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Il Giardino del Balio (Erice, Sicilia): integrazione della flora autoctona in un parco urbano

Rossini Oliva, Sabina; Valdés Castrillón, Benito

Abstract

ABTSRACT-The Garden of Balio (Erice, Sicily): integration of autochthonous flora in an urban park - The aim of this paper is to evidence the presence in Balio Garden, Erice (Province of Trapani, Sicily), of several autochthonous species characteristic of the calcareous cliffs of Monte San Giuliano. They are spontaneously integrated in the rupicolous vegetation of the garden to form, together with other cultivated species, an interesting assemblage of unique ornamental value. The possibility to use these species in gardening is suggested.

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Sulle pendici di Monte San Giuliano sorge il borgo medievale di Erice, il cui nome deriva da Eryx che significa montagna (ADRAGNA, 1989). Si arriva al paese attraverso una serie di fitte serpentine, in cui si trovano pini (Pinus pinea L. e Pinus halepensis Mill.), ginestre, cipressi (Cupressus sempervirens L. e C. macrocarpa Hartw.) e querce (Quercus ilex L.), che conducono fino alla cresta nord del Monte, da cui si osserva il panorama della Valle di Bonagia, del Monte Cofano e di Capo San Vito. Erice, secondo una leggenda, sarebbe stata fondata da Eryx, figlio di Afrodite e del re Butes (ADRAGNA, 1990). Qui, in onore della madre, egli avrebbe costruito il celebre santuario della Venere ericina, noto poi a tutti i naviganti del Mediterraneo. La sua stupenda posizione strategica accese le brame dei Greci, dei Cartaginesi e dei Romani; questi ultimi, alla fine delle Guerre Puniche, nel 241 a. C., ne entrarono in possesso amplificandone la fama e la leggenda di una comune origine che, attraverso Enea, avrebbe legato Elimi e Romani (ADRAGNA, 1989). Seguì un periodo di decadenza, subendo le stesse vicissitudini dell’Isola, con la dominazione dei Bizantini, degli Arabi – che la chiamarono Gebelhamed – e poi dei Normanni nel sec. XII. Fu con i Normanni che la città vide una rinascita: essi vi costruirono varie fortificazioni, tra le quali il Castello. La città assunse il nome dato dal Conte Ruggero alla montagna che la circonda, e cioè Monte San Giuliano. Esiste però un’altra versione riguardo a questo nome. Pare, infatti, che una volta la città fosse assediata pericolosamente dai nemici e all’improvviso apparve, sopra le mura, San Giuliano vestito della sua armatura. I nemici, atterriti dalla sua potenza divina, in parte si diedero alla fuga e in parte furono trovati morti non lontano dalla rocca, in una località che ancora oggi è detta Fossa dei Boscaini (FAZELLO, 1990). E’ infine il 1934 l’anno in cui la città riprese il nome di Erice ( AA.VV., 1989). Il Monte San Giuliano (750 m s.l.m.) negli anni passati fu quasi certamente ricoperto da una “lecceta”, oggi quasi completamente scomparsa e sostituita da formazioni a Pinus halepensis Mill. o a Chamaerops humilis L., con buona presenza di Ampelodesmos mauritanicus (Poiret) Dur. et Sch. Lungo i fianchi calcarei a strapiombo, la quantità di specie mediterranee inserite in boschi misti a preva311I NFORMATORE B OTANICO I TALIANO , 33 (1) 311-315, 2001 Il Giardino del Balio (Erice, Sicilia): integrazione della flora autoctona in un parco urbano S. ROSSINI OLIVA e B. VALDÉS ABTSRACT-The Garden of Balio (Erice, Sicily): integration of autochthonous flora in an urban park -The aim of this paper is to evidence the presence in Balio Garden, Erice (Province of Trapani, Sicily), of several autochthonous species characteristic of the calcareous cliffs of Monte San Giuliano. They are spontaneously integrated in the rupicolous vegetation of the garden to form, together with other cultivated species, an interesting assemblage of unique ornamental value. The possibility to use these species in gardening is suggested. Key words: Balio garden, Erice, ornamental rupicolous vegetation Ricevuto il 28 Settembre 1998 Accettato il 26 Febbraio 2001 INTRODUZIONE BOTANICA E TERRITORIO 312 I NFORMATORE B OTANICO I TALIANO , 33 (1) 311-315, 2001 lenza di Quercus ilex L. consociato ad essenze caducifoglie quali roverella (Quercus pubescens Willd.) e frassino (Fraxinus ornus L.), è notevole. IL GIARDINO DEL BALIO: NOTIZIE STORICHE E STRUTTURA “Balio” è il nome popolare attribuito alla fortezza sul Monte San Giuliano dove in epoca normanna risiedette il bajulo, magistrato incaricato di amministrare la giustizia civile e penale in nome del re. Con il trascorrere dei secoli l’area della fortezza decadde. I pochi resti del santuario di Venere, se si eccettuano sporadici frammenti del IV e V secolo, appartengono al periodo imperiale romano, quando il tempio forse fu ricostruito sotto l’Imperatore Claudio. Restano molti tratti della cinta muraria (TUSA, DEMIRO, 1983). Abbandonata, fu addirittura declassata a pascolo per pecore e capre fino a quando, nel 1872, il Conte Agostino Pepoli fece impiantare l’attuale giardino in stile inglese (ADRAGNA, 1990). Grazie all’azione illuminata del Conte Pepoli, Erice riuscì dunque a salvare importanti vestigia del suo passato e guadagnò un giardino “all’inglese”: uno spazio, cioè, dove si tentò di “riprodurre la natura, migliorandola”. Egli alberò, fino al limite della proprietà demaniale del Comune, a pini, noci, mandorli e altri alberi da frutto tutta quanta la falda erta e acclive dei “Runzi”, così denominata per la prevalenza di sterpi spinosi e di fitti, sterili cespugli (ADRAGNA, 1990). Il giardino divenne pubblico nel 1881 (ADRAGNA, 1984). Oggi il giardino, mantenuto in buono stato, ha un assetto informale, in cui il disegno non segue un rigido principio geometrico, gli alberi tendono ad adattarsi liberamente alla planimetria del terreno, conferendo così un senso di indeterminatezza e la vegetazione appare spontanea. E’ circondato dalla muraglia antica, orientata a SO, e si sviluppa secondo diverse quote. Ciò conferisce al giardino un’immagine di fitto bosco. Rispetto al nucleo urbano si trova in posizione marginale; una lunga scalinata e una balaustra in pietra danno accesso ad un piccolo giardino rettangolare che si trova in uno spazio intermedio tra la villa e le case. Il nucleo centrale è formato da un reticolo di stretti viali con pini e querce (Quercus ilex L.) e da aiuole bordate da Buxus sempervirens L. Sui bordi delle scarpate i muri di cinta sono ornati da piante rupicole molto interessanti e lungo i viali e sui tronchi degli alberi cresce l’edera (Hedera helix L.); sempre lungo i viali si hanno zone in cui al fitto sottobosco si mescolano arbusti e siepi. LA FLORA DEL GIARDINO Tra le specie presenti se ne incontrano alcune caratteristiche della vegetazione dei monti circostanti, e cioè Hedera helix L., molto abbondante, Quercus ilex L. e Chamaerops humilis L. Nella parte più ombrosa del giardino, tra il sottobosco naturale (più o meno a Nord Est), è frequente Polypodium cambricum L. Nella parte bassa del giardino si trova un cancello che delimita una piccola area che accoglie una vasca con delle ninfee e dove, insieme a rose, gerani e viburno, è presente, coltivata a scopo ornamentale, una felce nativa della Sicilia, Dryopteris villarsii (Bellardi) Woynar. La siepe che delimita molte aree del giardino è formata da Buxus sempervirens L., alloro (Laurus nobilis L.) e mirto ( Myrtus communis L.). Da uno studio teso alla conoscenza della florula ornamentale presente nel giardino, è emerso un dato interessante. Si è infatti riscontrata la presenza di alcune specie autoctone e proprie delle zone e dei monti circostanti, che si sono perfettamente integrate con il resto dell’impianto esistente e cioè: Silene fruticosa L. (=S. carnea Salisbury),Dianthus rupicola L., Scabiosa cretica L., Atamantha sicula L. e Centaurea ucriae Lacaita subsp. ucriae, piante rupicole caratteristiche delle rocce che circondano il lato Sud Ovest del Monte ai piedi del Castello. Tali specie si trovano anche nella muraglia che circonda il Castello, costituita dallo stesso materiale calcareo che costituisce il Monte e in cui le piante trovano un habitat artificiale molto simile a quello naturale delle rupi calcaree. Sulla loro presenza nel Giardino del Balio abbiamo notizie grazie alle opere storiche di CASTRONUOVO (1988) e di GERVASI (1669). GERVASI, celebre botanico palermitano del secolo XVII, dopo aver accennato ai Nebrodi, alle Madonie e all’Etna, parla del Monte San Giuliano, come uno dei più famosi per le sue piante medicinali. Il Castronuovo, in forma alquanto poetica, cita molte delle specie presenti all’epoca nel promontorio ericino. “Chi potrà tutti annoverare e descrivere le piante ed i fiori che pingono le erbose zolle della montagna e dell’agro Ericino? Sono essi infiniti, e compaiono spontanei nel periodo di loro vegetazione in questo suolo prezioso, dove la natura a larghe mani versò infinite semenze, in mezzo di quest’area vivificata dal dolce tepore che la governa e sotto questo cielo che quantunque non di raro nebbioso, è pur sempre il cielo d’Italia…. I formosissimi Dianti giocondano le ispide rocce, e varie specie della stessa famiglia nascono qua e là in mezzo ai vigneti… Nella Silene ciascun fiore è abitato da tre femmine e dieci maschi. La materia viscosa che circuisce lo stelo sotto i fiori di questa pianta, è un curioso ritrovato per impedire che gl’insetti predino il miele o divorino il seme. I fiori della Silene stanno chiusi tutto il giorno, ma s’aprono e spandono grato olezzo durante la notte……..” LE PIANTE RUPICOLE AUTOCTONE NEL GIARDINO Nella roccia e nella muraglia che delimita il giardino nella parte Sud Ovest (Fig.1) si incontrano, perfettamente integrate con la vegetazione rupicola, le specie che si descrivono qui di seguito. I responsabili della gestione e manutenzione hanno reso possibile la vita Botanica e Territorio 313 a queste piante autoctone, che si sono accresciute conferendo al giardino una bellezza e un maggiore valore ornamentale. Si tratta di piante perenni, con fioritura che si protrae per un lungo periodo, utili a coprire un settore relativamente arido, dove la vita di altre specie sarebbe difficile. Sono entità che si potrebbero coltivare anche in altri giardini urbani della Sicilia, aventi le stesse condizioni ambientali. Ognuna di esse presenta un certo valore ornamentale, determinato da alcune caratteristiche proprie della specie. ATHAMANTA SICULA L. E’ un’ombrellifera conosciuta in siciliano come ‘dàucu creticu’, ‘càriu’ o ‘cincinnàura’ (PIRRONE, 1990). L’area di distribuzione di questa specie si estende dal Sud d’Italia, Sicilia, al NO dell’Africa, dove è presente in Marocco, Algeria e Tunisia (JAHANDIEZ, MAIRE, 1932). E’ abbastanza frequente in Sicilia e nelle quattro province meridionali d’Italia, mentre è alquanto rara nel Lazio, dove è presente nelle vicinanze di Tivoli e nelle mura ciclopiche di Norba (PIGNATTI, 1982). Dalle rocce calcaree che circondano Erice si estende al Giardino del Balio, dove col tempo è diventata parte integrante della flora ornamentale. E’ da apprezzare per la sua densa, bianca infiorescenza, che tra maggio-giugno colora le rupi e le rocce. Le foglie lanuginose inoltre attirano l’attenzione. DIANTHUS RUPICOLA BIV. SUBSP. RUPICOLA E’ una cariofillacea tipica anch’essa delle rupi siciliane. Il nome volgare italiano è garofano, mentre in siciliano è conosciuta come ‘jarofalu sarvaggio’. Fino a pochi anni fa era considerata una specie propria delle Isole Baleari, Sicilia, Sud d’Italia e Tunisi (PIGNATTI, 1982; GREUTER et al., 1984). Le piante della Tunisia erano state considerate da BOLÒS, VIGO (1974) come una subspecie diversa, chiamata D. rupicola subsp. hermaeensis (Cosson) O.Bolos & Vigo (=Dianthus hermaeensis Cosson), e quelle delle Isole Baleari ritenute distinte come Dianthus rupicola Biv. subsp. bocchoriana da LLORENS, GRADAILLE (1991), i quali evidenziano le differenze tra le piante di Tunisi rispetto a quelle delle altre popolazioni di D. rupicola. Pertanto si riconoscono oggi tre subspecie, delle quali la tipica vive in Sicilia e nelle Isole Dino, Eolie, Egadi, Lampedusa e Stromboli (PIGNATTI, l982; LLORENS,GRADAILLE, 1991), nel Sud d’Italia e in Campania (Capo Palinuro), Basilicata (lungo la costa di Maratea), Calabria (a Scilla e presso Catanzaro) (CONTI et al., 1992) e probabilmente in Puglia (a Capo di Leuca), dove è stata descritta con il nome di Dianthus japigicus Bianco & Brullo (CONTI et al., 1992). E’ una subspecie rupicola limitata in Sicilia Occidentale ad alcune montagne calcaree, una delle entità caratteristiche dell’alleanza Dianthon rupicolae descritta da BRULLO, MARCENÒ (1979). Si ritrova abbondante nella zona calcarea prossima ad Fig. 1 314 I NFORMATORE B OTANICO I TALIANO , 33 (1) 311-315, 2001 Erice, da dove si estende alla muraglia che circonda il Giardino del Balio, dove si è integrata con le altre specie, anche all’interno del giardino nei bordi di alcune aiuole e in mezzo alle siepi. LOMELOSIA CRETICA (L.) GREUTER & BURDET L. cretica (L.) Greuter & Burdet, è una dipsacacea, detta volgarmente vedovine arborescenti o scabiosa arobiea. Nonostante PIGNATTI (1982, subsp. scabiosa) l’abbia indicata anche per Creta e Rodi, l’area di distribuzione di questa specie è limitata alle Isole Baleari, Sicilia e Sud d’Italia (GREUTER et al., 1986), dove si incontra soltanto nell’Isola di Capri e in Calabria (PIGNATTI, l982). E’ stata considerata da CONTI et al. (1997) gravemente minacciata in Calabria. In Sicilia invece è ancora relativamente abbondante, particolarmente nei dirupi calcarei che circondano il Golfo di Castellammare. Forma cespugli ornamentali utili per la decorazione di luoghi aridi e soleggiati; la grandezza dei capolini rosa-lilla la rende ancora più interessante. Fiorisce tra Aprile e Giugno e forma dei cespugli dal fogliame verde glauco che tra Maggio e Settembre assumono un aspetto molto bello ricoprendosi di densi mazzetti di fiori rosa. Può essere coltivata anche in prossimità del mare. SILENE FRUTICOSA L. S. fruticosa è presente nei luoghi erbosi dell’Italia meridionale e delle isole. In siciliano è conosciuta con il nome di ‘licchini ad arvuliddu’ o ‘jarofilièddu di timpa’ (PIGNATTI, 1982; PIRRONE, 1990). E’ una specie che si incontra ampiamente distribuita nel Mediterraneo Orientale, dove è presente in Grecia, Creta, Isole dell’Egeo, Cisgiordania, Egitto e Libia (GREUTER et al., 1982). Si incontra inoltre nel Centro del Mediterraneo a Malta (GREUTER et al., 1986) e in Sicilia (TRAVERSO, 1990), dove è abbastanza comune. E’ presente frequentemente nelle rocce calcaree attorno ad Erice, da dove si estende senza soluzione di continuità alle rocce soleggiate che circondano il Giardino del Balio. E’ una pianta utile nei giardini grazie alla vistosità e al profumo dei fiori rosei che compaiono in primavera, apprezzata già in epoche passate. E’ un’erba che in primavera rende i giardini molto più vistosi, grazie anche al suo fogliame lucido e non richiede cure colturali. CENTAUREA UCRIAE LACAITA C. ucriae afferisce al gruppo di Centaurea cineraria, un’asteracea volgarmente nota come fiordaliso (RAIMONDO et al., 1986). C. ucriae è endemica della Sicilia Occidentale dove è presente con tre sottospecie tra cui quella riscontrata anche nel Giardino del Balio, cioè quella qui considerata. Essa è presente a Palermo, a Monte Pellegrino, Mondello, Sferracavallo, nel trapanese a Monte Cofano e nelle Egadi. I limiti della popolazione sono determinati dalla particolarità dell’habitat: rupi calcaree di modesta altitudine, litoranee e sublitoranee (LACAITA, 1915; PIGNATTI, 1982; RAIMONDO et al., 1986). Nel Giardino è discretamente abbondante nel muro roccioso che lo circonda. E’ interessante per il colore bianco-cenerognolo delle foglie, utile a dare rilievo al disegno delle aiuole, tollerando fra l’altro la siccità prolungata. I capolini rosei o purpurei compaiono nella tarda primavera (Maggio) e si protraggono fino ad Agosto e, occasionalmente, fino ad Ottobre. Tutte le specie sopra descritte, potrebbero essere coltivate nei giardini urbani della Sicilia, caratterizzati da condizioni aride che rendono spesso difficile l’attecchimento e la crescita di altre specie più esigenti, facilitando così la manutenzione e la gestione delle aree verdi ed educando la popolazione alla valorizzazione delle risorse fitogenetiche locali. LETTERATURA CITATA A.A. V.V., 1989Guida d’Italia, Sicilia. Touring Club Italiano, 6° Edizione, Milano. ADRAGNA V., 1984 - Il restauro delle Torri del Balio Ericino realizzato dal Conte Pepoli nel Sec. XIX. Trapani Rassegna della Provincia 265: 11-22. —,1989 - Erice. Editore Coppola. —, 1990 - Erice, immagini della memoria. Eikon, Trapani. BOLÒS O., VIGO J., 1974 - Notes sobre taxonomia i nomenclatura de plantes, I. Butll. Inst. Cat. Hist. Nat. 38 (sec. Bot. 1): 61-89. BRULLO S., MARCENÒ C., 1979 - Dianthon rupicolae nouvelle alliance sub-tynhenienne des Asplenietalia glandulosi. Doc. Phytosoc. Lille, nov. ser. 4: 131-146. 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RIASSUNTO - Il presente articolo ha lo scopo di individuare alcune specie presenti nel Giardino del Balio, sito in Erice, autoctone e caratteristiche delle rupi calcaree del Monte San Giuliano e dell’area circostante; tali specie si sono integrate con la vegetazione rupicola del giardino, in modo da formare un insieme molto interessante e caratteristico, contribuendo a dare al giardino un proprio valore ornamentale e un’identità specifica. Ciò pertanto suggerisce la loro coltivazione in altri giardini con le stesse caratteristiche ambientali. AUTORI Sabina Rossini Oliva, Benito Valdés Departamento de Biología y Ecología Vegetal, Av. Reina Mercedes s/n, Apartado de Correos 1095, 41080 Sevilla, Spagna. E.mail: [email protected]