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«Adeo vero nil rarum est in nobis». L'iconografia di Girolamo Cardano fino al 1850

Schütze, Ingo

Abstract

This article presents a nearly complete list of the portraits of the Italian Renaissance philosopher Girolamo Cardano (1501-1576), ranging from the earliest gems to the engravings produced in the first half of the 19th century. Each item is described bibliographically and illustrated if the item have not been lost. The history of Cardano’s portraits is reconstructed, showing that only a few authentic portraits exits, a scarcity rooted in Cardano's fondamental critic of self-representation. Two strands of Cardano's visual representations stem from non-authentic sources, in other words, there are counterfeit engravings created to market new images of the famous author.

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RIVISTA DI STUDI SULL’EDITORIA DI PREGIO E IL LIBRO ILLUSTRATO maria pacini fazzi editore lucca 1-2 2023 Copyright ©: maria pacini fazzi editore, 2025 Proprietà letteraria riservata. Nessuna parte di questa rivista può essere usata o riprodotta in qualsiasi modo senza permesso scritto, eccetto il caso di brevi citazioni incluse in articoli critici o recensioni. All rights reserved. No part of this review may be used or reproduced in any manner wathsoever without written permission, except in the case of brief quotations embodied in critical articles or reviews. Stampato in Italia – Printed in Italy 5 INDICE SAGGI Daniele Guernelli Notarelle sul maestro di Crescenzago, Matteo da Milano e Antonio Maria da Villafora ………………………………………………… pag. 7 Marco Paoli L’onda lunga del Furioso La dedica testuale e il ‘patronage’ editoriale (Italia, secc. XVI-XVII). Censimento ……………………………………………………… ”23 Ingo Schütze «Adeo vero nil rarum est in nobis». L’iconografia di Girolamo Cardano fino al 1850 …………………… ”63 Patrizia Landi Giacomo Leopardi, o l’arte della prefazione ……………………… ”95 Gianfranco Tortorelli Gioie e dolori: l’editoria italiana alla fine degli anni Sessanta Un documento di Mario Ramous ………………………………… ”117 63 Girolamo Cardano è un esempio per eccellenza dell’autorappresentazione nella cultura tardo-rinascimentale, come si evince già dai suoi scritti De libris propriis (1544-1562) e dal postumo De vita propria (scritto nel 1575). Queste opere sono infatti testimonianze della sua volontà di collegare i propri scritti attraverso una fitta rete di autoreferenzialità e di produrre per noi un’immagine di se stesso1. Meno nota è la relazione di Cardano con la sua rappresentazione iconografica, anche se la sua immagine è onnipresente sui libri a lui dedicati. Ancora meno conosciuta è l’iconografia di Cardano, se intendiamo una trattazione precisa e storiograficamente fondata di tutti i ritratti del matematico milanese con lo scopo di raggiungere una certa completezza di catalogazione. In occasione della mostra dedicata a Girolamo Cardano nella Biblioteca del Senato a Milano nel 2001, Ian MacLean e Guido Canziani hanno fornito alcune prime considerazioni sull’iconografia di Cardano pubblicando i loro saggi nel catalogo della mostra e nel volume celebrativo della rivista l’Erasmo per i 500 anni dalla nascita del matematico2. Il loro merito è di aver dato un primo contributo all’avvio di una ricerca iconografica che negli studi cardaniani non aveva mai trovato il suo giusto spazio3. Però il materiale iconografico allora raccolto risulta oggi pieno di lacune e refusi, l’esposizione mostrava 1 A. Buck e A. Wimmer, Girolamo Cardano’s ‘De Propria Vita’, in «Annali d’Italianistica», vol. 4, 1986, pp. 80-90.; C. Gregori, Rappresentazione e difesa: osservazioni sul de vita propria di Gerolamo Cardano, in «Quaderni Storici», vol. 25, no. 73 (1), 1990, pp. 225-234; A.C.E. van Galen, Body and Self-Image in the Autobiography of Gerolamo Cardano, in Modelling the Individual. Biography and Portrait in the Renaissance, 1998, pp. 133-152; G. Giglioni, Autobiography As Self-Mastery. Writing, Madness, And Method In Girolamo Cardano, in «Bruniana & Campanelliana», vol. 7, no. 2, 2001, pp. 331-362; G. Ernst, The Mirror of Narcissus. Cardano speaks of his own life, in «Bruniana & Campanelliana», vol. 16, no. 2, 2010, pp. 451-461; P. Sivefors, Dreams, Autobiography and the Upward Journey in Girolamo Cardano’s De vita propria liber, in Hagiographic Adaptations, Fabrizio Serra Editore, Pisa - Roma, 2018, pp. 83-97; M. Wagner-Egelhaaf, Autobiographie, 2005, seconda edizione, Metzler, Stuttgart, 2017, pp. 140-144. 2 I. Maclean, At the pinnacle of the mountain. Images of Cardano on his road to fame, 1534-1554, in «L’Erasmo. Bimestrale della civiltà europea», Novembre - Dicembre 2001, Gerolamo Cardano 15012001, pp. 9-21; G. Canziani, Ragioni di una mostra, in Gerolamo Cardano. Un enciclopedista del Rinascimento, a cura di M. Baldi e G. Canziani, Biblioteca del Senato Edizioni, Milano, 2001, pp. 9-14. 3 Eccezioni sono Johann Friedrich Christ (vedi sotto il n. 29) e poi Markus Fierz che osservava nel dettaglio il ritratto riprodotto nel suo Girolamo Cardano: 1501-1576 Physician, Natural Philosopher, Mathematician, Astrologer, and Interpreter of Dreams, Birkhäuser, Boston, 1983 (trad. inglese della versione tedesca del 1982), sollevando la dipendenza del ritratto di De subtilitate da una medaglia commissionata dallo stesso Cardano (p. VIII). Ingo Schütze «ADEO VERO NIL RARUM EST IN NOBIS». L’ICONOGRAFIA DI GIROLAMO CARDANO FINO AL 1850 ingo schütze 64 soltanto 10 delle 40 opere in seguito elencate, perlopiù mancavano le due medaglie in bronzo, esposte solo nelle loro trasposizioni grafiche più recenti. Vi mancavano inoltre una trattazione storiografica precisa dei singoli ritratti trasmessi a noi nelle varie forme di frontespizi, gemme, medaglie, stampe, quadri, busti e bassorilievi, una trattazione dell’iconografia di Cardano che parte dalle sue dichiarazioni sui suoi ritratti e una trattazione della storia iconografica dopo la morte di Cardano che da un lato si libera da una connessione veritiera tra soggetto e rappresentazione e dall’altro lato continua a fornire ritratti riproducendo le immagini preesistenti. Infine, per quanto riguarda il metodo, nel 2001 si traevano deduzioni un po’ affrettate, come attribuire a Cardano una “best practise of self-presentation” (MacLean, p. 15) o la volontà di produrre l’immagine artificiale del “tipo del sapiente” (Canziani, p. 12), invece di dedurre conclusioni da uno studio accurato del materiale iconografico e dalle dichiarazioni di Cardano stesso sui suoi ritratti. Per le ricerche svolte in dettaglio ci sembra che questo studio possa chiarire meglio la relazione tra l’autorappresentazione e l’iconografia, completando la nostra immagine, pur sempre incompleta, dello scrittore enciclopedico e della cultura del Cinquecento. Riferimenti all’iconografia, come la riproduzione dei frontespizi con ritratto dell’Autore, mancano completamente nelle edizioni critiche di De subtilitate (vol. 1, a cura di Elio Nenci, Milano: Franco Angeli 2004) e di De sapientia (a cura di Marco Bracali, Firenze: Olschki 2009). In De Consolatione (a cura di Marialuisa Baldi, Firenze: Olschki 2019) troviamo soltanto un accenno senza descrizione precisa del ritratto4. Non mi posso escludere da questa mancata considerazione dell’iconografia, perché anche nel mio studio Die Naturphilosophie in Girolamo Cardanos De subtilitate (München: Fink 2000) è assente la descrizione dei ritratti dei frontespizi per costruire la storia delle varie edizioni dell’enciclopedia di Cardano. Attraverso la ricerca storiografica dei ritratti di Cardano, qui ci limitiamo a considerare il periodo fino al 1850 per escludere forme moderne e riproduzioni fotografiche di stampe antecedenti, si può stabilire la relazione dell’Autore con le sue immagini. In principio troviamo le iniziative di Cardano stesso per immortalare la sua fama5. È proprio Cardano a darci informazioni importanti per costruire le sue mosse. Il medico milanese commissiona inizialmente delle gemme, come riporta nel De subtilitate (Norimberga 1550, p. 173, Basilea 1554, p. 450)6, 4 “Un ritratto dell’autore, inscritto in un’ovale, divide la data in due cifre: 15 da un lato e 44 dall’altro.” (ivi, p. 50) 5 Vedi anche su Erasmo da Rotterdam come modello L. Jardine, Erasmus, Man of Letters. The Construction of Charisma in Print, updated edition, Princeton University Press, 2015, prima edizione 1993; F. Büttner, Das Bild als Autorität. Die normierende Kraft des Bildes, a cura di F. Büttner e G. Wimböck, Lit Verlag, Münster, 2004. 6 Nel De subtilitate (1550, Norimberga), p. 173, Cardano scrive: «Itaque hanc ob causam ego in Chrysolito effigiem meam caelari iussi cum prima nominis ac praenominis litera. Caelari iussi faciem mediam, quod totam referre sit difficillimum, ob multas causas. Est enim primo duplex labor totius si ad dimidium comparetur, qui autem faciem totam caelat, utramque partem effingere cogitur. [...] [174] Ob tot causas igitur caelare totam faciem recte hominis alicuius, singularis exempli omnino rest est, ob id dimidium solum caelari passus sum in Chrysolitho ut dixi: cum prima nominis et praenominis litera: elegi hunc ladipem quod sit durissimus, atque ob id aeternum opus habeat splendeatque non parum, rarus tamen est Chrysolithus absque maculis quibusdam nigris a quibus vitiatur: alioquin gemma non 65 l’iconografia di girolamo cardano fino al 1850 poi si fa riprodurre sui frontespizi7 delle sue opere e infine fa fondere delle medaglie, come si legge nel De subtilitate (Basilea, 1554, p. 522)8 e poi nel De libris propriis (1557, p. 24-25)9. La varietà di materiali stupisce, ma esprime anche una certa insoddisfazione di Cardano che cumula nell’abbandono del progetto iconografico, la medaglia del 1550 è l’ultima immagine commissionata da Cardano, nel 1554 segue la sua dichiarazione che in fondo nessun artista sarebbe riuscito a rappresentarlo in un modo soddisfacente. Scrive nella sua raccolta astrologica Geniturarum exempla, Basilea 1554, p. 443-444, per conto del suo proprio oroscopo: In caeteris adeo moderatus, ut cum multi caelare, fingere, pingereque me summa industria conati sint, post multos labores temporisque haud exiguum sumptum operam luserint. Naturale vestigium nullum habeo.10 Questa importante autocritica Cardano la ribadisce successivamente nel De vita propria (1643, p. 25) in parole meno astrologiche, ma più artistiche secondo il criterio che l’opera fa riconoscere il soggetto come unico, concetto che nella tradizione delle arti è l’autenticità ossia il ritratto “ad vivum”11: vulgaris». L’edizione critica di Nenci non commenta l’esistenza di questa gemma, vedi Nenci 2004, p. 622. Poi nel 1554, p. 450, Cardano scrive invece: «Eam ob causam imagines meas multis in gemmis caelatas, chrysolitho, hyacintho, atque aliis, cum nomine ac praenomine dimidium faciei aut certe sesquidimidium repraesentare feci». 7 Per la storia del frontespizio vedi: Das Titelblatt im Wandel der Zeit, Buch und Schrift. Jahrbuch des deutschen Vereins für Buchwesen und Schrifttum, 3, Leipzig, 1929; Gateways to the Book: Frontispieces and Title Pages in Early Modern Europe, a cura di G. Bertram, N. Büttner, C. Zittel, Brill, Leiden - Boston, 2021; Die Syntax von Titelblättern des 16. und 17. Jahrhunderts, di U. Götz, A. Gessing, M. Neumann, A. Woggan, de Gruyter, Berlin, 2017; Pensare per immagini. Arte e simbolo nel rinascimento. Alcune testimonianze dai musei milanesi, a cura di C. Boldorini, Mimesis Edizioni, Sesto San Giovanni, 2019; A. Corrias, When the Eyes Are Shut: The Strange Case of Girolamo Cardano’s Idolum in Somniorum Synesiorum Libri IIII (1562), in «Journal of the History of Ideas», 79, 2018, pp. 179-197. 8 Ivi: «Velut et illud quo ad scribendum hortatus sum, cuius historiam a tergo aerearum nostrarum imaginum insculpi feci». 9 Naudé riporta nel De vita propria, 1643, pp. 350-353, tra i “Testimonia” il testo di Giacomo Filippo Tomasini, 1630, vedi sotto il n. 19 dove quest’ultimo cita il passo del De libris propriis: «Hoc tamen somnium velut initium nostrae gloriae, si qua omnino est, eritve, in ectypis ex aduerso imaginis meae depinxi». (1557, p. 25) 10 Nella edizione del 1578 di Basilea, p. 640, si legge invece: «Naturale vestigium praeter lenticulae vestigium in palpebra sinistra quasi occultum nullum habeo». Vedi anche F. Buttrini, Gerolamo Cardano: saggio psico-biografico, Savona, 1883, p. 44; G. Ernst, op. cit., 2010. 11 Cfr. Lomazzo, Trattato dell’arte de la pittura, appresso Paolo Gottardo Pontio, Milano, 1584, p. 430: «L’uso del ritrarre dal naturale cioè di far le imagini de gl’huomini simili a loro, si che da chiunque gli vede siano riconosciuti per quei medesimi; credo io che sia tanto antico, che nascesse in un punto insieme con l’arte stessa de dipingere, la quale da prima non fu ritrovata ad altro che a fare le imagini, cioè i ritratti de’ grandi huomini come d’Idoli in terra». «[…] il suo particolare segno che lo dia a conoscere» (Lomazzo, p. 432). Vedi anche H. Baader, Giovan Paolo Lomazzo: Das Porträt als Zeichensystem (1584), in Porträt, a cura di R. Preimesberger, et al., Reimer, Berlino, 1999, pp. 307-315. ingo schütze 66 Adeo vero nil rarum est in nobis, ut pictores plures qui ex longinquis regionibus venerant, me delineandi causa, nihil invenire potuerint, quo exprimere ita possint, ut ex pictura dignoscerer. Visto che questa critica risale ai Geniturarum exempla pubblicati da Heinrich Petri nel 1554 a Basilea, il ritratto sul frontespizio dello stesso volume e anche quello del De subtilitate stampato da Ludwig Luck nello stesso anno non sono da considerare commissionati da Cardano, ma iniziative editoriali per migliorare la vendita delle sue opere, perché i ritratti copiati dalla medaglia stanno in netta contraddizione alla dichiarata insoddisfazione dell’autore riguardanti quelli esistenti. Così le riedizioni di Lione delle opere cardaniane, ma anche quelle edite a Basilea dopo il De rerum varietate, cioè dopo il 1557, rimangono tutte senza l’immagine dell’autore, solo le ristampe delle opere precedenti continuano a riprodurre il ritratto già inciso nella matrice di legno. L’effetto del suddetto abbandono dell’iconografia commissionata è che i capostipiti dei ritratti in senso genealogico sono solo cinque: il frontespizio del 1538 (3 e 4), la medaglia del 1544 (5 e poi 23, 26, trasposizioni grafiche 18, 19, 32), quella del 1550 (6 e poi 40, trasposizioni grafiche 31, 32) e le sue due xilografie di Basilea (il n. 7, collegato al successo editoriale di De subtilitate e De rerum varietate, con le riproduzioni dirette o indirette 11, 12, 22, 25, 28, 33, 34, 35, 37, 38, 39; la xilografia n. 8 rimane invece senza altre riproduzioni). Sono da escludere due ritratti falsi dei quali uno si rifa a un’effige di Jean Dorat (1508-1588), poeta francese, membro della Pléiade (21/21a e poi 27, 36), e l’altro è identico a quello dell’alchimista Thomas De Thomasi (20). Al centro troviamo la medaglia del 1550 con 17 successive versioni, quasi la metà del totale dei ritratti, in questo filone si trova anche l’incisione delle Opera omnia (22) che ha avuto a sua volta molte imitazioni. L’interesse dei collezionisti numismatici raggiunge alla fine Alessandro Manzoni (40) che però commissiona un ritratto espressamente non di “forma numismatica” anche se l’incisore si basava proprio sul modello della medaglia del 1550. Invece il frontespizio del 1538 non ha avuto successo e anche la medaglia del 1544 è stata ripresa solo due volte per un ritratto del medico milanese. Fuori dal coro ne rimangono solo sette (13, 15, 16, 17, 20, 24, 30), tra questi ritratti puramente inventati troviamo l’enigmatica effigie immaginaria 15 e soprattutto il ritratto 16 che potrebbe rifarsi a un ritrattino perduto “mano dicono di Tiziano” (9). I ritratti oggi perduti sono invece oltre a quest’ultimo le gemme 1 e 2, il ritratto di Giovanni Paolo Lomazzo n. 10 e quello di Giuseppe Franchi n. 14. Molto particolare per l’iconografia di Cardano è il collegamento tra immagine e sogno visto che Cardano aveva commissionato due medaglie con la rappresentazione di un unico sogno sul rovescio. Ancora più particolare è che il sogno, datato dall’autore nell’ottobre del 1534, non è una premonizione che è stata compiuta nel 1550 con la fusione della medaglia12, ma è una costruzione narrativa da parte di Cardano della quale la medaglia del 1544 costituisce il primo testimone. Nel 1544 manca ancora un elemento della versione del 1550, il giovane ragazzo con il quale Cardano cammina verso una casetta 12 Così Maclean, op. cit., p. 12. 67 l’iconografia di girolamo cardano fino al 1850 di campagna. Ne deduciamo che il sogno si arricchisce durante la sua storia artisticatestuale e che la rappresentazione del sogno nasce nel contesto della numismatica e solo in un secondo momento è stato raccontato da Cardano nel De libris propriis del 1557 e più tardi nel De vita propria, dove proprio il ragazzo non è più identificato con il suo allievo Ercole Visconti di cui Cardano era certo nel 156213, Ercole dormiva nella stessa stanza con Cardano, forse una censura della propria omosessualità14. Poi i testimoni qui elencati dell’iconografia di Cardano dimostrano che il sogno non ha più nessuna importanza per la storia dei ritratti dopo la medaglia del 1550, solo tre traslazioni grafiche della stessa riproducono il sogno, ma negli altri ritratti scompare completamente. Questo non vuol dire altro che Cardano non interviene più nella sua iconografia e che trasferisce la sua autorappresentazione nel mondo dei testi senza immagini. Nel De vita propria (1643, pp. 171-173) Cardano racconta infatti il sogno del 1534 in assenza di riferimento alle medaglie che lo rappresentano, esse sono completamente trascurate. Spariscono tutti i riferimenti ai progetti di autorappresentazione iconografica, rimane solo il fatto che i pittori venuti da lontano non sono riusciti a disegnare Cardano in modo autentico. Cardano rimuove dunque i suoi progetti iconografici dalla sua biografia. Per la storia dei ritratti di uomini e donne celebri nel tardo rinascimento Paolo Giovio ha creato un modello influente che è stato imitato per due secoli. Aveva non solo scritto gli Elogi degli uomini illustri, apposti ai veri ritratti, pubblicati nel 1546, poi illustrati da Tobias Stimmer nel 1575, ma anche raccolto per più di trent’anni quadri di uomini insigni nel museo nella sua villa a Como. Per il nostro Autore non c’era posto, e così scrive Franco Minonzio giustamente, “Passa tutt’altro che inosservata anche l’assenza di Girolamo Cardano dagli Elogia”15. E possiamo immaginare che questa mancanza abbia 13 Cfr. De libris propriis, 1557, p. 26: «Casa illa et puer quid ostendat, nondum intelligo». Invece 1562, p. 12: «Puer ille, Hercules Vicecomes est, alumnus meus, qui statim a coniugio filii domum meam ingressus est. Conveniumt enim aetas, tempus et forma ad unguem: reliqua etiam quae in somno apparverunt». E poi De vita propria, 1643, p. 173: «Puer ille si spiritus bonus, faustum, stricte enim tenebam: si nepos minus». 14 La descrizione di Cardano nel De vita propria, 1643, p. 157: «Octavus [alumnus] Hercoles Vicecomes Musicus, iuvenis, lepidus, et gratiosus». Vedi anche G. Giglioni, Musicus puer. A note on Cardano’s Household and the Danger of Music, in «Bruniana & Campanelliana», vol. 11, no. 1, 2005, pp. 83-88; G. Giglioni, ‘Bolognan boys are beautiful, tasteful, and mostly fine musicians’: Cardano on male samesex love and music, in The sciences of homosexuality in early modern Europe, Routledge, London, 2008, pp. 201-220. 15 Cfr. F. Minonzio, Studi gioviani. Scienza, filosofia e letteratura nell’opera di Paolo Giovio, presso la Società a Villa Gallia, Como, 2002, p. 407: «Passa tutt’altro che inosservata anche l’assenza di Girolamo Cardano dagli Elogia (se non altro dal quadro della Peroratio). In fondo, alla data del 1546 Cardano, filosofo pavese che a Pavia – dopo essersi addottorato a Padova - aveva iniziato ad insegnare dal 1543, aveva già pubblicato lavori di medicina tutt’altro che irrilevanti, quali il De malo recentiorum medicorum medendi usa e De simplicium medicinarum noxa, entrambi editi dieci anni prima [Venetijs, apud Scotum, 1536], oppure la prima redazione del Contradicentium medicorum liber, continens contradictiones centum octo, assai più recente [Venetijs, apud H. Scotum]; e anche se un contemporaneo avesse reputato trascurabile il suo lavoro, lato sensu, astrologico, e dando invece noi per scontato che la genialità matematica dell’Ars magna (1545) stampata presso G. Petreio a Norimberga, con edizione oggi rarissima, non ingo schütze 74 19 21 21a 20 75 l’iconografia di girolamo cardano fino al 1850 22 24 25 26 23 ingo schütze 76 27 29 30 31 28 77 l’iconografia di girolamo cardano fino al 1850 32 ingo schütze 78 33 35 34 36 79 l’iconografia di girolamo cardano fino al 1850 3837 39 40 ingo schütze 80 Elenco cronologico dei ritratti di Girolamo Cardano fino al 1850 1. Ritratto, gemma (intaglio) su “chrysolithus” (crisolito, topazio dorato trasparente), ante 1538, perduto. Iscrizione: H. C. (dedotto da «cum prima nominis ac praenominis litera», De sub., 1550, p. 173) Mezzo busto di profilo, «ob id dimidium solum caelari passus sum in Chrysolitho» (De sub., 1550, p. 174) Datazione: l’intaglio su crisolito è, secondo le fonti, il primo ritratto commissionato da Cardano, ne segue un’altra gemma, n. 2, non di profilo, che è stata probabilmente l’originale del frontespizio del n. 3 del 1538. Christ (1729) ipotizzava invece che la prima gemma fosse il modello per il frontespizio. Bibliografia: Johann Friedrich Christ (1729), p. 63 (vedi sotto n. 29). 2. Ritratto, gemma (intaglio) su giacinto, ante 1538, perduto. Iscrizione: HIERONYMVS CARDANVS (dedotto dalla descrizione «cum nomine ac praenome», De sub., 1554, p. 450) Datazione: questa seconda gemma è stata probabilmente per iscrizione e posizione il modello del frontespizio del n. 3 del 1538. Mezzo busto di tre quarti, dedotto da «Eam ob causam imagines meas multis in gemmis caelatas, chrysolitho, hyacintho, atque aliis, cum nomine ac praenomine dimidium faciei aut certe sesquidimidium repraesentare feci». (De sub., 1554, p. 450) 3. Ritratto del frontespizio di Libellus qui dicitur supplementum almanach. Libellus alius de restitutione temporum & motuum coelestium, ottobre 1538, xilografia, ovale, cm 11x8, per i tipi di Giovanni Antonio di Castiglione (1484-1557), Milano. USTC (= Universal Short Title Catalogue, https:// www.ustc.ac.uk/): 12 copie. Iscrizione sulla cornice ovale «NEMO PROPHETA ACCEPTVS IN PATRIA» (La citazione della Vulgata, Lc. 4, 24: «Ait autem: Amen dico vobis, quia nemo propheta acceptus est in patria sua», ricorda l’invidia che Cardano subì nell’ambiente intellettuale di Milano, vedi anche De libris propriis, 1557, p. 163). All’interno dell’ovale sulla sinistra e sulla destra del ritratto «Hie» e «Car» per «Hieronymus Cardanus». Il personaggio di giovane età è raffigurato a mezza figura con le braccia angolate, probabilmente appoggiate perché seduto. Il volto è a tre quarti girato verso sinistra, si vedono appena le ciglia dell’occhio. Il personaggio indossa un abbigliamento accademico, un mantello e un berretto con visiera verso l’alto, con una tesa abbassata dietro, una cupola tonda e su essa una piccola punta di stoffa. La barba folta è tenuta corta, anche i capelli crespi sono corti, le labbra carnose, il naso leggermente all’ingiù, lo sguardo è perso in lontananza con una certa melancolia. Le rughe nasogeniene sono evidenti. Lo sfondo è lasciato vuoto, salvo un po’ di ombra della persona, senza accenni all’ambiente del ritratto. Secondo J. F. Christ (1729), p. 63, questo ritratto potrebbe essere stato copiato dal crisolito n. 1. Infatti la forma ovale fa pensare a una riproduzione di un intaglio su una gemma, per la posizione, non di profilo, ci sembra però più probabile una copia di un’altra gemma, cioè del n. 2. Secondo Maclean 1994, p. 335, il ritratto è stato commissionato dallo stesso Cardano per inaugurare la sua carriera di scrittore, ma secondo le fonti non è certamente il primo ritratto. Riutilizzi della stessa matrice: - Sul frontespizio di Pratica arithmetice et misurandi singolaris, Giovanni Antonio di Castiglione per conto di Bernardo Calusco, Milano 1539. USTC: 49 copie. Bibliografia: Ennio Sandal, L’arte della stampa a Milano nell’età di Carlo V: notizie storiche e anna- 81 l’iconografia di girolamo cardano fino al 1850 li tipografici (1526-1556), 1988; Ennio Sandal, Editori e tipografi a Milano nel Cinquecento, 1977; I. Maclean, Cardano and His Publishers 1534-1663, in Girolamo Cardano: Philosoph, Naturforscher, Arzt, a cura di E. Kessler, Wiesbaden, Harrassowitz, 1994, pp. 309-338; I. Maclean 2001 (vedi sopra nota 2). 4. Ritratto del frontespizio di Libelli duo, 1543, una ristampa di Libellus qui dicitur supplementum almanach (1538), xilografia, cm 12x9, per i tipi di Johann Petreius, Norimberga. USTC: 31 copie. Iscrizione sull’ovale in greco antico: «ΤΟ ΜΕΛΛΟΝ ΟΤΙ ΓΕΝΗΣΕΤΑΙ ΕΙΣ ΤΟ ΦΕΡΤΕΡΟΝ ΤΙΘΕΙ» (Quello che porta il futuro, prendilo come la cosa migliore), dall’Elena di Euripide (v. 346), verso del coro, in dialogo con Elena: «ἐς τὸ φέρτερον τίθει τὸ μέλλον, ὅ τι γενήσεται» (Fa’ sempre buoni auguri/ per gli eventi futuri, traduzione di Ettore Romagnoli). Cardano era un lettore appassionato di Euripide, lo cita nel De sapientia ben dieci volte dall’originale greco. All’interno dell’ovale sulla destra del ritratto «Hie» e «Car» per«Hieronymus Cardanus». Copia fedele rispecchiata del ritratto n. 3 di qualità più grezza nei dettagli, p. e. la struttura dei capelli, naso a punta e all’ingiù, cambia l’iscrizione sulla cornice ovale. Sotto il ritratto due poemi «Carmen Tho. Venatorij in laudem Cardani» di Thomas Venatorius (1488 circa - 1551), matematico e teologo riformatore di Norimberga, e «Carmen Laur. Durnhoferi in laudem eiusdem» di Lorenz Dürnhofer (1532-1594), prete riformatore di Norimberga, figliastro di Johann Petreius. Riutilizzi della stessa matrice: - Sul frontespizio di De sapientia, De consolatione, 1544, Johann Petreius, Norimberga. USTC: 27 copie. Sulla sinistra e sulla destra, esternamente dalla cornice del ritratto, la data 15 - 44. - Sul frontespizio di Ars magna, 1545, Johann Petreius, Norimberga. USTC: 27 copie. Frontespizio senza data, sotto il ritratto una lettera al lettore di nove righe. - Sul verso del frontespizio di Libelli quinque, 1547, Johann Petreius, Norimberga. USTC: 39 copie. Sotto il ritratto il poema «In astronomicvm opvs Hier. Cardani, Carmen Ioachimi Helleri Leucopetraei» di Joachim Heller (1518-1590), matematico e compositore di Norimberga. - Sul verso del frontespizio di De subtilitate, 1550, Johann Petreius, Norimberga. USTC: 31 copie. Sotto il ritratto i due poemi del Libelli duo, 1543. Bibliografia: I. Maclean 2001 (vedi sopra nota 2), pp. 16-17. 5. Medaglia, medaglista anonimo, ambito milanese, diametro mm 54, peso 58g, fuso in bronzo, 1544/45. Diritto: iscrizione lungo il bordo: «HIER · CARDANVS · AETATIS · AN · XLIII» (Girolamo Cardano all’età di 43 anni) Datazione: come da iscrizione Cardano aveva 43 anni, dunque visto che era nato nel settembre 1501 la medaglia è da datare tra settembre 1544 e agosto 1545. Mezzo busto di profilo rivolto verso sinistra, con barba folta tenuta corta e a punta, capelli ricci corti, zigomi evidenti, naso all’ingiù, fronte indietro, abbigliamento estivo non specificamente accademico, quasi di corte, farsetto, cappotto e berretto con una tesa stretta e una piccola punta. Rovescio: iscrizione greca sotto l’immagine: «ONEIPON» (sogno) Un gruppo di uomini cammina verso una vite a sinistra facendo la vendemmia, un uomo di lato con un’anfora si svolge verso destra, più in alto un altro si svolge verso sinistra da solo, in fondo una casa di campagna. Esemplari: Museo Galileo di Firenze inv. 2775 e inv. 2776 (senza rovescio); collezione di Giacomo Filippo Tomasini, Padova (senza rovescio); Museo civico di Brescia; Victoria and Albert Museum, London; British Museum; Museo Civico di Bologna; Scottish National Portrait Gallery, inv. PG 3295. ingo schütze 82 Bibliografia: S.H. Robinson, Medicina in nummis. A descriptive list of the coins, medals, jetons relating to medicine, surgery and the allied sciences, edited by M. Storer, 1931, n. 554; Martegani 1983; P. Attwood, Italian Medals c.1530-1600 in British Public Collections, British Museum Press, 2003, 145a, p.148); P. Gaetani, vedi sotto n. 32, 1761, tav. 80, n. 3. Gerd Dethlefs, Zeichen der Identität. 500 Jahre Reformationsmedaillen, 2024. 6. Medaglia, attribuito a Leone Leoni (1509-1590) o Jacopo da Trezzo (1515-1589), ambito milanese, diametro mm 50, peso 60g, fuso in bronzo, 1550/51. Diritto: Iscrizione: HIER * CARDANVS * AETATIS * AN * XLVIIII (Girolamo Cardano all’età di 49 anni) Datazione: come da iscrizione Cardano aveva 49 anni, visto che era nato nel settembre 1501 la medaglia è da datare tra settembre 1550 e agosto 1551. Mezzo busto di profilo rivolto verso destra, con barba folta tenuta corta, capelli ricci corti, tempie alte, naso curvo, labbra carnose, le rughe nasogeniene sono evidenti, abbigliamento, come nella medaglia 1544/45, con farsetto e cappotto, ma senza copricapo. Rovescio: Iscrizione greca sotto l’immagine: «ONEIPON» (sogno), come n. 5. Un gruppo di uomini cammina verso una vite a sinistra facendo la vendemmia, in alto un uomo cammina con un bambino verso una casa di campagna. Il sogno è stato descritto da Cardano anche in De libris propriis (1557), p. 24-25: «Hoc tamen somnium velut initium nostrae gloriae, si qua omnino est, eritve, in ectypis ex aduerso imaginis meae depinxi». «In ectypis» vuol dire «nelle figure in rilievo» al plurale, dunque si potrebbe riferire a più di una medaglia. Esemplari: Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro, Venezia; Museo di Capodimonte, Collezione Farnese; Goethe’s Kunstsammlungen, a cura di Christian Schuchardt, Frommann, 1848, vol. 2, p. 65, n. 129; Museo Nazionale del Bargello, Firenze, inv. 2917, 6629 e 10220. Bibliografia: G. F. Hill, G. Pollard, Renaissance medals from the Kress-collections, London 1967, no. 436a (attribuito a Leone Leoni); P. Tribolati, Due grandi incisori di conii della zecca ‘Cesarea’ milanese: Leone Leoni da Arezzo, Jacopo da Trezzo, in «Rivista Italiana di numismatica», serie 3/5 vol. 57, 1955, pp. 94-102 (attribuito a Jacopo da Trezzo); A. Martegani, Una medaglia Rinascimentale per Gerolamo Cardano, in «Rassegna Gallaratese di storia e d’arte», anno 36, n. 123, 1979-1983, pp. 191-192. 7. Ritratto sul verso del frontespizio di De subtilitate, datato 1553, xilografia, per i tipi di Ludwig Lucius (Luck), 2°, matrice cm 8x8, tondo, Basilea, marzo 1554, ambito del Reno meridionale. USTC: 34 copie. Iscrizione, sul bordo tondo: «HIERONYMVS * CARDANUS * AETATIS * AN * XLVIIII» (Girolamo Cardano all’età di 49 anni), all’interno «15» - «53» (data dell’incisione, non del ritratto). Mezzo busto di profilo rivolto a sinistra, leggermente piegato in avanti, con barba folta tenuta corta a punta, capelli ricci corti a quattro chiome, tempie alte, naso curvo, labbra carnose, le rughe nasogeniene evidenti, rughe perioculari, sguardo penetrante, abbigliamento con farsetto e cappotto, collo della camicia chiuso con un bottone, senza copricapo. Riproduzione xilografica della medaglia 6, speculare per semplificare l’esecuzione della copia. Il mento è più indietro, capelli ricci ma anche a quattro ciocche, rughe perioculari, barba folta a punta, accanto all’orecchio la barba, ma non capelli. Tecnica un po’ grezza nelle incisioni, al lato destro difetta una parte del cerchio esterno. Sotto il ritratto un «Autoris Carmen» di quattro righe: «Non me terra teget, coelo sed raptus in alto/ Illustris vivam docta per ora virum:/ Quicquid venturis spectabit Phoebus in annis,/ Cardanos noscet, nomen et usque meum». L’edizione di Lione dello stesso anno riporta il carme 83 l’iconografia di girolamo cardano fino al 1850 sul verso del frontespizio senza ritratto, dunque si può ipotizzare che Cardano aveva composto il carme senza richiedere o sapere che esso sarebbe comparso poi nelle stampe di Basilea sotto il suo ritratto. Riutilizzi della stessa matrice: - Sul frontespizio di De rerum varietate, 1557, 2°, per i tipi di Henricopetrus, Basilea. USTC: 82 copie. Senza Autoris Carmen. - Sul verso del frontespizio di De rerum varietate, 1557, 8°, per i tipi di Henricus Petrus. USTC: 11 copie. Senza Autoris Carmen. - Sul frontespizio di De subtilitate 1560, 2°, per i tipi di officina petrina, Basilea. USTC: 10 copie. Con Autoris Carmen. - Sul verso del frontespizio di De subtilitate 1560, 8°, per i tipi di officina petrina, Basilea. USTC: 32 copie. Con Autoris Carmen. - Sul verso del frontespizio di De rerum varietate 1581, per i tipi di Sebastian Henricpetri, 8°, Basilea. USTC: 41 copie. Senza Autoris Carmen. - Sul frontespizio di De subtilitate 1582, per i tipi di Sebastian Henricpetri, 2°, Basilea. USTC: 10 copie. Con Autoris Carmen. - Sul verso del frontespizio di De subtilitate 1582, per i tipi di Sebastian Henricpetri, 8°, Basilea. USTC: 24 copie, poi sarà rivenduto come nuovo nel 1611, ma è la stessa stampa con 7 copie. Con Autoris Carmen. 8. Ritratto sul frontespizio di In Cl. Ptolemaei Pelusiensis IIII de astrorum iudiciis, marzo 1554, xilografia, per i tipi di Heinrich Petri, 2°, Basilea, ambito del Reno meridionale. USTC: 35 copie. Iscrizione, sul bordo tondo del ritratto all’interno di un cartiglio: «HIER * CARDANVS * AETATIS * AN * XLVIIII» (Girolamo Cardano all’età di 49 anni) Cornice esterna barocca con ornamenti animali (quattro draghi e una faccia), fiori e una struttura di legno con giochi di prospettiva, ritratto ovale interno senza sovrapposizioni con la cornice. Al centro della cornice il mezzo busto di Cardano di profilo rivolto a destra con barba folta tenuta corta, capelli ricci corti a forma di rosa, tempie alte, naso curvo all’ingiù, labbra carnose, fronte senza rughe, le rughe nasogeniene sono invece evidenti, sguardo perso in lontananza, abbigliamento con farsetto e cappotto, camicia chiusa con un cordino (non è stato mai ripreso da un altro ritratto), senza copricapo. Riproduzione xilografica della medaglia 6, nel confronto con la medaglia i capelli coprono le tempie, capelli accanto all’orecchio, barba folta tonda, naso all’ingiù, collo con muscolo sternocleidomastoideo evidente. Riutilizzi della stessa matrice: - Sul frontespizio di Offenbarung der Natur unnd natürlicher Dingen, auch mancherley subtiler würckungen, per i tipi di Heinrich Petri, Basilea, 1559. USTC: 26 copie. - Sul frontespizio di In Cl. Ptolemaei Pelusiensis IIII de astrorum iudiciis, xilografia, per i tipi di Ex Officina Henricpetrina, 2°, Basilea, 1578, ristampa del 1554. USTC: 27 copie. - Sul verso del frontespizio di Offenbarung der Natur unnd natürlicher Dingen, auch mancherley subtiler würckungen, 2°, per i tipi di Sebastian Henricpetri, Basilea, 1591. USTC: 18 copie. Con carmen autoris in latino di De subtilitate 1554, traduzione libera tedesca. 9. Ritrattino, attribuito a Tiziano (1488/90-1576), «uno del Cardano, mano dicono di Tiziano», inviato da Giuseppe Maria Casarenghi, agente del Cardinal Leopoldo de’ Medici (1617-1675), nel 14 luglio 1674 da Roma a Firenze, perduto. Secondo Silvia Meloni Trkulja non è da identificare con il «Ritrattino di un vecchio con collare ingo schütze 90 Il quadro faceva parte di una serie di ritratti di illustri scrittori che arredava secondo il modello gioviano la Biblioteca del Senato di Lipsia, fondata sulla base del lascito testamentario di Huldreich Groß (1605-1677), notaio e bibliofilo. Bibliografia: A. Weitz, Kurtze Nachricht von E. Hoch-Edl. und Hochw. Raths zu Leipzig Bibliothec und denen daselbst befindlichen vornehmen Curiositäten, Bamberg 1822, f. 5v, n. 28 (in totale 114 ritratti); G. Wustmann, Geschichte der Leipziger Stadtbibliothek. Erste Hälfte. 1677 bis 1801, Verlag C. L. Hirschfeld, Leipzig, 1906. 28. Ritratto, Carlo Ventura Sacconi (1676-1762), olio su tela, cm 60x46, 1721, Galleria degli Uffizi, Firenze, inv. 1890, restauro 2001, esposto oggi nel corridoio di ponente. Iscrizione: HIERO.VS CARDANVS Mezzo busto rivolto a destra, capelli brizzolati e arruffati, barba folta con punta rivolta verso l’alto, camicia chiusa senza bottone, sguardo fisso verso un punto in lontananza, gioco di luce e ombra per mettere in risalto il volto dell’effigiato. Riproduzione dell’incisione 22 delle Opera omnia, 1663, ma Sacconi introdusse i capelli brizzolati e la forma della barba come elementi innovativi. Come ha rivelato Morelli 2020, p. 252, il quadro è stato commissionato per la “Seria gioviana” a Carlo Ventura Sacconi che lo consegnò il 5 luglio 1721. Bibliografia: L. Morelli, I ritratti di uomini illustri degli Uffizi dipinti da Carlo Ventura Sacconi, Giovanni Pietro Pollini e Giovanni Berti, in M. Betti, C. Brovadan (a cura di), Donum. Studi di storia della pittura, della scultura e del collezionismo a Firenze dal Cinquecento al Settecento, 2020, pp. 241-267, p. 252. 29. Tre ritratti sull’antiporta di Johann Friedrich Christ, Noctium Academicarum Libri Sive Specimina Quatuor, Halle an der Saale, per i tipi di Johann Christian Hilliger, 1729, Johann Friedrich Christ (1701-1756), incisore, bulino in rame, mm 150 x 93 (matrice), 1727. Iscrizione: HIERONYMI CARDANI MEDIOL. MEDICI/ et Philosophi effigies, e fide dignis exemplibus re-/stitutae aereque caelato expressae a Ioh. Frid. Chistio/ Halae Sax. A. O. R. MDCCXXII. Sotto il primo ritratto: Aet. 46. 1550; sopra il secondo: 75 AET LXXI; sopra il terzo: 49. 15 53. AET XLIX Firma: J. F. Christ caelabat. Come scrive lo stesso Christ, p. 63, i tre ritratti sono copiati per l’età di 46 da De subtilitate 1550, (copia di 4), per l’età di 71 da Icones Boissardi (copia di 21) e per 49 anni da De rerum variatete 1557 (copia di 7), tutti sono invertiti orizzontalmente. L’autore si chiede poi quale è il ritratto più attendibile e considerando che il ritratto con l’età di 71 non corrisponde a un vecchio uomo, conclude che il ritratto dei 46 anni è quello più autentico. Christ fornisce in questo modo una mezza pagina di una prima piccola iconografia dei ritratti di Cardano. È da notare che Christ si sbaglia nel calcolo dell’anno di nascita di Cardano, cioè 1504 invece di 1501, partendo dall’anno 1553 come data dell’effigie con l’età di 49, in realtà 1553 è l’anno dell’incisione 7 che riproduce la medaglia del 1550. La xilografia serve per illustrare lo scritto Pro Hieron. Cardano censura Baelii male habito, la difesa di Cardano nei confronti delle critiche di Pierre Bayle da parte di Christ. 30. Busto, anonimo, in legno d’abete, tra 1733 e 1736, Teatro Anatomico, Archiginnasio, Bologna, piano superiore, aula VI degli Artisti, parete settentrionale, 4. Iscrizione su una targa sotto la cornice ovale del busto: HIERON. CARDANVS 91 l’iconografia di girolamo cardano fino al 1850 Mezzo busto in posizione frontale, con sguardo verso il basso, barba corta a punta, faccia stretta, occhiaie, cappello con tesa di ornamento e parte superiore simile a un turbante, mantello da professore universitario. La sala del Teatro Anatomico è stata decorata tra 1733 e 1736, in parte da Silvestro Giannotti, detto Lucchese (1680-1750), con due ordini di statue raffiguranti in basso dodici celebri medici e in alto venti dei più famosi anatomisti dello Studio bolognese, tra cui Cardano. L’effigie non ha similitudine con altri ritratti. 31. Riproduzione calcografica della medaglia del 1550, mm 135 x 90, Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli, Milano, inv. M.T. p. 6-10, 1755 circa. Diritto: Iscrizione della medaglia: HIER * CARDANVS * AETATIS * AN * XLVIIII Mezzo busto rivolto a destra, testa tonda, capelli e barba corti mossi, naso diritto, non curvo come nella medaglia. Nel complesso il ritratto trasmette l’impressione che Cardano sia allegro e che stia ridendo. Rovescio: Iscrizione della medaglia: ONEIPON Ben visibili i dettagli del rovescio della medaglia, nel gruppo degli uomini sono state aggiunte quattro persone in seconda fila. Datazione: La riproduzione calcografica di un’altra medaglia, quella di Giuseppe Maria Imbonati, inv. M.T. p. 6-60, con la stessa cornice e dello stesso formato, è stata utilizzata in De’ veri, e salutiferi godimenti dell’animo, Matteo Bosso, Lugano 1755. Dalla appartenenza a questa serie si può ipotizzare che la riproduzione della medaglia di Cardano è stata commissionata dalla rifondata Accademia dei Trasformati della quale il Conte Imbonati era «Conservatore perpetuo» e della quale omonima Accademia cinquecentesca Cardano era illustre membro. 32. Riproduzioni calcografiche delle due medaglie in Pierantonio Gaetani, Museum Mazzuchellianum, seu numismata virorum doctrina praestantium, Vol. 1, Venezia 1761, tab. 80, fig. III e IV. Fig. III delle otto medaglie della tabula 80 riproduce fedelmente la medaglia 5 con il solo diritto senza rovescio, differenzia solo nell’occhio più chiuso, nella scritta terminata con un punto e nella mancanza della piccola punta del cappello. Fig. IV riproduce invece diritto e rovescio della medaglia 6, qui mancano i due cerchi che contengono l’iscrizione e ne viene aggiunto un punto finale. Alla tavola segue un testo breve sia in italiano che in latino, pp. 360-361, sulla vita di Cardano caratterizzandolo come superstizioso. Gaetani riferisce che Cardano ha descritto nel De libris propriis il sogno rappresentato sul rovescio della seconda medaglia. 33. Ritratto in Abbildungen berühmter & besonders um die Arzneikunde verdienter Gelehrten, nebst ihren vornehmsten Lebensumständen: 18 Hefte mit 180 Porträts, Georg Wilhelm Zapf (1747-1810), curatore, Augusta Bürglen, 1802, incisore anonimo, bulino su rame, cm 14x11,5. Iscrizione: Hieronymus Cardanus./ D. der Arzeykunde geb. am 24 Sept. 1501. gest. am 21 Sept. 1576. (Girolamo Cardano, dottore di medicina, nato il 24 settembre 1501, morto il 21 settembre 1576) Mezzo busto rivolto a sinistra, la testa pelata quasi a metà, zigomi molto evidenti, barba ondulata, senza rughe perioculari, capelli a chiome, camicia chiusa con un bottone. Riproduzione del n. 7. La serie di ritratti, acquistata dall’editore, è stata commissionata in parte probabilmente da Georg August Langguth (1711–1782), professore di medicina a Wittenberg, vedi la prefazione. ingo schütze 92 34. Ritratto in Charles Paul Landon (1760-1826), Galerie historique des hommes les plus célèbres de tous les siécles et de toutes les nations. Contenant leurs portraits, gravés au trait, d’après les meilleurs originaux, avec l’abrégé de leur vies, et des observations sur leurs caractères ou sur leurs ouvrages; par une société de gens de lettres, Parigi, Treuttel & Würtz, 1805, tomo 3, incisore anonimo, ambito francese, bulino su rame, cm 16x10. Iscrizione: sopra l’immagine «HIST. D’ITALIE», sotto «CARDAN». Firma: «C. deli.t [=delinxit] Landon direx.t [=direxit]» (C. ha inciso, Landon ha coordinato) Mezzo busto rivolto a destra, capelli e barba ricci, naso curvo, camicia chiusa con un bottone. Cornice con quadro linee, il ritratto è a linea semplice, senza ombre e piani scuri, in maniera neoclassica. Il ritratto è una copia dell’immagine delle Opera Omnia di Cardano, n. 22, citate nel testo della biografia. Di fronte all’immagine segue un testo in francese di due pagine, firmate “De L.” che solleva sopratutto la superstizione e l’astrologia come campi di studi del Cardano. Ristampe: 1808, tomo 11, livraison 21, n. 11; 1811, tomo 7, p. 121. 35. Ritratto, ambito inglese, probabilmente pubblicato da William Richardson, Londra, tra 1810 e 1820 circa, mm 103x80, National Portrait Gallery, Londra, inv. D24872. Iscrizione sotto l’immagine: JEROME CARDAN. (inglese) Mezzo busto rivolto a destra in una cornice ovale di due strisce, barba folta leggermente a punta, rughe perioculari, orecchio piccolo, capelli corti ricci, camicia chiusa con un bottone, sguardo focalizzato in lontananza. Copia speculare del n. 7, che faceva parte del catalogo di vendita dei ritratti presso William Richardson, vedi sopra nota 17. 36. Ritratto in Illustrations of Hubibras. A series of portraits of celebrated Political and Literary Characters, Impostors, and Enthusiasts, Alluded to by Butler in his Hudibras, Engraved by Mr. Robert Cooper, from the most authentic Originals in Ten Parts, supplemento per Samuel Butler, Hudibras, with Dr. Grey’s Annotations, a new edition, corrected and enlarged, 3 voll., Charles and Henry Baldwyn, Londra, 1819, Robert Cooper (attivo tra 1795 e 1836), incisore, bulino in rame, tecnica pointillé, mm 176 x108, 1819. Iscrizione: Jerome Cardan./ From a scarce Print Firma: R. Cooper sculp.t [sculpsit] In fondo al foglio l’indicazione dell’editore: PUBLISHED BY CHARLES & HENRY BALDWYN, NEWGATE STREET Secondo l’indice del libro il ritratto di Cardano illustra le rime di vol. 2, p. 241: «Cardan believ’d great states depend/Upon the tip o’ th’ Bear’s tail’s end»; (Cardano credeva che i grandi stati dipendessero/ dalla punta della coda dell’orso.) Copia fedele del falso ritratto 21, stessa espressione del volto, tre bottoni e collo della camicia arrotolato, qui mancano solo la cornice ovale, le strisce e l’ombra dello sfondo. Ristampe: Charles and Henry Baldwyn, London 1821; John Dowding, London 1843. 37. Ritratto sull’antiporta di Leben und Lehrmeinungen berühmter Physiker am Ende des XVI. und am Anfange des XVII. Jahrhunderts, a cura di Thaddä Rixner and Thaddä Siber, 1819-29, vol. 2, «Hieronymus Cardanus mit dessen Portrait», 1820, Carl Meyer (1798-1868), incisore, firmato, cm 18x11, bulino in rame, tecnica pointillé, Sulzbach, 1820. Iscrizione sotto l’immagine: Hieronymus Cardanus. Firma: Carl Mayer sc.[sculpsit] Nbg. [Norimberga] 93 l’iconografia di girolamo cardano fino al 1850 Copia molto fedele del n. 22, compresa l’ombra sullo sfondo, qui mancano solo la cornice ovale e la struttura tombale. Sotto l’immagine è riprodotto il carmen autoris del De subtilitate, 1554, vedi sopra 7. 38. Ritratto in Journal complémentaire du dictionnaire des sciences médicales, Panckoucke, Parigi, 1820, vol. 8, p. 192, Charles Aimé Forestier, incisore (1789-), Ambroise Tardieu (1788-1841), «auteur du modèle», bulino in rame, tecnica pointillé, cm 19x11, 1820. Iscrizione: Cardan. Firma sotto l’immagine: forestier sculp.[sit]; in fondo al foglio: Ambroise Tardieu Direxit. Mezzo busto rivolto a destra su uno sfondo rettangolare, capelli e barba ricci, bottone a tre cerchi chiude la camicia, naso leggermente curvo all’ingiù. Copia fedele del n. 22, qui mancano solo la cornice ovale e la struttura tombale. 39. Ritratto sull’antiporta di Vita di Girolamo Cardano milanese filosofo medico e letterato celebratissimo scritta da lui medesimo in idioma latino e recata nel volgare italiano dal sig. dottore Vincenzo Mantovani, dalla tipografia di Gio. Battista Sonzogno, Milano, 1821, firmato Luigi Rados (1773-1840), cm 18x12, bulino in rame, tecnica pointillé. Iscrizione sotto l’immagine: Girolamo Cardano Firma: L.[uigi] Rados inc.[idit] (Luigi Rados incise) Mezzo busto rivolto a destra su uno sfondo ovale, capelli e barba ricci, bottone a due cerchi chiude la camicia, naso curvo leggermente all’ingiù. Copia fedele del n. 22, qui mancano solo la cornice ovale e la struttura tombale. 4o. Ritratto in Alessandro Manzoni, I promessi sposi. Storia milanese del secolo XVII, xilografia di testa (incisione su legno di bosso), cm 7,5 x 7,5 circa, Francesco Gonin (1808–1889), Tipografia Guglielmini e Redaelli, Milano, 1840, p. 522. Firma: Gonin Mezzo busto di profilo rivolto a sinistra, capelli ricci corti, barba folta tenuta corta, naso a uncino, sguardo fisso in lontananza, otto bottoni sul bordo destro della giacca, sfondo vuoto ma con l’ombra della persona effigiata. La riproduzione riprende direttamente la medaglia 6 per similitudine delle forme rispecchiando soltanto i lati. Secondo la lettera n. 57319 di Alessandro Manzoni a Francesco Gonin dell’estate 1840, Manzoni desiderava di non replicare la «forma numismatica» dell’originale, conferma della dipendenza diretta dalla medaglia del 1550. Manzoni era amico del direttore di Gabinetto numismatico della Biblioteca Brera Gaetano Cattaneo, grande numismatico, a lui chiede in prestito libri e anche consigli per la ricerca dei ritratti da utilizzare per la Quarantana. Come si nota nella lettera n. 563, Manzoni era attento che fosse «conservato l’essenziale della fisonomia» (ivi)20. Questa ricerca di «ritratti fededegni» (lettera n. 562) ha probabilmente portato Manzoni a utilizzare direttamente la medaglia e non una delle incisioni derivate. Gonin copia infatti la fisionomia della medaglia 19 Vedi https://www.alessandromanzoni.org/lettere/573, visitato il 23 maggio 2025. 20 Vedi anche la lettera n. 636 a Gonin del 20 aprile 1842: «I ritratti di Bartolo e di Baldo. Io non li conosco che nel libro: Pauli Jovii Elogia, dove son conciati barbaramente. Tu, amico d’eruditi e di bibliotecari, ne troverai forse costi de’ disegni migliori. Il ritratto di Prospero Farinacci. Non ne conosco che uno di seconda mano nelle “Vite e ritratti d’illustri romani, di Ranalli, Firenze, fascicolo VI.o” Vedi se trovi qualcosa di più vicino all’originale». ingo schütze 94 e cambia soltanto l’abbigliamento, come la fila di bottoni sulla giacca, che avvicina l’effigie al tempo della storia raccontata. Esemplari: bozza stampa conservata presso la Biblioteca Braidense: Immagini manzoniane: bozze delle illustrazioni per l’edizione de “I Promessi sposi” del 1840, a cura di Guido Mura e Michele Losacco, http://www.braidense.it/dire/immpsposi/index_2.htm (visitato il 23 maggio 2025), 2003, n. 284. Bibiografia: M. Guerrini, C. Ghilli, La Biblioteca Ambrosiana nei ‘Promessi sposi’, in Biblioteche reali, biblioteche immaginarie: tracce di libri, luoghi e letture, a cura di Anna Dolfi, Firenze University Press 2015, pp. 365-376. Referenze fotografiche: 15 © Martin von Wagner Museum der Universität Würzburg, Foto: P. Neckermann 27 © Stadtgeschichtliches Museum Leipzig 30 © Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, Bologna