, i quali svolgano un ruolo attivo nella progettazione e nell’allestimento attivando, così, la formazione di una molteplicità di saperi, competenze e abilità. Realizzare un percorso espositivo, infatti, richiede non solo l’individuazione di un tema, di fonti storiche, la selezione del materiale, l’allestimento espositivo, la dimensione comunicativa (dalla costruzione delle didascalie, alla diffusione delle informazioni, alla pubblicità dell’evento), ma anche la scelta di interventi sonori o video che arricchiscano l’esperienza del visitatore coinvolgendolo in una dimensione multisensoriale, suggestiva e immersiva (Bertuccelli et al., 2017). Una dimensione esperienziale questa che, anche per gli studenti e docenti coinvolti, significa ricostruire la narrazione storica a partire da una molteplicità di suggestioni e di strumenti, in cui le conoscenze storiche si uniscono a quelle digitali, artistiche, comunicative (Maricchiolo, Mastandrea, 2016).
63 IL MUSEO RACCONTA LA SCUOLA TRA PASSATO E PRESENTE All’interno del MuSEd, ad esempio, una sala è oggi dedicata alla descrizione del patrimonio museale: qui i principali archivi, gli oggetti più significativi, le personalità che hanno operato all’interno del MuSEd vengono raccontati attraverso immagini e testi assemblati (progettati e costruiti grazie al contributo di un gruppo di storici dell’educazione, due fotografi professionisti, un graphicdesigner) su pannelli mobili, che offrono la possibilità di trasportare anche in altri luoghi la mostra rendendola, eventualmente, itinerante. I pannelli espositivi prevedono anche la presenza in sala di alcuni oggetti fisicamente esposti. In relazione a questi oggetti (giochi del primo Novecento, banco scolastico di scuola rurale anni Venti del ‘900, armadio didattico di Maria Montessori), un gruppo di studenti della scuola ITS della Fondazione Roberto Rossellini di Roma, nell’ambito del progetto Memoria viva. Una esperienza di fruizione museale, multimediale e immersiva, organizzato dal MuSEd e dal Laboratorio di Tecnologie Audiovisive del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre (anno accademico 2018/2019), ha progettato e realizzato la presenza di QR code (codici a barre bidimensionali) che consentono al visitatore di accedere ad una descrizione più complessa dell’oggetto attraverso l’uso di un semplice smartphone. Ancora, sempre nell’ambito del medesimo progetto laboratoriale, gli studenti hanno realizzato un’applicazione di realtà virtuale immersiva, che può essere facilmente utilizzata da qualunque visitatore. È stata così progettata e realizzata un’aula montessoriana interattiva, in realtà virtuale con modalità immersiva, attraverso l’uso di occhiali in 3d. Un’altra formula di disseminazione/divulgazione potrebbe essere quella della conferenza-spettacolo, in cui il seminario tematico sia caratterizzato anche dalla drammatizzazione di testi letterari ad opera di professionisti del palcoscenico (attore/attrice), oppure che preveda la realizzazione di spettacoli musicali dedicati a canti di rilevante interesse storico-educativo. Il MuSEd ha già avviato questa formula della conferenza-spettacolo a partire dal 2004. Voglio ricordare, in particolare, due eventi rilevanti in tal senso: il seminario dal titolo La ninna nanna delle dodici mamme. Ninne nanne, nenie e filastrocche nella storia dell’educazione che, oltre alla mostra documentaria nei locali del Museo e alla presenza di esperti provenienti da diversi ambiti del sapere, ha previsto l’esibizione di una cantante e di un attore che hanno consentito di alternare alle relazioni scientifiche il canto e la lettura di nenie tratte dalla tradizione folklorica italiana. Ancora nel 2005, in occasione del Seminario Finalmente è l’otto marzo centrato sui temi dell’emancipazione femminile, la cantante irlandese Kay Mc Carthy accompagnata dalla chitarra, ha condiviso con il pubblico i canti della tradizione folklorica irlandese introducendoli, presso il giovane pubblico degli uditori, con parole dirette e semplici che ne illustravano i contenuti tematici. Una proposta laboratoriale centrata sulla conoscenza e valorizzazione del patrimonio museale e archivistico, che potrebbe essere funzionale a tutti i database in via di costruzione e che implica per lo studente acquisizione di conoscenze storiche e digitali insieme, potrebbe prevedere la partecipazione attiva degli studenti nella catalogazione informatica del patrimonio scolastico (archivi-
64 FRANCESCA BORRUSO, MARTA BRUNELLI stico, oggettistico e bibliografico). Quaderni, registri, diari magistrali, libri, fotografie, pagelle, strumenti e materiali didattici del passato – che nel loro insieme costituiscono un patrimonio spesso ‘invisibile’ e negli ultimi decenni talvolta dimenticato nei depositi delle scuole o alienato per esigenze di razionalità degli spazi scolastici e che oramai sappiamo essere indispensabile per raccontare la storia della didattica, della scuola, dell’educazione, dell’infanzia (Targhetta 2020, 163 sgg.) – potrebbero essere oggetto di catalogazione digitale nell’ambito di un Laboratorio specifico, ipotizzato per studenti di ogni ordine e grado. In questa prospettiva, ad esempio, l’ICCU si è già fatto promotore di una iniziativa simile, istituendo il progetto del Museo digitale delle scuole italiane2, nell’ambito del quale il MuSEd ha svolto un ruolo di supporto nella organizzazione di alcuni eventi sul territorio (seminari informativi e di promozione dell’iniziativa rivolti ai docenti di scuola primaria e secondaria). La costituzione di un grande museo digitale dove gli studenti possano catalogare documenti o oggetti che costituiscono parte del proprio patrimonio scolastico permetterebbe agli studenti di costruire sapere-storico, di valorizzare i beni culturali acquisendo la cultura della loro preservazione, di ampliare e orientare le competenze digitali e informatiche. Percorsi di avviamento alla conoscenza e catalogazione informatica del patrimonio museale sono stati avviati, inoltre, nell’ambito dei progetti di alternanza scuola/lavoro che il MuSEd ha svolto con le scuole secondarie dal 2017 al 2020. Un altro Laboratorio che ha visto la partecipazione di studenti della scuola secondaria (licei classici, licei scientifici, licei delle scienze umane) nell’ambito di un progetto di alternanza scuola/lavoro (2018/2019) – a cui ci si potrebbe ispirare per valorizzare l’uso sia delle fonti iconografiche sia delle fonti letterarie, rendendo gli utenti parte attiva nella costruzione della conoscenza – è stato focalizzato sulla realizzazione di un albo illustrato utilizzando i disegni dei bambini presenti nei quaderni di scuola del passato che raccontano la guerra (guerra vissuta, guerra raccontata, percepita, immaginata). Il MuSEd contiene, infatti, diversi quaderni di scuola, dalla fine dell’Ottocento agli anni Trenta del Novecento, ricchi di illustrazioni realizzate dagli studenti di scuola primaria e secondaria che raffigurano gli eventi bellici delle campagne d’Africa degli anni Trenta del Novecento e della Seconda guerra mondiale. Gli studenti coinvolti nella ricerca hanno realizzato, con le immagini selezionate, un albo illustrato sulla rappresentazione della guerra, i cui testi sono stati prodotti come espressione di scrittura creativa condivisa ed autoriale (Wikipedia condiviso di scrittura creativa). Fra i progetti laboratoriali, inoltre, che possono coinvolgere studenti di ogni ordine e grado valorizzando le fonti iconografiche, può essere ipotizzata una selezione e analisi delle diverse illustrazioni che, nel corso degli anni, hanno caratterizzato la rappresentazione di un medesimo testo. L’obiettivo, in questo caso, 2 Per cui si veda il sito web: <https://movio.beniculturali.it/iccu/daunoggettoraccontalatuascuola/ it/29/museo-digitale-delle-scuole-italiane>.
65 IL MUSEO RACCONTA LA SCUOLA TRA PASSATO E PRESENTE potrebbe essere quello di evidenziare sia le trasformazioni del linguaggio iconografico, sia le diverse interpretazioni che un medesimo testo letterario ha avuto nel corso del tempo. In questo modo emergerebbe sia il tema della storicità del testo letterario e artistico, sia il tema della vitalità e del valore del ‘classico’ dotato di una molteplicità di piani di lettura che, nei diversi momenti storici, trovano nuove forme di espressione e di valorizzazione. L’impegno scientifico del MuSEd si è concretizzato anche nella valorizzazione dei quaderni scolastici (Sani 2012, 477-96), diventati non solo una fonte preziosa per la storia della scuola e dell’educazione, ma anche per lo studio della materialità educativa (Meda, 2016). Infatti, il MuSEd possiede una ricca raccolta di quaderni di scuola – mi riferisco soprattutto ai quaderni dell’Archivio Didattico Lombardo-Radice che si collocano in un periodo storico compreso tra il 1919 e il 1937 – utilizzati non solo per la ricerca storico-educativa ma anche per la didattica universitaria e laboratoriale. La lettura dei quaderni di scuola all’interno dei Laboratori, ha permesso agli studenti di entrare in contatto con la memoria della quotidianità scolastica degli studenti del passato, irrintracciabile in altri contesti di studio come manuali o libri di testo sulla storia della scuola. Per quanto concerne le memorie private di scuola, i quaderni dei bambini così come i diari dei maestri (questi ultimi oggetto di una banca dati che è parte della sezione relativa alla Memoria privata del portale web www. memoriascolastica.it) potrebbero essere utilizzati all’interno di un Laboratorio riservato sia a studenti di ogni ordine e grado, sia ai docenti di scuola primaria o secondaria. Un Laboratorio che faccia uso delle memorie autobiografiche e private della vita scolastica avrebbe il doppio valore non solo di far conoscere agli studenti il valore e l’importanza delle fonti storiche mutuate ‘dal basso’, dalla vita reale degli individui (Ginzburg, 1976) e delle piccole comunità scolastiche (Portelli, 2017); ma anche di perseguire uno degli obiettivi più rilevanti della conoscenza storica collegato alla sua capacità di essere uno strumento di decodifica del presente. Il rapporto, infatti, fra la scuola del passato e l’esperienza scolastica attuale, alimentato dalla suggestione esercitata da una fonte della vita privata come quella diaristica o letteraria (soprattutto se autobiografica), potente sul piano della comunicazione e delle suggestioni che innesca proprio perché innervata da emozioni e affetti, potrebbe essere uno strumento prezioso per permettere ai partecipanti di costruire rapporti, collegamenti, connessioni fra passato e presente. In questa prospettiva un ipotetico Laboratorio potrebbe essere focalizzato non solo sulla lettura condivisa delle memorie autobiografiche (diari di maestri, quaderni di scuola, brani letterari), ma anche sull’invito rivolto ai partecipanti a rilasciare memorie autobiografiche centrate sui ricordi di scuola (trascritte, registrate, oppure videoregistrate) che entrerebbero a far parte del patrimonio museale all’interno di un archivio specifico. Certamente la raccolta dei ricordi di scuola richiederebbe la presenza e il ruolo di figure di intervistatori e intervistatrici esperte e competenti sul piano della relazione pedagogica e delle tecniche comunicative da mettere in campo nel corso dell’intervista, indispensabili per gestirla senza esercitare forme inconsapevoli di pressione e direttività.
66 FRANCESCA BORRUSO, MARTA BRUNELLI Infine, un altro aspetto da valorizzare potrebbe essere quello di istituire bandi di concorso per gli studenti di scuola primaria, secondaria o anche per giovani adulti in relazione ad alcune attività museali. Quali ad esempio: • ideazione di loghi per iniziative specifiche; • visite guidate degli spazi museali o di mostre tematiche, condotte dagli stessi studenti. Questa scelta si è rivelata molto feconda già in relazione al noto progetto di rilevanza nazionale La scuola adotta un monumento, nato negli anni Novanta con una intesa fra Sovrintendenze e il MIUR, e pensato come progetto di educazione permanente al rispetto e alla tutela del patrimonio storico-artistico e più in generale dell’ambiente; • istituzione di premi per progetti (scolastici) o prodotti culturali (opere letterarie, pubblicazioni di varia natura) che valorizzino la storia del territorio. In questa prospettiva il MuSEd, grazie all’iniziativa del suo attuale direttore, il prof. Lorenzo Cantatore, ha contribuito ad istituire il Premio Malerba per l’albo illustrato, con cadenza annuale, giunto nel 2020 alla sua quarta edizione, rivolto ad un’opera edita di letteratura per l’infanzia che sia un Albo illustrato. Tutte le proposte fin qui elencate, inoltre, andrebbero sempre pubblicizzate e diffuse attraverso campagne social (Facebook, Instagram, Twitter), sempre più insostituibili oramai non solo in relazione al Covid, e che offrono la possibilità di raggiungere un numero altissimo di potenziali utenti. Canali social utili non solo per diffondere le informazioni relative ad iniziative culturali specifiche, ma anche per diffondere e valorizzare quella necessaria ‘sensibilità storica’ che permette di attivare processi di preservazione della memoria e di tutela del patrimonio culturale. Cosicché immagini di oggetti museali, disegni infantili del passato, ricorrenze di eventi, personaggi rilevanti, brani tratti dai quaderni di scuola così come dalla produzione letteraria, potrebbero essere veicolati sui canali social intrecciando microe macro-storia, vita privata e pubblica, quotidianità della vita individuale ed eventi che coinvolgono invece la comunità più allargata. Una dimensione, questa, che potrebbe allenare la mente, ampliare lo sguardo di ciascuno di noi sul complesso intreccio che intercorre fra la sfera del sé e gli altri, tra la vita privata e la sfera comunitaria, tra il valore della memoria individuale e quella collettiva. 3. ‘Tracce’ di memoria scolastica: storie orali, luoghi, celebrazioni pubbliche e narrazioni audiovisive Spesso capita di osservare come una visita ai musei della scuola accenda nei visitatori la consapevolezza del valore storico, culturale ed emozionale che gli antichi materiali scolastici possiedono. Accade così che oggetti, fino a quel momento ignorati, siano improvvisamente ‘riconosciuti’: da genitori o nonni che si ricordano di possedere, abbandonati in soffitta, un oggetto simile a quello esposto in una teca; da bambini che si domandano come sia possibile che il proprio zaino o porta-merende siano così diversi da quelli del museo; o, ancora, da insegnanti e studenti che, d’un tratto, si rendono conto di come i vecchi banchi o
67 IL MUSEO RACCONTA LA SCUOLA TRA PASSATO E PRESENTE i tabelloni didattici rinchiusi nel deposito rappresentino in realtà delle testimonianze storiche da raccogliere ed esporre in una possibile mostra, museo o aula dei ricordi da realizzare come progetto didattico, o ancora da utilizzare per avviare una ricerca sulla storia del proprio istituto scolastico. L’interesse che tali oggetti suscita varia, insomma, a seconda della prospettiva di ogni osservatore. Ma ciò che resta invariata è la trasversalità della curiosità e dello stupore provocati: questi oggetti ‘toccano’ da vicino tutte le persone, seppur in vario modo, e per tutte loro costituiscono un formidabile ‘propellente’ in grado di innescare processi individuali e collettivi di comparazione, rimemorazione, condivisione di memorie e di narrazioni autobiografiche. Su queste dinamiche potenti e spontanee si fonda la valorizzazione della memoria scolastica. Focus del Prin School memories, between Social Perception and Collective Representation (Italy: 1861-2001) la memoria scolastica diventa così il fulcro di processi comunicativi e formativi che permettono agli educatori museali di ‘attivare’ il patrimonio musealizzato per raggiungere molteplici finalità e obiettivi che appartengono tanto alla didattica della storia quanto alla Public History ovvero: per raccogliere fonti orali, per avviare un dialogo significativo tra gli scolari e i maestri di ieri e di oggi, infine per promuovere nelle comunità processi di (ri)costruzione partecipata di frammenti perduti di quella ‘storia minore’ rappresentata dalla storia della scuola e delle scuole. Alla raccolta delle fonti orali sulla storia della scuola, delle memorie magistrali e delle memorie scolastiche di ex-allievi, è dedicata la Mediateca digitale delle memorie di scuola che l’unità locale del Prin coordinata da Gianfranco Bandini presso l’Università degli Studi di Firenze sta realizzando all’interno del progetto PRIN. Quello della storia orale è un ambito della ricerca storico-educativa che, in Italia, nell’ultimo decennio sta vivendo una stagione di grande fermento, come dimostrano diversi progetti di raccolta di queste fonti. In tale contesto sono nati il portale Memorie di scuola che raccoglie le videointerviste prodotte dagli studenti dei corsi di storia dell’educazione dell’ateneo fiorentino; o la collezione di memorie magistrali Memorie di scuola: la voce dei maestri (10 cd., Università degli Studi del Molise, a.a. 2012-2015) realizzata dal team del Ce.S.I.S.-Centro di documentazione e ricerca sulla storia delle istituzioni scolastiche, del libro Scolastico e della Letteratura per l’Infanzia dell’Università del Molise. Nel medesimo filone di studi si collocano anche le attività di uno specifico progetto di dottorato presso l’ateneo maceratese che ha portato non solo alla raccolta di importanti fonti orali relative alla storia delle pratiche didattiche nella scuola marchigiana tra il 1945 e il 1985 (Paciaroni 2020) ma ha permesso anche di implementare nel Museo della Scuola una serie di laboratori di Oral History mirati per la scuola primaria. Il percorso didattico-museale proposto (dal titolo Nonno raccontami la scuola) ha previsto incontri pree post-visita nei quali gli studenti hanno acquisito le nozioni fondamentali su come condurre un’intervista, realizzare un reportage fotografico, effettuare riprese audio/video degli intervistati (nonni degli alunni o volontari del museo) e, infine, scrivere un testo divulgativo come un articolo di giornale. Gli elaborati finali – sotto forma di artefatti digitali prodotti componendo testi, fotografie e/o registrazioni audio-
74 FRANCESCA BORRUSO, MARTA BRUNELLI Tra innovazione e internazionalizzazione, a cura di M. Corsi, 481-89. Lecce: Pensa Multimedia. Maricchiolo, F., e S. Mastandrea. 2016. The role of the Museum in the education of young adults. Motivation, Emotion and Learning. Roma: RomaTre Press. Meda, J. 2016. Mezzi di educazione di massa. Saggi di storia della cultura materiale della scuola tra XIX e XX secolo. Milano: FrancoAngeli. Meda, J. 2020. “I «luoghi della memoria scolastica» in Italia tra memoria e oblio: un primo approccio.” In La pratica educativa: storia, memoria e patrimonio, a cura di A. Ascenzi, C. Covato, e J. Meda, 301-22. Macerata: Eum. Noiret, S. 2015. “Storia pubblica digitale.” Zapruder. Storie in movimento 36: 9-23. Noiret, S. 2019. “The birth of a new discipline of the past? Public history in Italy.” Ricerche Storiche 3: 131-65. Paciaroni, L. 2020. Memorie di scuola. Contributo a una storia delle pratiche didattiche ed educative nelle scuole marchigiane attraverso le testimonianze di maestri e maestre (1945-1985). Macerata: Eum. Pavone, S. 2020. “Giovani, studenti e public history.” Il capitale culturale 22: 13-9. Polenghi, S. 2005. “Immagini per la memoria: il cinema come fonte storico-educativa.” In Cinema, pratiche formative, educazione, a cura di P. Malavasi, S. Polenghi, e P. C. Rivoltella, 19-42. Milano: Vita e Pensiero. Portelli, A. 2017. Storie orali. Racconti, immaginazione, dialogo. Roma: Donzelli. Ridolfi, M. 2017. Verso la Public History. Fare e raccontare storia nel tempo presente. Pisa: Pacini. Sani, R. 2012. “School exercise books as a source of the history of education and cultural processes. Toward an on-going assessment of studies conducted in Italy over the last decade.” History of Education & Children’s Literature» 7, 2: 477-96. Sani, R. 2019. “La ricerca sul patrimonio storico-educativo in Italia.” Revista Linhas 20, 44: 53-74. Sanzo, A. 2020. Storia del Museo d’Istruzione e di Educazione. Tessera dopo tessera. Roma: Anicia. Sayer, F. 2015. Public History. A practical guide. London: Bloomsbury. Socrate, F. 2014. “L’unica cosa concreta che hai in mano è il racconto. Intervista a Bruno Bonomo e Sandro Portelli su storia orale e generazioni.” Italia Contemporanea 175: 313-30. Targhetta, F. 2020. “Tutela, studio e divulgazione del patrimonio storico-educativo: il caso del Museo dell’Educazione dell’Università degli Studi di Padova.” In La pratica educativa. Storia, memoria e patrimonio, a cura di A. Ascenzi, C. Covato, e J. Meda, 161-70. Macerata: Eum. Yanes, C. 2011. “The museum as a representation space of popular culture and educational memory.” History of Education & Children’s Literature 6, 2: 19-31.