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Opere di Contardo Ferrini . T. 1

Ferrini, Contardo (1859-1902)

Abstract

V. 5º. Studi vari di diritto romano e moderno : (sul diritto pubblico, penale, etc.) / a cura di Vincenzo Arangio-Ruiz

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OPERE DI CONTARDO FERRINI VOLUME PRIMO STUDI DI DIRITTO ROMANO BIZANTINO.Biblioteca PixeLegis. Universidad de Sevilla. A CURA DI VINCENZO ARANGIO-RUIZ PREFAZIONE DI PIETRO BONFANTE ULRICO 1-10EPI1 EDITORE LIBRAIO DELLA REAL CASA MILANO 1929 • PREFAZIONE Contardo J` - errini nacque a Milano il 4 aprile /859, mori a Suna, ove ¿gli soleva passare l' estate, il /7 olto- 6re /902. 2 - ra questi due termini, legati al nome della grande metropoli lombarda e di una ridentissima 6orgata sul Lago Maggiore, è racciiuso il corso di una breve, ma luminosis- sima esistenza, di cui la grandezza spirituale è pari all'al- tezza morale. L'uomo, il cui nome suona così alto, nasceva di 6uon ceppo. Suo padre, 2inaldo, era un illustre fisico, profes- sore al J olitecnico di Milano. Sua madre, Luigia %3uc- cellati, era sorella dell' insigne criminalista di ,savia, non estraneo all'avvenire e all'educazione del nipote. Semplice, ma a un tempo stesso esemplare, si svolse la sua vita tutta dedicata alla scienza, tutta impregnata di fede e di amor cristiano. J assò gli anni dell'adolescenza e della giovinezza tra Suna e Milano, ove fece gli studi secondari al Liceo %ec- caria, e a Pavia seguì i corsi universitari. a 2/ anni, il 23 giugno 1880, si laureava con una tesi cÓe rivelò su6ito le sue simpatie per la fresca e diretta indagine sulle fonti. essa aveva per oggetto l'utilità e e può ricavare la storia del diritto criminale dai poemi di Omero e di &iodo. £a tesi era in lingua latina e fu pu66licata l' anno dopo a J%erlino. Jl successo della laurea fu memorabile e parve un augurio, cFe il giovane laureato doveva ampiamente realizzare. L'a sua vocazione al diritto romano si manifestò imme- diatamente. c Yei due anni c/je seguirono la laurea fu a per- /F ' zionarsi in Cernmania con una borsa governativa e un premio della ( P assa di ,72isparmio di Milano. Quivi ¿gli strinse relazioni intime, clj'e conservò poi sempre da pari a pari, coi più eminenti romanisti, rappresentanti degli indi- rizzi più vari di questa disciplina sterminata: il grande storico 2eodoro cl'lomnmsen, il laborioso critico c7llfredo Jernice, il principe del diritto bizantino, &doardo 2 - acFa- r'iae von L'ingent/jal, di cui il Jerrini doveva raccogliere l'eredità spirituale. tornato a J avia, la facoltà giuridica, c/je I,' aveva avuto allievo, lo volle a maestro e collega. ¿ e/ /883-84 gli fu asidato l' incarico speciale di storia del diritto penale romano, nell' anno 84'--85 quello dell' ese- gesi delle fonti del diritto romano, cattedra c#e nell' anno successivo vinse per concorso assumendo il titolo di profes- sore straordinario. Tel /887 un'altra vittoria segnalata lo portò col grado di ordinarió sulla cattedra di diritto romano nell'Università di Messina, dalla quale nel 1890 fu tra- sferito a Modena. JVel 1894', con voto unanime della Ya- collà di J avia, ritornò come professore di diritto romano nell'Università c h e lo aveva educato e cullato e alla quale. ¿gli aveva sempre aspirato come a sua sede definitiva. La sua vita divenne, se possibile, più serena, certo più placida; l'assor6imento negli ideali più cari, la scienza e la fede, più esclusivo. Jl lavoro e la preg5iera erano a un tempo stesso il suo compito e la sua gioia. SYon si ricordano di Lui altri svagai veri e propri se non le ascensioni alpine, c/je rappresentavano un' altra forma di lotta non più con gli ardui problemi della storia, nia con le forze stesse della natura. A Lui, come alle altre anime misticae, pareva forse sulla vetta dei monti di sentirsi in più intima comu- nione con Jiio. Quando 6ontardo cerrini saliva i primi gradini del l' insegnamento, il metodo critico chic aveva avuto in Malia un grande e inascoltato precursore, Jlario Ali6randi, fr . ion- fava in germania, e l' egitto schiudeva i suoi tesori papi- rologici. All' uno e all' altro movimento prese subito parte intensa il errini, restituendo la figura e le opere dei giu- reconsulti, applicando il metodo delle interpolazioni, volgendo in italiano la costituzione degli Ateniesi di Aristotele; ed è in gran parte merito suo se la scienza romanistica italiana dalla posizione di ancella salì a quella di maestra. Uf gran cuore e le armonicfj - e doti, lo spirito devoto e pieno di ar- dore per ogni alta missione, dovevano fare di 6onfardo ^` v errini una eletta figura di insegnante del pari c(Je uno scienziato principe. JYelle nature più elevate, e a un tempo stesso più temprate al dovere, i due caratteri non vanno mai disgiunti; ma essi si combinano assai variamente, e nel , errini lo scienziato Fa il sopravvento deciso. Ciò 6a la sua spiegazione. Troppo alta era anzitutto in .C'ui la tempra del!' indagatore, troppo felice era la sua vena e intensa la sua alfivi/a di scrittore percfj'è la bilancia non dovesse piut- tosto pendere dalla parte del creatore cfj'e non da quella dell'istitutore. Malgrado la sua preparazione piena, grado la la sua rigida attenzione al compito di insegnante e la sua fluente lucida parola, la tempra del maestro è in Lui uizanimaznenfe riconosciuta come secondaria rispetto a quella c!e!1» scienziato, nè attorno a Lui fiori una vera scuola. ` ? T uifavia fra le ragioni di questa, ebe a prima vista sembra !'unica inferioritá del €Vostro, noi do66iamo annoverarne una che ¿a un valore etico e impone il rispetto. ¿gli per- seguiva un ideale di chiarezza diafana nell'esposizione, sa- peva porgere e quasi spezzare il pane della scienza in modo da rendere accessibile a qualunque intelletto la com- prensione delle dottrine più ardue, e, come era alieno nella scienza da ogni spirito polemico (caratteristica veramente singolare in una produzione così vasta), così non ne por- tava sulla cattedra. C`'iò vuol dire c e il suo insegnamento - IX - riscaldava dolcemente, ma non infiammava: gli difetta- vano tutti quegli eccitamenti cJe nascono dal mistero e dalla battaglia, dal desiderio di tentare la soluzione di pro6lenzi oscuri, oppure di entrare in lizza e risolvere conflitti di uomini e di idee. `Un insegnamento come quello del c errini, ricco di utilità per tutti, non spingeva avanti una élite 6af tagliera e curiosa. Questa eletta coorte doveva formarsi spontaneamente di coloro che erano veramente i cfjiamafi a trarne stimolo, più dalla sua attività di scienziato che da quella diretta di docente. Jn questo senso siamo tutti suoi discepola: l'opera scientifica di eonfardo c errini è segnalata per la sua immensità e per la sua varietà. 3Yessuno 5a a66rac- ciato così largamente gli aspetti infiniti di questa disciplina del diritto romano, la cui sfera e i cui sussidi critici Fanno raggiunto una tale ampiezza da stordire. Signore del domma e della storia, ¿gli lavorò nel campo del diritto pu66lico e del diritto privato, nella critica delle fonti e nella co struzione degli istituti, approfondì con severa indagine scientifica i pro6lemi e fece opera geniale di divulgatore la quale completa, si può dire, la sua attività di insegnante, e rialza questo aspetto fin quasi ad elevarlo a livello della sua figura di scienziato. Un questa universalità di pen- siero e di lavoro vi fu un campo quasi suo proprio, quello del diritto e delle fonti 6izanline: in esso ¿gli continuava l'opera egualmente solitaria e gloriosa di Zachariae zion .C'i ngen t/fal. – – Cominciò la sua carriera con l' edizione preziosa e la versione latina di Teofilo e la c5iuse fatalmente con l' edi- zione pur troppo rimasta in tronco del `Z r ipucito e quella appena preparata dei libri dei J3asilici scoperti dal Mereati. .ea sua dolce e pia figura morale è a tutti nota e 5a ricevuto in tutti i cuori una consacrazione, cfje gli confe- risce un'aureola di santità. Jl suo ritratto fisico quasi lo dipinge nell'animo e ci piace di riprodurlo dalla bella com- memorazione cf j 'e ne fece V ittorio Scialoia : " a(on alto di statura, di membra 6en proporzionate, piuttosto colorito in volto, di capelli castagni tendenti al 6iondo ; il corpo aveva 2•.'7l po' l' atteggiamento dell' uomo avvezzo a stare lungo lempo al tavolino; il viso colpiva subito cii lo mirava per 217? particolare carattere: sotto la fronte alta e spaziosa si avanzavano sporgentissimi gli ardi delle sopracciglia, cie facevano profondo riparo agli occ'i diari e soavi, splen- denti ma non saettanti, c'e rivelavano insieme la grandezza d e ll' ingegno e la mitezza dell' animo ,,. ^l pensiero di raccogliere gli scritti sparsi di Contardo errini spuntò nel Consiglio della fondazione - cquglielmo Castelli. Sl oi crediamo di rendere agli studiosi del diritto romano uno dei servigi più segnalati riunendo in una colle- zione questa immensa congerie di scritti, in grandissima parte nascosti in atti di accademie, i più quasi ignoti al pu66lico, e pur così fresc§i ancora al giorno d'oggi. — XI — Questo monumento délle sue opere non vuol esser sol- tanto un omaggio alla memoria di eonfardo ¿Terrini, ma un prezioso materiale di studio e un documento dell' alta vitalità del diritto romano. PIETRO BONFANTE Escluse dalla nostra collezione sono le opere di cui diamo qui l'elenco cronologicamente ordinato : 1. Instilutionum graeca Pa'r • aphrasis Theophilo antecessori vulgo tributa, Berlino, Calvary, 1884-1897. 2. Storia delle fonti del diritto romano e della giurisprudenza romana, Milano, Hoepli, 1885. 3. Diritto romano, nella collezione dei Manuali Hoepli, Milano, l a ediz., 1885 ; 2 a ediz., 1888. 4. Diritto penale romano, nel Trattato teorico-pratico di Diritto penale del Cogliolo, Milano, 1888, vol. I; Diritto penale 'romano, Teoria generale, nella collezione dei Manuali Hoepli, Milano, 1899; Esposi- zione storica e dottrinale del diritto penale romano, nel]a Enciclo- pedia del diritto penale italiano del Pessina, vol. I. 5. Teoria generale dei legati e dei fedecommessi, Milano, Hoepli, 1889. 6. La costituzione degli Ateniesi di Aristotele. Testo greco, versione, in- troduzione e note. Milano, Hoepli, 1891. 7. Il Digesto, nella collezione dei Manuali Hoepli, Milano, 1893. 8. Obbligazione, nella Enciclopedia giuridica italiana (continuazione del De Crescenzio), 1896. 9. Basilicorum supplementum alterum, Lipsia, Ba.rth, 1897. 10. Manuale di Pandette, Milano, Soc. ed. libraria, l a ediz. 1900. 11. Delle limitazioni delta proprielr`c fondiaria e delle servitìr prediali, nel Diritto civile italiano diretto da P. Fiore, Napoli, parte V, vol. III, tase. 1-IV. 12. Leges saeeulares ex lingua .sy. iacta latine vertil el adnotationibus in - struxit O. Ferrini, nelle Fontes iuris romani auteiustiniani, Firenze, Barbera, 1908. — 2 — panno negare, com'è purtroppo vezzo comune, nè a lui nè agli altri giuristi bizantini del tempo (1). Un semplice confronto coi commentarii gaiani basta a per- suadercene. Sono quasi innumerevol i i passi dove Teofilo segue Gaio, abbandonato dal testo imperiale, per richiarare acconciamente quanto in questo si espone ( 2 ). Il che pub tornare proficuo alla stessa critica di Caio. Questo autore doveva essere ben noto infetti Fil parafraste, il quale insegnava diritto in Costantinopoli prima che l'imperatore si accingesse all'opera sua legislativa (3), quando per espressa testimonianza di Giustiniano stesso si com- mentava ai (lupoJidu il libro di Gaio (4). Nè . ì. affatto improbabile che Teofilo siasi anche nel com- mentare le Istituzioni giustinianee servito qualche volta delle sue precedenti lezioni su Gaio, come parrebbe risultare e dal- 1' ampiezza data allo svolgimento di parecchie questioni arati. g ua te e dalla forma conveniente a chi parli di cose in uso `uttera O. E quanto dicemmo dei commentarii di Gaio va, in ( f ) Cf. anche i frammenti sinaitici scoperti dal BERNADAKIS. La miglior ed zioric. è quella di ZACHAIuAE VON LINGENTHAL, ltlonatsbericlate der Ber• .11, ' cdeiiìie. 1881, p. 6'20 sgg.: vedi LENEL, Ztsclar. AS'av. -,S'ti ft., 2, 1881, 233 sg. CI Una nuova edizione di Teofilo deve tener conto di tutti questi passi. Ii primo che ne fece il tentativo fu il WUESTEMANN, nella sua egregia ver- ione tedesca di Teofilo. L' HusOIIKE, nel suo Gaio, ha notato i precipui incontri con Teofilo. Resta però molto a inda g are in proposito, e ogni dili- gente lettore della Parafrasi lo sa. ( 3 ) Cf. l.a. Const. " Hace quae necessario ,,. ( I ) Cf. la. Const. " Omnein ,,, § 1. L' opinione di FITTING, e del mio il- lustre maestro pro f. DERNBURG (Die Inst. des Gai.us, c. 3, § 2), che, anziché le genuine Istituzioni, si usasse un compendio non dissimile e forse identico a quello del codice Visigotico, è certamente infirmata anche dallo studio di Teofilo. Poichè non solo questo dimostra che celle scuole si dava maggiore importanza alle opere classiche di quello che generalmente si creda; rna troviamo perfino disparità di sentenze fra Teofilo e 1' Epitome che fu inserita nel codice Visigotico, p. es. intorno all' azione che nasce da un legatura sinendi modo, se reale o personale. Nè importa dire che i commentarii ge- nuini contenevano troppe cose antiquate e inutili praticamente per poter servire ancora come libro di testo : Giustiniano stesso c' informa che nel primo anno s' insegnavano in gran parte cose " inutili ,,, [Const. " Omnem „, 1] : né altro è il significato delle antiquae babulae nel Proemio delle Isti- tuzioni (Const. " Imperatoriam „ , § 3), come anche Teofilo spiega. ( 5 ) P. e. cf. 2, 20, 34 [Gai. 2, 229] ; 2, 20, 35 [G. 2, 232] ; 1, 14 pr.; 4, 6, 33, ecc. — S._ scarsa misura, inteso di altre opere della classica giuris- prudenza (i). Teofilo dunque , esempio insigne di scrittore sventurato — dieses merkwürdige Beispiel eines unglücklichen Schri f tstellers, come lo chiamò con arguzia felice Hugo ( 2 ) — ci appare impor- tante, anche prescindendo dal suo ufficio modesto di parafraste e commentatore. Infatti : 1.° Egli è il migliore rappresentante , per noi almeno , della scuola giuridica di allora. 2.° Egli conferma col suo testimonio e rischiara colla sua parola non poche cose attinenti al diritto stesso antigiu- stinianeo. 3.° Egli può essere fonte di nuove scoperte nel campo della storia del diritto. È innegabile che per questa, in ordine almeno al diritto privato, si propose buone fonti e le seppe usare. Hartmann, almeno nei suoi preziosi scritti stilla proce- dura romana, non ha punto esitato ( 3 ) in questo proposito. È ora ben legittima la domanda se di un libro così impor- tante al romanista s' abbia un' edizione che risponda alle ere- (1) È verosimile, a mio avviso, che dai commentarii alle XII tavole di Gaio traesse Teofilo le notizie non infrequenti nel suo libro intorno alla legislazione decemvirale. Cfr. p. e. 2, 10, 6, ove parla del testimonio infido che le XII tavole condannavano ad essere iiuprobus intestabilis [VIII, 22 Schhll], ciò che é tanto più notevole in quanto che tal cenno non troviamo nelle Istituzioni di Gaio stesso e neppure nei Digesti, poiché in questi si parla dell' improbus intestabilis solo come autore di un fúìnosum. cas'ìfaen. [D. 28, 1, 18, 1, cfr. 26 ; 47, 10, 5, 9]. Così 1, 17 pr. troviamo la versione della legge riguardante la successione agnatizia [V, 4 Sch.]. E che delle XII tavole avesse larga notizia dimostrano anche passi come questi: áva y vov; tà tov hvohExabaTOv 'rlµata 1..11 11TV ovx Evpov tar]T11; tiS éi LtQozi-1 S [1, 17 pr.], — xc i noXl.M S ti's i>_ avtov aQovoias 'i l i iwnsv ó 8vo8Exci,SeXTos tàS otxícq [2, 1, 29 i. f.]. Le quali ultime parole non vanno riferite (col RH rrZ nella sua versione [I, 238]) al caso specifico del tignum iunctum, ma ad una serie di disposizioni, dì cui alcune conosciamo ancora [VII, 1; forse VII, 2; X, 1; X, 10-11]. S' aggiunga poi che i codici di FABROT e il Messinese e il Palatino leggono no? n 7vdxLs y& Q z. -r. 7V.: la quale lezione, manife- stamente più autorevole, non s' accorda coli' interpretazione reitziana. Anche le etimologie frequenti in Teofilo meritano qualche studio: la fallace dichia- razione di aedilis ah adeundo (1, 2, 7) è in resto (Ep. p. 13), come gentil- mente m' avverte il prof. PERNICE. (2) HUGO, Rdm. Rechtsgeschichte, § 414. (3) Alludiamo specialmente alla prima parte del libro Das vihnischr' ('ci,- lumaci a1verf'rahren, p. 148, nn. 217-218: cfr. però 71 MM N. RN, liüu^. f^'C^ , 11,257. — 4 — seenti esigenze della critica e rassicuri lo studioso che ha per le mani un testo fedele alla migliore tradizione paleografica, senza essere costretto a ricerche aliene per avventura dall' in- dole dei suoi studii consueti. La risposta sari purtroppo negativa: e per tutti cito l'auto- revole testimonianza di Paolo Kriieger (1). Un fatto eloquente è che 1' ultima edizione , quella del Reitz (non tengo conto di quella fatta in Grecia., che è una letterale riproduzione di questa), risale a ben 132 anni or sono (17:11) e che essa, come confessa l'editore ( 2 ) e tra poco vedremo meglio, non fu condotta coli' aiuto di manoscritto veruno. ^ 2. H^ prezzo dell' opera, crediamo, passare brevemente in ri- visti, le precipue edizioni teofilee, rilevarne i pregi e farne nello stesso tempo notare 1' insufficienza. Anzitutto va nominata la prima edizione di Viglio Zuichem, Icbeata a Carlo V (1534). Il testo è ricavato da due mano- italiani, il Marciano e il Palatino, e non ostante la sear- -il i dei sussidi abbastanza corretto. Esso fu ripetuto in tutte ;;I.ceessive edizioni fino a Fabrot. 1 - ,t due edizioni di Fabrot hanno oscurato tutte le prece. ► ^ ^ti ('). I; omo versatissimo nel greco e nel diritto romano, di I ) Krít. EfSchr., 24, 1882, p. 36 sgg. (nella recensione delle " Nouellae „ i 1. ZAC.a-IAKIA Ti: VON LINGIlNTFIAL). (-') T. 1, p. xx. L' umanissimo editore aggiunge però queste memorande parole : " certus sum. taln studiosos quam uiros doctos hac mea editione exci.- tuluiu i.Ì i and consulendos et conferendos codices mstos., sine iis placuerit mea opera sine displícuerit ,,. ( 3 ) 1637 e 1656. A torto il REITZ [I, p. xv ; II, p. 1123] dichiara essere la seconda fabrotiana più imperfetta della prima : opportuni confronti coi manoscritti mi hanno convinto del contrario. Della qual cosa, e anche della poca diligenza con cui il Reitz si servi della seconda fabrotiana, parlò assai bene il CARIO in un suo manoscritto conservato nella R. Biblio- teca di Berlino, che porta il titolo Beschreibung dex Codex Messanensis des Theophilus. Il valoroso filologo conchiude [o. c., fol. 2b] che " das Urtheil des Ri;rrz über diese [d. h. zweite Fabrot' selle] Ausgabe, welches s. 1250 so lautet ' uariautes secundae uullam merent fidem ' überhaupt sehr modi- üziert werden muss „. un'attività sorprendente che si rivelò specialmente nell'edizione dei Basilici, una delle più grandiose opere del secolo XVII, era meglio di ogni altro, anche per 1' opportunitk dei sussidii, atto a tale impresa. Ma la moltiplicità delle cure che lo assediavano e la fretta soverchia, con cui soleva notoriamente condurre a termine i suoi lavori, e il non aver potuto o voluto confrontare i mano- scritti più antichi conservati in Italia, contribuirono a rendere il lavoro notevolmente imperfetto. Lo deturpano inoltre errori frequentissimi d' ortografia e di stampa ; le note abbondano di erudizione inopportuna e molesta , le citazioni sono di regola insufficienti. Dei sussidii per l' emendamento del testo parlò egli stesso nella sua prefazione. Per la prima edizione essi si riducono ai tre manoscritti della biblioteca reale parigina. Dei quali pregevole assai pare essere quello che Fabrot dice essere « primus » o « antiquis- simus », che corrisponde spesso nella lezione col Messanensis ('). Anche il secondo alla stessa stregua si manifesta di buona origine ; meno il terzo, « uas — continua il Cario nel citato manoscritto — in so fern wichlig zu sein schemi als der Codex manchmals recenlior bei Fabrot heìsst ». Il Fabrot non ci dice invece se nella seconda sua edizione approfittasse o no di altri manoscritti. Il Cario sembra inclinato a crederlo per alcuni emendamenti veramente notevolissimi ( 2 ) ; ma io ne dubito assai, perocchè, se ciò fosse stato, Fabrot non avrebbe mancato di avvertirlo nella prefazione della seconda edizione, e poi la biblioteca reale parigina non possiede oggi stesso che i tre manoscritti accennati ( 3 ). Le mutazioni del testo nella seconda edizione, là almeno dove concordano nella lezione col Messanensis, credo che debbansi ripetere da u n. più accu- rato esame del « primus » o « antiquissimus ». Se fosse vera , come pare probabilissima , la, conghiettura del Reitz, che il manoscritto della Regina (Caterina dei Medici), (1) GARIO, Rescltreibuny, fol. l r'. (2) Cfr. Th. 2, 7, 2; 2, 20, 29; 4, 3, 13; 4, 9 pr. cet. (3) Nella nuova segnatura 1343. 1356. 1720. Cfr. ZACHAx1AE, Itcris gr.- rom. his2oriae delineatio, p. 26; donde 1110RTxEUm, His . t,oire da dr. byz., 1, 127. — 6 — che il Pithou ha confrontato con un esemplare della prima gotofrediana, sia 1' antiquissiflius fabrotiano, s' avrebbe una prova novella della trascuratezza di Fabrot ( i ). Perché avrebbe ben sovente negletto di accoglierne la lezione di solito così evidentemente sicura, come appare dall'edizione di quelle va. rianti pithoeane fatta dal Reitz in principio del suo Teofilo (2). Ad ogni modo, se non necessario, é certamente opportuno che i l nuovo editore di Teofilo esamini coi propri occhi i mano- scritti parigini. A Fabriot successe nell'esperimento Guglielmo Ottone Reitz, professore di diritto a Middelburg in Olanda. Il suo scopo fu ( l ucilo di dare una edizione di Teofilo che riassumesse, per così dire, tutte le precedenti. A tal uopo raccolse le note , le prefazioni , le appendici dei precedenti editori : in una serie di excursus fece una col- lezione di quanto era stato anteriormente scritto sulla vita, sulle opere, sui meriti e demeriti di Teofilo e anche su. que- stioni parziali intorno ad alcuni luoghi delle Parafrasi. Di suo Y' aggiunse un' importante introduzione, alcune note, alcuni e'rv$.rsus ed epicrisi ad excursus di altri, un glossariuìn theo- phWlinum e i famosi Meinorabilia Basilicoruin. La versione latina di Cu zi o , che con varianti era stata adottata pur da Fabrot, gran parte rifece. 'La parte più pregevole di questo lavoro sono i Me ► nora- ? iÌia, Ba,silicorum, che fanno veramente epoca nella storia del diritto greco-romano. La versione troppo grettamente pedis- ,e( rna spesso oscura, talora inintelligibile, di rado ha forma latina. L' avere raccolto tutte le note degli antecessori súoi fu €'a tiea veramente inopportuna, trattandosi di frequente di erudi- zione ad pompam e tutt'altro che solida, di avvertimenti inutili a chiunque abbia occhi per leggere il testo, di polemiche frivole ed antiquate. Lo stesso deve dirsi per non pochi degli excursus. Lo studio poi di difendere sempre ed ovunque Teofilo dalle accuse mossegli contro è eccessivo e lo trascina a conghietture, leI1 ' quali probabilmente egli stesso non fu molto persuaso. (1) RnITZ, T. I p. xvi sg. (2) T. I, pp. xLiil-i,x. Le note di Fr. PITHOU si conservano nella Bi- blioteca di Amburgo. Il Reit 2 ne potè avere copia per opera di irrekell. t,. — 7 — Il testo non fu emendato, come gik avvertimmo, a norma di alcun manoscritto. Ben è vero che si fe' spedire copia delle varianti raccolte da Fr. Pithou ed esistenti nella biblioteca d'Amburgo; ma queste gli giunsero troppo tardi, quando 1' opera era in gran parte già stampata: e, non conoscendo il mano- scritto ond' erano tolte, non osó introdurle nel testo. Abbandona sovente Fabrot per ritornare alla volgata, con successo, almeno di solito, poco felice, poichè i codici parigini, su cui Fabrot aveva lavorato, sono di gran lunga migliori del Marciano e del Palatino, sui quali si basava la volgata. Inconsultamente poi mantenne nel testo una quantitk di glosseni che il Fabrot saviamente aveva espunto come tali e di cui anche il codice messinese rivela l'origine tarda e spuria ( 1 ). Degli emendamenti proposti da lui alcuni mi sembrano affatto inutili, poichè il testo a chi attentamente lo legga e l' interpunga corretta- - mente è ivi chiarissimo ( 2 ), altri invece meritano conside- razione (3). Sono quindi esagerate le lodi di Degen ('t) e di Mortreuil (5), il quale ultimo dice: quest' opera essere uno dei più bei lavori critici del secolo scorso. Dal giureconsulto marsigliese si sa- rebbe aspettato un giudizio più illuminato e corretto. Ci sia concesso di accennare per ultimo alla versione tedesca di Wiistemann ( a ), il quale y ' appose note critiche preziose anche per gli emendamenti proposti, che un editore di Teofilo non deve certo trascurare. Gia notammo come egli il primo pensasse a dare in calce il raffronto coi Commentarii di Gaio. Così il valoroso e sagace scolaro di Hugo invece di un' opera di dubbia utilitk, quale la versione di Teofilo in una lingua vivente, ci avesse dato una nuova e più corretta edizione del testo greco! ( 1 ) Cf. p. e. 1, 23, 3 [1, 179]; 2, 2 pr. [1, 2601; 2, 3, 1 [1, 268]; 2, 17 pr. [ 1, 406] ; 3, 2, 1 [ 1, 541] ; 4, 1, 13 [2, 739] cet. ( l ) Cf. p. e. 4, 3, 13 [= 2, 764 11. 1-21. e) Cf. p. e. 4, 5, 1 [2, 7801; ove l'emendazione è confermata da. ciò che più avanti segue [4, 5, 2] : ov /j xuiá;izcoats Éncxív&uvos TO1 S 1caQ1ovcsBv. (4) In fine del noto libriccìuolo Ueber das Zeitalter ... des 17reophilus. (5) Ilistoire du droit byzantin, 1, 126. (6) Des Theophilns Antecessor Parap1n ase dei • Institntianen, 2 Rde. Berlin 1824. — 8 § 3. Chiarita così la necessita di una edizione di Teofilo che risponda all' importanza del libro e 1' insufficienza di quelle fatte fino ad oggi, vediamo in breve quali sussidii debba met- tere a profitto il nuovo editore. Abbiamo parlato de' manoscritti usati da Vigilo e da Fabrot ; diciamo ora qualche parola degli altri finora negletti. Alla Laurenziana di Firenze si conservano parecchi mano- scritti di Teofilo, tra i quali secondo la descrizione di Mont- faucon ( 1 ) paiono assai importanti quelli segnati LXXX, 1 e LXXX, 2 ( e ). Un codice di tarda eth é il Torinese 162 ; il Br7i- xellensis 403 poi, come è noto, non è che una copia del Pala- tino. Quest' ultimo poi , com' ebbi occasione di convincermi mediante accurato esame, quantunque recente, è correttissimo e di buona lezione. Ben più prezioso è il Codex Messanensis. Nè fa parola il Possevinus nel suo Catalogo de' manoscritti messinesi ( 3 ) e G. F. B' Orville nel suo « Viaggio siculo » ( 4 ). Volle il caso che il mnlzoseritto capitasse in Germania sul principio di questo seeo]o, dove fu tosto riconosciuto per quello che era ( 5 ). Prima pe O di renderlo a chi spettava, ne fu fatta per consiglio di .13Iuhme e per opera del valente filologo Teodoro Cario una diligentissima collazione , a base di riscontro ponendosi un esemplare della prima fabrotiana. Questo importantissimo la- voro si conserva tra i manoscritti greci della R. Biblioteca di Berlino, ove potei studiarlo. A questo volume il Cario univa un manoscritto intitolato : Besehreibung des Codex Messanensis ({) Bi.Ulioth. bibliothecarnm nona, pp. 266, 397-8. ( 2 ) Gli altri sono segnati X, 1 ; LXXX, 16; LXXX, 18. ('')p,4t. ( 1 ) Cfr. anche la lettera del D'OavtLLs a REITZ nella costui prefazione, p. xxuti. (') Su questo fatto vedi 1' articolo di BLUHME nella Ztschr. filr gesch. RS , VII, p. 370 sgg.: Weber die Messina'er Hdschr. des Theophilus. Questo articolo contribuì specialmente a rendere noto quel manoscritto ; perfino autore dell' art. Thèophile nella Bi.ograpltie Universelle s' augurava che sor- gesse un editore di Teofilo ad /idem codicis Messanensis, — 9 — des Theophilus, utilissimo a qualunque studioso del parafraste greco (1). Il Kriiger trasse da questa collazione non poco profitto per 1' edizione delle Istituzioni imperiali , com' egli medesimo confessa (2). ( 1 ) Mi pare opportuno raccogliere alcuni canoni ortografici che si la- sciano facilmente desumere da uno studio accurato del Cod. Messanensis. Le voci latine grecizzate sono con poche eccezioni scritte in caratteri latini : secondo ogni probabilità questo fu il modo con cui le scrivevano i contemporanei di Teofilo, non essendo verosimile che quest' uso si intro- ducesse di poi, quando ogni coltura latina era perduta e quando gli ama- nuensi, come i manoscritti e il Messinese fra i primi fauno fede, ignoravano persino il valore di tali lettere. Notiamo anche come tale uso, normale nei codici più vetusti [cf. p. e. anche il pallirnpsesto dei Basilici già del Patriarca di Costantinopoli e ora deposto da ZACHARIAE nella R. Biblioteca di Berlino], sí vada facendo sempre più raro finché nei più recenti scompare. Anche codici antichi di autori di tarda età, p. e. dell'Attagliata o di Armenopulo, non ne hanno traccia. I coevi di Giustiniano dovettero fare per tali voci a un dipresso quello che i tedeschi del secolo scorso facevano per le fran- cesi germanizzate. Né solo il tema, ma anche la desinenza, ove 1' alfabeto il comporti, è in caratteri latini, p. e. debitoros gen., factu gen,, abstinatenó- menos [ma factcp, abstinateusoftai]. La desinenza non è grecizzata quando la forma latina s' è come cristallizzata in qualche espressione tecnica, p. e. mandati [actio mandati], ma mandatu svor' i [p. e. 4, 6, 8]. 1 temi latini in -or- e -on- sorto attratti dall' analogia dei greci corrispondenti, p. e. tra- diticon traditionos -ioni -iona : creditcur creditoros cet. I femminili in -a seguirono la stessa vicenda : publicianul publicianr l s cet; pigneraticia pigne- raticias pigneratici cet. Anche i nomi degli imperatori e dei giurecon- sulti romani, nonché quelli delle stesse leggi, sono in caratteri latini, almeno la maggior parte dei casi Augustos Traianos Adrianos (sempre senza H) Papianos '(sic) Iulianos Celsos : ó vólcoS Aelios Sentios, Iulios cet. Perfino i nomi romani degli esempii tecnici : Titios, Maevios, Seîos, ó Primos cet. Fa costante eccezione Xyycitov coi derivati 2 i 'wrsiaw 2 syatcí oc,- cet.: si ondeggia fra Tj&&xtov [nel ms. veneto delle Novelle spesso per iotacísiuo (8rxtov] ed edictou. Notevole è finalmente che anche tali voci in caratteri latini vengono accentuate, naturalmente secondo le regole della prosodia greca: Titios Titiu, condicticios, pigneraticía cet. ( 2 ) In.stitat'iones, Berol. 1867, p. riir : " non minimum adiutus sum col- latione codicis antiqui (Thi) messanensis, quae Bluhmii mandatu confetta ah Ang. Theod. Carione servatur inter libros manu scriptos graecos Biblio- thecae regiae Berolinensis ,,. A questo manoscr. si deve specialmente la re- stituzione dell' afinianum per sabinianun Inst. 3, 1, 14 e Cod. 8, 47 (48), 10, 3. Notiamo per incidenza come cr,rprvLávcov sia nell' Epitome ad Pror/ . mutata del codice bodlejano, nel tus. palatino di Teofilo (cîgrrvtávrcov) e in altri codici greci. — lo Il codice è del secolo XI, scritto in caratteri eleganti; ma disgraziatamente mutile. Manca cioè tutto il libro I (ad eccezione di poche linee dell' ultimo titolo) e buona parte del libro IV [da 4, 14, 3 in avanti]. Le lacune sono frequenti, di solito per cagione di omoteleuti. Chi scrisse il codice y ' aggiunse alcune correzioni e alcune note marginali o interlineari che si riferiscono di solito a di- chiarazione di voci latine o grecizzate o anche di greche meno note. Un numero assai maggiore di tali glosseni si deve a un posteriore correttore del testo, che nella collazione del Cario è indicato colla sigla « B ». Le correzioni in discorso sono così classificate nella Beschreibung [fol. 20 6 , 21a]: a) Correzioni di manifesti errori ortografici. b) Restituzioni della lezione volgata. c) Correzioni fatte dietro conghiettura. Le note poi interlineari o marginali spiegano benissimo I' origine di molti di quei passi rigettati a ragione da Fabrot coree glossemi e nuovamente accolti dal Reitz come parte integrante del testo. La lezione è di solito assai buona; in molti punti ci si arre per la prima volta un testo attendibile e vengono con- `e . y rnate conghietture di editori, specialmente del Reitz. En altro manoscritto, forse ancora più importante del certo assai meno conosciuto-, è il Vaticano già h asil in, no. L' illustre antesignano di questi studii C. E. Za- elìariae von Lingenthal mi raccomandava in modo speciale un diligente esame di esso. Cole' intenzione di darne più esatta e completa notizia de visu mi limito ora a ripetere quanto ne scrive il Montfaucon e): essere un codice membranaceo, di buona lezione, appartenente al secolo XI — alla stessa età quindi del Messinese. Di già il Grundling ne aveva avvertito l' importanza e consigliava: quicunique altea], eum (Th.um) uolet edere, curet ne mmas. uadicani obliuiscatur, cuius Pater Mont faucon meminit in Diario Italico, id quod a nullo hactenus eorum qui Theophilum edidere uisum aut collatum fuit ( 2 ). Così il Reitz avesse tenuto (1) I)iaritl.m italictcm, p. 216. (2) Comme,itatio de paraphy. Theoph., § XI (Grundlingiana II, 105: cf. REnz, 2, 1033). — 11. — conto di queste saggie parole ! Ma egli quando s' accinse alla sua edizione credeva che nullus Th.us in Iota Bibl. Vaticana reperiatur (1). Quale di questi due manoscritti debba mettersi a base della nuova edizione che si prepara insegnerà soltanto un op- portuno e accurato esame di confronto, il quale mostrerà anche se ambo i manoscritti sieno indipendenti 1' uno dall'altro, o se derivino da un archetipo solo, e, in questo ultimo caso, quali sieno i rapporti fra esso e i manoscritti recenziori. § 4. Se però il nuovo edittore di Teofilo limitasse le sue indagini ai principali manoscritti della Parafrasi, ci darebbe per verità un testo corretto e, nella più parte dei casi, abbastanza sicuro ; ma non isfuggirebbe il rimprovero di avere negletto, almeno pei passi più controversi, altri opportuni sussidii, e di non avere risolto alcuni problemi, di cui si toccherà quanto prima , di gravissimo momento per la critica di Teofilo in ispecie e per la conoscenza del diritto greco-romano in generale. È noto come, fatte poche eccezioni, la Parafrasi di Teofilo si sostituisce in Oriente al testo genuino delle Istituzioni ed alle altre versioni greche delle medesime. É questo un fatto dovuto alle doti singolari del libro di cui si ragiona, e specialmente a quella meravigliosa chiarezza con cui viene esposta l'evoluzione storica degli istituti giuridici e vengono trattate non facili questioni. Ond' è che sia nei Ba- silici ( 2 ), sia nelle opere minori della giurisprudenza bizantina, (1) T. II, p. 1033: cfr. però Praef., p. xxII n. (2) Cf. Rurrz, 2, 929-943, dove con somma diligenza raccoglie gli estratti della Parafrasi occorrenti nei Basilici. Vedi arche le osservazioni di MoR- TREUIL, Hist. dai dr. byz., 2, 68 sg. Lo scolio edito la prima volta dal MA r dopo il trattato di Porfirio a Marcella [Mil. , 1816 , p. 65-671 dal Codice Ambrosiano D, 474 inf., contiene estratti di una versione delle Istituzioni. Il MAI ne attribuiva 1' origine a Teodoro Ermopolita , il MORTREUIL a ignoto autore (Hist., 1, 279: accenna con dubbio a Doroteo e Stefano) : meglio vide 1' HAUBOLD che 1' attribuì a Teofilo. Niuno che istituisca spregiudica- tamente il confronto può dubitarne. I1 principio però dello scolio fu tratto d' altra fonte. — 12 — come il Prochiro, 1' Epanagoge, F Epitome, il Poema dell'Atta:- liata ( 1 ), l'Esabiblo dell'Armenopulo, occorrono estratti frequenti e talora assai lunghi di Teofilo , che ponno essere consultati, con frutto per la critica del testo. Lo Zachariae, il quale con cortese liberalitk metteva a mia disposizione le sue schede, ove aveva raccolto i passi teofilini che trovansi nel Prochiro, nell'Epitome, nell'Epitome ad Prochirum mutata etc., m'invitava ( i ) Mí si perdoni se approfitto di questa occasione per richiamare l' at- tenzione degli studiosi sul manoscritto Ambrosiano di quest'opera edita solo una volta, e non bene, da FREnEn : edizione che fu preparata da LEUNOLAVIO. Di quest'opera si conoscono vari manoscritti, fra i quali notevolissimi i parigini, di cui il MoRTREUII, ha dato notizia copiosa (.). L' Ambrosiano non è invece conosciuto che per nome, come troppo spesso avviene dei tesori della insigne nostra biblioteca. Esso è di greca origine : se ne ignora la precisa provenienza. Fu scritto sullo scorcio del XIII o sul principio del XIV secolo, come la scrittura di- mostra. E in generale assai corretto e buono. Si divide, come tutti gli altri, per titoli. Fino al titolo 19° (neei Eivri- arEíu, ․ ) la originaria divisione non fu ritoccata ; ma da quel titolo in poi furono cancellati tutti i numeri primitivi , altri sostituiti ; perché s'inseri- roco nuovi titoli (••) per ottenere un numero assai maggiore. Cosi per es. il titolo 18°, che prima dovette comprendere tutto il diritto matrimoniale a ci eccezione del dotale, fu poi diviso in quattro titoli, cioè : ti)'_._ 5tEQi pVÌiatElet = 3tCQ ì, yá ltwv ,tEQì, XExnATtéVwv yáltwv zp' = rtEQÌ 21 Een yáhwv. La cancellatura fu eseguita così perfettamente che non c' è modo di leggero il numero originario : solo al_ titolo 49° atEQì, 7LQE4E1dJV si lasciano Scorgere t.raccie del numero 33 ( X y') che prima vi stava. Questa basta a di- mostrarci che originariamente il manoscritto contava 37 titoli, concordando col Parigino che adotta la stessa numerazione. L' ultimo titolo è 93 (cpy') e appartiene, come i precedenti dall' 84° in avanti, non al testo propriamente detto, ma all' appendice (TtEQ't StzEtoavvilS róltov cet). In corrispondenza a tali innovazioni , fatte verosimilmente dietro con- fronto di qualche altro testo , furono numerizzati anche gli argomenti nel ní.vi4 La quale numerazione anche per l' inchiostro e la mano si addimosra O tb toire (fu (1roit b!Jzantin, 3, 218 sg. (•-) Dell'i ucostanza dei manoscritti in questo proposito parla MORTREUIL : il Codice di Breslavia conta 82, il Parigino 2256 invece 41 titoli ; il Leun- 'claviano ne contava 95: altro Parigino ne conta 37. — 19 — in una sua lettera (7 luglio 1882) a meditare sul seguente que- sito, « Ich hin oft zweifelhaft gewesen oh der Paraphrase (der Epitome) eine andere Recension der Paraphrase vor Augen gehabt, oder ob er nur ungesehiekte Auszüge gemacht hat ». notevolmente posteriore. Nè sempre poi y ' ha un perfetto accordo : per es. il titolo 69° (ncQ6 áv4rltr1cEW xai ánóvtov atata&xatopévo)v) è nel atíval se- gnato 68 (vi'). Dopo il titolo 93° 1' Appendice non ha più alcuna numerazione : in margine però, ov' è l'intestazione della Novella 7tEQì. 7rQottpl'pec , è la cifra cp' (90 0 ). Che s' abbia a leggere cp 8' ? Mancano i versi in principio dell' opera che sí leggono nell' edizione leunclaviana : ed è noto come ZACHARIAE non li incontrasse in nessuuo dei codici dell' Attaliata da lui esaminati. La doppia appendice vi si contiene integralmente. La Novella neQI :tQotrµrjeco s viene attribuita all' Imperatore Romano. Dopo 1' ultimo estratto dei Basilici (dirò tov u' tlt7.. too )43' (3iPMov -t v Pa6. xEtp. QtE), seguono al- cune linee di scrittura contraffatta, di difficilissima e forse impossibile inter- pretazione. In principio si legge `O taneivin e nel corso della scrittura due volte aµravoS ; forse AcytávoS, il nome dello scrivente. Nella pagina seguente da mano seriore furono scritti alcuni Canoni pa- nitenziali stabiliti sull' autorità di Basilio Magno , colle mitigazioni intro- dotte da Giovanni il Digiunatore ('Ioiávvr)s ó NsotEVtl' S . che fu, come ognun sa, patriarca di Costantinopoli). Le quali mitigazioni sono accompagnate dalla clausola µz'xQL IcltéQas vrlatEllELV xai SrlQocpayei,v. Quindi seguono per mano più antica , coeva e forse identica a quella che 'scrisse il resto del manoscritto , i Canoni di Niceforo patriarca di Co- stantinopoli. Sono molto abbreviati e incompleti, L' ultimo è quello famoso che si riferisce alla setta degli Jacobiti , e si legge nel nostro codice in forma alquanto mutata (•••) così : [bid, tovs daxr l tuS tì & ti) S tu ocpáyov E 8t& tilt/ évvoítr1v xaì til y tot/ èc-c€Qtvov ¿, ró7,.vciv Éa13(ELV tuQòv Cínov civ E11QE196)66v. áVatQé tEt SÈ ovtos ó xuvcñv tò Soy tu -c (55v 'Iuxo(3rtc;rv xai, ti l t/ tcúv TEtQaSrtcúv aa,QE6rv Tatto sembra provare che il nostro manoscritto appartenesse a qualche ecclesiastico e verosimilmente a qualche vescovo , il quale godeva di una giurisdizione anche civile abbastanza lata. Cosi si spiegano anche le ag- giunte fatte e pertinenti al diritto canonico. (-.) Cfr, le eruditissime osservazioni del PITRA, Ires ecclesiastieum grae- coru1n, II, 331. ("") Cogliamo 1' occasione per avvertire come il Codice Ambrosiano 111 sup. contenga una parte notevole di quel lavoro estratto dal Poema dell' Attaliata che è la ,S`ynopsis minar o xaià ctoLXEtov, cioè quasi tutta la lettera A. Questo sia detto a complemento delle notizie date da ZACIIAlnIAE nella sua edizione della ,S`ynopsis. 11 codice è di mano recente, ma corretto e buono (cfr. ZACHARIAE VON LINGENTHAL, Ins gr.-701^1 .^ Pars II). — 14 -- Il secondo caso appare più verosimile, poiché non ei resta, traccia né manoscritto di altra recensione della Parafrasi, come invece ci restano parecchie recensioni dell' Epitome e d' altri analoghi lavori. D' altra parte il testo teofilino è assai di frequente troppo prolisso, gli esempii sono in esso accumulati in copia soverchia : nulla adunque di più naturale che i suc- cessivi compilatori abbreviassero le parole dell' Antecessore, tanto più che le opere loro non erano destinate puramente a scopo didattico, ma anche, e più specialmente, alla pratica ed al foro (i). L' esame dei Codici apporterà certamente luce maggiore. Esso potrà anche insegnare se alcune volte, anziché ad arbitrarii mutamenti del testo teofilino o a diverse recensioni di esso, le varianti debbansi attribuire a qualche altra elaborazione greca delle Istituzioni, come giù il Reitz aveva conghietturato (2). § 5. l^u lodevole pensiero quello del signor Simon della ditta `'n 1 ì-a r y e C. di Berlino, che generosamente si dichiarò pronto ì_la nuova edizione di Teofilo, quello di pubblicare un'edizione del testo colla versione a fronte, una del solo testo e una della versione, naturalmente latina. Così il libro pub essere atto 11' uso di ciascuno, anche dei pratici e delle scuole. E se la versione riuscisse chiara abbastanza e fedele si potrebbe spe- ri m entare se è vero quello che Zachari , von Lingenthal dice- vami un giorno e che io credo fermamente, essere cioè la Parafrasi di Teofilo il libro migliore per gli studiosi incipienti di diritto romano. (') Cf. p. e. Epit., XXII,  con Theoph. 1, 9, 1 sq. — Una prova tuttavia che esistessero altre recensioni della Parafrasi crede il WUESTEMANN (Des Th. A. Paraphrase, 1, vii e 2, 327 n.) poter dedurre da Th. 4, 4, 10 cf. con Bas., ed Fabr., IV, 280. ( 2 ) 2, 934, Pensó anzi — ció che ora non possiamo più ammettere a una versione greca di Gaio. Cf. ora sul passo in questione MORTREUIL, Rist., 2, 100. La Parafrasi di Teofilo ed i Commentari di Gaio e). Come abbiamo già avvertito in un lavoro presentato a questo Reale Istituto ( 1 ), le ricerche più interessanti che si possono fare rispetto alla; Parafrasi teofilina sono quelle che concernono i suoi materiali ( 2 ). Imperocche, mentre per tal modo si giunge a determinare viemmeglio 1' autorità dell' opera di Teofilo, si ottengono conseguenze non irrilevanti per la critica delle fonti in generale ( 3 ). Fra questi materiali di maggior momento sono quelli tolti dai Commentari di Gajo. È prezzo quindi dell' opera segnare i rapporti di essi colla Parafrasi di Teofilo. A tale intento proviamo che : 1. Teofilo si servì dei Commentari di Gaio quasi esclu- sivamente come fonte per la storia del diritto ; 2. Teofilo scrisse secondo ogni verosimiglianza una ver- sione greca dei Commentari di Gaio prima che si pubblicas- sero le Istituzioni imperiali ; 3. Di questa versione ci sono conservati parecchi fram- menti nella Parafrasi delle Istituzioni di Teofilo ; in quasi ( l ) [Nota presentata dal M. E A. BUCCELLATI e letta al R. Istituto Lombardo nell' adunanza del 17 maggio 1883: pubblicata nei Rendiconti, ser. II, vol. 16, p. 565 sgg]. (') Rendiconti, ser. II, vol. 16, 1883, p. 56 sgg. [— supra, p. 1 sgg.]. Di questo lavoro comparve un ben fatto sunto tedesco nel giornale Philologi- gische Wochenschrift di questo anno, col. 509. ( 2 ) I testi dl Teofilo arrecati in questo lavoro sono conformi alla nostra edizione di questo Autore che é in corso di stampa a Berlino presso Cal- vary e C. e che uscir, entro 1' anno venturo. [Fu poi pubblicata in due volumi, editi rispettivamente negli anni 1874 e 1897]. ( i ) Vedi quanto abbiamo esposto nel citato lavoro, p. 566 sg. [= supra, p. 2 sg1. — 16 — tutti quei passi cioè in cui le Istituzioni s' avvicinano al testo gaia no. 1. Cominciamo dalla prima tesi. I1 Dirksen, uomo dot- tissimo ed operoso, che tanto si rese benemerito della scienza delle fonti del diritto romano, aveva, più che compreso, intuito che Gaio avesse dovuto servire a Teofilo come principal fonte per le notizie storiche di diritto romano ( 1 ). Se non che l' il- lustre professore di K inigsberg non s' attenne a questa sua idea, e anzi pii tardi se ne pentì e si ritrattò ( 2 ), dicendo che Teofilo doveva avere attinto non a un determinato autore, ma alla tradizione scolastica, tradizione che esisteva anche ai tempi di Gaio, il quale pure ne dovette approfittare. La prima intuizione dovrà, noi crediamo, mantenersi ve- race. Ninno al certo vorrà negare 1' esistenza di quella tradi- zione nelle scuole giuridiche romane , e meno ancora lo si vorrà dopo le sagaci osservazioni del Dirksen su questo argo. risento ; ma si potrà legittimamente dubitare che essa siisi trasmessa così completa e così pura fino a Teofilo, quale apparirebbe dalla Parafrasi dell' Antecessore. Si può egli cre- d ere che in quelle scuole così decadute, quali le dipinge la Costituzione « Omnem », abbia poputo mantenersi vivo 1' inte- Pesse per nozioni di ninna applicazione pratica , e piena la M'O memoria , se non vi fosse stato un libro , con cui tale tradizione si fosse per così dire incorporata ? E che diremo poi se ci constasse, come consta certamente, che un libro servì per più secoli di testo scolastico fino a Giustiniano e che quel libro furono i Commentari di Gaio ? Ma il dubbio diventerebbe scetticismo dopo un raffronto anche superficiale dei due testi. Teofilo non solo ci porge quelle notizie storiche che si leggono in Gaio, ma le porge colle stesse parole, traducendo verbo tenus quanto questi espone. Noi potremmo moltiplicarne gli esempi; ma ciò sarebbe affatto superfluo , bastando che noi citiamo i passi precipui in cui (') Citili;t%clte Abhandlun.gen Kónigsb , 1820, 1, 233 sq. ( 2 ) Versuche zur Kritik nnd Ansleguny der Quellen, p. 206 sg. I1 MYLIUs (Historia Tlreoph li, p. 26) aveva già prima della scoperta di Gaio, divinato : " uìdetur in primis deliciis illi (Th.) fuisse Caius (sic) iurisconsultur ,,. Non accetteremo le mal ferme ragioni che il MYLtus arrecava in sosteguo del suo giudizio ; ma il giudizio era corretto e rimane. - 17 - tale incontro si trova ( 1 ). Tuttavia per meglio confermare quanto diciamo non vogliamo omettere di riscontrare qualche passo scelto a caso :. • rlv(xu tío. Évvoµa avvSclálrl 13-el T(i) Éñ.EVO"EQ01111ÉV(p o1,1tÉtTl, ÚJStE uvtòv xal vatEQ¢ERTIxÉVat tòV Ì^ ^ Évtavtòv xaÌ, IxEt y g 7t' avtòv tòv S E Oatótrl y tiTly E"vvoµov 8E6atotE(av, tovtÉett tò ex iure quiritium, illEVT;EQovto SÈ xal ò oixétós f l uindicta censu testa- mento, atátlos SÉ  varÉxetto, atávtw s ó >;XEV1 g EQ0111tEVOs Éy(vEto atoMtTls Qco- Ita l os (Th. 1, 5, 4). G. 1 , 17: " in cuius persona tría haec concurrant ut maior sit annorum XXX et ex iure quiri- tium domini et insta ac legitima manumissione liberetur, id est uin- dicta aut censu aut testamento (si in nulla turpitudine sit seruus G. 1, 16), is ciuis romanus fit „. E con espressioni affatto gaiane Teofilo ci discorre del pleno iure dominium » (Th. 1, 5, 3 ; G. 2, 41) e del « duplex dominium » (& j L q ótspau bEaltotE6at ibid. ; G. 1 , 54) = ex utro- que iure. Ecco un altro esempio non meno opportuno tolto dal libro 1°, dove s'avvertirle anche come la serie « iterum ... rursus .. . tertio » fu pur mantenuta nel testo greco « 8E,15-reQov ... acta y .. . tQítov » : ó l)Éóos tòv nona tov arat^òs.. , xal ovtcos varE5o56toC, > y(- VETO ò ata6s to1J µÉóor) (7)C, Éy tálEt Soaov, ó ItÉaos 1l2^EVi)ÉQov tòv 7(a15u uindictg xcxxEl,vos ata)nTlpá) ttvt tóyq) txvÉt@ExEV E6S tò t°17/ 7tutQós in pote- staté. Éat(n(aaxEV uvtòv tó SErStEcoV xutà tòv 0.1)tòV tpóatov xui ó Áa(3(,3V mancipat pater filium alicui (a paren tib as man ci pa ti se.).uovum loco constituuntur G. 1, 123) : is eum uindicta manumittit: eo facto renertitur in potestatem patris is eum ilerattn, mancipat uel eide)n uel al:i... isque eutn postea simili- ter uindicta manumittit; eo facto ( 1 ) Ecco l' elenco di questi passi : 1, 2, 7 (G. 1, 6) ; 1, 5, 3 (G. 1. 16, sg. ) ; ibid., G. 1, 13 sq. ; ibid., G. 2, 40 sq.; 2, 88, 3, 166; 1, 6, 4 (G. 1, 18, 20) ; 1, 11, 3 (6 dvrl(3oS avte;. x. T. %,,.), [G. 1, 10'2]; 1, 12, 6 (G. 1, 132, cf. 1, 109) ; 2, 1, 25 (G. 2, 79) ; 2, 1, 40 (G. 2, 21) ; 2, 10 pr. (G. 2 , 101 sq.) ; 2 , 13 pr. (G. 2, 124) ; 2, 20, 2 (G. 2, 192 sq.) ; 2, 22 pr. (G. 2, 225 sq.) ; 2, 23, 1 (G. 2, 285 et fere haec cet.) ; 2, 23, 3 (G. '2, 252) ; 3, 12 pr. (G. 3, 78 sq.) ; 3, 15, 1 ((Me( tò l.tv " spondeo „ cet.) ; [G. 3, 931; 3, 21 (G. 3, 128 sg.) ; 4, ('J, 15 (G. 4, 18; 4, 6, 13 (G. 4, 44) ; 4, 12 pr. (0-. 4, 111, cf. 3, 159); 4, 1. 5 pr. (G. 4, 141) " nec tamen cet. „ : ov tÉ N ,vcnv x. t, X. ; 4, 15, 7 (G. 4, 160) ; 4, 10, 2 f. (G. 4, 86). C. FrÍ RR1NI, Scritti Gieridici, I. — 18 — 9,E1,0ÉQoU avtòv uindictrr. iui nú),tv ú QQ 1"rtu) î.óyg1 v7tÉ6t(jE(pEv ElS tì i v ToU` :rcutr,ò5 15TESOU6tOt1lta. ÉTIÌILQC1.6tEV üÚTÓV Tò tQ6TOV %u6 ate) StE2,15EtO tò in potes tate, i I XEU19EQovTO Sè ui ndictcx xr^i ^ylvETO u1itE5o1566os (Th. 1, 12, 6). rursus in potestatem patrís reuer- titur: te p tio pater eum inancipat... eaque mancipatione desinít iu po- testate patris esse... (G. 1, 132). Ci pare pertanto di potere a, buon diritto sostenere che Teofilo attinse direttamente da Gaio. E , diciamo , dal Gaio ge n u i u o non da quella barbara e caotica scrittura che s' inti- tolò molto a torto Epitome Gai, la quale fu compilata circa un secolo prima di Giustiniano in qualche scuola d' Occi- dente ( 1 ). Le differenze infatti che corrono fra le notizie sto- riche dateci dai due testi non sono né poche né lievi. Ecco alcun esempio : L' Epitome dice che il servo manomesso diventava citta- dino romano , se la manumissione avveniva « testamento aut in ecclesia aut apud consulem » (Ep. 1, 1, 4) ; mentre Teofilo dice ancora « j uindicta i' censu i) testamento » (Th. 1, 5, 4). Teofilo dice che da un legatura sinendi modo nasce una azione personale, come dice anche Gaio (2, 213) : ed a ragione, poiché questo legato ò una sottospecie del legato per damna- tion+.em (Th. 2, 20 pr.). Invece 1' Epitome dice che da tale legato sorge un'azione reale (Ep. 2, 5, 6). Ciò risulterk anche più chiaramente da quello che ora esporremo. 2. 3. Abbiamo detto che Teofilo deve avere parafrasato in greco i commentari di Gaio. Con ciò non vogliamo dire eh' egli avesse anche pubblicato tale lavoro ; sosteniamo sol- ( 1 ) Non possiamo ammettere col FITTING (Ztschr. f. RG, , XI, 335), col DEGuNroLn e l'egregio prof. CATTANEO, che ricordiamo con stima affettuosa e riconoscente (nelle sue note al DERNBURG, Ist. di Gaio, p. 129), che l'opera fosse compilata per la scuola di Roma. Le prove recate in favore di tale ipotesi sono troppo deboli di fronte alla prova contraria che si deduce dalla barbarie di quella compilazione. Propenderei a credere che il libro abbia avuto la sua origine in qualche scuola di Gallia o di Spagna, scuole li- bere dove insegnavano spesso maestri di ben dubbia capacità .(cfr. Const. " Omnera ,,, § 7. II libro ebbe certo in quelle provincie molta diffusione ; ra- gione per cui fu assunto nel Breviario visigoto. Se non m' inganno, origine e vicende consimili ebbe la " Lex syro-romana „ che é quasi coeva all'Epi- tome colla quale presenta qualche analogia. — 19 — tanto ch'egli dovè averlo compiuto per uso della scuola, quando, prima dell'edizione ufficiale delle Istituzioni, commentava Gaio a Costantinopoli , e che dové incorporare poi parte di questa sua opera nella sua Parafrasi delle Istituzioni stesse. E per vero non ci sarebbe possibile spiegare altrimenti alcuni fatti, che sono degni della meditazione attenta dello studioso. Noi troviamo mantenuta in Teofilo una quantità di osser- vazioni e di note che si leggono in Gaio e che furono omesse dai compilatori delle Istituzioni imperiali. Noi troviamo inoltre che, in quei luoghi in cui il testo delle Istituzioni s' avvicina al galano , Teofilo abbandona quasi di solito il primo per se- guire le parole del secondo. È ben naturale il supporre che egli abbia conservato in tali passi il suo commento su Gaio, senza badare alle differenze introdotte nel testo imperiale, differenze più di forma che di sostanza. L' importanza di tale affermazione esige che noi la corrediamo di numerose prove. Queste si ponno classificare a un dipresso così : a) Osservazioni che si leggono in Gaio e che furono omesse nelle Istituzioni imperial', nia conservate in Teofilo (1). Th. 1, 12, 1 : 1)co yd() ú y v ó 8vvatuu tE O1 LOC etvai tov peregrínu. Cfr. G., 1, 128 : « nec ením ratio patitur, ut peregrinte condicionis homo ciuem rolnanum in potestate habeat ». E poi: peregrinos yùQ (7)v iinElovawos Flv€L 1)w iuCo'u ov hi5vuta. _ « ratio non patitur ut peregrine condicionis homo in potestate sit ciuis romani parentis». Th. 1, 20 pr.: os (11n -QoJeos) Éx ( 2 ) tot voltoS tov too FvOóvta; ?kyetat atilianos. Cfr. G., 1, 185: « qui atilianos tutor uocatur » (3). Th. 2, 6 pr.: ¿LXÀà ravtu µuv ó wcSExc Àto5. G., 2, 42 : « et ita lege XII tabularum cautum erat ». Th. 2, 13, 2 : 13attc vó tos xatà ttí l in atv tcT y v postiímo)n exhe- redatus avtovs sLce yevéalui, tot tòv µuv Fxyovov nominatim [tily 8s lxyóvnly nominatim] ( 4 )  inter ceteros µEtà Mo — Ecog ?f^- ( 1 ) La poca importanza scientifica di tali aggiunte é, come ognun vede, tutta in favore della nostra tesi. Tanto meno tali aggiunte erano necessarie od utili e tanto meno é supponibile un incontro fortuito. ( z ) Cosi il ms. palatino, gli altri  : vedi la nostra edizione ad 11. 1. (3) Atilianòs In(i.tQotos) occorre pur nei frammenti sinaitici ; fr. 15° (ediz. ZAcHARIAE, l-erliner Beric_hie, 1881, p. 647). (4) Queste parole, omesse nei manoscritti e nelle edizioni per ragione evidente di omoteleuto, ho restituito nella mia edizione dietro il testo dì — 20 — ^/ù-Col) Cfr. G., 2, 134: « in qua (lego) simul exheredationis modus notatiti ut uirilis sexus (postumi) ( 1 ) nominatim , femi- n.ini nominatim uel inter ceteros exheredentur, dum tamen jis, qui inter ceteros exheredantur, aliquis legetur ». Th. 2, 16, 3: ovtco ycx Q ysvoE.Lv11c tfls pupillarías (vnoxata- (SturE(.I)) ENEL t0 C'n'Elelf30Q.EVTOV 0 JCaLS. OvtE ya@ neQLOVt05 avtot tov ;Taro(); aL(301)2,E11EtUL iL( t() c aa aV xEx2,E1 1 UL ti1V FiLa19r}x11V, 011tE ELEt^ì tEi.EUtì^ y Tov jrutQò,; cet. Cfr. G., 2, 181 : « nam uulgaris sul ► stitutio ita uocat ad hereditatem substitutum, si omnino papillas heres non extiterit , quod accidit cum vino parente moritur, quo caso nullam substituti maleficium suspicari pos- ~aus , cuan scilicet uiuo testatore omnia quae in testamenti scripta sint ignorentur » . Th. 2, 19, 1 : 1,1,1 y E1 µhv dv1!(3Q16toC ó tEXEVTA(5“ , 11 U xñ.11Po- vo t Lí c Lcuc urgdaxFtu L oi)xérL 7,.Eyóvtcov 1xE Lvcov cet. G., 2, 154: « ut ignominia quae accidit ex uenditione bonorum hnnc potius heredero quam ipsum testatorem contingat ». Th. 2, 20, 27 : Fotco llt tQoaroS tov É toi) g ictibòS ó dcQ )tos £Qxó- e . .vos nl ti l o É tì1v x113Elav. Esempio omesso nelle Inst. imp., mar che si legge in Gaio 2, 238. Th. 2, 8, 2, spiega come il pupillo non possa, ricevendo il pagamento senza 1' autorità del tutore , liberare il debitore per la ragione ch'egli non può alienare cosa alcuna e per con- seguenza nemmeno l'obbligazione : Ei yac sYnontEV astrasQ46SaL t()v ¡QEG)(ît11v lxnoL(T)v tr l y ó pílpillos É C v 2,aq Oc( VEI. ro xQE0s sine tutoris auctoritate, dareQ xE}co ' )ÀvtaL. La stessa spiegazione è data da Gaio (2, 84) : « quia nullam obligatio•- nem pupillus sine tutoris auctoritate dissolvere potest, QUIA NULLIUS REI ALIENATIO EI SINE TUTORIS AUCTORITATE CON- CESSA EST ». Th. 3, 19, 13, sulla stipulazione pridie quam moriar aut morieris : ?.¿Xe11atoc 1 5 1 ? tEQUJt11o1s v611Qxs S Là Te) EiS post mortem ctivcíyEcfaL -re) pridie. ti l o v&Q ttQÒ µKcs tE2E1Yal yLVCf)axoµsv. Cfr. G. 3, 100 : « stipulaci non possumus cet, quia non potest aliter intellegi pridie quam aliquis morietur, quam si mors secuta sit ». Gaio. I codici laurenziani LXXX, I e LXXX, 2 sostituiscono : tás 6è Ov- yuté Q as xai. zoiis éxyóvovs ; ma è senza dubbio g l ossema di qualche seiolus ingannato dalla falsa analogia di quanto si dice più sopra 1, 13 pr. ( 1 ) Omesso nel palinsesto e supplito dal KRUEG IIR. Note critiche al libro IV dello Pseudo= Teofilo e). È git stato osservato come i giureconsulti bizantini coevi a Giustiniano sogliano ricordare ancora le antiche verborum conceptiones del processo formulare. Questo non si può spiegare col supporre che tali formule si conservassero più o meno rigorosamente ne' libelli del processo straordinario ( 1 ). Erano infatti passati ben due secoli da che Costanzio e Costante ave- vano ordinato ( 2 ) : « luris formulae aucupatione syllabarum insidiantes cun- ctorum actibus RADICITUS amputentur. » E si può ben credere che questa legge togliesse anche gli ultimi residui delle antiche formule, che avessero potuto man- tenersi nel processo straordinario, che da Diocleziano in poi era, dopo continue conquiste, divenuto esclusivo ( 3 ). E tanto più si può credere tutto questo, quando vediamo gli atti ridici in in genere di quel tempo a noi rimasti tanto dipartirsi dall'antica solennith di parole, e quando negli scritti stessi de' giureconsulti or nominati troviamo non di rado concepiti in tutt' altra maniera gli atti processuali, ben lontana dall'antica uniformit , brevith e precisione. Si deve qui pure risalire ad uni fatto, del quale non s' ò forse ancora avvertita la, grave importanza e la molteplicitá delle conseguenze — alla tenacith, voglio dire, della tradizione (%) [Nota letta al R. Istituto Lombardo nell' adunanza dell' 11 dicem- bre 1884: pubblicata nei I?endiconti, s. II, vol. 17, 1884, pp. 891-9021. (1) Questo pare faccia il LENEL, Edie/itin perpetuum, p. 224 [3. a ed., 2801. (2) Cod. Iust_ 2, 57 (58), 1. (3) Cod. Iust. 3, 3, 2 e 5. Cfr. KELLER, Der rcurisclre ('irilpror c r e ss, ed. p. 5. 397. — 28 — scolastica. La quale (9si fa sempre manifesta, quanto più si conoscono e si studiano i monumenti giuridici di quella età. Poiehè adunque nell'epoca classica l'insegnamento del diritto si riferisce alle formule processuali o proposte nell' albo pre- torio o consacrate dall'uso, anche dopo il tramonto di quelle formule si continuò nelle scuole a riferirsi ad esse. Le ragioni di questo fatto sono diverse. Anzitutto la cono- scenza di tali formule era necessaria per intendere i libri stessi di diritto commentati nelle scuole, i quali le presupponevano continuamente. Il testo elementare allora in uso, cioè i Com- mentari gaia ni, espone anzi la dottrina: delle formule e della loro concezione. S'aggiunge che queste formule, facili a rite- nersi per la loro energica ed elegante brevità, si prestavano egregiamente per fissare in mente le . dottrine giuridiche, che a I Ie singole azioni ed alle rispettive obbligazioni si rapporta- vano. Se poi, oltre a tutto questo, si ricorda la tendenza con- servatrice, che predominava nelle scuole, non farà meraviglia colme i coevi di Giustiniano  i quali poi avevano notizia delle funti classiche nella. loro integrità  abbiano avuto rignardo i ud turo insegnamento alle formule dell'antico processo. Mentre però gli altri giureconsulti solo per incidenza ram- ¡lumiauo queste antiche formule, la Parafrasi dello Pseudo- Teofilo vi si riferisce continuamente: e non solo ne riporta ,i o to a copia, ma si può dire che in via ordinaria le presupponga, ;1 He va n rhe espressioni del testo latino sostituendo tali, come lva- "r o., 7 1" 1 (intentio) e xt cc bo} (condemnatio), che designano le parti delta formula. antica. Nessuna meraviglia, però, quando si pensi che a base dia. qucll' opera sta un xutà tórSas di Gaio e che colui ehe a ttentamente rilegge con ,sguardo critico il 4° libro dello 1'seudo-Teofilo vede trasparire mutilato e rimaneggiato, ut0 riconoscibile ancora, il quarto commentario del vecchio maestro, co' numerosi commenti di cui i' aveva adornato la seuula. hl se buona parte delle formule accolte in quel libro cimase inosservata dai precedenti editori e traduttori della (') Sappiamo che Muovi studi e osservazioni in proposito si conterranno in un prossimo lavoro dello ZA CHA RIA E V. LINUENTHAL, " Sulle clissensiones de' giureconsulti coevi a Giustiuiano ,,. Ci auguriamo che la desideratissima pnbbl icazioue non debba a lungo tardare. [Cfr. Ztschv. &w.-St. , VI , 1885 , R. A . , p. 1 sgg., e la recensione del FERRINI iu fine di questo volume]. 29 • — Parafrasi, come tra poco vedremo, non va data loro o gran colpa : troppo scarse erano allora le notizie sulla conceptio formularum, perché potessero intendere rettamente quei passi, che vi ave- vano attinenza. Alcune di queste formule sono anche in Gaio : le altre derivano certamente da' commenti. È pertanto nostro proposito di rintracciare parecchi di questi passi rimasti inos- servati, perché dagli editori male interpunti e peggio tradotti, di ricordare quelli già osservati , onde s' abbia a riconoscere di quanta utilità pub essere la Parafrasi e per la conoscenza dell' antico processo e per la palingenesi de' formularii dell' E- ditto. Quando noi dimostreremo 1' attendibilità di buon numero di formule potremo inferire che si deve prestar fede anche alle altre, di cui non si saprebbe indicare con altrettanta si- curezza la fonte. Ed è questo forse uno de' pochi appunti che va fatto al- l' opera maravigliosa di Ottone Lenel sull' Editto perpetuo : di avere cioè fatto troppo poco conto delle fonti bizantine in ge- nere e della Parafrasi iu ispecie. Avrebbe avuto da questo conforto in alcuni de' suoi più felici ardimenti , documenti opportuni in alcuni dubbii non lievi, e qualche volta avviso a fare altrimenti. Nè, dov' egli nega recisamente fede alla Para- frasi, mi pare colga nel segno. Tutto sia detto senza venir meno alla reverenza che si deve a quel valoroso e geniale alemanno e all' opera sua , che è senza dubbio uno de' piit insigni lavori , che ci si g no venuti in questo secolo da roma- nisti tedeschi. Ed ecco un saggio di tali osservazioni : A) Anzitutto va ricordato il gruppo di formule per le azioni confessorie e negatorie di servitù : a) EL cpulvEtuL tò uti frui tov áwov ('rj  oixíu7) 1 Áòv Eivu. 0. Cfr. Lenel, p. 149 [3 a ed., p. 190] : Si paret A.° A.° ius esse eo fundo (iis aedibus) uti frui (2). aa) E6 cpaívEtut tóv?e  tt e) Ci xutov tov uti frui xat¿c ti1S 1[1,fig oixía5 (1} xutà roí F tov d coov). (') Paraphr. 4, 6, 2. (') Strano è che il LENEI, si dimentichi qui della Parafrasi, mentre pur cita Stefano (sch. in ,5lypl. I3rr.,ili(Jorum, p. 112). (•;) Così leggo io coi manoscritti. zó hanno le precedenti edizioni. — 30 — Si pal'et N.° N .° ius non esse eo fundo ui frui (Lenel, b) Invece ricorda il Lenel in nota la Parafrasi (p. 152 1 3' cd., 193j), per le formule delle azioni attinenti alle servitit prediali. Ed è notevole come le numerose formule date in proposito dallo Pseudo-Teofilo (4, (-i, 2) convengano pienamente coi risultati delle critica. B) Dalla Parafrasi avrebbe il Lenel avuto una riprova della giustezza delle argute sue osservazioni sulla doppia clan- sola e la doppia formula, relative all' actio publiciana. Essa c]ic infatti ( 1 ) una formula — finora non avvertita per l' errore di interpunzione commesso da tutti gli editori e traduttori elio risponde a quella data da Gaio ( 2 ), ma che, invece del- l'acquisto a domino, fa menzione di quello bona fide ( 2 ), benin- teso a non domino. La formula data da Gaio è la seguente : Si quem hominem A. Us A. US emit (et) is ei traditus est, anno possedisset, tum si eum hominem, de quo agitur, ex iure Quuii•itium eius esse oporteret et rel ». Quella della Parafrasi si riferirebbe invece al secondo •a so (il solo pratico nel diritto giustinianeo) dell' actio publi- eiana, e suona così : « 1XELM1 tÓSE tò rQ(iy ta 1 r 1 EÚXóyov altiaS (otov newaos Sci@ECU 7coot.rò(;) ÉvFttówr i v bona fide, EtQEXE 8á ltoi usucap(con xal Év tc^^ Iter(0) .rQÒ téXouti t71s usucapíonoskrEGov, cJGavEl usucapíteusa EL F( si ( 4 ) ta8 tè a@aypa tij; 1!1,i 1!1,ik ELVa6 hEanotELas » (a). La traduzione è questa : e) 4,G,4. ( 2 ) 4, 36. (;) Cfr. LENEL, 13citi • üye zur Kuncle des pri(toriseken Ecli.ktes, p. 12 sgg., ed h,elietion perpetuam, p. 131 13 1 ed., 1711. ( ti ) Ne' manoscritti e nelle edizioni si legge però ` epalvszai', che po- trebbe pur stare. Ma ho emendato cori , oltreché pér 1' autorità di Gaio , anche perciò nulla di più facile che i copisti abbiano voluto restituire qui pure quella parola, che in tutte le altre formule ritorna costantemente. (') Che queste formule appartengano alla formula lo prova la frase `xtvGiv Áéyeov' che le precede e che nella Par. ò sempre immediatamente seguita dalla formula. — 31 — « Quod Nane rem ex fusta causa (ueluti emptione dona- tione dote) bona fide possidebam, currebat autem mihi usu- capio et medio tempore , antequam usuceperim , possessione excidi , si usucepissem , tum si hanc rem meam esse oporto- ret, cet. ». Non è dubbio che la Parafrasi abbia modificato alquanto il linguaggio della formula genuina ( 1 ), per meglio adattarlo alla comune intelligenza ; ma c' è rimasta tutta la sostanza della formula antica conservata in modo per ogni verso atten- dibile. Essa anzi ci dà una preziosa testimonianza che le pa- role « bona fide » occorrevano nella formula del pari che nella clausola (cfr. D. 6, 2, 7, 16-17 ; 9 pr. § 4 eod. 41, 3, 10) relativa. Dal confronto della formula gaiana con quella della Pa- rafrasi (tenuto calcolo delle necessarie modificazioni da questa introdotte) risulta questo schema pel secondo caso dell' aclio publiciana , che coincide perfettamente colle conclusioni di Lenel : « Si quem hominem ( 2 ) A.2' S A. 2 ` S (3) bona fide emil et is el traditus esl ( 4 ), anno possedissel ( 5 ), tum si eum hominem, q. d. a., ex i. Q. eius esse oporteret et rel ». Nulla dunque di più probabile che nell' albo si trovasse lo schema gaiano e che a seconda dei casi il Pretore y ' inse- risse le parole « a domino » o « bona fide ». (1) La Parafrasi ha anche dovuto modi fi care lo schema originario, poi- chè 1' anno possedisset (che in quello certo occorreva) non era più compatibile col nuovo diritto. (2) Nella Parafrasi qui e altrove per evitare oggi equivoco 1' esempio della formula fu generalizzato. (3) Nella Parafrasi le formule sono per maggior chiarezza concepite in prima persona. Con ció è del resto alterata 1' essenza della formula (istru- zione del magistrato al giudice), che viene confusa col libello del processo straordinario. (4) Tanto vuol dire la Par. colle parole più generali : Él svXóyov atilas (segue l 'esemplificazione) bona fide évep,órr l y, 1TQEZE SÉ µoL usucapì on. (5) Necessariamente ha dovuto la Parafrasi sostituire a queste parole le altre " zu, v Tí) l lEZa v 7tQò ts21,ovs - i 1S usucapionos Élé7tEcsov, cúóavEì ttsu- capíteusa. — 32 — C) Da i bizantini venne chiamata publiciana ( 1 ) 1' aziom, rescissoria dell' usucapione, l'azione cioè restituita dal pretore nonostante la compiuta usucapione (D. 4, 6, 1, 1). La formula e del Lenel (E. P. p. 98 [3 a ed., 123]) ricostruita così : « Si is homo, q. d. a., a N.° N.° usucaptus non esset, lum si eurn hominem ex i. Q. A.' A.' esse oporteret et rel. ». La Parafrasi dà qui prue (ibid. § 5) la formula, finora non avvertita da editori e traduttori, che suona così : « O6avF1 I '( usucapíten.sen ó ávtíbLxos ( 2 ) tò 1 1 1òv nciely i ,a (3), EL fbF.6 ('`) tolto t1 1 5 lvuí  F6vui SF n 1tot6LaS ». F inda.bitato che questo schema conferma il leneliano aia pormi anche sicuro che, confrontando questo schema colla formula della publiciana, si venga a qualche modificazione della ricostruzione di Lenel. Io traduco a• questo modo : « si r o n meam aduersarius non usucepisset, lum si hane rein meam, esse oporteret ». Tenuto calcolo delle osservazioni già fatte a proposito della publiciana, la formula: genuina si ricostruirebbe così : « Si eum hominem, q. d. a., N.'irs N. l ' s usu non cepisset, lum si enin hominem ex i. Q. A.' A.' esse oporteret et rel » (^). D) Parimenti inavvertita restò la formula dell' actio pau- liana, che la Parafrasi riferisce al § 6 ibid. ( 6 ). Il Lenel rico- struisce così : (') ragione di ciò non deve tanto a mio credere•cercarsi in una poco corretta interpretazione del passo D. 44, 7, 35 pr. quanto nel fatto che le due azioni sono trattate come correlative in un solo paragrafo e poi in due paragrafi •successivi delle Istituzioni (4, 6, 3. 4 e 5). (2) Negli schemi della Parafrasi questa voce rende.il .11 N umerius Nec¡idius. (3) Cfr. sopra [p. 31 n. 2]. (4) Cfr. sopra [p. 30 n. 5]. (') Invece come semplici riassunti delle due ultime formule vanno te- nuti quelli che la Parafrasi porge al § 3 di questo titolo. Essi però servono pure a confermare le cose esposte : £ì cpalv£taL -c458£ ɵòv £Zvai, waav£i usu •capiteu*èv vn' ɵo`. E : £ t ^aiv£taL tóS£ éµòv £%vcu tò TpciyEia, ()( TTt£p 81111 1 µi l usucapiteusen alitò O £µ6c avtL&xO S . ( 6 ) E indubitato che la Parafrasi designi giustamente come la pauliana quest' azione , che nel testo non é nominata : v. però BE1 LAVI rE , L' azione pauliana nel diritto romano, pp. 2, 4. Non è però un errore della Parafrasi — 33 — « Si quem hominem L. Titius in hoc anno fraudationis causa N.° N.° qui eam fraudem non ignorauit, mancipio dedit, L. Titius N.° N.°, mancipio non dedisset , rum si parerel eum hominem, q. d. a., e. i. Q. L. Titii esse cet. ». La Parafrasi ha questa formula : « ciwavsì N'1 etraditeúJ'i tó?E tò aclama votò debítoros, EL cpadvstat avrò Év tf tov debítoros 119.Ev r tyávai fiEanotEkt ». La traduzione é questa : « Si res illa ( 1 ) a debitore ( 2 ) tradita non esset ( 3 ), turo si pareret eam rem in debitoris dominio mansisse ». Dov'è notevole la frase lv 8EanotEíc, che indica il dozninium, anziché l'esse in bonis (1v toIS nQáyµa ° tv o Év tfi ovh4a). E l'in bonis mansisse tennero nelle loro ricostruzioni della formula il Rudorff ( 4 ) e 1' Huschke (5). Se noi ora poniamo, insieme alle notizie che si raccolgono dalle fonti, la formula della Parafrasi a base della ricostru- zione dello schema originario e teniamo conto qui pure delle necessarie modificazioni, arriviamo al seguente risultato, che conferma nella sostanza quello di Lenel ma ne muta alquanto la forma: « Si ille horno ( 6 ). q. d. a., a L. Tilio ( 7 ) N.° N.° ... rnancipio l'aver detto actio in rem la paulictna : 1' inesattezza — se pur tale (cfr. LN NEL, E. P., p. 362 [alias 3 a ed., 439 s.]) — è gin, nel testo latino : l'enumerazione delle actiones honoraricte in personam comincia in questo solo al § 8. Strano che questo non sia stato avvertito da molti degli scrittori sulla paaliana i ( I ) La solita generalizzazione. (2) Debitor è qui pel L. Titius o altro nome dello schema pretorio, come dvt(btxos suol rispondere al Namer r ius Negiclius. (3) V. pii. sotto. (4) Edictum per petuam, § 221. r (°) Zeitschrift fiir° Civilrecht u. Proc., N. F., 14, 66. (6) 'ras tò 7cp,15y ta. (7) vrcò debítoros. Qui s' attenderebbe tw elvtL8(xw ; ma 1' omissione fu fatta dal compilatore della Parafrasi sciens et prudens, poiché avrebbe, fatta quella aggiunta, dovuto continuare " qui eam fraudem non ignoranerit „ (a un dipresso trl y neoLyeacOly ps áyvoi'vsavTL) e con ciò messo in pericolo la dottrina del testo latino sulla qualità reale dell'azione. C. FRRRINI, Scritti Giuridici, I.  3 — 34 — dalus non fuissel ('), lum si parerei eum hominem e. i. Q. L. Titii mansisse ( 2 ) et rel. ». E) La formula dell' actio de eo quod cerio loco dari oportet si ricostruisce facilmente seguendo il commentario di Ulpiano (D. 13, 4, 2) e s'arriva al risultato seguente: « Si paret N." m N. um A.° A.° decem Ephesi dare oportere ». Tale formula avrebbe il Lenel ( 3 ) trovata senz' altro nella Parafra si (4): « sl (pmiverui tòv &vtíc)IXOv XP f l vat 6OVVaí µoL Q' voµíQµata lv 'E(páao) ». « Si paret aduersarium dare oportere mihi Ephesi aureos centum ». Ove ó úvtNxos risponde a Nuinerius Negidius, µoí ad Aulo Agerio, secondo le cose suesposte. T) Non c? dimostrato che si trovassero nell' Editto le formule procuratorie, di cui fa menzione Gaio, 4, 86-7 ( 5 ). Giova però ricordare come una di queste formule, data da Gaio, sia resa esattamente nella Parafrasi e l' altra, che la Parafrasi stessa arreca, risponda appieno alla descrizione di Gaio. Gaio ha anzitutto la seguente formula: « Si paret N. N um Publio Maeuio sestertium X milia dare oportere, iudex, N. uI1 N. Lucio Titio sestertium X milia ton- de mna, s. n. p. a. ». La parafrasi (4, 10, 2) : « El, cpaív$tat tòv ávtí8txov xefñvat bovva1 Titíc q (ov  l u pro curátcor) [8áxa voµícrµata ( 6 )], xataMxacrov airòv, c1 Sutaatá » (7). (') Naturalmente, seguendo il nuovo diritto, il compilatore ha dovuto a queste parole sostituir 1' altra etraditeú^9rl. Ma nei commenti, a cui egli at- tiu geva, sari, stato e'nancipateri,í i . (2) Cosi coli' IIUSCHKE, 1. 1., meglio che esse col LENEL. (3) E. P., p. 191 1:3 a ed., 211]. Qui naturalmente si discorre solo della inlentio. (4) 4, 6, 33e. (5) Cfr. in proposito LENEL, E. P., p. 72 [3 a ed., 95]. (6) Queste parole vanno indubbiamente supplite, come richiede il senso e l'esempio dell'altra formula. (7) Le parole solenni: " si non paret , absolue „ (a un dipresso: st µrl cpcxlvstcu, áulst avtóv) sono omesse costantemente , come inutili allo scopo didattico, nella Parafrasi. — 35 — « Si paret N. um N. nm Titio [culuS sum procurator] ( 1 ) decem aureos dare oportere, eum, iudex, mihi ( 2 ) condemna ». La formula è qui, come sempre, concepita in prima per- sona. A proposito della formula inversa Gaio dice : « Ab aduersarii ( 3 ) quoque parte si interveniat aliquis, cum quo actio constituitur, intenditur dominum dare oportere, con- demnatio autem in eius personam conuertitur, qui iudicium acceperit ». Gli antichi commenti beritesi a Gaio davano a questo passo lo schema relativo, che restò nella nostra Parafrasi (1. c.) : « E i cpaí,vstat x@íjvat 8ovvut Seíon Uxa voi tuta , xata8í- xa6ov [w 8txa6ta] ( 4 ) Primon (tòv odyroii procur ,to g a) ( 3 ) 8é.xa vo- [ tla F tata ( 6 ) ». La traduzione è questa : « Si paret Seium aureos decem dare oportere [iudex] Pri- mum (eius procuratorem) decem aureos condemna ». Da questo schema è facilissimo ricostruire l'originario : « Si parei Gaiurn Seium A.° A.° sesterliunn decena milia dare oportere, iudex, Luciurn Titium A.° A.° seslerlium decem multa condemna, s. n. p. a. ». Probabilmente anche qui nello schema greco va supplito 19.o( = A.° A.° (tanto nella intentio, quanto nella condemnalio) : non è però in questo caso altrettanto necessario, come nel precedente. (1) Queste parole esplicative non vanno intese come parte della formula. V. per un esempio analogo la formu l a sotto la lettera B [p. 30]. (2) Questa parola " É io( „ bisogna assolutamente inserire; altrimenti non avrebbero senso quelle parole tolte da Gaio: " tiv lt fv intentíona ... . 7,ult43cí:ve i ano') tov Sr a tOu, stg éavtòv 8£ turata QÉc c Et vTIv condemnatíona ,,. (3) Ecco donde salta fuori i' clv-d6ixog (= Nunaerius Neyidius) della Pa- rafrasi. (4) Da supplirsi: cfr. l'altra formula. (') Parole esplicative, non parte della formula. ( 8 ) Cori tutti i manoscritti e non, come s'attenderebbe, r ; Séxu vo lt. La ragione va cercata nell' esemplare latino , che dovette dire: " N. H,n N.YY411 seslertiur i r X 1,ri.liu _condeinn.a ,,. -36— G) Sappiamo da Gaio che le actiones utiles ex SC. Tre- belliano erano proposte nell'albo pretorio (2, 253) : « Praetor... utiles acciones ei et in eum, qui recepit heredi- tatem, quasi heredi et in heredem dare coepit, eaeque in edicto prOpOnUntur ». La Parafrasi (2, 23, 4) d a, questo schema rimasto finora inosservato per il consueto errore degli editori e traduttori (1): • ú7Guvel vari - wzov ( 2 ) xk l eovóµo5, E1 (pedvstut tó1/3s xo fivut hO r DWZI » . Cioè : • si heres essem, tum si pareret illum dare oportere ( 3 ) ». A mio avviso qui abbiamo una testimonianza assai atten- dibile, valendoci dalla quale potremo facilmente arrivare alla ricostruzione dell' intero schema (4) « . . . si A. 12 A.° s heres Lucio Titio esset, tum si pareret N L11 ° A° A° sestertium decem milia dare oportere, iudex, N. um N. um A.° A.° condemna, s. n. p. a. ». E la formula inversa : . . . si N. N.us Lucio Titio heres esset, tum si pareret N °"' A o A° dare oportere, rel. ». H) La parafrasi ( 5 ) dice , evidentemente dietro Gaio (4, 44), che le formole pregiudiziali costano della sola inten- (1) Io ho fatto per la prima volta risaltare questa formula nella mia edizione della Parafrasi, 1, p. 241. La formula coincide con quella del bo- norUrrt po.sscssor. (2) i'iniluE V ha il VIGLIO e dietro a lui , secondo il solito , il REITZ , il quale ha il gran torto di non aver saputo comprendere l' importanza delle edizioni fabrotiane e d' avere ricondotto il testo della Parafrasi all' antica imperfezione, Ma i manoscritti migliori confermano unanimi la lezione fa- brotiana, seguita da me pure. Niuna meraviglia che con quella fallace le- zione il RE1TZ non si accorgesse che si trattava di parola formulari : mag- gior meraviglia che qui e altrove non se n' avvedesse l'acuto FABROT. (3) Così va tradotto , più letteralmente ed esattamente che non facessi 1. c. p. 241 b " tum si huno dare oporteret ,,. Cfr. anche la formula pauliana. ( 3 ) Ne avrebbe potuto tener conto il LENEL, o. c., p. 144 [ma y. 3 a ed., 1841. (') Parafrasi 4, 6, 13 " praeiudicium 8é E6tc ttíno; dztò intentionos µóvrlS avyxeítuvo; ,,. — 37 — zione. Essa poi ne dà uno schema, il quale, se si legge come ordinariamente viene interpunto, merita davvero gli scherni degli antichi giureconsulti ( 1 ) e 1' incredulitk recente di Lenel (2). Ecco il passo : « Svvatai yew ó ávacpuuvcuv Eig ÉX,EvasQí Lv xtvet y 7.1ywv- `Et cpaívEraí µ8 EXEl5OEQOV Elvat' xat oimétt IndyEL- `xata6íxaWov, (;) S txaa r td' » (3). Se non che pub trovarsi una facile maniera per rendere attendibile anche questa notizia, come tutte le altre, di cui abbiamo finora tenuto parola. Se noi consideriamo la frase come interrogativa e leggiamo così : « El cpaívEraí tie 121,E111&E(JOV ( 4 ) Elvat; » = « an pareat me li- berum esse ? » noi veniamo ad avere senz'altro la più probabile costruzione di questa intentio : « an pareat Gaium Seium liberum esse? ». Poichè, sebbene il parere non sia essenziale alle formule (5), occorre perb nella gran maggioranza di esse e risponde assai bene all'indole del giudizio romano. ( i ) Così il BARONE nel suo Commento alle Istituzioni, p. 529, il quale però non mostra nessuna idea chiara in proposito : così anche 1' Ho'ri+IAN, Coìnm. renov. in Inst., 5 ed., p. 442. Benissimo osserva quest' ultimo : quod autem Th.us illud ita inteìpretatur, quasi is, qui ad libertateìn proclanwret, praecise dieeret : si apparet me liberum esse, neque adderet : condemna eum, iudex, ridiculunt et longiore reprehensione indignum. estt, naia ut illo praefa- ti.one usar esset, tamen hoc addere debuisset : tum me liberum esse pronunciato. E in sostanza l'appunto che fa il LENEL e che del resto viene in mente a chiunque legga. (2) Edictum perpetuam, pag. 249. Non è vero che la Parafrasi (4, 6, 1-6) non abbia veruna difficoltà ad ammettere intentiones accampate nel l' aria. Poichè ne' citati paragrafi si cita la sola intentio, come quella parte della formula che sola interessa per le questioni ivi accennate, como fa p. es. lo stesso Gaio, 4, 4. [V. ora Ed. 3 , p. 312 n. 4]. (3) E superfluo avvertire che qui si tratta delle formule pregiudiziali in genere, cioè del loro tipo : il nostro ragionamento sta pertanto benissimo anche quando si voglia negare (e ci so li o buone ragioni per farlo) la clas- sicità appunto di questo praeiudicium: an libo'r° sil. (4) L' Et nelle interrogazioni dirette o indirette è frequente nel greco posteriore. Per es. el Ileo n ilEcoanEVEt y ; = an liceat curare ? (5) Cfr. D ERNBURC}, Kritische Zeitschrift, I, 473. — 9S — Il Lenel ricostituisce (e già prima di trii in alcuni casi il Rudorff) ( f ), prescindendo sempre dall' autenticità di questo pregiudizio, così: « an G. S. liber sit ». Egli si appoggia su diversi testi, in cui — com'egli crede -- la nostra intentio si deve trovare in forma indiretta. P. e. : G. 4, 44: « in praeiudicialibus formulis, qualis est, qua quaeritur, aliquis libertus sil ». G. 3, 123: « praeiudicium, — quo quaeratur, an ex ea lege (Cicereia) praedictum sil ». Paul. S. 5, 9, 1 : « huius.... pra eiudicium a superiore dif• fert, quo quaeritur, an ea res, d. q. a., maior sii C sestertiis ». I. 4, 6, 15: « praeiudiciales actiones — per quas quaeritur, an aliquis liber nel an libertus sil ». Se non che tutti questi esempii confermano il tipo, che a noi pareva trovarsi nella Parafrasi greca. Infatti, se noi troviamo p. e. in D. 12, 2, 9, 1 le seguenti parole: « hoc solum quaeritur (in actione in factum de iureiurando), AN IURAUERIT DAR' SIBI OPORTERE, el cet. », 012 :nino ricostruisce la formula ( 2 ) così : « si paret A.  A. 2G11 N.° N.° deferente iurasse N. 24nz N. 24n sibi sestertium decem milia dare oportere et rel. ». E nessuno vorrà, attenendosi letteralmente al discorso indiretto di LTlpiano, scrivere: « Si A." S A." s N.° 11'.° deferente iurauit, etc. » Colui il quale risolve, poniamo, il discorso indiretto di Gaio (') « actio pro ficiscitur contra eum, qui aduersus edictum pr • aetoris tabulas testamenti aperuisse dicetur cet. » nella formula : « si parei N."" z N. t " n aduersus edictum meurn tabulas testamenti Lucii Titii aperuisse cet. » ; colui che sa come, p. e., le parole di ITlpiano (D. 44, 2, 11, 2), « si quis autem petat fundum suum esse », riferiscono 1' intentio (G. 4, 41): « si paret fundum q. ( I ) Cfr. E. P., p. 271 " An A'. s 11 % . s liber • tus A. i A. i sit ? „ e "  A.s A.s ingenn.rrc sit ? ,,. (2) Cosi anche il LENEL, E. P., p. 118 [B a ed., 151]. (3) D. 29, 5, 25, 2: cfr. LENEL, E. P., p. 298 [B a ed., 365]. - 89 - d. a. A. A) ex i. Q. esse » ; costui non crederà possibile di risolvere le parole « formula — qua quaeeritur, (an) aliquis libertus sit », altrimenti che nel seguente modo: « An parva t N. urn N. um libertum A. i A) esse ». Parimenti l'inlentio praeiudicialis ex lege Cicereia si lascia ricostruire cosa : « An pareat N." m N. n "' ex lege Cicereia non praedixisse ». Tali erano le modeste osservazioni, che la ripetuta lettura del 4° libro della Parafrasi ci ha suggerito. Ci parve oppor- tuno raccoglierle prima che si compia l'edizione di questo libro, onde poter far tesoro delle critiche, che esse potessero per avventura sollevare. Sarei ben lieto se alcuno si persuadesse viemmeglio dell'alta importanza, che ha per tutti i romanisti quell'opera greca. :[ l' La Mossa torinese delle Istituzioni e la Parafrasi dello Pseudo =Teofilo (* ). § 1. É noto come il Prof. Fitting abbia in un suo prezioso lavoro osservato che nella cosidetta Glossa torinese vi sia una grande differenza di valore fra le diverse note ( 1 ). Gli scolii, che si riferiscono al diritto classico, sono molto superiori di merito a quelli , che si riferiscono al diritto giustinianeo. I1 Fitting conchiuse pertanto che 1' autore della Glossa , che do- vette essere un coevo di Giustiniano ( 2 ), avesse grande e sicura conoscenza del primo, scarsa e malferma notizia del secondo. A noi pare che una tale conchiusione si debba lievemente modificare. Uno studio diligente della Glossa insegna non solo che le note relative al diritto classico si distinguono per una cono- (*) [Nota letta al R. Istituto Lombardo nell'adunanza del 31 luglio 1881- : pubblicata nei Rendiconti, ser. Ii, 17, 1884, pp. 714-29]. ( i ) Ue7 er die soq. Turiner Institutionenglos.re und, den sng. Brach/Jloí¡us. p. 13, et altr. ( 2 ) i ET'rING, 1. e., 1-12. A torto pone il DIRKsuN molto più tardi l'origine della Glossa. II suo lavoro " Das Reehtsbuch des Constantinus Ha incnopalus u. die alte Glosse de) . Taviner Iustitutionenhandsehri ft „ (in Philul. u. histor•. Ablr. (bei • kyl. Berline• .-lkaderie der Wisseusch. Berlin , 1819 , pp. 15:3 - 186) non contiene uno studio comparativo delle due opere , come il titulo par- rebbe indicare. Il lavoro ha i soliti pregi e difetti delle cose dirkseniane : da un lato diligente raccolta di materiali , dall' altra mancanza di spirito critico e di vedute sicure. Se non m'inganno , il DIRK.EN si può definire " il Corssen de' Romanisti „. — 42 — seenza incomparabilmente più profonda della materia, ma anche che in esse si rivela una finezza ed un acume di pensiero ben superiore. Infatti non tutti gli errori, in cui cade la Glossa a proposito del diritto giustinianeo, dipendono da semplice igno- ra nza di osso, ma ben aneo da pochezza di mente e da grande inettitudine scientifica. Basti per es. citare il n. 108 (ad I. 2, 4, 2) ( 1 ) : « per modum hoc intelligitur, ut si quis testamento heredi su.o aliquid praecipiat fa cere et praetermiserit : per tempus, quod, praesente usufructuario, si alias quis X annis bona fide possederit , absente nero , XX annis , finitur usufructus : de inobilibus nero III annis ». Questo scolio non 1' avrebbe scritto uno versato nel diritto classico , per quanto ignorante del nuovo. Così dicasi dello sbaglio stranissimo del n. 457 (ad I. 4, 1 pr.), che riferisce i « quattuor genera » ai gnasicontratti ; così della glossa mo- struosa n. 328 (ad I. 3, 9, 10) : « in bonorum possessione et dies utiles continui reputantur ». Ora tale inettitudine, tale goffaggine fa ben vivo contrasto colla finissima eleganza di altre di- quelle note. Né poi é così facile a spiegarsi come lo stesso autore, che si mostra così perito nel diritto • classico, pecchi di così crassa ignoranza del diritto giustinianeo. Come ammettere che uno scrittore così arguto, così versato (relativamente a' suoi tempi) e nella parte storica e nelle più sottili questioni dogmatiche, non dovesse interessarsi per la nuova legislazione, al punto da non avvertire le differenze da questa introdotte ( 2 ), al punto da non capire il libro che commentava ? (1) L' edizione da noi seguita è naturalmente quella di P. Ka3ÜGEi2, Die -I'icrinor Institrrtioncnglosse nella Zoitscl u rift f. Rechtsgesch., 7, 1868, 44-78. (2) Esempi i q FITTING, o. c., p. 21 sg. Cfr. p. 13: " Ueberall wo sieh der Verfasser auf dem Boden des vorjustiniauischen Rechtes bewegt, entzvi,ckelt ri • rine r j erlirwrno orni sichore henntniss fesselt nicht selten cLlr.rch hiiehst /i , iuo rrnr] intei • os..ante Bcnu?rkt u rqen. Sobald er dagegen das Gebiet des justi- uianischeu Reates betritt , 2cird sein Gang nnsicher • und Ufters fast nur ta- stend : •rirlpurlr macla or sich urger Unkenntniss rcnd ger • adezu Vicher•licher Verstitisse ntarl I l lissve y st,andnisse scltuldiq ,,. i i 1 — 43 — Io non vedo altra via per risolvere così molteplici enigmi, fuorché nell' ammettere che il compilatore della Glossa siasi giovato di lavori di giureconsulti anteriori, probabilmente della scuola di Roma, e n' abbia fatto una scelta, non sempre oppor- tuna , alla quale abbia aggiunto poi osservazioni sue relative al diritto nuovo , o almeno al nuovo testo , spesso triviali e goffe , talora addirittura fallaci , sul tipo di quelle che sopra abbiamo ricordato. Così si spiega l' infelicità di taluni scolii di fronte all' eleganza di altri, e l' ignoranza del diritto nuovo di fronte alla cospicua dottrina nel diritto classico. I lavori da cui il compilatore ha raffazzonato la sua glossa saranno stati secondo ogni probabilità, commenti alle Istitu- zioni di Gaio ( 1 ) : il compilatore ebbe anche a ricorrere al testo paiano per alcune notizie storiche , di cui almeno non si sa- prebbe indicare fonte alcuna più probabile. Oltre la ragione che i Commentari gaiani erano appunto destinati prima della promulgazione delle Istituzioni imperiali all' insegnamento elementare del diritto , y ' è pur 1' altra che ( 1 ) E notevole che il Prof. FITTING voglia trarre precisamente da questa Glossa la prova, che le genuine Istituzioni di Gaio non fossero in uso nella scuola romana. Egli osserva cioè (l. ^'., p. 25, cfr. p. 32) , come la Glossa riconduca (u. 457, ad I, 4, 1 pr.) a' quasi-contratti i gt attuor genera, che Gaio riferisce chiaramente (3, 182) alle oblii/atiorze.s ex contj • actu. Ma quella nota si deve allo sbadato nostro compilatore, non alle fonti, a cui egli at- tingeva. I commenti di Gaio non avevan bisogno di dichiarare quanto nel testo era detto con tanta evidenza. E il raffazzonatore nostro, che fa prova di tanta puerilità nello spiegare il suo testo, poteva benissimo essersi dimen- ticato di Gaio. Lo stesso va ripetuto del n. 114, ove si dice essere la stipe- lati.o un istituto iurís ciz,il s, contro l'espresso insegnamento di Gaio. Il quale perè, (3, 93) avverte come al iu.s eiz ile esclusivamente appartenga ]a forma tipica e solenne della stipulatio : " spondes ? spondeo ,,. Fino a prova del contrario dobbiamo ritenere dunque che alla scuola di Roma si usassero i coinmentari genuini di Gaio. Tanto più che il FITTING (p. 32) è costretto ad ammettere che 1' Epitome inserita nel Breviario visigoto non potè essere in uso a Roma. Non è forse improbabile l'opinione (Iicnc(i,'onli, 1(3, 568 [_ •sìipra, p. 18j) che quel Compendio derivasse da qualche scuola di Galha o Spagna , p elle quali provincie fu certamente multo diffuso , talchè ven ne assunto nel Breviario. Perchè non si potrebbe pensare alla scuola .marsi- gliese? Cfr. Sinodio Apollinae, 23, 448 sq. " — ad doctiloqui Leon_is andes -- quo bis sex tabulas docente iuris — nitro Claudius Appius t.aceret — claro obscurior in deceinviratu ,,. — 44 — molte di quelle note si possono spiegare benissimo come parti di un commento a Gaio , ed anzi talora si prestano meglio come note a Gaio , che non alle Istituzioni imperiali ( 1 ). Nè sarebbe serio 1' opporre come parecchi scolii, che pel loro alto valore intrinseco si dovrebbero appunto attribuire a quelle fonti piìi antiche, da cui ha attinto il compilatore della Glossa, si riferiscano a passi , che , almeno nella loro forma laterale, non si riscontrano ne' commentari di Gaio. Noi sappiamo be- nissimo come negli scolii si potessero esporre anche materie non accennate nel testo, appunto per supplire alle lacune di esso , di solito arrecando passi di altri autori ( 2 ) : per es. , gli scolii a Gaio avranno riportato numerosi brani delle Istituzioni di ITlpiano, Marciano e Fiorentino e li avranno ancora dichia- rati ( 3 ). Non è anzi possibile non vedere in questo sistema una inconscia preparazione alle compilazioni giustinianee : gran parte delle aggiunte fatte a Gaio nelle Istituzioni imperiali deriva probabilmente da' commenti scolastici anteriori , come molte delle parti omesse saranno state già prima segnate col :Tr;..r2rîM ( 4 ). Così si spiega anche come nell' Epitome del Bre- viario visigoto si trovino molte cose, che Gaio non disse : il compendiatore le trovò ne' commenti. t n tale procedere del resto nel compilatore della Glossa ben naturale. Si dovevano commentare ]e Istituzioni impe- rio i appena promulgate (il divieto di Giustinianeo fu sempre lettera morta) , Istituzioni che per tanta parte riproducevano anche formalmente le gasano prima in uso. Il nostro valentuomo credette di potersi servire, fin quanto era fattibile, de' tesori che la tradizione scolastica aveva radunato intorno a Gaio. Non altrimenti un civilista italiano si varrebbe de' commen- tari al Codice Napoleone. ( i ) P. es., n. 122 (forse avanzo di uno scolio ad Gai. 2, 43) e n. 416 (ad Gai. 3, 128) ; cfr. n. 97, ecc. (2) Cfr. p. es. gli scolii de' frammenti sinaitici. (3) Cfr., p. es., scliol. Sinait. 4 (Zaclh.: 5, Alibr. 13, Krüg.); xai ò Flor. ( 3. Y ' -cúrv i nat. uùtov :rcr. Q ì tù, té7,ri tov [^^. neò E' cpv1.2,wv -roí - ) téX,ovs ¿)rllcuot,v zotitot,S ut incretu[en]t[um] dotis prosit ed deminutio noceat. avvczBEt tovtots xaì, 6 Mod., etc. (4) Ch . . 5co1. Sinait. 14 (Z. Alibr.: 16 Kr.) : náQ.eWe Pon tov té7,.ovs -roí) x[e]q). -cò 8' xcxi, — 45 — § 2. Né sfuggì alla sagacia del Fitting ( 1 ) come uno stretto rap- porto interceda fra la Glossa torinese e la Parafrasi greca delle Istituzioni, attribuita a Teofilo antecessore. Se non che il valente alemanno non ha voluto completare queste ricerche, che non formavano lo scopo principale del suo lavoro, e s'è limi- tato ai più salienti raffronti. Ci pare quindi non inopportono : a) arrecare alcuni esempi di raffronti negletti dal Fitting ; b) insistere su alcune somiglianze estrinseche o di pura forma ; c) concretare meglio l' ipotesi sull' origine di tali re- lazioni ; d) applicare i risultati ottenuti allo studio della Parafrasi. § 3. « Sehr auffallend — dice il Fitting ( 2 ) — und tiberraschend i.st namentlich die Uebereinstimmung mit dem Theophilus ». Si può aggiungere che tale coincidenza è quasi continua ; che, se la Glossa latina è più concisa ed elegante, la Parafrasi è spesso più attendibile e corretta ; e che non di rado la Glossa (o il suo compilatore) fraintende ciò che la Parafrasi esprime colla sua chiarezza maravigliosa. Ecco anzitutto i precipui raffronti negletti dal Fitting : N. l'' (ad I. 1, 13, 3 ; Gai. 1, 146) — la datio tutoris per testamento non osta alla regola, che il tutore si dk alle per- sone sui iuris. — Paraphr. ibid. ( 3 ) : « neque obstat quod antea dictum est filiosfamilias nunquam in tutela esse : sciendum est enim relinqui quidem tutorem filiisfamlias , set qui post mortem patris tutor esse incipiat , scilicet cum filii sui iuris (1) Qualche cosa aveva già osservato lo SCIIRADER nelle sue noticine alla Glossa edite dal SAVIGNY, Geseh. des y . 1?. i. MA. (2) L. cit., p. 14. (3) Ove non sarà mestieri riportare il testo greco , riferiremo per mag- giore comodità la nostra versione latina, contenuta nell' edizione della Pa- rafrasi, Berlino, 1084 [e 1897]. — 52 — Così le relazioni fra la Parafrasi e le Glosse italiane re- stano spiegate in modo, che non ci pare del tutto inadeguato. A conferma delle idee esposte serviranno le ricerche con- tenute nei due seguenti paragrafi, che chiudono questo lavoro. § 6. Le relazioni fra. la Parafrasi e le Glosse accennate non si limitano punto alla sostanza delle cose, ma s estendono alla forma, : relazioni di forma, che accennano in modo chiarissimo alla tradizione scolastica comune. Eccone alcuni saggi : 1. Abbiamo definizioni e formule che si rispondono alla lettera. N. 53. rliuisio est, innumerabi- lis materia; breuis comprehensio. N. 416. litterarum obligado est uetus debitan' in noutiin Inu- tnum adsimilatum uerbis et .lit teris forrnulatis. N. 70. regula dicit : cedunt F.11ienta subiectis (2). 2, 1 pr. SLaigECSL, Sé é.aLLv v2,1, aILET.001l óúvtoI_LOs xatál1lipL,. 3, 21 pr. litteris éóti Te) 7tal,a.LÓV xC éo , E6, xaLVòv bGLVELOV µEtacsx7lN.a- tLtónEVOV pr1lLatL xc,ì ywí,pl.LatL tu- atLx¿i) (1). 2, I, 30 tó) xavóvL tw 2.1yovtL' ELxELV tà É7LLxE46EVa tOÌ.s 11ZOxELnéVOL,. 2. Comune é il frequente richiamo a regole di diritto colle formole : « regula dicit » ; « propter regulam » ; « uacat regula » = Xéyst ó xavcSv : BtcL tòv xavóva : g taQGLIXEttUL ó xetvc)v, ecc. Come nella Parafrasi si costituiscono regole di diritto, così avviene delle Glosse, dove, per es., si ricorda spesso la regola : « usufructuarius usufructuarium facere non potest ». Gi,'t lo Zachari , von Lingenthal aveva in un suo bellissimo lavoro, pur troppo non abbastanza conosciuto ( a ), fatto notare l' importanza e le vicende di quella che egli dice iurisprudeniia regularis, e non aveva omesso il raffronto della Glossa torinese. Ricavare e costruire regole dai testi di diritto era consueto nelle (1) Si noti come la Parafrasi si richiami espressamente alla tradizione: f i SÈ litteris tò atako.tòv toL011toV é p lESéxeto 6Qov.  • (2) Cfr. l'Epitome Gai. 2, 1, 1 • Regulae Institutionum II, 6 (ZACHARIAF, 'AvéxSota, p. 171). (3) 'AvéxSota, p. 166 sgg. — 53 — scuole, onde i discenti potessero meglio afferrare i concetti in- voluti nelle particolari decisioni. Il più bel monumento di questo genere di esercizi sono appunto ot xav4vEg tct)v lvcsticovtwv, che lo Zacharil ha pubblicato. 3. Le stesse frasi del linguaggio scolastico ritornano e presso le Glosse e presso la Parafrasi: « sciendum est », « nota », « ideo dixi quia » = ioréov ¿St u : ò' u tcT g : cS tà invio g XF7ov 3T1 xd. ( 1 ). Così anche i numeri ordinali assunti per indicare le persone negli esempi giuridici : Primus Secundus = ó Primos ó Secùndos cet. (2). § 7. Se noi applichiamo ora i risultati ottenuti all' analisi della Parafrasi dello Pseudo-Teofilo, potremo verificare, quasi in via sperimentale , la suesposta dottrina. Confrontando infatti un testo di Giustiniano o di Gaio, a cui s' unisca la chiosa rela- tiva, col passo corrispondente della Parafrasi , si vedrà, come questa siasi, per così dire, costrutta. TESTO DI GAIO O DI GIUSTINIANO SEGUITO DALLA GLOSSA TORINESE. G. 1, 185 datur in urbe Roma ex 1. Atilia a pr. urbano et maiore parte + tribunorum plebis. {- i. e. plus medietate: VI uel VII: in urbe enim romana X fue- rant apud ueteres tribuni. I. 1, 20, 3 ( 3 ) tutores ex inqui- sitione  dare coeperunt. PARAFRASI (versione latina). 1, 20 pr. dicimus Romae qui- dem pr. urbanum cum maiore par- te tribunorum pl. (qui X omnino erant) , i. e. cum VI aut VII,... tu- torem dare : idque 1. Atilia cau- tum erat. coeperunt — ex inquisitione tutores dare, inquirentes scilicet (1) P singolare come si trovino analogie di questa fatta fra i lavori giuridici medievali italiani e i testi orientali , che si annodano al Syri.tich- rdmisches Reeh sbuch. Sono lontane vestigia della tradizione scolastica un tempo all'Oriente e all' Occidente comune ? Chi sa dire se al giorno d' oggi tali vestigia sieno proprio del tutto scomparse ? (2) Alle nostre osservazioni si ponno aggiungere anche quelle fatte dal I+ ITTING sul fine del lavoro citato. ('') Lo scolio, come sopra s'è ricordato, si riferiva in origine a Gai. 1, 185; lo prova il confr. dell' Epitome Gai, 1, 7 e la stessa Parafr., che nel passo cor rispondente (I., 20 pr.) inserisce queste parole : Énrtrlt'r'au S tòv lTLtrlbetov 1) ¿8coa Lv. — 54 — + in inquisitione etiam hoc requirebatur , si honestus et si idoneus esset, aut si sciret pupil- lum gubernare. G. 2, 2 ('). .Sunnnca itaque revuin diuisio -}- in duos articulos dlducltur. � diuisio est innumerabilis mate- riae breuis comprehensio.  G. 2, 14 (D. 1, 8, 1, 2. I. 2, 2, 2)  Incorporales autem sunt  obligationes -}- quoquo modo con- tracta. { Obligalio est iuris uincu- lum, etc. Gai. ibid. et id, quod ex aliqua obliga- tione nobis debetur, plerumque -}- corporale est. ideo dixit pleruntque, quia cuin ius aliquod stipulati fuerimus, incor l )oreum est , utputa si quis uollis usuinfructuin promiserit. I. 2. 10, 6. quern leges iubent ilnprobum iutestabilemque -}- esse. { Intestabiles sunt qui sub- seriptiones suas perfide negant. an locupletes sint, qui tutores sint futuri, an frugi, an ualeant alie- na bona administrare. Par. 2, 1 pr. dispiciamus , de rerum diui- sione. diuisio autem est iudefinitae materiae breuis quaedam compre- hensio. suinma rerum diuisio haec est, etc. Par. 2, 2, 1. adde et obligationes quomodo- cumque contractas.... et quid est obligatio? obligatio est uinculum iuris, etc. Par. 2, 2, 2. et quod ex obligatione nobis debetur plerunque corporale est .... ideo autem plePuntque dixi , quod, ut suo loco admonendi su- mus, et rem incorporalem ex obli- gatione petimus (2). et improbus intestabílisque quis est hic? ut ecce — Titius — mortuo testatore, noluit uenire et fateri suam esse subscriptio- nem suumque signurn. (') Lo scolio si riferisce tanto piiir sicuramente a Gaio, in quanto che nel testo delle Istituzioni imperiali non si discorre di divisio rerum. Ed è ap- punto la voce diuisio , che lo scolio intende spiegare! Onde il compilatore fu costretto a riferire contro il solito lo scolio alla rubrica. Infatti uou v'ha in tutta la glossa altro scolio che si rapporti alle parole della rubrica. Nelle pochissime altre chiose materialmente apposte alle rubriche non si spiegano le parole di queste, ma s'accenna pitittosto al contenuto del titolo. ( 2 ) 11 compilatore della Parafrasi nel raffazzonare gli scolii omette spesso i particolari e rimanda al testo. Questo è appunto necessario, quando scolii e testo si fondono, per l'armonia e l'ordine del lavoro. Qui dice " ut suo loco admonendi sumus „ : nel passo antecedente, dove la Glossa torinese specifica i modi con cui si contraggono le obbligazioni, egli dice solo : " multifariam constituuntur, ut inferius proponemus ,,. — 55 — I. 2, 18, 1 (!) soror aut.em et frater turpibus personis -}- scriptis heredibus . . .. praelati sunt. - ^ - turpes personae sunt auri- gae pantomimi et huius officii per- sonae. I. 3, 9, 3 tertio X personis, quas extra- neo manumissori  praeferebat. } antea eniancipatio per ima- ginarias uenditiones fiebat cet. I. 3, 18, 1 Iudiciales sunt dumtaxat quae a mero officio iudicis proficiscun- tur, ueluti de dolo + cautio. + Si enim stipulatus sum ab aliquo , ut mihi seruum daret possum denuo ab eo per officium iudicis stipulari , ne quid in eo doli committat. G. 3, 139 quod arrae nomine datur argu- menturn est emptionis et uendi- tionis contractae. + Nota arrharum dationem argumentum, non firman?, uendi- lionis conslitutionem. G. 3, 177 si condicio uel dies (uel) spon- sor adiciatur aut detrahatur - f - aut si aliquid adiciatur : alioquin si aliquid detrahatur, non fit nouatio, ueluti si, X solidorum prima stipulatione manente, se- cunda in quinque facta est, non ualet nouatio.. soror autem et frater tunc de- mum defuncti testamentum sub- uertent tanquam scriptis heredi- bus praelati, cum isti turpem ge- rant personam , ueluti agitatores mimi arenarii etc. tertiam " onde decem perso- nae „ .... qua .... si cure filium meum emanciparen, euro tibi in primum alterum tertiumque man- cipium dedissem cet. Et judiciales gnidem sunt, quae a mero officio iudicis profi- ciscuntur, qualis est de dolo sli- pulalio. locos huic est, guando cum eo, qui mihi ex stipulatione hominem debet, ex stipulatu agam — ad ofñciurn iudicis pertinet propter eiusmodi suspiciones reum cogere ut stipuletur nihil se dolo fecisse quo magis restitutus ser- vus laederetur. Par. 3, 23 pr. quod arrae nomine datur argu- mentum est et probatio emptionis et uenditionis contractae, non uero ipsa conslitutio. Par. 3, 29, 3. ....conditio diesue uel fideius- sor adiectus uel detractus est uel etiam quantitas addita est. si enim detracta est (forte enim anterior stipulatio X aureorum erat, po- sterior V), non fit nouatio, quinque enim in decem contiuentur et nihil noui posterior stipulatio habet. (') Sull'origine di questo scolio cfr. sopra [p. 46 sg.]. -56 — Così appare il compilatore della Parafrasi aver fuso testo con scolii e scolii di scolii (poichè questo anatocismo era, come sappiamo, frequentissimo). Parimenti la nuova recensione della Parafrasi , contenuta per es. nel Codice Pal. gr. 19 ( 1 ), ha incorporato nel testo molti glossemi. Quello che qui avvenne in piccola scala per ridurre il libro a più comoda, lezione, 1k avvenne in scala grandissima per comporre il libro stesso, quale i bisogni scolastici lo esi- gevano. ( 1 ) V. hdstitlutionuv± gr. par., 1, Berol, 1884, p. avi sg. [= infra, p. 64 sg.]. Prolegomena (*) a " Institutioullul graeca paraphraasis 'i'heophilo antecessore vulgo tributa „ pars prior WEROLINI, MllCCCLXXXIIII) "ExE tavta ¿o5 Év 3rQ0-19-ecoQ(c1,. Graecae Institutionum paraphraseos studium adgredien- tibus haec potissimum proponenda sunt: I""' quaenain fuerit huius operis origo, II °"' quibus nobis codicibus manu seriptis fuerit seruata, III u '° quaenam deinceps subsidia in editione hac comparanda praesto fuerint et qua Ida pergendum putauerimus. § 1. Operis origo. De Paraphraseos latinarum Institutionum, quae Theophilo Antecessori vulgo tribuitur, origine quaestio mirum quantum uexata est. omnium autem sententias diiudicare non est huius loei quarum cum plurimae nullo prorsus valido fundamento innitantur, tum etiam iamdudum merito sunt explosae. post autem Paraphraseos editionem illam Reitzianam, quae CXXXII abhinc annis apparuit, ea potissimum sententia -praeualuit, eam esse Theophilo constantinopolitano Antecessori tribuenda:m et probabilius non ab eius calamo esse profectam, set ab eius anditoribns in scholis secundum eius praelectiones clescriptam. Quam sententiam pasillo dubitanter a Reitzio prol;a:tam (') ce- ( 1 ) T. 1, p. XLII, qui eam eoniecturam' in notis a T1tExN LL10 relictis inuenerat. — 58 — teri ad unum fere tuco animo amplexi sunt eo libentius, quod Degenius in libello suo de Theophili aetate et scriptis ( 1 ) plu- ribus argumentis eam omnibus probare conatus esset. quae tamen opinio quantum cum eius aetatis moribus ceterisque de Theophili uita notitiis conueniat, ipsi uiderint. et ante omnia illud esset demonstrandum Theophilum Antecessorem longius aetatem suam produxisse, quam inter omnes fere con- uenit. nam cum eum inter uiros adlectum fuisse constet, qui priori Codici ( 2 ) Digestis Institutionibus ( 4 ) componendis ope- rai dederint, inter eos autem qui alteram Codicis editionem curauerint non nominetur ( 5 ), probabilius statuendum est eum ante constitutionem « Cordi » latam obiisse ( 6 ) : h. e. paucis mensibus post Digesta Institutionesque promulgatas. cum quo optime conuenit Digestorum graecum Indicem ab eo - suscep- tum non ultra libros « De rebus », quos uocant, produci po- tuisse ( 7 ). quo tandem jure sumamus eum tam breui tempore opus prolixum satis et laboriosum ad finem usque perduxisse, praesertiln cum in Indice Digestorum conficiendo occupatus fuerit :' Quae tatuen non adeo magni fortasse facienda essent, si aneando probabiliter constaret Paraphrasin reuera Theophilo esse tribuendam. id tatuen nulla pretiosa ratione contenditur. i1a1111 qui reni sibi demonstrandam susceperunt illud tantum adseciti sunt, ut cuique probarent halle Paraphrasin Iusti- ^üani aetati esse uindicandam, quod sane negari non potest. a nemine itero ante XI° m nel Xll um saeculum Paraphrasis Theophili nomine insignitur; sét cum eius uerba a uetustio- ribus referantur, Institutiones simpliciter laudantur. et pro- babilius eius titulus olim fuerat « Tpt(3ovviavov OEocpl.ov %al L\c0 00 . ov Institîita » ; ita saltero notula in quodam Parisiensi ( i ) F3ernerkrcnr/en über das Zeitalter  des griechischen 2echtslehrer Theo- philus, 1809. (2) Coust. " Haec gane necessario „ § 1; " Summa „ § 2. (3) Coust. "  „ § 2; " Ta n ta „ [DÉScoxEv] § 9. (4) Coust. " Irnperatorian t „ § 3; cf. MYLIUS, Historia Theophili, p. 30. (5) Const. " Cordi „ § 2. (6) Constitutio lata est d. XVI ka]. Dec. anno p. Ch. n. DXXXIIII. (') Fragmenta collegit R>;rrziuS, II 944-957. alia addidit HDIMBACHIU5, Basil. VI, 34 sq. — 59 — codice seruata innuere mihi uidetur ( 1 ). et reuera cum Dige- storum Index a Theophilo confectus sub eius nomine semper ueniat, mirum foret Institutionum Paraphrasin, si ab eo fuisset composita, nunquam ab antiquioribus ita laudari. neque desunt argumenta intrinsecus petita , quae a Paraphrasi Theophilo tribuenda prorsus deterreant. ne in erroribus in re historica et antiquaria admissis recensendis subsistamus (in quibus re- bus ueteres jurisconsultos peccare frequentius notum est) , non adeo pauci in ipsa legitima scientia errores in hoc libro inueniuntur, qui tam claro Antecessori, qui praesertim in Di. gestis componendis fuerit uersatus, sine magna iniuria tribui nequeant. et ne in re manifesta moremur , quam ridicule locum de heredibus ex disparibus partibus scriptis inuicem substitutis (2, 15, 2) interpretata est Paraphrasis, quam inau- dita de condictionibus (2, 1, 26), de actione pro tutela (4, 10 pr.) in ea continentur : quam demum multa eiusmodi, quae non praestantis Antecessoris, set inepti cuiusdam compilatoris stilum prodant ! huc accedit Paraphrasin a Theophili Indice nonnunquam dissentire, sicuti iam scholium quoddam XI" nel XII° saeculo tribuendum animaduertit. nam cum aurigae in Paraphrasi inter « infames » referantur, avtò5... ó eEk IXoc Év t(u) 1,6k) indici tó -y v apStov ov 2LÉyst -cove iivióxovs alo /j èi Ij óíti a ar@óocoua ( 2 ). adcedit maxima in scribendi exponendique modo disparitas, ut nullomodo de eodem auctore cogitare liceat. Restat ut dispiciamus quomodo fieri potuit, ut graeca hace Institutionum Paraphrasis Theophilo tribueretur. ad lnaiorem perspicuitatem res longius repetenda est. Constantinus Mono- (1) Cod. gr. Par. 1367 fol. 97: cf. ZACHARI aE, O acQóxst0o9 vóµoS, p. xti n.: haec; tainen in Cod. corrupta sunt. in libris tatuen manu scriptis (quorum nullus saec. X1° autigiiior extat) Paraphra.sis Tlieophili nomine insignitur. nann, ut de bis taceain qui initio carent [eorum auten-c subscriptiones uide sis in editione hac ilustra], Laur. LXXX , 1 sic incipit : :tcá>tr1S ivcsti,tovtíui[vos Oeolcpílov avtLx1lvacnos : LXXX , 2 : 1 1 8ráta5c, 43r(3sovou zù. ' cvRtrtovta. 4711  71Q. i,vot. O. úvtcxTjvoo(1oS : X, 16 :  scD zC6n , iv- otctovtCOv Osocpílov Pal. gr. 19 [= l3ruxell. 103 et Laiir. LXXX, 6] : ci,QXì1 (AV *e(lJ te - iv 'Ivotctovtcuv Osog-(lov úvtCxi l vou)QoS: item cod. r l'aur: de libris parisiensibus cf. alteram huius operis partem [p. 496 sg.l. Ego autem oùv 158q) Ti); u Inst. ' scripsi, ut ü,vca.oyíuv codicis 11lessaneusis, quem iu ceteris libris secutus suin, seruarem. (2) Schol. ad 2, 18, 1. — no — machas huís scholam Constantinopoli condidit , eamque lege ordinauit, quam nuper inter Ioannis Euchaitensis opera edidit P. a Lagarde (1). Ea lege cauetur , ut in schola ueteres libri adhibeantur emenclentur atque explicentur , et ut principalis bibliotheca sclrolae asili et commodo potissimum inseruiat. indo piares ueterum iuris librorum editiones et recensiones fluxisse nemo facile infitias ibit, qui praesertim cogitauerit quot iuris graeco- romani codices manu seripti eius aetatis in Asiae et Europae bibliothecis extent : graeca autern Institutionum interpretatio (quae una fere a Graecis aut confecta aut certe adhibita est) (2) antecessora_im et tironum curam potissimum in se conuertere clebuit, cum argrunenti praestantia, tum etiam perspicuitate, no- titiarnm copia et antiquitate conspicua, in qua recensenda tac- tala est,ut ea Theophilo Antecessori facile tribal posset, quem c4 in Institutionibus componendis uersatum fuisse constaret, et (vil primas in Prooemio (§ 3) laudaretur. nam ne Tribuniano .t'atral-thrasis tribueretur obstabant cum cetera, tum odium, quo ;liad Graecos eius memoria tenaciter adfecta est. et cum Do- rot lrei piares alii libri innotuissent, aequum uideri potuit Theo- pi;.ilo iuiEl. cura Digestorum Indice Paraphrasin uindicari (3). íi I F.c)rriet non plane diuersum in Nomocanone XIIII titulorum conti 12 ,it. qui cum uetustioris antiquitatis haud exigua neque oaasc ara vestigia praeseferat , a graecis recentioribus Photio ribiatns est, cujas in re potissimum ecclesiastica nomen adeo },errai-rl^, r^,atam erat item iuris liber in Hibernia celeberrimus, qaci tieaichus-Mor vocatur, din() Patricio, qui in maximo honore (4 culta apud cas gentes habebatur, tributas est (5). ( 1 ) :4blt.andlrcugen der Gcittinger Gesellschaft der Wissenscha ften , 1882, L'd. XX V III. C) Cf. giiae inferius proponemus. couiecturam, quam elposui >>us, ZA- c t1. a 10A1+7US a LTNGEtvTi-tAL litteriy ad nos datis perpeudeudam propoyuit. (") Itc:in le y es saeculares iu sy riaca recensione , quae in libro parisieusi coiitinetur, Coustautino Theodosio et Leoni tribuuutur , qui in eius praefa- tione laudantur. ( 4 ) Cfr. Prrit.a , lus ecclesiasticaarra Graecorurn , t. U, passim. Iampridein B[ENEIt, Geselr,ichte cl,er Novellen, p. 34-38. 222 sq.; HEIMI3ACHIUS, 'AvéxBoia, t. I, p, XLVII. (') SUNIr r E it-MAINE, Études sur l' histoire des institutions prirnitives, trad. #'rain., p. 346: " il se peut qu' un traité de dimensiona inusitées estimé en — 61 — Hac igitur coniectura rem facile expediri arbitror. et nunc quaerendum est quis demum auctor Paraphraseos fuerit. alibi iam satis ostendisse confido huir operi graecum quoddain Gai Institutionum xatà tóbas pro fundamento. fuisse. id uero non solum ex pluribus locis ad iuris historiam pertinentibus ex Gai commentariis uerbo tenus in Paraphrasin transl.atis probare conatus sum, set ampliorem locorum segetem attuli (i), quibus euiriceretur saepius Paraphrasin cum Gaio conuenire, cama latinis Institutionibus dissentiret, et plura in ea inesso, quae nonnisi ad uersionem et dilncidationem Gai commenta- riorum referri possint. quae .omnia cum per se , tanta argu- mentortun copia collata , perspicua, esse sperem , tum etiam doctorum uirorum suffragio comprobata sunt. in eo tamen me errasse doleo, quod ipsum Gai xatà. tóbas Theophilo tribuerim, cum longe probabilius seholae berutiensi esset uindicandum (2). Et reuera cum iam per multos annos Gai Institutiones scholarum usui inseruirent , nix fieri potuit quin olla earum graeca interpretatio existeret. accedit argumentum , quod , ni fallor, rem hand parum confirmet. extant nimirum quaedam non obscuriores adfinitates inter Paraphrasin et Leges saecu.- lar es , quas uocant, idest librum inris syr o-r omanum. eum L fere annis ante Iustinianum imperatorem confectum fuisse eonstat, eumque ex berutiensi schola quodammodo esse pro- fectum non ambigitur ( 3 ). eiusmodi autem adfinitates non aliter explicara possunt, quasi si statuamus ex eadem schola utrum- que librum minasse. proportion de son volume par 1' école de droit qui eri était possesseur finit peu pea par are associé nom tenu hautement en honneur ou émi- nelnuient sacré (Saint Patrice): phnoméne, doni l' /eístoi7°e juridique de l'09•ient o /jre, croit-on, plus d'un exemple ,,. (1) Rend. Ist. Lonab., s. 2. a , 16, 569 sg_ [supra, 15 sqq.]. (2) En quae mihi hac de re scripsit ZACHARIAEUS A LrNGFNTxAr,, quaeque uenia tanti uiri uunc describere Iiceat : " Mit grossem Interesse habe idi Ihre feìnen Bemerkungen üher Theophilus gelesen. Im Wesentlichen hin ich ganz mit Ihnen einverstanden. Nur mbchte ich nicht so bestimmt an- nehrnen dass Theophilus selbst ein xazèt 7r66as von Gaius' Institutionen a usgearbeitet habe : vielmehr stammt dasselbe vielleicht aus Berytus ,,. (3) Editiones cum LnNVrr , turn BxUNSIr perspectas habui : hanc uero alteram potissimum secutus sum. — 62 — Merque liber de inofficioso testamento tractans de infa- mibus personis loquitur hoc modo : . . 7tnó600nov, oTov `v^o^or µmor Tb. 2, 18, 1 ü66uòv énétiov6r  Ms. lond. § 9.  ¡1 1= `3J0 ^ i„vilyoi irxì oi úrtò uic^y^c"^S µ^SEO^s f:yworrliévor. `)¿k_O>0 ^ dl o C ^,^ Acide Theoph. 3, 12, 1 = Lond. § 48 b, ubi de S:C. Clan- diano senno est : uterque de nao(zyyátai5 loquitur ar} , uterque (adde Thal., schol. Bas. IIII 770, qui ex eadem fonte hausisse uidetur) eandem dicendi formam • u  _= usrpat : ^l yàp  acs . . Fp^1 . .  d ci oc -(1)• Si ergo probatura fuerit tò xatà Gai , quod Para- phrasi nostrae pro fundamento fuerit , ex berutiensi. schola. originem ducere idque , cum Iustinianus Institutiones suas proiianlgasset, ad nouum latinum textum, ut melius fieri potuit, adeommodatum esse, res erit, quae nullomodo exemplo careat. quin imo exemplum eiusdem aetatis tenemus, quod ad rem nost:rain haud pa:rum facit. tò xatà nóba5 constitutionum retro priEseipurl, quae in Iustiniano Codice continentur, non esse a 1'ha lelaeo confectum post scholium a Pitra eminentissimo uiro eilitutn inter omnes constat , neque est cur coniecturam Za- eh.uriaci a Lingenthal aspernamus existimantis uersionem xatà Jrócicu trium Codicum Theodosiani Hermogeniani et Gregoriani in berutiensi schola fuisse confectam eamque a Thalelaeo in commentario suo cc.nficienclo adhibitam. quare fit ut Tha- ( I ) Cf. locutiones complures, quae eandem originem redolere uideantur. V . (ut recte pro posuit SACIIAUIUS, Syrisclz-rdnzisches Rechts- buL, p. 18) gr. µéµ2ins apte respondet : utraque uox de querella [inofficiosi] usurpatur : de pretio eius qui sese uenumdari passus est apud utrumque ti^µr1 adhibetur : uox nofte6µí,a [§ 125 — Par. 3, 19, 19] tempus eorlstitutum apud utrumque audit. Accedit, id quod iam BRUNSIUS animaduerterat (Syr.-rdnz. Rechtsbcch., p. 321), quaedam rei exponendae si ► nilitudo, de qua alibi fortasse nobis monendum erit. 14.1°  pO .: 1 0 — 63 — lelaeus longe integriorem textum prae oculis habuisse ui- deatur (1). Is igitur fuit (ut patet) aetatis Iustiniani imperatoris mos, ut libri ex berutiensi schola profecti, cum fieri posset, ad nona studia aptarentur. quae consuetudo plurimi nostra refert, cum ita traditio scholarum sine intermissione continuaretur. Ceterum hoc opus, ut rò xatà acóba5 Gai Institutionum ad nouum textum exprimendum reduceretur, Iustiniani temporibus susceptum fuisse pluribus euincitur argumentis. Primum enim huius aetatis uerba usurpat et eius indolem repraesentat, quae a ueterum iurisconsultorum memoria nondum abhorrebat : posteriores autem leges ne uerbo quidem adtingit, cum uetu- stiora iura commemorare minime supersedeat. eius uerba a Iustiniani aequalibus referuntur : nam si quid uideo hanc Paraphrasin etiam Thalelaeus prae oculis habuit ( 2 ). eam certe Stephanus nouit et adeo magno studio in ea lectitanda uer- satus est, ut eil.is stilum formam uerba denique ipsa imitanda sibi proposuerit : id quod etiam est adsecutus ( 3 ). haec autem Paraphrasis utpote quae magnam partem libro inniteretur, qui haud exiguam fuisset in scholis auctoritatem adsecutus, adeo apud Graecos statim usitata fuit, ut nullius alius uersionis uestigia satis certa appareant. Nam si regulas Institutionuln excipias , quas edidit Zachariaeus a Lingenthal ( 4 ) , quaeque probabilius ex uetere quadam summa Institutionum excerptae sunt, omnes loci qui ex Institutionibus apud Graecos referuntur ex hac nostra Paraphrasi aut uerbo tenus sumpti aut in bre- uiorem formam redacti atque translati esse uidentur. (1) Quae opinio alteri sane est praeferenda (Kritische hierteljahresschri fi, 16 , 231 sq.) ex qua Thalelaeus uersionem prioris Codicis Iustiniani esset secutus. alter enim Codex a priore non tam in ipsarum constitutionum modo e t , forma , qualn in numero et qualitate diuersus fuisse uidetur. Cf. Const. " Cordi „ §§ 3. 4. (2) Cf. schol. OaaeX. Bas. IIII 86 = Paraphr. 2, 19, 7. ibid. T Th. 2, 7, 4. schol. Oca. IIII 770 [ad C. 7, 16, 3] = Th. 3, 12, 1. Quod ad schol. Oa7L. IIII 723 [ad C. 7, 11, 1], non est FABRO'1'I sententia reicienda existimantis "ÉV tok TQcíiois„ potius quam " Év zok tvazuioviots „ legendum esse, ut de Dig. 1, 5, 25 ea accipiamus, ubi uerbo tenus eadem reperiuntur. (3) Caue ne statuas Stephanum quoque graece Iustitutiones esse inter- pretatum. Quod enim ad schol. cpryw II 397 adtinet, uidesis quae recte monuit HE IMBACHIUS, Basil., VI, 31. (4) 'Avéxsota, pp. 166-175. — 64 — .7 2. De codicibus nnanu scriptis, quibus Paraphrasis nobis seru.tr,ta est. Codiccs manu scripti hi innotuerunt : I.  Vaticanas gr. 2063 ( i ). Bas. 102. ( II.  Palatinus gr. 19. Inde descripti sunt: ) I1 ` Bruxcllcn5is [E b natianus] 403. Laur.entianus LXXX, 6. II L  »  LXXX, 1. IIII.  »  LXXX, 2. ^ r .  »  LXXX, 18. VI.  »  X,  16. 3iessa,nensis , cuius collatio ope Carionis confecta scrua,tur inter libros graecos manu scriptos Bi- bliothecao regiae Berolinensis gr. 28 a 28'' in 4.° VI II. Parisiensis gr. 1364. VL II I.  »  gr. 1365. X. »  gr. 1366. XI. Marcianus 178. X I I. Oliuetanus. ^.II.I. Taurinensis 162. Yarapliraseos codices tractanti ultro apparet duas quodam- ► i2odo c.iusdem operis recensiones contineri. In Messanensi .enirn codice, item in Laurentianis LXXX, 1 et LXXX, 2 et in iiu.obus Parisiensibus antiquioribus recensio textus ab ea satis r.Iiuersa, quae in ceteris codicibus seruatur, se praebet, quae aetatem redoleat netustiorenz. latinae uoces immo et litterae in jis codicibus seruatae sunt, cum in ceteris graecis cesserint. Ideni in IVomocanone XIIII titulorum contigisse omnibus no- tnln est, cuius antiquiores. recensiones uerba artis latina reti- nuerant ( 2 ). Palillo enim post Iustinianum latinae linguae scientia adnnodum rara, facta est, ita ut etiarn in Prochiro ne- cessa Finan uisunl sit cas noces graece reddere: ,ccw Pcoµat.xcw ( i ) Haud recto apud ZACI-[AR[ArUM , DelinecLtio , p. 26 , quem descripsit Moerxor,ius, Hist. (in dr. byzantin. 1, • 127 , est Bas. 115 (h. e. Vat. 2079) , qui, ut ipse recoguoui, EpifoLnen continet. ( 2 ) Cf. pro oinnibus HE[MBACHIUM, Basil., VI, 94. ,n — 65 — XIIEcov t1 ' v ovvailmiv ELS T v EX2a8a -yXw45crav tEtenotijOapev » (1). Item iis uerbis, quae necessario latine essent seruanda, graeca interpretatio addita est. Saepius ubi graeca cppdQts nimium latinae haereret ideoque obscurior euaderet, Glia substituta est, quae elegantior et clarior esset. si quis gnaerat linde altera haec aQagpáóEon recensio (cuius exemplar praecipuuin Palatinus codea esse uidetur) manauerit, respondeamus necesse est eam probabilius a schola originem ducere, guara condidit Constantinus Monomachus. utramque enim lingnam callere ex eius constitutionis sentencia Antecessores debebant eoque niti, ut libros iuris emendarent atque peruulgarent. in quo opere perficiendo non omnia correctores ex sua, ut ita dietim, penu protulerunt, set scholiis et notis usi sunt, quae iam tuno temporis extarent. in uetustioribus enim manu scriptis codi- cibus , qui pristinam illam recensionem adhuc praesefei ui t , scholia et glossar sunt conspicua , quae in repetita praelec- tione in ipsum textura translata sunt. hace omnia in nostra hae editione perspicua. fore confidimus : cuna enim in texto antiquiorem recensionem seccati simas, alteram seriorem in notis perpetuo rettulilnus (ex Palatino praesertim et, quod ad idem redit, Laurentiano LXXX , 6). restat ut de praecipuis codicibus panca disseramus. Codex omnium praestantissimus est qui Messanensis no- catur ( 2 ). qui cum hodie lateat, collatio Carionis diligentis- sime confecta extat in Regia Bibliotheca Berolinensi, ubi inter codices graecos manu scriptos adseruatur (28 a. in 4°). ma- gnopere dolendum din adeo esse niutilum ut liber I US totus fere - desideretur, item liber IIII US a ti. 14° rasque a.d finem. Eum codicem in hac mea editione comparanda, potissi- inum sum secutus. antiquiorem enim recensionem dnam constantissime et fidelissime pra:esefert. ad eius lacuna,s sup- picudas magno mihi usai fuit Laurentianus LXXX, 1, qui praesertim in duobus libris prioribus eandem omnino indolem praebet. hure propias adcedit Laurentianus LXXX , 2. is ( r ) `O atOxErpos vetos, Prooern. § 1. ( 2 ) Plura de huius codicie natura expoyui in nend. Ist. Lomb., s. 2.a, 16, 61 sq. [supra, 8 sg.]. Cf. etiam Btnrrmuunt in epherneride, quae inscri- hitnr Zeitsclarift für gescic. I^tiV., VIL, 370 sqq. ('. 1' D:RRiNr : Srn • itti Gi.ar,ridica:, T.  b — 66 — codex magnam cum aliis praesefert adfinitatem, qui in Ca- labria apud Basilianos exarati sunt (ut est Ambros. Q. 25 sup., Vat. Bas. 115, item 114, piares alii id genus), cum in litte- rarum formis , tum etiam in orthographia , quam uocant, et in ipsis, quibus scatet, erroribus. eadem quoque aetate (sae- culo XII) conscriptum esse Tiquet, ut pro certo habeam eam esse el originem uindicandam. hic autem codex admodum neglegenter exaratus est: persaepe (in I° libro praesertim) seholia in ipsum textum intrusa sunt, lacunae crebrius occur- runt. tamen, utpote qui a bono quodam et perantiquo exem- plari descriptas fuisse uideatur,' eum totum contuli eiusque lectiones referendas censui. item antiquiorem recensionem pra.ebent Codices parisienses gr. 1364. 1366 , quorum prior maximi momenti ad Theophili crisin est. eum sane eundem crediderim esse acque ille, quem contulit Fr. Pithoeus, cuius [ ' arias lectiones edidit Reitzius ( 1 ). eos codices (una cum tertio parisiensi 1365) adhibuit Fabrotus, qui in altera eius editione codice 1364 maiore quadam cura usas est ( 2 ). codices XII Pere saeculo sunt exarati: eodem tempore probabilius etiam liber I° s et II us in Cod. 1365 scripti sunt, libri nero III 1s et 1111" s saec. XIIII° aut XV° suppleti sunt. de codice Vaticano gr. 2063 magna quandam fama percrebuerat ( 3 ), non tatuen merito. est admodum mutilas, ut a 2, 20, 20 incipiat. re- cea.sionem mediani quandam inter antiquiorem illam et alte- ra ni recentiorem praebet; eius uariantes diligenter contuli et in calce adnotaui. saeculo XII° fere exaratus esse uidetur. non facile librum neglegentius scriptum inuenire quis posset, cì.deoque crebris lacunis laborat, ut uix 151,tototaarrov reperiatur, quin scriptor bonus locum integrum describendo praetermi- serit : iitrum taedio an sommo plenior non statini quis co- rtieeerit. Primus liber in Laurentiano, LXXX, 18 bombye. saec. XIII' desideratur. codex bonae notae est et ad recentiorem (1) In t. I, pp. XLII-LX. (2) Rend. Ist. Lomb., s. 2 a , 16, 60 [— supra, 5 sq.]. rode patet quam iniuria dixerit REITZtus uariantes alterius fabrotianae editionis nullam merere fi- dem (II 1250). Cfr. CARIO, Beschreibunq des Cod. • Messanensis (in Biblioth. Bero]inensi inter inanusc. graec. codices la 4°, 28 b), fol. 2 b. ( ;) GRUNLLiNG in Grundlingianis, II, 105. Cfr. Rend., p. 63 [supra, 10]. — 67 — recensionem propius adcedit. in eo plures scholii et stemmata complura in scholarum usum confecta conspicua sunt, quae eadem manu sunt adiecta. manu posteriore (saec. XV°, ut uidetur) scholia latina addita sunt. quorum scholiorum pauca tantummodo, cum plura temporis angustiae non sinerent, de- scribere potui: digna tamen prorsus sunt, quae in lucero pro- ferantur. utinam posset quis aliquas notitias, quae praesertim ad historiam horum studiorum in Italia illustrandam conferant, ande haurire ! Haud deterioris notae est Cod. Laurentianus X, 16, qui item recensionem iuniorem praesefert et saec. fere XIIII° exa- ratus est. bonae notae est Cod. Palatinus gr. 19, urde Bru- xellensis 403 atque Laurentianus LXXX, 6 descripti sunt. Romae commórantem temporis angustiae me prohibuerunt , quominus totum , eum codicem conferrem : optimum tamen supplementum praebuit mihi Laurentianus LXXX, 6, qui, ut ipse recognoui, ex eo plane fluxit. Apographum Egnatianum, quod nunc Bruxelli adseruatur, una cum Marciano codice (qui eandem recensionem continet) adhibuit Viglius Zuichemus in prima Theophili editione comparanda. uidetur tamen Zui- chemus Marciani codicis uestigiis potissimum haesisse. Codex Taurinensis parui momenti est. duos tantummodo priores libros continet, et saec. XVI°, si quid video, demum exaratus est. recentiorem amplectitur recensionem : ut eius quodammodo specimen offerrem, eius omnes variantes ad tit. XI libri I' collegi et in calce descripsi : ceterum eum in ma -ximis tantum ambiguitatibus adhibui. De Oliuetano nulla mihi notitia peruenit : itero de eo codice manu scripto, qui apud Anglos adseruari dicitur. § 3. De ceteris editionis subsidiis ,et de eius ratione. Editiones anteriores praecipuas, ut par erat, contuli. Praeterea ceteros iuris graeco -romani libros adhibui, qui locos ex Paraphrasi sumptos continerent. inter quos, ne de Basilicis eorumque scholiis loquar (pro quibus Heimbachii potissimum editionein secutus sum , addito supplemento Za- chariaei a Lingenthal), magno usui fuerunt Prochiros Epi- — 68 — tome Epanagoge Harmenopulus, quod ad Prochiron Epana- ^;ouenque item Epitomae Mulos XXIII priores , Zacha^^•iaei editiones sum secutus: Epitomae titulos a XXIIII usque ad finem in Ambrosiano códice Q 25 sup. contuli, quem ipse felici quodam fato repperi , cum editio Zachariaei nondum apparnerit. idem Ha.rmenopulum secundum Heimbachii edi- tionem et codicem Ambrosianum C 3 inf. adhibui. plura sup- peditauit tractatus de peculiis, quem edidit Heimbachius (') , ex quo locos quosdam libri II' eastigaui. Attalensis zò no í,y l E ut non tam ad Leiu.zclauiensem editionem, quam ad f icleln codicum manu scriptorum Ambros. I, 117 inf. ( 2 ) , Laur. L1XXX , b et V , 4 laudaui , cum iam studia nouae eiusdem editionis comparandae inierim. item Gai commentariis ad quosda.m locos emendandos usas sum ( 3 ), et iure quidem, cum constet gra.ecum Gai 7L(CLà nóSas Paraphrasi pro fundamento fnissc. coniecturas Reitzii et Wuestemanni passim  , gime singulae quales sint suis locis proponam. Qua autem ratione hane editionem comparauerim, paucis iam explicari potest. antiquiorem recensionem in textu sum secutus : median' et nouissiman in, notis exposui. Orthogra- h hiam ex codicibus dedi, qui eam recensionem quam fidelis- tiinlc+ repraesentarent, i. e. 1VIessanensi et Laurentiano LXXX, 1. Rubricas latinas ubiqué serualli : graecas enim sero et imperite additas - esse iam uidit Reitzius (II 1175 sq.). de ortho- graphicis canonibus alibi iam plura disserri ( 4 ) : ceterum mo- nend um est nunquam me adeo ingenio meò indulsisse, ut quae in libris essent mutare sustinerem. Ita factum est ut quaedam latina uerba, quae in libris constanter nulla pretiosa ratione gra.ecis litteris scripta essent, ego quogne graecis litteris expri- zn.erem, quamuis aliter eeterarum uoeum Al/ab-vía persuaderet. aceentus quoque secundum eos libros retinui , qui , ut om- nibus liquebit , acl graecae prosodiae normam conformantur. quibus, ni fallor, Zachariaei desiclerium explebitur, quod ipse olim expressit ( 5 ). ceterarum praecipuarum editionum uariantes (1) 'AvéxSo ra, II, 247-260. (2) Huno librum diserte descripsi Rend. Ist. Lonmb. , 2. a s., 16, 64 sq. [= supra, 12 sq.]. (3) Cf. quae disputaui in Rend., 16, p. 565 sqq. [— supra, 15 sqq.]. (') Rend. Ist. Lomb., 16, p. 61-62 [— supra, 9-10]. (') 'Avéxhoia, p. 173, n. 56. 1 - 69 - collegi : item locos , quos inuenerim , parallelos. uersionem quoque latinam e regione addidi, non ueterem illam Curtia- nam, neque eam quam Fabrotus emendauit aut Reitzius foe- dauit, set quae mihi potissimum probaretur. In hac mea editione complura facile deprehendi poterun t, quae notanda uideantur. quae si quis monuerit, libenter audie- mus, et si tanti erunt , ad nostri laboris emendationem acci- piemus. eo enim tantummodo tendimus, ut haec Paraphrasis, quae a nemine eorum est neglegenda, qui iuris scientiae operam dent, magis magisque adornata et perpolita procedat. — 77 — supplemento al testo paiano , e ci conferma in questa idea il vedere questo brano (con mutazioni di poca importanza) con- servato indipendente in diversi manoscritti ( 1 ). Tale dottrina si completa con quella della adozione, che costituisce una figlia- zione secondo il v6 tos ignorata dalla cp156L s . Ond' è che 1' adottato s' imparenta cogli agnati dell' adot- tante poiché 1' agnazione riposa come 1' adozione sul vó 1 cos e tà vóµu,µa tot; voi toLs auvcíactetai (1, 10, 1. 2, 13, 4); mentre non s' imparenta coi cognati dell' adottante, giacché il loro rapporto fondato sulla mera cpúais è estraneo ad un istituto, che si basa esclusivamente sul vóµo s . Si ammette però che il vóµos abbia a sua volta qualche efficacia sulla y p úacs e si dice perciò non sconosciuto alla cpúots il rapporto degli agnati fra loro (1. c.) come neppure il rapporto dell' adottato colf' adot- tante e gli agnati suoi : i adgnatícun ouvanto ^AÉ vn tre DÉaEt g),xet [LEI' sautfis -xal cpúaty. Se non che questo vincolo della cpvac5 col vóµos è in tal caso debole assai e presuppone sempre che duri il rapporto che lo ha prodotto. Quindi, se 1' adottato esce in qualsiasi modo dalla patria potestà dell' adottante, ogni vincolo naturale cessa affatto (3, 1, 14). Anche il rapporto agnatizio cessa affatto colla capitis deminutio, 1JCEL6'il ó noÀ tcxos Xóyos (tour. 1) capitis deminutíwn) tà noîanxec 8lxaca (tout. tú adgnaticà) 8Lcccpftei@ELv fiúvatat, e tale ruina trae con sé anche quella del vincolo naturale fra gli agnati sussistente (1, 15, 1. 3). Ma la capitis deminutio (almeno la inedia e la minima : la massima fino a, un certo punto) come istituto di diritto civile non può distruggere la cognazione che ha propria e indipen- dente radice nella cpveLs (1, 16, 6). chiaro che tali dottrine non sono uscite dalla testa del parafraste ; ma già si trovavano nella vecchia spiegazione dei commentari gaiani, eh' egli teneva avanti agli occhi. Infatti non solo presuppongono la dicotomia gaiana; ma si riferiscono agli istituti giuridici quali erano nel periodo classico. Le molte innovazioni arrecate ad essi e dagli imperatori antece- denti e da Giustiniano medesimo (innovazioni accolte nel testo stesso delle Istituzioni) non permettono di farne integra appli- ('^ Vedilo in ZACHARIAE, 'AvéxB., p. 185 sg. V. quanto abbiamo notato nei Re g id. Ist. Lonab., s. 2. a , 16, 575 [— supra, p. 25]. - 78 - razione. Per dirla come dicevano a Berito, la rpi1 ic era andata, sempre più vincendo il vó tos. E del resto tale conclusione risponde a quanto dice il Savigny ('), che la dicotomia « bei den Riimern selbst als herr- scliende Ansicht zu betrachten ist ». Certamente il Savigny ha esagerato, nè si può negare che molta luce abbia sparso su alcuni punti speciali la dotta e voluminosa opera di Maurizio Voigt. Per es. mi pare ormai certo che Marciano debba aseri- versi fra' seguaci della tricotomia ( 2 ) e cose pure Fiorentino (3). E ini par certo che se la tricotomia , com'è esposta da Ulpiano nel bel principio delle sue Istituzioni, deve conside- rarsi come un « innocuo tentativo », al quale 1' autore stesso non ha annesso troppa importanza, egli pure in ultima analisi presupponga una tricotomia intesa alquanto diversamente , dando cioè al diritto naturale un' altra e più ampia acce- zione ( 4 ). Che le sue idee non siano sempre chiare e che talora sembri accostarsi alla dicotomia ( 5 ) non è cosa che, trattandosi di un frettoloso compilatore, debba recarci grande stupore. Qualche passo deve però forse considerarsi altrimenti; per es. il fr. D. 50, 17, 32 è preso dal 43 0 libro di Ulpiano ad Sabinuni, e chi potrebbe negare che appartenga a Sabino stesso 2 Che la dicotomia fosse in uso nella scuola sabiniana sembra provarlo La tena:cit a , con cui Gaio, uno dei più fedeli rappresentanti di essa, vi aderisce (6). La dicotomia prevalse ad Ogni modo nella tradizione sco- lastiea e specialmente nell' orientale. Nelle elaborazioni greche fatte dai coevi di Giustiniano delle fonti giuridiche latine, noi troviamo continuamente reminiscenze di essa. Vedi per es. Suppl. Bas. p. 19 . sch. 93 (ad D. 6, 1, 27, 4, Stefano), p. 112 sch. 2 (id. ad D. 7, 6, 3), p. 206 sch. 15 (id. ad D. 15, 1, 3, 3), p. 211 sch. 54 (id. ad D. 15, 1, 9, 7) ( 7 ), p. 226 sch. 168 (id. ad ( t ) System, I, p. 413 sg. ( 7 ) D. 1, 5, 5, 1. 40, 11, 2. ( 3 ) D, 1, 5, 4 pr. § 1. • ( 4 ) Cfr. D. 1, 1, 1, 3 con D. 50, 16, 42. 2, 14, 1 pr. (') SAVIGNY, System, I, 415-18. (6) Cfr. Javolen., libro 9 0 ex Cassio, D. 11, 1, 14, 1 ` ius et natura'. (7) Qui Stefano non fa che riassumere gli argomenti., di cui s' era ser- vito il vecchio Cirillo, professare a Berito, in una difesa penale.. -- 79 -- D. 15, 1, 41). Bastino questi pochi esempi, tolti tutti a una pic- cola parte delle fonti greco-romano, per comprovare la verith del nostro asserto. A mantenere tale sistema nelle scuole giovava anche la I ll  terminologia conservata in tutto il diritto privato : ` possessio ciuilis ' e naturalis ', ` obligatio ciuilis ' e ` naturalis' ecc. Qui epiteto naturalis non ha forse un significato troppo chiara- mente determinato ; ma non e sempre facile determinare quello che ha `natura' nelle fonti nostre ( 1 ) e q i5' nelle scuole orientali (2). (1) Cfr. l'opera di MORIANI , La filosofia del diritto nel pensiero (.lei giu- reconsulti romani, p. 48 sg. 50 sg. (2) Che nella Parafrasi (e si poteva aggiungere nelle fonti greco-romane dell'età giustinianea) la cpvat5 ` als das Vehikel.des cpurrxóv vó } irµov und als die rechtserzeugende Potenz anerkannt wird ', ha ben riconosciuto il VOIGT, Lelzre des mUS nat., I, 518. Ma aneo la ratio che ispira il vóµ.og è concepita come aderente a una forza intelligente e ordinatrice, che regge l'organismo dello Stato, e che non sembra essere una cosa sola col sovrano legislatore; cfr. p. es. Par. 1, 4, 1. '' ^ ^ ` `^ ` I commentarii di Gaio e 1' indice greco delle Istituzioni (*)• Fino dal 1883 io avevo 'richiamato 1' attenzione degli stu- diosi sul fatto, che la cosi detta Parafrasi greca delle Istituzioni attribuita a Teofilo si appoggiava in parte notevole ai coni- mentarii di Gaio, e non solo ne deduceva notizie storiche, ma: ne riproduceva molti passi e argomenti. Talora non si vede alcuna buona ragione, perché il traduttore bizantino si allon- tani dal testo delle Istituzioni imperiali per accostarsi a quelle di Gaio o perché venga fuori con riflessioni e avvertenze, che si richiamano ai commentarii di Gaio piuttosto che al Libro, eh' egli deve tradurre e illustrare. Per spiegare lui simile fatto io avevo messo avanti l' ipotesi, che esistesse nelle scuole orien- tali un xarà nactg delle Istituzioni di Gaio, quand' esse servi- vano all' insegnamento elementare del diritto ; esso sarebbe stato usato dal parafraste del testo imperiale, che così avrebbe cercato di agevolare la fatica del compito suo. Questa idea fu accolta dallo Zachariae e da altri. Il Brokate in una disserta- zione argentoratense De origine Theophilinae quae fer. tur in- stitutionum paraphraseos esaminò punto per punto i miei argo- menti e ne conchiuse che per essi restava solo provato 1' uso dei commentarii di Gaio da parte del parafraste per le notizie storiche. Al Brokate rispose il D I '. Segré, gih mio discepolo ed ora professore all' universitk di Macerata (')..[1 prof. Kriigger, e l ) [In I3yzantinische Zeitschri ft, VI, 1897, pp. 547-65]. ( i ) FidanJie,•i, 12, 1887, pp. 734 sgg. • C. rl,eeINI: Scritli Giuridici, I.  t; — 82 — che nel 1884, parlando della seconda edizione di Gaio compiuta da lui e dallo Studemund ('), si era espresso in argomento con molte restrizioni, nella terza edizione (1891) ha ammesso che l'editore di Gaio deve « inter subsidia critica » tenere ben mag- gior conto della Parafrasi, riconoscendo che 1' autore di questa l^a assunto « plurima » dalle Istituzioni del vecchio maestro. Negli ultimi mesi, mentre attendevo alla pubblicazione del secondo volume della Parafrasi , ho riesaminato con cura la. questione accennata e mi sono confermato sostanzialmente nelle antiche idee. Non tutti gli argomenti , che io avevo ad- dotto , mi sembrano ora senz' altro probanti ; ma la maggior parte di essi mantiene ai miei occhi la sua forza e anzi ne lio raccolto non pochi nuovi e significanti. Soprattutto mi pare molto notevole il fatto, che in molti punti osservazioni e com- menti che si trovano nel libro greco non hanno nel corrispon- dente latino la loro diretta occasione, mentre questa si trova nei commentarii di Gaio ora ciò non può opportunamente spie- « , arsi che colla preesistenza di un xatà Jtóbas paiano usufruito dal parafraste. Allo stesso resultato conduce l'osservazione, che in certi luoghi troviamo una doppia trattazione del medesimo tema, una corrispondente al testo latino, l'altra invece consona ,ella esposizione di Gaio. Ho creduto perciò conveniente di esporre l' intera serie degli argomenti, che possono servire a sostenere la mia tesi ; a uopo seguiamo lo stesso ordine del testo dell' indice greco. Ometto tutto quello che mi pare dubbio e varai raffronti minori. 1. Cominciando dal titolo 2 del °LIBRO I troviamo subito uu fatto notevole. Due volte ó illustrata la differenza fra il ius, civile ed il ius gentium. La prima spiegazione comincia alle parole ó ( à Q nattElav 6vvvrt¿Sv (§ 1 , p. 2 1. 2 ed. Ferrini) e prosegue fino alle altre noXE tEi,v'ún1Q avtwv ovx c15xvll6av (p. 7 1. 12 sg.). La seconda comincia immediatamente dopo , daras ovv 5il µoc, e continua per tutto il § 2. Qui abbiamo la vera traduzione della Istituzioni giustinianee : Omnes populi etc. La prima parte, che non ha in questo veruna base e che riesce nella Parafrasi una singolare duplicazione, non pub spiegarsi ( 1 ) lirzt. VJScItr., 26, p. 548 sg. — 83 — che come tolta da qualche libro anteriore. Appena pub dubi- tarsi che fosse presa da una versione greca di Gaio con com- menti. Quali fossero le parole con cui Gaio cominciava i suoi commentarii , parlando di questo argomento, non sap- piamo ; nelle recenti edizi9ni la lacuna s' integra colle parole delle Istituzioni imperiali , ma non so con quanto diritto : il modo diverso con cui rende il parafraste il concetto sembra opporsi. Del resto Gaio pone la differenza in ciò che il ius civile è proprium civitatis ed il ius gentium apud omnes po- pulos peraeque custoditur ; la Parafrasi spiega appunto ed illustra tali concetti. Notevole è 1' espressione yàQ lav Lxovs [vóµou s ] téar i aty, o )g xai cpvatxovs... xaXoúµ£v. Questa frase, in per- fetta armonia colla dicotomia di Gaio, è in contraddizione col sistema della tricotomia accolto in questo stesso titolo delle Isti- tuzioni imperiali ( i ). Non si può in veruna guisa credere che i due brani così opposti l'uno all'altro siano fattura del medesimo autore. Essi si presentano entrambi come trattazioni finite, con principio, svolgimento e fine. Se fosse stato unico l'autore, costui avrebbe in una sola e medesima trattazione sviluppato 1' argomento ; costui sovratutto non avrebbe ripetuto due volte la cosa medesima, dicendo p. e. a p. 6 pendere dal ius gentium tò yívEali'u1 auvuX?áyµutu JtQúa8Ls elyopaa(as µLaÚYi)c 1L Éxµ(ailo)GEL S aQuxutuO7jxa5 xoLVcovías cSúvELU, tò yívEaaa1 Bco@Ed , SLL{}t xu S avywcicpEallaL, e a p. 8 lx tovtou tov VOµí4,LOV rui núvtu axEBòv 11-rEVO!Maav tà avvcLXXáy tuta, oi,ov ccyopaaíu ttQCLau; µíal1coaL S ÉxµÍan0Ju15 xoivcovía tcLouxutuTrpa i & VELaµa. xu1 EtEQ€ adturo Xu auvcú Xdy µatu. 2. Un fatto analogo si osserva nel § 4 ibid., p. 9. La legge viene due volte definita. Anzitutto si dice : rò ICCtOÒ. tov cb7j µov vo[to - htovµEVOv X yEtuL lex. Quindi segue subito una più ampia, analitica definizione, la, quale chiude così : lyévEto c5 [I) lex] tovtov toV tOtCOV • tori avyx lynxov ¿ ovtoc, olov tov vMccítou, EQwtwvtos EL xe j tóbE voµoiO£tEiV, ó  Éac£vEVaev. Cfr. ora per la prima definizione Gaio 1, 3: Lex est quod populus iubet atque constituit. Per la seconda Inst. 1, 2 3: Lex est quod populus romanus senatore magistrato interrogante, voluti co11- s ale, eonstituebat. ( i ) Cfr. anche Re7tcl. Lst. Lonub.. s. 2. a , 18, 1885, p. 859 [supra, p. 731. -84 - 3. Ancora più manifesta è la sovrapposizione dei due strati nella definizione della plebe. Sempre al § 3 e alla p. 9 troviamo detto prima (linea 12) ó zv8alos Sfiuós Éot 6 tò Xontòv ciaav n?Jraoc, imEhmilvwv to)v 6v ' x?ì i tim)v, proprio come in Gaio (1, 3): plebis au.tem appellatione sine patriciis ceteri cives significantnr. Più avanti (1. 17) leggiamo : tò cSÈ zvchaiov nXi - j$o5 tov  tovtc? 8LEV1jvo^lE, r^) ?ì1EVljvo 7 E yÉvos á76) E 6ovs' ti 611uoly ov ncQor l -yooik„( túvtES ol l uaivovtaL aoX,tUL, ovvcced uovuÉVCOV na.tQtxka)v xal 0 . 1±yx7,11tix iv. ti` ) 61 rov plebiscito (sic : 1. rik . plebis) òvouaoíá c? ilyu uta -cc) 6xicoV tE Mal, ovvx% y lt D. Av ol XOLnO ' L ato2 itai. 8r1Xovvta L, proprio come in Inst. 1. c. È notevole che i patrie ii di Gaio vengano more solito tradotti ovyxti)ittxoi ; mentre, ove Giusti- niano distingue patricii et senatores , il traduttore distingue pare tutQíxi,oi xal ovyxXttixoi. 4. Anche del plebiscito è doppia la definizione. Anzitutto 1. 14 tò 8È av.U ' avtc5v vouo&etom5p vov plebísciton Xáystat, tovtÉOt6 te vacò Co i) T7.)lftovs yvwcsa v xal xvQcoSév. Cfr. Gaio : plebiscitum est quod plebs iubet atque constituit. Poi 1. 15 tov yù Q ple- biscito ('Qzovtos, tovtÉOtt tov tPr.(3ovvov.... ÉQeotci5vtos,Évo^bo` l^ÉtEl TO ^t7:il)9oS, completandosi a norma delle Inst. la definizione gaiana. 5. Gaio parlando dei plebisciti dice: « olim patricii dice- bant plebiscitis se non teneri , quia sine auctoritate eorum fatta essent ». Queste parole mancano nelle Istituzioni impe- rialí, che accennano solo alla legge Ortensia, senza spiegare perché e come intervenisse. Parimenti manca nelle Istituzioni 1' accenno, che ha Gaio (1, 4), sugli antichi dubbii circa il va- lore de' senatoconsulti. A chi ben guardi su questi due accenni gaiani c? fondata tutta la lunga digressione della Parafrasi p. 10-11 ; da essi son derivati tutti gli equivoci nella mede- sima inclusi. Ivi è proprio riferita quella ragione del non vo- lere i patricii sottomettersi ai plebisciti. Inoltre il racconto della Parafrasi contrasta agli insegnamenti delle Istituzioni, che dicono essere stata la difficoltà di convocare i coinizii quella che ha spinto ad ammettere il potere legislativo nel senato. Le parole delle Istituzioni sono alla meglio adattate alla fine del § 5 (p. 11 . 1. 15 sg.). Altra cosa importantissima é questa. Gaio , parlando del senatoconsulto (1, 4), scrive idque legis vicem optinet. Tali pa- i„ — 85 — role mancano affatto nelle Istituzioni ; ma non mancano nella Parafrasi (p. 11 1. 14) : legis ordinem habel, tovtÉott vóµov rd tv £xEL. Se pensiamo che tutto ciò è intessuto nella digressione storica della Parafrasi , non sarà audace il pensare trattarsi di un brano di un' anteriore elaborazione greca dei commen- tarii gaiani. 6. Al § 6 (p. 11 1. 23) si dice : Potot? n .elígÉ6TL ó tò xpátog Cot á Q x8LV naQà tov 8i µov Xa(3o5v. Cfr'. Gaio : « cum ipse imperator per legem imperium accipiat ». Assai più lontana è la defini- zione delle Istituzioni : « cum • lege regia, quae de imperio eius lata est, populus ei et in eum orane suum imperüun et pote- statem concessit ». Questa torna nella Parafrasi molto più avanti, p. 13 1. 21. 7. Al § 7 (p. 14) dice la Parafrasi :  tá EL voµoaEtov6L aaoa )coµaío1g oL aó1ovts5.... yEVLxciP 8s zetvtEC ovóiatt xsx ylvtaL magistratus populi romani. Queste parole sono la parafrasi delle gaiane (1, 6) : « Ius autem edicendi habent magistratus populi romani ». Invece non hanno nessuna relazione col testo delle Istituzioni, in cui non si fa neppur cenno dei magistratus po- puli romani. Ancora nello stesso  7, p. 15 1. 12, leggesi : xatEIaíQETOV  tò vol,LOti4EtE6v be(Sc (a6L r(T) praétori tc^) urbáno? xal tq) praétori r peregrina xal 'to ; aediles enrules, proprio come in Gaio : « sed amplissimum ius est in edictis duorum praetorum urbani et peregrini, ... item in edictis aedilium curulium ». Nulla di simile nelle Istituzioni imperiali. Final- mente le parole dello stesso § (p. 16 1. 8 sg.) , tà hl tovncov édicta ÉXOátEL xal Év ta,g lnct xícu; i non trovano alcun riscontro nel testo latino , mentre si spiegano benissimo (e si spiega l' equivoco del parafraste) di fronte a • Gaio 1, 6. 8. Nella Parafrasi 1, 5, 2 (p. 23 sg.) tutto quanto concerne i liberti dediticii e i peregrini dediticii costituisce una. versione di Gaio 1, 13-15. Anzi nella Parafrasi tornano perfino alcune parole latine « quia uicti lese dederunt ». Nulla di simile nelle Istituzioni. Cfr. in ispecie G. 1, 14. 9. Tutta la lunga esposizione storica 1, 5, 4 (p. 25 sg.) c relativa, a. Gaio e sembra tutta fatta per l'esplicazione di questo autore. Ecco alcuni saggi dei più notevoli incontri. — 86 — p. 25 I. 9 sgg. éatLV, ws E1nov, cpuaLxi i fiEanOr£ia xai, éVVOµoS SEano- tEía. xul 1j µéV cpvaLxìl a.éyEtuL in bonis xai ó SEastótrls bonitários, ^l fiÈ Ivvoµos XéyEtaL ex íure quiri- tium... ó b£ SEanótllS ex iure qui- ritario. E1 bé tLS L'q.LCpotéOaS ÉaZE tü 5 SEanot£ías, é?,èy£to pleno iure do- minus. p. 26 1. 11 sgg. fivixu iívVOELu avv n ( 2 aEL11...., CUatE avtOV xuL v7iE(J- (3E(311YVUL tòv î' ÉvLUVtòv xul LxELv É L ü1JLÓV tòV bEanÓtl l v t« SrVVOp,Ov SEanotEíav, tovtéatL Te, ex i. q., i-17,£v-  I g EnovtO Sé xal 6 olxétll . ;  uindicta ij censa ij testamento.... návtwS 6 aEVn9-EQoúµEVOs áyivEto noñ.itll C, ILU^oS. El òè... .. ov avvéSpaELE tà tQia 11TOL bvo £a{16tE EVEX.L7LE tU EVVO fl(ü fi xuL ta tQLa, O EîcE1)19-E- QoúELEVOs ÉyivEto latinos iunianós. G. 1, 54 cum apud cives roma- nos duplex sit dominium; nam vel in bonis, vel ex iure quiritiuln cuiusque servus esse intellegitur. 1, 54. 2, 41 vel ex utroque iure ... pleno iure ... idest et in bonis et ex iure quiritium. G. 1, 17 ín cuius persona tria haec concurrunt, ut maior sit an - norum triginta et ex i. q. domini et fusta ac legitima manumissione liberetur, idest vindicta aut censu aut testamento, is civis romanus fit: si vero aliquid eorum deerit, latinos erit. È molto notevole che qui Gaio sia trattato come altrove lo è il testo latino delle Istituzioni e come lo sono le costitu- zioni nell' indice taleleano. Precede una larga introduzione (proteoria), che prepara alla intelligenza del testo , e segue quindi una letterale versione di esso. È dunque il sistema delle elaborazioni bizantine (beritesi) applicato a Gaio, e ciò fa ritenere che qui abbiamo parti di un xutà nóSaS de' suoi com- mentarii. I1 mcíl9oS poi , la cui presenza fa sì che il liberto sia nella condizione di dediticio , rende appunto la turpitudo G. 1, 15. 16. 10. A p. 30 (1, 6, 4) troviamo una lunga spiegazione in- torno al conventus ed al consilium, tutta quanta riprodotta da, Gaio (1, 20). Più largamente ò trattata la parte relativa alle pro- vincie, il che ben si comprende, date le origini che noi asse- gniamo a queste parti della Parafrasi. 11. La. frase di Gaio 1, 53 imperatoris Antonini torna nella parafrasi 1,, 8, 2 'Avt(Ovívov tov (3rxmXáws ; non, come si atten- derebbe di fronte al lesto latino (divi pii Antonini), 'Avtcovívov H í ov iov '&E LOtdtov. — 87 — 12. A p. 45 (1, 10, 6) il parafraste scrive : ov Svva tut Xaµ(3ávst y nOg trIly atoté µov vvµcp1v f l trl y acoté µov atQO- yóvrl y . noocirffivreC, yetQ tó atotE SELxvvoµev µil vatóvta tà noócrcona t' l s ccyxtat8taS atta yEyovóta. Cosi Gaio 1, 63.: item eam quae mihi quondam socrus aut nurus, privigna aut noverca [v. nella Parafrasi quanto segue alle parole citate] fuit. ideo autem di- ximus quondam, quia si adhuc constant eae nuptiae per qual talis adfinitas (dyXLótEka) quaesita est etc. In modo molto di- verso le Istit.: privignam aut nurum uxorem ducere non licet ... quod scilicet ita accipi debeat, si fuit nurus aut privigna etc. 13. A p. 51 (1, 11, 3) leggiamo una notizia affatto man- cante nel testo latino - delle Istituzioni : ó cívt1(3o5 alite ovoLoc exemauto EL, uÉat y ncaat ?uaµ(3ávEataL, távutatov 17tEtQcinYi y¿- VE6ftaL µEtá tLVOS tapacpv?,a) , fi . Ma la notizia è quasi colle iden- tiche parole in Gaio 1, 102: impuberem apud populum adop- tari aliquando prohibitum est, aliquando permissum est : nunc ... cum quibusdam condicionibus permissum est. Manca pure nel testo latino ogni riscontro- delle parole tuta Sè távta Int tov El; *á6LV taXaµ(3avo t vo1) dvl'i(3ov vatErlo176Lov c yd, che in- vece si spiegano col confronto della fine del citato § di Gaio (vedi la Par., 1. c., p. 52). Sempre a proposito di adozioni, è noto come la Parafrasi stabilisca una serie di differenze (S Lacpooat) e di incontri (xo Lvw- viaL) fra 1' adozione in senso stretto e 1' arrogazione. Y. sovra- tutto 1. c. § 4 sgg., p. 52 sgg. Anche questo sembra remini- scenza di Gaio ; 1, 103 « illud utriusque adoptionis commune est » ; § 106 « utriusque adoptionis commune est », mentre nelle Istituzioni latine è salvato uno solo di questi accenni (1, 11 9). Al § 104 Gaio scrive : Feminae vero nullo modo adoptare possunt, quia ne quidem naturales liberos in potestate habent. In Giustiniano 1, 10, 10 è detto : Feminae quoque adoptare non possunt. La ragione della mutazione è evidente. Nel diritto giustinianeo non è più vero per ogni specie di adozione l'argomento, che le femmine non sono capaci di patria potesti: • perché nell' adozione vera e propria non passa più la: patria poteste stessa del padre naturale nell'adottivo ; solo nell'adopiio plena il padre adottivo acquista tale diritto. Sicché i compila- tori delle Istituzioni, volendo salvare l'argomento gaia,no, hanno dovuto dare una espressione affatto vaga, e indeterminata al — 88 — principio. Ma le parole « nullo modo » (ossia nè per adrogatio, nè per adoptio) si fanno sentire nel brano del vecchio xutà naus, che qui è inserito nella Parafrasi, p. 54 1. 14 sgg.: yvvr ya @ ovBÈ xarà adrogatfona oi'i xat e( adoptfona 8vvatat 7ta t(3dvety E15 i crt y tLVd' 1j y&Q iWerig 8 t3cocLV 7j µiv tilt' xcctec tov atat1òs 17 JtEF,013aLótflta, uvtr l 8è tovs cpvwwxovs atuT8as vatElouóious ovx £XEL. Ma si avverta come nelle parole si ribadisca anche più efficacemente che nel testo cli Gaio il diritto antico, della cui abolizione si parla in questo stesso titolo delle Istituzioni ! 14. A p. 57 troviamo nella Parafrasi (1, 12, 1) altra os- servazione mancante nel testo latino e invece contenuta in Gaio : liemu os yàQ €òv ó ocak ov 8vvataL vnElova1Os Elvat tov peregrínn : cfr. G. 1, 128 nec enim ratio patitur ut peregrinae condicionis homo civem romanum in potestate habeat. E an- cora: peregrinos y& Q còv iinelov6LO5 Elvut lco tc dou ov 815vatau : quia acque ratio non patitur, ut peregrinae condicionis homo in potestate sit civis romani parentis. 15. A p. 58 (ibid., § 5) si attacca nella Parafrasi un lungo eri cursats per determinare 1' epoca , da cui cessa la patria po- testa s. Tale digressione non si comprende di fronte al silenzio pieno delle Istituzioni imperiali ; ma ha buona ragione di es- sere di fronte al testo gaiano (1, 129) : sed utrum ex hoc tem- pote, quo rnortuus est apud hostes parens, an ex illo, quo ab liustibus captus est, [liberi sint sui iuris,] dubitari potest. 16. A p. 60 (ibid., § 6) troviamo larghe notizie sull'antica em;ì.ncipatio tolte alla lettera da Gaio (1, 132 completato co' 119. 134). Ecco i precipui raffronti : 6 E ié6o; 1iyóQa ^ E tòv ataa8rc naQà -coi) JTUT Q O; . .. xUL O1JtC0; 13mE^0t16L0; EyL ruco 6 :Teca; tov p.é6ov w; év táSEL 8ov7,01.1. 6 E céóo; ii7 ` EVDéQov tòV na^8a uinrlícta xüxei,vos auomr i (5) UVI 7,67Q ávétQExEV tò tov natQó; in pote- state. énlm Q a6xEV avtòv tè BEVtEQov xut¿!. TÒV avtòv tQóltov >coi 6 7va(3chv ii7.EV$éQou avtòv uindíctr l . ná7.Lv àQQttup ttvi, tQómcp vnéatQECpEv Els tiiv Tul) nat Q ò; vmESOVaLÓtr l ta. émínQacsxEv civtòv Tè tQítov xai, ovtw 31E7LúEto tò in potestate, 'ii7vEV0E Q ovto 81 uin- díctQc xaì, éylv8to avtsIoiSaLos. mancipat pater filium alicui (a pa- rentibus mancipati ser°vorurn loco constituuntur G aio 1, 123) ; is eum vindicta manumittit ; eo facto re- vertitur in potestatem patris : ís eum iterum inancipat vel eidem vel alii .... isque eum postea si- militer vindicta manumittit; eo facto rur°sus in potestatem patris revertitur : tertio pater eum man- cipat eaque mancipatione desinit in potestate patris esse. — 89 — 17. Degna di considerazione è pure la definizione della capitis deminutio, quale si trova in Gaio e nella Parafrasi, di fronte a quella pórtaci dal testo latino. La Parafrasi ad esempio di passaggio dallo stato di sui iuris a quello di soggezione alla patria potestas dice (1, 16, 3, p. 72) : 5nEQ o u tc 3aél E6 É d lxdvcov, av r tElovaioc óvtEs 5E1còxaat y Ic uto Jg elc vlofealav. Parimenti Gaio nel luogo corrispondente (1, 162) : quod accidit in his qui adoptantur ; invece le Istituzioni imperiali: quod accidit in his qui cum sui iuris fuerunt coeperunt alieno iuri subiecti esse. 18. A p. 77 (1, 20 pr.)' la Parafrasi dice : 65 [ tít o 1 os] lx to p voµo'Érou rov EvQóvro; ? 'EraL atilianós. Così Gaio 1, 185 : qui atilianus tutor vocatur. Tace in proposito il testo latino. È degno di nota (ciò che del resto occorre più altre volte) che ne' § 1-2 di questo titolo la Parafrasi come Gaio esponga il diritto classico servendosi del tempo presente ; mentre nelle Istituzioni imperiali (e giustamente, trattandosi di istituti tra- montati) si adibisce il passato. 19. Ancora più mirabile è quanto si legge a p. 80 (1, 21 3) É811soto vnò rov praótoros 13-rítQonoS, óS xal 11 7Ero praetórios quia a praetore dabatur. La ragione e le parole latine, con cui ò espressa , sono tolte da Gaio 1, 184: alius dabatur ... qui dicebatur praetorius tutor, quia a praetore urbano dabatur. Le Istituzioni latine dicono solo : non praetorius tutor, ut olim, constituitur. LIBRO II : 20. A p. 103 (2, 1, 15) leggeri nella Parafrasi : ro loúros ^^^^v.... aapabíborau xavcòv proprio come in Gaio 2, (38 « talem habemus regulara traditam ». Cfr. Inst. 1. e. talis regula com- probata est. 21. A p. 104 (§ 17 ib.) troviamo il fatto giri, avvertito della sovrapposizione delle due versioni. Secondo Gaio 2, 69 ea quo- que, quae ex hostibus capiuntur, naturali ra g ione nostra fin tit. Secondo le Istit. imp. « ea quae ex hostibus capimus iure gen- tium statim nostra fiunt ». La Parafrasi : Ivacxil xri oíí Fare xul 1) ala) tó)v nO2F dcov . ó yò,p si)vLxòs vóµos nuwu(Qf µa (3ov?-.rui yLvEal9ut, ü(Ju E6? fpuµEv d tò vi - Dr no7?E lov. Alla stessa pagina (§ 20) la Parafrasi s' accorda con Gaio (2, 70) nel far derivare — 90 — l'acquisto per alluvione dal cpuocxòv Mxacov, mentre per le Isti- tuzioni si tratta di acquisto iure gentium. Al § 21 (p. 105) ò ancora notevole che la Parafrasi non traduca la voce vicini mancante a Gaio e si valga invece come questo del pronome personale. 22. Al § 25 ibid. (p. 106 sg.) la menzione delle opinioni de' Sabiniani e de' Proculiani corrisponde a G. 2, 79. 23. Il ti 33 ib. (p. 111) sembra meglio rispondente a Gaio (2, 77) che non alle Istituzioni imperiali. I. litterae quoque licet aureae sint pe- rinde chartis membra- nisve cedunt, acsi ce- dere solent ea quae inaedificantur aut in- seruutur: icleoque si ín chartis membranisve tuis carmen vel histo- riam etc. G. eadem ratione probatura est quod in cartulis s i ve mem- branis meí.s aliquis scripserit, licet aureis litterís, meum esse, quia litterae cartulis s i v e membranis ce- dunt. itaque etc. ɵovs tLS 2.a(3cbv »Io- ta.;  >rEiá S (3qt(3QávaS ÉváyQap>r  avtotS, xávtavila xatfGC µtµricsLv "Mí) sfiácpovs EVxEL tè,c >'ncxEilcEVa -rol; 117LOxEt- ^ pÉvois.... xayd) yí,voµat, tov f3L(37d01J fiEartótrls etc. Al § 34 ibid. (p. 112) il dettato della Parafrasi è parimenti molto piìi vicino a Gaio che alle Istituzioni giustinianee. Queste dicono : « si quis in aliena tabula pinxerit » mentre Gaio (2, 78) ha : « si in tabula mea aliquis pinxerit velati imaginern » e la. Parafrasi : ?ta(3G6v tLs á9,2,otpíav craví8a FoYyQácprlc E xcd Eixóva xatEGYE17a.6EV. 24. Al § 40 ibid. (p. 116) troviamo una notizia mancante nel testo latino : ot TC)/ stipendiária xal oi tributória Ixovteg Jtá2,a1 xat& cuyxok n f l rnv 84tou  (3aciUo ovx h av SEcatótai • yew 1UUTCótEla avtWV  JtaQt trp 61'111( 1 ) , i) :ra Q cz tc (3acrL?Ei, d?L?' ELxov tìlV set' avtois w i ) oly xal 1atixapniav mal atXY j Ecreírgv xatoxrjv. Cfr. Gaio 2, 7 : in eo solo dominium populi romani est vel Caesaris; nos a.utem possessionem tantum vel usumfructum habere vi- demar. 25. Alla p. 129 (2, 6 pr.) la, Parafrasi dice tonto TOP SW SExa(SÉ?LtOU vóµOu  toc; come Gaio 2, 42 « et ita, lege XII tabularuìn, eautum est »: le Ist. « cure civili constitutttm fuerat ». Ibid. p. 130: fioxEL yùQ avtois lvcautoú 11 S1EtiaS XQ óvós atQOS ccvaV tT166v tcuv otxe6o)v atQayµátcov, come in Gaio 2, 44 « quod ideo — 91 — r. eceptum videtur ... cum suffieeret domino ad inquirendam rem suam anni aut biennii spatium ». Le Ist. : « putantibus antiquioribus dominis sufficere ad inquirendas res suas prae- fata tempora ». Ibid. p. 130 sg. : ov µóvov 1311 tc.75v ÉV tf 'ItaMá BLaxELµvo)V axIV7 l tcov, aXXa yaQ %al tcov ev tuiS Inecuru1S, a oca?gai stipen- diária xal tributória tQooriyoQEijeto, con manifesto nesso con Gaio 2, 46 « item provincialia praedia usucapionem non reci- piunt ». Le Ist. « ... in omni terra, quae nostro imperio gu- bernatur ». 26. Molto importante è un altro raffronto. Le Istituzioni 2, 8, 2 dicono semplicemente : « ideoque si debitor pupillo solvat , necessaria est tutoris auctoritas : alioquin non libera- bitur ». Invece la Parafrasi p. 146 dice: ó ec ctìhs tov pupilla xatf ea.ev uvtc tcTp pupillw tò xQ ^ o S $tL 1 tèv BEOnón5 lotiv ó ccvrl(3o5 tá)v xata(3X0svtcov, otvco[LoMyiitai ... e6 y&Q nnon,tEV REV- ltEQ01JcrÚ'aL tÒV XQE(1)ctt1V, E11Q66XEtaL lx.not OV tipt ÉVOx11V ó púpillos, (;.)v Xaµ(3dve tò Mo; sine tutoris auctoritate , 13otEQ xextó2wtut. Tutto ciò trovasi in Gaio 2, 84 : « si debitor pecuniam pupillo solvat , facil quidem pecuniam pupilli , sed idse non liberatur, quia nullam obligationem pupillus sine tutoris auctonitale dis- solvere potesi , quia nullius rei alienatio ei sine tutoris auctori- late concessa est » 27. Nelle Ist. 2, 9, 3 troviamo adattato un testo gaiano (2, 89) ; la differenza é che, mentre Gaio parla in genere di quelli « quos in potestate habemus », Giustiniano non fa pa- rola che dei servi (eos, quos in potestate habetis, scil. servos), come appare da tutto il contesto e dalle modificazioni del nuovo diritto. Ma nella Parafrasi : el y €Q rt5 TO µì i oixEiov acQcty,La tc;) éuO vyce r gov6(o) atU Q u3e) xtX. (p. 150). Ibid. al § 5 (p. 152) : xaì, torto Éet i te) n a Q à nJ o L 2,E7O ievov. Gaio 2, 95 : « et hoc est quod vulgo dicitur ». Inst. : « et hoc est quod dicitur ». 28. In 2, 10, 1 (pp. 154. 155) la Parafrasi una serie di notizie storiche sulle antiche forme di testamento, ehe coin- cidono cogli insegnamenti di Gaio (2, 101. 102). Eccone i più notevoli esempii : — 92 xut tò t c^v calatiis comitiis i 3 yí,veto xat Q q) Etpr l vnS Toro 8VL(l.11t01' rovtov tòv rpónov : quae comitia bis in anno testa- mentís faciendis destinata erant. procincttts y( s !p  yetai ó£ ^ w6Wvos xul í 3 toqtos JrQòS and. tu;ív : procinetus est enim expeditus et armatus exercitus. ,  ^ aliE , óuvF(3u6VÉ twas vcpvi,b^n 2 ^9avcitcp xata6xE^EVta^, a8itou S tEXE- utaV, ovtE yecp cal. com. bLEtíl g 'EVto ... ovtE procinctu xtñ,.: qui llegue cal. com. neque in procinctu testamentum fecerat, is si subita morte urguebatur etc. 29. Par. 1. c. i'lyóouCe tì l v tov 1 cÉ?.2,ovtos tE?.EUtvv nEw,ovaíuv ?,ywv t6VC/. ()111LUta tuncxtí, cì vvv .7cEQcttóv r'aT^ 7 ÉyE^v xa.ì 1zeSí8ov  tcµ:11- l iuto Elxovíxov vovµliov t¿Td SEóaót?1 t? lS neQuOVaíu S . xuì áXÉyrto ó úyo- ^>ú.C,wv tamiliémptwr xul 2.oinòv ó µ£?:LwV tE?,EVtGGV SlEtti7LOV t6 òcQEaeL So^^jVU.^ 1zEtù. tfiv uvtov tE?,E1t7jv. G. 2, 104 inancipat alieni dicis gratia familiam suam, in qua re his verbis familiae emptor utitur deinde aere percutit librara idque aes dat testatori velut pretíí loco : (103) et ob id . ei mandabat testator, quod cuique post mortem suam dari vellet. 30. Le Istituzioni 2, 2 pr. dicono solo « ius autem adcre- scendi eis ad certam portionem praestabatur » : la Parafrasi (p. 170) espone ancora come diritto vigente (avvertendo solo poi delle innovazioni introdotte) il diritto classico colle stesse pa iole di Gaio : ü.?.?.' ei, pèv - .;coTLxoí Elai.v oí yEyoc.pt- lk.vO,, d r ; tò ij 1i.161 1 7LVEta6 rl OtoOa- uv^fiai.s. E1 Sè sfioi, Els tò GCVa?t,o- yovv. oi,ov tQELS èvEatfiaató x?.fi- Qovóliol.+S tì - lV r auyatt l "Qu ij tòv ayovov praetériton El µèv É^. o^t^xoí Eìow oí yeyQuN,p,EVOt 7a10O- vó11,01, fi µ.èV ilvyútT lE' ijyouv ó lxyovo s 2.'1 1 1lETCl.I, L- ' ; o1JyxLCis, oí, Sè y' oí E1COtLxo6 x?v1l^^ovóp.ot  Ei. Sè s$ob, ?.ali{:ldvEi tò dva?.oyovv, toutéaTu tQEìs ovyxíu S , cíaov 1111E  Xaµ(3dvELV E'lyE üStáJEto S stE?,EÚtiaEV G. 2, 124 sed praeteritae istae personae scriptis heredibus in par- tem adcrescunt, si sui heredes sine, in virilem, si extranei, in di- midiam : id est, si quis tres verbi gratia filios heredes instituerit et filiale praeterierit, filia adcrescen- do pro quarta parte fit heres et ea ratione idem consequitur, quod ab intestato patre mortuo habitura esset: at si extraneos ille heredes instituerit et filiam praeterierit, filia adcrescendo ex dimidia parte fit lieres. Si avverta, come la Parafrasi si valga del tempo presente e si vegga 'se qui non abbiamo manifestamente un brano di un vecchio xut& nace; gaiano. — 93 — 31. « Licebat », dicono le Istituzioni nel citato luogo, et inter ceteros hoc facere », cioó diseredare la figlia o il nipote. Ma Gaio 2, 128 dà la formola : celeri omnes exheredes sunto riprodotta dalla Parafrasi, 1. c. ol Xotnol g otwaav áucox) Qovóµo1. 32. Inst. 2, 13, 2 idque lege Iunia Velleia provisum est, in qua simul exheredationis modus ad similitudinem postu- morum demonstratur. Par. p. 173 xai tato 'Iul icu Vellécp vó l .l.q) EVVIiaL, 5csns vóµos xatà l i4,1 1 01,v t(6v postúmcon exhe- reclátus avtovs cías yEvÉ6Oac, tov- tÉ6t6 tòv ! Av èxyovov nominatim [ti l v Sè Éxyóviv nominatim] fr inter ceteros l .t.Età SócEcos kiyátov. G. 2, 134 idque lege I. V. pro- visual est, in qua simul exhere- dationis modus notatur, ut virilis sexus (postumi) nominatim, femi- nini vel nominatim vel inter ce- teros exheredentur, dum tamen iis, qui inter ceteros exheredantur, aliquid legetur. Ibid. § 3 Inst. « feminini vero inter ceteros » : Gaio 2, 132 « feminini vel nominatim vel inter ceteros » : Par. hl «XE6a6 xal nominatim xal inter ceteros. Anche quello che si aggiunge nella Parafrasi : Si'  ó E1.1/ v^òS ilyovv óIxyovo S aáaav % M 7EtaL tip, tov tEÁ;EVnlaavtos ova(«v, f i hl Bvycxt} l p  Éxyov1i toaovtov Àaµ(3cívEL, óaov 154SauvE rSuà  noaclvhkEc05 ovaa vnE`gova(a, pende da Gaio 2, 125. 126. 33. Gaio 2, 181 avverte : Ceterum ne post obitum parentis periculo insidiarum subiectus videatur pupillus , in usu est vulgarem quidem substitutionem palam facere , i. e. eo loco quo pupilluln heredem instituimus ; nam vulgaris substitutio ita vocat ad hereditatem substitutum, si omnino pupillus heres non extiterit, quod accidit cum vivo parente lnorif,ur, quo casu nullum 'substiluti male faciu y n suspicari possumus , cum scilicet vivo testatore omnia quae in testamento scripta sint ignorentur. Si confronti ora la Parafrasi II 16 § 3, p. 188 : cv µ(3a ívE c nokkáms u và pupillaríws vnoxaaustwvta  .Tracól Els 16xatov ɵon- ntE6v Mo;, µl i nws 6 púpillos vnoxatáatatos yvovs  tEî.EVtfi -roí-) nar P ó S Éavtòv pupillu vatoxatácrtatov 17rWov2,E15a ?3 xal (3oaErai tòv ÉvtEV$EV 'Exx? LvuL cpó(3ov, Mcpcov x7,:r l oovóµov tòv pti- pillon, tòv µÉv uulghrion vnoxatáotatov EvNcos Età ti i v Fvataatv -coi) pupillu cccpó(3cos ypacpstco • ovtos yàp atf3ovXos Etvai. ov 8vv11- 6EtaL  ecviV3cp, ovts cuvtos to"v aratQó5 • áyvoEltat yàe tà év - 94 - r,^) (SL u« yEy()ulLµFVU, oútE l .LFtú tEXFVtrtv toV 8LU1iEµlvov' T ^ hl] yà i ) dvucpuvEi; ó atuas t(7) atutE)t x*1iP0v6111,0s ov bí,ócooL "6- t)uv tCi) uu.igarí(? vnoxatucjtáte,). 34. 111 proemio di 2, 17 (p. 192), che non ha riscontro nelle Istituzioni latine, si riconnette a Gaio 2, 115. 116. :35. A p. 200 (2, 19, 1) dice la Parafrasi : µn51 tò 7xuvòv uvtoi,5 yáv7ytaL 17c1 -cok ?)(1)7,11µu,rL, µÉVEL µÈV ca.v15(3@LQtos ó tEXEV- tlj0aC; 5t7algovoµía SLUatLateá6xEtaL, ovxÉtL XEyóvtcVV 11Eí- Voiv, lit', tà toV tEXsurLjaavto5 cSLa . nutCJáóxEtaL atciáyµatu, (17,7,à roí-) tí,Zov toV x7LrwovóµoV : cfr. Gaio 2, 154 : ut si e reditoribus satis non fiat, potius huius heredis quam ipsius t,eslcctoris bona veneant : i. e. ut ignominia quae accidit ex ven- rlitione bonoru-m hunc potius heredem quam ipsum testatorem contingat. 36. Al titolo 20 del libro II la Parafrasi espone al pre- sente, quasi diritto in vigore, la dottrina degli antichi tipi di legato. Le varie definizioni o per la lettera o almeno pel senso rispondono a quelle di Gaio. Cfr. ad es. § 2 (p. 206) avtrt  rj n indieatío)n SEovrerc1v 1J-cola tÒV ?alyatáciov cµa tñ tot xXrrQovóµou ad i t: í on.i .... 1X yEto  uindicatícon tupa, toV uindicar e , ó len i ^ u Tik in reni. IA L d ouL Te) atQCCyµa = Gaio 2, 194 : ideo autem er i vindicationem legatum appellatur, quia post aditam here- d ¡la toni sta ti m ex iure quiritium res legatarii fit ; et si eam reir " ... peto t, vindicare debet, id est intendere suam rem ... esse. Circa il legato per damnationem (oltre le formule) cfr. I' osservazione ÉtíxtEto £vtEV . aEV t() lxiyata(íc) xara toV wIneo- vó t coV personalía dycoy( : cfr. Gai. 2, 204 : et ideo legatarius i_n personam agore debet. Circe il legatum sinendi modo cfr. Gaio 2, 209. 213: xad 1VtFV1Ì'EV (nµoío)  9) ex testamento = et ideo huius quoque legati nomine in personam astio est ' quidquid heredem ex testamento dare facere oportet '. Circa il legatura per praeceptionem : áµéÀ8L ov xaX t( µi 1 civtt u txc: x7.11wovegod xatà praeceptíona xata7 ` L l .inelvoµsv- tò yà0 EiTtE V `)wµu'iaTi praecipito, toutéatL `xatEla(QEtov Xcgt3avétco' 81ìX(0rutóv ÉGtL at • ovatox8LµÉvov µÉpovs 5t7_1QOVoµtas, tovtÉ6tL atpòs te¡) }A,EQEL, OTtEQ a1JtG,) xat£ tnov, P0v7vo[tat cCÚtòv xa6 tÓ&E g X ELV ÉV ÉlatQ t(t). Cfr. Gaio '2, 217: sed nostri quidem praeceptores nulli alii eo - 95 - modo legaci posse putant , nisi ei qui aliqua ex parte heres seriptus esset : praecipere enim esse praeeipuum sumere; quod tantum in eius persona procedit , qui aliqua ex parte heres institutus est, quod is extra portionem hereditatis praecipuum legatum habiturus sit. Cfr. pure le parole : C 3r 'U - aO 81 T i praeceptfwn bLá ton fa- miliae erciscundae con Gaio 2, 219. 37. L' esempio del § 27 ib. (p. 223), g atw 13-dtQonoy ton lµov nathòs ó JwciStoS lexóµEvoS xibElav, manca affatto nelle Istituzioni imperiali ; ma si trova fra quelli dati da Gaio (2, 238) di personae incertae: « qui primus ad funus meum venerit ». 38. Importantissimo è il raffronto fra la Par. 2, 20, 32 (p. 225 sg.) e Gaio 2, 244 (le Ist. solo : inutiliter le ;ari.... sub condicione vero recte legatur) : (70,1 cl tIVES 2 n 1yovOL tcOV VO UXÚJV,  n@Od,ZELV tfi xatacpoQCz — xUL EL ulv xat EXEIVOV ton XQovov aUr)a,wv xExwQL6tCL ta TQo- awna ton xXrQovóµov xaì ton ?J ' yatc ov  BLaxéxQLtaL tú 3tQó6cona, 1QQwtUL tò Xiyátov. EL fil £v tü) xalQ(1)  tE?LEVt ► 15... E1JQÉÚ?1v incE O176LOV Fxwv tòv oixétr v tòv xal Xr)yatáQLOV , áaoó(3EGailaEtaL t ò Xi l ydtov cS LÙ tòv ELQrf gvov Xóyov. tanta Év () púrws xatá cp 3 ry • EL 5è a6pETLxws, axoatoí tsv o11átL t'Ì 1 v tF%EVti' 1 v tOV Ida-agtávOV, a».c,e t7^V £4a6Lv tík aLQ E cEws tanta LEV TLVES' tò 81 xQat cTav Otitws ExE,L. EJLL !Av y( Q aLÓEttxwv aa,1pftEC E6tt rò elem ,LEVOV, OtL (SEI, (mona)! t riv cx(3a6LV t)7S al,QÉGEws- Éi 8È tcLv  czµa tli yQacpf tò Xi l - yátov (XQr,Otóv E S tL cSLl tOV xavóva tòv Xeyovra xrX. Servius recte legaci putat, sed evanescere legatum, si quo tempore dios legatorum cedere solet adhuc in potestate sit, ideoque sive pure legatum sit et vivo adhuc testatore in po- testate heredis esse desierit , sive sub condicione et ante con- dicionem id acciderit, deberi legatum. Sabinus et Cassius sub condicione recte legaci, pure non recte, putant : licet enim etc. 38. Si avverta come ai § 34-36 di questo titolo la Para- frasi esponga al presente punti antiquati di diritto ; al § 36 poi il divieto de' poenae nomine relicta è suffragato da ragioni, di cui una (se vera) dovrebb' essere perentoria (sarebbe un le- gatum in arbitrium heredis eollatum). Ora . tutto fa, credere che questo sia un avanzo di un libro esponente il diritto anteriore. -- 102 — si possa provare la in rem versio. La Par. 4, 7, 5 n (p. 450) : F^c ikEy rOco la?lov ti l y de peculio, Vva Cuy') t o'v xECpandou t11 S de in rem verso 1j x cct  yvlltaL. Le agere debet ». Ist.: « de in rem verso 62. Gaio 4, 73 : aliquando tamen id quod ei debet filius servusve, qui in potestate patris dominive sit, non deducitur ex peculio. Le Istituzioni imperiali (4 , 7, 4 e ) non parlano che di servus e dominus ; e a ragione, dal momento che hanno osservato in genere (pr.): dirigamus sermonem in personam servi dominique, idem intellecturi de liberis quoque et parentibus. È singolare che la Par. (p. 448), dopo avere ripetuto tale osser- vazione, coincida con Gaio e dica : EL xai ó oòs (vi,¿)) v^cE ov6LO5 1XE L  lv tq) iS Ícp peculícp xtX. 63. Par. 4, 10, 2 (p. 458) : ?AA tì l y intentíona — — /a1,- (3cívEL cc.nò T'a 3acsnótov, El5 luvtòv [tEtaatQÉcpEL tilo condemna- tíona. Gaio 4, 86 : intentionem quidem ex persona domini su- mit, condemnationem autem in suam personam convertit. Vedi la reciproca ibid. e Gaio 4, 87. 64. Par. 4, 11, 1 (p. 459) : nemo sine satisdatione alienae rei defensor idoneus intellegitur, come Gaio 4, 101. Le Ist. « esse creditur ». 65. Par. 4 , 12 pr. (p. 463 sg.). La lunga menzione della fcctio iuris (7tXdoi) etc. é motivata dalle parole di Gaio 4, 111 quibus [actionibus] imitatur (praetor) ius legitimnm » e ad esse si riferisce. 66. Ibid. dice Gaio : « et merito , cum pro capitali poena pecuniaria constituta sit ». Par. 1. e. : ó SvoSExd&EXtOS ... xscpa- 7Lxil y xatc'c tov xX ttov c6@1 E twcoQ(av, ó 31 praétwr xvilµarixlly. 67. La Par. 4, 15 pr. (p. 474) : 6SE (il pretore) ÀsyEL µSta v alvtci)v )} atd tLVa O tÉ VWV t'1' y 7 t1 6L1' á71,á aa UTé Jtcov avtovs xawULSLxaotñ dxQoatñ yEviloop vcp xrÀ. Vedi Gaio 4, 141: nec tamen cum quid iusserit ... statini peractum est negotium, sed ad iudicem ... itur et ibi ... quaeritur etc. 68. Ibid., § 4 h (p. 479) : E t 5 t o v ut a w ccvaxXw lIvov tov lv Lav- rov. Vedi Gaio 4, 152: annus autem retrorsum numeratur. — 103 — 4fr 69. Dice la Par. 4, 15, 7 b (p. 481) : ó praétcor flvtxa FS(Sov avtoig tà intérdicta rt É ar) Éxé n to ó µ t á ... siti yà @ tov uti possidetis I71.EyE tanta « uti ... veto » ... al SI ton utrubi tovtoL5 xlxpr i taL -cok ¿rHµawiv • « utrubi ... veto ». Così Gaio 4, 160: praetor pari sermone cum utroque loquitur. nam summa conceptio eorum interdictorum haec est : « uti ... veto » ; item alterius : « utrubi ... veto ». A noi pare così di avere arrecato una prova non debole, che alla Parafrasi greca delle Istituzioni precedette una simile del testo di Gaio, la quale fu tenuta in gran conto dall'autore della prima che ne risentì grandemente l' influenza. Ciò è da tenersi presente per chi voglia segnare le origini della lette- ratura giuridica bizantina. ^ Delle origini della Parafrasi greca delle Istituzioni (1. CAPO I. Breve riassunto storico della questione. Il primo che fece cenno delle Istituzioni greche, il nostro Angelo Poliziano, non ne designa nè 1' autore nè la data. Si limita ad enunciare che « institutiones hae , quae vocantur in iure civili, Iustiniani principis nomine editae, sed a Tribo- niano tamen doctisque aliis viris compositae , etiam graece scriptae sub eodem prorsus intelleetu reperiuntur » ( 1 ). Appena che fu pubblicata la Parafrasi per opera di Viglio Zuiehem (1533) venne per l'autoritá de' manoscritti attribuita a Teofilo ; quantunque i romanisti fossero in generale molto alieni dal- l' identificare questo Teofilo autore dell' opera greca e il Teo- filo coevo di Giustiniano e coautore delle Istituzioni latine (2). (%) [I q Acchirio jhtridico, XXXVII, 1886, pp. 353-4141. (1) llis f iic eoruìn libri c. 84. Segno 1' edizione lionese del 1546, p. (318 sg. - Il ^^ii^aor eor _ le:^± Polit,act della Parafrasi, che si trova citato nella nota da me pubblicata al vol. I, p. 43 n. u , della mia edizione, dev' essere certi, uno dei Laurenziaui (cfr. ZACHARIAn nella Zi, uIn . dei Mriijì n y-M:i ftunty, R. A., 5, p. 274) : forse il codice LXXX, 2. In ogni modo esso codice non fu consultato accuratamente da chi scrisse quella nota. (2) 11 VIGIJO stesso nella (u7 ('cn cldnir ACf J r^.^tin^r , § 31, dice : " Putavi autem aliquando eu,u tenue esse TheophiInin, qui et latinarum In- stitutionum cum Trihnuiano et Dorotheo auctor fuit ,,. Piìi tardi però, senza argomenti a dir vero molto efficaci, cambiò di parere : " vix lioc (cioè d'es- sere stato coautore del testo latino) ipsum Theophilum in operis prooemio taciturum fuisse arbitror, praesertim cubi non sub imperatoris persona , ut in latinis, sed interpretis cuneta narreutur ,,. – 106 — L' Alciato ebbe pel primo l'idea, sfortunata di fare un parallelo tra. Accursio e Teofilo « quem deprehendi multis locis non valle Accursio nostro doctiorem » ( i ). Queste parole furono probabil- mente fraintese, e ne nacque la strana opinione che il cosiddetto Teofilo autore della Parafrasi fosse stato coevo od anche poste- riore ad Accursio. In appoggio di tale opinione si istituì un parallelo fra alcuni luoghi della glossa accursiana ecl alcuni luoghi della Parafrasi, e si decise che, non essendo ammissibile la reciproca, Teofilo doveva aver copiato da Accursio ( 2 ). Ora ninno potrebbe pensare certamente alla possibilitá di questo, avendosi fra le altre cose parecchi manoscritti della Parafrasi anteriori ad Accursio ; quelle apparenti coincidenze fra la Glossa e la Parafrasi si spiegheranno in seguito. L' opinione però che Teofilo vivesse dopo Accursio si diffuse notevolmente, e v' aderì perfino il grande Cuiacio ad Inst. 4, 6, 2. Il Cuiacio cambió perb più tardi opinione. Il passo di Ce- dreno ( 3 ), in cui si parla di un Teofilo parente dell' imperatore Michele [III] e di Barda, detto anche per la giovanissima etá sua Teofiluccio, gli fece credere che questi fosse davvero l'au- tore della Parafrasi greca ( 4 ). A maggiore confusione di idee si aggiunse che parve a taluno di leggere fra gli autori degli scolii ai Basilici il nome di Osocpt2(nii ( 5 ): « Inde colligitur — scriveva il Gotofredo ( 6 ) — posteriorem (1' autore della Pa- rafrasi) Iustiniani saeculo fuisse ; neque dubium mihi, quin hic ille sit Theophilus vel Theophilitzes , qui inter caeteros (1) Parevya, 5, 23 [Opti., Basil, 1546, 2, 333]. (2) I passi , a cui s' allude , si riducevano : 1° alla definizione dell' ado- zione (1, 11 pr.) — la quale però non si deve ad Accursio, ma a Piacentino e Giovanni, anzi Accursio vi contraddice —; 2° al concetto essere le obbli- gazioni madri delle azioni (o le azioni figlie delle obbligazioni), in forza del quale le obbligazioni della tricotomia del diritto privato vennero attribuite alla terza porte : 3, 13 pr. e gl. ibid. Più chiaramente d' ogni altro, eh' io mi sappia, espose questa opinione il BARONE, Commentario alle Istituzioni, p. 48. (3) Historior,(m, p. 560: 6 tov (3uoiXéw S Mi , ai l 7, xaì, zov BdOct -coi) " KalcaQos cuyycvì lS Osen t alos , óv vnoxop1l óµrvot 8tà rò Ettxcòr • fi2\,t5ias Osocpill-ctriv é.xálouv. (') Cfr. specialmente le 1Votae posteriores ad Inst. 2, 18. ( 5 ) Cfr. SUAREZ, 1Votilia Basilic^or^^^u, § 34. ( G ) AIoììwtle lu,'is, p. 77 sg. — 107 — Institutionum interpretes .memoratur circa A. D. ferme 1000 ». Invece il Grozio (') : « Cogitemus an hic sit, qui Theophilitzes dicitur 1Vlichaeli III Imperatori apud Cedrenum in Basilio Macedone ». Gli studi sui Basilici , edizione di essi , la conoscenza migliore della letteratura giuridica bizantina dovevano con- durre ad abbandonare assolutamente 1' opinione che il cosid- detto Teofilo fosse vissuto negli ultimi tempi dell' impero bi- zantino. Il Fabroto nella prefazione premessa alle bellissime sue edizioni scrive : « Quo au.tem saeculo floruerit Theophilus noster, etiam in disquisitionem venit. et illi quiclem errorem longe maximum errare mihi videntur , qui Iustiniano coaeta- neum fuisse autumant, cuius etiam opera Iustinianus ipse in componendis Institutionibus usus fuerit quemque unum ex Pandectarum architectis appellant. Nec enim verisimile est Theophilum illum, virum illustrem et antecessorem Constanti- nopolitanum, ius illud in quo versabatur ignorasse et interdum lapsum fuisse, ut huiusce Theophili errata quaedam observa- viinus in notis nostris .... certe et antiquissimum et eruditis- simum esse satis constat .... et crediderim equidem ante a.uc- torem Basiliccvn eum claruisse ». Ridotta la questione all' età della Parafrasi, non poteva tardare a farsi viva 1' opinione già manifestata da Guido Pan- cirolo ( 2 ), dal Suarez ( 3 ) e dal Brisson ( 4 ), che cioè l'autore della Parafrasi fosse veramente 1' antecessore coevo di Giustiniano e coautore del testo latino. Dalle parole stesse del Fabrot nella sua prefazione si deduce a rigore di logica quello ch'egli dice ` error longe maximus ' Ché egli non poneva dubbio sulla identità dell' autore della Parafrasi col Teofilo citato negli antichi scolii ai Basilici , alcuni dei quali anzi derivano da lui. I 111emora- (1) Floí • ti a tt s1)r[1.ei -n rtcd Iextit., p. (3. (2) De eluris leluitt iut p iht • etil ifs,  SO. ( i ) \iititir¿ l3 -ilicorton, § 17. ' (  I)e ce,•1)r  , t . )  ))'t(Jlt Stl^ttl^f.erttlotir', s. y. <  <1)ttNr•i'.s•.)•[)I'. (') Attribuiscono Parafrasi a Teofilo antecessore e coautore del testo latino il BoEHMER nella Di.ti•seivatio /)i elitrtin« is (le ])a.t•np/r, nsi Theophili, § 9; il MYLiuS, Hi.,toi'irt Tlwoltltili, c. 2. 3 (che dimostra maggior buona volontà che non acutezza di critica); lo HEINECKE,  r•is romtnrti. 1, 631 s1^g. (specie nelle note) ed il TRECKELL, De test!tti enti factioiut, p. 30. — 108 — bilia Basilicorum del Reitz , opuscolo che fa veramente epoca nella storia degli studi di diritto greco-romano e che compensa il grave danno recato agli studi stessi dall' edizione della Pa- rafrasi dello stesso autore , ponevano fuori di dubbio che gli scholia antiquiora dei Basilici derivassero dalle opere de' coevi di Giustiniano. Teofilo, essendo già citato come defunto [ó µa- a Q íti i ;] in alcuni di essi, doveva avere appartenuto alla prima metà del lungo regno giustinianeo. Niuna meraviglia — posta, s' intende, in questo modo la questione — che il Reitz stesso nell' edizione sua ponesse come indubitata quella identità (1). togliere le difficoltà poste innanzi dai vecchi sembrava ve- nire opportunissima un' osservazione manoscritta trovata fra le carte treckelliane ( 2 ) : « Quo magis enim opus hoc (la Para- frasi) considero, eo magis mihi simile videtur nostrorum tem- porum praelectionibus academicis sive collegiis, ut vocant, quae ab auditoribus calamo excipiuntur. Unde forte quaedam errata non ab ipso auctore sunt , sed ab auditoribus non satis accu- rate mentem eius percipientibus ». Chi s' impadronì con vero entusiasmo di questa idea e la difese con grande calore e con gran copia di argomenti (a dir vero ben poco efficaci) fu il Degen ( 3 ). Ma il Degen non aveva pensato che le origini di un libro si devono studiare in tutte le manifestazioni letterarie e scientifiche dei tempi, e che ben di rado si può da un libro cavare la sua storia, ove lo si con- sideri come una produzione isolata. Ad ogni modo il libretto degeniano fece fortuna e 1' opinione in esso sostenuta si dif- fuse rapidamente e prevalse fra i romanisti fino ai nostri giorni. Fn dessa accolta dal Mortreuil ( 4 ) , dallo Heimbach (5), dal Vangerow ( 6 ) etc. Un lato di vero vi ha certamente in tale opinione. Non si può negare un rapporto diretto fra la scuola e la così detta Parafrasi, di cui lo scopo didattico si manifesta ogni momento. Ma non credo conforme all' indole di quelle scuole l'ammettere (1) Cfr. P) • aefrrtio, § 44 sgg., e gli excursus. (2) Edita dal REITZ, I, p. XLII. Cf. Praef., § 46. (3) Ilemer • kungen iiber olas Zeitalter . .... -des.... Theopltilus, 1809. ( h ) .Hi..loii•e du droit byzantin, 1, 123-127, 274-279. (5) Basili-<rol•. libri, VI, 30 segg. (6) Lehrbuch, cder Pandekten, 1 6 , 10-11. — 109 — che gli uditori raccogliessero currenti calamo una lezione ac- cademica del professore. Tutto quanto sappiamo sulle scuole d' allora, tutto quanto ci è rimasto di monumenti sicuramente scolastici di quel tempo, ci fa piuttosto credere che le lezioni di Berito e di Costantinopoli somigliassero alle nostre odierne di esegesi. In queste scuole gli studenti hanno una parte viva ed importante ; interrogano , disputano , obbiettano , ed a questo modo il testo s' intende e si chiarisce nelle sue multiformi applicazioni. La Parafrasi non può essere una collezione di discorsi accademici , poiché è volere manifesto di Giustiniano che il testo venga portato in iscuola e che su questo si fac- ciano interpretazione e commenti ( 1 ). Il vero si è piuttosto (e non credo facile il negarlo) che la Parafrasi contiene molti elementi scolastici ; quali e quanti, vedremo a suo luogo. La questione, dicevamo, non era stata ben posta. Bisogna anzitutto distinguere quella che concerne 1' età della Parafrasi e quella che ne concerne 1' autore. Relativamente a quest' ul- tima, bisogna vedere prima di tutto se la tradizione che ne fa autore un Teofilo antecessore è sufficientemente sicura. Se restassero dubbi ragionevoli, bisognerebbe indagare coli' aiuto degli altri monumenti del diritto greco-romano quale sia l a . piit probabile soluzione. CAPO II. Età della Parafrasi greca. L' età della Parafrasi greca delle Istituzioni si può dedurre in parte dal suo contenuto, in parte dalla sua forma. Se guar- diamo al contenuto di essa, troveremo che non v' è punto ac- cenno al diritto posteriore alle Istituzioni ( 2 ) , non una sola indicazione che l' autore conoscesse le Novelle. Ora , mentre vi sono tanti ricordi e tante menzioni d' istituti giuridici tra- montati , mentre si accenna quasi sempre alla storia delle singole norme e de' singoli istituti , sarebbe davvero strano che non si parlasse mai delle vicende posteriori e soprattutto (^) Cfr. per es. il Proemio delle Istituzioni, § 3. ( 2 ) Iutorno a 1, 10, 4 cfr. la mia edizione, I, p. 43 nelle note. 1 ^.1 • — 110 — del diritto delle Novelle , così feconde d' innovazioni radicali, se (queste fossero già apparse quando la Parafrasi veniva. com- posta. Tale osservazione tratta dal contenuto dell' opera ne rimanda quindi 1' origine ai primi anni del regno di Giusti- nia no. E questo risultato è confermato da passi, in cui si di- cono appena emanate certe costituzioni contenute nel Codice di Giustiniano ( i ), come anche dal modo con cui questi viene continuamente e costantemente nominato : « il nostro impe- ra tore » ( 2 ) (3). I e osservazioni che si traggono Ball' esame della forma, non conducono punto a conclusioni diverse. Il linguaggio giu- ridico pieno di parole latine o latinizzate con regole ed accen- tuazione costanti prova parimenti che la Parafrasi deve l'ori- t r ine sua a un tempo, in cui non erano ancora cominciati gli 11F7I vLG1toL. I manoscritti meno antichi con le loro mutazioni e le loro glosse interlineari mostravano la difficoltà che provavano i greci recenziori nell' intendere quel linguaggio. S' aggiunga anche 1' indole stessa di questa produzione letteraria. Un lavoro fatto, com'è questo, direttamente sopra un testo giuridico latino non poteva essere compilato che quando tali testi erano ancora usati e commentati ; vale a dire durante il regno di Giusti- nia no o poco dopo. Ma durante lo stesso regno di Giustiniano si lasciano distinguere abbastanza nettamente due periodi di- versi, nei quali l'elaborazione dei testi latini ha caratteri propri ed indipendenti. Nel primo periodo, che procede fino alla morte di 'Teodora all' incirca, abbiamo i così detti Indici, i quali sono vasl.e elaborazioni che contengono la versione letterale od aneo la, parafrasi del testo con osservazioni , dilucidazioni , esempi ed applicazioni. PUL tardi invece, nel secondo periodo, si pro- cedette alla compilazione de' così detti 045vtoµot o Somme : ristretti compendii e quasi sunti del testo latino. Applicando quest'analogia ( 4 ) alla versione delle Istituzioni, dobbiamo porre ( i ) Par. 4, 13, 2 e 3, 11, 15: cfr. la nota di REITZ, II, 1050-51. ( 2 ) Alcune colte i posteriori ricopiando la Parafrasi mutano questa frase in ' IovatwtavGs, p. e. Epit. 28, 3 (ZACHAIUAE, las Jr.-roin., VII, 39). 31, 8 (p• 34 (';) S'aggiunga anche il ricordo di antichi istituti e 1' uso evidente di libri classici, i quali sono affatto alieni da' giureconsulti posteriori a questo periodo. (') Cfr. ZAC;HA'd ' U; VON LINGENTHAL, Gesclricl,te des yr-iecltisclt-.•dutiscltett Recias, 2 a ediz., p. 5 sgg. — 111 — indubbiamente la cosi detta Parafrasi , che in sostanza è un vero Indice, nel primo periodo del regno di Giustiniano ; mentre nel secondo si porrà quella Somma delle Istituzioni stesse di cui avanzano frammenti (1). L' età della Parafrasi è adunque certamente quella dei primi anni dell' impero giustinianeo : si dovr k essa veramente, come la tradizione vuole , attribuire a Teofilo antecessore, membro di quasi tutte le commissioni legislative istituite da Giustiniano ? Prima di entrare nell' esame di tale questione, sarà bene osservare a quale fondamento si appoggi la tradi- zione accennata. ( i ) A Doroteo attribuisce un indice delle Istituzioni il MoRTriEtt L (Hi- stoiíe da dro t byz., 1, 127) sul fragile fondamento dello scolio edito dallo ZACHARIAE nella sua edizione del Prochiron, p. XII, n. 3 (cfr. lo stesso ZA- CHARIAE ne' Iii • itiscice Jaì n 'biicher f. d. R W, 1884, p. 808). Nè con più fon- damento lo stesso MORTREUIL 1. C. (una volta così anche lo ZACHARTAE, De- lineutio, p. 26) riteneva che un tale indice avesse composto Stefano. Le frasi " come sai „, " come hai appreso dalle Istituzioni „ etc., che son frequenti nell' Indice de' Digesti dello Stefano , non indicano punto che l' autore si sia occupato anche delle Istituzioni. Lo schol. cpr l ol y nell'ed. Heimb., II , 397, non giova certo a sostenere una tal tesi , poichè , oltre che quel disgraziato scolio è certamente giunto a noi molto corrotto (cfr. ZACHARIAE, Ztscice. d. Savigny-Sti ftung, 6, 1885, p. 3) , una tale opinione, qual' è quella ivi contenuta , potè benissimo esprimere lo Stefano anche commentando i Digesti. Taleleo usa talora parlando delle Istituzioni la frase I-yvolusv Év to^s 'Ivatitoútois ` novilnus in Institutionibus', ma tal frase non implica punto che egli sulle Istituzioni scrivesse. Egli presuppone che il lettore del suo indice del Codice conosca la dottrina delle Istituzioni. Nello scool. e&LC-- ?uiov Bas. Hb. IV, 737 in luogo di év to1,S ivatltovtoi va letto év tots zQOí- rotS (cfr. D. 1, 5, 25) , come il CUTACIO e il FAI3ROT hanno già visto. Lo ZACIIARIAE V. LINGENTHAL, che ha intrapreso uno studio nuovo (e voglia 11 vecchio gagliardo darci presto qualche saggio !) sul xata tó8as taleleano, mi comunica per lettera che i passi delle Istituzioni in esso citati dipendono da una versione diversa dalla Parafrasi. Può darsi che Taleleo traducesse anche direttamente dal latino. — Della Somma delle Istituzioni, che dovette essere composta sulla fine del regno di Giustiniano, rimangono i frammenti seguenti : a) Le vegulae Listitutionuuz = ol xavóveg twv 'Ivatitoiítcov (editi dallo ZA CHARIAE, 'Avéx8ota, p. 170 sgg.). È certo che questi xuvóves sono un estratto fatto da qualcuno meno accurato da un' antica somma delle Istitu- zioni. Infatti non è ammissibile che l' autore, del resto cosi esatto e così ricco di acuti raffronti, abbia omesso nella sua scelta tante e tante regole opportune e pratiche che avrebbero potuto parimenti trarsi dalle Istituzioni, E notevole quest' a n tica somma per la sua fedeltà al testo latino; cfr. p. — 112 — CAPO III. Sulla tradizione che nomina Teofilo antecessore quale autore della Parafrasi. I vari codici della Parafrasi , che sono pervenuti fino a noi, o nel titolo dell' opera intera, o, se questo è andato per- duto, nelle iscrizioni e sottoscrizioni dei singoli libri, ne desi- gnano come autore OEócplÀo5 ó 'Avrtx1jvamQ — Theophilus An- tecesso r. Bisogna avvertire tuttavia che nessuno dei Codici della Parafrasi a noi noti è anteriore al secolo XI. Nelle menzioni a nteriori, che si fanno di tal libro, la Parafrasi non viene mai es. Inst. 1, 4 pr. ` non debet calamitas matris ei nocere, qui in utero est = Kan. upfro0. tijS l .tnr l toin ov xutu(3XcíntEt tòv £v yaatQì, ¿YETI. = Par. ó yù.o xvocpoQovlLEVOC ov (3xak l aEtca Éx "al; avpcpoQcds tfis nEelat€l.6`11S tìlV µ,rltéQU. b) I passi che occorrono nella Collectio t, ipe tita. (VoELL et IUS"I'ELL, Pibliothee a ia, • is canonici, II, p. 1308, 1310). E molto più probabile che anche questi passi derivino dalla citata somma, anzichè presentare un sunto della Parafrasi. e) I passi occorrenti nelle `Pona l, : 3, 9 (ed. Z., p. 125). 27, 1 (p. 203). Nè è facile negare la molta analogia fra questi passi e lo stile dei xavóvrs. d) It frammentino del libro I, tit. 1, che forma il capo 51 della Ay- l^e^rrli. Eclogae (v. ZACHARIAE, 'Avéxfiota, p. 11+3). c) La versione citata nelle parafrasi alla somma dei Digesti dell'Ano- nimo (?). E certo che nello scolio Küv (.7)vros Bas. Hb. IV, 94 si cita una versione delle Istituzioni, che nulla a che fare colla Parafrasi. Questo punto meriterebbe del resto un esame più accurato di quello che io ho potuto intraprendere. /) I1 frammento sui " gradus cognationis ,,. Io penso che a questa versione delle Istituzioni si credette opportuno di aggiungere questo brano, che fu compilato o sulla Parafrasi o su qualche altra fonte anteriore. Fu edito dal PERNICE e poi dallo ZACHARIAE ('AvéxBo-ra , p. 184 sgg.) , che lo trovò nell' Appendice dell' Ecloga. Io 1' ho trovato in vari codici o isolato o posto nell'Appendice di Matteo Blastare (cfr. ZACHARIAE, ibid., nota 1). Avverto solo a) che il trovarsi nell'Appendice dell' Ecloga non rende inve- rosimile la fonte da noi congetturata ; b) che in molti codici (p. es. nell'Am- brosiano E. 145 sup.) si dice essere questo frammento preso " dal libro III delle Istituzioni ,,. Altri frammenti si potranno benissimo trovare con indagini più di- ligenti. ^r — 113 --- attribuita a Teofilo ( i ). Ciò comincia a diminuire notevolmente la forza di tale tradizione , poichò , qualunque sia 1' epoca in cui si sono bipartite le due recensioni diverse della Parafrasi, che noi possediamo ( 2 ), ò certo che esse fanno capo ad un ar- chetipo solo : la mancanza del titolo 1 del libro I, comune a tutti i manoscritti, ne ò Tina prova chiarissima (3). Lo Stefano ha nell' indice suo certamente conoscinto ed adoperato la Parafrasi greca. Molte volte ne riproduce de' brani, ora citandola ed ora anche omettendo la citazione. In ogni caso però si guarda bene dal nominare come autore Teofilo. Ecco una serie di esempi , che facilmente si potranno molti- plicare ( 4 ) : 1. schol. Etscpávov (14) Bas. Hb. II, 598: oi,8a5 yùQ ,x rov ti5' Ttt. Ti ) s y' lvottt. u flo'v etc. Gli esempi addotti sono: Ìtv 11.10)Etat Tov oiTavov, tìyv fic ctaaav = si coelum letigero, si ¡nave ebibero , de' quali il secondo si trova recato solo nella Para- frasi (3, 19, 11) e non nel testo latino. 2. schol. "EyvwS Bas. Hb. IV, 204: 1yvcos 'ùQ x tfi  twv 'IVatitovtwv 3tt Tal) xoµµo8átov xXuJttvtoS FXs i ci tSFa^tcí- t^s ETTE tì l y XO L LO iátov (3015?,Erat xatù tal) x9110a11v01) xtv8LV, E'ítE tì]V cpov?tov xatù toti x? it vto s ' xcd lav Tòv xQr)aáµEVOV FJtL XFIT)tat, tótE ó zQì O' L VOs £BEL xatù to  2 lavtoS t7pv cpo2Qto11 ( 5 ). Cfr. la, Par. 4, 1, 16 : notevolmente diverso il testo latino. 3. schol. 'Ev tc Bas. Hb. IV, 208 : 7dysi SÈ xal 'Ivcrtirov- Tdwv S' tit. t ,' tòV  txaoti)v ofrcw; ?)cpE(2,Eiv 1pmAFcrD'at' (S 1,7á<1,aii ( 1 ) Al secolo XI e XII appartengono le testimonianze contenute: (r) nello scolio alla Par. 2, 18, 1 (che deriva probabilmente dalla scuola restaurata di Costantinopoli); è) negli scolii recenziori ai Basilici, ed. Heiuib., 1, 612; 772. II, 100; 397. III, 193 ; c) nel trattato th pe uliis (IIEIMBAett iunior, 'Avéxbo-ca, II, 258 ; cfr. la prefazione dello stesso IliImtiiAcrt). V. anche ZA- CHAR(AE V. LINGENTHAL, ZiScI,r. dei' ,S'ari(jny-S(i/'tu]t1, 5, 1884, 272-73. (-') Cfr. le nostre osservazioni nei Prolegomeni alla nostra ediz., I, p. xvr sg. [sopra, p. 64 sgg.]. ( 3 ) II solo Laurenziano LXXX, 1 e stato qua e 111 integrato e corretto alla stregua di un altro archetipo; cfr. quanto ho notato nei Reml. I.st. Lonil., s. 2 a , 18, 856 [supra, p. 9]. ( 5 ) E in animo nostro di istituire presto una indagine sii le origini e le fonti dell' Indice di Stefano, come pure sulle dottrine in esso contenu te. ( 5 ) Cfr. achol. r,iscpávou II. 21. C. VIHR1NI : Scritti Giuridici. T. ti — 114 — t(ív(SE nU Q U.axEw L' voµf,aµUtu ij tòV boaov ElS vó1uV. Cfr. la Par. 4, 17, 1 ('). 4. schol. 2 8, Suppl. Bas. p. 7: EtEcp. voµì l bá lati xvQ1GoS 1¡)vxfj hEa.7«ovtos É la famosa definizione del possesso data, dalla Par. 3, 29, 2, cfr. 4, 15, 5. 5. schol. 94, Suppl. Bas. p. 20: xatà tòv xavóvu tòv XÉyovta' EixEL tà FactxEíttEVU. tois 157coxEL E tvoLs. Cfr. Par. 2, 1, 30 : bLà tòv xaV(íVU, tòv 7,-yovta EVxELV tà 1.1CLxELµEVa to6S 11TCOxEL µ ÉVOL s . Ove é da notarsi che 1' altra versione greca delle Istituzioni, il aúv- to l .to[, rendeva questa regola diversamente :  17CLxE4tEVOV E'LYEL t(T) vnoxEL[tvco (KuvóvEs II, 6 in Zachariae, 'AWxbotu, p. 17 1 ). (i. sehol. 5, Suppl. Bas. p. 178 : tQL(iovtoQlUV, ñjtLs dnò tov dLstrll)llc'rc' ,1Qo(SUuyonE1Et q L, 0 BatL bLáELV. xLVELtaL b  ó ÉELòS OÌ,xF.tr  EÌ. tà ^CEx01)i^LCÁ )La UvtOV ^t )Ci ^ ata 1^tOL c O t^a É^LO EvEta6 ^S  S  E  E 1µ  1  P Q  µ Q  , y^vlltuL 8F tL J-rQòs aútòV avváa,Xayµu xal avµ(3fi laocpXfiaaL avtòv I^L(l.(.£ OOI.^ ^C OaG)zOL^ ÉtL xC^ 0 1 -r(T) BEa^totT ' C4vCt^ x á 0 [Mi  à (^,vU- p .  Q  5^  µ  1  !  ^  yQ y uyE.iV tót.E El; 'tFaOV tò (poQtlov xal EY ti ovvaxafi Fx tCt)V ato) 8twt Q uNVt(ov cpoQtí,cuv dvañóycos cS LaLQETtaL É^t ɵo2^ xal twv ÁALn(1JV b U.VEL(;t(T)V. Cfr. quasi parola per parola la Parafrasi 4, 7, 3: ov' i+ perfino da notare che (hLE%Eiv sta nei migliori manoscritti (L 1 L 2 , secondo la mia segnatura) in luogo del BLaLQEiv delle vecchie edizioni. 7. schol. 24, Suppl. Bas. p. 197 : xara tòv xavóva tòv a,Éyovtu ^,  ^  ,  ,  ,  ^  ^  .  .  ,  ,  , OtL fi)V ot ^LQcotOtv^COL cpvaEL, tovtcov OL Eyyvr^taL xaL cpvaEL xaL voµ9 xat,xovtaL. Cfr. la Par. 3, 20, 1: xavcìw yCíQ'satLV ó XÉya)v • Úw o^ zQo)tótvnoL cpvaEL xQUtaDVtaL, t015twv 01 Éyyvltal xaì, cpvaEL xal vóµu) svExovtaL. 8. schol. 6, Suppl. Bas. p. 236: tò yàQ in potestate -coi); jcUi,bac iuris civilis Éatl vóµLµov xal naoà  µóvoLs xQa- toi)v,  lyvcus sv  19/ tL. tfis á tC6v 1vat1t. (Par. 1, 9, 2). 9. `E Q µr ) vE-ía Bas., Hb. I, 381: CñváyvcvliL 1vatLt, 8' tLt. 8', Iví`la xEitaL Ovt(oa6. Ovx fiµariaEV ovBÉ ó KoQvÉXLOs vóµos TcEQI v(3QEC.ov 3LUXEx9 - ívaL • 'EnEVÓ)1aE yàQ avtòs t7 1 v iniuriarum, 1jtLs áQµó ^ EL dtav ^.2E1+1Ì'EQ0S  Éavtòv UtafivaL tvattrffivaL 11 dtL f3kL tLs ELar)%l9'EV Ele tòv olxov avtov. Qui lo Stefano dice di voler riferire late- ralmente (htc - is) le Istituzioni e riporta letteralmente la Para- frasi 4, 4, 8 ! ( 1 ) Queste paragrafi sono di Stefano, che le ha regolarmente aggiunte all' indice di questo titolo. — 115 — Non si può dunque dubitare un istante che Stefano cono- scesse ed adoperasse la Parafrasi ( 1 ) ; nè si può dubitare che al testo di questa si riferiscano, almeno di regola, le sue cita- zioni delle Istituzioni. Eppure, ben lungi dall'attribuirle a Teo- filo, cita sempre semplicemente le Istituzioni! Ciò sarebbe assai strano, quando si pensi che Stefano cita sempre gli autori delle elaborazioni greche di cui si vale, e soprattutto nomina con affetto e riverenza Teofilo come autore dell' indice dei Digesti (2). Nei libri compilati sotto la dinastia macedonica, comin- ciando dal Prochiro, è fatto larghissimo uso della Parafrasi delle Istituzioni ( 3 ) : non mai è nominato Teofilo come 1" au- tore di essa. Eccone pochissimi esempi fra gl' innumerevoli che ciascuno può scegliere : Epi. 38, 2 = Proch. 34, 2 : (i)s 3i. u' ti. S' t T v lvoTurovton, (` come nel lib. I, tit. IV delle Istituzioni '); la citazione è presa dalla Parafrasi ('). Epi. 38, 5: c05 (3t. a ' lvórlt. "CIT. N' (` come nel lib. I Istit., tit. IV ') ('). Epi. 47, 57 : w5 (3i. u' lvatlt. ls' (` come nel lib. I Istit., 16') (6). sch. ad Epi. 36, 16: c71S (31. a' lvet. (y). È dunque ben poco verosimile che appartenesse veramente al celebratissimo antecessore Teofilo questo libro , che dagli antichi non si cita mai nemmeno una volta col nome di lui (S). Tale origine non vien data al libro che nel secolo XI circa, e (1) Lo ZACHAR[AE aveva già opinato il contrario (Zischr. d. Saz.-Stil?.., R. A., 5, 273 n. 1) ; ma ritengo che ora converrà in questa sentenza. Le pa- rafrasi al titolo de hereditatis petitione , come mi consta da recentissime comunicazioni, non gli sono sfuggite, e naturalmente lo hanno scosso nel- l'antica sua persuasione. (2) Cfr. i passi raccolti nello HEIMBACH, Basilico)`nin lió%"6, 6, p. 33-36 RErrz, Theophil., II, p. 944-957. (3) Cfr. i Pi olegomen a alla mia edizione, I, p. xx sg. [supra, 67 sg.]. ('') Ed. ZACHAR[AE, las gracco-rom., VII, p. 125. (5) Ibid., p. 126. (6) Ibid., p. 187. (7) Ibid., p. l os. (8) Vedi la nota in fine a questo capo. — 116 — pare che tutto penda dall' autorità di un solo manoscritto. In ( t uel secolo noi abbiamo in Costantinopoli un fatto altamente importante. .Dopo un lungo oblio dei buoni stridii, dopo una, deplorevole decadenza della scienza e della pratica del diritto, I(n ben consigliato imperatore, Costantino Monomaco (t 1054), restaura la scuola giuridica costantinopolitana, y ' annette una copiosa biblioteca, vi Chiama ad insegnare un uomo dottissimo, (;riovanni. tiifilino, e cerca di richiamare allo studio degli autori vecchi (' dimenticati. pub quasi dubitare che da quella scuola ( 1 ) venisse i 1 uta n.oserit to di Teofilo che servi di modello a tutti gli altri, alle noi ora possediamo ( 2 ). (nella scuola possedette un mano- scritto, del resto inulto imperfetto, mancandovi fra le altre cose i I titolo I (lei libro I. Nel riordinare quel libro già dimenticato e nel rimetterlo in voga , si credette di poterlo attribuire a q Teofilo antecessore, di cui già si aveva l'Indice ad una pa de dei Digesti e che era stato coautore del testo latino (3). Teofilo infatti  il primo dei due antecessori nominati nel proemio delle Istituzioni (§ 3) , ed è quello a cui si deve il ( I ) La luce su di questo fatto (cfr, MICHAEL ATTALENSIS, Iii to'ia"ae, ed. Bou. , p. 21 ed il SA'rHAS nei tQo?,syó trva alla sua edizione delle opere di Psello , p. xnix) ci venne principalmente dall' edizione della Novella di Costantino Monomaco concernente la fondazione di quella scuola; tale Novella fu pubblicata da Paolo DE LAGARDE fra le opere di Giovanni Eucaita (nelle 1lfenioi • ie dell'A('eademira eli Coltinga, 1882), da me con versione latina e note nell'  , 33 , 435 sgg. [v. rnfra] (riprod. nella '.h;(pl 11 1E Q 1  12:LTivLxi; xal  vottoXoylas 5, 329 sgg., dal VALAORrrls, che vi propose una lunga e notevote dissertazione), dal COZZA in Documena tli scoria  rliriaao, 5, p. 189 sgg. (') L'opinione già da me esposta (Pr • oletoru., p. xvii [sera, 65]), che alla scuola costantinopolitana si deva la più giovane recensione della Parafrasi, ini pare ora poco fondata. La scuola richiamò in onore e divulgò un libro, che, dopo le compilazioni fatte sotto la dinastia macedonica, era andato in oblio ; col divulgarsi di esso pullularono presto le recensioni diverse. I1 Codice Vaticano del XII secolo accenna già alla recensione nuova. ('') DIi sembra ancora probabile che la iscrizione contenuta nel Cod. par. gr., 1367, fol. 97: ivotitoútto sicsaywyii vópou ffsoq4ov ScoQoOéov xai atrcpávou ávtLxLVaóQwv (ZACHAREAD, `O nQóx. vóµos, p. XII, n. 3) accenni al titolo originario della Parafrasi , che doveva indicare i coautori del testo latino (cfr. i' iscrizione seguente : SiiyéOtto, etc.). Purgata degli errori e dei glossemi, quell' iscrizione si reintegrerebbe così : tvatLtovta t91,(3ovvLavoi i to1l xoudetoQos xai ^eoc4ov xai SwQoi&éou tcav civtLxrlvaÓQwv. — 117 — primo libro del testo latino ( i ) : nulla di più verosimile che in capo al libro I qualche vecchio codice latino o lo stesso codice della Parafrasi ne conservasse il nome. Ad ogni modo non importa molto a noi congetturare quale errore o quale ipotesi adducesse quei bizantini ad attribuire la. Parafrasi a Teofilo, quando sappiamo di certo che da quel tempo e non prima comincia tale denominazione del libro greco. Che infatti a Teofilo antecessore non si possa ascrivere quest' opera, è per altre ragioni troppo manifesto. Io taccio qui dei non lievi errori che si trovano in essa ( 2 ) e che non sono compatibili con tale origine ( a ) : m'arresto a due punti : 1° tale origine non si concilia facilmente colle altre notizie che ab- biamo intorno a Teofilo ; 2° non si accorda colle osservazioni. che suggerisce la lettura delle opere sicuramente pertinenti a lui. Riguardo al primo punto consta sicuramente che Teofilo, mentre fu assunto da Giustiníano nelle commissioni per la compilazione del primo Codice (const. Haec quae necessario, § 1 : Summa, § 2), dei Digesti (const. Tanta, § 9), delle Istituzioni (const. Omnem, § 2; Prooem., § 3), non fu invece nominato nella commissione incaricata della revisione del Codice (const. Cordi, 2). Il che fa supporre che Teofilo fosse morto dopo la pro- mulgazione dei Digesti e prima dell' emanazione della costitu- zione « Cordi ». Cié è tanto più probabile, in quanto che 1' in- dice teofilino dei Digesti si arresta appunto ai libri de rebus, interrotto bruscamente. Non è dunque verosimile clic in sì pochi mesi compilasse un' opera si vasta, quale la Parafrasi, un uomo occupatissimo nell' insegnamento e che nel tempo stesso era intento a tradurre e commentare i Digesti. ( 1 ) V. quanto si dirá in seguito [p. 120 sgg.]. (` 7 ) I giureconsulti coevi a Giustiniano si distinguono iii generale per sicura conoscenza del diritto. Alcuni indici, come quello del Codice di Ta- leleo, sono ricchissimi di buona dottrina. Le incertezze e ]e inesattezze cominciano colla generazione successiva ; ne abbonda l' indice dei Digesti dello Stefano. ( 3 ) Curiosi sono gli artifizi del REITZ per difendere sempre ed in ogni caso il sao Teofilo. IIa errato? sari, piuttosto nostra colpa, che non inten- diamo bene. L' errore non si può negare ? colpa degli amanuensi. Nemmeno Tiesta scusa si può ammettere? sari, una cosa di fiato, in eni T. ha potuto errare Cum optlìno quoque — 118 --- Riguardo al secondo punto, occorre indagare nel testo la- tino delle Istituzioni, di cui Teofilo fu coautore, e nell' Indice de' Digesti (o meglio nei pochi frammenti di esso a noi con- servati), per vedere se v'abbiano argomenti confermanti 1' iden- tità di lui coll'autore della Parafrasi delle Istituzioni. Il risul- tato sarà negativo. Cominciamo coli' Indice dei Digesti ('). CAPO IV. La Parafrasi greca delle Istituzioni e l'Indice teofilino dei Digesti. Numerosissime sono le testimonianze che attribuiscono a Teofilo antecessore un indice dei Digesti , che comprendeva pero le sole prime tre parti (secondo la divisione scolastica) di essi, e cioè i libri dei preliminari (tá, 1c07ia), de iudiciis e de rebus. Questo Teofilo coevo ai più antichi fra i giurecon- sulti giustinianei e morto presto, come dimostra 1' epiteto ó E 1ura i )Irg i che usano parlando di lui Stefano e l'Anonimo, non può essere che il celebre antecessore. Di questo indice di Teo- filo fanno menzione, recandone anche varie opinioni, Stefano, l'Anonimo, 1' Enantiofane e Filosseno ; negli antichi scolii ag- giunti ai Basilici ce ne furono conservati aneo dei brani indi- ( 1 ) Era già stampato questo capitolo, quando gli studii ulteriori sul commentario greco della Parafrasi, compiti col sussidio dei manoscritti pa- rigini, mi condussero a risultati che modificano qualche punto secondario di questa trattazione. Come apparirà dalla imminente pubblicazione di quegli antichi scolii [cfr. in questa edizione lo studio seguente], essi appartengono non già al secolo XI , come dico nel capo III , ma al VI secolo , e in essi la Parafrasi è chiaramente attribuita a Teofilo (non solo cosi nello scolio ad 2, 18, 1, che ora verrà ;ìttc 'fI ì-ciìì unte pubblicato ; ma anche in un altro ad 2, 1, 8). La voce quindi, che attribuiva la, Parafrasi al vecchio ante- cessore, risale (come opinione sporadica) alla fine del VI secolo, e quindi a circa mezzo secolo dopo la morte di Teofilo e la compilazione del libro. Ciò potrebbe spiegare ancor meglio, come per influenza della scuola costan- tinopolitana tale opinione si diffondesse : essa aveva già dei precedenti. Un più completo esame di tale questione si vedrà nella mia introduzione a quegli scolii. ir' — 119 — pendenti. È su questi ( 1 ) specialmente che giova porrtare la nostra attenzione. La indagine attenta non confermerebbe punto 1' opinione che identifica questo Teofilo coli' autore della Pa- rafrasi. Le 2a5aELs frequenti negli indici di questo periodo non mancano nemmeno in quello di Teofilo ai Digesti (sc. f c vtu.yv Bas. Hb., II, 121) ( 2 ) ; ma non si trovano punto menzionate in quell' indice delle Istituzioni , che è la cose detta Parafrasi. Fra i due libri intercede pure una notevole disparitá di ve- dute. La Parafrasi (2, 18, 1) pone fra le persone infami gli l' i vloxoL, mentre sappiamo di sicuro, da uno scolio ad h. 1., che la contraria sentenza era esposta nell' indice di Teofilo. — La Parafrasi (3, 15 pr.) scrive cosa : « Se è certo 1' oggetto dedotto nella stipulazione compete la condictio certi, come p. e.: Pro- metti di darmi questo fondo o questo libro ? Che se invece 1' oggetto è incerto, avendo io p. e. stipulato così : Prometti di darmi quello che hai nello scrigno o nel granaio ? allora nasce l'azione ex stipulatu ». Qui v' ha certamente un errore ( 3 ), essen- dosi scambiata 1' incertezza soggettiva colla oggettiva (D. 45, 1, 75, 5). Ma il vero Teofilo nell'indice dei Digesti è ben lontano dal cadere in tale errore. Ecco com'egli si esprime (schol. ItE- cpdvov Bas. Hb., II, 505-6, cfr. Reitz, II, 946-947) : «Il compianto Teofilo ... dice esservi alcuni contratti incerti oggettivamente, come le stipulazioni consistenti in faciendo , ed altri incerti solo soggettivamente per l' ignoranza, dei contraenti, come p. e. se uno stipula che gli venga dato quanto è nello scrigno. Nel primo caso, dell' incertezza obbiettivo , egli sostiene che non può darsi la condictio certi ; ma riguardo all' altro modo cl' in- certezza, dipendente non dalla natura dell' obbietto ma dalla ignoranza dei contraenti, potersi istituire la condictio ». Non si può esprimere piit chiaramente l'opinione contraria a quella nella Parafrasi sostenuta. ( 1 ) Questi frammenti vennero in luce solo dopo l'edizione fabrotiana, ed anzi anche dopo la edizione reitziaua della Parafrasi. Li raccolse lo HIHM- BACIi, VI, 34 sgg. (') Che questo frammento appartenga a Teofilo provano gli altri due dello Enantiofane, II, 122. 602. Su altri probabili frammenti dell' indice ten- filino non designati come tali ne' manoscritti de' Basilici , cfr. quello che ora scrive lo 7ACIIAILIAE VON LINGENTIIAL, %l.cr%i'. rfi,i' A., 6, 5 sgg. ( i ) Cfr. già FABROT, 2' ed., p. 470 n. e. — 120 —  ,r Basteranno questi pochi esempi, tanto più ove si pensi quanto scarsi frammenti dall'Indice teofilino a noi sono giunti. Y' hanno del resto anche osservazioni secondarie, che condu- cono al risultato stesso. Nella Parafrasi si vuol dare un esempio di rinunzia intempestiva al mandato (3, 26, 11) e si sceglie il seguente. l n tale mi manda di comperargli schiavi in un paese, in cui io intendo recarmi. Allo stesso paese sta per re- carsi anche Tizio. Se io rinuncio , dopo che Tizio (al quale poteva si mandare lo stesso negozio) è già partito, la mia ri- u u neia, sarà intempestiva. Nell' Indice invece si sceglie allo stesso scopo 1' esempio seguente. Un tale mi manda di com- prargli un0 schiavo da Tizio, che, stretto da angustie econo- miche, lo cederebbe a tenue prezzo. Io temporeggio e infine rinuncio, guando, passate quelle angustie, Tizio non vuol piìi cedere quel servo o non lo vuol cedere che a lauto prezzo. Esempi così diversi in due opere, che, secondo 1' opinione fin qui dominante , dovevano essere composte dallo stesso autore contemporaneamente, non giovano troppo a confermare 1' opi- nione medesima. Veniamo ora al testo latino delle Istituzioni. Vediamo cioè se è possibile stabilire quanta e quale parte nella compilazione di esso ebbe Teofilo. Studieremo quindi tale questione in rap- porto alla presente : 1' autore di quella parte del testo latino può essere identico a quello della Parafrasi greca: CAPO V. La questione sulle origini del testo latino delle Istituzioni nei suoi rapporti colla presente O. Gi fin dal 186 il valoroso Huschke, pubblicando le Isti- Iuzioni di Giustiniano , aveva in una importante prefazione trattata la questione : « in ipsis (Institutionibus) componendis tresviri illi, quibus hoc negotium datura erat, quemadmodum inter se versati sint » (p. vi sg.). E venne alla conclusione che, riservata a Triboniano la suprema direzione dei lavori, F ef- ( 1 ) Cfr. 1?r'ml. 1.st. Lumi., 18, 661 sgg. (e nel vol. II : " Di alcuni studi recenti sulle origini delle Istituzioni imperiali „J. — 127 — dottrine sono in essi esposte ( 1 ). Ma tale epiteto non sembra punto gradito all' autore della Parafrasi, il quale non solo non lo aggiunge nei primi due. libri, ma 1' omette talora negli altri due, ove si trova nel testo (2). 2» Proprio dei due ultimi libri è 1' avverbio « vulgo » nel senso di ` fere semper ', ` apud plurimos '. Nei primi due libri è evitato così studiosamente da ometterlo fino nei passi copiati da Gaio, in cui si trovava nell'opera genuina ( 3 ). Quella predilezione non si può osservare nella Parafrasi : per es. 3, 24, 2 ` sieut vulgo quaerebatur ' = 650 . 7cEo áµcpt(3c121, rc i (4). 3.° Soltanto nei due ultimi libri del testo (ma in questi costantemente) si usa la voce supra ne' luoghi, in cui si richia- mano dottrine antecedentemente esposte ( 5 ). Tale modo di cita- zione non è altrettanto consueto al parafraste, che spesso le omette. Cfr. 3, 1, 15. 3, 9 pr. 3, 24, 1. 4, 6, 33 e . 4, 12, 1 (6). Se , dunque , nell' indagine di cui si parlava (quali libri delle Istituzioni imperiali si debbano a Teofilo e quali a Do- roteo), non possiamo utilmente valerci di raffronti con la Pa- rafrasi greca , quali crederemo essere i sussidi opportuni per arrivare ad una soluzione, che sarebbe certo non indifferente per la storia del diritto e benanco per la critica •e 1' esegesi del testo ? (1) V. GRUPE, o. c., p. 15. Cfr. 3, 12 pr.; 4, 6, 2 ; 5 ; 37. 4, 13, 6. 4, 14, 3. (2) Cfr. 4, 6, 37 : " ex latioribus digestorum libris „ = z x tcliv digéstom. (3) GRUPE, p. 19. (4) Invece 2, 9, 5 : " hoc est quod dicitur „ = tovtó iar tò atuQ& Td,6L Xsyóµevov. Ma qui la Par. riproduce il xatet ttó&us gaiano : in G. 2, 95 si legge appunto " quod vulgo dicitur „ [supra, p. 911. (5) GRUPE, pp. 20-21. (6) A ragione poi il BROKATE (Comm. cargentorat., 1886, p. 140 n. 1) scrive: " Eae quas attuli et similes differentiae a!iae quae in fbrmulis latine scriptis inter Paraphrasin et Iustinianas Institutiones intercedunt, risi scribae cul- pae , qui archetypum exaravit , tribuendae sunt , quin ad quaestionem de Paraphraseos anctore solvendaln magni momenti erint, non dubito. Atque videtur Ferrinii opinioni , qui Theophilum auctorem esse multas propter causa allatas negavit, magnum inde subsidium nasci „. Si tratta cioè delle formule tecniche latine diverse nel testo e nella Parafrasi , cosa difficile a concepirsi se lo stesso fosse stato l'autore dell' uno e dell'altra. V. gli esempi ibid., p. 138 sg. Su alcuni di essi ci fermeremo in seguito. - 128 - Anzitutto tornerebbe proficuo a tale scopo il confronto diligente delle reliquie a noi pervenute degli Indici de' Digesti compilati da Teofilo e da Doroteo. 1 frammenti del primo sono scarsi assai : piìi numerosi di molto quelli del secondo. L' in- dagine sarà piìi facile quando saranno noti tutti i passi di esso che si trovano nei Basilici, e che finora la critica non è pervenuta ad additare con piena sicurezza. Intanto possiamo subito avvertire come l' indole dell' Indice doroteano si con- faccia assai meglio con quella degli ultimi due , che non de' due primi libri delle Istituzioni latine. È innegabile infatti che indice doroteano si distingua dall' altro per una maggiore sobrietà e semplicità cli linguaggio scientificamente severo : pregi appunto che adornano di preferenza gli ultimi due libri del testo latino. È verissima 1' osservazione dello Huschke , che ne' primi due libri abbondino certe tumide frasi piene di fasto orientale e di servilismo, p. es. 2 , 11, 6. 2, 20, 3 ; 27. 1, 10, 11. 1, 1 11. 2 6, 14. 19, 6. 20 2. 2, 20, 36 i. f. 23, 12, ecc. Ma non vedo nessuna ragione per attribuire tutto questo a un maestro di Berito anziché a un costantinopolitano. Costui a nzi, vissuto nella città dove risiedeva la corte , ove quello stile era divenuto di moda ed era passato largamente nella burocrazia , come dimostrano a tutta evidenza le costituzioni imperiali, il cui testo veniva appunto compilato in quegli uf- fici, non poteva quasi evitare di seguire 1' andazzo de' tempi e de' luoghi. Invece poteva benissimo essere più indipendente in questo proposito un beritese, venuto da città eminentemente commerciale e industriale, non dedita ai beati ozi ed al fastus della Regina del Bosforo, e venuto da una scuola avente pro- prie , antiche , onorate tradizioni , in cui si doveva già essere formato un linguaggio scientifico più degnamente austero. S' aggiunge un' altra osservazione , che condurrebbe essa pure alla conchiusione direttamente opposta a quella_ dello Huschke. Colui , al quale toccò di comporre gli ultimi due libri del testo latino , non potè rimanere fino al termine del lavoro : tant'è vero che il titolo 18° fu aggiunto al IV libro dallo stesso che compose 1 primi due. Ora è ben probabile che colui, che si tolse dall' opera prima che le venisse data 1' ultima mano, fosse il giureconsulto beritese, cui gravi ragioni di ufficio richiamavano alla sua città ed alla scuola, non il co- ^ — 129 — stantinopolitano , il quale risiedeva in luogo ( 1 ). Il costantino- politano parrebbe quindi essere stato 1' autore dei primi due libri e del titolo 18° del libro IV. Non possiamo terminare questo capitolo senza ricordare che il merito d' avere sollevato per il primo tale questione e d'avere anche indicata la via per risolverla spetta all' onorando e compianto professore di Breslavia. E se ci trovammo co- stretti a dipartirci dall' opinione sua, così argutamente da lui difesa , non è certo perché sia venuta in noi meno la dovuta riverenza. CAPO VI. Quale soluzione dovremo dare alla nostra questione ? I numerosi fatti fin qui addotti ed i materiali fin qui rac- colti non lasciano , io credo , più dubbio alcuno. L' opinione finora dominante manca di fondamento : la Parafrasi greca non appartiene a Teofilo Antecessore. Le osservazioni , che seguiranno nei capitoli successivi, mentre spianeranno la strada ad un' altra dottrina sulle origini di quel libro, gioveranno a confermare, se mai ve ne fosse ancora bisogno, questa tesi. È cioè innegabile, a mio avviso, che alla Parafrasi greca delle Istituzioni sta a base un vecchio cctt tóbas di Gaio. Essa si manifesta cioè come un adattamento operato da mano ignota al testo nuovo delle Istituzioni di un vecchio libro , che rac- chiudeva una lunga tradizione scolastica. Possiamo anche dire con sufficiente certezza che qui abbiamo a fare con la tradizione scolastica beritese, la quale del resto, lungi dall' essere isolata, è in rapporti continui e grandi con le altre, non escluse quelle delle scuole occidentali. ( 1 ) Teofilo mori poco dopo la promulgazione dei Digesti e delle Istitu- zioni ; ma nel dicembre del 533 era ancora vivo e attendeva all' insegna- mento , come appare dalle cost. " Tanta „ e AéScoxev, § 9. Doroteo quindi, partito da Costantinopoli verso la metá del 533, vi fu chiamato circa un anno dopo per la revisione del Codice (v. cost. " Cordi § 2), essendo allora già morto Teofilo, che aveva avuto quell' onorevole incarico per la prima edizione del Codice stesso (const. " Haec quae „, § 1 ; " Summa „, § 2). C. FI'.RRINi, Scritti C^i^c9idici, I. -- 130 — Per assodare questo fatto, ci pare opportuno addurre an- zitutto una prova, che, se non erriamo, ci sembra assai forte. È noto come il Rudorff, studiando il glossario latino-greco edito da. Stefano (Étienne) e poi da Vulcanio e Labbè , sia arrivato al risultato indubbio, che le voci e dizioni giuridiche in esso illustrate sieno state tolte dai commentarii di Gaio. Il lavoro sarebbe stato ridotto alla forma , in cui a noi fu tras- messo, non molto tempo prima del regno di Giustiniano (i). Difatti non può essere punto casuale, che in quel glossario sieno grecamente spiegate voci , che non si trovano che nei commentarii di Gaio, e che i verbi sieno riferiti in quei modi e tempi e in quelle persone che in questi si trovano , come pure i sostantivi e gli aggettivi con quelle desinenze di caso, che in questi hanno (2). Ecco pochissimi esempi tolti dai paragrafi, in cui Gaio espone la dottrina delle varie forme di testamento : per universitatem ' _ xaho ! i a (G., 2, 97) ; adquirantur ' _ n@oonoQlOvtau ( 3 ) ; ex testamento ' _ 1x Sia-Oi cr (G., 2, 99-100) ; ab intestato ' =s &SLarátov (G., 2, 99) ; ` calata comitia' = áp¡ ( LE Q é 1U S l s tov tovc ysv6 isva (G., 2, 101); ` procinctu(m) ' = Srav  uóa,Eµov avyxuXé wvtau (G., 2, 101). Questo non è che un brevissimo saggio ; del resto alla memoria del Rudorff è aggiunta la diligente collezione delle varie voci, con l'indicazione del passo di Gaio onde provengono. Ciò che il Rudorff non ha osservato , si è che 1' interpre- tazione greca data da tali glossarii si trova ordinariamente anche nella Parafrasi greca delle Istituzioni, quando quel passo gaiauo sia in questa passato. Per breve saggio riportiamoci agli esempi gil, citati : (') V. AbIi. der  der 1V., P1eil.-lt.i-st. Klasse, Berlin 1867, p. 332 sg., 334 sg. (2) Vedi anche " dicis gratia „ = vóµov x.Qt y , c`n T LQà Falco tcü voliLx i. (3) Gaio qui (2, 97) ha adquirantur ; adquiruntur è nel passo analogo 2, 191. Ma io non credo di dovere, col Rudorff, ricorrere a questo : " adqui- rantur „ dovè essere tradotto nel xatà 1tó8a9 gaiano nQoanowí lui (stil. 1cpáyµara), non richiedendo ivi il greco il congiuntivo. La voce ebbe l'espo- nente plurale per opera del compilatore del lessico (Cfr. Par. 2, 9, 6 in pr.). —.131 — ` per universitatem ' = xa$oµá8a (Par. 2, 9, 6); adquirantur ' = n@oa toAetut (ib.: v. p. 130 n. 3) ex testamento ' = Éx BLaiblwris (ib. in f.) ; ab intestato ' = s d takétov (ibid.) ; calatis comitiis ' = Éy vesto 81S tov lv Lavtov (2, 10, 1) ; procinctu ' = f l vlxa i tsXXov  1évaL st; nas tov (1). Nelle mie schede ho raccolto almeno duecento voci, che occorrono nella Parafrasi nella stessa forma e flessione che si trova nel glossario citato ; solo quando questo, invece di tradurre semplicemente , spiega il vocabolo , suole restringere più in breve quanto nella Parafrasi si trova più diffusamente esposto. Ciré appare anche dai pochi esempi recati. Si domanda ora come si debba spiegare questo fatto sin- golare. Un glossario , che attinge da Gaio i suoi materiali, li spiega grecamente nello stesso modo, in cui più tardi troviamo rese quelle voci e dizioni in una parafrasi delle Istituzioni. Non è ammissibile che il glossario abbia attinto da questa, giacché esso è evidentemente anteriore, e poi si estende anche a quelle parti dei commentarii di Gaio che non passarono nella Parafrasi. Meno ancora è probabile che il parafraste si valesse del glossario, giacché non è concepibile che uno che era mani- festamente assai versato nel linguaggio giuridico latino avesse bisogno di valersi di un meschino dizionario, e di valersene così scrupolosamente, da consultarlo ogni momento. Né si potrebbe concepire come mai la coincidenza fra il lessico e la Parafrasi sia massima, lá dove il primo trae più numerosi da Gaio i suoi materiali (per es. nei paragrafi sulle forme dei testamenti), e la seconda non usi anche altrove quelle equivalenze greche, che a proposito di questi passi il lessico porge. Io credo non esservi altro modo di spiegare questo fatto, che 1' ammettere che a base della Parafrasi stia un xutú tó8us di Gaio. Ai maestri di grammatica, o forse a qualche giurista, parve comodo confrontare il testo gaiano colla versione greca e compilare così nn lessico latino-greco, clic potesse giovare segnatamente agli studiosi di diritto delle scuole orien- ( 1 ) Notevole che e nel lessico e nella Parafrasi quello che prima dice Gaio " cum belli, causa arma sumebant „ fece fraintendere ciò che segue " in proelium exituri „. Corrette sono invece le Istituzioni imperiali. — 132 — tali ( 1 ). La Parafrasi delle Istituzioni, compilata sul fondamento di quel xatà aó8c4-;, di cui conserva buona parte, doveva natu- ralmente mantenere ancora quelle coincidenze : in tutti almeno quei passi , in cui si era dovuto abbandonare interamente il prototipo (2). Questo argomento aggiunto agli altri mi pare che debba giovare a confermare 1' origine suaccennata. CAPO VII. La Parafrasi greca delle Istituzioni ed i commentarii di Gaio. [Omettiamo il testo di questo capitolo, che riproduce quasi alla let- tera l'articolo su " La Parafrasi di Teofilo e i commentarii di Gaio ,,, pub- blicato in Rend. Ist. Lomb., ser. II, 16, p. 565 sgg., e riprodotto supra, p. 15 sgg. Le poche differenze , frutto della meditazione che in quegli anni 11 F. dedicava alla Parafrasi, si riducevano : 1.° a sostituire nelle citazioni l'impersonale Par(aphrasis) al Th(eo- philus) dello scritto anteriore, e ciò in connessione alla tesi che esclu- deva la paternità dell' antecessore costantinopolitano, tesi sviluppata nello scritto presente ; 2.° ad attribuire il xa Ú. 7r66ag di Gaio , anziché a Teofilo stesso, alla scuola beritese, secondo i criterii posti nei Prolegomena dell'edizione (supra, p. 61 sgg.) ; 3.° a qualche ulteriore raffronto dei commentarii di Gaio con la Parafrasi, non contenuto nell' articolo dei Rend. Ist. Lomb., ma inserito nella più vasta indagine della Byz. Zlschr., 6, 1897, p. 547 sgg. (= supra, p. 81 sgg.: cfr. in ispecie p. 88 [per la Par. l , 12, 5] e p. 100 [per la Par. 4, 1, 1]). Al capitolo era aggiunta la seguente APPENDICE] (1) Da un confronto del testo delle Istituzioni con la Parafrasi mi sembra sorto il glossario contenuto nel Cod. laur. LXXX, 2. Ma non posso darne giudizio sicuro, giacché da qualche anno non vedo quel manoscritto e devo in tutto riferirmi alle mie schede, che in proposito sono alquanto scarse. (2) I frequenti richiami contenuti nelle glosse ai libri di Ulpiano de off. procons., confrontati cogli scolii ai Basilici, che accennano a lezioni te- nute su tali libri a Berito (sch. ad Bas. 21, 4, Hb. II, 454), farebbero supporre che esistesse una versione greca di quei libri. V. anche la nostra Storia delle fonti, p. 135. — 138 — La tesi da me sostenuta nel precedente studio e riaffer- mata in questo capitolo ebbe 1' onore di essere presa in accu- rato esame in un' apposita dissertazione , che il Brokate , uno de' migliori allievi della Università di Strasburgo, scrisse per impulso del suo insigne maestro Guglielmo Studemund. La dissertazione, che apparve tanto separatamente quanto nella raccolta delle commentazioni argentoratensi , s' intitola : De Theophilinae quae fertur lustiniani Institutionum graecae Pa- raphraseos compositione ( 1 ). L' autore , come s'è visto , accoglie l'idea che la Parafrasi non si debba a Teofilo, e conviene pur meco nell' ammettere che Gaio sia stato la fonte diretta per le notizie storiche in essa contenute. Arriva pure ad ammettere come assai verosimile 1' esistenza di un xatee tó&c gaiano e 1' uso di esso da parte del parafraste. Ma non vuol concedere che abbia servito come fondamento alla Parafrasi , e a tale scopo : 1.° arreca un buon numero di passi, in cui la Parafrasi s'accorda col testo latino delle Istituzioni e diverge da Gaio ; 2.° cerca di ridurre a effetto del caso buona parte delle coincidenze da me osservate fra Gaio e la Parafrasi, ove questa diverge dal testo latino. Riguardo a questo secondo punto , osservo che il caso si potrebbe benissimo invocare se si trattasse di uno o due raf- fronti e non di un numero così. grande , come quello da me raccolto o — più ancora — che si potrebbe raccogliere. Inoltre il Brokate non conosce le mie indagini posteriori, da cui quei risultati acquistano una potente conferma. Finalmente lo sforzo, ch'egli deve fare per ridurre a effetto del caso varie di quelle coincidenze (sicché deve confessare difficile l' impresa ( 2 ) e non improbabile talora 1' opposta sentenza) ( 3 ), avrebbe dovuto per- suaderlo che non era sulla buona via. Riguardo poi al primo punto , io non ho mai inteso eli dire che il parafraste s' attenesse sempre e con tutto rigore al (1) Apud C. I. Triibu .r, Strassburg, 1886. (2) " Nisi ferriuiaua illa coniectura, quae ouiniuo commnovit me ad hace quaestiouem retractaudam , taci srr-btilitcn proposíta esset a viro dottissimo est. „ (p. 145). Ma si vegga: non è questione di " subtilitas ,,, bensì di bonth della tesi. (:`) Cfr. p. 48, p. 160, etc. — 134 — testo gaiano. Il parafraste voleva anzitutto rendere in greco le Istituzioni, e quindi anzitutto doveva aver presente il testo loro ; egli però, ad agevolare 1' opera sua, si valse dell' antico zatà aróbac di Gaio e de' suoi commenti, e se ne valse con grande frequenza. Forse 1' antico testo gli aderiva alla mente , sicchè spesso non s' avvide delle varianti del nuovo. E tanto basta perché la Parafrasi si debba assumere con grande cautela nella critica delle Istituzioni latine. Questo io ho inteso di dire : questo risulta invincibilmente da quanto si è detto e si dirà in avanti, e questa è in fondo fors' anche 1' opinione del Dott. Brokate. Nel ringraziare di cuore questo giovane e valoroso alemanno , riconosco ben vo- lentieri il non lieve contributo arrecato allo studio della nostra questione dal suo diligente lavoro. CAPO VIII. La Parafrasi e la Glossa torinese delle Istituzioni. [Omettiamo anche questo capitolo, che riproduce alla lettera la nota su " La G-Iossa torinese delle Istituzioni e la Parafrasi dello Pseudo- Teofilo ,,, edita in Rend. Ist. Lomo., ser. II, 17, 1884, p. 714 sgg., e ripro- dotta supra , p. 41 sgg. Ci limitiamo a riprodurre due brevissime ag- giunte introdotte dal F. in questa rifusione : 1. La nota apposta alla rubrica del capo VIII (Archiv. giur., 37, p. 392 n. 1) : " Chi trovasse alquanto scarsi i raffronti contenuti in alcuna parte di questo capitolo, pensi che esso non è che un complemento ed un supplemento dello studio del prof. Fr r rrING, e però si evita naturalmente ogni ripetizione delle cose già osservate o dette da lui, potendosi presupporre che il lettore conosca quel lavoro elegante. Ai risultati contenuti in questo capo .... sembra fare ora adesione anche il FITTING, Ztschr. der Sav.-Sti ft., R. A., 7, 2, p. 59 n. 1 ,,. 2. La nota a p. 43 n. 1 di questa edizione porta in Archiv. giur., 37, p. 394 n. 1, 1' aggiunta : " Il PERNICE, Ztschr. der Sav.-.Stiftt., R. A., 7, 2, p. 152, parlando di questa mia ipotesi, dice: ` im 5. Jahrhundert war man vielleicht in Marseille ge- lehrter als in Rom'. Ne dubito (specialmente per quanto concerne il diritto) assai fortemente „]. — 135 — CAPO IX. Riassunto e conclusione. Riassumendo le cose fin qui dette, possiamo formulare le conclusioni seguenti 1.° La tradizione che attribuisce la Parafrasi greca delle Istituzioni a Teofilo Antecessore si basa sull' autorità dei ma- noscritti. Ma questa autorità non è troppo forte, perchè tutti i manoscritti dipendono in origine da un solo archetipo e niuno di essi è più antico del secolo XI. 2.° Solo nel secolo XI si trova attribuita la Parafrasi a Teofilo ; prima di quel tempo, tanto nelle opere dei giuristi giustinianei come in quelle dell' età di Leone il Savio, viene citata sic et simpliciter, senza nominare 1' autore (1). 3.° Quanto sappiamo sulla vita di Teofilo ci muove a respingere tale poco fondata tradizione. 4.° Gli errori della Parafrasi conducono ad egual ri- sultato. 5.° Le manifeste contraddizioni fra l' Indice de' Digesti di Teofilo e la Parafrasi greca impediscono assolutamente di attribuire questo ultimo lavoro a lui. 6.° Le indagini sulla parte che dovette avere Teofilo nella compilazione del testo latino delle Istituzioni dimostrano apertamente ch' egli non potè essere 1' autore dell' indice greco (o Parafrasi) delle stesse. 7. 0 Lo studio accurato di alcuni glossarii giuridici greco- latini dimostra che dovette esistere un xaree tóòcx greco di Gaio e che questo formò la base della Parafrasi greca delle Istituzioni. (') Sull' eccezione affatto sporadica degli scolii del Cod. gr. par. 1364, v. la nota in fine del capo III [p. 118 n. 1]. — l36 — 8.° Ciò b comprovato in modo sorprendente da una com- parazione meno superficiale fra la Parafrasi e i commentarii di Gaio. 9. 0 Il raffronto coi monumenti coevi induce a credere che la culla di quel xutà nóbu5 j che fu poi adattato al nuovo testo latino delle Istituzioni, sia stata la scuola di Berito. 10.° Negli accennati risultati ci conferma lo studio della Glossa torinese delle Istituzioni, la quale insegna come al testo di Gaio nelle scuole d' occidente e d' oriente s' aggiungessero numerosi scolii , in cui la tradizione scolastica si veniva fis- sando. 11.° I1 testo della Parafrasi si dimostra appunto come la fusione del testo antico del xurà tóbuc con la relativa glossa ; il tutto modificato e rimutato a seconda del nuovo testo. Le risultanze, alle quali ci ha condotto il presente studio, sono state da critici nostri e stranieri accolte con favore, ed i pili competenti le hanno accettate, o almeno ritenute somma- mente probabili. Per limitarmi a' soli ( 1 ) stranieri , citerb per es. lo Zachariae von Lingenthal ( 2 ), il Télfy ( a ), il Wlassak (4), il Lenel ( 5 ), il Duméril ( 6 ), il Valaoritis ( 7 ). Anzi in talune opere recenti ( 5 ) si cita senz' altro « der sogennante Theophilus », pro- testando così contro tanti secoli d' usurpazione. Sulla disser- tazione del Brokate s' b gik discorso abbastanza. (1) Fra i nostri m' é caro ricordare lo SCIALOJA, Rivista critica, 2, 1884, p. 193 , ed il LANDUCCI , Sto r ia del diritto romano, p. 217 sg. Un lavoro italiano, che si riferisce ex professo all' argomento, é quello dello Zocco- ROSA, Il paragrafo XX, 1 de actionibus in relazione alla Parafrasi dello Pseudo-Tao/ilo, Milano 1886. (2) Ztschr. deì' Savigny-Stiftung, R. A., 5, 271 sgg. ; 6, 281 sg. ( :3 ) Berliner philolof / i.sche lVochenschrift, IV, p. 1341-1343. ( 4 ) Kritise/te  zar Theorie de Rechtsquellen, p. 84. (" 3 ) Centralblatt, 1884, n. 52. (6) Rerue f./r: nerale do droit, 1885, p. 299 sgg. (7) 'E1 P r llt e Li Z1 l g É. x. y. vo lt ., 5, 332. (8) KNI P, Vacua possessio, pp. 23, 133, 166, etc. — 137 — CAPO X. Esempio di applicazione all' esegesi dei risultati ottenuti. Natura e diritto nella Parafrasi greca delle Istituzioui. [Il sottotitolo di questo capo risponde esattamente a quello della nota edita in Rend. Ist. Lomb., ser. II, 18, 1885, p. 857 sgg., e riprodotta supra, p. 71 sgg. La riproduzione è integrale e senza mutamenti]. $ o Scolii inediti allo Pseudo=Teofilo contenuti nel manoscritto Gr. Par. 1364 (*). INTRODUZIONE. § 1. Non v' ha manoscritto alcuno della Parafrasi greca delle Istituzioni, che non contenga alcuni scolii. Pochissimi se ne trovano nel messinese, nel vaticano, nel laurenziano LXXX, 1 etc.: mentre altri codici contengono una specie di commen- tario perpetuo, quali per esempio i codici parigini gr. 1364, 1366 (Biblioteca Nazionale), e il Laur. X, 16. Nel Laur. LXXX., 2, moltissimi scolii furono da' copisti sbadatamente incorporati nel testo : il Laur. LXXX, 18, oltre a numerosi scolii, contiene anche schemi rappresentanti graficamente le principali distin- zioni e classificazioni ( 1 ). Lo studioso, il quale si trovi davanti cose varia distribuzione di scolii e commenti intorno all'opera stessa, deve naturalmente ricercare se questi si debbano a tempi ed autori diversi, oppure se debbano tutti quanti ricondursi al- l' origine medesima. Fino ad ora mi sarebbe stato impossibile rispondere a questa domanda, perché il modo frammentario e sporadico, con cui tanto il manoscritto messinese quanto i due più antichi laurenziani riproducono gli scolii, non permetteva una larga comparazione; e solo m'era riuscito di osservare come alcuni pochi scolii si trovassero tanto ne' più antichi quanto ne' più recenti manoscritti, e conchiudere pertanto come questi (*) [In 11leiìwrie ist. Lomb., 3 a serie, IX, 1886, pp. 13-68]. ( í ) Prolegom. alla mia ediz., I, p. XIX [supra, p. 67]. — 190 — al meno dovessero provenire dalla stessa fonte. Ora l'esame de' due citati manoscritti parigini mi ha perfettamente assicurato su questo punto. Il C. gr. 1364 è un bellissimo manoscritto, che si può riferire all' XI (o al più tardi al XII) secolo e che contiene una recensione assai corretta della Parafrasi, di cui s' è valso — certo con poca diligenza — il Fabrot per purgare il testo vulgato , che fu guasto di nuovo nella cattiva edizione del Reitz ( 1 ). Il margine è quasi tutto coperto di scolii derivanti evidentemente da un commentatore unico, tanta è la loro in- trinseca ed estrinseca somiglianza. Fra essi si trovano, in gran parte almeno, pur quelli che si sono conservati negli altri codici più antichi : sicchè non è temerario il conchiudere es- sere questi ultimi avanzi dispersi di quel largo commento, che il codice parigino interamente contiene ( 2 ). Il manoscritto 1366 poi riproduce, benché non completamente, il commentario me- desimo, ma — mi affretto a soggiungerlo i due codici non derivano immediatamente da un solo archetipo : ciò apparirà da quanto annoteremo più avanti, osservando come nell'esem- piare, da cui fu trascritto il cod. 1364, si riportavano in mar- gine , a mo' di scolii, molti capitoli di quel notissimo com- pendio giuridico, che sogliamo chiamare z1 loncd. Se ora facciamo il confronto fra questo commento e gli scolii de' manoscritti recenziori, quali il Palatino, il Laur. X, 16 etc., non tarderemo a riconoscere che anche in questi s' è infiltrata alcuna di quelle più antiche annotazioni, ma che la maggior parte di essi si deve ad origine diversa e meno re- mota. Mentre infatti gli scolii di que' primi manoscritti non conoscono e non citano che le fonti giustinianee, questi ultimi conoscono e citano continuamente i Basilici. Parimenti gli altri criterii, che ora soggiungeremo per stabilire 1' età degli antichi commenti, fanno difetto per questa categoria. (1) Devo avvertire , come il manoscr. 1364 , che già nel 1740 , auno in cui fu compilato il catalogo de' manoscritti greci di fondo antico (II p. 306), mancava del principio del libro I fi no a circa la metà del titolo undecimo, dovette essere completo ai tempi del Fabrot. Non solo infatti costui non fa menzione della lacuna (il che — stante la sua notoria negligenza — non sarebbe gravissimo argomento), ma cita lezioni dei ` tre ' codici anche per questi titoli : p. e. 2. a ediz., 1657, p. 36 n. a, 51 n. n, 68 n. 1a. (2) V. soprattutto nelle nostre note le indicazioni degli scolii, che si trovano incorporati nel testo nel manoscr. Laur. LXXX, 2. r — 14] — Questa scoperta mi pare per lo studio delle fonti e della storia del diritto romano di grave momento. Gli scolii delle Pa- rafrasi non sono, come finora si credeva, annotazioni di età re- cente, senza coerenza fra loro e senza valore intrinseco : essi costituiscono (parlo qui degli antichi) un lavoro abbastanza vasto fatto da un solo autore, fatto con larga conoscenza delle fonti giustinianee, e fatto finalmente in tempo ben più remoto di quanto alcuno avrebbe osato pensare. Ed è appunto di questi scolii che ora intendo discorrere , facendo pur seguire 1' edi- zione de' principali fra essi e riservandomi in altra occasione di studiare e pubblicare quelli recenziori. § 2. Dicevo che nell' antico commentario della Parafrasi non s' adoperano né si citano i Basilici o altri compendii bizantini, ma s' arrecano invece le collezioni giustinianee. Questo fatto costituisce già un criterio per stabilire 1' età del lavoro, poiché  se è vero che fino al secolo XI le fonti giustinianee si mantennero nell' uso ( 1 ) — 1' esclusiva conoscenza e citazione di esse non pub non indicare un' età molto anteriore. E ciò si conferma benissimo studiando la forma , con cui quelle ci- tazioni si sono fatte. I Digesti non si citano già co' semplici numeri, come avviene, per esempio, nell' Epitome, ma con ri- guardo alla ripartizione scolastica ordinata da Giustiniano : per esempio (3t. 8' tiv de iudiciis tí • y' bt y. ts -- pu. 'y' tc7)v an- tipapinianlì tí. a' bty. x1 — (3t. y' tcóv de rebus tí 13', 13s ^ott de lege rhodia,  lv Tc.:) tí. de minoribus tc7 y v nPdrrwv t(ci)v) a'], Sty. iS xal i , 'É tcCtt rEXsvtaícq — lv teT> de sponsalibus tovo(31(3XÚ , tí. y' cS ty. 1(3 - Év te D de testamentis tovo(3432o , tí. u' bly. xy l — (31. (3' tc p v de rebus, tí. commodati, 81y. E', xul (3i. b' ( 1 ) V. osservazioni analoghe in ZACHARIAE, Qonaí, p. 68. Bisogna però confessare che non si troverebbe esempio di opera " posteriore „ ai Basilici, in cui questi sieno assolutamente ignorati. L'esempio più volte addotto del- 1' Epitome (pur ammettendo che le citazioni ivi contenute de' Basilici sieno posteriori di data alla compilazione dell' opera) non mi pare troppo sicuro : dacchè il contenuto di questo libro, benchè edito solo al tempo dell' Imp. Romano, sta assai probabilmente in relazione coi lavori preparatorii de' Ba- silici o d' altra opera giuridica anteriore non riuscita a termine. — 142 — r1 air* Tc0awiatefa5 [cioè « t j ni de rebus »1, tí. a' 8dy. y', e così via. E non solo si pone attenzione a: questa ripartizione scolastica dei libri, ma ben aneo al nome degli autori de' sin- goli frammenti e a quello dell' opera da cui essi furono presi: lv tc, ? de testainentis 1 1ovo U(3Xcp, ti. q' b y. iS nopurcovíou ,nzj, ( i. ?,-(9 , / t1. t9OCTCp4od µO E7ttvov bt(,) • 8uy. a' tov avtov (3i.(3a.íov xal rIt),ov acav?,ov xul r(cwv) u' [i. e. n v at @ c(rwv] tí. (3' 8 Ly. {Y oi!7,.- aciavov ór i r(T d . E si parla pur aneo degli avecyvo a tata no[tnuvlov ad Sabinum a proposito del D. 50, 17, 38. Qui non si sono arrecati che pochi esempii : ogni scolio quasi ne offrirà, una conferma. Come tutto ciò indichi chiara- mente che il nostro commentario non potè essere compilato dopo quel periodo della storia del diritto bizantino , che da Giustiniano va fino ad Eraclio, è superfluo avvertire : la co- stanza poi de' predetti metodi di citazione, a fronte de' quali quelle fatte coi soli numeri sono affatto eccezionali ( 1 ) , ci co- stringe a non protrarre la data della compilazione verso la fine del periodo medesimo. E allo stesso risultato converge quanto possiamo osservare a proposito delle citazioni delle Istituzioni e del Codice. Per le prime si arreca quasi costan- temente il nome del titolo in latino : sv tcu de aclionibus ri); 8' [institutionos] acpòs t(7) TOLEL — c;0, lvót • (3' de heredibus in- stituendis. E lo stesso avviene pur nelle seconde, ove non si neglige nemmeno il nome dell' imperatore da cui la costitu- zione proviene: (3t. 8' tov x(;)8. td. de compensalionibus BLat. ta' — (i i. T i ' tov x(4. tí. X' 8 iat. i' %Éovtog 8 Ldta cs — (3l. y' tov xc,l)8. TI. de heredilaiis petilione [cSiat.] tEXEnctía ov6a. E quasi non bastasse tutto ciò a comprovare nel modo più sicuro 1' alta antichitt del nostro commentario, s' aggiungono segni evidenti dell'uso dei testi latini : uso che si può dimostrare tanto pei Digesti che per il Codice e le Istituzioni. Riguardo a queste ultime basti citare lo scolio ad I. 2, 18, 1, che instituisce nn espresso confronto fra il testo latino e la relativa versione greca ( 2 ). Per le Pandette confronta citazioni come le seguenti: (1) Cfr. su questi modi di citazione HEIMBACH, Proleg. Bas., p. 20 sgg. E si avverta come la forma usata dallo scoliaste si incontri con quelle del- 1' antica scuola beritese note a noi pei frammenti sinaitici. Per es. ¿ y tC Hermogeniano xwó. tí. ID' f 1 Qx, cet. (5 Z., 3 Kr.) : cfr. Z. 12, Kr. 5; Z. 4, Kr. 13 etc. (2) j.LT ' ITE t011 QTjtov tWV ivatatoiítwv É)rovtós tb to6ovto. — 148 — ci)5 (3L. 8' t(wv) a' t í,. de minoribus 8Ly. y', aɵati  dPxil sed utrum,  tc^ tÉÁ.E6 roí - ) 1iɵatoS ( 1 ) e sicut lib. IV tc n Sv urQcu- tov, tit. de sninoribus , fr. 3, § cuius initium sed utrum , sub finem §. c;os g v tl. tfig hereditatis petitíonos tó5v de iudiciis, bLy. xE JEQòs tc? t^7^E^, .19ɵatt oZ dpxi) petitio hereditatis, etsi in rem actio sit ( 2 ) = ut in tit. de hereditatis petitione in parte de iu- diciis, fr. 25, sub finem, § cuius initium petitio cet. Pel Codice : cús a P rìtac ¡3i. L(3' toi x0., tí. X. , cat . y' cimii edicto quidem ( 3 ) = ut dicitur lib. XII Codicis , tit. XXXVI , const. III cuius initium edicto quidem (4). L' imperatore Giustiniano è quasi sempre nominato in questi scolii ' t twos (30(e 1E11g = ` imperator noster ', parole che parrebbero riferirsi a lui vivente e regnante. Ma io non voglio insistere molto su questo argomento, giacché non nego che tale denominazione potè e per tradizione e per imita- zione dei testo commentato continuarsi anche dopo la morte di lui. § 3. Stando agli argomenti finora esaminati, la data della com- pilazione di questi scolii si potrebbe benissimo fissare anche a pochi anni di distanza dalla pubblicazione delle tre accen- nate collezioni giustinianee. Ma vi hanno altre importanti ragioni , che invece esigono imperiosamente che tale data si stabilisca o negli ultimi anni del regno giustinianeo o anche ( i ) ad 2, 12, 1. (2) ad 4, 6, 20. (3) ad 2, 6, 14. (4) A' tempi di Maurizio già — com'è noto (ZACHARIAE, Al portar, p. 79 sg.) — non si fa più menzione dei testi latini. Una eccezione si deve fare pel breve periodo di risorgimento sotto il Monomaco (FERRINI, Arch. giur., 33, 448 [e infra, " Novella„ etc.]): ma anche in esso l'uso dei testi fu rarissimo e affatto sporadico e ristretto ad alcuni casi di disperata ambiguità. o con- traddizione nelle versioni diverse. — 144 — ne' primi dopo la morte del fecondo legislatore. Tali ragioni si riducono a due. I. L' autore di questo commento conosce non solo no- velle giustinianee emanate verso la fine del regno di questo imperatore , ma sembra fare uso di quella Collezione di 168 novelle , che probabilmente non si compì che dopo la morte di lui, certamente non prima dell' estremo tempo del suo im- pero (ammettendo essere aggiunte posteriori le novelle degli imperatori successivi) (1). II. L' autore stesso conosce e adopera gli scritti di Cobida e Stefano antecessori costantinopolitani, che fiorirono o sulla fine del regno di Giustiniano o nel tempo immediata- mente successivo (2). Piìl esatte determinazioni — allo stato attuale degli studii critici — non sono possibili. Le citazioni delle Novelle sono abbastanza frequenti. Esse si dicono ` Età tòv xo8txa 8tatc etc ' ( 3 ) o ` una tòv xcó8txa vEapai S tat€ Et[ ' o ` vEapcc^ ' [come fa pur Doroteo, sch. 'Eàv, Bas. lib. III, 773]. Ordinariamente s'accordano con la collezione delle 168 Novelle : Év taIs vEapak EiS tr i v á vEapáv = nov. 1. tonto áX)Loto^  5' vEapá = nov. 4. 7 1 µEtà tòv xcótxa  8táta§ts = nov. 7. Fv tfi  tòv xc» txa vEapá 8 tat. 43' — nov. 12. vnv tò tpítov óAEt nj 11' vEapá = nov. 18. tij x(3' 81,atálEt tCÚv µEtà tòv xcó8txa, 'r i ng lati ZEpl yáµcov = nov. 22. (1) L'uso prevalente di questa collezione comincia in Oriente nel sec. X (cfr. ZACHARIAE V. LINGINTHAL, Imp. Just. Novellcce, I, p. V), ll che non toglie però ch'essa veniale già adoperata molto prima. Assai probabilmente la usò Stefano, e le poche deviazioni che si trovano ne' suoi scritti si de- vono probabilmente a errori di copisti (p. es. sch. Etecpávov, Bas, Hb. II, 528). (2) Si tace affatto degli antecessori beritesi. Questo potrebbe forse indi- care Costantinopoli come luogo in cui il commento fu compilato. (3) F questo il modo in cui citano i più antichi , e in cui le Novelle sono citate nelle stesse Novelle : cfr. Nov. 68 (Z. 36), .i § 1 :  tais µetà TÒV mania 8i,atá eai, xelraL '. — 145 — veaIàv p ', 1^ɵa W, ávaLQovcrav tiv yvo r l v tavtriv = nov. 107, 2. áváyv. tò  tris pie ' veapd5 = nov. 115 f. Non si ponno invece accordare colla predetta collezione tre altre citazioni, cioè : ad 4, 6, 17 : µet& tòv xw5u1{,a 5Lett. ve ' . Gin, il Fabrot , il quale aveva pubblicato questo scolio, vide il probabile errore di amanuense e propose [2' ed., p. 619]. In tal caso s' indi- cherebbe quella che nella detta collezione è la Nov. 18, e. 8, e sarebbe tolto il divario. ad 2, 13 pr. : avecyv. ti)v Qe ' veaóáv. Qui però l'errore mi pare evidente ; si tratta di una lieve svista e va corretto P Le' [N. 115]. ad 3, 20, 4 : tonto &XÀo Lo 7 µetà te v xcó5 txa VEaoà 5 Láta:IL S ovóa. Lo scoliaste volle, secondo ogni verosimiglianza, indicare quella che nella collezione delle 168 Novelle è la 99'. Qui può sorgere il dubbio se trattisi di errore di copista o di diverso ordinamento della collezione, da cui lo scoliaste attingeva. A me — tanto più che si tratta di un esempio isolato — la prima alternativa sembra preferibile : fra r& e CC' non vi è poi così grave differenza grafica da rendere inverosimile il supposto. Dicevo poi anche che l' autore di questi scolii conosce Stefano e Cobida. In principio del tit. 16° del libro I, la Parafrasi dice che la capitis deminutio distrugge ces d tò rXE^6tov (= di consueto) i diritti agnatizii. Il ` plerumque ' non è qui nel testo latino, ma sul finire del tit. 15°, in cui si dice la stessa cosa. Ora lo scoliaste arreca una spiegazione in proposito di Stefano : >tEcpuvó, cpr13L  tonto 11Q06XE T - aUL tò ` cbs 1.z1 tò t?,ei tov ', 19-cELU I f uxà capitis deminutleon Tá µEtà tòv 5vo5Ex0EÀtov le- gitima Mxaia 5iacpftEl9Et y ov h'ÚVatut = Stephanus ait ideo adici plerumque ', quia minima capitis deminutio legitima jura (quae) post legem XII tabularum (sunt inventa) peremere ne- quit. Questa proposizione è certamente di Stefano, che la espone -- in forma diversa --- commentando il testo pauliano D. 4, 5, C. FEauIxi, Scrillti Giuridici, I. 10 — 152 -- taanente che questo non é il caso pel servo infermo o vecchio, cui il padrone abbandoni : questo b piuttosto rivendicato ipso iure in liberti. Il testo dice che del tesoro trovato in luogo pubblico metà z devoluta all' inventore e metà al fisco ; e il cauto annotatore ricorda ciò essere vero , purché l' inventore non tenga nascosta la sua fortuna per appropriarsi l' intero, chò allora auvrò S toi) 1naav@oi5 euroxtvárcti xat c'íXXo t000vto ávay- z EtUL rc & vczt = ` a toto thesauro removetur et alterum tantum solvere cogitar '. Il testo insegna purgarsi la cosa del vizio di furtivith, quando faccia ritorno nel potere del dominus ciò non ha però luogo , avverte col suo immancabile corredo di testi I' annotatore, se il dominus non ne ebbe notizia. Fra le differenze tra peculio ` pagano ' e peculio castrense pone la, Parafrasi quella , che sul primo ponno esperire le loro ra- gioni i creditori paterni, non sul secondo. Ma bene avverte il commentatore che se il fisco ò creditore paterno ov óvvcb tunn- n,>claut.at tò toD vycslouo ou [rayavtxòv) nsxoatov, e cita: D. 4, 4, 3, 4 i. f. Ove si parla dell' efficacia del senatoconsulto Mace- doniano, il commentatore osserva che 1' eccezione derivante da esso non giova nel caso che un liberto mutui denaro a un filinsfamilia,s « in fraudem patroni ». Di queste osservazioni acute , e dimostranti conoscenza grande delle fonti, 1' opera abbonda ; ed io non dubito che il romanista percorrere, con molto piacere e pur anche con pro- fitto questi commenti , che ora vedono per la prima volta la luce. Certo che non sempre ò il commentatore felice. La spie- gazione [sch. ad I. 3, 19, 4] del perchò si possa validamente contrarre mutuo a nome altrui non ò la meglio auspicata. Così dicasi dello scolio ad 2, 25 pr., già, noto per 1' edizione • abrotiana. Se la dove , parlandosi del numero di figli che giova a scusare dalla tutela, parifica la Tracia all' Italia, rife- risca bene ovvero s' inganni, non potrei decidere. Prima di troncare questi cenni, voglio riferire che cosa pensi il nostro commentatore intorno al famosissimo « unus casus » (1) ( 1 ) I. 4, 6, 2. I1 commentatore dunque non ha ritenuto che il probleuma fosse giii sciolto dalla stessa Parafrasi con quanto più sotto essa dice in- torno alla uegatoria. E questa la tesi sostenuta dal DEGEN, Ueber (las Zei. talter etc., 54 (" Die Rechtsgelehrten haben deshalb viel darüber gestritten : — 153 — xeLt'at S£ te) 1&ÉE.LU, nEQI, ov tó )11VÒV 'XSyEL nato, ( 3t. u' tltív de iudiciis tí. de inofficioso Sty. 1' = exstat locus, 'de quo id dicit textus , lib. I de iudiciis, tit. de inofficioso fr. 8 [D. 5, 2, 8, 13] (i). Il testo a cui il commentatore allude è il seguente : Si filius exheredatus in possessione sit hereditátis, scriptus quidem heres petet hereditatem, filius vero in modúm contra- dictionis querellam inducat, quemadmodum ageret, si non pos- sideret, sed peteret. Il nostro commento non presenta analogie né con la Glossa torinese, nè con quelle che sulle Istituzioni si compirono nel primo periodo medievale , per esempio quella del codice wal- raffiano. Ciò è tanto più notevole. in quanto che i contatti fra aber Theophilus giebt lib. IV tit. VI § 2 ganz deutlich die Negatorien- klage als den unum casuin an und entscheidet damit alle Streitigkeiten „). Ad ogni modo, il fatto che il parafraste non spiega quale sia 1'unas casus serve a ribadire 1' indubitabile risultato, cli' egli non può essere stato autore del testo latino di questo libro. Così argutamente mi suggerisce il profes- sor Moriani. ( 1 ) Già 11 GOVEANO (Lect. var. 1, 41) e il CuTlACio (Notae et seholiu in Inst.: 011., Neap. 1758, VIII, 1104 e ) avevano pensato a questa spiegazione, ma senza accettarla. Dopo che il FABROT (1. c. ; cfr. REi'rz, 2, 788) ebbe fatto conoscere la sentenza dello scoliaste, questa fu riferita da DouJA'r, De uno casa (in REt'rz, 2, 1224 sg.) ; O'i°ro, ad Inst. li. 1. ; Falr'z, ZtscI n '. f. Civilrecht und Proc., N. F , 1, 52 sg.; SCHRADER, ad Inst., p. 636. In CoccElo, hts cIv. contr., 8, 5, q. 3, si legge : " Broeus in exposit. Inst. ad d. § 2 statuit ca- sum illum unicum inveniri in querela inofficiosi testameuti, in qua is qui in possessione missus est experitur per 1. 7 in f. 1. 8 pr. ff. de inoff. testa „. Non par dubbio che la prioritá, della nuova interpretazione e della sua con- futazione si debba a Goveano , quando si pensi che la prima edizione di quel lavoro euiaciano apparve a Bourges il 1.2 febbraio 1656, mentre il cap. 41 del 1. I delle Variae lectiones del Goveano apparve a Cahors il 1° gennaio 1654 (I' anteriore edizione tolosana contiene solo i primi quattro capitoli). E pare anzi che 1' ° alii referuut ' euiaciano prenda proprio di mira il Goveano. E S ono soliti ad attribuire al Goveano tale spiegazione quelli che la ricordano nel secolo immediatamente posteriore, come il VULTEIO (Cc»ttnt. ad Inst., h. 1.) e il FABROT (1. c.). Debbo queste notizie alla cortesia dei professori Sc1ALoJA e MORIANI. jIn questa nota abbiamo rifuso la breve Appendice ` Ancora sulla spie- gazione dell' unus casus ', che era a p. 67 del vol. delle Memorie (N. d. L'.)1. — 154 — la Parafrasi e la Glossa torinese sono addirittura continui, o serve pure a meglio illustrare questo periodo storico. La tra- dizione scolastica si mantenne comune all' Oriente e all' Occi- dente finché il diritto derivava da quelle stesse fonti, che ser- vivano già quand' era uno 1' impero : intorno alle Istituzioni gaiane, per esempio , la tradizione fissatasi in forma di com- mento passb poi in gran parte sia nella Parafrasi delle Istitu- zioni in Oriente , sia nella Glossa torinese in Occidente. Ma dopo che le compilazioni giustinianee mutarono cotanto lo stato del diritto e dopo che la giurisprudenza dovette occuparsi di queste nuove fonti, 1' unità degli insegnamenti non poteva più (tranne che pe' ricordi del passato) mantenersi : i rapporti fra Oriente e Occidente non furono più saldamente restaurati, I' ignoranza del greco da una parte e del latino dall' altra ponevano troppo grave ostacolo alla reciproca influenza scien- tifica, e infine il misero stato, a cui 1' Italia s'era andata ridu- cendo, più non permetteva alla scienza del diritto di raggiun- gere una notevole importanza. Le terre italiane che furono per più lungo tempo avvinte all' impero greco vennero assorbite nella civiltà bizantina. Chi infatti farà i confronti con le glosse indicate non troverà che rarissimi punti in cui vi sia, 'non dirò un contatto, ma una semplice analogia ; e questa pure si manifesterà af- fatto casuale. § 7. Ora è tempo di dire qualche cosa sulla nostra edizione. Io ho posto a base il cod. manoscr. gr. 1364 della Biblioteca Nazionale di Parigi ( 1 ), che contiene il commento nella forma ampia e corretta. Purtroppo questo manoscritto manca ora dei primi fogli e comincia solo col titolo XII del 1° libro ; e purtroppo ancora 1' inchiostro, con cui furono scritti gli scolii, si è — per essere questi proprio al margine e quindi ove la ( i ) Colgo ben volentieri l'occasione per manifestare la mia gratitudine ai signori O,nont e Zote q berg, che, durante i miei lavori in quella Biblio- teca, mi furono cortesi di utili indicazioni. 1 - 155 - pergamena è più di sovente toccata e maneggiata — spesso così smarrito, da non riuscire sempre possibile la lettura. Non nego che, potendosi disporre di tempo maggiore, molte cose si sarebbero potute leggere, ch'io stretto dal tempo non lessi : tuttavia non credo che le cose , ch' io dovetti omettere o sup- plire a mia congettura , sieno tali e tante da renderne sensi- bile la mancanza. Anche nel manoscr. 1366 si contiene lo stesso commento , benché in modo incompleto : è da questo codice ch' io tolsi le glosse ai primi 12 titoli mancanti, come dissi, nel primo. Occupato com' ero in altre ricerche, non potei isti- tuire del resto — come avrei pur tanto desiderato — un con- fronto fra i due manoscritti. Ho poi nell' edizione tralasciato, sia per la loro intrinseca inutilit, sia per non accrescere so- verchiamente la mole di questo lavoro, quegli scolii che con- sistono in meri sunti delle cose dette nel testo : solo qua e lh ne . ho salvati alcuni dei meglio fatti, per dare anche di essi un esempio. Del resto tutto quello che per le ragioni accen- nate può mancare in questa edizione emenderò e supplirò presto, quando pubblicherò gli scolii recenziori alla Parafrasi greca. Ed è questo il motivo che intanto mi spinge a non ri- tardarne 1' edizione , che pub essere utile molto alle ricerche dei romanisti. Nelle note mi sono limitato a indicare i passi citati nel commento e ad avvertire se mai alcuno degli scolii fosse con- tenuto in altro dei codici della Parafrasi da me esaminati [v. per le segnature la mia edizione] o se fosse già edito o almeno ricordato nell' edizione della Parafrasi del Fabrot, condotta, appunto sui codici parigini [F 2 = ed. 2" di Fabrot]. Non ho aggiunto la versione latina per non aumentare troppo la mole del lavoro, e poi per la fiducia, che mi pare doverosa, che i romanisti sappiano almeno quel tanto di greco che si richiede a intendere questo commento. Nelle congetture fui oltremodo parco, e soprattutto nulla. volli mutare per emendare la sintassi di ciascuno scolio. La esperienza ci ammaestra come spesso tali scolii dovessero fin da principio avere una forma poco corretta ; e poi bisogna tenere gran conto del tempo in cui furono scritti, nel quale varie anomalie sintattiche (per esempio il nominativo assoluto) non eran punto cose inaudite. — ;56 — § 8. Mi pare opportuno avvertire come il manoscr. 1364 arre- chi; frammisto agli scolii accennati, un lungo brano del notis- simo libro nEot x Q óvcov not`lEaµta; [cd ` oo tuq. Comincia ex abrupto nEQt vctur Qcov cet.- (ediz. Zachariae, c. 25 § 10, p. 194) e termi- na al § 13 del e. 47 (ibid. p. 244). In complesso si attiene nel contenuto e nella forma alla recensione seguita dallo Zacha- riae , che è quella che ha quel libro nell' Appendice al Pro- chiro mutato. Le differenze si riducono alle seguenti.- Nel c. 25 manca il § 18 ; nel 26 il § 4; il e. 30 manca; il c. 31 porta la iscrizione nEQ1 xQóvcov xat x' ; manca il § 1 del c. 35, e del e. 37 (che pure è iscritto ieQt x' x@óvcov) mancano i § 1, 4 ; la rubrica areQ1 xii' xQóvcuv non è riferita ; mancano i § 3 e 12 del e. 40 , il § 8 del c. 42 e il § 2 del e. 43 ; del § 3 dello stesso capo s' è fatto un capo indipendente colla rubrica neo' VE' x@óvoiv ; il e. 47 è fuso col 46 e quello che ivi costi- tuisce il § 12 è qui traslocato al posto del § 7; mancano i § 8, 9, 11 e quelli dopo il § 13. Che questa parte dell' opera predetta sia stata trascritta dall' Appendice del Prochiro mutato, si prova anche col fatto che subito dopo segue la voµo1Eala auXaiù 13conMw; tov ,f oovtos, precisamente come in quella ('). Si può ora chie- dere come mai elevasi spiegare questo fatto. A me pare che la. spiegazione più ovvia sia questa.- Taluno - per proprio conto in margine al 4 0 libro della Parafrasi , ove questo discorre delle azioni, trascrisse lunga parte di quel libro, come lo aveva trovato nell' Appendice del Prochiro mutato , contenente ap- punto una utilissima raccolta dei termini principali , e nella foga del copiare, o senza avvedersene o di proposito, trascrisse anche altre parti di quell' Appendice. Un copista posteriore confuse quella scrittura marginale cogli scolii e, mentre da un codice copiava l'antico commento, dall'altro copiava quella scrittura, e d' arabe le cose fece la più strana e ridicola mi- ( I ) ZACHAt{IA F,, o. c., p. 54. — 157 — stura ( i ). Questo a me preme di porre in sodo, che niuna re- lazione esiste fra quella redazione delle « rope » e il nostro commento, assai anteriore ad essa ; infatti il cod. 1366, che pure riporta il commento medesimo, ignora affatto tutti quei brani appartenenti all' Appendice del Prochiro mutato. Prooem. § 3. µ8tà t C) tEtfi] 3t1, [Uta t(JtEtfi xpóvov ibovto 01 VOL ( 2 ) t í . Eatt votOs. avvtíD8tat] tovt(éatuv) 13-coltlaE tà institíita Éx teTyv institútwn yeaov. Liber primus. 2 pr. cpvatxòv vóµt[tov]  8É tu y a tjo'v Wmv 11i1 ttµc;)vta tòv vótov tovtov tòV cpvatxòv, tovté,att te) ávatp é cpEtv tà táxva, xat µi1 cp • 7Láttovta tòv cpvatxòv vóµov, (In  tfis lxí 8 vris, 619EV xat víxavh@os ' E^LEt 8uà t11t9òs ccoatilv yaatáca áva(3@c,5aavtEs (511,111;oQEs ÉlEyÉvovto xat tovtov tòv cpvatxòv vól.tov  ávat@FCpEtv tà  Ovx Ixovut• a^ Ixtóvat (3). lb. - a ' • 9CE@I vO[tOV • tí ÉaCt y E-19 ; ÉÚvtxos Éatt t0 xatà J-ccívtwv ávftgo5.7-ccov 7LE7LoyuaEtBvws (3tovv 18E7L6Vtwv ( 4 ) xat 8tarlr9iau ta avva7L7Lci.yµata atotET,v xat tov5 'fiµacu l xótas xo?LIgEt y . — (3' • xat t t no?,tttxós; 67tEQ ÉZáatn  cut µóvov Y8tov ópíati il £ÚEt atapa- .  .  ,  ,  .  .  ^  ,  , îLa(3r^ .— y , • xat tí. cpv 6 txos ; Te) tovs av$^w , ^covs yaµovs ovvalttEa-kct xat aatbonotEIv TtQotPénov. § 1. ! luya. Éxµuai;.] µlaíiwats xat lxµíai9w6tS cStacp^PEt. xat µí,- aacoots µÈV xáxiLrrtat tò 1311 BLSóvat tò Mtov, £xt.Ì,a7 g 'wat5 SÈ tò Ext µtat9 j ? 7,0443ávEtv rò á7L7`ótQtov. ( 1 ) I1 § 1. del c. 46 é, per esempio, scisso da numerosi scolii in due parti sbalestrate a grande distanza 1' una dall' altra. E non occorre dire che cia- scuna di queste parti, per sè, non dá, alcun senso buono. () supple µu^Eìv. iuris defiuitio ante omnia discipulis tradi solebat. non uidetur scholìastes uerurn sensum esse adsecutus. (;) paullum mnutatum habent hoc schol. V. P. L 2 . L' 6 . partim edidit F", 8. ( 4 ) supple InextELvópevov. — 158 — § 2. tov Oóiwvo5] tov twv áa l vaí.wv voµoaÉtov • 5Qúxovto 5 tc;)v XaxEhutµoví,wv (1). 6. vó Lov ^E^ íov `É^ L o s bÉ vo o19^Ét s 'i v oÚ'EV Éx rol') `^ íov §  ^  ^^  ] P ^  µ  n 1  P Y vóµov xaXELtaL 1. 5ES Ó (3aOL%E155 (2). ^,  ,  ^  , 3 § 4. tí É6tLV, ÉCtv -tu; F%táttwv cov twv x EvLavt(,t)v rlvéoxE 4 lavtòv bLauLwM10 . aL, E .LEíwv 51 yEVóµEVOs tc55v xltó)v µÉQos -roí) tL- µr i µato5 121,u(3EV ; aótEpov -cofín)? PoT)lÌELtaL 7 i xatá -còv xaLpòv, xu15' óv F 1 1Epí6ato tìiv oÌ,xEíav hm-din-1(71v, xatu(3)^ É JtEtaL ; îwQL S • 1 . (7) xaLpq) TcQo- (sÉxoµEV tr 1S SLavEuLtlOEUJS toD tLµraµatos, úíotE avtòv xatabovXovaauL, (o ` )s] EL@1ytaL t^^ ulpian(p ( 3L. µ' tí. L ( 3' dig. de liberali causa bLy. xuí (3L.  roí-) xc1)5. tí. ur i ' bLat. a'. EVPr?.taL (3L. µr)' dig. tí. de poenis huy. Lb' ÜtL Éàv OnatLCÓt1'iC, nOamvaL Ú1 aux?1 xEcpaXLx(A) S tLµwQELtaL (3). 4. vL. GCOxELj ( 4 ) EvaVLLOVtuL tr i (3' bLatalEL roí)  roí-) S' (3L. 'roí, ' x(i)b lx o5. JcótTov  bLà tòv xavóva tòv ñ,Éyovta ÜtL Év ols (ACpE- )^) i . HiSaL oí, Év yuOt@i óvtES (ivti tEx - H,Vtwv 3-caQalaµ(3ávovtaL (5). 5 § 1. b Latá;Ewv] pi. a' tov xá)b. b Lat. a' (3' tov tí. uy' (6). § 2. ( 7 ) tóre bÉ Éyívovto 2-co7dtaL 1,wµa1,oL  ,X•1(3avov tr^v µEí ` ;ovu ' Ea ,EVDE`)íav, 11víxa tà tóía  OUV1Wxovto xal 6vvÉt9Exov, otov  lvvoµos ^ } )^Lxía, tovtÉOtLV  µEí ^ O)V ovcsa tCov X' Évtavt(t)v, xal 1) 1VVOµoS bE67LOt14,a, oÌ,ov tò ELVaL aútòv aLñ,OVOLOV Cucó leav(.OV t(15v JCO?tLtÓ)v 1,3w µu íwV, xai ó IVVOµos tgónos 1XEV)9EQ(a5, tovtÉótL uindicta censu testamento. ótE hl trTv cpvOLxkv ELxov 'r` ] 7LLxíav xal tr l v cigvOLxfiv 5EO1COtEíuv xa6 tòV cQv . OLxòV t(JÓnOV t1^C, 1?1,E1MEQíaS, 0L0V tò ELVaL ljttoVa twV ).' £vLaUtwv xaó ( S ) 1) CpvOLx1) bEOJLOtELU tOVt6tL bonitários, ó Éx tCt)V yoVÉwv avtov (i)v nXo17OLOC,, xal cpv()LxòS t963-cos 12tEVi?E@íaS tovtÉc)tLV inter amicos xaì per epistulam. § 3. Év 515o b Lat.]  tcov b LatczIEwv 1vtvxE tfi Év t() i,' (3u. -coi) ( t ) in deterioribus libris haec in ipsum textuin migrauerunt. (2) hiuc saltem uideri potest nomen legis regiae non ab ipsis Byzantiis demum etfictum, sed autiquitus traditum falsee, ita ut de interpolatione apud Ulpiauutn D. 1, 4, 1 uix cogitare liceat : nisi, uti probabilius uidetur, accipias huius scholii recentiorem esse origiuem. (3) ipse suppleui. (4) item L 2 . quae autem sit ista repugnantia, non satis liquet. (5) itetn L2. ( B ) item L 2 . textum aligttantum turbatum correxi. ( 7 ) habet et L 2 , cuius ope quaedam correxi. _ ( g ) sic in duobus codd. — 159 — ,  .  ,  .  ^  ^  ^  ^ xwS, ti. E, xELµBVr^, xaL tr^ (311111tr^ xELµsvr^ Ev tw avtc^ (3^. tO"v xwS. t í . S ' (i): § 3 s. f.] fitoL 7t(Jòs ávtL8La6to%1lv tov ducEÁ,EV$spOV . SvvataL yac, Ó dTCEXE110EQOS 1XlvÚEeGt)6aL YSLov SovXov, nóaC? ó EvyEvriS. 4L0lwS (31,. ^' tov xwS. t í. E ' SLat. É (2). y£vLxwS] xEótaL fi SLátabS Év t(1J C,' tí. tov ^' P L. tot! xwS. (3). 6 § 2. SLatálEws] xEttaL  SLátabs tri E' tov x' t6. tov C, ' (3L. roí)" xwS. (4). § 6. ylvwaxE hl ÓtL datò Lb' lvLavt65v xañ,d5S g ^ EV$EpoT, , vEaQccS tato ÉnLt(JEn017ans (5). cp' ov 1jSlívato SLat6ftEaÚaL, 1ñ,EVftEo6av S l SLSóvaL ovx rfiSvvato. Ó (301611E175 {MI() tOV EL ^ O'1'^l,LévOV LS' µéxQL tov LC ' XeóVOV tr)v toLavtrly .  ,  ^  .  ^  .  ,  .  .  > >^  ^  . xwñ,vaóv Ecpv^,a^Ev, µEta SE tov LC xpOVOV ^t(J0a1^ELC, ta y' Etr^ E^CE- t(JElI1EV avtq) xat EX£UÚE(JLav SLSOvaL (6). 7. SLatáIEwS] xE1ta6 fi SLát. Év t 4 )  (3L. to') xwS. tí. y' (7). 10 pr. SLát.] xEltaL Év tc^ E' (3L. tov xwS. t i. S' Siat. xE'. tò S l 1:rt rfiS DvyatclòS dvaµcpi(3oñ,ov rijv tò dvaµvELv  avvaivEaLv tov ?Lat ò Év tO^ ^á OL ct) ^ 0 EV Ev ELV Év t 1iEia SLatá EL v ^,£ EL  ^ S  S1 µ S S x µ  ^  r1  ^l  Y, tovtÉatLv £v tw xwSLxL. § 1. adaxvvÉaliw] aiaxvWol9w yac) ó acatrw tr)v vvv avYatpa xat 2v15ELaav SLà tfis emancipatfonos tc - t ) µr) SvvaaaaL Xa(3EIv avtfiv lj tà  avtfiS yevóµeva txva. § 2. ftEtfiv áµLtav]  tfiS toLavtr)S aEtfiS 19EiaS ov xw- UEtaL yáµoS ÓtL datò 19r)hyovia5 yvwQi ^ EtaL , atkfiv  a1SchS xwÁ,tiEL (iJs [Ev tÓJ] µovo(3. de sponsalibus ( 8 ), t6. (3' SLy. LC'  SLy. µE'. § 6. xavaLv] xwXvaLv ElacE tov g xELV avtòv (3' yaµEtciS,  atpO- óv v xat t'` v  t^ a aÚtr  " t^ 1 v1J  v g ELV (3' CIvS aS, tovt^L Y^  n µ^l P  ls, ^1 ^l '  µ^^l  X  Í 3  P  at tòv vlòv xat tòv atatápa. tovto S l te) tfi S xECpañ.LxfiS g al tovtov roí) ftáµato S  cetera no n _ intellego. § 12. Fx twV (3a0 . .] xELvtaL Év taLs SLatCGlEaL naOµOLa taLS Év ( i ) paullum turbata correxi. cfr. L2. (2) ita L 2 . ceterum haec Codicie laudatio üu mendo cubat. (3) iteui L2. (4) corr. Év Tct.w xt' tí. tov S' (3L. tov xwS., E' A6a. (5) intellege uou. 119, 2 [Z. 145]. item V., qui habet SLatcílECUs vEaQás : F 2 , 54. (6) item L2. (7) ipse correxi. ( a ) h. e. lib. XXIV Dig. - 100 - ,  .  ,  ,  .  ,  .  ^  ,  .  , t(7 ,, ) E ' (3L. tTOP ' 5 1 ..0. u)b. tí. E, >Cal g' xuL 5 xat Ev t^ µEta tOV xu)BLxu VEUO« hLUt. Líl ' ¿he ó fiscos d i v npoIxu X(Mt(3dvEL. § 13. (3ov7EVt)^ Q LOV] aúatr)µU b71f.LO6lw v c^.vSOc^v auvLÓVtc^v Énì _  _  ^  ,  ^  , 6U6tCt6EL t(1)V t1 1 s n07^.E(AS ExELV1^s, £v 'Y^ (30v7.EUOU6L , nO%,LtLx(l)v JtQuy- µdto)v 5LU(pÓQu.)V • i1Yovv IacnotQocpí.u5 ÉIdQ6EO)S atpatllyíus xaì briµo. 6LO)v cpóQa)v vvvaEU)S. , 11 § 2. Iv>9u 7L^yEt ó )1^tÉtEQo7 (3aaL7vEVg. 1cpL7,otLµilauto] òµoLU EvO)jaEtS IV t(I) nQ0?L(436vtL tí, - cXcc) µZ' Fi. L' (i). § 10. ix cpLXotL[Líay] (3L. u' tí.  bLy. xU'. § 12 i. f.] xEituL  SLdtaILs á V tc1) S tí. -coi')  (3L. tov xc58. ac Q Ú)t?1 0Zau (2). 12 § 1. deporto] tovtattv. á.va¡3uacd ^ c) as El5  vií- aoV. oi1tOS tónu) µ ^ v nEQLx7.E6EtUL xaì Ov SlJVatUL €17,7x9Cov ccnEX19Elv, ó 5^ relegatus E'íOyEtuL tov lnL(3 . i1vuL tov tóacov 1H,E6 y oU, 11 ov llo- Q6CEtaL (3). § 5. c7t72,ri. Slltovµ£v] ÉQo)truµatLxòs ó Xóyos. n(7); yàQ ó cina1] 1QwiTlFtattxt75 s , á7là xaì auX"koyLattxcik ELnEtv cI)5E. •a. limine et post] « atóat » FatL « E.LEtà . tavta ». § 6. Én6nQu6xEV avtòv tò SEVtEQov] ws Cucó cíPxovto5. xuì tQE - (c 17,EVaEQloct] 61')o 17tiEVl9EQLat Alndletr `l, yLvóµEvaL, tovdatty Fnì üOzOVtog. vór l aov tov acQOaOJnOV, tOl)t E 6tL toll dyo- Qdovtos, 5(50al5uL bta tov vóµov tàs 5110 E7 ‘ ,EU'aEQLU S • tri1v. yàQ tQ6t11V É7.EVí9'EOIav µEtà  nOaatv. ÉSífiov ó acatìlP xuì avtòs , uindicta (4). y F yovE ^LÚtats] Ivaa 7 n áyEL « SLdtayLS toil riµEtéQov (3aát7v{',o)S ». sx tot ed. ton pr.] cittva ÉxEt tò  Lxtov tov praetoros. xutà t4; ovaf,uS to p " .118X.] tovt É atL tò t É tUQtoV µsQos. 8. c uvE cóc tì v otxE^av . v. ó aC. ^` E6tL ^^à a vtc^ ccvtELatEEv. §  P  Q  !1 1  Y  ^^  ^ Q  ^ § 9. si 5È µEtà  emancipatfona] TI yàQ dtL µEtà t71v eman- cipatfona 17Lu(3Ev avtòv xut¿c adrogatfoná tts xaì tótE 12.coìri6E nULSíov, situ 5' ÉtExEV ; tò tLxtóµEVOV vno(30,7LEt ( 1 ) tfi 177tElovatótlrtL tov 19Etov ndnnoU. 13 pr. iíyovv 79É6ELS] xaì  15FaLg atoLE6, tovtsatt y vJtElov6601.1s nuThus. (1) corrige i=v TÚ) ^' f3i(37,1(4) , tov xVA. tí. cet. (2) h. e. C. 7, 6, 1, 10. (3) F 2 , 87. (4) ita L 2 , ad cuius fidem quaedarn emeudaui. ( S ) 1. vno(3áî1,21.Eiat, ut habet L 2 , qui 1. " nra. mu r , ,,. - -161— , twv vatò FatLt^• tE^,ovvtwv] tovtécrtI, µ3181 xovE)atopEVOµEVOL ÉatLtpOatEVÓpLEVOL 811lOVótL Év 15JCEOU6LÓt11tL Etaty. § 2. defendeúontesJ LExÒLxovvtE S . § 3. atatÉQES ataLaív] h1' i XovÓtL ÉwS 0't) CCJt0'aáv1 1 ó atatì l o 1JatE- ^oti6LOL ELalv oÌ, ataL(SEC, tEXEVtl'aavtOS (SÉ avtE r gOtiaLOL (1). testamentaría F2-cLt9Ó7tov] ÉvcSLaNxov, tovtarL tov Fv cSLali1^x11 IatLtoóJtov. testámenton yáo lati tò 8La1i1 1 xápLov (2). § 4. fiv (p'ÚaEL at.] tOVtÉatL tOLs t'.;waL xaL cpaLvO0vOLs , oL Éyx'17- µov ovµsvoL g aw19Ev tfis yaatc.òS  póstnmoi 7LáyovtaL (a). tótE SÈ xañ,(i)S] ( 4 ) tótE  xañ.6)S xatañ,LµatávEL ó atáatato  lv go1JOEL OvtL ÉxyOvCp tovt E atL t(7? 11EakOvtL Ex xoL%,Las xaL t0)  ?LO- ato1J w tOVtÉatL tw É x11 OvOV ÉV(U Éx Oyc^ Éatír OatOV `víxa t 0 É60v µ .  Y µ  µ ^  Y  P  ^^  N-  ,  ,  <  <,  ,  .  ,  ^  , at(JOaw?toV , tovtECrtLV O vLOS tov ataJtJtOU , atat l l^ 8E ExELVwv , E7^v1i11 t vJtE OvcrLót ► to^ " i.9avátw " emanci atfoni. avrò ^à vatE ovaio ^1 S  1 5 t l  ^ fi  P  S 1 C  ^  S ciìv t(7,) t8íc? natclí, toUtÉótL silos , noXaµ(30 1 LvEL tòv YhLov vi,óv. ovx lPQwtaL atavtEÌi,(1)S 1JtLtQOJtì l 8Là te) µEtà" 19ávatov tov atáatatov vato- atíJttELv alvtoìJs ELS tìl y tov ( 6 ) aTatoò7 v71E7o1)(5L6t7lta. cpavE2òv bÉ £atLV, ótL xai tq) 7,8íc,)  postl.ímw óvtL xataXLµatávEL 'satí,tPOatov. — ó yà0 Cintò N'117oòS ho1°EL5 CCvEV  oÚ (3E(3aL011taL ( 7 ), G)5 %LÉyEtaL Év tó) de ttitelis µovol3í(3Xu) tí. y' BLy. (3' (8). 14 § 1. cani lib.] ! Asta ÉXEVaEPía S . sine lib.] ¿b/EU 11,E1)0Eoíag. diróctan] C^catEataXµsvlív (9). %,ÉyEtaL 1%.E1)Ú'EoíaS hóaLC]  EvíÌEíaC, (10). fideicómmisson] cpEíhEL yáo « t1 1 atíatEL » . commíssw « xata- ÀLµatávw » (')). (') itera L2. ( 2 ) item L 2 : forsan laudat F 2 , 98. (') habet L 2 : partim laudat F 2 , 99. (4) habet L2. (5) del. L2. ( B ) del. Cod. Paris. (7) cí.. t. L2. (8) D. 26, 3, 2. (9) L2. (' 0 ) L2. (") itera L2. o. FERRIN7, Scritti Giuridici, I. 11 — 162 —  $7tELbil (SOL t.]  tc7)v'sv b LuM)x71 ^)1 µcítwv I  I ^,  ^ ^  ^ E  , tà 11.11 11.11 1 . h:' (^)v y Q cí(poµEV xñ.r}Qovol.wv  1^ Fit wv ^EVú^EQLav '  ij bu' (i)v fideicólnmisson (^L' ú)v ^liyutE2(oµEv xat a%mµJCCiCVO tEV. ij hl' (i)v FacítQorcov bíhOltEv (p(Crtou t'LVÚs1 toutÉ6tL JCOL1^(SEw^, JtoCiSEw^,. Iv19'EV xaL facere tò « 7LOLELV » ((). sine 1.1 y(0 9 ì, ^?.EUriEQíus. púpillos] OQcpavò^ ^toL cívri(3os. 1 , ,(SEó E .1.Eí}a consensu] l b EÓ[tE19'a yà Q ElS tò tòv £JCítQOatov 1XEUD.E- Q (oi9-íwuL tfp.; (ruvaLVécsscoS 17r1TQóZov. òJcEQ Ovx 1QQ0)taL. at r- Os yàQ .i l bLívaro  ÉxELv ó bta0-4tEvoy ; (2). pÚ.rwy] Y,.atÌ'aQ(tJ; 'l^tOL El?1^É(i)C,. cum liber erit] toutÉcitL ¿tal/ 1,xEVaEQos IGEtaL, atQòs tò yEVé- 6auL l'aLtQoTtov to11 4t o11 7LU.Lb6S. vÓ116ov buvatÓV. ELC, tlízlív] E6C aL Q E6LV t011 « Fàv yÉV•1 1 raL É%EÚaEQOg ». latELbTI E'171iÉwS t(^) %^EyELV tò yíVEOMaL aUTOV 1JLítQO7COV, EÌtE11i)EQO`UtaL (3). ^  § c^  n  .  o  i  ^ c  o  .  i ^  u  ^  I ^  .  ^ ti 2. u( pl ] ?^LîLa] acpl^^L^ 0 aJCO tCw Lb Etwv EwS ro xE E%l^wv O. § 3. ex certo tempore] tovtÉatL Cenó b1jXov xatQov. ad certuni t.] JL Q ò b1IXou xaLQov. S i nauis! tOUTÉ6tL Fàv 1j vuvs ala) áaía; 1X-8/3 . òtL hl stQò t11S toi^ xk11(2[ov(5p,]o1) ' EV6tCi,6EwS b>úvaµaL xutuXLµJtúvELV 1:',7títQoacov. § 5. fi.liis] TovtáutL tols v%ok É l .tok ÉJtí,tQoatov bícSwµL. postuniis]  postúmois  bíbw µ L 17títóoatov. (32LFatE  ótL dOQí(St(oS EL^tEV. 15 pr. xutaXELCpaEí,] bfiXov òt . i  atQò tov testátoros JCQOEtE"À,Ellm (SEV. bvobEx(zbEXtos] ( J ) òvoµa vóµov. EfQrltaL hl bvobExábEktoS tovrc}) r(.7 ? tQónc9. µEre' tò 1.1EXáCIaL .ros Qfiyas vó1,L6v à 3 ' 'a EVro , (i)(ttE xal toùs vóµovs aútCov µl i atoXLtEVE615aL, xá^ ,. tavco x'' sir) . 1xQá- (') item L2. ( 2 ) item L 2 , qui tamen uerba ó Staft.' del. (") habet et L 2 , ad cuius fidem quaedam ernendaui. (4) item F. (5) habent L' L 2 , cfr. F 2 , 105. cfr. schol. ad Syn. p. 520 , ut de recen- tiore origine cdgitare liceat. — 163 — trrEV. 11-05vtES ovv atapà Ccúiv(xíoLS xai a,axE B aLµoví,oLS bé.xu üvb^Es 1Xat3ov tovS 1xElí9Ev vóµov S , Elru voµ í 6uvtE S tovtov  (T1o'uv yàp Év bÉxa lS£%.toLÉ%E ocvt6voL ^ u^.vtE >< tÉ aS at O6tE1^}'  L ' xa^ bvO S  cp  S ^P^^  S)  P  P  11 xui ^x tov o'vµaávros ( 1 )  bvoBExábEXtoS. § 1. á8EXcpi1 óµoµAtQLa] ovxi •µoatá-qua .  b' Écttiv óµoatátQLu xai ovxi óuLo [ diteiLa, adgnata l6tí,v (2). § 2. tuxòv yàP 1.7CEñ.á15Eto ó 3atìw 1arítQoUov xcLtuXEíatELV tc-1r v7,45 Et S óñ,a 8Lan9'11,1EvoS tà óc71(x. § 3. capitis demin.] ccuai S ^? uttovEt^vaLS. 16 pr. (úS 'En], tò atXELatov] ( 3 ) ` (in  tò  Ef,nEV, 8Là t11 y cxvaataal,ov tov (3ar5L?.Éws BLátagLv, [i]], (7n lati µafYE6v Év y' (4), Ua(JaxEXEtiEL tòv emancípaton [tov adgnatica, at(JO66xE6n9aL 86xaLa EiS ròv  cxbtaftÉtov x7 n ,1 7 1QOV. citcpavoS cprlai 8Là rovto atpoxEL619aL te) « cirS  tò atñ,E6arov » , ÉatELbT)  µLxQà capitis deminutíwn rà I,LEtà t0ti+ bvobExabOutov ñ,EyítLµa bíxaLa bLacpliEíciEL y 0v btiVaruL ( 5 ). 61.à tovto EIatEv ( 6 ) ` c.^  tò at%,EL6rO y ', órL tfi  xai rfi µ ^ 611 (7) capitis deminutíoni  tà adgnaticá, BLxaLa, -uf ] 81 µLx@Ci c. d. oú XvovtaL , tovtótLV dtE [ó Iatírcloato S ] y^vrtaL etnancípatos • 815- vutaL yà(J aúròS ÉatLtoo7CEtiELV xai 0v adgnatic)) IatLr`oO3t1) Éati rfiS µLxP(-51 S capitis deminutíonos • tò 81 trj5 cognatíonos bí- xuLOV oúx áaffi,tivtuL tuis y' capitis derninutíosín. § 2. aqua et igni] rour(é,atLv) e lva µa) i LEtaoxfl  ro.C^ tÚa ov 1^ O'Ú É^OOí^ EtuL 1` . atUOò i` tibaro^ tOUt6tLV Lyu Ll ^co%^LtE'Ú? ruL 5  5.^  1  ` S  1  ^^  ^l  1 1xEl . ruvtu yàp Elcrì, at Q ò S ^(^ ► .^ 1 v tov clvbáratov (8). § 4. ovBEµíuv] 13tEL &i1 1 xE(puk7) xui tò atoG(s(oatoV rO) 01xÉt011 Ó 8E67CÚrr iS ÉatíV , (a)6t ( ,. cúv 17,EVaE0o11 E 1.Eyo S C) ELa%EL ÉxELv at^oóauurov xtu ,9 à to iS v(51.101, (9). (1) avµ(3d.vt.os F. (2) E 2 , 10(3. uocein satív secundum F. snppleui. idem scholiu+n in L 2 mire corruptuin legitur : ovai óµol.LrJq(a. Ei 8É ÉatLv óµoµrjteia adguaLa £aií.v. (3) laudat F 2 , 107. (4) Hoc est institutioni' : intellege I. 3, 5, 1, uhi )e x Auá.stasiana lau- datur, quae in codicem repetitae praelectiouis non ti-anAiit (cfr . : C. 6, 58, 15, 1), cuius etiam C. 5, 30, 4 n'entra fit. pars uero seruatur .0. 5, 70, 5. (5) hunc locum in Introductione explanani, conato Stephani indice ad D.4, 5, 7 pr. 'supra , p. 145 sg.]. (6) hinc incipit altera huius sclrolii pars, quae etiam in .I, i inneuitnr. (7) µeyí,azn L'. (8) altera scholii para legitur et L 2 ; habet et 7' 2 . 109. (`') 11 L" et. 1+ 12 , I. 1. — 164 —  ,  ,  ^  , 6. ^LávFL cognrLtos] tvx^n^ ;^ùP SESa)xE tLS EuVtov a praetium participandarn  .riXEUl-YE0ú1• oúroS oúx, ávaa.uu(3ávEL ti l v a-wo- tá Q av 6vyyávELUV tfiS adgnatfonas (1). cognatíona] 6vyyEVìlS to1)t6tLV aclgnátos ols  cognLítos, tovtá6rLV o15 ijv óuyyEVìlS adgnátos ovxátL µávEL (2). s. f.] ( 3 ) BvVUVtuL 88 ( 4 ) xc(L ÉV6 1 7LLWÉ1tELV  B1,OLx1lcLV• CUS Év µovo(3í,P,(p de tntelis  (3' BLy. E ' (5). 17 pr.  legftimoi] ÜtL ó vóvLOS 17t1 8ono)v Ov yvo)AEL oú8á úvLóvtc.cS  legitímus, tovt(áotLV) lx azXayí,ov. 19 pr.  tE19aPo7lµávo l. ik)icl.. tout(OtLV) toú atatoòS lj azcíatnov ó aZak ovx 1xEL tò c ' íVOVLIL • ó yùp lcu.tìw lj ó 9tcíLrt3-toS 2L,-¡ovtuL legítimoi • ó 8È vi(); xut ^, cclri.cpòs i.EyovtuL fic ttciLírioi. ó ^uiS tot emancipatetísantos] tovtác,tLV ó ^a^s, ó lrcLteonEVCOv  ^ ,  ^,  -  ^,  ^  ,  ^,  ^  . -c(7 , ) 1M , .0 a^E^,cpc^), ofov EoxEV o emancipateüsas tov uv^^l ov a^E^,cpov atL'w.  ^  ,  ,  ^ ^ ,  ^^  ^-^  .  „ Oí, ^c^oEL(rj^tEVOL] -co y -clon aravtEs oL E^LtOO^toL xuv E 5 U)tLxOL xav atutá9ES xav adgnatoi xav ncitpa)vES táxvoL natPcíavo)v xav fidu- ci,irioi xav datiuoi atñ,Erü) 0 . s2,ouaLV E1vaL tc ' U xE' xQóvcvv, vu LL- tQ l o7rEti6uO6L. xat xov(1C(t(U@ES 8á óµolcoS (6). 20 pr. inliotitianós] 811?,,ovótL áatítooaro;, BotL aútáSV tJ)v (3' vOp.o&Et(7)v t(7.)v I V tar; 12,-cauLuLS inlius ( 7 ) titius cúvoµczcr19'1l iulios x(d titios. § 1. ij t. xñ. aclit.] tòv xXilpovóµov vóry6ov tòv kcotLxóv ( 8 ). iitav yù.0 oi)toS (°) acliteu.s ll , tótE ó testamentarios vaZE L6á()xEtaL ÉatLtpo- atoS, ct1; ptlro.as  roí, ' testa(men)toros ( 10 ) 8o8E(S. § 4. xatá triv axEtav iurisd.] ó yà P IataPxos -cok 6tpatEVO- µ á vOLS xui ( 11 ) Iyov6L a - coUilv 153t66taóLV 8L8G)6LV Ialítpoacov, toiS 8è itero L2. est et L2. item L2. ovtot iris. L2. ita libri: corrige S&y.  , ut D. 26, 1, 17 habet F 2 , 115. xav. haec latine refert F 2 , 117. correxi.. sic habet cod. xüv coniecit ZACIIAIIIAEUS. pr. intell egatur. — 165 — „  G v /  ,  ^  G  . 1)^a¡^íOtr^v Exoucttv noata6tv ^)t8w^tv 8 tí,tQoatov O xwv6tavttvLaxoS praetcor, tovtéót iv ó magistros censwr (i). twv énaQx1c7Jv àQxOVtES] toutécrtlV (1)6avEl 01 a tQcoTotíxtoQEs ( 2 ) rfiS atóÁ.ews xal 8LoLxoúvtEs 8riµó6tov atQáyµa. § 5. xo[ttoµévwv] éàv ya() xtvr ) csrl ó véo5 toT,s lyyvrltals ( 3 ) xal ànoQOL cpavwOL atEQl tò darOñ,Oy7l0aOftaL, x n' E l xatà tó5v %a3óvtclJv tàg Éyyvas ó véos. 21 § 1. ovte fiduciariam] touté6t iv alte lv ròv praétora roí-) StaxQatîjóal val xataOxáv tà atQáyµata tov 6uyyevovs ij tov atatQÓs. )9EµáttOOV yàQ r Iévov avtà x Q atET,v (4). 22 pr. 61hµeQov 8é] lv$a ó ib µ átEQoS (3aOlñ,EVs. G  , ov  ^,  G ] ^  ,  ^ .  ^,  ^  ^ . § 1. ^,rlcpac^Otv] v^toD  [ott o EatltpoatEVwv av1^(3c) a^acp cos auto dvtcypacpfis (3aaCXécos IXa(3Ev avtòv si; vlol'Eóíav xara. adrogationa• 8rl^ovót^ lyáyOVEV avtc - 1:) vatElovcttos xal %tiEta6 71 ÉatnQoatr ) . d21ótQtov yáp ÉOt6 t0 t0'ÚS vatel0uOí0us  a6 (5). § 4. 1) tov pup1ll11 e. d.] vató$ou yàQ 3ti ( 6 ) vlò5 atátpwvos FacEt Q óateuOev datEXEU-OéQou xal tfi ovina dxap Ki tíá datEhou?Aí91i. vato- (3CMera1 yàQ e roCovtoS tf] [1E7 c ' 04] capitis deminutioni xu.l UEtU.L 1) sat^rpoat^. l ^ ó púpillos 2a i cpliels vatè ► téiív atoXeµíwv (')• xui ovtuis i  G  /  U  3  J  /  ^  ^  /  / ñ,uEta^ 1') EaL6tQO^t1^. (líate ovv ava^QEi ataO^-cs ras Eat^tQoatas , rovreótL t^v testamentarian, tìlv legitiman rjto1, adgnatici]n xal -Ñv fidu- ciarian  datiuon  µEyáal xal rt e l µé6rl capitis delninlitiwn, xáv Ó ÉantQoatEVÓµEVOs xccv Ó ÉaZ laQoaCEVCUV vatoOtY ) ta17t11v. 1j µLxQà µóv7iv t ip, legitiman (pftEíQeL , rà; 81 àxñ,as yuXáttEt. tonto y àQ 101' 1 µavEV 4)8E. ÉautòV Els ad.] vato15ou Ót6 É7LErQOatE170v C.^Be%.Cpw  dVEI1L(1;) 6)s 1ÌeLOs. £àv o1JV éyw ó ÉatítQoatos 8CÚ6c0  adrOgatfolla, Á.1+Et(.I6 '1) legitima, toutéOttv  tcvv adgnátwn éatttQoat) xal µ01'' b ,  8é Ouy- yévEta µávEt 8là tàs xXl ^ povo [ tías (8). ib.] v,tiói g ov yà Q ÉatEtQOatE"UOv dBEXcpc7,)  dvElptCp ( c )S DE - los . éàv ovv 'Eyà) ó £atítQoatos 8cí)Ow sauròv Els adrogatfona , Uetac rf i legi- tima, tovt(écstty)  adgnatic l btctQoni) xal µóv l ,  8é (iu7iÉVE6U. µévEt 8tà  xXiwovoµía5. (1) F 2 , 118, qui rette ernendat ` magistros censu ' uel ' magistrócensos.' (2) itero F 2 , 1. 1., qui proponit 7Lnot6xtoQE C, . malim arQwtoxt1jtoQEs. (';) xcatù tcTv lyyvnitc>>v str. ( 4 ) F 2 , 121. ('') postrema uerba habet F 2 , 123. (6) Suppleu i. (7) sic. mallern EMcptii. (8) postrema uerba habet F 2 , 124, — 166 — il).] tovTÉntLV làv bcÚG fi [ó pupillos] Éavtòv Eis adrogationa , WETaL aCaóa ÉnLt()on1l , E'CtE testamentaria ÉGtiv ELTE legitima, tov- t(ÉGT LV) adgnaticll, E6tE fiduciaria . , ELtE datò d(JxOvTOS. 23 pr. Év rdEt vvv £nEv.] orto; dátiuos Éní,tQoatos bLbóµEvos () O Cpav(7) ritL Ovx EÌ,xÉ TLVa GuyyEVfi. oÚtOL y&Q oL btio vonoÚ£taL Torto svoµo$^t11GUV. § 2. xai C'CV11(3cUV] tvxòv yà0 gxc.oV tLs fi71ítc)0nov ÉnLtOELOV nQOG- E1)7V1JtaL alJtciJ xovQátcUO • xaL f.Ls tó7COV twv JTo6xaí,0(1Jg excusa- teuonta)n Éavrovs b(botaL xov@dtco@ , co5 7vÉyEL neO':cùv g v tcT) tíT7vcp totitcn TLQò 1^ ' GtíxuJv ('). § 5. excusateuóntcvn] naQaLtovµEvoL' otov bLà tò Gv1,t(3àv arto^; 10E(J1. tCG TbLa nOÚyµaTa. § 6. quia per acta constituitur] FnEi bLà twv vnoµvllµdtcuv ò Q íZovtaL. ` acta ' yào ?,Éyovtat tà vnoµv4tatv.. ata @ tjv ó p.] g nELb7l dvcotáQco EinE ánóvtos pupíllu, xai EÌ ataoò)v ov cpaFyyEtaL , bLà tonto EI1tEV CÚbE ()t1 , Fàv cp1WyyETaL xai atdQE6tL xatà Ei,)116EWv, avtó:) bíbotat procuratcor. 24 § 2. to11r6T1 Tc^v 74aµ(3avóvtcov tà5  xara tCOv xTOE-.- !_Lóvoov Éx01'GL tìlv áycoyr l v in factulu, 1jtL5 xa7,,E6taL ÉGxátT l (3o1)ftELa. 14ti  fa.ctum g váxovtaL ol Éx TGYv xllbEµóvcov ovx dxeL13655 ^xavo- bOGíaV " Aaµ[3cívovtES, naQanáµ5tEraL hl xUi xatà ToÚS x1.1i^ovóµovs. [ § ^  ^ \  C  /  \  ^  /  ^  I § 4. (') ELGL bE 0L %,a^l^avovtEC, tac EyyvaS Ev xCUvotavtLvovato7`EL ^ \  3  c  \ ó  ^  \  ^  /  c v ELGLv] ) oL ta^EC,JTUL X(11o 6X^Jí (3a s ' Ev bE Yak Ena^JxLULS o ExbLxos xai oi, G - Qtatllyoi xai ó iuridicos d7`Elav6pEías. 25 pr. atEQLÓvtas 1v U)1,411] tò avrò v61100V xclJGravrtvo1)7tóXE1 tò £v 1 5051.17 3 g xELV tgELg na6bas. tò Év ' Ita^,ícc vólrov £v 1 7 1 nPdx71. LGtáOV E,l, [L11 GÚJ C EtUL Ó duÚ'[Lòs Jtdvtcuv to'ÚtOJV ovx É;xO1.)601XE17EtaL (4). %t,ELtOUOy1il,I,útcov] 7,ELtovpyl]µa y(4 1011  nPayµa bLSó- VLE1'6V tLVL , oLOV GLtC,OVLxòv É(po@Lxóv' C663TE(J yàP bífvataL Ei,s tarta excu.sateúeoiVai, ovtco S xai lv  lnL-wonfi. xai yàP xai te) t>7s ÉatL- tooni 1 5 6110Gtov acQd,yµa. § 4. bLacpoQà pupillu xai váov, ¿ti ó µ1v pupillos duce) S' xai x^)óvuJV 1cos "COZ Lb' n7L11PovµVOV %.ÉyETaL xai FnLtQOatEl n EtaL , ó bs vÉOS Cure) Lb' xQóvclJv Zîcos rcuv xE ' 1vLavr65v y1,0)4EtaL vÉOs xai xoUQa- TO(JEtiEtaL. (1) nempe tov zaov S ' : signiticat § 5 i. f. h. t. (2) F 2 , 132. (;) dele. ( 4 ) laudat F 2 , 1. c. — 167 -- § .  ^  IRE, ^ ,  ^  ,  ^,  ,  ^  , 5. 8La tonto 8E ELnov] EaLEL Eav EIaL 8vo 1 1 µLr^ enLtponl l , ov 815vavtaL ÉhovaatE17EaÚ'aL Éx t11 S y' £nLtponfl s r y j xovpatopEbaS- Iwc yàp tpLO)v avviatataL µ71 7va(3E6v 8' x118Eµovíav. ovx áno7c7..] ovxátL dno7C7ti11p(1JaEL t(i5v y' xovpatOp[ELY)V ti l InL- tponwv [tòv dpLl9µóv]. &7 ` 7L' Énl axl'µatos tavtl l v tìlv 17,.axíatllV na(3ov, tva 111 , covóatetió(OµaL Éavtòv  8í800aaí. µoL ÉnLtpo- n fic (L)• § 15. órL ovx án2Ay ypaµµatLxòc IxeL excusatíona (2). § 16. toutattv ÉVtòc tCTYv y' 1 e fiµepc7)V. el yap nÁ.l1pcol9'o)atv, ovx Éatt 8extloc napa toí,s BLxaataic excusateítcon Éav-cóv. § 17. utiliwn] t(wv Ivtòc 47v01_) tov xpóvov xLVOVµávcvv dycoyc^v (3). ov µ71v Éxxañer,tas] toutattV tav latìv aZtía excusatfonos xat 1.1,ì1 8Exafj. tóte yàp ávayxaícoc 1xxaî,ErtaL. Ixatoatov] ¿íanep tò 815vaaaaL xE)(p11a19 (XL exeusationi g wc tc7)v , ^  ( ,  ^ ^  ,  ,  ,  ,  ^,  „ v 11µEpc 7 )v vollaov xat oL Ev avtr^ t1^ nO7^El, OLxovvtes ^), ev19a ExovaL 20af3EL1/ t71v 1nLt9on7lV  dnò p ' µLMwV. ,  ,  Ca 2,a;-  ,  ^,  ,  ,  ^ E nEpL7^. t^JLax.] c^OatE oÚV a7v7tiac e , 11^,LEpaS ExEL npoc tac ÚEtac x tov Vóµov ó dnò cp' µLXícov vncipxwv, Inet heî ` 7Lev Fxetv Iñ,dtrova, únEp napd7toyov. Liber secundus 1 pr.  81 avcot.] óµoíwc (31. a' to)v npcí)twv de cliuisione [rerum], digest. (3' bt¿O : µapxLavov (5). tLVa yap cpu6Lx(x)] no7,7LcixLS xat tò HVLxòv tcp cpvaLxo ) ó voE.to- 19Et11c nCUVELxá^EL. xa6 yap xU.L ta  ta (pvaLxa Vó E tL [ tu (6). § 1. npoa. xr.o7vvetaL] óµoíco S (3L. u' t(c7)v) u' tí.. 1 1 ' BLy. 8' brc7) µapxLavoú ( 7 ). ú)ónEp E'ípl l tCi.L  µ.a' tí. y' ( 8 ), ótL el xat lnt µaxpòv ^  ,  ^,  ,  .  ,  ^  , xp^)VOV µELV1 1 tL S a.l^LEVwv, 8vvataL xwñ,v , ELV ÉtEpOV Ev auto) t(1) tono) tato n 0 LELV (9). (1) haec postrema habet F 2 , 135. (2) F 2 , 138. (3) habet et L2. (4) ita cod.: em. xaì. ^nì, to^s.. , oixovcsuv. (5) D. 1, 8, 2. (9 cfr. quae ipse monui in Peor1. Let. Lomb., 1885, 859 sq. [supra, 73 sg.]. (7) D. 1, 8, 4. (8) adde 8Ly. (') postrema habet F 2 , 147. - 168 - § 4. c e o; ólivtxòs (3. v.] l.rzEt8)) xal tà Fí;vrl Ixovatv cíx9us xai. aty taXovs. twv òx065v publica] óµoíw5 (3t. y' tov xc6(8). tí. 1.8' btut. y' (1). a'  , , óµoíws (3t. a' t(j)y)u' tí. ^^' dig. s' ^) . µaoxtav. (3c. a t(wv) u tí. r 1 ' dig. S ' ( 2 ) ( i) i tó:) yffilov xal [ tápxov (3). § 5. áíanE(J za s !,  e'aXáaa)iS] xav[ovtxú'Ss] latáov dtt, xóiv 7j Dáaaaau publicon ( 4 ) Éatív, óµws ó xtíaas Év tcw alytaXCp bEk_fyLóEt 3 oí') xtíaµatos, g ws ay avvíatatac fi7tEít01.yE natv ó tó3cos tov atQoxa- t ua.aµ3ávovtos yívEtat, Éàv n£am, cios (3t. a' tcl)v á tí.  dig. papia.nov ( 5 ), (ÚatE ovv ncatv cpvatxov yívEtut btxuíov, xutaatíntovtos (t01) xtíaitatos]. tU.11tu bÉ ovtw; vóEt, 0tt  3ta%,atàv ó1ity áva%aµ- (3ávEt to't) al,yta%t01! ( 6 ) xatà te) xEI,µEVOV (3l•. µa' tí. a' (7). § 8. lxatotELaÚ'at] ( 3 ) aiÌ(µEtwaat) sxatotElaíiat' 't'Ara br¡Xcóall atáauv lmcoí) i atv , c7r, (3t. 8' to p xo58. tí. xa' ( 9 ) btat. vnotír9Eafiat. xavcov yáp qo j at y ótt ÉxEivu 815vatat vnotíalEa$at, áttva xal ntatQá- axEaí9at bvvatat.  ó xuvcì)v (3t. a' tov clvttnantvtavov tí. a' bty. $' ( t0 ). avyxwE)EC  ó vóµos atut Q áaxEcfflat tà xEt9117,1a , InEt8i1 noottµ¿Itb:t t( 7 )V á1vvxwv tez Iµapvxa. al 81 tò3v bivoaícov vontÉOv 8tt,  nEUtrtà EL1 - 1 xal E tì . 1 ávayxala,  tòv xo;btxa  btá- tatc (i1). ^  \  r_  J  I  \  c ]  /  <I  I Exato(ovat hl tavta oí otxovoµot xat oí Entaxoatot, wy ^r^at OEOCpt- Xoc. civáyv. (3t. CL ' Jrpá)tct)v, tí. )^' bty. S ' xal 15' Prit. µaPxtavov xaì ovñ,ntuvoti+ ( 12 ) xal -63v xa' btátulty ( i3 ) tí. (3' ( t. a' tov xc68. áváyvcoat ,  ,  ,  ,  ,  ,  ,  ^,  .  ^  .  , 8£ tr^v µEtu tov xw8txu vEapav btata^t y ^. taS't 8E ov8£ ÉxE^vos to- no S tEOós Éótt y , ov vZEaxEtO tts xal9'tEewoas xat' oLxEíav aúí^Evtí,av (14) ^  y'  .  ^,  ^  I  a'  .  ,  ^,  ^ I  ^^  ^ G) S (3t. V tí. t^^ 8ty. t(3 ( 17 ), oµolCUs (3t. a tí. 1^ 8ty. S r . tóÚt ()TE xav ELS ( 1 ) meudosa 1audatio. ( 2 ) 1. &y. E' xa L S' . (3) h. e. µ.aextavov. (4) 1. publica. ( s ) 1. µaoxtavov. ( 1i ) 1. ó alyta^ós. (7) adde &y. tS', ut de D. 41, 1, 14, 1 cogìtemus. (8) partim et male F 2 , 149. (9) corr. va', ut de C. 4, 51, 7 cogitemus. (10) D. 20, 1, 9. ( i1 ) Nou. 7 [Z. 151. (12) D. 1, 8, 6; 9. locum pessundatum, ut potui, emendaui. (13) item. (14) item. (' s ) nil ad rem. — 169 -- Î.SLU)mòv olxov xEiµiIkia "rj tE Q òv 7t( 2 0iyµá tLC Éva7to19Tjxri, aaxQáQiov avtòv 7toLEt, Soov Éàv á7toxECtai µóvov, ws (3i. a' tdiv a', tí. 1]' [huy. ▪ Ivaa cp11ai SLaToQàv aáxQov xaì aaxQaQyov. óµoícu5 (3L. tcov de rebus tí. a' Sty. oy' (') xal (3i. (3' t((iív) a' tí. LS' Siy. l a (2). £6eJ11taL (3L. 5' Tc - I5v de iudieiis tí. communi diuidundo ( 3 ) Sri 1) in factum xLvEltaL xatà roí") daEvEyxóvtos xOivcwvov. nr"^ 5 ovv EtinE Q µr) É ovE e E%r Loóo ó tó7t0  xaí a Ev SrL fi L' avtò óvov tò o%,vv- Y Y  Q  Y  S  S;  cP µ  !^  !^ D ► lvai tòv tó7tOV xLvataL. xaì ¿te 113Qa6oS 1jv ó hEa7tótr)s, tà tOLavta 7taQacpv7iátr£tai. ,  er  e  o, o  , e  ,  ,  • oT^^.A,ELUJaaI OtL £xILoLEL6i^aL rl £vEx1)QLa , ELV ta LEQa xELµTì?^La x£xco- ÁvtaL, E6 pti1 É7tì ÓCVaQQ110EL tcx)v aixµa/cí)rcoV. aix l ,l,áÁcAtov SÉ vóEL tòv .  i  e  a'  i  r  r  r ( 4 ). £s avr^S t^:^ 7to^,Eco^ a.r^cpí9£vra, co5 (3L. a roí") xcoS. ti. (3 S6at. xa' § 9 in.] tüSv ccSEa7cótcov  xaì rà relegfosa. xaì StL rele- gíos6n tL5 7LoLE6 Év olxEío? tó7tcp Ei flyayE vExQóv. 17tLxoívov tou tó- 7tou óvtos,  xai9u9ó; lativ ó tóno S , avvaivÉaEU)S xQEía tcz)v SE- a7toóvtcwv Cima. el S l ovx  xa$aQòS vExQov,  avvuiv¿a£coS ov SEó µEí9 a. Stt ov SvvataL ó nsufrnctuários xcoQìg proprietarfu relegíoson tòv tó7tov 7tOLELV' xÓl.V 6vayáyn vEx Q óv, OÚ 7tOLEL relegíoson tòv t'ó7tov, `S ^  S ,  , y' dig.  (;) ^ ^ ^ ,  ,  'Q ca  L.  tc^v de iudiciis ti.  dio^.  ' lo; £7tL7tav Sia tò £L n - µÉvov (3L.  tcñv de iudiciis tí. de funeraria Sri ó xolvcovòc xal ó víòs aútoú xaì 7taQà yvá)µrlv tov xoivcovov tít9EvtaL. biy. 43' (6). ^atì S  tít?,,o5 roti proprietaríti] áváyv. (3L. y' tc7)v de iudiciis tí. a' SLy. LZ' (7). á.váyv. xaì tòv µy' SLy. -coi-) uvtov (3i. xaì tí. ( 8 ) xaí (3L. S' rwv de rebus Tí. ^' S Ly. x'. 9 . 15Qiov  µúvtoL  x11QLov 1jy ► iaato , á7taitEî;tai tò SLacpÉ Q ov Ida tr^s in factura áycoyfi 57 cús (3L.  tc - i5v de iudiciis tí.  SLy. ( a ). lx(3áñlEa$aL 81 ti) awµa oú SvvataL, Et  xara axo7tòv E1 ' T^ Clóxovtos ( 10 ), c;og Satìv Év tC:_) avrei) (31. xaì tí., SLy. (3' 01Ja,7cLCx- (') D. 18, 1, 73. (2) D. 2, 14, 61. (3) adde & y. S'. intellege D. 10, 3, 6, 6. (4) postrema haec male F 2 , 149. (5) D. 10, 3, 6, 6. (6) corr. µrx' aut 11.y' : D. 11, 7, 41 uel 43 (?). (7) D. 7, 1, 17 pr. (8) h. e. de rel;giosis, sclllret D. 11, 7, 43. (9) D. 11, 7, 7. ( i0 ) locue uidetur corruptus. — 170 — ^  ,  ^ ^^ voii ( i ). 1:11b,SÈ 6n.1j ^iatLa(3Ltíwv, t,ovt ativ 11 F.( uLw(JLS, SL r^vttvu xvQLOV f i yELtaí. tls, E^ S tovJCícQ) ávux?Zetat, xal SvvuwV i•xEL -roí) µuv- S.átov. •  § 11. ar 1 (µEíwóaL) otL cppaLxòv SíxaLOV tot vóµLµov JtaXaLÓtEQÓv 16t L roí . ) Jto?At Lxov. . § 12. xatÓC ten, £Ú'Vtxòv vóµµov ^LE tOVtEatL xata t0 (pvóLxoV. StL téc cíy P La 19 / Qía xuì tà•Jttr i và 'mal  tx1WE5 aua tu) 2t)1(plUfivut rkLktE O a yL'VOVtaL cpvcLxw vOI,LCU. sv dUotQí(p dyoú)] ar l (uLwaaL) (.>tt mal Ire' d71.7LotQíov dyQov 1911- QE11ELV SÚvuuaL, vL1 1 JCOOXw2a5OVtOC, roí) SEaJtórov. tSEVCaL]  :7o05 111 y Slal,0E6LV t11v Ev tC^ S' (3L. tcrrv de iudieiis tí.. y'  Ivau  roí) Jríov S tdtagt^ dv ► jVExtaL  yoduµaat tavta SLCCtvJrovaa. wcJtE O yào ÜtL 011vECr0i)v'11aEV TOU JtIdZELv FxEL ( 3 ), CU5 j3L. S ' twv de iudiciis tí. de servitutibus praediorurn rusticorum . SLy. [L] S ' • (31,. y' tov x(i)S. tí. de servitutibus SLat. La' ( 4 ). dvdyv. mal (3L. g' tí. LS' tc76v dig. t ov Xa(3óvtog¡ xcìv ñ,vxoS dQJrda ll tonto ¿in) L EtS tO.ELOV avrò ,  ^  ,  ,  ^,  ^,  ^  .  ,  ^ SUJtr,CV11a^ 1 t roí) JCoÚ)1 , 1 v EctL SEaJtotov , xaV EtEQOs a.UtO ñ,a(ir^, w5 (3L. ^La' tí. a' Sty. µS' ( 5 ), mal (3L. S' teLív de iudiciis tí. (3' SLy. Ti' (a). § 13. SECJtOtEía s ] - &tE ta 'Excpvyóvta t11v flµEtáQav Staxatoxil y t ► 15 'l) rLEtÉIOag ELV((L JtalJEtaL SEaJtOt£ías. t òv toc)aavta] tov tow'L9évtn5 FXdcpov  udyoov , ovx L?i7á.w5 yí- yvoµuL 6EaJtót1 1 5, Et íL1 1 xat vJtò t1 1 v lµl)v yÉVr)taL SLaxatoxlly. § 14. a11(µEíwaaL) ÓtL rj tCov IiEXLaGeTiv cpvaLC 'dr,'Qía mal (vi,. Jtoó- tEQOy yí,vovtaL xui Jt Q 6v  vJtò t1 1 v a11v y É vwvtat SLUxatoxl l v Et xuì CV UD aCi)  bEV6(JCO. tOVtO xaL É5G6 twv Oe y E(A) y vEOttL(4 y 7COL11- (5(ívta)v  tq)  CxyQc;;?. — ó µo íwg 13t..  tí. 3' S Ly. xS'. ÉXc6ñ.vaa] óµoíw5 I3L. S' twv de iudiciis •tí. y' Sty• LS' (7). § 15. 'EJt6 tovtwv twv  twv ÉxÓVtwv • 6Uvr1ÚELav dJttVat xaI Juan , vJtOat(JÉ(pEL y tfis cvv'ir19Eías Jtao ' a'Úto6s  dJtóSEtlts. i11 rem] dywyl l xara tcÚv dbtxovvtwv atQòs tò dvaXa(3Elv [tò Jtod y í.ta]. (1) fr. 8 pr. h. t. (2) D. 8, 3, 16 (?). (3) ` unas premere.' (4) ita correxi. (5) Cod. habet tí. i8' Sty. (3'. (6) D. 10, 2, 8, 2. (7) D. 8, 3, 16. — 177 — „  ^,  .  ^  .  ^  -  . 2 pr. ExELs oñ,òv te) Q r^tov tov ^a Q ovtos tLt%O1J (3L. a' acQa')t(a)v) [tí. á xaL] ( I ) tí.  (SLy. a' (2). 3 § 2. tolJtO vóEL etL 7CQÓC,  xQEíav tov áyQov 21,U61tE%Ati3aL tà (3oox4,ata  tà ánaQL191,LT1ivta, (155 FatL (3L. 8' t(ciov) de iudiciis, tí,. y' 8 Ly. y' xaL 5' xaL E' xaL -s' (3). 4 pr. óµoícos [3L. y' táSv de iudiciis, tí. a' BLy. a' xaL (3' (4). § 1. 8Là (51/114)051k0 V] otov óvvECpcòvIVIa µEtà tov i 3 xovtoS áyQòv ñ,a(3ELv tòv usúfrueton aútol y , xCtxELVOS É1tEQ(i)t7IaÉ µE 8ovva.L avtcc) vJLÉQ ton £xELv µE tòv uslífructon tdSE' mal tovto 8Là avµcpc¿vc,ov .^ E 1 . /0E1aCEQQ)tT , ^aEcov. ávdyv. (3L. y' tí. Xy' to1J xcócS. 3Lát. Ls, xcd (3L. y' t((i)v) de iudi- ciis, tí. 8' ('). 5 § 1. tatÉov 8tL xaL µsQo S ton 011-Co8oµd i µatos sdeoLg E.LLa19'ovv 81'ivataL ó usuarios, ú)i; 3L. y' tc7)v de iudiciis, tí. r^', BLy. (3' xaL 8' (6). § 2. ar i (µEíwau.L) 8tL ó íìson Ixaov  avtò5 8úvataL xaL Etaá ELV ^v t otxíá xaL Lalicotà xaì, ^a Et'v xcxL vv^ áv8 a Y  ?1  µ  5  1 µ^l  Y ^l  Q. ^  ,  ^,  .  ^  ,  .  .  .  ,  , axw ^ ,vtcos] OtL xaL ataLBas avacpEQEL xaL ^cavtas to'US avLOVta s xaL Ttdvtas 80 . 31+5 817vataL háxEa19ÙL EvJCQE316:) s , EvQo' i 6EL5 `3L. y' r(65v) de lud1C11s (7). ^,  ^ ^,  ^  .  ^ .  .  ^  ^  . § 3. otL o Exwv l^son a^.^,otQLov oLxEtov [ta^] o^eEQas tovtov hayal. ov 8vvataL. óµoíuo5 tò avtò xaL 19-CL 157rovyí.ov. ávdyv. (3L. y' t(c7)v) de iudiciis, tí. rì' BLy. L(3' (S). § 5. tot£ov 8tL r`ì habitaticon tac5 capitis_ deminutíosin ovx dutóXXvtaL, ci)S Év t(1„) y' ¡3L. t(cc)v) de iudíciis, tí. r ) ' BLy. L' ( 9 ), 8tL tà tvmà ó Q c( tòv habitatora, (5)5 ÉnL tot usufructo, xai J t d a Lv tovto EvQrIaELC, (3L. í 3' dig., tí. de transactionibus (lo). 6 pr. ciyvoó5v (lea aiJt¿D tc:o áví99j)mp t(^ áyoQ(zaavtL 8La(pÉQEL tò ncoáy l La, za s !, 2L0L7tòv hLxovo(uv ovx ÉepQóvtLEv avtolJ O ayoQaaZ1l^, to1J JcQdyµatos. ( 1 ) ( 2 ) ( 3 ) ( 4 ) ( 5 ) ( 6 ) ( 7 ) ( 8 ) ( 9 ) ( í0 ) dele. D.  1,  8,  1,  1. D. 8, 3, 3-6. D. 7,  1,  1-2. D. 7, 4. D. 7 , 8, 2; 4 pr. adde t í. ti', h. e. D. 7, $, 2-7. D. 7, 8, 12, 4 sq. fr.  10 pr. h. t. adde SLY. r l ', intellege  D. 2,  15, 8, 25. C. PISRRIN/, Scritti Giuridici, I.  12 — 178 — yEv. BLUt.] xELtaL ^ cSicít. (3L.  -coi) xw8. tí. 7tá [arQCStr) ov6u] (1). 314E16LV] TUSTE 81 CC7rEL6LV rl nác,EL6Lv yvÚ)6ELC Éx roí)"  (3L. -roí) xGxS. tí. 7vy' BLat. 13. 6t1  xLVritió5v yívEtuL ov6ovxaatíwv évtòS teLEtías,  81 ccxL- vrjtwv ÉvtòS BExaEtíaS, EÌ, ná Q E161V' EL 81 CízEL6LV, ÉvtòS (El,xo6L)EtíuS. § 1. c 1+^ á8a ótL ó v à oix^t S ovx ovóovxanLtEVEtaL. tò ^  P ^  ]  cP Y S  rl  [ avtò E11 0 i?6ELS (3L. S' tov m'A. tí. a' BLUt. a'. si, xal. tà t aL6ta 81 ó cpvyàS [ah] usucapiteúetai , á7 ` 7L' ovv tì^v kx)9E1,6uv volt))v l]toL usucapíona tCp' bona fide vEuouÉvcp ovx úuroQóíJctEL ( 2 ), ú)S (31. y' t(wv) de iudiciis (3). § 3. El Jra2à yvcSul]v tov 8E6rrótov 1p1)Xacpct tLS JrQctyta, fúr- tibon CocotE7vEt tò towvtov arPctyta. Fní 60L 7.7,1 l6t É OV  Ó tL ov xEQhaíVEL t 0 tíunuu ó x7trióovóuoS tò (-17rò ti iS uL619Ú)6Ews, híhw6L tato trp hE6icót fi , avtò te) Jtgvyuu 7Luu(3ávEL, EL &vvatctL, xai avuhíhwLV, c7o S (3L. E' tcTiv de rebus, tí. y' huy. U.' (4). 13tL tov toxetov tf1S 1ÌE(Jt-Era.ívT]s ovx l6t1v hE6zrótnS Ó 11Su- fructuários E6JcotEv Fv tCp u' tí. tov zuóóvto5 (3437tiíov ( 5 ). EkritaL -cok de iudiciis, 3u. y' tí. u' huy.  (c). § 8. "0t1 X1JEtaL tò (3ítLov tov OTQáytato5 cíta tc7„) 13cavE7LaEtv 3có,7Luv 17t1 tòv hE67tót1]v. áváyv. arE(Ji tolltov 3L. S' tov xoShuxwS, tí. (3' hLUt. L' xui L(3'. yVGU191 51 ótL ovx Cí7lwS rl usucapfwn atpoE7`E1/- Gnu t, xciv £rri tòv 8E67TÓt1 l v ÉuUvFX19n Tò noáyuu,  oihEv crin-6g (7). E1 yù@ [uì i oT,BEV ÓtL va^6tpErpE] tò nQcty t a  ov6ovxaníwv ni) JcQo- (30EtUL], (7),g (3u.  tí. (3' yróò  tyy. roí') tXov5 tov títXov (3). § 9. vnoillixaciíu] i l vatol9r)x,a@ía Éótiv Éàv 18ávEL6a tC1) tE7LEVT11- 6aVtL, xCI.xELVOS £tci tovtcp 15 g cÉl9Etó tot tà vná@xovtnc avtc .^ (9). § 10. ()tL  tà usucapiteuómena xaftUQEVE619'aL bitfu xai ú.7.1119fi 1xELV tòv títXov tfiS  yà€) (1 1 ,toñ,oyrl6ri á7.11-aLvov re) (') additi. (2) i ucerta lectio. (3) adde  u' BLy. L(3, h. e. D. 7, 1, 12, 3-4. (4) h. e. D. 16, 3, 1, 47. (5) h. e. I. 2, 1, 87. (6) D. 7, 1, 68. — secuntur plura scholia, quae textura ipsum paullum coutractum repetunt. (7) huius particulae ineminit F 2 , 204. (8) uncis inclusa ipse suppleui. — intellege D. 47, 2, 86 : secuntur enim ante tituli finem septein alia fragmenta. (9) quaeclam secuntur, quae iarn in textu habentur. — 179 — atws na(3E tò atpc"cyµa, usucapiteúei. El 81 dµcpíI3o?LoS tíS É6tL ro" v a(1")S ÉvéµsL, ovx usucapiteúei. § 12. lótìv  bLátabS (31. ;' to p xcó8. tí. 2,a' [ncótll ovóa]. óµoíwS (3L.  de rebus, tí. a' BLy. o;' (1). § 14. 7tE(J1, roí') dyopigovtoS napa, tov cpíóxov ^ bElaµVOV J ta- p ' avtov xatà BropEáv TL. tò aró cp116L (3L.  tov xc,Sb. tí. 7Lt' atar. (3. — 1j BLCítalLS ÉxÉ%,EV6EV tòv 7Laµ(3ávovta apáyµa Curó - COZ cpí,óxov oLaóbí ^COtE aLtía ^ ELV £1,1 ` )15 TE xa ì ^taoa" ) a t ò d É Luvov. 1  S x  , ^ P1µ  µp, xvpOL 8É tavta 1j ta xvpíov LOV6tLVLa.v021 òLárayLS, xaì tavta, (3ov- 7vEta6 xpatE6v  toíS cinc) roí) 13a6LXwn  avyov6t11S JtapExo- µÉVOLs  T(T) OLOJb1luCotE t(JÓJtUJ. — ápa ovbl ó 1a,áttwv tcTYV xE ' IVLaUtc.UV xañ,^JS xLVE6 naps7t- 1501761yS tEt(JaEtíaC xata, t0i5 (p4,6x01) ; a• É Cpavos 7vÉyEL' xat a, to2f cpl,óxov ,  ,  .  ,  ,  ^  .  ^,  ^, a^111^c^S ou bvvataL xLV£^v µEta 11 ] v tEtpaEtLav, ^t7L11v EL ^i1 1 £L^t 11 , otL tò Jco7vv ALOV 17LáttovoS ovnEp 1xCfiV Énpá1^11 xata, nEpLypacpiv µov. bvvatal, 61 xLVEL611aLlCat a, "Coi) áyoQaótov ÉwS 3tEvtaEtía s , ciJS E6p11taL (31,. (3' roí - ) xa. tí,. 7,,S' atar. y', 11S 1j dpx71 edicto quidem (2). s. f.] 177t411x11v vó116ov cUBE' tò vroxEíµEVOV (xñ.%tic.v xa6 nEpL£7L-aòv EL5 tòv fisco]] xaì  tot físcu 9tapE7.19óv. 7 pr. 8wp£á É6tL 8661,s `ItoL 6vyxcí)pry6LS  o1,b£µLCCS dváyxllS t11V yÉVE6LV x0vóa ( 3 ). tOV bÉ dQOV EZ1p116ELC, (3L. 7,19' (4). — dváyv. (3L. 7v . 0/ tc - 5v t£?<Eutaíc,Jv, BLy. x11 ( 5 ) Tí. s'. § 1. ápa ááv tu; (3' tLóìv bwplí6r)tat xata, mortis causa ór.op£áv, ó 81 EtS 7cpotE7LEVt1í611 r(7) bwp116aµvu), £Tra b1 ó bwp1164L£voS rE- %EVt11611 Énì totitoLs, 'C 07.) Jt(JOt£2LEUt1I6aVt0S tò µápOS rívL UbotaL, xk11Povó4toLS 'COZ) bwpnóaµVOV  toIS lov xoLvcova ; xaì %Fyoµ£v roi,[ t ov xoLVwvov x7v11povóµoLS 8189619aL lò µÉpoS, cÁ)S (3L. 11 ' roí) 9 , c(1)b. tí. 3 s' B Kit. a ' . Y619L hl ¿Ti fl mortis causa buJpEà (3apvv£taL fideicom- míssois á) S xat ta, 7vEyáta, dyáyv. (3L. (3' tcov de iudiciis roi± rít7,ov de pubbliciana huy. (3' ( E ) xaì (3L. 7 ` a' bLy.  ytaatLvLavov ó111j ? (7) xaì (3L. xrl' tí.  huy. 1 1 ' ( 8 ). In (3L. 71.E ' twv tEa.EVraíwv, huy. 1' xctì 7t5' • ÉtL bLy. L S '. áváyv. Év t(D de testamentis µovo(3í(37 ` u) tí. S ' bLy. ( 4 ) D. 18, 1, 76, 1. (2) est et apud F 2 , 207. (3) 11uCusclue F 2 , 211. (4) supple Tí. E' bry. x-a, h. e. D. 39, 5, 29. (5) 1. xf1 (D. 39, 5, 29 pr.). (') D. 6, 2, 2. ( 7 ) D. 31, 77, 1. ( d ) D. 28, 7, 8, 3. — 180 —  Irritó'?  ,  i  ^ ^ Ls' ^coµ7ewvíov Q r i t^^ xaì 8ty. X5',EtL pt.xS t^. S. avayv. tov tí. de donationibus tc7)v 8ty. •dváyv. ' tul tí. u' bu y. S roí - , 7ti(3' (36.(1). — mortis causa BcoQEÙ, xaì UtQò tfis aditfonos tov xa,r}- Q0v611,011 úQµóEt, te) 8É Xrlyátov ovBuµwS. 7tá7av xara xco(3í5Lov (2), E6 xutnyoQVian tfiS 8Lat5r)xr) . s (Á)S atîtiaatriS ó x7Lr1Qovó1.1oS tov BcoQr)aa- ptVOV, oLfx 1,x7t17GtE6 tfiS fiwQEÓts, ó 8É 7 ` riyatámoS 11 . CalUtE6. 7tá7LIv ó 157tEo15ato; vi,òS yvo5µn -roí) atutQòS fivvutut mortis causa SwQElaSau, X117utE11E1,v 8È ov Svvutai. dváyv. (3t. xo' tí. 3CQotEXEVt. xCt6 (3L. 7v11' tí. ( 3' xu6 (36. %l E ' (;). § 2. µ^xQL cp' vv. - ] 6t1  8iátabs ( 4 ) naQaxE7LE15Etac  cp vv. tÚC'' áVE (' CCVíatotJ Éo w615U.6 8(1J Eá . xOC6 ^tE É7L ' GCVa tiaE6 Ct6 añ,oJ- 7  !^ P  S ^ Q  Q S  QQ  Xµ  ^,  ,  ^  .  ^,  ^  ,  , tf!)V i^ 3tE atóat^^7^uta^ v7tEQ atQut^cotc^ov ( 5 ), otE v^tEQ xuv$EVtoS r} xuta7tEaóvtoS ob..ov 8í8otal tíaotE, 7LEQaLtÉQbJ. 7CO7,1ù xuí] o60V ÓtE Els áváóQvaav u'uxµa7vcíltcov 8í8otuU i1 atQa- t^^yòS caò ñ,acpvQCov  ícov atQayµátcov atQatic,StrI xaQlar)tai 157t1Q ,  ,  ,  ^,  ,  Cenó  ,^  ^,  ,  ^  , tovS cp xouaovS • EQQwta6 yaQ a^co (3aa^7^^x^S 8^ata^EC,^S' r^ ^cQoS ava- xtiaiv xavi;ávtoS oVxov. áváyv. 7LS' 8Lát. tov r)' (3L. tov xár8. Év tc") vy' tí. xECµÉV7111. dváy v. xaì L. 7Lk g' tí. 7cQoacpóQcp, µoBEatívov Pr)tc^ (6), 8ty. [7L8'] tov uútov (3c(37tiíov xal tít7vov, paúlou htól: , ) ( 7 ). dváyv. xa^ t(6)v) (7cQ(íltcov) tí. (3' Siy.  ov7vatLavov ¿Irytcp (g). áxaQcatccov] óti ai. n coQEaI, ^ •xaQLatíaS dvatQÉatovtat. dváyv. (3L. r1 ' ta) x)S. tí. VE / 8tát. tEXEtituíav ( 9 ), ótt dvutQÉ7cEtai  ScoQEà, ^ùv xáQu S Éau(30, 11  SwQr)aap,ÉVCp r1 Éàv dcpó Q r ) tov [v(3 Q nv avtc^ ÉatEVÉ X, " 1 6(^ a avtòv " ^ tE 6 xE a7^,Lx^S tL w la xat oó'a^  Y^^^^µ ]>7  [^  Q]  m  ^  µ e s  ^nY^^^ uUÚtòv" Éáv tò Ci Eaav av (^vov Eta v avtCOV d á co '^ É  á ot)C,  r l  Q  µcP  µ  ^  [ YQ ^ S t1] YYQ ^ ovx Éuñ,llQcoaEV, tovtÉatcv 'ExEVOnolrlaEV,  Éàv ( 10 } xataµrpvcn3 t¿b : cpíax(p tiiv roí) BwQrlaaµÉVOV oúaíav ( 11 ). ar)(µEícoaal)  oi,uSrpcotE v(3Q^S xuì áxaQLatía ávatQÉ g CE6 BwQEáv. ( t ) laudationes plerumque corruptae et nihil, ut uidetur, ad rem spec- tantes. (2) uidetur index Cobidae ad D. 34, 9, 5, 17 laudari, uel ad 39, 5, 37 pr. (3) 1. tí,. e' Sty. xE, h. e. D. 39, 5, 25, 1. (') iutell. C. 8, 53, 36. (') supple  atQat112 n atcúv 'rol; atQattcbtaLs. ( 0 ) non satis intellego quorsus laudatio haec spectet. (7) D. 39, 5, 34, 1. (8) D. 4, 2, 9, 1. ( 0 ) scriptura evanida : an Stat. a' xai, t' xai, i' ? (io) correxi ut potui, cuna apographum lacunis laboraret. (11) const. haec deest in Cod., 1. 1. — 181 — § 1. ta1ít11 SÈ 65ótaaLS yáµov %yEtaL, ótE £xátEQoL 611v15vEóav d7vñ.rl a.o LS. ,  ^,  ^,  ^  ^,  ,  ^  ,  ^,  ^  ^  , — 61 1 (µELw6aL) OtL La11 1 1 av116Ls xaL, EL 6v6ta6LV ExEL O av11Q, Év, áxLV'tOL Ó Eí7LEL  LVE61^aL EL 8'E  Év xLV t06 ' cÁiS  1 6LV 1 1  S  r P  y  ^  ^"^ ^  11  S  cP 1  11 lL^' ( 1 ) BLátalLS tcóv vEa Q ò)v. dváyv. (3L. e' tov xcób. ti. y' bLát. L1^'. Iv$a Ó fiµÉtEQoS  xE6taL 71 BLátabs  tov xcúh. tí. atQú)t11 ovóa. 8 pr. xcinav E6xEV] tonto vó1'ióov E6 dBLatíµfitóS 16tLV Ó BO- táaLOS dyQÓS. EL yGCQ bLatEtLu11taL, xcL6 aLw7,ELV xai vatotí'aE619aL b1J- vataL aútóv' Éatì yac ) tc7)v bLatEtLµlatÉVwv dyoQac)tfiv µLµEltaL , ú55 É6tLV lv t¿D de sponsalibus µovo(3í 37vw tí. y' In. L(3' ( 2 ). vzco.a619aL 81 BvvataL, cxí; 'EatLV  tC9 y' (3L. tov xcób. ti. Xy' bLat. 5'. § 1. xa?AS ÉxatoLEl] fiQcStllaaS TL note u1181 naxtEl7óas • 12 1 5c,1)1, tL5 xats(3añ,E tò xQloC tw baVEL6t91 xai B É hwxEv lxeívcp tò ÉVÉZ1JQOV. 11t0iJ!.1,EV EL cíQa xa?LwS xai BLZa atáxt017 11E3C0í11aEV. xal 7 n ^ yoµEV ótL xal xab - SS • ÉlE6tL yàQ Éxáótcp tò YBLOV bíxaLOV xai xwQLg tOV ZQE0)ato17 Éxat01E6v,  tu) (3L. y ' t(wv) JtQwtwv tí. E ' (3) xai tòá)  BLy. tfiS specialías t(65v) de iudiciis (4). BLátabS] clVáyv. (3L. 11' ton xo58. tí.  btát. y'. § 2 in.] óµoíwS (3L. a' t(55v) de tutelis tí. 1 1 ' BLy. U'' (5). ÉlEL ó púpillos] óuOíws (3L. a' t(ó)v) de rebus tí. a; bLy. L a ' (6). condictieios] óE.LOíws (3L. a' t(6)v) de rebus ti. a' bLy. L1Ì'. xEltaL  b LátalLs (3t. E' tov xcó8. , tí. 7^^', xE' b Látabs ovaa. — 10a ó 11 E,LátEQos (3a61XEÚs. Bóa.ov ataoayQacpfi S ] hLà tò ELQ11µávov lv tc^) tí. de minoribus t(63v) (atQá)twv), BLy. L S ' xai L^', f)ɵatL tEXElltaíUJ (7). — òvvavtaL ot debitores IvayónEVOL aatò roí) atovatíñ,/l.ov cLVtL- tLí9^vaL xoµatEV6atíova, tol)tEótLV dvtÉ7vñ,oyov, c`)S (3L. b' tov xcób. tí. de compensationibus [bLat. tal (8). oL avr¡(3oL] ó cívr l (3os sine tutoris auctoritate •xata/30,7,ELV ov BúvataL, Ta, BÈ xata(321,0ÉVta, EL cpaívovtaL, bLExbLxEituL bLà tfiv in (1) plura suppleui: cfr. Nou. 97, 2 [Z. 119]. (2) D. 23, 3, 12 [an 15 ?]. (3) de loco non satis, constat. (4) D. 6, 1, 65 pr. (5) D. 26, 8, 9. ( 3 ) D. 12, 1, 19. ( 7 ) in his locis nihil ad rem. (/) C. 4, 31, 11. — 182 — ren1, Et 51 µí, bLà tkv ad exhibendum. Et bÈ mala fine lbllato, ó n toíco, cSLÙ d ] v ad exhibendum. Et bÉ bona fide 15uatav1l19 1 , ÉXEV- aEQovtaL tov xQéovs ó cívl](3os. 9 pr. in potestate]  tornó cp1 ] 6L xa a (3L.  -coi) x(í)b. tí. a'  Lat. a' (f). § 1. ysv. bLat.] xET,tuL 1) bLát. (3L. S tov xc55. tí. ^^^', S ' ovóa. 1 . 1 éíu1 5 attíu t y ^ òv ào ó JCa^ 1x%,1 OVó ^ 6EV t v  tÉ a 1  ]  ^  y .  S  1 Q  µ 1  ^  µ 1 1 ^ iíyouv yuvulxu. tavta yàQ Ov JtQo curo Q íZovtaL t(1,) JcatQ í. § 2. einancfpaton] toto veía ÉJtì tcoV cLatò µ11tQòs ^ yaµLxfiS ul,tíU.S JCQ06JLOAOp.VUJV. tà yà(J xa6t(JV6La aCExOti%,La ovbÉ JLauL OvbÉ v'ÚV JL Q O6no(Jít,OVtuL. xaL tà c(nò (3a6L?\LxTjS cpLXot6µías xaL tà ¿u-a) µl]tQLxov 7t%E17Qov x di tà Curò xX1]Q OVO µías t(i)v ábEñ,(pj)V xat láv tL5 vnEL670911 xX.'71Q0v ata. Q à yvwl]v avtov tov JtatQóS. taita yàQ xa'L xutu tò JtaXaLòV (x.3W067CÓQL6tu 1pf xatà bE6JtotEíav xaL xara usú- ^  ,J  r  /  ,  r  r  .  .  ,  \ frllcton • (7,);ELU1^taL (3L. S to1) x(Ob. tí. ^ bLat. u xaL tí. ^a xaL Ev ,  \  \  .  ^,  ^  \  \  .  ^J  1^ t1] x3 bLat. tcOV µEta tOV xcOb., 1^tL5 E6tL JCEQL yaµcnV (2 ). ori Temas clJtQO6JtóQLóta xaí at Q ò tfis tov (3a6Lñ,Ecos bLatálECOs. úváyv. (3(. S ' tov xcób. tí. la'. § 3. oí, otxÉtaL xaí áyvoovóLV  cixov6LV JtQo6JtoQío1.±6iv• v(pF:lEXE  x7L1]QOVOµíav. oí, oixÉtaL  '15LOV IxELV voµ4ovtaL xal Et µ i ] xatà xÉÀEV6Lv bE61t6t0U  xXlloovoµíá no o-  O1) bvvavtaL. Fx twv CGTCQ06nOQíótcUV, tovtÉót6v áatò [ L1 ] t Q Lxfj S xk1 ] Qovoµr,a5 ^1 ,J  \  ^  \  \  J\  J  \  ^\  \  /  ]\  J EL ti xaó ano yvvaLxOs 1] ano b((1QEa; 1] xuL î^1]yutcov  r ^ E; a%%l1]5 oLaó(S'1jnOtE acQO(pá6Ewc. 6U143fi  tòv vtOv tòv 1JnElOV6LOV, Éx tOV- tcov návtcOV, Et Jtat1]Q lµayxíJtatov JtoLfl tòv Jta15a avtov tòv 1)7CE ' 1o1561OV, ÉXE L tò 1lµL6u t01) usufrúctu Ets avrà tà áatQ06JCÓQL6ta àvtL tQítov í,L8QOV5 roí) xara, bEónotEíav vnò -roí) avtoll JtatQòS atQc.fr1]v xatEzoµvov. 13rEL61) tc^)v  óvt(ov ɵayxLatát(ov , áXX' vatElovóíc,ov  vtcOV te7)v ClatoO6aGOQí6tct)v  Ó Jtatì]Q tòv usúfructon. óRov tato Ó %,£?cov Ú (3u6LXEVti b LEt11nUJ6EV. OÚ µóvOV] 'xu6 voµaL bLà tCOV 17JtElovóí(OV rjµi:v 7tQ063t040vt01L. JLQo6tíí9ELb\E xai X1]yáta. § 4. tolto 19ÉXEL  ÜtL oí) µóvov tovs µLOl9ovs atQo6JLoQíIEL CP1à xu6 tà Éx JCQO(pá6EC0; twv µL6Ú(1JV 5ol9ÉVta  lx twv S1ío attLÚ.)v  tà'sx nQoq16E(O S X1]yát(ov áQµó6avta  xatà JLÉ(JL66OV aCQ06JtOQíEL tcp bEóJtótri. ( i ) corr. (3L. y' tov xá18. tí. 243' SL4t. a'. ( 2 ) Nou. 22. — 183 — — te( stQr)µ8va  otxÉtoV, xaa' ov lxoµEV usúfructon, tù Tina vósL xal E atl tov bona fide oLxÉCOl7 boV?.EVOVtoS. usufructuarfcp] áváyv. 13L. y' UTA/ de iudiciis, tí. u' bLy. x(3 (1). — lx tclív bvo attL(o - v at Q oóatoQíCELV tòv bona fide bou? .EVOVta, tòv á%7vót Lov bo p 7ov' tV , òv à ^v x7 ` oV O íá E11 Ét91 É?tEVt9E o Q  ,^  'yac,  rl ^  µ  Q  1  Q S xal ÉvoµíZEto bo p 7<o S . Et yàQ xal bona fide 160v7vEVEV , ii6tE Q ov bE , , ^ , , ^ , ^, , ^, Cenó Eyv(,)^í^r^ EkEVt;EQoS , tuvta s6.'L tov E^,EVDEQoV. o6U yaQ E6xEV aat0 xX1PovoµíaS xal 7Lr ) yátoV, tbLxà avto p ÉotL. tà bÈ lx tCOv hijo attLwv to p IxovtoS avtòv b o na fide. CUS EX,Q11tuL] bLGt to p t0 hl ELatEy «(1) S ELQ11taL » É7tELb11 ELtEV ^ta• Qávco Evt5 g coS òtL óv bona fide É?tEt1aEQOV váµoµaL IX tcTYv ( 3' carió-5v ,  ^,  ^  ,  >  >,  >  >,  ^ ^CQo^atOQL^EL, r l Ex tc^v azQayµatcov tc^v Eµcov, ^ Ex tc^v EQycov edita. ,  ,  , re c;  .  ^ ,  ^  ,  ,  ^ ^  , si hl ^caóa tac buo taína; aLtLa; tLs Extr^óato, br^7^ovotL o E7^EVúEQoS, EbCEV ÓtL Ó vójLOs a17t(1J CQvÁ,áttELV óC9EI7LEL, toUtótLV áatoaoJOaL avtG), , ^,  ^,  .  ^  .  ^  ,  ,  ,  .  ^  , xaí^ ov av xuLQov satLyvw tL 1 v oLrELav tVx11v, 'raíl tov E?^EV$EQov bE, óv bona fide vsuotLaL, oúbÉatotE usueapiteúco , co6atEQ tòv otxÉtTly, óv bona fide véµoµaL, tQíttiv attíav tOV á7`?LotQ íov, (3tL Et5 aávta uvtòv váµoµaL xal atávta tau, atQOOnoQtZEL ó otx^illS. tòv bE É?.EtiÚ'EQov bona fide vÉE,LOµaL, voµíScov avtòv ElvaL otx^- ^  ,  .  ^  .  ,  ^  .  ^  .  .  .  r  , , t^ 1 v, oV yvovta t^ l v oLxElav tuxr^v. tov ya Q OLxEtr ) v bLa taS y aLtLas Ets návta vá]LOp.aL, tOUtáótLV stS tà 2alyáta xal st5 ta; bwQEàS xuì Et; tàS x%r)QovoµíaS xal Ets tà 7.O LTtá, tovtÉatLV ov µóvov bEóztotEíuv lxco Év avtw tcTo aLQáyµutL, á17 ` à xal voµtiv, tovté6tL µíót9a)6LV xal ^  , EµcputEVOLV. § 5. bLáta11 5 ] xEltaL (3L.  to p xcób., tí. 7L(3' bLat. a'. usucapíonos] áváyv. tò (31,. (3' tciív de iudiciis, tí. (3' b Ly. %' (2). § 6. libertatium] toutéotLV atQÉ6EL to p ÉtiEIMEQo p v tà áv- bQáatoba. tuxòv yà Q ELazE tw xktl Q ovóµco, e lva µEtà bLEtíUV 1XEVt9EQc.o611 tovS bova.ov S avtop. 10 pr. calatis comitiis] ltLatQoót`lEV to p b^' ll µou, tout F CStL 61'1E1O01cx bLEtíÚ'Eto, ^oS Yva  tòv b,l E ,LOV E10QtuQ71aaL. per aes et libram] or)(µEía)oaL) ¿ti vyLUívcov xul Caca; vi)v ijús7v^. tL S bLUtíftE6 g uL' b Là to p t0 cSLà xa7Lxo p xal wyou bLEtít9EVto xul 13tEVOt l Ú1 1 tò y' 'O vo s t1 1 C bLaí9tlx iS tolltO. § 3. ccváyv. (3L. 5 ' to p xcób., tí. xV, b LUt. x11'. s. f.] vól l mov ò6ov atQòS tr)v 6cpQuyThu xaì toù5 µá Q tV Q u[ , òtL Év Évl xal  xaLQc^ t9é.AouaL 6q H u.ytcsuL ,  bvvutuL ij ( 1 ) D. 7, 1, '22. ( 2 ) D. 6, 2, 7. — 184 — hLaúy'pey l xul  BLacpóQoLs xuLQols vntayoQEVEO$aL xal yQácpEO$aL, (i)s Év tr i xu' Ú Lat. tí. xy' tov S' (3L. toú xc68. µtá vcpij] cxváyv. Év tw de testamentís µovo(31(37 ` cp , tí. a' huy. xa' ( 1 ) xul IJ L. S' t01) xU)h., tí. xy' BLát. x1^'. § 4. ctváyv. (3L. S' tov xcós., tí,. xy' SLát. xo' xal 7<(3' ( 2 ). óµoíao5 Év tcw de testainentis µovo(3í.(37.cp, tí. u' huy. xa' ( 3 ) xal'sv tol5 ú,vtL- narLLvLavoT,s, µovo(3. y', tí. y' BLy. x-0' (4). § 6: improbus] ó cxvaLB^js.  - intestabilis] ó  'Oá7tiwv vLaQtvQfiGaL (`')• § 9. UyEL  tf l SLaí9l'ixri otx g Laxiiv µaQtvQíaV EIvau tòv nutQa xul tovs vtovs vacEovGíovS , ov µÉVtoL -coi); GvyyEvEk. o í yáQ ovy- yEVELs SvvavruL µaQtvQE^v, ó)GtE ovv ovBÈ Juan» Év  tov vi,ov SiuvataL ILaQtvQEl,v, ovS  lv  tov natgòs µaQtvQEL, tovtó  clomésticon testimonium. GvyyEvE6s  [LaQ- rvQE1v. § 11. s )LátulLS] tovto HúQ110ELs (3t. S ' tov xc68., t i . xy', BLat. x(3' (6). —] xal 71",EQ:l tCóv ñ.iiyát(ov xaì fideicommfssc,m naQaxancoy 7^ye6. GCGulµátov] tOVt(FGtLv) 7,al:1,(3ávov6Lv  loti+ óLatLiUg^LE,vOV «opa- -curca ot fideicomrnissá,rioi. § 14. ó E .Loícos (3L. de testamentis, tí. a' Sty. xa' (7). 11 pr. etalv Éxtós] sàv g tS nó7vet5 BLáyouGóv-xal ovSÈ E65 xáGtQa >  >,  ^  ,  ^ ,  ,  .  ^  ,  c  3 ELGLV. eTLEI EaV El; xaótQCx. ELGLV 9 1 ,(7.1,^LaOa t1^v ax^JL(3ElaV , CUS E6JCEV Üvri), bvvavtuL BLaT,íÚEGftaL. ÓíA.OíUJs xal £Ctv £i;nESítoL g Loí, S7iXovótL , EV xaGt Q O LS. § 2. vnóaov 8È avtòv µ a) óvta xavcyá Q L[o]v navtE7 ` ÓOS - toutíGtó xoocpòV fix yEVVr i ti S cílLa7lov. ó yàQ toLOVtos ovtE 6t Q attwtLxwS ovtE n07.LtLx(iJ5 BLUtíAhtaL. t0L0i3t05 yà Q causaria missione lx(37L0xEtaL (8). (') D. 28, 1, 21, 3. (2) en de c. 32 de te.stccm., quae graece conscripta fuit et periit, eximiuin testimonium [ : cf. p. 1501. (3) D. 28, 1, 21 pr. (4) D. 22, 3, 9 ; sed parurn ad rem. ( r ') uix est quod moneara uerbum fté7s,Etv saepius pro debendo apud graecos recentioris aeui usurpari. (6) adduntur haec : xs1 - caL ó>; ó avtrlv buictalLV, e quibus nil effici potest. uidetur tamen constitutio a Iustiniano laudata in repetita Codicis praelec- tione ornissa fuisse, fortasse quod iam c. 22 cit. idem continebat.- quite iam fuit H[79exx[r coniectura (ad Inst., p. 62). [Cf. p. 150]. (7) D. 28, 1, 21 pr. (8) habet 1 12 7 248. [Document text truncated for crawler view.]