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La grande cassettiera di Maria Montessori. La testimonianza di un pensiero in evoluzione

Gilsoul, Martine

Abstract

La gran cómoda de la primera Casa de los Niños es el principal objeto de la colección del Museo della Scuola e dell’Educazione -Mauro Laeng- de la Universidad de Roma Tre relativo al método Montessori. Reconstruir la biografía de este mueble demuestra la importancia de profundizar en el estudio de la cultura material de la escuela Montessori. La investigación llevada a cabo hasta ahora con distintas fuentes ha demostrado que se trata probablemente de un prototipo: esto ayuda a comprender la evolución del pensamiento de Maria Montessori con respecto al entorno y al significado de un mobiliario realmente -amigo de los niños-. Cabás, 32 - diciembre 2024https://doi.org/10.1387/cabas.26899; The large cabinet drawers from the first Children’s House is the highlight of the collection of the Museo della Scuola e dell’Educazione ‘Mauro Laeng’ of the University of Roma Tre with regard to the Montessori method. Reconstructing the biography of this piece of furniture shows the importance of deepening the study of the material culture of the Montessori school. The research done so far with sources of different types has shown that it is probably a prototype: this helps to understand the evolution of Maria Montessori’s thinking with regard to the environment and the meaning of furniture that is truly prepared for the child; La grande cassettiera proveniente della prima Casa dei Bambini è l’oggetto principale della collezione del Museo della Scuola e dell’Educazione -Mauro Laeng- dell’Università Roma Tre per quello che riguarda il metodo Montessori. Ricostruire la biografia di questo mobile mostra l’importanza di approfondire lo studio della cultura materiale della scuola Montessori. La ricerca compiuta finora con fonti di diverse tipologie ha mostrato che si tratta probabilmente di un prototipo: ciò aiuta a comprendere l’evoluzione del pensiero di Maria Montessori per quanto riguarda l’ambiente e il significato di un arredamento che sia davvero -a misura di bambino-

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ISSN 1989-5909 149 * Correspondencia a / Corresponding author: Martine Gilsoul. Dipartimento di Scienze della Formazione, Università degli Studi Roma Tre– [email protected]– https://orcid. org/0009-0007-2342-3662 Cómo citar / How to cite: Gilsoul, Martine (2024). «La grande cassettiera di Maria Montessori: latestimonianza di un pensiero in evoluzione», Cabás,32, 149-166. (https://doi.org/10.1387/cabas.26899). Recibido:8 septiembre, 2024; aceptado:25 octubre, 2024. ISSN1989-5909 / © UPV/EHU Press Esta obra está bajo una Licencia Creative Commons Atribución-NoComercial-SinDerivadas 4.0 Internacional La grande cassettiera di Maria Montessori: LatestiMonianza di un pensiero in evoLuzione The Large Cabinet Drawers of Maria Montessori: Evidence of Evolving Thinking La gran cómoda de Maria Montessori. El testimonio de un pensamiento en evolución Martine Gilsoul* Dipartimento di Scienze della Formazione, Università degli Studi Roma Tre 0009-0007-2342-3662 Parole chiave Metodo Montessori Arredamento Cultura materiale della scuola Educazione infantile RIASSUNTO: La grande cassettiera proveniente della prima Casa dei Bambini è l’oggetto principale della collezione del Museo della Scuola e dell’Educazione «Mauro Laeng» dell’Università Roma Tre per quello che riguarda il metodo Montessori. Ricostruire la biografia di questo mobile mostra l’importanza di approfondire lo studio della cultura materiale della scuola Montessori. La ricerca compiuta finora con fonti di diverse tipologie ha mostrato che si tratta probabilmente di un prototipo: ciò aiuta a comprendere l’evoluzione del pensiero di Maria Montessori per quanto riguarda l’ambiente e il significato di un arredamento che sia davvero «a misura di bambino». Keywords Montessori method Furniture School material culture Early Childhood Education ABSTRACT: The large cabinet drawers from the first Children’s House is the highlight of the collection of the Museo della Scuola e dell’Educazione ‘Mauro Laeng’ of the University of Roma Tre with regard to the Montessori method. Reconstructing the biography of this piece of furniture shows the importance of deepening the study of the material culture of the Montessori school. The research done so far with sources of different types has shown that it is probably a prototype: this helps to understand the evolution of Maria Montessori’s thinking with regard to the environment and the meaning of furniture that is truly prepared for the child. Palabras clave Método Montessori Mobiliario Cultura material de la escuela Educación infantil RESUMEN: La gran cómoda de la primera Casa de los Niños es el principal objeto de la colección del Museo della Scuola e dell’Educazione «Mauro Laeng» de la Universidad de Roma Tre relativo al método Montessori. Reconstruir la biografía de este mueble demuestra la importancia de profundizar en el estudio de la cultura material de la escuela Montessori. La investigación llevada a cabo hasta ahora con distintas fuentes ha demostrado que se trata probablemente de un prototipo: esto ayuda a comprender la evolución del pensamiento de Maria Montessori con respecto al entorno y al significado de un mobiliario realmente «amigo de los niños». Cabás, 32 - diciembre 2024 https://doi.org/10.1387/cabas.26899 Martine Gilsoul 150 Cabás, 32 - diciembre 2024, 149-166 1. INTRODUZIONE Lo studio La culture scolaire comme objet historique proposto da Julia nel 1995 può essere considerato come «una pietra miliare della moderna storiografia» (Meda, 2011:254), in quanto ha generato un profondo rinnovamento dello studio della storia dell’educazione. Gli oggetti dell’aula scolastica sono così diventati fonti centrali e imprescindibili nell’ambito dello studio della cultura materiale della scuola e ci hanno spinto a capire meglio la vita quotidiana dei scolari. Solitamente ci si sofferma, per esempio, sui banchi (Meda, 2011), i quaderni e i libri di testo (Meda, Montino, Sani, 2010), gli strumenti scientifici (Brunelli, 2020). Se questi elementi dell’aula scolastica sono già stati studiati, non si può affermare lo stesso dei mobili che servivano loro da contenitori. La scarsa attenzione della ricerca storica ai contenitori che sono i mobili classici delle aule scolastiche è forse rivelatrice della loro mancanza di funzione pedagogica nella scuola tradizionale, anche se, come affermano Andreassi e Barausse, «questi irrinunciabili strumenti del «fare scuola» aiutano a ricostruire in concreto i modi e le forme della prassi educativa così come a rielaborare le metodologie didattiche, nei diversi ambiti disciplinari dell’insegnamento» (Andreassi, Barausse, 2022:214). La poca attenzione ai mobili è rivelatrice di una visione adultocentrica della scuola, dove è l’insegnante che distribuisce il materiale necessario all’apprendimento. Un’eccezione di arredo scolastico preso in esame dalla ricerca storica è l’armadio-museo (D’Ascenzo-Vignoli 2008, Pizzigoni 2015), concepito come «supporto alla didattica attiva» (Pizzigoni, 2015:143) in quanto dà la possibilità agli alunni di diventare protagonisti attivi nella costruzione del loro apprendimento. Questo lavoro si inserisce nel campo della cultura materiale della scuola Montessori. Nella visione montessoriana della formazione del bambino, l’arredamento deve possedere certe caratteristiche in modo da sostenere lo sviluppo dell’indipendenza del bambino. Maria Montessori era convinta dell’influenza essenziale dell’ambiente dell’aula scolastica quando è preparato «a misura del bambino» conformemente al suo stadio di sviluppo. Nel concreto, sarà oggetto del nostro studio un «armadio Montessori» presente nelle collezioni del Museo della Scuola e dell’Educazione «Mauro Laeng» (MuSEd) dell’Università di Roma Tre. Fondato nel 1874 da Ruggiero Bonghi, allora ministro della Pubblica Istruzione, il museo è la più antica istituzione italiana dedicata alla storia della pedagogia e della scuola. Il suo ricco patrimonio materiale è di grande valore storico-sociale, grazie anche ai numerosi archivi di alcuni pedagogisti e pensatori italiani, tra cui appunto Maria Montessori, senza dubbio l’italiana ancor oggi più famosa nel mondo intero. Il MuSEd vanta nel suo patrimonio varie edizioni delle sue opere e numerosi materiali didattici che compongono gran parte del corredo necessario per la scuola dell’infanzia e la scuola elementare, che furono donati dallo storico costruttore italiano Gonzagarredi1. Ma l’oggetto più interessante è il mobile che ora si trova nella mostra permanente allestita in una sala del MuSEd e che solitamente viene presentato come «l’armadio 1 Da diversi decenni il costruttore ufficiale in Italia di arredamenti e materiali Montessori è la ditta GAM - Gonzagareddi Montessori s.r.l., la cui prima esperienza risale alla bottega di falegnameria dei fratelli Bàssolì a Palidano, frazione di Gonzaga che ha poi dato il nome all’azienda. Cominciò quasi per caso alla metà degli anni 10, durante una delle numerose permanenze di Maria Montessori presso la tenuta della sua cara amica, la marchesa Maria Maraini Guerrieri Gonzaga. «Un giorno la marchesa Maraini e Maria Montessori si recarono in carrozza (siamo negli anni di poco precedenti la prima guerra mondiale) all’ufficio postale. Per caso, passando davanti alla bottega dei fratelli Bàssoli, la marchesa disse alla sua amica: «Ma tu non cercavi un bravo falegname per il materiale...?». Cominciò così. Il bello era —racconta Baroni [uno dei falegnami]— che la Montessori non sapeva disegnare, ma aveva ben chiari in mente i suoi progetti. Spiegava con cura mentre gli altri annotavano a modo loro. Quando poi si trattava di costruire e lei non c’era, i due fratelli spesso bisticciavano tra loro, ciascuno pretendendo di aver capito meglio dell’altro» (G. Honegger Fresco, 1995:157). Successivamente assume il nome di Società Anonima per il Materiale Montessori. Nel 1963 fu ripresa da un dipendente Cesare Baroni con Giuseppe Marangon: è quindi la società Baroni e Marangon che nel 1975 fu chiamata Gonzagareddi. È una delle tre aziende riconosciute dall’Associazione Montessori Internazionale con sede a Amsterdam. La grande cassettiera di Maria Montessori: latestimonianza di un pensiero in evoluzione https://doi.org/10.1387/cabas.26899 151 Montessori» o il «mobiletto didattico» (Dal Pra, 2018:42). Fu donato nel 1992 dall’Ente Opera Nazionale Montessori, ma, non essendo ancora stato oggetto di uno studio approfondito, le informazioni in merito sono scarse. In questo studio tenteremo di ricostruire le vicende di questo mobile, pressoché sconosciuto al pubblico, per farlo parlare in quanto esempio peculiare di cultura materiale della scuola Montessori e, forse, come elemento che documenta una tappa del pensiero dinamico di Maria Montessori per quanto riguarda la preparazione dell’ambiente scolastico. 2. PREMESSE METODOLOGICHE Le fonti solitamente evocate nelle ricerche sulla storia della scuola italiana, come i programmi ufficiali o i libri di testo, non danno molte informazioni utili per quanto riguarda lo studio sulla scuola Montessori: in effetti la proposta pedagogica di Maria Montessori non rientrò nei programmi ufficiali emanati dal governo. Era stata addirittura scoraggiata in Italia sotto il ministro Credaro con un Regio Decreto del 4 gennaio 1914 intitolato Istruzioni, programmi e orari per gli asili infantili e i giardini di infanzia, in cui era stipulato che non sia possibile uscire dalle linee direttive del metodo froebeliano con applicazioni temperate e coordinate all’indole del bambino italiano. [...] A lui non serve dunque il leggere e lo scrivere, a lui non serve il calcolare con le cifre [...] è errato, è pericoloso, è forse colpevole, occupare con qualunque sistema, precocemente, il bambino in esercizi del programma scolastico propriamente detto. Nei nostri istituti infantili resta vietato l’insegnare, con qualunque sistema, a leggere e scrivere, a recitare a memoria discorsetti, dialoghi e poesie (Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia, 1914:690-692). Ciò spiega perché sono in gran parte enti privati che hanno contribuito a diffondere il metodo Montessori in Italia negli anni 10, come l’Istituto Romano dei Beni Stabili, la Società Umanitaria di Milano o l’Ente Scuole per i Contadini dell’Agro romano. Le informazioni devono essere ricercate nelle fonti strettamente legate alla storia della diffusione del metodo Montessori. È necessario però fare una premessa inerente alla peculiarità del mondo Montessori: durante decenni non si è dedicata molta importanza alla ricerca storica e ciò ha provocato una mancanza di precisione nel trattare i documenti. Ne sono prova alcune foto di bambini impegnati a scrivere in cortile o in un ambiente preparato secondo i criteri montessorani, che sono corredate dalla didascalia «una Casa dei Bambini del quartiere di San Lorenzo»: non è quindi possibile sapere con precisione di quale Casa dei Bambini si tratti. Non è detto che sia la prima aperta a via dei Marsi 58, perché in questo quartiere ne furono aperte ben cinque, di cui due in via dei Marsi. Per giunta le foto non vengono sempre situate nel loro contesto geografico o storico. Si genera così l’impressione che siano interscambiabili, come se il contesto culturale della scuola non avesse un’influenza sull’arredo o sul tipo di attività proposte ai bambini. Occorre inoltre riconoscere che lo studio della cultura materiale della scuola Montessori è solo agli inizi (Steward, 2017), anche se l’influenza dei principi pedagogici montessoriani continua a farsi sentire in altri campi. Essi hanno ispirato numerosi professionisti, come architetti, in particolare Herman Hertzberger2, o progettisti nell’ideazione di un arredo (Blaszczak, Dobrowolska, Mielnik, Lisiecka, 2021) o di materiali sensoriali per bambini ciechi (Moreira, Queiroz Ferreira Barata, 2022). Se i lavori rigorosi di Angeline Stoll Lillard (2005) sul ruolo essenziale dei materiali montessoriani e i loro effetti sui bambini hanno segnato 2 Nato nel 1932, Herman Hertzberger frequentò la scuola dell’infanzia Montessori ad Amsterdam. Questa sua esperienza lo ispirò a pensare ambienti scolastici che favoriscono la libera scelta del bambino e dove la presenza dell’insegnante è sempre meno focale. È famosa la sua ideazione della scuola come una micro-città (Martino, 20:9). Martine Gilsoul 152 Cabás, 32 - diciembre 2024, 149-166 una svolta per il riconoscimento internazionale del valore del metodo Montessori, si è trascurato di indagare la loro evoluzione nel tempo, come se il metodo Montessori si riducesse ad un unico blocco creato interamente nei primi anni a San Lorenzo. Ancor oggi molti insegnanti montessoriani non sanno che alcuni materiali fecero la loro apparizione solo negli anni 30, come i «cilindri colorati»3 e la «scacchiera della moltiplicazione»4, o negli anni 40, come la «fascia nera del tempo» dell’educazione cosmica. In questo modo si dimentica la storia nascosta dietro alle «seggioline e ai tavoli bassi», elemento ormai imprescindibile della scuola dell’infanzia occidentale5, che rivela l’evoluzione del pensiero di Maria Montessori. È una felice eccezione il contributo di Martínez Ruiz-Funes e Marín Murcia che presenta le strategie di commercializzazione dei primi materiali Montessori, la loro diffusione e la richiesta di brevetti in diversi Paesi. Gli autori scelgono tre assi che parteciparono allo sviluppo della «marca Montessori: los cursos de formación, los manuales sobre su método y el material a utilizar en las aulas; dentro de este último podemos incluir el mobiliario» (Martínez Ruiz-Funes, Marín Murcia, 2022:134). Tuttavia la scelta di includere il mobilio nei materiali ci sembra una lieva forzatura, in quanto fortunatamente non si è giunti a una standardizzazione dell’arredamento delle scuole Montessori, come invece è il caso per il materiale: ci sono diversi modi, a seconda della propria cultura, per rispondere ai criteri di preparazione dell’ambiente enunciati da Maria Montessori. Infine c’è un rischio dovuto al fatto che Maria Montessori amava essere ammirata, la sua era una personalità fuori del comune che tollerava a fatica le osservazioni da parte dei suoi collaboratori (Gilsoul 2022:1723). Questo suo atteggiamento ha contribuito a stabilire un clima agiografico intorno alla sua persona. Fin dall’inizio le sue collaboratrici hanno preso alla lettera le sue parole, senza metterle mai in questione. Questo atteggiamento si è prolungato per decenni, creando una confusione tra le parole reali pronunciate da Maria Montessori e i racconti leggendari che si sono creati, provocando in alcune persone una miscela di emozioni che rischia forse di offuscare l’oggettività dei fatti osservati, come testimoniano queste righe estratte da un articolo sulla prima Casa dei Bambini: Ma un’emozione ancora più profonda ti prende quando pensi, quando senti, che proprio qui, in queste stanze si muoveva Lei, maestra con i suoi bambini. [...] Le immagini soggettive, più o meno vaghe sensazioni legate all’ascolto di racconti o alla lettura di brani, si sovrappongono alla osservazione oggettiva dei locali e degli arredi (Melucco, 1997:29). 3 Vedendo che numerosi bambini provavano a impilare i cilindri degli incastri solidi, ma non ci riuscivano a causa del pomellino necessario per la presa, Maria Montessori decise di fare fabbricare le quattro serie di cilindri senza pomellino e di tinta unita (i colori sono variati negli anni). Maria-Antonietta Paolini affermò che furono inventati alla scuola di Laren (Olanda), aperta da Maria Montessori nel 1936 (Honegger Fresco, 1990:110), ma in realtà essi furono già presentati al XX Corso internazionale Montessori organizzato a Nizza nel 1934, come mostrano gli appunti inediti (in mio possesso) di una partecipante al corso. La pubblicazione di quattro dei primi cataloghi Montessori realizzata da Honegger Fresco (1993) non è molto diffusa, neanche in Italia. 4 Fu inventata da Hélène Lubienska de Lenval, stretta collaboratrice di Maria Montessori dalla fine degli anni 20 fino al 1934. A questo proposito Lubienska scrisse : «La Dottoressa Montessori adottò la mia scacchiera prima che io ne avesse elaborato tutte le applicazioni pratiche. Si è quindi diffusa sotto una forma alterata: può essere usata solo per la moltiplicazione, contrariamente allo scopo che mi ero prefissato. La scacchiera deve servire anzittutto a mostrare la reversibilità della moltiplicazione e della divisione, e successivamente a facilitare la comprensione dei numeri quadrati, delle radici e dei numeri decimali» (Lubienska, 1954:12), trad. mia. 5 Non si può dimenticare che già nel 1887 Pauline Kergomard raccomandava con le sue Istruzioni speciali a proposito della costruzione del mobilio e dell’insegnamento nelle scuole materne pubbliche che l’altezza dei tavoli da lavoro doveva essere di 42 o 45 cm, mentre le sedute delle sedie variano da 22 a 25 cm per i più grandi. Sottolineava la necessità che l’arredo scelto potesse essere spostato e fosse proporzionato alla misura media dei bambini (Kergomard, 1905:15-17). La grande cassettiera di Maria Montessori: latestimonianza di un pensiero in evoluzione https://doi.org/10.1387/cabas.26899 153 3. DESCRIZIONE DEL MOBILE E DEL SUO CONTENUTO In vista di «elaborare una sorta di archeologia [dell’armadio Montessori] correlata alla [sua] genealogia» (Meda, 2011:254) è necessario soffermarsi sulla descrizione del mobile per coglierne le peculiarità, arricchendola dalle informazioni del «contesto di produzione e di impiego» (Meda, 2011:254). Convinti dell’importanza dei dettagli, «the sublime relevance of the irrelevant» (Depaepe, 2020:228), abbiamo osservato a lungo l’armadio in tutti i suoi componenti. Abbiamo spolverato minuziosamente ogni parte del mobile alla ricerca di qualsiasi segno che potrebbe fornire un indizio storico dell’epoca della sua fabbricazione. Non vi è però nessuna traccia di timbro, targhetta di metallo o etichetta di carta con il nome del fabbricante o della bottega da cui proviene. Figura 1. La grande cassettiera nella mostra allestita in una sala del MuSEd Fonte: Foto di Martine Gilsoul. Si tratta di un mobile di legno scuro, probabilmente di castagno, di 144 centimetri di altezza, 56 di larghezza e 40 di profondità. La parte bassa, ossia la credenza, è alta 47 centimetri e si chiude con due ante lavorate e una serratura. Il suo unico ripiano è macchiato in diversi punti. I 14 cassetti sono tutti numerati con un tondino di porcellana sia sul cassetto sia in corrispondenza del bordo del mobile. Ogni cassetto, eccetto il n.13, ha due pomelli per facilitare lo scorrimento e la sua estrazione del mobile, e consentire così il lavoro con il materiale ivi contenuto. Al centro di ogni cassetto si trova una targhetta di porcellana in cui è scritto il contenuto: la targhetta del primo cassetto è vuota, sei cassetti (nn. 2-7) contengono Incastri, due cassetti (nn.8-9) Alfabetari, un cassetto (n. 10) Lapis, un cassetto (n. 11) Grad. colori, due cassetti (nn.12-13) sono sprovvisti di targhetta, e il n. 14 conteneva i Calamai. Martine Gilsoul 154 Cabás, 32 - diciembre 2024, 149-166 Due cassetti (nn. 8-9) sono composti di numerosi scomparti di forme e dimensioni diverse per contenere le lettere, che fanno pensare ai cassetti usati in tipografia, mentre nel cassetto n. 11 vi erano 15 scomparti di dimensioni uguali: rimangono ora solo quattro divisori, ma il segno degli altri è tuttora visibile. La maggiore parte dei cassetti ha un’altezza di 4 centimetri, eccezion fatta per i cassetti n.11 (5 cm), n.12 (6cm), nn. 13 e 14 (6,5cm). È presente un sistema di chiusura ai due lati del mobile: un chiavistello di legno, la cui serratura si trova all’altezza di 95 cm, per impedire l’apertura dei cassetti. La piastrella di ottone che ricopre le diverse serrature è molto raffinata. L’armadio ha quindi il pregio di riunire del materiale che solitamente era, ed è tuttora, contenuto in diversi contenitori di grandi dimensioni, come l’armadietto della geometria e l’alfabetario che, a secondo del costruttore, è composto da una grande scatola o due di medie dimensioni. Spesso le matite sono disposte in diversi portamatite sul mobiletto con gli incastri di ferro. È un modo di ottimizzare lo spazio, rispondendo alla scarsità del mobilio che Maria Montessori auspicava per garantire l’essenzialità dell’ambiente. Sono raggruppate diverse aree del sapere: il linguaggio, l’educazione del senso visivo alle forme, e il senso cromatico; ogni cosa ha il suo posto preciso e l’interno dei cassetti è previsto per mantenere il materiale in ordine. Tuttavia, pur essendo di dimensione ridotta, il mobile non è esattamente a misura di bambino. I cassetti superiori sono di accesso difficile per i bambini di meno di cinque anni, e la loro altezza non facilita l’estrazione completa. Inoltre Maria Montessori raccomandava l’uso di un legno chiaro per vedere meglio le eventuali macchie e facilitarne la rimozione. Figura 2. Incastri geometrici di legno presenti nella grande cassettiera Fonte: Foto di Martine Gilsoul. Degli Incastri che occupavano sei cassetti sono rimaste 34 forme geometriche di legno (17 bordeaux e 17 blu scuro) e solo 20 piastrelle quadrate di legno color naturale, di circa 10 cm di lato. Cinque piastrelle si possono ricomporre assemblando due mezze piastrelle e ne rimangono altre due mezze che non cambaciano, mentre sono presenti tre piastrelle piene di cui non si sa la funzione. Prendendo in considerazione l’eventualità che due o più serie di incastri siano finite nello stesso armadio, le forme pervenute non consentono di fare gli esercizi che conosciamo da diversi decenni, il cui scopo è di allenare la vista a riconoscere le forme le cui dimensioni variano in modo minimo. Forse all’epoca l’esercizio consisteva nell’appaiamento della forma bordeaux a quella blu? Il taglio delle diversi parti è fatto in modo artigianale: non è sempre diritto, né preciso (il lato delle piastrelle varia da 9.6 cm a 10 cm), né uniforme, come è il caso del cerchio dove è maggiormente visibile, e alcune forme non si incastrano perfettamente nella loro piastrella. Per facilitare la presa è stata inserita una semplice vite in mezzo alla forma. Questa sarà sostituita da un pomellino presente già in un catalogo nel 1913. Si tratta del Cofanetto con gli incastri piani di legno composto da sei cassetti per un totale di 32forme La grande cassettiera di Maria Montessori: latestimonianza di un pensiero in evoluzione https://doi.org/10.1387/cabas.26899 155 geometriche, dove però la stampa in bianco e nero non consente di conoscere il colore delle forme geometriche (Honegger Fresco, 1993:58-61). Per quanto riguarda l’Alfabetario, sono conservate pochi esemplari di alcune lettere. Le lettere mobili tagliate in cartoncino furono inventate nel settembre 1907. Fu Anna Fedeli, stretta collaboratrice di Maria Montessori, che le propose di raggruppare tutte le lettere in un contenitore. Mostrò come esempio una scatola trovata nel cortile di via dei Marsi, in cui aveva stipato le lettere ritagliate, scusandosi per il «carattere primitivo» della sua proposta. Maria Montessori accolse la sua proposta e questa scatola fu il prototipo per l’alfabetario mobile poi universalmente diffuso (Kramer, 1988:127-128). L’attività della gradazione dei colori ha come scopo lo sviluppo della memoria cromatica, per il quale attualmente sono previsti quattro livelli di difficoltà. Nei cataloghi degli anni 10 questo materiale era costituito da due scatole identiche, composte ognuna di otto colori declinati in otto sfumature (Honegger Fresco, 1993:55). I calamai non fanno parte del corredo abituale montessoriano6. In un primo momento i bambini compongono parole con le lettere dell’alfabetario mobile, come si vede in numerose foto di Case dei Bambini, poi scrivono con un gessetto sulle lavagne di diverse dimensioni appese al muro o in orizzontale sui tavoli o anche a terra nel cortile. Nel suo primo libro, l’unico accenno di Maria Montessori a un calamaio è quello di «un calamaio che sta sul tavolo della direttrice» (Istituto Superiore di Ricerca e Formazione, 2000:476). Tuttavia un visitatore recatosi in Italia nell’estate del 1913 per visitare diverse Case dei Bambini, nota il loro uso in quella sita in via dei Marsi 58: «Alle dieci meno un quarto la direttrice tirò fuori lavagne e libri di scrittura e uno dei ragazzi mise a disposizione i calamai» (White, 1914:71); poi «i calamai sono messi a posto» (White, 1914:72). Durante le visite delle altre Case dei Bambini non viene notata la presenza di calamai. 4. RICOSTRUIRE LA BIOGRAFIA DEL MOBILE Il 31 dicembre 1931, con la deliberazione n. 9061 il Governatorato di Roma firmava l’accettazione della donazione da parte dell’Istituto Romano dei Beni Stabili di quattro Case dei Bambini7 chiuse da un anno. Nel dicembre 1933 il Governatorato di Roma accettò una seconda donazione da parte dell’IRBS, che consisteva questa volta in cinque Case dei Bambini8: «Vengono altresì accettati, sempre a titolo di donazione, tutte le suppelletili e il materiale didattico che formano la dotazione scolastica dei locali sopra specificati» (ASC:b.3,f.7). In entrambe le occasioni fu stilato l’inventario completo del loro contenuto: un «armadio grande» o «un armadio a muro» che contiene numerosi materiali montessoriani9 è presente in 6 Il calamaio fa parte dell’elenco di «oggetti molto attraenti per i bambini verso i tre anni»: per cui «alzare e abbassare il coperchio di un grosso calamaio è un lavoro affascinante» (Montessori, 1999a:113). 7 Sono le Case dei Bambini che si trovavano a via Bodoni 5, via Marmorata 116, via dei Marsi 42, via dei Volsci 10: Archivio Storico Capitolino di Roma Capitale: Ufficio Assistenza sociale, carteggio con titolario, classe 3, Istituzioni di assistenza, busta 23, fascicolo 7. 8 Erano ubicate in via Amerigo Vespucci 41 (chiuso in giugno 1930), largo Osci 22 (chiuso nel giugno 1931), via dei Marsi 58 (chiuso nel giugno 1932), via dei Campani 55 (chiuso nel giugno 1932), via Giordano Bruno 47 (chiuso nel giugno 1932): Accettazione di donazione offerta dall’Istituto Romano dei Beni Stabili di cinque «Case dei Bambini» del 15 dicembre 1933: ASC - Ufficio Assistenza sociale, carteggio con titolario, classe 4, Istituzioni di assistenza, busta 16, fascicolo 1. 9 1 scatola di incastri, 2 scatole di forme geometriche in cartone e 2 scatole di forme in legno, 2 scatole di cilindretti, 2 campanelli con un martelletto, 1 scatola con le allacciature, 1 scatola di numeri su tavolette di legno, 2 scatole di fuselli, 2 parallelepipedi - 1 cilindro - 2 piramidi - 1 cono - 1 sfera (in legno), 1 alfabetario in legno, 1 calamaio, 1 scatola con gessi bianchi e colorati, 1 scatola con quadrati di legno e cubetti, 1 scatola di parallelepipedi (grandezze), 3 serie di incastri, 2 tavolette per il disegno degli incastri, 6 lavagnette - 4 cancellini, 10 misure Seguin, 1 scatola di attrezzi vari Martine Gilsoul 156 Cabás, 32 - diciembre 2024, 149-166 ognuna di queste nove Case dei Bambini. Una sola volta però è segnalata la presenza di «un credenzino per materiale didattico» nella Casa dei Bambini di via dei Marsi 58, che potrebbe essere l’armadio che ci interessa. Dalla sua provenienza —la prima Casa dei Bambini aperta a via dei Marsi 58 nel 1907— dove fu trovato dopo la seconda guerra mondiale, si potrebbe a prima vista dedurre che questo armadio fu progettato dalla stessa Maria Montessori. È utile ricordare che dall’inizio del 1909 ella non era più autorizzata a varcare la soglia di questo edificio, a seguito di incomprensioni con Edoardo Talamo10, responsabile dell’IRBS. Questa rottura non segnò però la fine della sperimentazione secondo i principi di Maria Montessori, anche se questi non erano più applicati in modo fedele. Un visitatore racconta che durante la sua giornata di osservazione a via dei Marsi 58 il materiale venne distribuito dalla maestra, il che non corrisponde alla libera scelta dell’attività: «This attendant took the material out of the cupboard and passed it round. The directrice told the children not to talk while it was being giving out» (White, 1914:65), mentre nelle scuole Montessori i bambini sono autorizzati a parlare a voce bassa. Il visitatore è anche testimone delle interferenze di un impiegato del IRBS, che fa osservazioni disciplinari ai bambini. È quindi possibile che la cassettiera sia stata ideata dopo la rottura, pensando con essa di seguire esattamente i principi pedagogici di Maria Montessori. Ma la sua assenza nelle altre otto Case dei Bambini dell’IRBS è sorprendente: si può forse spiegare con il suo costo alto? Per giunta questi locali, di proprietà del Comune di Roma, rimasero per numerosi anni in stato di abbandono. È solo nel 1967 che fu aperta nuovamente una Casa dei Bambini nello stesso appartamento a piano terra (Pini, 2022:39). Questo lasso di tempo in cui non si sa con certezza che cosa realmente accadde in quell’appartamento invita a una certa cautela nello stabilire un collegamento tra l’armadio e quello che era il suo contenuto al momento della sua donazione. Per riconstruire la biografia dell’armadio Montessori si sono ricercate informazioni in fonti di diversi tipi, tutte attenenti al metodo Montessori: — Negli scritti di Maria Montessori: oggetto di studio è stata in particolare l’edizione critica della sua prima opera Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicata all’educazione infantile nelle Case dei Bambini (1909), che consente di seguire i cambiamenti nel testo apportati a seconda delle edizioni (1913, 1926, 1935 e nel 1950 con il titolo La scoperta del bambino). Le diverse edizioni, a volte con modifiche significative, testimoniano di un pensiero in tensione alla ricerca di un perfezionamento: sia per adeguarsi ai cambiamenti notati, sia per farsi meglio capire. Di fronte alla diffusione delle sue idee ad opera di altri, che non sempre riportavano una visione completa dei suoi principi, Maria Montessori sentì l’esigenza di scrivere un breve manuale in cui era presentata una sintesi della sua proposta pedagogica nella quale le descrizioni concrete andavano di pari passo con riflessioni teoriche. Fu pubblicato prima in inglese e in spagnolo. A proposito del mobilio si può leggere: En la habitación de trabajo hay dos muebles que son piezas indispensables. Una de ellas es un armario muy largo con puertas grandes. Es muy bajo, de modo que un niño pequeño puede poner en la parte superior objetos pequeños, tales como tapetes, flores, etc. (Montessori, 2012:7). (martello ecc.), 26 incastri e figure geometriche su tavolette di legno e cartone, 1 ovale di legno con asticciuole, 8 cubi in gradazione, 30 bacchette per ginnastica (ASC - Uff. Assistenza Sociale, busta 23 - f.7). 10 Per rispondere ai desideri degli azionisti, Talamo era guidato soprattutto dalla volontà di far rispettare i principi di igiene. Aveva un’altra concezione della disciplina e non capiva l’assenza di premi e punizioni. Montessori sopportava difficilmente le numerose intromissioni negli aspetti educativi (Gilsoul, 2022:91-93). La grande cassettiera di Maria Montessori: latestimonianza di un pensiero in evoluzione https://doi.org/10.1387/cabas.26899 157 — Nelle riviste ufficiali dell’Ente Opera Nazionale Montessori (istituito con R.D. dell’8 agosto 1924) che furono l’organo privilegiato da Maria Montessori per diffondere il suo lavoro: canali di divulgazione delle sue idee, dove furono pubblicate alcune sue conferenze, le riflessioni delle sue più strette collaboratrici, ma anche resoconti di maestre alle prese con la sperimentazione del metodo nella scuola italiana o estera. Ne furono create diverse, ma il più delle volte non ebbero vita lunga (Trabalzini, Cives): si tratta di The Call of Education (bimestrale 1924-1925), L’Idea Montessori (mensile dal 1927-1929), Montessori (mensile nel 1931 poi bimestrale nel 1932) e Opera Montessori (bimestrale 1933-1934), fino alla più recente Vita dell’Infanzia, mensile fondato nel 1952 e tuttora attivo. In Spagna, paese dove Maria Montessori risiedette il più a lungo tra il 1914 e il 1936, la rivista Montessori11 uscì mensilmente durante l’anno 1935. Non è possibile qui elencare le numerose riviste dell’epoca che in diversi paesi dedicarono uno o più articoli per presentare il lavoro di Maria Montessori nelle prime Case dei Bambini romane. Si è scelto di prendere in considerazione solo gli articoli più importanti che propongono una descrizione svolta da un osservatore che si recò in persona in una Casa dei Bambini, come per esempio gli articoli di Joséphine Tozier sul McClure’s Magazine, che ebbero un gran successo nel mondo anglofono. Lo spoglio di questo ricco materiale ha consentito di trovare due riferimenti nella rivista Vita dell’Infanzia. Il primo è nel numero monografico dedicato all’ottantesimo anniversario dell’apertura della prima Casa dei Bambini. Una fotografia mostra l’armadietto in una scuola dell’infanzia con alcuni bambini intenti a lavorare indisturbati, mentre due adulti, partecipanti al convegno organizzato per questa ricorrenza, parlano in mezzo all’aula. Si tratta dell’articolo di Valitutti La Casa dei Bambini e la scoperta del bambino, che alla foto pone la didascalia «Una stanza della Casa dei Bambini di via de’ Marsi, in Roma anche oggi frequentata dai bambini romani» (Valitutti, 1988:14-15). Il secondo è un articolo del 1997, scritto in occasione del 90o anniversario dell’apertura, La Casa dei Bambini di via dei Marsi, che descrive questo «luogo storico di riferimento per tutta la grande famiglia montessoriana»: Lo sguardo gira intorno, cercando qualcosa di familiare e si posa sui pochi oggetti d’epoca, su particolari — l’arco del muro dove era posata la grande cassettiera con i primi materiali o il vecchio porta-incastri di disegno, e ancora la stufa di maiolica o l’orologio a pendolo — che evocano immagini, in qualche modo, già presenti dentro di noi (Melucco, 1997:30). In nessuna delle numerose fotografie che corredano l’articolo si vede il nostro armadio, ma in una nota abbiamo una conferma che si tratta proprio del mobile che ci interessa: Questo mobile (non il primo, che era una credenza con due unici, grandi sportelli e con serratura) costruito per contenere i materiali, alto cm. 144, con 14 cassetti e 2 sportelli, è oggi conservato nel Museo Storico della Didattica della Terza Università di Roma (Melucco, 1997:32). Si spiega così il motivo per il quale l’autrice usa il passato quando parla del collocamento della cassettiera. Dopo questa breve premessa l’autrice passa a presentare la «rivisitazione» dell’ambiente, con alcuni nuovi arredi fatti su misura, facendo una precisazione utile per la nostra ricerca: non si è cercato di «esaltare il significato storico del luogo riportandolo allo stato originario, cosa del resto impossibile per l’insufficienza di informazioni relative» (Melucco, 1997:30). Viene confermata la scarsità di informazioni esistenti a proposito dell’arredamento della prima Casa dei Bambini. Questo testo tuttavia è prezioso perché ci indica il nome 11 Revista mensual ilustrada organo de la Sociedad Montessori, afiliada alla Asociacion Internacional Montessori. Directora: Doctora Maria Montessori - Casa Editorial Araluce. Martine Gilsoul 164 Cabás, 32 - diciembre 2024, 149-166 Blaszczak, I., Dobrowolska, E., Mielnik, A. y Lisiecka, E. (2021). A Systemic Model of Furniture Meant for Stimulating Development of a Child Based on Educational Aids from M. Montessori. Ann. WULSSGGW, For. and Wood Technol. 113, 13-19. https://doi.org/10.5604/01.3001.0015.2327 Brunelli, M. (2020). Per una storia della circolazione dei sussidi botanici in Italia tra xix e xx secolo. Appunti di lavoro sulle collezioni scolastiche e sui cataloghi commerciali per la scuola. En Barausse, A., de Freitas Ermel, T. y Viola, V. (eds.) 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