Vite ribelli: storia, memoria, autobiografia. Postfazione
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LA SCOPERTA DEL GENERE TRA AUTOBIOGRAFIA E STORIE DI VITA bBe.n.i.l.d.e.
LA SCOPERTA DEL GENERE TRA AUTOBIOGRAFIA E STORIE DI VITA Antonella Cagnolati, Carmela Covato (a cura di) Colección: Estudios de Género y Feminismos Directora: Antonella Cagnolati (Universidad de Foggia) Comité científico: Mercedes Arriaga (Universidad de Sevilla), Irene Biemmi (Universidad de Florencia), Marisa Bittar (Universidad Federal de São Carlos), Francesca Borruso (Universidad de Roma Tre), Vittoria Bosna (Universidad de Bari), Bettina Brandt (Universidad de Bielefeld), Šárka Bubíková (Universidad de Pardubice), Rita Casale (Universidad de Wuppertal), Daniele Cerrato (Universidad de Sevilla), Carmela Covato (Universidad de Roma Tre), Katarina Dalakoura (Universidad de Creta), Tatiane De Freitas Ermel (Pontificia Universidad Católica del Río Grande do Sul), Maria Galli Stampino (Universidad de Miami), Angela Giallongo (Universidad de Urbino), Sara González Gómez (Universidad de las Islas Baleares), Anita Gramigna (Universidad de Ferrara), Tamar Groves (Universidad de Extremadura), Thérèse Hamel (Universidad Laval), Elena Jaime de Pablo (Universidad de Almeria), Isabel Lousada (Universidad de Lisboa), Sergio Marín Conejo (Universidad de Sevilla), Milagro Martín Clavijo (Universidad de Salamanca), Rosario Mérida Serrano (Universidad de Cordoba), Xavier Motilla Salas (Universidad de las Islas Baleares), Elena Musiani (Universidad de Bolonia), Stefano Oliviero (Universidad de Florencia), Joanna Partyka (Instituto de Investigación Literaria de la Academia Polaca de Ciencias), Debora Ricci (Universidad de Lisboa), Rocío Rubio Alegre (Universidad de Cordoba), María Rosal Nadales (Universidad de Cordoba), Sandra Rossetti (Universidad de Ferrara), Carmen Sanchidrian (Universidad de Malaga), Gabriella Seveso (Universidad de Milano–Bicocca), Snjezana Susnjara (Universidad de Sarajevo), Simonetta Ulivieri (Universidad de Florencia), Raquel Vásquez Ramil (Universidad de La Coruña), Carla Vilhena (Universidad de Algarve) Queda rigurosamente prohibida, sin la autorización escrita de los titulares del “Copyright”, bajo las sanciones establecidas por las leyes, la reproducción parcial o total de esta por cualquier medio o procedimiento, comprendidos la reprografía y el tratamiento informático, y la distribución de ejemplares mediante alquiler o préstamo. BENILDE EDICIONES http://www.benilde.org IMAGEN DE PORTADA Sir William Orpen Grace Reading at Howth Bay ISBN 978-84-16390-10-6 IMPRIME La Imprenta CG Este libro ha sido publicado gracias al patrocinio del Dipartimento di Studi Umanistici. Lettere, Beni Culturali, Scienze della Formazione de la Universidad de Foggia (Italia).
265 La scoperta del genere tra autobiografia e storie di vita Vite ribelli: storia, memoria, autobiografia. Postfazione1 Antonella Cagnolati, Mercedes Arriaga Flórez 1. Proseguendo il sentiero con il filo della memoria Da sempre la scrittura femminile ci rimanda l’eco della voce delle donne: tuttavia occorre acquisire la consapevolezza che non solo è necessario padroneggiare al meglio la complessa strumentazione indispensabile alla produzione artistica bensì darsi il coraggio di avventurarsi in un universo avvertito come una costruzione declinata su paradigmi maschili, e dunque difficilmente accessibile alle donne. Tale convinzione nutre da una parte la scelta relativa alla tipologia dei genere letterari – più spesso diari, memorie, autobiografie – dall’altra ci testimonia la rilevante presenza del sé, le cui tracce si fanno evidenti pur nella narrazione di altro da sé. È questo il caso per molte donne che nei saggi di questo volume sono rappresentate, in cui la volontà di narrarsi valica il rigido confine del dolore e fa sì che la parola diventi riscatto, ribellione, oppure caldo rifugio nel quale alienarsi. Si nota peraltro una diversa prospettiva: la parola trascritta sulla carta spesso si erge a pretesa di mutare il mondo, in una prospettiva di rivolta sociale, oppure nella dimensione più intima scorre parallela alla volontà di rinascita, attuata chiudendo una fase della propria esistenza e progettandone una diversa, antitetica, attraverso un’aperta ribellione. 1 Il primo paragrafo e la bibliografia sono opera di Antonella Cagnolati; il secondo paragrafo è opera di Mercedes Arriaga Flórez.
266 ANTONELLA CAGNOLATI, MERCEDES ARRIAGA FLÓREZ La scoperta del genere tra autobiografia e storie di vita Il complicato rapporto con la parola si manifesta come un atto necessario ma non sufficiente: la finalità che ci proponiamo è andare oltre le righe, allo scopo di analizzare il bíos di chi narra e comprendere il tortuoso iter che conduce alla ricostruzione delle tappe basilari nella complessa edificazione di un’identità: pare necessario pertanto inforcare occhiali diversi, tali che possano garantirci una visione della biografia e della formazione delle donne come binomio inscindibile, inevitabile, se desideriamo portare alla luce i delicati meccanismi attraverso i quali sparsi frammenti – come tessere indistinte di un mosaico – giungono a donarci contorni precisi e dettagliati di un disegno invisibile se viene indagato senza una pista di ricerca scientifica attendibile. Dalle minute impressioni su fatti banali agli eventi epocali, le donne hanno fedelmente riportato nei loro scritti le risonanze psichiche che tali fenomeni avevano nel coacervo della propria coscienza: ogni elemento vuoi di carattere pubblico, vuoi di ambito privato, veniva interiorizzato e lungamente meditato, reso oggetto di critica o di giudizio, nell’agognato desiderio di costruire un sé, di erigere modelli di comportamento che potessero essere omologanti rispetto ai codici egemonici nella cultura dell’epoca oppure, al contrario, per distruggere ataviche certezze e proiettarsi su mondi nuovi verso esperienze inusitate ed avventurose. Queste due divergenti opzioni paiono spesso ben identificabili nella pagina: nonostante il riserbo, la maschera con cui si coprono i propri desideri, il linguaggio, la tensione che si intuisce nella narrazione ci svelano progetti identitari, in armonia con lo Zeitgeist imperante o in palese frattura con l’intero universo, e la scrittura diventa in tale ottica un mirabile strumen- to di emancipazione. Pare doveroso rimarcare come la scrittura giunga spesso solamente alla fine di un tortuoso percorso al fine di dare contezza di sé, di comunicare ad altre donne quale sia l’investimento di energie, il sogno, l’idea progettuale dalla quale si è partite. In altre occasioni, quando il desiderio di riconoscersi ha fatto saltare le ataviche categorie, la parola sulla carta accompagna, semplifica e fa chiarezza sulla complessità delle spinte alle quali l’incessante lavorio della costruzione identitaria sottopone l’Io. L’evidenza delle testimonianze ci conduce a sottolineare enfaticamente quanto sia faticosa l’esperienza del superamento dei confini. Ma di che confini si tratta? Quali barriere si frappongono al libero dispiegamento del sé? In primis dobbiamo rilevare l’asperità insita nella condizione di
267 VITE RIBELLI: STORIA, MEMORIA, AUTOBIOGRAFIA. POSTFAZIONE La scoperta del genere tra autobiografia e storie di vita genere: essere donna nel Novecento significa dibattersi tra l’appello alle certezze fornite da categorie cristallizzate – sottomissione, umiltà, silenzio, abnegazione, dedizione totale – avvertendo tuttavia le sirene dell’emancipazionismo, ed assistere con incredulità alla straordinaria presenza delle donne nel mondo del lavoro. Ma c’è di più: l’esclusione, sociale prima e psicologica poi, genera un disagio esistenziale – non sempre supinamente accettato – al quale si può rispondere in maniera diversa, vuoi con il silenzio, vuoi con la fuga. Alla base della narrazione di sé troviamo il bisogno impellente ed universale di comunicare la propria memoria, di comprendere la direzione – o le contraddizioni – della propria avventura esistenziale, forse, di lasciare una perdurante traccia di sé oltre i costrittivi confini del tempo. Ben sappiamo come tale necessità alimenti dalla notte dei tempi la psicologia dei soggetti, palesandosi nel doppio binario relativo alla edificazione orale e scritta della cultura (in senso antropologico), e nel solco della metastorica tradizione narrativa: dunque un genere-chiave che si va potenziando nel Settecento con il dilagare dell’io, vera matrice della dimensione autobiografica che fluisce sempre più spesso nel riconoscimento narcisistico avvallato dalla nuova visione laica del mondo, un universo aperto all’autocompiacimento borghese che ipostatizza un tipo umano maschio, bianco, adulto. Proprio nel Settecento, controversa landa cronologica di una rivoluzione che sconvolge i paradigmi su cui si reggeva l’Ancien Regime, l’autobiografia si pone al centro dell’avventura letteraria ed evidenzia un mutamento epocale del soggetto con il mondo e con il suo posto nella società. La spinta verso la libertà – sia essa colorata dall’individualismo oppure esaltata dalla politica – sposta la focalizzazione verso una ben precisa e cruciale finalità: la formazione del singolo individuo che vede aprirsi di fronte a sé spazi illimitati per la sua autorealizzazione. Sotto il profilo narrativo, il soggetto si considera in costruzione, dipana i fili della memoria per ricercare connessioni e decodificare complessità fenomenologiche che vanno viepiù sottolineando un percorso tortuoso, articolato e denso di vissuti dolorosi, non sempre sufficientemente esorcizzati e rimossi. Nel guidare tale difficile ricomposizione, l’io sembra oscillare da soggetto a personaggio, collocandosi in una metamorfosi che mira a rimodellare fatti ed eventi in una sorta di griglia aprioristica in cui le categorie psicologiche nutrono l’elaborazione del nuovo sé.
268 ANTONELLA CAGNOLATI, MERCEDES ARRIAGA FLÓREZ La scoperta del genere tra autobiografia e storie di vita Superata la fase romantica che vede il soggetto impegnato nella lotta antagonista contro la società che non lo comprende e contro la castrante morale borghese che non permette il libero dispiegamento delle sue pulsio- ni, il Novecento rinsalda il legame tra l’io e la sua espressione autobiografica fino a farne una cardine dell’immaginario collettivo che deborda nella comunicazione e nella produzione editoriale. Le storie di vita si vanno riqualificando in una dimensione più intima e meno statuaria: l’eroe non è il centro della narrazione bensì figure più minute, più marginali entrano a far parte dell’agone letterario, raccontando di sé, di fatti privati dell’esistenza, restituendo voce e colore a personaggi di cui mai avremmo avuto sentore. Tale avvicinamento alla vita ci conduce ad uno straordinario mutamento di paradigma allorquando andiamo a investigare le esistenze raccontate dall’universo femminile. Si tratta di attribuire la dignità della cittadinanza ad eventi desunti da prassi quotidiane che per tradizione erano relegati alla sfera privata della domesticità, ai gesti silenziosi, all’intimità delle scelte e delle decisioni. Nel cogliere appieno la valenza etica di tale cambiamento, dobbiamo sottolineare con enfasi la volontà delle donne di diventare soggetti attivi anche attraverso il faticoso utilizzo delle parole, con tutta la loro forza dirompente: ben conosciamo infatti quanto sia stato difficile dare voce a quel silenzio millenario in cui la società patriarcale aveva relegato i pensieri, le emozioni, i sentimenti delle donne. Alla base di tale lacerante scelta sta la diacronica dicotomia tra la sfera pubblica – pensata e costruita da sempre su canoni maschili, sul logos, sulla retorica e sull’arte oratoria – e il mondo privato, costruito come un recinto, chiuso ed impenetrabile agli sguardi esterni e pensato come una sorta di prigione. I confini non si possono valicare se non con grandi sofferenze e laceranti sfide che pongono in grave pericolo la virtù femminile, la buona fama che deve aleggiare sulla moralità di una donna. E tuttavia, nel corso dei secoli, tali confini sono diventati immateriali, codificati in norme non scritte che sono penetrate nel profondo della coscienza collettiva tanto da farsi barriere invisibili, estremamente pericolose da superare. Nel «secolo breve» le donne, dapprima in numero esiguo, poi sempre più numerose hanno comunque dato l’assalto alle mura (vere e/o virtuali) per valicare i recinti e mostrarsi come cittadine con pieni diritti: tale battaglia è rigorosamente narrata nelle autobiografie che in tal senso diventano davvero una discesa nell’abisso dell’inconscio per motivare, definire le scelte e comprenderne le causalità più nascoste. L’approdo alla forma scritta
269 VITE RIBELLI: STORIA, MEMORIA, AUTOBIOGRAFIA. POSTFAZIONE La scoperta del genere tra autobiografia e storie di vita permette allora alla narrazione di articolarsi su binari più complessi, che si avvalgono di variazioni, rimandi, deviazioni dai progetti esistenziali, e che si vanno rimodulando sia su esperienze collettive che vicende personali, collegate a spazi e tempi certi nei quali l’Io ha trovato la sua legittimazione. Dobbiamo tuttavia specificare nel contempo la pericolosa contraddittorietà che pone le autrici in bilico tra la sfera privata, tradizionalmente riservata alle donne in quanto sesso debole sottoposte alla tutela dell’uomo, padre o marito che fosse, e la sfera pubblica nella quale si va a collocare il loro nuovo ed inusitato ruolo di «scrittrici». Il compromesso tra questi due ambiti distinti è nella realtà raggiunto, non senza forti inquietudini ed ansiose ricerche di istanze giustificatrici, attraverso l’acquisizione di una nuova consapevolezza del ruolo che andavano via via assumendo. Alla sfera «pubblica», ben lo sappiamo, appartiene per antica consuetudine l’attività letteraria: pur se donne assai colte avevano scritto in passato le loro devozioni, i diari o i libri di memorie, la fruizione di tali testi era stata intenzionalmente rivolta al privato, nella cerchia ristretta della propria famiglia, senza che si fosse mai presupposto un accesso più vasto verso un potenziale uditorio esterno. L’autobiografia, con quel suo volgersi all’interno della coscienza e tendersi nello sforzo di recuperare i «vuoti di memoria», si qualifica come uno strumento di conoscenza di sé e di apertura della sfera privata verso l’esterno: in questa scelta rinveniamo la sfida, il coraggio, talvolta la sfrontatezza di mettersi in gioco, di raccontarsi – pur con evidenti operazioni censorie – per costruire una immagine, un ritratto che sfidi il tempo e sfaldi la maschera che spesso nasconde il vero Io. 2. Dal Sé al noi La categoria emblematica che contraddistingue le vite narrate nelle autobiografie e nei diari pare qualificarsi come strenua volontà di ribellarsi a codici antropologici di sudditanza e di omologazione acritica verso obsoleti modelli comportamentali. Potremo tuttavia domandarci come si vada configurando la parabola evolutiva della resistenza posta in atto dalle donne allorquando – in determinati frangenti ad alta valenza emotiva nella propria esistenza – sorge una precisa autoconsapevolezza relativa alla palese ingiustizia manifestata dalla situazione in cui si trovano a esplicitare il proprio vissuto esistenziale.
270 ANTONELLA CAGNOLATI, MERCEDES ARRIAGA FLÓREZ La scoperta del genere tra autobiografia e storie di vita Le dinamiche esperenziali vengono di norma articolate, seppur a guisa di tortuoso ed estremamente irto sentiero, in fasi distinte che necessitano di un superamento iniziatico al fine di poter recuperare una precisa visione di sé e del ruolo da attribuirsi nella realtà circostante. Pare dunque opportuno gettare luce sui vari passaggi per meglio comprendere come vada eterogeneamente declinandosi l’istanza di contrapposizione al dogma della tradizione e in quale complessa accezione sia indispensabile che qualunque metamorfosi sorga dalla propria coscienza, non solo come pratica interiore bensì come risveglio di energie vitali. Variegate sfumature con diverse intensità marcano la tutela e la difesa del proprio Io di fronte agli eventi: si tratta di norma di una timida autoconsapevolezza di un embrionale e indistintamente avvertito disagio che si qualifica come assolutamente privato, personale, tale da obliare in un simile aprioristico stadio qualsiasi parvenza di lotta comunitaristica e solidale. In primis, la donna si risveglia come soggetto e avverte la sua identità come specifica singolarità dotata di un suo ineludibile diritto a pensare, decidere e vivere secondo schemi propri, non più stabiliti da forze esterne alle quali ha da sempre dovuto garantire cieca obbedienza, totale sudditanza e pubblico rispetto, quali cifre distintive di comportamenti plasmati nei secoli attraverso l’intenzionale edificazione di una cultura patriarcale di dominio che si è sempre avvalsa dell’approntamento di strumenti finalizzati al controllo e alla coercizione, aventi poi come risultante fenomenologica il più pervasivo annichilimento dell’identità femminile. All’obnubilato risveglio, così carico di dubbi e di oscillazioni, in cui le risultanti del reale vengono avvertite indistintamente, come fossero nascoste da una spessa coltre di nebbia, fa seguito la pratica dell’autoconsapevolezza: sparsi segnali si mutano lentamente in certezze e i confusi materiali che a tratti parevano presentarsi alla propria mente come tessere sparse di un complesso mosaico acquisiscono forma nitida tanto da mutarsi in avvertita coscienza dell’ingiustizia. Un coacervo magmatico di pratiche sulle quali la ragione intraprende un duro percorso di riflessione conduce all’interiorizzazione di sensazioni negative che si palesano ancora in una dimensione meramente privata ed individuale. La solitudine e l’emarginazione spingono spesso le donne a pensare che la propria condizione sia liminare, essenzialmente confinata ad un ristretto cerchio esistenziale di carattere autoreferenziale, tale da non
271 VITE RIBELLI: STORIA, MEMORIA, AUTOBIOGRAFIA. POSTFAZIONE La scoperta del genere tra autobiografia e storie di vita poter essere condivisa con altre. La fase più complessa passa attraverso il riconoscimento dell’universalità di uno status che accomuna le donne, rendendole oggetto di una violenza simbolica metastorica, amaro frutto di una struttura sociale atavica e di un ethos culturale improntato alla più obsoleta e cruenta misoginia. La risultante che emerge nell’azione di destrutturazione e demistificazione di tali codici consiste nel complicato passaggio dalla dimensione privata, segnata da isolamento e colpevolizzazione, alla sfera collettiva, in cui ogni donna riconosce ed esteriorizza la personale sofferenza e la rende mezzo precipuo per un’azione dinamica e fortemente pragmatica. Nel difficile iter che accompagna il mutamento, l’opzione della «scelta» risulta essere una componente di enorme portata: si tratta di coniugare il livello del riconoscimento teorico ad una volontà di azione concreta che deve altresì prevedere l’oculata selezione tra le molteplici potenzialità che si prospettano, gravide di conseguenze spesso non decifrabili a priori, ricche di pericoli a causa dell’inesperienza che le donne sperimentano in maniera sofferta allorquando, ormai prive di remore e di freni, si lanciano nell’agone della dimensione collettiva. La scelta, nella triplice sequenza di pensare, di essere, di fare, è la chiave di volta per comprendere l’ingresso potente delle donne nel flusso della Storia, variamente articolata in una costante tensione tra privato e pubblico, tra individuo e collettività, tra spinte personali e rivendicazioni da esplicitare nell’ambito pubblico. La Storia si qualifica allora come fattore determinante attraverso la sua ineludibile esigenza di partecipazione politica dell’universo femminile alle vicende del tempo, attuata attraverso una lente di genere che restituisce lacrime e sangue alle idee e alla teorie per «incarnarle» e inverarle alla luce di un pragmatismo utopistico che vuole fare di questo mondo un luogo migliore in cui sia possibile vivere. Bibliografia Arriaga Flórez, M., Mio amore, mio giudice. Alterità autobiografica femminile, Manni, Lecce 1997. Arslan A., Dame, galline e regine: la scrittura femminile italiana tra ’800 e ’900, Guerini, Milano 1998.