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Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri. Parte quarta, contenente le cose più ragguardevoli vedute nella cina

Gemelli Careri, Giovanni Francesco (1651-1725 ); Egizio, Matteo (1674-174), col.; Vacchetta, Filippo, Siglo 17..-18..

Abstract

Parte prima contenente le cose piu ragguardevoli vedute nella Turchia ([16], 450, [8] p., [4] h. grab. 1 de ellas pleg.) -- Parte seconda contenente le cose piu ragguardevoli vedute nella Persia / [Introduzione di Matteo Egizio] ([24], 342, [10] p., 2 h. grab.) -- Parte terza contenente le cose piu ragguardevoli vedute nell'Indostan ([8], 374, [10] p., [16] h. de grab.) -- Parte quarta contenente le cose piu ragguardevoli vedute nella Cina ([16], 525, [11] p., [7] h. de grab., 3 de ella pleg.) -- Parte quinta contenente le cose piu ragguardevoli vedute nelle isole Filippine ([8], 354, [6] p., [2] h. de grab.) -- Parte sesta contenente le cose piu ragguardevoli vedute nella Nuova Spagna ([16], 486, [10] p., [11] h. de grab., 3 de ellas pleg.)

Full text

GIRO DEL MONDO DEL DOT TOI{ D» GIO : FRANCESCO GEMELLI C A R E II I. fc R T E OJS .A 1\T . . . t , Contenente lecofe piu ragguardevoli • > vedute : NELLA CINA» Nella Stamperia di Giufeppe Rofelli. 1 700; Con licenza de' Superiori* k I Satius tfi Mundum feragràrt t quarti iffummet fofiiUere. Scalig. Provcrb. Arabie. ALL’ILLUSTRISS. S1G. D* GIUSEPPE DE LOS RIOS , MENDOZA,; DE CORDOVA, Secondogenito dell’ Eccellenti fi > Signor Conte de j> Ferriati T^unc^ , &c. Cavaliere de II’ Ordine di alcantara , Commendatore di Monteallegre , Gentiluomo della Camera di S.At. del Configlio fupremo di Guerra , Comandante dell' armateti, & efercito Ideale del Mare Oceano , colle prero- gative di Capitan Generale proprietario , &c. ILLUSTRISS. SIGNORE. Ppena giunto in Cadice di ritorno da’miei ulti- mi viaggi , fui sì be- nignamente ricevuto dall’EccelIentiifimo Signor Con- te fuo Padre nella propria cafau, i 2 eia* e per amedue i lati a S.Domc- nico di Guzman , elfendo sì la Si' gnora Contefla , come il Signor Conte nipoti degli Eccellentiflì- mi Duchi di Medina Sidonia. : dalla cui Cafa deriva una rara /li- ma in VS- Illuflriflìma , poiché h Signora Conceda Tua madre fu fò- reila hifrngim il^tlrr mirrmi dr 1 etKt di Portogallo, ««KrtlsfòeginaL. vedova d’ Inghilterra . Con che yedefì , che ella con i Tuoi fratelli o lì ragguardi il ceppo paterno, o . matèrno , può vantar la parentela con i primi Signori della Monar- chia di Spagna , e con i più alti Principi di Europa . Ma non è quella volta la prima, che la Cafa di FernanNunezelli veduta colle Corone flretcamence unica di fan- {angue ;$ avvegnacchè la Signora D. Beatrice Carrillo di Cordova* feppellita in Cordova ftelfa nel Coro del Convento delle Mona- che di S, Bernardo , jufpatronato de'Conti di FernanNunez,è quar- ta Avola del Signor Conte fuo Padre,cugina per la confanguini- tà della Madre del Re Ferdinan- do Qui n tocche unì quello Regno di Napoli agli altri della immor- tai Corona di Spagna, per elTer fi- gliuola di D. Martino Alfonlo di Cordova Signore di Monte- maggiore, y Alcaudette , la cui Cafa è oggi pofleduta dall’Eccel- lentilfimo Conte di Oropefa per mezzo di fila Madre , e di D. Ma-* ria Carrillo figliuola del Conte di Cabra, e forella di D. Marina pri- ma mz moglie deH’Almirante D. Fe- derigo Henriquez , Genitori am- bedue delia Regina D. Giovanna d’ Aragona madre del Re Ferdi- nando, che in confeguenza erru fratello' bifcugino di D. Alonzo 4elos Rios, y Cordova decimo Sii gnore di Fernan Nunez , quarti Avolo di V.SIlluftrifiima,che per le molte linee Reali , che concor- rono anche ne' Tuoi Genitori è ella nipote di quali tutte le cale delli Re di Europa, come di quel- la di Cordova , donde ufcì per fémina la Cafa di Fernan Nunezj e dopo, che entrò nella giurifdi-' zione de los Rios quella diFer- nan Nunez fi contraile anche nel- rimperio la parentela con molti Signori, come fi è il Principe di Arem- Aremberg,e Duca preferite d* Arb fcot.Ma acciò non mi abbarbagli lo fplendore di sì illuftri Genea- logie, mi rimango fra gl’inchioftri eruditi di D. Luigi di Salazar, y Cadrò, Cavaliere, e Comendaco- re dell’Órdine di Calatrava , Cro- nifta maggiore dell’ Indie ì e Aiu- tante della Camera Reale, che-* nell’anno 1682. Rampò il Cata- logo della Cafa di FernanNunez:- ove maravigliofe opere propon- gonfi a V. S. illuftriflima da emu- lare o in pace fra le Prelature, e le lettere , o in guerra fra’ primi Sob dati, c Guerrieri, che abbia mai veduti la milizia . Per Io che non è fuori di propofito dedicartela^ mia Cina, che di prefenteè egual- mente letterata , che guerriera-; qua- qualità, che ambedue mirahfi no* jbilmente innevate al fuo genio j Ónde non sò fe al crefcer degli anni avrò da ammirare V. S. Illui ftrifs. più carica d'infegne EccW fiaftiche,che Militari. Comunque , egli fi fia : godrò , che la Tua virtù cófervi viva nel Mondo la memoi * ria de* fuoi maggiori, e coloro, che » han da venire abbiano a prendere dalle fue opere refempio,come va ella feguendo quello de’glorio* Antenati . Ed inta nto confermai _ do a V.S'.Illufirifs. la mia divozio* ne, e pregandola ad umilmente riverirmi l*Eccellentifs.$ig.Conte fuo Padre, lebac. divotarnento le mani. > Scapoli a di z.di Febbra/o 1 70 °* f Di V.S.IH. Divotiffimo Servidore CioiFrancefco Gemelli Carati, INDICE DE' CAPITOLI LIBRO PRIMO. Cap.I- "p Ondazione della Cìttd di Macao, e fole Fer- X? tezze.pag.t. , Cap.II. Viaggio infruttuoso de' Portughefi,e naturali di Macao fatto al Giappone per riftabìlirfi nel commerci* perduto nell' ultima perfecuzione de ’ Crifiiani . pag.g. ' Cap.III* Viaggio fino alla Città di Canton,c»n la deferi- tetene di quella , e d’altre, che nel cammino t’ incontra- no. pag.ro, Cap*IV. Navigazione fin’à Nanpanfà. pag.$j. Cap-V. Cammino nectjfario di Terra per imbarcarfitcon la de frizione del gran Canale della Cina, pag.ttf. Cap-VI- Navigazione fino aita Città di Nancidnfu Me- tropoli della Provincia di KJanfi. pag- 53. Cap.VIL Si continua il viaggio fino a Nankjn. pag. 54, Cap-VIII* Deferix-ione della Imperiai Cìttd di Nan- kiv-pagja,. Cap.IX. Si continua il viaggi» per terra fin' alla Regia di Pekin- pag. 95. Cap.X. De frizione della Città di Pek.ìn , e del Palagio Imperiale, pag.llr. LIBRO SECONDO- Cap- 1 . p Refentaziont del nuovo Calendario , Udien- te tea data all' Autore dall' Imperadere deliaci Cina: e cerimonie ,cbe ufanfi da' Mandarini nelle pub * blicbe funzioni, pag, 127. Cap-II- Breve viaggio per veder la gran muraglia della Cina : e de frizione di quella. pag. 143. Cap.III. Comparfe dell’ Imperador della Cina in puliti co. pag. 147. Cap. VI. Religioni deli' Impero della Cina.pag.Xgr. Cap-V* Vltìma perfecuzion della Religione Cattolicità nella Cina, e felice re fi abilmente dì quella, pag.lf^ Cap-VI- Dell'antichità del Regno della Cina, della flì- ma che fan del loro Imptrìt i Cinefi t del numero della 'Cit tà) e de* luoghi, e ielle famiglie » tST Anime , cbt-, quello contiene' pag.2og. Cap-VII. Del (elebre Governo dell 3 Imperio dell A Cima, diflinzione de' Mandarini, e de' fei [uprcmi Tribuna •» li di lettere, e de’ cinque d'armi, pag.zgl. Cap.VIII» Diverfi altri Tribunali di Pekjn, delle quìti' deci Provincie, e Città dell'Imperio della Cina. p<2$g[ Cap.I Y.. De’ caratteri de’'Cinefi : del loro ingegno, ed ubili - tà nelle Arti liberali', e doloro più principali libri. p.zSz, Cap.X. Della grande induftria , e navigazione de' Ci~ nefi. pdg.}09. L I B R O , T E R Z O. ..•> Cap.I- Nobiltà, Imperio, Civiltà, Pulitezza,! | J e Cerimonie de' Cinefi. pag. 319. Cap- li- Altri cojìumi de * Cinefi. pag.gfó. Cap ili'- Abiti, Armi, e Monete de' Cinefi . pag. 363. Cap.IV • Efejùie de’ Cinefi- pag. 372. Càp-V- dbbddanza ,e Tiperamtto d’aria della Cina.gSq. Cap. VI- Origine de' Tartari Orientali % Jlabilimento de' mede fimi nel Trotto della Cina , e guerre indi feguilt nell' Imperio, pag'. foz. Cap-VII- Nobili qualità dell'animo dì Cam-bi,Impera • dor della Cina, paglino. Cap.VIII. Ricchezze dell'Imperador della Cina.p.qqi, LIBRO QJJ A R T O. Cap.I. T) Itorriò in Nanci.mfu per terra. p-rìg.t\d,J . ~ .II» £\). Si continua il viaggio fino a ILuan ceu , 0 Canton • pag.qóp. Cap.! ì 1 : Cap-III- Anno nuovo Cinife , e celebre fefai delle Lam . ''•'terne' pagati Cap-IV. Si deferivo il pubblico accompagnamento del Leamquam Tfuntò,o Vicario di due Provincie, ed altre cefi ragguardevoli vedute in K. u.iceou,o Cantonp.qpq, Cap.V Brieoe viaggio fino a Macao. pag-^oS. Cap. VI .Ritorno in Canton, per altro cammino. pag. ^13, Cap-VII. Ritorno dell'Autore a Macao- pag 51 6 . Cap.VIII. Naufragio d’un Pelacchio , e maraviglio fi ‘ ‘[campo d’ alcuni marina j del mede fimo. pag. 5 19. - GIRO GIRO DEL MONDO DEL DOTTOR D. GIG: FRANCESCO GEMELLI. Tane Quarta . Libro Trimo . CAPITOLO PRIMO. Fondazione della Città di Macao , c fu e Fortezze . Giunto finalmente il tem- po dì entrare nel vaftiflì- mo Imperio della Cina j e quf si, che vorrei pari alla grandezza dì elfo e lo Pile, e la favella, per adeguata- pente rapprcfentarlo a gli occhi, ed alia- ta tendimelo del curiofo Lettore; ma no eflendo In me tanto talento ? rclterà egli Tane IV* A con- 2 Gifc.o del Mondo contento della mia femplicità. Cominr dando dunque da un de’ Porti dique* fio Impero, che è Macao, ove dapri* ma Io approdai; è da ridurre a memoria, che Macao vuol dire porto in lingua Ci- refe, ed in altra maniera dicefi Ama* Gao, così denominato dall’Idolo di que* fto nome, che fi adorava in detto luogo, E' nella lùghezza di 141 .gt.e latitudine di 21, E’ porta la Città nella punta d'ùn'Ifo. la della Provincia di Canton detta Hoei* cheu;lafua figura è come d’un braccio, bagnata per ogni lato dall’acque marine, fuor che in quella parte, che fi cògiugne coll’omero . Il filo fitoè ineguale fra_, monti, valli, e piani; le fuc cafe fono alla maniera d’Europa ben fabbricate: le Chiefea riguardo del paefe ottime, ej particolarmente quella del Collegio de* Padri Gcfuiti, che tiene un famofo fron* tefpizio ornato di buone colonne. Im, quella Chlefa fi conferva la prcziofirti* ma Reliquia di S.Francefco Saverio, dal* l’orto dell’ omero fino al gomito del braccio deliro, che fi tagliò al Santo. Le Chie/e poi dc’Padri Agoftiniani , di Saa Francesco, di San Lorenzo, della Mife* ricordia , e delle Religiofe fono coiu molta decenza fabbricate, cd abbellite; le Del Gemelli^ 3 le ilrade della Città fono turre felciatoi 1 perche la pietra non manca . Farà 5. mi- la, e più anime di Portoghelhe l'opra 1 5. mila di Gin eli. Son più di cento e dieci anni , che fa cominciata da' Portoglieli ; poiché ve- nendo da Malaca , e dall’Indic a contrat- tar có Cinefi; fopragginntidal rigor del- la ftagione alcuni vaiceli! miferamente_» perivano, per nò tener ficuro porto nelle vicine Ifole di Macào 5 onde dimandaro- no alcun ricovero per ifvernare fino a tanto , che la ftagione loro permctteire il ritorno: &i Cincfi per fuo proprio uti- le diedero loro quello angolo di tcrrau» faflbfa,occupata da' ladroni, purché gli leacciafléro, come fecero. Dal principio fi permifero loro cale di paglia, ma poi corrottili Mandarini, non lòlo le fèrono- di buona fabbrica, ma vi erelfero fortez- zcjclTendovenc una alla bocca del porto detta della Barra,con un muro, che ali'in sù và a terminare élla Pcgna , che è un_» Romitaggio de’ Padri Agoftiniani lui monte ; l'altra , ch'é la maggiore, diceli del Monte, per elfer collocata fulla più alta cima di una montagna . Di più vi è un Forte eminente, detto di Noltra Si- gnora della Ghia . A 2 Prete lo Giro nEt Mondo durati fi eòtentaron perdere più torto le miglia/a di feudi, che quei reftavan dove- do, che amicarfegli di bel nuovo ; poiché hà giurato per gli loro Dii di nò ammet- tere più Criftiani nel lor paefe,e venendo- vi trucidarli irremifiìbilmére . Per torre affatto la cagione d'introdurfi Criftiani fotto il manto d’altre nazioni , furono configliati dagli Olandefi ( che vogliono efler foli nel guadagno ) di porre nella,, porta dello sbarco un Crocifift'o fui Aio- lo, acciòchc conofcafi fe fotto abito men- tito vi fia Criftiano; poiché quertiricu- ferà, o tituberà almeno nel calpeftarc il Crocififfo per entrare in Nangafichej porto del Giappone . Cosi dunque gli Olandefi fi rtabilirono nel lor negozio' coil’efclufione degli altri , facendo cre- dere a’Giapponefi , che eglino non foffer Criftiani ; non avendo fcrupolo per Fin- tereffe del traffico dicalpeftare la Santa Immagine. Il che non vollero fare gl’In- glefì.Ed è taro ciò vero, ch’io ho veduto, c parlato nella Cina co un Cinele, che mi diffe ayerlocalpeftato;e fattoli Criftiano in Nankin li accusò di finiile empietà. Fece però l'ultimo tentativo la Città di Macao , non ha molti anni ! efponen* doli alcuni fuoi Cittadini co itiprcpidez- Del Gemelli.' ii za a morire , o a guadagnare colla forza del beneficio gl'indurati cuoriGiappone- fi,pcrfuali , che Iddio avcfife difpofio per un’accidente di fardi nuovo inalberarla Croce in quel vallo Impero; ed il cafo fi fùtile naufragò a Fcbbr.i 6S 5. correndo tempefta una funè » o barca Giapponefe, ch’andava per l'Iiolc carica di tabacco, dando a traverfo nelle vicinanze di Ma- cao, fc-nza pericolare ne filmo delli 12. Giapponeli , che la governavano . Fé dunque la Città fovvenir coloro, vendere la barca , c mercatanzia pel dar loro il ritratto. Avuto poi fra lor co- figlio, {limarono tutti ciò ottima con- giuntura per tentare il riftabilimenro in quell’Ifole : del cui parere furono anche i Padri della Compagnia. Noleggiarono per tal’eltetro tanto la Città , quanto i PP. Gcliiiti un vafccUo a l'pele loro; l’opra di cui imbarcati i Giapponeli, feceli vela a 13. di Giugno di detto anno per Nangalache; c giunfe- roa2.di Luglio di notte in quel porto; cd all'iftelìu ora venne un Mandarino a bordo del vafcello(che lì nomava S. Pao- lo) con un Droghemamo Interprete , cj> quattro Scrivani ; unode’quali era man- dato dal Governadorc dclTarmi , il lc- CQIV ; l 'i Gmo del Mondo condo da quello del politiconi terzo dal- ia Città , ed il quarto dal Giudice della Religione, per iscrivere feparatamcntej gl’interrogator; , che faceva l'Interprete in lingua Portoghefe, e lerifpofte ,ch«u davano gli ftefli Portoghefi , acciocché non vi fu He inganno , Si pofe il Droghe- rrian inginocchioni avanti il Mandarino, Nè ilimo io , che mai la diligenza di prudente, e fcaltro Giudice potefie fal- lante interrogazioni fi fc ali , per far cade- re il reo a confeiTare il delitto, quante ne faceail Mandarino per far confeflàre a ? Portoghefi la notizia dell’antico divie- to, che vi era fotto pena della vita di nò aver ad approdar legni Cri ftiani nell’Im- pero del Giappone, ed approdandoci fi avelfea praticare il gaftigo dovuto . Ma co fioro conofcendo il difegno del Man- darino , non caddero nella trappola, ri- fpondendo giudiziofamente alle tanto do mando, (Tempre negando lafcienza., della proibizione . In fatti furono i Portoghefi domandati del tempo del naufragio della barca ; in che quartie- re videro in Macao li 1 2. Giapponefi ; fe colà, o nel vafcello praticafiero con Cri : Piani; e che cofa defiderava da loro la_» Città di Macao 5 fe nel vafcello vi erano ycc : DstCjEMEi.tr. vecchi, che fi rie orda fiero dell’avvenuto co’Criftiani, e’ Giapponefi; ed altre cofe> che per brevità fi tralasciano ; Spenden- doli molte ore in fimili domande si dal Mandarino , come da’quattro Scrivani, che Separatamente le Scrinerò, per ripor- tarle a’ loro Superiori . Prefo in fine il numero della gente, elamifura del va- scello, parti fiì il Mandarino con tutti co- loro, che conduceva Seco. Ubbidiscono con piggior condizio- ne de’ , Schiavi i Giapponefi plebei a’ Nobili , ed a’Mandarini ; perciòche non ardiscono loro di parlare, chegenuflcfiì con la fàccia a terra, portando le ma- ni giunte alla fronte , c slargandole ver- fo il Mandarino in Segno di riverenza..,; il che praticava ad ogni ri Sporta del Ca- pitan del vascello il Drogheman.E qua- do un Mandarino s’imbarca Ile in un le- gno , dove flirterò mille pedóne , non_* fi udirà una parola , tutto oprandoli per Segni : e comandali Piloto con una carta , o ventaglio in mano , Segnando a delira , o a finiftra per regolarli il Timo- niere . Si parti il giorno feguete in un Palan- •kinii Mandarino per Amiacoa dar er- tezza all’ Imperadore dell’arrivo del va- scello 14 Giro dei Mondo (cello Portoghefe; ed in tanto fi manda- vano dalla Città i rinfreschi con molta cortefia, facendo lor Papere, che diman- dattero pure tutto ciò, che facca loro bi- fogno, cilene farebbono provveduti ; e benché i Portoglieli non fi fpiegaflero, nondimeno da sè i Giappone!! manda- vano quanto loro abbifognava . Era di di, e di notte circondato , ej guardato il vafcello da io. fune, le quali fon barche del paefe, fornite di gente da guerra:ed invigilano,acciòche niuno de’ Portoglieli mettelfe piede in tcrraied in- fieme accioche n5 fi faceflc gitto di cofa alcuna in mare; poiché un giorno, che fcappò un* Anitra , furono più funè in_> bilica della medefimaiper più ore: ej prefa , portaronla legata al Govcrnado- re,che la rimandò, incaricando loro, che fletterò con vigilanza a non farli fuggi- re animale alcuno ; volendo, che^ in prc- fenza de’ Soldati ancora fi gittaflero lo immondezze al Marc. Il di fogliente dell'arrivo de’Portoghefi vennero gli Olande!! in una barchetta a bordo del vafcello , giudicando che;fufle nave di loro nazione ; e veduto ch'era Portoghefc , ed intefo il motivo della.., venuta , fé nc ritornarono,diccndo,cho in Del Gemei,!. r. 1 5 in quel paefe era necdTario parlar la ve- rità. Non è la fattoria di Nangafacche in_» quella libertà, che altrove è il commer- cio degli Olande!! ; nè in quello porto è si autorevole, come in altre partijpoichè capitandovi vafcclli, fubito viene un, Màdarinoad annoverar le perfone,c ri- portar in terra le vele, e’1 timone.Quado vi muore alcuno , li deve riconofcere il cadavere per lo Mandarino prima di Ic- pellirlo. In maniera cheelfendo fei anni fono mancati due marinari , che pelerò piede in terra, giudico!!!, elitre flati due Padri della Compagnia di Giesù, che in tal modo li aprilfero il palio a quei Regni; ma coflò molto dcna;o per occultare cotal fuga , corrompendo il Mandarino cò fare apparire due tu moli di morti ; di modo che oggidì nelle navi del Giappone non ricevono gli Olande!! alcun forcltiero,ma i foli naturali d’Olà- da, con giultificazione della contrada,., del Padre , e della Madre. Nè gli Olan- defi tengono comunicazione colla Cit- tà , ma iè ne hanno nella loro fattoria,,, polla in uno fcoglio ferrato di mura, che tiene due porte; una dalla parte del por- to, per imbarcare le mcrcatanzie,Ja qua- le 1 6 Giro del Mondò le fi ferra con cinque fuggelli, partirti va» ledili , per non aprirli a pena della vita_>; l'altra , che comunica colla Città, guar- data di continuo ; non permettendoli il commercio co’Giapponelì , fe non fo una volta l’anno , che danno il palfapor- ,to alla perfona deftinata per pafiare itu Amiaco a vifitarl’Imperadore in nome della Compagnia, Dopo 55. giorni ritornò dalla Corte il Mandarino ; eflendofi indugiato quivi per la diftanza di 1 20. miglia , che vi hà da Nangafacche . Tanto egli , quanto altri Mandarini lcrivani , ed interpreti, vennero a bordo del vafcello Portoghe- fe ;e diffimulando l’andata in Amiaco, ferono a fapcre al Capitan di quello, che l'Impcradorc , e fuo Configlio non ave- va contezza del loro arrivo ; ma che co- municatoli al Segretario dittato, colui fi caricò di tal’ affare , per non poterli parlare al Re. Che perciò eglino poteva- no andarfene via; imponendo loro , che non ritornattero per innanzi all’ I fole per quallhla cagione; mentre per allora per- donavano loro , e davano la vita in ri- compenfa del beneficio, che aveano fat- to a’ loro Cittadini ; i quali condulfero in Nangafacche fenza faperfi fe Rivette- rò Del Gemei lì* 17 ro fatto morire . Dopo quella rigorofi* proibitione, dimandò il Capitan Porto- gliele per mezzo dell'Interprete , fe mai di nuovo naufragaffe altra barca diGiap- ponefi nel lor paefe, che dovrebber egli- no fare ; alla qual domanda non mai fa datari/pofta. Dopo letìfero l’ordine dell’Imperado,- re,chc riceverono per lettera del Segre- tario :ed ogni volta che fi ripeteva il no- me dell'Imperadore , i Mandarini fi po- nevano in ginocchione.In fine aflìgnaro loro il tempo alla partenza , dififero, che avvertifiero ciò che faceva lor di bifo- gno per provvederfi ; avvinando loro an- cora, che fe per disgrazia eonveniffo coftretti da tempefta ritornare in dietro,, veni fiero in Nangafacche : e che fi guar- dafiero di andar in altra parte, perche correrebber pericolo nella perfoua. Riti- randoti i Mandarini, lèrono da più fune, e barche rimorchiare il vascello fuor del porto della Città un tiro d'i cannone, dove ftiedero un mefe e mezzo, atten- dendo la ftagione t la qual giunta , nel giorno ftabillto, condnfiero loro i Giap- ponefi il mantenimento domandato ,e^ l’acqua, la quale aleggiarono in lor pre- sènza per toglier ogni loljpctto. Appretto: Tarn IV. £ ri- - 18 Giro dei Monco ricon figlia ron loro Immagini, e Corone^ e Croci, che fi ave va n prete nel primo loro arrivo in Nangatecchede quali ter. bavan chiute In una caffo , per l’aver fio. ne, che quei popoli hano alla Croce, e de. vozionj de’Crifiiani. Avcvàgli dimadati nell’arrivo, perche portafiero la Croco nella bandierai, a cheavevan rifpoftoi Portoghefi, ch’era l’integna del loro Re. Parti dQque il vateello di ritorno a Ma* cao tenza alcun frutto, dopo tanta fpefa, . ' 1 Oltre alla relazione del fatto già rife- rito, mi narrarono il piloto, il Cornarne- ftre,e più marinari, i quali furono a quel viaggio (con cui ragionai fopra il va* fcello del Rofario) che nel canal di Nan* gafacche fia molto difficile ad entrare, per gli baili, Iiole, c (cogli, che ticnetoltrc alla neceilità di dover ancorare quattro volte per la Marea, che in alcune ore è favorevole , in altre contraria . Cuftodi- (cono quello cinque guardie in cinque pofii , compartire fui canale , e dii ej Prefid; ncll’cntramento del teno, i quali toftoche ftuoprono qualche nave, nc fortan allaCittàla notizidjcosiqucllasé- za mura , c tenza cannoni cuftodifcefi fol con la vigilanza .Lecate della Città fon di legno , le firade fon abbarrate di not- te. p e l Gemei,! t. 19 te, e guardate da’ Capitani , i quali de- vono dar conto di quanto accade . Ri- guarda Nangafacche l'Occidcnte;ed ha digito più miglia. Riferirono di pitiche i Giapponefi tappali dalla Jarghcza della fronte fino alla corona, Jafeiàdo gli altri capellicorti:e che metro van fuora di ca- fa , portano la teda fcoperta , ufando fo- lamentei Mandarini un cappello di pa- glia delicata ; rappanfi il mortacelo, e la barbala verte loro ècorta(aimen quella, che ho veduto portare ad alcuni Giap- ponefi) legano con una cinta la di fotro, in cui partano le ducfciablc,che portano, una lunga, ed altra corta . Le donne ve- ftono dell’irterta maniera , e portano le_>. chiome fciolte : non ufano tele per fof- fiarfi il nafo , ma confumano carta , che ferve per una fol volta. 11 terreno di Nangafaccheè montuofo, ma fruttife- ro , in tanto che porta la maggior parte delle frutta d’ .Europa. z 6 Giro del Mondo volte per render intrigato il paflo. AI et» der del Sole Infoiammo a delira Lunvan, cd a fini lira Citali, Potami, ed altre ma- gnifiche Terre , che ad ogni due miglia fi vedevano : in ciaicuna delle quali mi. ravamo otto,dodici>e quindeci alte Tor- ri, fecondo la grandezza del luogo, di fpa. ziofa fabrica,ben forti , e con loro baie, ftriere, chela vigilanza Cinefe fi fabbri- cò in cafo d'attacco nemico 5 acciocché ritirati i Cittadini con loro averi , fi di- fendelfero , avvertiti da coloro, che qui- vi danno a guardia • la- qual cofa e fola- niente in quei luoghi , dove non è for- tezza per ritirarli . Venerdì 19. entrammo nel porto di Canton prima di nafcere il Sole, effondo rimali la notte full'ancora a vicinanza*, di quella Città . Quivi fi congiungono il canal fallo, e'1 dolce ( per dove andam- mo ) e fanno quella pcninfolai alla punta della quale è Macao, lontano 150. mi- glia da Canton ; perciocché il cammino non fi fi per dritto, avendo noi fatto uiu mezzocerchio per le ritorte vie del fili» me. Fui in una barchetta alla dogana^» che dava in una barca molto grande con più camere per fervigio degii ufficiali j i quali rie onoiduco il palTapottQ ddlTipà h Del Gemei li » 27 iiberaronmi con cinque grani di diritto» fenza che aprifferola valige ; pagandoti alla lorgia intorno a tei reali di Spagna. Andai nella cafa de* Padri Spagnuoli di S. Francefcò , che aflìftono per la_» miffione in Canton , e nel fuo Borgojtc- nendovi due ben’ ornare Chiefe con la carità, che loro fomminiftra la Maeftà del Re delle Spagne 5 mi riceverono con Gioita cortefia, non lafciando d’infofpet- tìrfi del mio arrivo , come di cofain- folira . per intelligenza di ciò è da fapere,che la Città di Macao per fua povertà dtL,. lungo tempo addietro nò avendo avuto Pallore , parve alia Sede Apoftolica de- putar nella Cina,Tunchin,cCocincinna Vicari Apoftolici,a* quali ubidilTero tut- ti i Miffionarj ,c Cattolici . Ed in effetto desinati i Clerici Franteli del Collegio di S.German di Parigi , a quelli preda- rono giuramento d* ubbidienza i Padri fuddetei Francefcani, Agoftiniani , o Domenicani Spagnuoli, che mantiene la pietà del Rè delle Spagne in Cina. Quat- tro anni fono , ftimadofl ncceffaria l'aflì- Rézadcl Pallore, fcrilTe la Città di Macao ài Redi Portogallo, che interponeffe i fuoi uficj apprefib SU4 Santità per efier pio-; » 28 Ciro del Mondò provveduta quella Chiefa del fuo Ve* fcovo, offerendo di mantenerlo con una convenevole afliftenza; per Io che venne il Prelato in Macao , il quale pretenden- do effer di fua giuridizione Canton,ed altri luoghi della Cina, vuol , che infe- riti Miflìonarj debbiano ubbidire asè,e nona' Vicari Apoftolici ,chc fuppono effer flati rivócati.Ma perciocché quelli han preftato giuramento d' ubbidire a* Vicari, dicono, che non poffono foggia- cere al Vefcovo , fe colui non moftra la rivocazione. Sopra quefti punti ogni dì vi fon monitori > e citazioni^ quali noru> fol diftolgono quei buoni Religiofi dal fervigio di Dio , e dalle miflìoni , ma gli allontanano dall’affetco fraterno , cho devono portarli l’un l’altro ; poiché tut- ti ne fono in partiti, i riferiti dalla parte de' Vicari , e per contrario i Padri Ge- fuiti da quella del Vefcovo : differenze^ ben note alla Corte Romana , mentre fe n’attende il rimedio per riparare a gli fcandali , che ne poffono forgere a’ Cri- fliani Cinefì. Effendo io giunto in rempo di tali di* flurbi , fermamente fi perfuafero tutti, che io era inviatoda S. Satira per preda: informazion fegreta, chi faccdomiFrate Car* Dei Gemei i r? 29 Carffielita Scalzo , e chi Prete? e quan- tunque io procuraffi, con narrar loro il vero togliere da quelli fofpetti i Padri Francefcani, dicendo loro, ch'io era_* Napoletano, che per fola miacuriofità Viaggiava! e che Sua Santità non mi avea dato nè pure un baiocco per far tal Viaggio : e eh’ il meno che io voleva fa- pere era delle loro Miffioni 3 nondime- no ciò non gli ritraile dalla forte im- presone concepita, rifpondendemijChe da che s’aperfe il camino della Cina, non mai s’era veduto Italiano fecolare,non-3 che Napoletano colà capitare. Alla finej dilli loro, che regiftraflero le mie valige, che volerieri lor darci le chiavi per difin- gannarfi, che non tengo tali iftruzzionii però tutto fù in vano,mentre tanto i Pa- driGefuiti,quanto i Francefcani facevan conliglio fopra il mio arrivo. Canton, oKuanccou in lingua Cinefe è la capitale della Provincia di Kuantun, polla in gr. aj.e5.min. di latitudine^ Non potendo per la fua grandezza eflcr governata da un folo Governatore , la.» divilero per una muraglia da Levante a Ponente in due , vecchia, o Keucìn , e nuova detta Sincin , anche con la divi- sione de’fuoi Borghi comprefi nella me- JO Giro del Mondo dcfinia . In quefta Città amminiftrano giuftiziadue Governatori chiamati Ci- jtenes, con piccioli Mandarini lor fug- getti, con Capitani, Officiali , Scrivani, & altri Miniftri di giuftizia : Un Cifù, ò Reggente per lo governo politico è fu, periore a quelli due Governatori , eh’, cfcrcitala fua carica con due Ajutan, ti detti Vùful, eSanfù , di mandeftraj l'uno, di finiftra l'altro ; Il ViceRè detto Fùyùen,che governa la Provincia, è fo- pra tutti . Ben vero per lo pallaio efer- citava quefta carica una famiglia con titolo di Regulo; ma quello Impera- dore fono dieci anni che i’eftinfc, per fofpetto di fellonia, facendogli recide- re il capo. Sopra quello ViceRè co- manda un Tfuntò,o Vicario generale di due Provincie, che dimora in una Città delle due capitali, o dove li piacejoggidì rifiede in Ciaozuinfù . Quello per lo po- litico è luperiore a’ ViceRè, c per lo mi- litare Giudice privativo , poiché egli folo dà gli ordini a* Soldati , il che non,, polìono fare i Vice Rè, per non tener au- torità. Per lo criminale vi è nella Provincia un Ganciasù , che gaftiga i delitti ; Per Pcfazzionc de’ tributi Imperiali un Te- fo* ' Db t Gemei trS » jr foriere detto Pufinsù; per lo militare fubordinati al Tfuntò vi fono due Generali , un comanda Ul> milizia Tartarefca detto Cianchitin-» * d’ugual ppreftàal ViceRò; mètre tocca dentro la Città Timpano Cinefe, (ch’è un Tamburo di rame) con tredici colpi, ficome tifali dal ViceRè 3 conofccndoli in Cina l'autorità , e dignirà de’ Miniflri dalla quantità di quelli. L’altro Genera- le comanda la Milizia del Paefc perla-» cuftodia della Città, però fubordinato al ViceRè; quello è detto Tini .Tengono i Generali lòtto il lor comando, M alilo di Campo , o Zumpin ; Sargente mag- giore, O Futian ; Capitani detti Secupe, & Alfieri, ò Pazun. Sono nella Città altri Tribunali , & in cia.fchuno fei Scrivani de’fci Gran Con- figli della Corte Imperiale, per ifpac- ciar ciafcuno gli affari appartenenti a quei Configli; de’ quali fi ragionerà ai lor luogo. I.e Città riferite , e fuoi Borghi fono si popolati, che con malagevolezza vi li patta in fedia .Dicono! Padri Milliona- rij, che faccia tutto quello corpo di Cit- tà , e Borghi , quattro milioni , & ali- tanti laProvinciaj ma a gli .Europei par- '3 i Giro'ml Mondo tà favola, per non elfer avvezzo il Ioi orecchio ad udir sì gran numero 5 ere- dano purequel che vogliono, ch’io ferir- li quato mi riferirono Padri degni di fe. de , ch’in ciò non han veruno interdTe , Xe cafc fono ba{Te,di pietra,o di mattoni, fenza fineftre alla firada , e tutte quali eguali; perciocché iCinefi le fannosù d’una medefima pianta : e sì ancor lej Città corrifpondonfi nella fimerria . Le Città tengono quattro porte principali pcrLevantc,Ponére»Mezzo dì, e Setten- trione; pigliando i Borghi dalle medefì- ineladeiiominazione.se la Città farà grande vi aggiungono dell’altrc porte*; ma le quattro fudette non han da man- care. Le ftrade fon lunghiflìme,e dritte; le botteghe ricche di Sete, e di Droghe, e d' altre mercatante del Paefe,fpezial- mente nella Città nuova , perche nella.» vecchia dove rifiede il ViceRè con Tri- banali, c Milizie già dette, non vi è gran co/a;per altro la Città, e Borghi fono un continuo Bazar, o Fiera, per le tanto botteghe, che vi fono, I Palagi del ViceRè , e degli altri Mini Ari fon grandi affai, e tutti in un piano con loro Tribunali;perche no han vaghezza alcuna, poiché fono Cortili den* Dhi Gemelli. 33 dentro Cortili con gli appartamenti , c camere all’intorno , che ricevono da_» quelli lume: Nella Città vecchia vi è una bella ftrada di più arcate di pietre ben lavorate . Sopra le mura della Città non tengono in ordine Cannoni , ma pochi Falconetti perle Felle. Sabato 20. vennero alcuni Padri Mif- iionari ; a farmi favore a cafa. Domenica 2i.afiìfterono nella noftra Chiefa tutti i Criftiani Cinelì , che mi cdificarono.'per la loro gran modeftia. Lunedi 22. mi fei tagliare altr’ abito alla Cinefe di Città più decente. Martedì 23 . andai nella Città vecchia a reflituir la vifita al Padre Commifsa- rio di S.Francefco. Vi trovai una buona Chiefa, e Convento: quelli fon flati fab- bricati venti anni fà dal Regolo (che di- fgraziatamcnrefè morire l’Imperatore) perciòche quel Signore {limando molto i Padri Riformati, non Col fé loro fab- bricar la Chiefa , e’ 1 Convento , ma agevolò ancor la copra d’una cafa rica- duta all’Imperadorc,la quale ebbero nel Borgo i Padri à buon prezzo per fonda- re altra Chiefa, e Convento, dove allo- ra io dimorava. Mercoledì 24. andai dal Padre Tur'? 'Parte iy, C corti 34 Giro del Mondo cotti Supcriore de’ Padri della Conipa* gnia à redimirli la vilìta tquefto buon_> Religlo/'o efiendo Milancfe pafsòa fpe. fe della Corona di Spagna perla patte del Mexico a Manila, c mandato alla». Miflìone di Ternati , ivi fu fatto prigio- niero col Prefidio dagli Olandefi, che lo conduflcro in Batavia , dove ottenu- ta la libertà, fi trasferi in Macao fotto la protezzione della Corona di Porrogai- , lo. Quivi fu impiegato nella Miflìone di Canton; però tanto la Chiefa, quan- to il Governo fon poveri, & in mal flato. Andai Giovedì 25. a vifitare M f Sefc ChericoMiflìoriario Francefe del Colle- gio di S. Gcrman di Parjggi. I Padri Agofliniani Spagnuoli fono due anni, che comprarono cale per farla Chjeià , la quale non ancora avevan co- minciata , come ne anche ì Padri della.. Compagnia Franceft refidenti in Pekin, che tengono la cafa vicino a quelli. Mirali preffo a Canton altra Città natante fopra Fonde del canale in bar- che, poiché in ogn'una vivono le fami- glie intiere co’ loro animali , e volatili, eflendovene tal’una lunga quanto una., galea , coperta di tavole, ò canne , overo foglie di fichi con 1 1 . e 1 2 . camere fepa- rate Dei Gemjui,' 3 5 rate per la lunghezza, alle q aali (i hà la-» comunicazione per una Galena di ta- vole , che quelle tutte per ambi i lati tengono. In Cina una per/òna civile non può dar un palio a piè , ma è necelfario per non cadere nel difpregio de' Cinefi , an- dare in tedia, la quale s'hda buon prez- zo , e di miglior bontà delle Napoletane. Non ulano però corregge, ma un legno Inchiodato a tra verfo per ledueftanghe, il qualpongonlx su le fpallc, ma ignude, che non può loro far che male, taglian- do la carne . Per un carlino della mone- ta di Napoli porteranno i Cinefi la Tedia fei miglia. Determinandomi di pattare in PcRin* parlai ai Padre Superiore del Conventò, dove io alloggiava, per prevedermi dì Fante fic uro" Colini per la fubordina- zion, che tiene alli Padri della Compa- gnia, fccretamentelofe lapere al Padre Turcotti per udirne il fuo volere 5 il qual per eflcr un buon Lombardo nipote, che ini J afe i afferò andare 5 quando fé fotte.» fiato Por togfiefe licura mente m'avieb- y^e imbarazzato il viaggio. Non lafciò però di maggiormente infofpettir rutt’i Milionari; quella mia determinazione , C 2 c tc- 42 Giro del Mondo Ore folite dell’orazione. Reftammo Ia_> feranclla Guardia, e Villa d'Uanfùcan. Venerdì 2. pacando per una Pagode tagliata in mezzo d’un'alta rocca , la ce* cita de’ Barcarolibrugiò alcune carte, c accefe i lumi . Il Fiume era torto, e 1^ barca fi tirava con una corda fatta di > cannucce, onde il cammino fi facea len- tamente ; e i Marinari ancora confunia- van il tempo a far la loro cucina , trava* gliando nella medefima a vicéda;percio- che fon sì ghiotti, chedivoran due volte la roba , prima cruda, e poi mezza cotta; poiché uno fe l’aggira nelle mani, l’altro le dà un taglio : tal’uno la lava , & altri con l’occhio l’inghiottifce.Eglino fan al- l’alba il primo parto, continuando ad ore gli altri, nè altro ch’il vétre è il loro Dio. Pernottammo Sabato j. predo la_, GuatiJia di Pattò . Il caldo facevafi fenti- re^chel’iccrefcevanoi-Marinari co' lu- mi, ch’ogni fera accendevan ad un pago- dino, che ftava dentro il mio camerino, per lo che torto io gli ammorzai. Domenica 4. prima di vefpro giun- gemmo a Sciauceufù, Cittì cinta d’una debole muraglia di quattro miglia ;e per le tre parti circondata dal fui me;ha buo- ne botteghe, c cafe all’ufo di Cina. Lu- D E t G E M E l 1 I» 4$ Lunedi 5. dopo lo fparo di alcuni mor- taretti venne per la ftrada della marina., il Mandarino della Città a prender fre- fco;lo precedevano due con due tam- buri di bronzo, che davano nove colpi, due bandiere turchine, due bianche, due mazze con le teile di Draghi dorate al- l’eftremirà ( ioti l’Armi Imperiali ) due manigoldi con baftoni in mano, quattro mazzieri, altri quattro ufficiali con cap- pelli roffi , e neri , a modo di un pan di zuccaro lenza falda, e cò due penne pen- denti , i quali gridavan per avvertire il popolo. Veniva apprefloil Mandarino in fedia , portato da quattro co tre ombrel- le a’iati; lo feguivano dicci fervidori con feimitarre , tenendo la punta avanti in-, vece del manico . Dimorammo la not- te preffo alle cafe di Tanfù, o guardia di Vyantan. 'Redimo Martedì 6 . in mezzo al fiu^ me fenza avpr fatto molto cammino,pcr cagion della corrente contraria , e ra- pida-, . Mercoledì 7. dopo vcfpro ghignam- mo in Chiankeu.picciolo Villaggio, do- ve il finì il viaggio della prima barca . Si prefe quivi altra più picciola,pcr cagion della corrente , e mancanza dcll’acquo, men- 44 Giro dsl Mok»o mentre quivi s’uni/cono due fiumijfi pa- gòquerta barca 700. Sien,o Ciappas(fo* no una pezza d’otto ) . Partimmo tòrto, entrando nel fiume dalla deftra. Pofai la notte fra molte barche. Giovedì 8.di buon'ora continuammo con maggior fretta il cammino, venendo al cader del Sole in Tancòyen,dovc non potédo l’acqua del fiume irrigare i cam- pi, gl'induftriofiCinefi la gettavano a for- za di braccio con un cato sbalzato per una corda da due perfone ; o col piè gi- rando una ruotatila qualc,e ad altra dal- l'eftremità fi aggira una carena di tavo- lette per taglio , eh’ entrando Eretta- mente dentro una lunga carta di legno, della quale l'eftremirà è porta nel fiume, monta l'acqua per quella , c vi nel ter- reno per un canale. Curiofa al certo in- venzione, che non altri, che il peregrino Ingegno Cinefe poteva introdurre. Re- fiammola fera prelibai picciolo luogo di Tauriycn. Venerdì 9 . giunfi dopo mezzodì iiu Nanyunfìì ultima Città per quella parte della Provincia di Canton ; andai nella., Chicfa de’ Padri Mirtìonarj Spago noli, dove quantunque non ritrovarti il Pa- dre (cii’fcra andato alli Villaggi di Aiu mif- D ? L G £ M E Lt li 45 tniflìone ) fui nondimeno con amoro ricevuto da* ferventi, che mi trattarono alla miglior maniera , che poterono . Nanyunfu è a delira del fiume in lati- tudine di gr. 25.C 142. di longitudine; la fua figura è lunga un miglio, c mezzo, larga un quarto. Portomi in Tedia per Io frefeo andai parteggiandola, cnon trovai <Cofa,che allettafle gli occhi; poiché oltre d’efler barte le cafe,vc ne hà molte logo- re , e rovinate, rertando fpaziofi giardi- ni dentro la Città. Vi fono molte botte- ghe di merci , c viveri, ertcndo quel luo- go neccflario parto per tutte le merca- tanzie ,chc fi tralportano da Mezzo di al Norte , o al contrario. CAPITOLO Q VINTO» Cammino ne ceffar io di Terra per imbarcarli, con la deferitone del gran Canale della Cina . D I buon'ora i mici fcrvidori fcrpno venir Sabato io. tre ledie in Con- vento, una per me , e due per Joro;fono quelle ben leggiere , come latte di canna anche le ftanghe;perche devono portarli per una fcoiceia montagna. . Non è cre- dibile ,. 4 ? Giro dei. Mondo dibilc la velocità con cui andavano! fac. chini fenza pofarc , fuor che tre volte in una giornata di 50. miglia; facendo di trotto cinque miglia per ora , fenza ta delicatezza delle corregge , in vece di cui portan Copra il collo un duro legno a traverfo , che taglia lor la carne ; tifano hondimeno alcuni un collaretto di cuo/o, per ripararli . Il camino era quali una continua fie- ra per le tante mercatanzie, che trafpor- tavanfi da infiniti facchini, c per le fedie, che paflfavano;poiche in Cina dovendoli portar tutte le merci per fiumi , e noiu eficndo comunicabili li due di Nanuny- fù , e Nanganfù ( che tirano il più gran, commercio dell' Imperio ) lì conducono per terra so. miglia ; per lo qual trafpor- to le perfonc fervono di belli e, carican- doli ben bene le fpalle ; potendo con ve- rità dire , che in quella giornata ne in- contrai più di 50. m. Per dar da mangiare a tanta gente il cammino è una continua popolazionej di Villaggi , e d’ofterie , nelle quali defi- nano quei facchini per un grano delta moneta di Napoli. La campagna (dove è coltivabile) è un campo di riio , che di tutti tempi matura , fenza rimanervi oziofa D Et G E ME HI. 47 cziofa la terra . Definai à mezzo di in un’Ofteria ; ed apprettò per Io caldo ri- pofai in altra. Quantunque la montagna perdue miglia di /alita , & altrettantc di icefa fotte prccipitofada feci nondimeno in tedia ; pcrciòche i facchini , che mi portavano, eran ben forti : & io mi flava alquanto infermo. Apri il palio a que- llo monte un tal Vùen, mentre era Man- dano di Nanganfù , anche con l’aiuto di quello di Nanyunfù , che tagliò fimil- mente per la tua parte l’impraticabilej monte ; per mercè del cui beneficio vi ferono i Cinefi a que’duc Mandarini una Pagode nel mezzo con le loro ftatue „ adorandoli ficome Idoli . Smontata la montagna dopo due miglia giunti in_» Nanganfù , tre ore prima che fi faccttc notte; alloggiai nella Cafa de’ Padri Ri- formati Spagnuolire benché non vi flette il Padre, eflendo andato fnora per laDio- cefe di tua Mifiionc ; i Serventi nondi- meno mi complimentarono con gran- d’attenzione, & umiltà. Niuna Mifiionc di quante nc fono in Cina, è miglior di quella, che vi man- tiene la pietà del nottro Monarca delle Spagne; il quale dopo aver fpefocft_> mille pezze d’otto a porre un MitPona- 48 Giro del Mondò rio in Cina» l’aflifte puntualmente con altre 140. l’anno ; pagando per 20. Sog. getti a’ Padri Riformati , quando noni vi afliftonopiù che dodici. Il fomigliante egli fà a Padri Dome' nìcani » & Agoftiniani Spagnuoli,i quali colà ancor vanno per la parte di Manila, Il denaro ch'avanza loro a capo dell’an- no» l’impiegano poi a far nuove Chicli, o adornar le fatte ; poiché le più bello, che vedonfi in Canton , Nanyunfù,t Nanganfù,fono de' Padri Spagnuoli,dit le mantengono con molto decoro . Se bene i Padri Gcfuiti in Pekin, Can ccufù , & in altre Città tengono rendite di cafe , c di campi , vivono nondimeno con molta ftrettezza , mentre non (do bene affìttiti da Portogallo ; avendomi eglino medefimi raccontato , che l’anno pattatone fi ripartirono che 25.Tae$pci Miflìonario , che fono j i . pezze d’ottoi che non poffbno ballare un’anno pei mantenere quattro, o cinque famigt a quelli, che non hanno renditeamentro quelli di Pekin la pattano bene. Poftomi in Tedia andai patteggiando la Citrà(ch’l la prima dalla parte della Provincia di Kiamfij , dividendo il monte le due Pro vincic ) . La medefima è a delira del fili- Del Ctemelli* 49 me lunga un miglio, oltre i /noi Borghi; c/Tcndovi nell'oppofta riva altre molte villate. Le cafe generalmente fon di pie- tre, di marroni, e di legno, bafle, e mal fatte : le ftrade /Irerte , e le botteghe non molto ricche; avvegnaché vi Zìa molto traffico per terra , e per acqua ; perche^ per render agiati a baftanza gl’infiniti abitanti , bi/bgnerebbe che il fiume cor- refie oro . II gran canale della Cina che rdndo navigabile si vafto Imperio da un capo fino all’altro per lo gran tratto di ci re a_j, mille, e ottocento mig'ia /empi e per fiu- me, e canali (benché io fatta vi avelli una giornata di cammino per terra da Na- nyanfù a Nanganfù ) fu fatto d'ordine del Principe Tartaro Xi^u , o Cublay; poiché avédo i Tartari occidentali quat- trocento ,e più anni fono conquiftata_* la Cina , ftabilirono nella Città di Pekin. la lor Sede, per governare più agiatame- te i loro Stati della Tartaria occidentale, (che comincia dalla Provincia di Pekin, e fi /tende fino al Mogol , e alla Perfia al Mar Cafpio ) e perciocché le Provincie Settentrionali non potevano fommini- fìrar le provvifioni necefiarie per lo man- tenimento dj quella gran Cortcjper l’in- TartclF. D ccr- r 50 Giro del Mondo certezza che sfincontrava nella naviga, zione a farle venire dalle Provincie Me- ridionali , per cagion delle calme, e tem- pelle , impiegò infinità di perfone , che con immenfc fpele, e maravigliofa indù- firia aprirono a travedo di più Provincie un canale di 3500. ftadj Cinefi di lun- ghezza, che fono $ Italiane. Quello Canale in divedi luoghi, tanto per ifeemar la corrente dcll'acque, qua- toper render quelle più profonde, tie. nefettantadue inclufe . Elle hanno graf- fe porte, fatte di legno, ch,e fi chiudono la notte, ed apronfi il giorno, per far pattare le barche. Si pattano generalmen- te con fàciltà; non però di meno, venej fono alcune, che fon malagevoli, e peri- colofe a pattare, fpezialmente quella, clic chiamano Tien Ficha, cioè a dire la Re- v gina , e Padrona deL Cielo , per cfprime- ) reconqnefti termini iperbolici Ja fuaj altezza firaordinaria .Quando le barche .? vanno centra Ja corrente , e fono giunte al baffo di quettu inclufa , per più funi fon tirateda 400. e 500. perfone , impie- gandovi capi groffi ligati a colonne di pietra, quàdo quelle venifler meno; affi- curate in tal modo, al fuono d'un tam- buro cominciano tutti pian piano a trarre _ Dei G e m e i ì, r» 5 1 trarre la barca , e poi affrettandoli , men- tre quella (là nella violenza della corre- te, per porla in un tratto ai ficuro, e nel- Pacqua morta 5 fcendono però con folle- citudioe , ma con più periglio , legando le medefinriccon corde per la poppa, che dannò lentamente, mentre altri con lun- ghi legni* ferrati riparano, che non urti.- no à’ iati. ó -I. Quello Canal comincia dalla Città di 1 Tnm-ceu, lontano otto miglia da Pckin; vi è un fiume , di cui fi fiegue la corren- te fin a tanto , che quello entra in un’al- tro fiume preffo al Mare, che fi rimonta per alcuni giorni . S’entra appreffo in un Canale fatto q mano : e dopo aver navi- gatoyo. miglia trovali una Pagode, det- ta Fuèn-Jtiù-miaò , cioè a dire, Tempio dello Spirito , che divide l’acquejpcrchc qui l'acque non fon contrarie, ma fi fee- ée , fervendoli de’ foli rami i Barcaroli. Quelle acque vengono da un lago dalla parte d’Oriente per un Canale, che i Ci- nedi aprirono in una montagna ( atte- nendo il corfo naturale del fiume ) e con tal fimetria, e livello, e proporzione le_> conduffero in quella Pagode , che quan- do Tono incontro alla meddìma » cor- rono la metà per Settentrione , e i’al- D ,z I tra 58 Giro del Mondo buone mura por la lunghezza d’un nu'. glio , con le Tue due Torri da' lati, & un', altraiontana due miglia : la quale i Ci- nefifogliono fabbricar per ornamento. Pofammo nella Guardia del Villaggio di Tuncinpa. Martedì 20. di buon 'ora pattammo un gran Villaggio alla riva delira del fiij. me, detto Cianchiatu:a cui era un’altro oppofto,detto PcTciata . Appretto ne vi- di molti altri, fpeziahncntc Junfù. Dopo mezzo di giugnemo in Kignanfu . Ve- duta la fedia del Padre Gregorio Yba- fics Valenziano, e Aiittionario riforma- to, andai nella cafa, che colui quivi tene- va per la /ita Mittìone ; ove ripofai tutto il di , e la notte , venendo tutti i Cinefi Criftiani a vietarmi . Quetta cafa quat- tro anni addietro erafi comprata : nè an- cora eravifi fatta abitazione, nè Chiefa, ma fi celebrava in una cappelluccia il Sa- crificio della Metta . La Città è porta a_> fin ftra del fiume: & è ben grande, eflen. donna Ioga lunga col Borgo da Mezzo di: è cinta di buone mura , & hà buono linde, c botteghe. Mi ditte il Padre Ybancs, ch’il Cixen, ó Mandarin di Giuftizia avea publicato ordine , che non fi adorartero Idoli: echi Del Gemelli. '59 1 avea fatto baftonare , non aveva molti - giorni cinque Bonzi, & un'altro ilare un 1 di al Sole in ginocchioni , perche non_> gli avevano impetrata la pioggia, conio s’erano vantati d’ottener da' loro Idoli. Tardi partiti Mercoledì 21- alla delira del fiume Jafciamo una buona Villa mu- rata, che dicefi ,Kifci u yxicn , da ciò che quivi fcaricafi un’altro fiume in quello, dove noi andavamo . La fera rollammo nella Guardia di Zunchianuan. Giovedì 22 . alla finiilra riva lardam- mo la Villa di Sciakian-xien, dove uiu liìgo muro comincia dalla parte di Mez- zo dì , e montando per l’altezza d’una~» montagna corre per più monti nudi d’alberi, e dall’altra parte girando feende dall’ oppolìa a Settentrione, con più di quattro miglia di mura certamente mé- te utili, non elfcndovi abitazioni fopra di que’ Monti. Giudicai nondimeno che tanta fabbrica poteva efier fiata fatta a_» fine di chiudervi entro dalla parte de* Monti gli animali in opportunità di guerra. Per lo fiume fi vedon infinite barche,in cui tutto fi trafporra,cofiàdo poco la fab- brica di quelle, c '1 nolo, polche /on fitte di tavole grafia niente compofie, larghe^ ìor. 1 60 Giro del Mondo fotto, c coperte di. canne diligentcmentt aperteldcllequali ancor lavorano le volt, le funi, e gli alberi ; efiendovene abbon. danza grande nella Cina:e trahendolipq l’iffefio fiume quantità di legni Jegatiin. fieme. Impiegali quivi cialcuno a prò. cacciarfi da vivdrc ,.cosi in terra , conio in acqua ; e con tanradiiigenza vi's’ado prano, che ammirali dagl’iffeffi Europei lalor tanta varietà degli artifici)., e degli ordigni da pelcare ; poiché oltre a tuttii noftri , ch’eglino ancor ulano , n’hanno altrelsi degli altri lor particolari ; ficomc è far bofchgtti di piccioli alberi in mezzo al fiume, allettando costi pelei all’om- bra , per poi chiudergli con pareti di canne, e prendergli. Cacciatili ancori innanzi più Uccelli, clic chiamali Lugzu (fon Corvi Marini ), i quali tuffandoli lòtt’acqua prendono i pefei piccioli, c groifi, cavando prima loro gli occhi col becco; ma i pefciolini fidamente ingoiar fi pollòno ; perciòche i diligenti Cineli legano lor nella gola un laccio , che non j permette quella sbarrarli ad ingoiar ipe- : lei grandi: e si eglino poi gli raccolgono. ! Caccia in vero dilettevole, e molto tifata nella Cina ; tenendo ogni pefea tote più Uccelli per farla , lenza logorarvi IpefsL» D E £ G E MEttlT Gl alcuna per Io mantenimento di quelli ? Nel fiume medefimo preflo la Città altri «'impiegano a cernere l'arcne per cavar- ne Argento, o Rame, o Ferro ; poiché non -più che da dieci anni addierro quivi s’è introdotta la moneta di Zien,ò Chiap- pe, ( tifandoli prima di tagliar l’argento) onde agevolmente per la cafa fe ne per-^ devafra l'irnmondezze, che fi gittavano àlfiume.In Canton per una pezza d’ottQ fi davano U40. ciappc , mà nella Pro- vincia di Klanfi non fi cambia più di 750. non correndo la moneta di rame-» d’una Provincia in altra . La giornata fi continuò fra rive ben aceafatc . T re ore prima, che tramontafle il Sole fi rinforzò il vento Nortc sì furiofo,chc ci coftrinfe a' fermarci nell’oppofta riva della V illa di Sincanfcen a delira del fiume; la quaL eofa avviene fpeffe volte > perciochè la_» metà dell'anno foffia tal vento, contra- rio a chi paìTa al Norte, Cadde la notto una buona pioggia. Venerdì 23. per l’acqua non potendo andare avanti,pofammo nella Guardia-, di Chincioètan.Ufano quivi in tali tempi i Contadini alcuni mezzi tabarri, e velli fatte deirinreriori cortecce degli alberi, anche con cappucci, che riparati dal fred* 6 2 Giro del Mondo «lo, e dall’acqua affai bene. In quello nojofo viaggio i mici fami m’aflìfterono con affetto , fpezialmentt il giovane , il quale tutto che non inten- defle la lingua, col defiderio nondimeno procurava fervimi! a’cenni . E vcramen- te egli oprava il tutto con mia foddisfa- zione ; perciocché i Chicli fanno i fervi- gj accòcianiente , ed hanno certe manie- re particolari , e ingegnofe ; con pochi frumenti fan fare quel , chè altre nazio- ni non farebbonocon molti. S’egli folle voluto venire in Europa, l’avrei menato volentieri al mio fervigio , perche notu mai fui ramo ben fervito dagli Europei, Apparecchiano tutto in Cina con man- teca di porco, non ubandoli quivi quell} di vacca , nè olio, ancorché da Venerdì, o Sabato', perche non vi hà olio di oliva, mafol digitti’giulena , o d'altri femiper logorarli ne’ lumi , o da alcun povero nella cucina. Rimcflo il vento riprendendo il viag- gio Sabato 24. andando perpaefe molto popolato i e dopo aver paffate le Ville di Xòpù, juntay-, e Cianfciuy,reftammo in quella di Janzu ceu. Domenica 2$. di buon’ ora palfamnio per la Villa di Funcien > reftando la fera in quella di Senmi . Eu- D E t G £ M E l I r i <?? ’ Lunedì 26. prima di nafcere il Soie_> fummo in Nancìanfù, Metropoli della-» Provincia di Kianfi . Portomi in fcdia-» andai alla Chiefa de' Padri Geiuiti; dove non trovai il Superiore,per e (Ter partito alquanti giorni prima per Canton.Re- ftai nondimeno m cafa fin stranio che fi difponefie ciò che infognava per partare avanti. La Chiefa è picciola, e l'abitazio- neagiata. , Chieda Città , e Provincia è governa- ta per un V.Re, e più Tribunali . Ella è ben grande , ma nella parte di sù ha mol- ti campi, e giardini, per mancanza di abitatori :e nondimeno per le piazze, e fi-rade pubbliche fi và molto lire tto , per la gran calca delle gcnti,ches'inc 5 trano. Le botteghe fon ricche all'ufo Cinefe: le ftradc ben dritte, e folciate 5 ma di do- vcrviritrovarc vaghi , e belli edifici nè «quivi, nè in altri luoghi della Cina fi può fperare;perciocchè ficcomelc Città tut- te quivi fon fatte fu d’un modello , così ancoravi fon fabbricate le cafe con lo flanze tutte in piano , balle , e compofte di mattoni, o di loto, poche vedendovi!! di pietra . Non han fineftre lu le ftrado, ma il lume ricevon folo dal cortile, den- tro acni danno all’intorno le camero tutte 64 Gino DEt M^nbo tutte . Nel fiume entro le barche vi èli. tra Città de* marinari per far viaggio ,« de' pefea-tori , che vivono della pefea^, I Mandarini han magnifiche barcho, con la poppa si alta, come un vafcello, ccon pi ùfianze dentro ben dipintecelo* late , sì larghe fotto , come fòpra : pei potere andar nel fiume a diporto quau* do lor piace* Vedonfi In quelle barche più lance! legno, con code di cavallo rofie appefe, e timpani , e flauti ; conofcendofi dallk quantità fli tali cofe la dignità del Mini* Aro? che vi và dentfQ. CAPITOLO SETTIMO. Si continua il viaggio fino a T^anlfn* F Aftidite di andai più in barca, detei* minai di prender mule per Pekitn, come foglion fare i Padri della Compa- gnia, giunti che colà fono, poiché fin qui* vi non fi può andare , fuor folamcntej che per acqua. Ma non vi ritrovai vettu* re,fol che per Nankin ; onde mi fu d’no* po prender nuova barca , che mi colli) ben caro prezzo, perla ftrabocchevolf dogana,, che fanno pagare in Fucheui De! Geme un 65 Doganieri a’ barcaroli ; non facendo ra- gion delle merci, ma della grandezza-, delle barche, benché vuote quelle fiano; per lo che tutto cade in danno de 1 paf- faggieri , mentre i barcaroli prima di patteggiare fi fanno i conti, acciocché loro torni bene il viaggio. Non vollero contentarli men di fette Lean, e mezzo, che fon dieci pezze, e mezza d’otto , per fei Giorni di cammino ; quando per nn mcfe,c più da Canton a Nancianfù non mi colto tanto , benché vi avelli prefo tre barche, eie fedic. M’imbarcai dunque Martedì 27. per lo frefeo , rimanendo la notte a dormire in barca , per partirmi poi la mattina ap- pretto a buon’ ora . Mercoledì a8.prima del giorno ne po- nemmo in cammino per io fletto fiume . Rollammo la fera in una cafa di canppa- gna detta Ceuteù. Giovedì 2 9. per Io vento Norte par- timmo tardi , c facemmo appena un_» miglio Venerdì ultimo continuando rider- lo vento Norte, co gran fitica avvazam- mo quattro miglia , giungendo fin* alla-, guardia di Sanceu. Pofato il vento, di buon’ ora Sabato « T arte IV. E r f 66 Giro mi Mondo primo di Ottobre partimmo .. Fummo alla Villa di Vien, la quale è a finiftra del fiume , ed ha la maggior parte delie cale di legno, c di canne . Quivi s’imbarcij tutta la porcellana per 'lo Reame , c per fuora jeffendo la più fina , che fi faccia nell’Imperio quella della Città d'Ioaceu, porta nella Provincia di Kianfi , la quale fi trafporta in quello imbarco . Ma è da avvertire , che la creta è portata in Io?, ceu da altro luogo ( dopo efi'cr quivi Ha- ta fcpolta prefload un fecolo intiero iiu pozzi fotterranei)a cagion della iua aria, cd acqua 5 perche dove fi prende la creta, non riefee il lavoro cosi fino. La dipintu- ra , che fi vede poi in detta porcellana^, non è fuperficiale , ma dopo efler fattk quella fi cuopre deli’ifterta materia diafa- na. Efiendo ritornato prima di mezzo di il vento, palliammo a Chiuki picciolo vil- laggio a finiftra del fiume , ove quello li dilata in ampio letto , lafciando più la- ghi aH’intorno. Domenica 2. di buon’ora porti in cam- mino andammo per tino fpaziofo lago, che fa il fiume; dove lafciammo dopo al-; quate ore a finirtra la Città di Nantanfù porta a piè d’alte montagne , la qualo an- Del Gemelli.' 67 ancorché non molto grande, purè cinta di mura. Ritornato il ìòlito vèto Norte a mezzo di , fummo torto a prender terra nel Villaggio , eguardia di Sieftan. Ren- dei! pcnolà la navigazione pcrNankin-» di tali tempi , mentre non facemmo più di otto miglia al giorno. Lunedi 3. avendo io fatto partire i barcaioli per forza , mi coftrinfe il vento contrario a ritornare indietro, e atten- dere il buon tempo con altre 20. barche; e frattanto andavan quei Gin e fi racco- gliendo petruzze ritonde fra qucll'àre- ne, per adoprarle in vece di piombo nel- lo fchioppo a caccia. Martedì 4. di buon'ora rimefiì in via, partimmo il Villaggio di JTacutan; poco avanti del quale fopra uno fcoglio in_i mezzo del fiume è un'alta piramide con una Pagode vicina . Giugncmmo dopo mezzo dì in Fucheu, o Xuchcu fecondo altri, dove ne fu d’uopo fermarci, per dover eflervifitata la barca dal Manda- rino, o Doganiero.Querta Villa è porta a deftra del fiume/ii figura come un brac- cio, chiufa fra Tacque , e moti per 2. mi- glia. Ella è abbondante di tutto , con-» buone botteghe , e ftradc ben Ideiate ; è •cinta di mura non fol dalla parte del fiu- £ 2 me. 74 Giro dei Mondo conobbe , e vifitò la noftra Barca fenzaj troppo rigore . Portomi in fedia dopo alquante miglia giurili nella Cafa di Mó* lìgnor d'Argoli Veneziano, Vefcovo di Nankin, dal qual fui cortefeméte ricevu- to t Quello Prelato è deftinato dalli, Congregazion de Propaganda Fide, con due altri Religioll Riformati di S. Frati- celco, i quali erano Fr.Francefco delle. Lionella Provincia d'Abruzzo del Re. gno di Napoli, e Fr.Bafilio Veneziano:ed aflìftevana’ loro Chriftiani con molta, carità. CAPITOLO OTTAVO. Deferitone della Imperiai Città di T^ankin. K Iamnim,o Nankin, cioè a dire in lin- gua Cinefe corte di mezzo di;è in, jz.gr., c 5 j.m.d'elevazion di polorlìtua- ta per lo più in piano. Fù in tempo del Minciaufede Imperiale, lìccome c oggi Pekin del Zinciau Tartaro . Min , c Zin fon come fi dicefle in Francia Valois ,o Bourbon: Ciau vuol dire Impero, o tempo dell’Impero} antiponendo coloro il genitivo, alroverfcio del noftro modo di Del Gemelli.’ 75 di parlare, poiché tifano i Cinefi diftin- guere i lor Reami per diverfe famiglio Reali con gli nomi Hia-qne, Xam-quo, Cheu-que, &c. li P. Luigi Lecomto fà di 48. miglia di giro Nankin, fem- brandogliene le mura più rollo confini d’una Provincia, che di Città 5 nondime- no per quel che io comprclì andandola oficrvando, no potrà aver di giro più che lóitniglia Italiane, ancorché Monfignor d’ Arsoli la facclfe di 40. Le mura , cho la cingono fon pochi Baftioni , e non più d’otto palmi larghi . Si comprendono in quello circuito campi, e giardini dubi- tati - I Borghi intorno alla Città fon_» poco meno di elfa , prendendoli fiot- to nome di Nankin , oltre di quelli, un_, altra Città natante sù i Canali in tantej Barche : Dimandato il fuddetto Prelato del numero degli abitanti di sì vada Cit- tà, mi rifpofe , che da più Mandarini gli era fiato riferito ciferli numerati perl'e- fazzionc del Tributo fino ad otto milioni di Porte, o di Cale, le quali computata per quattro anime l’uria, farebbero al dir del detto Prelato, trentadue milioni d' a- nime: laqualcofami parve imponibi- le a credere. E reputandola menzógna.» ( benché ufeifiedi bocca ,d’ un M Rimira- P. Mi g. lil- iali, novel. le Rel.ic.dc la Chine-» pag. 1. Meitiolres fin I’ etae pretelle de-» Sa Chine-» lece. 111. pag.135. Il 76 Giro del Mondo rio Apoftolìco Riformato di S. Frane?. fco,e Vefcovo ddFiftcffa Città ) quando poi giunfi a Pckin volli udir ciò,cheno giudicavano i PP.di quella Corte : c rac. contato loro il numero gradiamo dell; geti,che me n'avea detto quel Prelato^ rifpofèil Padre Oflorio Portoghefcjclt io non lo teneflì per menzogna; perciò che eifendo pattato per Nankin pochi anni prima un lor Padre della Compa- gnia Franccfc , e maravigliato di quel l'immenfo popolo aveva detto , che lai Città fola lènza i Borghi faveva più ahi. tanti, che tutto il Reame di Francia 5 Io; però ho ri ferito quel , che mi narrarono perfone di buona fede : nò già intendo eflèr mallevadore di que’ cotanti milioni: Credane pur chi legge quel , che gli pia. ce, perche io non gli ho annoverati ; ho nondimeno 1 libri di tutto P ImpcrioCi nele,in cui è numerata ciafcuna Cittàdi quello , onde ben potrebbe cavarne la, verità chi intenderti' la lingua; poiché io par.j.jjb.i. il P.Bartoli vuol che faccia quell’impero cjr.12. trecento milioni di gente , egli è ncccflij rio, che quelli fianoncl fuolo Cine/e,non| già appefe nell*aria,e alla perfine i Villa»! gì non poflono comporre quello nume' ro; nè fi trova nella Cina altra Cit- tà Dee G e mb let; 77 ! tà uguale à Nanlbn , eflendo PelsinJ ' molto minor di quella. In ordine a render popolata la Rcpu- : blica, ed Imperio, deve notarli in que- llo luogo , che le maflìmc Cinclì fono differenti dall’JEuropee; poiché quivi è tenuto per uomo dappoco , c vile chi non fi ammoglia, mentre cosi non fn- fei tamia eflinguc il fetne paterno , e la_> famiglia; onde fe faranno dicci figli tutti li calano, c prendono tante mogli, quante de permette la facoltà loro, te- nendone cento tal'uno, comprcfc le Cò- cubincj In Cina difficilmente pcrmetton meretrici , acciòche non li corrompa la Gioventù : c trovandoli alcuna , n’ò fe- veramente galligata , onde per neccllità ' bifogna che ogn’un s’ammogli . 1 Cinc- fi non cleono dal lor Pacle per popo- lar Reami ftranicri ; anzi lòno repu- tati infami i vagabondi , che lafeiano di propagar la loro là miglia, e di predar gli ofiequij dovuti a’ loro maggiori Defon- ti , da cui eglino han avuto l’dTerej» , L’aria, c temperamento Cinefe è ottimo alla generazione : eie donne lòn fecon- dinone 5 non avendone io veduta una in età di partorire, che non tenga due fi- glioli all'intorno, ò uno nel ventre , & al- tro 78 Giro mi Mondo tro al petto ; mentre le donne Cinefi li affaticano a renderli feconde , per aver i’clh'mazionedelPaltre apprettò la ruote, ra e’1 marito , i quali non ammettono al. la lor tavola le Iterili , ma da loro fi fai fcrvire,come fe fufiero tanti. Gli abitanti, che fono in Nankin , non fon tutti Cinefi , ma vi fono ancor molli Mori venuti dalla G.Tartaria ( accertati, domi il Padre Filippo Grimaldi , ch’il tutta la Cina ve nefianodue milioni),! quali han per politica di non calar le loro figlie , folchc nella propria Setta ; ondo moltiplicano per tutto l'Imperio, comi Locuftc: Il Palagio Reale è dentro li Cittadella fituata ad Oriente della Cittì, e tenuta dal Prcfidio Tartaro, che noi! vi permette l'ingrettò; oltre che non vie, rimafa nel Palagio fuddetto cola degni,, da vederli : Le ftrade di quella Imperiai Città fon convenevolmente larghe, o ben laftricatc:i canali molti, e profonditi! cafe batte, e pulite : le botteghe ricche, c fornite di tutte forti di drappi , ed altro opre di prezzo . In fine quella è come! centro dell’Imperio : dove fi trova tutto ciò , che è di più raro , e di più curiofo dentro Pai tre Provincie . Ivi vengonoa flabiiirfii Dottori più famofi, e Manda. Del Ge me li U 70 rini fuori delle loro cariche 5 Je librario fon numerofe, e i libri fcelti : la (lampa è la più bella: gli Artefici piiV diligenti; lft_» lingua più colta ; in fine non vi farebbe-» altra Città più acconcia,e degna per efler fede ordinaria degl’Imperadorijfe la loro prefenza non folfe ncceflaria nelle fron- tiere per opporli a* loro nemici. Quella è la Città delle fete per la buo- na qualità, e quàtità de’ drappi, che vi fi lavorano , e fi mandan per tutto l’Impe- rio, e fuora? nè l'Impcradore fi provvede altrove , ch’in Nankiu, di quanto fà me- ftieri per la fua innumcrabil Corte. Nel- la Provincia fon grandi campi di mori bianchi :c fc ben gli alberi (ian piccioli , hanno nondimeno le lor fiondi grandini cui fipafceil verme, che nafee nella Pri- mavera , &in 40. di rende perfetta la fe- ra : la qual tutta fi conduce a lavorarli in Nankin da infiniti, e diligenti Maeflri, che vivono di tal mefticre. Ben fe no» lavora ancor nella Provincia di Cekian molta quantità;ma que’ drappi non ven- gono della qualità di quelli di Nankin. | Oltre della feta artificiale , fi raccoglie ,ancor nelle fuddette 2. Provincie di Ce- ,kian ,c Nankin la naturale, e fclvaggia , jla qual fallì fu gli alberi da alcuni vermi. Sol Giro bel Mondo ritrovandoti i follicclli quivi, fenzachc alcuno ne abbia avuto cura ; ma non è si fina , nè di cotanto pregio la felvag- gia ,come è quella fatta per induflrisu Io ne portai drappi dell'una , e dell'altra feta lavorati , per fargli vedere a* curiofi. Trae tanta quantità di feta il negozio, e’1 concorfo de’ mercatanti da’ rcmotiffimi paefi,che la trafportano in drappi, non folo per vendergli, ma per cambiargli ancora con mu fco, ed oro , fpczialmcn- te nel Reame del Lama, dov’è tanto co- piofo quello metallo ; perche quantun- que i Cinefi tengano le lor mine d’oro, nondimeno non ardifcono di calar fot- terraper cavarlo; e ne raccolgono fol qualche mica ne’ fiumi , facendovi folli nelle rive , dove quelle portate giù, da.,’ torrenti de’ monti, tal volta fi, ritro- vano. Per riguardo della fua grandezza , è governata la Città da due Governadori, a’ quali fon fottopofti centinaia di Man- darini per l’amminillrazione della Giu- Pizia : oltre a gli altri , che non han di- pendenza alcuna, fuor folamente che dal- l’Imperadore. A filile in Nankin un Sufltù , ch’è co- me un Vicario generale fopra due V.Re, edue • Del Gsmeiu.' gj e due Provincie; mà non hanno co/to- ro l’autorità,e le regalie de’noftri Viceré; poiché per giuftizia non polTono far morire alcuno Cerna la partecipazione,c-> confermazione della Corte, ma Colo con balconate polTono indirettamente farlo. Nè tengono facoltà di mandare un Go- vernatore, o Mandarino a quallìvoglia picciola Città delle loro Provincie; fpet- tando ciò folo all'Imperadore : e fuoi Tribunali» Col eglino poflon madarvi il Luogotenente, fin *à tanto che venga_* dalla Corte il Proprietario . Per togliere quanto fia potàbile l'eftorfioni , e dipen- denze, non polTono praticare gli ftretti parenti de' Miniftri co’ loro Ridditi ; onde teneva allora il Suntù un nipote rinterrato in una camera come un Reli- giofo, lenza poter ufeire , dandogli il ci- bo per una mota: vietando anche le leg- gi fondamentali del Reame , che ninno polla aver giuridizione nella fua patria.», o tener famigliati della Provincia , ove-» governa. Ripofai tutto il Mercoledì 12. in cafa,’ ritrovandomi molto petto da’difagi del viaggio . Per quanto permette la pover- tà religiofa, la cafa, e Chiefa di que’ PP. Miffionarj tono battantemente ornate. Parte ir. f S’en- 82 Giro del Mondo S’entra per cinque piccioli cortili, ocor. rito; nelle ftanze loro, ornati in mezzo •di vaghi filari di fiori , poiché l'indù, firiofa mano Cinefe fra le future de’mat- toni, che ctioprono il Aiolo, pianta di. Verfitàdi fiori > che s’alzano ad aggua- gliare la ftatura d'un’uomo per fargli una fpalliera fiorita dall’uno, c dall’altro la- to; crcfcono in 40, giorni , eriferbano quella fragìl tapezzeria quattro mefi, Son fiori particolari di quel paefe , cho non fi trovano altrove: uno è detto Ki- quon di più fpczic, colori , 'e forme (Ira-, ne, ma molto vago , effondo di color di canna uno, altro di r©fa lecca, altro gial- lo, ma come una morbida feta felbata.Vi è fpezial mente fra dette Alture un’erba, che febea non dia fiori , è nondimeno molto vaga a vedere, con le fronde Ma- te, e dipinte dalla natura d’un vivo colo- re giallo, rollo, e verde. I Tulipani, che j fiorifeono per que’ cortili, fon più gran- di degli Europei : le Tuberole fono affai copiofe , e di molta fraganza , che s’in- contrano per tutti i viali, con altri fiori; per maniera che ne godono baftantemé- ; te gli occhi, e le narici , fin’ agli apparta- menti del Prelato, e de’ tuoi Religi od, La Ciucia è picciola , ma beila. Illervi- DelGemeilI* 8? gio.che tengono de’fanti,è acconcio,ma non foverchio; il giardino è vago affai, e ben coltivato dì piante , e d’erbe ; poi- ché vi fono uve, pcfche, poma, mele gra- nate, caftagne, e quantità di fichi neri, e bianchi, di affai buon fapore; avendone»? io magiaro quivi a baftanza dopo la pii* Vazion di due anni; perche nella Cina nè uve, nè fichi fi trovano , fuor /Giumente che nelle Cafcde’Pp.Miffìonari, non cu- randofene troppo i Cinefi per lo diletto maggiore , che fentono nell’ altre loro frutta . Nel medefimo giardino è una pefchiera di ottimi pefei , i quali fol vi- vono d'erbe, che lor fi danno, I PP. Ge- rititi tengono in Pckin una buona Chie- fa: in cui, mentre io palfai , era un Padre Siciliano, ed un’altro Cin cfe. , Giovedì i j. poftomi la mattina in fe- dia, andai a veder due rmravigl iole cam- pane ; una (lava nel Ciun leu caduta fl_» terra dal gran fno pelo: la fua altezza era d’undeci piedi; il maggior filo diametro di fette, comprefavi ancor la groffezzso delle labbra : la circonferenza di fuora_» era di 22. piedi , la qual s’andava riftri- gnendo alquanto fino al mezzo dell’al- tezza, dove poiquella di nuovo fi rien- fiava . lira la groifezza del metallo di F s fei 90 Giro del Mondo tamburo, che tre perfone non Io potrei)* bono abbracciare : ed all'altro una gran campana di bronzo,la qual picchiali con un martello di legno . Si rapprefentava nel primo cortile da buoni Comici una cómedia,col concor- ro di più migliaia di perfone > che {lava- no in piedi . Mi vi fermai alquanto,epoi pafìfai a veder la Torre, di che n’ebbi la, licenza dal Bonzo col pagamento di po- che ciappe* Era quella di porcellana fuo- ri , e dentro , di color giallo, verde, tur- chino, ed altri , configurine di più, e di- verfi Idoli . La fua figura era otrogona., di circa 40. piedi di giro.; aveva nove palchi, o appart amen ti, d-ivifi aldi fuot con altrettanti cornicioni ingegnofamè- te lavorati : e la lommità era coperta di bronzo , con un globo dorato lòpra. Pet ogni palco eranvi quattro grandi fine- lire , rifpondenti a quattro principali ve- ti . Montai per due leale di legno fatto a lumaca nella prima danza : e da quella gallando fino a quella di sù,vi annoverai 3 $ 3 . gradini ben’alti , oltre ad altri cin- que gradini , ch’erano fuor la porta ; ed era ancori a iòni mi rà delia Torre altaj più dellefcalinate 3 di maniera che giudi- cai otfer quell a alta almeno eoo.picdi, Dei Gemeie ù 91 te ftanze erano nove, quanto i piani ; cdinogn’una vi era in mezzo una fab- brica , come pilafìro , per porvi va rj Ido- li intorno . Il muro nel piè della Torio aveva dodici piedi di groflezza, e nell'al- to otto /e mezzo . A confettare il vero. Tedi fido era ben’ intefo , e fai do, e’1 più magnifico,che fin entro l'Oriente 3 effen- do tutta l’opra dorata , che par che fio di marmo , o di pietra affilata ; poicho Tindufiria, cd ingegno dc’Cinefi è mara- vigliofo per imprimer tutte forti d’orna- menti ne’ loro mattoni , per la finezza^ della terra ben ftagionata . Da sù quella Torre (la quale i Cinefi appellan della Porcellana ) mirali tutta la Città, e’1 fa- mofò Edificio ancora delle matemati- che; avvegnaché le Ila lontano ben una ^ega . Mentre io ufeiva dalla Torre, vidi paf- far la preghiera de’ Bonzi procefhonal- mcnte. Precedeva uno con piviale attra- verfato per le fpalle : appretto veniva al- tro con una beretta nera in tetta ichiac- cìata ne’ lati , e con la Corona Cincfe in mano . Seguivano a due a due i Bonzi, toccando un campanello con un martel- lo, altri un vaio di legno, c tarando a vo- : ree batta . Entrarono nel batto della Tor- re, • 9* Giro del Mondo re, e girando du e volte intorno adoraro! no gl’idoli , che ftavano in quello. Paf- farono appieno nel terzo cortile , ed en- trarono nella Pagode , che ila in mezzo agli ultimi loro appartamenti : in cuiih principale Idolo è come un Bacco, che fedendo moftra di ridere . Vi fono altre Pagodi , e Idoli in quel Tempio , i quali per non annoiare il Lettore , or ii trala- feiano di notare. La forma della narrata Torre meglio li vedrà nella prefetto figura. Dopo definare andai a vedere il fepol- ero del primo Imperadore dal Minciaò, Quello è fuor la Cittàin un monte cu- ftoditoda Eunuchi, i quali quivi menati vita Religiofa . Confitte in una gran Sa- la ben coperta, con una come Tribunaj dentro, dove fi tien rinferrato il Ritratto di quello . Il tumulo è dentro una grotta cavata nel monteae n'è chiufo l’ingrefibj Ali ditte Monfignord’ Argoli , che Telo attende® in Nankin un giorno di fepólì tura (che fegnavan gli Aftrologi forti** nato per tal funzione ) avrei veduto pai-* far più migliaia di tumulùpoiche i Cincfi non ibi fi fanno quelli in vita di legno tortiflìmo, egroifo mezzo palmo, mifu- r ndovifi prima dentro , per vedere fe vi ftia- r s ii- ' Del Gemelii.' 9? flianoagiati , madopo morte ancora ri- .mangon per qualche tempo in cafa i ca« daveri quivi chiufi, fin’ a tanto che dagli Aflrologi loro fia prefcritto il giorno della fepoltura; prolungando altri quella lugubre funzione per macanza di mezzi, mentre fi fa con gran pompa , e fpeCa. Bifogna turarli ben le narici colui, che cammina per Nankin , poiché s’incon- trano fovenre facchini con cari pieni di fterco per dover letamare i loro or- taggi ; perciocché mancando loro il leta- me degli animali , è di meftieri fervirfi di quello degli uomini, che pagali molto bene da’ giardinieri in ortaggi , o aceto, o denaro ; comprando a più caro prezzo quello, che fallì dalla digeftione della., carne , che del pefee : i quali conofcoqjò alla prova della lingua. Per gli fiumi non li vedono , che barche cariche di tal puz- zo : c fe per ifvcntura alcuno è colto im, mezzo di quelle barche, n’è per morire, per le ftradc fi trovano luoghi bcn’acco- modatfe imbianchi tì,con loro fedie,e ri- pari, per allettare i p a (faggi e ri a feari- carfi del pefo del corpo : tenendovi Torto un gran vafo di creta , per non perderne parte. ! Se per render fecondo il terreno ufa- no # ì 94 Giro del Mondo no quefta diligenza , che annoia il tufo di chi patfi ; non fono però refe fporche le firade della Citt à dal calpeflio di tanti animili, come in Europa ; poiché non fi vedono porci per la Città, e campi, qua. tunquei Cinefi nc confammo grandi!- lima quantità, uccidendotene in Nankiti cinque , e fei mila il giorno : oltre dello vacche, che mangiano li Mori , e capreì faldati . Provedono a queflo gra macel- lo i particolari ; poiché non vi è pove- ro, che non allevi un porco i 11 ca fa , o nella barca, che poi a tempo il vendo per pagare ilrfìcn Jean, o tributo all'Im- peradorc , o per altre lue neceffitàjeflen- do si buona la carne , che fi dà agl’infer- mi . In tutti quelli di Monfignor Argo- li.e’due Padri Puoi compagni mi pernia- fero a non andare in Pekfh , perche i PP Gefuiti Portoglieli non vogliono, elio verun’Europeo prenda conoscenza dello fiato della Corre : e che fe io vi andava, fenza dubio m’avrebbono fatto villania, E rispondendo io , che colà non anda- va per fpiar gli affari della loro Miffione, ma per foia curiofirà di veder quelli, gran Corte: e che perciò non temevi) nienteae che farei andato di ftanza nell'i- ftetfo Convento de’Padri ; in fine veden- Del Gemelli. 95 11 do eglino, che non mi potevano rimuo- f vere dalla mia ferma determinazione, fe- 1 ron la diligenza per difporre ciò , che mi * faceva meftieri per lo viaggio. Ben fi poteva continuare l’andare per * acqua fino a mezza giornata predo a Pe- ti^® ma nondimeno fi fa gran giro , e fi * allunga il cammino: onde tutti da Nan- ficin prendendo la firada per terra , rifolfi «anch’io lo ftefib.Feci duque pattare il fer- iVidore dall’altra parte del fiume Kian_» i per prendere le vetture, che facevano di Ibifogno per profeguire il cammino fino (alla Corte : e con l’afiiftenza d’un Cri- 1 ftiano Cinefe , che l’accompagnò , egli I le patteggiò per 5.1ean,ez, zicn,chefon Tette pezze d’otto , e mezzaluna : cj idopo aver data la caparra ritornofiì. r . . , CAPITOLO NONO. Si contìnua il viaggio per terra fin alla Uggia di Tekjn . Tj Efe le grazie per lo cortefe albergo JtV a Monfignor Vcfcovo, e 'due Padri fuoi compagni, Sabato 1 5. dopo definar mi po fi in viaggio. Ebbi la ventura di andar in compagnia con un Dottor Ci- nefe 96 Gino del Mondo ncfe Criftiano graduato ad etter Mandi, rino ; ra mcandogli Colo il denaro, fenza il quale non (ì danno impieghi in Cina; il cui Padre era Sacerdote . Ufcinimo in (le me per la porta onde era io entrato, detta Simucn,o porta d’Occidente,chc non è interiore in bontà alla deferittaj, tenendo tre ufei di ferro , e in quelli da 60. palli di fabbrica . Fuor della quale entrammo in una barca, e pattati per (ot- to il ponte (che è quivi fabbricato di più archi)fcguitammo il cammino per Io ca- nale all’intorno le mura della Cittì Cambi marno appretto altra barca, nel cui patteggio mi Corti un’accidente betu male, clic mi avrebbe interrotto il viag- gio: e fu il dimenticarli i fervi , bencho avvertiti, d'un capezzale di tavole co- perto di pelle all’ufo Cincfe, chiufo h modo di bauglietto, detto fufccu , in cui aveva io ri polle cento pezze da otto; alandolo i Cinell per dormire , eferbit le loro fcritture. M’avvertii della min- canza di quello, dopo effer andato cento patti avanti con la feconda barca ; mai barcaioli della prima furono si leali, che corfero dietro noi chiamandoci, che 1 ! prcndeflìmo . Pattato il Kian , che è il maggior fiume della Cina , ed ha in quel luo- Del Gemelli* 97 luogo due miglia di larghezza, e profon- dità a bafianzi ; con due ore di giorno dopo 12. rn. di cammino g’Ugncmmo nella Città di Pulteu pofta a fini lira del niedefimo fiume. Tiene il muro di quse- fia dieci miglia di giro , chiudendo den- tro e colli , e monti, e piani dì (abitati, perciocché la Città ha poche cafe, pia- cendo più a colorò di viver ne’Borghi, che fono ben lunghi. Pernottammo in quello di Tien chva alla riva del fiumo, ove p affai la notte allegramente col Dot- tor Cincfe, bevendo vino di rifo, benché si caldo, che mi f’cortava le labbra;e(Tendo coftume in Cina di ber caldo, e mangiar freddo. Le tante coltelle, che ufava_» meco il Dottore, eran troppo a me nojo- fe; mentre fe fi prède van i due bafioncelli d’avorioper màgiare, bifognava, che prc- cedcffer molte cerimonie prima: fe s'in- contrava , fe fi dava , fé fi riceveva , nell* entrare, nell'ufcire , nel bere , e in ogni altra azzione, benché naturale, fa di me* ftierc il ccrcmonìale Cincfe sufando del- la parola Zin, ch'apprcfio loro è Perba_> bettonica di tutte le cortefie; poiché s’al- cuno lafcia di praticarle , è (limato inci- vile, c barbaro . M'importunò' tanto il Dottor la fera a far porre idue miei fcr- Tarte IV. G Vldori T04 Giro dei, Mondo non mai bevono, o fi lavan con acquj frefea; facendoli maraviglia degli furo- pel, che ciò ufano. In que’ luoghi nonnafee rifo perca- giondcl clima freddo ( fentendoloio di que’ tempi, benché portaci pelliccia, e calzoni imbottiti di bombace , e calzedi pelle col pelo a rovefeio) onde (upplifco- no a tal mancanza col grano, facendo pa- ne ripieno di cipolle tagliate ben minu- ta mente , il qual pongono a cuocere al fumo,- traversando alcune ftanghc /opra una caldaia che bolle, per porvi Ja palla : la quale ne riinan cruda , come prima-., che mangiata poi fi pone su lo fio iliaco, come una pietra . Altri orti danno a mangiar lafignc fottiinientc tagliato. Ufano eglino nondimeno per compenfo del rifo il Taufii , o fagiolata , che è Ijl» delizia loro , poiché ferve d’intingolo alle loro vivande un cosi morbido làpo- ne . Sogliono fi rio di fagioli bianchi macinati , e ridotti in parta , de’quali ab- bonda molto il Norteibenche il facciano ancor di grano, c d’altre vettovaglie. Mercoledì 26 . di buon’ora prendem- mo un boccone in Chiay-Xoìì : e al ve- /prò pafiainmo per la Villa di Zuxien_‘, picciola, nu cinta di muira. Nel borgo di quel. Dei Ge MEtt- 1 % 105 quella è una gran fabbrica in quadrone dentro più Pagodi con Bonzi, Gl'Idoli fon di tante moflruofe figure , che fa- rebbe no/ofo a riferir le favole , che ntj» narrano . Havvi nondimeno un buon giardino con alti alberi . Venimmo la fe- ra nella Villa di Tuntantien dopo 3 o.mi- glia di viaggio. Io fò conto delle miglia, c non de’ Lij , come tifano i Cinefi , per andar con miglior ordine 5 perche in una Provincia fon quelli di 260. palli, e in al- tre più , e meno . Giovedì 27. di buon'ora palPammo la Città di Jenchiefù della giuridizione del- la Provincia di Xantun. E’ polpa quella in piano . come tutte l'altro; poiché i Ci- udi non fabbricano ne'colli.Stendonfi le file mura in quadro quattro miglia: «Se avvi un fa molo ponte di pietra . Defi- nammo a mezzodi nella picciola V illa_. di Caùxiò : e polammo poi la fera dopo 30. miglia, nel Borgo della Villa di Vven- fciarr lcicn . La Villa non è bcn'accafata nel recinto di tre miglia di mura , clvu tiene in quadrojClPendovi dentro campi, e giardini. Venerdì 28.ripo$amonel Borgo della Villa di Tun-pin-chieu; quindi palpando per Io mezzo di quella , la trovai luga un mi- io 6 Giro del Mondo miglio e mezzo , Si uno larga; ma vi fon dentro molti capile cale dirute : e l’altre fon di mattoni, e di paglia. Le lue mura fon di terra ammaliare. Venimmo la_> fera dopo so.m. in Chieuxien pictiola_> Villa. Sabato 29. sù l'alba trivellammo Ifi_> Villa di Tungo-fcia, cinta di lunghe nnt- ra di terra , ma da poca gente abitata.,. Palpammo appretto fopra la fcafailfiu- me di Tungo, per elTcr caduto il ponte; e venimmo a definire in Tun ceny . La notte poi dimorammo in Scipinxien do- po 3 4. miglia di cammino. In quella lìrada non efiendovi monti per far le loro fepolture, i Cinefi pianta- no nel piano quadri di ciprellì , o d’altri alberile nel mezzo pongonvii tumuli coperti di mucchi di terra . La notte , dentro Polleria vi è una fcntinella , chej continuo batte due legni per Pegno, che non fà dormirei paflaggicri . Domenica so.dcfinammo nella Villa di Sinticn : quindi pafiando per quella di Cautanccu (la quale ha mura di terra, ed è poco popolata) giugnemmodo- ’ po jo.miglia in Iau-ciaen. Lunedisi, di buon’ora palpammo la { Villa di Ghinxianà , la quale tiene Jun. ' go • Del Gemelli- 107 g0 recinto di mura, c pochi abitanti.Pri- ina di mezzodì delinammo nella Villa di Cufcipò. Giungemmo poi in quella di Taciò , che per la comodità del fiume* è ben popolata nei circuito di tre miglia di mura, e molto più ne’ Borghi, che tie- ne : avendo buone piazze, e botteghe»» d’o<mi cenere di mercatanzia del paefe, e dfcomeftibiJi - Pattammo ivi in icafa il fiume, che bagna le mura,per la qual co- fa rare volte lì paga,effendo dalla Cittì provvifionati i barcaiuoli. In quello fiu- me comincia la Provincia di Pekin. Per- nottammo dopo 34- miglia di viaggio nella Villa di Liuci-miau . In quel viag- gio ritrovai a lini , che giunti al termine della lor polla , non palpino più oltre^, ancorché s’uccideffero a ballottate : ap- punto come fon quelli da Salerno a Napoli. Martedì primo di Novembre coiu un’ora di Sole palpammo la Villa di Km- ceu cinta di mura di terra ; la quale non, ha altro di buono , che una Torre $ else- dovi dentro l'ol piccìole calette di loto con pochi abitanti . Definammo in Leo- cimiau : quindi vedemmo la Villfc— » di Fucenchiè, la quale è compofta fimìl* mente di mura, e di cale di ioto;ed è peg* io8 Giro del Mondo gior di Kinccu . Pofammo la nottedo*' po 3 J. miglia di viaggio in Fuciany: ove era fopra la porta una cappelluccia fatta all’Idolo protettore della Città : la qual cofa u fano a fare i Cinelì in tutte l’altre loro Città. Mercoledì 2. ben di mattino padani, mo un ponte dì pietra porto fopra il % me della Villa di Sciale cevà . Appretto j vedemmo la Villa di Scienghcnà mura- ta di terra , e poco abitata. Dopo la qua- le partimmo in fcafa ( per eflercadutoil ponte ) il rapido fiume della Villa di Ta- gaxiàjc rimanemmo a definare in quel- la di Sciankelin. Partimmo poi per laj Città di Xochienfu > la quale ha poeta cafe comprefein due flrade:e'l refto tut- to è campo, e cafe abbattute; e ’1 filo cir- cuito è di quattro miglia in quadro$jni folo il lato del Nortc è finito di mattoni, elìendo gli altri tre di terra rialzata. Nell’ufcirche feci da quella Città, in- contrai una proceflìon d’idolatri. Prece* devano più banderolc portate da u orni* ni, e da donne, in cui eran dipinti dra- ghi, pantere, e bafiliichi ; due tamburini di bronzo fi battevano da due ragazzi : c una tromba appretto fonavafi da un’uo- mo in fuon lugubre . In una fedia criu» por- Del Gemelli. 109 portato da due uomini un Moftro fcdu* to dentro ; veniva appreso una gran ba- ra portata da più pedone , a cui d’intor- no , e dentro era un'infinità d'Idoletti di creta fedirti, e in piedi, di figure fpa- ventevolì. Eranvi nondimeno due nel mezzo feduti , come dinotaflfero c fiere-» gl’idoli maggiori . Un maeftro di cap- pella precedeva con una carta in mano, come infegnafie ad intonare alla turba_>, che feguiva la bara . I contadini tutti, che l’incontravano, per riverenza s’ingi- nocchiavano ; ma i nobili , e la gente ci- vile non fan conto alcuno di tali cofe: ed entrano nelle Pagodi delTiftefia manie- ra , come fe entrafiero in una ftalla , per- ciocché poco credono alla vita futura-». Dovrebbono Tortene per la vicinanza della Corte efler quivi le migliorile non- dimeno fon le piggiori per otto giornate all'intorno ; perciocché i Cinefi non vo- lendo acctefcer Tufàto pagamento della fera per ftanza , e cena di 40. Zien , che fono 13 . grana meno un terzo di Napoli: gli orti lor danno erbe , e brodi} poiché quivi i viveri coftan più cari: e quàdo un volefTc pagar loro più per effer meglio trattato , non lo trova, per la cagion fu- detta , ma bifogna provvederli di fuora. ITO Giro del Mondo Glugnemmo la fera dopo 3z. migliaia Relcilipò. Giovedì 3 . definimmo nella Villa dj ' Ginchyeuxien : e dopo paffammo pe r entro quella di Mauciù , cinta in parto dimura diterra, ed affatto disabitata, All’intorno le fon laghi, e paludi . Efleti- do andato otto , e più miglia fra quelli, per pofar la notte nel Borgo della Villa di Xiunxien, prima d’entrarvi m'incon- trai conl'efequie d'un morto , che pre- ceduto da più banderuole di carta dipin- te , c da fuoni , porravaii da più becchini entro un'arca fu della bara. La Vilhu ha due miglia di giro , ma è poco abita- ta . Il Borgo è buono , e li paffi per mez- zo un fiume. Portan le contadine di quella Provincia di Pekin l’ornamento della teda (ingoiare dall’altre;perciocchè di tutti i capelli attortigliati fannofi tre, e quattro volte dietro la coppa, e copron- gli con berriuole fatte di feta nera, o di bambagia ,paffmdovi uno fpillone per tenerle ferme . Altre ne fanno un gratL, nodomella fommità, e’1 coprono coiu una faldella di feta con oro; a cui alcune aggiungono un cerchio intorno alla te- di largo tre dita di feta , ed oro , cornea u ii frontale .Non lafciano perdere cofa Del Gemelli^ ili li gli accorti Cinefi: prima dell’alba per quel cammino vanno in su, e giù icon- I radini co due certi appefi ad un’arta avan- : ti , e dietro >, raccogliendo gli ei'c re men- ti degli animali , per ingrallar la terrai. Altri con un faftcllo di legni uncinati, tratto per terra, raccolgono le paglie, e le fronde per lo fuoco; perciocché le legna quivi coftan cariflìme . Femrno la gior- nata di 3 2. miglia. Venerdì 4. per lo fiume di Xiùnxien.J andammo a definare nella Villa di Pecu- xò aliai bene abitata per la comodità del fiume . Giungendo la fera nel Borgo del- la Villa di Sanchinxien. Ha quella due_> miglia di giro nelle lue buone mura di mattoni : ed è ben popolata,come anche i /noi Borghi, che fon forniti di tutto ciò, che è necefTario . Femrno in tutto 30. miglia. Sabato s.vcdemmo la Villa di Cióceu,' la quale benché cinta di baftite di terre- no , è nondimeno ben’abitata anche ne* Borghi. Venimmo a definar, dopo aver palfato un lungo ponte di legno, eduej altri di pietra, nella Villa di Liolixoa_» . * Partimmo apprertò per la Villa di Lean- , xien xiè , la quale ha buone mura di mattoni , lunga un miglio ; quindi po- fammo j Ia Giro del Mondo fammo in quella di Cian Singhicn do- po aver fatto 3 2. miglia. Fù quella p e . nultima giornata noiosa per gli tari car- ri, è cammelli, e giumenti, che vanno, c ritornano da Pckin; in tan to che diffidi- mente potevamo pattare. Quivi in tutto il cammino d’uno in due miglia fon sé- ore guardie , che su la ilrada alzano Jjn mucchio di terra , e (òpra quello una cafetta di loto, in cui la notte vegghiano per ficu rezza de’pattuggieri. Domenica 6. dopo aver corteggiati afpriflimi monti per 20. miglia di Ilrada giunti in Pckin, dopo due meli, e undeci «iorni di viaggio dal di, che partii da», Canton ; efleudo andato 2150. Lij per terra da Nankina Pcfcin , c 3250. per ac- qua da Canton a Nankin ; contando i Cinefi da Canton a Pckin 5400. Lij di quelli , che contengon ciafcuno 260. parti . CAPITOLO DECIMO. Defcri'Qoné della Città di T tifiti ,e del Tallio Imperiale . A Ndai a fmontar nella Cafa de’ Padri Gefuiti porta nella Città de'Taru. ri, JJEl U E ME ti!. II* ti ; per darmi a conofcereaiPadre FiJip- ;jjJ po Grimaldi V. Provinciale, e Prefiden- iqu te di Matematica deli’Imperadorejacciò- | che col fuo mezzo potetti vedere il più U, ragguardevole della Corte . Colui mi ri- 5| cevè con molta correda , inoltrando di- | fpiacere di non potermi ritenere in Con- ? vento prima di darne contezza all’Impc- j. radore,il qual voleva ftar’ inrefo di tutti gli Europei, che capitano in Pekinidicen- . domi ancora, che fé ciò s’occultava, vc- J nendolo poi l’impera dorè a fapcre , fe ne ; fdegnerebbe non poco ; perciò che egli : giudicava, che tutti gli ''Europei fian per- : fone abili a potergli rendere grandi fervi- gj . Tanto più che per effer in cala allora due Paggi dell’Imperadore ch’apprende- vano dal Padre Peirera la mulìca alla-, maniera della noftra Europa , era ben-- difficile occultargli il mio arrivo; poiché quei Paggi eran rantc fpie, che riferiva- no all’Imperadore,. ciò che vcdeano ;e_» cf|£da due anni, che gli tenevano in ea- fa,s’eran perciò porti in gran foggczione. Non lafciarono poi d'ammirar,tanto il Padre Grimaldi, quanto tutti i Padri Portoglieli la mia venuta alla Corte; di- cendo, che fi maravigllavan. di chi mi aveva configliató a venire in Pekin,dovc Tmejy* H non 120 Giro del Mondo delle porte del Palagio, e della Citt 3 , i • quali fan le loro guardie in giro, e vietan Pcntrata a’ Bonzi delle Pagodi , a'ciechi, a’ zoppi , a' fiorpiati, e a tutti coloro, che hanno alcuna bruttezza cólìderabilenel corpo; chiamali quello primo recinto Xiian-cin, cioè a dire muro Imperia- le . Il muro dentro , che circonda imme- diatamente il palagio , è molto più alto, egroflo, fabbricato di grandi mattoni tutti uguali , c abbellito di merli bcn’or- dinati . Ha dal Norte al Mezzodì un mi- glio, e mezzo Italiano : e un quarto , o mezzo di miglio di larghezza ; e quattro miglia, e mezzodì circuito. Ha quattro porte con grandi volte , & arcate. Quel- la di Mezzodì , e quella del Norte fono a tre, come fon le porte della prima mura- glin;maquellc de'lati fon séplicì*Sù que- lle porte , e fu’quattro angoli del muro forgono otto Torri , o più rollo ottq Sa- le d'una llrana grandezza , e d'una bella architettura, evie data una vernice roda feminata a fiori d'oro ; fono coper- te di tegole colorite di giallo- Guardano 40- Tartari l’entrata di ria- felina porta, con due Uficiali; non per- mettendo , che vi entri altri , che i Man- darini de' Tribunali, i quali abitano dea* Dei Ge msi il» ili tro il Palagio , e gli TJficia li della Cala Reale:vietado ad ogn’altro,che non mo- stri loro una picciola tavolcttadilegno, o di avorio, in cui il Tuo nome.e luogo, dove deve fervire/on notatilo] fugello del Mandarino , da cui dipende. Quefta feconda muraglia è circondata d’un profondo, e largo follò rivcftito di pietre di taglio;nellc cui acque fon gran- di, e buoni pefci. Ciafcuna porta tiene-» un ponte levatoio, per traverfare il fotto, fuorché quella di Mezzodi. Dentro il arande fpazio,che fcpara le due mura, vi fon più palagi diftaccati , roton- di , e quadrati , fabbricati per diverfi ufi, e diporti ; poiché fon grandi , e ben’or» nati . Dentro il medefimofpazio dalla parte d’Oriente, a piè della prima muraglia-, corre un fiume con più ponti ben forti, e di marmo , fuorché nell’arcata di mez- zo , ove è un ponte levatoio di legno* effendo tutti gli altri ponti , che fono en- tro il Palagio, fabbricati deirifteflfa ma- niera . Nella parte d'Occidcnte , dove lo fpazio c più largo, vi è un lago co quan- tità di pefci, per etter lungo più d’un mi- glio Italiano: per cui dove è più flretto, pattali fopra un buon ponte, che ha in_> *22 Giro del Mondo tìafcun dc’capi due archi trionfali di va- ga, ed eccellente architettura . IJ rima- ncntede’ ducfpazj d’Oricnte, cd’Occi- dente, che non è ingombrato da quei palagi diftaccati , nè dal lago , è partito in ben larghe ftrade, abitate da famiglia- ci ,uficiali ed artefici , che fervono ad ufo del Palagio Imperiale . Al tempo de’Re Cinefi vi erano dieci mila Eunuchi ; ma chi regna al prefentc, vi pofe in lor luogo Tartari, c Cinefi del- la Provincia di Leaótùm, i quali fo&j confidenti come Tartari per grazia fpe- ziale. E ciò per quello, che riguarda il di fu ora del Palagio : bifogna ora ragio- nare di quello , che vi è dentro. Egli è prima da norare , che non foru in Pckin le cafe , ficcome le noftre, a piti palchi , ed alte j ma più torto i di ver/i appartamenti d’un palagio fono un den- tro l’altro con diverfi cortili nel medeli- ino piano ; e in tutti s’entra da una fòliL» porrà della ftrada; fìcchè dove noi perle nortre abitazioni ingombriamo più aria,: eglino voglion più terreno . Per efi /empio la prima porrà d'un palagio, ch’è fu la ftrada , e riguarda il Mezzodi , ha [ dentro il cortile più picciole caie dall’u- na , e dall'altra parte . Dopo le quali fi; I Del Gemei e il 223 paffa ad un’aJrro cortile per altra portai di rimpetto a quella prima delia ftrada_j> dove è il fecondo apparramento:il qua- Jc è continuato dal terzo cortile più fpa- ziofo, che termina ad una gran iàla, dc- ftinata per ricevere i foreftìeri.Apprefiò trovato* il quarto appartamento, dovej dimora il Padron della cafa ; c dietro a quello un’altro cortile col fuo quinto appartamento , dove fi /orbano le gioje, cd arredi più prcziofi. Più avanti vi è un giardino; ed al fine , il fello , cd ultimo appartamento , con una piccioìa porta.» nel mezzo . Ad Oriente ,ed Occidente^ di quelli cortiiifon le danze meno pre- giate. I domedici colle loro donne, c figli abitanodentroquello ,che è prefio alla prima porta ; gli altri cortili fon tenuti dagli Inficiali di più confidenza ,e dal fer- vizio dell’officine. Di qtteda maniera.» fondifpode le cafe de’ Mandarini, edel- l’altre perfonc ricche; ma quelle de’ Si- gnori grandi , e più ragguardevoli occu. pano maggior terreno, ed hanno gli ap- partamenti più grandi , e più elevati, a mifura della lor dignità ; eflendo tutto ben regolato per leggi del Hcgno; le_> quali è delitto trapa dare, , v Gli appartamenti Imperiali , che rip. /cica 124- Giro del Mondo ferra quello interior recinto, detto Ciau,' vogliono alcuni, che fian venti , a’ quali danno loro nomi , e lìti particolari: altri vogliono, che fian dodici , quanti fono j fegni del Zodiaco ; evvi chi giudica ef- fernovecon altrettanti cortili 5 fcriven- clone ogn’uno per udito, non già per ve* dura 5 poiché è imponìbile a gli turopei vedergli tutti, e fpezialmente quello del- le donne ; permettendoli fola mère quel- li, in cui la gelofia degli Orientali noiu vieta l’intervenir nelì’Udienze. Io potrei RcUt.duPe* farne una relazione fu’l rapporto altrui, Magaìiiant ma rimetto a lui il curiofo lettore, per no c,lg ‘ traferivere il medefimo con una nojofa narrazione . Dirò /blamente , che quelli cortili, e appartamenti fon tutti fu d’una medefima linea, con grandi fàlc, d’una architettura Gotica , in cui il lavoro del legname è aitai vago a riguardare , per un gran numero di pezzi ^lavorati di le- gno , che avanzano gli uni fopra gli altri in forma di cornice; la qual cofa lull’or- lo del tetto fàuna aitai bella veduta. I Iati de’ cortili /on chjufi ò per piccioli corpi d’alloggiamenti , o da galerie. Ma quando fi giunge a gli appartameli dcl- l’Imperadore, le volte foftenute da grof. fé colonne , i gradini di marmo bianco* onde DEtGEMEttrr 125 onde fi monta nelle fale elevate :i tetti ri/picndenti di tegole dorate: gli orna- menti delle /colture , le vernici , le dora- ture, le dipinture, 1 pavimenti , che fono qua/i tutti di marmo , o di porcellana : c fopra tutto il gran numero delle varie, e belle ftanze, che quello compongono; fenza fallo tutto ciò ha molto dei rag- guardevole , e del maravigliofo: erifen- tedi Palagio d’un gran Principe . Per ri- fare una Sala brugiata mi dittero i Padri Francefi , che non vi voleva minor fpefa di due milioni di pezze d’otto. Ben egli è vero , che l'architettura , e gli or- namenti fon poco regolati: e non fi vede quivi la fimmetria, e vaghezza, che fan- no i palagi d*£uropa. Il numero delle concubine, che /tanno dentro quefto Palagio per Polo piacere dell’Impcradore , è ben difficile a Pape- re; perciocché è troppo grande, c non è determinato : oltre che non fi vedono quelle giammai. JEllePon pulzelle, e no- bili , Pccite a ciò da’ Mandarini delle.» Provincie : le quali entrate nel Palagio non hanno più di comunicazione co’ lo- ro parenti . La folitudinc forzoPa, e con-* tinua ( perche le più non fono conoPciu- tc dal Principe ) l'arte , che oprano per fard I i 6 Giro del Mondo farli concicele , e la gclolia, che regnai inloro, le rendono ben disgraziate. Di quelle , che hanno avuta la ventura di gradire al Re, lì fono elette tre , che por- tan titolo di Regine :c vivon molto di- pinte dall'altre; avendo ogn'una il fuo appartamento feparato, ed una Corto numerofa ; niente loro manca di ciò, che può contribuire al lor piacere: i loroar- ncli, le loro velli, e i lor accompagnarne* ti fono magnifichi . Nò perciò eilchanj parte alcuna nel governo;ridendolt i Ci* nell in udir, che le Principeffc approdò noi fucccdono ne’ Regni: e dicendo, che «p.Mauaii. i’ Eu ropa lìa il Regno delle Donne .Ten* rcicic.iuog. gono quelle luogo di mogli ; onde i lor P* g . 308. figliuoli fon tutti leghimi, con la foliu differenza , che quelli della prima foiu antiporti a gli altri nella fucccrtìone tfel* 1*1 nipe rio. 1 Vie un parco cinto di mura dentro l’interior palagio, dove vivono beftio feroci,pcrdiporto dcH’Imperadore, So- novi dentro cinque colline mezzanamé- te alte , fitte dal terreno , che cavortì per far il folio, c’i Iago: quella di mezzo è la più alta : e quelle fon Puniche collino, che lì vedonò dentro la Città di Pekin. . • 2 i L I, Del Gemelli* 1 27 LIBRO SECONDO* V% , , , t t ; " 1 •. .4 CAPITOLO PRIMO. Trefentafìone del nuovo Calendario, Udienza data all'Mutore dall’ imperadore dellru, « C inale cerimonie, che u fan fi da' Man- darini nelle pubbliche fun- r fiorii, V Enne un fante del Padre Grimaldi, (da’Cinefi chiamato Mil.lavijo) per a v vifarmi, ch’il fuo Padrone m’attc- deva: e andato torto da lui, il ritrovai vc- ftito d’una buona roba foderata di zibelli- no,^ qual gli avea data J’Imperadore.Mi dille, che quella mattina era buona op- portunità per entrar con lui nel palagio: poiché doveva prefentare all’Imperado- re il Calendario nuovo del 1696. da lui comporto in lingua Cinefe , Tartarcfca, Orientale, ed Occidentale. Ringraziato- lo dell’attenzione , e del prelente, che mi fece d’un Calendario , mi polì tolto a ca- vallo , e lofeguii. Partirò il primo recin- to, dov'è la Cala dc’Padri GeAiiti Frati? cefi, entrammo nel palagio interiore per una gran porta , guardata da’loldati : eu faS Giro dee Mondo kttraverfato un gran cortile,a'fianchi del quale eran galerie co foldati ben vcfìiri, e polli in ala ; falimmo nella prima falaj dall'un de* lati per una fcala di venti gra- i dinl di marmo biaco,e sì ancora poi caia- 1 mo per la porta di quel lato ; poiché per la fcala , e porta di mezzo , che fon più ampie , e magnifiche, e meglio ornate, fol vi paffa l’Imperadore. Era quella Sala affai grande, intanto che oltre alle mura d’intorno, reggevafi ancor dentro da alquante colonne di le» gno :lc quali erano ben dipinte , e indo- rate, ficcome ancor era il cielo di quella, l’e pareti eran di mattoni lavorati di gef- fo ; e’1 tetto di sù era di porcellana fituL* di più colori . Calavafi da quella nel fé- condo cortile per altre tre porte di fron- te , e due di lato, ove erano a’fianchi fab- briche di cafc ben vaghe a vedere . Ri- montavafi poi in altra Sala fomigliante alla primate da quella per altri cortili paffavaii alla terza , c alla quarta , avan- zando quefta ultima l’altrc nella maeflo- fa architettura , c fpefa. Avanti al cortile di quefta quarta Sala portando il Padre Grimaldi il Calendario ben acconcio de- tro una Nicchia coperta di feta, accopa- guato da più Mandarini , eperfonedi qua- Del Gemelli» 129 qualità, vennegli all'incontro una perdo- na deftinata dall’Imperadore per quello ricevere: e prefolo con molta venera- zione , e cortelìa, poxtolio dentro al pa, drone. Prefa licenza il P.Grimaldi da’Manda- rini ,i quali l’avean accompagnato , mi diiTe, che per non avere i Padri qualche ri niprovero per la mia venuta, conveni- va , che mi fàcefiero vedere all’Impera- dore, acciocché poi venendolo colui a_, Papere per mezzo de’due Paggi, non fej ne fdegnaffe: come avvenne altra volta-,, per non avergli dato notizia d’un Padre della Compagnia , ch’era entrato in Pc- hin infermo per curarli ; e che perciò io attendevi quivi, ch’egli m’introdurrebbe dal Re: infegnandomi frattanto le ceri- monie , che io doveva tifare . In effetto dopo un’ora venne un domcftico per avvìfarci , che ci avanzafsimo ; per lo che paffammo quattro cortili ben lun^- ghì, circondati di appartamenti,e di ftan- . ze di differenti architetture , che forpaf- fano l’ultima fala quadrata fabbricata-, fojpra le porte della còmunicazione . Le porte , per cui palpavamo da un cortìl cj» all’altro, erano d r unq grandezza ftrana, larghe, alte, e ben proporzionate, fabbri-? Tane IV. I cate \ DelGemex.li 3 23 1 CAPITOLO SETTIMO. Del celebre Governo dell’imperio della. Chuu t dijlino'ione de' Mandarini, e de'fei fu pre- mi Tribunali di lettere } e de' cinque d’armi. M Erita gran pregio la Cina per l’ec- cellenza del fuo Governo . Fra le tre leggi , che fon quivi renine , quella de’Lettcrati è la prima, e la più antica,,; il fuo fin principale è il buon governo del Reame; su la quale eglino han com- porto gran numero di libri , e di com- mentar) . Confufio fè ne’fuoi tempi un Trattato fopra tal foggetto , ch’intitolò Chum-yum , cioè a dire la Mediocrità dorata , in cui con molto fondamento infogna, ch’un buon Re debba aver no, ve qualità per ben governare i fudditi, le quali fe porrà in pratica, egli renderà immortale il fuo Regno. I Mandarini di tutto l’Impero fi di- ftinguono in nove ordini : ed ogni ordi- ne è divifo in nove gradi . Per efiempio» fi dirà il talee Mandarino del fecondo grado del primo , o fecondo ordine ; o pure egli è Mandarino del primo grado P 4 dei 2?2 Giro dei, Mondo del primo, fecondo, o terzo ordine^ Quella divi (ione non lignifica altro, che titoli d’onori particolari , chei Rehan-. loro compartiti fenza riguardo del loro impiego; perche benché i Mandarini fìa- no d’un'ordine più , o men ragguarde- vole a mi fura delle dignità delle cariche, ch'efercirano, nulladimeno quella non_> è una regola generale, perche accadeal- Je volte, che perricompenfare il merito d'un’uomo,il cui uficio è flato folito occuparli per un Mandarino d'ordino inferiore, il Re l’onora del titolo di Ali- da rino del primo ordine, o del fecondo; ed al contrario per gaftigare un’altro , la .cui carica appartiene a gli ordini fupe- riori , l’abbaflà tal volta a titolo di Mandarino d 'alcun’ordine baffo. I.a^ conofcenza, la diftinzionc , e la babordi, nazione di quelli ordini è si perfetta, la fottomeflìone, e venerazione degli ulti- mi vedo i primi , e l’autorità di quelli lòpra quelli è si grandc:cd in fine la po- tenza lòvrana del Re l'opra gli uni, egli altri èsiaffoluta,chenon è comparabile al nollro Governo, o che fia Secolare, o Ree le fi a ili co. I Mandarini del primo ordine fon_> Configlieli del Configlio di Stato del Re, Del Gemelli.' 23 3 Re;ch’è il più grande onore, e la più alta dignità , a cui polfa giungere un Lette- rato neJJ’Impèrio . Lglino hanpiù tito- li onorevoli , lìcome fono Nili co , C 6- Jao, Cài fiàm, Siàm cùm, Siam que, ed altri, che lignificano Affelfori, Aiutanti, e fupremi' Configlieri del Re - Vi fono molte fale per quelli dentro il Palagio Reale', magnifiche per là loro architet- tura . Quando il Re vuol fare un gran favore ad alcuno di quelli Configlieri, gli dà il nome d'una di quelle fale, ficco- me pereflempio Chumkictièn, che fi- gnifica fuprema fata del mezzo; aggiun- gendoli all'ora quello nuovo titolo al Aio nome ; e fi dice tal Configlielo , o Kolao, fuprema fala reale del mezzo. Quelli Configlieri non han numero de- terminato, ma ora fon più, ed ora meno, fecondo che piace all’Impcradore, che li fceglie a Aia volontà fra’Mandarini d’al- tri Tribunali .Vie nondimeno fenipre un chiamato Xeusiam, ch’è ior Capo, c favorito del Re. Qtgelfo Tribunale è il primodi tutto l’Imperio, pollo dentro il Palagio a man finiftra della fuprema fala reale, ove l’Impcradore dà udienza. Sopra chebifogna notare, che la man fi- niitra fra’Cineli è la più {limata; ficome 234 - Giro del Mondo era ancora fra'Grcci , ed altre nazioni ; onde mi ricorda aver veduti alcuni qua- dri antichi de’Greci, ove era dipinto !t_> man fi ni (tra S. Pietro, e a man deftra_, S. Paolo, per la maggioranza dei Capo della Chiedi . Si chiama il Tribunato Nui yuèn: ed è comporto di tre darti di Mandarini: la prima è de’Configlicri del Rè già detti, i quali han cura di vedere, erta minare, e giudicare tutti i memoria- li, che i dei grandi Tribunali ( de’quali fi ragionerà apprerto) predentano al Refo- pra tutti gli affari più gravi del Regno. Quando gli han decito , eglino breve- mente rapprefentano all’ Imperadoro in carta le loro detcrminazioni,e colili le confirma , o rivoca , come gli piace. Quelli , che compongono la feconda clarte, fon come Affittenti, o Aiutanti di Configlieri del Re; fono ordinaria men- te del fecondo , o terzo ordine de’ Man- darini, il quale è grado, onde fi monta-, dovente alle cariche de’ Configlieri del Re . Il lor titolo è Tà hiò sù , cioè a di- te Letterati d’una grande faenza . Si dà ancorquefto titolo a’Configlieri,a’quali il Re ne compatte fpeciofi , come a dire Tai cù tài, che fignifìcagran Governa- dore del Principe, Tai 9Ù tài su gra Mae- Dei GfiMEitn 255 ft r0 dell’ ifteflò Principe, e fìmiglianti. La terza claffe di quello Tribunale fi dice Chum xuco, cioè claffe, o fcuola di Mandarini ; quefti han cura di fcrivere, o far fcrivere gli affari del Tribunale ; a* quali il Re dà titoli fecondo le fale ove fono impiegati. Sono ordinariamente del quarto , quinto , o fedo ordine de' Mandarini: e fon fopra tutto ftimati per correr con gli procelli, c fcritture; chc_j per una parola più, o meno equivoca, e tal volta per una fola lettela pofTon da- re, e toglier gli averi a’iitiganti . Oltre quefti avvi ancora una infinità di Scri- vani, di Proccu latori, e di Ri veditori. Oltre al Tribunal fu premo riferito, vi fono ancora undici Grandi Tribunali, fra’quali il Re della Cina due mila anni prima della venuta di Crifto divife tutti gli affari dell’Imperio: e diurno ancora. Ne fono Tei di Mandarini di lettere, detti Lòpù, e cinque di Mandarini d’armi, che fi dicono ù fu . Il poter di quefti Tribunali era ben grande, e dilatato , in- tanto che ragionevolmente fe nc poteva temere, non alcun di loro foffe per ufar la fu a autorità per fufeirare alcuna ribel- lione; e perciò la prudenza degl’Impc- radori Cjneft ha regolati i loro impieghi 236 Giro dei, Mondo di tal forte, che non v’è alcuno , che.» porta terminar gli affari commeflìgli lènza l'intervento d’altri . Dentro! Pa- lagi di ciafcun di quelli fei Tribunali vi è Tempre una fai a , o appartamento de* ftinato per un Mandarino , chiamato Còli, cioè a di r Riveditore, ò Fifcale , il quale eflamina in pubblico , ed infegre- to tutto ciò che fi fa : e fe riconofeo qualche fallo, toltone dà avvifo all’Im- peradore . Quello Mandarino non è foggetto, nè fuperiore al fuo Tribunale, ma fidamente Sindaco, o Cenfore, della maniera che coftumavano i Romani. Chiamanfi coltoro in Cina Cani arrab- biati, perche non fanno altro melticro, che morder continuo con mali uficj. I primi Prefidenti di quelli fei Tribu- nali fon del primo grado del fecondo or- dine de’Mandarini : Chiamanfi xàm_> zuò li pù xàm xu,cioè a dire Primo Pre- fidente del Tribunale delle Cerimonie; e cosi degli altri * Ogni un di quelli Pre- fidenti ha due Alfe fio ri , di cui il primo fi dice Tsòxil ani, cioè adire Prefidente della man finiftra ;e l’altro Yèù xilànu,» cioè Prefidente della man delira ; eco* fioro fon del primo grado del terzo or- dine. Que- Del Gemelli* 257 f Quelli fei Tribunali fón podi fecondo l\ j 0 r grado preffo al Palagio del Re dal- ia parte di Levante in grandi fabbriche-» quadrate con tredivifìoni di cortili , ed appartamenti; celò per la comoda unio- ne di tanti Mini Uri , c ripofo ancora-,; .mentre il Re ogni giorno li provede del definare > acciocché non fia.no obbligati d'andare alle loro cafe , e che fpediffero più prontamente gli affari. • Il modo con cui fi procede in quelli Tei Tribunali, è quello : Quando un’uo- mo ha qualche lite, la fcrivc in una carta della forma, e grandezza regolata per lo fcoftume; e con quella entra dentro il Pa- làgio del Tribunale, dove tocca un tam- buro , che trova alla feconda porta 3 ed iefTendófì pollo di ginocchio, alzata con le due mani all’altezza della tcfla la car- ta» o memoriale , quella è ricevuta da_> i un’Uficiale Tifile la confcgna a’Manda- rini della gran fai a , e quelli al Preliden- - te,ò in fua •mancSza agli Affefforiji qua- li avendola letta l’approvano , o rigetta- no, fecondò che loro pare . Seia riget- tano, la rimandano a ehi l’ha prefentata, facendogli fpefTo dare delle buone buffe per gaftìgod’avcr formata una dimanda mal fondata; fé l’approvano, il XTdtdpn- 23 S Giro dei Mondo fc Io rimanda al Tribunale inferiore, a fine d’efaminarfi la caufa , e di darne il Aio parere . Dopo che quello Tribuna- le l’ha eSatninato,e giudicatolo rimanda al primo Prefidente, che ne dà la fenten- za , accrescendo , Scemando , o confir- mando la derilione del Tribunal Subal- terno. E fe l’affare è grave, ordina al medefimo Tribunale di farne una me- moria, la qual ricevuta , e Ietta con.» fuoi Affeffori, la confegna al Mandarin Riveditore, di cui è dettare colui la tras- mette al Supremo Tribunale de'Confi- glieri di Statoci quale efamina la caufa, e n’infòrma Sua Maeftà , ch’il più dello volte ordina al Tribunale d’cfaminarlo di nuovo . All'ora i Configlieridi Stato rimandano la memoria al Rivcditore,il quale dopo aver veduto l’ordine del Re, il rimette al primo Prefidente . Coftui il fa cfaminarc altra volta, cd effcndoli rendtito Io rimanda all’InSpettore: l’in- Spettore a’Configlicri di Stato : e coloro all’Imperadorc, che dà all’ora il decreto finale . Quello decreto ritorna per la~» medefinia firada al primo Prcfidentej, che’l fa notificare alle parti :cd all’ora la cauSa è finita . Quando la caufa è di quelle, che i Tribunali di Provincie mà- dano Dei Gemei ii. 239 danoalla Corre , ella è indrizzata aJi'In- fpeaore del Re,fuggellàta: il quale l'a- pre /e Ietta la manda al primo Prefiden- te, che procede , còm’è detto , nell'affa- re, ch’ò venuto in prima iftanza. Se i Mandarini nel giudicare i procedi fjceflero jfJBor dovere fecondo le leggi, c l’intcndimeto del Re, la Cina farebbe il più felice paefe del Mondo , e meglio governato; ma coloro quanto fono at- tenti offervatori delle formalità citerio- ri riferite, altrettanto internamente fon maligni, ippocriti, e crudeli . I loro ar. tificife furherie fono in si gran numero, che ^fognerebbe lungo tempo a nar- rarle ; efiendo ben raro un Mandarino efente dall'avarizia , e corruzione? per- che non confiderano la giuftizia, ò in- giuftizia della caufa, ma coloro, che lor Sanno più danajo , o preferiti* non pern- iando d'altro, che di foddisfirc alla lor facrilcgà cupidigia, come tanti ingordi lupi. Il primo di quelli fei Tribunali fi chia, ma I i pii: la fua carica è di provvedere a tutto l’Imperio di Mandarini , c d’efa- minarei loro meriti , e difetti , per rap- prefentarglial Re, a fine di pacargli alle dignità maggiori , o abbacargli , ac- rioc- 240 Giro dkl Mondo ciocché gli guiderdoni , o gli gaftighi . Ha dentro il Tuo Palagio quattro Tri- bunali . Il primo fi chiama Vén fiven sii, cioè a dire, Tribunal, che giudica di coloro , che han la qualità, e icienze ne- ceffarie per e (Ter e Mandarini. Il fecondo Caòcùmsù, ch’efamina il buono, e’i cattivo governo de' Mandarini . Il terzo Nièn fum sù,chc ha cura di fugellar tut- ti gli atti publici,di dare i fugelli ad ogni Mandarino, fecondo il fuo uficio, e di eliminare fe i fugelli , de’difpacci , c’han portato, o mandato, fiali veri, o filli. Il quarto ICi hiùn sù , che ha penficro d’efaminare i meriti de'gran Signorino- jne de’ Regoli del fangue Reale, de’Du- chi, e d’altri, che i Cine fi chiamati Hiùn chin , cioè a dire antichi vaflalli : i quali fono ili nitri per grandi fcrvizj fatti nella guerra, quando la famiglia Re- gnante conquiftò l’Imperio. , Il fccondoTribunal fup renio fi diceo Hu pu, che fignifica Gran Teforierodcl Re. figli tiene Jafoprautcndcnza do’ Tefori, deile rendite, c de’ Tributi del Re, come anche della fpefa. . Egli di- itrihuifee le pendoni , e ^quantità del rifò, delle pezze di Zeta, e del denaro, che i’Impcradóre dona a’ Regoli , Gran Dei Gemella 247 va 7 vi è una ftabiiira per gli antichi Re; ed è ,che quando un delinquente è de- gno di qualche grazia , per alcuna rara.* qualità 7 o eccellenza di miftlerc ,come/ t ,, d b*(h’at, per le noftrc Leggi Imperiali anc he è de #•<> r« n ‘* terminato > fi fo/pende J’cfecuzione fino alla fine dell'Autunno fcguetcjper goder di qualche indulto, che fi concede nella natività , o matrimonio de' Principi , o mutazione rtraordinaria di tempo, ove- ro terremotiiliberandofi in quelle occa- fionitutti i prigioni 5 onde coloro, a' quali fi è fofpefa l'efecuzione , fon porti in libertà, o almeno godono della vita, e della fperanza per alquanti mefi. Il fello fupremo Tribunale fi dico Campu, o Tribunal dell'opre pubbliche. Egli ha cura di fabbricare, c di riparare il palagio de' Re, e loro fcpolcri, e i Templi , in cui onoranfii loro Pfedcccf- fori , egli altri , dove s’adora il Cielo , la Terra , il Sole, e la Luna . Cosi anche ha cura di riparare i palagi de' Tribunali di tutto l'Imperio,c quelli di tutti i gran Si- gnóri . A lui lòn accomandate le Torri, poti, e tutt'altre opre necefiarie, per ren- der navigabili i fiumi, c le Iliade pratica- bili iVi fon nel fuo palagio quattro Tri- bunali fubalterni .11 primo Ym aen fu, di Q, 4 cui 248 Giro del Mondo cui è i'efaminare , e formare i difegni di tutte Popre > che fi vogliono fare . jll fe- condo Yu hem fu, a cui è cominella la., fabbrica dell' armi nccefiarie per l’Ar- mate . Il terzo. Tu xui fu , intende a rendere i fiumi, e’ laghi navigabili , a far appianare il cammino , coftrurre, e rifa- re i ponti . Il quarto Ce tien fu, ha curo delle cafe,edelle Terre del Re, che dà in affitto , e fa coltivare , e ne ritraile le rendite. Per quanto fi è detto , fi vede , che i fei Tribunali fupremi han Cotto di fe 44. altri minori, che tutti han lor palagi par- ticolari nel diflretto del grande, dal qua- le dipendono, con le fafe , e camere uc- cellarle. Ciafcun di quelli 44. Tribunali ha un Prefidente; e 12. Configfieri, delli quali quattro fono del primo grado del quinto ordine di Mandarini, quattro del fecondo grado del medefimo quinto or- dine, e i quattro altri dei /èlio ordino . Nel Tribunal del Regio .Erario foiL, raddoppiati, come in quello del crimi- nale; de'quali i Tribunali inferiori han_> ciafcuno un Prefidente, e 24.Configlie- ri . Oltre di quelli Mandarini impiega- ti, ve ne fon degli altri, che non fon_> di niun'ordine, e nondimeno fon tali fol per Del Gemelli. 249 pernome:e dopo alcuni anni di fervizi® jl Re gli pone nel nono, o ottavo ordine de'Mandarini . Quelli Tribunali han_> tutti i loro Scrivani , e Portieri , ed altri Uficiali , ch’eglino mandati nelle Pro- vincie . Han Sergenti per fcrvirfcnej nel Palagio,e Laccai per portar i difpac- ci, Carcerieri , Bargelli , Birri , ed altri, che bullonano i colpevoli, Cuochi per apparecchiare il mangiare, che loro dà il Re ogni giorno , fcrvidori per fervirc a tavola,ed un’infinità d’altri, tutti tratte- nuti a fpele del Re. Il narrato numero de’Mandarini è da intendere in tempo che fu dclrimperio Cinefe , lotto la paf- futa famiglia , licome vien norato dagli Scrittori; perocché alprefente fon quel- li al doppio: per eflempio il Tribunale.?, che ne aveva 12. ne ha ora 24. dodici Tartari, e dodici Cinefi. Quelli fon i fei fupremi Tribunali , che reggon tutta la Cina, e che fon si celebri dètro qucirimpcrio;ma pcrciochè ogn’ un di lor in particolare ne farebbe flato troppo potente,! prudenti Re gli hanno per tal guifa riabiliti, e di flribuiti loro gli impieghi ,e regolate le funzioni , chej ninno è alfoluto nell’affare di Aia giui in- dizione, ma tutti dipendono l’un dall’al- tro,; 4 50 Giro del Mondo tro; peyefempio il primo Prefidentc del quarto Tribunale, ch’è quello di guer- ra, avrebbe potuto rubellarfi,fe egli avef- fe avuto un’autorità indipendente, per cagionche tutte le Truppe del Rcamo fono fottopofte a’fuoi ordini ; ma egli non ha danàio, e gli convien , che dopo chcha avuto l’ordine del Re, lo dimandi al fecondo Tribunale, ch'è dell'Erario Regio . Le barche, le barrette, le tende, Par mi, ed altri iftru menti da guerra , di- pendono dal fello Tribunale, a chìbifo- gna, che il 4. s'indrizzi; e in fine i cavalli fon fotto la giurifdizione d'altro Tribu- nal feparato, a chi bifogna dimandargli. I Mandarini ^d’ armi compongo- no cinque Tribunali , che fi chiamano ùfù, cioè a dire cinque clafiì, otrtippo. lllor Palagio è a delira, & ad Occidente V • del Palagio Reale . Il primo fi chiama., ' ' Heii fù,o Retroguardia; il fecondo Tsó fù, o Ala fini lira ; il terzo Yeu fu , 0 Ala *' ) delira : il quarto Chfim fù , o Corpo di battaglia; il quinto Cien fù , o Vanguar- • dia. Quelli cinque Tribunali fon go- ' vernati per 1 5. gran Signori , tre iiu, * ogni Tribunale i de'quali uno è Prelì- dente, gli altri Afiefiori . Tutti 1 j.fotL, del primo ordine de’ Mandarini 5 mai Pre- Del Gemei ir .' 151 Preludenti fon del primo grado di que- llo ordine, egli Affeffori del fecondo. JEgli han cura di tutti gli Ufficiali , e de* foldati della Corte. Quelli cinque Tribunali fonfoggetti ad un fupremo Tribunale , che fi dice-? Iumchimfù, cioè adire Tribunal di guerra, del quale il Prefidente è femprc un °;ran Signore . La fua autorità fi di- lata fopra detti cinque Tribunali, c fopra tutti gli Uficiali , e foldati dell'Imperio; ma per timor, che no s'abufi d’un si gra. potere , glis'è dato per Aficffore un_* Mandarino di lettere con titolo di Su- premo Reggente, e due Sindaci,o Ifpct- tori Reali, che li vegghian fopra in tutti gli affari . Tanta quantità di Mandarini fiè moltiplicata per lo buon governo, come per guiderdonare i vaflalli bene- meriti, c’hanno aiutato il primo Re del- la famiglia precedente a renderli Padro- ne dell'Imperio. E certaméte i Cincfinó han paffionc più violenta, che quella-* di comandare, in cui ripongono tutta la lor gloria , e la lor felicità ;.come fi co- nofeeda una rifpofta , che fè un Manda- rino al Padre Matteo Ricci da Macera- ta; quello Padre ragionandogli della no- llra Santa Legge , e della felicità eternai Ta- 252 Giro del A 4 ondo Tacete, rifpofe il Mandarino , lafclato quelli deliri. Voftra gloria , e voftra feli- cità li a tutta di voi , che liete (tramerò ; che per me tutta la mia gloria , c mia_, felicità confi He dentro quella cintura , e quell’abito di Mandarino; tutto il rima- nente non è, che di favole , e di pardo, ch’il vento porta via ; c fon cote , che lì raccontano, ma non fi vedono: quel che fi vede è il vantaggio di governare, e di comandare agli altri . L’oro , c l’argen- to, le donne , c le concubine , come an- cor la numerofa Corte, gli arredi, i ban- chetti, i follazzi , ei beni tutti, c gli ono- ri,e la gloria, fon le confeguenze del van- taggio d’efler Mandarino. Quella è la felicità, che noi delideriamo , e che noi godiamo dentr’iì noltro grande, e (udi- rne Imperio, e non la voftra, ch’e altret- tanto inutile, quanto ella è invilitile, ed imponibile ad acquiftare. Cosi parlò quell’empio Ateifta. Havvi ancor Mandarini , che non fon di niun’ordine delli nove , chiamati Vi ;o lieti, cioè a dire uomini indetermina- ti.Così vi fono d’altri detti V tìpin , cioè a dire, che non trovano ordine, che loro convenga, per c-fferc i loro meriti si gra- di, che gli elevano al di (òpra di tutti gli or- Del G e m E t i ri 25 ? odinij e gradis quelli fono i Regoli, Du- chi, e Marche!! , che governano ne’cin- que Tribunali d'armi 5 ftimandopiù la_» dignità di Duca, e di Marche/e , che per «rifioro grarid( fervigj s’hanno acquie- to, che queila Mandarino. CAPITOLO ottavo. Dim fi altri Tribunali dì Tekjn, delle quindeci 'Provincie , e Città dell’Imperio della Cina, I L principal Tribunale èdettoHàn lìn iven, cioè a dir giardino, o bofeo fio- rito in lettere, o jfeienze . Quello Tribu- nal contiene un gran numero di Man- darini dotti, c di buon’ingegno, che fon di vili in cinque elafi!, e compongono cinque Tribunali; i quali il Re ha foelri fra i nuovi Dottori , ch’ogni tre anni fi fanno in Pekin ; poiché venendo tutti i Licenziati del Regno chiamati KJù gin, cioè uomini illuftri in lettere , fono efa- minati con tutto rigore per 13. giorni continui; de’quah poi fi dona a foli 366. il grado di Dottore, che handimoftrato più di capacità. Quelli cinque Tribu- nali fono i Maeftri, e Precettori del Prin- cipe fucceffore nell’Imperio , a cui info- gnano 254 Giro dei. Mondo ornano le virtù, c le fcienze, fecondo Irj fu a età . Eglino feri vono tutti gli avve- nimenti, che accadono alla Corte , c all* Imperio, che meritano d’edere traman- dati alla pofterità . Eglino compongono i’Iftoria generale del Regno , ed altri li- bri : ed eglino fon propriamente le per- Ione di lettere del Re , che gli eligge ad edere Colao , o Conlìglicri. In fine_> quello Tribunale è un’Academia Rea- le. Coloro della prima Clafle , o Tribu- nale, fon del terzo ordine de'Mandarini: quelli della feconda del quarto, c tutti gli altri tre fono del quinto. Efifendoli parlato deil’elame de’Licc- ziati, e del grado di Dottore , è dovere, che fi fpieghi la maniera, come fi pervie- ne al grado di Baccelliere, che fi dà nelle Città°, e di Licenziato, che nelle folej .Metropoli delle Provincie fi conferire, come quello di Dottore folamcnte in_, Pekin . E in quanto alla Baccelleria, che i Cinefi dicono Siu-zay, vi è perfona de- putata dal Re in ogni Provincia , che và d’una in altra Città per e fa minar gli Studenti , de'quali s’efpongono all’ cfa- me in ogni Città da quattro in fei mila_. (fecondo che più, o meno fon quelle po- poktejQuefti da tre divertì efaminatori tre Dei Gemelu. 1 255 tre volte fon provati . Il primo efame_? è di quattro Letterati decani , che rifie^* dono nell'Accademie di Confufio. II fecondo talli da’ Prefetti della Città di coloro folo, che meritarono l’approva- zione de’ primi. Il terzo filli per lo Thi- hio, o efaminator Regio di quei pochi, che fono ammeflì da' fecondi . Cosi del- le migliaia , che s’elpofero in prima al rifehio di si dura imprefa , fol pochi ne rimangono alla fine ammeflì all’onor della Baccelleria: e talvolta non giungo, no nè meno a trenta ; rigettandoli tutti gli altri , ficcome indegni, e non da tan- to . Nè perciò i rigettati fi fgomentano, o dal loro Audio s’arreftano: anzi eglino fpronati dall’onore , e dall’accoglienza, che fi fa a’graduati, ritornan a quello co più ardore, per efporfi di nuovo all'efa- me feguente . Concorrono poi al fecondo efame di Licenziati , o macftri folamente gli otti- mi fra gli approvati nel primo de’ Bac- cellieri , perche Befanie è molto rigoro- fo . Eglino fi promovon fol di tre in tre anni nell’ottava Luna , che a noi fuol ca- dere in Settembre ; c non altrove , che_> nelle 15. Metropoli delle Provincie, e in numero limitato 5 efiendovene nelle due Città 356 Giro dei Mondo Città principali di l J ekin,e ISTankin in- torno a 1 50.C neli'altre più,o meno, fino a cento . Si eliggono dunque dall’Impe- radorc trenta (oggetti i più valenti per queft'efame: de’ quali nevan due ìtu ciafcuna Provincia , per far l’efame , che fi deve preci fa mente far nel nono, duo- decimo^ quìndecimo dell'ottava Luna: chiamano quelli due altri in loro ajuto, che foli non baderebbono a tanto. I due Efaminatori in tanto non parlano con_> niuno , per non dar fofpetto : & afpet- tano l’alba del nono giorno.per dar l’ar- gomento d’ìmprovifo a (ludiar del pari a tutti. Qucfto cfarne fi fa dentro un pa. lagio , ctae ha all’intorno picciole ca. morette con tavolini , e fedie . Entran- do i Baccellieri fon, rigorofa mente cer- cati nella pedona , per veder fe portano fcritto : taci cui cafo farebbon certaméte bidonati ; difendo loro permdTa fol la_» carta bianca, tre pennelli, e calamaro. Prcfo il punto fi pongono in quede ca- merette chiufi , e guardati per non co- municarfi l’un con l’altro. Gli argomen- ti fopra i quali devono far pruova del lor talento il primo giorno , fon quattro (intenze, tolte dalle molti (Time, che fi trovano nc’iibri compilati da Confufio, i 6 z Giro dei. Mondo di famiglie, ha un Capo detto Pafteù: e dieci diquefti Pattai n'hàno un’altro, chiamato Tsiim Kia , ch’è obbligato di avvertire quefti Tribunali di ciò , che fi fa nella fua contrada contro le leggi, o contro i buoni codumi ; e dare avvilo de’ foreftieri , che vi capitano , e d’ogni altra novità, che vi fia . Eglino ancora debbono dottar le famiglie alla virtù, c al ben operare. Il Tribunal Ifi-hio c retto daduePrc- , fidenti , i quali han cura de' Baccellieri di lettere , c d’armi ; per efercitare i pri- mi a’ difeorfi di ben governare, e i fe- condi a gli affari delle guerre. Il Tribunal chiamato Còtaó,o’ Co lf, è quello dcgl’Ifpettori, de' quali fòpra_, fi è parlato , che fon divifi in lei Clafli, come i fei Tribunali fupremi , da’ quali prendon lor nome . Per efempio il pri- mo LI cò , o Ifpettore del fupremo Tri- bunale de' Mandarini ; o Hu co, o Ifpct- rore del fupremo Tribunal dell’Erario Regio, e cosi degli altri . Ogni clafTe è comporta di più Mandarini del fettimo ordine: quelli fon deftinati ad avvertir l'imperadore delle mancanze, che com- mette nel Governo : e ve ne fon si forti, c intrepidi , che fi efpongono talvolta al ban* Dii G e m B irri 2 63 barino, calla morte, per dir Ja verità al lor Principe , o con memoriale, o a vo- ce; di clic l’ilforie della Cina ne raccon- tano più esépli. Egli è arrivato altre vol- te, che il Refi ammendi de' falli, e che ricompenfa gcncrofa mente , chi l’ha_» avvertito. Eglino han pernierò d'invigi- lare a* difordini de’ lei Tribunali lupre. mi, e di avvertire il Re per memorie.? fegrete . Il Re fiferve di quelli Manda- rini per materie importanti , c n'eliggc tre ogni anno per Vibratori. Dal Tribunal d’Hjm-gxn-fu prende il -Re gli Ambafciadori, e Inviati per man- dargli nella Corca, in occafione, che vo- glia confermare il titolo di Re a quello, che comanda in quel Reame , o portar i titoli ad alcuna perfona benemerita. Il Tribuna] di Tal li sù , cioè a dir Ia_> fuprema ragione , e giitftizia, ha cura di cfaminarle caule dubbie, e difficili ; e di cófermare,o rivocarclc fentèze, fpezial- méte nelTribunale delcriminale,dovc li tratta di roba,o di onore, o di vita:poichc le quello condanna alcuno a morte; cj ritrova le cagioni della fentenza dub. biofe , quella rimette al Sànfisu, che è come fuo Confeglio di cofcienza ;chej> unito cplTribunal di Tai li sù,c’l Tu che R 4 yven ? 264 Giro ohi Mondo yvca, ofupremo Tribunal de'Vifitato'. ri, è quello del criminale, aflìeme clami- nano di nuovo il procedo, in prcfenztL, dell’accufato , e dell’accufatorc,e roven- te ne rivocano la fenrenza. II Tribunal Tum chini fu ha penderò di pubblicare alla Corte, e dentro tutto l’Imperio gli ordini del Re : come di ri- veder tutti i memoriali de’ Mandarini di lettere,e d’armi, prima di andare dall’Im* peradore ; che ritengono , o fan pattare, fecondo che giudicano a propofito ; non potendo nilfuno prefentar memo- riali al Re, fenza prima efier quelli rive- duti,cd approvati per quello Tribunale: eccetto quelli de’ Mandarini di Pckin_>, che gli prefentano a dirittura. Il Prefidc- tedi quello Tribunale è del terzo or- dine. 11 Tribunal Tai chàm fu è come afro- ciato al fupremo Tribunal de’ Riti. Il fuo Prefidente è del terzo ordine : i Atoi Aflèfiori del quarto : e gli altri del quin- to , e fefto . £gli ha particolar penficro della mufica,de’facrifkj,e de’Eonzi am- mogliati, e d’altro. £.’ anche affociato al Tribunal de’Ri- ti un’altro Tribunalc,detro Quim ló sii, cioè a dire , Oiterie Reali 5 il quale ha pcn- Del G e m ei li' 165 penficro di preparargli animali, il vino,’ c tutto ciò,ch’èncceflariopcrgli facri- flcj, c banchetti Reali . Il filo Prendente è del terzo ordine. I Mandarini del T ribunale detto Tai pó sù fono de’medcfimi ordini, che co- loro del precedente, i quali provvedono j cavalli per lo Re , e per la guerra , di- ftribuendogli a’ Capitani , e dentro lej> Fortezze. Al prefen te i Tartari Occiden- tali gli conducono : e l’Impcradore ne_> compra da 70 . mila ogni anno , c’1 dop- pio i Signori , c particolari. Kin Tien Kicn è il Tribunal della.* Matematica .11 Prendente (che oggi è [1 padre Filippo Grimaldi della Compa- onia di Giesù ) è del quinto ordine , e I due Puoi AffciTori del fello : gli altri del fettimo , ed ottavo . Coftoro s’applicano all’Aftronomia , ed han penfiero d’av- vertire il Re del tempo , della durata , e della grandezza degli ccliffi del Sole, e_? della Luna; delle quali cofe l’Impcrado- rc fa avvertir tutti i Tribunali delie Pro- vincie per lo Tribunal de’ Riti , affinché fi preparino a far le cerimonie ncccfìa- rie; che confidono a far battere il tam- buro , mentre dura l'eclifle , ponendoli ^Mandarini inginocchione>c5gli occhi alzati 266 Giro dei. Mondo alzati al Ciclo, e con timore rifpettevo- ie . Quello Tribunal compone ancora., il Kaiendario ogni anno, il qual fi dirtrì- buifcc per tutto l'Imperio. Il Tribunal Tai y yven ,o di Medici- na , è comporto de’ Medici del Re, della Regina, c de’ Principi, i quali preparano di lor mani le medicine. I Mandarini di- pendono del Tribunal de’ Riti. Il Tribunal detto Hiìm lu sù fa la fun- zione di Macrtro di cerimonie nell’Alt- diéze publiche,ed è Coadiutore di quel- lo de’ Riti. Il Tribunal Xàm Lcnyvenha pende- rò de' giardini, e degli animali , ches’im- piegano ne’facrificj , c banchetti . Egli c /oggetto al Tribunal de' Riti. Il Tribunal Xam paó sù ha cura del fuggcllo ddl’lmperadorejil quale è qua- drato,d’un palmo di diametro, fatto d’u- na pietra prcziofa,come lo fignificano le fue Lettere Xampaó . Da quello diman- da i fuggelli il Tribunale de' Mandarini, per diftribuir le cariche a’Madarini del- la Corte, e delle Provincie , avutane pri- ma la licenza dal Re. Il Tribunal Kin y guei , è la guardi»-, della perfona del Re . Coftoro lo guar- dano ; ed accompagnano , quando egli và Dei Gh me 1 1 iv 267 vàfuora del palagio , o dà udienza . Il Tribunale è comporto di più centinaia di Mandarini d’aimi, figli di gran Signo» ri , ed è divi fo in quattro darti . Quelli non partiino mai, come gli altri Manda- rini, ma reftano nel loro Tribunale, ar- I rivandoallo fpcfiballa qualità di Preft- dcnti,c Kolao. Eglino benché fiano Mandarini d’armi , fono independenti I dal Pimpu , ch'è il fupremo Tribunale^ dcll’armi . 1 due Tribunali detti Xùi que sù , che fono i Governadori delle Dogane di Pe- kin , che han cura di porre le guardie a tutte le porte della Città, e ricevere i di- ritti, dipendono dal Tribunal dell’Era- rio Regio. Il Tu pù ha due cariche ; cioè di arre- dare i ladri, c malfattori, e di farne i pro- cedi : egli trovandogli innocenti , gli può liberare 5 ma fe gli truova degni di • morte, gli deve rimetter al Tribunal del criminale . Egli ha ancora poteftà di far ritenere gli fchiavi fuggitivi , i quali fa bartonare, e poi confegna a' padroni, fe- gnandoli prima col ferro nel braccio fi- 1 niftro. I tagliatori di borfe , per la prima volta lì marcano con fiinil ferro al brac- i . fio finiftrcjla feconda al dertro;e la tem 268 Giro del Monito fi rimettono al Tribunal del criminale.' Il Tribunale detto Fù yn, è quello de’ due Governadori della Città di Pekin-.. Quefti Governadori fono fuperiori a quelli di tutte l’altre Città dellTmpcrio. Èglino fono del terzo ordine dc’Manda- rini , e i loro Aflcflori del quarto . Il pri- mo ha foprantcndenza di tutti gli Ru- denti , c letterati di Pekin , i quali non_> fono ancora Mandarini . Il fecondo > di far giuftizia , e fapere il numero dello famiglie, cperfone della Città ; e di far preparare il luogo , c le cole uccellano per Io facrificio.Chiamano i Cinefi que- llo Governadore Fù mù , cioè il Padre, c la Madre del popolo. Vi fono ancora due Tribunali , detti Tai himhién , e Vón pin hién, che han- no il medefimo impiego , che il Tribu- nale de* Governadori della Città , dal quale eglino dipendono ; per cagiono di eflerfidivifo Pekin in due Città, fc- guendo il coftume di tutto l’Imperio, dove fi contano le Città per una , o due, fecondo la grandezza. I Prefidenti di quefti Tribunali fono del fefto ordino. Tsùmginfuèil Tribunale de’ Grandi, che difeendono di Padre in figlio dalla famiglia ideale. II Prefidente è uno di De£ Geme tir? 2dp ioloro, che han la qualità di Re; egli non è di alcun’ordine, effendo di qualità ad ogni ordine fuperiore . I due fuoi Af- feflòri fono Signori del sàgue Reale, an- ch’efiì fuor d’ordinejperò gli affari fi fpe- difeono coll’interveto d’alcuni Adàdarl- ni de’fci fupremi Tribunali . Tutta la lor cura è di diftribuire il danaio affegnato a’parenti del Re di linea mafehile, o po- veri, o ricchi, che fiano, fino al fello gra- do; più,o meno, fecondo la loro dignità» c proflìmità . Oltreacciò giudicano nelle caufc cosi civili , come criminali dc’me- defimi ; e fanno efeguir le pene , dopo averne fatto confapevole l'Imperadore. Quelli cògionti dehRe hanno privilegio di pinger di rollo le loro calè, e i mobili. Come che la famiglia precedente avea regnato 266 . anni , era venuta in tanto numero , che non potendo ad alcuni di grado rimoto ballare il dana/o, loro affe- gnato ; fi elercitavano in arti meccani- che , ed erano divenuti troppo infoienti col popolo ; ora però non ve n'è rimafa radice . I parenti del Re Tartaro , che di prefente governa , fono tutti Signori di conto , e dimorano alla Corte ; ma fe il lor dominio durerà molto , converrà, che ancora eflì vengano in baffo fia- to. 270 Giro »bl Mondo tbjPcr la gran moltitudine. Hoamein è un Tribunale, che ha pa- ri potetti foprai parenti del Re , difeen- denti da linea feminile. Cortoro iono di due forti : la prima è di quelli , che di- fendono delle figlie del Re , maritato con ftudenti fcelri, com'è detto di fopra, c fi chiamano Fu mi; però da'Cinefi nò fono rtimati Principi del fangue , nè pa. remi dei Re , come quelli, che non han- no diritto alcuno alla fucceffione;quan- do anche fuffe in tutto fpenta la linea., mafchile. Quella coftumanza fioflerva anche dal popolo; perche in Cina il ma- ritare una figlia , è lo ftertò,ch'dcludcr- la per Tempre dalla famiglia paterna , o porla in quella del marito , dal qualo pofeia prende il cognome. Perciò quan- do i Cinefi vogliono dire , che una ver- gine è andata incafa dello fpofo,non fi fervono del verbo Kiu , o andare , ma_, del verbo Quei , ritornare; e cosi non di- cono : ella è andata , ma ritornata in Tua cafa. Parimente, quando l’Avo parla de’ figli di Tuo figlio , gli chiama femplice- mcnte,S(in 911, miei nipoti ; ma quando parla di quelli della figlia, dice : Vai firn cu , miei nipoti di fuori ; perche egli gli Rima della famiglia di fuo genero . In_» D Et Gemi t nT 271 lìmigliante guifa parlando d’un morto, 1 non dicono un tale è morto, ma un tale è ritornato in terra . Nella feconda forte di parenti del Re della parte femminile , fono annoverati i Padri, Fratelli, Zi; , ed altri parenti delle Regincji Generi del Re, e i loro Pa* dri, Fratelli, e Zi; . Da quelle due forti jlRene feieglie alcuni più ragguarde- voli, per comporne il loro Tribunale. Differifcono folamcntc eifi da’ Principi dell'angue, perche quelli non fono di alcuno de’ nove ordini ; ed efii fono del primo , c fecondo: quantunque lì ftimi- no più onorati del nomedi Hoàm cin_^, e di Fuma (che vai quanto parenti del Re ) che di quello di Mandarino , anche del primo ordine . Quella feconda forte di parenti fu parimente (terminata da_»’ Tartari . Favellato abbiamo a fufficienza dej‘ Tribunali de’Mandarini, e del Governo della Corte ; rolla ora di parlare brieve- mente di quelli delle Provincie.Ciafche- duna delle 1 5. Provincie ha un Tribuna- le fupremo, dal quale dipendono tutti gli altri. Il Prefidente ha il titolo diTu- tan Kiiin muen, Fù yvén>Siun fu,ed altri nomi , lignificanti Governadore di Pro- vincie, 27* Giro dkl Mondo forte una mefehina; difperato del molto danajodatoal Regiftratore , rizzoffiin piè ( perche allora hanno in collume di Ilare in ginocchione ) e ianciarofigli ad- dodo 3 malmenollo bravamente, coiu fatti , e con parole , in prefenza di più di 300. Mandarini . Per la qual cofa con- dotti amendue in prigione, poco man- cò, che non fu itero condannati a morte} cflfendo tal forte di mercati proibiti dalle leggi del Regno , fotto pena della vita. Oltre i mentovati, v’ha dentro tutte le Città dell’Imperio un Tribunale, com- pollo d’un Prendente, e dtie,o tre AlTef* lori ,che fi chiamano Kiào quon, cioè Giudici di gente di lettere ; perche la lo- ro carica è,d'aver cura delle lettere , 0 de’Letteratbdi por mente, che i Baccel- lieri non facciano infolenze al Popolo} e dì fare da tempo in tempo congregarei Licenziati, Dottori, e Mandarini giubi- lati, a trattar di cofe fcientifiche in un' Accademia . Oltre quelli Mandarini, fparfi per tutto l’Imperio , vi fono in al- cune Provincie altri Tribunali partico- lari } come quello per la diltribuziono del fale, foprantendenza delle rendilo Reali, cd altri. Tutt’i Tribunali, Un'ora deferito, fo- no I Del Gemeii ri 279 no de’ Mandarini di lettere: quelli però d’armi fono in maggior numero, perche oltre d’eflervene in tutti i Juogi dc'Man- | darini di lettere; vene ttanno altresì in.» molti confini di Provincie, ne’porti , e_s molto più nelle frontiere, verfo la Tar- taria. Si vede un Catalogo ini pretto, che lifinova ogni anno, di tutti cofioro co’nomi , titoli , patria , c tempo , nel quale han ricevuto il grado; e un’altro limile di Mandarini di lettere. 11 nu mero de’ Mandarini di lettere di tutto l’Imperio è di. 13647. e d’armi 18520.CI1C fanno in tutto pretto a 3*167. Madarini; ciò che quatunque Ila certif- fimo, parerà forfè invcrifimile: ma non_» fono nìeno maravigliofe le diftribuzioni dc’loro ufficj , la diftinzionc, e fubordi- nazione; e par che i Legislatori non ab- biano cofa veruna tralafciata, ed antive- duti tutti gl’inconvenienti , che poteva- no accadere . Non farebbe Imperio al Mondo meglio governato , nè più for- tunato, fe la condotta, c l’integrità degli Officiali corrifpondelfe alle buone leggi; ma come che gl'inferiori non penfano, che ad ingannare i Mandarini fupcrio- ri, quefti-f Tribunali lupremi, e tutti in- ficine il Re; con fornaio artificio , e de* S> 4 ftré«~ 4 So Giro Dnr, Mondo P rezza, non che umiltà , c adulazioni; non è gran fatto , che il povero Principe allo fpeflo prenda la men fogna per veri- tà; e malgrado le buone leggi, il Popolo refti oppreffo dalle Tirannie de’cattivi Miniftri. Tutti i mentovati Mandarini cferci- tano la loro carica per tre anni , quali fi- ni ti,pafla no ad altra migliore , purché i loro mali portamenti non fiano d’impe- dimento (com’è detto) . Niuno ha go- verno nella Città, o Provincia, ov’è nato; acciò la giuftizia non vacilli, per gl’inte- reflì, ed amor de’parenti ; a’ Mandarini però di guerra è permetto , acciò cotti- battano.con più cuore,in difefa della Pa- tria . Ninno di dii ha fervidori , ed ufi- ciali propri ; ma giunto al luogo del fuo governo, dee ricevere quelli, che gli ven- gono offerti , e pagati dai Comune; ac- ciò non abbian confidenti, per le cui ma- ni ricevan doni , o vendano la giuftizia. Menando feco figliuoli , fratelli , o altri parenti , non poflono praticare co’ Cit- tadini , nta-denno fiarfene ritirati in ca- la , a guifa d i Certofini. Il bello fi è, che quantunque vi fiano tante belle , e buone leggi, per impedire, egaftigare le baratterie de’ Mandarini; (cioè De l ’G e me tifi. 2ti cioè a dire di fofpenderfi dall* uficio chiunque prende fino adieciTaes; di cflerne privato per trenta , e di mortfu per 50.) pure la loro malvagità,ed avari- zia truova il modo di ricevere ildanajo, con tanta fcgretezza , che condifficultà ponno efler convinti; oltre che l’uno na- sconde il peccato dell’altro. Morendo alcuno de’Genitoridel Mi- nierò, dee egli rinunziare la carica, per piangere tre anni , e rendere il dovuto onore a chi gli ha dato l'efleretcioè, dor- mendo, per molti giorni, fopra un poco di paglia, preflo la tomba ; mangiando per alcuni mefi fidamente rifo,cotto nel- l’acqua /chiotta ; veftirfi nel primo anno d'una veftc di Tacco ; il fecondo>di drap- po men gro/To ; e’1 terzo , di più tolle- rabile; e cotinua're per tutto quefto tem- po i /oliti facrificj : pietofo coftume, cheofiervano gli fteffi Impcradori. Si difcernono le differenti dignità, e qualità di tanti Mandarini, per divedi fogni. Primieramente dalle imprefe , e titoli di tutti i gradi , per gli quali fono patlati , ferirti in alcune tavolette, che fanno portar/! avanti ; per fecondo dalla quantità di Miniftri , che gli accompa-t gnano , trafeinando alcuni baffoni pe^ terra. '282 Giro dei Mondo ferra , e portando bandiere , ed altro. Di più dal numero delle perfone, che por* tano la Tedia ; perocché quattro Te nea concedono a gl'inferiori, ed otto a’mag- gioii: e finalmente dal numero de’colpi, die fi danno fui taburo Cinefe , che pre* cede l’accompagnameto;poiche fi tocca cinque volte per gl’infimi Mandarini, 7, 9. 1 1. e fino a 1 3. per gli Tupremi . Dee anche notarli , che in si prodigiofo no- vero di Mandarini, non accadegiammai cótcfa,come nella noftra Italia;acagion della precedenza; imperocché fel'lm- peradore viene ad averne contezza, Ten- ia alcun fallo, gli priva della carica , ac- ciò da privati pongati® fine alle loro dif- ferenze- CAPITOLO NONO. 0 / caratteri de’ Cineji : del loro Ingegno , ei ' abilità nelle arti liberali ; e de' loro più principali libri . Q Vantunque gli Egizi fi vantino di e fiere fiati i primi , che per mezzo di caratteri. e geroglifici^ loro fentimen* ti avellerò alla pofierità tramandati; è però certo, che i Cinefi gli hanno avuti molto Del Gemelli» 28 ì molto tempo prima . Tutte le altro nazioni hanno avuto un modo diferit- tura comune, formata da un'alfabeto di circa 24. lettere, le quali benché varie di figure , hanno quali lo ftefiò fuono; ma i Cinefi fi fervono di ben cinquanta- quattromila quattrocento ,c nove let- tere, ch’efprimono i loro concettitc ciò con tanta grazia , vivacità , e forza , clic parche non fiano caratteri , ma voci, e lingue, che parlano ; o per dir meglio, figure, e immagini, che vivamente rap- prefentano ciafclicduna cofa. Quelle lettere fono di due fpc?.ic:cìoè olemplici, ocompoftedi più fempliche perche ogni una di elfe (a differenza del- ie noftre ) è un fcgno,cd immagine rap- prcfentantc qualche fpezial colà, quan- do è giunta a qualche altra ; fenza alcun dubbio , non /empiici lettere , ma gero- glifici donno appellarli. Tra l'altrd mara- viglie di tal favella , le parole fono po- che , c tutte monofillabe ; come Pa, pe, pi, po, pu, pam,pem, pim,pom, pum_j, c limili; ficchò Toltene quelle monofiila- be, di cui nò fi fervono, per non poterle a patto alcuno proferirc(comc Ba ? be,bi, bo, bu, Ra, rc,ri,ro,ru, Pom,tom,nom, moni, &c.) le loro parole, a volerle ben son- Rtlat. de li Chiù, du p. Maga Hans £.4. pag.t?. 284 Giro del Mondo confiderarc in fc fteUe , non Tono più di 320. ma fe il confiderano co’loro dille, renti accenti , badano a formare una lin- gua perfettiffìma . Per ragion di eleni* pio la fillaba,Po, diverfamente pronun- ciata lignifica undici cofc differenti; po- tendo effer nome, pronome, ioftantivo, ad/ettivo, adverbio, c participio ; come anche quando è verbo , può (lare in luo- go didimoftrativo, imperativo, foggili* tivo, ed infinito ; nel numero del più , e del meno, colle loro pedone; in tempo preferite, imperfetto, preterito, e futuro. La diveda pronunciazione s’hà dalla di- ver firà dello accento;il quale è,o (empii- ce,o forte, o grave, o acuto, o circófléffoj come anche daU’afpirazione, che ezian- dio fi fegna, co me tra'Greci.Si può tutto ciò difeernere dalle undici maniere, colle quali la fillaba,Po, può effere confiderata: Po Pò Po' Po, PS, PI, rsjs/wrt Quando quella fiJlaba vicn pronunziata coll’accento uguale, ed unito, Pò , ligni- fica Del Gemei tf. 2S5 fica vcrrojcol grave, Pò,lìgnifica bollire} coll'acuto,Pó , crivellatore di grano, o di ri Io;il 4. coi circonflcflb aperto, fa vio; il 5.C0I circonflcflb fermo, c un punto di fopra,prepararejil 6. col circonfleflo ca. ricato , cd afpirato donna vecchia ; il 7. coll'accento uguale, ed afpirato, ròperc; 1*8. con un’accento grave, ed afpirato li- gnifica inchinato ; il 9. coll'acuto afpira- to lignifica quali, prcflbjil io.col circon- fldlo aperto, cd alpirato innaffiare ; l’i r. con un circòfleflo fermo, col puto lopra, cd afpirato, fchiavo . Da quello efemplo potrà Ili agevolmente cóprendere, come con si poco, novero di monolillabe , può la lingua Cinefe eflere fempreefprelliva, abbondante , cd eloquente ; perocché ficcome noi, colla diverfa combinazio- ne di lettere , formiamo tante innumera- btli parole 3 cosi effi, unendo, feparando, e' varj accenti mutando alle loro mono- fillabe , ponno efplicarlì,con ugual chia- rezza, e leggiadria, che qualunque altra più pregiata favella- la ftelfa faciltà, che hanno ad efplica- re i lor Pentimenti in ilcritto,colla diver- fità degli accenti} truovano anche nei pronunciar diverfamente le parole: a li- miglianza d’un mulico , che colla lunga efer- 286 Giro dei. Mondo efcrcitazione , facilmente efprimc, eco- nofee ad un tratto la varia modulazio- ne , che Alile note gli è d'uopo fare colla voce . Ma non perciò egli è vero , che i Cinefi parlando cantino , ficcarne alcu- ni s’hanno immaginato;nettampoco, che portino appefa al collo una tavoletta.,, nella quale fcrivono quello, che voglio- no dire, quando veggono,nondìere in- celi; e che non ponno parlare aH’orec- : chio,come alcuni fi pcrlujidono, diman- do, che fenza alzar la voce , non ponno efprimcrfi i tuoni, e gli accenti. La lingua Cinefe ( al parer de’Miflìo- nari ) è la più facile di tutte le altre Orbi- tali j imperocché, fe per apprendere una lingua, principalmente fa d’uopo memo- ria, quella lingua farà più facile,chp aurà minor copia di parole ; perche Tempre è più agevole ritenerne una picciola qui- riti , che molte. Or la lingua Cincle è comporta di fole 520. monofillabe, quà- dola Greca, eia Latina hanno un’infini- tà di parole, di differenti tempi , nomi, c perfone ; adunque ella dee erter facile-*. S’aggiunge a ciò, che non v’ha d’uopo altra ricordanza , che degli accenti , che fono come la forma , da cui fi diftingue la figmficazion delle parole . Il popolo DEt G EM iìiu 2 87 Cìncfie però pronuncia bene il tutto,con fontina fuciltà , fenza fapere che fiano tuoni,o accenti 5 che non fono conofciu- ti,che da’ letterati. Non potrà di ciò dubbitarfi,quatc vol- te fi voglia ppr mente, chei Padri Mif- fionarj , che vanno in Cina, coll’applica- zione di due anni,predicano,còfefTano,e compongono in quella lingua, comefc fufTe loro propria ; quantunque vadano in quelle pani già avanzati in età : onde hanno compofli , c ftampati moltiflimi libri ,che fono ammirati , e flimatida_>* medefimi Cinefi. Se coloro, i quali inventano meglio, c più prontamente, hanno l’ingegno più elevato degli altri , denno i Cinetì eflere all’altre nazioni anteporti; poiché fono flati i primi inventori dello fcrivcre,della carta, della ftampa , della polvere > della porcellana fina, e d'altre varie cofe » Se mancano loro molte feienze , ciò è nato dal non aver avuta comunicazióne con altri popoli ; ma contuttociò fono còlu- mati nella moral FiIofofia,alla quale s’ap- plicano molto ; e per la fublimità deli l’ingegno , intendono facilmente i libri, comporti da’Miffionarj, di fiottili, e dif- ficili quiftioni matematiche, filofofiche* c teologiche. Qual 294 Giro dei. Mondo governare. S'applicò egli , durante 11» vita del Tuo predcceflore , a divertire le acquedel diluvio, che coprivano allo, ra una parte delle campagne della Cina» c che i Cinefi chiamavano XiimXùi, cioè gran diluvio d’acque . Gl’Impera* dori , che /decedettero a coftui , figno* foggiarono per dritto di fucceffione, e non di elezione, fino all’Imperadorc Kie, ! uomo crudele , ultimo di quella primaj famiglia Reale. Il quarto Impcradorc fi chiamò Chim-tam, ceppo della feconda fami, glia. Egli prefe l’armi contro l'Impen- dorè Kie , ed occupò l'Imperio . In tem- po di lui vi fu una liceità di fette anni,nó cadendo mai nè pioggia , nè neve, come fe i Cieli fu fiero fiati di bronzo : le fon- tane , e i fiumi , quali tutti feccarono; la terra divenne fterilc ,e per confcguentc fopravvenne poi la fame , e la pefie . Itu quella eftrema miferia I'Imperadorc,la- feiato il fuo palagio, cd abiti Reali, (i coper fe di pcliijc fopra una collina, detta Samlim, andò a proltarfi a terra, facendo quella preghiera al Cielo : Signore, fc il Vofiro popolo vi ha offefo , non lo gafti- gate 5 perche vi ha offefo, fenza faperc queJJp , .che faceva ; gaftigate me più tt> /! _ DfftGsMGLLI' 2^5 fto , che mi presento qui, come una vit- tima , per foffeire tutto ciò, che piacerà alla volita divina giuftizia. Appena ebbe egli finite quelle parole , che di fubito il Cielo 11 copri di nuvole; che verfaron o tanta pioggia, che ballò ad innaffiare^ tutte le terre dell’ Imperio, e far pro- durre in brieve le lolite frutta . I Padri Aliffionarj li fervono di quello cfemplo, perperfuadere i Cinefi fui mi ftc rio del- l’Incarnazione . I difeendenti di quello lmperadore China tam regnarono più dióoo.annijlìno al He Chcù.che fu cru- dele, come Kic. Quando i Cinefi dico- no , che un’uomo è un Kic, o un Cheti, é come fi diecfTe fra di noi un Nerone, o un Domiziano. 11 quinto lmperadore fi chiamava., Vù vàm , che inveiti , e disfece Cheti in battaglia , e fi lece Signore dell’Imperio. Egli avendo un fratello prudente , e vir- tuofo , fecelo Re del Reame di Li't ( di prefente comprefo nella Provincia di Xan tùm) e venendo a morte, lo lafciò Governatore dell’Imperio , duramela-, i minorità di fuo figlio. A lui attribuifeo- hoi Cinefi la prima invenzione , ed ufo (ha più di 2700. anni ) della calamita , o della bindola,; che poi partecipò l’Impc- T 4 rader 2<)6 Giro del Mondo rador fuo nipote a gli Ambafcfadori di Concincinna , che portarono il tribu- to; acciò coli’ajuro della medefima, po- tettero ritornare al loro pacfe, per lo più, dritto cammino , fenza efporfi a gire er- rando, come aveano fatto venendo. L’iftoria di quelli cinque Re , da’Cincli Rimati fanti ( principalmente i quattro primi ) e de’ loro difendenti è la mate- ria del primo libro; che ha altrettanta^, autorità appretto quelli Infedeli,quanto i libri de'Re fra noi Criftiani. II fuo Itile è antico, ma limato, ed elegante. Il vizio ivi è bialimato,e le virtù lodate;e l’azio- ni de’ Re , e de’ lor vaffalìi fono lineerà- mente riferite. Il fecondo libro li chiama Li ki, cioè libro de’ Riti; e contiene la piùpartej delle leggi, collumi ,e cerimonie dell’- Imperio. L’Autore principale è il me- defimo fratello dell’ Imperadore Vu- vàm , appellato Chéti cuna: contieno anche l’opcre di diverti altri Autori , di- fcépoii di Confuiio , e d‘altri Interpreti moderni. Il terzo Jibro fi chiama Xi K!m, cioè libro diverfi, di romanzi, e di poelìe. Quelle fono di vile in cinque fpezieil'una per cantarli in onore degli uomini ilio Ari Del Gemeilt? 297 ffri, con unafpeziedi vcrfi,che fi dicono i ®c)l’c/cquic , facrificj, e cerimonie , che i Cine/i fanno in memoria de’ loro ma g- ' giori. La feconda de’ Romanzi, che li Recitavano avanti gl’Impcradori , e Tuoi Aliniftri : inventati per dcfcrivcre i co- fturni del popolo; il modo, col quale era governato ; c tutti gli affiti dell’Impe- rio : della medefima maniera , che nelle commedie de’ Greci fi riprendeano i di- i fotti de’ particolari , e della Repubblica. La terza era detta, per fimilirudinc, per- che tutto quello , che conteneva , cra_, efplicato per via di comparazioni , e fi- militudini . La quarta fpezie era dettai, elevata, perche dava, con più fublime_> Itile, diverle notizie, per allettare l’inge- gno , e conciliare attenzione alle fegueti cote. La quinta vieti detta , Poefie ri- ; gcttatc;perche Confufio avendo rivedu- to il libro , rigettò alcune di effe poefie, che non gli parvero buone . Il quarto libro fu comporto da Con* furto , e contiene i’Iftoria del Regno di Lù fua patria ; onde i Cinefi lo Rimano grandemente . JEgli lafciò fcritta quefta = iftoria , di 200. anni , in forma di annali} dove efpone , come in uno fpecchio, lej azioni de’Principi virtuofi, c catti vi, giu- !. ita 29* Giro del Mondo Ila l’ordine de'tempi,e delle (lagioni , in cui Tono accadute ; e perciò intitololla^ Cium eie u , cioè Primavera, ed Au- tunno. Il quinto libro fi chiama YeKim,ed c (limato il più antico di tutti ; perdici Cinefi dicono , che ne fu Autore Fo hi, lor primo Re . Veramente il libro meri- ta d'efler letto , c (limato , a caufa delle belle fentenze, e precetti morali , clic contiene; e i Cinefi lo venerano fomma- mcnte , (limandolo il più dotto , il più profondo , e il più mifteriofo, che lìa al Mondo; laonde credono imponìbile, poterlo bene intendere, e (convenevole, che gli Urani eri lo veggano, o tocchino. Hjflrio anche un’altro libro d‘una_, v guale autorità che i precedemmo chia, mano Sù xu ,cioè, i quattro libri per eccellenza . Quefti fono come un’cftrat- to , midolla , e quint’cfifenza de’ cinque primi . I Mandarini ne traggono le lcn- tenze , che fervono di tema a’ letterati, che fi t fa min ano, per venire a' gradi di Baccelliere , di Licenziato, e di Dottore, JE’ divifo in quattro parti ; la prima trat- ta di legge, e della dottrina degli Uomi- ni illuftri per faenza, e virtù.La feconda pipila mediocrità dorata . La terza con- tiene Del Gemelli^ 299 tiene un gran numero di fentenze mo- rali , bcneefprcfic , fode , e profittevoli a tutti i membri dello fiato ( quali tre parti fono l’opere di Confufio, primo Dottore della Cina, pubblicate da’ luoi difcepolij: la quarta parte, eh’ in gran- dezza, può compararli alle tre altre, è fia- ta fatta dal Filofofo Meni cu, che nacque cento anni dopo Confufio; ed è filmato da’CinefijCome un Dottore del fecondo ordine. Quella è una opera molto elo- quente , ed ingegnofa, piena di fentenze gtavi'i e morali . Tutti i Miflìonarj di Cina ftudiano le lettere, e Ja Jinguain_» qucfto volume ; dal quale , c da’ cinque fuddetti fono derivati, come da lor forgiva,tanti libri , e commentari di di- verfi Autori antichi, e moderni, che il numeron’è quali giunto all’infinito : ed è un grande argomento dell’ingegno, Audio, ed eloquenza della Nazion Ci- nefe, che dall’infimo grado , fi dleva_» alle più alte dignità deU’lmperio,a forza d’ingegno, e di fa pere; provato cohj ftretriflimi , e replicati efami , con tanta feverirà ordinati, che non rimane luogo a’ favori , ficchèl’amor di niuno polla-, follevare un’indegno, e l’odio ributtare ad opprimere un meritevole. JSToa I 'joo Giro dei Mondo Non è meno ammirabile, c fublimo l’ingegno de’Cinefi intorno alle fcienzc, che all’arti meccaniche; tanto più, che deono a fé ftellì quel che ne fanno ; poi- ché come fe fuffero in un Mondo appar- te, fi fon Tempre tenuti di vili , e lontani da ogni altra nazione. Cioè, perdio non è loro conceduto , per leggi anti- chiffime,di avere alcuna comunicazio- ne, nè d’ufcirne a peregrinare per ifkani paefi , come nè anche agli Stranieri d’en- trar liberamente nel loro;e perciò , noiu ha dubbio, mancano di molte utili co- gnizioni, che dallo fcambievole conver- sare una gente coll’altra lì traggonoima no può negarti, che maggior gloria fia, il dovere Solamente a fc ìteffi l’invenzio- ne di poco men , che tutte le belle arti, che fono apprettò qualunque altra più culta nazione. Scorge!! bene quanto i Cinefi fono perfpicaci, e in valor d’inge- gno Superiori agli Europei , dall’ eft'ero fiati quelli Jorodifcepoli ( come voglio- no gravi Autori) intorno la Stampa, la_. Carta, la Buffolada navigare, l’Artiglie- ria, e la polvere per adoperarla. Per ritornare alle loro arti meccani- che, lavorano ehi, con molta maeftria~>, particolarmente eli rilievo, e d’incavo fo- pra Del Gemelli^ 301 pra gemme, e criltalli; e in altre manifat- tured'impareggiabile fottjgliezza . La- vorano anche oriuoli a ruota, comprefo- nel’artificio dalla veduta de’noftri;ed oc- chiali ottimamente puliti, per ogni gra- do di villa . Quanto alla materia per far- gli, antica era fra di cflì l’invenzione di trarre il vetro dal ri lo; avvegnaché noiu cosi purgato come ilnoftro , e più fran- gibile . £’ ben vero , che non eflèndo convenevole a un lavoro preziofo un_> prezzo vile; tutta l’induftria de’ Cinefi è di dare a’iavori una bella apparenza ; per eflcre i compratori molto parchi nello fpendcrc : ma fé cornfpondefTe alla fati- ca il premio, farebbono maraviglie . Nel purgare, e condurre a un'eccellente bia- chczza lecere, non v’ha chi gli uguagli: cosi intorno alle comuni d’ Api, come ad altre loro proprie, cioè quella , che vien raccolta da alcuni vermi su per gli albe- ri; e un’altra , la quale diftilla da’tronchi, o fi fpreme dal frutto di certe piante ; ma quella non giunge alla finezza dell’alrre. Sino a' Becca; inoltrano la lor’ abilità, perche a' porci , che uccidono, delira- mente perle vene de’ piedi, fanno en- trare, per tutto il corpo molta acqua, ac- ciò la carne pefi più. Tef- 3&1 Giro del Mondo Teflfono ecccllèfemente drappi di car- cami fcta c d’oro,fchietri,e lavorati, come crmifini, taffetà, rati, e vclluriie ne’figurati ad ani mali, uccelli, c fiori, c qualfiquealJ tra cofa vogliono, tanra e si ben compar- tita è la varietà de* propri colori, che lembra ricamo quel,ch’è femplicc te/si -1 tura . Il male c /blamente, che non han- no difcgno , e le figure , che fanno , fono tutte florpie. Non fanno dipingere ad olio , riia lolo con una certa lor vernice} nc fanno ombreggiar regolato, perche non ufano di prender un lume determi- nato , e fecondo quello compartire i chiari, c gli feuri, dove fi debbono ; tan- to meno sano esfumare, ed unire i colo- ri . Adoprano però a maraviglia Jofcal- pello, eziandio fopra pietre durifsime,e nc traggono eccellenti lavori traforati, e fiori inaria, e catenettitte d’unpezzodi marmo, con le anella mobili, fatte a_, forza di una incredibile pazienza , e altre limili bizzarrie . Intendono anche bene il lavorar di getto , fino a fare ftatue gi- gantefche, delle quali adornano malsi- inamente i lor Tempii } ma fe fono belle per l'oro, di che abbondantemente le fmaltano , fono bruttifsime per lo dife- gno . Se rie truovano 12. nella Pioviti- Dii Gbmeuu de d’Honan, che flano ancor dritte fu 1/e j; Joro bafi , da ben mille e ottocento anni. Del ferro fi vagliono a fonderlo,e a con- durlo utilmente in affai più lavori , che noi: e avvegnaché le artiglierie, che ne fanno, fiano affai mal tjrate,e rozze, non pertanto fono degni di molta lode, co- meinventori ; eper confeguentedclla_» polvere. Di quefla fra di loro fi com- pongono eccellenti macchine,c giuochi di fuoco ; e tanta in ciò ne confumano, [ ch’il Padre Matteo Riccio, giudicò aver potuto ballare a tre anni di guerra fra di noi, quel che, in una delle due maggiori Città, ne vide gittato in diverfe maniere di giuochi, celebrandoli le fèlle dcll'atjt- no nuovo: le quali come che fi celebra- no da per tutto, con pari folennità, ed allegrezza; bifogna confettare, che quel- lo ch’egli vide,non fu ch’una menoma., parte di quel moltifsimo, che nel rima* nente del Regno fi confumò. Quanto poi all’Architettura Cinefe, ella è regolata, ed ha un certo ftile,e ma-, niera; come fi feorge negli antichifsimi libri , che ve ne fono di eccellenti Mae* Uri, e molto più nell'opere, che fi veg- gono, di tal fontuofirà, e bellezza, che ben ponno più che gareggiare colle tati* to jro Giro dei Mondò che vendere Zolfanelli , per accendere il fuoco: altrettante, che vivono col racco- gliere folamenrc per le brade, e dallo lpazznttire, bracci di drappi di feta ,e di tela, di cottone, c di canape ; petacci di carta, ed altre cofe /inaili, che poi lavano c nettano, e vendono ad altri , che l’ado- prano, per divertì ufi profittevoli . L’in- venzione, per portarei fardelli, è anchej da notarli, perche nògli portano, o a for- za di braccia , o di fpaiic , come fi coftu- ma fra di noi; ma gli attaccano con cor- de, o pure uncini dentro due ccftc, lo quali pongono pofeia alle due eftremità d’un legno piano, ed acconcio a tale ef- fetto. Quello legno fi recano in ifpalla-> come una bilancia , in maniera che peli tanto l’una eftremità , quanto l’altra; e cosi per mezzo deil’equiiibbrio fccniano gran parte della fatica. In ciafcheduna Città dell'Imperio vi fono due Torri; Luna detta del Tambu- ro, c l’altra della Campana, che fervono per legnar le ore alle fentinellc nella not- te . Dividono! Cinefila notte in cinque parti; più grandi, o più picciole , fecon- do che le notti fono più lunghe, o più corte. Sul comincia mento della notto la fcntinella tocca, con più colpi, il tam- buro, DelGeMELiA SII àuro, c la campana rifponde dell'iflefla maniera: indi, durante ancora il primo quarto, una fentinelladà un colpo fui tamburo; c l’altra corrifponde fubito, dandone un’a!rro,con un martello Alila campana . Pacato lo fpazio d’un Cre- da, danno nel medefimo tempo fui ta- I>uro,c fulla capana,e cosi continuano fi- no al cominciare della feconda parte della notte . Allora cominciano a dar due colpi, e feguitanonell’iftefib modo fino alla terza parte ; c parimente nella_» terza ne danno tre, nella quarta quattro, e nella quinta cinque. Al far del giorno poi raddoppiano i colpi , come nel co- minciamcnro della notte . In quefta ma- niera a qualfivoglia ora , che uno ii A'egli , in qualunque parte della Città* fente il fogno ( purché il vento non l’im* pedifea )e sa-anche che ora è . Si vede dentro il Palagio del Re in Pekin, in una Torre, un gran tamburo , e in un'altra., una campana ben grande, .d’un fuono molto piacevole, ed armoniofo : cd ìil» quelle della Città una gran campana, e un tamburo , che ha di diametro 1 5» gombici. Eglino han trovato un’altro modo, per mifurare le parti della notte, degno V 4 della 312 Giro del Mondo della loro maravigliofa indufiria. Fanntt parta della polvere d’un certo legno, (i ricchi , ci letterati di fandalo, legno d’Aquila, e tornigli ami odoriferi) c di tal parta formano corde, cbartoncinidi diverfe figure ; panandogli per un fora, me, acciò vengano d’ugual groflezza.,.’ Ne fanno anche più ordinar), lunghi una, due, e tre canne, poco più, o meno grotti d’una penna d’oca , per bruciargli avanti le loro Pagodi, o Idoli ; o per fer* virfene come di miccia, per comunicare il fuoco da una cofa all'altra . Quelli ba- filoncini adunque, o corde le attorciglia, no in giro , cominciando dal centro, e ne formano una figura fpiraie conica, fimi* glianteauna natta di pefeatore; ficchè l'ultimo giro avrà uno, due, e tre palmi di diametro; e durerà , uno , due ,e tro giorni, e più ancora, a proporzione della grortezza : avvegnaché fe ne veggano ne’ Templi di quelle, che durano ro.ao. e 30, giorni. Or tal macchina fi fofpcndc per lo centro , e s’accende daU’cftremità inferiore, donde il fuoco gira lentamen- te, einfenfibilmente per tutta la cordai fopra la quale d’ordinario fono fatti cin« que fegni, per diftinguerc le cinque parti della notte. Qucfia maniera di mifurare Del Gemeiii: 3 13 il tempo è cosi giuda, e certa, che giam- mai non vi fi oflèrva alcuno errore confi- derabilc . I letterati , i viandanti , e tutti coloro , che fi vogliono levare a una-» ora determinata , per loro affari; /offen- dono al fegno, che dinota l'ora, che loro £id'uopo,un picciol pelo , che il fuoco giunto a quel legno , fa cadere in un ba- cino di rame, portovi fotto ; e cosi quel rumore, che fa cadendo, gli fveglia-j. : S’affomiglia ciò , in quanto all’effetto a’ noftri orologgi a fvcgliarino; però con_> quella differéza,che una macchina di tal forte è fempliciffima;e una di quclle,chc dura 24.ore,nó corta, che circ-a un grano di Napoli: qua ndo gli orologgi fono co- podi di tante divcrle ruore , c fono sì ca- riche non poflono edere comperati, che da’ricchi. La navigazione è univerfale per tutto l’Imperio ; perche non vi è quali Città, nè Villaggio (principalmente nelle Pro- vincie Meridionali ) che non goda della comodirà di qualche fiume, lago, canale* o d’alcun braccio dì Mare navigabile; di maniera tale, che non v’ha meno gentej full’acqua , che in Terraferma . Certa- mente è uno fpcttacolo,non men dilette- vole, che maravigliofo , il vedere giu- gnendo Giko bet Mondo gncndo in qualche porto, una Città di barche fopraacqna, ed una di cafciiu terra. Quando fi parte a buon’ora, o quando fi arriva un poco tardi in alcmu ]uogo,fi palla per più ore tra le barello, che fianno da ambe le rive del fiume. Vi fono Porti talmente frequentati , cheli confuma mezza giornata , per paff.trea travedo di tante barche; e cosi fi può dire , che vi fono due Imperi nella Cina» un marittimo, l'altro teredine ; e che vi fiano altrettante Vinegie , quante Città. 'Quelle barche fervono di cafe a’padro* ni , i quali ivi fono nati, ed allevati, ed ivi muoiono ; ivi cucinano, ivi tengono cani, e gatti ; nutrirono porci , galline, anitre, ed oche. Vi fono djfFeréti fpezie di barche, gra- di, e picciolcjper lo Re,per gli Madarini, mercanti, e popolo.Fra le barche del Re, quelle, che fi chiamano co chuén, fervo- no a portare, e riportare i Mandarini da’ luoghi, ove efercitano le loro cariche. So- no fatte come le noflre caraveJletma co- si alte 3 e cosi ben dipintefparticolarmen- te la camera, dove alloggia iJMandarino) che paiono più rodo fabbriche, fatte per qualche folennirà pubblica, che barche ordinarie, Quelle, che fi chiamano Lolita Chu- D Et Gemelli! 5 l 5 I Chuén; cioè barche desinate, per porta- - re dalle Provincie alla Corte ogni forte ^ di provvigioni , fono meno grandi , e al -numero di novemiJa novec èro novanta- nove. La vaniti della nazione non vi ag- ìgiunfe l’altra, per far io. m. perche cotaL inumerò fi fcrive con due fole lettere Ci- ncin Y, e Vanj le quali non hanno nien- te di grande, e di magnifico, nè in ifcrit- tura,nè in pronunziandole ; c per con- feguente , non meritano d'eifere impie- gate, per efplicare tanta moltitudine di | barche. La terza forte di barche dcll’Im- I pcradore, fi chiama Luna y cJhucil , cioè barche, che portano alla Corte gli abiti, e pezze di drappi di fera , ci broccati dcl- l'Imperadorc . V c ne fono tante , quanti fonoi giorni dell’anno, o 36 5. perocché chiamadofi l'Imperadore figlio del Cie- lo, tutte le cofe, che tiene, tolgono or- dinariamente il nome dal Cielo, dalSoIe, dalla Luna , e dagli altri pianeti, c ftellc. Cosi Lum y , lignifica abiro dei Drago- ne, perche la divifa del Re è compofta_» di Dragoni, con cinque unghie; e perciò ifuoi abiti, c mobili denno neceffaria- méte efferc ornati di figure di Dragoni, ricamate , o dipinte . Vi fono in fine al- tre barche leggiere , chiamare Lànu, chuen 3T 6 Gino del Mondo cluicn, fottili ,c lunghe? che fervono a’ letterati , e pcrfone ricche, che vanno, o vengono dalla Corte. Hanno dentro le medefime una fala, un letto, una tavo* la, c fedie, per poter dormire, mangiare, ftudiare, fcrivcre, c ricever vifite.cou altrettanta comodità , come fc fuiTcro in cafa propria . I marina) fe ne danno alla prora ? c'1 padron della barca, colla fuaj moglie, c figli alla poppa , dove prepara il mangiare a chi toglie in affitto la bar* ca. Quefte ultime , con altre di diverfe forme, appartengono a’ particolari, c fo* no quafi innumerabili. Egli fi è incredibile il numero di zuit- re di tutte forti di legna, che vanno per gli fiumi , e Canali della Cina ; e fe file, gaffero infieme , bafterebbono a fare al- tro ponte , che quello di Serfe. Si navigi alle volte fra quefte Zattere (che fi fanno anche di canne) più ore, e qualche volti mezza giornata ; perche la mercanzia di legna è di molto fpaccio, ed utile alter- canti . Vanno coftoro a tagliarle ncllaj Provincia di Su chuen fulle frontiera Occidentali della Cina ; c poi le fanno condurre filila riva del fiume Kian(dctto da’Cincfi,figJiodel Mare, per edere ilpià grande dell’Imperio ) che quindi entraj D e t Geme'h r; 317 flelRegno;e formatene Zattere* le con- ducono pofcia, con poca fpefa, nella più parte delle Provincie , dove le vendono con grand’ utile. La larghezza* elun- ghezza di quelle Zattere è piu, o meno, fecondo la ricchezza del mercante : le-> _ più lunghe fono mezza lega fpagnuola; elevate fopra l’acqua due, e tre piedi. Le làmio della maniera feguente. Prendo- no le legna neceflarie , per dar loro l’al- tezza , e larghezza ; e foratele nelle due cftremità * vi pafiano corde fatte di can- nerà quelle corde infilzano altre legna, lalciando continuamente feendere Ja_» Zattera per lo fiume , fino a tanto , che lìa della lunghezza defiderata. Poi li pongono nell’eftremità quattro uomini, con remi, e pertiche , per governarla , e farla andare, come vogliono; ed altri per lo mezzo,indiftanza uguale, per aiu- tare a condurla . Vi fabbricano fopra__, cale di legno, da fpazio in fpazio,coperte di ftuoje,o tavole; che vendono tutte intere ne’ luoghi , dove approdano . Eglino dormono dentro quelle cafe,e vi rinferrano i loro mobili . Si conduce, in tal forma, quatità grande di legna in Pe- Lin , benché lontana piti di ietrecento leghe Portughefi dalle montagne , dove $1$ Girò del Mondo fi tagliano . Da tutto ciò, ch’è dettolo, trafili giudicare facilmente, fc vi ila al Mondo , che iu marineria polla u<.n, gliarfi alla Cina, LIBRO Del Geme rii." >ip LIBRO secondo. CAPITOLO PRIMO. pelli “nobiltà , Imperio , Civiltà, “Pulitela, e Cerimonie de' Cintjì. S E la parola di nobiltà vorrà applicarli allo Stato, c prenderli in generale, in quanto dinota una grandezza, c fplcn. dorè , continuato per più Eccoli 5 egli è certo, che non vi è flato nel Mondo Im. perio più ili u lire di quello della Cina_,; poiché egli cominciò ducento anni ap- prodo il diluvio , Se ha durato fino al di •d’oggi, perlofpazio di circa quattro- mila cinquecento cinquantanove anni. Ma Ee intendiamo (blamente di parla- re della nobiltà degli uomini, bifogna_» confettine , che ve ne fia ben poca , per la ragion feguente . Tutti i gran Signori di Cina ( che fono come altrettanti pic- cioli Duchi, Marchese Conri)folamen- te durano in tale flato, mentre dura la_* famiglia Regnarne^ perifeono tutti con lei; perche la famiglia , che fi eleva iru luogo della cadente, gli fa tutti morire; come, colla fperienza,fi è veduto a'noflri tem- 1 32(5 Grao del Mondo faccia dell’altro , ma amenduc per fian.' co , e rivolti verfo Settentrione , fe ftan. noiniftrada , o allo fcovcrtojcfe in caia, verfo la fronte della l'ala ; imperciocché fogliono fabbricarli in modo, che la por* ta riefea a Mezzodì. Crcdo,che facciano così, per Iamodcftia, che affettano; e acciò non pàja , che l'uno riceva quella mezza adorazione dall’altro ; quali deb* bano farla per civiltà, ma non accettarla, come indegni : ma qualunque ne fiala., cagione , il fatto và pur così. Se poi fi feontrano letterati , che hanno qualche carica (c perciò vanno o a cavallo , o in ifpalla a quattro , c talvolta a più uomi- ni) il dameno fmonta, e incomincia a farc,c ricevere le convenevoli riverenze. Giammai i Cincfi nò fi cavano il cappel- lo ; e’1 prefentarfi un' uomo a chi cho fia col capo ignudo , vien riputata cofa difdicevoleie perciò a gran ragione i So- mi Pontefici , per aderire in parte al loro collume, handifpenfato a' noftri Sacer- doti, di celebrar nella Cina il Divin Sa- crificio^ amminiftrare i Sacramenti, col capo convenevolmente coperto. Quanto alle vifite fra'nobili,non fene fa alcuna , fenza mandarfi un foglio di carta roflà, lungo un palmo, e mezzo; nel Dei Gemili i. 3 27 nel quale fi fcrive cortefemenre,che fi vi ,afjr la vifita ( airrimente non farebbe-» alcuno ammeflo );fe nza tralafciar punto Jc lolite cerimonie , cosi nella foferizio- pe , come nel principio , fecondo la con- diizione , e qualità della perfona , cho dee cfTer vifitata . Quello foglio lo porta prima un fcrvidorc ; e fe il richiedo non ì è , o non vuol'clferc in cafa , li lafcia in.» piano d’un qualche fuo fante ; c con ciò ; rella il debito della vilita interamente-» pagato . Alle volte vi fono di quelli , che non ? vogliono efiervi , per ufanza propria; c coltoro appendono alle porte una tavo- letta , fcrittovi fopra ; il padrone effcrli ritirato nella cafa di Audio, o di ricrea- zione : e vai tanto, che dire; non vuol’cf- fcrc annoiato con viiìte . E quello cofiu- mc, di affiggere alcuna fcrittura o fopra* o intorno alla porta delie cafc , maflìma- mentc de' letterati , è uno de’ lodevoli • fra di loro, e fono dichiarazioni del per- sonaggio, che ivi abita. Accettata poi, che fi è la vifita del forcAiere, o dell’ami- co.; il luogo, che fe gli dà nelle Provincie Settentrionali , è a defira ; nell’ altre di JMezzodi , la finifira ; e il darla, il ricufar- |a, ilricevcrla, efubito renderla, è un X 4 i»VO; .328 Giro del Mondo rio , che non finifce cosi di bri e ve 5 lem- prc facendoli gl’inchini , detti di fopra. Nè v’è punto mcn che contendere nd- J’ordinar delle fedie , ( perocchèi Cinefi in ciò imitano gli Europei, nel non /ede- re in terra , colle gambe incrocicchiate, come nella Perfia , e gran parte d'Oricn- tc ) perocché il tòrefiicre al padrone , il padroncla mette al foreftiere: e fc già fono difpofte, almeno le toccano; e fi of- ferva , che ladeftinata al più degno, fia in ugual diftanza lungi dalle pareti. Poi, avvegnaché elleno fico pulitiflìme, fifa fembiante di ripulirle , e tome via ogni fior di polvere , che vi fu Ile , col lembo della gran manica ; che fi raccoglie im» pugno , cosi deliramente , che il tutto è mano per aria . Se i fòrefìieri fuflèr cen- to , tutti l'un dopo l’altro , pigliano a fa- re il medefimo ripulimento , tanto gra- dito dal padrone; con atti però d’una co- tal ritrofia , come fe fi confondciìe, per qucll’ccceflìvo onore. Incominciafi poi fra i ricevuti la colitela di chi ha da leder prima , e chi poi ; cofa lunga , cd incre- fcevole , anche lolo a descriverla . Final- mente Seduti, in meno d’un quarto d’ora compaiono i Servidori, colle tazzettedel Cià, o erba Xc; e Se il ragionare va iiu lun- D E t G E M E t i !• 329 lm oo , torna il Cià due , e tre volte . La terza dinota commiato 3 di modo che farebbe (limato un barbaro, chi non fi li- cenziato dopo aver bevuto ; e cosi que- fta , come qualunque altra cofa , che fi porti, dee prenderli con amendue le-» mani ; che Tavvalerfi mai d’una fola , fa- rebbe atto incivile . Or in quei pochi paffi , che fono nel ricondurgli fino alla porta , fonotantc.? le cerimonie * e i rinovati inchini , e 1 e finzioni, fatte come la più (Incera cofa del Mondo 5 che il ri dorar fi prima coi Cia , par che fia per bifogno , non per fempliee gentilezza . Ma lo sforzo è nel volere il padrone indurre , con ragioni,*: con prieghi , chi il vifitò, a rimontar, lui vedente , a cavallo 3 e deH’altrO,in pio- te far fi, che prima il Mondo andrà foflo- pra ,che ciò per lui fi fàccia 5 e tanto vi dura, e fuda d'intorno, che vince: peroc- ché il padrone alla fine , dopo replicati inchini (che tutti hanno le lororilpoftc) .fi nafeonde dietro la porta , o fotto una-» grande ombrella; e allora ilvittoriofo monta a cavallo. Ma che? appena è Ìn_> iella , che l’altro balza fuori ; e dicegli in fua favella, Addio; Addio ripiglia l’altro, c più volte ciò ripetendoli , fi partono alla > Giro del Mondo alla buon’ora ; nc di ciò paghi , indi t pochi paflì,rimandanfi l’un all’altro utu Ìervidore,con un cortefiflìmo rendimeli- to dì grazie. Il mandarli prefenti fra' CIncfi è ali trcttanto in colUimc,che il vifitatfijc ^ ha anche in ciò le Tue leggi , flabilitc dal* l’ufo . Si manda Icritto in un foglio, iiu iftilcdi particolar gentilezza, tutto quii* lo, che s’invia in dono: e può edere, ci più delle volte accade, che fieno cole d’aflai leggier valuta ; ma ordinariamé- te molte inficine, e diverfe . Bene fpeffo; però , prima di mandarli , fi notano nei foglio; ecolui, al quale (iprefenta, nc legna quattro , o più che vuoi ricevere} che non avendole chi deve regalare , bi- ! fogna, che le compri. Ordinariamétc deb- bono elfere fei cofe diverfe ; cd è lecito accettarle tutte, o niuna , o folo quelle, ! che piacciono : ma quanto fi riceve , al- trettanto fa di meftieri rendere , non ina ifpczie, ma in valfente ; talch’èanziuiu permutare, che un prefentare. Evvi al- tresì coftu manza di mandar danari , e tal volta il valfente d’un ducato Napoleta- no , accompagnato però da quattro eie* ganti parole in ileritto ; perche in genti- lezza eglino fono prodighi, nel rimanete parchjiiimi. Quan* De i G e m fi tt i.’ 33 1 Qaanto poi alle cerimonie de’conviri,' dal di che fi lignifica la prima volta ('ciò ehedee farfi alquanti giorni prima , e ri- povarfitrc volte in ifcritto, altrimentc l'Invito farebbe nullo , e non mai accet- tato) fino al di dopo fatto , in cui fi man- icano dall* uno all’altro fcambievoli rin- graziamentijelleno fon tante,ora diverfe, ora le medefime replicate , che chi non.» Ciò accoftumato dalle fafce , s’eliggereb- be,per minor pena,morir di fete, che per mezzo di tanti tormenti, ubbriaearfi alla tavola d’un Cinefe . Però efiì l’hanno tutte per cosi ncceffarie , che una fola_>> che ne mancafle , non fi rcrrebbono per Cineiij ma barbari , e indegni di efier ri- veriti ( quanto prefumono ) da tutte lo nazioni del Mondo. Della notte poi, deftinata al convito, confumano quattro, c fei ore indifeorfi, cfollazzi 5 toccandoli iftrumenti, e rap» prefentandofi commedie.Ciò è tanto or- dinario ne’conviti, che vi ha Compa- ; gnie di Recitanti, le quali , eziandio non tichiefte, fapendo dove fi cena folenne- menre, vengono da fe fteflc a far le loro tapprefentazioni « Or fe il convito non è fra poveri, quanti fono i convitati,tan- te fono le tavole, larghe un braccio , e 3 fi Giro del Mondo lunghe uno e mezzo . I cibi vengono in piatti d’oro, d’argento , e di porcellana; tovaglie però' non ne ulano , ma defehi lucidi, e mondiflìmi, tinti d’una vernice, rnefcolata con vaghi colori . Oltrcacciò non fi fervono di tovagliolini,nè di col- telli, nè di forchette , nè di cucchiaia 3 nè coftumano djJavarfi le mani prima ,o dopo mangiare: perciocché amantiflimi della pulitezza, mai cofa niuna, di quan- te lor fe neprefentano a tavola, toccano colle mani , o dita 3 ma per recarfela iib bocca, adoprano due baftoncelli (d’avo- rio, d’ebano, o d’altro legno preziofojfot- tifi , e lunghi predò a un palmo c più: l’tiao fermo fui dito anulare della de- cida ; e l’altro mobile , che fi muove col- l’Indice , e dito di mezzo ; e vi mangia- no si deliramente, che colgono fino a un grand di rifo (ai contrario de’noftri Eu- ropei, che vi patifeon molto, prima chej vi fi avvezzino); e quanto a’coltclli noiu ve ne ha di bifogno , perche tutto fi por- ta trinciato in minutifiìnii bocconcelli. Vanno fempre infieme vivande di carne, , edipelce (per dilettare colla varietà) ifquifitamente condite; e più tofloin nu- \ mero molte, e in qualità divede , che in quantità affai; onde anche, le ciotolefchc così Del Gemelli? 3Ì3 così pajono ) in cui fi recano le vivande? fon picciole ; non che quelle dc’manica- rc tti, che fi framezzano, per iftuzzicar l'appetito . Dopo prefe quattro bricciole di quel tritume, che loro fi mette avanti ; dipongono i baftoncelli , e va in giro il bicchiere: perche il bere, non il mangia- re è fra’Cinefi la delizia de’conviti . Per durar nondimeno bevendo alle volte fei, e più ore, Tempre in buon fenno , e in di- feorii difublime argomento ; adoprano tazzette picciole quanto un gufeio di no- ce; oltreché il forbifeono tanto a poco a poco, che prima di votarne una , la fi re- cano alle labbra quattro , e cinque volte} per Io coftume, che hanno di non bere nuia un fol fiato, ma a forfoaforfo. Sia poi di Verno, o di State, bevono fem- I pre caldifiìmo; e quindi credefi, che pro- venga, il non faperfi colà pure il nome di certe pcnofifsime malattie, che tanto ab- bondano in Europa , e nafeono da molti umori indìgefti, e fiacchezza di ftomaco: come altresì il godervifi unarobufta fa- nità fino aVo. agli - 8o. ed anche a’ ioo 4 anni 5 età, alla quale non pochi giungo- no . La ior bevanda fi fa, ponendoli il ri- fo macinato nell’acqua, la quale imbevu- ta di tal foftanza ( come la birra , o cere- vifia J34 Giro del Mondo vifia di Fiandra , lì patta pofcia per lam- bieco. Or avvegnaché si piccioli fieno i bicchieri, fi bee cosi fpeflò ( mafsiraa- mente verfo la fine ) che di tanti pochi li fa un tal troppo, che fovente mette il ce- labro a mal partito , onde le mogli del Padron della cafa ftanno oflervando,quì- ti de' convitati vadano rotando per le* fcale, per farfene poi le rifa col maritali quale giammai non (limerà il fuo con- vito edere fiato buono , fe non mandi* alcuno a cafa ubbriaco; altamente penfa, e fi rammarica, che il vino nò e fiato buo- no. Fra quelli conviti però nons’offct* va quella barbara legge , di coftringerca bere chi non ha fete , & empiere nuovo tazze di vino a chi n’è cosi pieno, cho d'ogni verfo trabbocca ; onde è (olito porli avanti certi ripari , per non vederli l’uno l’altro; ma l’allegrezza delconyito, il non aver altro che fi fare, c‘l dover onorare l’amico , fon loro in vece dj leg- ge, acciò bevano fino a tanto , che s’ub* briachino; benché la deboi bevanda , che ufano , fi fmaltifca con ogni poco chea dormono. Finifco quello Capitolo con dire, che una delle maggiori virtù Cardinali (che fono infinite tra’Cinefi) è la Cortefia , o la Dst Geme mi 335 la convenevolezza in ogni azione, che debba farli; e ciò non già riguardando la dignità , e'1 merito delle perfone , che fi onorano, ma più torto perfòddisfarea una cotal vaghezza, che tutti hanno di inoltrarli, la più cortumata, e gentil j:o- fa del Mondo. Imperocché eziandio col- la più fordida gente , ( fia tale per nafei- mcnto , o per condizione di fuo me- rticre ) adoprano forme di ragionare.» tanto nobili , e follevatc, che di me- no potrebbe contentarli vn Principe; come a dire al mulattiere dan titolo di gran bacchetta ; e'i chiamarlo per lo vero nome, che ha , farebbe un graà vanente offenderlo ; e cosi ogni altro meltiere ha la fua propia , e nobil forma di nome: e fe a|cuno non ha contezza^ della condizione di colui, cpl quale ra- giona, fi tien full’univcrfale onorevole^ e gli dà titol di fratello . Ev vi poi oltre- acciò un particolar vocabolario > per per nominar le co fe propie,fempre avvi- lendole, e 1? altrui magnificandole; c’1 ragionare altrimenre, farebbe un grave errore , non di favella , ma di creanza.», c vero barbarifmo . Fino a gli allevati al- la ruftica dentro le felvc , hanno del gen- tile, affi più che altrove i nati nelle Cit- tà; 342 Giro del Mondo fon di parere, che può contraerliii mi. tri (non io , fi mandano i mentovati prc« fenti ,e non altri niente. Egli fi è ben difficile a gli flranicri, di- flinguere per iftrada la pompa d’un fu- nerale, da quella delle nozze; peroc* chè in amendue fono apparati di alle* grczza.ln cafa accade!’iflcfib;poichecosi neIl'una,come nell’altra fi fuona ^pon- gono avanti la porta lunghi legni , e in_» cflìappefi lumi, uccelli , e var; lavori di fera , o di carta diveria mente colorita.-,, E’renuto in poco conto quel figlio ia Cina , che non s’ammoglia ; quali come fpegneffeilfeme paterno, e corrifpódcflc con ingratitudine a chi gli ha dato l’efic- re. Parimente una donna maritata fi ri- puta infelice, fino a tanto, che non hfb Egli ; perche prima d’avergli, non pup lèderli a tavola colla fuocera ; alla qua- le , e alle feconde,(crvono in piedi quel- le, che non per anche han dato frutto dai lor ventre. Da ciò nafce,che per noti cflerapprcflbgliaitriinsì mala opinio- ne , non vi è miferabilc , ehc non fi com- pri delle mogli; nè donna, che nonj proccuri divenir gravida : nondimeno nafccndo due bambine, o tre, lenza fram- metterli alcun mafehio , la fieflà madre le , De t G e meli 34$ le uccide , o foffoca ; dicendo, che il dia- volo è entrato in cafa. Crudeltà molta più praticata nelle Città Meridionali j dove fono coftretti i mafchi bufcarfì mogli fuori . Sicgue da ciò, che l’Impe- rio Cinefe è più popolato di qualunque altro (quantunque fi cortami poligamia, omoltiplicità di mogli) perche il Cic- lo è molto benigno , eie donne feconde; non vedendofene nè pur una in età att$ agenerare,fenza un figlio al petto, c- uno intorno arte falde , onci ventre. Si fattamente attendono i Miniftri a far , che la Repubblica divenga ben po- polata ; che il Superiore de’Padri Rifor- mati Mìrtionarjdi Canton , ebbe a farmi morir delle rifa , quando mi narrò ua_» fatto, a tal propofito,del Regolo di quella Provincia . Urano in prigione più donne tra mogli , figlie, e parenti di ladri giufti- ziati , o fuggitivi ; ond’egli , per non te- nerle infruttuofe , le maritò a forte con altri carcerati , nella maniera feguente_>. Fatti venire nel fno cortile tutti coftoro, giovani, vecchi, zoppi, e rtroppj , fece.» aciafcheduno lafciare nel fuolo un pe- gno ; e fattigli appartare,fcce introdurre le donne , ordinando loro , che fceglief. feogni una il fuo marito, prendendo al- Y 4 cune» 344 Giro del Mondò cuno di quei fegnali . Ciò fatto compari vero gli fpofi , e ad un per uno fatti loro riconofcere i legni; fi trovò una giovane moglie d'un vecchio,o zoppo,una cieca, oftroppiacon un giovane. Torcevanfi di quà, e di là le donne , e’ giovani cosi malamente collocati 5 ma il Regolo, che era di bell’umore , doppiando per le ri- fa,gli rimproverava della loro dappocag- gine, in non aver faputo fcicglier benej e che doveano incolpar fe medefimi del- la loro Sciagura , giacché era fiata inlor mani l’elezione. I Tartari non comprano le mogli, mi eflì ricevono dote , benché molto mife- rabile.Maritàdoalcuno la figlia cóunfuo pari ; la dote non eccederà So. vacche, So. cavalli. So. abiti , ed altrettanto nu- mero di altre co fe , a proporzion dello fiato de’ contraenti. Da quanto fin'ora abbiam divifato, può il lettore reftar bafiantemcntc per- luafo , che i Cinefi fono perfpicaciflìmi, e in valor d’ingegno fuperano gli Euro- pei ; e pure non è detto nulla della faga- citi della povera plebe, infognatale dalla natura , per vivere. Ella è cosi induftrio- fa nell’ingannare, che per avvederfene, non ballano a' forefiieri , quantunque attep* Dar. GemeuiI 345 attentiflìmi , cento occhi ; che troppo meglio fanno cflìgiuocar di mano, far preftighper far travvedere.Sc ne con- tano mille di graziofiflìme invenzioni. Fra le altre fi pongono nell’unghie ( che tutti coftumano di portar ben lunghe^) piccioli coltellini, per tagliare infcnfibil- mentele borfe.Pcr lo contrario i merca- ti fi pregiano di efier leali,c veramente il fono , perche ogni femplice loro giura- mento è inviolabile , e farebbono andar la tetta , per la parola : ciò che fperimen- tarono , fui primo lor negoziare , nonj fenza gran maraviglia , gli Europei. Cosi nc avefiero almen prefo I'efcnaplo eflì, che dovean darlo, e corrifpofto con fede alla fede: che certamente non gli avreb- bon pofeia fperimentati, a propio cotto, altrettanto , e più, ch’efii non erano, per. fidi , e fraudolenti • A quello propofito pollò riferire una verità, fentita per boc- ca de* Padri Mifiìonar; Spagnuoli. Gii Olandefi , che da Batavia venivano a , contrattar in Cina, vollero ingannare i Cinefi, dando loro una gran quantità di monete fàlfe; che in un negozio di più centinaia di miglia/a di feudi , fatto im» fretta , non fu facile riveder tutte . Se- gnarono cottoro il tratto i e nel ritorno. 34 6 Giro del Mondo che fecero gli Olandcfi il feguenteanno, per comprare, refero loro pan per focac- cia . Diflìmulando l’inganno ricevuto, nella fpedìzione delle navi, diflero , che aveano belliffimi drappi di nuova inven- zione , venuti da Nankin allora medefi- ma. In farti fecero vedere a gli Olande!] ì drappi; e convenuti del prezzo per più migliaia di pezze;quado fu al coniegnar- le , e che gli Olandcfi n’ebbero rivedute molte ; e alla fine , per non riconofcerle tutte ( dovendo in brieve partire) fe no fletterò perl'altrc fulla buona fcdcji buo- ni Cinefi, in un batter di ciglio, mutaro- no le pezze in altre, piene di cèti vecchi; c cosi gli Olandcfi , portandofcle in luo- go di drappi, ri ma fero burlati, con mag- giore intereflc di quello, che aveano fat- to colle monete. Proccurarono vendi- cacene negli anni Seguenti ; mai Cinefi non gli vollero ammettere al negozio. Non corrifpofero in si fitta maniera a gli Spaglinoli (nel tempo, che io era in Cina) allorché venne in Macao un va- scello da Manila ,con i So. mila pezzeo, per far compra di fete. Perche voi ed o gli Spagnuoii i lavori a lor ufo(afiài differé- ti da quelli , che fi cofiumano in Cina.,) per tra/portargli nella nuova Spagna, e noti D e l Gemelli. 347 norr trovandone pronti ; difixibuirono il danaio a molti mercanti, acciò dove/Te ciafchedunodi etti, dar loro tante catte di drappi, del lavorio richictto 5 e in fatti, nel termine di cinque meli, fi tetterono i drappi 1 e fi confcgnarono puntalmente giuda il prezzo , e bontà convenuta ; av- vegnaché fra tanti ve ne futte a!cuno,chc foddisfece i compratori nella quantità, e non nella qualità de’ drappi: ciòche_> non dee parere gran fatto , fe fi confide- rà il si brieve tempore la gran foni ma , che pure in Italia, nè anche in cinque an- ni fi farebbe rifeofla. Quanto all’ citeriore apparenza do* Cinefi,fembra vedere tanti uomini di macftraro , quanti fc ne incontrano: non dico folo per la fignorile maniera dell’a- bito, ma per la gravità , e '1 modello con- tegno nel portamento della perfona, nel- la maeflà dell’afpetro , e nell’andar fofte- nuto , e compotto. Girar leggiermente il capo, farebbe nn’aperramenrc dichiarar- li, di avere anche leggiero U cervello. Spergiuri , o parole , che punto fentano deU'immodefto , folo in bocca di qual- che ribaldo plebeo, c ben di radofifen- tono. Dcll’amoreggiar poi, e andar face- do il vago , non che l’ufo., ma nè anche ve §48 Giro déL Mondo ve n'è il vocabolo 5 imperocché Vólto di donna mai non fé ne vede, nè in fineftra, pè altrove » perche quali tanto farebbe una Cinefe effcr veduta , quanto mezza violata. Con tutto che la Cina pofia dirli il paefe de’ Pretendenti 5 non ve n’effendo altro limile al Mondo, dove ogni uomo, avvegnaché di abbiettillima condizione, non filimi d’avere invioiabil dritto ,di divenir maggiore degli altri. ; e, le ve’l portano i meriti del Papere, di falir fino a quelle eminentiflìme dignità , oltre lo quali non vi è altro di fublime,che la Co- tona Reale : nulla però di manco fanno affai ben nalcondere l'emulazioni , le in- vidie, i rancori , e le mortali nimiciziej con apparenze d’amore; e per molto che fia l’odio, in che s’hanno , mai non man- cano l’un all’altro d’inchinarfi , inginoc- chiarli, ed appreffar la fronte al fuolo, fe- condo che la dignità , e'1 pollo richiede: cosi {limando far da uomini, e mofirarfi franchi d’animo, e ben colìumati . Cor- re poi fra di efii un principio, che il veni- re affarmi non è cofa da uomo ; e che la guerra non è altro, che una fierezza ri- dotta a regola d’arte , della quale man 5 can le fiere . Propria dell’uomo effer Pu- ma- Dei Gemelli! #49 manifd ; cperciòchc tanto profèffano,di non aver pari al Mondo , nel vivere fe- condo i dertami della ragione* affettano la piacevolezza in modo, che i'adirarfi appo di loro è come un difumanarfi , divenire unabeftia , o alla men trilla un barbaro. Indi è, che fra di loro non fi profeffa- no nemicizie alla feoperta , e molto me- no fi veggono fazioni , mifchie, o riffo fanguinolè . I pugni fono le fole armi, con cui combattono in duello; nel quale il peggio che far fi poffa ( parlo di perfo- ne ordinarie) è lo ftrappare i capegli dal capo del nemico, di che più fi fentej l’ignominia, che il dolore . I più onora- ti, e favi, battuti fuggono ; e cosi facen- do rimangono fuperiori, perche l’onoP della battaglia fi riduce al vincer fe ftefiì colla virtù , non l'avverfario colla for- za. Quindi quel fuggire, in veced'effe- re a’Cinefi d'ignominia , ferve per fargli andar trionfanti, di femedefimi infieme, ede’ncmicijvinti dalla pafiìone dell'ira; e perciò più torto beftie, che uomini . A confefiare il vero , fono i Cinefi di poco animo, effeminati , e di viliflìmo cuore, che foffre le ingiurie pazientemente. Sono i me definii di bronzo nella fati- ca, 3 50 Giro del Mondo ca, accoftmnandofi dalla tenera età 3 portar in ifpalla un legno, con ugual pe- lò nelle due punte , da giorno in giorno maggiore, a mifura che s'avanzano itu età; fatica, dalla quale non fono efenti ne ancheje povere Contadine, che oltre i fervigi donnefehi, zappano la terra, e fan- no le fjcchine.Nelle barche elleno rema- no, o tirano come tante cavalle la corda; pefeano, e fanno quanto può fare uil> marinaio, con tutto il pelo del figlio, che con una fafcia,portano appefo alle Ipalle; c alla fine della giornata , la lor cena non è altro, che un poco di rifo cotto, e !*_, bevanda una decozione d’erbe filveftri, in luogo del Cid. Ulano un'artificiofa pignata,pcr cuci- nare, nella quale l’acqua và all’ intorno, c’1 fuoco fià nel mezzo ; ficchè qualfivo- glia cofa fi cuoce con minor tempo, mi- nore fpefa, e meno fatica . Non avendo materiali, per far buoni vetri , gli fanno (com'e detto altrove) di rifo, e di più va- ghi colori . Hanno inventato una tavo- letta, con alcune pallottole di legno infil- zate, per forniture, fottrarre, moltiplica- re, e partirci fe ne fervono coli maggior preftezza,chc non calcolerebbe il miglior Aritmetico Europeo . Per contar le mo- ne- DeiGeMEI.1,1. 251 liete hanno un'altra tavoletta, con cento cale ; nelle quali preftamentc fanno en- trare altrettante monete, e così in un’i- ftante le contano , e ne veggono la bon- tà . Se non fi trinavano bene in una pro- ffcffiouc , a capo dell’anno prendono ad efercicarne un’altra , eflendo abili in_> tutto. Lngegnofa mente giuocano ad ogni forte di giuoco : come di carte, /cacchi, (detti Kè ) dadi, sbaraglino , un fintile a quello deli'oca, ed altri d’applicaziono; però quello, che gli mena a perdÌ2Ìone_j èia Mensa nel loro anno nuovo , per in- dovinarci! pari , o caffo de’monticelli di monete; in che cò/umano gli averi tutti. Alcuni applicano in male il loro inge- gno, componendo un fumo detto Xian; che fatto in una camera , rende tutte le_j pedone conte eftatiche, ed immobili 5 per poter rubare frattanto quello , che vi è dentro. L’acqua è efficace controve- leno. Cofiumano i Cinefi di bever caldo, c mangiar freddo, al contrario degli Euro- pei; nè vi è alcuno, che rinfrefehi mai i'arficcio palato , o per lo caldo ambien- te, o per moto fatto in camminando, con acqua frefea, non che fredda ; ma per lo con- 3 5 8 Giro del Mondo padre,digiunano ogni dì,fìno alla morte, fenza mai guitar nè carne , nè pefee, nè uova, nè cofa veruna di latte ; affinché cotal penitenza vaglia in fuftragio della di lui anima. Sono poi molto inchinati alle fuperili- zionì, ed auguri . Non ftabiliicono ve* run matrimonio, fenza la confulta deco- ro A Urologi ; nè fepcllifcono i loro mor- ti, fe da’inedeiimi non ila feelto un di for- tunato : vedendoli perciò nelle grandi Città ufeire in un fol di io. e 20. mila_> eaife , con morti dentro, per fepellirfi nel monte. Tutte le porte de'Tribunali,pcr un fuperiliziofo coflume,fi fanno nel muro, che riguarda Mezzo di. Stimano peflìmo augurio , che nelle loro Terre, e Villaggi il eriggano Tem- pli al vero Dio ; temendo , che parte del popolo perciò il muoia .E veramente par, che Dio voglia fperimentar la fer- mezza dc’Cineil; poiché li vede in fatti, dopo la fabbrica di alcuna Chiefa, mo- rire più perfone , che d’ordinario ; come anche i fratelli , figli , ed altri parenti dì quel Cinefe, che nuovamente s’è fatto Cattolico,; per quello, che mi riferirono gli ile ili noilri Padri Milionari . Quindi che volendo talvolta quefti nuovame* tc Del G e me tri. 3 59 tc fabbricare qualche Chiefa; nè porédo- ja i Cinefiimpedire giuflaméce,(late l'or- dine, e permilfione Imperiale 5 fufeitano joroun rumulto popolare, per frador- rarla 5 lacchè i Miflionarj fono obbligati, avvalerli del braccio della Giudizia.Ciò accadde a’ Riformati Spagnuoli, mentre io era in Canton; i quali volendo fabbri- care, in un Villaggio lontano dalla Cit- tà, una Chiefa , per ufo de’ Criftiani ; comprato perciò il Idolo, c’materiali : lì commodoro afpramenre i villani , e tu- multuariamente unitili, a fuon di tambu- ro, andarono ad impedire la fabbrica^. Furcodrettii Miflionarj di farvi andare unMadarinojalla cui veduta tutti i con- tadini fi pofero per le ftrade inginoc- chioni, fupplicandolo, che avelie riguar- do alle loro vite , che non farebbono li- cure, collo filabili mòto degli Europei nel loro Villaggio. Alla perfine s’acomodà l’affare in talguifa. Comandò il Manda- rino , che li profèguiffe la fabbrica della Chiefa ; però che quado fi aved’e a por- re l’architrave , o legno più elevato del- l’edificio, avvifafiero i loro Bonzijacció > copriffero gl’idoli , che li farebbono at- territi, vedendo eriggere si alta fabbri- ca j e cosi non fi togliefle a' contadini il Z 4 1 Fun- 3 óo Giro del Mondo Pun-fcivy ,cioè la fortuna. Que/tafuperftizionc fi /tende fino alle fabbriche degli fte/Ii Cinefi (benché non fiano /limate cosi funefte) non pcrmct- 1 tcndofì ad alcuno, di far la cafa più a!ta_j di quelle de’ vicini , per temenza di non toglier loro il Fun-fcivy. Nel Borgo di Canton, entrato in una_» Pagode, vidi avanti l’Idolo due ferpenti vivi , podi in uti bacino, per purgato un’incolpato di furto ( tanto fi è grande la loro fuperflizionc ) . Doveano clìer podi fui corpo dell’accufato ; e le ne ri- maneva o/fefo , era riputato reo, e fc no, innocente : chiamano cotal Pagode sm K iai tnìau. T atti i Miniftri pcrfcguitano grande- mente i ladri , per render il cammino li- evito 5 e prendono cura d’eftirpare i va- j gabondi, ga/ligandogli fe veramente. A’ ciechi , ftroppj , e /Imiti, lì dà in_> che c/ercitarfi , giufta il loro potere : a’ vecchi , e impotenti vien fonaminì/trato il vitto dall’Imperadore,che in ogni Cit- tà , ne alimenta cento 5 più , o meno , fe- condo la grandezza di cflìi Città. Nafceda ciò non folo la quiete nella Repubblica, ma eziandio l’abbondanza* perocché tutti supplicano a coltivare, ii ter- Del Gemelli* 36 1 terreno ; nè in tutto l’Imperio ne rimane palmo inculto . TJfano alcuni artifìcioli aratri, in modo che ponno etter tirati da un Bufolo folo:c con pari induftria irri- gano il terreno, con macchine, che trag- gono l’acqua dal baffo letto de’fiumi. Al- tri , per procacciarli il vitto , infidiano la vita a* pcfci , non lòlo con quantità , c diverfiti di reti , ami , e laberinti di ra- mufcclli nell'acquej ma adoperano ezia- dio uccelli , come i noflri corvi marini, o natatori 5 da’ quali non 1 ponno averej» fcampo , quantunque li nafcondeffcro fra l’areue . L’uccello non fi approfitta, che de’piccioli ; perche gli fcaltri Gin e fi gli pongono al collo un’anello , acciò non polla ingoiare i grolTI. A gli uccelli medefimi tendono reti, lacci , ed altre invenzioni, per farne pre- da. Le oche fil veltri- tanto tanto malizio- fe,nel guardarli da’ cacciatori , difficil- mente Scampano dalle lor mani; perche, per ingannarle, pongono nelle lagune-?, e fiumi , dove vanno , alcuni vali di cre- ta galleggianti; a’quaii, poiché veggono, elTerfi accottimiate foche per alquanti giorni , vi fanno due buchi . Quindi po- ftifigli in tetta , entrano con tutto il cor- po nell’acqua jficchèfembri, che i vali '362 Giro dei, Mo no» galleggino ; e avvicinatili all’oche,già’af. fucfatte a tal villa, le tiran giù per gli pj e . di;e caricatane la cintola, vengono fuori dell’acqua . Coftumano i Giudici Cinefi, per rite- nere i fadditi dal commetter delitti, fa r porre il cadavere dell’uccifo dentro una catta , in cafa dett’uccifore, fino a tanto, che fi accomodi co’ parenti. Ciò vidi praticare con Manuel Araugio di Ma- cao, perche un fuo l’crvidore Moro di Mangiar-Maficnaveauccifo un Cinefe; che l’avea provocato , dandogli fui naie» con certe rannocchie , tanto abbonito da’Mori . E non ottante che l’ Araugio, avelie uccifo il Moro, e avette voluto dare mille Taes ; non potè ottenere da_,‘ parenti il confcnfo, di toglierli di fua_, cafa il cadavere . Quantunque Idolatri i Cinefi , non fono cotanto fcrupulofi , quanto quelli di qui dal Gange ; perche mangiano vacca, porco, rannocchie, ca- ni ( de’ quali fono golofifilmùe le ne fan. no macelli ) ed ogni forte di viventi; nè fanno difficultà di praticare, mangiare, c farparentela co* Criftiani. Del Gemelli*’ 36$ CAPITOLO TERZO. cibiti, Mmi, e Monete de * Cine fi. P Rima che cominciaflero a dominare i Tartari , portavano i Cinefi lunghi i capelli , avvolgendogli dietro la tefta, alla maniera delle noftre cótadine (però séza treccie)e facédone un grotto pomo, nel quale palpavano lunghi fpilli d’ar- gento > cosi per foftenerlo, come per or- narlo ; onde fi veggono anche oggidì in Malaca , e in altri, luoghi, di qucfli Cr- nefì , che fi dicono di capello;ma dopo l'Imperio del Tartaro,fu ordinato* a tut- ti, in pena della vita, di tagliarfegli; di andare alla maniera Tartara, colla tc- fta rafa , e un ciuffo , come ufano i Mao- mettani; con quella differenza però, eh© i Cinefi lo portano intrecciato , e lungo talora fino alle gambe. Vietò anche la pompofa velie, con maniche larghe, per introdurre la Tartara ; cièche i Cinefi Pentirono , c fentono ancora déntro il cuore. L'abito adunque Tartaro , ebe li ula-» oggidì in Cina , è, di State, un Maózu, o berretta di figura còlica, delicatamente Gmo del Mondo fatta di feta , o canne d’india, e coperta., di crini di cavalli rolli : dentro è fode- rata di taffetà , & ha un laccio , per ftrin- gerla fotto il mento . In inverno la por- tano dcll'ifteffa forma, ma di feta imbot- tita con bambagia, adorna di pelli fino nelle {tremiti , e coperta al di fopra di feta shoccatagli vece de’ crini . S’ufaper lo più di colore cremefino, e da pochi azzurra , o nera 5 e nella punta fogliono porvi, per ornamento, una pietra d’am- bra, o di vetro di rifo. Nella celebrazione della finta Melfa, ed amminiftrazionede* Sacramenti, por- tano tutti i nollri Miffionar) una berret- ta nera’, dalla quale cadono quattro parti quadrate fin’all’orecchie, foprappolteo ugualmente , e graziofa mente 3 e didie- tro pendono due lille, come quelle delle mitre Vefcovaii. Eficndofi ciò introdot- to dagli antichi letterati Cincfi; per di- ftingucrfiji Padri della Compagnia han- no aggiunto ad ogni quadrato tre porte, fatte con un lacciuolo d’oro . La loro camicia è detta Kuàziù , e fi allaccia fotto il braccio deliro , a’fianchi, e fotto la gola . Ella è lunga fino a mez- za gamba, co maniche lunghe, e {li-ette. Y i accompagnano brache larghe, e hm-' ghe Dei Gemei, tri 36 $ ohe fino a' piedi , che dicono Kùziù ’, o Zevy , e liganle con una cinta di feta_,; a jja quale appendono poi la borfa del ta- bacco, il moccichino, il coltello , e i ba- floncini dentro una guaina. Portano pe- rò i nobili un cinturino di feta, con ferri dorati, e gioie. Le calze, che tifano, fono per lo più di feta , o di tela , £ fi chiama- no Uvàzi. .... I nobili aggiungono alla camicia ( che a’ villani ferve di verte ) un’ abito lungo nero, detto Paozu, di color violetto, o pure d’altro, ( con maniche ftrettej , che hanno ncircftremità un poco di ro- verfeio .come un’ orecchia) che dopo eflerfi abbottonato, da fotto il braccio de- ftro fino a' piedi; fi rtringe con una cinta di feta, detta Tayzù . Sopra quella verte pongono il Guaytao , eh à giuftamcntc, come una mozzcttaVefcovale, però len- za il cappuccetto, e con maniche larghe; e quello fi abbottona avanti il petto . I letterati l’ufano lungo , le perfone ordi- narle corto, i Tartari cortilfimo. Andando per la Città in fedii , co- ftumano i letterati portare ftivali di fe- ta ( in luogo di fcarpe) detti Xivézu , e fono di varj colori.Le perfone ordinarie, che camminano a piedi, gli portano d un 366 Girò del Mondo cordovano morbidiflìmo, e inchiodati fotto le fole , per non fargli confumarc si torto, o prender umidità > perche non ufano talloni. Le fcarpc, che fi ufanoda’ mercanti , e gente ordinaria , fonofcol- late , fenza ligatura, ma ftrettc dietro. Si • fanno di feta,del co!or,che il vuole, colle fòle di tela , e il chiamano biày . Tanto da’ nobili, quanto da' villani , dell’uno, c l’altro fe(To,è ufitato il vetaglio,o Scézu, c l'ombrella cosid’in verno,come di fiate. Le donne hanno l'ifteffa verte, ma ab- bottonata avanti il petto , e nel collo più ftrctta, per oncftà; aggiugnendone al- tre dell’ifteflò taglio di /opra. Le fcarpc, a differenza degli uomini,lc portano ben aggiuftare, con talloni. Il portamento però della tefta è vago, perche hanno generalmente i capelli lunghi , e neri ; e gli ungono con differenti ol/,c gomme, per ridurgli a lor gufto . Ne formano fo- pra la fronte un’alto gruppo , con ferro filato, avvolto di feta , che poicuopro- no con parte de’ capelli fciohi,e divenu- ti lucidi colla gomma , cd olio . Degli altri, parte ne fanno come un pomo die- tro la tefta , e parte d ue ciocchette , che cadono graziofamente fui collo , a guifa d'ali . Nelle Provincie Settentrionali gli Del Gemelli? 367 aggirano , & avvolgono dietro la tefta_»i fenza intrecciargli ; e poi gli cuoprono con lina, come fcudelfa di feta,ben lavo- rata , o ricamata . In Pekin vi aggiungo- no un moccichino nero avvoltoi per ri- pararli dal gran freddo. I.e vergini , per diftinguerfi dalle maritate, taglianfi par- te de'capelli intorno la fronte , c’1 collo; lardandone come una frangia, lunga due dita , ficcome meglio potrà vederli dalle figure di fopra portate 1 . Il color dc’Cinefi è bianco,come qucl- 10 degli Europei , però nelle fattezze fi diftinguono ; perche gli occhi general- mente fono piccioli, in dentro, e’1 nafo anche piceiolino, e alquanto fchiaccia- tOj che nondimeno non difpiace. Han- no la barba cosi fcarfa di peli , che vi farà taluno , che non ne terrà in tutto cento; che non nafeono, fe non nelPcftremità del mento, e fui mufo ; c quando pur ne crcfcdTe alcuno nelle guancie , lo frap- pano con mollette ; di modo tale, che la barba è lunga , ma rari filma . Quello è 11 maggior fógno per conofcere un’Eu- pco fra mille Cincfi, e un Cinefe fra mil- le Europei. Le donne fono generalmente bian-' che, belle, efpiritofe, molto più degli uomi- 37 4 Giro dei Mondo del letto, e con effe ricuopre il cadavere; indi filafda cader giù fcinti i capegli ;cj torto invia i fervidori a’parenti , ed ami. ci, dando loro avvito in ifcritto,d’aver perduto il Padre E perciocché gli ami- ci , e' parenti avviliti, denno venire,a far loro cerimonie in onor del deformo; fi gue'rnifce, per ricevergli, la maggior fala con addobbi di duolo; cioè ffuoje,o pan- ni di canapa,tinti di bianco ; che tale è a* Cinelì il color di lutto. Involgonoin- tanto ftrettanienteilcadavere in due, o tre pezze di zendado dilicato, nella ma- niera, che fi falciano i bambini: e poi lo vertono dell'abito più ricco , e proprio alla ftagione , con fopra l’ infogna del Maeftraro,fe mai nè ebbe alcuno. Il pon- gono quindi nella grande arcajefattovi in fui fondo un piano di Tinzao, e più fopra altri d’altre erbe odorofe; ricuo- prono Parca , e fortemente l’inchiodano; e affinché non ne trafpiri alcun reo odo- re , riturano le giunture con pece, diche anche tutta Parca dentro è intonicata... Così chi li fa la fp argon o di ftelle d’oro, e collocatala nel più onorevole luogo della gran fala , vi pongon fopra il ri- tratto al naturale del morto; e quivida preffo una tavola , con profumi odorali, efiac- Del Gem E tti. 37 5 c fiaccole ardenti . Allora è libcro>e a gli amici, ea‘ parenti invitati , d'entraro a far le confuete onoranze al defonto ; c la porta ftclfa, adorna d'un fedone, invita, anch’ella, chi palla . Dolentillìmo intan- to le ne Ita il figliuolo , clic gli ricevo al lato dell’arca.Ha un'abito di fempheo tela di canapa , ilccome anche la berret- ta del capo ; in piedi tiene calzari di pa- glia , all’orecchie cenci di cottone;e due avvolgimenti di rozza fune a' fianchi, donde i lunghi capi giungono fino a ter- ra 5 e ogni parte di quello luttuofo ar- nefe , Tra forma particolare , fecondo lo flile immutabile, che le n’olìerva. Legge fi un Rituale Ih topato , che ap- pretto di me fi conferva, in cui fi divifano tutte le forni ole, proprie a ciafeun grado di parentela j attefavi anche la condizio- ne, più o men ragguardevole, de’ perfo- naggi . Quanto al figlio, non finifee in_> quella lugubre apparenza tutta l’efpref- fione del fuo dolore. Egli giace la prima notte appiè dell'arca ,nè per lungo tem- po appretto, ula dormire in altro letto, che fe triplice pagliariccio . Lungi dalla.» fu a tavola ftaffene ogni vivanda dilicata, e in ifpezie tutte le carni. In vece dello fedie ricche , c grandi , li vale d’una pic- Aa 4 viola. j7<5 Giro del Mondo ciola , e incomoda ; & ufa altre fintili penitenze , le quali > pattato un mefe, co- juinciano a poco a poco ad allentarfi. Le cerimonie, che debbono fare i con- vitati in onor del defonto, fono quattro profondi inchini , e altrettante genuflef. fìoni , e abbatta menti di capo,fino a toc- car la fronte fui fuolo ; arder fiaccola, profumi, ed alcune carte fmaltnte d’oro, e d’argento. Ciò fi fa, perche credono che la di lui anima nell'altro Mondo, ne avrà altrettato di vero, per poter pagare i fuoi debiti,ed acquiftarfi la grazia delle guar- die, che vegghiano alla porta delle carte- ri difotterrajondepoi ufcita,poffii torna- re in quefto Mondo,e ponendoli in uiu corpo rinafeere; e Ce buona è la ventura, che l’accompagna, divenir letterato, che in Cina è il meglio dell’umana felicità. Per quattro, o almeno tre di, fogliono adunarli gli amici, e’ parenti, a render quefto onore al defonto ; finiti i quali nò fi fano fubitol’efequie,ma fi differifeono meli, e fino a tre anni: che tanto , e nóiu mai meno, dura il lutto per la morte del Padre, in riconofeimento degli altret- tanti anni, ch’egli portò il figliuolo bam- bino nelle fue braccia ; c in tanto fi tiene il cadavere dentro una ftanza, onorevol- mente Del Gemei ir? '377 niente riporto . Infin che non fi fe- pcllifce > non vi è di , che il figlio no’l vifìtbC vi s’inchinùtenèdogli avanti qual- che odoroiò profumo, e offerendogli ci- bi ; che di poi il danno in limofina a’ Sa- cerdoti degl’idoli , che foventc fi chia- mano, a recitar preci fopra il corpo. A deliberare finalmente, il quando fot- terrar fi debba il defonto , vi è un gran.» lavorar di conti , c gittar di forti da’mae- ftri di cotal miftierc ; i quali , fecondo i precetti dell’ arte, rrafeelgono quel di, quell’ora , e quel punto , che gira il Cie- lo il più avventurofo , e benefico , ch’ef- ferfi poffa . Statuitolo, fi fa di nuovo dal figliuolo un ioienneinvito,di quanti più egli può avere, per accompagna- mento , ed onore del Padre , e fuo ; e al- lora fi fanno di bel nuovo quei quattro inchini , di cui i Cinefi mai non fon nè faz;,nè ftanchi.Indi s'avviano in procef- fione. Precede a tutti un drappello di ra- buri, di flauti , e d’altri corali frumenti; poi feguono figure dTlefan ti,e di Tigri, e imagini d’uomini , e di donne illuftri nelle loro iftorie : vifiofe macchine^co- mc carri trionfali , e cartella , e piramidi mirteriofe, e bandiere tavole, altro con incenfieri fopra, e foayi profumi? altre 37 S Grtio del Mondo altre co menfeimbadite.Indi fiegue una i frotta di Sacerdoti, in abito folenne, reci- I tanti loro preghiere , In una maniera di \ canto accordato : poi tutti in filenzio , c in graniglia i parenti , e gli amici ; e fi- • nalmente l’arca, levata fopra un gran ta- i volato,fu gli omeri di venti , trenta, e più j uomini; e dietro immediatamente i fi- gliuoli fquallidi , e per la pacata tribula- , zione Smorti; che fembrano,chc ad ogni paflò vogliano ftramazzare . Serranopoi tuttala funeral pompa le donne, chiufe in fcdieje le non vedute, troppo ben udi- te, si difperate fono le Arrida, che gittano. lentifiìmo, per la maeftà è quello anda- re , e lunghi Ài ino , perche i luoghi da., fottcrrarei defonti , fono lungi dallo Città. Quivi finalmente arrivati, fi rifan da capo ie cerimonie, fi ardono odori, * carte dorate , e per fino alle macchino funerali; e fotterrafi l'infelice nellaj grotta , di cui finalmente ferrano l’u- feio con un picciol muro . Vanno an- che pofcia,di quando in quàdo,a brucia- re avanti i fepolcri carte dorate, e innar- gentate , cavalli , ed altri animali fatti di carta, o tela; fciocca mente credendo, che la carta fi converta in monete , e gli animali finti in viventi , per fervireal Del Gemelli. 379 morto ; c perciò gli amici portano in_» prcfenteal figliuolo denari ( come nelle nozze fi collunja ) per fupplirc a quella fpefa. Seda’ figli fi dee ilare in lutto trean- ni , niente meno bifogna che facciano le mogli , per la morte del marito; moren- do però ella, non è, che di tre meli. Da quelli riti di ofiequio non può andar li- bera qualfifia condizione di perfonc;in_> maniera tale ,che morendo a’Mandarini j genitori , fono obbligati di Iafciare l’of- ficio, come di fopra fi è detto. Quella fi è la caufa principale , perche fono tenuti in poco concetto gli flranie* ri da’ Cinefi ; come anche l’altra , di non propagare ilsague paterno.Perciòin oc- cafion di difputa di Religione, hanno rinfacciato a'nollri Mifftonarj l’ingiu- ria , e ingratitudine , che fanno a’ mag- giori , lafciandoi loro fepolcri; e man- cando di fare ogni annoi dovuti atti di pietà , per venire in si rimote parti . In-» Cina certamente none permelTòulcire dall’Imperio; ed è riputato infa me, e det- to Tuxyao il figlio, che va altrove, lafci.a- do il fepolcro paterno. I Padri Mifiionarj però trovarono una buona rifpolla , per ferrar loro per femprela boccajdicendo, 3 $o Giro del Mondo che eglino venivano comàdati, per fervi, re Dio ; e che ficcome i Tartari non era- no difnbbidienti, nel lafciare i loro pa. dri , pervenire in Cina, cosi eilì per pro- pagare la loro Religione . Ciò diedetto in prefenza d’un Mandarino Tartaro; fi difie, con applaufo , chei Padri aveano ragione .Acciò non s’impedific il fi 10 i'ervigio, fevenifle in mente asoldati Tartari, di voler rimanere appretto i f e . poteri de’genitorijordinò l’Imperadote, chefe ne brucìatteroi corpi, e fi portaf- fero da’ figli le ceneri in Pelun , per fare pofeia ivi le loro cerimonie. Dalla mede (ima venerazione , che i figli continuano a’ioro Padri dopo mor- te, nafeeeome un'obbligazionc di tener una tabella in cafa , dove fiano fcritti i nomi del Padre , Avo>e Bifavo: e avanti di effa bruciar vari odori , c di quelle corde, fatte di feorze d’alberi pelle , che dicemmo di fopra . Morendo il padre, fi toglie il bifavolo , e fi pone in Ina veco il padre, iottentrando l’avo in luogo del bifavoje cosi lì continua perfcmprc.Co- ftume , che non fi può togliere a’ mede- fimi Criftiani Cinefi ; onde fono inforte gravi dime differenze fra' Padri della-» Compagnia di Giefù ? che difendono po> Del Gem E tti. 3Sr poteri! tollerare da'Cattolici,comc un.» niero atto di venerazione a' loro mag- giori;e’cherici Miffionarj Fracefi Dome- nicani, ed altri, che pretedono edere Ido» latria, e non poteri! permettere a’Criftia- ni; differenze, che non per anche fono ftate rermnate dalla Sacra Congrega- zione alla qualefe ne diede parte. Si fuole anche in Cina fondare uil» Tempio, perfcrvigio di tutta la fami- glia ; però non pucte erigerli , che da_» perfona ragguardevole , come a dire da un Mandarino della fteda . Or quelle fa- miglie , che han Pagode, quivi eziandio pongono La tabella del morto , per fargli cotali chequi . L’annuale però facrifi- cio, che tutti fono tenuti di fire a' loro maggiori , lì cofluma differentemente.?, fecondo la qualità de’foggetti; perocché l’Imperadore facrifìcaa fette maggiori antepaflXti 5 i Regoli a cinque ; un Man- darino a tre , e un privato folamente al Padre , e all’Avo . Suole i’Imperadorej onorare le perfone di qualità nella mor. tede’lor genitori, fcrivendo due lette- re, nelle quali riftringe le virtù del mor- to; e quelle fi pongono poi nel fepolcro* Onore , che fece nella morte de' Padri Adamo, e Vcrbied della Compagnia di Gie- ’3?i Giro del Mondo Giefu, e Prefidenti del Tribunale della Matematica inPekin. S’uccidono, ne’ /addetti facrlfic; ,vac* che, porci, capre, uccelli , ed altro, che fi mangia da’ parenti , cd amici nel me- defimo monte , dove fono i fepolcri. Ma eflendo famiglia , che tiene propria Pa- gode *, l'amminiftratorc delle rendite:»" della medefima fa tutta la fpefa. Si ve dono anche continuamente di quelli che nelle Pagodi buttano fuperftiziofo forti, con certi legni , perciò fatti jenon riufeendo la prima, e feconda volta alor modo, s’ingegnano di placar l’Idolo col- le preghiere, con facrificj di carne cotta uccelli, pane, vino, cd altro . Alla perfi ne tante volte le pittano, che calcano giu da il lor defiderioje allora dimando fi dare in grazia degl’idoli , per ottener la graziajbruciano, per gradimento, car te miniate d’oro, o d’argento; e ritor nandoacafa contenti, fi mangiano alle g ra niente le cofe fuddette, con gli ami ci , e parenti. Per maggior intelligenza di quell Capitolo, ho diniato bene farla Figura delia pompa, ed accompagnamento, eli vidi in Canton,nelI’cfcquk d’un pover Cinefe » c o&himario nd?& JPr-otszac/ci di Qjeun—tuu dm Dei G e me iti. 469 dall’altra parte . Alloggiai nella Cafa de’ Padri Gesuiti , il di cui Superiore non_> era per anche ritornato da Cantoni onde folo, e molto malinconico pattai un tal giorno, quale (1 è quello delia Nafcita di Noftro Signore, lenza nè meno fentir Metti, per difetto di Sacerdoti . Sul tardi andai in un gran Palagio , appellato Scuola ,o Accademia di Con fu ho . En- trato nella fala , un de' miei fervidori Cattolico fi pofe inginocchione^doran- do il ritratto , che quivi era delFilofofo : ed avendolo io gravemente riprcfo d'uri fimilc arto d’abominevole Idolatria ; mi rifpoiè il mefehino, che I Padri Miflìona- rii della Compagnia permettevano , che ciò fi frceffe, come un'atto di venerazio- ne; onde io mi tacqui, ricordatomi della queftione,che perciò aveano con i Vica- fiApoltolici Francefi. CAPITOLO SECONDO. Si contìnua il viaggio fino a Knan-ceu , e Canton. F Atta prendere da’ fervidori in affitto una barca, per profeguire il cammi- no, (ciò ch’eglino fecero per due lean, c fette zien, che fono quattro ducati, 5. grani di Napoli ; precedente autentica q§ J fcrit. 470 Giro del Mondo ferirai ra, in prefenza di perfone, deputate alle barche) il Lunedi 26. provvedutomi del bifognevole, partii prima di mezzo di. In tutto il giorno non fi fecero che 30.lv; onde ci fermammo la fera nella Villa di Seri mi. Il Martedì 27. fi venne, dopo 50. ly, in Ciangntu , Villa di poche Cafe : ma il Mercordì 28. fatti 80. ly , ne bifognò reftare in una fpiaggia . Il Giovedì po^ 29 . ci fermammo nella Villa di Xòpu dopo 80. ly di cammino. ’ Venimmo il Venerdì jo.nella Villa.» di Sciakiau xyen , ferrata di mura, anche fulla foni mi tà de' monti .Si fecero fola- mente So. ly 3 perche il vento era debole; quantunque i marinai Cinefi, per farlo rinforzare, fuperfriziofamente faceffero delle fifchiatc. Il Sabato 31. un vento. Settentrionale forte ci fece andare 140. ly ; con tutto che fi perdettero alcune ore di tempo at- tendendo, che fi rimetteflc un poco ; fic- che fù d'uopo , ch’io gli facefiì partire a forza . Giugnemmo la fera in Kinangfu; e non avendo voluto andare nella caia del P. Gregorio Ybanes Francefcano, venne egli a vedermi nella barca; dove fi trattenne fino a mezza notte. Del G e m e t i r* 471 La Domenica, primo di Gennajo 1 696 dopo 85. ly, rimanemmo Ja fera neiJa_» Villa di luynfun. Il Lunedi 2. dopo 70. ly, giugnemmo nella Villa di Pechiazun . Si fece così poco cammino , perche l’ acque erano bàfle;quantunque al fiume di Nanganfu, in Canceufu, sanifica un’altro, per lo qua- le fi va malamente in Fukien. Martedì ì. reftammo nella Villa di Hùenlon, do^o 1 20. ly : e’1 Mercordi 4. fatti folamen e 70. ly, nella Villa di.Tau- chian. A buona ora giugnemmo in Canccu* fu il Giovedì 5. dopo 90. ly di ftrada. La- rdato un fervidore nella barca, mi polì in Tedia , e andai nella Chiefade’ Padri Gefuiti, in cui era Superiore il Padre_> Grillon Francefc. Vi trovai il Padre Pro- vana di Turino , col quale era venuto da Goa, Il Padre Vandcrbech Fiammengo di Melines, e'1 Padre Amiani Piemqnte- fe; foggetti ragguardevoli, deftinati per la Milfìone della Cina. Fu grande la con- folazione , ch’ebbi inquefio incontro di tanti amici . La notte fù nella Chiefa gran concorfo di Criftiani Cincfi, per la feguente Pafqua de’ Rej e tanti furono 472 Giro dei Mondo gl' j finimenti, che toccarono, che io non potei prender fonno. A cagion della,, medcfima folennità , non partii il Ve- nerdì ó. Il Sabato 7- a ora di Vefpro , mi ripolì in barca ; ma non potemmo fare che 20. Jy, perle tortuolità del fiume; e ciur- ma mino nel borgo deil'ifiefia Città di Canceufu , detto Nanien, un miglio di- feofto per terra . Andai quivi a vedero una Pagode, in uno fpaziofo Campo. Primamente fi truova un* Idolo con., duefpade alle mani , e due altre ftatuo allato. Nell’interiore Pagode, paffato un cortile, fi truova un grande Idolo do- rato ( con una fpada in mano) pollo nel- la nicchia maggiore , e due altre fiatilo a’ itioi piedi . Sopra il folajo ne fono quattro (due per fianco) br muffirne , o grandifijime, armate, come fe difendef- fero l’entrata. La Domenica 8. giugnemmo nello Guardia, e Villa di Kiùniù,dopo 80. ly di cammino . Il Lunedi 9. rimanemmo la mattina nel Tanfo , e Guardia di Mu- tali ; e poi entrammo fra le montagne di Nanganfu ; dove il fiume è così tortilo- fo , che rende la ftrada per la metà più lunga , che Cc fi facclle per terra. Dei. Gemelli? 473 Venimmo il Martedì io. dopo Ot- tanta ly, nella Guardia di Lanzun . Il Mcrcordì ir. dopo fettanta ly , in Nan- ganfu; dove fui ofpiziato dal P.Fr.Pietro della Pignuola di Mexico , Religiofo Miffiònario di S. Francefco, che mi trat- tò aliai bene: onde lenza farmi troppo pregare, vi rimali anche il Giovedì 12 . e’1 Venerdì 1 3 . Prefi in affitto quel gior- no tre fedie, per cento felìanta zicn i’una (una pezza d’otto fi cambia in Nanganfu per mille, e più zìen) e molti facchini , per portar le robe , a ragione di so. zicn l’uno. Il Sabato i 4 .di buon’ora accomiatato- mi dal P. Pietro , mi pofiin tedia, e feci- mi portare fullo feofeefo monte , per più di tre miglia, fenza por piede a terra ; che perciò fidamente arebbono meritato una pezza d’otto, non due carlini Napoletani. Circa il mezzo di quello monte, fi vede_> una Pagode, che divide le due Provincie? e vi prendono poflefiò delle loro cariche il ViceRè, il Cianchyun Generale della_* Milizia Tartara ; c’1 Titù Generale della Milizia del Paefe jconfegnandofi lorofin detta Pagode i fuggelli da perfone , a ciò deftinate dagl’ ifteffi Tribunali di Canto». v-, — , _ - - 474 Giro dei Mondo La Pagode (fervita da’Bonzi ) fi divì- de in inferiore , e fu peri ore . Nella pri- ma (la fedente un'Idolo doratoci figura <rigantefca, e lenza barba . I Cirìefi, che alfaifiimo lo venerano, lo dicono Fu, ed altri Foè.Sagliedo alcuni fcalini fi truova nella fuperiore un’Idolo , detto Vuetu fein-fian, con corona in teda , e un co- me manto Reale su gli omeri . La (tatua Umilmente è dorata, e fedente; e da pref- fo ne tiene altre due in piedi . Entran* dofi, a man delira, fi vede la (tatua di Cian-lao-ie , che fu un gran Mandarino; oggidì venerato come Dio, e tenuto per Protettore de’Tribunali. In tuita quella montagna, e nella vici- na di Nanyunfu, nalcono certi alberi piccioli, detti Mufciù,che producono uu frutto, quanto una picciola noce, roton- do, e nero; con alcuni forni dentro, da’ quali (premuti fi cava il migliore olio, che vi fia in Cina . Chiamano il frutto Muzù, e l’olio Mu-yeu, cioè olio^d’albe- ro, a differenza degli altri , che fi fanno .da erbe, e vai j femi, e fervono per le lu- cerne . Scefo dalla montagna, incontrai varie truppe di foldati,& altre perfono ragguardevoli , che andavano in Nan* ganfu, all'incontro al Titù 5 che veniva a preti- DeiGemeiliÌ 475 prendere il poffelTo della fua carica , per pallate pofeia in Caiiton. Poco dopo veniva la moglie d’un gran Mandarino, preceduta da molte perfone a cavallo , e Miniilri di giuftizia, con baffoni , e bac- chette in mano; del l’i fletta maniera , che farebbe andato il marito, facendo fer- mare chiunque veniva a cavallo, o in Te- dia . Ella era portata in una Tedia da otto perfone, e feguita da altre , nelle quali andavano le file damigelle. Un fuo fi- gliuolo di tre anni, bizzarro , e fpiritofo andava folo a cavallo . Definai a mezza ftrada; e poftomi pofeia in cammino, ; giunfi a Nanyunfu,con due ore di gior- no; non ottante che mi fufli partito tar- dile le giornate fuffero breviffime.Cerra- mente i Cinefi, portatori di fedie, non ce- dono a un cavallo Tartaro , facendo di trotto cinque miglia adora. Contava- no tal giornata per dodici leghe; però non furono che otto, e 104. ly , facendo ogni lega di u.ly. Ciòfuccede in tutti i cammini Reali , dove per la mercedej» de’ corrieri, i Cinefi fanno brievi i ly ; e in altre parti lunghi. Il Padre Fr. Juan Nicolas de Ribcra_» Religiofo Agofliniano, e Milionario Apoffolico indetta Città, mi regalò con mol* i 476 Giro dei Mondò molra cortefia , e particola miete di buo- na cioccolata^ ficconie anche avea fatto quello di Nangan fu . Eflendovi fcarfez- za di barche, perche s'afpettava il Titti, co difficultà ne trovai ad affitto una, fino a Canton , per 3 300. zien , che fono tre pezze d’otto; quando in quella Città f 0 - gliono'darfcne per ogni una fino a mil- le, e mille e cento. La Domenica 15. dopo definare (rin- graziato il P. E .Juan ) mi pofi in fedia^, per andarmi ad imbarcare. Trovai una gran barca, che, per la poc’acqua,ben ià- pea dover effer pigra; ma perche mi tro- vai di già aver pagato il padrone,mi ebbi pazienza, e m’accommodai col tempo. Remavano due donne , affini meglio che o-ii uomini ; non ottante che tenevano i bambini fullefpalle. Pattati i due ponti (per /'otto all’uno, e vicino all’altro ) che fan comunicare i due piccioli borghi colla Città , dopo 20. ly > rimanemmo nella guardia di Pcyentan. Il Lunedi i6.non facemmo, che 60. ]y , per la grandezza della barca , che fi fermava dov’era poc’acqua ; onde ci re- ftammo tardi nella Villa , e Guardia di Xuàn*tan. Parimente il Martedì 17. ri* paanemmo nella Guardia f c Villa di Sin- Del Gemelli. 477 cian fciuy, dopo 60. jy. Entra fi quivi jn maggior fondo d’acqua , perche nella Villa di Chianlceu, s’unifce col fuddetto un’altro fiume, che viene da’monti. Giugnemmo in Sciaceufu a buon’ora jlMercordì 18. dopo aver fatti 120. Jy. Paifai nella cafade’PP. Francefi , e ben- ché non vi fi trovaife il Prete Miffiona- rio, fui ben ricevuto da'fervidori. Po- ftomi infedia il Giovedì 19. andai vedé- dola Città . Ella tiene buoniffime mura, fatte in modo, che vi fi può andare all’ intorno tempre coperto. Il circuito è più di quattro miglia, fenza i borghi. I.e ftradc fono dritte, lunghe, ben la- fincate, e con buone botteghe. Dal- l’eftremità Meridionale della medefi- xna , entra un fiume navigabile, ad unir- li col grande , che viene da Occidente.?. Dopo definare m'imbarcai nella por- ta di Mezzo dì, con buon vento; ma of- fendo pofeia ceffato, non potemmo fare più di 40. ly, fino alia Villa , e guardia di Perù. Il Venerdì 20. facemmo 1 io. ly, fino alla guardia di Vanfucan; remando fem- pre le due donne, della medefima manie- ra , che i cinque marina; . Continuando il buon vento Tramontana; il Sabato 21 , fa- 484 Giro del Moirno do U numero de’pianeti , a cjafeun de* quali alfegnano quattro loro proprie co- ftcllazioni, una per di; talché dopo quat- tro fettenarj ritornano alia prima . Con- tano il di da mezza notte a mezza notte, dividendolo, non in 24.ore, come da noi fi fa , ma.folo in dodici parti uguali ; ej quelle tutte indente , cioè tutto intero il di naturale, vien divifo in cento parti , e ogni cotal parte di nuovo in cento mi- nuti; talché dieci migliaja d’eilì ne com- piono un’intero . Le ore poi non le con- tano per numeri, una» due, tre 5 ma per nome, e carattere proprio di ciafcuna; e ne han tre o (fervati ffi me , e di gran mi- fterj,per la politura del Ciclo, che dee lo-, ro corrifpondere . La prima fi è il punto della mezza notte , perche in elfo dico- no, che fu creato il Cielo : poi la iècon-, da, e la terza; perche in quella ebbe efiò- re, e forma la terra , e in quella l’uomo. Cadde quello nuovo anno Cinefe a* s. diFebbrajo, giorno di Venerdhonde par-, ve bene a'Miffionarj Apolìtici dilpen- fare a’Criftiani Cinefi i cibi di carne, co- me anche nel feguente Sabato ; perche altamente s'averebbcro da per loro tolta la licenza . Fu cagione tal dilpenfazione di nuovi difttirbUra il Vescovo di Ma*. cao. Dei GfiMEttr. 48$ cao , e Vicar; Àpoftolici Francefi'; men- tre avendola quegli mandata; per eserci- tare quefto atro di giuri/dizione; i Vica- ri rifpofero,' che non ne avevano di hi fo- gno , perche dalla Sede ApoftÒlica tene- vano facoltà di ciò fare. IJ Martedì si. andai prendendo pia- cere per la Città, tutta fuperbamenre ap- paratale rifonante d’allegrezza; eden do fi di già fervati i Tribunali, c podio torto chiave il fuggello Regio,' molti giorni prinia,in tutto l’Imperio', per dar luogo aquefta gran fetta . Non vi è ora , e dì determinavo , cosi per chiuderli , conio per aprirli il- fuggello , c’ Tribunali 5 nù fi fegnano'dallàCorte, colla 'direzione de- gli A Urologi; acciò l’Imperadorc ripigli a regnare nel nUovoanno , In giorno, de ora di benigno in flutto. Si ferrarono per- ciò quell’anno 1696. a'az.di Gennaio, ad ore zi». Come che in quefli giorni non H regge gittftizia, è molto p t fi colòfol 'an- dar viaggiando-; ufeendò- allora-' fu-orì tutti i ladri, per'la Scurezza di non pote- re efler fnbito galligati . Per altro nelle ftCade, in tal tempo, il raddoppiano lej guardie, per prendere thi ladri ; a’quali (I d tferifee il gaftigo fino all’aprirfide’Td- bttttajj. ^ ..-ì .. - H h s Ogni 4$6 Giro del Mondo Ogni miferabilc,ful principio del nuol vo anno, fi vede d'un’abito nuovo ; cuo- prc di nuova carta le fineftre di Tua cafa, c le pareti; rifa gli epitaffii , & ifcrizìoni, che fono nella medefima ; nè lafcia di farli buona provvifione di vino , c roba da mangiare, per banchettare con gli amici* la fera del Mercordi, primo di Feb- braio, andai, accompagnato da’ fervidori di cafa, a vedere la quantità di lumi, che fi vedevano per tutta la Città. i II Giovedi 2. ultimo dell’ anno fi principiarono le folennità del nuovo, per dar commiato al vecchio. Elleno fono le feguenti. La fera, in tutte Je cafe, i figli avati al Padre, e Madre; il fratello minore al maggiore, il fervo al Padrone genufleflì, battono la fronte a terra; o ranno le cerimonie , fecondo l'ufo del Paelè, altrove riferito. Le Donne fra di loro fanno lo fieflo; poich’in Gina è cosi vietata la comunicazione delle donno, ch’il fuocero giammai non può vedero la nuora nobile; e (blamente in tal di va col figlio, a far quello ufficio. Prima-, però di e fìggere quefto debito da’figli , i padri di famiglia Io rendono a’Ioro mag- giorijbattendo tre volte la fronte a terra, ava n- D Efc Ge M Et LI* 4S7 avanti la tabella de'medefimi ittorxi(cioè d<?l padre, avo, e bifavo)e bruciando odo- ri* Si radazzano il rello della notte in-» mangiare, e bere, giocate » & in altri paf- fatemph La mattina del Venerdì ben di not- te , i più fcrnpulofi andarono nelle Pago- di di loro divozione, a batter la fronte, e bruciare odori , e di quelle corde, fatte di corteccie d'albero pelle . Soglion paf- fare pofeia a far le vilitea gli amici, a* quali bada lafciare fcrittofiri un pezzo di carta rofifa, effervi perciò andato le ciò per togliere la foggezione de' compli- menti nel ricevere , I parenti però, ed amici di (fretta confidenza fi vedono ì nè nelle loro vifitc alcuno può fcufarli di bere tre bicchieri di vino di rifot e co- si chi ha mólti parenti, ed amici, per mol- to che fia ufeito di cafa compofto , vi torna colla tefta carica , e vacillante. Difiì compofto, perche in quelli di i Cinefi vanno, come tanti Religiofi, fen- za punto feomponerfi 5 avendo opinio- ne, che ridendo, piangendo, giocando, e facendo leggerezze, tutto l'anno poi s’abbia inchinazione a far lo ftefib., In fii ne quello principio del nuovo anno fi fo- (enniza con Ucambievoli vi lice, era pule, Hh 4 ed ^.gg Giro del MondS ed allegrezze ; fentendofi, per tutti I tre giorni, un tediofo rumore di tamburi Cinefi , e d’altri iftrumenti; non meno che di fuochi artificiofi (de’ quali fi par- lerà appretto ) . Còfumafi molto danaio in polvere, e carta; tanto per porre alle* Cafe, quanto per bruciare nelle loro Pagodi,dopo il facrifieio, ed offerta di carne , di galline cotte, e frutta ; che poi riportano a cafa,per màgìare-có Amici. L’iftefia mattina de’3. dibuon’ ora_, andai a vedere una gran freddura, -fé* condoli mìo genio ; nell’opinione pe* rò de’ Cinefi (limata gran cofav Ufci» to fuori la porta di Lauda . dallau* parte d’Oriente , trovai una gran vacca di terrà colorita , circondata da una infi- nità di Cinefi ; i quali con- lunghi baffo- ni rottala ( in che confitte la folennità della feda ) fecero a pugili, a chi meglio poteva avere le piccióle vitèlle,della ftef- fa materia, che erano nel ventre di quel- la: e ciò in ricordanza d'unantico loro' Imperadore , che il volgo crede , fi fu fife- convcrtito in vacca la qual-e. non era- buona, che per l’aratro i Mi ditterò, che le vitelle le prefentavano poi- a’ Signori, per avere buone mancie . - Nel ritorno entraia vedere due ben*»' ^ran : D Et G B'M'S'fcì/T* 4S9 glandi Pagodi : la prima fobbridatainJ onor di Cianlaoye; Deità, per c ui ; f firn nò fempre, avanti la porta del Tempio , ca- Talliari ófriine , perche con etti narrano, •che faceva mille leghe il giorno -• Vi fo- 'no anche, per gli cortili, mólte ftatue di •gefio di varie , ed orribili fórme. A capo idèlla'Pagode ftail fuddettbTdolo Cion- daope ìedefite , e tiene inte-fia-un cornea? diadèma-. Trovai molti Molarti , ehefta- vano- offrendo carne-apparecchiata', e ffittta ; bruciando odori , e carte da con- yertirfi in oro , e argento , per fervire.à! loro mórtiT Prendevano altri un pezzo di legno Vpartitò in due;- e «quelle parti buttavano in aria. Sé cadevàfioa. terrai» una , o tutte due dalla parte -fupèiforet& era buon fe'gno , e che > 1 - I-d ol ó flava 4 bène coh éffi 5-maTe la co treccia: Ora- voltata verlò il' Cièlo' ini amendòtel». etra 'cattivo prefagio i TaÀte'ì^oltc pfeiò le gettava, riovcpealla perfine aVevànó da cader fa legna- atlor gufto. Altm-ìvolgendomòl# tc légni,' inficine ligate,:ne-tira vani». uno* per fapérela buona , o nfcala". influenza .5 c ripetevano ciò, finoià tanilo, che nè venit ! valine, con- fognale Fortunato. • *»'P ! i-nlla 'feconda- Pagode-era ; vicinarsi pala- gio Vche già fu dei Regolo , & allora^ .y.-r t' Ter- foo Giro del Mondo fervivaal Capitan Generale de’ Tartari. Si divide in tre , l’una dietro l'altra;, nella prima vidi tre Idoli nella nicchia ,con_, ietta feoperta, e fui fuolo altre flatue molto grandi . Nella fecondavano me. defimamente tre Idoli nella nicchia , c quattro davano nel fuolo, a'fianchi.Nel- la terza erano cinque orribili figure fui Aiòlo , e nella nicchia un grande Idolo,» color d'oro , e un’altro più picciolo, -, Incontrai, in ritornando a cafa , quan- tità di Mandarini in fedi.a,e.a.favaIlo,ve- ftitidi àbiti ricchiflìmi , ne* quali erano •ricamate l’infegne del loro uficio, e gra- do . Andavano eglino a far le folite ado- razioni nelle Pagodhe pofeia a far le vi- site a’ loro amici. •: Il Sabato 4- coloro , che aveano rice- vuti i Complimenti per l’anno nuovo, prefero a reftituir le vifite inperfqna.» o colle carte rode, all'ufo del paefe. Ciò s’intende de' Mandarini inferiori ; per- che i cinque maggiori le ricevono, e re- ftituifeono per mezzo de'Mandarinetti, o altre perfone del loro Tribunale ; e fo- lamente fra di loro fi vifirano di perfona. Quelli cinque principali Miniftri di Can- teo , fono il Fuyen , o Viceré; il Pucien- su, o Deputato per l'cfazione de’ tributi Impe- Dei G’e me ti*i 49I Imperiali di tutta la Provincia 5 il Zian* chyun,o Generale della milizia Tartara» c due fuoi compagni, detti Tutun; che chiamali, braccia drittOiC Anidro del fuo corpo : e quelli fono d'uguale autorità; eflendo portati in fedia da otto perfond, col tamburo Cinefe avanti , battuto con 13. colpi. La Domenica s.nella Ghiefa de’Padri Riformati Spagnuoli venero molti Cri- ftiani Cinefi,a far le loro devozioni. Il Lunedi 6. mi convitò in cafa un_> mercante Cinefe ; però mi diede troppo a buon'ora il definare , fecondo il lor co- ftume . Erano nella menfa da venti de- schetti di differenti frutta , e cofe dolci, cd altri con polli, e carne di porco. li Martedì 7, andai a vedere il' ViceProvim ciale de’MiffionarjAgoftiniani,ch’erave- nuto a favorirmi nel mio ritorno ; ma il Mercoledì 8. convenne a me dare in ca- fa ; perche vennero molti amici a darmi il ben venuto , nè potei far di meno di ri- cevergli . Andai il Giovedì 9. a vedere il padre Turcotti , Superiore de* Padri (pefuiti di Canton. ! > Il Venerdì io.andai a diporto in barca per lo canale .11 Sabato 1 1. parimento andai nella Città nuova, coll’Interprete, che 403 Gmo de! Mondo. die trovai molto curiofo etiì'VCdet J’Europa,ed avrebbe voluto venir mett» J a Domeftica'i'2. definai col V.Pròvin- 'ciale de’ Padri Agolliniani,chc ini trattò affai bene. • * - : : " Il Lunedi f j.poi andai vedendo' i prtf- paramenti ,chcpèr tuttala Città fi face- vano, per la fella di Liìm chlìen , o delle lanterne , ficcòinc quèlla J j r dffs un» delle •principali de’ Ciricfi ;'e vPfàtncfttevi tro- vai invenzioni maravigliole. Narrano i Gitici* l’ origine -della medefima_j, Uella maniera feguente; Dicono, che non guari' dòpo lo ftabilimento del loro Imperio", un Mandarino àftiató» dà! pò-» polo , per’ le fne Nitrii ; 'pendè- nella 1 -riva epuri fiurrìe ima fua figlia , Ch’egffàmaCà grandemente; ed effendo andato‘cc-rcah& dola liingó la riva , tutti per lo grandej' ÌÉflfóttó » che' gli portavano, io feguhàc&x rio, con tòrchi acccfi, e lanterne,piangen- dò con lùi-f ma benché l’avCffero lungò tempo ricercata, In tutte le pónti della ri-* pa-( della haedelima maniera, Che Cerere- là ftiafigìia-Proferpina ) giammai notU la trovarono . I Letterata poi affegnano altra ori’glfoCJne’loro libri i éiòè-p-cheire mila e cinquecento anni àddiérròytegrià» do' l'ultimo Re della famiglia Hi^nomaf to Dei, Gemei, tir ‘4f>3 to Kie , uomo crudele , e in tutto da*. (o alle fattualità; effendo un giorno col-, Nouvei. te- la fua Regina più amata, fi lagnavate* chine anp*. i piaceri di quella vita erano poco dure- Magaillans voli; che vi erano pochi, che viveanOi c * 5 ‘ t<ls ‘ ,} * cento anni; che effendo cosi veloce H tempo , non poteva- renderli fatollo di quei piaceri, che tanto amava ; c bia fi- ntava finalmente la natura di rigoroia, e crudele . Vedendolo in tali angofde la-, Regina , gli dille ; Io sò un tal modo,per prolungare il tempo, che batterà per fod- disfarvi. Fate d’un mele.un giorno , d’un anno un ni e Te; c cosi gli anni, i meli, e x giorni faranno si lunghi, che, vivendo dieci anni , voi avrete cento anni di pia- cere, e di gioja. Perfuafe quindi i’infenfa* to, e fattuale Imperadore,a fare un pa- lagio , nel quale non Tufferò nè porte , nè fineftre , onde potette entrar lume. Poi vi fece porre oro , argento , pietre pre- ziofe, ed altro riccb mobile;. vi introdiif* fe quantità di ragazzine di belliffìmcj» dòne, tutti nudi$e per fine vi fi fepelli ella e’ima'rito vivi, e làni ; non con altro Iu- , me qui vi trattenendofi,che di torchi, o di moltitudine infinita dì lanterne, in luo- go di Sole, di Luna, e di Pianeti. Vi flet- te un’anno intero i’Imperadore Kie, coli Pini» '^co Giro del Mondo affiri della fua carica . Prima di venir fuori della porta del fuo Palagio (che fù già del Regolo di Canron ) fi fentirono tre tiri di mortaretti, per avvertire il Po- polo della fua ufeira . Ella feguì coll’ac- compagnamento, notato nella feguente figura. Tamburi Cinefi , che fi toccavano con i?. colpi. te. i. Tavoletta, col fegno dinotante. Giudice del Politico. C. a. Tavoletta di Governadore del- l’Armi. tei. 3. Tavoletta, che impone filenzio. £. 4. Tavoletta , che denota , che ogni uno fi apparti, f. Bandiere. c. Diverfe cariche, eduffic; occupati dal Miniftro. H. Bafloni dorati. J. Il Dragone, divifa Imperiale. 'te. Domefiici, e Servidori. M. Carnefici, e birri. Ombrella. o. Aiutanti di Carnefici. T. Perfona, che porta il fùggello Impe- riale, dietro lefpalle,in una valf- getra. Q. Altro, che porta la Patente. ^ ‘ Ji, Tfun tò iApNÌIb 'Il unto 1 Dei Gemelli* 5°* Tfun tò in Tedia fcoperta, portata da otto perfone. 1 S. A Itra ombrella differente. T. Prime guardie. y. Seconde guardie. \x. Compagnia di Cavalli Tartari. : r. Dame Cinefi , che veggono l'ufcita.’ \z. Dame Tartare. Dopo definare andai Topra un monte» a vedere l’apparato d’una cafa, in cui la : fera dovea efler ricevuto il V-Re , con_» alcuni principali Mandarini . Pila era_» iftata fabbricatada un mandarino,dcntro la Città di Laucin , o vecchia; e confi - .fteva in una fala, foftenuta da più belle colonne di legno. Sopra di eifa s’elevava iun’altra ùmile; però l'una, e l'altra erano jfpaziofe, ma poco vaghe; anzi avean più torto fembianza d'un belvedere , cornea noi diciamo ; poiché dalle medefime il . vedea tutta la Città. Nella fala fuperiore ;viera una Pagode, con più Idoli, circon- dati da Religiofi, detti Taòzu . Sul piano della prima ftavano imbandite le menfe» ibaftantemente adorne, per ricevere il Fuyen , o V. Re. Vi erano all’intorno le mura armar/, fcrigni , ed altri arne« fi , con prezioiirtìma vernice di Cina , c del Giappone , e con moltiflime figure . li ì Vifto 502 Gino del Mondo Vitto l'apparato /cedei dal mote; peroc- ché dovea quegli pattar tardi , e allora^ aveanfi a bruciare alcuni fuochi artifi- ciali . Effondo a piedi delia montagna^», entrai a vedere un Convento di Bonze. Le buone Religioìc mi prefentarono il Cia, e mi condii fiero a vedere la Pago- de, e’1 loro Moniftero . La fera poi fi fe- cero per la Città allegrezze , con lanter- ne, c altre fuperftiziofe baje. Il Giovedì 1 6 . mi convitò a definar fcco D. Gio: Baffet . Il Venerdì 17. an- dai a diporto per lo Canale , fon piace- re mài limile avuto a’ mici dì . É ’1 Sa- bato 18. andai a render la vifita al Pa- dre Superiore degli Agottiniani Spa- glinoli. La Domenica 19. nella Chiefa de’ Pa- dri Riformati Spaglinoli , vi fù un gran concorfo di Crjftiani Cinefi . Riputan- doli giorno fortunato il Lunedì 20. fi ce- lebrarono molte nozze . Stando io avan- ti la caia, vidi pattare una Spofa . Prece- devano fei donne,con altrettante Bandi- nelle Cinefi (che noi diciamo guantiere) bene inverniciate , e dorare , nelle quali recavano coperti i preferiti . Seguivano da 20. Sonatori, con varj finimenti, o molti fiedardi di carta colorita, innalbe- jrati Dei Gfi w Er.tr. 50J rati su lunghi legni. Veniva appreffo JaJ Spofa in una fedia coperta, e riccamente ornata di taffetà, con vari lavori ; e pa- fcia quattro parenti , che l'accompagna-’ 1 vano. Dicci facchini portavano altret- tante caffè, dove erano i mobili ( per ef- fer la Spofa di condizione ordinaria. ) Lo Spofo l’attendeva in cafa, con altri parenti, per riceverla avanti la porta. Il Martedì ai. andai a vifltare il Padre | Turcotti . Nel Mercordi 22. vidi palpare una pompofa efequie. Precedevano do- dici ftendardi di carta , ftatue, ed altre_> cofe, appefe a certe afte; venivano ap- preso da 20. Sonatori, c fei arche da_, bruciare odori, e portar le offerte a’bon- zi . Seguivano fette grandi ombrelle,con : cortine all'intorno, e più Bonzi, co’ loro , piviali,accompagnando il morto.Termi- navano la pompa circa cento Cinefi,chc portavano in mano ciafcuno una corda, di quelle fatte di feorze d’albero pefte, che ardevano lentamente.Fra’ medefimi andavano i più (fretti parenti , vediti di facco, colla perfòna incurvata verfo il . fuolo. II Giovedì 2,3. paffai la giornata col- ! la dolce convenzione di D. Gio:-Balfer. Il Venerdì 24«poi (limando, efìer gior. Il 4 no 504 Giro del Mondo no a proposto , per vedere parte del pa ; lagio del Tfun tò ; a cagione delle vifite, che gli facevano tutti i Mandarini della Città , e Provincia , come a Ior fuperio- re nel politico , e militare (effendo egli Capitan Generale , o Vicario delle Pro- vincie di Canton, eKianfi ) vi andai di buon’ora . Il primo cortile era lungo un tiro e mezzo di moschetto, e a propor- zion largo ; dove fotto: tende , erano molti ibidati . A due lunghe travi , che vi ftavano confitte/etano appefe due bandiere quadrateci color giallo , conj loro lettere 5 della medefima manierai, che fono in quella del Viceré. Alla porta del fecondo cortile ftavano più u fidali» c fra gli altri 40. con vaghi abiti di feta; fui quali tenevano ricamati, chi un’uc- cello , e chi un lione , una tigre , o altro.. Entrato in qnefto fecondo cortile , (ch’è mezzo tiro di mofehetto in quadro ) ed innoltratomi alla terza porta , trovai le guardie, che non mi permifero paffare più avantijperò quindi offervai i! terzo, c quarto cortile, dell’ifteffa grandezza., del fecondo , a capo del quale era la fai a del ricevimento, affai bene ornata. Dopo effervi ftato un’ora , vidi licenziarli il Fuyen, o Viceré, il Zanchyun, ed altri Man^ i D E t ' G E M B t £*I» i-C>5 Mandarini; quali accòpagnò il TfuntO 1 , (vecchio, ma di buona complefiione,e i veftitoalla Tartara) con maniere aliai correli) fino alla quarta porta, con gran j riverenza ; poi attefe , che ( per uno I firadone ben laftricato, che divide il cortile ) veniflcro alla terza portaje qui- vi giunti,fi reiterarono le riveréze.L'ac- compagnamento del Viceré era più nu- merofo di quello del Zanchyun; poiché precedevano ledici bandiere; altrettante •tavolette , dove erano fcritte le preroga- tive delia fua dignità ; più ombrelle; so. faldati a cavallo; più di jo. baffi miniftri carnefici, e manigoldi, con legni, catene, e bacchette in mano; apprefiò a* .quali: 'veniva egli in una fedia , portata da otto perfone . Diflero, ch'era venuto il Tfun- to , e due Ta-gin ( Ta , vuol dir grande^, gin, uomo , in lingua Cincfe) inviati dal- l’Imperadore, a noverare le milizie della Provincia; che vai tanto, che ad empier la boria. • ' >t . Un' altra pompa nuzziale vidi dopo defiliate. Erano portate prima d’ogni al- tro yjo, lanterne grandi , appefe a legni; ero le candele non ardevano. Apprefiò Bnivano quantità , e varietà di doni, e dodici donne con prefenti;quindi altre • lan- • r 5o 6 Giro dei Mondo lanterne , portate da’ giovanetti fvarj la- vori di feta, e di carta ; e in fine la Spofa, in una tedia coperta vagamente. Il Sabato 2 5. pattando avanti il Tribu- nale del Quanceufii (ch’è il Governado- rc della Città) trovatello ftavanq batten- do un miferabile ; e dimandatane la cau- ta, mi dittero ,-che colui era baftonato per colpa altrui ; eflendo in coftumejche un reo condennato a ricevere tante ba- ronate , con danariStrvova chi le l'of- fra in fui vece;cotentàdofi colui d’eflTer crudele con fe medefimo , per fovveniie la fu a povertà .Fa di meftieri però tener contento anche il carceriere >,e’i carnefi- ce tacciò riefea lo fc ambio . Il-Badrej» Agoftino,Supcriore della cafa , dove io dimorava, mi riferì; che si fatto abufo era giunto a tal fegno gli anni pallàti>che eflendo flati condennatia morte alcuni ladri , i protettori di etti, dando ad inten- dere ad alcuni poveri villani , cheavef- fero a ricevere baftonate,per un tal prcz- * zo; coll’intendimento del carceriere cor- rotto , fecero ufeir fuori i veri condan- nati ; e quei mefehini furono pofeia dal Mandarino fatti morire i come coloro, che s’aveano addogato il nome, e’ delitti de’ malfattori . Scopertali pofeia tale , e Del Gemelli. 5°7 tanta malvagità , furono menati a morte gli autori . La Domenica 2 6 . andai a diporto in_j barca per lo Canale. Dal Govcrnadore della Città, il Lune- dì 27., fu ordinato un digiuno di quindici giorni, a fine d’ottenere dal Cielo la_, pioggia , per fecondarci campi di rifa; sì grande era la liceità > che fi fpcrimen- tava . Il buono fi era , che faccano digiu- nare a forza anche i Criftiani, e far Qua- refima filila fine del carnafciale ; ef- fendofi fotto pene rigorofe vietato , di venderli carne di vacca, o di porco, polli, uova, e cofe limili; ma fedamente erbe, e legumi . Quali ogni anno accade di farli quelli digiuni, in tutte le Città, dove mi- ca la pioggia: e proccurano oltfeàdciòdi 1 impetrarla colle orazioni , e procdlioiii; e coll'accendere quantità di lumi nello loro Pagodi, c bruciare carte innargen- tatc , e dorare . Non piovendo fra quin-, dici , fi proroga il digiuno per altrettanti giorni . Il Martedì 28. andai da D.Gio.Ballet, C per còfultarmi feco intorno al viaggio, e al ritorno in Europa . Il Mercordi 29. ac- compagnato dall’Interprete, andai nella Città nuova, a comprare aleune rarità. Giro del Mondò CAPITOLO QUINTO* Erieve viaggio fino a Macao. A Vcndo determinato, col parere del fuddetto Baffet,di paffare in Mani- la , lòpra il petacchio Spagnuolo , che fi trovava full’ancore in Macao ; mi parve bene di fare una vifita al Capitano del mede fimo, e dimandargli l'imbarco;on- dc il Giovedì i. di Marzo, difpofi ciò, che mi facea di bisogno per sì brieve_> cammino* Il Venerdi z. feci imbarcare una mia_» valige fopra un ciampan , o grande bar- ca , che trafportava in Macao le caffè di drappi, comprati da' mercanti Spagnuo- li , lotto la cura deH'Alfiere Barrio , e Contreras . Il Sabato 3. fi fece vela molto tardi, onde poco cammino potemmo fare : e 'parimente la Domenica 4.effendo il ven- to contrario, appena potemmo effere a villa della Villa di Sciuntè (dove tengo- no una Chiefa, e calai Padri Francefcani Spagnuoli ) nè il Lunedi 5. a cagion del- lo fleffo vento, potemmo paffare la Villa di Aonfon . T» • D srt 1 G j m n i L s t 5 todi 200. grandi barche dorate, e< ben di* .pinte ; appartenenti, così a Jui ,;come a' Mandarini , che l'accompagnavano lino a Fufcian . Vi andava egli, per provvede- re alla cuftodia d’una terza parte della., fua Provincia, dove (I temeva di qualche tumulto , o invalsone di ladri . L'Impe- radoreavea ordinato, che, per maggior jficurezza,fi dividefle la cura della Pro- vincia a tre: una a lui; una al Titu , o Ca- pitan Generale della milizia del paefe ; cj l'altrapartealTfuntòje a ciafcheduno di dar conto di quello,che accadeffe nei luo- go loroaflegnato. Il Venerdì 16. parti il Manda rinetto di Tunlan ( che lignifica fponda d’Orien- ,te) mandato dal Viceré, con commeffio- Ile di comporrè“le dilfcnjtrzse^chc pafla- Vano fra i villani di detta Villa , e i Padri di S, Francesco Spagnuoli; i quali avendo comprato li terreno, per alzare una pic- ciola Chiefa, per ufo delle donne Criftia» ne del luogo; quelli tumultuanti, impedi- vano la fabbrica, quali che, alzandoti ia^ Chiefa., ,fi morirebber tutti ; togliendoti loro in tal guifa- il Fuen Scivy (cioè il vento, e l'acqua) o Fortuna, come altro- ve è detto.. •' . Avendo io deliberato di partire, andai V Kit 2 il Giro dei Mondo il Sabato 17. a prender congedo dal Pai dre Turcotti .La Domenica is. feci l’£i iielTo dovere con M * Gio:Badet,Pretej> Jdiffionario Francete ; e ’1 Lunedi i 9 . f fi. utilmente andai nella Città vecchia, tu render le dovute grazie al Padre Com- meffario Provinciale di S.Francejfco , per locortefe albergo, datomi per più meli: ficcome feci anche co’Padri della Cafa* dove avea dimorato. w . . A * •• - CAPITOLO SETTIMO. Ritorno dell’autore a Macao, E Sfendo pronto il tutto, feci porre le : mi’dfòbei é’iHè¥tì rn barca, il Ar- redi 20. e dopo definare vi rtìiontài sii anche io.Quantunquc fi camminafle tut- to il redo di quel giorno , e la feguente_> notte;fi fece poco cammino.il MerCordì 21 . però paflàmmo per la Villa di Sciun- tè , e la notte ci facemmo molto avanti. Di nuovo il Giovedì 22 ., per la contra- rietà del vento, facemmo poco cammi- no. Il Venerdì 23 . l’i dello Piloto fece un limile facrifìcio , e còlle medefime cerimonie, che l’altra volta . Non volea egli, cheli uiinafle per quel iato dèlia.. / RM.El/i' r fI7 barca, rifervato a tal fuperllizione . En- trati a biiqn’pra in Macao 5 i doganieri- vifitarono diligehtement.e le caffè de* drappbe pelarono tanto quello con oro, quanto i fcjiietti; e la l'età lavorata, e non lavorata , .benché con differente paga- mento . Per altro il diritto è una bagat- tella, cioè l’uno, o al più l’uno, e mezzo percento. Fui alloggiato dal, P. Priore di S. Agoftino. Il Sabato 24. udij un_* buon fermone, nella Chiefa di S.-France. fco de’ Padri Riformati. La Domenica 25. fummo io, e’1 Pa- dre Priore a.definare in cafa del Capitan D- Antonio Bafarte , che ci trattò affai bene.il Lunedi 26>nel Collegio di S. Pao- lo, vcncraiq73Tte-d«Id»r^acrlQ del G lorialo S. Francefco Saverio , che i Padri del- la Compagnia tengono collocata in_> una ricca Cappella*. Ella è del braccio deliro , che fi tagliò al Tanto corpo , per mandarli in Roma, cioè dal gombito fi- no all’omero . Il rimanente, colla mano, fi conferva in Roma nella Cafa Profella. Andai il Martedì 27.a riverire Monfi- gnor Sifaro; Vcfcovo di Nankime* 1 Mer- cordi 28. alicenziarmi daD.Pedro Vays de Figuera, Cavaliere dell’abito di Cri- ftò. Di là poi montai, per vedere la For- K k 3 tcz. 518 GjRO »e£ Mondo rezza Settentrionale ; dove giunto, il' Ca- pitano, ch’era di Guardia , non mi per* mife l'entrata : e lamentandomi di ciò con alcuni Portughefi, mi ditterò, cho non la ftimaffi inconfidenza, ma pruden- za ; perche ciò fi facca, affinché non fi ve. dette il cattivo flato dell'artiglieria ; che oltre l’efler poca, flava tutta fmontata, per la povertà della Città . Quindi noru» uìft* V e°go Con qual fondamento il P. Gio: trafile par. Ginleppc di S.Terefa dica,che la Città di a.iib.i.pag. jMacao è ricchiflìma; e ehein tempo del- la coronazione di Gio:I’V. Redi Porto- gallo, ella gli mandò un gran predente di Par.,.iib.7 contanti, e 200. cannoni di bronzo. Il pag.t??. buon Frate avèatarntdfràtffèàlrafl#ie 4 ria, che per lei arebbe detto qualfivoglia menfogna . lo non ho udito il più bel campanile lanciato in aria , che quando eglidice,eflcrfi trovati in Malaca (allor che i Portughefi la tolfcro a*barbari)ne_j mila pezzi di cannone di bronzo;quando fi fa , che molte Piazze d’Europa , uni- te inficme,non n e han ranto novero ; o che Malaca in fine altro non è, che un-» picciol villaggio, comporto di cale di lo- to, legna, e palme; e ’1 fuo Caftello cosi piccioJo,che non farebbe flato capace di tanti cannonane anche polli l’un fopra_» Pai- X)$ir GsMti,in -510 tremila, forfè ( che ittjl tutte f, Indie non faranno ? tra quei di bronzo, e qufii di ferro)fur tolti i ducen- to,che mandò Macao al Re di Portogal- lo.Ma che: s’ha a fare? cadauno è padrone di feriver, ciò che gli aggrada ; nè perche un qualche autore sbalcftra, e ftrafàlcia^ In una cofa , non farà di buona fede , o veritiere in Un’altra. Il Giovedì 29.andai ator congedo da G eroni moV afconcello^pa rimen te Ca va- liere dell’abito dj Crifto; e credendo. d.Q- ,ver partire di brieve,andai il Venerdì 30. a far lo ftefiò col P. Gio: Laureati , Pre- dicatore Evangelico nel Collegio di. Ma- cao, e Miflìonario in Cina. C APITOLÓ OTT Naufragio d‘ un Te taccino , e inar’avigliofo fcittnpo d'akuni marina) del medefmo. rri Ol ta una barca il Sabato 3 andai a 1 veder l’Ifola verde (appartenente.» a* Pad ri della Compagnia) difeofta non-* più d’un miglio dalla Città. Ella ha Un^ miglio di circuito;e.con tutta, che il fuo- lo fia una Aerile rocca , vi è nondimeno, per diporto de'PP, una comoda cafa; o all’intorno d’elTa alquàti alberi fruttiferi, Kk 4 di ' r 520 Girò del "Moto© 'idi Jicic,Iungans, c vivas; come anche po 2 ehi piantarli, e ananas. In quella Ifola trovai un Fratello » il quale mi riferì un cafo ben ftravagantc, (che prima io avea udito da altri) d*un_> Petaechio della Colla di Cormandel, t'o- pra al quale egli era flato marinaio . Nel 1(582. partì egli dalla Città di Manila_>, c porto di Cavite; con circa 60. perfone, fra Mori, Gentili, c Portughefi . Il Piloto poco pratico di due fece he, che fono a_> frote ; deH’Ifole di Kalamianes, urtò inav- vedutamente in una di efle;onde fi ruppe, e fi perdettero le merci . Volendofi Sal- vare in un’Ifola vicina i Mori , e Gentili, foprav venne uìi temporale^ gli fommer- fe,con tutta la barca , nella quale andava- no; ma gli alrri,afpcttata la calma, al me- glio che poterono , compofero di tavole un caffoneje dentro di effo a poco a poco, in più volte, pafiarono neiriiòla, non più di due miglia difcofla . Non avendo qui- vi trovato acqua, andarono in un’altra^, tre miglia dittante; Ja quale trovarono ugualmente balfa , piccioliflima , e fenza legna ,& acqua ; ficchè convenne loro per quattro giorni berefanguedi tarta- rughe. Alla fineda neccfiìtà aguzzando i’intend jmenro,, fecero fotte nella med efi- vDjrt GBWEtti. Jma IfoIa,fino al livello dell'acqua 3 cheJ quantunque fatala lira* per mancanza di migliore , pure la bevettero . La provvi- denza divina ( che giammai non abban- dona) gli nutriva intanto di tartarughe? poiché venendo elleno a far le uova ( ciò che accade per 6. continui mefi)nej uccidevano tal prodigiofa quantità ? che loro ballava per fo (tenta mento . Paf- fatoil tempo delle tartarughe , vennero nell’Ifola grandi uccelli di Mare (chiama ti da gli SpagnnolijefpezialmEteda'Portu- ghefi Taxctros Bobos ) a fare i loro nidi ; ej» come che erano molto femplici ( come il nome Itefio dinota ) ì marina; ne uccide- vano fimilmente,a colpi di legna, ballante numerose c osf mttii-ULpaila t i nell’Ifola, li nurriyano ; per fei meli dcll'ànho-di.tar- tarughe, e’1 rimanente d’uccellij de’quali facevano anche provvifionejfeccandogli al Sole . Non aveano pentole per cuo- cergli , onde la neceffità infegnò loro, a farne di terra, che però fervivano una fol volta . Effendo già logore le vefti (in fet- te anni , che menarono si penda vita.,) fcorticavano gli uccelli, e ducendo le pel- li inlieme, con aguglie, e filo, fatto di pic- ciole palme, coprivano la lor nudità.In Inverno poi fi difendevano, in qualche modo r 522 Giro del Mondo modo dal freddo , fot^o grotte, cavate da elfi colle mani . Pacarono in queftq fpa T zio molte navi ; ma ninna , per moltj le- gni, ch’eflì faccflcro,con fuochi,chiamanr do foccorfo, volle giammai venire ad ai- targli, per timore forfè delle Pecche; e co- si convertivafi femprc in triftezza Iel, conceputa fperanza . Si rifolfero alla fine o di morire , o di ufeire da tante miferie; poiché gli uccelli fpaventati , più non ve- nivano in quella quantità di prima, ed eflì eran divenuti tate fantaiìme,per màcanza di cibo, c di fuoco(che s’erano ridotti a far di paglia ) e per l'acqua , ch’era pefiì- ma. Fecero adunque una picciola bar- chetta, o per dir meglio., e affa di tavole? calafatandola colla bambagia d’unama- teralfa, che tenevano , e ponendovi luogo di pece, graffo di tartarughe . Fe- cero le corde di certi nervi delie medefi- me; e le vele delle pelli degli uccclli,cuci- te in Geme . Partironrt in fine fenza la ba- llante provviftone d'uccelli, e d'acqua; riponendo ogni lor fperanza nella mife- ricordia divina;e dopo otto giorni, appro - darono neH’Ifola d’Aynan. Pollo piede a terra da*t6. marina/ (poi- rhe due il erano morti nell'I.folctta ) pre- fero a fuggire i Cinefi, in vedendogli co. D>fft G II svz'il me fantafime , e con sì ftravaganri abiti) ma narrata- la loro difavventura > il Man^ darinodeH'Ifola fece riftorargli, con cibi* , e gli providde del ncceflario, per ritorna» re alle loro cale . Giunti quelli , ch’crano PortugBefi,in Macao, uno di eflì trovò, che la moglie, credendolo già morto, avea tolto un'altro marito y-però la rieb- be, c il fecòdo s'ebbe la pazienza di prov- vederci d'altra , e forfè non gli feppo male. Prima di porre il piede fuori della Ci- na è dovere ( poiché qui mi rammenta) di dar contezza al lettore J che molto at* K e n t .de ai- torto viene intaccata la modeftia dello *"*• donne Cinefi dall’Autor della Relazione p ag> u . / deirAmbafècri»O kB de re a Bekin$il quale «** primamete hafognato,cheinCmaVi»fiano i pubbliche meretrici; e poi, ch'elleno diano còdotte per laCittà, fopra un'afino,da chi ne fa trafficoje che coftui và gridandole/?» fe la toglie, della medefima maniera» che fi fa delle altre cole nccdTarie alla vita s ag- giungendo nel libro la figura diefifa don- na . Certamente io in tanti Imperi, e Rc- > ani, c’ho veduti , eziandio di Mori ( più degli altri barbari) non mi fono incontra- to in fimilc sfacciatezza : e quanto allo Cina,efiendo andato alle due Corti, di Pe* kin, j y 2 4 Giro mf Mondò jein, e Nankin,per l’ifteffo camtfnno , che fecero gli Ambafciadori Olandefijhon ho odito (non che veduto) far menzìohe di si abbominevol mercato; anzi non v'è nè il nome, nè l’ufanza delle meretrici,acciò non fi corrompa la gioventù 5 e fe vi fuf- fero, farebbono gaftigate feveramento. Quindi con molta ragione mi diceva in Pekin il Padre Filippo Grimaldi (ch'era_* flato Interprete di quella ambafceria_,) che l' Autor della Relazione avea fcritte più menfogne, che parole. La Domenica primo di Marzo venne i'-ultimo Ciampan, carico di drappi. Lo tolfe in affitto Domenico Seila, Fattore^ del PetacchiaSpagnùolo > per non tener più a bada la nave , afpetrando il carico. Convenne nondimeno , che fi trattenere anche il Lunedi 2. si perche era affente_> Simea,fervidoredel Tluntò, il quale s’a- vca tolta la cura del negozio , che impor- rava 28. m. pezze da ottoje perche un fuo compagno, in poter del quale era venuto il rimanente de’drappi, non volea confe- gnarglifenza di lui: come anche, perche l'Hupù , o doganiere Cinefe , per in- terelfe, differiva la fpedizione della Ciap- pa,o licenza, che il Capitan Bafartc gli chiedea filantemente, per poter partirete ciò L Airi /«veramente puniti. $6oì . Lama G.Sacerdote de’T àvtari.l $fl Lanzit Ftlofofo antico Cinefe , e fua dot* trina. %6i. Il lor Tempio è quello di Confufio . . idi. Libri de’ Cinefi. 2 fid. r M Acao , e fua fondazione * fi JiWLZoverno. 5. m.4|' I • ^ g.j Toverm fiì andar miai Lina, e lorog . Sono metà Cinefi^ e metà Torta» ri. 4 * 5 * Medici di Citta.. 2S9. Modejiia , e ritiratezza delle Donne Cì~ nefr iti* ' Mogli, che fi comprano} e vendono, $19, Monarchia dì Città ) e fua detrazione, 207. Monete non stufano da’ Cinefi. $yo. LI 2 Mu- INDICE Muraglia maravigliofa , che dividèJi la Cina dalla Tartaria. 14$* filufica de 1 Cine fi. yoj* N N Ancianfu Città Metropoli d’una Provincia. 63. Nanganfu, e fua grandezza, 48. N angaf acche ,fuo Canale , e porto. 18. NanKtn, e fua grandezza. 74 • Quantità > e qualità delle fue fc- te. 7p. Nanyunfu , e fuo fifa . 4J. 1 Naufragjv cPun 'uafcello, eS c/im P n d'ai* cunì Mori.pag. 520. Nobiltà non v’è altra in Cina, che della famiglia di Confu/io. 32 1, Nomi , che fi cojiumano dare a’ figliuoli inCinai^ó. Nomi, di di/pregio , che danno i Cinefi a ’ Regni firanieri. 208. Numero delle Città , e Villaggi di Cina , 21,7.; . . ,.r,; Degli abitanti dì Cina. 227- De ì INDICE De?' Mandarini di lettere > e d'ar\ mi. 279. Come ejji alberghino da per fattoi mentre fono in viaggio. 220. O Anfon Città, e fuojìto. 23. Olandefi nel Giappone niegano dì cjfer Cri/li ani. io. Origine de ’ Tartari Orientali , e J{ abili-* mento del loro dominio in Cina. 402, fino a 4$o. I .prfidi tre fpezte 397. L\Vìì*vVìt TT\Ace conchìufa , per mezzo de ’ Gefuiti, fra gl’ Imperadori di Cina , e di 1 Mqfcovia. 198. Palagio deW Itnperador dì Cina, iiy. fino a iióyt’S PeKin,fua magnificenza, e filo. 1 14. B Prefenti , come fi mandino' in Cina. 33 0. vV' - , Di gran valore. 385. R eligione Cattolica, rii labilità inJ Cina, dopo l’ultima per/ecuzione, 179 - Religion de' Ci nefi.% 5 8 . fino a 174 . Ricchezze dell’ Lmperador di Cina. 44 ** ' S - • «v*. . . :> • . S Aiuto de'Cincfi.$i$. Sedie portatili dcLCinefi* ì u vNS Setadtmamà-^ % Serti de" Cine fi , per renderfi benevoli gl'idoli . ,.f*Y • **, - • < v . (*; ¥ < ^ ./«. . T ArtariOrientali, e loro origine , «J fiabilimento nell’ Imperio di Cina . 402. fino a^jo. Tè erba,efuavirtù. 394. Templi fidicati a Confufio in ogni Cit- tà. 16 1, Tor- INDICE <? orre fomofa di NanKin. 88. 5T ributtali fupr emidi lettere. 233. D’Armi. 250. > Di PeKif). 233* Delle Provincie. 771. V V enerazione de * Cinejt a ’ lor omag- gi ori. 380. Venti T ifoni violenti in Cina. 8. Viaggio fatto da’ P or tughe f nel Qiap- pone.11. .-/’j Vicarj Apojl olici di Cina. 27 . Errori pià notabili tor'i rzionil pag. i* 1 • 3' Impsio l’Imp&rio * 3. 1. 14. per fuo proprio per loro propria 9. 1. 1 9. ferono fecero ir. 1 . ir. Fè 13. I.12. de’ fchiavì 14. 1. 12. invigilano 19. 1. 7. fuori 14. fciable ai. 1. 7. borza 22. 1. I. fei I.28. tredeci -24. I.15. diemino 25. 1 . 14. Coco 25.I.24. vitrieie 36. I.21. Peninfola ,34. 1. 27. intiere 38. 1. 26. fopragiunta I.27. barcaroli J4Ò. 1. 3. diece 1 ? . 4?» l. r T2— ZUCra rn 46* 1. 15. Nanunyfu SJ. 1 . 16. Pekin S 9. I.21. alte 92. 1 . 14. dal Minciau ^39. 1. 27. dui filila^ 150. 1 . iS* ombrélli , *52. I.12. Cocincefi fecero fece degli fchiavì invigilavano fuori fcimicarre borfa feci. tredici - demmo Cuoco invetriate* Ifola intere fopraggiunta barcaiuoli diec i..,.^ rnrrncro Nanyunfù.' Nankin alti del Minciau dieci mila ombrelle Cocincineli olio vVt/Svfpj.l. 22. oglio 'V*toi. 1. 9. accommiatofi acomiatatou t«$9* 1. 19. 2 66- z 7 <ó‘ 3 fS" 1.»** perper per 4.r|. 1. 9, del Governador dal Governadox 419. 1 . 19. Fece fece 40.1. 6- accolta vali accoftarvih