Nel noir italiano. Nel cortile e poco oltre, di Gianni Mattencini.
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ARRIAGA FLOREZ, Mercedes, “Del noir italiano. Nel cortile e poco oltre, di Gianni Mattencini”, en Madonna á ‘n sé vertute con valore. Estudios en homenaje a Isabel González, Universidad de Santiago de Compostela, Universidad de Córdoba, 2016, ISBN 978-84-16533-57-2, pp. 35-46.! ! 1! Nel noir italiano. Nel cortile e poco oltre, di Gianni Mattencini. Mercedes Arriaga Flórez Universidad de Sevilla Nel cortile e poco oltre è il primo romanzo di Gianni Mattencini, autore che si inserisce nella generazione italiana dei giudici-scrittori, alla quale appartengono anche Giancarlo De Cataldo, Gianrico Carofiglio, Domenico Cacopardo, Cristina Von Borries, Carmelo sardo o Michele Giuttari. Sostiene Elisabetta Mondello, che il loro successo è inarrestabile, poiché il pubblico e gli editori italiani mostrano una chiara preferenza per i “Legal thriller” all’italiana, che vantano un plus di conoscenze tecnico-legali (Mondello 2010: 25). Così è anche il caso di Il Gianni Mattencini, che racconta la storia quasi inchiesta di un delitto di sangue, nello sfondo di quel filone del romanzo Noir italiano, dove la cattura dell’assassino, il lieto fine, non incide sulla condizione umana degli altri personaggi coinvolti nella vicenda, (i cui conflitti individuali e sociali rimangono irrisolvibili), dove i confini fra i buoni e i cattivi sono sbiaditi, dove la società si presenta caratterizzata da regole contraddittorie e dove si aprono nuovi scenari, come quello che si è venuto a chiamare “marginalità allargata” (condiviso da autori come Montalbán, in Spagna), intesa come trauma sociale in cui l’essere umano ritorna alla sua condizione animale, spronato dall’irrazionale e dall’istinto di sopravvivenza. Il titolo stesso del romanzo: Nel cortile e poco oltre segna lo spazio di una marginalità. “Il cortile”, richiama la casa come luogo sicuro, luogo di protezione, luogo degli affetti familiari. Ma questo nome ha anche un significato carcerario, tanto è così che, subito troviamo il secondo elemento del titolo, “poco oltre”. Cioè, il cortile è uno spazio ridotto e ben delimitato, e contrariamente a ciò che si può pensare, è un finto spazio all’aperto, un finto spazio esterno, poiché è all’interno di una struttura di controllo da parte dei vicini, che concede poca libertà. Non sono un caso la scelta di questo titolo e di questo scenario di confine, fra gli affetti familiari e le reti sociali di appartenenza. Il cortile come spazio chiuso e finito apre il romanzo e lo chiude con il protagonista che, seduto alla fontana, forse dorme o forse è morto. Quindi, il cortile è un luogo equivoco, ambiguo, dove la famiglia si allarga ad altri membri che abitano nello stesso stabile, dove i rapporti di amicizia sconfinano in passioni (il protagonista che si invaghisce di un ragazzino, Giacomino, suo vicino),
ARRIAGA FLOREZ, Mercedes, “Del noir italiano. Nel cortile e poco oltre, di Gianni Mattencini”, en Madonna á ‘n sé vertute con valore. Estudios en homenaje a Isabel González, Universidad de Santiago de Compostela, Universidad de Córdoba, 2016, ISBN 978-84-16533-57-2, pp. 35-46.! ! 2! dove quelli che sembrano i tuoi amici e conoscenti si trasformano ad un certo punto nei tuoi aguzzini (i ragazzi che scherniscono il protagonista, ma anche i genitori di Giacomino, che tentano di ricattarlo, usando l’arma del suo invaghimento per il figlio). Insomma il cortile, più che un luogo di protezione è un luogo dove Brillantino si espone. E qui subentra una prima chiave di lettura di questo libro, che ha a che vedere con la marginalità allargata. Cioè non ci sono luoghi sicuri per il protagonista, soprannominato la Gatta, ma anche per gli umani in genere, anzi la casa, il cortile, i parenti, i vicini, possono diventare i luoghi e le persone dove subire violenza, dove perdere persino la vita. Come direbbe il poeta greco Archiloco: «Sono i cari, sono proprio i cari quelli che ti distruggono». Il crimine oggetto di indagine in questa storia è di quelli che si chiamano “passionale”, un delitto che matura nella sfera degli affetti, e che si compie grazie ad essi, cioè, portato a termine, non da uno sconosciuto e lontano, ma da un conoscente e vicino. Al centro dell’attenzione di Mattencini non figura soltanto il ragazzo assassinato, ma anche soprattutto l’analisi della colpa (che non del colpevole), e più in generale, l’analisi del male che non è esclusiva di un personaggio in particolare, ma è presente in molti. Il racconto in prima persona ci porta direttamente dentro la psiche del protagonista, Brillantino, inchiodandoci alla sua visione del mondo e dei fatti. L’andamento di questo romanzo non è lineare, ma tortuoso, labirintico, dove si intreccia la storia di Brillantino, ex-delinquente, ladro e contrabbandiere da giovane, e strozzino da vecchio, con quella di una bella donna, moglie del giornalaio e amante del farmacista del paese, sullo sfondo del cadavere di un ragazzino trovato morto e seviziato in un bunker vicino al mare. Due storie parallele che sembrano non incrociarsi, tanto è così che ad un certo punto, il lettore arriva ad una strada senza uscita, senza avere dilucidazioni sul nesso che unisce queste due storie in merito al crimine del ragazzo assassinato. Nel cortile e poco oltre tutto si gioca sull’equivoco, sulle false apparenze. Il protagonista, che sembra essere l’assassino, non lo è; i ragazzi del cortile che sembrano innocenti si riveleranno dei veri maniaci violenti che attirano Brillantino in una trappola per seviziarlo; il poliziotto Mellone, che dovrebbe rappresentare la giustizia, è corrotto e approfitta delle circostanze per storcere dei soldi da Brillantino; Pina, la moglie del protagonista, ex-prostituta che sembra una casalinga tranquilla, invece si dimostra l’unica persona capace di difendere una visione etica della vita e di salvare il marito; il farmacista del paese, persona considerata perbene è invece chi commissiona il crimine
ARRIAGA FLOREZ, Mercedes, “Del noir italiano. Nel cortile e poco oltre, di Gianni Mattencini”, en Madonna á ‘n sé vertute con valore. Estudios en homenaje a Isabel González, Universidad de Santiago de Compostela, Universidad de Córdoba, 2016, ISBN 978-84-16533-57-2, pp. 35-46.! ! 3! del ragazzo. Troviamo, allora, una seconda chiave interpretativa di questo romanzo: la mancanza di fiducia, la diffidenza: niente è come sembra, le nostre vite sono in parte manovrate dal destino, nessuno è veramente libero. Brillantino, il contrabbandiere strozzino, non è certamente un eroe, ma ha quel retroterra di altri eroi solitari, che non riescono a integrarsi nella società in cui vivono, e a cui non manca una certa etica della marginalità, caratterizzata da codici di comportamento, leggi e morale, e anche un linguaggio proprio: Di Maggio, Brillantino, era un delinquente, sia pure, ma non un criminale e questa volta, far finta di niente, consentire al giornalaio o anche per lui di farla franca, di non aver nemmeno una seccatura con le forze dell’ordine, significava farsi complice dell’omicidio”. Questa etica e quell’ambiguità e abbattimento o allargamento di confini, che Gianni Mattencini vuole rappresentare nel suo romanzo, fanno si che Brillantino assuma la parte del detective e incarni allo stesso tempo il ruolo di chi sta fuori e dentro della legge, ricercando interessatamente giustizia, facendo diventare anche labili i suoi contorni, perché anche questa giustizia non è uguale per tutti, e per molti, e non soltanto per quelli che vivono nei margini, è un impossibile adesione: Gli aveva mai chiesto un giudice, quante bocche sarebbero rimaste vuote se egli non avesse rubato. S’erano mai preoccupati i vari organi di polizia che lo avevano schermito in flagranza di reato, di sapere come era stato difficile per Nino tentare di vivere una vita ordinaria di lavoro pulito o prima ancora di capire perché il suo cervello e la sua volontà lo spingessero naturalmente a far reati. Mai. Pena sì, a profusione. Controlli? Hai voglia”. Elisabetta Mondello sostiene che una delle caratteristiche del Noir italiano degli ultimi anni è quella di essere un “genere metropolitano” (Mondello, 2005). Lo scenario di questo romanzo non è la città, ma i suoi sobborghi, le sue periferie. La città dei perdenti e dei furbi che abitano i lembi della città di cui nessuno si cura. Una città sommersa, senza contorni, che non si identifica, né con concetti astratti, come la giustizia e i suoi simboli, in cui, invece, si riconosce la città bene: gli edifici prestigiosi, il comune, la cattedrale, ma che bazzica ruderi, edifici desueti, come il casolare abbandonato dove si raduna i ragazzi per guardare riviste pornografiche, il bunker dove si ritrova il cadavere del ragazzo assassinato. Costruzioni obsolete, che già non trovano utilità nella società di questo tempo, che accompagnano al protagonista nella sua decadenza, nella sua senilità: anche la sua vita bella non è adesso, ma in un tempo passato. Brillantino ci si presenta come un uomo stanco, intrappolato in un processo di
ARRIAGA FLOREZ, Mercedes, “Del noir italiano. Nel cortile e poco oltre, di Gianni Mattencini”, en Madonna á ‘n sé vertute con valore. Estudios en homenaje a Isabel González, Universidad de Santiago de Compostela, Universidad de Córdoba, 2016, ISBN 978-84-16533-57-2, pp. 35-46.! ! 4! disintegrazione, come disintegrate sono le case e l’etica dei personaggi di questo romanzo. Ci imbattiamo qui con la terza chiave, proposta da Gianni Mattencini: il degrado di questo paesaggio urbanistico è un degrado morale, che coinvolge non soltanto l’assassino e i suoi mandanti, ma un po’ tutti, compresi la polizia e le persone considerate insospettabili. Il concetto letterario di città, allora, muta il suo contenuto, come accadde in molti romanzi Noir ispanoamericani del momento, dove la marginalità è la protagonista. Anzi “Marginalia” diventa un topico per denominare questi romanzi che parlano non soltanto di settori di popolazione marginali, ma soprattutto di un cambio sociale, in cui i delinquenti non sono soltanto quelli che vivono nelle periferie, ben identificati socialmente: prostitute, assassini, criminali, ma, come ci insegna la nostra quotidianità, possono essere anche persone “normali”, borghesi, in apparenza perbene, vestiti con giacca e cravatta. La “malavita” non è più nei vicoli delle città vecchie, ma nei bei edifici di marmo delle banche, delle grandi multinazionali, dei governi, dei parlamenti, come ci racconta in Italia la cronaca giornalistica di appalti e tangenti. I bassi fondi che avevano tanto interessato al romanzo realista, naturalista, verista, adesso si trovano dappertutto. La marginalità allargata significa che poveri e ricchi condividono la stessa doppia morale, gli stessi vizi (consumo di droga, utilizzazione della violenza, ecc.), cancellando i confini con i marginali. Brillantino, da una parte, e Mellone dall’altra rappresentano un buon esempio di questa marginalità allargata. Il primo, perché ha tentato per tutti i mezzi di fare una vita lontana dalla violenza che caratterizza il mondo da cui viene, tentando di adagiarsi a un tipo di criminalità “soft”, facendo il contrabbandiere e poi lo strozzino. Rimanendo nei reati minori Brillantino ha cercato l’accettazione e la rispettabilità sociale. Il secondo, invece, adopera la sua posizione come servitore della legge, precisamente per infrangerla in diversi modi. Brillantino, poi, diventato l’unico detective che tenta di scoprire il colpevole, passa dall’altra parte, da ladro diventa guardia. Mentre Mellone compie la strada inversa, diventando il ricattatore e l’approfittatore della situazione. Gianni Mattencini cancella i confini della coppia tradizionale criminale-detective, in questo caso poliziacontrabbandiere, che prima erano differenziati e opposti. Come detective, il nostro protagonista condivide alcune caratteristiche con altri detective spagnoli (Torrente, Montalbán, ad esempio) o latinoamericani (quelli di Eduardo Mendoza), mostrandosi alle volte, maldestro e imbranato. Tenta di mettere un ordine parziale nel caos di indizi
ARRIAGA FLOREZ, Mercedes, “Del noir italiano. Nel cortile e poco oltre, di Gianni Mattencini”, en Madonna á ‘n sé vertute con valore. Estudios en homenaje a Isabel González, Universidad de Santiago de Compostela, Universidad de Córdoba, 2016, ISBN 978-84-16533-57-2, pp. 35-46.! ! 5! ed elabora un piano per catturare il colpevole, ma questo piano è destinato al fallimento, poiché non ha capacità particolari, segue piste false, si fa idee sbagliate, prende cantonate e finisce per essere vittima delle sue stesse elucubrazioni; gli indizi non lo portano a trovare il colpevole ma, al contrario, ad essere colpevolizzato e punito. Brillantino non riesce a smascherare nessuno, soltanto se stesso, le sue pulsioni segrete, la sua passione insana per i ragazzi. Rientra in quella tipologia del Noir italiano dove il detective non incarna l’infallibilità, ma è travolto dalle emozioni e i sentimenti, partecipando in prima persona agli eventi, fino al punto di essere quasi ammazzato. La fatalità è anche una delle componenti di questo nuovo modo di raccontare, cioè nessuno dei personaggi è presentato soltanto come vittima, ma come vittima e carnefice allo stesso tempo, segnalando una condizione umana nella quale regna il caos e la disperazione, l’arbitrarietà, la gratuità della violenza come rito sociale. Una condizione che, come ci insegna la cronaca dei giornali, può condurre a persone normali a diventare predoni, mostri, anche senza essere gli esecutori materiali dei crimini. Un altro punto in comune con il romanzo Noir latinoamericano è qui la figura del sicario, che è anche una figura rappresentativa di questo cambiamento sociale nel quale, chi può, scarica su altri la responsabilità delle proprie azioni, coccolandosi in una doppia morale e, rimanendo, così in un apparente rispettabilità sociale. Mattencini raduna nel suo romanzo anche le due caratteristiche del Noir italiano contemporaneo. Da una parte la mancanza del fattore logico nell’inchiesta (Casadei 2007), svolgendo l’indagine a scatti e lasciando la trama in sospeso, come fanno altri autori come Carlo Lucarelli, Sandrone Dazieri o Loriano Macchiavelli. Dall’altra parte, assistiamo alla scomparsa del detective vero e proprio (Mondello, 2005), che cede il suo posto di protagonista alla figura del contrabbandiere Brillantino, improvvisato detective. Anche se Gianni Mattencini non adopera narrativamente il «punto di vista di Caino» (Mondello 2005: 4), poiché Brillantino non è l’assassino, comunque mette al lettore davanti alla sua prospettiva da malvivente, trascinandolo verso l’identificazione con chi, come lui, si è visto costretto a avere a che fare con il crimine e con il sistema giudiziario. Mattencini ci porta ad un universo angosciante di un reale che è nella società, dove il crimine non è un eccezione, ma una quotidianità che fa parte della normalità. Se il giallo tende alla rassicurazione del lettore nel funzionamento delle regole dell’ordine (il colpevole si trova, e viene punito), il Noir che si rappresenta in Nel cortile e poco oltre lascia poco spazio alla speranza: non ci sono soltanto gli assassini, che a volte e per caso sono trovati e consegnati alla giustizia, ma ci sono tutti gli altri
ARRIAGA FLOREZ, Mercedes, “Del noir italiano. Nel cortile e poco oltre, di Gianni Mattencini”, en Madonna á ‘n sé vertute con valore. Estudios en homenaje a Isabel González, Universidad de Santiago de Compostela, Universidad de Córdoba, 2016, ISBN 978-84-16533-57-2, pp. 35-46.! ! 6! che ricorrono alla violenza e al crimini rimanendo impuniti (come i ragazzi del cortile, il poliziotto Mellone). Gianni Mattencini, coinvolto nelle indagini, coinvolto dai personaggi, ci offre una finestra sul reale e una riflessione sulla natura umana, raccontandoci come è l’inferno visto dal di fuori, ma anche l’ inferno che brucia dentro. Bibliografía ü Casadei, A. (2007), Stile e tradizione nel romanzo italiano contemporaneo, Bologna: Il Mulino. ü Crovi, L. (2002), Tutti i colori del giallo, Venezia: Marsilio. ü Domaradzka, A. (2011), “Le sfumature del noir italiano. Del giallo al nero”, Romanica.doc. Número 2 (3). www.romdoc.amu.edu.pl ü Fabbri, E. et alii (1989), I colori del nero, Milano: Ubulibri. ü Mattencini, G. (2013), Nel cortile e poco oltre, Lecce: Pensamultimedia. ü Mondello, E. (2005), Il Neonoir. Autori, editori, temi di un genere metropolitano, romanoir.it/pdf/Mondello_Il Neonoir.pdf ü Mondello, E. (2010), “Il noir italiano. Appunti sul romanzo nero contemporaneo”. Noir de noir: un’indagine pluridisciplinare, Bruxelles: Peter Lang, pp. 23-33. ü Pede, P. (2009), Le radici del noir fra cinema e letteratura, Senigallia, Fondazione Rosellini. ü Petronio, G. (2000), Sulle tracce del giallo. Roma: Gamberetti Editrice. ü Testa, Maurizio (2009), Dizionario atipico del giallo 2009, Roma: Cooper ü Vermandere, D. Et alii (2010), Noir de noir: un’indagine pluridisciplinare, Bruxeles: Peter Lang.