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REVISTA ANDALUZA DE ANTROPOLOGÍA NÚMERO 15: ACTIVIDADES TURÍSTICAS, CIUDAD Y PATRIMONIO CULTURAL: MIRADAS CRÍTICAS. TOURIST ACTIVITIES, CITY AND CULTURAL HERITAGE: CRITICAL GLANCES SEPTIEMBRE DE 2018 ISSN 2174-6796 [pp. 103-126] http://dx.doi.org/10.12795/RAA.2018.15.05 IL TURISMO FRA SOSTENIBILITÀ E RECESSIONE. LA RESILIENZA ECONOOMICA DELLE DESTINAZIONE TURISTICHE URBANE IN SICILIA Marco Platania Università degli studi di Catania Resumen. El turismo se percibe generalmente como una fuerza motriz económica que permite a una comunidad acelerar los procesos de desarrollo económico y social. Por otro lado, crea presión y transforma el ambiente (tanto urbano como natural), especialmente cuando su crecimiento es rápido. Varios estudios analizan en profundidad el papel del turismo en el desarrollo de los lugares señalando que los efectos son diferentes y dependen de dónde se manifiesta la presión. En las ciudades, además del riesgo de superar cargas sostenibles en términos sociales y medioambientales, estamos sobre todo ante una pérdida de identidad. Esto es aún más cierto ante los shocks económicos, donde la reducción repentina de los flujos turísticos y la necesidad de contención de costes para las empresas pone en riesgo la sostenibilidad del destino turístico. En este sentido, el caso de Sicilia es emblemático pues en los últimos años ha crecido en los flujos turísticos internacionales sobre la base de una mayor apreciación de sus elementos naturales y culturales. Por tanto, el objetivo de este trabajo es describir el comportamiento de los principales destinos de turismo urbano en Sicilia en comparación con las crisis económicas ocurridas en Italia en 2008, a través de un análisis cuantitativo, evidenciando de este modo la capacidad de resiliencia de las ciudades a los cambios de los flujos turísticos. Palabras clave: Resiliencia; Sostenibilidad; Turismo Urbano; Sicilia 103
Abstract. Il turismo è generalmente percepito come un volano economico che consente ad una comunità di accelerare i processi di sviluppo economico e sociale. D’altro canto crea pressione e trasforma l’ambiente (sia urbano che naturale), soprattutto quando la trasformazione è veloce. Diversi studi analizzano in profondità il ruolo del turismo nello sviluppo dei luoghi. Gli effetti sono diversi e dipendono anche da dove si manifesta la pressione. Nelle città, oltre al rischio di superare i carichi sostenibili in termini sociali e ambientali, stiamo assistendo soprattutto a una perdita di identità. Questo è ancora più vero in prossimità di shock economici, dove l’improvvisa riduzione dei flussi turistici e la necessità del contenimento dei costi per le imprese mette a rischio la sostenibilità della destinazione turistica. In questo senso è emblematico il caso della Sicilia, che negli ultimi anni è cresciuta nei flussi turistici internazionali, con un gradimento crescente per i suoi elementi naturali e culturali. Scopo del paper è dunque quello di descrivere il comportamento delle principali destinazioni di turismo urbano in Sicilia rispetto allo shock economico avvenuto in Italia nel 2008, attraverso un’analisi quantitativa che evidenzi così la resilienza delle città ai cambiamenti dei relativi flussi turistici. Keywords Resilienza; sostenibilità; Turismo Urbano; Sicilia 1. INTRODUZIONE Il turismo è spesso considerato uno strumento utile per promuovere lo sviluppo economico e sociale, ma contemporaneamente rappresenta una forza in grado di influenzare notevolmente la struttura e i processi degli ecosistemi e degradare le risorse naturali non rinnovabili (Lacitignola et al., 2007). Inoltre l’industria del turismo è particolarmente sensibile a forze destabilizzanti come la guerra (Butler & Suntikul, 2012; Mansfeld, 1999), le complessità economiche (Holling, 2001; Milne & Ateljevic, 2001) e le calamità naturali (Beeton, 2006; Ritchie, 2004; Scott & Laws, 2005). Tuttavia, alcuni sistemi o comunità - sociale ed ecologica (Adger, 2000) - hanno dimostrato una capacità di adattamento per far fronte a queste perturbazioni, evidente caratteristica di resilienza (Cumming et al, 2005; Magis, 2010). Il concetto di resilienza è emerso dalle scienze ecologiche (Holling, 1973; Gunderson & Holling, 2002), ed ha attirato sempre più l’attenzione tra i ricercatori del turismo per la sua capacità interpretativa delle modalità di risposta delle società di fronte alle crisi e agli shock sistemici (Cioccio & Michael, 2007; Farrell & Twining-Ward, 2004; StricklandMunro et al, 2010). 104
La resilienza è la capacità di un sistema di assorbire disturbi e di adattarsi alle turbolenze per crescere con maggiore dinamicità (Holling, 1973). Dal punto di vista teorico un aumento della capacità di adattamento potrà contribuire ad un aumento della capacità di resilienza (Berkeset al., 2008; Gallopin, 2006), una condizione necessaria alla luce delle fluttuazioni delle economie globali e delle minacce globali come il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità (Rockstrom et al., 2009). Le destinazioni turistiche, le regioni e gli attori economici a livello globale si confrontano con diversi modelli di governance rispetto alle principali sfide cercando di affrontare il cambiamento climatico, i cambiamenti demografici e le crisi economiche. Se da un lato i possibili percorsi di adattamento a tali impatti sono stati ampiamente analizzati nella letteratura, negli ultimi anni è cresciuto il numero di studi che ha affrontato la complessità della governance del turismo, lo sviluppo della destinazione e la relativa gestione dal punto di vista della resilienza. Fra le diverse destinazioni, quelle urbane rappresentano un luogo di eccellenza, nella quantità e nella qualità, del consumo turistico. Esse hanno mostrato tassi di crescita fra i più rapidi rispetto al turismo in generale (Platania & Torre, 2013). L’interesse nei loro confronti è giustificato da diverse motivazioni anche imputabili ad un aumento generalizzato della domanda, alimentata non solo dai flussi intra-area ma soprattutto da quelli provenienti dai paesi emergenti. Nel contempo occorre considerare anche l’aumento dell’offerta, sia in termini di nuove destinazioni urbane, sia di nuove occasioni di visita nelle destinazioni già conosciute. Obiettivo del presente lavoro è quello di analizzare il comportamento, in termini turistici, delle nove città capoluoghi di provincia1 della Sicilia di fronte allo shock economico del 2008. Per raggiungere tale obiettivo verranno utilizzati alcuni indicatori di resilienza, abbastanza comuni in letteratura, applicati ai flussi turistici (arrivi) nelle destinazioni prese in esame. L’interesse dello studio è dunque rivolto alla resilienza economica delle principali destinazioni urbane della regione. Occorre considerare che nell’economia del turismo la resilienza può essere interpretata anche come la diversa reazione della capacità di carico delle destinazioni turistiche allo shock legato all’andamento dei flussi turistici (Cellini e Cuccia, 2015), ma questa prospettiva di analisi è lontana dallo scopo del presente studio, il cui approccio coglie solo alcune delle dimensioni specifiche della resilienza economica del turismo e quindi non è in grado di cogliere tutti i variegati aspetti della più generale resilienza economica. Considerando tale limite, lo studio si concentra su un aspetto specifico della resilienza ossia i cambiamenti dei flussi turistici nelle città siciliane a seguito della crisi economica del 2008, confrontando in forma quantitativa le variazioni ante e post shock e cercando di formulare alcune riflessioni 1. Occorre precisare che seppur le statistiche sul turismo facciano riferimento ai territori provinciali, la nuova normativa regionale ha soppresso le province ed istituito le città metropolitane (per Catania, Palermo e Messina) e i liberi consorzi comunali per le restanti ex province. 105
interpretative. Inoltre si cercherà di comprendere il rapporto fra ciascuna città e il suo territorio di fronte alla crisi, in un logica di interdipendenza sistemica. Pur essendo di natura esplorativa, la nostra indagine può dunque evidenziare alcune caratteristiche e tendenze nel settore del turismo isolano. Il lavoro si articola dunque in due parti. Nella prima verranno trattati alcuni aspetti teorici sulla resilienza in rapporto al turismo. Nella seconda sarà analizzata la resilienza del turismo urbano in Sicilia attraverso l’utilizzo di alcuni indicatori molti diffusi in letteratura. Infine le riflessioni conclusive forniranno alcuni elementi di riflessione anche in termini di progettazione delle politiche turistiche. 2. RESILIENZA E TURISMO Il turismo è sempre più caratterizzato da dinamismo e complessità. Sono diversi i fattori che concorrono a tale condizione: la globalizzazione, lo sviluppo delle tecnologie e dei trasporti, i cambiamenti nei mercati del lavoro. Tali complessità sono maggiormente evidenti quando prendiamo in considerazione una destinazione turistica: dal punto di vista strutturale essa può essere intesa come un sistema composto da un numero di elementi con diversi tipi di relazione (Baggio, 2008). La destinazione turistica è sensibile a diversi fattori che la rendono vulnerabile agli shock: la natura specifica del luogo dove si svolge l’attività turistica, la dipendenza dal turismo come principale mezzo di sostentamento, le strategie di marketing dei tour operator internazionali ei livelli di stagionalità (Calgaro & Lloyd, 2008).Tale sensibilità, la complessità del settore e le interrelazioni fra le diverse componenti del sistema-destinazione giustificano l’applicazione della teoria della resilienza: tale concetto è utile per comprendere come una destinazione turistica sia in grado di rispondere efficacemente e adattarsi positivamente all’aumento dei cambiamenti e dei disturbi globali (Farrell & Twining-Ward, 2004). La parola resilienza deriva dal latino “resilire” che significa saltare indietro, rimbalzare. Tuttavia, il primo uso noto del termine resilienza è stato nel campo della fisica classica nel 1824: la resilienza inizialmente è stata definita come la capacità di un materiale di ritornare nella sua condizione iniziale in termini di dimensioni e forma dopo la deformazione dovuta ad uno shock di compressione (Modica & Reggiani, 2015). Una prima definizione di resilienza è dunque di stampo ingegneristico ed è legata alla resistenza ad un disturbo e alla velocità di ritorno al punto di equilibrio (Berkes & Folke, 1998). Questo senso di resilienza tende a dominare nei campi di studi di psicologia e nell’analisi dei disastri, dove si cerca di comprendere perché le persone, le città, le regioni riescono a recuperare da disturbi o da sollecitazioni intense (Pendall et al., 2010). La teoria della resilienza è stata studiata nel settore turistico da diversi ricercatori a partire dagli anni 90 (Sheppard et al., 2014). Il concetto di resilienza inizialmente è stato 106
analizzato in termini di fluttuazioni di mercato del turismo (O’Hare & Barrett, 1994) e di impatti provocati dal turismo sull’ambiente (Nystromet al., 2000). Successivamente l’attenzione degli studiosi si è concentrata anche sulla resilienza legata al cambiamento climatico-ambientale e ai relativi problemi di sostenibilità del turismo (Klint et al., 2012), al disastro ambientale e al management del rischio (Biggs et al., 2012; Hall, 2010), particolarmente nella prospettiva territoriale (Cochrane, 2010; Larsen et al., 2011). Più recentemente, sono stati molteplici i contributi che hanno esaminato i fattori che rafforzano la resilienza nei sistemi di governance del turismo. Tale crescente interesse si manifesta nonostante alcune posizioni critiche sulla vaghezza concettuale della resilienza (Strunz, 2012), tanto da portare allo sviluppo di una discussione circa l’utilità di tale framework teorico come concetto per studiare gli impatti del turismo (Strickland-Munro et al., 2010). La riflessione sulla resilienza in rapporto al turismo inevitabilmente comporta la discussione di tre aspetti: il rapporto fra resilienza e le destinazioni turistiche, intese come sistemi, la relazione fra comunità e resilienza e infine il tema della vulnerabilità. L’impatto che produce il turismo su un territorio ed in particolare su una destinazione, è il risultato di un complesso processo di azioni che provengono, in modo incrociato, dai turisti, dalla comunità ospitante e dalle caratteristiche della destinazione, le cui relazioni sono illustrate da diversi autori (Farrell and Twining-Ward, 2004; Faulkner & Russell, 1997). Le caratteristiche e gli effetti di questo sistema complesso di relazioni possono essere più facilmente comprese all’interno di un quadro teorico come quello del socio-ecological systems (Gunderson & Holling, 2002). Questa prospettiva permette di considerare con più attenzione la fragilità della destinazione e i rischi associati ad una pressione eccessiva del turismo (Nelson et al., 2007). L’analisi di esso, in questa visione sistemica, permette inoltre di considerare la non linearità del turismo, ossia le sue complesse interazioni con gli altri elementi interni ed esterni al sistema, inquadrando la problematica nel tema del caos e della complessità (Farrell & Twining Ward 2004; 2005). Proprio questo aspetto rappresenta la principale differenza fra la resilienza socio-ecologica e la resilienza di altre forme di sistemi. Essa riconosce l’inevitabilità del cambiamento e abbraccia la trasformazione e l’adattamento per affrontare e gestire il cambiamento (Hegney et al., 2007). Il secondo aspetto da prendere in considerazione nell’affrontare lo studio della resilienza nel turismo riguarda il rapporto fra la resilienza e la comunità. Tale rapporto è molto importante poiché i piani di resilienza a lungo termine, volti a garantire la resistenza, non possono essere praticati senza una comprensione dei processi socio-politici sottostanti (Cutter et al., 2000; Thomalla et al., 2006). In questo senso, nel considerare il rapporto fra resilienza e turismo, occorre analizzare anche il ruolo della comunità ospitante. 107
Qui occorre specificare che la resilienza può essere definita sia in termini sistemici che individuali. In relazione agli individui, la resilienza è vista come la capacità di affrontare e recuperare personalmente dalle avversità. È considerata nelle dimensioni cliniche, dello sviluppo (la resilienza bambini e dei giovani), del benessere soggettivo, degli aspetti sociali del lavoro (Sheppard & Williams, 2016). La resilienza può essere pensata come un mix di qualità personali e comportamentali piuttosto che una caratteristica specifica (Ayala e Manzano, 2014) e quindi è una qualità importante per gli imprenditori (Sutcliffe & Vogus, 2003). La community resilience riguarda la capacità dei componenti della comunità di utilizzare le risorse della stessa comunità per procedere in un ambiente precario e in continuo cambiamento (Berkes & Ross, 2013). I concetti di resilienza della comunità si riferiscono quindi alla capacità della stessa di far fronte allo stress, superare le avversità o adattarsi positivamente e riprendersi dalle esperienze negative e possono essere il risultato di apprendimento e di esperienza (Luthar, 2003). Nel contesto della comunità resiliente, la capacità di recupero è considerata attraverso le dimensioni economiche, ecologiche, sociali e istituzionali (Berkes & Ross, 2013). Per un governo del territorio resiliente, la governance della destinazione deve sostenere la preparazione ai “disturbi”, attraverso la creazione e il mantenimento della diversità (ad esempio potenziando i processi decentrati di apprendimento sociale), e deve rispondere ai disturbi attraverso la creazione e il mantenimento della flessibilità (ad esempio rafforzando l’azione collettiva centralizzata). La quantità di resilienza in una comunità può quindi essere determinata dalla sua capacità di tamponare perturbazioni inattese (Adger, 2000), dalla sua capacità di auto-organizzarsi (Walker et al., 2004) e dalla sua capacità di apprendimento e di adattamento (Folke, 2006). Un alto grado di combinazione di tutti questi elementi porta a livelli elevati di persistenza e alla robustezza del sistema (come quello turistico) (Folke, 2006). Ne sono un esempio le “Experiences of community-based tourism” (CBT): le comunità possono migliorare le loro condizioni di vita senza scomparire e senza danneggiare irreparabilmente l’ambiente. Gliobiettividella CBT sonomolteplici e ambiziosi: “communities’ empowerment and ownership, conservation of natural and cultural resources, social and economic development, and quality visitor experiences” (Hiwasaki, 2006: 677). La pressione del turismo su una comunità potrebbe fa passare la società da un’economia instabile ad una stabile, ma è necessario che questo sviluppo rimanga caratterizzato da quello che viene definito come “triplebottom-line”, in cui le politiche e le azioni cercano di bilanciare costi e benefici sociali, economici e ambientali (Hall & Lew, 2009). Questa attenzione è di vitale importanza per le comunità per proteggere e diffondere ciò che è prezioso e indispensabile per la loro sopravvivenza (Amir et al. 2015). 108
Gli studi sulla resilienza sono complementari a quelli sulla vulnerabilità, tema di maggiore importanza nel settore del turismo, soprattutto rispetto ai cambiamenti climatici (Moreno& Becken, 2009; Nyaupane & Chhetri, 2009). Secondo Turner la vulnerabilità è “the degree to which a system, subsystem, or system component is likely to experience harm due to exposure to a hazard, either a perturbation or stress/stressor” (Turner et al. 2003: 8074). In tale definizione sono evidenti i legami con la resilienza. Atri autori identificano la vulnerabilità in base ai seguenti fattori: (1) esposizione, che è il grado di rischio che un sistema deve affrontare da disastri naturali; (2) sensibilità, che è la capacità di un sistema di difendersi dai disastri; e (3) capacità di adattamento, che è la capacità di un sistema di recuperare da eventi estremi (Adger, 2006; Cutter et al., 2000; Gallopìn, 2006; Tsao & Ni, 2016; Turner et al., 2003). Secondo altri studi i due approcci differiscono sostanzialmente (Becken, 2013): la resilienza studierebbe i sistemi complessi dando maggiore enfasi alle dimensioni sociali e agli aspetti di governance (Miller et al., 2010). Come chiarisce Becken (2013), l’obiettivo della resilienza è quello di aumentare la robustezza in senso dinamico piuttosto che sostenere la stabilità. Al contrario gli studi sulla vulnerabilità si concentrano soprattutto sulla riduzione delle vulnerabilità di gruppi specifici (Nelson et al., 2007) e cercano di comprendere le cause e le dimensioni del fenomeno. Inoltre le riflessioni sulla vulnerabilità spesso sfociano in aspetti manageriali connessi alla gestione stessa dello shock, senza preoccuparsi dei sentieri di sviluppo che potrebbero venire intrapresi dalla destinazione (Cioccio & Michael 2007). 3. LA RESILIENZA DEI SISTEMI TURISTICI SICILIANI 3.1. Il turismo in Sicilia: un quadro di sintesi La Sicilia è una delle regioni più conosciute d’Italia, sia per il suo valore culturale che per quello paesaggistico. Ciò però non corrisponde ad una reale capacità competitiva in termini turistici. Al 2016 la Sicilia conta più di 4 milioni di arrivi e oltre 13 milioni di presenze e si piazza al decimo posto fra le regioni italiane (Tabella 1). Osservando la distribuzione dei flussi turistici a livello nazionale, risulta evidente la polarizzazione del turismo in poche regioni: le prime cinque (Veneto, Lombardia, Toscana, Lazio e Trentino) raccolgono più della metà delle presenze nazionali. La Sicilia è la decima regione e la seconda del sud d’Italia in termini di arrivi. Nel corso degli ultimi dieci anni tale regione ha avuto una crescita lenta, ma costante, con tre crisi, in corrispondenza del 2000, del 2007 e del 2014 (figura 1). Risulta interessante notare come al 2016 la quota dei flussi turistici italiani sia pari a quella corrispondente degli 109
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Palermo, Catania, Comiso, Trapani, Pantelleria e Lampedusa. Gli aeroporti di Palermo e Catania sono considerati tra i principali gate da e per la Sicilia per viaggi sia a carattere lavorativo che a carattere leisure, mentre gli aeroporti minori come quello di Lampedusa e Pantelleria sono a carattere prettamente turistico. Figura 1 - Evoluzione delle presenze turistiche in Sicilia Tabella 2 - Sicilia, turismo straniero 2016 primi 10 paesi di provenienza Stranieri per nazione di provenienza arrivi presenti Francia 378.955 1.418.174 Germania 305.940 1.120.765 Stati Uniti 176.426 438.755 Regno unito 167.778 633.860 Spagna 113.873 232.262 Paesi Bassi 103.556 344.679 Svizzera e Liechtenstein 92.025 286.557 Polonia 66.561 263.799 Belgio 66.391 246.038 Russia 49.850 275.142 Altri paesi 619.214 1.873.911 Totale 2.140.569 7.133.942 Fonte: nostra elaborazioni su dati Regione Sicilia 111
di Hig rec - Low res. La città di Ragusa si posiziona decisamente nel secondo quadrante (Low rec - High res) mentre quelle di Catania e Trapani accentuano la loro posizione all’interno del quadrante della resilienza (High rec - High res). Figura 3 – Indici di recupero e resistenza degli arrivi stranieri nei capoluoghi di provincia siciliani e nel relativo territorio provinciale I comuni delle province di Ragusa e Agrigento hanno invece un comportamento opposto, muovendosi infatti dal quarto quadrante (Hig rec - Low res) verso il secondo (Lowrec - Hig res). I cambiamenti consistenti dei valori degli indicatori si debbono dunque alla componente straniera dei flussi turisti in entrata. Possiamo quindi affermare che la più marcata resilienza dimostrata dalle città di Catania, Trapani e Siracusa la si deve proprio ad una maggiore consistenza del turismo internazionale. Anche per Caltanissetta il posizionamento nel 118
quadrante High rec – Low res è interpretabile come dovuto alla diminuzione dei flussi stranieri nella fase di post crisi. Come anticipato in metodologia, l’uso degli indicatori non tiene conto delle reali dimensioni in termini di flussi turistici. La resilienza di una destinazione viene infatti calcolata a prescindere dalle dimensioni dei flussi turistici. Appare però lecito verificare quanto tale dimensione possa influenzare il comportamento resiliente di una destinazione. Per completare l’analisi è stata quindi effettuata una ulteriore elaborazione grafica, in cui sono state rappresentate le 9 destinazioni urbane siciliane secondo gli indicatori di resilienza e resistenza e dimensionati per percentuali di arrivi stranieri (figura 4). Sostanzialmente, la dimensione della “bolla” nel grafico restituisce la misura delle dimensioni dei flussi turistici in entrata. Considerando dunque anche i valori assoluti degli indicatori, è possibile “pesare” i risultati ottenuti. Innanzitutto appare evidente la presenza di una grande destinazione turistica (Palermo) seguita da un gruppetto di tre città (Catania, Siracusa e Agrigento). Le destinazioni più piccole (Enna, Trapani, Messina e Caltanissetta) sono anche quelle che possiedono i valori degli indicatori più alti e si trovano in corrispondenza di ciascuno dei quattro quadranti. Sembra plausibile supporre che le ridotte dimensioni dei flussi turistici renda più esposte le destinazioni urbani ai cambiamenti. 4. Considerazioni conclusive La crescita del livello concorrenziale ha spinto diverse destinazioni urbane ad attuare strategie volte ad sostenere la capacità di attrazione: le città diventano quindi contenitori di un numero variegato di eventi. Tali fenomeni insistono sulla capacità di carico fisico ed economico già di per sé consistente all’interno dello spazio urbano: la progettazione dei fattori di attrazione turistica deve essere pensata in una logica di sostenibilità tenendo in considerazione la natura delle città, in cui lo sviluppo delle attività turistiche si inserisce in un tessuto socio-economico, culturale ed organizzativo già consolidato, interagendo con le altre funzioni urbane e sovrapponendosi alla rete di relazioni e di flussi di domanda preesistenti (Laws, 2002). Figura 4 - Indici di resistenza e recupero degli arrivi stranieri nei capoluoghi di provincia siciliani dimensionati per consistenza degli arrivi 119
In questo quadro la città è un luogo in costante movimento e mutamento. I diversi attori concorrono in una rete dinamica a ridisegnare continuamente lo spazio urbano e la conseguente organizzazione delle pratiche turistiche. Ecco quindi che la competitività turistica di una città non dipende solo dalla sua storia, dalla quantità ed attrattività delle risorse principali e dalla qualità dei servizi offerti, ma anche dall’interazione dinamica tra tutte queste parti. Riflettere sulle caratteristiche del turismo urbano, e nella fattispecie del turismo urbano siciliano, porta inevitabilmente a concentrarsi anche sui temi della sostenibilità e dell’identità. Se è inevitabile (ancorché desiderabile) l’incremento dei flussi turistici nelle città dell’isola, è certamente auspicabile un incremento della capacità attrattiva del territorio circostante. Il turismo urbano si arricchisce se proposto insieme a quello dei borghi e dei piccoli centri. La maggiore dispersione del turismo sul territorio riduce infatti gli impatti ambientali e amplifica quelli economici. 120
Lo studio ha permesso di evidenziare il comportamento del turismo urbano nelle principali destinazioni siciliane. L’utilizzo degli indicatori per la misurazione della resilienza, unitamente all’analisi dei flussi turistici presenti anche nei territori circostanti le grandi città, ha permesso inoltre un’analisi a carattere sistemico all’interno del framework della resilienza. Sono state evidenziate le destinazioni che hanno saputo modificare il loro ciclo di sviluppo di fronte alla crisi e, viceversa, quelle che invece hanno subito gli effetti negativi della recessione. La poca raffinatezza del dato non permette analisi particolarmente approfondite, ma è possibile avanzare alcune sintetiche considerazioni conclusive: innanzitutto la capacità di reazione allo shock appare influenzata dalla consistenza del flusso turistico interno. Infatti nel momento in cui si esclude dalle analisi tale parte di dati e si concentra l’attenzione solo su quelli relativi ai flussi turistici internazionali, alcune destinazioni mostrano un comportamento sensibilmente diverso. In alcuni casi la componente estera influenza i due indicatori utilizzati (potremmo dire che contribuisce ad una maggiore resistenza), mentre in altre destinazioni tale analisi non modifica o modifica molto poco il risultato. In secondo luogo, per alcuni territori, la resilienza mostrata dalle città non sembra avere capacità di trascinamento rispetto al relativo territorio: lo shock sembra infatti influenzare in modo diverso le destinazioni urbane e i territori prossimi. Solo la provincia di Trapani mostra una resilienza sistemica. Inoltre sembra che la funzione delle città quale elemento accentratore dei flussi turistici sia generalmente più evidente dopo la crisi del 2008. Il migliore o peggiore risultato non allontana comunque la necessità di attente valutazioni sulla capacità di sostenere in modo equilibrato l’eccesso (o il difetto) di presenze turistiche nel tempo. Quanto sia stata voluta questa resilienza da parte delle città analizzate è certamente argomento di non facile decifrazione. La destinazione Sicilia, ancora al di fuori dei flussi turistici dei grandi tour operator europei e mondiali, sembra essere ancora “oggetto” piuttosto che “soggetto” in questo mercato. 121
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