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Nuoua risposta di Giouanni Filoteo di Asti alla lettera di vn theologo incognito scritta ad vn sacerdote suo amico, sopra la censure et interdetto di Papa Paolo V contro la Signoria di Venetia

Possevino, Antonio, ca. 1534-1611

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DI GIOVANNI FILOTEO DI ASTI, Alla Lettera di vn Thcologo incognito fcritta advn Sacerdote Aio amico. Sopra le Certjure,^ interdetto, di PapaPaolo V* contro la Signoria di Venetia • IN BOLOGNA, Nella Stampa Archicpifcopale .M. DC. VL Con licenX^ de Superiori . *>4 '4 (I I r*1 •A-S *- r« r ^*k Q^•t1a )' I V *>J i '1^1* ^^‘j •.-x 7'M ^‘•*<• •‘>»: »-Ji.>V AM,1 « '<>I1y'’ .''7 .'. r' S•4VI.'>\,-;.-4>.i•>'^•,1 • >S' .•! >.V *•• .TÀì'j'vW^nJ ’4^Vvx5V‘. }'\Va -i ,.1 DI GIOVANNI DI ASTI, lettera di vnTheologo incognito ferina advn Sacerdote ftto amico », Sòfra le Genfure ,&Interdettò di Papa Paolo V. contro la Signoria diVen^tia. US* U*. \. >> *‘"V i,,fr£itl Eper la malignità de* tePipi ,ne’quali lìamo, &viuiamo ,gli huomini pofti in dignità ,cflato temporale ,non fèguiflero più tofto gli adulatori iemali cpnfiglieri adimitationedi Roboamo j.Rég.ia.cKc ibuoni ,&non fi appigliaflero ad ogni minima ,&apparente ragione fauoreuO- le àiloro politici diflegni, poco pi) ,&riuerenti verlò la loto Madie ,cPaflore'; Iquali fono la Chiefa Catolica,& il Som'mo Pontefice; non farebbe flato necelfarid iche il Signore Cardinale Bellarmino fi ftìflè abbaflatOja rifpOnderc alla lettera di vno,i!quale s’intitola Theologo ,più tofto Diabologo ,òvero Apoftata dalla vera Thcologia piena di errori manifeftamerite fchirmatici,&heretici .Ma poi che fiamo porti ,&conflituiti in fimili giorni , he iquali 5come dice S.PaoIo2.Timor.3.Tunihominesfuiipfius àmafttes ,ela detta lettera potrebbe fare più colpo nei cuori de’màliChriftiàni^&de’femplici, diqùellojthedourebbe di 'ragione feguire ;Pérqu(fìoancor’io>auuenga che inferiore al detto Cardinale, fpintc dal zelo dell’honore di Dio, A2& 4mS^pSIT^ P)I &irrij:^tQd^lIa in^uriafattaal Vicario di Chrifto noftroRedeihcore $pé^)l qii^ Ì^n o6li|4fo adarc Tl fadgaé ,eia pr^ptia vita ,iiò voluto ,quanto potrò ,forzarmi ,di véridfcarlà cbrt quefti ferini, febéneil fuòco TartbBe la condegna pena di cotale ingiuria ,&facrilegio 5non dilungandomi però dalla traccia ,&modo jdirilpòndcrea patte per parte di òflàJettcrajla quale odèrua il ^etiq Cardinale ,aggiungendo alcune co* fede quali mi occorrono ,alle fuc rantiirime,&: dotti/ììmerifpofte'ftralafciàndo r^’rnferke le parole di efifa fetxera qui dentro > &rimettendomi quelle ,che danno nella rif’ofta di édb Car dinaie. -^-.f , Dico dunque òTheologo incognito, qualunqaetufij,rifpondendoalla prinna^a,Micq|fa,dc%.lettera jche poca pratica, &cognicione ciudi ,&canoniche ,de fanti Padri ,della faci aTheologia ,&delia ftelTa ferirturadiuina. lo ntrono^pprelfo di Giuftinianoiit.de iure natu* «t^Iij&nella fuftitia.>&|I«re .tCheil Dominio.tem» p;9rajep;'& feruitù de gù hqqmini fopra yi altri huomini amoda jdi Princ^patOtdcfpqticóiò pol^ nèljanìaniera ,che fi vederi 'ppn ède iure nàjtycali/prirneuo ,.per,ciie ogn’vno era libero da: prim^uo .pitnc^piof màifip?^jgqntium Tecqn^ ha introdutto fimSè; •diftintiòpecòntraria alla prima ragione naturale; fe benecor^ cedo ,&approdò la .(Catplica dottrina di.S.Thomafo d*Aqui- .rio> che ncUo flato dell’ Innocenza vi direbbe ftata foggettionc .dr vna perfqn^iairait^a non forzata drfefuitùj& vàfi^lagioiCÒ meno giuflo,e fauio.p.pr^q,9é4r.3.4, CiftelTo afferma S. Ago- ‘^d,lra^.6,j.n,c.Jt. |o. con quefle parole. Quo luredcfendis .vjllas Eccleli^ ?dinino,an.huinano ?Diuinum lus in fcripturis habcn}upd¥r*aìanuni lus in leg^^busJlegumv Vnde quifq; poffi- .dcc,qqòd polfi’dct?nonnè.Ii|rehumaim Nam lurédiuino Do* muli eli terra, &plcnitudo éiÙs .Pauperes 3-& diuites Deus de vno limo fjcifj&paupcres,'& diuites v.narerra fupportat: Iure tamen humano dicitur,ùsec villa mea'eft ,hsBC domus mea ,hic fet uus fneus efl ,Doue tu vedi manifeflamcnie 5che la poteftà tem- ^«i7»o per \• 'i ZI 7rTi ' ,y ItpcccaÉój&nohrmdnedia t^qnw da Pjp>fen24 eccpt^pneajcunaicortietu diciiperehe è permeuà da Dio ^per.pawigo del peccato come nel 4. de Kè , joii a,i;egget4i,o peri importunità i.Reg.c.S.ilquale voleua vn Re; ^„-volere? eflòpopolovn Rè èyn raf^tpi'tpa tPit) >d\a:p€rsininQr niale;gjje lip:pernie^teo &le PQIcRàyqikià^e ha la Signoria di Vènetia fono airiftedò modointroduft#ìpeHche fé non fuffetìato il pec catoda Signoria 4i yenetia non. d.ominarebbe co quello impepretende di hauére ^cofi l'?“^fR%S,i(Agoft|np li;b>2 2. cpnira Fauftum C.74.75.& perciò Ijpn ètteTqqU]ellq*ehC; fcjippci.óè) che fenza diftintiqne dipéd© immediat^^entpda ^ioJaporQftàhumanajanzi piu tofto èin trodp^ct3..^de1ure^^cintium'pcrmittente Deoin pena delpèccato,- come S.ThGrnalò argomefai 34.q.4p.ar.2.che ancora per il pec foggeitp alla Jpotelià del Demoniogiuftaméparte dell-iRe^^^ Etnei Genefi al c.iy.filegge, potqnsin cerraj& eratrobiiftus Venator cipè,eome interpretano'alGuni sari Padri, co minciq.a regnare violcntemente.fMa forfè vorrai cauillafe, c5 4irc>che aquello modo il Papa non ha la poteftà da Dio rmnie diatamente; mai da CÓftantino nelli Itati della Chiefaj al che ti rifpqn.do più bairo,&lpero di prouarti fufficientemente,che il ,Papa h;| la poteftà fua immediate da Dio, etiandio fenza la do jnatione di Conftafirinoi Inoltre doue trouarai tu ,cftère vero fe;nza4iftintione,che;per il lus belli,per la donatione^perl'electiqiK>5& pprheredità '/ìjcjoni.da Dio il Dominio ,&poteftà a PrinGipi iraraediacamente? Quace guerre,donarioni,eIeftioni, &heredità fono ingiuftamente fattele polledutet'Leggi tutta la Scrittura diuipa leggi il luogo citato di S.Agòftino córra Fauftum;& vedrai,che in limili cali poteftas non eli aDeo imme- ;d4tè,aut direèièDlèdpermifsiuè. Dunque non affermare per in dubitata dottrina lenza diftintionc, che la poteftà de'Principi temporali èimmediatamente da Dio per quelli titoli allegati .• anzi più tofto deui dire,che il popolo di Dio molte volte,come *narra 6JtlSTVSrA ^Dl GlOrAir'NI narra la fcrittura diuina nel Gcnefi di Faraoneinelli GiudksSj libri de' |<è,^& S^Thofnafo p.2.q*i I4iar.tò«ad 3.& Ezech.zj?, Ifa. 4445'. èflato pcrraeflb nella potefìàde Tuoi nemici perla Tua giu(titia,fc benei vincitori erano ingiùIli padroni 3.p:q.49/ ar.2. Onde noiTappiamo ,che quello era vero Rè, il qualecra unto per commandamento di Dioda Profetijcomc fi legge he! lib.^.de Rèa c. r>9. &al contrario erano da Diotiprouati l' Rè^ come Saul ,&altri ;&confequencemcntc^Oitjè poi thOftràrèi quella èlegitima poteftà, la quale èapprouata dal Vicariò dì Chrifto,cioè dal Papa,maggiore in autorità ,&dignità degli antichi Profeti ,a' quali toccaua di vngerc iRè :&quella non èvera,nè legitima, la quale èriprouata da efiò Vicario di óhri fio cioè dal Papa,come poi ti proUarò :altrimente, ilTùrèo hà'^ uerebbela poteftà da Dio,& alui non vbidire remplicèméntc fenza diftintione farebbe peccato ,come dici :nè efTp farebbe Tiranno,eomeè. Etchi volefrefottilmenteiniieftigàre'ja potè* ftà de Venetiani.,trouarebbe, che qualche parte nèhà^ vfur* paw ali Imperio Romano, &qualche parte nè hanno per cbnceftione di eftò Imperio, &de Sommi Pontefici ,pérquàlèhé loro merito Verfb'la Sedia /\poftolica,& non immediate dé iure diuino: onde la tua dottrina femplicemente intèfa,non è ra,perche fe per ius diuino intendi il ius naturale èfalfo :Te itì^ tendi il ius diuino pofitiuo,già vedi,chenon ogni poteftà dipè de immediatamente da pio,& direttamente(cccettu3ra la Pótificia)ma è, òpermiffìuè,ouerofegiuftamenfe,èper;cófequèn za fola; cioè>pofto,che vno fia in Vera poftefiione di pqt:eftà,al- Ihora la legge diuinà,& la ragione naturale ex Conlequenri comanda >ches vbidilthaa quello^ c-heèftio fuperiore, &non a quello, che fi vfurpa il nome di fuperiore contro ogni ragione, comefanno iVenetiani contro gli Ecclefiaftici,non hauendo elfi mai hauuto fimile pofteftòdi legitimo dominiofopra gli Ec clefiaftici come poi prouarò . Alla feconda circa Jàutorirà di S. Paolo Rom.i ^. Omnisani wapoiefiatibusf$ìhhlimiòribtìsftib\iitafit 'i Rifpondo ,che vorrei fapere,fc intendi qui per anima, ranima,che èformadel corpo humanOj comepiù abaffo accenni àpropofito delforatione di S.Pietro ^.mie V<D /'A^STlu^ 1f SJPictro^cHa fetta della fua Cathedra, jperche àquctto modo quetta fentenza delfApottolo non fà al propottto nottro 9poi> ches'intenderebbe aquetto mododella foggettioncQ)irituale: &fé incendi ranimiaper tutto l'huomoj idett, parcem prò toro; Io dico, che èvero ,che ogni inferiore ha da cflerc foggetto a* fuo fuperiorc ;ma bifogna prouareche la Signoria di Venctia habbiafuperiofità fopra'gl'Ecclefiattici janzi tutto il contrario' ricrouoi perche chiaro ttà, che èvero quello ,che dice la legge ciuile tic. de acq. pors.che duo infolidum poffiderenó pottunti onde fe il Papa èvero fuperiorc totale infolidum de gli Ecclcfiaftici per lutto il mondo ,come prouarò jin che maniera pretende tale fuperìorità nelli ttati loro la Repub. di Venctia ìAggiungo di più,che molto bene parla l’Apoftolo vniuerfalmente, &indcfihitamente,perche (iice,che ogn’vnoetiandio, che hab bia qualche potetta ,ha da ettere foggetto ad altra più fublime potettà,poiche fecódo S. Dionific Areopagita,& ifacriTheoIo gi,cornee ne la Celette hierarchia,cofi ancora ènelle colè natu rati,',& negli huommi fubofdinatiohe no confufa,ma diftinta di vno inferiore al fuo fuperiorc ,anzi l'ifteflb Dionifio pone nel mondo rEccIefiattica hierarchia conforme aquello che ferine S. Girolamo ad Rufticum Monachum, della quale era capo S. Pietro,& non il Principe laico,la quale hoggidì dura folto Pao lo V.fucceffore di Pietro. Se dunq;è vero,che omnis anima po- 'tettatibus fublimioribus fubdita fit, vorrei fapere da te,qualc è più fublime poteftà quella dei Papa ,òde Venetiani èSe dici quella de Venetiani,dici vna grandiflìma mèzogna,fe dici quel la del Papa dici il vero,come confefsò Conftantino Iraperado re nel Concilio Niceno. Ma forfè dirai,che èmerafpirituale,& io poi ti mottrar©,che ancora ètéporale,& che almeno in quefto cafo degli Ecclefiattici èvero,cheil Papa èloro folo fupcrio re, come capo della Ecclefiaftica hierarchia; Anzi io ti aggiungo, che gli fteffi Venetiani mezo de gli fuoi Ambafeiatori Mo lino Mocenigo,Duodo,Contarino hanno aPapa Paolo V.refa obedienza comea^ Principe,& Pallore di tutta la Chìefa,& Paftore,e ttiperiorc loro ancora, alla prefenza della Corte Romana>&de gUAt&bàrciacon de Potècatidella Chriftianità,& 1ha 8jp ISFÙ^TA CD /rjiWJ 1 nórrconòfcitJtò per tale ,iquale lo/rieóntìfòonib il/àtfrrCanórir^ &le leggi Impoiiali (x>tn(nàndaijQoi<:fidiaf£ldtii’jna Euàgelica gl* infegna ;&iofìeaie per cnoderatoredelIelQTO.CQnfcieDze &di ' twirj gli huorainry, écómepadre lotxjienoa aljGQnrtafcil Papa. prmnotacòrifato^ch^cili fiado fOp^ciori irQlcfèntj’dcl; lagiurifditione fua, il che no può cocedertiiljtnmente bilq^a4s pebbedare la mitra Papale al Doge diiFrene^t) &al Papa il’cjbr no del Doge ;anzi alla loro prefenza ì’Impera'tore.Fedefieojfe fono vere le loro hiftorie,re(è vbidienza atPapa come afuccef forc di S. Pictro..& noi fappiamo^che agli altri Rèi V.eóetiani nò mandano Atnbafeiatoria fendere ybidienzaytna folq ài Papaia! quale con tutto ciò in fatti la negano, quandoglijmoftra p che !e attieni loro fono contfa confciénzà y&con prCgiuditiq delle anime loro; &c vogliono con fua Santità in tal cafo difpuV tare,come parii& vgU5li,& non come figliuoli, &fudditi vbidi entimon ricercando,nè volendo il Papa da loro iSratfdi quella Repub!ica;mà folo l’Eéclefiaftica libertà da efiì: vfurpatai cq-; meancorafottó‘GiuIio'’2. Papa finalmente feguì quando le be» ne per forza d'arme(non temendo eflì le fcommunkhe.)reftitui? tono al Papa la detta libertàjvfurpata poi di nuóuo dà loroa po eoa poco.Iaonde fi può direjche la vbidienza,che danno allPapa pmezo de gli Ambafeiatori èpiù tofto vna cerimonia eftrm feca,che afFettione,che nafta dairintrinlècò ad vfanza deUc cé rimonie, &offerte,che fogliono farfi nellibrogli deloro'confi? gli :bruendo voluto vlcimamente incorrere in cofi aperta cont tumacia. -:, Et circa lautorità di S.GiotChrilbftomo, Hfpondo, che nel tèpo de gli Apoftoli vifù fuperiori tà di S. Pietro agli Apoftoli, Euangelifti ,eProfeti ,èfono hoggidi fudditi tutti alli fuoi fupcriori; ma non èvero,che fiano foggetti gli Ecclcfiafiici alli ft colar) jma generalmente conforme alla Dottrina delfApoftolo dice S. Chrifoftòmo ,chcogn'vnofiafuddttoal lùofuperiorc gradarim fino al Papa; ma’il Papa ha folamenre Dioperfuofuperiore,come apieno prouaròj& fe gli Apoftoli hanno il fupenore ruo,cioè il Vicario di Ch'rifto fteòdo S. Girolamo ad Ru fticumAlonachum,& dift,ax..Ci,7,c,ln noBo dift,^^a,c. Sacrofan- *(fta flLOTEO DI ASTI, 2ij.c|» priiiis Ci 18. Tccj. C^hi h^ fìtcrà c* fente la Signoria di Venetia dalle vbidienza' del fummo Pótefìce? córro qucIlo>chc comadano li facri Canonìjà il precetto diuino,pafceouesmeas &C.I0.2 1.& Matt.ié.fì Ecclcfìa no audient^feil Patriarcha Abraamo virroriofo fùbenedectoda Mei chifedech,a cui offerfe le decime, &doni,polche no dt ue il Pa. pa maggiore di Melchifedech, quanto airautorfrà del nono teftamenro hauere preminenza foprail Doge di Veneria,&bene dirlo>& maledirlo, &('comunicarlo, quando viene locca/ìone, come fi vede nel Genefi i4.ad hebr.y.òr ne la ddi. 21. c. 6.feq. Se IO fapelTi.di certo, che tu f'ufTì di quelli falfi Ihcologi di Geneua, non procederei reco per via di Canoni, di fomhn Pontcfìci &Concili) ,per moftrarti 1autorità foprema del Papa ne le coferpirituali dircftamente,non folofopra tutti iStati,& Principi' del mondo;maancora la poteflà temporale, come Tuperio^ re in inftituire domini), &Imperi),&confirmargli, &deponergli, &muouergli guerra, quando impcdifconoil culto, &feruitiodi Diojil benedella Chiefa,& la falute delle anime, &la pa* ce vniuerfalè, &la ecclefiaftica libertà con le loro inique leggio &attionijma perche no ti fcuopri per tale, ma ti ferui dèirautd* rifa de fanti Padri,& Canoni nella tua lettera, fe benemaJamé*» te ,&difpregi alle volte ifacri Canoni: pretendo prima di moftrarti in quanta riueréza fiano.tenuti ifacri Canoni, nó folo d» gli Ecclefiaftìciimaàcorada Principi laici.fecódo la fiiperiòrita dé gli Ecclcfiaftici afecolaricfisrzo reccellèza del.Papato, &autorità fuafopra tutti iPoretati,etiadiofopra riroperatoreGìu*f ftiniano, il quale tu falfaméte alleghi per autore deirecclefiàfti* ca Immunitàjfe bene àco nelfaltre parti della tua lettera apropofito trattato ancora di quefio, ma per’hora lopiouo in que* fta parte conqaefti tre capijfe però haueraifanto lume da Dio* &tanto di patienza,^che podi pacificamente beuerequefta dottrina caiholicafondataiidnelle onde del mare di Venetia,ina nella pietra apoftolica jnon pefeata nel canal grande di Venetia ,ma nel mare della dotttina de fanti Padri ,de facri Cano- ni, &Concili) ,&ancora per tua maggiore confufionc ncJte kggiiràperialiu;: ..r?- c.. -ìUvìj , BPrimo* 1^ risposta di G'IOVANNÌ confecrare il Tempio, &ivafi, ifacerdoti ,oleuitf, &benedire ivcftiraendfacerdocali,& benedire ,& vngere iRè temporali, non fu mai Vfficio di Principe laico. Laonde fe Mofe hebbe tale autorità ècuidente, chcifofù Pontefice ,&Sacerdote conforme alla legge naturale, &ciuile ,nemo datquod non habet, 1more.ff.de luriid.l.Nemo plus lurif.ff.dereg.iur.ma con tutto ciò volle DiOjChe vi fuffe Aaió ancora,ad aiutarlo,come Exodi 7. ivecchi del popolo perrdtcfib fine furono eletti ,cioè per aiutare Mofe nelle queftioni,& differenze ciuili ,poiché Mofe era occupato molto in gouernare quel popolo tanto numerofo, &volle Dio,che Mofe per ilgouerno di quel popolo ,come in San Paolo Hebr.j hauefTevn compagno nelle cofè facre nella cafadi Dio, &porne idefeendenti di Aaron paffafiTe il fommo Sacerdorio ,manon che Mofe dopò di hauere confecrato Aaron ,fufle priuaro di tale dignità nella perfona fua fenza fua jColpajCome ^eo.nelié profane hebbe ivecchi delpopoloiHebr* 3; An^iaggiungo ,cheappreffo gl’idolatri nelle cole della reli** ? 5ipaeloro,ò.rupecftitiorie mai nò fi mefeoiò alcuno,che nò fuf* èfacerdote,ò Pontefice; &ne la legge di natura ifacrificij pu*^ blici gli bfferitoh-ofofod facerdoti>pcrche Abraamoalla prefen za di Meichifedech cede la preminenza di.offerire il fàcrificio Hebr.7.Genes.i4.re bene nella legge di natura non era talmé* tediftinta l'autorità del facerdote dal laico ,.come'nella' legge fcritta. Dirò di pm5che come S. Paolo ad hebn3/dice che Mp** fefù figura dì^Cbrifto nelgoucrno della Chiefà Cinta, ecome Chrifto promifei &poi diede la potcftà aS.Pietro.Matr.idvfqé vltimo, di fornaio Sacerdote,& afuoi fucceffori, ecó tutto ciò effo Chrifto mànet in aeternum fàcerdos pf.109.hebr. 5: .7* òt no perdeitcTEtcelléza della fua poteftà fopra tutta la ChieCrfcofi ÌVl.ofeptimox:apo delpopoIohebreo,òc della cafadi Dio,fè.be- Ije confaerò Aàroni, che gh fuccedeffè poi con tutti ifuordifee denti,non per quefto mentre viflè fii fpoiiato di quella poteftà, che Dio gli haueuadatoi.Altriméte vorrei fapcreipcrche hoggi dì iPrincipi laici non'confacrano le C'hiefe,tx^lici,gli altatJ,d Sacerdòtiii' V>efcoui>ìl Pap3,& jRe,fe Iopoftòno fare,oueròfe FILOTEO DI-ASri,^. \r^r-'*•* “ ele^^ione fi dice,^ S.ThpmafptatOjftit^arorda te af!erma,chei( cófccrarc altri èproprio de VeCcòui.j.p.q'Sa.arr.r.ad 3.{).2.q.io2.ar. j.ad 3.&3.2^ 8.3crielfuppl.alLi 3.parrcddU cói^^ niatione,(St ordine (acro,& Tlmpcratoié Valctiniano locófcfi;4 nella dettione di S.Ambrolìo ncD'hiftpria tripartita Jib.7, c,8^ Laonde èvero,che Te Mofejhebbel’ynaj&I altra potcftà,molta più l’hà.d’hauereil Vicario di Chrifto fopra ilaici ,come anco i’tìwbbe Mofc fopra ivecchi giùdici tcporali del popolo hebreo . quanto cpiù eminéte ilPóritkato delnuouó tcftaróéto, di quel lo del vecchio come proua S. Paolo agfi hebrei dal c.y. fin'ali’i i.- &come hò pronato ncii'anrecedentc parte della lettera tua .. Alla quarta. E' yeró,che Giuftìhiano Imperatore, comchò dettò dilpprafece moltekófiitutioni circa le Chiéfe ,&Eccle- Ira'fiicij& iòfòpriuilegi,come appare nel c. i.deluram.caifin. ma detti fapèrc,dic efib Io fece per reprimere l’inlokza de gli hereti cì,Téhifmatici', &mah chrìfiiani, &per confirmarc ifacri carioni dirprezrati,& per aiutare (come io diccua di fopra apropofito di Valétiniaho fnrperatore) la poteftà ecclefiafl:ica,ma no come fa^nò ituoi Venetiani ne' loro Decreti contra recclefiafiica libertài ma più toftoeffo Io fece, come appare in tutto il Codice* &Autétiche, perche no hauendoall'horaasómi Pótefici quella riuercza, Stalla ecclcfiaftica liberrà quello,amore ipopoli ,& Principi fccolad,per la cófufione di quei tempi, efeifmi, che regnauano ,la quale fi doucua hauere,egli pretefe ,di fauorire in queftoh Chjefa:& ilgiudiciocrimina!e,ch’egli firiferba,nóera pèrche li Papa alfhoranó haueliè tale poceftà,ma per mancarne te di vbidienzade'iaicì verrog!iecclcfiaftici,& per la tnodertia de Pontefici ,come più abado moftrarò; &come per efiempio ^oggidì vediamo nelle terre de Venetiani, &altroue edere vilipe& la ccclefiaftica poteftà .Perciò Giuftiniano volendo fup* piirea quello màcamentofece le fopra dette leggi, ma come già ho detto,& fiora ti prouarò ,egli fi lòttomctte con le fuc leggi al PonteficeR ornano, &al Velcouofuoo II che puoi raccogliere dallafuaCóftitur.y.greca C.defum.Trin.ad Epipiianium. Cum velìmus tuamSanótitatem omnia cognofcere,qu:e ad Ecclcfiafticù ftatumfpe<aant,&f. 3cinfra. Sed per omnia cuftodiamus CCon- §3 ài Bpois fADI ^ìorÀNNÌ I Cohftitutrohém ì^nltiòtìis fan^iflìmitù Ecclefiarum cùm fini 6iffimo Papa fcnioriis Roma?, &Patriarcha. neq; enim fuftinehius {Juicquà corum,qua?ad ecclefiafticum ftatù rpe<aant,non kferri cti5 ad eius Beatitudinem,vipptc qua? caput eft omnium pijfTimorumDei facerdotu.Dalle quali parole vedi,che rimpev rarore cófefTajche gli Ecclefiaftici non hanno altro capo ,che il Papa, &che le leggi fue fono fottopofteal giudiciodel Papa x $oggiugé,& quia quotiefcuqi in hifce partibus ha?retici repullu- Jarunt,fenientia,& iudicio iHius venerabilis Sedis coerciti funr. Et quefto iftcdb lo cóferma di Giuftiniano, Gio. Papa, &martire nella I.8.C;eod. Intel claras rapientia?,ac manfuetudìnis véftrf laùdes, chriftianifsimePrincipu piiriore lucctaquàaliquod fydus irradiar, quQd amore fide/, quod veritatis fludioedoais Nota queha parola, veiìtatis ftudio.dunqucnó per fua liberali* tài ma ammaeftrato dalla giuftit{a,& verità. Segue .Ecclefiafti* cis dir/'inijnis Romana? Sedis reucrentià conleruatis,& ei cC'(fl4 fubjjcitis. Dunque le leggi di Giuftinianpfopra gli jEcclefiafìici Sintendono fubordinateal giudicio ,&beneplacito del Papa i Segue, &^ad eius dedu(5lis vnitatem ad cuius auétorem hoc eft apoftoloru primQ Dnoloquece prjBceptu eft ', pafceoues raeasx (^lan) effe verè omniù Ecclefiarumcapur,& patrum regul£e,& Principum fcatura declaranr ,&pietatis veftra? ,reuerendi/Iìmi teftatur affatus.Dunque ii'Papa ècapo dtlli Ecclefiaftici,& delti fecolari'. Duhqueleleggi di Giuftiniano nó furono le prime t ditre la immunità alle Chiefejma cófermarono ella libertà,& là fomentarono cotrò imaluagi;ll che fi può raccogliere dalia lettera dell Imperatore Giuftiniano inferita nella [òpra fcrittadi Papa Gio. Reddentes honorem apoftolicéc Sedi, &veftra? San gitati (quod fempcr io vobis voto fuit,& eft)& vt decer patrem honorantes veftram beatitudinem omnia ,qu«e ad Ecclefiarum ftatu pertinentftftinauimusadnotitiadeFcrre veftra? Sà(ftitatis, quonià femper fuit nobis raagnù ftudium vnitatem veftra? Apo Itolic^ Sedis,&ftatù fanólarum Dei Ecclelfiaruro Cufìodire,&Ci Ideoq: qmnes SacerdÓtes vniuerfi orientàlis tra(5lus,& fubijcere,& vnìrc Sedi veftra? San(5kitatis properauimus; Da quefto ve uijch cvi era fcirraa ,&poca vbidienza il Papa per la malitiadi qud J^ILOTEO DI ASTl^ 19 Quei t^pi. Soggiunge, Nec.n. patiinur quicqua quod ad Bcd.cfiaru ftatiun perttnct>quàmuismanifcftum>& indubitatum (ìt, ^uodmouciur,vtnon etili vcftrae innotefeàt Sancitati,qui cir put cii omnium fandaru Ecclefiaru .Ecco, chjs Giurfinianocójferma,& determina Timmunità ecclefiàftica gid indubitata ,& la iua Conftitutione la fubordina alla (Pqftjtutione pontificia a |Ci5fufione tua,& de tuoi Vcnetianiiiqpali ypglionp papere maggiore autorità dell’ Imperatore Giuftiniaa'pj* Segue Per omnia cnini,vcdidu eft,properauimus honoré, &àuéloritate crefeere veftrzE fanóì^Sedis. C^cllo,chenonfaitù,ne itppi Venetiani, perche più tofto volete rminuircj& abaflàrerautQritài &dignijtà della Sedia Apoftolic3,& del yicàfio^ifIÌ|jrj(lp cq }i wa'fc|; jdiloù lettera degna del fuoco cq il autore, &ìf P^H§ jquali parole dell’Imperatore Giuftipianc) jCol qu^Ig de|èndiia tua peruerfa dottrina, fi può raccoglierela gride riucrenza^cliq jceii hebbe verfo gli Ecclefiaftid, ^yerfq ij Pontefice RomanQ ^^9 di tutti ifideli .Chriftianbe la foggetppnb &fijbqrclinàttp^ |i^ejle/ù.e leggi imperiali al detto fonrinjp ppntcfice,& Wj)rejC.e,ndeua di fare alcuna cofa di nuóuq in fauor^ i|^j|^>&^or9 cjCclefiaftico,ma pù tofto cóferm?rlò,|t|qpaejij ^rlo con la fua potenza corro la malignità ,&difubidicni^jl df inaU-èhriftianij& nel criminale códefeendère con confenfo de Papàalia^guaiità di quei fépi •Còme per cftejmpJp.Seia Signoj fialidi ^epe^tia/acefle leggi ,&ordinale pene fpptfò || pep^afq Itiefòndò^in quejl;la^ittà farebbe forfè ifale lè^ge. Se pep? ipr^ '^enetdr^ fola^^iite ^&non de gfItupcraton I. fdui'vjjr ^,.àd l.|ui;de adult. anzi de lurediuìno j&patùrali ppuim pcl Genefi con ilfuocpJQuerofe PapaPio V.hàfattd^vuaCeftitu^ tiene córro gli§|mòniaci,dùnq; prima no èra — nia ^lajeggeiìafuralc,diùina,& apoftolicajcome lero atera i.Sig. di yenetia decretafle» che fU ^4 peuà del faifo.pche fainfichi irebbe forfè nuoua quefta pena d<| unito co "nuoua quefta pena hibito il falfo dalla legge di namra,did JafctitMita.at dalli Hfl/ Canàni.e .dalle leggi Ciui.l^Dù,qi ènijq -lujnatna ^avcncu; f- . -t. i-i '-iv IQ mS'PÙSTA DI GlOVA'KNl Vcnettan» c5Wfcritti abomineuoiÌ3& no più tofìo vomùatà da Lurcro,Galuino,Vviclef, Gio.HuSjGicronimoda Prag35& nel Cóc.C5ftanticnreriprouata, &códcnnata per heretica con gli anforiruo:?Dùqt!e perche iVcnctianihanbdcfadonelprcren' te Interdetto' procèduto criminalmente contro gli Ecclcfiafìici per quello là Chiefa nóhalalua porefhl temporale, &gl’InteriicttÌ3& ordinationi Pontificie non hanno validità ?Dunque fé li Venetiani voleffero con luoiniioui decreti olTètuarc rcccle- Eaflicàimmùnirà ella farebbe folamcnte de Iure Veneroru ?Io in vero perche non ti credo ,dico, &confeffo ,che ouero fei vn grande ignorànte,ouero pieno di grandiffima malignità fetiuen' do,& facendo Amili confeguen^cjc quali dimoflrano in te effere falfa Logica,&falfa Thcciogia, &molta carnalità \che fehaueftila ueraTheologia ,&vero fpirito dì buon Caiolico parlarefti deiriramunira ecclefiaftic;!4|rome nè p’arla i'ang^ììco X)oittor S.Thomafo da te fàlfattienteallegavoj come feudo, &difensore delfempia tua dottrina. ; :Alla quinta, nella qudle dice,che C5fÌ3ntino,come nel c.FiitUfam ta.q.p.fecegrecclefiaftici efenti dal foro laico, più per ectèffo dj benignità,che perche intcriormcte inverità cefi fentiffè, iRirpondo ,che vorrei ,cheli tuoi Venetiani imitalfetol’ècccrfp -delia pietà di cotale Imperatore,pei che meritàrebbonò maggio re Iode,cne con la loro contumacia. Ma con tutto ciò vorrei iapereife credi C.1 c,Decreuir.difr.88.a!la ii.a.D.c.5, &c.4i.c,i4. tiilr.95.& a» c. 17.de EIe6l.!ib.6. perche in quelli Ccnflantino ril<^cncfcc il Papa maggiore di fe,(4d ii cófefla obligato arinunriar- Ji pci hcnorc di S. Pietro la C^irtà di Kcma cqn tutto l’imperio ^d; Occuknie,& fautori tà fu prema, non per cerimonia ,ouero ^cccAb djybcnigniiàjma perche vcramete cóAdiccua efere obli- ^aio di fu e. Et 10 per me non crcdo,chehaueiIè fatto rrtJc ccccf- Ìio,fein confcièzànó hauefleccnofciuro,dieflèreobligato,a farjlojpoìclie vediamojchc iVenetiani non vogliono concedei enÓ folq la loro giurifditione al Papa, ma ne anco quella che èecclc- E»ftica-5v’ ppre cflì fanno profcllìone^’ boniffima confcienza,& di cffcTC catolicifsimi jciTendp chei Principi fono didicilifsiini ai ccndefccndere ad altri, &alla Chiefà ancora vo dito,nonTcÌic vn 'FIL Otio^D rASr l\ li * vn palmosi tcrra>0digiurirtlirioncjquello, che non fece Còdatino,come fi leggènifl dcttò'x:. futura, &né li citati Canoni, & nc le Iftorie facreìpe^ qucìlò 9redo,chc fia f^alfifsimo quello, che dici,poiché nelfio.lib. delà hiftoriaocclefiaftica,e nc fanno fede di queftogU ImpefatbrfValentinìano, Theódofio,& Afcadiol. T6.Cod.Thcod.de cpirc.aud.Eufebio Lb.fecondo de vna Con* fiarin^c.io. Socrate, &Theodpreto nelle loro hiftorie lib.primo c.y.S.Agoltino epiftola 66.SJCfégorìo Iib.4. cpifiola.^. epiftola. iiue c.yj.ad I^auritiutn'.ISfìcolo.'Papàad Michacleraepift. 7. c. 55*. &nc gli atti del Coii'cilioNicenofi troua il contrario ;doùc C6ftahtino‘fa‘'djfféretiizà,&: difiintione dal foro laico, Òc ini- •^t•'• periale all’ecclefia(tico,póiche il giudicio laico nò ènnmediatamente da Dio,come hò ptouatodilbpra,mapercólegucz3;ma rccclefiaftiCò èdiretcarnéiitéjonde propriaméte iprelati ecclefiaftilcijdc il Papa duiiii fono chiamati Dij in Sinagoga,.&-Ii laici Prinqipf, funt D^pércohFég^ per 1autòrità,mediata, che hanhòMà DlOjéirdàllk Chiefa'me^n^^^ legitimi Principi ,Se noh^quado non hano gli fiatij& autorità legitima approuara dal la Ghiefa ,Maf^r maggiore chiarezza, ecco le parole di Conftàntino alli Vefcouf,&: quato più al Papa ?Dice dunque. Deus vos conftituìtfàcérdòtes,6f potéftaté vóbìs dediti de nobis quoque iudicandr ;ma quefio non Io confefià là tua Signoria di Veiietia.fbggiunge .Ideo nos à,vobÌs re^e iudicamur ,vos autern non poteftisabhominibusiudicari.Nota bene quelle parolede quali nò fonoeccelfo di benignità,ma confezione di foro maggiore de gli ecclefiaUicifopraifccolarnctia In')peratorÌ3& d'inimunità anteriore .di molto tempo contro quello, chediccuidi Giuftiniano chefù ilprìmq acòccrderi3,cf cdo fhto Giuftiniano molti anni dopò CÒnliantino. Segue Conftantino; Propter quod Dei folius inter vos expedate ludiiium cioènon laicoiu , come mi ricercano alcuni nel calo prefentej perche io non pollo cflere voftro giudicejvos.n.nobis aDeo dati eftis Dij ideft iudices.Exod. 22,aplicabiti:r ad Deos, òtcofilintcrpretanoiSS. Gregorio, Agoliino ,&Nicolo citati fopra avergogna de tuoi ^^enetiani,i quali giudicano de fatSlolgli ecclefiafticì.Conucniés non cft vt homo iudicét DeoS;fed die folus. de quo fctiptitm cft pf.81. Il Pì.Gipv Anm .pn Si.Deus ftetit in SinagQ|;aDcor«m>^ VUol|jinfefìre,cheg4 ccclcfiaftici ai fccolariiono ruperiori coinè Dc^ gli jiuoann/: ina negli ecclcfi^ftici no nega peròVcomefaliimckafl^^ non vi Tìa fupjjfiorità come prona $.<Grcgori'o citato>h^uere det^ ,to Conftahtino. Vos Dij cfljja ye|-o Dep conftifuti jite,& inr ter vos caufas vcftras difeutiteìpoichea S, Pietro Chrifto'djeda l'autorità,di fciogljere, legare^S^ di pafcercìe pecore Tue: ^nzj l’ifteCToCoDftantinoconfcfiàdelurediuino noneffer^ lecaufe ecclefiaftice foggette al foro laico,ma di Dip, cioè del fuo Vicario in terra immediato vninerr?le, eflendo cQfa chìaraVc|ie vnq ftelTo èil Tribunale del Vicario gener^e ,^del Prelato c. Ro- ;nana.de appellar.lib, &eofi eyerq ,c|jèil{;:orpo Igouefnàto .jd3iranima,ac nò al C9trario,& finferiprc <ial Riperiore5&piìi fu, blimcjcome ben dice S.Paolo Rdrn,|?. pmnisanima potellati jbusfbbliraiori^sfbbdi: "^-^ • |niorii)Us,& leggi il c.Saceraotmils^I ^q,pr!Raai Mf• ^p,& l'autorità di S.Paoloapcrche ogn'vnp dene elTefefoggetto ,al fuo Principe Aiperiorejipa^np afhenop |*fwq /uperiorepn6eft epim poteftas,ni,fi aOepfqp| autèa Deo snr,orj 'dinata iìintjnon dilQrdjnate,ac ebnfufi:,le luperior^ le info, -riorità;& perciò chi non èvero fuperiore,eIis po^eftas np^^ ell a Deo, fed aDiabolo, cope vediahipnelle cpfonaturali, fo qual] Tono bene ordinate daDiorDude;j^aùfdot} prouatp pelìé pfeccr ,dèti rifpoftcjche gli eedefiaftiei (9^0 laici, farebbq ;Cofa mófttuofa,,che gli ecdcfiaflici phediiforda Ja/ch come ftruofo èjche il capo fia fuddito de ipiedi,/ maggiori àiminori» quelli,che fono confterati al culto diiiìndà gli huoniini profotii* &le autorità indutte da te del faimó^/rlf p^ra^» xp. lo^^o.l'inr ten dono, che i-Principi laici ^xercc!uÌ^jp^ P^if^uand<$ giti; dicano ifuoi foderi, non ifiioi fupefiprKpuerp efonfiicpm^^ rebbe per eflTcrapiOjil Leope^ Rè de§tì|mmali,.q:iapó degli huQ mini: &rhuomp èfatto df ;0iPa j)er gouernar^^^^^^^ /crektpri? inferiori fonfitiue.Gen.prV& fipnp ehigmare^n Dio dieiTe.prb ma p.q.io8.3r:j. come M'ofo\ècfe,i^atoDip di Paraoncdalf^^^^ nó pejrgtò |‘ji^9In9 èPipj& gouerpatc^i PiiàTÈO DI Asrii f/ gii Àngclijarizi eflì goUernano gli huofnìni,& li cuftcrairGono' in quéfta vita ,effendó di natura inferiori agl’Angeli ,&coli fi ha da inferire nel preferite cafo, &autorità da te male intefe, & allegate i Ala fettima. dicOjChe èvero,che qui poteftati refiftit, Dei or* dinationi refiftitjma gli ccclefiafticij come ho detto,nó fono fortb la poteftà de laici* anzi al contrario; Onde ituoi Venetiani ,i quali hanno per fuoiAmbafeiàtori come (opra riconofeiuto la poteftà del Papa,corae di paftoré yniuerfale dellaChiefa5& delle loro animc>eirendb contumaci ailì precetti fantiifimi della poteftà papale^Dei ordinationi reiìftunr;& ipfì libi damnationem acquirunt,traditi Satandè per mezo della fcpmmunica^ &ftahno di continuo nel peccato mortale,irritando contro di fe alla giornata con noue contumacie l’ira di Djo5& del fuo Vicario, &come tu dici bene,fe morifleró,& tu chefei loro fautore,partecipe, &confultore Rotti. t. farefte aireterne fiamrrie delfinferno códehnaMo.Quanto poi aquello,che fcriui ^ella legge di Giuftinia* tao già rifpofi di fopra nella quarta j&nell’altre rifpofte . Airòtftaua, Aggiungo al Cardinal Bellarmino ,che mai ilfuperroré non pagò Tributo alflnferiore, còli lo dice S. Thoraafd nel luogo da te citato. Rom. i5.0ndefel’ecclefiaftico èfupeìriore al laico, non deue ad elfo pagare tributo,come fud dito,ma aiutarlo alle volte per ragione naturale,come fà il capo al corpo, ^ermittence Pontifice,il quale concede alcune volte,che iPrin- ^^,d£ ijupi Venetiani ex gratiaapoftolica hibbino .t 'dalli eccìefiaftici nomine fubfidij,& nonperobligo di jeggeal*- tUnà *, conte ho prouato nella feconda.e perciò ilpriuilegto de Principi laici non ha ihtròdutta la Immunità ecclefiaftica,ma la ragione naturale glie lo ha coramandata ,&ladiuina legge ancora ,&fc li Venetiàni faceftero decreto ,di vbidire al Papa in quefti cali', ne iquali da elfo fono fcommunicati ,&interdetti ; non perciò limile vbidienza farebbe ex priuilegio,ma debita de Iure diuino approuato da loro per lo (limolo della confeienza de veri catolìci, &fideli àDio,& al fuo Vicario .A’quello ,che fcriuifccondo S.Paoloflom.ij.chei Principi fecolari gladium portant •Rilpotido,che S.Paolouon firiftringe aUt laict)ma parla in 24 SISPpST A.nJ^ GIpFAMNI f'\Vf.« la in vniueifalc dì ogni poteftà >poiché 4à ypa regola generale nlli Tj^tjAti vcrjo ITuoi fiiperibri •Onde fe è^y^ro ,come ho prouAtOjclie if Papa haber vtruaiq; gladium nei c.afi fopra citati,iSe .a;Kb d'/mpbncre ,&efligere'tnburo come nélla feconda, meritamente molto piùpailal’ApoftoIo della porcftà ccclefiaftica, che della laica; ìk k’,come tu dici,i fudditi laici fono obligati in confeienzadi vbidire aPrincipi laici,! quali hanno folo àucorità, ne icorpi in cofegiufte ,'quantò più in confcié^nza direttamente fono tenuti ilaici di vbidire al lóro paftorejdc al Paiioredè ipaftori, il quale eil PàpajCtiadiò iVenéiiani non folamcrc indiredè &confc‘quenter,ma dircaè yi poteftatis fupremoe fupcr om• nesfidcles Matf^ ib lo.vIf.Luc.io,Matt.r8.& come confelTa, tutta lafcuola de weri Theologi /daila quale ri féi'naireramente. ribellato. Vedi S.Tcxnafo nella p.2,q;pt.ar.5.q^^ vfq; ad 99.. q.i9.ar.4.& 2.2.q.40.ar.2.q. ^^3.p.^.59.art.2. feq.q.8. art.i.5.q.72.ar.i 2.Supp]-.qij4.3Ì-.4.& il c.9» cxqa de voto, Soto de Iuft.lib.,.q.é.ar.4.c.Violacofés 2^q,i.& irc.i.de Nou.opér. nunr.& altri luoghi, &autorità potr^adurrejie bùalrper ba^uiti tralafcio .CheTe [a Chicia còrréiTe aTuria in nactter mknò alla fpada temporale contro ifuqi contumaci ,già ei5 Vc’petiani . dourebbonb eiTérc dillrutti ;ma èlTa imita là manfuetudine di Chrifto ,&afpetta apenitenza, lafciando la fpada predetta per vltimo rimedio come bene fi raccoglie dalla 23. q. 8. per totà.(S: §.eccequodN!Colaus.dal3 Nou.di Gìufiiniano i3i.i57.&daìlai io.45.C.deEpircop!S,& clcr.& toto tit.C.dc epifiaud.3. q- , 5.q.6.c.i5.reconda q.3. §.hinc colligitur.dalla diftintionc 64.53., &8.79.30.95.97.30.9.10.1 i.reciindaq.7.8.itemcunaBalaam.c. 8. de luditijs 13.q.3,§.cum aure c.5.de Immun.eccl.c. pri.de luram.calu.c.7. 1j.C^i filij fint c.7.de appell.c.8.de priuihda Papa Califto nella epiftola 2.c. 13. de Pfxfcr. c. 2. de rxcepr. Iib. 5. c. pri.de confìit.c.i7.de Re Iud.c.5. de Sentécia exc.Iib. 5.2 3. q. 4. c.Quod Chriftus.fupI.D.Thom.q. 50.93. ar.pri.q.37.ar.fecundo Secundafecunda:q.,5o.ir.5.q.4o.ar.fi;cundoq. 58.3r. 4,c. pri.de noni opci'.s.23.q.2.c.Hiftoriie q.S.c.Clerici 33.9.2.0. Interhaec c.p.de voto 32.q.3.c.ncmo3. c.EcclefiaS.M.cleconftir.c.fin.dc 3.uupr.c.CÌencide ludici.c.23,deScntcntiatxc.Hòcitatotanci.: teftb IILOTEO DI jsrr: 2J t^ijacciò vedi da effi vnitamentc, che la menre de Pontefici è, di non adoprare l'autorità temporale con la fpada/e non quado viè grandiffima neceffifà, ma non ègià buonoargomcio ddirc che laChiefanon ha autorità téporale,peicbedcgradaglj(cclcpoi da ai braccio fecolarcjma doureftì piu tofto dire,& cóciudete. che feil braccio fecolare non punifccgli ecclefùftici fe no quado la Chinagli degrada,&gli da nelle loro mini; adu- ^uc lapoceftà fopra gli ecclefiaftici nól’hade no qua do la Ciuefa lo permette, non cfi'ercita il Prelato ecclcfiailico talcauiori tà immediate nella pena del fangue ,non perche non polfa ,ma perche imita la maniuetud ine di Chrifto/c bene alle volte quado ènecelTiràdl Papa piglia il flagello temporale, &command* aPrincipi catolici 5che caftighino con le armi iPrincipi ribelli della Chiefa,& perturbatori del bene comune,come confefiàno iveri Theologi,&Canonifti,nó ifflfi,comcfei tUiAnzi fe il vero Imperio fi ritroua nel padrone di Roma>io no vedo,come 11 Papa fatto da Dio nella pfona di S.Pietro,comc fopra. Signore di Roma ,&ifupi fuccellbri pla libera ceflìonedi Cfiftatino non habbino rautpricà imperiale ,poiché fe bene cflì inftiruifeono rimperatorc Romano laico, come bene córro quefta tua lettera proua il Card.Beiiarmino, &ivn’altro Aio libretto de Ti aflatione Imperi] ad occidenraIes,lo fanno quello iPapi, phauere vn braccio laico neli'eflercitio della fpada répòrale contro inemici delIaChiefa, ma non ppriuaifi di tale autorità, la quale hàno (ino adeponere iUèt^.q.6* c. Alius. Laonde S. Ambrofio nella epiftolaad Vercellenfesriferifce quefte parole deirimperatorc Valentiniano aS. Ambrofio. Noli timere quia Deus, qui te elegitjfemper te adiuuabit,& ego adiutor, &defenfor tuus (vt meu ordinem decer) femperexiftam. Nòta bene, vt meum ordinetri decet,& quello èl’vlficio deirimperatQre,& ncirhilloria tripartita lib.7.c.8.dice rillelfo Imperatore agli ecclefiaftici taléitaqj in pontificali conftituitefede, cuÌ,&nos qui gubernamus imper rìumjfyncere noftra capita fubmittamus. Quefte fono parole d* inferiore. lbggiungc:& cuius monita dùm tàquam homincs deliquerimus necelfariò: nota quefta paro!a,necefrariò}& non voluntaricivelut curantisnaedicamcniafiifeipiamus. Quelle paro% Dkdoure- mSfOSTAjy IGtOVANNt fudditì, &già hò detto ,che il lus belli ha da edere giufto >gli Imperij hanno da edere approuatì, &confirmati da Dio ,&dal fuo Vicario,altrimétc fono ingiufti ,onde il fatto de grhuoraint non toglie lapotcftd, &perciò ituoi fcritti, iquali vogliono de^ rogare alla poteftà pontificia, &le attioni de Venetiani,non per quefto priuano veramente Papa Paolo V. della fua autorità,an* zi il detto Papa de iure potrebbe in Amile cafo dare la giufta inuafione,& occupatìone delle Terre di coloro,che negano la fua potefià; ma la fua molta manfuetudine paterna lo trattiene, imitando Dio N.Sig.qui Sap.i i.nemine vuU perire, fcJ difìTunuIat peccata eorum propterpoenirentiam . Alla dccimatcrza, già hò rifpofto nella vndecima, &nella fecond3,& prouato l'autorità di S.Pietro,& defuoi fuccedbri edere ancora teporale in ordine alio fpirituale,& quello Hinno della Chiefa; Non eripit mortalia, qui regnat dat CoelelUa ,èveriflìmo,perche nè Chrifeo, nei fuoi Vicari) pretendono, di volere fpogliare alcuno del fuo .-poiché folamète cercano la falute deU’anime ;ma quando le cofe mortali impedifeono le celefti , allhora toglierle da chi le podìede,per bene loro ,&della Chiefa ,non diciturj eripere, perche il Chirurgo non fa torto,&non toglie violentemente il membro putrido dannofo atutto il corpo,ne il Principe quando toglie ad alcuno ibeni perifuoì misfatrij dicìtur, eripere, ma gli toglie quello ,ch’egli giufiamentc per la legge perde.San Thomafo p.p.q.ip.art. 6.ad primum,& vuole dire THinno, i’intentionedi Chridonon edere guadagno temporale, ma folo il guadagno deU’anirae ,alquale deue cedere ogni guadagno terreno ,&temporale, &quando duo Tura concurrunt, ali’hora quod potentius eft vincit, come in molti luoghi proua S.Toraalo nè la concurrenza di due precetti ,verbi gratta ,togliere raltrui io eftrema pouerfà,& necelTirà, non è rubbare propriamente, &molto piu per feriiitio del bene commune ,& per lagiuftitia, bene publico .Ér quanto aquello, che dici ,che la Monarchia temporalefii fondata nel principio del modo .Et perciò Chrifto N.Signore nó la inftituì nella perfona di San Pietro .Leggi quello ,che hò detto nel principio , nella prima ,perche Chnfto Noftro Signore non itiloiuì Monarchia 'FJlOT EO’ X)-^ A^S'T J,' ' itarchia in genere nel ftio Vicario ,la quale non fu^c ftara ab ini* tto in qualche modo, òin adu* òin fimilirudine, come fcriue" S.Thoma{bp*p.q.73.ar.i.dtIIc fpecic delle co(c,lc quali almeno furono,vel matenaliter, vclcaufaliter, vel fecundum fimilitudine nella pnroacreatione.Onde Eccl. i.nihii rub roIcnouujiam.n,* fueriint in f^culis^quas fuerunt anire nÒsjma folo diede la fua po* teflà aS. Pietro ,comc afuo Vicario ibquale potetti Chrifto , come figliuolo naturale di Dio; hebbe ab cremo pdeftinito,come dice S. Paolo Roin. primo; filius Dei in virrutCjqui faduseit ci ex .remine Dauid fecudu Carné.Ondc fcChr^fìo,comcfoprà neIla nona hebb .* IVrta, &l raitra potcftàyfe in S.Pietro fondò, è lafciò la fua potetti fpi-rituale,per cófeguenza ancora nelJ’iftettb S. Pietro lafciò la temporale, come hò prouato nella vndecima * &nella feconda al terzo ponto.' fi potrebbe dire-, che ancora in' qUalt he modo la potetti fpirituale fa nella legge vecchia,& perciò Chrifto,non la doueua inftituire in S. Piétro. maalla tua ragione rifpondo’di più, che il figurato èpiù perfetto della figura,: eche.tuttc le figure de tempi pattàti tendeuanoa Chrifto, come' oipbra al corpo ,eperciò Ghnfto adcpì'perfetiifimamentc quel* lQ,che fpettauaalla fondatione della fua Chiefajnella qiualèfiàno ' mebrij&capo.Rom. i2.i.Gor.i 2.Ephef.i.4.Colott.fecudaprinio,i quali mebri deuono eflcre totalmente lubordinati al capo,' etjadio Iettere troncati dal corpo colferro materiale, quado elfi/ fono putridi,&npciui ai'vniucTale bene di tutto il cor{3o;e coli s* ’ intede,data cft mihi oispoteftas& afcdpite fpiritu faodu,&c.5tf I pafee oucs meas,&c.Chc fe tu efsédoChriftiino,& fuddito deb ’ la,Ch{efa,nó vuoi Viucrcfottorvbidicza del Paftore,& nó vuot la remilfione de peccati,oftinato iellì,& no riconofei tutta la po teftà del Papa Vicario di Chrifto,che s'ha da fare?Hà duque da ftate il Papa oó le mani acintola; cconiérarfi folo,di fcóinunicar te.i^ ituoi Venetiani, che vi burlate delle rcoroniun)che,e permettere m6bridànofi nella Chicfa?azi più tollò nfecirli ftlcodò il cóffiglio diS.Girolamo.refecada? su tputrida carncSj&fcabiò-: fa ouis acaulis rcpellàda,nè tota domus,maffa,corpus,& pecora ardeant,corrumpantur, putrefeanr, intcreanr. Ariiisin Akxandria ynafcintilla fuitjfedquia non ftatim ruppreflaeft tòtum ofbem eius fiamma depopulara eft ,&quefte parole s'hanno anco £da in HR[S.rO 'S.TA^ 'DI XT-IX) VA kViiV / da iq^édcrcdicàftigo corporale. Laóde livide,cÌTe'^jlIo]chef4tli tiideirautorità diS.Piétro Iblaméccfòpia leanimeèvnafauoiat pedatefca ma! canata da qlla oratione deilaCathdi S.PictrOjpor ch< S.Thom.moIte volte,òfArilhlib.a.de anima tex.9.6?7.,Vieta; ph.tc x.3j.dice che l’anima èforma'del corpoi&recedéte anima 1 no èpiìj riftcflbhuomo,nilì cquiuocè,|>ò rfiupmoifi chiama'àpol tjori parte anima^come nel Gen. c. I4.difleil Rè dìj Sodoma ad Àbraarno. Dà rtiihi animas,caetera tolle tibl.Io nó credo^chc let^^ tjraltnéte il Rè di Sodoma cercafTe le anime feparatédal corpo neÌKa.utprità fpiritualejmafolo 1prigioni de nemici,&rifttfló mo ^>di parlare edella fcrittura.Gten.4d.Exod/.i;cu%que animjeiquae egrelfj^sùc de femore eius, vedi fe le anime efeono dainruo* ipo,ouer,o,re fonoinfufe da.DioncI corpoprganii2ato?& vedia' non dii:e; qualche errore contro la Chiefa catolica ,&tutti ifacri 'ìheologi p»p. q.9p.a'r.2.poiiero j&mifcràbile &vilirsimo nella? grammaticatua pedatitefca piena de ignoranza ,conoTci la tuac^cità^con la quale vai amezo giorno tentone, ir3.39.Deuf.28.' Ipb.y.per volerti fepararc dalla luce della catolica dóterina- ,efe|de,&,fe S-Pietrohebbei^teftà.foprà’iipcccatojnoi fiamo ho-' r^ncli’ijfte^ calo co i'iuoiiVenetianiyi perche le loro leggi fatte* contro fecclefiaftica libertà contengono manifeRo peccato có-’ ipe pronai, eflendo ingiufte contro la legge naturale >, èdiu.rrà' Qcn*.47*S» Th.omafo ad Kotriv 13^confornìe aquanto narra-, 6C dètermipa la 6. finodo,& Carlo,Òt Ludouico Imperatori libiCa- * |>itufe. 83.^^ S. Agoftino epiftola joiad Bohifaciuiii, &perciò s' crsi;,ijon.yoghono.vbidire al tapo della C-hkfa ,&non temono ’ I§ fcoitvmuniche hà da ftare la Ghiefe di Dio fenza rimedio,&ilfpo yicat:io.dirpre2zato,5& vilipcro.?anzi io ti dico, &hami leci- to di parlar,coli,che làrebbe manca, &imperfetta la potcRà del - 5fè non hauelfe ancora la’ tempoÈale in tutta là Ghieìà né k ohpredetti, &qiuci'ta ragione èt'antOsvera, che ìatiblenò I. C,* nella;]. 2.fF. de lunfdièliqne. ^ Cui itìrrldit^io data crt,ea quoq;cóceira effe videntur,iìne quibus iurilclièlio explicari nó potuir.dt jpciò togli iautorità réporale ai Papa^ &il timore dclfarmi apoltoliche materialijvedrai, che molli Principi lafciaranno addietro le. fcommunlche ,& c^^ranno in tuillc difordinijkoihc'hàfaitcfInghilterra.! nve* *‘-lOi ffhOT^O til ASTI. It ^o,clicrarebbonopiù perfetti iPrincipi hicbchc nóibnoqùclfl xjc gli ccclcfìaftici fce0ìf>!i poccffcfo reprimere l’/nroJenic de loro vjfliiili, ^non ;Io potciicro fare ifommi Pontefici verfo 1® fue pccoreicioc fuoi fudditi mali Chriftiani.ln oltre guido Ceri* ui,chc rautprjfà dd Papa ècofiditionata^iò rfico,che ifaeri Ca-^ 4ionij?ie leggi/,(^ cqtTcilij, &prinCipdincte qocHo di Trenro fcèj aj» c* terzo de'ref, commandanojche niifuno fia fcommunicato lenza colpa, qualenel preftntecaib de Venctiani èmanifcfta facendo. Iqggj, iogiufte >&non volendo vbid ire al Papa vndécima.q.5*c.97.i)8‘eirendo(ì,oncruato tuttili termini lcgali,&giutl4‘fbfebene jJ Pjapajcpine rupremoGiodice nella Gfiicfà nonè pbligato àecrti tc^minì ppfitiuisTaili quali fono igiudici*ifèrioYi| (Corne 4ìca il tuo .Couarruuias CiAltna mater'p.p-l.p.riu.yi faibÉ| jo l.p.d^,Cóllit,in princ.Puteus rratìd'ynod. ver. &ftiqiiantumi Clcni*7*de c(p iud.S.ThOm.2.2 .q^óo.q^dp.ar.i.q.yo.àr.ivj.p.q; 46,ar, 2il c. i/.de Accuf.c. 19.de 1udic. 2.q.d.c.i8. 29.4 1.feqqi, bo.to.de Iun:.if,Ìib.f.q.p;ar.5.(è.beóeò vcro,che no vi efsédo giu {fa di punire^peccarebbe il fupremo.giuéice, eperciòbe* neIl Itnperaiore nella I, digna vox.C*de legib.che Prineeps foiut-us eft l(?gibus,cìoè poficiuiS'tìma però deuCj vitierecóforme aUe;lcggi polir iue,non perobligo aIcunG,ma per edificatione de fuiiditisfeperQ^noncontendTero lagiufiitianaturaleé ’* AUadeciaiaquarta.jL'opinionejCherimniunicàeccldìaftica [lì rolp, de luf.p hLimanoy& non di nagioqédiuinà, &natumle^è y^a4uoIa,perchcòiCÓtro SiTbom.Rotn*13.&cótro tutto quel- Ja,che hò prouato deifantt Padri jJt Canoni., &Concilijndli .a.v.& altroue di foprar^però il dire^ chie quefta òpinione èla-piiS probabile^èmera fciochnzz.3i& moftri,diJiauere ftudiato poco* ouerp ,di lèruirti male deJjiitudrj acompiacenza de Venetiani/ j,, Ailadecima quinta4iSf fi troua nella fcrittura diurna métionc delia Immunjrà.ec.elefiaUjca,'3Ììai di foprati hò rirpofiò,&5cora ilGardina.le BelarminoiMasquelio^chódicbche Giuftinianp fii fi primo àdare priuilegi a!liecckfia{ìiciièfaliìtà.Có tutto ciòvo glioaeorajpuarti qui,che limile Immunità ède:Iure diuino/e di co cofi.Vno Imperatore làico.no può farejche.vn delittò lia.làcri legip,jppriaraé,|c p,arlàdo,cioè cótro il culto diuino,poichegiàdi cclli^p.tK d€ÌPapaj&io hèinòftrato,che inaici hó fi 'E 2me- }a RISPOST Abr GtÒf^'AìiNI inefcoUoo ilellc coft^iChe cócernono il culto idiuinói& lecófc ft ere cófbiriie.al Coc.Trid.feffia f.c.j.de reform. fed (?c eft,che fàcotto lUininunità ccclefialtica èfàcrilegio, ¢ra lus diuinu'tèfl*2j.c.2o.dereformat.&I.5.i 2. Auth.Caffa.C. dcfacr.eccl- Amh.ltem Cide Epifdduque rirhmunità ède lurediu!-. jjOiCome fi proua:nella detta fefìT.a j.Ci2o. 1té prouerò.che molte cofé fono de (ure diuino ctia fi non fcripto, ma ex cófcquentiai veiper traditionem apoftoliGam.fnfomma farefti meglio ftudijre>& adottorarti di nuouo> perche mefiti, di fapcr molto poco . Alladecimafcfia .San Paolo era predicatore delle genti, & 9on era Vicario di Chriftd, come fan* Pietro,Te bené nella piedicatibnc' dell' Euangeliodicono ilànti Padri ,•& Canoni, (ph’crano-yguali .. In oltretinquei tempi non era riconofeiuta i’aufo.ntà^poftoiica' dalli Giudei ,&Imperatori gentili ;òndé per ne^celTuà non'di ragioneappeilò aCefaré ,verbi gratiaj it Vri ecckfi’àfli cofufie ingiuriatogli Geneua, Óin Inghilterra, chiaro ftàichebifognarebbe andare per giufiitia non dal Vcfcouo,che no vi hà deifico .vbidienzà^ de hidditiVma da chiedi inanda. &circa^Ja depòfitioné di,’Giò. 12; ifCàrdinal Bellarroi- BÓ,ti ril^jick'à propofito^,<€ome prouai fopra nella feconda ,& mi riinèttOfà quanto fcriue Turrecrem.p,2.c.37. lib.4. De fumfiia,& al loi tomo del Cardmal Baronio ,&alla addett one di Onùfno al Platina* Voglio però aggiungere quefto, chele il Papa-è fopra iCòncilij ,&fopra iPfmcipi laici, &che ancora è vcrq^chieniaìora tninc*r€nohitìdicàtur,Comedifie Gonftantinó Imperatore, &;cdmcdi(fcfo aS. Marcellino Papa in Sinuefià i Vefeoui. Prima fedes anemine mdlcatUr;che jl Papa nópuò cfle te.' depofto da alcuno potétato,ò C5c!lio;ma le ilPapa fufiè heretico aifhora per fent^zadi ChriftoToiamétenon èPapa,&n5 di,a!cUn’h,uomo,ò'C:Óci!id,pcrcio,chéegli non èpiù pietra fùper cjua fundetur EccU fiai.LitcÌ2lì:Matn'id. come fcriué S. Antonino 3* p>,tir. 22.r.4,§,3. Silu.V* Pépa 94Aegidius c. Deitdlioneti3'difi.79. Akx.c. Nuric.autèm'dift.2 i.CardinaJis lacobaiius iraiàatu de Concilio lib.p.art.j. 6. Synodus Conftant.aél. 2.q.7.c.8.i5.fcqq.<$.Ecce oftenrumdifi.79.r.fin.difì.4o.c.5.difi. ^9*p-7*^«feq.difi.96.c. i-f .dift, 22.c,Omnes .S.Thomafo 2*2.q.2. ^t»d.q. ^3iart.4.Suppl.q. 2j. art. i.&rExcrauagidi.Gjulio fheoa^ ido, \TILOTEO DV' ASTT: '!7 do, Tndpir.Sufcepti .ónde Ja tua ragione èpuerile , Alla decimafettima .Se Tautorità di nominare il Papa fu de gli Imperatori,&Rè ;feguì perpermiflìone, &gfatia de iPspi> per cuitarele difeordie, &li fcifmijma tHì lmppritori ,&: Regi poidareriontrarono ,come fi vede nel c.jy.d-: Bti tì.lfb.ó.St nel c.Hadrtaous y.c. a^.&c.Ego Ludouicus c.34.§;; vli se. Vof. §, fec].dift.65*& dalli antecedenti Canoni.di deità ddt. fi vede che no crh lespropnu Regum, &c,nia concelIìoneapoftol!ca,ò pipale per ii meriti della bontà di quel Principe Carlo.c,28.§.Verum eadé dhlindiòne. Può effere ancora,che Gratiano in quella dtftintiones’ingannijcoineleriue il GardinalcBaronio Jfb.^è Atinalium ."'Se bene dal C34.§.cx bis c.Vota §.fcq.citati appare che alia detti iutorifa deH’l tnperatore nella èlcttione fu per pri» orlegio pontificio, per li fcifini . -Alia decitnaottaua, Couarruuiasjilquale tu alleghijchc diesi che rimmunità ecclefiaftica ède iure humano, non ha tanta autorità ,cjuanto Ufcuola vniuerlàle di tutti ifiacri Theologi ,8c Caoonifti,& mi marauiglio che nello fiato di Venetiani ti fierut tanto dcirautorità d'vno fpagnuolo come Couarruuias. Ma già Copra di quefto hò trattato afiàii Alla decimanona .Se li Principi Chrifiiahi concedono Is efientione, non penfiando,che fia de iure diuinojouero Io fanno» perche già l'hanno per traditione, onero per rifipetro,& riuercnza dei Pap3(ilqua!e ,in cafio,che non ofièruafièro la efientione» farebbe àloroicomehafattoal prefienteà Venetiani)ouerofpin ti da pietà, &diuotione volontaria 5ma non che nieghino quefia edere de iure diuino ,come tu nieghÌ5& gli hereticij& quel-» li,che per fiolorifipetto humano la concedono .Tu dici, cheil Canone non èfopra il lus diuinOjSc io rifipondo ,ch’è vero, ma la vbidiezaalli fiacri Canoni ède lure diuino.ProbaturLuc.io. qui vosauditjme audit,qui vos fipernit,mc fpernir. Ite Matt.iS. SiEcclefiamnonaudieritfittibi tanquà Ethnicus, &publicanus. Ifiacri Canoni fono propoftialle orecchie nofire da gli A- poftoli ,cioè da Prelati ,&dal Papa .la Chiefia ègouernata da Prelati ecclefialtici. dunque chi non ode iCanoni ,iquali fono precetti delli Ecclefiaftici ,&del Papa ,&chi gli difiprezza ,dik)rcmChriftDj& èvn Ethnico, &pubJicano j&coli loproua ^E'3 S.Chri- jg RlSPOSTADTCIOVAfiNI *9. S.Chrifoflomo bomclia in i.Cor. rj. fopra quelle jìarolc cti aùitm fubie<5la .Perciò fei facri Canoni commandano laimmunità ecclcfiafticajquefto commandamento èdi Chrifto,poiche non ènecedàrio^chetuttoii ius diuino-fia dichiarato cfplicitar mente neirBuaogelio, edendo che molte cole hanno infegnato gli Apoftoli deire da Chrifto,le quali non fi leggono nell'Euangeliojcome narra S.Gio.aJ c.vlr. Multa qu»dern,& aljafignafecic JefuSjqusE non funi fcripta mlibro hoc, &c. Parimente Chrifto difle, fecondo che rifcrilce S. Paolo aòÉ ao.lieatius eft roagis dare,qua macctpere,& pure ciò no fi legge neirEuangelio, ma per Iradicione delfApoftolo ,onde moke cofe poi ordinarono gU Apoftoli. r. Cor. 11.Cìetera,cu ve ncro,dirponam,&c. a.Teflal.a. tenete tra:ditjones,lequaii però cred lamo tioi Catohci,che fiano de Iure diuinopofitiuo/c bene no regiftratc nell’Euangcho^co- si loprouail reito grecodsS.Bafiliolib.de Spiti tu fan ifto 0.27. ^fe non intendili greco vedi la verfione latina, &peròfopia in principio eflendofi prouato ,che l’autorità etclcfiafticaèditeift'è dè iurediutno>& irnmediaiè, &anco fuperiore alla laica , 0cludo,che la immunìrà fua ancora èdeiure diuino, nò efl'endòcóucniente,che il tapofia foggettoajiimembri,& più imperfetti,óc ignobili,come fonò ilaici,contro quello,che già empiamente dogmatizarono* pi ima di te Lutero, Caluino, Gio.Hus, Gio.yyiclefjGio.da Praga,&tutta la federata marmaglia de gli beretici,apoftati,&: fcifmatici, Alla ventefima Rifpondo ,che il Doge di Veneria fe ècon tutta quella Signoria Chriftianohà per fuo fuperiore il Vicario di Chrifto,come hò prcuatOiSc cilì hanno confclTato per li Ambafeiatorì loro àquefto Papa vìuente, &quanto alli Stati polfedutida ioroin Italia fe fiano dell’Imperio, quanto al dominio • fupremo ,ancora dellasGhiefa in qualche partCjnon èvfficio mjo difputarc,m3mi rimetto alla verità delle inucftiturc,chc ne bàaov& alle diete imperiahV& rifolutioni fatte, òda farli fopra qiufto ponte. Le loro Ifole del fnare,nó ha dubio,che erano del* 1imperlo roncano, ouero fpcttino all’orientale ,oucro occiden* l’akro pocogirua .li Golfo Adriatico hannoper cóccmoncdd Pontefice romano, la Città di Venetia, ouero quelle lfolcue,lequaii conftiuiìicono la Città Tempre furono di ^rJL0T'£0 ai AST I, col era quel mare)& elTì )è vfurparonojquadofuggirono da Roina,& da Italia la furia de Barbarità fifone difefi in quelle lacune fino àqucfto giorno ,hauendo ottenuto diuerfi priuilegida gli ImperaròrÌ5& fommi Pótefici ,&con tutto ciò non poflbno prouarejCheglifupremi Principi, mallime il Papa gli habbia liberati dalla totale giurifdittionefua ,come di Vicario di Chrifto,quando fi gouernalTero iniquamente córro l'ecclefiaftica iminunità,& altri cafi.Ec che fia il vero,tu fai,che elfi fogliono impetrare dai Papi licéza,&priuilcgi nelle loro publicbe necelfità, di hauere foccorfo di decime dalli loro Ecclefiaftici,che fé fufle* ro padroni airoIuti,non fi curarebbono di chiedere tale priuile- . gio,& perciò nó fono, come tu dici, in legitimo poflèflò ;anzi è vna fallita il dire, come tu alfermj;& elfi (tàno in peccato,&cótumacia; &il Papa giuftamente procede contro di loro; rna fe fi portaranno dà veri Carolici,&vbidienti alla Tanta Chiefa ,non pretende Paolo V.fommo Pótefice priuargli della loro libertà ; nè alcuno Principe chriftianodeue quello pretendere; perche farebbe iniquità,come ancora ègiufto reprimere la loro temerità, quando tanno leggi contro perfone non faddite àloro ,c nó riconofeono il Vicario di Chrifto per loro fuperiore , Allaventcfimaprima.SelaSig. di Venetiaftiain peccato, c contumacia,nó vi hà che dubitare,ruppofto,che il Papa Vicario di Chrifto ,come fopra ,èloro fuperiore in vtroqjforo nè ipredetti cafi,& che ella nó èfuperiore àgli Ecclefiaftici efentide lu te dittino èó li loro beni dalla giurifdittione laica .Et non volendoeflà reuoeare.i Decreti farti contro l’ecclefialtica libertà, ne vbidire aMonitori) del Papafantilfimi,& giuftilfimiaggrauado, &accumulando colpa acolpa,contumacia acontumacia, delittoa delitto giornalmente,per quanto s’intende da quella Città; ben puoi vedere,che giuftamente fonoefcommunicati, &interdetti ,cphe elfi ftanno in termine di peruerfa oftinatione ,&di perpetua dannatione . ‘Alla ventefimafecóda. munica di Papa Paolo V-..j./r téze per eflerfi feruato il legitimo termine. Item validimme, per cflèrui peccato mortale manifefto ,&ingiuria ,&contumacia laanifcftaal Vicario di Chrifto,«callalibertà ecclefiaftica cótro Dalle fopradettè cofe appare la feom- .&l’interdetto eftère giuftilfimefen- 4<3 RtS.POSrA DI GIOVANTE Ulus cIiuino,ragìonenaturaIejControIéIeeei ciuih\cofitrn tni cracifsimi ,&diu/ni Canon? ,contro? facrofanti Concilij ecumtaici 5contro la fantifsima dottrina di tutti iveri Thologi & fanti Padri.Laonde tu dai vn peftilentifsimoconfiglioinlaéfta tua lecceta aquel facerdote tuo amico,di non feruare rinterdetw to pontificio, volendolo obligarea fepararfi dalTuo vero capo ‘ il quale èil Vicario di Chrifto, &adherircad vn capo fcótiiuni.' «ro laico,iIqua!e veram.ente no ècapo de gli eccIefi3ftici,cioè it Doge di Venetia,cócfo !a dottrina degli Apoftoli.adi.y.ìObedirc oportet magis Deo, quàm bominibus>quandoCommandano cofti ingìufie,q quando non fono fuperiori, òla maggiore poteva,artrimentecommanda.& contro quello,che diceChrifto nofiro Signore Macr.i6. Quid prodeft hominl, fi vniuerfum mun« oamlucretur,anim^ verofu^detrimentum patiatur. Anzi più tolto IO dico contro la tua falla dottrina ,che quando concorrela maggiore poteftà con la minore in contraditorio,s*hà dalatciare la minorej& vbidire alla maggiore, &molto più in quello' calo,doue dPapa falò èfuperiore degli ecclefiallici,& in nelTuna maniera gh fono ilaicùQuefta dottrina,olcre le autorità della ^?f!\”j^'‘^g‘^3Ìiegate,iorhò imparata dalla.l.Magifterij C.delu-- md.da S.AgoftìnoepiftoIa jo.ad Bonifacium Comir. dalla 2.0. 8.C.7.I3* eqq.§atcmcu BaUam.&c. yy.dalc. Ecclefia deConitir. dalia l.i j7vfF. de reg.Tur.f. ii.fF.quod vi. c. qui refiftit. 11. q.- ^.c.quidergo C.91.& feqq.jbid.da S, Thom.p.2.q.p5.ar.4.q.i 9. ar.5.2.2.q.43.i,r.5.q.i85'.ar.2.q.i86.ar.5.q.69.ar.i.2.q.88.àr.i2:r q.33.ar.7.q.ioaar.d.j;5'.q.ioy.ar.2.5’.q.io4.ar. 2.3.6. 5:.Luc.-2'r dalia legge 21 ff.HeruamotaiÙ.da Aulo GelIioli.2.c.7.no(5l.aa-; qji j^eua eautorità del P^pa, &non folo concorre, perciò douerelli vergognarti di limile conlìglio ,&dottrina venenofa vomitata adanno tuo,/k di tante anime,ò per hfdegno di amichetuodiiregnonQn ottenuto dalla Corte di Roml, òper premio auuto, opromcfibti da Venetiani ,òper Icifma ,òherefia, dd tuo inteiletto,oucro perche llado in quelli llati,& viuédo c5 bro matenerregh amici, vogli arichiedi loro efplicita,ò impli- ^ta,o iterpretatiua fcriuere fimile lettera,aduladogli coli mito &aDDTirecchiaf^» if peruerfi adulatori rainapeiataiv &apparecchiata dalla diurna gmftitia, &fiumana,eomotenifica laNuo# /l* JD V-D I/I ò11% 2i.c.om# le i<nperìale.77.dr Leone, &i(acri Canoni dift nes'-&‘;i i.q ^.c.ioo* &lafcrittura diuina-3 .Reg.10. Ifa.28.fob. ^a. [fi. 5o.recódq li 70, Ambulate in lumine ignis v('ftri,& flamj quam fuccendjftisi&cded obduraiQ eft cor éo. uvt fcriptu tft>vc non inteUigeren^ &ptftoiis voc6;e3,quac.mca jiooeranr, audire fninimè volueruniihè Ift.jivaf vobis, quidicitis bonu inalu,& malu bonu,ponènttS)iencbras'luc€m,&l;ucc teflebras,ponentes aniarum in didce, ^dulcein àniarùcaggranandogli adulatori il peccato de glialrricon la loroadulatÌQnc,tanquà palpates come infegna S.Thon32Ìbi& S.Gr.cgoriolib..i8.tnora!.p.4.c.3.adc.27i lobedice coli, funtnonnulli quidu malefiÓkiliominù laudtbus rfteruntiaugent qua? inèrepare debberài. Hine enìmper propheta Ezech. 13. dicitore yij qui confuont puluillos fub omnicubiio roaaus.df faciunt cerdicàhà fub capite vniuer& aètatis. Ad ho2 quippe puluillus ponrtur ,vt moHius quiefeatur .Quifquìs ergo maleagentibus adulatur/puluiUù fub capite,vel cubito iaccntis ponitjVt qui corripi cxsculpa debueratjin eo fultus laudibus mol licer quicfcat.Hincrursu fcriptùeftibidé. Ipfe'aediHcabat parietéj ilieautem liniebant eum &c. parietis quippe nomine peccati duritia deflignatur. AEd^iìcare aure pariétem cft centra fe quS- piam obftacula peccaritófluerc, fed parictf liniunr, qui peccata perpetiatibusadulatur,vt quod dii peruerfeagentes, aedifìcant, ipfiadulatesquafi nitidum redda'^ ;fed fanólus vir fìcut maladebonisnó aeftimar, itàiudicare bona de fnalis recufir,dicens Abiit aine,vtiuftos vos iudice,dqnecdeficia,nóreccdà ab Innocc tia aiea Iob.27. In fòmma fe tu Theológo malc iniiruttoì& malc.difciplinato,rei clerico, efiéndo adulatore peiuerfò ,&pernieiofo in cofe di mometo, oltre le pene córro gii fcifmarici, &heretici (quando anco nonfufsi fcif(natico5éc hcretico)per il malp configlio, Sc àdulatiorre con la quale vaiapprouando coai tuoi ferirti le male attioni -delia Signoria dì Venetia conierà ilfomrao Pontefice,meriti lapena del»C6c»iio ^f.Cartaginefec.jé.Ia quale ècheiClericuSjqui>!adulationibus>& prodifionibus vacare prehendiiur,ab officio degradétur,6c perconfegueuzaicome dicefti ,tradatur brachio tcmporali,ft ìt feculari ;r -retila quale pena,per dirti Hneentione mia non vorrei,che tu Àjftipunitoinc iYenetiani di quella^che mcfitahò}perche,Cha* .jtitas