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Le ragioni traduttive: intorno ai romanzi di Mario Pomilio in Spagna

Trapassi, Leonarda

Abstract

Il presente contributo intende ricostruire i momenti fondamentali della ricezione dell’opera di Mario Pomilio in Spagna attraverso le traduzioni e le modalità in cui si inseriscono nel sistema letterario meta e concretamente nell’ambito della cartografia del secondo Novecento italiano. Ci si sofferma in particolare sui primi due romanzi usciti in versione spagnola – Il testimone, 1956 (El testigo, 1958) e La compromissione, 1965 (El compromiso, 1969) – e sull’interesse critico che essi suscitarono in un periodo decisivo nella storia dell’editoria spagnola per quanto riguarda la diffusione delle letterature straniere, ovvero l’ultima fase della dittatura e l’inizio della transizione democratica. Il percorso dei testi nella cultura meta, con un andamento cronologico lineare e tappe che si collocano a pochi anni di distanza dall’uscita in Italia (l’ultima è la traduzione di Il quinto Evangelio, 1975; El quinto Evangelio, 1979), viene illustrato grazie all’analisi del contesto editoriale, della resa dei testi fonte in traduzione, di elementi paratestuali e recensioni nelle riviste letterarie.

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ESTENSIONE ON LINE – FASCICOLO 3/4 2023 «PRESENZA ITALIANA intende promuovere, in Italia e fuori, la consapevolezza della tradizione e del presente della società italiana; delle sue affermazioni ideali, creative, umanitarie; dei valori e dei problemi che ne hanno orientato il corso storico; delle relazioni con altri Paesi, culture, società. Intende particolarmente favorire la partecipazione italiana alla ricerca contemporanea di prospettive originali e di tematiche innovatrici» (Art. 5 dello Statuto) Brevetto per marchio d’impresa n. 4019900 Roma, 12 febbraio 1986 Sul frontespizio: Piccolo levriero dalla stampa di S. Gioacchino di Wolfgang Huber (1480-1549) IL VELTRO RIVISTA DELLA CIVILTÀ ITALIANA Organo di «Presenza Italiana» Rivista fondata nel 1957 da Aldo Ferrabino e Vincenzo Cappelletti. • COMITATO SCIENTIFICO: Vinicio Busacchi; Americo Cicchetti; Guido Cimino; Renato Cristin; Lorenzo Franchini; Paolo Garbini; Francesco Guida; Danijela Janjic´; Cristiana Lardo; Giuseppe Manica; Ida Nicotra; Bernardo Piciché; Giovanni Pocaterra; Paolo Puppa; Roberto Rossi; Fabio Sattin; Paolo Tondi REDAZIONE: Giovanni Barracco, Capo redattore letteratura e filosofia; Camilla Tondi, Capo redattore arte, scienze mediche e biologiche; Veronica Tondi, Capo redattore diritto ed economia Simone Bocchetta, Responsabile editoriale VIRGINIA CAPPELLETTI Direttore responsabile DIREZIONE, REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE Via Giuseppe Gioachino Belli, 86 00193 Roma [email protected] ilveltrorivista.eu Tutti i contributi pubblicati che afferiscono alle discipline per le quali la rivista Il Veltro vengono sottoposti a un procedimento di revisione tra pari a doppio cieco (double blind). • Abbonamento ordinario: Italia € 90,00, Europa € 120,00, Altri Paesi € 160,00, Sostenitore € 200,00. 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Pomilio narratore, compagno di viaggio nell’ora spenta 109 RAOUL BRUNI L’enciclopedia interrotta. Pomilio e Il cane sull’Etna 126 LEONARDA TRAPASSI Le ragioni traduttive: intorno ai romanzi di Mario Pomilio in Spagna 137 GIORGIO NISINI Fondali neorealisti negli esordi di Rea, Pomilio e Prisco 153 LORENZO MARCHESE Le ragioni narratologiche di Michele Prisco 177 LAURA CANNAVACCIUOLO A proposito del romanzo. Luigi Incoronato in contrappunto 204 GIUSEPPE LUPO Pomilio, l’appennino, la storia 216 DALILA COLUCCI, RAFFAELLO PALUMBO MOSCA Quattro domande su Pomilio: intervista ad Andrea Tarabbia e Filippo Tuena 227 LETTERATURA PAOLO SORDI Pensieri nuovi per cose vecchie: il computer, la rete, i libri e la letteratura 234 CECILIA SPAZIANI Seppur nella finzione, «vedranno chi è Artemisia» 250 VINCENZO CAPPELLETTI: APPARTENERE AL PENSIERO Marconi e il nuovo universo della comunicazione 274 BIBLIOGRAFIA LETTERATURA: di Giovanni Barracco 288 LE RAGIONI TRADUTTIVE: INTORNO AI ROMANZI DI MARIO POMILIO IN SPAGNA Il presente contributo intende ricostruire i momenti fondamentali della ricezione dell’opera di Mario Pomilio in Spagna attraverso le traduzioni e le modalità in cui si inseriscono nel sistema letterario meta e concretamente nell’ambito della cartografia del secondo Novecento italiano. Ci si sofferma in particolare sui primi due romanzi usciti in versione spagnola – Il testimone, 1956 (El testigo, 1958) e La compromissione, 1965 (El compromiso, 1969) – e sull’interesse critico che essi suscitarono in un periodo decisivo nella storia dell’editoria spagnola per quanto riguarda la diffusione delle letterature straniere, ovvero l’ultima fase della dittatura e l’inizio della transizione democratica. Il percorso dei testi nella cultura meta, con un andamento cronologico lineare e tappe che si collocano a pochi anni di distanza dall’uscita in Italia (l’ultima è la traduzione di Il quinto Evangelio, 1975; El quinto Evangelio, 1979), viene illustrato grazie all’analisi del contesto editoriale, della resa dei testi fonte in traduzione, di elementi paratestuali e recensioni nelle riviste letterarie. The essay intends to trace the most important moments of the reception of Mario Pomilio’s works in Spain through translations and the way in which they fit into the target literary system, and more concretely into the cartography of the second half of twentieth-century Italian literature. The attention focuses on the first two novels published in Spanish – Il testimone, 1956 (El testigo, 1958) and La compromissione, 1965 (El compromiso, 1969) – and on the critical interest that they aroused during a decisive period in the history of Spain’s publishing industry with regard 138 IL VELTRO – ISSN 0042-3254 – ESTENSIONE ON LINE FASCICOLO 3/4 2023 to the diffusion of foreign literature, namely the last phase of the dictatorship and the beginning of the democratic transition. The journey of the texts in the meta-culture is retraced in a linear chronological progression closely aligned with the release of Pomilio’s books in Italy (the last translation is that of Il quinto Evangelio, 1975; El quinto Evangelio, 1979), and is illustrated through the analysis of the Spanish publishing context, the rendering of the source texts in translation, paratextual elements, and reviews appeared in literary journals. Nelle pagine che seguono si proverà a far luce su alcune delle principali tappe e coordinate della ricezione di Mario Pomilio in Spagna prendendo le mosse dalla prospettiva “esterna” offerta dalle traduzioni e dal percorso dei romanzi, o meglio, dal loro “viaggio” verso un contesto lontano da quello d’origine. Si tratta di una prima ricognizione intorno a forme e modalità dell’opera dello scrittore abruzzese nel sistema letterario della cultura spagnola e, più in particolare, nell’ambito della cartografia del secondo Novecento italiano. La metafora del viaggio, a proposito del transfer dei testi in altre lingue e culture, rimanda tra l’altro alle riflessioni di Italo Calvino, alla sua speciale attenzione per le questioni traduttive (e traduttologiche), da cui traggono spunto queste note. Definendola come «il vero modo di leggere un testo», l’autore delle Lezioni americane sottolineava, infatti, il valore dell’attività del tradurre, sia dal punto di vista filologico che ermeneutico1. Ci si soffermerà qui soprattutto sui primi due romanzi di Pomilio tradotti in Spagna e sull’interesse critico che suscitarono tra intellettuali di orientamento ideologico opposto. Il suo esordio in Spagna è rappresentato dalla seconda prova narrativa, Il testimone (1956), pubblicato nel 1958 con il titolo El testigo, nella traduzione di Carmen Vadillos per l’editore barcellonese Seix Barral, (volume n.135 della collana “Biblioteca Breve”): una storia dunque di ambientazione non italiana, racconto di un caso di coscienza al cui centro vi è il personaggio di Duclair, anziano commissario parigino2. A quest’opera, pubblicata già l’anno precedente in Germania e in Francia3, segue poi il quarto romanzo pomiliano, La compromissione (1965), la cui versione spagnola, uscita nel 1969 e intitolata El compromiso, è firmata invece da Consuelo Pastor Sanz per i tipi della madrilena Emesa e ad una prima indagine sembra sia l’unica in lingua straniera4. L’universo narrativo di Pomilio si arricchisce così per i lettori spagnoli, alla fine degli anni Sessanta, di un nuovo importante L VELTRO – ISSN 0042-3254 – ESTENSIONE ON LINE FASCICOLO 3/4 2023 139 tassello, un «romanzo generazionale», che racconta la situazione di confusione e spaesamento dei giovani del secondo dopoguerra italiano, dei quali si fa portavoce il protagonista e alter ego dello scrittore, l’insegnante e sindacalista Marco Berardi5. Se è vero che lo scenario è qui quello locale della provincia italiana di Teramo, si tratta, però, come osserva Michele Prisco, di una «lucida rimeditazione sul tema della scelta etica dell’intellettuale italiano e forse non soltanto italiano»6. Da ciò scaturisce forse l’interesse del romanzo anche in altri contesti culturali: dunque, significativamente, dalle «ragioni di originalità» e «universalità» menzionate proprio da Calvino – e a distanza di decenni dal dialogo-scontro con Pomilio7 – tra le caratteristiche che favoriscono la traduzione di romanzi italiani all’estero8. Il corpus delle traduzioni qui analizzate occupa, inoltre, un arco temporale decisivo nella storia dell’editoria spagnola, soprattutto, come si specificherà più avanti, per ciò che riguarda la ricezione delle letterature straniere, ovvero il periodo che comprende l’ultima fase della dittatura e arriva fino alla transizione democratica. L’itinerario pomiliano in Spagna, caratterizzato da pubblicazioni quasi coeve alla prima edizione delle opere in Italia, si chiude infatti in epoca postfranchista con l’uscita del libro più famoso dell’autore, anch’esso un romanzo-saggio, un’opera aperta che si configura come romanzo-enciclopedia9: Il quinto Evangelio (1975), apparso con il titolo El quinto evangelio (1979), presso Argos Vergara, casa editrice di Barcellona10, nella versione del traduttore di origine argentina Atilio Pentimalli11. A queste tre opere, bisognerebbe però aggiungere, a completamento del quadro traduttivo in area ispanofona, due altri momenti legati all’editoria latinoamericana: uno precedente, cioè l’edizione argentina della prima esperienza narrativa di Pomilio, L’uccello nella cupola (1954), El pájaro en la cúpula, che esce già nel 1956 per la collana “Grandes Novelistas” di Emecé editores di Buenos Aires, firmata da Augusto Guibourg; e, successivamente, la traduzione messicana del romanzo ispirato ai fatti d’Ungheria, Il nuovo corso (1959), El nuevo orden, del 1964, di Marianna Montalto, per la casa editrice Novaro México12. Va detto anche che nella seconda metà del XX secolo la presenza della letteratura italiana in contesto spagnolo è caratterizzata soprattutto da una fioritura 140 IL VELTRO – ISSN 0042-3254 – ESTENSIONE ON LINE FASCICOLO 3/4 2023 di traduzioni di poesia e narrativa e di nuove e più curate edizioni di classici antichi e moderni. Nieves Muñiz, per quanto riguarda la lirica, osserva che il canone proposto, e costruito via via soprattutto dalle antologie, tenta di colmare i passaggi e le fratture tra romanticismo, modernismo e avanguardie, o tra poesia realista e simbolismo13. Il panorama della narrativa è invece più frastagliato, meno sistematico e complesso da ricostruire, anche soltanto a grandi linee. Un ruolo degno di nota, negli anni Cinquanta, è rivestito naturalmente da alcune case editrici come Janés (poi Plaza & Janés), e negli anni Sessanta e Settanta proprio dalla già citata Seix Barral, che pubblica le prime traduzioni di Svevo, Gadda e Landolfi, o da altri editori come Bruguera e Cátedra14. Nel caso della ricezione spagnola delle opere di Mario Pomilio, in primo luogo sorprende, pensando globalmente al clima di chiusura verso l’esterno dei decenni della dittatura15, che le traduzioni appaiano a distanza di pochi anni dalla loro uscita in Italia, dunque in sequenza cronologica lineare, senza subire grossi interventi di omissione o adattamento rispetto ai testi fonte. Bisogna però considerare che gli anni Sessanta- Settanta sono caratterizzati da una politica di modernizzazione del sistema franchista, dettata dalle esigenze del mercato economico internazionale, oltre che dall’innescarsi del processo che condurrà alla democrazia. Questo periodo vede anche un forte incremento di traduzioni di opere straniere (e italiane), spesso non accompagnato da un preciso progetto culturale da parte delle case editrici16. Senza dubbio la scelta delle opere da tradurre – anche nel contesto di una collana specifica – è frutto dell‘impulso editoriale di quegli anni, testimoniato dall’ondata di pubblicazioni di romanzi di provenienza nazionale e straniera, europea, nordamericana, e finanche ispanoamericana, dell’ultimo periodo della dittatura. Utili tasselli della storia dei testi pomiliani in Spagna si ricavano tuttavia dall’analisi del contesto editoriale e dell’efficacia dei procedimenti traduttivi nelle versioni meta, da elementi paratestuali, o recensioni nelle riviste letterarie. A proposito di El testigo è significativa, ad esempio, la collocazione all’interno della Biblioteca Breve, collana nata nel 1955 per iniziativa del poeta e editore Carlos Barral, e il cui catalogo grazie ai contatti stabiliti con una rete di editori europei si L VELTRO – ISSN 0042-3254 – ESTENSIONE ON LINE FASCICOLO 3/4 2023 141 arricchisce di varie opere di importanti autori stranieri17. L’interessante operazione culturale svolta dall’editore permise di recuperare in parte il tempo perduto durante più di due decenni di dittatura, e consentì inoltre anche alla letteratura spagnola in opposizione al regime di entrare nello scenario europeo, proprio in virtù dei fecondi rapporti istituiti con case editrici di diversi paesi. Per il contesto italiano fu determinante senz’altro l’intensa collaborazione di Barral con Einaudi, ma anche con altre case editrici, come Mondadori, Bompiani e Feltrinelli, e l’uscita delle prime traduzioni di Svevo, Landolfi e Gadda 18. Prova dell’attenzione riscontrata dal romanzo di Pomilio da parte della critica, invece, sono un paio di interventi in riviste letterarie. Nel numero 102 di «Cuadernos Hispanoamericanos» (giugno 1958) esce un lungo articolo di Vintila Horia intitolato La literatura Italiana hoy19. Lo scrittore e critico di origine rumena dedica ampio spazio a Il testimone nell’ambito di un excursus su un gruppo di opere poetiche e romanzi italiani usciti in traduzione in Spagna e in Argentina in quegli anni, tra cui Il vero Silvestri di Mario Soldati, La gazzetta nera di Guido Piovene, oppure il volume di poesia di Mario Luzi, Onore al vero, uscito in Italia nel 195720. Secondo Horia il romanzo di Pomilio, e il personaggio di Duclair nello specifico, rappresenterebbe in maniera esemplare il “dramma della libertà”, cioè della scelta e costruzione del proprio destino di fronte alla complessità del mondo: un dilemma inteso dal critico sia come Leitmotiv rinascimentale che elemento ricorrente nella letteratura italiana contemporanea, come nucleo fondante della tradizione di un Paese che definisce “paese dei rinascimenti”: Duclair [...] vive al margine della vita ed è più un osservatore che un attore. Alla fine di ogni sua azione ritorna nello spazio chiuso dei suoi dubbi, invece di ritrovare l’orizzonte aperto di una soluzione definitiva [...] testimone e criminale allo stesso tempo, senza rendersene conto [...]. Si era sbagliato nel giudicare un essere umano. Non aveva saputo conoscere21. Più attenta a tratti strutturali e stilistici è invece l’analisi di Paulina Crusat, che sottolinea soprattutto il particolare realismo del romanzo di Pomilio. La recensione 148 IL VELTRO – ISSN 0042-3254 – ESTENSIONE ON LINE FASCICOLO 3/4 2023 periodo in cui peraltro, sul piano accademico, parallelamente, il dibattito si concentra sul progetto delle discipline universitarie legate alle lingue e letterature straniere, e alla ricerca di un canone della letteratura universale45. Naturalmente, ai fini dello studio della ricezione dei testi, estremamente produttiva, oltre all’analisi delle diverse occasioni e modalità ricettive, anche in più di un contesto culturale meta, è la lettura contrastiva dei testi d’uscita in varie lingue, mirata all’identificazione delle strategie traduttive e alla configurazione di una mappa più chiara e completa della ricezione fuori dall’ambito fonte. Per l’opera di Mario Pomilio potrebbe essere utile senz’altro, in questo senso, uno studio parallelo del contesto della ricezione in Francia, il sistema letterario dove le opere dello scrittore sono più presenti. L’ottica comparata rappresenterebbe inoltre l’occasione per approfondire le riflessioni su quelle che potremmo chiamare le “ragioni traduttive”, parafrasando il titolo della rivista sorta dalla collaborazione di Pomilio con Domenico Rea, Michele Prisco e con il gruppo napoletano (Luigi Compagnone, Luigi Incoronato e Gian Franco Vené): cioè per ricostruire ragionamenti e criteri ermeneutici del tradurre nel passaggio verso altri codici. Su questo punto torno così a Calvino che, già nei primi anni Sessanta, aveva sottolineato l’importanza in particolare dell’indagine critica sulle traduzioni, per la quale auspicava «un confronto a tre» come metodo per il «giudizio tecnico, prima che di gusto». Le versioni in diverse lingue rappresentano così «pietre di paragone» anche rispetto ai “tremendi” verdetti dei critici sulla traduzione di un’opera, proprio per il fatto che «su questo terreno i margini di opinabilità entro i quali sempre oscilla il giudizio letterario sono molto più ristretti» 46. Finisce qui, per il momento, questo excursus sui romanzi di Pomilio in Spagna che spero abbia offerto spunti anche sulle “ragioni” del ritradurre i romanzi in questione, proporre nuove traduzioni, e continuare con lo studio della ricezione dell’opera all’estero. LEONARDA TRAPASSI --------- Universidad de Sevilla L VELTRO – ISSN 0042-3254 – ESTENSIONE ON LINE FASCICOLO 3/4 2023 149 Note 1 Calvino sottolineò in varie occasioni l’importanza delle traduzioni letterarie e del meticoloso lavoro di revisione e cura editoriale. Significativo, in questo senso, è tra gli altri l’intervento tenuto a Roma in occasione di un convegno sulla traduzione, nel giugno 1982: I. CALVINO, Tradurre è il vero modo di leggere un testo [«Rassegna quadrimestrale della commissione nazionale italiana per l’Unesco», anno XXXII (Nuova serie), 3, 1985, pp. 59-63], rist. in ID., Saggi 1945-1985. Vol. II, Mondadori, Milano 1995, pp. 1825-1831. In quest’occasione Calvino riflette proprio sulla ricezione e la “traducibilità” dei romanzi italiani all’estero: «Tra i romanzi come tra i vini, ci sono quelli che viaggiano bene e quelli che viaggiano male [...]. Il viaggiare bene o male per i romanzi può dipendere da questioni di contenuto o da questioni di forma, cioè di linguaggio». Ibid., p. 1825. 2 M. POMILIO, Il testimone, Massimo, Milano 1956; El testigo, trad. di C. Vadillos, Seix Barral, Barcelona 1958. 3 M. POMILIO, Der Zeuge, trad. di C. Birnbaum, Agentur des Rauhen Hauses, Hamburg 1957; Le témoin, trad. di P. Andrei, Laffont, Paris 1957. Posteriori sono la traduzione svedese (Vittnet, trad. di K. Laval, Tidens, Stockhom 1958) e inglese (The Witness, trad di A. Coluhoun, Hutchinson, London; e Harper & Brothers, New York 1959). 4 M. POMILIO, La compromissione, Vallecchi, Firenze 1965; El compromiso, trad. di C. Pastor Sanz, Emesa, Madrid 1969. Non sono state individuate altre edizioni straniere del romanzo dalla consultazione dei cataloghi delle più importanti biblioteche nazionali e universitarie europee, e della Bibliografia d’Autore (a cura di P. VILLANI- G. FORMISANO), in F. PIERANGELI-P. VILLANI (a cura di), Le ragioni del romanzo. Mario Pomilio e la vita letteraria a Napoli. In memoria di Carmine di Biase, Studium, Roma 2014, pp. 436-494, a cui si rimanda per una lista delle traduzioni di altre opere e in lingue diverse dallo spagnolo. Il presente studio dovrà tuttavia essere completato da una ricerca nel fondo della biblioteca personale di Mario Pomilio, al momento in fase di risistemazione, come si apprende da una comunicazione dei figli dello scrittore, Tommaso e Annalisa (mail personale dellʼ11 settembre 2023). 5 A proposito del dibattito critico all’uscita del romanzo, premiato con il Campiello, e sulle osservazioni metaletterarie dello stesso Pomilio, pubblicate in varie interviste, si veda tra l’altro P. VILLANI, Autoritratto in limine. Il dialogo con Carmine di Biase, in F. PIERANGELI-P. VILLANI, Le ragioni del romanzo, cit., pp. 27-74. Una delle questioni più interessanti, anche ai fini della ricezione all’estero, è forse proprio la “questione generazionale”. Attraverso gli espedienti della narrazione in prima persona e della prospettiva del personaggio principale, Pomilio affronta la crisi delle ideologie di quegli anni, in un’opera definita «romanzo di deformazione», «romanzo della dismissione»; «di disappartenenze» (Ibid., p. 47). 6 M. PRISCO, Ti ringrazio di avermi scelto come amico, «Il nostro tempo», 31 marzo 1991. 7 Sulla lettera-stroncatura inviata da Calvino a Pomilio, in risposta all’invio del dattiloscritto del romanzo a Einaudi (I. CALVINO, Lettera a Mario Pomilio, 13 maggio 1964, in ID., I libri degli altri. Lettere 1947-1981, a cura di G. Tesio con una nota di C. Fruttero, Einaudi, Torino 1991, pp. 471-472) si veda P. VILLANI, Autoritratto in limine, cit., p. 44. 8 In riferimento all’“esportabilità” dei romanzi italiani, soprattutto «quelli d’ambiente molto caratterizzato localmente», Italo Calvino osserva infatti: «[...] perché un libro passi le frontiere bisogna che vi siano delle ragioni di originalità e delle ragioni di universalità, cioè proprio il contrario della conferma d’immagini risapute e del particolarismo locale» (I. CALVINO, Tradurre è il vero modo di leggere un testo, cit., p. 1825). 9 V. L. BIANCHI, Il quinto evangelio. Un romanzo enciclopedia, in F. PIERANGELI-P. VILLANI (a cura di), Le ragioni del romanzo, cit., pp.221-233. 10 M. POMILIO, Il quinto evangelio, Rusconi, Milano, 1975; El quinto evangelio trad. di A. Pentimalli, Argos Vergara, Barcelona, 1979. Nel 1977 erano uscite la traduzione francese, Le cinquième Evangile, trad. di H. Louette, Fayard, Paris (Premio Raymond Queneau 1977 per la migliore opera narrativa apparsa in Francia) e quella tedesca, Das fünfte Evangelium, trad. di M. Windisch-Graetz, Evangelische Verlagsanstalt, Berlin. 11 A differenza delle traduttrici dei primi due romanzi di Pomilio, Pentimalli ha invece, già negli anni Settanta, una traiettoria consolidata. Sempre nel 1979 pubblica in traduzione spagnola, per la stessa casa editrice Argos Vergara, L’Affaire Moro di Sciascia, e inoltre Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci (per Noguer, Barcelona). Nel 1976 esce una sua edizione del Canzoniere di Petrarca (Edic. 29, Barcelona). In seguito firma traduzioni di opere di Pasolini, Moravia, Maraini, Pavese, Vassalli, Dario Fo, e molti altri. A proposito della sua lunga carriera come traduttore dall’italiano si veda P. PUIGDEVAL, La proeza de traducir, El País, 13 febbraio 1999; M. A. CABRÉ, El caso Pentimalli: ¿Dónde están mis derechos de autor?, in «Vasos Comunicantes», n. 37, 2007, p. 61-68. Consuelo Pastor Sanz è traduttrice di altri due romanzi italiani, Orfeo in paradiso (1967) di Luigi 150 IL VELTRO – ISSN 0042-3254 – ESTENSIONE ON LINE FASCICOLO 3/4 2023 Santucci (L. SANTUCCI, Orfeo en el Paraíso, 1969) e Il mondo è una prigione (1949) di Guglielmo Petroni, (G. PETRONI, El mundo es una prisión, 1971), entrambe pubblicate dalla casa editrice Magisterio Español di Madrid. 12 M. POMILIO, L’uccello nella cupola, Bompiani, Milano 1954; El pájaro en la cúpula, trad. di A. Guibourg, Emecé, Buenos Aires, 1956; Il nuovo corso, Bompiani, Milano 1959; El nuevo orden, trad. di M. Montalto, Novaro México, México D.F., 1964. Il primo romanzo era già stato pubblicato in tedesco, in Svizzera, nel 1955 (Der Vogel in der Kuppel, trad. di W. Eckstein, Benziger Verlag, Einsiedeln). A giudicare dall’assenza dei due volumi presso la Biblioteca Nacional Española, le traduzioni latinoamericane non ebbero probabilmente grande ripercussione in Spagna. Tuttavia, l’editoria argentina rappresenta storicamente un canale importante di diffusione della letteratura straniera e nel periodo della dittatura rese possibile una maggiore circolazione di testi italiani. Un esempio è quello Italo Calvino: sempre nel 1956, infatti, escono pure a Buenos Aires Il sentiero dei nidi di ragno e Il visconte dimezzato. Cfr. a questo proposito, M. CIOTTI, Italo Calvino in lingua spagnola. Dall’esordio argentino alla prima edizione castigliana pubblicata in Spagna, in «Cuadernos de Filología Italiana», n. 28, 2021, pp. 363-378. 13 Si veda la voce dedicata alla letteratura italiana nella storia della traduzione in Spagna, M. N. MUÑIZ MUNÍZ, Literatura Italiana, in F. LAFARGA-L. PEGENAUTE (a cura di), DHTE. Diccionario Histórico de la Traducción en España, disponibile in PHTE. Portal digital de la Traducción en España, 2023, https://phte.upf.edu/dhte/panoramas-generales/italiana-literatura/ Per la poesia, si vedano soprattutto le seguenti antologie: V. HORIA e J. LÓPEZ PACHECO (a cura di), Poesía Italiana contemporánea, Guadarrama, Madrid, 1959; e A. COLINAS (a cura di), Poetas Italianos Contemporáneos, ed. bilingue, Editora Nacional, Madrid 1977. 14 Per un panorama più dettagliato si rimanda a M. N. MUÑIZ MUNÍZ, Il canone del Novecento letterario italiano in Spagna, in «Quaderns d‘Italiá», nn. 4-5, 1999, pp. 67-88. 15 Un quadro storico sulla diffusione della letteratura straniera attraverso la traduzione, sul ruolo del controllo da parte della censura durante il regime franchista è offerto da: M. A. VEGA, De la guerra civil al pasado inmediato, in F. LAFARGA, L. PEGENAUTE Historia de la traducción en España, Ambos Mundos, Salamanca 2004, pp.527- 578. 16 Sulle case editrici dell’epoca e in particolare sul rilievo acquisito da Plaza y Janés v. JUAN MIGUEL SÁNCHEZ VIGIL, La edición en España. Industria cultural por excelencia. Historia, proceso, gestión, documentación, Gijón, Trea 2009, pp. 116 -177. 17 Carlos Barral, entrato in casa editrice nel 1950, crea nel 1955 la collana Biblioteca Breve con il triplice obiettivo di far conoscere opere straniere, offrire visibilità ad «autores autoctonos de espiritu renovador» che propongono forme e stilemi innovativi, e infine di tendere ponti con la letteratura latinoamericana. Cfr. tra l’altro F. LUTI, Carlos Barral e Italia, in «Forma», n. 13, 2016, pp. 15-30; AA. VV., Seix Barral, Nuestra historia (1911-2011), Seix Barral, Barcelona 2011, p.45. 18 Il primo romanzo italiano fu proprio I. SVEVO, La conciencia de Zeno, n. 105 (1956); Poi in seguito uscirono: T. LANDOLFI, La piedra lunar, n.106 (1956); E. FLAIANO, Diario nocturno n. 124 (1958); C. PAVESE, La playa y otros relatos, n. 125 (1958). 19 V. HORIA, La literatura italiana hoy, in «Cuadernos Hispanoamericanos», anno VI, n. 102, 1958, pp. 414-421. Vintila Horia, già citato a proposito delle antologie poetiche, aveva vissuto in Italia, poi in esilio in Spagna, dove collaborò alla rivista mensile «Cuadernos Hispanoamericanos», nata nel 1942 per iniziativa del poeta Luis Rosales (che ne fu direttore dal 1953 al 1965), che accolse anche articoli e saggi di autori europei di area cattolica (cfr. J. M. PLAZA, “Cuadernos Hispanoamericanos”: 70 años de pensamiento crítico con autores de las dos orillas, El Mundo, 15 febbraio 2018). 20 M. SOLDATI, El verdadero Silvestri (trad. y notas de J. Vila Selma), Cid, Madrid, 1957; G. PIOVENE, La gaceta negra (trad. de E.Pezzoni), Imán, Buenos Aires 1952. 21 «Duclair [...] vive al margen de la vida, es más bien un observador que un actor. Al cabo de cada una de sus acciones vuelve a encontrarse en el espacio cerrado de sus dudas, en lugar de conseguir el horizonte abierto de una solución definitiva» (V. HORIA, La literatura italiana hoy, cit., p.15). Tutte le traduzioni dei brani citati dall’originale spagnolo sono mie. 22 P. CRUSAT, Mario Pomilio. El testigo, in «Ínsula», n. 150, 1959, p. 6. La rivista, fondata nel 1946, il cui numero 921 è uscito nel settembre di quest’anno, ebbe un ruolo importante durante la guerra civile, come «puente de palabras», come ha scritto recentemente Juan Cruz (J. CRUZ, El atrevimiento civil de la revista Ínsula, El País, 6 febbraio 2021): un ponte di parole tra chi rimase e chi emigrò in America Latina, un «prezioso spazio di resistenza civile in un momento di diaspora». Sull’attività e la figura di Paulina Crusat, scrittrice, giornalista letteraria (in contatto costante con il mondo editoriale barcellonese), attiva nella diffusione della cultura catalana in Spagna: C. GONZÁLEZ, Paulina Crusat: una voz silenciada, in «Lectora: revista de dones i textualitat», n. 9, 2003, pp. 145-149. L VELTRO – ISSN 0042-3254 – ESTENSIONE ON LINE FASCICOLO 3/4 2023 151 23 «Este libro [...] es ciertamente desgarrador y está escrito, planteado sobre todo, con una agilidad no corriente en la novela realista, que, aunque tenga hoy la frase rápida, por vocación se detiene en el ambiente y es más o menos reiterativa (no lo digo en son de crítica). Rápido y eficaz sorprendentemente es el modo de introducirnos en los barrios tristes de París». 24 «¿Ha hecho bien el autor, sin embargo―y sólo me refiro al aspecto literario―, en dejar que, merced a ese impacto, el fait divers acerbo derive levemente hacia la novela de tesis?». 25 M. POMILIO, Il testimone, cit., p.7-8; El testigo, cit., p. 10. 26 «il dramma della traduzione [...] è più forte quanto più due lingue sono vicine [...] quanto meno si è esposti alla tentazione di farne un calco letterale» (I. CALVINO, Tradurre è il vero modo di leggere un testo, cit., pp. 1827- 1828). 27 M. POMILIO, Il testimone, cit., p. 8; El testigo, cit., p. 11. 28 ID., Il testimone, cit., p. 9; El testigo, cit., p. 11. Cfr. ad es. la voce mansarda in M. MOLINER, Diccionario de uso del español, 1ª ed. (19ª rist.), 2 voll., Gredos, Madrid 1994, s. v. compromiso. 29 Cfr. la voce compromiso in REAL ACADEMIA ESPAÑOLA, DRAE, Diccionario de la Lengua Española, 23ª ed., Espasa, Barcelona 2014 (versione 23.6 online: https://dle.rae.es/compromiso?m=form); e M. MOLINER, Diccionario de uso del español, cit., s.v. compromiso, vol. I, p.701-702. 30 Cfr. A. DURO (Dir.), VOLIT, Vocabolario della lingua italiana, 1ª ed., 4 voll.in 5 tomi, Istituto della Enciclopedia ItalianaTreccani, Roma 1986- 1991, s.v. compromissione, vol. I, p. 865. 31Cfr. S. BATTAGLIA, GDLI, Grande Dizionario della Lingua Italiana, 21 voll., UTET, Torino, 1961- 2002, s.v. compromissione, vol. III, p. 434. 32 Come osserva V. CAPORALE, Dalla resistenza alla Compromissione: un percorso all’interno dell’epistolario di Mario Pomilio, cit., p. 273. 33 La lettera di Mario Pomilio è contenuta in V. CAPORALE, Dalla resistenza alla Compromissione: un percorso all’interno dell’epistolario di Mario Pomilio, in F. PIERANGELI-P. VILLANI (a cura di), Le ragioni del romanzo, cit., pp. 269-278: 276-277. 34 Così riflette Calvino, in riferimento alla traducibilità della prosa: «La vera letteratura, anche quella in prosa, lavora proprio sul margine intraducibile di ogni lingua. Il traduttore letterario è colui che mette in gioco tutto se stesso per tradurre l‘intraducibile», I. CALVINO, Tradurre è il vero modo di leggere un testo, cit., p.1826-1827. 35 La fonte citata è un articolo del quotidiano conservatore ABC dellʼ8 gennaio del 1956 (REAL ACADEMIA ESPAÑOLA, Fichero General de la Lengua española, https://apps2.rae.es/fichero.html. 36 Nel 1974 fu la prima donna a presiedere l’Ateneo de Madrid e con l’avvento della Democrazia ricoprì anche incarichi politici (come membro del Congreso de Diputados e, nel 1987, del Parlamento Europeo). Fu autrice anche di romanzi (El sistema, 1970; Diario de un viaje a la China de Mao, 1980). 37 C. LLORCA, Introducción, in M. POMILIO, El compromiso, cit., p. 12. 38 Ivi. Llorca cita qui due punti del monologo interiore del narratore nel romanzo di Pomilio («E il pensiero di vivere in provincia accentuava quella mia impotenza, anche perché, prima ancora che un ambiente, la provincia è uno stato d’animo»; «se una virtù ha la vita di provincia, è quella di livellare i giorni e i sentimenti» , M. POMILIO, La compromissione, ed. Bompiani, Milano 2021, p. 86; p. 40. 39C. LLORCA, Introducción, cit, p. 13. 40 Ivi, p.12. 41 S.D., Mario Pomilio. El compromiso, ABC, 26 ottobre 1969: «El compromiso es una novela de cuerpo entero, moderna, actual, de problemas de hoy, trascendidos a un plano moral, a un nivel de consecuencias. La burguesía, la libertad, lo societario sufren a través de la peripecia novelada un análisis certero, sincero y casi confesional. Porque todo lo que aquí se dice en primera persona parece efectivamente la confesión y la confusión de un hombre al que ha tocado vivir la dificilísima etapa que tanto a Italia como al resto del mundo le ha correspondido en esos años dolorosos, experimentales y politicamente estériles que median entre las dos guerras universales. En suma, El compromiso es una excelente novela actual». 42 Sulla presenza di Leonardo Sciascia nella stampa spagnola si rimanda a L. TRAPASSI, Testimonio lejano e observador lejano. Sciascia pubblicista in Spagna, in EAD. (a cura di), Leonardo Sciascia. Un testimone del XX secolo, Bonanno, Roma-Acireale 2012, pp. 257-280. 43 E. GARCÍA RICO, Novela y política, in «Triunfo», 13 dicembre 1969, p. 54 («De muy discutible calidad ―y de dudoso acierto, en el planteamiento del problema de orden político-personal que la sustenta―, El compromiso refleja epidérmicamente los conflictos experimentados por un pequeño-burgués provinciano que se debate entre su „engagement «y sus sentimientos íntimos, buscando una salida a sus contradicciones. El origen de la indudable debilidad de esta narración no es otro que la endeble ideología del personaje central (lo que puede pensarse también del autor), que no presta la suficiente fundamentación a sus actos. Sus análisis, en efecto, carecen de hondura, se inscriben mejor en un nivel de tertulia que de meditación seria. El compromiso es válido 152 IL VELTRO – ISSN 0042-3254 – ESTENSIONE ON LINE FASCICOLO 3/4 2023 en la medida que propone en el plano de la creación literaria una problemática política muy viva en la mayor parte de los países europeos, aunque falle en el modo de su formulación y de su resolución. Ello incita a insistir en esa problemática propuesta con más rigor y profundidad»). 44 «el más conspicuo narrador de inspiración religiosa»; «las cuestiones palpitantes de nuestra realidad cotidiana, desde los acontecimientos políticos y civiles hasta los problemas más hondos del alma humana, que trata siempre con una gran sensibilidad y una contenida ternura». 45 A ciò si aggiunge, per quanto riguarda l’ambito dell’Italianistica in Spagna, una tradizione più orientata verso studi su periodi che vanno dal Duecento alla fine dell’Ottocento, piuttosto che verso la contemporaneità. Si veda a questo proposito: M. N. MUÑIZ MUNÍZ, Gli studi di letteratura italiana nella Spagna odierna, in «Esperienze letterarie», n. 4, 1992, pp.29-40; EAD, Gli studi di Letteratura Italiana nella Spagna del XXI secolo, in «La rassegna della letteratura italiana», anno XII, 2016, pp. 233-264. 46 I. CALVINO, Sul tradurre [«Paragone letteratura», anno XIV, n. 168, 1963, pp. 112-118], rist. in ID., Saggi 1945-1985. Vol. II, cit., pp. 1176-1790: 1779-1780. Effettivamente Calvino individua uno degli aspetti sottolineati anche da molti teorici della traduzione. Il giudizio sulle traduzioni dovrebbe infatti sempre tener conto sia delle problematiche e punti critici nel trasferimento del testo di partenza, che degli espedienti e microstrategie effettivamente a disposizione, adottate dai traduttori.