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Heliotropia 14 (2017) http://www.heliotropia.org http://www.heliotropia.org/14/ventura.pdf Sulla “storia” di Griselda e Gualtieri in catalano e in francese alla fine del Trecento* Sulle prime traduzioni in prosa della novella di Gualtieri e Griselda Tradotta o piuttosto riscritta in latino e poi inserita nella terza lettera del diciassettesimo dei Rerum senilium libri (Sen. 17.3),1 la Griseldis di Petrarca (originariamente Dec. 10.10)2 conta, fra le altre, tre traduzioni trecentesche in prosa e in lingue diverse dall’italiano: due francesi (una di Philippe de Mézières e un’altra anonima) e una catalana (di Bernat Metge).3 Il * Ringrazio Adrian Armstrong, Lluís Cabré e Josep Pujol per la rilettura e i preziosi consigli. Questo saggio è frutto di una ricerca sulla prima traduzione anonima al catalano del Decameron (1429). Il progetto, intitolato The 1429 Catalan Translation of Giovanni Boccaccio’s “Decameron”: The Making of a European Classic, è stato finanziato dal programma Marie Skłodowska-Curie Intra-European Fellowships (2013–15), con sede alla School of Language, Linguistics and Film (Queen Mary University London). 1 Quanto all’epistola alla posterità, vedi le edizioni di Elvira Nota (Petrarca 2013) e Laura Refe (Refe 2014). 2 Per comodità di esposizione mi riferirò alla versione petrarchesca della novella di Gualtieri e Griselda come Griseldis. La bibliografia sulla novella di Gualtieri e Griselda è vastissima. Bastino qui alcuni rinvii essenziali: Martellotti 1951; Boccaccio e Petrarca 1991; Albanese 1991, 1992–93 e 1998; Albanese, Battaglia Ricci e Bessi 2000; Rossi 2000; Branca 2010; Barolini 2013; Clarke 2014; Zaccaria 2014. 3 Non prendo qui in considerazione altre importanti traduzioni in prosa, come il volgarizzamento toscano di Romigi de’ Ricci e tràdito dal Riccardiano 1655 (su cui vedi Albanese 1991), né, per tornare al francese, le versioni della storia contenute nel Menasgier de Paris, o, in redazione breve, nel capitolo 50 del Le livre des cites des dames di Christine de Pizan (su cui vedi Krueger 2004). Infine, è qui citata (vedi oltre) ma esclusa da trattazione sistematica, la redazione in prosa che Tommaso III di Saluzzo (1356–1416) inserì nel Chevalier errant (vedi Tommaso III di Saluzzo 2008). Esiste infine un’altra traduzione catalana frammentaria e anonima della Griselda, forse esemplata a partire da Metge (la questione è aperta), e conservata alla fine del ms. Barcelona, Biblioteca Universitària, 89 (inizi XV s.): vedi De Lieja 2004 e TRANSLAT DB 100.4.2 <http://www.narpan.net/translat-db>. Un capitolo a parte riguarda le trasposizioni della storia di Gualtieri e Griselda in forme diverse dalla prosa. Straordinario esempio per precocità e originalità della direzione in cui avviene il transfert (dalla prosa al verso)
Heliotropia 14 (2017) http://www.heliotropia.org http://www.heliotropia.org/14/ventura.pdf 204 diciassettesimo delle senili si compone di quattro lettere, tutte indirizzate a Giovanni Boccaccio. Benché, come vedremo, almeno la Sen. 17.3 fosse nota ai traduttori nella sua interezza, nessuno di loro accenna né a Boccaccio né al Decameron: Petrarca è considerato come “primo autore” della storia. Stando al manoscritto di dedica dell’opera, Philippe de Mézières (ca. 1327–1405) intitola Miroir des dames mariees (da qui in poi Miroir) la sua versione della Griseldis, composta prima del 1387 e in seguito inserita nel quarto libro di un trattato sull’istituzione del matrimonio: il Livre de la vertu du sacrement du mariage et du reconfort des dames mariees.4 La rubrica-sommario del racconto, fornita dall’unico manoscritto del Livre,5 suggerisce una lettura della Griseldis in chiave di esemplare “pacience et bonté” in cui Jeanne de Chastillon, destinataria dell’opera, e tutte “les dames mariees” potevano specchiarsi6: Le miroir des dames mariees, c’est assavoir de la merveilleuse pacience et bonté de Griseldis, marquise de Saluce. Comment le marquis de Saluce a la requeste de ses barons s’acorda de prendre femme, du grant appareil des noces ou palays de Saluce, et comment nulz ne scavoit forsque lui qui devoit estre s’espouse. Se nella prima parte della rubrica la persona di Griseldis è un “miroir,” uno specchio di virtù muliebre, nella seconda l’attenzione si sposta su Gualtieri, riassumendo la novella in un modo che ricorda la corrispondente rubrica del Decameron (10.10.1): “Il marchese di Saluzzo da’ prieghi de’ suoi uomini è il “mystère” presentato nel 1395 davanti a Carlo VI e basato sul Miroir des dames mariees di Philippe de Mézières (vedi L’estoire Griseldis 1957). Anche sotto questo aspetto la novella di Gualtieri e Griselda in traduzione è paradigmatica. Ormai in pieno Quattrocento, la novella di Tancredi e Ghismonda (Dec. 4.1) ha una sorte testuale simile: dall’italiano al latino (Leonardo Bruni) e da questo in terzine in italiano (Francesco di Michele Accolti) e in ottave in francese (Jean Fleury). Su questo gioco linguistico e formale che caratterizza la tradizione e la fortuna del Decameron tornerò nel volume in preparazione che raccoglie i frutti della ricerca Marie Skłodowska-Curie di cui sopra alla n. 1. 4 Vedi Cabré 2013, 32–34. In un’aggiunta conclusiva, de Mézières riporta un aneddoto riferito al re Pietro il Cerimonioso, “derrainement trespassé.” Il re morì il 5 gennaio 1387, sicché la conclusione del trattato nell’unico ms. che ce lo conserva potrebbe non essere di molto posteriore. Infine lo stesso de Mézières cita il Livre in un’altra opera, il Songe du vieil pelerin, datato al 1389. 5 Ms. Parigi, Bibliothèque Nationale de France, fr. 1175 (rubrica completa alla c. 165v): vedi De Mézières 1993, 1–20. Il Miroir ha una ricca tradizione “spicciolata.” Se ne veda la scheda bibliografica in Jonas: Répertoire des textes et manuscrits médiévaux en langue d’oc et d’oïl: <http://jonas.irht.cnrs.fr/consulter/oeuvre/detail_oeuvre.php?oeuvre=5339>. 6 De Mézières 1993, 359, rr. 1–5. Quanto a Jeanne de Chastillon, moglie di Pierre de Craon, “chamberlain to Charles VI,” vedi de Mézières 1993, 9–11, e, ora, Cabré 2013, 33–34.
Heliotropia 14 (2017) http://www.heliotropia.org http://www.heliotropia.org/14/ventura.pdf 205 costretto di pigliar moglie.” Rispetto al testo italiano, la rubrica francese pone l’accento sullo sfarzo (“grand appareil”) della festa di nozze, introducendo quell’elemento “cortese” che è una delle caratteristiche della novella secondo Philippe de Mézières. Anonimo è il Livre Griseldis, seconda traduzione in prosa francese del testo di Petrarca, e giudicata posteriore, anche se non è dato sapere di quanto, alla versione di de Mézières.7 Anche la rubrica d’esordio del Livre suggerisce una lettura esemplare della novella8: Au commandement et soubz la correccion de mon maistre, et a l’exemplaire des femmes mariees et toutes autres, j’ay mis, selon mon petit engin et entendement, de latin en françois l’ystoire de Griseldis qui cy aprés s’ensuit de la constance et pacience merveilleuse d’une femme. Laquelle hystoire translata de lombart en latin un tres vaillant et moult solennel poete, appellez François Petrach, dont Dieux ait l’ame. Amen. Nuovamente, in questa rubrica è esaltata la “constance et pacience merveilleuse” di “Griseldis,” esempio per le donne sposate “et toutes autres.” Il traduttore riferisce poi di aver lavorato sotto la guida di un “maistre,” come si fosse trattato di un esercizio di scuola fatto a partire dal testo autorevole di Petrarca, “tres vaillant et moult solennel poete.”9 D’altra parte, a differenza di de Mézières che aveva dedicato il suo trattato sul matrimonio a Jeanne de Chastillon, e di Bernat Metge, che indirizza la sua Història de Valter e Griselda a Isabel de Guimerà, l’anonimo autore del Livre Griseldis, pur rivolgendosi a un pubblico femminile, non dedica la propria opera a una no7 Mi servirò qui dell’edizione del testo del Livre Griseldis procurata da Severs 1972 (in questa edizione, il testo latino appare con il testo francese a fronte). Il Livre Griseldis (con introduzione e traduzione inglese) è anche in Goodwin 2002. Secondo Severs 1972, 26, la traduzione, già assegnata da Golenitscheff-Kutouzoff al secolo XV, “definitely belongs to the fourteenth century.” Come noto, Severs mostra inoltre che Chaucer (nella “Clerk’s Tale”) ha molto probabilmente lavorato a partire da una doppia fonte: la versione in latino di Petrarca (Sen. 17.3) accanto proprio al Livre Griseldis. 8 Livre Griseldis 1972, 255, rr. 1–7. Per la sua edizione del Livre Griseldis (1972, 182 e 251) Severs sceglie come manoscritto base ms. Parigi, Bibliothèque Nationale de France, fr. 12459. 9 Petrarca è detto “vailla(n)t orateur et poete” (c. 126r11) nella rubrica del Livre trasmessa dal ms. Parigi, Biblothèque Nationale de France, fr. 1505 (Livre Griseldis 1972, 184 e 329).
Heliotropia 14 (2017) http://www.heliotropia.org http://www.heliotropia.org/14/ventura.pdf 206 bildonna. Si mostra nondimeno al corrente del fatto che, alla base della Griseldis latina, c’era una versione “lombarda” della storia.10 “Lombardie” torna anche in due punti del prologo al Miroir di de Mézières11: il est assavoir que le viel solitaire, escripvain de cestui livre [scil. Philippe de Mézières], trouva ceste histoire en Lombardie, entre les gracieuses escriptures du vaillant et solempnel docteur poete, maistre Fransoys Patrac, jadis son especial ami […] Et est la dicte histoire publique et notoire en Lombardie et par especial en Pieumont et ou marquisie de Saluce et reputee pour vraye.12 “Lombardie” designa qui l’area geografica che comprende il Piemonte (“et par especial en Pieumont”), dove si trova il marchesato di Saluzzo, scenario della vicenda di Griselda. Se il nome dell’autore dell’“originale,ˮ Boccaccio, è taciuto in entrambi i casi (ma anche, come si vedrà, nell’Història di Metge), sia de Mézières sia l’anonimo del Livre mostrano di sapere che l’“histoire” circolava in volgare prima e a margine dalla versione latina del racconto.13 Pur se solo nel Livre Griseldis è esplicitamente detto che Petrarca “translata de lombart en latin” il racconto, si noti che quando de Mézières afferma di aver concesso “plus grant foy a l’istoire souventefois repetee, escripte et translatee par tel docteur devot et catholique,”14 non fa che parafrasare Sen. 17.3.3, 4, e 5. Petrarca riferisce a Boccaccio di come la “dolce” storia di Griselda gli sia piaciuta tanto da impararla a memoria per poterla raccontare agli amici.15 La volle poi trascrivere (“historiam ipsam 10 Su “lombart,” “[l]angue des Lombards, italien parlé en Lombardie,” vedi Dictionnaire du Moyen Français online (DMF), “lombard1” <http://www.atilf.fr/dmf>. 11 De Mézières 1993, 358, rr. 2–15; corsivi miei. 12 Eco forse dell’excursus geografico che introduce al racconto vero e proprio nel testo di Petrarca solo in questo passo del prologo del Miroir. Nei volgarizzamenti qui considerati la descrizione geografica dell’Italia nord occidentale con cui Petrarca apre la senile 17.3, è solo rievocata. Sul ruolo della Lombardia (e della questione viscontea) nelle biografie di Petrarca e Boccaccio, e quindi sul significato del setting geografico lombardo-piemontese nella novella di Griselda e Gualtieri e nelle successive versioni, tornerò in un lavoro di prossima pubblicazione. Qui ricordo solo che Philippe de Mézières aveva conosciuto Petrarca personalmente, e che ne fu corrispondente, come dimostra la Sen. 13.2. 13 La fonte è Sen. 17.3.4: spiegando a Boccaccio le ragioni che l’avevano spinto a tradurre la novella di Griselda, Petrarca sembra dire che questa gli era nota e gradita già prima di ritrovarla a conclusione del Decameron. 14 De Mézières 1993, 358, rr. 11–13. 15 Vedi Sen. 17.3.3: “quotiens vellem, non sine voluptate repeterem, et amicis, ut fit, confabulantibus renarrarem” (corsivi miei).
Heliotropia 14 (2017) http://www.heliotropia.org http://www.heliotropia.org/14/ventura.pdf 207 tuam scribere”) e infine tradurre (“historiam tuam meis verbis explicui”) al fine di distrarsi da pensieri cupi.16 Traduzione, riscrittura, montaggio Composta da Bernat Metge intorno al 1388–90, l’Història de Valter e Griselda si trova all’interno di un’epistola indirizzata, come detto, a Isabel de Guimerà, figlia di Berenguer de Relat, “mestre racional” di Giovanni I d’Aragona fino ai primi mesi del 1390.17 L’Història di Metge non è solo una traduzione della Griseldis latina, si tratta anche di una ripresa del modello dell’“epistola di accompagnamento” esperito da Petrarca nella Sen. 17.3 e, prima ancora, nella Fam. 10.4.18 Esperto epistolografo della cancelleria regia, Metge sostiene di aver “ritrovato,ˮ19 dopo accurata ricerca, una “istòria […] fundada en virtuts de pasciència, obediència e amor conjugal” e narrata da “Patrarcha, poeta laureat”).20 Verso la fine dell’ottavo decennio del Trecento, la reputazione di Petrarca, auctoritas cui Metge deve particolare devozione (“singular affecció”),21 godeva già del massimo credito presso la corte dei re d’Aragona.22 L’impulso per tradurre in catalano la Griseldis latina è forse arrivato a Metge dalla Francia.23 Come di recente dimostrato da 16 Citazioni da Sen. 17.3.4 e 17.3.5 (corsivi miei). 17 Cabré 2013, 30–31. Il punto sulla datazione dell’Història e del Miroir in Cabré 2013, 32– 33. Nell’epistola che accompagna l’Història in Metge 1959, 118, si legge: “A la molt honorabla e honesta senyora madona Ysabel de Guimerà, Bernat Metge, salut e reverència subjectiva.” Su “subjectiva” Riquer (nota 2 in Metge 1959, 118) precisa: “subjectiva, o sea de subjecte, ‘súbdito.’ És una fórmula de cortesía frecuente en las dedicatorias,” e aggiunge un esempio tratto dalla dedicatoria anteposta da Antoni Canals al suo Scipió e Anibal. Su Canals imitatore dell’Africa e testimone della precoce fortuna del Petrarca latino in Catalogna, vedi ora Ferrer 2013. 18 Metge, come Petrarca, “placed his narratio between an embellished exordium and a learned conclusion” (Cabré 2013, 30). Sulla Fam. 10.4, “un documento parallelo e vicinissimo alle Sen. 17.3 e 4,” vedi almeno Albanese 1998, 27. 19 Anche nel senso tecnico dell’inventio: per l’influenza sullo stile di Metge delle regole dell’Ars dictandi, vedi Riquer in Metge 1959, *59–*64. L’introduzione di Riquer è distinta dal resto attraverso la paginazione con asterisco. 20 Metge 1959, 118. 21 Metge 1959, 118. 22 Come mostra la testimonianza di Pere Despont, “a colleague of Metge’s in the royal chancery” che, in una lettera del 1386 o 1387 (su cui vedi Riquer in Metge 1959, *49–*51), “had referred to Petrarch as a ‘poet worthily laureate’ […] and had praised Petrarch’s reputation on account of his many [Latin] writings […] among which he regarded the Rerum Senilium and De Vita Solitaria as the best” (Cabré 2013, 31–32). 23 Cabré 2013, 32. Sulla diffusione di Petrarca in Francia e in Catalogna vedi i saggi raccolti in Cabré, Coroleu e Kraye 2013. Fra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento, la
Heliotropia 14 (2017) http://www.heliotropia.org http://www.heliotropia.org/14/ventura.pdf 208 Lluís Cabré su solide basi documentarie e testuali,24 il testo della catalana Història de Valter e Griselda manifesta più di un debito nei confronti di una versione francese affine a quella prodotta proprio in quegli anni da Philippe de Mézières.25 Pur non pretendendo di esaurire qui la questione, vorrei almeno fornire qualche dato di ulteriore raffronto testuale fra le prime traduzioni della Griseldis latina al fine di arricchire il dossier già procurato da Cabré. Nel descrivere il testo-fonte dell’Història occorre distinguere ciò che è giustificabile alla luce del testo latino da ciò che potrebbe essere stato suggerito a Metge dalla consulta del testo francese.26 Per esempio, quando Griselda appare per la prima volta sulla scena, l’Història segue fedelmente la Griseldis latina: Petrarca, Sen. 17.3.12 Metge, Història De Mézières, Miroir 4.5 Griseldis, omnium que erga se pararentur ignara, peractis que agenda domi erant, aquam e longinquo fonte convectans, paternum limen intrabat, ut, expedita curis aliis, ad visendam domini sui sponsam cum puellis comitibus properaret. (Petrarca 2013, 171). E Griselda, ignorant les coses qui per ella eran aparellades, e portant ayga ab un cànter en lo seu cap, entrà-sse’n en la case de son pare per ço que spatxàs ço que a ffer havia e que anàs ab les altres nines a veure l’esposada de son senyor. (Metge 1959, 126, rr. 15– 18). Mais la pucelle Griseldis de tout ce riens ne scavoit, ne personne du monde. Elle avoit appareillé l’ostel et pensé de son pere pour aler avec les autres pucelles ses voisines veoir l’espouse de leur seigneur. Griseldis a celle heure sus sa teste apportoit une cruche d’yaue a l’ostel de son pere. (De Mézières 1993, 362, rr. 13–17). Le somiglianze fra i testi latino e catalano sono tali che se ne potrebbero disporre in parallelo, l’uno accanto all’altro, i singoli costituenti: “Griseldis” letteratura francese costituiva un riferimento obbligato per gli autori catalani: vedi Varvaro 2002 e, ora, il “fascicoloˮ sul Roman de Cardenois a cura di Alberni (2012), Lagomarsini (2012) e Zinelli (2012). 24 Cabré 2013, 35–37. 25 Sulla questione della possibile lettura del Decameron da parte di Metge, vedi Tavani 1981. 26 In base all’esperienza maturata sulle traduzioni eseguite per conto di Juan Fernández de Heredia, Ángeles Romero Cambrón parla della necessità di ricostruire il “modelo subyacente” (testo e supporto materiale) ai volgarizzamenti sia per la constitutio textus sia per la sua corretta interpretazione (Romero Cambrón 2011, 99).
Heliotropia 14 (2017) http://www.heliotropia.org http://www.heliotropia.org/14/ventura.pdf 209 / “E Griselda”; “omnium que erga se pararentur ignara” / “ignorant les coses qui per ella eran aparellades”; “aquam e longinquo fonte convectans” / “e portant ayga ab un cànter en lo seu cap”; “paternum limen intrabat” / “entrà-sse’n en la case de son pare” e così via. Data questa affinità fra i due testi, le differenze che vi si trovano sono tanto più significative. Per esempio, nel passo qui considerato, e come già mostrato da Cabré,27 Metge inserisce un dettaglio figurativo, quello di Griselda di ritorno dalla fonte con un’anfora d’acqua sul capo, che non troviamo nella Senilis mentre invece appare nel Miroir di Philippe de Mézières. Si può aggiungere anche che l’inversione dei membri sintattici della frase latina: “ad visendam […] sponsam cum puellis,” si ripete sia in Miroir: “pour aler avec les autres pucelles […] veoir l’espouse,” sia in Història: “e que anàs ab les altres nines […] a veure l’esposada.” Inoltre, de Mézières e Metge riducono a una sola frase (“Elle avoit appareillé l’ostel et pensé de son pere” / “per ço que spatxàs ço que a ffer havia”) i due ablativi assoluti (“peractis que agenda domi erant,” “expedita curis aliis”), che, pur con una diversa sfumatura, esprimevano la premura di Griselda nello sbrigare le faccende domestiche per andare a ricevere il corteo nuziale. Rispetto a de Mézières, che rianalizza il periodo latino attraverso una diversa distribuzione degli elementi, Metge rende con “spatxar” l’idea della fretta trasmessa da Petrarca.28 Se si prescinde dai casi in cui la dipendenza dell’Història dal Miroir sembra più sicura, come avviene nella ripresa lessicale di “cànter” per “cruche,” è però difficile stabilire sempre quando e come Metge ricorra all’ausilio del testo francese. A rigor di logica, ciò dovrebbe avvenire tanto più facilmente quanto più complesso appaia il testo latino dal punto di vista sintattico (è il caso, per esempio, dei costrutti “assolutiˮ) o lessicale (parole rare o difficili).29 Le cose però si complicano nei casi in cui si ha l’impressione 27 Cabré 2013, 35. 28 Il Livre Griseldis esprime la fretta di Griselda con una dittologia (“hastee et avancee”), seguita a sua volta da una ripetizione idiomatica, “faire ce qu’elle avoit a faire” (Livre Griseldis 1972, 263), prossima al “per ço que spatxàs ço que a ffer havia” del testo catalano. Fretta che Petrarca riprendeva dal Decameron: “e lei trovata che con acqua tornava dalla fonte in gran fretta” (10.10.16; corsivo mio). 29 Sarebbe potuto essere il caso del lat. “oluscula” (Sen. 17.3.10), “cavolo, ortaggio (povero) a foglia larga,ˮ tradotto correttamente sia da Livre Griseldis, 2 (“chouz ou autre maniere d’erbettes,” Severs 1972, 261, r. 16) che da Metge (“cols o spinachs” Metge 1959, 124, r. 24). Ma solo nella versione di quest’ultimo il dettaglio ha una funzione stilistica marcata. Si tratta di un ulteriore indizio della “fedeltà creativaˮ con cui Metge volge il testo petrarchesco. Come ben visto da Cabré 2013, 37: “the cabbages and spinach (“cols o espinacs”) [are] a specific expansion of the Latin “oluscola” courtesy of Metge’s imagination. If the pitcher filled with water shows that Petrarch was filtered by Metge through the French
Heliotropia 14 (2017) http://www.heliotropia.org http://www.heliotropia.org/14/ventura.pdf 210 che Metge, per risolvere i nodi del latino petrarchesco, abbia tradotto “montando” elementi dal Miroir con altri provenienti dall’anonimo Livre Griseldis: Petrarca, Sen. 17.3.11 De Mézières, Miroir, 4.5 Livre Griseldis, 2 Metge, Història Tum Valterius, adventati velut sponse obviam profecturus, domo egreditur, prosequente virorum et matronarum nobilium catherva. (Petrarca 2013, 171). Lors Guatier le marquis de Saluce, aussy comme il vausist aler encontre son espouse, se part de son palays, et les chevaliers et dames a grans routes30 le suient. (De Mézières 1993, 362, rr. 10–12). Et veez cy le marquis, ainsi comme s’il alast au devant de sa femme, ist hors de sa maison acompaigné de plusieurs nobles bonnes dames. (Livre Griseldis 1972, 263, rr. 34– 36). Ladonchs Valter, axí com si dagués axir a carrera a31 la sua sposa, isqué fora la sua case bé aconpanyat de molts nobles hòmens e dones, dressant son camí vers la vileta dessus dita. (Metge 1959, 126, rr. 11–14). Da una parte, per la comparativa ipotetica con “velut” più participio futuro (“profecturus”), Metge potrebbe essersi ispirato al giro “aussy (“ainsi”) comme” più congiuntivo imperfetto che troviamo sia in Miroir sia in Livre. Tuttavia solo in de Mézières troviamo il gruppo modale più infinito e avverbio, “vausist aler encontre,” che corrisponde al catalano “dagués axir a carrera a.” Dall’altra, Metge sembra tradurre in modo speculare a Livre la seconda parte del periodo, a sua volta divisibile in due unità: la prima corrispondente alla principale (“domo egreditur”), la seconda al costrutto assoluto (“prosequente […] caterva”). È vero che la principale col perfetto (“ist hors de sa maison” / “isqué fora la sua case”) al posto del presente “storico” (“domo egreditur”) può essere soluzione poligenetica32: i due traduttori, indipendentemente l’uno dall’altro, avrebbero cioè adottato una costruzione analoga. È vero anche che lo stesso si potrebbe dire della seconda unità della frase: l’equivalente traduzione dell’ablativo assoluto (“prosequente […] catranslation, the humble vegetables prove that Metge often regarded French as secondary to Latin.” 30 Su “a grans routes” (fr. mod. “en grand nombre”) vedi DMF, “route” IV. A (“À/en grans/grosses routes”). 31 Corrispettivo del fr. “encontre”: vedi DCVB, “carrera”: “Eixir a carrera o Fer-se a carrera a algú: sortir-li a camí.” 32 Lo stesso potrebbe dirsi della resa della comparativa ipotetica con “axí com” più congiuntivo.
Heliotropia 14 (2017) http://www.heliotropia.org http://www.heliotropia.org/14/ventura.pdf 211 terva”) con un’appositiva con il participio passato sia in francese sia in catalano (“acompaigné de plusieurs nobles” / “bé aconpanyat de molts nobles”). Tuttavia, posti in successione, i due membri sintattici collimano, sicché è più difficile parlare di semplice convergenza a partire da una comune ma autonoma interpretazione del testo-fonte. Anche perché in questo punto il Miroir è diverso: non solo de Mézières modifica la sintassi latina sostituendo la costruzione ipotattica con l’ablativo con una coordinata alla principale, ma è anche l’unico a riprendere nella sua traduzione il participio “prosequente,” rimpiazzato in francese da un verbo finito: “et les chevaliers et dames a grans routes le suivent” (corsivo mio). Si noti infine che “dressant son camí vers la vileta dessus dita” è aggiunta del solo testo catalano. Il possibile uso da parte di Metge di un testo francese composito appare inoltre da casi come il seguente, in cui viene descritta la reazione contenuta e dignitosa di Griselda davanti all’emissario di Valter venuto a prenderle la bambina (il catalano “algutzir” è arabismo etimologicamente imparentato al nostro “aguzzino”): Petrarca, Sen. 17.3.20 De Mézières, Miroir, 4.6 Livre Griseldis, 3 Metge, Història Sed tranquilla fronte puellulam accipiens, aliquantulum respexit, et simul exosculans, benedixit ac signum sancte crucis impressit, porrexitque satelliti et: “Valde,” ait, “quodque tibi dominus noster iniunxit exequere. Unum queso: cura ne corpusculum hoc fere lacerent aut volucres, ita tamen nisi tibi contrarium sit preceptum.” (Petrarca 2013, 179). […] et, sans souspirer, elle prist sa fille et longuement le regarda et doulcement le baisa et lui empraint sur lui le signe de la croys, si le bailla au sergant et li dit, “Tout ce que nostre seigneur t’a commandé, pense de parfaire. D’une chose je te vueil prier, c’est que le tendre corps de ceste fille ne soit mengié des oisyaux ne de bestes sauvages, toutefois se le contraire ne t’est commandé.” (De Mézières 1993, 366, rr. 9–14). Et de plain front prist son enffant et le regarda un pou et le baisa et beneist, et fist le signe de la croix, et le bailla audit sergent. “Va,” dist elle, “fay et excecute ce monseigneur t’a enchargié. Je te prie, toutefoiz,” dist elle, “que tu gardes a ton povoir que les bestes sauvaiges ne devourent ou menguent le corps de cest enffant, se le contraire ne t’est enjoint.” (Livre Griseldis 1972, 271, rr. 44– 49). Puys, ab bona cara, prenent l’infanta, guardà-la un petit, e besant aquella, beneyí-la e féu-li lo senyal de la creu en lo front; e donà-la al algutzir dient-li: – Vé-te’n, e met en exequció ço que mon senyor te ha manat; mas prechte de una cosa: que·t guarts que bèstias feras ne oçells no la devoren ne mengen aquest petit cors, ab tal condició, però, que per mon senyor no·t sia manat lo contrari. (Metge 1959, 134, rr. 18–25).
Heliotropia 14 (2017) http://www.heliotropia.org http://www.heliotropia.org/14/ventura.pdf 218 nuova e fededegna. Nuova giacché “intessuta” in un abito diverso e migliore49; fededegna perché lo stile elevato solo si conviene a una materia “vera.ˮ Il problema del genere ha a che fare con l’autorevolezza del narratore e l’attendibilità del racconto, e quindi, in ultima analisi, con la sua esemplarità. Accanto alla lettura morale che fa di Griselda uno “specchio” di virtù muliebre, il motivo della verità della storia e del suo essere vettore di utili insegnamenti, è tratto trasversale ai testi liminari delle prime traduzioni della Griseldis petrarchesca. Dal presupposto che le vicende di Griselda sono vere deriva l’utilità della storia, e pertanto anche la giustificazione della traduzione stessa agli occhi dei destinatari, una nobildonna, nel caso di de Mézières e Metge, le “femmes mariees et toutes autres,” in quello del Livre Griseldis (255, Prol. r. 2). Pur con modalità discorsive diverse, Metge e de Mézières riprendono un passo della quarta senile petrarchesca, in cui esempi di eroi e eroine dell’antichità vengono introdotti da Petrarca per dimostrare sia la “verità” sia l’esemplarità di Griseldis/Griselda: Petrarca, Sen. 17.4.4–5 Metge, Història De Mézières, Miroir, 4.Prol Erat autem prona responsio: esse nonnullos qui, quecunque difficilia eis sint, impossibilia omnibus arbitrentur, sic mensura sua omnia metientes, ut se omnium primos locent, cum tamen multi fuerint forte et sint, quibus essent facilia que vulgo impossibilia esse viderentur. Quis est enim, exempli gratia, qui non Curium, ex nostrius, et Mutium et Decios, ex externis autem, Codrum et Philenos fratres, vel, quoniam de feminis sermo erat, quis vel Portiam vel Hispicrateam vel Alcestim et harum similes non fabulas fictas […] suplicant-vos, senyora, que la dita istòria vullats creura axí com és posada, […] jatssia que alguns menyscreents e viciosos diguen que impossibla és que dona del mon pogués haver la pasciència e constància que de Griselda és scrita. Als quals hom poria ben respondre que ells tenen aquella oppinié per ço com ymaginen que assò qui a ells és diffícil sia als altres impossibla. Car moltas donas són stades qui han haüda meravellosa pasciència, constància e amor conjugal, axí com fo Pòrcia, filla de Cato, qui·s matà com sabé que Varró, marit Les anciennes histoires, a l’example des .ix. preux, font grant mencion des .ix. dames qui par aucuns sont appellees preux, lesquelles dames, selonc les histoires, furent de grant vertu et firent en ce monde choses merveilleuses et quant au monde dignes de memoire, entre lesquelles dames Semiramis, royne des Assiriens et espouse du roy Ninus. Aprés la mort de son mari elle en personne et par bataille conquist a l’espee tout Inde et Ethyope, ce que son mari en son tamps n’avoit peu faire [...] Et les aultres dames aussy sustouchiees firent de grans 49 La metafora è dello stesso Petrarca, che chiede a Boccaccio (ovvia la risposta) di valutare se la sua riscrittura della novella di Griselda “Quam quidem an mutata veste deformaverim an fortassis ornaverim, tu iudica” (Sen. 17.3.5).
Heliotropia 14 (2017) http://www.heliotropia.org http://www.heliotropia.org/14/ventura.pdf 219 putet? Atqui historie vere sunt; et sane qui pro alio vitam spernit, quid non spernere, quid non pati possit non intelligo. (Petrarca 2013, 195 e 197). seu, era mort, e Ipsicratea, regina, qui volch anar per lo món axí com axellada ab Mitridates, marit seu, e moltes altres cosas les quals de present no·m cur de recitar. (Metge 1959, 154, rr. 8–19). merveilles que je trespasse, et de leur nom et de leur vaillance, pour cause de briefté. (De Mézières 1993, 356, rr. 24–35). Come si vede, mentre Metge traduce, Philippe de Mézières pare piuttosto riscrivere, introducendo il motivo, alla moda in Francia fra il settimo e l’ottavo decennio del XIV secolo, delle “neuf preuses.”50 Ciò che più conta, i due interpreti devono aver avuto a disposizione un corpus composto dalla terza e della quarta epistola.51 Pur nelle rispettive differenze, entrambi ereditano da Petrarca un argomento comune: così come nessuno pone in discussione l’antica verità delle storie di Porzia o Semiramide, allo stesso modo, ora, nessuno dovrebbe mettere in dubbio che ci possa essere stata una Porzia “moderna” nei panni di una santa da leggendario come Griseldis.52 Se uno degli obiettivi di Petrarca era quello di fare di Griselda un’eroina classica, virile e di matrice cristiana, l’operazione non è riuscita del tutto. 50 In un intervento recente (“Els versos estramps, d’Andreu Febrer a Ausiàs March: primera fortuna d’una forma,” pronunciato nella cornice del convegno: La recepció dels trobadors a Catalunya. Jornades Internacionals, UdG-Castelló d’Empúries, 7–8 novembre 2013), Josep Pujol notava come negli “estramps” di Andreu Febrer (“Sobre·l pus naut alament de tots quatre”) apparissero “vii regines” (Febrer 1951, 62, vv. 30–33), forse una ripresa e adattamento del motivo delle “neuf preuses,” che poteva essergli arrivato da Eustache Deschamps (“Venez a moy, li hault prince ancien,” Deschamps 1878–1903, 1:199–201, e “S’Ector li preux, Cesar et Alixandre,” chanson royale 3:192–94). Ci si chiede se de Mézières, accessibile a Metge e quindi, almeno potenzialmente, anche a altri, non possa essere stata una delle prime testimonianze del motivo delle “neuf preuses” in Catalogna. 51 Non era questo “l’assetto più comune in cui la versione petrarchesca si era affermata già nella tradizione manoscritta.” La Griseldis circolava (in almeno cinque forme diverse) “come opera autonoma […] rispetto alle Senili, ma col mantenimento nell’intitolazione della tipologia epistolare, privilegiata su quella novellistica” (Albanese 1992–93, 572). Su questo problema torna anche Rossi 2000, 142. 52 Anche se intorno al 1388 le sue conoscenze di “tradizione classica” erano limitate, la comprensione di Metge del significato dell’operazione culturale petrarchesca è di molto superiore a quella di de Mézières. Vedi in proposito Cabré 2013, 41: “[W]e should still acknowledge Metge’s perception of one of Petrarch’s main concerns: namely that verisimilitude in the rewriting of Boccaccio’s tale, and the classical exempla supporting it, were essential components in his presentation of the Griseldis story as a modern narrative with an ancient past.”
Heliotropia 14 (2017) http://www.heliotropia.org http://www.heliotropia.org/14/ventura.pdf 220 Proprio questo aspetto virile cade dai volgarizzamenti. Né de Mézières né Metge riprendono la prima serie di esempi di grandi uomini dell’antichità. Del resto Petrarca si stava dirigendo a un pubblico fatto di uomini, e ai più dotti fra questi.53 Ciò appare evidente sia dalla dedica a Boccaccio sia dai primi fruitori della sua versione della storia,54 ma si vede anche dalla stessa costruzione del personaggio di Griseldis, pensato, come suggerito da David Wallace, “to exclude women altogether.”55 Le ragioni del nuovo contesto, geograficamente, linguisticamente, e culturalmente alieno all’asse di gravitazione che legava Firenze ai Colli Euganei, impongono la riduzione della Griseldis a storia esemplare adatta a una gran dama e, più in generale, alle donne da marito. Ciò non poteva che spingere Boccaccio ulteriormente nell’ombra: se la Griseldis di Petrarca doveva servire da modello di virtù, forse non doveva sembrare consigliabile nominare, magari elogiandolo, un autore che con le “pia et gravia” mescolava “multa sane iocosa et levia” (Sen. 17.3.5), per quanto ciò fosse giustificabile in base alle norme della retorica.56 Ciò nonostante, la lettura della terza lettera del diciassettesimo delle Seniles è garantita per i tre volgarizzamenti qui considerati. Come s’è visto, de Mézières e Metge riscrivono o traducono una parte importante della quarta lettera dello stesso libro. Anche ammettendo che i manoscritti delle senili 17.3 e 4 accessibili ai volgarizzatori fossero lacunosi, non si può tuttavia pensare che le fonti presentassero tutte un problema proprio quanto al nome del destinatario delle epistole. Anche in questo caso si sarà trattato di una omissione consapevole. Petrarca, poeta laureato, era già una auctoritas in vita. Esempi come quello della citata lettera di Pere Despont o la stessa precocità delle traduzioni sono tutti esempi di come sia stata rapida e ampia la diffusione della sua opera in Europa occidentale. Certo sul modo in cui la novella è stata recepita — e ciò non sarà senza conseguenze anche sulle sorti di Boccaccio e del Decameron — avranno pesato i “vistosi condizionamenti didattici ed etici sovrapposti da Petrarca alla “favola” decameroniana.”57 Tuttavia la storia della tradizione della novella, lungi dal chiudersi con e su Petrarca, 53 Vedi Albanese 1998, 28–29. 54 Vedi Sen. 17.4.2–3, dove si offre il resoconto della prima ricezione della sua Griseldis: la reazione commossa del “comunis amicus patavinus” (Sen. 17.4.2: vedi Petrarca 2013, 194 n. 3), e quella incredula dell’“amicus alter noster veronensis” (Sen. 17.4.3: vedi Petrarca 2013, 194 n. 5). 55 Wallace 2009, 324. 56 Vedi Sen. 17.3.2: “Refert enim largiter quibus scribas, morumque varietate stili varietas excusatur.” 57 Vedi Albanese 1992–93, 583.
Heliotropia 14 (2017) http://www.heliotropia.org http://www.heliotropia.org/14/ventura.pdf 221 testimonia una apertura a una fantasmagoria di forme e lingue, tale da legittimarci a pensare la Griselda/Griseldis come paradigma “riproducibile,” ma con infinite e pregnanti variazioni sul tema, ad libitum.58 SIMONE VENTURA KINGS COLLEGE LONDON 58 Vedi sopra, n. 4. Sulla fortuna europea della novella di Griselda e Gualtieri, insieme a Albanese 1992–93, vedi anche Morabito 1988.
Heliotropia 14 (2017) http://www.heliotropia.org http://www.heliotropia.org/14/ventura.pdf 222 Opere citate Albanese, Gabriella. 1991. “Un volgarizzamento della ‘Griselda’ latina in un codice dei Ricci di Firenze.” In Codici latini del Petrarca nelle biblioteche fiorentine. Catalogo della mostra (Biblioteca Medicea Laurenziana, 19 maggio – 30 giugno, 1991). A c. di M. Feo. Firenze: Le Lettere. 432–35. ———. 1992–93. “Fortuna umanistica della Griselda.” Quaderni petrarcheschi 9–10: 571–627. ———. (A c. di). 1998. “Introduzione.” In “De insigni obedientia et fide uxoria.” Il codice riccardiano 991. Alessandria: Edizioni dell’Orso. Albanese, Gabriella, Lucia Battaglia Ricci e Rossella Bessi. (A c. di). 2000. Favole parabole istorie: le forme della scrittura novellistica dal Medioevo al Rinascimento. Atti del convegno di Pisa, 26–28 ottobre 1998. Roma: Salerno. Alberni, Anna. 2012. “El Roman de Cardenois i l’empremta de Guillaume de Machaut en la poesia catalana medieval.” Romania 130: 74–108. Armstrong, Guyda. 2013. The English Boccaccio: A History in Books. Toronto: University of Toronto Press. Badia, Lola. 1973–74. “Sobre la traducció catalana del “Decameron” de 1429.” Boletín de la Real Academia de Buenas Letras de Barcelona 35: 69–101. Barolini, Teodolinda. 2013. “The Marquis of Saluzzo or the Griselda Story Before It Was Hijacked: Calculating Matrimonial Odds in Decameron 10.10.” Mediaevalia 34: 23–55. Battaglia Ricci, Lucia. 2000. Boccaccio. Roma: Salerno. Bessi, Rossella. 2004. “La ‘Griselda’ del Petrarca.” In Umanesimo volgare: studi di letteratura fra Tre e Quattrocento. Firenze: Olschki. 279– 91. Boccaccio, Giovanni e Francesco Petrarca. 1991. In Griselda. A c. di L. C. Rossi. Palermo: Sellerio. Branca, Vittore. 2010. “Origini e fortuna europea della Griselda.” In Boccaccio medievale. Milano: BUR. 454–61. Cabré, Lluís. 2013. “Petrarch’s Griseldis from Philippe de Mézières to Bernat Metge.” In Cabré, Coroleu e Kraye 2013, 29–42. Cabré, Lluís, Alejandro Coroleu e Jill Kraye. (A c. di). 2013. FourteenthCentury Classicism: Petrarch and Bernat Metge. London-Savigliano: Warburg Institute-Nino Aragno. Clarke, Kenneth P. 2014. “On Copying and not Copying Griselda: Petrarch and Boccaccio.” In Boccaccio and the European Literary Tradition.
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