Sabba, Bianchini, Mancini (a cura di) Biblioteche in movimento www.ledizioni.it www.ledipublishing.com Euro 28,00 Il volume raccoglie gli atti del convegno conclusivo del progetto di ricerca LibMovIt, dedicato allo studio della mobilità libraria, intellettuale e istituzionale nel Settecento, con particolare attenzione alla letteratura odeporica e alle biblioteche come nodi culturali in trasformazione. Quattro aree tematiche delineano l’architettura del volume: la prima indaga gli aspetti editoriali e linguistici della letteratura di viaggio; la seconda si concentra su istituzioni bibliotecarie e collezioni significative, analizzate come luoghi dinamici di conservazione e diffusione del sapere; la terza restituisce prospettive individuali di viaggiatori e viaggiatrici nei luoghi della conoscenza, con attenzione anche alla scrittura odeporica femminile; la quarta esplora strumenti digitali e metodologie computazionali applicate allo studio del Grand Tour e dei testi settecenteschi. I saggi qui raccolti riflettono la ricchezza degli approcci e il dialogo interdisciplinare che hanno caratterizzato il progetto, offrendo uno sguardo nuovo sulla convergenza tra studi storici e tecnologie digitali, e aprendo nuove prospettive per l’analisi e la valorizzazione del patrimonio librario mobile del XVIII secolo. BIBLIOTECHE IN MOVIMENTO: STUDIOSI, IDEE, LIBRI IN VIAGGIO NEL XVIII SECOLO Atti del convegno finale LibMovIt tenutosi presso Palazzo Marescotti Brazzetti l’8 e il 9 settembre 2025 A cura di Fiammetta Sabba, Carlo Bianchini e Lorenzo Mancini
Biblioteche in movimento: studiosi, idee, libri in viaggio nel XVIII secolo Atti del convegno finale LibMovIt tenutosi presso Palazzo Marescotti Brazzetti l’8 e il 9 settembre 2025 a cura di: Fiammetta Sabba, Carlo Bianchini e Lorenzo Mancini Curatela redazionale: Alessia Bergamini e Cristiana Paola Ledizioni
Unless otherwise stated, this work is released under a Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0), https://creativecommons.org/licenses/bysa/4.0/deed.it. 2025 Ledizioni LediPublishing Via Boselli 10, 20136 Milano – Italy www.ledizioni.it
[email protected] Biblioteche in movimento: studiosi, idee, libri in viaggio nel XVIII secolo, a cura di Fiammetta Sabba, Carlo Bianchini e Lorenzo Mancini Prima edizione: settembre 2025 ISBN cartaceo: 9791256005154 ISBN ePub: 9791256005161 ISBN PDF Open Access: 9791256005178 Progetto grafico: ufficio grafico Ledizioni In copertina: Agostino Ramelli, Le diuerse et artificiose machine del capitano Agostino Ramelli dal ponte della Tresia ingegniero del christianissimo re di Francia et di Pollonia, A Parigi: in casa del’autore, 1588, p. 317, CLXXXVIII. Informazioni sul catalogo e sulle ristampe dell’editore: www.ledizioni.it
È un progetto finanziato da Progetto finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU a valere sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – Missione 4 Istruzione e ricerca – Componente 2 Dalla ricerca all’impresa – Investimento 1.1, Avviso Prin 2022 indetto con DD N. 104 del 2/2/2022, Progetto dal titolo LIBMOVIT – Libraries on the move: scholars, books, ideas traveling in Italy in the 18th century, codice proposta 2022CP88KY».
IndIce Introduzione 11 I. AspettI bIblIogrAfIcI: spIgolAture edItorIAlI relAtIve Al vIAggIo e Alle bIblIoteche De l’usage des guides et descriptions de villes par les voyageurs européens en Italie au XVIIIe siècle Gilles Bertrand 13 La biblioteca transalpina del «Giornale de’ Letterati di Firenze»: carte e libri in viaggio al tempo di Lorenzo Mehus Emilio Boaretto - Fabio Forner 35 Le traduzioni di opere odeporiche: casi e contesti Fiammetta Sabba – Alessia Bergamini 65 Biblioteche e viaggiatori nella Toscana settecentesca: il ruolo di mediazione culturale di letterati, traduttori e maîtres de langues Alessia Castagnino 89 Prima dell’accademico Bonnard. Impressioni su libri e biblioteche in Sicilia dalla letteratura odeporica del Settecento Domenico Ciccarello 101 Viaggiare nell’Europa del Settecento. Nuove fonti, nuovi approcci Gilles Montègre 121
II. IstItuzIonI, centrI e collezIonI Una biblioteca nella Biblioteca: la collezione Fossati Bellani dell’Ambrosiana Federico Gallo 129 Dalle carte al viaggio, dal viaggio alle carte. Esplorazioni nell’Archivio della Società Geografica Italiana: il “Fondo G.B. Licata” tra conservazione, digitalizzazione e valorizzazione Mirko Castaldi 139 La peregrinatio academica e il suo contributo allo sviluppo della Biblioteca dell’Inclyta Natio Germanica Artistarum di Padova Giovanni Petrocelli 151 La biblioteca del Cardinal Passionei Giovanna Scianatico 171 Da Pistoia al mondo: il viaggio nelle raccolte della Biblioteca comunale Forteguerriana Alessandra Toschi 181 III: vIAggIAtrIcI e vIAggIAtorI trA ArchIvI e bIblIoteche La ‘visita alla biblioteca’ nelle Lettres sur l’Italie (1764) di Anne-Marie du Boccage, tra fruizione estetica e occasione di affermazione identitaria. L’esperienza personale di un’autrice dei Lumi Erica Vianello 197 Le biblioteche nell’odeporica femminile: casi dal fondo Tursi Alessia Bergamini 211 Tra curiosità antiquaria e coscienza storica. Alcuni esempi di archivi italiani nella letteratura odeporica del Settecento Elena Gonnelli 227
Iv. strumentI e tecnologIe: declInAre lA rIcercA collegAtA Al temA del grAnd tour In AmbIente dIgItAle Percorsi di analisi lessicale della letteratura di viaggio nell’Italia del XVIII secolo: dal testo al contesto Sara Congregati 247 Le biblioteche italiane del Settecento attraverso gli occhi dei viaggiatori stranieri. I dati di Wikibase LibMovIt Carlo Bianchini 263 Evoluzione storica delle biblioteche nel XVIII secolo attraverso i dati di Wikibase LibMovIt. Tre casi di studio Cristiana Paola 281 La letteratura di viaggio tra corpora e analisi computazionali: primi risultati e prospettive future Lorenzo Mancini 297 Informatica odeporica venticinque anni dopo. Dal web 1.5 all’era di ChatGPT Federico Meschini 311 Postfazione 319
14 Biblioteche in movimento cultural knowledge. The history of travel in Italy allows us to identify three types of uses. Competing with flesh-and-blood ciceroni, the guides are concrete objects that are transported and one might wonder if they are only part of the traveler’s library or if they merge with it. Secondly, they give rise to a reasoned use but tinged with an intellectual mistrust: travelers talk about the books they read, quote them, comment on them, criticize them or correct them. Finally, the guide finds its place in a composite and heterogeneous library that traveling collectors like to organize and manage and which is intended to last beyond the trip. Keywords: Travel guide; Italy; Enlightenment. 1. Quelles bibliothèques pour les voyageurs et quelle place pour les guides de voyage? Dans le propos qu’appelle le thème des “Biblioteche in movimento“, une place peut légitimement être accordée aux guides et descriptions de villes dont se servent ou qu’élaborent les voyageurs eux-mêmes. Ces objets correspondent au sens quasiment littéral de l’expression qui nous réunit ici, car si des livres sont appelés à voyager, ce sont bien ceux qui accompagnent les voyageurs dans leur découverte du pays qu’ils visitent. Mais ces derniers n’entrent pas pour autant dans une bibliothèque figée, dont on pourrait tracer l’inventaire en les considérant comme un bloc, c’est-à-dire comme une somme de livres aux titres se répétant d’un auteur à l’autre. Ils ne forment pas au XVIIIe siècle une simple réserve dans laquelle tout voyageur pourrait puiser en choisissant les textes en fonction de la langue qui lui est familière et de ses intérêts dominants, avant de les rapporter avec lui pour continuer de les consulter après son retour. En dépit de la récurrence de certains titres, la situation est plus complexe parce que les guides ne sont pas seulement des livres, et surtout parce que des livres non immédiatement identifiables comme guides peuvent alors eux aussi, dans la pratique, servir de guides. Par-delà sa vocation à la mobilité, le statut du guide comme objet de bibliothèque n’est pas encore stabilisé et cette porosité mérite notre attention. Le centrage sur la découverte de l’Italie au XVIIIe siècle par les voyageurs européens invite à revenir sur un sujet déjà traité pour les Français dans Le Grand Tour revisité.1 À l’époque, j’étais conscient de la place centrale occupée par les guides dans la construction d’un discours en l’occurrence 1 Bertrand 2021, p. 177-213.
15 De l’usage des guides et descriptions de villes par les voyageurs européens en Italie géographique du voyageur. Le voyage est bien une pratique de lecture autant qu’un arpentage de territoires. Les membres des élites qui partent sillonner l’Europe ont beaucoup lu, depuis les arts apodémiques qui leur indiquent la manière de tirer profit du déplacement jusqu’aux descriptions historiques et aux livres leur parlant du pays visité sous des formes multiples. Mais profitant de la présente occasion, nous allons enrichir la réflexion de cas particuliers non exploités dans le Grand Tour revisité et poser une série de questions qui peuvent prendre sens dans le cadre du programme LibMovIt. Quelles bibliothèques les voyageurs transportent-ils avec eux en ayant le souci de les agrandir en voyage pour mieux jouir de leur expérience? Quelle place y occupent au temps des Lumières les guides et descriptions de villes par rapport à d’autres types d’ouvrages mobilisés pour préparer le voyage, puis acquis pendant qu’il s’effectue ou encore pour en nourrir la mémoire une fois rentrés de voyage? Quel est au final le statut du guide au sein de la bibliothèque que le voyage génère? Tient-il tout entier dans la définition du Grande Dizionario della Lingua Italiana, qui, dans la dix-septième des vingttrois rubriques de son entrée ‘guida’, propose le sens de «Manuale contenente, insieme con le indicazioni necessarie per facilitare la visita di una città o di una regione, la descrizione sommaria dei monumenti, delle chiese, dei musei, delle pinacoteche, delle specialità del folklore e della cucina, ecc.»?2 Cette définition nous suffit-elle? De nombreux travaux se sont intéressés à l’objet ‘guide de voyage’. En France un colloque fondateur avait eu lieu à Paris en 1997.3 Les études sont souvent des monographies sur un guide, par exemple sur les guides du XIXe siècle (Mariana Starke, Guides-Joanne puis de la maison Hachette, guides Murray ou Baedeker) ou du XXe siècle (Guides bleus, en France, ou du Touring Club Italiano). Elles portent plus souvent encore sur l’image que donnent d’un espace les guides et relations de voyage – les deux termes étant souvent associés en une sorte de corpus unique, de base textuelle où aux normes proposées par les guides font écho leurs usages et les perceptions éventuellement plus autonomes qu’expriment les voyageurs dans leurs relations. Un ouvrage singulier émerge dans ce panorama, celui d’Ariane Devanthéry sur les guides pour le voyage en Suisse entre 1780 et 1920: en effet il offre à partir du cas de la Suisse une véritable tentative de description générique de ces objets qui «ne sont pas des livres comme les autres».4 Il reste qu’A. Devanthéry se situe au moment où se structurent des ouvrages de petit format appelés à accompagner l’imminent développement du tourisme. Même si certaines études prennent en compte les manuels existant depuis le XVe siècle pour 2 Voce ‘Guida’, in Battaglia 1971. 3 Chabaud - Cohen - Coquery - Penez 2000. 4 Devanthéry 2016. Voir aussi Damien 2004.
16 pèlerins ou marchands, et s’arrêtent parfois sur les XVIIe et XVIIIe siècles, les analystes privilégient le XIXe siècle, âge d’or des guides, puis de façon plus critique le XXe siècle.5 Le colloque de Quimper sur les illustrations des guides de voyage, tout récemment paru, s’en tient aux XIXe et XXe siècles.6 Et c’est surtout à l’époque contemporaine que se rattachent les contributions du livre d’Ariane Devanthéry et Claude Reichler sur les ‘histoires de guides’ paru en 2019, que sa conclusion inscrit «dans le mouvement du tourisme».7 Précédant cet âge d’or, les guides de voyage au XVIIIe siècle – ou ce qui en tient alors lieu – se prêtent pourtant à une série d’usages qui méritent d’être examinés en les rapportant à l’histoire du voyage en Italie. Le premier usage renvoie à la composante physique et matérielle de la bibliothèque ambulante. Concurrençant les ciceroni en chair et en os, les guides se transportent. Ce sont avant tout des objets concrets qui symbolisent le voyage et dont on peut interroger le périmètre au sein de cette bibliothèque qui se forme pour le réussir: en sont-ils le tout ou seulement une partie? Le guide, en second lieu, se prête à un usage mental et intellectuel: les voyageurs parlent des livres qu’ils lisent, les citent, les commentent, les critiquent ou les corrigent. Enfin le guide interroge l’organisation et gestion d’une bibliothèque composite et hétérogène, appelée à durer au-delà du voyage. Il pose non seulement la question de la place occupée par les ‘livres de voyage’ – tous guides, à leur manière – à l’intérieur des bibliothèques du XVIIIe siècle, mais aussi celle de la perduration de cette présence dans les bibliothèques des deux siècles suivants. Il ne s’agit bien sûr pas de réaliser ici un programme aussi vaste, mais de pointer un certain nombre de problèmes, afin de mieux cerner l’objet que sont les guides au XVIIIe siècle comme éléments d’une bibliothèque en mouvement. 2. Le guide comme symbole et réalité indissociable du voyage Tout voyage implique la présence d’un arsenal d’instruments utiles au voyageur où les guides occupent une place de choix à côté notamment des cartes géographiques. Le premier usage du guide révèle ainsi la composante physique et matérielle d’une bibliothèque ambulante: les voyageurs portent avec eux des livres plus ou moins lourds, dont la plupart leur servent de guides. Or, cette réalité est hissée au rang de symbole dans les tableaux que le peintre lucquois Pompeo Batoni (1708-1787) réalisait à la demande des voyageurs de passage à Rome – ou plus rarement à distance. Parmi ses près 5 Sur la critique des guides souvent associée à celle des pratiques touristiques au XXe siècle, on connaît le fameux texte de Roland Barthes sur le Guide bleu d’Espagne (Barthes 1957, p. 113-117). 6 Acolat - Bernard 2025. 7 Reichler 2019. Biblioteche in movimento
17 De l’usage des guides et descriptions de villes par les voyageurs européens en Italie de 300 portraits, qui sont en grande majorité ceux de voyageurs du Grand Tour, souvent britanniques mais aussi russes, allemands, autrichiens, français, espagnols et portugais, près d’une trentaine comportent des livres que l’on peut assimiler à des guides. Leurs titres sur la tranche ne sont guère visibles dans les tableaux et il peut également s’agir d’auteurs de l’Antiquité, mais dans ce dernier cas ils étaient bien destinés à mobiliser une mémoire classique du voyageur et donc à guider ses pas à travers l’Italie. Une recherche systématique dans les catalogues de Batoni qui présentent ses œuvres de façon chronologique nous offre d’intéressants résultats.8 On y décèle quelques évolutions de la manière dont le peintre décline dans ses portraits de voyageurs du Grand Tour une batterie d’accessoires propres à mettre en relief la condition sociale de son sujet. On s’aperçoit alors que le livre de voyage, guide ou description, n’occupe une fonction d’identification du gentleman voyageur qu’à certains moments du parcours créatif de Batoni. Six cas de figure se succèdent avec le motif du guide de voyage. Le premier est celui du livre entrouvert tenu dans la main, récurrent au début des années 1750 avec l’homme saisi dans la seule moitié haute du corps. Comme on le voit dans les portraits de Joseph Henry ou de Robert Clements, l’index marque une page du livre entrouvert, lequel pourrait être un guide de voyage si l’on s’appuie sur les indices que constituent ici une colonne, là un buste renvoyant à l’Antiquité. Un second motif apparaît dans la seconde moitié des années 1750: celui de la pile de livres posés sur la table, eux aussi susceptibles d’être des guides au sens large. L’homme est soit vu aux trois-quarts supérieurs du corps comme Sir Robert Davers (fig. 1), soit entièrement en pied comme Charles Compton, mais dans tous les cas la main repose sur une série de livres posés sur une table ou au moins indique cette pile. Un chien peut éventuellement suggérer la dignité du personnage, mais le lien avec le voyage en Italie est surtout souligné par un buste de Minerve ou une colonnade à l’antique. Autre motif, celui d’un livre grand ouvert comme on le voit à côté d’un buste antique chez Compton en 1758 mais aussi dès le portrait de Sackville Tufton en 1752, laissant entendre qu’il pourrait s’agir d’une description d’antiquités. Un quatrième motif consiste cependant à associer le livre à la carte géographique, ce qui pointe vers un ultérieur élargissement de la notion de guide. Batoni affectionne ce double accessoire entre 1758 et 1762 ainsi que le prouvent quatre portraits. Dans ceux de Richard Milles (fig. 2), Charles John Crowle ou de gentlemen anonymes, l’homme vu aux trois quarts supérieurs de son corps ou tout entier exhibe en effet une carte en plus des livres, dans un environnement de colonnes et de statues antiques et avec des indicateurs géographiques qui ne laissent aucun doute quant à la référence italienne: la mer Adriatique pour la carte de Richard Milles, ailleurs des ruines romaines 8 Voir, en particulier, Clark 1985.
18 en arrière-plan; et si l’on descend les années 1760 on en arrive aux tableaux montrant l’un Sir Page-Turner (1768) et l’autre l’empereur Joseph II avec son frère Léopold (1769). Tous deux présentent sur la table quelques livres et une carte qui en descend, des plumes pour écrire, une statue antique et au fond la vue soit sur le Colisée, soit sur le château Saint-Ange et le Vatican. À partir du début des années 1770 pointe un cinquième motif qui valorise au détriment du livre la carte seule, ou à défaut une feuille contenant le plan ou le profil dessiné d’un monument. Tout se passe alors comme si la carte remplaçait le livre tandis que dans les mêmes années les indices du voyage se réduisent dans quatre autres portraits à des fragments de corniches antiques tombés par terre. Il n’y a plus de livre, le duc de Gloucester, Sir Robert Throckmorton ou John Peachey se contentent de tenir une carte ou le profil d’un bâtiment romain. Enfin s’annonce au début des années 1780 un nouveau style. Thomas Headfort (fig. 3), assis, tient en 1782 sur ses genoux un livre grand ouvert qui ressemble plutôt à un in-folio ou à un recueil de documents qu’à un guide, à côté d’une mappemonde, d’une plume et d’un encrier, tandis que par-delà le balcon se dresse une ruine antique avec ses colonnes et arcades. 3. Un objet hétérogène et difficile à définir avant l’invention du guide touristique Ce parcours des représentations du guide de voyage chez Batoni, où on le voit peu à peu s’effacer, offre un double intérêt. D’une part on peut y lire en filigrane l’évolution de l’histoire des guides d’Italie anglais comme français: les Anglais ont imposé d’Addison à Richardson une attention aux traces de l’Antiquité dans la première moitié du XVIIIe siècle, puis le Grand Tour de Nugent en 1749 a popularisé l’usage du guide; les Français ont ensuite lancé de Cochin (1758) à Lalande (1769) la vogue du récit-guide encyclopédique, reprise en Allemagne par Volkmann (1770-1771), avant que ne s’imposent dans toute l’Europe des guides plus brefs et commerciaux à partir du milieu des années 1770 (le français Dutens, l’anglais Martyn et l’allemand Reichard). Le second intérêt de l’examen des portraits de Batoni est qu’en érigeant le livre aisé à transporter et la carte géographique en symboles du voyageur, le célèbre artiste nous renvoie à la définition du guide, qui ne va pas de soi au XVIIIe siècle. Quels sont ces mystérieux volumes arrachés aux rayons d’une bibliothèque ou d’une librairie et que feuillettent, que pointent du doigt ou sur lesquels s’appuient les voyageurs de Batoni? D’emblée les définitions en usage au XVIIIe siècle mettent en avant une personne. Depuis sa première édition, le Vocabolario della Crusca répète que le guide est «une escorte, celui qui oriente les autres sur le chemin et montre la voie à suivre».9 En France le Dictionnaire de l’Académie française fait du guide 9 «Scorta, che scorge altrui avanti al cammino, e mostra la via, che s’ha da Biblioteche in movimento
19 De l’usage des guides et descriptions de villes par les voyageurs européens en Italie «celuy ou celle qui conduit une personne & l’accompagne pour luy enseigner le chemin», et au sens figuré «celuy qui donne des instructions, des avis, pour la conduite des mœurs, ou pour celle d’une affaire».10 Aucune évolution au cours du XVIIIe siècle ne se remarque dans les diverses éditions de ce dictionnaire. En revanche, Diderot dans l’Encyclopédie ouvre la définition en y estimant qu’on donne le nom de guide «en général à tout ce qui sert à nous conduire dans une route qui nous est inconnue», au simple comme au figuré, laissant le soin à Leblond de préciser dans l’entrée suivante comment à la guerre les guides sont «des gens du pays choisis pour conduire l’armée», recrutés pour leur connaissance de la langue et dont on s’assure qu’ils soient «sûrs & intelligens».11 Les hommes l’emportent donc encore sur le livre bien que les encyclopédistes inventorient aussi une série d’objets servant à gouverner les chevaux, présents dans certains instruments de musique, relevant de la menuiserie ou encore de l’horlogerie. À l’entrée du mot ‘guide’, l’objet livre n’apparaît en fait dans les dictionnaires du XVIIIe siècle que par référence à un usage ancien et rare: contrebalançant le sens de «conducteur dans un chemin difficile et inconnu», le Dictionnaire universel de Furetière ajoutait dès 1690 qu’on «appelle aussi, la guide des chemins, un livre qui contient la route de tous les grands chemins». De même, selon le Dictionnaire de l’Académie française le guide «signifie aussi, Conduite; mais en ce sens il n’a guere d’usage qu’en ces phrases. La guide des pecheurs. la guide des chemins, qui sont des titres de livres» (1694), puis de «vieux livres» (1762): chacun a à l’esprit La guide des chemins de France de Charles Estienne, le premier guide créé en France au milieu du XVIe siècle, qui cherchait à articuler le champ des savoirs d’ordre culturel – et parfois légendaires – et ceux d’ordre pratique, liés à la connaissance du nombre des postes séparant les localités et permettant de faire reposer ou changer les chevaux. Faut-il pour autant douter de l’existence de livres modernes servant à guider les individus qui se mettent en route au temps des Lumières? Selon les usages auxquels ils sont destinés, toute une série de termes désignent à l’époque moderne les instruments qui aident les voyageurs à avancer sans risque: pêlemêle se côtoient la description, le livre de poste, la direction pour les voyageurs, l’état général (ou compendio) des postes, l’itinéraire, l’instruction, le guide ou le manuel du voyageur, le portefeuille, le dictionnaire et à plus forte raison une série de textes intitulés ‘voyages’ (voyages d’Italie). Comme ces derniers intègrent la dimension pratique dans un discours descriptif à tendance plus fare», Vocabolario 1720-1738, p. 699. 10 En 1680 l’entrée ‘Guide’ de Richelet distinguait de façon générique «celui qui conduit & qui mène», «celle qui conduit» et «chose qui guide, ou qui conduit», sans plus de détail (Richelet 1680, 1re partie, p. 389). 11 Anonyme, donc de Diderot est la définition grammaticale du ‘Guide’ dans l’Encyclopédie, t. 7, 1757 (c’est moi qui souligne). La définition des ‘Guides (Art milit.)’ est signée (Q), donc Leblond.
20 littéraire, ils finissent par produire des volumes en plusieurs tomes: souvent trois volumes comme c’est le cas de Misson, Deseine ou Rogissart au tournant du XVIIe et XVIIIe siècle, puis de Cochin ou Volkmann passé le milieu du XVIIIe siècle, mais aussi quatre (Nugent) et jusqu’à six comme l’abbé Richard ou Roland de La Platière, voire huit et même neuf volumes comme dans la réédition de Lalande en 1786. Ces derniers sont devenus des récits-guides. Il s’y ajoute de nombreuses relations ou lettres qui furent utilisées comme guides tout en se présentant dans la continuité d’un discours littéraire et descriptif, tant en France – de Brosses, Mme du Boccage, l’abbé Coyer, Dupaty – qu’en Angleterre où les observations sur les mœurs concurrencent les itinéraires – Baretti, Burney, Maihows, John Moore, Mrs Piozzi… Un tel ensemble confirme combien l’objet est hétérogène. Certains ouvrages – ou ‘voyages’ – n’ont pour but que d’aider le voyageur à se repérer pour se rendre d’une ville à l’autre, d’autres mêlent à ces informations pratiques des données relevant du savoir et de la culture. On est loin d’un genre unique d’ouvrages, ce guide touristique que le XIXe siècle a si nettement séparé du récit de voyage créé par les écrivains romantiques. En outre, il faut reconnaître que la compétition est forte et la frontière malléable entre l’être humain qui ‘conduit’ le voyageur et le guide comme livre que peut utiliser ce même voyageur. À Rome l’érudit Francesco Ficoroni (16621747) faisait classiquement visiter la ville dans la première moitié du XVIIIe siècle tout en s’occupant de fouilles, de collections et de la vente d’antiquités. Puis il écrivit et publia aussi un guide destiné aux voyageurs, Le vestigie di Roma (1744), utilisé jusqu’à la fin du siècle.12 De nombreux précepteurs, gouverneurs ou accompagnateurs de nobles sont également devenus les auteurs de guides à succès, tels Misson à la fin du XVIIe siècle ou Dutens un siècle plus tard.13 Serait-ce que le guide comme objet matériel, comme livre destiné à être rangé après usage dans une bibliothèque et à générer des extraits, possède certains avantages sur le guide comme personne? 4. De l’usage raisonné teinté d’une méfiance intellectuelle vis-à-vis des guides À lire les commentaires des voyageurs du temps et les préfaces de nouveaux guides pour justifier le besoin de remplacer les précédents, l’impression dominante est que les guides sont décriés. Il vaut pourtant la peine d’en repérer les qualités en relisant les pages où Goethe évoque ses guides. En 12 Voir Marion Bertholet, «Les mercenaires du savoir: ciceroni, voyageurs et diffusion des connaissances sur le passé (XVIIIe-début XIXe siècle)», article inédit qui s’appuie ici sur Sweet 2010. 13 Misson 1691; Dutens 1775. Biblioteche in movimento
21 De l’usage des guides et descriptions de villes par les voyageurs européens en Italie 1786-1787, années de son voyage en Italie, seules des personnes en chair et en os sont qualifiées comme ‘guides’ dans le récit de Goethe, de la Suisse à Venise, de Rome à Naples et en Sicile. C’est là cependant le signe non d’une défiance mais du fait que le terme ne qualifie pas encore les guides imprimés. D’ailleurs, l’image positive que Goethe nous donne de ses ciceroni correspond de près à ce que les voyageurs attendent d’un livre apte à les satisfaire. Privé d’un valet ou d’un connaisseur, Goethe se perd – certes avec une certaine ivresse – dans le «labyrinthe» des quartiers les plus reculés de Venise mais à Palerme il estime que l’étranger «ne peut, sans guide, sortir de ce labyrinthe». À Rome il ne mentionne comme guide que son «excellent ami» le peintre Tischbein qu’aucun autre guide ne pourrait remplacer car il «vivait avec le désir de me montrer Rome». À Velletri le guide est un médiateur, qui s’interpose pour calmer la colère du voyageur qu’ont abordé des femmes ayant fait semblant de vouloir vendre des antiquités, puis à Naples c’est grâce aux services d’un valet de place qu’en articulant bien le nom d’une dame il parvient à la porte de son palais. Lors de ses trois montées au Vésuve les guides savent reconnaître les âges respectifs des différentes couches déposées ou arracher le voyageur aux risques des bouillonnements de la lave. Ils deviennent une habitude, Goethe leur est reconnaissant et exprime sa confiance. Près de Palerme un guide «maladroit» a certes troublé «par sa science» une belle journée de printemps, mais au musée où le désordre de la salle des antiques perturbe le visiteur et rend le guide impuissant, Goethe souligne la «bonne volonté» de ce dernier. À Agrigente le «vieux petit guide» avec lequel il se promène, un «bon petit ecclésiastique», lui montre la côte d’Afrique, un autre lui révèle sur le chemin de Catane que ce qu’il voit est l’Etna et un troisième à Messine, qualifié d’«honnête» et «brave», procure aux voyageurs un domestique de louage qui les conduit dans la meilleure auberge de la ville. Toujours à Messine Goethe vante la bienveillance et l’empressement d’un consul puis de retour à Rome il loue les solides connaissances en matière d’antiquités de deux Allemands, le conseiller Reiffenstein et M. Hirt, qui peuvent ainsi se mettre au service d’étrangers dont ils sont à la fois les guides et les amuseurs.14 Il est vrai que ces propos ne sont pas tenus pour dire les qualités des livres et Goethe a lancé les hostilités à Trente, dès son entrée en Italie: «Je ne cherche maintenant que des impressions sensibles, qu’aucun livre, aucun dessin, ne procure. Il s’agit de reprendre intérêt au monde extérieur, d’essayer 14 Goethe 1862: Venise, 29 septembre 1786 (p. 126-127); Rome, 7 novembre 1786 (p. 184); Velletri, 2 février 1787 (p. 229); Naples, 12 mars 1787 (p. 249); au Vésuve, 3, 6 et 20 mars 1787 (p. 238, 242-243, 262-263); Palerme, 3, 4 et 11 avril 1787 (p. 275, 278, 292); Agrigente, 24, 26 et 27 avril 1787 (p. 316-317, 320, 322); de Castro-Giovanni à Catane, 30 avril 1787 (p. 327); Messine, 11 mai 1787 (p. 342-343); Rome, 21 septembre 1787 (p. 417-418) et novembre 1787 (p. 435).
22 et d’éprouver mon esprit d’observation».15 L’auteur des Souffrances du jeune Werther (1774) ménage ainsi une distance dont rend bien compte l’écart entre son fameux portrait par Tischbein dans la campagne romaine et la série des Batoni: le poète est assis au milieu d’une nature jonchée de traces antiques, mais loin des bibliothèques. Toutefois, même s’il prétend rompre avec ses contemporains, il n’en utilise pas moins certains guides qu’il couvre d’éloges: d’abord «le bon et utile» Volkmann, l’imitateur de Lalande, sur lequel il note tout ce qu’il voit de Roveredo à Naples, puis en Sicile «l’excellent de Riedesel, dont je porte le petit livre sur mon cœur comme un bréviaire ou un talisman».16 Il n’est donc pas étonnant que son discours révèle la double attente à laquelle doivent répondre les guides, qu’ils soient des humains ou des livres: besoin de protection et de sécurité d’un côté, soif de savoir et de connaissances de l’autre. Ce besoin des livres servant de guides n’empêche pas qu’ils soient l’objet d’une constante critique de la part des voyageurs. Goethe lui-même modère son enthousiasme pour son compatriote Volkmann quand il lui reproche de juger l’oisiveté à Naples en homme du Nord: «Dès que j’eus fait un peu connaissance avec la civilisation du Midi, je soupçonnai que ce pouvait être là une manière de voir septentrionale, de ces pays où l’on tient pour oisif quiconque ne se fatigue pas péniblement tout le jour».17 Soixante ans avant Goethe, l’expérience directe primait déjà aux yeux de Montesquieu sur les savoirs des guides et des voyageurs précédents. L’auteur des Lettres persanes recourt à divers ouvrages en Italie et a pu en consulter avant, pendant ou au retour de son voyage: son journal de Graz à La Haye révèle qu’il a lu Misson et Rogissart, probablement emportés en voyage. Mais c’est pour leur faire des reproches. De passage à Viterbe il écrit: «J’ai lu dans mon mauvais livre les Délices d’Italie […]», et visitant à Florence la Galerie du grand-duc, il note qu’une tête d’empereur sculptée dans une turquoise est celle de Tibère et «non de Cæsar comme dit Misson».18 Ces rares allusions ne rendent pas compte d’un usage systématique de ces ouvrages. On ne sait pas davantage si Montesquieu s’est servi du Diarium italicum de Bernard de Montfaucon (Paris, 1702) et du Voyage d’Italie de Spon (Lyon, 1678), présents dans sa bibliothèque de la Brède. Une brève remarque insérée à son retour en France dans son commentaire sur la Galerie du grand-duc à Florence indique juste qu’il connaissait les Remarks on several parts of Italy de Joseph Addison (Londres, 1705), dont il possédait 15 Trente, 11 septembre 1786, ibid., p. 86. 16 Bologne, 18 octobre 1786 (ibid., p.157) et Agrigente, 26 avril 1787 (ibid., p. 319-320). 17 Naples, 29 mai 1787 (ibid., p. 370). 18 Montesquieu 2012, p. 240 et 575. Biblioteche in movimento
23 De l’usage des guides et descriptions de villes par les voyageurs européens en Italie un exemplaire et dont il a fait un extrait incomplet.19 Ses silences nous disent surtout le peu de cas qu’il faisait des guides. La majorité des voyageurs sont plus loquaces sur ces livres qu’ils utilisaient en dépit de leur poids et même s’ils ne leur plaisaient pas. Charles de Brosses cite sans cesse Misson, son grand modèle, qui restera jusqu’à Stendhal un guide incontournable. Ses successeurs ne peuvent pas faire l’économie du Voyage d’Italie de Cochin de 1758, centré les œuvres d’art, et à sa suite des récits-guides de l’abbé Richard et de Lalande parus dans les années 1760. Le Suisse Bernoulli regarde les tableaux à travers leur prisme avant de se ranger en général à leurs avis: «Je les ai comparés avec les descriptions de MM. Cochin & de la Lande, mais je Vous fais grace de ces détails».20 Lalande ajoute sa grande, secrète et constante inspiration en matière de jugement sur les œuvres d’art, à savoir le manuscrit de l’abbé Gougenot qu’Antoine Chatelain vient de publier.21 Il l’a certes cité, mais surtout allègrement pillé. Peu après la mort de Gougenot, d’Alembert écrivait d’ailleurs à Grosley, auteur d’Observations sur l’Italie parues en 1764: «Ce qu’il y a de meilleur dans le Voyage d’Italie de Lalande, ce sont les mémoires de l’abbé Gougenot, qu’il a trouvé moyen d’avoir, et quelques autres mémoires qu’on lui a fournis; le reste est de lui, et fort mauvais, surtout par le stile».22 Les voyageurs font ainsi de leurs guides un usage mêlant l’admiration à l’impatience. On songe à l’abbé Coyer qui dans son Voyage d’Italie ne parle guère des guides d’Italie mais dit un mot sur Piganiol de la Force pour la France: «Si jamais vous faites votre tour de France, prenez avec vous Piganiol de la Force, puisqu’enfin nous n’avons pas de meilleurs guides: mais défiezvous de lui».23 Roland de La Platière fait partie en 1780 des nombreux voyageurs qui citent ces livres qu’ils lisent, les commentent, les critiquent, les corrigent: sa bête noire n’est plus Rogissart comme Montesquieu, mais l’abbé Richard auquel il reproche ses approximations sur les tableaux, son goût pour les récits de miracles, sa relation «toute controuvée» sur le palais de Brera à Milan ou son assimilation des «belles Florentines» à «des femmes prostituées aux Anglais».24 De Cochin il déplore l’usage fait par des ignorants qui «vont, Cochin à la main, & reviennent enchantés» en vantant des tableaux 19 Voir l’introduction d’Ursula Haskins-Gonthier à cet extrait dans Montesquieu 2007, p. 7-8. 20 Bernoulli 1777-1779, t. 3, p. 117. 21 Gougenot 2023. 22 D’Alembert à Grosley, 1er mars 1769, édition numérique des Œuvres complètes de d’Alembert, Série V, Correspondance générale, 69.13 <http://dalembert.academiesciences.fr/Correspondance/oeuvres.php?sommaire=Paris_AdS>, cit. in Morrison 1893, p. 32-33 <https://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=pst.000057523071&seq=40>. 23 Coyer 1775, t. 1, p. 17. 24 Roland de La Platière 1780, t. 1, p. 420 et t. 2, p. 122.
30 Figure 2 Pompeo Batoni, Portrait de Richard Milles, v. 1758, The National Gallery, London. Biblioteche in movimento
31 De l’usage des guides et descriptions de villes par les voyageurs européens en Italie Figure 3 Pompeo Batoni, Portrait de Thomas Taylour, Viscount of Headfort, 1782, Museum of Fine Arts, Houston.
32 Bibliographie Acolat - Bernard 2025 = Delphine Acolat, Nicolas Bernard (dir.), Illustrer les guides touristiques imprimés du XIXe siècle à nos jours, Rennes, PUR, 2025. Arisi Rota - Ottaviano 2025 = Arianna Arisi Rota, Chiara Ottaviano (a cura di), «Souvenir d’Italie (XVIII-XXI secolo)», dossier de la revue Memoria e ricerca, Bologna, il Mulino, 2/2025. Barthes 1957 = Roland Barthes, Mythologies, Paris, Seuil, 1957. Battaglia 1971 = Salvatore Battaglia, Grande Dizionario della Lingua Italiana, Torino, UTET, vol. VII, 1971. Bernoulli 1777-1779 = Jean Bernoulli, Lettres sur différens sujets, écrites pendant le cours d’un voyage par l’Allemagne, la Suisse, la France méridionale et l’Italie, en 1774 et 1775, Berlin, G. J. Decker, 3 vol., 1777-1779. Bertrand 2021 = Gilles Bertrand, Le Grand Tour revisité. Le voyage des Français en Italie (milieu XVIIIe siècle-début XIXe siècle), Rome, École française de Rome, 2021 (1re éd. 2008). Brundin - Roberts 2015 = Abigail Brundin, Dunstan Roberts, «Books-Buying and the Grand Tour: The Italian Books at Belton House in Lincolnshire», The Library, 16/1, marzo 2015, p. 51-79. Canestrini 2022 = Duccio Canestrini, Trofei di viaggio. Per un’antropologia dei souvenir, Torino, Bollati Boringhieri, 2022 (1a ed. 2001). Chabaud - Cohen - Coquery - Penez 2000 = Gilles Chabaud, Evelyne Cohen, Natacha Coquery, Jérôme Penez (dir.), Les Guides imprimés du XVIe au XXe siècle. Villes, paysages, voyages (actes du colloque de l’Université de Paris 7-Denis Diderot, 3-4 déc. 1998), Paris, Belin, 2000. Clark 1985 = Anthony M. Clark, Pompeo Batoni: a complete catalogue of his works with an introductory text, ed. Edgar Peters Brown, Oxford, Phaidon, 1985. Coyer 1775 = Gabriel-François Coyer, Voyages d’Italie et de Hollande, Paris, Duchesne, 2 vol., 1775. Damien 2004 = Elsa Damien, La notion de guide à l’épreuve du tourisme naissant. Les voyageurs anglo-saxons en Italie à l’ère industrielle, thèse de doctorat, Université Sorbonne Nouvelle, 2004. Desgraves - Volpilhac-Auger 1999 = Louis Desgraves, Catherine VolpilhacAuger, avec la collaboration de Françoise Weil, Catalogue de la bibliothèque de Montesquieu à La Brède, Napoli-Paris-Oxford, Liguori Editore-UniversitasVoltaire Foundation, 1999. Devanthéry 2016 = Ariane Devanthéry, Itinéraires: guides de voyage et tourisme alpin, 1780-1920, Paris, PUPS, 2016. Dutens 1775 = Louis Dutens, Itinéraire des routes les plus fréquentées, ou Journal d’un voyage aux villes principales de l’Europe, Paris, Pissot, 1775. Encyclopédie = Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers, par une société des gens de lettres, Paris puis Neuchâtel (en fait Trévoux), 1751-1765 (pour les textes), 17 vol. Goethe 1862 = Johann Wolfgang Goethe, Voyages en Suisse et en Italie, Paris, Biblioteche in movimento
33 De l’usage des guides et descriptions de villes par les voyageurs européens en Italie Hachette, 1862. Gougenot 2023 = Louis Gougenot, Voyages dans différentes contrées de France et d’Italie, 1755-1756, éd. Antoine Chatelain, Paris, Editions Des Cendres, 3 vol., 2023. Kinney 2017 = Hannah Wirta Kinney, «Antique Sculpture, Copies, and the Language of Value in Early Eighteenth-Century Grand Tour Guidebooks», in Rachele Raus, Gloria Cappelli, Carolina Flinz (dir.), Le guide touristique: lieu de rencontre entre lexique et images du patrimoine culturel, vol. II, Firenze, Firenze University Press, 2017, p. 103-120. Lalande 1769 = Jérôme de Lalande, Voyage d’un François en Italie, Paris, Desaint, 8 vol., 1769. Misson 1691 = Maximilien Misson, Nouveau voyage d’Italie, fait en l’année 1688, La Haye, H. van Bulderen, 2 vol., 1691 (7 rééditions dont celle de 1722, en 3 vol.). Montesquieu 2002 = Charles de Secondat baron de Montesquieu, Spicilège, éd. Rolando Minuti et annotations par Salvatore Rotta, Œuvres complètes, vol. 13, Oxford-Napoli, Voltaire Foundation-Istituto italiano per gli studi filosofici, 2002. Montesquieu 2007 = Charles de Secondat baron de Montesquieu, Geographica, éd. dir. par Catherine Volpilhac-Auger, Œuvres complètes, vol. 16, OxfordNapoli, Voltaire Foundation-Istituto italiano per gli studi filosofici, 2007. Montesquieu 2012 = Charles de Secondat baron de Montesquieu, Mes voyages, éd. dir. par Jean Ehrard avec la collaboration de Gilles Bertrand, Œuvres complètes, vol. 10, Paris-Lyon, Classiques Garnier-ENS Éditions, 2012. Morrison 1893 = Alfred Morrison, The Collection of Autograph Letters and Historical Documents (Second Series, 1882-1893), Printed for Private Circulation, London, Strangeways and son, vol. 1, 1893, p. 32-33. Reichler 2019 = Claude Reichler, «Les guides dans le mouvement du tourisme», in Ariane Devanthéry, Claude Reichler (dir.), Vaut le voyage ? Histoires de guides, Genève, Éditions Slatkine, 2019, p. 253-261. Richelet 1680 = Pierre Richelet, Dictionnaire françois contenant les mots et les choses…, Genève, Jean Herman Widerhold, 1680, 2 parties en 1 vol. Roland de La Platière 1780 = Jean-Marie Roland de La Platière, Lettres écrites de Suisse, d’Italie, de Sicile et de Malthe, Amsterdam, 1780, 6 vol. Sisti 2005 = Andrea Sisti, Il mercato del libro in Inghilterra al tempo di Giuseppe Baretti (1751–1789), thèse de doctorat, Université Sorbonne Nouvelle, 2025. Stendhal 1981 = Stendhal, Œuvres intimes, Paris, Gallimard, 2 vol., 1981-1982, vol. 1, 1981. Sweet 2010 = Rosemary Sweet, «The changing view of Rome in the long eighteenth century», Journal of the Eighteenth-Century studies, 33 (2010), n° 2, p. 145-164. Vocabolario 1720-1738 = Vocabolario degli Accademici della Crusca, 4e éd., vol. 2, 1720-1738 (1re éd. 1612).
Emilio Boaretto - Fabio Forner* la bIblIoteca transalpIna del «gIornale de’ letteratI dI FIrenze»: carte e lIbrI In vIaggIo al tempo dI lorenzo mehus1 Abstract Il contributo propone qualche spigolatura nel «Giornale de’ letterati di Firenze» (1742-1762), con particolare riferimento alle recensioni di opere pubblicate in Francia, Inghilterra e Germania. In secondo luogo, viene offerto un indice ragionato degli articoli dedicati ai libri stranieri recensiti nel periodo compreso tra la fondazione del periodico e l’attiva partecipazione di Lorenzo Mehus all’allestimento di quest’ultimo (1742-1748). Parole chiave: Lorenzo Mehus; Massoneria; Philipp von Stosch, Giornalismo erudito. Abstract This contribution offers a selection of gleanings from the Giornale de’ letterati di Firenze (1742–1762), with particular attention to reviews of works published in France, England, and Germany. It also includes an index of articles devoted to foreign books reviewed between the founding of the journal and Lorenzo Mehus’s active participation in its production and editorial setup (1742–1748). Keywords: Lorenzo Mehus; Freemasonry; Philipp von Stosch; Scholarly journalism. * Università di Verona. 1 Il paragrafo 1 è stato scritto da Fabio Forner, il paragrafo 2 da Emilio Boaretto.
Biblioteche in movimento 36 1. Lorenzo Mehus e il «Giornale de’ letterati di Firenze» (17421748) I cospicui carteggi di Lorenzo Mehus offrono ai suoi lettori erudite notizie su «grands tours europei, storie di biblioteche e di codici, di stampe, pubblicazioni di opere e riviste (in particolare il «Giornale dei letterati»)».2 Eppure questi dialoghi a distanza per lettera non sono i frutti di frequenti spostamenti. Lorenzo Mehus non viaggiò quanto il nonno Livio, celebre pittore che, giovanissimo, dalle Fiandre valicò le Alpi per poi muoversi tra i centri culturali più importanti d’Italia e studiare da vicino l’arte pittorica dei grandi: Tiziano e Tintoretto a Venezia; Caravaggio e Guercino in Toscana, dove si insediò per lavorare dapprima nella bottega di Giuliano Periccioli e in seguito in quella di Pietro da Cortina, che all’epoca lavorava agli affreschi delle stanze di Palazzo Pitti.3 Anzi: potremmo dire che Lorenzo Mehus, nella sua pur lunga vita (17171802), non viaggiò con il corpo, ma con la mente attraverso manoscritti e stampe che, dopo itinerari spesso accidentati, giungevano davanti ai suoi occhi. Diceva Foscolo che l’habitus di Muratori «era di non mai studiare in casa sua. Andava ogni mattina per tempo alla libreria del duca di Modena, di cui era bibliotecario, saliva cento e più gradini a una stanza della quale s’era fatto il suo studio, e n’usciva prima di sera».4 Similmente, tra la biblioteca privata del barone di Stosch e la Riccardiana, trascorreva la vita di Lorenzo Mehus, bibliotecario inserito in una rete di dotti corrispondenti, che facevano viaggiare libri e novelle letterarie inter Alpes.5 In questo contesto, legata a doppio filo all’attività erudita di Mehus era quella di Philipp von Stosch, collezionista, antiquario, co-fondatore della loggia massonica fiorentina. Parte della sua biblioteca privata di oltre 4500 volumi, molti dei quali dispersi, fu acquistata dal marchese Riccardi negli anni Cinquanta del Settecento.6 Il barone di Stosch, con i suoi rapporti internazionali, contribuì alla diffusione, nel Granducato e in Italia, delle idee illuministiche che germinavano nel primo Settecento oltralpe e oltremanica. Deismo e libertinismo erano temi che venivano sovente discussi e approfonditi nelle tornate massoniche tenutesi in casa di Philipp von Stosch, il quale sin dai suoi primi soggiorni romani finanziava i propri interessi eruditi (acquisto 2 Così Cardini 2022, p. 77. 3 Cfr. Livio Mehus. 2000; Barbolani di Montauto 2004, p. 300-303. 4 Foscolo 1958, p. 314. 5 Su Mehus: Rosa 1956; Rosa 1962; Flori 2009; i recenti articoli pubblicati in Lorenzo Mehus 2022; Forner 2024. 6 Cfr. Bibliotheca Stoschiana 1758; Rosa 1962; Borroni Salvadori 1978, p. 565-614; Pasta 2019.
37 La biblioteca transalpina del «Giornale de’ Letterati di Firenze» di libri, di manoscritti, di antichità di vario genere) con opere di spionaggio per conto del governo britannico. Così, gli ambienti di casa Stosch erano soliti ospitare anche molti letterati e politici che dall’Inghilterra compivano il loro viaggio lungo la Penisola.7 Anche dalla connessione con questi ambienti internazionali si sviluppò la rete di corrispondenti dei quali si giovò il «Giornale de’ letterati di Firenze» di Lorenzo Mehus, nato nel 1742. L’impresa editoriale vedeva la luce nell’effervescente clima della Firenze di metà Settecento, e si trovò subito in concorrenza con le fiorentine «Novelle letterarie», fondate nel 1740 da Giovanni Lami e destinate a un lungo e duraturo successo.8 Ben diverso fu il destino del periodico di Mehus che visse fortune altalenanti. La nascita del giornale di Mehus è certamente connessa con la fortissima polemica scatenata dal Lami dalle colonne delle sue «Novelle letterarie» contro il metodo filologico usato da Mehus nelle edizioni delle lettere di Leonardo Bruni e di Coluccio Salutati.9 Mentre il foglio di Lami aveva una precisa cadenza settimanale, il «Giornale dei letterati» sarebbe dovuto uscire con cadenza trimestrale, ma ebbe una certa continuità solo fra il 1742 e il 1745; le pubblicazioni si interruppero nel 1746 per riprendere l’anno successivo e arrestarsi dopo il 1748. In seguito, il periodico tornò a circolare solo nel 1750. Le crisi portarono anche all’avvicendamento dei due editori: Gian Paolo Giovannelli e Francesco Moücke, quest’ultimo definitivamente abbandonato in favore di Giovannelli a partire dal quinto tomo del 1748. Inoltre, con l’interruzione del ’46, Mehus dovette recuperare le novità letterarie di quell’anno: i tomi IV/2 e V/1-4, infatti, usciti nel 1747 e nel 1748, includevano gli articoli che sarebbero dovuti uscire rispettivamente nelle annate del 1745 e del 1746; tuttavia, le sezioni dedicate al ‘catalogo’ delle pubblicazioni recenti e delle brevi ‘novelle letterarie’ dalle città italiane e straniere facevano riferimento all’effettivo anno d’uscita del volume. Infine, il trasferimento di Giovannelli a Pisa segnò la fine della prima e travagliata stagione del periodico, che riprese a uscire nel capoluogo pisano dalla fine degli anni Cinquanta al 1762.10 Sebbene Mehus continuasse a collaborare con il giornale da lui fondato fino alla seconda metà degli anni ’50, fu proprio nella primissima fase che l’erudito fiorentino ebbe in mano le redini della redazione, ed è proprio a questi anni, 7 Così Pasta 2019; cfr. anche Walpole 1954-1967, ad indices; Lewis 1961, passim. 8 Sulle «Novelle letterarie»: Nicoletti 2002; Pult Quaglia 2003; Nicoletti 2008; Sabba 2018, p. 22; Forner 2024b, p. 210 nota. 9 Barsanti 1974, p. 298; Fera 2002, Forner 2024a, p. 210. 10 Cfr. Ricuperati 1976, p. 282-297, ma soprattutto Barsanti 1974. Si veda ora, per le fasi del «Giornale», il censimento di Fiammetta Sabba 2018, p. 23.
Biblioteche in movimento 38 1742-1748, che vorremmo ora guardare con maggior attenzione.11 Ricuperati ha effettuato una prima e parziale campionatura dei contenuti del «Giornale»; tuttavia, lo studioso si è soffermato con maggior attenzione sulle polemiche italiane tra lo stesso Mehus e Lami;12 tra Maffei e Gori sull’alfabeto etrusco; tra l’erudito veronese e Ballerini sull’Impiego del denaro e sulla simpatia con cui il «Giornale» accoglieva le tesi sull’immaterialità e immortalità dell’anima di De Soria, già precedentemente attaccato dalle «Novelle letterarie» del Lami per la sua opera Dell’esistenza e degli attributi di Dio.13 Complessa e approfondita è anche l’analisi di Barsanti, che individua in particolare nella diffusione della filosofia di Newton una delle caratteristiche che contraddistinguono il periodico in entrambe le sue fasi fiorentina e pisana.14 Il tema di questo convegno offre invece l’opportunità di affrontare non tanto i problemi relativi al valore del periodico di Mehus, bensì il viaggio transalpino compiuto da alcuni libri per approdare sugli scaffali delle biblioteche italiane, pubbliche e private; biblioteche talvolta anche solo di carta, ‘volanti’, – per ricordare l’impresa erudita di Cinelli – quali si proponevano di essere i periodici letterari d’antico regime come il giornale di Mehus. All’erudito si deve il testo introduttivo al primo tomo del «Giornale» dal quale si evince subito la linea culturale del periodico. Sin dalle prime pagine sono chiare le posizioni di Mehus anche rispetto ai modelli del giornalismo erudito. Se secondo Zeno, Maffei e Vallisnieri il primo numero del «Journal des Sçavants» non era da considerarsi l’atto fondativo del genere, secondo Mehus, invece, «niuno adunque dovrà toglier la gloria di un’invenzione così illustre alla Francia, e nella Francia al sig. Sallo, che seppe rendere per tal mezzo più glorioso il regno di Lodovico il grande benefico promotor delle scienze».15 È evidente, dunque, la chiara scelta di un modello d’oltralpe, non certo scontata nella repubblica delle lettere italiana della prima metà del Settecento.16 11 Cfr. Rosa 1962, p. 62; Barsanti 1974, p.301. 12 Fera 2002, Forner 2024a, p. 210. 13 Cfr. Ricuperati 1976, p. 284. 14 Barsanti 1974. 15 Introduzione al Giornale, in «GdlF», I/2 (1742), p. XVIII. Così, invece, recita l’introduzione al «Giornale de’ letterati» del 1710 stesa da Scipione Maffei: «Alcuni autori francesi par che la credano nata in Francia, quando nel 1631 si prese a dar fuori in Parigi le novità d’ogni parte di settimana in settimana; ma che dall’Italia ne sia stato tolto l’esempio, lo indica il nome di Gazzetta usato anche da’ francesi, il quale significa anche in oggi una piccola moneta di argento veneziano, del valor di due soldi, per la quale dandosi il fogli degli avvisi, si trasportò col tempo il nome del prezzo allo stesso foglio, come notarono Ottavio Ferrari nelle Origini della lingua italiana, e dopo di lui Egidio Menagio in quelle della francese»; cfr. Maffei 2009, p. 37. 16 Molti sono i contributi su questo tema; rimanderemo qui, anche per una bibliografia, a Viola 2001.
39 La biblioteca transalpina del «Giornale de’ Letterati di Firenze» Pur tenendosi lontano «da ogni spirito di partito»,17 i redattori del «Giornale» compivano una scelta audace, quella, appunto, di dare alla pubblicistica italiana un più ampio respiro europeo, «avendo noi ancor […] già intavolate le necessarie corrispondenze colle città più culte d’Europa».18 Ecco, dunque, la dichiarazione d’intenti: non solo speriamo colla serie dei nostri volumi di communicare alle nazioni estere le opere più celebri dell’Italia, ma di svelare principalmente nell’Italia quei libri oltramontani che si meritano riflessione, e de i quali non è facile a ciascheduno il provvedersene.19 L’establishment asburgico che vegliava sul Granducato di Toscana, il canale di comunicazione diretto con gli eruditi d’oltralpe apertogli dal barone von Stosch e anche la consapevolezza del Mehus di doversi confrontare con modelli come il «Giornale de’ letterati d’Italia» (dal 1710) o di dover concorrere con iniziative pubblicistiche già ben avviate e rodate come la «Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici» (dal 1728) e le «Novelle letterarie» (dal 1740) di Giovanni Lami, hanno reso ancora più convinta l’apertura internazionale del «Giornale». Ogni numero risultava ricco di novità transalpine che in questo contributo vorremmo richiamare. 2. Presenze oltramontane nel «Giornale de’ letterati di Firenze» (con un indice ragionato) La seconda parte di questo contributo vuole offrire un primo sguardo ‘da lontano’ del giornale mehusiano, e ricavare alcune prime conclusioni di un lavoro che sarebbe meritevole di ulteriori approfondimenti. Il desiderio di Mehus di «svelare principalmente nell’Italia quei libri oltramontani che si meritano riflessione» è riscontrabile anche da un primo e banale computo degli articoli usciti sul «Giornale» sotto la guida dell’erudito fiorentino (1742-1748). Molto brevemente, diremo qui che nell’arco cronologico coperto dalla direzione del Mehus uscirono cinque tomi, ciascuno dei quali, a eccezione del primo che ne conta soltanto due, è diviso in quattro parti secondo la naturale scansione trimestrale a partire dal mese di gennaio. Ogni parte contiene da un minimo di sei a un massimo di undici articoli “estratti”, per un totale di centocinquanta unità, più della metà delle quali (settantasette) forma un nucleo di estratti di libri pubblicati in Inghilterra, Olanda, Francia e Germania. Il solo dato quantitativo, dunque, conferma e soddisfa le premesse 17 «GdlF», I/2 (1742), p. XXXIV. 18 Ivi, p. XLII. 19 Ivi, p. XXXVIII.
Biblioteche in movimento 46 Ginevra, Losanna, Parigi «GdlF», III, i, 1744 (1744) / I. Io: Henrichi Schulze D. Medicinae, Eloquentiae, et Antiquitatum in Regia Fridericiana Academia professoris, Academiarum Imperialium Naturae curiosum, et Petropolitanae, ut et Regiae Scientiarum Societatis Berolinensis Sodalis Dissertationum Academiacrum ad Medicinam eiusque Historiam pertinentium Fasciculus primus etc. Halae Magdeburgicae impensis Caroli Hermann. Hemmerde 1743, p. 1-41; II. Expositio Veteris Inscriptionis de Aesculapio, et Hygea Diis φιλανθρωποισ ad illustr. Episto. Ad. Tit. Cap. III, v. IIII moderante Christiano Gotl. Schwartio Com. Pal. Caes., et prof. publ. etc. placidae disquisitioni submittit Ferdinandus Iacobus Baierus Altorf philos. Et medic. cultor. Altorfii Noric. Recusa impensis Staphani Grebneri 1742, p. 42-48. V. Oriens Christianus in quotuor Patriarchatus digestus etc. Studio, et opera R.P.F. Michaelis Le Quien Ord. FF. Praedicatorum, p. 105-119; VIII. Observationes Cometae ineunte anno 1744 in Collegio Anglicano Romae hanitae et cum Theoria Newtoniana comparatae a P. Christophoro Maire S. I., [Roma, s.e., 1744], p. 153-157; X. Remarques Historiques, Critiques, et Philologiques sur le nouveau Testament par feu Mr. de Beausobre le Pere avev la vie de l’Autor. À la Haye, 1742, p. 185-197.
47 La biblioteca transalpina del «Giornale de’ Letterati di Firenze» Elogi: I. di Francesco Galluppi. Parigi «GdlF», III, ii, 1744 (1744) / I. Remarques Historiques, Critiques, etc. Osservazioni istoriche, critiche, filologiche sopra il N.T. di Mr. de Beausobre, p. 5-47; V. Lettre de Monsieur de Boze sur une medaille antique de Smyrne du Cabinet de Monsieur le Comte de Thoms, qui y joint sa reponse. À la Haye chez Pierre Gosse Junior, et Compagnie, [1744], p. 97-128; IX. Dissertationum rariorum de antiquitatibus sacris et profanis fasciculus. Recensuit, et schediasma de fontibus praecipuis, ex quibus Scriptorum profanorum erorres circa res Iudicas admissi fluxuerunt, praemisit Iulius Carolus Schlaegerus Philologiae Graecae, et Orientalis in Academia Iulia Professor Ordinarius, [Helmaestadii, apud Paulum Dietericum Schnorrium, Academiae Iuliae Typogr., 1744], p. 206-221. I. Remarques historiques, critiques et philologiques sur le Nouveau Testament, par Monsieur [Isaac] de Beausobre le pere: avec la vie de l’Auteur, à la Haye, chez Pierre de Hondt, 1742. Elogi: I. del Signor Dottore Niccolò Gualtieri; II. del Signore Francesco Palazzi romano, antiquario della reverenda Camera e del Campidoglio. Utrecht
Biblioteche in movimento 48 «GdlF», III, iii, 1744 (1744) / II. Dissertationum rariorum de antiquitatibus sacris et profanis fasciculus novus. Recensuit, et Schediasma de iure caelibatus apud Lacedaemonios praemisit Iulius Carolus Schlaegerus Philologiae Grecae, et Orientalis in Academia Iulia Professor ordinarius. Helmaestadii apud Paullum Dietericum Schnorrium Acadamiae Iulia Typogr. 1743, p. 5-27; VI. De Murrinis veterum disquisitionem ampliss. Philos. Ordinis consensu sub praesidio Ioh. Frider. Christii Poes. Prof. Publ. Ordin., Histor. Extraod., et Min. Principum Collegio collegiati in Academia Lipsiensi publico cum eruditis colloquio defendet Frider. Ebregot Saxius Eppendorpio-Misnicus. D. IV. Maii A.C.N. 1743, p. 128-133. VII. Theodori Dassovii OO., et SS. Literarum olim in Academ. Viteb., et Kil. Prof., tandemque primarii Eccles. in Ducatibus Slesvicensi, et Holsatico Antistis, Antiquitates Hebraicae, quam plurima utriusque Foederis loca difficiliora illustrantes. Accedit V.C. Io: Alberti Fabricii notitia Scriptorum, qui Antiquitates Hebraicas illustrarunt. Hasniae, et Lipsiae Impens. Fran. Chrsit. Mummii 1742., p. 134-184; VIII. Dissertatio critica, qua Lactantio locus vexatissimus lib. II. Iustit. Cap. VIII vindicatur, et simul viro admodum reverendo, et doctissimo Melchiori Ludovico Widekind manus pastori Ecclesiae Werderianae, et Neapolitanae gratulantur amici societate literaria coniuncti etc. Berolini, litteris Christiani Alberti Gaeberti Aulici typographi 1744, p. 185-194.
49 La biblioteca transalpina del «Giornale de’ Letterati di Firenze» Elogi: I. del Sig. Dottore Francesco Arisi cremonese. Ginevra «GdlF», III, iv, 1744 (1744) / II. Mémoires pour servir a l’Histoire d’un genre des Plypes d’eau douce à bras en forme de cornes. Par A. Tremblay de la Societé Royale. À Leide. Chez Jean et Herman Verbeek, 1744, p. 22-43; IV. Dissertations sur l’union de la Religion, de la Morale, et de la Politique tirées d’un Ouvrage de M. Warburton par M. de Silhovette, [à Londres, chez Guillaume Darrés, 1742], p. 58-79; V. Veldidena Urbs antiquissima Augusti Colonia, et totius Rhaetiae Princeps in tractu praecipiue Wilthinensi, et Oenipontano e tenebris eruta, et vindicata insertis compluribus adhuc ineditis, quae per Tyrolim supersunt, monumentis romanis ab Antonio Roschmanno I.V. Lic. almae Universitati Caesareo-Leopoldinae a Secretis, et Actis, et Illustriss. Provinciae Ordinum Historigrapho. Prostat apud Danielem Barholomaei, et filium Bibliopolas Ulmenses, 1744, p. 80-125 Elogi: I. di Alfonso de Vignoles. /
Biblioteche in movimento 50 «GdlF», IV, i, 1745 (1745) / I. Dissertations sur l’union de la Religion, de la Morale, et de la Politique tirée d’un ouvrage de M. Warburton par M. de Silhovette, p. 1-33; II. Dissertations sur la fondation de la Ville de Marseille: sur l’Histoire des Rois du Bosphore Cimmerien, et sur Lesbonax Philosphe de Mytilene. Dissertazioni sopra la fondazione della città di Marsilia, sopra l’istoira de’ Re del Bosforo Cimmerio, e sopra Lesbonace filosofo di Mitilene. A Parigi appresso Giacomo Barrois, 1744. V. Oriens Christianus in quatuor Patriarchatus digestus etc. Studio, et opera Rev. P. Fr. Michaelis Le Quien, p. 155-175; VI. Ioh. de Gorter A.L.M. Medicinae Doctoris, et Prof. Ordin., ut et Reipub. Harderovicenae Archiatri, Chirurgia repurgata. Accessit matereis medica Chirurgiae repurgatae accommodata. Editio I. Italica acuratissima. Florentiae, 1745, sumptibus Iosephi Rigacci, p. 176-186. / Amsterdam, Londra, Bratislava «GdlF», IV, ii, 1745 (1747) [ed. Moücke] /
51 La biblioteca transalpina del «Giornale de’ Letterati di Firenze» I. Iacobi Bruckeri Reg. Soc. Scient. Berol. Membri, Historia Critica Philosphiae a Mundi incnabulis ad nostram usque aetatem deductae, [t. I, Lipsiae, 1742- , Literis et impensis Bern. Christoph. Breitkopf.], p. 1-24 III. Dissertations sur l’union de la Religion, de la Morale, et de la Politique, ecc. de M. Warburton, p. 44-71; IV. Dissertation sur la nature e la propagation du Feu: cioè Dissertazione sopra la natura e la propagazione del fuoco, p. 72-95; V. Instructions pur les Mariniers, ecc. cioè: Instruzioni per i Marinari contenenti la maniera di rendere l’acqua del mare potabile, di conservare l’acqua dolce, il biscotto, le biade, e di salare gli animali, e diverse altre esperienze fisiche lette nella Società Reale di Londra di M. Hales, dottore in Teologia, e membro di quella Società, tradotto dall’inglese, p. 96-109; VI. Istoire Generale de la Marine, ecc. cioè: Istoria generale della Marina, in cui si contiene la sua origine presso tutti i popoli del mondo, gli progressi, e lo stato attuale della medesima, e le spedizioni marittime antiche e moderne, p. 110-135; VII. Histoire de Ciceron, ecc. cioè: Istoria di Cicerone con osservazioni istoriche, e critiche del Sig. Morabin, p. 136-160; VIII. Theodori Dassovii, ecc. cioè: Antichità ebraiche illustrate da Teodoro Dassovio, p. 161-181; IX. Leges XII Tabularum, ecc. cioè: Le leggi delle XII Tavole restituite coll’aiuto di tutti gli frammenti, che si son potuti ritrovare, e illustrate con osservazioni critiche, e antiquarie da Gio. Niccolò Funccio marburgese, p. 182-195. IV. [Émilie du Châtelet], Dissertation sur la nature e la propagation du feu, à Paris, chez Prault, 1744. V. Instructions pour les mariniers, contenant la maniere de rendre l’eau de mer potable; de consercer l’eau douce, le biscuit, le bled, et de saler les animaux, et diverses autres expériences physiques, lûës dans la Société Roïale de Londres, traduit de l’Anglois de Mr [Stephen] Hales, Dr. en Th. Et membre de cette Société, à la Haye, chez Pierre Paupie, 1740. VII. Histoire de Ciceron, avec des remarques historiques et critiques, par Mr. [Jacques] Morabin, à Paris, chez Ph. N. Lottin, 1745. IX. Leges XII Tabularum suis quotquot reperiri potuerunt fragmentis restitutae et observationibus critico-antiquariis, illustratae a Ioh. Nicolao Funccio marburgensi, Rintelii sumptibus Nicolai Striederi, 1744.
Biblioteche in movimento 52 Elogi: I. di Federigo Hoffmanno, consigliere intimo, e primo medico del Re di Prussia, primario professore di Medicina, e seniore nell’Università di Hall, conte palatino cesareo, e socio dell’Accademia Imperiale Nat. Curios., e della Società d’Inghilterra, di Pietroburgo e di Berlino; II. di Gio. Pietro Ludewig, consigliere intimo di reggenza di S.M. Prussiana, cancelliere del Ducato di Magdeburg, e dell’Accademia Fridericiana in Hall, professore ordinario di Legge nella stessa Università. Londra, Leida, Aia, Parigi «GdlF», IV, iii, 1745 (1747) [ed. Moücke] / I. Dissertations sur l’union de la Religion, de la Morale, et de la Politique, ecc. de M. Warburton, p. 5-26; II. Histoire de Ciceron, ecc. cioè: Istoria di Cicerone con osservazioni Istoriche e Critiche del Sig. Morabin, p. 27-52; III. Haemestatique, ou la Statique des Animaux, ecc. cioè: Emestatica, ovvero la statica degli animali: esperienze idrauliche fatte sopra degli animali viventi. Con una raccolta di alcune esperienze sopra le pietro, che si trovano ne’ reni, e nella vescica; con delle ricerche sopra la natura di queste concrezioni irregolare del Sig. Stegano Hales della Società Reale delle Scienze, Ministro di Teddington nella Contea di Middlesex, e Rettore di Faringdon. Opera utilissima a’ medici con molte osservazioni, e con due dissertazioni di medicina sopra la teoria dell’infiammazione, e sopra la cagione della febbre dal Sig. di Sauvages Consigliere Medico del Re, professore reale di Medicina nell’Università di Montpellier, e membro della società reale di Svezia, p. 53-65;
53 La biblioteca transalpina del «Giornale de’ Letterati di Firenze» IV. Iacobi Bruckeri, ecc. Historia critica Philosophiae a Mundi incunabulis ad nostram usque aetatem deductae, p. 66-90; VI. Theodori Dassovi, ecc. cioè: Antichità ebraiche illustrate da Teodoro Dassovio, p. 108-122. Elogi: I. di Giovanni Barbeyrac, professore di Ius pubblico a Groninga, e membro della Società Reale di Berlino. Parigi, Liegi, Bruxelles, Aia, Amsterdam, Olomouc «GdlF», IV, iv, 1745 (1747) / I. Voyages de Mr. Shaw M.D. dans plusieurs provinces de la Barberie et du Levant, etc. cioè: Viaggi del Sig. Shaw M. D. di Mediina in diverse provincie do Barberìa, e di Levante contenenti dell’osservazioni geografiche, fisiche, filologiche, e miste sopra i regni d’Algieri, e di Tunisi, sopra la Sorìa, l’Egitto, e l’Arabia Petrea, con delle carte, e delle figure, tradotti dall’inglese, ecc. all’Aia appressio Gio: Noaulme, 1743, p. 5-37; II. Histoire de Cicerone, ecc.cioè: Istoria di Cicerone del Sig. Morabin, p. 38-66; III. Iacobi Bruckeri ecc. Historia critica Philosophiae a Mundi incunabulis ad nostram usque aetatem deductae etc., p. 67-92; I. Voyages de Monsr. [Thomas] Shaw, M. D. dans plusieurs provinces de la Barbarie et du Levant, contenant des observations géographiques, physiques, philologiques et melées sur les royaumes d’Alger et de Tunis, sur la Syrie, l’Egypte et l’Arabie Petrée. Avec des cartes et des figures. Traduits de l’anglois, à la Haye, chez Jean Neaulme, 1743.
Biblioteche in movimento 54 IV. Paradoxon Stoicum Aristonis Chii «ὅμοιον εἶναι τῷ αγαθῳ ὐποκριτήτὸν σοφον» apud Diogenem Laertium ecc. cioè: Paradosso stoico d’Aristone di Chio, che il Savio sia simile ad un buono Istrione presso Diogene Laerzio lib. VII sez. 160 illustrato con nuove osservazioni, nelle quali si spiegano molti luoghi d’antichi filosofi greci, e latini sopra quei filosofi, che si chiamavano istrioni, buffoni, e ippocriti, e si aggiunge a ciò l’istoira degli antichi italiani; del Sig. Giovanni Benedetto Carpzovio, Lipsia, 174*, p. 92-114; V. Haemestatique etc. cioè: Emestatica, ovvero la statica degli animali ecc. del Sig. Stefano Hales tradotta dal Sig. di Sauvages ecc., p. 115-129; VII. De Veteri Oratorib. Sacris applaudendi more, etc. cioè: Dell’antica costumanza di fare applauso agli oratori sacri del Sig. Enrico Gotliebo Richtiero di Dresda Rettpre della Scuola di Scufftenberg, Lipsia, 1744, p. 145-157; VIII. Men. Nicolai Carstens De Prudentia, et circumspectione in Tract. Hist. Eccles. Novi Testam. ecc. cioè: Della prudenza, e circospezione, che deve usarsi nella lettura de’ trattati d’istoria ecclesiastica del Nuovo Testamento del Sig. Men. Niccolò Carstens, Lipsia, 1745, p. 158-164. IV. Paradoxon Stoicum Aristonis Chii «ὅμοιον εἶναι τῷ αγαθῳ ὐποκριτήτὸν σοφον» apud Diogenem Laertium, libr. VII. Segm. CLX, novis observationibus illustratum, quibus simul varii variorum antiquorum philosophorum, graecorum, latinorumque loci explicantur philosophorum, qui a veteribus histriones, scurrae et hypocritae vocati sunt, histrionumque generatim historia traditur, opera Ioannis Benedicti Carpzov, Lipsiae, prostat apud Heredes Lanckisianos, 1742. VII. De veteri oratoribus sacris apllaudendi more ex historia christiana disserti. Et viro maxime, reverendo, amplissimo doctissimo domino M. Andreae Gottlob Schneidero verbi divini adhuc ministro in Betha et Naudorff nunc pirimario Senfftenbergensium pastori et Ephoriae Haynensis adiuncto novos honores observantiam testaturus gratulatur M. Henric. Gottlieb Richterus, Dresdensis Scholae Senfftenbergenisis Rector, Lipsiae, impressit Io. Christianus Langenhemius, 1744. VIII: Menon. Nicol. Carstens Eccles. Cathedr. Lubecens, Meditationum subsecivarum specimen primum sive De prudentia et circumspectione in tract. Hist. eccles. N. T. sedulo adhibenda commentatio, qua cautelae nonnullae tum generales, tum speciales ad eam promovendam et excolendam observatu necessariae judicatae explicantur et illustrantur, Lubecae, sumptibus Petr. Böckmann, 1743. / Parigi, Pietroburgo, Olomouc
55 La biblioteca transalpina del «Giornale de’ Letterati di Firenze» «GdlF», V, i, 1746 (1748) / I. Voyages de Mr. Shaw dans plusieurs Provinces de la Barberie, et du Levant etc., p. 5-29; III. Haemestatique etc. cioè Emestatica, ovvero la statica degl’Animali, ecc. del Signor Stefano Hales, tradotta dal Signor di Sauvages ecc., p. 45-63; IV. Histoire de Ciceron etc., cioè Istoria di Cicerone del Sig. Morabin, p. 64-81; V. Dissertations sur les Apparitions des Anges etc., cioè: Dissertazioni sopra le apparizioni degl’angeli, de’ demoni, e degli spiriti, e sopra gli morti, che ritornano, e vampiri d’Ungheria, di Boemia, di Moravia, e di Slesia. Del R.P.D. Agostino Calmet religioso benedettino, e abbate di Senones nella Lorena. A Parigi presso Bure il maggiore, 1746, p. 82-102; VII. Iacobi Brukeri etc., Historia critica Philosophiae a Mundi incunabulis ad nostra usque aetatm deductae etc., p., 146-169; VIII. Men. Nicolai Carstens etc. Coniecturae de Asiarchis, etc. cioè Osservazioni, e congetture sopra gli Asiarchi amici di S. Paolo rammentati nel capo XIX degl’Atti Apostolici. Del Sig. Men. Niccolò Carstens, Lubeca, 1744, p. 170-183. Elogi: I. di Cristiano Eberardo Weismanno, dottore di Teologia, professore pubblico nell’Università di Tubinga, decano della Chiesa e soprintendente dello stipendio ducale teologico; V. Dissertations sur les apparitions des anges, des demons et des esprits. Et sur les revenans et vampires. De Hongrie, de Boheme, de Moravie et de Silesie. Par le R. P. Dom Augustin Calmet, religieux benedictin et abbé de Senones en Lorraine, à Paris, chez De Bure, 1746.
Biblioteche in movimento 62 e V, I-III). Ancora, il canale diretto con i dotti della Repubblica delle lettere d’oltremanica, collega L. F. Norden, esploratore di origini danesi ma adottato dagli inglesi della Royal Society, alla traduzione, probabilmente fittizia come molte opere originali pubblicate nel Settecento, Voyages de M. Shaw dans plusieurs provinces de la Barbarie et du Levant. Del Norden, che non fece in tempo a vedere la pubblicazione del suo Voyage d’Egypte et de Nubie (Copenaghen, 1755), il «Giornale» recensì però, proprio come articolo di apertura del primissimo tomo, i Drawings of Some Ruins and Colossal Statues at Thebes in Egypt (1741), primo frutto del viaggio in Oriente di Norden alla fine degli anni Trenta. Per concludere, questo sguardo che per ora si è limitato a descrivere solamente la superficie dell’iniziativa periodica di Lorenzo Mehus, ci spinge a credere che il «Giornale», più che un’esigenza erudita del dotto fiorentino appassionato umanista, sia invece una cartina di tornasole del contesto culturale vicino agli ambienti di Philipp von Stosch: infatti, anche solo da una rapida lettura dei titoli recensiti dal «Giornale de’ letterati di Firenze» ci si accorge che la ‘biblioteca transalpina’ del periodico riproduce, molto probabilmente, gli scaffali della libreria del Barone, raccontandoci un po’ di più di una Firenze a trazione massonica che acquisirà ancor più vigore nella seconda metà e alla fine del Secolo. Un racconto che forse, a questo punto, varrà la pena di approfondire in futuro, entrando ancor di più nella rete intellettuale che conduce e allo stesso tempo riparte dal «Giornale de’ letterati di Firenze». Bibliografia Barbolani di Montauto 2004 = Novella Barbolani di Montauto, Livio Mehus, in La pittura di paesaggio in Italia. Il Seicento, Milano, Electa, 2004. Barsanti 1974 = Danilo Barsanti, Il Giornale dei letterarti di Firenze e Pisa, «Ricerche storiche», IV/1 (1974), p. 297-325. Bibliotheca Stoschiana 1758 = Bibliotheca Stoschiana sive Catalogus librorum Bibliothecae Philippi Baron de Stosch, Lucca, Giusti, 1758. Borroni Salvadori 1978 = Fabia Borroni Salvadori, Tra la fine del Granducato e la Reggenza. Filippo Stosch a Firenze, «Annali della Scuola normale superiore, classe di lettere e filosofia», vIII (1978), p. 565-614. Cardini 2022 = Roberto Cardini, La raccolta Mehus della Riccardiana. Genesi e ragioni di una ricerca, «Moderni e Antichi. Quaderni del Centro Studi sul Classicismo» serie 2, Iv (2022), p. 75-89. Evans 1932 = Arthur William Evans, Warburton and the Warburtonians. A Studdy in Some Eighteenth-Century Controversies, London, Oxford University Press, 1932.
63 La biblioteca transalpina del «Giornale de’ Letterati di Firenze» Fera 2002 = Vincenzo Fera, Per una storia della filologia umanistica a Firenze nel Settecento: Bandini e Poliziano, in Rosario Pintaudi (ed.), Un erudito del Settecento. Angelo Maria Bandini, Messina, Sicania, 2002, 71-94. Flori 2009 = Maria Chiara Flori, Mehus, Lorenzo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 73, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2009, online. Forner 2024a = Fabio Forner, La riflessione linguistica nei giornali eruditi del XVIII secolo: le Novelle letterarie, in Tradizioni del discorso sulla lingua nella stampa periodica italiana dal Settecento a oggi, a cura di Raphael Merida, Fabio Ruggiano, Sabine Schwarze, Berlin, Bruxelles, Chennai, Lausanne, New York, Oxford, Peter Lang, 2024, p. 229-246. Forner 2024b = Fabio Sind die italienischen Gelehrtenzeitschriften des 18. Jahrhunderts ein noch aktuelles Modell für die wissenschaftliche Kommunikation? Vergleichende Überlegungen anhand zweier Beispiele, in Das Erbe der Aufklärung. Aktualität, Historiographie und Re-Lektüren. L’héritage des Lumières. Actualités, historiographies et relectures, hrsg. von Rotraud von Kulessa, Vanessa de Senarclens, Stefanie Stockhorst, Hannover, Wehrhahn Verlag, 2024, p. 203223. Foscolo 1958 = Ugo Foscolo, Intorno ad antiquari e critici, in Id., Saggi di letteratura italiana, parte II, a cura di C. Foligno, Firenze, Le Monnier, 1958, p. 314. «GdlF» = «Giornale de’ letterati pubblicato in Firenze» Lewis 1961 = Lesley Lewis, Connoisseurs and Secret Agents in Eighteenth Century Rome, London, Chatto & Windus, 1961. Livio Mehus 2000 = Livio Mehus. Un pittore barocco alla corte dei Medici 16271691, Catalogo della mostra a cura di Marco Chiarini, Livorno, Sillabe, 2000. Lorenzo Mehus 2022 = Lorenzo Mehus, in «Moderni e Antichi. Quaderni del Centro Studi sul Classicismo» s. 2, Iv (2022), p. 75-250. Maffei 2009 = Scipione Maffei, Letterati d’Italia. Introduzione al «Giornale» (1710), a cura di Francesca Brunetti, con un saggio di Cesare De Michelis, Venezia, Marsilio. Nicoletti 2002 = Giuseppe Nicoletti, Orientamenti di poetica e frequentazioni di letteratura contemporanea nelle «Novelle letterarie» di Giovanni Lami (1740– 1769), in: Giuseppe Nicoletti, (ed.), Periodici toscani del Settecento: studi e ricerche, Firenze, Cadmo, 2002, p. 13-47. Nicoletti 2008 = Giuseppe Nicoletti, Erudizione e letteratura nei periodici toscani del Settecento, in: Silvia Capecchi (ed.), Giornali del Settecento fra Granducato e legazioni. Atti del convegno di studi, Firenze, 17– 19 maggio 2006, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2008, p. 3-20. Pasta 2019 = Renato Pasta, in Dizionario Biografico degli Italiani, v. 94, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2019, online. Pult Quaglia 2003 = Anna Maria Pult Quaglia, Le «Novelle letterarie» e la cultura agronomica da Giovanni Lami a Marco Lastri, in Carlo Ossola, Marcello Verga, Maria Antonietta Visceglia, (ed.), Religione, cultura e politica nell’Europa dell’età moderna. Studi offerti a Mario Rosa dagli amici, Firenze, Olschki, 2003, p. 559569.
Biblioteche in movimento 64 Ricuperati 1976 = Giuseppe Ricuperati, Geografia e storia dei giornali italiani nella seconda metà del Settecento, II. Il giornalismo toscano dalla Reggenza al «buon governo» di Pietro Leopoldo, in Valerio Castronovo, Giuseppe Ricuperati, Carlo Capra, La stampa italiana dal Cinquecento all’Ottocento, introduzione di N. Tranfaglia, Bari-Roma, Laterza, 1976, p. 282-297. Rosa 1956= Mario Rosa, Atteggiamenti culturali e religiosi di Giovanni Lami nelle «Novelle Letterarie», «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Lettere, Storia e Filosofia», XXV, 3/4 (1956), p. 260-333. Rosa 1962 = Mario Rosa, Per la storia dell’erudizione toscana del 1700: profilo di Lorenzo Mehus, «Annali della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari dell’università di Roma», II (1962), p. 41-96. Sabba 2018 = Fiammetta Sabba, I periodici bibliografici italiani dalle origini, «Bibliothecae.it», VII (2018), 2, p. 23-55 Viola 2001 = Corrado Viola, Tradizioni letterarie a confronto. Italia e Francia nella polemica Orsi-Bouhours, Verona, Fiorini, 2001. Walpole 1954-1967 = Horace Walpole’s Correspondence with Sir Horace Mann, a cura di Wilmarth Sheldon Lewis, Warren Hunting Smith, George L. Lam, vol. XVII-XXI, London-Cambridge, Yale University Press, 1954-1967. Young 2004 = Warburton, William, in Oxford Dictionary of National Biography, a cura di B.W. Young, 2004, online [DOI: https://doi.org/10.1093/ ref:odnb/28680].
Fiammetta Sabba – Alessia Bergamini * le traduzIonI dI opere odeporIche: casI e contestI 1 Abstract Il saggio esplora il ruolo delle traduzioni nell’ambito della letteratura odeporica del Settecento, evidenziando come tali operazioni editoriali non si limitassero alla semplice trasposizione linguistica, ma costituissero vere e proprie riscritture culturali. L’analisi prende avvio dalla collezione di Angiolo Tursi presso la Biblioteca Nazionale Marciana mettendo in luce fenomeni editoriali legati alla diffusione multilingue delle opere di viaggio. Traduttori ed editori agiscono da mediatori culturali intervenendo sul testo e sul paratesto per adattarlo alle esigenze della cultura ricevente. Vengono messe in risalto la materialità del libro, la funzione performativa della traduzione e il ruolo attivo dei lettori nella ricezione. Attraverso il confronto tra diverse edizioni e lingue (inglese, francese, tedesco, italiano, olandese) emergono le strategie editoriali e i limiti imposti da censura e mercato. I casi studio di Martyn, Stolberg e Misson dimostrano come le traduzioni contribuiscano a una circolazione transnazionale delle idee, rivelando la ricchezza dei processi di negoziazione culturale e la centralità del traduttore nell’editoria moderna. Parole chiave: Traduzione; Letteratura di viaggio; Mediazione culturale. Abstract This paper investigates the role of translations within eighteenth-century travel literature, emphasizing how such editorial practices went beyond mere linguistic conversion to become acts of cultural rewriting. Drawing on the Angiolo Tursi collection at the Biblioteca Nazionale Marciana, the study highlights multilingual publishing phenomena and the impact of translations on the dissemination of travel texts. Translators and publishers functioned as cultural mediators, adapting both text and paratext to suit the receiving culture. The materiality of the book, the performative nature of translation, * Università di Bologna. 1 A Fiammetta Sabba si deve la responsabilità dei paragrafi 1 e 4, ad Alessia Bergamini del 2, è comune alle due autrici il 3.
Biblioteche in movimento 66 and the reader’s interpretative role are examined. By comparing editions in English, French, German, Italian, and Dutch, the article uncovers publishing strategies and the constraints imposed by censorship and market forces. The case studies of Martyn, Stolberg, and Misson illustrate how translations facilitated transnational circulation of ideas, revealing the complexity of cultural negotiation and the translator’s pivotal role in shaping modern print culture. Keywords: Translation; Travel literature; Cultural mediation. 1. Traduttori e traduzioni nel contesto dell’odeporica Oggetto di studio del progetto LibMovIt è il quadro socioculturale europeo settecentesco nel quale la biblioteca come istituzione ha acquisito una dimensione storica e sociale, pubblica e dinamica, ricostruibile attraverso le fonti documentarie relative all’esperienza del ‘viaggio erudito’ del Grand Tour. La massa di informazioni derivate dalle attività svolte in particolare sulla collezione di Angiolo Tursi conservata presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia ha consentito di percorrere ulteriori piste di ricerca rispetto a quelle inizialmente programmate; così è stato, ad esempio, possibile analizzare anche alcune fenomenologie editoriali di particolare interesse relative ad una eventuale comunanza di pratiche e a contesti interpretativi, ideologici e materiali che possano avere orientato talune proposte e strategie degli editori, l’attività di determinati gruppi sociali, e, conseguentemente, l’appropriazione e l’uso dei testi da parte di questi.2 Una indagine di grande rilievo per la storia del libro, a cui la letteratura di viaggio ha potuto contribuire per la sua natura multilingue e interculturale, riguarda le traduzioni, ossia la lingua utilizzata nelle varie edizioni di opere odeporiche, da quella originale a successive edizioni di loro traduzioni. La resa di un’opera in una lingua altra, però, e va presto chiarito, non è mai mera trasposizione testuale da una glossa all’altra, ma ha una potenziale natura performativa; a maggior ragione quella di una scrittura di viaggio in particolare potrebbe, perciò, venire inclusa nell’ampia categoria delle riscritture culturali, che possono anche configurarsi come testi autonomi laddove siano in grado di rappresentare l’originale trasportandolo entro i confini della cultura ricevente, attualizzandone e contestualizzandone i significati di partenza mentre arricchiscono la cultura di destinazione. Viaggiatore e traduttore, oltretutto, se ci si riflette, compiono simili ‘atti letterari’ nell’impegno etico di riprodurre 2 Cfr. Leggere in Europa 2023, p. 16-17. Si veda anche: Sabba - Gonnelli 2025, p. 22-23.
67 Le traduzioni di opere odeporiche: casi e contesti quell’alterità potenzialmente percepita come incommensurabile, ma allo stesso tempo modellata dalle ipotesi specifiche regolate dal sistema culturale a cui essi appartengono.3 Proprio nel Settecento, il secolo dell’esplosione del Grand Tour, si assistette ad un proliferare di edizioni di una stessa opera, che presentavano traduzioni, riscritture con correzioni o anche soltanto aggiunte, destinate ad allargare il pubblico di lettori e ad acquisirne quella fetta che magari non aveva avuto modo di accedere all’edizione originale o che poteva avervi trovato elementi ostativi alla sua lettura.4 Editori e traduttori hanno, dunque, agito, in questi casi, da ‘mediatori culturali’ attraverso le traduzioni appunto, ma anche interventi testuali su termini e concetti, sull’organizzazione strutturale in capitoli e paragrafi, oppure mediante richiami inseriti nel testo, note e commenti a margine, o ancora, modificandone l’assetto peritestuale con l’inserimento di un apparato iconografico o cartografico, e di prefazioni, dediche, indici di vario tipo, e appendici con contributi di altri autori o con documenti ritenuti utili.5 Come si può evincere da questi esempi tecnici, anche quello della materialità è un tema nient’affatto marginale, perché fortemente collegato alla varietà delle manifestazioni editoriali dei testi; va ricordato, infatti, che le opere non nascono già libro, ma sono i testi che diventano libri quando gli editori li trasformano mediando tra autore e possibile lettore, attraverso la scelta, ad esempio, delle forme, dei formati e dei supporti materiali, ma anche dei margini, delle illustrazioni e della grafica della copertina, tutti elementi che hanno un rapporto con fattori ideologici e pedagogici condizionanti le modalità di lettura.6 3 Il case study della letteratura di viaggio e sue traduzioni era già stato sperimentato, sebbene limitato a viaggiatrici e traduttrici, in: Agorni 2004 (riguardo alle affermazioni del testo si vedano in particolare le p. 117-141). 4 Al riguardo si veda il caso portato nel capitolo 3.3. di questo contributo degli editori Willem van de Watere e Jacob van Poolsum che a Utrecht stampano una stessa opera prima in francese poi in olandese. 5 Cfr. Leggere in Europa 2023, p. 21 e Castagnino 2023, p. 141-164. 6 Cfr. Pickford - Martin 2013. L’articolo cerca di dimostrare le potenzialità di una sinergia tra gli studi sulla traduzione e la storia del libro, soprattutto sotto il profilo sociologico-culturale, appoggiandosi alla teoria di fine anni ’70 del secolo scorso tracciata da Hans Vermeer, secondo la quale nella storia del libro ci si debba approcciare ad ogni traduzione non soltanto come testo, oggetto quindi immateriale, ma soprattutto come oggetto materiale, considerandone il peritesto e l’epitesto come prova della specifica pubblicazione e dello scopo editoriale e commerciale. Secondo gli autori dell’articolo la prospettiva corretta a cui deve aspirare la storia del libro allorché si cimenti sul tema della traduzione è quella storiografica e transnazionale. Per chiarire, il materiale peritestuale è il materiale generato dall’autore o dall’editore che accompagna il testo vero e proprio all’interno del volume rilegato (prefazioni, illustrazioni, titoli e così via), mentre l’epitesto è costituito da materiale al di là dei limiti del singolo volume (interviste all’autore, lettere, critiche…). Cfr. Genette 1987.
Biblioteche in movimento 68 Tra questi interventi di trasformazione e mediazione c’è appunto anche quello della traduzione, la cui funzione è pura manifestazione della mobilità dei testi rispetto al punto di partenza, ossia rispetto al testo voluto e immaginato dall’autore; questo, infatti, come su accennato, scrive i testi non i libri, perché il libro non è quasi mai l’atto individuale di uno solo, ma vi collaborano redattori, correttori di bozze, stampatori, finanziatori, e appunto traduttori.7 Le traduzioni nel Settecento traggono impulso dalla crescita dell’alfabetizzazione, ma anche da un ampliamento e da una diversificazione dei consumi culturali dei lettori, con conseguente sviluppo di una certa capacità critico-letteraria da parte di sempre più numerose classi di lettori a cui hanno particolare interesse a rispondere gli editori,8 che si inseriscono in questo processo proprio per contribuire alla circolazione mediata di testi di pubblica utilità per alcune ampie fasce di popolazione, oltre che per arricchire strategicamente i propri cataloghi, adattandosi, attraverso le traduzioni e anche le collane, a questi nuovi consumatori, e di sovente anticipandone gusti che si sarebbero concretizzati successivamente. Le traduzioni diventano quindi parte di complessi processi di ‘negoziazione culturale’, e ciò avviene, in particolare, attraverso gli interventi para e peritestuali. Confrontare le traduzioni può rivelarsi, dunque, un complesso ma fruttuoso laboratorio sociologico, culturale, letterario, ma anche concettuale, e perciò foriero di elementi concreti per definire i linguaggi filosofici ed economicopolitici europei dell’età moderna.9 La traduzione, in questo senso, infatti, è la lettura dell’originale fatta dal traduttore. Ciò non è senza conseguenze, perché spesso l’originale e la sua traduzione risultano qualitativamente diversi: il primo nasce dalla scrittura, mentre alla seconda si giunge dopo una attenta lettura e includendo tutto ciò che l’atto del leggere presume in termini di cultura, disposizioni sentimentali, memoria e anche reciprocità. Il traduttore, che rispetto all’originale è appunto un lettore, partecipa a questo slancio di reciprocità di fronte al testo; pertanto, la sua traduzione è da un lato la restituzione di un senso, e dall’altro l’intervento personale, riflessivo e creativo su questo senso. Ciò che il lettore di una traduzione ha nelle mani, quindi, non è mai un originale, o una copia di esso, ma le ‘note marginali’ di un buon lettore sulle pagine dell’autore, rappresentative a loro modo della circolazione delle idee in età moderna. Conseguentemente, andrebbe dedicata maggiore attenzione al ruolo storico del traduttore, e alle diverse personalità intellettuali che, per 7 Chartier 2015. Sul tema della ‘liquidità’ dei testi cfr. anche Chartier 2020. 8 Cfr. in particolare Guadagnino 2014. Sul rapporto tra l’aumento dell’alfabetizzazione nel Settecento e le strategie editoriali: Il libro 2016; Barbier 2018, p. 323-336; Plebani 2023. 9 Nello specifico, questa parte è stata oggetto di studio dell’unità 2 CNRILIESI. Cfr. Bianchini - Mancini - Sabba 2024; Mancini - Congregati 2025.
69 Le traduzioni di opere odeporiche: casi e contesti obiettivi e con metodi spesso molto diversi, hanno determinato l’incidenza di autori e testi in contesti culturali diversificati, perché è chiaro che il tema delle traduzioni costituisce un versante non secondario nel quadro di una riflessione sulla ‘diversità’ culturale.10 Sebbene la traduzione sia fondamentale per la trasmissione delle idee, la storia della traduzione è stata generalmente trascurata dagli storici, che l’hanno lasciata agli specialisti di letteratura e lingue, mentre essa è a pieno diritto parte degli studi di storia culturale, in quanto non si traduce meramente da una lingua all’altra ma da un cultura all’altra, collaborando alla creazione di una conoscenza naturale e al passaggio da una dimensione locale a un sapere universale.11 Di ciò ormai si occupano in particolare i ‘Translation Studies’ che, rafforzatisi negli ultimi due decenni, hanno definito la traduzione come un problema storiografico in quanto prodotto di un sistema culturale che interessa non soltanto il testo in sé ma anche il suo contesto di produzione e quello di ricezione e quindi i processi e le strategie di negoziazione tra editori, sostenitori, mecenati, autori e traduttori.12 Da tenere ben presente è anche l’aspetto temporale, e ad esempio il cinquantennio di passaggio tra due epoche che segnò la graduale fine del vecchio modello editoriale, del quale, infatti, mutarono i processi in relazione all’emergenza di nuove pratiche di lettura, influenzando di riflesso anche il valore e il significato delle traduzioni.13 Ogni contesto linguistico ha, inoltre, le sue caratterizzazioni, condizionanti a loro volta anche la qualità tecnica delle traduzioni; ciò è assai più complesso in alcuni casi, come ad esempio quello della trasposizione di un testo dal francese al tedesco, quindi per un pubblico non francofono come in origine ma germanofono (pensiamo soltanto alla qualità retorica che presentano i testi francesi e di contro alla vantaggiosa caratteristica semantica della lingua tedesca in grado di riunire in un’unica espressione molteplici idee), situazione ancor più complicata nell’eventualità che si decidesse di adottare caratteri tipografici gotici.14 Tuttavia, per non applicare una eccessiva semplificazione delle varie realtà linguistico-letterarie implicate, va evidenziato che ciascuna ha caratteri propri legati al singolo contesto di produzione editoriale e commerciale e a quello di consumo, che definivano e regolavano la circolazione dei libri, a partire dall’individuazione dei testi più idonei a venir tradotti e introdotti in un mercato o in un circuito internazionale in base alla conoscenza delle lingue e alle sensibilità intellettuali legate a specifici autori, opere o tematiche.15 10 Cfr. Le Blanc 2007, p. 16. 11 Cfr. Burke - Hisia 2007. 12 Cfr. almeno Cultural Translation 2007, Oz-Salzberger 2008, quello di Kontler 2009 e le due importanti e ricche raccolte di saggi Traduzioni e circolazione 2004 e Traduzioni e circolazioni 2007. 13 Cfr. in particolare i contributi presenti in Histoire 1984. 14 Espagne 1997. 15 Prime occasioni di trattazione teorica complessiva sono: Traduzioni e
Biblioteche in movimento 70 2. Casi editoriali linguistici presenti nel Fondo Tursi Il punto di partenza di questo tipo di analisi condotta internamente al progetto è un dato quantitativo: nel campione censito costituito da 365 record16 ognuno dei quali corrisponde ad un volume fisico, è possibile individuare 137 autori,17 149 opere e 196 edizioni in francese, italiano, inglese, tedesco, latino e olandese.18 Nello specifico, per quanto riguarda la lingua di edizione, possiamo desumere la seguente partizione: Lingua Nr. edizioni Francese 94 Italiano 42 Inglese 38 Tedesco 13 Latino 2 Olandese 1 Italiano/Francese 5 Italiano/Spagnolo 1 Tabella 1. Suddivisione per lingua delle edizioni censite all’interno del Fondo Tursi. circolazione 2004 e Traduzioni e circolazioni 2007. 16 Si fa qui riferimento al lavoro dell’assegnista di ricerca Elena Gonnelli che ha utilizzato una griglia in Excel per registrare gli elementi notevoli di ogni volume censito, portando alla realizzazione dello schedone utilizzato poi come corpus per il lavoro delle fasi successive del progetto LibMovIt. Per un dettaglio sul metodo si veda: Sabba - Gonnelli 2025. 17 Gli autori qui inclusi sono certi da frontespizio, attribuiti dai repertori o da edizioni successive. Nel computo non sono inserite le opere che risultano anonime pure, quindi senza possibilità di desumere un autore. 18 Per verificare le specifiche delle edizioni presenti si può accedere alla query già impostata su wikibase: <https://tinyurl.com/yocns3zk> (Tutti i siti web sono stati consultati per l’ultima volta il 29 giugno 2025); qualora si volessero selezionare solo le edizioni che contengono citazioni riguardanti biblioteche, si può far riferimento alla pagina wikibase ‘opere lavorate’: <https://libmovit.wikibase.cloud/wiki/Opere_ lavorate>. Il lavoro di inserimento dati sulla piattaforma è stato condotto da Cristiana Paola dell’unità di ricerca LibMovIt afferente all’Università di Pavia.
71 Le traduzioni di opere odeporiche: casi e contesti Lingua edizioni Francese Italiano Inglese Tedesco Latino Olandese Italiano/Francese Italiano/Spagnolo Figura 1.Grafico a torta dei dati presentati nella Tabella 1. Le opere in edizioni con diverse lingue rappresentate in questo dataset sono le seguenti: — Jean Jacques Barthélemy, Travels in Italy, by the late abbé Barthelemy, author of the Travels of Anacharsis the younger; in a series of letters written to the celebrated count Caylus. With an appendix, containing several pieces never before published, by the abbé Winkelmann, fater Jacquier, the abbé Zarillo, and other learned men. Translated from the French, London, printed for G. and J. Robinson, Paternoster-row, by S. Hamilton, FalconCourt, Fleet-Street, 1802.19 — Jean Jacques Barthélemy, Voyage en Italie de M. l‘abbé Barthelemy, ... imprimé sur ses lettres originales écrites au comte de Caylus: avec un appendice, où se trouvent des morceaux inédits de Winckelmann, du P. Jacquier, de l‘abbé Zarillo, ... publié par A. Sérieys, Seconde edition, augmentée d‘une notice sur madame de Choiseul, A Paris, chez F. Buisson, imprim., libraire, rue Hautefeuille, n. 20, an X, 1802.20 — Henry Swinburne, Travels in the two Sicilies, by Henry Swinburne, Esq. in the years 1777, 1778, 1779, and 1780, Dublin, printed for Messrs. Price, Sleater, Whitestone, R. Cross, Colles, Walker, Beatty, White, Burton, Byrne 19 Un esemplare si trova conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana (da ora in poi BNM), inv. 240437, coll. TURSI IV.2 BAR 1. 20 La BNM possiede due esemplari nel Fondo Tursi: inv. 203771, coll. TURSI IV.2 BAR 3; inv. 212553, coll. TURSI IV.2 BAR 4.
Biblioteche in movimento 78 3.2. FrIedrIch leopold graF zu stolberg-stolberg Friedrich Leopold Graf zu Stolberg-Stolberg (1750-1819) 47 fu un poeta, giurista e traduttore tedesco, figlio di un magistrato danese del casato di Stolberg. Al termine degli studi viaggiò con il fratello in Svizzera in compagnia di Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832). Divenne in seguito ambasciatore della Danimarca presso la corte prussiana e con la seconda moglie, la contessa Sofia von Redern (1765-1842), intraprese nel 1791 il Grand Tour in Germania, Svizzera e Italia, documentando il viaggio attraverso una serie di lettere. Tra le sue opere più note si annoverano i componimenti poetici, le traduzioni e le lettere pubblicate postume tra il 1820 e il 1825, ma in realtà si rivela molto interessante anche l’opera odeporica che pubblicò in forma epistolare e che successivamente vide una traduzione in inglese a cui seguirono ristampe e riedizioni.48 Nel corpus di lavoro sul Fondo Tursi sono presenti la prima edizione in tedesco (Königsberg und Leipzig, F. Nicolovius, 1794-1797) e la traduzione in inglese (London, G.G. and J. Robinson, 1796-1797): le due edizioni differiscono innanzitutto per la struttura materiale, in quanto la prima si articola in quattro volumi mentre la seconda in due, variazione che si deve alla scelta dei caratteri di stampa e di un diverso formato, la prima in 8° e la traduzione in 4°; nell’edizione inglese, inoltre, è presente anche un apparato iconografico di discreto impatto estetico, composto da 19 tavole illustrate e da una carta geografica. Nel frontespizio dell’edizione inglese la responsabilità della traduzione è attribuita a Thomas Holcroft (1745-1809),49 personaggio che compone anche una encomiastica prefazione dell’opera, nella quale presenta questo testo come una testimonianza di grande interesse. In essa, però, vengono anche mosse critiche alle traduzioni dell’odeporica: si spiegano le difficoltà del lavoro di traduzione della letteratura di viaggio che, come questa di Stolberg, sono il risultato delle osservazioni di un viaggiatore spesso frettoloso e audace, che fa utilizzo libero di termini tecnici sconosciuti anche ai dizionari coniando parole con una sorta di licenza poetica. Il traduttore in questi casi si trova in un vero e proprio labirinto testuale da ricomporre sul piano della costruzione grammaticale, dell’ortografia licenziosa e dell’idioma complesso della lingua tedesca; tuttavia, egli è certamente facilitato dal fatto di conoscere alcuni 47 Di Matteo 2000, p. 192-195. 48 Cento 2000, p. 138. 49 Holcroft fu uno scrittore e drammaturgo inglese, che ottenne maggiore successo dopo la morte a causa dell’arresto per tradimento nel 1794; scarcerato l’anno successivo, furono infruttuosi i suoi tentativi di tornare alla ribalta e probabilmente dovette accontentarsi di svolgere attività di traduzione come nel caso che si presenta. Riguardo all’attività di Holcroft come traduttore: Colby 1923.
79 Le traduzioni di opere odeporiche: casi e contesti argomenti trattati, ma in generale quando non ne ha padronanza, scrive, converrebbe accennarli soltanto piuttosto che descriverli. Il traduttore è anche paradossalmente combattuto se scovare errori dell’autore o evitare di farlo, difendendolo quindi, o sottoponendolo alle critiche per poter meglio istruire gli altri, desiderosi di essere divertiti e informati qualsiasi siano i motivi personali o la professione che ne animano l’interesse. In tal caso, il traduttore rinuncerebbe all’amor proprio, alla codardia, all’inganno e all’imbecillità. Un altro dilemma che insidia chi traduce riguarda il sostenere o disapprovare opinioni dell’autore che contengono pregiudizi nazionali, a favore ad esempio della Germania o della Francia in quel momento evidentemente rafforzate dalla guerra in atto tra i paesi più frequentati, con turbolenze, crimini e massacri, fatti meritevoli di una censura morale. Tuttavia, precisa che il conte aveva più volte ricordato come gli individui non fossero una nazione, e che pertanto si dovrebbero sempre e comunque tener presenti vizi, virtù e valore per non trasformare il patriottismo stesso in veleno e per lasciare possibile l’incontro in fratellanza tra gli individui. Inoltre, al di là delle opinioni personali, scrittore e traduttore, ma anche lettore, devono essere liberi di possedere, scrivere o leggere anche libri distanti dal proprio pensiero per non essere autoreferenziali o imparziali; la strada dell’approccio ampio e senza ostacoli è così la strada della ricerca, e anche quando nel progresso della ricerca il conflitto è ammesso, esso non lascia necessariamente acredine. Secondo Holcroft tradurre pedissequamente è impossibile: in realtà, infatti, non sono le parole che contano, quanto assorbire e restituire le sensazioni dell’autore, evitando le situazioni fuori contesto di ricezione come, ad esempio, una metafora che da una lingua all’altra può diventare incomprensibile o ridicola, così come parti poetiche che possono apparire poco piacevoli o deprecabili perché nei loro effetti suggestivi sono legate al territorio di produzione. Infine, si sofferma sull’importanza degli indici per la consultazione e sul tempo che richiede confezionarli, dichiarando che proprio egli, sebbene non fosse tra i compiti di un traduttore, aveva provveduto a prepararli per arricchire enormemente la pubblicazione e permettere una ‘conoscenza combinata’ del suo contenuto. Tuttavia Holcroft, prima di introdurre il lettore nell’opera di Stolberg, ci tiene a sottolineare e rivendicare il suo lavoro, in tutte le fasi e nella sua complessità, dimostrando piena consapevolezza dei distinti ruoli, compiti e meriti coinvolti in questa catena editoriale. Pur non trovandosi nella collezione Tursi, si dà conto dell’esistenza anche di una versione in svedese del Reise di Stolberg: — Friedrich Leopold Graf zu Stolberg-Stolberg, Resa genom Italien och Neapel af Fridric Leopold Grefr af Stolberg, Sammandrag Ófwersättning, Stockholm, Tryckt i Kongl Ordens Tryckeriet hos Aseforen, Johan Pfeiffer, 1796.
Biblioteche in movimento 80 In questo caso, nel frontespizio si legge ‘Sammandrag Ófwersättning’, che può essere inteso come l’indicazione di una traduzione riassuntiva e ridotta dell’opera originale. La prefazione di questa edizione viene firmata dall’editore Samuel Ödmann (1750-1829),50 che introduce l’autore e il suo lavoro, facendo direttamente riferimento all’edizione tedesca finita di pubblicare nel 1795 a Rönigsberg e Lipsia, un elemento che rimarca quanto gli operatori del mondo editoriale fossero attenti e attivi nel sondare il mercato librario europeo, per poi sottolineare la preziosità dell’edizione svedese dovuta anche alla ricca presenza di incisioni su rame.51 3.3. FrançoIs maXImIlIen mIsson François Maximilien Misson (1650-1722) è stato uno scrittore, viaggiatore e intellettuale francese di origini ugonotte. Costretto a lasciare la Francia a causa delle persecuzioni religiose seguite alla revoca dell’Editto di Nantes, si rifugiò in Inghilterra, dove trovò protezione e iniziò la sua attività letteraria. Il suo viaggio in Italia si colloca alla fine del XVII secolo, svolto in qualità di tutore del Conte d’Arran, che egli accompagna tra Olanda, Germania e Italia.52 A seguito di questo Grand Tour esce il suo Nouveau voyage d’Italie (1° edizione 1691), un’opera fondamentale all’interno della letteratura odeporica europea, in cui unisce osservazioni erudite, note storiche e riflessioni morali in uno stile vivace e personale. Il suo lavoro influenzò, infatti, a lungo il genere del viaggio e venne più volte edito e tradotto, in francese, inglese, tedesco e olandese.53 La prima edizione in due volumi (La Haye, chez Henri van Bulderen, 1691) non porta il nome dell’autore nel frontespizio ma solo a conclusione della dedica a Charles Butler Conte d’Arran, dove si legge «Vostre treshumble & tres obeïssant ferviteur Maximilien Misson Londres ce 1 Janvier 1691». Da notare che questa prima edizione risulta priva di privilegio di stampa, mentre a partire dalla seconda (La Haye, chez Henri van Bulderen, 1694) appare la dicitura «Avec Privilege de Nos Seigneurs, Les États de Hollande et de WestFrise», presente anche nelle due edizioni stampate all’Aia (conservate nel Fondo Tursi) che corrispondono alla quarta (1702) e alla quinta edizione (1717).54 Nel censimento si trova anche una versione in olandese (Utrecht, Willem van de 50 Teologo, naturalista e autore di inni di nazionalità svedese, lavorò alacremente anche come traduttore di letteratura di viaggio. 51 Datata «Uppsala, 24 luglio 1796». 52 Castiglione Minischetti - Dotoli - Musnik 2006, p. 151-153; Sabba 2018, p. 106-109. 53 Cfr.: Schudt 1959, p. 25-32; R.S. Pine-Coffin 1974, 688/2; Viaggi in Europa 1990, 453. 54 La terza edizione è del 1698.
81 Le traduzioni di opere odeporiche: casi e contesti Watere e Jacob van Poolsum, 1724), in realtà preceduta da una in francese pubblicata sempre dagli stessi editori due anni prima (Utrecht, Guillaume van de Water e Jaques van Poolsum, 1722); come si può ben intendere, gli editori sono gli stessi e, dopo alcune edizioni in francese, forse spinti dalla possibilità di vendere l’opera anche a quanti non avevano accesso alla lingua francofona, avevano deciso di tradurre l’opera in olandese.55 La quinta edizione stampata a Utrecht nel frontespizio riporta «Cinquieme Edition, plus ample & plus correcte que les les précédentes, enrichie de nouvelles figures et augmentée d’un quatrième volume traduit de l’Anglois, & contenant les Remarques que Monsieur Addison A faies dans son Voyage d’Italie», informazioni che possono essere comparate a quelle della versione in olandese, che, oltre all’aggiunta del testo di Addison riporta «vit het Frans na den vyfden druk vertaelt», ossia, “tradotta dal francese dopo la quinta edizione”. Per dare un quadro ancora più dettagliato delle traduzioni dei lavori di Misson bisogna considerare anche l’opera Reise nach Italien: Mit vilen neuen anmerckungen und figuren vermehret (Fritsch, Leipzig, 1713), nella cui prefazione, infatti, l’editore si premura di avvertire il lettore che non si tratta di un’opera nuova ma di una versione migliorata del Voyage originale di Misson, dove sono stati epurati gli errori e il testo è stato di nuovo tradotto per migliorarne la chiarezza senza tradire il senso dell’originale, oltre a venirvi ‘rinfrescati’ i contenuti togliendo le parti non più attuali e quindi poco utili al lettore. Questo si costituisce come un ulteriore esempio della forte e decisiva azione di editori, traduttori e, più in generale, di tutti i curatori di un’opera nelle diverse edizioni e traduzioni: il testo non rappresentava più un’entità intangibile, ma uno degli elementi tra i tanti che contribuivano alla costruzione di un prodotto editoriale destinato al mercato. Al di là delle intenzioni originarie dell’autore, ciò che emerge, infatti, è una gestione pragmatica dei contenuti, plasmati in funzione della loro utilità, attualità e spendibilità presso il pubblico del tempo, secondo logiche editoriali che privilegiavano l’efficacia comunicativa e commerciale rispetto alla fedeltà all’originale. Per quanto riguarda i repertori, lo Schudt in Italienreisen im 17. und 18. Jahrhundert 56 annovera 5 edizioni in francese (dopo la prima, 1694, 1698, 1702, 1722), e 3 traduzioni rispettivamente in inglese (1714), olandese (1704) e tedesco (1713), ma forse sono conteggi al ribasso perché in Viaggi in Europa (1990), Fiammetta Olschki, citando Borroni,57 enumera 11 edizioni francesi, 7 inglesi, 2 olandesi e 2 tedesche. Potrebbe risultare utile anche Le 55 Willem van de Water o Guillaume van de Water (1689-1713) e Jacob van Poolsum o Jaques van Poolsum (1701-1762): editori attivi principalmente a Utrecht. 56 Schudt 1959. 57 Borroni 1957.
Biblioteche in movimento 82 voyages Français en Italie des origines au XVIIIe siècle,58 che, tuttavia, citando in forma breve le edizioni, parrebbe moltiplicare le stampe fatte presso L’Aia e Utrecht, e sottostimare invece quelle inglesi. 4. Conclusioni Labile è stato a volte il confine tra mera traduzione, riscrittura, adattamento, e perfezionamento filologico dell’originale. Ciò è dipeso da alcune condizioni: prospettiva del traduttore, valutazione del contesto di ricezione, riformulazione del senso iniziale, esecuzione materiale del libro, concezione della traduzione come modello letterario a fronte di una tendenza generale a dubitare dello status letterario delle traduzioni etimologicamente subalterne dei testi originali allorché si valutasse la questione dell’autorialità della scrittura per la quale si è sempre attribuita una evidente superiorità all’originale sull’imitazione. In un secondo momento, però, le traduzioni erudite sono state poi riconosciute dal punto di vista della creatività, in particolare attraverso le glosse integrate alla traduzione, prova dell’erudizione storica e filologica del traduttore; tuttavia, questo viene attestato soltanto dalla posterità, cioè lato effetto lettura nel tempo, che fa istituire la traduzione quasi come testo originale e autonomo rispetto a quello di derivazione se ritenuto eccellente e fecondo nel contesto linguistico e culturale di ricezione.59 Nelle traduzioni, pertanto, il confine tra testo e paratesto risulta marcato, in quanto quest’ultimo è lo spazio privilegiato del traduttore per far sentire la propria voce e magari per far uscire allo scoperto l’autorialità del testo se in una edizione precedente si fosse optato per l’anonimato suo o dell’autore,60 oltre che per fornire informazioni come i criteri adottati per la traduzione, l’anticipazione sommaria dei contenuti dell’opera e il suo inquadramento letterario. Va tenuto conto, infatti, del ruolo effettivo del traduttore che agisce non da solo ma all’interno di una rete di collaborazione in uno specifico contesto sociale, culturale e politico.61 L’analisi delle edizioni odeporiche in rapporto alle traduzioni si è rivelata per tutto ciò una pista ricchissima e fertile, proprio in considerazione dei numerosi rapporti, contesti e processi che mette in luce e dei quali sono stati proprio i grandturisti i principali propulsori. 58 Castiglione Minischetti - Dotoli - Musnik 2006, p. 151-152. 59 Polet 1997. 60 Il case study dell’anonimato di edizioni odeporiche è affrontato in: Sabba - Gonnelli 2025. 61 Cfr. Agorni 2005, p. 819.
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Biblioteche in movimento 94 traduzioni, Pillori aveva avuto modo di conoscere e frequentare letterati del calibro di William Mason, autore del poema Elfrida che lo stesso abate aveva tradotto in italiano,13 nobili inglesi come David Murray – 2° conte di Mansfield e futuro ambasciatore inglese presso la corte francese – o come Charles Compton, conte di Northampton – dedicatario del Saggio sopra la critica della Poesia inglese di Alexander Pope14 – che oltre ad essere stato suo allievo, era diventato anche una sorta di guida per Pillori, suggerendogli un buon numero di opere inglesi e scozzesi da leggere per accrescere la sua conoscenza della cultura d’oltremanica. Alcuni esponenti della comunità inglese lo stimavano a tal punto da affidargli direttamente incarichi di traduzione, come fece George Nassau Clavering – il celebre lord Cowper – mecenate e protettore di letterati e scienziati, che gli commissionò una versione toscana dei libretti di due oratori di George Friedrich Haendel, Il Convito d’Alessandro e Il Messia.15 Tenendo presente quanto brevemente messo in evidenza, non stupisce il fatto che Gibbon avesse scelto proprio Antonio Pillori come suo insegnante, ritenendolo la persona più adatta non solo per migliorare le sue conoscenze della lingua di Dante, che aveva iniziato ad apprezzare e studiare cinque anni prima grazie a un altro celebre toscano, Filippo Mazzei,16 ma anche per aiutarlo a inserirsi nei più importanti ambienti culturali fiorentini.17 Lo storico londinese apprezzava, innanzitutto, il metodo di insegnamento dell’abate, che consisteva nel proporre in esercizi di lettura e di traduzione non solo di alcuni testi tradizionali e noti, come quelli di Ludovico Ariosto o Nicolò Machiavelli, ma anche di opere meno conosciute fuori dai confini della penisola, come le Relazioni del cardinale Giulio Bentivoglio, che illustravano la situazione politica e religiosa delle Fiandre, della Francia e della Danimarca,18 o il Museo fiorentino di Antonio Francesco Gori,19 un’opera che sarebbe stata piuttosto utile a Gibbon per organizzare le sue visite alla Galleria degli Uffizi. Tutti libri utili non solo per imparare la lingua, ma anche, almeno secondo Pillori, per comprendere meglio la cultura italiana. 13 «A sua Eccellenza Milord David Murray», in Mason 1774, p. 5. 14 «A sua Eccellenza il Signor Conte di Northampton, Barone Compton di Compton Pari d’Inghilterra», in Pope 1759, p. V-VI. 15 Cfr. Ryce 1990, soprattutto p. 62-71. 16 Rotta 1962, p. 350. 17 Gibbon stesso ricorda nel suo diario come Pillori fosse solito presenziare molto spesso alle cene e feste organizzate dal ministro britannico Horace Mann per i suoi connazionali in visita a Firenze, e come avesse anche avuto l’onore di essere raffigurato – con pochissime altre personalità toscane – in un quadro commissionato dal duca di York per celebrare il suo soggiorno nel Granducato. 18 Bentivoglio 1645. 19 Gori 1731-1766.
95 Biblioteche e viaggiatori nella Toscana settecentesca Dalle pagine del diario gibboniano si evince chiaramente, però, come il principale merito che egli riconosceva al suo maestro, fosse stato quello di averlo introdotto fin da subito nei principali milieux intellettuali toscani e di avergli presentato tutti quei letterati, eruditi e bibliotecari di vasta cultura e piacevole conversazione, che avrebbero potuto suggerirgli luoghi da visitare e offrirgli la possibilità di accedere alle più importanti biblioteche della città, nelle quali avrebbe potuto trovare documenti fondamentali per le sue ricerche e la sua formazione.20 Particolarmente apprezzate erano le cene che Pillori organizzava a casa sua e a cui prendevano parte alcuni dei più importanti importanti protagonisti del panorama culturale del periodo, con i quali Gibbon poteva conversare di arte, storia e scienza toscana.21 A fini del nostro discorso, però, il diario di viaggio dello storico londinese assume un’importanza nodale in quanto serbatoio di informazioni e di descrizioni molto dettagliate delle biblioteche visitate e dei documenti in esse conservati. Fin dai primi giorni di frequentazione, Gibbon chiede, infatti, a Pillori di aiutarlo nel suo tour bibliografico. La prima visita che l’abate aveva deciso di proporre al suo allievo, il 12 luglio, era stata quella alla collezione del Marchese Riccardi, conservata nel palazzo di famiglia e gestita all’epoca, in qualità di bibliotecario, da Giovanni Lami, letterato amico dell’abate e redattore delle «Novelle letterarie di Firenze», che Gibbon aveva già avuto occasione di incontrare una decina di giorni prima durante una delle cene che si tenevano a casa del suo maestro. Se, da un lato, durante la visita Gibbon era rimasto affascinato dalla stessa figura di Lami, un «savant d’une réputation très distinguée» con una grande capacità di intrattenere colte conversazioni e una profonda conoscenza della letteratura europea,22 dall’altro la sua attenzione era stata catturata sia dall’imponenza della biblioteca e della sua «grande et belle salle, dont le plafond est peint avec goût», sia dalla ricchezza del patrimonio documentario, composto da più di 1300 manoscritti e da libri rari e preziosi («livres imprimés qui n’y sont guère admis que sur le pied des 20 D’altro canto, come ricorda, tra gli altri, Emmanuelle Chapron, la pratica di visitare biblioteche era «étroitement liée au voyage d’Italie», dal momento che esse erano dei «lieux de travail autant que [des] points d’ancrage de la sociabilité savante» (Chapron 2002, p. 455). Cfr. anche Sabba 2018. 21 Gibbon non mancava di annotare sulle pagine del suo diario anche alcune impressioni sul comportamento o sulla ‘stravaganza’ delle idee di alcuni di loro, come Cocchi, accusato di aver messo insieme una preziosa collezione di medaglie, monete e reperti archeologici che era quasi impossibile da consultare a causa dei criteri caotici utilizzati per la sua organizzazione (cfr. Bonnard 1961, p. 194 e 204). 22 Bonnard 1961, p. 122. Il giudizio di Gibbon in parte non era condiviso da William Guise, che riteneva che Lami avesse un carattere piuttosto singolare e una «very shabby appearance» (cfr. Bonnard 1961, p. 153-154). Su Lami si vedano, innanzitutto, Paoli 2004 e Boutier 2003.
Biblioteche in movimento 96 manuscrits, c’est-à-dire les livres rares seulement et les premières éditions»), come le edizioni di opere di Plinio il Vecchio, Terenzio e Gregorio di Nazanzio, che aveva potuto individuare proprio grazie all’aiuto del colto bibliotecario Lami.23 L’incontro più importante ai fini delle sue ricerche era stato, però, quello avvenuto una settimana dopo, in data 19 luglio, con lo zio del marchese Riccardi, il canonico Gabriele, un noto bibliografo e collezionista di strumenti scientifici, che risiedeva nello stesso palazzo di famiglia, e lì conservava – in uno spazio, secondo Gibbon, un po’ troppo angusto e stretto – le sue raccolte di manoscritti ed edizioni a stampa. Anche in questo caso, grazie alla mediazione e all’interessamento di Pillori, lo storico era potuto venire a conoscenza di testi rari e di documenti di importanza considerevole per gli argomenti di suo interesse, come nel caso di un manoscritto riguardante un commento di Bernardo Rucellai al De regionibus Urbis Romae dello pseudo Publio Vittore. Un’opera talmente importante per il progetto storiografico di Gibbon da spingere quest’ultimo a implorare Pillori di intercedere presso il canonico affinché gliene procurasse una copia o, almeno, gli permettesse di esaminarlo con la dovuta calma nei giorni successivi.24 Nell’agosto, l’abate fiorentino avrebbe poi acconsentito a organizzare una visita alla biblioteca Magliabechiana, un vero e proprio «trésor», contenente tra i 40.000 e i 50.000 volumi raccolti con grande cura e passione da Antonio Magliabechi nel corso della sua vita.25 Come nelle precedenti occasioni, Gibbon era rimasto affascinato dalla stessa figura del fondatore della raccolta e dai criteri che egli aveva adottato nell’organizzarla – scegliendo sempre «livres plutôt utile[s] que curieu[x]» – e aveva approfittato del legame tra Pillori e i bibliotecari per consultare senza fretta un numero elevato di libri dai quali poteva trarre numerose notizie per le sue ricerche sul perido tardoantico e medievale, soprattutto per quanto riguardava il tema delle crociate e del ruolo in esse avuto da Goffredo di Buglione.26 Interessante da segnalare è anche una visita che Gibbon fece in agosto, da solo, senza Pillori, presso la biblioteca del convento di San Marco. In quell’occasione, ufficialmente a causa dell’assenza del bibliotecario responsabile – ma, molto più probabilmente, anche a causa dell’assenza della 23 Bonnard 1961, p. 154. Per un’analisi dettagliata delle biblioteche fiorentine nel XVIII secolo il rimando è a Chapron 2009. 24 «Il [il canonico Riccardi] m’a d’abord permis le dernier [de l’examiner], mais il m’a refusé l’autre. J’espère néanmoins que nous le vaincrons» (Bonnard 1961, p. 175). La vicenda si concluse positivamente per Gibbon, come egli stesso ricorda in una nota della sua opera storiografica («a manuscript […] of which I obtained a copy from the library of the Canon Ricardi at Florence», Gibbon 1776, p. VIII). 25 Bonnard 1961, p. 212. 26 Ibidem, p. 212-213.
97 Biblioteche e viaggiatori nella Toscana settecentesca sua guida Pillori – egli non ebbe la possibilità di consultare i manoscritti che aveva richiesto in lettura, e si dovette accontentare di guardare da lontano un armadio contenente una raccolta di libri proibiti, «livres vrais pestiférés».27 Si concludeva così, con un’esperienza tutt’altro che positiva, la tappa fiorentina del viaggio in Italia di Edward Gibbon, che di lì a poco sarebbe ripartito, sempre in compagnia di William Guise, alla volta di Roma, città nella quale inizierà a prendere definitivamente forma il progetto della History of the Decline and Fall of the Roman Empire. Bibliografia Bentivoglio 1645 = Giulio Bentivoglio, Opere del cardinal Bentivoglio, cioè, Le relazioni di Fiandra, e di Francia, L’historia della guerra di Fiandra, Parigi, N. Redelichuysen, 1645. Bertrand 2020 = Gilles Bertrand, Le grand tour revisité. Le voyage des français en Italie (milieu XVIIIe siècle-début XIXe siècle), 2. éd, Rome, Ecole française de Rome, 2020. Bonnard 1961 = George A. Bonnard, Gibbon’s Journey from Geneva to Rome: his Journal from 20 April to 2 October 1764, London-Edinburgh-ParisMelbourne-Johannesburg-Toronto and New York, T. Nelson and Sons, 1961 (trad. it. Viaggio in Italia di Edward Gibbon, trad. di Orsola Nemi, Milano, Edizioni del Borghese, 1965). Bosi Maramotti 1996 = Giovanna Bosi Maramotti, Le Muse d’Imeneo. Metamorfosi letteraria dei libretti per nozze dal ’500 al ’900, Ravenna, Edizioni del Girasole, 1996. Boutier 2003 = Jean Boutier, Giovanni Lami “accademico”: échanges et réseaux intellectuels dans l’Italie du XVIIIe siècle, in Religione, cultura e politica nell’Europa dell’età moderna. Studi offerti a Mario Rosa dagli amici, a cura di Carlo Ossola, Marcello Verga, Maria Antonietta Visceglia, Firenze, Olschki, 2003, p. 547-558. Boutier 2004 = Jean Boutier, Le grand tour: une pratique d’éducation des noblesses européennes (XVIe-XVIIIe siècles), in Le voyage à l’époque moderne. Cahiers de l’Association des Historiens modernistes des Universités, Paris, Presses de l’Université de Paris Sorbonne, 2004, p. 7-21. Brilli – Federici 2009 = Il viaggio e i viaggiatori in età moderna: gli Inglesi in Italia e le avventure dei viaggiatori italiani, a cura di Attilio Brilli, Elisabetta Federici, Bologna, Pendagron, 2009. Carrara – Visioli 2020 = Eliana Carrara, Monica Visioli, Le guide di città 27 Ibidem, p. 214-215.
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Domenico Ciccarello *1 prIma dell’accademIco bonnard. ImpressIonI su lIbrI e bIblIoteche In sIcIlIa dalla letteratura odeporIca del settecento Abstract Il tour degli eruditi europei in Sicilia durante il Settecento, oltre ad approfondire lo studio delle rovine delle civiltà antiche, ha preso in considerazione anche le culture contemporanee del libro e del documento (biblioteche e archivi). Attraverso le lenti dei viaggiatori, accanto a storie curiose e talvolta coperte da un alone leggendario che suscitava diffidenza, è possibile individuare una fase storica molto importante, una fase di passaggio cruciale. In Sicilia nella seconda metà del XVIII secolo si stava verificando l’abbandono graduale di una cultura elitaria, riservata ai nobili e al clero, in favore di un’accessibilità più generalizzata ai libri e alle informazioni, per mezzo di biblioteche liberamente aperte al pubblico. Le molteplici testimonianze raccolte riguardanti Agrigento, Palermo, Messina, Catania, Monreale mostrano come sia le biblioteche private che quelle pubbliche stavano rinnovando le proprie raccolte e ampliando le possibilità di fruizione e uso collettivo di libri, documenti e manoscritti. Parole chiave: Letteratura odeporica; Eruditi europei; Biblioteche siciliane. Abstract The tour of European scholars in Sicily during the eighteenth century privileged the study of the ruins of ancient civilizations but also considered the cultural aspects related to the contemporary use of books and documents (libraries and archives). Through the eye of travelers, alongside curious stories, sometimes covered by a legendary halo that aroused distrust, it is possible to identify the implementation of a very important transitional phase, a crucial milestone in Sicilian history. During the second half of the 18th century, there was a gradual abandonment of an elitist culture, reserved for nobles *1 Università degli studi di Palermo.
Biblioteche in movimento 102 and clergy, in favour of wider and easier accessibility to books and written information, through library services open to all. Several collected examples about Agrigento, Palermo, Messina, Catania, Monreale show how both private and public libraries were renewing their collections and expanding the opportunities for collective use of books, documents and manuscripts. Keywords: Travel literature; European scholars; Sicilian libraries. 1. Viaggi eruditi tra letteratura e storia: il caso Agrigento Nella prima parte del romanzo Le crime de Sylvestre Bonnard membre de l’Institut,1 il bibliofilo parigino protagonista va a caccia di un preziosissimo manoscritto medievale, che insieme a una versione francese della Leggenda aurea di Jacopo da Varagine custodirebbe le biografie di alcuni santi vissuti nell’abbazia di Saint-Germain-des-Prés, di cui lo studioso sta scrivendo la storia. Anatole France2 racconta che il manoscritto, originariamente vergato da un copista di nome Giovanni Zuppo, era poi pervenuto nelle mani di un certo Sir Thomas Raleigh, come segnalato in apposito catalogo allestito dal bibliotecario Thompson, che curava la raccolta, nel 1824; ma dopo la morte di Raleigh, avvenuta nelle sponde del lago di Como, se ne erano perse le tracce. Questo episodio letterario non è sfuggito ad Anna Giulia Cavagna, la quale, in un saggio pubblicato alcuni anni fa in una rivista di biblioteconomia, ne citava il passo in cui l’accademico Bonnard dichiara: «Non conosco lettura più facile, più attraente, più cara di quella di un catalogo»3 a dimostrazione del valore dello strumento del catalogo percepito come «rappresentazione della biblioteca, di una cosa che si ‘legge’, si trasforma in un oggetto di lettura esso stesso, fonte di piacere e soddisfazione, rappresentando l’essenza della vitalità di una biblioteca».4 Particolarmente interessante, dal mio punto di vista, è la circostanza stessa che nella sua finzione letteraria lo scrittore francese, con l’espediente di un catalogo di un libraio fiorentino venuto nelle mani di Bonnard nell’agosto 1869, abbia localizzato proprio ad Agrigento, e precisamente nella collezione privata di un certo Michelangelo Polizzi, il manoscritto medievale di Jacopo da Varagine dato per disperso. L’accademico ora intendeva ad ogni costo impossessarsene, tanto da lasciare Parigi, con la 1 France 1881. 2 Pseudonimo letterario di Jacques François-Anatole Thibault (Parigi, 18441924). 3 Cito dall’edizione italiana, France 1993, p. 14. 4 Cavagna 2012, p. 32.
103 Prima dell’accademico Bonnard sua biblioteca dove viveva rinchiuso nella lettura e nello studio tutti i giorni, per affrontare, a dispetto della sua condizione di anziano, un costoso quanto disagevole viaggio a dorso di mulo attraverso le trazzere dell’isola. Racconta Bonnard: Da quindici giorni ero in Sicilia. Dal momento in cui ero entrato in quella baia di Palermo che si apre tra le due masse aride e possenti del Pellegrino e del Catalfano e che si insinua lungo la Conca d’Oro, piena di mirti e di aranceti, avevo provato una tale ammirazione che m’ero deciso a visitare quest’isola, così nobile per i suoi ricordi e così bella per le linee delle sue colline. Vecchio pellegrino, incanutito nel barbaro occidente, avevo osato andare alla ventura per questa terra classica e, con l’aiuto di una guida, ero passato da Palermo a Trapani, da Trapani a Selinunte, da Selinunte a Sciacca, che avevo lasciato quella mattina stessa per recarmi a Girgenti, ove devo trovare il manoscritto di Giovanni Zuppo.5 France ci offre un’immagine della Sicilia indubbiamente enfatizzata, per certi versi trasfigurata dallo stile del racconto, ma certamente non inverosimile. Ma a parte le descrizioni paesaggistiche, che ricalcano in modo piuttosto oleografico quanto lo scrittore aveva potuto agevolmente ricavare dalla tradizione odeporica precedente,6 va sottolineato l’esito negativo della spedizione codicologica intrapresa dal suo protagonista: Michelangelo Polizzi, che si firma ‘negoziante di vini e archeologo in Girgenti’ nella lettera con cui invita Bonnard a visitarlo, non appena l’accademico giunge da lui gli dichiara candidamente di non possedere più il manoscritto, ma di averlo ceduto a suo figlio Raffaello, ormai stabilitosi a Parigi come antiquario in via Laffitte (per ironia della sorte, a poche centinaia di metri dall’abitazione di Bonnard). Ecco dunque la Sicilia descritta come fonte di inganno, ambiente infido abitato da personaggi equivoci e millantatori, dove gli oggetti culturali vanno e vengono con disinvoltura, passando di mano in mano in modi e forme che ne rendono ardua la tracciabilità e incerta la valutazione (nel seguito del racconto, l’accademico riuscirà infine a ottenere il prezioso manoscritto, ma solo a un prezzo nel frattempo abilmente gonfiato a un’asta parigina, e solo grazie al generoso intervento di una signora che lui aveva aiutato tempo prima, e a sua insaputa aveva inteso ricambiargli i favori ricevuti). Mi è parso dunque naturale confrontare l’immaginario di uno scrittore del tardo Ottocento come Anatole France con alcuni dati di fatto e testimonianze di viaggiatori che riguardano proprio Agrigento, a partire dalla straordinaria 5 Ivi, p. 40. 6 Sappiamo che il tour di Anatole France in Italia ha avuto luogo tra il 1891 e il 1893, dunque in anni successivi alla pubblicazione del romanzo.
Biblioteche in movimento 110 Labat, durante il suo soggiorno a Messina nel giugno 1711, oltre a visitare la Biblioteca messinese del proprio Ordine, che aveva trovato «très-bonne» e ben dotata di manoscritti orientali, dichiarava di essersi recato pure alla biblioteca arcivescovile, che a sua volta possedeva «des manuscrits Grecs, en bon nombre & bien conservés», tra cui figuravano «quelques Alcorans écrits sur du parchemin en lettres bleues avec des capitales dorées»,33 segno che la spoliazione del 1678 fortunatamente non era stata completa. Alla biblioteca pubblica di Messina, invece, fondata grazie alla donazione del giurista e abate Giacomo Longo negli anni Trenta del XVIII secolo, e successivamente fusa con l’universitaria,34 pare interessarsi solo il barone di Eisenbach (di stanza a Messina nel maggio 1767), peraltro limitatamente alla sua curiosità per un’opera manoscritta che documentava la rivolta filofrancese appena citata (1674-1678): «Questa rivolta è assai ben descritta in un manuscritto rarissimo che ho ritrovato nella pubblica biblioteca di Messina sotto il titolo di Guerra civile di Messina, di Francesco Cascio calabrese».35 Quanto alla città etnea, non mancano testimonianze sulla biblioteca universitaria e su quella benedettina.36 Vantava i pregi di entrambe le biblioteche, ovviamente, l’archeologo e bibliofilo Ignazio Paternò Castello, il cui museo di antichità era meta privilegiata del curioso viaggiatore, segnalando che «la nuovamente ristorata Università potrà offrirgli un ben degno trattenimento in visitare la sua numerosa scelta biblioteca» e che «Il Monasterio dei PP. Benedettini merita d’essere ammirato in tutte le sue parti […] La sua fabbrica è maravigliosa: la sua libreria è numerosissima per gli libri, e magnifica pe’l vaso, e per gli ornamenti».37 Quanto alla prima, com’è noto lo Studium catanese alla fine del secolo XVIII poteva già contare su due ingenti fondi librari: quello dello storico Giambattista Caruso38 e quello di monsignor Salvatore Ventimiglia, vescovo 33 Labat 1730, p. 149, p. 158. 34 In merito alla storia e consistenza della donazione Longo e agli esordi di questa biblioteca (l’attuale Biblioteca regionale universitaria di Messina), si veda Alibrandi Intersimone 1996. 35 Si tratta di: Francesco Cascio, Guerre civili di Messina, manoscritto proveniente dalla Biblioteca Longo, cfr. Alibrandi Intersimone 1996, p. 142. Per la citazione del tour, cfr. Riedesel 1821, p. 112 (traduzione a cura di Gaetano Sclafani dall’ed. francese di Riedesel 1771). L’opera e il brano di von Riedesel citato sono indicizzati anche nella wikibase di Libmovit, nell’edizione in francese di Losanna, del 1773. 36 Sulla Biblioteca regionale (ex statale) universitaria di Catania, si vedano Inserra 2021 e Bosco 2012. Sulla biblioteca dell’Ordine di San Benedetto, rimando alla recente monografia di Francesca Aiello 2019, e alla bibliografia ivi citata. 37 Paternò Castello 1781, p. 44. 38 Bosco 2010.
111 Prima dell’accademico Bonnard della città etnea dal 1757 al 1771;39 su quest’ultimo si sofferma ancora von Riedesel, per lodarne la modernità della collezione libraria: Il vescovo di Catania, della casa di Ventimiglia, merita ancora di essere nominato con elogio. Questo distinto prelato, di un merito assai superiore a molti del suo stato, possiede nella sua biblioteca tutti i buoni libri che può raccogliere, ed a mia grande meraviglia per anco vi ho trovato le collezioni complete delle opere di Voltaire, del cittadino di Ginevra e di Helvezia.40 Alla biblioteca del monastero benedettino di San Nicola l’Arena accenna il pastore inglese Brian Hill, che fu a Catania nel febbraio 1791, accompagnato dal naturalista Giuseppe Gioeni: «The Chevalier Joenai has taken us in his uneasy vehicle to see a convent of Monks of the same order, and the same society as those at St. Martino; it is a large edifice containing an handsome library, a good museum, and a very large church in which is an exceeding fine organ».41 4. I Blasi e l’Abbazia benedettina di San Martino delle Scale Qualche anno fa, quasi in forma di promemoria, con riferimento alla letteratura odeporica Fiammetta Sabba avvertiva che Oltre alle lettere e ai resoconti di viaggio che hanno dato luogo ad opere a stampa sono da considerare anche i numerosi documenti che ancora giacciono manoscritti e inediti in biblioteche e archivi storici. Si tratta per lo più di diari, elenchi di visitatori, e soprattutto lettere, che meriterebbero di essere rintracciati e segnalati sistematicamente.42 In tale prospettiva, credo meriti una discussione a parte la successione delle testimonianze della letteratura odeporica settecentesca relativa alla Biblioteca dell’Abbazia di San Martino, di antichissima fondazione, sita nell’attuale territorio di Monreale. Le raccolte artistiche dell’istituzione benedettina si erano accresciute nel XVIII secolo soprattutto per iniziativa del reverendo Salvatore Maria Di Blasi, fondatore del Museo nel 1744 ed egli stesso viaggiatore assiduo e acquirente determinato: tra le sue numerose incursioni in continente (veri e propri grand tour ‘au revers’, da sud a nord), vanno menzionati almeno i viaggi del 1754, secondo un itinerario che gli fa 39 Il catalogo della sua biblioteca, come da ultime volontà del vescovo catanese poi donata all’Università della città etnea, fu redatto qualche anno dopo la sua morte, cfr. Strano 1830. 40 Si tratta, ovviamente, degli scrittori e filosofi Jean-Jacques Rousseau e Claude-Adrien Helvétius (Schweitzer). Per il brano citato: Riedesel 1821, p. 98. 41 Hill 1792, p. 168. 42 Sabba 2018, p. 71.
Biblioteche in movimento 112 attraversare Campania, Lazio, Marche, Umbria, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto;43 e del 1775, in un tour che tocca molte città tra cui Salerno, Napoli, Roma, Viterbo, Siena, Firenze, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Lodi, Milano, Pavia,44 in cui il nostro incontra un gran numero di intermediari, antiquari e visita moltissime istituzioni;45 un ulteriore viaggio, condotto nel 1764 a Napoli per acquisti plurimi di libri antichi (soprattutto incunaboli) destinati all’Abbazia, è documentato in sei lettere erudite trascritte negli Opuscoli di autori siciliani, il periodico di cui lo stesso Di Blasi curò la pubblicazione per diversi anni,46 e in cui venne pubblicato il discorso della cerimonia di riapertura solenne della biblioteca martiniana.47 Tutto questo avveniva al termine dei lavori di creazione del nuovo vaso librario, scaturito dai progetti e dai lavori di esecuzione realizzati da Giovanni Biagio Amico, Giovanni Maggiordomo e Giuseppe Venanzio Marvuglia, e corredato da 43 Durante il viaggio del 1754, avendo come destinazione finale Padova per il Capitolo del proprio Ordine, Salvatore Maria Di Blasi incontra/visita moltissime persone/istituzioni. Tra queste, a Bologna: Museo Aldrovandi e Cospi, Orto Botanico, Ferdinando Bassi; a Firenze: Galleria granducale (Uffizi), Palazzo Pitti e Biblioteca/ Museo di Anton Francesco Gori; a Roma: Biblioteca Vaticana e Villa Corsini, Pietro Tamburini, Museo Kircheriano, Paolo Maria Paciaudi; ad Ancona, Isidoro Bianchi; a Pesaro, Giovanni Battista Passeri; a Verona, Jean-François Seguier; a Venezia, Giovanni Battista Pasquali; a Napoli, Giuseppe Pancrazi. 44 Ancora più intensa l’agenda di incontri e visite del 1775 del Di Blasi, tra cui a Napoli: i librai Domenico Terres, Jean Gravier, Antoine Hermil, Biblioteca e Archivio del Monastero di Monte Oliveto, Pietro Maria Rosini, Biblioteca di Alfonso Airoldi, Archivio e Biblioteca del Gesù, Michele Torcia, Archivio e Biblioteca dei Domenicani, Vincenzo Gregorio Lavazzoli, Biblioteche di S. Lorenzo (Francescani), San Girolamo (Filippini), San Paolo (Teatini); a Roma: Biblioteca dei Domenicani (Minerva), Stefano Borgia segretario della tipografia di Propaganda Fide, il libraio Gregorio Settari, Biblioteca del Collegio dei Gesuiti, Biblioteca Vaticana; a Bologna, libraio Petronio Della Volpe, Biblioteca dei canonici regolari, Biblioteca dei Francescani; a Modena, Girolamo Tiraboschi e Biblioteca ducale Estense, il tipografo Silvestro Abboretti; a Reggio Emilia, Biblioteca dei Benedettini; a Parma, Andrea Mazza e Biblioteca dei Benedettini; a Milano, Biblioteca del Seminario arcivescovile, prefetto Baldassarre Oltrocchi e Biblioteca Ambrosiana, Biblioteca Trivulziana, il libraio Giuseppe Galeazzi; a Padova, Biblioteca Antoniana; a Piacenza, Biblioteca e Archivio dei Benedettini, Biblioteca dei Girolamini; a Firenze, Biblioteca Magliabechiana, Biblioteca Laurenziana, Angelo Maria Bandini, l’editore Domenico Manni, il libraio Francesco Pisoni; a Siena, Biblioteca di Sant’Agostino; e infine, la Biblioteca e l’Archivio benedettino a Montecassino, e l’Archivio benedettino a Cava de’ Tirreni. 45 La fonte primaria che documenta questo duplice diario di viaggio è il ms. VII D 8, conservato presso l’Archivio storico dell’Abbazia di San Martino delle Scale. 46 Grillo 1978. 47 Di Blasi 1768. Si veda in proposito anche Cusimano 2023.
113 Prima dell’accademico Bonnard una sontuosa scaffalatura lignea.48 Da quanto qui accennato, non sorprende che l’abbazia martiniana fosse meta regolare e in qualche caso privilegiata dei viaggiatori, nonostante la relativa distanza dalla capitale e la posizione disagevole (soprattutto in inverno, quando i monti circostanti l’abbazia erano regolarmente coperti di neve). Il principe di Biscari apprezzava il museo di antichità e il medagliere, «opera tutta del dotto, ed indefesso suo religioso P. D. Salvadore de Blasi, Bibliotecario di quella numerosissima, e scelta libreria: nella quale non pochi sono i Codici manoscritti, ed i libri di prime stampe, che si conservano»;49 gli faceva eco il de Borch, lodando la chiesa, il museo e osservando che «la bibliotheque bien décorée est très-bien fournie».50 Lo scrittore, incisore e diplomatico francese Denon ne serbava nitido e positivo ricordo: La bibliotheque est très nombreuse, très bien entretenue. Le vaisseau est un des plus simples, des plus beaux que j’aie vus en ce genre ; les détails de la menuiserie en sont parfaits. Nous y trouvâmes D. Blazi. Cet infatigable religieux passe sa vie en recherches, enrichit chaque jour la bibliotheque, et a commencé un museum déja intéressant.51 Ancora più in dettaglio si spingeva Hill: The library is an handsome room, supported by Corinthian pillars, made of walnut-tree, finely polished. Among the books, I observed the works of Huss, Beza, Melancthon, and Calvin, and on the next shelf, those of Crellius and Socinus […] Among the manuscripts is one in the Morocco language containing an account, that the Saracens, upon coming into this island, first took possession of the convent of Saint Martino, and killed thirty of the monks.52 Questa leggenda dello sterminio di monaci da parte degli Arabi con conseguente distruzione dell’abbazia, in realtà, appare priva di fondamento documentario, non permettendo dunque di far risalire la fondazione del monastero di alcuni secoli all’indietro, al periodo di San Gregorio Magno (ma piuttosto i primi documenti attestati con certezza risalgono all’incirca alla metà del Trecento), e ciò pone una questione, che qui intendiamo sfiorare appena, sulle false notizie che circolavano nel Settecento, e con cui spesso i viaggiatori ebbero a confrontarsi in Sicilia. Basti pensare all’arabica impostura dell’abate maltese Giuseppe Vella, costruita proprio a partire dal viaggio di 48 Dotto 2001. 49 Paternò Castello 1781, p. 175. 50 Borch 1782, p. 114. 51 Denon 1788, p. 80-81. 52 Hill 1792, p. 92-93.
Biblioteche in movimento 114 un diplomatico marocchino presso l’Abbazia martiniana e infine smascherata, com’è noto, da un altro erudito viaggiatore, l’orientalista tedesco Joseph Hager;53 in questo modo, con il Consiglio d’Egitto di Leonardo Sciascia, possiamo senz’altro chiudere il cerchio da cui eravamo partiti, iniziato con il racconto letterario di un’altra truffa libresca ambientata in Sicilia, quella subita dall’accademico Bonnard nel romanzo di Anatole France. 5. Conclusioni Le tappe siciliane del Grand Tour, comprensibilmente orientate soprattutto alla visita degli straordinari capolavori architettonici, scultorei, artigianali realizzati durante l’antichità classica,54 nel Settecento toccarono senza dubbio anche gli spazi dei libri (molto spesso, a quel tempo, ibridati con le raccolte di musei, pinacoteche, archivi, in una visione del patrimonio culturale tendenzialmente integrata, ancora per certi versi ispirata all’idea della Wunderkammer barocca). Lo sguardo sui resoconti di viaggio relativi al XVIII secolo coglie la Sicilia in profonda trasformazione, nello sforzo in atto di liberarsi dalla pesante influenza delle autorità ecclesiastiche sulle pratiche di lettura, e nel tentativo di allinearsi pienamente ai fermenti intellettuali europei del secolo dei Lumi. A questa ventata di rinnovamento partecipavano, spesso collocandosi in prima linea, le famiglie più in vista dell’isola, i cui più colti esponenti erano desiderosi di un nuovo protagonismo culturale e scientifico. I viaggiatori europei, particolarmente nella seconda metà del Settecento, furono testimoni oculari di questa fase di trapasso, in cui ingenti patrimoni bibliografici privati, appartenuti per secoli alla nobiltà siciliana, venivano ora decisamente orientati verso l’uso collettivo. Una nuova stagione che fu resa possibile dall’intervento diretto e consapevole di singoli mecenati illuminati (Giacomo Longo, Andrea Lucchesi Palli, Gabriele Lancillotto Castelli, Salvatore Ventimiglia e molti altri ancora), grazie all’apertura al pubblico delle loro raccolte55 o ai loro generosi gesti di donazione, secondo 53 Si veda Hager 1794 (anche in trad. italiana, Hager 1984); cfr. quanto ne riferisce, tra gli altri, Stolberg 1794, p. 321-324. Sull’intera vicenda, si può leggere l’esaustiva monografia di Siragusa 2019. 54 Di Matteo 2008. 55 In proposito, è stato evidenziato che «La biblioteca privata di antico regime poteva essere, lo sappiamo, più o meno largamente aperta all’uso di persone diverse dal proprietario e dai suoi familiari, a partire dalla cerchia dei parenti e degli amici e dalla rete degli intellettuali, ecclesiastici, professionisti, artisti legati a lui e alla famiglia, fino all’erudito illustre o ai personaggi famosi di passaggio», Petrucciani 2005, p. 153. Precisamente di questo tenore erano a Palermo le biblioteche nobiliari del marchese di Giarratana e del principe di Cutò, quando Domenico Scinà scriveva la sua storia letteraria di Sicilia: «È solamente degno di ricordarsi, che le due librerie l’una del
115 Prima dell’accademico Bonnard meccanismi attivati quasi sempre nella convinzione di potere contribuire alla modernizzazione del tessuto sociale siciliano, all’elevazione dei propri concittadini. All’avvio di tale stagione concorse in misura notevole, in quegli stessi decenni, l’influsso intellettuale esercitato da alcuni ordini religiosi (domenicani, teatini) che in seguito alla crisi e poi all’espulsione dei Gesuiti, si erano andati rafforzando. Ancora più decisiva si dimostrò la politica attiva del governo borbonico in campo culturale, che andava nella direzione di un più agevole contatto tra lettori e biblioteche, una linea di tendenza tipicamente progressista e illuminata, così descritta da Giorgio Montecchi: Certamente la maggiore vicinanza delle raccolte librarie ai lettori ha allora [nel corso del Settecento] cominciato a spostare l’indicatore del valore semantico della parola pubblico, da un significato di mera appartenenza allo Stato verso una più marcata valorizzazione della pubblica fruizione da parte dei cittadini, proprio nel momento in cui le autorità cominciavano a farsi carico, in prima persona, dello studio e della lettura, e i cittadini cominciavano a frequentare e a considerare di loro pubblico uso le biblioteche dello Stato.56 Gli eruditi europei con sorpresa descrivevano la formazione di importanti biblioteche private (poi diventate pubbliche) anche in centri ‘minori’, come nel caso della collezione di Pietro Mineo, preposto e parroco del Collegio di Sant’Antonio di Padova ad Agira, cui allude il Denon: «Ce docte chanoine, le seul peut-être à Agyre qui se soit avisé de savoir quelque chose, me fit voir sa bibliotheque, à laquelle il avoit ajouté pour cinquante mille francs des meilleurs livres de toutes les langues».57 I dotti locali, in qualche caso, lamentavano la dispersione di alcune delle migliori raccolte dalla capitale del viceregno (come quelle di Filippo Paruta, Mariano Valguarnera, Martino La Farina), ovvero più spesso il loro trasferimento in favore di altre città isolane. Un sentimento di rammarico dispiegato in maniera palese da Domenico Schiavo nella sua orazione solenne per l’inaugurazione della Biblioteca pubblica eretta dal Municipio di Palermo: «Sotto i miei occhi stessi in pochi anni ho veduto io sortire da Palermo non meno di sette ben magnifiche librerie,58 delle quali principe di Cutò, e l’altra del marchese di Giarratana, in quel tempo di penuria di pubblici ajuti, si teneano per alcuni giorni della settimana aperte al pubblico per la comune istruzione», Scinà 1824, p. 31. 56 Montecchi 2008, p. 467-468. 57 Denon 1788, p. 54. 58 In nota a piè pagina, Schiavo precisa che le sette biblioteche a cui si riferisce sono quelle di Giacomo Longo, dei fratelli Giambattista e Francesco Caruso, di Francesco Testa (vescovo di Monreale), di Andrea Lucchesi Palli, di Salvatore Ventimiglia, di Carlo Mineo (vescovo di Patti), e del canonico Antonino Mongitore (Schiavo 1764, p. 151-152, nota ‘a’).
Biblioteche in movimento 116 oggi vanno superbe altre ragguardevoli Città del nostro Regno, e forse della più pregevole parte di esse taluna della bella Italia, e qualch’altra di là da’ monti».59 Si avvertiva un problema a cui l’edificazione e la dotazione di pubbliche biblioteche intendeva porre rimedio, gettando le basi per una maggiore comodità degli studiosi e, in prospettiva, per lo sviluppo educativo e culturale di più ampi strati della popolazione. Bibliografia Aiello 2019 = La biblioteca dei Benedettini di San Nicolò l’Arena a Catania: dalle carte d’archivio alla collezione libraria, Milano, Ledizioni, 2019. Alibrandi Intersimone 1996 = Maria Alibrandi Intersimone, Alle origini della Biblioteca Universitaria di Messina: la donazione di Giacomo Longo (1731), «Archivio storico messinese», LXXI (1996), p. 3-187. Andrés 1975 = Gregorio de Andrés, Catálogo de los manuscritos de la Biblioteca del Duque de Uceda, «Revista de Archivos. Biblioteca y Museos», LXXVIII (1975), 1, p. 5-40. Bartels 1792 = Johann Heinrich Bartels, Briefe uber Kalabrien und Sizilien. Dritter Teil. Reise von Katanien in Sizilien bis zurük nach Neapel, Göttingen, bei Johann Christian Dieterich, 1792. Bisani 1791 = Alessandro Bisani, Lettres sur divers endroits de l’Europe, de l’Asie, et de l’Afrique, parcourus en 1788 et 1789, Londres, de l’Imprimerie de Dennett Jaques, 1791. Bisani 1793 = Alessandro Bisani, A picturesque tour through part of Europe, Asia and Africa […] written by an Italian gentleman, London, printed by J. Davis, for R. Faulder, 1793. Borch 1782 = Michel Jan de Borch, Lettres sur la Sicile et sur l’ile de Malthe […] écrites en 1777. Pour servir de supplément au Voyage en Sicile et a Malthe […]. Tome seconde, A Turin, chez les freres Reycends, 1782. Bosco 2010 = Salvina Bosco, La Libreria di Giovambattista e Francesco Caruso nella Biblioteca regionale universitaria di Catania, «Il Bibliotecario», III serie, 2010, 1/2, p. 229-241. Bosco 2012 = Salvina Bosco, ... Ove dormono depositati: per una storia della Biblioteca regionale universitaria di Catania, «Bibliothecae.it», I (2012), 1, p. 157-174. Braida 2019 = Lodovica Braida, L’autore assente: l’anonimato nell’editoria italiana del Settecento, Roma-Bari, Laterza, 2019. 59 In altra nota successiva, infatti, Schiavo afferma: «Di sovente giungono in Sicilia varj Dotti Oltramontani, i quali non contenti di ammirare i pregevoli monumenti di antichità a buona sorte rimasti, comprano poscia quante Medaglie, Codici m.s., e libri rari riesce loro di ottenere» (Schiavo 1764, p. 153-154, nota ‘a’).
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Biblioteche in movimento 126 specie.16 Queste “strade dove Dio non è mai passato” non solo dimostrano l’importanza di un viaggio di esplorazione e di scoperta nel cuore dell’Europa. Esse hanno anche avuto un ruolo fondamentale nell’invenzione di un nuovo modo di viaggiare, che poneva l’accento sulla camminata e vedeva nella lentezza la condizione irrinunciabile per un itinerario fruttuoso. Come molti suoi contemporanei, Latapie seguì le orme di Rousseau e nel suo diario affermò senza mezzi termini che “i viaggi più utili, e quelli che si imprimono più profondamente nell’immaginazione, sono quelli fatti a piedi”.17 Questo ribalta completamente lo schema storiografico che enfatizzava il naturale passaggio dal ‘Grand Tour’ al turismo, dal viaggiatore preoccupato per la sua istruzione al viaggiatore in fretta e furia. Questi sviluppi non significano affatto che i viaggiatori non siano più interessati alle biblioteche e alle città che le ospitano. Durante il suo soggiorno a Venezia, Latapie visitò per esempio la biblioteca Marciana, che descrive come segue nel manoscritto delle sue Ephémérides: J’ai été voir la bibliothèque de St Marc dont le signor Antoine Zanetti qui en est bibliothécaire fait les honneurs avec une politesse et une complaisance extrêmes […] La Bibliothèque de St Marc contient une quantité très considérable de manuscrits grecs et latins. Il y en a aussi de français et d’italien, le tout en très bon ordre, et dont le catalogue imprimé en 2 in folio est exact ; mais dépourvu de ces notices courtes qui accompagnent les bons catalogues, et qui sont nécessaires pour donner sur le champ une idée du manuscrit. Dal punto di visto dell’incrocio tra viaggi e biblioteche, il dettaglio descrittivo delle Ephémérides di Latapie rivela sottilmente il passaggio, avvenuto nel corso della seconda metà del Settecento, da un viaggio per le biblioteche a un viaggio con le biblioteche. Latapie visitò 56 biblioteche diverse durante il suo viaggio attraverso l’Italia.18 La geografia riflessa in questa peregrinazione bibliofila è di per sé rivelatrice, dal momento che 22 di queste biblioteche si trovavano nel solo Regno di Napoli e in Sicilia, in contrasto con le guide a stampa che suggerivano di visitare soprattutto le grandi biblioteche dei centri urbani del nord della penisola. Ma è soprattutto l’uso particolare di questi spazi che il diario del viaggiatore documenta in modo impressionante. Più che oggetti da visitare, le biblioteche erano per lui luoghi di lavoro in cui elaborava le tappe successive del suo viaggio. A prescindere dalla natura pubblica o privata, religiosa o laica di queste 16 Gaudant 1997. 17 Latapie 2017, p. 184; Morice 2012. 18 Montègre, 2016.
127 Viaggiare nell’Europa del Settecento collezioni, le indagini di Latapie testimoniano soprattutto la capacità acquisita dai viaggiatori di ‘pescare’ a piacimento nelle numerose biblioteche, per elaborare i propri piani di peregrinazione, indipendentemente dalle guide pubblicate e dagli itinerari stabiliti. Le biblioteche, insomma, non sono solo più soltanto un obiettivo finale del viaggiatore, ma una tappa, permettendo di orientarsi in anticipo, grazie alla ricchezza e al prestigio delle collezioni, in direzione di queste “strade dove Dio non è mai passato”, che certamente non sono più quelle del cosiddetto ‘Grand Tour’. Bibliografia Amblard - Montègre 2026 = Marion Amblard, Gilles Montègre (a cura di), S’affranchir du Grand Tour. Les voyageurs européens à la découverte de l’Europe (fin XVIe-milieu XIXe siècle), Paris, Editions Le Manuscrit, 2026. Barth 1998 = Fredrik Barth, Ethnic Groups and Boundaries: The Social Organisation, Long Grove, Waveland Press, 1998. Bertrand 2008 = Gilles Bertrand, Le Grand Tour revisité. Pour une archéologie du tourisme : le voyage des Français en Italie (milieu du XVIIIe siècle-début du XIXe siècle), Rome, École française de Rome, 2008. Boucher de La Richarderie, 1806-1808 = Gilles Boucher de La Richarderie, Bibliothèque universelle des voyages ou Notice complète et raisonnée de tous les voyages anciens et modernes dans les différentes parties du monde, publiés tant en langue française qu’en langues étrangères, classés par ordre de pays dans leur série chronologique, avec des extraits plus ou moins rapides des voyages les plus estimés de chaque pays, et des jugements motivés sur les relations anciennes qui ont le plus de célébrité, Paris, Treuttel et Würtz, 6 vol., 1806-1808. Ciancio 1995 = Luca Ciancio, Autopsie della terra. Illuminismo e geologia in Alberto Fortis (1741-1803), Florence, Olschki, 1995. Fontaine - Pedler 2023 = Marion Fontaine, Emmanuel Pedler (a cura di), L’épreuve des frontières sociales, Paris, EHESS, 2023. Gaudant 1997 = Jean Gaudant, La querelle des trois abbés (1793-1795): le débat entre Domenico Testa, Alberto Fortis et Giovanni Serafino Volta sur la signification des poissons pétrifiés du Monte Bolca, «Travaux du comité français d’histoire de la géologie», 3ème série, 11 (1997), p. 147-184. Hutton 1795 = James Hutton, Theory of the Earth with proofs and illustrations, Edimbourg, W. Creech, 1795. Latapie 2017 = François de Paule Latapie, Éphémérides romaines. 24 mars – 24 octobre 1775, edizione critica a cura di G. Montègre, Paris, Classiques Garnier, 2017. Leigh Star - Griesemer 1989 = Susan Leigh Star, James R. Griesemer, Institutional Ecology, ‘Translations’ and Boundary objects: amateurs and professionals on Berkeley’s museum of vertebrate zoology, 1907-1939, «Social Studies of Science», 19 (1989), 3, p. 387-420.
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II. IstItuzIonI, centrI e collezIonI
Federico Gallo* una bIblIoteca nella bIblIoteca: la collezIone FossatI bellanI dell’ambrosIana Abstract La Biblioteca Ambrosiana di Milano conserva la biblioteca di Luigi Vittorio Fossati Bellani, donata dagli eredi nel 1959; si tratta di una collezione costituita soprattutto da guide e descrizioni di località italiane. Parole chiave: Biblioteca Ambrosiana; Luigi Vittorio Fossati Bellani; Letteratura di viaggio. Abstract The Biblioteca Ambrosiana in Milan preserves the library of Luigi Vittorio Fossati Bellani, donated by his heirs in 1959; it is a collection consisting mainly of guides and descriptions of Italian places. Keywords: Biblioteca Ambrosiana; Luigi Vittorio Fossati Bellani; Travel literature. La Biblioteca Ambrosiana fu aperta al pubblico il giorno 8 dicembre 1609. Il suo fondatore, il cardinale Federico Borromeo, aveva dedicato gli anni immediatamente precedenti ad una intensa campagna di acquisto di manoscritti e di libri a stampa attraverso l’invio in Europa e nei paesi affacciàti sul Mediterraneo di alcuni emissari di sua fiducia, uomini dotti e competenti che agivano in suo nome; arrivò così a costituire un ricco nucleo librario nel quale si sommavano apporti da provenienze diverse e variegate: insieme a codici e volumi singoli acquistati nei luoghi o presso le sedi private o pubbliche più disparate furono acquisite anche – per intero o in parte – biblioteche di umanisti o di istituzioni ecclesiastiche.1 * Veneranda Biblioteca Ambrosiana.
Biblioteche in movimento 130 Tutti questi libri furono collocati negli scaffali dell’Ambrosiana e catalogati secondo esigenze pratiche determinate dal formato, dall’autore e dal contenuto; questo criterio causò lo scorporamento dei singoli volumi dal loro gruppo di provenienza: essi furono divisi e frammisti in modo irrimediabile.2 Nel corso della sua storia l’Ambrosiana continuò ad acquisire libri manoscritti e a stampa seguendo questo criterio di collocazione a scaffale e di catalogazione. Fu soltanto nel XX secolo che si iniziò a conservare in modo distinto alcune consistenti donazioni librarie assegnando loro una segnatura di ispirazione onomastica e collocando i volumi sugli scaffali in modo contiguo tra loro. Nel 1959 approdò all’Ambrosiana anche la biblioteca di Luigi Vittorio Fossani Bellani.3 Costui, nato a Monza il 16 ottobre 1889 in una famiglia di industriali lombardi, era stato un brillante ed appassionato cultore di storia dell’arte e collezionista di libri di viaggio e di guide di città e località italiane. Egli, dopo la laurea in ingegneria conseguita a Breslavia, aveva trascorso parte della sua giovinezza a Firenze per poi approdare definitivamente a Roma, in una casa all’ultimo piano di Palazzo Tittoni in via Rasella, casa che divenne celebre per le sue collezioni di oggetti d’arte e per la sua ricca biblioteca. Dopo la morte di Luigi Vittorio, avvenuta improvvisamente il 3 aprile 1944, il fratello Tullio volle che la collezione libraria non andasse dispersa; egli determinò così di donarla alla Biblioteca Ambrosiana, della quale era già stato benefattore in passato.4 L’inaugurazione avvenne il 13 giugno 1959 in forma solenne, nell’occasione dell’apertura dei nuovi ambienti dell’Ambrosiana ricostruiti dopo i danni della seconda guerra mondiale.5 Una nota manoscritta sulla copia del catalogo curato da Pescarzoli custodita nella Sala di Lettura dell’Ambrosiana, verisimilmente attribuibile all’allora Prefetto Angelo Paredi, recita così: «Il catalogo della raccolta venne compilato a Roma. La raccolta venne imballata nei primi giorni del gennaio 1959 e trasportata a Milano. Un gruppo di nrr. doppi fu dato dal signor Tullio ad amici romani».6 Alla collezione Fossati Bellani fu riservata una sala espressamente dedicata ad essa e a coloro che l’avevano generata e donata: la «Sala Fossati Bellani», che prese il posto della precedente Sala Araba.7 Nella Sala Fossati Bellani fu collocata una grande lapide, con un bel tondo in bronzo, opera di Giannino Castiglioni, 1 Storia 1992. 2 Gallo - Rodella 2024. 3 Pozzi 1947, p. 55-73 (la copia posseduta dall’Ambrosiana porta la dedica dell’autore a Tullio Fossati Bellani e la successiva dedica di Tullio Fossati Bellani all’Ambrosiana); Libri di viaggio 1957; Romano 1997. 4 Gallo 2024, p. 325. 5 Inaugurazione 1959. 6 Angelo Paredi (1908-1997) fu Dottore dell’Ambrosiana dal 1951 e Prefetto dal 1967 al 1984: Pasini 1998. 7 Galbiati 1960, p. 194.
131 Una biblioteca nella Biblioteca: la collezione Fossati Bellani dell’Ambrosiana che ritrae a mezzo busto Luigi Vittorio e riporta, in basso, lo stemma comitale della famiglia.8 Domina la lapide una bella epigrafe scolpita in caratteri capitali: hAnc volvmInvm dIvItem copIAm | qvAm vndIqve AcrI IngenIo lAbore | AdsIdvo AnImo non nvmqvAm dIffIcIlI | Ac moroso vIctorIvs AloIsIvs | fossAtI bellAnI exqvIsIvIt conlegIt | ArcessIvIt tvllIvs frAter svo | svorvmqve nomIne bIblIothecAe | AmbrosIAnAe donAt ceterIs et | locIs et vrbIbvs stIrpIs IncvnAbvlA | prAeponens vt tAntA lIbrorvm | moles In cIvIvm AnImIs gentIs svAe | memorIAm InextInctAm retIneAt | hvmAnIorA stvdIA AlAt Ivvet foveAt | III nonAs AprIles mcmxlIv || frAtrvm fossAtI bellAnI nomInA | ob mvnIfIcentIssImAm lArgItIonem | bIbl. Ambr. conservAtores doctores | commendAnt In Aevvm | mcmlIx.9 Nella Sala Fossati Bellani la collezione di Luigi Vittorio fu collocata con la segnatura «F.B.» indicativa del cognome dei donatori, arricchita della lettera A o B e da numeri progressivi; la distinzione tra A e B è puramente legata al formato. Attualmente, dopo le riforme edilizie degli anni 1990-1997, la Sala è chiamata «Sala Ratti», ma mantiene al suo interno in modo esclusivo i volumi Fossati Bellani. I libri di formato piccolo o medio portano segnatura F.B.A, quelli di formato grande F.B.B.; alcuni volumi con segnatura F.B.B. sono tuttavia stati collocati nella Sala Custodi per ragioni di spazio. Successivamente alla donazione, per omogeneità di formato, i bibliotecari dell’Ambrosiana aggiunsero nella Sala Fossati Bellani altri libri di grandi dimensioni, ma non provenienti dai Fossati Bellani, con segnatura F.B.B., F.B.C. ed F.B.D.: questo significa che la segnatura «F.B.» non fu più intesa come segnatura per i soli libri della collezione di Luigi Vittorio Fossati Bellani, bensì come la segnatura identificativa della Sala Fossati Bellani, intesa come «Sala di Geografia moderna e di viaggi» atta a raccogliere altri volumi di argomento geografico e legato al viaggio, oppure artistico, giacché sovente i libri d’arte o i facsimili sono di grande formato.10 Ancora per ragioni di comodità, dopo le riforme edilizie degli anni 1990-1997 alcuni di questi volumi sono stati collocati nella Sala Custodi; in futuro uno spoglio puntuale potrà dare una mappatura precisa delle segnature «F.B.», delle collocazioni e delle provenienze.11 8 Pinacoteca Ambrosiana 2009. Oggi, in séguito ai lavori di ristrutturazione avvenuti negli anni 1990-1997, la lapide è stata collocata nel deposito della sacrestia della chiesa di San Sepolcro, attigua all’Ambrosiana. 9 L’autore dell’epigrafe è Angelo Paredi, come si legge in Inaugurazione 1959, p. 65: «Lastra di marmo Radica Noce sullo sfondo di un’altra di marmo Rosso Collemandina. Scultore comm. Giannino Castiglioni. Titulum latine reddidit Angelus Paredi»; cfr. nota 6. 10 Galbiati 1960, p. 194. 11 Ringrazio Daniele Cogliati per il confronto sulle segnature.
Biblioteche in movimento 132 Va annotato che nel 1959 la collocazione a scaffale della collezione Fossati Bellani non tenne affatto conto dell’ordine seguìto da Pescarzoli nel catalogo: la numerazione data da quest’ultimo non corrisponde alla segnatura a scaffale; la copia del catalogo conservata nella Sala di Lettura dell’Ambrosiana riporta a penna, accanto alla scheda di ciascun volume, la corrispondente segnatura corrente; ad esempio, la scheda nr. 1 del catalogo reca scritto accanto, a penna, «A. 6663» indicante la segnatura corrente «F.B.A. 6663». Che cosa contiene la collezione di Luigi Vittorio Fossati Bellani oggi all’Ambrosiana? Per rispondere a questo quesito conviene lasciarsi istruire proprio dal ricco catalogo in tre volumi curato da Antonio Pescarzoli, che riporta anche una celebre prefazione di Giuseppe De Luca, preziosa per le sue parole sul viaggio e sulla sua letteratura, ed un profilo di Fossati Bellani scritto con affettuosa nostalgia da Marino Moretti.12 Sono proprio le parole di De Luca a descrivere le caratteristiche della collezione con efficaci pennellate: Tanti i viaggi, tanti i viaggiatori, i libri tuttavia che nascono da tanto viaggiare non si restringono alle relazioni posteriori e postume. Abbracciano anche e soprattutto relazioni, per così dire, antecedenti. Una sconfinata letteratura in parte prelude al viaggio, in parte lo accompagna e lo guida: letteratura eloquentissima, la quale meritatamente porta il nome di «cicerone», presso i turisti di poco conto e poco curanti, non altrimenti che presso i maggiori storici dell’arte. Da qui, credo io, nacque per la prima volta in Luigi Vittorio Fossati Bellani l’idea della presente raccolta […] di libri, libri di viaggio e d’arte.13 Un’esigenza da uomo «appassionatissimo di ogni bellezza»14 – proseguo citando altre parole di De Luca nella medesima Prefazione – condusse Fossati Bellani a raccogliere libri a stampa di ogni epoca che rispondessero al requisito di essere guide d’arte delle città e delle località italiane. Leggendo ancora più oltre, ecco uno schizzo d’insieme della sua personalità: egli, non scrittore, non artista, non storico, neppure collezionista a rigore, almeno nel senso definito della parola, fu tuttavia uno spirito molto originale, non medio ma estremo, degno in tutto della cara fraterna amicizia di scrittori, artisti, studiosi, come e forse più che se fosse stato un di loro […] fu qualcosa di mezzo tra l’enfant gâté, l’enfant prodigue e l’enfant prodige.15 Dobbiamo allora immaginare questa raccolta di volumi accanto a Fossati Bellani «nella sua casa, tra i libri e le estrose raccolte, al suo tavolo carico di 12 Libri di viaggio 1957. 13 De Luca 1957, p. XXII-XXIII. 14 Ivi, p. XXIII. 15 Ivi, p. XXIII-XXIV; XXXII.
133 Una biblioteca nella Biblioteca: la collezione Fossati Bellani dell’Ambrosiana cento matite e di cento gingilli», una raccolta nata per curiosità, per passione, per buon gusto, per il piacere dell’accumulo. Sempre De Luca ci aiuta a comprendere la natura della raccolta: Le guide, soprattutto le più dozzinali e umili, il più delle volte son libri talmente poveri da essere meritatamente sdegnati dai bibliofili en titre, dai solenni mercanti di manoscritti, incunaboli, libri figurati, prime edizioni, tirature da amatori; tutte le rarae aves tipografiche, insomma. Una prova dell’intelligenza di Luigi Vittorio Fossati Bellani, io la trovo proprio nel fatto che egli non cedette al gusto intemperante dei collezionisti fastosi, i quali mettono insieme unicamente libri scritti su carte pregiate, come si si trattasse di opere d’arte o pietre preziose: capì che doveva reputarsi più rara, e certamente più utile, la guida di una cittadina impennata sul cucuzzolo d’un colle o spersa in fondo a una nebbiosa vallata, che non l’ennesima ristampa d’un risaputissimo testo, quantunque in tiratura estremamente limitata e con illustrazioni di chissà quale acerbo pittore, in sesto e caratteri d’una ricercatezza strabiliante.16 Testi rari, dunque: rari per il loro contenuto più che per il loro aspetto esterno e tipografico; Marino Moretti nel suo Ricordo afferma «I suoi amici non dimenticano come quella sua collezione d’antiche “guide” formavano [sic] il suo orgoglio».17 È ancora Moretti ad offrire qualche dato sulla storia della collezione. A proposito della sua genesi, essa dovette iniziare ai tempi del soggiorno fiorentino di Fossati Bellani: «Credo che i libri più rari li possedesse allora quasi tutti: i maggiori acquisti doveva averli fatti in Firenze»;18 agli anni della guerra appartiene invece un momento doloroso della collezione, quando si trovava nella casa di via Rasella: Con infinita tristezza aveva dovuto risolversi, per tema del peggio, a chiudere in rozze casse il suo ricco tesoro, cioè la sua raccolta di libri e nascondere queste casse come meglio si poteva a quei giorni in oscuri sotterranei dove i libri avrebbero forse molto sofferto per l’umidità e la mancanza d’aria e di luce. I palchetti vuotati dalle sue care “guide”, il cui dolce oro delle antiche rilegature avevano tanto rallegrato li suo spirito, gli facevano uggiosa la giornata, specie al tempo del crudele coprifuoco quando la reclusione aveva inizio a giorno ancora alto. Forse allora egli pensava che non sarebbe nemmeno toccato a lui di far sì che i suoi libri adorati, che tanti noti bibliografi gli invidiavano a Roma e altrove, perché la sua fama di bibliofilo si estendeva ormai ovunque, rivedessero un giorno la luce.19 16 Ivi, p. XXVI-XXVII. 17 Moretti 1957, p. XLI. 18 Ivi, p. XLII. 19 Ivi, p. XLVI.
Biblioteche in movimento 140 Abstract This paper outlines a doctoral research project focused on the hitherto unedited archival collection of the explorer and publicist Giovanni Battista Licata (1856-1886), recently acquired and housed at the Italian Geographical Society. The project has entailed the reorganisation, inventorying, and preservation of the documentary corpus, which comprises correspondence, materials related to travel preparation, manuscript drafts, and iconographic material. An integrated methodology was adopted, combining traditional archival analysis with digitalisation and metadata creation. These documents have been made accessible via the Lazio ‘900 portal to ensure their widest possible dissemination. The research reconstructs the figure of Licata within the context of late nineteenth-century Naples, a cultural and maritime hub pervaded by nationalist fervour and colonial aspirations. As a co-founder of the African Society of Italy, Licata was an ardent advocate for Italian expansion in Africa, a cause that culminated in his tragic death during the Porro expedition to Harar in 1886. This study moves beyond a ‘neutral’ view of the archive, submitting it to a critical scrutiny that transcends a purely biographical dimension. The study of the Licata Collection thus becomes an opportunity to deconstruct the heroic narrative of colonialism, to investigate the epistemic violence that underpinned the collection of cultural heritage, and to challenge the Eurocentric canon. Keywords: Geography; Colonialism; Travels. 1. Il Fondo Giovanni Battista Licata Il Fondo Licata, acquisito nell’ottobre 2022 grazie alla donazione da parte degli eredi e oggi conservato presso l’Archivio Storico della Società Geografica Italiana, è oggetto di catalogazione, tutela, studio e valorizzazione all’interno di un progetto di Dottorato afferente al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Roma Tre (XXXVIII ciclo).1 Si tratta di un considerevole patrimonio archivistico di notevole interesse scientifico, che riguarda Giovanni 1 L’Archivio storico della Società Geografica Italiana custodisce la ricca memoria delle sue attività dalla fondazione, documentando i legami con illustri figure di geografi ed esploratori come Orazio Antinori e Umberto Nobile. È organizzato in tre fondi principali (Amministrativo, Storico e Appendice al Fondo Storico) e arricchito da importanti donazioni di archivi personali – tra cui quelli di Giotto Dainelli ed Elio Migliorini – e rappresenta un punto di riferimento per la ricerca geografica italiana (Trovato 2019).
141 Dalle carte al viaggio, dal viaggio alle carte Battista Licata (1856-1886), pubblicista ed esploratore italiano. Composto da documenti originali mai o poco studiati, il fondo raccoglie materiale di varia tipologia, per contenuto e forma, prodotto tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta del XIX secolo, cui si aggiungono alcuni pezzi raccolti dagli eredi nel corso del tempo e legati all’elaborazione della memoria di Licata. Il complesso documentario pervenuto presso la Società Geografia Italiana ha richiesto un intervento preliminare di riordino e inventariazione, unito alla ricollocazione dei vari documenti, in alcuni casi molto fragili e/o deteriorati, all’interno di supporti conservativi adeguati, per evitarne il deterioramento. Tale fase è stata preceduta da una riflessione metodologica propedeutica alla definizione dei criteri di trattamento archivistico, finalizzati alla catalogazione, conservazione e digitalizzazione del materiale. L’analisi ha condotto alla definizione, in accordo con l’Ente ospitante, di alcune policy archivistiche specifiche, volte a garantire la corretta gestione del corpus e a massimizzarne le potenzialità di valorizzazione. La scelta metodologica ha privilegiato un approccio integrato, coniugando strumenti archivistici tradizionali con le più moderne tecnologie digitali, per favorire una migliore conservazione e una disseminazione più ampia dei documenti e ampliare il bacino di utenza, superando i confini della comunità specialistica. La nuova organizzazione del fondo si articola in cinque serie archivistiche distinte. La prima, denominata ‘Corrispondenza’, comprende carteggi, incluse lettere, cartoline postali e telegrammi.2 La serie ‘Materiale preparatorio dei viaggi’ raccoglie la documentazione relativa alla pianificazione e all’organizzazione di spedizioni ed esplorazioni, quali permessi, itinerari e distinte di equipaggiamento. Le ‘Bozze di lavoro manoscritte’ costituiscono una serie di particolare pregio, testimonianza del processo intellettuale e creativo prodotto o conservato da Licata, comprendente appunti, abbozzi di relazioni e manoscritti preparatori. La serie ‘Ritagli di periodici’ raccoglie articoli e pubblicazioni postume, raccolte nel corso degli anni dagli eredi o persone interessate a conservarne la memoria. Infine, la serie ‘Materiale iconografico, opuscoli, biglietti da visita e appunti vari’ offre una panoramica eterogenea delle attività e delle relazioni, includendo materiale iconografico, disegni, nonché materiale a stampa di varia natura e appunti occasionali. 2 Tra i pezzi più interessanti si segnalano un nutrito numero di lettere e telegrammi scambiati con alcuni dei più rilevanti esploratori italiani ed europei del tempo, tra cui Gustavo Bianchi, Luigi Pennazzi ed Étienne de Szolc-Rogoziński. Licata intessé una fitta rete di relazioni con figure di spicco, tra cui imprenditori e soci del Club Africano di Napoli/Società Africana d’Italia, come Pietro Serra Caracciolo. Tra i suoi interlocutori figuravano anche agenti diplomatici italiani all’estero, un esempio significativo in tal senso è quello di Enrico Vassia, operante in Francia.
Biblioteche in movimento 142 In corso di realizzazione è la fase di libera resa, in formato digitale, del materiale. Ciò avverrà tramite il portale Lazio ‘900, un’infrastruttura digitale che accoglie i patrimoni documentari degli istituti di Roma e del Lazio impegnati nella loro valorizzazione.3 Grazie a un accurato lavoro di indicizzazione, ogni unità documentaria è stata dotata di metadati descrittivi, rendendo l’intero fondo interrogabile per ricerche specifiche, sia in relazione alla figura di Licata, sia in riferimento a tematiche più ampie legate alle esplorazioni geografiche. La consultazione tramite il portale Lazio ‘900 consentirà, inoltre, un confronto agevole tra i documenti del Fondo Licata e materiali analoghi conservati presso l’Archivio Storico della Società Geografica Italiana e altri enti aderenti alla rete, facilitando la ricerca e la contestualizzazione delle fonti. 2. Giovanni Battista Licata e il Club Africano d’Italia/S.A.I Durante l’Ottocento, Napoli è stata un centro importante del Mediterraneo, capace di attrarre viaggiatori e capitali grazie al suo ricco patrimonio culturale e alle attività economiche e commerciali.4 Questa vitalità, seppur sostenuta da alcuni investimenti stranieri e da una cantieristica avanzata, non si tradusse però in una vera innovazione imprenditoriale.5 Le numerose istituzioni scientifiche e culturali della città, in parallelo, alimentavano un vivace clima intellettuale, stimolando interesse per le terre lontane e l’oltremare, rimanendo tuttavia in gran parte scollegate dall’economia produttiva locale.6 Con l’Unità d’Italia, perdendo il suo ruolo di Capitale, Napoli cercò di compiere uno sforzo di modernizzazione e ridefinizione della propria identità: tra i più ambiziosi progetti della seconda metà del XIX secolo si annovera l’ambizione di diventare «Porta d’Oriente», in particolare dopo l’apertura del Canale di Suez (1869).7 È in questo clima socioculturale, intriso di ambizioni scientifiche, commerciali e di un nascente orgoglio nazionale, che agli inizi degli anni Ottanta del XIX secolo emerse in città un’iniziativa coloniale destinata ad assumere rilevanza nazionale: il Club Africano di Napoli.8 La fondazione avvenne per 3 Tosti Croce 2017. 4 Galasso 1990 e 1998; Mazzetti 2010. 5 Macry 1988. 6 De Sanctis 1986; Valerio 1993; AA.VV. 2009. 7 Mascilli Migliorini, 2025, p. 83. 8 Dal 1882 l’ente cambiò denominazione in Società Africana d’Italia (SAI), quale proiezione e rilancio delle ambizioni in un’ottica nazionale. Fatta eccezione per alcuni studi puntuali non d’insieme, non esistono studi esaustivi e di carattere monografico sul Club e sulla SAI; questo è dovuto alle difficili condizioni di conservazione e quindi di consultazione dell’archivio storico della SAI, oggi depositato presso l’Università l’Orientale di Napoli e non consultabile. Un primo lavoro di inventariazione è stato
143 Dalle carte al viaggio, dal viaggio alle carte opera di alcuni esponenti della società d’élite partenopea, tra cui Giuseppe Careri, Enrico Arlotta e Giovanni Battista Licata.9 L’ente si contraddistinse, rispetto agli altri già presenti in Italia, come un «sodalizio di agitazione», con un forte e deciso carattere politico e ideologico.10 Nonostante disponesse di fondi minori rispetto ad altre società geografiche, già nei primi anni di attività, il Club Africano d’Italia e poi la SAI profusero un impegno intenso e continuo nei confronti della causa coloniale, promuovendo l’espansione oltremare come una necessità storica per il prestigio e lo sviluppo del giovane Regno d’Italia.11 All’interno di questo scenario, si mosse la figura di Giovanni Battista Licata. Nato a Napoli il 23 giugno 1856 in una famiglia di artisti – il padre Antonio era professore di pittura e la madre Orsola Faccioli maestra di disegno e di paesaggio nei Regi Educatorii femminili di Napoli –, Licata ereditò una spiccata sensibilità per l’osservazione e la rappresentazione del mondo.12 Tuttavia, il suo interesse però non si rivolse alle arti figurative, ma alle scienze naturali, in particolare alla botanica, la fisiologia e gli studi antropologici, con una particolare attenzione al continente africano. In grado di unire al rigore scientifico una sensibilità artistica, Licata possedeva un’oratoria e uno stile di scrittura molto incisivo ed evocativo. La prima opera che pubblicò fu La fisiologia dell’Istinto (1879), che gli valse l’apprezzamento di Paolo Mantegazza, antropologo fiorentino, con il quale mantenne un rapporto profondo fino alla morte. Il secondo volume che diede alle stampe era dedicato all’Africa, Assab e i Danachili. Viaggi e studi (1885): un reportage che fondeva osservazioni scientifiche dettagliate con una narrazione vivida, offrendo un’analisi della colonia eritrea. Infine, fu pubblicato postumo In Africa (1886), all’interno della collana Piccola biblioteca del popolo italiano dell’editore fiorentino Piero Barbera. Licata fu anche redattore letterario e corrispondente del Corriere del Mattino; fondò e diresse, nel 1883, seppur per breve tempo, la rivista L’Esplorazione; ricoprì il ruolo di direttore e fu tra i principali animatori del Bollettino della Società Africana d’Italia.13 Attraverso le sue pagine, Licata si rivelò un autore e polemista incisivo, animato da una profonda passione e un forte spirito d’avventura. Vedeva nell’Africa, oggetto centrale della sua produzione scientifica e pubblicistica, compiuto da Intartaglia e Scaramella (1992), mentre alcuni studi sono stati compiuti da Palma (1995 e 1996) e Triulzi (1998, 2000 e 2004). Recentemente, nuove ricerche sui primi anni del Club e della SAI sono state condotte da Galluccio e Guadagno (2024). 9 Fenin 1941; Riccardi 2008. 10 Palma 1996. 11 Diglio 1984; Surdich 1986; Galluccio - Guadagno 2024. 12 Mantegazza 1886; Ricciardi 2008. 13 Scrisse anche sul «Bollettino della Società Geografica Italiana» e su «L’Illustrazione Italiana», dove espose le sue esperienze africane, corredandole in taluni casi di suoi disegni.
Biblioteche in movimento 144 un’opportunità irrinunciabile di avventura, progresso e possibilità di grandezza della Nazione italiana.14 3. I Viaggi di Licata Il tema del viaggio si lega profondamente alle vicissitudini e alle attività di Giovanni Battista Licata. Tra i più noti e documentati svolti dal botanico napoletano, anche grazie alla vasta pubblicistica che ne scaturì e all’importanza ricoperta nel dibattito pubblico dell’epoca, furono quelli del 1883 e del 1886, entrambi in Africa. Nel 1883, Licata si recò in Africa, la partenza e l’avvio della missione non furono questione semplice, come spesso accadeva, ma nel mese di marzo, grazie a un permesso speciale accordatogli dall’ammiraglio Ferdinando Acton, Licata poté salpare a bordo della nave Cariddi.15 Tra marzo e aprile 1883, attraversò il Mediterraneo, facendo tappa a Candia (Creta) e Porto Said, per poi proseguire nel Mar Rosso toccando Suez, Gedda e Hodeidah, prima di raggiungere Aden. Finalmente, il 28 aprile 1883, dopo circa due mesi di navigazione, Licata giunse ad Assab, la sua destinazione finale, dove trascorse un periodo di circa sei mesi. Si trattò di un periodo intenso, dedicato allo studio delle popolazioni locali e del territorio circostante, durante il quale lo scienziato esplorò diverse aree della costa eritrea e raccolse prezioso materiale per le sue future pubblicazioni.16 Giunto nuovamente ad Aden, il 7 ottobre 1883 Licata ripartì per l’Italia a bordo del piroscafo Raffaele Rubattino, che in quel periodo collegava Bombay a Genova, facendo ritorno in patria entro la fine del mese. L’esperienza africana consolidò ulteriormente la sua già profonda fascinazione per il continente, sentimento che trovò ampia espressione nella sua produzione letteraria. Il giovane napoletano nel 1886 partecipò a un’altra spedizione, verso il Corno d’Africa, con la strategica città di Harar come destinazione, salpando da Napoli a bordo del piroscafo ‘Domenico Balduino’ nell’ambito della missione del conte Gian Pietro Porro.17 La Società d’esplorazione commerciale in Africa di Milano organizzò la missione, coinvolgendo anche la Società Geografica Italiana di Roma e la Società Africana d’Italia di Napoli e individuando in Licata uno dei membri dell’equipaggio. Tipica di una prassi del colonialismo ottocentesco, la spedizione intrecciava scopi scientifici e commerciali a non esplicitate ambizioni di natura militare e politica. La missione conobbe tuttavia un esito drammatico quando, il 24 aprile 1886, scontri con i locali nei 14 Allippi Cappelletti 2005. 15 Licata 1884a, 1884b e 1885. 16 Ricciardi 2008. 17 Ricciardi 2009.
145 Dalle carte al viaggio, dal viaggio alle carte pressi di Gildessa risultarono fatali per l’equipaggio della missione, incluso Licata.18 Questo tragico epilogo rende evidente il complesso groviglio di interessi economici, mire espansionistiche e delicate dinamiche geopolitiche che caratterizzavano il Corno d’Africa. A tale realtà si contrappose la rappresentazione ‘mitica’ e il ‘martirologio’ veicolati dalla stampa, funzionale a perpetuare l’immaginario e il mito del colonialismo nazionale, di quelli che furono definiti «martiri della scienza».19 Lo studio del Fondo Licata presso la Società Geografica Italiana mette in luce altri viaggi, anche se solo immaginati o parzialmente pianificati. Una vasta quantità di materiale, infatti, è relativa al biennio 1881-1882, anni in cui il napoletano si dedicò all’organizzazione di una missione scientifica in Africa che non ebbe mai luogo. In quel frangente, il giovane vicesegretario del Club Africano di Napoli, tramite una fitta rete di contatti con esploratori italiani e stranieri, tentò di intraprendere quello che avrebbe dovuto essere il suo primo viaggio oltremare. Particolarmente intensa fu la relazione con l’esploratore ferrarese Gustavo Bianchi e con Étienne de Szolc-Rogoziński, viaggiatore di origini polacche. In quel periodo, i tre ebbero un prolungato scambio epistolare volto a pianificare un’ambiziosa missione internazionale italo-russa da svolgersi sul continente africano. Nonostante l’impresa non ebbe esito, la documentazione storica permette di ricostruire diverse fasi organizzative, testimoniando quanto i preparativi per il viaggio fossero in stato avanzato ma anche resi complicati da differenti visioni sullo svolgimento e obiettivi della missione. Un’ulteriore e interessante prospettiva sul viaggio è presente in un altro documento: quello che l’avvocato Alfonso Donnabella,20 tra i fondatori del Club Africano di Napoli, intraprese nel dicembre del 1882 da Napoli ad Alessandria d’Egitto.21 Il documento, manoscritto, è composto da venti pagine di natura diaristica22 e fornisce una narrazione vivida e coinvolgente del viaggio, compiuto attraverso il Mediterraneo, ricco di dettagli sulle 18 Ibidem. 19 Piccinini 1887, p. 1095. 20 Alfonso Donnabella fu un membro attivo e integrato nella rete di intellettuali, scienziati, imprenditori e politici dell’epoca, che promuovevano e partecipavano a spedizioni esplorative nel continente africano. 21 Salpato da Napoli il 9 dicembre, l’esploratore napoletano giunse ad Alessandria d’Egitto il giorno mercoledì 13 dicembre 1882. 22 Il documento mostra una corruzione di conservazione evidente. Originariamente redatto su fogli oblunghi, questi sono stati incollati su di fogli di carta comune due colonne per facciata. Nel corso del documento si notano diversi cambi di colorazione di inchiostro da parte dell’autore, il che fa presumere una scrittura a più riprese, coerentemente con la tipologia di annotazione diaristica che rappresenta.
Biblioteche in movimento 146 esperienze vissute e le emozioni provate durante la traversata.23 In particolare, il documento permette di ricostruire i processi attraverso cui, nell’incedere della sua narrazione, l’autore costruisce l’alterità tra i passeggeri del piroscafo; mostra le dinamiche sociali e micro-geografiche caratterizzanti del viaggio, dove la nave diventa uno spazio vissuto;24 e permette di osservare la variabilità dello stato d’animo dell’equipaggio in relazione alle continue mutazioni delle condizioni atmosferico-ambientali durante il periodo di navigazione marittima. 4. Conclusioni Un archivio non costituisce mai un semplice contenitore imparziale di dati; al contrario, esso si configura come una finestra sul clima e la temperie socioculturale in cui si genera e si sviluppa. Di conseguenza, abbiamo a che fare con un complesso organico la cui struttura è modellata dai modi in cui si è formato e dalle trasformazioni subite nel tempo, riflettendo scelte, consapevoli o inconsapevoli, di politica culturale.25 Nel contesto coloniale, l’archivio cessa di essere espressione di una democrazia destinata a farsi storia per diventare piuttosto il “volto di carta del potere”, uno strumento di controllo e di affermazione identitaria della potenza.26 Il senso e la memoria non emergono dai singoli documenti, come noto, ma anche dall’ordine e dalla struttura in cui sono disposti. L’archivio crea significato attraverso la sua organizzazione formale, un processo intellettuale che va oltre il semplice accumulo di carte.27 Giovanni Battista Licata rappresentò uno dei molteplici casi di quella generazione di intellettuali e avventurieri, affiliati a società geografiche o di esplorazione, che vedevano nell’oltremare non solo un campo di scoperta scientifica e di esotismo, ma anche uno spazio vitale per l’affermazione della nazione sulla scena internazionale.28 Non a caso, egli fu tra i più convinti e attivi promotori e fondatori del Club Africano di Napoli. La sua dedizione alla causa lo portò a partecipare in prima persona a diverse e significative imprese esplorative oltremare, un impegno che culminò tragicamente nel 1886. Il Fondo Licata permette di osservare alcune dinamiche di alimentazione di quel “mal d’Africa”, una nostalgia che celava una violenza fisica ed epistemica profonda, ampiamente diffusa al tempo del cosiddetto “Scramble for Africa”. 23 Surdich 2008. 24 Foucault 2011; Lago 2016. 25 Carucci 2009. 26 Valacchi 2011. 27 Pavone 1970, Foucault 1999, Maggioli 2011. 28 Sul rapporto tra società geografiche, esplorazioni e colonialismo nel periodo di nostro interesse, tra gli altri, si vedano: Carazzi 1972; Zaghi 1973; Milanini Kemény 1973; Surdich 1979-1980; Luzzana Caraci 1982; Cerreti 1995, 2000 e 2003; Ghezzi 1997; Labanca 2002; Monina 2002 e 2005; Natili 2008; Mazzotti 2011; Galluccio 2012.
147 Dalle carte al viaggio, dal viaggio alle carte Studiare questi archivi oggi significa avere la possibilità di intraprendere un’operazione decoloniale, mettendo in discussione i canoni, riconoscendo la parzialità delle fonti, aprendo a narrazioni più complesse e alternative29. Questo patrimonio archivistico e il relativo progetto di ricerca, volti a studiarne, valorizzarne e renderne pienamente accessibile il contenuto alla comunità scientifica e al pubblico, si configura come uno strumento euristico per una riflessione critica e scevra da retoriche nazionalistiche o anacronistiche semplificazioni, sulla complessa storia del colonialismo europeo e sulle peculiarità di quello italiano. Bibliografia Allippi Cappelletti 2005 = Maurizia Allippi Cappelletti, Giovanni Battista Licata, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 65, 2005. AA.VV. 2008 = AA.VV., La scienza nel Mezzogiorno dopo l’unità d’Italia, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2008, Voll. I-III. Carazzi 1972 = Maria Carazzi, La Società Geografica Italiana e l’esplorazione coloniale in Africa (1867-1900), Firenze, La Nuova Italia, 1972. Carucci 2009 = Paola Carucci, Le fonti archivistiche: ricerca e valorizzazione, Roma, Carocci, 2009. Cerreti 1995 = Claudio Cerreti (a cura di), Colonie africane e cultura italiana fra Ottocento e Novecento, Roma, CISU, 1995. Cerreti 2000 = Claudio Cerreti, Della Società Geografica Italiana e della sua vicenda storica (1867-1997), Roma, Società Geografica Italiana, 2000. Cerreti 2003 = Claudio Cerreti, L’Africa e la Società Geografica Italiana, «Bollettino della Società Geografica Italiana», serie 12, 8 (2003), 2, p. 423-431. De Sanctis 1986 = Riccardo De Sanctis, La nuova scienza a Napoli tra ‘700 e ‘800, Bologna, Il Mulino, 1986. Diglio 1984 = Salvatore Diglio, Il contributo del Bollettino della Società Africana d’Italia alla conoscenza geografica dell’Africa in Italia negli ultimi diciotto anni del XIX secolo, in La conoscenza dell’Asia e dell’Africa in Italia nei secoli XVIII e XIX, a cura di Aldo Gallotta e Ugo Marazzi, vol. I, Napoli, Istituto Universitario Orientale, 1984, p. 155-168. Fenin, 1941 = Giorgio Fenin, La Società Africana d’Italia, «Africa Italiana», 1941, p. 25-29. Foucault 2011 = Michel Foucault, Spazi altri. I luoghi delle eterotopie, Milano, Mimesis, 2011. Galasso 1990 = Giuseppe Galasso, Il Mezzogiorno e il mare, in La fabbrica delle navi. Storia della cantieristica nel Mezzogiorno d’Italia, a cura di Artura Fratta, Napoli, Electa, 1990, p. 11-14. 29 Radcliffe 2022.
Biblioteche in movimento 148 Galasso 1998 = Giuseppe Galasso, Napoli capitale. Identità politica e identità cittadina. Studi e ricerche 1266-1860, Napoli, Electa, 1998. Galluccio 2012 = Floriana Galluccio, La costruzione della nazione e la nascita delle società geografiche in Italia, «Bollettino della Società Geografica Italiana», serie 13, 5 (2012), 2, p. 187-222. Galluccio - Guadagno 2024 = Floriana Galluccio, Eleonora Guadagno, Il limes coloniale italiano e il ruolo (inesplorato) del Club Africano di Napoli. Nuovi cantieri di ricerca: per una lettura decoloniale in archivio, «Semestrale di Studi e Ricerche di Geografia», serie 14, 7 (2024), 2, p. 98-123. Ghezzi 1997 = Carla Ghezzi, Gli organismi geografici e di esplorazione e le origini del colonialismo italiano, «Africa. Rivista trimestrale di studi e documentazione dell’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente», 52 (1997), 1, p. 96-107. Intartaglia - Scaramella 1992 = Celeste Intartaglia, Carlo Scaramella (a cura di), Archivio storico della Società Africana d’Italia - Inventario, vol. I, Napoli, Istituto Universitario Orientale, 1992. Labanca 2002 = Nicola Labanca, Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana, Bologna, Il Mulino, 2002. Lago 2016 = Paolo Lago, La nave, lo spazio e l’altro. L’eterotopia della nave nella letteratura e nel cinema, Milano, Mimesis, 2016. Licata 1884a = Giovanni Battista Licata, Conferenza ad Assab, «Bollettino Della Società Geografica Italiana», 9 (1884), 2, p. 284-301. Licata 1884b = Licata G. B., Conferenza ad Assab, «Bollettino Della Società Geografica Italiana», 9 (1884), 2, p. 347-358. Licata 1885 = Giovanni Battista Licata, Assab e i Danachili, Milano, Treves, 1885. Licata 1886 = Giovanni Battista Licata, In Africa, Firenze, G. Barbera Editore, 1886. Luzzana Caraci 1982 = Ilaria Luzzana Caraci, La geografia italiana tra ‘800 e ‘900 (dall’Unità a Olinto Marinelli), Genova, Istituto di Scienze Geografiche dell’Università, 1982. Macry 1988 = Paolo Macry, Ottocento: famiglia, élites e patrimoni a Napoli, Torino, Einaudi, 1988. Maggioli 2011 = Marco Maggioli, Cartografare, fotografare, filmare: archivi e geografia, in «Semestrale di Studi e Ricerche di Geografia», 1 (2011), p. 7-13. Mantegazza 1886 = Paolo Mantegazza, Prefazione, in In Africa, di Giovanni Battista Licata, Firenze, G. Barbera, 1886. Mascilli Migliorini 2025 = Luigi Mascilli Migliorini, ‘Napoli’, Il destino del mare. Napoli e Venezia, di Egidio Ivetic, Luigi Mascilli Migliorini, Bologna, Il Mulino, 2025, p. 11-94. Mazzetti 2010 = Ernesto Mazzetti, Porti e vita marittima nella storia e nell’economia della Campania, «Geotema», n°40, XIV (2010), p. 5-17. Mazzotti 2011 = Stefano Mazzotti, Esploratori perduti. Storie dimenticate di naturalisti italiani di fine Ottocento, Torino, Codice, 2011. Milanini Kemény 1973 = Anna Milanini Kemény, La società d’esplorazione commerciale in Africa e la politica coloniale (1879-1914), Firenze, La nuova Italia, 1973.
149 Dalle carte al viaggio, dal viaggio alle carte Monina 2002 = Giancarlo Monina, Il consenso coloniale. Le società geografiche e l’Istituto coloniale italiano (1896-1914), Roma, Carocci, 2002. Monina 2005 = Giancarlo Monina, Geografia e politica tra Ottocento e Novecento, in Mundus Novus. Amerigo Vespucci e i metodi della ricerca storico-geografica, a cura di Annalisa D’Ascenzo, Roma-Genova, Briganti, 2005, p. 414-425. Natili 2008 = Daniele Natili, Un programma coloniale. La Società Geografica Italiana e le origini dell’espansione in Etiopia (1867-1884), Roma, Gangemi, 2008. Palma 1995 = Silvana Palma, La Società Africana d’Italia. “Sodalizio di agitazione” napoletano di fine Ottocento, «Archivio Fotografico Toscano», XXI (1995), p. 12-16. Palma 1996 = Silvana Palma S. (a cura di), Archivio storico della Società Africana d’Italia, vol. II: Raccolte fotografiche e cartografiche, Napoli, Istituto Universitario Orientale, 1996. Pavone 1970 = Claudio Pavone, Ma poi è tanto pacifico che l’archivio rispecchi l’istituto? «Rassegna degli archivi di Stato», XX (1970), 1, p. 145-149. Piccinini 1887 = Giuseppe Piccinini, Guerra d’Africa, Roma, Edoardo Perino Editore-Tipografo, 1887. Radcliffe 2022 = Sara A. Radcliffe, Decolonizing Geography: An Introduction, Cambridge, Polity Press, 2022. Ricciardi 2008 = Francesco Ricciardi, Giovan Battista Licata, «Geostorie», XVI (2008), 1, p. 27-60. Ricciardi 2009 = Francesco Ricciardi, La spedizione del conte P. in Harar tra scopi commerciali e scientifici e segrete finalità militari, in «Geostorie», XVII (2009), 3, p. 5-87. Surdich 1986 = Francesco Surdich, Dagli esploratori ai colonizzatori, in Africa. Storie di viaggiatori italiani, di Aa. Vv., Milano, Electa, 1986. Surdich 1979-1980 = Francesco Surdich, Esplorazioni geografiche e sviluppo del colonialismo nell’età della rivoluzione industriale, Firenze, La Nuova Italia, 2 vol., 1979-1980. Surdich 2008 = Francesco Surdich, Attraverso il Mediterraneo. Rotte, viaggi, scambi commerciali e culturali, Lugano, Associazione Carlo Cattaneo, 2008. Tosti Croce 2017 = Mauro Tosti Croce, Archivi digitali. Il portale Lazio ‘900, «Il mondo degli archivi», 23 novembre 2017, <https://www.ilmondodegliarchivi. org/il-portale-lazio-900/>. Trovato 2019 = Agostina Trovato (a cura di), Guida ai fondi dell’Archivio storico della Società Geografica Italiana, Roma, Società Geografica Italiana, 2019. Triulzi 1998 = Alessandro Triluzi, Napoli e l’immagine dell’Africa nella collezione fotografica della Società Africana d’Italia (ca. 1880-1940), in Culture dell’alterità. Il territorio africano e le sue rappresentazioni, a cura di Emanuela Casti, Angelo Turco, Milano, Unicopli, 1998, p. 185-205. Triulzi 2000 = Alessandro Triulzi, La costruzione dell’immagine dell’Africa e degli africani nell’Italia coloniale, in Nel nome della razza: Il razzismo nella storia d’Italia 1870-1945, in Alberto Burgio, Bologna, Il Mulino, 2000, p. 165-181. Triulzi 2004 = Alessandro Triulzi, Lo sguardo coloniale. Appunti sulla costruzione dell’altro nella collezione fotografica della Società Africana d’Italia, in «Parole
Biblioteche in movimento 248 1. Il corpus tedesco: autori, opere e tipologie testuali L’estensione limitata del corpus specialistico selezionato, rappresentativo della lingua tedesca nella letteratura di viaggio del Grand Tour, ne fa chiaramente un sample corpus o sub-corpus con l’obiettivo primario di esemplificare e interpretare con inquadramento teorico possibili itinerari di ricerca lessicografica nell’ambito del più ampio progetto multilingue di riferimento, LibMovIt – Studiosi, Libri, Idee in viaggio nell’Italia del XVIII secolo, focalizzato sulla letteratura odeporica del Settecento e collegata al mondo delle biblioteche. Il motivo di questo approfondimento su un’unica lingua e prospettiva storico-culturale risponde all’intento di ancorare il lavoro di analisi linguistica a una raccolta di testi circoscritta e omogenea, proponendo un punto di partenza in vista di successive linee di ricerca auspicabilmente percorribili.1 Il corpus si compone di quattro testi reperiti attraverso archivi testuali online in lingua originale tedesca: Italienische Reise (1816-17; 1829) di J.W. Goethe (1749-1832); Reisen eines Deutschen in Italien in den Jahren 1786 bis 1788 (1792-94) di K.Ph. Moritz (1756-93); Italienische Reise. Briefe und Tagebuchaufzeichnungen 1788-1789 di J.G. Herder (1744-1803); Spaziergang nach Syrakus im Jahre 1802 (1803) di J.G. Seume (1763-1810). Pur nell’instabilità di genere propria della letteratura odeporica, in cui è pressoché impossibile classificare distinguendo tra narrazione e informazione,2 possiamo affermare che si tratta qui in generale di diari e resoconti di viaggio a carattere biografico. La loro scelta è stata influenzata dalla reperibilità degli stessi, nonché dall’elevato pregio stilistico e dall’intrinseca e inestimabile importanza letteraria e storico-culturale che li contraddistingue. Pur nelle sue dimensioni contenute, il corpus in questione assume un forte valore qualitativo in quanto portatore della prospettiva di osservatori stranieri illustri, che con i loro scritti hanno contribuito a costruire e tramandare l’immagine dell’Italia nel mondo. La lunghissima gestazione redazionale dell’opera di Goethe, che va dalle note italiane ai primi estratti di un diario di viaggio pubblicati nel «Teutscher Merkur» (1788-89) alla prima edizione dell’opera nel 1816-17 come parte integrante del progetto autobiografico Aus meinem Leben fino alla Italienische Reise del 1829, comprensiva dello Zweiter römischer Aufenthalt, oltre a testimoniare la distanza dell’autore maturo dall’esperienza italiana,3 rende difficile una sua caratterizzazione univoca dal punto di vista del genere letterario di appartenenza. Nel susseguirsi di varie tipologie testuali riconducibili ora al 1 Per una descrizione più dettagliata del corpus testuale del progetto LibMovIt si rinvia a Mancini 2025, p. 298-307. 2 Meschini 2018, p. 145. 3 Goethe soggiornò in Italia dal settembre 1786 al giugno 1788.
249 Percorsi di analisi lessicale della letteratura di viaggio nell’Italia del XVIII secolo diario di viaggio ora alla corrispondenza ora al resoconto, pur nella diversità dei registri e delle modalità espressive, sono evidenti i tratti autobiografici che tematizzano l’incontro del poeta con il Sud Europa, presupposto della sua Wiedergeburt personale e poetica. Di più semplice definizione la relazione in forma epistolare del viaggio in Italia di Moritz, esperienza decisiva per l’evoluzione estetica e filosofica del pensiero di uno dei maggiori protagonisti del Classicismo tedesco nonché precursore della successiva sensibilità romantica, che trova redazione definitiva soltanto fra il 1792 e il 1793, quattro anni dopo il suo rientro in patria. Nella prima delle tre parti in cui il testo è suddiviso prevalgono le descrizioni del paesaggio e le impressioni soggettive sul popolo italiano. Più ampio respiro viene concesso nella seconda e terza parte alla documentazione della ricezione teorico-estetica dell’Italia classica (sia antica sia rinascimentale). A differenza di Goethe, che in Italia frequenta quasi esclusivamente artisti tedeschi e svizzeri, anch’essi giunti a Roma al seguito del mito della classicità riscoperto da Winckelmann, e parla di conseguenza quasi soltanto tedesco, Moritz scrive addirittura una grammatica della lingua italiana, Italienische Sprachlehre für die Deutschen. Nebst einer Tabelle, die italienische Aussprache und Etymologie betreffend (1791), e inserisce nella terza parte delle sue Reisen eines Deutschen in Italien numerose osservazioni linguistiche incentrate in particolare sui modi di dire e sui proverbi quale interessante rispecchiamento degli usi e costumi di un popolo. Contrariamente a quanto accaduto per il viaggio in Italia di Goethe, oggetto di una letteratura vastissima, e in tempi più recenti anche per quello di Moritz, nel caso del viaggio di Herder, compiuto tra l’agosto 1788 e il luglio 1789, l’attenzione editoriale e scientifica è stata minima, così come tardiva risulta anche la messa a punto editoriale dei relativi materiali, costituiti in gran parte dalla corrispondenza con la moglie, i figli e gli amici. La Italienische Reise come opera da lui scritta in realtà non esiste, trattandosi di un titolo redazionale scelto dai curatori moderni per raggruppare e presentare lettere, appunti, riflessioni, unitamente ai testi Gedichte aus Italien e Reisetagebuch.4 Non concepito per la pubblicazione, e legato alla ristretta cerchia dei familiari e dei conoscenti, il testo offre una rappresentazione intensa dell’esperienza italiana come probabilmente nessun tedesco prima di lui aveva documentato 4 Il riferimento è qui all’edizione della dtv a cura di Albert Meier e Heidi Hollmer del 1988, Italienische Reise. Briefe und Tagebuchaufzeichnungen 1788-1789, punto di approdo di una serie assai trascurabile di analoghi tentativi di edizione degli scritti italiani di Herder, peraltro mai tradotti integralmente nella nostra lingua, Bernardini 2014, p. 1-2. Per una recentissima rilettura del viaggio in Italia di Herder rispetto alla tradizione storiografica che lo ha visto a lungo adombrato dal testo di Goethe, si segnala lo studio di Mario Marino in Marino 2025.
Biblioteche in movimento 250 in modo altrettanto intimo e autentico. Il quarto viaggio incluso nel corpus, di poco posteriore al quadro socio-culturale europeo settecentesco di cui il progetto LibMovIt si occupa, è quello compiuto in soli nove mesi da Seume, che parte da Lipsia nel dicembre del 1801, attraversa l’Italia e visita infine anche la Svizzera e Parigi. Ciò che distingue questo diario di viaggio dai precedenti dei suoi connazionali più famosi è innanzitutto la modalità peculiare della ‘passeggiata’, il modo più economico e al tempo stesso più scomodo e pericoloso di muoversi all’epoca, ma anche quello che offre a Seume una visione ‘dal basso’ funzionale al punto di vista socialmente critico che orienta il suo giudizio sull’esperienza italiana, e che lo porta infine a scoprirsi scrittore politico.5 L’elemento che lo accomuna agli altri tre è innanzitutto il viaggio vissuto come fuga da un disagio esistenziale, da un travaglio interiore percepito nella sfera pubblica o in quella privata, o in entrambe, e culminante per tutti, anche se con sfumature ed esiti diversi, in un processo di Bildung, di formazione di sé acquisita dall’incontro con l’alterità nell’ambito di un dialogo interculturale non sempre riuscito, mai fino in fondo.6 L’interesse precipuo per la propria individualità artistica determina in Goethe una percezione trasfigurata della realtà italiana. In Herder, viaggiatore controvoglia poco sensibile, a differenza di Moritz, alle differenze linguistiche ed etniche dei vari popoli italiani, il contatto con l’Altro prelude alla riaffermazione della propria identità individuale e nazionale, negando appunto un confronto aperto e costruttivo.7 Il processo di interazione italo-tedesca che indubbiamente segna cambiamenti sostanziali nella vita di ciascuno di loro, seppur a scapito di una vera e profonda comprensione del Paese reale, viene per certi versi interrotto da Seume, il cui punto di vista è quello del viaggiatore straniero che mantiene un atteggiamento pieno di riserve rispetto al modo di vivere mediterraneo, al quale non intende di fatto assimilarsi. Tenendo conto del modello discorsivo che classifica i viaggi in Italia in base al rapporto tra l’oggetto descritto e il soggetto descrivente, tra objektzentrierte Beschreibung e subjektzentrierte Schilderung,8 possiamo affermare che, fatta eccezione per Seume, che ancora si ispira al viaggio illuminista tradizionale, tutti gli autori del corpus si iscrivono a vario titolo nel mutamento di paradigma dal viaggio enciclopedico ‘curioso’ o erudito al viaggio ‘sentimentale’ ed estetico, in cui è possibile percepire la svolta storica dall’Illuminismo al Romanticismo.9 5 Meier 1987, p. 227. La prosa impegnata del suo Spaziergang nach Syrakus diviene, non a caso, un modello di riferimento per la letteratura di viaggio del XIX secolo, ispirando anche gli altrettanto politici Reisebilder (1826-27; 1830-31) di Heinrich Heine (1797-1856). 6 Fazio 2001, p. 1419 ss. 7 Giovannini 2017, p. 416. 8 Aurnhammer 2003, p. 73. 9 Meier 1987, p. 35.
251 Percorsi di analisi lessicale della letteratura di viaggio nell’Italia del XVIII secolo All’approccio illuminista prevalentemente museale-bibliotecario con intento informativo e didattico10 si sostituisce nella letteratura odeporica del secondo Settecento la componente emotiva della Empfindsamkeit, dove il confine tra verità del vissuto e verità poetica si fa sempre più labile, e dove il soggettivismo prevale sul precedente stile descrittivo-oggettivo.11 Ma se in Goethe e in Moritz l’impressione estetica prende il posto dell’utile e dell’istruttivo, Herder guarda all’arte con gli occhi del moralista ecclesiastico, assimilando il bello-sensuale al bello-morale, mentre in Seume, che come Herder contribuisce a demistificare il mito allora imperante dell’Arcadia, appare accentuato l’aspetto etico-politico della bellezza che, a suo modo di vedere, deve necessariamente coincidere con l’utilità, da declinarsi in un auspicabile progresso del genere umano.12 Immune all’entusiasmo romantico con cui Goethe vede realizzata in Sicilia l’unione di natura e civiltà antica, Seume ritiene che a determinare il fascino della natura siciliana ancora incontaminata sia la sua fecondità, e non il suo valore estetico. 2. Possibilità applicative del corpus: dal testo al contesto Il corpus è stato analizzato fruendo di alcune funzionalità di text analysis presenti in Voyant Tools, al fine di acquisire conoscenze utili nella contestualizzazione storico-letteraria del lessico preso in esame nel presente contributo. Voyant Tools si basa su una lettura scalabile, ovvero un approccio misto, computazionale e tradizionale a un tempo, in cui il distant reading, improntato alla creazione di modelli astratti con visualizzazione di caratteristiche globali, e il close reading, di natura prettamente criticointerpretativa, convivono e comunicano fra loro, fornendo una visione più completa della letteratura e promuovendone una sua comprensione più approfondita.13 Con duplice prospettiva tecnologico-applicativa, da un lato, e più puramente teorica, dall’altro, si illustreranno le procedure di analisi integrata impiegate, orientando la ricerca linguistica a una finalità pratica ed esemplificativa, che potrà andare ad affiancare e confermare letture e interpretazioni già patrimonio della critica. Per una prima panoramica introduttiva del corpus analizzato risulta utile soffermarsi sulla skin (o finestra) ‘Sommario’ in basso a sinistra del panel di default, che riassume alcune informazioni quantitative sui testi caricati. Di qui si evince che il corpus contiene 4 documenti con un totale di 620.962 parole e 44.678 forme di parola uniche, dette anche tipi. Nel conteggio delle parole uniche Rom, ad esempio, si conta una sola volta. Si apprende inoltre quanto segue: 10 Ne è un tipico esempio il Viaggio per l’Italia del padre di Goethe, Johann Caspar, relativo a un soggiorno del 1740 e pubblicato in italiano negli anni Sessanta del XVIII secolo. 11 Balbiani - Castellari, p. 13. 12 Seume 1991, p. 309. 13 Jockers 2013.
Biblioteche in movimento 252 — la lunghezza del documento dal più lungo al più corto con il numero di parole per ciascun documento;14 — la densità del vocabolario, detta anche ratio, ovvero il rapporto fra parole uniche e parole totali. Più è alta, più è densa la ricchezza lessicale del testo in questione, poiché contiene meno ripetizioni della stessa parola15. Herder registra la densità minore (8%), mentre gli altri tre autori sostanzialmente si equivalgono per la diversità di vocabolario impiegato (13%);16 — la media di parole per frase in ogni documento caricato. Moritz ha frasi mediamente più lunghe, indice di un periodare più articolato e complesso, Herder frasi mediamente più brevi;17 — le parole d’uso più frequenti nel corpus che, tenendo ovviamente conto della lista di stopwords inserita, rappresentano un altro dato quantitativo interessante per capire la configurazione del corpus;18 — le parole caratteristiche di ciascun documento in relazione al resto del corpus. Sia le parole d’uso più frequente nel corpus sia quelle caratteristiche di ciascun documento appaiono evidenziate e, grazie alla modalità interattiva tipica di Voyant, cliccandoci sopra si generano risultati rispettivamente nelle skin ‘Andamenti’ e ‘Lettore’ per le prime, in ‘Contesti’ e ‘Lettore’ per le seconde.19 Gli strumenti che Voyant mette a disposizione per estrarre informazioni quantitative da corpora testuali sono riconducibili essenzialmente a due dati di base: trovare una parola in masse testuali molto ampie, non 14 Herder, Italienische Reise. Briefe und Tagebuchaufzeichnungen 1788-1789: 215.176; Goethe, Italienische Reise: 170.933; Seume, Spaziergang nach Syrakus im Jahre 1802: 120.417; Moritz, Reisen eines Deutschen in Italien in den Jahren 1786 bis 1788: 114.436. 15 Da intendersi d’ora in poi in modo non tecnico come forma lessicale a cui si associano uno o più significati, mentre ‘lemma’ identifica l’unità lessicale base alla quale ricondurre le sue diverse forme, Ježek - Sprugnoli 2023, p. 38. 16 Per comodità è stata citata fra parentesi la densità di vocabolario espressa in percentuale senza decimali, così come figura anche nella skin ‘Documenti’, che riporta, in linea di principio, gli stessi dati del sommario ma in formato tabella: totale delle parole; tipi; ratio; media di parole per frase. 17 Parole per frase: 33 in Moritz; 22 sia in Goethe sia in Seume; 17 in Herder. 18 Le stopwords comprendono le cosiddette ‘parole funzione’ (articoli, pronomi, congiunzioni e preposizioni), che fanno parte di un insieme chiuso con un numero finito di parole dal significato grammaticale; servono a chiarire le relazioni esistenti tra le ‘parole contenuto’ (verbi, nomi, aggettivi e avverbi), che hanno invece significato lessicale, conferiscono cioè alla frase la sua base semantica, Ježek - Sprugnoli 2023, p. 38. 19 Le specifiche delle skin qui menzionate verranno illustrate più avanti nell’ambito di successive esemplificazioni.
253 Percorsi di analisi lessicale della letteratura di viaggio nell’Italia del XVIII secolo gestibili con mezzi manuali, e calcolare il numero di occorrenze di una parola o di un lemma all’interno di un testo. Sfruttando tale funzione di moderno ‘indice computazionale’, per così dire, ci si occuperà in prima istanza di indagare nel corpus la presenza della parola chiave principale del progetto LibMovIt, bibliothek*,20 impostando uno fra i vari percorsi di analisi praticabili (Figura 1). Figura 1. Panel di ricerca per la parola bibliothek* Attivato nella prima skin in alto a sinistra il tool ‘Termini’, digitiamo nel campo di ricerca la parola di nostro interesse seguendo la sintassi prevista. Il numero 61 nella colonna ‘Conteggio’ indica la frequenza assoluta della parola nell’intero corpus. Spostando il cursore del mouse sulla linea della colonna ‘Tendenza’, che rappresenta l’andamento delle frequenze relative della parola cercata in ogni documento, si evince che abbiamo 23 occorrenze in Goethe, 149 in Herder, 61 in Moritz e 149 in Seume.21 Inserendo la spunta 20 La sintassi bibliothek* consente di ampliare la ricerca a tutti i termini che iniziano con ‘bibliothek’, includendo, ad esempio, oltre al sostantivo singolare ‘bibliothek’, anche il plurale ‘bibliotheken’ o il sostantivo ‘bibliothekar’. Occorre precisare sin da subito che, nonostante nella lingua tedesca tutti i sostantivi, non soltanto i nomi propri, e i verbi sostantivati vengano scritti con l’iniziale maiuscola, le ricerche lessicali qui effettuate con Voyant si basano sull’uso dell’iniziale minuscola, a cui ci si attiene. 21 La frequenza assoluta (o tokenizzazione) è il conteggio diretto delle occorrenze di una parola nel testo, in realtà non molto significativo, variando in relazione alla dimensione dello stesso. La frequenza relativa, che si calcola dividendo la frequenza assoluta della parola per il numero totale di parole nel testo, è invece particolarmente utile per confrontare l’importanza delle parole rispetto al contesto fra testi di diversa lunghezza, e rappresenta ai fini delle nostre analisi il dato effettivamente significativo, Stella 2018, p. 64-65.
Biblioteche in movimento 254 in corrispondenza della parola bibliothek* nella tabella ‘Termini’, si produce nella skin ‘Andamenti’ in alto a destra il grafico delle sue frequenze relative all’interno del corpus, dove cliccando, ad esempio, su Seume, si genera un cambiamento sia nella skin ‘Lettore’ accanto, che si posiziona sul documento dell’autore selezionato, sia nella skin ‘Contesti’ in basso a destra. Rimane invece invariata, ovvero come appare di default, la skin ‘Sommario’ in basso a sinistra. Le 149 occorrenze del termine bibliothek* nel testo di Seume sono assai più significative delle stesse presenti nel testo di Herder, lungo più del doppio. Si tratta di primissimi dati quantitativi interessanti, in quanto le visite alle biblioteche e ai bibliotecari effettuate da Seume sono indicative di un viaggio all’insegna della tradizione bibliotecario-antiquaria, specchio per certi versi della distanza ideologica tra la sua visione socio-politica illuminista e quella romantico-estetica di Goethe (dove, non a caso, il termine bibliothek* registra il numero di occorrenze più basso). Lo strumento ‘Contesti’, in basso a destra, mostra per ogni parola cercata il contesto destro e sinistro. Cliccando sul simbolo + è possibile vedere un contesto più ampio, regolabile con la sottostante funzione ‘espandi’ (Figura 2). Figura 2. ‘Contesti’ e ‘Lettore’ per la parola bibliothek* La skin ‘Lettore’, con un grafico a barre in basso, dove ogni barra corrisponde a un documento del corpus (in ordine Goethe, Herder, Moritz e Seume) e l’altezza alla lunghezza del relativo documento in termini di parole, trova il punto esatto del testo in cui occorre la parola evidenziata.
255 Percorsi di analisi lessicale della letteratura di viaggio nell’Italia del XVIII secolo Cliccando sulla parola nella skin ‘Contesti’ è possibile attuare la modalità di scalable reading che integra i dati quantitativi del distant reading con le citazioni testuali più o meno ampie del close reading. In questo caso la lettura del testo dà conto dell’approccio critico imparziale e distaccato con cui Seume guarda all’Italia; il giudizio negativo sulla Biblioteca Vaticana rimasta chiusa per tutto il tempo del suo soggiorno a Roma e sui “tesori dormienti”, ad esempio, è compensato dall’assenza di esitazione nel prediligere Roma a Parigi per quanto riguarda l’arte. Selezionando poi un altro contesto, stavolta con la parola bibliothekar, troviamo la citazione riportata qui di seguito nella versione ampliata ripresa dal ‘Lettore’ e comprensiva di altre due occorrenze di bibliothek: Mein erster Gang, nachdem ich mich in einem ziemlich guten Wirtshause untergebracht hatte, war zu dem königlichen Bibliothekar, dem Pater Sterzinger, an den ich von dem Sekretär der Königin aus Wien Briefe hatte. Der Güte dieses wirklich sehr ehrwürdigen Mannes danke ich meine schönsten Tage durch ganz Sizilien. Er gab mir durch die ganze Insel Empfehlungen an Männer von Wissenschaft und Humanität, in Agrigent, Syrakus, Katanien und Messina. Der Saal der Bibliothek ist unter seiner Leitung in herrliche Ordnung gebracht, und mit allen sizilianischen Altertümern sehr geschmackvoll ausgemalt worden, so daß man hier mit einem Blick alles Vorzügliche übersehen kann. Es finden sich in der hiesigen Bibliothek viele Ausgaben von Wert, und mir ist sie im Fache der Klassiker reicher vorgekommen als Sankt Markus in Venedig. Eine Seltenheit ist der chinesische Konfuzius mit der lateinischen Interlinearversion, von den Jesuiten, deren Missionsgeschäft in China damals glückliche Aussichten hatte. Hier habe ich weiter noch nichts getan als Orangen gegessen, das Theater der heiligen Cecilia besehen, bin in der Flora und am Hafen herumgewandelt und auf dem alten Erkte oder dem Monte Pellegrino gewesen. 22 22 «La mia prima visita, dopo essermi sistemato in un’osteria abbastanza buona, fu al bibliotecario regio, padre Sterzinger, al quale portavo lettere da Vienna, da parte del segretario della regina. Alla bontà di questo signore davvero onorevole devo le giornate più belle di tutto il mio viaggio attraverso la Sicilia. Venni da lui munito di lettere di raccomandazione per uomini di scienza e di cultura in tutta l’isola: ad Agrigento, Siracusa, Catania e Messina. Sotto la sua direzione, la sala della biblioteca è stata allestita in modo splendido e decorata con molto gusto di tutti gli antichi reperti siciliani, tanto da potervi abbracciare con un solo sguardo tutto ciò che vi è di più notevole. Nella biblioteca si trovano molte edizioni di pregio, e per quanto riguarda i classici mi è sembrata persino più ricca di quella di San Marco a Venezia. Una rarità è il Confucio cinese con la versione interlineare latina, realizzata dai gesuiti, la cui missione in Cina all’epoca godeva di prospettive fortunate. Per il resto, non ho fatto molto altro se non mangiare arance, visitare il teatro di Santa Cecilia, passeggiare nella flora e lungo il porto, e salire sull’antico monte Heirkte, o Monte Pellegrino» (la traduzione è
Biblioteche in movimento 256 Vi leggiamo che Seume, a riprova di quanto affermato in precedenza sul carattere tradizionale del suo viaggio, per prima cosa (dopo essere sbarcato a Palermo da Napoli) fa visita a Joseph Sterzinger, regio bibliotecario tedesco, il quale scrivendogli non poche lettere di raccomandazione gli apre le case delle personalità più illustri della Sicilia, mettendolo in condizione, non possedendo lui i mezzi economici di un Goethe, di fare il giro dell’isola e di entrare così in contatto con la vita quotidiana dei suoi abitanti, aspetto della sua ‘passeggiata’ che più lo attrae. Tornando al corpus, a una prima ricognizione, benché riduttiva, dei suoi contenuti e concetti principali si presta particolarmente bene la word cloud a colori del visualizzatore di frequenza dei termini ‘Cirrus’, di norma posizionato nella prima skin in alto a sinistra (Figura 3). Figura 3. ‘Cirrus’ del corpus In questo tipo di rappresentazione i termini di uso più comune appaiono collocati al centro e visualizzati in dimensioni maggiori. Il filtro qui applicato di 25 parole (estensibile dal sottostante slider ‘Termini’ fino a un massimo di 500) evidenzia immediatamente la rilevanza del termine Roma (rom), che ricorre nel corpus con una frequenza assoluta di 1149 occorrenze. Seguono in ordine decrescente: il verbo sehen (648), con le sue forme flesse sieht (398) e gesehen (384), sintomatici di un modello comunicativo basato sul canale visivo; il verbo sagen (489) e l’attributo schön (431), con le sue forme flesse di chi scrive, così come la scelta di evidenziare in corsivo le parole chiave presenti nella citazione).
257 Percorsi di analisi lessicale della letteratura di viaggio nell’Italia del XVIII secolo schönen (436) e schöne (384), riconducibili al tema della non rappresentabilità dell’esperienza estetica, alla riflessione sulla capacità descrittiva della parola in rapporto all’opera d’arte, a cui Moritz dedica al rientro dall’Italia un importante saggio intitolato significativamente In wie fern Kunstwerke beschrieben werden können? (1788). Il divario percepito fra elemento visivo e facoltà espressive del linguaggio di fronte alla bellezza monumentale delle arti plastiche e figurative dell’antichità classica suscita sulle prime un senso di disorientamento e attonito stupore comune a molti viaggiatori stranieri. Moritz parla, ad esempio, di uno stordimento dello spirito, una sorta di paralisi che gli impedisce per un certo periodo di pronunciarsi sull’immenso patrimonio artistico e architettonico che gli si offre alla vista. Per visualizzare invece le parole più frequenti di un singolo documento è possibile aggiornare il ‘Cirrus’ dallo slider ‘Riduci’ nell’angolo in basso a sinistra, selezionando un documento in particolare fra quelli del corpus. Prendiamo qui come esempio il testo di Moritz, quello in cui, non a caso, spicca maggiormente la centralità di Roma. Durante il comune soggiorno romano del 1786-87 lui e Goethe intrecciano infatti i rispettivi orizzonti culturali, creando le premesse di un fecondo influsso reciproco che va ben oltre la semplice collaborazione letteraria, e che nel dibattito estetologico della seconda metà del XVIII secolo intorno ai modelli dell’arte antica segna un netto avanzamento rispetto alla visione del mondo classico di Winckelmann. Figura 4. ‘Cirrus’ del documento Moritz e parole con frequenza assoluta più alta analizzate in ‘Termini’ e ‘Andamenti’ Possiamo notare come a spiccare nella word cloud in Figura 4 siano, fra le altre, le parole rom, alten, anblick, sieht e schönen, con frequenza assoluta nel documento rispettivamente di 311, 180, 148, 141 e 120, visualizzabile in Voyant passando il cursore sopra ciascuna di esse. Sostituendo poi nella seconda finestra il tool ‘Lettore’ con ‘Termini’, e facendo una ricerca mirata con le stesse parole – legate appunto all’area semantica della vista e alla categoria filosofica del Bello quale principio ordinatore delle impressioni estetiche a contatto con le testimonianze storiche della cultura greca e romana – è possibile vedere nella colonna ‘Tendenza’ del grafico l’andamento delle frequenze relative di
Biblioteche in movimento 264 overview of the data collected concerning individuals, libraries, collections, and library services examined through travel literature sources. Overall, WL offers a substantial body of well-structured data on eighteenth-century libraries, accessible to library history scholars also via data visualization tools. These tools serve as intermediate analytical points, prompting further research, refining research questions, or highlighting missing or underexplored data. The availability of the knowledge base should be regarded as a starting point for further analysis and inquiry, rather than the final outcome of the research. The methodology adopted and the results obtained suggest that this line of research should be expanded —both in terms of the range of travel literature sources and the chronological span covered— in order to provide a more accurate and diachronically meaningful picture of Italian libraries over the centuries. Keywords: Libraries; Eighteenth Century; Knowledge Base; Wikibase Cloud. 1. Introduzione Wikibase LibMovIt (d’ora in poi WL) è il sotto progetto a cura dell’unità di ricerca dell’Università di Pavia (Dipartimento di musicologia e beni culturali, sede di Cremona) dedicato ai dati strutturati relativi al PRIN 2022 LibMovIt LIBMOVIT – Libraries on the Move: Scholars, Books, Ideas Traveling in Italy in the 18th Century,2 progetto finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU, coordinato dall’Università di Bologna e in collaborazione con il CNR-ILIESI. Il PRIN LibMovIt ha avuto come obiettivo lo studio delle fonti documentarie relative all’esperienza del ‘viaggio erudito’ del Grand Tour allo scopo di ricostruire il quadro socio-culturale europeo settecentesco nel quale la biblioteca come istituzione ha acquisito una dimensione storica e sociale, pubblica e dinamica. In particolare, gli obiettivi specifici del progetto erano, prima di tutto, la creazione di un corpus di documenti rilevanti della letteratura di viaggio collegata al mondo delle biblioteche, descritti secondo le loro specifiche caratteristiche (per es. lingua, origine, forma letteraria, accessibilità ecc.); in secondo luogo, l’identificazione delle fonti per arricchire le informazioni già disponibili e l’integrazione di nuove fonti individuate; in terzo luogo, l’accessibilità alle versioni digitali accessibili delle fonti o, nel caso di documenti particolarmente rilevanti, la loro digitalizzazione; in 2 LibMovIt, <https://www.libmov.it/>, (ult. cons. il 23 giugno 2025). Tutti i siti sono stati consultati per l’ultima volta il 23 giugno 2025.
265 Le biblioteche italiane del Settecento attraverso gli occhi dei viaggiatori stranieri quarto luogo, uno studio delle fonti duplice dal punto di vista metodologico: da un lato un’analisi qualitativa tradizionale, dall’altro un’analisi quantitativa dei testi presenti nel corpus elaborato dal progetto, resa possibile grazie alla progettazione e implementazione di un apposito dataset. Ogni attività e obiettivo della ricerca hanno prodotto dati di natura diversa ma intrinsecamente collegati tra loro.3 La catalogazione e la classificazione (derivate, aggiornate o create ex-novo) delle fonti individuate attraverso la fase di indagine sulla collezione bibliografica specializzata (il fondo Tursi presso la Biblioteca Nazionale Marciana)4 hanno portato alla produzione di un database bibliografico; la digitalizzazione, il processo di OCR e l’analisi linguistica hanno generato un insieme di dati relativi ai testi; lo studio del contenuto semantico dei testi ha portato sia alla pubblicazione dei risultati parziali o definitivi delle ricerche che all’individuazione, identificazione e descrizione formale delle informazioni relative alle entità descritte nei testi stessi (per es. biblioteche, persone, collezioni). L’obiettivo principale del sotto progetto WL è stata la creazione di uno strumento in grado di modellare, ospitare, registrare e pubblicare tutti i dati prodotti nel corso della ricerca collettiva del PRIN, ma in particolare di restituire in forma di dati strutturati (LOD) le informazioni disponibili nelle opere dei viaggiatori settecenteschi in merito alle biblioteche italiane visitate durante il loro viaggio. In fase di ideazione, come strumento era stato scelto Wikibase, il software alla base di Wikidata, messo gratuitamente a disposizione da Wikimedia Deutschland, la fondazione che sostiene Wikidata stessa oltre a tutti i numerosi progetti ad essa collegati (es. Wikipedia e WikiCommons) in quanto migliore in termini di efficienza ed efficacia ma anche di rispetto dei principi FAIR,5 di gratuità, di accessibilità e conservazione a lungo termine dei dati e soprattutto di bilanciamento tra le necessità di una cura scientifica dei dati e la loro apertura (in termini di disponibilità, formato, modularità, interoperabilità, riuso ecc. dei dati), ai fini della creazione dell’ontologia e del dataset complessivi per i dati della ricerca. Inizialmente ci si era indirizzati alla pubblicazione dei dati direttamente su Wikidata, ma in seguito si è preferito costruire ex-novo una piattaforma dedicata tramite il software Wikibase nella versione Cloud.6 I vantaggi offerti dal software Wikibase in relazione agli obiettivi del progetto di ricerca 3 Per una visione complessiva del progetto e del flusso dei dati trattati, si rinvia a Bianchini 2024, p. 81, Fig. 1. 4 Fondo Tursi, <https://www.internetculturale.it/it/41/collezionidigitali/26292/>. 5 Wilkinson – Dumontier - Aalbersberg 2016. 6 Wikibase Cloud, <https://www.wikibase.cloud/>.
Biblioteche in movimento 266 sono numerosi e rilevanti7 e la scelta di creare un’istanza Wikibase Cloud dedicata al progetto ha garantito «piena libertà e flessibilità nella definizione dell’ontologia e del data model; maggiore controllo sulla qualità dei dati; [e] pieno controllo sugli utenti in grado di creare e modificare i dati», mantenendo tuttavia la totale interoperabilità con Wikidata.8 2. L’ontologia e i metadati di Wikidata LibMovIt La fase più cruciale del sotto progetto WL è stata la definizione del modello ontologico: quali erano gli oggetti di interesse della ricerca? Quali le loro caratteristiche? Quali le loro relazioni reciproche? Per funzionare il modello doveva ipotizzare quali sarebbero state le domande di ricerca e, di conseguenza, quali sarebbero stati i dati necessari per svolgere ricerche sui dati, le analisi e le possibili risposte ottenibili. Infatti, anche in fase di progettazione dell’ontologia, è necessario definire delle ipotesi di ricerca e stabilire quali sono i dati necessari a fornire le risposte utili. Dal momento che le fonti che venivano selezionate per il progetto erano considerate rilevanti se fornivano informazioni di visita alle biblioteche da parte dei viaggiatori, la prima entità di interesse era naturalmente la biblioteca. Tuttavia, la biblioteca è un’entità complessa, un “organismo che cresce”9 che rappresenta un’entità emergente rispetto alle sue riconosciute componenti (collezioni, lettori, personale) sia perché è estremamente diversificata in relazione al contesto in cui questo organismo si colloca (inteso in senso ampio, cioè come habitat e come biota), sia perché questi aspetti devono essere considerati in una prospettiva sicuramente sincronica, ma anche diacronica, o evolutiva.10 Per esempio, la restituzione di fenomeni verificatisi in un arco di tempo di oltre un secolo, ma anche in un contesto geopolitico in continua evoluzione, richiedeva una particolare attenzione nella modellazione dei dati, per la loro possibile variazione nel tempo e la necessità di restituire questi cambiamenti.11 Perciò la rappresentazione delle informazioni relative a una biblioteca in forma di dati strutturati richiede anche quella delle componenti della biblioteca e delle relative proprietà e relazioni reciproche, interessando: 7 Bianchini - Paola 2025, p. 63-64. 8 Bianchini - Paola 2025, p. 65. 9 Ranganathan 2010. 10 Bianchini 2025. 11 Il problema è stato affrontato consentendo di registrare più valori per una determinata proprietà e di associare a quei valori una data, come nel caso della registrazione della quantità dei libri di una raccolta o di una collezione da parte dei viaggiatori che si succedono nel tempo.
267 Le biblioteche italiane del Settecento attraverso gli occhi dei viaggiatori stranieri — le collezioni generali e speciali di una biblioteca e le loro caratteristiche, nonché le relazioni con altre entità (p. es., l’appartenenza a biblioteche o persone diverse nel corso del tempo, l’essere stata costituita, posseduta, curata da una o più persone ecc.); — gli oggetti più notevoli segnalati per una biblioteca o una sua specifica collezione (p. es., la presenza di opere di un autore, o di una particolare opera di un autore o di una particolare edizione ecc.); — i servizi (apertura, orari, pubblico ecc.) di una biblioteca; — le persone e le organizzazioni segnalate o rilevanti in relazione a una biblioteca (proprietari, possessori, collezionisti, bibliotecari ecc.); — la corretta collocazione spazio temporale degli avvenimenti rappresentati. Tuttavia, le riflessioni sulle entità di interesse hanno fatto emergere che il focus del progetto di ricerca, nonché il criterio generale per stabilire la rilevanza di una fonte, erano prima di tutto le citazioni, ovvero brani di testo che avevano per argomento una o più biblioteche: «l’obiettivo principale del progetto di ricerca si riferisce alla citazione nei testi di viaggio delle biblioteche e alla concezione socioculturale dedicata loro all’interno del viaggio (multiculturale e poliformativo) del Settecento».12 Per questo motivo, la prima entità definita nell’ontologia è stata la citazione.13 Nelle citazioni che seguono, si nota come vengano descritte le biblioteche e vengano fornite informazioni su di esse, da modellare in forma di dati. Addison 1726, 244 (Q263) I was in the Library of Manuscripts belonging to St. Laurence, of which there is a Printed Catalogue. I look’d into the Virgil which disputes its Antiquity with that of the Vatican. Schottus 1747, 230 (Q3759) Il Palazzo è antico, e magnifico, con una Galleria di pitture assai rare, quantità di Statue, e d’armi; una Biblioteca piena di Codici, e libri stampati, tra i quali si vedono 32. Volumi in foglio di Pirro Ligorio, con quantità di figure, medaglie, inscrizioni, e costumi antichi: La Regina di Svezia ne fece fare le copie, che ora si ammirano nella Biblioteca dell’Eminentissimo Ottoboni a Roma 12 Sabba - Gonnelli 2025, p. 18. 13 Il medesimo approccio è stato adottato in altri progetti, come Hypotheseis <https://hypotheseis.wikibase.cloud/> e The library of Polybius, <https://lybrary-ofpolybius.wikibase.cloud>.
Biblioteche in movimento 268 Le parti evidenziate in grassetto nelle citazioni di Addison e di Schottus indicano le biblioteche che hanno visitato, le persone coinvolte, il loro contenuto in termini generali o specifici, l’esistenza di strumenti di consultazione, la presenza di codici di particolare valore e in qualche misura identificabili ecc. Tutte queste informazioni devono, ove possibile, essere tradotte in dati, che a loro volta sono supportati, da (almeno) queste specifiche citazioni. Una citazione può quindi riferire notizie intorno a una biblioteca, ma anche a una collezione specifica di una biblioteca, e ai suoi contenuti, espressi sotto forma di classi di libri (libri di medicina, di fisica, di storia naturale) o di opere di un autore (Virgilio) o, in altri casi, di specifiche opere (p. es., un’Eneide), e alle persone che hanno svolto una funzione (raccolto una collezione, studiato, posseduto o annotato un manoscritto, commentato un’opera, ecc.). L’esame delle citazioni evidenzia quindi la necessità di includere nel modello dei dati un insieme di altre entità che ruotano intorno alla biblioteca stessa: collezioni, insiemi di libri, tutte, alcune o un’opera specifica di un autore, singole persone e gruppi di persone classificati in base alla loro specifica attività (p. es. studiosi, commentatori, collezionisti, visitatori). Nel dataset, qualsiasi entità e qualsiasi classe di entità viene identificata con un proprio URI univoco; p. es. questo URI https://libmovit.wikibase.cloud/ wiki/Item:Q263 identifica l’istanza dell’entità Citazione che rappresenta il brano di Addison citato in precedenza. D’ora in poi, il riferimento a un item della knowledge base avverrà soltanto attraverso l’indicazione dell’ID tra parentesi; p. es., (Q263). Il modello dei dati, in fase iniziale, ha previsto come entità principali le seguenti: citazione (Q3), biblioteca (Q5), collezione (Q10), opera letteraria (Q8), edizione (Q9), persona (Q1), organizzazione (Q11), luogo (Q12) e arco di tempo (Q13).14 Le proprietà definite nell’ontologia sono 90 ed esprimono le caratteristiche delle entità sopra riportate e le loro relazioni.15 Circa un quinto delle proprietà (20; 22%) sono identificativi esterni, ovvero proprietà che servono a realizzare le interconnessioni del web semantico, come previsto dal quarto principio di Tim Berners Lee.16 La più importante è certamente rappresentata dalla P78 ‘corrisponde in Wikidata a’, ma si segnalano anche le proprietà per registrare i numeri identificativi di SBN per autori e per le opere, del Thesaurus BNCF, del VIAF, della Bibliothèque Nationale de France, dell’ISNI, della Treccani, di Europeana, del British Museum, ecc. Questo accorgimento, oltre a essere un requisito fondamentale dei LOD, garantisce la possibilità di riusare dati di altri 14 Modello dei dati, <https://libmovit.wikibase.cloud/wiki/Modello_dei_dati>. 15 Per l’elenco completo delle proprietà, si veda <https://libmovit.wikibase. cloud/wiki/Special:ListProperties>. 16 Il quarto principio dei LOD stabilisce: “Include links to other URIs. so that they can discover more things”. Berners-Lee 2006.
269 Le biblioteche italiane del Settecento attraverso gli occhi dei viaggiatori stranieri dataset. Ciò significa anche che il dataset di WL potrebbe popolarsi del valore di molte proprietà già presenti in altri dataset, come Wikidata, con operazioni di importazione relativamente semplici e completamente automatiche. Tuttavia, essendo stata prevista per le istanze di Wikibase Cloud la possibilità di effettuare query federate, spesso l’importazione non è necessaria. L’ontologia di WL ha richiesto la definizione di relazioni specifiche tra le classi di entità, consentendo di creare un grafo complessivo della knowledge base (Figura 1). Per esempio, nelle citazioni ci si poteva riferire ai libri presenti in una biblioteca o una collezione classificandoli in base al soggetto, al modo di produzione, alla forma bibliografica, alla lingua, all’epoca, alla circolazione ecc. o anche a classi multiple (p. es., manoscritti ebraici o manoscritti rari). Ne sono risultate alcune sotto-ontologie che possono essere visualizzate tramite i grafi predisposti, a titolo dimostrativo, per le biblioteche, i libri, la letteratura, le organizzazioni, gli edifici, accedendo attraverso la sezione specifica della pagina della query.17 3. Le dimensioni del grafo La funzione di rilevazione statistica disponibile su Wikibase18 mostra che sono state create oltre 4560 pagine, e che le operazioni di editing sono state più di 58 mila. Gli utenti registrati sono 43, ma gli utenti attivi sono e sono stati soprattutto 3. I restanti 40 utenti sono stati registrati e sono stati attivi in occasione di attività formative sui LOD, in particolare nel quadro della Summer School ‘Digital library’ svoltasi all’Università di Bologna, sede di Ravenna, nel giugno 2024 – come parte integrante del Progetto PRIN 2022 LibMovIt – o in occasioni di attività di tirocinio curriculare.19 Nel complesso, a giugno 2025, il dataset contiene 1450 citazioni, 612 persone, 493 opere, 360 edizioni, 281 biblioteche, 240 edifici, 184 editori, 155 organizzazioni o enti, 101 luoghi, 82 collezioni, 13 archi di tempo, ma anche 18 lingue, 18 strumenti di corredo, 17 ruoli, 14 occupazioni e 3 servizi bibliotecari.20 17 Grafi, <https://libmovit.wikibase.cloud/wiki/Query#Grafi_per_esplorare_ l‘ontologia_di_Wikibase_LibMovIt>. 18 Statistiche, <https://libmovit.wikibase.cloud/wiki/Special:Statistics>. 19 A tal proposito, si coglie l’occasione per ringraziare la dott.ssa Camilla Acampora (Università di Bologna) che ha proseguito le attività laboratoriali svolte nel contesto della Summer School e Alessandra Geraci, che con grande impegno, competenza e costanza ha svolto su Wikibase LibMovIt il suo tirocinio curricolare, inserito nel Laboratorio LUDI nell’ambito del corso di laurea magistrale in Scienze del libro e del documento dell’Università di Bologna - Campus di Ravenna. 20 Classi e loro istanze, <https://tinyurl.com/23f5yvxo>.
Biblioteche in movimento 270 Figura 1 – Grafo completo delle classi di Wikibase LibMovIt
271 Le biblioteche italiane del Settecento attraverso gli occhi dei viaggiatori stranieri Delle 360 edizioni censite come fonti del progetto21 58 edizioni (16%) sono ancora in lavorazione, mentre per le restanti 301 (86%) sono state analizzate le citazioni presenti e trasformate in dati caricati su WL.22 Delle 301 edizioni lavorate: — 125 (41%) hanno citazioni relative a biblioteche. Il totale delle citazioni censite è di 1450 ma, dal momento che una citazione può citare più di una biblioteca, il totale delle biblioteche menzionate nelle citazioni è 1578; — 84 (28%) non hanno citazioni di biblioteche, o di biblioteche italiane; — 77 (26%) sono prive di OCR e quindi non sono state trattate; — 15 (5%) sono edizioni della stessa opera pubblicate in diversi anni e che contengono le stesse citazioni delle edizioni già lavorate. 4. Persone, biblioteche, collezioni, utenti, servizi L’esplorazione di insiemi di dati del dataset è possibile attraverso la predisposizione di query SPARQL, che specificano quali dati di quali entità estrarre e mostrare dal dataset, e in quale forma (per esempio, di elenco, tabella, grafo, grafico ecc.). Per l’analisi dei dati è quindi necessario procedere tramite specifiche query che mostrino il contenuto del dataset. 4.1. le persone Il dataset censisce due grandi categorie di persone: gli autori di viaggio e tutte le altre persone nominate a qualunque titolo nelle citazioni estratte dalle fonti. Nel primo caso, gli item sono stati corredati di diverse proprietà, come l’occupazione. Nel secondo caso, gli item hanno poche proprietà ma, ove applicabile, sempre la proprietà P78 ‘corrisponde in Wikidata a’. Gli autori di viaggio sono in prevalenza provenienti dalla Francia (41) e a seguire dalla Gran Bretagna (25; di cui 18 dal Regno di Gran Bretagna e 7 dal Regno unito di Gran Bretagna e Irlanda), dal Sacro Romano Impero (17), dalla Repubblica di Venezia (10), dallo Stato Pontificio (8).23 Gli altri autori provengono dal Gran Ducato di Toscana (4), dalla Svizzera (3), dal Regno di Prussia (3), da quello di Napoli (3), di Danimarca (2), dalla Repubblica delle Sette provincie Unite (2) e dal Regno di Spagna (2). 21 Per l’elenco completo delle edizioni censite dal fondo Tursi si veda <https:// tinyurl.com/26uppfbv>. 22 Si veda l’elenco delle opere lavorate <https://libmovit.wikibase.cloud/wiki/ Opere_lavorate>; le tabelle sono ordinabili per ciascuna delle colonne presenti (Autore, Titolo, Anno di edizione, Anno dell’opera, Numero di citazioni). 23 Autori di viaggio, <https://tinyurl.com/27lxj5rw>.
Biblioteche in movimento 272 La ripartizione degli autori di viaggio secondo il genere mostra una sproporzione totale, in linea con la cultura dell’epoca, contandosi tra gli autori – oltre agli 11 anonimi – 130 uomini e soltanto 10 donne.24 In base al numero di citazioni, l’autore che restituisce le maggiori informazioni sulle biblioteche italiane è Jérôme La Lande (Q1170), con 157 citazioni, seguito da Johann Jacob Volkmann (Q1997), con 123 citazioni, Jérôme Richard (Q197) con 97, Johann Georg Keyssler (Q2991) con 76, e Jean de La Roque (Q1702) con 58. Dei 69 autori che citano biblioteche, tuttavia, quasi la metà (34; 49%) hanno annotato meno di 10 citazioni rilevanti.25 Il dataset registra per gli autori di viaggio anche l’occupazione, intesa come “un’attività realizzata da una persona per guadagno o interesse”. Le occupazioni censite all’interno di LibMovIt mostrano una preponderanza schiacciante di scrittore di viaggio (139) e una certa varietà di occupazioni rappresentate con numeri minimi (da 4 in giù), e che potrebbero essere seconde occupazioni registrate in aggiunta a quella di scrittore di viaggio: traduttore (4), botanico (2), archeologo (2), giornalista (1), politico (1), artista (1), mecenate (1), storico dell’arte (1), poeta (1), miniaturista (1), architetto (1), editore (1) e bibliotecario (1).26 Per le persone che non sono autori di viaggio – p. es., gli autori di opere citate come Dante, Virgilio ecc. o i bibliotecari, o i collezionisti, o i proprietari di una biblioteca, di una collezione o di un manoscritto – non è stata registrata l’occupazione, ma ci si può basare sui dati presenti in altri dataset, come Wikidata, grazie alla proprietà P78 ‘corrisponde in Wikidata a’. Per mezzo di una query federata, infatti, è possibile procedere all’estrazione di dati simultanea da due dataset (WL e Wikidata) e mostrarli nei risultati delle query come se facessero parte dello stesso dataset. I dati relativi alle occupazioni delle persone censite in WL diverse dagli autori di viaggio, sono però relativi soltanto alle 537 (88%) persone, su 612, che hanno corrispondente in Wikidata. Si ottengono in questo modo 268 occupazioni diverse; tra le dieci occupazioni più frequenti, si trova naturalmente al primo posto quella di scrittore (161), seguita da sacerdote cattolico (95), poeta (72), filosofo (68), storico (67), editore (55), bibliotecario (53), libraio (51) politico (45) e teologo (42).27 24 Genere degli autori, <https://tinyurl.com/2bb5jfe4>. 25 Autori in base al numero delle biblioteche citate, <https://tinyurl. com/2269tj77>. 26 Numero di autori censiti per occupazione, <https://tinyurl.com/27hzmecl>. 27 Numero delle occupazioni più frequenti associate in Wikidata alle persone censite in Wikibase LibMovIt diverse dagli autori di viaggio, <https://tinyurl. com/289ktmym>.
273 Le biblioteche italiane del Settecento attraverso gli occhi dei viaggiatori stranieri Tra le persone più citate ci sono Papa Sisto V (16), Federico Borromeo (14), Lorenzo de’ Medici (12), Antonio Magliabechi (11) e Girolamo Casanate (11).28 Questi numeri in relazione a queste persone non stupisce, perché sono le persone associate alle biblioteche più citate dai viaggiatori nel loro complesso, perché sono anche le più visitate (vedi infra). 4.2. le bIblIoteche Dal momento che il focus della ricerca era la ricostruzione dell’idea di biblioteca nel Settecento, è naturale che le biblioteche censite siano molte: sono state individuate e descritte 281 biblioteche.29 Il modello ontologico relativo all’entità Biblioteca è stato sviluppato nella fase iniziale con un approccio dal basso, ovvero in base alle informazioni fornite sulle biblioteche dai viaggiatori nelle citazioni. In generale, i viaggiatori segnalano che la biblioteca di qualche ente o qualche persona contiene qualcosa, e spesso, ma non sempre, specificano se la biblioteca è accessibile o meno e a quali categorie di utenti. Perciò, nel caso della classe Biblioteca era necessario metterne in evidenza gli aspetti relativi all’appartenenza (p. es. biblioteca di un particolare convento o di una particolare famiglia), al contenuto (p. es. libri di storia naturale, manoscritti greci, manoscritti miniati) o all’accessibilità (p. es. biblioteca pubblica o privata), creando le classi ‘biblioteche per proprietà’ (Q414), ‘biblioteche per contenuto’ (Q415) e ‘biblioteche per accesso’ (Q416). Le biblioteche di cui è segnalata la proprietà sono 259.30 La tipologia di biblioteca in base alla proprietà più rappresentata è quella conventuale (65; 25%), seguita da quella familiare (54; 20%), personale (45; 17%), monastica (39; 15%), religiosa (14; 5%), accademica (12; 4%), capitolare (8; 3%) e vescovile (5; 2%). Mentre è evidente che la maggioranza assoluta e preponderante di biblioteche afferiscono alla Chiesa (52%),31 le biblioteche reali (4), principesche (2) e militari (1) insieme raggiungono appena il 2,7% del totale. Anche le biblioteche familiari e personali, oggi non facilmente visitabili, raggiungono insieme una cospicua percentuale delle biblioteche visitate e segnalate dai viaggiatori (37%). In base alla distinzione delle biblioteche per contenuto, sono soltanto 2 le biblioteche segnalate come specializzate: la Biblioteca dell’ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze (Q1901) e la Biblioteca Lancisiana di Roma (Q2238). 28 Numero di citazioni per ciascuna persona, <https://tinyurl.com/2ywvgjok>. 29 Elenco completo a <https://tinyurl.com/22n7se6v>. 30 Proprietari delle biblioteche in base al numero di istanze, <https://tinyurl. com/2dlk3wyl>. 31 Sono inserite nel conteggio anche 3 biblioteche ecclesiastiche e 3 biblioteche annesse a una chiesa.
Biblioteche in movimento 280 selezione nelle categorie che erano ammesse agli istituti, e un uso piuttosto elitario della biblioteca; questo dato però richiede uno studio del contesto, che confronti le categorie dei destinatari del servizio con le condizioni sociali e culturali della società dell’epoca. Si tratta di un esempio evidente della necessità di un approccio metodologico nuovo che, per evitare rischi di perdita del contesto nella lettura dei dati, affianchi l’analisi qualitativa delle citazioni e verifichi le ipotesi ritornando all’analisi dei dati. Il metodo applicato e i risultati ottenuti suggeriscono che questa linea di ricerca dovrebbe essere estesa sia rispetto ad un ampiamento delle fonti odeporiche di riferimento sia rispetto all’arco cronologico coperto, per restituire una immagine ancora più fedele e diacronicamente rilevante delle biblioteche italiane nel corso dei secoli. Bibliografia Berners-Lee 2006 = Tim Berners-Lee, Linked Data - Design Issues, 2006. Bianchini 2024 = Carlo Bianchini, Lorenzo Mancini, Fiammetta Sabba, The Formation of the Idea of the Library as an Institution in 18th-Century Europe. A Qualitative and Quantitative Approach, «JLIS.it», 15 (2024), 2, p. 73–88. Bianchini 2025 = Carlo Bianchini, La biblioteca tra complessità e transdisciplinarità, in Biblioteche oltre. I nuovi territori dell’interdisciplinarità, Milano, Bibliografica, 2025, p. 34–48. Bianchini - Paola 2025 = Carlo Bianchini, Cristiana Paola, LibMovIt e Wikibase: il Grand Tour in metadati, in In viaggio nella città del libro. La storia delle biblioteche veneziane e il progetto PRIN2022 LIBMOVIT. Atti, Milano, Ledizioni, 2025, p. 59–76. Gallori 2025 = Francesca Gallori, Informazione storica sulla formazione della collezione dei manoscritti della BML. Email, 29 maggio 2025. Mauri 2025 = Michele Mauri, Tommaso Elli, Visualizing Wikidata: the RAWGraphs 2.0 approach. Presentazione al convegno Wikidata and Research, Firenze, 5-6 giugno 2025. Ranganathan 2010 = Shiyali Ramamrita Ranganathan, Le cinque leggi della biblioteconomia, Firenze, Le Lettere, 2010. Sabba 2020 = Fiammetta Sabba, Angelo Maria Bandini in viaggio a Roma (17801781), Firenze, Firenze University Press, 2020. Sabba - Gonnelli 2025 = Fiammetta Sabba, Elena Gonnelli, Racconti di viaggio in incognito: casi editoriali dal Fondo Tursi, in In viaggio nella città del libro. La storia delle biblioteche veneziane e il progetto PRIN2022 LIBMOVIT. Atti, Milano, Ledizioni, 2025, p. 16–39. Wilkinson – Dumontier - Aalbersberg 2016 = Mark D. Wilkinson, Michel Dumontier, IJsbrand Jan Aalbersberg, [et al.], The FAIR Guiding Principles for scientific data management and stewardship, «Scientific Data», 3 (2016), 160018, DOI:10.1038/sdata.2016.18.
Cristiana Paola * evoluzIone storIca delle bIblIoteche nel XvIII secolo attraverso I datI dI WIkIbase lIbmovIt. tre casI dI studIo Abstract Durante il XVIII secolo il Grand Tour costituì un’esperienza fondamentale nella formazione culturale delle élite europee. I resoconti di viaggio produssero un sapere condiviso e contribuirono a mappare luoghi del sapere come biblioteche, accademie e archivi. Il progetto LibMovIt – Libraries on the Move: Scholars, Books, Ideas Traveling in Italy in the 18th Century1 – analizza un corpus di 358 volumi di 207 edizioni di viaggio, in gran parte tratte dalla Collezione Angiolo Tursi (Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia), individuando oltre 1.450 riferimenti a biblioteche italiane. Attraverso le testimonianze dei viaggiatori e il supporto delle tecnologie digitali, il progetto ricostruisce le trasformazioni materiali, politiche e culturali delle biblioteche italiane tra il 1700 e il 1830, evidenziando il loro ruolo nella trasmissione del sapere. Dal corpus delle citazioni sono stati scelti tre casi studio che riguardano la Biblioteca Palatina di Parma, la Biblioteca della Reggia di Capodimonte e quella dell’Abbazia di Montecassino, in quanto rappresentano tre modelli istituzionali diversi. L’analisi mostra come la letteratura di viaggio offra un punto di osservazione privilegiato per comprendere la funzione delle biblioteche in un’epoca di profondi cambiamenti. Parole chiave: Citazione; Edizione; Biblioteca. Abstract During the 18th century, the Grand Tour constituted a fundamental experience in the cultural formation of the European elites. Travel accounts * Università di Pavia (Dipartimento di musicologia e beni culturali, campus di Cremona). 1 Progetto LibMovIt, <https://www.libmov.it>, (ult. cons. il 23 giugno 2025). Tutte le fonti in linea sono state consultate per l’ultima volta il 23 giugno 2025.
Biblioteche in movimento 282 produced shared knowledge and contributed to mapping centers of knowledge such as libraries and archives. The LibMovIt project – Libraries in Movement in Italy in the 18th Century – analyzes a corpus of 358 volumes of 207 travel editions, primarily sourced from the Angiolo Tursi Collection (National Marciana Library of Venice), identifying over 1,450 references to Italian libraries. Through travelers’ testimonies and the support of digital technologies, the project reconstructs the material, political, and cultural transformations of Italian libraries between 1700 and 1830, highlighting their role in the transmission of knowledge. From the corpus of citations, three case studies were selected: the Palatine Library in Parma, the Royal Palace Library of Capodimonte, and the Library of the Abbey of Montecassino, as they represent three different institutional models. The analysis shows how travel literature provides a privileged perspective for understanding the function of libraries in an era of profound change. Keywords: Citation; Edition; Library. 1. Introduzione Nel corso del XVIII secolo, il Grand Tour divenne un’esperienza fondamentale per molti giovani aristocratici ed eruditi europei. Questo lungo viaggio formativo, che toccava numerose città italiane e altre mete culturali d’Europa, non era un semplice itinerario turistico, ma un vero e proprio rito di passaggio. L’incontro diretto con il patrimonio artistico e culturale offriva ai viaggiatori l’occasione di formarsi e crescere intellettualmente rafforzando così anche la propria posizione sociale. I resoconti scritti dei viaggiatori che avevano già compiuto il Grand Tour fornivano preziose indicazioni su luoghi, istituzioni e biblioteche da visitare, stimolando una circolazione sempre più ampia del sapere all’interno del panorama culturale europeo.2 Il Grand Tour avviene in un contesto storico particolare per la nostra penisola: il Settecento fu un secolo di profondi cambiamenti per le biblioteche, strettamente legati alle trasformazioni politiche, culturali e istituzionali dell’età dei Lumi. L’Italia, che era ancora suddivisa in numerosi stati con storie e identità culturali diverse, rappresenta un contesto ideale per osservare come le biblioteche si adattassero e si trasformassero. Le biblioteche non erano più solo raccolte statiche di libri, ma molte di esse furono oggetto di trasferimenti, riorganizzazioni o vere e proprie rifondazioni, 2 Sabba 2018, p. 35-37.
283 Evoluzione storica delle biblioteche nel XVIII secolo spesso dovute a riforme amministrative, passaggi ereditari o eventi traumatici come guerre e saccheggi ed eventi climatici estremi come terremoti o alluvioni. Quelle che erano nate come raccolte private – dinastiche, monastiche, ecc. – iniziarono a essere ripensate come strumenti pubblici di diffusione del sapere, in linea con i principi dell’Illuminismo. È in questo contesto che il progetto PRIN 2022 LibMovIt - Libraries on the Move: Scholars, Books, Ideas Traveling in Italy in the 18th Century, finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU3 si è sviluppato, raccogliendo e analizzando una vasta quantità e tipologia di dati derivanti dallo studio e dalla ricerca nei fondi librari specializzati nei viaggi, a partire dalla collezione di Angiolo Tursi conservata presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia. All’interno di questo quadro, l’unità di ricerca dell’Università di Pavia ha sviluppato il sotto-progetto Wikibase LibMovIt,4 con l’obiettivo specifico di individuare, nelle edizioni selezionate, tutte le citazioni relative a biblioteche visitate dai viaggiatori-autori. Il corpus di riferimento comprende 358 volumi di 207 edizioni (di cui 346 volumi di 196 edizioni provenienti dal Fondo Tursi),5 riconducibili a 150 autori, 11 dei quali anonimi. In circa un anno di lavoro sono state selezionate e analizzate 301 edizioni, pari all’83% del totale. In 123 di esse (41%), attribuibili a 68 autori (il 45% del campione), sono state rilevate 1.450 citazioni riferite a biblioteche italiane effettivamente visitate.6 Tra queste: — La Biblioteca Palatina di Parma (Q377)7 è citata da 9 autori (13%), per un totale di 16 riferimenti (1%); — La Biblioteca della Reggia di Capodimonte (Q778) viene nominata da 12 autori (17%) comparendo in 15 citazioni (1%); — La Biblioteca dell’Abbazia di Montecassino (Q297) è menzionata da 7 autori (10%) per un totale di 23 citazioni (1,5%), 14 delle quali riferite in modo specifico all’archivio. 3 Progetto LibMovIt, cit. 4 Wikibase LibMovit, <https://libmovit.wikibase.cloud/wiki/Main_Page>. 5 Il lavoro di censimento è stato condotto da Elena Gonnelli dell’unità di ricerca LibMovIt afferente all’Università di Bologna. Per i dettagli riguardo il lavoro di censimento: Sabba - Gonnelli 2025, p. 16-39. 6 Per una consultazione dei dati si rimanda alla pagina principale di LibMovIt nella sezione Query, <https://libmovit.wikibase.cloud/wiki/Query>. 7 Da adesso in poi per ogni entità di interesse verrà inserito, tra parentesi, l’ID corrispondente all’URI univoco che la rappresenta. Ad esempio Q377 corrisponde all’URI https://libmovit.wikibase.cloud/wiki/Item:Q377. In questo modo sarà possibile, cliccando direttamente sull’ID, navigare all’interno dello stesso. Per quanto riguarda le citazioni, l’ID è stato inserito accanto al numero della nota che corrisponde all’edizione da cui è stata estrapolata. Per maggiori dettagli si veda in questo stesso volume il saggio di Carlo Bianchini a p. 268 e Bianchini – Paola 2025, p. 59-76.
Biblioteche in movimento 284 Sebbene i numeri non siano tra i più alti del dataset, la decisione di concentrare l’attenzione su questi tre casi — la Palatina di Parma, la biblioteca della Reggia di Capodimonte e Montecassino — è dovuta al fatto che, tramite i racconti dei viaggiatori, è possibile seguire l’evoluzione di queste biblioteche nel tempo, ricostruendone non solo gli spostamenti materiali ma anche il ruolo culturale che assunsero nel contesto del Grand Tour e delle trasformazioni del XVIII secolo. Da un lato, la Biblioteca Palatina di Parma nasce da un progetto riformatore che valorizza il patrimonio librario e artistico dei Farnese, successivamente trasferito alla Reggia di Capodimonte a Napoli, dove diventa simbolo del potere dinastico. Dall’altro, la Biblioteca di Montecassino rappresenta un modello più conservatore, radicato nella tradizione monastica. Il confronto tra questi tre modelli — riformatore, dinastico e conservatore — permette di osservare come il Settecento sia stata un’epoca dove il potere e l’accesso alla conoscenza sono stati un momento di svolta nella storia delle istituzioni culturali. 2. La Collezione Farnesiana tra dispersione e trasformazione (1709–1815)8 Nel corso del XVIII secolo, la Biblioteca Farnesiana — fondata da Paolo III Farnese — attirò l’attenzione di numerosi viaggiatori europei. Le descrizioni dei visitatori stranieri testimoniano l’importanza e il progressivo smembramento della collezione, che da Parma fu trasferita a Napoli per volontà della corte borbonica. Le testimonianze degli autori, riportate cronologicamente, ci aiutano a capire l’evoluzione nel tempo sia della Collezione Farnesiana che della Biblioteca Palatina di Parma a seguito delle riforme e innovazioni avvenute dalla metà del 1700. L’anno di riferimento delle testimonianze corrisponde alle edizioni dalle quali sono stati estrapolati i riferimenti e non alla data del viaggio effettivo dell’autore. 2.1. la dIspersIone del patrImonIo FarnesIano (1709–1769)9 Il primo autore dal quale sono state estrapolate le testimonianze sulla città 8 Le citazioni dei viaggiatori, che hanno visitato le tre le biblioteche, verranno inserite parzialmente dove necessario per mettere in evidenza i passaggi più importanti. 9 Partendo dall’analisi cronologica delle citazioni in merito alla Biblioteca Palatina e alla Collezione Farnesiana che viene trasferita nella Reggia di Capodimonte a Napoli, la ricostruzione delle stesse avviene dalle testimonianze che gli autori hanno descritto nelle loro opere. Le fonti utilizzate sono esclusivamente tratte dalle edizioni pubblicate e confluite poi nel Fondo Tursi che si trova attualmente nella Biblioteca Marciana di Venezia tranne l’edizione del 1815 di John Chetwode Eustace.
285 Evoluzione storica delle biblioteche nel XVIII secolo di Parma e sulla condizione della Biblioteca Palatina è Rogissart, che inizia il suo viaggio agli inizi del ‘700 circa e che nell’edizione del 1709 descrive il palazzo ducale di Parma come «somptueux & magnifique», sottolineando «[…]. Il y a sur-tout une Bibliothéque très-nombreuse: on dit qu’elle contient près de quarante mille volumes» (Q3793).10 La stima della raccolta era tale che, nell’edizione del 1747, Schottus la definisce «assai ragguardevole, particolarmente per i suoi manoscritti, tra quali de’ rarissimi», aggiungendo che la collezione, insieme a quella di medaglie, era stata trasferita «per ordine della Regina di Spagna a Napoli per ornamento del Palazzo del Re Carlo suo figlio» (Q3798).11 Nell’edizione del 1764, Grosley, in visita a Napoli, osserva che «Celle de la bibliothéque est sans doute consommée: on nous dit qu’elle gissoit encore au rez-de [sic] chaussée, dans les ballots qui l’avoient apportée de Parme» (Q2344).12 Nell’edizione del 1766, Northall, in una nota nella descrizione del palazzo Ducale di Parma, conferma che «The fine collection of pictures in this palace, together with the library and medals, were removed to Naples, to embellish the palace of Don Carlos» (Q2557).13 Richard, nell’edizione del 1766, colloca con maggiore precisione la biblioteca a Capodimonte, «grande & belle maison située à l’extrémité de Naples, sur une élévation, commencée par le roi d’Espagne, & point finie.» (Q1035),14 dove «La bibliothéque est très-nombreuse & occupe plusieurs piéces du rez de chaussée»; sebbene i libri risultassero ancora «étoient en tas» e in fase di sistemazione, non aveva potuto esaminarla e farsi un’idea del suo valore (Q1928).15 A occuparsene era padre Giovanni Maria della Torre, chierico somasco, bibliotecario del Re e curatore dell’edizione del Museum Herculanum di cui il primo volume uscì dalla stamperia reale nel 1757 10 Rogissart 1709, vol. 6, p. 100. 11 Schottus 1747, p. 120. 12 Grosley 1764, vol .3, p. 77. Per una maggiore comprensione del pensiero di Grosley in merito alle condizioni della Collezione Farnese, si riporta l’intera citazione riguardante il palazzo e la collezione di quadri: «Les tableaux étoient nouvellement déballés, lorsque nous les vîmes à Capo di monte: ils avoient souffert dans cette attente, tout ce qu’il étoit possible qu’ils souffrisent, sans pouvoir espérer un avenir plus heureux. En effet, jettés au hasard sur les murs d’appartemens inhabités, exposés à l’humidité & aux injures de l’air auxquelles est ouvert un Palais qui n’offre que des ruines, rien ne peut les sauver d’une destruction à laquelle concourent, depuis vingt ans, tant de causes réunies». 13 Northall 1766, p. 452. 14 Richard 1766, vol. 2, p. 30. 15 Richard 1766, vol. 4, p. 190.
Biblioteche in movimento 286 (Q1929).16 Le notizie che Richard fornisce sono molto accurate e danno una chiara immagine delle condizioni della Collezione Farnesiana. Nell’edizione del 1769, La Lande confermava la presenza della biblioteca a Capodimonte, affidata a Giovanni Maria della Torre e considerata «une des quatre grandes bibliotheques de Naples» (Q2704).17 2.2. la rIFondazIone a parma e la bIblIoteca del ducato (1769–1790) Mentre a Napoli la Collezione Farnesiana rimaneva in uno stato provvisorio, a Parma prendeva forma un nuovo progetto culturale promosso da Guillaume du Tillot, ministro del duca Filippo I di Borbone. La Lande, sempre nell’edizione del 1769, conferma che: M. du Tillot, Ministre de confiance de l’Infant, paroît être seul chargé de toute l’administration, & il s’en acquitte avec une activité, une vigilance, & un désintéressement sans exemple; c’est lui qui a, pour ainsi dire, créé ce nouvel état son économie, & par les établissemens qu’il y a faits; les sciences, les lettres. [...] l’Académie des beaux Arts; la bibliotheque: […] (Q1417).18 Riferisce inoltre che, sotto la direzione del teatino Paolo Maria Paciaudi, bibliotecario del principe, in tre anni furono raccolti «25 mille volumes» di ogni genere, con particolare attenzione alle edizioni del XV secolo, lodando la sua iniziativa e dedizione (Q1419).19 Anche Coyer nell’edizione del 1775 conferma il grande e meticoloso lavoro di Paolo Maria Paciaudi nell’allestimento della biblioteca affermando: «Ce savant Théatin que vous avez pu voir à Paris, appellé par le Souverain, forme une bibliothèque publique, qui, avec le tems, fera naître le savoir & le goût» (Q2466).20 Nel frattempo a Capodimonte la situazione rimaneva invariata; Volkmann nell’edizione del 1770 riporta che la biblioteca restava collocata al piano terra, ancora sotto la cura di padre della Torre (Q2254).21 La Marre nell’edizione del 1776 ne segnalava comunque il prestigio riferendo che la raccolta napoletana comprendeva «beaucoup de livres 16 Ibidem. 17 La Lande 1769, vol. 6, p. 68-69. 18 La Lande 1769, vol. 1, p. 477. 19 Ivi, p. 489. 20 Coyer 1775, vol. 1, p. 79. 21 Volkmann 1770, vol. 3, p. 60.
287 Evoluzione storica delle biblioteche nel XVIII secolo rares, peu de manuscrits, mais très précieux» (Q777);22 mentre Lady Miller confermava il trasferimento da Parma alla Reggia di Capodimonte di una vasta collezione creata dalla famiglia Farnese «… of bronzes, pictures, medals, and a library of books, is removed to Capo di monte, a Palace belonging to the King of Naples» (Q376).23 Tuttavia, nell’edizione del 1783 La Roque osservava che la biblioteca era ancora sistemata provvisoriamente a Capodimonte, in attesa di un trasferimento alla Reggia di Caserta, pur consigliandone la visita in quanto «cette Bibliothèque est fort estimée […]» (Q2370).24 Anche Sarnelli nell’edizione del 1788 conferma il trasferimento da Parma e la permanenza a Capodimonte della collezione del duca di Parma riferendo che: «Fondò di appresso un speciosissimo Palazzo veramente Reale: ma è rimasto imperfetto; e nel fatto, in oggi, sta situata la Libreria ereditaria del Serenissimo Duca di Parma con molti quadri di famosi antichi Pittori, e di molte altre cose maravigliose e rare» (Q4393).25 Elisabetta Rangoni de Gonzague, invece, nell’edizione del 1790, visitando la città di Parma, conferma il ruolo attivo della nuova biblioteca pubblica di Parma nella formazione culturale e artistica: «Cependant les lettres & les arts n’y sont point négligés; il y a une Bibliothèque publique & une Académie de Peinture, de Sculpture & d’Architecture, qui en distribuant des prix aux talens, les développe & les encourage» (Q1448).26 2.3. tra dIsordIne e rIorganIzzazIone (1791–1815) All’inizio degli anni Novanta del Settecento, la Collezione Farnesiana a Capodimonte risultava ancora in stato di abbandono. Nell’edizione del 1791 Martyn osservava che: «Twenty-four rooms of this neglected palace are filled with the collection that was removed from Parma, consisting of an invaluable set of pictures, a library, [...] the library still continues packed up as it came from Parma in 1730» (Q2552).27 Nell’edizione del 1793 Smith in visita a Napoli descriveva il palazzo e la biblioteca: «The palace of Capo di Monte is in a beautiful situation, but the house itself poor and unfurnished. Its foundations having given way, it has never been finished. Here is a great part of the Farnese collection of pictures, cameos, medals, and books, but mostly in confusion, piled on the floors, and covered with dust» (Q2076).28 Tuttavia, vi notò un prezioso manoscritto 22 La Marre 1776, vol. 1, p. 124-125. 23 Miller 1776, vol. 1, p. 412. 24 La Roque 1783, vol. 3, p. 38. 25 Sarnelli 1788, p. 299. 26 Rangoni de Gonzague 1790, vol. 1, p. 33. 27 Martyn 1791, p. 275-276. 28 Smith 1793, vol. 2, p. 86-87.
Biblioteche in movimento 288 confermando, nonostante il rammarico per la sua precaria collocazione, il prestigio della collezione: «Among the books, I principally noted an illuminated manuscript of exquisite beauty, done in the fourteenth century, in which many kinds of flowers are very delicately executed» (Q2077).29 Al contrario, sempre durante il suo viaggio e recandosi a Parma, Smith ci aggiorna sullo stato dell’arte della nuova biblioteca pubblica di Parma che appariva ben organizzata e attiva; in visita con padre Ireneo Affò, primo bibliotecario della stessa, ricorda che la biblioteca era pubblica e aperta a tutti coloro che volevano studiarci (Q2116).30 Menzionava inoltre la presenza di volumi rari come: […]. Hypnorotomachia [Hypnerotomachia] Poliphili, in Latin, dated 1499, and one of the French editions of the same (Songe de Poliphile), with the fine woodcuts [wood-cuts], said to have been designed by Raphael or his scholars. The author of this famous and singular book was Francesco [Francis] Colonna, a Dominican friar at Rome (Q2117).31 oltre a: «A book, whether in Latin or Italian I forget, relating to the interment of St. Francis Xavier, printed in China on Chinese paper, with wooden blocks made in that country. Also a superb Chinese book, printed with gold characters on blue paper. […]. Aristotle, by Aldus, extremely rare» (Q2124).32 Infine, nell’edizione del 1815, Eustace, visitando la città di Parma, sintetizzava con queste parole lo stato del palazzo e della biblioteca Palatina «The palace is large, but irregular; the library is well furnished: […]» (Q894).33 Le vicende della Collezione Farnese a Napoli e della nuova biblioteca pubblica di Parma rappresentano due casi emblematici che mostrano come due realtà culturali e politiche differenti possano cambiare il destino di due importanti istituzioni culturali. Da una parte una collezione prestigiosa che fatica a trovare una collocazione degna della sua importanza e dall’altra una nuova biblioteca che si sviluppa, accrescendo il suo valore, grazie a una visione illuministica del Ducato. 29 Ivi, p. 88. 30 Smith 1793, vol. 3, p. 31. 31 Ibidem. 32 Ivi, p. 32. 33 Eustace 1815, vol. 1, p. 245.
289 Evoluzione storica delle biblioteche nel XVIII secolo 3. La Biblioteca dell’Abbazia di Montecassino: un tesoro di storia e cultura In questo contesto, e sempre attraverso le testimonianze estrapolate dalle edizioni presenti in Wikibase LibMovIt, risulta interessante confrontare questa esperienza con quella di un altro straordinario epicentro culturale e spirituale, rappresentato dalla Biblioteca dell’Abbazia di Montecassino.34 Fondata nel VI secolo da San Benedetto e rimasta attiva nei secoli con una sorprendente continuità, è uno degli esempi più significativi di tutela e trasmissione del patrimonio manoscritto in Italia. L’Abbazia di Montecassino rappresenta da sempre un centro di straordinaria importanza spirituale, culturale e storica. Tra i suoi patrimoni più preziosi emergono la biblioteca e l’archivio, che racchiudevano al loro interno manoscritti, edizioni rare e preziosi documenti che non solo rappresentano una testimonianza diretta della lunga storia del monachesimo benedettino, ma offrono anche uno sguardo privilegiato sull’evoluzione della cultura occidentale. 3.1. le prIme descrIzIonI e testImonIanze Già nei primi decenni del XVIII secolo viaggiatori e studiosi sottolineavano la ricchezza della biblioteca. Nell’edizione del 1709, Rogissart raccontava della presenza di un manoscritto biblico tanto straordinario da suscitare l’interesse degli antiquari, grazie a un ritratto che alcuni identificavano con Carlo Magno, altri con Carlo il Calvo, re di Francia (Q3535).35 Nell’edizione del 1764, Grosley descriveva l’ordine e la cura con cui erano conservati gli archivi, lodando la sistemazione intelligente dei documenti e ricordando la figura dell’archivista, Protonotario Apostolico, con la sua piccola biblioteca personale di volumi antichi (Q4456).36 Lo stesso sottolineava: «Nous terminâmes la visite de la maison, par la bibliothéque & la tour de S. Benoît. Quant à la bibliothéque il ne m’appartient pas d’en parler, après ce qu’en a dit le Père Mabillon» (Q2343).37 La Lande, nell’edizione del 1769, meravigliato dalla bellezza dell’Abbazia descrive le parti da lui considerate più prestigiose: «La Sacristie du Mont Cassin est remarquable par des peintures du Cavalier Conca; par de beaux ornemens en stucs dorés, des reliquaires & des statues très-riches. On doit voir aussi le Chapitre, la Bibliotheque, le Réfectoire, les Archives, la tour de S. Benoît & les chambres appellées Stanze di S. Benedetto» (Q2728).38 34 Biblioteca di Montecassino, <https://bibliotecamontecassino.cultura.gov.it/ la-biblioteca/storia/>. 35 Rogissart 1709, vol. 3, p. 10. 36 Grosley 1764, vol. 3, p. 29. 37 Ibidem. 38 La Lande 1769, vol. 7, p. 258.
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