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Vita de S. Eufemia vergine e martire ... : cavata da'Martirologi, et antichissimi autori

Perdicaro, Giuseppe, (S.I.)

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V I T a evfemia vergine, e mar" TIRE cittadina di calcedonia. CAVATA DA’MARTIROLOGI, ET ANTI¬ CHISSIMI AVTORI. ^ DAL PADRE - G I V S E P P^E PERDICARO DELLA COMPAGNIA Di GIESV. In Palermo nella Stanip. j j Pietro dellTfola 1(575. Imfr. Guh.^ y,Q% lmj>r,R..Ioj>fulusP- A T I V AI M 34 V 3 2 -^AM 3 3^IT .AMOaaDJAD KI AHiGATTi3 4TkA T3 .lOOJOJIITHAM’Aa ATAVA.'' .IHOTVA 1MJ?,21HD 3 }l G A 3 .1 A a viD oiìAOiaaaq .V2HIO la AIHOA^l/iO^ AJJ3a ^ -L -qfr.'t:? Alhn n[ ^ .;;;vuun>l.MK . \ ANDREWS de p v t e o Pa^Pos,TvsPR„v,Na.ussoc,aTA„s lefumRegnoSiciii*. commmkm,faculutemconceàmu. mandemr.ft ita ijs, ad quos pmmet, videbnur. ‘ Z ?" r^nfidem has liuem manu noflra/uh/mpta ,, ciA S A N D R EAS DE PVTEO. <4? f v' é' *nf. 2 iv 3 il a oaTV^HCI i ,n'ATaD02SUA,aM>VOOT*VT.^O<lJ.* .sir.ol 2 o n g o>ln!iJUl .2 ib «liv. ” f::S -v.<i'\ ‘ w.w«‘V‘ ■ \ \\ y- * y 4 (!tt 'N } ■ c ,«A0 aV'ia v\..i ur.-^-Sb.^ ivr <b,vx»^ibW^«w \ ,,i,-ìx . u:^'yv ■ oai'vq a-2 sàa^'iMA. V I T A, E MARTIRIO DELLA SANTA VERGINE. E M A R T I R E E VF E M I A CALCEDONESE. ^ A P. I. Patria > e Parenti di S. Etffemm > L tempo diuoratore, che con¬ fuma tutto ciò, che par fia di conditione incorruttibile,at¬ terra quelle machine, che fembrano nate per gareggiare coln I f potè pure di. flruggere la fama glonofa di coloro,che moren. do per Cnftofi fono refi Immortalijefsédo l’im Premio della loia virtù, ie non fog.' A giace % giace alla mutitione delle flagioni . Atterrò bea egli la Città di Calcedonc > Patria della Nobili^- fima Martire S. Eufemia, quantunque folle vna delle più rinomate Città dell’Alìa Minore, Me¬ tropoli della Prouinefa di Ponto, in cui fiorirò* no le Collidi molti Imperadori, per ricchc2ze> c magnificente cclebratiffima in tutto il Modò# c la fommerfe in quelle fpauetofe tempefte dèl¬ ie guerre Afiatiche in maniera, che appena da’ Geografi bora s’addita> non dico la figura di fua grandezza ; ma nè pur il fico, doue ella fu» Per¬ che altri vuole , che fia il medefimo, doue Ibrge Calata 825. paffi da Gonftantinopoli diftante; (quanto fi è quella diuifionc di terra, che TArcipclago , & il Mar nero in Vn ampio canale rèfiringendo,infieme cògiunge, e Bosforo Tracio s'appella. ) Et altri^iiconofcendo più attentamete il luogo,doue fu Calcedone da Megarefi fab¬ bricata , vuol fia quel capo di terra, che fi volge al mezzo dì, e mette neHArcipèlago, 6cè lafòcc del Bosforo > in cui à fronte di Conftantinopoli iioggi fi vede Scotaro non iiìen forte, che. illuftre Città. Ma fcegli feppelli cogli edificij ancor la memoria di Calcedonia,non'potè dico oltraggiare le glorie deli'incóparabile fède della Vergine , c Martire S. Eufemia, perche quantunque fia da-» ta ta la fua Patria,àfommerfa dal fànguc,ò. incene¬ rita dai fuocodl nome della fua Nobile Cittadi¬ na è riinafto Tempre celebre > e gloriofoj e ben¬ ché siano ne medefimi feogti naufìagate^ Viftoric di quei tempi, nè fu fiata miglioria lorte di quegli Auttori,che imprefero à fcriuere lammirabile Martirio di quefta Vergine , di quella, che auuenne alfannati di quei tempi conflifamente con gli huomini, e le Città diff^tti i pure perle notitie , che ci dan Niceforo, Surio, il Cardinale Earonio , 8c altri non meno eruditi, che autoreuoli Scrittorici fan conofeer^ il valore della Fede Criftiana hauer no¬ bilmente trionfato deiridolatria per mezzo d v-* na Donzella con prodiglj tali,che appena v^uali fi leggono nelle vite de’ più rinomati MaHiri di Grillo, Nacque la Vergine Eufemia in Calcedon-L» da Parenti molto bene agiati,e. non mcnriguar-i deuoli per fannehità delle loro nobilifiimc fàmigUc ,che per lo (plendore delle ricchezze. Fu il fuo Padre huomo ftimatiflimo,, e Senatore>8c hcbhe nome Filofrone, e Teodotofia la Madre* o come ferme Baronio citato da Fra Zaccaria^ Ijppeloo, Teodofia . Signora, affai pia, e chej graty)arte della lua. robba a’ poueti limorinaua* ^ wmo, dal generofo, A z. pedi- ^4 .. , _ pedale , la pietà da’ fuoi Genitóri > maturando dokiffimi frutti d’ogni virtù; perche colle doti della natura di rara bellezza,e di gctiliffime ma¬ niere, congionfc infieme vna rara modeftia_j| ceompofitione di cofìumi, molto lontani dal¬ le leggerezze , che fogl'ono rendere fprezzeuole reta puerile ; perche nella fua fanciullezza trapaCaua il tempo or’ indiuoti efercitij, or in,.' amorofe contemplationi della vita diCriftojtnoflrando nciroperc quanto foffe inchineuole alla pietà. La gratiadiuina accompagnata non mem, dalla diligente cultura della buona Teodo.fia,che dal genio facile alla diuotionc operaua in quella tenera piantarella -luauiffinìi frutti per lo Spofo Cckfìe , Se in sì fatta maniei*a delie virtù di Eu¬ femia fi compiacque, che la volle tutta per infiammandola colla fua carità, inmodoeho altro non bramaua, ne ccrcaua fuor che di confegrarlegli per fpola,ha-uendoin abbominationc tutto ciò, che il Mondo tiene in gran pregio k gale,e vanità donnefehe, gli agi, c le ricchezre paterne. Or ansiofamente cercando di piace¬ re al fiio Signore, fece vn generolb rifiuto di tutte le fperanze paterne, elegcndo lo fiato Ver¬ ginale , confecrandofi à Dio con folennc profeflione , e fecondo il coftumc introdotto in fin dagli Apofioli, di velar le Vergini, con grofia-, c nera , _ ., __ __ _ __ ? c nera vefticìuóla'fi'atnroantòjper moflrarci che non intendeua di piacer à gli occhi del Mondo, quali già haueua in odio , e dilpregio , ma al fuo Spofo, che vnicamente ella amaua. Con tal atto incominciò Eufemia nel fiore della (uà etd à dar liete Ipcranic di matura pietà , c nell’alba di fila fanciullezza si faccua prognoftico quanto chiaro douefleefler il giorno di lua vita ^ cho come diffe lo Spirito Santo dcirivuomo "iufto. Vi fempre crefeendo in maggior fplendoio" Così le fue virtù vesiuano ogni dì più ammira¬ te da Crifliani , e la fama di quelle fi era pe« tutta la Città diuolgata; ne fù calò che folle im¬ pollo a quella illullre Vergine da’ fuoi Genitori Il nome di Eufemia, che l ifteffo vuol dire. che Wla fama -, eftendo che non in vna loiaCalcedone, ma in tutto il Mondo C rendè sì chiara,c gloriola, che fu llimata vn prodigio della Diuina Grada, immobile negli affalti di tanti tormenti, diuenendo oggetto di marauiglia a’medefimi Tiranni inimici fieriffimi della Fede co me vedrafli nelprogreflo di quefta Iftoria. ’ CAP. Surre quei CrifliaBi al ciilto dcgrWoIi. Onde diffimulato lo fdegno à cortefe maniere inco¬ minciò à dire ; Inorridirli, nè poter fenza lagri¬ me mirare quel nobile Drappello in così vile articfcdn fembiante sì difmeffo, fquallido>e {mun¬ to j nè poter fofFerircjchc il fiore della nobiltà deirAfia,e la più viua giouentù di Ponto fi fpfft lalciata portare in iftato sì deplorabile dallaltrùi fuggcftione > c che non cercaua pur quelli, maJJ queimaluaggi maeflri, & incantatori, che l’haueuano ingannati per vendicareloltraggio to alle loro pcrrone,alla Patria,à gli Dei.^peraua bene, che;fi (arebbono auueduti de loro errori > riprendendo quella antica Religione, chetraffero col latte dalle poppe materne, comune à tut¬ to il Mondo, comandata da’ Cefari per viucrc negli agi, c ricchcize delle cafe paterne, 6<: irL, quei honori, con che logliono ingrandire gl’ Imperadori quei fudditi, che fono no mcn à loro,editti, che agli Iddi] immortali Fedeli. ■ Ma fi come fi dice, che il Serpente ottura i! fuo orecchio aglmcatefimi del Ciurmatoreicosì quella prudente moltitudine di Criftiani fi refe forda alle voci del Proconfole , à cui vnicamenic rispofeeffere à tutti vn medefimo cuo¬ re nel profeffare vna medefima fede, per cui difefa cjfponeuafìo nonfolo le robbe, ma ancor, ” V~^. le le popnc ^ ^rimco,tC fedotti'da ingannator^ddOitirinsiti 43 Ctoc-- firÌ3 che altra mercedeinò ricUiedepanbrdsì loi;Ox che la propria lor falutc > nè poterli giaminai la, lor coftanza batterfi da.vane promeffe, ò da pru-, deli tormenti, perche ftauaa ben fondati hi il ^ chijiro conofeimento della ycfa religione , daji cui poteuan lolamente fperaré rcterna felicità^ non già dalle pietre > ò legni infenfati fatti Dei da gli artefici, che non poUono difender fe fteffi dalloltraggi del tempo. Siam, diceuano, fuggiti nelle fp;elonche,6c.habbia eletta per noftra ftaza la folitudine^ perche quiui trouiamo rinnoceza, effendo.nelle,Città le fiere , che bramano deuo-. rarcila.gmftitiajfiamo in veftimenti poueri,c laceri, in fegno del noftro pentimento, per hauer adorati Numi adulteri e micidiali . Dio volefl[c,che ancor tu a prilli gli occhia sì chiaro lu¬ me, c conofeedo la. verità ti rendefli alla Fede di Grifto , e calpcftalB i Demoni), in cui tu vene¬ ri fio Itamencediuinità. Non moftxQ venire oftefo da 'quelle parole Prifco,ma raffrenando nel cuore lo idegno,pro.. ferì fimulatamente, come compaffion^uol'e Pa¬ dre .vòciamorcuoli, dicendo, non clffer quella^ Religione da feguirfi da géte di sì nobile iotendvmcfitOjche non jioteua mai eredere fi peiTua» d?r* ' chi' ciis{rÌnfoi €9è^I®&Oi)fllbi4§6^ iipcr4fc,-(lift ccUi^^hè‘(gote&i^i'dal vòllrò intelktto .gli etrotlW/ tàM ttìrtìcret'è .j^fc^non^vbletb' > c h e là! corvd ai perdita ddléVéftré Wbbér della vita. * Ì5éh^natèH‘^ét*i' Relrgione deVoftri M^giori i‘alF^bbidicns^a^ di Ce(are , chc cosi ttrlnlam e'iYté Cf^blig'a*; 'àllèqvolìì-e-GaCe :, Salali Pàtria: non mfbFbldat6i'tó^lJ)léì'T^ dd^^toftrof Popòl<)b‘Ìt cé^li1ùm4ltegf‘ò^^l;:-flonivogli^t^^ furiéflàfécó^lp^étrà^òK &^tf6feirG^fiPcrHevbifti^c fàni*io farfj del fidrépfÙ gestitedcitìigipuentù (i^kéddnclei'*'^ ■ ' - -ì ;ìo f ^ Ma* la genérdfà cóflinza’ de’lampioni di Crifto non vacillò nel: fecàndo affalto j perche fchernendò lé-parolc dèi PróConfole, moftroffi lèriipre vgdalè,c ridlléndiinàcc^ ‘è-'iìcile^promeCfe 5 &: arditameta rifpofe,‘CheieffendO'Vnàvbl*ì ta iiluminatidalla Véfa.Féde,nòn {àtebbono per irbbandónarla giàmai', mófli dal terrore di tutti tormenti, e dalla'mcdefi’ma rnXDrte,c cheilimc** rchbbn.o a gtan feliciti'fpàrger per amor diGk-' su Grifìò il lor fadgue.'i qiiandè» chè egii'in beineficib^e! Mondo'fù s1 prodigo del fuo > c chr ■ , .. la<loro.aio^ -k)ntóaU«J}li)iyjeì»i^4jiVjjigg^dBig^ . ■ quipé? .fiidoueàQpfi3je,<;oftuo/q!U?lU4i]^^^^ ,7TT ' ■ ' ■ ' ‘ :>fr! ■ - ■ , ',, ' . .T ;• - . ,c ^i'.,v:':; ■ • / ; i (jl»mfCanfegi>riM Crifiam.'Tjarie^uift^^^pi:, ;-t: :...3..-! E';r ! ;ìo.'' ■ „ .. ■ \ ,-. "A* ' jl Tira nno j è Jt\i d.ippfta lamcntita-piaceuolezta diede nelleiitmanie > tutto pjenp di,furqré, JLafcerò, difle> le;f^r^iil&.> q farò,iq_u:jodO;, che tutto Pontpùm- , p ari, a voftre rpcfCiS^tlua} ojhedicnza ,debb,3fi,pic, . ftarei Gsfare^Tqu'al hoaqrc ag^ddi],.^pósi egli» eiconia_ttdò,;ehe per ip.'giorni foljero'cond,ptti inpanri à lui, facenduU ^hernirc,dalla Pleb^ in>yUifli(i)qtniapi<!reiCtudeIpiiente flaggellandol!.ft4^SltnlcftOìgta(@Ì> ètapjpiniiiacerandq earjie^d-aJijriiqpQ; facellgcaf.4cfttl_{}r,ufìulji,ndoilc ^embta V e:cqKÌfiìi?ifiti tortnentitutti ^igen- - dp Ihaucua refi,si sfigurati »fhe quante; vo't eia mattina yfeendo da prigione ne andauano al :Tt).l^niae*.,fetpbfaua,no,tàù kheletri,fenza^ Ambiate buipano «;Màqp5ia,p,iùi yeniua infìaee Itoti, corpo ^tanto piùiapp^riua vìporofa • _?* pui'^ta ) C ò m e Tota nelle fiamme, de* ... .. l6 patimenti. Non vi'hà cofa, che più ftuizichi il fùrorcid’vh T^irannò > quanto la coftanza nc tor¬ mentati,e che (i predano à fcherno quelle pene, in cui egli hauea pofta la fperaza di ridurli al fuo volerete perche ftimaua fuo {corno, che più tofio farebbon per perdere la vita,che la fedejmofirè.di rcnderfi'vcrfo i contumaci pietofo ; onde a capo del ventefirnb giorno, chiamatili nel fuo palagio diede con finta pietà IVItimo affalto à quella imi itti {qlìadra dc’Cbnfcfiori di Cciftptdicedó, CopdfTibnarèla'pcrtinacia di gete «ì nobi¬ le, thè fi era fatta {prcgcuole fpettacoio' di tota là Citta, e che pér'difrfà'dcllaltrui sì lùhgò ‘ tehipb’ *éra ftàtaf^* idò*pièdi trà ceppi ,*"c còlle datene àiphnita ’ co'h sì acidrbe per^Vddhigi^artdó lo splendore del¬ la loro famiglia '5 e della patria jma, che poteuano ormai fcanccllare quella gran macchia, com, réndeffi ài fuò vólerr^e ritornando ali ant‘caRe- 'llgionc: alloia’haufébb^ fare ia^ ' nlàìiieTa,- dlielà paffita idnòfhinià volgeffe nc primihonori , à*nti màggiòriy^òòn acquiftàrla^ gratia deiriniperadorc. ' Mi fc non potè fuellere quello gencrofe* piahte ràdicàté'òdHà dikttiòn di Crifto là fa' ' ria deir Acuirò ne 'Cbn 'tanfi tòrmcnti, douettcr ‘cITèr meli* gagliardi ad oltraggiai le l’aùre lufmghiere _ i? galere dii vani profeiftes oo 3 € UAcrncnSofiidafele prooieffc di Prifco,c:dcllc file n)inaccc,fi oflfer rirono tutti di buon cuor^ ad incontrare pivi acerbe pene, e la medefima morte ; allora come fiume, che ingroffato non può più tra Targlne-# ritenerfi, ma che impctuofo trabocca, così do¬ po lungo diffimularc entrato ilPrcridentc nelle fmanie comandò > che quelli 49. Confeffori di Crifto fodero con crudeli battiture nella faccia^ percofli, infìn à (correrne da quella larghi riui di fangue 5 ma quei volti dalle ferite sfigurati, per celbfte‘virtù incontinente'diucnncrofrìvòltti più belli , fenza tener vmfegno di pércofla., 8d mani^^oldi tramortiti fi.viderò caduti: in terra ’- fCrebbe a tal prodigio l’ira di Prifeo , iceihendòg che: siVgran miracolo foffe àglUftantrdncentìuò di abbracciar quellafede>che egli tantoabhoriiua.>& haiuerebbe terminata quella fccna co U nal fentenia-'di morte i fé Apolliano.CQnfigliatb non haueffe douérfi -attendere udagflmbeTadoiii Gto , trhe era per ben di rHolucre Capra la vitandi tanta;, c st nobil gente , e^ché rimandataqueiS ^Eufemia. che cria fa- dfettito^ojiaffeanfeHi^fua.., mcttercbn lì*^$cm fòuerxjxaftigo ar'-compagni gran terrore^ • .ijù ^ C ^ A i-R -r' ■ Ur‘. I ... :h ■ . . iurryii’i ^ La EmaiEufmiamenei» molte]maniere ìcomiattùta dal Proconfole, *’ y i D Vnquc rimafta fola Eufemia nello fteccato fu ccmpiaccuok volto , c molle paroli da Prifcofcfortatà.ad‘haucr riguardo allachiarcz.-. tódcl fuo langueintiiita Ponto rigùardeuolc • al fiore non mcn di>fua età:>r che di fua bellczia, alle nobili fperanxe di màritaggi/Sc honori, che fe k; peòmetteuano, quando ella fagrificaffe d Martè ^.e rcnunciafle Giesù Crifto ^ ma la Vir-^ tu Diuina tanto pi^potonte fi rnofka , quanto che fi’ Vale'Ji piàfiqUbliiftrumcnti per abbattere fl: mondano iprgogflia» clTcndo fuo cofltimc ador plrarè quelle edfcjxHclfcmbran molto fprcgic^ nòli» per riportare là palma ne'xombattimentt della fua Fede. Eufemia arraàtafi con il fogno della Croce j rifpofe gcuerofaracntc al Tiranno: Non ri perluàdefe>à Prifco>chc tu combàtti con vna Doni^lla dilkata ^ c T ola , fenza verun huo^ mo, che la difenda, perche Crifto mio Spofot 3 # im à cui vóxohfe^ai S« te mi'xeiide» che mi tidoKi^lc tue gioilco rie’ tuoi tormenti «fi par ciò;, ché ti agr gr&daj eritroui la tUa-crnxlcltàile pene piu* fite > che non farà mai fia abbandoriata da mé-» quella fede . che in fin da teneri anni profeffaii riè mai fi fpegnerà col mio fangue. nel spetto 4 dólce amor del mio Spofo,cheinfin dall’età pr, ih rha'tnibruggiò. A Dio, non a Demoni) fi dewj^ rhohòré de Sagrificij ,tu ci perdi vanamente H tempo -, la mia coftanza, fe vacilla il Mondo fa-.- ri femprc vittoriofa . ■ Non afpettaua sì generpf» rifpofta Prifeo da Eufemia ; onde entrato nelle4 furie, per vederG da vna donzella dérifo, volle sbigottirla con inauditntormcntiifcce perciò fab» bricare alcune terrìbili ruote con tal magiftero, che furiofamentc girando laccraffero à brano, i brano le carni della Santa Verginea e tuttel’oiT* l-infrangeffero i le quali fatte portare nel publ^ cò teatro, morirò ad Eufemia^ che à quella ifqrth di ftromenti. frà breue douea : dar le iuc mcht. bra; & ella fenxa afpettare .che in quello ordì» gno SI fpauentofo i Manigoldi h geSaffero . coi (egnodelb Croce auualoratafi.sézvverun timoà re da fe vi fi butto,rendendo ì Diole prati*» rku la degnaffe di sì nobiìfortc di patimétbpèr irfuò fanto Nomc,e tmolla al Tiranno, Vedi pur diffo, C 1 fe tei^hjwliidilÈoa'ftuòi tSrSw^ % che io fpouta^: fìciaiTféhtc: àfebraccio^fótfìf lacererànno la caroe^. npìi ttii ftrapperaniió dall petto lamor di Giesù^. Griitoi; ^ gran furia raofleroJe rbote i miailtrh fi viddero disfatte le membra > e slogate 1 of¬ fe d-Eufémia,: Cj tutto il dilicato corpo piouerc. dogo! parte (àngtic ^chc veni da accorai pugnato dalie lagrime del Popolo concoiIo à veder ViV stfierò (ceftipio>chefi faceua dVria innocenie^c nobile giouanetta ^riia ella non men iafenfibilc; d’vn lalTo > non daua fentimenco di vcrun dolo¬ re i c tenendo glocchi, 6: il cuore fìlTo nel Cic¬ lo-; quali in dolce eftafi rapita, parca tutta piena di fiducia afpettare dal fuo Spofo.il fo.ccorfo>chc non indugiò à liberar la fua dilctta^pcrche miracolofementc; dalle ruote la fottrafìe , ^ alla priftina finità, c bellezza la rendè fenza lafciar vna picciola marginetta nelle fue membra, apparenr do più leggiadra i e vigbrofa, come le gemme-j dopò Teffer fiate dallartefici con le punic.de’fcrri lacerate, più luminofe fi rendono . A tal pro¬ digio non meno i manigoldhche i circonftanti idiuennero iftupiditi.Ma Prifeo più aggitato dal¬ le furie d’vno in altro tormento pafsò ; ordinan¬ do. che vna gran fornace prontamente s*acccndeffe > & alia Vergine riuolto dicea, Io diffi da principio # còme maluaggia femina ingannatrice ai <iannartÌ 4 l fuoco , c nooafpcttareche tuconj iWgarie.:daUe mie mani) ù fottraeflì 5 ma le sfugoitti y ^ r€ftcràipreia>cince^rjtavNqìat^O io del&o^Q, rifoolè Ei^cmu .quantunquc fia fVa glrelementi^ ninicru^ - dele 5 perche di maggior fiamma mi bruggia^ il,pecco , &.auezzaadinceodi.o più nobile ; non ftoterò i fuoiiardori • (^rifto farà la ruggiada^chc* mitigl\erà li fuo furore, cociìq ad.altre fue fpg, fé pm volte fi è moftrato. Ma tu imparai teme-, re da quetìo fumo l’eterno ardore, à cui Tei per la tua cecità deftinatomè fperare, che le tue ado¬ rate ftatue fian per liberartene . Era già la forna¬ ce àccefa, in maniera > che folleuaua in alto ^fue fiamme, e per la materia bicurtiinofa di pe, cc »e di zolfo {cmbrana vna bocca d’Infomo allora Eufemia alzate cogli occhi le mani al Cìel Io> Giesù, diflcrdolce amor mio, che dal fuprc^- mg Ciclo afcglti le preghiere delle tue fpofe im,'. tprta> fpre^ar la mia baffezza,ma t aggradi il mib affetto,, che ira ogni tormento coftatue e fedele ticonfbffa per vero Dio, volgi gli occhi pjetofialla tua Eufemia. e fi , che trà voraci ar dpri di queftafornace ti lodile benedica, come quei trerfanciulliàn Babilpijia.chc miafi folTcra ^tna.vn;hp.r|u^,rftefche.ore. coni- 30 con legg/cr .tcttoj ^fpcrfo foffei di terra > in mo¬ do che»dal rimanente del terreno non difFeriffe, fopra cui pafiando! Eufemia:, inauuedutamente^ fprofondaffe , & in qùel'baratro; gran macello# c feempio del fuo còrpo (à facefle ^ Ma la malitia ne fuoi configli è pur Tempre flrolta> e mentre cerca ad altri preparar la foffa-i» ella medefima dà nelpi^ccipitiaj reftando nel mcdefimò laccio nchc.hauea per altri ordito . Eu¬ femia pàfsòsù laiboòca di quel pozzo, corno iombra > che caminando sù i fiori non fa loro torcere il capo, leggiera qua fi vn vccello paffeggiaua# come nelrimanénte del fuolo . i Miniftri però , che la condiuccuano: nomiftimahdo-éfle^ giontinel luogo dplfinganno , miferaméte neU la fofla traboccarono, reftando iui lacerati, c' morti ^ allora la Vergine con giubilo la canzone di Oauid cantò : inetdit infoueam , quamf€cit , re¬ ftando conlimedefimi ftrumcnti punita la per¬ fidia, con che volcua oltraggiar lafua Fede; e^iuoltafi al Cielo con humil preghiera rendendo gratie al Tuo Spofo, chiefe , che per fua bontàv già che da tanti pericoli liberata l’hauea, le affiftefle iafin à gli eftremi combattimenti, e Tem¬ pre conftante nella confeffione del luo fànto nome la rendelTe. .Non'puòimaginarfi con qual rabbia, con-» qual 31 .qual furorfjl filCp|t|igqSmjrafQl(i)'baucfli agitaj^'^^P'^Pfojejjfhp.dijlperatto fremea>qua(i To ■ «io i’*i *D°rcr^ &f*io.ÌfifM^g.uinaÈQ.! nè difmrttcn' je. <iiceadole!eff^°i^ Santa Vergine in difp.irdò depo%; Vàj,t^'^ “itàjbeaefìc!) degriddij. acT e che;aila ;alla lor fede* %i ,df i.fuo <uo^£y ^jcjiex^r lanciata quella paajia, làgrificif '^,‘glior Pertico allor trouerebbe non iijen apprjjf gli Iddij peijdqflo di quataia lor d.fl' ‘i‘=- ijicffo, I)?iieua:; alcrapc-otei diite.i con più efquiQ^ totmehti vche 'potrannS ‘ ■ '‘' "««iogio^'^ %lerace54icT quando vederai nel frodi ingannarmi ; ò fpaucBr,^ ^ ®e «acce ?„onfari mai ch^ mimonij da tc creduti Dii • ®, echini a’ Demia fede con tanti prodipii " r w'gij approuata, c che vna debile debile donzelletta trionfi crudeltà. Fa quanto ffi, e quanto puoi*, che ftabil fi è il mio amore, e non mai itiùteraffi la mia fede . Or ve¬ dendo Prifco vna sì rara conftanza da ogni (uo artificio incótraftabile, più per dare sfogamétoal luo furore, che periperaì^à di fuperarla,or(tinòi che da capo a* piedi fófle con afpre sferze battu¬ ta , e con verghe di Ferrò lacerata > ma perché-!^ ella sbefiàndo il Tiranno di quei tormenti fi ri¬ dea . entrò quefli in maggiore fdegno , e fatto accedere vn gra n fuoco,ordinò,ehc fi portafserò in fua.prdenza ftghe di férrO', & altri pétiòfi ftruixienti, empiendo di olitf alcune padello, in cui voleua frigere l^ trinciacé carni^ d'Eòfemia.<Ma il fuoco apprefo hauea i venèra'tè quel corpo verginale i nonad offónderlo, c le leghe, come fe fifoffero incótratc in duriffimo diaman¬ te , ihfi-antada lor durezza, fi ftritolaroho quafi 1 vetro,Eufemia rnteòlòfa^ 1 ; rendè à'Gies^Crifte* le ^ grane i i •:>;:nianifefl:i prodigi^dàlfe ' *' *• i , ’ (uaonnipotenza^ !; l ; Operati. ' ■ 7 ; . 7 . ■ - M : '.n cl 7(1^ t - 7';' v' 5 ,’} ■ j’'; f I ■ •' :ì; .1 '* / J: j * ' '* , .. •;> CAP- 5 0 £i| ^ 5 r n£- finigis/ (,lbii|. ■ ; S ii : - ,; r. '^^•ì.- ■ ; * >^tt>t dàta ^J^ierélt 4^^ j ^^fermente ffiorfd y renile jljtj,0 Jfirito al Creatore* ; ^ ’ V/\ ‘i:in r^rh ■ :lv; ' * iA'''^M%tìiogtì4rp’er ^ohfò^ c affittò piùtormcBdRtlatclaora4"d“^»«‘*»‘>àtt?Ela.con» fiere,* feda quefteVma a,;c;^,;‘^Vp,edaan ^^*^*#* chava tnfafiro oMKmiihó traaquillb Ua "^«fco' G(tr®- per[ drflfabjè deila2fiìi,.i„, - donzaiti asam^Q^gj frigi iPGocehti Iiedi e /- gSKteiySSa; <%^J 5 rcayttccioì 4 j.jb ^ ^‘‘“no Spofb ft»c ‘ : - ■ l?'”^%ncl <?ìclo4 leggicfmeflte'Ie <!iéd6'vn fflorfo 'ftnw ferirla. & appena ftrinfc quella yerginal carne, che libero fi fciQlfe lO'fpitttó 'gloTlSfò a'tiièfi4él'f*àVadUo> per riceuèr l incorruttibil coronadetì’ immor¬ talità. S’vdl in quel punto celefte voce, che nell’aria' rifori^ndo, E’^mMWalsJ)Àtir re^ficeuert ilpretm.'delk tm mtom'jE mcntrt,» quefta armonia s’vdiua nell arta, [vh gran treiPHCitQ tlcofffr Wttaì€alc«dDnia , efiecei crollare i m»rii8i)edificij cagrànt.tdrtórediiqae.‘Idòlatru: che,fìiggiti dal teatro . edallc piazze lafcùrono lolO’il,làntQr'GbrpO'.« Onde Fiìòfonc Padre, c Teodora Madre della Sahta Vergine poterono commodamente correre, per venerare leiàcrcj Reliquie della lor'Figlinola ; e (è ne loro petti la naturaVpietà.dcftaua indolore . .crracua da lo¬ ro occhi pietofclagrknejil giubiloperò drcffcrc fiati igenitorid’vni'sì nòbile figliuola.chefù i\ladré di tanti Fedeln-.partoriti à Crifto con fuoi torfnehtiirattetttfìeraua in maniera la lor triftezzi, che d'incrcdibil gaudio li riempiua j e ftiniando proprio honoic le vittorie d Eufem^ia » fi pregiàuano vedere il lor languc in;quella si no¬ bilmente glorificato! nè fi vaifero per tinto d'al¬ tri in raccogliete qucl>Santo Corpo j ma conde '.. " .'. prò- _ 135. pròprie mani {ccohdo fvfo de’ Criftia ni gli die* dero dc<|entf mente fcppltura in vn ,dif^nte dalla'Città vn miglio # rendendo à Dio gtaùé,dk buucr ^l^tto pcr ifìrumeCo di‘tanta fua ’rWiuoh..he aa^mlratioD.^ 11 giorno del ... - bre, di cui fa mentione il M»rt * Settena¬ no con ì|uefttf;pàiole. ji ^-T J* Smt(i Eufemìa ^engirie > e Mirtirg ** Diocletiano Impertiiore ,e Prifeò Proconfolf'jtp^^“'* amor di Crijlo li tormenti, le prigionie, le hmitHnJi intKnmntdelle ruoteilfum ,:tl.pef 9 ::df'. Pk, rp lepaghe delle 'verghe,.le/eghe tewe , UdnielUin dy.mmo ^oniomi4ltmrO:^,tJLxnaÌ Fiero ifanndo ormone al Signm f che.ortmi rkeueWe bjpiritofm, dandole, vnt di quélle Fiere ^orfo yt laltre leccandole'Ji. piedi, rejo li Jpfiiio immacolato k ■ . ’ ■ Dio ^ ' A) ■ " t li i ‘•2 /il ra ■ ÌS.., -3ib itg ia «i.'iiiD ’si) oJv'l oiaoisl ini:;; shqoiq .ib .o^r f <B*'0>;‘r|rxÌ.bo«b oiCI ob?i3£jn:>'i < oiFgifn nv i/iiiSTdieb 6j>gfc£Ài rmsmt^g o acrru r rnrnii^erìindpe MafitS^àK)! ieri tnolg .ofnsTnrilc-^^ iono: il> o c vbnom lu -fnsjjoid lii ”0 i £ jL£o(d(ii&£n iiJì hb onioig li -i moJì oigoioiìju t/i li sne ::ri3fn fl Ijjd ib < 5id ori fhmcdff^’Tmp^o^dv'drctuo^^d\\^^^^\h v.kw-ì 'ur. Av.ÀCI sA, 'A . A \\ i.V'';0 ’Btì§S9càia!tìplè*tóm|>^ft€«dt^^ ^ cho /^A.tombatreuànè’l'pedel^fi reh^^ alla Chic-. ià\con latranquHteàJa pace * effenJo nelltarMìò 315 . cacato Gonflanripei Magno Imperadoroi incominciò la Santa Ohiera-> che quafi albero generofb'ferribrauà sftohdato\> :;e fecco nelrinuerno di crudeli0tkii^^’pcrfccauone à rifiori-, re 5 e dar frutto monftrando quella ve-. ncratione , che doueaft và’ gloriofi Martiri, che per amor di Criflo in teftimonio della fua Fede diedero liberalmete il fàngue,e la vita^perchc in varie Regioni del mondo fi ereffero fontuofi ^ c magnifici Tempi^l^j^J^^dedicati. E trà gli altri nella Città di Calcedonia vno ne fu edifi¬ cato d’ammirabil grandezza in honore delf 111 luftriP aitìeft4°eo’uÌH^f4^.^’^t?§<^'ró(iieTsà'VpaÌM^ 'àgiata£neHte.'iafce^;ì*®''^J^j£^*a «Icntìero fenia flaiKÌiei2a;d’o^^^’"^P®*'^“*1^® pópoM ^a4aéi>efliilj.3 àoDLfaieldtea* *'.e;i(^,i£|uiftifcf# «gf»eV»cljc(3fcdyropii‘:!tóedendofi'^.'^* iriontà- ^ ■ ifcrWfàcuraHeniTacffhiijlb phcìd'"''^ pàrty;.<li legni intrécdjato. Ornella nbrtft ' ioaefbrgeualaterzanioleS^^ CIO ali Oriente in-.lìaura » J ° ’l frontcfpidi pretiole colonne^eniua^®"'^'''^^"- bil tettq coronata. £ om' rt aaóche ^38 . èhc mira il Sol riàfcétc, vi vii prctiofp Sagra,- fioi £ibbricato <ictro>à cùi in yna cada ben lunga Ói fino i 6c artfficiofo argento ?ii le reliquie dejla-# 5 anta Vergine, e Martire EufèDaiafi .cpnferuauanoc0r quefto luogOi>chc sì pretiofo Teforo raqchiudeua, con fomma vencratione veniua da-j’ Fedeliiiìequentato 5 perche apparendo tal ora la Vergine ìtiifagno-jor al Vprrouó della Città G:alcedonk;;& ora à nobili;, c diuote pcrfoi]^i or<Jinaoa, ehecbp fokhnità il giorno del Cip Nàtale in quel Tempio celebraffero.Perciò folc¬ ila rimpcradore da Conftantinopoli, &c i popoU Halle vicine Città à gran moltitudine concorre¬ rci per venerarlo 16 e elkmaridaua '.dal Gielo ab¬ bondante piòggia di gratie, operando continue maràuiglic ; ; e trà Taltre prodigiofa fi era queir la, che fpeffo fi vedea 5 quando da vna feneftrclia, che dal lato finiftro della lepoltura s’apriua, rhiolgédofi vna Ipogia attaccata ad vna verga di ftdto tra le reliquie della Santa Martire, fi cauaua;inzuppata diifrefeo; e vmó {angue in tanto 2 bbondanza>.che poteafi farne parte alflmperadore, ail Vcfcouo,alla.Nobiltà, &:il Popolo prcfente, e portato fuori in lontane Prouincie., do¬ po lungo tempo non fmarriua il color; vermi¬ glio,’ e frefeo, c fenza vemn fegnò dicòrruttio1 ;^ mànteneuafii non accadendo ciòdn deter*^^' . ..... nato nato' i VfcfcÒUiirthl reggcuaoùiqtìsBaiChiflà foffcro 'witaiini*! nocence, & eftopkrc,;. ma molto di raro ifeì quelli €r^0i4i torrotti coftumi:. Ma perpor tuo pur s «aE^e. ,he da quèll’ofla verginali efalaua si-ftìane t eheijOn mai fimile tra¬ mandò vn campo fiorito di refe, e di viole-ò qualche odorofaipianta nelle felue della fclico Arabia , onero mano di perito Aromatario con pretiofiiVnguentijfembrando vna cfalatione di PMdife «ti ' Sdir- ‘ ■ -!)•: , f . ri' : ■ riii . . -r G,-A ■ P ', ■ M. -. - ■ Come, nel Tempio Mii Beato Eufémkf ceklra. ii ^^^CoHcilio Generale, B d'^nt gran pro ji^iff , , iit ftella accaduto. ■ ' - ' 0 3:;:.;..-^ ^ bnilob- . - , M Sfendo sì venerabile ^uèflol Tempió pei' ila prefenza della gloriola Santa Eufeoiiajji che^à tanti prodigi} in tutto il Mondo famofo lo rcndcua, véne defignato da Leone I Sómo Pontefice nell antro del Signore 451. fotto gflmperadon Valcntmiano.»c Marciano . luogl fi doueffe ce ebrarcjl quawa Concilio Generi le, detto Calcedottefc e da «30. Vcfcoul ei nrinare, t condannare l’wefic di Neftond, Eutiche ' 4 ^ già lontani da terra ben venti miglia, quando di repente leuatofi vn terribile, e contrario vento Ji riljiinfcàn? diotta in . quel medefimo luogo d on^e. erano partiti ; iNcl icguente giorno ricómlnciaronò il viaggfo , eia nriedefima tempefla li sbalzò ncirifteffa riua , c ciò più volte, per fubitanea. violenzadel mare Jqro ‘auuenne di ri¬ tornare neHa: racdeiIma Ifola . Hon intendendo il voler del CtdLai'chc-con’ queUmarofiiìgnifi*- caua loro , non fi doueffe trapórtare altroué il nobil pegno dell* oflfa di Santa Eufemia : Infinche vna notte la medefima Santa Martire inu fogno loro apparue; dicendo. Perche. voLmi vo¬ lete portare doue io non voglio ? bafla che dai* Calcedonia fono fiata pòrtata in Gonftantir^opòlii donde nel mar gettata fono qui peruenuta : lafciate pur che mi ripofi . 11 che fentendo i due buoni Fratelli, che non era in grado alla^ Sinti Martire T'andare nella loro patria , prefero pÌu:tito .difarle compagnia , rimanendofi douo • ella cq.'ihandaua : e fattale offerta della barca», in ■ curhauea nàuigatO' il facro J!>epofito , di tutto le lor facoltà fabbricatone vn Oratorio, in cui Tarca vi collocarono , e con vna tauoletta mar¬ morea efprefferOiCutto.il fucceduro con quefte^ parole:. ^ '. ! / v c - ;.. ISloi Sergio e ^er^iano mai^nfida - jlret- WI ftretto di Cttiflìtntimfolfi hiiedo dal ma¬ re tratte leRelii^uie delia Benedetta,e San¬ ta Eufemia Martire di Cri fio » per comandamento di hi l-habLmo ripofle, Eglinx) incanto «onfegratifi al, (emigio Tempiti menarono tuutla vità in humilé Wéquio della Gloriofa Martire, da cui fi crede fiano fiati guiderdonati con la mercede della fuaj beata compagnia nel Cielo. Auuenne, che in qud tempo il Vekouo di Miiilene vna nobile GbielàLcdihcato haueuà, e per hònoraza d holjùtesi glòriolà.^ensò di-allì. parghela Jri propria fua ftanza . credendo,che le fofle^in piacere ferfi perpetua habitatrice di quelUfola, nella quale con tanti chiari argo¬ menti hauea moflro di volerli ripofare. E venu¬ to per mettere in òpera il fuo difegno heirOratorio della Beata Eufemia vna notte, vifi fermò* ma la Santa in vifiohe apparendogli gli difle * Io non t obbedirò per ladempimenfo del t„o lere, ne nceuerò tua offerta. Vannp A ii forclU Clic»,, che io lei pSlt ' l”":; tuo defiderio. Ciò detto fn^ ^ ® Vefcouo dello U “ S|-.mpore,ro5,à5,en,e efi,’»" “ GAP. 48 CAP. IV. TransUtìone àelle Reliquie della Beata Eufemia da Mitilene in Confiantinofolù A molto tempo non trapalò ; che LeoIVI ne Ifaurico lafciando per la morte TIm¬ perio , hebbe fiicceflore nell anno del Signore 720. non men della maluagità > che del domi¬ nio Conftantino V. dopo cui imperò Leone IV# herede deirherefia > ma non già della crudeltà del Padrcifù dicjuefti moglie Irene» donna mol¬ to V^elrgiofà , e cattolica,che Io fece padre di Coftantino il Sello; 8c ella infieme col figliuolo re¬ gnando fi diede à riftaurare i danni, che i périierfilmperadori haueano alla Chiefa recati ;rcdìficarono molti Tempi) > c furono rirneiH nel¬ le Città i Vefcoui: fi refe Thonorc alle facrc imagìni ; e tra laltre opere di pietà fi fece ini Calccdonia ritornare il Vefcouo i quindi dagli Herctici, e Tiranni diicacclato.Et in Conftantinopoliil Tempio di Santa Eufemia ,che fu da», Leone diftrutto , e profanato, fi riderò, in cui il fante Sacrificio della Mefia, & altre (blennita celcBrauanfi. Ma ftaua ella dolente »• perche rimafta era quella Bafilica pfiua della (aa Signora, à cui fù confecrata, eflendo che non fapeii^fi " . . " do- 49 dòue Vófìa di quelli collocate fi foflcro • Noh-* potcndófi penetrar giamai per il timore de Tif^m-vdhe folle fiata ar¬ ricchita, quantunque da^uei Paefani,e da’Pere¬ grini ancora co no minor pietà, c h e frequéxa nc VcniflTétó vél1e^ate,pure per diuinà dirpoiitiùne^ hon vfcì*CDai-fu'Or di quel luogo-la femai far léfe, c'fee iuidl Sepolcro della ■ Beataci Màrtire JS Titronàfifei -i- ■■ ’ ■ •’U'.;.,' - Or auuenne, che vn tal Anaftaggio hhomo di pari nobiltà^ ehe ricchczzG,coi titola diOon^ té figùardeuole, fu per non so qualcafò difeao <ciata;daU*irola, cdégli effendo ricorfo alla Cor¬ te Imperiale in Gonttantinopoli^ per domandar fua rlrginn 6 <dk^! 1 7 n giuria,n 6 potè cÉouat mai perIbtìà i-oh&air^mperadare'introdurre -41' voieffci p'érfarfueTÌchiefte 5 veline p!ur in ifpcranzad’ iinpetrar ^kun-fauore dal Vefcou-oidi Calcedor hiaV pet cflér huomo di^'moltoj pregio v ma .gli fù da qucfti non éò^pcriquaPtagioneinegataTinitèftèffiòne-jcfhdjii^lpri^^ feto in^abbaftdònò àfd (comefogliòno gli liiioràitti , quando loro manca il fauore del mondefj) ticorrereca^Santi^dìeìtroii^ pj^ pronti di^!que1iifàl^;fouuenirnÉut^ ftgàr,<<m;do 'tutto idoiehtc.-ent'ratÒLui. vnajeliiéA &PcH«yrima:i»comfo..gli:y<:anc;,ifòp.nl^ dk) X che ^'ccprfc feeQjghanfcteie ; g4i .pprgelfei. rjnila l’oxatioiié iiKptìJifQiJÌ -chie&ó qual Santo» fì4ifQjOPe4^>Ti^^^^ -gmfo i Alla Beata Eu£enutoi:rifpa{e;;O^Jiù yocejl'buQa(> Anaftjiggi.o.pi©iAO:idi/it?i:)^it^fv £oiì Ja manoit^cc.tó il :C!Q3 -mplll di.iagrime-jJuelciaahQiei^wdiifej'i^ fempre ‘iintaiì^' é '. betieHetta:. Eju^eMia; >. Al{pra4iaf terrogollo il Sacerdote, come diceffe l\^ìkS^^r ta Eufemia |.i cui il Conte ; élla-è flxià. nfppfej perchét-in-mia cafaySein vn^oio Oratpjip dimor raaQtk<fuD fante Reiiquk;q CÌ9';VdltO,xrlUi 9^ qadliBlipmo;Anaflaggio;riffó<s/^ di llia patria, coiiditiohej c pér ’qualfìnfe fifpflc. Conftan-f tinopx^H conìlotto. Sodisfece pienamente ^alla dinaandalil bnob;iCtì>nte , 6c ammonito dal Pr^T te , chc ibcn guardaffe di mentire , perche quel che gli potrebbe gran ben recare , po^trebbe clfejfgli parmicntc cagione di nrmitoi danno intoir no aosià» che alle Reliquie délja Be3ita')E|^emii^ appaiTteneua > kffcodo ehe l Imper^tHC^:)?^ il EigHiiplo à grani foliecitudinc cercaUabQi^ dpuc quelle foilcro ripofte, per rimetterle nell antico tio Tempio gii ri&tto ; perciò haueua locdinatori chclcalde orationi fi porgeflfero à I>ÌQ4 V:cfcoao diCalcedQnia,c he-pubbliche procèffionlintimaffe per impetrarne riueUiiqne dT^iò, _ 5 * che tanto ardcntémènte brarnauano. Non dubbitar ptfnto, Padre , rirpofe Anaftaegio , che le Rehqmcdt Santa Eufemia .che furono prima^ m Galcedonia. e poi in Conftantinopoli. fono hogg.dnnmucaia Ripieno.d. gran gioia il Prete, .ncontcnente dal Vefcouo di Calcedonia n andò .cdhe^^iamatoG il Gontc i ■ di, .lui venne certificato ciò.che eercauafi effer igia.tiibno, & vnitofi eoi Santo Patriarca di .Gonifentinopoli Tarafio.,;portarono la nouella .aU'Iiiipfi.ràtriqo che molto lieta di siinafpetlata gratiaurende lo¬ de al Signore . a p p r ettato Vn. ben corredato nauigho, mandòalcuni veneràbili Sacerdoti del ITcmpio dèlla’BeataEufetnia infieme col Conte Anaftaggiolra. Mitifené^^con molti,-e, ricchi do¬ ni rimuneratolo nella fua Contea i lo rimeffe. Approdati ncU’llola,appena da’Terrazzani penetratofi, che le.fa«tc Reliquie indi leuar doucanfi, gran tumulto fi commoflfe >, non vo¬ lendo in niun conto tettar priui.idi, sì potente uudeata e pieni di grado ìdcgoo-sfogarono il wo furorecotitra Anaftaggiou coittei.lrraditore *‘la.patHl.i di iua famigliajperche'ardiua :fpogliar lìl^lpd’Qniajasatpicotaato. faVgulaEc.,^ ^ fteffo drvnaìtjiobil Padrona bauereihaj daH8:caj3mità quella terra difeCidaquale ha.ue<u dUnelctta per lua perpetua tt^o.^a, ?. c;qn. taciti * G 2 ehi, ri -di'-VCfierfi dui/, psrfo ‘.nix 2 i^; corri pqrDl^ti die ‘fatti iarétefeo &UTOÌ[ix*fatìvcme!oh'raggta-?' toii4*lCdntc ■ >'fedidVdcòiici di qucllUfoIa/à gfaaw forzo nelmeizodelia moltitudineifrappoitojabì fi fofle, e con acconce paròle quel rumore ,nani^ hauclle. rafftènat^>ìdi^ciidu:ìEllchiquelto^ «KuÌiIk volere^, à èui rhumanètforze opporfi n' 0 ^n .dieuo-!> no è e che fe ciò non foflfc > Santi iVengin?;^ norr fi darebbe ^uindrhfcÌAtar kuar e, , come dii,' fuoi coduttori già più vplte*al luogo da lei elet-) ro fi fece ritornare . E chefie;cglinp hau^^fferd Ìl^ fregio ’ia Beata Èufemia:5idouei»èbbono iecarfi à-grini piacere , che.ella‘^eni^^e^'Iljblli Regia, del Mondo in vn Tempio sì magnifìcoi honorata-jj cilendo perciò con tahta follecitiidine dall Im'* peratricc ricercata : e non volelTcro con loro tu¬ multi eccitar rlra del Rè ^ che farebbe bea), pa-t gar la pena a contumaci. Gòn quelli y ^ altri argomenti reiofi il popolo rafìerenato.»'lafcid lenza renitenza f che le fiacre Reliquie in.^nfìatinòpoH fi trafiportaflerojdoue 1 attendea l Im¬ peratrice col SàtoPatriarca,e tutta la Citta,& ac¬ coltele con folenne pompa > Òc accompagnatele nei Tempio in quell’arca , d onde furono daj Leone Tiranno leuatc, diuotamente ripofiero; ma non già tutte intiere > come prima , perche n ,d, Confìant,nùpàii pe, raa^n di eouernq «ageft9U_a09 ,ia;q«e&Vtfola,f^^d^ Joro portata^ ^^}^ttójli 0 ^ l Q?dpoea,,cotne giàfppfa^ -o^ A o3nr?, ir fri 5 , :. J! cinedi ■ /: \ ’ ' ;• ■ ' ■ jiD;3 ;: .Gi;'A.o:P.‘^. V. , ,, all- (I cig r;oi! y^idaaiut alla o.i'oi;.': .rii ib .jjr- -tu\Sfwprj,,f.m(ìM'S>-mch de.lh Bem St&fm f\ loinnd-Mgmflem^ 'ia s'.go ;..tb ttet^irt Mìemoxr^.o siaLviiiti jV ÌEL tempo che fignoreggiàtj^; «elkSiciji^ 4- ^;oi>ugkrp Rè, e Quiklmo firn, /ìglk^lo,' yntsl,Gregorip Antiocheno iAmmira^iipf 4SÌ ^ cgnp fàbbeicò in honprq df!lla.V,cfgirt§ iDio vn nobil tempio.i, incotìretp^<Ji «d| ,;c di ricco mpfaico toccato ip oro i dp^nopJo di fuffi.ciente patrimqnio ^perr mantepiméIq di ;OCtq .Canonici. e:più Chetici., fhp..à..Riro Greco quelk,C.hicft. fernmano j.pSanta.Ivkri^ d Amm>r4g |D,frappeUsua 5,pr Tempio nell anno della Incayiatiqire , .,^4., fò d*Aloi- 54 d Aldifo moglid di Gòffredo Martoranà edifi¬ cato vnMffnafteridi di Vergini fòtto la Regola del Gloriòtó Pàtmha San Benedetto, che* fe¬ cóndo l’vlodi quei tempi non éffendo foggettc à claulura, dentro a medefimi chioftri tenendo la ior Cliiéfajin e(fa i diuini -offieij celebrauano. ^-Fà^poi'à qucte’SiiorC'rìèl'rli^ Tempio di^SanòtMaria gii detto dclna?to da Sinione^ Bologna,con permiffione diEugenio lV. reg¬ gendo la Sicilia Alfonlo Rè , e fùal Santo ApoItolo Simonc confegrato. Ma molte facre Reli¬ quie di che furono elle arricchite non già nella Bafilka ^mà neTk^p^^^^^ no dentro' ad vna picci'òlà' veniua daU’Altare coperta. ìt tempo però che ogni cofa mette in oblio col trafeorfo degli anni tolfc alle Monache la rnemoria di npbil tcforo>. <oIVn 4fTeggédodji' Monafte/6 SUOJi Poteiitiir tì^>B^fog‘niàv vedendo il Signore ^glorificar la fua SpolV", che naìcdfia fi giacca collaltrc Reliquie d'è^Sintì helfondo dVna gròtta-, per iftrUmen-i to di (uo volere de fpiriti infernali fi valfe *, cffendo che viiieua in quel Monafterovna Mena¬ ta per nOtìie Iicofotìtia> ai comutt dal DemohloinUàtlàtia/ dandonic ella chkfiffimi argomebwvpcjrche iioa^ytì^fidò-el'la alai liauuta nè drfpofirione ', nè arte pcr-cantfrc , e/ohare. rauieilf conofceÌcp,o^f°i'-\^^W?«4m<;rve;i^a ®*^ancot ciò da /pifito fupfiripT«'.c!)^ ; in;Vna£,tf®“ nell-altrc ^operatiofìii quantQ...app^a; vn tanto ip vnai.^QW> ’P9Wo.?9.-P'4s'.9int opc^j*^ vn dì turtaTQiCQ:ftta0r.4Ìg3*t ‘ ro, fu introdotto il Padre Còf Monaftéluogo deirAItarecÓfacri eforcW* ■ ^ccjè.iìej larendelTc; ma mefchina ricufanda Cinarfi gridaua , che f. leuaffe quelloffo àdr.' do .n9l)a gr«^tta vi/off^ vtrt.a, cìie fortet^!'^''''' nache qual fi foffcf^r<?@n(Jp dentro la grotta ri trottarono in vn drappo di fcta inuolta la canpejla de) braccio di S.Eufcniia.& altre ReljouiWt(qpol:proprio pome %npte;,e.fe.nza di^-aitró JUtcìnan^ofi il.gpnMore ,air ióuafataV.tì^ Illoraquefla.g.u volte, Leua, .Eufemiav^if u,. |Epferai,a-: pideAndO: bcnq, Rojalùaggiadpiri'to dnomed.co^ndrcu. nóppcena dLtLì^ Prelenz?sfpr2at0:dal,5a?erdpte perleforriT Slpo'S^ pò- mio di taraffcctò quel luogo, in cui ella,dimo¬ rar fi comp:ia<:e ^ e quafi fontana di Paradifo dia vigore alle virtù di tante Verginelle ^ che q.uafi fióri nel cbiufo horto di nobile, c ben difcipli ™ nato Monaftero con eflb lei dimorano » non_, come hofpjt.e;, e peregrina venerandola, ma qUafìSignóra di ogniloro fufianr.. ; ■ ^^at, éide’'mede(imi loro t ? . ‘Sur CUOrÌ.'( :;l ^ ; .. .. ;• ! < ■ - £!:> C S' S;;.';-.': • ' ■ ■ 'ii* *: ' ' ■ , ( f.if'tr-S li j:. : I L. FINE... OSO; S i,r/; fS nor O' )d , ; ioleb l Jy_ "S -.ìo'ìi J r ; sro:: '\ >:ìì : :v '-b Imprimàtur • ^ f Imprimatùr - •b niltl!., l Ki-. 'S ■ -a "jdhhJànnu'^T^us GRjoppulusP* ...i s.'- ^ ì 4 : ! c v _ -b ; -oisb SvJvyi' ■ ;\ ":!’r . ■ - ; :i ■■ ■ ■■■ f .’I \.rhot^ abeib . il •bsfibncn s:r>n" .orj.' »-n ■ ^ ^ ^ : • i ■■■ ' t s.. ' fi;. , ■ / ; > - ■ s « c wioi-’ol oi? -j. rb. -Ik :-T'.iniT;kb.:‘' 0 i " • ‘OiT J r r ■ ■ ' ■ lo •». S: '. - : ■ \ V ' j . . k - : ' •