Terms in Texts and the Challenge for Terminology Management
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I termini nei testi e la sfida della gestione della terminologia
KLAUS-DIRK SCHMITZ
Cologne University of Applied Sciences
PAROLE CHIAVE: gestione della terminologia, estrazione dei termini, orientamento concettuale, autonomia del termine, scheda terminologica, sinonimia, ambiguità
1. FONDAMENTI TEORICI DI BASE
La terminologia è definita come l’«insieme delle denominazioni appartenenti a una lingua speciale» (ISO 1087–1:2000). Questa definizione internazionale si riferisce maggiormente alla componente della rappresentazione nella comunicazione delle lingue speciali e ignora la visione concettuale che sta alla base delle denominazioni. Una definizione più completa è fornita dalla norma terminologica tedesca DIN 2342:2011, secondo cui «la terminologia è l’insieme o l’inventario dei concetti e delle loro rappresentazioni in un settore disciplinare specifico». Questa definizione non solo include il concetto quale aspetto importante della terminologia, ma offre anche una visione più ampia della componente di rappresentazione concettuale della terminologia, non limitandola ai termini o ad altre denominazioni linguistiche e includendo simboli, icone, gesti o qualsiasi altra rappresentazione multimediale.
Per spiegare la relazione tra concetto e termine, i teorici e i ricercatori della terminologia hanno adattato il cosiddetto «triangolo semiotico», introdotto dai linguisti americani C. K. Ogden e I. A. Richards (Ogden, Richards 1923: 11) per spiegare il rapporto tra concetti e termini (Figura 1). Il triangolo ha attraversato una lunga storia di modifiche e interpretazioni ed è stato anche criticato da più parti perché semplifica eccessivamente o rappresenta in modo fuorviante le complesse relazioni esistenti tra concetti e termini. Nonostante le critiche rivolte al triangolo, la sua semplicità lo rende un ottimo strumento per illustrare le relazioni tra concetti e termini a chi inizia a identificare i termini nei testi e a creare schede terminologiche per documentarli. Altri modelli più complessi sono descritti in Arntz, Picht, Schmitz (2014: 41 e segg.).
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Figura 1. Triangolo terminologico (basato su Ogden, Richards 1923)
Concepts are “cognitive representatives” (“gedankliche Vertreter” (Felber, Budin 1989: 69)) for objects, that arise out of the fact that humans recognize the common characteristics that exist in a majority of individual objects of the same type, and then store these characteristics and use them to impose order on the world of objects, in order to achieve mutual understanding when they communicate with other people. ISO 1087–1:2000 defines a concept as a “unit of knowledge created by a unique combination of characteristics” and DIN 2342:2011 describes a concept again more explicitly as a “unit of thinking made up of characteristics that are derived by categorizing objects having a number of identical properties.”
Entrambe le norme affermano in una nota che i concetti non sono necessariamente legati a lingue specifiche, ma il contesto culturale, sociale e tecnico degli esseri umani che generano i concetti e gli ambienti in cui questi vengono utilizzati influenzano il modo in cui essi si manifestano in una determinata situazione. Le differenze regionali all’interno di una comunità linguistica (ad es. Germania e Austria) possono portare a orientamenti concettuali diversi per lo stesso termine, mentre una comunità culturale in cui si parlano lingue diverse (ad es. la Svizzera) può assegnare lo stesso concetto, rappresentato da più termini in lingue differenti.
Poiché i concetti sono rappresentazioni mentali o cognitive, abbiamo bisogno di definizioni per spiegarli e descriverli. Nella maggior parte dei casi, le definizioni fanno riferimento ad altri concetti (ad es. al concetto sovraordinato) e menzionano caratteristiche specifiche, uniche e tipiche del concetto da definire. Sulla base delle definizioni e delle caratteristiche dei concetti, è possibile mettere in relazione
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mettere in relazione tra loro i concetti e costruire sistemi concettuali terminologici, tassonomie, ontologie o altri sistemi di organizzazione della conoscenza (SKOS). Questi sistemi concettuali rappresentano in modo sistematico la conoscenza di un dominio o sottodominio.
Il termine è definito nella norma ISO 1087–1:2000 come «designazione verbale di un concetto generale in uno specifico settore disciplinare» oppure nella norma DIN 2342:2011 come «designazione di un concetto definito in una lingua speciale mediante un’espressione linguistica». Il termine funge da rappresentazione del concetto e possiamo scriverlo, pronunciarlo e usarlo per comunicare. Utilizziamo la parola «designazione» come concetto sovraordinato quando parliamo di termini, perché esistono anche altri modi di rappresentare i concetti, ad esempio quelli che non sono necessariamente costituiti da parole, come simboli, formule, pittogrammi, gesti ecc.
Alcuni termini sono costituiti da più di una parola. Questi termini sono chiamati termini composti o polirematici, ad esempio «stampante con alimentazione a foglio singolo». Il modo in cui le parole si combinano per formare termini varia da una lingua all’altra. Quando si trattano i termini, entra in gioco l’aspetto linguistico del lavoro terminologico.
Abbiamo visto che il termine è la rappresentazione verbale del concetto. Nel linguaggio specialistico o tecnico, è altamente auspicabile che questa relazione sia univoca, anche senza riferimenti contestuali; ciò significa che a un concetto dovrebbe essere assegnato un solo termine, creando una condizione chiamata univocità. Quando prevale questa condizione, il significato dei termini è del tutto chiaro, anche se il termine compare senza alcun contesto esplicativo. Naturalmente, questa situazione ideale è difficile da raggiungere o imporre. Due problemi relativi all’assegnazione termine-concetto ricorrono frequentemente, anche nei testi tecnici e scientifici:
Sinonimia: si ha quando due o più termini in una determinata lingua rappresentano lo stesso concetto. Un sinonimo è quindi un termine usato per designare lo stesso concetto di un altro termine. Sebbene la sinonimia possa compromettere la comunicazione tra esperti, nella pratica è piuttosto frequente. Ciò può accadere soprattutto nei settori disciplinari in cui molti oggetti e concetti sono ancora in fase di sviluppo. In questi ambiti dinamici, termini concorrenti vengono utilizzati parallelamente finché, gradualmente, non si stabiliscono termini univoci, attraverso un processo di selezione naturale o mediante una standardizzazione consapevole. Anche quando le persone sono pienamente consapevoli di questi problemi, le varianti possono rimanere in uso per lunghi periodi, per fattori quali
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la naturale variazione regionale oppure, del tutto intenzionalmente, iniziative specifiche di un’azienda o di un prodotto che utilizzano le differenze terminologiche come uno dei mezzi per posizionare un prodotto sul mercato.
L’omonimia è la situazione opposta alla sinonimia: in questo caso, un termine o più termini che hanno la stessa forma esterna si riferiscono a più concetti1. La norma ISO 1087:2000 definisce l’omonimia come una relazione tra designazioni e concetti in una determinata lingua, nella quale una designazione rappresenta due o più concetti non correlati. Gli omonimi pongono enormi problemi alla comunicazione tecnica. Di conseguenza, gli esperti cercano costantemente di evitare gli omonimi nei settori tecnici. Tuttavia, quando si sviluppano nuovi concetti, si tende a formarne nuovi termini combinando termini esistenti e familiari oppure adottando termini consolidati del linguaggio generale (ad esempio, mouse per un dispositivo di input del computer) o di altri settori disciplinari affini (ad esempio, virus, dalla medicina, per indicare un malware).
2. GESTIONE TERMINOLOGICA ORIENTATA AI CONCETTI
Oggi i risultati di qualsiasi tipo di lavoro terminologico devono essere archiviati in banche dati terminologiche (term base) o in sistemi di gestione terminologica. Sebbene nella maggior parte dei casi l’accesso al contenuto delle term base e il suo reperimento avvengano tramite il termine (di ricerca), il principio organizzativo di questa risorsa di conoscenza terminologica deve essere il concetto.
Questa è la differenza fondamentale tra una voce lessicografica in un dizionario o in un lessico e una voce terminologica in una term base o in un sistema di gestione terminologica. Mentre la figura 2 mostra la struttura fondamentale di una voce di dizionario (ad esempio, Wiktionary), in cui la parola (termine) è la base per organizzare le informazioni linguistiche, la figura 2 mostra la struttura di una voce terminologica prescrittiva in una term base (ad esempio, Wikipedia), incentrata sul concetto.
La figura 3 illustra inoltre l’approccio prescrittivo alla gestione terminologica adottato da organismi di standardizzazione e aziende per stabilire un linguaggio aziendale coerente e univoco; per ogni concetto è preferito un solo termine, mentre gli altri termini che designano lo stesso concetto sono ammessi o sconsigliati.
1 La differenza tra omonimia e polisemia non sarà discussa qui; è irrilevante per la gestione terminologica informatizzata e, quindi, per questo articolo.
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Figura 2. Struttura di una voce lessicografica
Figura 3. Struttura di una voce terminologica (prescrittiva)
Come definito nella norma ISO 1087-1:2000 e rispecchiato nel metamodello terminologico della norma ISO 16642:2003, una voce terminologica deve contenere tutti i dati terminologici relativi a un concetto. Pertanto, la modellazione dei dati terminologici deve rispecchiare il principio dell’orientamento al concetto (si veda la figura 3), consentendo così di mantenere, all’interno di un’unica voce terminologica, non solo tutte le informazioni relative al concetto, ma anche tutti i termini in tutte le lingue e tutte le informazioni relative ai termini. Le voci terminologiche progettate secondo il principio dell’orientamento al termine (si veda la figura 2), che troviamo molto spesso nei glossari o nei dizionari bilingui, non sono adatte a una gestione terminologica rigorosa e porteranno ben presto a raccolte terminologiche incoerenti e poco utili, soprattutto quando è richiesta una gestione terminologica multilingue. Se occorre creare prodotti lessicografici per i linguaggi specialistici (LSP), soprattutto in forma cartacea, è possibile generare da una base di dati terminologica orientata al concetto una visualizzazione alfabetica orientata al termine.
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poiché solo l’organizzazione concettuale può garantire una raccolta, un’elaborazione, una revisione e una preparazione adeguate dei termini specifici del dominio.
In aggiunta all’orientamento al concetto — e non in contrapposizione ad esso —, il secondo importante principio della gestione terminologica è l’autonomia del termine. L’autonomia del termine garantisce che tutti i termini, compresi i sinonimi, le forme abbreviate e le varianti ortografiche, possano essere documentati mediante tutte le categorie di dati relative al termine necessarie, quali la grammatica, lo stile, le restrizioni geografiche o il contesto. Questo approccio può essere realizzato progettando il modello dei dati in modo da consentire all’utente di creare un numero illimitato di sezioni o blocchi terminologici contenenti singoli termini e tutte le categorie aggiuntive di dati che li descrivono e ne descrivono l’uso.
Nel metamodello terminologico (ISO 16642:2003), l’autonomia del termine è rappresentata dal fatto che ogni sezione terminologica può contenere esattamente un termine. Più termini nella stessa lingua per il medesimo concetto (denominazioni sinonimiche) vengono organizzati usando più sezioni terminologiche, ciascuna contenente esattamente un termine e categorie di dati aggiuntive che lo documentano. Negli scenari applicativi in cui il sistema di gestione terminologica funge da base di conoscenza terminologica per diverse applicazioni e programmi, l’autonomia del termine è davvero essenziale; ad esempio, un programma di controllo della qualità che verifica il corretto uso dei termini nei testi deve poter accedere alla banca dati terminologica, nella quale i termini preferiti, ammessi e sconsigliati sono archiviati nella stessa voce terminologica (si veda la figura 3), ma in sezioni terminologiche diverse.
I principi dell’orientamento al concetto e dell’autonomia del termine si riflettono nel modello di voce terminologica illustrato nella figura 4. I programmi di gestione terminologica progettati secondo questo modello sono in grado di avvisare l’utente quando questi tenta di inserire in voci terminologiche diverse informazioni relative a un unico concetto (si veda Schmitz 2011: 242 f.).
L’orientamento al concetto e l’autonomia del termine sono prerequisiti per le raccolte di dati terminologici specifiche di un dominio o di un’azienda (si veda anche Schmitz, Straub 2010: 38 ff.). Termini sinonimici quali USB stick, USB memory stick, USB flash drive, USB memory key, memory stick, pendrive, thumbdrive, oppure soltanto key come forma abbreviata, vengono archiviati in un’unica voce terminologica, con una sola definizione in inglese e relazioni concettuali con altre voci concettuali; ogni termine può essere documentato mediante attributi che specificano, ad esempio, che USB flash drive è il termine preferito per la documentazione e USB key per l’etichettatura dei prodotti, e che tutti gli altri termini non devono essere usati in alcuna documentazione
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Figura 4. Modello della scheda terminologica che riflette l’orientamento concettuale e l’autonomia del termine
menti di questa azienda. Grazie all’orientamento concettuale, qualsiasi utente che consulti la banca dati terminologica cercando, ad esempio, pendrive troverà la scheda del concetto (con la definizione), vedrà che pendrive non è il termine raccomandato e troverà il termine preferito USB flash drive. D’altra parte, cercando key si otterranno diversi risultati nello stesso database, perché il termine key designa diversi concetti (una parola omonima o polisemica, ad esempio key come parte della tastiera) e viene pertanto archiviato in diverse schede con definizioni e relazioni concettuali differenti.
3. TERMINI NEI TESTI
Sebbene i termini nei sistemi di gestione della terminologia siano organizzati in schede orientate ai concetti, nei documenti tecnici vengono usati come elementi della superficie linguistica del testo. A seconda delle caratteristiche morfologiche e sintattiche di una determinata lingua, i termini compaiono in forme flesse che indicano, ad esempio, il plurale, il genitivo o il passato. Il collegamento tra un termine presente in un documento e il concetto corrispondente può essere stabilito soltanto dal lettore, che comprende il messaggio del testo e coglie il significato sotteso al termine.
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Nella comunicazione specialistica o tecnica è altamente raccomandabile usare un solo termine per ciascun concetto (senza sinonimi) e soltanto termini privi di ambiguità e che non designino due o più concetti (senza omonimi). Tuttavia, non è sempre facile ottenere questo risultato e il mondo è pieno di documenti che non soddisfano i requisiti di un uso coerente e univoco della terminologia. La Figura 5 mostra un esempio di documento con 6 termini, alcuni dei quali sono termini composti da più parole, che possono designare lo stesso concetto. Per comprendere il messaggio del testo, il lettore deve affrontare la questione se tutti i termini designino lo stesso concetto o abbiano significati diversi. Alcuni non esperti nell’ambito trattato dal documento potrebbero sentirsi confusi, a disagio o persino sopraffatti.
Figura 5. Esempio di documento con termini che possono designare lo stesso concetto
Ma non sono soltanto i lettori umani dei documenti tecnici ad avere difficoltà nel trattare testi contenenti termini sinonimici e omonimici. Gli strumenti informatici per l’elaborazione dei testi possono incontrare difficoltà analoghe o persino maggiori.
In molti contesti organizzativi e scenari applicativi del lavoro terminologico, è raccomandata l’estrazione della terminologia da materiali testuali esistenti. Gli scenari tipici comprendono il lavoro terminologico preparatorio per grandi progetti di traduzione con diversi traduttori, prima che inizi la traduzione e ciascun traduttore debba svolgere (probabilmente lo stesso) lavoro terminologico ad hoc, nonché il popolamento iniziale di una nuova banca dati terminologica con com-
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terminologia aziendale o specifica di un settore al fine di identificare l’insieme minimo necessario di concetti e termini.
L’estrazione terminologica comprende attività volte a estrarre informazioni terminologiche, principalmente i termini stessi, da materiale testuale. Il materiale testuale può consistere in un insieme di documenti monolingui, una coppia di testi paralleli prodotti in entrambe le lingue, un testo nella lingua di partenza insieme alla sua traduzione oppure un corpus testuale costituito da un insieme strutturato e raccolto sistematicamente di frasi.
L’estrazione manuale dei termini da parte di esperti del settore o di terminologi esperti è il metodo più dispendioso in termini di tempo e più costoso, ma probabilmente porta ai risultati migliori. I programmi di estrazione terminologica assistita dal computer possono elaborare testi in (quasi) tutte le lingue se utilizzano esclusivamente metodi statistici. Se il loro algoritmo di identificazione dei termini si basa su metodi linguistici, i risultati dell’estrazione terminologica saranno molto migliori, soprattutto per i termini e le locuzioni composti da più parole; tuttavia, gli strumenti commerciali di estrazione terminologica basati su metodi linguistici sono disponibili solo per le lingue «maggiori», come l’inglese, il francese, il tedesco, lo spagnolo e poche altre.
Gli strumenti di estrazione terminologica offrono funzionalità comuni, note dai programmi di concordanze (ad es. WordSmith): identificano le parole di un documento testuale, creano statistiche sulla frequenza delle parole, visualizzano un indice KWIC (Key Word In Context) e presentano i risultati ordinati alfabeticamente o per frequenza. Poiché nei testi le parole compaiono in forme flesse, gli strumenti di estrazione terminologica basati su metodi linguistici possono ricondurre la forma testuale di una parola alla sua forma canonica di base; ciò è necessario per ottenere statistiche effettive sulle parole e liste affidabili di candidati termini, ma richiede conoscenze linguistiche sulla morfologia della lingua in questione.
Poiché la terminologia è sempre legata al linguaggio specifico di un settore, gli strumenti di estrazione terminologica dovrebbero poter filtrare ed escludere le parole funzionali (ad es. articoli, congiunzioni, preposizioni ecc.) e le parole del linguaggio generale; per questa funzionalità, la maggior parte degli strumenti utilizza i cosiddetti elenchi di parole vuote, dipendenti dalla lingua e integrabili dall’utente. Talvolta, però, non è così facile stabilire se una parola appartenga al linguaggio generale o sia un termine specialistico.
Sebbene gli strumenti di estrazione terminologica possano essere molto utili in specifici contesti applicativi, è necessario tenere conto delle seguenti problematiche:
• Il risultato di un processo di estrazione terminologica è un elenco di candidati termini; tale elenco deve essere verificato e «ripulito» da un terminologo.
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• Gli strumenti di estrazione terminologica forniscono soltanto un elenco di termini (talvolta corredati da esempi contestuali) e nessun’altra informazione terminologica; possono essere considerati una lista di cose da fare per il terminologo, che deve arricchire le schede terminologiche con tutte le altre informazioni necessarie e verificare e raggruppare intellettualmente, ad esempio, i sinonimi (diversi candidati termini) in schede orientate ai concetti.
• Molti strumenti di estrazione terminologica incontrano difficoltà nell’identificare con precisione i termini composti da più parole, i sintagmi nominali o verbali, soprattutto quando fanno parte di costruzioni ellittiche o sono composti da elementi discontinui.
• Quanto più conoscenze linguistiche sono integrate nei programmi di estrazione terminologica, tanto migliori sono i risultati, soprattutto nell’identificazione delle forme flesse delle parole e nella loro riduzione alla forma canonica; tuttavia, l’applicabilità è limitata alle sole lingue «maggiori».
Sebbene l’estrazione terminologica sia una procedura di lavoro linguistica importante per la gestione della terminologia, i risultati sono utili solo se si tiene conto dell’aspetto concettuale e ontologico della terminologia. I termini estratti devono essere assegnati intellettualmente ai rispettivi concetti, mentre sinonimi, varianti ortografiche, forme abbreviate e omonimi devono essere identificati e ordinati adeguatamente nelle schede terminologiche orientate ai concetti delle banche dati terminologiche.
5. C O N C L U S I O N E
Il lavoro terminologico e la gestione della terminologia devono occuparsi di concetti e termini. Per attività terminologiche quali la creazione e l’estrazione di termini, la linguistica LSP fornisce strumenti adeguati per coniare, selezionare e individuare i termini; tuttavia, per qualsiasi tipo di gestione della terminologia è estremamente importante non perdere di vista la componente concettuale della terminologia. Non solo i sistemi concettuali terminologici, ma anche tutti i tipi di banche dati terminologiche e raccolte di dati terminologici, considerati come sistemi di organizzazione della conoscenza, devono adottare un approccio alla modellazione dei dati e alle procedure di lavoro orientato ai concetti. Questo approccio è la base necessaria per garantire che la conoscenza (linguistica) di un settore specialistico o di un’azienda non venga dispersa accidentalmente a causa delle caratteristiche linguistiche dei termini, ma sia organizzata e gestita attraverso la componente ontologica dei concetti e le relazioni tra i concetti.
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BIBLIOGRAPHY
Arntz R., Picht H., Schmitz K.-D. 2014: Einführung in die Terminologiearbeit. 7., vollständig überarbeitete und aktualisierte Auflage, Hildesheim: Georg Olms Verlag.
DIN 2342: 2011 Begriffe der Terminologielehre, Berlin: Beuth.
Felber H., Budin G. 1989: Terminologie in Theorie und Praxis, Tübingen: Narr.
ISO 1087-1:2000 Terminology work – Vocabulary – Part 1. Theory and application, Geneva: ISO.
ISO 16642:2003 Computer applications in terminology – Terminological markup framework, Geneva: ISO.
Ogden C. K., Richards I. A. 1923: The Meaning of Meaning: A Study of the Influence of Language upon Thought and of the Science of Symbolism, London: Kegan, Paul, Trench, Trubner.
Schmitz K.-D. 2011: Managing Terms in Terminology Management. – Magyar Terminológia = Journal of Hungarian Terminology 4/2, 238–245.
Schmitz K.-D., Straub D. 2010: Successful Terminology Management in Companies – Practical tips and guidelines. Stuttgart: TC and more. (Updated German issue will be available in 2015.)
TERMINAI TEKSTUOSE IR IŠŠŪKIS TERMINIJOS TVARKYBAI
Mokslinėse publikacijose, nacionaliniuose ir tarptautiniuose standartuose aiškinama, kad terminologijos teorija ir terminijos tvarkyba nagrinėja sąvokas ir terminus. Sąvokos apibrėžiamos kaip žinių ar mąstymo vienetai ar apskritai kaip mintyse esantys vaizdiniai, kuriuos galima apibūdinti apibrėžtimis. Geriausia, kai apibrėžtys siejasi su kitomis sąvokomis ir įvardija būdingas apibrėžiamos sąvokos ypatybes. Remiantis apibrėžtimis ir sąvokų ypatybėmis, galima sąvokas susieti ir sudaryti jų sistemas, atspindinčias tam tikros srities ar posričio žinias. Iš sąvokų yra sudėliota bet kuri žinių organizavimo sistema – tezauras, ontologija, taksonomija, terminologinė sąvokų sistema ar tiesiog terminologinių duomenų bazė.
Profesinėje komunikacijoje sąvokoms įvardyti vartojami nusistovėję terminai. Žinoma, techniniuose tekstuose jie atsiranda nepakeistu ir nuo nieko nepriklausančiu būdu, jų formą lemia morfologiniai tam tikros kalbos bruožai, jie pateikiami tam tikrame (socio)lingvistiniame kontekste, į kurį būtina atsižvelgti imantis bet kokios terminologinės veiklos. Terminijos tvarkybai yra labai svarbu neišleisti iš akių terminijos sąvokinės pusės. Ne tik terminologinės sąvokų sistemos, bet ir visi terminų bazių bei terminologinių duomenų rinkinių tipai, laikomi žinių organizavimo sistemomis, turi remtis į sąvokos vietą orientuotu duomenų modeliavimu ir darbo tvarka. Terminų, įskaitant rašybos variantus, sutrumpintas formas ir sinonimus, teisingas priskyrimas atitinkamoms sąvokoms, ypač automatiškai išrenkant terminus, yra sunkus terminijos tvarkybos uždavinys, kurį išspręsti gali padėti specialistai ar terminologai. Tik laikantis į sąvoką orientuoto požiūrio galima užtikrinti, kad tam tikros srities ar įmonės kalbinės žinios būtų struktūrinamos ir tvarkomos, remiantis sąvokomis ir jų ryšiais, o ne tik šiek tiek papildomos lingvistiniais terminų bruožais.
Gauta 2015-08-03
Klaus-Dirk Schmitz Cologne University of Applied Sciences Institute of Translation and Multilingual Communication Ubierring 48, 50678 Cologne, Germany E-mail [email protected]
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