Il futuro dell’Europa tra possibili arretramenti e necessaria riappacificazione
Abstract
Le spinte populiste che provengono dalle basi dei Paesi europei, impongono una analisi critica sulle motivazioni sottostanti il processo di disaffezione all’Unione che si traduce in una decostruzione dello stesso apparato. Si reputa necessario, pertanto, contrastare queste spinte al fine di evitare un andare a ritroso della Storia con la possibile conseguenza di sfociare in forme governative autoritarie dipinte da una pseudo giustizia sociale. Da qui l’esigenza di formulare una proposta di riappacificazione che rappresenti il punto d’incontro per un accordo consapevole atto a delineare affinità ed obiettivi comuni nell’interesse preminente comunitario.
Full text
Recibido: 10.03.2019. Aceptado: 26.03.2019 IL FUTURO DELL’EUROPA TRA POSSIBILI ARRETRAMENTI E NECESSARIA RIAPPACIFICAZIONE EL FUTURO DE EUROPA ENTRE POSIBLES RECLAMACIONES Y REACCIÓN NECESARIA SALVATORE LORIA Instituto de Migraciones Universidad Granada [email protected] ORCID: http://orcid.org/0000-0001-9413-9385 e-Revista Internacional de la Protección Social (e-Rips) ▪ 2019 ▪ Vol. IV ▪Nº 1 ▪ ISNN 2445-3269 https://editorial.us.es/es/revistas/e-revista-internacional-de-la-proteccion-social http://dx.doi.org/10.12795/e-RIPS ▪ © Editorial Universidad de Sevilla 2019 CC BY-NC-ND 4.0. http://dx.doi.org/10.12795/e-RIPS.2019.i01.06 ▪ pp. 89 - 101
RIASSUNTO Le spinte populiste che provengono dalle basi dei Paesi europei, impongono una analisi critica sulle motivazioni sottostanti il processo di disaffezione all’Unione che si traduce in una decostruzione dello stesso apparato. Si reputa necessario, pertanto, contrastare queste spinte al fine di evitare un andare a ritroso della Storia con la possibile conseguenza di sfociare in forme governative autoritarie dipinte da una pseudo giustizia sociale. Da qui l’esigenza di formulare una proposta di riappacificazione che rappresenti il punto d’incontro per un accordo consapevole atto a delineare affinità ed obiettivi comuni nell’interesse preminente comunitario. PAROLE CHIAVI: Spinte populiste, Riappropriazione delle prerogative comunitarie, Riappacificazione delle diverse anime. RESUMEN: Las tendencias populistas provenientes de los estados europeos, imponen un análisis crítico sobre las motivaciones que subyacen al proceso de desafección hacia la Unión Euruopea, que se traduce en una deconstrucción de la propia organización. Consideramos necesario, por tanto, contrarrestar estas tendencias para evitar una involución histórica con riesgo de desembocar en formas de gobierno autoritarias enmascaradas bajo una supuesta justicia social. De ahí la exigencia de formular una propuesta conciliadora que se convierta en el punto de encuentro para llegar a un acuerdo consciente dirigido a concretar afinidades y objetivos comunes en pro de un interés preminente de la Unión. PALABRASCLAVE:Tendencias populistas, recuperación de las prerrogativas comunitarias, reconciliación de intereses diversos en la UE. e-Revista Internacional de la Protección Social ▪ 2019 ▪ Vol. IV ▪Nº 1 ▪ pp. 90 - 101 ISNN 2445-3269 ▪ http://dx.doi.org/10.12795/e-RIPS.2019.i01.06 Il futuro dell’Europa tra possibili arretramenti e Necessaria riappacificazione saLvatore Loria
SOMMARIO I.INTRODUZIONE II.QUALE FUTURO? III.IL COMPITO DEGLI EUROPEISTI CONVINTI IV.UNA PROPOSTA DI RIAPPACIFICAZIONE V.CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE e-Revista Internacional de la Protección Social ▪ 2019 ▪ Vol. IV ▪Nº 1 ▪ pp. 91 - 101 ISNN 2445-3269 ▪ http://dx.doi.org/10.12795/e-RIPS.2019.i01.06 Il futuro dell’Europa tra possibili arretramenti e Necessaria riappacificazione saLvatore Loria
I.INTRODUZIONE “Le elezioni che avverranno a maggio [2019] saranno un Referendum sull’Europa: un tranello nel quale gli europeisti convinti non devono cadere. Non possiamo permetterci di rimanere soli in un mondo pericoloso”1: è la sfida più immediata che l’Europa deve necessariamente vincere se non si vuole innescare la decostruzione di quest’ultimi sessant’anni di lenta realizzazione –per la verità ancora a livello embrionale –di una regione di libertà, giustizia e sicurezza che accoglie e favorisce il libero sviluppo di ciascuno. Non bisogna, dunque, cedere alle spinte populiste che vorrebbero la disintegrazione dell’Ue attraverso una graduale ed inesorabile secessione per fare andare a ritroso la recente storia europea anche per colpa della stessa Ue che non è riuscita a rendersi visibile evicina ai cittadini2. Lo scollamento tra base ed istituzioni è la principale causa –a mio modesto parere – che ha attecchito nella politica populista che mira, dietro una politica che guarda principalmente alla c.d. pancia, ad un accentramento e ad una sorta di neo-autarchia che riporta ai tempi del ventennio nero italiano3. C’è il latente tentativo dei movimenti populisti di riappropriazione della piena sovranità nazionale a discapito di quella più ampia comunitaria che arranca e, man mano, si sfalda per rinsaldarsi in quella nazionale che risulterebbe, dunque, esclusiva e circoscritta, quasi ermetica. E ciò perché nei movimenti c’è la convinzione che la democrazia –intesa come salvaguardia dei diritti dei propri cittadini -discende esclusivamente dalla sovranità nazionale che deve essere rafforzata, sostanzialmente, attraverso la riconquista di quanto rinunciato in favore di quella più ampia comunitaria. Il rischio principale, a mio sommesso giudizio, è che la lotta contro i centri di potere – teoricamente condivisibile se diretta alla eliminazione delle possibili oppressioni lobbistiche –portata avanti dai movimenti populisti sfoci inevitabilmente in una politica antieuropeista e sovranazionale che, nella loro ristretta visione nazionalista, diventa necessaria per l’affermazione dei diritti nazionali. II.QUALE FUTURO? E’ questo che bisogna evitare; bisogna contrastare queste spinte, principalmente perché al di làdi ogni altra considerazione, la strenua difesa della sovranità nazionale porterà quasi sicuramente a forme di un neo infantilismo democratico che potrà sfociare in forme governative autoritarie dipinte da una pseudo giustizia sociale. Pericolo reso ancora più evidente per le seguenti ragioni: chiudersi all’interno di confini insormontabili impermeabili all’accoglienza intesa non in senso passivo ma quale momento di 1Sono le affermazioni del Vicepresidente del Parlamento europeo David Sassoli espresse all’Auditorium della Ex Fiera della Pesca nella sera di venerdì 26 ottobre 2018 nell’incontro “Europa, i suoi progressi e il nostro futuro”. 2Sul il fenomeno nazionale del populismo nei paesi dell'Unione europea: Martinelli, A. (2013). Mal di nazione: contro la deriva populista. EGEA spa. Una lucida ricostruzione di chi sono i populisti è rinvenibile in Boeri, T. (2017). Populismo e stato sociale. Gius. Laterza & Figli Spa. 3L’autarchia emerge nel pensiero economico tedesco dei primi del 1800, soprattutto con J.G. Fichte e J.H. von Thünen. Fondamento della politica economica della Germania di Hitler, fu adottata dal fasciamo in Italia a partire dal 1934. Sull’argomento si rimanda a Marino, G. C. (1983). L'autarchia della cultura: Intellettuali e fascismo negli anni trenta. Editori riuniti. Sul ruolo centrale dell'ideologia nel determinare l'evoluzione del regime autarchico nel corso degli anni Trenta in Italia, si veda Gualtieri, R. (2005). Da Londra a Berlino. Le relazioni economiche internazionali dell'Italia, l'autarchia e il Patto d'acciaio (19331940). Studi storici, 46(3), 625-659. e-Revista Internacional de la Protección Social ▪ 2019 ▪ Vol. IV ▪Nº 1 ▪ pp. 92 - 101 ISNN 2445-3269 ▪ http://dx.doi.org/10.12795/e-RIPS.2019.i01.06 Il futuro dell’Europa tra possibili arretramenti e Necessaria riappacificazione saLvatore Loria
opportunità di crescita, si tradurrà inevitabilmente in una graduale regressione culturale che favorisce la nascita di governi autoritari con contestuale restrizione della libertà personale; cavalcare le percezioni dell’elettorato nell’intento di conquista dei consensi necessari per governare, comporterà inevitabilmente uno spropositato indebitamento – proprio per realizzare quanto promesso elettoralmente -che condurrà quasi certamente alla contrapposizione di classi sociali con gli inevitabili e conseguenti conflitti4. Se si continuerà sull’onda dell’accoglimento di quanto proveniente dalle proteste e dalle richieste –a volte legittime ma molto spesso che non tengono conto dalle necessità oggettive sovrastanti il singolo interesse –si rischierà di tornare ad una divisione nazionalistica che contrapporrà inevitabilmente classe contro classe e Stato contro Stato. Se i movimenti c.d. populisti o con vocazione populista continueranno a condividere, sic et sempliciter, senza una analisi oggettiva che tenga conto delle varie componenti che determinano una decisione, le istanze provenienti da una parte della società, vedranno certamente incrementati i loro consensi ma si ritroveranno –quando bisognerà fare i conti con le risorse –ad un bivio: maggiori spese per adempiere alle promesse elettorali fatte ai loro sostenitori a fronte di maggiori oneri per la restante parte dell’elettorato. Sotto questo aspetto – è semplicemente una mia convinzione – i movimenti, a differenza dei partiti, provocano divisioni, molto spesso insanabili, perché alimentano la convinzione che la politica sia sostanzialmente distanziata dalla realtà sociale e dai bisogni della comunità, dimenticando che il compito della politica è proprio quello di incrociarsi con la vita –e non solamente con alcuni aspetti -al fine di captare e risolvere i veri bisogni della persona che fondamentalmente sono diritti5. Allora quello che bisogna immediatamente comprendere è quali e quante siano le spinte autonomistiche provenienti dalle istanze popolari per evitare che vengano cavalcate – come di fatto sta avvenendo –da un populismo galoppante; la vera sfida, dunque, è quella di dare risposte convincenti e risolutive alle richieste dei cittadini europei che sembrano arroccati in una non certamente voluta sosta che rasenta l’ambiguità tra un passato glorioso ed un futuro incerto. III.IL COMPITO DEGLI EUROPEISTI CONVINTI Diventa evidente, pertanto, che compito degli europeisti, ovvero dei partiti pro-Europa, non dovrà più essere la strenua difesa di questa Europa nella vana attesa che si affievolisca la tendenza modale di giustizialismo politico a tutti i costi che criminalizza tutti e tutto 4 Nei giorni scorsi in Italia, il Movimento Cinque Stelle ha proposto un disegno legge in Commissione lavoro a Palazzo Madama che prevede un contributo fino a 780 euro mensili individuali. Detto contributo denominato “reddito di cittadinanza” che, proprio per far fede all’impegno profuso in campagna elettorale, comporterà a carico dello Stato la spesa di 15,5 miliardi di euro che ovviamente dovranno essere recuperati attraverso nuove entrate richieste a determinate categorie di contribuenti, innescando ovviamente conflitti sociali. Non a caso la Corte dei Conti il 12 novembre 2018 ha avvertito che l’impatto del reddito di cittadinanza potrebbe spingere il pil di uno 0,2-0,3% che si tradurrà, anche per vie delle novità fiscali –flat tax -un aumento delle tasse per più di un terzo delle imprese. Non meno pessimistica risulta la previsione dell’Istat (Gazzetta del Sud del 25 novembre 2018, p. 2) che prevede il Pil fermarsi all’1,1% nel 2018 in netto rallentamento rispetto all’1,6% registrato nell’anno 2017. 5 La politica per definizione è scienza riguardante l’arte di governare che, attraverso l’incontro e la fusione di teoria e pratica, ha «per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica» (Dizionario Treccani). La politica, per dirla come Socrate (Il Politico, primo dialogo) deve essere in grado di unificare e mescolare gli elementi che compongono una comunità con una giusta misura. Chiaramente, secondo le suddette definizioni, si comprende come i movimenti populisti non possono definirsi politici in quanto portatori di un interesse settoriale che non tiene conto delle esigenze della comunità. e-Revista Internacional de la Protección Social ▪ 2019 ▪ Vol. IV ▪Nº 1 ▪ pp. 93 - 101 ISNN 2445-3269 ▪ http://dx.doi.org/10.12795/e-RIPS.2019.i01.06 Il futuro dell’Europa tra possibili arretramenti e Necessaria riappacificazione saLvatore Loria
ciò che non sia nell’orbita o nel contesto del movimento populista. Le disuguaglianze tra chi troppo ha e riceve e tra chi meno possiede e sempre più arretra, devono essere al centro della nuova Europa che attraverso una vera partecipazione popolare –cosa assai diversa da populista –coinvolga veramente tutti affinchési sentano effettivamente partecipi e vicini alle Istituzioni; una Europa che dovrà riaffermare con forza il rispetto sacrosanto dei diritti di ciascuno e di tutti, ovvero i diritti individuali e collettivi che costituiscono l’essenza della democrazia6. In altri termini, la questione migranti prepotentemente da problema di natura prettamente umanitaria che tanta opposizione ha trovato e continua a trovare nelle forze conservatrici e reazionarie dei Paesi aderenti all’Ue, dovrà essere posta al centro della politica europea se si vuole veramente disegnare -così come era nelle originarie intenzioni – un nuovo e più realistico ideale di società libera, inclusiva e creativa che sfati le improbabili invasioni paventate dalle forze nazionalistiche7. Bisogna comprendere che la migrazione, alla stessa stregua dell’economia, ha assunto una configurazione globale8, proprio perché fenomeno insito nella stessa natura umana, perché non riconducibile a limitate aree del pianeta, bensì a tutti i continenti; bisogna, altresì, comprendere che la nuova migrazione è «figlia» e conseguenza del lato più negativo della globalizzazione che ha avvicinato i mercati ma ha allontanato irrimediabilmente gli uomini sempre più presi dal principio del massimo utile senza tenere conto degli effetti collaterali. Ma purtroppo, nonostante le opposizioni di quanti credono fermamente nell’opportunità di crescita grazie proprio al fenomeno dell’immigrazione, si continua a commettere errore 6 Secondo i dati forniti da “Eurobarometro” i risultati di un'indagine condotta in vista delle elezioni europee del 2019, dimostrano che i cittadini UE continuano a supportare in maniera crescente il progetto europeo, nonostante le spinte populiste in chiave antieuropea. Due terzi degli intervistati, infatti, sono convinti che il proprio Paese abbia tratto benefici dall'appartenenza all'Unione. In particolare, in Italia, il 44% è favorevole a restare in Europa contro un 24% favorevole alla brexit. 7 Secondo “Eurostat” (Dati marzo 2018): la Germania ha registrato il numero totale più elevato di immigrati (1 029 900) nel 2016, seguita dal Regno Unito (589 000), dalla Spagna (414 700), dalla Francia (378 100) e dall'Italia (300 800). La Germania ha registrato il numero più elevato di emigrati (533 800) nel 2016, seguita dal Regno Unito (340 400), dalla Spagna (327 300), dalla Francia (309 800), dalla Polonia (236 400) e dalla Romania (207 600). In totale 21 Stati membri dell'UE hanno registrato più immigrati che emigrati nel 2016, mentre in Bulgaria, Croazia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo e Romania il numero degli emigrati ha superato quello degli immigrati. (https://ec.europa.eu/eurostat/statisticsexplained/index.php/Migration_and_migrant_population_statistics/it#Flussi_migratori:_2_milioni_di_im migrati_da_paesi_terzi 8 Alla stessa stregua della migrazione globale, in ambito alimentare, intesa quale quantità di sostanze non volatili che migrano dal materiale a un liquido, la migrazione umana globale si caratterizza dal fatto che non investe solamente soggetti in cerca di una collocazione lavorativa più dignitosa –come avveniva nel secolo scorso –ma coinvolge, ampliandone la portata del fenomeno, donne, uomini, vecchi e bambini che sono stati –loro malgrado -costretti a lasciare il loro passato in cerca semplicemente di un futuro. La differenza che intendo evidenziare tra migrazione e migrazione globale è che quest’ultima è conseguenza della globalizzazione che ha favorito un neocolonialismo spregiudicato per lo sfruttamento di risorse, celato da una finta umanità. Papa Francesco, nel Messaggio per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 15 gennaio 2017 ha giustamente affermato che «Sono in primo luogo i minori a pagare i costi gravosi dell’emigrazione, provocata quasi sempre dalla violenza, dalla miseria e dalle condizioni ambientali, fattori ai quali si associa anche la globalizzazione nei suoi aspetti negativi. La corsa sfrenata verso guadagni rapidi e facili comporta anche lo sviluppo di aberranti piaghe come il traffico di bambini, lo sfruttamento e l’abuso di minori e, in generale, la privazione dei diritti inerenti alla fanciullezza sanciti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia». e-Revista Internacional de la Protección Social ▪ 2019 ▪ Vol. IV ▪Nº 1 ▪ pp. 94 - 101 ISNN 2445-3269 ▪ http://dx.doi.org/10.12795/e-RIPS.2019.i01.06 Il futuro dell’Europa tra possibili arretramenti e Necessaria riappacificazione saLvatore Loria
su errore: è proprio quanto emerge dall’ultima «creatura» pensata e realizzata dal Vicepremier italiano con il provvedimento cosiddetto «decreto sicurezza» che, a mio giudizio, privilegia la repressione anziché la prevenzione9. Non può, infatti, non riconoscersi nel sopraccitato provvedimento legislativo il palese disconoscimento tout court della nozione di diritti umani dal momento che viene abolito il permesso di soggiorno per motivi umanitari che verrà sostituito con un permesso speciale e, soprattutto, temporaneo, se e solo, per motivi di salute o per altre residue fattispecie quali le calamità naturali o per particolare valore civile. In sostanza si assisterà –proprio per dare voce alle false percezioni di parte del popolo al fine di fidelizzarlo al movimento populista e nazionalista –a incontrollati decreti di espulsione10. Che fare, dunque? Bisognerebbe «ridemocratizzare» le attuali democrazie, o meglio pseudo democrazie, dei Paesi aderenti attraverso una «scolarizzazione»11 di tutti che evidenzi, in maniera chiara ed accessibile, i vantaggi fino ad oggi ottenuti dalla appartenenza all’Ue; bisognerebbe ancora, sempre attraverso la ridemocratizzazione, favorire «l’innamoramento» alla politica affinchéogni componente ed ogni essere presente all’interno dell’Ue possa realmente identificarsi ed esplicitare la convivenza con gli altri nell’ottica di uno sviluppo sostenibile e condiviso di tutta la comunità umana12. Si dovrebbe, in particolare, avere la capacità di invertire la tendenza di mettere al centro sempre e comunque «noi» con l’affermazione di «tutti» che racchiude ed ingloba necessariamente noi e gli altri per favorire così un possibile progetto unitario ed antiframmentario di vera unità che assicuri a tutti, indistintamente a tutti, diritti quali 9 Il 29 novembre 2018, con una larga maggioranza, 396 sì e 99 no, il decreto Sicurezza è diventato ufficialmente legge. Le principali misure, volute da Salvini e dalla Lega Nord sono, tra l’altro, il raddoppio dei tempi di trattenimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio, che passa da 90 a 180 giorni, l'abrogazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari sostituiti con permessi per meriti civili o per cure mediche o se il Paese di origine vive una calamità naturale. Una delle più eclatanti novità previste dalla nuova legge è l’ampliamento dei termini per l'istruttoria della domanda di concessione della cittadinanza che passa da due a quattro anni e che verrà concessa solo se si conosce l'italiano. 10 I primi effetti del c.d. “Decreto Sicurezza” a distanza di solo un giorno dalla sua approvazione – 29.11.2018 – ha dato i suoi primi risultati negativi: una circolare della Prefettura di Potenza, datata 30 novembre 2018 (l’indomani dell’approvazione del decreto), ha invitato i gestori CAS di «espellere» dalle strutture tutti i soggetti in possesso di permesso di soggiorno per motivi umanitari perchéla «Prefettura non corrisponderà dal 1° dicembre p.v. il pagamento delle Somme per i servizi di accoglienza nei confronti dei suddetti stranieri che dovessero rimanere nelle strutture». Anche la Prefettura di Crotone, città della Calabria, ha emanato un simile provvedimento che ha provocato l’espulsione di circa duecento stranieri in possesso del PDS e che vivevano nel CARA di Isola Capo Rizzuto. Tra le prime 24 persone che hanno dovuto lasciare il Centro –si veda “Il Giornale” dell’1 dicembre 2018 –c’erano “una famigliola con una bimba di appena cinque mesi, nata a Crotone, nel maggio scorso, una domma incinta, tre donne vittime di tratta, due ragazzi con problema psichiatrici”. Ma è veramente possibile legiferare in maniera anacronistica e in contrasto con le norme internazionali e comunitarie in tema di diritti umani? E’ mai concepibile mettere letteralmente in strada, senza congruo preavviso, chi era ospitato nei Centri di accoglienza? Sono domande a cui la Comunità europea ed internazionale dovrebbero dare delle risposte attraverso l’obbligatorietà del ripristino dello status quo. 11 Con il termine «scolarizzazione» si intende qui evidenziare la necessità di pubblicizzare a tutti i livelli i benefici dell’appartenenza all’Ue, atteso che la stragrande maggioranza ne sconosce di fatto il ruolo e le sue potenzialità. In altri termini, bisognerebbe colmare il deficit della mancata conoscenza che certamente è da addebitare ai leaders che hanno semplicemente pensato a coltivare il proprio orticello elettorale ed omettendo di realizzare il necessario collegamento che avrebbe consentito di avere contezza delle vere potenzialità che potrebbero disegnare un diverso e migliore futuro di tutta l’area europea. 12 Per un rapido excursus sulla politica si rimanda a: Lattes, G. B. (2017). Per lo studio della politica. Appunti di una lettura acronotopica. SocietàMutamentoPolitica, 8(15), 415-452. e-Revista Internacional de la Protección Social ▪ 2019 ▪ Vol. IV ▪Nº 1 ▪ pp. 95 - 101 ISNN 2445-3269 ▪ http://dx.doi.org/10.12795/e-RIPS.2019.i01.06 Il futuro dell’Europa tra possibili arretramenti e Necessaria riappacificazione saLvatore Loria
sinonimi di uguaglianza, ovvero riconoscimento incondizionato dello status di uomo perché non ci potrà mai essere vero sviluppo senza lotta alle diseguaglianze. Dobbiamo, in ultima analisi, lavorare –ognuno per le proprie competenze –per costruire una Europa che finalmente comprenda il vero valore della diversità che deve rappresentare non uno scoglio bensì la sorgente di un reciproco interscambio di esperienze che arricchisce e completa tutti, europei e stranieri; una Europa che, infine, diventi territorio libero in cui tutti possano decidere della loro vita e in cui possano realmente partecipare – attraverso un avvicinamento istituzionale dall’alto verso il basso –alle scelte nell’interesse di tutti e che sia, dunque, orientata verso una prevenzione costruttiva di una società umanizzata e non repressiva13. Un sogno, questo? No, semplicemente l’obiettivo perseguibile e conseguibile dalla nuova generazione che deve continuare a credere in una Europa permeabile agli arricchimenti degli interscambi con chi, proveniente da altre parti del mondo, vuole autodeterminarsi per rendersi parte integrante di una società più equa e giusta. IV.UNA PROPOSTA DI RIAPPACIFICAZIONE «La riappacificazione non è...solo una speranza, ma la promessa di una ritrovata intesa etnica e regionale»14 ovvero, nel caso specifico europeo assume un significato certamente di ampio respiro che necessita di un approfondimento al fine di ritrovare una nuova linfa vitale che dia continuità ad un ambizioso progetto iniziato con un fine originario, a dire il vero, diverso ma che aveva quale antecedente fattuale –almeno a livello embrionale mentale –la realizzazione di un luogo di pace, libertà e benessere. Diventa necessario, di conseguenza, approfondire gli aspetti e gli obiettivi che l’Europa in questi ultimi periodi intende perseguire e con quali strumenti o interventi stia operando per addivenire alla soluzione dell’annoso problema di chi vuole entrare nei territori europei e quanti invece vogliono innalzare barriere fisiche e mentali, ovvero per tentare una concertazione di interessi che mi piace chiamare “riappacificazione”: incontro ed accordo consapevole di opposti interessi che, comunque, presentano affinità d’intenti e obiettivi comuni. Senza spirito e voglia di riappacificazione, senza una ragionevole e necessaria politica di governo dell’immigrazione si rischia di innescare –anche per via della falsa percezione del problema da parte dell’opinione pubblica comune, sponsorizzata ed alimentata dai partiti cosiddetti anti-immigrati – una guerra di odio che avrà quale risultato l’opposto di quanto preventivato. E’ sotto gli occhi di tutti, infatti, che la chiusura degli accessi agli immigrati ha di fatto aperto e incentivato l’immigrazione gestita dalle mafie 13 I Paesi con maggioranze populiste, come l’Italia, continuano a legiferare norme prettamente repressive anzichépreventive. Si continua, infatti, a sperperare risorse nella repressione quando invece potrebbero essere utilizzate in termini di prevenzione con azioni mirate al recupero ed alla rieducazione. Appare eclatante il dato che l’Italia, pur avendo un numero degli addetti della sicurezza –secondo quanto riportato da “Italia Oggi” del 30 novembre 2018 a p. 5 nell’articolo “Sicurezza, mezzi ok ma usati male” a firma di Domenico Cacopardo –in percentuale più alto rispetto agli altri Paesi dell’Ue (278.000 addetti su 59 milioni di abitanti contro i 243.000 della Germania su 80 milioni di abitanti e contro i 203.000 della Francia su 65 milioni), continui imperterrita nella politica repressiva invece di adoperarsi a trasformare l’amministrazione della giustizia in effettivo servizio. 14 Turco, A. (2018). Geografia politica della Guinea post-Ebola. Documenti geografici, (2), 1-14. e-Revista Internacional de la Protección Social ▪ 2019 ▪ Vol. IV ▪Nº 1 ▪ pp. 96 - 101 ISNN 2445-3269 ▪ http://dx.doi.org/10.12795/e-RIPS.2019.i01.06 Il futuro dell’Europa tra possibili arretramenti e Necessaria riappacificazione saLvatore Loria
transnazionali che hanno creato un vero e proprio “business dell’illusione” di quanti vedono nell’Ue la terra dell’Eldorado15. Non è, dunque, attraverso la restrizione che certamente per modalità ed intensità non può non essere considerata a tutti gli effetti respingimento vero e proprio in spregio alle norme sul diritto internazionale di non-refoulement16, che può essere risolta la piaga della immigrazione gestita dalle mafie che, in altri termini, deve essere sconfitta sul terreno della legalità e non della repressione che produrrà l’effetto contrario, come la «Storia» insegna17. Non si comprende, insomma, che è diventata vitale necessità la riapertura di canali liberi –controllati, sicuramente, per ragioni di sicurezza e legalità –di immigrazione consapevole e responsabile che non soltanto trovi comprensione, accoglienza ed aiuti umanitari ma che sopperisca al deficit generazionale che sta vivendo l’Europa del terzo millennio. Che l’Europa stia diventando vecchia –non soltanto retoricamente –è sotto l’occhio di tutti: «l’Europa perde ogni anno 3 milioni di lavoratori, che vanno in pensione, e non sono sostituiti da nessuno, semplicemente perché chi avrebbe dovuto sostituirli non è mai nato»18. In pratica non esiste un vero e proprio ricambio generazionale che sia in grado, senza l’insostituibile aiuto degli immigrati, a sostituire la forza lavoro che annualmente fuoriesce dalla produzione attiva19. 15 Una lucida analisi sulle varie mafie straniere che presentano un alto grado di specializzazione criminale è stata svolta da Musci, A. (2011). Tutte le mafie del mondo. Stampa alternativa/Nuovi equilibri. Sull’organizzazione dei viaggi gestiti dalle mafie che alimentano le illusioni di quanti sognano un futuro di pace, si veda Teracciano, U. (2013). Il controllo delle frontiere marittime, in una prospettiva di cooperazione con i paesi del Maghreb. Sicurezza e scienze sociali. 16 Art. 33, Convenzione di Ginevra sui rifugiati; e art. II.3, Convenzione sui rifugiati OAU. Si veda anche art. 9, Convenzione internazionale contro la presa di ostaggi, adottata il 17 dicembre 1979 con la risoluzione G.A. 146 (XXXIV), UN GAOR, 34a Sess., Supp. No. 46, UN Doc. A/34/46; art. 3, Convenzione europea sull’estradizione, adottata il 13 luglio 1957; art. 5 della Convenzione europea sulla soppressione del terrorismo, adottata il 27 gennaio 1977; art. 4, Convenzione inter-americana sull’estradizione, adottata il 25 febbraio1981; e art. 3, Trattato modello ONU sull’estradizione. 17 Ad esempio, il risultato del divieto di vendere, produrre e importare bevande alcoliche inserito nella Costituzione americana con il Diciottesimo emendamento, entrato in vigore il 17 gennaio 1920 e rimasto in vigore fino al 17 febbraio 1933 non fu certamente quello che il Senatore Andrew Volstead, promotore della legge sul proibizionismo negli Stati Uniti, aveva immaginato e cioè che «I quartieri umili presto apparterranno al passato. Le prigioni e i riformatori resteranno vuoti. Tutti gli uomini cammineranno di nuovo eretti, tutte le donne sorrideranno e tutti i bambini rideranno. Le porte dell'inferno si sono chiuse per sempre». Le conseguenze immediate del divieto di vendita degli alcoolici furono invece la riduzione delle entrate federali del 14% e, cosa ancora più grave, l’incremento della criminalità organizzata che, attraverso la vendita illegale degli alcoolici, realizzava una fonte di guadagno ingente. Sull’ aspetto economico del proibizionismo, si consulti: Rossi, M. (2009). Il costo fiscale del proibizionismo: una simulazione contabile. Università degli Studi di Roma" La Sapienza", Settembre. 18 Articolo di Allievi, S. (2018) Migranti, ecco come una politica seria affronterebbe la questione. Consultabile sul sito: http//espresso.repubblica.it/internazionale/2018/07/11/news/migranti-ecco-comeuna-politica-seria-affronterebbe-la-questione-1.324791. 19 Secondo l’analisi di Andrea Telara, apparsa su “Panorama” del 3 dicembre 2015, in Italia nel 2014, a conferma della crisi generazionale di ricambio, i lavoratori che hanno iniziato a percepire una pensione, ovvero che sono usciti dal lavoro attivo, sono stati 541.982 contro 675.860 che hanno smesso di percepire l’assegno pensionistico perché deceduti o per la perdita del requisito. In pratica a fronte della fuoriuscita dal mondo del lavoro annualmente in Italia di circa duecentomila addetti questi non potrebbero essere sostituiti da nessuno, semplicemente perché chi avrebbe dovuto sostituirli non è mai nato. (https://www.panorama.it/economia/lavoro/pensioni-tutti-i-numeri/#gallery-0=slide-4) e-Revista Internacional de la Protección Social ▪ 2019 ▪ Vol. IV ▪Nº 1 ▪ pp. 97 - 101 ISNN 2445-3269 ▪ http://dx.doi.org/10.12795/e-RIPS.2019.i01.06 Il futuro dell’Europa tra possibili arretramenti e Necessaria riappacificazione saLvatore Loria