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L’utilizzo problematico degli indicatori sulla gerarchizzazione sociale nell’analisi dell’età del Bronzo sarda

Cámara Serrano, Juan Antonio,Spanedda, Liliana

Abstract

La difficoltà di ottenere dati sul processo produttivo sviluppato durante l'Età del Bronzo in Sardegna ha spesso portato a rifiutare la gerarchizzazione e, di recente, si è ritenuto che persino la società delle fasi finali dell'età del Bronzo e la prima età del Ferro è ugualitaria.

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287 L’utilizzo problematico degli indicatori sulla gerarchizzazione sociale nell’analisi dell’età del bronzo sarda Juan Antonio Cámara Serrano1 - Liliana Spanedda2 Riassunto: L’utilizzo problematico degli indicatori sulla gerarchizzazione sociale nell’analisi dell’età del bronzo sarda – La difficoltà di ottenere dati sul processo produttivo sviluppato durante l’Età del Bronzo in Sardegna ha spesso portato a rifiutare la gerarchizzazione e, di recente, si è ritenuto che persino la società delle fasi finali dell’età del Bronzo e la prima età del Ferro sia ugualitaria. Parole chiave: Organizzazione sociale; controllo del territorio; monumenti rituali; statue; oggetti di corredo. Summary: The Problematic Use of Indicators Regarding Social Hierarchizacion in the Sardinian Bronze Age – The difficulty of obtaining data on the production process developed during the Bronze Age Sardinia has often led to reject the social hierarchy. Recently, an egalitarian society during the Final Bronze and Early Iron Ages has been proposed. Key words: Social organization; territorial control; ritual monuments; statues; grave goods. L’organizzazione sociale di una comunità può essere studiata da diversi punti di vista che tengano conto delle asimmetrie nel consumo di vari elementi (Saitta 1994, Rosenswig 2012), del controllo delle attività artigianali soprattutto attraverso il controllo dei produttori (Costin 1991), delle differenze nei luoghi dove si vive e l’accesso ai monumenti “pubblici”, destinati all’esibizione del potere (Trigger 1990, Bretscheneider et alii 2007, Monroe 2011). Questi monumenti sono l’espressione della forza sociale dei committenti della costruzione, che vi risiedono (nella vita o nella morte) e che si beneficiano dei loro contenuti o li usano nell’amministrazione (Redmond, Spencer 2012). Eppure quando esaminiamo il mondo protostorico sardo dell’età del Bronzo ci troviamo di fronte a grandi difficoltà a causa dell’assenza di dati sulla produzione in generale e sugli aspetti specifici di cui sopra, in particolare. L’organizzazione territoriale basata nei villaggi con nuraghi e torri isolate, la monumentalità delle sepolture (tombe di giganti) e i contatti foranei (ceramica micenea), sono stati argomenti comunemente utilizzati per riferirsi a un certo grado di “complessità sociale” (Navarra 1997, Blake 2005, Stiglitz 2006, Spanedda 2007, Campus, Leonelli 2009, Perra 2009, Bernardini 2010, Usai 2011), sebbene la maggior parte degli autori considera che solo durante la transizione all’età del Ferro si può parlare di società gerarchiche e tributarie (Lilliu 1996, Usai 2007, Ialongo 2013), che, a nostro avviso, sono il risultato di un processo di trasformazione sociale a lungo termine. È quindi sorprendente che in un recente articolo (Araque 2014) si è cercato di dimostrare che la gerarchizzazione sociale in Sardegna, persino tra la fine dell’età del Bronzo e la prima età del Ferro, sia praticamente inesistente. A prescindere che si tratti di un approccio teorico che tende a sottovalutare la coercizione ideologica e la minaccia della forza fisica esercitata da istituzioni non permanenti, molti sono gli argomenti discutibili che vengono utilizzati per segnalare l’inesistenza di gerarchizzazione: 1) la presunta assenza di fortificazioni, persino rinnegando tale caratteristica ai nuraghi precedenti; 2) il diniego di un controllo territoriale gerarchico; 3) la considerazione dei santuari “federali” come centri di coesione tra gruppi; 4) l’assenza di sepolture individuali e la carenza di corredi differenziati in esse e nelle tombe collettive ancora in uso; 5) la considerazione degli oggetti più elaborati, esotici e di prestigio come elementi cultuali normalmente utilizzati nelle offerte alle divinità; 6) la spiegazione della 1 Departamento de Prehistoria y Arqueología. Universidad de Granada; e-mail: [email protected]. 2 Departamento de Prehistoria y Arqueología. Universidad de Granada; e-mail: [email protected]. 288 statuaria come la rappresentazione di un pantheon politeista piuttosto che un riflesso della società; 7) l’affermazione della possibilità di costruire “monumenti” per società non gerarchiche; 8) l’assenza di differenze tra le capanne e strutture specializzate; 9) la spiegazione dei contatti esterni a seguito dell’arrivo di persone in fuga dai centri di potere (soprattutto orientali). Nei successivi contributi discuteremo separatamente tali argomenti, ad eccezione dell’ultimo (il numero 9), che tendono a minimizzare le testimonianze archeologiche del Tardo Bronzo e del Ferro sardo. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Araque R. 2014, Social Organization in Nuragic Sardinia: Cultural Progress Without ‘Elites’?, Cambridge Archaeological Journal 24:1, pp. 141-161. Bernardini P. 2010, Le torri, i metalli, il mare. Storie antiche di un’isola mediterranea, Sassari, Carlo Delfino Editore. 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