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Tra (s)cortesia e salvataggio della faccia: l’evidenzialità in Aristofane

Napoli, Maria

Abstract

Questo articolo ha come obiettivo quello di porre in correlazione la teoria della (s)cortesia con l’analisi della categoria linguistica dell’evidenzialità, secondo una prospettiva che non è mai stata adottata negli studi sul greco antico, quantomeno a nostra conoscenza. Attraverso l’analisi di passi tratti da due commedie di Aristofane, Le Nuvole e Lisistrata, cercheremo di dimostrare come la necessità di evitare un attacco alla propria faccia positiva, per tutelare i propri interessi pragmatici e scongiurare situazioni di conflittualità, possa essere un fattore chiave nella scelta di forme di evidenzialità di tipo indiretto o diretto. In quest’ottica, l’evidenzialità può essere interpretata come strategia preventiva di salvataggio della faccia nel contesto del dialogo realizzato sulla scena teatrale; The aim of this paper is to connect the theory of politeness with the analysis of the linguistic category of evidentiality, following an approach that, to our knowledge, has never been adopted in studies on Ancient Greek. We shall apply this approach to the analysis of the linguistic means used to express evidentiality in passages taken from two plays by Aristophanes, The Clouds and Lysistrata. it will be shown how the need for avoiding a face threatening act may be a key factor in the speaker’s choice of indirect or direct evidential strategies, in order to protect his/her pragmatic interests and to avoid conflictuality. in the light of this, we will provide an interpretation of evidentiality as a preventive face saving strategy within the context of dramatic dialogues.

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143 ISSN 0213-2095 – eISSN 2444-3565 Veleia, 2022, 39, 143-156 https://doi.org/10.1387/veleia.22343 tra (s)Cortesia e salVataGGio della FaCCia: 1l’eVideNzialità iN aristoFaNe* BetWeeN (iM)PoliteNess aNd FaCe saViNG aCts: oN eVideNtialitY iN aristoPHaNes Maria Napoli** Università del Piemonte orientale riassUNto: Questo articolo ha come obiettivo quello di porre in correlazione la teoria della (s)cortesia con l’analisi della categoria linguistica dell’evidenzialità, secondo una prospettiva che non è mai stata adottata negli studi sul greco antico, quantomeno a nostra conoscenza. attraverso l’analisi di passi tratti da due commedie di aristofane, Le Nuvole e Lisistrata, cercheremo di dimostrare come la necessità di evitare un attacco alla propria faccia positiva, per tutelare i propri interessi pragmatici e scongiurare situazioni di conflittualità, possa essere un fattore chiave nella scelta di forme di evidenzialità di tipo indiretto o diretto. in quest’ottica, l’evidenzialità può essere interpretata come strategia preventiva di salvataggio della faccia nel contesto del dialogo realizzato sulla scena teatrale. Parole CHiaVe: dialogo teatrale, evidenzialità diretta, hearsay, faccia positiva. ABSTRACT: the aim of this paper is to connect the theory of politeness with the analysis of the linguistic category of evidentiality, following an approach that, to our knowledge, has never been adopted in studies on ancient Greek. We shall apply this approach to the analysis of the linguistic means used to express evidentiality in passages taken from two plays by aristophanes, The Clouds and Lysistrata. it will be shown how the need for avoiding a face threatening act may be a key factor in the speaker’s choice of indirect or direct evidential strategies, in order to protect his/her pragmatic interests and to avoid conflictuality. in the light of this, we will provide an interpretation of evidentiality as a preventive face saving strategy within the context of dramatic dialogues. KEyWORDS: dramatic dialogue, direct evidentiality, hearsay, positive face. * desidero ringraziare luigi Battezzato, Pierluigi Cuzzolin e Chiara Fedriani per aver letto una versione preliminare di questo contributo, e per le loro utilissime osservazioni. ringrazio molto i due revisori anonimi per la loro attenta lettura ed i loro commenti. sono grata a Paolo Poccetti per avermi aiutato a reperire del materiale bibliografico. Un ringraziamento speciale va infine a luz Conti per avermi invitato a contribuire a questo volume. ** Correspondencia a / Correspondence to: Maria Napoli, Università del Piemonte Orientale, Dipartimento di Studi Umanistici, Via Galileo Ferraris, 116 (13100 Vercelli) – [email protected] – https:// orcid.org/0000-0001-8882-6592. Cómo citar / How to cite: Napoli, Maria (2022), «Tra (s)cortesia e salvataggio della faccia: l’evidenzialità in Aristofane», Veleia, 39, 143-156. (https:// doi.org/10.1387/ veleia.22343). Recibido: 14 diciembre 2020; aceptado: 8 marzo 2021. ISSN 0213-2095 - eISSN 2444-3565 / © 2022 UPV/EHU Esta obra está bajo una licencia Creative Commons Atribución-NoComercial-SinDerivadas 4.0 Internacional 144 Maria NaPoli Veleia, 2022, 39, 143-156 1. introduzione Nella formulazione originaria della teoria di Brown & levinson (1987), la cortesia è un comportamento linguistico che ha come obiettivo quello di «salvare la faccia» (face saving acts), nel contesto di atti linguistici che potenzialmente minacciano per l’appunto la faccia positiva o la faccia negativa di parlanti e ascoltatori (face threatening acts). in particolare, com’è noto, la faccia positiva dei partecipanti all’interazione è minacciata ogni qualvolta in cui il parlante non prende in considerazione la volontà, i desideri o i sentimenti del suo ascoltatore (specie nei casi in cui questi divergano dai propri), ossia, più in concreto, da atti linguistici quali critiche, espressioni di disaccordo, rifiuti, rimproveri, intimidazioni, provocazioni e simili, dai quali scaturirebbe un giudizio negativo da parte del parlante sul suo ascoltatore, e dunque sulla sua immagine pubblica. la faccia negativa dell’ascoltatore, a sua volta, viene minacciata da atti linguistici come, ad esempio, ordini o sfide, che interferiscono potenzialmente con la sua libertà di azione e con il suo spazio privato. la realizzazione di un comportamento linguistico cortese da parte del parlante attraverso strategie di salvataggio della faccia preserva pertanto da situazioni potenzialmente imbarazzanti ed evita conflitti con l’ascoltatore. in anni recenti è stato prodotto un certo numero di studi che hanno efficacemente esaminato l’utilizzo di strategie di diversa natura funzionali all’espressione della cortesia e, viceversa, della scortesia in greco antico1, riconoscendo in particolare l’importanza che lo studio della lingua del dramma antico, e di aristofane in special modo, può apportare in questo ambito2. lo scopo di questo articolo è dare, se possibile, un contributo a queste ricerche da una prospettiva, per quanto ci risulta, inedita, che mira a porre in correlazione la teoria della (s)cortesia con l’analisi della categoria linguistica dell’evidenzialità —ancora poco studiata nel greco antico, come, del resto, nelle lingue classiche in generale3— la cui funzione primaria sul piano tipologico è marcare la fonte di informazione. attraverso l’analisi di passi tratti da due commedie di aristofane, Le Nuvole e Lisistrata4, cercheremo di dimostrare che l’evidenzialità può essere attuata dal parlante come una strategia preventiva per evitare un attacco alla propria faccia positiva. la possibilità di considerare il fenomeno dell’evidenzialità da questa prospettiva è stata stimolata dal richiamo —contenuto in certa letteratura sul tema (come in Watts 2003 e Culpeper 2011) e qui condiviso— alla necessità di un’attenzione più generale verso il discorso, e quindi anche verso il testo, nel suo complesso e verso eventuali situazioni di conflittualità che si vengono a creare al suo interno, invece che solo verso singoli mezzi espressivi di (s)cortesia. al tempo stesso, sposiamo la 1 l’etichetta di «greco antico» si utilizza qui in opposizione a greco moderno, e dunque come comprensiva anche del greco classico. si veda l’utile inventario di forme di politeness stilato da Poccetti (2014, 113), che comprende strategie morfologiche, sintattiche e lessicali. Molto interessante anche la discussione in orlandini & Poccetti (2017) sul valore di attenuazione di diverse forme verbali e particelle legate alla politeness. 2 tra le opere più recenti, si rimanda al significativo volume curato da Gunther, iurescia, Hof & sorrentino (2020), e specialmente, riguardo al greco antico, ai contributi di Barrios-lech (2020), Battezzato (2020), lloyd (2020). l’interesse crescente verso l’esplorazione di questo tema nelle lingue antiche è testimoniato anche dallo special issue del Journal of Historical Pragmatics 20(2), uscito nel 2019 e dedicato a Exploring (im)politeness in ancient languages. sulla cortesia in aristofane si veda anche Willi (2003, 166 s.). 3 Con poche ma rilevanti eccezioni, rappresentate, per citare alcuni tra i lavori più significativi sul latino, da Cuzzolin (2010), Greco (2013), orlandini & Poccetti (2015); sulla lingua greca si rimanda a § 2. 4 i passi greci da aristofane qui riportati riproducono il testo dell’edizione critica di N. G. Wilson (2007), ossia: Aristophanis Fabulae, tomo i e tomo ii, a cura di N. G. Wilson, 2007, oxford: oxford University Press. la traduzione è ad opera della sottoscritta. tra (s)Cortesia e salVataGGio della FaCCia 145 https://doi.org/10.1387/veleia.22343 Veleia, 2021, 38, 143-156 convinzione secondo cui «politeness theory helps us make sense of the dialogue at the micro-level» (Battezzato 2020, 187). i due aspetti non sono in contraddizione: si cercherà di mostrare infatti come certe dinamiche sottese all’uso di specifiche forme con valore di evidenzialità e/o all’uso di strategie di (s)cortesia, individuate a livello del «micro-testo», possano però essere comprese meglio esaminando i dialoghi drammatici nella loro complessità e nella loro funzione testuale (e, dunque, il «macro-testo») nel quadro delle teorie considerate. infine, questa analisi viene presentata qui come preliminare ad una ricerca più ampia, sia in termini di quantità dei dati sia rispetto al grado di approfondimento dei parametri di analisi utilizzati e delle dimensioni linguistiche e cognitive indagate5. l’articolo risulta strutturato come segue. la sezione 2 discute alcune nozioni preliminari correlate all’evidenzialità linguistica, in particolare nella prospettiva di ricerca, delineata sopra, che si vorrebbe applicare al greco antico. la sezione 3 e la sezione 4 analizzano due passi tratti, rispettivamente, da Le Nuvole e da Lisistrata, mostrando come le strategie di evidenzialità attuate in ognuno di essi possano essere interpretate, nelle dinamiche del dialogo teatrale, alla luce della teoria della (s)cortesia. la sezione 5 conclude l’articolo con alcune osservazioni finali. 2. l’evidenzialità linguistica come strategia preventiva all’attacco della faccia secondo la definizione ormai «classica» di alexandra aikhenvald, «evidentiality is a linguistic category whose primary meaning is source of information» (aikhenvald 2004, 3). dalla prospettiva che la studiosa ha delineato in quel lavoro, come in altri successivi, l’evidenzialità è una categoria grammaticale, ed in quanto tale opera solo in quelle lingue i cui parlanti sono obbligati a specificare la fonte dell’informazione attraverso marche linguistiche dedicate (tipicamente aggiunte al verbo)6. Un caso notissimo è quello del tariana (famiglia arawak, america meridionale), che si riporta di seguito (da aikhenvald 2004, 3)7: (1) a. Juse iɾida di-manika-ka josé football 3sgnf-play-rec.p.vis «josé has played football (we saw it)» b. Juse iɾida di-manika-mahka josé football 3 sgnf-play-rec.p.nonvis «josé has played football (we heard it)» c. Juse iɾida di-manika-nihka josé football 3 sgnf-play-rec.p.infr «josé has played football (we infer it from visual evidence)» 5 Nell’ottica di un ampliamento della ricerca, come ha osservato uno dei revisori, potrebbe essere interessante collegare l’interazione tra evidenzialità e (im)politeness anche alle questioni connesse con la modalità epistemica e l’argumentation theory. 6 Per una caratterizzazione dell’evidenzialità sul piano teorico e tipologico si rimanda anche, tra i tanti contributi, a aikhenvald (2015, 2018) e a Brugmann & Macaulay (2015). 7 Per ogni esempio viene riportata la traduzione inglese di aikhenvald (2004) insieme alle relative glosse, le cui abbre viazioni sono da sciogliere come segue: 3 = third person; assUM = assumed; iNFr = inferred; NoNVis = non-visual; reC.P = recent past; reP = reported; sGNF = singular non-feminine; Vis = visual. 146 Maria NaPoli Veleia, 2022, 39, 143-156 d. Juse iɾida di-manika-sika josé football 3sgnf-play-rec.p.assum «josé has played football (we assume this on the basis of what we already know» e. Juse iɾida di-manika-pidaka josé football 3sgnf-play-rec.p.rep «josé has played football (we were told)» Gli esempi in (1) mostrano innanzitutto come lo stesso evento (in questo caso corrispondente a José ha giocato a calcio) debba essere espresso in tariana attraverso una marca verbale di evidenziale che muta a seconda della modalità attraverso la quale il parlante è venuto a conoscenza dell’evento stesso. inoltre, illustrano come la distinzione centrale sia quella tra evidenzialità diretta ed evidenzialità indiretta, all’interno della quale sussistono diverse tipologie di espressione (per cui si veda aikhenvald 2018). l’evidenzialità diretta comprende i casi in cui i parlanti hanno avuto accesso personale all’informazione, grazie ad una percezione sensoriale dell’evento di tipo visivo o non-visivo (visual sensory vs. non-visual sensory), oppure grazie ad una partecipazione ad esso (participatory). l’evidenzialità indiretta comprende tutti i casi di informazione «di seconda mano». Questa può essere ricavata attraverso un processo mentale di tipo inferenziale che parte dall’osservazione (inference), può essere basata su ciò che si desume grazie al ragionamento logico o alla conoscenza generale (assumption), oppure può appartenere alla cosiddetta informazione «riportata», in cui può essere reso esplicito chi ha detto cosa (quotative) oppure lasciato nel vago (hearsay, come per espressioni impersonali del tipo: si dice che, dicono che ecc.). Queste tipologie, e dunque la distinzione stessa tra evidenzialità diretta ed indiretta, sono in principio valide per tutte le lingue con un sistema grammaticale di evidenziali, sia pure con specificità legate a ciascuna lingua (su cui, ovviamente, non possiamo soffermarci qui). tuttavia, ponendosi oltre questa concezione puramente grammaticale dell’evidenzialità, gli studi che si sono susseguiti negli ultimi vent’anni «paved the way for a more extensive perspective in which evidentiality is not only restricted to what is «formally» coded by the core of grammatical systems but is also intended as a more general «functional category» expressed by different means» (squartini 2018, 274; cfr. anche squartini 2007). secondo questa prospettiva, dunque, l’evidenzialità esiste anche in quanto categoria funzionale, e come tale può realizzare le stesse tipologie di informazione descritte sopra mediante strategie linguistiche di varia natura, quali elementi del lessico, forme grammaticali, costruzioni sintattiche. in molta letteratura sul tema l’evidenzialità funzionale viene etichettata come evidenzialità lessicale, in opposizione alla evidenzialità grammaticale, benché, come appena visto, non si esprima esclusivamente attraverso mezzi lessicali. il greco antico sembra appartenere a quelle lingue in cui l’evidenzialità non corrisponde ad una categoria grammaticale obbligatoria. Ciò non implica, sulla base di quanto osservato sopra, che non esistano strategie evidenziali: come messo in luce da contributi recenti, queste spaziano da forme verbali, come il cosiddetto ottativo obliquo8, all’uso di avverbi9 e costruzioni sintattiche, ad 8 interpretabile come una strategia di discorso riportato, benché non senza problemi nell’analisi: cfr. Napoli (2014, 368), Van rooy (2016, 34-37), Bary (2017), lillo (2017), orlandini & Poccetti (2017, 367). 9 si veda, ad esempio, l’interpretazione evidenziale di ἤδη in quanto marca epistemica in Conti (2017, 130-133), e la rassegna di particelle con valore evidenziale in Van rooy (2016, 12-17). tra (s)Cortesia e salVataGGio della FaCCia 147 https://doi.org/10.1387/veleia.22343 Veleia, 2021, 38, 143-156 esempio di natura participiale10. i due passi riportati in (2) e (3) mostrano come l’evidenzialità indiretta possa essere espressa in greco antico da un verbo di percezione acustica (qui ἀκούω) unito ad un participio in caso accusativo e concordato con il complemento oggetto (2), mentre l’evidenzialità diretta, in confronto, preveda l’uso dello stesso verbo ma con un participio in caso genitivo (3), dando vita ad una distinzione funzionale già colta dai grammatici greci (da orlandini & Poccetti 2017, 373-374; traduzione modificata): (2) ἀκούει τοὺς πολεμίους προσιόντας. «sente (dire) che i nemici si stanno avvicinando» (Xen. Cyr. ii 4, 12). (3) οὐδεὶς δὲ πώποτε Σωκράτους οὐδὲν ἀσεβὲς οὐδὲ ἀνόσιον οὔτε πράττοντος εἶδεν οὔτε λέγοντος ἤκουσεν. «socrate, nessuno lo ha mai visto fare né inteso dire qualcosa né di irriguardoso né di empio» (Xen. Mem. i 1, 11). Focalizzando la nostra attenzione, da un punto di vista più generale, sulle funzioni dell’evidenzialità, che sono potenzialmente le stesse sia in lingue con evidenzialità grammaticale sia in lingue che dispongono della sola evidenzialità lessicale, come il greco antico, appunto, o l’inglese moderno, dobbiamo chiederci ora, data la premessa in § 1, in che modo l’evidenzialità possa essere connessa alla (s)cortesia linguistica. Nel tentativo di fornire una risposta, riportiamo come prima cosa la seguente citazione da Palmer (1996, 200), che focalizza l’attenzione sui «vantaggi» dell’evidenzialità, nel caso in cui essa sia grammaticalizzata: «What a lot of breath and ink this might save us in english if we had evidential suffixes that we could use in the courtroom. Using the Wintun suffix, we might say, for example, “the defendant shoplift-be [be is a visual evidential] the compact disc”, thereby eliminating the need to ask the inevitable question “did you actually see her take it?”». dunque, seguendo Palmer (1996), in quanto categoria grammaticale l’evidenzialità elimina la necessità di porre domande del tipo Chi lo ha visto? Chi lo ha detto?, che obbediscono alla legittima esigenza da parte dell’interlocutore di sapere se una certa informazione abbia direttamente il parlante come fonte (e in che modo) o meno, indipendentemente dal fatto che l’interazione verbale abbia luogo in un’aula di tribunale. Nelle lingue in cui l’evidenzialità non è grammaticalizzata è chiaro che questa tipologia di domande non può essere automaticamente elusa attraverso l’utilizzo di marche linguistiche dedicate. Posto che, però, il silenzio del parlante rispetto alla specificazione della fonte di informazione —o ssia, la precisazione se essa sia diretta o indiretta, nota o ignota ecc.— può essere causa di conflitto nello scambio interazionale, non è un caso che domande del genere descritto sopra possano assumere una funzione cruciale nel meccanismo del dialogo teatrale, dove in effetti esse possono occorrere, come esemplificato dai due seguenti passi tratti, rispettivamente, dalla commedia greca (4) e dalla commedia latina ((5), tratto da Napoli 2019): (4) 828 - Στ. Δῖνος βασιλεύει τὸν Δί’ ἐξεληλακώς. 829 - Φε. αἰβοῖ· τί ληρεῖς; - Στ. ἴσθι τοῦθ᾽ οὕτως ἔχον. 830 - Φε. τίς φησι ταῦτα; - Στ. Σωκράτης ὁ Μήλιος […] - strep. «Vortice ha cacciato zeus e ora è re» - Fid. «Ma cosa vai blaterando?» 10 sulle costruzioni participiali come parte di strategie di evidenzialità in Platone si veda Van rooy (2016, 17-19). in Bary (2017) le costruzioni con accusativo + infinito sono analizzate come marche di discorso riportato. 148 Maria NaPoli Veleia, 2022, 39, 143-156 - strep. «devi sapere che le cose stanno proprio così» - Fid. «e chi lo dice?» - strep. «socrate di Melo […]» (aristofane, Nuv. 828-830) (5) 365 - tr. Pater adest. - Ph. Quid ego ex te audio? - tr. apsumpti sumus. 366 Pater inquam tuos uenit. […] 367 - Ph. Quis id ait? quis uidit? - tr. egomet, inquam, uidi - Ph. Vae mihi! - tr. «C’è qui tuo padre» - Fil. «Ma che devo sentirti dire?» - tr. «siamo fritti. È arrivato tuo padre, ti dico. […]» - Fil. «Chi lo dice? Chi lo ha visto?» - tr. «io. ti sto dicendo che l’ho visto io» - Fil. «Povero me!» (Plaut. Most. 365-367). Quanto osservato sopra non implica, però, che in quanto categoria funzionale l’evidenzialità lessicale non possa servire, dalla prospettiva del parlante, proprio ad eludere la «inevitabilità» concettuale di domande come quelle contenute negli esempi (4) e (5)11, benché con modalità diverse a seconda del tipo di contesto e di situazione, fungendo dunque da strategia pragmatica ed interazionale che si inserisce tra le dinamiche preventive di salvataggio della faccia. Come questo si realizzi nel dramma antico, e in particolare in aristofane, cercheremo di mostrarlo attraverso l’analisi presentata nelle sezioni 3 e 4. 3. εἶναι παρ᾽ αὐτοῖς φασιν: salvarsi la faccia attraverso l’hearsay il primo passo di cui ci occuperemo si colloca nella parte iniziale della commedia Le Nuvole, all’interno del secondo dialogo di strepsiade con il figlio Fidippide. Com’è noto, strepsiade è tormentato dai debiti accumulati a causa di Fidippide, che sperpera il denaro paterno per la sua passione verso i cavalli. Nell’insonnia notturna causata dalle preoccupazioni economiche, a strepsiade viene però in mente quello stratagemma che, come egli stesso afferma, potrà procurargli la salvezza (aristofane, Nuv. 76-77): cercherà di convincere il figlio a farsi insegnare da socrate l’arte sofistica del doppio discorso, attraverso la quale è convinto che riusciranno a liquidare i creditori. la parte iniziale di questo dialogo viene discussa da lloyd (2020, 216) relativamente ai versi riportati sotto (che precedono quelli oggetto della nostra analisi, per cui si veda (7), poco più avanti): (6) 80 - Στ. … Φειδιππίδη, Φειδιππίδιον. - Φε. τί, ὦ πάτερ; 81 - Στ. κύσον με καὶ τὴν χεῖρα δὸς τὴν δεξιάν. 82 - Φε. ἰδού. τί ἐστιν; - Στ. εἰπέ μοι, φιλεῖς ἐμέ; 11 Come si è cercato di mostrare per la commedia plautina in Napoli (2019). tra (s)Cortesia e salVataGGio della FaCCia 149 https://doi.org/10.1387/veleia.22343 Veleia, 2021, 38, 143-156 83 - Φε. νὴ τὸν Ποσειδῶ τουτονὶ τὸν ἵππιον. 84 - Στ. μὴ ’μοιγε τοῦτον μηδαμῶς τὸν ἵππιον. 85 οὗτος γὰρ ὁ θεὸς αἴτιός μοι τῶν κακῶν. 86 ἀλλ’ εἴπερ ἐκ τῆς καρδίας μ’ ὄντως φιλεῖς, 87 ὦ παῖ, πιθοῦ. - Φε. τί οὖν πίθωμαι δῆτά σοι; 88 - Στ. ἔκστρεψον ὡς τάχιστα τοὺς σαυτοῦ τρόπους, 89 καὶ μάνθαν’ ἐλθὼν ἃν ἐγὼ παραινέσω. - strep. «Fidippide, Fidippiduccio…» - Fid. «Che c’è, papà?» - strep. «dammi un bacio e dammi la destra!» - Fid. «ecco qua. Che c’è?» - strep. «dimmi, mi vuoi bene?» - Fid. «Certo che sì, in nome di Poseidone ippico» - strep. «Per carità, non nominarmi questo ippico qua, perché è questo dio la causa dei miei mali. se tu davvero mi vuoi bene con tutto il cuore, figlio mio, dammi retta!» - Fid. «e in che cosa dovrei darti retta?» - strep. «Cambia stile di vita il più presto possibile, e vai ad imparare quel che ti suggerisco io» (aristofane, Nuv. 80-89). Nel suo commento al passo riportato in (6), lloyd (2020, 216-218) si concentra sull’uso dell’espressione ἀλλ’ εἴπερ ἐκ τῆς καρδίας μ’ ὄντως φιλεῖς «se tu davvero mi vuoi bene con tutto il cuore» (v. 86)12, che lo studioso interpreta come una strategia non semplicemente di positive politeness (legata al salvataggio della faccia positiva), ma, più precisamente, di over-politeness, che generalmente si correla ad un uso eccessivo e/o inappropriato di espressioni di cortesia al fine di ottenere un vantaggio personale13. Nell’attuare tale strategia strepsiade ha evidentemente come scopo quello di attenuare il tono della sua richiesta ed ingraziarsi il figlio. si ricordi che secondo Brown & levinson (1987) tra i fattori che giocano un ruolo nella scelta delle diverse strategie di cortesia vi è il potere di un interlocutore sull’altro, insieme al parametro della distanza sociale e al grado di imposizione legato ad un certo atto nell’universo culturale di riferimento14. Nel nostro caso, come spiega lloyd (2020), Fidippide è in una posizione di potere rispetto al padre, povero campagnolo che ha sposato una raffinata donna di città: da lei il figlio Fidippide ha ereditato quelle maniere aristocratiche che lo collocano appunto ad un livello di superiorità. in definitiva, «we can deduce from strepsiades’ over-politeness that he is humbling himself, as aristophanes’ heroes often do early in a play. this shows the unusual balance of power in their relationship which is due to the habits and attitudes which Pheidippides has derived from his aristocratic mother» (lloyd 2020, 218). Non è un caso che, nell’accostarsi a Fidippide per svegliarlo, strepsiade stesso avesse annunciato di volerlo fare «nel modo più dolce possibile» (ἥδιστ(α), v. 79), speci12 Come osserva lloyd (2020, 216-217), «strepsiades’ positive-politeness gambit «if you really love me from your heart» (86) is used elsewhere in aristophanes: ἀλ’ εἴ τι κήδει Δερκέτου Φυλασίου («But if you care for dercetes of Phyle…», Ach. 1028) and ἀλ’ εἴ τι χαίρεις ἀνδρὸς εὐόργου τρόποις, ἐμοὶ φράσον («But if you rejoice in the character of a good-tempered man, tell me», Plut. 61-62)». 13 Per un’interessante discussione (benché riferita soprattutto al latino) sul carattere manipolativo e dunque non necessariamente sincero della politeness e della overpoliteness si veda Unceta Gómez (2020, 291-292). 14 il tema della rilevanza di questi fattori in aristofane, in quanto correlati ad atti linguistici di minaccia della faccia, viene ben affrontato da denizot (2012, 113-116). 150 Maria NaPoli Veleia, 2022, 39, 143-156 ficando la sua intenzione manipolativa attraverso un vero e proprio «metapragmatic comment» (lloyd 2020, 217), che, aggiungeremmo, è anche un’implicita indicazione «registica»: strepsiade chiamerà il figlio per nome (v. 80), ma con un tono di voce dolce, non brusco, coerentemente con l’intenzione di tenerselo buono per persuaderlo e quindi ottenere il suo scopo (si noti anche in (6) l’uso del diminutivo Φειδιππίδιον, con valore vezzeggiativo). Questa lunga premessa dovrebbe risultare utile per comprendere la funzione della strategia evidenziale su cui ora ci soffermeremo. dopo la scena descritta sopra, strepsiade mostra al figlio la casa in cui vivono coloro da cui vorrebbe che egli andasse per imparare a parlare (vv. 90-99). il successivo scambio di battute viene qui riportato per intero, ai fini della successiva discussione: (7) 100 - Φε. εἰσὶν δὲ τίνες; - Στ. οὐκ οἶδ᾽ ἀκριβῶς τοὔνομα· 101 μεριμνοφροντισταὶ καλοί τε κἀγαθοί. 102 - Φε. αἰβοῖ, πονηροί γ᾽. οἶδα· τοὺς ἀλαζόνας, 103 τοὺς ὠχριῶντας, τοὺς ἀνυποδήτους λέγεις, 104 ὧν ὁ κακοδαίμων Σωκράτης καὶ Χαιρεφῶν. 105 - Στ. ἢ ἢ, σιώπα. μηδὲν εἴπῃς νήπιον. 106 ἀλλ᾽ εἴ τι κήδει τῶν πατρῴων ἀλφίτων, 107 τούτων γενοῦ μοι, σχασάμενος τὴν ἱππικήν. 108 - Φε. οὐκ ἂν μὰ τὸν Διόνυσον, εἰ δοίης γέ μοι 109 τοὺς φασιανοὺς οὓς τρέφει Λεωγόρας. 110 - Στ. ἴθ᾽, ἀντιβολῶ σ᾽, ὦ φίλτατ᾽ ἀνθρώπων ἐμοί, 111 ἐλθὼν διδάσκου. - Φε. καὶ τί σοι μαθήσομαι; 112 - Στ. εἶναι παρ᾽ αὐτοῖς φασιν ἄμφω τὼ λόγω, 113 τὸν κρείττον᾽, ὅστις ἐστί, καὶ τὸν ἥττονα. - Fid. «e chi sono questi?» - strep. «il nome non lo so di preciso. Ma sono pensatori fini, persone ragguardevoli» - Fid. «oh, quei mascalzoni, li conosco! intendi quei ciarlatani, quei pallidoni, quei piedi-scalzi, e in mezzo a loro quello sciagurato di socrate e Cherefonte» - strep. «ehi, stai zitto! Non dire sciocchezze. se un po’ ti importa del pane di papà, molla l’ippica e diventa uno di loro. Fallo per me!» - Fid. «Per dioniso, ma nemmeno se mi regali i fagiani dell’allevamento di leogora!» - strep. «Vacci, ti supplico, tu che per me sei la persona più amata, vacci e impara» - Fid. «e per te che cosa dovrei imparare?» - strep. «dicono che lì da loro ci siano entrambi i discorsi, il Migliore, quale esso sia, e il Peggiore» (aristofane, Nuv. 100-113). Come mostra il testo in (7), l’uso di un verbo di «dire» alla terza persona plurale con valore impersonale (φασίν, v. 112, ripetuto anche al v. 115) corrisponde ad una strategia evidenziale di hear say, tipologia di evidenzialità che, come ricordato in § 2, identifica la fonte di informazione, ma in un non meglio precisato «loro» che è di fatto un «non-io». Nel nostro caso, questa strategia corrisponde al tempo stesso ad una forma di «deresponsabilizzazione» da parte del parlante (non sono io che lo dico!) e ad una invocazione di autorevolezza (si dice in giro e dunque dev’essere vero!), benché la fonte dell’informazione venga lasciata nel vago e non sia ulteriormente specificabile (sul concetto di vaghezza si veda poco più avanti in questo paragrafo). tale strategia è perfettamente coerente con l’atteggiamento umile, cautelativo e persino reticente che strepsiade ha tra (s)Cortesia e salVataGGio della FaCCia 151 https://doi.org/10.1387/veleia.22343 Veleia, 2021, 38, 143-156 tenuto per tutta la scena15, e che mira ad evitare non solo un attacco alla faccia del figlio, ma, soprattutto, quella reazione verbale critica o persino violenta da parte di Fidippide che rappresenterebbe un attacco alla faccia positiva del padre. strepsiade ha già ricevuto un primo rifiuto da parte di Fi dippide (vv. 108-109), a cui egli ha risposto con una nuova richiesta in forma di supplica affettuo sa (ἴθ᾽, ἀντιβολῶ σ᾽, ὦ φίλτατ᾽ ἀνθρώπων ἐμοί, v. 110)16, se non, potremmo dire, mielosa e, proseguendo il ragionamento di lloyd (2020), persino over-polite. la successiva domanda di Fidippide riguardo a ciò che potrà imparare (καὶ τί σοι μαθήσομαι; v. 111) rappresenta agli occhi di strepsia de una forma di apertura nei suoi confronti, che egli cercherà di sfruttare. sa, però, che non può permettersi un secondo rifiuto da parte del figlio, cosa che a questo punto farebbe definitivamente naufragare il suo piano. dissociandosi dalla fonte d’informazione e lasciandola nel vago, strepsiade sceglie quindi un modo prudenziale di presentare i fatti per «abbassare» se stesso, coerentemente con quanto osservato sopra, ed evitare una situazione potenziale di attacco alla sua f accia positiva da parte di Fidippide e, di conseguenza, di disastrosa conflittualità. Com’è noto, falli rà: la scena si concluderà in maniera opposta, con il rifiuto di Fidippide, le minacce di strepsiade e insulti reciproci (vv. 119-126). Ci sembra infine rilevante ricordare qui che la strategia 11 e la strategia 12 in Brown & levinson (1987, 225) corrispondono, rispettivamente, all’essere ambiguo e all’essere vago, in modo tale che l’intenzione comunicativa del parlante rimanga «ill-defined», minimizzando così il rischio di minaccia alla faccia dell’ascoltatore. Mentre però Brown & levinson (1987) si riferiscono all’ambiguità o alla vaghezza nell’interpretazione dell’atto linguistico stesso, ancora più rilevante per la nostra analisi è il concetto di intentional vagueness (o speaker’s vagueness), per come proposto e descritto da Voghera (2012; cfr. anche Voghera & Collu 2017). Con tale concetto si intende quel tipo di vaghezza linguistica che scaturisce «from a speaker’s choice when s/he uses underspecified linguistic elements» (Voghera & Collu 2017, 373), e che a sua volta può essere correlata con esigenze di politeness, avendo come effetto quello di mitigare la forza di un’affermazione17. 15 si noti che al v. 100, riportato in (7), strepsiade risponde al figlio di non conoscere di preciso i nomi di coloro che dovrebbero essere i suoi maestri. senza dimenticare poi che, poco prima (cfr. es. (6)), ha preferito identificare in Poseidone la causa dei suoi mali (v. 84) invece che rinfacciare direttamente al figlio le sue colpe. 16 attenuando in questo modo l’imperativo διδάσκου, v. 111 in (7). sull’uso non frequente dell’imperativo greco insieme a formule di mitigazione si veda Barrios-lech (2020), dove, tra le altre cose, si conferma la conclusione di d ickey (2016) secondo cui «the Greeks in our period seemed disinclined to use what we would consider the most obvious candidates for “please”, again, words like ἀντιβολῶ σε, πρὸς θεῶν, ἱκετεύω. dickey demonstrates not only that these are rarely used, but that they did not go down the path of grammaticalisation over time» (Barrios-lech 2020, 246). sull’uso di ἀντιβολῶ σε in aristofane si veda ancora Barrios-lech (2020, 248). 17 Ugualmente interessante, alla luce di quanto osser vato nel nostro testo, il possibile collegamento con il concetto di mitigazione per come caratterizzato, tra gli altri, da Caffi (1991, 2007), per cui «mitigation is functional to smooth interactional management in that it reduces risks for participants at various levels, e.g. risks of self-contradiction, refusal, losing face, conflict, and so forth» (Caffi 1991, 882). tra i meccanismi di mitigazione individuati dalla studiosa, particolarmente significativi, per il nostro ragionamento, quelli classificabili come shields, che «dislocano» le componenti deittiche del discorso, attuando ad esempio una forma di objectivization, come attraverso l’uso di forme impersonali (Caffi 1991, 895-898). in conclusione, posto che le strategie di mitigazione «manage the responsibility of the speech act» (1991, 905), è rilevante che «in the case of shields, what is avoided is the self-ascription to the utterance, which is then ascribed to another source or shifted to another situation» (1991, 906). si noti che Voghera & Collu (2017, 375) precisano come, dal loro punto di vista, il concetto di vagueness corrisponda sostanzialmente a quello di mitigation in Caffi (2007).