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Per un linguaggio gender-free uno sguardo agli usi non sessisti della lingua italiana e di quella tedesca

Neiger, Giovanna

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439 Mas igualdad. Redes para la igualdad PER UN LINGUAGGIO GEnDER-fREE UNO SGUARDO AGLI USI NON SESSISTI DELLA LINGUA ITALIANA E DI QUELLA TEDESCA Giovanna Neiger Università i u l m - Milano Parole, parole, parole parole, soltanto parole parole tra noi. Leo Chiosso - Giancarlo del Re Alla voce politically correct dell’Enciclopedia Treccani, leggiamo: L’espressione angloamericana politically correct (in ital. politicamente corretto) designa un orientamento ideologico e culturale di estremo rispetto verso tutti, nel quale cioè si evita ogni potenziale offesa verso determinate categorie di persone. Secondo tale orientamento, le opinioni che si esprimono devono apparire esenti, nella forma linguistica e nella sostanza, da pregiudizi razziali, etnici, religiosi, di genere, di età, di orientamento sessuale o relativi a disabilità fisiche o psichiche della persona.1 Dunque il comportamento politicamente corretto è rispettoso dei gruppi sociali svantaggiati e delle minoranze. E tra quest’ultime possiamo includere anche le donne, una maggioranza minoritaria, perché «qualunque sia il loro numero, sono una minoranza»2 per cui al genere femminile spetta un riguardo che va anche espresso con un linguaggio non androcentrico. L’esigenza di un uso della lingua che rifiuti gli stereotipi di genere è bene espresso in un testo di Alma Sabatini, Il sessismo nella lingua italiana, pubblicato nel 1987 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che contiene le Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana in cui l’autrice fornisce alcune precise indicazioni per creare nuove abitudini linguistiche. La discriminazione sessuale si manifesta anche con il linguaggio quando le donne vengono rappresentate in ruoli stereotipati, quando vengono ridicolizzate, quando non vengono menzionate. Molti, tra coloro che utilizzano un linguaggio sessista, non si accorgono di trattare diversamente le donne e gli uomini, altri non sono in grado di utilizzare un linguaggio che non mortifichi il genere femminile. Nella Premessa alle Raccomandazioni, Alma Sabatini molto opportunamente chiarisce lo scopo che si prefigge di raggiungere con il suo lavoro: dare visibilità linguistica alle donne attraverso dei suggerimenti. Precisa di non pretendere di imporre norme, ma di indicare il modo di evitare alcune forme sessiste proprie della lingua italiana. Ribadisce anche nelle Conclusioni il carattere non vincolante delle proposte contenute nelle Raccomandazioni e con consapevole modestia dichiara: Le proposte alternative qui offerte non rappresentano né la conclusione di un’operazione né la chiusura di un discorso, ma sono la prima tappa di un lavoro che richiede ulteriori analisi e approfondimenti, con la partecipazione costruttiva di tutti i parlanti, donne e uomini [...] Questi suggerimenti non hanno alcuna pretesa di definitività e di esaustività: gli aspetti trattati sono soltanto la punta di un iceberg, tutto da investigare.3 1)Fresu, R.,voce Politically correct dell’Enciclopedia dell’Italiano, diretta da Raffaele Simone, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2011. 2)Deleuze, G., Guattari, F., Mille Piani. Capitalismo e schizofrenia, Roma, Castelvecchi, 2010, p.170. 3) Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana (estratto da Il sessismo nella lingua italiana, a cura di Alma Sabatini, Presidenza del Consiglio dei Ministri e Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità tra uomo e donna, 1987), p. 122. 440 Congreso Internacional De La Asociacion Universitaria De Estudios De Las Mujeres (Audem) Va sottolineato inoltre che, nonostante un enfatico accenno alla capacità, che donne e uomini possiedono, di apportare «con la loro creazione individuale, nuovo sangue e ricchezza alla nostra lingua»4, Sabatini prevede lo scontento che può cogliere coloro che si accingono ad abbandonare l’abituale linguaggio sessista e assumere un linguaggio alternativo rispettoso della identità femminile e anche le rimostranze di chi considera «qualsiasi proposta di cambiamento linguistico come un attentato alla libertà di parola».5 Proteste queste inammissibili perché, se è vero che certi regimi didattoriali hanno prescritto cambiamenti nel linguaggio, è altrettanto vero che le Raccomandazioni non vogliono imporre nulla, solo proporre dei cambiamenti che non limitino il modo di esprimersi delle persone, ma le aiutino a liberarsi dagli stereotipi tipici di un sistema sociale di tipo patriarcale. Questi in sintesi gli avvertimenti contenuti nelle Raccomandazioni : - è opportuno evitare il maschile neutro, non marcato; 6 - si consiglia di accordare aggettivi e participi passati con il genere maggioritario, oppure con il genere dell’ultimo sostantivo della serie;7 - evitare l’articolo davanti ai cognomi femminili;8 - abolire il titolo “signorina”; - evitare il maschile di professioni, mestieri, titoli, cariche.9 La stampa, osserva Cecilia Robustelli, presentò al grande pubblico «le proposte che riguardavano l’uso e la creazione del femminile per i titoli professionali [...] Ma i riflessi sulla pratica linguistica individuale furono - e tuttora sono - sporadici».10 Al lavoro di Sabatini non sono mancate voci di dissenso e un esempio di «reazione negativa» lo troviamo in un saggio, Lingua e sessismo,11 di Giulio Lepschy, ma in genere le Raccomandazioni hanno riscosso un vasto consenso e ancora oggi, trascorsi 25 anni dalla loro pubblicazione, il 10 maggio del 2012, se ne è parlato a Roma nel corso del seminario La lingua di Alma. Robustelli, nel suo saggio Lingua, genere e politica linguistica nell’Italia dopo l’Unità, ci ragguaglia su un fermento di iniziative riguardante la questione della parità linguistica che si è prodotto dopo il 1987. Particolarmente significativo è il Progetto Polite (Pari Opportunità e Libri di Testo), presentato alla Conferenza sulle pari opportunità nei campi dell’educazione e dell’istruzione di Bruxelles nel 2001, che si rivolge ad autori ed editori con lo scopo di fornir loro strumenti utili per progettare e realizzare testi senza stereotipi sessuali e per promuovere una cultura della differenza. Vanno qui ricordate anche le Cento parole per la parità del 1998 e la Direttiva ministeriale del 23 maggio 2007 avente per oggetto le Misure per attuare parità e pari opportunità tra uomini e donne nelle Amministrazioni pubbliche. Cento parole, un glossario di termini sulla parità tra le donne e gli uomini, è presentato da Pádraig Flynn come il «primo tentativo di compilazione di tutti i termini comunemente usati nell’ambito della politica di parità e contribuirà a creare un linguaggio comune in Europa per tutti i soggetti attivi in tale ambito». Sin dalle sue origini l’Unione Europea si è impegnata a eliminare le diseguaglianze tra uomini e donne, e il glossario, creando un linguaggio comune di termini e problematiche a livello europeo, faciliterà - assicura Flynn - la promozione della parità tra le donne e gli uomini. Nel 2008 una prima serie di linee guida per un linguaggio neutro dal punto di vista del genere in tutte le lingue di lavoro comunitarie, principalmente destinato a redattori di testi e traduttori, viene 4) Ibidem. 5) Ivi, p. 99. 6) Un esempio: Il lavoro umano è preferibile al lavoro dell’uomo. 7) Marta, Federico, Silvia, Chiara sono partite per le vacanze. I ragazzi e le ragazze sono arrivate in stazione. 8) Levi Montalcini e non la Levi Montalcini. 9) I suffissi -o, -aio, -ario, -iere si trasformano in -a, -aia, -aria, -iera. I suffissi -sore si trasformano in -sora. I suffissi in -tore si trasformano in -trice. I sostantivi in -e ed in -a non variano e vengono preceduti dall’articolo femminile. 10) Robustelli, C., “Lingua, genere e politica linguistica nell’Italia dopo l’Unità”, in Storia della lingua e storia dell’Italia unita. L’italiano e lo stato nazionale, Atti del IX Convegno dell’Associazione per la Storia della lingua italiana (Firenze, 2-4 dicembre 2010), Firenze, Cesati, 2011, p. 594. 11) Lepschy, G., Lingua e sessismo, in Idem, Nuovi saggi di linguistica italiana, il Mulino, Bologna, 1989. Altri studiosi che non sono favorevoli a interventi volti a disciplinare gli usi linguistici sono Berruto G., (Prima lezione di sociolinguistica, Roma-Bari, Laterza, 2004); Arcangeli, M., (Il medioevo alle porte, Macerata, Liberlibri, 2009) e Hagège, C., (Dictionnaire amoureux des langues, Paris, Plon, 2009). 441 Mas igualdad. Redes para la igualdad pubblicato a cura del Parlamento Europeo e si intitola La neutralità di genere nel linguaggio usato al Parlamento europeo.12 Riportiamo qui di seguito alcune considerazioni che ci sembrano particolarmente apprezzabili: Utilizzare un linguaggio neutro dal punto di vista del genere vuol dire evitare l’uso di termini che, in quanto implichino la superiorità di un sesso sull’altro, possono avere una connotazione di parzialità, discriminazione o deminutio capitis, giacché, nella maggior pare dei contesti, il sesso di appartenenza della persona interessata è o dovrebbe essere irrilevante. Per motivi pratici, dato il contesto multilingue in cui opera il Parlamento Europeo, si raccomanda di evitare la duplicazione delle forme (ad esempio: il/la). Un linguaggio non discriminatorio risulterà sicuramente ben accetto ai suoi utilizzatori purché sia semplice e discreto. È consigliato [...] l’uso delle forme impersonali: - si invierà il curriculum - si allegano i seguenti documenti [...] Si raccomanda per contro di limitare per quanto possibile l’uso delle forme passive in quanto esse possono dare adito ad ambiguità: - il curriculum va inviato a... - verranno allegati i seguenti documenti. La duplicazione del soggetto [...] non solo appesantisce fortemente la frase, ma si sostanzia in una forma sintattica artificiosa ed estranea all’uso comune consolidato e deve pertanto essere evitata. Da evitare altresì, ai fini di una maggiore leggibilità del testo, l’uso delle barre trasversali: - egli/ ella - essi/esse [...] Nel documento La neutralità di genere nel linguaggio usato al Parlamento europeo, si avverte l’esigenza impellente di adottare un linguaggio non sessista purché « semplice e discreto» e senza ricorrere a forme estranee «all’uso comune consolidato». La più recente guida al pari trattamento linguistico è una pubblicazione della Confederazione Svizzera, Pari trattamento linguistico. Guida al pari trattamento linguistico di donna e uomo nei testi ufficiali della Confederazione 13 e il suo scopo è lo stesso che ha stimolato Alma Sabatini e gli estensori della Neutralità di genere: «proporre alcuni suggerimenti per realizzare la parità linguistica fra uomo e donna nel linguaggio dell’Amministrazione attraverso l’eliminazione di usi linguistici discriminatori e per dare maggiore visibilità alle donne».14 Nella guida al Pari trattamento prima dei suggerimenti, vengono ricordate tre pietre miliari nella storia della lotta contro il linguaggio sessista: il già citato volume Il sessismo nella lingua italiana a cura di Alma Sabatini, il Manuale di Stile dei documenti amministrativi 15 di Alfredo Fioritto e la Direttiva ministeriale del 23 maggio 2007. Nel documento si aggiunge anche che «‘la comunità parlante non ha dimostrato un’accettazione generale delle forme suggerite’16 vuoi perché spesso neppure le donne - che a priori dovrebbero essere direttamente interessate - prestano grande attenzione alla problematica, vuoi perché talune proposte rendono la lingua meno perspicua o appesantiscono a dismisura il dettato, vanificando indirettamente gli sforzi intrapresi ultimamente dalle amministrazioni pubbliche per snellire e semplificare il linguaggio burocratico»17. Non solo le donne, anche i giornalisti disattendono i consigli dei linguisti: il 29 settembre 2012 «La Stampa» ha pubblicato un articolo di Amedeo La Mattina, giornalista politico presso la redazione romana del quotidiano, in cui veniva menzionata Angela Merkel, «la Merkel». La cancelliera, nella didascalia di una foto veniva indicata come il cancelliere Merkel. Nel «Corriere della Sera» dello stesso giorno il giornalista Lorenzo Fuccaro parla del Guardasigilli Paola Severino. Nel giornale 12)La neutralità di genere nel linguaggio usato al Parlamento europeo. Internet. 08-09-12. < http:// ec.europa.eu/dgs/translation/rei/documenti/rete/neutralitagenere.pdf> 13) Pari trattamento linguistico. Guida al pari trattamento linguistico di donna e uomo nei testi ufficiali della Confederazione, Berna, Cancelleria federale, 2012. 14) Ivi, p. 16. 15) Fioritto, A., Manuale di stile dei documenti amministrativi, Bologna, il Mulino, 2009. 16) Cortellazzo, M., Pellegrino, F., a cura di, Guida alla scrittura istituzionale, Roma-Bari, Laterza, 2003, p. 137. 17) Pari trattamento linguistico. Guida al pari trattamento linguistico di donna e uomo nei testi ufficiali della Confederazione, op. cit., pp. 1516. 442 Congreso Internacional De La Asociacion Universitaria De Estudios De Las Mujeres (Audem) ci sono anche due foto, una ritrae l’ex governatore Mercedes Bresso, l’altra il ministro del Lavoro Elsa Fornero. Nel 2011 presso l’Università Ca’ Foscari si svolse il convegno Nominare per esistere: nomi e cognomi18 e Giuliana Giusti introdusse i lavori con una significativa osservazione: «Mentre in altri paesi l’uso del femminile ormai non ha eccezioni, si pensi a Angela Merkel che è Cancelliera sia in tedesco che, di riflesso, in italiano, nel nostro Paese si nota addirittura un peggioramento. Le donne nell’attuale Governo si fanno chiamare ministro, così come Susanna Camusso è Segretario generale della CGIL». L’accenno alla Cancelliera tedesca e al Segretario generale in Italia ci ha stimolato a confrontare i suggerimenti che vengono rivolti ai parlanti italiani e tedeschi. Delle numerose linee guida per un linguaggio non sessista pubblicate in Germania, Austria e nella Svizzera tedesca ricordiamo le Richtlinien für einen nicht-sexistischen Sprachgebrauch19 predisposte dalla Commissione tedesca dell’Unesco, il Leitfaden für einen nicht-diskriminierenden Sprachgebrauch,20 la Geschlechtergerechte Sprache. Leitfaden zum geschlechtergerechten Formulieren im Deutschen pubblicata dalla Cancelleria Federale svizzera nel 2009. Sulla scorta delle suddette pubblicazioni e di altri manuali passeremo in rassegna le misure che gli studiosi hanno suggerito per rendere il linguaggio italiano e quello tedesco gender-free. Dapprima prenderemo in considerazione le proposte che riguardano la lingua italiana. È necessario innanzi tutto garantire visibilità alla donna sia nel testo scritto sia nella comunicazione verbale. Il rispetto della simmetria è sostanziale e si ottiene in vari modi, con lo sdoppiamento integrale e con lo sdoppiamento contratto. Di seguito alcuni esempi: Gentili Signore, Egregi Signori! Desidero ringraziare relatrici e relatori. È stato bandito un concorso pubblico per la copertura di un posto di traduttore/trice. Contatteremo un/a esperto/a. Firma del / la proprietario/a. Nella Guida al pari trattamento si precisa che «l’uso della barra presuppone un’attenzione particolare all’inserimento degli spazi, a seconda che la barra incida sul piano morfologico («un/a» senza spazi) o su quello sintattico («del / della» con spazi).»21 Va detto inoltre che l’utilizzo dello sdoppiamento integrale e soprattutto di quello contratto non contribuisce ad agevolare la lettura. Un altro espediente che permette di ovviare al sessismo linguistico consiste nel ricorso ai termini collettivi. Gli spettatori presenti in sala. Il pubblico presente in sala. Gli insegnanti della scuola media. Il corpo docente della scuola media. Grazie alle formulazioni passive e a quelle impersonali che non danno informazioni sul sesso del referente, si può evitare lo sdoppiamento. 18) Giusti, G., a cura di, Nominare per esistere: nomi e cognomi, Cafoscarina, Venezia, 2011. 19) Hellinger, M., Bierbach, Ch., Eine Sprache für beide Geschlechter. Richtlinien für einen nicht-sexistischen Sprachgebrauch, Bonn, Unesco, 1993. 20) Leitfaden für einen nicht-diskriminierenden Sprachgebrauch. In Bezug auf junge und alte Menschen, Menschen mit Behinderung, Frauen/ Männer, Schwule/Lesben/Transgender, Migrant/innen und Menschen mit einer anderen religiösen Zugehörigkeit, Wien, Bundesministerium für Wirtschaft und Arbeit, 2008. 21) Pari trattamento linguistico. Guida al pari trattamento linguistico di donna e uomo nei testi ufficiali della Confederazione, op. cit., p. 23. 443 Mas igualdad. Redes para la igualdad Il compratore deve effettuare il versamento entro il mese di ottobre. Il versamento deve essere effettuato entro il mese di ottobre. Gli avventori che hanno consumato il pasto possono consegnare il buono alla cassa. Chi ha consumato il pasto può consegnare il buono alla cassa. I visitatori non devono fumare. Si prega di non fumare. Solo lo sdoppiamento dà visibilità al genere femminile, le altre modalità espressive sono strategie di oscuramento di entrambi i generi.22 Un caso particolare è rappresentato dal cosiddetto maschile inclusivo cioè un maschile non marcato che viene utilizzato in riferimento a uomini e donne. Un esempio: I consiglieri sono invitati a esprimere il proprio voto. A questo proposito va detto che il maschile inclusivo è abitualmente utilizzato sia al singolare sia al plurale nel linguaggio amministrativo. E proprio negli atti normativi questa forma maschile non è ritenuta discriminatoria e pertanto viene accettata perché contribuisce a non appesantire il testo e ne favorisce la leggibilità.23 In alcuni casi, per esempio nei bandi di concorso, è opportuno scegliere il maschile inclusivo, magari aggiungendo una nota, per esempio I termini maschili usati in questo testo si riferiscono a persone di entrambi i sessi oppure, nel caso di offerte di lavoro, Le offerte di lavoro sono valide sia per uomini che per donne. Si raccomanda la massima coerenza nella scelta della strategia: per esempio se si opta per l’uso simmetrico è necessario mantenerlo per tutto il testo.24 C’è un altro argomento di cui si occupa chi combatte il sessismo linguistico e riguarda la creazione di forme femminili di titoli, professioni e funzioni. Per femminilizzare un termine maschile dobbiamo ricordare che al termine maschile in -o corrisponde una forma in -a: avvocata, medica, notaia, prefetta, sindaca, soldata. A termini maschili in -iere corrispondono forme in -iera: parrucchiera, carabiniera, finanziera, portiera. I termini in -tore mutano in -trice: direttrice, ispettrice, senatrice. Le forme in -essa: avvocatessa, deputatessa, professoressa, studentessa, dottoressa sono da evitare. Tuttavia «i tre termini dottoressa, professoressa, studentessa [...] saldamente stabiliti in italiano»25 sono ancora in uso e per questo motivo qualche studioso non intende sostituirli con dottora, professora, la studente. Per quanto infine riguarda i sostantivi epiceni, cioè le parole ambigeneri, che designano indifferentemente donne o uomini, la forma femminile si ottiene anteponendo al termine l’articolo femminile: la presidente, la giudice, la sindacalista. Dagli esempi riportati si nota che non c’è stato l’adeguamento morfofonetico al femminile. Secondo alcuni studiosi c’è anche una tendenza che preferisce ricorrere, per designare uomini o donne indifferentemente, al termine che abitualmente serve a indicare chi esercita una data funzione, anche se tale termine è di solito grammaticalmente maschile. Questa tendenza preferisce dunque,alle designazioni ‘comuni’, o esplicitamente femminili, quelle che potremmo chiamare ‘epicene’ (termine che si usa per nomi di animali, come pesce, o aquila). Questa preferenza per le espressioni epicene fu ampiamente discussa sui giornali durante 22) Cfr. Robustelli, C., Linee guida per l’uso del ‘genere’ nel linguaggio amministrativo. Progetto Genere e Linguaggio. Parole e immagini della Comunicazione (2012) svolto in collaborazione con l’Accademia della Crusca. Internet. 08-09-12. <http://sbuvenezia.comune.venezia.it/easyne2/Archivi/BCVE/Files/CD_Linee_guida_per_luso_del_genere_nel_linguaggio_amministrativo.pdf> 23) Cfr. Pari trattamento linguistico. Guida al pari trattamento linguistico di donna e uomo nei testi ufficiali della Confederazione, op. cit., pp. 33-34. 24) Robustelli, C., Linee guida per l’uso del ‘genere’ nel linguaggio amministrativo, op. cit., p. 22. 25) Lepschy, A. L., Lepschy, G., Sanson, H., Lingua italiana e femminile, «Quaderns d’Italià» 6, 2001, p. 17. Sui termini, dottoressa, professoressa e studentessa si leggano le interessanti informazioni e valutazioni alle pagine 17 e 18. 444 Congreso Internacional De La Asociacion Universitaria De Estudios De Las Mujeres (Audem) il primo governo Berlusconi, quando la presidenza del Senato fu affidata a Irene Pivetti, che desiderava essere designata come ‘il Presidente’, e non ‘la Presidente’ o ‘la Presidentessa’ del Senato. Secondo questa tendenza una donna sarà dunque [...] ambasciatore, amministratore, direttore ecc.; architetto, avvocato, assessore ecc.; e, sempre con la concordanza maschile, un agente, un comandante, un caporale, e un prete, un poeta ecc.26 Insomma per ottenere il pari trattamento linguistico di donna e uomo non ci sono regole, solo suggerimenti e poca chiarezza. Nel blog Linguista del quotidiano «la Repubblica» a cura della redazione di Lid’O Lingua italiana d’oggi e con il coordinamento di Massimo Arcangeli, si può leggere un grande numero di post sul Sessismo linguistico, che testimoniano il grande interesse dei lettori per l’argomento. Vi sono messaggi spassosi come quello di Carluigi (9 giugno 2009): «Allora che dovremmo dire dell’autistA maschio, la grammatica non dice forse che i nomi terminanti in -a sono femminili, sdoganiamo l’autistO per ripicca e per affermare una ancor più patetica parità dei sessi linguistica a 360 gradi? [...]»27 e stimolanti come quello sottoscritto da lettrici e lettori impegnati nei campi dell’insegnamento e della cultura (8 giugno): Vogliamo invitarvi a riflettere su un argomento a proposito del quale i mezzi di informazione possono avere una grande influenza. Negli ultimi giorni, in due importanti inserti su questo giornale, sono apparse espressioni poco rispettose della ‘parità di genere’. Il primo è il blog del professor Arcangeli, che, interpellato da una professionista su come usare i titoli professionali al femminile, consiglia espressioni come ‘la ministro’; il secondo, ancor più incredibilmente, è l’appello delle donne ‘Per una Repubblica che ci rispetti’, le cui firmatarie, cittadine illustri di questo Paese, si definiscono: sindaco, deputato, commendatore, e sono tutte donne. [...]. L’interesse suscitato in Italia dalla questione della neutralità di genere nel linguaggio è pari a quello rilevabile in Germania, Austria e nella Svizzera tedesca. Anche nei suddetti paesi vi sono persone che parlando si esprimono con un linguaggio sessista senza rendersene conto, altre che si ingegnano per creare una lingua rispettosa dell’uomo e della donna, eine Sprache für beide Geschlechter, altre ancora che ritengono che le indicazioni dei linguisti che si adoperano per un uso non sessista della lingua contribuiscano ad appesantire la comunicazione orale e scritta. I linguisti tedescofoni mirano innanzi tutto a favorire la visibilità della donna e a rispettare anche nel linguaggio il principio della simmetria per cui se nel discorso si parla di donne e di uomini a entrambi deve essere riservato lo stesso trattamento: Das Prinzip der sprachlichen Sichtbarmachung besagt, dass dort, wo von Frauen die Rede ist, dies sprachlich auch zum Ausdruck kommen muss. Im Deutschen kann dies vor allem durch die Feminisierung erreicht werden, d.h. den Gebrauch schon vorhandener femininer Personenbezeichnungen oder deren Neubildung: Bundestagspräsidentin; Bischöfin; Industriekauffrau; Feuerwehrfrau; Ordinaria. Das Prinzip der sprachlichen Symmetrie besagt, dass dort, wo von Frauen und Männern die Rede ist, beide gleich zu behandeln sind. Dies kann durch das sog. Splitting geschehen, d.h. durch Ausdrücke, in denen eine feminine und eine maskuline Personenbezeichnung ausdrücklich genannt werden: Kolleginnen und Kollegen; jede Wählerin bzw. jeder Wähler; wir suchen: eine Fachfrau oder einen Fachmann.28 Il primo accorgimento che gli studiosi suggeriscono è l‘utilizzo dello sdoppiamento (Doppelnennung). 26) Ivi, pp. 13-14. 27) Internet.08-09-12. <http://linguista.blogautore.repubblica.it/2009/06/08/il-sessismo-linguistico-un-contributo-collettivo-al-dibattito/> 28) Hellinger, M., Bierbach, Ch., Eine Sprache für beide Geschlechter. Richtlinien für einen nicht-sexistischen Sprachgebrauch, op.cit., p.11. 445 Mas igualdad. Redes para la igualdad Leserin und Leser Zuhörerinnen und Zuhörer Si tratta, come si è visto, di un espediente che appesantisce il testo e forse per questo motivo persino alcune donne e linguiste non ne fanno uso: «viele Frauen, auch Linguistinnen, sprechen in Publikationen vom Sprecher, Hörer, Schreiber, Leser, von Sprachteilhabern, Informanten oder Kommunikationspartnern».29 In un testo scritto l’uso della barra permette di effettuare lo sdoppiamento: Leser/-in. Nelle Raccomandazioni della Redazione del dizionario Duden si raccomanda agli scriventi di non dimenticare il trattino, dopo la barra: «der Auslassungsbindestrich steht dabei für das hinter dem Schrägstrich Ersparte; die häufig anzutreffende Schreibung ohne den Auslassungsstrich ist also nicht korrekt».30 La barra non può essere utilizzata in presenza della modificazione di una vocale e nemmeno quando solo la desinenza differenzia il termine femminile da quello maschile. In questo ultimo caso si può ricorrere alle parentesi: Kolleg(in)e sta per Kollegin e Kollege; Autor(inn)en sta per Autorinnen e Autoren.31 Nel 1981 Christoph Busch pubblicò un libro in cui fece la sua comparsa, nel vocabolo HörerInnen, il Binnen-I, la vocale I maiuscola che, nelle intenzioni dell’autore, doveva sostituire la barra. La trovata di Busch suscitò un vespaio, ma ottenne anche ampi consensi. In Austria il Binnen-I è generalmente ammesso quando non c’è lo spazio per lo sdoppiamento. In una Newsletter del 7 gennaio 2011, la Redazione del dizionario Duden sostiene che il Binnen-I non è ortograficamente corretto: «Die Verwendung des großen I im Wortinnern (Binnen-I) entspricht nicht den Rechtschreibregeln».32 Anche il Leitfaden zur deutschen Rechtschreibung 2012 della Schweizerische Bundeskanzlei è dello stesso avviso del Duden, tuttavia ritiene che, in determinati casi, il Binnen-I possa essere utilizzato.33 Gli artifici suggeriti per ovviare all’imperante “maschilismo” linguistico non si limitano alle proposte che abbiamo illustrato e sono veramente numerosi. Presentiamo qui, in forma sintetica, alcune indicazioni che ci sembrano particolarmente interessanti. I nomi composti possono essere opportunamente modificati: Rednerpult va sostituito con Redepult; Lehrerzimmer con Lehrerraum; Führerschein con Fahrausweis. Frau potrebbe sostituire man: frau sagt al posto di man sagt; e dämlich potrebbe sostituire herrlich. Anche i participi ci permettono di evitare lo sdoppiamento: Studierende, Gewählte. Oltre agli esempi sopra riportati, vi sono altre modalità per contrastare il sessismo. Ma la neutralità di genere nel linguaggio è un traguardo ancora lontano e perciò tutti dobbiamo contribuire a rendere il linguaggio meno androcentrico, perché - come sostiene la Redazione del Duden - tutti possono cimentarsi nella creazione di parole e formule non sessiste. A una sola regola devono attenersi, quella ortografica. «Auch aus Sicht der Dudenredaktion gilt für das gesamte Problem der sprachlichen Gleichstellung: Der Kreativität der Formulierenden sind (außer den orthographischen) keine Grenzen gesetzt!»34 29) Stickel, G., cit. in Brunner, M., Margot, Frank-Cyrus, M.,a cura di, Die Frau in der Sprache. Gespräche zum geschlechtergerechten Sprachgebrauch, Wiesbaden,Gesellschaft für deutsche Sprache, 1998. p. 79. 30) Eickhoff, B., Gleichstellung von Frauen und Männern in der Sprache. Empfehlungen der Redaktion des Duden, «Sprachspiegel», 1, 1999. 31) In un opuscolo dell’Università di Zurigo si legge la seguente critica all’uso delle parentesi: « Auf die Einklammerung der femininen Endung - Student(in) - ist zu verzichten, da damit die Forderung der sprachlichen Gleichbehandlung nicht erfüllt wird: In Klammern steht üblicherweise das, was für das unmittelbare Verständnis nicht notwendig ist und deshalb auch weggelassen werden kann». Leitfaden zur sprachlichen Gleichbehandlung von Mann und Frau, Zürich, 2006, p. 5. 32) Internet. 01-09-12. <http://www.duden.de/newsletter/duden-newsletter-vom-07-01-11> 33) Leitfaden zur deutschen Rechtschreibung 2012: «Solche Binnengrossschreibungen sind nicht regulär [...] Die Sparschreibung kann in verkürztem Text (z.B. in einer Tabelle) sinnvoll sein, ist aber in einem normalen Fliesstext zu vermeiden». Der 2012 nachgeführte Leitfaden mit dem ergänzten Wörterverzeichnis steht nur in elektronischer Form als pdf-Datei zur Verfügung. «Während einerseits Formen mit dem BinnenI als schwer lesbar abgelehnt werden, setzt sich diese Schreibweise doch zunehmend durch. Sie ist zweifellos in vielen Zusammenhängen eine ökonomische - und originelle - Lösung; ihre Akzeptanz ist vor allem eine Frage der Gewöhnung». Neu-Altenheimer, I., Vorwort in Hellinger M., Bierbach, Ch., Eine Sprache für beide Geschlechter. Richtlinien für einen nicht-sexistischen Sprachgebrauch, op.cit. Sembra che in Austria non vi siano impedimenti all‘uso del Binnen-I. 34) Eickhoff, B., Gleichstellung von Frauen und Männern in der Sprache. Empfehlungen der Redaktion des Duden,op. cit. 446 Congreso Internacional De La Asociacion Universitaria De Estudios De Las Mujeres (Audem) Nella Premessa alle Raccomandazioni, Sabatini sostiene che «l’uso di un termine anziché di un altro comporta una modificazione del pensiero e nell’atteggiamento di chi lo pronuncia e quindi di chi lo ascolta». Il cambiamento che le parole producono contribuirà anche ad assicurare l’uguaglianza sostanziale e le pari opportunità per uomini e donne nell’attività economica e nella vita sociale? 447 Mas igualdad. Redes para la igualdad Bibliografia La Bibliografia sul linguaggio sessista e sulle strategie per evitarlo è assai vasta e pertanto verranno qui menzionati solo i lavori citati nel testo. Arcangeli, M., Il medioevo alle porte, Macerata, Liberlibri, 2009. Berruto G., Prima lezione di sociolinguistica, Roma-Bari, Laterza, 2004. Cortellazzo, M., Pellegrino, F., a cura di, Guida alla scrittura istituzionale, Roma-Bari, Laterza, 2003. Deleuze, G., Guattari, F., Mille Piani. Capitalismo e schizofrenia, Roma, Castelvecchi, 2010. Eickhoff, B., Gleichstellung von Frauen und Männern in der Sprache. Empfehlungen der Redaktion des Duden, «Sprachspiegel», 1, 1999. Fioritto, A., Manuale di stile dei documenti amministrativi, Bologna, il Mulino, 2009. Fresu, R.,voce Politically correct dell’Enciclopedia dell’Italiano, diretta da Raffaele Simone, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 2011. Giusti, G., a cura di, Nominare per esistere: nomi e cognomi, Cafoscarina, Venezia, 2011. Hagège, C., Dictionnaire amoureux des langues, Paris, Plon, 2009. Hellinger, M., Bierbach, Ch., Eine Sprache für beide Geschlechter. Richtlinien für einen nicht-sexistischen Sprachgebrauch, Bonn, Unesco, 1993. Leitfaden für einen nicht-diskriminierenden Sprachgebrauch. 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