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Content interoperability as a prerequisite for re-using and re-purposing items of structured content as learning objects in eLearning – Seen under a standardisation perspective

Christian Galinski; Blanca Stella Giraldo Pérez

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Interoperabilità dei contenuti come prerequisito per riutilizzare e riconvertire elementi di contenuto strutturato come oggetti didattici nell’eLearning – Una prospettiva di standardizzazione CHRISTIAN GALINSKI, BLANCA STELLA GIRALDO PÉREZ Infoterm PAROLE CHIAVE: contenuto strutturato e contenuto non strutturato, rappresentazioni verbali e non verbali, denominazioni, morfologia e morfemi, fraseologia e fraseologismi, collocazioni e termini composti da più parole, oggetti didattici ad alta complessità (HC-LO) e oggetti didattici a bassa complessità (LC-LO), lingua per scopi generali (LGP) e lingua per scopi speciali (LSP), persone con disabilità (PwD) e tecnologie assistive, norme e standardizzazione, certificazione, modelli di dati e modellazione dei dati, archivi federati, requisiti di qualità e interoperabilità 1. C O N T E N U T O S T R U T T U R A T O «Contenuto» è qui inteso come contenuto strutturato a livello di semantica lessicale, comprendente rappresentazioni linguistiche e non linguistiche dei concetti (intesi nella teoria della scienza come una sorta di «oggetti immateriali»). Queste rappresentazioni possono essere designative (come le designazioni in terminologia: termini, simboli e denominazioni) oppure descrittive (come i vari tipi di definizioni, spiegazioni o rappresentazioni non verbali), o ibride. Finora, nella teoria e nella metodologia terminologiche, le designazioni e le rappresentazioni non verbali dei concetti, così come le denominazioni (cioè i nomi propri che rappresentano concetti individuali), hanno ricevuto un’attenzione insufficiente. Tuttavia, possono essere molto importanti nella progettazione di oggetti didattici (LO) in determinati domini o campi applicativi, per non parlare dell’apprendimento linguistico e della traduzione. Altrettanto importanti per progettare LO multilingui, multimodali e multiuso sono a) le somiglianze tra le voci LGP e LSP: – La rappresentazione designativa della voce (lemma LGP o termine LSP) può consistere in una parola, una parola composta o un’entità plurilessicale; – La rappresentazione designativa verbale può essere integrata da una rappresentazione designativa non verbale (ad es. gesti, mimica, Bliss- 6 Christian Galinski, Blanca Stella Giraldo Pérez Content interoperability as a prerequisite for re-using and re-purposing items of structured content as learning objects in eLearning simboli1 ecc.), oppure, se necessario, essere persino sostituito da esso (ad es. un simbolo grafico o di altro tipo non verbale); – Ogni voce che rappresenta un concetto possiede un identificativo univoco (che può, per esempio, rimandare alle occorrenze nei corpora testuali); ◦ Nelle voci LSP, ogni rappresentazione designativa dovrebbe avere un proprio identificativo dell’elemento, che, tra le altre cose, renderebbe possibile ricostruire i cambiamenti concettuali nel tempo, ◦ Nelle voci LGP, ogni significato di una rappresentazione designativa dovrebbe avere un proprio identificativo dell’elemento, che rende possibili le voci multilingui, ◦ In analogia con l’autonomia del termine in terminologia, l’autonomia della rappresentazione si applica anche a LSP e LGP, nonché alle rappresentazioni non verbali, ◦ Le rappresentazioni descrittive LGP (comprese spiegazioni, contesti ecc.) possono essere trattate in analogia a quelle LSP (spiegazioni, contesti ecc.), ma escludono le definizioni in senso stretto, ◦ Possono essere previsti campi aggiuntivi per note, esempi, fonti ecc. – Una rappresentazione designativa verbale che rappresenti un concetto sia LGP sia LSP può dover essere inclusa, a seconda del grado di quasi-sinonimia, in due voci, con opportuni rinvii. b) pronunce degli elementi verbali delle entità di contenuto strutturato, che dovrebbero essere previste almeno potenzialmente in ogni voce. c) rappresentazioni designative non verbali e rappresentazioni descrittive non verbali, che dovrebbero essere previste almeno potenzialmente in ogni voce, poiché, a seconda del dominio o del campo di applicazione, possono essere altrettanto importanti di quelle verbali e talvolta persino le rappresentazioni preferite. d) componenti delle entità di contenuto strutturato, come i morfemi delle rappresentazioni designative verbali o gli elementi di una definizione, spiegazione, contesto ecc. Dovrebbero essere contrassegnati/etichettati per facilitare i rinvii o il riutilizzo come un altro LO (per esempio, prefissi e suffissi nella nomenclatura medica). e) entità di contenuto strutturato più ampie, come idiomi, collocazioni LGP o fraseologismi LSP, nonché metafore, che possono essere trattati formalmente in modo analogo alle rappresentazioni designative verbali in LGP (con opportuni rinvii agli elementi pertinenti della rispettiva entità). A questo 1 Blissymbolics è un sistema di scrittura ideografico destinato a persone con disabilità cognitive. Ognuno delle diverse centinaia di simboli di base rappresenta un concetto; i simboli possono essere combinati per generarne di nuovi che rappresentano nuovi concetti. I Blissymbols non corrispondono affatto ai suoni di alcuna lingua parlata. Terminologija | 2012 | 19 7 a livello, l’ulteriore differenziazione più dettagliata di quanto sopra è necessaria nella linguistica dei corpora, ma probabilmente non per gli LO. Può inoltre avere un’importanza secondaria che il significato sia non composizionale o composizionale. Nella linguistica dei corpora esistono strumenti per identificare ed estrarre anche entità più ampie di contenuto strutturato. f) la predisposizione di campi segnaposto o collegamenti alle rispettive rappresentazioni designative per le persone con disabilità, come il Braille, la lingua dei segni o i Blissymbolics. Finora, le risorse di contenuto strutturato al livello della semantica lessicale sono state considerate come comprendenti principalmente dati lessicografici, dati terminologici e altri tipi di rappresentazioni di concetti, incluse alcune non verbali, come i simboli visivi (ad es. i simboli pubblici). Tuttavia, possono esserci anche simboli acustici/udibili, aptici/tattili e altri, che nella gestione terminologica potrebbero comparire come designazioni o persino come descrizioni di concetti (come le rappresentazioni non verbali (ISO 10241-1:2011)). Potrebbero essere necessarie ulteriori informazioni — e le relative categorie di dati — per un approccio sistematico alla gestione del contenuto strutturato in generale. Alla luce di quanto sopra, possiamo distinguere i tipi di contenuto strutturato al livello della semantica lessicale come segue: - Dati lessicografici, quali: ◦ unità lessicali (composti ecc. inclusi), ◦ morfemi (morfologia), ◦ collocazioni, metafore; - Terminologie e risorse linguistiche analoghe, nonché altre risorse di contenuto, quali: ◦ nomenclature, tassonomie, tipologie, glossari, vocabolari ecc., ◦ morfemi terminologici (morfologia), ◦ fraseologismi terminologici (fraseologia), ◦ nomi propri di ogni tipo, utilizzati, ad esempio, come voci in diverse tipologie di repertori, ◦ simboli grafici e altre designazioni non verbali, ◦ proprietà (di prodotti), caratteristiche, attributi ecc.; - Thesauri, schemi di classificazione (ISO/DIS 22274:2011), parole chiave e altri tipi di linguaggi documentari (o vocabolari controllati); - Voci enciclopediche (di conoscenza), che comprendono, tra le altre: ◦ voci terminologiche arricchite di conoscenze, 8 Christian Galinski, Blanca Stella Giraldo Pérez Content interoperability as a prerequisite for re-using and re-purposing items of structured content as learning objects in eLearning ◦ nomi propri (spiegati) e altri tipi di dati strettamente correlati ai nomi propri; – Ontologie, mappe tematiche e altri tipi di sistemi di strutturazione della conoscenza. Come avviene nella terminologia, ciascuno degli altri tipi di contenuto strutturato elencati sopra può avere – una o più rappresentazioni fonetiche, rappresentazioni nella lingua dei segni ecc.; – rappresentazioni designative grafiche e di altro tipo non verbale, nonché rappresentazioni descrittive non verbali (alcune in aggiunta a una rappresentazione verbale, altre create come rappresentazioni non verbali indipendenti da quelle verbali). I tipi di contenuto strutturato non verbale sono particolarmente significativi in applicazioni come l’eLearning e di vitale importanza nella comunicazione: – con e tra le PwD (direttamente o tramite dispositivi ICT che fungono da tecnologie assistive), – tra le PwD e i dispositivi che utilizzano, e – tra questi dispositivi. I progettisti della segnaletica stradale chiamano gli elementi dei segnali stradali «morfologia» (per analogia con i morfemi in linguistica). Lo stesso concetto potrebbe applicarsi ad altre rappresentazioni designative non verbali. Sono già stati sviluppati metodi di ricerca per individuare immagini intere / rappresentazioni grafiche mediante i singoli elementi che le compongono. La figura seguente mostra un esempio della «morfologia» dei simboli grafici (in questo caso, un segnale stradale): (dalla presentazione di Schmitz a TSTT 20062; cfr. Schmitz 2006) 2 3rd International Conference on Terminology, Standardization and Technology Transfer (TSTT 2006), Beijing, China, 25–26 August 2006 Terminologija | 2012 | 19 9 In alcuni ambiti (ad es. nelle nomenclature biologiche) esistono persino esempi di rappresentazioni descrittive non verbali che sostituiscono lunghe definizioni o altre descrizioni di concetti, e che potrebbero essere utili anche ai fini dell’eLearning: (da Gonnissen e Mornie 1983, uccello n. 50) È sufficiente una legenda relativamente breve con spiegazioni dei simboli (in diverse lingue) e la rappresentazione grafica è facilmente comprensibile sia dagli esperti, sia dagli studenti o dagli ornitologi amatoriali. Oggi tutte le tipologie di contenuto strutturato sopra menzionate sono sempre più accessibili in formato digitale (come eContent, sempre più spesso anche tramite dispositivi mobili) e possono – comparire in testi digitali (come nella documentazione tecnica, nella scrittura tecnico-scientifica ecc.), – essere combinate tra loro o incorporate le une nelle altre, – avere elementi linguistici simili (lettere, suoni, morfemi ecc.) o diversi (come le rappresentazioni non verbali), – formare elementi di contenuto complessi, – dover essere integrati o resi interoperabili con altri in determinate applicazioni. Attualmente, tuttavia, la maggior parte dei repository esistenti di contenuti strutturati non è coerente al proprio interno e talvolta è persino contraddittoria rispetto ad altri repository. Per lo più, questi repository non si basano su metodi adeguati di modellazione dei metadati e dei dati e, pertanto, non sono integrabili, non sono affidabili e presentano numerose carenze. Ciò è inaccettabile, ad esempio, nelle applicazioni a supporto delle PwD, in particolare nelle nostre società che invecchiano, 10 Christian Galinski, Blanca Stella Giraldo Pérez Content interoperability as a prerequisite for re-using and re-purposing items of structured content as learning objects in eLearning in cui sempre più persone presentano disabilità, talvolta multiple. Ciò inoltre non ne consente un uso efficiente per finalità di eLearning, il che penalizza nuovamente le persone con disabilità (PwD). In contrasto con il contenuto strutturato, un corpus può essere descritto come contenuto non strutturato, vale a dire «un insieme di lingua che si presenta naturalmente» (McEnery, Xiao, Tono 2006), distinguendo così un corpus da elenchi di parole, dizionari e banche dati. Analogamente, un corpus di parlato (o corpus parlato) è un archivio di file audio vocali (e trascrizioni testuali). Queste definizioni sono insufficienti quando si tratta di elementi non linguistici nei testi (come nella documentazione tecnica) e per quanto riguarda gli elementi della comunicazione non verbale (come gesti, espressioni facciali ecc.) che nella vita reale accompagnano necessariamente i dati parlati. Se osserviamo dove si trovano gli elementi di contenuto strutturato, constatiamo che la maggior parte di essi non è sviluppata come fine a sé stessa, ma costituisce un elemento necessario di contenuti non strutturati, quali corpora testuali, corpora di parlato ecc. Pertanto, la relazione tra contenuto strutturato e corpora — in particolare nell’ottica di valorizzare il contenuto strutturato presente nei contenuti non strutturati, per esempio nell’eLearning sotto forma di oggetti di apprendimento (LO) — dovrebbe essere oggetto di ulteriori indagini. Oggi il corpus più grande del mondo è Internet. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, per estrarre LO servono testi di qualità garantita: ciò rappresenta una sfida per la classificazione e la valutazione della qualità dei testi, nonché per la loro corretta etichettatura. 2. Q U E S T I O N I D I N O R M A Z I O N E R I G U A R D A N T I I L C O N T E N U T O S T R U T T U R A T O Oggi i documenti normativi non comprendono soltanto norme tecniche nel senso tradizionale, ma anche norme terminologiche, di prova, di prodotto, di processo, di servizio, di interfaccia, di dati ecc. Alcune sono norme di base, con un ambito di applicazione molto ampio o contenenti disposizioni generali per un determinato settore; altre sono norme metodologiche. La terminologia normalizzata di un determinato settore può essere considerata una norma di base. Le norme metodologiche relative ai principi e ai metodi del lavoro terminologico e della normalizzazione terminologica sono, di conseguenza, fondamentali per tutto il lavoro terminologico e per la normalizzazione/unificazione terminologica nell’ambito della normazione in generale e oltre. Inoltre, le tipologie di norme sopra menzionate comprendono soltanto alcuni tipi comuni e non si escludono a vicenda; per esempio, una particolare norma di prodotto può anche essere Terminologija | 2012 | 19 11 considerata una norma di prova se stabilisce metodi di prova per le caratteristiche del prodotto in questione. Poiché oggi il contenuto è necessario per quasi tutto ciò che riguarda la scienza e la tecnologia, le norme relative ai contenuti possono rientrare in qualsiasi tipologia di norme tra quelle menzionate sopra. Secondo la ISO/IEC Guide 2:2001, la normazione è un’attività volta a stabilire, in relazione a problemi reali o potenziali, disposizioni per un uso comune e ripetuto, finalizzate al raggiungimento del grado ottimale di ordine in un determinato contesto. In particolare, l’attività consiste nei processi di elaborazione, pubblicazione e attuazione delle norme. Tra i vantaggi importanti della normazione vi sono il miglioramento dell’idoneità di prodotti, processi e servizi agli scopi previsti, la prevenzione degli ostacoli agli scambi e la facilitazione della cooperazione tecnologica. L’elaborazione delle norme si basa sul consenso, ossia un accordo generale, caratterizzato dall’assenza di opposizione persistente su questioni sostanziali da parte di una componente importante degli interessi coinvolti e da un processo che mira a tenere conto delle opinioni di tutte le parti interessate (vale a dire industria, ricerca, amministrazione pubblica e consumatori) e a conciliare eventuali argomentazioni contrastanti. Le attività di normazione sono disciplinate da approcci altamente sistemici. In particolare, le norme metodologiche mirano a soluzioni generiche, adatte anche a diverse applicazioni. Ciò vale anche per le norme metodologiche relative ai contenuti strutturati, quali le norme per la trascrizione e la traslitterazione, i modelli di dati, i formati di interscambio e gli identificatori delle fonti (ISO 12615:2004), per non parlare della gestione dei progetti. Vale anche per alcune tipologie di contenuti strutturati normalizzati, come i codici delle lingue (serie ISO 639), i codici degli alfabeti (ISO 15924:2004) e i codici dei paesi (serie ISO 3166). Negli ultimi anni, gli aspetti dell’interoperabilità dei contenuti strutturati sono diventati una questione centrale in molti settori. Pertanto, le norme riguardanti la qualità dei dati, l’amministrazione dei dati, la gestione dei contenuti e i flussi di lavoro sono sempre più indispensabili. Diversi comitati tecnici si occupano di vari aspetti dell’interoperabilità dei contenuti, più o meno generici, per esempio: - ISO/TC 37 Terminologia e altre risorse linguistiche e di contenuto - ISO/IEC-JTC 1/SC 32 Gestione e interscambio dei dati (in particolare il suo WG 2 Metadati); - ISO/IEC-JTC 1/SC 36 Tecnologie dell’informazione per l’apprendimento, l’istruzione e la formazione; 12 Christian Galinski, Blanca Stella Giraldo Pérez Content interoperability as a prerequisite for re-using and re-purposing items of structured content as learning objects in eLearning - ISO/TC 184 Sistemi di automazione e integrazione (in particolare il suo SC 4 Dati industriali); - ISO/TC 46 Informazione e documentazione. Le norme sviluppate da questi comitati non tengono ancora conto dei requisiti specifici dell’eLearning riguardo all’interoperabilità dei contenuti delle entità di contenuto strutturato a livello della semantica lessicale. ISO/TC 37 è stato il primo comitato a considerare pienamente il multilinguismo (di fatto, come uno dei principi fondamentali di tutte le sue attività di normazione, orientate ai concetti, cioè indipendenti dalla lingua = multilingui fin dall’inizio); altri comitati tecnici ne hanno seguito l’esempio, ma spesso nella pratica non rispettano sufficientemente questo principio. Oggi anche la lessicografia si è orientata verso l’approccio concettuale (=multilinguismo), come dimostrano i prodotti di vari editori di dizionari e i dizionari online su vasta scala accessibili su Internet. Ciò dovrebbe valere anche per gli oggetti di apprendimento (LO) a livello della semantica lessicale. Dato che l’interoperabilità dei contenuti può essere realizzata solo sulla base di regole comunemente accettate, vale a dire norme internazionali, è necessario cooperare e coordinare le attività di normazione più importanti in materia di interoperabilità dei contenuti. Le nuove attività di normazione per i vari aspetti dell’interoperabilità dei contenuti - sono promosse dagli sviluppi tecnici orientati alla creazione cooperativa/partecipativa di contenuti basata sul web attraverso le ICT (sotto forma di social network, piattaforme di cooperazione, comunicazione mobile ecc.), da un lato; - avranno un notevole impatto sulle varie forme di gestione dei contenuti e della conoscenza (in particolare nelle applicazioni elettroniche, quali eLearning, eAccessibility&eInclusion, eHealth, gestione multilingue dei dati di prodotto nell’eBusiness ecc.), dall’altro. Finora, le attività di normazione in ISO/TC 37 Terminologia e altre risorse linguistiche e di contenuto relative ai contenuti strutturati si sono concentrate su norme metodologiche riguardanti - Categorie di dati (non del tutto identiche ai metadati) utilizzate nella progettazione concettuale delle voci di contenuto strutturato; - Modelli di dati e metodi di modellazione dei dati; Terminologija | 2012 | 19 13 – Metamodelli per rendere interoperabili modelli di dati in competizione; – applicazioni di quanto sopra; e, in una certa misura, standardizzazione di tali tipi di contenuti, rilevanti per il TC. Se si includono le ontologie nel significato di rappresentazione della conoscenza, i metamodeli sopra menzionati devono essere estesi verso meta-ontologie e persino un meta linguaggio ontologico (ISO/CD 17347:2012), al fine di rendere possibile l’interoperabilità tra ontologie. In questo contesto, un’ontologia è considerata una «specificazione formale ed esplicita di una concettualizzazione condivisa» (Gruber, giugno 1993), che rappresenta un vocabolario e una tassonomia condivisi che modellano un dominio, ossia la definizione di concetti e altri oggetti informativi, nonché delle loro proprietà e relazioni. Un linguaggio ontologico, distinto dalla mera rappresentazione della conoscenza, fornisce un metamodelo per tali specificazioni formali ed esplicite di una concettualizzazione condivisa. Quasi tutti i TC dell’ISO e dell’IEC standardizzano i termini e le definizioni più importanti del rispettivo ambito o argomento. Alcuni standardizzano anche altri tipi di risorse linguistiche e di contenuto. 3. VOLUMI DI CONTENUTI STRUTTURATI: TERMINOLOGIA E ALTRE RISORSE LINGUISTICHE E DI CONTENUTO Secondo l’ELRA (European Language Resource Association), le risorse linguistiche sono: – corpora testuali, – corpora vocali, – (dati lessicografici e) terminologie. In a recent article (Galinski, Reineke 2011), an attempt was made to quantify the volumes of lexicographical and terminological entries in an ever increasing number of domains or subjects. The lexis of LGP in the highly developed languages may comprise up to 500,000 lexemes (including a considerable share of terminology). However, the total number of scientific-technical concepts across all domains or subjects may well comprise ~100–150 million. The number of identifiable chemical substances alone has passed the 60 million mark in 2011. In the light of these figures – L’interoperabilità dei contenuti è un prerequisito per evitare un’enorme duplicazione degli sforzi; – L’approccio ISO/TC 37 sta diventando sempre più essenziale; 14 Christian Galinski, Blanca Stella Giraldo Pérez Content interoperability as a prerequisite for re-using and re-purposing items of structured content as learning objects in eLearning - È necessario sviluppare nuovi approcci e metodi e adattare quelli esistenti; - La maggior parte degli strumenti attualmente disponibili per la gestione delle terminologie è insufficiente; - La necessità di standardizzazione – in particolare per quanto riguarda la qualità basata sugli standard – aumenterà. Ciò è particolarmente importante considerando che molte, o la maggior parte, delle voci terminologiche (o di altri elementi di contenuto strutturato) costituiscono potenziali LO nell’eLearning. Nelle figure sopra i nomi propri e altri tipi di denominazioni non sono inclusi, sebbene nell’eLearning siano dati indispensabili (che rappresentano concetti individuali). A seconda della lingua (o della scrittura) e dell’ambito applicativo, possono - avere versioni linguistiche diverse (simili o dissimili); - essere pronunciati diversamente nelle diverse lingue; - dover essere trascritti in sistemi di scrittura diversi; - dover essere «tradotti» in alcune lingue; - essere soggetti a condizioni giuridiche particolari (come i marchi commerciali). Il numero dei nomi propri esistenti e degli altri tipi di denominazioni è incalcolabile: potrebbero essercene diverse centinaia di milioni. Anche in questo caso possono comparire rappresentazioni non verbali, come loghi grafici ecc. 4. NECESSITÀ DI REPOSITORY FEDERATI DI OGGETTI DI APPRENDIMENTO DERIVATI DA CONTENUTI STRUTTURATI Considerando tutti gli elementi di contenuto strutturato a livello della semantica lessicale descritti sopra, che potrebbero almeno potenzialmente diventare LO, si può ben arrivare a una cifra di diverse centinaia di milioni di elementi. Kelly Washbourne della Kent State University una volta dichiarò con rammarico: «Purtroppo non esiste una cura per la terminologia; si può solo sperare di gestirla». Questa affermazione si applica anche alla maggior parte dei tipi di contenuto strutturato, non soltanto a quelli linguistici, e in particolare agli LO a livello della semantica lessicale. Pertanto, dobbiamo ampliare i metodi e gli strumenti tradizionali verso nuovi approcci che facilitino la gestione efficiente delle quantità e della qualità dei contenuti strutturati. La gestione comprende metodi, strumenti, processi e cooperazione e coordinamento, nonché meccanismi e strumenti di controllo. Solo se tutti questi elementi si basano su standard vi è la possibilità di migliorare l’interoperabilità dei contenuti strutturati sviluppati e mantenuti nei repository di contenuti. Terminologija | 2012 | 19 15 Anche per favorire la creazione di un maggior numero di repository (federati) di contenuti strutturati, sviluppati e mantenuti secondo requisiti di qualità, la situazione descritta sopra richiede maggiori – standard metodologici, – standard per la gestione dei contenuti, – standard dei flussi di lavoro (in particolare per quanto riguarda lo sviluppo cooperativo/partecipativo di contenuti strutturati basato sul Web), – standard di garanzia della qualità (ad es. ISO/TS 8000-1:2011), – standard per le tecnologie di database, – schemi/strumenti di verifica, convalida e certificazione basati su standard. La federazione dei repository di contenuti strutturati può avere diverse dimensioni. In modo più statico e passivo, un repository può «informare» automaticamente gli altri repository di qualsiasi modifica, dando così avvio a processi per gestire tali modifiche. In modo più dinamico, la modifica apportata a un determinato repository viene implementata direttamente nei repository federati – naturalmente dopo un’adeguata convalida – oppure l’elemento interessato in un altro repository attinge alle modifiche apportate nel repository da cui ha origine. ESEMPIO: un campo di visualizzazione in un repository di dati di prodotto, che riporta «LENGTH 5.4 cm», è composto da tre elementi: – i metadati LENGTH per prodotti, come un chiodo o una vite, la cui lunghezza è misurata in cm; questi metadati LENGTH hanno un ID e una descrizione nel repository di metadati (che funge da archivio di autorità); non possono essere confusi con LENGTH per microprodotti misurati in nanometri o per prodotti di grandi dimensioni misurati in metri; – il valore variabile 5.4 (che, se espresso in pollici, sarebbe 2.13); – l’unità «cm», ricavata da un altro repository di metadati (che funge da archivio di autorità) dotato di un proprio ID e di una descrizione, che può includere anche le procedure di conversione nell’unità corrispondente del sistema imperiale, ossia «inch». La maggior parte dei contenuti strutturati standardizzati nell’ISO e nell’IEC potrebbe, in teoria, diventare LO di alta qualità. Alcuni tipi di contenuto strutturato, come la terminologia di base, i sistemi di codifica (ad es. per i nomi dei paesi, le valute, le lingue o i simboli di sicurezza), i simboli grafici ecc. sono così 16 Christian Galinski, Blanca Stella Giraldo Pérez Content interoperability as a prerequisite for re-using and re-purposing items of structured content as learning objects in eLearning è importante che gli elementi di contenuto stessi siano standardizzati a livello internazionale. Nell’ISO/CDB (ISO Concept DataBase) sono inclusi i seguenti contenuti standardizzati: - Terminologia, - Codici, - Simboli grafici. Si era previsto di includere anche: - Quantità e unità, - Categorie di dati (metadati), - Dati di classificazione dei prodotti, - Dati sulle proprietà dei prodotti, - Informazioni chimiche, - Strumenti di comunicazione per alcune persone con disabilità (PwD), come i Blissymbols, elementi di contenuto in lingua dei segni (incluse le notazioni della lingua dei segni), ecc. La Norma internazionale ISO 10241–1:2011 Voci terminologiche nelle norme – Parte 1: Requisiti generali ed esempi di presentazione è stata elaborata da ISO/TC 37 con l’obiettivo di includere nell’ISO/CDB anche altri tipi di contenuto strutturato standardizzato. Si basa sulle Norme internazionali ISO 704:2009, ISO 860:2007 e ISO 15188:2001. Per la standardizzazione della terminologia in ISO e IEC, la Norma internazionale ISO 10241–1 è obbligatoria. Non è soltanto citata nelle Direttive ISO/IEC, ma è anche applicata da numerose organizzazioni di standardizzazione o armonizzazione terminologica nel mondo. In vista delle future esigenze di adottare singole voci terminologiche standardizzate, è stata elaborata la Norma internazionale ISO 10241–2:2012 Voci terminologiche nelle norme – Parte 2: Adozione di voci terminologiche standardizzate. Questa norma costituirà una pietra miliare verso una maggiore interoperabilità dei contenuti strutturati standardizzati, anche in ambienti di cooperazione/partecipazione. 5. OGGETTI DI APPRENDIMENTO DERIVATI DA CONTENUTI STRUTTURATI Secondo ISO/IEC 2382–36:2008 (36.05.01), una risorsa di apprendimento è un’«entità che può essere referenziata e utilizzata per l’apprendimento, l’istruzione e la formazione». In questo contributo, un oggetto di apprendimento (LO), al livello della semantica lessicale, è la più piccola risorsa di apprendimento (LR) possibile. Secondo Terminologija | 2012 | 19 17 lo standard dei metadati degli oggetti di apprendimento (LOM) (IEEE 1484-12.1:2002, 3.6), un «oggetto di apprendimento [per questo Standard] è definito come qualsiasi entità, digitale o non digitale, che può essere utilizzata per l’apprendimento, l’istruzione o la formazione». Questo contributo si concentra sulle entità digitali di contenuto strutturato al livello della semantica lessicale, considerate come LO. I metadati (elementi di dati) dello standard LOM sono raggruppati in 9 categorie: a) La categoria General raggruppa le informazioni generali che descrivono l’oggetto di apprendimento nel suo complesso. b) La categoria Lifecycle raggruppa le caratteristiche relative alla storia e allo stato attuale di questo oggetto di apprendimento, nonché a coloro che hanno influito su di esso durante la sua evoluzione. c) La categoria Meta-Metadata raggruppa le informazioni sull’istanza di metadati stessa (anziché sull’oggetto di apprendimento descritto da tale istanza). d) La categoria Technical raggruppa i requisiti tecnici e le caratteristiche tecniche dell’oggetto di apprendimento. e) La categoria Educational raggruppa le caratteristiche educative e pedagogiche dell’oggetto di apprendimento. f) La categoria Rights raggruppa i diritti di proprietà intellettuale e le condizioni d’uso dell’oggetto di apprendimento. g) La categoria Relation raggruppa le caratteristiche che definiscono la relazione tra l’oggetto di apprendimento e altri oggetti di apprendimento correlati. h) La categoria Annotation fornisce commenti sull’uso didattico dell’oggetto di apprendimento e informazioni su quando e da chi sono stati creati tali commenti. i) La categoria Classification descrive questo oggetto di apprendimento in relazione a un particolare sistema di classificazione. Nel loro insieme, queste categorie formano lo schema di base LOM v1.0. La categoria Classification può essere utilizzata per fornire determinati tipi di estensioni allo schema di base LOM v1.0, poiché è possibile fare riferimento a qualsiasi sistema di classificazione. IEEE 1484-12.1:2002 non definisce come un sistema di tecnologia per l’apprendimento rappresenti o utilizzi un’istanza di metadati relativa a un oggetto di apprendimento. Le riflessioni che seguono sono il risultato di un piccolo gruppo di studio sulle flashcard per l’apprendimento del vocabolario giapponese (incentrato sui caratteri sino-giapponesi kanji, ma comprendente anche esempi di combinazioni di kanji e di espressioni). La domanda era: come si potrebbero rendere multilingui e utilizzare con i dispositivi moderni, possibilmente includendo i dispositivi mobili? 18 Christian Galinski, Blanca Stella Giraldo Pérez Content interoperability as a prerequisite for re-using and re-purposing items of structured content as learning objects in eLearning È stato constatato che - Le flashcard dei kanji sono oggetti di apprendimento ad alta complessità (HC-LO), ossia una combinazione di informazioni che può essere tratta da diversi altri oggetti di apprendimento a bassa complessità (LC-LO); - Sono necessari collegamenti tra LO a livello di campo, anche tra parti di un determinato campo, se necessario; - Il modello di dati emergente deve essere multilingue fin dall’inizio, per consentire lo sviluppo e la manutenzione cooperativi/partecipativi di tali LO; - Un collegamento a corpora testuali aumenterebbe la capacità di estrarre esempi di vocabolario, esempi d’uso ecc. in modo sistematico; - Le informazioni di qualsiasi LO sono incentrate su un elemento centrale, che può essere usato per effettuare ricerche in testi o banche dati, al fine di individuare ed estrarre ulteriori informazioni. In generale, si è ritenuto che un sistema per sviluppare e mantenere LO di questo tipo potesse basarsi sugli Standard internazionali dell’ISO/TC 37. Tuttavia, la metodologia dell’ISO/TC 37 richiederebbe alcune estensioni se applicata a LO derivati da contenuti strutturati. In ogni caso, una flashcard per kanji come quella mostrata qui sotto è un HC-LO che può essere costituito da due o più LC-LO, a seconda delle necessità. Che siano HC-LO o LC-LO, i loro elementi centrali possono fungere da collegamento a corpora testuali, consentendo di aggiungere ulteriori informazioni sull’uso, come collocazioni, contesti/co-testi e metafore, da un lato, e di sviluppare in modo sistematico esercizi, domande di verifica ecc. a partire da questi contesti/co-testi, dall’altro. Nella figura seguente, una flashcard per l’apprendimento dei caratteri sino-giapponesi kanji può essere scomposta in una serie di HC-LO o LC-LO. È stato dimostrato che le flashcard dei kanji aumentano enormemente la velocità di apprendimento dei kanji e l’efficacia della loro memorizzazione. Per sua stessa natura, un LO relativo a un kanji è sempre un HC-LO, poiché può - Avere una o più «letture cinesi» onyomi, a seconda del periodo storico in cui il kanji in questione è stato introdotto, della regione della Cina da cui proviene e del significato che aveva (senza contare che i giapponesi possono avergli attribuito significati diversi nel corso del tempo); - Avere una o più «letture giapponesi» kunyomi, prendendo la lettura kunyomi del carattere cinese in quanto tale o come radice a cui aggiungere (uno o Terminologija | 2012 | 19 19 ulteriori) desinenze (perlopiù elementi flessivi o particelle che trasformano la radice in un aggettivo o un avverbio ecc.), il cui risultato talvolta può essere considerato un derivato regolare, ma spesso anche idiomatico; - Essere combinato con altri kanji per formare binomi, trinomi ecc. Qualsiasi LO onyomi o kunyomi (alcuni dei quali si sovrappongono semanticamente) di un kanji può a sua volta essere considerato un HC-LO, se ha un significato distinto (ciascuno a un livello di complessità inferiore). (da Hodges e Okazaki s.a.) 20 Christian Galinski, Blanca Stella Giraldo Pérez Content interoperability as a prerequisite for re-using and re-purposing items of structured content as learning objects in eLearning Nella figura sopra, l’onyomi kyû (come L1 per K1 休) può avere qualsiasi significato delle letture kunyomi, ma kyû può essere usato per il kanji soltanto quando ricorre in combinazioni di kanji (oppure, eccezionalmente, quando il kanji è usato da solo come abbreviazione). Kyû come LO avrebbe senso soltanto se, per qualche ragione, un apprendente volesse imparare tutti i kanji che hanno l’onyomi kyû. Esistono molti kanji in cui l’onyomi rappresenta uno o più concetti e, pertanto, ogni coppia kanji+onyomi può essere considerata un LO. L2 休む yasumu, L3 休まる yasumaru, L4 休める yasumeru, L5 休み yasumi sono diverse letture giapponesi kunyomi del kanji in questione, semanticamente correlate, che, oltre alla loro natura derivata, hanno un significato idiomatico tale da qualificare ciascuna come LC-LO autonoma. Tuttavia, se un LO di questo tipo ha più di un significato, in linea di principio ciascuno di essi costituisce un LC-LO. 休 nelle letture kunyomi rappresenta soltanto la radice yasu. Esistono tuttavia altre radici lette yasu con un significato diverso, scritte con kanji differenti, come 安 in yasui 安い, che potrebbe condurre l’apprendente ad altri LO di kanji con la lettura giapponese yasu. L6 定休日 teikyûbi, L7 一休みする hitoyasumi suru e L8 休目 kyûjitsu rappresentano il significato di composti di kanji (binomi, trinomi ecc., con o senza desinenze) con lettura onyomi, kunyomi o mista. Pertanto, l’elemento centrale dell’HC-LO K1 (休 kyû) di questa scheda didattica sui kanji può - essere combinato con due o più altri kanji per formare LO lessicografici, come L6 teikyûbi, L7 hitoyasumi suru e L8 kyûjitsu. Se uno qualsiasi di essi ha più di un significato, dovrebbe essere considerato come due o più LO; - rimandare ad altri HC-O di kanji, come K2 一, K3 定, K4 日; - essere collegato a kanji dall’aspetto simile, come K5 体 e K6 伏, o ad altri kanji di rilevanza storica o di altro tipo. Qualsiasi LO dei tipi menzionati sopra dovrebbe prevedere uno spazio segnaposto per: - la pronuncia (o le pronunce, poiché possono essercene due o più; in presenza di omofoni, i rimandi dovrebbero condurre ai rispettivi LO); - la lingua dei segni e altri tipi di mezzi di CAA (comunicazione aumentativa e alternativa). La lingua e la scrittura giapponesi, estremamente complesse, sono state scelte per illustrare il metodo di composizione e scomposizione dei LO a livello della semantica lessicale. Prendendo il giapponese, una lingua complessa con una com- Terminologija | 2012 | 19 21 Uno script complicato, come base per progettare i modelli di dati degli LO per un repository di LO a livello di semantica lessicale, presenta dei vantaggi. Può facilitare la gestione di fenomeni del mondo dei simboli non linguistici, come quello mostrato nella figura seguente. In alcuni paesi esistono persino varianti dello stesso segnale stradale, a seconda del luogo in cui viene utilizzato, in termini di posizione sulla strada, e del fatto che sia un segnale stradale tradizionale o un segnale a messaggio variabile (VMS) (Galinski 2011). La maggior parte dei kanji giapponesi ricorre – spesso con letture irregolari – nelle denominazioni, ossia nei nomi propri di persone, luoghi, organizzazioni, edifici e altri oggetti. In particolare, per chi apprende lingue con sistemi di scrittura non latini, scrivere e leggere correttamente i nomi propri comporta spesso notevoli difficoltà. Senza contare il corretto ordinamento dei nomi in tali sistemi di scrittura. Sorvolando la Siberia verso la Cina, sul monitor di bordo si può leggere il nome cinese di Novosibirsk, che inizia con 新xin, che significa «nuovo» e traduce in cinese l’elemento novo del nome. La parte restante del nome sibirsk=Siberia è trascritta con caratteri cinesi. Pertanto, i nomi propri possono dover essere trascritti o «tradotti» (in parte o integralmente). In ogni caso, i nomi propri – al pari delle entità terminologiche e lessicografiche – possono costituire LO importanti e possono essere trattati con lo stesso approccio delineato sopra. L’approccio dell’ISO/TC 37 può fungere da modello per ogni tipo di contenuto strutturato. Tuttavia, come già menzionato sopra, il Data Category Registry for language resources (DCR) (ISO 12620:2009) dell’ISO/TC 37 dovrebbe, e di fatto può, essere esteso ad altri tipi di contenuto strutturato oltre i dati lessicografici e terminologici, nonché alle nuove esigenze delle applicazioni elettroniche, per esempio nell’apprendimento elettronico e nell’accessibilità elettronica / inclusione digitale. Per chi è scoraggiato dalla complessità, può esserci una via d’uscita – non del tutto nuova, ma in realtà applicata di rado: la federazione delle risorse 22 Christian Galinski, Blanca Stella Giraldo Pérez Content interoperability as a prerequisite for re-using and re-purposing items of structured content as learning objects in eLearning di contenuto strutturato. Applicando la filosofia del Dublin Core, un certo strato di categorie di dati (comune a diversi tipi di contenuto strutturato) dovrebbe essere standardizzato e implementato in ogni risorsa, garantendo così l’interoperabilità dei contenuti. Il grado massimo di complessità non viene implementato in un’unica super-risorsa, ma distribuito tra diverse risorse di vari tipi di contenuto strutturato. Questo modo di garantire l’interoperabilità dei contenuti, tenendo presente il riutilizzo delle entità di contenuto strutturato per altri scopi, richiede ancora ulteriori approfondimenti. 6. ESIGENZE FUTURE DI STANDARDIZZAZIONE Alla luce di quanto precede, ISO/DCR potrebbe necessitare di ulteriori categorie di dati. Oggi ISO/DCR contiene le categorie di dati di base e molte categorie estese per i dati terminologici e lessicografici. Il modello dei dati terminologici e il modello dei dati lessicografici si basano su di esse. L’uso di categorie di dati (non del tutto equivalenti a metadati o elementi di dati) sembra particolarmente appropriato per il contenuto strutturato in generale e, in particolare, per gli LO al livello della semantica lessicale. Inoltre, le categorie di dati si possono suddividere in categorie di dati primarie e categorie di dati secondarie (ISO 10241-1:2011) (o persino in categorie di dati terziarie). Le categorie di dati primarie si riferiscono ai dati fondamentali, come il termine, la definizione ecc. Le categorie di dati secondarie si riferiscono, tra l’altro, ad attributi quali (termine) preferito, ammesso o deprecato. Le categorie di dati terziarie si riferiscono a informazioni aggiuntive (se non sono considerate categorie di dati secondarie), come quelle relative agli elementi della fonte bibliografica dei dati terminologici (applicabili anche ad altri tipi di contenuto strutturato), come delineato in ISO 12615:2004 Bibliographic references and source identifiers for terminology work. Le categorie di dati primarie secondo ISO 10241-1, adattate agli LO, sono le seguenti (a confronto con la Tabella 1 dell’Allegato 1): - numero della voce – univoco per la voce nel database degli LO; - (categoria di metadati:) rappresentazione designativa del contenuto strutturato → ossia termini, inclusi anche sinonimi, omonimi ecc.; da estendere a qualsiasi tipo di rappresentazione designativa del contenuto strutturato, ciascuna delle quali dovrebbe avere un proprio ID di entità, estendendo così l’autonomia del termine all’autonomia della rappresentazione; - (categoria di metadati:) rappresentazione descrittiva del contenuto strutturato → ossia definizioni, spiegazioni, contesti ecc.; da estendere Terminologija | 2012 | 19 23 verso qualsiasi tipo di rappresentazione descrittiva di contenuti strutturati, comprese le rappresentazioni descrittive non verbali; – (categoria di metadati:) esempio → se necessario, da suddividere in diversi tipi di esempio; – (categoria di metadati:) nota → se necessario, da suddividere in diversi tipi di nota; – (categoria di metadati:) fonte → se necessario, da suddividere in diversi tipi di fonte e nelle rispettive condizioni d'uso. Se l'entità della rappresentazione designativa di contenuti strutturati è verbale, si applica la ripetibilità per lingua, così come la ripetibilità all'interno della stessa lingua in caso di sinonimi (a ciascuno dei quali dovrebbe essere assegnato anche un proprio ID di entità). Se l'entità della rappresentazione designativa di contenuti strutturati è non verbale, si applica la ripetibilità per ambito di uso/applicazione. Può esservi anche una forma di ripetibilità all'interno dell'ambito di uso/applicazione (come nel caso dei limiti di velocità sui segnali stradali, che dipendono dalla loro collocazione lungo la strada o al centro di un'autostrada in alcuni paesi, oppure dei segnali stradali con lo stesso significato ma diversi nei vari stati degli USA). Esistono variazioni della lingua dei segni all'interno della stessa lingua dei segni, così come dei Blissymbols. Quanto precede mostra che la ripetibilità dovrebbe basarsi sulla «comunità d'uso» (ovvero locale nella localizzazione), anziché sulla lingua. Naturalmente, la comunità d'uso può anche essere una comunità linguistica, ma la ripetibilità per locale e all'interno dei locali offre maggiore flessibilità per coprire tutti i fenomeni riscontrati nei contenuti strutturati. 7. C O N C L U S I O N I Negli ultimi 10 anni sono diventati evidenti i limiti dell'interoperabilità semantica da una prospettiva informatica. Oltre all'interoperabilità tecnica (ossia relativa a hardware e software) e organizzativa, l'interoperabilità semantica dovrebbe comprendere l'interoperabilità sintattica, concettuale e pragmatica. L'interoperabilità dei contenuti offre un approccio ancora più ampio e generico alle rappresentazioni comunicative dell'informazione e della conoscenza: tiene conto anche della piena riutilizzabilità e riadattabilità di entità appartenenti a diversi tipi di contenuti strutturati (Galinski, Van Isacker 2010). Il riadattamento può comprendere, ad esempio, l'adattamento di voci terminologiche esistenti 24 Christian Galinski, Blanca Stella Giraldo Pérez Content interoperability as a prerequisite for re-using and re-purposing items of structured content as learning objects in eLearning - come oggetti di apprendimento (LO) nell’eLearning oppure - per essere utilizzati da persone con disabilità (PwD) per la comunicazione generale e, naturalmente, anche per finalità di apprendimento. Gli standard internazionali per l’interoperabilità dei contenuti sono il presupposto per: - evitare un’enorme duplicazione degli sforzi, - sviluppare metodi (inclusa la certificazione) e dispositivi per garantire la qualità dei contenuti, - introdurre l’interoperabilità dei contenuti nei programmi di istruzione e formazione, - consentire a numerose applicazioni elettroniche di riutilizzare e rielaborare ampiamente i contenuti strutturati esistenti. Sempre più spesso, ogni tipo di contenuto strutturato dovrebbe poter essere riutilizzato e rielaborato su diverse piattaforme di sistema. Inoltre, si dovrebbero attuare sempre più metodi cooperativi e distribuiti basati sul web per lo sviluppo dei contenuti, in collaborazione con i campi correlati e secondo un approccio integrativo. In questo contesto, l’uso intensificato delle tecnologie mobili avrà un impatto enorme: l’eContent sta diventando mContent (contenuto mobile). Nel corso di questi sviluppi, sarebbe opportuno sviluppare relazioni metodologiche e di progettazione dei sistemi più solide tra la gestione delle risorse di contenuto e la linguistica dei corpora al fine di sfruttare meglio - i corpora esistenti e futuri, dotati di funzionalità migliorate, ad esempio per estrarre sistematicamente singoli elementi di contenuto strutturato (tenendo conto anche delle frequenze di occorrenza in funzione del dominio, del livello/registro e dell’applicazione, così da migliorare l’estrazione contestualizzata degli oggetti di apprendimento); - gli elementi di contenuto strutturato presenti nei repository esistenti e futuri, allo scopo di migliorare l’elaborazione dei corpora per ulteriori nuove finalità, come la didattica; - i metodi e gli strumenti esistenti ed emergenti nei campi che finora presentano un basso grado di interrelazione e integrazione metodologica, a vantaggio reciproco; - gli oggetti di apprendimento creati e mantenuti sistematicamente (anche mediante attività partecipative), in particolare per il CLIL (apprendimento integrato di contenuti e lingua). Terminologija | 2012 | 19 25 Gli sforzi di standardizzazione (e di cooperazione nella standardizzazione) dovrebbero essere intensificati. La corretta integrazione dei requisiti AAC nella modellazione dei dati dei contenuti strutturati gioverebbe non solo a coloro che nella società ne hanno più urgente bisogno, ma in definitiva a tutti. Ciò richiede che si ponga quanto prima maggiore enfasi sulle tecnologie assistive pertinenti nell’istruzione e nella formazione relative alle ICT. I partecipanti alla Conferenza ICCHP 20103 hanno confermato che la formazione esistente e gli studi formali non sono sufficienti — anche se certificati nell’ambito di determinati sistemi di certificazione/attestazione — per quanto riguarda le competenze e le qualifiche necessarie per acquisire familiarità con le questioni relative all’interoperabilità globale dei contenuti e, in particolare, all’eAccessibility&eInclusion. La «Raccomandazione sui principi per lo sviluppo di software e contenuti 2010» (si veda l’Annex 2) è stata formulata durante un workshop speciale all’ICCHP 2010 e successivamente approvata da diversi comitati tecnici del settore della standardizzazione e, nel 2012, dal Management Group (MoU/MG) del Memorandum of Understanding ITU-ISO-IEC-UN/ECE concernente la standardizzazione dell’eBusiness. REFERENCES Galinski Ch. 2011: A sign equals thousand words. Consistency of traffic / road signs and verbal messages. – Infrastructure and safety in a collaborative world. Road traffic safety. Evangelos Bekiaris, Marion Wiethoff, Evangelia Gaitanidou eds., Heidelberg, Dordrecht, London, New York: Springer, 263–284. Galinski Ch., Reineke D. 2011: Vor uns die Terminologieflut. – eDITion 2/2011, 8–12. Galinski Ch., Van Isacker K. 2010: Standards-based Content Resources: A Prerequisite for Content Integration and Content Interoperability. – Computers helping people with special needs. 12th International Conference, ICCHP 2010, Vienna, Austria, July 2010. Proceedings, Part I., K. Miesenberger e.a. (eds.), Berlin, Heidelberg, New York: Springer, 573–579. Gonnissen L., Mornie G. 1983: Bestimmen und erkennen leicht gemacht. Vögel. Die wichtigsten heimischen Arten [Birds of Europe], translated from French by Sieglinde Summerer and Gerda Kurz, Zürich/Köln: Benziger Verlag. Gruber T. R., June 1993: A translation approach to portable ontology specifications (PDF). Knowledge Acquisition 5 (2), 199–220. – http://tomgruber.org/writing/ontolingua-kaj-1993.pdf. Hodges M., Okazaki T. Japanese kanji flashcards. Series 2, volume 1, Tokyo: White Rabbit Press, s.a. Kitazawa T., Windhab R., Galinski Ch. 2007: Untersuchung von Flashcardsystemen (elektronische Lernkarteien) für CALL (computergestützten Spracherwerb) und CASPLL (computergestützten Fachsprachenerwerb) auf Anfängerniveau. Mit dem Schwerpunkt auf Japanisch-Lernen zum Erwerb einer hohen lexikalischen Sprachkompetenz – ohne das langfristige Ziel einer mehrsprachigen Flashcard-Lernplattform zu vernachlässigen. McEnery T., Xiao R., Tono Y. 2006: Corpus-based Language Studies: An Advanced Resource Book, London/New York: Routledge. Schmitz K.-D. 2006: Data modeling: From terminology to other multilingual structured content. – TSTT 2006. International Conference on Terminology, Standardization and Technology Transfer. Proceedings. Beijing, China, 2006-08-25/26. Yuli Wang, Yu Wang, Ye Tian (eds.), Beijing: Encyclopedia of China Publishing House. 3 12th International conference on computers helping people with special needs (ICCHP 2010), Vienna, Austria, July 2010 26 Christian Galinski, Blanca Stella Giraldo Pérez Content interoperability as a prerequisite for re-using and re-purposing items of structured content as learning objects in eLearning REFERENCED STANDARDS ISO/IEC Guide 2:2004 Standardization and related activities – General vocabulary. ISO 639 (series) Codes for the representation of names of languages. ISO/IEC 2382-36:2008 Information technology – Vocabulary – Part 36: Learning, education and training. ISO 3166 (series) Codes for the representation of names of countries and their subdivisions. ISO/TS 8000-1:2011 Data quality – Part 1: Overview. ISO 10241-1:2011 Terminological entries in standards – Part 1: General requirements and examples of presentation. ISO 10241-2:2012 Terminological entries in standards – Part 2: Adoption of standardized terminological entries. ISO 12615:2004 Bibliographic references and source identifiers for terminology work. ISO 12620:2009 Terminology and other language and content resources – Specification of data categories and management of a Data Category Registry for language resources. ISO 15924:2004 Information and documentation – Codes for the representation of names of scripts. ISO/CD 17347:2012 Ontology Integration and Interoperability (OntoIOp) – Part 1: The Distributed Ontology Language (DOL). ISO/DIS 22274:2011 Systems to manage terminology, knowledge and content – Concept-related aspects for developing and internationalizing classification systems. IEEE (Institute of Electrical and Electronics Engineers, Inc.). LOM standard 1484.12.1-2002 Draft Standard for Learning Object Metadata. TURINIO SĄVEIKUMO BŪTINYBĖ NAUDOJANT STRUKTŪRIZUOTO TURINIO VIENETUS KAIP ELEKTRONINIO MOKYMOSI OBJEKTUS PAKARTOTINAI AR PAGAL KITOKIĄ PASKIRTĮ Daugėja internetinių turinio platformų, siūlančių vartotojams vieną ar daugelį išteklių, bet vis dar trūksta teorinio ir metodologinio tokios veiklos pagrindimo, mažai atsižvelgiama į geriausias turinio sąveikumo užtikrinimo patirtis. Tokių platformų skaičius augs ir toliau, nes vis daugiau išteklių kuriama ir naudojama taikant nepakankamai veiksmingus metodus. Kad būtų užtikrinta turinio kokybė, o pirmiausiai patikimumas, reikalingas įvairių priemonių derinimas (standartai, informacinės ir komunikacinės technologijos, sertifikavimas ir kt.). Elektroniniam mokymuisi svarbus skirtumas tarp bendrosios kalbos (angl. LGP) ir specialiosios kalbos (angl. LSP). Tam, kad būtų galima sukurti daugiakalbius, daugiamodalinius, daugelio paskirčių mokymosi objektų duomenų modelius, leksinės semantikos lygmeniu būtina tobulinti ribotas dabartinių duomenų bazių galimybes. Reikėtų daugiau dėmesio skirti: a) duomenų bazėse pateikiamų bendrosios kalbos ir specialiosios kalbos įrašų panašumui; b) duomenų bazių įrašų žodinių elementų tarimo nuorodoms; c) pateikimui nežodinių žymenų ir atvaizdų, kurie, atsižvelgiant į taikymo sritį, gali būti tokie pat svarbūs kaip žodiniai žymenys ir net labiau už juos pageidautini; d) leksinių vienetų dėmenims, pavyzdžiui, morfologiniams elementams; e) didesniems leksiniams vienetams, pavyzdžiui, bendrosios kalbos kolokacijoms ar specialiosios kalbos frazemoms; f) neįgaliųjų komunikacinėms reikmėms. Straipsnyje pateikiami argumentai dėl žemiau išvardytų dalykų būtinumo: – standartų, kuriuose būtų pateikti pasaulinio turinio sąveikumo užtikrinimo reikalavimai ir gairės, įskaitant elektroniniam mokymuisi keliamus reikalavimus; Terminologija | 2012 | 19 27 – koordinuotos strategijos, skatinančios tokių standartų taikymą (pavyzdžiui, pasitelkiant sertifikavimą); – priemonių, užtikrinančių standartų laikymąsi plėtojant sistemas. Šie standartai ir priemonės galėtų padėti suvaldyti jau dabar daugiau ar mažiau chaotišką turinio plėtrą (sukeliančią didžiulį veiklos dubliavimą) ar bent jau leistų aiškiai išskirti patikimo turinio saugyklas. Gauta 2012-03-20 Christian Galinski International Information Centre for Terminology (Infoterm) Gymnasiumstrasse 50, 1190 Vienna, Austria E-mail [email protected] Blanca Stella Giraldo Pérez International Information Centre for Terminology (Infoterm) Gymnasiumstrasse 50, 1190 Vienna, Austria E-mail [email protected] 28 Christian Galinski, Blanca Stella Giraldo Pérez Content interoperability as a prerequisite for re-using and re-purposing items of structured content as learning objects in eLearning ANNEX 1 Table 1 — Overview of data categories of a standardized terminological entry in accordance with ISO 10241-1 Primary data categoriesa Secondary data categoriesb (including administrative data and usage information) Name Mandatory/optional; repeatable/non-repeatable entry number... Mandatory; non-repeatable — termc (or string of five half-high dots “...” or other slot holder sign,...) in the order preferred term(s), admitted term(s), deprecated term(s) Mandatory; repeatable grammatical information in accordance with the rules of the standardizing body: e.g. gender, number, part of speech language code or script code, or both geographical use (e.g. country code) pronunciation normative status letter symbol... Optional (unless the letter symbol is internationally standardized); repeatable language code or script code, or both geographical use (e.g. country code) normative status graphical symbol... Optional (unless the graphical symbol is internationally standardized); repeatable geographical use (e.g. country code) normative status definition... Mandatory (unless a non-verbal representation is used by convention within the respective domain or subject); non-repeatable domain or subject, if necessary Terminologija | 2012 | 19 29 Primary data categoriesa Secondary data categoriesb (including administrative data and usage information) Name Mandatory/optional; repeatable/non-repeatable non-verbal representation … Mandatory (if exists – complementing a definition or used instead of a definition by convention within the respective domain or subject); non-repeatable — example … Optional; repeatable — note to entry (including note to term, letter symbol, graphical symbol, definition, context, non-verbal representation, example, a given language section of a multilingual terminological entry or the entire terminological entry) … Optional; repeatable — source of entire terminological entry (including source of term, letter symbol, graphical symbol, definition, context, non-verbal representation, example) or any language section of a multilingual terminological entry Optional (unless the terminological entry or a language section of a multilingual terminological entry is taken from an external authoritative source); repeatable additional information relating to the source, such as page number or clause number a All primary data categories except the data category “entry number” are repeatable by language and, therefore, apply to multilingual standards. Additional rules for terminological entries in a multilingual terminology standard are given in Clause 7. b All secondary data categories are optional except where they are crucial for disambiguation (…) and in cases where multilingual information is included in one terminological entry, in which case the primary data categories shall be complemented by a code for names of language in accordance with ISO 639, if necessary in combination with codes for names of countries in accordance with ISO 3166 or codes for names of scripts in accordance with ISO 15924. c For simplicity, only “term” is specified in Table 1 although other verbal designations, such as any existing synonymous terms, variants, full forms, abbreviated forms, homographs, antonyms, as well as equivalent terms in other languages are included under this data category name. 30 Christian Galinski, Blanca Stella Giraldo Pérez Content interoperability as a prerequisite for re-using and re-purposing items of structured content as learning objects in eLearning ANNEX 2 RECOMMENDATION ON SOFTWARE AND CONTENT DEVELOPMENT PRINCIPLES 2010 Formulated at the ICCHP 2010 and endorsed by ISO/TC 37 and other technical committees PURPOSE This recommendation addresses decision makers in public as well as private frameworks, software developers, the content industry and developers of pertinent standards. Its purpose is to make aware that multilinguality, multimodality, eInclusion and eAccessibility need to be considered from the outset in software and content development, in order to avoid the need for additional or remedial engineering or redesign at the time of adaptation, which tend to be very costly and often prove to be impossible. BACKGROUND In software development, globalization1, localization2 and internationalization3 have a particular meaning and application. In software localization they have been recognized as interdependent and of high importance from a strategic level down to the level of data modelling and content interoperability. In 2005 the Management Group of the ITU-ISO-IEC-UN/ECE Memorandum of Understanding on eBusiness standardization adopted a statement (MoU/MG N0221), which defines as basic requirements for the development of fundamental methodology standards concerning semantic interoperability the fitness for – multilinguality (covering also cultural diversity), – multimodality and multimedia, 1 Globalization refers to all of the business decisions and activities required to make an organization truly international in scope and outlook. G11N is the transformation of business, processes and products to support customers around the world, in whatever language, country, or culture they require. 2 Localization is the process of modifying products or services to account for differences in distinct markets. Therefore, L10N is an integral part of G11N, and without it, other globalization efforts are likely to be ineffective. The interdependence of G11N and L10N has also been coined glocalization. 3 Internationalization is the process of enabling a product at a technical level for localization. An internationalized product does not require remedial engineering or redesign at the time of localization. Instead, it has been designed and built from the outset to be easily adapted for a specific application after the engineering phase. Terminologija | 2012 | 19 31 – eInclusion and eAccessibility, – multi-channel presentations, which have to be considered at the earliest stage of – the software design process, and – data modelling (including the definition of metadata), and hereafter throughout all the iterative development cycles. The above requirements are a prerequisite for global content integration and aggregation as well as content interoperability. Content interoperability is the capability of content to be combined with or embedded in other (types of) content items and to be extensively re-used as well as re-purposed for other kinds of eApplications. In order to achieve this capability, software must support these requirements from the outset. The same applies to the methods and tools of content management – including web content management. R E C O M M E N D A T I O N Software should be developed and data models for content prepared in compliance with the above-mentioned requirements to facilitate the adaptation to different languages and cultures (localization) or new applications (re-purposing), the personalization for different individual preferences or needs, including those of persons with disabilities. These requirements should also be referenced in all pertinent standards. 32 Christian Galinski, Blanca Stella Giraldo Pérez Content interoperability as a prerequisite for re-using and re-purposing items of structured content as learning objects in eLearning