Full text
GIRO
DEL MONDO
DEL DOT TOI{
D» GIO : FRANCESCO
GEMELLI C A R E II I.
fc
R T E OJS .A 1\T
.
. . t ,
Contenente lecofe piu ragguardevoli
• > vedute
: NELLA CINA»
Nella Stamperia di Giufeppe Rofelli. 1 700;
Con licenza de' Superiori*
k
I
Satius tfi Mundum feragràrt t
quarti iffummet fofiiUere.
Scalig. Provcrb. Arabie.
ALL’ILLUSTRISS. S1G.
D* GIUSEPPE
DE LOS RIOS , MENDOZA,;
DE CORDOVA,
Secondogenito dell’ Eccellenti fi > Signor Conte de j>
Ferriati T^unc^ , &c. Cavaliere de II’ Ordine di
alcantara , Commendatore di Monteallegre
,
Gentiluomo della Camera di S.At. del Configlio
fupremo di Guerra , Comandante dell' armateti,
& efercito Ideale del Mare Oceano , colle prero-
gative di Capitan Generale proprietario , &c.
ILLUSTRISS. SIGNORE.
Ppena giunto in Cadice
di ritorno da’miei ulti-
mi viaggi , fui sì be-
nignamente ricevuto
dall’EccelIentiifimo Signor Con-
te fuo Padre nella propria cafau,
i 2
eia* e per amedue i lati a S.Domc-
nico di Guzman , elfendo sì la Si'
gnora Contefla , come il Signor
Conte nipoti degli Eccellentiflì-
mi Duchi di Medina Sidonia. :
dalla cui Cafa deriva una rara /li-
ma in VS- Illuflriflìma , poiché h
Signora Conceda Tua madre fu fò-
reila hifrngim il^tlrr mirrmi dr 1
etKt di Portogallo, ««KrtlsfòeginaL.
vedova d’ Inghilterra . Con che
yedefì , che ella con i Tuoi fratelli
o lì ragguardi il ceppo paterno, o .
matèrno , può vantar la parentela
con i primi Signori della Monar-
chia di Spagna , e con i più alti
Principi di Europa . Ma non è
quella volta la prima, che la Cafa
di FernanNunezelli veduta colle
Corone flretcamence unica di
fan-
{angue ;$ avvegnacchè la Signora
D. Beatrice Carrillo di Cordova*
feppellita in Cordova ftelfa nel
Coro del Convento delle Mona-
che di S, Bernardo , jufpatronato
de'Conti di FernanNunez,è quar-
ta Avola del Signor Conte fuo
Padre,cugina per la confanguini-
tà della Madre del Re Ferdinan-
do Qui n tocche unì quello Regno
di Napoli agli altri della immor-
tai Corona di Spagna, per elTer fi-
gliuola di D. Martino Alfonlo
di Cordova Signore di Monte-
maggiore, y Alcaudette , la cui
Cafa è oggi pofleduta dall’Eccel-
lentilfimo Conte di Oropefa per
mezzo di fila Madre , e di D. Ma-*
ria Carrillo figliuola del Conte di
Cabra, e forella di D. Marina pri-
ma
mz moglie deH’Almirante D. Fe-
derigo Henriquez , Genitori am-
bedue delia Regina D. Giovanna
d’ Aragona madre del Re Ferdi-
nando, che in confeguenza erru
fratello' bifcugino di D. Alonzo
4elos Rios, y Cordova decimo Sii
gnore di Fernan Nunez , quarti
Avolo di V.SIlluftrifiima,che per
le molte linee Reali , che concor-
rono anche ne' Tuoi Genitori è
ella nipote di quali tutte le cale
delli Re di Europa, come di quel-
la di Cordova , donde ufcì per
fémina la Cafa di Fernan Nunezj
e dopo, che entrò nella giurifdi-'
zione de los Rios quella diFer-
nan Nunez fi contraile anche nel-
rimperio la parentela con molti
Signori, come fi è il Principe di
Arem-
Aremberg,e Duca preferite d* Arb
fcot.Ma acciò non mi abbarbagli
lo fplendore di sì illuftri Genea-
logie, mi rimango fra gl’inchioftri
eruditi di D. Luigi di Salazar, y
Cadrò, Cavaliere, e Comendaco-
re dell’Órdine di Calatrava , Cro-
nifta maggiore dell’ Indie ì e Aiu-
tante della Camera Reale, che-*
nell’anno 1682. Rampò il Cata-
logo della Cafa di FernanNunez:-
ove maravigliofe opere propon-
gonfi a V. S. illuftriflima da emu-
lare o in pace fra le Prelature, e le
lettere , o in guerra fra’ primi Sob
dati, c Guerrieri, che abbia mai
veduti la milizia . Per Io che non
è fuori di propofito dedicartela^
mia Cina, che di prefenteè egual-
mente letterata , che guerriera-;
qua-
qualità, che ambedue mirahfi no*
jbilmente innevate al fuo genio j
Ónde non sò fe al crefcer degli
anni avrò da ammirare V. S. Illui
ftrifs. più carica d'infegne EccW
fiaftiche,che Militari. Comunque
,
egli fi fia : godrò , che la Tua virtù
cófervi viva nel Mondo la memoi *
ria de* fuoi maggiori, e coloro, che »
han da venire abbiano a prendere
dalle fue opere refempio,come
va ella feguendo quello de’glorio*
Antenati . Ed inta nto confermai _
do a V.S'.Illufirifs. la mia divozio*
ne, e pregandola ad umilmente
riverirmi l*Eccellentifs.$ig.Conte
fuo Padre, lebac. divotarnento
le mani. >
Scapoli a di z.di Febbra/o 1 70 °* f
Di V.S.IH.
Divotiffimo Servidore
CioiFrancefco Gemelli Carati,
INDICE DE' CAPITOLI
LIBRO PRIMO.
Cap.I- "p Ondazione della Cìttd di Macao, e fole Fer-
X? tezze.pag.t. ,
Cap.II. Viaggio infruttuoso de' Portughefi,e naturali di
Macao fatto al Giappone per riftabìlirfi nel commerci*
perduto nell' ultima perfecuzione de ’ Crifiiani . pag.g.
' Cap.III* Viaggio fino alla Città di Canton,c»n la deferi-
tetene di quella , e d’altre, che nel cammino t’ incontra-
no. pag.ro,
Cap*IV. Navigazione fin’à Nanpanfà. pag.$j.
Cap-V. Cammino nectjfario di Terra per imbarcarfitcon
la de frizione del gran Canale della Cina, pag.ttf.
Cap-VI- Navigazione fino aita Città di Nancidnfu Me-
tropoli della Provincia di KJanfi. pag- 53.
Cap.VIL Si continua il viaggio fino a Nankjn. pag. 54,
Cap-VIII* Deferix-ione della Imperiai Cìttd di Nan-
kiv-pagja,.
Cap.IX. Si continua il viaggi» per terra fin' alla Regia
di Pekin- pag. 95.
Cap.X. De frizione della Città di Pek.ìn , e del Palagio
Imperiale, pag.llr.
LIBRO SECONDO-
Cap- 1 . p Refentaziont del nuovo Calendario , Udien-
te tea data all' Autore dall' Imperadere deliaci
Cina: e cerimonie ,cbe ufanfi da' Mandarini nelle pub *
blicbe funzioni, pag, 127.
Cap-II- Breve viaggio per veder la gran muraglia della
Cina : e de frizione di quella. pag. 143.
Cap.III. Comparfe dell’ Imperador della Cina in puliti
co. pag. 147.
Cap. VI. Religioni deli' Impero della Cina.pag.Xgr.
Cap-V* Vltìma perfecuzion della Religione Cattolicità
nella Cina, e felice re fi abilmente dì quella, pag.lf^
Cap-VI- Dell'antichità del Regno della Cina, della flì-
ma che fan del loro Imptrìt i Cinefi t del numero della
'Cit tà) e de* luoghi, e ielle famiglie » tST Anime , cbt-,
quello contiene' pag.2og.
Cap-VII. Del (elebre Governo dell 3 Imperio dell A Cima,
diflinzione de' Mandarini, e de' fei [uprcmi Tribuna •»
li di lettere, e de’ cinque d'armi, pag.zgl.
Cap.VIII» Diverfi altri Tribunali di Pekjn, delle quìti'
deci Provincie, e Città dell'Imperio della Cina. p<2$g[
Cap.I Y.. De’ caratteri de’'Cinefi : del loro ingegno, ed ubili -
tà nelle Arti liberali', e doloro più principali libri. p.zSz,
Cap.X. Della grande induftria , e navigazione de' Ci~
nefi. pdg.}09.
L I B R O , T E R Z O. ..•>
Cap.I- Nobiltà, Imperio, Civiltà, Pulitezza,!
| J e Cerimonie de' Cinefi. pag. 319.
Cap- li- Altri cojìumi de * Cinefi. pag.gfó.
Cap ili'- Abiti, Armi, e Monete de' Cinefi . pag. 363.
Cap.IV • Efejùie de’ Cinefi- pag. 372.
Càp-V- dbbddanza ,e Tiperamtto d’aria della Cina.gSq.
Cap. VI- Origine de' Tartari Orientali % Jlabilimento de'
mede fimi nel Trotto della Cina , e guerre indi feguilt
nell' Imperio, pag'. foz.
Cap-VII- Nobili qualità dell'animo dì Cam-bi,Impera
•
dor della Cina, paglino.
Cap.VIII. Ricchezze dell'Imperador della Cina.p.qqi,
LIBRO QJJ A R T O.
Cap.I. T) Itorriò in Nanci.mfu per terra. p-rìg.t\d,J .
~ .II» £\). Si continua il viaggio fino a ILuan ceu , 0
Canton • pag.qóp.
Cap.!
ì 1 :
Cap-III- Anno nuovo Cinife , e celebre fefai delle Lam
. ''•'terne' pagati
Cap-IV. Si deferivo il pubblico accompagnamento del
Leamquam Tfuntò,o Vicario di due Provincie, ed altre
cefi ragguardevoli vedute in K. u.iceou,o Cantonp.qpq,
Cap.V Brieoe viaggio fino a Macao. pag-^oS.
Cap. VI .Ritorno in Canton, per altro cammino. pag. ^13,
Cap-VII. Ritorno dell'Autore a Macao- pag 51
6
.
Cap.VIII. Naufragio d’un Pelacchio , e maraviglio fi
‘ ‘[campo d’ alcuni marina j del mede fimo. pag. 5 19.
- GIRO
GIRO DEL MONDO
DEL DOTTOR
D. GIG: FRANCESCO
GEMELLI.
Tane Quarta . Libro Trimo .
CAPITOLO PRIMO.
Fondazione della Città di Macao , c fu e
Fortezze
.
Giunto finalmente il tem-
po dì entrare nel vaftiflì-
mo Imperio della Cina j e
quf si, che vorrei pari alla
grandezza dì elfo e lo Pile,
e la favella, per adeguata-
pente rapprcfentarlo a gli occhi, ed alia-
ta tendimelo del curiofo Lettore; ma no
eflendo In me tanto talento ? rclterà egli
Tane IV* A con-
2 Gifc.o del Mondo
contento della mia femplicità. Cominr
dando dunque da un de’ Porti dique*
fio Impero, che è Macao, ove dapri*
ma Io approdai; è da ridurre a memoria,
che Macao vuol dire porto in lingua Ci-
refe, ed in altra maniera dicefi Ama*
Gao, così denominato dall’Idolo di que*
fto nome, che fi adorava in detto luogo,
E' nella lùghezza di 141 .gt.e latitudine di
21, E’ porta la Città nella punta d'ùn'Ifo.
la della Provincia di Canton detta Hoei*
cheu;lafua figura è come d’un braccio,
bagnata per ogni lato dall’acque marine,
fuor che in quella parte, che fi cògiugne
coll’omero . Il filo fitoè ineguale fra_,
monti, valli, e piani; le fuc cafe fono
alla maniera d’Europa ben fabbricate: le
Chiefea riguardo del paefe ottime, ej
particolarmente quella del Collegio de*
Padri Gcfuiti, che tiene un famofo fron*
tefpizio ornato di buone colonne. Im,
quella Chlefa fi conferva la prcziofirti*
ma Reliquia di S.Francefco Saverio, dal*
l’orto dell’ omero fino al gomito del
braccio deliro, che fi tagliò al Santo. Le
Chie/e poi dc’Padri Agoftiniani , di Saa
Francesco, di San Lorenzo, della Mife*
ricordia , e delle Religiofe fono coiu
molta decenza fabbricate, cd abbellite;
le
Del Gemelli^ 3
le ilrade della Città fono turre felciatoi 1
perche la pietra non manca . Farà 5. mi-
la, e più anime di Portoghelhe l'opra 1 5.
mila di Gin eli.
Son più di cento e dieci anni , che fa
cominciata da' Portoglieli ; poiché ve-
nendo da Malaca , e dall’Indic a contrat-
tar có Cinefi; fopragginntidal rigor del-
la ftagione alcuni vaiceli! miferamente_»
perivano, per nò tener ficuro porto nelle
vicine Ifole di Macào 5 onde dimandaro-
no alcun ricovero per ifvernare fino a
tanto , che la ftagione loro permctteire il
ritorno: &i Cincfi per fuo proprio uti-
le diedero loro quello angolo di tcrrau»
faflbfa,occupata da' ladroni, purché gli
leacciafléro, come fecero. Dal principio
fi permifero loro cale di paglia, ma poi
corrottili Mandarini, non lòlo le fèrono-
di buona fabbrica, ma vi erelfero fortez-
zcjclTendovenc una alla bocca del porto
detta della Barra,con un muro, che ali'in
sù và a terminare élla Pcgna , che è un_»
Romitaggio de’ Padri Agoftiniani lui
monte ; l'altra , ch'é la maggiore, diceli
del Monte, per elfer collocata fulla più
alta cima di una montagna . Di più vi è
un Forte eminente, detto di Noltra Si-
gnora della Ghia
.
A 2 Prete
lo Giro nEt Mondo
durati fi eòtentaron perdere più torto le
miglia/a di feudi, che quei reftavan dove-
do, che amicarfegli di bel nuovo ; poiché
hà giurato per gli loro Dii di nò ammet-
tere più Criftiani nel lor paefe,e venendo-
vi trucidarli irremifiìbilmére . Per torre
affatto la cagione d'introdurfi Criftiani
fotto il manto d’altre nazioni , furono
configliati dagli Olandefi ( che vogliono
efler foli nel guadagno ) di porre nella,,
porta dello sbarco un Crocifift'o fui Aio-
lo, acciòchc conofcafi fe fotto abito men-
tito vi fia Criftiano; poiché quertiricu-
ferà, o tituberà almeno nel calpeftarc il
Crocififfo per entrare in Nangafichej
porto del Giappone . Cosi dunque gli
Olandefi fi rtabilirono nel lor negozio'
coil’efclufione degli altri , facendo cre-
dere a’Giapponefi , che eglino non foffer
Criftiani ; non avendo fcrupolo per Fin-
tereffe del traffico dicalpeftare la Santa
Immagine. Il che non vollero fare gl’In-
glefì.Ed è taro ciò vero, ch’io ho veduto,
c parlato nella Cina co un Cinele, che mi
diffe ayerlocalpeftato;e fattoli Criftiano
in Nankin li accusò di finiile empietà.
Fece però l'ultimo tentativo la Città
di Macao , non ha molti anni ! efponen*
doli alcuni fuoi Cittadini co itiprcpidez-
Del Gemelli.' ii
za a morire , o a guadagnare colla forza
del beneficio gl'indurati cuoriGiappone-
fi,pcrfuali , che Iddio avcfife difpofio per
un’accidente di fardi nuovo inalberarla
Croce in quel vallo Impero; ed il cafo fi
fùtile naufragò a Fcbbr.i 6S 5. correndo
tempefta una funè » o barca Giapponefe,
ch’andava per l'Iiolc carica di tabacco,
dando a traverfo nelle vicinanze di Ma-
cao, fc-nza pericolare ne filmo delli 12.
Giapponeli , che la governavano . Fé
dunque la Città fovvenir coloro,
vendere la barca , c mercatanzia pel
dar loro il ritratto. Avuto poi fra lor co-
figlio, {limarono tutti ciò ottima con-
giuntura per tentare il riftabilimenro in
quell’Ifole : del cui parere furono anche
i Padri della Compagnia.
Noleggiarono per tal’eltetro tanto la
Città , quanto i PP. Gcliiiti un vafccUo
a l'pele loro; l’opra di cui imbarcati i
Giapponeli, feceli vela a 13. di Giugno
di detto anno per Nangalache; c giunfe-
roa2.di Luglio di notte in quel porto;
cd all'iftelìu ora venne un Mandarino a
bordo del vafcello(che lì nomava S. Pao-
lo) con un Droghemamo Interprete , cj>
quattro Scrivani ; unode’quali era man-
dato dal Governadorc dclTarmi , il lc-
CQIV
;
l 'i Gmo del Mondo
condo da quello del politiconi terzo dal-
ia Città , ed il quarto dal Giudice della
Religione, per iscrivere feparatamcntej
gl’interrogator; , che faceva l'Interprete
in lingua Portoghefe, e lerifpofte ,ch«u
davano gli ftefli Portoghefi , acciocché
non vi fu He inganno , Si pofe il Droghe-
rrian inginocchioni avanti il Mandarino,
Nè ilimo io , che mai la diligenza di
prudente, e fcaltro Giudice potefie fal-
lante interrogazioni fi fc ali , per far cade-
re il reo a confeiTare il delitto, quante ne
faceail Mandarino per far confeflàre a ?
Portoghefi la notizia dell’antico divie-
to, che vi era fotto pena della vita di nò
aver ad approdar legni Cri ftiani nell’Im-
pero del Giappone, ed approdandoci fi
avelfea praticare il gaftigo dovuto . Ma
co fioro conofcendo il difegno del Man-
darino , non caddero nella trappola, ri-
fpondendo giudiziofamente alle tanto
do mando, (Tempre negando lafcienza.,
della proibizione . In fatti furono i
Portoghefi domandati del tempo del
naufragio della barca ; in che quartie-
re videro in Macao li 1 2. Giapponefi ; fe
colà, o nel vafcello praticafiero con Cri :
Piani; e che cofa defiderava da loro la_»
Città di Macao 5 fe nel vafcello vi erano
ycc :
DstCjEMEi.tr.
vecchi, che fi rie orda fiero dell’avvenuto
co’Criftiani, e’ Giapponefi; ed altre cofe>
che per brevità fi tralasciano ; Spenden-
doli molte ore in fimili domande si dal
Mandarino , come da’quattro Scrivani,
che Separatamente le Scrinerò, per ripor-
tarle a’ loro Superiori . Prefo in fine il
numero della gente, elamifura del va-
scello, parti fiì il Mandarino con tutti co-
loro, che conduceva Seco.
Ubbidiscono con piggior condizio-
ne de’ , Schiavi i Giapponefi plebei a’
Nobili , ed a’Mandarini ; perciòche non
ardiscono loro di parlare, chegenuflcfiì
con la fàccia a terra, portando le ma-
ni giunte alla fronte , c slargandole ver-
fo il Mandarino in Segno di riverenza..,;
il che praticava ad ogni ri Sporta del Ca-
pitan del vascello il Drogheman.E qua-
do un Mandarino s’imbarca Ile in un le-
gno , dove flirterò mille pedóne , non_*
fi udirà una parola , tutto oprandoli
per Segni : e comandali Piloto con una
carta , o ventaglio in mano , Segnando a
delira , o a finiftra per regolarli il Timo-
niere .
Si parti il giorno feguete in un Palan-
•kinii Mandarino per Amiacoa dar er-
tezza all’ Imperadore dell’arrivo del va-
scello
14 Giro dei Mondo
(cello Portoghefe; ed in tanto fi manda-
vano dalla Città i rinfreschi con molta
cortefia, facendo lor Papere, che diman-
dattero pure tutto ciò, che facca loro bi-
fogno, cilene farebbono provveduti ; e
benché i Portoglieli non fi fpiegaflero,
nondimeno da sè i Giappone!! manda-
vano quanto loro abbifognava .
Era di di, e di notte circondato , ej
guardato il vafcello da io. fune, le quali
fon barche del paefe, fornite di gente da
guerra:ed invigilano,acciòche niuno de’
Portoglieli mettelfe piede in tcrraied in-
fieme accioche n5 fi faceflc gitto di cofa
alcuna in mare; poiché un giorno, che
fcappò un* Anitra , furono più funè in_>
bilica della medefimaiper più ore: ej
prefa , portaronla legata al Govcrnado-
re,che la rimandò, incaricando loro, che
fletterò con vigilanza a non farli fuggi-
re animale alcuno ; volendo, che^ in prc-
fenza de’ Soldati ancora fi gittaflero lo
immondezze al Marc.
Il di fogliente dell'arrivo de’Portoghefi
vennero gli Olande!! in una barchetta a
bordo del vafcello , giudicando che;fufle
nave di loro nazione ; e veduto ch'era
Portoghefc , ed intefo il motivo della..,
venuta , fé nc ritornarono,diccndo,cho
in
Del Gemei,!. r. 1
5
in quel paefe era necdTario parlar la ve-
rità.
Non è la fattoria di Nangafacche in_»
quella libertà, che altrove è il commer-
cio degli Olande!! ; nè in quello porto è
si autorevole, come in altre partijpoichè
capitandovi vafcclli, fubito viene un,
Màdarinoad annoverar le perfone,c ri-
portar in terra le vele, e’1 timone.Quado
vi muore alcuno , li deve riconofcere il
cadavere per lo Mandarino prima di Ic-
pellirlo. In maniera cheelfendo fei anni
fono mancati due marinari , che pelerò
piede in terra, giudico!!!, elitre flati
due Padri della Compagnia di Giesù,
che in tal modo li aprilfero il palio a
quei Regni; ma coflò molto dcna;o per
occultare cotal fuga , corrompendo il
Mandarino cò fare apparire due tu moli
di morti ; di modo che oggidì nelle navi
del Giappone non ricevono gli Olande!!
alcun forcltiero,ma i foli naturali d’Olà-
da, con giultificazione della contrada,.,
del Padre , e della Madre. Nè gli Olan-
defi tengono comunicazione colla Cit-
tà , ma iè ne hanno nella loro fattoria,,,
polla in uno fcoglio ferrato di mura, che
tiene due porte; una dalla parte del por-
to, per imbarcare le mcrcatanzie,Ja qua-
le
1 6 Giro del Mondò
le fi ferra con cinque fuggelli, partirti va»
ledili , per non aprirli a pena della vita_>;
l'altra , che comunica colla Città, guar-
data di continuo ; non permettendoli il
commercio co’Giapponelì , fe non fo
una volta l’anno , che danno il palfapor-
,to alla perfona deftinata per pafiare itu
Amiaco a vifitarl’Imperadore in nome
della Compagnia,
Dopo 55. giorni ritornò dalla Corte
il Mandarino ; eflendofi indugiato quivi
per la diftanza di 1 20. miglia , che vi hà
da Nangafacche . Tanto egli , quanto
altri Mandarini lcrivani , ed interpreti,
vennero a bordo del vafcello Portoghe-
fe ;e diffimulando l’andata in Amiaco,
ferono a fapcre al Capitan di quello, che
l'Impcradorc , e fuo Configlio non ave-
va contezza del loro arrivo ; ma che co-
municatoli al Segretario dittato, colui
fi caricò di tal’ affare , per non poterli
parlare al Re. Che perciò eglino poteva-
no andarfene via; imponendo loro , che
non ritornattero per innanzi all’ I fole per
quallhla cagione; mentre per allora per-
donavano loro , e davano la vita in ri-
compenfa del beneficio, che aveano fat-
to a’ loro Cittadini ; i quali condulfero
in Nangafacche fenza faperfi fe Rivette-
rò
Del Gemei lì* 17
ro fatto morire . Dopo quella rigorofi*
proibitione, dimandò il Capitan Porto-
gliele per mezzo dell'Interprete , fe mai
di nuovo naufragaffe altra barca diGiap-
ponefi nel lor paefe, che dovrebber egli-
no fare ; alla qual domanda non mai fa
datari/pofta.
Dopo letìfero l’ordine dell’Imperado,-
re,chc riceverono per lettera del Segre-
tario :ed ogni volta che fi ripeteva il no-
me dell'Imperadore , i Mandarini fi po-
nevano in ginocchione.In fine aflìgnaro
loro il tempo alla partenza , dififero, che
avvertifiero ciò che faceva lor di bifo-
gno per provvederfi ; avvinando loro an-
cora, che fe per disgrazia eonveniffo
coftretti da tempefta ritornare in dietro,,
veni fiero in Nangafacche : e che fi guar-
dafiero di andar in altra parte, perche
correrebber pericolo nella perfoua. Riti-
randoti i Mandarini, lèrono da più fune,
e barche rimorchiare il vascello fuor
del porto della Città un tiro d'i cannone,
dove ftiedero un mefe e mezzo, atten-
dendo la ftagione t la qual giunta , nel
giorno ftabillto, condnfiero loro i Giap-
ponefi il mantenimento domandato ,e^
l’acqua, la quale aleggiarono in lor pre-
sènza per toglier ogni loljpctto. Appretto:
Tarn IV. £ ri- -
18 Giro dei Monco
ricon figlia ron loro Immagini, e Corone^
e Croci, che fi ave va n prete nel primo
loro arrivo in Nangatecchede quali ter.
bavan chiute In una caffo , per l’aver fio.
ne, che quei popoli hano alla Croce, e de.
vozionj de’Crifiiani. Avcvàgli dimadati
nell’arrivo, perche portafiero la Croco
nella bandierai, a cheavevan rifpoftoi
Portoghefi, ch’era l’integna del loro Re.
Parti dQque il vateello di ritorno a Ma*
cao tenza alcun frutto, dopo tanta fpefa,
.
' 1 Oltre alla relazione del fatto già rife-
rito, mi narrarono il piloto, il Cornarne-
ftre,e più marinari, i quali furono a quel
viaggio (con cui ragionai fopra il va*
fcello del Rofario) che nel canal di Nan*
gafacche fia molto difficile ad entrare,
per gli baili, Iiole, c (cogli, che ticnetoltrc
alla neceilità di dover ancorare quattro
volte per la Marea, che in alcune ore è
favorevole , in altre contraria . Cuftodi-
(cono quello cinque guardie in cinque
pofii , compartire fui canale , e dii ej
Prefid; ncll’cntramento del teno, i quali
toftoche ftuoprono qualche nave, nc
fortan allaCittàla notizidjcosiqucllasé-
za mura , c tenza cannoni cuftodifcefi fol
con la vigilanza .Lecate della Città fon
di legno , le firade fon abbarrate di not-
te.
p e l Gemei,! t. 19
te, e guardate da’ Capitani , i quali de-
vono dar conto di quanto accade . Ri-
guarda Nangafacche l'Occidcnte;ed ha
digito più miglia. Riferirono di pitiche
i Giapponefi tappali dalla Jarghcza della
fronte fino alla corona, Jafeiàdo gli altri
capellicorti:e che metro van fuora di ca-
fa , portano la teda fcoperta , ufando fo-
lamentei Mandarini un cappello di pa-
glia delicata ; rappanfi il mortacelo, e la
barbala verte loro ècorta(aimen quella,
che ho veduto portare ad alcuni Giap-
ponefi) legano con una cinta la di fotro,
in cui partano le ducfciablc,che portano,
una lunga, ed altra corta . Le donne ve-
ftono dell’irterta maniera , e portano le_>.
chiome fciolte : non ufano tele per fof-
fiarfi il nafo , ma confumano carta , che
ferve per una fol volta. 11 terreno di
Nangafaccheè montuofo, ma fruttife-
ro , in tanto che porta la maggior parte
delle frutta d’ .Europa.
z 6 Giro del Mondo
volte per render intrigato il paflo. AI et»
der del Sole Infoiammo a delira Lunvan,
cd a fini lira Citali, Potami, ed altre ma-
gnifiche Terre , che ad ogni due miglia
fi vedevano : in ciaicuna delle quali mi.
ravamo otto,dodici>e quindeci alte Tor-
ri, fecondo la grandezza del luogo, di fpa.
ziofa fabrica,ben forti , e con loro baie,
ftriere, chela vigilanza Cinefe fi fabbri-
cò in cafo d'attacco nemico 5 acciocché
ritirati i Cittadini con loro averi , fi di-
fendelfero , avvertiti da coloro, che qui-
vi danno a guardia • la- qual cofa e fola-
niente in quei luoghi , dove non è for-
tezza per ritirarli
.
Venerdì 19. entrammo nel porto di
Canton prima di nafcere il Sole, effondo
rimali la notte full'ancora a vicinanza*,
di quella Città . Quivi fi congiungono il
canal fallo, e'1 dolce ( per dove andam-
mo ) e fanno quella pcninfolai alla punta
della quale è Macao, lontano 150. mi-
glia da Canton ; perciocché il cammino
non fi fi per dritto, avendo noi fatto uiu
mezzocerchio per le ritorte vie del fili»
me. Fui in una barchetta alla dogana^»
che dava in una barca molto grande con
più camere per fervigio degii ufficiali j i
quali rie onoiduco il palTapottQ ddlTipà
h
Del Gemei li » 27
iiberaronmi con cinque grani di diritto»
fenza che aprifferola valige ; pagandoti
alla lorgia intorno a tei reali di Spagna.
Andai nella cafa de* Padri Spagnuoli
di S. Francefcò , che aflìftono per la_»
miffione in Canton , e nel fuo Borgojtc-
nendovi due ben’ ornare Chiefe con la
carità, che loro fomminiftra la Maeftà
del Re delle Spagne 5 mi riceverono con
Gioita cortefia, non lafciando d’infofpet-
tìrfi del mio arrivo , come di cofain-
folira
.
per intelligenza di ciò è da fapere,che
la Città di Macao per fua povertà dtL,.
lungo tempo addietro nò avendo avuto
Pallore , parve alia Sede Apoftolica de-
putar nella Cina,Tunchin,cCocincinna
Vicari Apoftolici,a* quali ubidilTero tut-
ti i Miffionarj ,c Cattolici . Ed in effetto
desinati i Clerici Franteli del Collegio
di S.German di Parigi , a quelli preda-
rono giuramento d* ubbidienza i Padri
fuddetei Francefcani, Agoftiniani , o
Domenicani Spagnuoli, che mantiene la
pietà del Rè delle Spagne in Cina. Quat-
tro anni fono , ftimadofl ncceffaria l'aflì-
Rézadcl Pallore, fcrilTe la Città di Macao
ài Redi Portogallo, che interponeffe i
fuoi uficj apprefib SU4 Santità per efier
pio-;
»
28 Ciro del Mondò
provveduta quella Chiefa del fuo Ve*
fcovo, offerendo di mantenerlo con una
convenevole afliftenza; per Io che venne
il Prelato in Macao , il quale pretenden-
do effer di fua giuridizione Canton,ed
altri luoghi della Cina, vuol , che infe-
riti Miflìonarj debbiano ubbidire asè,e
nona' Vicari Apoftolici ,chc fuppono
effer flati rivócati.Ma perciocché quelli
han preftato giuramento d' ubbidire a*
Vicari, dicono, che non poffono foggia-
cere al Vefcovo , fe colui non moftra la
rivocazione. Sopra quefti punti ogni dì
vi fon monitori > e citazioni^ quali noru>
fol diftolgono quei buoni Religiofi dal
fervigio di Dio , e dalle miflìoni , ma gli
allontanano dall’affetco fraterno , cho
devono portarli l’un l’altro ; poiché tut-
ti ne fono in partiti, i riferiti dalla parte
de' Vicari , e per contrario i Padri Ge-
fuiti da quella del Vefcovo : differenze^
ben note alla Corte Romana , mentre fe
n’attende il rimedio per riparare a gli
fcandali , che ne poffono forgere a’ Cri-
fliani Cinefì.
Effendo io giunto in rempo di tali di*
flurbi , fermamente fi perfuafero tutti,
che io era inviatoda S. Satira per preda:
informazion fegreta, chi faccdomiFrate
Car*
Dei Gemei i r? 29
Carffielita Scalzo , e chi Prete? e quan-
tunque io procuraffi, con narrar loro il
vero togliere da quelli fofpetti i Padri
Francefcani, dicendo loro, ch'io era_*
Napoletano, che per fola miacuriofità
Viaggiava! e che Sua Santità non mi
avea dato nè pure un baiocco per far tal
Viaggio : e eh’ il meno che io voleva fa-
pere era delle loro Miffioni 3 nondime-
no ciò non gli ritraile dalla forte im-
presone concepita, rifpondendemijChe
da che s’aperfe il camino della Cina, non
mai s’era veduto Italiano fecolare,non-3
che Napoletano colà capitare. Alla finej
dilli loro, che regiftraflero le mie valige,
che volerieri lor darci le chiavi per difin-
gannarfi, che non tengo tali iftruzzionii
però tutto fù in vano,mentre tanto i Pa-
driGefuiti,quanto i Francefcani facevan
conliglio fopra il mio arrivo.
Canton, oKuanccou in lingua Cinefe
è la capitale della Provincia di Kuantun,
polla in gr. aj.e5.min. di latitudine^
Non potendo per la fua grandezza eflcr
governata da un folo Governatore , la.»
divilero per una muraglia da Levante a
Ponente in due , vecchia, o Keucìn , e
nuova detta Sincin , anche con la divi-
sione de’fuoi Borghi comprefi nella me-
JO Giro del Mondo
dcfinia . In quefta Città amminiftrano
giuftiziadue Governatori chiamati Ci-
jtenes, con piccioli Mandarini lor fug-
getti, con Capitani, Officiali , Scrivani,
& altri Miniftri di giuftizia : Un Cifù, ò
Reggente per lo governo politico è fu,
periore a quelli due Governatori , eh’,
cfcrcitala fua carica con due Ajutan,
ti detti Vùful, eSanfù , di mandeftraj
l'uno, di finiftra l'altro ; Il ViceRè detto
Fùyùen,che governa la Provincia, è fo-
pra tutti . Ben vero per lo pallaio efer-
citava quefta carica una famiglia con
titolo di Regulo; ma quello Impera-
dore fono dieci anni che i’eftinfc, per
fofpetto di fellonia, facendogli recide-
re il capo. Sopra quello ViceRè co-
manda un Tfuntò,o Vicario generale di
due Provincie, che dimora in una Città
delle due capitali, o dove li piacejoggidì
rifiede in Ciaozuinfù . Quello per lo po-
litico è luperiore a’ ViceRè, c per lo mi-
litare Giudice privativo , poiché egli
folo dà gli ordini a* Soldati , il che non,,
polìono fare i Vice Rè, per non tener au-
torità.
Per lo criminale vi è nella Provincia
un Ganciasù , che gaftiga i delitti ; Per
Pcfazzionc de’ tributi Imperiali un Te-
fo* '
Db t Gemei trS » jr
foriere detto Pufinsù;
per lo militare fubordinati al Tfuntò
vi fono due Generali , un comanda Ul>
milizia Tartarefca detto Cianchitin-»
*
d’ugual ppreftàal ViceRò; mètre tocca
dentro la Città Timpano Cinefe, (ch’è
un Tamburo di rame) con tredici colpi,
ficome tifali dal ViceRè 3 conofccndoli
in Cina l'autorità , e dignirà de’ Miniflri
dalla quantità di quelli. L’altro Genera-
le comanda la Milizia del Paefc perla-»
cuftodia della Città, però fubordinato al
ViceRè; quello è detto Tini .Tengono
i Generali lòtto il lor comando, M alilo
di Campo , o Zumpin ; Sargente mag-
giore, O Futian ; Capitani detti Secupe,
& Alfieri, ò Pazun.
Sono nella Città altri Tribunali , & in
cia.fchuno fei Scrivani de’fci Gran Con-
figli della Corte Imperiale, per ifpac-
ciar ciafcuno gli affari appartenenti a
quei Configli; de’ quali fi ragionerà ai
lor luogo.
I.e Città riferite , e fuoi Borghi fono
si popolati, che con malagevolezza vi li
patta in fedia .Dicono! Padri Milliona-
rij, che faccia tutto quello corpo di Cit-
tà , e Borghi , quattro milioni , & ali-
tanti laProvinciaj ma a gli .Europei par-
'3 i Giro'ml Mondo
tà favola, per non elfer avvezzo il Ioi
orecchio ad udir sì gran numero 5 ere-
dano purequel che vogliono, ch’io ferir-
li quato mi riferirono Padri degni di fe.
de , ch’in ciò non han veruno interdTe
,
Xe cafc fono ba{Te,di pietra,o di mattoni,
fenza fineftre alla firada , e tutte quali
eguali; perciocché iCinefi le fannosù
d’una medefima pianta : e sì ancor lej
Città corrifpondonfi nella fimerria . Le
Città tengono quattro porte principali
pcrLevantc,Ponére»Mezzo dì, e Setten-
trione; pigliando i Borghi dalle medefì-
ineladeiiominazione.se la Città farà
grande vi aggiungono dell’altrc porte*;
ma le quattro fudette non han da man-
care. Le ftrade fon lunghiflìme,e dritte;
le botteghe ricche di Sete, e di Droghe,
e d' altre mercatante del Paefe,fpezial-
mente nella Città nuova , perche nella.»
vecchia dove rifiede il ViceRè con Tri-
banali, c Milizie già dette, non vi è gran
co/a;per altro la Città, e Borghi fono un
continuo Bazar, o Fiera, per le tanto
botteghe, che vi fono,
I Palagi del ViceRè , e degli altri
Mini Ari fon grandi affai, e tutti in un
piano con loro Tribunali;perche no han
vaghezza alcuna, poiché fono Cortili
den*
Dhi Gemelli. 33
dentro Cortili con gli appartamenti , c
camere all’intorno , che ricevono da_»
quelli lume: Nella Città vecchia vi è
una bella ftrada di più arcate di pietre
ben lavorate . Sopra le mura della Città
non tengono in ordine Cannoni , ma
pochi Falconetti perle Felle.
Sabato 20. vennero alcuni Padri Mif-
iionari ; a farmi favore a cafa.
Domenica 2i.afiìfterono nella noftra
Chiefa tutti i Criftiani Cinelì , che mi
cdificarono.'per la loro gran modeftia.
Lunedi 22. mi fei tagliare altr’ abito
alla Cinefe di Città più decente.
Martedì 23 . andai nella Città vecchia
a reflituir la vifita al Padre Commifsa-
rio di S.Francefco. Vi trovai una buona
Chiefa, e Convento: quelli fon flati fab-
bricati venti anni fà dal Regolo (che di-
fgraziatamcnrefè morire l’Imperatore)
perciòche quel Signore {limando molto
i Padri Riformati, non Col fé loro fab-
bricar la Chiefa , e’ 1 Convento , ma
agevolò ancor la copra d’una cafa rica-
duta all’Imperadorc,la quale ebbero nel
Borgo i Padri à buon prezzo per fonda-
re altra Chiefa, e Convento, dove allo-
ra io dimorava.
Mercoledì 24. andai dal Padre Tur'?
'Parte iy, C corti
34 Giro del Mondo
cotti Supcriore de’ Padri della Conipa*
gnia à redimirli la vilìta tquefto buon_>
Religlo/'o efiendo Milancfe pafsòa fpe.
fe della Corona di Spagna perla patte
del Mexico a Manila, c mandato alla».
Miflìone di Ternati , ivi fu fatto prigio-
niero col Prefidio dagli Olandefi, che
lo conduflcro in Batavia , dove ottenu-
ta la libertà, fi trasferi in Macao fotto la
protezzione della Corona di Porrogai-
,
lo. Quivi fu impiegato nella Miflìone
di Canton; però tanto la Chiefa, quan-
to il Governo fon poveri, & in mal flato.
Andai Giovedì 25. a vifitare M f Sefc
ChericoMiflìoriario Francefe del Colle-
gio di S. Gcrman di Parjggi.
I Padri Agofliniani Spagnuoli fono
due anni, che comprarono cale per farla
Chjeià , la quale non ancora avevan co-
minciata , come ne anche ì Padri della..
Compagnia Franceft refidenti in Pekin,
che tengono la cafa vicino a quelli.
Mirali preffo a Canton altra Città
natante fopra Fonde del canale in bar-
che, poiché in ogn'una vivono le fami-
glie intiere co’ loro animali , e volatili,
eflendovene tal’una lunga quanto una.,
galea , coperta di tavole, ò canne , overo
foglie di fichi con 1 1 . e 1 2 . camere fepa-
rate
Dei Gemjui,' 3 5
rate per la lunghezza, alle q aali (i hà la-»
comunicazione per una Galena di ta-
vole , che quelle tutte per ambi i lati
tengono.
In Cina una per/òna civile non può
dar un palio a piè , ma è necelfario per
non cadere nel difpregio de' Cinefi , an-
dare in tedia, la quale s'hda buon prez-
zo , e di miglior bontà delle Napoletane.
Non ulano però corregge, ma un legno
Inchiodato a tra verfo per ledueftanghe,
il qualpongonlx su le fpallc, ma ignude,
che non può loro far che male, taglian-
do la carne . Per un carlino della mone-
ta di Napoli porteranno i Cinefi la Tedia
fei miglia.
Determinandomi di pattare in PcRin*
parlai ai Padre Superiore del Conventò,
dove io alloggiava, per prevedermi dì
Fante fic uro" Colini per la fubordina-
zion, che tiene alli Padri della Compa-
gnia, fccretamentelofe lapere al Padre
Turcotti per udirne il fuo volere 5 il qual
per eflcr un buon Lombardo nipote, che
ini J afe i afferò andare 5 quando fé fotte.»
fiato Por togfiefe licura mente m'avieb-
y^e imbarazzato il viaggio. Non lafciò
però di maggiormente infofpettir rutt’i
Milionari; quella mia determinazione
,
C 2 c tc-
42 Giro del Mondo
Ore folite dell’orazione. Reftammo Ia_>
feranclla Guardia, e Villa d'Uanfùcan.
Venerdì 2. pacando per una Pagode
tagliata in mezzo d’un'alta rocca , la ce*
cita de’ Barcarolibrugiò alcune carte,
c accefe i lumi . Il Fiume era torto, e 1^
barca fi tirava con una corda fatta di >
cannucce, onde il cammino fi facea len-
tamente ; e i Marinari ancora confunia-
van il tempo a far la loro cucina , trava*
gliando nella medefima a vicéda;percio-
che fon sì ghiotti, chedivoran due volte
la roba , prima cruda, e poi mezza cotta;
poiché uno fe l’aggira nelle mani, l’altro
le dà un taglio : tal’uno la lava , & altri
con l’occhio l’inghiottifce.Eglino fan al-
l’alba il primo parto, continuando ad ore
gli altri, nè altro ch’il vétre è il loro Dio.
Pernottammo Sabato j. predo la_,
GuatiJia di Pattò . Il caldo facevafi fenti-
re^chel’iccrefcevanoi-Marinari co' lu-
mi, ch’ogni fera accendevan ad un pago-
dino, che ftava dentro il mio camerino,
per lo che torto io gli ammorzai.
Domenica 4. prima di vefpro giun-
gemmo a Sciauceufù, Cittì cinta d’una
debole muraglia di quattro miglia ;e per
le tre parti circondata dal fui me;ha buo-
ne botteghe, c cafe all’ufo di Cina.
Lu-
D E t G E M E l 1 I» 4$
Lunedi 5. dopo lo fparo di alcuni mor-
taretti venne per la ftrada della marina.,
il Mandarino della Città a prender fre-
fco;lo precedevano due con due tam-
buri di bronzo, che davano nove colpi,
due bandiere turchine, due bianche, due
mazze con le teile di Draghi dorate al-
l’eftremirà ( ioti l’Armi Imperiali ) due
manigoldi con baftoni in mano, quattro
mazzieri, altri quattro ufficiali con cap-
pelli roffi , e neri , a modo di un pan di
zuccaro lenza falda, e cò due penne pen-
denti , i quali gridavan per avvertire il
popolo. Veniva apprefloil Mandarino in
fedia , portato da quattro co tre ombrel-
le a’iati; lo feguivano dicci fervidori con
feimitarre , tenendo la punta avanti in-,
vece del manico . Dimorammo la not-
te preffo alle cafe di Tanfù, o guardia di
Vyantan.
'Redimo Martedì 6 . in mezzo al fiu^
me fenza avpr fatto molto cammino,pcr
cagion della corrente contraria , e ra-
pida-, .
Mercoledì 7. dopo vcfpro ghignam-
mo in Chiankeu.picciolo Villaggio, do-
ve il finì il viaggio della prima barca . Si
prefe quivi altra più picciola,pcr cagion
della corrente , e mancanza dcll’acquo,
men-
44 Giro dsl Mok»o
mentre quivi s’uni/cono due fiumijfi pa-
gòquerta barca 700. Sien,o Ciappas(fo*
no una pezza d’otto ) . Partimmo tòrto,
entrando nel fiume dalla deftra. Pofai
la notte fra molte barche.
Giovedì 8.di buon'ora continuammo
con maggior fretta il cammino, venendo
al cader del Sole in Tancòyen,dovc non
potédo l’acqua del fiume irrigare i cam-
pi, gl'induftriofiCinefi la gettavano a for-
za di braccio con un cato sbalzato per
una corda da due perfone ; o col piè gi-
rando una ruotatila qualc,e ad altra dal-
l'eftremità fi aggira una carena di tavo-
lette per taglio , eh’ entrando Eretta-
mente dentro una lunga carta di legno,
della quale l'eftremirà è porta nel fiume,
monta l'acqua per quella , c vi nel ter-
reno per un canale. Curiofa al certo in-
venzione, che non altri, che il peregrino
Ingegno Cinefe poteva introdurre. Re-
fiammola fera prelibai picciolo luogo
di Tauriycn.
Venerdì 9 . giunfi dopo mezzodì iiu
Nanyunfìì ultima Città per quella parte
della Provincia di Canton ; andai nella.,
Chicfa de’ Padri Mirtìonarj Spago noli,
dove quantunque non ritrovarti il Pa-
dre (cii’fcra andato alli Villaggi di Aiu
mif-
D ? L G £ M E Lt li 45
tniflìone ) fui nondimeno con amoro
ricevuto da* ferventi, che mi trattarono
alla miglior maniera , che poterono .
Nanyunfu è a delira del fiume in lati-
tudine di gr. 25.C 142. di longitudine; la
fua figura è lunga un miglio, c mezzo,
larga un quarto. Portomi in Tedia per Io
frefeo andai parteggiandola, cnon trovai
<Cofa,che allettafle gli occhi; poiché oltre
d’efler barte le cafe,vc ne hà molte logo-
re , e rovinate, rertando fpaziofi giardi-
ni dentro la Città. Vi fono molte botte-
ghe di merci , c viveri, ertcndo quel luo-
go neccflario parto per tutte le merca-
tanzie ,chc fi tralportano da Mezzo di
al Norte , o al contrario.
CAPITOLO Q VINTO»
Cammino ne ceffar io di Terra per imbarcarli,
con la deferitone del gran Canale
della Cina
.
D I buon'ora i mici fcrvidori fcrpno
venir Sabato io. tre ledie in Con-
vento, una per me , e due per Joro;fono
quelle ben leggiere , come latte di canna
anche le ftanghe;perche devono portarli
per una fcoiceia montagna.
.
Non è cre-
dibile
,. 4 ? Giro dei. Mondo
dibilc la velocità con cui andavano! fac.
chini fenza pofarc , fuor che tre volte in
una giornata di 50. miglia; facendo di
trotto cinque miglia per ora , fenza ta
delicatezza delle corregge , in vece di
cui portan Copra il collo un duro legno a
traverfo , che taglia lor la carne ; tifano
hondimeno alcuni un collaretto di cuo/o,
per ripararli
.
Il camino era quali una continua fie-
ra per le tante mercatanzie, che trafpor-
tavanfi da infiniti facchini, c per le fedie,
che paflfavano;poiche in Cina dovendoli
portar tutte le merci per fiumi , e noiu
eficndo comunicabili li due di Nanuny-
fù , e Nanganfù ( che tirano il più gran,
commercio dell' Imperio ) lì conducono
per terra so. miglia ; per lo qual trafpor-
to le perfonc fervono di belli e, carican-
doli ben bene le fpalle ; potendo con ve-
rità dire , che in quella giornata ne in-
contrai più di 50. m.
Per dar da mangiare a tanta gente il
cammino è una continua popolazionej
di Villaggi , e d’ofterie , nelle quali defi-
nano quei facchini per un grano delta
moneta di Napoli. La campagna (dove
è coltivabile) è un campo di riio , che di
tutti tempi matura , fenza rimanervi
oziofa
D Et G E ME HI. 47
cziofa la terra . Definai à mezzo di in
un’Ofteria ; ed apprettò per Io caldo ri-
pofai in altra. Quantunque la montagna
perdue miglia di /alita , & altrettantc di
icefa fotte prccipitofada feci nondimeno
in tedia ; pcrciòche i facchini , che mi
portavano, eran ben forti : & io mi flava
alquanto infermo. Apri il palio a que-
llo monte un tal Vùen, mentre era Man-
dano di Nanganfù , anche con l’aiuto di
quello di Nanyunfù , che tagliò fimil-
mente per la tua parte l’impraticabilej
monte ; per mercè del cui beneficio vi
ferono i Cinefi a que’duc Mandarini una
Pagode nel mezzo con le loro ftatue „
adorandoli ficome Idoli . Smontata la
montagna dopo due miglia giunti in_»
Nanganfù , tre ore prima che fi faccttc
notte; alloggiai nella Cafa de’ Padri Ri-
formati Spagnuolire benché non vi flette
il Padre, eflendo andato fnora per laDio-
cefe di tua Mifiionc ; i Serventi nondi-
meno mi complimentarono con gran-
d’attenzione, & umiltà.
Niuna Mifiionc di quante nc fono
in Cina, è miglior di quella, che vi man-
tiene la pietà del nottro Monarca delle
Spagne; il quale dopo aver fpefocft_>
mille pezze d’otto a porre un MitPona-
48 Giro del Mondò
rio in Cina» l’aflifte puntualmente con
altre 140. l’anno ; pagando per 20. Sog.
getti a’ Padri Riformati , quando noni
vi afliftonopiù che dodici.
Il fomigliante egli fà a Padri Dome'
nìcani » & Agoftiniani Spagnuoli,i quali
colà ancor vanno per la parte di Manila,
Il denaro ch'avanza loro a capo dell’an-
no» l’impiegano poi a far nuove Chicli,
o adornar le fatte ; poiché le più bello,
che vedonfi in Canton , Nanyunfù,t
Nanganfù,fono de' Padri Spagnuoli,dit
le mantengono con molto decoro
.
Se bene i Padri Gcfuiti in Pekin, Can
ccufù , & in altre Città tengono rendite
di cafe , c di campi , vivono nondimeno
con molta ftrettezza , mentre non (do
bene affìttiti da Portogallo ; avendomi
eglino medefimi raccontato , che l’anno
pattatone fi ripartirono che 25.Tae$pci
Miflìonario , che fono j i . pezze d’ottoi
che non poffbno ballare un’anno pei
mantenere quattro, o cinque famigt
a quelli, che non hanno renditeamentro
quelli di Pekin la pattano bene. Poftomi
in Tedia andai patteggiando la Citrà(ch’l
la prima dalla parte della Provincia di
Kiamfij , dividendo il monte le due Pro
vincic ) . La medefima è a delira del fili-
Del Ctemelli* 49
me lunga un miglio, oltre i /noi Borghi;
c/Tcndovi nell'oppofta riva altre molte
villate. Le cafe generalmente fon di pie-
tre, di marroni,
e
di legno, bafle, e mal
fatte : le ftrade /Irerte , e le botteghe non
molto ricche; avvegnaché vi Zìa molto
traffico per terra , e per acqua ; perche^
per render agiati a baftanza gl’infiniti
abitanti , bi/bgnerebbe che il fiume cor-
refie oro
.
II gran canale della Cina che rdndo
navigabile si vafto Imperio da un capo
fino all’altro per lo gran tratto di ci re a_j,
mille, e ottocento mig'ia /empi e per fiu-
me, e canali (benché io fatta vi avelli una
giornata di cammino per terra da Na-
nyanfù a Nanganfù ) fu fatto d'ordine
del Principe Tartaro Xi^u , o Cublay;
poiché avédo i Tartari occidentali quat-
trocento ,e più anni fono conquiftata_*
la Cina , ftabilirono nella Città di Pekin.
la lor Sede, per governare più agiatame-
te i loro Stati della Tartaria occidentale,
(che comincia dalla Provincia di Pekin,
e fi /tende fino al Mogol , e alla Perfia al
Mar Cafpio ) e perciocché le Provincie
Settentrionali non potevano fommini-
fìrar le provvifioni necefiarie per lo man-
tenimento dj quella gran Cortcjper l’in-
TartclF. D ccr-
r
50 Giro del Mondo
certezza che sfincontrava nella naviga,
zione a farle venire dalle Provincie Me-
ridionali , per cagion delle calme, e tem-
pelle , impiegò infinità di perfone , che
con immenfc fpele, e maravigliofa indù-
firia aprirono a travedo di più Provincie
un canale di 3500. ftadj Cinefi di lun-
ghezza, che fono $ Italiane.
Quello Canale in divedi luoghi, tanto
per ifeemar la corrente dcll'acque, qua-
toper render quelle più profonde, tie.
nefettantadue inclufe . Elle hanno graf-
fe porte, fatte di legno, ch,e fi chiudono
la notte, ed apronfi il giorno, per far
pattare le barche. Si pattano generalmen-
te con fàciltà; non però di meno, venej
fono alcune, che fon malagevoli, e peri-
colofe a pattare, fpezialmente quella, clic
chiamano Tien Ficha, cioè a dire la Re-
v gina , e Padrona deL Cielo , per cfprime-
) reconqnefti termini iperbolici Ja fuaj
altezza firaordinaria .Quando le barche
.? vanno centra Ja corrente , e fono giunte
al baffo di quettu inclufa , per più funi
fon tirateda 400. e 500. perfone , impie-
gandovi capi groffi ligati a colonne di
pietra, quàdo quelle venifler meno; affi-
curate in tal modo, al fuono d'un tam-
buro cominciano tutti pian piano a
trarre
_
Dei G e m e i ì, r» 5
1
trarre la barca , e poi affrettandoli , men-
tre quella (là nella violenza della corre-
te, per porla in un tratto ai ficuro, e nel-
Pacqua morta 5 fcendono però con folle-
citudioe , ma con più periglio , legando
le medefinriccon corde per la poppa, che
dannò lentamente, mentre altri con lun-
ghi legni* ferrati riparano, che non urti.-
no à’ iati. ó
-I. Quello Canal comincia dalla Città di
1 Tnm-ceu, lontano otto miglia da Pckin;
vi è un fiume , di cui fi fiegue la corren-
te fin a tanto , che quello entra in un’al-
tro fiume preffo al Mare, che fi rimonta
per alcuni giorni . S’entra appreffo in un
Canale fatto q mano : e dopo aver navi-
gatoyo. miglia trovali una Pagode, det-
ta Fuèn-Jtiù-miaò , cioè a dire, Tempio
dello Spirito , che divide l’acquejpcrchc
qui l'acque non fon contrarie, ma fi fee-
ée , fervendoli de’ foli rami i Barcaroli.
Quelle acque vengono da un lago dalla
parte d’Oriente per un Canale, che i Ci-
nedi aprirono in una montagna ( atte-
nendo il corfo naturale del fiume ) e con
tal fimetria, e livello, e proporzione le_>
conduffero in quella Pagode , che quan-
do Tono incontro alla meddìma » cor-
rono la metà per Settentrione , e i’al-
D ,z I tra
58 Giro del Mondo
buone mura por la lunghezza d’un nu'.
glio , con le Tue due Torri da' lati, & un',
altraiontana due miglia : la quale i Ci-
nefifogliono fabbricar per ornamento.
Pofammo nella Guardia del Villaggio
di Tuncinpa.
Martedì 20. di buon 'ora pattammo
un gran Villaggio alla riva delira del fiij.
me, detto Cianchiatu:a cui era un’altro
oppofto,detto PcTciata . Appretto ne vi-
di molti altri, fpeziahncntc Junfù. Dopo
mezzo di giugnemo in Kignanfu . Ve-
duta la fedia del Padre Gregorio Yba-
fics Valenziano, e Aiittionario riforma-
to, andai nella cafa, che colui quivi tene-
va per la /ita Mittìone ; ove ripofai tutto
il di , e la notte , venendo tutti i Cinefi
Criftiani a vietarmi . Quetta cafa quat-
tro anni addietro erafi comprata : nè an-
cora eravifi fatta abitazione, nè Chiefa,
ma fi celebrava in una cappelluccia il Sa-
crificio della Metta . La Città è porta a_>
fin ftra del fiume: & è ben grande, eflen.
donna Ioga lunga col Borgo da Mezzo
di: è cinta di buone mura , & hà buono
linde, c botteghe.
Mi ditte il Padre Ybancs, ch’il Cixen, ó
Mandarin di Giuftizia avea publicato
ordine , che non fi adorartero Idoli: echi
Del Gemelli. '59
1 avea fatto baftonare , non aveva molti
- giorni cinque Bonzi, & un'altro ilare un
1 di al Sole in ginocchioni , perche non_>
gli avevano impetrata la pioggia, conio
s’erano vantati d’ottener da' loro Idoli.
Tardi partiti Mercoledì 21- alla delira
del fiume Jafciamo una buona Villa mu-
rata, che dicefi ,Kifci u yxicn , da ciò che
quivi fcaricafi un’altro fiume in quello,
dove noi andavamo . La fera rollammo
nella Guardia di Zunchianuan.
Giovedì 22 . alla finiilra riva lardam-
mo la Villa di Sciakian-xien, dove uiu
liìgo muro comincia dalla parte di Mez-
zo dì , e montando per l’altezza d’una~»
montagna corre per più monti nudi
d’alberi, e dall’altra parte girando feende
dall’ oppolìa a Settentrione, con più di
quattro miglia di mura certamente mé-
te utili, non elfcndovi abitazioni fopra di
que’ Monti. Giudicai nondimeno che
tanta fabbrica poteva efier fiata fatta a_»
fine di chiudervi entro dalla parte de*
Monti gli animali in opportunità di
guerra.
Per lo fiume fi vedon infinite barche,in
cui tutto fi trafporra,cofiàdo poco la fab-
brica di quelle, c '1 nolo, polche /on fitte
di tavole grafia niente compofie, larghe^
ìor.
1
60 Giro del Mondo
fotto, c coperte di. canne diligentcmentt
aperteldcllequali ancor lavorano le volt,
le funi, e gli alberi ; efiendovene abbon.
danza grande nella Cina:e trahendolipq
l’iffefio fiume quantità di legni Jegatiin.
fieme. Impiegali quivi cialcuno a prò.
cacciarfi da vivdrc ,.cosi in terra , conio
in acqua ; e con tanradiiigenza vi's’ado
prano, che ammirali dagl’iffeffi Europei
lalor tanta varietà degli artifici)., e degli
ordigni da pelcare ; poiché oltre a tuttii
noftri , ch’eglino ancor ulano , n’hanno
altrelsi degli altri lor particolari ; ficomc
è far bofchgtti di piccioli alberi in mezzo
al fiume, allettando costi pelei all’om-
bra , per poi chiudergli con pareti di
canne, e prendergli. Cacciatili ancori
innanzi più Uccelli, clic chiamali Lugzu
(fon Corvi Marini ), i quali tuffandoli
lòtt’acqua prendono i pefei piccioli, c
groifi, cavando prima loro gli occhi col
becco; ma i pefciolini fidamente ingoiar
fi pollòno ; perciòche i diligenti Cineli
legano lor nella gola un laccio , che non j
permette quella sbarrarli ad ingoiar ipe- :
lei grandi: e si eglino poi gli raccolgono. !
Caccia in vero dilettevole, e molto tifata
nella Cina ; tenendo ogni pefea tote più
Uccelli per farla , lenza logorarvi IpefsL»
D E £ G E MEttlT Gl
alcuna per Io mantenimento di quelli ?
Nel fiume medefimo preflo la Città altri
«'impiegano a cernere l'arcne per cavar-
ne Argento, o Rame, o Ferro ; poiché
non -più che da dieci anni addierro quivi
s’è introdotta la moneta di Zien,ò Chiap-
pe, ( tifandoli prima di tagliar l’argento)
onde agevolmente per la cafa fe ne per-^
devafra l'irnmondezze, che fi gittavano
àlfiume.In Canton per una pezza d’ottQ
fi davano U40. ciappc , mà nella Pro-
vincia di Klanfi non fi cambia più di
750. non correndo la moneta di rame-»
d’una Provincia in altra . La giornata fi
continuò fra rive ben aceafatc . T re ore
prima, che tramontafle il Sole fi rinforzò
il vento Nortc sì furiofo,chc ci coftrinfe
a' fermarci nell’oppofta riva della V illa di
Sincanfcen a delira del fiume; la quaL
eofa avviene fpeffe volte > perciochè la_»
metà dell'anno foffia tal vento, contra-
rio a chi paìTa al Norte, Cadde la notto
una buona pioggia.
Venerdì 23. per l’acqua non potendo
andare avanti,pofammo nella Guardia-,
di Chincioètan.Ufano quivi in tali tempi
i Contadini alcuni mezzi tabarri, e velli
fatte deirinreriori cortecce degli alberi,
anche con cappucci, che riparati dal fred*
6
2
Giro del Mondo
«lo, e dall’acqua affai bene.
In quello nojofo viaggio i mici fami
m’aflìfterono con affetto , fpezialmentt
il giovane , il quale tutto che non inten-
defle la lingua, col defiderio nondimeno
procurava fervimi! a’cenni . E vcramen-
te egli oprava il tutto con mia foddisfa-
zione ; perciocché i Chicli fanno i fervi-
gj accòcianiente , ed hanno certe manie-
re particolari , e ingegnofe ; con pochi
frumenti fan fare quel , chè altre nazio-
ni non farebbonocon molti. S’egli folle
voluto venire in Europa, l’avrei menato
volentieri al mio fervigio , perche notu
mai fui ramo ben fervito dagli Europei,
Apparecchiano tutto in Cina con man-
teca di porco, non ubandoli quivi quell}
di vacca , nè olio, ancorché da Venerdì,
o Sabato', perche non vi hà olio di oliva,
mafol digitti’giulena , o d'altri femiper
logorarli ne’ lumi , o da alcun povero
nella cucina.
Rimcflo il vento riprendendo il viag-
gio Sabato 24. andando perpaefe molto
popolato i e dopo aver paffate le Ville di
Xòpù, juntay-, e Cianfciuy,reftammo in
quella di Janzu ceu.
Domenica 2$. di buon’ ora palfamnio
per la Villa di Funcien > reftando la fera
in quella di Senmi . Eu-
D E t G £ M E l I r i <??
’ Lunedì 26. prima di nafcere il Soie_>
fummo in Nancìanfù, Metropoli della-»
Provincia di Kianfi . Portomi in fcdia-»
andai alla Chiefa de' Padri Geiuiti; dove
non trovai il Superiore,per e (Ter partito
alquanti giorni prima per Canton.Re-
ftai nondimeno m cafa fin stranio che fi
difponefie ciò che infognava per partare
avanti. La Chiefa è picciola, e l'abitazio-
neagiata.
, Chieda Città , e Provincia è governa-
ta per un V.Re, e più Tribunali . Ella è
ben grande , ma nella parte di sù ha mol-
ti campi, e giardini, per mancanza di
abitatori :e nondimeno per le piazze, e
fi-rade pubbliche fi và molto lire tto , per
la gran calca delle gcnti,ches'inc 5 trano.
Le botteghe fon ricche all'ufo Cinefe:
le ftradc ben dritte, e folciate 5 ma di do-
vcrviritrovarc vaghi , e belli edifici nè
«quivi, nè in altri luoghi della Cina fi può
fperare;perciocchè ficcomelc Città tut-
te quivi fon fatte fu d’un modello , così
ancoravi fon fabbricate le cafe con lo
flanze tutte in piano , balle , e compofte
di mattoni, o di loto, poche vedendovi!!
di pietra . Non han fineftre lu le ftrado,
ma il lume ricevon folo dal cortile, den-
tro acni danno all’intorno le camero
tutte
64 Gino DEt M^nbo
tutte . Nel fiume entro le barche vi èli.
tra Città de* marinari per far viaggio ,«
de' pefea-tori , che vivono della pefea^,
I Mandarini han magnifiche barcho,
con la poppa si alta, come un vafcello,
ccon pi ùfianze dentro ben dipintecelo*
late , sì larghe fotto , come fòpra : pei
potere andar nel fiume a diporto quau*
do lor piace*
Vedonfi In quelle barche più lance!
legno, con code di cavallo rofie appefe,
e timpani , e flauti ; conofcendofi dallk
quantità fli tali cofe la dignità del Mini*
Aro? che vi và dentfQ.
CAPITOLO SETTIMO.
Si continua il viaggio fino a T^anlfn*
F Aftidite di andai più in barca, detei*
minai di prender mule per Pekitn,
come foglion fare i Padri della Compa-
gnia, giunti che colà fono, poiché fin qui*
vi non fi può andare , fuor folamcntej
che per acqua. Ma non vi ritrovai vettu*
re,fol che per Nankin ; onde mi fu d’no*
po prender nuova barca , che mi colli)
ben caro prezzo, perla ftrabocchevolf
dogana,, che fanno pagare in Fucheui
De! Geme un 65
Doganieri a’ barcaroli ; non facendo ra-
gion delle merci, ma della grandezza-,
delle barche, benché vuote quelle fiano;
per lo che tutto cade in danno de 1 paf-
faggieri , mentre i barcaroli prima di
patteggiare fi fanno i conti, acciocché
loro torni bene il viaggio. Non vollero
contentarli men di fette Lean, e mezzo,
che fon dieci pezze, e mezza d’otto , per
fei Giorni di cammino ; quando per nn
mcfe,c più da Canton a Nancianfù non
mi colto tanto , benché vi avelli prefo
tre barche, eie fedic.
M’imbarcai dunque Martedì 27. per
lo frefeo , rimanendo la notte a dormire
in barca , per partirmi poi la mattina ap-
pretto a buon’ ora
.
Mercoledì a8.prima del giorno ne po-
nemmo in cammino per io fletto fiume
.
Rollammo la fera in una cafa di canppa-
gna detta Ceuteù.
Giovedì 2 9. per Io vento Norte par-
timmo tardi , c facemmo appena un_»
miglio
Venerdì ultimo continuando rider-
lo vento Norte, co gran fitica avvazam-
mo quattro miglia , giungendo fin* alla-,
guardia di Sanceu.
Pofato il vento, di buon’ ora Sabato
« T arte IV. E
r
f
66 Giro mi Mondo
primo di Ottobre partimmo .. Fummo
alla Villa di Vien, la quale è a finiftra del
fiume , ed ha la maggior parte delie cale
di legno, c di canne . Quivi s’imbarcij
tutta la porcellana per 'lo Reame , c per
fuora jeffendo la più fina , che fi faccia
nell’Imperio quella della Città d'Ioaceu,
porta nella Provincia di Kianfi , la quale
fi trafporta in quello imbarco . Ma è da
avvertire , che la creta è portata in Io?,
ceu da altro luogo ( dopo efi'cr quivi Ha-
ta fcpolta prefload un fecolo intiero iiu
pozzi fotterranei)a cagion della iua aria,
cd acqua 5 perche dove fi prende la creta,
non riefee il lavoro cosi fino. La dipintu-
ra , che fi vede poi in detta porcellana^,
non è fuperficiale , ma dopo efler fattk
quella fi cuopre deli’ifterta materia diafa-
na. Efiendo ritornato prima di mezzo di
il vento, palliammo a Chiuki picciolo vil-
laggio a finiftra del fiume , ove quello li
dilata in ampio letto , lafciando più la-
ghi aH’intorno.
Domenica 2. di buon’ora porti in cam-
mino andammo per tino fpaziofo lago,
che fa il fiume; dove lafciammo dopo al-;
quate ore a finirtra la Città di Nantanfù
porta a piè d’alte montagne , la qualo
an-
Del Gemelli.' 67
ancorché non molto grande, purè cinta
di mura. Ritornato il ìòlito vèto Norte a
mezzo di , fummo torto a prender terra
nel Villaggio , eguardia di Sieftan. Ren-
dei! pcnolà la navigazione pcrNankin-»
di tali tempi , mentre non facemmo più
di otto miglia al giorno.
Lunedi 3. avendo io fatto partire i
barcaioli per forza , mi coftrinfe il vento
contrario a ritornare indietro, e atten-
dere il buon tempo con altre 20. barche;
e frattanto andavan quei Gin e fi racco-
gliendo petruzze ritonde fra qucll'àre-
ne, per adoprarle in vece di piombo nel-
lo fchioppo a caccia.
Martedì 4. di buon'ora rimefiì in via,
partimmo il Villaggio di JTacutan; poco
avanti del quale fopra uno fcoglio in_i
mezzo del fiume è un'alta piramide con
una Pagode vicina . Giugncmmo dopo
mezzo dì in Fucheu, o Xuchcu fecondo
altri, dove ne fu d’uopo fermarci, per
dover eflervifitata la barca dal Manda-
rino, o Doganiero.Querta Villa è porta a
deftra del fiume/ii figura come un brac-
cio, chiufa fra Tacque , e moti per 2. mi-
glia. Ella è abbondante di tutto , con-»
buone botteghe , e ftradc ben Ideiate ; è
•cinta di mura non fol dalla parte del fiu-
£ 2 me.
74 Giro dei Mondo
conobbe , e vifitò la noftra Barca fenzaj
troppo rigore . Portomi in fedia dopo
alquante miglia giurili nella Cafa di Mó*
lìgnor d'Argoli Veneziano, Vefcovo di
Nankin, dal qual fui cortefeméte ricevu-
to t Quello Prelato è deftinato dalli,
Congregazion de Propaganda Fide, con
due altri Religioll Riformati di S. Frati-
celco, i quali erano Fr.Francefco delle.
Lionella Provincia d'Abruzzo del Re.
gno di Napoli, e Fr.Bafilio Veneziano:ed
aflìftevana’ loro Chriftiani con molta,
carità.
CAPITOLO OTTAVO.
Deferitone della Imperiai Città di
T^ankin.
K Iamnim,o Nankin, cioè a dire in lin-
gua Cinefe corte di mezzo di;è in,
jz.gr., c 5 j.m.d'elevazion di polorlìtua-
ta per lo più in piano. Fù in tempo del
Minciaufede Imperiale, lìccome c oggi
Pekin del Zinciau Tartaro . Min , c Zin
fon come fi dicefle in Francia Valois ,o
Bourbon: Ciau vuol dire Impero, o
tempo dell’Impero} antiponendo coloro
il genitivo, alroverfcio del noftro modo
di
Del Gemelli.’ 75
di parlare, poiché tifano i Cinefi diftin-
guere i lor Reami per diverfe famiglio
Reali con gli nomi Hia-qne, Xam-quo,
Cheu-que, &c. li P. Luigi Lecomto
fà di 48. miglia di giro Nankin, fem-
brandogliene le mura più rollo confini
d’una Provincia, che di Città 5 nondime-
no per quel che io comprclì andandola
oficrvando, no potrà aver di giro più che
lóitniglia Italiane, ancorché Monfignor
d’ Arsoli la facclfe di 40. Le mura , cho
la cingono fon pochi Baftioni , e non più
d’otto palmi larghi . Si comprendono in
quello circuito campi, e giardini dubi-
tati - I Borghi intorno alla Città fon_»
poco meno di elfa , prendendoli fiot-
to nome di Nankin , oltre di quelli, un_,
altra Città natante sù i Canali in tantej
Barche : Dimandato il fuddetto Prelato
del numero degli abitanti di sì vada Cit-
tà, mi rifpofe , che da più Mandarini gli
era fiato riferito ciferli numerati perl'e-
fazzionc del Tributo fino ad otto milioni
di Porte, o di Cale, le quali computata
per quattro anime l’uria, farebbero al dir
del detto Prelato, trentadue milioni d' a-
nime: laqualcofami parve imponibi-
le a credere. E reputandola menzógna.»
( benché ufeifiedi bocca ,d’ un M Rimira-
P. Mi g. lil-
iali, novel.
le Rel.ic.dc
la Chine-»
pag. 1.
Meitiolres
fin I’ etae
pretelle de-»
Sa Chine-»
lece. 111.
pag.135.
Il
76 Giro del Mondo
rio Apoftolìco Riformato di S. Frane?.
fco,e Vefcovo ddFiftcffa Città ) quando
poi giunfi a Pckin volli udir ciò,cheno
giudicavano i PP.di quella Corte : c rac.
contato loro il numero gradiamo dell;
geti,che me n'avea detto quel Prelato^
rifpofèil Padre Oflorio Portoghefcjclt
io non lo teneflì per menzogna; perciò
che eifendo pattato per Nankin pochi
anni prima un lor Padre della Compa-
gnia Franccfc , e maravigliato di quel
l'immenfo popolo aveva detto , che lai
Città fola lènza i Borghi faveva più ahi.
tanti, che tutto il Reame di Francia 5 Io;
però ho ri ferito quel , che mi narrarono
perfone di buona fede : nò già intendo
eflèr mallevadore di que’ cotanti milioni:
Credane pur chi legge quel , che gli pia.
ce, perche io non gli ho annoverati ; ho
nondimeno 1 libri di tutto P ImpcrioCi
nele,in cui è numerata ciafcuna Cittàdi
quello , onde ben potrebbe cavarne la,
verità chi intenderti' la lingua; poiché io
par.j.jjb.i. il P.Bartoli vuol che faccia quell’impero
cjr.12. trecento milioni di gente , egli è ncccflij
rio, che quelli fianoncl fuolo Cine/e,non|
già appefe nell*aria,e alla perfine i Villa»!
gì non poflono comporre quello nume'
ro; nè fi trova nella Cina altra Cit-
tà
Dee G e mb let; 77
! tà uguale à Nanlbn , eflendo PelsinJ
' molto minor di quella.
In ordine a render popolata la Rcpu-
: blica, ed Imperio, deve notarli in que-
llo luogo , che le maflìmc Cinclì fono
differenti dall’JEuropee; poiché quivi è
tenuto per uomo dappoco , c vile chi
non fi ammoglia, mentre cosi non fn-
fei tamia eflinguc il fetne paterno , e la_>
famiglia; onde fe faranno dicci figli
tutti li calano, c prendono tante mogli,
quante de permette la facoltà loro, te-
nendone cento tal'uno, comprcfc le Cò-
cubincj In Cina difficilmente pcrmetton
meretrici , acciòche non li corrompa la
Gioventù : c trovandoli alcuna , n’ò fe-
veramente galligata , onde per neccllità
' bifogna che ogn’un s’ammogli . 1 Cinc-
fi non cleono dal lor Pacle per popo-
lar Reami ftranicri ; anzi lòno repu-
tati infami i vagabondi , che lafeiano di
propagar la loro là miglia, e di predar gli
ofiequij dovuti a’ loro maggiori Defon-
ti , da cui eglino han avuto l’dTerej»
,
L’aria, c temperamento Cinefe è ottimo
alla generazione : eie donne lòn fecon-
dinone 5 non avendone io veduta una in
età di partorire, che non tenga due fi-
glioli all'intorno, ò uno nel ventre , & al-
tro
78 Giro mi Mondo
tro al petto ; mentre le donne Cinefi li
affaticano a renderli feconde , per aver
i’clh'mazionedelPaltre apprettò la ruote,
ra e’1 marito , i quali non ammettono al.
la lor tavola le Iterili , ma da loro fi fai
fcrvire,come fe fufiero tanti.
Gli abitanti, che fono in Nankin , non
fon tutti Cinefi , ma vi fono ancor molli
Mori venuti dalla G.Tartaria ( accertati,
domi il Padre Filippo Grimaldi , ch’il
tutta la Cina ve nefianodue milioni),!
quali han per politica di non calar le loro
figlie , folchc nella propria Setta ; ondo
moltiplicano per tutto l'Imperio, comi
Locuftc: Il Palagio Reale è dentro li
Cittadella fituata ad Oriente della Cittì,
e tenuta dal Prcfidio Tartaro, che noi!
vi permette l'ingrettò; oltre che non vie,
rimafa nel Palagio fuddetto cola degni,,
da vederli : Le ftrade di quella Imperiai
Città fon convenevolmente larghe, o
ben laftricatc:i canali molti, e profonditi!
cafe batte, e pulite : le botteghe ricche,
c
fornite di tutte forti di drappi , ed altro
opre di prezzo . In fine quella è come!
centro dell’Imperio : dove fi trova tutto
ciò , che è di più raro , e di più curiofo
dentro Pai tre Provincie . Ivi vengonoa
flabiiirfii Dottori più famofi, e Manda.
Del Ge me li U 70
rini fuori delle loro cariche 5 Je librario
fon numerofe, e i libri fcelti : la (lampa è
la più bella: gli Artefici piiV diligenti; lft_»
lingua più colta ; in fine non vi farebbe-»
altra Città più acconcia,e degna per efler
fede ordinaria degl’Imperadorijfe la loro
prefenza non folfe ncceflaria nelle fron-
tiere per opporli a* loro nemici.
Quella è la Città delle fete per la buo-
na qualità, e quàtità de’ drappi, che vi fi
lavorano , e fi mandan per tutto l’Impe-
rio, e fuora? nè l'Impcradore fi provvede
altrove , ch’in Nankiu, di quanto fà me-
ftieri per la fua innumcrabil Corte. Nel-
la Provincia fon grandi campi di mori
bianchi :c fc ben gli alberi (ian piccioli
,
hanno nondimeno le lor fiondi grandini
cui fipafceil verme, che nafee nella Pri-
mavera , &in 40. di rende perfetta la fe-
ra : la qual tutta fi conduce a lavorarli in
Nankin da infiniti, e diligenti Maeflri,
che vivono di tal mefticre. Ben fe no»
lavora ancor nella Provincia di Cekian
molta quantità;ma que’ drappi non ven-
gono della qualità di quelli di Nankin.
|
Oltre della feta artificiale , fi raccoglie
,ancor nelle fuddette 2. Provincie di Ce-
,kian ,c Nankin la naturale, e fclvaggia ,
jla qual fallì fu gli alberi da alcuni vermi.
Sol Giro bel Mondo
ritrovandoti i follicclli quivi, fenzachc
alcuno ne abbia avuto cura ; ma non è
si fina , nè di cotanto pregio la felvag-
gia ,come è quella fatta per induflrisu
Io ne portai drappi dell'una , e dell'altra
feta lavorati , per fargli vedere a* curiofi.
Trae tanta quantità di feta il negozio, e’1
concorfo de’ mercatanti da’ rcmotiffimi
paefi,che la trafportano in drappi, non
folo per vendergli, ma per cambiargli
ancora con mu fco, ed oro , fpczialmcn-
te nel Reame del Lama, dov’è tanto co-
piofo quello metallo ; perche quantun-
que i Cinefi tengano le lor mine d’oro,
nondimeno non ardifcono di calar fot-
terraper cavarlo; e ne raccolgono fol
qualche mica ne’ fiumi , facendovi folli
nelle rive , dove quelle portate giù, da.,’
torrenti de’ monti, tal volta fi, ritro-
vano.
Per riguardo della fua grandezza , è
governata la Città da due Governadori,
a’ quali fon fottopofti centinaia di Man-
darini per l’amminillrazione della Giu-
Pizia : oltre a gli altri , che non han di-
pendenza alcuna, fuor folamente che dal-
l’Imperadore.
A filile in Nankin un Sufltù , ch’è co-
me un Vicario generale fopra due V.Re,
edue
• Del Gsmeiu.' gj
e due Provincie; mà non hanno co/to-
ro l’autorità,e le regalie de’noftri Viceré;
poiché per giuftizia non polTono far
morire alcuno Cerna la partecipazione,c->
confermazione della Corte, ma Colo con
balconate polTono indirettamente farlo.
Nè tengono facoltà di mandare un Go-
vernatore, o Mandarino a quallìvoglia
picciola Città delle loro Provincie; fpet-
tando ciò folo all'Imperadore : e fuoi
Tribunali» Col eglino poflon madarvi il
Luogotenente, fin *à tanto che venga_*
dalla Corte il Proprietario . Per togliere
quanto fia potàbile l'eftorfioni , e dipen-
denze, non polTono praticare gli ftretti
parenti de' Miniftri co’ loro Ridditi ;
onde teneva allora il Suntù un nipote
rinterrato in una camera come un Reli-
giofo, lenza poter ufeire , dandogli il ci-
bo per una mota: vietando anche le leg-
gi fondamentali del Reame , che ninno
polla aver giuridizione nella fua patria.»,
o tener famigliati della Provincia , ove-»
governa.
Ripofai tutto il Mercoledì 12. in cafa,’
ritrovandomi molto petto da’difagi del
viaggio . Per quanto permette la pover-
tà religiofa, la cafa, e Chiefa di que’ PP.
Miffionarj tono battantemente ornate.
Parte ir. f S’en-
82 Giro del Mondo
S’entra per cinque piccioli cortili, ocor.
rito; nelle ftanze loro, ornati in mezzo
•di vaghi filari di fiori , poiché l'indù,
firiofa mano Cinefe fra le future de’mat-
toni, che ctioprono il Aiolo, pianta di.
Verfitàdi fiori > che s’alzano ad aggua-
gliare la ftatura d'un’uomo per fargli una
fpalliera fiorita dall’uno, c dall’altro la-
to; crcfcono in 40, giorni , eriferbano
quella fragìl tapezzeria quattro mefi,
Son fiori particolari di quel paefe , cho
non fi trovano altrove: uno è detto Ki-
quon di più fpczic, colori , 'e forme (Ira-,
ne, ma molto vago , effondo di color di
canna uno, altro di r©fa lecca, altro gial-
lo, ma come una morbida feta felbata.Vi
è fpezial mente fra dette Alture un’erba,
che febea non dia fiori , è nondimeno
molto vaga a vedere, con le fronde Ma-
te, e dipinte dalla natura d’un vivo colo-
re giallo, rollo, e verde. I Tulipani, che
j
fiorifeono per que’ cortili, fon più gran-
di degli Europei : le Tuberole fono affai
copiofe , e di molta fraganza , che s’in-
contrano per tutti i viali, con altri fiori;
per maniera che ne godono baftantemé- ;
te gli occhi, e le narici , fin’ agli apparta-
menti del Prelato, e de’ tuoi Religi od,
La Ciucia è picciola , ma beila. Illervi-
DelGemeilI* 8?
gio.che tengono de’fanti,è acconcio,ma
non foverchio; il giardino è vago affai,
e ben coltivato dì piante , e d’erbe ; poi-
ché vi fono uve, pcfche, poma, mele gra-
nate, caftagne, e quantità di fichi neri, e
bianchi, di affai buon fapore; avendone»?
io magiaro quivi a baftanza dopo la pii*
Vazion di due anni; perche nella Cina nè
uve, nè fichi fi trovano , fuor /Giumente
che nelle Cafcde’Pp.Miffìonari, non cu-
randofene troppo i Cinefi per lo diletto
maggiore , che fentono nell’ altre loro
frutta . Nel medefimo giardino è una
pefchiera di ottimi pefei , i quali fol vi-
vono d'erbe, che lor fi danno, I PP. Ge-
rititi tengono in Pckin una buona Chie-
fa: in cui, mentre io palfai , era un Padre
Siciliano, ed un’altro Cin cfe.
, Giovedì i j. poftomi la mattina in fe-
dia, andai a veder due rmravigl iole cam-
pane ; una (lava nel Ciun leu caduta fl_»
terra dal gran fno pelo: la fua altezza era
d’undeci piedi; il maggior filo diametro
di fette, comprefavi ancor la groffezzso
delle labbra : la circonferenza di fuora_»
era di 22. piedi , la qual s’andava riftri-
gnendo alquanto fino al mezzo dell’al-
tezza, dove poiquella di nuovo fi rien-
fiava . lira la groifezza del metallo di
F s fei
90 Giro del Mondo
tamburo, che tre perfone non Io potrei)*
bono abbracciare : ed all'altro una gran
campana di bronzo,la qual picchiali con
un martello di legno .
Si rapprefentava nel primo cortile da
buoni Comici una cómedia,col concor-
ro di più migliaia di perfone > che {lava-
no in piedi . Mi vi fermai alquanto,epoi
pafìfai a veder la Torre, di che n’ebbi la,
licenza dal Bonzo col pagamento di po-
che ciappe* Era quella di porcellana fuo-
ri , e dentro , di color giallo, verde, tur-
chino, ed altri , configurine di più, e di-
verfi Idoli . La fua figura era otrogona.,
di circa 40. piedi di giro.; aveva nove
palchi, o appart amen ti, d-ivifi aldi fuot
con altrettanti cornicioni ingegnofamè-
te lavorati : e la lommità era coperta di
bronzo , con un globo dorato lòpra. Pet
ogni palco eranvi quattro grandi fine-
lire , rifpondenti a quattro principali ve-
ti . Montai per due leale di legno fatto
a lumaca nella prima danza : e da quella
gallando fino a quella di sù,vi annoverai
3 $ 3 . gradini ben’alti , oltre ad altri cin-
que gradini , ch’erano fuor la porta ; ed
era ancori a iòni mi rà delia Torre altaj
più dellefcalinate 3 di maniera che giudi-
cai otfer quell a alta almeno eoo.picdi,
Dei Gemeie ù 91
te ftanze erano nove, quanto i piani ;
cdinogn’una vi era in mezzo una fab-
brica , come pilafìro , per porvi va rj Ido-
li intorno . Il muro nel piè della Torio
aveva dodici piedi di groflezza, e nell'al-
to otto /e mezzo . A confettare il vero.
Tedi fido era ben’ intefo , e fai do, e’1 più
magnifico,che fin entro l'Oriente 3 effen-
do tutta l’opra dorata , che par che fio
di marmo , o di pietra affilata ; poicho
Tindufiria, cd ingegno dc’Cinefi è mara-
vigliofo per imprimer tutte forti d’orna-
menti ne’ loro mattoni , per la finezza^
della terra ben ftagionata . Da sù quella
Torre (la quale i Cinefi appellan della
Porcellana ) mirali tutta la Città, e’1 fa-
mofò Edificio ancora delle matemati-
che; avvegnaché le Ila lontano ben una
^ega
.
Mentre io ufeiva dalla Torre, vidi paf-
far la preghiera de’ Bonzi procefhonal-
mcnte. Precedeva uno con piviale attra-
verfato per le fpalle : appretto veniva al-
tro con una beretta nera in tetta ichiac-
cìata ne’ lati , e con la Corona Cincfe in
mano . Seguivano a due a due i Bonzi,
toccando un campanello con un martel-
lo, altri un vaio di legno, c tarando a vo-
: ree batta . Entrarono nel batto della Tor-
re, •
9* Giro del Mondo
re, e girando du e volte intorno adoraro!
no gl’idoli , che ftavano in quello. Paf-
farono appieno nel terzo cortile , ed en-
trarono nella Pagode , che ila in mezzo
agli ultimi loro appartamenti : in cuiih
principale Idolo è come un Bacco, che
fedendo moftra di ridere . Vi fono altre
Pagodi , e Idoli in quel Tempio , i quali
per non annoiare il Lettore , or ii trala-
feiano di notare. La forma della narrata
Torre meglio li vedrà nella prefetto
figura.
Dopo definare andai a vedere il fepol-
ero del primo Imperadore dal Minciaò,
Quello è fuor la Cittàin un monte cu-
ftoditoda Eunuchi, i quali quivi menati
vita Religiofa . Confitte in una gran Sa-
la ben coperta, con una come Tribunaj
dentro, dove fi tien rinferrato il Ritratto
di quello . Il tumulo è dentro una grotta
cavata nel monteae n'è chiufo l’ingrefibj
Ali ditte Monfignord’ Argoli , che Telo
attende® in Nankin un giorno di fepólì
tura (che fegnavan gli Aftrologi forti**
nato per tal funzione ) avrei veduto pai-*
far più migliaia di tumulùpoiche i Cincfi
non ibi fi fanno quelli in vita di legno
tortiflìmo, egroifo mezzo palmo, mifu-
r ndovifi prima dentro , per vedere fe vi
ftia-
r
s
ii- '
Del Gemelii.' 9?
flianoagiati , madopo morte ancora ri-
.mangon per qualche tempo in cafa i ca«
daveri quivi chiufi, fin’ a tanto che dagli
Aflrologi loro fia prefcritto il giorno
della fepoltura; prolungando altri quella
lugubre funzione per macanza di mezzi,
mentre fi fa con gran pompa , e fpeCa.
Bifogna turarli ben le narici colui, che
cammina per Nankin , poiché s’incon-
trano fovenre facchini con cari pieni
di fterco per dover letamare i loro or-
taggi ; perciocché mancando loro il leta-
me degli animali , è di meftieri fervirfi
di quello degli uomini, che pagali molto
bene da’ giardinieri in ortaggi , o aceto,
o denaro ; comprando a più caro prezzo
quello, che fallì dalla digeftione della.,
carne , che del pefee : i quali conofcoqjò
alla prova della lingua. Per gli fiumi non
li vedono , che barche cariche di tal puz-
zo : c fe per ifvcntura alcuno è colto im,
mezzo di quelle barche, n’è per morire,
per le ftradc fi trovano luoghi bcn’acco-
modatfe imbianchi tì,con loro fedie,e ri-
pari, per allettare i p a (faggi e ri a feari-
carfi del pefo del corpo : tenendovi Torto
un gran vafo di creta , per non perderne
parte. !
Se per render fecondo il terreno ufa-
no
#
ì
94 Giro del Mondo
no quefta diligenza , che annoia il tufo
di chi patfi ; non fono però refe fporche
le firade della Citt à dal calpeflio di tanti
animili, come in Europa ; poiché non fi
vedono porci per la Città, e campi, qua.
tunquei Cinefi nc confammo grandi!-
lima quantità, uccidendotene in Nankiti
cinque , e fei mila il giorno : oltre dello
vacche, che mangiano li Mori , e capreì
faldati . Provedono a queflo gra macel-
lo i particolari ; poiché non vi è pove-
ro, che non allevi un porco i 11 ca fa ,
o
nella barca, che poi a tempo il vendo
per pagare ilrfìcn Jean, o tributo all'Im-
peradorc , o per altre lue neceffitàjeflen-
do si buona la carne , che fi dà agl’infer-
mi . In tutti quelli di Monfignor Argo-
li.e’due Padri Puoi compagni mi pernia-
fero a non andare in Pekfh , perche i PP
Gefuiti Portoglieli non vogliono, elio
verun’Europeo prenda conoscenza dello
fiato della Corre : e che fe io vi andava,
fenza dubio m’avrebbono fatto villania,
E rispondendo io , che colà non anda-
va per fpiar gli affari della loro Miffione,
ma per foia curiofirà di veder quelli,
gran Corte: e che perciò non temevi)
nienteae che farei andato di ftanza nell'i-
ftetfo Convento de’Padri ; in fine veden-
Del Gemelli. 95
11 do eglino, che non mi potevano rimuo-
f vere dalla mia ferma determinazione, fe-
1 ron la diligenza per difporre ciò , che mi
* faceva meftieri per lo viaggio.
Ben fi poteva continuare l’andare per
* acqua fino a mezza giornata predo a Pe-
ti^® ma nondimeno fi fa gran giro , e fi
* allunga il cammino: onde tutti da Nan-
ficin prendendo la firada per terra , rifolfi
«anch’io lo ftefib.Feci duque pattare il fer-
iVidore dall’altra parte del fiume Kian_»
i per prendere le vetture, che facevano di
Ibifogno per profeguire il cammino fino
(alla Corte : e con l’afiiftenza d’un Cri-
1 ftiano Cinefe , che l’accompagnò , egli
I le patteggiò per 5.1ean,ez, zicn,chefon
Tette pezze d’otto , e mezzaluna : cj
idopo aver data la caparra ritornofiì.
r . . ,
CAPITOLO NONO.
Si contìnua il viaggio per terra fin alla
Uggia di Tekjn .
Tj Efe le grazie per lo cortefe albergo
JtV a Monfignor Vcfcovo, e 'due Padri
fuoi compagni, Sabato 1 5. dopo definar
mi po fi in viaggio. Ebbi la ventura di
andar in compagnia con un Dottor Ci-
nefe
96 Gino del Mondo
ncfe Criftiano graduato ad etter Mandi,
rino ; ra mcandogli Colo il denaro, fenza
il quale non (ì danno impieghi in Cina;
il cui Padre era Sacerdote . Ufcinimo
in (le me per la porta onde era io entrato,
detta Simucn,o porta d’Occidente,chc
non è interiore in bontà alla deferittaj,
tenendo tre ufei di ferro , e in quelli
da 60. palli di fabbrica . Fuor della quale
entrammo in una barca, e pattati per (ot-
to il ponte (che è quivi fabbricato di più
archi)fcguitammo il cammino per Io ca-
nale all’intorno le mura della Cittì
Cambi marno appretto altra barca, nel
cui patteggio mi Corti un’accidente betu
male, clic mi avrebbe interrotto il viag-
gio: e fu il dimenticarli i fervi , bencho
avvertiti, d'un capezzale di tavole co-
perto di pelle all’ufo Cincfe, chiufo h
modo di bauglietto, detto fufccu , in cui
aveva io ri polle cento pezze da otto;
alandolo i Cinell per dormire , eferbit
le loro fcritture. M’avvertii della min-
canza di quello, dopo effer andato cento
patti avanti con la feconda barca ; mai
barcaioli della prima furono si leali, che
corfero dietro noi chiamandoci, che 1
!
prcndeflìmo . Pattato il Kian , che è il
maggior fiume della Cina , ed ha in quel
luo-
Del Gemelli* 97
luogo due miglia di larghezza, e profon-
dità a bafianzi ; con due ore di giorno
dopo 12. rn. di cammino g’Ugncmmo
nella Città di Pulteu pofta a fini lira del
niedefimo fiume. Tiene il muro di quse-
fia dieci miglia di giro , chiudendo den-
tro e colli , e monti, e piani dì (abitati,
perciocché la Città ha poche cafe, pia-
cendo più a colorò di viver ne’Borghi,
che fono ben lunghi. Pernottammo in
quello di Tien chva alla riva del fiumo,
ove p affai la notte allegramente col Dot-
tor Cincfe, bevendo vino di rifo, benché
si caldo, che mi f’cortava le labbra;e(Tendo
coftume in Cina di ber caldo, e mangiar
freddo. Le tante coltelle, che ufava_»
meco il Dottore, eran troppo a me nojo-
fe; mentre fe fi prède van i due bafioncelli
d’avorioper màgiare, bifognava, che prc-
cedcffer molte cerimonie prima: fe s'in-
contrava , fe fi dava , fé fi riceveva , nell*
entrare, nell'ufcire , nel bere , e in ogni
altra azzione, benché naturale, fa di me*
ftierc il ccrcmonìale Cincfe sufando del-
la parola Zin, ch'apprcfio loro è Perba_>
bettonica di tutte le cortefie; poiché s’al-
cuno lafcia di praticarle , è (limato inci-
vile, c barbaro . M'importunò' tanto il
Dottor la fera a far porre idue miei fcr-
Tarte IV. G Vldori
T04 Giro dei, Mondo
non mai bevono, o fi lavan con acquj
frefea; facendoli maraviglia degli furo-
pel, che ciò ufano.
In que’ luoghi nonnafee rifo perca-
giondcl clima freddo ( fentendoloio di
que’ tempi, benché portaci pelliccia, e
calzoni imbottiti di bombace , e calzedi
pelle col pelo a rovefeio) onde (upplifco-
no a tal mancanza col grano, facendo pa-
ne ripieno di cipolle tagliate ben minu-
ta mente , il qual pongono a cuocere al
fumo,- traversando alcune ftanghc /opra
una caldaia che bolle, per porvi Ja palla :
la quale ne riinan cruda , come prima-.,
che mangiata poi fi pone su lo fio iliaco,
come una pietra . Altri orti danno a
mangiar lafignc fottiinientc tagliato.
Ufano eglino nondimeno per compenfo
del rifo il Taufii , o fagiolata , che è Ijl»
delizia loro , poiché ferve d’intingolo
alle loro vivande un cosi morbido làpo-
ne . Sogliono fi rio di fagioli bianchi
macinati , e ridotti in parta , de’quali ab-
bonda molto il Norteibenche il facciano
ancor di grano, c d’altre vettovaglie.
Mercoledì 26 . di buon’ora prendem-
mo un boccone in Chiay-Xoìì : e al ve-
/prò pafiainmo per la Villa di Zuxien_‘,
picciola, nu cinta di muira. Nel borgo di
quel.
Dei Ge MEtt- 1 % 105
quella è una gran fabbrica in quadrone
dentro più Pagodi con Bonzi, Gl'Idoli
fon di tante moflruofe figure , che fa-
rebbe no/ofo a riferir le favole , che ntj»
narrano . Havvi nondimeno un buon
giardino con alti alberi . Venimmo la fe-
ra nella Villa di Tuntantien dopo 3 o.mi-
glia di viaggio. Io fò conto delle miglia,
c non de’ Lij , come tifano i Cinefi , per
andar con miglior ordine 5 perche in una
Provincia fon quelli di 260. palli, e in al-
tre più , e meno .
Giovedì 27. di buon'ora palPammo la
Città di Jenchiefù della giuridizione del-
la Provincia di Xantun. E’ polpa quella
in piano . come tutte l'altro; poiché i Ci-
udi non fabbricano ne'colli.Stendonfi le
file mura in quadro quattro miglia: «Se
avvi un fa molo ponte di pietra . Defi-
nammo a mezzodi nella picciola V illa_.
di Caùxiò : e polammo poi la fera dopo
30. miglia, nel Borgo della Villa di Vven-
fciarr lcicn . La Villa non è bcn'accafata
nel recinto di tre miglia di mura , clvu
tiene in quadrojClPendovi dentro campi,
e giardini.
Venerdì 28.ripo$amonel Borgo della
Villa di Tun-pin-chieu; quindi palpando
per Io mezzo di quella , la trovai luga un
mi-
io 6 Giro del Mondo
miglio e mezzo , Si uno larga; ma vi fon
dentro molti capile cale dirute : e l’altre
fon di mattoni, e di paglia. Le lue mura
fon di terra ammaliare. Venimmo la_>
fera dopo so.m. in Chieuxien pictiola_>
Villa.
Sabato 29. sù l'alba trivellammo Ifi_>
Villa di Tungo-fcia, cinta di lunghe nnt-
ra di terra , ma da poca gente abitata.,.
Palpammo appretto fopra la fcafailfiu-
me di Tungo, per elTcr caduto il ponte;
e venimmo a definire in Tun ceny . La
notte poi dimorammo in Scipinxien do-
po 3 4. miglia di cammino.
In quella lìrada non efiendovi monti
per far le loro fepolture, i Cinefi pianta-
no nel piano quadri di ciprellì , o d’altri
alberile nel mezzo pongonvii tumuli
coperti di mucchi di terra . La notte ,
dentro Polleria vi è una fcntinella , chej
continuo batte due legni per Pegno, che
non fà dormirei paflaggicri
.
Domenica so.dcfinammo nella Villa
di Sinticn : quindi pafiando per quella
di Cautanccu (la quale ha mura di terra,
ed è poco popolata) giugnemmodo- ’
po jo.miglia in Iau-ciaen.
Lunedisi, di buon’ora palpammo la
{
Villa di Ghinxianà , la quale tiene Jun. '
go •
Del Gemelli- 107
g0 recinto di mura, c pochi abitanti.Pri-
ina di mezzodì delinammo nella Villa di
Cufcipò. Giungemmo poi in quella di
Taciò , che per la comodità del fiume*
è ben popolata nei circuito di tre miglia
di mura, e molto più ne’ Borghi, che tie-
ne : avendo buone piazze, e botteghe»»
d’o<mi cenere di mercatanzia del paefe,
e dfcomeftibiJi - Pattammo ivi in icafa il
fiume, che bagna le mura,per la qual co-
fa rare volte lì paga,effendo dalla Cittì
provvifionati i barcaiuoli. In quello fiu-
me comincia la Provincia di Pekin. Per-
nottammo dopo 34- miglia di viaggio
nella Villa di Liuci-miau . In quel viag-
gio ritrovai a lini , che giunti al termine
della lor polla , non palpino più oltre^,
ancorché s’uccideffero a ballottate : ap-
punto come fon quelli da Salerno a
Napoli.
Martedì primo di Novembre coiu
un’ora di Sole palpammo la Villa di Km-
ceu cinta di mura di terra ; la quale non,
ha altro di buono , che una Torre $ else-
dovi dentro l'ol piccìole calette di loto
con pochi abitanti . Definammo in Leo-
cimiau : quindi vedemmo la Villfc—
»
di Fucenchiè, la quale è compofta fimìl*
mente di mura, e di cale di ioto;ed è peg*
io8 Giro del Mondo
gior di Kinccu . Pofammo la nottedo*'
po 3 J. miglia di viaggio in Fuciany: ove
era fopra la porta una cappelluccia fatta
all’Idolo protettore della Città : la qual
cofa u fano a fare i Cinelì in tutte l’altre
loro Città.
Mercoledì 2. ben di mattino padani,
mo un ponte dì pietra porto fopra il %
me della Villa di Sciale cevà . Appretto j
vedemmo la Villa di Scienghcnà mura-
ta di terra , e poco abitata. Dopo la qua-
le partimmo in fcafa ( per eflercadutoil
ponte ) il rapido fiume della Villa di Ta-
gaxiàjc rimanemmo a definare in quel-
la di Sciankelin. Partimmo poi per laj
Città di Xochienfu > la quale ha poeta
cafe comprefein due flrade:e'l refto tut-
to è campo, e cafe abbattute; e ’1 filo cir-
cuito è di quattro miglia in quadro$jni
folo il lato del Nortc è finito di mattoni,
elìendo gli altri tre di terra rialzata.
Nell’ufcirche feci da quella Città, in-
contrai una proceflìon d’idolatri. Prece*
devano più banderolc portate da u orni*
ni, e da donne, in cui eran dipinti dra-
ghi, pantere, e bafiliichi ; due tamburini
di bronzo fi battevano da due ragazzi : c
una tromba appretto fonavafi da un’uo-
mo in fuon lugubre . In una fedia criu»
por-
Del Gemelli. 109
portato da due uomini un Moftro fcdu*
to dentro ; veniva appreso una gran ba-
ra portata da più pedone , a cui d’intor-
no , e dentro era un'infinità d'Idoletti di
creta fedirti, e in piedi, di figure fpa-
ventevolì. Eranvi nondimeno due nel
mezzo feduti , come dinotaflfero c fiere-»
gl’idoli maggiori . Un maeftro di cap-
pella precedeva con una carta in mano,
come infegnafie ad intonare alla turba_>,
che feguiva la bara . I contadini tutti,
che l’incontravano, per riverenza s’ingi-
nocchiavano ; ma i nobili , e la gente ci-
vile non fan conto alcuno di tali cofe: ed
entrano nelle Pagodi delTiftefia manie-
ra , come fe entrafiero in una ftalla , per-
ciocché poco credono alla vita futura-».
Dovrebbono Tortene per la vicinanza
della Corte efler quivi le migliorile non-
dimeno fon le piggiori per otto giornate
all'intorno ; perciocché i Cinefi non vo-
lendo acctefcer Tufàto pagamento della
fera per ftanza , e cena di 40. Zien , che
fono 13 . grana meno un terzo di Napoli:
gli orti lor danno erbe , e brodi} poiché
quivi i viveri coftan più cari: e quàdo un
volefTc pagar loro più per effer meglio
trattato , non lo trova, per la cagion fu-
detta , ma bifogna provvederli di fuora.
ITO Giro del Mondo
Glugnemmo la fera dopo 3z. migliaia
Relcilipò.
Giovedì 3 . definimmo nella Villa dj
'
Ginchyeuxien : e dopo paffammo pe r
entro quella di Mauciù , cinta in parto
dimura diterra, ed affatto disabitata,
All’intorno le fon laghi, e paludi . Efleti-
do andato otto , e più miglia fra quelli,
per pofar la notte nel Borgo della Villa
di Xiunxien, prima d’entrarvi m'incon-
trai conl'efequie d'un morto , che pre-
ceduto da più banderuole di carta dipin-
te , c da fuoni , porravaii da più becchini
entro un'arca fu della bara. La Vilhu
ha due miglia di giro , ma è poco abita-
ta . Il Borgo è buono , e li paffi per mez-
zo un fiume. Portan le contadine di
quella Provincia di Pekin l’ornamento
della teda (ingoiare dall’altre;perciocchè
di tutti i capelli attortigliati fannofi tre,
e
quattro volte dietro la coppa, e copron-
gli con berriuole fatte di feta nera, o di
bambagia ,paffmdovi uno fpillone per
tenerle ferme . Altre ne fanno un gratL,
nodomella fommità, e’1 coprono coiu
una faldella di feta con oro; a cui alcune
aggiungono un cerchio intorno alla te-
di largo tre dita di feta , ed oro , cornea
u ii frontale .Non lafciano perdere cofa
Del Gemelli^ ili
li gli accorti Cinefi: prima dell’alba per
quel cammino vanno in su, e giù icon-
I radini co due certi appefi ad un’arta avan-
: ti , e dietro >, raccogliendo gli ei'c re men-
ti degli animali , per ingrallar la terrai.
Altri con un faftcllo di legni uncinati,
tratto per terra, raccolgono le paglie, e le
fronde per lo fuoco; perciocché le legna
quivi coftan cariflìme . Femrno la gior-
nata di 3 2. miglia.
Venerdì 4. per lo fiume di Xiùnxien.J
andammo a definare nella Villa di Pecu-
xò aliai bene abitata per la comodità del
fiume . Giungendo la fera nel Borgo del-
la Villa di Sanchinxien. Ha quella due_>
miglia di giro nelle lue buone mura di
mattoni : ed è ben popolata,come anche
i /noi Borghi, che fon forniti di tutto
ciò, che è necefTario . Femrno in tutto
30. miglia.
Sabato s.vcdemmo la Villa di Cióceu,'
la quale benché cinta di baftite di terre-
no , è nondimeno ben’abitata anche ne*
Borghi. Venimmo a definar, dopo aver
palfato un lungo ponte di legno, eduej
altri di pietra, nella Villa di Liolixoa_»
.
* Partimmo apprertò per la Villa di Lean-
, xien xiè , la quale ha buone mura di
mattoni , lunga un miglio ; quindi po-
fammo
j Ia Giro del Mondo
fammo in quella di Cian Singhicn do-
po aver fatto 3 2. miglia. Fù quella p e .
nultima giornata noiosa per gli tari car-
ri, è cammelli, e giumenti, che vanno, c
ritornano da Pckin; in tan to che diffidi-
mente potevamo pattare. Quivi in tutto
il cammino d’uno in due miglia fon sé-
ore guardie , che su la ilrada alzano
Jjn mucchio di terra , e (òpra quello una
cafetta di loto, in cui la notte vegghiano
per ficu rezza de’pattuggieri.
Domenica 6. dopo aver corteggiati
afpriflimi monti per 20. miglia di Ilrada
giunti in Pckin, dopo due meli, e undeci
«iorni di viaggio dal di, che partii da»,
Canton ; efleudo andato 2150. Lij per
terra da Nankina Pcfcin , c 3250. per ac-
qua da Canton a Nankin ; contando i
Cinefi da Canton a Pckin 5400. Lij di
quelli , che contengon ciafcuno 260.
parti
.
CAPITOLO DECIMO.
Defcri'Qoné della Città di T tifiti ,e del Tallio
Imperiale .
A Ndai a fmontar nella Cafa de’ Padri
Gefuiti porta nella Città de'Taru.
ri,
JJEl U E ME ti!. II*
ti ; per darmi a conofcereaiPadre FiJip-
;jjJ po Grimaldi V. Provinciale, e Prefiden-
iqu te di Matematica deli’Imperadorejacciò-
| che col fuo mezzo potetti vedere il più
U, ragguardevole della Corte . Colui mi ri-
5| cevè con molta correda , inoltrando di-
| fpiacere di non potermi ritenere in Con-
? vento prima di darne contezza all’Impc-
j. radore,il qual voleva ftar’ inrefo di tutti
gli Europei, che capitano in Pekinidicen-
. domi ancora, che fé ciò s’occultava, vc-
J nendolo poi l’impera dorè a fapcre , fe ne
; fdegnerebbe non poco ; perciò che egli
: giudicava, che tutti gli ''Europei fian per-
: fone abili a potergli rendere grandi fervi-
gj . Tanto più che per effer in cala allora
due Paggi dell’Imperadore ch’apprende-
vano dal Padre Peirera la mulìca alla-,
maniera della noftra Europa , era ben--
difficile occultargli il mio arrivo; poiché
quei Paggi eran rantc fpie, che riferiva-
no all’Imperadore,. ciò che vcdeano ;e_»
cf|£da due anni, che gli tenevano in ea-
fa,s’eran perciò porti in gran foggczione.
Non lafciarono poi d'ammirar,tanto
il Padre Grimaldi, quanto tutti i Padri
Portoglieli la mia venuta alla Corte; di-
cendo, che fi maravigllavan. di chi mi
aveva configliató a venire in Pekin,dovc
Tmejy* H non
120 Giro del Mondo
delle porte del Palagio, e della Citt 3 , i •
quali fan le loro guardie in giro, e vietan
Pcntrata a’ Bonzi delle Pagodi , a'ciechi,
a’ zoppi , a' fiorpiati, e a tutti coloro, che
hanno alcuna bruttezza cólìderabilenel
corpo; chiamali quello primo recinto
Xiian-cin, cioè a dire muro Imperia-
le . Il muro dentro , che circonda imme-
diatamente il palagio , è molto più alto,
egroflo, fabbricato di grandi mattoni
tutti uguali , c abbellito di merli bcn’or-
dinati . Ha dal Norte al Mezzodì un mi-
glio, e mezzo Italiano : e un quarto , o
mezzo di miglio di larghezza ; e quattro
miglia, e mezzodì circuito. Ha quattro
porte con grandi volte , & arcate. Quel-
la di Mezzodì , e quella del Norte fono a
tre, come fon le porte della prima mura-
glin;maquellc de'lati fon séplicì*Sù que-
lle porte , e fu’quattro angoli del muro
forgono otto Torri , o più rollo ottq Sa-
le d'una llrana grandezza , e d'una bella
architettura, evie data una vernice
roda feminata a fiori d'oro ; fono coper-
te di tegole colorite di giallo-
Guardano 40- Tartari l’entrata di ria-
felina porta, con due Uficiali; non per-
mettendo , che vi entri altri , che i Man-
darini de' Tribunali, i quali abitano dea*
Dei Ge msi il» ili
tro il Palagio , e gli TJficia li della Cala
Reale:vietado ad ogn’altro,che non mo-
stri loro una picciola tavolcttadilegno,
o di avorio, in cui il Tuo nome.e luogo,
dove deve fervire/on notatilo] fugello
del Mandarino , da cui dipende.
Quefta feconda muraglia è circondata
d’un profondo, e largo follò rivcftito di
pietre di taglio;nellc cui acque fon gran-
di, e buoni pefci. Ciafcuna porta tiene-»
un ponte levatoio, per traverfare il fotto,
fuorché quella di Mezzodi. Dentro il
arande fpazio,che fcpara le due mura,
vi fon più palagi diftaccati , roton-
di , e quadrati , fabbricati per diverfi ufi,
e diporti ; poiché fon grandi , e ben’or»
nati
.
Dentro il medefimofpazio dalla parte
d’Oriente, a piè della prima muraglia-,
corre un fiume con più ponti ben forti,
e di marmo , fuorché nell’arcata di mez-
zo , ove è un ponte levatoio di legno*
effendo tutti gli altri ponti , che fono en-
tro il Palagio, fabbricati deirifteflfa ma-
niera . Nella parte d'Occidcnte , dove lo
fpazio c più largo, vi è un lago co quan-
tità di pefci, per etter lungo più d’un mi-
glio Italiano: per cui dove è più flretto,
pattali fopra un buon ponte, che ha in_>
*22 Giro del Mondo
tìafcun dc’capi due archi trionfali di va-
ga, ed eccellente architettura . IJ rima-
ncntede’ ducfpazj d’Oricnte, cd’Occi-
dente, che non è ingombrato da quei
palagi diftaccati , nè dal lago , è partito
in ben larghe ftrade, abitate da famiglia-
ci ,uficiali ed artefici , che fervono ad
ufo del Palagio Imperiale
.
Al tempo de’Re Cinefi vi erano dieci
mila Eunuchi ; ma chi regna al prefentc,
vi pofe in lor luogo Tartari, c Cinefi del-
la Provincia di Leaótùm, i quali fo&j
confidenti come Tartari per grazia fpe-
ziale. E ciò per quello, che riguarda il
di fu ora del Palagio : bifogna ora ragio-
nare di quello , che vi è dentro.
Egli è prima da norare , che non foru
in Pckin le cafe , ficcome le noftre, a piti
palchi , ed alte j ma più torto i di ver/i
appartamenti d’un palagio fono un den-
tro l’altro con diverfi cortili nel medeli-
ino piano ; e in tutti s’entra da una fòliL»
porrà della ftrada; fìcchè dove noi perle
nortre abitazioni ingombriamo più aria,:
eglino voglion più terreno . Per efi
/empio la prima porrà d'un palagio, ch’è
fu la ftrada , e riguarda il Mezzodi , ha [
dentro il cortile più picciole caie dall’u-
na , e dall'altra parte . Dopo le quali fi; I
Del Gemei e il 223
paffa ad un’aJrro cortile per altra portai
di rimpetto a quella prima delia ftrada_j>
dove è il fecondo apparramento:il qua-
Jc è continuato dal terzo cortile più fpa-
ziofo, che termina ad una gran iàla, dc-
ftinata per ricevere i foreftìeri.Apprefiò
trovato* il quarto appartamento, dovej
dimora il Padron della cafa ; c dietro a
quello un’altro cortile col fuo quinto
appartamento , dove fi /orbano le gioje,
cd arredi più prcziofi. Più avanti vi è un
giardino; ed al fine , il fello , cd ultimo
appartamento , con una piccioìa porta.»
nel mezzo . Ad Oriente ,ed Occidente^
di quelli cortiiifon le danze meno pre-
giate. I domedici colle loro donne, c figli
abitanodentroquello ,che è prefio alla
prima porta ; gli altri cortili fon tenuti
dagli Inficiali di più confidenza ,e dal fer-
vizio dell’officine. Di qtteda maniera.»
fondifpode le cafe de’ Mandarini, edel-
l’altre perfonc ricche; ma quelle de’ Si-
gnori grandi , e più ragguardevoli occu.
pano maggior terreno, ed hanno gli ap-
partamenti più grandi , e più elevati, a
mifura della lor dignità ; eflendo tutto
ben regolato per leggi del Hcgno; le_>
quali è delitto trapa dare, ,
v Gli appartamenti Imperiali , che rip.
/cica
124- Giro del Mondo
ferra quello interior recinto, detto Ciau,'
vogliono alcuni, che fian venti , a’ quali
danno loro nomi , e lìti particolari: altri
vogliono, che fian dodici , quanti fono
j fegni del Zodiaco ; evvi chi giudica ef-
fernovecon altrettanti cortili 5 fcriven-
clone ogn’uno per udito, non già per ve*
dura 5 poiché è imponìbile a gli turopei
vedergli tutti, e fpezialmente quello del-
le donne ; permettendoli fola mère quel-
li, in cui la gelofia degli Orientali noiu
vieta l’intervenir nelì’Udienze. Io potrei
RcUt.duPe* farne una relazione fu’l rapporto altrui,
Magaìiiant ma rimetto a lui il curiofo lettore, per no
c,lg ‘ traferivere il medefimo con una nojofa
narrazione . Dirò /blamente , che quelli
cortili, e appartamenti fon tutti fu d’una
medefima linea, con grandi fàlc, d’una
architettura Gotica , in cui il lavoro del
legname è aitai vago a riguardare , per
un gran numero di pezzi ^lavorati di le-
gno , che avanzano gli uni fopra gli altri
in forma di cornice; la qual cofa lull’or-
lo del tetto fàuna aitai bella veduta. I
Iati de’ cortili /on chjufi ò per piccioli
corpi d’alloggiamenti , o da galerie. Ma
quando fi giunge a gli appartameli dcl-
l’Imperadore, le volte foftenute da grof.
fé colonne , i gradini di marmo bianco*
onde
DEtGEMEttrr 125
onde fi monta nelle fale elevate :i tetti
ri/picndenti di tegole dorate: gli orna-
menti delle /colture , le vernici , le dora-
ture, le dipinture, 1 pavimenti , che fono
qua/i tutti di marmo , o di porcellana : c
fopra tutto il gran numero delle varie, e
belle ftanze, che quello compongono;
fenza fallo tutto ciò ha molto dei rag-
guardevole , e del maravigliofo: erifen-
tedi Palagio d’un gran Principe . Per ri-
fare una Sala brugiata mi dittero i Padri
Francefi , che non vi voleva minor
fpefa di due milioni di pezze d’otto. Ben
egli è vero , che l'architettura , e gli or-
namenti fon poco regolati: e non fi vede
quivi la fimmetria, e vaghezza, che fan-
no i palagi d*£uropa.
Il numero delle concubine, che /tanno
dentro quefto Palagio per Polo piacere
dell’Impcradore , è ben difficile a Pape-
re; perciocché è troppo grande, c non è
determinato : oltre che non fi vedono
quelle giammai. JEllePon pulzelle, e no-
bili , Pccite a ciò da’ Mandarini delle.»
Provincie : le quali entrate nel Palagio
non hanno più di comunicazione co’ lo-
ro parenti . La folitudinc forzoPa, e con-*
tinua ( perche le più non fono conoPciu-
tc dal Principe ) l'arte , che oprano per
fard
I i 6 Giro del Mondo
farli concicele , e la gclolia, che regnai
inloro, le rendono ben disgraziate. Di
quelle , che hanno avuta la ventura di
gradire al Re, lì fono elette tre , che por-
tan titolo di Regine :c vivon molto di-
pinte dall'altre; avendo ogn'una il fuo
appartamento feparato, ed una Corto
numerofa ; niente loro manca di ciò, che
può contribuire al lor piacere: i loroar-
ncli, le loro velli, e i lor accompagnarne*
ti fono magnifichi . Nò perciò eilchanj
parte alcuna nel governo;ridendolt i Ci*
nell in udir, che le Principeffc approdò
noi fucccdono ne’ Regni: e dicendo, che
«p.Mauaii. i’ Eu ropa lìa il Regno delle Donne .Ten*
rcicic.iuog. gono quelle luogo di mogli ; onde i lor
P* g . 308. figliuoli fon tutti leghimi, con la foliu
differenza , che quelli della prima foiu
antiporti a gli altri nella fucccrtìone tfel*
1*1 nipe rio. 1
Vie un parco cinto di mura dentro
l’interior palagio, dove vivono beftio
feroci,pcrdiporto dcH’Imperadore, So-
novi dentro cinque colline mezzanamé-
te alte , fitte dal terreno , che cavortì per
far il folio, c’i Iago: quella di mezzo è la
più alta : e quelle fon Puniche collino,
che lì vedonò dentro la Città di Pekin.
. • 2 i
L I,
Del Gemelli* 1 27
LIBRO SECONDO*
V% , , , t t ;
" 1
•. .4
CAPITOLO PRIMO.
Trefentafìone del nuovo Calendario, Udienza
data all'Mutore dall’ imperadore dellru,
« C inale cerimonie, che u fan fi da' Man-
darini nelle pubbliche fun-
r fiorii,
V Enne un fante del Padre Grimaldi,
(da’Cinefi chiamato Mil.lavijo)
per a v vifarmi, ch’il fuo Padrone m’attc-
deva: e andato torto da lui, il ritrovai vc-
ftito d’una buona roba foderata di zibelli-
no,^ qual gli avea data J’Imperadore.Mi
dille, che quella mattina era buona op-
portunità per entrar con lui nel palagio:
poiché doveva prefentare all’Imperado-
re il Calendario nuovo del 1696. da lui
comporto in lingua Cinefe , Tartarcfca,
Orientale, ed Occidentale. Ringraziato-
lo dell’attenzione , e del prelente, che mi
fece d’un Calendario , mi polì tolto a ca-
vallo , e lofeguii. Partirò il primo recin-
to, dov'è la Cala dc’Padri GeAiiti Frati?
cefi, entrammo nel palagio interiore per
una gran porta , guardata da’loldati : eu
faS Giro dee Mondo
kttraverfato un gran cortile,a'fianchi del
quale eran galerie co foldati ben vcfìiri, e
polli in ala ; falimmo nella prima falaj
dall'un de* lati per una fcala di venti gra- i
dinl di marmo biaco,e sì ancora poi caia- 1
mo per la porta di quel lato ; poiché per
la fcala , e porta di mezzo , che fon più
ampie , e magnifiche, e meglio ornate,
fol vi paffa l’Imperadore.
Era quella Sala affai grande, intanto
che oltre alle mura d’intorno, reggevafi
ancor dentro da alquante colonne di le»
gno :lc quali erano ben dipinte , e indo-
rate, ficcome ancor era il cielo di quella,
l’e pareti eran di mattoni lavorati di gef-
fo ; e’1 tetto di sù era di porcellana fituL*
di più colori . Calavafi da quella nel fé-
condo cortile per altre tre porte di fron-
te , e due di lato, ove erano a’fianchi fab-
briche di cafc ben vaghe a vedere . Ri-
montavafi poi in altra Sala fomigliante
alla primate da quella per altri cortili
paffavaii alla terza , c alla quarta , avan-
zando quefta ultima l’altrc nella maeflo-
fa architettura , c fpefa. Avanti al cortile
di quefta quarta Sala portando il Padre
Grimaldi il Calendario ben acconcio de-
tro una Nicchia coperta di feta, accopa-
guato da più Mandarini , eperfonedi
qua-
Del Gemelli» 129
qualità, vennegli all'incontro una perdo-
na deftinata dall’Imperadore per quello
ricevere: e prefolo con molta venera-
zione , e cortelìa, poxtolio dentro al pa,
drone.
Prefa licenza il P.Grimaldi da’Manda-
rini ,i quali l’avean accompagnato , mi
diiTe, che per non avere i Padri qualche
ri niprovero per la mia venuta, conveni-
va , che mi fàcefiero vedere all’Impera-
dore, acciocché poi venendolo colui a_,
Papere per mezzo de’due Paggi, non fej
ne fdegnaffe: come avvenne altra volta-,,
per non avergli dato notizia d’un Padre
della Compagnia , ch’era entrato in Pc-
hin infermo per curarli ; e che perciò io
attendevi quivi, ch’egli m’introdurrebbe
dal Re: infegnandomi frattanto le ceri-
monie , che io doveva tifare . In effetto
dopo un’ora venne un domcftico per
avvìfarci , che ci avanzafsimo ; per lo
che paffammo quattro cortili ben lun^-
ghì, circondati di appartamenti,e di ftan-
. ze di differenti architetture , che forpaf-
fano l’ultima fala quadrata fabbricata-,
fojpra le porte della còmunicazione . Le
porte , per cui palpavamo da un cortìl cj»
all’altro, erano d r unq grandezza ftrana,
larghe, alte, e ben proporzionate, fabbri-?
Tane IV. I cate \
DelGemex.li 3 23
1
CAPITOLO SETTIMO.
Del celebre Governo dell’imperio della. Chuu t
dijlino'ione de' Mandarini, e de'fei fu pre-
mi Tribunali di lettere } e de' cinque
d’armi.
M Erita gran pregio la Cina per l’ec-
cellenza del fuo Governo . Fra le
tre leggi , che fon quivi renine , quella
de’Lettcrati è la prima, e la più antica,,;
il fuo fin principale è il buon governo
del Reame; su la quale eglino han com-
porto gran numero di libri , e di com-
mentar) . Confufio fè ne’fuoi tempi un
Trattato fopra tal foggetto , ch’intitolò
Chum-yum , cioè a dire la Mediocrità
dorata , in cui con molto fondamento
infogna, ch’un buon Re debba aver no,
ve qualità per ben governare i fudditi,
le quali fe porrà in pratica, egli renderà
immortale il fuo Regno.
I Mandarini di tutto l’Impero fi di-
ftinguono in nove ordini : ed ogni ordi-
ne è divifo in nove gradi . Per efiempio»
fi dirà il talee Mandarino del fecondo
grado del primo , o fecondo ordine ; o
pure egli è Mandarino del primo grado
P 4 dei
2?2 Giro dei, Mondo
del primo, fecondo, o terzo ordine^
Quella divi (ione non lignifica altro, che
titoli d’onori particolari , chei Rehan-.
loro compartiti fenza riguardo del loro
impiego; perche benché i Mandarini fìa-
no d’un'ordine più , o men ragguarde-
vole a mi fura delle dignità delle cariche,
ch'efercirano, nulladimeno quella non_>
è una regola generale, perche accadeal-
Je volte, che perricompenfare il merito
d'un’uomo,il cui uficio è flato folito
occuparli per un Mandarino d'ordino
inferiore, il Re l’onora del titolo di Ali-
da rino del primo ordine, o del fecondo;
ed al contrario per gaftigare un’altro , la
.cui carica appartiene a gli ordini fupe-
riori , l’abbaflà tal volta a titolo di
Mandarino d 'alcun’ordine baffo. I.a^
conofcenza, la diftinzionc , e la babordi,
nazione di quelli ordini è si perfetta, la
fottomeflìone, e venerazione degli ulti-
mi vedo i primi , e l’autorità di quelli
lòpra quelli è si grandc:cd in fine la po-
tenza lòvrana del Re l'opra gli uni, egli
altri èsiaffoluta,chenon è comparabile
al nollro Governo, o che fia Secolare,
o
Ree le fi a ili co.
I Mandarini del primo ordine fon_>
Configlieli del Configlio di Stato del
Re,
Del Gemelli.' 23 3
Re;ch’è il più grande onore, e la più alta
dignità , a cui polfa giungere un Lette-
rato neJJ’Impèrio . Lglino hanpiù tito-
li onorevoli , lìcome fono Nili co , C 6-
Jao, Cài fiàm, Siàm cùm, Siam que, ed
altri, che lignificano Affelfori, Aiutanti,
e fupremi' Configlieri del Re - Vi fono
molte fale per quelli dentro il Palagio
Reale', magnifiche per là loro architet-
tura . Quando il Re vuol fare un gran
favore ad alcuno di quelli Configlieri,
gli dà il nome d'una di quelle fale, ficco-
me pereflempio Chumkictièn, che fi-
gnifica fuprema fata del mezzo; aggiun-
gendoli all'ora quello nuovo titolo al
Aio nome ; e fi dice tal Configlielo , o
Kolao, fuprema fala reale del mezzo.
Quelli Configlieri non han numero de-
terminato, ma ora fon più, ed ora meno,
fecondo che piace all’Impcradore, che li
fceglie a Aia volontà fra’Mandarini d’al-
tri Tribunali .Vie nondimeno fenipre
un chiamato Xeusiam, ch’è ior Capo, c
favorito del Re. Qtgelfo Tribunale è il
primodi tutto l’Imperio, pollo dentro
il Palagio a man finiftra della fuprema
fala reale, ove l’Impcradore dà udienza.
Sopra chebifogna notare, che la man fi-
niitra fra’Cineli è la più {limata; ficome
234 - Giro del Mondo
era ancora fra'Grcci , ed altre nazioni ;
onde mi ricorda aver veduti alcuni qua-
dri antichi de’Greci, ove era dipinto !t_>
man fi ni (tra S. Pietro, e a man deftra_,
S. Paolo, per la maggioranza dei Capo
della Chiedi . Si chiama il Tribunato
Nui yuèn: ed è comporto di tre darti di
Mandarini: la prima è de’Configlicri del
Rè già detti, i quali han cura di vedere,
erta minare, e giudicare tutti i memoria-
li, che i dei grandi Tribunali ( de’quali fi
ragionerà apprerto) predentano al Refo-
pra tutti gli affari più gravi del Regno.
Quando gli han decito , eglino breve-
mente rapprefentano all’ Imperadoro
in carta le loro detcrminazioni,e colili
le confirma , o rivoca , come gli piace.
Quelli , che compongono la feconda
clarte, fon come Affittenti, o Aiutanti di
Configlieri del Re; fono ordinaria men-
te del fecondo , o terzo ordine de’ Man-
darini, il quale è grado, onde fi monta-,
dovente alle cariche de’ Configlieri del
Re . Il lor titolo è Tà hiò sù , cioè a di-
te Letterati d’una grande faenza . Si dà
ancorquefto titolo a’Configlieri,a’quali
il Re ne compatte fpeciofi , come a dire
Tai cù tài, che fignifìcagran Governa-
dore del Principe, Tai 9Ù tài su gra Mae-
Dei GfiMEitn 255
ft r0 dell’ ifteflò Principe, e fìmiglianti.
La terza claffe di quello Tribunale fi
dice Chum xuco, cioè claffe, o fcuola di
Mandarini ; quefti han cura di fcrivere,
o far fcrivere gli affari del Tribunale ; a*
quali il Re dà titoli fecondo le fale ove
fono impiegati. Sono ordinariamente
del quarto , quinto , o fedo ordine de'
Mandarini: e fon fopra tutto ftimati per
correr con gli procelli, c fcritture; chc_j
per una parola più, o meno equivoca, e
tal volta per una fola lettela pofTon da-
re, e toglier gli averi a’iitiganti . Oltre
quefti avvi ancora una infinità di Scri-
vani, di Proccu latori, e di Ri veditori.
Oltre al Tribunal fu premo riferito, vi
fono ancora undici Grandi Tribunali,
fra’quali il Re della Cina due mila anni
prima della venuta di Crifto divife tutti
gli affari dell’Imperio: e diurno ancora.
Ne fono Tei di Mandarini di lettere, detti
Lòpù, e cinque di Mandarini d’armi,
che fi dicono ù fu . Il poter di quefti
Tribunali era ben grande, e dilatato , in-
tanto che ragionevolmente fe nc poteva
temere, non alcun di loro foffe per ufar
la fu a autorità per fufeirare alcuna ribel-
lione; e perciò la prudenza degl’Impc-
radori Cjneft ha regolati i loro impieghi
236 Giro dei, Mondo
di tal forte, che non v’è alcuno , che.»
porta terminar gli affari commeflìgli
lènza l'intervento d’altri . Dentro! Pa-
lagi di ciafcun di quelli fei Tribunali vi
è Tempre una fai a , o appartamento de*
ftinato per un Mandarino , chiamato
Còli, cioè a di r Riveditore, ò Fifcale , il
quale eflamina in pubblico , ed infegre-
to tutto ciò che fi fa : e fe riconofeo
qualche fallo, toltone dà avvifo all’Im-
peradore . Quello Mandarino non è
foggetto, nè fuperiore al fuo Tribunale,
ma fidamente Sindaco, o Cenfore, della
maniera che coftumavano i Romani.
Chiamanfi coltoro in Cina Cani arrab-
biati, perche non fanno altro melticro,
che morder continuo con mali uficj.
I primi Prefidenti di quelli fei Tribu-
nali fon del primo grado del fecondo or-
dine de’Mandarini : Chiamanfi xàm_>
zuò li pù xàm xu,cioè a dire Primo Pre-
fidente del Tribunale delle Cerimonie;
e cosi degli altri * Ogni un di quelli Pre-
fidenti ha due Alfe fio ri , di cui il primo
fi dice Tsòxil ani, cioè adire Prefidente
della man finiftra ;e l’altro Yèù xilànu,»
cioè Prefidente della man delira ; eco*
fioro fon del primo grado del terzo or-
dine. Que-
Del Gemelli* 257
f Quelli fei Tribunali fón podi fecondo
l\ j 0 r grado preffo al Palagio del Re dal-
ia parte di Levante in grandi fabbriche-»
quadrate con tredivifìoni di cortili , ed
appartamenti; celò per la comoda unio-
ne di tanti Mini Uri , c ripofo ancora-,;
.mentre il Re ogni giorno li provede del
definare > acciocché non fia.no obbligati
d'andare alle loro cafe , e che fpediffero
più prontamente gli affari. •
Il modo con cui fi procede in quelli
Tei Tribunali, è quello : Quando un’uo-
mo ha qualche lite, la fcrivc in una carta
della forma, e grandezza regolata per lo
fcoftume; e con quella entra dentro il Pa-
làgio del Tribunale, dove tocca un tam-
buro , che trova alla feconda porta 3 ed
iefTendófì pollo di ginocchio, alzata con
le due mani all’altezza della tcfla la car-
ta» o memoriale , quella è ricevuta da_>
i un’Uficiale Tifile la confcgna a’Manda-
rini della gran fai a , e quelli al Preliden-
- te,ò in fua •mancSza agli Affefforiji qua-
li avendola letta l’approvano , o rigetta-
no, fecondò che loro pare . Seia riget-
tano, la rimandano a ehi l’ha prefentata,
facendogli fpefTo dare delle buone buffe
per gaftìgod’avcr formata una dimanda
mal fondata; fé l’approvano, il XTdtdpn-
23 S Giro dei Mondo
fc Io rimanda al Tribunale inferiore, a
fine d’efaminarfi la caufa , e di darne il
Aio parere . Dopo che quello Tribuna-
le l’ha eSatninato,e giudicatolo rimanda
al primo Prefidente, che ne dà la fenten-
za , accrescendo , Scemando , o confir-
mando la derilione del Tribunal Subal-
terno. E fe l’affare è grave, ordina al
medefimo Tribunale di farne una me-
moria, la qual ricevuta , e Ietta con.»
fuoi Affeffori, la confegna al Mandarin
Riveditore, di cui è dettare colui la tras-
mette al Supremo Tribunale de'Confi-
glieri di Statoci quale efamina la caufa,
e n’infòrma Sua Maeftà , ch’il più dello
volte ordina al Tribunale d’cfaminarlo
di nuovo . All'ora i Configlieridi Stato
rimandano la memoria al Rivcditore,il
quale dopo aver veduto l’ordine del Re,
il rimette al primo Prefidente . Coftui
il fa cfaminarc altra volta, cd effcndoli
rendtito Io rimanda all’InSpettore: l’in-
Spettore a’Configlicri di Stato : e coloro
all’Imperadorc, che dà all’ora il decreto
finale . Quello decreto ritorna per la~»
medefinia firada al primo Prcfidentej,
che’l fa notificare alle parti :cd all’ora la
cauSa è finita . Quando la caufa è di
quelle, che i Tribunali di Provincie mà-
dano
Dei Gemei ii. 239
danoalla Corre , ella è indrizzata aJi'In-
fpeaore del Re,fuggellàta: il quale l'a-
pre /e Ietta la manda al primo Prefiden-
te, che procede , còm’è detto , nell'affa-
re, ch’ò venuto in prima iftanza.
Se i Mandarini nel giudicare i procedi
fjceflero jfJBor dovere fecondo le leggi,
c l’intcndimeto del Re, la Cina farebbe il
più felice paefe del Mondo , e meglio
governato; ma coloro quanto fono at-
tenti offervatori delle formalità citerio-
ri riferite, altrettanto internamente fon
maligni, ippocriti, e crudeli . I loro ar.
tificife furherie fono in si gran numero,
che ^fognerebbe lungo tempo a nar-
rarle ; efiendo ben raro un Mandarino
efente dall'avarizia , e corruzione? per-
che non confiderano la giuftizia, ò in-
giuftizia della caufa, ma coloro, che lor
Sanno più danajo , o preferiti* non pern-
iando d'altro, che di foddisfirc alla lor
facrilcgà cupidigia, come tanti ingordi
lupi.
Il primo di quelli fei Tribunali fi chia,
ma I i pii: la fua carica è di provvedere
a tutto l’Imperio di Mandarini , c d’efa-
minarei loro meriti , e difetti , per rap-
prefentarglial Re, a fine di pacargli alle
dignità maggiori , o abbacargli , ac-
rioc-
240 Giro dkl Mondo
ciocché gli guiderdoni , o gli gaftighi
.
Ha dentro il Tuo Palagio quattro Tri-
bunali . Il primo fi chiama Vén fiven sii,
cioè a dire, Tribunal, che giudica di
coloro , che han la qualità, e icienze ne-
ceffarie per e (Ter e Mandarini. Il fecondo
Caòcùmsù, ch’efamina il buono, e’i
cattivo governo de' Mandarini . Il terzo
Nièn fum sù,chc ha cura di fugellar tut-
ti gli atti publici,di dare i fugelli ad ogni
Mandarino, fecondo il fuo uficio, e di
eliminare fe i fugelli , de’difpacci , c’han
portato, o mandato, fiali veri, o filli.
Il quarto ICi hiùn sù , che ha penficro
d’efaminare i meriti de'gran Signorino-
jne de’ Regoli del fangue Reale, de’Du-
chi, e d’altri, che i Cine fi chiamati
Hiùn chin , cioè a dire antichi vaflalli : i
quali fono ili nitri per grandi fcrvizj fatti
nella guerra, quando la famiglia Re-
gnante conquiftò l’Imperio. ,
Il fccondoTribunal fup renio fi diceo
Hu pu, che fignifica Gran Teforierodcl
Re. figli tiene Jafoprautcndcnza do’
Tefori, deile rendite, c de’ Tributi del
Re, come anche della fpefa. . Egli di-
itrihuifee le pendoni , e ^quantità del
rifò, delle pezze di Zeta, e del denaro,
che i’Impcradóre dona a’ Regoli , Gran
Dei Gemella 247
va 7 vi è una ftabiiira per gli antichi Re;
ed è ,che quando un delinquente è de-
gno di qualche grazia , per alcuna rara.*
qualità 7 o eccellenza di miftlerc ,come/ t ,, d b*(h’at,
per le noftrc Leggi Imperiali anc he è de #•<> r« n ‘*
terminato > fi fo/pende J’cfecuzione fino
alla fine dell'Autunno fcguetcjper goder
di qualche indulto, che fi concede nella
natività , o matrimonio de' Principi , o
mutazione rtraordinaria di tempo, ove-
ro terremotiiliberandofi in quelle occa-
fionitutti i prigioni 5 onde coloro, a'
quali fi è fofpefa l'efecuzione , fon porti
in libertà, o almeno godono della vita,
e della fperanza per alquanti mefi.
Il fello fupremo Tribunale fi dico
Campu, o Tribunal dell'opre pubbliche.
Egli ha cura di fabbricare, c di riparare
il palagio de' Re, e loro fcpolcri, e i
Templi , in cui onoranfii loro Pfedcccf-
fori , egli altri , dove s’adora il Cielo , la
Terra , il Sole, e la Luna . Cosi anche ha
cura di riparare i palagi de' Tribunali di
tutto l'Imperio,c quelli di tutti i gran Si-
gnóri . A lui lòn accomandate le Torri,
poti, e tutt'altre opre necefiarie, per ren-
der navigabili i fiumi, c le Iliade pratica-
bili iVi fon nel fuo palagio quattro Tri-
bunali fubalterni .11 primo Ym aen fu, di
Q, 4 cui
248 Giro del Mondo
cui è i'efaminare , e formare i difegni di
tutte Popre > che fi vogliono fare . jll fe-
condo Yu hem fu, a cui è cominella la.,
fabbrica dell' armi nccefiarie per l’Ar-
mate . Il terzo. Tu xui fu , intende a
rendere i fiumi, e’ laghi navigabili , a far
appianare il cammino , coftrurre, e rifa-
re i ponti . Il quarto Ce tien fu, ha curo
delle cafe,edelle Terre del Re, che
dà in affitto , e fa coltivare , e ne ritraile
le rendite.
Per quanto fi è detto , fi vede , che i
fei Tribunali fupremi han Cotto di fe 44.
altri minori, che tutti han lor palagi par-
ticolari nel diflretto del grande, dal qua-
le dipendono, con le fafe , e camere uc-
cellarle. Ciafcun di quelli 44. Tribunali
ha un Prefidente; e 12. Configfieri, delli
quali quattro fono del primo grado del
quinto ordine di Mandarini, quattro del
fecondo grado del medefimo quinto or-
dine, e i quattro altri dei /èlio ordino
.
Nel Tribunal del Regio .Erario foiL,
raddoppiati, come in quello del crimi-
nale; de'quali i Tribunali inferiori han_>
ciafcuno un Prefidente, e 24.Configlie-
ri . Oltre di quelli Mandarini impiega-
ti, ve ne fon degli altri, che non fon_>
di niun'ordine, e nondimeno fon tali fol
per
Del Gemelli. 249
pernome:e dopo alcuni anni di fervizi®
jl Re gli pone nel nono, o ottavo ordine
de'Mandarini . Quelli Tribunali han_>
tutti i loro Scrivani , e Portieri , ed altri
Uficiali , ch’eglino mandati nelle Pro-
vincie . Han Sergenti per fcrvirfcnej
nel Palagio,e Laccai per portar i difpac-
ci, Carcerieri , Bargelli , Birri , ed altri,
che bullonano i colpevoli, Cuochi per
apparecchiare il mangiare, che loro dà il
Re ogni giorno , fcrvidori per fervirc a
tavola,ed un’infinità d’altri, tutti tratte-
nuti a fpele del Re. Il narrato numero
de’Mandarini è da intendere in tempo
che fu dclrimperio Cinefe , lotto la paf-
futa famiglia , licome vien norato dagli
Scrittori; perocché alprefente fon quel-
li al doppio: per eflempio il Tribunale.?,
che ne aveva 12. ne ha ora 24. dodici
Tartari, e dodici Cinefi.
Quelli fon i fei fupremi Tribunali , che
reggon tutta la Cina, e che fon si celebri
dètro qucirimpcrio;ma pcrciochè ogn’
un di lor in particolare ne farebbe flato
troppo potente,! prudenti Re gli hanno
per tal guifa riabiliti, e di flribuiti loro gli
impieghi ,e regolate le funzioni , chej
ninno è alfoluto nell’affare di Aia giui in-
dizione, ma tutti dipendono l’un dall’al-
tro,;
4 50 Giro del Mondo
tro; peyefempio il primo Prefidentc del
quarto Tribunale, ch’è quello di guer-
ra, avrebbe potuto rubellarfi,fe egli avef-
fe avuto un’autorità indipendente, per
cagionche tutte le Truppe del Rcamo
fono fottopofte a’fuoi ordini ; ma egli
non ha danàio, e gli convien , che dopo
chcha avuto l’ordine del Re, lo dimandi
al fecondo Tribunale, ch'è dell'Erario
Regio . Le barche, le barrette, le tende,
Par mi, ed altri iftru menti da guerra , di-
pendono dal fello Tribunale, a chìbifo-
gna, che il 4. s'indrizzi; e in fine i cavalli
fon fotto la giurifdizione d'altro Tribu-
nal feparato, a chi bifogna dimandargli.
I Mandarini ^d’ armi compongo-
no cinque Tribunali , che fi chiamano
ùfù, cioè a dire cinque clafiì, otrtippo.
lllor Palagio è a delira, & ad Occidente
V • del Palagio Reale . Il primo fi chiama.,
' ' Heii fù,o Retroguardia; il fecondo Tsó
fù, o Ala fini lira ; il terzo Yeu fu , 0 Ala
*' ) delira : il quarto Chfim fù , o Corpo di
battaglia; il quinto Cien fù , o Vanguar-
• dia. Quelli cinque Tribunali fon go-
' vernati per 1 5. gran Signori , tre iiu,
* ogni Tribunale i de'quali uno è Prelì-
dente, gli altri Afiefiori . Tutti 1 j.fotL,
del primo ordine de’ Mandarini 5 mai
Pre-
Del Gemei ir .' 151
Preludenti fon del primo grado di que-
llo ordine, egli Affeffori del fecondo.
JEgli han cura di tutti gli Ufficiali , e de*
foldati della Corte.
Quelli cinque Tribunali fonfoggetti
ad un fupremo Tribunale , che fi dice-?
Iumchimfù, cioè adire Tribunal di
guerra, del quale il Prefidente è femprc
un °;ran Signore . La fua autorità fi di-
lata fopra detti cinque Tribunali, c fopra
tutti gli Uficiali , e foldati dell'Imperio;
ma per timor, che no s'abufi d’un si gra.
potere , glis'è dato per Aficffore un_*
Mandarino di lettere con titolo di Su-
premo Reggente, e due Sindaci,o Ifpct-
tori Reali, che li vegghian fopra in tutti
gli affari . Tanta quantità di Mandarini
fiè moltiplicata per lo buon governo,
come per guiderdonare i vaflalli bene-
meriti, c’hanno aiutato il primo Re del-
la famiglia precedente a renderli Padro-
ne dell'Imperio. E certaméte i Cincfinó
han paffionc più violenta, che quella-*
di comandare, in cui ripongono tutta la
lor gloria , e la lor felicità ;.come fi co-
nofeeda una rifpofta , che fè un Manda-
rino al Padre Matteo Ricci da Macera-
ta; quello Padre ragionandogli della no-
llra Santa Legge , e della felicità eternai
Ta-
252 Giro del A 4 ondo
Tacete, rifpofe il Mandarino , lafclato
quelli deliri. Voftra gloria , e voftra feli-
cità li a tutta di voi , che liete (tramerò ;
che per me tutta la mia gloria , c mia_,
felicità confi He dentro quella cintura , e
quell’abito di Mandarino; tutto il rima-
nente non è, che di favole , e di pardo,
ch’il vento porta via ; c fon cote , che lì
raccontano, ma non fi vedono: quel che
fi vede è il vantaggio di governare, e di
comandare agli altri . L’oro , c l’argen-
to, le donne , c le concubine , come an-
cor la numerofa Corte, gli arredi, i ban-
chetti, i follazzi , ei beni tutti, c gli ono-
ri,e la gloria, fon le confeguenze del van-
taggio d’efler Mandarino. Quella è la
felicità, che noi delideriamo , e che noi
godiamo dentr’iì noltro grande, e (udi-
rne Imperio, e non la voftra, ch’e altret-
tanto inutile, quanto ella è invilitile, ed
imponibile ad acquiftare. Cosi parlò
quell’empio Ateifta.
Havvi ancor Mandarini , che non fon
di niun’ordine delli nove , chiamati Vi
;o lieti, cioè a dire uomini indetermina-
ti.Così vi fono d’altri detti V tìpin , cioè
a dire, che non trovano ordine, che loro
convenga, per c-fferc i loro meriti si gra-
di, che gli elevano al di (òpra di tutti gli
or-
Del G e m E t i ri 25
?
odinij e gradis quelli fono i Regoli, Du-
chi, e Marche!! , che governano ne’cin-
que Tribunali d'armi 5 ftimandopiù la_»
dignità di Duca, e di Marche/e , che per
«rifioro grarid( fervigj s’hanno acquie-
to, che queila Mandarino.
CAPITOLO ottavo.
Dim fi altri Tribunali dì Tekjn, delle quindeci
'Provincie , e Città dell’Imperio della Cina,
I L principal Tribunale èdettoHàn lìn
iven, cioè a dir giardino, o bofeo fio-
rito in lettere, o jfeienze . Quello Tribu-
nal contiene un gran numero di Man-
darini dotti, c di buon’ingegno, che fon
di vili in cinque elafi!, e compongono
cinque Tribunali; i quali il Re ha foelri
fra i nuovi Dottori , ch’ogni tre anni fi
fanno in Pekin ; poiché venendo tutti i
Licenziati del Regno chiamati KJù gin,
cioè uomini illuftri in lettere , fono efa-
minati con tutto rigore per 13. giorni
continui; de’quah poi fi dona a foli 366.
il grado di Dottore, che handimoftrato
più di capacità. Quelli cinque Tribu-
nali fono i Maeftri, e Precettori del Prin-
cipe fucceffore nell’Imperio , a cui info-
gnano
254 Giro dei. Mondo
ornano le virtù, c le fcienze, fecondo Irj
fu a età . Eglino feri vono tutti gli avve-
nimenti, che accadono alla Corte , c all*
Imperio, che meritano d’edere traman-
dati alla pofterità . Eglino compongono
i’Iftoria generale del Regno , ed altri li-
bri : ed eglino fon propriamente le per-
Ione di lettere del Re , che gli eligge ad
edere Colao , o Conlìglicri. In fine_>
quello Tribunale è un’Academia Rea-
le. Coloro della prima Clafle , o Tribu-
nale, fon del terzo ordine de'Mandarini:
quelli della feconda del quarto, c tutti
gli altri tre fono del quinto.
Efifendoli parlato deil’elame de’Licc-
ziati, e del grado di Dottore , è dovere,
che fi fpieghi la maniera, come fi pervie-
ne al grado di Baccelliere, che fi dà nelle
Città°, e di Licenziato, che nelle folej
.Metropoli delle Provincie fi conferire,
come quello di Dottore folamcnte in_,
Pekin . E in quanto alla Baccelleria, che
i Cinefi dicono Siu-zay, vi è perfona de-
putata dal Re in ogni Provincia , che và
d’una in altra Città per e fa minar gli
Studenti , de'quali s’efpongono all’ cfa-
me in ogni Città da quattro in fei mila_.
(fecondo che più, o meno fon quelle po-
poktejQuefti da tre divertì efaminatori
tre
Dei Gemelu. 1 255
tre volte fon provati . Il primo efame_?
è di quattro Letterati decani , che rifie^*
dono nell'Accademie di Confufio. II
fecondo talli da’ Prefetti della Città di
coloro folo, che meritarono l’approva-
zione de’ primi. Il terzo filli per lo Thi-
hio, o efaminator Regio di quei pochi,
che fono ammeflì da' fecondi . Cosi del-
le migliaia , che s’elpofero in prima al
rifehio di si dura imprefa , fol pochi ne
rimangono alla fine ammeflì all’onor
della Baccelleria: e talvolta non giungo,
no nè meno a trenta ; rigettandoli tutti
gli altri , ficcome indegni, e non da tan-
to . Nè perciò i rigettati fi fgomentano,
o dal loro Audio s’arreftano: anzi eglino
fpronati dall’onore , e dall’accoglienza,
che fi fa a’graduati, ritornan a quello co
più ardore, per efporfi di nuovo all'efa-
me feguente
.
Concorrono poi al fecondo efame di
Licenziati , o macftri folamente gli otti-
mi fra gli approvati nel primo de’ Bac-
cellieri , perche Befanie è molto rigoro-
fo . Eglino fi promovon fol di tre in tre
anni nell’ottava Luna , che a noi fuol ca-
dere in Settembre ; c non altrove , che_>
nelle 15. Metropoli delle Provincie, e in
numero limitato 5 efiendovene nelle due
Città
356 Giro dei Mondo
Città principali di l J ekin,e ISTankin in-
torno a 1 50.C neli'altre più,o meno, fino
a cento . Si eliggono dunque dall’Impe-
radorc trenta (oggetti i più valenti per
queft'efame: de’ quali nevan due ìtu
ciafcuna Provincia , per far l’efame , che
fi deve preci fa mente far nel nono, duo-
decimo^ quìndecimo dell'ottava Luna:
chiamano quelli due altri in loro ajuto,
che foli non baderebbono a tanto. I due
Efaminatori in tanto non parlano con_>
niuno , per non dar fofpetto : & afpet-
tano l’alba del nono giorno.per dar l’ar-
gomento d’ìmprovifo a (ludiar del pari
a tutti. Qucfto cfarne fi fa dentro un pa.
lagio , ctae ha all’intorno picciole ca.
morette con tavolini , e fedie . Entran-
do i Baccellieri fon, rigorofa mente cer-
cati nella pedona , per veder fe portano
fcritto : taci cui cafo farebbon certaméte
bidonati ; difendo loro permdTa fol la_»
carta bianca, tre pennelli, e calamaro.
Prcfo il punto fi pongono in quede ca-
merette chiufi , e guardati per non co-
municarfi l’un con l’altro. Gli argomen-
ti fopra i quali devono far pruova del lor
talento il primo giorno , fon quattro
(intenze, tolte dalle molti (Time, che fi
trovano nc’iibri compilati da Confufio,
i 6 z Giro dei. Mondo
di famiglie, ha un Capo detto Pafteù:
e dieci diquefti Pattai n'hàno un’altro,
chiamato Tsiim Kia , ch’è obbligato di
avvertire quefti Tribunali di ciò , che fi
fa nella fua contrada contro le leggi,
o
contro i buoni codumi ; e dare avvilo
de’ foreftieri , che vi capitano , e d’ogni
altra novità, che vi fia . Eglino ancora
debbono dottar le famiglie alla virtù, c
al ben operare.
Il Tribunal Ifi-hio c retto daduePrc- ,
fidenti , i quali han cura de' Baccellieri
di lettere , c d’armi ; per efercitare i pri-
mi a’ difeorfi di ben governare, e i fe-
condi a gli affari delle guerre.
Il Tribunal chiamato Còtaó,o’ Co lf,
è quello dcgl’Ifpettori, de' quali fòpra_,
fi è parlato , che fon divifi in lei Clafli,
come i fei Tribunali fupremi , da’ quali
prendon lor nome . Per efempio il pri-
mo LI cò , o Ifpettore del fupremo Tri-
bunale de' Mandarini ; o Hu co, o Ifpct-
rore del fupremo Tribunal dell’Erario
Regio, e cosi degli altri . Ogni clafTe è
comporta di più Mandarini del fettimo
ordine: quelli fon deftinati ad avvertir
l'imperadore delle mancanze, che com-
mette nel Governo : e ve ne fon si forti,
c intrepidi , che fi efpongono talvolta al
ban*
Dii G e m
B
irri 2 63
barino, calla morte, per dir Ja verità al
lor Principe , o con memoriale, o a vo-
ce; di clic l’ilforie della Cina ne raccon-
tano più esépli. Egli è arrivato altre vol-
te, che il Refi ammendi de' falli, e che
ricompenfa gcncrofa mente , chi l’ha_»
avvertito. Eglino han pernierò d'invigi-
lare a* difordini de’ lei Tribunali lupre.
mi, e di avvertire il Re per memorie.?
fegrete . Il Re fiferve di quelli Manda-
rini per materie importanti , c n'eliggc
tre ogni anno per Vibratori.
Dal Tribunal d’Hjm-gxn-fu prende il
-Re gli Ambafciadori, e Inviati per man-
dargli nella Corca, in occafione, che vo-
glia confermare il titolo di Re a quello,
che comanda in quel Reame , o portar
i titoli ad alcuna perfona benemerita.
Il Tribuna] di Tal li sù , cioè a dir Ia_>
fuprema ragione , e giitftizia, ha cura di
cfaminarle caule dubbie, e difficili ; e di
cófermare,o rivocarclc fentèze, fpezial-
méte nelTribunale delcriminale,dovc li
tratta di roba,o di onore, o di vita:poichc
le quello condanna alcuno a morte; cj
ritrova le cagioni della fentenza dub.
biofe , quella rimette al Sànfisu, che è
come fuo Confeglio di cofcienza ;chej>
unito cplTribunal di Tai li sù,c’l Tu che
R 4 yven ?
264 Giro ohi Mondo
yvca, ofupremo Tribunal de'Vifitato'.
ri, è quello del criminale, aflìeme clami-
nano di nuovo il procedo, in prcfenztL,
dell’accufato , e dell’accufatorc,e roven-
te ne rivocano la fenrenza.
II Tribunal Tum chini fu ha penderò
di pubblicare alla Corte, e dentro tutto
l’Imperio gli ordini del Re : come di ri-
veder tutti i memoriali de’ Mandarini di
lettere,e d’armi, prima di andare dall’Im*
peradore ; che ritengono , o fan pattare,
fecondo che giudicano a propofito ;
non potendo nilfuno prefentar memo-
riali al Re, fenza prima efier quelli rive-
duti,cd approvati per quello Tribunale:
eccetto quelli de’ Mandarini di Pckin_>,
che gli prefentano a dirittura. Il Prefidc-
tedi quello Tribunale è del terzo or-
dine.
11 Tribunal Tai chàm fu è come afro-
ciato al fupremo Tribunal de’ Riti. Il
fuo Prefidente è del terzo ordine : i Atoi
Aflèfiori del quarto : e gli altri del quin-
to , e fefto . £gli ha particolar penficro
della mufica,de’facrifkj,e de’Eonzi am-
mogliati, e d’altro.
£.’ anche affociato al Tribunal de’Ri-
ti un’altro Tribunalc,detro Quim ló sii,
cioè a dire , Oiterie Reali 5 il quale ha
pcn-
Del G e m ei li' 165
penficro di preparargli animali, il vino,’
c tutto ciò,ch’èncceflariopcrgli facri-
flcj, c banchetti Reali . Il filo Prendente
è del terzo ordine.
I Mandarini del T ribunale detto Tai
pó sù fono de’medcfimi ordini, che co-
loro del precedente, i quali provvedono
j cavalli per lo Re , e per la guerra , di-
ftribuendogli a’ Capitani , e dentro lej>
Fortezze. Al prefen te i Tartari Occiden-
tali gli conducono : e l’Impcradore ne_>
compra da 70 . mila ogni anno , c’1 dop-
pio i Signori , c particolari.
Kin Tien Kicn è il Tribunal della.*
Matematica .11 Prendente (che oggi è
[1 padre Filippo Grimaldi della Compa-
onia di Giesù ) è del quinto ordine , e I
due Puoi AffciTori del fello : gli altri del
fettimo , ed ottavo . Coftoro s’applicano
all’Aftronomia , ed han penfiero d’av-
vertire il Re del tempo , della durata , e
della grandezza degli ccliffi del Sole, e_?
della Luna; delle quali cofe l’Impcrado-
rc fa avvertir tutti i Tribunali delie Pro-
vincie per lo Tribunal de’ Riti , affinché
fi preparino a far le cerimonie ncccfìa-
rie; che confidono a far battere il tam-
buro , mentre dura l'eclifle , ponendoli
^Mandarini inginocchione>c5gli occhi
alzati
266 Giro dei. Mondo
alzati al Ciclo, e con timore rifpettevo-
ie . Quello Tribunal compone ancora.,
il Kaiendario ogni anno, il qual fi dirtrì-
buifcc per tutto l'Imperio.
Il Tribunal Tai y yven ,o di Medici-
na , è comporto de’ Medici del Re, della
Regina, c de’ Principi, i quali preparano
di lor mani le medicine. I Mandarini di-
pendono del Tribunal de’ Riti.
Il Tribunal detto Hiìm lu sù fa la fun-
zione di Macrtro di cerimonie nell’Alt-
diéze publiche,ed è Coadiutore di quel-
lo de’ Riti.
Il Tribunal Xàm Lcnyvenha pende-
rò de' giardini, e degli animali , ches’im-
piegano ne’facrificj , c banchetti . Egli c
/oggetto al Tribunal de' Riti.
Il Tribunal Xam paó sù ha cura del
fuggcllo ddl’lmperadorejil quale è qua-
drato,d’un palmo di diametro, fatto d’u-
na pietra prcziofa,come lo fignificano le
fue Lettere Xampaó . Da quello diman-
da i fuggelli il Tribunale de' Mandarini,
per diftribuir le cariche a’Madarini del-
la Corte, e delle Provincie , avutane pri-
ma la licenza dal Re.
Il Tribunal Kin y guei , è la guardi»-,
della perfona del Re . Coftoro lo guar-
dano ; ed accompagnano , quando egli
và
Dei Gh me 1 1 iv 267
vàfuora del palagio , o dà udienza . Il
Tribunale è comporto di più centinaia
di Mandarini d’aimi, figli di gran Signo»
ri , ed è divi fo in quattro darti . Quelli
non partiino mai, come gli altri Manda-
rini, ma reftano nel loro Tribunale, ar-
I
rivandoallo fpcfiballa qualità di Preft-
dcnti,c Kolao. Eglino benché fiano
Mandarini d’armi , fono independenti
I
dal Pimpu , ch'è il fupremo Tribunale^
dcll’armi
.
1 due Tribunali detti Xùi que sù , che
fono i Governadori delle Dogane di Pe-
kin , che han cura di porre le guardie a
tutte le porte della Città, e ricevere i di-
ritti, dipendono dal Tribunal dell’Era-
rio Regio.
Il Tu pù ha due cariche ; cioè di arre-
dare i ladri, c malfattori, e di farne i pro-
cedi : egli trovandogli innocenti , gli
può liberare 5 ma fe gli truova degni di
• morte, gli deve rimetter al Tribunal del
criminale . Egli ha ancora poteftà di far
ritenere gli fchiavi fuggitivi , i quali fa
bartonare, e poi confegna a' padroni, fe-
gnandoli prima col ferro nel braccio fi-
1 niftro. I tagliatori di borfe , per la prima
volta lì marcano con fiinil ferro al brac-
i . fio finiftrcjla feconda al dertro;e la tem
268 Giro del Monito
fi rimettono al Tribunal del criminale.'
Il Tribunale detto Fù yn, è quello de’
due Governadori della Città di Pekin-..
Quefti Governadori fono fuperiori a
quelli di tutte l’altre Città dellTmpcrio.
Èglino fono del terzo ordine dc’Manda-
rini , e i loro Aflcflori del quarto . Il pri-
mo ha foprantcndenza di tutti gli Ru-
denti , c letterati di Pekin , i quali non_>
fono ancora Mandarini . Il fecondo > di
far giuftizia , e fapere il numero dello
famiglie, cperfone della Città ; e di far
preparare il luogo , c le cole uccellano
per Io facrificio.Chiamano i Cinefi que-
llo Governadore Fù mù , cioè il Padre,
c la Madre del popolo.
Vi fono ancora due Tribunali , detti
Tai himhién , e Vón pin hién, che han-
no il medefimo impiego , che il Tribu-
nale de* Governadori della Città , dal
quale eglino dipendono ; per cagiono
di eflerfidivifo Pekin in due Città, fc-
guendo il coftume di tutto l’Imperio,
dove fi contano le Città per una , o due,
fecondo la grandezza. I Prefidenti di
quefti Tribunali fono del fefto ordino.
Tsùmginfuèil Tribunale de’ Grandi,
che difeendono di Padre in figlio dalla
famiglia ideale. II Prefidente è uno di
De£ Geme tir? 2dp
ioloro, che han la qualità di Re; egli
non è di alcun’ordine, effendo di qualità
ad ogni ordine fuperiore . I due fuoi Af-
feflòri fono Signori del sàgue Reale, an-
ch’efiì fuor d’ordinejperò gli affari fi fpe-
difeono coll’interveto d’alcuni Adàdarl-
ni de’fci fupremi Tribunali . Tutta la lor
cura è di diftribuire il danaio affegnato
a’parenti del Re di linea mafehile, o po-
veri, o ricchi, che fiano, fino al fello gra-
do; più,o meno, fecondo la loro dignità»
c proflìmità . Oltreacciò giudicano nelle
caufc cosi civili , come criminali dc’me-
defimi ; e fanno efeguir le pene , dopo
averne fatto confapevole l'Imperadore.
Quelli cògionti dehRe hanno privilegio
di pinger di rollo le loro calè, e i mobili.
Come che la famiglia precedente avea
regnato 266 . anni , era venuta in tanto
numero , che non potendo ad alcuni di
grado rimoto ballare il dana/o, loro affe-
gnato ; fi elercitavano in arti meccani-
che , ed erano divenuti troppo infoienti
col popolo ; ora però non ve n'è rimafa
radice . I parenti del Re Tartaro , che di
prefente governa , fono tutti Signori di
conto , e dimorano alla Corte ; ma fe il
lor dominio durerà molto , converrà,
che ancora eflì vengano in baffo fia-
to.
270 Giro »bl Mondo
tbjPcr la gran moltitudine.
Hoamein è un Tribunale, che ha pa-
ri potetti foprai parenti del Re , difeen-
denti da linea feminile. Cortoro iono di
due forti : la prima è di quelli , che di-
fendono delle figlie del Re , maritato
con ftudenti fcelri, com'è detto di fopra,
c fi chiamano Fu mi; però da'Cinefi nò
fono rtimati Principi del fangue , nè pa.
remi dei Re , come quelli, che non han-
no diritto alcuno alla fucceffione;quan-
do anche fuffe in tutto fpenta la linea.,
mafchile. Quella coftumanza fioflerva
anche dal popolo; perche in Cina il ma-
ritare una figlia , è lo ftertò,ch'dcludcr-
la per Tempre dalla famiglia paterna , o
porla in quella del marito , dal qualo
pofeia prende il cognome. Perciò quan-
do i Cinefi vogliono dire , che una ver-
gine è andata incafa dello fpofo,non fi
fervono del verbo Kiu , o andare , ma_,
del verbo Quei , ritornare; e cosi non di-
cono : ella è andata , ma ritornata in Tua
cafa. Parimente, quando l’Avo parla de’
figli di Tuo figlio , gli chiama femplice-
mcnte,S(in 911, miei nipoti ; ma quando
parla di quelli della figlia, dice : Vai firn
cu , miei nipoti di fuori ; perche egli gli
Rima della famiglia di fuo genero . In_»
D Et Gemi t nT 271
lìmigliante guifa parlando d’un morto,
1
non dicono un tale è morto, ma un tale
è ritornato in terra
.
Nella feconda forte di parenti del Re
della parte femminile , fono annoverati
i Padri, Fratelli, Zi; , ed altri parenti
delle Regincji Generi del Re, e i loro Pa*
dri, Fratelli, e Zi; . Da quelle due forti
jlRene feieglie alcuni più ragguarde-
voli, per comporne il loro Tribunale.
Differifcono folamcntc eifi da’ Principi
dell'angue, perche quelli non fono di
alcuno de’ nove ordini ; ed efii fono del
primo , c fecondo: quantunque lì ftimi-
no più onorati del nomedi Hoàm cin_^,
e di Fuma (che vai quanto parenti del
Re ) che di quello di Mandarino , anche
del primo ordine . Quella feconda forte
di parenti fu parimente (terminata da_»’
Tartari
.
Favellato abbiamo a fufficienza dej‘
Tribunali de’Mandarini, e del Governo
della Corte ; rolla ora di parlare brieve-
mente di quelli delle Provincie.Ciafche-
duna delle 1 5. Provincie ha un Tribuna-
le fupremo, dal quale dipendono tutti
gli altri. Il Prefidente ha il titolo diTu-
tan Kiiin muen, Fù yvén>Siun fu,ed altri
nomi , lignificanti Governadore di Pro-
vincie,
27* Giro dkl Mondo
forte una mefehina; difperato del molto
danajodatoal Regiftratore , rizzoffiin
piè ( perche allora hanno in collume di
Ilare in ginocchione ) e ianciarofigli ad-
dodo 3 malmenollo bravamente, coiu
fatti , e con parole , in prefenza di più di
300. Mandarini . Per la qual cofa con-
dotti amendue in prigione, poco man-
cò, che non fu itero condannati a morte}
cflfendo tal forte di mercati proibiti dalle
leggi del Regno , fotto pena della vita.
Oltre i mentovati, v’ha dentro tutte le
Città dell’Imperio un Tribunale, com-
pollo d’un Prendente, e dtie,o tre AlTef*
lori ,che fi chiamano Kiào quon, cioè
Giudici di gente di lettere ; perche la lo-
ro carica è,d'aver cura delle lettere , 0
de’Letteratbdi por mente, che i Baccel-
lieri non facciano infolenze al Popolo} e
dì fare da tempo in tempo congregarei
Licenziati, Dottori, e Mandarini giubi-
lati, a trattar di cofe fcientifiche in un'
Accademia . Oltre quelli Mandarini,
fparfi per tutto l’Imperio , vi fono in al-
cune Provincie altri Tribunali partico-
lari } come quello per la diltribuziono
del fale, foprantendenza delle rendilo
Reali, cd altri.
Tutt’i Tribunali, Un'ora deferito, fo-
no
I Del Gemeii ri 279
no de’ Mandarini di lettere: quelli però
d’armi fono in maggior numero, perche
oltre d’eflervene in tutti i Juogi dc'Man-
| darini di lettere; vene ttanno altresì in.»
molti confini di Provincie, ne’porti , e_s
molto più nelle frontiere, verfo la Tar-
taria. Si vede un Catalogo ini pretto,
che lifinova ogni anno, di tutti cofioro
co’nomi , titoli , patria , c tempo , nel
quale han ricevuto il grado; e un’altro
limile di Mandarini di lettere.
11 nu mero de’ Mandarini di lettere di
tutto l’Imperio è di. 13647. e d’armi
18520.CI1C fanno in tutto pretto a 3*167.
Madarini; ciò che quatunque Ila certif-
fimo, parerà forfè invcrifimile: ma non_»
fono nìeno maravigliofe le diftribuzioni
dc’loro ufficj , la diftinzionc, e fubordi-
nazione; e par che i Legislatori non ab-
biano cofa veruna tralafciata, ed antive-
duti tutti gl’inconvenienti , che poteva-
no accadere . Non farebbe Imperio al
Mondo meglio governato , nè più for-
tunato, fe la condotta, c l’integrità degli
Officiali corrifpondelfe alle buone leggi;
ma come che gl'inferiori non penfano,
che ad ingannare i Mandarini fupcrio-
ri, quefti-f Tribunali lupremi, e tutti in-
ficine il Re; con fornaio artificio , e de*
S> 4 ftré«~
4 So Giro Dnr, Mondo
P rezza, non che umiltà , c adulazioni;
non è gran fatto , che il povero Principe
allo fpeflo prenda la men fogna per veri-
tà; e malgrado le buone leggi, il Popolo
refti oppreffo dalle Tirannie de’cattivi
Miniftri.
Tutti i mentovati Mandarini cferci-
tano la loro carica per tre anni , quali fi-
ni ti,pafla no ad altra migliore , purché i
loro mali portamenti non fiano d’impe-
dimento (com’è detto) . Niuno ha go-
verno nella Città, o Provincia, ov’è nato;
acciò la giuftizia non vacilli, per gl’inte-
reflì, ed amor de’parenti ; a’ Mandarini
però di guerra è permetto , acciò cotti-
battano.con più cuore,in difefa della Pa-
tria . Ninno di dii ha fervidori , ed ufi-
ciali propri ; ma giunto al luogo del fuo
governo, dee ricevere quelli, che gli ven-
gono offerti , e pagati dai Comune; ac-
ciò non abbian confidenti, per le cui ma-
ni ricevan doni , o vendano la giuftizia.
Menando feco figliuoli , fratelli , o altri
parenti , non poflono praticare co’ Cit-
tadini , nta-denno fiarfene ritirati in ca-
la , a guifa d i Certofini.
Il bello fi è, che quantunque vi fiano
tante belle , e buone leggi, per impedire,
egaftigare le baratterie de’ Mandarini;
(cioè
De l ’G e me tifi. 2ti
cioè a dire di fofpenderfi dall* uficio
chiunque prende fino adieciTaes; di
cflerne privato per trenta , e di mortfu
per 50.) pure la loro malvagità,ed avari-
zia truova il modo di ricevere ildanajo,
con tanta fcgretezza , che condifficultà
ponno efler convinti; oltre che l’uno na-
sconde il peccato dell’altro.
Morendo alcuno de’Genitoridel Mi-
nierò, dee egli rinunziare la carica, per
piangere tre anni , e rendere il dovuto
onore a chi gli ha dato l'efleretcioè, dor-
mendo, per molti giorni, fopra un poco
di paglia, preflo la tomba ; mangiando
per alcuni mefi fidamente rifo,cotto nel-
l’acqua /chiotta ; veftirfi nel primo anno
d'una veftc di Tacco ; il fecondo>di drap-
po men gro/To ; e’1 terzo , di più tolle-
rabile; e cotinua're per tutto quefto tem-
po i /oliti facrificj : pietofo coftume,
cheofiervano gli fteffi Impcradori.
Si difcernono le differenti dignità, e
qualità di tanti Mandarini, per divedi
fogni. Primieramente dalle imprefe , e
titoli di tutti i gradi , per gli quali fono
patlati , ferirti in alcune tavolette, che
fanno portar/! avanti ; per fecondo dalla
quantità di Miniftri , che gli accompa-t
gnano , trafeinando alcuni baffoni pe^
terra.
'282 Giro dei Mondo
ferra , e portando bandiere , ed altro. Di
più dal numero delle perfone, che por*
tano la Tedia ; perocché quattro Te nea
concedono a gl'inferiori, ed otto a’mag-
gioii: e finalmente dal numero de’colpi,
die fi danno fui taburo Cinefe , che pre*
cede l’accompagnameto;poiche fi tocca
cinque volte per gl’infimi Mandarini, 7,
9. 1 1. e fino a 1 3. per gli Tupremi . Dee
anche notarli , che in si prodigiofo no-
vero di Mandarini, non accadegiammai
cótcfa,come nella noftra Italia;acagion
della precedenza; imperocché fel'lm-
peradore viene ad averne contezza, Ten-
ia alcun fallo, gli priva della carica , ac-
ciò da privati pongati® fine alle loro dif-
ferenze-
CAPITOLO NONO.
0 / caratteri de’ Cineji : del loro Ingegno , ei
' abilità nelle arti liberali ; e de' loro più
principali libri .
Q Vantunque gli Egizi fi vantino di
e fiere fiati i primi , che per mezzo
di caratteri. e geroglifici^ loro fentimen*
ti avellerò alla pofierità tramandati; è
però certo, che i Cinefi gli hanno avuti
molto
Del Gemelli» 28 ì
molto tempo prima . Tutte le altro
nazioni hanno avuto un modo diferit-
tura comune, formata da un'alfabeto
di circa 24. lettere, le quali benché varie
di figure , hanno quali lo ftefiò fuono;
ma i Cinefi fi fervono di ben cinquanta-
quattromila quattrocento ,c nove let-
tere, ch’efprimono i loro concettitc ciò
con tanta grazia , vivacità , e forza , clic
parche non fiano caratteri , ma voci, e
lingue, che parlano ; o per dir meglio,
figure, e immagini, che vivamente rap-
prefentano ciafclicduna cofa.
Quelle lettere fono di due fpc?.ic:cìoè
olemplici, ocompoftedi più fempliche
perche ogni una di elfe (a differenza del-
ie noftre ) è un fcgno,cd immagine rap-
prcfentantc qualche fpezial colà, quan-
do è giunta a qualche altra ; fenza alcun
dubbio , non /empiici lettere , ma gero-
glifici donno appellarli. Tra l'altrd mara-
viglie di tal favella , le parole fono po-
che , c tutte monofillabe ; come Pa, pe,
pi, po, pu, pam,pem, pim,pom, pum_j,
c limili; ficchò Toltene quelle monofiila-
be, di cui nò fi fervono, per non poterle
a patto alcuno proferirc(comc Ba ? be,bi,
bo, bu, Ra, rc,ri,ro,ru, Pom,tom,nom,
moni, &c.) le loro parole, a volerle ben
son-
Rtlat. de li
Chiù, du p.
Maga Hans
£.4. pag.t?.
284 Giro del Mondo
confiderarc in fc fteUe , non Tono più di
320. ma fe il confiderano co’loro dille,
renti accenti , badano a formare una lin-
gua perfettiffìma . Per ragion di eleni*
pio la fillaba,Po, diverfamente pronun-
ciata lignifica undici cofc differenti; po-
tendo effer nome, pronome, ioftantivo,
ad/ettivo, adverbio, c participio ; come
anche quando è verbo , può (lare in luo-
go didimoftrativo, imperativo, foggili*
tivo, ed infinito ; nel numero del più , e
del meno, colle loro pedone; in tempo
preferite, imperfetto, preterito, e futuro.
La diveda pronunciazione s’hà dalla di-
ver firà dello accento;il quale è,o (empii-
ce,o forte, o grave, o acuto, o circófléffoj
come anche daU’afpirazione, che ezian-
dio fi fegna, co me tra'Greci.Si può tutto
ciò difeernere dalle undici maniere, colle
quali la fillaba,Po, può effere confiderata:
Po Pò Po' Po, PS, PI,
rsjs/wrt
Quando quella fiJlaba vicn pronunziata
coll’accento uguale, ed unito, Pò , ligni-
fica
Del Gemei tf. 2S5
fica vcrrojcol grave, Pò,lìgnifica bollire}
coll'acuto,Pó , crivellatore di grano, o
di ri Io;il 4. coi circonflcflb aperto, fa vio;
il 5.C0I circonflcflb fermo, c un punto di
fopra,prepararejil 6. col circonfleflo ca.
ricato , cd afpirato donna vecchia ; il 7.
coll'accento uguale, ed afpirato, ròperc;
1*8. con un’accento grave, ed afpirato li-
gnifica inchinato ; il 9. coll'acuto afpira-
to lignifica quali, prcflbjil io.col circon-
fldlo aperto, cd alpirato innaffiare ; l’i r.
con un circòfleflo fermo, col puto lopra,
cd afpirato, fchiavo . Da quello efemplo
potrà Ili agevolmente cóprendere, come
con si poco, novero di monolillabe , può
la lingua Cinefe eflere fempreefprelliva,
abbondante , cd eloquente ; perocché
ficcome noi, colla diverfa combinazio-
ne di lettere , formiamo tante innumera-
btli parole 3 cosi effi, unendo, feparando,
e' varj accenti mutando alle loro mono-
fillabe , ponno efplicarlì,con ugual chia-
rezza, e leggiadria, che qualunque altra
più pregiata favella-
la ftelfa faciltà, che hanno ad efplica-
re i lor Pentimenti in ilcritto,colla diver-
fità degli accenti} truovano anche nei
pronunciar diverfamente le parole: a li-
miglianza d’un mulico , che colla lunga
efer-
286 Giro dei. Mondo
efcrcitazione , facilmente efprimc, eco-
nofee ad un tratto la varia modulazio-
ne , che Alile note gli è d'uopo fare colla
voce . Ma non perciò egli è vero , che
i
Cinefi parlando cantino , ficcarne alcu-
ni s’hanno immaginato;nettampoco, che
portino appefa al collo una tavoletta.,,
nella quale fcrivono quello, che voglio-
no dire, quando veggono,nondìere in-
celi; e che non ponno parlare aH’orec- :
chio,come alcuni fi pcrlujidono, diman-
do, che fenza alzar la voce , non ponno
efprimcrfi i tuoni, e gli accenti.
La lingua Cinefe ( al parer de’Miflìo-
nari ) è la più facile di tutte le altre Orbi-
tali j imperocché, fe per apprendere una
lingua, principalmente fa d’uopo memo-
ria, quella lingua farà più facile,chp aurà
minor copia di parole ; perche Tempre è
più agevole ritenerne una picciola qui-
riti , che molte. Or la lingua Cincle è
comporta di fole 520. monofillabe, quà-
dola Greca, eia Latina hanno un’infini-
tà di parole, di differenti tempi , nomi, c
perfone ; adunque ella dee erter facile-*.
S’aggiunge a ciò, che non v’ha d’uopo
altra ricordanza , che degli accenti , che
fono come la forma , da cui fi diftingue
la figmficazion delle parole . Il popolo
DEt G EM iìiu 2 87
Cìncfie però pronuncia bene il tutto,con
fontina fuciltà , fenza fapere che fiano
tuoni,o accenti 5 che non fono conofciu-
ti,che da’ letterati.
Non potrà di ciò dubbitarfi,quatc vol-
te fi voglia ppr mente, chei Padri Mif-
fionarj , che vanno in Cina, coll’applica-
zione di due anni,predicano,còfefTano,e
compongono in quella lingua, comefc
fufTe loro propria ; quantunque vadano
in quelle pani già avanzati in età : onde
hanno compofli , c ftampati moltiflimi
libri ,che fono ammirati , e flimatida_>*
medefimi Cinefi.
Se coloro, i quali inventano meglio,
c più prontamente, hanno l’ingegno più
elevato degli altri , denno i Cinetì eflere
all’altre nazioni anteporti; poiché fono
flati i primi inventori dello fcrivcre,della
carta, della ftampa , della polvere > della
porcellana fina, e d'altre varie cofe » Se
mancano loro molte feienze , ciò è nato
dal non aver avuta comunicazióne con
altri popoli ; ma contuttociò fono còlu-
mati nella moral FiIofofia,alla quale s’ap-
plicano molto ; e per la fublimità deli
l’ingegno , intendono facilmente i libri,
comporti da’Miffionarj, di fiottili, e dif-
ficili quiftioni matematiche, filofofiche*
c teologiche. Qual
294 Giro dei. Mondo
governare. S'applicò egli , durante 11»
vita del Tuo predcceflore , a divertire le
acquedel diluvio, che coprivano allo,
ra una parte delle campagne della Cina»
c che i Cinefi chiamavano XiimXùi,
cioè gran diluvio d’acque . Gl’Impera*
dori , che /decedettero a coftui , figno*
foggiarono per dritto di fucceffione, e
non di elezione, fino all’Imperadorc Kie, !
uomo crudele , ultimo di quella primaj
famiglia Reale.
Il quarto Impcradorc fi chiamò
Chim-tam, ceppo della feconda fami,
glia. Egli prefe l’armi contro l'Impen-
dorè Kie , ed occupò l'Imperio . In tem-
po di lui vi fu una liceità di fette anni,nó
cadendo mai nè pioggia , nè neve, come
fe i Cieli fu fiero fiati di bronzo : le fon-
tane , e i fiumi , quali tutti feccarono; la
terra divenne fterilc ,e per confcguentc
fopravvenne poi la fame , e la pefie . Itu
quella eftrema miferia I'Imperadorc,la-
feiato il fuo palagio, cd abiti Reali, (i
coper fe di pcliijc fopra una collina, detta
Samlim, andò a proltarfi a terra, facendo
quella preghiera al Cielo : Signore, fc il
Vofiro popolo vi ha offefo , non lo gafti-
gate 5 perche vi ha offefo, fenza faperc
queJJp , .che faceva ; gaftigate me più tt>
/! _
DfftGsMGLLI' 2^5
fto , che mi presento qui, come una vit-
tima , per foffeire tutto ciò, che piacerà
alla volita divina giuftizia. Appena ebbe
egli finite quelle parole , che di fubito il
Cielo 11 copri di nuvole; che verfaron o
tanta pioggia, che ballò ad innaffiare^
tutte le terre dell’ Imperio, e far pro-
durre in brieve le lolite frutta . I Padri
Aliffionarj li fervono di quello cfemplo,
perperfuadere i Cinefi fui mi ftc rio del-
l’Incarnazione . I difeendenti di quello
lmperadore China tam regnarono più
dióoo.annijlìno al He Chcù.che fu cru-
dele, come Kic. Quando i Cinefi dico-
no , che un’uomo è un Kic, o un Cheti,
é come fi diecfTe fra di noi un Nerone,
o un Domiziano.
11 quinto lmperadore fi chiamava.,
Vù vàm , che inveiti , e disfece Cheti in
battaglia , e fi lece Signore dell’Imperio.
Egli avendo un fratello prudente , e vir-
tuofo , fecelo Re del Reame di Li't ( di
prefente comprefo nella Provincia di
Xan tùm) e venendo a morte, lo lafciò
Governatore dell’Imperio , duramela-,
i minorità di fuo figlio. A lui attribuifeo-
hoi Cinefi la prima invenzione , ed ufo
(ha più di 2700. anni ) della calamita , o
della bindola,; che poi partecipò l’Impc-
T 4 rader
2<)6 Giro del Mondo
rador fuo nipote a gli Ambafcfadori
di Concincinna , che portarono il tribu-
to; acciò coli’ajuro della medefima, po-
tettero ritornare al loro pacfe, per lo più,
dritto cammino , fenza efporfi a gire er-
rando, come aveano fatto venendo.
L’iftoria di quelli cinque Re , da’Cincli
Rimati fanti ( principalmente i quattro
primi ) e de’ loro difendenti è la mate-
ria del primo libro; che ha altrettanta^,
autorità appretto quelli Infedeli,quanto
i libri de'Re fra noi Criftiani. II fuo Itile
è antico, ma limato, ed elegante. Il vizio
ivi è bialimato,e le virtù lodate;e l’azio-
ni de’ Re , e de’ lor vaffalìi fono lineerà-
mente riferite.
Il fecondo libro li chiama Li ki, cioè
libro de’ Riti; e contiene la piùpartej
delle leggi, collumi ,e cerimonie dell’-
Imperio. L’Autore principale è il me-
defimo fratello dell’ Imperadore Vu-
vàm , appellato Chéti cuna: contieno
anche l’opcre di diverti altri Autori , di-
fcépoii di Confuiio , e d‘altri Interpreti
moderni.
Il terzo Jibro fi chiama Xi K!m, cioè
libro diverfi, di romanzi, e di poelìe.
Quelle fono di vile in cinque fpezieil'una
per cantarli in onore degli uomini ilio
Ari
Del Gemeilt? 297
ffri, con unafpeziedi vcrfi,che fi dicono
i ®c)l’c/cquic , facrificj, e cerimonie , che i
Cine/i fanno in memoria de’ loro ma g-
' giori. La feconda de’ Romanzi, che li
Recitavano avanti gl’Impcradori , e Tuoi
Aliniftri : inventati per dcfcrivcre i co-
fturni del popolo; il modo, col quale era
governato ; c tutti gli affiti dell’Impe-
rio : della medefima maniera , che nelle
commedie de’ Greci fi riprendeano i di-
i fotti de’ particolari , e della Repubblica.
La terza era detta, per fimilirudinc, per-
che tutto quello , che conteneva , cra_,
efplicato per via di comparazioni , e fi-
militudini . La quarta fpezie era dettai,
elevata, perche dava, con più fublime_>
Itile, diverle notizie, per allettare l’inge-
gno , e conciliare attenzione alle fegueti
cote. La quinta vieti detta , Poefie ri-
;
gcttatc;perche Confufio avendo rivedu-
to il libro , rigettò alcune di effe poefie,
che non gli parvero buone
.
Il quarto libro fu comporto da Con*
furto , e contiene i’Iftoria del Regno di
Lù fua patria ; onde i Cinefi lo Rimano
grandemente . JEgli lafciò fcritta quefta
= iftoria , di 200. anni , in forma di annali}
dove efpone , come in uno fpecchio, lej
azioni de’Principi virtuofi, c catti vi, giu-
!. ita
29* Giro del Mondo
Ila l’ordine de'tempi,e delle (lagioni , in
cui Tono accadute ; e perciò intitololla^
Cium eie u , cioè Primavera, ed Au-
tunno.
Il quinto libro fi chiama YeKim,ed
c (limato il più antico di tutti ; perdici
Cinefi dicono , che ne fu Autore Fo hi,
lor primo Re . Veramente il libro meri-
ta d'efler letto , c (limato , a caufa delle
belle fentenze, e precetti morali , clic
contiene; e i Cinefi lo venerano fomma-
mcnte , (limandolo il più dotto , il più
profondo , e il più mifteriofo, che lìa al
Mondo; laonde credono imponìbile,
poterlo bene intendere, e (convenevole,
che gli Urani eri lo veggano, o tocchino.
Hjflrio anche un’altro libro d‘una_,
v guale autorità che i precedemmo chia,
mano Sù xu ,cioè, i quattro libri per
eccellenza . Quefti fono come un’cftrat-
to , midolla , e quint’cfifenza de’ cinque
primi . I Mandarini ne traggono le lcn-
tenze , che fervono di tema a’ letterati,
che fi t fa min ano, per venire a' gradi di
Baccelliere , di Licenziato, e di Dottore,
JE’ divifo in quattro parti ; la prima trat-
ta di legge, e della dottrina degli Uomi-
ni illuftri per faenza, e virtù.La feconda
pipila mediocrità dorata . La terza con-
tiene
Del Gemelli^ 299
tiene un gran numero di fentenze mo-
rali , bcneefprcfic , fode , e profittevoli
a tutti i membri dello fiato ( quali tre
parti fono l’opere di Confufio, primo
Dottore della Cina, pubblicate da’ luoi
difcepolij: la quarta parte, eh’ in gran-
dezza, può compararli alle tre altre, è fia-
ta fatta dal Filofofo Meni cu, che nacque
cento anni dopo Confufio; ed è filmato
da’CinefijCome un Dottore del fecondo
ordine. Quella è una opera molto elo-
quente , ed ingegnofa, piena di fentenze
gtavi'i e morali . Tutti i Miflìonarj di
Cina ftudiano le lettere, e Ja Jinguain_»
qucfto volume ; dal quale , c da’ cinque
fuddetti fono derivati, come da lor
forgiva,tanti libri , e commentari di di-
verfi Autori antichi, e moderni, che il
numeron’è quali giunto all’infinito : ed
è un grande argomento dell’ingegno,
Audio, ed eloquenza della Nazion Ci-
nefe, che dall’infimo grado , fi dleva_»
alle più alte dignità deU’lmperio,a forza
d’ingegno, e di fa pere; provato cohj
ftretriflimi , e replicati efami , con tanta
feverirà ordinati, che non rimane luogo
a’ favori , ficchèl’amor di niuno polla-,
follevare un’indegno, e l’odio ributtare
ad opprimere un meritevole.
JSToa
I
'joo Giro dei Mondo
Non è meno ammirabile, c fublimo
l’ingegno de’Cinefi intorno alle fcienzc,
che all’arti meccaniche; tanto più, che
deono a fé ftellì quel che ne fanno ; poi-
ché come fe fuffero in un Mondo appar-
te, fi fon Tempre tenuti di vili , e lontani
da ogni altra nazione. Cioè, perdio
non è loro conceduto , per leggi anti-
chiffime,di avere alcuna comunicazio-
ne, nè d’ufcirne a peregrinare per ifkani
paefi , come nè anche agli Stranieri d’en-
trar liberamente nel loro;e perciò , noiu
ha dubbio, mancano di molte utili co-
gnizioni, che dallo fcambievole conver-
sare una gente coll’altra lì traggonoima
no può negarti, che maggior gloria fia,
il dovere Solamente a fc ìteffi l’invenzio-
ne di poco men , che tutte le belle arti,
che fono apprettò qualunque altra più
culta nazione. Scorge!! bene quanto i
Cinefi fono perfpicaci, e in valor d’inge-
gno Superiori agli Europei , dall’ eft'ero
fiati quelli Jorodifcepoli ( come voglio-
no gravi Autori) intorno la Stampa, la_.
Carta, la Buffolada navigare, l’Artiglie-
ria, e la polvere per adoperarla.
Per ritornare alle loro arti meccani-
che, lavorano ehi, con molta maeftria~>,
particolarmente eli rilievo, e d’incavo fo-
pra
Del Gemelli^ 301
pra gemme, e criltalli; e in altre manifat-
tured'impareggiabile fottjgliezza . La-
vorano anche oriuoli a ruota, comprefo-
nel’artificio dalla veduta de’noftri;ed oc-
chiali ottimamente puliti, per ogni gra-
do di villa . Quanto alla materia per far-
gli, antica era fra di cflì l’invenzione di
trarre il vetro dal ri lo; avvegnaché noiu
cosi purgato come ilnoftro , e più fran-
gibile . £’ ben vero , che non eflèndo
convenevole a un lavoro preziofo un_>
prezzo vile; tutta l’induftria de’ Cinefi è
di dare a’iavori una bella apparenza ; per
eflcre i compratori molto parchi nello
fpendcrc : ma fé cornfpondefTe alla fati-
ca il premio, farebbono maraviglie . Nel
purgare, e condurre a un'eccellente bia-
chczza lecere, non v’ha chi gli uguagli:
cosi intorno alle comuni d’ Api, come ad
altre loro proprie, cioè quella , che vien
raccolta da alcuni vermi su per gli albe-
ri; e un’altra , la quale diftilla da’tronchi,
o fi fpreme dal frutto di certe piante ; ma
quella non giunge alla finezza dell’alrre.
Sino a' Becca; inoltrano la lor’ abilità,
perche a' porci , che uccidono, delira-
mente perle vene de’ piedi, fanno en-
trare, per tutto il corpo molta acqua, ac-
ciò la carne pefi più.
Tef-
3&1 Giro del Mondo
Teflfono ecccllèfemente drappi di car-
cami fcta c d’oro,fchietri,e lavorati, come
crmifini, taffetà, rati, e vclluriie ne’figurati
ad ani mali, uccelli, c fiori, c qualfiquealJ
tra cofa vogliono, tanra e si ben compar-
tita è la varietà de* propri colori, che
lembra ricamo quel,ch’è femplicc te/si -1
tura . Il male c /blamente, che non han-
no difcgno , e le figure , che fanno , fono
tutte florpie. Non fanno dipingere ad
olio , riia lolo con una certa lor vernice}
nc fanno ombreggiar regolato, perche
non ufano di prender un lume determi-
nato , e fecondo quello compartire i
chiari, c gli feuri, dove fi debbono ; tan-
to meno sano esfumare, ed unire i colo-
ri . Adoprano però a maraviglia Jofcal-
pello, eziandio fopra pietre durifsime,e
nc traggono eccellenti lavori traforati,
e
fiori inaria, e catenettitte d’unpezzodi
marmo, con le anella mobili, fatte a_,
forza di una incredibile pazienza , e altre
limili bizzarrie . Intendono anche bene
il lavorar di getto , fino a fare ftatue gi-
gantefche, delle quali adornano malsi-
inamente i lor Tempii } ma fe fono belle
per l'oro, di che abbondantemente le
fmaltano , fono bruttifsime per lo dife-
gno . Se rie truovano 12. nella Pioviti-
Dii Gbmeuu
de d’Honan, che flano ancor dritte fu 1/e
j; Joro bafi , da ben mille e ottocento anni.
Del ferro fi vagliono a fonderlo,e a con-
durlo utilmente in affai più lavori , che
noi: e avvegnaché le artiglierie, che ne
fanno, fiano affai mal tjrate,e rozze, non
pertanto fono degni di molta lode, co-
meinventori ; eper confeguentedclla_»
polvere. Di quefla fra di loro fi com-
pongono eccellenti macchine,c giuochi
di fuoco ; e tanta in ciò ne confumano,
[
ch’il Padre Matteo Riccio, giudicò aver
potuto ballare a tre anni di guerra fra di
noi, quel che, in una delle due maggiori
Città, ne vide gittato in diverfe maniere
di giuochi, celebrandoli le fèlle dcll'atjt-
no nuovo: le quali come che fi celebra-
no da per tutto, con pari folennità, ed
allegrezza; bifogna confettare, che quel-
lo ch’egli vide,non fu ch’una menoma.,
parte di quel moltifsimo, che nel rima*
nente del Regno fi confumò.
Quanto poi all’Architettura Cinefe,
ella è regolata, ed ha un certo ftile,e ma-,
niera; come fi feorge negli antichifsimi
libri , che ve ne fono di eccellenti Mae*
Uri, e molto più nell'opere, che fi veg-
gono, di tal fontuofirà, e bellezza, che
ben ponno più che gareggiare colle tati*
to
jro Giro dei Mondò
che vendere Zolfanelli , per accendere il
fuoco: altrettante, che vivono col racco-
gliere folamenrc per le brade, e dallo
lpazznttire, bracci di drappi di feta ,e di
tela, di cottone, c di canape ; petacci di
carta, ed altre cofe /inaili, che poi lavano
c nettano, e vendono ad altri , che l’ado-
prano, per divertì ufi profittevoli . L’in-
venzione, per portarei fardelli, è anchej
da notarli, perche nògli portano, o a for-
za di braccia , o di fpaiic , come fi coftu-
ma fra di noi; ma gli attaccano con cor-
de, o pure uncini dentro due ccftc, lo
quali pongono pofeia alle due eftremità
d’un legno piano, ed acconcio a tale ef-
fetto. Quello legno fi recano in ifpalla->
come una bilancia , in maniera che peli
tanto l’una eftremità , quanto l’altra; e
cosi per mezzo deil’equiiibbrio fccniano
gran parte della fatica.
In ciafcheduna Città dell'Imperio vi
fono due Torri; Luna detta del Tambu-
ro, c l’altra della Campana, che fervono
per legnar le ore alle fentinellc nella not-
te . Dividono! Cinefila notte in cinque
parti; più grandi, o più picciole , fecon-
do che le notti fono più lunghe, o più
corte. Sul comincia mento della notto
la fcntinella tocca, con più colpi, il tam-
buro,
DelGeMELiA SII
àuro, c la campana rifponde dell'iflefla
maniera: indi, durante ancora il primo
quarto, una fentinelladà un colpo fui
tamburo; c l’altra corrifponde fubito,
dandone un’a!rro,con un martello Alila
campana . Pacato lo fpazio d’un Cre-
da, danno nel medefimo tempo fui ta-
I>uro,c fulla capana,e cosi continuano fi-
no al cominciare della feconda parte
della notte . Allora cominciano a dar
due colpi, e feguitanonell’iftefib modo
fino alla terza parte ; c parimente nella_»
terza ne danno tre, nella quarta quattro,
e nella quinta cinque. Al far del giorno
poi raddoppiano i colpi , come nel co-
minciamcnro della notte . In quefta ma-
niera a qualfivoglia ora , che uno ii
A'egli , in qualunque parte della Città*
fente il fogno ( purché il vento non l’im*
pedifea )e sa-anche che ora è . Si vede
dentro il Palagio del Re in Pekin, in una
Torre, un gran tamburo , e in un'altra.,
una campana ben grande, .d’un fuono
molto piacevole, ed armoniofo : cd ìil»
quelle della Città una gran campana, e
un tamburo , che ha di diametro 1 5»
gombici.
Eglino han trovato un’altro modo,
per mifurare le parti della notte, degno
V 4 della
312 Giro del Mondo
della loro maravigliofa indufiria. Fanntt
parta della polvere d’un certo legno,
(i ricchi , ci letterati di fandalo, legno
d’Aquila, e tornigli ami odoriferi) c di
tal parta formano corde, cbartoncinidi
diverfe figure ; panandogli per un fora,
me, acciò vengano d’ugual groflezza.,.’
Ne fanno anche più ordinar), lunghi
una, due, e tre canne, poco più, o meno
grotti d’una penna d’oca , per bruciargli
avanti le loro Pagodi, o Idoli ; o per fer*
virfene come di miccia, per comunicare
il fuoco da una cofa all'altra . Quelli ba-
filoncini adunque, o corde le attorciglia,
no in giro , cominciando dal centro, e ne
formano una figura fpiraie conica, fimi*
glianteauna natta di pefeatore; ficchè
l'ultimo giro avrà uno, due, e tre palmi
di diametro; e durerà , uno , due ,e tro
giorni, e più ancora, a proporzione della
grortezza : avvegnaché fe ne veggano
ne’ Templi di quelle, che durano ro.ao.
e 30, giorni. Or tal macchina fi fofpcndc
per lo centro , e s’accende daU’cftremità
inferiore, donde il fuoco gira lentamen-
te, einfenfibilmente per tutta la cordai
fopra la quale d’ordinario fono fatti cin«
que fegni, per diftinguerc le cinque parti
della notte. Qucfia maniera di mifurare
Del Gemeiii: 3 13
il tempo è cosi giuda, e certa, che giam-
mai non vi fi oflèrva alcuno errore confi-
derabilc . I letterati , i viandanti , e tutti
coloro , che fi vogliono levare a una-»
ora determinata , per loro affari; /offen-
dono al fegno, che dinota l'ora, che loro
£id'uopo,un picciol pelo , che il fuoco
giunto a quel legno , fa cadere in un ba-
cino di rame, portovi fotto ; e cosi quel
rumore, che fa cadendo, gli fveglia-j.
: S’affomiglia ciò , in quanto all’effetto a’
noftri orologgi a fvcgliarino; però con_>
quella differéza,che una macchina di tal
forte è fempliciffima;e una di quclle,chc
dura 24.ore,nó corta, che circ-a un grano
di Napoli: qua ndo gli orologgi fono co-
podi di tante divcrle ruore , c fono sì ca-
riche non poflono edere comperati, che
da’ricchi.
La navigazione è univerfale per tutto
l’Imperio ; perche non vi è quali Città,
nè Villaggio (principalmente nelle Pro-
vincie Meridionali ) che non goda della
comodirà di qualche fiume, lago, canale*
o d’alcun braccio dì Mare navigabile; di
maniera tale, che non v’ha meno gentej
full’acqua , che in Terraferma . Certa-
mente è uno fpcttacolo,non men dilette-
vole, che maravigliofo , il vedere giu-
gnendo
Giko bet Mondo
gncndo in qualche porto, una Città di
barche fopraacqna, ed una di cafciiu
terra. Quando fi parte a buon’ora, o
quando fi arriva un poco tardi in alcmu
]uogo,fi palla per più ore tra le barello,
che fianno da ambe le rive del fiume. Vi
fono Porti talmente frequentati , cheli
confuma mezza giornata , per paff.trea
travedo di tante barche; e cosi fi può
dire , che vi fono due Imperi nella Cina»
un marittimo, l'altro teredine ; e che vi
fiano altrettante Vinegie , quante Città.
'Quelle barche fervono di cafe a’padro*
ni , i quali ivi fono nati, ed allevati, ed
ivi muoiono ; ivi cucinano, ivi tengono
cani, e gatti ; nutrirono porci , galline,
anitre, ed oche.
Vi fono djfFeréti fpezie di barche, gra-
di, e picciolcjper lo Re,per gli Madarini,
mercanti, e popolo.Fra le barche del Re,
quelle, che fi chiamano co chuén, fervo-
no a portare, e riportare i Mandarini da’
luoghi, ove efercitano le loro cariche. So-
no fatte come le noflre caraveJletma co-
si alte 3 e cosi ben dipintefparticolarmen-
te la camera, dove alloggia iJMandarino)
che paiono più rodo fabbriche, fatte per
qualche folennirà pubblica, che barche
ordinarie, Quelle, che fi chiamano Lolita
Chu-
D Et Gemelli! 5 l 5
I Chuén; cioè barche desinate, per porta-
- re dalle Provincie alla Corte ogni forte
^ di provvigioni , fono meno grandi , e al
-numero di novemiJa novec èro novanta-
nove. La vaniti della nazione non vi ag-
ìgiunfe l’altra, per far io. m. perche cotaL
inumerò fi fcrive con due fole lettere Ci-
ncin Y, e Vanj le quali non hanno nien-
te di grande, e di magnifico, nè in ifcrit-
tura,nè in pronunziandole ; c per con-
feguente , non meritano d'eifere impie-
gate, per efplicare tanta moltitudine di
| barche. La terza forte di barche dcll’Im-
I pcradore, fi chiama Luna y cJhucil , cioè
barche, che portano alla Corte gli abiti,
e pezze di drappi di fera , ci broccati dcl-
l'Imperadorc . V c ne fono tante , quanti
fonoi giorni dell’anno, o 36 5. perocché
chiamadofi l'Imperadore figlio del Cie-
lo, tutte le cofe, che tiene, tolgono or-
dinariamente il nome dal Cielo, dalSoIe,
dalla Luna , e dagli altri pianeti, c ftellc.
Cosi Lum y , lignifica abiro dei Drago-
ne, perche la divifa del Re è compofta_»
di Dragoni, con cinque unghie; e perciò
ifuoi abiti, c mobili denno neceffaria-
méte efferc ornati di figure di Dragoni,
ricamate , o dipinte . Vi fono in fine al-
tre barche leggiere , chiamare Lànu,
chuen
3T 6 Gino del Mondo
cluicn, fottili ,c lunghe? che fervono
a’ letterati , e pcrfone ricche, che vanno,
o vengono dalla Corte. Hanno dentro
le medefime una fala, un letto, una tavo*
la, c fedie, per poter dormire, mangiare,
ftudiare, fcrivcre, c ricever vifite.cou
altrettanta comodità , come fc fuiTcro in
cafa propria . I marina) fe ne danno alla
prora ? c'1 padron della barca, colla fuaj
moglie, c figli alla poppa , dove prepara
il mangiare a chi toglie in affitto la bar*
ca. Quefte ultime , con altre di diverfe
forme, appartengono a’ particolari, c fo*
no quafi innumerabili.
Egli fi è incredibile il numero di zuit-
re di tutte forti di legna, che vanno per
gli fiumi , e Canali della Cina ; e fe file,
gaffero infieme , bafterebbono a fare al-
tro ponte , che quello di Serfe. Si navigi
alle volte fra quefte Zattere (che fi fanno
anche di canne) più ore, e qualche volti
mezza giornata ; perche la mercanzia di
legna è di molto fpaccio, ed utile alter-
canti . Vanno coftoro a tagliarle ncllaj
Provincia di Su chuen fulle frontiera
Occidentali della Cina ; c poi le fanno
condurre filila riva del fiume Kian(dctto
da’Cincfi,figJiodel Mare, per edere ilpià
grande dell’Imperio ) che quindi entraj
D e t Geme'h r; 317
flelRegno;e formatene Zattere* le con-
ducono pofcia, con poca fpefa, nella più
parte delle Provincie , dove le vendono
con grand’ utile. La larghezza* elun-
ghezza di quelle Zattere è piu, o meno,
fecondo la ricchezza del mercante : le->
_ più lunghe fono mezza lega fpagnuola;
elevate fopra l’acqua due, e tre piedi. Le
làmio della maniera feguente. Prendo-
no le legna neceflarie , per dar loro l’al-
tezza , e larghezza ; e foratele nelle due
cftremità * vi pafiano corde fatte di can-
nerà quelle corde infilzano altre legna,
lalciando continuamente feendere Ja_»
Zattera per lo fiume , fino a tanto , che
lìa della lunghezza defiderata. Poi li
pongono nell’eftremità quattro uomini,
con remi, e pertiche , per governarla , e
farla andare, come vogliono; ed altri
per lo mezzo,indiftanza uguale, per aiu-
tare a condurla . Vi fabbricano fopra__,
cale di legno, da fpazio in fpazio,coperte
di ftuoje,o tavole; che vendono tutte
intere ne’ luoghi , dove approdano .
Eglino dormono dentro quelle cafe,e vi
rinferrano i loro mobili . Si conduce, in
tal forma, quatità grande di legna in Pe-
Lin , benché lontana piti di ietrecento
leghe Portughefi dalle montagne , dove
$1$ Girò del Mondo
fi tagliano . Da tutto ciò, ch’è dettolo,
trafili giudicare facilmente, fc vi ila
al Mondo , che iu marineria polla u<.n,
gliarfi alla Cina,
LIBRO
Del Geme rii." >ip
LIBRO secondo.
CAPITOLO PRIMO.
pelli “nobiltà , Imperio , Civiltà, “Pulitela,
e Cerimonie de' Cintjì.
S E la parola di nobiltà vorrà applicarli
allo Stato, c prenderli in generale, in
quanto dinota una grandezza, c fplcn.
dorè , continuato per più Eccoli 5 egli è
certo, che non vi è flato nel Mondo Im.
perio più ili u lire di quello della Cina_,;
poiché egli cominciò ducento anni ap-
prodo il diluvio , Se ha durato fino al di
•d’oggi, perlofpazio di circa quattro-
mila cinquecento cinquantanove anni.
Ma Ee intendiamo (blamente di parla-
re della nobiltà degli uomini, bifogna_»
confettine , che ve ne fia ben poca , per
la ragion feguente . Tutti i gran Signori
di Cina ( che fono come altrettanti pic-
cioli Duchi, Marchese Conri)folamen-
te durano in tale flato, mentre dura la_*
famiglia Regnarne^ perifeono tutti con
lei; perche la famiglia , che fi eleva iru
luogo della cadente, gli fa tutti morire;
come, colla fperienza,fi è veduto a'noflri
tem-
1
32(5 Grao del Mondo
faccia dell’altro , ma amenduc per fian.'
co , e rivolti verfo Settentrione , fe ftan.
noiniftrada , o allo fcovcrtojcfe in caia,
verfo la fronte della l'ala ; imperciocché
fogliono fabbricarli in modo, che la por*
ta riefea a Mezzodì. Crcdo,che facciano
così, per Iamodcftia, che affettano;
e
acciò non pàja , che l'uno riceva quella
mezza adorazione dall’altro ; quali deb*
bano farla per civiltà, ma non accettarla,
come indegni : ma qualunque ne fiala.,
cagione , il fatto và pur così. Se poi fi
feontrano letterati , che hanno qualche
carica (c perciò vanno o a cavallo , o in
ifpalla a quattro , c talvolta a più uomi-
ni) il dameno fmonta, e incomincia a
farc,c ricevere le convenevoli riverenze.
Giammai i Cincfi nò fi cavano il cappel-
lo ; e’1 prefentarfi un' uomo a chi cho
fia col capo ignudo , vien riputata cofa
difdicevoleie perciò a gran ragione i So-
mi Pontefici , per aderire in parte al loro
collume, handifpenfato a' noftri Sacer-
doti, di celebrar nella Cina il Divin Sa-
crificio^ amminiftrare i Sacramenti, col
capo convenevolmente coperto.
Quanto alle vifite fra'nobili,non fene
fa alcuna , fenza mandarfi un foglio di
carta roflà, lungo un palmo, e mezzo;
nel
Dei Gemili i. 3 27
nel quale fi fcrive cortefemenre,che fi vi
,afjr la vifita ( airrimente non farebbe-»
alcuno ammeflo );fe nza tralafciar punto
Jc lolite cerimonie , cosi nella foferizio-
pe , come nel principio , fecondo la con-
diizione , e qualità della perfona , cho
dee cfTer vifitata . Quello foglio lo porta
prima un fcrvidorc ; e fe il richiedo non
ì è
,
o non vuol'clferc in cafa , li lafcia in.»
piano d’un qualche fuo fante ; c con ciò
; rella il debito della vilita interamente-»
pagato
.
Alle volte vi fono di quelli , che non
? vogliono efiervi , per ufanza propria; c
coltoro appendono alle porte una tavo-
letta , fcrittovi fopra ; il padrone effcrli
ritirato nella cafa di Audio, o di ricrea-
zione : e vai tanto, che dire; non vuol’cf-
fcrc annoiato con viiìte . E quello cofiu-
mc, di affiggere alcuna fcrittura o fopra*
o intorno alla porta delie cafc , maflìma-
mentc de' letterati , è uno de’ lodevoli
• fra di loro, e fono dichiarazioni del per-
sonaggio, che ivi abita. Accettata poi,
che fi è la vifita del forcAiere, o dell’ami-
co.; il luogo, che fe gli dà nelle Provincie
Settentrionali , è a defira ; nell’ altre di
JMezzodi , la finifira ; e il darla, il ricufar-
|a, ilricevcrla, efubito renderla, è un
X 4 i»VO;
.328 Giro del Mondo
rio , che non finifce cosi di bri e ve 5 lem-
prc facendoli gl’inchini , detti di fopra.
Nè v’è punto mcn che contendere nd-
J’ordinar delle fedie , ( perocchèi Cinefi
in ciò imitano gli Europei, nel non /ede-
re in terra , colle gambe incrocicchiate,
come nella Perfia , e gran parte d'Oricn-
tc ) perocché il tòrefiicre al padrone , il
padroncla mette al foreftiere: e fc già
fono difpofte, almeno le toccano; e fi of-
ferva , che ladeftinata al più degno, fia
in ugual diftanza lungi dalle pareti. Poi,
avvegnaché elleno fico pulitiflìme, fifa
fembiante di ripulirle , e tome via ogni
fior di polvere , che vi fu Ile , col lembo
della gran manica ; che fi raccoglie im»
pugno , cosi deliramente , che il tutto è
mano per aria . Se i fòrefìieri fuflèr cen-
to , tutti l'un dopo l’altro , pigliano a fa-
re il medefimo ripulimento , tanto gra-
dito dal padrone; con atti però d’una co-
tal ritrofia , come fe fi confondciìe, per
qucll’ccceflìvo onore. Incominciafi poi
fra i ricevuti la colitela di chi ha da leder
prima , e chi poi ; cofa lunga , cd incre-
fcevole , anche lolo a descriverla . Final-
mente Seduti, in meno d’un quarto d’ora
compaiono i Servidori, colle tazzettedel
Cià, o erba Xc; e Se il ragionare va iiu
lun-
D E t G E M E t i !• 329
lm oo , torna il Cià due , e tre volte . La
terza dinota commiato 3 di modo che
farebbe (limato un barbaro, chi non fi li-
cenziato dopo aver bevuto ; e cosi que-
fta , come qualunque altra cofa , che fi
porti, dee prenderli con amendue le-»
mani ; che Tavvalerfi mai d’una fola , fa-
rebbe atto incivile .
Or in quei pochi paffi , che fono nel
ricondurgli fino alla porta , fonotantc.?
le cerimonie * e i rinovati inchini , e 1 e
finzioni, fatte come la più (Incera cofa
del Mondo 5 che il ri dorar fi prima coi
Cia , par che fia per bifogno , non per
fempliee gentilezza . Ma lo sforzo è nel
volere il padrone indurre , con ragioni,*:
con prieghi , chi il vifitò, a rimontar, lui
vedente , a cavallo 3 e deH’altrO,in pio-
te far fi, che prima il Mondo andrà foflo-
pra ,che ciò per lui fi fàccia 5 e tanto vi
dura, e fuda d'intorno, che vince: peroc-
ché il padrone alla fine , dopo replicati
inchini (che tutti hanno le lororilpoftc)
.fi nafeonde dietro la porta , o fotto una-»
grande ombrella; e allora ilvittoriofo
monta a cavallo. Ma che? appena è Ìn_>
iella , che l’altro balza fuori ; e dicegli in
fua favella, Addio; Addio ripiglia l’altro,
c più volte ciò ripetendoli , fi partono
alla >
Giro del Mondo
alla buon’ora ; nc di ciò paghi , indi t
pochi paflì,rimandanfi l’un all’altro utu
Ìervidore,con un cortefiflìmo rendimeli-
to dì grazie.
Il mandarli prefenti fra' CIncfi è ali
trcttanto in colUimc,che il vifitatfijc ^
ha anche in ciò le Tue leggi , flabilitc dal*
l’ufo . Si manda Icritto in un foglio, iiu
iftilcdi particolar gentilezza, tutto quii*
lo, che s’invia in dono: e può edere, ci
più delle volte accade, che fieno cole
d’aflai leggier valuta ; ma ordinariamé-
te molte inficine, e diverfe . Bene fpeffo;
però , prima di mandarli , fi notano nei
foglio; ecolui, al quale (iprefenta, nc
legna quattro , o più che vuoi ricevere}
che non avendole chi deve regalare , bi- !
fogna, che le compri. Ordinariamétc deb-
bono elfere fei cofe diverfe ; cd è lecito
accettarle tutte, o niuna , o folo quelle, !
che piacciono : ma quanto fi riceve , al-
trettanto fa di meftieri rendere , non ina
ifpczie, ma in valfente ; talch’èanziuiu
permutare, che un prefentare. Evvi al-
tresì coftu manza di mandar danari , e tal
volta il valfente d’un ducato Napoleta-
no , accompagnato però da quattro eie*
ganti parole in ileritto ; perche in genti-
lezza eglino fono prodighi, nel rimanete
parchjiiimi. Quan*
De i G e m fi tt i.’ 33
1
Qaanto poi alle cerimonie de’conviri,'
dal di che fi lignifica la prima volta ('ciò
ehedee farfi alquanti giorni prima , e ri-
povarfitrc volte in ifcritto, altrimentc
l'Invito farebbe nullo , e non mai accet-
tato) fino al di dopo fatto , in cui fi man-
icano dall* uno all’altro fcambievoli rin-
graziamentijelleno fon tante,ora diverfe,
ora le medefime replicate , che chi non.»
Ciò accoftumato dalle fafce , s’eliggereb-
be,per minor pena,morir di fete, che per
mezzo di tanti tormenti, ubbriaearfi alla
tavola d’un Cinefe . Però efiì l’hanno
tutte per cosi ncceffarie , che una fola_>>
che ne mancafle , non fi rcrrebbono per
Cineiij ma barbari , e indegni di efier ri-
veriti ( quanto prefumono ) da tutte lo
nazioni del Mondo.
Della notte poi, deftinata al convito,
confumano quattro, c fei ore indifeorfi,
cfollazzi 5 toccandoli iftrumenti, e rap»
prefentandofi commedie.Ciò è tanto or-
dinario ne’conviti, che vi ha Compa-
; gnie di Recitanti, le quali , eziandio non
tichiefte, fapendo dove fi cena folenne-
menre, vengono da fe fteflc a far le loro
tapprefentazioni « Or fe il convito non
è fra poveri, quanti fono i convitati,tan-
te fono le tavole, larghe un braccio , e
3 fi Giro del Mondo
lunghe uno e mezzo . I cibi vengono in
piatti d’oro, d’argento , e di porcellana;
tovaglie però' non ne ulano , ma defehi
lucidi, e mondiflìmi, tinti d’una vernice,
rnefcolata con vaghi colori . Oltrcacciò
non fi fervono di tovagliolini,nè di col-
telli, nè di forchette , nè di cucchiaia 3 nè
coftumano djJavarfi le mani prima ,o
dopo mangiare: perciocché amantiflimi
della pulitezza, mai cofa niuna, di quan-
te lor fe neprefentano a tavola, toccano
colle mani , o dita 3 ma per recarfela iib
bocca, adoprano due baftoncelli (d’avo-
rio, d’ebano, o d’altro legno preziofojfot-
tifi , e lunghi predò a un palmo c più:
l’tiao fermo fui dito anulare della de-
cida ; e l’altro mobile , che fi muove col-
l’Indice , e dito di mezzo ; e vi mangia-
no si deliramente, che colgono fino a un
grand di rifo (ai contrario de’noftri Eu-
ropei, che vi patifeon molto, prima chej
vi fi avvezzino); e quanto a’coltclli noiu
ve ne ha di bifogno , perche tutto fi por-
ta trinciato in minutifiìnii bocconcelli.
Vanno fempre infieme vivande di carne, ,
edipelce (per dilettare colla varietà)
ifquifitamente condite; e più tofloin nu- \
mero molte, e in qualità divede , che in
quantità affai; onde anche, le ciotolefchc
così
Del Gemelli? 3Ì3
così pajono ) in cui fi recano le vivande?
fon picciole ; non che quelle dc’manica-
rc tti, che fi framezzano, per iftuzzicar
l'appetito . Dopo prefe quattro bricciole
di quel tritume, che loro fi mette avanti ;
dipongono i baftoncelli , e va in giro il
bicchiere: perche il bere, non il mangia-
re è fra’Cinefi la delizia de’conviti . Per
durar nondimeno bevendo alle volte fei,
e più ore, Tempre in buon fenno , e in di-
feorii difublime argomento ; adoprano
tazzette picciole quanto un gufeio di no-
ce; oltreché il forbifeono tanto a poco a
poco, che prima di votarne una , la fi re-
cano alle labbra quattro , e cinque volte}
per Io coftume, che hanno di non bere
nuia un fol fiato, ma a forfoaforfo.
Sia poi di Verno, o di State, bevono fem-
I pre caldifiìmo; e quindi credefi, che pro-
venga, il non faperfi colà pure il nome di
certe pcnofifsime malattie, che tanto ab-
bondano in Europa , e nafeono da molti
umori indìgefti, e fiacchezza di ftomaco:
come altresì il godervifi unarobufta fa-
nità fino aVo. agli - 8o. ed anche a’ ioo 4
anni 5 età, alla quale non pochi giungo-
no . La ior bevanda fi fa, ponendoli il ri-
fo macinato nell’acqua, la quale imbevu-
ta di tal foftanza ( come la birra , o cere-
vifia
J34 Giro del Mondo
vifia di Fiandra , lì patta pofcia per lam-
bieco. Or avvegnaché si piccioli fieno
i bicchieri, fi bee cosi fpeflò ( mafsiraa-
mente verfo la fine ) che di tanti pochi li
fa un tal troppo, che fovente mette il ce-
labro a mal partito , onde le mogli del
Padron della cafa ftanno oflervando,quì-
ti de' convitati vadano rotando per le*
fcale, per farfene poi le rifa col maritali
quale giammai non (limerà il fuo con-
vito edere fiato buono , fe non mandi*
alcuno a cafa ubbriaco; altamente penfa,
e fi rammarica, che il vino nò e fiato buo-
no. Fra quelli conviti però nons’offct*
va quella barbara legge , di coftringerca
bere chi non ha fete , & empiere nuovo
tazze di vino a chi n’è cosi pieno, cho
d'ogni verfo trabbocca ; onde è (olito
porli avanti certi ripari , per non vederli
l’uno l’altro; ma l’allegrezza delconyito,
il non aver altro che fi fare, c‘l dover
onorare l’amico , fon loro in vece dj leg-
ge, acciò bevano fino a tanto , che s’ub*
briachino; benché la deboi bevanda , che
ufano , fi fmaltifca con ogni poco chea
dormono.
Finifco quello Capitolo con dire, che
una delle maggiori virtù Cardinali (che
fono infinite tra’Cinefi) è la Cortefia , o
la
Dst Geme mi 335
la convenevolezza in ogni azione, che
debba farli; e ciò non già riguardando la
dignità , e'1 merito delle perfone , che fi
onorano, ma più torto perfòddisfarea
una cotal vaghezza, che tutti hanno di
inoltrarli, la più cortumata, e gentil j:o-
fa del Mondo. Imperocché eziandio col-
la più fordida gente , ( fia tale per nafei-
mcnto , o per condizione di fuo me-
rticre ) adoprano forme di ragionare.»
tanto nobili , e follevatc, che di me-
no potrebbe contentarli vn Principe;
come a dire al mulattiere dan titolo
di gran bacchetta ; e'i chiamarlo per
lo vero nome, che ha , farebbe un graà
vanente offenderlo ; e cosi ogni altro
meltiere ha la fua propia , e nobil forma
di nome: e fe a|cuno non ha contezza^
della condizione di colui, cpl quale ra-
giona, fi tien full’univcrfale onorevole^
e gli dà titol di fratello . Ev vi poi oltre-
acciò un particolar vocabolario > per
per nominar le co fe propie,fempre avvi-
lendole, e 1? altrui magnificandole; c’1
ragionare altrimenre, farebbe un grave
errore , non di favella , ma di creanza.»,
c vero barbarifmo . Fino a gli allevati al-
la ruftica dentro le felvc , hanno del gen-
tile, affi più che altrove i nati nelle Cit-
tà;
342 Giro del Mondo
fon di parere, che può contraerliii mi.
tri (non io , fi mandano i mentovati prc«
fenti ,e non altri niente.
Egli fi è ben difficile a gli flranicri, di-
flinguere per iftrada la pompa d’un fu-
nerale, da quella delle nozze; peroc*
chè in amendue fono apparati di alle*
grczza.ln cafa accade!’iflcfib;poichecosi
neIl'una,come nell’altra fi fuona ^pon-
gono avanti la porta lunghi legni , e in_»
cflìappefi lumi, uccelli , e var; lavori di
fera , o di carta diveria mente colorita.-,,
E’renuto in poco conto quel figlio ia
Cina , che non s’ammoglia ; quali come
fpegneffeilfeme paterno, e corrifpódcflc
con ingratitudine a chi gli ha dato l’efic-
re. Parimente una donna maritata fi ri-
puta infelice, fino a tanto, che non hfb
Egli ; perche prima d’avergli, non pup
lèderli a tavola colla fuocera ; alla qua-
le , e alle feconde,(crvono in piedi quel-
le, che non per anche han dato frutto
dai lor ventre. Da ciò nafce,che per noti
cflerapprcflbgliaitriinsì mala opinio-
ne , non vi è miferabilc , ehc non fi com-
pri delle mogli; nè donna, che nonj
proccuri divenir gravida : nondimeno
nafccndo due bambine, o tre, lenza fram-
metterli alcun mafehio , la fieflà madre
le
, De t G e meli 34$
le uccide , o foffoca ; dicendo, che il dia-
volo è entrato in cafa. Crudeltà molta
più praticata nelle Città Meridionali j
dove fono coftretti i mafchi bufcarfì
mogli fuori . Sicgue da ciò, che l’Impe-
rio Cinefe è più popolato di qualunque
altro (quantunque fi cortami poligamia,
omoltiplicità di mogli) perche il Cic-
lo è molto benigno , eie donne feconde;
non vedendofene nè pur una in età att$
agenerare,fenza un figlio al petto, c- uno
intorno arte falde , onci ventre.
Si fattamente attendono i Miniftri a
far , che la Repubblica divenga ben po-
polata ; che il Superiore de’Padri Rifor-
mati Mìrtionarjdi Canton , ebbe a farmi
morir delle rifa , quando mi narrò ua_»
fatto, a tal propofito,del Regolo di quella
Provincia . Urano in prigione più donne
tra mogli , figlie, e parenti di ladri giufti-
ziati , o fuggitivi ; ond’egli , per non te-
nerle infruttuofe , le maritò a forte con
altri carcerati , nella maniera feguente_>.
Fatti venire nel fno cortile tutti coftoro,
giovani, vecchi, zoppi, e rtroppj , fece.»
aciafcheduno lafciare nel fuolo un pe-
gno ; e fattigli appartare,fcce introdurre
le donne , ordinando loro , che fceglief.
feogni una il fuo marito, prendendo al-
Y 4 cune»
344 Giro del Mondò
cuno di quei fegnali . Ciò fatto compari
vero gli fpofi , e ad un per uno fatti loro
riconofcere i legni; fi trovò una giovane
moglie d'un vecchio,o zoppo,una cieca,
oftroppiacon un giovane. Torcevanfi
di quà, e di là le donne , e’ giovani cosi
malamente collocati 5 ma il Regolo, che
era di bell’umore , doppiando per le ri-
fa,gli rimproverava della loro dappocag-
gine, in non aver faputo fcicglier benej
e che doveano incolpar fe medefimi del-
la loro Sciagura , giacché era fiata inlor
mani l’elezione.
I Tartari non comprano le mogli, mi
eflì ricevono dote , benché molto mife-
rabile.Maritàdoalcuno la figlia cóunfuo
pari ; la dote non eccederà So. vacche,
So. cavalli. So. abiti , ed altrettanto nu-
mero di altre co fe , a proporzion dello
fiato de’ contraenti.
Da quanto fin'ora abbiam divifato,
può il lettore reftar bafiantemcntc per-
luafo , che i Cinefi fono perfpicaciflìmi,
e in valor d’ingegno fuperano gli Euro-
pei ; e pure non è detto nulla della faga-
citi della povera plebe, infognatale dalla
natura , per vivere. Ella è cosi induftrio-
fa nell’ingannare, che per avvederfene,
non ballano a' forefiieri , quantunque
attep*
Dar. GemeuiI 345
attentiflìmi , cento occhi ; che troppo
meglio fanno cflìgiuocar di mano,
far preftighper far travvedere.Sc ne con-
tano mille di graziofiflìme invenzioni.
Fra le altre fi pongono nell’unghie ( che
tutti coftumano di portar ben lunghe^)
piccioli coltellini, per tagliare infcnfibil-
mentele borfe.Pcr lo contrario i merca-
ti fi pregiano di efier leali,c veramente il
fono , perche ogni femplice loro giura-
mento è inviolabile , e farebbono andar
la tetta , per la parola : ciò che fperimen-
tarono , fui primo lor negoziare , nonj
fenza gran maraviglia , gli Europei. Cosi
nc avefiero almen prefo I'efcnaplo eflì,
che dovean darlo, e corrifpofto con fede
alla fede: che certamente non gli avreb-
bon pofeia fperimentati, a propio cotto,
altrettanto , e più, ch’efii non erano, per.
fidi , e fraudolenti • A quello propofito
pollò riferire una verità, fentita per boc-
ca de* Padri Mifiìonar; Spagnuoli. Gii
Olandefi , che da Batavia venivano a
, contrattar in Cina, vollero ingannare i
Cinefi, dando loro una gran quantità di
monete fàlfe; che in un negozio di più
centinaia di miglia/a di feudi , fatto im»
fretta , non fu facile riveder tutte . Se-
gnarono cottoro il tratto i e nel ritorno.
34 6 Giro del Mondo
che fecero gli Olandcfi il feguenteanno,
per comprare, refero loro pan per focac-
cia . Diflìmulando l’inganno ricevuto,
nella fpedìzione delle navi, diflero , che
aveano belliffimi drappi di nuova inven-
zione , venuti da Nankin allora medefi-
ma. In farti fecero vedere a gli Olande!]
ì drappi; e convenuti del prezzo per più
migliaia di pezze;quado fu al coniegnar-
le , e che gli Olandcfi n’ebbero rivedute
molte ; e alla fine , per non riconofcerle
tutte ( dovendo in brieve partire) fe no
fletterò perl'altrc fulla buona fcdcji buo-
ni Cinefi, in un batter di ciglio, mutaro-
no le pezze in altre, piene di cèti vecchi;
c cosi gli Olandcfi , portandofcle in luo-
go di drappi, ri ma fero burlati, con mag-
giore intereflc di quello, che aveano fat-
to colle monete. Proccurarono vendi-
cacene negli anni Seguenti ; mai Cinefi
non gli vollero ammettere al negozio.
Non corrifpofero in si fitta maniera a
gli Spaglinoli (nel tempo, che io era in
Cina) allorché venne in Macao un va-
scello da Manila ,con i So. mila pezzeo,
per far compra di fete. Perche voi ed o gli
Spagnuoii i lavori a lor ufo(afiài differé-
ti da quelli , che fi cofiumano in Cina.,)
per tra/portargli nella nuova Spagna, e
noti
D e l Gemelli. 347
norr trovandone pronti ; difixibuirono il
danaio a molti mercanti, acciò dove/Te
ciafchedunodi etti, dar loro tante catte di
drappi, del lavorio richictto 5 e in fatti,
nel termine di cinque meli, fi tetterono i
drappi 1 e fi confcgnarono puntalmente
giuda il prezzo , e bontà convenuta ; av-
vegnaché fra tanti ve ne futte a!cuno,chc
foddisfece i compratori nella quantità,
e non nella qualità de’ drappi: ciòche_>
non dee parere gran fatto , fe fi confide-
rà il si brieve tempore la gran foni ma
,
che pure in Italia, nè anche in cinque an-
ni fi farebbe rifeofla.
Quanto all’ citeriore apparenza do*
Cinefi,fembra vedere tanti uomini di
macftraro , quanti fc ne incontrano: non
dico folo per la fignorile maniera dell’a-
bito, ma per la gravità , e '1 modello con-
tegno nel portamento della perfona, nel-
la maeflà dell’afpetro , e nell’andar fofte-
nuto , e compotto. Girar leggiermente il
capo, farebbe nn’aperramenrc dichiarar-
li, di avere anche leggiero U cervello.
Spergiuri , o parole , che punto fentano
deU'immodefto , folo in bocca di qual-
che ribaldo plebeo, c ben di radofifen-
tono. Dcll’amoreggiar poi, e andar face-
do il vago , non che l’ufo., ma nè anche
ve
§48 Giro déL Mondo
ve n'è il vocabolo 5 imperocché Vólto di
donna mai non fé ne vede, nè in fineftra,
pè altrove » perche quali tanto farebbe
una Cinefe effcr veduta , quanto mezza
violata.
Con tutto che la Cina pofia dirli il
paefe de’ Pretendenti 5 non ve n’effendo
altro limile al Mondo, dove ogni uomo,
avvegnaché di abbiettillima condizione,
non filimi d’avere invioiabil dritto ,di
divenir maggiore degli altri. ; e, le ve’l
portano i meriti del Papere, di falir fino
a quelle eminentiflìme dignità , oltre lo
quali non vi è altro di fublime,che la Co-
tona Reale : nulla però di manco fanno
affai ben nalcondere l'emulazioni , le in-
vidie, i rancori , e le mortali nimiciziej
con apparenze d’amore; e per molto che
fia l’odio, in che s’hanno , mai non man-
cano l’un all’altro d’inchinarfi , inginoc-
chiarli, ed appreffar la fronte al fuolo, fe-
condo che la dignità , e'1 pollo richiede:
cosi {limando far da uomini, e mofirarfi
franchi d’animo, e ben colìumati . Cor-
re poi fra di efii un principio, che il veni-
re affarmi non è cofa da uomo ; e che la
guerra non è altro, che una fierezza ri-
dotta a regola d’arte , della quale man 5
can le fiere . Propria dell’uomo effer Pu-
ma-
Dei Gemelli! #49
manifd ; cperciòchc tanto profèffano,di
non aver pari al Mondo , nel vivere fe-
condo i dertami della ragione* affettano
la piacevolezza in modo, che i'adirarfi
appo di loro è come un difumanarfi
,
divenire unabeftia , o alla men trilla un
barbaro.
Indi è, che fra di loro non fi profeffa-
no nemicizie alla feoperta , e molto me-
no fi veggono fazioni , mifchie, o riffo
fanguinolè . I pugni fono le fole armi,
con cui combattono in duello; nel quale
il peggio che far fi poffa ( parlo di perfo-
ne ordinarie) è lo ftrappare i capegli dal
capo del nemico, di che più fi fentej
l’ignominia, che il dolore . I più onora-
ti, e favi, battuti fuggono ; e cosi facen-
do rimangono fuperiori, perche l’onoP
della battaglia fi riduce al vincer fe ftefiì
colla virtù , non l'avverfario colla for-
za. Quindi quel fuggire, in veced'effe-
re a’Cinefi d'ignominia , ferve per fargli
andar trionfanti, di femedefimi infieme,
ede’ncmicijvinti dalla pafiìone dell'ira;
e perciò più torto beftie, che uomini . A
confefiare il vero , fono i Cinefi di poco
animo, effeminati , e di viliflìmo cuore,
che foffre le ingiurie pazientemente.
Sono i me definii di bronzo nella fati-
ca,
3 50 Giro del Mondo
ca, accoftmnandofi dalla tenera età 3
portar in ifpalla un legno, con ugual pe-
lò nelle due punte , da giorno in giorno
maggiore, a mifura che s'avanzano itu
età; fatica, dalla quale non fono efenti ne
ancheje povere Contadine, che oltre i
fervigi donnefehi, zappano la terra, e fan-
no le fjcchine.Nelle barche elleno rema-
no, o tirano come tante cavalle la corda;
pefeano, e fanno quanto può fare uil>
marinaio, con tutto il pelo del figlio, che
con una fafcia,portano appefo alle Ipalle;
c alla fine della giornata , la lor cena non
è altro, che un poco di rifo cotto, e !*_,
bevanda una decozione d’erbe filveftri,
in luogo del Cid.
Ulano un'artificiofa pignata,pcr cuci-
nare, nella quale l’acqua và all’ intorno,
c’1 fuoco fià nel mezzo ; ficchè qualfivo-
glia cofa fi cuoce con minor tempo, mi-
nore fpefa, e meno fatica . Non avendo
materiali, per far buoni vetri , gli fanno
(com'e detto altrove) di rifo, e di più va-
ghi colori . Hanno inventato una tavo-
letta, con alcune pallottole di legno infil-
zate, per forniture, fottrarre, moltiplica-
re, e partirci fe ne fervono coli maggior
preftezza,chc non calcolerebbe il miglior
Aritmetico Europeo . Per contar le mo-
ne-
DeiGeMEI.1,1. 251
liete hanno un'altra tavoletta, con cento
cale ; nelle quali preftamentc fanno en-
trare altrettante monete, e così in un’i-
ftante le contano , e ne veggono la bon-
tà . Se non fi trinavano bene in una pro-
ffcffiouc , a capo dell’anno prendono ad
efercicarne un’altra , eflendo abili in_>
tutto.
Lngegnofa mente giuocano ad ogni
forte di giuoco : come di carte, /cacchi,
(detti Kè ) dadi, sbaraglino , un fintile a
quello deli'oca, ed altri d’applicaziono;
però quello, che gli mena a perdÌ2Ìone_j
èia Mensa nel loro anno nuovo , per in-
dovinarci! pari , o caffo de’monticelli di
monete; in che cò/umano gli averi tutti.
Alcuni applicano in male il loro inge-
gno, componendo un fumo detto Xian;
che fatto in una camera , rende tutte le_j
pedone conte eftatiche, ed immobili 5
per poter rubare frattanto quello , che vi
è dentro. L’acqua è efficace controve-
leno.
Cofiumano i Cinefi di bever caldo, c
mangiar freddo, al contrario degli Euro-
pei; nè vi è alcuno, che rinfrefehi mai
i'arficcio palato , o per lo caldo ambien-
te, o per moto fatto in camminando, con
acqua frefea, non che fredda ; ma per lo
con-
3 5 8 Giro del Mondo
padre,digiunano ogni dì,fìno alla morte,
fenza mai guitar nè carne , nè pefee, nè
uova, nè cofa veruna di latte ; affinché
cotal penitenza vaglia in fuftragio della
di lui anima.
Sono poi molto inchinati alle fuperili-
zionì, ed auguri . Non ftabiliicono ve*
run matrimonio, fenza la confulta deco-
ro A Urologi ; nè fepcllifcono i loro mor-
ti, fe da’inedeiimi non ila feelto un di for-
tunato : vedendoli perciò nelle grandi
Città ufeire in un fol di io. e 20. mila_>
eaife , con morti dentro, per fepellirfi nel
monte. Tutte le porte de'Tribunali,pcr
un fuperiliziofo coflume,fi fanno nel
muro, che riguarda Mezzo di.
Stimano peflìmo augurio , che nelle
loro Terre, e Villaggi il eriggano Tem-
pli al vero Dio ; temendo , che parte del
popolo perciò il muoia .E veramente
par, che Dio voglia fperimentar la fer-
mezza dc’Cineil; poiché li vede in fatti,
dopo la fabbrica di alcuna Chiefa, mo-
rire più perfone , che d’ordinario ; come
anche i fratelli , figli , ed altri parenti dì
quel Cinefe, che nuovamente s’è fatto
Cattolico,; per quello, che mi riferirono
gli ile ili noilri Padri Milionari . Quindi
che volendo talvolta quefti nuovame*
tc
Del G e me tri. 3 59
tc fabbricare qualche Chiefa; nè porédo-
ja i Cinefiimpedire giuflaméce,(late l'or-
dine, e permilfione Imperiale 5 fufeitano
joroun rumulto popolare, per frador-
rarla 5 lacchè i Miflionarj fono obbligati,
avvalerli del braccio della Giudizia.Ciò
accadde a’ Riformati Spagnuoli, mentre
io era in Canton; i quali volendo fabbri-
care, in un Villaggio lontano dalla Cit-
tà, una Chiefa , per ufo de’ Criftiani ;
comprato perciò il Idolo, c’materiali : lì
commodoro afpramenre i villani , e tu-
multuariamente unitili, a fuon di tambu-
ro, andarono ad impedire la fabbrica^.
Furcodrettii Miflionarj di farvi andare
unMadarinojalla cui veduta tutti i con-
tadini fi pofero per le ftrade inginoc-
chioni, fupplicandolo, che avelie riguar-
do alle loro vite , che non farebbono li-
cure, collo filabili mòto degli Europei nel
loro Villaggio. Alla perfine s’acomodà
l’affare in talguifa. Comandò il Manda-
rino , che li profèguiffe la fabbrica della
Chiefa ; però che quado fi aved’e a por-
re l’architrave , o legno più elevato del-
l’edificio, avvifafiero i loro Bonzijacció
> copriffero gl’idoli , che li farebbono at-
territi, vedendo eriggere si alta fabbri-
ca j e cosi non fi togliefle a' contadini il
Z 4 1 Fun-
3 óo Giro del Mondo
Pun-fcivy ,cioè la fortuna.
Que/tafuperftizionc fi /tende fino alle
fabbriche degli fte/Ii Cinefi (benché non
fiano /limate cosi funefte) non pcrmct-
1
tcndofì ad alcuno, di far la cafa più a!ta_j
di quelle de’ vicini , per temenza di non
toglier loro il Fun-fcivy.
Nel Borgo di Canton, entrato in una_»
Pagode, vidi avanti l’Idolo due ferpenti
vivi , podi in uti bacino, per purgato
un’incolpato di furto ( tanto fi è grande
la loro fuperflizionc ) . Doveano clìer
podi fui corpo dell’accufato ; e le ne ri-
maneva o/fefo , era riputato reo, e fc no,
innocente : chiamano cotal Pagode sm
K iai tnìau.
T atti i Miniftri pcrfcguitano grande-
mente i ladri , per render il cammino li-
evito 5 e prendono cura d’eftirpare i va-
j
gabondi, ga/ligandogli fe veramente.
A’ ciechi , ftroppj , e /Imiti, lì dà in_>
che c/ercitarfi , giufta il loro potere : a’
vecchi , e impotenti vien fonaminì/trato
il vitto dall’Imperadore,che in ogni Cit-
tà , ne alimenta cento 5 più , o meno , fe-
condo la grandezza di cflìi Città.
Nafceda ciò non folo la quiete nella
Repubblica, ma eziandio l’abbondanza*
perocché tutti supplicano a coltivare, ii
ter-
Del Gemelli* 36 1
terreno ; nè in tutto l’Imperio ne rimane
palmo inculto . TJfano alcuni artifìcioli
aratri, in modo che ponno etter tirati da
un Bufolo folo:c con pari induftria irri-
gano il terreno, con macchine, che trag-
gono l’acqua dal baffo letto de’fiumi. Al-
tri , per procacciarli il vitto , infidiano la
vita a* pcfci , non lòlo con quantità , c
diverfiti di reti , ami , e laberinti di ra-
mufcclli nell'acquej ma adoperano ezia-
dio uccelli , come i noflri corvi marini,
o natatori 5 da’ quali non 1 ponno averej»
fcampo , quantunque li nafcondeffcro
fra l’areue . L’uccello non fi approfitta,
che de’piccioli ; perche gli fcaltri Gin e fi
gli pongono al collo un’anello , acciò
non polla ingoiare i grolTI.
A gli uccelli medefimi tendono reti,
lacci , ed altre invenzioni, per farne pre-
da. Le oche fil veltri- tanto tanto malizio-
fe,nel guardarli da’ cacciatori , difficil-
mente Scampano dalle lor mani; perche,
per ingannarle, pongono nelle lagune-?,
e fiumi , dove vanno , alcuni vali di cre-
ta galleggianti; a’quaii, poiché veggono,
elTerfi accottimiate foche per alquanti
giorni , vi fanno due buchi . Quindi po-
ftifigli in tetta , entrano con tutto il cor-
po nell’acqua jficchèfembri, che i vali
'362 Giro dei, Mo no»
galleggino ; e avvicinatili all’oche,già’af.
fucfatte a tal villa, le tiran giù per gli pj e .
di;e caricatane la cintola, vengono fuori
dell’acqua
.
Coftumano i Giudici Cinefi, per rite-
nere i fadditi dal commetter delitti, fa r
porre il cadavere dell’uccifo dentro una
catta , in cafa dett’uccifore, fino a tanto,
che fi accomodi co’ parenti. Ciò vidi
praticare con Manuel Araugio di Ma-
cao, perche un fuo l’crvidore Moro di
Mangiar-Maficnaveauccifo un Cinefe;
che l’avea provocato , dandogli fui naie»
con certe rannocchie , tanto abbonito
da’Mori . E non ottante che l’ Araugio,
avelie uccifo il Moro, e avette voluto
dare mille Taes ; non potè ottenere da_,‘
parenti il confcnfo, di toglierli di fua_,
cafa il cadavere . Quantunque Idolatri i
Cinefi , non fono cotanto fcrupulofi
,
quanto quelli di qui dal Gange ; perche
mangiano vacca, porco, rannocchie, ca-
ni ( de’ quali fono golofifilmùe le ne fan.
no macelli ) ed ogni forte di viventi; nè
fanno difficultà di praticare, mangiare,
c farparentela co* Criftiani.
Del Gemelli*’ 36$
CAPITOLO TERZO.
cibiti, Mmi, e Monete de * Cine fi.
P Rima che cominciaflero a dominare
i Tartari , portavano i Cinefi lunghi
i capelli , avvolgendogli dietro la tefta,
alla maniera delle noftre cótadine (però
séza treccie)e facédone un grotto pomo,
nel quale palpavano lunghi fpilli d’ar-
gento > cosi per foftenerlo, come per or-
narlo ; onde fi veggono anche oggidì in
Malaca , e in altri, luoghi, di qucfli Cr-
nefì , che fi dicono di capello;ma dopo
l'Imperio del Tartaro,fu ordinato* a tut-
ti, in pena della vita, di tagliarfegli;
di andare alla maniera Tartara, colla tc-
fta rafa , e un ciuffo , come ufano i Mao-
mettani; con quella differenza però, eh©
i Cinefi lo portano intrecciato , e lungo
talora fino alle gambe. Vietò anche la
pompofa velie, con maniche larghe, per
introdurre la Tartara ; cièche i Cinefi
Pentirono , c fentono ancora déntro il
cuore.
L'abito adunque Tartaro , ebe li ula-»
oggidì in Cina , è, di State, un Maózu, o
berretta di figura còlica, delicatamente
Gmo del Mondo
fatta di feta , o canne d’india, e coperta.,
di crini di cavalli rolli : dentro è fode-
rata di taffetà , & ha un laccio , per ftrin-
gerla fotto il mento . In inverno la por-
tano dcll'ifteffa forma, ma di feta imbot-
tita con bambagia, adorna di pelli fino
nelle {tremiti , e coperta al di fopra di
feta shoccatagli vece de’ crini . S’ufaper
lo più di colore cremefino, e da pochi
azzurra , o nera 5 e nella punta fogliono
porvi, per ornamento, una pietra d’am-
bra, o di vetro di rifo.
Nella celebrazione della finta Melfa,
ed amminiftrazionede* Sacramenti, por-
tano tutti i nollri Miffionar) una berret-
ta nera’, dalla quale cadono quattro parti
quadrate fin’all’orecchie, foprappolteo
ugualmente , e graziofa mente 3 e didie-
tro pendono due lille, come quelle delle
mitre Vefcovaii. Eficndofi ciò introdot-
to dagli antichi letterati Cincfi; per di-
ftingucrfiji Padri della Compagnia han-
no aggiunto ad ogni quadrato tre porte,
fatte con un lacciuolo d’oro .
La loro camicia è detta Kuàziù , e fi
allaccia fotto il braccio deliro , a’fianchi,
e fotto la gola . Ella è lunga fino a mez-
za gamba, co maniche lunghe, e {li-ette.
Y i accompagnano brache larghe, e hm-'
ghe
Dei Gemei, tri 36 $
ohe fino a' piedi , che dicono Kùziù ’, o
Zevy , e liganle con una cinta di feta_,;
a jja quale appendono poi la borfa del ta-
bacco, il moccichino, il coltello , e i ba-
floncini dentro una guaina. Portano pe-
rò i nobili un cinturino di feta, con ferri
dorati, e gioie. Le calze, che tifano, fono
per lo più di feta , o di tela , £ fi chiama-
no Uvàzi. ....
I nobili aggiungono alla camicia ( che
a’ villani ferve di verte ) un’ abito lungo
nero, detto Paozu, di color violetto, o
pure d’altro, ( con maniche ftrettej ,
che hanno ncircftremità un poco di ro-
verfeio .come un’ orecchia) che dopo
eflerfi abbottonato, da fotto il braccio de-
ftro fino a' piedi; fi rtringe con una cinta
di feta, detta Tayzù . Sopra quella verte
pongono il Guaytao , eh à giuftamcntc,
come una mozzcttaVefcovale, però len-
za il cappuccetto, e con maniche larghe;
e quello fi abbottona avanti il petto . I
letterati l’ufano lungo , le perfone ordi-
narle corto, i Tartari cortilfimo.
Andando per la Città in fedii , co-
ftumano i letterati portare ftivali di fe-
ta ( in luogo di fcarpe) detti Xivézu , e
fono di varj colori.Le perfone ordinarie,
che camminano a piedi, gli portano d un
366 Girò del Mondo
cordovano morbidiflìmo, e inchiodati
fotto le fole , per non fargli confumarc
si torto, o prender umidità > perche non
ufano talloni. Le fcarpc, che fi ufanoda’
mercanti , e gente ordinaria , fonofcol-
late , fenza ligatura, ma ftrettc dietro. Si
• fanno di feta,del co!or,che il vuole, colle
fòle di tela , e il chiamano biày . Tanto
da’ nobili, quanto da' villani , dell’uno, c
l’altro fe(To,è ufitato il vetaglio,o Scézu,
c l'ombrella cosid’in verno,come di fiate.
Le donne hanno l'ifteffa verte, ma ab-
bottonata avanti il petto , e nel collo più
ftrctta, per oncftà; aggiugnendone al-
tre dell’ifteflò taglio di /opra. Le fcarpc,
a differenza degli uomini,lc portano ben
aggiuftare, con talloni. Il portamento
però della tefta è vago, perche hanno
generalmente i capelli lunghi , e neri ; e
gli ungono con differenti ol/,c gomme,
per ridurgli a lor gufto . Ne formano fo-
pra la fronte un’alto gruppo , con ferro
filato, avvolto di feta , che poicuopro-
no con parte de’ capelli fciohi,e divenu-
ti lucidi colla gomma , cd olio . Degli
altri, parte ne fanno come un pomo die-
tro la tefta , e parte d ue ciocchette , che
cadono graziofamente fui collo , a guifa
d'ali . Nelle Provincie Settentrionali gli
Del Gemelli? 367
aggirano , & avvolgono dietro la tefta_»i
fenza intrecciargli ; e poi gli cuoprono
con lina, come fcudelfa di feta,ben lavo-
rata , o ricamata . In Pekin vi aggiungo-
no un moccichino nero avvoltoi per ri-
pararli dal gran freddo. I.e vergini , per
diftinguerfi dalle maritate, taglianfi par-
te de'capelli intorno la fronte , c’1 collo;
lardandone come una frangia, lunga due
dita , ficcome meglio potrà vederli dalle
figure di fopra portate 1
.
Il color dc’Cinefi è bianco,come qucl-
10 degli Europei , però nelle fattezze fi
diftinguono ; perche gli occhi general-
mente fono piccioli, in dentro, e’1 nafo
anche piceiolino, e alquanto fchiaccia-
tOj che nondimeno non difpiace. Han-
no la barba cosi fcarfa di peli , che vi farà
taluno , che non ne terrà in tutto cento;
che non nafeono, fe non nelPcftremità
del mento, e fui mufo ; c quando pur ne
crcfcdTe alcuno nelle guancie , lo frap-
pano con mollette ; di modo tale, che la
barba è lunga , ma rari filma . Quello è
11 maggior fógno per conofcere un’Eu-
pco fra mille Cincfi, e un Cinefe fra mil-
le Europei.
Le donne fono generalmente bian-'
che, belle, efpiritofe, molto più degli
uomi-
37 4 Giro dei Mondo
del letto, e con effe ricuopre il cadavere;
indi filafda cader giù fcinti i capegli ;cj
torto invia i fervidori a’parenti , ed ami.
ci, dando loro avvito in ifcritto,d’aver
perduto il Padre E perciocché gli ami-
ci , e' parenti avviliti, denno venire,a far
loro cerimonie in onor del deformo; fi
gue'rnifce, per ricevergli, la maggior fala
con addobbi di duolo; cioè ffuoje,o pan-
ni di canapa,tinti di bianco ; che tale è a*
Cinelì il color di lutto. Involgonoin-
tanto ftrettanienteilcadavere in due,
o
tre pezze di zendado dilicato, nella ma-
niera, che fi falciano i bambini: e poi lo
vertono dell'abito più ricco , e proprio
alla ftagione , con fopra l’ infogna del
Maeftraro,fe mai nè ebbe alcuno. Il pon-
gono quindi nella grande arcajefattovi
in fui fondo un piano di Tinzao, e più
fopra altri d’altre erbe odorofe; ricuo-
prono Parca , e fortemente l’inchiodano;
e affinché non ne trafpiri alcun reo odo-
re , riturano le giunture con pece, diche
anche tutta Parca dentro è intonicata...
Così chi li fa la fp argon o di ftelle d’oro,
e collocatala nel più onorevole luogo
della gran fala , vi pongon fopra il ri-
tratto al naturale del morto; e quivida
preffo una tavola , con profumi odorali,
efiac-
Del Gem
E
tti. 37 5
c fiaccole ardenti . Allora è libcro>e a gli
amici, ea‘ parenti invitati , d'entraro
a far le confuete onoranze al defonto ; c
la porta ftclfa, adorna d'un fedone, invita,
anch’ella, chi palla . Dolentillìmo intan-
to le ne Ita il figliuolo , clic gli ricevo
al lato dell’arca.Ha un'abito di fempheo
tela di canapa , ilccome anche la berret-
ta del capo ; in piedi tiene calzari di pa-
glia , all’orecchie cenci di cottone;e due
avvolgimenti di rozza fune a' fianchi,
donde i lunghi capi giungono fino a ter-
ra 5 e ogni parte di quello luttuofo ar-
nefe , Tra forma particolare , fecondo
lo flile immutabile, che le n’olìerva.
Legge fi un Rituale Ih topato , che ap-
pretto di me fi conferva, in cui fi divifano
tutte le forni ole, proprie a ciafeun grado
di parentela j attefavi anche la condizio-
ne, più o men ragguardevole, de’ perfo-
naggi . Quanto al figlio, non finifee in_>
quella lugubre apparenza tutta l’efpref-
fione del fuo dolore. Egli giace la prima
notte appiè dell'arca ,nè per lungo tem-
po appretto, ula dormire in altro letto,
che fe triplice pagliariccio . Lungi dalla.»
fu a tavola ftaffene ogni vivanda dilicata,
e in ifpezie tutte le carni. In vece dello
fedie ricche , c grandi , li vale d’una pic-
Aa 4 viola.
j7<5 Giro del Mondo
ciola , e incomoda ; & ufa altre fintili
penitenze , le quali > pattato un mefe, co-
juinciano a poco a poco ad allentarfi.
Le cerimonie, che debbono fare i con-
vitati in onor del defonto, fono quattro
profondi inchini , e altrettante genuflef.
fìoni , e abbatta menti di capo,fino a toc-
car la fronte fui fuolo ; arder fiaccola,
profumi, ed alcune carte fmaltnte d’oro,
e d’argento. Ciò fi fa, perche credono che
la di lui anima nell'altro Mondo, ne avrà
altrettato di vero, per poter pagare i fuoi
debiti,ed acquiftarfi la grazia delle guar-
die, che vegghiano alla porta delle carte-
ri difotterrajondepoi ufcita,poffii torna-
re in quefto Mondo,e ponendoli in uiu
corpo rinafeere; e Ce buona è la ventura,
che l’accompagna, divenir letterato, che
in Cina è il meglio dell’umana felicità.
Per quattro, o almeno tre di, fogliono
adunarli gli amici, e’ parenti, a render
quefto onore al defonto ; finiti i quali nò
fi fano fubitol’efequie,ma fi differifeono
meli, e fino a tre anni: che tanto , e nóiu
mai meno, dura il lutto per la morte del
Padre, in riconofeimento degli altret-
tanti anni, ch’egli portò il figliuolo bam-
bino nelle fue braccia ; c in tanto fi tiene
il cadavere dentro una ftanza, onorevol-
mente
Del Gemei ir? '377
niente riporto . Infin che non fi fe-
pcllifce > non vi è di , che il figlio no’l
vifìtbC vi s’inchinùtenèdogli avanti qual-
che odoroiò profumo, e offerendogli ci-
bi ; che di poi il danno in limofina a’ Sa-
cerdoti degl’idoli , che foventc fi chia-
mano, a recitar preci fopra il corpo.
A deliberare finalmente, il quando fot-
terrar fi debba il defonto , vi è un gran.»
lavorar di conti , c gittar di forti da’mae-
ftri di cotal miftierc ; i quali , fecondo i
precetti dell’ arte, rrafeelgono quel di,
quell’ora , e quel punto , che gira il Cie-
lo il più avventurofo , e benefico , ch’ef-
ferfi poffa . Statuitolo, fi fa di nuovo
dal figliuolo un ioienneinvito,di quanti
più egli può avere, per accompagna-
mento , ed onore del Padre , e fuo ; e al-
lora fi fanno di bel nuovo quei quattro
inchini , di cui i Cinefi mai non fon nè
faz;,nè ftanchi.Indi s'avviano in procef-
fione. Precede a tutti un drappello di ra-
buri, di flauti , e d’altri corali frumenti;
poi feguono figure dTlefan ti,e di Tigri,
e imagini d’uomini , e di donne illuftri
nelle loro iftorie : vifiofe macchine^co-
mc carri trionfali , e cartella , e piramidi
mirteriofe, e bandiere tavole, altro
con incenfieri fopra, e foayi profumi?
altre
37 S Grtio del Mondo
altre co menfeimbadite.Indi fiegue una i
frotta di Sacerdoti, in abito folenne, reci- I
tanti loro preghiere , In una maniera di \
canto accordato : poi tutti in filenzio , c
in graniglia i parenti , e gli amici ; e fi- •
nalmente l’arca, levata fopra un gran ta- i
volato,fu gli omeri di venti , trenta, e più j
uomini; e dietro immediatamente i fi-
gliuoli fquallidi , e per la pacata tribula- ,
zione Smorti; che fembrano,chc ad ogni
paflò vogliano ftramazzare . Serranopoi
tuttala funeral pompa le donne, chiufe
in fcdieje le non vedute, troppo ben udi-
te, si difperate fono le Arrida, che gittano.
lentifiìmo, per la maeftà è quello anda-
re , e lunghi Ài ino , perche i luoghi da.,
fottcrrarei defonti , fono lungi dallo
Città. Quivi finalmente arrivati, fi rifan
da capo ie cerimonie, fi ardono odori, *
carte dorate , e per fino alle macchino
funerali; e fotterrafi l'infelice nellaj
grotta , di cui finalmente ferrano l’u-
feio con un picciol muro . Vanno an-
che pofcia,di quando in quàdo,a brucia-
re avanti i fepolcri carte dorate, e innar-
gentate , cavalli , ed altri animali fatti di
carta, o tela; fciocca mente credendo,
che la carta fi converta in monete , e
gli animali finti in viventi , per fervireal
Del Gemelli. 379
morto ; c perciò gli amici portano in_»
prcfenteal figliuolo denari ( come nelle
nozze fi collunja ) per fupplirc a quella
fpefa.
Seda’ figli fi dee ilare in lutto trean-
ni , niente meno bifogna che facciano le
mogli , per la morte del marito; moren-
do però ella, non è, che di tre meli. Da
quelli riti di ofiequio non può andar li-
bera qualfifia condizione di perfonc;in_>
maniera tale ,che morendo a’Mandarini
j genitori , fono obbligati di Iafciare l’of-
ficio, come di fopra fi è detto.
Quella fi è la caufa principale , perche
fono tenuti in poco concetto gli flranie*
ri da’ Cinefi ; come anche l’altra , di non
propagare ilsague paterno.Perciòin oc-
cafion di difputa di Religione, hanno
rinfacciato a'nollri Mifftonarj l’ingiu-
ria , e ingratitudine , che fanno a’ mag-
giori , lafciandoi loro fepolcri; e man-
cando di fare ogni annoi dovuti atti di
pietà , per venire in si rimote parti . In-»
Cina certamente none permelTòulcire
dall’Imperio; ed è riputato infa me, e det-
to Tuxyao il figlio, che va altrove, lafci.a-
do il fepolcro paterno. I Padri Mifiionarj
però trovarono una buona rifpolla , per
ferrar loro per femprela boccajdicendo,
3 $o Giro del Mondo
che eglino venivano comàdati, per fervi,
re Dio ; e che ficcome i Tartari non era-
no difnbbidienti, nel lafciare i loro pa.
dri , pervenire in Cina, cosi eilì per pro-
pagare la loro Religione . Ciò diedetto
in prefenza d’un Mandarino Tartaro; fi
difie, con applaufo , chei Padri aveano
ragione .Acciò non s’impedific il fi 10
i'ervigio, fevenifle in mente asoldati
Tartari, di voler rimanere appretto i f e .
poteri de’genitorijordinò l’Imperadote,
chefe ne brucìatteroi corpi, e fi portaf-
fero da’ figli le ceneri in Pelun , per fare
pofeia ivi le loro cerimonie.
Dalla mede (ima venerazione , che i
figli continuano a’ioro Padri dopo mor-
te, nafeeeome un'obbligazionc di tener
una tabella in cafa , dove fiano fcritti i
nomi del Padre , Avo>e Bifavo: e avanti
di effa bruciar vari odori , c di quelle
corde, fatte di feorze d’alberi pelle , che
dicemmo di fopra . Morendo il padre, fi
toglie il bifavolo , e fi pone in Ina veco
il padre, iottentrando l’avo in luogo del
bifavoje cosi lì continua perfcmprc.Co-
ftume , che non fi può togliere a’ mede-
fimi Criftiani Cinefi ; onde fono inforte
gravi dime differenze fra' Padri della-»
Compagnia di Giefù ? che difendono
po>
Del Gem
E
tti. 3Sr
poteri! tollerare da'Cattolici,comc un.»
niero atto di venerazione a' loro mag-
giori;e’cherici Miffionarj Fracefi Dome-
nicani, ed altri, che pretedono edere Ido»
latria, e non poteri! permettere a’Criftia-
ni; differenze, che non per anche fono
ftate rermnate dalla Sacra Congrega-
zione alla qualefe ne diede parte.
Si fuole anche in Cina fondare uil»
Tempio, perfcrvigio di tutta la fami-
glia ; però non pucte erigerli , che da_»
perfona ragguardevole , come a dire da
un Mandarino della fteda . Or quelle fa-
miglie , che han Pagode, quivi eziandio
pongono La tabella del morto , per fargli
cotali chequi . L’annuale però facrifi-
cio, che tutti fono tenuti di fire a' loro
maggiori , lì cofluma differentemente.?,
fecondo la qualità de’foggetti; perocché
l’Imperadore facrifìcaa fette maggiori
antepaflXti 5 i Regoli a cinque ; un Man-
darino a tre , e un privato folamente al
Padre , e all’Avo . Suole i’Imperadorej
onorare le perfone di qualità nella mor.
tede’lor genitori, fcrivendo due lette-
re, nelle quali riftringe le virtù del mor-
to; e quelle fi pongono poi nel fepolcro*
Onore , che fece nella morte de' Padri
Adamo, e Vcrbied della Compagnia di
Gie-
’3?i Giro del Mondo
Giefu, e Prefidenti del Tribunale della
Matematica inPekin.
S’uccidono, ne’ /addetti facrlfic; ,vac*
che, porci, capre, uccelli , ed altro, che
fi mangia da’ parenti , cd amici nel me-
defimo monte , dove fono i fepolcri. Ma
eflendo famiglia , che tiene propria Pa-
gode *, l'amminiftratorc delle rendite:»"
della medefima fa tutta la fpefa. Si ve
dono anche continuamente di quelli
che nelle Pagodi buttano fuperftiziofo
forti, con certi legni , perciò fatti jenon
riufeendo la prima, e feconda volta alor
modo, s’ingegnano di placar l’Idolo col-
le preghiere, con facrificj di carne cotta
uccelli, pane, vino, cd altro . Alla perfi
ne tante volte le pittano, che calcano
giu da il lor defiderioje allora dimando
fi dare in grazia degl’idoli , per ottener
la graziajbruciano, per gradimento, car
te miniate d’oro, o d’argento; e ritor
nandoacafa contenti, fi mangiano alle
g ra niente le cofe fuddette, con gli ami
ci , e parenti.
Per maggior intelligenza di quell
Capitolo, ho diniato bene farla Figura
delia pompa, ed accompagnamento, eli
vidi in Canton,nelI’cfcquk d’un pover
Cinefe »
c o&himario nd?& JPr-otszac/ci di Qjeun—tuu dm
Dei G e me iti. 469
dall’altra parte . Alloggiai nella Cafa de’
Padri Gesuiti , il di cui Superiore non_>
era per anche ritornato da Cantoni onde
folo, e molto malinconico pattai un tal
giorno, quale (1 è quello delia Nafcita di
Noftro Signore, lenza nè meno fentir
Metti, per difetto di Sacerdoti . Sul tardi
andai in un gran Palagio , appellato
Scuola ,o Accademia di Con fu ho . En-
trato nella fala , un de' miei fervidori
Cattolico fi pofe inginocchione^doran-
do il ritratto , che quivi era delFilofofo :
ed avendolo io gravemente riprcfo d'uri
fimilc arto d’abominevole Idolatria ; mi
rifpoiè il mefehino, che I Padri Miflìona-
rii della Compagnia permettevano , che
ciò fi frceffe, come un'atto di venerazio-
ne; onde io mi tacqui, ricordatomi della
queftione,che perciò aveano con i Vica-
fiApoltolici Francefi.
CAPITOLO SECONDO.
Si contìnua il viaggio fino a Knan-ceu , e
Canton.
F Atta prendere da’ fervidori in affitto
una barca, per profeguire il cammi-
no, (ciò ch’eglino fecero per due lean, c
fette zien, che fono quattro ducati,
5. grani di Napoli ; precedente autentica
q§ J fcrit.
470 Giro del Mondo
ferirai ra, in prefenza di perfone, deputate
alle barche) il Lunedi 26. provvedutomi
del bifognevole, partii prima di mezzo di.
In tutto il giorno non fi fecero che 30.lv;
onde ci fermammo la fera nella Villa di
Seri mi.
Il Martedì 27. fi venne, dopo 50. ly, in
Ciangntu , Villa di poche Cafe : ma il
Mercordì 28. fatti 80. ly , ne bifognò
reftare in una fpiaggia . Il Giovedì po^
29 . ci fermammo nella Villa di Xòpu
dopo 80. ly di cammino. ’
Venimmo il Venerdì jo.nella Villa.»
di Sciakiau xyen , ferrata di mura, anche
fulla foni mi tà de' monti .Si fecero fola-
mente So. ly 3 perche il vento era debole;
quantunque i marinai Cinefi, per farlo
rinforzare, fuperfriziofamente faceffero
delle fifchiatc.
Il Sabato 31. un vento. Settentrionale
forte ci fece andare 140. ly ; con tutto
che fi perdettero alcune ore di tempo at-
tendendo, che fi rimetteflc un poco ; fic-
che fù d'uopo , ch’io gli facefiì partire a
forza . Giugnemmo la fera in Kinangfu;
e non avendo voluto andare nella caia
del P. Gregorio Ybanes Francefcano,
venne egli a vedermi nella barca; dove fi
trattenne fino a mezza notte.
Del G e m e t i r* 471
La Domenica, primo di Gennajo 1 696
dopo 85. ly, rimanemmo Ja fera neiJa_»
Villa di luynfun.
Il Lunedi 2. dopo 70. ly, giugnemmo
nella Villa di Pechiazun . Si fece così
poco cammino , perche l’ acque erano
bàfle;quantunque al fiume di Nanganfu,
in Canceufu, sanifica un’altro, per lo qua-
le fi va malamente in Fukien.
Martedì ì. reftammo nella Villa di
Hùenlon, do^o 1 20. ly : e’1 Mercordi 4.
fatti folamen e 70. ly, nella Villa di.Tau-
chian.
A buona ora giugnemmo in Canccu*
fu il Giovedì 5. dopo 90. ly di ftrada. La-
rdato un fervidore nella barca, mi polì
in Tedia , e andai nella Chiefade’ Padri
Gefuiti, in cui era Superiore il Padre_>
Grillon Francefc. Vi trovai il Padre Pro-
vana di Turino , col quale era venuto da
Goa, Il Padre Vandcrbech Fiammengo
di Melines, e'1 Padre Amiani Piemqnte-
fe; foggetti ragguardevoli, deftinati per
la Milfìone della Cina. Fu grande la con-
folazione , ch’ebbi inquefio incontro di
tanti amici . La notte fù nella Chiefa
gran concorfo di Criftiani Cincfi, per la
feguente Pafqua de’ Rej e tanti furono
472 Giro dei Mondo
gl' j finimenti, che toccarono, che io non
potei prender fonno. A cagion della,,
medcfima folennità , non partii il Ve-
nerdì ó.
Il Sabato 7- a ora di Vefpro , mi ripolì
in barca ; ma non potemmo fare che 20.
Jy, perle tortuolità del fiume; e ciur-
ma mino nel borgo deil'ifiefia Città di
Canceufu , detto Nanien, un miglio di-
feofto per terra . Andai quivi a vedero
una Pagode, in uno fpaziofo Campo.
Primamente fi truova un* Idolo con.,
duefpade alle mani , e due altre ftatuo
allato. Nell’interiore Pagode, paffato
un cortile, fi truova un grande Idolo do-
rato ( con una fpada in mano) pollo nel-
la nicchia maggiore , e due altre fiatilo
a’ itioi piedi . Sopra il folajo ne fono
quattro (due per fianco) br muffirne , o
grandifijime, armate, come fe difendef-
fero l’entrata.
La Domenica 8. giugnemmo nello
Guardia, e Villa di Kiùniù,dopo 80. ly
di cammino . Il Lunedi 9. rimanemmo
la mattina nel Tanfo , e Guardia di Mu-
tali ; e poi entrammo fra le montagne di
Nanganfu ; dove il fiume è così tortilo-
fo , che rende la ftrada per la metà più
lunga , che Cc fi facclle per terra.
Dei. Gemelli? 473
Venimmo il Martedì io. dopo Ot-
tanta ly, nella Guardia di Lanzun . Il
Mcrcordì ir. dopo fettanta ly , in Nan-
ganfu; dove fui ofpiziato dal P.Fr.Pietro
della Pignuola di Mexico , Religiofo
Miffiònario di S. Francefco, che mi trat-
tò aliai bene: onde lenza farmi troppo
pregare, vi rimali anche il Giovedì 12 .
e’1 Venerdì 1 3 . Prefi in affitto quel gior-
no tre fedie, per cento felìanta zicn i’una
(una pezza d’otto fi cambia in Nanganfu
per mille, e più zìen) e molti facchini
,
per portar le robe , a ragione di so. zicn
l’uno.
Il Sabato i 4 .di buon’ora accomiatato-
mi dal P. Pietro , mi pofiin tedia, e feci-
mi portare fullo feofeefo monte , per più
di tre miglia, fenza por piede a terra ; che
perciò fidamente arebbono meritato una
pezza d’otto, non due carlini Napoletani.
Circa il mezzo di quello monte, fi vede_>
una Pagode, che divide le due Provincie?
e vi prendono poflefiò delle loro cariche
il ViceRè, il Cianchyun Generale della_*
Milizia Tartara ; c’1 Titù Generale della
Milizia del Paefe jconfegnandofi lorofin
detta Pagode i fuggelli da perfone , a
ciò deftinate dagl’ ifteffi Tribunali di
Canto».
v-, — , _ - -
474 Giro dei Mondo
La Pagode (fervita da’Bonzi ) fi divì-
de in inferiore , e fu peri ore . Nella pri-
ma (la fedente un'Idolo doratoci figura
<rigantefca, e lenza barba . I Cirìefi, che
alfaifiimo lo venerano, lo dicono Fu, ed
altri Foè.Sagliedo alcuni fcalini fi truova
nella fuperiore un’Idolo , detto Vuetu
fein-fian, con corona in teda , e un co-
me manto Reale su gli omeri . La (tatua
Umilmente è dorata, e fedente; e da pref-
fo ne tiene altre due in piedi . Entran*
dofi, a man delira, fi vede la (tatua di
Cian-lao-ie , che fu un gran Mandarino;
oggidì venerato come Dio, e tenuto per
Protettore de’Tribunali.
In tuita quella montagna, e nella vici-
na di Nanyunfu, nalcono certi alberi
piccioli, detti Mufciù,che producono uu
frutto, quanto una picciola noce, roton-
do, e nero; con alcuni forni dentro, da’
quali (premuti fi cava il migliore olio,
che vi fia in Cina . Chiamano il frutto
Muzù, e l’olio Mu-yeu, cioè olio^d’albe-
ro, a differenza degli altri , che fi fanno
.da erbe, e vai j femi, e fervono per le lu-
cerne . Scefo dalla montagna, incontrai
varie truppe di foldati,& altre perfono
ragguardevoli , che andavano in Nan*
ganfu, all'incontro al Titù 5 che veniva a
preti-
DeiGemeiliÌ 475
prendere il poffelTo della fua carica , per
pallate pofeia in Caiiton. Poco dopo
veniva la moglie d’un gran Mandarino,
preceduta da molte perfone a cavallo , e
Miniilri di giuftizia, con baffoni , e bac-
chette in mano; del l’i fletta maniera , che
farebbe andato il marito, facendo fer-
mare chiunque veniva a cavallo, o in Te-
dia . Ella era portata in una Tedia da otto
perfone, e feguita da altre , nelle quali
andavano le file damigelle. Un fuo fi-
gliuolo di tre anni, bizzarro , e fpiritofo
andava folo a cavallo . Definai a mezza
ftrada; e poftomi pofeia in cammino,
; giunfi a Nanyunfu,con due ore di gior-
no; non ottante che mi fufli partito tar-
dile le giornate fuffero breviffime.Cerra-
mente i Cinefi, portatori di fedie, non ce-
dono a un cavallo Tartaro , facendo di
trotto cinque miglia adora. Contava-
no tal giornata per dodici leghe; però
non furono che otto, e 104. ly , facendo
ogni lega di u.ly. Ciòfuccede in tutti
i cammini Reali , dove per la mercedej»
de’ corrieri, i Cinefi fanno brievi i ly ; e
in altre parti lunghi.
Il Padre Fr. Juan Nicolas de Ribcra_»
Religiofo Agofliniano, e Milionario
Apoffolico indetta Città, mi regalò con
mol*
i
476 Giro dei Mondò
molra cortefia , e particola miete di buo-
na cioccolata^ ficconie anche avea fatto
quello di Nangan fu . Eflendovi fcarfez-
za di barche, perche s'afpettava il Titti,
co difficultà ne trovai ad affitto una, fino
a Canton , per 3 300. zien , che fono tre
pezze d’otto; quando in quella Città f 0 -
gliono'darfcne per ogni una fino a mil-
le, e mille e cento.
La Domenica 15. dopo definare (rin-
graziato il P. E .Juan ) mi pofi in fedia^,
per andarmi ad imbarcare. Trovai una
gran barca, che, per la poc’acqua,ben ià-
pea dover effer pigra; ma perche mi tro-
vai di già aver pagato il padrone,mi ebbi
pazienza, e m’accommodai col tempo.
Remavano due donne , affini meglio che
o-ii uomini ; non ottante che tenevano i
bambini fullefpalle. Pattati i due ponti
(per /'otto all’uno, e vicino all’altro ) che
fan comunicare i due piccioli borghi
colla Città , dopo 20. ly > rimanemmo
nella guardia di Pcyentan.
Il Lunedi i6.non facemmo, che 60.
]y , per la grandezza della barca , che fi
fermava dov’era poc’acqua ; onde ci re-
ftammo tardi nella Villa , e Guardia di
Xuàn*tan. Parimente il Martedì 17. ri*
paanemmo nella Guardia f c Villa di Sin-
Del Gemelli. 477
cian fciuy, dopo 60. jy. Entra fi quivi
jn maggior fondo d’acqua , perche nella
Villa di Chianlceu, s’unifce col fuddetto
un’altro fiume, che viene da’monti.
Giugnemmo in Sciaceufu a buon’ora
jlMercordì 18. dopo aver fatti 120. Jy.
Paifai nella cafade’PP. Francefi , e ben-
ché non vi fi trovaife il Prete Miffiona-
rio, fui ben ricevuto da'fervidori. Po-
ftomi infedia il Giovedì 19. andai vedé-
dola Città . Ella tiene buoniffime mura,
fatte in modo, che vi fi può andare all’
intorno tempre coperto. Il circuito è
più di quattro miglia, fenza i borghi.
I.e ftradc fono dritte, lunghe, ben la-
fincate, e con buone botteghe. Dal-
l’eftremità Meridionale della medefi-
xna , entra un fiume navigabile, ad unir-
li col grande , che viene da Occidente.?.
Dopo definare m'imbarcai nella por-
ta di Mezzo dì, con buon vento; ma of-
fendo pofeia ceffato, non potemmo fare
più di 40. ly, fino alia Villa , e guardia di
Perù.
Il Venerdì 20. facemmo 1 io. ly, fino
alla guardia di Vanfucan; remando fem-
pre le due donne, della medefima manie-
ra , che i cinque marina; . Continuando
il buon vento Tramontana; il Sabato 21
,
fa-
484 Giro del Moirno
do U numero de’pianeti , a cjafeun de*
quali alfegnano quattro loro proprie co-
ftcllazioni, una per di; talché dopo quat-
tro fettenarj ritornano alia prima . Con-
tano il di da mezza notte a mezza notte,
dividendolo, non in 24.ore, come da noi
fi fa , ma.folo in dodici parti uguali ; ej
quelle tutte indente , cioè tutto intero il
di naturale, vien divifo in cento parti , e
ogni cotal parte di nuovo in cento mi-
nuti; talché dieci migliaja d’eilì ne com-
piono un’intero . Le ore poi non le con-
tano per numeri, una» due, tre 5 ma per
nome, e carattere proprio di ciafcuna; e
ne han tre o (fervati ffi me , e di gran mi-
fterj,per la politura del Ciclo, che dee lo-,
ro corrifpondere . La prima fi è il punto
della mezza notte , perche in elfo dico-
no, che fu creato il Cielo : poi la iècon-,
da, e la terza; perche in quella ebbe efiò-
re, e forma la terra , e in quella l’uomo.
Cadde quello nuovo anno Cinefe a* s.
diFebbrajo, giorno di Venerdhonde par-,
ve bene a'Miffionarj Apolìtici dilpen-
fare a’Criftiani Cinefi i cibi di carne, co-
me anche nel feguente Sabato ; perche
altamente s'averebbcro da per loro tolta
la licenza . Fu cagione tal dilpenfazione
di nuovi difttirbUra il Vescovo di Ma*.
cao.
Dei GfiMEttr. 48$
cao , e Vicar; Àpoftolici Francefi'; men-
tre avendola quegli mandata; per eserci-
tare quefto atro di giuri/dizione; i Vica-
ri rifpofero,' che non ne avevano di hi fo-
gno , perche dalla Sede ApoftÒlica tene-
vano facoltà di ciò fare.
IJ Martedì si. andai prendendo pia-
cere per la Città, tutta fuperbamenre ap-
paratale rifonante d’allegrezza; eden do fi
di già fervati i Tribunali, c podio torto
chiave il fuggello Regio,' molti giorni
prinia,in tutto l’Imperio', per dar luogo
aquefta gran fetta . Non vi è ora , e dì
determinavo , cosi per chiuderli , conio
per aprirli il- fuggello , c’ Tribunali 5 nù
fi fegnano'dallàCorte, colla 'direzione de-
gli A Urologi; acciò l’Imperadorc ripigli
a regnare nel nUovoanno , In giorno, de
ora di benigno in flutto. Si ferrarono per-
ciò quell’anno 1696. a'az.di Gennaio, ad
ore zi». Come che in quefli giorni non H
regge gittftizia, è molto p t fi colòfol 'an-
dar viaggiando-; ufeendò- allora-' fu-orì
tutti i ladri, per'la Scurezza di non pote-
re efler fnbito galligati . Per altro nelle
ftCade, in tal tempo, il raddoppiano lej
guardie, per prendere thi ladri ; a’quali (I
d tferifee il gaftigo fino all’aprirfide’Td-
bttttajj. ^ ..-ì .. -
H h s Ogni
4$6 Giro del Mondo
Ogni miferabilc,ful principio del nuol
vo anno, fi vede d'un’abito nuovo ; cuo-
prc di nuova carta le fineftre di Tua cafa,
c le pareti; rifa gli epitaffii , & ifcrizìoni,
che fono nella medefima ; nè lafcia di
farli buona provvifione di vino , c roba
da mangiare, per banchettare con gli
amici*
la fera del Mercordi, primo di Feb-
braio, andai, accompagnato da’ fervidori
di cafa, a vedere la quantità di lumi, che
fi vedevano per tutta la Città. i
II Giovedi 2. ultimo dell’ anno fi
principiarono le folennità del nuovo,
per dar commiato al vecchio. Elleno
fono le feguenti. La fera, in tutte Je cafe,
i figli avati al Padre, e Madre; il fratello
minore al maggiore, il fervo al Padrone
genufleflì, battono la fronte a terra; o
ranno le cerimonie , fecondo l'ufo del
Paelè, altrove riferito. Le Donne fra di
loro fanno lo fieflo; poich’in Gina è cosi
vietata la comunicazione delle donno,
ch’il fuocero giammai non può vedero
la nuora nobile; e (blamente in tal di va
col figlio, a far quello ufficio. Prima-,
però di e fìggere quefto debito da’figli , i
padri di famiglia Io rendono a’Ioro mag-
giorijbattendo tre volte la fronte a terra,
ava n-
D Efc Ge M Et LI* 4S7
avanti la tabella de'medefimi ittorxi(cioè
d<?l padre, avo, e bifavo)e bruciando odo-
ri* Si radazzano il rello della notte in-»
mangiare, e bere, giocate » & in altri paf-
fatemph
La mattina del Venerdì ben di not-
te , i più fcrnpulofi andarono nelle Pago-
di di loro divozione, a batter la fronte,
e bruciare odori , e di quelle corde, fatte
di corteccie d'albero pelle . Soglion paf-
fare pofeia a far le vilitea gli amici, a*
quali bada lafciare fcrittofiri un pezzo di
carta rofifa, effervi perciò andato le ciò
per togliere la foggezione de' compli-
menti nel ricevere , I parenti però, ed
amici di (fretta confidenza fi vedono ì
nè nelle loro vifitc alcuno può fcufarli
di bere tre bicchieri di vino di rifot e co-
si chi ha mólti parenti, ed amici, per mol-
to che fia ufeito di cafa compofto , vi
torna colla tefta carica , e vacillante.
Difiì compofto, perche in quelli di i
Cinefi vanno, come tanti Religiofi, fen-
za punto feomponerfi 5 avendo opinio-
ne, che ridendo, piangendo, giocando,
e
facendo leggerezze, tutto l'anno poi
s’abbia inchinazione a far lo ftefib., In fii
ne quello principio del nuovo anno fi fo-
(enniza con Ucambievoli vi lice, era pule,
Hh 4 ed
^.gg Giro del MondS
ed allegrezze ; fentendofi, per tutti I tre
giorni, un tediofo rumore di tamburi
Cinefi , e d’altri iftrumenti; non meno
che di fuochi artificiofi (de’ quali fi par-
lerà appretto ) . Còfumafi molto danaio
in polvere, e carta; tanto per porre alle*
Cafe, quanto per bruciare nelle loro
Pagodi,dopo il facrifieio, ed offerta di
carne , di galline cotte, e frutta ; che poi
riportano a cafa,per màgìare-có Amici.
L’iftefia mattina de’3. dibuon’ ora_,
andai a vedere una gran freddura, -fé*
condoli mìo genio ; nell’opinione pe*
rò de’ Cinefi (limata gran cofav Ufci»
to fuori la porta di Lauda . dallau*
parte d’Oriente , trovai una gran vacca
di terrà colorita , circondata da una infi-
nità di Cinefi ; i quali con- lunghi baffo-
ni rottala ( in che confitte la folennità
della feda ) fecero a pugili, a chi meglio
poteva avere le piccióle vitèlle,della ftef-
fa materia, che erano nel ventre di quel-
la: e ciò in ricordanza d'unantico loro'
Imperadore , che il volgo crede , fi fu fife-
convcrtito in vacca la qual-e. non era-
buona, che per l’aratro i Mi ditterò, che
le vitelle le prefentavano poi- a’ Signori,
per avere buone mancie . -
Nel ritorno entraia vedere due ben*»'
^ran :
D Et G B'M'S'fcì/T* 4S9
glandi Pagodi : la prima fobbridatainJ
onor di Cianlaoye; Deità, per c ui ; f firn nò
fempre, avanti la porta del Tempio , ca-
Talliari ófriine , perche con etti narrano,
•che faceva mille leghe il giorno -• Vi fo-
'no anche, per gli cortili, mólte ftatue di
•gefio di varie , ed orribili fórme. A capo
idèlla'Pagode ftail fuddettbTdolo Cion-
daope ìedefite , e tiene inte-fia-un cornea?
diadèma-. Trovai molti Molarti , ehefta-
vano- offrendo carne-apparecchiata', e
ffittta ; bruciando odori , e carte da con-
yertirfi in oro , e argento , per fervire.à!
loro mórtiT Prendevano altri un pezzo
di legno Vpartitò in due;- e «quelle parti
buttavano in aria. Sé cadevàfioa. terrai»
una , o tutte due dalla parte -fupèiforet&
era buon fe'gno , e che
>
1 - I-d ol ó flava 4 bène
coh éffi 5-maTe la co treccia: Ora- voltata
verlò il' Cièlo' ini amendòtel». etra 'cattivo
prefagio i TaÀte'ì^oltc pfeiò le gettava,
riovcpealla perfine aVevànó da cader fa
legna- atlor gufto. Altm-ìvolgendomòl#
tc légni,' inficine ligate,:ne-tira vani». uno*
per fapérela buona , o nfcala". influenza .5 c
ripetevano ciò, finoià tanilo, che nè venit
! valine, con- fognale Fortunato. • *»'P
! i-nlla 'feconda- Pagode-era ; vicinarsi pala-
gio Vche già fu dei Regolo , & allora^
.y.-r t' Ter-
foo Giro del Mondo
fervivaal Capitan Generale de’ Tartari.
Si divide in tre , l’una dietro l'altra;, nella
prima vidi tre Idoli nella nicchia ,con_,
ietta feoperta, e fui fuolo altre flatue
molto grandi . Nella fecondavano me.
defimamente tre Idoli nella nicchia , c
quattro davano nel fuolo, a'fianchi.Nel-
la terza erano cinque orribili figure fui
Aiòlo , e nella nicchia un grande Idolo,»
color d'oro , e un’altro più picciolo,
-, Incontrai, in ritornando a cafa , quan-
tità di Mandarini in fedi.a,e.a.favaIlo,ve-
ftitidi àbiti ricchiflìmi , ne* quali erano
•ricamate l’infegne del loro uficio, e gra-
do . Andavano eglino a far le folite ado-
razioni nelle Pagodhe pofeia a far le vi-
site a’ loro amici. •:
Il Sabato 4- coloro , che aveano rice-
vuti i Complimenti per l’anno nuovo,
prefero a reftituir le vifite inperfqna.» o
colle carte rode, all'ufo del paefe. Ciò
s’intende de' Mandarini inferiori ; per-
che i cinque maggiori le ricevono, e re-
ftituifeono per mezzo de'Mandarinetti,
o altre perfone del loro Tribunale ; e fo-
lamente fra di loro fi vifirano di perfona.
Quelli cinque principali Miniftri di Can-
teo , fono il Fuyen , o Viceré; il Pucien-
su, o Deputato per l'cfazione de’ tributi
Impe-
Dei G’e me ti*i 49I
Imperiali di tutta la Provincia 5 il Zian*
chyun,o Generale della milizia Tartara»
c due fuoi compagni, detti Tutun; che
chiamali, braccia drittOiC Anidro del fuo
corpo : e quelli fono d'uguale autorità;
eflendo portati in fedia da otto perfond,
col tamburo Cinefe avanti , battuto con
13. colpi.
La Domenica s.nella Ghiefa de’Padri
Riformati Spagnuoli venero molti Cri-
ftiani Cinefi,a far le loro devozioni.
Il Lunedi 6. mi convitò in cafa un_>
mercante Cinefe ; però mi diede troppo
a buon'ora il definare , fecondo il lor co-
ftume . Erano nella menfa da venti de-
schetti di differenti frutta , e cofe dolci,
cd altri con polli, e carne di porco. li
Martedì 7, andai a vedere il' ViceProvim
ciale de’MiffionarjAgoftiniani,ch’erave-
nuto a favorirmi nel mio ritorno ; ma il
Mercoledì 8. convenne a me dare in ca-
fa ; perche vennero molti amici a darmi
il ben venuto , nè potei far di meno di ri-
cevergli . Andai il Giovedì 9. a vedere il
padre Turcotti , Superiore de* Padri
(pefuiti di Canton.
! > Il Venerdì io.andai a diporto in barca
per lo canale .11 Sabato 1 1. parimento
andai nella Città nuova, coll’Interprete,
che
403 Gmo de! Mondo.
die trovai molto curiofo etiì'VCdet
J’Europa,ed avrebbe voluto venir mett»
J a Domeftica'i'2. definai col V.Pròvin-
'ciale de’ Padri Agolliniani,chc ini trattò
affai bene. • * - : : "
Il Lunedi f j.poi andai vedendo' i prtf-
paramenti ,chcpèr tuttala Città fi face-
vano, per la fella di Liìm chlìen , o delle
lanterne , ficcòinc quèlla J j r dffs un» delle
•principali de’ Ciricfi ;'e vPfàtncfttevi tro-
vai invenzioni maravigliole. Narrano
i Gitici* l’ origine -della medefima_j,
Uella maniera feguente; Dicono, che
non guari' dòpo lo ftabilimento del loro
Imperio", un Mandarino àftiató» dà! pò-»
polo , per’ le fne Nitrii ; 'pendè- nella 1 -riva
epuri fiurrìe ima fua figlia , Ch’egffàmaCà
grandemente; ed effendo andato‘cc-rcah&
dola liingó la riva , tutti per lo grandej'
ÌÉflfóttó » che' gli portavano, io feguhàc&x
rio, con tòrchi acccfi, e lanterne,piangen-
dò con lùi-f ma benché l’avCffero lungò
tempo ricercata, In tutte le pónti della ri-*
pa-( della haedelima maniera, Che Cerere-
là ftiafigìia-Proferpina ) giammai notU
la trovarono . I Letterata poi affegnano
altra ori’glfoCJne’loro libri i éiòè-p-cheire
mila e cinquecento anni àddiérròytegrià»
do' l'ultimo Re della famiglia Hi^nomaf
to
Dei, Gemei, tir ‘4f>3
to Kie , uomo crudele , e in tutto da*.
(o alle fattualità; effendo un giorno col-, Nouvei. te-
la fua Regina più amata, fi lagnavate* chine anp*.
i piaceri di quella vita erano poco dure- Magaillans
voli; che vi erano pochi, che viveanOi c * 5 ‘ t<ls ‘ ,} *
cento anni; che effendo cosi veloce H
tempo , non poteva- renderli fatollo di
quei piaceri, che tanto amava ; c bia fi-
ntava finalmente la natura di rigoroia, e
crudele . Vedendolo in tali angofde la-,
Regina , gli dille ; Io sò un tal modo,per
prolungare il tempo, che batterà per fod-
disfarvi. Fate d’un mele.un giorno , d’un
anno un ni e Te; c cosi gli anni, i meli, e x
giorni faranno si lunghi, che, vivendo
dieci anni , voi avrete cento anni di pia-
cere, e di gioja. Perfuafe quindi i’infenfa*
to, e fattuale Imperadore,a fare un pa-
lagio , nel quale non Tufferò nè porte , nè
fineftre , onde potette entrar lume. Poi
vi fece porre oro , argento , pietre pre-
ziofe, ed altro riccb mobile;. vi introdiif*
fe quantità di ragazzine di belliffìmcj»
dòne, tutti nudi$e per fine vi fi fepelli ella
e’ima'rito vivi, e làni ; non con altro Iu-
, me qui vi trattenendofi,che di torchi, o
di moltitudine infinita dì lanterne, in luo-
go di Sole, di Luna, e di Pianeti. Vi flet-
te un’anno intero i’Imperadore Kie, coli
Pini»
'^co Giro del Mondo
affiri della fua carica . Prima di venir
fuori della porta del fuo Palagio (che fù
già del Regolo di Canron ) fi fentirono
tre tiri di mortaretti, per avvertire il Po-
polo della fua ufeira . Ella feguì coll’ac-
compagnamento, notato nella feguente
figura.
Tamburi Cinefi , che fi toccavano
con i?. colpi.
te. i. Tavoletta, col fegno dinotante.
Giudice del Politico.
C. a. Tavoletta di Governadore del-
l’Armi.
tei. 3. Tavoletta, che impone filenzio.
£. 4. Tavoletta , che denota , che ogni
uno fi apparti,
f. Bandiere.
c. Diverfe cariche, eduffic; occupati
dal Miniftro.
H. Bafloni dorati.
J. Il Dragone, divifa Imperiale.
'te. Domefiici, e Servidori.
M. Carnefici, e birri.
Ombrella.
o. Aiutanti di Carnefici.
T. Perfona, che porta il fùggello Impe-
riale, dietro lefpalle,in una valf-
getra.
Q. Altro, che porta la Patente.
^ ‘ Ji, Tfun tò
iApNÌIb
'Il unto
1
Dei Gemelli* 5°*
Tfun tò in Tedia fcoperta, portata da
otto perfone.
1 S. A Itra ombrella differente.
T. Prime guardie.
y. Seconde guardie.
\x. Compagnia di Cavalli Tartari.
: r. Dame Cinefi , che veggono l'ufcita.’
\z. Dame Tartare.
Dopo definare andai Topra un monte»
a vedere l’apparato d’una cafa, in cui la
: fera dovea efler ricevuto il V-Re , con_»
alcuni principali Mandarini . Pila era_»
iftata fabbricatada un mandarino,dcntro
la Città di Laucin , o vecchia; e confi
-
.fteva in una fala, foftenuta da più belle
colonne di legno. Sopra di eifa s’elevava
iun’altra ùmile; però l'una, e l'altra erano
jfpaziofe, ma poco vaghe; anzi avean più
torto fembianza d'un belvedere , cornea
noi diciamo ; poiché dalle medefime il
. vedea tutta la Città. Nella fala fuperiore
;viera una Pagode, con più Idoli, circon-
dati da Religiofi, detti Taòzu . Sul piano
della prima ftavano imbandite le menfe»
ibaftantemente adorne, per ricevere il
Fuyen , o V. Re. Vi erano all’intorno
le mura armar/, fcrigni , ed altri arne«
fi , con prezioiirtìma vernice di Cina , c
del Giappone , e con moltiflime figure .
li ì Vifto
502 Gino del Mondo
Vitto l'apparato /cedei dal mote; peroc-
ché dovea quegli pattar tardi , e allora^
aveanfi a bruciare alcuni fuochi artifi-
ciali . Effondo a piedi delia montagna^»,
entrai a vedere un Convento di Bonze.
Le buone Religioìc mi prefentarono il
Cia, e mi condii fiero a vedere la Pago-
de, e’1 loro Moniftero . La fera poi fi fe-
cero per la Città allegrezze , con lanter-
ne, c altre fuperftiziofe baje.
Il Giovedì 1 6 . mi convitò a definar
fcco D. Gio: Baffet . Il Venerdì 17. an-
dai a diporto per lo Canale , fon piace-
re mài limile avuto a’ mici dì . É ’1 Sa-
bato 18. andai a render la vifita al Pa-
dre Superiore degli Agottiniani Spa-
glinoli.
La Domenica 19. nella Chiefa de’ Pa-
dri Riformati Spaglinoli , vi fù un gran
concorfo di Crjftiani Cinefi . Riputan-
doli giorno fortunato il Lunedì 20. fi ce-
lebrarono molte nozze . Stando io avan-
ti la caia, vidi pattare una Spofa . Prece-
devano fei donne,con altrettante Bandi-
nelle Cinefi (che noi diciamo guantiere)
bene inverniciate , e dorare , nelle quali
recavano coperti i preferiti . Seguivano
da 20. Sonatori, con varj finimenti, o
molti fiedardi di carta colorita, innalbe-
jrati
Dei Gfi w Er.tr. 50J
rati su lunghi legni. Veniva appreffo JaJ
Spofa in una fedia coperta, e riccamente
ornata di taffetà, con vari lavori ; e pa-
fcia quattro parenti , che l'accompagna-’
1 vano. Dicci facchini portavano altret-
tante caffè, dove erano i mobili ( per ef-
fer la Spofa di condizione ordinaria. )
Lo Spofo l’attendeva in cafa, con altri
parenti, per riceverla avanti la porta.
Il Martedì ai. andai a vifltare il Padre
| Turcotti . Nel Mercordi 22. vidi palpare
una pompofa efequie. Precedevano do-
dici ftendardi di carta , ftatue, ed altre_>
cofe, appefe a certe afte; venivano ap-
preso da 20. Sonatori, c fei arche da_,
bruciare odori, e portar le offerte a’bon-
zi . Seguivano fette grandi ombrelle,con
: cortine all'intorno, e più Bonzi, co’ loro
, piviali,accompagnando il morto.Termi-
navano la pompa circa cento Cinefi,chc
portavano in mano ciafcuno una corda,
di quelle fatte di feorze d’albero pefte,
che ardevano lentamente.Fra’ medefimi
andavano i più (fretti parenti , vediti di
facco, colla perfòna incurvata verfo il
. fuolo.
II Giovedì 2,3. paffai la giornata col-
! la dolce convenzione di D. Gio:-Balfer.
Il Venerdì 24«poi (limando, efìer gior.
Il 4 no
504 Giro del Mondo
no a proposto , per vedere parte del pa ;
lagio del Tfun tò ; a cagione delle vifite,
che gli facevano tutti i Mandarini della
Città , e Provincia , come a Ior fuperio-
re nel politico , e militare (effendo egli
Capitan Generale , o Vicario delle Pro-
vincie di Canton, eKianfi ) vi andai di
buon’ora . Il primo cortile era lungo un
tiro e mezzo di moschetto, e a propor-
zion largo ; dove fotto: tende , erano
molti ibidati . A due lunghe travi , che
vi ftavano confitte/etano appefe due
bandiere quadrateci color giallo , conj
loro lettere 5 della medefima manierai,
che fono in quella del Viceré. Alla porta
del fecondo cortile ftavano più u fidali»
c fra gli altri 40. con vaghi abiti di feta;
fui quali tenevano ricamati, chi un’uc-
cello , e chi un lione , una tigre , o altro..
Entrato in qnefto fecondo cortile , (ch’è
mezzo tiro di mofehetto in quadro ) ed
innoltratomi alla terza porta , trovai le
guardie, che non mi permifero paffare
più avantijperò quindi offervai i! terzo,
c quarto cortile, dell’ifteffa grandezza.,
del fecondo , a capo del quale era la fai a
del ricevimento, affai bene ornata. Dopo
effervi ftato un’ora , vidi licenziarli il
Fuyen, o Viceré, il Zanchyun, ed altri
Man^
i D E t ' G E M B t £*I» i-C>5
Mandarini; quali accòpagnò il TfuntO 1 ,
(vecchio, ma di buona complefiione,e
i veftitoalla Tartara) con maniere aliai
correli) fino alla quarta porta, con gran
j
riverenza ; poi attefe , che ( per uno
I firadone ben laftricato, che divide il
cortile ) veniflcro alla terza portaje qui-
vi giunti,fi reiterarono le riveréze.L'ac-
compagnamento del Viceré era più nu-
merofo di quello del Zanchyun; poiché
precedevano ledici bandiere; altrettante
•tavolette , dove erano fcritte le preroga-
tive delia fua dignità ; più ombrelle; so.
faldati a cavallo; più di jo. baffi miniftri
carnefici, e manigoldi, con legni, catene,
e bacchette in mano; apprefiò a* .quali:
'veniva egli in una fedia , portata da otto
perfone . Diflero, ch'era venuto il Tfun-
to , e due Ta-gin ( Ta , vuol dir grande^,
gin, uomo , in lingua Cincfe) inviati dal-
l’Imperadore, a noverare le milizie della
Provincia; che vai tanto, che ad empier
la boria. • ' >t
.
Un' altra pompa nuzziale vidi dopo
defiliate. Erano portate prima d’ogni al-
tro yjo, lanterne grandi , appefe a legni;
ero le candele non ardevano. Apprefiò
Bnivano quantità , e varietà di doni,
e dodici donne con prefenti;quindi altre
• lan-
•
r
5o 6 Giro dei Mondo
lanterne , portate da’ giovanetti fvarj la-
vori di feta, e di carta ; e in fine la Spofa,
in una tedia coperta vagamente.
Il Sabato 2 5. pattando avanti il Tribu-
nale del Quanceufii (ch’è il Governado-
rc della Città) trovatello ftavanq batten-
do un miferabile ; e dimandatane la cau-
ta, mi dittero ,-che colui era baftonato
per colpa altrui ; eflendo in coftumejche
un reo condennato a ricevere tante ba-
ronate , con danariStrvova chi le l'of-
fra in fui vece;cotentàdofi colui d’eflTer
crudele con fe medefimo , per fovveniie
la fu a povertà .Fa di meftieri però tener
contento anche il carceriere >,e’i carnefi-
ce tacciò riefea lo fc ambio . Il-Badrej»
Agoftino,Supcriore della cafa , dove io
dimorava, mi riferì; che si fatto abufo
era giunto a tal fegno gli anni pallàti>che
eflendo flati condennatia morte alcuni
ladri , i protettori di etti, dando ad inten-
dere ad alcuni poveri villani , cheavef-
fero a ricevere baftonate,per un tal prcz- *
zo; coll’intendimento del carceriere cor-
rotto , fecero ufeir fuori i veri condan-
nati ; e quei mefehini furono pofeia dal
Mandarino fatti morire i come coloro,
che s’aveano addogato il nome, e’ delitti
de’ malfattori . Scopertali pofeia tale , e
Del Gemelli. 5°7
tanta malvagità , furono menati a morte
gli autori
.
La Domenica 2 6 . andai a diporto in_j
barca per lo Canale.
Dal Govcrnadore della Città, il Lune-
dì 27., fu ordinato un digiuno di quindici
giorni, a fine d’ottenere dal Cielo la_,
pioggia , per fecondarci campi di rifa;
sì grande era la liceità > che fi fpcrimen-
tava . Il buono fi era , che faccano digiu-
nare a forza anche i Criftiani, e far Qua-
refima filila fine del carnafciale ; ef-
fendofi fotto pene rigorofe vietato , di
venderli carne di vacca, o di porco, polli,
uova, e cofe limili; ma fedamente erbe,
e
legumi . Quali ogni anno accade di farli
quelli digiuni, in tutte le Città, dove mi-
ca la pioggia: e proccurano oltfeàdciòdi
1 impetrarla colle orazioni , e procdlioiii;
e coll'accendere quantità di lumi nello
loro Pagodi, c bruciare carte innargen-
tatc , e dorare . Non piovendo fra quin-,
dici , fi proroga il digiuno per altrettanti
giorni
.
Il Martedì 28. andai da D.Gio.Ballet,
C per còfultarmi feco intorno al viaggio,
e
al ritorno in Europa . Il Mercordi 29. ac-
compagnato dall’Interprete, andai nella
Città nuova, a comprare aleune rarità.
Giro del Mondò
CAPITOLO QUINTO*
Erieve viaggio fino a Macao.
A Vcndo determinato, col parere del
fuddetto Baffet,di paffare in Mani-
la , lòpra il petacchio Spagnuolo , che fi
trovava full’ancore in Macao ; mi parve
bene di fare una vifita al Capitano del
mede fimo, e dimandargli l'imbarco;on-
dc il Giovedì i. di Marzo, difpofi ciò,
che mi facea di bisogno per sì brieve_>
cammino*
Il Venerdi z. feci imbarcare una mia_»
valige fopra un ciampan , o grande bar-
ca , che trafportava in Macao le caffè di
drappi, comprati da' mercanti Spagnuo-
li , lotto la cura deH'Alfiere Barrio , e
Contreras
.
Il Sabato 3. fi fece vela molto tardi,
onde poco cammino potemmo fare : e
'parimente la Domenica 4.effendo il ven-
to contrario, appena potemmo effere a
villa della Villa di Sciuntè (dove tengo-
no una Chiefa, e calai Padri Francefcani
Spagnuoli ) nè il Lunedi 5. a cagion del-
lo fleffo vento, potemmo paffare la Villa
di Aonfon
.
T» •
D srt 1 G j m n i L s t 5
todi 200. grandi barche dorate, e< ben di*
.pinte ; appartenenti, così a Jui ,;come a'
Mandarini , che l'accompagnavano lino
a Fufcian . Vi andava egli, per provvede-
re alla cuftodia d’una terza parte della.,
fua Provincia, dove (I temeva di qualche
tumulto , o invalsone di ladri . L'Impe-
radoreavea ordinato, che, per maggior
jficurezza,fi dividefle la cura della Pro-
vincia a tre: una a lui; una al Titu , o Ca-
pitan Generale della milizia del paefe ; cj
l'altrapartealTfuntòje a ciafcheduno di
dar conto di quello,che accadeffe nei luo-
go loroaflegnato.
Il Venerdì 16. parti il Manda rinetto
di Tunlan ( che lignifica fponda d’Orien-
,te) mandato dal Viceré, con commeffio-
Ile di comporrè“le dilfcnjtrzse^chc pafla-
Vano fra i villani di detta Villa , e i Padri
di S, Francesco Spagnuoli; i quali avendo
comprato li terreno, per alzare una pic-
ciola Chiefa, per ufo delle donne Criftia»
ne del luogo; quelli tumultuanti, impedi-
vano la fabbrica, quali che, alzandoti ia^
Chiefa., ,fi morirebber tutti ; togliendoti
loro in tal guifa- il Fuen Scivy (cioè il
vento, e l'acqua) o Fortuna, come altro-
ve è detto.. •' .
Avendo io deliberato di partire, andai
V Kit 2 il
Giro dei Mondo
il Sabato 17. a prender congedo dal Pai
dre Turcotti .La Domenica is. feci l’£i
iielTo dovere con M * Gio:Badet,Pretej>
Jdiffionario Francete ; e ’1 Lunedi i 9 .
f
fi.
utilmente andai nella Città vecchia, tu
render le dovute grazie al Padre Com-
meffario Provinciale di S.Francejfco , per
locortefe albergo, datomi per più meli:
ficcome feci anche co’Padri della Cafa*
dove avea dimorato.
w
. . A
* •• -
CAPITOLO SETTIMO.
Ritorno dell’autore a Macao,
E Sfendo pronto il tutto, feci porre le
: mi’dfòbei é’iHè¥tì rn barca, il Ar-
redi 20. e dopo definare vi rtìiontài sii
anche io.Quantunquc fi camminafle tut-
to il redo di quel giorno , e la feguente_>
notte;fi fece poco cammino.il MerCordì
21 . però paflàmmo per la Villa di Sciun-
tè , e la notte ci facemmo molto avanti.
Di nuovo il Giovedì 22 ., per la contra-
rietà del vento, facemmo poco cammi-
no. Il Venerdì 23 . l’i dello Piloto fece
un limile facrifìcio , e còlle medefime
cerimonie, che l’altra volta . Non volea
egli, cheli uiinafle per quel iato dèlia..
/
RM.El/i' r
fI7
barca, rifervato a tal fuperllizione . En-
trati a biiqn’pra in Macao 5 i doganieri-
vifitarono diligehtement.e le caffè de*
drappbe pelarono tanto quello con oro,
quanto i fcjiietti; e la l'età lavorata, e non
lavorata , .benché con differente paga-
mento . Per altro il diritto è una bagat-
tella, cioè l’uno, o al più l’uno, e mezzo
percento. Fui alloggiato dal, P. Priore
di S. Agoftino. Il Sabato 24. udij un_*
buon fermone, nella Chiefa di S.-France.
fco de’ Padri Riformati.
La Domenica 25. fummo io, e’1 Pa-
dre Priore a.definare in cafa del Capitan
D- Antonio Bafarte , che ci trattò affai
bene.il Lunedi 26>nel Collegio di S. Pao-
lo, vcncraiq73Tte-d«Id»r^acrlQ del G lorialo
S. Francefco Saverio , che i Padri del-
la Compagnia tengono collocata in_>
una ricca Cappella*. Ella è del braccio
deliro , che fi tagliò al Tanto corpo , per
mandarli in Roma, cioè dal gombito fi-
no all’omero . Il rimanente, colla mano,
fi conferva in Roma nella Cafa Profella.
Andai il Martedì 27.a riverire Monfi-
gnor Sifaro; Vcfcovo di Nankime* 1 Mer-
cordi 28. alicenziarmi daD.Pedro Vays
de Figuera, Cavaliere dell’abito di Cri-
ftò. Di là poi montai, per vedere la For-
K k 3 tcz.
518 GjRO »e£ Mondo
rezza Settentrionale ; dove giunto, il' Ca-
pitano, ch’era di Guardia , non mi per*
mife l'entrata : e lamentandomi di ciò
con alcuni Portughefi, mi ditterò, cho
non la ftimaffi inconfidenza, ma pruden-
za ; perche ciò fi facca, affinché non fi ve.
dette il cattivo flato dell'artiglieria ; che
oltre l’efler poca, flava tutta fmontata,
per la povertà della Città . Quindi noru»
uìft* V e°go Con qual fondamento il P. Gio:
trafile par. Ginleppc di S.Terefa dica,che la Città di
a.iib.i.pag. jMacao è ricchiflìma; e ehein tempo del-
la coronazione di Gio:I’V. Redi Porto-
gallo, ella gli mandò un gran predente di
Par.,.iib.7 contanti, e 200. cannoni di bronzo. Il
pag.t??. buon Frate avèatarntdfràtffèàlrafl#ie 4
ria, che per lei arebbe detto qualfivoglia
menfogna . lo non ho udito il più bel
campanile lanciato in aria , che quando
eglidice,eflcrfi trovati in Malaca (allor
che i Portughefi la tolfcro a*barbari)ne_j
mila pezzi di cannone di bronzo;quando
fi fa , che molte Piazze d’Europa , uni-
te inficme,non n e han ranto novero ; o
che Malaca in fine altro non è, che un-»
picciol villaggio, comporto di cale di lo-
to, legna, e palme; e ’1 fuo Caftello cosi
piccioJo,che non farebbe flato capace di
tanti cannonane anche polli l’un fopra_»
Pai-
X)$ir GsMti,in -510
tremila, forfè ( che ittjl
tutte f, Indie non faranno ? tra quei di
bronzo, e qufii di ferro)fur tolti i ducen-
to,che mandò Macao al Re di Portogal-
lo.Ma che: s’ha a fare? cadauno è padrone
di feriver, ciò che gli aggrada ; nè perche
un qualche autore sbalcftra, e ftrafàlcia^
In una cofa , non farà di buona fede , o
veritiere in Un’altra.
Il Giovedì 29.andai ator congedo da
G eroni moV afconcello^pa rimen te Ca va-
liere dell’abito dj Crifto; e credendo. d.Q-
,ver partire di brieve,andai il Venerdì 30.
a far lo ftefiò col P. Gio: Laureati , Pre-
dicatore Evangelico nel Collegio di. Ma-
cao, e Miflìonario in Cina.
C APITOLÓ OTT
Naufragio d‘ un Te taccino , e inar’avigliofo
fcittnpo d'akuni marina) del medefmo.
rri Ol ta una barca il Sabato 3 andai a
1 veder l’Ifola verde (appartenente.»
a* Pad ri della Compagnia) difeofta non-*
più d’un miglio dalla Città. Ella ha Un^
miglio di circuito;e.con tutta, che il fuo-
lo fia una Aerile rocca , vi è nondimeno,
per diporto de'PP, una comoda cafa; o
all’intorno d’elTa alquàti alberi fruttiferi,
Kk 4 di
' r
520 Girò del "Moto©
'idi Jicic,Iungans, c vivas; come anche po 2
ehi piantarli, e ananas.
In quella Ifola trovai un Fratello » il
quale mi riferì un cafo ben ftravagantc,
(che prima io avea udito da altri) d*un_>
Petaechio della Colla di Cormandel, t'o-
pra al quale egli era flato marinaio . Nel
1(582. partì egli dalla Città di Manila_>,
c porto di Cavite; con circa 60. perfone,
fra Mori, Gentili, c Portughefi . Il Piloto
poco pratico di due fece he, che fono a_>
frote ; deH’Ifole di Kalamianes, urtò inav-
vedutamente in una di efle;onde fi ruppe,
e fi perdettero le merci . Volendofi Sal-
vare in un’Ifola vicina i Mori , e Gentili,
foprav venne uìi temporale^ gli fommer-
fe,con tutta la barca , nella quale andava-
no; ma gli alrri,afpcttata la calma, al me-
glio che poterono , compofero di tavole
un caffoneje dentro di effo a poco a poco,
in più volte, pafiarono neiriiòla, non più
di due miglia difcofla . Non avendo qui-
vi trovato acqua, andarono in un’altra^,
tre miglia dittante; Ja quale trovarono
ugualmente balfa , piccioliflima , e fenza
legna ,& acqua ; ficchè convenne loro
per quattro giorni berefanguedi tarta-
rughe. Alla fineda neccfiìtà aguzzando
i’intend jmenro,, fecero fotte nella med efi-
vDjrt GBWEtti.
Jma IfoIa,fino al livello dell'acqua 3 cheJ
quantunque fatala lira* per mancanza di
migliore , pure la bevettero . La provvi-
denza divina ( che giammai non abban-
dona) gli nutriva intanto di tartarughe?
poiché venendo elleno a far le uova ( ciò
che accade per 6. continui mefi)nej
uccidevano tal prodigiofa quantità ?
che loro ballava per fo (tenta mento . Paf-
fatoil tempo delle tartarughe , vennero
nell’Ifola grandi uccelli di Mare (chiama ti
da gli SpagnnolijefpezialmEteda'Portu-
ghefi Taxctros Bobos ) a fare i loro nidi ; ej»
come che erano molto femplici ( come il
nome Itefio dinota ) ì marina; ne uccide-
vano fimilmente,a colpi di legna, ballante
numerose c osf mttii-ULpaila t i nell’Ifola,
li nurriyano ; per fei meli dcll'ànho-di.tar-
tarughe, e’1 rimanente d’uccellij de’quali
facevano anche provvifionejfeccandogli
al Sole . Non aveano pentole per cuo-
cergli , onde la neceffità infegnò loro,
a
farne di terra, che però fervivano una fol
volta . Effendo già logore le vefti (in fet-
te anni , che menarono si penda vita.,)
fcorticavano gli uccelli, e ducendo le pel-
li inlieme, con aguglie, e filo, fatto di pic-
ciole palme, coprivano la lor nudità.In
Inverno poi fi difendevano, in qualche
modo
r 522 Giro del Mondo
modo dal freddo , fot^o grotte, cavate da
elfi colle mani . Pacarono in queftq fpa T
zio molte navi ; ma ninna , per moltj le-
gni, ch’eflì faccflcro,con fuochi,chiamanr
do foccorfo, volle giammai venire ad ai-
targli, per timore forfè delle Pecche; e co-
si convertivafi femprc in triftezza Iel,
conceputa fperanza . Si rifolfero alla fine
o di morire , o di ufeire da tante miferie;
poiché gli uccelli fpaventati , più non ve-
nivano in quella quantità di prima, ed eflì
eran divenuti tate fantaiìme,per màcanza
di cibo, c di fuoco(che s’erano ridotti a
far di paglia ) e per l'acqua , ch’era pefiì-
ma. Fecero adunque una picciola bar-
chetta, o per dir meglio., e affa di tavole?
calafatandola colla bambagia d’unama-
teralfa, che tenevano , e ponendovi
luogo di pece, graffo di tartarughe . Fe-
cero le corde di certi nervi delie medefi-
me; e le vele delle pelli degli uccclli,cuci-
te in Geme . Partironrt in fine fenza la ba-
llante provviftone d'uccelli, e d'acqua;
riponendo ogni lor fperanza nella mife-
ricordia divina;e dopo otto giorni, appro -
darono neH’Ifola d’Aynan.
Pollo piede a terra da*t6. marina/ (poi-
rhe due il erano morti nell'I.folctta ) pre-
fero a fuggire i Cinefi, in vedendogli co.
D>fft G II svz'il
me fantafime , e con sì ftravaganri abiti)
ma narrata- la loro difavventura > il Man^
darinodeH'Ifola fece riftorargli, con cibi*
, e gli providde del ncceflario, per ritorna»
re alle loro cale . Giunti quelli , ch’crano
PortugBefi,in Macao, uno di eflì trovò,
che la moglie, credendolo già morto,
avea tolto un'altro marito y-però la rieb-
be, c il fecòdo s'ebbe la pazienza di prov-
vederci d'altra , e forfè non gli feppo
male.
Prima di porre il piede fuori della Ci-
na è dovere ( poiché qui mi rammenta)
di dar contezza al lettore J che molto at* K e n t .de ai-
torto viene intaccata la modeftia dello *"*•
donne Cinefi dall’Autor della Relazione p ag> u .
/ deirAmbafècri»O kB de re a Bekin$il quale «**
primamete hafognato,cheinCmaVi»fiano
i pubbliche meretrici; e poi, ch'elleno diano
còdotte per laCittà, fopra un'afino,da chi
ne fa trafficoje che coftui và gridandole/?»
fe la toglie, della medefima maniera» che fi
fa delle altre cole nccdTarie alla vita s ag-
giungendo nel libro la figura diefifa don-
na . Certamente io in tanti Imperi, e Rc-
> ani, c’ho veduti , eziandio di Mori ( più
degli altri barbari) non mi fono incontra-
to in fimilc sfacciatezza : e quanto allo
Cina,efiendo andato alle due Corti, di Pe*
kin,
j
y 2 4 Giro mf Mondò
jein, e Nankin,per l’ifteffo camtfnno , che
fecero gli Ambafciadori Olandefijhon ho
odito (non che veduto) far menzìohe di
si abbominevol mercato; anzi non v'è nè
il nome, nè l’ufanza delle meretrici,acciò
non fi corrompa la gioventù 5 e fe vi fuf-
fero, farebbono gaftigate feveramento.
Quindi con molta ragione mi diceva in
Pekin il Padre Filippo Grimaldi (ch'era_*
flato Interprete di quella ambafceria_,)
che l' Autor della Relazione avea fcritte
più menfogne, che parole.
La Domenica primo di Marzo venne
i'-ultimo Ciampan, carico di drappi. Lo
tolfe in affitto Domenico Seila, Fattore^
del PetacchiaSpagnùolo > per non tener
più a bada la nave , afpetrando il carico.
Convenne nondimeno , che fi trattenere
anche il Lunedi 2. si perche era affente_>
Simea,fervidoredel Tluntò, il quale s’a-
vca tolta la cura del negozio , che impor-
rava 28. m. pezze da ottoje perche un fuo
compagno, in poter del quale era venuto
il rimanente de’drappi, non volea confe-
gnarglifenza di lui: come anche, perche
l'Hupù , o doganiere Cinefe , per in-
terelfe, differiva la fpedizione della Ciap-
pa,o licenza, che il Capitan Bafartc gli
chiedea filantemente, per poter partirete
ciò
L Airi /«veramente puniti. $6oì .
Lama G.Sacerdote de’T àvtari.l $fl
Lanzit Ftlofofo antico Cinefe , e fua dot*
trina. %6i.
Il lor Tempio è quello di Confufio .
. idi.
Libri de’ Cinefi. 2 fid. r
M Acao , e fua fondazione * fi
JiWLZoverno. 5. m.4|'
I •
^ g.j Toverm
fiì andar miai Lina, e lorog
. Sono metà Cinefi^ e metà Torta»
ri. 4 * 5 *
Medici di Citta.. 2S9.
Modejiia , e ritiratezza delle Donne Cì~
nefr iti*
'
Mogli, che fi comprano} e vendono, $19,
Monarchia dì Città ) e fua detrazione,
207.
Monete non stufano da’ Cinefi. $yo.
LI 2 Mu-
INDICE
Muraglia maravigliofa , che dividèJi
la Cina dalla Tartaria. 14$*
filufica de 1 Cine
fi. yoj*
N
N Ancianfu Città Metropoli d’una
Provincia. 63.
Nanganfu, e fua grandezza, 48.
N angaf
acche ,fuo Canale , e porto. 18.
NanKtn, e fua grandezza. 74 •
Quantità > e qualità delle fue fc-
te. 7p.
Nanyunfu , e fuo fifa
.
4J.
1
Naufragjv cPun 'uafcello, eS
c/im P n d'ai*
cunì Mori.pag. 520.
Nobiltà non v’è altra in Cina, che della
famiglia di Confu/io. 32 1,
Nomi , che fi cojiumano dare a’ figliuoli
inCinai^ó.
Nomi, di di/pregio , che danno i Cinefi a
’
Regni firanieri. 208.
Numero delle Città , e Villaggi di Cina ,
21,7.; .
. ,.r,;
Degli abitanti dì Cina. 227- De ì
INDICE
De?' Mandarini di lettere > e d'ar\
mi. 279.
Come ejji alberghino da per fattoi
mentre fono in viaggio. 220.
O Anfon Città, e fuojìto. 23.
Olandefi nel Giappone niegano dì
cjfer Cri/li ani. io.
Origine de ’ Tartari Orientali , e J{ abili-*
mento del loro dominio in Cina. 402,
fino a 4$o.
I .prfidi tre fpezte 397.
L\Vìì*vVìt
TT\Ace conchìufa , per mezzo de ’ Gefuiti,
fra gl’ Imperadori di Cina , e di
1 Mqfcovia. 198.
Palagio deW Itnperador dì Cina, iiy.
fino a iióyt’S
PeKin,fua magnificenza, e filo. 1 14.
B Prefenti , come fi mandino' in Cina. 33 0.
vV' - , Di gran valore. 385.
R eligione Cattolica, rii labilità inJ
Cina, dopo l’ultima per/ecuzione,
179 -
Religion de' Ci nefi.% 5 8 . fino a 174
.
Ricchezze dell’ Lmperador di Cina. 44 **
' S
- • «v*. . . :> • .
S Aiuto de'Cincfi.$i$.
Sedie portatili dcLCinefi* ì u vNS
Setadtmamà-^ %
Serti de" Cine
fi , per renderfi benevoli
gl'idoli .
,.f*Y • **, - • < v
. (*; ¥ < ^ ./«. .
T ArtariOrientali, e loro origine , «J
fiabilimento nell’ Imperio di Cina .
402. fino a^jo.
Tè erba,efuavirtù. 394.
Templi fidicati a Confufio in ogni Cit-
tà. 16 1, Tor-
INDICE
<? orre fomofa di NanKin. 88.
5T ributtali fupr emidi lettere. 233.
D’Armi. 250.
> Di PeKif). 233*
Delle Provincie. 771.
V
V enerazione de * Cinejt a ’ lor omag-
gi ori. 380.
Venti T ifoni violenti in Cina. 8.
Viaggio fatto da’ P or tughe
f nel Qiap-
pone.11. .-/’j
Vicarj Apojl olici di Cina. 27 .
Errori pià notabili tor'i rzionil
pag. i* 1 • 3' Impsio l’Imp&rio
* 3. 1. 14. per fuo proprio per loro propria
9. 1. 1 9. ferono fecero
ir. 1 . ir. Fè
13. I.12. de’ fchiavì
14. 1. 12. invigilano
19. 1. 7. fuori
14. fciable
ai. 1. 7. borza
22. 1. I. fei
I.28. tredeci
-24. I.15. diemino
25. 1 . 14. Coco
25.I.24. vitrieie
36. I.21. Peninfola
,34. 1. 27. intiere
38. 1. 26. fopragiunta
I.27. barcaroli
J4Ò. 1. 3. diece 1 ? .
4?» l.
r T2— ZUCra rn
46* 1. 15. Nanunyfu
SJ. 1 . 16. Pekin
S 9. I.21. alte
92. 1 . 14. dal Minciau
^39. 1. 27. dui filila^
150. 1 . iS* ombrélli
, *52. I.12. Cocincefi
fecero
fece
degli fchiavì
invigilavano
fuori
fcimicarre
borfa
feci.
tredici -
demmo
Cuoco
invetriate*
Ifola
intere
fopraggiunta
barcaiuoli
diec i..,.^
rnrrncro
Nanyunfù.'
Nankin
alti
del Minciau
dieci mila
ombrelle
Cocincineli
olio
vVt/Svfpj.l. 22. oglio
'V*toi. 1. 9. accommiatofi acomiatatou
t«$9* 1. 19. 2 66- z 7 <ó‘
3 fS" 1.»** perper per
4.r|. 1. 9, del Governador dal Governadox
419. 1 . 19. Fece fece
40.1. 6- accolta vali accoftarvih