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Tra scuola, università e territorio: il peculiare contributo della Public History

Bandini, Gianfranco <Università di Firenze>,Bianchini, Paolo <Università di Torino>,Borruso, Francesca <Università Roma Tre>,Brunelli, Marta <Università di Macerata>,Oliviero, Stefano <Università di Firenze>

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INTRODUZIONE Tra scuola, università e territorio: il peculiare contributo della Public History Gianfranco Bandini, Paolo Bianchini, Francesca Borruso, Marta Brunelli, Stefano Oliviero 1. Le pagine di questo volume testimoniano l’impegno degli storici dell’educazione in uno dei campi di applicazione della Public History tra i più interessanti e promettenti, l’ambito della formazione. Descrivono e commentano esperienze e progetti in rapporto con il territorio e con i vari soggetti istituzionali, a partire dai principali: la scuola, l’università, la rete museale, gli archivi. Gli interventi dei vari autori rendono conto di tre principali tipologie di approccio alle questioni educative che possono essere così riassunte. La prima riguarda le vere e proprie attività di Public History, effettuate in collaborazione con musei, scuole, istituzioni culturali e enti territoriali: attività che hanno grande consapevolezza del proprio approccio ai saperi storici e mettono al centro il coinvolgimento culturale del pubblico e la sua piena partecipazione, con un frequente ricorso alla relazione tra storia nazionale e memoria locale. La seconda tipologia presenta alcune attività che hanno molti aspetti tipici della Public History, sia pure ancora non pienamente esplicitati e realizzati. Per quanto sia sempre difficile fornire delle precise definizioni e incasellamenti, è utile rendersi conto del fatto che nella pratica esistono molte gradazioni di Public History e che non tutte si orientano, per esempio, al concetto di autorità condivisa e di creazione collaborativa della conoscenza. Le varianti applicative, numerose sia nei contesti fisici sia (e ancor di più) in quelli digitali, non fanno mai venir meno il ruolo che la Public History svolge nella società in un’area che possiamo identificare come educazione alla cittadinanza. Infatti le pratiche della Public History offrono occasioni e strumenti per la comprensione critica dei contesti storici e dei processi in atto, aiutando ad affrontare la FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI 10.36253/fup_best_practice) Gianfranco Bandini, Paolo Bianchini, Francesca Borruso, Marta Brunelli, Stefano Oliviero (edited by), La Public History tra scuola, università e territorio. Una introduzione operativa, © 2022 Author(s), CC BY 4.0, published by Firenze University Press, ISBN 978-88-5518-616-2, DOI 10.36253/978-88-5518-616-2 LA PUBLIC HISTORY TRA SCUOLA, UNIVERSITÀ E TERRITORIO 10 loro complessità ed evitando soluzioni dettate da rancori o da presunte contrapposizioni “identitarie”. Per tutto ciò la Public History è una preziosa risorsa per la coesione sociale favorendo la comprensione e l’incontro fra persone di differente provenienza, di generazioni diverse e con memorie talvolta contrastanti (AIPH 2018). La terza tipologia di attività è invece di carattere progettuale e programmatico: comprende tutte le attività che, sulla scorta di iniziali esperienze e dell’analisi dei bisogni formativi, potranno essere realizzate perché rispondenti a specifici pubblici, come ad esempio gli insegnanti, gli educatori o più in generale i professionisti dei lavori educativi e di cura. In particolare, quando prendiamo in esame le professioni che hanno a che fare con i bambini, risulta fondamentale la presa di coscienza della lunga elaborazione storico-sociale delle norme di comportamento (formali e non formali). Il contesto attuale viene così riconosciuto nella sua ‘non naturalità’ e ciò consente di mettere in evidenza continuità e discontinuità, tendenze in atto e pericoli alle porte. In tutte e tre le tipologie di azione formativa sopra riassunte il quadro che emerge è quello di un’area di ricerca che utilizza i saperi storici con consapevolezza e attenzione metodologica, in una trama di relazioni tra soggetti che a vario titolo intervengono nella costruzione sociale dei significati dell’agire, nella comprensione dei vissuti personali e comunitari che costituiscono la base per assunti condivisi sulla realtà, non più taciti o inconsapevoli. 2. Gli autori del volume condividono una medesima impostazione di fondo che costituisce parte integrante del Progetto di Rilevante Interesse Nazionale School Memories between Social Perception and Collective Representation (Italy, 1861-2001), diretto da Roberto Sani e realizzato dalle unità di ricerca delle università di Macerata, di Firenze, Cattolica del Sacro Cuore di Milano e di Roma Tre (oltre a docenti di altre università). Il concetto di memoria scolastica ha fatto da riferimento comune nelle attività di ricerca volte a analizzare le immagini di scuola che sono veicolate dall’immaginario collettivo e ancora oggi reggono la narrazione del passato (Meda 2019; Sani 2018; Yanes-Cabrera, Meda, and Viñao 2017). Questa attenzione alla memoria (individuale, pubblica e collettiva) e ai suoi scambi e incroci con la storiografia, consente di organizzare, intorno alle fonti storiche digitalizzate, sia attività didattiche sia attività di Public History (PRIN 2019-2023). In questo ordine di idee, all’interno del volume trova spazio tanto la riflessione di carattere teorico, a tratti epistemologica, quanto la formulazione di indicazioni operative per il futuro, a partire dalla discussione sulle strade già battute o parzialmente riflettute negli ultimi anni nel campo degli studi storici educativi. Bisogna tener conto che i saperi storici sono stati innervati in diversi ambiti educativi da molto tempo e hanno dato luogo a esperienze formative che in alcuni casi sono state vere e proprie anticipazioni delle istanze e delle modalità tipiche della Public History (in un periodo che vedeva la sua crescita e affermazione nel nord America, ma non in Europa). Riconoscere queste radici non significa atte- 11 INTRODUZIONE nuare l’importanza dell’attuale riconoscersi in un paradigma storico, di ricerca e di formazione, coerente e condiviso, sia pure nella sua varietà: significa, piuttosto, notare alcune caratteristiche tradizionali del ‘fare storia’ in ambito educativo che ancora oggi possono dare importanti suggerimenti. Il più evidente è la constatazione che i saperi storici non sono stati praticati soltanto dagli accademici che si qualificano come storici, ma anche da molti altri soggetti, dentro e fuori l’accademia: come esempi possiamo citare da un lato gli specialisti di didattica generale o di pedagogia speciale che molto spesso hanno una consuetudine con la storia e i suoi problemi; dall’altro lato la molteplicità degli insegnanti (di storia, di italiano e non solo), nei vari gradi scolastici, dalla scuola primaria alla scuola secondaria oppure gli educatori museali. L’ambito educativo, insomma, ha visto la partecipazione di molti soggetti in progetti di formazione che, in maniera più o meno consapevole, hanno attinto ai saperi storici, esplicitando anche la loro necessità e valore formativo, ben evidente nelle esperienze allora chiamate di «contro-storia» o «storia alternativa» (Betti 2021). Un altro elemento che vale la pena sottolineare, e che ha una sua storia sebbene non adeguatamente riconosciuta e valorizzata, è l’utilizzo della storia nei percorsi di formazione alla professione insegnante. In Italia come in molti altri paesi, una serie di docenze universitarie si sono specializzate in aree di ricerca come la storia della scuola e la storia della didattica proprio perché ritenuti insegnamenti indispensabili nei corsi universitari (o parauniversitari) di formazione alla professione docente. Questa specializzazione e questo legame con l’attualità del mondo della scuola ha comportato vari effetti collaterali, tra i quali una separazione dalla più ampia comunità degli storici, soprattutto i contemporaneisti, e una diffusa configurazione ibrida degli storici dell’educazione, necessariamente sempre coinvolti negli aspetti pedagogici e psicologici dei soggetti e delle istituzioni indagate. È lecito quindi affermare che questa origine delle cattedre di storia dell’educazione e storia della pedagogia costituisce la più genuina fonte di interesse per connettere passato e presente della professione docente. Una parte del volume riflette quindi sull’apporto della Public History nella ridefinizione dei profili professionali degli insegnanti e degli educatori, della loro formazione iniziale e in servizio, nonché sui percorsi curricolari degli studenti di ogni ordine e grado di scuola fino ad arrivare all’Università. Nell’incontro fra Public History, scuola e Università diversi passaggi del libro aprono alla sistematica integrazione con il territorio e con le sue tradizioni identitarie (pensiamo ad esempio alle esperienze di re-enactment e living history), così come alle altre istituzioni educative dei vari contesti locali, primi fra tutti i musei della scuola e dell’educazione (Ascenzi, Brunelli, e Meda 2021; Brunelli 2019; OPeNMuSE 2015-2021). 3. Il volume si articola, quindi, in dieci saggi che nel loro insieme offrono uno sguardo panoramico sugli intrecci fra la Public History, come approccio disciplinare e ambito di studi, e la scuola come interlocutore privilegiato, con particolare attenzione alle dinamiche didattiche e al coinvolgimento dell’Università e del territorio. I contributi riflettono sul valore educativo implicito della Public LA PUBLIC HISTORY TRA SCUOLA, UNIVERSITÀ E TERRITORIO 12 History e delle sue pratiche, articolando esempi e ipotesi di percorsi didattici e educativi. L’intento di queste pagine è di offrire sia una cornice teorica sia una serie di esperienze significative, pur sapendo che molte altre, del pari interessanti e utili, potrebbero essere inserite. Una particolare attenzione è stata dedicata al contesto digitale che offre molteplici spunti innovativi e che, di volta in volta, diventa la modalità privilegiata di contatto e condivisione delle esperienze oppure un supporto per favorire il più ampio accesso possibile a iniziative che in primo luogo si svolgono in presenza in uno spazio e in un tempo determinato (Noiret, Tebeau and Zaagsma 2022). Proprio per questa ragione ai dieci saggi si aggiunge un importante tassello concettuale, rappresentato da trenta schede di Best Practices, selezionate tra le più recenti e stimolanti, dei veri e propri modelli per l’azione formativa. Vanno intese come un primo sguardo sugli svariati progetti che mettono in relazione scuola, università e territorio, in cui le pratiche di Public History possono trovare terreno fertile e nei quali sono stati impegnati anche alcuni autori di questo volume. Nel solco di quanto discusso e condiviso nel convegno fondativo della prospettiva della Public History of Education (Firenze, 6 novembre 2018), abbiamo oggi maggiori evidenze della validità di questa impostazione di fondo e della sua grande utilità. Essa, infatti, proprio perché si prende cura dei bisogni sociali, può creare nuove proficue relazioni tra l’educazione formale, non formale e informale, tra il passato e il presente di educatori e insegnanti, tra il mondo della ricerca, gli istituti culturali – primo tra tutti il museo – e la società (Bandini, Oliviero 2019, p. X). Abbiamo bisogno di nuovo patto di collaborazione tra il mondo accademico e il mondo educativo, tra i diversi (e spesso divisi) saperi storici e la società: l’augurio sincero che rivolgiamo a tutti coloro che sentono il fascino e il piacere della storia è di lavorare insieme, a stretto contatto, nel costruire con la storia nuove forme di dialogo tra i soggetti, le comunità, le istituzioni. Riferimenti bibliografici AIPH. 2018. Manifesto della Public History italiana. 7 maggio 2018, <htt ps://aiph. hypotheses.org/files/2020/12/Manifesto-della-Public-History-italiana-1.pdf> (2022-08-30). Ascenzi, Anna, Marta Brunelli, and Juri Meda. 2021. “School museums as dynamic areas for widening the heuristic potential and the socio-cultural impact of the history of education. A case study from Italy.” Paedagogica Historica 57, 4: 419-39. Bandini, Gianfranco, e Stefano Oliviero, a cura di. 2019. Public History of Education: riflessioni, testimonianze, esperienze. Firenze: Firenze University Press. Betti, Carmen. 2021. “Gli esordi: quando la Public History veniva chiamata contro storia o storia alternativa.” In Quamdiu cras, cur non hodie? Studi in onore di Antonia Criscenti Grassi, a cura di Stefano Lentini, e Silvia Annamaria Scandurra, 85-98. Roma: Aracne. Brunelli, Marta. 2019. “Il museo della scuola come luogo di sperimentazione di percorsi di Public History: il caso del Museo della Scuola «Paolo e Ornella Ricca» 13 INTRODUZIONE dell’Università di Macerata.” In Public History of Education: riflessioni, testimonianze, esperienze, a cura di Gianfranco Bandini, e Stefano Oliviero, 169-83. Firenze: Firenze University Press. Meda, Juri. 2019. I «Monumenta Italiae Paedagogica» e la costruzione del canone pedagogico nazionale (1886-1956). Milano: FrancoAngeli. Noiret, Serge, Mark Tebeau, and Gerben Zaagsma. 2022. Handbook of Digital Public History. Berlin, Boston: De Gruyter Oldenbourg. OPeNMuSE-Osservatorio permanente dei musei dell’educazione e dei centri di ricerca sul patrimonio storico-educativo. 2015-2021. Mappa dei musei del patrimonio educativo in Italia, 2015-2021. <https://www.unimc.it/cescom/it/openmuse/ Mappa-Musei-scuola> (2022-08-30). PRIN. 2019-2023. School Memories between Social Perception and Collective Representation (Italy, 1861-2001). <https://www.memoriascolastica.it> (2022-08-30). Sani, Roberto. 2018. Education, school and cultural processes in contemporary Italy, Macerata: Edizioni dell’Università di Macerata. Yanes-Cabrera, Cristina, Juri Meda, and Antonio Viñao, edited by. 2017. School Memories. New Trends in the History of Education. Cham: Springer International Publishing.