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Cicerone giureconsulto

Costa, Emilio, (1866-1926)

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EMILIO COSTA PROFESSORE DI STORIA DEL DIRITTO ROMANO NELLA R. UNIVERSITÁ DI BOLOGNA CICERONE GIURECONSULTO Biblioteca PixeLegis. Universidad de Sevilla.NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AMPLIATA DALE ' AUTORE E IN PARTE POST UMA VOL UME SECONDO BOL O G NA NICOLA ZANICHELLI  n EDITOR E • Bologna - Societá Tipografica Mareggiani - x-atarxxvtt:. L'EDITORE ADEMPIUTI I DOVERI ESERCITERA I DIRITTI SANCITI DALLE LEGGI INDICE E SOMMARÍ LIBRO IV - IL PROCESSO CIVILE. CAP. I - L' ordine giuridíco e la sua tutela  Pag. 1.1 iudicia quali strumenti essenziali alla tutela dell' ordine giuridico. 2. ja a' lela dislrahendarum controversiarunz causa e iudicia puniendorum maleficioruna causa reperta. 3. Diferente carattere dell' intervento dello Stato in codeste due maniere di iudicia. 4. 1 soggetti alla romana giurisdizione penale e cívile. 5. La pubbliCitá dei iudicia. CAP. II - II procedimento in jure  ..  .........  ,,  9 z. I1 processo civile e 1' attivitá magistratuale esplicantesi nel indicare iubere. 2. Judiciunz clave nel linguaggio ciceroniano e nelle fonti contemporauee; la sua equipollenza ad actionem dare. 3. ptclicium in senso di formula; aclio in senso di formula. 4 Il processo per formulas nel tempo del Nostro ed il luego ciceroniano pro Roscio comoedo 8, 24. 5. Le sopravvivenze delle legis actiones nel tempo del Nostro. 6. La legis actio sacramento 7 . 91 7" . 7. La pratica portata di codesta leg-is actio ed il l uogo pro Mur. 12, 26. 8. L'a A ,ere per sponsionent e la deductio nzoribus nelle controversie relative alla proprieta immobiliare. g. Limitate applicazioni della formula petitoria nel tempo del Nostro. zo. Predominio del processo per formulas per le controversie relative a diritti di credito. zz. Vestigi di ricorso alla legis actio per cotali controversie: la legis actio nel luogo de oral. 36, 166-7. 1 2. 1 due luoghi de inv. 2, 19, 57-8, e dell'Auct. ad Ilerenn. 1, /2, 22, e recenti congetture proposte sulla base di essi intorno alla facoltá del magistrato di dare e denegare actionenz giá nel periodo . delle legis acliones.  Confortorecato per 1' esistenza di tale facoltá dall' accenno in Ve, r. 2, 2, 16, 39.  14. Il senso e valore cl'e..-raplio nei due luoghi predetti corrisponde tuttavia a quelli dell' ex-ceptio parte della formula.  L' introduzione al giudizio e il vadimoniuni. 16. I magistrati investiti di iurisdictio e le competenze rispettive. 17. La dicarunz seri/Vio nel diritto siculo. :8. Rappresentanza dei contendenti 19. 11 procuvalor. 2o. L'assistenza processuale. 21. La comparsa (lene parti in jure e l'infitiatio del convenuto. 22. La satisdatio iudicatunt solvi del convenuto persona suspecla e 1' orazione pro Quinctio. 23. Dallo e denegalio actionis. 24. La deneg-atio nel luogo pro Placeo 21, 49-50. 25. Rimedi contro provvisioni del magistrato in juré: l'inIercessio tribunizia. 26. La Illis con/es/atto. VI  INDICE E SOINIMARI CAP. III - Il procedimento in indicio  iudicium e le persone alle quali é deferito. 2. 1 mezzi su prova sui quali ii giudice forma 11 proprio convincimento. 3 . Le forme colle quali -tale con vineimento é espresso. 4. I termini prefissi dal magistrato al giudice nelle azioni stricti iuris. 5 . Ed in quelle bonae Jidei. 6. Sentenza e res indica/a. 7. Res indicala ed i1 luego pro Flacco 2 t, 49-50. 8. Rimedi contro la sentenza : revocado in d'un/una e restilulio in inlegz-unt nel tenipo del Nostro. g. Un editto di Verre suela  .Accessorl della soccombenza.  Conseguenze 12. La SPOILS1:0 e reslipulalio lertide parfis. 13. 11 indi- • lunz calunzniae. 14. L' infancia. 15. La contumacia del convenuto e le sue conseguenze. Pag• 33 CAP_ IV - II processo esecutivo  45 x. L' addiclio del condannato. 2. L esecuzione sul patrimonio del cundannato absens o morto senza eredi. 3. La znissio in possessioneni e la vendílio bonoruzzz• 4. Uendilio bonorunz e cessio bonorlenz. CAP. V - Intercletti e sponsnmes  51 1. In/enfiela e acliones. 2. Essenziale immanenza del processo interclittale alle cause possessorie. 3. Il processo interdittale nen' orazione pro Caecina. 4 , I termini della SP091SiO salla quale i recuperalores sono cbiamati a giudiearvi. 5. Iiiterdetti imperativi e intercletti proihitori, in rapporto alla facoltá dell' attore di agire coll' azione arbitraria anziehe colla sponsio. 6. Gli svariati ricorsi della sponsio nel tempo del Nostro.  7. Sponsiozzes praeiztdiciales. 8. Sponsion • s connesse a giudizi o indipendenti da questi. g. Sponsiones penali e il compromesso. LIBRO  - IL DIRITTO E IL PROCESSO PENALE. CAP. I - II delitto e la pena  59 u. Gli atti vietati dalla legre-penale e le loro designazioni. 2. I limiti della legge penale. 3. L' inapplicabilitá di essa agli stranieri e la sottomissione di questi alla coercitio magistratuale. 4. L'incritninabilitá degli atti -commessi da cittadini contro collettivitá straniere e contro singoli stranieri, ed i suoi termini. 5. La sanzione comminata dalla legge penale: poena e suppliciuni. 6. I presupposti subbiettivi dell' atto criminoso. 7. L'imprudenlia e la sua valutazione. 8. 11 riguardo decisivo alla volontá criminosa indipendentemente dall' esito voluto • dall' agente. g. La compartecipazione alla volontá criminosa. lo. La funzione politica e sociale della pena: la forza intimidatriee della pena nella dottrina del Nostro. I Eccezionali ripercussioni della pena sopra i figli e i diseendenti del delinquente, in rapportó colla funzione intitnidatrice di essa. 12. Riferibilitá della legge penale solo agli atti futuri: e le sue apparenti eccezioni. r3. Gli organi investiti del rnagistero punitivo: indicia populi e quaesliones legibus conslilulae. 14. Caratteristiclie particolari di essi. xs. Priucipi fondamentali dotninanti esercizio della giurisdizione penale. x6. Sovrapposizioni incostitu-. zionali del potere legislativo sul giudiziario. x7. La lex Clodia contro Cicerone. CAP. II - I delicti contro la sicurezza delló Stato e buche libertó contro le pub- - - x. Risalente  degli atti ostili alla Cittá . politicamenté costituita. 2. La perdnellio ed i suoi estremi originan Pairiani  'á. 'Tardo estendimento del concetto della per duellio all' usurpázigne dt poted •  - , pailátiatuali 11 121 da .parte-. di . ' privad.  fi; :crinzen-- , ,Maiestatis Id 'suoi termini  nei delittj Magiltratuali : lá lex 21ízpuleicZ dg maieState.- eáendimento di tau »terrnini -dopo; la ¿ej .. Cornelia e le deánizioni del crimen maiestatis nelle scuole rettoticbe; 6: Sopravvivenie eccézionall, ancor . dopo la lex. Cornelia, della figura autOnoma della perdizellio . e.del processo relativo. 7. II processo a titolo di perduellio iniziato contro .Rabino e sciolto per opera di Cicerone. 8. II nuovó processo nel quale Cicerone interviene a difensore di Rabino. g. Il crimen vis' ne' suoi rapporti col crimen maiestatis. zo: La lex Plautia de vi ed i termini della vis da essa  xx. L'accusa de vi esperita contro Celio Rufo ed i singoli titoli di essa. 12. Attentati alla libertó di voto: il crimen sodaliciorum ne' suoi rapporti col crimen vis. 13. Il crimen anzbilus. • CAP. • IIiI delicti contro la pubblica amministrazione x. Il crimen repetundarunz dopo la lex Acilia. 2. Detrimenti patrimoniali a danno di socii, senZa.arricchimento dell' autore. 3 . Esercizio di aziOni militan in próvincia, non autorizzate dagli organi sovrani e di governo. 4. I presupposti normali del crimen repetundantm nelle indelaite spogliazioni di socii da parte di inagistrati o di altri preposti a pubblici uffici. 5. 1 furia el Jiagilia di Verre. 6. Le acense contro M. Fonteio e contro' M. Scauro e l' infiliatio di Cicerone dei crimina che ne costituiscono il fonclamento. 7. accusa contro L. Flacco, e la tentata giustificazione d'alcuni dei fatti appostigli come titolo all' accusa di crimen-repetundcirunz. 8. La causa di Rabino Postuino ed ,sita rapporto con l'acensa giá proposta vittoriosamente contro Gabinio. g. II crimen peculatus e la quaestio relativa. io. Complicanze ed intrecci del peculatus col crimen .repetuz . zdarum. xx. II sacrilegium: la persistente indipendenza, nel tempo del Nostro, della figura e della sanzione di questo dalla figura e sanzione del peculatus. x2. Abuso del civico diritto d'accusa: calumnia e praevaricatio. 13. La. corruptio iudicii. CAP. IV - L' omicidio, il falso e le minori figure criminose x. Perseguibilitá criminale anche d' altri alío Stato ed ai suoi ordini. 2. L' omicidio e cidio e parricidio. 4. I1 procurato aborto. e .1a lex Cornelia testamentaria numnzaria di una lex Cornelia, ed i stioi termini. 7. costume: lo stuprunt in particolare. - atti illeciti non costituenti attentato la lex Cornelia de sicariis. 3. Omi5. Il falso documentale e monetario . 6. L' iniuria perseguibile in forza alea. ' 8. I delitti contro il buon CAP. V - II processo penale  x. L' introduzione del processo davanti al inagistrato ínvestito della cognitio: la dicho diei ed i suoi presupposti. 2. Lo svolginiento del processo davanti ai comizi giudiziari. 3. Caratteri. del potere giudiziario del popolo ed i limiti prestabiliti a questo dai mores e dalle lepes relative a singole figure criminose alla corrispondente sanzione.. 4. L'introduzione del processo clelle quaestiones: la nominis receplio ed il suo rapporto -coll' accuscitio del privato cittadino. 5. I presupposti.'della nonzinis receplio: • delibazione per parte del Magistrato degli .elementi d' acensa-. 6.. Gli effetti della nonzinis receplio, in rapport() all' accusatore che l' ha provocata. 7. Effetti di essa in rapporto all' accusato. 8. La costituzione del eOnsiliunzquaestionis. g. Determinazione della prima udienza. Gli effetti dell' assenza in questa del quaesilor o delle parti. Gli effetti della contumacia dell' accusato.  L' ordine della discussione nel tudicium. z 1. Produzione e discussione delle prove. Prevalenza della prova testirnoniale. 12. Le quaesliones servorum. 1 3 . La chiusura della discussione e la votazione. 1 4 . AvOliatio e comperendinatio. Eventuale Paritá di voti fayorevoli e contrari all' accusato ed il ltiogo ad fam: 8, 8, 2. 16. Libertó assoluta spettante al giudici nell' apprezzainento delle singole prove prodotte dalle partí. 17. L'  - Pag. 99 131 VIII  INDICE E SOMMARi ciuei iitdicis nel giudici criminali ed i suoi termini. x8. Se i giudici potessero allontanarsi col loro voto dalla formale applicazione della legge costitutiva della rpmestio. rg. La prora untiatio della sentenza e la redazione in iscritto di questa, 20. Accessori della sentenza: premi all' accusatore. 21. Giudizio successivo per la lilis deslimatio dei danití dedvanti dal delitto. 22. L' írretrattabilitá della res l'alicata concretatasi nella sentenza. 23. La calumnia dell' accusatore e la cormildio dei giudici partecipi al consilium; e la nullitá della sentenza emanata sotto influenza di tali delitti. 24. Le in integrum resliluliones dí condannati, e la loro formale correttezza. 25. Sospeusione ed interruzione del giudízio. A GGIUNTA   Pag. 161 INDICE ALFABETICO DELLE PAROLE E DELLE COSE  1, 165 INDICE DEI PASSI DI CICERONE   185 ('.LENCO DELLE PRODUZIONI DI EMILIO COSTA, INSIEME A TRATTI DELLA SUA VITA   » 225 ERRATA-CORRIGE PER L' INTERA OPERA   235 LIBRO IV IL PROCESSO CIVILE C °* T Ciceriiour giureconsulto - Vol. II. CAP. L' ordine giuridico e la sua tutela. r. La vivitas ha tra le funzioni connaturali alfa sua esistenza quella di perseguire per mezzo dei indicio ogni lesione recata ai diritti della collettivit'a o ai diritti particolari dei singoli che le appartengono (1). II libero svolgimento dei indicio e 1' irretrattabilita delle loro statuizioni costituisce i come 1' osservanza delle leges, un presupposto essenziale della conservazione della vivitas (2) ; cosi come per contrario la soppressione di quelli e l' inosservanza di queste segna il momento di dissoluzione dell' aggregato politico, del quale costituiscono il necessario presidio (3), ed ha Per (i) Pro Roscio Am. 32, 91: " dum vivitas erit, iudicia tient ,, ; ad O.  . 3, 6, 4: " Angor..., nullam esse rem publicani, nulla iudicia „; pro Sulla 22, 63: " status.... rei publicae maxime iudicatis rebus continetur „; in Pis. ro, 23: " nullo nulla lege, nullo more ,,; pro .S'e,s1. 4 6 , 98: " Huitts autem otiosae dignitatis hace fundamenta sunt,.., religiones, auspicia, potestates magistratuum, senatus auctoritas, leges, mos maiorum, iudicia, ituis dictio „. (2) De domo 7, 17: " ....iudicia, leges, concordia populi, senatus auctoritas mIOCtimt SHEn1 reducía. videatur „; pro Font. 3, 6: " Hispaniensis legado consecuta est turbillentissimo rei publicae tempore, cum adventu L. Sullae maxtuni exercitus Italian] j civiuim dissiclerem iudiciis ac ‘ legibus „; de leg . e agr. 2, 37, 102 : " vos, quortun gratia in suffragiis consistit, lik:rtas in legibus, ius in iudiciis el aequitate magistratuan.... „; Phil. 14, 36; " Ego yero istos otii, concordias, legum, iudiciorum, libertatis inimicos tantum abest ut ornen], lit effici non possit quin eos tam quam rem publicam diligo „; pro 5, 13: " Quia milla vis minium)] est in libera civitate suscepta inter civis non contra rem publicam „. (3) In Caec. din, 2r, 7 0 : " Et profecto aut hoc remedian est aegrotae ac prope desperatae rei publicae iudiciisque corruptis et contaminatis naticortim vitio ac turpitticline, Nomines ad legan defensionem iudiciorumque auctoritatem quam lionestissimos et integerrimos diligentissimosque accedere.... „; ira Verr. 2, 5, 6, 12: " Perditae civitates desperatis iain oninitnis rebus hos solent exitus exitialis habere, ut damnati in integran restituantur, vincti solvantur, exilies reducantur, res iudicatae rescindantur „; ad fan/. 4, 1, 2: " ....urbein sine legibus, sine iudiciis, sine iure,.., relictam direptioni et inceinhis „; lo, 1, " qua (re publica).... nec leges ullae sunt nec iudicia nec omnino simulacrum aliquod ac vestigium civitatis? „; pro .s'esi. 40, 86: " si leges non valerent, iudicia non essent „; de  resp. 28, 6o: " auctoritas principal' cecidit, consensus ordinum est divolsus, iudicia perierunt „; de lege agr. 2, 3, S: sublata erat de foro lides non jeto aliquo novae calamitatis, sed suspicione ac perturbatione ituliciorum, infirmatiene rerum iudicatarum „; 2, 4, to: " peque yero illa popularia sunt existimand q , i1  cliciorum perturbationes, rerum iudicatartun  „ ;  8, 4, I1 ; " Queni enini 10 LIBRO IV, CAP_ II La sicurezza dei consociati nella preservazione e tutela dei loro diritti privati, di contro ad infondate ed ingiuste pretese, riposa ad ogni modo ad un tempo -salla rettitudine dei magistrati qui iudicia dant, e di coloro qui iudicant; i (valí costituiscono cosi organi separati e distinti, benché fra loro connessi, nell' amministrazione della giustizia civile (1). 2. Judiclitin dare (2), anche nel linguaggio del Nostro, ha senso e valore equipollente a quello di actionem dare (3). Le due espressioni concorrono significare l'instaurazione dell' arbitrato da parte del magistrato (4), in seguito all' istanza rivoltagliene dai contendenti (iudicium impetrare (5); iudicium postulare (6) ). Aclio e l'alienan appaiono usati con senso e valore diversi, solo in quanto (alio é assunta a significare lo strumento, per mezzo del quale il singolo che " De iure enim libertatis et civitatis suum putat esse iudicium, et recte putat „. Cfr. Schol. Bob. in ora/. de rege Alexandr. 2, 2. (1) in Uerr. 2, 2, 12, 3o: " Dubium nemini est, quin oinnes omnium pecuniae positae sita in eorum potestate, qui iudicia dant, et eorum qui iudicant, quin remo vestrum possit cedes seas, nemo fundum, nemo bona patria obtinere, si, cum haec a quopiam vestrum petita Sint, praetor improbus, cui nemo intercedere possit, det, quem velit, iudicem, iudex uequam levis, quod praetor iusserit, iudicet „. 12) Pro T'un. 5, lo: " His temporibus cum.... res in eam consuetudinem venisset, ut humilles minore religione armis uterentur, necesse putavit esse et in universam familiam iudicium dare, quod a familia factum  „; 5, 12: "  iudicium ita daret, ut hoc solum in iudicium veniret, videreturne vi hominibus coactis armatisve damnum dolo malo familiae datum.... „ ; , 27: " Si ita iudicium daretur, ut id concluderetur, quod a familia factum esset.... „; 13, 31 : " Quaero enim abs te, si ita iudicium datum esset.... „; 17, 41: " non damno commoventur magistratus, ut in haec verba iudicium dent.... Neque enim is, qui hoc iudicium dedit, de ceteris damnis ab lege Aquilia recedit „; pro Caec. 3, 8: ." Etenim, si praetor is, qui iudicia dat, numquam petitori praestituit, qua actione illurn uti velit.... „; in Verr.  1, 52, 137: " nova iura, nova decreta, nova iudicia petebantur.... in me iudicium ne det....' „; 2, 2, 12, 31: " ut praetor in ea verba iudicium det „: 2, 2, 17, 43 : " quid interest, utrum praetor imperet vique cogat aliquem de suis bonis omnibus decedere an huiusce modi iudicium , det, quo iudicio indicta causa fortunis omnibus everti necesse sit ?. „ ; 2, 2, 27, 66: " si quis eum pulsasset, edixit sese iudicium iniuriarum non daturum „; 2, 3, 13, 33: " Cum y ero verbo iudicium sit in edicto.... „; pro Flacc. 35, 88: " In Lurconis libertum iudicium ex edicto dedit.,,. .Judicium reddere: Aucl. ad Herenn. 2, 13, 19: " M. Drusus . praetor urbanus, quod cum herede mandati ageretur, iudicium reddidit, Sex. Julius non reddidit „; pro Quina. 22, 71: " neque iudicium redditum est usitatum „. Judicium constituere: Pro Tull.' 4, 8: " hoc iudicium paucis hisce annis propter hominum malam consuetudinem niniiamque licentiam constitutum est „•; 18, 42: " Non ergo praetores a lege Aquilia recesserunt,.quae de damno est, sed de vi et armis severum iudicium constituerunt „. (3) in Verr. 2, 2, 27, 66 cit.: " si quis eum pulsasset, edixit sese iudicium iniuniarum non daturum; quicquid ab eo peteretur, iudicem de sua cohorte daturum, ipsi autem actionem rei sese daturum „; pro Flacc. 21, 49: " M. Gratidius legatus, ad quem est aditum, actionem se daturum negavit „; pro Caec. 13, 39: " Huiusce rei vos statuetis nullam esse nem, nullum experiundi ius constitutum „; 14, 4o: " Huiusce geueris una est actio per hoc interdictitm, quo nos usi Sumus, constituta „. (4) In Verr. 2, 2, 27, 66 cit.; pro Caec. 3, 8 cit.: " Etenim, si Praetpr,iS, • qui iudicia dat, numquam petitori praestituit, qua actione illuni uti velit....  .  .  .. (5) In / - err. . 2, 3, 65, 152: " C. Gallus, homo 'vestri-ordinis,  suo .familiarisslmo L. 'Metello iudicium ex edicto non potest impetrare „. .  . (6) In Verr. 2, 3, 15, 39; 2, 3, 59, 135: " abs te iudicittm. postülatn' ,;". J.I si 'reputa offesó nel suo  proMuOve dal .magistrato instaurazione delP . arbitrato - (r); m • entre_ iudicitun esprime  arbitrato stesso cosí inátanrato (2). . Poiche' in talsenso appunt6- , actio comprende ogni strumento diretto a codesta instáurazione, o.prefisso giá dál ius civile, o impetrato dal magistrato, e:persino . gli strumenti di carattere amministrativo e di origine indubbiamente pretoria, che portano all' arbitrato in maniera solo mediata ed indiretta, e che piú propriamente entra p o nei terinini degli interdicta (3), non sernbra possibile aderire al concetto di chi propone di circoscrivere il valore di actio ' al soli strumenti intesi alla tutela di rapporti protetti in antico col mezzo delle legis actiones, e di riferire iudicium esclusivamente agli strumenti introdottí dal pretore dopo la legge Ebuzia, a tutela di rapporti sprovveduti prima di allóradi ricognizione é difesa (4). (I) Pro Caec. 3, 8: -" e Potuisti enini leviore actione confligere... „; 12, 33-4: " iterum quaero, sitne huius rei aliqua actio an nulla.-... 'Quid ergo est? inpune feci; natn, quid agas medula ex iure civili ac praetorio, non habes ' „; pro illur. 9, 22: " tu actionem instituis, ille aciem instruit „; 13, :29; "-non solum illa gloria militaris vestris formulis atque actionibus anteponenda est, verum etiam dicendi consuetudo longe et rilultum isti vestrae exercitationi ad honerent antecellit „; ad fam. 5, lo a 2: " .... qui t sua bona direpta, navis expugnatas, fratres, liberes, parentes occisos actiones expostulant? „; Phil. 9, 5, "'legue instituere albura actiones (Ser. Sulpicius) malebat . quam controversias tollere .„; de oral. 1, 57, 245: " Et credo in illa militis causa, si tu aut heredero aut militem defendisses, ad Hostilianas te actiones, non ad Main viin et ad oratoriam facultatem contulisses „. • Presso 1' Ana. ad Herenu. 2, 12, 18, compare la suddistinzione delle singole acliones, prospettata poi dai giuristi classici (cfr. in ispecie U I p . , ad Sab., D. 5o, 16, 178, 2; Pa p. , /). 44, 7, 28): actio, pelilio, persecutio, corrispondente certo agli strumenti processuali occorrenti a far valere dei crediti, dei diritti reali, e dei rapporti tutelati extra ordinem. Ma 'nesse H Nostro perseculio ha talara valor generale, in quanto esprime la finalita di tutte le aclion,:rv„ intese a ius sauna persequi; come nel luogo dell' Oralor 41, 141, in cui si rappresenta come compito del ius civile la "perseculionum caulionumque praeceplio „. (2) Pan/. oral. 28, 99: " Atque etiam ante iudicium de constituendo ipso indicio solet esse contentio, curo aut sitne actio illi, qui agit, aut iamne sit aut num iam esse desierit ata inane lege, hisne verbis sit actio quaeritur „; 28, loo: " Quare de constituendis actionibus, de capiendis subeundisve iudiciis, de excipienda iniquitate actionis.... paulum ea separo a iudiciis teinpore magis agetidi quam dissimilitudine generis „. (3) Pro Caec.  32 : " hanc puto me habere actionem, ut per interclictuni metini teneam atque iniuriam tuam persequar „; 13, 37: tu solus prohibitus et a tuis itedibus vi atque armis' proterritus, utruni hanc actionem habebis, qua nos usi sumus, a ti aliara quompioni an ornnino nullam? „; 13, 38: " Haec si est, qua nos usi sumus, te indice vincamus necesse est. Non enim vereor, ne hoc .dicas, in eadem causa eodem interdicto te °pariere restitui, Citecinain non oportere „ ; 13, 39: " Huiusce rei vos staluetis nullam esse actionem, nullum experitindi ius  constitutum, qui obstiterit armatis hominibus...?  14, 4o cit. pure a pag. lo, 11. 3. (4) W 1 a ssak , Rünz. Processgeselze cit., I, pagg. 62 e segg., Die Klass. Prozessformel, in ,Silzung-sben. den Wien. Abad. ph:rh. IX i. 1924, pagg. 157 e  11 luego de nal. deor. 3, 30, 7.1: '" Jade illa actio; OPE CONSILIOQUE TUO FURTUM AIO FACTUM ESSE, inde tul ludida de fide molo, tutelae, mandan ecc. „, non pub valere a giustificare esistenza nel pensiero del Nostro ,di contrapposto fra il concetto di actio e quello del iudicium; poiché di contro a codesto luego stannogli altri citati nelle due note precedenti; upa quali adío ha valore e portata generale, accanto al senso particolare, col quale pur figura, di strumento adibito a far valere diritti lissali dal risaletite ius civile „: Top. 17, 64: " ex quo ARIES suBicuruiz ille in vestris actionibus SI Trta.um MANU FUGIT MAGIS QUAM 1ECIT Per la letteratura successiva cfr. W e n ge r , Insl. des K1911. Zivilpr., pagg. lo e segg.; n. 6. Vedi da ultimo Lé v y - Bruhl, Pra l /en/ el PreVeur, nena Revue hislorigne de droil ece. 1926, 1, pagg. 5 e segg. 12  LIBRO IV, CAP. II 3 . Come iudicium significa in generale 1' arbitrato organizzato dal magistrato copra il rapporto controverso, indipendentemente dalla natura di questo e dalla genesi della sua ricognizione (r), • esso significa anche in modo particolare lo schema scritto in cui ii magistrato inedesimo ne stabilisce e concreta i terinini, per istruzione e norma del giudice al quale esso dovrá deferirsi : lo schema scritto, che in seguito alla legge Ebuzia é certamente praticato, Del tempo in cui ii Nostro fiOrisce, da oltre mezzo secolo, almeno per un corto gruppo di controversie. Tal senso e valore ha veramente indicium nei luoghi in cui si parla di addcre in indicio, a significare certi elementi da sottoporre alla considerazione del giudice, nell' atto stesso in cui lo si investe dell' ufficio di indicare (2); o si parla di nalcatin accipere da parte del convenuto, in guisa del tutto corrisponclente a quella con cui ne parlano le fonti posteriori, per significarne quell' accettazione della formula, nella quale si concreta 'la litis contestatio (3). Tal senso ha del parí iudicium nei .luoghi ín cui é adoprato come sinonimo di formula: ed in particolare nei luoghi famosi de natura deor. 3, 30, 74 e de off. 3, 14, 6o, nei quali si accenna a C. Aquílio iutroduttore rispetti, vamente del iudicium de dolo malo e delle de dolo malo formulae ; e nell' altro in l'err. 2, 3, 65, 152, in cui 6 chiamato col nome di formula (Octaviana) lo stesso strumento indicato poco innanzi con indicium (4). Anche in codesto particolare significato, di schema scrittodel processo, vediamo concorrere tuttavia di nuovo adío con iudicium: " ut in actionibus praescribi solel, e d e ea d e in re /Jet: lt] alio modo' „ (a). 4 . 11/Ia piú spesso che coi nomi di iUdiciant e di adío, assunti in senso e valore particolari (6), lo schema in cui dal magistrato sono fissati i termini (r) Le spontanee prestazioni avvenute in • ricognizione del diritto altrui, indipendentemente da ricognizione avvenutane gitrlizialtuente, si contrappongono quali sine indicio a quelle avvenute in esecuzione del indiciunz: Pro Cluent. 59, 162: " Cei cuiusdam Samnitis uxorem post bell oto ab lioc esse repetitam. Mulierem cum euiisset a sectoribus, quo tempore eatn primum liberam esse audivit, sine indicio reddidit Ceio „. (2) Pro Tull. ro, 26: " At istuc totum 'DOLO MALO additur in hoc indicio eius causa, qui agit, non illius, quicutn agitur „; 16, 38: " Si autem vena, quid attinuit te tata multis verbis a praetore postulare, ut adderet in iudicium INJURIA '...? „; Top. 17, 66: "In omnibus igitur bis iudiciis, in quibus EX FIDE BONA est „ ; de off. 3, 15, 61 : " ....iudiciis, itt quibus additur EX FIDE BONA.— III fidlICIR UT INTER BONOS BENE AGIER „ (cfr. ad fano. 7, 12, 2: " Ubi porro illa erit formula fiduciae: e ITT INTER BONOS BENE ÁGIER cwortTET (3) Pro Quincl. 20, 63: " Faletur enim.... iudicium quin acciperet in ea ipsa verba, quae Naevius edebat, non recusasse „; 20, 64: " [non omnia iudicia.acceperit, quae quisque in verba postulara] „; 21, 66: " se iudicium id, quod edat, accipere (testatur) „.  - (4) Cfr. pare in Verr. 2, 3, 22, 55: " Dabat irte iudicium, Sí PARERET IUGERA EIUS FUNDIPLURA ESSE, 9UAM COLONUS ESSET PROFESSUS, tuin uti Xeno datrmaretur „.. (5) De fin. 5, 29, 88. Non sembra pertanto • si possa aderire all' asserzione, del Wlessak, op. cit., I, pagg. 79 : 80, che " Cicero den Aúsdruck actio für Sátriftfortnelklage noch inüglicbst ztt vermeiden suche „. (6) L'esistenza presso il Nostro di un significato di iudicium corrispondente_a quello di formula e stata giá tuessa vivamente in luce dal 'W I a ss a k op. cit., pagg. e seggi ; it quale sembra pero che ne abbia esagerato di troppo il valore; assuMendola á confortó:della dotiritia accennata dianzi, cuca la genesi tutti pretoria degli strumenti designati . col 'torne ,di iudicia, ín contrapposto  genesi civile delle  esistenia:é stata - S invecé negata Pá()¿Él:~NTá n N. ivRn.,„. dell'arbitra.tó,  designato anché dal Nostro appunto col . nome di formula (1), desinflo dal linguaggio comune  quale 'si trova ádoprato in generale a sigui- - ficare schemi o :prospelti  (a.), di orazioni (3), é norme del costume (4). La generale . portata assunta nel tempo di Cicerone dalla formula, e dal sistema processtiale che s' impernia su di essa, sembra balzare evidente dalla esplicita áttestazione di un luógo della oratio pro Roscio conioedo 8, 24, che giustamente é riconoseiuto come •capitale da quanti hanno discorso di questa .materia : Sunt jura, sunt formulae de omnibus rebus constitutae, ne quis aut in genere iniuriae aut in ratione actionis errare possit. Expressae sunt enim ex unius cuiusque damno, dolore, incommodo, calamitate, iniuria pub/icae a praetore formulae, ad quas privata lis accominodatur „. Codesto luógo, di per sé, sembra affermare il predominio del nuovo sistema processuale per formulas, su quello antico che s' impernia sui rituali di parole solenni e di gesti in cui si concretarlo le legis actiones, in guisa cosi asSoluta, da non lasciar quasi adito a supporre che dell' antico rimanesse piú nena pratica veruna applicazione. 5. Senonché, di contro a questo passo, ne stanno nei quali si accenna chiaramente a delle actiones costituite sulla base di una data /ex, e legate ale' osservanza di certi verba (a); o nei quali sono riferiti anche dei Verba peculiari a certe legis actiones (6) o nei quali tornano allusioni indirette Kübler, Ueber die Bede.ulung von iudicium und formula bei Licero, p ella Zellschrilt der SavignySlifl., XVI, pagg. 137 e segg. ; il grade su codesto punto é stato tratto forse troppo oltre dal suo dissenso col \V. intorno all' assunto fondamentale. • (i) In Verr. 2, 3, 65, 152: postulavit ab L. Metello, ut ex edicto suo iudicium daret Apronium, QUOD PER V1111 AUT METUAI ABSTCLISSET, guara formulam Octavianain et Ronute Metellus habuerat et habebat in provincia „; pro Quinct. 8, 3o: " ....indicatum solvi satis des ex formula.... „; pro Tull. 12, 29: " cetera ex formula „; de . fin. 2, 1, 3: " ut quibusclarn in formulis EA RES AGETUR „; M'U/. 79, 275: " QUA DE RE AGITUR autem illud, quod multis locis in iuris consultorum includitur formulis.... „; ad fan. 13, 27, 1: " ut vos soletis in formutis, sic ego in epistolis e DE EADEM RE ALIO MODO '; de oral. 2, 42, 178: " Muta enim multo nomines iudicant odio.... aut aliqua permotione mentis quarn veritate aut praescripto aut iuris norma aliqua aut iudicü formula aut legibus „; pro Roscio com. 5, 15: " perinde ac si in baile formulara oinnia iudicia legitima, omnia arbitria honoraria.... conclusa et comprehensa sint „; 9, 2 , 5: " Nam, quo tu tempore illa formula uti  „. (2) 7'op. 8, 33; de leg. I, 4, 14: "an ut stipulationum et iudiciorum formulas conponain ? „; pro Roscio com. 4, 12: " sponsionis formula „; Brul. 79, 275 cit.: " in iuris consultorum includitur formulis „; pro Mur. 13, 29: " non solurn illa gloria militaris vestris formulis atque actionibus anteponenda est.... „ ; ad fanz. 7, 18, 2: " sed miror, quid in illa chartula fuerit, quod delere malueris.... nisi forte toas formulas „. (3) De opt. gen. oras. 5, 15; Oralor 11, 36; 23, 75: " formula (dicendi) „; 44, 150: " formula componendi „; pro Flacc. 15, 36: " formula testi:no:1h atque orationis „; iu Verr. 2, 2, 6o, 147: " postulationtnn formula •„. (4) Arad. posl. I, 4, 17; " disciplinae formula „; de °pl. gen. oral. 20: " formula consuetudinis nostrae „; de off. 3, 4, 19: " Itaque ut sine errore diiudicare possimus, si guando cura lilo, quod honestum intellegimus, pugnare id videbitur, quod appellamos titile, formula quaedam cotistituencla est „. (5) Par/. oral. 28, 99 cit.: " sitne actio qui agit, aut ianme sit ara num jan] esse desierit aut illane lege, hisne verhis sit actio quaeritur „, de oral. 1, 56, 167: " quod alter plus lege agencio petebat, quarn quantum lex in XII Tabulis penniserat „. (6) De nal. deor, 3, 30 , 74 cit.: " Inde illa actio: oPE CONSILIOQ UE 'rulo FouTum Ato 1 4 LIBRO IV, CAP. II ma sicure di alcune di queste, come della 1. a. per pignoris capionem (1), della 1. a. per manus iniectionem (2) e di quella per indicis arbitrive postulationem ( 3 ). 1. E stanno altri luoghi ancora, che attestano esplicítamente applicazione viva e presente della precipua e fondamentale fra le legis actiones, la 1. a. sacramento, alla tutela di certi diritti e gruppi di diritti. 6. Per le questionilrelative al nieum esse ed al meum vindicare, si raffigura vivamente come d' applicazione generale e costarte_ il processo che ha luogo col sacramento contendere, dagli stessi ricorsi figurati e scherzosi che tornano di codeste espressioni nel linguaggio del Nostro (4); mentre in un luogo dell' orazione pro Milone appunto il petere vindiciis et sacramentis é rappresentato come il modo caratteristico di civile e legale rivendicazione e tutela dei clomini, in contrapposto alle usurpazioni illegali e violente di questi (5); ed in altri si contrappone del parí alla ripetizione violenta quella che ha luogo per mezzo clelle forme che si ricollegano, come il manus conserere, alla proced tira del sacramentum, e vi rappresentano un ricordo e vestigio dell' intervento dello Stato inteso ad impedirla (6). Anche per le cause ereditarie il processo per sacrainentuin figura largamente applicato, sia dai luoghi in cui codeste cause si rappresentano deferite di preferenza al tribunale dei Centumviri, presso ii quale permane fino al tempo di Gaio, - sia dall' accenno concreto che il Nostro reca al mezzi di cui pub valersi a ripetere un' ereditá chi ritenga di avervi diritto in seguito ad un testamento redaíto a suo favore : " lege ageret in hereditatem aut, pro praede litis vindiciarum cidra satis accepisset, sponsionem faceret et ita de hereditafr certaret „; di tra i quali mezzi adunque il lege agere é rappresentato tuttora come quello precipuo e fondamentale, di fronte al certare mediante la sponsio : di cui riprenderemo a dire piil oltre (7). La legis actio sacramento é attestata pure di applicazione viva e presente per le questioni di liberta (8), e lo é infine (se non veramente nel _momento FAcTtim EssH, indo tot iudicia de fide mala.... „; de oral. 1, 56, 237: " idcirco qui quibus verbis herctum cieri oporteat nesciat, idem herciscundae familiae causara agere non possit „. (1) Verr. 2, 3, 11, 27: " cura in his,... rebus omnibus  publicanus petitor aut pignerator, non ereptor neque possessor soleat esse „. (2) Pro Roscio com. 16, 48: " Ipsa mihi veritas marrara inicit et .paulisper consistere et commorari cogit „. (3) Pro Mur. 12, 27: " Jain illud mihi quidem inirum videri solet, tot homines tam ingeniosos post tot anuos etiam nunc statuere non potuisse, utrunl diem tertium ' an perendinum e iudicem an < arbitrum  e rem ' an litem ' dici oporteret „. (4) De oral. r, 10,  " Agerent enim tecum lege primum Pythagorei omnes atque Demo- . critii ceterique in iure sua physici vindicarent, oruati homines in dicendo et graves, quibusquom tibi insto sacramento contendere non liceret „; ad fam. 7, 32, 2: " ....quae sunt a .me in secundó libro de oratore per Antoni personain disputata de ridiculis, IvrEzvot et arguta apparebunt, ut sacramento cometidas mea non esse „. (5) Pro Mil. 27, 74: " non iniustis vindiciis ac sacramentis alienos fundos, sed castris, exercitu, signis inferendis petebat „.  • (6) Ad fam'. 7, 13, 2: `Non ex iure manum consertum, sed magis 'ferro Rém repetunt' „. Cfr. ad Ali. 15, 7; 7, 20,  ; de oral. I,. ro,. 4.r. (7) In I'err. 2, 1, 45, 115. (8) Pro Caec. 33, 97 cit.; de domo 29, 78: " Quin etiam, si decemviri sáéramentum in libertatem iniustum iudicassent.... IURE'- el Nostro per untempo -ariteriór di Poé¿.-piú che mezzo secolo) per 1' introdúzione di quel iudicium.repitundaruni -(i) ch' ebbe nel suo sorgere e serbó i er lungo tempo finalita essenziaIrnente Priv - atistiche, per le aggregazioni di socii vittime della rapacitá dei funzionariromani (2). 7. Per le controversie aventi ad oggetto le rivendicazioni di proprieta o di diritti fraziOnari e le rivendicazioni di eredita, antico processo per sacra- -mentuM sembra adunque che nella vita giuridica del tempo di Cicerone predomini 'ancora .su quello per formulas. luogo !Den noto dell' orazione pro Murena, nel quale il Nostro rappresenta gli sforzi sostenuti dai giureconsulti per riservarsi con artificiosi spedienti ii monopolio della pratica giudiziaria, dopo che le antiche formalitá - connaturali alle legis actiones furono divenute di pubblico dominio (3), e colpisce cogli strali, della satira le cerimonie che accompagnano le rivendicazioni d' immobili, e 1' agere per sacramentum per la spettanza di questi, puó bene intendersi inspirato ad un suo senso personale di avversione verso le complicanze di codesto processo, e ad un senso dí preferenza omai dominante per forme pin libere e semplici ; ma non puó certamente confortare ad intendere che nella pratica di quel tempo quel processo arcaico fosse omai del tutto abbandonato. L' accesso dei contendenti sul fondo controverso, coll' assistenza di testimoni (superstites), giusta ordine emesso dal magistrato, il distacco dal fondo stesso di una zolla di terra da recarsi al cospetto di (tuesto, costituivano certamente dei riti rispondenti ad uno stadio di vita tramontato (4 ); riti che tuttavia (t) LevAcilia 1. 23: " aut quod cum eo lege Calpurnia. aut lege Junia sacramento actum siet „. A lege agere accenna anche in Caec. div. 5, 19: " Quis ergo est, qui neget oportere eortun arbitratu lege agi, quorum causa lex sit constituta? „. Ma, come bene avverte il Mommsen, Ram. Slrafr. pag. 723, n. 1, dietro il K e I ler , Civi/pr. 12, /1. 187, lege agere si riferisce qui all' esperimento dell' azione sulla base delle leges repetuna'aruin. Analoghi esernpi di tale espressione adoprata a significare 1' esperimento di accuse penan, improntate sulle le es costitud ve delle relative quaestiones, si riscontrano in Tacito, Ann. 12, 6o: a divus Augustus apud equestres qui Aegypto praesidereut lege agi, decretaque eorunt perinde habed iusserat ac si magistratus Romani constituissent „; 13, 28: " simul prohibiti tribuni ius praetorum et consultim praeripere, aut votare ex Italia cum quibus lege agi posset „. (2) h1 Caec. div. 5, 18: " Nam civibus cum sunt ereptae pecuniae, civili fere actione et privato iure repetuntur; haec lex socialis est „. (3) Pro 11fur.  25. (4) Pro Mur. 12, 26: " Fundus Sabinus meus est '. Immo meus deinde udicium , noluerunt. FUNDUS inquit, QUI EST IN AGRO QUI SABINUS VOCATUR Satis verbose; cedo quid postea ? EUM EGO EX IURE QuIRrrium MEUM ESSE ATO'. Quid tunt? L INDE 1131 EGO TE EX IURE MANUM CONSERTUM voco '. Quid huic talo loquaciter litigioso responderet ille, unde petebatur, non habebat. Transit ideen iuris consultus tibicinis Latini modo. UNDE TU ME inquit, IURE MANUM CONSERTUM VOCASTI, INDE IBI EGO TE REVOCO'. Praetor interea ne pulchrum se ac beatum putaret atque aliquid ipse sua sponte loqueretur, el quoque carmen compositum est cu i n ceteris rebus absurdum, tum y ero in illo: `Sois UTRISQUE SUPERSTI1 iiius PRAESENTIBUS ISTAM VIAM DICO; ITE VIAM  Praesto aclerat sapiens ille, qui Mire víant doceret. e REDITE VIAM Eoclem duce redibant. Haec iam apud illos barbatos ridieula, credo, videbantur, homines, cum recte atque iu loco constitissent, iuberi abire, ut, uncle abissent, eodeni statim redirent „. LIBRO IV, CAP. II lo spirito conservativo romano, tenacissimo specialmente per quanto spetta le regole e le discipline della proprietá fondiaria, stentava ad abbandonare. Anche per le controversie relative alio stato di liberta, dibattute davanti al deceinviri litihus indicandis, si procede unicamente, per quel che sembra, colla legis adío sacramento (i). 8. A lato dell' altere sacranzento tuttavia, per le questioni di proprietá, come per quelle relative alíe rivendicazioni di ereditá, esiste nel tempo di Cicerone procedimento per sponsionem: per mezzo del quale i rischi e le lungaggini del sacramentuni sono evitati, edil giudice é posto nella condizione di risolvere indirettamente la controversia pendente, in grazia dell' impegno che il convenuto assume, su invito e sfida dell' attore, di pagare una certa somma pel caso in cui la pretesa di questo risulti fondata; sul quale impegno appunto  giudice é chiamato direttamente a pronunziarsi, risolvendo cosí in via mediata la questione sulla pretesa che ne costituisce il presuppostó,(2). Se si agisce di tal guisa per sponsionem, circa la spettanza di un immobile preteso come proprio da entrambi i contendenti, costituisce parte integrante del processo l' atto mediante il quale uno di essi discaccia altro dal terreno controverso, assumendo di fronte a Iui condizione di possessore ; l' atto che figura appresso il Nostro d'applicazione viva e presente col nome di deductio morilms; e che é improntato del parí al senso di un , formalesimo ancor resistente e tenace (3). g, Ad applicazioni del nuovo processo per formulas a questioni riguardanti la proprietá o i diritti frazionari, il Nostro accenna ironicamente soltanto in un luogo ben noto della seconda Verrina. Da esso si pub inferire con (1) Pro Caec. 33, 97 cit.; de domo 29, 78 cit. (2) In 1/cfr. 2, 1, 45, 116: " Ex EDICTO URBANO. SI DE HEREDITATE AmBIGITUR — — SI I'OSSESSOR SPONSIONEM NON FACIET „. Anche la sponsio consigliata da Trebazio nella causa Siliana, di cui é ceimo nel luogo. ad Atm. 7, 21 (cfr. Libro II, cap, 1,1 22) é da riferire con tutta verisimiglianza all' altere per spon-. sionent diretto alla ripetizione di singole cose ereditarie; 'non giá ad un procesSo corrispondente all' interdiclunt quorum bonorunt; poichb in un processo di tal genere non sembra che la sicu-.. rezza della posizione di Silio di fronte a singoli detentori di cose ereditarie potesse offrire-. argomento a dubbi ed a dissensi, quali sono prospettati in quel luogo. (3) Pro Tull. 8, 2o: " Rogat Fabius Acerronium..., ut secum simul veniat ad Tullitnn.- Venitur. Ad villain eras Tullius. Appellat Fabius, ut aut ipse Tullium deduceret aut ab eodeduceretur. Dicit deducturum se Tullius, vadimonium Fabio Rorriae promissurum „; Pro Caec. 7, 20: " CUM hoc novae litis genus tam malitiose intenderet, placuit Caecinae de am1 coruin sententia constituere, quo die in ren t praesentem veniretur et de fundo Caecina moribus_-- deduceretur „. Che la deductio moribus appartenga al processo della in rent actio per sponsionem ftt-gla sostenuto dal Keller, Ueber die deductio quae moribus fit, nella Zeitschr. ke sch . Reclaszu'i XI, pag. 287 e segg., seguido dal Bethm ann-Hollweg, Ram.  pag. 838r J o bbé Duval, Éludes sur P histoire de la proc. civ. pagg. 461 e segg.: mentre altri Vi rav visa la vis simbolica dell' interdiclun t uti possidelis, a cui accenna Gaio, 4, 1 7 0 (KapPJV IIe ' I van de Coppello, Abhandl, z. rant. Staals. und Privalr., 1885, pag.-119: Bráns, kla~, pag. 32; Pflüger, Die sogenn. Besilzkl., 189o, pagg. 21 e segg.); al che, contrastál' . . it ::'.: . facto che la vis di cui parla Gaio ha luogo dopo che 1' interdetto é giá emanáto,. mentre deductio e rappresentata come una formalitá precedente ogni altro atto. 16 Ih PROCE17IIVI4N-TO IN IURE „ certezza che anche per queste, mediante la formula petitoria, il nuovo processo non, era del tutto inusitato (r)'; benche il cornplesso degli elementi sin qui accennati induce a cretlere che avesse tuttora valore e carattere , eccezionali. affermazione del luogo pro Roscio . comoedo 8, 2 4 , circa la generale portata assunta, nel tempo del Nostro, .dal processo per formulas, si deve riferire e limitare pertanto alle questioni aventí ad oggetto dei crediti ; per le quali formalesirno antico fu piú presto abbandonato, di fronte alle ragioni sociali ed economiche che rendevano preferibile cotale processo a quello delle legis actiones, per la sua maggiore semplieita e speditezza (2). ri n Per controversie aventi ad oggetto dei crediti 1' unico esempio di , ricordo al processo della 1. a. sacramento in personar, di cui le scritture del Nostro serban ricordo, sembra da riconoscere. in quena controversia che fu dibattuta tre quanti di secolo aventi il tempo di lui, nel cospetto del pretore M. Crasso; ed alla quale egli accenna in un luogo del de oratore, per ammonire sopra le disastrose conseguenze, a cui 1" ignoranza del diritto puó condurre quegli oratori, che assumano la difesa degli interessi altrui col solo soccorso dell' eloquenza. . Materia del dibattito e un credito, che un pupillo vantava contro il suo tutore per malversazioni commesse durante esercizio della tutela. L' attore enunciava in jure un credito piú elevato del yero, assistito in ció dal suo patrono, il quale per ignoranza dei principi pita eleinentari di diritto non avvedeva che qualora codesta sua enunciazione avesse formato la base della contestatio con cui si chiudeva il processo ira iure, egli avrebbe perduto irrimediabilmente. la lite per plus petitio. L' avversario, opponendosi alla enunciazione superiore al giusto, ed insistendo perche la domanda dell' attore fosse ridotta nella misura di questo, contribuiva a privare il suo cliente di un mezzo tanto sicuro quanto sernplice per vincere la causa in quale era appunto la denunzia della plus pelillo (3). (i) In Verr. 2, 2, 12, 31: " .... si iudicium sil eius modi : L. OCTAVIUS IUDEX ESTO. SI PARET FUNDUM CAPENATEM, QUO DE AGITUR, EX JURE QUIRITIUM P. SERVIL: ESSE, NEQUE IS FUNDUS Q. CATULO RESTITUETUR: non neCeSse erit L. Octavio ludid cogere P. Servilitim Q. Catulo fundum restitUere aut condemnare eum, quem non oporteat? „. (2) Il Bekker, Der Legisaclionsprocess mil Fo7-meln znr Zeil Ciceros, nella ZeilsclziV7 1866, .pagg 341 e segg. (cfr. pure A klionen, I, pagg. 89 e segg.), iiensa che al tempo del Nostro i due sistemi coesistesseró, nel sonso che, Jopo il compimento delle solennita corrispondenti alle legis acliones, il magistrato avrebbe rilasciato la formula. II Wlassak, Rom. Processges., I, pagg. 6z e segg. ritiene invece che la legge Ebuzia consentirse al contendenti generale di scegliere fra il processo antico delle legis acliones ecl il nuovo. II G r e en i dge, The • legal procedure of Cicero's lime, pag: 163, riconosce il predominio del sistema formulare su quello delle legis acliones nel tempo del Nostro; ma non ispiega il rapport° esistente allora fra i due sistemi. (3) De oral. 1, 36, 166-7: " cuan Hypsaeus maxima voce, plurimis verbis a M. Crasso praetore contenderet, ut ei, quem defendebat, causa cadere liceret, Cn. aulem Octavius homo consularis non minus loriga oratione recusaret, ne causa . caderet ac ne is, pro quo ipso diceret, turpi tutelae iudicio atque oinni molestia stultitia adversarii liberaretur ? Atqui non defuit illis patronis.... eloquentía neque dicendi ratio aut copia sed iuris civilis scientia, quod alter plus E. COSTA, Cicerone giureconsulto, - Vol. II:  2 LIBRO IV, CAP. II Nel passo testé ricordato Cicerone non vuol giá dice che gli incauti patroni deí contendenti impetrassero la dichiarazione del causa cadete dal pretore (i); ma bensi ch' essi si comportarono davanti al pretore come se la regola relativa alíe conseguenze della plus pelillo non esistesse, perché entrambi ignoravano le conseguenze processuali della plus petitio. Certamente le partí a.vrebbero potuto, anche nel caso ora accennato, prima di addivenire al giudizio, scendere esse stesse personalmente, o colla assistenza dei loro patroni, a quelle contentiones de constituendo indicio, che il Nostro descri ve difusamente nelle sue Partitiones, come spediente opportuno a seinplificare e ad abbrevíare le liti (2) ; avrebbero potuto scendere a quelle contentiones, nene quali si discuteva estragiudizialmente il fondamento del1' azione che 1' attore si proponeva di esperire, la sua tempestivitá, o la misura oggetto richiestovi ; e per effetto delle quali si riusciva a concretare i termini della contesa in un iudicium, che non potesse piú esser stroncato senz' altro coll' opposizione di una plus petitio, o col rilievo di qualche altro vizio irreparabile. Ma dacché appunto nel caso proposto le parti erano giá comparse nel cospetto del magistrato in izare, ed irt jure attore si ostinava a propone una pretesa esorbitante, evidentemente il patrono del convenuto mal provvedeva all' ufficio suo, sforzandosi di persuaderlo a ridurre la sua pretera, anziché attenderlo al vareo nel iudicium. La sua stessa ostinazione nell' insistere sulla pretesa esorbitante rendeva inopportuni quei cavallereschi riguardi, che si adopravano soltanto tra avversari eletti, e che portavano a lege agendo petebat, (luan] quantum lex in XII tabulis permiserat — quod quom impetrasset, causa caderet —; alter iniquom putabat plus securn agi, quam quod erat in actione, llegue intellegebat, si ita esset actutn, litem adversarium perditurum „, Altrimenti intencle codesto luogo come riferibile ad un arbitrium bilis aeslimandae 1' I-Iuvelin, arbilrium bilis aeslimandae el l' origine de la formule, nei lifélanges Girardin, 1907, pagg. 319 e segg. Vi si tratterebbe, secondo il chiaro giurista, di un arbilrium bilis aeslimandae successivo ad una sentenza di condanna del convenuto ed avente ad oggetto la liquidazione della somma dovuta da questo in seguito ad essa. Tale congettura muove perció dal presupposto che iudicium abbia in codesto luogo il valore di sentenza. Ma, per quanto ingegnosamente presentata, la congettura stessa non sembra accettabile. A parte il senso attribuito a iudicium, insolito nel Nostro, non si comprende come 1' attore potesse richiedere " plus.... quam quantum lex in labulis permiseral „, in un giudizio di liquidazione sopra una condanna giá avvenuta: mentre il richiamo alla legge si comprende in quanto dovesse dar la misura alla pretesa iniziale; pretesa che nel caso considerato non é ancora proposta formalmente p ella legis aclio, ma solamente messa innanzi, allorché giá nel cospetto del magistrato, in jure, le parti si apprestano a concretare formalmente i terminí della loro controversia. (2) Parí. oral. 28, 99 -too: " Atque etiam ante iudicium de constituendo ipso indicio solet esse cometido, cum aut situe actio qui agit, aut iauine sit aut num esse desierit aut Mane lege, hisne verbis sit actio quaeritur. Quae etiam si ante quam res in iudicium venit aut concertata ata diiudicata aut confecta non sunt, binen in ipsis iudiciis permagnum saepe habent pondus, cum ita dicitur: Plus petisti; sero petisti ; non fuit tua petitio; non a me, non hac lege, non bis verbis, non hoc indicio. Quarum causarum genus est positum in jure civili, quod est in privatarum et publicarum rerum lege aut more positum; -cuius scientia neglecta ab oratoribus plerisque nobis ad dicendum necessaria videtur. Quare de constituendis actionibus, de capiendis subeundisve iudiciis, de excipienda iniquitate actionis, de comparanda aequitate, quod ea fere generis eius sunt, ut, quamquam in ipsum iudicium_ saepe delabuntur, tamen ante iudicium tractanda videantur, paulum ea separo a iudiciis tempore .magis agendi quam militudiue generis „. 1 9 reputare disdicevole, per 1' avvocato del convenuto, lasciare incorrere attore nella perdita della lite, per' infrazione banale di una regola di diritto universalmente risaputa (1). 12. A proposito del rapporto che deve intendersi interceduto, nel tempo di Cicerone, fra le due maniere di procedimento per legis actiones e per formulas; ed a proposito pure delle caratteristiche peculiari alla prima di queste in confronto, dell' altra, é certamente di capitale importanza un luogo dei libri de inventione 2, 19, 57-8, al quale ne corrisponde un altro dell'Auctor ad Herennium 1, 12, 22. Afferrna nel primo iI Nostro: " Nam et praetoris exceptionibus multae excluduntur actiones et ita izas civile habemus constitutum, ut causa cadat is, qui non quemadmodum oportet egerit. Ouare iza jure pleruinque versantur. Ibi enizu et exceptiones postulantur et ag-endipotestas datar et orniris conceptio privatorzun iudiciorum constituitur „. E l'Auctor: " in privata actione praeloriae exceptiones sunt et causa cadit qui egit, nisi habuit actionenz „ (o secondo altri manoscritti " is qui non quenzadmodum oportet egerit „). Ora appunto in codeste exceptiones si e proposto di ravvisare non giá la pars formulae introdotta dal pretore " defendendorum C01-11111 gratia erina quibus agitar „, la pars formulae che porta alla reiezione della pretesa áttrice, nel iudicium fissato suite basi della formula stessa ; ma si piuttosto la ricusa dell' azione, che ad istanza del convenuto sarebbe seguita da parte del magistrato medesimo nel processo per legis actiones. E dai luoghi dianzi riferiti si é tratto un elemento capitale a conforto della congettura che giá nel processo per legis actiones ritiene esistite le exceptiones, col predetto carattere di opposizioni fatte valere in iure, alto scopo di ottenere la denegatio actiozzis; e ravvisa nelle exceptiones del periodo formulare uno svolgimento ecl un atteggiamento recente di queste, anziché un istituto del tutto nuovo e connesso di sua essenza al processo per formulas; nonché a conforto della clottrina, che attribuisce al magistrato, giá nel periodo delle legis actiones, la facolta di dare o di denegare actionenz (2) e poterí ben differenti e piú larghi che (pichi consistenti in un semplice concorso meccaníco alle solennitá legali in cui processo fonclamentalmente si concreta, quali altri intende invece connaturali al processo improntato su tali actiones (3). 13. Che giá durante lo stesso periodo, nel quale il processo aveva luogo esclusivamente per mezzo della legis magistrato avesse assunti cero poteri piú o meno ampi, di prestarsi o meno a darvi corso sull' istanza del- (r) Pro Mur. 4, 9: " Nana si tibi necesse putas etiam adversariis amicorum tuorunt de iure consuletítibus respondere, et si turpe existimas te advocato illurn ipstim, (mem contra veneris, causa cadete, »oh tam esse iniustus, ut, cuna tui fontes vel inimicis tuis pateatit, nostros etiarn amicis putes clausos esse oportere „. (2) Wlassak, Der Urstrung der ri5mischen Einrede, Wien, 1910, pagg,. 13 e segg.; Praescriplio und bedingler Prozess, nella Zeilschr. der .Savigny Sliflung, XXXIII, 1912, pagg. 136 e segg. (3) Cfr. specialtnente Girard, La dale de la loi Aebutia, nei Mélanges de droil Romain, I, pagg, 74 e segg. 26  LIBRO IV, CM'. II egli debba prestare all' avversario la cautio m' Otitis non peli (t) e che senza la prestazione di questa non sia ammesso a compiere validamente alcun atto processuale pel dominus. Procedendosi invece alla rappresentanza del convenuto, cosi da parte di un counitor come da parte di un procurator, attore ha diritto ugualmente di pretendere una satisdatio che lo assicuri dell' esecuzione del giudizio (2); dacché agendo egli consuma in parí guisa il suo diritto. Una siffatta satisdatio pretendeva appunto da Alfeno, offertosi a procurator di Quinzio assente, ed interventito come tale ad assumerne la defensio, quel Nevio che agiva contro di questo sulla base di certe pendenze sociali, e che impetrava dal Pretore la missio irt possessionem sul patrimonio dell' avversario, asserendo violato rad/mon/un/ con lui concluso (3). E nel diritto positivo codesta pretesa aveva certo buon fonclamento ; per quanto iniquitá sostanziale del contegno di Nevio verso Quinzio, suo consocio ed affine, la perfidia dell' attacco vibratogli di sorpresa e durante la sua assenza, valga a spiegare il ricorso di Alfeno ni tribuni per auxi/Min e parimente abbandono di quella da parte di Nevio stesso, allarmato dalla minaccia di tale auxilium e dalla fosca luce che 1' tervento di esso avrebbe potuto gettare su di lui. Che gia al tempo del Nostro valesse come procurator, nerrappOrti processuaii, non solamente 1' investito della rappresentanza altrui nella someta degli " alir71i iuris vicarias „ (4), ma ben anche quegli " cui non sil manda- //un, si ;nodo bona fide accedat. ad negotium et caveat ratain rem dominum habitnruni „, giusta la dottrina a.ccennata da Gaio (a), non pub sostenersi sulla base di un paseo delle Verrine, ín cui s' accenna agli amici del siculo Epicrate pronti a rispondere verso chi avanzasse contro di lui delle pretese durante la sua assenza, ed a sostenere le liti corrispondenti, prestando la necessaria satisdatio (6). Codesto accenno si riferisce al processo siculo, riel quale la rappresentanza era sciolta e libera, ben altrimenti che nel processo romano ; ed il nome di satisdatio é attribuito ad un istituto rispondente a funzione (1) Pro Roscio com. 12, 35: " Quid ita satis non dedit amplius [a se] neminem petiturum? Qtti de sua parte decidit, reliquis integran] relinquit actionem, qui pro sociis transigit, satis dat neminem eoruin postea petiturum „; ad Alt. 1, 8, " Is sibi negat a suo procuratore quicquain scriptum esse et miratur islam controversiam fuisse, quod ille recusaret satis dale amplias abs te non peti „; ad jaita. 13, 28, 2: " rogo,..,. si quid satis dandum erit AmPLius E0 NOMINE NON PETI cures, ut satis detur fide mea „; Eral. 5, 18: " At y ero, inquam, tibi ego, Brute, non solvam, nisi prius a te cavero amplius eo nomine neminem, citius petitio sit, petiturum „. Come fu giustamente avvertito (cfr. Debr ay, La canijo amplias non peli, nella Nouvelle Revue aislar. de dr. fr. el étrang., XXXVI, 1912, pagg. 5 e segg.), la canijo ralant rent dominan, habilurum, che nen' epoca classica assovbe codesta canijo amplias non peli, non figura peranco prenso Cicerone. (2) Ad All. 16, 15, 2: " Possumus enim, ut sponsores appellemus, procuratorem introducere; llegue enim illi litem contestabuntur. Quo' facto non sum nescius sponsores liberari.- Sed et illi turpe arbitror eo nomine, quod satisdato debeat, procuratores eius non dissolvere et nostrae gravitatis ius nostrtun sine summa illius ignominia persequi „. Cfr. Libro II, cap. III, 52. (3) Pro Quincl. 20, 63. (4) Pro Gtee. 20, 57 cit. (5) Gaio, 4, 84. (6) in Verr, 2, 2, 24, 6o: " Debebat Epicrates nummum  nemini; amici, si quid peteret, indicio se passurós, iudicatum solvi satis daturo - s esse dicebant analoga a quena' che sosteheva.jn  nel caso di vera e propria procuran°, 1' istituto cosi designato (I).. 20. Intervengano al processo-le parti stesse personalmente, o intervengano invece i loro cognitores o prOcuratores, quelle e questi so p o assistiti normalmente da patroni o advocati. L' assistenza di costoro ha luogo per entrambi gli stadi del processo (2); 'ma assume, com' é ovvio, particolare valore ed importanza nello stadio introduttivo; nel quale soccorre le parti alla fornmlazione dei termini della controversia. Nel costume predominante al tempo del Nostro, assistenza processuale é assunta da piti patroni o advocati contemporaneamente : ció che al Nostro par riprovevole (a). La gestione di magistrature, delle stesse phi elevate, non costituisce incompatibilitá coll' esercizio di tale assistenza, cosi Melle cause civili come p elle criminali (4). il ricorso advocatio di periti giureconsulti é largamente adoprato anche pel compimento di atti estragiudiziali, sia per procacciarne una corretta esecuzione, sia per assicurarne o agevolarne la prova (5). 21. Nel cospetto del magistrato, davanti al ( l iude le parti solio comparsw, si fa luogo alla lis, guando , il Convenido contrasta alla pi etesa en uneiaLi vi dale' attore. (i) Cfr. in proposito specialmente We n ger, Die Slellverlretung im Reclile der Leipzig, 1906, pagg. 125-7. (2) De oral, r, Ir, 48; " Nam si quis hunc statttit esse oratorem, qui tantummodo in Mi, aut in iudiciis possit.... copiose loqui, tatuen huic ipsi multa tribual et conce(lat neresse  „. Al palronus o advocalus, che assiste i litiganti i n iure ed in indicio con la p•rizia e la dignitá occorrenti a tale ufficio, si contrappone il seinplice causidicus, che teca soltanto il c‹,11 corso della energia fisica necessaria a clamare o proclamare: de oral. 1, 46, 202: " Non causidicum nescio quern neque clamatorem aut rabulam hoc sermone nostro conriniHnius, seri eum virum, qui primum sit eius artis antistes „; ()valor 9, 30: " Nam qui Lysiam sequuntur, causidicum querndam sequuntur „. (3) Brul. 57, 207: " Ita ab his sex patronis causae inlustres agebantur; p eque tam quam nostra aetate iudicia fiebant, neque hoc, quod nunc fit, ut causan singular dek:nderentur a pluribus, quo nihil est vitiosius „; pro Cluenl. 70, 199:  qui totant hanc causan] veten' insti tuto solus peroravi „. (4) Pro Cluent. 27, - 7 4 : :...patronus eius L. Quinctius; clni cum esset illo rempore Irilmnw› plebis, convicium C. Junio iudici quaestionis maximum fecit „; pro .S'iala 29, 8r " Quin eii;1111 pareas tuus, Torquate, consul reo de pectunis repetundis Calilínae fuit advocatus.... Sed si bilis pareas.... advocationem horninis improbissirni sella curuli atque ornamentis et satis et r onsnlat lis honestavit, quid est...? „. (5) Pro Quince. a l , 66 -7:  Alfenus.... viros bonos complures advocat, testatur isto audienie se pro communi necessitudine id prirnum petere, ne quid atrocius in P. Quirictiiii» absentem sine causa facere conetur.... Eitis rei condicionisque tabellas obsignaverunt viri boní  ,,; pro Roscio com. 5, 15: " advocatio ea est, quam propter eximium splendorem ut indicen, 11111tum vereri debeamus „; pro Caec. 15, 43: " quod exercitus ar p istas movet, id ad vocationcin togatorum non videbitur movisse? ,,; 15, 44: " Tuus enim testis boc dixít, meta perterritis advocatis locum se, qua effugerent, demonstrasse „; ad jam, 7, 11, 1: " Ego ownibirs, petitur, hoc consilii dederim, uta singulis interregibus binas advocationes postulent „. L' advocalio di giuristi tecnici da parte del convenuto aveva per iscopo <1' impetrarvie 11 consiglio, circa la convenienza o meno di cedere senz' nitro alla pretesa dell' al [ore, o di /asirme luogo al giudizio , Cfr. Pse u d oasc. , in Divin. fi: " advocatus, si aut iris suggern, a ul flan' suam commodat amico „. 28  LIBRO IV, CAP. II Cosi per le controversie intorno a materie civili, come per le accuse. criminali, " ex intentione et l'Ir/W(7E01/c ludicatio constituitur „ - (1). infitiari vale presso il Nostro resistere, contraddire; e pecó comprende ad un tempo stesSO 1' oppOsizione che ha luogo da parte del convenuto, negando sempliT cemente l'esístenza del -presupposto di (atto addotto Ball' attore_ a sostegno della sua intentio (2), e quella che avviene coll'impugnare la fondatezza di questa, per ragione d' uno degli elementi che, lasciando impregiudicato códesto presupposto, (ormino materia di una praescriptio e di una exceptio inserite nella f ormula (3); per effetto delle quali ii giudice debba pronunziare la condemnatio nei termini dell' Miel/11 . o dell' attore nel solo caso in -cui gli resultino inesistenti i detti elementi (extra quam si) (4). Lifitiator appunto é chiamato dal Nostro il convenuto con un' azione di credito, a cui si :accenna in un noto luogo del de oratore: il convenuto che, malamente difeso da un ignorante' di - diritto, invocava dal magistrato 1' inserzione bella formula di quella praescriptio " cui u s p e cu n i a e dies fu isset „, introdotta a tutto favore dell' attore, ad evitargli di consumare, coll' azione esperita per crediti giá maturati, il suo diritto a qUelli non maturati ; di quella praescriptio pro adore, eh' egli cosi invocava efaceva videre erroneamente come un' exceptio (a). 22. 11 convenido, che si trovi in tali condizioni econorniche da non offrire a!!' attore sullicie.nti garanzie pel caso di sua soccombenza, e sia come tale (1) Ancl. ad Ilerenn. r, 17, 27. Cfr. pure 1, 2, 2: " iudiciale est,... quod habet acensa-, titulen] aut petitionem cual clefensione „. Nei libri  . 2, 4, 15; 2, 17, 52; 2, 43, 125, inlenlio L usata a significare 1' assunto dell' acensa (inlenlio crin/3'121s) e 1' enunciazione del titolo di questa: a cui si contrappone la' d fesa (depulsio).  - (2) De oral. 2, 25, 105: " Ac nostrae fere causae, quae quidem sunt'criminum, plerunique inlitiatione clefenduntur „; . 2, 4, 47, 104: " earum antena rerum nullam sibi. iste neque infitiandi rationem neque defendendi facultatem reliquit „; pro Quincl. 23, 75: " a me nominis eitis, quod intitiatus esset, diem petivit . „; pro Tul/. 1, i : " Antea sic hanc causanl agere staliteram, recuperatores, ut infitiaturos adversarios arbitrarer Ululara caedein.... ,,; ad Att. 4, 3, 2: " poterat in(itiari, ....poterat etiani aliquid iure factum défendere „; pro Flacc. 20, 48-: ." Nolite existumare, indices, non miran et candeal omnibus in locis esse fraudatorum et infitiatorum impudentiam. Fecit eadem (mulla quae nostri debitores solera; negavit sese caunino•versuram: ullain fecisse Roinae „. (3) Ad .1.1 • al. 1, 6, 4: " Flavius noster de controversia, quam habet cuna Dyrrachinis hereditariam, sumpsit te indicen)._ Quia ei, qui Flavium fecit heredem, pecunian debuerit vivitas, non est dubium; llegue Dyrracliini infitiantur, seb sibi donatum aes alienum a Caesare dienta „; ad O. fral. 1, 2, 3, to: " Ne &a-durad iteres? Quid, si infitiatur? quid, si 'omnino. 11011 debet ? „. (4) De inv. 2,_20, 59-6o. Cfr. sopra al  14. (5) De oral. 1, 37, 168: " Quid ? bis paucis diebus norme nobis in ttibitnali Q. Pompei praetoris tirbani familiaris nostri sedentibus homo ex numero disertorum postulabat, ut illi, ande peteretur, vetas atque usitata exceptio daretur cUlus PECUN1AE D'ES FUISSET quod petitoria causa comparatum esse non intellegebat, ut, si ille infitiator probasset iudici ante petitam . esse . pecuniarn, quam esset coepta deberi, petitor rurstis quom peteret, - ile exceptione exCluderetur QUOD EA RES 7N IUDICIUNI' AN1CA -VENISSET. Quidergo loe fieri turpins . aut dici póteát • quam eum, qui lianc personan] susceperit i ut atnicortun contrOversiaCausasqüe . tueatur laborantibus succurrat aegris medeatur adtlictos excitet ,te n uis s i r ni squerebus ita labi, ut aliis Iniserandus aliis inridendus'esse videátur? „.. IL PROCEDIMENTO ",IN IURE „ persona suspecta, puó essere costretto a prestare all' attore la satisdatio. indicatunt solvi (1). La questione dibattuta fra Nevio e Quinzio, ed alla quale si riferisce orazione ciceroniana pro -Quinctio, si appunta precisaiñente sulla. pretesa di Nevio di ottenerne, prima .di procedere al giudizio relativo al rapporti precedentemente esistiti. fra essi, un siffatta satisdatio; pretesa che Nevio si sforza di giustificare colla inissio in possessionenz giá ottenuta sul patrimonio di Quinzio, in seguito alia desertio di un vadintonium con lui convenuto, e colla condizione di persona suspecta che da tale desertio gli é derivata; mentre Cicerone, impugnando la váliditá della inissio perche avvenuta contro chi non poteva esser trattato quale absens non defensus, si sforza di rimuovere dal capo del suo cliente l'obbligazione di satisdare, pel senso e valore ch' essa ha, gravemente sfavorevole all' onorábilitá di colui al quale sia importa (2). 23. L' attivitá del magistrato, nel cui cospetto le partí compaiono, ha assunto, nel tempo del Nostro, quena liberta agile ed ardíta, che corrisponde all' insigne importanza come di lex annzta raggiunta dall' editto, nel quale ne sono precostituite fondamentalmente le norme ed i termini (3). Serbino le parti nel suo cospetto, per l' enunciazione delle rispettive pretese, osservanza dei e delle forme costituenti le legis actiones, com' é normale per le questioni di proprietá, o procedano invece senza di questa, secondo la facoltá che loro compete in seguito alla• lexAebutia, il magistrato é libero di iras dicere (4); - ossia di dare azione o di denegarla. Una esplicita testimonianza ciceroniana, circa la facoltá del pretore di denegare o di dare actionein, guando puye fosse invocata da lui l'instaurazione di un arbitrato sopra diritti e rapporti a cui corrispondessero delle legis actiones, fu giá sopra additata ín un luogo (lene Verrine (5). (i) Gaio, 4, [02. (2) Pro Quina. 8, 30. (3) In Verr: 2, 1, 42, 109 cit. - (4) Jus dicere, oltre il significato generico di amministrare giustizia (del quale sono anche presso íl Nostro gli esempi: cfr. p. e. in Verr. 2, 5, 13, 31; 2, 5, 15, 38; pro Tull. 4, 8; pro Flacc. 3, 6 ; .2 9, 72; Phil. 10, 3, 7; cid 5, 15, 1; 5, 21, 6; 9, 1, 3; 9, 12, 3; 13, 55, 2; ad Quina. fr. i, 1, 20), equipollente a iurisdiclioneni conlicere (ad fani. 2, 3, 3), iurisdiclionem absolvere (ad fam. 4, 12, I), jura discribere (in Verr. 2, 5, 27); ha anche il signiticato di iudiciuni o actionent dare, come avvertiva giá il Bekker, Ueber Anfangund Ende des in jure Verfahren 7:27Z Forniularpr., nella Zeitschr. dar Sav. Stift., XXVII, pagg. 7 e segg.. Agli esempicitati dal B. s' aggiungano: in Verr. 2, 2, 48, 119: " Audistis ob ius dicendum Q. Varium dicere procuratores suos isti centum triginta ¡tulia nummum dedisse,... sc'itis Cn. Sertittni, M. Modium,.... multosque Siculos dixisse se isti pecuniam oh ius dicendum dedisse.... An lioc dubitabit quisquam omnium, quin is venalem in Sicilia iuris dictionem hahuerit, qui Romae totum edictum laque omnia decretavendiderit? et quin is ah Siculis oh decreta interponenda pecunias ceperit, qui M. Octavium Ligurem pecuniam oh ius dicendum poposcerit? „; ad Alt. 6, 2, 7: " Vetabat autem Auli lex ius dici de ita sumpta pecunia „. Jus dicere, inteso quale esercizio della iurisdiclio civile, é vivamente contrapposto 01 indicare, esercizio della cognilio, nel passo iu Verr. 2, 3, 88, 206: " Ergo, ut omittam tiros peculatus, ut ob ius dicendum pecunias acceptas, ut eius modi tetera, quae forsitan alii quoque etiarn fecerint, illud, in quo te gravissime accusavi, quod oh iuclicandam rem pecunias accepisses, eadem ista ratione defeudes, fecisse alios? „. (5) In Verr. 2, 2, 16, 39 cit. 30  LIBRO 1V, CAP. II 24. La denegatio actionis, ricordata nell'orazione pro Flacco, riguarda invece un caso, del quale quel tanto che Cicerone ci narra non basta a defi- . nire con sicurezza i contorni ed í termini (1). Un tale Eraclide, condannato a prestare ad un certo Ermíppo una sonuna da lui sborsata per ragione di una garanzia assunta a suo favore, aveva ceduto a questo parecchi servi sotto colore di vendita, ma sostanzialmente a titolo di dallo in solidum (2). Pin tardi, pretextando l'invaliditá del giudicato, egli contestava l'efficacia della cessione di quei servi, ed invocava dal legato proconsolare M. Gratidio un' azione per ripeterli, azíone che questi gli negó, cosi come gliel' aveva negata prima lo stesso proconsole fratello di Cicerone. Non clisanimato dall'insuccesso, Eraclide si fa a ripetere ancora i servi da C. Plozio, a cui frattanto eran pervenuti; ed ottiene questa volta razione, e la nomina di un giudice incaricato di conoscere della sua pretera. La petitio esperita contro Ermippo, poi contro Plozio, era dunque una re i 'yindicatio; che Eraclide giustificava colla persistenza in lui del formale dominio dei servi, trasferiti probabilmente con semplíce traditio, senza mancipatio , o hl jure cessio, e suffragava colla inefficacia sostanziale del negozio che avrebbe dovuto costituire il fondamento dell' atto traslativo. Se la petitio proposta contro Ermippo, ed alla quale corrisponde la denegatio actionis di Gratidio, fosse esperita colle forme della legis actio, non resulta. Poiché tuttavia é detto espressamente che codeste forme non furono osservate per la successiva petitio intentata contro Plozio, e che appunto Eraclide abbandonó il giudizio costituito in seguito a questa, guando s'avvide delle disposizioni sfavorevoli del giudice, perché questo " lege non eral „, e di conseguenza non incontrava i rischi e i danni inerenti all'abbandono del giudizio costituito sulla base della /. a. sacramentó, vien da pensare come assai probabile che anche la precedente petitio fosse ugualmente proposta senza osservanza di legis acciones, per ció che in provincia le forme di esse avessero ceduto a Tiene pin libere corrispondenti al processo formulare, prima che in Roma ed in (I) I ro Flacc. 21, 49-50: " Cum iudicatum non faceret, addictus (Heraclides) Hermippo et al) hoc ductus est. Habetis et honestatem hojninis et auctoritatem testimonii et causam onmern simultatis. Atque is ab Hermippo missus, curo el panca mancipia vendidisset, Romam se contulit, deinde in Asiam rediit, cum iam frater meus Flacco successisset. Ad quem adiit causatuque ita detulit, recuperatores vi Flacci coactos et mete. falsum invitos iudicavisse. Frater meus pro sea aequitate prudentiaque decrevit, ut, si iudicatum negaret, in duplum iret; si metu coactos diceret, haberet eosdem recuperatores. Recusavit et, quasi nihil esset actual, nihil iudicatum, ab Hermippo ibidem mancipia, quae ípse el vendiderat, petere coepit. M. Gratidius legatus, ad quem est adituni, actionem se daturum negavit; re iudicata stari ostendit placere. Iterum iste, cui minus esset usquam consistendi locus, Romam se rettulit; persequitur Hermippus, qui numquain istius impudentiae cessit. Petit Heraclides e C. Plotio senatore, viro primario, qui legatus in Asia fuerat, mancipia quaedain, quae se, cum iudicatus esset, per vim vendidisse dicebat. Q. Naso, vir ornatissimus, qui praetor fuerat, iudex sumitur. Qui cum sententiarn secundum Plotium se dicturum ostenderet, ab eo iudice abiit et, quOd iudicium lege non erat, causam totain reliquit „. (2) Una datio in solutuni ha giá ravvisato qui 1' Eisele, Abh. z. rüm. civilpr,, 1889, pag. 160, n. 37; e dietro di lui ii Naber, De aclionis denegatione, in lifneni. XXVIII, pag. 65. Cfr. sul passo in generale: S chwalba ch, Ueber ungüliige Urtheile und die consumirende Wirkung der Litiscontest., nella Zeitschr. der Sav. Stift., VII, i, pagg. 113 e . segg.; e LevyB r u h 1, La denegalio aclionis sous la prócedüre formad., Lille, 1924. IL PROCEDIMENTO " IN IURE ,, Italia. Anche la condizioné peregrina di Eraclide contribuisce a rendere assai verisimile codesta soluzione, data 1' estrema probabilitá, da noi pare arnmessa, che la legis actio sacramento sia rimasta ognora accessibile soltanto a cittadini. 25. Contro provvisioni prese' . dal pretore, nell' esercizio della iurisdictio, l'unica rimedio esistente nel tempo del Nostro e 1' intercessio tribunizia provocata dall'interessato che vi ricorra per auxilium. L' intercessio dei consoli, come di magistrati investiti di rnaior potestas rispetto al pretore, é venida meno, per conseguenza della salda autonomia assunta dalle competenze pretorie di fronte alle consolari, e dell' elevazione avvenuta nella dignitá gerarchica della pretura (1). In casi pratici ricordati dal Nostro il ricorso all' intercessio tribunizia induce modificazioni di formule giá stabilite dal pretore e menzioni in queste di certi elementi nell'interesse del convenuto (2); esoneri da satisdationes pretese dall' attore, sul fondamento dell' asserita condízione di suspecta nella persona del convenuto (3); aggiornamenti di giudizi iniziati (4). Essa ha luogo, peraltro, soltanto entro i conuini costítuzionalmente prefissi alla potestá tribunizia; e pero non trova applicazione nei territori delle provincie, e contro gil ordini dei magistrati preposti ín queste alla 26. Avvenuta la concessione dell' actio, da parte del magistrato, all' adore che la invoca, ha luogo sui termini di questa (5) la litis contestatio fra esso attore ed il convenuto: la contestatio colla quale si opera la consumazione del diritto dedotto nella controversia e la novazione di questo nel corrispondente iudicium. L' accipere iudicium, che giá nel Nostro ripetutamente figura correlativo all' atto col quale l' attore lo propone (edit) (6), e successivo tuttavia (i) Cfr. Libro III, cap. V, 36. Si ha invece esempio d'inlercessio frapposta da un praelwperegrinzts contro decreti dell' urbanos, dísformi dall' edicto emanato  inizio della sito magistratura: in Verr. 2, t, 46, 119 (cfr. Libro III, cap. V,  23). (2) Pro Tull. 16, 38: " quid anilina te tan-1 multis verbis a praetore postulare, tit adderet in iudicíum INtuRIA et, quia non impétrasses, tribunos pl, appellare et hie in indicio (preví praetoris iniquitatem, quod de Miura non addiderit? „; 17, 40; Acad. 2, 30, 97: " T ribunurn aliquem censeo videant; a me istam exceptionem nuniquant impetrabunt „;  2, 2, 3. Cfr. Libro III, cap. V,  35. (3) Pro Quincl. 7, 29: " negat Alfenus aequum esse procuratorem satis dure, quod rens satis dare non deberet si ipse adesset. Appellantur tribuní ; a quibus cure esset certuni petitum, ita tum disceditur, ut idihus Septembribus P. Quinctium sisti Sex. Alfenus promitteret „; 20, 63: " Postulabam  ínquit, ut satis daret  Injuria postulabas; ita videbare; recusabas. Alfenus. — e Ita, verum praetor decernebat  — Tribuní igitur appellabantur „; 20, 65. Intorno alle varíe congetture proposte sui fini della richiesta inlerce.ssio tribunizia cfr. Co cc h i a , II lribunalo della plebe, Napoli, 1917, pagg. 442 e segg. (4) I'ro Chieni. 2 7, 74: " c, / ti cum esset illo tempore tribunos plebis,.... ipse e publico indicio ad privatum Staieni iudicium profectus est et illud pro potestate dímitti itissit „. (5) De fin. 2, 2, 4: " Negat ením definid rern placere, sine quo fieri interdum non potest, ut inter eos, qui ambigunt, conveniat, quid sit id, de quo agatur „. (6) Pro Quincl. 20, 6 2 : " et, cum is iudicium acceperit pro Quinctio, cui tu et  et famain tuani comrnendare proficiscens et concredere solebas.... „; 20, 63: " iudicium quin acciperet in ea ipsa verba, quae Naevius edebat, non recusasse „; 21, 66: " sin autem atque infestissime contendere perseveret, se paratum esse omití recta atque honesta ratione defenderé, -quod petat, non deberi; se iudicium id, quod edat, accipere „; 28, 87: " riegue eum, 3 2  LIBRO IV, CAP. II al iudicium dare del magistrato (i), suffraga l'immagine della contestatio, come di negozio processuale contratto fra le parti, e del quale  intervento del magistrato costituisce UD precedente ed presupposto (2). Dell' effetto consuntivo della contestatio, rispetto al rapporto dedotto nel iudicium, porge applicazione particolare il luogo ricitato dell' orazione pro Roscio com.; neo quale si accenna all' asserzione avversaria: che Roscio non aveva diritto, avvenuta da parte del suo cognitor la .contestazione della lite ex lege Agríala contra Flavio, di accettare nulla da questo, a titolo di transazione sulla base appunto di quel .credito che la contestatio avvenuta da parte del cognitor aveva evidentemente consurnato (3). A tale effetto corrisponde exceptio rei ira iudicium deducirte, opponibile a chi si faccia ad agire nuovarnente per un titolo gilt dedotto in un precedente iudicium (4). si tribunos appellarit, idcirco minus indicio pati paratum fuisse „; Parí. oral. 28, too cit.: " ouare de constituenclis actionibus, de capiendis subeundisve iudiciis.... „. Cfr., sul citato luogo pro Quincl. 20, 63, Wlassak, Díe klassische Prozessformel, in - Sílzungsbarichle der ffVener A kadentie, ph.-la. K1., 1924, pagg. 96-7. (1) In 1 "err. 2, 3, 22, 55: " Verres in Xenonem iudicium dabat illud suum damnatorium de nigerino professione. Xeuo ad se pertinere negabat, fundum elocatum esse dicebat. Dabat iste indicitlln, SI PAREIZET IUGERA 11US FUNDI PLURA ESSE, QUAM COLONUS ESSET PROFESSUS, ton] 011 Xenci datonaretur.... Ille tametsi recuperatores de cohorte latronum sibi paran videbat, lamen iudicium se accepturum esse dicebat „. (2) 11' la ssa k, Die Lilisconlesl. ira Formnlarproz,, Leipzig, 1889, pagg. 31-2; Der GarichIsmagislral  geselz1. Spruchverfahr., p ella Zeilschr. der Saz/. Stift., XXV, pagg. 45-6. (3) Pro Roscio com.  32: " Lite contestata, indicio damni injuria constituto.... „; 12, 35: " nato irte cuto eo litem contestatam habebat „; 18, 53-4; ad All. • 16, 15, 2: " neque enim litem contestabontur. Quo facto non sino nescius sponsores liberad „ (cfr. Lib. II, cap. III, 52).. (4) De oral. t, 37, 168 cit.: " ut, si ille infitiator probasset iudici ante petitam ésse pecuniam, clown esset coepta deben, petitor rursus quom peteret, ne exceptione excluderetur QUOD EA RES IN IUDICIUM ANTEA VENISSET CAP. III Il procedin-ento in indicio. iudicium sopra i termini della controversia, concretad colla litis coutestatio (1), fra petitor e reas cittadini, é rimesso normalmente ad un unico iudex (2) nominato (datas) dal magistrato in seginto alla concorde designazione degli stessi contendenti (3), o in seguito a proposta attore accettata dal convenuto; sopra nomi trascelti (4) nella lista dei indices, costituita, fra i (1) Pro Roscio com. 14, 42: " Venerat.... haec res in iudicium. Certe. Quis eral petitor ? Fannius. Quis reos? • Flavius. Quis iudex? Cluvius „. (2) De oí. gen. orat. 4, Io " ut Si de re privata ad unurn iudicem diceremus „; pro Cluerit. 2 . 7, 74: " causam nescio quam apud iudicem defendebat „; ad B7-al. 1, 6, 4. L' mins iudex é assistito da un consilium di sua fiducia. L' influenza dei membri dí (mesto sul iudex puó essere cosi grande, che la loro j ities el constantia puó importare al litiganti guaira/ quella del iudex: pro Quinct. i, 5; 2, 5; 2, lo; 6, 22; ¡o, 36; 25, 79; 30, 91; ad fam. 7, 2.1, 2: "  ipso die, quo de P. Sestio in consilium iri necesse erat „. (3) Pro Cluent. 43, 120 ; adBrin. I, 6, 4: " Flavius noster de controversia, quam habet cum Dyrrachinis hereditariam, sumpsit te indicen' „; pro Flacc. 21, 50: " Q. Naso.— iudex sumitur „; pro Quincl. 9, 32 : " te indicen).— sumpsit, ex sponso egit „; pro Roscio com. 4, 12: " Eumdemne tu arbitrum et iudicem surnebas? „; 14, 42: " Sine controversia qui oil-mitin) iudicio comprobatus est [iudex] „. La datio iudicis fatta dal magistrato, di proprio arbitrio, e senza tener corto al possibile della designazione dei contendenti, é additata come esempio caratteristico di illecite esorbitanze: in Verr. 2, 2, 12,.3o cit.: " si.... praetor improbus, cui nemo intercedere possit, det, quem velit, iudicem „. (4) La ricusa da parte del convenuto del iudex proposto Ball' attore, si designa dal Nostro con refugere: pro Roscio com. 15, 45: " quem ego si ferretn  refugere non deberet.... ? „ ; oltre che con iniquum eierare: de oral. 2, 7o, 285: " Quom el Flaccus multis . probris obiectis P. Mucium iudicem tulisset, Eiero, inquit, iniquus est „. Senso corrispondente a quello di iudicem iniquunz eierare ha quello di forma iniquum eierare, riferito alla campetenzá territoriale, come nel luogo in Verr. 2, 3, 6o, 137: " Negotiatores sibi putant esse torpe id forumsibi iniquum eierare, ubi negotientur; praetor provinciam suam sibi totam íniquain eierat „. Nella giurisdizione provinciale, per le controversie fra cittadini di cata investite del ras suis Vegibus ali, e fra cittadini di queste e Romani, vigevano anche per la scelta dei giudici norme particolari. In Sicilia vigeva a questo proposito la lex Rupilia, la quale stabiliva la sortilio dei giudici: . ch' erario Siculi guando era tale il convenuto, e Romani guando questo era pur tale; ecl attribuiva il giudizio sulle controversie fra privati e singole cata al senato E. COSTA, Cicerone giureconstrit0 - Vol. II.  3 34  LIBRO IV, CAP. III Gracchi e Silla, di soli cavalieri, dopo Silla di soli senatori (I), e finalmente, Jopo la lex Aurelia del 684, di senatori, di cavalieri e di tribuni . acrarii (2). Sopra le controversie insorte fra stranieri dapprinia (a), e, nel tempo del Nostro, anche copra talune di quelle insorte fra cittadini e per le qualisi richiedeva celta spedítezza e rapidita di risoluzione (come per le cause pos_ sessoric (4), e in parte pe,- quelle aventi ad oggetto il risarcimento dovuto in conseguenza di delitti privati (5)), íl indicinin é rimessp a dei recuperatores; che possono essere tratti a corte anche .fuori delle liste dei indices, e fra coloro che non appartengono alle classi da cui queste son formate. Per le controversie attinenti certe particolari materie intervengono ad assumere inlliciuul dei collegi speciali di indices; e appunto quello dei centninviri per " Siculi lioc jure sunt,.... quod Siculus (agat) municipale di un' altra : in 1 ' ert . 2, 2, 13, 32 : con-, Si,-tilo non eiusdem civitatis, ut de eo praetor indices ex P. Rupili decreto.... sortiatur; r j und pri vatus a populo petit populus a privato, senatus ex aliqua civitate, qui luclicet, datur, ru i n alter-n:1e civitates reiectae sunt; quod civis Romanos a Siculo petit, Siculus iudex [datur], ,nrod Siculus a civi Romano, civis Romanos datur; ceterarurn rerum selecti indices ex conventu civinni Romanortint propon] solent „. In Cilicia le controversie fra Greci erano decise pure da locali: ad /111. 6, 1, 15: ' multaque sum secutus Scaevolae, itx iis illud, in quo sibi censent Graeci datam, ut Graeci inter se disceptent suis legibus.... Graeci yero quod peregrinis indicibus utuntur „. Pei .dubbi che rimangono circa le forme proces- ..tali vigenti Jopo la lea Rupilia cfr. Wlassak, Z7111Z  f'rovinzialProz., in Silzungsb. :(,.1 .  ,4kad,  AV., 1919, pag. 9, ti. 16. L'accenno del Nostro in pro Roscio com. 14, 42 ad un iudicium deferito ad un Cluvio menihro dell' ordine equestre, Jopo che la legge di Silla aveva restituito giá ai senatori escluvainente P zifficio di giudicare, ha dato argomento ragionevole a supporre' che i giudici ai quali eran deferid i giudizi privad potessero essere trascelti anche fuori dalle liste stabilite pei giudizi penali den , quaesliones, Cfr. Z u rn pt, Das Criminalr. del rünt. Reptibl., II, 2, pagg. 132-3. Morse pote-vano enser trascelti fuori delle liste fisse i giudici che le partí concordemente designavano al inagistrato, e pei qualí non occorreva il processo della proposta e della ricusa. 11 Pad eil etti , T giudici nel processo civile 7 - 0711 in Al-cit. giur., XV, pag. 528, congettura che jl processo in cui Cluvio fuese da giudice risalga ad un momento anteriore elle leggi di Silla, e in cuí dominassero tuttora le leggi Sempronie . Certó ad un momento in coi dominavano tuttora cotali leggi risale 1l processo di Quinzio, riel quale funge da giudice C. Aquilio, appartenente del parí all'ordine equestre. (2) ,41l. r, 16, 3. (3) ¡'ro Place. 20, 48; in Verr. 2, 2, 37, 90; 2, 3, 12, 30; 13, 32; 58, 135; etc. etc. ivi; ad Ali. 6, 1, 15 cit. Cfr. in ispecie Partsch, Schrififormel, pagg. 78 e segg.; W coger, Reciperalio, nel Panly-Wissowa, Realencykl. I, A, 1. c. 405 e segg.; Girard i epigraphic latiue e/ le (17 oii ron i ain , nei illélalwes de droil rontain, 1912, I, pagg. 402 e ssegg. (4) Pro Tullid passim ; Pro Caecitia passim. (5) Per le controversie relative ai cielitti privad troviamo concorrere talora coi recuperatores anche 1' unas iudex. Ai recupera/ores soli, non all'unus índex, é deferito il giudizio sull'a. vi banorunt rapiorunt, dallo stesso pretore che 1' introdusse (pro Tull. 10, 41; ira Verr. 2, r, 6o, 156). Ma invece per altre figure di delicia privala II giudizio dei recuperatores s'intreccia con quello dell' unas iudex. Pe] furium Gaio, 4, 37 parla del iudex; per l' injuria Galo , stesso 3, 22 4, come giá prima l'Atta. ad Heretin. 2 , 1 3, 1 9, parla del índex, nientre il Nostro, de inv. 2, 20, 6o, con Ge11., 20, 1, 13, parlano di recuperatores, I1 Girard, Les jures de tzclion injures, nei Iliaanges Gi r ardin, pagg. 255 e segg , congettura che 1' ititervento dei recuper a - lores fosse circoscritto alle sole iniuriae consistenti nella verberalio e nella Pulseta°. Che nei casi in cui i1 ricorso dell' una o dell' altra specie di giudici non fosse eSpressamente .fiSS ' tQ dalla legge o Ball' editto, dipendesse dan magistrato di stabilirlo, risulta anche dalIuógo delle 2, 3, 58-9, 135 cit.: " coepit Scandilius recuperatores ant 'indicen] postulare.... ReCuperatored-:: dicis te claturum „. Cfr. hl o ni ni se n , Roja. Sir afr., pagg. ;78-9 (trad. fr. I, pagg. le questioni ereditarie  dei decemviri litibus iudicandis per le questioni di -statO (2). I iudicia deferiti in Roma fra cittadini all' unos iudex, in quanto improntati cosi sui presupposti ius civile, e come tali legitima, si contrappongono agli altri organizzati dal . magistrato in forza del suo. iinperium, e nei quali venga meno alcuno dei tre estremi occorrenti per questi: ai iudicia che il Nostro 'qualifica col nome • di arbitria honoraria, e che corrispondono ai iudicia imperio continentia di G a i o (3). giudice, unico o collegiale, investito del iudicium ha per ufficio di stabilire se esistano o meno i presupposti della pretesa del petitor, e di emettere corrispondentemente la sua pronuntiatio, che in caso affermativo importa la condemnatio del convenuto in una someta di danaro, prestabilita o da fissarsi, a titolo di risarcimento all'attore pel mancato spontaneo adempimento del diritto pel quale ha agito giudizialmente. 2. Nell'esercizio del suo ufficio che intende alla ricerca del y ero (4), il giudice é libero di valutare, colla sola guida e traccia della sua coscienza •5), gli elementi di prova che gli so p o proposti dalle parti o i dati che gli si porgono da obbiettive emergenze: cosi guando egli é chiamato a pronunziarsi sopra i termini di un arbitrato rimessogli e relativo ad una privata controversia; come guando é chiamato a partecipare ad un collegio incaricato di pronunziarsi sulla fondatezza di accusatio, nella quaestio relativa al crimen che ne forma oggetto. La confessio del convenuto, e cioé la sua spontanea ricognizione circa l'esistenza dei fatti che costituiscono il presupposto dell' intentio  ¿atore (1) De oral. 2, 23, 98; 2, 54, 220; de le , g-e agr. 2, 17, 44 : " Primum t tunt populi Romatil hereditatem decemviri iudicent, cura vos volueritis de privatis hereditatibus centuinviros indicare ? „, luogo de oral. 1, 38, 173, ne, quale si additano come necessarie a chi discute thtvanti ai centumviri cognizioni svariate e complesse " usucaPionunz lulelarum  aguo• lionunz adluvionunz circumluvionunz nexorunz mancipiorunz parielum luminum lestamentorum ruplorunt aut ratorum celerarumque rento» innumerabillum „, in contrapposto alle limitate cognizioni occorrenti per discutere davanti alP unos iudex, non comprova per milla che i centumviri avessero competenze specifiche su tutte cotali materie, ina solo che le questioni ereditarie potevano implicare discussioni su ogni brasca del diritto poi rato. Cosi gia. J obbé -D u v al, nella Nouv. Revue hist. du dr. fr. el élr., XXIX, pagg. 9 e segg. Cfr. sopra Libro II, cap. IV,  37. (2) Oralor 46, 156; pro Caec. 33, 97 cit. (3) Pro Roscio cono. 5, 15 cit.: " perinde ac si in hanc formulan] omnia iudicia omnia arbitria honoraria, omnia officia domestica conclusa et comprehensa sint „. La corrispondenza degli arbitria honoraria di questo luogo ai ircdácáa imperio conlinenlia di G ai o , 4, 103-4, é giá avvertita dal Gre en idge , The legal proc. pag. 172. (4) De o ff . 2 , 14, 51: " Judicis est semper in causis verum sequi „; Parl. oral. 3, lo: " Statuit autern aut de praeteritis, ut iudex, aut de futuris, ut senator „; pro Cluenl. 45, 126 " Nihil se testibus, nihil tabulis, nihil aliquo gravi argumento comperisse, causa cognita statuisse dicent „.  nihil denique cau (5) De off. 3, 10, 43-4: 14 At niegue contra rern publican) rieguecontra iris itirandurn ac fidem amlci causa vir bonus faciet, ne si iudex quidern erit de ipso al-Frico; ponit enim personara amici, cum induit iudicis.... Cura vero iurato sententia dicenda erit, merninerit deum se aelhibere testen', id est, ut ego arbitror, menten' suarn, qua nihil hornini dedil cleus ipse divinius. Raque praeclarum a maioribus accepirnus morera rogandi iudicis, si eum tenerenlus, QUAE SALVA FIDE FACERE POSSIT „. LIBRO IV, CAP. III duphnn e della res/indio ifr integrum, é accertato ad ogni modo dalla esplicita testimonianza di lui medesimo. 13ensi, per quanta spetla quest'ultimo rimedio, ed il grado di svolgimento da esso assunto, é forza ríconoscere che gli accenni ciceroniani lasciano luogo a molta incertezza; per ció ch'essi riguardano applicazioni seguitene in provincia, ed intervenete anche .di fronte a giudizi pronunziati giusta i diritti particolari di singole cittá, provvedute certamente in gran parte del iris sois legibus tfti (1): applicazioni, le geali hanno pertanto carattere e portata che si possono ben supporre esorbitanti i termini precisi delle norme edittali vigenti se di esso in Roma ed in Italia (2). g. 1,a rescindibilitá in generale da parte del magistrato di . sentenze pron ii nziate ( li t i rttori dei termini della in inte,1 , ,rum restindio (3), e quale si rapprescnta preoudinata da Verre nel seo editto relativo alla giurisdizione (h Sicilia (4), costituisce, piuttosto che una particolaritá della giurisdizione /„.„\n,,,,;,,H, una esorbitanza illegale di que! pretore, che si era proposto con si (l ' alta preoudinazione di " 011 1 1 1 l ' a  redí ere in S1071 1 1. pOtieSfidelli „ • (5); contrastante come tale alla corretta rescindibilitá dei soli provvedimenti gindal questore o da uffiziali subalterni, in veste di delegatari rappresentauti del proconsole. io. Iu seguito alla sentenza del giudice riuscitagli sfavorevole, attore ulLontra la perdita del diritto consumato colla filis cwiteslatio, sulla quale s'era !-iv(Illa la lite a etii la sentenza pone termine;•ed il convenuto incontra l'obbligo ( li lasciar luogo all'esercizio da parte dell'attore del diritto riconosciutogli sulla cosa controversa, e di prestarne altrinienti il valore, oppure di pagare la someta di danaro stabilita nella conde/Imano. (E) TI/ rerr. 2, 2, 26, 63: " Fecerat hoc egregie primo adventu Metellus, ut onmes istius injurias. , l oas !nodo losset, resciuderet et invitas faceret.... Epicrates quidem continuo est restitutus. Alia indicia alia Agrigenti, alia Panhormi restituta sunt,... Otnnia erant Metelli chis inodi, ut non tain suam praeturani gerere quarn istius praeturani retexere videretur „; pro Flaco. 3 2 , 79: " initto etiam, quod a nostris magistratibus in integrum restituta „. Cfr., a proposito della reslitutio ricordata nell' orazione pro Flacco contro Deciano, Libro 11, cap. III,  io. Il 1>tiq u esn e, Ciee'ron pro _Placeo cit. negli Annales de l'Université de G'renoble, XX, tgo8, pag,. 307, ravvisa nei luoghi relativi alla detta 7-esti/u/fío un conforto al' opinione la quale ritiene che la reslilutio non si operásse senz' altro in seguito all' a. rescissocia 'concessa dal magistrato, ma bensi avesse luogo per rnezzo di un indicium rescissorium, preordinato da un decreto magistratuale. (2) Per lo svolgimento della restilutio in inlegrum, nel silo aspetto sostanziale, e la disciplina dei titoli precostituiti nell' editto ad un cerio momento pel ricorso ad essa, sul terreno estraprocessuale come su quello processuale, degno di nota il luogo pro Maco. 36,• 89: "Si vis erat, si fracs, si metus, si circurnscriptio , quis pactionem fieri, quia avesse istos coégit?-„;. il quale cornprova giá ben diffuso e fissato nella conmine coscienia il concetto di cluei, vizi della volontá, che costituivano appunto Ja base dei detti titoli. (3) Pro ' Tí :lace.  or cit. (4) lit Verr 2, 2, 25, 62; 2, 2, 26, 63. (5) In Ver r. 2, 2, 13 , 3 3: " Edictum enirn houninis cognoscité, quo edicto ( utria iudicia • redegerat in suani potestatem; Si 'QUI PIcRPERAM 1UDICASSET, SE COGN/TURUM;y9UNI coGNOSSET, ANINIADVERSURUNI „. Áccedono tuttavia alla socconibenza, in talune controversie, certe conseguenze secondarie, delle quali anche nei luoghi ciceroniani rimane accenno o ricordo. Quando la controversia sia promossa intorno alla validitá di una sententia proferita dal giudice sopra una lite precedente, o per mezzo di una apposita azione esperita dal soccombente per ottenerne la revocatio; o per mezzo di una opposizione esercitata da esso (infitiatio) contro actio indicati dell' attore vittorioso, la soccombenza in quella trae seco l'obbligazione pel dupinm. II provocarla pertanto espone a quel rischio, che nel caso ricordato dianzi Eraclide si rifiuta d'incontrare: tanto piú che giá un altro duplum egli stesso aveva dovuto prestare al suo avversario, in seguito all'actio depensi vittoriosamente esperita; actio che apparteneva pure, insieme col!' a. luir Aquiliae, al noveno di quelle, nelle quali lis infitiando crescit in d'Otra (i ). 12. Nelle controversie aventi ad oggetto somme certe date 'a mutuo, o dovute in seguito a negozi formali che abbiano nel mutuo il loro materiale presupposto, controversie ch'erano promosse per mezzo della condictio cerit (9), la soccombenza importa obbligazione di prestare un terzo della somma contesa; cosi per l'attore respinto, come pel convenuto condannato: ció in conseguenza della sponsio tertiae partis, colla quale le parti reciprocamente s' impegnano. Un' esempio di codesta sponsio, accessoria al processo della condictio, ricorre nella lite dibattutasi tra Roscio e Fannio (A). É degno di nota come, oltre che alla prestazione di siffatta reciproca sponsio, attore Fannio, per quel che appare da un accenno del Nostro, si fosse clichiarato -pronto a prestar pure un 7'i/si:In-and/un (4), ad invito, certo, del convenuto, che deve averglielo riferito, dopo che, in conformitá colle discipline vige2iii per la condicho, Fannio lo aveva deferito a lui. 13. Nelle controversie a cui non si applichi la norma sud' e pelle quali non trovi ricorso la sponsio tertiae partís, l'attore soccombente puo trovarsi espostd all'obbligo di prestare al convenuto assolto 1 , 1 „ della sonara stabilita nena condemnatio, in pena della cahunnia con che la sua pretesa fu esperita (a). La catunznia !ilion] é posta, in un rapido rna scultorio accenno del Nostro, alla parí col petere iniustis vindiciis (6), ed é considerata cosi (i) Gaio, 4, 9 e 171. (2) Contro  applicabilitá della condicho al crediti nascenti da stipulazione, come a quelli nascenti da effettiva numeralio, si é pronunziato il Na be r, Observaliunc. 7-02)1. XVII (" ílprtd Ulpianum ex slipulatione non nasci condictionem „), in Afilemos., XX, 1S92, pag. 112; ma il dissenso dell' illustre autore non sembra conciliabile coll'esplicita assimilazione, posta (1111 Nostro, fra il trattamento processuale della pecunia data e della expensa lata out  nel luogo pro Roscio 00111. 5 , 14. (3) Pro Roscio com. 4, to: " Pecunia tibi debebatur certa, quae nunc petitur per iudicem, in qua legitimae partis sponsio (acta est „. (4) Pro Roscio com. 1, 4: " ....quod in coclicem iniuratus referre nolit, id iurare in litem non dubitet....! „. (5) Gajo, 4, 175-6. (6) Pro  27, 74: " ....qui non calumnia litium, alienas fu n dos, sed castris.,.. petebat „ non ininstis vindiciis ac sacramentis 44  LIBRO IV, CAP. IIT -- • nell'attore come titolo atto a giustificare pel convenuto il iudicium calumniae; indipendentemente dal caso in cui egli avesse prestato in piit il insiurandum calumniae, correlativo e corrispondente all'identico insiurandum prestato dal convenuto di resistere alla istanza adrice nel pieno convincimento della sua infondatezza e in buona :fede. 14. Conseguenze di carattere estrapatrimoniale trae seco pel convenuto la soccoinbenza nelle controversie promosse da azioni corrispondenti a delitti, o a certi crediti fondati su rapporti improntati alla Jides: la soccombenza nellc controversie provocate da un lato coll' adío furt¡ e coll' a. iniuriaruin, c dall'altro coll' a. Intelae, mandati, Jiduciae, pro socio. Il condannato per codesti titoli incorre nell'infamia (1). 15. Qualora il convenuto, regolarniente invitato ad intervenire al indiciuni, non si presenti, vige la regola che il índex abbia a " . secundum praesentem indicare „: regola della quale Nostro ricorda un' applicazione ingiusta ed iniqua posta in atto da Verre nell'esercizio della sua giurisdizione in Sicilia (2), centro un Eracho, cittadino di Siracusa, in un giudizio preordinato in contrasto colla /ex  secondo la quale esso avrebbe dovuto esser costituitO (3). (i) Pro Cine,,/. 42, 120; in 1/err. 2, 2, 8, 22; 2, 5, 41, io8; de domo 13; pro Roscio Am. .y.), m3; pro Caer, 3, 7; pro nace. 18, 4.3; de nal. deor. 3, 74; de off. 3, 6i ; de oral. r, 166; cír. il Libro II, cap. I,  38.  • (2) In. í r err. 2, 2, 17, 41: " Iste postridie mane, cum multo maturius quam , iuquam antea slirrexisset, indices citari Ubi comperit Heraclium non adesse, cogere eos, ut absentein Ileraclium condenment, Illi eum commonefaciunt, 'ut, si sibi videatur, utatur instituto silo nec cogat ante horam decimain de absente secundum praesentem indicare „; 2, 2, 18, 44: " Profecto eniin negare non potes te ex lege Rupilia sortiri indices debuisse, étun praesertim lIeraclins id postularet „. (3) • Stilla lex Empaja cfr. il Libro III, cap. VI,.  lo. CAP. IV processo esecutivo. 1. Il convenuto condannato, che non abbia eseguito spontaneamente la prestazione a cui era tenuto per effetto della sentenza; o che, avendo resistito all' azione esperita dan' attore vittorioso per l' esecuzione di questa, non presti il dupluin a . cui era tenuto in conseguenza della sua infitiatio; pub tuttora nel tempo del Nostro essere addictus all' attore: e riuscirne sottoposto a quena particolare soggezione analoga alio stato servile, che a tale condizione corrisponde. Pratici esempi e ricordi di addictio ricorrono nelle scritture ciceroniane, sia di insolventi per obbligazioni giudizialmente accertate in provincia (I), sia d'insolventi condannati in Italia e in Roma stessa (2), e cittadini. 2. In luogo dell' esecuzione personale che mette capo all' addictio, pub íntervenire, nel tempo del Nostro, l'esecuzione patrimoniale; guando il convenuto assentandosi renda impossibile lo svolgimento regolare del processo, o non si presti all' esecuzione della sentenza a lui sfavorevole colla quale questo ha avuto termine (3); e guando egli sia morto, prima o dopo la sentenza, senza lasciare un erede che risponda per lui (4). (1) Pro Flacc. 20, 48 cit. " Cuna iudicatum non faceret, addictus Hermippo et ab hoc ductus est „; iia Pis. 3 5 , 86: " Nonne.... ttltro Fufidium, equitem Romanum, hominem ornatissimum, creditorem debitoribus sois addixisti? „; de oral. 2, 63, 255: " ut apud Noviuni videtur esse tnisericors ille, qui iudicatum duci videt; percontatur [ita :] Quanti addict tts? — M oummum! Si addidisset tantummodo D u c as li c et, esset illud genus ridiculi praeter expectationem „. (2) Pro Roscio com . 14, 41: " Addictus erat tibi ? Non „. Cfr. il Libro II, cap.  34• (3) . Pro Ouincl. 19, 6o: Tracta edicturn.Qur FRAUDATIONIS CAUSA LATITARIT. Non est is Quinctiús; nisi si latitant, qui ad negotium suum relicto procuratore proficiscuntur. cut ITERES .NON EXTABIT. Ne is quidem. QUI EXILII CAUSA SOLUM VERTERIT „ ; in rerr,' 2, 2, 24, 59: " Adeunt Bidini, petunt bereditatem.... Insimulant hominem fraudandi causa discessisse, postulant, ut bona possidere iubeat „; 2 4, 6o: " Debehat Epicrates nummum [o ullum] nemini; amici, si quin quid peteret, indicio se passuros, iudicatum solvi satis daturos esse dicebant „. (4) Pro  19, 6o cit. ; Aucl. ad flerenn•, 4, 23, 33: " Amplurn patrimonium relictun' est? At patria bona venierunt „. LIBRO IV, CAP. IV 3 . Perché si apra l'adito a codesta esecuzione basta che il convenuto sia assente e rnanchi per fui un'idonea rappresentanza. Anche sul patrimonio dell' absens, il quale non abbia lasciato né un coguitor ne un procurator, o il cui procurator non abbia provveduto a porre in atto una valida delensior anche sul patrimonio dell'absens non defensus, puó a y er luogo invero la missio ira possessionem, come sul patrimonio del convenuto " qui fraudationis causa /afilan . / „, e di colui " qui  causa soasan verterit „. Dall'orazione pro Orrinctio balza evidente la prova che, se l'intervento di Alfeno per Quinzio non fosse reputato idoneo a costituire per lui una eflicace dcfensio, nulla varrebbe a suo favore l'assenza degli estremi della fraudatio He' suo mancato intervento al vadimonium pattuito con,Nevio; né essa avrebbe giovato acl evitargli d'incorrere nelle medesime conseguenze, nelle quali incorre il latitans fraudationis causa. Perció gli sforzi di Cicerone sono tutti intesi a dimostrare che Alfeno procacció a Quinzio siffatta defozsio (i), non ostante la ricura di lui a prestare quella satisdatio che veramente si usava pretendere da ogni procuralw- (2); e che per questo la missio ira possessioncin, ottenuta da Nevio, sul patrimonio di un absens ch' era nel caso specifico ben defensus, non poteva considerarsi legittirna, e tale da dar luogo ala' effetto di rendere s it sp, , da la persona che l'aveva subita, e da porla nel processo successivo in una condizione d'inferiorita, per ragione della quale attore avesse il diritto ii costringerlo a prestargli lá cazttio iudicatunz solvi (á). ( I ) Pro Ouinct. 19, 6o: " Quo ternpore existimas oportuisse, Naevi, absentem Quinctium defendi tit quo mudo? „; [9, 61: " Qui locus igitur absentis defendendi procuratori primus datus est?.... Quid aliud sit absentem defendi, ego non inteliego „; zo, 62: " Et ancles, Sex. Naevi, negare absentem defenstun esse Quinctium ? „; 20, 65: " illud certe probari omnibus necesse est, defensum esse indicio absentem Quinctium, Quod cum ita sil, ex edicto bona possessa non sitia „: 21, 66: " Alfenus, ut omnes intellegere possent indicio defendi Quinctium.... „; 21, 68: " quid adfertur , (pare P. Quinctius negetur absens esse defensus ? Mihi autern ad vincendurn satis est fuisse procuratorem, quicum experíretur; qualis is fuerit, si modo absentem defendebat per ius et per magistraturn, nihil ad real arbitror pertinere „; 22, 73: " Quare aut doceas oportet Alfentim negasse se procuratorem esse, non deiecisse libellos, iudicium accipere noluisse, aut, cuan haec ita faca sint, ex edicto te bona P. Quincti non possedisse c on ced as ,,; 2 3, 74: " Ubi erant ceteri creditores? denique hoc tempore ubi sunt? Quis est, qui fraudationis causa latuisse dicat, quis, qui absentem defensum neget esse Quinctium? „. (2) Pro Qltind 7, 29 cfr. copra. (3) Pro Onincl. 8, 3o: " Iste.... a Cn. Dolabella praetore postulat, ut sibi Quinctius iudicattun solvi satis det ex formula: QUOD AB EO PETAT, QUOIUS EX EDICTO PRAETORIS BONA DIES XXX POSSESSA SINT „. É opportuno qui richiamare che la causa dibattutasi fra Quinzio e Nevio, e per la quale Cicerone ha pronunziato orazione in difesa del primo, verte sulla fondatezza o meno della pretesa di Nevio di ottenere dal suo avversario, innanzi di procedere al regolamento giudiziale dei rapporti pertinenti la societá fra essi esistita, la salisclatio iudicalum solvi, per ragione della missio in possessionem giá da lui ottenuta sul patrimonio di questo, e della condizione di persona sus/ecla che da tale missio pretende essergli derivata . In corrispondeuza della pretesa di Nevio e della contraddizione a questa di Quinzio, é segulta fra -essi una sponS giudizio sulla quale ha natura e carattere di -praeiudicium rispetto agli ulteriori dibattiti fra . costoro;. ed investe onorabilitá civica di Quinzio, onorabilitá che questi per bocca del suo avvocato si lagna di dover difendere parlando per primo, anziché, come in genere .avviene pelle causae capilis, in risposta ala' attacco dell' accusatore: 8, 31: " Clamabat porro ipse Quinctius sese idcirco nolle satis (laye, ne videretur iudicasse bona sua ex edicto 'possessa esse; sponsioném porro si istius modi faceret, se, id quod nunc evenit, de capite sub priore loco causara esse • ,  PROCESO •ESECUTIVO 47 .Dalla medesirna orazione sembra resultare parimente che, avvenuta sul patrimonio dell' absens la thissio„ e decorso il termine prestabilito senza che il convenuto si fosse presentato ad assumere il processo, e senza che fosse provve- . duto alla sua rappresentanza.. e difesa, si procedeva ugualmente alla venditio in blocco del patrimonio.; e che pecó fra l'assenza del fraudator e quella del non defensus non si. faceva differenza, neppure per quanto spetta il ricorso della venditio (1). All'avversario del suo cliente Cicerone muove invero rampogna, non tanto di a y er chiesto la missio in possessionem sul patrimonio di lui, senza che ne concorressero gli estremí, dacché egli non era né un latnans fraudationis causa né un absens non defensus, quanto piuttosto di essersi posto con quella sulla via di extrema et Utimicissima jura, i quali riuscivano calamitas immanente' alla bonoruin venditio: di tali iura, a cui giusta i costumi dei maggiori . non si doveva far ricorso che in casi di gravitó suprema (2), dícturum „; 9, 33: " Judicium esse, C. Aquili, non de re pecuniaria, sed de fama fortunisque P. Quincti vides. Cum rnaiores ita constituerint, ut, qui pro capite diceret, is posteriore loco diceret, nos inaudita criminatione accusatoruin priore loco causam dicere íntellegis „. Come avvertiva per abro giá il Keller„ De inre causee Ouincl., Semeslria ad  T. (Ye. pag. 20, in codesta parte le querele di Quinzio, fr e di Cicerone per lui, cono fondate; poiche il principio che stabilisce la precedenza dell' accusa sulla difesa vale (-piando la perlita dell' onorabilitá dipende dal giudizio sopra un atto specifico del soggetto di cui si tratta ed occorre quindi stabilire esistenza di questo, per desumerne avvenímento o meco di quena; non vale invece guando dipende da uno stato di fatto, come é la missio in possessionenz sequita sul patrimonio di Quinzio, la quale crea a suo sfavore una presunzione, che a lui spetta di distruggere. (t) Pro OuinVI. 15, 48: " Ilicone ad praetorem ire convenit? continuone venal] fuit postulare, ut ex edicto bona possidere liceret? ad haec extrema el inimicissima iti • a tan; cupido rebas,- ut tibi nihil in posterum, quod gravius atque crudelius facere posses, reservare:-;? Na!: quid homini potest turpius, quid viro miserius aut acerbius usu venire ? quod tantuni dedecus, quae tanta calamitas inveniri potest ? „; 17, 54 e 28, 86. E altrove la vendilio  presentata come mero seguito e compimento del procedimento della possessio:"quaero.... qua rati,m,.- Naevius (cosi 1' oratore nella terza parte 24, 76) suscepttun negotium non transegerit, hoc es1 cur bona, quae ex edicto possidebat non vendiderit „; 29, 88; Phi!. TI, 6,  " 91lid ,iicarn de Apulo Domitio? cuius modo bona proscripta vidi. Tanta procuratorum est neglegentia Qualcuno ha pensato che sui beni absens non defensus potesse a y er Itiogo solo la missio in possessionem, non la vendi/i 9 . Cosi Ha rt mann, 0»itirmacialveljOlzr., tiotti lig., t,-15 r, pagg. 9 e segg. Ma come giá avverti ii K eller, op. cil., pagg. 49 e segg., orazione pr, enberno contraddice recisamente a tale opinione. Nel niedesimo senso v. ora pare Les (.•fels de la simple absence dans la procédare de l' orlo ind. priv. á 1' époque de Cice'ron, in 1;:ludc.s d' Izisloire jztrid. qfferls á P. F. Girard, I, pagg. 43 e segg. Che la semplice absenlia senza la latitalio desse luogo alla nzissio in possessionenz e non anche alla bonorum vendilio solamente nel diritto giustinianeo, in forza di mutamenti recati dai compilatori nei testi classici, che assimilavano in tutto gli effetti della absenlia a quelli della  climostrato ora esaurienteniente dal Solazzi,  edillo qui absens indicio defensus non fueril' „ estr. dal 1"olzrzne per le onoranze al prof. .5inzoncelli, Napoli, 1916. (2) Pro Quinct. 13, 43: a an , quod saepe multis in locis dixisti, ne in civitate  locum suuni, quem adhuc honestissime defendit, obtineat...? „; 15, 5o: " Ergo hercule, cuius bona ex edicto possidentur, huius omnis fama et existimatio cum bonis sitnul. possidetur; de quo in celeberrimis locis proponuntur, huic ne perire quidem tacite obscureque conceditur; cui magistri fiunt el domini constituuntur, qui, qua lege et qua condicione percal, pronuntient.... „; 16, 51: " Raque maiores nostri raro id accidere voluerunt, praetores, ut considerate iieret, comparaverunt. Viri boni cura palam frauclantur, cum experiundi potestas non est, tiniide tarasen et pedetemptim istuc descendunt vi ac necessitate coacti, inviti, multis vadinioniis desertis, sacia• illusi ac destituti; considerant enim quid et quantum sit alterius bona proscriben,. „; 17. 54: " Dici vis potest, cptam multa shit, quae respondeatis ante tieri oportere, quain ad halle ratio• LIBRO IV, CAP. IV c dai (pian tutti gli altri creditori di Quinzio avevano mostrato di rifuggire (0. 4 . Se la bonornni vendí/lo avesse luogo, nel teinpo del Nostro, soltanto copra patrimuni assoggettatí a inissio  possessionem, in corrispondenza delle (*insole edittali la cui esistenza trova documento e traccia nelPorazione pro Ouniclio; o se potesse a y er luogo, indipendentemente da missio, oltre che sopla i patrimoni del debitori dello Stato (2), dei condannati per crimine capitale, r dei colpiti da proscrizione assbnilati, benché illegalmente, a questi (3), ;incite sin beni ceduti da debitoí . i presenti, nen' impotenza di soddisfare i creditori instanti, ci sembra qUeSti011e meritevole di esser proposta; per quanto Popinione predominante, che ricollega l'origine della cessio bonoruin ad un capitulo della lex inlia indíciorum privatorum e riconduce quest' ultima legge al momento di Augusto, pala ostare in modo decisivo alla possibilita di risolvere afferniativamente una questione siffatta (4). nem extreman] iwcessario develiire „. Cfr. Quintil.,  or., 6, 3, 51 : " Pervenit res usque ad .1(migra, ' piale est Ciceronis in Plaetorium Fontei accusatorem, cuius matrero dixit duro vixisset postquatu nturlua esset, magistros babuisse. Dicebantur autetn, dum vixit, infames convenire ad eam solitae, post mortein bona eius venierint „. A dei credilorum coni/1 trú Se.s . l. 12, 28. (i) Pro <Min • /. 23, 73-4: " Etenim si ex edicto possedisti, quaero, cur bona non venierint, in a tcri sponsores et creditores non convenerint; nemone fuit, cui deberet Quinctius? Fuerunt, H complures fuerunt, propterea quod C. frater aliquantum aerís alieni reliquerat. Quid ergo est? loinines erant ab hoc munes alienissimi, et iis debebatur, neque talasen quisquam inventos est LL111 insignite improbus, qui violare P. Quincti existimationem absentis Ubi erant ceteri creditores? denique hoc tempore 111>i sunt? Quis est, qui fraudationis causa latuisse dicat, qui al)sentem (Jefe-liso/u neget esse Quinctium? „; 24, 76: 0 cur ex tot creditoribus alius ad istani rati(nein tierno accesserit...• „; 29, 88. (2) 15-o Flacc. 18, 4 3: " Decreto scribendo primum video adfuisse Lysaniam, cuius fratris bona, 1110(1 impido non sol vebat, praetore Flacco publico venierunt „. (3) h o koscio A In. 43, 125-6: " verurn ego bloc quaero: Qui potuerunt ista ipsa lege, quae (le proscriptione est, sive Valeria est sive Cornelia (non enim novi nec scio), verum ista ipsa lege bona Sex. Rosci venire . , qui potuerunt? Scriptutn enim ita dicunt esse: UT EORUM BONA VENEANT, PROSCRIPTI suNT; quo in numero Sex. Roscius non est: AUT EORUM, QUI IN Al/y Eks A 1/1mzum PRAES10115 OCCISI SUNT, Dtltll praesidia olla fuerunt, in Sullae praesidiis fuit; posteaquain al) armis recessimus, in soturno ocio rediens a-cena Roniae occisus est; si lege, bona cluocine lege venisse lateor; sin autem constat contra omuis nón modo veteres leges, verum etiam novas, occisurn esse, bona quo hure aut quo modo aut qua lege venierint, quaero „; 45, 130: " Ego hace a Chrysogono.... quaero, prituum quare civis optimi bona venierint, deinde quare hominis eius, qui neque proscriptus neque apud adversarios occisus est, bona venierint, cum in cos solos lex scripta sit, deinde quare aliquanto post eam . diem venierint, quae dies in lege praelinita est, deinde cur tantulo venierint „; 2, 26, 64: " Expectantibus omnibus, quisnam esset talo impins, tan] demens, tan dis hominibusque hostis, qui ad illud scelus sectionis auderet accedere, inventos est nemo praeter Antonium „; ad A11. 5, 8, 2: " Eius autem consilium' metunque hoc fuerat,.... ne illum malos emptor alienus mancipiis, quae permulta. secum .habet,, spoliaret „ (cfr. ad fam •  3). La ininacciata vendilio dei bona di Stenio, accusato di un fantastico reato di corruzióne dei bilanci della sua eitta e / I ndu l to arbitrariamente a favore del tempio di Venere Ericina, neutra iu questi termini: in 1 err. 2, 2, 38, 93: " et hoc praeterea addit -horno Venerius novo• modo millo exenlplo, On EAM aume HS D VENERA ERSCINAE DE •STIIENI BONIS SE EXAc'ruauM, bonaque eius statim coepit vendere; et vendidisset, si tantulum morae fuisset, quo minus el pecunia illa numeraretur „. (4) Wlassak, Cessio bonorum, nel Patly-Wissovira, Reale ncy41. - , c. 1995. ci . sembra-cdsi perChe i :. ffietItye, sopra . la data della cessio, e sopra la dx . Julia a cui le forifi rle afirib uiScono l'introduzione, nulla attestato con siOurezza, ed é improbabile  alle leggi Giulie che trattavano essenzialmente ordinamento dei =giudizi e ricondurla percib al tardo momento di queste,_ troviamo , presso . Cicerone espresso ricordo di qualche venditio bonorum universal; avvenuta colla spontanea adesione del debitore, preoccupato di far fronte al suoi impegni, per senso delicato dell' °llore e dell' osservanza alla parola data: come appare la venditio di P. Sizio (i), il quale " venire omnes suas possessiones et patrimonio se ornatissimo spoliari maluit gamo ullam , morara cuiquanz fieri creditorum suoruin „, e di P. Decio " qui maiorum exempla persequens pro alieno se aere devovit „ (2); venditio che sembra cosi doversi ricollegare a dei beni ceduti dal debitore medesimo, in forza di una facoltá che potrebbe ben supporsi statuita da una delle molte leges Juliae del 695, sotto la pressione di quella crisi economica che gia in quel momento si era resa grave ed impellente. (i) Pro Sulla 20, 58. (2) Phil. u, 6, 13. Cfr. pure pro Rail. Post. 17, 45-6: "Sed ut omnium vel suspicioni vel malivolentiae vel crudelitati satis fiat: c occultat pecuniam Postumus, latent regiae divitiae Ecquis est ex tanto populo, qui bona C., Rabiri Postumi nummo sestertio sibi addici velit? Tua, Postume, nummo sestertio a me addicuntur? O meum miserum acerbumque praeconium! At hoc etiam optat miser, ut, sive servetur sive condernnetur a vobis, ita bona veneant, ut solidum-suum cuique solvatur. Nihil iam aliud nisi fidem curat „. E. COSTA, Cicerone giurecomiulto • Vol. II,  4 CAP. V Interdetti e sponsiones. i. La tutela e la_reintegrazione di diritti e rapporti ininacciati o violati, anziché per mezzo di procedimenti direttamente provocad dalle actiones civili o pretorie introdotte per loro difesa, puó a y er luogo per mezzo di procedimenti che abbiano per base diretta ed iminechata certi ordini emanati dai magistrati a preservazione di. essi (interdicta); di procedimenti che s'appuntino cosi essenzialmente contro la violazione dei detti ordini, risalendo alía considerazione dei diritti e dei rapporti a cui questi si riferiscono solamente in via mediata ed indiretta,. e per quanto occorra determinare i presupposti della pretesa violazione. Dacché gli interdicta, emanati dal magistrato a tutela di certi diritti rapporti, aprono di tal 'guisa l'adito a procedimenti, cdi quali chi ha interesse alla loro osservanza puó ottenere da chi li abbia violati un congruo risareimento, e servono cosí di strumento mediato a las sunin tencre, ad ininriam persequi (1), a contendere giudizialmente (2), si comprendono essi pare, in certo censo, nella categoria delle actiones (3). Sopra la sfera dei rapporti, pei quali é dato di interdicto contendere, per interdictum iris Sumn tencre, le notizie, recate dal Nostro non so p o né copiose ne varíe. Egli accenna invero generiéamente a ricorsi degli interdicta " de fossis, de cloacis, de minimis apianan itinerunique controversiis „ (4.). Ma i suoi ricordi piú frequenti dell' interdicto contendere e dell' interdicto defendere riguardano (i) Pro Caec. II, 32: " Cum hoc constet, ego, homo imperitus iuris, ignarus negotiornin ac lithun, hanc puto me liabere actionern, ut per interdictum metan ius teneam laque iniuriam tuam persequar „. (2) De oral. t, lo, 41: " ....multisque praeissem, qui aut interdicto tecum contenderent aut te ex iure manum consertum vocarent, quod in alienas possessiones taus temere irruisses „. (3) Pro Cace. 11, 32; 13, 37; 13, 38; 13, 39 cit. (1) Pro Caec, 13, 36: " qui de fossis, de cloacis, de tninitnis aqttarum itinerumque contro. versiis interdicit, is repente ohmutescet....? „. CAP. Il delitto e la pena. 1. Gli atti che le leggi dello Stato vietano come dannosi all' ordine costituito, e puniscono con certe sanzioni da applicarsi al cittadino che se ne renda colpevole dagli organi appositi investiti della giurisdizione penale, si designano normalmente dal Nostro col vocabolo di nialeficium (r). Con codesto vocabolo, che ci si presenta nel linguaggio ciceroniano con cerca técnica fissitá, ne concorrono anche altri, quali peccatnin (2), delirium (3), (i) Pro Caer:. 2, 6 cit.: " ontnia iudicia aut distrahendarum controversiarum aut punienclorum maleficioruni causa reperta sunt „; de inv. 1, 53, 102 " ....voluntario maleficio veniam dari non oportere, imprudentiae concedí nonnunquam convenire „; pro Roscio Am. 5, 12: " Petimus abs te, M. Fanni, a vobisque, iudices, ut quam acerrime maleficia vindicetis „; 33, 94: " quare intellegatur summam tibi facultatem fuisse maleficii suscipiendi „; • 40, 117: "in bis tot tantisque flagitiis hoc quoque maleficium, de quo iudicium est, reperietis „ ; in Verr. 2, 1, 49, 128: " Quid est aliud omnibus omnia peccata et maleficia concedere nisi hoc, horninum bonestorum testimoniis.... non credere ; 2, 2, 34, 82: " ....ut in uno omnia maleficia inesse videantur „; 2, 2, 40, 99: " Si praesens Stlienius reos factus esset, si manifesto in maleficio teneretur, lamen, cursi acciisator non adesset, Sthenittin condemnari non oporteret „; 2, 4, 47, 104; " urgetur confessione sua, manifestis in maleficiis tenetur „; pro Client. 23, 62:  Age, si nocentes, cuius maleficii ? num quid praeter venenum quaesitum, quo Habitus necaretur, obiectum est? „; pro Cnel.. 30, 71-2 " qui quainquam lege de vi certe non tenebantur, eo maleficio tatuen erant ut ex nullius legis laqueis emittendi viderentur. M. y ero Caelius cur in hoc iudicium vocatur? coi llegue proprium quaestionis crimen obicitur.... „; pro .Bulla 6, 19: " neque me arbitraban sine sumino scelere posse, quod maleficium in aliís vindicassein, ideal in illorum socio, cura scirem, defendere „. .(2) De inv. 2, • 27, So: " Tum •leges quoque et iudicia demonstranda sunt, per quae potuerit id peccatum, quod -spónte sua reus punitus sit, moribus et iudicio vindicara „; 2, 34, 104: " Deprecatio est, in qua non defensio facti, sed ignoscendi postulado continetur. Hoc genus vix in iudicio probari potest, ideo quod concesso peccato difficile est ab eo, qui peccatorum vindex esse debet, ut ignoscat, impetrare „; de domo 29, 77: non fuit in me poena ella peccati ; at fuit iudicii „; pro anenl. - 41, 114: " si propria lege huius peccati adducti essent, multo plus obfuisset „; in Pis. 19, 43: " supplicium.... est poena peccati „; de fin. 3, 9, 32: " Nata ut peccatum est patriam prodere, parentes violare, Cana depeculari.... „; pro Sesl. 46, 99: " magna multitudo est eoruni, qui aut propter mettun poenae peccatorum suorum conscii novas motus conversionesque rei publicae quaerant „. (3) De inv. 2, 35, 107; " deinde ceteros proferre, quibus maiora delicta concessa sint ,,; pro Balbo 2, 3: " ....ita L, Cornelium de fortunis omnibus dimicare, ut nullius in delicti crimen f; 6o  LIBRO V, CAP. facinus (r), flagítium (2), scelus (3), fraus (4). Mentre tuttavia peccatum (5) e deliclum (6) esprimono, oltre che l' atto illecito represso dalla legge penale, vocaretur „; de nal. deor. 3, 38, 90: " Ferretne civitas tilla latorem istius modi legis, ut condemnaretur filias aut nepos, si pater aut avus deliquisset ? „. (i) 1)e oral. 2, 24, 104: " Nihil est enim quod inter Nomines arnbigatur, sive ex crimine causa constat ut facinoris,.... „; in Verr. 2, 3, 84, 194: " Improbum facinus, iudices, non ferenclum.„, „ ; 2, 4, 19, 4o: " ....hominem quietissi muna, ab omni non modo facinoris, verum etiam errati suspicione remotissimunt „; 2, 5, 6, 13: " ....at non eortint facinorum dantnati, f i lme ad vitam et ad fortunas ~Min pertinerent „; 2, 5, 66, 170: " Facinus est vincire civem Romatitim, scelus verberare, prope parricidium pecare,,; pro Roscio Am. 27, 75: "  sic non unirte faci nos in omni vita nascitur „; pro Cace. 13, 38: " ....ut tauturn facinus non in aequitate defensionis, sed in una littera latuisse videatur ? „; de lege ag7-. 3, 4, 16: " Num quia vestrum ad viril, ad facinus, ad caedem accommodatus est ? „; pro ( - hien/. 20, 56: " Voluit cognoscere, ufrum indices in eos solos essent severi, quos venenum habuisse ipsos comperissent, an etiam cousilia conscientiasque eius modi facinorum supplicio dignas iudicarent „; pro Cael.  I: " ....nec dubitet, quin tanti facinoris reas arguatur, ut eo neglecto civitas stare non possit „; 27, 65: " Prinium ad se revocarent maximi facinoris crimen „; 28, 66: "....cur non comprehenderint, cur non ipsius confessione, multorurn oculis, facinoris denique vote tanti sceleris crimen expresserint „; Ana. ad Herenn. 4, 8, 12: " lude truculentissimo ac nefario facinori singularem poe.nain non reliquerunt „. (2) le 1 arr. 2, 3, 89, 207 " qui erit adductus in iudicium, cum manifestis in flagitiis tenebitur, albos eadem fecisse dicet „. Purla el flagilia torna assai di frequente nelle Verrine, a significare le illecite appropriazioni commesse da Verre, ed i vari delitti dei quali si servi come di nlezzo a ponle in atto, oppure di strumento a clisperderne le tracce. Cfr. 2, 2, 46, 114; 2 , 2 , 47, 11 5; 2 , 3, 37, 84; 2, 3, 64, 151; 2, 4, 38, 83; 2, 4, 62, 139; 2, 5, 46, 121. (3) In Uerr. 2, 5, 66, 17o cit. : " Facinus est vincire civem Romanum, scelus verberare „; de 0 .f• 3, 4, 19: " Quocl potest maius esse scelus quam non modo hominem, sed etiam famiHarem liominein occidere ? Num igitur se astrinxit scelere, si qui tyrannum occidit quamvis familiarem ? „; pro Roscio Am. 27, 75 : " inde (ex luxuria) omnia scelera ac maleficia gignuntur „; in C. - allí. 1, 13, 33; " latrones Italiae scelerum foedere inter se ac nefaria societate coniunctos.... mactabis „; II, 12, 29: " cunique senatus P. .Dolabellam 'bello persequendum ceusuerit, ut is, qui omnia deoruin hominunique iura novo, inaudito, inexpiabili acelere polluerit nefarioque se patriae parricidio obstrinxerit.... „. (4) Pe oral. 54, 232: " Erat enim Athenis reo damnato, si fraus Capitalis pon esset, quasi Poenae aestimatio ; 2 , 48, 199: " si quis motus populi factus esset, id C. Norbano in nefario crimine atque in fraude capitali esse ponenclum „; pro Rab. perd. 9, 26: " Nam, si C. Rabirius fraudem capitalem admisit, quod arma contra L. Saturninum  „; de off. 3, 18, 75: ....qui fons est fraudium, maleficiorum, scelerutn otnnium „. (5) Pro Mur. 2 9 , 61: " omnia peccata esse paria; omne delictuni scelus esse nefarium „; de jiu. 3, 9, 32 cit.; " Nam ut peccatum est patriam prodere, parentes violare, fa y a depeculari, quae sunt iu effectu, sic tolere, sic rnaerer, sic in libidine esse peccatum est etiam sine effectu. Verum ut haec non in posteris et in consequentibus, sed in primis continuo peccata sunt, sic ea, quae proficiscuntur a virtute, susceptione prima, non perfectione recta sunt iudicanda „ ;- 4, 20,- 56: " peccata autem partim esse tolerabilia, partim millo modo, propterea quod alia peccata plures, alia pauciores quasi numeros officii praeterirent „; Parad. 3, 1, 20 " nec enim peccata rerum eventis, sed vitiis hominum metienda sunt.... ; peccavit y ero nihilo minus, siquidem est peccare tamquarn transire lineas „; pro Balbo 28, 65: " ....sic vivere ac vixisse Cornelium, ut, cum ornnium peccatorum quaestiones sint, non de vitiorum suorum poena, sed de virtutis praernio in iudicium vocetur „; pro Cluenl. 69, 195; " Multi saepe in iudicaudo peccata liberum parentunt misericordiae concesserunt „. Realus non figura presso il Nostro; ma solo presso i suoi sColiasti, Cfr.' Schol. Bob.,. Arg. in Ciad. (6) Pro Mor. 29, 61 cit.; pro Lig . . ro, 30:  e ....delicti . veniam.."-petó, ut ignoscatur ad Ali. 1i-, 17,  " idque accidere nullo ipsius delicto IL DELITT6' . E LA PENA -  -  . 1' atto che contrasta alle norme prettámente nio r ali,flagititun intende a ritrarre in particolare quegli atti delittuosi che stanno in piú reciso e profondo contrasto colle norme fondamentali convivenza sociale e civile (i), e che espongofo chi Ii comrnette a piit viva e grave esecrazione (2); e scelns si appunta sopratutto a significare le infrazioni delle norme religiose collegate e connesse con quelle giuridiche (3). Gli atti illeciti suscettivi . di sanzione pénale; e che possono come tali formare oggetto d' una incolpazione atta a provocare 1' intervento del magistero punitivo, si troyano designati pure, nel tempo del Nostro, col medesimo vocabolo di crimen, col quale nel linguaggio piú arcaico era designata esclusivamente la incolpazione stessa (4). Codesto significato piú antico di crilIlen rimane tuttora presso il Nostro predominante sul nuovo (a); che per contro (1) In Verr. 2, 1, 12, 34: " hora nulla vacua a furto, scelere, 'crudelitate, flagitio reperietur „; 2, 5, 1, 4: " Sit fur, sit sacrilegos, sit flagitiorum omnium vitiorumque princeps „. .  (2) Ad Att. 16, 7, 4: " flagitii scilicet plenum et dedecoris „; de re publ. 4, to, 12: " quod (carmen) infamiarn faceret flagitiumve alteri „. Sopra senso e il valore primitivo di fiagitium e flagilare, cfr. Use n er , Italische Volksiustiz, nel Rhein. Plus., N. F., LVI, 1901, pagg. 1 e segg. (Kleine Skhriften, IV, pagg. 356 e segg.). (3) In Verr. 2, 4, 41, 88: " est sceleris, quod religiones maximas violavit „; 2, 4, 43, 93: "'cum ad sutim'scelus illud furtumque „; 2, 4, 50, Int: " Qui tandern istius animus est nunc in recordatione scelerum suorum.... ? „; pro .11-lur. . 29, 61 cit. (4) Cfr. Lo dg e, Lexicon Plaulinunt, ad h. v. Sopra i significati di crimen nelle fonti giuridiche e letterarie, e specialmente sul trapasso dal significato di incolpazione a cincho di atto illecito; costituente titolo a questa, rimane fonclamentale la diffusa dissertazione de! Birnbaum, Ueber den Unterschied zzoischen crimen und deliclunz bei den Rtimern, una' die ihnen zugeschriebene Eintheilung der Verbrechen in publica und privara, in iertr...v Archiv. des Crintinalr., VIII, 1826, pagg. 396 e segg.; 643 e segg.; IX, 1827, pagg. 339 e se;J,g. (5) Crimen ha tuttora evidente valore d' incolpazione nei luoghi in cui : o si designa accu•aloris officiunt inferre crimina (Aucl.. ad Herenn. 4, 35, 47; in Verr. 2, 5, 41, to6; de amic. 18, 65; de inv. 2, 19, 58; pro Cael. 3, 6; in Vatin. 17, 41), od é in crimen vocari... (in 1 . ¿'7-7-. 2, 5, 5 0, 133), obiicere o iacere crimen.... (pro uinct. 2, 8; pro Roscio com. 9, 25; in Caec. div, 10, 31); o si parla di dilacere crimen, di explicare crimen, in senso di esporre e svolgere l'accusa (in Verr. 33 - ; 1, 18, 55; 2, 1, II, 29); o di propulsare crimen,. in senso di difendere da un' acensa ( pr o Sulla 4, 12), di elabi erinzine, in senso di sfuggirvi (in Verr. 2, 1, 34, 88), e di dissolvere crimen (pro Sulla 24, 69), di solulus crinzine (pro Roscio Am. 49, 143); o si accenna a (lene defensiones contra crimen in legilimis iudiciis (Parí. oral. 12, 43); o si contrappongono crimina al maledicla (pro " Cael. 13, 30; pro Flacco 3, 7), ed alla semplice suspicio (pro .S'ulla 6, 20), e le causae ex .crinzine a quelle ex controversia (de oral. 2, 24, 104); o si parla del crimen come di presupposto del iudicium (in Verr. I, 7, 20; 2, 2, 45, 110; 2, 3, 93, 217; pro Rab. perd. 3, 8), o della quaestio -(pro Cluent. 35, 97), e della condemnalio che segue (in Verr. 2, 1, 9, 26; pro Cluent. 41, 114). Cfr. pure i luoghi addotti dal Birn ba u u, Unterschied cit., in Archiv. cit., VIII, pagg. 430-1; IX, pag. 342: in Verr. 2, 5, 9, 23: " deinde crimen sine accusatore, sententia sine consilio, damnatio sine defensione „; pro Cael. 3, 6 cit. (non pro Flacco 15 come B.): "Accusatio crimen desiderat „; 13, 3o cit.: " Ornnia sunt alia non crimina, sed maledicta, iurgii petulantis magis quam publicae quaestionis „; pro Sulla 24, 68: " Neque enini istorum facinorum tantorum, tam atrocium crimen.... „; pro Flacco 19, 44: niquam erit u u N simile criminis „; pro Plane. 19, 48: " insector, posco atque adeo flagito crimen „. "  istc Ma crimen significa invece lo stesso atto illecito che costituisce il titolo del!' incolpazione, in altri luoghi: cfr. in Caec. div. 9, 30: " Video enim perrnulta esse crimina, quorurn tibi societas cum Verre eius modi est, ut ea in acensando líttingere non audeas „-; iu 1 . •"err. 2, 1, 1 9 , .19: " nihil cum Verre de cotidianis criminibus acturus sutil „; 2, 3, 56, 130: " Grave crimen est.... praetorem socios habuisse decumanos „; pro Flacco 12, 27: " Classis nomine pecuniam impe- 62  LIBRO V, CAP. 1 tcnde a prevalere nel linguaggio degli scrittori non giuridici dell' eta - augustea; ed asunte poi consistenza tecnica fissa e precisa nelle fonti giuridiche dell' eta classica (r), a designare proprianiente gli atti illeciti perseguití dallo Stato per mezzo degli organi investiti della giurisdizione penale, in contrapposto agli atti illeciti lesivi di diritti prettamente privati, perseguibili, come tali, in seguito ad azione del danneggiato, e designati col norne generico di maleficia (2) o con quello piú circoscritto di delicia (a), peccaia (4). ratani quertintur.... Sed, si hoc crimen est, aut in eo est, quod non licuerit imperare, aut in eo, quod non opus fuerit navibus.... „; 14, 33: " Cum enim onus imperatae pecuniae suscipit, id, quod tu crimen esse  confitetur. Qui igitur probad potest in ea pecunia non referenda crimen sihi ipstim 1 - acere, in qua crimen esset nullunt, si referret ? crimen . autent tum videri solet, ruin aliquis sumptus iiistituit eos, qui antea non erant instituti „; 19, 44: " N-urnquarn erit istuc s'infle criminis, nisi hanc mihi totam rationem oiuni et personarutn genere et litterarum explicaris „; pro /l'ab. perd. 6, 18: " ego autem, si /Mili esset integrum, susciperem hoc crimen, agnoscerein, confiterer „; pro .S'esí. 30, 64: " De Cyprío rege quererentur, qui me civem nullo Hico crimine patriae nomine laborantem non modo stantem non defenderunt.... ? „; Auct. ad Harem/. 1, 15, 25: " ....cual a nobis non crimen, sed culpatn ipsam amovenms „; pro Ca 25, 61 : " et hace causa est oninium horum scelerurn atque criminurn „.  • Crinien significa del pari 1' atto illecito, il titolo dell' incolpazione, lá dove si afferma che " oninibus in relnis.... quae graviores maioresque sunt, quid quisque voluerit, cogitarit, admiserit, non ex crimine, sed ex moribuseius, qui arguitur, est ponderandum „ (pro Sulla 25; 69); u si accenna al Senato che ravvisa gli estremi di un crimen (crimen pulal) in certi atti che non entran° nei termini precisi di quelli presupposti da una quaeslio (pro M11,7"• 35, 73); o si parla di un proprium quaeslionis crimen, per indicare 1' atto delittuoso presupposto dalla quaestio. (pro Cact. 30, 73); o si alude ad un Jruntentaritent crimen (Pro Scauro 10, 21; altrimenti riferisce codesto luogo, allato di quelli in cui crimen ha senso e valore d' incolpazione, íl B ha ti  op. oil., in /17011. cit., IX, pag. 341), o ad un crimen inzminula e maieslalis ribuniolae (pro Corn.). (t) Dig-. 48, : de pub• • cis iudiciis. (2) Gai o : 2 anr,, D. 44, 7, 1 pr.; 3 aur., D. 44, 7, 5 pr. 1,_2, 4.6; hl - 51, 4, 1 Pr• (3) Gaio, los!. 4, 90, 182; Mod., D. 44, 7, 53 pi-.  • (1) M od , I). 41, 7, 52  Gai o, D. 44, 7, 5, 4 cit.: " utique peccasse Al significato attribuito a peccalum dagli stoici corrisponde quello col quale codesto Yuca: bolo appare pelle fonti patristiche. Cfr. Ambr os. , De paradiso 1, 39: "Quid 'est.... peccatutn, nisi praevaricatio . legis divinae et caelestium inoboedientia praeceptotuM ? „; Enarr. ínPsalm. 1, 47: " certum est peccare deviari esse ab eo quod est secundum naturam „. 11 peccalunt diffe risce chi crimen, in quanto non ogni peccalunt é un crimen ; ma bensi ogni crimen é un peccalum, se la legge che lo punisce non é arbitraria ed ingiusta. A u g Enclzir. ad Laur. 1, 64: " p eque enim quia peccatum est °tune crimen, ideo crimen est etiam mune peccatuni. Itaque sanctorum hominum vitam quamdiu in hac norte vivitur, inveniri pose clicimus sine crimine; peccatum autein si dixerimus quia non habemus, ut ait sanctus Apostolus, nosinetipsos seducimus et ventas in nobis non est „. Cfr. pure  19. A ug Quaest. super Levil. 3, 20, nota la sinonimia di deliclunt a peccalum molti • luoglii della Scrittura; ma avverte pure: " habere aliquid differentiae scriptura testatur, quae dicit sicut quod pro peccato ita et quod pro delicto „. La • differenza si concreta in ció, che j.5e‘c-.. Cailtill é la commissione contraria alta legge divina, e deliclum l'omissione • contrastante a tale legge: "peccalunt est perpetralio mali, delictum autent deserlio boni.„. IVIentre per gualdo riguarda , il significato di peecatunt e di de lictuM, contrappoStO a quello, di crimen, le fonti patristiche tro y ano Cena corrispondenza co pe' fonti .giuridiche, -, taiu na di. quelle si allontana invece da queste per quanto spetta i1 setiso di flagitium e di facinus, intesi come genera peccatorunz • A ug., De doctr. Christ. 3, ro,' designa con flagitiunt 'un f atto che costituisce pur sempre infrazione alfa sola legge divina e le eui . .conseg.uenze si esPlicano sull'autore stesso e pella corruzione delle sue facoltá psiehiehe; mentre designa con facinus. l'atto che ceca nocurnento ad altrui, e che pub coStititire pure infraZione alla.Sola legge naorale:.: •  DE. L.1179',.E . LA PENA .  '.'•  . 2. II precetto proibitiva, in cui _ co n creta la legge penale, e 1' applíca bilitá delle sanzioni fissate. da questa, tro y ano luogo soltanto in rapporto ad atti -commessi da cittadini, e 1esivi di' un diritto della collettivitá romana, o di .alcuno dei singoli che . le _appártengono come cittadini (1).  • 3. Gli Stranieri,.i 'quali entró il territorio dello Stato romano commettano contra la_ collettivitá romana, o contro singoli membri di essa, alcuno degli atti contemplati dalle leggi penali, che, commessi da cittadini, danno luogo alle sanzioni precostituite in queste da parte degli organi investiti della giurisdizione penale, sono perseguiti o puniti invece dal magistrato, in forza della coercitio, e Colla liberta connaturale all' esercizio di tal potere, senza le discipline e le guarentigie stabilite per la detta giurisdizione (2). Nei paesi di provincia cotali atti commessi contro la collettivitá romana, o singoli cittadini, da socii, sono perseguiti dal governatore, sempre in forza della coercitio di cui é investito; per quanto l'esercizio di questa abbia luogo, specialmente nei casi piú gravi, coll' osservanza di certe forme somiglianti a quelle che sono praticate degli organi romani investiti della giurisdizione penale, e che intendono alla ricerca del y ero; coll'intervento di un accusatore e di difensori, e coll' assiStenza alto svolgimento delle prove di un consilium, che presta un voto consultivo intorno alle resultanze di queste (3). "Quod autem agit indomita cupiditas ad corrumpendum animum et corpus suum, flagitium vocatur. Quod autem agit ut alteri noceat, facinus dicitur. Et haec sunt duo genera ornnium peccatorum, sed flagitia priora sunt. Quae cum exinaniverint animum, et ad quamdam egestatem perciuxerint, in facinora prosilitur, quibus removentur impedimenta flagitiorum aut adiumenta quaeruntur (i) Pro Mil. 7, 17 : " Quid ita ? Quia non alio facinore ciad homines, alio obscuri necantur. Intersit inter vitae dignitatetn summorum atque infitnorum; mora quidem inlata per scelns isdem et poenis teneatur et legibus „. Eccezionalmente é privato della tutela giuridica il cittadino escluso dalla compartecipazione alta collettivitá guate hostis logalus (cfr. Libro III, cap. II, 12), ed il cittadino colpito cla proscriftlio (S vet., Caes. 1). L'editto in personctin emanato da Verre contro Eraclio Centuripino (in Verr. 2, 2, 27, 66: " si quis eum pulsasset, edixit sese iudicium iniuriarum non daturum „), poiché riguarda uno straniero, non b da ricollegare a siffatte eccezioni, come sembra al F e r - rini, Diritto penale 1-onz., Milano, .1899, pag. 177; ma é da notare fra gli arbitrii commessi a ' danno di stranieri nelle applicazioni di quelle singolari tutele ch' erano stabilite per essi leggi costítutive della provincia: (2) Lo straniero convinto di indebita assunzione della condizione di cittadino, e d' usur- • pazione deglí attributi inerenti a questa, in seguito al giudizio della quaestio istituita nel 689 d. R. dalla lex Papia (pro Arch. 2, 3) e dall' altra precedente acerrunza de civitale queeslio Licinia el Muda lege " (pro Balbo 21, 48), non incontra, a quanto sembra, sanzioni penali. II giudizio riuscitogli sfavorevole ha soltanto per effetto di escluderlo dal godimento dei diritti inerenti alla cittadinanza, e di sottoporlo alla coercitio del magistrato romano, in ispecie per rinanto spetta la liberta. di soggiornare in Roma ed in Italia. Sopra i processi contro Balbo e Arcilla, • cfr. Libro III, cap. II,  4 e segg. (3) Esempi caratteristici d'esercizio di siffatta coercitio rimangono, presso il Nostro, nei processi esperiti da Verre contro Filodamo di Latripsaco (in Verr. 2, 1, 24, 62 e segg.) per asserita offesa al ins leg-alionis (2, 1, 33, 84-5), e contro i navarchi siculi (in 1 – el-J . . 2, 5, 41, 1o6 cit. e segg.) accusati di avere a tradimento cagionato la perdita della flotta fornita a Roma dalle cíttá tributarle di Sicilia. Filodamo - di Lampsaco aveva ucciso un littore di Verre, che fungeva in Asia da legato del proconsole, per difendere l'onore della figlia sua che un tal Rubrio, emissario Verre p ella ricerca di feininine destinate al suoi píaceri, aveva tentato di rapire alla casa paterna, abusando dell'ospitalitá concessagli. Per tale uccisione di uno che era " verbo lictor, re vera LIBRO V, CAP. 1 4 . Per contro gli atti commessi da cittadini rol-nal-ti a danno di collettivitá straniere, o di singoli stranieri, non entrarlo nei termini della legge penale romana e della relativa sanzione, che in quanto, per conseguenza immediata o mediata, ledano anche diritti della collettívita romana espressatnente riconosciuti e protetti dalla detta legge. E la configurazione e la sanzione di tali atti improntata pertanto esclusivamente sulla natura di questa lesione (i). Commessi da stranieri appartenenti alla stessa cittá offesa, tali atti sono rímessi normalmente alla persecuzione degli organi locali preesistenti alla romana conquista, e rispettati, in quanto le esigenze di questa non ne abbiano imposta l'abolizione. Tale persecuzione vi ha luogo secondo norme e discipline particolari e preesistentí (2). Mentre tuttavia íl magistrato romano preminisler improbissimne „ (2, 1, 29, 72) Filodamo e il figlio suo furono sottoposti al giudizio del procensole C. Nerone; che assunse miel proprio consiliuin, insieme con Verre, dei ciitachni residenti nella provincia per negoziare e per esigervi dei loro crediti e che erano strued ammise come aecusatore un altro romano creditore dei nierito  :nano al legato (2, 1, 29, 73), cittadini di Lanipsaco (z, 1 , 29, 74). Nel cospetto del proconsole seguí ji dibattito; ed a questo tenn2 dietro la votazione degli appartenenti al C01151:1i2Z7/2 (2, i, 3o, 75). Costoro possono cosi, 111 s,niso generico, essere designan col come di inelex (2, 1, 29, 73 cit.: " erat in consilio etiam erant non nulli togati creditores Graecorum „); e parimente in :•-quissunins iudex ipso Vi'en'es  .G ;2;enerico si pub parlare di condemnalio che emani da essi (2, 1, 3o, 75: " Condemnatur ,•eim perpaucis sententiis Philodamus et eius filius „).' Ma sostanzialmente jl loro voto non ha v,-11,.1-e che consultivo, e la condanna o l'assoluzione - dipende soltanto, nel fatto, dal volere 1,roconsole: il quale nella specie pronunzia la condanna di chi ha ucciso, senza verun riguardo ;die ,:ircostan7e che potevano valere o a giustificare del tutto, o almena a scusare grandemente, 1' uc cisi,me; 2, 1, 28, 72: " De quo ne multa disserann, tantum dico, secutum id esse Neronem et eras com.:lino': girad Coruelium lictorem occisum esse constaret, putasse non oportere esse' cuiau un ne in ulciscenda quidern injuria hominis occidendi potestatem „; un principio che contrasta recisamente con quelli dominanti in Roma, e nen' applicazione della legge penale al citladini che siano incorsi l ' elle infrazioni contemplate da questa. I navarchi siculi, ai quali Verre apponeva "classem praedonibus prodidisse „ (2, 5, 41, io6 cit.), ffirono del pari sottoposti ad un simulacro di giudizio. Qui pure funge da accusatore un tal Novio Turpio, un malo arnese sprovveduto della civica onorabilitá (2, 5, 41, 1°8); e qui pure interviene un consilinin ad assistere il pretore Verre, in quella larva di processo, a cui alcuno degli acensan rinunzió di presentarsi affidando a scritture destinate ai venturi la sua protesta e la sua difesa (2, 5, 43, 112-3), e nella pronunzia della sentenza di condanna (2, 5, 44, 114: " Condemnat oninis de consilii sententia „). Ma siffatto consil;uni era costituito dei complici delle sue ribalderie; e ne erano esclusi ji questore ed jl legato, che avrebbero dovuto natural.- mente appartenervi. 11 nome di index, che torna qui pure a designare gli appartenenti al con, silben' (2, 5, 44, 114 cit.: "  (P. Cervius) quia legatus isto praetore in Sicilia fuit, prinius al) isto iudex reieclus est „), non pub condurre ad attribuire allá sentencia proferita da costoró altro valore che consultivo; né pub disstiadere per nulla a ravvisare nella condanna pronuneiata;" personalmente dal pretore altro valore che d' esercizio della coercilio (cfr. 2, 5, 5o, 133: " non ego securi luego quemquam feriri debere, non ego metum ex te militari, non severitatem non poenam flagitii tolli dico oportere; fateor non modo in socios, .sed etiarn in eivis Militesque nostros persaepe esse severe ac vehementer vindicatum „). (i) I1 mom tusen, .Strafr., pag, n. i, nota giustamente che 1' uccisioneillegale Ordr,:; nata da Verre dei navarchi siculi (in Verr. 2, 5, 44, 114 cit.) costituisce,- di fronte al ditittd.:- penale romano, un' infrazione di obblighi magistratuali che pub concretarsi nella figura del maiestalis; mentre 1' uccisione illegale di un cittadino entrerebbe nei termini  orriicidio.. (2) Un esempio moho istruttivo di cotali processi esperiti dagli orgaiii stessi dei loro cittadini ai quali s'apponga la lesione di un loro diritto, é quello intentato-contra Termitano (in Verr. 2, 2, 37, 9o), huputato, ad opera dei suoi nemici eccitati da Verre;:£11.,- avere falsificato dei documenti pubblici della cittá. -di Therniae. E li avrebbe dovuto; giusta i` g av 64 1...g;::::posto al governo della provincia esercita in genérale, sull'amministrazione giurisdizione penale rimessa agli organi lacali, un certo controllo, del quale sono MoltO: varii 'nei diversi tempj e nei diversi luoghi intensita e gli 'attributir, egli assume normalmente la persecuzione dei delitti pita gravi, in ispecie di quelli capitali: persécuzione che ha luogo con forme e discipline , analog he a quene prefisse per l'esercizio della giurisdizione penale sui cittadini , é coll'osservanza dei principi sostanziali vigenti per questa (r); e che diffeT isce pertanto da quella che ha luogo contro gli stranieri autori di atti lesivi della collettivita romana , sottoposti alla libera coercitio del magistrato romano. termini della legge costitutiva della provincia di Sicilia, la lex Rupilia, essere giudicato legibus .Thermitanorunz; e P . assunzione del giudizio su cotale accusa, da parte di Verre, costituisce giá un atto illegale (2, 2, 37, 91); sequito di poi da tutta un' atroce inacchinazione preorclinata da lui a dando di quell'infelice siculo, colpevole di essersi opposto a che i suoi concittadini cedessero al desiderio di Verre di avere per sé una statua nel foro della loro cittá. Altro esempio riguarda il poplans Gaditanas: pro Baleo 18, 42: " potnit certius interno nere iudicium voluntatis suae; quam cum etiam accusatorem huius multa et poeiiii notavit ? „. (i) II processo che Verre ha provocato contro Stenio Termitano, eccitanclo un tale Pacilic) " homoegens et levis „ ad accusarlo di delitto capitale, doveva svolgersi secondo certi principi, che • Verre stesso non ha osato di violare in modo diretto. Tali principi erario intesi ad assicurare la possibilitá per 1' accusato di difendersi, ed a garantire lo svolgimento degli element1 di accusa. Un senatoconsulto fatto votare da Stenio, non appena egli si fu recato a Roma O chicdere soccorso ai suoi ospiti roinani, guando si vide fatto segno all'implacabile odio di Verre ed al ferino proposito di lui di perderlo a qualunque costo, ribadisce il principio " ne absentes homines in provinciis rei fierent rerum capitaliuni „ (2, 2, 39, 95: e ancora, pel caso di D'ocioro di Malta, accusato del parí per vendetta di Verre avido di appropriarsi i vasi da lui possecluti, cfr. 2, 4, 19, 40). Ma poiché senza tener conto di qtteto "culat reune „, che " n012 Tes pon „: e giuuge a pronunziare lacondanna contro di questo, non ostante l'assenza anche dello stel, áccusatore (2, 2, 4o, 99: " Si praeseus Sthenius reus esset factus, si manifesto in maleficio tene- - retur, ta p ien, cum accusator non adesset, Sthenium condemnari non oporteret „); ed i ¿tvvertii(, che a soccorso di Stenio, cosi da lui malamente perseguitato, si solio mossi i tribuni, i quid: hanno dichiarato inapplicabile á lui l'editto che interdiceva il soggiorno in Roma ai condannai: di delitto capitale, ed implicitamente hanno riconosciuto  illegalitá della conclanna cola y o di 1M proferita; Verre ricorre alto spediente di falsificare gli atti giudiziali e di farne apparire la pre- . senza del reo (2, 2, 41, 101: "'Tolla ex tabulis id, quod erat, [et] facie corma esse delattim „). É degno di nota tuttavia, a dimostrare che il rigore di siffatti principi, trattancb,si di gnidicare stranieri di provincie, non era assoluto, ma ammetteva certa larghezza di valutazione, quel che il Nostro riconosce (2, 2, 41, tor cit.): " Nam si ita defenderet: Recipi nomen absentis licet; hoc fieri ín provincia nulla lex vetat mala et ímproba defenliione, verum aliqua tapen uti videretur; postremo tatuen illo desperatissimo perfugio uti posset, se imprudenteni fecisse, existimasse id licere „. Piú significante, a dimostrare la larghezza dell' arbitrio che nell' esercizio della giurisdizione provinciale era lasciata al magistrato romano, non ostante l'esistenzain questa di certe discipline e di certe forme vigenti per la giurisdizione cittadina, é il processo esperito da Verre contro Sopater Halicy-ensis, sulla base di un' accusa capitale per la quale era stato assolto dal pretore C. Sacerdote suo predecessore (in L'err. 2, 2, 28, 68 e segg.). Giá la possibilita di una siffatta ripresa é di per sé enorme. Vi si aggiunse e la strana cornposizione del consillum, dal quale Verre volle allontanato con un artificio quel cavaliere M. Petilio, che era onesto ed incorruttibile (2, 2, 29, 70 -1 ; 2, 2, 3o, 75); e la decisione di condanna pronunziata affrettatamente da Verre, prima (111 ritorno di Petilio e di altri che di tale consilium avrebbero dovuto far parte, e dopo edito il voto soltanto di alcuni pochi servili strumenti dei suoi piaceri e delle sue vendette: 2, 2, 3o, 75 cit.: " hominein innocentem a C. Sacerdote absolutuin indicta causa de sententia scribae, medid haruspicis[que] condemnat „. In codesto processo non ebbe luogo che un' osservanza formale delle discipline processuali, huesa ad adombrare un' atroce ingiustizia con una lontana apparenza di legalitá, dalla (piale E. CosrA, Citer011e giureconsulto - Vol. II.  5 LIBRO V, CAP. I 5. La sanzione che lo Stato romano commina contro i cittadini che si rendano colpevoli di atti contemplati e repressi dalla legge penale, e che rientrino come tale mei termini tecnici dei (-M1in-a e maleficia, si designa coi ponle proprio e tecnico di poema; che ha abbandonato omai il primitivo sigui_ íicato specifico di prestazione data a titolo di composizione, che aveva linguaggío arcaico (1); o, mero spesso, col nome di supplicium, che ha per_ duto a sua volta il prisco senso e valore di religiosa espiazione (2). A lato di codesto senso oil' proprio, di castigo inflitto ad un cittadino, in corrispondenza di una legge, daglí organi investiti della giurisdizione penale, poesía ha p ella lingua ciceroniana anche il senso di castigo inflitto dal magistrato, nell' esercizio della sua cocrcilio, a degli stranieri resisi colpevoli di atti obbiettivamente ident ici a quelli che, commessi da cittadini, entrano nei termini di un crimen o di un malificium; o a dei cittadini resisi colpevoli d' una delle intrazioni agli obblighi civici, che non solio contemplate dalla legge penale, né colpite dalla sanzione di questa: o anche di un mate che costituisca in sé medesimo un semplice accessorio di quelli che rappresentano la contenenza di vere e proprie poenae (3). Yerre stesso non osó di prescindere del tutto: 2, 2, 3o, 74: sin autem hominern miserurn atque innocentem eta condenmasset, cuin ipso praetor sine consilio, reus antern sine patrono atque advocatis fuisset, iudiciuntque C. Sacerdotis rescidisset, invidiam se sustinere tantam ponse non a rbi tra  „ (r) II coticen° tecnico di poena, come di male comminato dalla legge penale a chi sia riconoscinto, dagli organi investid costituzionalmente del magistero punitivo, colpevole degli atti contemplad e repressi da essa, é scolpito specialmente nel luogo de domo 17, 43: " Proscriptionis miserrimum nomen illud et omnis acerbitas Sullani temporís quid habet, quod maxime sit insigne mi inernoriain crudelitatis? Opinor poen= in cives Romanos norninatim sine indicio constitutam „; al quale si ricollega direttamente 1' nitro, 13, 33: " Nego potuisse iure publico, legibus iis, Tribus hace civitas utitur, quemquam civern ulla eius modi calarnitate adfici sine indicio;,... hoc nobis esse a maioribus traditum, hoc esse denique proprium liberae civitatis, ut nihil de capite civil aut de bonis sine iudicio senatus aut populi aut eorum, qui de quaque re constituti indices shit, detralli possit „. Cfr. puro 29, 77: " Esto, non fuit in me poena ulla peccati; at fuit italicii. Cuins? quis me uniquain ulla lege interrogavit, quis postulavit, quis diem dixit ? Potest igitur damnati poenain sustinere indemnatus? '; Brul. 68, 241: "....nisi in facinore manifesto deprehensus poenas legibus et indicio dedisset „; izz Verr. 2, 5, 5o, 133: "non poenam 17agitü tolli dico oportere „. (2) le Pis. 18, 43: " Quae est igitur poena, quod supplicium ? Id mea sententia, quod accidere nemini potest nisi nocenti..., „; to, 43: "supplicium autem est poena peccati „; pro Caec. 34, roo: " Exilium non supplicium est, sed perfugium portusque supplicii „; de oral. 1, 46, 202: " tum, qui scelus fraudenique nocentis possit diceudo subicere odio civium supplicioque constringere „; de l'ir. 2, 28, 851 " Atque hic ....de to conquestio, qui supplicium dederit indemnatus „; 2, 47, 138: omnia supplicia, quae ab legibus proficiscantur, culpae ac malitiae vindicandae causa constituta esse „. (3) Due luoghifamosi (A u g. , De civilale Dei 21, 11 e Isid  Ori g. 5, 27, 4) ci scono che " ocio genera poenarum esse scribit Tullins, damnum, vincula, verbera, lalionem;. ignominiam, exilium, nzorlem, servitulem „. Giá il M o in tn s e ri ,  Slrafr., pagg. 905-6› ha osservato, che il concetto di poena non vi é cólto nel suo senso e valore tecnico; e che vi sopo conglobati, insieme coi castighi che forman° il contenuto di vere e proprie pene, altri che sono inflitti dal magistrato in forza della sua coercilio. II Morn m sen ritiene che dei castighi ivi enumerad appartengano al novero delle poenae, in senso tecnico, solamente  morte ed danznunz, cioé la multa pecuniaria. Che P exiliztm non costituisca , pena, in senso proprio, fino poco innanzi a Cicerone, ma si un mezzo pei cittadini per isfuggire alla pena di morte, é certoda riconoscere. Ancora nel noto luogo or cit. pro Caec. 34, ro ' o,  Nostro'steáso afferma che' 66 IL DELITTO E LA PENA 6. A provocare l'intervento del -znagistero punitivo, e l' applicazione da parte di questo della sanzione penale, • non é sufficiente la c ommissione da parte di un cittadino di un fatto che 'importi obbiettivamente la lesione d' uno dei diritti che la legge intende colla sua sanzione a preservare ed a proteggere. Perche fatto lesivo rivestai termini di crimen e di delictum, e sia come tale perseguibile e punibile, occorre che sia commesso da un soggetto capace di volere, e che abbia effettivamente voluta la lesione dalla legge contemplata e punita (consulto). L' assenza di volontá nell' agente esclude, nell' epoca storicá, la culpa, ossia l'imputabilitá: "purgatio est cum facturo concedítur, culpa removetur „ ,(i). Se pertanto all' agente sia mancata completamente la liberta di " exilium non suppliciurn est, sed perfugiunt portusque supplicii „. Ma é da riconoscere pure che nell' epoca stessa, in cui ii Nostro vive e fiorisce, comminato come pena specifica per alcuni reati rimessi al giudizio di nuove quaesliones (cfr. sopra, Libro III, cap. 11, ?i 13), Esattamente il luogo dell'orazione in Pis. 39, 95, enumera tra i supplicia, ossia tra le pene vere e proprie vigenti aflora, il damnum, expulsio, la norte: " non eadem supplicia esse in lioniinibus existimo quae fortasse plerique, dainnationes, expulsiones, heces; denique nullam mihi poenam videtur habere id, quod accidere innocenti, quod forti, quod sapienti, quod bono viro et civi potest „. Anche 1' ignominia, in quanto costituisce di per sé la sanzione di certi reati, pub esattamente essere notata fra le vere e proprie poenae. Rimane invece estranea tintura al llover() delle poenae, in senso proprio, la detenzione in carcere. Cicerone accenna invero pella orazione pro Salía 25, 70 al carcere edificato ad poenanz di C. Cetego, ed accenna al partiti proposti in senato contro i Catilinari o di metterli a norte o di consegnarli in detenzione perpetua a singole cittá municipali italiche, avvertendo (in Catil. 4, 4, 7) " mortem al-, dis humortalibus non esse supplicii causa constitutam.... Vincula y ero, et ea sempiterna, certe ad singulareni poenam nefaiii sceleris inventa sunt „. Ma 11 carcere, nell' uno e nell' altro caso, era proposto contro dei cittadini privati della cittadinanza, o per conseguenza dell' esiglio prescelto d,t alío scopo di sfuggire alla •sanzione del crimen vis, o per conseguenza della deliberazioae de: senato che proclamava i complici di Catilina hostes logati: e costitui va pertanto una misura coercitio sopra soggetti trattati come stranieri, rimessa al magistrato investito di questa. Al carcere come strumento di coercizione si accenna nel luogo de lege agr. 2, 37, rol. Cosi nel luogo in Catil. 2, 12, 27: " esse fortem senatum, esse arma, esse carcerem, quema vindicem nefariortim ac manifestorum scelerum maiores nostri esse voluerunt „, esso é ricordato quale mezzo di prevenzione contro i delinquenti pife pericolosi e manifesti, al quale il magistrato puó ricorrere per impedire loro di sottrarsi al giudizio ed alla sanzione. Analogamente é da intendere il luogo ad Att. 2, 24, 3: " Fit senatus consultum, ut Vettius, quod confessus esset se cuma tolo fuisse, in vincula coniceretur; qui emisisset, eum contra rema publican, esse facturtun „. A lato della detenzione _appartiene al castighi inflitti dal magistrato in forza della sua coercitio quello dei verbena. La talio e la serviles, come giustamente avverte il NI oin msen, 1. cit., appartengono alle poenae fissate dal diritto decemvirale, improntate ancora al carattere di strumenti di vendetta riconosciuta e fissata dallo Stato, in quel pifr arcaico stadio iu cui esso interviene fra offensore ed offeso a regolarla; e non serbano piit valore pratico e presente, né quali vere poenae, né quali castighi appartenenti alla coercitio magistratuale. Nel luogo del de oral. r, 43, 194: " vitia autem hotninum atque fraudes damnis ignorniniis vinclis verberibus exiliis morte multantur „, ritornanc; appunto i castighi che forman() il contenuto di vere e proprie pene e quelli che possono essere inflitti dal magistrato in forza della coercitio, nel momento presente; e vi si tace della talio e della servitas. (1) De inv. r,  15; Ana. ad Herenn. 2, 16, 23: " Purgado est, cum consulto a nobis factura negamus. Ea dividitur in necessitudinem, fortunam, imprudentiarn „. Culpa, in censo di imPulabilita, ritorna frequente nell' espressione praestare culpara (ad fanz. 6, r, 4; 6, 4, 2; 9, 16, 5). Cfr. Tuse. 3, 16, 34: " ....videt malura nullum ecce, nisi CIIII/a/11„; in. Pis. 19, 43: Fortunae enim ista tela sunt, non culpae „; de inv. 2, 33, Iol : " maxime autem (defensor) in voluntate defeudenda commorabitur....; et se convinci non ponse, quod absit a culpa „. Culpa ha per altro il significato obbiettivo di atto illecilo imputabile: Parad. 3, I, 20: 67 74  LIBRO V, CAI'. 1 uomíni del suo momento, aderenti e fautori (i). Neppure il criterio aristotelico della proporzione arittnetica regolatrice del blx(nov tovtlurtixóv, che detta le norme colle quali la pena deve essere inflitta per riguardo alla sua funzione riparatrice dell' ordine giuridico turbato dall' atto criminoso (2), ha lasciato traccia pelle scritture ciceroniane; benché sia pervenuto esso pure in Roma a conoscenza comune della gente colta, per mezzo della parafrasi dell' Etíca aristotelica di Andronico da R o d i, che lo raccolse e sviluppó con certa larghezza (a). Data la funzione essenzialmente intimidatrice della pena, si puó , comprendere che il male in cui essa si concreta, o che ne costituisce un accessorio, colpisca, almeno in certi casi estremi, oltre la stessa persona del cittadino resosi autore dell' atto contemplato dalla legge penale, altre persone a lui congiunte dai vincoli famigliari pin intimi; e si rniri ad intensificare l'intimidazione, col terrore di conseguenze che si estendano ad esseri diletti e si ripercuotano salla stessa continuitá della familia (a). A codesti aggravamenti della forza intimidatrice della pena il Nostro ammette tuttavia che si possa ricorrere solamente per gli atti che costituiscano attentato alla sicurezza dello Stato, -e come a spediente estreno di preservazione dell' ordine costituito; del guate ben riconosce la singolare enormezza (a). 12, La sanzione penale non puó esercitare la sua forz . a intimidatrice, che in (manto sia comminata nel futuro, a chi si renda colpevole nell'avvenire degli atti che la legge intenda impedire con essa. 93.1). E la rettorica, in quanto puó servire al delinquente per procacciarsi un' ingiusta assoluzione; (leve giudicarsi come un' arte dannosa (Gong., c. 36, n. 480). L'efficacia intimidatrice della pena é considerata da Platone come uno strumento non soltanto rivolto a dissuadere i consociati dal delitto (Prolog. c. 13, n. 324: " ano-monT i ;... IvEza. x02\.clet, „), ma si a renderlí migliori (Gong. c. 8r, n. 5 25: "  (5QC-OVIE; zrácsxorra  nclazu cpo(3o4tEvou f3E2aCou; yiyvcov-raL „). Cenni concisí, ma perspicui, intorno alla dottrina platonica della pena, porge Hild en - I) ran d , Gesch. und .System der Rechls-und Slaalsphil., 1860, I, pag. 214. Sopra la funzione della pena, in rapporto alle direttive della legislazione solonica v. Hírzel , Themis, Dike, ecc., Leipzig, 1907, pagg. 201 e 354. (r) Soltanto piú tardi la dottrina che attribuisce alla pena una funzione emendatrice trova un convinto assertore in S en e c a , de ira, 1, 15: " Nil minus guata-1 ira'sci punientem decét, cum eo magis ad emendationem poena proficit, si ludido lata est „. A_tale funzione egli attribuisce valore predominante sopra altre, che pur tuttavia non disconosce. Cfr. de clon. 1, 22: " ....aut ut eum quena punit emendet, aut ut poena eius ceteros meliores reddat, aut ut sublatis malis securiores ceteri vivant „. Ma la funzione intimidatrice é rappresentata tuttora come precipua nel noto luogo di Gell. 7, (6), 1 4, 4: " Tertia ratio vindicandi.... curo poenitio propter exemplum necessaria est ut ceteri a similibus peccatis, quae prohiberi publicitus interest, metu cognitae poenae deterreatitur. Idcirco veteres quoque nostri exenzpla, pro maximis gravissímisque poenis dicebant „; 20, I, 53: " acerbitas plerurnque ulciscendi maleficii bene atque caute vivendi disciplinast „. (2) A r st. , Elh. Nicom. 5, 4 (7), 3; 5, 5 (8), 1-4• (3) A it d r , Elh. Nicom. Paraph. 5, 5  graec. frag-m., 111, pag. 407). (4) Ad Brul. 1, 12, 2: " Nec y ero me fugit quam sit acerbum parentum scelera filiorum poenis lui; sed hoc'praeclare legibus comparatum est, ut caritas liberortun amicioreá parentes rei publicae redderet. Itaque Lepidus crudelis in liberos, non is, qui Lepiduni hostem iudicat „‘ ,; 1, 15, u e 13 (cfr. Bruto a C. t, 13, r). (5) De nal. deor. 3, 38, go: " Ferretee civitas . ulla latorem istius modi legis,.ut conde/n/1aretur filius aut nepos, si pater aut aves deliquisset ? „. It DELITTO E LA PENA  75 I ricorsi di statuizioni sovrane del popolo, .0 di d eliberazioni del senato, intese ad ordinare la pérsecuzione criminale di atti giá a vvenuti, riguardano o malefici giá incriminabili in forza di norme preesistenti, delle quali si mira a chiarire -o definire la pórtata, o .alla cui attuazione si vogliono arrecare discipline di carattere processuale (r); o azioni contrastanti a quena lex sempiterna, che, alla stregua del ius naturale, segna i terrnini del lecito e dell' illecito, indipendentemente da,positive statuizioni (2). 13. Cosbituzionalmente la pena puó essere inflitta al cittadino soltanto dagli organi investiti della giurisdizione penale (" iudicia  puniendorum mak - ficiorum causa reperta „) (3); che procedono ala' accertamento dell' avvenuta infrazione della legge penale e della colpabilitá dell'accusato, coll' osservanza di certe forme intese a guarentire II raggiungimento delle finalitá sociali e politiche, alle quali é diretto il magistero punitivo, ed a preservare insieme ogni cittadino dal pericolo di incolpazioni infondate ed ingiuste. Cotali organi consistono, nel tempo del Nostro, nei ludida populi (4), e nelle quaestiones legibus constitutae (perpetuae) (5): e cioé, rispettivamente, nei comizi giudiziari tributi o centuriati, convocati o presieduti da tribuni, da edili, da consoli, da duoviri perduellionum, a conoscere in grado dí appello delle condanne giá pronunziate da códesti magistrati nell'esercizio della coguitio (6); (1) In Verr. 2, 1, 42, 108: " neque in ulla (lege) praeteritum tempus reprehenditur nisi eius rea, quae sua sponte [taro] scelerata et nefaria est, ut, etiarnsi lex non esset, magnopere vitanda fuerit. Atque in his ipsis rebus multa videmus ita sancta esse legibus, ut ante facta in iudicium non vocentur; Cornelia testamentaria, nummaria, ceterae conplures, in quibus non ius aliquod novum populo constituitur, sed sancitur, ut, quod semper malura facinus fuerit, quaestio ad populum pertineat ex certo tempore „. (2) De leg. 2, 4, ro: " ....quae non tuna denique incipit lex esse, quom scripta est, sed tuna, quom orta est „. (3) Pro Caec. 2, 6 cit. Che in codesto luogo sia fissata la partizione fondamentale fra i giudizi civili ed i criminali, 6 contraddetto dal Bi r nbau , Ueber den Unlerscheid cit., in Arch. cit., VIII, pag. 42r, per ció che poco appresso Cicerone stesso discorre soltanto di giudizi civili, slricli 1 . 117 - 1 . 5 . o bogue fidei, per contrapporre le conseguenze diverse che essi importano, sempre in linea civile, sulla existimatio del conclannato. Ma tale discorso ha solo 1' intento di confortare l'affermazione " quaeque res est turpissima, sic mazinze et nzaturissime vindican da est, al eadem, quia existí.- mationis periculunz est, tardissime iudicatur „ (2, 7); e non Innove dal presupposto che la partizione predetta sia da riferire al giudizi civili, anziché ad una suddivisione proposta in una delle due branche fondamentali dei iudicia. (4) Pro Sest. 17, 40: " Nec mihi ille iudicium populi nec legitimara aliquam contentionem nec disceptationem aut causae dictionem, sed vira, arma, exercitus, imperatores, castra dentmtiabat „; in Verr. 2, 5, 67, 173: '4 non est alienum meis rationibus istum mihi ex hoc indicio ereptum ad illud populi Romani iudicium reservara „; 27, 106: "et iudicia populi, cptibus aderat Carbo, iam magis patronum desiderabant, tabella data „. (5) De nat. deor. 3, 30, 74: " tuna haec cotidiana, sicae, veneni, peculatus, testamentorum etiam lege nova quaestiones „; pro Cluent. 1, " qua de re lege est haec quaestio constituta „; 54, 148: " Jubet lex ea, qua lege haec quaestio constituta est, iudicem quaestionis, hoc est Q. Vocouium, cuto iis iudicibus, qui el obvenerint...., quaerere de veneno „. Cfr. Nova lege quaeri (Phit, 2, 9, 22); veleribus legibus quaerere (pro Mil. 6, 13); legibus reos fiera (Phil. 1, 9, 22); iudicia quae lege jEunt (ad Att. 4, r6 (16, 14); 1.1<likill711 quod lege exercetur (Brut, 89, 304); lege damnari (Brul. 8g, 305; pro Corn. 1, 35). (6) De re pubi. t, 40, 62: "tuna demissi populo fasces, tuna provocationes omnium rerum „; LIBRO V, CAP. I e nei tribunali speciali costituiti da apposite leggi per la persecuzione di singole azioni criminose, e composti di un certo. numero di indices, presieduti da un quaesitor, magistrato o promagistrato. Nel momento di cui ci occupiamo la sfera di applicazione dei populi é incomparabilmente piú circoscritta di quella delle quaestiones; che rappresentano omai organo norniale, per mezzo del quale ha luogo l'esercizio della giurisdizione penale, entro_ i limiti ed termini, in cui la legge romana trova la sua applicazione. 14. L' esercizio della giurisdizione penale ha luogo, da parte dei cine organi che vi so p o preposti, con delle discipline in molta parte diverse. Nei indícia populi l'applicazione della legge penale al cittadino colpevole della infrazione avviene da parte del popolo; sulla base degli elementi forniti dal magistrato in seguito all'istruttoria, iniziata da luí stesso, coll'intimazione rivolta al cittadino sospettato o denunziato come colpevole del reato a comparire nei suo cospetto in un dato giorno (diei dictio) (i), e •proseguita e con.- dotta liberamente con tutti quei mezzi e spedienti . ch' egli ritenga Conducenti per la scoperta del y ero: sulla base di elementi, che il magistrato ha ritenuto .suflicienti a giustificare la condanna sulla quale il popolo é chiamato a pronunziarsi. Nelle (1/1~1-iones invece la ricognizione della colpevolezza .ha luogo da parte di un certo numero di indices, chiamati a comporre il ‹ consilium quaestionis (indices fecti o Medi), sulla base di elementí raccolti ed elaboratí, giusta regole e discipline prestabilite 'dalla legge costitutiva di ciascuna quaestio, dal privato cittadino. che esercita l'accusatio in rappresentanza ed a tutela della collettivitá offesa dalla infrazione della legge penale (2), benche coll'ade2, 31, 54: " itenique ab ornni indicio poenaque provocara licere iudicant XII tabulae compluri bus legi bus ,,.  • (1) Pro Mil. 14, 36; de domo 22, 57 ; 31, 83. In iudicium votare significa l'introduzione dell' azione penale generalmente, dinanzi ad entrambi gli organi investid del inagistero penále. Cfr. in Caec. div. 2, 6; 21, 69; pro Rab. perd. 9, 26: " eam causara in iudicium ocas „. (2) Pro Roscio Am. 20, 55: " Accusatores multos esse in civitate utile est, ut metu conti-' neatur audacia: verum tatuen hoc ita est utile, ut ne plane illudamur ab accusatoribus „; 20, 56: " Quare facile omites patimur esse quarn plurimos accusatores, quod innocens, si accusatus sit, absolví potest, nocens, nisi accusatus fuerit, condemnari non 'potest „; Alía. ad Herenu. 4> 35, 47: " Accusatoris officium est inferre crin-dna; defensoris diluere et propulsare; testis dicere quae sciat; quaesitoris est unum quemque horum in officio suo continere.... ' „; Parí. oral. 4, 14 : " (accusator) vehementer proponit, concludit acriter, confirmat tabulis, decretis testimoniis „; pro Cael, 3, 6: " Sed aliad est male dicere, aliud accusare. Accusatio crimen desiderat, reta ut definiat, hominem ut notet, argumento probet, teste confirmet; maledictio autem nihil babel propositi praeter contumeliam „. Costituisce impedimento all' esercizio dell' acensa la qualitá di magistrato, pel principio generale che é in pro Mur. 28, 59: " Nolo accusator in iudicium potentiam adferat, non Vil» maiotem aliquam, non auctoritatern excellentern, non nimiam gratiam „; ' 32; 67: " remove [praeterniitte] auctoritatem, quae in iudiciis aut nihil valere aut ad salutem'debet valere „. L'impediment o é attestato espressamente pel trihunato: pro Cinenl• 34, 94: ".....,quod accusante. tribuno plebis • condicione aequa disceptari posse non putarunt.... Quae pum ata essent, in , Fausto tatuen iudices statuerunt iniqua condicione retan causar dicere, cum adversario eius ad ius accusationis sutura  potestatis accederet „. IL DELITTO . E LA PENA 77 sine e con certo eontrolley del magistrato, al quale egli ne propone gli estrémi • atto della 1,zominiS delatio, e dal quale provoca con questa , la nominis receptio e l'iscrizione deil'accusato • nel ruolo dei giudicabili. iudices componenti ii consiiium sono trascelti fra i cittadini iscritti alle liste .generali dei'. iudices (le quali comprendevano soltanto senatori sino al 684 d. R., e dopo la -lexAurelia del detto aneo comprendevano, insieme a señatori, dei cavalieri e dei tribuni aerarii); normalmente in seguito alla proposta di un certo numero messa innanzi dall' accusatore, sul quale accusato pub esercitare, di solito nella misura della meta., il diritto di ricusa (1). Essi hanno ad ogni modo carattere di delegatari e rappresentanti del popolo, nell' esercizio del potere giudiziario (2); e come tali pronunziano una decisione di per se stessa definitiva, contro la quale non é costituzionalmente cOncepibile un ricorso in appello . allo • stesso popolo sovrano (3). 15. Ma taluni principi fondamentali fissati pei iudicia populi, non appena essi furono costituiti, a guarentigia dei diritti dei cittadini contro eventuali arbitrii del magistrato, trascorsero senz' altro anche all' organo giudiziario delle quaestiones; e nel tempo di Cicerone sono comuni a quelli ed a queste (4). Tra codesti principi comuni é quello che stabilisce la garanzia del pubblico controllo su tutto il loro svolgimento (5); e l'altro il quale richiede che l'inquisito o accusato sia messo a conoscenza della fattagli imputazione e gli sia guarentita la possibilitá d'intervenire personalmente a difendersi (6); e (i) Sopra il modo seguito nella formazione del consilium, prima e dopo la lex Aurelia, e sopra . le probabili differenze portate in esso dalle singole leggi costitutive delle varíe quaesli(mes, e sopra i luoghi ciceroniani relativi, sará discorso piú oltre, nel cap. V di (tuesto Libro V, nel quale si tratteranno di proposito P inlroduzione e lo svolgimenlo del processo penale. (2) Pro Clizenl.. 53, 146; 58, 159; pro Cael. 29, 70; pro Raí). Post. 5, 12; pro Flac,::o 39, 98 cit. •nel Libro IV, cap. I,  3. (3) Phil. 9, 21 : ". Altera promulgata lex est, ut et de vi et maiestatis damnati ad popnliini provocent, si velint. Haec utrum Lauden) lex est an legum omnium dissolutio ?,... Quid e nitn turpius quam, gni maiestatem populi Romani minuerit per vine, eum damnatum indicio ad eam ipsam vim reverti, propter quam sit iure dartmatus ? „. (4) Pro Cluenl• 35,.96: " Non fuit illud igitur iudicium iudicii simile, indices, non fuit, in quo non modus ullus est adltibitus, non mos consuetudoque servata, non causa defensa; vis illa fuit et, ut saepe iam dixi, ruina quaedam atque tempestas et quidvis potius (main aut disceptatie aut quaestio „. - (5) In Verr. 2, 5, II . , 27-8; pro rege Deiol. 2, 5: sui quali luoghi cfr. il Libro IV, cap. I, 5. (6) De domo 29, 77: " quis me uuquam ulla lege interrogavit, quis postulavit, quis diem dixit ? Potest igitur damnati poenam sustinere indemnatus?; 33, 88: " nunc y ero, cum me in iudicium populi nem° omnium vocarit, condemnarí non potuerim, qui accusatus non sim „; Phil. 2, 23, 56: " Licinium Denticulum de alea condemnatum, conlusorem suum restituit; quasi yero ludere . cum condemnato non liceret; sed ut, quod in alea perdiderat, beneficio legis dissolveret.• Quam attulisti rationem populo Romano, cur eum restitui oporteret ? Absentem, credo, in reos relatuni; real indicta causa iudicatam; nullum fuisse de alea lege iudicium „• Lo stesso principio era osservato normalmente anche nella giurisdizione penale esercitata in provincia dal governatore, benche essa fosse tanto improntata alla liberta. connaturale alla coercitio magistratuale; e fu espressamente richiamato in vigore da un'apposita deliberazione del senato, nel caso di Stenio (in Verr. 2, 2, 3 9 , 95) notato piú sopra. Degli effetti, 'che sullo svolgimento del processo produce la contumacia dell' accusato, sara discorso piú oltre, anche a proposito di codesti luoghi, nel capitolo V di questo Libro V. 78  LIBRO V, CAP. I l'altro ancora che per ogni inquisito o accusato prestabilisce l'assistenza di un patrono da lui prescelto (1). La decorrenza di un dato tratto di tempo, dall'avvenimento dell' atto criminoso, non costituisce ostacolo all' esercizio dell' azione penale contro l'autore di questo. Memorabile esempio, dell'inesistenza nel tempo del Nostro della prescrizione dell' azione penale, si ha nel giudizio promosso contro C. Rabino, per 1' uccisione del tribuno Appuleio Saturnino avvenuta 37 anni prima (2). 16. L'intervento del popolo a colpire direttamente di poema un cittadino, per degli atti che il popolo stesso, o la parte che in esso riesce ad imporre il suo predominio, pronunzi dannosi all'integritá dello Stato, costituisce una deviazione dai termini prestabiliti costituzionalmente nella ripartizione dei pubblici poteri; sulla legittimitá della quale furono possibili ognora dubbi e clissensi: una deviazione corrispondente a quena che rappresenta d'altro lato l'intermito del senato, sovrappostosi al popolo, a proclamare hos/es togati, ed a privare dei diritti inerenti alía cittadinanza, dei singoli nominatamente designati, o quanti si g no per compiere certi atti da esso giudicati dannosi alía repubblica (3). Mentre tuttavia alcune delle leggi intervenute a colpire penalmente dei singoli, per quanto importanti un sovvertimento nei termini prefissí tra potere legislativo ed il giudiziario, si potevano giustificare, quale strumento estremo di politica • preservazione contro dei cittadini notoriamente sovvertitori degli ordini liben, ed autori indiscussi di atti giá contemplati e colpiti da norme penali preesistenti (4); altre leggi invece, proposte e votate senza concorso di codesti elementi sostanziali, adoprarono tale scorretto sovvertimento a scopi prettamente faziosi (5). 17. Uno dei phi istruttivi e memorabili fra cotali ricorsi é offerto dalla legge di Clodio, per effetto della quale Cicerone fu colpito dell' agua et igni interdictio e del divieto di soggiornare entro il raggio di 4 00 miglia dall'Urbs. Sopra i termini di codesta legge rirnangono molte incertezze, nonostante l'abbondanza dei ricordi che ne serbano gli storici del momento, specialmente (i) Pro M117" . 4, ro: " ea civitate consul designatus defensorem non haberet, in qua nemini ulnquam infimo maiores nostrí patronum deesse Noluerunt „; ir Verr. 2, 2, 30, 74 cit.: "sin atacir hominem niiserum atque itmocentem ita condemnasset, cual ipse praetor sine consilio, reus autem sine patrono atque advocatis fuisset, iudiciumque C. Sacerdotis rescidisset, invidiam se sustinere tatuan] posse non arbitrabatur „; 2, 5, 9, 23 cit.: " deinde crimen sine accusatore, sententia sine consilio, damnatio sine defensione „; de offic, 2, 14, 51 : " Judicis est semper in causis verum sequi, patroni non numquam veri simile, etiamsi minus sit verum, defendere „. (2) Pro Rab,  9, 25: " Causam enim suscepisti antiquiorem memoria tua, quae causa ante mortua est, quam tu natus es „. (3) Cfr. Libro III, cap. IV,  8. (4) Esempi di tali ricorsi si hanno contro cittadini convinti di atti diretti all'instaurazione del monarcato: de domo 38, 101; Phil. occupando regno molientem „.  2, 44; 114; de re publ. 2' 35, 6o: 01 ....$p. Cassium de oc (5) De domo 31, 82: " Ubi enitn tuleras, ut mihi aqua et igni interdiceretur ? quod C. Grac chus de P. Popilio, Saturninas de Metelio tulit. Homines seditiosissimi de optimis ac fortissimis civibus, non ut esset interdictum, quod fieri non poterat, tulerunt; sed ut interdiceretur „. DELITTO E LA PENA 79 Di o n e e P 1 u tare°, e' degli aceenni che vi porge Cicerone stesso, nelle orazioni politiche pronunziate dopo il suo ritorno, e nelle sue lettere ad Attico (i). La tradizione raccolta da Di o ne rappresenta "interdicho inflitta al Nostro come una diretta applicazione di quena' legge, che Clodio aveva proposto al comizi tributi contro quanti avessero mandato a norte un cittadino senza regolare giudizio del popolo; e che aveva dunque una formulazione ed una portata in apparenza generale, per qu.anto nell'intento del proponente mirasse a colpire,, fra tutti i persecutori di Catilina e' dei suoi complici, il console Cicerone (2). Essa lascia per .altro all' oscuro il Modo, con cui la statuizione di carattere generale contenuta p ella legge pote essere applicata a Cicerone, allorché questi, riconosciuta la vanitá d'ogni tentativo per impedime la votazione e per ottenere efficace soccorso contro la minaccia che questa costítuiva per lui, ebbe abbandonata Roma e 1' Italia (3); e non accenna per nulla al solo strumento, che, alla stregua delle norme costituzionali vigenti, avrebbe dovuto servire alla detta applicazione: l'istítuzione di una quaestio, che áccertasse nel caso concreto l'esistenza degli elementi criminosi presupposti dalla legge. Invece da un passo di Cicerone (4) e da un cenno di Pintar e° (5) sembra che, ad applicare al Nostro la sua legge generale giá proposta, Clodio abbia adoprau un privilegium fatto votare dopo ch' egli era partito; benché tali testhnon i anze si possano anche spiegare ed intendere supponendo che !a di,>posizione relativa a Cicerone, anziché di un nuovo ed appositc priviiegium promulgato per lui, formasse oggetto di una clausola aggiunta, dopo la sua partenza, al testo della legge generale (6); la (1) Intorno alla lex Clodia cfr. il Libro III, cap. II,  ii. (2) D i o ne Cass. 38, 14: " ó U. 8 . 1) vótiog, 0v IteTeir. -casita ó K7.d)6toÇ oint 18 . 4xEt cet'.rrú) tíbEnt g ut (oi)U, ) 1 (1.1 • 2 tó 6voltu. CdYL011 £t-/£v), a"dr, 7có.vvov cbacT)g "C(55V 1tOXITTIV . TtVá aVEIJ t'l¡ç TOVJ 31'W.01) zottayvt.1)6Eon (17COXTEVO'ÚYTWV ij ZOi djUZTOVISTWV 16 - íiyEto, Ilry(„9 Sé éTe CLIYr(YV 8zt tkáXiata OUVEy(ffiCpETO „ ; 38, 17: " (PUYÓVTOÇ bs(dr"; 6 vói.tog tó  lb.(3€ „. (3) Pro Sest. 3o, 64: " De Cyprio rege quererentur, qui me civem nullo meo crimine patríae nomine laborantem non modo stantem non defenderunt.... „; PI ut.,  111 . 35, 1  (4) Ad Att. 3, 15, 5: Quod te cum Culleone scribis de privilegio locutum, est aliquid, sed multo est melius abrogad. Si eiiiiii • nemo impediet, quid est firtnius? sin erit, qui ferri non sinat, idem senatus consulto intercedet. Nec quidquam aliud opus est [quani] abrogan; nani prior lex nos nihil laedebat. Quam si, ut erat promulgata, laudare voluisseinus aut, ul eral negligenda, negligere, 'lacere omnino nobis non potuisset.... Caeci, caeci, inquam, fuimos in vestitu mutando, in populo rogando, quod, nisi nominatim inecum agi coeptum esset, fieri perniciosum fuit „. (5) Plut., Cícero 32: "  evirr(79 cpuyfiÇ 1,i1Cp0V (.71 K7.056LOC," ZCI,1 Z)I,G. , ,TC414.15/ Te()015Ü110EV EVQ/ELV n'tJQÓç Me d, Wct-rog t6v Zív8co.„. Altrove n' é ricordato genericamente che Clodio Ilaaíle KotQCOVOI „ (Ponzp. 48, 6); e che Cesare tenue mano a Clodio a " Kt,ZéQWV  OUVEYSikilEIN  1-co.Xlas „ (caes. 14, 7). (6) Se da un lato non é troppo ardito riferire a un precedente progetto, in cui mancasse una menzione personale di Cicerone, l'accentio ad una prior lex del cit. luogo ad Alt. 3 , r5, 5; d' altro lato, nulla attesta, nei luoghi che parlano del privilegium, che questo costituisse la materia d' una rogatio a sé stante, e non fosse invece contenuto in una clausola, inscrita pella legge giá proposta. Cfr. pro Sest. 3o, 65; " Cur, cum de capite civis (non disputo, cintas modi civis) et de bonis proscriptio ferretur, cum et sacratis legibus et XII tabulis sanctuni esset, tt ne cui privilegium inrogari liceret neve de capite nisi comitiis centuriatis rogari, nulla vox est audita consulum, constitutunique est illo armo, quantum in illis duabus huius imperii pestibus 8o  L I M O ) V, CA P• 1 quale intelligenza eliminerebbe ogni contraddizione ira le notízie dí Cicerone e di Plutarco e quena di Dione. Checche si «pensi di codesto punto, (piel clic preme pci tema di cui ci occupiamo, e che balza evidente da entrambe le correntí accennate, si e Che il sovvertímento dei termini, costituzionalmente fissati tra il potere legislativo ed il giudiziario, ebbe a danno del Nostro una gravita incomparabilmente maggiore che in altri precedenti ricorsi : per ciO ch'egli era colpito da una statuizione penale in circostanze che glí avevan reso írnpossíbile di provvedere alta propria dífesa recaudo nel tempo intercedente tra la promulgatio e la rogalio a notizia del popolo gli argementi che stavano a suo favore, e dí dimostrare sia l'esistenza ben cerla del decreto del senato che gli s'imputava di a y er prodotto in un testo inesatto e falso, sia la plena legalita e correttezza del suo operato, centro quanti con Catilina enano stati posti fuori della legge, per mezzo di quel decreto determinato da una necessita ímpellente e suprema di pubblica difesa. L'inosservanza delle regole e discipline stabilite pei ialdicia (r), la violazione della norma risalente che de t'apile civis potesse pronunziare soltanto fuit, jure posse per operas concitatas queinvis civeta nominatim tribuni pl. concilio ex civitate exturbari ? „; in Pis. 13, 30: " Nana, si illarn legein non putabatis, quae erat contra omnes leges indenmati civis atque integri capitis bonorumque tribunicia proscriptio, ac Lamen obstricti pactione tenebamini, quis vos non modo cousules, sed 'iberos fuisse putet.... ? „. Che jl testo primitivo della legge particolare proposta contra Cicerone (o della clausola particolare apposta per lui p ella legge generale) sia stato modificato prima di essere sottoposto alía votazione dei concilia picáis, é accertato dalla ben nota testimonianza di Cicerone stesso, ad II. 3, 4: " Allata est enim nobis rogatio de pernicie mea, in qua quod correctum esse audieramus erat eiusmodi, ut milti ultra quadringenta milia liceret esse „. Ma sui fini di tale moclificazione regua malta incertezza: e le congetture presentate in proposito dagli studiosi giungono a resultanze perfettamente opposte. Alcuni, come il Buning, Die beiden Gesetze des Publins Clodius gegen 111. T. Cicero, nei lahresber. der  Gymn. zu Cósfeld, 1-23, ecl   G u rli tt , Lex Clodia de exilio Ciceronis, nel Philol., LIX, 190o, pagg. 578-83, 'tensan° 18 94 5 Pagg. che la correclio contenesse un mitigamento, provocato dall' agitazione sollevatasi , in Roma, consistente nella sostituzione del diritto di soggiorno alfa distanza di 40o miglia dala' Italia, al divieto contenuto p ella prima rogalio di soggiornare in . qualunque parte del territorio romano. Per contrario lo S te r n ko p f, Ueber die Verbesserung des Clodianischen Geg-etzentwurfes de exilio Ciceronis, nel Philol., LIX, 190o, pagg. 272 - 304 , Noch einmal die Co7-rectio der lex Clodia de exilio Ciceronis,  LXI, 1902, pagg. 42-70, attribuisce all'emendamento lo scopo di aggravare il primo progetto, per mezzo di sanzioni comminate contro quanti, cittadini o socii, nell'orbita stabilita di 400 miglia, accogliessero Cicerone. argomento di dubbi anche se la distanza di 400 miglia si computasse da Roma, o dal límite estreino d' Italia, Lo S te rn kopf si pronuncia in questo secando senso. (7) De domo 18, 46; " ubi crimen est, ubi accusator, ubi testes, quid indignius quam qui llegue adesse sit iussus, neque citatus, llegue accusatus, de eius capite, liberis, fortunis'omnibus conductos el sicarios et egentis et perditos suffragium ferre et eam legem putari ? „; 22, 57: " Utrum, si dies dicta esset, iudicium mihi fuit pertirnescenduni an sine indicio privilegium?», Judiciumne? Causa tam turpis scilicet, homo qui eam, si iam esset ignota, dicendo non possem explicare. An quia causan] probare non poteram ? Cuius tanta bonitas est, ut ea ipsa pon modo se, sed etiarn me absentem per se probarit „; 31, 83: " in me, cui dies dicta numquarn est, qui` reus non fui,, qui nutnquam sum a tribuno pl. citatus, damnati poena esse patuit, ea praesertim, 'quae ne in ipsa quidem rogatione praescripta est ? „; pro Sest. .24, 53:  Civis erat expulsus  - qui rem publicara ex senatus auctoritate cum omnibus bonis defenderat.... Erai autem.expulsus sine, indicio „. .  . per centu,rie pei cotnizi g i udiziari.,:e non . poteSse a y er luogo tiña státnizióne legale di 'portata párticolare, un i j rivileg ium (1); non ebbero pertantó caso di Jai cluei correttiVi che non mancarono in altri ricorsi memo rabili di t ale . sov ' vertimentó..9ne1 pun t o, sul quale egli insiste intorno alla -formulazi oné delta legge che 1 0 ' tol P i va, " ut interdictum sit „, invece che " ut h;tterdic atuk „ (2), ha valore, in quanto essa costituisce 1' indice significante della singolare impossibilita di. diferidersi creata per lui, in confronto di altri colpiti da analoghe statuizioni, quali Popilio e Meten() (3). (r) De domo lo, 26: " An de peste civis,,... conservatoris rei publicae.... non modo indemnáti, sed ne accusati quidem i licuit tibi ferre non legem, sed nefarium privilegium ? „; 16, 43: " quo iure, quo more, quo exemplo, legem nominatim de capite civis indenmati tulisti ? „; 17, 43: i4 Vet . ánt leges sacratae, vetant XII tabulae legeS privatis hominibus inrogari; id est enim e PriVilegium '. Nemo unquant tulit; nihil est crudelius, nihil perniciosius, nihil, quod minus haec civitas ferre possit. Proscriptionis miserrinium nomen illud et omnis acerbitas Sullani temporis quid habet, quod máxime sit insigne ad memoriam crudelitatis? Opinor poenain in cives Romanos nominatim sine indicio constitutam „; 19, so: " De hac igitur lege dicimus, quasi iure rogata videatur, cuius quam quisque partem tetigit digito, voce, praeda, suffragio, quocumque venit, rePudiatus convictusque discessit ? Quid, si lis verbis scripta est ista proscriptio, lit se ipso dissolvat ? est enim: c QUOD M. TULLIUS FALSUM SENATUS CONSULTUM RETTULERIT'. Si igitur rettulit falsum senatus consultum, tum est rogatio, si non rettulit, nulla est. Satisne tibi vicietur a senatu iudicattint me non modo non ementituin esse auctoritatem eius ordinis, sed .etiam unum post urbeirt. conditam diligentissime senatui paruisse ? „; 31, 8 3 cit.; 42, no: " cum in- . demnatum me exturbares privilegiis tyrannicis inrogatis „. (2) De domo 18, 47: " Non tulit e UT INTERDICATUR  Quid ergo? e UT INTER DICIUM SIT O caenurn, o portentum, o scelus ! „ •  (3) Le leggi rogate contro M. Postumio e Cn. Fulvio, giá emigrati da Roma, erano tuttavia concepíte in guisa, da assicurare ad essi il tempo ed il modo di presentarsi a difendersi (Li v. 2 5, 4; 26, 4). Cfr. il Libro III, cap. II,  II cit. 6 E. COSTA, Cicerone jrnereconeulto -  11. CAP. II I delitti contro la sicurezza dello Stato e contro le pubbliche libertó. I. L' atto ostile del cittadino verso la Cíttá alfa quale appartiene, e verso gli ordini coi quali questa si regge, costituisce certamente anche in Roma il piú antico titolo di crimen, a cui si sia rivolta la sanzione penale della Cittá stessa, intesa a difendere la propria esistenza ed a preservare la propria integritá. Ma esso costituisce pu y e, fra tutti i titoli di crimen, quello che in ogni tempo pote meno prestarsi ad una definizione rigorosa e precisa de' suoi termini essenziali: e quello pure, pel quale parve piú spesso insuficiente la sanzione delle norme legali giá stabilite, e pel quale intervennero di volta volta sanzioni particolari, imposte con deliberazioni dirette del popolo sovrano, in forma di privilegi ; costituenti sostanzialmente sopraffazioni ingiuste di fazioni preponderanti contro cittadini avversi alle ]oro mire, colorite colle apparenze dí una legalitá prettamente formale. 2. L' atto ostile del cittadino verso lo Stato, a cui primamente si rivolse la sanzione dei mores e poi delle leges, e nel quale si ravvisarono da principio gli estremi della figura criminosa della perduellio repressa da queste, fu certamente il tradimento al neMico: quello che l'Au c t o r ad Herennium esprime, in un rapido ma scultorio accenno, che rispecchia un concetto tradizionale e risalente, con venditare patriam (i). L'hostem concitare, ed il civeto kosti tradere, che le fonti giuridiche classiche rappresentano come tipiche specie della perduellio contemplata dalla legislazione decemvirale (2), costituiscono piuttosto, secondo ogni verisimiglianza, atteggiamenti particolari di quel piti ampio concetto. (1) Auct. ad Herenn. 4, ro, 15: " Nam qui perduellionibus venditat patriani, non satis supplicii dederit, si praeceps in Neptunias depulsus erit lacunas....',, (cfr. 4, 8, 12: " ....qui prodere hostibus patriam cogitarit „). Pel senso di vendilare patriam, con valore di asservire t radendo, cfr. pro Sulla  31;  32. (2) Marcian. D. 48, 4, 3. 90  LIBRO V, CAP. II conveniva di mettere in mostra il carattere omai inusitato ed arcaico (i). Impedita cosi la persecuzione di Rabirio davanti ai , duoviri pel titolo di perduellio, il tribuno intervenne ad agíre contro di lui pel titolo del crimen maiestatis (2), esercitando con ció quel potere, di attrarre al giudizio del popolo i piú gravi delitti politici, che la costituzione della quaestio ,naiestalis aveva profondamente circoscritto ed indebolito, anche dopo la caduta di Silla, ma che non aveva tuttavia completamente soppresso. Se 1' " accusatio perniciosa „ (3) del tribuno avesse avino l'esito che questi si riprometteva nell'esperirla, e quale le disposizioni manifestate dal popolo lasciavano intravvedere, se i comizi giudiziari, che si sospettavano mal disposti contro l'accusato, non fossero stati disciolti per effetto dello spediente á cui ricorse il pretore ed augure Metello Celere, togliendo dal Gianicolo lo stenciardo che doveva rimanervi perche quelli potessero svolgersi correttamente ( 4 ), Rabirio sarebbe stato colpito colla pena dell' agua  interdictio. Che invero la pena minacciata a Rabirio consistesse, come pensarono autorevoli interpreti della tormentata orazione ciceroniana, in una' multa (a), sembra assolutamente inconciliabile colla natura del crimen di cui si tratta; d inconciliabile del parí con quello che i1 Nostro protesta nella sua perora–. zione: " Negroe a vobis iam bese vivendi, sed honeste moriendi facultateni petit neque  ut domo sisa fruatur, quam ne patrio sepnlchro privetur, laborat „ (6). 9, La configurazione impressa dalla lex Cornelia al crimen maiestatis non bastó a fissare una sanzione ben definita ed esauriente per tutti gli atti, che costituissero offesa alla sicurezza dello Stato ed alla integritá de' suoi ordini. Gli attentati invero commessi contro it regolare svolgimento dei pubblici poteri, mediante coartazioni alla liberta dei singoli preposti o partecipi all'esercizio di quelli, non entravano propriamente nei termini dell' imminuere majestatem; e peró non potevano essere colpiti colle sanzioni stabilite dalla lex che l'accenno alla mullae irrogan° non si riferisce per nulla al processo nel quale il Nostro interviene a difendere  ma bensi ad un precedente esperito contro di lui, verisimitmente dagli per pretese offese alla pudicizia ( S chnei den, Der Process des C Rahirius, Zürich, (889, pagg. 24-5; cfr. Strachan-Davidson, Problems of Yhe coman Criminal Law, Oxford, 1912, I, pagg. 197-8). L'esattezza di quest' ultimo rilievo sembra a noi pure incontestabile. Ma la sublano del indicianz introdotto davanti al rluoviri é spiegata abbastanza, ci sembra, dall' inlercessio consolare: mentre non intenderemmo costituzionalmente possibile azione del senato, (1) Pro Rab. perd. 5, 15: " Hic se popularem dicere audet, me alienum a commodis vestris, cuto iste omnis et suppliciorutn et verborum acerbitates non ex memoria vestra ac patrum vestrorum, sed ex annalium monumentis atque ex regum commentariis conquisierit, ego omnibus meis opibus, omnibus consiliis, omnibus dictis atque factis repugnárim et restiterim crudelitati? „. (2) Che il titolo del nuovo processo fosse non la perduellio, toa l'imminuta nzaieslas, é attestato anche dall'accenno dell' Oralor 29, toa: " Jus omne retinendae maiestatis Rabirii caúsa continebatur: ergo in ea omni genere amplificationis exarsimtis „. (3) Pro Rab. perd. 12, 35. (4) Dione Cass. 37, 27. (5) Cfr. sopra la n. 4 a pag. 89. (6) Pro Rab. perd. 13, 37. Cfr. pure r, , 1: " ... j amen in hat . defénsione . eapais, .famae fortunarumque omnium C. Rabiri proponenda ratio videtur esse officii Ariel „; I, " non denique veteres iustae gravesque inimicitiae civium in discrirnen.,capitis ocaverliait ”; 2 > 5: " in tanta dimicatione capitis, famae fortunarumque bmnium „. I DELITTI CONTRO LA SICUREZZA DELLO STATO ETC. Cornelia pel detto crimen; e riníanevano tuttora passibili unicamente di quelle misure repressive, che il magistrato aveva facoltá di prendere, in forza della coercitio di cui era investito. Se codeste misure potevano apparire sufficienti fino a tanto che tali attentati seguivano solamente di tratto in tratto, esse non bastarono piti in un momento come quello di cui discorriamo, dominato dalla crisi acuta delle fazioni, risolute a contendersi il predominio con qualunque estremo spediente, E peró occorse contro di essi una sanzione legale nuova ed apposita; che fu introdotta dalla lex Plautia de vi, integratrice della lex Cornelia e di poco posteriore a questa (r). ro. Certamente anche la lex Plautia, appunto come la lex Con/ella, era diretta, secondo che ci si attesta, contro coloro " qui rem publican/ (WIlgIll7Ssent „ (2); ed al parí di questa aveva per fine di proteggere maiestas, lo status patriae, ed iniplicitainente la sallas oniniani (3). Ma intorno al termini concreti, presupposti per gli atti ch' essa dichiarava passibili di pena e deferiva al giudízio di un' apposita (1/mesh°, non possediamo notizie esaurienti, né dal Nostro, né dalle fonti contemporanee o posteriori (4). (I) La vecchia letteratura relativa alta lex Plaulia é esposta criticamente, insiente coi testi che vi si riferiscono, nella breve ma eccellente memoria del \V a ch ter, in Nenes  des Criminalr., XIII, pagg. 8 e segg., riprodotta dal Ha i ter, Indet legunz,  cdizione ci••roMana dell' Orelli , VIII, pagg. 223 e segg. Della letteratura piú recente  tenia() corno nella diligente -monografia del CoroY, La violente en droil criminel Rein., Paria, 1915. Specialmente notevole  prenso il Corof,  esame clelle opinioni proposte Bulla  Mire che riguarda la pretesa esistenza di una lex Lulalia de vi, a lato della /ex porto che si attribnisce alle due leggi da coloro che ammettono la esistenza della prima: di Ira i quali qualche Indico pensava che la lexLulalia contenesse disposizioni di carattevo pr()(.,:5suale relative alle sanzioni contenute nella lex l'laulia; o che riguardasse violenze e(111i/ <1 r'111 publicam, in contrapposto alle violenze private, alle quali sole la lex . Plaulla si sareblie riferita ; e, tra i moderni, lo Zumpt, Das Criminalr., II, 1, pagg. 264 e segg., che riguardasse violenze commesse da semplici privati, in contrapposto alle violenze dei mag,istrati e dei senatort contemplate dalla /e_tPlaulia. Oggidi é per altro accettata comunemente, bese a ragione, l'opinione che non ti • sistit11 mai una lex Lactaba de vi, e che 1' tunco passo di Cicerone, in base al quale si voll• <testimen t e  esistenza, si spieghi agevolmente, supponendo che il tribuno Q. Gatillo, d•signitiovi quale proponente la lex de vi, fosse collega di quel Plauzio, dal quale la legge desigth r ta. II passo ciceroniano in parola é quello pro Cael. 29, 70: " De vi quaeritis. Quite lex ad intim-rimo, ad maiestatem , ad statum patriae, ad salutem ornniurn pertinet, quant legent. ( . 2. Cantina ;-mata dissensione civium rei publicae paene extremis temporibus tulit „. (2) Pro Cael. 1, " Si quis, iudices, forte nunc adsit ig,narus leg11111.... ; idern cum audiat esse legem, quae de seditiosis consceleratisque civihus, qui armati senation obs•dcrint, magistratibus vim attulerint, rem publicam oppugnarint, coticlie quaeri itibeat: legem non improbet, crimen quod versetur in indicio, requirat „; de har. resp. 8, 15: " cum ille nazis el et ferro vastitatem meis sedibus itttulisset, decrevit senatus eos, qui id feeissent, lege de Vi, (lila(' est in eos, qui universam rem publicam oppugnassent, teneri „; 1, 9, 22: " Quarn amen) ad pestem furor tribunicius impelli non poterit bis duahus quaestionibus de vi et nraiestatis sublatis? „; 1, 9 (lo), 23: " Quid, quod abrogatur legibus Caesaris, quae rubel:1 qui <le vi, itemque ei, qui maiestatis damnatus sit, agua et igni interdici? (3) Pro Cael. 29, 70 cit. (4) Delle orazioni ciceroniane pronunziate a difesa di accusati del crimen vis nessima reta larghi riferimenti alle caratteristiche di tal crimen, perché assunto pratico di quelle portava l'oratove a tutt' altro. 91 92  LIBRO V, CAP. II Si puó affermare tuttavia, colla guida del Nostro, che, sotto la figura e colla sanzione della vis, la lex Plautia colpiva gli atti di coercizione esercitati sulle persone dei magistrati o su quelle dei senatori, all'intento d'impedire o di limitare il libero esercizio dei loro poteri (i); il porto d'armi nei luoghi pubblici, in guardo costituiva un' intimidazione al libero esercizio dei pubblici cliritti (2); la partecipazione ad attruppamenti sediziosi (3); l'occupazione dei luoghi destinati alle pubbliche adunanze intesa alío scopo d'impedirne il libero svolgimento (4). Cotali atti costituiscono altrettanti attentati alle pubbliche liberta. E peró é da intendere che veramente la lex Plautia mirasse essenzialmente alla difesa ed alla preservazione di queste, e colpisse come vis solamente quegli atti che importassero offesa a queste: e che rieritrarono pin tardi, colle leggi criminali di Ottaviano, sotto i termíni della vis publica. I saccheggi ed i danneggiamenti commessi a pregiudizio di Cicerone, nella sua casa distrutta a furia di popolo, furono attratti alla sanzione della Nell' orazione pro Sestio, proa unziata a difesa del celebre tribuno, che Clodio aveva fatto acensare da M. Albinovano di esser ricorso a mezzi violenti per far votare la legge relativa al richiamo di Cicerone, 1' assunto del Nostro consiste nel dimostrare che Sestio altro non fece che resistere alle violenze preardinate da Clodio (cfr. 37, 8o: " Et causara dicit Sestius de vi? quid ita ? Quia vivit „); cosi come aveva fatto per sua parte il console Milone (/b. 40, 86; 42., oí)); r nel ritorcere contro Clodio accusa che muove contro di lui; e nel richiamare la suprema bolita della causa che Sestio aveva assunto a proteggere. Quella pro .Sulla, pronunziata a difesa di costui accusato di partecipazione alle due congiure ardite da Catilina (4, 1 t : " Duae coniurationes abs te, Torquate, constituuntur....; harutn in utraque Sullam Bicis fuisse „), svolge assunto chiaramente proposto calle parole: " Illei consulalus aulem lenzpus el crimen maxime coniztrationis a me defendetur „ (4, 13). L' oratore vi mette insistentemente in rilievo come a' lui, scopritore e vindice della seconda congiura, non sia alai giunto vetan indizio di una partecipazione ad essa di Silla (7, 22; 12,35); rivendica. 1' autoritá di difendere dalla taccia ingiusta di questa il suo cliente (7, 22; 3o, 84-5); e pone in luce il valore della testimonianza di L. Cassio, il quale " cum.... de omnibus seierit, de Sulla se scire negavit „ (13, 39), impossibilitá materiale in cui Silla era di partecipare alla congiura, per la distanza che lo separava dai congiurati, nel tempo in cui era ordita (18, 52), e l' incapacita. di lui a delinquere, data la correttezza dei suoi precedenti (25, 69). orazione pro Milone, pronunziata in una quaestio, che non é veramente quena normale de vi, ma una eccezionale, costituita per legge da Pompeo, copra avviso del Senato, per giudicare di quanti avessero partecipato alía caedes ad Appiam vianz, é intesa a dimostrare che ''Une altro non rece che difendersi contro un attentato predisposto da Clodio alio scopo di ucciderlo, ed a riaffertnare la piena legittiMitá della violenza adoprata a respingerne un' altra preordinata (9, 23: " ut nihil iam quaerere aliad debeatis, nisi uter utri insidias fecerit . „); e insiste specialmente sopea gli argomenti indiretti che, nella difficoltá di produrne di diretti, dimostrano la preordinazione della strage da parte di Clodio2quali interesse in costui di sopprimere Milone (12, 31) e la capacitó di lui a delinquere (14, 36). Al titolo della quaestio Si alinde soltanto nella genérica affermazione " hulla vis unzquanz esl in libera civilate suscepla inter civil non contra rem publican „ (5, 13); la quale é espressa nel luogo medesimo, in cui Nostro dá ragione del senatoconsulto che dichiarava ",contra renz publicara „. la strage avvenuta, e biasima il voto col quale il senato suggeri istituzione di una quaestio apposita, invece di lasciar luogo al ricorso della quaestio normale (Cfr. A se.., in Milon., pag. 39).. Solo 1' orazione pro Caelio reca alla conoscenza dei termini del crimen .vis alcuni dati, esposti e valutati iiel seguente  ti del testo. (1) Pro Cael. I, 1 cit. (2) Ad Atl. 2, ' 24, 3-4; " Fit senatus consultum, ut Vettius, quod -confeásus esset  -cura telo fuisse, in vincula coniceretur.... Nunc reus erat apud Crassum Díviteni Vettius de v i 9/ • (3) Pro Sulla 4, r1 ; 13, 39, (4) Pro Cael.  cit. 1 • 'I DELITTI CONTIGO `LA SICÜREZZA DELLO STATO ETC. 93 lex Plautia in seguito ad una átatuizione,aPposita del senato, determinata dal riguardo alla ragione politica per cui gil era avvenuto di patirli (r); la quale portava che cotali atti fossero considerati come diretti contro gli ordini stessi dello Stato, anziché rimanere perseguibili, come sarebbero stati altrimenti, colla privata actio vi bonorum raptórum; introdotta a tutela di diritti privati contro loro violente lesioríi, , poco .dogo l'emanazione della lex Plantía (2). j i . Tra gli atti imputati a Celio Rufo, e dedotti contro di lui a titolo d'accusa in una quaestio de vi, meritano di férmare l'attenzione degli studiosi eccitata piuttosto che soddisfatta dal troppo rapido accenno che il Nostro porge, le seditiones Neapolitanae e l'Alexandrinorum pulsatio Puteolana (a). L'accenno ai bona Pallae lascia in una oscuritá assoluta la contenenza del crimen á cui si riferisce; mentre i " duo crimina, auri et veneni „, ai quali Boli propriamente s'a.ppunta tutta la difesa pronunziata da Cicerone, per rimuovere dal capo di Celio la taccia di a y er sottratto danaro a Clodia colla quale era in turpe dimestichezza e d' a y er preordinato contro di essa un tentativo di venefizio (4); codesti duo crirnina non dovettero formare veramente titolo al giudizio della quaestio, ma dovettero bensi essere messi innanzi  accusatore, solamente per colorire con fosche tinte la persona dell' accusato, e per ottenerne piú agevolmente la condanna per gli atti che formavano il titolo acensa; che sono appunto quelli ai quali si riferisce quel rapido accenno, e la notizia che in rapporto ad essi Celio era giá stato ben difeso da Marco Crasso (5). L'Alexandrinorum pulsatio Puteolana consistette probabilmente in vie di fatto commesse contro stranieri investiti di qualche pubblica legazione presso il municipio di Pozzuoli; cosi come le seditiones Neapolitanae consistettero certamente in turbolenze commesse contro gli ordini di quella cittá. La ragione per cui poteva riuscire discutibile, se cotali atti entrassero nei termini della vis, e Cicerone poteva affermare che a Celio " neque p r op riuni quaestionis crimen obicitur „ (6), consisteva appunto, secondo ogni verisinnglianza, in ció: ch'essi costituivano attentati agli organi amministrativi di una cittá municipale, mentre la lex Plautia considerava e contemplava degli attentati commessi contro gli ordini dello Stato. Che invero le vie di (atto contro persone investite di una pubblica legazione presso lo Stato entrassero nei termini (1) De Izar. resp. 8, 15 • cit. (2) Intorno al criterio discretivo della vis publica dalla vis privata, assunto dalle ieges Juliae, in rapporto alla pertinenza della coazione alla sfera delle libertó pubbliclie o private cfr. la mia nota .Sul crimen vis riel dir. rom., in Rend. dell'Acc. delle .S . cienze dell'isl. di Bologna, Classe di Scienze Mor., VII, 1918, pagg. 23 e segg.; e Crintrni e pene cit., pag. 55• (3) pro Cael. 10, 23. (4) Pro Cael. 13, 3o: " Sunt autem duo crimina, auri et veneni; in quibus una laque eadem persona versatur. Aurum sumpturn a Clodia, venenum quaesitum, quod Clocliae ciaretur, dicitur „; 21, 51. (5) Pro Cael. to, 23 cit.: " Itaque illam partem causae facile patior gravíter et ornale a M. Crasso peroratarn de seditionibus Neapolitanis, de A]exandrinorum pulsatione Puteolana, de bonis Pallae „. (6) Pro Cacé. 30, 72: " M. y ero Caelius cur in hoc iudicium vocatur ? cui ' legue proprium quaestionis crimen obicitur nec vero aliquod eius modi, quod sil a lege seiunctum, curo vestra severitate coniunctum „. 94  LIBRO V, CAP. II della vis publica, giusta le statuizioni della lex Julia, é attestato in modo preciso e sicuro (1); né é a credere che su questo punto la lex Julia innovasse o modificasse il contenuto della lex Plautia. Che entrasse nei termini della stessa vis, giusta le disposizioni della medesima legge, 1' in coniuratione esse, é comprovato indiscutibilmente dalle resultanze dell' orazione in difesa di L. Silla; dalle quali si trae appunto che l' accusa s' appuntó essenzialinerite contro l' in coniuratione esse apposto a costui (2), e la difesa miró a dimostrare l' extra coniurationem esse di lui (3); colle quali resultanze concorda la notizia data da Sallus ti o: che Catilina stesso, prima che intervenisse a colpirlo decreto del senato, che lo escludeva dalle garanzie costituzionali, fu lege Plautia interrogatus (4). 12. Agli attentati contro le pubbliche liberta, che cadono nei termini della vis, si ricollega nel tempo del Nostro anche la partecipazione alle sodalitates costituite al fine immediato o mediato di procacciare voti al candidati, ed ricorso da parte di questi all' opera di esse. II senatoconsulto, col quale in sul principio del 698 ii senato ordinava lo scioglimento delle sodalitates costituite a scopo elettorale, e proponeva la rogazione di una legge, che colpisse delle medesime sanzioni comminate alla vis dalla lex Plautia quanti resistessero al detto ordine ( 5 ), consente di determinare con certezza la contenenza della lex Licinia che fu enianata in correlazione con quello; e di fissare i termini del crimen sodaliciorum, alla cui repressione essa intendeva. E consente appunto di stabilire che la lex Licinia dovette colpire colle pene della vis, e come una sottospecie di vis, non giá soltanto ii ricorso da parte dei candidati alle sodalitates di elettori ripartiti secondo le loro sezioni di voto e diretti da appositi incettatori incaricati di distribuire fra essi i compensi, ch.' erano forniti coi mezzi conferiti ed accomunati dai candidati; ma dovette colpire altresi l' appartenenza stessa alle sodalitates, e la rinunzia a quena liberta di voto che tale appartenenza importava. E dato pertanto di fissare, contrariamente a ció che lascia intendere la tarda notizia di uno scoliaste, che codesta figura di crimen differiva da quella dell' ambitus, non giá solamente in riguardo alle persone dei candidati, i quali, ricorrendo a strumenti piú complicati ed efficaci d'incetta dei voti, si rendessero colpevoli di un phi grave attentato alle pubbliche liberta (6); ma differiva anche in rapporto alla cerchia di coloro che potevano rendersene colpevoli, colla stessa appartenenza alle sodalitates. (1) Ulp., D. 48, 6, 7. (2) Pro Sulla 4, u. (3) Pro Sulla 1 3 , 39. (4) Sall., de Catil. coniur. 31. (5) Ad Q. fratr. 2, 3, 5: " Eodem die senatus consultum factum est, ut sodalitates decuriatique discederent, lexque de iis ferretur, ut, qui non discessissent, ea poena, quae est de vi, tenerentur „. (6) Schol. bob. in Plane. pag. 125 (ed. Hildebrand): " M. Licinius £rassus.... pertulit ut severissime quaereretur in eos candidatos, qui sibi conciliassent ea . potissimum de causa, ut per illos pecuniam tribulibus dispertirent ac sibi mutuo eádem suffragationis emptae praesidia co mmunicarent „ CONTRO  SICUREZZA DELLO STATO ETC. 95 13. Costituito in tali termini dalla leX crimen s odaliciorum, pote contrapporglisi, come figura píü lieve di crimen, quella dell' ainbitzts ordinario (1), per ció che, sébbene colpito esso pure dopo il 691 colla pena dell' exilium, che la lex' Tullia (2) sostitul alta pena pecuniaria precedentemente fissata dalla lex Calpurnia del 686 (3), ammetteva tuttavia a favore dell' accusato, nena costituzione delconsilium quaestionis, il ricorso alle norme ordinarie, e specialmente quelfa . facolta di ricusa da parte dell' accusato, di giudici proposti dall'accusatore, ch' era conforme alle discipline consuete delle quaestiones, e che la lex. Licinia aveva invece esplicitamente interdetta per gli accusati del crimen sodaliciorum (4). Gli atti, nei quali giusta il diritto .vigente nel tempo del Nostro si ravvisano gli estremi dell' ambitus, consistono precipuamente nell'incetta dei voti da parte dei candidati, direttamente o per mezzo di persone interposte, verso un corrispettivo prestato o promesso (5). É naturalmente da codesto presupposto che prende le mosse la legislazione criminale sull'ambitus: ed é a questo che ha riguardo la prima fra le leggi relative al detto crimen, su cui posse- (i) Nell'orazione pronunziata a favore di Cn. Piando, accusato da Giovenzio Laterense di crimen sodaliciorum, per a y er ricorso all'opera di sodalilales costituite a scopo elettorale, in quelle elezioni all' edilitá, nelle quali e riuscito contro di lui victorioso, il Nostro, dono ayer lungamente insistito sulle ragioni che avrebbero dovuto far prevedere la vittoria di Plancio be/1 noto ed accetto al corpo elettorale, sulla irragionevolezza del risentimento provato da Laterense per tale vittoria, sulle benemerenze di Plancio stesso verso di lui che gli rendevano doveroso l'accorrere in sua difesa; in codesta orazione, diciamo, Cicerone appunta i suoi sforzi prima a dimostrare che il suo cliente non ha commesso alcuno degli atti che entran() nei termini del crimen sodaliciorum, non avendo esercitato veruna corruzione per mezzo delle sodalilales nelle singole tribus (15-17, 36-43); poi, liberato il terreno dalla piú grave accusa, si volge a dimostrare 1' inesistenza degli estremi anche del crimen ambitus. Cfr. 18, 45: " Decuriatio tribulium, discriptio populi, suffragia largitione devincta severitatem senatus et bonorum oninium oclium ac dolorem excitarunt. Haec doce, haec profer, huc incumbe, Laterensis, decuriasse Plancitun, conscripsisse, seqnestrem fuisse, pronuntiasse, clivisisse „; 19, 47-8: Itaque haesitantem te in hoc sodaliciorum tribuario crimine ad communem ambitus causam contulisti, in qua desinamus aliguando si videtur, vulgari et pervagata declamatione contendere. Sic enim tecum ago. (Juan] tibi comrnodum est, tribum unam clelige; tu doce, id quod debes, per quem sequestrem, quo divisore corrupta sit „; 19, 48 i. f.: " sic ego hoc contendo.... cuiuscumque tribus ratiouem poposceris, redditurum „. (2) Pro Planc. 34, 83: " Hic etiam addidisti me idcirco mea lege exilio ambitum sanxisse, ut rniserabiliores epilogos possem dicere „. (3) Asc., in Corn. pag. 68, 19; Schol. bob. pro  pag. 9; pro  pag. 105. (4) Pro Planc. 15, 36: " In qua tu nomine legis Liciniae, quae est de sodaliciis, omnis ambitus leges complexus es; neque enim quicquam aliud in hac lege nisi editicios indices es secutus. Quod genus iudiciorum si est aequum ulla in re nisi in bac tribuaria, non intellego, quam ob rem senatus hoc uno in genere tribus edi voluerit ab accusatore neque eandem editionern transtulerit in ceteras causas, de ipso denique ambitu reiectionem fieri voluerit iudicum alternorum, cumque nullurn genus acerbitatis praetermitteret, hoc tamen unum praetereunduin putarit „. Cfr. piit oltre il cap. V. (5) La proposta di Aufidio Lurcone, di distinguere fra il compenso dato e quello semplicemente promesso, e di rendere immune da pena il semplice pronuntiare, non seguito dallo sborso effettivo, non fu accolta: ad Att. 16, 13: " Lurco autem tribunus pl., qui magistratum t insimul cum lege alia iniit, solutus est et Aelia et Fufia, ut legem de ambitu ferret, quani ille bono auspicio claudus horno promulgavit. Ita comitia in a. d. VI Kal. Sext. dilata sunt. Novi est in lege hoc, ut, qui nummos in tribu pronuntiarit, si non dederit, impune sit, sin clecierit, ut, quoad vivat, singulis tribulibus HS cm CM CID debeat „. LIBRO V, CAP, II diamo notizie sicure e concrete: la Cornelia Baebia del 572 (1); chepu•e si limitava a colpirlo colla tenue sanzione della incpacita temporanea d el c sil pe y o t e ad assumere magistrature. La lex ullia, a svolgendo un co ncetto o - affermato dal senato (2), attrasse sotto la figura e la sanzione dell , onb .g;'a anche l'incetta di sectotores prezzolati da parte dei candidati, e l' ela r ' rr . .dus sizione di spettacoli e di banchetti da parte di questi, in un momento prossin io 1 proposta candidatu ra (3); e colpi inoltre l'aiuto prestato al candidato . 'd a :1 • ineettatori, o divisores, dei vbti (4).  -g" Che sopra gli estremi dell' ambitus, per quanto cosi legalmente de g legalmente _,iiiti ve- ' rinianessero possibili incertezze e dubbi, alla soluzione dei quali doveva inter nire bene spesso l'opera del senato, ben si comprende (5): considerandoxi ndole (1) Schol. bob. Pro Sacha pag. 9 cit. (2) Pro illur. 32, 67: " Quid acensas, Cato, quid adfers ad iudicium, quid argliis ? Ambiturn acensas; non clefendo. Me reprehenclis, quod ideen defendam, quod lege punierim. Punivi ambitum non innocentiam; ambitum yero ipsum vel tecum accusabo, si votes. Dixisti senatus • consultum me referente esse factum, si mercede [corrupti] obviara candidatis issent, si conducti, sectarentur, si alaWatoribus [vulgo] locos tributim et itero pranclia si vulgo essent data, contra' !caen) Calpurniamu factum videri. Ergo, ita senatus si iudicat, contra legem facta haec videri,.. si lacta sint, decena, quod nihil opus est, duna candidatis morena gerit ; nana, factum sit necee; vehementer nitaeritur; si factum sit, quin contra legem sit, dubitare nemo potest „. (3) Pro Sesl, 6 1 , 133 : " Quis nescit ? qui legem meara conteninat, quae dilucide vetat gladiatores biennio, quo quis pelierit aut petiturus sil, dase „; in Valin. iflier7". 1 5, 37 : « ••..cum mea lex dilucide vetel BIENNIO, QUO QUIS PETAT PETITURUSVE SIT, GLADIATORES DARE Nist EX TESTAMENTO PRAESTITUTA DIE ,,; S'atol. bob. pro Sest. pag. 105 cit. (. 1 ) P7 - 0 Planc. 23, 55: " Neque enim, qui illi numnii fuerint nec quae tribus nec qui divisor ostenclis.... Qui si eral divisor, praesertim eius, quem tu habebas reuma, cur abs te reas , non est factus ? cur non eius damnatione aliquid ad hoc iudicium praeiudicii comparasti ? „: (5) De ora/. 2, 25, 105: " de ambitu raro illud datur, ut possis liberalitatem ac bénigni- - tatein ab ambitu atque largitione seiungere „; pro Planc. 18, 44: " Noli enim putare, Laterensis,. legibus istis, quas senatus de ambitu sanciri voluerit, id esse acturn ut suffragatío, ut observantia, ut gratia tolleretur. Semper fuerunt viri boni, qui apud tribulis suos gratiosi esse vellent; p eque y ero tan durus in plebein noster ordo fuit, ut eam coli nostra modica liberalitate noluerit.... Haec: enim plena sunt officii, plena observantiae, plena etiam antiquitatis „. La difesa di L. Murena, accusato di crimen ambilus da Servio Sulpicio suo competitore nel consola ° , é rivolta precipuamente a dimostrare che gli atti imputati a costui non esorbitano dalla sfera di quelli compatibili col rispetto alla liberta e alla dignitá del corpo elettorale, e rispondemi alíe costumnanze risalenti; ed a confutare la rigidezza eccessiva di Catone, che associandosi • all'accusatore dichiarava anche tali atti politicamnente intollerabili. Dopo ribattuto invero ció che 1' accusatore ha messo innanzi nelle prime due parti della sua orazione (unan in reprehensione  ,. vitae, alteram in coulenlione dignitalis: 5, ii); e dopo a y er esaltate le benemerenze milU.aridi . Murena, e messo in evidenza 11 valore di cotali benemerenze, in sé medesime ed in confronto con -. quelle forensi per le quali risplendeva Sulpicio, e spiegato le ragioni per le quali Murena . " riusciva tiene accetto al corpo elettorale e le ragioni per le quali Sulpicio per contrario si era' alienato le simpatie di questo, col suo atteggiamento contro quanti supponéva a sé sfavorevoli, -: e colla sua costante minaccia di esercitare contro di questi l'accusa di ambilus, e il grave nocti5-',. mento , arrecato alla candidatura di Sulpicio dall' essere essa associata a quella di Catili40 Cicerone viene a ribattere la terza parte della detta orazione, quella propriarnente telativa01. causa discussa. La qual parte invero era stata gia prima confutata da Q. Ortensio e da M. 0 1 1k4 . 1.. suoi colleghi p ella difesa; ma non cosi .che riuscisse imitile al fini della causa che il NaS19' 4 pare vi insistesse (26, 54); 3 3 , 68: " e Multi obviara prodierunt de provincia decedetiti '., 90 4 1 :''' latum petenti solet fieri; eccui autent non proditur revertenti ? „; 33, 70: " At sectabantUf I I: Doce mercede; concedan esse crimen. Floc . quidem remoto quid reprehendis ?-i4:,!:(,:: . speetacula sunt tributim data et ad prandium vulgó . vOcati. Etsi ho y ,factum a Mítrená' 97 bEurri corrrRo LA SICOREZZA. DELLO STATO ETC. stessa dei raPporti al cui, si tratta e costumanze tradizionali di liberalitá e di larghezza conséntite e . lodate negli aspiranti alla vita pubblica; e la difficoltá pratica, che doveva derivarne, di fissare una distinzione precisa fra le elargizioni compatibili col rispetto alla libertó e alla dignitá del corpo elettorale, e quelle costitueriti offesa a codesta liberta e dignitá, e come tali passibili di pena. indices, non est, ab eius amicis autem more ,et modo factum est, tatuen admonitus re ipsa recordor, quantum hae conquestiones in senatu habitae punctorum nobis, Servi, detraxerint 35 ; 73 : Haec omnia sectatorum, spectaculorum, prandiorum [item] crimina multitudine invita tua nimia "diligentia, Servi,,conlecta sunt; in quibus tatuen Murena senatus auctoritate defenditur. Quid enim? senatus num obviam prodire crimen putat ? Non, sed mercede. Convince. Num sectari multes? Non, sed conductos. Doce. Num locum ad spectandum dare aut ad prandium invitare? Minime, sed volgo. Quid est volgo? Universos,,; 35, 74: " At enim agit mecum austere et Stoice Cato, negat verum esse allici benivolentiam Gibo, negat iudicium hominum in magistratibus mandandis corrumbi voluptatibus oportere „; 36, 77: " Quare nec plebi Romanae eripiendi fructus isti sunt ludorum, gladiatorum, conviviorum, quae omnia maiores nostri comparaverunt, nec candidatas ista benignitas adimenda est, quae liberalitatem magis significat quam largitionem „. E. COSTA, Cicerone giureconsulio - Vol. II.  7 CAP. III I delitti contro la pubblica amministrazione. 1. Quando la lex Appuleia intervenne, nel 651, a colpire come crimen maiestatis le infrazioni dei doveri magistratuali che costituivano offesa agli ordini dello Stato, erano giá perseguite criminalmente da un ventennio altre infrazioni di doveri magistratuali, consistenti in illeciti detrimenti patrimoniali arrecati a dei provinciali socii o a delle aggregazioni di socii. Fra i1 631 e il 632,. invero, una lex Acilia era intervenuta a sostituire all' actio repetundarum prettamente civile, colla quale, in forza della precedente lex Calpurnia del 605, i provinciali, vittime di spogliazioni da parte di magistrati preposti al governo della provincia o di altri membri dell'ordine senatorio chiamati a gerirvi pubblici uffici, potevano conseguire la rifusione del danno, un' azione nuova di carattere spiccatamente criminale, esperibile da qualunque cittadino assumesse quale actor la rappresentanza delle vittime (i); mediante la quale azione il colpevole poteva esser trascinato al giudizio di un'apposita quaestio repetundarum, ed esser colpito coll' agua et igni interdicho (2). Ed aveva pure, nel tempo stesso, allargata la sfera degli atti criminosi attratti sotto i termini del crimen repetundarum, fino a comprendervi, a (t) In Caec. div. 15, 48: " hic, si tu cris actor constitutus, totum iudiciutn sustinebit „; in Verr.  1,  " Huic ego causae.... actor accessi „. (2) Il testo della lex Acilia non reca elementi, come giustamente avvertiva giá il Rein, Criminalr. der Rdmer, pag. 62o, per determinare se la detta legge (che il Rein, come in genere gli scrittori anteriori al Mo m m se n , Corpus L., I, pag. 54 (= Jur. Schrift., I, pagg. 1 e segg.), Rant. Slrafr., pag. 708, n. 6, scambia colla lex Servilia oggidi clitnostrata posteriore) fissasse come pena I' espulsione dalla cittá; e pero su questo punto é rimado aperto il campo a molta varietá di opinioni (cfr. i citati in R ein, op. cit. pagg. 62o e segg.). Se pub pure ammettersi che parecchi degli esetnpi storici, nei quali si rappresentano degli accusati o condannati per crimen repetundarum allontanarsi da Roma, non cono concludenti per inferirne che tale allontanamento fosse coattivo e per pena, é da nótare come assai rilevante in tal senso il luogo delle Verr. 2, 3, 88, 205: " Quid igitur (Hortensius) dicet ? Fecisse alios. Quid est hoc? utrnm crimini defensio an comitatus exilio quaeritur ? „. Paiono corrispondere pure a tal senso anche le perorazioni di qualche altra orazione proferita a difesa di accusati del crimen repetundarum; come quella dell' orazione pro Flacco 42, ro6: " Cui si patrem conservalis, qualis ipse debeat esse civis, praescribetis; sin eripitis, ostendetis bonae rationi et constanti et gravi nullum a vobis fructum esse propositum „ ; ultra dell' orazione pro Rab. Post. 17, 48: " Vos obsecro, o6  LIBRO Y, CAP. lit di navigli e di marinai, alle quali era tenuta in forza del suo foedits con Roma, enano ugualmente preordinate dal Pretore a suo profitto, dacché i Mamertini gli avevano fornito in compenso il , naviglio occorrente per trasportare a -Roma il suo criminoso bottino (1). Perció le disastrose conseguenze derivate precipuaniente da quel prezzolato esonero, oltre che dalle inopportune dimissioni di marina" forniti da altre cittá (2) e dallo scarso nutrimento prestato al pochi trattenuti sui navigli dalla ingorda avarizia del Pretore (3), erario da ricollegare a quel suo criminoso profitto, che entrava precisamente nei termini del rostro crimen. Era in ispecie da ricollegare a quello la perdita, ad opera dei pirati, dell'intiera flotta, comandata da que! siculo Cleomene, ch'egli vi aveva preposto, per a y er agio, durante la , sua assenza, di sedurne la moglie (4). Ed erario pur da ricollegarví i supplizi orrendi dei siculi navarchi, ordinati dal Pretore, per rimuovere da sé medesimo la responsabilitá di quel disastro, facendolo apparire imputabile, con raffinata perfidia, alla fellonía di costoro: i supplizi rappresentati riel!' ultima orazione d'accusa come il tratto saliente della innata ferocia di Verre e de' suoi satelliti (a), e l'esempio piiz caratte- (i) In Verr. 2, 4, 9, 19: " Negent isti onerariam navem maximam aedificatam esse Messanae ? Negent, si possent. Negent el navi [faciundae] senatorem Mamertinum publice praefuisse? Utinain negent! „; 2, 5, 18, 46: " Tu tibi hoc numquam turpe, nunignam crirninosum, numquain invidiosum fore putasti, celeberrimo loco palam tibi aedificari onerariatn navern in provincia, iitiztin tu cuin imperio obtinebas ? Quid eos loqui, qui videbant, quid existimare eos, qui audiebant, arbitrabare ?.... Eius modi voluisti de te sermonem esse ornnium, palam ut loquerentur te illam navem parare, quae praedam ex Sicilia deportaret et ad ea furta, quae reliquisses, commearet „ ; 2, 5, 18, 47: " Verum haec omnia, si doces navem de tua pecunia aedi6catam, remitto atque concedo. Sed hoc, horno ainentissime, non intellegis priore actione ab ipsis istis Mamertinis, tuis laudatoribus, esse sublatuni ? Nam dixit Heius, princeps istius legationis, quae ad tuam laudationein missa est, navern tibi operis publicis Mamertinorum esse factam, eique faciendae senatorem Mamertinum publice praefuisse „; 2, 5, 20, 50: " pretio abs te ius foederis et imperii condicionem redemerunt „ ; 2, 5, 23, 59: " accepisti a Mamertinis navem contra leges, remisisti contra foeciera. Ita in una civitate bis improbus fuisti, cum et remisisti, quod non oportebat, et accepisti, quod non licebat „; 2, 5, 23, 59 cit.: " Itaque ne tum quidem, curn classem avaritia ac nequitia tua perdidisti, Mamertinis navem imperare ausus es; quo tempore in tanta inopia navium tantaque calamitate provinciae, etiainsi precario essent rogandi, tamen ab iis impetraretur. Reprimebat enim tibi et imperandi vim et rogandi conatum praeclara illa non populo Romano recldita bireMis, sed praetori donata cybaea. Ea fuit tuerces imperii, auxilii, iuris, consuetudinis, foederis „. (2) In Verr. 2, 5, 24, 61; " Deinde alii quaestus inStituuntur, ex uno genere navali videte (luan] muftí ! accipere a civitatibus pecuniarn, ne nautas darent, pretio certo missos facere llantas, missorum omite stipendium lucrad, reliquia, quod deberet, non dare - haec omnia ex civitaturn testimoniis cognoscite „. (3) In Verr. 2, 5, 25, 6 3: " Cum propter istius hanc avaritiarn nomine classis esset Sicilia, re quidem vera naves inanes.... „; 2, 5, 34, 87: " Reperta est eadem istius hominis avarissin-ii ratio in praesidiis, quae in classibus; nam erant perpauci reliqui, ceteri dimissi „; 2, 5, 38, 99: " Radices palmarum agrestium , quas in nostris navibus invenerant, iactabant, ut munes istius improbitatem et calamitatern Siciliae possent cognoscere „. (4) In Verr. 2 , 5, 3 1 -3 8 , 80-99. (5) In Verr. 2, 5, 39, ror: " Horno certior fit agi nihil in foro et conventu toto die nisi hoc, quaeri ex uauarchis, quem ad modum classis sit amissa; illos respondere et docere .unum queinque, missione rernigum, lame reliquorum, Cleomenis tirnore et fuga. Quod pbsteaquam irte cognovit, hanc rationem habere coepit. Causara sibi dicendam esse statuerat iam ante, quarn hoc usu venit, ita ut ipsurn priore actione dicere audistis. Videbat illis s nauarchis testibus tantum hoc crimen sustinere se 'tullo modo posse „ ; 2 , 5, 44, 114: Condemnat omnis de consilii sen- IDELITTI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ristico degfi al quali egli era ricorso per . condurre ad esecuzione i suoi furta, o per celarne le traccé (1). In ugual guisa i supplizi inflitti a dei cittadini romani, arbitrariamente imprigionati, col pretesto che potessero sospettarsi seguaci di Sertorio (2), e ad altri cittadini catturati dai pirati, e cólti dal questore e dal legato dí Verresopra la nave piratica presa da essi a Megara, valsero a costui di strumento, per disperder le tracce di quei pirati, eh' egli avrebbe dovuto giustamente mettere a morte, ma che invece liberó per compenso, o donó ad amici, o ritenne per sé in servitil (3): offrendo alla vista dei provinciali desiderosi di giusta vendetta lo spettacolo miserando di quei  delle cui vittime aveva celato accuratamente la condizione e lo stato (4). 6. Anche gli atti apposti a M. Fonteio, pretore fra il 68o ed il 682 della Gallia Narbonese, e costituenti ii presupposto di quell' actio repetandarum, che ad istauza specialmente dei Galli Allobrogi intervenne ad esperire nel 685 M. Pletorio, consistevano in estorsioni di danaro, che, secondo accusa, Fonteio avrebbe commesse a proprio profitto, sulla base di titoli illegali, fra i qualí primeggiava, a quanto sembra, l'imposizione nuova .ed indebita di un certo dazio d' esportazione sul vino (crimen vinarium) (5). tentia „; 2, 5, 45, x17-8: " Includuntur in carcerem condemnati ; supplicium constituitur in illos, sumitur de miseris parentibus nauarchorum; prohibentur adire ad filios, prohibentur liberis sois cibum vestitumque ferre. Patres hi, quos videtis, iacebant in limine, matresque miserae pernoctabant ad ostium carceris ab extremo conspectu liberum exclusae; quae nihil aliad orabant, nisi ut filiorum suorum postremum , spiritum ore excipere liceret. Aderat ianitor carceris, carnifex praetoris, mors terrorque sociorum et civium Romanorum, lictor Sextius, cui ex °mili gemitti doloreque certa merces conparabatur :• Ut adeas, tantum dabis, ut cibum tibi [vestitumque] nitro ferre liceat, tantum Nemo recusabat. Quid ? ut uno ictu securis adferam mortem filio tifo, quid dabis? ne diu crucietur, ne saepius feriatur, ne cum sensu doloris aliquo spiritus auferatur :". Etiám ob hanc causam pecunia [lictori] dabatur „; 2, 5, 45, 119: " Estne aliquid, ultra quo crudelitas progredi possit ? Reperietur; nam illorum, cum erant securi percussi ac necati, corpora • feris obicientur. Hoc si luctuosum est parentibus, redimant pretio sepeliendi potestatem (t) In Verr. 2, 5, 51, 133: " Ego culpara non in nauarchis, sed in te fuisse clemonstro, te pretio remiges militesque dimisisse arguo „; 2, 5, 51, 134: " Dico praeterea tilos ipsos reliquos flautas fame atque inopia rerum omnium confectos fuisse ac perditos...., clic° etiam in ipso supplicio mercedem lacrimarum, mercedem volneris atque plagae, merceclem funeris ac sepulturae . constitui nefas fuisse „. (2) In Verr. 2, 5, 28, 72. (3) In Verr. 2, 5, 25-6, 64-5: " Archipiratain ipsurn videt remo, de quo supplicium sumí oportuit. Hodie omites sic habent...., istum clama piratis ob hunc archipiratam pecuniarn accepiase „; 2, 5 , 5 2 , 1 3 6: " tu a civitatibus pecunias classis nomine coégisti, tu pretio remiges dimisisti, tu, navis cum esset ab quaestore et ab legato capta praedonum, archipiratam ab oculis omnium removisti „. (4) In Verr. 2, 5, 28, 71: " Tate, quod omnis, qui artificii aliquid habuerant aut formad, [removerat atquejl abduxerat, reliquos si, ut consuetudo est, universos ad paluni alligasset, clamoreo populi fore suspicabatur, cum tanto plures abducti essent quam relicti; propter hanc causam cum instituisset alios alio tempore producere, tatuen in tanto convento fiemo erat, quin rationem numerumque baberet et reliquos non desideraret solum, sed etiam posceret et flagitaret „. (5) Pro Eonl. 9, 19: " Cognoscite nunc de crimine vinario, quod illi invidiosissinnim et maximum esse voluerunt. Crimen a Plaetorio, iudices, ita constitutum est, M. Fonteio non in Gallia primum venisse in mentem, ut portorium vini institueret, sed hac Mita iam ac proposita ratione Roma profectum „. 107 1°8  LIBRO V, CAB. Quelli apposti a M. Scauro, chiamato del parí a rispondere, nel 700, di crimen repelundarum da P. Valerio Triario, ad istanza dei provinciali Sardegna da lui governati, consistevano specialmente in indebite requisizioni e imposizioní di grani (frumentarium crimen), che si dicevano pure commesse da quei Pretore, per trarne un ingiusto profitto (i). Nella difesa d'entrambi ii Nostro non tenta di giustificare in alcun modo i fatti dei quali provinciali muovon doglianza, né pure di attenuarne la gra-- vita dall' aspetto morale, col farli apparire scevri di utilitá pel magistrato al quale bono imputati. Bensi egli pone in atto il mezzo, che in un passo famoso addita come il piú consueto nelle causae repetundarum (2); e cioé contesta senz' altro l'esistenza dei fatti addotti dall' accusatore, impugnando il valore (lene testimonianze esibite per provarli, mettendo in luce l'ingeníta disposizione dei Galli (3) e dei Sardi (4) al mendacio, e le ragioni particolari di risentimento dei Galli contro Fonteio, che li aveva governati colla necessaria ferinezza ; e toccando pure delle ragioni politiche che consigliavano a non cedere, con una sentenza avversa a costui, a pressioni ed a minaccie di quei barbari insofferenti di freno (5). (1) Pro ,Scauro 10, 21: " Est enim unum maximum totius Sardiniae frumentariurn crimen, de quo Triarius immis Sal-dos interrogavit, quod genus uno testimonii foedere et consensu (annium est confirmatum „. (2) De Oral. 2, 25. 105: " Ac nostrae fere causae, quae quidem sunt criminurn, plerumque in titiatione defenduntur. Nant et de pecuniis repetundis, quae maximae sunt, neganda fere sunt (nimia „. (3) Pro P'onl. to, 21: " Potest igitur testibus iudex non credere ? Cupidis et iratis et coniuratis et al) religione remotis non solum potest, sed etiam debet „; 13, 30: " An vero istas nationes religione iuris iurandi ac metu deorum imtnortaliutn iu testimonüs dicendis commoveri arbitramini ? quae tantum a ceterartun gentium more ac natura dissentiunt: quod ceterae pro religionibus sois bella suscipiunt, istae contra mili-dm-ti religiones; illae in bellis gerendis ab (lis imminortalibus pacen ac veniam petunt, istae curo ipsis dis immortalibus bella gesserunt „. (4) Pro Seauro 10, 20: " Non agam igitur cura ista Sardorum conspiratione et cum expresso coacto sollicitatoque periurio suptiliter neque acu quaedam enucleata argumenta conquiram „; 17, 38: " Venio nunc ad testes, in quibus docebo non modo nullam fidem et auctoritatem, sed ne specieth quidem aut imaginero testiurn „; 18, 41; " At creditum est aliquando Sardis. Et fortasse credetur aliquando, si integri venerint, si incorrupti, si sua sponte, si non alicuius inpulsu, si soluti, si liben „ ; 19, 44: " Magnam quidem esse partem (Sardorum) sine fide, sitie societate et coniunctione nominis nostri res ipsa declarat ;,. (5) Pro Font. 7, 17: " Dubitabitis etiam diutius, indices, quin illud, quod initio vobis proposui, verissimum sit, aliud per hoc iudicium nihil agi, nisi ut M. Fonteio oppresso testitnoniis eorum, quibus multa rei publicae causa invitissimis imperata sunt, segniores posthae ad imperandum ceteri sint..., ? „; 16, 36: " ....ne quae insignis huic imperio macula atque ignominia suscipiatur, si hoc ita perlatum erit in Galliam, senatores equitesque populi Romani non testimonds Gallorum, sed minis commotos rent ad illorum libidinem iudicasse „.- Di contro alP accusa generica, messa innanzi contro Fonteio (5, ir), ...hoc praetore oppressam esse acre alieno Galliam „, il Nostro oppone specialmente inesistenza di qualunquetraccia di somme prestate a Fonteio, nei libri dei romani neg-oliatores residenti in Gallia r -t-raccia che non avrebbe mancato di esistervi, se veramente egli avesse ricevuto dallar° :  tabulae 2 -Unae 1 5, 5 proferantur,   quibus vestigium sit aliquod, quod significet pecuniatn M. Fonteio da datan„. Quanto '"- alPaccusa di a y er tratto illecito profitto ex viarum ntunitione, in grazia di esenzioni date verso compenso a taluni obbligati a ripararne qualche tratto, e di collaudi parimente prezzolati, egli osserva esser sttfficiente, a dimostrarne infondatezza, il fatto che .” sunt munire omnes et multorum opera improbata sunt „ (8, 17). Cosi l' accusa generica proposta contro Scauro, allato - di quella specificá notata -dianzi, I DELITTI CONTRO LA PUBBLICA AIVEMINISTRAZIONE — — .. 7 . Altrinienti tuttavia si comporta il Nostro nel difenderelL. Valerio Flacco, -...accusato: nel 695 del medesimo crimen da D. Lelio ad istanza dei provinciali d'Asia tla lui governati qu.attro anni innanzi. Di -alcuni fra gli atti, proposti come titoli d' accusa, egli impugna invero 1' esisténza, insistendo sopra l' i nattendibilitá dei testimoni greci indotti a pro- , var li sopra la loro cortante d isposizione a mentire; sopra la fallada di quei psephisniata di talune cittá asiatiche, che accusatore nella sua affrettata inquisitió aveva fatto redigere, non giá dagli organi che potevano rappresentarne fedelmente il - pensiero ed il sentimento, ma si da pochi miserabili e turbolenti cittadini (2); sopra la mancanza d' ogni autoritá dei documenti presentati senza Veruna osservanza delle norme e cautele stabilite per guarentirne la•genuinita (3). Gli atti, al quali si riferisce codesto sistema di difesa, sono 'quelli che Si ricollegano alle prestazioni di danaro, che i provinciali asseriscono avvenute, senza ulteriore indicazione del titolo che avrebbe valso a Flacco di pretesto per impone (4): prestazioni, alle quali tuttavia sembra ben cesto Che, .secOndo i termini dell' accusa, avrebbe dovuto corrispondere un indebito profitto di costui. Ma . di altri atti apposti del parí a Flacco, come altrettanti titoli del crimen " Poposcit, imperavit, erípuit, coégit „ (9, 18), é contestata da lui, per ció che essa non ha verun sussidio e confortó, né di testimonianze attendibili, lié parimente di documenti scritti: 9, 18: " si docet tabulis,.... attendam acriter „. (i) Pro Flacco 4, 9-1o; " De quibus vos aliis testes esse debetis, de iis ipsi alios testes audietis? At quos testes? Primum dicam id quod est cornmune, Graecos;.... testinionioruni religionem et fidem numquam isla natio coluit, totiusque huiusce rei quae sil vis, quae auclorita!,, quod pondus ignorant. linde illud est : `Da mihi testi ni on i u in m u tu u in '? num Gallornip, num Hispanorum putatur ? Totum istud Graecortun est ut etiam, qui Graece nesciunt, O'' , quibus verbis a Graecis dici soleat, sciant „; 5, 1 i : " Graecus testis curn ea voluntate processit, ut laedat, non iuris iurandi, sed laedendi verba . meditatur „; 5, 12: " Num illos item putatis, quibus ius iurandum iocus est, testimonium ludus.... ? „. (2) Pro Placeo 8, 19: " Mementote igitur, curn audietis psephismata, non audire vos testimonia, audire temeritatem vulgi, audire vocero levissimi cuiusque, audire strepituin imperitorum, audire contionem concitatain levissimae nationis „; lo, 23 " llego esse ista testimonia quae tu [ipse] psephisrnata appellas, sed fremitum egentium et motuin quemdam temeraritun Graeculae contionis „. (3) Pro Flacco 9, 20: " Quam vero facile falsas rationes inferre el in tabulas, quodcuinque commodum est, referre soleant, ex Cn. Pompei litteris ad . Hypsaeuni et Hypsaei ad Pornpeiuni missis, quaeso, cognoscite „; 9, 21: " Sed fuerint incorruptae litterae domi; nunc yero quam habere auctoritatem aut quarn fidern possunt ? Triduo lex ad praetorem deferri, ludicum signis obsignari iubet; tricesimo die vix deferantur. Ne corrunipi tabulae facile possint, idcirco lex obsignatas in publico poni voluit; at obsignantur corruptae. Quid referí igitur, tanto post ad indices deferantur an ornnino non deferantur ? „. (4) Pro Flacco ro, 23: " Qua disputatione orationein refellain eius, qui clicit: e Dedimus nihil amplius? „; 15, 34: " Dixit publice data drachmarum CCVI. Dixit tantuni, nihil ostendit, nihil protulit „; 19, 43-4: " Dicunt se (Temnites) Flacco et lis, qui simul essent, drachinarum XV milla dedisse. Curo civitate mili res est acerrima et conficientissiina litterarum, in qua nummus connuoveri nullus potest sine quinque praetoribus, tribus queestoribus, quattuor mensariis, qui apud illos a populo creantur. Ex hoc tanto numero cleductus est nemo „ ; 36, 90: " At Falcidiantun crimen est ingens; taleuta quinquaginta se Flacco dicit dedisse. Audianius hominem.' Non adest, Quo modo igitur citen? Epistularn water eius profert el alteram soror; scripturn:ad se dicunt esse ab illo tantam pecuniarn Flacco datara. Ergo is, qui si aram tenens iuraret, crederet nemo, per epistulam, quod volet, iniuratus probabit ? „. 109 110  LIBRO V, CAP. III repetandarnm, Cicerone ammette l'esistenza, appuntando la sua difesa a dime). strarne la legalitá e la correttezza, ed a sostenere ch'essi non potevano offrire verun elemento per l'incriminabilitá del suo cliente. Cosi egli riconosce avvenuta, come fu avvertito dianzi, l'imposizione di tributi per 1' armamento della flotta (I) (della cui necessitá doveva esser giudice soltanto il Pretore che 1' aveva ordinato, non giá i provinciali che avevano a subirne o p ere (2)); riconosce del parí avvenuta la confisca dell' oro che le comunítá giudaiche dell'Asia tentavano di esportáre dalla provincia, in contravvenzione ad un editto emanato dal Pretore inedesimo (3). Dei quali due atti invero la giustificazione recata dal Nostro sembra convincente e piena. Meno convincente e meno sicura sembra la giustificazione, ch' egli tenta, della esazione da parte di Flacco di quel danaro, che le singole cittá asiatiche avevano destinato . ad onoranza del padre suo, nel tempo in cui egli pure aveva retto la stessa provincia, e ch' era stato depositato frattanto presso la cittá di Tralle, che 1' aveva impiegato a prestiti fruttiferi ( 4 ); poiché, mancatone l'impiego all' uso prefisso, esso doveva intendersi riversato alle cittá stesse che 1' avevano offerto e non poteva per contro esser trattato come cosa privata del Pretore da onorarsi, nc pecó spettante dopo la sua morte agli eredi di fui. Ed a qualche dubbio sembra ugualmente lasciar luogo la correttezza deli'azione fatta valere da Flacco durante la sua pretura, per ripetere come privato, nella stessa provincia da Iui amministrata, queli' ereditá di Valeria, moglie ad Androne Sestilio, alfa quale egli sosteneva di ayer diritto per ragione del rapporto gentilizio ond' era congiunto a costei; sembrando veramente conforme alle discipline stabilite in generale alio scopo di preservare i socii e gli stessi cittadini residenti ín provincia da ogni pericolo di soprusi e di esorbitanze da parte del inagistrato preposto al governo provinciale, che questi non potesse a privato pecunianz petere, cosi come appunto sosteneva accusatore; ma dovesse attendere, per far valere ogni suo eventuale diritto, di essere uscito di carica; (i) Pro Flacco 27: " Classis nomine pecuniam civitatibus imperatam queruntur. Quod nos facturo, indices, confitemur. Sed, si hoc crimen est, aut in eo est, quod non licuerit imperare, aut iu eo, quod non Opus fuerit navibus, aut in eo, quod nulla hoc praetore classis navigarit „. (2) Pro Flacco 12, 27 cit. : " Proximum est ergo, ut, opus fuerit classe necne, quaeramus. Utrum igitur hoc Graeci statueut aut ullae exterae nationes an nostri praetores, nostri duces, nostri i m peratores ? „ (3) Pro Flacco 28, 66 cit. (4) Pro Flacco 23, 55-6: " Itaque civitatis pudentis.... et gravis.... iustum dolorem querellasque cognoscite. Quae pecunia fuerit apud se Flacci patris nomine a civitatibus, hanc a se esse ablatam queruntur. Alio loco quaeratn, quid licuerit Flacco; nunc tantum a Trallianis requiro, quam pecuniam ab se ablatam queruntur, suamne dicant, sibi a civitatibus collatam in usura suum. Cupio audire. e Non  inquit, dicimus Quid igitur ? Delatan] ad nos, creditam nobis L. Flacci nomine ad eius dies festos atque ludos  Quid tul]] ? Hanc te', inquit, capere non licuit Queritur gravis, locuples, ornata civitas, quod non retinet alienum; spoliatam se dicit, quod id non habet, quod eius non fuit. Quid hoc impudentius dici aut fingí potest ? Delectum est oppidum, quo in oppido uno pecunia a tota Asia-ad honores L. Flacci poneretur.• Haec pecunia tota ab honoribus translata est in cittaestum et faenerationem; recuperata est multis post annis. Quae civitati facta est injuria ? „; 25, 59: " At enim istam pecuniam huic capere non licuit. Utrum vultis patri Flacco licuisse necne ? Si licuit, sicuti certe licuit ad chis honores collatam, ex quibus nihil ipse capiebat, patris pecuniam recte abstulit, filius; si non  tamen illo mortuo non modo filius, sed quivis heres rectissime potuit auferre „. I DELITTL CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE  III anche se qualche atto iniziale, come nella specie la richiesta dell' immissione in possesso invocatá da altri in suo nome, fosse avvenuto giá prima, innanzi all'.assunzione della magistratura (i). 8: Offre interesse particolare, per la storia del crimen repetundarum, 1' orazione pronunziata dal Nostro a difesa di Rabirio Postumo, ch' era chiamato in causa come complice di Gabinio, precedentemente condannato quale reo di siffatto crimen, per a y er rimesso 'nel suo regno, verso il compenso di diecimila talenti, il Re Tolomeo: era chiamato in causa in forza appunto di quella clausola della lex Julia repetundarum, che dichiarava esperibile azione anche contro coloro " ad quos ea pecunia, quam is ceperit, qui dainnatus sil, pervenerit „ (2). Cicerone contesta che dalia causa di Gabinio sia emerso alcun dato, da cui possa trarsi argomento per ritenere che a Rabirio sia pervenuto nulla per ragione o per occasione del fatto pel quale Gabinio stesso fu condannato (a). E con un minuto racconto dei rapporti interceduti fra Rabirio ed il re, nel quale mette in evidenza la fede che questi aveva riposta in lui, i larghi soccorsi di danaro proprio e di amici fornitigli per rimettersi nel regno (4), la necessita in cui si era trovato conseguentemente di accompagnarlo in Egitto e d' assumervi pure uffici e cariche meno rispondenti alla romana dignitá, per a y er mezzo di recuperare le somme prestate (a); con un tale racconto Cice- (i) Pro Flacco 34, 84: " At enim Androni Sextilio gravis injuria facta est et non ferenda, quod, curn esset eius uxor Valeria intestato mortua, sic egit eam rem Flaccus, quasi ad ipsnin hereditas pertineret. In quo quid reprehendas, scire cupio „; 34, 85-6: " At istius liereditatis iant Globulo praetore Flacci nomine petita possessio est. Non igitur impressio, non vis, non occasio, non tempus, non imperium, non secures ad iniuriam faciendain Flacci aninium impulerunt. Atque eodem etiam M. Lurco, vir optimus, meus familiaris, convertit aculeuni testimonii sni; negavit a privato pecuniam in provincia praetorem petere oportere. Cur tandem, M. Lurco, non oportet ? Extorquere, accipere contra leges non oportet, petere non oportere nuniquant ostendes, nisi docueris non licere „. (2) Pro Rab. Post. 4, 8: " Est enim haec causa Quo EA PECUNIA PER VENERIT (loase quaedam appendicula causae iudicatae atque damnatae. Sunt lites aestimatae A. Gahinio, nec praedes dati nec ex bonis populo universa pecunia exacta est. Jubet lex Julia persequi al) iis, ad quos ea pecunia, quam is ceperit, qui damnatus sit, pervenerit „; 1 , 3, 37. (3) Pro Rab, Post . 4 , 9: " Accusavi de pecuniis repetundis, iudex sedi, praetor quaesivi, defendi plurimos; nulla pars, quae aliquam facultatem discendi adferre posset, non mea fult. Ita contendo, nerninem umquam e Quo EA PECUNIA PERVENISSET causam dixisse, qui in aestirnandis litibus appellatus non esset. In litihus autem nemo appellahatur nisi ex testitim dictis aut tabulis privatorum aut rationihus civitatum „ ; 5, 11 : " Non igitur reus ex ea causa, quae iudicata est, redundat Posturnus, sed est arreptus onus eques Romanos (le pecuniis repetundis reus. Quibus tabulis ? Quae in' indicio A. Gabini recitatae non sunt. Quo teste ? A quo tum appellatus nusquam est. Qua aestirnatione litium ? In qua Postumi metido facta nulla est. Qua lege ? Qua non tenetur „. (4) Pro Rab. Post. 2, 4-5: " Cui egenti et roganti hic infelix pecuniam credidit, !lec tuco primum; nam regnanti crediderat absens; nec temere se credere putabat, quod erat nemini dubium, quin is in regnum restitueretur a senatu populoque Romano. In dando autem et credeudo processit longius nec suam solum pecuniam credidit, sed etiam arnícortim, stulte „; 13, 38: " Accusatur is, qui non abstulit a rege, sicut Gabinius iudicatus est, sed qui maximam regi pecuniam credidit „. (5) Pro Rab. Post. 9, 2 6: " Fecerat temere, fateor; mutad facturo iam pullo modo poterat aut pallium sumendum Alexandriae, ut el Romae togato esse liceret, aut mimes fortunae ahiciendae, si togam retinuisset-„. 1 12  LIBRO V, CAP. III rone si sforza di staccare la posizione di Rabirio da quella di_ Gabinio, e di scongiurare dal suo capo ogni conseguenza del giudizio esaurito contro di questo. Se egli non fosse riuscito in codesto suo intento; se per contrario fosse emerso che a Rabirio fosse pervenuto, almeno in parte, il danaro paga to , a Gabinio dal re, non sarebbe valsa certamente a salvarlo dall' obbligo di risponclerne, restituendone aestimatio, la sua appartenenza all' ordine-equestré; • poiché la tesi propugnata dal Nostro, circa l'inapplicabilitá delle sanzioni del crimen repetundarum agli appartenenti al detto ordine (i), mancava certo di fondamento, per quanto spetta le sanzioni di carattere patrinloniale, delle quali era passibile chi, come Rabirio, fosse chiamato in causa, per la clausola accennata dianzi della lex Julia. Che Rabillo poi abbia riscosso da singole cittá egizie, oltre alle decumae da esse dovute al re, e che per ordiné di questo dovevano esser versate a Gabinio, in premio d' averlo restituito nel regno, anche una certa aliquota di 1 / 1D in trattenendosela per sé (2), é affermato unicamente da quei medesimi testimoni alessandrini, i quali nel processo di Gabinio non avevano pur detto verbo di danaro esatto oltre all' ammontare dovuto. E peró, pel , contrasto in cui le loro dichiarazioni attuali stanno colle precedenti, essi non meritano, come il Nostro sostiene, veruna fede (3). g. A lato del crimen repetundarum, che consiste nel detrimento patrimoniale arrecato ad aggregazioni di socii o a singoli socii da magistrati o da altri esercenti pubblici uffici, normalmente alío scopo di procacciarsi corrispondentemente un ingiusto arricchimento, é oggetto di sanzione penale il peculatus, che consiste nell' appropriazione illecita di beni dello Stato. Anche la persecuzione del peculatus é affidata, nel tempo del Nostro,• ad un' apposita quaestio. Il piú antico ricordo di questa risale al 664, nel quale (i) Pro Rab. Post. 5, 12: " Reus igitur Postumus est ea lege, qua non modo ipse, sed totus etiam ordo solutus ac liber est „ ; p ? -0 A. Cluent. 53, 148: " Si quis apud me, T. Acci, te, reum velit facere, clames te lege pecuniarum repetundarum non tened; neque haec tua recusatio confessio sit captae pecuniae, sed laboris et periculi non legitimi declinatio „ ; 57, 1 57: " Video, quanta et quam periculosa et quam infinita quaestio temptetur ab accusatoribus, cum eam legem, quae in nostrum ordinem scripta sit, in populum Romanum transferre conentur „ (cfr. pare 37, 104). V. in proposito giá il Libro III, cap. II,  23. (2) Pro Rab. Post, 1, 3o: " At ex hoc ipso crimen exoritur. Ait enim, Gabinio pecuniam Postumus cum cogeret, decumas irnperatarum pecuniarum sibi coégisse. Non intellego, hoc quale sit, utrum accessionem decumae, ut nostri facere coactores solent in centesima, an decessionem de sun-una fecerit „. (3) Pro Rab. Post. u, 31-2: " Neque enim fuit Gabini remittere tantum de áuo nec regis imponere tantum [pati] suis. At erunt testes legati Alexandrini. Ii nihil in Gabinium dixerunt; immo ii Gabinium laudaverunt. Ubi ergo ille mos, ubi consuetudo iudiciorum, ubi exempla ? Solet is dicere in eum, qui pecuniam redegit, qui in illum, cuius nomine ea pecunia redigeretur, non dixerit ? Age, si is, qui non dixit, solet, -etiamne is solet, qui laudavit ? Isdem testibus, et quidem non productis, sed dictis testium recitatis, quasi Praeiudicata res ad has causas deferri solet „ ; 12, 34-5: " `Non est ', inquit, `tum Alexandrinis testibus creditum '.. Quid postea ? Cre a - ditur nunc Quam 01) rem ? e Quia nunc aiunt, quod tum negabant '. Quid ergo ? ista condició est testium, ut, quibus credituni non . sit negantibus, isdem credatur aientibus ? At, si verum tum severissima fronte dixerunt, nunc mentiuntur . si tum mentiti sunt, dóceant nos, vertml. quoyultu soleant dicere „. P!i'laar.zr ',4•;>P3o "3 1't1i113É2é A AMMENISTRAZIONE 0.c e .. te . fuaffidea..la presidénza al .pretore Murena. Essa era . tata  . Unté -riel -tempo in cui; Cicerone finge avvenuto il suo dialogo de natue deoruPh: .:, e - per?) questi poteva ben collocarla, a lato della quaestio sicae et: veneni (de sicariis et veneficis) e della quaestio testamentorum (de falsis), fra le quaestiones novellamente introdotte (lege nova) (i) come stabili, di contro - a quelle costituite prima di volta in volta; benché précedesse cosa di qualche anno codeáte altre, che furono introdotte da Silla (2). Non e i mprobabile tuttavia supporre che precedentemente a Silla la quaestio peculatus fosse adibita soltanto conoscere delle appropriazioni di beni pubblici commesse da magi- .strati, e che soltanto con Silla essa sia divenuta applicabile anche al peculatus commesso da non magistrati, in corrispondenza  estendímento seguíto con lui del processo delle quaestiones anche a delitti non magistratuali. io. Per quanto ad ogni modo, nel tempo del Nostro, nei termini del peculatus perseguibile davanti alla quaestio relativa entri qualsivoglia appropriazione di beni pubblici commessa da chicchessia, i rícorsi phi frequenti di codesto crimen hanno luogo pur sempre da parte di magistrati; i quali si tro y ano nel fatto, phi frequentemente che i privati, nell' occasione d'incorrervi (3). E bene spesso la figura di esso si complica e si intreccia con quella del crimen repetundarum. Esempi di complicanze ed intrecci siffatti ci si offrono specialinente nene orazioni contro Verre. Degna di nota é la sottrazione apposta a costui, ciai (I) l'e nal. (Icor. 3 , 3 "i ,  " Cognosce alias quaestiones, aniii Tolossani, coniurationis repele sliptii n vi a. I  de pecunia capta ob rem inclicandani, posteriori, (le incesto 1•,  colidiana, sicae, veneni, peculatus, testamentorum etiam lege 'lova quaestiones „. , (2) elle ' la ..,7(acJii,,s  s esistesse giá nel tempo di Silla, e che pecó la c‹.)stiluzione di essa non sía da altribuiec a costui, fu affermato giá dal M o rn in se 11, Rüm. .Forsch., pag. 448, n. 71, sulla base di quel luogo di PI u t . ; Ponip. 4, nel quale, accennandosi all i assoluzione di Pompeo dan' accusa di peculato intentata contro di lui nel 668, si parla di iimuotaí.. Accenna ad un peculatus cornmesso a dauco di una cittá provinciale il luogo pro Flacco 18, 43; che é ugualmente degno di_ nota anche per la storia generale del diritto criminale, 'ter l'esattezza colla quale vi sono cólti i termini della figura criminosa designata con tal norne : " clon reto Pub li -can/ nimium amplecteretur (Lysania), peculatus damnatus et bona et senatorium nomen atnisie „. (3) Altrimenti  H u v elin , Études sur le furtum cit. pag. 459, petisa che il conecte( ' di peculatus aderisca, riel tempo di Cicerone, alle sottrazioni cli cose pubbliche commesse da persone diverse da quelle che siano tenute, per ragione  ufficio, a risponclerne. Benché i luoghi richiamati nel testo inducano a ritenere giá ben fissati i termini del peculatus e 1' appartenenza a questa figura precipuamente clelle sottrazioni commesse da magistrati, si puó riconoscere che i nurnerosi luoghi in cui siffatte sottrazioni si designan° col nom• di furia (cfr. in Tren. 2, e gli altri,  1/ 13, 35; 2,• 1, 34, 87 ; 2, 2, 6, 18; pro Tont. 2, 3 ; pro J'7acco 28, 6"-)), nei quali si designano collo stesso nome dagli atti che rientrano nei termini del crimen repetundarum, serbano in certa guisa 1' eco di uno stadio, riel quale i termini del fincan Si estendevano assai piú oltre che nel diritto classico. Che tuttavia ancora riel tempo (-1e1 Nost.r() sotto tali termini si contenesse anche la fraus creditorum, sembra estremamen te arda° di desumere coll' H u y el in, oft. cit.; pagg. 461 e segg., dagli accenni a "furtum aperium „, "furlum faclrtnt esse „ che ricorrono nell' orazione pro Roscio comoedo: nella quale nulla attesta clic si fosse trattato di una tale fraus e che fossero stati esperíti i mezzi processuali relativi; e dan' accenno ad un a furlum cessalionis „ nel luogo ad fam. 16, 26, 2, al quale difficilinente pub essere attribuito il valore tecnico e specifico di "furtum cessatione faaum „. Cfr. Libro II, cap. V, 11. El. COSTA, Cicerone gitireCOnStlitO - Vol. II.  8 LIBRO V, CAP. III templi di parecchie cittá sicule, delle statue e di altri oggetti collocativi da Cornelio Africano e da M. Marcello, e trascelti dal bottino di Cartagine o di cittá sicule ribellí, quali monumento victoriae; sottrazione che assurne figura di peculatus, anziché di crimen repetundarinu, per ció che laspettanza di tau oggetti si concepiva persistita nello Stato romano, ed alle citta predette si riconosceva su di quelli un semplice uso (t). Viene in seguito la donazione da lui (atta ad una delle sue drude di una parte della somma ricavata dalle decirne dovute dagli Acestensi, e costituenti uno dei cespiti normali e pin preziosi dell' erario (2). Viene infine l'appropríazione da lui cominessa di buona parte del danaro assegnatogli dal servato per pagare in Sicilia il frumento da requisire, e ch'egli ínvece si é fatto consegnare dagli aratores senza verun compenso o per un compenso irrisorio (3); appropriazione del tutto somigliante a quella colla quale egli aveva iniziato la sua vita pubblica, trattenendosi danaro consegnato a lui come questore per le occorrenze dell' armata consolare (4). Anche l'impiego ad usura presso i pubblicani siculi di quel danaro, che avrebbe dovuto servire al pagamento del frumento, e cosi il collocarnento a frutto di un capitale pubblico, che secondo le buone norme amministrative avrebbe dovuto essere serbato nelle casse dello Stato, o affidato gratuitamente all'altrui custodia, per poterne dispone con sicurezza ad ogni momento; é rappresentato da] Nostro come una specie di peculatus (a). Di una responsa- (i) in Verr. 2, 1, 4, 11: " reperiemus, si istum vivum ad aliud iudicium perducere poterimus, quibus probenius istum in quaestura pecuniam publicam Cu. Carboni consuli datara avertisse, quibus persuadeamus istum alieno nomine a quaestoribus urbanis, quod priore actione didicistis, pecuniam aSstulisse; ....erunt etiam fortasse, iudices, qui illum eius peculatum vel acerrime vindicanclum putent, quoci iste M. Marcelli et P. Africani monumenta, quae nomine illorum, re vera populi Romani et erant et habebantur, ex fanis religiosissimis et ex urbibus sociorum atque amicorum non dubitarit auferre „ ; 2, 1, 5, 12: " Emerserit ex peculatus etiam iudicio.... „; 2 ) 4, 4 1 , 88 cit.: ' I Untura hoc crimen videtur esse et a me pro uno ponitur de Mercurio Tyndaritatio;.... est peculatus, quod publicum populi Romani signum de praeda hostium captum,- positurn imperatoris nostri nomine non dubitavit auferre „. (2) Verr. 2, 3, 36, 83: " Utrum inpudentius ab sociis abstulit an turpius meretrici dedit an inprobius populo Romano ademit an audacius tabulas publicas commutavit ? Ex horum severitate te ulla vis eripiet aut ulla largitio ? Non eripiet. Sed si eripuerit, non intellegís haec, quae iam dudum loquor, ad aliam quaestionem atque ad peculatus iudicium pertinere ? „. (3) In Verr. 2, 3, 76, 17 5 -7: " Mala mehercule ac misera defensio praetorem hoc dicere: Ego frumentuin neque attigi neque aspexi, maucipibus potestatem probandi ituprobaridique perniísi; mancipes a civitatibus pecunias extorserunt, ego autem, quam pecuniam populis dare debui, mancipibus dedi ' 1 Quid igitur est reliquum, nisi uti fateare te Romam fruntentum emptum Siculorum pecunia misisse, publicam pecuniam domum tuam convertisse? O consuetudo peccandi, quantum habes iucunditatem improbis et audacibus, cum poena afuit et licentia consecuta est! Iste in hoc genere peculatus non nunc primum invenitur, sed nunc demum tenetur „. (4) in Verr. 2, 3, 76, 177 cit.: " Vidimus huic ab aerario pecuniam numerari quaestori ad. sumptum exercitus consularis, vidimus mensibus post paucis et consulem et exercitum natura „. Cfr. 2, 1,  4, e 11. cit. (5) In Verr. 2, 3, 70, 165: " In hac pecunia publica, iudices, haec insunt tria genera ftir, torum, primum, cum posita esset pecunia apud eas societates, unde erat attributa, binis cente simis faeneratus est, deinde permultis civitatibus pro frumento nihil, solvit omnino, postremo,- si cui civitati solvit, tantum detraxit, quantum commodum fuit, nulli, quod debitum est, red: didit „; 2, 3, 72, 168: " testatur litteris impudentissimurn tuum furtum certíssimumqtie peculatum; nam quo alio nomine pecuniae publicae faeneratio est appellánda ?.... Quis 114 1 DELTTTI‘.0214T/t&tÁ . P11131111..K .A.111111NiSTÉ:AiiONE • bilitá penált , per pecitkitus;--fondatá:áppuntó_.-súllavertisse pecuniam publicara, pár Mossa rampogna a.- - M. Antonio (1). Anche nelle .male gesta \ apposte a Vatinio gli estremi del crimen repetun daruzn si complica.no certamehte con quelli del crimen peculatus, benché a -giudízio del Nostro gli atti - corrispondenti' alla prima delle dette figure criminose predominasserd sugli cosí_ da meritare a Vatinio la taccia di ayer tenuto in non cale-la legge Julia de peC11111VS repetundis, colle convenzioni da lui conchiuSe con delle cittá di socii, con dei re, con dei tetrarchi, ai quali aveva espilato danaro, nel tempo istesso in cui profondeva ai proprii scopi di privatdinteresse 11. danaro dell' erario (2). un Che nel tempo del Nostro fosse gia attratto alla figura del pecrilatirs ed alla relativa sanzione anche il sacrilegiuin, l'illecita appropriazione di cose destinate • al . culto delle divinitá • pubbliche, o di cose alúdate nei templi alla tutela della pubblica religiositá (" sacruni sacrove conzmendatum „) (3), e che la --consuetudine avesse operato gia aflora quella confusione delle (lite figure , crirhinose, che si trova poi esplicitamente fissata colla lex Julia peculatus (4), non si pub ricbnoscere attestato da quel luogo delle Verrine, nel quale si accennano, • col verbo depeculari, le spogliazioni operate da Verre del templi delle cittá sicule. (5). Poiché depeculari non pub avervi valore tecnico e specifico, a significare spogliazioni di cose consacrate a divinitá di singole cilla provinciali, anziché a divinitá romane. D' altro lato il luogo famoso dei libri de legibus 2, 9, 22: " sor rzt sacrove commendatum .qui clepsit rapsitve, parricida esto „, sembra attestare piuttosto che, tuttora nel tempo in cui Cicerone trmicia va suo schema di legislazione, il sacrilegiunt serbava la sua arcaica contigurazione; e. che la norma risalente, che ne uguagliava la sanzione a quella del parricidio, rimaneva tuttora formalmente in vigore, per quanto forse nel fatto e nella vita essa non trovasse piit applicazione. hoc fecit urnquam , quis denique conatus est facere aut fieri ponse • ogitavit, ut, ruin senattis usura publicanos saepe  magistratus a publicanis pecuniam pro usura auderet aufurre „. (t) Mil. 12, 5, 12 " Sestertium septiens miliens averlisse Antonium pecuniae publican iudicavistis; num fraude poterit carere peculatus? „. (2) In Vatin. 12, 29: " voto, uti mihi respondeas, fecerisne foedera tribunus pl. cum civitatibus, cum regibus, cum tetrarchis, erogarisne pecunias ex aerario Luis legibus, eripuerisne partis illo tempore carissimas partim a Caesare, partim a publicanis. Quae ruin ita sint, (limero ex te, sisne ex pauperrirno dives factus illo ipso atino, quo lex lata est de pecuniis repetundis acerrima, ut omnes intellegere possent a te non modo nostra acta, quos tyrannos vocal, sed etiam amicissimi tui legetn esse contemplan] „. (3) De leg. 2, 16, 4o: " Sacrilego poena est, p eque el soli, qui sacrunt ahstulerit, sed etiarn ei, qui sacro commendatum „. Rtmaneva ínvece oggetto di contestazione se entrarse nei termini del sacrilegiune la subreplio di cosa sacra da un luogo privato anziché da un ternpio, o se tale subreplio costitnisse piuttosto sernplicemente un furlum (de 27/V. I, 8, 11; 2, 18, 55). (4) Cosi il Rein, Criminalrecht, pag. 692. (5) In Verr. t, 5, 14: " Neque hoc solum in statuis ornamentisque publicis fecit, sed etiarn delubra °mina sanctissimis religionibus consecrata clepeculatus est, deum denique nulltim Siculis, qui el pauto tnagis affabre atque antiguo artificio factus videretur, reliquit „. 115 122  LIBRO V, CAP. IV dare (i)); e il mandato ad uccidere e la prestazione di aiuto a chi uccida (occidendunz, vulneranduni curare (2)); ma entrano pure degli atti, che in sé medesimi costituiscono semplici preordinazioni di tale evento criminoso: come " esse cuna teto houtinis occidendi causa „ (3), e la fabbricazione, la detenzione e la vendita di sostanze venéfiche idonee a produrre la morte (4). 176: " Post modem eius (Oppianici) Sassia moliri statim, nefaria mulier, coepit insidias filio; naestionem habere de viri morte constituit „. L' accusa di veneficio esperita contro Cluenzio dalla madre sua Sassia, che gli apponeva . di avere fatto sopprimere cosi il manto e patrigno rispettivo Oppianico, Jopo averío fatto condannare in nocente, come reo di un venefizio tentato a suoi danni, per mezzo di co9-ruptio del giudizio chiamato a conosCerne, é rappresentata dal Nostro tanto temeraria e sprovveduta di fundamento, da non meritare che una rapidissima confutazione (6o, 164): con pochi cenni, intesi e a dimostrare 1' inesistenza per Cluenzio di ogni interesse a sopprimere il patrigno, giá condannato e porto colla condanna nena impossibilitá di nuocergli (61, 17o); ed a prospettaré le circostanze in cui segui veramente la morte cl' Oppianico, in seguito ad una caduta occorsagli (62, 175), e 1' assurditá dell' asserzione che egli abbia potuto essere avvelenato eón delle sostanze venefiche propinategli nel pare (62, 172), e la mala fede con 'cui Sassia alteró le risultanze di una quaestio di servi, facendole essa apparire conclusive per 1' esistenza dell' asserito venefizio, mentre si riferivano ad un furto da lei patito ad opera di uno dei detti servi (65, 182-3). La inassima parte dell' orazione é consacrata invece a scagionare Cluenzio dall' acensa di corruptio ludicii e a climostrare che se veramente intervenne corrupto, in quel giudizio che Cluenzio fu costretto a provocare contro il patrigno " net - aras intu y as, colidianis insidiis, proposito ante ()culos vitae periculo „ (4, I I ; cfr. 7, 2o), essa ebbe luogo da parte dello stesso accusato, che aveva dato (lanar() ad uno dei giudici perché gli comprasse dai colleghi assoluzione, e che era stato tradito da (tuesto, bramoso di trattenersi in gran parte il •anaro ricevuto a tale scopo (24, 65; 25, 69) ; ecl a mettere in evidenza la sostanziale giustizia della condanna di Oppianico, ecl in particolare 1' inevitabilitá di essa, dopo , la condanna del liberto Scamandro e del familiare Oppianico C. Fabrizio, accusati prima da Cluenzio di avere attentato aula sua vita per eccitamento e per volere del detto Oppianico (18, 5o; 20, 56), e 1' inutilitá che ne conseguiva per 1' accusatore del ricorso a criminosi spedienti per conseguire una siffatta condanna (22, 61). , (i) Pro (ael. 23, 56: " Quae fuit enim causa, quam ob rem isti mulieri venenum dare vellet Caelius ? „. (2) Oral. frag. pro L. Vareno 6 : " Lege de sicariis commisit L. Varenus ; nam et C. Varenum occidendum et Cn. Varenum vulnerandum et Salarium item oCcidendum curavit .„. (3) Pro Mil. 4, " Etsi persapienter et quodam modo tacite dat ipsa lex potestatem clefendendi, quae non modo hominem occidi, sed esse cum telo hominis occidendi causa vetat, ut, curra causa, non telum quaereretur, qui sui defendendi causa telo esset usus, non hominis occidendi causa habuisse telum iudicaretur „ ; pro Rab. perd. 6, 19: " nisi y ero interesse aliquid putas inter eum, qui hominem occidit, et eum, qui cum telo occidendi hominis causa fuit „. Arbitraria é la limitazione data dal Luden, Abhandlungen,• I, pagg. 9o-119, alía clausola della lex Cornelia attinente 'l'ambulare cuño lelo; -nel senso ch' essa riguardasse • soltanto 1' atto di chi si aggirasse con armi, nell' attesa e con 1' intento di itccidere una data persona. Clic la• clausola abbia portata e valore generali riconosce pure S ee ger , Ueber den Versuch der VerH brechen cit. I, págg. 6-7. (4) Pro alcen!. 23, 62: " num quid praeter venenum quaesitum, quo . Habitus necaretur, obiectum est? „; 54, 148: " Jábet lex ea, qua lege haec quaestio constituta est, iudicem quaestionis, hoc est Q. Voconium, Cum iis iudicibus, qui el obvenerint (vos appellat, iudices), quaerere de veneno. In quem quaerere ? Infinitum est : QUICUMQUE FE CER IT, .VENDIDERIT,. EMERIT, HABUERIT, DEDERIT. Quid: eadem lex statim adimigit ? reciia'..DEQUE :EIUS CAPITE :QUAERiTO. Cuius ? qui . Cojera, convenerit? Non ita est. Quid ergo est ? 'dic. .Qui TRIBÚNUS MILITUM LEGIONIBUS QUA TTUOR PR IMIS, QUIVE QUAESTOR, TRIBUNUS PLEBIS (deinceps 'omites magistratus nominavit), QUIVE IN SENATU SENTENTIAM DIXERIT. Quid tuin ? QUI •.Ebizum con', COIERIT, CON VENIT, CON VENERI T, QUO QUIS' IUDICIO PUBLICO . coNpEmNAIIÉTuR. e . Qui • 12- . -01WICIDió, .112 VÁISO  FIGURE CRIMINOSn `-` istituzione di . codésía quaeátio la legge . Cornelia miró ad introdurre una persecuzione  spedita e -sicura contro i cittadini che si rendessero eolpevoli" in Roma . . dell' uccisione. altri cittadini (i), e ad i ntensificare in generale la tutela del diritto alía_ vita (2), , estendendo le proprie sanzioni a certi atti che potevano costituirne una grave minaccia, e che prima di allora non » erano passibili d' altra repressione, ale' infuori di quella, incostante ecl rincerta, della magistratuale cóercitio. 3 , t argomento di vivi contrasti se tra gli atti espressamente contemplati dalla lex Cornelia de sicariis et veneficis fosse pure uccisione dell' ascendente, il parricidium in senso nuovo e particolare, diverso da quello con che tal nome -figura nello stadio pió arcaico, in cui significava uccisione di un pato', la sola perseguibile criminalmente dallo Stato (3); e se in essa legge fosse eorurn ' ? quorum ? Videlicet, qui supra scripti sunt. Quid intersit, otro modo scriptom sir, etsi est apertura, ipsa tatuen lex nos docet. Ubi enim omnes mortales adligat,  imin11.11P: Qut VENENUM. MALUM FE,CIT, FECERIT  Omites viri, mulleres, liberi, servi in indicinin vocantur. Si ocien de coitione voluisset, adiunxisset: QUIVE COIERIT  Nunc ita est: DEQui.; Eits •CAPITE QUAERITO, QUI mAGisTRATum HAIIUERIT ÍNVJ » SENATU SENTENTIAM DIXERIT, EORUM COIIT, COIER1T 5 „. -Che la quaestio de sicariis et venejicis potesse esser chiamata a giadicare anche clac donne e dei servi, lo si suole affermare sulla base di codesto luogo; dal cunde si suol trarre argomento per affermare che, almeno dogo la lex Cornelia, non vigeva piit per 1' omicidio regola. fondamentale, giusta la quale potevano essere tratti davanti al giudizio clellcr (pules/iones solamente dei liberi e dei cittadini (cfr. Z u in pt , Criminalr., 1I, 2, pagg. 6-7). Ala tale intchi• genza delle parole del Nostro non ci sembra colga nel yero. Cicerone vuol contrapporre I. cerchia limitata delle persone che, giusta i1 suo assunto, possono essere chininate a rispLnd,D. d'a y er cooperato ad una condanna ingiusta, alfa cerchia acopia di coloro che possono essere chiamati a rispondere di veneficio • o di fabbricazione, di detenzione e di vendita di veleni tlt.i rapprésentare la larghezza di questa cerchia, egli usa un' iperbole, iiitesa a vender inegllo chito r;i e spiccata la limitatezza di quella. (s) Pro Roscio  5, 11 " Long» intervallo iudicitun inter sicarios ioc prInnun tont mittitur, cum interea caedes indignissimae maximaeque factae sunt (2) Pro 7, 17: " Quid ita ? Quia non alio facinore claro homines, alio obscuri necantur. Intersit inter vitae dignitatem summorum atque inninorum; mors quidem inlani per scelus isdein et poenis teneatur et legibus. Nisi forte magis erit parricida, sí qui consolaren] patrein (plato si quis humilem necarit „. (3) Nel linguaggio di Cicerone parricidium non ha piú semplieeniente il significan) di uccisione di un cittadino qualsivoglia palerfamilias, quale aveva nel linguaggio arcaico F esto, pagg. 221, y. parricida), ma si piega ad esprimere una specie di uccisione che assunie tere di singolare gravitó per 1' intimo rapporto dell' occiso coll'uccisore. Tale inilessione del significato di parricidium é singularmente spiccata nel Irrogo pro Mil. 7, 17,  111:«1 nota precedente. Cfr. pure Verr. 2, 5, 66, 170: " Facinus est vincire civem Romanum, scelus verberare, prope parricidium nécare „ ; pro Ra6. perd. ro, 27: " C. Miium—. sceleris ac parricidii nefarii mortuum' condemnabimus ?; Phil. r4, la, 32; e glí accenni ad un paIrme parrículium (pro Suela 2, 6; l'hil. 2, 7, 17), e ad un fralris parricidium (pro (Vuela. II, 30. Persia é d' uso, nel linguaggio ciceroniano, che a parricidium s'aggiunga, come g,iá avverti va il Mommsen, Slrafr. pag. 613, n.  indicazione del congiunto che ne 6 vittima. Mol parricidium senz' altra indicazione figura gíá col senso e valore tecnico di uccisione del padre: come in ispecie in pro Roscio  ro, 28: " consilium ceperunt Menino sceleris et audacíae, ni nomen hunas de parricidio deferrent ,,; 26, 73: Agitur de parricidio ,,; de 171V. 2, 19, 5 8: " clon de pece parentis nihil demonstratum esset, indignum facinus esse ea poma adficere tenni, (pila pwricidne adficiuntur „. 124  LIBRO V, CAP. IV  --• confermata per questo orrendo delitto la pena atroce dell' immersione nell'aqua profinens, accompagnata dai riti e dalle forme singolari prestabilite dai prischi 1110res.  • Nell'orazione pronunziata a difesa di Sesto Roscio Amerino, accusato nel 674 d. R. appunto d' a y er messo a ' norte il padre suo, codesta pena é rappresentata come vigente tuttora giusta il diritto positivo di quel tempo; talché Cicerone ne ptió trarre argomento per insistere sopra 1' audacia criminosa dell'accusatore Erucio, il quale, per assecondare le mire di quel Crisogono, liberto di Silla, che ha fatto apparire falsamente il nome del vecchio Roscio nelle liste di proscrizione e ne ha acquistato all' asta il patrimonio per un prezzo irrisorio (r) ed ha per questo solo un interesse proprio a perdere n giovane Roscio, si é prestato a chiamare in causa costui, per un titolo che lo ,espone al pericolo di una pena cosi tremenda; vi si e prestato, senza possedere alcun elemento che valga di conforto all' acensa (2), e senza considerare per nulla gli argomenti che comprovano per contro la strage del vecchio Roscio preordinata da Crisogono stesso, coll' aiuto dei due Rosci Capitone e Magno, coi quali egli ne ha diviso le spoglie (3). Le parole di Cicerone " falai Cr1111C71, Clii maleficio tan1 insigne supplicium est constitutuni „ (4) non possono riferirsi che ad una sanzione vigente nel momento in cui parla, e che sovrasti al suo cliente conté una conseguenza del giudizio nel caso di. condanna; non possono invece intendersi come allusive ad una sanzione che vigesse soltanto nel tempo in cui é avvenuta la strage, e che avesse dovuto, nel proposito di Crisogono e dei suoi complici, colpire il giovane Roscio; criando fu da essi preordinata la trama per perderlo, e prima che la legge Cornelia fosse promulgata (5). L' antica sanzione del parricidinin verme meno soltanto nel 699, colla lex Ponipeia de parricidio, che vi sostitui le stesse sanzioni lissate dalla lex Cornelia, nell' atto stesso ín cui attrasse alla pubblica persecuzione e sanzione, insieme coll' uccisione del padre, quena di altri prossimi congiunti, rimessa prima dí allora alla giurisdizione - domestica (6). 4. L'attrazione all' omicidio, ed alla relativa sanzione, altri analoghi atti criminosi, che ci si presenta nel diritto positivo dell' impero, non é peranco avvenuta nel tempo del Nostro. Di sanzioni contro il procurato aborto avvenuto ad opera di terzi o mediante pratiche meccaniche operate sulla donna o mediante (t) Pro Roscio Am. 8, 21. (2) Pro Roscio 14-19, 39-55 • L' acensa era costruita sopra una pretesa avversione del vecchio Roscio pel figlio, della quale si voleva desuniere un segno dal fatto ch' egli lo faceva vivere in campagna lontano da sé; e sopra i1 timore del figlio di essere dal padre diseredato. (3) Pro Roscio Arz. 30, 83 e segg. (4) Pro Roscio Am. 26, 72. (5) Intende invece che gli accusatori sperassero di far'condannare S. Roscío all' affogamento; perché ü fatto su cuí si aggira attuale giudizio fosse avvenuto prima della promulgazione della lex Cornelia, il Landucci, Lex Ponzpeia de pa7-riciciiis,\ in Arck . ,giur., , pagg. 304 e segg.  LXI, 1898 (6) Mar clan., D, 48, 9 ,  poena ea teneatur, quae est legis• C9rileliae de sicariis E cfr. il mio libretto Crivzini e pene, pag. 71. OlVliCIDIO, IL FALSO "E LE MXNORI FIGURE CRIMINOSE  125 la .somministrazione ad essa di sostanze :venefiche, non v'é traccia. 11 ricordo della sanzione ca'pitale inflitta ad una donna, che si era procurato l' aborto dá sé medesima, é riferito come una singolaritá relativa al diritto locale della provincia d'Asia; per quanto giustificato alla stregua dei concetti roinani en-ea la lesione cagionata da quello al diritti del marito sulla prole nascitura (f). legge Cornelia, costitutiva di una nuova apposita (1/mesh . ° per la cognilione e la repressione di certi casi di falso documentale e monetario, é desigriata dal Nostro col nome di lex Cornelia testamentaria 11101111laria . (2); mentre la quaestio stessa é ricordata in un passo famoso, a lato clelle altre costituite lege nova (sicae, veneni, peculatus), col nome di quaestio testan  - itli 011Inz (a). Cicerone non soccorre perú con altri dati ed elementi a rintracciare la precisa contenenza di quena legge e le caratteristiche degli atti eriminosi che represse. Dalla designazione di essa; e dagli accenni che vi porgono le fonti dell'impero, si puó desumere soltanto che colpi colla sanzione inlerdielia le alterazioni dolose o le soppressioni delle scritture redatte a documento della nuncupatio costitutiva del testamento, nel momento in cui le seritture, redatte coll'osservanza  certe forme idonee a guarentirne la corrispondenza colla volonta del disponente, ebbero assunto un valore predominante rispetto orale dichiarazione; ed attrasse cosi sotto la pubblica persecuzione le altera, zioni dei documenti nei (Luan si concretavano le volonta testamentarie, in riguardo al carattere ed alla funzione del testamento esorbitanti la siera mero diritto privato (4); nen' atto stesso, probabilmente, in cui iinprinteva dette forme una nuova e particolar disciplina, mediante la richiesta absr:ll,r111) dei • testes e del libripens. Si puó desuniere del parí, dai detti eleinenti, che essa colpi le falsificazioni delle monete e la loro alterazione ed abrasione.  dm. entrasse nei termini di essa anche la ricusa di acechare monete, hattillíconio legale, má formate con metalli vili rivestiti di una semplice anona d'argento o phi raramente d' oro (a), sembra estremamente arrischiato di ;Hamletterlo sulla' sola base della testimonianza di Paolo; la c i nale pul) alludei e ad una tarda interpretazione estensiva della A risca contenenza della legge, c ini0 riferirsi, anziché alla ricusa di tali monete fiduciarie deficienti nel 101 . 0 valore intrinseco, alla ricusa di moflete di vecchio co p io (6). (I) Pro Cluenl. II, 32; cfr. sopra. -  (2) In ( 7 err. 2, I, 42, 1°8. (3) De nal. deor. 3, 30, 74. (4) Certamente entravano nei termini del falso documentale, repress o dalla  Cornelia, gli atti apposti ad Oppianico: pro Cluenl. 44, 125: "qui testainentuin inttrleverit, gni supposit• persona falsum testarnentum obsignandum curaverit  Come giá fu notato (R e i n , pag. 771), it Nostro accenna alta corruplio d ' elle /alada publi • ae Lcrrirei (pro Unen/. 14, 11 44, 125) e delle litterae publicae di Didino in Sicilia (in Verr. 2, 2, 25, 60) come ad allí che cadono sotto la sanzione degli organi locali, e che son() pu re repressi giusta le norme (5) Cosi il M o mm sen,  de la M07111, rom., trad. fraile., 11, pag. 83; e (lietro a lui Babe lon , Descr. hislor. el cron. des 7,10Z191-. de la répuld. kom., pagg. L1V-LV. (6) Pao lo, 5, 25,.  " lege Cornelia testamentaria [tenentur:j....  N'ultuve principum signatam monetain praeter adulterinam reprobaverit „. 126  LIBRO V, CAP. IV Non sembra pertanto potersi asserire senz' altro che con una tale . sanzionecomininata contro chi ricusasse delle mollete fiduciarie, la legge Cornelia ponesse in atto un' implicita abolizione di quell'editto, col quale il pretore Mario Gratidiano, d'intesa coi tribuni della plebe, aveva istituito poco innanzi un con, trollo ufficiale sul saggio delle moflete ed aveva comminato una multa a coloro che avessero proseguito a mettere in circolazione delle monete fiduciarie, dopo il ritiro avvenutone da parte dell' ufficio incaricato del detto controllo (I); per quanto non si possa negare che l'applicazione vigorosa di quell'editto fu di breve durata, e che il concetto informatore di esso non fu 'osservato in seguito che di tratto in tratto. Certamente al termini del crimen colpito dalla lex Cornelia rimaneva estranea, nel tempo del Nostro, la corruptio itta'icii, che verisímilmente incontrava aflora, come avvertimrho dianzi, le stesse sanzioni applicabili da ciascuna delle quaesliones a cui la corruptio si riferiva, e fu . attratta ai termini del falsum solamente nell'impero; cosi come ne rimaneva estranea la falsa testimonianza (2). 6. Che nel tempo del Nostro anche alcuni atti lesivi alla personalita fisica e niorale dei cittadini (delle iniuriae in senso proprio e tecnico) fossero attratti da una lex Cornelia de iniuriis alla pubblíca persecuzione, e fossero passibili di pubblica sanzione, benché ad istanza dell' ofieso anziché in seguito a pubblica acensa, é da riconoscere come sicuro; sebbene rimanga oggetto di dubbio se a giudicare di tali atti fosse chiamata la medesima quaestio , competente a conoscere dell' omicidio e del venefizio, o se invece il giudizio ne fosse deferito ad una quaeslio da convocarsi di volta in volta, sotto la presidenza del pretore urbano (3); e rimangano parimente incerti i termini degli atti passibili di siffatta sanzione, anziché della pena meramente privata perseguibile coll' actio Ill lltriaruin. Che a talí atti appartenesse la pulsatio, come attestano le fonti posteriori, non é contraddetto da quel luogo di Cicerone, in cui tra gli arbitrii criminosi di 'erre pretore in Sicilia si adduce un editto, nel quale egli dichiarava che non avrebbe concesso actio iniuriarum contro chi avesse inflitto delle percosse ad Eraclio Centuripino; e si rappresenta dunque una tale adío come l'unico strumento existente ahora per la persecuzione delle offese fisiche. Non e contraddetto, perché editto di cui vi sí discorre si riferisce alla giurisdizione di provincia; e riguarda delle offese arrecate non gia ad un cittadino, ma si ad un socius (4). Forse tra gli atti ai quali si poteva applicare la pubblica sanzione fissata dalla lex Cornelia de iniuriis era anche 1' attentato alla liberta personale, con- (i) De off. 3 , 2o, 80: " Conscripserunt communiter edictum cum poena atque iudicio ,,; Plin., Nat. hist. 33, 9, 132. (2) Gell. 20 r, 53. (3) Cfr. Z u in pt, Crintinalr.,  2, pag. 50. (4) In Verr. 2, 2, 27, 66-7. Cfr. copra il Libro II, cap. III, / 12. Appena occorre avvertire che l'impedimento a rientrare nel proprio domicilio é ovviamente da trattare in modo diverso dalla violazione di domicilio (vi domum introire); e che perció ben si comprende ch'esso sia prospettato come un tipico esempío di  perseguibile iniuriarunt privata, nell'orazione pro Caec. 12, 35. Cfr. pure 11 ., Libro  co.p,:ni,  12. ,I27 L' OMICIDIO, IL 'FALSO E LE MINORI FIGURE CRIMINOSE .cretantesi , nel trattamento doloso  un libero coníe di servo, e nella vendita di un libero insciente della sua.condizione; o posto áltrimenti nella impossibilitá farla valere. Un áccennó di Apuleib, che addita come crimen legis Corneliae . I' atto di chi "civént Romanurn pro servo vendiderit „ (i), fa sUpporre che ancora nel secondo secolo d. C. tale atto fosse concepito e trattato come " un' injuria passibile di sanzióne pubblica, e ch'esso non fosse peranco attratto aflora sotto i termini del plagium, come lo fu nel secolo successivo (2). E significante in tal senso il fatto che l'unico luogo ciceroniano attinente alla lex Fabia (de plagiariis) rappresenta i presupposti dell' atto contemplato e -represso da questa nel retinere servos alienos, ossia nell' esercizio indebito *della potestá dominicale sopra servi altrui (3). 7. Che nel tempo del Nostro fosse comminata una pubblica sanzione, consistente nell' interdictio, anche al giuoco d'azzardo,  alea, lo si suole desumere (4) da quel luogo delle Filippiche, nel quale  Nostro muove rampogna ad Antonio di a y er proposto e di a y er fatto votare delle leggi contenenti la restitutio di persone disonorevoli, ed in ispecie di quel Licinio Denticulo " atea condeiiznatus „, che aveva seguitato ad essere il suo compagno di gítiochi, pur dopo avvenutane la condanna (a). Ma non sembra che l' esistenz a di una siffatta sanzione per l' alea emerga come necessaria dal luogo di Cicerone; il quale si puó intendere nel senso che la restitutio importi non giá il ripristino della cittadinanza perduta colla condanna, e degli attributi relativi, ma bensi il ripristino dell' onorabilitá civica, perduta in seguito a questa; e puó ciar conforto pertanto alla congettura.che la sanzione comminata  consístesse nell' ignominia, oltre che nella vecchia pena pecuniaria del quadruplb. L'asserzione di Di one Cassi o, che Antonio kce. -vTlya.y8 Licinio non pub . avere autoritá in contrario (6); dacché vi si fraintende del ala() que! che Cicerone narra di questo episodio, rappresentando giá partito da Roma costui; mentre it Nostro insiste nel porre in evidenza ch' egli seguito, non (r) Apuleio, Metan. 8, 24. (2) Cfr. Norden, Apuleius von Md _a_aura und das r(n. Privalr., Leipzig, 1912, pagg. 82-4. (3) Pro Rab. perd. 3, 8. L'opinione dominante intorno alla lex Fabia ritiene che il civem celare vincire vinclumve habere ven ciere eme 7 -e costituisse il primo e precipuo titolo di crimen contemplato da quella. Cfr. da ultimo Huvelin, Études sur le furtum, pagg. tro e segg. (4) M oinmsen, Slrafr., pag. 861, n. 4. (5) Phil. 2 , 23, 5 6: " Licinium Denticulum de alea conclenn:attun, conlusoreni sial/11 restitult; quasi y ero luciere cura condem nato non liceret; sed ut, quod in afea percliderat, beneficio legis di ssolveret. Quam attulisti rationem populo Romano, cur emir restitui oporteret ? Absentem, credo, in reos relatum ; rem ind i c t a causa iudicatam; nullum fuisse de alea lege iudicittin; vi o ppressu t n et armis; postremo, quod de patruo tuo clicebatur, pecunia indicium esse corruptuni. Nihil horum . At vir bonus et re publica clignus. Nihil id quidcm ad reir; ego tatuen, quoinam c ondemnatum esse pro nihil° est, ita ig,noscerem. Hominem onmium nequissinnun, qui non dubitaret vel in foro alca ludere, lege,. quae est de alea, condemnaturn qui in integrum restitun, is non apertissiMe studium suum ipse profitetur? „. (6) Dione Cass., 45, 47• II Rein, Criminalr., pag. 833, ricava dal passo di Dione argomento per ritenere che Licinio fosse condannato non come un giocatore d'azzardo, si per ¿)(LbtouQyíu in genere; ina Dione addita la ' ci.810 - 13Q yío, non come ti::olo della condanna, si come ragione della fuga. 1 28  LIBRO V, CAP. IV ostante la condanna, a risiedervi, e che la restitutio procacciatagli da Antonio rappresentó per lui il compenso delle poste di giuoco vinte e non pagate. D'altro lato anche ció che, secondo la testimonianza di Cicerone, Antonio adduceva a sua scusa, e ció che Cicerone a sua volta ribatte, induce a ritenere che la sanzione di cui poteva essersi reso passibile Licinio, e che ]' amicizia di Antonio gli aveva fano condonare, non fosse cosi grave e severa, come si suppone. Se veramente non esisteva un iudicium de alea, costituito da una legge nuova ed apposita, come asseriva Antonio, senza che il Nostro potesse contraddirlo, é da intendere che Licinio sia stato condannato da una quaestio eccezionale, istituita dal servato a tener luogo della insufficiente giurisdizione eciilizia; e che i poteri di una tale quaestio, per quanto alta sanzione da infliggere, fossero improntati su quelli prefissi alla detta giurisdizione; e peró non andassero oltre appunto alla pena pecuniaria del quadrupium ed alla ignominia (i). 8. Fra gli atti costituenti offesa al btion costume ed alla pubblica moralila uno almeno, lo stuprunt, era stabilmente attratto senza dubbio, nel tempo del Nostro, alla pubblica persecuzione. L'esistenza invero aflora di una legge positiva de stupris é attestata, in modo sicuro, per quanto indiretto, da quel luogo dei libri de le . gibus, nel quale, trattandosi del rapporto fra il diritto naturale ed il positivo, é della preesistenza cli quello a questo, si accenna . alto stupro di Lucrezia come ad un caso particolare, il quale nel tempo a cui appartiene lo scrittore rientrerebbe nei termini e nella sanzione del diritto positivo, mentre riel tempo in cui fu commesso offendeva soltanto la lex sempiterna, che lo precorre e sulla quale esso deve improntare le sue norme (2). Con estrema verisimiglianza é da ritenere che la legge positiva de stupris fosse appunto quella lex Scantinia (o Scatinia), che troviamo ricordata per la prima volta nel 704 in una lettera • di Celio a Cicerone a proposito di un processo esperito contro Celio stesso sulla base di quella (3); e della quale peró rimane ignota, non ostante qualche altro ricordo ed accenno che ne porgono alcune fonti posteriori, la precisa contenenza e la sanzione. E da ritenerlo, per quanto nell' opinione torrente fra gli scrittori la detta lex sia intesa come relativa alla libidine contro natura (nefanda venus) (4). Sebbene invero taluno di quegli accenni si riferisca espressamente all'ingénitunt stuprare (5), non sembra doversi ammettere che siffatta maniera di stuprum fosse soggetta ad una sanzione particolare e propria. Sembra piuttosto che .la stessa sanzione vigesse anche per lo Stuprum della (1) Pseu d cmsco n . , in Divin. pagg. : "Alii dicunt quadruplatores esse eorum reorum accusatores, qui convicti quadrupli damnar' soleant, aut aleae, aut pecuniae gravioribus usuris foeneratae quarn pro... „. (2) De leg . 2 , 4, lo: " nec, si regnante L. Tarquinio nullat erat Rotnae scripta lex de stupris, idcirco non contra illam legem sempiternam L. Tarquinius vim Lucretiae.... attulit „. (3) Ad . fanz . 8, 12, 3: " insolentissiini homines surnmis Circensibus ludis meis postulandum me lege Scantinia curant „ ; 8, 1 4, 4 : " Curre.... et quam primum haec risum veni, legis Scantiniae iudicium apud Drusum fieri „. (4) Cfr. M o in na s en , Strafr , pag. 703. (5) Q u int. ,  4, 2, 69. L umxgr)10á PÁ c 'O' iFOIII FIGURE CRIIVIINOSE 129 onza sdcialmente risPettaSile; 'se' t itel...ttmpo del Nostro troviamo posti ad una uguale stregua violare:ingenuum, ,e matremfamilias constuprare (i); e n elle statuizioni che hanno precorso -  stabile persecuzione dello stuprum, come quena famosa colla quale,  un ecolo innanzi, il senato istitui la quaestio eccezionale incaricat-a. conoscere degli orrendi eccessi dei Baccanali, si coritempla in generale lostuprum quale avveniva nelle feste bacchiche, ove erano "permixti viri foeminis „ (2). Altri atti lesivi del buon costume, come in particolare l' incesto, cadute le sanzioni, religiose, e quelle connesse all' esercizio del magistero domestico, non costítuiscono per . aneo titolo di crimen, per quanto espongano chi li commette alfa pubblica esecrazione (3). Solamente l' incesto commesso da Vestali attrasse in via eccezionale, in un caso memorando seguito poco innanzi al tempo del Nostro, la persecuzione del popolo, sopraggiunta ad esercitare su proposta di un tribuno un superiore sindacato e controllo sopra la giurisdizione dei pontefici; colla rogatio Peducaea, che costitui • una quaestio straordinaria, a conoscerne e ad applicare alíe colpevoli la pena capitale (4). (1) Auct. ad Herenn. 4, 8, 12: " In iis, qui violassent ingenuum, matremfamilias constuprassent,.... maxima suppiicia maiores consumpserunt „ (2, 3o, 49). (2) Liv. 39, 14, 8; 39, 13, Io. (3) Pro Cael. 14, 32: " Quod quidem facerem vellementius, nisi intercederent mihi inimicitiae.cum istius mulieris viro — fratre volui dicere; semper hic erro „; de d ..e d omo 34, 92 : " Sed vide ne tu te soleas Jovem ducere, quod tu jure eandem sororem et uxorein appellare possis „; Ascon., in oral. in toga cand. pag. 93. (4) De nal. deor. 3, 3o, 74 cit. ; Ascon., pag. 46. Incesti di Vestali deferid aula ordinaria giurisdizione sacerdotale: Asco n., in oral. in toga cand. pag. 93 cit. E. COSTA, Cicerone giureconsulto - Vol. II.  9 CAP. V processo penale. I. L' atto introduttivo del processo penale, che si svolge in prima istanza davanti al magistrato investito della cognitio o a suoi rappresentanti . e delegati, consiste nell' intimazione che questi rivolge al cittadino, contro il quale ha luogo, di presentarsi nel suo cospetto, per giustificarsi dell'infrazione alía legge penale, che si sospetta da lui commeSsa. Tale intimazione (diei dictio) (I) come emana esclusivamente dal magistrato, ha per unico presupposto il personale convincimento dí questo, circa esistenza, a carico del cittadino, di indizi ed argomenti bastevoli per instaurare il giudizio: convincimento ch' egli puó essersi formato direttamente sulla base di elementi e - dati appresi personalmente; o puó essersi formato invece in seguito a denunzie qualisivogliano di indices, delle quali é rimesso a luí di apprezzare a.ttendibilita ed il valore. Al magistrato medesimo é pure rimesso di prendere le provvisioni, che ritenga necessarie, per assicurare la comparsa dell' inquisito e l'ottemperanza di lui all' intimazione avvenuta, di ordinarne o meno la detenzione preventiva in carcere, o di accontentarsi dell' interventb di vides che ne garantiscano la comparsa, con quella larghezza e scioltezza di facoltá connaturali al suo potere, che é pure adoperata nella scelta e nella valutazione degli elementi di giudizio sulla colpabilitá di costui. 2. Terminato il giudizio personale del magistrato colla condanna dell' inquisito, ha luogo nel cospetto del popolo convocato nei comizi centuriati o tributi, secondo che si tratti o meno di delitti capitali, un nuovo giudizio, in tre giorni prefissi dallo stesso magistrato, e separati 1' t i no dall' altro dall'intervallo di un giorno almeno (intermissa die); un nuovo giudizio, al quale (i) De domo 22, 57 : " Utruni, si dies dicta esset, iudicium mihi fuit pertimescenclum an sine iudicio privilegium ? „; 31, 83: " in me, cui ches dicta numquam est, qui reus non fui, qui numquam sum a tribuno pl. citatus, datnnati poena esse potuit.... ? „; pro Mil. 14, 36: " Diem mili', credo, dixerat.... „; de offic. 3, 31, 112: " L. Manlio A. f., cum dictator fuisset, M. Pomponius tr. pl. diem dixit, quod is paucos sibi dies ad dictaturam gerendam addidisset „ A s con . , in AIilou. pag. 39: " ut.... non periculi futuri metu, si dies ad populum diceretur, non armis.... deterreri potuerit a defensione eius „. LIBRO V, CAP. V quale lista, dopo 1' esclusione di coloro che siano impediti di esercitare l'ufficio per ragione di magistrature assunte (i) o altri adeguati motivi di scusa, estratto a sorte un certo numero; sul quale le due parti esercitano in diversa rnisura il diritto di ricusa. É attestato invero che nei giudizi affidati agli appartenenti all' ordine senatorio, l'accusato aveva facoltá di ricusare soltanto alcuni pochí nomi di quelli estratti a sorte (sortitio) (non piú di tre se estraneo al detto ordine) (2), e che invece l' accusatore godeva ampia facoltá di esercitare la ricusa, fino a raggiungere il numero occorrente a formare il consilitan; talché íl Nostro puó compiacersi, nelle sue orazioni di accusa contro Verre, di a y er determinato, colla sua coscienziosa oculatezza intorno a ciascuno dei nomi non ricusati dall'accusato, la buona composizione del consilium (3). Sembra invece che nei giudizi allidati dopo la lex Aurelia al tre ordini predetti ii sistema di composizione del consilium, sulla lista formata con nomi estratti a sorte dagli elenchi generali, fosse diretto all'intento di attribuire all' accusato una condizione parí a quella dell' accusatore; e che il numero di giudici, oscillante fra i 51 ed i 75, che troviamo comporre i vari consilia delle quaestiones di ( t uesto tempo ( 4 ), fosse raggiunto mediante reiectio esercitata ugualmente dalle clic partí (5); e integraudosi di nuovo col ricorso alla sorte (subsortitio) solaex iudicum genere et forma? num, quod maximum est, leges 'lastras moresve novit, num denique Nomines? Dilectus autem et notado iudicum etiam in nostris civibus habed solet; Gortynium y ero U-1(11cent quin novit aut qui nosse potuit ? „. (t) In Verr. 1, lo, 30: " Q. Manlium et Q. Cornificium, duos severissimos atque integerrimos indices, quod tribuni plebis tuno erunt, indices non habebimus „. (2) In Verr. 2, 2, 31, 77: " de se homines, si qui extra istum ordinem sunt , , quibus ne reiciundi quidem amplius quam trium iuclicum praeclarae leges Corneliae faciunt potestatem, hunc hominem taro crudelem, tam sceleratum, tam nefarium nolunt iudicare „. Cfr. 2, 1, 7, 18 (nena n. successiva); 2, 3, 41, 97 : " Hune tu in hac causa testem, Verres, habebis, quoniam, iudicem ne haberes, providisti „. uogo l  Verr. 2, 5, 44 114, notato dal M o m sen, Straff,, pag. 215, n. 3, tra quelli II relativi al diritto di densa (reieclio) dell'accusato, si riferisce in veritá all'esclusione operata da Verre pretore contro il suo legato P. Cervio, da quel consilium, che doveva assisterlo nel giudizio contro i navarchi siculi. (3) In Ve7-7-. 6, 16: " Posteaquain reiectio iudicum facta est, quod et in sortitione istius spem fortuna populi Romani et in reiciendis iudicibus mea, diligentia ístorum impudentiain vicerat, renuntiata est tota condicio „; 1, ro, 31 : " Quem ego hominem, si eius fidei diffisus essem, iudicem non retinuissem „; 2, 7, 18: " Ita reieci iudices, ut hoc constet, post l'une statum rei publicae, quo nunc utimur, simili splendore et dignitate consilium nulltun •fuisse. Quain iste laudem communeni sibi ait esse mecum ; qui cum P. Galbam iudicem reiecisset, Lucretium retinuit „; 2, 1, 7, 19: " llague iudicibus reiectis sperabam iam onus tneurn vobiscum esse commune „; 2, 5, 68, 173: " nolo eos iudices, quos ego probaría' atque delegerim, sic in hac urbe notatos isto absoluto ambulare, ut non cera, sed caeno obliti esse videantur „. (4) Ad Alt. 1, 16, 5: Ita su p ino drácessu bonorum, pleno foro servorurn 'XXV iudices. ita fortes timen fuerunt, ut summo proposito periculo vel perire inaluerint quam perdere omnia. XXXI fuerunt quos farnes magis quam fama commoverit „ ; 1, 16, lo: " yero ', inquam, < XXV indices crediderunt,'XXXI, quoniam nummos ante acceperunt, ti b i nihil credi derunt ' „; 4, 18, u (16, " Accusatorum incredibilis infantia, id es L. Lentuli L. f., quem fremunt omnes praevaricatum, deinde Pornpei mira contentio, iudicum sordes. Ac tatuen XXXII condemnarunt, XXXVIII absolverunt „; in Pis. 40-, 96: " An ego exspectetn, dum de te quinque et septuaginta tabellae diribeantur, de quo iam pridem atunes, mortales omnium generum, aetatum, ordinum iudicaverunt? „. (5) Ad Ali. 1, 16, 3 : " Natn, ut reiectio facta est clamoribus maximis curo accusátor 138 [Document text truncated for crawler view.]