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Scelte insediative nei territori di San Giovanni Suergiu e Portoscuso (Sardegna sud-occidentale) durante l’età del Bronzo

Velli, Emiliano,Velli, Adriano

Abstract

El presente trabajo forma parte de un proyecto de investigación más amplio destinado a comprender la dinámica de ocupación y explotación del territorio en el suroeste de Cerdeña y, más concretamente, en el distrito costero de Sulcis-Iglesiente, durante la Edad del Bronce, época caracterizada por la génesis y el desarrollo del fenómeno cultural nurágico. Nos hemos centrado en el sector sur de Sulcis-Iglesiente, concretamente en la franja costera que incluye, de norte a sur, los municipios de Portoscuso y San Giovanni Suergiu. El intento de reconstruir los patrones de asentamiento y la organización territorial de las comunidades nurágicas allí asentadas se ha llevado a cabo mediante el uso de herramientas SIG, a través de las cuales se organizaron, interpolaron y analizaron todos los datos geológicos, edáficos y arqueológicos disponibles, con el fin de poner de manifiesto las posibles correlaciones espaciales y visuales entre los asentamientos y los diferentes tipos de suelo presentes, clasificados estos últimos en función de su potencialidad en relación con las técnicas agrícolas documentadas arqueológicamente en contextos insulares contemporáneos.

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181 CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 * Departamento de Prehistoria y Arqueología, Universidad de Granada. [email protected]; [email protected] Fecha de recepción: 15-06-2021. Fecha de aceptación: 20-07-2021. http://dx.doi.org/10.30827/CPAG.v31i0.21561 SCELTE INSEDIATIVE NEI TERRITORI DI SAN GIOVANNI SUERGIU E PORTOSCUSO (SARDEGNA SUD-OCCIDENTALE) DURANTE L’ETÀ DEL BRONZO Settlement strategies in the territories of San Giovanni Suergiu and Portoscuso (South-Western Sardinia) during the Bronze Age EMILIANO VELLI * y ADRIANO VELLI * RESUMEN El presente trabajo forma parte de un proyecto de investigación más amplio destinado a comprender la dinámica de ocupación y explotación del territorio en el suroeste de Cerdeña y, más concretamente, en el distrito costero de Sulcis-Iglesiente, durante la Edad del Bronce, época caracterizada por la génesis y el desarrollo del fenómeno cultural nurágico. Nos hemos centrado en el sector sur de Sulcis-Iglesiente, concretamente en la franja costera que incluye, de norte a sur, los municipios de Portoscuso y San Giovanni Suergiu. El intento de reconstruir los patrones de asentamiento y la organización territorial de las comunidades nurágicas allí asentadas se ha llevado a cabo mediante el uso de herramientas SIG, a través de las cuales se organizaron, interpolaron y analizaron todos los datos geológicos, edáficos y arqueológicos disponibles, con el fin de poner de manifiesto las posibles correlaciones espaciales y visuales entre los asentamientos y los diferentes tipos de suelo presentes, clasificados estos últimos en función de su potencialidad en relación con las técnicas agrícolas documentadas arqueológicamente en contextos insulares contemporáneos. Palabras clave: Cerdeña, Edad de Bronce, Cultura nurágica, Patrones de asentamiento, SIG, Análisis espacial, Análisis de la cuenca hidrográfica, Potencialidad de la tierra, Uso de la tierra. ABSTRACT The present work is part of a wider research project aimed at understanding the dynamics of occupation and territorial exploitation in south-western Sardinia and, more specifically, in the coastal district of Sulcis-Iglesiente, during the Bronze Age, an epoch characterised by the genesis and development of the Nuragic cultural phenomenon. Special attention has been paid to the southern sector of Sulcis-Iglesiente, specifically 182 EMILIANO VELLI y ADRIANO VELLI CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 to the coastal strip including, from north to south, the municipalities of Portoscuso and San Giovanni Suergiu. Attempts to reconstruct the settlement patterns and territorial organisation of the Nuragic communities settled in the area were carried out through the use of GIS tools, through which all the available geological, pedological and archaeological data were organised, interpolated and analysed in order to highlight any spatial and visual correlations between the settlements and the different types of soil present, the latter classified according to their potential for exploitation and workability in relation to farming techniques archaeologically documented in the contemporary island contexts. Keywords: Sardinia, Bronze Age, Nuragic Culture, Settlement Patterns, GIS, Spatial Analysis, Viewshed Analysis, Land Capability, Land Use. INTRODUZIONE L’area oggetto d’indagine è situata lungo la costa Sud-Occidentale della Sardegna, nella regione storica più meridionale dell’Isola, il Sulcis. Compresa entro un perimetro di 73 km ed estesa complessivamente su una superficie di circa 110 km², essa comprende interamente i limiti amministrativi dei comuni di San Giovanni Suergiu e Portoscuso. Le prime pioneristiche indagini archeologiche che interessarono questi territori costieri furono quelle condotte agli inizi del XX secolo da Antonio Taramelli (1868-1939), il quale in una nota risalente al 1906 (Taramelli, 1906:78-86), oltre a segnalare un gruppo di circa 40 “sepolture di giganti” significativamente raggruppate nelle vicinanze dei nuraghi Su Conventu e Creminalana (San Giovanni Suergiu) ed il rinvenimento di due blocchi lapidei incisi —oggi dispersi— provenienti da due tombe di giganti prossime al nuraghe Creminalana, menziona le torri nuragiche di “Curtiois” (oggi di dubbia identificazione), “Su Conventu”, “Ganau” (nuraghe Is Gannaus), “Fregata” (nuraghe Fragata), “Palmas” (noto in bibliografia anche col nome di nuraghe Trullu) e “Loci” (noto anche col nome di nuraghe Case Crabi o Locci), in località Palmas-Suergiu, Guardia Nuragoga (anch’esso di dubbia identificazione) nell’area di Porto Botte ed il nuraghe “Palmas” (oggi noto come nuraghe Trullu). Nel 1907, i nuraghi Nuragoga, Is Gannaus, Curtiois e Su Conventu saranno nuovamente citati dallo stesso studioso in un altro dei suoi scritti, “L’altopiano della Giara di Gesturi in Sardegna ed i suoi monumenti preistorici” (Taramelli, 1907), dove vi si soffermerà in relazione alla loro architettura e alla posizione prossima alla linea di costa. Al 1916 risale invece la redazione, sempre ad opera del Taramelli, della prima carta di distribuzione delle torri nuragiche presenti nell’area sud-occidentale del Sulcis. Dopo oltre mezzo secolo di “silenzio archeologico”, interrotto esclusivamente dall’avvio di una lunga serie di attività di ricerca intraprese a partire dal 1963 dalla scuola orientalista di Sabatino Moscati ed i suoi epigoni nel territorio di Carbonia, importanti aggiornamenti sulla consistenza dei giacimenti archeologici del Sulcis costiero si devono alle indagini territoriali condotte tra il 1966 ed il 1968 da Teresina Mameli nell’ambito della sua tesi di laurea in archeologia, lavoro in cui confluirono i dati raccolti mediante SCELTE INSEDIATIVE NEI TERRITORI DI SAN GIOVANNI SUERGIU E PORTOSCUSO... 183 CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 una serie di ricognizioni estensive effettuate su una superficie territoriale di circa 92 km² compresa tra San Giovanni Suergiu ed i limitrofi comuni di Carbonia e Tratalias, comprensorio in cui saranno individuati 33 nuraghi, 3 villaggi nuragici e 5 tombe di giganti (Mameli, 1968-69). E’ solo nei primi anni settanta però, con l’apertura di quella che l’illustre archeologo Giovanni Lilliu definì “la grande stagione dell’archeologia preistorica nel Sulcis” (Lilliu, 1995:14), che furono avviate le prime vere e proprie indagini archeologiche a carattere scientifico volte alla comprensione delle dinamiche insediative che delinearono la preistoria e la protostoria del Sulcis-Iglesiente. Negli ultimi anni il territorio di San Giovanni Suergiu è stato al centro dell’interesse di due progetti di ricerca di respiro internazionale: il “Proyecto Nuraghe” (www.proyectonuraghe.com), promosso a partire dal 2012 dal Colegio de Doctores y Licenciados en Filosofía y Letras y en Ciencias de Sevilla y Huelva e dall’Università di Siviglia ed incentrato sullo scavo sistematico del nuraghe Candelargiu (Puddu et al., 2015) ed il progetto di ricerca territoriale condotto nell’ambito degli studi dottorali da Adriano Velli sotto la supervisione di Juan Antonio Cámara Serrano (Universidad de Granada) e di Alessandro Guidi (Università degli Studi Roma Tre), finalizzato all’individuazione e alla comprensione dei modelli insediativi attraverso cui le comunità preistoriche e protostoriche occuparono il basso Sulcis costiero ed interagirono con l’ambiente (Velli, 2020). INQUADRAMENTO GEOGRAFICO E GEOMORFOLOGIA DEL TERRITORIO L’area indagata è situata a Sud-Ovest della Sardegna, nel settore costiero del Sulcis comprendente i limiti amministrativi dei comuni di San Giovanni Suergiu (coordinate 39°06′39.42′N; 8°31′21.05″E) e Portoscuso (coordinate 39°12′26″N; 8°22′51″E) per un’estensione totale dell’area di circa 110,5 Km² (fig. 1). I riferimenti cartografici comprendono le tavole della Carta d’Italia dell’Istituto Geografico Militare (I.G.M) redatta nel 1989 in scala 1:25000; nello specifico, il Foglio n.º 555 III “Portoscuso” ed il Foglio n.º 564 sezione I “Carbonia”, II “Giba”, III “Sant’Antioco”. I comuni confinanti (da Nord, procedendo in senso orario) sono Gonnesa, Carbonia, Tratalias, Giba e Sant’Antioco; la linea di costa occidentale è bagnata dalle acque del Mar di Sardegna, del Canale di San Pietro, della laguna di Bau Cerbus e, a sud dell’istmo di Sant’Antioco, dal Golfo di Palmas. La marcata varietà del paesaggio sulcitano è dovuta alla complessità delle formazioni litologiche da cui è costituito e dalla loro struttura; la fascia di territorio che si affaccia immediatamente di fronte alle isole di Sant’Antioco e San Pietro è caratterizzata dalla presenza di rilievi di modesta altitudine, avvallamenti di erosione comprese tra vulcani tabulari, pianure alluvionali, lagune costiere e stagni (fig. 2). La formazione geologica di queste ultime aree è riferibile cronologicamente all’Olocene. Sia la pianura alluvionale che occupa quasi interamente il territorio comunale di San Giovanni Suergiu che i bassi rilievi rocciosi che caratterizzano 184 EMILIANO VELLI y ADRIANO VELLI CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 Fig. 1.—Area di studio. Figura a colori nell’edizione elettronica. Fig. 2.—Carta litologica. Figura a colori nell’edizione elettronica. SCELTE INSEDIATIVE NEI TERRITORI DI SAN GIOVANNI SUERGIU E PORTOSCUSO... 185 CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 l’area costiera di Portoscuso, hanno fatto da scenario alle prime fasi del popolamento del Sulcis-Iglesiente. L’assetto geomorfologico del territorio di Portoscuso è caratterizzato dalla presenza di bassi rilievi collinari appartenenti alle formazioni vulcaniche oligomioceniche che delimitano una struttura pianeggiante che degrada dolcemente verso la costa. A Sud, il territorio è attraversato dal corso del rio Flumentepido, il quale dopo un corso di circa 22 km, sfocia nella peschiera di Boi Cerbus, presso Punta s’Aliga. Dal punto di vista geomorfologico è possibile suddividere il territorio di Portoscuso in tre settori. Il settore Nord-Orientale, sede del centro abitato di Portoscuso, è caratterizzato dalla presenza di colline di origine vulcanica (rioliti) intervallate da una serie di piccole valli colmate da sedimenti sabbiosi di natura eolica. L’azione modellante del vento è documentata dalle forme addolcite ed arrotondate dei rilievi e dalla frequente presenza di tafoni, tipiche cavità plasmate dall’erosione eolica. Caratteristiche geomorfologiche simili sono riscontrabili nel settore Orientale nel quale però i modesti rilievi vulcanici sono intervallati da una serie di vallecole incise da corsi d’acqua a carattere stagionale. Il confine occidentale del settore è costituito dalla piana di Portovesme, mentre quello meridionale è caratterizzato dalla presenza della valle del Rio Flumentepido, con i suoi depositi alluvionali. Il settore Centro-Meridionale è costituito in prevalenza dalla piana eolica ed alluvionale delimitata a Nord e ad Est dai rilievi vulcanici, a Ovest dalla linea di costa e a Sud dai bassi rilievi ignimbritici dell’area di Bruncuteula. Da evidenziare che il tratto di piana compreso tra il canale Paringianu e il settore Nord è oggi occupato dalla massiccia presenza di insediamenti industriali le cui attività hanno ne hanno in gran parte stravolto la morfologia originaria; i rilievi vulcanici presentano una morfologia addolcita con basse colline arrotondate, solcate da strette e poco profonde vallecole di erosione. La porzione più meridionale del distretto territoriale indagato, compresa nei limiti amministrativi del comune di San Giovanni Suergiu, è caratterizzata dalla presenza di un complesso sistema di aree umide estese su entrambe le sponde dell’istmo che collega l’Isola di Sant’Antioco alla terra ferma: la laguna di Sant’Antioco a Nord e la laguna di Santa Caterina, affacciata sul Golfo di Palmas, a Sud. Il sistema appare piuttosto eterogeneo nei caratteri morfologici, derivanti da un insieme di fenomeni geostrutturali e vulcanici del Terziario, ai quali sono sovrapposti i fenomeni geodinamici e geomorfologici del Plio-Quaternario che hanno originato un litorale di costa bassa detritico-sabbiosa, movimentata dalla presenza di importanti sistemi lagunari e zone di impaludamento, frecce litorali sabbiose e campi dunari di piccole dimensioni. Una continuità altimetrica si estende verso l’entroterra formato da estese piane alluvionali pleistoceniche e olocenico-attuali, da superfici sub pianeggianti di depositi colluviali ed eluviali e alle coperture sabbiose di origine eolica che limitano gli scarsi affioramenti rocciosi di vulcaniti piroclastiche oligo-mioceniche. Nell’insieme i processi di evoluzione litorale sono controllati dalle dinamiche delle correnti costiere che danno forma alle frecce litorali 186 EMILIANO VELLI y ADRIANO VELLI CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 di Punta Trettu (San Giovanni Suergiu) e Punta s’Aliga (Portoscuso), propaggini sabbiose allungate verso sud che racchiudono a loro volta ampi sistemi lagunari. IL RETICOLO IDROGRÁFICO Ancora oggi, nonostante le trasformazioni del paesaggio (spesso profonde) dovute alle opere di industrializzazione e bonifiche agricole, una delle caratteristiche peculiari del Sulcis è la notevole presenza di corsi d’acqua sia di superficie che sotterranei (Carmignani et al.,1982). Per quanto riguarda l’area compresa nel Comune di Portoscuso, dal punto di vista idrologico ha subito in parte massicci mutamenti dei deflussi delle acque di scorrimento superficiale provenienti dal settore settentrionale e orientale: la pesante antropizzazione dell’area ha portato alla costruzione di opere di drenaggio artificiale per mezzo di canali di guardia collocati in una posizione prossima alla piana che ospita le strutture del polo industriale di Portovesme. Il reticolo idrografico è costituito da corsi d’acqua stagionali a carattere torrentizio; tali portate sono dunque in stretta correlazione con le piogge, motivo per il quale diminuiscono durante il periodo estivo. Il corso d’acqua principale è il Rio Flumentepido, che si sviluppa in direzione E-NE e O-SO, con una lunghezza di circa 22 km a partire dal Rio Anguiddas, sul versante settentrionale di Monte Santu Miali. Lo stesso corso d’acqua risulta collegato a numerosi affluenti in ambo le sponde che contribuiscono all’incremento della portata verso valle. Nella zona sono presenti due canali artificiali: il Canale di Paringianu, scavato nel tratto terminale del Rio Flumentepido che sfocia direttamente nella laguna di Boi Cerbus, ed il Canale di Guardia che collega il Rio Perdaias (ultimo tratto del Riu Ghillotta) con il Canale di Paringianu. Quest’ultimo canale delimita da NO a SE il lato orientale dell’area industriale di Portovesme, regimando le acque in direzione del mare e sfociando nel canale Paringianu. Per quanto riguarda la zona meridionale dell’area di studio, gran parte dei corsi d’acqua presenti a San Giovanni Suergiu sono stati soggetti di opere di canalizzazione e regolarizzazione condotte a partire dagli anni ’30 del XX secolo dal Consorzio di Bonifica del Basso Sulcis. Il piano generale di bonifica, nato dalla necessità di debellare definitivamente dal Sulcis meridionale la malaria e dall’esigenza di potenziare il settore agricolo, fu redatto nel 1933 e prevedeva la costruzione dell’invaso artificiale-serbatoio di Monte Pranu (comune di Tratalias), in grado di regolare le costanti piene del Rio Palmas. La costruzione dell’invaso artificiale di Monte Pranu causò infiltrazioni sotterranee di acqua che danneggiarono le abitazioni situate a valle nella località di Palmas (San Giovanni Suergiu) a causa di queste problematiche si rese indispensabile l’abbandono e la ricostruzione di queste frazioni, riedificate dal 1962 al 1965 a poca distanza dalle originarie ubicazioni. Attualmente, nell’area del comune di San Giovanni Suergiu sono visibili i numerosi corsi d’acqua dolce che sfociano nella laguna di Sant’Antioco e nel SCELTE INSEDIATIVE NEI TERRITORI DI SAN GIOVANNI SUERGIU E PORTOSCUSO... 187 CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 Golfo di Palmas; tra questi vanno citati il Rio Cannas che scorre lungo la zona nord dell’abitato di Carbonia, in località Serbariu ed il Rio Santu Milanu, emissario del Rio Cannas, il quale sfocia nella laguna di Sant’Antioco; più a sud, lungo il confine comunale di Giba, il Rio Palmas, immissario maggiore del sistema lagunare compreso tra l’istmo di Sant’Antioco e Porto Botte: la sua sorgente è situara sul Monte Orrì (722 metri s.l.m.). Lungo i 40 Km di percorso, questo importante corso d’acqua aumenta la sua portata grazie all’immissione di numerosi altri rivi minori come il Rio Mannu di Narcao, il Rio Mannu di Santadi, il Rio Gutturu Punti ed il Rio di Piscinas; la foce si trova ai margini meridionali delle Saline di S.Antioco, nel territorio di San Giovanni Suergiu (Barca e Di Gregorio, 1993). Oggi la sua portata idrica, così come la quantità di detriti trasportati a valle è notevolmente ridotta dallo sbarramento artificiale di Monte Pranu, progettato proprio con il fine di regolarne le piene e di regimentarne il corso (fig. 3). LA LINEA DI COSTA E LE ZONE UMIDE COSTIERE Escludendo il tratto litornaeo a Nord di Portoscuso compresa tra le falesie vulcaniche di Capo Altano ed il centro abitato, prevalentemente roccioso e a picco sul mare (fig. 4), la linea di costa dell’intera area di studio che si estende da BrunFig. 3.—Carta idrografica. Figura a colori nell’edizione elettronica. 188 EMILIANO VELLI y ADRIANO VELLI CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 cuteula (immediatamente a Sud del complesso industriale di Portovesme) alla foce del Rio Palmas, è caratterizzata dalla presenza di sistemi lagunari e perilagunari che rendono l’intera zona una delle aree umide più importanti ed estese della Sardegna. Per le differenti caratteristiche geomorfologiche che contraddistinguono questa porzione di litorale sulcitano ed il relativo entroterra più prossimo, è possibile individuare quattro sistemi costieri estesi per oltre 30 km di litorale. Il sistema costiero da Bruncuteula a Punta Trettu si estende prevalentemente in direzione N-S, presentando fondali bassi limoso-sabbiosi soggetti alle dinamiche evolutive prettamente marino-lagunari (fig. 5). La piana costiera di Bruncuteula, limite naturale che delimita a Nord il territorio costiero di San Giovanni Suergiu, è caratterizzata dalla presenza di depositi sabbioso-arenacei eolici pleistocenici e materiali colluvio-alluvionali depositati su un substrato riolitico-ignimbritico oligo-miocenico che localmente affiora in corrispondenza dei piccoli promontori presenti lungo il tratto costiero fino a Punta Trettu. L’entroterra è invece caratterizzato dalla dorsale collinare di natura ignimbritica dei monti di Matzaccara, barriera fisica tra la piana alluvionale retrostante ed il litorale sabbioso di Punta s’Arena. Il sistema costiero da Punta Trettu a Santa Caterina, costituisce il limite naturale del sistema marino-lagunare di Sant’Antioco (fig. 6). Quest’area rappresenta una zona di transizione tra il settore sommerso ed emerso, in parte sottoposta all’azione delle maree e alle dinamiche delle foci del Rio Macquarba e del Rio Santu Milanu; questa sponda risulta inoltre soggetta all’emersione prolungata delle falde superficiali e all’accumulo salino negli orizzonti pedogenici superficiali e profondi. Ad eccezione di alcuni tratti della riva, i quali presentano una tendenza Fig. 4.—Capo Altano (Foto Velli A.-Velli E.©). Figura a colori nell’edizione elettronica. SCELTE INSEDIATIVE NEI TERRITORI DI SAN GIOVANNI SUERGIU E PORTOSCUSO... 189 CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 Fig. 5.—Bruncuteula (Foto Velli A.-Velli E.©). Figura a colori nell’edizione elettronica. Fig. 6.—Punta Trettu (Foto Velli A.-Velli E.©). Figura a colori nell’edizione elettronica. 196 EMILIANO VELLI y ADRIANO VELLI CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 (Digital Elevation Model se realizzato tenendo in considerazione tutti gli oggetti presenti sul suolo, compresi edifici e vegetazione, o Digital Terrain Model se corrispondente alla andamento della superficie geodetica del suolo terrestre) utilizzato come base cartografica tridimensionale per il calcolo delle superfici spaziali e dunque degli ostacoli interposti tra i punti di osservazione scelti ed il territorio circostante. Per l’analisi del campo visivo dei siti archeologici presi in esame in questo studio e della loro relazione spaziale e visuale con le diverse classi di suolo individuate attraverso la riclassificazione della Carta dei Suoli della Sardegna è stato utilizzato un DTM con passo 10 metri (https://www.sardegnageoportale.it/ areetematiche/modellidigitalidielevazione/), in cui ogni pixel corrisponde ad una cella (GRID) di forma quadrata avente dimensioni di 10 mt di lato, generato dall’ dall’interpolazione dei layer “curve di livello” e “punti quotati” della Carta Tecnica Regionale della Regione Sardegna a scala 1:10000. Le carte di visibilità che verranno proposte sono state elaborate attraverso l’utilizzo del tool Viewshed integrato nel software open source QGis 3.10.14 tenendo in considerazione esclusivamente contesti di tipo abitativo (insediamenti) e nuraghi (semplici, complessi e di planimetria indefinita), ritenuti cronotipologicamente afferenti alla cultura nuragica e potenzialmente correlati allo sfruttamento del territorio. Unica eccezione è rappresentata dall’insediamento di Su Stangioni (Portoscuso), ascrivibile al Bronzo Antico (Usai, 1994). La possibilità di impostare manualmente l’ampiezza del raggio visivo considerato dall’algoritmo Viewshed (radius) e di definire la quota del punto d’osservazione (offset) ha consentito di adattare questo strumento alle esigenze del caso. I primi a teorizzare questo modello radiale di approvvigionamento furono Vita-Finzi e Higgs (Vita Finzi et al., 1970), i quali proposero l’individuazione di semplici aree circolari del raggio di 5000 m per le comunità agricole e di 10000 m per i gruppi di cacciatori-raccoglitori nel Vicino Oriente. Successivamente, diversi studiosi hanno raffinato e adattato questo schema teorico. Il primo a proporre un raggio di 2500 m fu Flannery, il quale individuò in questa distanza l’estensione ideale del bacino di approvvigionamento dei villaggi delle comunità agricole mesoamericane più mature (Flannery, 1976); più recentemente, l’utilizzo di questo specifico valore di radius nella site catchement analysis, interpolato a modelli di costo delle superfici, è stato proposto da diversi autori per lo studio delle dinamiche insediative che hanno interessato la Beozia (Bintliff, 1999, 2012:271; Farinetti, 2011:42-43). Nello specifico, si è scelto di impostare il radius ad un valore di 2500 m ipotizzando entro questa distanza l’esistenza di un’ideale bacino di approvvigionamento di una comunità agricola corrispondente approssimativamente ad una superficie percorribile entro un’ora di cammino dal punto di irradiamento. La definizione di questo valore, diversamente per quanto avviene nelle applicazioni di site catchement analysis, non terrà conto dei costi di percorrenza e dei condizionamenti implicati dalle asperità dei suoli. Per quanto concerne la quota dei punti di osservazione, condividendo la scelta metodologica proposta in altri studi territoriali che hanno SCELTE INSEDIATIVE NEI TERRITORI DI SAN GIOVANNI SUERGIU E PORTOSCUSO... 197 CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 previsto l’analisi del campo visivo delle torri nuragiche (Cicilloni et al., 2015; Cabras, 2018) si è deciso di ricorrere alla definizione di due offsets dedicati, ipotizzando per i nuraghi monotorre, complessi ed indefiniti un’altezza massima dal terreno, al netto della presenza di un osservatore posto sulla loro sommità, di 12 m. A questa quota sarà sommato il valore 1,60 m, generalmente condiviso in questo tipo di analisi spaziali e ritenuto espressivo dell’altezza media di un osservatore indipendentemente dal sesso (Niijhuis et al., 2011). Per gli insediamenti si è deciso di impostare esclusivamente un offset di 1,60 m. Infine, per mettere in evidenza il rapporto visuale tra siti e potenziale produttivo dei suoli si farà ricorso alla sovrapposizione grafica delle carte di visibilità cumulativa dei nuraghi e degli insediamenti con la carta della capacità d’uso dei suoli ottenuta dalla riclassificazione delle UCP della Carta dei Suoli della Sardegna, in grado di offrire, come si è già detto informazioni sull’attitudine allo sfruttamento agropastorale dei suoli. CRONOLOGIA DI RIFERIMENTO E CAMPIONE DEI SITI PRESI IN ESAME Per la definizione cronologica del periodo nuragico, si farà riferimento alla sintesi proposta dall’autore in Depalmas 2012 (Depalmas, 2012) mediante l’analisi e la discussione dei riferimenti radiometrici revisionati di Rubinos e Ruiz-Gálvez (2003) e Gonzalez-Ruibal et al. (2005), attraverso cui è possibile ipotizzarne un inquadramento cronologico compreso tra il 1750 e l850 BC (fig. 10); la recente revisione di alcuni contesti ha permesso ad alcuni studiosi di ricollocare le sequenze cronologiche riguardanti gli aspetti culturali definibili propriamente “nuragici” entro il II millennio BC, escludendone in questo modo totalmente eventuali sviluppi durante l’Età del Ferro (Cámara e Spanedda, 2014), contribuendo ad animare un dibattito tutt’oggi attivo. I nuraghi rappresentano senza dubbio la tipologia di monumento più imponente ed identificativo della protostoria sarda; ad oggi risultano censiti su database WebGIS (seppur con variazioni minime) 6523 nuraghi sparsi in tutta l’Isola (Melis, 2017). Ampia è la letteratura volta a teorizzare la funzione avuta dai nuraghi all’interno delle comunità isolane, circa il loro utilizzo o il loro significato simbolico: da opera militare fortificata ad abitazione privilegiata di una élite dominante, da luogo strettamente legato al culto ad edificio adibito allo stoccaggio delle materie prime. La varietà tipologica (dal protonuraghe al nuraghe complesso, passando per la singola tholos), la loro ubicazione, il loro rapporto spaziale con i villaggi e la forte valenza simbolica dovuta all’imponenza di questi edifici non permette, ad oggi, di attribuire ai nuraghi una funzione precisa o univoca. Templi, santuari, fonti e pozzi (i quali assumeranno un ruolo predominante in concomitanza all’abbandono delle torri nuragiche) e sepolture collettive monumentali (comunemente note come tombe dei giganti) completano il quadro delle strutture architettoniche tipiche dell’Età del Bronzo in Sardegna (Velli, 2020). Nell’area oggetto della presente indagine territoriale sono stati individuati e verificati 31 siti archeologici (già noti in bibliografia); nello specifico 17 nuraghi 198 EMILIANO VELLI y ADRIANO VELLI CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 Fig. 10.—Tavola cronologica di riferimento. Figura a colori nell’edizione elettronica. SCELTE INSEDIATIVE NEI TERRITORI DI SAN GIOVANNI SUERGIU E PORTOSCUSO... 199 CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 (4 semplici o “monotorre”, 5 a pianta complessa e 8 planimetricamente indefiniti), 7 insediamenti, 5 tombe dei giganti, 1 fonte monumentale e 1 grotta sepolcrale (fig. 11). Ad eccezione del nuraghe Candelargiu di San Giovanni Suergiu (fig. 12), oggetto dal 2012 di indagini archeologiche sistematiche condotte nell’ambito del progetto di ricerca internazionale “Proyecto Nuraghe” (Puddu et al., 2015), il Colegio de Doctores y Licenciados en Filosofía y Letras y en Ciencias de Sevilla y Huelva e l’Università di Siviglia, per i siti coinvolti in questo studio non sono disponibili sequenze stratigrafiche od elementi di cronologia assoluta; per tale ragione si è ritenuto funzionale alle finalità di questa ricerca ed alle metodologie di analisi applicate attribuire dei termini di cronologia relativa ipotizzati sulla base di un confronto tipologico sia con materiali, strutture e contesti analoghi datati presenti nel territorio indagato e generalmente nell’isola. La forbice cronologica a cui si farà riferimento è compresa tra gli inizi Bronzo Medio (1750-1350 cal. BC) e le fasi conclusive del Bronzo Finale (1150-950 cal. BC): fanno eccezione la grotta sepolcrale di Punta Niedda e la capanna di Su Stangioni (Usai, 1994), entrambi nel comune di Portoscuso, ascrivibili entrambi al Bronzo Antico. Come specificato precedentemente, ai fini dello studio della relazione tra campo visivo dei siti e capacità d’uso dei suoli, si è ritenuto di tenere in computare e confrontare esclusivamente gli orizzonti visivi delle torri nuragiche e degli Fig. 11.—Carta di distribuzione dei siti. Figura a colori nell’edizione elettronica. 200 EMILIANO VELLI y ADRIANO VELLI CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 insediamenti in quanto strutture plausibilmente correlabili allo sfruttamento e al controllo del territorio. I siti presi in considerazione sono stati registrati ed organizzati sotto forma di tabella in un geodatabase elaborato dagli autori all’interno di QGis 3.10.14, il quale ha costituito la piattaforma di lavoro prescelta. RISULTATI La riclassificazione delle UCP rappresentative dell’area indagata in base alla loro classe di capacità d’uso restituisce l’immagine di un territorio in gran parte adatto per morfologia e struttura dei suoli ad uno sfruttamento agropastorale e solo marginalmente inadatto a questi scopi. Dei circa 110 Km2 di superficie totale, 63,91 Km2 (58%) sono caratterizzati da superfici generalmente planiziali o in lieve pendenza e da suoli mediamente profondi, ben drenati e solo marginalmente esposti ad erosione, presentando dunque condizioni favorevoli alle pratiche agricole e pastorali; 35,31 Km2 (32%) sono invece morfologicamente costituiti da superfici subpianeggianti o aspre e da suoli poco drenanti, poco profondi, ricchi Fig. 12.—Nuraghe Candelargiu (Foto Velli A.-Velli E.©). Figura a colori nell’edizione elettronica. 201 CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 TABELLA 1. ELENCO DEI SITI PRESI A CAMPIONE PER QUESTA INDAGINE ID COMUNE NOME SITO TIPOLOGIA X Y QUOTA (mt. s.l.m.) CRONOLOGIA 13 PORTOSCUSO ATZORI NURAGHE COMPLESSO 1452218,007 4335937,382 38,5 BM-BR 14 PORTOSCUSO ATZORI (INSEDIAMENTO) INSEDIAMENTO 1452208,266 4335957,291 38,04 BM-BR 15 PORTOSCUSO PARINGIANU NURAGHE INDEFINITO 1450815,83 4335723,6 30,77 BM-BR 16 PORTOSCUSO CRIXIONIS NURAGHE INDEFINITO 1450717,857 4337194,92 30,58 BM-BR 17 PORTOSCUSO SA DOMU DE PEDRU NURAGHE INDEFINITO 1451744,024 4337885,166 45,59 BM-BR 18 PORTOSCUSO PUNTA NIEDDA GROTTA SEPOLCRALE 1445601,309 4340885,637 37,9 BA 19 PORTOSCUSO GHILOTTA NURAGHE COMPLESSO 1449105,589 4342661,672 135,88 BM-BR 20 PORTOSCUSO PUNTA MAIORCHINA INSEDIAMENTO 1448763,295 4343104,364 158,92 BM-BR 21 PORTOSCUSO SU MEDADEDDU NURAGHE INDEFINITO 1449661,279 4338510,646 16,55 BM-BR 22 PORTOSCUSO SU STANGIONI INSEDIAMENTO 1449525,482 4337517,463 5,25 BA 23 PORTOSCUSO BACCU OLLASTU NURAGHE COMPLESSO 1445983,09 4341651,109 89,1 BM-BR 24 PORTOSCUSO BACCU OLLASTU (INSEDIAMENTO) INSEDIAMENTO 1445993,09 4341640,209 89,59 BM-BR 1 SAN GIOVANNI SUERGIU PUNTA GANNAU NURAGHE INDEFINITO 1456057,35 4330381,977 75,98 BM-BR 2 SAN GIOVANNI SUERGIU SA FITTA DE AREGA SERRA TOMBA DEI GIGANTI 1459985,085 4330294,418 42,57 BM-BR 3 SAN GIOVANNI SUERGIU CRAMINALANA I TOMBA DEI GIGANTI 1459788,856 4330186,819 31,45 BM-BR 4SAN GIOVANNI SUERGIU CRAMINALANA II TOMBA DEI GIGANTI 1459982,666 4329988,977 30,21 BM-BR 5SAN GIOVANNI SUERGIU IS GANNAUS NURAGHE INDEFINITO 1455874,348 4329311,874 20,45 BM-BR 6SAN GIOVANNI SUERGIU CANDELARGIU NURAGHE COMPLESSO 1460770,559 4327895,886 13,07 BM-BR-BF 7SAN GIOVANNI SUERGIU CANDELARGIU (INSEDIAMENTO) INSEDIAMENTO 1460658,737 4327875,22 12,61 BM-BR-BF 8SAN GIOVANNI SUERGIU SU CONVENTU (RIO SASSU) NURAGHE SEMPLICE 1459041,804 4327500 5,3 BM-BR 9SAN GIOVANNI SUERGIU FRAGATA NURAGHE SEMPLICE 1460669,637 4326878,159 13,33 BM-BR 10 SAN GIOVANNI SUERGIU STRACOSCIU TOMBA DEI GIGANTI 1462413,165 4325459,051 35,15 BM-BR 11 SAN GIOVANNI SUERGIU TRULLU (MONTE PALMAS) NURAGHE COMPLESSO 1462448 4325386 62,85 BM-BR 12 SAN GIOVANNI SUERGIU CORTIOIS INSEDIAMENTO 1459643,725 4324960,439 2,79 BF 25 SAN GIOVANNI SUERGIU SU SOLU FONTE NURAGICA 1460229,533 4331939,635 225,34 BM-BR-BF 26 SAN GIOVANNI SUERGIU PERDA ASUA DE PARI NURAGHE INDEFINITO 1455648,902 4331900,791 102,22 BM-BR 27 SAN GIOVANNI SUERGIU MONTE SAN GIOVANNI NURAGHE SEMPLICE 1459466,38 4331844,294 330,1 BM-BR 28 SAN GIOVANNI SUERGIU SU FORRU E SA TEULA TOMBA DEI GIGANTI 1458055,358 4331190,841 32,76 BM-BR 29 SAN GIOVANNI SUERGIU CASE PES NURAGHE INDEFINITO 1458123,235 4330633,287 25,25 BM-BR 30 SAN GIOVANNI SUERGIU CASE CRABI (LOCCI) NURAGHE SEMPLICE 1459013,179 4330440,79 25,64 BM-BR 31 SAN GIOVANNI SUERGIU CASE PES (INSEDIAMENTO) INSEDIAMENTO 1458110,115 4330551,478 24,8 BM-BR-BF 202 EMILIANO VELLI y ADRIANO VELLI CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 di scheletro e moderatamente esposti a rischio di erosione, risultando così utilizzabili esclusivamente per il pascolo del bestiame. I restanti 11,07 Km2 , occupati in prevalenza da suoli costituiti da sabbie eoliche, cordoni dunari, foci, zone umide soggette all’azione di mareggiate, inondazioni stagionali ed erosione, risultano completamente inadatti all’agricoltura e al pascolo del bestiame. Interpolando la carta di distribuzione dei siti e quella di capacità d’uso dei suoli, si evince che dei 7 insediamenti rilevati, 5 (Atzori —insediamento— 14, Su Stangioni 22, Cortiois 12, Candelargiu —insediamento— 7, Case Pes 31) sono stati edificati su suoli potenzialmente vocati allo sfruttamento agricolo e pastorale, mentre i restanti 2 (Punta Maiorchina 20, Baccu Ollastu —insediamento— 24) sorgono su suoli dall’attitudine esclusivamente pastorale. Per quanto riguarda le torri nuragiche, dei 17 monumenti rilevati 7 (di cui 3 nuraghi semplici: Su Conventu, 8, Case Crabi (Locci) 30, Fragata 9; 2 nuraghi complessi Atzori 13, Candelargiu 6; 2 nuraghi indefiniti Case Pes 29 e Is Gannaus 5) sorgono su suoli idonei allo sfruttamento agropastorale e 10 (di cui un nuraghe semplice Monte San Giovanni 27, 3 nuraghi complessi Baccu Ollastu 23, Ghilotta 19, Trullu (Monte Palmas) 11; 6 nuraghi indefiniti: Su Medadeddu 21, Paringianu 15, Sa Domu de Pedru (Paringianeddu) 17, Crixionis 16, Perda Asua de Pari 26, Punta Gannau 1) su suoli limitatamente sfruttabili nell’ambito di pratiche pastorale. Un dato sicuramente interessante è la totale assenza di insediamenti e torri nuragiche ubicate su suoli inadatti all’agricoltura e al pascolo, siano essi prospicienti la costa o estesi nell’entroterra (come nel caso di una porzione dell’altopiano sul quale sono visibili i filari di base del nuraghe complesso Baccu Ollastu 23). Dall’applicazione dell’algoritmo di viewshed analysis, dunque dal calcolo del controllo visuale che insediamenti e nuraghi hanno sui suoli circostanti, emerge il ricorrente dominio visuale degli abitati su suoli marcatamente vocati alla produzione agricola e all’allevamento del bestiame (fig. 13). Fatta eccezione per la capanna di Su Stangioni (22), riferibile però ad uno specifico orizzonte culturale del Bronzo Antico (facies Corona Moltana) (Usai, 1994; Pitzalis, 2019) e all’insediamento di Cortiois (12), gli abitati presi in considerazione non rivelano evidenti rapporti spaziali a carattere visuale correlabili con un potenziale sfruttamento delle risorse marine. Il dominio visuale che gli altri insediamenti hanno nei confronti del mare sembra infatti potersi ricollegare esclusivamente alla loro quota altimetrica. Ulteriore dato interessante è la costante presenza di almeno un punto di approvvigionamento idrico (corsi d’acqua e/o fonti d’acqua) all’interno del campo visivo espresso dai siti a carattere abitativo, i quali ad eccezione di Baccu Ollastu (24) e Punta Maiorchina (20), entrambi posti in prossimità di altrettanti nuraghi complessi, sorgono in aree pianeggianti. Se l’orizzonte visivo degli insediamenti sembra estendersi prevalentemente su suoli dallo spiccato potenziale agricolo, quello delle torri nuragiche, poste spesso in posizione dominante rispetto a valli fluviali e corridoi naturali delimitati da alture (Paringianu 15, Crixionis 16, Sa Domu de Pedru 17, Punta Gannau 1, Perda Asua de Pari 26 e Trullu (Monte Palmas) 23, comprende anche quelli adatti esclusivamente ad attività pastorali e, seppur in misura marginale, quelli inadatti SCELTE INSEDIATIVE NEI TERRITORI DI SAN GIOVANNI SUERGIU E PORTOSCUSO... 203 CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 Fig. 13.—Visibilità cumulativa degli insediamenti. Figura a colori nell’edizione elettronica. alle pratiche agropastorali (fig. 14). Nel settore più meridionale dell’area indagata, i nuraghi semplici Su Conventu 30, Case Crabi (Locci) 8 e Fragata 9, oltre ad essere stati realizzati su suoli favorevoli ad utilizzi agricoli, vi estendono in maniera evidente anche il loro campo visivo (fig. 15). Nel settore settentrionale invece, i nuraghi complessi Baccu Ollastu (23) e Ghilotta (19) esprimono il loro controllo visuale su porzioni di territorio caratterizzate dalla presenza di suoli rocciosi consoni limitatamente al pascolo del bestiame (fig. 16). L’unico nuraghe per il quale ad avviso degli scriventi si potrebbero ipotizzare implicazioni funzionali legate al controllo visivo delle vie d’accesso dirette alla costa sembrerebbe essere il Paringianu (15), il quale da un chiara posizione di dominio visuale sulla laguna di Boi Cerbus, sembra suggerire una funzione di controllo diretto sul vicino litorale e sui bassi fondali prospicienti. DISCUSSIONE E CONCLUSIONI Pur riconoscendo i limiti imposti dall’esiguità del campione di siti analizzato e dall’assenza di informazione stratigrafiche in grado di offrire informazioni sulla durata e l’effettiva contemporaneità delle strutture prese in considerazione in questo studio, l’approccio metodologico applicato, oltre a rimarcare l’elevato 204 EMILIANO VELLI y ADRIANO VELLI CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 Fig. 14.—Visibilità cumulativa dei nuraghi. Figura a colori nell’edizione elettronica. Fig. 15.—Nuraghe Su Conventu (Foto Velli A.-Velli E.©). Figura a colori nell’edizione elettronica. SCELTE INSEDIATIVE NEI TERRITORI DI SAN GIOVANNI SUERGIU E PORTOSCUSO... 205 CPAG 31, 2021, 181-209. ISSN: 2174-8063 potenziale che le analisi spaziali operate in ambiente Gis hanno nell’ambito della ricerca archeologica inter-site, ha offerto interessanti spunti alla comprensione di un fenomeno complesso quale il popolamento antico di un territorio e delle possibili implicazioni che caratteristiche ambientali quali il tipo e la capacità d’uso dei suoli possono aver avuto sulle strategie insediative e sussistenza delle comunità nuragiche stanziate in questo distretto costiero della Sardegna Sud-Occidentale. I risultati ottenuti dall’applicazione dell’ analisi viewshed hanno documentato inoltre che tutti gli insediamenti, fatta eccezione per Punta Maiorchina (20) e Baccu Ollastu (24), insistono ed estendono il loro orizzonte visivo su suoli adatti all’agricoltura e al pascolo. Questo interessante trend, riscontrato anche nella porzione più meridionale del basso Sulcis costiero (Velli, 2020), potrebbe suggerire una vocazione prettamente agricola di gran parte degli insediamenti rilevati. Le eccezioni sopracitate potrebbero invece far riferimento ad una differente funzione: nello specifico, questi due abitati, entrambi posti nelle immediate vicinanze di due nuraghi complessi, potrebbero aver svolto un ruolo attivo nel controllo e nella gestione delle vie di accesso naturale al distretto metallifero dell’Iglesiente, posto a pochi chilometri di distanza dal confine settentrionale individuato arbitrariamente per questa indagine. Per quanto riguarda il rapporto tra torri nuragiche e territorio, lo studio del bacino visuale cumulativo espresso da queste strutture sembrerebbe indiziare delle strategie di ubicazione legate al controllo di corridoi naturali e valli fluviali che dalle pianure costiere conducono nell’entroterra (fig. 17). Questa tendenza è evidente nella porzione di territorio attraversata dal corso del Flumentepido, controllato lungo il suo corso dai nuraghi Paringianu (15), Crixionis (16), Sa Domu de Pedru (17). Analogamente, nel settore meridionale dell’area indagata, Fig. 16.—Nuraghe Baccu Ollastu (Foto Velli A.-Velli E.©). Figura a colori nell’edizione elettronica.