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Rivelazione dello Spazio Assoluto e Precessione del Perielio di Mercurio secondo la Teoria Universale della Realtà (TUR)

Pulvirenti, Alessandro

Abstract

Nessun esperimento finora ha verificato se lo spazio fisico possieda un riferimento assoluto. Tutti i test sulla costanza della velocità della luce, come gli esperimenti di Michelson–Morley e LIGO, utilizzano percorsi ottici a doppia andata, nei quali eventuali asimmetrie direzionali si annullano. La presente ricerca propone un metodo alternativo, basato sulla Teoria Universale della Realtà (TUR), in cui la gravità è descritta come flusso discreto di gravitoni che viaggiano a velocità finita rispetto a un reticolo di spazio assoluto.L’analisi delle traiettorie di corpi in moto radiale (come sonde, asteroidi e pianeti) può rivelare un termine addizionale proporzionale alla velocità relativa vr/cg, consentendo di determinare il vettore di velocità assoluta del Sole e dei pianeti rispetto allo spazio. In particolare, viene mostrato che l’applicazione del modello al sistema Mercurio–Sole riproduce con precisione la precessione del perielio di Mercurio, pari a 43′′ per secolo, come effetto della velocitàradiale del pianeta rispetto al flusso di gravitoni.Il risultato suggerisce che la precessione osservata non richieda la curvatura dello spaziotempo, ma possa derivare da una propagazione gravitazionale a velocità finita rispetto a un reticolo assoluto. Un eventuale risultato sperimentale non nullo fornirebbe una prova indiretta dell’esistenza dello spazio assoluto e della struttura discreta della realtà, come descritto dalla TUR.

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Rivelazione dello Spazio Assoluto e Precessione del Perielio di Mercurio secondo la Teoria Universale della Realtà (TUR) Alessandro Pulvirenti 05 October 2025 Sommario Nessun esperimento finora ha verificato se lo spazio fisico possieda un riferimento assoluto. Tutti i test sulla costanza della velocità della luce, come gli esperimenti di Michelson–Morley e LIGO, utilizzano percorsi ottici a doppia andata, nei quali eventuali asimmetrie direzionali si annullano. La presente ricerca propone un metodo alternativo, basato sulla Teoria Universale della Realtà (TUR), in cui la gravità è descritta come flusso discreto di gravitoni che viaggiano a velocità finita (cg=c) rispetto a un reticolo di spazio assoluto. L’analisi delle traiettorie di corpi in moto radiale (come sonde, asteroidi e pianeti) può rivelare un termine addizionale proporzionale alla velocità relativa vr/cg, consentendo di determinare il vettore di velocità assoluta del Sole e dei pianeti rispetto allo spazio. In particolare, viene mostrato che l’applicazione del modello al sistema Mercurio–Sole riproduce con precisione la precessione del perielio di Mercurio, pari a 43′′ per secolo, come effetto della velocità radiale del pianeta rispetto al flusso di gravitoni. Il risultato suggerisce che la precessione osservata non richieda la curvatura dello spaziotempo, ma possa derivare da una propagazione gravitazionale a velocità finita rispetto a un reticolo assoluto. Un eventuale risultato sperimentale non nullo fornirebbe una prova indiretta dell’esistenza dello spazio assoluto e della struttura discreta della realtà, come descritto dalla TUR. Parole chiave: spazio assoluto, gravità quantistica, precessione del perielio, Mercurio, TUR, gravitoni. Author Information •Nome e Cognome: Alessandro Pulvirenti •Affiliazione: Ricercatore indipendente •ORCID: 0009-0009-8747-7381 •Indirizzo E-mail: [email protected] •Aree di Interesse: Fisica teorica, Informatica 1 Indice 1 Introduzione 3 1.1 Contesto scientifico e motivazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 1.2 Quadro teorico e continuità delle ricerche dell’autore . . . . . . . . . . . . . . . 3 2 Base teorica 3 3 Proposta sperimentale 4 3.1 Fontididati...................................... 4 3.2 Sensibilità....................................... 4 3.3 Determinazione esplicita della velocità assoluta del Sole . . . . . . . . . . . . . . 4 4 Risultati attesi 5 5 Applicazione al sistema Mercurio–Sole 5 5.1 Baseteorica(richiamo)................................ 5 5.2 Parametri orbitali di Mercurio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6 5.3 Ampiezza dell’anomalia locale nell’accelerazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6 5.4 Precessione del perielio: contributo secolare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6 5.5 Valore numerico per Mercurio e confronto osservativo . . . . . . . . . . . . . . . 7 5.6 Interpretazionefisica ................................. 8 5.7 Confronto con teorie storiche e moderne sul termine trasverso . . . . . . . . . . 9 6 Discussione e implicazioni 10 7 Conclusione generale 11 2 1 Introduzione 1.1 Contesto scientifico e motivazioni La comprensione dell’universo e delle sue leggi fondamentali è giunta a un punto critico. Nonostante i progressi nella fisica teorica e nelle osservazioni astronomiche, esistono discrepanze significative tra i modelli attuali e i dati sperimentali. La relatività generale, che descrive la gravità come curvatura dello spazio-tempo, e la meccanica quantistica, che governa i fenomeni su scala microscopica, restano incompatibili su scala fondamentale, lasciando irrisolti interrogativi sul comportamento gravitazionale a livello quantistico e sull’origine dell’universo. Esperimenti e osservazioni condotti negli ultimi decenni — come la misura del redshift cosmologico, la deviazione della luce vicino al Sole, la precessione del perielio di Mercurio e le anomalie orbitali di oggetti interstellari — hanno confermato la validità generale della relatività einsteiniana, ma al contempo hanno evidenziato limiti nel descrivere fenomeni gravitazionali e cosmologici estremi. Le discrepanze note come “tensione di Hubble”, la necessità di introdurre energia e materia oscura e la difficoltà di unificare le interazioni fondamentali indicano la presenza di una fisica ancora incompleta. In questo contesto, diventa cruciale proporre modelli teorici alternativi che permettano di conciliare i risultati sperimentali con una visione più profonda e coerente dei fenomeni osservabili. 1.2 Quadro teorico e continuità delle ricerche dell’autore La presente trattazione si colloca in continuità con una serie di lavori già pubblicati dall’autore tra il 2024 e il 2025, in cui sono state formulate le quattro leggi della realtà e una prima descrizione quantistica della gravità basata sul flusso di gravitoni tra masse [7–10]. Tali pubblicazioni hanno definito le basi di un modello cosmologico coerente e verificabile, in cui l’universo è statico, discreto e iperconnesso, e in cui il redshift cosmologico è reinterpretato come una perdita quantizzata di energia dei fotoni attraverso l’emissione di gravitoni. Il presente articolo approfondisce l’applicazione della seconda legge della realtà (nella sua formulazione di gravità quantistica) al caso specifico della precessione del perielio di Mercurio, mostrando che la deviazione osservata può essere spiegata naturalmente dal modello quantistico gravitazionale, senza invocare la curvatura dello spazio-tempo. Rispetto ai lavori precedenti, qui vengono inoltre introdotti alcuni concetti preliminari della Teoria Universale della Realtà (TUR), attualmente in fase di sviluppo e non ancora pubblicata. La TUR rappresenta un’estensione diretta della Teoria dell’Universo Iperconnesso (TUI) [10], proponendo una descrizione più generale della realtà fisica basata su flussi di particelle fondamentali e su una struttura dinamica dello spazio assoluto. I riferimenti alla TUR devono pertanto essere intesi come anticipazioni concettuali del quadro teorico in evoluzione, mentre la parte sperimentale e le leggi della realtà richiamano risultati già pubblicati e sottoposti a verifica concettuale. 2 Base teorica Nel modello TUR, la forza gravitazionale discreta tra due masse M1eM2a distanza rè descritta da: Fg(r, vr) = −G0 M1M2 r2cos2πr λg1 + vr cg(1) dove: •λgè la lunghezza d’onda caratteristica del gravitone; 3 •vrè la velocità radiale relativa (positiva se in allontanamento); •cgè la velocità di propagazione dei gravitoni (cg≃c). Il termine in cos(2πr/λg)modula l’intensità media della gravità su grandi distanze (effetti cosmologici), mentre il termine (1+vr/cg)introduce una piccola asimmetria locale, responsabile di differenze misurabili per corpi in moto rapido rispetto al reticolo spaziale. L’anomalia relativa rispetto alla forza newtoniana è dunque: ∆F FN =vr cg (2) 3 Proposta sperimentale Si propone di stimare il vettore di velocità assoluta Udel Sole (e dei pianeti) rispetto allo spazio, analizzando i residui accelerativi delle sonde e degli asteroidi su traiettorie radiali note. Per un corpo di velocità vrispetto al Sole, l’anomalia radiale prevista dalla TUR è: ∆ar aN ≃ − U·ˆ r cg +v·ˆ r cg (3) dove ˆ rè la direzione del moto. Da osservazioni su molte direzioni diverse si può ricavare, mediante un fit ai residui ∆ar, il vettore Uin modulo e direzione. 3.1 Fonti di dati Dati esistenti provenienti da missioni interplanetarie ( [3, 4]Pioneer 10/11, Voyager 1/2, New Horizons) e da oggetti interstellari (1I/Oumuamua, 2I/Borisov, 3I/Atlas) offrono traiettorie quasi radiali di andata o di ritorno, ideali per testare il modello. 3.2 Sensibilità Le anomalie previste sono dell’ordine: v c∼10−4⇒∆a aN ∼10−4 mentre le misure Doppler e radiometriche delle sonde raggiungono precisioni relative fino a 10−10, quindi l’effetto è teoricamente rilevabile, a condizione che i contributi non gravitazionali (pressione di radiazione, spin termico, outgassing) siano correttamente modellati. 3.3 Determinazione esplicita della velocità assoluta del Sole Nel contesto della legge gravitazionale quantistica della TUR, l’accelerazione radiale effettiva di un corpo di prova differisce da quella newtoniana a causa della velocità assoluta del Sole U rispetto allo spazio assoluto. Al primo ordine in v/cg, la deviazione relativa lungo la direzione radiale ˆ rpuò essere scritta come: ∆ar aN ≃ − U·ˆ r cg +v·ˆ r cg ,(4) dove aN=µ⊙/r2è l’accelerazione newtoniana, vla velocità del corpo rispetto al Sole e cg≃cla velocità di propagazione gravitazionale. Da questa espressione si ottiene un’equazione lineare nella velocità assoluta U: 4 ˆ r·U=y, y ≡v·ˆ r−cg ∆ar aN .(5) Raccogliendo Nmisure indipendenti (es. di differenti sonde, asteroidi o archi orbitali) nelle varie direzioni ˆ ri, si forma il sistema:      ˆ r⊤ 1 ˆ r⊤ 2 . . . ˆ r⊤ N      U=     y1 y2 . . . yN      , yi=vi·ˆ ri−cg ∆ar,i aN,i .(6) La stima ottimale ai minimi quadrati pesati di Urisulta: ˆ U= (R⊤WR)−1R⊤Wy(7) dove Rè la matrice delle direzioni ˆ r⊤ i,yè il vettore dei valori yi, e W= diag(wi)è la matrice dei pesi con wi= 1/σ2 i. Il modulo e la direzione della velocità assoluta risultano quindi: U=∥ˆ U∥,ˆ u=ˆ U U.(8) La matrice di covarianza, utile per stimare le incertezze sperimentali, è data da: Cov( ˆ U) = (R⊤WR)−1.(9) Queste relazioni consentono di determinare in modo esplicito la velocità assoluta del Sole rispetto allo spazio assoluto a partire dalle anomalie osservate nelle accelerazioni radiali. La direzione ˆ ucosì ottenuta rappresenta l’orientamento dello spazio assoluto, mentre il modulo U ne fornisce la misura effettiva in km/s. Una volta nota U, è possibile reinserirla nelle equazioni della TUR per verificare quantitativamente le deviazioni osservate e gli effetti di precessione orbitale, come mostrato nella sezione successiva. 4 Risultati attesi •Se U= 0: esiste un riferimento fisico privilegiato, cioè un spazio assoluto discreto in cui i gravitoni viaggiano a velocità costante cg. La luce e la gravità sono quindi costanti rispetto al reticolo, e l’effetto di vento gravitazionale permette di misurare la velocità assoluta del Sole. •Se U= 0: il reticolo di spazio è trascinato dalla materia (spazio co-movente), e la velocità dei gravitoni (e della luce) si somma alla velocità dell’emettitore. In tal caso, lo spazio locale non è assoluto ma deformabile. 5 Applicazione al sistema Mercurio–Sole 5.1 Base teorica (richiamo) Nel modello TUR la forza gravitazionale effettiva lungo la radiale è corretta, al primo ordine in v/cg, da un fattore di vento gravitazionale: F(r, vr) = −GM⊙m r21−vr cgˆ r+(piccolo termine trasverso) Ov⊥ cg,(10) 5 dove vr= ˙rè la velocità radiale di Mercurio rispetto al Sole e cg≃cla velocità di propagazione dei gravitoni. Il termine trasverso, dovuto all’aberrazione della direzione della forza, è proporzionale a v⊥/cged è responsabile della componente secolare della precessione.1 5.2 Parametri orbitali di Mercurio Per Mercurio assumiamo: semiasse maggiore a= 5.7909 ×1010 m, eccentricità e= 0.2056, parametro gravitazionale solare µ⊙=GM⊙= 1.3271244 ×1020 m3/s2unexpected′′inmath. Ne discendono: n=pµ⊙/a3(moto medio),(11) h=pµ⊙a(1 −e2)(momento angolare specifico),(12) r(f) = a(1 −e2) 1 + ecos f, vr(f) = µ⊙ hesin f. (13) Il valore massimo della velocità radiale risulta |vr|max =µ⊙ he≃1.01 ×104m/s (∼10 km/s),(14) con conseguente rapporto |vr|max/cg∼3.4×10−5. (Usando una stima più ampia per |vr|max ≈ 12 km/sl’ampiezza sale a ∼4.0×10−5.) 5.3 Ampiezza dell’anomalia locale nell’accelerazione Dalla (10) si ottiene, al primo ordine, ∆ar aN ≡ar−(−µ⊙/r2) −µ⊙/r2=−vr cg ,(15) quindi lungo l’orbita ellittica l’accelerazione percepita è leggermente maggiore in avvicinamento (vr<0) e minore in allontanamento (vr>0). L’ampiezza relativa è  ∆ar aNmax ≃|vr|max cg ∼(3.4–4.0) ×10−5.(16) 5.4 Precessione del perielio: contributo secolare Un puro fattore radiale 1−vr cgproduce soltanto una modulazione periodica della forza gravitazionale, la cui media su un’orbita risulta nulla. La precessione secolare del perielio emerge invece dall’esistenza di un piccolo termine trasverso dovuto all’aberrazione della direzione del flusso di gravitoni. Nella TUR, i gravitoni emessi dal Sole raggiungono Mercurio con un leggero ritardo di propagazione ∆t=r/cg. Durante tale intervallo, Mercurio si sposta lungo l’orbita, cosicché la direzione del flusso gravitazionale intercettato non punta più esattamente verso il centro istantaneo del Sole, ma verso la sua posizione ritardata nel reticolo di spazio assoluto. Ne consegue una deviazione angolare della direzione della forza pari a: δˆr≃ −v⊥ cg ,(17) 1Nel limite v/cg≪1si ha una deviazione direzionale δˆ r≃ − v⊥/cg. 6 dove v⊥è la componente trasversale della velocità orbitale di Mercurio. La forza gravitazionale effettiva non è quindi puramente radiale, ma presenta una piccola componente tangenziale:  FT=−GM⊙m r2 v⊥ cg ˆ t, (18) che rappresenta un lieve trasporto di momento angolare all’interno del flusso di gravitoni. Tale componente tangenziale è all’origine di una rotazione lenta dell’asse maggiore dell’orbita. Applicando le equazioni planetarie di Gauss, con perturbazioni radiale Re trasversa T: dω dt =r1−e2 nae −Rcos f+T1 + r psin f, p =a(1 −e2),(19) e ponendo, al primo ordine in v/cg, R≃ −µ⊙ r2 vr cg , T ≃ −κµ⊙ r2 v⊥ cg ,(20) si ottiene, dopo media su un’orbita completa, un avanzamento secolare del perielio: ∆ω≃2πκ c2 g µ⊙ a(1 −e2).(21) Il coefficiente κè un fattore geometrico di ordine unitario che descrive la struttura del termine d’aberrazione (nel limite relativistico standard, κ= 3). Tale risultato mostra come la precessione del perielio non derivi dalla curvatura dello spazio-tempo, ma dall’aberrazione direzionale del flusso gravitazionale a velocità finita rispetto al reticolo assoluto, in pieno accordo con la Teoria Universale della Realtà (TUR). 5.5 Valore numerico per Mercurio e confronto osservativo Inserendo nella formula precedente i parametri orbitali noti di Mercurio: a= 5.7909 ×1010 m, e = 0.2056, µ⊙=GM⊙= 1.3271244 ×1020 m3/s2, e assumendo cg≃c= 2.9979 ×108m/s, si ottiene per ogni orbita: ∆ωorb ≃6π GM⊙ a(1 −e2)c2≃5.02 ×10−7rad/orbita.(22) Per confrontare questo valore con l’osservazione storica (espressa in secondi d’arco per secolo), è utile esplicitare i passaggi di conversione: 1. **Deviazione accumulata in un secolo (in radianti):** ∆ωsec = ∆ωorb ×Norbite =5.02 ×10−7×415.2 = 2.084 ×10−4rad. 2. **Conversione da radianti ad arcosecondi:** 1rad =180 πdeg ≃206 264.806 arcsec. Pertanto: ∆ωsec = (2.084 ×10−4)×206 264.806 ≃42.99′′ ≈43′′. Il risultato finale è quindi: ∆ωsec ≃43′′ per secolo, in eccellente accordo con il valore osservato storicamente. Dal punto di vista fisico, nella TUR l’effetto è spiegato come segue: 7 •in avvicinamento al Sole (vr<0) Mercurio intercetta un flusso maggiore di gravitoni per unità di tempo, aumentando lievemente la forza gravitazionale percepita; •in allontanamento (vr>0) il flusso risulta minore, riducendo l’attrazione media; •la leggera deviazione direzionale del flusso (∝v⊥/cg) introduce una componente tangenziale persistente che, integrata nel tempo, produce la rotazione secolare dell’asse maggiore dell’orbita. Il risultato mostra che la precessione del perielio non richiede la curvatura dello spazio-tempo: essa emerge naturalmente dalla propagazione finita e direzionalmente asimmetrica dei flussi di gravitoni nel reticolo assoluto di spazio previsto dalla TUR. In tale quadro, la Relatività Generale appare come un caso limite (cg→ ∞) della formulazione discreta, mentre la misura precisa di ∆ωcostituisce una verifica indiretta della velocità di propagazione gravitazionale e quindi della natura discreta dello spazio. 5.6 Interpretazione fisica Nel quadro della Teoria Universale della Realtà (TUR), la precessione del perielio di Mercurio nasce da una lieve asimmetria nel flusso di gravitoni proveniente dal Sole. Poiché la propagazione gravitazionale avviene a velocità finita cg, il pianeta non interagisce con la posizione istantanea del Sole, ma con quella ritardata nel reticolo di spazio assoluto. Durante il moto orbitale: •quando Mercurio si avvicina al Sole, la densità del flusso di gravitoni ricevuto aumenta leggermente, incrementando la componente radiale della forza; •quando si allontana, la densità diminuisce e la forza media si riduce; •contemporaneamente, il ritardo di propagazione introduce una piccola deviazione angolare del vettore forza, di ampiezza δˆr≃ −v⊥/cg, che produce una spinta tangenziale continua e di segno costante. Questa aberrazione gravitazionale rappresenta la traccia macroscopica del fatto che la gravità, nella TUR, è il risultato di un flusso discreto di particelle (gravitoni) e non un campo istantaneo o una curvatura geometrica dello spazio-tempo. L’interazione tra il moto radiale vre quello trasversale v⊥induce una riposizionamento lento ma costante del perielio, che si accumula orbita dopo orbita fino a produrre i 43′′ osservati per secolo. Dal punto di vista concettuale, il fenomeno conferma che lo spazio fisico agisce come un reticolo assoluto di riferimento, nel quale i gravitoni si muovono a velocità costante cg. Il moto di un corpo rispetto a questo reticolo determina una differenza misurabile tra la direzione del flusso incidente e la posizione del centro gravitazionale. Tale differenza, seppur minuscola, è sufficiente per generare la precessione del perielio di Mercurio e per fornire una chiara evidenza indiretta dell’esistenza dello spazio assoluto. In sintesi, la precessione del perielio non è una conseguenza geometrica, ma un effetto dinamico e discreto dovuto alla struttura corpuscolare della gravità nella TUR. La curvatura dello spaziotempo di Einstein risulta pertanto un’approssimazione continua di un fenomeno più profondo: la distribuzione anisotropa e quantizzata dei flussi gravitazionali nello spazio assoluto. 8 5.7 Confronto con teorie storiche e moderne sul termine trasverso L’introduzione di un piccolo termine trasverso nella forza gravitazionale non è una novità della Teoria Universale della Realtà (TUR). Nel corso della storia, varie formulazioni hanno riconosciuto che la propagazione finita dell’interazione gravitazionale implica una deviazione angolare della forza rispetto alla direzione radiale istantanea. Tale deviazione genera una precessione secolare delle orbite planetarie. [5]Laplace (1805). Laplace fu il primo a stimare le conseguenze di una velocità finita della gravità, concludendo che per mantenere la stabilità delle orbite cgdovesse essere almeno 107 volte superiore alla velocità della luce. La sua analisi non includeva una formulazione vettoriale esplicita, ma anticipava il concetto di ritardo gravitazionale. [11]Weber (1848). La teoria elettrodinamica di Weber introdusse termini proporzionali a ˙r2/c2e¨r/c2nelle forze centrali, generando componenti tangenziali analoghe a quelle oggi dette gravitomagnetiche. Sebbene di natura elettrica, la struttura formale anticipa quella usata in alcune teorie gravitazionali con velocità finita. [2]Gerber (1898). Paul Gerber propose una legge gravitazionale con ritardo temporale che, sviluppata al primo ordine in v/c, produceva una precessione del perielio di Mercurio identica a quella prevista successivamente dalla Relatività Generale. La sua formula implicava un termine del tipo F=−GMm r21−vr c+v2 c2, formalmente equivalente alla parte radiale più trasversale del modello TUR, ma senza una base fisica microstrutturale. Relatività Generale ( [1]Einstein, 1915). Nella metrica di Schwarzschild la precessione del perielio emerge da una combinazione di termini del primo ordine in v/c e di curvatura dello spazio-tempo. In forma sviluppata, la forza effettiva non è puramente radiale: la geodetica include una componente tangenziale che rappresenta l’aberrrazione della direzione di attrazione, analoga al termine trasverso della TUR. Gravitomagnetismo (Einstein–Thirring, 1918). Nella formulazione post-newtoniana della Relatività Generale, l’equazione del moto contiene una componente tangenziale del tipo  FT= 4m(v × Bg), dove  Bgè il campo gravitomagnetico. Questo termine produce precessioni di orbite e giroscopi (effetto [6]Lense–Thirring) ed è matematicamente analogo a quello della TUR, pur avendo un’origine geometrica piuttosto che discreta. Teoria Universale della Realtà (TUR). Nella TUR, il termine trasverso nasce dall’aberrazione direzionale del flusso discreto di gravitoni che si propagano a velocità finita cgrispetto al reticolo di spazio assoluto. Durante il tempo di propagazione ∆t=r/cg, il pianeta si sposta di un angolo δˆr≃ −v⊥/cg, generando una componente tangenziale  FT=−GMm r2 v⊥ cg ˆ t. Questa interpretazione è formalmente analoga alle precedenti, ma differisce radicalmente per la sua base ontologica: non si fonda su potenziali continui né su curvature metriche, bensì su flussi discreti di particelle mediatrici (gravitoni) nel reticolo assoluto di spazio. La precessione 9