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GIRO DEL MONDO DEL DOT TO R D. GIO FRANCESCO gemelli care ri. <,iN; _ t.^vi/. .,X1 .»4f'. j T^R^TE SECQM d“* i'''"“J' Ci Contenente lecofe più ragguardevoli vedute NELLA PERSIA. in napoli; Nella Stamperia diGiufeppe Rofclli. 1699. Con licenza de’Superiori. L'ì.'vj:a
Satìùs eft Mundumperagràri , quàm ipfhmmet poffidere, Scalig. Proyerb. Arabie. r
ALL’ECCELLENTISS. SIG. D, GIO: FRANCESCO PA CECCO ,EGIRON, Duca di U^eda ,Conte di Montavano ,Marchefe di Belmonte,e dì Menafalbas,Signoredello Stato di Galves, epamela, Teforiere perpetuo delle Cafe i{eali della moneta di Madrid ,Gentiluomo della Camera di S. M. Cut* tolica ,fuo Conigliere di Stato , ed Mmbafciadore alla Santità d’Innocenzo XII. &c. ««SS*»- ECCELI.ENTISS. SIGNORE. Erminato ,mercè delia divina bontà,il mio lungo viaggio fra le-> nazioni piu barbare, mi riportai Tanno pacato nella a2Sfa-
Spagna ,ove fui adarne il culìofo ragguaglio alla Maeftà Cattolica ,Monarca eper la vaftità* eper la moltitudine de* Regni degno fol di paragona rii aque' potentifllmi Redell’Afia. Perlo che ebbi appunto allora la .fortuna d’inchinar V. E. più d’una.» fiata dentro le fue magnifiche, letterarie flanze ,edi olfervare ifuoi gravitimi ftudj intorno alle faenze fìlofofiche, politiche, ematematiche :cognizioni in, vero da Principe quale Ella ètra per l’altezza denatali, eper la. profondità del giudicio ,eper il maneggio di Supremi gover- ni ,come riferirono le vofirc. croniche, come manifeflano Je voftre opere, ccome tehifica il Regno
Regno di Galizia ,edi Sicilia^ da V. E. tanto faggiamente governato 5edirallo Analmente il Capo del Mondo ,ove la iiia^ virtù ,come in Teatro proporzionato al proprio merito* rapprefenterà kviva immagine dell’Auftriaco Monarca Carlo IL principal Protettore della Sedoj di Piero, enell'uno, enell'altro Mondo doppia colonna delCrffìianefimo .Io poi alle primeJ novelle del fuo ritorno in Italia colla carica di Ambafeiador Cattolico prefìfo il Sommo Pontefice, mi rallegrai con elfo meco di averla di nuovo ariverire^ > madall'alcro canto, non avendo ardire di comparirle avanti sfornito affatto di merito ;Jio penfato
aInvcn.f.it. 14. t) Ditd.Si- Cnl.Bibli"thi Hift.de dici, gentili aiti- 'pcrf.Hottiei'B in principe odyfer r. enfi. Ef-ì9. CEantur in Uedcn. diepbecl.hf Tr«th, Acut fntrid ;ma aquella dolcezza »ed amor della patria dee andar congiunta l’affezion di giovarla 3ecolle pregiate opere di procacciarle onore {a) Grmum eft quid pattile civem, populoq‘,dedi[)i, Si flcis yut pittrice fit idoneus . Or quanto egli fia commendevole l’andare) per varj paelìji diverlì coitumi degli uomini dilaminando ,le varie forme di Governo ,etutto ciò) che la Natura di più raro produce ;ein quanta utilità )egloria della patria infieme ridondi 3non èqui mia intenzion di dimoitrare .Ciafcheduno che delle buone arti ha qualche contezza ,ben sa_» che l’accortezza) efenno d'Ulilfe) per chiara fama atutto il Mondo palefe ,non altronde ebbe il fuo cominciamento ;lìcchè Diodoro Siciliano ebbe adire •* (6)Egli fi fu, f’itpientifftmo eJìimMo colui 3che [avente la Fortuna trovando nemica 3molte Città 3ecofluml conobbe :eCaifiodoro :Sovente volte egli è d'uopo abbandonar la Patria 3per potere favio divenire :XJhjfe d' Itaca fe aciò non fi fuffej condotto 3forfè che di lui alcun conto non fi terrebbe ;fentimento tratto da Ennio 3il quale cantò: (c) Multei 3quia domi atdtem agerent 3prò- pterea funi improbatu Eper non andar cercando telìimonianze da’ favolo!! racconti degli Argonauti >edalle-» maravigliofe imprelé di Èrcole 3che fi vanta appieno Sofocle (d) d’ aver tutta la Terra-» fgombra di inoltri ;io non veggo laude-., ch’agguagliar polfa il valore di Amerigo Vefpucci )anzi di Criiloforo Colombo ,che-» nel iqpa. , giuda l’opinion più ricevuta ,fu U
Vuoi regsere» il primo (copritore di tanta maravigliofa grandezza ,efpaziofità di paefe, quanta (i èquella ,clie col nome di nuovo Mondo viene-» appellatale che lia ,che gli antichi (a) piena conofeenza ne aveflero avuta ):di Vaico Gama ,che intorno gli (tedi tempi, colla navigazione» s’aperfe all’ Indie Orientali quella firada >che per Terra infinite barbare nazio - ni chiufa teneano :edegli Ollandelì finalmente »che, con tanta foft'erenza »fotro il nojflro Polo fi fono innoltrati. Grande in vero fi èl’utilità »che nello Stato politico fiegue dal viaggiare jma.grandidima ,eCopra-ogni altra da eftimarfi è quella della Repubblica delle lettere :imperocché Ce vorremo gir le antiche cofe rivolgendo ,troveremo »che Platone non farebbe altrimente asì alto grado di Capienza-» pervenuto ,Ce il defiderio di Capere non l’aveffe primamente fpinto in Italia, ad apparare alcuna cofa da’Pittagorici ,epoi in Egit- to da’Sacerdoti -(b) •Pittagora Hello ,dapoi aver lungo fpazio dimorato co’Maghi Permia- ni ,fi condufle,per fimigliante cagione, a_» Sparta .Licurgo ,(c) eSolone (d) parimente tutta la Grecia ,el’Egitto vificarono ;e tutti gli altri ,che dell’ ardore di gloria »e di dottrina s’accefero (?) •Se poi inofiri tempi ci porremo adifaminare ,egli non—» puote in queftion recarli ,che a’ viaggiatori denno iMufei le più rare ,epregiate ifcrizioni emedaglie ;le librarie ipiù antichi manuferitti ;etutti gli feienziati uomini le-» più pellegrine notizie .Quanto èricca oggidì l’Univerfità d’ Oxford in Inghilterra ,per gli famofi marmi (decti Arundelliani )dalla 1? jGrecia xPlato in Timito »Cìr in Cmia. Diodor. libi 6.Xrij}<jt.irf Ltfff* Pinioli Stette, lib.n • differt.!?. bJDìogen* Lucri. in vi - ta Pytb* Uh. 3* cStrab.lil/j IOi dplu.tar.yn> Solo». eCic-qnafié Tufcttl*
ACHI Grecia* contai mezzo -arrecati ?Quanto ono* te hannofi molti emolti *in quello fecole, procacciato,-col pubblicare, per mezzo delle-* {lampe, quelle antiche fcritture, che fepolte giaceano nelle librarie di varj paoli ,da effiì veduti ?Io tacerò di tutti (che lungo fora il rammentargli un per uno )e{blamente-* aver vorrei parole ,che agguagliaflero in_* parte il merito dell’eruditiflimo Signor Rofgaard ;il quale nè afatica ,nè afpefa ha poflo mente, per raccoglier fin ora ben mille, ecinquecento pillole di Libanio Soffila ,che in molti luoghi ,efpezialmente in Roma—», eParigi {lavano difperle .Fortunata la poflerità fe a’ notiti di faranno altri così diligenti ,efelici invefligatori di sì fatte coffe . Equi non mi dà l’animo ,fenz’amaritudine, {ridurmi per la memoria ,un tal Vvich Ollandefe ;il quale come che poco, oniente gli era riufeito, in lettere fentir molto avanti ;volle dar da parlare di fe nella patria , col portarli via dalla nodra Città (coll’opera d’un uom dabbene ,che gli rubò )imigliori manuferitti Greci, eLatini, che nella libraria di S* Gio: aCarbonara fi ferba {Telo .Grazie al Cielo ,che fra gli altri v’è rimafo un Diodoro Siciliano ,che più bello per avventura non fe n’è veduto giammai,; e nondimeno, per fottrarlo dalla rapacità di lìmiglianti arpie ,al di fuori ènotato ,MISSALE GRJECVM.,, Mole? coffe potrei qui andar divifando ,intorno àlRàjuto ,che porge sì fatto Audio alla Critica ;ma per non vagar cotanto fuor di fìrada, mi rillrignerò {blamente aquello, che tutto dì ne riceve lil Geografia »Non* tutto
V«or. t«gCr eit e. . tuffo ciò> ch’è al Mondo >gli antichi videro j non tutto ciò, che videroj lafciarono in ifcrittura nè tutto ciò* ch’eglino di vero in ifcric- 3lira lanciarono >tale verrebbe riputato ,e_> forfè da alcuno intefo ,fe il viaggiar dehnoderni certa teflimonianza non ne réndeffe :e pure dagli eruditi ancora indarno fi cercano molti luoghi ,dal Mela ,da Solino ,Strabene ,Stefano 3efpezialrnente da Tolomeo mentovati. Dall’altro canto 3fe dritto vorrem difeernere >gli itrabbocchevoli accidenti di Fortuna ,avendone 3per mille pruove ,infegnato ,niente effer quaggiù gran tempo durevole ;egli èdi mellieri ,quanto vi ha di pellegrino attentamente riguardare }per poterne almeno a’nipoti darne alcuna contezza .Non folo gl’ Imperj ,ele Repubbliche! ma le Città più belle }egrandi ponilo ad un’ora effer condotte ad inevitabil fine-' : tIuj 'ampio[J.lvhjè ,al faertXtù ,pooipout Kiipovc/. ,xf xpti'rova òx’ ìtiv, Uve cèvS'pos)tl‘re'ro\i&>{ ìyx&u£;cu>di(ie ajpp;4r> Appiano favellando di Seleucia {a) cioè: 2Vo« sj/ixc, èin potei•degli uomini ,0delle Città ,0Sirej il più 0meno cattivo Fato >loro (iabilito ,fchifare- Epoco dapopioipu 5(*) oroXeiSy, toner ip UvS'ptSv .Hanno il lor Fato le Città >niente meno ,che gli uomini •Ein vero ben dilla Lucano: Invida fatorum feriet >fammisque negdtum Stare diu :ntmiùtnque gravet fub pendere lapfut . In fe magna ruunt •— — edOvvidiopiù al noftro propofito: *— fc tempore vesti Cernimut ,atque illas afjumere robora gentet : Concidere bat — — b4Molte
ACHI Molte Città dalle fiamme jmolte annientite dal mare ,moltiffime da’ freninoti abbattute jinfinite dall’afpre guerre furono al fuolo uguagliate ;ficchè appena le vclligia de’ già farnofi templi ;ede’ lepolcri de’ maggiori additar fe ne potino. Dove }per Dio 3fono oggidì fette differenti Atene j(a)diciotto aMr/tf» AleiTandrie 3tredici Antiochie ;ventiquattro I tn Apollonie >nove Arfinoe jdieci Afrodifio, veiltl Eraciee ?Dove la quercia di Dodonej ele forti Prenefiine ?dove la bella Tempe? dove la calda ,edilettevol Baja ?dove Ercolano; ePompeiano ,che già furono ornaci mento de’noflri lidi ?dove l’Apollo di CutPtufiii.™a» colle ridicole reliquie delle olla della_j in pbtciciu Sibilla ,(i) edelle zanne del Cinghiai d’E- rimanto ?Adunque ficcome noi molto agli antichi Scrittori fiamo tenuti ,mercè de’quali ,ne abbiamo al dì d’oggi qualche cono- ; feenza ;così, potendo allo Hello infortunio Ogni altra Città del Mondo in brieve foggiacele; riconofceranno da noi coloro »che hanno avvenire; il faper quelle cofe ,che a’ loro tempi piti non faranno. Da tutto ciò che fin’ ora èdetto ,ben puoi* Lettor mio caro ,per dritta eftimazioiu, comprendere >che Tintento dell’ Autore in pubblicando quella opera /non èmiga di venire in riputazione di valente uomo >che^per; fua niodeftia jconfelfa non efiere ;ma bensjJ al meglio che può ;manifeftandoti quanto; con fommo affanno; efollecitudine ha veduto; in una lunga peregrinazione di cinque anni; eiii-l que meli ;eventuno giorni ;eflerti in qualche modo d’utilità .In ciò ha feguitato prontamentatuente Tonello configlio di Cicerone ;il qual dice: ‘Jm
Vuoi *eg gere. diee:(a)Ceteroi pudeat,fi qui ita ft cutifici Inserii ,cletr. fri abdidtrunt ,ut nihil poflìnt ex bit ncque ad cotn- Arck.piu. munem affèrrefrufiummeque in afpefiumfiucemque pro/erre :eolcreacciò egli fi èfuor di dubbsen.Herc. biocche (i) Fur.AH.f. Qt*tfuit durum patii MeminiJJe dui ce e‘fi.— — Potrebbe anche di leggieri adivenire ,che nobil defiderio nella mente ti s’accendcflejdi préderne ,con gli occhi proprj ,efperienza ;ed in tal calo egli farà molto in acconcio de’ fatti tuoi >fapere mercè di lui ,le difranze de’ luoghi ;gf’infiniti ,enon penfati pericoli ,a’ quali apparecchiar ti bifogna ;e’I danajo ,die mal tuo grado {pendere ti converrà :impey rocche molto di rado truovanfi di coloro, icV[Àtil{t^ quali, come volea Platone (c) fìano manfue- Ugib.'u. ti» ed umani co’ peregrini. Afferma Diodato, dvroem.Bì. Siciliano (d)buonit cofa eterei coli'esemplo altrui, bliot.Hifhr. dirizzare amigliorfine il corfo di nofirn vitali l cd io parimente dirolci »colle parole del CotTerent. inmico (?) Htaitwti- Scitum ejì, periculum ex alysfaeer» ,tibiex ufu quodfiet Molti fenza fallo fi fono in ciò prima adoperati >ma tutti coloro»che anolìra conofcenza fono venuti »non tutto ciò»che hanno Icrit- to >aveano per veduta comprefo ;poiché v’ha ne’loro libri di quelle cofe »che giammai non furono,nè per alcu ntempo avvenire faranno‘ap.M.c"icèr. la prudente incredulità, deefi ,per cornuti epijl.àd Atr. confentimento de’ favj ,ad ogni altra virtude lib.i.n>. anteporre: (f) onde Epicarmo ,ebbea dire-* cie.de petit. N»pe ,xj ftiy,iuta‘ dnrisrùv àftìpà,, ww ^C°p^‘h^u~ xr„ve. HefJ. Cioè: Sij vigilante feSovvengati di non preflar «per. &di. fede•
Acsi fide. JpueJH fono imembri dellit Snpienx.a_i , con ifpezial maniera però fui fatto delle cofe da noi lontane dilfe Plauto: aFUut.'w iVos Itludtlndut efi^qui plus credit ,itudit, truculento. quìtm qu.c videi —(ri) Gli Scrittori di viaggilo per foverchia femplìcità ,han dato fede ad alcune manifefte menfogne 3polle loro nel capo dal fuperftiziofo, barbaro ,ed ignorante volgo ;oper troppo malvagità ,efidanza ,di non averli, per quallivoglia via 3ad ifpoprire il vero 3le hànng sfacciatamente agli altri tramandate. Il nofiro Autore 3quel che afferma, l’ha co’proprj occhi veduto; enella della guifa appunto, cho l’ha veduto, l’ha fchietta epianamente fcritto; amando meglio di non dedar maraviglia, che, in procedo di tempo* edere riputato bugiardo; come degli altri alui èavvenuto di giudicare. Del rimanente,fe havede egli per paefi meiio barbar; fatto cammino ,di alcun pregievolo manufcritto ,onuova Ifcrizione (perche Io già trafcritte egli non facea di mcltieri andar copiando )farebbefi ingegnato per avventura la patria arricchire •Quelch’è fiato in fuo potè: e, volontieri ha fatto incetta di alcuni libricciuoli Cinefi ,che forfè un dì potranno edere di giovamento, achi porrà amorea_i quella nobil favella Oltreacciò non v’ha fatica, odanajo ,che non abbia pofio in opera.*, per informarti della politica, armi ,foldati ,ed abiti delle principali Corti d’Alia ,ed’America ;della Religione ,riti facri ,ecoftumanze de’ popoli; del temperamento dell’aria; e. in fine di tutto ciò ,chedi bello ,e di utile la provvida Natura, in yarj luoghi ,produce. -: Circa : m
VUOI IEOGT. RE. Circa il biafimo ,olaude ;egli fuol dire con. gli amici :che del primo poco 3onulla gli cale; dell’altra non lente piacere: eperciò viene alai'ciare in tuo arbitrio) farne qualunque giudizio più ti farà in grado •Da certi fer contrapponi ed Arillarchi falvatichi ,che-» voglion dar di becco' in ogni cofa ,ha udito mormorare del Titolo Hello del libro ,quali magnifico ,evano .Rifponde egli ,che fe non dà loto nell’umore ,èalmeno molto acconcio» ad efplicare 3efare una qualche immagine di ciò ,ch’è fuo propofito di dìvifare ;eh’ èil principal fine 3acui 3nello intitolare ilibri, dee riguardarli. Lo ftile, ela purità della-» favella, confelfa di buon animo ,non efifer tale, che meriti effere approvato dagli uomini intendenti ;imperocché ,come che ha fcritto viaggiando ,nò fempre con quella tranquillità di mente iche aben teffere ifuoi ragionamenti abbifognava ,ben vede (quanto mai ciafchedun’ altro )come allo fpelfo fia andato lungi dalle regole de’btioni Maellri .Niente però di manco ti avvertifee primamente con Seneca, (,i)che :Temerità! ejì ddmnate quod nefciitt ;eaSente* poi dice così : Referundif ego btibco litigutim tutleim grillile ; Eodem mìhi prttio fai perbibetur ,quo libi: Ni/i h<ec me depttdat ,numqua delinguetfileni' (, ;n (b)Cioè adire,eh’ egli fia per renderci frafche Per/, nei. 3. per foglie; non elfendo al Mondo perfona—>, che di alcun difetto non polla elfere incolpata . Io per me fon ficuro ,che benignamente— * uferai feco.fe vorrai recarti per la memoria, che non v’ha libro cotanto buono ,che non contenga alcuna cofa di reo; eper lo contrario
Achi Vuoi. Leggere. rio: eche ogni uomo ,il quale> credendoli; far bene >edi giovare altrui ,in qualunque maniera s’affatica ,èaffai più degno di lata che di ripren/ione .Vivi felice. LO STAME ATORE. QVefla lettera non fi pofe nel pù mo •volume ,perche l'Autore dieffa fitrovo ajjente^quai dofu d’uopo dar compimento al libro Lio voluto non pertanto prefentark adejfo ;e/pero »che me nefaprai gradi I
INDICE DECAPITOLI- LIBRO PRIMO. Cap. I. TJNtrata nel Dominio Verfiafio j 1/cammino fino ad hrivan ,colla deficrizione di quella Città. pag. i. -Cap.IL Continuazione del viaggio fino aTauris ìcon la definizione di quella Città tedi Nakcivan.p.iq. Cap.III. Sideficrivono le Città ,che s’incotta frano nel 'viaggiofiìno aKom. p.47. Cap. IV. Continuazione del viaggio fino ad Ifipahan, p. 78. Cap.
4Giro del Mondo nel mezzo, ed altre tre di color più ch& ro avviticchiate a'mcdefimi fiori. Allo Jpuntar del Sole, il Giovedì 27, ripigliammo il cammino, egiugnenirtio dopo aver fitte 24. miglia in 9. ore ,alle tre Chiefe,dettedagli Armeni Eghimiafin, cioò adire figlio unico ,che èil nome della principale .Quella (ficcomo narrano le loro Croniche )fu fabbricata 500. anni dopo la venuta di Crifio ;edicono, che efiendo le muràad altezza^ d’uomo ,il diavolo,per lo fpazio di duo anni, rovinava la notte tutto quello, che s’era fabbricato il giorno ;ma che alla fine efiendo una notte comparfo Giesù Crifio, il diavolo non potè più impedire, che la Chiefa fi finilfe. Ella èdedicata a S.Giorgio ,al quale gli Armeni preftano foniniavenerazione .L’edificio al di dentro èin forma di Croce,con cupola., nel mezzo, fotro la quale inoltrano la_» pietra ,dove dicono che Crifto N.S. còparve aS-Gregorio,daefii molto venerato. Vi fi entra per tre porte ,e’1 pavimento fitruova coperto tutto di buoni tappeti .Sonovi tre Altari; al maggiore fi monta per quattro gradi,prefio al quale, dal corno dell’Evangelio,èfituata Ja_» Sedia patriarcale .All’Altare del lato
DELGF. ME1 1 Té 5 defixo fi Tale per Tei gradini ;aquello da finiftra per tre ;ciafcheduno con una Sedia Patriarcale ,per quando vi fi celebra folenncmente .Al di fuori fono ne’quattro angoli quattro picciolc Torri,in ima delle quali fono le campane, eda per tut- to innalberato il gloriofo veflillo dclla_* Croce: ciò eh eapatto alcuno non fi permette da’Turchi. Allato della Chiefaè il Convento per l’abitazione dc’Vefcovi ,ede’Frati ,con un'ottimo giardino nel mezzo. Gli appartamenti per lo Patriarca fono fui primo gran Cortile, dove èla fontana ;dal quale fi pafTa al fecondo ,che ferve folamente con le lite arcate di ICarvanferà a* pellegrini ;perche iMonaci padano alle loro celle, ealla Chiefa per un’altro Cortile ,eporta maggiore- Tutto il luogo èferrato ali’jntorno da alte mura di fango ,rinchiudendo nel fuo ampio ipazio molte vigne, egiardini. Il Patriarca èfilmato de’ primi fra gli Armeni; epredirne tanto di fe (lofio, edella iua autorità ,che non ègran-» tempo, ebbe l'ardire di (comunicare-» S. Leone Papa ,perche avea approvato il Concilio Calcedonenfe, che condanna le loro, eie Greche JErefie. A3lì
6Giro del Mondo Il fecondo Moniftero, colli Chiefaj dedicata aS.Cayana, èlotanodal primo un tiro di fchioppo. Fu. fabbricato in, onore di una Principefla, che venuta d'Italia con 4^- Donzelle aveder S. Gregorio 5fu da un Re d'Armenia fiuta gittarc dentro un pozzo fra fei penti, perche non avea voluto acconfentire allo lire voglie ;doveeffendo per 14. anni fi. mafa fenz* alcun nocumento ,alla per fine il Re per rabbia la fece morire coiu tutte le 40. Vergini: per quel che ne raccontano gli ftcflì Armeni. L’architettura della Chiefa elimilo all’altra ,però più picciola .Evvi un fole Altare,col corpo d’un'Eretico Arnieno(chc eflì dicono Santo) al di fotro. Allato della maggiore delle 3.porte fi veggono dalla patte di fuori due altre tombe ,una adelira, l’altra afiniftra .Quan- to all'abitazione vi èun picciol chioftro con un giardino ,ecelle per pochi monaci ,iquali hanno cura di alcuni pochi contadini ,marciti nell' ignoranza,enell'ozio . Il terzo Convento lontano dagli altri fuddetti un miglio emezzo,èmolto picciolo, ededicato aS. Rerima .La_, Chiefa ha un folo altare, e vi fi entra pari*
Dei Gemeui. 7 rimente per tre porre: tiene bensì buone vigne ,ccampi ,come gli altri due. Gli Armeni, che vengono, oritornano da Pcrfia ,fogliono d’ordinario re darli in-» quede Chicle tre giorni, per far le loro divozioni, ericevere la benedizione Patriarcale. Quello piano d'Erivan èmolto fertile» ed abbondevole di viti, ed altri alberi fruttiferi; come anche di for mento, rifo, elegumi :eciò perche inaturali fanno ben coltivarle, fervendoli delle acque.» del fiume Arabe, che lo attraverfa,oltre molti piccioli micchi ;ed appianando il terreno con un largo legno ,che da una perfona ètirato con fune, eda un’altra èfoftenuto per lo manico .Edi qui nafee ,che mentre in Pcrfia fono giunte a maturità le biade ,in Turchia fi femina. Il monte Ararath non èche otto miglia difiante da’ fuddetti Monifterj .Sopra la fua cima, collante fama pervenuta fino a’ dì nollri ,vuol che pofafle l’Arca di Noè .Predo alla falda fcorreil fiume Arabe ,eforge un'altro monte di giuda grandezza ,ma picciolo rifpetto all’Ararath,dicui parlammo più Cotto. Pernottai la lcra nel Monidero grande, eia mattina del Venerdì aS.anaaiin A4Chie-
8Giro del Mondo Chiefa’ avedere ufficiare da circa 70; Monaci ,divifi in ala nel mezzo .Indi a tre ore feguitammo, per una buona ftra. da, il cammino d’Erivan; epattati per molti villaggi, dopo dieci miglia, gin. gnemmo nella Città .Prefi io una carnera nell'unico Karvanferà,ch’era nel Borgo, per non dar faftidio aquei Padri Geluiti ,che viveano con differenti maniere dagl'italiani. La Città d’Erivan d’oggidi fu fabbricata filile rovine d’un'altra dello fletto nome, a64.gr.20-m. di Jughezza,e 42.». e15. ni. di latitudine .Ella èpolla dalla parte del fiume Zanghì, fird’una rocca, edagli altri Iati fui piano.il circuito èfolamcnte d’un miglio ,con profondo foffo ,edoppio ordine di muraglie ,ebaffoni di fango, che foggiacciono ugualmente acolpi delle cannonate, ed al*" l’impeto delle pioggie. Nè puntomigliore èla fabbrica delle cafe, in cui non vivono ,che pochi mercatanti ,efoldati della guarnigione .Vi fono tre porte ,le quali fono di ferro 5el’artiglieria èbea, poca ,epicciola .Il Bazar delia Città è mezzano .Il palagio del Kan ,oGovernadore ha la facciata fui fiume, etutta., quella magnificenza, che può trovarli in una fàbbrica di terra. An*
DElG£MB l lli 9 Andai il Sabato 29. a vederla Zeccai ove fi batteva moneta di argento ,edi rame; non eflendovi in Perfia altre monete d’oro -che quelle poche che fi fabbricano nella Coronazione de' Re, che jfogliono gettarle in pubblico, odonarle a’ loro benemeriti .Fanno iPerfiani la_> moneta in quella forma .Pollo in una foffa con carboni ,elegna al di fopra ,il metallo, aforzarli due mantici ,che foffiano nel fuoco ,fanno liquefarlodiquefitto ne fanno verghe ,che poi fi battono, criducono in forma di lamine ;diftefe altri le tagliano ,altri le riducono a rotondità ,altri le pelano ,cd altri in fine con martelli le appianano ;dopo di che aforza di braccia fi conjano. La Domenica 30. andai aprendere il frefeo fui ponte, ch’è fopra il fiume fuddetto ,comporto di tre buoni archi ;vicino a’ quali all’ombra di folti alberi fono picciole camerette per diporto del Ivan, al quale il Governo della Città rende ben 200. mila feudi l'anno. Quello fiume nafce da un lago detto Gigaguni, lontano 80. miglia da Frivan ,cfi perde ncirArafle ,che palfa tre leghe lontano dalla parte meridionale. Il Lunedi ultimo andai adiporto ,veden-
io Giro del Mondo dendo il Borgo, opiù torto campagnaj abitata,per gli molti poderi ,egiardini* che fono nel Tuo ci lenito .Egli fi èventi volte più grande della Citta ,abitando in efio la maggior parte de’mercanti,e tutti gli Artefici ,ed Armeni. Vi èUn’ ottimo Bazar, eMeidan allato le mura della Città ;però infinite fono le caie dirupate, che fi veggonojper le continue guerre fra* Perirmi, eTurchi, che han ridotta in lagrimevole fiato la Città, elue vicinanze .Sarà in tutto dieci miglia di circuito ,circondato la maggior parto da un riparo di terra, eda* vicini monti, da’ quali in tempo di guerra potrebbe.» edere offefa molto la Città; etutto quello fpazio produce ottimo vino ,ed abbonda di e/quifi te frutta ,non che di dilettevoli pioppi ,efilici . Da Tocat fino aTauris i! paefe è più parte abitato da’ Crifiiani, iquali fi procacciano il vitto col lavoro della feta, cd altri meftieri; acagion de’ continui pafiàggi delie Caravan^, che conducono feto da una Provincia vicina ad Erivan, ed altre mercanzie di Perfia .Incredibile èil guadagno ,che apportano all’Erario Regio tai Caravane 5percho non efièndo rigorofe le dogane (notb aprem
Del Gemella ii aprendoli nemmeno le balle di mercanzie) iMercanti volentieri concorrono a portarvi il meglio, che fi può ,pagando pochi diritti alle guardie del cammino. Martedì primo di Giugno,per non dimorare oziolo in Erivan, prefi un cavallo ,per andare in compagnia di altri alla Chiela di Kickart .Vi giunfi dopo otto ore di ftrada ,ctrovai un Moniftero di Armeni tagliato dentro la rocca, della quale Tono anche ipilaftri ,che foftengono la Chiefa .Secondo le loro tradizioni, quivi fi conferva il ferro della lancia, che pafsò il collato del Redentore ;e dicono, che ve loportafle_> S. Matteo .Vicino quella Chiefa èun_» lago ,ed altri cinque Monilleri de’medefimi Armeni. Sin da’ primi giorni del mio arrivo in Erivan prefi ad affitto icavalli per Tauris, per dieci Abafsi l'uno (ogni Abafsi vai quanto jS. gr. emezzo della noltra moneta di Napoli); ma fapendo chela»* ftrada non era ficura ,mi contentai d’afpetrare molti giorni ,per aver compagnia. Alla fine non ve ne eflendo alcuna, mi rifolveiil Mercordi a.di partire coru- un Giorgiano ;ma mentre quelli flava», ponendo all'ordine il fuoTambellì,a fardello.
li Giro dei. Mondo' dello ,avendo io mandato per gli eavah li, il Maomettano affittatole mi venne meno di parola ,fingendoli infermo. Quella mancanza mi fece in tutto perdere la foffercnza ,perche vidi partire icompagni, fenza fperdnza di poterne avere altri per allora 5perche la taravana ,che veniva d’Arzerum ,s’era rimala amezza ftrada per tema di ladri. Il Giovedì ^.definai nel Convento de’ Padri Gelimi jc'1 Venerdì 4. avvifato, che vi era un’altra picciola compagnia^ di Giorgiani ,che andava aNahcivaiu, deliberai accompagnarmi con elfo loro, non ellendo così pieno di ladri il paefe Perfiano ,com<?q nello di Turchia-,, Prelì due cavalli per lo lìdio prezzo , mi preparai alla partenza. Prima di palpare oltre non èbene,che io tralaici ,come per tutto il tempo, che io dimorai in Erivan ,offervai tèmpre il monte Ararath la mattina chiaro fino alla fona mi tà; ma verfo la fera, per gli molti vapori ,che il Sole attrae così dal monte ,come dalle acque del piano,turbarvifi l’aria,balenado,efcoppiando tuo- ni, epiù tardi dileguarli ivapori in pioggia .Egli fi èanche da avvertire, che l’altezza dì quello monte eccede quella del
Del Gemelli? i3 Caucafo, cdcl Tauro; eche forpafianda la prima regione dell’aria, cd effondo sepie coperto di nevi,è freddi(lìmo quan- to fare fi polla :niente però di manco favolola dee riputarli la narrazione dcll'Olandefe ,che (obbligato di falire il monte nel 1670. per guarire un Religiofo) dice,che vi confumò l'ette giorni, facendo 1s, ni. il di 5eripofando la notte in alcuni Romitaggi, che trovava per ogni cinque leghcje che egli pafsò iconfini della prima regione dell'aria ,dovo fi formano le nuvole, le prime delle quali trovò denfe cd.ofcure, l'alt re freddi ffime epiene di neve ;eche nella tcrza_» nebbia che pafsò ,faria re fiato morto di freddo ,fc durava un’altro quarto d’ora si terribile palleggio :però che il di fogliente ,amifura eh’ egli continuava a lalirc, rcfpirava un’aria più temperata; cche giunto allaccila del Religiofo infermo feppc ,che colui da 20. anni ,che abitava fui monte ,non avea mai fentito nè caldo ,riè freddo, nè vento,nè veduto cadere alcuna pioggia.Di più,che il buono Romito volea dargli ad intenderò, che l’Arca di Noè era ancora tutta intera falla cima della montagna ,perche il buon temperamento dell'aria avea impedita Mallet. tic-’ fcrip.de l’u . niverf.to-l. pag. Ji4- Madcslo voi yag.de Eerf.
20 Giro del Mondo in Ifipahan, aportare un premute al Rej; onde pigliati ad affitto due cavalli, per me eper Io Servidore ,acinque Abafsi l'uno, feci moffa io folo dalla Città circa le tre ore di notte,per afpettare l’Inviato in un determinato luogo .Due miglia.» lontano, pallài fopra un bel ponte di dodici archi un fiume,che fi getta nell’Araffio ;epoco indi lontano ne unimmo coll’ Inviato. Continuammo quindi la firada per paefe piano, impedito da molti canali per irrigare icampi ;onde le loro acque correvano torbide, emefcolate di loto, ficcome l’Araffe mcdefimo ,nel quale entrammo. Pallate ^.miglia in 9. ore ripofammo il Mercordì 9. in Zulfia ,per palTare'indi l’Arafie fulla fcafa .Zulfa oggidì fi può dire affatto disabitata; perche Scia-Ahas I. Re di Perfia ,tralporrò tutte le famiglie ad abitare in Zulfa la nuova ,nellaj Provincia di Guilan, ed altrove,per non Infoiarle cfpofte alle continue fcorrerio de'Turchi ;quello nondimeno che nerimane Torto aride pietre afinifira dell'A* rafie, fa .ben conofcere non effere fiatai Città molto ragguardevole; effondo uiu mùcchio di fango, edi caverne fabbrica, te fiotto terra .Idue icarvanferà fatti fabbri-
Dei Gbmeui. 21 bricare,con gran fpefa,dal Coggìa Nazar Armeno dall’una eL'altra parte del fiume,fono anche rovinati: cintanto v’abitano que’ pochi Armeni ,in quanto che un miglio indi lontano v’è un’ottimo, c fertile terreno. L'ArafTc in quello luogo eflendo rifletto fra due monti, vedefi poco largo, ma profondo (accrefciuto dalle acque.» di quel fiume ,che tre miglia prima paffammoa guazzo quattro volte. )Stimano che Ila riftefTo co quello, che la Scrit- Jnee«; tura, eMosè chiama Geone ,eche nafee aèrcr/p. c?*. dal Paradifo terreftre; poiché trac l'origine dalla medefima montagna ,epoco difcoflo dall’fufrate 5quello feorrendo verfo Oriente ,equefto quali ad Occidente .La barca, che ferve al paffo dell - Acaffè èmal fatta, cpeggio governata-., non avendo che due remi ,che la ritengono; ond'è, che venendo all'oppofta rivalla rapidità del fiume la porta Tempre un tiro di mofehetto più. in giù di quello che bifogna ,efa di meftieri tirarla poi su con una corda. Vi fi paga a’rematori mezzo Abafsi per cavallo; eviaflìfl-c una perfona deputata dal Jfattar di Nakcivan ,il quale dà una carta fuggella fa im> legno d’elferfi pagati idritti delle Guarii 3die.
zi Giro dei Mondo die, che fé fi tralafciafle,gli tarlano pagar di nuovo: cotanto èinfoiente efurbo il Guardiano, non meno di chi lo deputa, V’cra anticamente un ponte di pietra.,, che poi fu abbattuto da’Re di Perfia.,. Paflato VArafTe camminammo per fertili colline altre 14.1n.neU0 fpazio di4.ore, epernottammo poi nel karvanfèrà di Deradus, che per non efler capace di tutti, infognò dotmirc all’aria aperta. Il Giovedì to. tre ore prima del di,entrammo in una valle fra due monti,mol- to frequentata da ladrijfuori 'della quale ufeiti ,ne andammo per un Aerile piano nel karvanfèrà di Alachì, dopo 15. ni. e_> quattro ore di cammino ..L’edificio è di mattoni, ben grande equadrato ,con quattro Torri ne’quattro angoli .Indi continuando il viaggio dopo 20. m. arrivammonel Calale di Maranta. Iav *h"p °4.* Dicono che quivi fia fepcllita la mop-’S'4j- ' 'glie di Noè .Il villaggio per altro ègrande, oper meglio dire èuna felva di cale, per gli alberi egiardini frapofii ,che inipedifeono di lontano la veduta delle fangofecafe. llfuofito èin un piano ottimo efertile ,tre miglia lungo ,edue largo; con molti altri Cafali all'intorno. Vi èun filinolo ,cgrande karvanfèrà con_> quat-
DElGEMELlr. 23 quattro Torri ne’quattro angoli, cuna_» beiliflìmaforgiva della migliore acqua, ch’io abbia guftata fuor d’Italia. Quattro miglia prima di giungervi,mi erano venuti all’incótro iRattar,o Guardiani di ftrada .Di coftoro bifogna temere affai più che de’ ladri ;imperocché eglino fotto colore dclloro ufìcio rubano aman falva, effondo armati di nodofi baffoni (arme comuni a’ Nobili,ed ignobili in Perfia) aguifa di fuorufeiri :epiù che ad ogn’altro fan torto a’ Franchi,da* quali cflggono quel che vogliono indifcrctamentc, fenza riguardare alla qualità delle mercatanzic; eperche non aprono le balle ,tanto fi piglieranno per un_> fardello di cenci ,quanto per le migliori gioje del Mondo. L'ordinario pagamen- to èdi cinque Abafsi per cavallo,ma effi non fi contentano né anche di tutta la_» borfa di un povero viandante. Il Venerdì h. prima di giorno ci ponemmo per unaftrada montuofa, in fine della quale trovammo gli altri Rattar di Schìachit ,che prendono un' Abafsi per TambeJlì .Dopo io. m. etre ore di ftrada,paflàmmoper J'otrimo Karvanfcrà di jamghet, anche ben fabbricato di mattonijCòquattro Torri negli angoli, c
24 Giro del Mondo capacitiamo di centinaia di perfonc.Fatte altrettante miglia per un piano arenofo ,giugnemmo nella Città ,oper meglio dire forefta di Sofiana ;poiché fono tanti gli alberi ,ed ottimi giardini all'intorno, che no fi veggono le abitazioni,fe non vi fi pone il piede dentro. Fermatici due ore nella medcfima,dopo aver camminato 18. miglia ,efei ore per una fei> tile pianura ,giugnemmo nella Città di Tauris con un'ora di giorno. Per iftrada oflervai un colle, dove mi diflero,che nel r6js. flava accampato l'Iifcrcito di Amuratte ,venuto all’afledio di quella Città ,che poi prefe ,ed incendiò. Narrano per raro efemplo della for* rezza di animo di Scia-Sofi Re di Perfia, ch’egli atal novella poco onulla turba- to dille :Venga pure innanzi Amuratte, che da fe fteflò perirà ;enell’ifteflfo tempo diede ordine fi diftornaflero tutte lo acque all'intornojnon eflendovi altri fiumi dà Tauris in poi „S’avverò il fuo prefagio, perche innoltrato.fi quegli per aride,cAerili campagne,con ioo.mila combattenti ,vi perde buomaparte dell’efcrcito,efu sforzato con poco onore tornarli indietro . Tauris, ovcroficbatana,c fituata nella Pro*
Dei Geme ili? '25 Provincia di Adirbeitzan (giufta il par iarede’ Pcrfiani) agr.j*. di longitudine, c40. di latitudine. Fu già Metropoli dell’Imperio de’ Medi, eh’ ebbe il fuo cominciamento 876. anni prima della naicita del Signore .Oggidì non èrimafa_, che l’ombra del fuo antico fplendorc; effondo flato lo feopo dell’armi Pcrflane, eTurchefchc, mentre fono flati in guerra quei due Monarchi .Quella, che fi vede di prcfcnte ,èin fine d’una gran pianura ,ecircondata per tre parti da'monti nella ftefla gnifa d'Arzerum; ficcomej con Privali ha di comune l’incoflanza_, dell’aria .li fuocircuito èdi 30. miglia Italiane, acagion de’moltifiimi giardi- ni ,epiazze che vi fono .Le cafc fono mal compofle di fango ,ma iBazar, ei Karvanferà fono buoni; perche la comodità del fuo fito vi attrae infinito numero di negozianti, eMofcoviti,e Tartari, come anche Arabi,Giorgiani,Mingreliani. Indiani, Turchi, Pcrfiani ,edi altre nazioni con ogni forte di mercanzie ;particolarmente di fete ,che vengono dalla Provincia di Guilan, ed altri luoghi :ond’è che gran quanritd di pcrfone fono occupate al lavoro delle medefime. Quantunque il fuo giro fia di ‘5o.mi- Indili. Epitemi. hiftor. lib.i* png.$»
26 Giro del Mondo *3 o. miglia ,ed un Padre Gefuita Francei io l’uguagli aRoma ,nella Relaziona che ne fa; non credo però che vi fia», maggior numero di 250. »i. abitanti jsi per gli campi ,egiardini ,come perche le caie fono poco abitate. Andai Sabato 12, avedere la Torrej di Sciam-Cafan,che alcuni vogliono,con poco fondamento ,che ha quella di Ba« bel mentovata nella Sacra Scrittura»,, La fabbrica è di mattoni ,220. de’ miei pallidi circuito: il diametro èdi 4o.paf. il ,ela larghezza delle mura 12.;però dà due parti èrovinata .Si monta ad una, camera,ch’è nella fommità, per una fo. la alumaca di 11o. gradini ;ele muradi quella camera fono al di fuori ferirle di cifre ecaratteri .Nel fondo lì vede una inferriata ,dove dicono iPerfiani ,chea fìa fepcllito il Fondatore. Pallai poi avedere l'Atmeidan.Quella èuna gran piazza ,dove concorre k> maggior parte de’ mercanti, ed artefici) perche vi li vende più mercato, che altrove .Il maggior negozio che vi fifaceia,èdi buoni cavalli, ed abuon prezzo, • (avendone comprato uno per 90. Abaf. si, che in Napoli avria valuto 3oo.)comc cuoche dipeli di zegrino, del quale ìil,
Dei GemeuiÌ 27 quelle parti fi confuma affai ;non effendovi perfona civile ,che non ne abbia_, gli fH vali, cfcarpe .Le fanno del cuoio di cavalli ,afini, emule ,della parte della groppa fola mente . Effendovi anche la Mofehea di Haftan- Bafcià ,andai avederla .Quello edifìcio fu fatto dagli Ofmali,seza rifparmiar nò tempo ,nò fpefa .Si vede nel primo ingre Ilo una facciata d’ingegnofo lavoro di mattoni, co rilievo di marmo lavora- to aìl’u fo d’Italia,cd fiori,nccelli,e frutta di varie maniere .La porta ètutta di un pezzo di marmobianco (come quella di Ofmanlù )donde s’entra in un chioftro, ocortile quadrato, epoi in una volta a tre ordini ,a’ fianchi della Mofehea, fenza veruno ornamento .Indi per due pie* ciole porte,fatte nell’ eftremità,fi palla., nella Mofehea ,che hà la facciata con.» due alte Torri dello fteffo lavoro 5però le cime delle Torri fono rovinate .Confine la Mofehea in una fola gran cupola, lavorata vagamente dello fteffo marmo, con arabefehi di azurro ,cdi oro 5edi- pinta leggiadramente in alcune parti di buoni fiori, ed in altre di capricciofi difegni .La nicchia ,dove pochi vanno ad orare,è dal lato del Meidan, opiazza^* onde
2$ Giro del Mondo onde le porte fono (blamente da’lati cotf xifpondenti a’due chiodri ,che vi fon0 uno per parte ugualmente fabbricati. La galleria ,o'ioggia fuperiore delia, Mofchea,è foftenuta dalla cupola in poi, da dodici archi ,tre per ogni lato ,do' quali quelli che fono prelfo alle mentovate porte da Oriente ,cda Occidente, fono uguali (eflendo quelle da Mezzodì, eSettentrione ferratele gli altri più gràdi .Nella parte fuperiore di ogni angolo fonò come balconi feparati ,per vedere quello,che vi lì fi. A’iati della nicchiali veggono due belle pietre di marmo trafparente ,come alabaftro ;aAnidra un, pulpito ,al quale fi faglie per 15. gradii nel pavimento cattive ftuoje, perche i Permiani non fanno gran dima di tal Mofchea ,ela credono Impura, per aver fervito a’ fettatori d’Ofmar .Dietro alla medefima, dalla parte di Settentrione, vi cun ben grande giardino quadro ,Coiu alberi di varie forti. Vicino queda Mofchea fifeorge un’- altro edificio, co’medefimi ornamenti al di fuori, che di prefente và in rovina^, Lo chiamano luogo dell’acque ,perche iPcrfiani vi lavano imorti .Nella della piazza èuna Chiefa di Armeni quafi
Del Geme rrr. 29 dirupatalove dicono,che S.Elena mandò una parte della Croce .In fine del Adeidan fi vede un gran palagio fabbricato da’Turchi ,mentre vi fignoreggiarono .Ogni fera fui tardi s'ode in una loggia delmedefimo un vago concerto di trombe ,etamburi. Circa il mezzo giorno fece la folenne entrata il nuovo Luogotenente delKam, ©Governadore della Città ,accopagna- to da 500. cavalli ,che area feco condot- to;olrre 1500. che gli erano ufeiri incontro. Ada prima dipafiàre oltre ,.fie bene dire alcuna colà dell’altro Luogotenente predecefiòre ,morto poco tempo prima in Tauris ;perocché egli fu fempre^ mai amiciflimo di Criftìani ,efpezial Protettore de’ Adifiionarj Cappuccini Francefi,a’quali nelle pubbliche adunanze dava luogo al fu olato, con gran difpiacere de’ Sacerdoti Perfiani . Egli fi chiamava Sultan -Bigian- Begh figlio del gran Ruftan -Kan_» (detto Spafalar) Gran Generale dell’efercito Perfino, che diicacciò gli Ofmanlini, oTurchi del paefe di Tauris. Il Gran Ruftan fu fuo Avolo ;eSultan Bigian ,che mori Kan d’Erivan-- fuo Zio .La fua famiglia èfiata femprc nella
36 Giro dei Mondò di T.mris :ciPerfiani lafciano andarla^ in mina, comeimpura3edi fcrericijeflendo Hata fabbricata da’Sunni Settatori di Omar ,confò detto di fopra .Quefhj fabbrica èquadrata ;ela facciata principale nella gran porta (alla quale fi monta per otto gradini )èfnperbamen te lavorata quali amolaico di mattoni delicati di color turchino, paonazzo, bianco ,<d nero: con due alte Torri, che terminano amodo di Turbante, coperte di fimil la* voto, ina rilevato. Per dentro tengono le loro leale alumaca, però la fin idra fu mezza abbattuta da una folgore.La Mo« fchea ,al di dentro èornata di belle dipinture alla Morefca, edi cifre, elettere Arabiche inoro edazurro. Laporta,, della Mofclica non èche quattro piedi larga, rutta d’un pezzo di pietra bianca^ traiparcnte, alta 24. piedi, elarga 12. La cupola òdi 34. palli di diametro, con gli iteflì lavori al di dentro, che finirò invidia al pennello, follenura da 12. pilaftri di marmo dentro,e16.al di fuori, che fono molto alti ,cciafcheduno di Tei piedi in quadro, cò nicchie dalla partedi fuori per porvi le fcarpe ,come fi coftunu da’Maomettani .All’intorno fi vede una balauftrata con porte perpafiare da una parte aifaltra. Per
Pel Gem stli. Per tre lati il gira all’intorno ,perche dal quarto il palla dalla cupola ad un’altra meli grande ,ma più bella ,edipinta ad oro. 11 pavimento èdi marmo crafparcnte, limile aquello della proiettiva ;e ne lune anche coperti ipilaftri per l’altezza di otto palmi da terra .Il giro interiore di quella cupola èvagamente^ adorno d’un lavoro acolor di violetta, con varie (orti di fiori inoro; e’1 pavimento due palmi più balio di quello della prima .Al di fuori la cupola grande è coperta di mattoni verdi con piccioli fiori bianchì; ela feconda di ideile bianche a ibrido nero ,che rendono vaga la Jor vedimi .Danro la Mofehea èalini lira una ledi idi noce alta fei gradini, appoggiato, al muro della prima cupola ;eadelira un'altra dcll’iAeflb legno meglio lavorata. All’intorno èuna piccioia baiati (Irata, alla quale fi monta per 14. gradini * Dalia parte di Mezzo di fono due grandi pietre bianche, etrafparenti ,ehe paiono rode ,quando vi palla il raggio folarej * Dicono che quella èuna fpezie d’alabaileo, che fifa dalla congelazione d'un’acqua lontana un giorno da Tauris, chej> polla in un follo fi eogela in breve tepo. Si fonia grandemente fra quella Nazio- 91
3$Giro dei. Mondo' ne, che la pongono nei fepolcri ,ent, fanno vafi, cd altri lavori, prcfentandolt come una rarità in Ifpahan ;che fia congclazion d'acqua me l'affermarono tutti concordemente :negandomi all’io, contro quella del karvanferà di fopra,ri. ferito del Tavernier. Dall'altra parte della ftrada all'incoo. tro quefta Mofchea fi vede ancora itu piedi la facciata del palagio del G. Prete, oSchec-Iman artificiofamentc lavorata di pietre colorite. Nel ritorno fui avedere due Templi di Gentili detti Unà-fciagheret ,cioè jMacftro eDifcepolo .Sono feparatj l'uno,el'altro dalla ftrada :quello dellij parte finiftra (entrando alla Città )èpiè picciolo, cquadrato ,con due porto grandi, c$o. fincftre all’intorno. Do Cupola ,ch'era rotonda ,ècaduta .1 Tempio adcftra èdello fteffo lavoro,ma affai più grande. Dalla gran porta verib J’Atmcidan (òno in piedi due fmiilirat} pilaftri ,che fifeorge aver foftenutoal* tro Tempio congiunto a’due mentova* ti .Le facciate fono fatte con lo fteflò lavoro, di cui ho ragionato di fopra 5pc* rò la fabbrica, febbene molto larga ,e<jj buoni mattoni, ètanto antica, che notu
Det Gemelli. $9 può durar lungamente. Camminandoli due tiri di mofehetto più avanti ,fi feorge del medefimo lavoro fatta ia bella >egran facciata d’untu» Mofchea ?che va in ruina. Entrandoli f/aitando per fopra il marmo di Mortofole) il vede un bello egran giardino con varie forti di alberile fiorì/ ncil'efiremità del quale fono alcune grandi fabbriche, che dicono edere fiate d’un'antico Tèpio di pagani ,detto Alufcian-taghi. V'erano due porte a'Iàti ,ed una in fronte .Per le felle pubbliche poi V*è uno gran piazza ferrata di buone muraglie-» di mattoni. Abbracciando il configlio de' Padri Cappuccini {che mi tenevano cortc/emente per loro ofpitc )tralafciai la compagnia de' Perfianj ,per non efiere dio efli rubato per lo cammino, opure dai R.attar;i quali perche non fono pagati da* Maomettani, prendono^ piacere fra PaJtrcinfolenzc di far ijpogliare ignudo un franco .Acontenta rquelle guardie qualfivoglia grolla borza non èbaftevo- Je,métre rubano indifcretamete,ficcome èdetto di fopra/avvegna che in Tauri* per eficre in Città,non mi avellerò tolto che cinque Abafsi .Quindi mi poli C4alpct-
40 Giro Dfit Mondo afpcttare per maggior ficurezza quakj* compagnia di mercatanti,iquali non f©. cliono arrifehiarfi aviaggiar fprovveduti. Il Martedì 15. partirono un Gefuito, un Carmelitano Scalzo ,ed un’ Agoftì. niano, per gire ad Arzerum dopo cffcrc . flati più giorni nel medefimo Convento de’ Padri Cappuccini .Andavano cotu cavalli propi comprati in Tauris, polche non fé ne trovano d'affitto fuori di Caravana. Quelli Padri erano andati primi per Bagadat ;equando erano (lati » Karmanica Città fu iconfini (quattro giornate lontana da Babilonia )il Kam oBafsà non avea voluto Jalciargli pallire ;onde erano Itati affretti ritornare in» dietro in Hamirdan per la ftrada di Tauris ;per potere indi pafiàrc in Alep, oin Trabi tonda ,cpoi iu Coltantinopolhperò furono nel ritorno rubati da’ Battari edenari, crobe particolarmente all1A- gofiiniano Portughefc, che perde ottanta feudi ,cfu pofto prigione col Aio fcrvidorc, nè miglior trattamento ebbero gli altri due Padri Prancefi . Egli non fi dee iu tanto tacere ,elio nelle vicinanze di Tauris fono buone miniere di fide bianco :che dentro lo Città
Dei Gemei, tK 41 Citivi fono ottime, efrefche acque,’ alle quali fifeende tal volta per jo.eóo. gradi ;cche vi èla Zecca afimìglianza-, di l'rivan ,ove quando io vi fui ,fi coniavano Abafsi . Per cifcre ii Convento de’ Cappuccini .vicino al Meidan ,ogni fera al cader del Sole mi pcrcoteva l’orecchio con difpiaccvole concerto di tamburi, ctrombe, per dare avvilo, che ognuno ferraflc li ina Bottega,echecominciaffcro le guardie a fcorrerc per gli Bazar. Neil’iftefib tempo iMullah gridano dai tetti (non già dalle Torri, come 1Turchi) chiamando il popolo alla preghiera. Circa un’ora emezza di notte poi s’udiva uno fconccrraro tamburo ,in Pegno chej» ogn’uno fi ritirafle ;ed’aliora in poi non fi può camminar fenza Jume,a!trimente fi và carcerato. Due ore prima del giorno tornava aTuonar l’ifielTo tamburo, per avvertirei padroni delle botteghe-?, che le guardie già fi ritiravano dopo aver girato per gli Bazar tutta la notte, cclic ogn’uno guardale il fuo. Il Mercoledì 16.il P.Giorgìo di Vandome Franccfc,Superiore del Covento, mi condu (Tc la mattina avedere ii Bazar Abbrivato con gran ,/pefa daMirzà-Sa- doc.
42, Giro dei. Mondo doc, mentre era Grande ,ed Intendente della Provincia di Abdergiam, tutto copcrto di mattoni cotti al Sole, ed affa grande .Vicino al medesimo vedemmo un Karvan/erd,bagno, eluogo del Caffè fatti fabbricare dall’ifteflò con fmifurato foffo ,profondo cinquanta piedi ,ieflanta lungo, equaranta largo,per conferva* re il ghiaccio ,che fi prende da uno {lagno ,dove l’acqua torto, fi congela,. Ivi predo èun gran Collegio per iflruirei Giovani Perfiani ,con Mofchca dentro. Paflammopofcia aveder la Mofchea, Collegio, Karvanferà, luogo di Caffè ,e follo per la neve ,edificati da Mirza_i Ibraim fratello di Mirzà Sedoc ,che oc* cupola carica di Muftofi Mumalek, o gran Cancelliere .Alla Mofchea fi entra per una gran porta, la cui facciata, c cupola fon vagamente adorne di mattoni di var; colori, affai ben difpofti. Si trova in prima un bello ,ma picciolo giardino ,in un lato del quale èuna picciola,cvaga Mofchea con due torricciuole a’ lati affai leggiadramente coperte degli ftefiì mattoni;all*incontro vedefi un Divan con {mugliati Torri,eun gran fonted’acqua avanti per renderne deliziofa la dimora ;etutro con l’irteffoor-
Dst Gemei in 4* namento di pietre .Non lungi èun’altra picciola Mofchca confidente in una fola cupola,ma adorna della medefima gaifa. Andammo quindi al palagio di Mirzà Tacr figlio di Mirzà Ibraim, allora Vifir di Abderbegiam (ch’è il più {limato de’ quattro che fono in Perda) in luogo di fuo Padre, che andava rifcuotcndo lo rendite Reali di più Provincie .La fabbrica cfteriore era di fango ,cdi cattiva apparenza jperò entrato dentro vidi un bel giardino con varj giuochi d'acqua.,? adorno di fiori ,cdi alberi fruttiferi . Indi entrai aveder gli appartamenti di J'datc ,l’Aram ,oappartamento per le donne ,cun magnifico Divan ,benché non finito, per render Giuftizia; tutti vagamente ornati di marmi, edipinti affai bene alla maniera del paefe .JEranvi da’ due lati fiffe nel muro quattro ladre affai belle d'un marmo ,che s'avvicinaj ali’alabaftrojcon un gran fonte in mezzo ;ammirai molto in quello lavoro ia_» fimmerria ,eproporzione ,che danno i Pcrfiani a' loro appartamenti ,cosi nelle logge ,efineflre ,come ne' tetti ,edipinturc. Dall’altra parte dei giardino era l'appartamento d’inverno già finito , con un Divan picciolo, ma leggiadramen-
44 Giro -bel Mondo mente dipinto, edorato con varj fiori in oro ,ed azurro all’arabefca .Vedemmo ancora un'altro picciolo >ma vago giar* dino con giuochi d’acqua :ed un’altro Divan ben* ornato ;allato a cui erano vaghe, ebelle camerette ,tutte parimente dipinte, edorate, con alquanti /pecchi podi nelle mura. Pano dirimpetto all’altrojcome anche un cammino abbellito degl'ideffi criftalli ,che coi riiiciio del Sole abbagliavano la villa. Era coperto il Idolo di buoni tappeti di Per- Zia :enelle camere erano fonti di alabaflro per ricreare l’occhiosil tutto affai bè difpoilodagl’ingegnofi Per(in ni ,fecondo il buó gufto del fudetto Mirzà Taer. Quello ideilo ha fatto fabbricare un’af. fai buono Karvanferà nel Ad ci da n,che perciò il chiama Mirzà Taerted un'altro dove attualmente fi batteva la moneta.,; amendue grandi ,edi ottima fabbrica,,. Egli tiene altresi un famofo giardino da una parte dellaXittà ,donde fi viene da Ifpahan ,ccn ogni fòrte di buone frutta di Europa :ed a’ lati due cafe di delizia. Predò al luddctro palagio fono gli altri fatti fabbricare da Ada zi Sadoc,c Mirzà Ibraim ,1’un iuo Zio ,cJ’altro Padrej, che fono veramcnte’magnifici cosi ncllc^
Dst Geme mi 45 fabbriche, come negli ornamenti. Ritornando per la Zecca, entrai avedere una ben grande cupola vicino la_* nicdcfima ,cheì Perfiani dicono Ey(Tari. Dentro di quelle erano le più ricche, e preziofe mercatanzie della Città .Ivi da prefiò èla ftrada degli Orefici ,ed Argerieri con belli archi di buoni mattoni,però coperta come tutte le ftrade ,c Bazar d'Oricntc . Il Giovedì 17. pattando per la piazza, dove fon le forche ,ortervai una fuperrtizìone ,opiù torto fempiicità dello donne Pertiane Aerili 5perocché le vidi partire tre equattro volte /'orto le forche, mentre attualmente virtavano appiccati icorpi de’malfattorh ciò che no avrei creduto prima di vcderlo.Giudicano ,che il mòrto corpo porta influire fecondità nel ventre ,cfar generare figliuoli :ficcome tengono per certo ,che pattando più volte fopra il canale dell’acque ,che Ccorre dal bagno ,dove attualmente fi lavano gli uomini, prendano la rtcfla virtù di generare. Io ben credo,che portano cfler fecondateirei bagno, ma no lòtto le forche ,dove fono icorpi mortiin vece del rafojoadopfaho g‘li uomini per farli la barba ,cle donne ''per trarrti loro
5zGiro del Mondo Turco ,cquanto gli farebbe {lato facile di conquiftarc quantoavria voluto .Di* ccva.che egli ctutti lo defidcravano, ma che il Rcimmerio nelle delizie dell'Aram, fi lafciava fuggire si bella occafione . £(fendo gid il Scic verfo J'Occafo.c meno fen(ibi le l'ardor de’ Cuoi raggi .ripigliammo il cammino; edopo fette ore e21. miglia di llrada, per paele ineguale, ben coltivato,epopolato ;pacammo nel Calale di Ius-ba(ci-candi ;avendo primalafciato alle (palle il Borgo di Turcoman pollo in mezzo d' una vallo . Il Ius baici al definare continuò le ifteffccortcfie alla Perfiana ;fervendoli egli per cucchiaro della delira ,cpigliando il rifo apugni.per ponerlo poi nel piatto mio.cdi Malachia :cortefia ch'avrebbe del porcino in Europa, ma non perciò lafcia in Alia d’edere un gran compimento .In quei paefi in un gran piatto viene il rifo ,c in un'altro la carne ,che fi dividono dal più degno de’ convitati, Finirà la menfa diede il Ius-bascì con lo mani in aria, attendendo l’acqua caldai, per trarne il gradò. In quello Cafale vennero alcuni degli abitanti avedermi, eflendofi iparfa vo-
Dsx Gs meiti.' 53 cc ,che ìo era un’ Ambafeiadore manda- to da’ Principi Crifiiani al Re; eche fino all’arrivo in Ilpahan ,io non voleva dichiarare il mio carattere.Nafcea la facilti di crederlo dalla politica de’ medefimi Pcrfiani,i quali ammettono per Anibafciadorequalfifia pedona, che porti al Re una lettera di raccomandazione di qualunque Principe d'Italia ;eperciò chi vi giunge cosi ,èricevuto con gran fiima dal primo Kan Culla frontiera ,il quale lo conduce aipefe Regie lino alla giuridizionc dell’altro ,afine di porlo in Ifpahan avanti il Re .Molti mercanti fi proceurwo di quelle lettere ,per rifparmiarei pagamenti delle guardie e_> dogane ,come anche per dìér condotti a(peleRegie. In quello Villaggio fummo avvertiti di rtar vigilanti,per iòlpettq di ladri ;perche clìcndo falliti gli abitanti del Calale di Miana ,molti non potedo pagare le gabellc,ed e/atrore Regio, nè avendo altro modo di vivere, ftavano per quelle vicinanze raminghi,per tubare itùandanri.Quefta notizia poco timore mi cagionò ,perche fapeva,ch’eglino ftavano Ja maggior parte fenz’àrmi. .Ci ripofammo tutto il rimanente del giorno dc'aa.inca/a d'un Perfiano;e poi DjVerfo
<4 Giro dei. Mondo verbo Ufera ci ponemmo in cammino^ Ad un’ora di notte cadde una buontu pioggia,che rendè ofeura l’aria, ene obbligò a fcrvirci di lanterna, edi guidai. Dopò tre ore vo!le prender ripo/o il Ius. bafei prdTod'un fiume .Due ore prima del di ci riponemo pofeia iniftrada;ecàminando per monti, evalli Aerili ,fui nafeer del Sole,dopo 15. miglia fatte in cinque ore,ci trovammo nel fudetto Calale di Miana 5luogo fangofo,comcpofio fi alagune .Non vi trovammo perfona ,perchccome djfiT ,tutti fe n'erano fuggiti ,iafeiando Iecafe, egli averi. Vi erano folo due Rattar, iquali non ebbero ardire di avvicinarli. Vedemmo uiu* ottimo karvanfcrà nuovamente fabbricato, cun’altro amico rovinato. Il Paefenon farebbe affatto cattivo, ecerta* mente farà abitato di nuovo . Dopo 4-m. di firada pafsàmoil groffò fiume di Miana,dove lu già un ponte di 50. archi, de'quali ora feiIoli ne reftano in piedi. PalTammo aguazzo tutte C4. le braccia ,in cui èdivifo-g ma l’ultimo èprofondo in maniera ,che d’inverno non fi potrebbe pallare cc ncavalli, ma_» con cammelli. Montammo folcia una montagna detta Jkaflantu (la più alta che
Del Geme tri. 55 fu in tutto jl cammino d’Ifpahan)la quale dalla parte oppofta ha una lunga ,e precipitevole Icefa fino al fiume ;fopra il quale v'è un'ottimo ponte di tre archi nuovamente fabbricato* detto Calilo* fan. Quello fiume, come anche il precedente,dopo aver traverfata la Provincia diGhilan(dovc ambo fono tagliati in più canali per innaffiare le biade) vano a rgdcr le loro acque al Mar Cafipio. fCafa li ,che fono all'intorno di quella mon* tagna,non pagano cofa alcuna al Rcmerche appartengono alla Mofchea d/Ardcvii ,dove fono alcuni fepolcri de* Re di Perita ,edi Scui-Sotì (limato per San- to ;onde tutti iPerfiani vi vanno in pellegrinaggio .Ha quella Mofchea So. m. feudi di rendita, che fi diftrib ni (cono a” poveri, eSacerdoti della niedefinia.Non lungi dal mentovato ponte, èuna rupe feparata dalPahre, dove fi vedono veftigia di antiche fortificazioni ,ed'un Ca- Itcllo nella fommità.Mi dille il Ius-faafci, che quel Forte l'avea fatto fabbricarci una Donna, la quale mentre che ville pofledè la Città, c* luoghi convicini de* monti ,fenza che mai (I poteffe efptìgria-* re, acaufa dell'angulba delle montagne,, Fatte rrcnratrè altre miglia in Undici D-f óre
56 Giro dei Mondo ore per paefe Acrile, ed abbondante* foladi odorifera liquirizia ,edi molti ladri ;prima di mezzo di facemmo aito nel Karvanferà di Sin-malavà, porto fopra un monte,con fette Torri affai bene intefcjonde da lontano fembra tuo Cartello .Si vedeano da per tutto quan* tira di pernici ,però dure come pictrc,c di altro colore ,efapore delle noftrc ;ve ne fono come le noftrali, ma nelle monragne . Non ètanto ile uro il viaggiare in Per* fia ,come io credeva 5perche fi può ca. pitarein mano di ladri ,edi Ciapar 0 di Corrieri Regi >che portano Ietterò d'una Provincia in un'altra, per comandamento de’ Govcrnadori dcll’iftefio, odi Principi. Cofloro han poterti di togliere il cavallo achiunque incontrano nei cammino ,che poi fogliono rimandare dopo uno, odue giorni; ecertamente cagionano gravi difturbi aun forofti ere. Avvilati iRatrar dall’Odabafcì ,ofoprantcndentc del Karvanferà, vennero fui tardi ;ma veduto il lus-Balcì ,noto ardirono dimandare il pagamento: cvolendo dal medefimo licenza di efcrcitarc il loro uficio furbelco con me>e con Malachia
Dei Gemizi. r, 57 Jachia ,furono /gridati ,cfe nc andatonodculì. Sul far della notte il Mcrcordi 2}. ripigliammo il viaggio 5ecirca le due ore fòpravvenne la /olita pioggia, con tuo- ni elampi .Due ore prima di giorno pa/Tammo ilKarvan/crà di Sarcefmà,af* iai ben /atto di mattonilo quattro Torri aquattroangoli. Indi facemmo 1j.m. in cinqu’ore cmezza,per paefe Aerile, c poco atto ail’aratro .JRjpofati un’ ora cmezza ,facemmo poi *5. miglia in-* fcu’ore, cmezza; ficchè arrivammo due ore prima di mezzo giorno nel Cafale di Nuhfaa ,dove facemmo /caricar ie fonie nel jkarvan/crì detto Niciibè. Pernonreplicare l'iAeifo tante/oìte, dico; che iKarvanférà delia PerlTaforio tutti fatti di mattoni, fililo fleflo modello, grandi emagnifici ;però con tal proporzione, efimmetria^he non la elidono alle migliori fabbriche di Europa/. All’intorno del cortile fono le camere, e loggie per gli viandanti ,iquali fenoijL, vogliono tenerci cavalli nelle capaciflìme Italie, che /ono dietro Jemedefime, pedono %argli avanti la ftanza, ad una pietra atale effetto forata .Dentro lo Italie poi ,Tulle mangiatoie, fono alcune
58 Giro dei Mondo ,, nicchie>per dormirvi imulattieri,! qaaj| di lor natura amano meglio ilare ivi, che altrove. Quello karvanferà di Nichbè ha quattro Torri negli angoli ,cd una^. ottima fàcciatajdove in un lungo,ebuon marmo fono icritti in carattere Arabe- Ico il nome,equalità del Fondatore;pcrchetai Karvanferà fogliono fabbricargli perfone ricche ,per liifFragio delle loro anime. II baffo della fàbbrica è di pietra bianca erolla ,mifchia conio un marmo . Ripofati il rello del Giovedì 24. prima della mezza notte ci riponemmoin viaggio ,al lume d' una lanterna; il quale però non fu cotanto chiaro ,Acche non erra (lìmo due voitela llrada ;che poi andammo rintracciando colla naturai chiarezza dell’aria IcretMU. Fatte in ott'ore 14. miglia per paelé ineguale,arrivammo in Zangan,Terra grande, ma fagofa; le di cui cafe erano malamente fabbricate con loto, elenza ordine .Ha però ottimi giardini, con varie frutta efiori ,come anche alberi per legna ,pollivi dall' induftria de' naturali, (cofa Angolare in quelle vicinanze ,dove in tutta la campagna non lì vede nè pure un’albero, per porviA al coperto )econ quelle
Dei Gem stn. 59 quelle legna danno qualche poco di alimento più nobile al fuoco* che d’ordinarro fanno dello fterco de’ loro animali. Quello, che mi arrecava maggior maraviglia fi è,che in sì gran penuria d'alberi, non lafciavano, evillani egentiluomini, di portare nelle mani alcuni baffoni da_* effi detti Alcù. Eravamo di parere di paflar quel medefimo giorno in Sultania ;ma per piguardode' cavalli ,che il giorno antecedente aveano fatto 40. miglia ,epiù per non efporci all'ardore del Sole; mutata in meglio la risoluzione,ci reffammo in un luogo di Cade, aripofarci tutto il Venerai 25. godendo intanto il frefeo al mormorio d’una copiofa, efredda fontana,chelcaturifccnel mezzo; anteponedo quella dimora aquella del buon Jcarvanierà ,che era inZingan. Vennero iRattar al Caffè, ma non ardirono dimandar cofa alcuna. Dopo cena montammoacavalio,accompagnandofi con noi dicci Turchi, edue Soldati del Re. Camminammo fenza lanterna per paefe piano ed arido, colla chiarezza del Cie* 10 5cpaffati dopo famiglia per lo picciolo Karvan/cri di Disi, al far del giorno. 11 Sabato 20. fatte 15. altre miglia ,gin. gncnimo in Sultania. Qne-
i 60 Giro dei. Mondo Quefta Città per l’addietro fu diverfe voltò Sede de* Re di Perfia ;eda’ grandi edifici uguagliati al fuolo fi feorge ,che farebbe anche oggidì una delle migliori Città del Regno, fe non fufle fiata diftrutta da’ medefimi Tuoi Re, non chej \ dal Tamerlan.Vi reftanoperò leveftigia di tre Mofchee ,che aveano le cupole, c Torri coperte di mattoni di più colori. In una fono ancora ineflere due Torri allato della facciata ,però fenza le cime, per la loro foverchìa altezza , Sultania èporta in una valle ,la di cui maggior larghezza da Levante aPonente non eccede tre leghe. Ilfuocir. epico èdi molte miglia, per gli molti cà. ' pi ,giardini, ecale rovinate, che vi fi cóprédono. Quelle poche caferte,che vi ì reftano in piedi, fono mal concie :il Bazar non èche una fòla elunga ftradru; e’1 Karvanlerà più torto difagiato,chej altro. L'aria non èmolto falubrc,per le vicine lagune .Vi governa un Kan, che ticneanche giuridizionc nelle vicinàze. Laftrada, che noi avriamo dovuto > fare,non era quella di Sultania, ma un’ak tra afinirtra,due miglia difeofta ,dove è Tordinario karvanlerà per la Caravanaj d'Ifpahà. Venimmo folamétc pcrlafud* dettai
Dei- Geme il ili di detti,per alcuni affari del Ius Bafci. Co tutto ciò iRattar dell' altra ffrada vennero aritrovarci ,per far delle loro. Andarono in prima da.Malachia,ilqualc per non pagare, li finfe Giorgiano; crichiefto di me ,ditte, ch'era un Franco ,cho andava ad Ifpahan, per fervire il Re.Ciò faputo ,evedendoci anche in cópagnia del lus-Bafci (perfona molto autorevole )ci lafciarono Ilare per gli fatti noliri. Per riguardo del medefimo rifparmiai un Toman ,che vai quanto 19. feudi della moneta di Napoli 5quanto appun- to voleva unfcrvidorc dell'Inviato, per prenderli la cura egli di pagare ipalli a tutti iRattar. Circa le 2. ore della notte dello fletto giorno 26. ne partimmo 5avendo prima accomodate del bifognevole le pillole dc’fervidori del lus-balci,perla tema che fi avea di Iadri.Càminamo tutta la notte per paefe piano,cben co!dvato,fenza incontrar perfona di male affare; però in cafo di bifogno avria bifognato fabbricare un Fortino ,per porvi fu un Falconetto invece di archibu/ò ,che portava un Soldato del Re, che ne accompagnava. Io certamente non poteva alzarlo da terra ,nè so com'egli poteffe fpararlo. Dopo
'68 Giro del Mondo te di vita ,emi provvedeva di nova e carne d’agnello ne’ Cafali, per dove paf. favamo; regalandone anche il Ius-Bafci, ficcome feci di buon vino, ed’acquavita .Solamente le legna fono care in quei paefi,e fi fervono perciò in luogo di effe del letame. Nelle vicinàzedi Donghof. fervai la fciocchezza de’ naturali, iquali avendo ottime uve ,non fanno poi eoa* Servare il vino ;ma pongono il mollo •fatto terra,in alcune pifeine intonicato con calce. Incontrammo quella medefima mattina un Corriere apiedi ,che veniva d’I* fpahan. Portava egli all’intorno la cintola fei fonagli, in quella guifa appunto che portano imuli de’ nolfri Procacci. Vanno in tal forma iCorrieri,si per farli conofcere ,come per animarli al camminare .Coloro ,che fervono Principi, ponno averne fino adodici; gli altria proporzion della loro diligenza, ej bontà. Per ritornare al noftro Ius-Bafci ,egli fi era di collumi più toflo corteggiai, che cortefi ;imperocché fe mangiava, o beveva ,diceva farlo per amor mio; ed jo avrei fatto di meno di tanti favori.Mi vendè anche per una grande attenzione,
DElGBM E111, crifpetto,il non comprare un cavallo,1 faputo che io trattava di pigliarlo per *” Vcrfo la fera del médefìmo Mercordì ci ponemmo in cammino, fenz'aver piò. tema delle mutazioni di tempo jcpiogcric ,come inTauris .Dopo quattr’ore avendo fatte 12.miglia (mifuroin quella maniera la ftrada, perche le leghe de* Pcrlìani fonodiffcrctida quelle de’Turchi, enon iempre d'una maniera )palpammo per un Karvanferà; ed indi adieci altre miglia,in tre ore glugnemo nella Città di Sava ,dove albergammo in un karvanferà fabbricato con loto. La Città di Sava èporta in un piano fertile ,con molti villaggi all'intorno 5e quantunque il fango abbia buona parte ne* fuoi edifici ,non lafciaperò dì parer bella .Le lue mura, che hanno di circui- to quattro miglia, fono in più luoghi cadute ,danneggiate non da altro, cho dalle pioggie :ciò èanche accaduto alla Fortezza” pòrta falla cima d'un collo. Vi (ariano buone Mofchee, fc non fu(fero andate in rovina per l'antichità li maggior traffico di quella Città èdi alcune picciole pelli arricciate, di cui fi fervono iPerfidili, (come anche tutti i E$Cri-
70 Giro del Mondo Criftiani di Levante )per fodera dello velli, cberrette . Partiti da Sava Giovedì i.di Luglio, a capodi 5. m. vedémo fopra un terreno molto elevato, un’altro Forte diftrutto, che aveva buona cifterna (imperocché quantunque vi fiano rufcclli ,fi fervono in quelle vicinanze d’acque piovane) cdopo altre fette paflfa mmo un fi unto. Per più di tre leghe trovammo il paefe ben coltivato ,econ molti villaggijed iti fine dopo aver fatto in tutto 20.miglia_,, giugnemmo nel karvanférà di Giavar- Abad,il più grande, e ’1 migliore della-» Perfia ,le non fufle in buona parte aterra ,efuor d’ufo. Ne hanno perciò fabbricati due altri prefio una buona forgivad'acqua, dove pofano quali tutti i viandanti ,cnoi reftammo altresì dopo fei ore di cammino . Il Ius- Baici (chiamato Melicb-Sadcr £egb) avea convitato nie, eMalachia in un fuo Villaggio difcollo un’ora da Sava ;cnoi gli avevamo promelfo di andarvi un giorno adefinarc,per non fargli dilpiacere. Or dovendovi andare quello ftelfo giorno ,làpemmo ch’egli eraan* dato al bagno 5onde avemmo per beno Seguitare il viaggio ,incaricando iiuai
De tGEMUtr. 7* fervidori,di fare appretto di luì le noftre feufe: tanto piò ch’egli forfè fi faria trattenuto molto tempo nel fuo Cafale, a raccoglier danari »di cui tenea penuria. Quefto Cafale Tavea avuto dal Re durante la fua vita ,oltre 50*Toman l'anno, foldo ordinario de* lus-Bafci (ch<L> monta apso. ducati della noftra moneta )avendo quegli in coftumc atutti t più meritevoli, ebene affetti dare di più. un Villaggio, che fuolrendcre mille, C due mila feudi Tanno :ciò che pratica^ maffìme co' Giorgianfpcr allontanargli dal lor paefe ,acciò non penfino arivoltarli. Prima però di dar loro qualche carica ,gli fa di buona voglia ,oaforza.» circoncidere ;fapendo di certo >che fo non etti, almeno ifigliuoli viveranno da buoni Maomettani .La fteffa difgrazia^ era avvenuta al noftro lus-Bafci (già Ivan della Provìncia di Goti in Giorgia) che occccato dall'interefle rinegò ;al contrario di fua madre, eforeile,benché trafportatea tale effetto in Ifpahan. Mi diffe però in varj difeorfi avuti infieme, ch'egli fi trovava mal foddisfatto del Rej cche Ce quelli non gli compenfava circa zoo. m. feudi d'interefle, che avea patito nella carcerazione ;fe ne farebbe andato £4fenza
72 Giro dei Mondo fenza fallo aRoma, afar/ì Cattolico,- con lettere diraccomadazione del Papa faria pa/Tato in Ungheria,afervire l’Ina . peradore contro il Turco; fapendo mola- to bene la maniera diportarli fui Mar nero, efuo paefe :eche già fuo nipote^ fen'era andato in Vinegia conio, mila feudi .Nè punto migliori Maomettani erano fei Tuoi fervidori Giorgiani ,che s’eran fatti circoncidere per feguitar la fortuna del lor Padrone ;tralafciando eglino di far le preghiere all'ufo Mao* mettano, ebiafiniando atutt’orc cosi fallò Profeta. Approffimandofi adunque la notto; ci ponemmo in iftrada per paefe Iterile, come gli altri trafcorfì;e dopo aver fitte nove miglia in tre ore, vedemmo la nio« tagna di Giavar-Abad ,di cui dicono Tder-cait-mas, cioè, che chi ci vànonj torna :offendo inveterata opinione fra' Perilani ,che molti, avendovi voluto falire, mai più non ne fono tornati; nè di ciò fanno allegare alcuna apparente ragione. Quindi è, che ninno ardifee di montarvi ,temendo di morire; ma io che non troppo preito fede a corali ciancie ,vi firei andato certa mente,fe non fufle flato di notte .Trovandoci di /coiti foie
Dei Geme n£73 fola nove miglia dalla Città di Kom, feguitammo il cammino, per giungervi; ma tramontata la Limaci fermammo poco difcofto dalla Città, afpettandoil nuovo giorno per entrarvi .La mattina dunque del Venerdì 2. di Luglio ci tro* vantino in un fertile piano di circa due miglia; epaifato quindi unpicciol fiumi» per un ponte di dieci archi nuovamente fabbricato, andammo aripofarci tutto quel giorno in unkarvanferà. Kom cfituata agr.83, di longitudine,’ c*5. di latitudine :farà da dieci migliai, di circuito; però cosile muraglie, co* me le cafe, fono fiate abbattute in^ gran parte dalle pioggie .Nò le piazze_> fon molto belle, nè iBazar, ebotteghe ricche 5non cflendovi per lo più,che_> vettovaglie. Vi fono però molte Mofchee ,che potrian dirli belle ,fe inaturali non lafciaflero andarle in rovina.,; nulla curando di riparare gli antichi edifici,per vanità di fabbricarne nuovi; cmi difièro, che un’uomo agiato (finteria di morire infelice, Lenza aver fondato alcun Tempio .IJcarvanferà fono comodi ,cd alcuni adue piani .La fecondità del terreno provvede abbondantemente la Città di biade ,edi frutta d’ogni forte. Vi
74 Giro del Mondo Vi fi fanno buoni zegrini d'ognì colore, ma Ipezialmente verdi,per ufo dcllepapuccc, ofcarpe* \ Il mcdefimo giorno, prefa una guida, andai avedere una Mofchea, che iPermani hanoiii ugual venerazione di quel- , ia d' Ardevil; effendovi ilepolcrì di Scia- Sofì,eScia AbasII.Redi Pcrfia;come_> anche di Sidi-Fattinia figlia d’Iman-Ho- cen ,che fù figlia d* Ali ,edi Fatti ma- Zuhra ,figlia di Mahometro» Sopra una lunga piazza (con botteghe da amiri ilati ,eun karvanfcrà dalla parte del fiume) eorrifponde la porta.» maggiore ,fopra la quale cUn'ifcrizione alettere d‘oro ,contenetele lodi {ii Scia, f Abas IL Si palla quindi in un corrile più lungo che largo, il quale ha più torto Sembianza di giardino, per gli tanti Pi. ni, che fono allato della firada .* equella fìrada èanche ferrata con due balìe mura, per guardia delle rofe ,ed altri fiori, che fono nel mezzo. Adelira, entrando in quello cortile, fono picciole ftanzej, dove mangiano ipoveri quella porzion } di carne, rifo, epane ,che loro fi dà per limofina giornalmente dalla Mofchea^, giu Ila la volontà del Fondatore. Vi fono altre camere eziandio per rifugio de* debitori
Del Gemelli! 75 òitori inabili apagare ,che fono ancho alimentati dalla Moschea; agrave danno de’ creditori ,che non ponno fperarej giufto accomodamento da coloro ,che vivono per tal cagione afpefe altrui, fen* za penfare aniente. Dalla prima s’entra nella fecòda piazza più grande ,edi figura anche bislunga ,con alberi all'intorno, e camere per gli rniniftri inferiori della Mofchca_». Quindi,per una gran porta,fi patta ad un terzo cortile quadrato ,intorno al quale fono le abitazioni de’ Mullah ,oPreti ;e nel mezzo un bel fonte di acqua viva-,. Montando dodici gradi di mattoni, appiè d’una bella facciata ornata di vari colori, fi ha l’ingrdTo nel quarto cortile, (in cui fono eziandio alcune ftanze )ed indi nella Mofchea oTempio, che aldi fuori èmolto vago avedere. Delle tre porte ,che fi veggono in_» fronre ,quella di mezzo conduce alla_» Molchca >quella adelira a’ mentovar! fepolcri je la finillra auna fala ,dove fi difpenfano le limoline a'poverijcon quella di (finzione ,che la foglia di quella di mezzo ècoverta di lamine d’argento. Quivi giunto ,iMullah ,ch’erano dentro leggendola d’afeuni grandi libri ,in
76 Giro bei. Mondo vedendomi s’alzaiono ,emi fecero fé.' gnalc, ch’entraflì ;cd un di loro mi accompagnò da per tutto con molta corteda :al contrario di quello che dice il Taverniere di non permetterli a’ Criftia- ni l’ingreflò in tai luoghi .Entrato vidi la Moschea di figura ottangolare ,coiu otto picciole porte di noce: nel mezzo la tomba di Sidi-fattima (nipote di Ma. hometto)fatta d’una grandezza cosi pòco còfacevole alla picciolczza della Mo- ^chea ,che appena fra’l muro, ed eflaerj tanto fpazio,quanto fi potefie pafTare. Quefto fepolcro èquadrato ,coperto di un bel drappo di feta ed oro, con bar. , re d’argento rotonde all’intorno, lunghe fedici palmi ,epoftcinguifa digeioficj, con pomi dello ftelfo metallo nel luogo dove s'incrocicchiano: emolte lampanc d’oro ,ed’argento pendono in giro. Dal pavimento della Mofchea fino alla fom« miti degli angoli ,che foftengono la cu. pola ,fi veggono belli lavori di mattoni di varj colori-e la cupola fteffa,e le volte fregiate di buone dipinture in arabefpo d’oro,ed aznrro .Adelira entrado èuna gra camera coperta di buoni tappetilo, me la Mofchea) dove fi difpenfano le limoline a’poveri,che flàno nella fala con;
DELGEMEttf. 77 tigua iper evitar la confufionej . "Saliti tre gradini,anche adelira della_» Molchea ,epallate due porte li entra in una bella fala coperta di tappeti :ej quindi per un’altra porta al fcpolcro di Scia-Sofìì. Quello ècome un’ altare alto quattro palmi da terra,ccoperto di drappi d'oro. La ftanza èavolta con quattro porte ne’ lati ,una delle quali èferrata.,, che corrifpondeal fcpolcro di Sidi-fatti- ma;per un'airra s’elcead un picciol chioftro 5eper la quarta fi vd al fcpolcro di Se ia- Abas II. Quello fcpolcro ècoperto di un drappo di feta di color rollo :la_> ftanza èrotonda >con picciole nicchie nelle mura per ornamento ,ebuoni tappeti per terra (ficcome nell'altra )ed all’intorno grandi libri per leggervi iMullah .Le mura fono tutte dipinte d’oro, e di azurro, con mattoni di vari colori,vagamente difpolti al l’ufo del paefe .Nel ritorno pallai per un' altra buona Mofchea ivi vicina . IRattardi Kom fono menoindifereti che altrove, non avendo da me pigliato cola alcuna .Evvi la Zecca 5però allora non vi fi faticava, ca;
84 Giro del Mondò Aerili montagne ,fin dal grande Kar* vanferà d'Agaka-malà ,fatto di buona., fabbrica.il terreno, beche piano, non era meno Iterile di quello de’ monti, onde quantunque vicino ad Ifpahan ,noie, vi fi vede per 3o. miglia dì ftrada alcun Cafalc. Ben per tempo il Martedì 6. ci fermammo nel Karvanferà minore di Agakamalà (fatto eziandio di buona fabbrica) fino al quale fi contano dal maggiore 12. miglia, eda Corù nove :le miglia però fono tanto lunghe ,che fi potriano ben dire trenta di mala ftrada. Nel maggior bujo della notte aveva- ^ mo incontrata una compagnia di Mercanti Armeni, che andavano nella Provincia di Ghilan; emi dille Malachia,che j per girvi da Caician, non fi può fare a meno di non palpare,per dodici ore continue,su d’una ftrada di faie fchietto ,per la quale, Con gran ftento, fi truova qualche poco di acqua di cifterna. I Deftderofi intanto di vedere Ifpahan nel leguenre giorno, affrettammo il partire, ponendoci acavallo circa le 21.ore, j Dopo 15. miglia, ecinque ore di cammino vedemmo il diftrutto Cafale di Micaxor ;indi adodici altre in quattr’orc ,ij òaG
Del Gemelli. 85 cattivo Karvanferà di Aganurì 5econti- nuando tuttavia il viaggio, con gran fatica de' cavalli ,per aride cIterili campagne, afine di scaltre miglia, fui far del giorno del Mcrcordi 7. prendemmo ripofonel picciol Villaggio di Gasijdove c un ben grande Karvanferà fabbricato a fpefe del Rè .Da qucfto luogo fino alla-» Città ,il paefe èfertile in ogni fpczie di biade, efrutta, onde fi vede molto abita- to in Villaggi, ecalè di delizia .Podici adunque in cammino fulle 20. ore ,facemmo nove miglia ,ccirca le 24. entrammo nella Città, che da lungi ne avea fembrato più rollo una folta felva ,chc_a altro il’iftcflb giorno de’7. avendo compiuto appunto un’anno dalla mia partenza da Redicina. Andai lunga pezza fra me flefib divifando ,dove dovelTi albergare ;potendo aver luogo fra’ Padri Carmelitani,Gefuiti, eCappuccini Francefi 1alla per finta» rifolfì d’dfcre ofpite de' PP. Agoftiniani Portoglieli, si per apprendere la loro favella,ch’è molto in ufo nell’Indie Orientali, enella Cina 5come anche, perche dfendolaloro nazione delle prime,che fi Ciano ftabilite in quei luoghi,fono eglino tenuti in grand'eftimagione dal Ro, F3Fui
86 Giro del Mondo Fui ricevuto adunque da elfi con ftraordinaria cortefia ,nel più ornato appartamento ,che avefiero ne’ due dormitori avolta ,ne* quali confifte la loro abitazione. Quelle volte fono dipinte d’azur- , ro ,ed'oro vagamente, all’uro del paefe; cd hanno la veduta d’ un bel giardino leggiadramente compartito in diverfi quadri per varie frutta ,cfiori. La Chiefa quantunque picciola non-> èmeno bella ;come anche la Sagrellia-,, e'1 Refettorio èdi ottima architettura.,. IPadri fi trattavano affai bene ,facendo appreftare ipiù dilicati cibi, che fi trovaffero,da un Cuoco Portoghefe;e facédofi 5 fervirenell'altre cofe da dodici perfone, , cioè tre Mori ,due Arabi ,tre Armeni, cquattro Indiani. CAPITOLO QUINTO. t Si deferire Ifpahan ,ele fue cofe piti notabili. JSpahan ,Spahan ,oSpahon (in lingua » Perfiana)è fiutata agr.90.di longitu- ; dine ,e52. C40. min. di latitudine nella Provincia di Hierac ,che faceva altre volte parte dell’antico Regno de’ Parti . La
Dei Ge meui.’ 87 la fua grande, efertile pianura ècircondata per tre parti,aguifa d'anfiteatro, da una catena di monti, lontani io, o12. miglia .Si crede ella fabbricata lulle rosuppitment vino dell’antica Hecatompolis 5però d» grand di apertamente fi vede, che fia. forra dall’u- «ione di due piccioli Cafali ;l’uno chiamato Hay-derì-dcydexti; l’altro Giubarè-Hamet llay ;onde anche oggidì fono fradiloroemule quelle due parti di Hay-derì, cd Hamet-Uay ,cle contefe TaTsr,to .t . tal fiata giungono alle baronate .Dicoìivr. +. p*s- no non per tanto iPerfiani, che fi chia- -ru- mava anticamente Sipahan ;ma che poi Tamerlan fignoreggiando quelle contrade, tra fpoìlc le due prime lettere, la_j chiamafle Ifpahan. Iloro moderni autori la fcrivono talvolta anche Isfahan. Mentrei Re di Pcrfìa facevano la loroordinaria dimora inCasbin,e Sultania ,potea dirli Ifpahan un Cafalc ;ma_> congiunti poi alla Corona iReami di lar ,ed Ormuz, Scia.Abas ,per la comodità del firo,yi trasferì la fua Sede :allettato maggiormente dalla fertilità del terreno innaffiato da tati canali,che vengono dal fiume Sanderù ,efervono alla_» maggior parte delle cafe della Città. iT circuito delle fangofe murad’Ifpa- £4han
88 Giro del Mondo han farà in tutto di dodici miglia ,con picciole Torri ,cfoflb pieno d’acqua^ (ma poco profódo )prertò al quale fono alberi,per ftarvi al frefco. Aveva io curiofità, edefiderio d’andarvi all'intorno; però in molti luoghi era chiufo il parto dalle mura de’ giardini, attaccate aquel, le della Città ,oda altri pubblici cdificj. Nulla però di manco fe vi fi vuol contare Zulfà,e gli altri Borghi,có tutti icampi ,e giardini ,che vi fono inframczzati, farà poco meno di jo. miglia. Dalla parte di Mezzo di vi èun’altra^ montagna vicina fei miglia ,fulla quale fi veggono le rovine d’un Cartello ,donì de dicono ,che Dario flava riguardando la feconda battaglia, che Alertandro diede a' Perfiani . Le porte d'Ifpahan fono dieci, cioè Der Tocxi ,Der Dext, Der Abafsi, Der Lombun, DerDaulet, Der Mod-bac, DerAflan-Nabat,Der Herrum,Dcr Seet- Hamedevun ,cDer Giubarè 5cquello fono picciole ,malfatte, ecoperte di ferro.Le chiavi fi confcrvano da particolari Curtodi ;però ertendo cadute in più parti le mura ,fi può entrar di notte per do- ve fi vuole. Le rtrade delia medefima' fono flrctte.
Dei Gemei!. i« te »obb!ique, ineguali ,ebuona parto ©fcure acagion delle volte, che cucirono iBazar °c fervono per poterli paflTarc al coperto delle pioggie da unacafa in_* un’altra .Se non fufle che la bontà naturale dell'aria fupplifcc alla trafcuratezza de' naturali ,farcbbono infinite le infermiti cagionate dalle immondizie ,cho nelle medelime ftradc fi gettano. Vi fi veggono da paflo in paiTo alcuni pozzi ,che ftanno ferrati la State, ed aperti l’Inverno ,per dar corto all'acquej > che per fottcrranei canali vi padano : eoltrcacciò ciafcheduna cafa ticno avanti un fatto, per gettarvi le fporchizic ,che poi fono tolte da’ Giardinieri, per ingranare il terreno. L'altro grave incomodo èla polvere.» in Eftate ,e'1 fango nell’Inverno; noa> eflendo in alcun luogo di Perda ftrade laftricate di pietre: equatunque vi fiano perfone efpreflamétedeftinate per adacquarle tre volte al di ;quelle però ufano tal diligenza folo nel Meidan, enellej» piazze dove abitano! mercanti ricchi, i quali ponno pagarle. II fimilc accader dell’acqua freddatile altri portano in un utre, dentro un facto pieno di ghiaccio, per darne gratis achiuque nevuole;efsc-
90 Giro dei. Mondo do eglino pagati dall’entrare rimafe per tal’opra pia da' difonti Perfiani. S’aggiugnea tutto ciò lo fporco coftume, di gettarli nelle piazze le beftio morte ,e’1 fangue di quelle, che fono uccife da' macellai ;edi farli da’ Perfiani il loro bifogno dovunque fi truovano per le medefime. Quindi io non sò difeerne- , re con quàta ragione un de’ noftri Scrittori Italiani ardifea di paragonare Ifpahan alla leggiadra, evaga Città di Paler. mo; quando, non folo in quella non può vederfi flrada, che s’uguagli alle quattro cantonate del Calfaro; ma la peggior cafa di Palermo fupera le migliori d'Ifpaj han ,che (toltene alcune Reali ,edi Signori )fono tutte fatte di terra, con mattoni cotti al Sole framezzati di 4. in 4. palmi .La loro fabbrica quanto più s’innalza ,tanto più fi và ftringendo ,altrimente non reggerebbe il pefoicomeche facilmente fi rompe ,cuoprono folaméte l’aperture con un poco di calce .Sono bensì coperte con rerrato, oalira co, come fi dice in Napoli .Con tutto che fia così cattiva la fabbrica, pure cotta aflaij pagandoli ad ogni muratore quanto ot- * to carlini della noftra moneta, ed acoloro ,che appreltano imateriali grani 26. L'or-
Del Gemelli. 91 L’ordinaria forma di tai cafe èl'aver nel mezzo un portico >con una fontana» oconferva d’acqua .Da’ tré de'lati fono al di /opra fineftre ,per ricever baflevol lume ;al di (otto picciolc volte per /tare al frefeo; evarie ftanze in fila ,con gclofie ben dipinte alle fineftre .Più dentro luol trovarli una gran camera, dove ftano le materaflè, ed origlieri pieni di cottone,per dormirvi fu .11 folajo cda per tutto coperto di buoni tappeti, giu/la la condiamo de’ Padroni. Ipalagi de’Grandi non /ògliono eccedere due piani ;ed hanno a' quattro lari del portico duej» ftanze avolta per cia/cheduno, tutte.* adorne di dipinture arabefche di vari colori .In alcune danze fatte per le femmine ,fogliono ftar nelle fine/ire gelofie di legno ben colorite ,opure di marmo tagliato,con vetri nel mezzo de’ forami. li tetto èfatto ,come dilli di fopra_>, all'ufo di Napoli ,cvi fogliono dormire in Eftate, per Io gran caldo. Lo fanno di terra battuta,con calce epaglia ftrirolata, odi mattoni cotti al fuoco ;eprendono gran cura l’Inverno di non farvi reftar lungo tempo la neve, che potria romperlo. Imigliori arredi gli pongono iPerfia- ni
Ju.J5.ip> Nìcol. liete, p, j.c.jtS. 5»a Giro dei. Mondo Hi nelle ftanze ,dove ricevono le vifitej5 nell’altre non vi hanno cofa che vaglia. Come che il folajo ècoperto di tappeti, vi dormono fu, contenti d'una materaf* fa ,o d’una coltre. Non folo per la falubrità dell’aria, ma per la comodità del traffico ,ècosi popolata Ifpahan, che l’appellano mezzo Mondo; enon fenza gran ragione,sì per la tanta diverfità di lìngue,che vi fi odono ,come per l’immcnfa ricchezza do’ fuoi Bazar ,ebotteghe d'ogni genere di mercatanzie. Il Padre Priore del Convento,in cui io dimorava ,fapendo che il mio cavallo dava gli ultimi fiati ,fece il Giovedì 8. porre la fella al migliore, che avelie Balla ,acciò me ne ferviffi .Montatovi fu ,ed accompagnato da’ fuci fervidori, me ne andai palleggiando per la Città. La prima cofa che vedellì, fù la Torre.» detta in lingua Perfiana Monar-Kalè , che fece fare Scia-Abas il Grande, coprendola tutta delle offa degli animali, che uccife in un fol giorno acaccia .Di. cono, che avendogli riferito l'artefice.», mancare una fòla tefta per compimento dell’opra ,vi fece porre quella di lui. L’altezza farà di 80. palmi in circa, e’I
DeiGembiixI 9ì circuito ben picciolo, di quaranta palmi in circa. Fui quindi avedere la cafa della Compagnia Olandefe, dove trovai l’Agente (detto Giacomo Norgheamer) cacciado atortorclle nel giardino ,oltrcmododeliziolo per le fontane, eper gli alberi di Cinar piantati afila .Bevuto ch’avemmoallegramente,fece vedermi una dozzina fra cavalli ccavalle ,de’ più belli, che mai Monarca al Mondo poflfa tenere ;si per lo fpirito ,come per te macchie di vari colori, che meglio no avrian potuto rrovarfi in una buona pelle di Tip re ;nè valente dipintore colorirlo più leggiadramente. Micondune pofeia avedere la fua cafetta di caccia,dove teneva dieci falconi, per ogni fpezie d’animali ,cosi volatili, come quatrupedi ;con fervidori deftiftinati ad averne cura: coftume apprefo da’ Perfiani, che nò truovano altro maggior diletto .Teneva anche varie Kalia- «e d'argento, ed’oro ingiojellate,per dar da fumare acoloro ,che venivano atenergli compagnia intorno auna pefchiera :"cd in tutto fi trattava magnifica o generofamente . 11 Venerdì p. vennero il Padre Priore de*
100 Giro dei Mondo un giorno alla campagna ,econ molto lagrime implorò la Divina miferieordia .acciò non faceflccosì miferamentc perir tutti .Iddio che non manca mai a' noftri bifogni.cfaudi le gialle preghiere* eper tutto un giorno ,euna notte feco ! piovere nello lpazio di tre miglia ,quali celcfte manna ,quella radice *ein tanta copia ,che li alzò tre palmi fui terreno, Raccolta ne fecer pane ,di cui volle provare il Re ,emolti Grandi della Corte* ecosì fi falvò l’affamata moltitudine. Io non l’avrei mai creduto (ecredo che il lettore non ne reitera perfuafo alla pri' ma) fe non me l’aveffero atteftato tutti i• Religiofi Agoftiniani ,il P. Elia di Mons Carmelitano Scalzo eVelcovo d’Ifpahan ,con tutti iPadri del fuo Ordine ,il Vefcovo Armeno di Nakcivan .l’Ambafeiador di Polonia, il Padre Rettore de’ Gefuiti ,tutti iFranceli.che Ilavano al fervigio del Re .cquanti Signori Permani ragionaron meco ,Ne mandai fin d’allora un pezzetto in Napoli al Configlielo Amaro Danio mio amico ,acciò lo faceffe vedere a’ curiolì. Il Lunedi 12. ebbe principio il difcac* ciamento, eperfecuzione de’ Padri Carmelitani Scalzi di Zuifaj effendovi anda- to
Dsl GeMEttr. ioi toin perfona,eo l’ordine Regio,il Divari Bey >oGovernadore d’ifpahan ;credo» che chi legge non avrà di/piacere udirne la ftoria .Avendo quei Padri da pochi anni un picciolo Ofpizio in Zulfa ,venne loro in penfiero d'ampliarlo, cfarvi una buona Chiefa .Atal fine comprarono la cafa d'un’Armeno,per 50. Toman, avuti in limofina da un Cattolico ;ma_» traiafciarono,pertrafcuratezza,di far regiftrarc la compra ne’ libri Reali, giufta il coftumedi Perfia. Or gli Armeni Eretìcijintcnti ad impedire la già cominciata fabbrica, principiarono afare gran_> Crepito ;fondandofi full’ordine del Re, che vietava in Zulfa ogni altra Religione, fuorché l'Armena ;all’incontro i Padri filmarono non dover traiafeiarej la fabbrica ,avendo perniifiione del Re medefimo di porer far cafa in qualfivoglia parte deliùo Reame. Dalle parole in fine fi venne a’ fatti; imperocché unitifi due mila Armeni,andarono per rompere la porta de’ Padri Carmelitani 5cj> certamétc vi avrebbon fatto gran difordine ,fc l’Ambafciador di Polonia non-, vi avefie mandate ic file genti atenergli indietro. Tennero iCattolici d’Ifpahan diveric GJailèni-
102 Giro del Mondo aflcmblce, per trovar qualche riparo a asi fatto male ;ma non fecero nul lapperòhe gli Armeni erano ricchi :ed un tal Stefano Vert-abict (oPredicatore) avedo raccolto 3000. Toman, cioè adire 57ooo.fcudiNapoIetani,neavca fatto prefente alla Regina Madre, eMiniftri favoriti del Re;cd in tal maniera otte, nuto l’ordine ,che defidcrava .Il primo patto, che diede il Divan Bey efecutore di quella ordinanza, fu d'interrogare il Padre £lia,fe avea fcrittura della compra della cafa.Non potè quegli inoltrarla ,per non averla in forma valida; edall'altro canto il venditore, minaccia- to dagli Eretici ,diceva ,che non l’avea altrimcnre venduta; ma che dovendo 50. Toman al Convento, il Padre EIia_, fe l’avea tolta per forza. Negava quelli, dicendo averla comprata legittima mente,con confentimcnto del venditore; ma il Divan-Bcy interrompendolo ,cominciò adire ;come ?lenza fcrittura ,eper forza fi pigliano le cafc de’fudditi del Re? enel medefimo tempo comandò, che fi diroccane la fabbrica fatta; echiufe le porte del Convento, vi pofe il fuggetto del Re. Replicando il Padre Elia, fein tal forma fi trattavano in Pcrfia gli li
DEt GEMEtti. 10} ofpiti del Re :rifpofe quegli, che perciò non fi pattava apiù leverò gaftigo. Ritornato il Divan in Città, mandò dodici dc’ fuoi ,con ordine al P. Ilia da parte del Re ,che ufciflfe egli ,etre fuol compagni incontanente da Zulfa ;ethè non arditt'c port'i più piede, lotto pcna_» di 100. Toman. Partirono adunque i buoni Padri apicdi,in mezzo di quella^ canaglia, chedovea condurgli dal Govcrnadore in Iipahan 5però incontrarono per iftrada due Padri Agcfliùiani (mandati loro all'incontro per atto di civiltà dal Padre Ga/par dos Revs Priore del Couveuro ,dove io albergava )iquali fecero porgli fu iloro cavalli. Giunti in prefenza de) Divan,appena ebbero licenza di rimanere oIpiriddl’Ambafciador di Polonia . Il tumulto era fiato grande in Zulfa^, eftrana l’allegrezza fatta dagli Pretici ,i quali con incredibile baldanza minacciavano d’efiirparne anche iGcAiiti ,tL» Domenicani,- fidati nella protezione di Agà-Camal(cafirato Moro favorito del Re,)della Regina Madre,c di molti Gradi ;onde parve bene al /Addetto Ambafeiadore mandar Aie genti,aguardarla^ catti de' Gefuiti. Tetnendofi adunque.» G4.del
104 Giro dei. Mondò del dilcacciamento di tutti iCattolici Miflionarj,il ftiddetto Padre Gafparo ,c gli altri Padri Portughcfi, eh’ erano mol- to {limati ,andarono il Martedì tj. jn Zulfa a<^l avvertire il Vert-abiet; chefe egli,come avea fatto co’ Padri Carmelitani Scalzi ,penfava di mandar fuori gli altri Rcligiofi ,era lo ftefio che dichiararli nemico de’ Cattolici :nel qual calò non avrebbe mancato il Re di Portogallo, egli altri Principi Cattolici di pretider le dovute mifure. Aggiunfe aciò, che egli come amico lo avvertiva, che quel Aio zelo farebbe flato cagione di tutto il male ,che poteva avvenire agli Armeni negozianti in Criftianità. Quantunque il Vert-abiet fu Ile uiu vecchio temerario,ed averte rifpofto fuile prime, che poco li curava de'Ro, quando fi trattava della fallite delle fue pecorelle; ad ogni modo fu la prudenza * del Priore si grande, cdel fuo Vicario (intcndentifiimo delle lingue Orientali) che ind urterò il vecchio arompere in_» loro prcfcn'zail Rogam,o ordine del Re, \ per lodifcacciamcnto di tutti iPP. Cattolici ;dichiarando ,che ciò facca in riguardo loro. .Non dee recar maraviglia ,die aven- 'do '
Dei Gemeii!. ioì do tatti quelli PP- iRogam per le lorofondazioni ;poi gli Armeni ne otteneffero così facilmente altri contrari ;imperciocché il Re flava in una continua ftupidità di mente, nè fi governava, che per bocca d’altri -La vita ,ch’egli menava ,non so fe debba chiamarli vita-, . Rifvegliaro dal profondo fonno, cagio-> natogli da'lpiritofi vini di Sciras,e d'altri luoghi di Perfia ,cercava di bel nuovo da bere; nè potendo foftenere egli il bicchiere, il fuo coppiere glie ne porge*-» tre ben pieni .Indi prefo alquanto di vigore, ne prendea tre altri di fua mano, e palleggiando poi continuava abere fino atanto, che di bel nuovo vinto da’fumi del vino, fi poneva adormirete così fra il fonno ,ed un'ombra di vigilia pafiava indegnamente ifuoi giorni .Nc’medefimi Configli non poteva aftenerfi di bc- ?re ;cd allo Ipelfo fatto preda del fonno » bifognava,che lì terminaflero icongrelE fenza far nulla. Perfonc degne di fede mi raccontarono, che avendo il Grande Scia-Abas uccifo il Re degli Usbechi ,del cranio di coftui, incaflrato in oro, fece farfi una_» tazza; eche il Re, di cui ragioniamo,coftumando di beverc* nelle pubbliche fa» len-
io6Giro nst Mondo tenniti (per lo fuo gemo barbaro, efan. guinolenro )accadde una volta di lervirlène in prelenza delPAmbafciadore del JfuccdTòre di quel Re .Per ilchcrzo interrogollo, tè Capeva di che era fatta., quella tazza; erifpoftogli cheno, diffb: Quella èla tetta del voftro Re .Cotu» Comma prudenza rivolto l’Ambalciado» re, rifpofe: Fu il mio Re fortunato nelle fue fventure, morendo per mano d'utL, si gran Monarca ;ma affai più gloriole» miVe rubra oggi,che veggo tèrbarne memoria cosi grande da un Re si poderolo come Voftra Maeftà .Piacque tanto quella rifpofta, che da indi in poi non fu atl* Amba{'dadore negata grazia alcuna, Mentrechei PP. Portughefi CI affaticavano cc^n molta carità Criftiana intorno all’affare di Zuffa ,fopravvenhe il Mercordì 14. un’altronon difpregicvole accidente .Fu notificato ordine Reaio aCoglia Marcat aCattolico Armeno ,che pagalk cinquecento cinquanta Toinan .Alcuni dicevano, che ciò fufle, perche avedo favoreggiato il P. Elia, era flato in gran parte autore de’ditturbi palla tiialtri (che era l’opinione più vera) porche avendo mutato di Religione, no avea abbracciata la Alaomettana ,come co-
De& Gemelii. 107 comandano Ir leggi del Regno. Dicevano, che il Divan-Bcy avendo ciò Tapino, avea mandato acercar parere all'Axond (ch’è Capo della Religione ,e giudica dc’murimonj, de’repitdj, vendite, compre, permutazioni ,ed altri contratti, le fiano validi, ono )eche quelli avea giudicato, doverli bruciar vivo. Quella lentenza efiendo Hata dal Re flimata troppo rigorofa, l’avea mutata nel pagamento di icoo. Tornan; ma poi per le preghiere della figliuola del Marcarà, che flava nell’Aram ,s’era contentato di 55°- Non contenti gli Armeni di perfeguitarci Cattolici, proccurarono di rendere anche mali uficj all’Ambafciadpro, che ne proteggeva la cali fa. Erano già alcuni meli,ch"c ilVilir gli avea dato rifpoftada parte del Re,che non intendeva róper la pace colTurcote perfiftendo ancorai’Ambafciadore nella pret elione d’efier licenziato dal Re; ibuoni Armeni tai cofe rapprclèntarono a' Miniftri ,che il Giovedì is.coftoro fecero di bel nuovo intimargli, che parriife ;aggiungendo, che quando non li contentava della licenza del primo Miniftro ,gli arebbono fatto dar congedo da perfona inferiore; VP:
108 Giro del Mondo negando anche di dargli le paghe de’tre mefi fcorfi dopo la prima fpedizione ,e còvencvole accopagnameto per la par* tenzaj non che di pagar più il piggioiu della cafa da indi in avanti.. Il Venerdì 16. ftando io atavola co* PP. venne l* Ambafciadorej epoftofi co noi adefinare ,difie, che in ogni conto per l’ultimo d’Agofto (avuta ono rifpofta dal Re) (I farebbe partito per Polonia ;giacche non vedeva modo di far che iPerfiani entrafiero in guerra co* Turchi, giuda l’intenzione del fuo Re. CAPITOLO SESTO. Deferitone del Meidein, e“Palagio Heale ,col racconto di alcune cofe accadute. ILMeidan oPiazza,che andai avedere il Sabato 17.0 la miglior fabbrica,che Ila in Iipahan,dirizzata dalRe Scia- Abasj eflendo fatto a fimigliàza d’un*altro(che li vede oggidì rovinato prefio il Conve- to,dove io ftava )in cui abitava un Principe della ftirpe de'Re di Perita .Da Set* tentrionc aMezzo di èlungo un quarto di miglio ;clargo da Oriente ad Occidente per la metà di fua lunghezza. Per.
Dei Gemei ni i09 la vaga proporzione ,efimmetria fra le arcate ,botteghe ,fineftrc del fecondo piano ,edi tutte le altre fue parti ,può contendere con le migliori piazze d’£uropa, cforfi fuperarle .Qucfta differenza faprei trovarvi da quella di S. Marco di Vincgia, che l’arcate del Meidan fono chiùfe cun mura, eportici in convenevoli lpazj, per dar l'ingrcflbjedin Vinegia aperte ;in qucfta la facciata èadorna di marmi, eftatue -, in quella di mattoni .Però all’incontro èaffai più grande il Meidan, che la piazza di S. Marco. Le botteghe di fatto fervono a’ mercanti per negoziare, ele camere di fopra (tutte avolta) per abitazione .lìvvi all’ intorno un canale di pietre,che non femprc ,nè in ogni luogo porta acqua ;ed alle volte ne rimane (lagnante in alcune parti ,che cagiona peflìmo odore .Di tutti gli alberi ,che vi fece porre Scia- Abas,oggidì pochi ne (tanno in piedi 5e con gran negligenza fièlafciato di porne nuovi in luogo de’già fecchi. Il Palagio Reale ha le due porte principali(una detta Ala-Capi,l’altra Daulet- Cunà) predò al Meidan, dalla parte Occidentaledel medefimo .Quella di Ala- Capi dà l’ingrcflò in una lunga ftrada_,, ove
ri 6Giro del Mondo tale ,cSettentrionale s’entra in un gran Bazar,dove fi vedono panni lini,e(carpe di zegrino .Indi fi pallaio un'altro più grande ,dove fi fanno dovigli di rame, eTeghe ;evi abitano iTintori :neli’e- (Iremo fi truova un buonifiìmo karvan- 1 fcrà,ovc fi vende mufchio,e pelli roflè. Nel lato di- Settentrione rivendono feimitarre,.forbici, ed altri lavori di ferro, edi rame ;ed avanti la porta dèi medefimo varie' (òrti di pietre preziofe. Sopra quello botteghe èuna lunga loggia, foftcuuta da colonne, dove: ogni fera., s’ode un difpiacevole concerto di fl uiti, tamburri ,cd altri (frumenti, come s’è é narrato d’altre Città :al di dentro vi fono camere per gli principali fonatori. All'incontro in quello luogo fono duo colonne alte fette palmi ,ed altrettanto lontane una dall’altra, per lo giuoco del: maglio acavallo, che fi fà pertotcndo la . palla nell’acto del correre ,per farla paffare fra le due colonne. Dalla porta di (opra mctovata s’entra ad alcune volte ,dove fi vendono ricchi * drappi d’oro, argento,e di feta,come anche tele fineid’India .Il lato di Oriente ' dalla Mofchèa fino all’angolo di Settentrione èoccupato da botteghe di minuti lavori di feta* Dalla
Dei Ge mbutì ir 7 DaHa Mofchea all'angolo dì Mezzo di fi lavorano legni al tomo ,efi batte il cottone ;cne’portici fono fcrrari ,che fanno chiodi, ferri di cavalli, cd altro. Nel ritorno pallai per lo Caftdlo,ch’c vicino la cafa de’ Padri Capuccini Franceii ,ccontiguo alle mura delia Città verio Mezzodì. Tiene due miglia di circuito ,perche dentro vi fono Bazar ,«-> leabitazioni de'lthiavi del Re; che fono Volontari rinegati ,per aver quello onore ,e’1 vitto cotidiano .La fua figura c irregolare ,due volte più lunga ,che larga, lenza niuna difeià; efiendo le fuc peflimc Torri di terra ,come nitro il rimanente delle mura. Quivi tiene il Ile tutte le rarità ,che compra, ogli fono mandate in dono da’Govcrnadori delle Provincie ,eda’ foreftieri. La Domenica 18.andai audir la Meffa nella Chicfa de' Padri Carmelitani Scalzi ,per render la vifita al Padre Elia eletto Vefcovod'Ifpahan. II Lunedi 19. andai di nuovo al Meidan ,per veder correre uno Sciatter (o Lacchè )del Divan-Bcy >che volea eflere ammeflb a quel meftiere.Avea egli un picciolo calzone aperto, come coftumano inoliti Lacchè ,con tre fonagli pendenti dalla.*» H3cin-
il 8Giro del Mondo cintola .Le cofcie, egambe erano nude, ed unte di un certo graffò valevole anò farlo (braccare: ficcomeappreffò gli antichi,coloro che fi cfercitavanone' Ginnafi/,s'ungevanod’olio.Cominciò acorrere dalla porta d’Alacapi, fino ad una_j pietra lontana dalla Città tre miglia,Culla montagna. Dovea fare fette volte tal carriera ,fenza cibarli ,ma folamentt* bere 5prendendo in fine di cialchedunsu una banderuola ,polla' vicino la meta : cdopo di ciò ,conofciuto abile da’ Sciatiter del Re ,era ammeflo all’ufficio .Cofiumano iSignori Perfiani di aver molti dicoftoro, giuftailloro potere ,per effere tenuti in maggior effumazione. Fra quello mentre ,non ceifando ancora Stefano il Vert-abiet, in compagnia di quattro altri Vefcovi fuffiraganei (effóndo egli independenre dal Patriarca )di macchinare contro il rimanente* de’ Miffionarj Cattolici di Zultà; volle il Ciclo, che un’altro Vert-abiet ,per per nome Giovarini.gli defiaffe una fiera perfccuzione .Coftui era fiato altresì j Arcivefcovodi Zulfa, ma fpogliato della dignità da Stefano, s’era fatto Cattoiicojc pofiofi in AJacapì con un luo Re- Iigiofo (fidatQ nella protezione del paf-
DeiGbmblii. it9 fato Kalanter di Zulfa divenuto Maomettano )accufolio di tener libri contro Maometto «Fattali la dovuta diligenza in cafa di colui, furono ritrovati due libri ,uno de' quali era Rampato 50. anni prima in lingua Armena da un’ altro Srcfano Vert-abiet ,contenente varice ignominie contra la legge Maomettana. Prefa di ciò informazione ,ed interpretato il libro da un rinegato Armeno in prefenza del Nabab,e dei Sccik-Ieslon, oAxond ,trafcrivendolo due perfonej in lingua Perfianajfu codannato Stefano ad efler bruciato vivo ;non oftante, che in giudicio avelie allegatogliene quel libro flato comporto da un’altro Stefano Polacco Vert-abiet in Ifmaizcn ;el’altro manufcritto ellerc flato viziato dagli accufatori •Ma il Re ,che non mirava.* di buori’òcchio quei Giudici Ecclefiaflici ,non pcrinite l’cfccuzione della Coiteza ;quando tutta la Città afpettava con impazienza, di veder la morte di quello fcellerato .Io fapendo la ricchezza dcl- PArcivcfcovo ,fui Tempre di parere,che coll'aiuto de’ grandi Tuoi amici,avrebbe /campata la vita :cnon folo s'avverò la mia opinione, ma di più in vece del fupplicio,ebbe dalla ReginaMadrc la Calanti,. H4*ove-
120 Giro dei Mondò overte d’onore ;con ordine agli accui fatori di tornare in Zulfa lòtto la futu giuridizione ,opure ,s'erano Cattolici, ad abitar co’ Franchi. La fera del Martedì 20. vidi le cerimonie nuziali ,che s’afano in Perita ;ef- » fendoli congiunti in matrimonio uno fchiavo ,ed una fchiava abitanti noru, lungi dal noftro Ofpizio. Dopo averli ben piena la pancia di pilao in cafa dello fpofo, andò una gran compagnia d’uomini, edonne ,la maggior parte con candele accefe in mano (effendo di notte )aprender la fpofa .Indi amezza ora li vide venire in mezzo adue donne, coperte con un lenzuolo * bianco da capo apiedi ,che parevano fantafime .Venivano appi-elio molto 1 altre femmine, epo/cia uomini ,un de* quali portava in dolio un cereo che co* flava dieci feudi .Lo Ipofo poco cortcfe non ulci che quattro parti fuor di cafa, ad incontrare la fpofa .In cotal maniera fi pratica fra la povera gente; ma_* fra’nobili fi fanno quelle cerimonie a_, cavallo, con gran pompa ,egran quantità di lumi dilpofti per le flradé, onde li ha da palfare. CA- I
f Dei Geme tu! 121 CAPITOLO SETTIMO. Funerali di Sda-Selemon I{e di Terfìa, Sagri* fido del Cammello ,origine ,nogge ,efcquie, religione,ed abito de'Goti. SIfeppe il Mercordì 21. che il Res’eva. infermato ,opiù rollo peggiorato delle continue indifpofizioni di apoplefìa,cagionategIi dal foverchio vino. Egli temendo agran ragione di fua vita ,01- dinò il Giovedì 22.che fi diftribuiflero apoveri 5700. Toman ;cche fi fpediffero gli ordini neceflarj a'Governadori delie Provincie, per liberare tutti ipri7 gionieri del Regno. Andai il Venerdì 21.adefinare in ca. fa del Direttore della Compagnia Olandefe ,il quale mi fece infinite cortefio . 11 Sabato 24. andai acaccia, ed uccifi gran numero di colombe, di cui fon piene quelle campagne. ifiendo andato la Domenica 25. jl» udir la Meffa da'PP.Caimdirani Scalzi, rifeppì dal P. Elia ,che il Verr-abief colia fua potenza, avea xenduta vana ogni opra de’CattcJici ,per lo ri iìa bilimento della loro Miflìone in Zuifa .Il Lunedì 26.non
122 Giro del Mondo 26. non avendo altro che fare, andai a diporto col P.Pripre,ed alcuni Religiofi del noftro Ofpizio :e'1 Martedì 17, fi fparfe novella, che il Re flava agonizante .Venne il P.Elia il Mercordi 2S. aviiitanaii, eadirmi,che non avendo più ri. medio la loro caufa ,bifognava proccurare atteflati di tuttol’accad uto,pcr aver da’ Principi Criftiani d'Europa lettere di raccomandazione alla Corte di Pcrfia, Il Giovedì 29. fi pubblicò la morto del Re circa mezzo di, vedendoli gli Eunuchi, c*l Kilar- Agasi (o Capo de’ Schiavi) colle vefti lacere, che èil fcgno di lutto appo iPerfianhalla qual novella torfe il Saper-felar in palagio, con tanta ' fretta,che gli venne meno lotto il cavallo,efi ruppe una gamba .Quindi fi portò il corpo l'iftcflò giorno nel giardino detto di Bag-fce-hecl Sultan ;dove in ujl, fonte di marmo fu lavato dal Caful Bafcì. Coftui èil Capo de'lava morti ,il quale non fa il fuo ìliefliere ,che nella., morte de’Re ,efi prende per merccdo 50. Toman, egli abiti, con tutto quello, 1 che fi truova addoflo al Re 5eziandio il tappeto, che lo cuoprc .Lavato che fu (giufta ilcoftume Maomettano )fu pollo dentro una camera, diftefo fopra un tap*
Pei Gemei lù i23 tappeto, per trafportarlo indi aKom nel fepolcro de’fuoi maggiori. Fu arredato il Medico, che avea attero alla cura del Re,per dargli poi morte, ol’c {ìlio; fecondo il codumc della Corte Perdona, per tenere nel loro dovere i Medici Maomettani .Dicevano però che quelli farebbe reftato prigioniero in vita. Si dille anche che mentre il Re dava rendendo lo fpirito, confortato aben-, moiire dall'Axond (che èil fecondo Giudice delle cole dì Religione) ;cercò al Nabab fior Sommo Sacerdote )una_, rela per ellervi involto il iuo corpo :diccndojche non volea portarli cofa alcuna da quello Mondo. Sino atanto che non lì fece la coronazione del nuovo Re, lì difpcnfarono a’M liliali,epoveri mille Cagaris (o piatti grandi) di pilao dalla cucina Reale,ed altrettanti di confetture ,per fuffragio dell’anima del morto. Mori Scia-Selemon d’anni 55. dopo aver regnato 30. Egli era dato innalza- to al Treno lotto nome di Scia-Sofi II. ma poi avuta una infermità mortalo, mutoili il nome, nella maniera che dcgue .Si coftu ma in Perda »che quando
124 Giro dei. Mondò » inferma il Re ,tutti iSignori principali, eGovernadori di Provincie mandano una gran quantità di monete d’oro,dentro un bacino dello ftefiò metallo ingiojellato. Quello fi palTa fopra la teda de’ Re tre volte, pronunziandoli quelle parole: Tatfcia bafeetut curbon olfon;cioè quello danajo èfacrificato per la falute del la teda Reale .Se il Re fana, fidiftribuifcc. a’poveri,con altri prefenti de’ fuoi lividori ;fe muore fi pone dentro il teforo , Gli Armeni anche eflì mandano il loro danaio ;però non fi pronunziano le medefime parole, ma Berafad du{ ,cioè adirejdeltinato per limofina. Or con tutti quelli prefenti nulla mi- 1 gliorandoil Re,furono malamente trattati itre Medici ,che attendevano allat, fuacura 5come fe fulTe flato in potellà loro di guarirlo finitamente .Quindi temendogli altri di peggio,perAiadettero al Re, chic la fua infermità procedeva,dal nonaver ben faputo gli Allrologì fcegliere un’ora più propizia per ììu fua elevazione al Trono 5eche perciò ( ficea d’uopo in tempo più favorevole.} prenderne di nuovo il polfelfo, ecangiarli no me. Eflcndo adunque iPerfia- ni molto creduli di fomigliantifolliej, fa-
Dei Geme tri; 125 facilmente il Re pretto orecchio a* loro configli; onde fatta dagli Aftrologi ,o Medici fcicgliere un’ora fallita,ftabilì un giorno per la nuova coronazione. Ma non potendo il Re, giuda la legge Maomettana, far queft'azione ,fe non_i dopo aver fuperato edifcacciato alcuno ingiufto prerenforc, oufurpatore della Corona; fece prendere un Goti,che fi diceva difendente dall'antica ftirpe de' Ruftani (che fignoreggiarono la Periia, ela Parthia) eporlo fui Trono, collo fpalle appoggiate ad una figura di legno .Indi fece venire tutti iGrandi ad inchinarlo ,eriverirlo come legittimo Re, fino atato che venittè l'ora fortunata. Giunta l’ora,ndl’iftettò puro un’ufficiale con la feimitana tagliò la teda alla figura di legno ,c’1 Gorìfuggi via :dopo di che il Re montò fui Trono ,fu falutato da'Grandi, fi cinfe la fcimitarra_,s c(1 pofe la berretta di Soft in retta (che fono gli atti pofleffivi della Corona appo iPerfiani) mutandoli il nome di Sofiin quello di Sclemon .Da indi in poi gli Attrologi cadettero da!4 grazia del Re, ericu peraronla iMedici, Scia-Sclemon era nato di una Giorgiana;e come che prima di falire al Tro: no
226 Giro bel Mondo no >eMar Cafpio contro gli Usbeld ,cj Kalmulcì, IKan ,oGovcrnadori di Provincie, c tutti gli Uficiali della cafa del Re fono Scelti dai corpo de’ Corfci, ode’Gulam; per effer gente ben fatta ,valorofa ,edi buono aipetto? il che non fi truova fra? Perfiani, iquali fe hanno alcuna di quelle qualità, èper lo mefcolamento del Sangue Giorgiano, od’altre nazioni abitanti fopra il Mar Cafpio,eNero;e quin* di nafce,chc il Re medefimo,e’ fuoi Gradi proccurano di aver figliuoli da qualche Giorgiana rinegata ,Or quello pollo di Kan ède’ migliori ,che poffan deliderarfij imperciocché eglino fono temuti, erifpcttati ,come tanti piccioli Re; hanno di rendita 7.0 8. mila Tomani l’anno 5efe veramente non fanno qualche grande aggravio a’ popoli, vi Hanno lungo tempo .£’ ben vero ,che ne) Nu* rùs ,óprincipio dell’anno egli èdi mellieri ,che facciano qualche bel prefente al Re,c fpendano una Tetti mana per ciascheduno afurto quel, che fa d’uopo nella di lui cucina ,In quelle Provincie, dove il Re ha tolto via il nome di Kan_>» (per non veder confumato inutilmente il Suo patrimonio) fi mandano alcuni Gover-
Dei CsMMilU '227 ^madori, che fi chiamano AflcE Siegue ora il fecondo ordine di quegli Ufidali,che han cura dellaReligione, amminiftrano Giuftizia ,efovraftano a conti ;eficcome nel temporale il primo fi èl’Athmat-DuIet ,cosi nell fcclefiaflico fiede aguifa di Pontefice il Nabab, oSedie, con due Giudici inferiori; l’uno detto Sceik.oAxond,l’altro Casi,defilali adiffidenza abbiam divifato nel capitolo della Religione. La fabbrica delle Mofchee èdiretta m inciafchcdunadal fuo Montevelìi eper chiamar gridando dal tetto il popolo alle preghiere ,vi èin ogn' una un Mova- ^en ,che in gridando dice nella Aia lingua :Non vi èche un iolo Dio, eMaometto èil fuo Profeta. Nella Camera de’ conti detta Defter- Konè ,il patrimonio Reale paflfa per lej» mani de’ Mofofi,e Mamalek .Cofloro fono efiimatori de’ poderi dei Re (al quale appartengono la maggior partej» de’ terreni del Reame) egli danno in~, affitto, overo acenfo a’ particolari ;rifcuotono tutte le rendite ,efanno regiftrare ne’ loro libri tutte le fpefe dagli Uficiali minori. Qucfta Camera ha il fuo particolar Deroga ,per gaftigare gli P2ufur-
228 Giro del Mondò ufurpatori de’ beni del Re. Da tante diverfe cariche, eMiniftri, potrà agevolmente ciajfcuno da fc fteffo confiderare ,quanto la Perfiana Corto fuperi in pompa ,emagnificenza ogni, altra più ragguardevole d’Oriente jfenza che io lungaméte mi affatichi fu tal fog. getto ,emi renda forfè troppo nojofo a chi legge, CAPITOLO SETTIMO. Si profiegue il viaggio fino aSciras. MIavea più cdiverfè volte (limolato il Padre Francefco di S.Giufeppc afar con eflb lui il viaggio di Romajma vedendomi alla per fine fermo nel mìo proponimento di palpare nell’IndoftaiL,, s’induffe afare ancor’ egli lo fteffo cammino .Prefe adunque in affitto 12. mule da un Ciarvattar di Sciras, per le noftro perfone ,eper la roba 5ci ponemmo iiu iftrada adue ore di notte il Mercordì primo di Settembre, io,il P.F.Francefco, il P. Coftantino delio Spirito Santo Porj tughefe parimente Agoftiniano ,e'l Pad. Severino di San Giufeppe Carmelitano Scalzo di Napoli ;dandoci fcambievoli abbracci di tenerezza co’Padri dell'Ofpk Rio. Ufcij
Dst Gemel t'u 219 Ufdti d’Ifpahan, edelle vicine con* fra de, feguitammo il cammino favoreggiati dal lume della Luna ;edopo aver fatte nove miglia in quattro ore per paefe piano si, ma Aerile, arrivammo al picciolo Villaggio di Spaneca 5nel cui fan- (r0fo Karvanferà convenne alberga ria., notte,etrattenerci il Giovedi z.perafpefimla fama del vino, rimafa nell’abitazione degli Olandefi, per negligenza del Ciabattar. Inquefto Cafale il ReScia- Abas diede molte Terre aun Signor Perdano in ifeambio de’ due Villaggi di Ifpahan >pigliatili quando vi trasferì la fua Sede da Sciras. Dicono, die quel Signore era così potente ,che il Re in_* palando avanti la fua ca/a/montava da_# cavallo )però io non intendo eifemo mallevadore. Avendo io fatto caccia di molte colombe ,ed elìendo già venuta fin dai Mezzodì la foma del vino, cenammola fera allegramente .Poi circa un’ ora. di notte montati acavallo ,facemmo 24. miglia in dieci ore, fino al Cafale, o Karvanferàdi Mayar,incomodati molto dal ifeddo,c dal vento.Quivi demmo per noftra cortefia quattro Abafsì a'Rattarj ma per dirada non avevamo voluto dar T3nulla
230 Giro bel Mondo nulla adue mefchini ,che guardavano il , palio in vicinaza de’monti. Il mentovato Karvaferà era mezzo miglio lontano dal Cafale ,fatto edificare 12. anni prima da Scia-Selemon:e vcramete l'edificio èmagnifico,efsedo fatto di buoni mattoni,ed ì adorno di lunghe file d’alberi, ed’unfu, 1 caccia riferbata all’intorno per lo Re. Ripofati tutto il Venerdì 3.partimmo ; Ja fera all’iftelfa ora ,cdopo 16. miglia, c5. ore di ftrada,pcr paefe anche Aerile, ; giugnemmo in Cumufcia,picciola Città fàngofa ,porta in un fertile' piano ,ed abbondevole d’ottime frutta. Qui vi trattenutici tutto il giorno de spallai il tem- } po alla caccia delle colombe. Il viaggiar di notte era cagionato dalla malizia de’ Ciarvattar; perocché eglino avicenda dormivano fopra l’afino, piu tranquillamente che ih un letto, nulla j curando, che noi perdcrtimo il fonno. Per dar rimedio asi fatto male, deliberai col Padre Franccfco di minacciargli di baftonatc, fe mai più dormivano l'ull’afino ;perche allora certamente avertano * viaggiato di giorno.Or non approfittan* doli erti dell’avvifo ,n’ebbero quella., notte una buona prebenda, ertendo colti fui fiuto ;ed in tal guifa, ficcome avcvàmo I
x> ELGBMBLLI* 2? I mo preveduto, cominciaronoa camjnU nardi giorno* Il Sabato 4. adunque ci ponemmo cavallo con due ore di luce, efatte 16* miglia in fei ore per paefe iterile ,ci fermammonel famofo Karvanferà di Maffur-Fek> preffo al quale erano due caie d£ campagna .La Domenica 5* ci partimmo alla ftelfa ora, efatte dieci miglia prima d'un'ora di notte ,paifammo perlo picciolo Cafale di Aunabat} dove oltro il Karvanferà ti vede un Forte di terra-,» fattovi fare dal Re .Dopo altrettante miglia albergammo nel buon Karvanferà della Terra di Yyeficas,ch*è pollo in_> riva al fiume} conciofliccofa che le altre abitazioni fiano polle filila rocca, ein tal guifa, che (limali eflervi Hata anticamente una Fortezza .Vi trovammo miglior pane d’IFpahan, eftendo gli abitanti tutti bene Agiati de’beni di fortuna .Quella-» notte lì pcrmife a’Ciarvartapi dormir fui loro letto alunno ,in premio della diligenza ufata in partire il di antecedente. Il Lunedì 6. ci partimmo airilìefs’ora, cin 12* ore facemmo 52, miglia di liraeia per valli nude affatto di fiondi ,cfòpràmodo efpofte alTinfolenza de'ladri 5 a cagionde’qmdiSda-AbasII* fece farvi JP 4amc&
'232 Giro dei Mondo àmezzo cammino la Fortezza di Giani* bet ,guardata anche oggidì conguarnì, gione ;Sull’apparir dell'Aurora andam* monel Karvanferd del Cafalé di Dighir- -dù^ ma trovatolo occupato, nebifognò dormire in una cafa dirupata ,oper meglio dire ftalla ,in compagnia delle bcftic .Il folo patimento del vegghiare (la notte per Io cammino, e’1 giorno perle mofche) ne dava moleftia; perche quan- to al vitto fe ne trovava abbaftanza da_» per tutto aprezzo ragionevole $ficchè per tre oquattro carlini di Napoli fi flava lautamente-: epoi al difetto de’Kar* vanferà fuppliva una cucina portatile del P.Francefco, provveduta di tutti ftovigli; di maniera tale che fuori del bevere in neve ,non v’era cofa che defideraffimo. Nel feguente Martedì 7. avemmo qualche difturbo, dall’ avere il Padro Francefco rotto il capo aun’Armeno, perche con foverchia mala creanza difendeva unfuo compagno ,chegliavea truffati 45. Toman .Ci ripofammo tut- to il dì nel Cafale, medicando intanto la ferita il P.Severino Napoletano ;eprendendo noi il paffatempo di veder palfare Calile, oCaravane di quattro, ecinquecento
Dei' Gemellò zìi cento mule, ecammelli pei* volta: per ;effer quella la flrada più frequentata per Ì 1lo traffico neirindie. Montammo acavallo alPora folita,ed indi afei miglia pattammo per loKar* vanferàdi Chivaia ;cdopo alrre 1 6 »il fiume di Rutcunà, dove iGiorgiani,che venivano con noi, prefero (colle reti c’hanno in coftume di portare )ben ccncinquanta libre di graffo ebuon pefee ; Fatte fei altre miglia ,tettammo ad albergare nel famofo Karvanferà del Gufale di Cufchifar* (che lignifica veleno fecco) luogo affai freddo perla vicinanza,» di mòtagne fempremai coperte di neve* Il terreno della contrada èin varie parti ,tagliato? coff amando iPerfiani ,trovata l'acqua in qualche luogo, portarla per profondi folli afecondare ilor campi. Mentre ftavamo ripofando il giorno diMercordi 8. furono portati nel Karvanferà quattro Struzzoli (detti in lingua Perfiana citor*morga}cioè Cammello uccello) edue vacche fclvagge, che il Sultan di Bahcren (Città polla nel feno |; Perlìano, conofciuta per la pcfCa dcllej» perle )oGovernadore della Provincia^ mandava al Re .Quelle vacche fono grandi quanto una delle noffre vitelle) _ma 1
234 Girò del Mondo ma affai più graffe, etenere, benché mangino paglia ;il loro colore tende al bianco ,fuor che la coda,eipiedi, che fono neri: la tetta parimente ha grandi macchie nere; gli occhi fono lucenti; le corna lottili, diritte, lifcie jben rotonde, , elunghe due palmi con agute punto «ere. Sul tramontar del Sole ripigliammo il Cammino per petti ma ftrada* offendo o pianure paludofe ,oAcrili ed orrido montagne* fra le quali vedemmo il dirtipato Karvanferà di Danbaynè,affai buono per l'addietro, ma poi lafciato in abbandono per effervi flato uccifo il Kar. vanferadar da’ladri .In fine dopo fette ! ore avendo fatte 20. miglia di cammino, cl'ultime tre di precipitevole fcefa ,giugnetnmo nell’antico Karvanferà del Cafa le di Afpas, dove le cafe de’contadini fono poco migliori che capanne* Il Giovedì 9* ne partimmo eziandio ton due ore di giorno 5edopo aver fatte 16.miglia di ftrada piana in 6*ore,fmon* tamnao nel Karvanferà d'un Villaggio \ detro Ugium ,compofto di poche calo 1 fangofe .Il fuo terreno non èavaro di biade, acagion del vicino fiume, che fi paffa per un ponte di nove archi di pietra.
Dsi Geme elì. _235 tra .Quivi ebbi l’incomodo di non potere avvalermi di alcune monete di fame; perche in tutto il Regno Ciafcheduna Provincia ha le fue proprietà riceve quelle deJPaltra :anzi in alcuni luoghi non fi /pende nè anche quella d’argento coniata in altro Governo. Il Venerdì io. alla' medefima ora rimedici in via ,facemmo in prima otto miglia in /alitele Rendere una difa ftrofa montagna ;poi acapo di 4.altre miglia palpammo per Io Cafale, eKarvanferà di Mumufada; efinalmente dopo altre 1 2 . ci fermammo nel buon Karvanferà del Calale di Mayn . In quello luogo,quantunque porto in mezzo d’alte montagne, mangiamo buoni fichi, abbódadodì varj alberi fruttiferi^ oltreacciò di buo tabacco, che fi porta in Ifpahan.il P. Severino,prima di giungervi,cadde due volte dal fuo mulo (sì era difagiaro il fentiero) ed eflèndo avvertito ad accomodar la_» bardella venuta All collo della bertia^; rifpofè làceramente ;voglio che paghi la pena del fuo fallo- ,ein così penofo flato Jafciò il mulo fino che non fii venuto il Ciarvattar,che flava indietro due miglia emezzo ,cioè mezza lega di Perfia .I Georgiani, ed Armeni amici pigliarono una
242 Giro del Mondò Tauris. Dal ponte in poijafciate Io montagne ,camminammo per vie paludofc; efatte 15. miglia, un’ora prima che tramontane ii Sole ,{montammo nel Karvanferà del Cafale di Mirxafcon ,di* feofto mezza lega dal Palagio di Dario, Il Karvanfedar volle fapere dal mio fervidore aqual fine io vi era andato; e faputane la cagione,gli diffe: Se il tuo Signore faprà leggere una certa Ifcrizione, ch’è nel PaIagia,troverà un gran teforo; ma fe nò, ftia ficuro, ch'entrando in una grotta,rimarrà morto. Da quelle parole intimorito l'Armeno, quando io voili la mattina del Giovedì 16. andare avedere quelle antichità ,s’oftinò in tal modo anon voler venir meco,che non feci ficciola fatica,afar cherimaneffe almeno un miglio difeoftoaguardarei cavalli. Per non tenere dunque più abada il cortefe leggitore ,egli fi dee fapere, che quella gran fabbrica giace appiè d’un’alta monragna, dominante un piano lungo più di so. miglia, elargo 20. dove li crede che fulfe già Ja famofa Perfepoli. Il luo prolpetto riguarda Occidente, ed è lungo 500. dc'mici palli ;il lato Settentrionale 400.il Meridionale 250.da Oriate ha la montagna in vece di muro. La figura.
Del Gemelli; 245 figura ,come dalla mifura rtefia può fcor°erfi, èirregolare ,epotria raflomioliarfìa una Fortezza 5perche quantunque non abbia Torri, come fi cofiumaya in tempo della fila edificazione ,ha nondimeno per ciafchedun lato diverii angoli di diftanza in diftanza, con belliflinia fimmetria difpofti, che chiamar fi potrebbonojcome mezzi baloardi ,girila ipropri termini dell’Architettura militare .Le pietre , 'di' cui ècomporta Ja_» fabbricarono d'una grandezza prodigiofa $cvedefi apertamente eftere fiate ta*- gliate nella vicina montagna ,si per lo. comodo della vicinanza, come per render piana la fommità della medefima, & adeguarla al Palagio .Le mura ,che rimangono jn piedi del primo piano fono incruftate di marmo nero, ed alte dovcj dieci, dove venti, edove trenta piedi. Dal lato di Mezzodì fi vede al di fuori fcolpita un'Ifcrizionc (in un vano lungo 15. palmi, elargo 7.) un carattere,chc non v'ha oggidì perfona intendente nel Mondo,che porta per alcun conto tentar di leggerlo. Egli non èCaldeo, non-» Ebraico, non Arabico, non Greco, nè di alcuna di quelle lingue,delle quali s’ha contezza da'ftudiofijma folamcnte trian- CL *gofi
244 Giro del Mondo noli di divertì generi diverfamente fituati ,dalla cui varia combinazione erano forfè formate varie parole,cd efpreflì varj {entimemi -La opinion più ricevuta vuole >che fia carattere degli antichi Gorì, che fignoreggiarono la Pertìa ;ma nè anche ciò può di facile affermarli, offendo oggidì iCori fteflì ignorantiflìmi delle loro antichità >ed inetti adamo qualche forte di giudizio. La fcala maggiore del Palagio ènel lato Occidentale* però non ègiuftamente nel mezzo ,ma alquanto verfo Settentrione, dalla parte del Villaggio di Mif. xafeon. Ella fi divide in due,ciafcheduna delle quali tiene da una parte la mura- | glia, dall’altra una balauftratadel medefimo marmo ;nel mezzo pari mente d’ogni una (effendo tutte due d’un modellino lavoro,egrandczza)è un piano quadrato della larghezza della fcala ,dove fi può ripofare; egirando quindi all’altra fintile fi viene afalire fopra il primo piano; in forma tale che viene a fare la i'ca- Ja, tre delle quattro parti del circolo ;o perdue parti oppolìe ,cioè da delira, e da finiftra conducono circolarmentej amendue fui primo piano ,coni’ è* dett.o .Ame non pare ,che vi fiano paro* le
Del GemEt ti. S45 le afte afpiegame la magnificenza ,perocché' fc fi confiderà la larghezza-* , ella èdi ben so. piedi ;fc l'agevolezza, ella ètanta ,che per /'alice 22. piedi Geometrici di altézza, vi fono 95. gradini. •Quanto alla bellézza delle pietre ,elleno fono lunghe so. e35. palmi Ì’una,e profonde aproporzione ;-ficchè in una medefima fono tagliati talvolta 6.c7* gradinile fc pure in qualche parte era rotta, vi fù con tale arte il matichevole Collocato ,che difficilifiìma cofa fi èaqualunque occhio ,per molto perfpicace-» che fufle, rintracciarne la giuntura ;edi qui nafce che a' meno intendenti fem- •brano quelle fcale, ofatte d’unafòla_» pietra (che fora fiato imponìbile )otagliate nella rocca. S’aggiunga ario, che tanto elleno ,quanto le muraglie, fono d’un marmo nero cosi duro ,che ha potuto refiftere per tanti fecoli alla voracità del tempo ;econfervarne le maravigliofe veftigia di si pregievole,ed incòm-’ parabile opera. Dal piano quadrato,ove terminano le due fcale ,fi entra in un portico di marmo bianco ,largo 20. piedi. L’Architra- ve oggidì ècaduto ;però da’ pilaftri che rimangono -in piedi fi fcorge,eifere fiato Q?CQ1H
246 Giro est Monoo con tanta maeftria ,eproporzipn dlfppfio, che difficiJ cofa mi pare, poteri! trovar‘reliquia di fàbbrica Romana,; che in alcun mp.do agguagliar fe gli poffa Vi fono fcolpire di bailo rilievo due fiero grandi come Elefanti ,che Sporgono le tefte in fuori ,come fe riguardaffero lo /cale fuddètte .Elleno fono una capriceiofa invenzione dello /cultore ,©pure qualche (imbolo degli antichi, per dinotar l'Imperio Perdano, cMedo ;avendo icorpi, come di cavalli; ipiedi,ele code bovine, lunghe crivolte in. sù conio quelle dc’Lioni. Venti palmi più oltre, fullaile Ha linea, fi veggono due colonne fcanalate, co’ ! loro capitelli cbafi ,d’ima pietra cho fembra bianca ,ma inclina alquanto al rodo .La loro altezza (fenza il capite]. j Io ebafe )fard d'intorno a70. piedi ;c la grolfczza tale ,che appena può eilere abbracciata da tre uomini ;noverandoli in ogn'una di effe 40.canaletti, larghi tre pollici l'tìno .In (Imigliante diflanza per dritto fono due altri pilafltri, /colpiti be. . *ic eminutamente come iprimi ;con-, quella fola differenza, che gli animali intagliati negli ultimi fono alati, ed hanno il capo umano rivolto verfo il lajto del* l
Dèi Gemelli. 247 della montagna .Sopra ciafcheduno di sì fatti pjlieri fono intagliate tre Ifcrizio- ni dello flellò carattere ,che in tutto fan dodici . Pattato quello atrio (che tale lo dima- Arano la difpofizion delle colonne ,epilaAri) fi vede dal lato deliro una fi migliarne doppia Arala, che conduce agli appartameli fupcriori.Ella fi èmeno larga(efsédo di 25.piedi) epiù brieve anche delle prime ;però incóparabilmente più bella ,emagnifica: imperocché nelle fue mura ,eparapetti fi vede fcolpito di baffo rilievo come un Trionfo ,confiftentc in una gran comitiva di perfonc in diverfe foggie bizzarrameteveftite,le quali portano, chi bandiere, echi doni da»* offerire .In fine viene un carro rirato da molti cavalli ,che ha un picciolo altare, dal cui mezzo elee una fiamma .Potrèbbedirficon qualche fondamento, che quella fulfe una pompa di facrificio,poichéTappiamo (Ipezialmente da Erodo- to )che gli antichi Pcrfiaoi adoravano il fuoco ;anzi che iRe lo menavano in un magnifico carro con elfo loro, allorché givano in guerra ;cforfè quei ,che dilli effer doni ,fono cadette d'aromi ,che il perito Scultore finge ,che fe gli portano
248 Giro del Mondo dinanzi, per bruciarvegli di quando i»u quando.Dall’altra parte fi veggono (colpiti combattimenti di fiere; efra elfi tocca l'ultimo fogno di perfezione ,quello d’.un Lione con un Toro ,la di cni fero, cita ècosi bene rapprefentata, che lana, tura {Iella parche vi rimanga confufa.,; tanto maggiormente, che per la durezza della pietra ,ogni più dilicato ,efottil lavoro perfettiffimamete fta confervato, Montata quella feconda fcala fi truo> va un luogo quadrato,circondato di colonne, di cui i7.folamente reftano itu piedi dplle cento ,che da’picdeftalli s’argomenta effervi fiate :ead alcune man. cano eziandio icapitelli. Sono però {canniate, ed’un pezzo intero di marmo, mifchio di bianco eroffo, alcune alto tìo.altrc 70. piedije dodici di efie limili di circófercnza alle 2. notate di {'opra. L’ordine che riguarda però la campagna ,eie due vedo la montagna fono piu ordinarie dell’altrc. Dicono che quefte forteneflèro il Tempio del Isole ,nè lènza apparente ragione; però nò può affermarli certamente cofa alcuna per l’ignoranza de’ Perfianl intorno, alle loro antichità. Allato delle fuddette coloncjnell’ifteffo piano,, fi vede un luogo di 30. partì in
DEtGEMBli b249 quadro, chiufo di mura groffe <5.0 7*pie« dijdove per l’addietro erano moltccarricre id’un marmo affai più fino del defcrit- to fin ora ,ein si maravigliofa maniera-» lavorato,chefariaftato.d'uopo trattenermi molti giorni per cófìdcrarne diftintamete le figure,emeli avolerle difegnare. S’entra in quello luogo per quattro porte, fatte di eccellente lavoro ,& adorne^ de' più leggiadri, e,vaghi fogliami ,che l'arte poffa immaginare ;ed in qualche-» parte eziandio d’ifcrizìoni ,nel carattere di fopra mentovato .Di quefte camere-» oggidì tettano in piede fedamente le rauraYake 24. piedi )perche le volte fono tutte andate in rovina svedendoti tutto il pavimento occupato dalle pietre ,che ne fono cadute, eda belliflimi lavori di .marmo ,che in parte l’adoiflavano ,Le .fineftre riguardavano nel cortile >ofui primo piano 5efc ne veggono molte di palio in palio tre piedi larghe ,cfei alte, etrepiedi parimente alte dal folajo. Da per tutto ove fi volge lo (guardo dentro quello fecondo piano, rimato in eifere adifpetto delie ingiurie de’ tempi, fi veggono (colpite varie figure di baffo, emezzo rilievo ;fpcziaUnente in un luogo di 15. palmi in quadro (vicino alla_» de- si. A. Esilarali. Geograph. co.z. verb. Peti»- polis»
250 Giro del Mondo deferi tta colonnata,che moftra aver fcr* vito di fiala) in alcune parti olfiervai feci- [ piti uomini, che cSbatrevano con lioni, oche tenevano Monoceronti per lo cor» nojo Aravano co coltelli in mano (a gujfa; degli antichi gladiatori di Roma )in atto di uccider le fiere ,che tcneano già prefe colle forti ,enerborute braccia :altróve erano Principi/the givano corneintriofo accompagnati da numerola Corte; in due lati opporti, due figure di Giganti per patte; in altri luoghi. Principi ledati in atto di ricevere ambafeerie, opure in atto di camminare’ fiotto fpazioiì parafioli. Nelle mura, che rc'ftano in piedi dal lato di Mezzodi (ch’è fi piò elevato del piano )oltre va-rj farti pe.v terra, *fi vedo* no fcolpi'ti Principi portarti in tedia, o cortigiani appreflò ,che loi’o fanno omv,. bra co’ paratoli .Sbno altre Xiatuecotu vali in mano'ficd uomini ,che,conduco.- no animali come montoni ,che fenzftj -aìc'un dubbio dinotano pompa cf.i fucrifi- V;cio .Non lungi in un pilart' to deli’illelTo marmo nero,li vede un’Ifc.rizione dell’ibi'' fle’flo carattere, ed un’altra in unafimil : 'piètra ;Je quali io vedendo, eriandando ‘per lo pcnltero le altre vedute ,prefi fra I
Dsi GsMmi. 251 me ftefìTo aconfiderai, quanto fiano ilagannevoli-igiudicj amante quanto fpeffo tutt'aitro accada di quello ,che i’uom fi propone }poiché la dove per mezzo di quelle fcnmue peiìfaval’Autore far rimanere eterna la fua ricordanza appreffo ipofteriyfc certamente ,che la bellezza deH'opera.lo meritava )indi appunto tutto il contrario par che avvenuto ao fa. •-V- ._ Nella parte interiore ,e,propriamente nel mezzo del Palagio, èl’Anfiteatro per eli fpettacoli delle fiere ,edi altri combattimenti jficcomc dalle figure ,che in varie fue parti, ft veggono intagliate di mezzo riJie.vo,aperràm£re fi puòdilcernere (fe pure il gindicio non m’inganna) cioè adire pedone ,che colle fiere combattono con coltelli nelle mani, ed altre, che lottano con Lioni.Vi fi veggono anche Principi Induri con ballonincllc ma- ni ,oche camminano coperti’ da un parabole.Altre figure porrano in mano vali, altre lande ,etaluna tocca una rampogna, come quella, con cui fi dipinge ii Djo Pane,di fette canne inficine cd ordinataméte congiunte.Potrebbe cficre,che tuttequefle figure fufiero ivi Hate polle per femplice ornamento ;però la fi t nazione
258 Giro dei, Mondo può cadere in queftione, confiderai che s’abbia il Tuo fertilifiìmo fito, eliu vicinanza del fiume Araffc (oggi Benda, mir) predo al quale gli antichi la collo, carono .Oltracciò gli Autori, che no favellano dicono ,che 400. paflì dittante j dalla medefima, in una montagna chia- ' mata Monte Reale ,fono' ifcpolcri de’ fuoi Re tagliati nella rocca; ciò che manifeftamente fi feorge doverfi intendere dc’fepolcri poco prima da me deferiti che pur nella viva rocca verfo Oriento intagliati fi veggono; ecosi anche quando eglino favellano del palagio bruciato da AMandro il Grande (nell’ultima to- 1 vina del Perfino Imperio )edella Citta- I della di Perfepoli ,forza è,che il mento* «llTcU? vato abbiano avuto in mente. Grandifavventura, che le più belle memorio dell’Afia, fra.si barbare nazioni ne giactextcon^ ciano, che proccurano ridurle al niente, Phiifppiét Per togliere a’forettieri l’occafionc di pe- «t. verb. netrarvi. jerfìpoiis. jqon farebbe di mettieri far tante con* ghietture ,fe legger fi potettero gli feonofeiuti caratteri delle ifcrizioni ,chefo* •no in piu luoghi del palagio. Tutti gl’intendenti, che fi credevano poterlo faro, fono poi rimali delufi inè s*è trovato pur.
Del Geme tir. 259 pur Uno ,che ne aveffe avaro qualche^ contezza .Ciò non mi reca alcuna forte di maraviglia; epenfo, che quando l'Imperio Perfiano pafsò in potere d'altro Nazioni ,inuovi Re per togliere affatto dal cuore denaturali ogni rimembranza delle loro antiche grandezze, ei'inchina- Izione al loro Jeggirrimo Signore, aveffe- !' ro anche vietato l'ufo dell’antico carattere; introducendo nuovi abiti ,nuovi coitomi ,enuova forma di fcrivere, affinché ifigliuoli almeno meglio s’affuefaceffero afoffrireil novello giogo. Quella Politica ècosì bene in ufo og- |gidìjcome ne’trafandati tèpi.E' poco più |di mezzo fecole,che la Cina geme fiotto il duro giogo de’Tartarù equefii, benchej» ignoranti ,incivili ,edi cofiumi brutali, pure s'affaticano di far dimenticare quel* la virtuofia Nazione de'fiuoi antichi coftumi ,edell' ottima forma del fuo Governo-; avvegnaché conofeano la infuperabile refiftenza de' Cinefi, agran ragione fermi confcrvatori delle lorogiufte leggi, emaniere gentili . Parimente fe fi porrà in mano degl’indiani delle Filippine una fcrittura del loro antico carattere (limile aquello della Cina) certo c, che non fi troverà niffuno Kzogr
2ÓO Giro del Mondò oggidì’, che fappia leggerlo ;perche tutti • ' s’applicano alla lingua Spagnuola. Or 1 quanta maggior difficultà dovranno tro» ' varei Popoli della Perfia,dopo miglia^ d’anni dalla caduta del loro Imperio, in leggere Pantiche fritture? Ben meritarebberosì preziofe reliquie dell’antichità efier’intagliate diftintamg. te in rame, per diletto de’virtuofi ,prima > che per colpa denaturali Amicano d’an. dare in perdizione 5ma troppo duraim- , prefa (1 era di far difegnarc più di duo mila baffi rilievi, egrave fpefa porgli k, ìflampa. i>j contenterà dunque il corte- | fe lettore d’avere delincatala pianta del Palagio, con alcune delle principali figuì je; acciò s’abbia qualche contezza dello diverfità degli abiti degli antichi Pcrlia- • ri: edi più due righe, ..delle dodici, cho compongono Pifcrizione del pilaftro del primo piano; forfepcr l’avvenire alcun, più fortunato indagatore delle linguo Orientali vi trovaffe campo di far pompa del fuo ingegno. Avendo utilmente impiegato tutto il di in vedere ,enotare didimamente 11, miglior parte di tali antichità, finalmenle me ne ritornane appena giunto al luogo, dove avea lafciato il iervidore Ar* me* \®li !•
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Dei Gemei ii. 261 menoifentii dal medefimo interrogarmi, fe avea ritrovato il teforo;credendo egli, chele Ilcrizioni foflcro ili lingua Portughefe ,eche io le avelli lette ,epigliato pofeia il teforo, ficcome gli avea detto il Karvanfcdar ;; ciò che mi fece rider di voglia per tutto il cammino. Montato adunque acavallo feci ritorno in Mirxafcon .Per iftrada uccifi nel Iago uno ftravagantc uccello, bianco di colore,ehe roireggia un poco fotte l’ale; egli ha le gambe alte ,ipiedi d’oca ,e’I becco lungo,più dilicato nella fuperiore, che nell’inferior parte ;iPortughefi lo chiamano Flamengo. Dormii la notte del Giovedì 16. nel medefimo Karvanferà ;ela mattina del Venerdì 17. ben per tempo cavalcai per Sciras .Incontrai nel cammino tre ladri prc/i da’foldati del Kan di Sciras in Mirxafcon, per aver rubati ,ed uccifi fulla_» ftrada pubblica più, epiù viandanti .Venivano condotti con un legno biforcato nel collo, &inchiodato come un triam golo; ciò che fece venirmi in mente il ler gno anche biforcato ,che ponevano i Romani antichi a’ioro fchia vi, trovati in qualche errore; onde preflò iComici co* fifoventefurciftri vengono appellati .Ai &lgeoflq
26z Giro dei MonRo grotto del mcdefimo legno ogni unotcq .neva bene ftretta la mano delira,per mez. zo d’un legno curvo ,ficchè impoffibile fi era potcrnela trar fuori .Un poco più avanti vidi una macchina per trar su l’acqua negli orti, differente affai dallo' noftrali; perche là dove nelle noftre i1ca- valio, omulo gira all’intorno ,ivi un bo* ve tirava una corda per dritto- Prima di terminar quello capitolo non ; debbo pattare in filenzioil P. Amodeo, digli ,mentre facemmo dimora aSciras, non volle che noi fpendefsimo ,per non offender le leggi delPol’pitalità 5madall’ altro canto era sì grande la fuapàrlimo? ] nia, che non folo la fua menfa non ebbe I mai virtù di fatollarci, maneamareg* giava per lo più il palato coll' ingrato fa* : potè delle vivande -Ipolli che rimane* vano la mattina >s'apprèIta vano un’altra volta per la fera; eie non fi mangiavano * pcrlodifpiacevolcgufto ,di nuovo bu j mattina fogliente compariva alletto ata* | vola ,quel chei! di antecedente le neera I tolto arroftito: ecosi il buon Reljgiofo, f che gran Peripatetico fi era ,tentava dopo la forma cadaverica ,introdurre iiu fine nella non più comelìibile materia la fprirja di paglia,pcr mezzo .del fuoco so. FCS*
.Dei Gemeltu26} peggio ancora fe non feguiva giorno di magro* Per ultimo compimento dell’opra ne dava abere mi licore ,che ugualmente farebbe fiata mCnfogna il chiamarlo ovinti* oaceto- Per altro egli aveafimadi buon Religiofo, edi Vitali efemplare ;però per la fuamiferu noru era mai flato riputato apropofito da'Superiori per governare Conventi (come dicono )formali 5considerando >che i Religiofi avrebbon potuto pericolare* della fame fotto la fua cura *In fatti nell* Ofpizio efercìtava il fuo zelo perl’afti* nenza fopra un povero Religiofo Polacco fuo compagno} cfettuagenario ;facendogli fare in età cosi cadente afpri digiuni :ma con noi ben fapeva il Padre Amodco, chenon farianórimafe fenztu. premio le fuecortcfic; ed in realtà ebbe* dal Padre Francefco un Toman (che fono 19. feudi) per cinque cattivi dì ,che* facemmo penitenza nella fua tavola; c .pure non feppe ,onon volle moderare la naturale avarizia. R4LIBRO
270 Giro del Mondo ferà di buona fabbrica, come anche l’ufo delle cifterne .Fatte 25. miglia in 9-oro ; per terreno piano ,giugnemmo il Merj cordi 29. nel Cafale di Benarù.Eravamo paflati cinque miglia prima per lo Kar- : vanfcrà di Dcdomba, vicino un picciolo ) Cafale; però non vi reftammo,per noiu cflere Manzil,o giornata di caravana,coinè dicono iPerfiani.Si vedevano 2. tiri di fchioppo indi 15tane, per le falde della montagna,le reliquie di molte abitazio- ni ,emura d’una Fortezza rovinata,che ! guardava il palio dell'apertura del mote. Poche miglia lunge da Benarù verfo 1 Oriente, fi vede la montagna di Darap, j tutta di pietra nera, dalla quale difilli a_, f il preziofo ,ctanto rinomato balfamo, j (impropriamente chiamato mummia^) j che da liquido divieti duro come unil* . gomma, che inchina al nero ;efer- ve per confolidare le offa rotte ,ap. 1 plicara calda .Se ne veggono effetti pròdigiofi; perche rompendoli una gamba, obraccio, balìa ritornare le offa al loro luogo, ecol balfamo rifcaldato cfatto liquido ungere la parte ,eligarla ,cho dopo le 24-ore fi truova il braccio,ogàba che fia, nel medefimo flato di prima. £’ cuflodita quefta montagna perordw *ne
Del Gemelli!! 271 ne del Re, efi unifcono una volta l'anno il Vifir di Gearon ,Sciras ,eLara araccoglier la mummia da una conca ,dove /corre, efi congela, per inviarla al Re. Per evitare ogni frode ,fi manda fuggellata da’ medefimi Miniftri; perchè la mummia èfperimentara ,eftimatiflìma in Arabia ,ed .Europa ,cnon fe ne raccoglie che 40. oncie l’anno.Vi fono ben nella Perfia altre montagne, che diftillan balfamo,o mummia,ma non di tanta bontà, eperfezione . Partimmo tardi da Penarti il Giovedì ultimo ,eper malagevole firada, così di piani, come di pe/fime falite efccfcdi pietre, arrivammo dopo aver fatte 30, miglia in ir. ore, nel Calale, efamo/o Karvanferà di Beli. V'erano Ratrar amezza firada per cuftodia del camini-, no ,ma non già così infoienti, conio quei di Tauris $perche fe fi dà loro un’ Abalsì lo pigIiano,e fe nò,non /anno veruna impertinenza. Il Venerdì primo d’Ottobre fatte 20. , miglia di cammino per aridi monti, ci fermammo dopo fette ore nel Karvanferà di Pacutel; avendo lafciato cinque miglia prima il Karvanferà ,eCafale di Dacù. Per
572' Ciro del Mondo Per .monti craffi dirupati camminammo 7. ore il Sabato 2. ed afine di j io-miglia giugnemmo in Lara Città capitale del Regno di tal nome .Pila èfi. tuata in un piano circondato da montjs eamirarla di lontano fra tanti alberi ,e, fpezialmente di palmc,raflembra più to- ! fìo un Cafale .Le fue cafe fono fangofe, | efabbricate lun^o un colie, nella di cui ! fominiti èuna fortezza, della quale recano in piedi appena le mura, ed alcune j picciole Torri in competenti fpazj dij /porte: nel mezzo vi fono cafe per abita- ; zione de’fchiavi,e perfoneche ricevono j foldo dal Re ;onde benché fenza artiglieria ha quefta Fortezza molta Tomiglianza aquella di Buda .Tiene Lara taf ottimo Bazar avolta, comporto di quattro ftradein croce, nel mezzo delle quali s’innalza una cupola;ve n’è un’altro in quadro con affai buone botteghe didiverfi artefici^ mercantile quivi vicino fi vede anche una fpaziofa piazza quadrata, ferrata intorno di fàbbrica. Per elferc la Città molto calda, fanno fopra il tetto delle cafe una fabbrica come un camino,con alcuni canali, fatti in modo, che ogni poco di vento entra per fotro ,erinfrefea mezzanamente la camera. 'La
La giurifdizione del Vifir di Lara è molto ampia ,{tendendoli fino al Congo,per dove egli deputa un Luogotenente .Da Lara chi vuole imbarcarfi,ha due llrade per renderli al Mare, una per Bander-Abafsi,l’a]traper Bander-Congo. La Domenica 3. per l’apertura di due montagne facemmo 15. miglia di cammino, ein 5. ore giugnemmo nel Karvanferà ,eCafale di Nimbà. Il Lunedi 4. peggiorando Pindifpolìzionedel P^dre Franccfco, bifognò trattenerci in quello luogo, per mandare in Lara aprendere il Caggiabà^cioè, come due fedie di mano ,che ufano in Levante di porre fopra muli,ocamelli, per ufo degl’infermi,edelle donne.Venne il Martedi 5.il Catergi col Cagglabà ,ma troppo tardi 3licchè non partimmo lino al Mercordi 6. Pollici in cammino per nudi monti ,evalli ,venimmo dopo fettej ore nel Cafale, cpicciolo Karvanfcrà di Kornmt, 20. miglia lontano da Nimbà:: comprammo ivi quatità di pernici vive, aragione di cinque torneli Luna della^ moneta di Napoli . Per un piano popolato di varj Villaggi camminammo 15. miglia il Giovedì 7, edopo aver paflata una ftrabbocchevole Tane 11. Smon»
274 Giro del Mondo montagna ,efatte altre isimiglia, albergamo nel Gafale ,eKarvanferà d’Anoè; una lenta pioggia ne accompagnò per più ore di ftrada. Per paefe piano facemmo il Venerdì g. venti miglia in 7. ore, cd andammo a fermarci nel Karvanferà, eCafale di Sci- | cogì ;Tempre camminando verfo Mezzodì ,ficcomc aveamo principiato dsu Ifpahan. Le rondinelle in quelli luoghi fon di color di cenere. Dopo fette miglia di piano il Sabato 9. entrammo fra alcune montagne, così difaftrofe efeofeefe, per lo fpazio di 18, miglia ,che in alcune parti la firada era riparata con mura ,acciò non precipitaflero le caravane. Arrivammo dopo 9. ore nel Cafale,eKarvanferà di Baltakj sepre però per infecondo, &arido terreno,nel quale appena nafeono ,per alimé- to de’poveri,pochi dattili prefica iluoghi abitati, eforméto, di che fanno un pane lottile, come un’oftia. In quello Karvanferà ricevei una lettera del Padre Priore degli Agolliniani d’Ifpahan ,nella quale mi dava contezza,che il novello Re avea>di già principiato egli medefimo arompere la tan* to rigorofa legge, che avea fatta, cho non i
Del Gemella 275 non fi bevettivino; eche ifudditi, anche etti ,vedendolo fpeflò per l’eccettìvo be- . re ubbriaco ,non aveano alcuna difficulràa regimarne l’efemplo .Tra le altre_> violenze, che motto da’ furori di Bacco operato avea ,m’avvifava il Padre Priore,che un giorno pretto al fiume di Zulfa, avea fatte dar molte emolte baftona-- tc filile piante de'piedi adiverfi Velcovi, eSacerdoti Armeni (che n'erano rettati ttroppj )per non aver pagato atempo l'annuale tributo, fecondo il numero, che diedero di loro fletti nell’ultima perfecuzlonc contro iCattolici .In fine è figlio d'un buon bevitore, nè può degenerare da’ paterni coflumi. Pattammo una dirupata montagna la Domenica io. ed albergammo dopo 7. ore ,eventi miglia di ftrada nel Calale, è Karvanferàdi Kuxert- II Lunedi 11. fatte 10. miglia,paffa turno un fiumicello appiè d’un mote;epoi una ftrada di Sale, che fi forma dell’ifteffa acqua falfa, ediviencosi duro, che_? fembra una pietra bianca .Entrammo poi per alcune concavità d’alte roccho, efpezial ménte del monte di Baflàc,dove era il cammino si malo, eprecipitofa, che bifognò farlo apiede: batterà il dirè, S2che
276 Giro dei Mondo che per pattar dieci miglia di ftrada, per detta montagna di Baflac, ed altrettante per lo piano, fi confumarono i2.orej; perche era d'uopo attendere, che fi cari, caflero lemule ,egli a'fini della noftra, Cafila, che cadevano da volta in volta,, Giugnemmo alla fine mal conci ,eftrac. Chi (in particolare il Padre Franccfco, che quantunque infermo ,fece la fua, parte della firada apiede) nel Karvanferà di Banicù ,oCiarbukè ,ofecondo altri Sarcovàj ftanza molto cattiva, comej porta fra orridi monti ,fenza alcun Viilaggio da vicino, operfone, che la cultodifeano ;onde fù di meftieri per tre gior- ni di cammino portar le provvifioni ncceflarie,non trovandoli per via che comprare. Per peflìme valli,e monti camminammo il Martedì 12. edopo venti miglia, fatte in 9. ore ,reftammo in campagna,, mezzo miglio lontano dal Karvanferà di Tangù, rapendo che ivi le cifterne erano vuote d’acqua. Auriamo potuto reftare amezza ftrada nel Karvanferà di Hodun. din ,dove era acqua 5però non avriamo fatta una giornata giufta ,cnoi non avevamotanto tempo da perdere. Non fu punto migliore la ftrada del Mer*
Dei G'smeeii» 277 Mercordì 13.perocché falimmo l’afpra, ed erta montagna di O'ampà 5nel- la cui fomniità trovammo ilKarvanfcrà di Seriai nuovamente fabbricato. Due miglia più avanti cominciammo afcoprirc il Mare del Seno Perdano ,eBander-Congo .Quindi per un camino precipitofo fcendemmo al piano ,dove mi furono inoltrati varj moticcilidi diverii colori per tingere, particolarmente di rodo, everde .Vi erano anche nel fuolo marmi,ebianchi ,erolli ,quali calcinati dal Sole ,de’ quali li fervono in vece di Bolo- Armeno, nè fenza riufcita .Dopa due altre miglia giugnemmo nel Karvàferidi Ciampi .Quivi trovammo un-» Padre Agoftiniano Vicario del Congo, il quale la fera ne diede cena. Ammirai atavola un vecchio Armeno di 70. an- ni, che dopo averli piena la pancia di più vivande, fi mangiò in fine una intera-, piramide di pilao ,che lo gonfiò come un tambnrro ;credeva io ,che per un-» pezzo egli ne darebbe male, però amez-, zanottc fi trovò aver sì ben digerito, che di bel nuovo cominciò amangiar bifeotto .Egli era venuto per curar come Medico jl Padre Francesco ,ma io pon gli avrei cpnfidata la cura del mio S3mùlo.
278 Giro del Mondo mulo .Mi riferi il medefimo Padre,che tre anni prima avendo dolor di ventro un fu ofervidore, con una paletta di ferro infocata gli avea bruciato le interiora ,lenza che egli lo /aperte prima di vederlo agonizante,con le budella di fuori. Lo fece conlèflure,ed indi aó.ore mori. Qmutr'orc prima del giorno ci riponemmo in dirada il Giovedì 14. edopo 15. miglia prendemmo riporto nel Calale di Barrtcià :la: notte rtentii un caldo grande uguale aquello d'Italia ne'tempi canicolari.In quello Gallile venero all’incòtro del P.Francefco,Giufeppe Pereira d’Azevedo Soprantendente dell' da Reale del Re di Portogallo; il Fattore ,elo Scrivano della medelima, coiu molti loro iervidori acavallo .In conipagnia di colloro giugnemnio dopo lette miglia in Eander-Congo ,edefinammo unitamente tutti nel Conventodej1 'Padri Agoltiniani ,dove alloggiammo. 11 Ciarvatar volle di pagamento 8-Gazc, oKasbey per Jo pelò d’ogni mano AiTauriSjCh’è quato 6. libre di Spagna, Le per- Ione opicciolejo gradi che flirterò lì calcolarono per 3i.manol'mìn, o19S. libre. Pagai adunqjda Sciras aBadcrCògo ij. Abartsi per cavallo,portando il fervidore le mie vaiige nella rtua mula. CA-
Del Gemelli. 279 CAPITOLO SECONDO. “Profitto, che ricava il l{e di Portogallo d<ij Bander- Congo ,egran negozio, che fi fu in quel Torto. Tiene il Re di Portogallo gli Officiali fuddettiin Bander-Congo per rifcuotereil tributo di cinque cavalli ,e_> mille ecenro Tomani l’anno (che fona circa 20. mila feudi,) che gli dà il Redi Perda ,per convenzione fatta fra le due Corone, al lor che in tempo di Filippo III. di felice memoria, avendo iPerlìani prefo Orni 11 z;iPortughcfi impedivano con la loco Armatala navigazione^ nello (fretto ,eCeno Perdano, con grandidimo interefle delle Dogane di quel Re .Oltre la mezza dogana ,eicinque cavalli di tributo, ebbero iPortughefi grandidìmi privilegi; cioè adire di tener Cadale alzare bandiera,con la giurifdizione ordinaria l'opra tutti iCr.iftiani, che approdano nel porto :però ipiù fingolari fono, di non, poterli nel Congo far Maomettano niun Cridiano ;e, quel ch’è di maggior condderazione ,ch<^> trovandoli un Portughefe, oaltro C-ri- S4diano
zi 6Giro del Mondo lì movimenti dalle cofe citeriori. Si fervono cosi in Congo, come ìtu Gomeron d’acque di cifterne ,che di ne. ceflìtà fono dannevolijimperocchè quel, le pochlffime volte che piove ,l’aria fi truova molto impura, per le cattive eia. lazioni, che tramada la terra, ecosi l’acqua checade,fi rede infetta..E qui nonfi dee tacere,per maggior gloria della divinaprovvideza,che neH’IfoIa diTòboniar (20. miglia diftante dalla Terra fermai di Perfia) che ha 9-m.di Circuito,non v’è pure una goccia d’acqua dolce ;epurea vi fono moltiflìme Gazzelle, le quali vedendoli manchevoli di sì neceffario elemento,mi narrarono perfone degne di fede, che fi accodano alla riva del Mare, eporto il loro biforcato piede appunto dove termina l’onda, indi fucchiano l’acqua. lo non poifo indurmi acredere, che quefta cosi torto pafiando per l’unghia Jafci la falfezza; però non niego, che polla divenirne meno fenfibile .Certamente coloro, che han veduto con gli occhi proprj quefto gran fccrcto della natura, non feppcro darmene alcun ragguaglio. Il Congo non ha Porto ,ma in fua vece una fpiaggia ben ficura ;fervendo d’argine aH’tmpeto dell'Oceano Orientale
De lGemelli! 287. Icquella punta dell’Arabia Felice, ond’è formato il Seno Peritano. Quando il di è chiaro fi vede in quell’oppofto terreno la Terra di Zulfar, nò offendo che ^.miglia difeofia. Un Forre,che difende quella /'piaggia, non èche di 50. palmi in_> '* quadro, provveduto di quattro cannoni di ferro, fatti fabbricare da D.Coftantino di Norogna ,mentre era V. Re inGoa_» perla Maeftà del Re delle Spagne: la_j mattina fidamente ècircondato dall’acque del Mare acagion del flufiò, erifluf* fio. S'ingannja forte il Tavernier,allor che To ij!v dice,non efervi fondo per navi grandi, epagr<s«. che tutto il traffico fi fainGomronfimperocchè io v’ho veduti vafcelli Portughcfi di 60. e70. pezzi d’artiglieria,ed altri di Mori pur grandire so anche che in Goni* ron vi vanno folamente gli Olandefi, ed Inglefij là dove nel Congo ogni altra nazione voiontieri vi porta fue mercatanzic, per la libertà che fi gode fotto l’autorità, eforze maririme de’Portughefi, Gli abitanti faranno intorno adieci mila fra Mori, Indiani, Arabi, Giudei,cd Armeni, che rendono ricchi iBazar con le loro ben’adorne botteghe. CA-
SSt8’ Giro del Mondo CAPITOLO TERZO. 0ella Tefta delle "Perle ,ed altre cofe notabili del Congo, eSeno Peritano. AVedo data cótezza del giade, eprc. ziofo negozio delle perle,egli èdovere,che fi parli della maniera,etòpo della lor pefcagione. Quella fi fa nel Seno Perfiano ,ed Ifola di Eaharen duo volte Panno; la prima aMarzo, ed Aprile; la feconda ad Agofto ,eSettembre: la maggior vendita facendoli da Giugno per tutto Decembre.Ciò fi fa cinque leghe difcofto dallaCittà(ove farànoquattro in dodici braccia di profódità)cò molte barche dalla mattina fin dopo mezzo di :ogni una di quelle tiene il ftq nuotatore, che fi tuffa in Mare cpru una pietra di fei libre al dito grotto del piede,eligatp per fiotto le braccia co una corda attaccata ai capo della bara,, Egli fi tuffa prettamente nell’acquo, ajutatò dal pefo della pietra (che giunto al fondo fi toglie fubito,ei barcaiuoli la tiran fu con una corda )equanto più io frettapuò, empie di oftriche un fiacco fatto di reti, che ha un cerchio di ferro nell’
Dei Ghmeui.’ 289 neireftremità, per mantenerlo aperto : quando non può /offrire più il difetto della refpirazione,colla corda, colla quale èJigato per fotto le braccia ,dà fogno a' compagnie quelli co tutta la preftezza poflibile lo tiran fu ;ciò che fi replicai più ,ediverfe volte per lo fpazio di dieci ore .I/oftriche reflano nel fondo ligate ad una fune, per torle amiglior agio. Alcuni fi pongono olio in bocca ,per refiftere maggiormente fott' acqua ,<u» render chiaro il fondo ,facendofene cadere qualche goccia di quando in quando .Pa/Tato Mezzodi ,etolte l’ofirichej* dall’acque ,ritornano tutte le barche a terra,con un vento favorevole ,che fi leva dal Mare. Non fi pigliano poi briga d’aprirlc ,perche lo fanno da loro fleffe, corrompendoli ;non e(Tendo alcuno, che mangi volentieri la loro polpa ,ch'c di mal fapore .Ipoveri vendono bibita le perle avii prezzo; ma chi non ha bi fogno ^conferva finca tanto ch'è finita la pefea ,epoi le vendono tutte inficine a’ Baniani ,eMori .Coftoro pofeia feparando le differenti qualità ,vendono aminuto,per Abas in Perfia ,e per Rati dentro l’Indoftan 5che fon un'ottava^ meno del noftro carato Europeo ,com- Tarte Ih Tpollo
290 Giro del Mondo porto di quattro grani .Tutta querta pe* fca afcenderà, più omeno, ogni annp a; cento cdicci mila feudi. E’ pur lontano da ogni ombra di veri, riti quello, che ferirtelo gli antichi ,che ie’perle li generano nella conca conia,, j ruggiada ,che cade dal Cielo 5eche una (blamente fe ne truova per ogni conchiglia ;imperocché quefte ftanno imm0. bili in un fondo di dieci ,epiù braccia^, dove non può per alcuna via penetrarla ruggiada :equanto al novero fi fono trovate fette, eotto perle in unafolaj conchiglia, benché non tutte della medefima groflezza ,ma qual più groflÌL,, qual più picciola .Elleno fi generano nella fteffa maniera,che le uova nel ven- 1 tre desolatili, di cui fempre il più grolfo I s’avanza verfo l’orificio ,reftando le pie. ciolenel fondo,per finire di formarfi;oi cosi la perla più grofla s'avanza lipritua, el'altre più picciole non perfette,reftano nel fondo della conca, finche abbianola groflezza, che la natura loro può darò. £poi non fi truovano perle in tutte IV finche, ma fe ne aprono molte fenzL» trovarcene pur’una. In diverfe parti del noflro gran continente fi pefeano perle ,però Je più Ili* mate,*
Dei Gbmeiiiì api mare, cioè le più lucide echiare, fono 1quelle della riferirà Ifola diBaharen, e della corta di Catifa nell'Arabia Felico; perche quivi fe ne truovano ben poche gialle ,ed ineguali. Il color giallo viene 1talora cagionato dal lafciare imercatanti alle volte le cóchiglie i4.e ij.giorr! ni ad aprirli da loro medefime;ondej venendo alcuna fra quello tempo aperdere la fua acqua ,s’imputridifce ,e d*L* quella infezione divien gialla la perla.Per altro le lafciano cosi aprire da per loro, perche fe fi facefie aforza ,fi potrebbe.* danneggiare ,orompere la perla. Se ne truovano anche nel Giappone;, però, come che nè quella Nazione ,.nè i Cipicfi fanno gran conto delle perle,non fe ne continuala pcfca,nè s'ufa la dovuta diligenza per inveftigare ibanchi di arena, che ne abbondano maggiormente .Nell’ Ifole Filippine fe nc truovano anche chiariffime ,capoco fondo ,anzi nella foce de’ medefimi fiumi; però gli abitanti non fono ambiziofi d’aver nè perle ,nettampoco dell’oro ,che ftà ne’ fiumi ;ma amici dell’ozio, ripongono ógni loro ricchezza in un piatto di morifchetta (cioè rifo cotto in fccco )Ja_, mattina ,eun’altro la fera .Dicono dal- T2'Pai- '
29.2 Giro del Mondo l’altro canto, che Te pure ne faceflcro incetta ,farcbbono loro tolte dal Paroco, 1 odall’ Alcaldejrimanendo di più nemici d’uno di loto ,per non averne da foddiffare amendue .In quelle Ifole le conchiglie medefime fono più chiare, chcitu altre parti. Per tutta la colla della California fo nepefea una prodigiofa quantità 5parti- colarmente dal Capo di S. Lucar, fino al Capo bianco dagl’indiani detti Alzati. Cofloro vano nudi,ed errado come bruti ;nè coltivano, nè feminano il terreno, mali pafeono delle frutta, radici, ecacciagione,che dà il paefe.Lc conchiglie le aprono fopra al fuoco ,per mangiarne la carne,ecosi fano perder alle perle la loro bótà.Nc pefeano anche gli Spagnuoli dal Capo di Corrientes fino ad Acapulco; però le perle fono la maggior parte ofeure, acolor di piombo,ed ineguali; ficchè poco farcbbono ftimate dal buon genio delle Dame Europee :le donne però Mexicane ne portano il collo ,orecchie, ebraccia coperte ;poco curando della chiarezza ,pur che le abbiano abuon prezzo ,eivezzi,emaniglie fian pefanti, Nella corta del Perù ,ePanama fene prendono grolle ,efièndofene trovata taluna
Del Gemelli. 293 taluna più grande della pellegrina ;mi non tengono la chiarezza dclleOrientali, anzi fono tutte fchiacciate,nere,e pióbofe,a cagion del mal fondo,dove fi genera* nobile volte baffo uno, edue braccia . Nell’Ifola della Margarita perl’addietro fi pefeavano anche buone perle, così per la grandezza, come per la chiarezza; oggidì però nò fe ne truova molte,oltreché la pefea s’è difmefia .Se ne prendono, anche poche in Santa Marta, ed altre nòie,però di niun pregio, evalore. Avendo abbaftanza ragionato delle.» perle ,egli fìe bene dar contezza al lettoredialtre cofe notabili di quei luoghi. E primamente deefi fapere, che nelle vicinanze dell’Ifola di Baharen,eiTendo tutte le acque di mal fapore, efalmaftre; ifòrefticri, non avvezzi abeveria come i naturali (come che non ponno averne^ migliore ,nè anche da’ luoghi di Terra- Ferma )la fanno prendere dolce dal fondo del Mare, una lega difeofto daii'Ifoia. Vi vàno quattro uomini in barca,de’qua. li due fi tuffano al fondo,con vafi ben ferrati alla cintola ;efiì quando toccano terreno ,fubitamente aperti ivafi, l’empiono d’acqua (ch’è dolce per due otre piedi dal fuolo) egli tornano achiudere; T3indi
294 Giro del Mondo indi danno il legno con una picciola cor* da, efono tirati fu dagli altri due rimai! in barca. E' Angolare anche il modo di fabbri», carfi le barche nel Congo ;imperocché i in difetto di chiodi di ferro,ee ne pongo. « no alcuni di canna, obambù, enel rima- ! nente congiungono infierite le tavolo con fpaghi,e funicelle fatte di giunchi.In vece dRancore fervonfi d'una grotta., pietra forata, cper remi d'un legno con una tavoletta rotonda iigata nell’eftremità.Vidi molti barcaiuoli il Venerdì 15. che fi adopravano ,come tanti Sarti in- . torno una nuova barca. I 11 Sabato id.andai areftìtuir la vifittu aGiuseppe Pereira d' Azevedo Soprantendenre. La Domenica 17. con molta-, folennità fi cantò la Metta nella Chiefa_» de’PP. Agoftiniani Portughefi ,collo porte apcrte,appuntocome fe fi fufle celebrata in Criftianità .Andando per lo Bazar il Lunedì 18. incontrai alcuni Arabi, cheaveano fama di grandi offervatorì della legge Maomettana;cotto- * ro chiedeano limofina in una bottega di Bimani; eper averla prettamente,ebuona, fi ponevano in bocca carboni accefi, come fe fufierofiate ciriege .Mi dittero, *che f
Dei .G km ex il. 295 che ciò facevano per opra del Demonio, al quale eran devoti per mezzo della ftregoneria 5eche ciò non era che apparentemente, eper una illufione degli occhi : però io gli vedeva realmente prendere il |fuoco ben'accefo, eporfelo in bocca, Ritirato che fui in Convento,vidi paffare avanti il medeftmo due birbanti Arabi,che per avere una tenue limofina, fi battevano il petto apiù non poflfo, con un chiodo lungo un palmo (la di cui iella folamcnte pefava ben’ottp libre )fcnza che fi baccifero alcun male ;quando l’iftru mento era baftevole apalfare una-, 1muraglia. Come ciò feguifie lo fanno efflì, c’1 Demonio ,che in ciò gli ammae- .lira; so bensì,che quelli gabba-mondo, e figli di perdizione nò permettevano che altri gli batteffe coirifte/fo chiodojperc.hc forfè fincato più loro no arebbe giovato. £{fendo alla vela in Gomron quattro vafcelli della compagnia Olandefe, mandammo un Corriere per avervi su l'imbarco ;però giunfe tardi, trovandogli di Igià partiti di ritorno per Batavia. La_» medefima fcrai Baniani Idolatri cominciarono, per la fetta del Divalì (ch’è un loro Dio, il quale dicono prende(fu Una Fortezza) ad adornare dentro,efuo- T4ri
3oa Girò del Mondo per fuggir l’ozio ,eper diporto andai a caccia col Padre Vicario, euccidemmo alquante pernici . La Domenica 24. nella Chiefa de’ Pa. dridiS.Agoftino (1 folennizzò la Folk, di noftra Signora del Roldrio, differita fino allora per mancanza di Sacerdoti. Vi fu fparo di mortaretti ,gran luonodi campane, lìnfonia di flauti ,etimpani, che toccavano iMori co piccioli baftoni d’avorio .Celebrò la Meda il Padre Fra Francefco, cpredicò il Padre Vicario del medefimo Convento. In fomma (ì fece fra* Maomettani della medefimsL» maniera, econ ugual pompa ,che fi prafica in Criftianità . Il Lunedi 25.approdò in Bander-Con- go un vafcello Morefco,che veniva da Òuratrc. Ne’ Mari d’india fi naviga in.., certi determinati tcmphil proprio di partirli da Bandcr- Abbaisi, eBander-Con- go, èdalla metà d’Ottobre per tutto Aprile. Nel canale fra quelli due porti corrono due maree contrarie ,che s’incótranoalla punta dell’Ifola di Kefcimi, dentro il medefimo Seno. 11 Martedì 26. parti il Padre Sanfeverino Napoletano per Gomron ,afine di accomodare alcuni intereflì della fua_, Religione. Polli 1
Del Gemelli. 150? Pofti acavallo col P. Vicario il Mercordi 27. andammo avedere il giardino di Mullah-Amet (fuona Mullah in liner ua Araba ,Sapiente in lettere .)Era_, piedolosi ,ma affai bello, e’1 miglioro del Congo .Vi fi vedeano quantità d’alberi di fichi d’Europa ,uve, melarancia molte piate d’India(dette da'Portughefi Palmeras) che portano cocco .Vi era un’ altro albero, detto Badamo$,che produce un frutto come mandorla ,eche crefee in quefti luoghi del Seno Perlia. no ,della medefima maniera che nell'Indie. Dopo mezza notte tutti iGentili ,feparatamentegli uomini dalle donne, furono alavarli al lido del Mare,predicandoagli uomini iBrahamani, ealledonne le loro mogli. Forfè farà qualche-» fuperftiziofo Rito ,eh’ eflì offervano,di lavarli ogni mefe in un determinato giorno lunare 5giacché precede aquefta lavanda un digiuno universale, oper preparamento,operche credono nettarli da tutti ipeccati. Andando afpalfo il Giovedì 28. fuori la Città ,incontrai un Cafro, oEtiope ftravagantemehte veftito da Fachir ,ù Birbante jcioè con una berretta in tefta tutta
'304 Giro de£Mondo tutta piena di piume nere nella fomniità,ornata nel circuito di conchiglie; ecó una cintola con circa due mila unghie di capra appefe ,che fonavano come tante campanelle ;in quefta-abito ridicolo camminava egli có tanta gravità,ch’era piacevole cofa avedere. Il Venerdì 29. andai in cafa di .alcuni Baniani aveder come feparavano le dif. ferenti groflezze delle perle .Eglino lej pattano in prima per alcuni crivelli di rame, della maniera,che fi fa alle pallottole di piombo de'cacciatori ;indi molti giovani feelgono le rotonde dalle noiu rotonde ,ele chiare dall'ofcure, onere. Il guadagno èdi trenta per cento aportarle folamentc in Surat re ;eperciò 1il> Dogana èquivi sì rigorofa, che achiunque entra ,veggono fin dentro le folo delle fcarpe, enelle parti vergognofe,per trovar le perle. Con tutto quello rigore però fon bene fpeflo iDoganieri fraudati da’ mercatanti ,che nel Congo impiegano da 50. fino a100. mila feudi in sì nobile genere di mercatanzia ;elenza veruna perdita di tempo ,per la graiu quantità ,equalità, che fc ne truovafacilmente acomprare. Ben di notte il Sabato so. feceroi Por* tughefi
Dei! Gemeui. 305 tnghefi entrare una vacca, per macellarla di nafcofto, cdividercela fra di loro; perche il Deroga non permette in alcun modo, che fi macelli in palefeanimalej cotanto venerato da* Gentili, iquali a tal fine gli pagano da volta in volta fornirle molto confiderabili. Equindi nafee, che comunemente fi mangia peffima^, carne di capra ,odi montone. La Domenica ,ultimo di Ottobre ,fi cantò con grandittìma folennità la Meffa nella noftra Chiefa,conmolto concordo di Critti ani :-ficcome anche il Lunedi primo di Novembre, e’1 Martedì 2., per dare id-ovuti fuffragj a* Defonti nel giorno della loro commemorazione . Si fece un lauto banchetto in Conven- to il Mercordi 3.effendovi venuti adefinare tutti gli Ufficiali Portugheft del Congo ;però maggiore fu il diletto,che ebbi il Giovedì 4. andando adiporto in_> campagna col Fattore di Balfora» Entrò in porto il Venerdì 5.un vagello Inglefe,che veniva aprendere il carico, per pattare in Suratte ,Fece tal'ecceffivo caldo il Sabato 6. che nò potei. attenermi la fera di farmi portare il letto lui terrato della cafa, per dormirvi all’ufo del paefe; poiché nel Congo, eSeno Perfiano inaine 11,Vturali ,,... v
$oó Giro i>Et Mondo turali dormono la maggior parte dell», anno ,one’ cortili, ofu iferrati, che f0. no fatti al modo di quelli di Napoli,detti volgarmente aftrachì ,Iloro letti confiftono nella fola lettiera attraverfata di corde in vece di tavole ,con una coltre fopra per materaffa, ed un'altra per coprirli chi dorme. , La Domenica 7. nella noftra Chiefiu avemmo una mufica all'ufo del paefe, non affatto ingrata all’orecchio.II Lunedi 8.definaiincafa di Giufeppe Pereira, che mi trattò affai bene, ecortefemente. Venne poi il Martedicj. una Mora ìjl. Chiefa afarli leggere il Vangelo di San Giqvanni ,perjèffer liberata dalla febbre, erèftituita nella priftina falute ;emi dif fero ,che alla giornata fi fperimentava, molte perfone rimaner guarite per la fede, che hanno aquel fanto Vangelo. Andammo col Pad.Francefcoil Mer, cordi 10. prendendo frefeo per Maro. Il Giovedì ir, venne un corriere d’Ifpahan, econfermò quanto fi era antecedentemente detto intorno la permiilìqtie di bever vino 5eche il nuovo Re no beveva col medefimo eccello,che faceva fuo.Padre .Andai parimente il Venerdì -iz, adjporto col Padre Vicario ,paflèg: gian-
Del Gemelli. 30 7 giado lungo Ja riva del Mare, ed ofservai tutto quel tratto abbondevole dj cacciagione. Il Sabato ij.venne da Ballota un grotto vafcello Morefco, per prender carico, epafTar neH’Indie . Di nuovo.Ia Domenica lineila noffra Chiefa vi fu Me(fa cantata ,efermonejj concorrendovi molti Maomettani ,per veder Je noftre mifteriofe cerimonio; Il Lunedi 15. fi fece nel medefimo Moniftero un buon defina re cò gli amici, fecondo che lo permetteva ilpaefoj e'1 Martedì 16. parimente in cafa del Soprantendente;foIleyando in cotal guifa_, l'animo dal faftidjo, che di neceffità , porta feco il dimorare lungamente in un luogo contro voglia. Il Mercordì 17. ebbi l'in terreni mento d’un bel ballo di More ,che da volta in.j volta vi accoppiavano il canto nelle due lingue, come dicemmo di fopra. Eflendo già pronto afar vela il vafcello Inglefe; il Padre Francefco, che avea già patteggiato fui medefimo il fuo patteggio all’ Indie ,come anchtj quello dei Padre Coftantino ,e de’fervidor^ (non avendo io voluto andare in_* lor compagnia )s'occupò tutto il Giovedì 18.eVenerdì 19. aprepararli alla-. Vzpar-
3o8 Giro dei. Mondo partenza ,efare imbarcar Je robe. In fatti il Sabato 20. parti per Bander- 'Abafsì,per andare poi di là aSuratte finitamente col Padre Coflatino, equattrofchiavi.Aveano effi prcfo quello cofiglio temendo non fuflero fatti (chiavi dagli Arabi di Mafcati(ch‘erano in guerra co’Portughefi)in pattando avicinanza dì quella Fortezza,nel porto della quale ìtveano i4.vafcelli di guerra. Era nata tal guerra, perche appartenendo la piazza di Mafcati al Re di Portogallo,gli Arabi 46. anni prima aveano sfcofTo il giogo >es'aveano elcrto un So, vrano appellato Imam ,che non folo dilatò iconfini del fuo Principato dentro terra, agrave danno de’Principi vicini; ma lungo il Seno Perfiano altresì, dal Capo di Ros-Algate fino aCatifa,per 300. miglia di fpiaggia .Scacciò anche jPortughefi dalla Fortezza di Patti nella cotta d’ Africa ,avicinanza di Mombas, Gpolle finalmente la fila Reggia aNazurà .Da indi in poi fra quelle' due Nazio- ni fono fempre continuate le guerre, e riprefa glie fui Mare ;andando l’ Armate d’amendue le parti fempre in traccia l’uT pa dell’altra per combatterle; qultunqué fempre quella cle’Portughefi fia rimala-» /upc-
Dei Gemelli. 3Ó9 fuperiore,col totale diftruggìrilento della nemica .Si ètrattata qualche voltala pace, ma giammai non fi èconchiufaj perche oltre 1’annuale.tributo, pretende Portogallo fabbricar prefio Mafcati un', altra Fortezza ,etenervi guarnigione, e Caia di negozio - Rimali io adunque (non fenza difpiacere del Padre Francefco, che proccuró di pervadermi più volte di continuare) il viaggio infieme uniti fino all* Indie) per imbarcarmi fopra tmvafcello Mo-' refco di Ciberà, chedovea lafciate in Damati S. cavalli del Re di Portogallo, avuti in tributo dal Re di Pcrfia .Molte furono le cagioni,che m'indnficro anon lafciar quello imbarco :la prima, perche era pronto 3e’1 vafccllo Inglcfe non per anche caricoj anzi dovea andare in Bander-Abafsi, conlperanza di finirli di caricare; ciò che far non fi porca cosi tolto fenza qualche dimora .La feconda, perche iMori erano in pace con tutti, egl* Inglefi in guerra co' Francefi ,che nelle vicinanze di Suratte l’attendevano per inveftirglisnel qual calò mi farebbe fiato d’uopo fuggire, dove forfè non avrei voluto andare .La terza ed ultima, perche fapeva la Dogana di Suratte elìl-r si X*
3io Gino del Mondo rìgorofa, acagion delle perle (ficcomeè detto di fopra )che non avrei potuto ricevervi altro ,che amarezze ,edi/gufti. Or potendo io evitare col vafcello Morefeo tutti quelli inconvenienti, mi par. ve aliai meglio andar l'opra di effoin.. Darnan Città de’ Portughefi. Parlai adunque aGiufeppe Pereira d’ Azevedo,acciò prendeffe cura di patteg. giar l'imbarco per me ,eper lo fervidore(che fecondo il prezzo ordinario areb, bc collato per me unToman,e per l’altro 30. Abafsi) ma egli con molta gentilezza 10 mi proccurò gratuito;pregado di più 11 padron del vafcello, che mi conduceffecon ogni decenza ;ciòchequegli fece volontieri ,avendo bifogno della di lui qmiltà .Io benché non avelli mai pretefo l'imbarco gratuito,(limai bene nondimeno di accettare ifavori del Sopranten* dente ;con animo però di ricompenfare in qualche modo la cartella del padrone , La Domenicaai.Luys Mendozza,già Fattore in BalTora del Re di Portogallo, fi parti fopra una Terrata,o barca per fopraggiugnere in Gomron il P.Franceico ,cpaflare inlìeme nell’Indie. JBtfendo flato il Lunedi 22.acacchu col
Dee Geme u il 31? 1col Padre Vicario ,portai acafa alquante pernici* Il Martedì 2j.proccurai di'difporreil neceffario alla mia partenza, la quale come che fi era imminente, volle il Soprantendente fuddetto darmi un pafiatcmpo il Mercordi 24* in Tua cafa ,facendovi venire tre ballarine. Elleno eran Veftite di fera nera alla Perliana. La velie era tutta guernita ,aperta d’avanti, econ maniche amodo di ciarnberlucco,ligato lotto il petto con naftri all'ufo del pacle ,edi fopra firetto cohj cintola adorna d'argento ilotto tenevano calzoni lunghi ,come quelli delle foprammentovate. In tefta portavano un berrettino (firetto da un naftro nella.» fommità con due fìbbiette )di fotto al quale cadeva indietro un lungo velo feta,che rivolto innanzi fi ferfava fotto il mento, come un velo dì Suora. Aveanò dipiù alcune maniglie di vetro, ed'argento nelle mani ,ed altre ligatc fopra il oomito;donde pendeano altresì due corrioni di fera ,con fiocchi d’argento mafficcio.Erano tinte di nero le palpebre di si fatte femmine ,come per ornamento} evarj fegni dello ftefio colore aveano fparfi per lo volto ;qual fotto le cigliso, quale al mento, qual fotto il nafoje tal'u* y4na>
$18 Giro deì Mondo peli della barba con mollette ,dove non volevano fargli crefcere ;ctingerli l'unghie de’ piedi, edelle mani con terrai rolla. Peraltro erano molto dilcrcti,non ufando co’ foreftieri le impertinenze de’ Turchi; ma fpezialmente c5 me il Capitano,e la ciurma tifavano gran coftuma* rezza, per riguardo della raccomandazione del Soprantendente . Seguitando il cammino vcrfo Oriente, la'Domenica 5.fummo avilla dell’I- fole di Cocalati, Giabar,Givani, ed altre abitate da’ Baiucci; flccome il Lunedi 6. aquella di Goadel dagli fteffi Baiucci tenuta. Mancando poi affatto il vento rimanemmo fermi fenza poter dare un* fol paflo innanzi .Qtiefti Baiucci fono corfali ,che con picciole barche ponendoli in aguato dietro le loro Ifole, infidiano le navi,che palfano .Hanno anche molto fpazio di paefe in Terra ferma-,, fra la Perlìa, cgli Itati del Mogol. Il loro R.c,o Principe,che li appella di Giafche, rifiede nella Città di Bilclan ;c’1 fuo fratello in un'altra detta Chiù .Eglino fono Arabi di Religione,edi coftunii,praricàdoincredibile crudeltàcòtro iloro fc'hiavi ;fino atagliar loro inervi, che fono fopra il calcagno ,acciò non pollano in alcun i 1 k
Dei Gemelli.' 319 alcun modo tentar la fuga . Continuò la calma il Martedì 7. avilla d’Ifòle difabitate ,nidi di corfali .Era sì grande il caldo ,che mi parve l’Inver. no d’india eguale alla State d’Italia-,; benché nella lunghezza de’ giorni non fia differente dal noftro .Mentre durano sì fatte calme ,fogliono iPerfiani di buon’ora fpogliarfi nudi ,efarli buttar fui capo molt’acqua marina ,per lavarli il corpo; che fempre tengono puzzolente acagion delle camicie colorite, cho portano molti meli ,fenza giammai mutarfele . Tardi fi morte il vento favorevole,che ci pofeaviftadeli’Ifola di Piflìni. Tenevanto intanto fempre la prora ad Oriente ,acciò feoperta la punta di Diù,come piiìavanzata in Marc, dirizzaffimo più Scuramente il cammino perSuratte, e Daman. Durò l'iftelfo buon vento il Mcrcordi 3.fi toccò però amezzodì un falfo all'arme ,vedendofi venire verfo di noi un yafcello .Io feoppiava delle rifa, vedendo quei Mori dar di piglio agli arrugginiti fchioppi(che ufano tutti amiccio)in cui fi fondava ogni loro difefa; no portando il noftro valcello,che otto piccioli pezzi di artiglieria ,cmal pratichi bom*
Giro dei Mondo bombardieri ,per fervicene .Pafsò alla ' larga ilvafcello ,innalberando bandiera rolla (per dare ad intendere ,ch’era amico) edirizzando la prora verfo Occidente s'allontanò. Il Giovedì 9. prima dello fpuntar del i Sole,fi feoperfe da Oriente una piccola barca ,che fece convertire in coraggio la poltroneria de’Mori ;imperocché eglino riprefe l'arruginite armi,fipofero amodo di cani alatrar da lontano;fenza arrifehiarfi però per la temenza ,aporli nella mancinca, ofehifo, per inveftire la barca ,ficcome io gli con figliava ,dicendo, che farei fiato il primo ad imbarcarmi. Si allontanò alla perfine,prendendo il cammino verfo Settentrione; ecosi ebbe fine il gridare ,ela pauta de’Mori. Stimavano elfi che fufle barca di corfali, detti Sangani, oRanas, iquali fono di Religion Gentili ,enon fanno fchiavi, ma rubano ciò che truovano 'nelle navi, • fenza offender le perfone .Vivono in_> alcune Ifole ,ed in Terra ferma in luo. ghi paludofi ,ed innaccefsibili (ancho per gli bofehi )in vicinanza del Syndi ,e del Regno di Guzaratte. Eglino fi pongono in picciole barche,ma con numero grande di gente ,evanno predando fin-. den:
iDei Gemei. ni' >21 Identro la baja di Suratte ,elungo la Icofta .Il loro Regolo ètributario dei IGran Mogol,il quale avendo prefo parte del di lui paefe, redimiglielo con tal pat- Ito.Ritìcde nella Città di Ramorà in Terra ferma ,ed alle volte nell’Ifola di Sanganibct .Confina co' tuoi fiati un'altro Principe Gentile, che comanda il paefe di Varel. Ritornando la calma, fi vide_> verfo il tardigirare all’intorno del noftro vafcello un Terranchino di Sangani; onde fofpettandofi,non fenza fondamento, di loro ìntézione nell’ofeltriti della notte 5configliai io il Nicodà, oCapitano, che difpenfafle polvere, epalle a’ venti foldati ,ch'erano nella nave; efacetfe caricare l’artiglieria, edifporre le fentinelle ;perche iMori navigano come tante beftie, fenza nifiuno preparamento, efi riducono adifpefar la munizione, ecaricar le armi da fuoco,quando il nemico è già fopra di loro ,Non fi vide più il Ter» rachino di Sangani la mattina del Venerdì 10.Il vento fi levò cÓtrario,ma in briew ve ceffate ne lafciò inuma nojofa calma . Il Sabato 11. continuò la fteffa difpiacevole quiete,Verfo il tardi un marinajo prefe un mezzano pefee da circa cinque libre ;ed effendo la prima pefea del viag- Tarte II, Xgio
3,22 Gmo dei. Mondo gio,i marinaj/econdo il cortame de_>* Morivo pofero all’incanto, appefoall’a|. bero grande ,per darlo achi più ne offe, riva .Un mercatante venuto in gara cotj altri ,offerfe fino 322. Abafsì (che fono 8.feudi diNapoli)c più il pefee fi farebbe alzato dì prezzo ,fe più mercat ati vi fuf. fero fiati vertendo giunto tal volta avendetfene alcuno all’incanto trenta feudi. 11 danajo fi divife fra' matinaj per un de* lìnare . La Domenica 12. ritornò il vento,ma contrario ;onde poco cammino fi fecej tutto il giorno. Il Amile accadde il Lunedi 13. Scoprimmo verfo la fera dalli, parte diLcvantc un Petacchio,che fi giudicò effere di Sangani corfali 5onde il Capitano del noftro vafcello mutò cammino,per sfuggirne l’incontro 5cotanto timidi fono quei Mori .La notte ne tolfc quefta temenza ;però ce ne diede uni, peggiore colla gra burrafea, che fopravvenne ,cnon folo continuò fino al dì chiaro, ma fi rinforzò talmente il Mar. cedi 14. con vento contrario ,che obbligò gl'ignoranti Nicodà, ePiloto apèrdere tutto il cammino fatto ,ritornando in Kefcimì .Era avilla noftra vn vafcelio (che noi riputammo quello Ingle-
DElGl MEI. Il* 323 'Ce, dove erano imbarcati il Pad. Fran- ! cefco ,e’1 Padre Coftantino )il quale fi manteneva alla coppa» fenza perder cammino, come noi facevamo- Io perciò jmi ftruggeva di rabbiaje per quato proccuraflì di perfuadere gl’inefperti Adori a fare alcrcttan tonando loro fpcranza,che inbrieve il vento diverrebbe favorevole ,non fu mai polìibile .In fatti avvenne quanto io avea predetto ,acchetandoli il vento prima di' farli nottei, onde ripigliammo il noftro cammino;dicendomi però il Capitano, che per mio riguardo voltava la prora all'Indic. In quel giorno vidi la prima volta il pefee volante ,che iPortngheli chiamano Aguador. Volava fopr’acqua un tiro di mofehetto ,epoi ricadeva ,perche le picciole ali non poteano reggere il fuo pefo di dieci in dodici oncie tfigli lafcia il fuo naturale elemento per falvarfi la_, vita ;perche PAbnùs ,(opefee dorato, detto da' Portngheli) lo perfeguita di continuo, per inghiottirlo. Quello pefee dorato (iòftentator delia Aia vita coiu toglierla agli altri )èdi cplor turchino, di buon fapore,ed ègrande per mangiarfene comodamente da quattro perfonc. Il Mercordì 15. crebbe molto piò la^, !X2rem-
324 Giro del Mondo tempefta con vento impetuofo, checi polo in qualche pericolo ;cfui tardi cominciò una pioggia aflai più violenta^ del giorno, antecedente ,che non cef. fando mai tutta la notte, bagnò cosi quelli ,che ftavan fopra ,come quelli di fotto coperta.Piangevano dirottamète le donne More, che flavano nella poppai, eimariti dalla parte di fuori, invocando il lor fallo Profeta Maometto ,acciò gli Ijberaffe dalla morte ,che credevano già vicina. Divenne favorevole il veto il Giovedì 16. ed infieme parve a’ marina; d-averej Scoperta 40. miglia dittante la Terra ferma di Giafch del Dominio de* Baiucci. Còtinuammo adunque il cammino lungo la medeiima ;ma con tutto che il vafcclloandaife molto velocemente innanzi, agran pena potemmo ricuperateli perduto nell' antecedente giornata., , non che feoprire la Terra di Goader, che penfavamo di vedere almeno fui tardi.Tuttoil noftro male nafceva dalla incredibile ignoranza del Piloto,che andava alla cieca, fen za fapere egli ftelTo quello che fi fare ;il fuo meftiere nel Congo efiendo flato Tempre di vender tabacco .Potraffi da ciò fare argomento quan-
Dei Gemeii t. '3 25 quanto oprino barbaramente iMòri ncl- Je altre cofe ,fé pongono al governo d’un va/cello ,contenente tutti iloro averi cvite, in mano d’un Tabaccavo. Quella confidcrazioné appunto fu quella ,che non fece venire con noi il Padre Francefco ,avvegnaché molto ne_? fufie pregato dal padron del vafcello. Or vedendo il Capitano la poca fperienza_, del Piloto (che non faceva altro ,che_> arare il Mare,fcnza conofcere qual cammino dovette tenere) venne con grande amplifica zion di parole adirmi ;che per amor mio avea ripigliato il cammina dell’Indie ;eche perciò mirafii ,fe il vascello andava bene .Gli rifpofi io di nò: eche il vecchio Piloto avendo tutto il di mangiato oppio,per aggiungere ftupidità aquella degli anni, calate le due gabbie ,andava di notte con la prora aterra» portandoci certamente arompere io.» qualche Scoglio :quindi fenon volea_* farci perire,era neceiTario,che fi piegaffero le vele ,efi voltafle la prora in Mare. Cosi appunto egli ordinò /facendo dare al vento la vela di gabbia dell’albero gr ade, e’1 trinchetto :eciò fatto mi pregò, che aflìftettì alla bufiola ,egoverno delia nave 5perche oltre la temenza,che^ X3avea r-
j26 Giro del Móndo avea per 1* ignoranza del Tabaccarci, filmava ,che io fufli cfpcvto nel mefliere ,ed intendevi le carte marittime .Io vedendomi aparte del pericolo co* Mori ,ed ugualmente dovendomi calere del falvo arrivo delvafccllo; benché poco più del Piloto Tabaccaro ne fufli intendente, volli compiacete il Nicodà, affittendo alcuna fiata alliu bufifola ,efacendo fpiegare ,eraccoglier le vele fecondo il infogno .Oltreacciò facea prenderle armi in occafione d’incontro di barche ;ammaeftrando gl’inefperti faldati, perche la loro ignoranza, e codardia porca efier anche ame danevole. In ogni accidetc adùquc chia mavano yAgà Gemelli, {limando, che come Europeo dovetti faper di tutto(per lo buon conccttojch'hanno di noi )esforzandomi per tutte le vie afar da Comandante, eda Piloto; però io me ne intendeva., piente più che poco, ed altro non faceva tutto il giorno, che dirizzar la nave Mezzo di;Iafciado la notte(in cui nò poteva accomodarmi aperdere il Tonno) l’ufficio al balordo Tabaccaro ,il qualo facea perdere rutto il cammino,chc fi era fatto il di .Quindi è,che quantunque foffimo andati il giorno antecedei!-
Dei. Gemei li» 327 te con cinque vele, cbuon vento, nondimeno il Venerdì 17. ci trovammo nell’ifteffo luogo,ed altezza,che undici giorni prima: ftravaganze che accadono acoloro ,che s’arri/chiano aviaggiare in vafcelli di Mori. Avanzandoli il giorno, fummo all’incontro delle Terre d'Arabà, Peffinimelon ,Settalati, eCiurnà del Regno di Syndi Cotto l’Imperio del G. Mogol,fui principio deil’Indoftan. Il medelìmo vento favorevole continuò il Sabato iS.portafido molto avanti il vafcello poco carico, econ feiveló fpiegatejnon facendo il Nicodà più calo del timido, efciocco Piloto, da che io lo configliai aportar tutte le vele aperte, quando v’era buon vento. Alla veduta della Luna nuova, eho avea moda la fuddetta tempera, tutti i Mori del vafcello,colle mani aperte avari gli occhi,fecero la fera le loro folitej adorazioni, epreghiere alla maniera degl’idolatri .Si fparò un pezzo d’artiglieria per allegrezza; etuttipofeia ftringendofi le mani, fi diedero fcambievolmen» te l’annunzio d’un’ottimo mefe. Seguitò Domenica 19. j’ijftcffo buoiM tempo ,divenendo però il vento più debole •Si mutò in contrario il Lunedì X420.
334 Giro dei. Mondo re il pacfe ,come afine di aver novella., di Antonio Macciadode Britto Generale dell’Armata Pomighefe ,col qualo avca già fatta conofcenza in Madrid.Veroè,che il Capitano del vafccllo, che prédeva particolar cura di me in riguardo del Soprantedente,ricusò buona pezza di volerlomi permettere; perche non era ben ficuro, che quella fuffe terra di ! Portughefi ,eforte temeva ,che in calo chefufife altra, non mi avvenifie qualche grave infortunio; ma vedendo in fine la mia pertinacia ,per non difguftarmi ,mi lafciò andare .Il vento contrario ,o forte ,non permife ,che andafiimo per dritto al Cafale;ma ne obbligò adar nella fpiaggia,un miglio lontano dal medefimo .Scoperti dalla Terra fi fpiccò una Galavetta, obarca;c venuta fopra di noi, volle aver contezza del noftro vafcello, enoi all’incontro del loro paefe .Ne fa rifpofto elfer quel picciol luogo, detto JMangalor del Regno di Guzarattc, lon, tano da Daman più di 400. miglia .Tale inafpettata novella mi pofe in grandiffi* mo tìmore;e vedendo iMori dello fchifo fofpettare, che quelli non fufiero cor* fali Sangani,efingeflfero un luogo per un’altro, per condurci fenza ftrepitoal luo-
Dei Gemuu. ss 5 luogo della Jpro abitazione (e(Tendo i Sangani confinanti ai paeie di Guzaratte )proccurai di persuadere imedefimi ,che per isfuggìre il pericolo, tagliafiero la corda ,colla quale eravamo itati rimorchiati,ece n* andaflìmo al vafcello noftro. Eglino però rifpofero, che non eravamo più atempo,eche farebbe flato un perderci volonrariamente ,fc la fuga non riufeiva; avendo iGuzaratti miglior barca, econ più remi, per poterci noftro mal grado fovraggiungerc. Efiendo adunque il fatto fenza rimedio, ne facemmo codurre come tanti agnelli in prefenza del Capitano del luogo. A dire il vero non ci ricevè male ,corno» noi temevamo ,anzi con qualche forco di corrcfiajpermerrendoci di fare acqua, di cui avevamo gran bifogno .Quefla^ nel maggior bujo della notte la portarono alcune donne del paefe entro vafi di cretaJ’un fopra l’altro .Elleno coprivano il corpo, e’1 capo con una lunga camicia di tela 5aveano agli orecchi cerchi di argento, enelle braccia piùannelli di vetro .Altro nonfi vedea di loro ,che la faccia, cipiedi. Il luogo abitato era unpicciol Cafalo al lido del Mare; diifi picciolo, acoarpa.-
'336 Giro de£ Mondo paraziondi Martgalor grande (dal quale dipende )cinque miglia indi dittante,do- ve governa un Nabab, oGovernadorej deputato dai G. Mogol, che mi dittero tenervidue Gattelli, Dagli abitanti del luogo fapemmo quanto grande fuifej l'errore da noi prelò; imperocché ne dif. fero, che quella ,chea' marina; parve la punta di Diti, era paefe di Godali Sanga- : ni; ela Terra polcia feoperta ,che li giu. dico terreno di Mayn, era Mangalorpotandell’ittcflo Regno di Guzaratrej, poco da loro difeotto verfo Mezzodì'; diri mpetto al quale ,come fi ditte, ftemmo tre di acagion delia calma,edel ven- to contrario. -, * j Avuta l’acqua, elicenza di ritornare . al vascello; verfo mezza notte la Gala- ,vetta con alcuni mercatanti Indiani ci accompagnò ,per perfuaderc il noftro TJicodà ad avvicinarli aterra, con la fperanza, che ivi avrebbe buono fpacciola mercatanzia; ma con ragione dubitando quelli, della lor fede ,come confinanti a’Corfali Sangani; diede loro buone parole, dicendo di voler ciò fare il di feguentc: però all' apparir dell’alba la Domenica 2,toltel’ancore fecefpiegar le vele aun’ottimo vento, che pofeia cefsò affata
DhiGemeiii.' 337 affitto, rimanendoci in calma. Tutta Ja marineria, epaffaggieri biafimavano l’ignoranza del piloto ,che in_, vece di condurne aDamala, ne avea portati ben 400.rn.pi11 fopra, verfo Oriente; ein bocca quali de’lupi ,eeorfali Sangani,che no erano più di so.m. più avanti .Volevano alcuni buttarlo in Maro; altri fi contentarono di mortificarlo con parole, etogliergli il governo del vascello ;onde reftò cosi avvilito lo ftolido vecchio, che più non ardiva parlare. Io dilli al Nicodà ,che ben fi meritava in_> ifeambio degli Abafsì,promelIì in premio ,aver tante baftonate, quante fe ne doveano alla fua dappocaggine .Dodici mercanti, eFachir Mori (che pallavano a dimandar limofina neli’Indie )ricusarono, per tal cagione,di venir più Sulla na- ve; efattili porre a terra ,prefero il camminodcllaSpiaggia apiedi; eftimando, che in affai maggior pericolo trovar fi potevano in un vascello,governato da un Tabaccavo, che per un cammino di 20. giorni ne avea confumati 37. lenza venirne afine ;andando per tre giorni innanzi ,eindietro verfo Tramontana , quando dovea indrizzarfi aMezzo di. Ritornato fui tardi il vento, costeggia nv. Tane IL XB1Q
338 Giro del Mondo’ mo l’Indoftan ,facendo buon cammino la notte. Il Lunedi 3. fi voltò contrario di maniera tale, che non potemmo giugnere a Diù, ficcome avevammo determinatole ciò perche i. marinai Mori confumano l'ore intere,per ifpiegare una vela 5invo- 1 cando ad ogni minimo accidente, con., una lunga canzone, il loro Maometto iti j ajuto. Demmo, adunque fondo in 18. braccia d’acqua, afpettando che paffaffe la corrente, e ’1 vento, che tenevamo contrario .IMari d’india hanno poco fondo ,talché, con tutto che fuffimo cento miglia lontani da terra ,facea di meftieri camminare col piombo in mano. Verbo le quattr’ore di notte ripigliammo il cammino, levandoli un forte vento Settentrionale, ed effóndo il Mare molto alterato; con tutto che il Cielo filile ugualmente fereno, che le più belle notti di Luglio in Napoli. Divenne il vento più favorevole il Martedì 4.onde ci facemmo bene avanti. Difendo la notte vicini aterra, andammo con una fola vela,milùrandofemprel’acqua .Trovatala in fine fenz’ahro fondo, diedi dodici braccia, ponemmo l’ancojraj afpettado la chiarezza dei giorno, per avvi* —** L
Del Gemelli.' ng avvicinarci alla terra ,che vedevamo. La mattina adunque del Mercordì 5. ne parve edere fra Damati, eBaflìn :e_» perche la corrente era contraria, allettammo, che tomafie favorevole; ciò che fegui verfo le, 17. ore. Colla medefima avvicinadocipiù aterra, fi vedeva l’acqua del Mare più bianca ,acagion de’ fiumi, che vi entrano. Camminammo poco, c buttammo di nuovo l’ancora,per lo ven- to contrario;elfendoquelie befiie di Mori mal pratici, che non fapevano dar paffo fenza vento favorevole .Ma io dall’ altro canto ebbi colpa al mio danno, di ftar tanto tempo in Mare ,per effermi appigliato al pareredel P.Ciarlanton Gefuita Frantele ;perche fe mi fu Ili imbarcato coll’Inglefe, molto tempo prima farci fiato in ripolb aterra. Si tolfe l’ancora amezza notte ;però prima di giorno il Giovedì ó.la ripofero, per la caufa fuddetta :onde quando io credeva, dopo una dura quadragefima, fatta in Mare (per la provvifione mancata )fare almeno la Pafqua de’Re aterra, fu d’uopo ,mio mal grado,contÌnuar l’aftinenza .Si (piegarono quindi le velo; ma dopo poche ore fi tollero di bel mio_ vo, acagion della corrente ,epiena cpac. X2que,
340 Giro bei. Mondo que ,che non permette il camminare, fe non in ore determinate. Andai colla barca aterra (non per ancor fiuto cauto dal pericolo dì Mangalor) per riconofccre il paele; poiché nifluno de’ marinai fapeva dire con certezza, che terreno di Portogallo aveamoda predò .Non avendoci le Pecche pennellò di giugnere ,che amezzo miglio dal lido ;li buttarono due marina; anuoto, per averne qualche contezza-,. Uno di efii, che rivenne fedendoli l’altro rimalo,temendo di tornare anuoto)riferi, efier noi predò al Calale di Ncvigon, due giornate di pedone lontano da Damati,verbo Baflin .Ritornati con quella notizia al vafceìlo ,li tolfci-'ancora,colla pienadell’acquese la riponemmo nella mancanza verlo Badili. Quella corrente li muta due volto nello fpazio di 24. ore. Cammina dal far del giorno, per Io fpazio di 6,ore, verbo Baflin ,oMezzodi :quindi corre fino alle 23.ore aSettentrione verbo Daman; poi ripiglia il contrario movimento per Baflin ,edura fino amezza notte 5dopo Ja quale fieguc di nuovo la Settentrionale, che continua fino al giorno. £’ ben vero,che quefte correnti non cominciano
DeiGsmeiiiJ i'41 no Tempre aun’ora in tutto il corfo del* Panno, quatunque ladurazione fia Tempre la ftefla . Il Venerdì 7.fpiegamo circa mezzodì le vele, con vento poco favorevole ,ele piegammo di nuovo alle 24. ore .Dopo mezzanotte ripigliammo il cammino; eallo /'puntar del Sole ,il Sabato S. demmo finalmente fondo dirimpetto a_* Daman. Or quantunque dopo mezzodì di nuovo fpiega/Iimo le vele ,nondimeno per l’ignoranza del Piloto ,fi piegarono di bel nuovo ;perche faceva allontanarci più tolto ,che avvicinare aDamati, Quattr’ore prima del dì, la Domenica 9- levammo l’ancora; e la riponemmoal comparir del Sole, regnando felliprel’ifteffo vento Settentrionale. Con_, quattr’orc di giorno ripigliammo il camino, con mezzano vento ,che fpinfe il vafcello molto avanti ,fino alla notte, in cui fi pofe l’ancora. Il Lunedi lo.fummo adar fondo vicino Datnan,dopo mille educente miglia di cammino ;ma che noi facemmo duplicato,per la poca avverteza del piloto. Andai,fubitamente collo fchifò aterra, infiemecol Capitano .Per buona ventura; trovai quivi giunto il Padre France- J3feo*
342 Girò del Mondò fco, eFra Coftantino feffondo di già partito per BaffinilFattor di Baffo ra_,) onde con ifcambievoli abbracciar]', congratulati del /alvo arrivo nell'Indie ,dopo la feparazione fcguita nel Congo; mi menarono nel loro Convento di S. Agoffino; dove il Padre Priore, con molta cortefia,m’accolfe ,eregalò ;facendomi affi itereda molti fervi dori, affinché meglio mi riaveffi da’ difagl del Marc. INDI-
INDICE DELLE COSE P1V’ NOTABILI Della Seconda Parte . A ABhori danza di Per//a .206. Acqua dolce nelfondo del Mare. 295. Albero maravigliofo de'Baniani. joo. Ararath montagna .7. Arca di Noè. 7» Armeni ,eloro Religione .141. fino a144. Sponfciltzio-o nozze. 146. Tre Cbiefe1dette Enghimiajfen,dove 'rifiede il Patriarca 4. Y4In-
pag' 3' 5- 34 36. 40 41. 45. 47. 4«- 50. <58- 78. £3. 96. ioó. Jop' JI3. IlC 117 117 ”9' I4S). 164 I9. IÓ<J. l86- 20p- 224. :«^°- ',39?- .314- ''3-5* 1 l. 19- 1- 14- 1- 15. 1.8. 16. 1- 5- Errori p’à notabili • lin.33. pagarebbe l'ale fei da una- Kam con difpiacevole s’udiva dentro di quelle CAP-QVINTO 1. 28. Ven. 18. 1.iS- e’ _ 1. 2. quindeci 1. 35. corteggiarli 1. 1. tamburi'! 1. ió. inocchino 1. 7. parallello I. 12. ferbarne 1, 7. culi 1. 14. ala l. 18- in quello Lro. dc’fchiavi 1. iode’ Sciatter 129. Calane 1. 2. anco 1. 18. piviale ed oro có bighe maniche 1.4. Airone 1. 4- è 1. 9cignali I. 24. ci a(ceduti 1. 27. antichità 1. 4. poternela trar 1- 8. bove Vi 25. chiamamo viz5eco5 $. 2. pongono al li. 33" piegacelo Correzioni. pagherebbe faglie feci da un Kan un difpiacevole .s’ode dentro la quale CAPTERZO Sali. 19. e quindici cortigiani tamburi moccichino paralello ferbarfene con all a di quello degli fchiavi degli Sciatto: Calaat anche piviale con bighe ed’oro Aghirone e cinghiali ciafehedun anticaglie trarncla bue chiamiamo co' pongono il fpicgalfcro
1VJCN ÌJ0 DJ*.'. GEMELLI t.U AM-.fafc**»*'-' '’ MpMnn* ,/4%*** »*' *•' *'•' I' fRKvi IÀ (ùukrivti f#; ,iKtirf ' %w* fcf * «É -*' */>