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Ancora sulla diaspora dei gesuiti spagnoli in Italia. Il contributo di Terreros e di Hervás alla grammaticografia italo-spagnola del settecento

Silvestri, Paolo

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Paolo SILVESTRI, “Ancora sulla diaspora dei gesuiti spagnoli in Italia. Il contributo di Terreros e di Hervás alla grammaticografia italo-spagnola del Settecento”, Artifara 7 (2007) Monographica, pp. 7-16. Ancora sulla diaspora dei gesuiti spagnoli in Italia. Il contributo di Terreros e di Hervás alla grammaticografia italospagnola del Settecento* PAOLO SILVESTRI Universidad de Sevilla L’espulsione dei gesuiti dai territori spagnoli nel Settecento e il loro conseguente esilio forzoso in Italia è un fatto ampiamente documentato dal punto di vista storiografico. Un’ estesa bibliografia ha infatti descritto la complessa concatenazione degli avvenimenti e messo in luce la non semplice interpretazione delle ragioni che li sottendono1. L’operazione si svolse fra il 31 marzo ed il 2 aprile del 1767, in modo rapido e inatteso, per evitare qualsiasi manifestazione pubblica di protesta e per impedire ai religiosi ogni tentativo di fuga o di occultamento di eventuali documenti compromettenti, nonché dei beni della Compagnia, che furono immediatamente confiscati. L’azione, perfettamente sincronizzata, si sviluppò in contemporanea presso le diverse sedi dell’Ordine, i cui membri furono successivamente imbarcati e iniziarono una lunga peripezia, prima di trovare una sistemazione definitiva in Italia2. Le ragioni che spinsero Carlo III di Borbone a prendere questa decisione non sono esplicitate in modo chiaro nella Prammatica Sanzione del 2 aprile del 1767, nella quale si sancisce l’espulsione. Nel testo si fa riferimento in modo vago ai gesuiti come presenze ostili e perturbatrici dell’ordine pubblico, con un chiaro riferimento ad una presunta partecipazione attiva nel cosiddetto Motín de Esquilache3. Ma le ragioni profonde vanno ricercate nella * Riprendo in questo articolo, in particolare nella parte relativa alla descrizione dei testi, molte considerazioni contenute in miei lavori precedenti, soprattutto nel volume dedicato alla storia dei manuali destinati all’insegnamento dell’italiano in Spagna Le grammatiche italiane per ispanofoni (secoli XVI-XIX), Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2001. I riferimenti bibliografici riportati in questo articolo si riferiscono ai testi utilizzati e non hanno dunque nessuna pretesa di esaustività. 1 Per un’interessante presentazione della questione storica e per il ricco repertorio bibliografico relativo, rimando al sito dedicato alla Expulsión de los jesuitas de los dominios españoles, cui si accede attraverso il portale della Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes (http://www.cervantesvirtual.com/bib_tematica/jesuitas/), di cui mi sono servito, tra l’altro, per la stesura delle note preliminari di questo articolo. Il sito è legato ad uno dei progetti di ricerca del Departamento de Historia Medieval y Moderna dell’Università di Alicante, La represión del jesuitismo: regalismo y antirregalismo en la Monarquía Católica [1998-2001], il cui responsabile è Enrique Giménez López, curatore, tre l’altro, del volume Expulsión y exilio de los jesuitas españoles, Alicante, Universidad de Alicante, 1997, e di numerosi studi sull’argomento. 2 Giunti a Civitavecchia, fu loro negato da parte del papa Clemente XIII -che non era stato informato da Carlo III dell’operazionel’accesso agli Stati Pontifici, e le navi ripiegarono verso la Corsica. Qui però le truppe francesi impedirono lo sbarco, che fu possibile solamente fra luglio e settembre, dopo complesse negoziazioni. Alla fine del 1768 furono cacciati dai francesi e, ottennero finalmente il permesso papale per sbarcare in Italia, trovando sistemazione in diverse città emiliane, come Bologna, Forlì, Rimini e Ferrara. Fra gli spagnoli e quelli provenienti da oltreoceano, si calcola che furono fra 5000 e 6000 i membri della Compagnia di Gesù che trovarono asilo in Italia. Successivamente, nel 1773, il nuovo papa Clemente XIV decretò la soppressione della Compagnia (poi ripristinata nel 1814 da Pio VIII) e molti gesuiti si trasferirono a Roma, dove trovano occupazione come maestri e precettori dei figli della nobiltà o come segretari di alti prelati. 3 Mi riferisco alla sommossa popolare che ebbe luogo a Madrid nel 1766 -dunque l’anno precedente all’espulsionee a cui parteciparono circa 40.000 persone. Il casus belli fu un editto promulgato dall’italiano Leopoldo de Gregorio, Marchese di Esquilache (Squillace) e Secretario de Hacienda di Carlo III, relativo alla proibizione, per presunte ragioni di sicurezza e ordine pubblico, del manto lungo e del cappello a larghe tese, che permettevano di occultare 7 ― 2007 P. SILVESTRI 8 http://www.ojs.unito.it/index.php/artifara ISSN: 1594-378X volontà, peraltro condivisa e messa in atto da altri governi europei (come il Portogallo e la Francia), di liberarsene in quanto presenze scomode dal punto di vista politico-ideologico. Fra le molte concause che sono state individuate in questo senso4 va ricordato, tra l’altro, il ruolo centrale dei gesuiti dal punto di vista intellettuale, e in particolare in campo educativo. Come è noto la docenza, basata sul metodo della Ratio Studiorum, rappresentava uno dei pilastri dell’attività della Compagnia, che deteneva il monopolio dei centri scolastici ed universitari, il che costituiva senza dubbio un canale di forte (e non gradita) influenza nella società. Al di là dei fatti e delle cause storico-politiche, risulta interessante sottolineare la notevole importanza che questa diaspora gesuitica ha rappresentato, anche se forzosamente, come fenomeno di contatto e di reciproca influenza fra cultura spagnola ed italiana5. E fra i molti gesuiti che hanno contribuito a costituire questa sorta di ponte fra le due culture, vorrei in questa sede ricordare due figure rilevanti nella linguistica settecentesca, Esteban de Terreros y Pando e Lorenzo Hervás y Panduro. All’interno della loro vastissima produzione di autori poligrafi, mi interessa in particolare rilevare il loro contributo in ambito grammaticografico, dal momento che entrambi composero testi grammaticali per lo studio e l’insegnamento dell’italiano a ispanofoni, vale a dire le Reglas acerca de la lengua toscana (Terreros 1771)6 e la Gramática de la lengua italiana (Hervás 1797)7. Va tenuto presente in questo contesto come, fra Sei e Settecento, la cultura gesuitica abbia contribuito in modo sostanziale alla catalogazione ed alla descrizione delle lingue, soprattutto grazie all’attività dei missionari. Una massa imponente di testi e dati che, come ha chiarito bene Simone, rientrano per lo più in una tradizione bassa, di tipo enciclopedico e descrittivo, contrapposta ad una tradizione alta, di natura filosofica e speculativa8. Si tratta di due armi e difficoltavano il riconoscimento. In realtà i disordini furono sostanzialmente provocati dal diffuso malessere popolare, dovuto soprattutto al costante aumento dei prezzi degli alimenti, in particolare del grano. 4 Come, ad esempio, il presunto asservimento alla curia romana, frutto della tradizionale fedeltà nei confronti del papa (uno dei capisaldi delle regola gesuitica) e la conseguente ostilità nei confronti del sovrano, oppure l’atteggiamento morale improntato ad un certo lassismo, nonché aperto nei confronti di dottrine morali di tipo probabilista. 5 Un lavoro fondamentale in questo senso continua ad essere M. Battlori, La cultura hispano-italiana de los jesuitas expulsos. Españoles, Hispanoamericanos, Filipinos. 1767-1814, Madrid, Gredos, 1966. 6 Reglas acerca de la lengua toscana, o italiana, reducidas a metodo, y distribuidas en cuatro libros, incluido en ellos un Diccionario, flores poeticas, y Cartas misivas; con el fin de facilitar a los Españoles el conocimiento, y el uso de este idioma. Obra dedicada al señor marques Fabrizio Paulucci por D. Estevan Rosterre, Presbitero. En Forlì, en la Imprenta de Achiles Marozzi. Con Aprovazion [1771]. Rosterre è in realtà un anagramma di Terreros. 7 Il testo è inedito. Il manoscritto, di cui ho in progetto un’edizione, si compone di 160 fogli e si trova nella Biblioteca Nacional di Madrid (MS/7831). La dedicatoria riporta in calce la data “Roma, 2 Gennaio 1797” (3 v). Il testo si apre con le avvertenze per la stampa; il titolo completo è Gramatica de la lengua italiana. Por D. Lorenzo Hervas y Panduro. Dedicada a la mui ilustrisima doña Maria del Carmen Ponce de Leon, primojenita de los exelentisimos duques de Montemar. Mancano i fogli 4 r32 v, che dovevano contenere un Discurso preliminar, come si evince da una nota dello stesso autore: “He quitado el discurso preliminar para llevarmelo a Italia” (1 r). Per la descrizione e l’analisi del testo rimando a M. Puppo, “Un'inedita grammatica italiana di Lorenzo Hervás y Panduro”, Bollettino dell'Istituto di Lingue Estere, X (1976), pp. 189-94, e a Silvestri (2001a: pp. 44-52). 8 R. Simone, “Seicento e Settecento”, in G. C. Lepschy [ed.], Storia della linguistica, vol. II, Bologna, Il Mulino, 1990, pp. 312-395 [pp.321-322]. L’autore aggiunge poi che “la funzione dell’azione missionaria rispetto all’incremento della ricerca linguistica deve essere ancora valutata pienamente: i primi studi che cominciano ad essere prodotti su questi temi mostrano quanto fosse delicata l’opera di raccolta di dati e di informazioni linguistici compiuta da missionari che viaggiavano sulla scia del movimento di colonizzazione e di creazione di imperi nelle Indie occidentali ed orientali, e quanto sia stato importante il ruolo svolto, in Europa e specialmente in Italia, dai religiosi (particolarmente gesuiti) che adoperavano le relazioni di viaggio provenienti da tutto il mondo come basi di dati per elaborazioni più globali. Tra la metà del Seicento e la fine del Settecento, una massa enorme, e ancora inesplorata, di protocolli di viaggio si accumulò nelle case generalizie di più di un ordine religioso: si crearono così le premesse per un’attività di elaborazione che è stata chiamata «linguistica in Vaticano», ma che probabilmente andrebbe chiamata piuttosto «linguistica gesuitica», dato che ebbe la sua sede più importante nel Collegio Romano, centrale della Compagnia di Gesù” (p.326). TERREROS E HERVÁS E LA GRAMMATICOGRAFIA ITALO-SPAGNOLA DEL SETTECENTO 7 - 2007 http://www.ojs.unito.it/index.php/artifara 9 ISSN: 1594-378X tradizioni apparentemente autonome, che però non di rado tendono a intrecciarsi, come nel caso dei prolifici autori di cui stiamo trattando. Entrambi affiancano infatti la composizione di testi che sono basati su solidi presupposti teorici e che avranno una considerevole ripercussione nella storia della linguistica, a quella di testi di tipo più pratico, come nel caso delle grammatiche in questione. Un’etichetta, quella di grammatica, che usiamo per comodità, ma che forse può risultare limitativa, se non fuorviante. Si tratta infatti di testi più complessi, che potremmo definire ibridi, e che tendono ad adeguarsi ad una struttura ricorrente nei manuali di insegnamento delle lingue straniere, il cui principale archetipo può essere individuato nel Maître Italien di Veneroni (1678)9: trattazione teorica delle regole grammaticali, sulla falsariga dello schema della grammatica latina, con l’aggiunta però di una serie di materiali integrativi eterogenei, come modelli dialogici, liste fraseologiche, esempi di frasi familiari, dizionarietto tematico bilingue, sezioni dedicate all’ortoepia ed alla metrica, florilegio di testi letterari, ecc. Ma dietro questo adeguamento apparentemente passivo dei due gesuiti alle consuetudini della manualistica dell’epoca, è possibile ravvisare -in particolare nel caso di Hervásil riflesso del versante alto dei loro studi e delle loro opere di carattere linguistico. Esteban de Terreros y Pando è noto soprattutto come autore del Diccionario castellano con las voces de ciencias y artes y sus correspondientes en las tres lenguas francesa, latina e italiana10, che contiene tra l’altro, nel quarto volume, una biografia del gesuita spagnolo, intitolata Memorias para la vida y escritos del P. Estevan de Terreros11. Secondo i dati riportati, Terreros nasce nel luglio del 1707 a Trucios (Vizcaya). Dopo aver studiato a Madrid latino e retorica, compiuti i vent'anni entra nella Compagnia di Gesù. Svolge il noviziato a Villarejo de Fuentes (Cuenca), dove si perfeziona nello studio delle lingue classiche e della retorica. Passa in seguito tre anni a Oropesa, dove studia filosofia, e quattro anni ad Alcalá de Henares, dove studia teologia. In seguito insegna latino e retorica nel Seminario de Nobles di Madrid. Supera poi l'esame per diventare maestro di filosofia ed insegna matematica nel Seminario de Nobles. Sua è una traduzione in spagnolo dello Spectacle de la Nature dell’abate Pluche (l’ Espectaculo de la naturaleza, composto da 16 volumi e più di 1500 note erudite), che pare gli fornisca lo spunto per la compilazione del vocabolario, la cui stampa ha inizio nel 1765. Quando si era alla metà della stampa del secondo volume, i gesuiti vengono espulsi. Terreros, insieme ad altri undici 9 La prima edizione del Maître Italien risale al 1678, ma fu riedito in moltissime occasioni fino alla metà dell'Ottocento. Fu composto dal grammatico, lessicografo, traduttore e interprete francese Giovanni Veneroni (nome italianizzato di Jean Vigneron), autore anche di un Diccionaire italien et français (1677). 10 Diccionario castellano con las voces de ciencias y artes y sus correspondientes en las tres lenguas francesa, latina e italiana. Su autor el P. Esteban de Terreros y Pando, Madrid MDCCLXXXVI - MDCCLXXXVIII [tres tomos]. En la imprenta de la viuda de Ibarra, hijos y compañia. Si tratta di un dizionario quadrilingue in cui alle voci castigliane, glossate come in un dizionario monolingue, si aggiunge la traduzione del lemma in latino, francese e italiano. Successivamente viene pubblicato un quarto tomo con il titolo Los tres alfabetos frances, latino é italiano con las voces de ciencias y artes que les corresponden en la lengua castellana. Tomo quarto y último del Diccionario del P. Estevan de Terreros y Pando. Madrid año de MDCCXCIII. En la imprenta de don Benito Cano. Con licencia. Questo quarto volume è suddiviso in tre dizionari bilingui, in ognuno dei quali le lingue di partenza sono rispettivamente il francese, il latino e l'italiano, e in cui si fornisce esclusivamente la traduzione spagnola di ogni lemma. Costituisce in un certo senso il negativo dei volumi precedenti. F. Lázaro Carreter considera il dizionario di Terreros il più importante del secolo, sia qualitativamente che quantitativamente, per il suo contributo alla documentazione del lessico tecnico-scientifico (Las ideas lingüísticas en España durante el siglo XVIII, Madrid, Editorial Crítica, 1985 [1949],pp. 285-286). 11 Secondo l’editore i dati bio-bibliografici riportati sono dovuti in gran parte all'abate Don Manuel Calahorra – residente a Forlì, intimo amico di Terreros e suo collaboratore nella stesura del Diccionario - integrati da notizie tratte dalla Real Biblioteca de los Estudios di Madrid. Per ulteriori notizie biografiche e per una rassegna delle opere edite e inedite di Terreros y Pando si veda anche A. Pérez Goyena, “Un sabio filólogo vizcaíno”, Razón y Fe, 31, tomo 94 (1931), pp. 5-19 e 124-35; dati anche in Lázaro Carreter (1985 [1949]) e in Batllori (1966) [passim]. 7 ― 2007 P. SILVESTRI 10 http://www.ojs.unito.it/index.php/artifara ISSN: 1594-378X gesuiti, si imbarca da Cartagena verso la Corsica e risiede per un anno ad Ajaccio, per poi passare in Italia, destinato dai superiori nella città di Forlì, dove passerà il resto dei suoi giorni. In Italia compone, tra l'altro, le Reglas acerca de la lengua toscana e traduce in spagnolo il III e il IV libro delle Lezioni sacre di Granelli. Muore a Forlì, dove è sepolto, la notte di Natale del 1782. Un passo delle citate Memorias -che riporto a continuazionefa direttamente riferimento alle Reglas. L'autore, già in Italia, matura l'idea di comporre la grammatica in questione: […] pensó [en Forlì] en emplear su talento en cosa que fuese de comun utilidad. Con esta mira ideó componer unas reglas ó Arte de la lengua italiana, para que sus compañeros nacionales la aprendiesen metódica y cientificamente. Tomó por modelo al Corticelli, y con lo mejor que halló en el Cinomio y otros Autores salió con su intento muy brevemente. Al tener preparada para la prensa esta obrita, tuvo que vencer dos dificultades; una la falta de medios para imprimirla, y la otra la de no haber impresor en aquel pais capaz de hacerlo [...]. La primera dificultad prontamente se superó, hallando en un sugeto de la Provincia del Paraguay todo el auxilio necesario para costear la ediccion. El vencimiento de la segunda fué toda obra de Terreros, y la mayor prueba de su constancia, y amor al trabajo. Hizo comprar y traer de Venecia un abecedario de caractéres con las ññ, de que carecen los Italianos; tomó sobre sí la penalidad de enseñar a leer el manuscrito al impresor, y mientras se imprimia continuamente se hallaba á su lado, intruyéndole, y poco menos que componiendo como qualquiera caxista. Con esta tarea diaria, y con la indecible que fué preciso emplear en la correcion, logró finalmente ver impreso todo su tratado [...]. El autor quiso por modestia disfrazar su apellido en anagrama puro [...]. El que quisiera saber el buen gusto con que compuso Terreros esta gramática, lea el elogio que de ella se hace en los Efemerides de Florencia á los principios del año 1772 [...]. Allí verá tambien que continuaba en Italia con los mismos créditos de Literato que tuvo, y tiene en España (pp. XII-XIII)12. Oltre alle curiosità relative al processo editoriale, viene indicata la fonte principale di Terreros, vale a dire le Regole ed osservazioni della lingua toscana (1754) di Salvatore Corticelli. Una fonte diretta dichiarata, come si può leggere nel Prologo della grammatica, dove si citano come fonti indirette anche le opere del Cinomio e di Buonmattei13: Pero entre todos, los que han trabajado gloriosamente en el cultivo de este amenisimo campo, á quien parece que [il toscano] le debe mas, es á Salvador Corticelli, Bernabita Bolognes, que en su arte, o Reglas, y observaciones a cerca de la lengua Toscana, hizo la crisis mas delicada de todas sus partes, y las propuso con [...] precision, universalidad, y metodo [...]. De este Autor, pues, principalmente me he valido para la composicion de esta arte Toscano-Castellana, de suerte que debo decir, le he tomado por pauta: y de modo que el se valiò del Cinomio, y Buonmattei, yo me valgo de el; volviendole gustosisimo la gloria, si alguna logro, que me pueda redundar de este trabajo: suponiendo que la restitucion es una especie de justicia, y que la exije. No obstante me he valido de las demas gramaticas, y aun de muchos otros libros, y Diccionarios, procurando juntar aqui cuanto me ha parecido conducente para la instruccion propia de un arte (Terreros, 1771: p. viii)14. 12 Trascrivo dal testo senza ammodernamenti grafici. 13 Questi autori, insieme a Bembo e Daniello Bartoli, rientrano secondo Terreros nel gruppo di "sabios de primera clase" (Terreros,1771: p. vii) che hanno contirbuito a rendere il toscano "un todo inalterable, y firme contra los golpes, que le pueda asestar la barbaridad del vulgo, y de los que entre los sabios participan tal vez de ella" (ibid.). 14 Trascrivo dal testo senza ammodernamenti grafici. TERREROS E HERVÁS E LA GRAMMATICOGRAFIA ITALO-SPAGNOLA DEL SETTECENTO 7 - 2007 http://www.ojs.unito.it/index.php/artifara 11 ISSN: 1594-378X Un confronto fra i due testi permette di verificare che la grammatica è sostanzialmente una traduzione letterale delle Regole di Corticelli, con la sola aggiunta, nella parte teorica, di alcune considerazioni contrastive e di qualche puntuale intervento su questioni considerate particolarmente complesse. Evidentemente i destinatari ideali del testo sono gli ispanofoni desiderosi di apprendere l'italiano, e a questo proposito viene segnalata la mancanza di strumenti specifici. Esistono, secondo Terreros, solo grammatiche italiane per anglofoni o per francofoni, in particolare il già citato Maître Italien. L'autore sembra dunque non conoscere l'esistenza dell'unica (secondo i dati di cui dispongo) grammatica precedente, datata 159615, e cita come unico antecedente le sommarie indicazioni metalinguistiche riportate nell'introduzione del primo dizionario bilingue italiano-spagnolo, composto nel 1576 da Cristobal de Las Casas16. Oltre che per la sua finalità più immediata, il testo potrà anche essere usato, almeno nelle intenzioni dell'autore, specularmente, cioè dagli italiani che vogliano apprendere lo spagnolo, o addirittura dagli stessi italiani come strumento di regolamentazione e stabilizzazione all'interno della grande varietà di lingue, di dialetti e di pronunce che caratterizza la loro situazione linguistica. È naturalmente aggiunto, rispetto al modello corticelliano, il capitolo intitolato De algunas particularidades para facilitar el pronto, y acertado uso de la lengua Toscana, che contiene, come indica il sottotitolo, dizionario, florilegio di testi letterari (con traduzione a fronte)17 ed esempi di dialoghi18, nonché un elenco con la doppia serie di voci poetiche e prosastiche19. Di particolare rilevanza, in quanto riconducibile agli interessi lessicografici del gesuita spagnolo, il dizionario tematico bilingue, intitolato Colleccion, o resumen de los nombres, y verbos mas necesarios para la locucion, y conversaciones ordinarias, che è piuttosto ampio (una settantina di pagine) e contiene un numero considerevole di famiglie lessicali. La possibile relazione fra grammatica e studi linguistici offre senza dubbi maggiori spunti di riflessione nel caso di Hervás y Panduro, una figura ben nota nella linguistica del Settecento. Nato a Horcajo de Santiago (Cuenca) il 10 maggio 1735, nel 1749, a quattordici anni, entra nella Compagnia di Gesù, dove comincia la sua formazione religiosa e professionale. Segue gli studi ordinari della Compagnia ad Alcalà fra il 1752 e il 1760, anno in cui viene ordinato sacerdote. Dopo un breve periodo trascorso nel Vescovado di Cuenca, si dedica alla docenza, impartendo lezioni di latino a Cáceres, in seguito di metafisica e geografia presso il Seminario de Nobles di Madrid, e infine, per un breve periodo, di filosofia presso il Colegio de la Anunciata di Murcia. Dopo l’espulsione viene destinato agli Stati Pontifici. Dal 1774 risiede a Cesena, sotto la protezione dei marchesi Ghini. Dopo il 1784 si trasferisce nuovamente a Roma. Nel 1798 un decreto autorizza i gesuiti a ritornare in Spagna, ed Hervás, dopo un 15 Arte mvy cvriosa por la cual se enseña mvy de rayz el entender, y hablar la Lengua Italiana, con todas las reglas de la pronunciacion, y acento, y declaracion de las partes indeclinables, que a esta lengua nos oscurecen. Compuesto por Francisco Trenado de Ayllon. Dirigido a don Iñigo de Herrera y de Velasco & c. Con priuilegio. Medina del Campo. Por Sanctiago del Canto. Año de 1596. Per una descrizione ed un’analisi del testo si vedano P. Silvestri., “L' Arte muy curiosa por la cual se enseña muy de rayz el entender, y hablar la Lengua Italiana di Francisco Trenado de Ayllón (1596)”, in: H. Stammerjohann [ed.], Italiano: lingua di cultura europea. Simposio internazionale in memoria di Gianfranco Folena (Weimar 11-13 aprile 1996), Tübingen, Gunter Narr Verlag, 1977, pp. 347-61, e Silvestri (2001a: pp.15-23). 16 Vocabulario de las dos lenguas Toscana y Castellana de Christoval De Las Casas. En que se contiene la declaracion de Toscano en Castellano, y de Castellano en Toscano. En dos partes con una introducion para leer, y pronunciar bien entrambas lenguas, Sevilla 1570. 17 Il sonetto di Petrarca I' vo piangendo i miei passati tempi, due sonetti di Giambattista Zappi, tre stanze di Poliziano, tre lettere di Francesco Redi. 18 I tre esempi di dialoghi riportati (Buenos dias, buenas noches; Para hablar italiano; Para preguntar que hai de nuevo) sono presi direttamente, come dichiara lo stesso Terreros, dal Maître italien di Veneroni. 19 De las licencias Poeticas, y voces antiguas, o disminuidas que se hallan en algunas Obras aun en prosa, y de buena escritura, y lenguaje . 7 ― 2007 P. SILVESTRI 12 http://www.ojs.unito.it/index.php/artifara ISSN: 1594-378X periodo trascorso a Barcellona, torna ad Horcajo. Nel 1801 un nuovo decreto dispone una nuova espulsione dei gesuiti dalla Spagna. Hervás torna in Italia e in Vaticano gode della stima e della protezione del papa Pio VII, che gli affida l'incarico di bibliotecario nella Biblioteca del Quirinale. Muore a Roma il 24 agosto del 180920. All’interno della sua vastissima ed eterogenea opera di erudito occupano un ruolo fondamentale i ventun volumi dell'opera enciclopedica Idea dell'Universo, scritta in italiano durante l’esilio e pubblicata a Cesena fra il 1778 e il 178721. La parte dell' opera che più interessa in questo contesto sono i volumi di argomento linguistico, cioè il Catalogo delle lingue conosciute, il Trattato dell'origine, formazione, mecanismo, ed armonia degli idiomi, l' Aritmetica delle Nazioni, il Vocabolario poliglotto ed il Saggio prattico delle lingue. Fra il 1800 ed il 1805 vengono pubblicati in Spagna i sei volumi del Catálogo de las lenguas de las naciones conocidas22, che non è, come il titolo potrebbe lasciar supporre, una semplice traduzione del Catalogo delle lingue conosciute, ma una sua rielaborazione. La dedicatoria dell’inedita Gramática de la lengua italiana contiene interessanti considerazioni, che rimandano a schemi concettuali tipici della filosofia del linguaggio fra Sei e Settecento. Penso, in particolare, alle note concezioni relative al genio (cioè ai presunti caratteri costitutivi delle lingue), che avevano contribuito alla diffusione, anche al di fuori dell’ambito specialistico, di tutta una serie di topoi dalla straordinaria resistenza e ad una rigerarchizzazione delle lingue europee di cultura. Hervás sottolinea, per esempio, l’eufonia e l’armonia dell’italiano, nonché la sua predisposizione come lingua del bel canto: Esta obra, como la declara su titulo, trata del artificio gramatical de aquella lengüa, que lejos de ser desconocida de naciones extranjeras, en su fuente misma se hace notoria, y familiar a todos los sabios de ellas, que viajan: porque quien de su nacion saliò para instruirse, y a ella volviò sin haber visto, y admirado la Italia? La lengüa de esta suele ser la primera extranjera, que la infancia señoril oye para aprender el canto (una de las habilidades, que condecoran vuestra edad y clase) y es la unica extranjera, que resuena en todos los teatros grandes de Europa (Hervás, 1797: f.2 r)23. Ciò che Hervás –stando almeno alle dichiarazioni programmatichemette in evidenza con maggiore insistenza, è un aperto riconoscimento della superiorità formale e funzionale dell’italiano, considerato la lingua più erudita, sia in ambito letterario che scientifico, fino al punto di intaccare il primato, pressoché indiscusso in questo periodo, del francese. Più che evidenti dunque le motivazioni per la composizione del testo e l’utilità dello studio dell'italiano, soprattutto per gli spagnoli, data la grande affinità strutturale esistente fra i due sistemi linguistici: 20 Per notizie bio-bibliografiche vedi: F. Caballero, Noticias biográficas y bibliográficas del Abate D. Lorenzo Hervás, Serie: Conquenses ilustres, Madrid, Imprenta del Colegio de Sordomudos y de Ciegos, vol. I., 1868; J. I. Moreno Iturralde, “Hervás y Panduro, ilustrado español”, Cuenca, Publicaciones de la Diputación Provincial de Cuenca, 1992; E. Portillo, “Lorenzo Hervás, su vida y sus escritos”, Razón y Fe, XXV (1909), pp. 34-50, 277-92; XXVI (1910), pp. 307-24; XXVII (1910), pp. 176-85; XXVIII (1910), pp. 59-72, 463-75; XXIX (1911), pp. 329-39, 438-58; XXX (1911), pp. 319-27; XXXI (1911), pp. 20-34, 331-39; XXXII (1912), pp. 14-28, 199-210; 33 (1912), pp. 198-214, 448-60; J. Zarco Cuevas, Estudios sobre Lorenzo Hervás y Panduro (17351809), vol. I: Vida y Escritos, Madrid 1936; M. Poves Jiménez, “La biografía de Hervás y la producción bibliográfica de Fermín Caballero”, Cuenca, 31-32 (1988), pp. 63-71. 21 Il titolo completo è Idea dell'Universo, che contiene la Storia della vita dell'uomo, elementi cosmografici, viaggio estatico al mondo planetario, e Storia della Terra, 21 voll., Cesena, Gregorio Biasini, 1778-1787. 22 Catálogo de las lenguas de las naciones conocidas, y numeración, división, y clases de estas según la diversidad de sus idiomas y dialectos, 6 voll., Madrid, Imprenta de la Administración del Real Arbitrio de la Beneficencia, 1800-1805. 23 Nelle citazioni che riporto ho rispettato la grafia e l'accentazione dell'originale, limitandomi a sciogliere le abbreviature, per rendere più agevole la lettura. TERREROS E HERVÁS E LA GRAMMATICOGRAFIA ITALO-SPAGNOLA DEL SETTECENTO 7 - 2007 http://www.ojs.unito.it/index.php/artifara 13 ISSN: 1594-378X [...] me ha impelido motìvo superior, que es el de facilitar con ella el util conocimiento de la lengüa europea no solamente mas armoniosa por el buen orden de las letras, mas suave por el dulce acento vocal de ellas, y mas abundante de palabras, pero tambien mas erudìta sin tanto peligro, como hai en otras lengüas literatas de tropezar con libros que la perversa malicia de la viciosa sabidurìa mondana ha dictado, y escrito para ofuscar la razon, y pervertir la voluntad. La lengüa francèsa, que se vanagloria de ser hoi depositaria de las ciencias, y tambien lo es de cuantos libros ha producido la malicia, no mostrarà apenas un libro utilmente instructivo, compuesto o traducido en ella, que no se halle en la lengüa italiana, y esta mostrarà centenares de libros suyos, que faltan en la francesa. La muchedumbre de soberanìas de Italia, en las que a competencia con loable emulacion se promueven, y protejen las ciencias, y el ramo de comercio, a que los libreros, e impresores italianos han reducido ventajosamente toda clase de libros nuevamente compuestos o traducidos de las lengüas forasteras, han hecho tesorera de las ciencias a la lengüa italiana, y la han enriquecido, y perfeccionado inmensamente con nuevas palàbras: pues el numero de estas, propriedad de su significacion, y la perfeccion de su uso en las lengüas crecen a proporcion, que crecen el numero, y la diversidad de materias, que en ella se escrìben. Esta calidad, que es la mas estimable en el idioma italiano, y la armoniosa, y suave pronunciacion de sus silabas bien ordenadas poniendolo en grado superior a los demas idiomas vivos de Europa hacen util y deleitable el estudio de la lengüa italiana [...]. Conviene esta con la española mas que con ninguna otra lengüa en la formacion, armonia, construccion, y abundancia de sus palàbras, por lo que el conocimiento del idioma italiano a ninguna nacion es tan facil, y coniguientemente tan deleitable como a la española (Hervás, 1797: ff. 2v-3 r). Il Discurso preliminar che avrebbe dovuto seguire la dedicatoria non è purtroppo presente nel manoscritto. Sappiamo dalle avvertenze per la stampa che fu portato dall'autore in Italia e che avrebbe dovuto costituire quasi una parte autonoma rispetto alla grammatica, destinata agli eruditi, con considerazioni sulle caratteristiche della lingua italiana e un excursus sui suoi più rappresentativi scrittori24. Va precisato che nel corpo del testo non si fanno riferimenti all'italiano come lingua letteraria e che gli esempi riportati sono tutti exempla ficta, al contrario di quanto succede nella Reglas di Terreros (e nelle Regole di Corticelli) dove si documenta quasi esclusivamente una lingua letteraria basata, in linea con la teorizzazione bembiana e cruscante, sull’autorità dei classici. Mentre, come nel caso delle Reglas di Terreros, i manuali per l’insegnamento delle lingue straniere normalmente si rifanno in modo abbastanza passivo a schematizzazioni preesistenti, nel testo di Hervás affiora costantemente una volontà di revisione concettuale e terminologica della tradizione grammaticale25, che non è altro se non il riflesso delle sue teorie generali sulla natura del linguaggio. Sono molti cioè i passi in cui si intravede un’eco di quelli che un’ampia bibliografia ha individuato come i cardini del pensiero linguistico hervasiano. In sostanza possiamo dire che l’Hervás linguista, precursore del comparativismo, o della teoria del 24 “La presente [grammatica] sirve para aprender la [lingua] italiana, de cuya formacion, y calidades, como tambien de los mejores autores, que en ella han escrito se ha dado noticia en el discurso preliminar a esta obra” (Hervás,1797: f. 32 r). 25 Molti sono però gli autori che cita come punto d’appoggio su questioni puntuali, come Buonmattei, Ruscelli, Cionazzi, Gigli, Bartoli, per gli aspetti realtivi al verbo; Il Cinomio per l'articolo; Miranda e Covarrubia per l'interiezione; Rogacci per la sintassi; Corticelli e Spadafora per l'accento. Va notato che non compare nessuna grammatica italiana direttamente dedicata di ispanofoni, e che dunque Hervás sembra non conoscere (o non considerare all'altezza) i suoi più diretti antecedenti, fra cui le Reglas di Terreros. 7 ― 2007 P. SILVESTRI 14 http://www.ojs.unito.it/index.php/artifara ISSN: 1594-378X sostrato, oppure difensore del legame universale fra attività mentale ed attività linguistica, emerge sull’Hervás grammatico26. Nonostante questi spunti che rendono atipica la struttura teorica del testo, anche Hervás, nella seconda parte, si adegua alle convenzioni manualistiche: En las gramaticas de las lengüas vivas se suelen poner diálogos, cartas, y pesìas, en que el estudioso de ellas se pueda exercitar. Este ejercicio se hace utilisimamente leyendo libors de autores buenos: y solamente por seguir la costumbre de dichas gramaticas pongo aqui el siguiente diálogo con algunas frases, y sentencias, y un resumen de las palabras comunemente usadas en el trato familiar (Hervás,1797: f.113 r)27. In chiusura, come si è visto nel caso di Terreros, si aggiunge un dizionario tematico bilingue: la sua ampiezza (122 v-160 r), la quantità dei campi semantici, e la presenza di molte correzioni e aggiunte, paiono indicare un particolare interesse di Hervás in questo senso, confermato anche dalle allusioni alla futura pubblicazione di un dizionario bilingue di cui quello contenuto nella grammatica avrebbe potuto verosimilmente rappresentare un possibile embrione28. Bibliografia AA.VV. (1992) Italia e Spagna nella cultura del '700. Atti del Convegno Internazionale (Roma, 3-5dicembre 1990), Roma, Accademia Nazionale dei Lincei. ARCE, Ángeles (1981) “Principales Gramáticas y Diccionarios Bilingües en la España del XIX”, in Vicente González Martín [ed.], El Siglo XIX Italiano (Actas del III Congreso Nacional de Italianistas), Salamanca, Ediciones Universidad de Salamanca y Junta de Castila y León, pp. 7-15. BATLLORI, Miguel (1966) La cultura hispano-italiana de los jesuitas expulsos. 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Seguono pochi esempi di lettere con formule di intestazione, di apertura e di chiusura. Si propongono poi, sempre con traduzione a fronte, un esempio di prosa (Sopra i premi, ed i castighi eterni) ed uno di poesia (I' vo piangendo i miei passati tempi ). 28 Nell' apertura del manoscritto l'autore infatti dice: “Este volumen contiene la gramatica de la lengüa italiana, y el principio del vocabulario italiano-español” (Hervás,1797: f.1 r); e subito dopo, nelle avvertenze per la stampa, aggiunge: “Advertencias para la impresion de la gramatica italiana, la cual con el discurso preliminar tiene 160 hojas, despues de las cuales se pondrá las advertencias [non presenti nel manoscritto] para la impresion del vocabulario italiano-español” (ibid ). Ancora, nella dedicatoria, si fa riferimento al vocabolario: “Señora: de la lengüa italiana os presento, y dedìco este compendio gramatical, al que seguirà prontamente el vocabulario italianoespañol [...]” (f. 2 r). TERREROS E HERVÁS E LA GRAMMATICOGRAFIA ITALO-SPAGNOLA DEL SETTECENTO 7 - 2007 http://www.ojs.unito.it/index.php/artifara 15 ISSN: 1594-378X internazionale in memoria di Gianfranco Folena (Weimar 11-13 aprile 1996), Tübingen, Gunter Narr Verlag, pp. 337-45. CIAN, (1896a) Italia e Spagna nel secolo XVIII. Giovanbattista Conti e alcune relazioni letterarie fra l'Italia e la Spagna nella seconda metà del Settecento, Torino, Lattes. ――― (1896b) “L’immigrazione dei Gesuiti spagnuoli letterati in Italia”, Memorie della Real Accademia delle Scienze di Torino, Serie II, XLV, pp.1-66. FOLENA, Gianfranco (1983) L'italiano in Europa. Esperienze linguistiche del Settecento, Torino, Einaudi. FORMIGARI, Lia (1972) Linguistica e antropologia nel secondo Settecento, Messina, La Libra. GALLERANI, Alessandro (1896) “Dei Gesuiti proscritti dalla Spagna mostratisi letterati in Italia”, La Civiltà Cattolica, II, pp. 152-65; 416-30; 549-67. 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