Gli anarchici
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Gli Anarchici / Cesare Lombroso. Biblioteca PixeLegis. Universidad de Sevilla. (TERZO MIGLIAIO) Con fre tavole e sei figure nel testo FRATE I._ ' T LOCCA Llbrai di S. PA. il Re d'Italia ROMA Corso, 2J6 44,1, TOUÍ Pi O Vi; t Cado 11,m1.14 DEPOSI/I 1111ENZE Via 8 N' PALEW10 MESSINA CATA.NIA
C. LOMBROSO GLI ANARCHICI SECONDA EDIZIONE CON AGGIUNTE (TERZO DIICTLIAIO) Con due tavole e sei figure nel testo FRA TELLI BOCCA LIBRAI DI S. M. TORINO FIRENZE - ROMA - NAPOLI I895•
Torino — Tip. Lit. Camila e Bertolero.
PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE _V1 i aspetto che questo libro, pubblicato, come i Tre l q ^p Tribani, come l'Aníisernitisino e come il Delitto politico, completamente fuori dell'ispirazione dei partiti che dilaniano il nostro paese, ne corra la stessa sorte: raccolga, cioè, il mal volere di tutti ; chissà che anche, con mirabile concordia s non si apprestino a punirlo alternativamente il pugnale dell'anarchico, che pretende confutare uccidendo e la daga di una guardia di P. S., che con logica poco dissimile si pretende diventi l'arbitra del pensiero italiano. Ebbene : questo sarà l'unico o il miglior premio che io possa desiderare, come quello che suggellerà in modo fin troppo sperimentale l'imparzialità del metodo psichiatrico-antropologico applicato alle più ardenti questioni attuali, ch'io ho tentato seguire qui come nelle altre opere, e che vorrei restasse come un faro elevato al di sopra di quelle caduche sempre e spesso ignobilissime preoccupazioni politiche, che il tempo e gli interessi d' un tratto disperdono. 12 luglio 1894. C. LUMBROSO.
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PREFAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE Godo di p oter ritornare, a mente più riposata, sul poter ^ p p mio lavoro, per completarlo ove più era rnanchevole e per aver modo di rispondere ai numerosi appunti che vi fecero critici cortesi ed illuminati. Mi si obbietta, p. es., da persona veramente autorevole, dal prof. Angelo Majorana , autore della Teoria sociologica della costituzione politica: « Voi ci date una patologia individuale più che una sociale; voi fate capo ad una psichiatria sociale, anziché alla individuale. Or come e perché accade che colui il quale in altre condizioni di tempo e di spazio sarebbe stato brigante o pirata o bravo , diventa oggi anarchico , nel senso peggiore della parola ? » . La mia risposta sta nell'esposizione che ho tentata nel capitolo I delle condizioni della società attuale, tutta retta a menzogne ed in preda a un fanatismo economico che va fino al delirio. I pazzi, i criminali con tendenze altruistiche e s opratutto gli appassionati divamparono in tutti i te mpi, anche nell'epoca selvaggia: ma essi si sfogavano c olle religioni, prima, colle fazioni e colle congiure ant imonarchiche dopo: furono prima crociati, poi ribelli, poi cavalieri erranti, martiri o della
- 8 -- fede o dell'ateismo, come Bruno, Arnaldo da Brescia, o tribuni come Marcel, Cola di Rienzi, o regicidi come Bruto, Damiens, Ravaillac. Ma chi ora si mettesse a capo di una di codeste imprese, come tentò pure Lazzaretti, e in altro campo Coccapieller, Lavigerie, in breve cadrebbe nel ridicolo. Ora guando questi altruisti fanatici sorgono, specie nella razza latina, non trovano altro sfogo possibile, nel mondo, ben s'intende, normale, che quello sociale od economico; nella Germania e nell'Inghilterra avrebbero ancora il pietismo religioso, e lo spirito di casta, od almenolo spirito di santa e vera carità (vedi capitolo I). Ciò venne ora ribadito dal bellissimo studio di Ferrero : « Il terreno più proprio e migliore dei fanatici (scri ve egli giustamente nell 'Idea liberole) é la religione, e difatti in Inghilterra la religione recluta migliaia di fanatici, che sotto i nomi e le teorie più diverse si agitano febbrilmente per salvare le anime umane dalla perdizione del vizio. Essi hanno un campo immenso in cui muoversi e agitarsi, organizzando chiese, opere pie, predicazioni, ecc., ecc. Nei paesi latini, invece, dove la chiesa cattolica stende la sua dominazione, la religione non può che molto meno essere un parafulmine del fanatismo; e ciò non tanto in ragione della irreligiosità e dello scetticismo del popolo — molto minore di quanto si crede, anche nella patria di Voltaire -- ma per l'organizzazione stessa della
-9 chiesa cattolica. La chiesa cattolica é una grande istituzione disciplinare e quasi un esercito fondato sulla obbedienza e subordinazione ; in cui ogni uomo ha il suo posto, la sua linea di condotta, le sue idee giá fissate da leggi fortissime. I fanatici attivi, come il Caserio, che sono naturalmente indipendenti e un po' rivoltosi, non possono quindi trovarcisi che a disagio; mentre si trovano benissimo tra la indipendenza un po' anarchica delle varie sétte protestanti, libere ed autonome come tanti piccoli clans di tribu barbare. In Inghilterra il Caserio avrebbe potuto trovare il suo posto nei ranghi della Salvation Ar°rny del generale Booth, che avrebbe offerto uno sfogo al suo bisogno di azione e al suo fanatismo ; ma non avrebbe potuto trovar posto nella chiesa cattolica, se non forse nelle missioni, l'unico dipartimento della chiesa che ridona all'individuo una certa indipendenza e autonomia. « Un altro sfogo al fanatismo, potentissimo nelle nazioni germaniche e specialmente in Inghilterra, ma che manca quasi del tutto nelle nazioni latine è . la filantropia. Londra é lá capitale di questi fanatici della filantropia ; sono uomini o donne di tutte le classi e le posizioni sociali, ricchi o poveri, istruiti o ignoranti, normali o matti, che si sono fitti in mente dì guarire la malattia sociale e di sradicare dalla societh una forma speciale di miseria e dolore. Uno si é preso a cuore i bambini torturati dai genitori ; l'altro i vecchi diventati ciechi ; un terzo i pazzi maltrattati nei ma-
— lo Mea rnii; un quarto i prigionieri usciti dal carcere; e tutti lavorano senza requie, stampano giornali, tengono discorsi, organizzano società e talora riescono a promuovere grandiose epidemie sentimentali e movimenti dell'opinione pubblica intensissimi , che conducono a qualche importante riforma umanitaria. Questo genere di attività può essere un succedaneo eccellente di quel fanatismo politico, che finisce agli attentati dinamitardi. « Ma nei paesi latini queste agitazioni non sono promosse perché cadrebbero nel vuoto ; la tradizione della carità amministrativa ed esercitata per mezzo dell'autorità pubblica o della chiesa é così forte e profonda che nessuno vuole occuparsi personalmente delle miserie sociali. Se i bambini sono spesso maltrattati nelle grandi città e se i giornali protestano energicamente scuotendo un poco l'opinione pubblica, questa domanda una legge dello Stato, che non sarà nemmeno applicata e se ne contenta ; ma nessuno penserà a fondare società private, come ce ne sono tante in Inghilterra, che spiino i genitori crudeli e giungano in tempo a strappar loro di mano le piccole vittime. « In Italia come in Francia non si riesce mai a determinare una grande corrente di protesta morale contro qualcuna delle più dolorose tristizie sociali ; le agitazioni che in Inghilterra si succedono senza intervallo, sono quasi sconosciute da noi; e le tempre entusiastiche ed attive devono cercare altrove un campo piú adatto a spiegare la loro energia.
-17Sopratutto noi soffriamo pel difetto dell'assetto economico. Non già che veramente esso sia peggiore di quello dei nostri padri; le carestie, anzi, che mietevano a milioni le vittime, ora non ne mietono che poche centinaia, e le nostre operaie han più camicie delle più superbe castellane antiche. Ma sono aumentati in isproporzione alle rendite i bisogni e la repugnanza contro il modo di soddisfarli: la carità conventuale, monastica, è ancora il modo più esteso che ci si offra a medicare le troppe miserie, nè essa appaga tanto le prime necessità, quanto irrita la naturale alterigia dell'uomo moderno; quanto alla cooperazione, essa ha una zona di azione troppo limitata: anzi, nelle campagne nostre manca quasi affatto. E fossero anche l'una e l'altra feconde e potenti, non basterebbero a calmarci, perchè cieco e violento come ogni altro fanatismo va sorgendo, anzi straripando, fra noi, il fanatismo sociale ed economico sulle ruine del patriottico, del religioso, ecc. Gli è che: gli ideali religiosi, famigliari, patriottici, quelli di campanile, di casato, di spirito di corpo o di casta andaronsi sotto i nostri occhi dileguando. E come l'uomo di qualche ideale ha pur sempre bisogno, si è avvinghiato all'economico, il quale, essendo più positivo, più legato alle necessità della vita, non poteva come gli altri sfatarsi sotto alla logica inflessibile dell' analisi moderna; ed in questo concentrava tutte le energie, prima negli altri disseminate ; al che s'aggiunse, che se degli ideali abbattuti non sentiamo più i vantaggi (come la generosità, la tolleranza, lo spirito di sacri fi cio), ne restano ruderi sufficienti per farcene sentire i danni e gli impacci : così se la storia ha fatto giustizia dei due primi strati sociali, la storia non ne ha cancellati tutti i malanni : e noi soffriamo ancora degli uni e degli altri e di quelli che loro successero. La boriosa prepotenza feudale, per es., l'intolleranza e l'ipocrisia religiosa, ecc.,*permasero in molti luoghi assieme e si sonimarono alla boria del terzo stato. LO EROSO, Gli anirchici. — 2.
— 18 — La dominazione teocratica è da lungo tempo passata dai nostri costumi, almeno in apparenza; ma cercate di agitare una questione nella quale sottomano, o anche da lontano entri una questione religiosa: al divorzio, per es., all'antisemitismo, alla soppressione delle scuole clericali, e vedrete che opposizione si desterà, ben inteso sotto le forme più diverse, e anche più liberali, mettendo in campo la libertà individuale, il rispetto alla donna, la protezione dei bambini, ecc. La dominazione della casta militare è sparita anch'essa da molti secoli; ma nondimeno provate a toccare questa corda, se non nel vero pubblico, cento negli strati ufficiali o semi-ufficiali, e voi li solleverete inevitabilmente contro voi: e nel bilancio dello Stato passano milioni per mantenere centinaia di gallonati, inutili generali, mentre si lesinano i centesimi ai poveri maestri, ai quali si riservano sterili elogi e sempre deluse promesse, e mentre si giunge impavidi al fallimento mascherato, e, peggio, a colpire il troppo esausto contadino nell'alimento. E così dicasi degli ideali patriottici, estetici: sono sfatati, è vero, ma andate a dire alle plebi francesi di smetterla cogli odi agli Italiani, agli Inglesi, a mezzo mondo; andate a dire agli Italiani delle classi medie quanto sieno ridicoli con quella falsa adorazione dei classici, cui in fondo nè gustano nè capiscono, mentre sul loro altare sperdono le più belle ore della vita dei loro tigli: fingeranno di non intendervi o si scandolezzeranno, anzi ! Contro l'avidità di lucro degl'industriali già sorge il quarto stato, che protesta contro tutti, e trova che v'è sproporzione tra il guadagno e le fatiche dei tre stati superiori, e i guadagni e le fatiche del suo. E ciò è sentito di più e acclamato fieramente ora là dove è minore la strettezza, perchè appunto perciò vi diventa più facile la reazione. I poveri Indiani, morenti a milioni e milioni di fame, non hanno forza di. reagire, e non l'hanno i Lbmbardi che muoiono di pellagra; invece i contadini della Germania e della Romagna,
— 19 — come gli operai dell'Australia, che relativamente stanno meno male degli altri, hanno una maggior forza d'iniziativa e di reazione, e protestano essi per quelli che stan peggio di loro. Ed infatti gli anarchici non sono i piú poveri, molti anzi sono ricchi (1). Eppoi, è innegabile che, sia sotto la forma di repubblica che di monarchia, almeno per le razze latine, quasi tutti gl'istituti sociali e governativi sono un'enorme menzogna convenzionale che tutti ammettiamo nel nostro interno, mentre neghiamo a fiore di labbro. Menzogna è la fede nel parlamentarismo, che ogni giorno mette sempre più a nudo la sua triste impotenza, menzogna la fede nell'infallibilità nei capi dello Stato, che son soventi inferiori all'ultimo di noi, menzogna la fede in una giustizia, che, gravando pesantemente sulle spalle degli onesti , colpisce solo appena il 20 0[0 dei veri colpevoli, per la maggior parte imbecilli, lasciando liberi gli altri, obbediti e ammirati in mezzo ai deboli e agl'innocenti destinati ad esserne vittima. Non abbiamo più quasi un palmo di dominio sul mare che ci circonda; non abbiamo rinsanate le nostre terre incolte, e ci folleggiamo come fanciulli su una zona quasi deserta, che potai costarci molto sangue, senza renderci nulla. (1) Da una statistica, per certo poco esatta e poco imparziale della prefettura di Parigi, sarebbero in Parigi 500 anarchici (questi dicono essere 7500 in Parigi e 4000 in Francia). Questi 500 anarchici sono stati divisi i n due classi: quella dei propagandisti e quella degli adepti. Fra i propagandisti si contano: 10 giornalisti, 25 tipografi e 2 correttori; e fra gli adepti: 17 sarti, 16 calzolai, 20 operai di professioni alimentari, 15 ebanisti, 12 barbieri, 15 meccanici, 10 muratori e 250 altri di diverse professioni, e cioè: 1 architetto, 1 ex-usciere, 1 cantante, 1 galoppino di borsa (sic), 1 agente di assicurazioni, ecc. Queste cifre però sono senza dubbio incomplete. In ogni modo, in questi non può esser certo la miseria eccessiva; nè lo è in H. Dupont, uno ricchissimo dei capi, ne in Krapotkine, nè in Gori e in Molinari possidenti e professionisti, nè nel dinamitardo boemo Dresken di ricchissima famiglia. Dubois (Le péril anarchiste, 1893) calcola in Francia gli anarchici da 20 a 30,000, il maggior numero operai sedentarii: calzolai, falegnami, sarti, tessitori e minatori; seguono i tintori e i tappezzieri; dunque non affatto indigenti.
20 — Ai mali profondi che ci rodono gli organi più vitali, alla pellagra, all'alcoolismo, alla superstizione, alla regolamentata ingiustizia, alla ignoranza scolastica provvediamo con dimostrazioni teatrali, con frasi rettoriche e con formule curialesche, che lasciano il tempo che trovano, quando non riescono anche a guastarlo, illudendo d'avervi provveduto. La società della capitale, retta, come nel Giappone, da un Mikado e da un Taikun, e devastata da una turba di tristi retori, riassume in piccolo le piaghe di •tutta Italia. Un clero impotente in teoria, ma in fatto influente ancora sui due estremi della classe sociale — la plebe e il patriziato — una casta che ha ereditato officialmente il potere, non il prestigio di amendue, e che di poco li supera d'ingegno e di energia; la mediocrita dominante per tutto e inconscia della propria inettezza, che anela dietro all'effetto, senza previsione nè preoccupazione del fine. Dovunque il monumento e le feste preferite alla istituzione ; l'adorazione feticcia del campanile, della setta sostituita all'amore della patria; inane una calma triste come quella dei mari oceanici, interrotta a larghi intervalli da brevi burrasche, dovute a uomini più valenti che onesti, che vendono spesso al minuto la loro effimera influenza sulla credula plebe, la loro maschera di Eolo. E l'istruzione che ci si appresta aumenta invece di medicare le piaghe: viviamo in un'epoca in cui i giorni son anni e gli anni secoli, e vogliamo far vivere i giovani in un'atmosfera di migliaia d'anni fa. Non hanno nemmeno gli ingegni più forti tempo che basti per abbracciare quella parte di scibile che è necessaria a tutti (come la storia naturale, l'igiene, le lingue vive, la statistica, ecc.) e vogliamo che ]a consumino per imparare a balbettare malamente delle lingue e delle scienze morte: e tuttociò: per... raffinarci il buon gusto, mentre tutti noi troveremmo ridicolo che si insegnasse per dieci o dodici anni a fare dei fiori o dei solfeggi ?
— 21 La fiumana della vita moderna, tutta impregnata di fatti, cipassa avanti, e noi non ce ne, avvediamo. Massimo d'Azeglio, colla sua solita franchezza, scrisse : « Quando penso che ho passati cinque o sei anni a studiare il latino in quell'età che è la più atta a ricevere con frutto l'insegnamento delle lingue! e che invece di saper poco o male il latino e greco, che, si pub dire, non mi servono, potrei saper bene tedesco ed inglese che tanto mi servirebbero ! Ma il principio gesuitico dominava la mia educazione; e il problema ch'esso ha risolto sempre benissimo è questo: portare ai 20 anni un giovane, facendolo studiar sempre, e sempre cose che gli servano poco o nulla per formarsi carattere, intelligenza e giudizio da uomo ». Quanto dovranno sorridere i nostri nipoti pensando che migliaia e migliaia di uomini hanno creduto sul serio che qualche frammento di classico, studiato sbadigliando e per forza, e dimenticato più facilmente che non appreso, e peggio ancora, le aride regole grammaticali di una lingua antica, siansi credute lo strumento più prezioso per acuire l'ingegno del giovane, più che non l'esposizione dei fatti che più lo dovrebbero interessare e più della ragione dei fatti stessi. E chi crederà fra poco che anche per tare dei buoni medici, degli ingegneri, dei marinai, dei capitani di linea siasi creduto necessario il latino? mentre le norme strategiche, igieniche e matematiche hanno cambiato di tan to, e mentre le più necessarie cognizioni tecniche si attingerebbero egualmente e meglio nelle lingue nuove! — Ma intanto si fabbricano generazioni, il cui cervello s'imbeve, per molto tempo, solo della forma e non della sostanza, anzi, più che della forma (che almeno potrebbe tradursi in qualche capolavoro estetico) di un'adorazione feticcia di quella, e tanto piìi inesatta, tanto più sterile e cieca, quánto maggiore fu il tempo che inutilmente vi si consumava. E quando crediamo di avere ingolfati a sufficienza quei poveri cervelli di questa classica stoppa, li rinzeppiamo, per soprassello,
— 22 — per anni ed anni, di vacuità metafisiche o archeologiche; e dobbiamo ringraziare i1 Cielo se tardi sí apprese la nostra derivazione Ariana, chè avremmo altrimenti due o tre cattedre del Mana-darmaSastra o del codice di Manou, o avremmo veduto obbligati i giovani a studiare otto o dieci anni la lingua sanscrita mentre i capì dell'I. P., sopratutto quelli che ignorano quella lingua, avrebbero già sentenziato aver essa virtù recondite atte ad acuire il criterio giovanile. Ecco perchè, mancando così di una solida base , il giovine si getta in braccio alla prima novazione, anche la più errata, la più discorde dai tempi, quando questa gli ricorda la male intravveduta antichità. Chi ne dubitasse, ricordi il classicismo dei rivoluzionari dell'89 e legga Vallès: Le bachelier et l'insurgé, e vedrà quanto contribuisca quell'educazione discorde dal tempo a farne uno spostato ed un ribelle. Questo abuso dell'educazione classica fa sì che tutti siamo d'accordo per fare un monumento o un centenario piuttosto che impiantare una scuola, una industria o dissodare una palude. E da quell'educazione dipende quell' adorazione della violenza che fu il punto di partenza di tutti i nostri rivoluzionari, da Cola da Rienzi fino a Robespierre. a Tutta l'educazione classica, scrive Guglielmo Ferrero (Riforma sociale, 1894) , che altro è se non una glorificazione continuata della violenza, in tutte le sue forme? che comincia dalla apoteosi degli assassinii commessi da Codro o da Aristogitone, per arrivare ai regicidi di Bruto. E tutta la storia del Medio Evo, e tutta la storia moderna, e la storia stessa del nostro risorgimento, come la insegnano oggi, quasi dovunque, che altro è se non la glorificazione, fatta da un punto di vista speciale, di atti brutali e violenti? Non ha forse potuto un poeta, che tutti considerano come il rappresentante morale dell'Italia nuova, scrivere tra gli applausi generali:
— 23 — « Ferro e vino voglio io... Il ferro per uccidere i tiranni, Il vin per celebrarne il funeral » ? « In questo punto, tanto il vizio è profondo, tutti i partiti sono d'accordo: i clericali grideranno urrah alla pugnalata di Ravaillac; i conservatori alle fucilazioni in massa dei comunardi del 1871; i repubblicani alle bombe di Orsini ; ma tutti sono d'un pensiero, nel celebrare la santità della violenza, quando torna utile ad essi. Il nuovo eroe di questi ultimi anni del secolo non è nè un grande scienziato, nè un grande artista, ma Napoleone I. « Chi può meravigliarsi, dopo ciò, se in una società così satura di violenza, la violenza scoppia fuori di tempo in tempo, da ogni parte, in lampi e tempeste? Non si può impunemente dichiarare santa la violenza, con il sottinteso che essa debba essere applicata solo in un modo determinato; presto o tardi arriva chi trasporta il Vangelo della forza da un credo politico ad un altro. Innanzi a questi fatti la coscienza dell'uomo moderno dovrebbe ripiegarsi su se stessa, e fare l'abiura suprema di questa feroce religione della forza brutale, di cui l'umanità è stata finora così devota seguace : dovrebbe comprendere alfine che il principio « la violenza è sempre immorale, anche quando è rivolta a respingere la violenza » non è un sentimentalismo morboso, ma un principio morale, che emerge dalla osservazione stessa della vita. Bisogna predicarla cwt tutte le forze, questa nuova religione della forza morale, per affrettare il grande mutamento che si va compiendo in seno alla civiltà moderna; altrimenti l'Europeo, con tutta la sua scienza e la sua civiltà, dimostrerà di essere moralmente poco superiore a quello Australiano, che interrogato dal . Bonwik sul bene e sul male, rispose : — Bene è quando io rubo la donna degli altri; male è quando gli altri rubano la mia ».
— 2 È un fatto grave sopra tutti che le basi del Governo rappresentativo sono sbagliate. È parso per qualche tempo, che quanti piìi fossero a dividere il potere, tanto meno questo sarebbe dispotico, e tanto più intelligente e morale. Ma non s'era pensato a quanto sentenziava già da secoli Machiavelli: ogni forma di Governo portare con sè i germi della sua rovina; massime la nostra che era fra le meno adatte, perchè basata sulla folla; ed una folla anche la meno eterogenea, anche la più eletta, quando deve deliberare dà una risultante che non è la somma, ma la sottrazione del pensiero dei più. Anche nei minimi particolari le forme delle nostre istituzioni risultano erronee. Precisamente i capi del Governo che dovrebbero essere i piîi tecnici lo sono meno, perchè le necessità parlamentari vogliono in quel dato momento o un democratico o un lombardo o un veneto. Chi pub credere piìi all'utilità della giuria e alla competenza di un Ministro della marina, scelto magari fra i pittori, o ad uno della pubblica istruzione, scelto magari fra i marinai? Ed il sistema parlamentare non solo non è garanzia dell'onestà, ma istrumento di disonestà : esso è, come ho mostrato nel mio Delitto politico, la falsa cicatrice che nasconde la suppurazione e impedisce che si faccia strada; peggio: è esso, anzi, che non di raro eccita al delitto. Gli ultimi processi bancari d'Italia e Francia ci mostrano come molti uomini di Stato presero parte alle truffe bancarie per goderne personalmente, o per influire sulle elezioni, ed in Francia per combattere il Boulangismo. Essere truffatori in favore dello Stato, anche di denari sacrosanti, non pare un delitto adesso a molti , come non è parso un delitto il propinare il veleno nel Medio Evo, quando non i soli Borgia lo adoperavano per arma politica, ma perfino i Dieci di Venezia. Ora, da questo a favorire un giornale, e poi un amico col denaro pubblico (denaro del Comune, denaro di nessuno), e poi sè stessi, il
-25 passo non era ldpgo, specie per quelli che tentano supplire alla mancanza del genio colla mancanza d'onestà politica. Il parlamentarismo influisce sopratutto qui per la più estesa irresponsabilità. Di crimini simili ne successero in tutti i tempi. In Roma molte delle guerre più sanguinose non ebbero altra causa che l'avidità depredatrice di una piccola aristocrazia finanziaria: in Inghilterra, in Francia era, due o tre secoli fa, un fatto normale che il primo Ministro e, qualche volta, lo stesso re, ricevesse pensioni da Stati stranieri; i Ministri e le amanti dei re, in pochi anni di governo o di amore, ammucchiavano enormi somme, spesso in mezzo a una miseria così diffusa che toccava quasi la Corte. Quando il Governo era dispotico, erano le regie concubine o i favoriti dei re che intascavano i milioni delle Banche o dei Panama ; adesso, se questi vi entrano per poco, per assai pizi vi entrano (ed il cambio non è migliore) i deputati ; poichè una volta che costoro, al pari dei re, si considerino inviolabili e più di questi siano irresponsabili col pretesto che non sieno funzionari pubblici, potendo al più cadere dal seggio ed impunemente godere del denaro pubblico carpito mediante il pubblico ufficio, è naturale che non si risparmino, per poco che abbiano debole il senso morale ; mentre i poveri re, se facessero altrettanto, prima cadrebbero dall' estimazione pubblica, e poi finirebbero per perdere il trono e forse i beni e la vita. Fate che fra le mini d'uomini irresponsabili e quasi inviolabili, si pongano immensi tesori senza nessun pericolo a prenderseli; e provatevi un po' a ordinare che non li tocchino ! Ed il male ora è peggiore anche perchè i re sono pochi, mentre i deputati e senatori sono molti. Ora i malefici di tutti costoro son pagati colle fatiche e cogli stenti sempre maggiori degli umili.
— 26 Ia'ce giuste di alcuni anarchici. — Dopo questo si pub, non dico giustificare, ma capire come sia sorta l'anarchia, l'idea della protesta di un'anima sincera o pazza contro la menzogna e l'ingiustizia che ci dominano sovrane calpestando il vero e l'onesto. Quindi possiamo comprendere molte frasi degli anarchici che sono essenzialmente vere come queste... del Merlino e del Krapotkine: « Qual'è la ragione d'essere del Governo ? « Perchè abdicare nelle mani di alcuni individui la propria liberta, la propria iniziativa? Perchè dar loro questa facoltà d'impadronirsi, con o contro la volontà di ciascuno, della forza di tutti e disporne a loro modo? Sono essi tanto eccezionalmente dotati da potersi con qualche apparenza di ragione sostituire alla massa e fare gli interessi, tutti gli interessi degli uomini meglio di quello che saprebbero farlo gli interessati ? Sono essi infallibili e incorruttibili al punto da poter affidare, con un sembiante di prudenza, la sorte di ciascuno e di tutti alla loro scienza ed alla loro bontà? « E quand'anche esistessero uomini di una bontà e di un sapere infiniti, quand'anche, per un'ipotesi che non si è mai verificata nella storia e che noi crediamo impossibile a verificarsi, il potere governativo fosse devoluto ai più capaci ed ai più buoni, non aggiungerebbe il possesso del governo nulla alla loro potenza benefica : piuttosto la paralizzerebbe e la distruggerebbe per la necessità in cui si trovano gli uomini che sono al Governo di occuparsi di tante cose che non intendono, e sopratutto úi sciupare il meglio della loro energia per mantenersi al potere, per contentare gli amici, per tenere a freno i malcontenti e per domare i ribelli. « E ancora, buoni o cattivi, sapienti o ignari che siano i governanti, chi è che li designa all'alta funzione? Si impongono da loro stessi per diritto di guerra, di conquista, o di rivoluzione? Ma allora che garanzia ha il pubblico che essi si ispireranno all'utilità generale?
-33riescirebbe inapplicabile o assurda, perché, come ho dimostrato nel mio Delitto politico, nessuna riforma si può introdurre in un paese se non lentissimamente, quando non si voglia destare una reazione che distrugge ogni anteriore lavoro; l'odio del nuovo (misoneismo) essendo così radicato nell'uomo che ogni sforzo violento contro l'ordine stabilito, contro il vecchio, è un delitto poichè ferisce le opinioni della maggioranza; e, se costituisce una necessità per la minoranza oppressa, resta pur sempre un fatto antisociale e quindi un delitto, e sovente un delitto inutile, poichè risveglia una reazione in senso misoneico. Dal selvaggio che affatica il suo debole cervello ogniqualvolta deve assimilare sensazioni nuove, al bambino che si irrita e piange se non rivede la stessa pittura e non risente la solita novella raccontata colle solite parole, — dalla donna che conserva più tenacemente dell'uomo le antiche abitudini, all'accademico moderno che, nonostante il grado di perfezionamento cui è giunto, mostrasi incredulo a ogni scoperta, — il misoneismo impera su tutti e dovunque, nei costumi e nella religione, nella morale e nella scienza, nell'arte e nella politica. È questo sentimento comune che fa sì che un novatore non suscita sul suo passaggio altro che oppositori. E non solo la folla, ma anche la maggioranza delle persone colte odia il novatore. Le accademie — le ultime cittadelle ove si rifugiano le idee e i gusti delle epoche tramontate — rifiutano i veri scienziati. Anche i genii stessi difendono misoneicamente le idee per cui hanno combattuto, e non ammettono le si possano modificare, come essi hanno modificato le antiche. È in questo senso che Spencer diceva che ogni progresso avvenuto è un ostacolo ai progressi avvenire. Noi possiamo dunque, con certezza, affermare che la maggioranza, per fatale necessità, è misoneica: essa accoglie sempre con Lomnxoso, Gli anarchici. — 3.
— 34 -- diffidenza tutto ciò che è nuovo, ed avversa tutto ciò che la turba troppo profondamente. Ed è forse, la sua, dice assai bene Sighele (1), la grande voce inconscia, dell'istinto ereditario della specie, il quale, nella sua missione conservatrice, si ribella contro chi vuole imporre un'innovazione. Ora, se il progresso organico e umano non ha luogo che lentamente, e se l'uomo e la società sono per istinto conservatori, è logico dedurne che i conati al progresso i quali si estrinsecano con mezzi violenti destano ripugnanza e formano le basi e le ragioni del delitto politico, che quando si vollero ricercare altrove vennero sempre mancando. Se invece una riforma chiesta con mezzi anche poco energici è accettata dai piìi, è segno ch'essa doveva manifestarsi precisamente in quel dato momento in cui s'è manifestata; è segno ch'essa non urta il misoneismo, che non viola quindi la legge d'inerzia, che è un fenomeno fisiologico, non patologico; in una parola, segno che la rivoluzione non è veramente un delitto politico. E infatti: la condizione prima perchè un atto sia antisociale, vale a dire un delitto, è ch'esso sia l'opera d'una minoranza. Quando la maggioranza lo approva esso diviene un'azione normale. Ma dove il delitto politico si confonde col delitto comune, è quando cotesti novatori dal campo teorico, libero a spaziare da chiunque abbia la mente sana, pretendono scendere alla pratica, volendo, come vidimo, raggiungere la meta con ogni mezzo, anche col furto e coll'assassinio; credendo, cioè, colla uccisione di poche, spesso innocentissime vittime, che naturalmente desta una reazione violenta in tutti, ottenere quell'adesione che gli opuscoli e le propagande orali non riescono a strappare. Qui il delitto e l'assurdo si sposano e si raddoppiano, e se uno scopo raggiungono, è l'opposto (1) Archivio Giuridico, 1891.
— 35 a quello che costoro si erano prefisso: destano, cioè, l'impopolarità in basso, il disgusto dei savi in alto; sono come certi colpi troppo audaci di barcaiuoli impazienti che allontanano per sempre dalla riva lo schifo invece di ravvicinarvelo più presto. So bene che gli anarchici obbiettano: Ma se i mali sussistono, non è egli nostro dovere di porvi rimedio, anche se chi ne soffre vi si rifiuta? — Mi è facile rispondere che cessa questo tentativo di essere un dovere e diventa anzi colpa, perchè un rimedio che non è accettato dal pubblico, non gli profitta, anzi ritorcesi contro il malato e contro il medico ; il pubblico, idiota sia pure, vuolsi trattare come quelle popolane, che, battute dal marito, se la prendono contro chi vuol assumerne, non richiesto, la loro difesa. « Se a noi, dicono, piace d'esser battute, cosa ci entrate voi? ». Infatti: chi paga le spese per tutti è il troppo pietoso inframmettitore, che nella storia si chiama Marcel, Cola da Rienzi, Pombal, ecc., contro la cui vita e le cui opere chi sorse più violento è quella plebe che essi volevano redimere (Delitto politico e le Ricoluzioni, parte II) e suggella col fatto questa, sia pure dura, ma storica legge. Rivoluzione e ribellione. — E qui appare chiara la distinzione fra le rivoluzioni propriamente dette che sono un effetto lento, preparato, necessario, tutt'al più precipitato da qualche genio nevrotico o da qualche accidente storico, e le rivolte o sedizioni, frutti di un'incubazione artificiale a temperatura esagerata, di embrioni predestinati a morire. La rivoluzione è l'espressione storica dell'evoluzione, calma, ma estesa e sicura: il suo movimento è lento, graduato, il che offre una garanzia pel successo, ma si fa sempre pili esteso, generale, ed è diretto, ispirato da uomini geniali o passionati pira spesso che da rei-nati (Vedi mio Delitto politico e le Rivoluzioni, parte I e II I) e nei popoli più civili (razze germaniche, anglo-sassoni).
-36 La rivoluzione somiglia, nella vita dei popoli, a certe crisi che avvengono nella vita degli individui. Il bambino per diventare uomo deve superare la crisi della pubertà: un popolo per salire d'un grado nella lunga via del progresso umano deve passare attraverso ad una rivoluzione. Questa non è dunque una malattia, ma una fase necessaria dello sviluppo della specie. Le sedizioni invece sono opera di pochi, corrispondono a cause poco importanti, sovente locali o personali ; frequenti presso i popoli poco civili, come a San Domingo, nelle Repubbliche del medio evo e in quelle dell'America meridionale; i delinquenti ed i pazzi vi partecipano in maggior copia spintivi dalla loro morbositá a pensare, a sentire diversamente dagli onesti e sani; e poi impulsivi per natura non sentono il ribrezzo che gli altri uomini sentirebbero nell'eseguire, per conseguire quei fini, degli atti come il regicidio, gl'incendi, che sono inutili, in fondo, e sempre criminosi e sempre in opposizione alle idee dominanti ed al senso morale.
CAPITOLO II. Criminalità negli anarchici. Dopo ciò si capisce come i fautori più attivi di questa idea anarchica siano (salvo poche eccezioni, come Ibsen, Beclus e Krapotkine) per la maggior parte o criminali o pazzi, o qualche volta e l'una e l'altra cosa insieme. Una prova chiarissima se ne ha nel quadro fisionomico che talgo al mio Delitto colitico, dal quale si vede come i regicidi Fieschi, Kammerer, Reinsdorff, Hüedel, Stellmacher, ed i feniani Brady e Fitzharris abbiano tipo completo criminale; e tale era nei feroci pazzi criminali dell'89, in Francia (Vedi Tav. I e II), come Marat, Jourdan, Carrier ; mentre i veri rivoluzionari, come Corday, Mirabeau , Cavour , e la maggior parte dei nichilisti , Ossinski, Michailoff, la Sassulich, Solowief, Ubanoba, presentano un tipo perfettamente normale (Tav. I1), anzi più bello del normale (1). Un giudice, l'egregio avvocato Spingardi, che mi ha fornito molti materiali per questo studio, mi diceva: « Per me non ho mai visto un anarchico che non fosse segnato o zoppo, o gobbo, con faccia asimmetrica ». Nei comunardi di Parigi trovai il tipo criminale nel 12 010 (e basta osservare (Tav. I) Allix, Cavalier, la Dard, la Gargotte, L. Michel) ; su 41 anarchici di Parigi lo trovai nel 31 0[0; su (1) Vedi LOMBR0SO e LAscul, Delitto politico. — Torino, Bocca, 1890.
-3 43 anarchici di Chicago lo trovai nel 40 OjO; su 100 Torinesi nel 34 010; mentre su 320 dei nostri rivoluzionari il tipo era ridotto allo 0,57 Oj0, meno che nei normali (2 Oj0) e nei nichilisti russi hanno Gergo. — E che siano spesso criminali, lo dimostra l'uso del gergo, e del gergo speciale ai criminali. Basta leggere la collezione dei loro canti e il giornale loro più favorito il Père Peinard, per vedere come essi usino il gergo allo stesso modo dei criminali. Fra Ioro, oltre che compagnons si chiamano anche copains: e i Camerati propagandisti li chiamano trimardeurs da trimard gran via, in gergo. Perfino negli avvisi per gli abbonamenti e le sottoscrizioni adoperano il gergo « reo galette ». « Reo 4 bailes pour la propagande » (Vedi Père Peinard e Révolte). Tatuaggio. —Nè vi manca quel segno così frequente del reo nato, che è il tatuaggio. Nei moti anarchici di Londra nel 1888 un testimonio oculare notava fra i dimostranti il gran numero di tatuati, il che vuol dire di criminali. « Hanno (scriveva) dei cuori, delle teste di morto, delle ossa incrociate sul dorso-della mano, delle ancore e dei ricami ». Ho veduto una corona d'alloro disegnata sulla fronte di un giovanotto, e su quella d'un altro: J love you (Io vi amo). Senso etico. — La loro criminalità ben risulta, poi, dalla mancanza generale di senso morale, per cui loro pare semplicissimo il furto, l'assassinio, quegli atti che a tutti paiono orribili. So di un anarchico a cui si obiettava che in Italia i campagnuoli avrebbero sempre resistito alle teorie anti-conservatrici. Oh, per quelli lá non ci pensiamo , per quelli una buona mitragliata li mette in regola ! — E a chi ben pensi l'uso delle bombe il 6,7 OjO.
-- 39 — contro cittadini inermi nei teatri, nelle trattorie, di non altro colpevoli che d'esser borghesi, atti cioè a pagare il loro scotto e non a frodarlo, è una specie di mitraglia a scartamento ridotto contro i dissenzienti, che sono... quasi tutti gli onesti. Liriche. — Un'altra prova ne è l'abuso di quelle liriche ciniche in gergo, che son comuni ai veri criminali-nati. Se ne ha un intero Parnaso. Si consultino in proposito le Coulisses de l'anarchie, par Flor O'squard , 1882; Les Ramages clu be ffrois révolutionnaire, 1890; P. Paillette, Tablettes d'un lézard, 1893; Louise Quitrine, Ronde pour récréations en fantines. Eccone dei poco classici esemplari: Nos pères jadis ont dansé Au son du canon du passé! Maintenant la danse tragique Demande plus forte musique. Dynamitons, dynamitons! Refrain. Dame dynamite, que l'on danse vite Dansons et chantons ! Dame dynamite, que ron danse vite ! Dansons et chantons et dynamitons ! Le gaz est aussi de la féte Si vous résistez, mes agneaux, Au beau milieu de la tempéte Je fais éclater ses boyaux. Ma boutique est toute la France! Mes succursales sont partout Où la faim pousse à la vengeance, Prends ta bouteille et verse tout! Refrain. J'ai tout ce qu'il faut dans ma boutique, Sans le tonnerre et les éclairs, Pour watriner toute la dique Des affameurs de l'Univers.
-- 40 -- Nella Boulangère, a proposito di una fornaia che rifiuta un pane ad una mendicante e viene perciò gettata in un forno, anzi nel proprio, dalle amabili fanciullette anarchiche: Pour rire, les fillettes, Et tin, tin, tin, sonnons le tocsin ; Pour rire, les fillettes, Chauffent le four à point, tin, tin. Chauffent le four à point. Si bien que la mégère Et tin, tin, tin, sonnons le tocsin Si bien que la mégère Fut cuite sans levain, tin, tin. Fut cuite sans levain. C'est pour apprendre aux riches, Et tin, tin, tin, sonnons le tocáin; C'est pour apprendre aux riches A nous faire crever d'faim tin, tin. A nous faire crever d'faim, tin, tin. Finiamo colla canzone del padre La Purge (la purga) fatta stampare dalla Gioventù anarchica del XV quartiere coi tipi del Duval: Je suis le vieux père La Purge, Pharmacien de l'humanité. Contre ta bile je m'insurge Avec une filie Egalité. Pendant que le peuple s'étiole Sur le pavé sans boulotter Bourgeoisie, assez de ta fiole ! Avec ma purga il faut compter. J'ai des poignards, des faulx, des piques, Des revolvers et des flingots, Pour attaquer les flanes iniques Des Gallíff„ts et des sergots. J'ai du pétrole et de l'essence Pour badigeonner les cháteaux; Des torches pour la círconstance A porter au lieu de flambeaux.
— J'ai du picrate de potasse, Du nitre, da chlore à foison, Pour enlever toute la crasse Du palais et de la prison. J'ai des pavés, j'ai de la poudre, De la dynamite, oh ! crénon ! Qui rivalise avec la foudre Pour vous enlever le ballon. Criminali. — E i loro eroi sono quasi sempre criminali-nati. Ortiz, era capo di una banda, svaligiatrice di case, con grassazioni, che fu di recente condannata. In Milano tutti i rifiuti degli altri partiti, tutti gli spostati, tutti i pregiudicati della città contano fra gli anarchici amorf2sti; vi si è predicato la legittimità del furto, e la si è praticata, ed i capi non hanno saputo o voluto opporsi; è dalle file di costoro che usci la famosa banda Poletto; per essi si sono fatti tre processi per fabbricazione e spaccio di monete false; essi, infine, sono gli organizzatori dei borseggi che da lungo tempo vanno perpetrandosi sui tram; pare che quest'ultima forma di reato costituisce una quasi loro esclusiva particolarità. Chi ignora le parole del Commonveal e del Grave, due loro apostoli? Il primo sentenzia che: « il furto non è se non prendere colla violenza ai ricchi ciò che i ricchi colla violenza tolsero ai poveri... ». E il secondo : « ...l'appropriazione... aperta delle cose altrui, fatta in nome delle teorie anarchiche, e come protesta contro gli ordini sociali esistenti, è non solo lecita, ma lodevole. Le appropriazioni violenti devono valere per gli anarchici come saggi precursori di quella santa definitiva Jacquerie che l'anarchismo deve presto o tardi preparare » (1). E già nel libro Dall'altra riva di Herzen: «Tutto distruggere, vendicare, tutto disperdere: anche ciò che solleva gli spiriti, anche (1) GRAVE, La société mourante et l'anarchie, 1890.
-4 C )- la scienza e l'arte », è la massima predominante. Bakounine raccomanda ai giovani la santa e salutare ignoranza: il suo tipo ideale era il brigante cosacco Stenka Razine, che al tempo di Pietro il Grande fu la terribile guida dell'insurrezione. 1?avachol. — I1 Ravachol, il Pini, per es., presentano il tipo più completo del criminale-nato, e non solo nella faccia, ma nell'abitudine al delitto, nel piacere del male, nella mancanza completa di senso etico, nell'odio che ostentano per la famiglia, nell'indifferenza per la vita umana. Fig. 1. — Ravachol. Ciò che ci colpisce a prima vista nella fisionomia di Ravachol è la brutalità. La faccia, che presenta un'asimmetria spiccatissima, si distingue per un'enorme stenocrotafia e per la esagerazione degli archi sopraciliari, pel naso deviato molto verso destra, le orecchie ad ansa e collocate ad altezze differenti, ed infine per la mascella inferiore enorme, quadrata e sporgente, che completa in questa testa i caratteri tipici del mio delinquente-nato. Bisogna aggiungervi un difetto di pronunzia che molti alienisti considerano come un frequente segno di degenerazione.
-49 dicava una nuova religione, di cui il primo rito era lo stupro, e tentò nelle piazze di metterlo in pratica fra l'uno e l'altro accesso di epilessia. Un altro epilettico e ladro voleva organizzare una spedizione alla Nuova Guinea alla ricerca di un'isola, coi proventi sostenere Coccapieller, e a 47 anni farsi nominare Deputato per mutare tutte le leggi ed introdurre il suffragio universale. Lanthier, del Germinal di Zola, discende da alcoolisti e degenerati, donde la facilita d'ubbriacarsi al terzo bicchiere ed un desiderio potente d'uccidere, che egli sfogava invece nelle vendette sociali. Solo quando era ubbriaco aveva la smania di mangiare un uomo. Zola, senza saperlo, ci espose qui un caso di epilessia politica. Ma la prova più precisa l'ebbi in un giovane ammonito per ozio e vagabondaggio, dal fronte sfuggente, dal tatto quasi completamente ottuso, che . alle domande se s'interessasse alla politica, confondendosi tutto, ni disse : « Non me ne parlino, poichè questa è la mia sventura, poichè quando sono al lavoro di verniciatore e mi vengono in mente le riforme, ne parlo ai compagni, a poco a poco son preso da vertigini, perdo la vista e cado per terra ». E ci espose un sistema veramente preadamitico di riforme: abolite le monete, le scuole, i vestiti, ognuno scambierebbe col proprio lavoro il lavoro altrui, ecc. In queste elucubrazioni egli consumava la vita; era affetto, insomma, da una vera epilessia politica. La convinzione, la volontà non gli mancavano, solo gli mancava il genio. Dato questo, ed anche un popolo od un'epoca propizia, egli sarebbe stato un riformatore, alla cui criminalita ed epilessia nessuno avrebbe pensato (1). (1) Vedi la Seconda Centuria di crimineili, 1895. — F. A., di anni 37, piemontese, con padre pazzo, madre morta tisica, fratello lipemaniaco, di professione verniciatore, alto m. 1,72, pesante chg. 71, con due cicatrici all'ocLmii oso, Gli anarchici. — 4.
— 50 — E qui ricordiamo che nel piccolo gruppo dei 15 anarchici di Napoli, il più fanatico è l'operaio tipografo Felico, imputato già dodici volte per mancato assassinio, sciopero, diffamazione — il quale è epilettico. È probabile che cli questo genere sieno il ll..., studiato da Zuccarelli ed il Caserio ; certo il padre di Caserio era epilettico. Ed a questo proposito siccome da coloro che ignorano i miei studi speciali (Vedi Delitto politico, ecc., parte III — nomo delinquente, rol. I e II) sull'argomento si è molto (Vedi Italie, ,jui'ilet I S94) messa in dubbio la mia ipotesi dell' in fl uenza di un'epilessia politica in costoro, gioverà mostrare come si confermi la ipotesi della confessione di uno dei loro capi. « Vi sono, scrive Favvocato Gori , tra gli anarchici di quelli che si chiamano in cipite di trauma, con ferita sul collo da tentato suicidio; ha cranio brachicefalo , indice SS , cap. cr. 1602, fronte .sfuggente, occhio strabico, orecchio ad musa, mancinismo cd ottusità sensoria, risultando alla slitta di Dubuis-levinond il dolore di 55 a destra; 60 a sinistra; es tesiornetro 3,1 a d., 2,2 a sin.; riflessi rutulei esagerati; al dinamometro dà 30 a sin., 34 a d., leggero abbassamento della spalla destra; bradifasia; normali i sentimenti affettivi; è amante assai della donna; poco religioso; incapace di leggere i giornali, perchè la lettura gli dà capogiro e cefalea; è soggetto a vertigini, che talora Io fanno cadere a terra. A 13 anni si diede alla masturbazione; a 16 praticò per la prima volta i postriboli. Fu condannato per la prima volta per ubbriachezza ; poi per furto di 2 lire al padrone, le quali consumò bevendo, e non gli pare reato, perchè riceveva una paga meschina. I;.ichiesto sull' indole delle sue riforme, dice: « Nessuno deve avere denari, nessuno deve lavorare altro che poco, e condurre la vita scambiandosi i prodotti; nessun vestito, meno un fazzoletto per coprire i genitali, nessuna legge, e per dormire una capanna ; vuole libertà assoluta di matrimonio, o meglio •li concubito, con qualsiasi donna ; abolizione assoluta delle scuole, poi l'abolizione dei preti, occorrendo servirsi dei fucili per sterminarli, ma risparmierebbe quelli che volessero lavorare; poi, contraddicendosi, stabilisce che ve ne resti uno per parrocchia; ai signori porterebbe via tutti i denari e lí costringerebbe a lavorare e a provvedersi col proprio lavoro. Questo, egli terminava, era il mondo dei tempi.passmti, co:n'io l'ho sentito raccontare » (Archivio di y).,icla., 1559).
— 51 — anarchia bisognisti: professano la teoria che, dato un impulso, bisogna soddisfarlo: uno per esempio sente il bisogno di rubare qualche cosa, di ammazzare qualcuno: vi provano che la cosa è lecita e che bisogna farla... » — Caserio era fra questi. Recentemente Santiago Salvador ebbe a confessare che da giovane era religiosissimo, era perfino carlista; per quanto pure credesse che col Carlismo si potesse ottenere l'eguaglianza. Tlichiesto se non avesse compresa l'inutilità della sua opera, rispose con una frase che mi par caratteristica dell'epilessia politica: « Anche se l'avessi capito, non avrei potuto fare a meno di far quel che feci, perché era un istinto. — Io sano anarchico non solo per convinzione — egli La detto — ma anche per istinto. — Ma se credete irrealizzabili le vostre teorie, perché dunque commettete eli attentati ? — Ho commesso quello del teatro del Liceo e so che è un delitto uccidere, però lo feci per necessità, spinto da una forza che mi dominava, per un desiderio elle non potei reprimere... » 111orages. — Monges Ignazio, d'anni 33, scagliava un sasso, tolto. pare, da un museo, contro il generale Rocha, presidente della 1tepubblica Argentina, ferendolo gravemente al capo. Ha statura media (1,67), costituzione vigorosa, temperamento neuropatico, pelle bruna, pelo abbondante, nero, leggermente increspato; barba lunga, nera, iride nera più chiara; fronte alta, sfuggente, assimetrica; cranio mediocremente sviluppato, brachicefalico, leggermente obliquo con plagiocefalia sinistra anteriore, faccia larga, bassa (cameprosopia); zigomi prominenti, bocca grande, labbra grosse e rovesciate in fuori ; varie cicatrici d'antica data sulla faccia, due delle quali dovute a cadute negli accessi epilettici. 11 sonno è breve e alterato da sogni tristi e spaventosi (agripnia). Polso ampio e frequente, sistema muscolare bene sviluppato, ]aerò con leggiero tremore emotivo. La forza misurata al dinamometro di Mathieu dà 70 chg. a destra, 150 a sinistra ; mancinismo, dunque,
52 — e forza assai notevole. Pelle poco sensibile; mancano le allucinazioni, le illusioni. Della sua vita, narra egli stesso d'esser nato nella provincia di Corriente e d'esser figlio naturale; conosce il padre ed un suo figlio di anni 18, i quali furono sempre sani. A 15 anni entrò in collegio, ove ebbe una educazione elementare; prese poi parte a tutti i movimenti rivoluzionari del suo paese, mostrandosi appassionato verso il suo partito, fino al 1874, in cui fu vinto e disperso. Trasferitosi ad 1J raguaiana, fu spogliato di un suo negozio dalle autorità brasiliane; ed in questa occasione resistè a mano armata ferendo varii militari e restando a sua volta ferito sal fronte; si presentò poi al Ministro degli esteri chiedendo riparazione. Da quel momento si tenne lontano dalle occupazioni, per i frequenti accessi d'epilessia, che lo molestavano da venti anni, dopo una caduta con ferita al capo. Richiesto del movente del reato, dice che andò sul luogo senza idea delittuosa preconcetta, ma solo per assistere all'apertura della Camera; la vista dell'esercito schierato lo commosse e lo eccitò a sforzarsi per penetrare nel recinto della Camera ; quando vide il generale Rocha recarvisi, concepì l'idea di ucciderlo; domandatogli se l'impulso gli venne prima o dopo d'aver veduto la vittima, si fa violento, irascibile. L di umore melanconico, ipocondriaco. Pochi mesi prima nel carcere assestava un pugno ad un condetenuto stramazzandolo al suolo; alcune ore dopo ebbe un attacco convulsivo; la sua ira si manifesta sotto forma di mania impulsiva. Vaillant. — Pegli isterici studiamo, p. es., il caso che piîi di recente ci ha colpiti : quello di Vaillant. Vaillant, all'opposto di Pini e Ravachol, non aveva nulla del criminale nella fisionomia, come non l'aveva Henry, salvo forse 1e orecchie troppo grandi e ad ansa; ma certamente egli era isterico, e questo è confermato
— 53 — anche dalla sua sensibilità ipnotica, dal cader in catalessi appena era fissato nello sguardo da qualcuno. L'odio naturale dei partiti e le tendenze dei procuratori a caricare sempre le tinte, lo dipingevano come un volgare malfattore ; a me pare che fosse un uomo squilibrato, passionato, che ebbe qualche accenno lieve di criminalità •nell'infanzia e nella giovinezza (scrocco), ma che piuttosto di un delinquente-nato era un vero fanatico appassionato. Di ereditario non gli conosco che le sue origini, l'esser nato da un amore semicolpevole e da parenti degenerati e cattivi. Altra causa è la non sempre vinta lotta colle infelicità della vita. Giovine, egli fu educato a stento e dovette domandare alla calzoleria il suo vitto, e fu fin d'allora un révollé. Dopo esser stato calzolaio fu successivamente pellettiere, courtier d'épicerie, maestro di francese. Sopratutto fu povero e fu spinto agli eccessi dalla miseria o almeno dalla sproporzione fra lo stato suo e quello che ambiva, sicchè preferiva la morte. Egli lo confessa: « — Pourquoi avez-vous fait cela? « -- La société m'a forcé à le faire. J'étais dans une situation misérable. J'avais faim. Je ne reg g ette qu'une chose: ma gausse. Mais c'est égal, je suis content, et on fera bien de me guillotiner; je recommencerais dans huit jours ». La grande mobilità, l'instabilità che è propria degli isterici, egli la mise, oltrechè nei mestieri che cambiò sì spesso, nelle sue convinzioni. Fu educato dai preti e da fanatico religioso divenne un fanatico socialista. Più tardi, quando non potè farsi strada fra i socialisti, egli divenne anarchico. Ma sopratutto ve lo spinse la sua vanità. I1 grafologo che guarda la sua firma è convinto che in lui la vanità, l'orgoglio e anche l'energia, sono le note dominanti : il gran T, le parafe, la scrittura montante ne sono una prova eloquente.
é) Venutagli meno la speranza di riformare il mondo con un suo libro, crede poterlo rivoluzionare con gettare una bomba nel parlamento: e prima del colpo corre a farsi fotografare: e ne distribuisce le copie dove pub: ed appena arrestato chiede se i giornali portano ll suo ritratto (1). Ma sempre fu esageratamente, appassionatamente altruistico, come vedrassi nel suo discorso, di cui riprodurremo un frammento. (1) Beane des Revues, 15 febbraio 1894.
CAPITOLO IV. Pazzi. Nè mancano quelli á cui la pazzia geniale funge da fermento e da genio; tali furono Cola da Rienzi, nel Canadà, Riel (1). Anche il partito anarchico attuale sembra conti nelle sue file non pochi di questi anomali. M. Du Camp e Laborde ricordano nella Comune Gaillar^l, idrocefalo, giá calzolaio, direttore generale delle barricate, per le quali si esaltava al punto da farne calle forme di scarpe, col pane, coi pezzi di domino, con quanto aveva fra mano, e vano così da farsi ritrarre con pose eroiche fra i difensori di una barricata a ciò appositamente ricostruita. E vanno qui considerati quei pazzi politici che agiscono spontanei ed isolati, colpendó le persone poste a capo del Governo, e che sono il piìi delle volte un'eco indegna delle lotte dei partiti, delle condizioni politiche o religiose del loro tempo. Così è che quando in Francia s'inacerbiscono le lotte religiose con Enrico III, Chátel attenta alla vita di questi : egli è un pazzo, che dopo aver pienamente confessato il suo delitto, afferma sentirsi la coscienza turbata da idee incestuose contra la sorella e da impulsi omicidi, e che l'uccisione del nemico della religione doveva diminuire Ie sue pene. (1) Vedine il ritratto nelle tavole I.1I.
— 56 — Chiesto poi dove avesse appreso questa nuova teologia, risponde averla imparata nella filosofia ; indosso gli si trovarono tre biglietti coll'anagramma del re e nove foglietti contenenti la confessione dei suoi peccati, disposti nell'ordine dei comandamenti del Decalogo. Il fanatismo religioso fu certo una delle cause apparenti che armò llavaillac contro Enrico IV, ma in fondo la vera causa fu il delirio di persecuzione. Cacciato dai monaci Foglianti per debolezza del cervello, carcerato poi, pare, per una falsa accusa, ha visioni in cui si crede eletto ad eseguire la volontà divina, che lo spinge ad uccidere il re, la cui armata pretende fosse destinata a combattere il Papa. Gli stessi giudici che lo interrogarono dopo il reato, riferisce il illatliieu, giudicarono per un pazzo d'uìnor 9nalmconico quel miserabile, cui però non fu risparmiato un orribile supplizio, fino al quale egli credeva per fermo che il popolo gli dovesse esser grato del colpo. L notevole come nell'arrestarlo gli si sieno trovate indosso copiose scritture: tra le altre una poesia allusiva a chi sia condotto al supplizio, scritta con molto studio, e certo per servirsene, perché le parole ch'egli stimava più adatte per ritrarre lo stato d'animo di chi sta per essere giustiziato, erano scritte con maggior diligenza e con lettere differenti dalle altre, il che ci prova la sua tendenza grafomane, confermata anche dalla esistenza di molti altri scritti. È una copia di quanto si notò in Guiteau (V. fig. 3); e gli si rassomiglia anche nel dire d'aver protratto il colpo per compassione della regina, come Guiteau protrasse il suo per riguardo alla moglie di Garfield, che lo accompagnava, e per la continua persuasione d'essere chiamato ad eseguire la volontà divina. In Inghilterra il dispotismo e le pubbliche gravezze non furono estranee a suscitare contro Enrico III Margherita Nicholson, una
w ^ ^.' dll ^r \ 11\k - 57 - Fig. 3. — Guiteau.
— 58 pazza che tenti) di tra fi ggerlo con un coltello, e un altro pazzo, Hatheld, che gli sparti contro un colpo di pistola. In Inghilterra, per esempio, Mooney, irlandese, coinvolto nelle esplosioni di Londra, che espresse al giudizio la soddisfazione di essere stato il primo irlandese che scosse i gaudenti colla dinamite, pel concorde parere di due medici legali di New-York fu dichiarato razzo.
CAPITOLO VI. Suicidi indiretti. Forse dovrei imbrancare fra costoro quegli strani omicidi detti suicidi indiretti ; uccidono, o meglio, tentano, colla massima imperizia, di colpire i capi di un paese per aver modo di finire una vita, che non hanno abbastanza coraggio di troncare da sè. Ne abbiamo esempi anche recenti; in Spagna, Oliva y Mancuso, che stona fra i rei politici per passione della Tav. II (N. 16) per non pochi caratteri degenerativi, attentava nel 1878 alla vita di re Alfonso, senza che alcun atto di questi giustificasse un tale delitto, nemmeno nel senso dei rivoluzionari. Dotato di un'indole ribelle e di un ingegno mediocre, si era dedicato alle matematiche, mentre la famiglia voleva dargli un'educazione letteraria; non riuscendo poi nè a questa nè a quelle, aveva abbandonato gli studi, divenendo successivamente garzone scultore, tipografo, lavoratore di campagna , bottaio e finalmente soldato, dando, come tale, prove di un certo valore. Tornato all'officina si sentì raddoppiare la passione per la lettura di libri e di giornali ultra-liberali, tanto che lavorava poco e male. Non potendo sedare la noia di una vita poco conforme a'suoi gusti, più volte manifestò l'idea d'uccidersi, finché, ottenuto dal padre un piccolo sussidio per recarsi in Algeria, andò invece a Madrid e vi compì l'attentato. LUMBROSO, Gli anarchici. — 5.
— 66-- Era un caso di suicidio indiretto, come ne notarono Maudsley, Esquirol e Iirafft-Ebing: omicidii a scopo di suicidio, come avvenne di Nobiling (V. Tav. II, N. 15), che nel 1878 a Berlino sparava un colpo di fucile contro l'Imperatore, cercando poi di suicidarsi colla stessa arma. Egli pure era uno spostato, con forme degenerati ve abbondanti (idrocefalia, assimetria facciale, che spiccano in mezzo agli altri rei passionati pure sì poco anomali). Laureato in filosofia, si dedicò all'economia rurale pratica, ed avendo pubblicato un opuscolo d'indole economica, chiese ed ottenne un posto nell' Ufficio prussiano di statistica; essendogli stato affidato però un lavoro d'importanza, vi si mostrò inabile tanto che fu licenziato dall'ufficio. Ridottosi ad un impiego più modesto, viaggiò poi in Francia ed in Inghilterra, e tornato in Germania, non seppe dedicarsi ad alcuna stabile occupazione. Fu allora che concepì l'attentato, ed otto giorni dopo lo eseguiva. Di carattere tenace ed egoista, i suoi compagni lo definirono in giudizio un incorreggibile, ma mansueto sognatore di spiritismo e di teorie socialistiche, che egli svolgeva ad ogni occasione, però in modo confuso: ciò che gli procurava il nomignolo di Petroliere e di Comunista. Yassariante appena arrestato dichiarò : « Di aver attentato al re colla sicurezza che sarebbe stato ucciso, essendogli venuta in uggia la vita dopo i maltrattamenti del suo padrone ». Infatti, due giorni prima dell'attentato, era preoccupato assai più del suo licenziamento che del regicidio, ed al suo arresto si dava d'attorno per aggravare la sua situazione, ricordando al delegato come si fosse dimenticato del cartello rivoluzionario, in cui aveva scritto : Morte al re, viva la repubblica. Ciò, insieme alla sua vanità, avrebbe spiegato perchè rifiutò di andare in Cassazione, e all'annunzio della grazia non pensò alla vita salvata, ma alle critiche che glie ne sarebbero derivate.
— 67 — Frattini gettò una bomba che ferì in piazza Colonna parecchi, e disse al processo che non voleva ferire nessuno, ma protestare contro l'ordine delle cose attuale, e si contentava ad ogni modo di aver sconfitto la nobiltà feudale!! Ma quanto entrasse nelle sue imprese mattoidesche la disperazione della vita provano questi frammenti, che ho potuto avere, per graziosa concessione, dall'illustre Sighele. « ...Non è per la libertà, e tanto meno per la vita, che temo, no !... Che anzi togliermi questa (sic) sarebbe il più gran benefizio che farmi si potesse ». « ...Non potendo io più tollerare la vita di bassezze e d'onte, cui la civile società mi aveva condannato a soffrire senza motivo di sorta, prima di cadere volli cercar di giovare, e non di nuocere, ai miei simili !... Quindi non potevo, nè dovevo avere odio contro chicchessia!... » « ...E la fame chi me la levava? Forse il lavoro che non trovai?... Qualificato assassino — perchè non volli esserlo davvero.., rubare — o perchè non ebbi coraggio tentare il suicidio una seconda volta?... ». « ...Gli animali trovano di che cibarsi ciascuno secondo la loro specie, perchè ninno di loro invola il cibo altrui, e sta contento a quanto serve ai suoi bisogni ! La natura ha fatto la comunanza; l'usurpazione, la proprietà privata. — Ecco l'origine di tutti i guasti!... ». Ma la prova più sicura di questi latenti indirizzi del suicidio nell'omicidio politico ci fornisce questo singolare documento psicologico, che devo alla cortesia della regina di Rumenia, che è nello stesso tempo una letterata (Carmen Sylva), ed una scienziata, atta a comprendere i nuovi orizzonti. C..., rumeno, d'anni 30, che era stato condannato per omicidio e poi graziato , attenta mattescamente alla vita del re , sparando dalla strada sulle sue finestre illuminate, in modo che appena
.— 68 — ne furono colpiti i vetri. Una perquisizione nella sua camera fa scoprire parecchie fotografie di lui, armato come un brigante, e fra l'altre questa (figura 4), che giustamente l'illustre regina Fig. 4. compara a quella del Cavaglià: in essa, egli, sei mesi prima, s'era fatto ritrarre, nell'atto di compiere il suicidio, impeditogli dall'amante; evidentemente vi fu vera velleità, vanitosa sia pure, di suicidio, in un' epoca che precedette il reato, che, però, si spiega come un suicidio indiretto. Henry e Vaillant per me sono pure suicidi indiretti — e forse Lega che deplorò che non vi fosse la pena di morte in Italia — e Caserio, prima del delitto, disse « che la decapitazione non è poi dolorosa » — e Henry rifiuta le scuse dell'avvocato e della madre sulla pazzia del padre, avvertendo i giurati: Che il mestiere dell'avvocato è di difendere: quanto a lui voleva morire.
CAPITOLO VII. Rei per passione. — Caserio. Ma una parte pur grande in questi delitti l'ha il fanatismo economico, o sociale, la violenta passione che può per eccezione innestarsi e confondersi alla criminalità — ma che spesso è isolata e pura; anzi io ho dimostrato nel mio Delitto politico, che questi rei per pura passione sono, per la loro onestà, l'opposto, l'antitesi dei criminali-nati. Prima di tutto essi hanno non solo mancanza di tipo criminale, ma una fisonomia bellissima, direi quasi anti-criminale, per la larghezza di fronte, ricchezza di barba, lo sguardo mite e sereno. Su 30 nichilisti celebri 18 presentano bellissime fisonomie, e cioè: Perowskaja (vedi Tav. II, N. 4), Cvddofina (N. 8), Helfmann (N. 14), Bakounine (N. 18), Lavroff, Stefanowich, Michailoff (N. 3), Sassulich (N. 5), Ossinski (N. 6), Antonoff (N. 9), Ubanoba (N. 11), Vilaschenow (N. 12), Icliaboff (N. 13), Tschernvschewskv (N. 18), Zundelewitch, Figuer, Presgnacoff, che contrastano colle dure, idrocefaliche del Fieschi, microcefale di Chevalier, di Marat, muscolare di Luisa Michel. Dei nostri rivoluzionari, le cui effigie sono raccolte nel Museo del Risorgimento italiano di Milano, o che studiammo nella bella raccolta di Damiano Muoni, ricordiamo le bellissime fisonomie di Dandolo, Poma, Porro, Schiaffino, Fabrizi, Pepe, Paoli, Fabretti, Pisacane, ecc. Dei rivoluzionari francesi ricordiamo le belle fisonomie di Desmoulins, Barras, Brissot, Carnot. -- Carlo Sand era bellissimo.
— 70 L'let e sesso. — Sono le femmine, qui, relativamente alla scarsa quota che prende nei delitti, più numerose. Vi preponderano i giovani dai 18 ai 25 anni. Régis (Les regicides, 1890) nota che quasi tutti i regicidi sono giovanissimi: Solowief, La Sahla, Chatel e Staaps 18 anni, Sand 25, La Renault 20, Barrière e Booth 27, Alibaud 26, Corday 25, Meunier 23, Moncusi 22, Otero 19. Desmarets scrive: « Persuaso che l'entusiasmo e l'abnegazione sono malattie della prima giovinezza, la polizia napoleonica teneva d'occhio i giovani da 18 a 20 anni » (Téinoignages, etc. Quinte ans d'haute polite, 1833). Complici. — Mancano sempre dei complici, che sono sì frequenti nei rei comuni. Le miopi polizie ne vollero trovare a Sand, , Passanante, Verter, Oliva, Moncusi, Nobiling, Ravaillac, Corday, e non si poterono mai constatare. Atavismo. — Molti hanno ereditario il fanatismo politico o il misticismo; il padre della Corday, di Orsini, di Padelewski erano fanatici rivoluzionari; il padre di Booth si chiamava Junius Brutus e aveva messo il nome di un rivoluzionario, Welkasalscy ; i padri di Guiteau e di Nobiling erano esagerati pietisti ; la madre di Staaps non parlava che in versetti biblici. « Bruto (copio Plutarco) discende da quel G. Bruto che abbattè i Tarquinii, e da Servilia, nella cui famiglia era pur nato il tirannicida Servilio AIa » Psiche. — Essi sono il modello, l'esagerazione dell'onestà. Sand visse e morì da santo, sicchè il luogo del suo supplizio fa battezzato dal popolo « prato dell'ascesa al cielo di Sand » (Sand Himmels fort weise). Del nichilista Lisogub, scrive Stepniak, che, milionario, viveva
— 71 — come un povero per ingrossare del proprio la cassa dei suoi correligionari, sicchè gli amici dovevan fargli forza perchè le privazioni non lo facessero ammalare; e così fu del nostro Cafiero. La Carlotta Corday (vedi Tav. II, N. 1) (25 anni) era d'animo mitissimo, d'aspetto gentile, modello di donna onesta; passò la sua gioventù fra gli studi di storia e di filos offa, accendendosi alla lettura di Plutarco, di 1Vlontesquieu e di Rousseau. La parola infiammata di alcuni profughi Girondini, e forse il segreto amore per uno di essi, la spinse a sposarne fervidamente la causa ; assistè alla seduta della Convenzione in cui i Girondini furono condannati a morte, e decise spegnere chi ne fu la causa. Richiesta come donna gracile, inesercitata, avesse potuto, senza complici, colpire a morte Marat: « L'ira, rispose (e così indicava la violenta passione), aveva gonfiato il mio cuore e mi insegnò la via per giungere fino al suo » (D'Abrantés, Vita e ritratti di donne celebri, 1838). Nell'elenco dei 60 martiri politici del D'Ayala sí descrive il carattere di 37; e di questi 29 appaiono d'animo nobilissimo, generoso, coraggioso, ma ardente troppo e troppo azzardoso. Vera Sassulich fu assolta dalla giuria quando attentava alla vita del capitano Trepoff: pure, sempre incontentabile di sè, confessava, dopo l'assoluzione, che la lettura della sentenza le aveva fatto provare un sentimento di tristezza; perchè condannata, le sarebbe stato di conforto il pensare di aver fatto per la causa tutto ciò che avrebbe potuto fare. Ai giurati di difesa É cosa mostruosa l'alzare la mano contra un uomo, lo so, ma volevo provare che è impossibile rimanere impuniti dopo tanto misfatto (la bastonatura degli accusati politici), volevo richiamare l'attenzione di tutti sic questo fatto per impedire che si rinnovasse. — C'era tanta onesta passione in queste parole che convinse tutti. A questi caratteri dobbiamo aggiungere il bisogno o il desiderio vivo che hanno di sentire dolore, di soffrire: La sofferenza è una
— 72 — buona cosa, dice un eroe politico di Dostojewsky ; ben inteso poi, meglio e pia, se per una grande idea, ma alle volte anche senza quella, come, per esempio, ameranno prendere delle sostanze amare senz'altro scopo che di soffrire l'amaro. Ciò si osserva spessissimo fra le devote, che si fanno flagellare, che portano pungenti cilicii in onore di un santo o di un cuore; e ciò spiega 1' imprudenza sublime dei nichilisti e dei martiri cristiani. Una delle accusate del processo dei 50 a Pietroburgo, moribonda per patimenti e per tubercolosi, improvvisava ai suoi giudici una poesia che basta da sola a dimostrare quanto le fervesse in petto questa passione del martirio: « Affrettatevi, giudici, giudicatemi » senz'altro; grave e terribile è il mio delitto! Vestita di grigio, » rustico cotone, avendo commesso il reato di andar senza scarpe, » io m'avviava la dove gemano i nostri fratelli, dove la miseria » ed il lavoro sono eterni. A che servono le frasi e i discorsi? Non »sono io . senz'altro rea convinta? Non sono io il delitto in persona? » Con le spalle ancora ravvolte in vesti da contadina, coi piedi nudi, » le mani callose, io sano rotta dal faticoso lavoro, ma la più grave » delle prove contro me la porto nell'amore del mio paese; Ma per • quanto io sia colpevole, voi, giudici, contro me siete impotenti; » sì, io sono inaccessibile a qualunque pena, perchè io ho una fede, » che voi non avete, nel trionfo delle mie idee. Voi potete condan- » narmi a vita, ma il mio male, come voi vedete, mi renderà corta » la pena. Io morrò, pieno il cuore di questo grande amore, e gli » stessi carnefici, buttando a terra la chiave del carcere, scoppie- » ranno in singhiozzi, pregando al mio capezzale ». Rénan attribuisce appunto l'incremento del Cristianesimo, oltrecchè al genio di Cristo ed ai suoi precursori, gli Essenii, ad una vera passione pel martirio nei suoi seguaci , passione tanto potente da provocare delle conversioni, come quelle di Giustino e di Tertuliano, per la sola vista del coraggio indomito dei martiri. Si comprende però come i Gnostici siano stati messi al
— 73 — bando da tutte le sètte cristiane, essi che predicavano l'inutilità del martirio. « Nell'eccidio de' Babì, in Persia (scrive Rénan), si videro persone che appartenevano appena alla sètta andar a denunziarsi da sè, per esser uniti ai pazienti. È tanto dolce all'uomo di soffrire per qualche cosa, che in molti casi l'attrattiva del martirio basta per far credere. Un discepolo che fu compagno nel supplizio al Bab, sospeso al suo fianco, aspettando la morte, aveva in bocca soltanto queste parole : « Maestro, sei contento di me? » . « Si vide quel giorno nelle strade e ne' bazar di Teheran, uno spettacolo che la popolazione non dimenticherà forse giammai. Quando il discorso, oggidì ancora, cade su quel fatto, si può giudicare dall'ammirazione mista ad orrore che la folla provò e che gli anni non hanno scemata. « Quando uno de' torturati cadeva e lo si faceva rizzare a sferzate, per poco che la perdita del sangue, che gli rigava tutte le membra, gli lasciasse ancora un poco di forza, danzava e gridava con crescente entusiasmo : « In verità, apparteniamo a Dio, e torniamo a lui ! ». Qualche fanciullo spirò per via ; i carnefici ne gittarono i corpi sotto i piedi de' padri e delle sorelle, che li calpestarono intrepidamente e non li guardarono due volte. Quando giunsero al luogo del supplizio, fu offerta di nuovo alle vittime la vita purché abiurassero. Un carnefice immaginò di dire ad un padre che, se non cedesse, segherebbe la gola a' suoi due figli sul suo stesso petto. Erano due garzonetti, il maggiore dei quali aveva quattordici anni, e che, rossi del proprio sangue, con le carni calcinate, ascoltavano freddamente il dialogo; il padre rispose, sdraiandosi per terra, che era pronto, ed il maggiore de' figli, reclamando con impeto i diritti di primogenito, chiese d'esser sgozzato il primo ». Quindi grande, nei rei per passione, è la convinzione che essi hanno dell'utilità dei loro atti, il che non soltanto li rende impavidi anche di fronte al supplizio (Parry, Staaps, Corday, Gérard), ma
esclude ogni ogni pentimento, senza che per questo possano andar confusi coi criminali, in cui, l'indifferenza per la vita e l'assenza di pentimento, proviene dalla mancanza di senso morale, e lo provano col portare nell'impenitenza la modestia e la delicatezza dell'intera loro vita. Ora ad alcuni dei nostri anarchici il fanatismo e la passione pura hanno armato la mano, e perciò nella vita loro non si trova una macchia. Però certo alla passione si associava in essi la nevrosi ereditaria. Così Nobiling, Booth erano figli di suicidi; Sand aveva avuto accessi di melanconia suicida; Haillaraud, che tentò uccidere Bazaine, e Lassalle, che tentò uccidere Napoleone, avevano accessi epilettoidi. E di Orsini la temerità era così pazza, che fra i mazziniani per dire « una pazzia », si diceva: « è un'orsinata ». Booth, Nobiling, Alibaud erano figli di suicidi. Karl Sand, che è forse il tipo più completo di costoro, aveva avuto accessi di melanconia suicida (Régis, Les régicides, 1890). Haillaraud, che tentò assassinare Bazaine per vendicare l'onore della Francia, aveva insufficienza aortica, atrofia del braccio destro e convulsioni epilettoidi, come ne ebbe il La Sabia, che aveva tentato uccidere Napoleone per dar pace al mondo e che morì atassico (id.). Caserio. — Caserio è un mirabile esempio di questa forma. Ha 21 anni, è di Motta Visconti. La sua famiglia si compone di padre, madre e di otto fratelli, tutti sani, di cui il Sante è il penultimo nato. Suo padre era contadino e faceva anche il barcaiuolo sul Ticino; era un eccellente uomo, un galantuomo a tutta prova, nato nel 1836 ed è morto nel 1887. Da giovinotto, nel 1848, dagli Austriaci che guardavano il confine del Ticino era stato arrestato e rinchiuso nella chiesa di San Rocco come contrabbandiere. Pare che gli Austriaci lo abbiano minacciato di morte, e il poveraccio
— 81 — fra le mani il capo, chiese ai due guardiani, che lo sorvegliano notte e giorno, gli portassero dell'acquavite o del rhum o altra bevanda forte. Evidentemente questa scena, così mal capita dal giudice, era un accesso di epilessia psichica seguìta (come accade in questi accessi) da sonno profondo: sonno che non poteva venirgli da stanchezza, o precedente insonnia, perchè i guardiani raccontano come egli dorma quasi tutto il giorno. Nelle sue lettere scrive con caratteri comunissimi quanto concerne lui, la famiglia, ecc. — ma quando parla dell'anarchia, o delle persecuzioni politiche, come della Spagna che fucila i suoi compagni, il carattere diventa enorme, la parola anarchia o Spagna occupa mezza riga : e questo è uno dei caratteri degli isterici e degli epilettici (macrogra fia) — \ T edasi per esempio: Fi g. G. ^ 11 primo carattere dei delinquenti per passione è l'onestà, un' onestà portata talvolta tino all'eccesso e 1' eccessiva iperestes i a (sensibilità ai dolori proprii e altrui). Ora da un gruppo di venti lettere, LQNBIW£0, Gli ana)"chici. — 6. ,^ --,^ f / ^ ^ ----a:2 ,^^ / ^ ^ ^^^ ^ +eY ^ ^/ ^i ^^ - ^^ , ^^- ^f s - ( ^^ ^ - ¡' ci^ ^` -(--- `'`^ .—^ ____---2 ,- ^ _
-32 scritte a parecchi mesi di distanza, appaiono chiari e sicuri, piìi che da qualunque testimonianza, che potrebbe essere parziale, unilaterale, questi cine caratteri. Quando egli si trova lontano, disoccupato: « Dovrei, dice, come anarchico, non aver scrupoli, ed avendo bisogno, pigliare per il collo un borghese e prender dei denari dove sono, ma confesso che non mi sento capace ». Ecco dunque qui l'antitesi del delinquentenato (1), che del resto si vede nell'orrore che ebbe da bimbo pei furti infantili fin delle mele. Il delinquente nato cerca i pretesti meno plausibili per giustificare i proprii delitti. Questi ne avrebbe uno nella propria fede; ma ha ripugnanza istintiva a seguirlo, e vi si rifiuta. Iperestesia. — Ma la strana sensibilità pei dolori altrui appare anche da queste lettere quando, chiamato al focolare materno, vi si rifiuta., perché son troppi i dolori a cui deve assistere. « Mille volte vo a dormire e penso al dolore dei miei (da cui vive lontano e che lo richiamano), e mi metto a piangere. « Ma poi un altro pensiero più forte del primo mi dice: Non sei tu la causa dei dolori della tua famiglia; é la società attuale. « Prima di tutto mi dici che sono lontano dalla madre. Io non sarei capace di sopportare le infamie che fanno i superiori sui militari, e avendo un fucile sparerei subito addosso a un qualche superiore (Ed ecco di nuovo l'epilessia -- ricordisi Misdea). « Se anche fossi libero, non potrei sopportare le infamie dei borghesi vili e sarei arrestato e quindi lontano da lei. (1) « Io mi umilio a vedere di dover essere soccorso dai compagni. Ma cosa vuoi? È vero che essendo anarchico non bisognerebbe rispettare la proprietà, e io che mi trovo in bisogno, dovrei prendere ove ce n'è, ma questa forza per ora, da me solo, non mi sento il coraggio dì prendere un borghese per il collo e farmi dare i denari. « Appena potrò vendo i miei bracci a un borghese, restituirò la somma ».
--- 83 « Quando venga la guerra, lascio ben la moglie, la madre, i figli, e vado là come gli altri imbecilli. Nessuno pensa al dolore della famiglia, ma sì al nostro dovere, e combatto questa infame società, distruggo quei borghesi. « Viva l'anarchia ! v (in enormi caratteri). E solo l'ipermnesia acuita del morbo pub spiegare la singolare lucidità di mente ch'egli ebbe mentre s'apprestava al triste colpo e la ricordanza d'ogni più piccolo fatto, così che può descrivere (1) con mirabile lucidezza ogni incidente del suo viaggio; osservare l'idillio che intravvede per via, il paesaggio che attraversa, gustare la freschezza dell'acqua limpida che trova a ristoro della sua sete; così che pub far i conti precisi di come meglio può spendere lo scarso denaro che ha con sè, per venire al luogo dove deve ammazzare un uomo (1). E giunto nella grande città festante, a lui pressochè ignota, e che doveva confonderlo col movimento vorticoso delle vie popolatissime, coi bagliori della luminaria, egli trova modo di orientarsi, e sul campo dove commetterà il delitto, egli che arma non ha mai impugnato, a pochi momenti da quell'ora che crederà l'ultima anche per sè, continua ad essere l'osservatore il più preciso, il più indifferente d'ogni particolare, e raccoglie ogni dato che possa preparargli più sicura l' azione triste che compirà: riflettere a pochi secondi dal misfatto come bisogna attraversare la strada, perchè è a dritta che i personaggi importanti seggono in carrozza nei cortei ufficiali. Tale è il fanatico monoideizzato : tali erano i messi del Vecchio della Montagna: solo che il suo vecchio era Bakounine e la missione che gli doveva guadagnare il Paradiso era di spegnere iI... presunto tiranno ! ! Santiago. — Un tipo completamente analogo è Salvador Santiago Frena. (1) Idea liberale, 8 luglio 1894.
— 81 Santiago Salvador Frena, reo confesso di aver gettato, per vendicare l'amico Dallas, dal quint'ordine nella platea, durante la rappresentazione del Gucglic(mO Tell al Teatro Liceo di Barcellona, due bombe Orsini, uccidendo 20 persone, ha 33 anni di età, contadino, ammogliato e padre di una vezzosa bimba. Non sono ancora quattro anni che era un fervente cattolico ed aifigliato al partito carlista: fu per cedere ai suoi consigli che sua sorella entrò in un convento. — Io Iaggiìi, confessò egli stesso, nel mio villaggio ero carlista, però carlista furibondo; lo era mio padre, che aveva combattuto con loro, anzi lo era tutta la nostra famiglia. Non conoscevamo altre opinioni... — Vedete, voi stesso confessate ch'eravate carlista per non conoscere altre idee. .Forse se aveste conosciuto altre idee o letto altre opere filosofiche contrarie a quelle lette dappoi, non sareste divenuto anarchico. — Oh no! Soffio anarchico per istinto, ripeto. E quando ero carlista, volevo che Don Carlos, una volta che avesse fatto tutti gli uomini uguali, togliesse ogni distinzione di borghese e proletario... Ma vedo che per ora l'anarchia è impossibile. Uno zio prete, giunto al suo trentatreesimo anno, prese una penna e scrisse: — Cristo non visse pih di 33 anni; perchè ne debbo vivere di più io? — E preso una rivoltella, si fece saltar le cervella. 11 padre era criminale. Di Santiago Salvador affermasi essere la testa perfettamente uguale a quella di S. Ignazio di Loyola! Al fanatismo religioso sottentrò ben presto il fanatismo anarchico. Qualcuno gl'inculcò l'anarchismo; cominciò a leggere periodici e opuscoli di propaganda rivoluzionaria. Anzi, dell'opuscolo: Fra contadini, del Malatesta , tradotto in spagnuolo, se ne era formato una specie di Vangelo che diffondeva poi. fra gli amici, come Caserio.
— 85 Rinnegò la Chiesa e fu d'allora in poi il più assiduo frequentatore dei meetings anarchici. Quivi conobbe il Pallas e con lui lavorò al contrabbando del sale. I due fanatici s'intesero. Ad essi se ne aggiunsero altri. E il gruppo terrorista Benvenuto Salud fu fondato. Paolino Pallas iniziò la campagna dinamitarda attentando alla vita del generale Martinez Campos. Condannato alla fucilazione e condotto sul luogo del supplizio, esclamò : « La vendetta sar t terribile! ». Santiago Salvador ne raccolse il testamento. « Un giorno, racconta sua moglie, poco dopo la morte di Pallas, Salvador venne a casa con due bombe nascoste dentro una fascia e che depose sul canterale. Il dì dopo le accomodò in una pentola, che poi rinchiuse in un baule. Un'altra sera mi domandò una peseta (un franco). Era l'unico denaro che restava in casa e glielo detti. Uscito, rientrò a mezzanotte, e come in preda a delirio, gridò: Antonia, il mio dovere è compiuto ! Pallas è vendicato ! ». È la riproduzione di Caserio: ambidue religiosi prima, anarchici poi, ignoranti contadini divenuti criminali per fanatismo politico,
CAPITOLO VIII. Altruismo. Ma qui sorge pel psichiatra e il socialista uno strano problema. Com'è che in costoro, pazzi, criminali pur quasi tutti, e nevrotici ed anche fervidi passionali, spicca così grande l'altruismo che non si trova nel comune degli uomini, e meno ancora nei pazzi e nei criminali, i pitt tristi egoisti del mondo ? È questo uno dei caratteri che, con gran meraviglia, trovammo sempre mescolato in Vaillant, in Henry, in Caserio ed anche in molti anarchici che erano anche assai più criminali di lui. P. Desjardins nota pur egli questi caratteri. « V'han degli anarchici scellerati: ma molti che son buoni trasformansi per la troppa sensibilità in ribelli: ne vidi uno che divenne anarchico vedendo un padrone rompere un braccio al suo garzone. — E. Reclus è conosciuto per la sua eccessiva bontà » (1). Tutti sanno che Pini e Ravachol facevano gettìo di quasi tutti i denari rubati in pro dei compagni o della loro causa. Spiès, mi fu scritto da Chicago che era venerato come un santo dai suoi compagni cui dava tutto il suo: guadagnava 19 franchi per settimana, e due ne dava ad un amico malato ; aiutò perfino un uomo che l'aveva insultato: sicchè i compagni dicevano che se la causa avesse trionfato, bisognava incarcerarlo per impedirgli di nuocere alla rivoluzione anarchica colla sua sentimentalità (2). Mi fu raccontato del Palla (un anarchico ferocissimo) che, gettato naufrago in un'isola deserta con un compagno, quando una nave approdò a quell'isola potè ripararvi; ma il suo compagno (1) Revise Bleue, dicembre 1893. (2) The 111'onist, ecc., j ulr, 1891.
-8"i — che doveva venire con lui, tardando, il capitano impazientito diede ordine di riprendere la rotta. 11 Palla, non potendo altrimenti impedirnelo, si gettò in acqua, obbligandolo così a fermarsi finchè l'amico sopravvenne e fu salvo. E nel giornale La libre parole, Drumont racconta del famoso nichilista Stepniak : che dopo commesso un assassinio politico, e profittando dello sbalordimento del primo momento, si era slanciato in una tralea dove l'aspettava un complice travestito da cocchiere, incaricato di assicurargli la fuga: l'amico, naturalmente, trovando che non c'era tempo da perdere, staffilava il cavallo; a un tratto Stepniak lo ferma: « Io sono molto sensibile, egli dice, e non posso veder soffrire le bestie; se tu continui a maltrattare così quel povero cavallo, io discendo e mi consegno ». Dall'inchiesta dell'Hamon (1) su diversi anarchici risultò che il movente dei più è un esagerato altruismo, una sensibilità morbosa al dolore altrui. M'attaccai, egli scrive, ad interrogare gli infelici dell'Ospedale dove io era. Fu spaventoso l'effetto: compresi il bisogno della solidarietà e divenni anarchico ». « Perchè divenni anarchico? dice un altro. Si potrebbe ricercare nel freddo, nella fame, nella fatica di migliaia di miei compagni ridotti all'abbiezione, a mendicare lavoro col volto bagnato dal padrone, che li rigettava sottovoce borbottando: Non hanno ancora abbastanza fame » . Noi vedemmo Caserio piangere pensando alla sorte dei suoi compagni di miseria di Lombardia. Ma la prova maggiore di questo grande altruismo si lia, nei discorsi tenuti da tutti gli ultimi anarchici condannati a morte prima e dopo la condanna, discorsi pieni di un fanatismo non simulato, e che certo non poteva predisporre in loro favore il Governo e la (1) DLBOIS, O. C.
— 88 — Giurìa. Era un frutto del più puro entusiasmo, di che è prova la stessa bellissima forma, perchè il fanatismo rende oratori anche i più ignoranti. Noi udimmo quell'assassino e ladro Ravachol: « Se ío prendo la parola, non è già per scolparmi degli atti di cui mi si accusa, perchè solo la società che colla sua organizzazione mette gli uomini in lotta continua gli uni contro gli altri, è responsabile: e infatti non si vedono oggi in tutte le classi delle persone che desiderano, non dirò la morte, perchè ciò suona male all'orecchio, ma la disgrazia dei loro simili se questa può recare vantaggio ? Un padrone non fa egli voti perchè un suo concorrente scompaia? e in generale tutti i commercianti non vorrebbero essere soli a esercitare il loro ramo di commercio? e l'operaio senza impiego non augura — per avere del lavoro — che per un motivo qualunque, quello che è occupato venga licenziato dall'opificio ? « Ebbene, in una società in cui si producono fatti simili, non si deve essere sorpresi di atti del genere di quelli che mi si rimproverano, i quali non sono che la conseguenza logica della lotta per l'esistenza che si fauno gli uomini, costretti, per vivere, ad impiegare ogni specie di mezzi. E poichè ciascuno è per sè, e guando è stretto dalla necessità non ha tanto di pensare, così io non ho esitato, quando ebbi fame, ad impiegare i mezzi che erano a mia disposizione, a rischio anche di . fare delle vittime. « I padroni che licenziano degli operai, si inquietano se questi vanno a morire di fame? tutti quelli che hanno del superfluo si occupano della gente che manca del necessario? V'hanno taluni che danno dei soccorsi, mti essi sono impotenti a sollevare tutti quelli che sono nella necessità e che morranno prematuramente in seguito ad ogni surta di privazioni o volontariamente col suicidio, per mettere fine a una esistenza miserabile e non aver più a soffrire la fame, le vergogne, le umiliazioni innumerevoli, senza la speranza che esse finiscano. « Così hanno fatto la famiglia Hayem e la donna Soubeim, che
— 89 — diede la morte ai suoi bambini per non vederli pili a lungo soffrire; e così fanno tante donne che nella tema di non poter nutrire un bambino, non esitano a compromettere la vita e la salute, pur di distruggere nel loro seno il frutto del loro amore. « E tutto questo avviene in Francia dove regna l'abbondanza, dove le macellerie son piene di carne, le panetterie di pane; dove le vesti e le calzature sono ammassate nei magazzini, dove vi hanno appartamenti vuoti; ma come ammettere che tutto va bene nella società, quando il contrario si vede così chiaro? « Ci saranno coloro che piangono queste vittime, ma poi diranno che essi non ne hanno colpa, e che ciascuno se la sbrogli come pub. Ma che cosa pub fare colui che manca del necessario, se non ha più lavoro, non ha che a lasciarsi morire di fame. Si etterà qualche parola di pietà sul suo cadavere, e tutto santi finito. Ora io questo ho voluto lasciare ad altri e ho preferito farmi contrabbandiere, falso monetario, ladro e uccisore, assassino. Avrei potuto mendicare, ma cib è degradante e vile: e ancora è punito dalle vostre leggi, che fanno un delitto della miseria. Se tutti i bisognosi invece di attendere, prendessero dove ce n'è, non importa con quali mezzi, i soddisfatti capirebbero forse più presto che è pericoloso il voler consacrare lo stato sociale attuale, in cui l'inquietudine è permanente e la vita minacciata ad ogni istante; e si finirebbe più _presto col comprendere che gli anarchici hanno ragione quando dicono che per avere la tranquillità morale e fisica, bisogna distruggere le cause che generano i delitti e i delinquenti, e non già sopprimere colui il quale, piuttosto cha morire di morte lenta per le privazioni, preferisce — se ha un po' d'energia — prendere violentemente ciò che pub assicurargli il benessere, sia pure a rischio della vita. « Ecco perchè io ho commesso degli atti che mi si rimproverano e che non sono che la conseguenza dello stato barbaro d'una società che non fa che aumentare il numero delle sue vittime
— 90 — col rigore delle sue leggi, le quali incrudeliscono contro gli effetti, senza mai toccare alle cause. « Si dice che bisogna essere crudeli per dare la morte al proprio simile; ma quelli che parlano così non pensano che non ci si decide a questo passo, se non per evitarla essi stessi. E voi pure, signori giurati, che certo mi condannerete a morte, perchè credete che questa è una necessità e che la mia scomparsa sarà una soddisfazione per voi che avete orrore di veder colare il sangue, voi stessi, quando crederete che sani utile il versarlo, non esiterete piît di me a farlo: con questa differenza, che voi lo farete senza correre alcun danno, mentre al contrario io agivo con rischio e pericolo della mia libertà e della mia vita. « Ebbene, signori, non vi hanno piìi dei delinquenti da gi udicare, ma delle cause di delitti da togliere. « Creando gli articoli del Codice, i legislatori hanno dimenticato che essi non attaccavano le cause, ma solo gli effetti; le cause persistendo sempre, anche gli effetti sempre ne deriveranno: e sempre vi saranno dei delinquenti, perchè oggi voi ne distruggete uno, domani ne nasceranno dieci. « Che bisogna dunque fare ! Distruggere la miseria, questo germe del delitto, assicurando a ciascuno la soddisfazione di tutti i suoi bisogni. E come ciò sarebbe facile a realizzare! Basterebbe stabilire la società sopra nuove basi, in cui tutto fosse in comune, producendo ciascuno secondo le sue attitudini e le sue forze, e consumando secondo i suoi bisogni. « Allora non si vedrà piîi della gente mendicare un metallo di cui poi diviene lo schiavo, non si vedranno piìi le donne cedere le loro grazie come una volgare mercanzia in cambio di questo stesso metallo, che così spesso ci impedisce di riconoscere se l'affezione è sincera; non si vedranno piìl uomini come Pranzini, Prado, Anastay e altri, che sempre per avere di questo metallo, giungono a dare la morte. Ciò dimostra che la causa di
-97 — morale pei reati comuni, e così dà loro modo di conquistare quell'influenza anche sugli onesti, che è naturale sia nel più vivo desiderio di costoro, vanitosi fino alla megalomania. Forse è anche per cié che in molti di questi casi si riscontra una relativa onestà nel delitto. Così Engel e Flegger rubano per la causa anarchica, e nulla ritengono per sè. In altri casi la contraddizione si spiega perchè quando molti s'associano per commettere un delitto politico, o per iscopo altruistico per giovare al Comune, al partito, proprio all'inverso di quanto accade nelle comuni associazioni criminose, nella coscienza degli autori, anche del pubblico, quel delitto scema di gravita, sia perchè « peccato di tutti, peccato di nessuno », sia perchè è nel parere del mondo che lo scopo altruistico giustifichi qualche volta il mezzo disonesto (G. Ferrero, nella Nuova Rassegna, 1394). Il commettere un'azione anche vergognosa per far del bene a un terzo e non a se stessi (per esempio, chieder l'elemosina o il sussidio per un terzo per quanto pure sia intinto nella stessa pece di chi la chiede direttamente), non desta più un triste effetto nei più; pare perfino in alcuni casi un'opera meritoria. E così spiegasi come individui che non sono nati tristi facciano in questi casi delle azioni nefande ; e tanto più quando si pensi a che cecità enorme conduca il fanatismo: e così spiegasi come i torturatori delle inquisizioni potessero essere gente pia e onestissima, pur facendo opere degne di assassini. Nota giustamente Desjardins che in molti la bontà porta al delitto, perchè, credendo tutti gli uomini buoni (Reclus e lirapotkine sostennero contro me che perfino i selvaggi son buoni ed onesti), hanno come un diritto di colpire quelli che, essendo tristi, fanno torto all'umanità. — .Noi finiamo per esecrare alcuni a forza d'amare, scrive Randon (1). (1) Revue Anarcliiste, 15 novembre 189 3. Losn35:osa, Gli arxarch • ci. — 7.
— 98 — Se Caserio, come afferrano, ha detto nelle sue ultime ore: « Il mio non fu che un atto politico » ci ha dato una nuova prova di essere il delitto politico considerato dai suoi attori, diversamente, anzi all'inversa che dal pubblico; la passione facendoli ritornare agli stati primitivi dell'uomo, in cui la vendetta è un diritto ed un dovere, e tutti i delitti, in genere, non sono che atti (nel latino facinus deriva da facere e crimen deriva da cri fare, in sanscrito) — al che, ripetiamo, l'educazione classica ha enormemente contribuito, innalzando ad eroi i sanguinari vendicatori politici: Bruto, '.fimoleone, Aristogitone, ecc. Quando poi il fanatismo s'innesta colla crudeltà e sorge nel criminale-nato, è naturale, che prenda le tinte più sanguinario, tinte che si conservano, direi quasi, professionalmente in seguito in quelli che non eran veri criminali, ma passionati. Qualcuno si meraviglierà che un' idea così poco logica ed assiarda come l'anarchia abbia potuto fanatizzare tanti uomini; ma oltrecchè se l'idea è sbagliata, non lo sono tutti i fondamenti donde parte, non sono mai le idee giuste, le idee ammesse dai più che destano fanatismo. Il fanatismo , per solito, corre sempre dietro alle idee più discusse e alle meno sicure. Troverete cento fanatici per un problema di teologia o di metafisica, e non uno per un quesito di geometria; e quanto più strana e assurda è un'idea, tanto più trascina dietro a sè matti, mattoidi e isterici, specialmente poi nel mondo politico dove ogni scacco e trionfo privato diventa scacco e trionfo pubblico, dove quindi fin la morte ha un'eco che compensa il fanatico non solo della vita che perde; ma delle torture più atroci. — Oh! coloro che escogitano sempre nuove pene a costoro, quanto ignorano la storia e la psicologia umana! ! llla, si dirà, se questi strani altruisti son tutti matti o fanatici, com'è che le loro opere portano l'impronta d'una seria premeditazione, di un piano strategico, ecc.?
-99È facile rispondere, che i piani strategici, i complotti sono sogni di polizie impotenti ; al più saranno accordi di cinque o sei persone, perchè i pazzi ed i passionati non hanno mai complici; ma l'opera loro porta il segno del pervertimento. Qual maggior segno di questo, di scegliere quei feroci mezzi d'offesa contro inermi cittadini che essi non conoscono nemmeno, come Lieuthaut e Vaillant? E qual maggior prova di pervertimento di credere di beneficare uccidendo? La maggior parte degli anarchici, scrive Burdeau, appartiene alla famiglia degli assassini filantropi. « E per amor degli uomini, continua Burdeau , che essi li uccidono all' impazzata ! ». E la loro pazzia più grande è ancora quella di pretendere bensì di uccidere, ma non già di essere uccisi, e di gridare vendetta ogni volta che si applica a loro dalle vittime la legge del taglione, e che si ritorcono contro loro i tristi loro mezzi.
CAPITOLO IX. Neofilia. Ma non è solo l'altruismo che caratterizza costoro: più ancora è la mancanza di quel misoneismo che è proprio di tutti gli uomini, e sopratutto degli uomini di così scarsa coltura come sono costoro. Dall'inchiesta provocata dall'Hammon, in mezzo agli anarchici, perchè e come fossero divenuti tali, la risposta più frequente era « perchè avevano nel corpo uno spirito di rivolta, di vendetta provocata da casi personali o da letture speciali ». « Io ho sofferto la miseria (scrive Vogt, un operaio di 24 anni); stetti due giorni senza mangiare, lo spirito di rivolta si rivelò in me». « Battuto alla scuola comunale (dice un altro) mi ribellai fuggendo ». « Lessi Victor Hugo (confessa un terzo) e il mio spirito si ribellò ad ogni oppressione moderna ». Chi legge Vallès vede subito come questo spirito di ribellione gli sorgeva perfino contro la madre, i parenti, ecc. E anzi, nel maggior numero questo spirito di rivolta è congenito o ereditario e spicca senza cause determinanti. « Io aveva (dichiara un quarto) orrore del maestro e del padrone fin da bambino; ogni volta che mi si ordinava una cosa mi veniva voglia di non farla; fui in collegio il modello del ragazzo indisciplinato ». costui Lazare, lo scrittore anarchico.
--101- « Fui scacciato da tutti i collegi (dice un quinto), perchè li mettevo sottosopra. « Mio padre era un novatore, e io in collegio non potevo lavorare che nei soggetti che mi andavano a genio ». Henry era figlio di un feroce comunardo, come Padelewski era fratello, nipote, pronipote di ribelli. Questa neofilia dipende appunto dalla loro neurosi. Io ho a lungo dimostrato e più volte nelle mie opere, che mentre tutti gli uomini odiano il nuovo , solo i matti , i mattoidi e i pazzi morali o criminali-nati hanno per questo una speciale attrazione che, data la loro incoltura e la loro malattia, si sciupa in inutili bizzarrie, in strane e crudeli originalità. 11 tipo più completo di pazzo morale-che segnali la storia, Nerone, ébbe qua e là non solo velleità, ma attitudini artistiche nel canto, nella scoltura, e come hanno ben saputo rilevare Hammerling e Cossa, mostrava un vero gusto artistico e un'originalità, una neofilia nel delitto: l'incendio di Roma è il capriccio gigantesco di un poeta ispiratosí all'Iliade, ecc.; anzi la neofilia, la ricerca del nuovo ha molta parte nei suoi delitti : come quando vuol scrutare nelle viscere della donna amata la causa della sua simpatia; alcuni dei suoi delitti erotici, come quelli di Tiberio, furono creazioni sue (far vestire da bestie gli uomini cogli organi sessuali sporgenti e far allattare dei bimbi nuotando); e non del tutto era pazzo quando, morendo, esclamò che Roma perdeva in lui un - grande artista. I1 criminale è, sopratutto, per la sua -natura impulsiva e per odio alle istituzioni che lo colpirono o che lo inceppano, un ribelle politico perpetuo, latente, che trova nelle sommosse il modo di sfogare doppiamente le sue passioni e di vedersele per la prima volta approvate anche da un grande pubblico. I ei miei Palinsesti del carcere spicca come il bisogno dell'innovazione, il malumore politico dei rei-nati abbia un gran punto
— :102 — di partenza dalla loro personalità. « L' Italia è libera, ma noi siamo qua. — Boulanger manderà in aria tutti. — I ricchi rubano al povero: il povero a loro; se prende di più, serve per l'interesse » (pag. 147). Ed è certo che costoro vedono, forse inspirati dalla passione, i difetti dei Governi che ci reggono, meglio e più giustamente che non faccia la media degli onesti; e anche da questo lato si intravvede una ragione che s'aggiunge all'impulsività e al bisogno del male per spingerli in prima linea nelle ribellioni. Negli stessi Palirnseste , in mezzo a tristizie, insulti, malignità, ho trovato a intermittenze una genialità, che non si trova nell'uomo medio, certo perchè i criminali acquistano dalla degenerazione una irritazione corticale che l'uomo medio non ha. Genialissima è la lirica di Verlaine, che ci fotografa un cortile di criminali (pag. 248). Nè è senza giustizia questa satira al Governo: « O Codice penale ! perchè colpisci la truffa di pene severissime, mentre il libero Governo d'Italia, coll'immorale giuoco del lotto, è dei truffatori maestro e clonno ? » . Finalmente vi ho trovato una dimostrazione dei danni degli studi arcaici, in cui potrebbero specchiarsi molti Ministri della Pubblica Istruzione, che ci ribadiscono sempre più la catena dei classici. Anche le frasi di quella lurida prostituta che si rivolge ai futuri clienti e scopre la sua foia, sono d' una potenza e novità veramente strana (pag. 101). Sono lampi fugaci, ma che ci confermano l'esistenza di quel contrasto, di quei due eccessi intellettuali di cui l'uomo medio non è capace, critico abilissimo come è, ma niente creatore. Gli è che in costoro l'anomalia organica prepara il terreno al minore misoneismo, ch'è il carattere normale dell'uomo onesto, normale.
-403 Ed essi odiano lo stato presente, credendo che non l'ordine naturale, ma l'ordine di quel dato Governo costituito sia quel che li frena e li punisce; s'aggiunga ch'essi, più impulsivi degli altri, sono pii inclini all'azione, e a prendere a pretesto la prima bandiera sotto cui sfogare gli indomiti istinti. NI è grande nell'anarchico la difficoltà a vincere l'odio del nuovo perchè qui si tratta di un ritorno al vecchio, e l'amore del nuovo si fonde con quello dell'antico: per molti ciò è tanto più facile in quanto v'entra l'interesse personale, la speranza d'uscire dalla mi seria: e l'uomo inclina a trovare vero sempre tutto quello che gli accomoda. Il fatto è, del resto, notorio. Già i filosofi greci avevano rilevat o questo fenomeno: Socrate scrisse che le ribellioni derivano da ciò, che nulla perdura quaggiù: e che a date epoche (ch'egli fissava con poco serie formole geometriche, come poi Ferrari) nascono uomini viziosi e radicalmente incorreggibili. — Aristotile che lo riporta soggiunge: « Ciò è vero, perchè v'hanno uomini naturalniento incapaci dí divenire virtuosi e di ricevere educazione: ma perchè, chiede egli, queste rivoluzioni accadono in uno Stato perfetto ? ».
CAPITOLO X. Altre influenze: meteoriche, etniche, economiche. Nè le influenze organiche, individuali ci devono far dimenticare quelle più generali ed esterne: la topografia come lo studio cronologico delle rivolte in quattro secoli in Europa mi mostra in modo sicuro che nella stagione e nei paesi caldi si trova il numero maggiore di rivolte (1). Stagioni. — Così in una statistica minuta delle ribellioni per mesi, che io riassumo, notai: Evo antico Evo medio Evo moderno America Europa (2) Primavera 31 14 76 142 Estate . . 44 28 92 167 Autunno 20 18 54 94 Inverno 20 16 61 92 (1) Vedi Il delitto politico e le rivoluzioni , di LOMBROSO e LASCHI, Parte I, 1890. ,1, ^ ^ ^ . y � ^ ^ ^ h E ^ ó F^ y Ci^ ^ o ea 'm u^ a> ó W ^ ' a^ bq ^ o ,^ G, ^ m ^ W '7,.^ m ^ W ; cd ^ z á G D cd O CJ . a 6 - O 9 ^ ,^ ^ 1 d •^ ry . r; (2) ^ ^ y ^ ^ ^ r = a -^ .; .^ ^ 4 - o ^ y a ^ ^ s. v ^ ^ tr1 ^ ^, E `3 F^ ti cá 4'7 ,_. - ,^ i!5 6 il P- ^ Primavera 23 27 7 9 6 16 7 6 7 6 5 7 3 4 6 3 29 12 • 11 7 20 8 5 3 3 9 11 6 4 1 0 14 4 5 3 15 6 3 1 3 5 4 7 2 2 2 18 6 3 3 10 2 10 4 3 4 3 2 2 1 1 Estate 3$ Autunno 18 Inverno 20
— 105 — Dove si vede che l'estate tiene il primo posto per entrambi gli emisferi ; la primavera poi supera sempre l'autunno e l'inverno, nelle rivolte come nei delitti, forse per i primi caldi, ma anche per le minori provviste ; mentre l'autunno e l'inverno ne hanno un numero poco differente. Che se dal complesso dell'Europa passiamo alle singole nazioni, noi troviamo ancora il maggior numero di rivoluzioni nei mesi caldi, salvo rare eccezioni. Sicchè in 9 nazioni, fra cui tutte quelle del Sud, il predominio è nell'estate ; in 5, e fra esse le più nordiche, è in primavera; per una si notò in autunno (Austria-Ungheria) e per una in inverno (Svizzera). E quanto ai mesi predomina il luglio in Italia, Spagna, Portogallo, Francia; l'agosto in Germania, Turclìia, Inghilterra e Scozia, e nella Grecia insieme al marzo; il marzo in Irlanda, Svezia, Norvegia e Danimarca ; il gennaio nella Svizzera ; il settembre nel Belgio e Paesi Bassi; l'aprile in Russia e Polonia, e il maggio nella Bosnia, Erzegovina, Serbia, Bulgaria. Per cui l'influenza dei mesi caldi sembra maggiore nei paesi del Sud. Geografia del delitto politico. —Un'altra prova dell'influenza del clima l'abbiamo nella distribuzione geografica delle sommosse in Europa, per il periodo dal 1791 al 1880, ricavate pure collo stesso metodo (1), come dimostro nella Tavola III. Vi appare evidente che il numero delle sedizioni aumenta da Nord a Sud parallelamente al calore; infatti la Grecia . ne da in proporzione di 10 milioni d'abitanti 95, cioè il massimo; e 0,8 la Russia, cioè il minimo ; e le più piccole quote sono date dalle (1) Vedi Delitto politico, Parte I. — C. L0MBROSO e V. Rossr, Influenza della temperatura sulle rivoluzioni, 1837, con 2 tav.
- 10 6 — regioni nordiche: Inghilterra, Scozia, Germania, Polonia., Svezia, Norvegia e Danimarca; mentre le maggiori sono offerte dalle regioni meridionali: Portogallo, Spagna, Turchia d'Europa, Italia meridionale e centrale; ed un numero medio si riscontra appunto p elle regioni centrali. Complessivamente troviamo nella Europa nordica 12 rivoluzioni sopra 10 milioni di abitanti. » centrale 25 ^> » » » meridionale 56 » » » Vi sono, è vero, due notevoli eccezioni: la Svizzera e l'Irlanda, che danno rivoluzioni in rapporto contradditorio colla posizione geografica; ma per - la Svizzera ciò deve dipendere dalla moltiplicità dei Governi cantonali e dalle frequenti mutazioni di Costituzione (dal 1830 al 1879 vi si ebbero infatti 115 revisioni di Costituzioni cantonali e di 3 Costituzioni federali; dal 1830 al 1869 ben 27 revisioni andarono mutando il Governo da aristocratico in democratico; dal 1862 al 1866, infine, 66 revisioni furono attuate per passare al Governo popolare diretto, plebiscitario — Revue des Deux Mondes, 1885) ; per l'Irlanda, poi, dalle tristi condizioni politiche e sociali, poichè ad essa, al di fuori della rivoluzione, non restava aperta altra via, come ben disse il Tarde, che l'emigrazione od il suicidio e con le mirabili sue proposte Gladstone mostrò quanto radicali debbono escogitarvisi le riforme per poter sanare delle piaghe che sono nel medesimo tempo etniche, sociali ed economiche. Anche in Russia i casi del nichilismo ci dimostrano che quando le questioni sociali si fanno sentire potenti, Fazione climatica cede il pasto, salvo a riprenderlo più tardi. Di più, giova anche ricordare che il clima dell'Irlanda è grandemente addolcito dai tepori benefici apportatile dal Gulfstream; sicchè per la sua temperatura invernale di 45° C. essa si trova sulla stessa linea isochimenica con la Brettagna, col mezzodì della Francia, colla regione italiana dell'Appennino settentrionale e colla
CAPITOLO XI. Profilassi. Si dice: Per curare queste piaghe non v'è che il fuoco e la morte. Ora, che delle misure energiche si prendano contro gli anarchici io trovo giusto e ragionevole, non però esagerate come in Francia, ed ora in Italia, effetto di reazioni momentanee, impulsive quasi esse stesse, come le cause che le hanno prodotte, e a volta loro sorgente certa di nuove violenze. Io non sono, p. es., contrario alla pena di morte, ma solo quando si tratti di rei-nati, la cui vita metterebbe in pericolo quella di molti onesti : e perciò non avrei esitato a condannarvi Pini e llavachol; ma certo, se vi è grande delitto in cui la pena capitale non solo, ma anche le pene più gravi, e sopratutto le ignominiose, debbano essere risparmiate, mi par quello degli anarchici. E ciò, prima : perchè molti non sono che pazzi, e pei pazzi occorre il manicomio e non il patibolo e la galera; poi: perchè anche quando sono criminali il loro altruismo (v. s.) li rende degni di spec'ali riguardi; potendo una volta incanalati in altra direzione (e la natura, p. es., isterica del Vaillant, di Henry, era a ciò arra sicura) essere utilissimi alla società a cui eran così pericolosi. Louise Michel era detta alla Nuova Caledonia Fange i o rosso, tanto si rese benemerita dei malati e degli infelici. LomB oso, Gli anarchici. — 8.
-- 114 --- Pei suicidi indiretti noi coll'infliggere una morte spettacolosa non facciamo che rendere un servizio ai nostri nemici, far loro raggiungere una meta desideratissima. Per molti altri rei d'occasione o di passione squilibrati da una educazione insufficiente e da eccesso di sentimento e dalla miseria propria ed altrui, la pena di morte noi non l'applicheremmo nemmeno se fosse escluso il movente politico (1), perché meno pericolose. E bisogna considerare che sono tutti giovani: Langs 20 anni, Schwabe 23, Caserio 21, ecc. e che a questa età si ha il massimo dell'audacia e dell' eccessivo fanatismo, che si raffredda più tardi ; sicché in Russia si dice non esservi alcun onesto uomo che non sia a 20 anni nichilista e moderato a 40. E poi, un'idea non si soffoca colla morte dei suoi autori : spesso essa vi guadagna, anzi, coll'aureola del martirio; mentre se è sterile cadrebbe egualmente ; d'altronde come non si può durante la vita dare di un uomo un giudizio de fi nitivo, così una generazione non può nella sua effimera vita giudicare con certezza della falsità di un'idea, e tanto meno quindi è in diritto di infliggere per questa una pena così radicale come la morte ai suoi fautori. La soppressione loro d'altronde non può portar altro vantaggio oltre quello di impedire delle fatali recidive nell' indirizzo stesso del primo reato ; perchè il fanatismo e la neuropatia non svampano sotto la punizione, si esaltano anzi per questa: e Ravachol non era ancor morto che già s'era creato un semídio Ravachol, anzi un vero dio, e si eran formati parecchi inni alla Ravachol -- e invece della Marsigliese si cantava la Ravachole: Dubois (o. c.) che ce ne dà la notizia, nota che il progresso maggiore dell'anarchia si ebbe in quei sití ove si ebbero processi o repressioni violenti che fecero da sé la propaganda: a Rohan, p. es., Vienne, Grenet, S. Etienne, (1) FERRI, Discorso parlamentare, 7 luglio 1594.
— 115 Nimes, Bourg: a Fourmies comparve l'anarchia dopo le repressioni sanguinose degli scioperi. Abbiam recluto a Barcellona, a Parigi stesso le estreme condanne degli anarchici bombardatori del teatro e poi del General Campos esser seguite da identici, anzi peggiori reati. E testè abbiamo appreso il triste misfatto di Casorio su Carnot, che certo fu tra i più integri ed amati uomini di Stato. Ora la Francia cogli anarchici non può rimproverarsi di aver mostrato debolezza; ma al crescendo delle repressioni rispose an crescendo negli attentati : mentre in Inghilterra e Svizzera, con nessuna pena speciale 1'anarchico è paralizzato e non fece mai grandi danni. La prova dell'inutilità delle leggi eccezionali ce la dà da tempo in grande scala la Russia, dove le repressioni non mancano e terribili (la morte lenta e muta nelle miniere e nei carnai della Siberia), eppure ogni repressione è seguita da nuovi e più violenti tentativi. « Non c'è, scrive uno dei più acuti nostri pensatori, G. Ferrero (La Riforma sociale, 1894, pag. 986), per il fuoco delle tendenze rivoluzionarie, alimento più potente di questi martirologi leggendari, che eccitano la fantasia di una quantità di illusi, di fanatici, cli suggestionabili, di cui la nostra società pullula e che sono sempre un elemento importante di tutti i movimenti rivoluzionari. C'è una quantità di gente in ogni società che ha bisogno di ammirare il martirio, di entusiasmarsi al martirio, qualche volta anche di subire il martirio; gode di essere perseguitata ; di credersi vittima della prepotenza e malvagità umana; che sceglie il suo tra i partiti politici a seconda dei pericoli che esso presenta, come certi alpinisti scelgono per un'ascensione la montagna in cui i precipizi sono più profondi e le vette più inaccessibili. Per tutti costoro non c'è eccitamento migliore ad abbracciare le teorie anarchiche che Ia persecuzione clamorosa di cui son fatte segno. Ora per tutti costoro nulla è più pericoloso che dare alle loro fantasie un cadavere di giustiziato. Faillant giustiziato diventa un martire; la sua tomba è
— 116 — fatta segno a un pellegrinaggio continuo; la leggenda comincia, cresce, fiorisce, alimentata da questa pioggia di sangue, che fu sempre della leggenda il nutrimento pili importante. «... Si era creduto troncare con la ghigliottina le sette teste dell'idra anarchica; ed ecco al contrario che l'anarchia,'invece di finire sotto i colpi della legge e dell'infamia, non solo prende nuovo vigore, ma migliora di molto il tipo dei suoi eroi. Questa, per chiamarla così, purificazione dell'anarchia è infatti uno degli aspetti meno comunemente osservati, ma più importanti dei terribili fatti di questi giorni. Ji primo eroe dell'anarchia in questi ultimi anni fu il Ravachol, un tipo feroce di criminale-nato, sanguinario, omicida per scopo di furto, una vera bestia umana, che sfogava nella politica le sue tendenze ferocissime. Gli tenne dietro Vaillant, che senza essere immacolato, era assai migliore del primo; aveva commesso furti e truffe, ma non aveva mai assassinato ; e a lui seguì l'Henry, un giovanotto un po' squilibrato e bizzarro, ma di condotta incensurata, che riuscì con il suo discorso alle Assisie a impressionare anche i suoi più accaniti nemici, tanto ne traspariva la convinzione profonda e sincera. L'ultimo, il Caserio, è senza dubbio un fanatico onesto, che non ha mai commesso nessun reato comune, che era incapace di commetterne, e che solo l'acciecamento della passione politica ha potuto portare a far ciò che fece. Dopo un anno e mezzo di repressione energica, il Governo francese, anzi tutti i Governi d'Europa, si trovano innanzi a questo risultato meraviglioso e consolante davvero : che mentre prima l'anarchia reclutava i suoi eroi tra i candidati alla galera, ora li trova tra gli individui onesti, che il fanatismo o un esagerato spirito di sacrificio spinge contro alla morte, con la risolutezza caratteristica di tutti i martiri di tutte le fedi passate. « Ma non basta : non soló l'anarchia si purifica; essa diventa anche più audace. I legislatori che credevano di spaventarla, con quello che sembra diventato l'ultimo talismano magico delle società civili, la
-- 117 'mannaia, devono restare atterriti constatando come essa venga sempre più ad assalire la società di fronte, senza nascondersi, non ostante l'infinita diversità delle forze. Da Ravachol che poneva di soppiatto le sue bombe e fuggiva, assicurandosi il tempo della fuga, siamo passati a Vaillant e ad Henry che hanno gettato personalmente le bombe in un caffè o nel Parlamento, in mezzo ad una folla, con la quasi assoluta certezza di essere veduti e arrestati; siamo passati al Caserio, che si è servito del pugnale e in mezzo a una folla immensa, vale a dire in condizioni in cui anche la più lontana speranza di fuggire alla ghigliottina non poteva menomamente sorridergli. Dall'uomo insomma che commette l'attentato, diremo così, anonimo, siamo arrivati all'uomo che freddamente vende la vita sua per quella di un uomo odiato, e commette l'attentato sapendo prima che la sua testa è da quel momento perduta. a Questi fenomeni dolorosi, che atterriscono gli uomini di Stato empirici e superficiali, non riescono invece punto sorprendenti per chi conosce un poco gli uomini e la storia. Questa purificazione dell'anarchia non è che la conseguenza diretta della persecuzione. Si capisce infatti facilmente perchè i primi attentati furono commessi da un delinquente vero e proprio, come il Ravachol, e non da qualcuno di quei fanatici onesti, tra cui si reclutano ora tanti anarchici. Sebbene la morale politica e la morale individuale siano spesso in disaccordo, come ho tentato dimostrare iiì un altro articolo pubblicato più su; sebbene molte volte un uomo onesto finisca per commettere, a scopi politici, azioni delittuose, sarebbe stato difficile che, senza una provocazione diretta e molto forte, persone in fondo • buone si fossero decise a cominciare una serie di attentati così pericolosi e crudeli, come quelli di cui la Francia è stata teatro in questi ultimi tempi. La prima idea doveva essere il capriccio feroce di una immaginazione di criminale-nato, che a sangue freddo, prendendo a pretesto persecuzioni assai blande contro i loro compagni, ma in realtà per sfogare la innata malvagità, si volle diver-
__118 -- tire a far saltare le case di alcuni magistrati, e preso gusto al giuoco, continuó sinchè non fu preso. Ma dopo vennero le persecuzioni serie, le leggi eccezionali espressamente votate, i ghigliottinamenti ripetuti; si creò la leggenda del martirio anarchico; e tutto ciò fu sufficiente a spingere nella via degli attentati anche i fanatici onesti del partito : costoro non si sarebbero mossi per altre cause; ma quando hanno cominciato a vedere i loro compagni imprigionati a centinaie, i loro giornali sequestrati, qualche testa di amico ruzzolata nel paniere della ghigliottina, hanno dovuto sentir eccitati quei sentimenti altruistici e di solidarietà politica che in tutti i partiti estremi e nei fanatici onesti sono assai vivi. Bisogna pensare che Vaillant, Henry, tutti gli anarchici imprigionati avevano od hanno nel partito amici fedeli, in cui la comunità delle idee, dei pericoli, della vita, del fanatismo porta l'amicizia a un grado di intensità che noi difficilmente ci rappresentiamo; bisogna pensare che in essi le persecuzioni contro i loro amici eccitano l'ira e lo sdegno che ecciterebbe nella Europa deglí scienziati la notizia che lo Czar abbia mandato in Siberia qualche grande pensatore per il delitto delle sue scoperte; bisogna pensare che essi vedono perseguitati i loro amici, appunto perchè seguaci di quelle idee che essi adorano e la cui comunità cementa più di ogni altra causa la loro amicizia ; e non si avrà difficoltà a capire perchè, appena la persecuzione cominciò, il tipo dell'attentatore si sia migliorato e i delinquenti siano stati da quel momento dei fanatici onesti, uomini cioè in cui questi sentimenti di solidarietà sono più forti e in cui spesso, per uno squilibrio morale, il bisogno di sacrificio è patologicamente intenso. « L'altro fatto, quello del maggior coraggio, è connesso direttamente con questo. Più l'attentatore è fanatico ed onesto, più le conseguenze del suo atto lo lasciano indifferente; egli avrà anzi il gusto del sacrificio e commetterà il suo delitto a qualunque costo, anche con l'assoluta certezza di essere preso, giudicato ed ucciso. Un di-
— 119 — namitardo come Ravachol, che commette il delitto per cattiveria, cerca di assicurarsi la fuga e si fa prendere una volta alla fine solo per leggerezza; un dinamitardo come l'Henry o un presidentícida come il Caserio, che commettono il delitto per fanatismo, vanno a commettere il delitto sapendo già di dover morire, e quindi non cercano di assicurarne la riuscita, noncuranti di loro stessi. cc... È una legge storica di una fatalità assoluta che la violenza eccita la violenza; e i fatti recenti non ne sono che una conferma dolorosissima. Osservate ciò che in piccolo è accaduto in Italia; e voi ci vedrete riassunto ciò che in grande si svolge nella Francia e nella Spagna. L'on. Crispi sembra avere la specialità degli attentati: ín pochi anni egli ne ha subiti due ; mentre gli altri uomini politici italiani ne sono sempre stati salvi; mentre nessuno, per es., ha mai pensato di attentare alla vita dell'on. Depretis. Quale è la ragione di questa differenza? La ragione è che l'ori. Crispi è tra tutti gli statisti d'Italia quello che mostra piìi piacere a risolvere le questioni con la forza; e per questa via egli stesso polarizza, per dir così, l'ideazione dei suoi nemici verso l'uso della forza, e trascina con la suggestione inconsciente del suo esempio. L'on. I)epretis, che preferiva usare l'astuzia e l'abilità, non ha mai eccitato contro di sè propositi violenti, come non li hanno eccitati tutti gl i statisti non violenti come Cavour, Gladstone e in generale tutti gli uomini di Stato inglesi, che cercano, nei rapporti di politica interna, di usar sempre piìi che si possa la forza morale. Il medesimo fatto si è visto in Francia, dove i propositi violenti del partito anarchico raddoppiarono di intensità, guando il Governo cominciò ad applicar la forza in tutte le sue forme alla repressione dei loro attentati; perchè tutti i propositi e i desiderii latenti di rivolta ne furono eccitati direttamente. Si potrebbe obbiettare, è vero, che il Governo francese e lo spagnuolo furono essi stessi provocati alla repressione della forza dalle brutalità degli anarchici : ma bisogna riflettere che in queste lotte è il Governo, è la classe pi
— 120 — alta, più ricca, più potente più istruita che dovrebbe dar l'esempio della ragionevolezza, della calma e della freddezza; senza ricorrere ciecamente, appena il pericolo si mostra, al terrore e alla ghigliottina che creano i martiri ed eccitano nel partito che si vorrebbe distruggere lo spirito di lotta e di resistenza ». La repressione violenta ha anche il torto di insuperbire gli anarchici, di far loro credere di pesare sui destini dei popoli, e di predisporre in loro favore le classi più elevate la cui ripugnanza è iI migliore baluardo all'infuriare loro. La caratteristica principale di questi reati politici nei rei per passione ed occasione è di rivelare nei suoi autori un inadattamento — direi specifico — alla forma di governo sotto la quale vivono e contro la quale commettono la loro azione delittuosa. I delinquenti comuni invece mostransi inadatti non solo all'ambiente sociale della nazione in cui trovansi, ma all'ambiente sociale di tutte le nazioni che sono giunte all'identico grado di civiltà cui giunse la loro. Mentre, quindi, i delinquenti comuni devono essere eliminati da tutto il mondo civile, i delinquenti politici basta che sieno tolti da quell'ambiente giuridico e sociale di quel dato popolo, al quale hanno dato prova di non sapersi adattare. L'esilio, e — in casi gravi — la deportazione sono dunque indicati come le pene più confacenti a questa specie di rei. Ed io proposi (1) per questi rei politici puri (esclusi i pazzi ed i rei nati) che queste pene siano sempre temporanee e revocabili ogni 5 anni dietro una votazione parlamentare, potendosi dare — come accadde, per es., pei rei di bestemmia, di ateismo — che assai prima dello spirare delle loro pene siasi mutata l'opinione pubblica sulla portata dei loro atti, fino a spogliarli d'ogni indole criminosa; ed è appunto perciò anche che, mentre la nostra (1) Delitto politico, ecc., Parte IV.
— 12! — scuola è contrariissima al giurì pei reati comuni, non lo è punto pei reati politici, pei quali anzi il giurì è il solo mezzo di diagnosi, di riconoscere cioè se sono o non sono delitti nell'opinione pubblica del momento attuale. Invece l'invio al Manicomio di quanti sono epilettici o isterici sarebbe una misura più pratica specie in Francia, dove il ridicolo uccide. Perchè i martiri sono venerati; dei matti si ride — ed un uomo ridicolo non è mai pericoloso. Le misure internazionali d'altra parte sono inutili, poichè quella gente non ha un centro da poter colpire. Ogni momento le ingenue polizie ne sognano uno che si dilegua appena vi si va più vicino; ed è naturale perchè tutto il principio anarchico è nell'esagerazione dell'individualismo, nella negazione d'ogni dipendenza. D'altronde vi sono paesi che appunto per la mitezza delle loro leggi sono mena colpiti dall'anarchia, od in cui essa non ha presa essendo essi troppo ben governati perchè vi attecchisca; nè questi si associeranno certo ai paesi infetti nell'adottare misure draconiane, che li disonorerebbero e forse farebbero sorgere i pericoli sfuggiti. Tutti però potrebbero accordarsi in alcune misure di polizia comune, non violenti. Tale sarebbe la fotografia generale di tutti gli addetti all'anarchia militante, l'obbligo internazionale di denunciare i traslochi delle persone più pericolose, l'invio ai manicomi di tutti gli epilettici monomani e mattoidi infetti d'anarchismo — misura molto più seria che non si crederebbe sulle prime — la sequestrazione perpetua degli individui più pericolosi, appena abbiano commesso un grave delitto comune, possibilmente nelle isole lontane dell'Oceania: la dimostrazione in forma popolare e aneddotica, sparsa a migliaia d'esemplari, delle loro assurdità, l'ordine di lasciar libere le popolazioni di manifestarsi, anche con fatti violenti, contro loro: creando così una vera leggenda antianarchica popolare, proprio in quel mezzo che essi cercano sedurre di piii. Ma tutti questi sono provvedimenti che il medico chiamerebbe
— L 7 J — momentanei, palliativi, per non parlar degli assurdi che fan ricordare la massima: Videbis qua»2 parva sapientia regitur munclus. Stampa. — « Che dire, ripeterò col Ferrero, delle recenti leggi sulla stampa? Fra gli altri errori vi si confuse balordamente gli anarchici coi socialisti: i primi non hanno stampa, né avendola ne userebbero; sicchè volendo colpire gli uni si colpiscono invece i loro piìl seri nemici. « Tutti coloro che hanno osservato il movimento anarchico un po' da vicino, sanno benissimo che i grandi centri della produzione libraria dell'anarchia sono all'estero; e che dall'estero arrivano quasi tutti i giornali e opuscoli di propaganda, che gli anarchici distribuiscono. Sicché questa legge non può spaventare gran fatto, in questo momento almeno, gli anarchici. « Ma la legge sarebbe egualmente vana, se gli anarchici avessero in Italia una stampa fiorente. La stampa è sino ad un certo punto un diversivo e un parafulmine; perchè più gli anarchici potranno scrivere e stampare, meno agiranno e meno cercheranno sfogo alle loro passioni politiche in questi clamorosi attentati. La prova di ciò io l'ho trovata in una frase semplicissima di una lettera del Caserio dalla Francia ad un amico: « In quanto alla propaganda, qui in Francia si cammina molto, ma soltanto per i fatti; essendochè il Governo liberale repubblicano proibì di pubblicare giornali anarchici, sequestrò tutti i denari, tutte le corrispondenze ». Il giornale, del resto, ha contribuito potentemente a mitigare anche la nostra vita politica, sostituendo gli articoli ingiuriosi alle percosse che i partiti rivali si barattavano una volta; e forse anche oggi, nei partiti conservatori stessi, molta gente trascenderebbe a violenze, se non potesse sfogare l'ira contro i nemici politici scrivendo o facendo scrivere: perchè non dovrebbe accader lo stesso degli anarchici? E una vera disgrazia che il partito anarchico non abbia ancora prese le abitudini letterarie e giornalistiche degli altri partiti, perchè forse, se a Livorno gli
-129-- - giusto ed utile che diamo a questo fanatismo una valvola di sicurezza con rimedi economici, come abbiamo dato a quelli politici i rimedi della costituzione, del parlamentarismo, ecc., al religioso la libertà dei culti, ecc. I rimedi più radicali sarebbero quelli che diminuissero l'esagerato accentramento delle proprietà, delle ricchezze, della potenza, cosicchè sia reso possibile a quelli che hanno l'ingegno e la forza al lavoro il guadagnarsi da vivere. Nella Francia stessa la rivoluzione dell'89 non fece che sostituire dei grandi proprietari ai grandi feudali ; e mentre 1 1 4 del suolo apparteneva agli agricoltori ora non vi appartiene che 118. Negli Stati Uniti mentre 911100 degli abitanti non possedono che 20[100 della ricchezza del paese, 91100 ne possedono 80 010: 4047 famiglie posseggono circa 36 volte tanto che 11,587,887 famiglie riunite. E da questo lato, mentre il socialismo si crede dai politici balordi (e nón son pochi) il fido alleato dell'anarchia ne è invece il gita grande nemico ed il miglior preventivo. Nessuno, scrive uno dei piìl simpatici nostri socialisti — neanche i conservatori più arrabbiati — si è posto così risolutamente come i socialisti di fronte ai banditori dell'assurda e selvaggia teoria dell'assassinio politico a scopo di rivendicazione economica. I Gesuiti hanno glorificato Giuditta e Giaele ed armata la mano ai Ravaillac ed ai carnefici dell'Inquisizione assassina. I capi del Terzo Stato cantano nelle loro scuole le glorie di Timoleone e di Bruto e pensionano le famiglie di Agesilao Milano e di Felice Orsini. I socialisti, seguaci di una morale basata sullo studio p ositivo della storia e della società, non cessano un istante dal ripetere ai lavoratori che i loro mali non sono voluti dai ricchi, ma sono il prodotto inevitabile dell' odierno sistema economico; che perciò si possono guarire soltanto mutando questo sistema, che al contrario oggi essi medesimi formano e sostengono direttamente LowmoEo, Gli anarchici. — 9.
— 130 o indirettamente; e che tale mutamento non lo possono compiere nè le bombe nè i pugnali — che uccidono inutilmente alcuni individui e lasciano immutata la costituzione sociale — ma lo compie fatalmente e sola l'azione irresistibile e ognor crescente degli stessi lavoratori che uniti, organizzati, coscienti, si elevano — come già si elevò il Terzo Stato -- alla conquista del loro diritto e danno vita ad una società nuova in armonia coi -loro interessi (1). L'anarchia scomparsa in Germania, Austria; Inghilterra dopo il grande estendersi del socialismo, Andrea Costa, impiccato in effigie e Prampólini pugnalato dagli anarchici per avere iniziato questo nuovo movimento, e gli attacchi feroci della stampa anarchica europea contro tutti i socialisti dimostrano quanto sia grande la divergenza fra i due campi. Il socialismo insomma, confuta le teorie anarchiche davanti a quei ceti che più ne sono sedotti, colle conclusioni che noi sperimentalmente trovammo (2) : mostra, cioè, che nessuna nuova forma politica od economica approda se non lentissimamente preparata — e che solo un mutamento lento, ordinato, nel sistema capitalistico migliorerà le condizioni dei meno abbienti, diminuendo la concentrazione eccessiva della ricchezza, sostenuta con tanto egoistico favoritismo, dalla vecchia economia politica — che emanata dai ricchi pensava solo ai ricchi, senza preoccuparsi degli altri quasi e' non esistessero. Ma bisogna sopratutto fare del socialismo pratico e non buddistico come quello che si fa in Italia; bisogna che i socialisti pensino che a forza di voler essere puri, finiscono ad essere nulli: e che la causa utilissima che hanno in mano li deve fare scusare se per quello scopo che in politica è tutto, il successo, essi s'alleino con altri partiti, almeno in alcune date direzioni in cui l'opinione (1) La Giustizia, 1° luglio 1894. (2) II Delitto politico e le rivoluzioni, per LOMBROSO e LasCEEr, Parte I.
— 131 — pubblica trascina i partiti più restii: l'abolizione della guerra, per esempio, le otto ore di lavoro, la trasformazione dei contratti agrari. Allo stesso modo che abbiamo fatto un passo cosi grande nella suddivisione della proprietà coll'abolizione dei maggioraschi (e anche allora parve il finimondo), così credo che senza gravi turbamenti si potrebbe provocare una maggiore suddivisione della proprietà con una tassa progressiva, e con una legge che devolva le eredità che sorpassassero il milione o più, e tutte le collaterali e le vacanti , in favore delle classi più povere; e se veramente i grandi latifondi, quali quelli della campagna Romana e Sicula, assicurando la ricchezza di pochi, perpetuano la miseria e la malattia di moltissimi, non vedo quale difficoltà vi debba essere a quella espropriazione forzata in favore dello Stato, o dei Comuni a pro' dei mena abbienti, che, se si trattasse di un'inutile o dannosa fortezza, nessuno troverebbe strana o violenta, mentre meglio di questa ci garantirebbe dagli esiti della peggiore di tutte le guerre: l'intestina; nè vedo che difficoltà s'opponga almeno al mutamento dei contratti agrari — allapiù ampia, p. es., cointeressenza negli utili agricoli dei contadini, che vi contribuiscono con tanta parte di loro stessi ; e già questo era venuto in mente a molti nostri eminenti politici, niente rivoluzionari, ultraconservatori, anzi, come Jacini, che vi vedeva il solo rimedio radicale contro la pellagra. E perchè non si potrà fare altrettanto per gli zolfi in Sicilia, pei marmi in Lunigiana? E se la carestia del carbone è uno degli ostacoli maggiori allo espandersi di certe industrie in Italia, perchè non dovrebbe il paese spendere ad agevolare il trasporto a distanza delle forze idrauliche, di cui abbondiamo, almeno un centesimo di quelle somme ch'egli sperpera stolidamente in lussi soldateschi, o coloniali ? Il progetto di legge sui latifondi siciliani del Crispi sarebbe stato un tentativo, in questo senso, che almeno mostrava la buona
-1 32 intenzione di cambiare in qualche modo quei diritti di proprietà che troppo ingiustamente si pretendono inviolabili. Ma ahi ! quella Camera, che trovò concordi quasi tutti i partiti nelle proposte più violenti di repressione, non trovò il tempo d'approvarlo — anzi, nemmeno di discuterlo; era, come dissi, solo un tentativo, perchè l'esperienza ci dimostra che le piccole proprietà sono rapidamente assorbite dalle grandi, sicchè i neoproprietari sarebbero tornati proletari in brev'ora, come lo sono diventati quelli nelle cui mani vennero i piccoli lotti delle manimorte ecclesiastiche, ridivenute manimorte bancarie. Poichè, come per legge fisica, le masse grandi assorbono sempre le piccole, così le grandi proprietà, che sole possono disporre di macchine agricole, masse d'acqua, concimi, ecc., finiscono al primo bisogno per corrodere, poi assorbire il piccolo fondo vicino. Bisognerebbe , d'altronde, essere pazzi come gli anarchici per credere di provvedervi ritornando assolutamente alle forme primitive della proprietà: non resta altro contro l'assorbimento inevitabile della piccola proprietà che lasciare organizzare in forma cooperativa questi minuscoli proprietari e i proletari della terra (1) : e non col ferro e col fuoco distruggere le loro unioni, che solo organicamente possono formare una così grande massa da non lasciarsi assorbire dalle masse maggiori dei grandi proprietari. Certamente il Governo ha dovere di vedere che non trascendano al di là degli interessi economici. Che se si vuol procedere più gradatamente, obblighinsi intanto i padroni a modificare i contratti agrari, impediscansi i soprusi a forma di truck système, come l'esorbitante esigenza che i coloni debbano rientrare tutti nella lontanissima cinta cittadina e permettere che fabbrichino tuguri lontani. Dove esistevano i possessi comunali, come a Caltavaturo, gioverà conservarli e anche (1) Questo aveva accennato Sonnino prima che, diventato Ministro, si facesse contradditore, ahi! troppo duro, dell'opera propria!
— 133 — ristabilirli : per poco che giovino sarà sempre meglio che niente. In Lombardia instauraré per i proprietari che distribuiscono mais avvelenato ai contadini una giustizia così feroce come quella inalberata per gli anarchici. In questo caso i colpevoli non hanno la scusa di una nevrosi nè di una grande idea, e sono criminali assai più, come ho dimostrato. In Inghilterra non occorse a tutto ciò neppure la formola socialistica: quell'unico Governo savio che abbia l'Europa, nella questione irlandese prima, nella operaia poi (questione dei minatori, degli scaricatori di carbone), col permesso completo degli scioperi, colla concessione spontanea delle otto ore in tutti gli opifici governativi, cogli accordi arbitrali in cui padroni ed operai avevano un voto pari, prevenne ogni eccesso delle opposte classi, e va ora, auspice un vero Lord (Lord Rosebery), accostandosi alla completa soluzione della questione sociale senza scosse nè violenze. Ed è là che l'anarchia è completamente impotente e senza presa: essa vi è inutile, ed è disprezzata da quelli stessi a cui vorrebbe portare soccorso, e che comprendono non sarebbe loro che di danno. Politica. — A molti altri dei mali che affliggono poi la nostra Italia, provocati dal clima, dalla storia, certo non possiamo portare un rimedio immediato, ma non dimentichiamo almeno quei rimedi che la più comune saviezza può apprestare. In linea politica una diminuzione dell'immunità parlamentare e dell'esagerata potenza concessa ai Deputati sarebbe molto maggiore salvaguardia contro i colpi anarchici che le grate e le guardie di cui cominciano a circondarsi. Quando i Re erano despoti, è naturale che l'anarchia fosse regicida; adesso che i Deputati sono irresponsabili quanto quelli, e più dispotici ancora e più di loro colpevoli, è naturale che gli anarchici se la prendano con loro e che si sostituisca il deputaticidio al regicidio. Abbiamo, perdio'.. lottato per secoli onde impedire i privilegi
— 43_1 — dei preti, dei guerrieri, dei Re, ed ora manterremo, sotto la fisima di una pretesa liberta, i privilegi piìt straordinari, persin quelli commettere i reati più comuni, a più di settecento Re ? E qui torna opportuna quella proposta che io feci nel mio Delitto volitico, del Tribunato che abbia il diritto e il dovere di. dire il vero a tutti, senza pericolo d i processi di diffamazione; io lo feci pensando che fu solo al Tribunato che la Repubblica romana dovette il suo equilibrio e la sua stabilita, e che si deve all'avvocato (lei poveri, se molte prepotenze dei Governi dispotici vennero risparmiate o sanate. Anche nei nostri casi Bancari, senza i Tribuni boulangisti a Parigi, e senza quell'ardito campione che fu il. Colaianni, tutti i partiti, tutti gli uomini serii si sarebbero messi d'accordo per far tacere il malfatto e per nascondere la piaga, finchè questa si fosse ridotta in cancrena. Perciò crediamo che un buon Governo dovrebbe non impedire, come fece, la elezione di questi, ma favorirla in tutti i modi, come un'arra della propria onestà, come una garanzia al pubblico che vi sarà uno, sempre, che dirà il vero, anche quando tutti lo taceranno. Una delle riforme che meglio arresterebbero la corruzione e quindi l'anarchia che la segue, come 1'avoltoio i cadaveri, sarebbe un largo decentramento. Quando a un _Governo così accentrato come il nostro e il francese è dato l'incarico di amministrare somme enormi, di combinare affari per miliardi e miliardi, come per molti dei nostri lavori pubblici, la corruzione si forma subito intorno, perchè il controllo del pubblico vi è meno diretto e più fiacco, la speranza della impunità, maggiore. Mettete invece gli amministratori ad agire sotto gli occhi di una cittadinanza, e il controllo diventa assai più efficace ; e il ritegno dei deboli, che il denaro potrebbe affascinare o perdere, maggiore. Tutti avranno potuto constatare che i Panama accadono tutti intorno alle grandi AmmP nistrazioni centrali, mai, o in proporzioni ridottissime, nelle Comunalí (Ferrero).
-135-- Bisogna essere dieci volte ciechi se, comparandoci alla Norvegia, alla Svizzera, al Belgio, non ci accorgiamo che, in mezzo alla ridicola voglia di primeggiare, siamo il penultimo, se non l'ultimo fra i popoli d'Europa, l'ultimo per moralità, l'ultimo per ricchezza, l'ultimo per l'istruzione, l'ultimo per l'attività industriale ed agricola, l'ultimo per integrità della giustizia, sopratutto l'ultimo per quell'agiatezza relativa anche delle classi piìi basse, da cui viene la vera felicità e che spira nelle povere cittadine Svizzere e sui porti della Norvegia. Primi invece siamo per terreni incolti e malarici, primi per le malattie endemiche, primi pur troppo pel delitto, primi per la gravezza dei tributi. Ora io non domando che a tutto ciò si possa trovare rimedio ad un tratto, ma non aumentiamo, per Dio, colla nostra cecità le inevitabili sventure, non aumentiamo colle nuove e medioevali violenze le naturali discrepanze fra le classi che la miseria già rende così spiccate e dolorose. Non impediamo che le aggregazioni di gruppi importino lentamente un naturale lenimento. Sopratutto, essendo poveri e piccoli, finiamola di gonfiarci, come la rana di Esopo, con mal sicure alleanze, e con armi sproporzionate migliaia di volte più di quel che siamo realmente. Sostituiamo l a modestia alla violenza e all'intrigo. 11 conoscere davvero la nostra debolezza e il regolarci a norma di questa è già un principio di ri medio, mentre il folleggiare in lussi coloniali, in terre da cui rifuggono le nazioni più ricche, in cui non abbiamo che da perdere; il folleggiare dietro primati politici che non corrispondono al vero bilancio delle nostre forze, mantenendo un esercito che al primo sparo svamperebbe per mancanza di quel nerbo di guerra che è il denaro, aumenta a mille doppi la nostra infelicità, e quel che è peggio, non per forza naturale delle cose, ma per causa voluta, per causa nostra. Come si vede il colera colpire di preferenza i quartieri più poveri e più sudici della città, e quindi indicarci ove debbansi più portare
-= 136 — le nostre cure profilattiche, così l'anarchia infierisce nei paesi meno ben governati, e perciò la sua comparsa potrebbe essere, in mezzo all'apatia delle masse o degli uomini politici, indizio di cattivo governo -- e stimolo vivo a migliorarlo. E quindi noi dobbiamo tener dietro alla sua comparsa per segnalarne i provvedimenti atti a togliere i disordini ed i mali che favoriscono la sua venuta e la permanenza. Ma noi facciamo invece il contrario. Facciamo fare alla polizia la selezione alla rovescia dei migliori ingegni , per toglierli di mezzo alle popolazioni , già così poco illuminate, che potranno essere così piiì facilmente preda alle più tristi passioni. Dopo aver proclamato ad alte grida la libertà degli scioperi, non solo con una scorretta legislazione rendiamo inane il più leggero tentativo di eseguirli, ma siamo venuti al punto da proibire perfino i più pacifici dei metodi contro le esagerazioni della speculazione, come le leghe di resistenza, come il boicotaggio. Ora questo è non reprimere, ma incitare gli anarchici, facendo contro le infime quello che essi tentano contro le alte classi. h^ innegabile che ai mali di Sicilia rivelati ripetutamente da Villarí, Sonnino, Damiani, Colajanni, Alongi, nessuno pensava provvedere sul serio prima dell'ultima ribellione — nemmeno con quegli eterni progetti di legge che restano così spesso lettera morta ; nemmeno quando era giunto al Governo colui che primo li aveva rivelati; la sventurata sommossa di questi tempi ha fatto certo per le iniziative della riforma agraria di quell'isola quello a cui 10,000 Deputati in 30 anni non hanno nemmen sognato : ha fatto sorgere ser. progetti di riforme economiche : come i moti anarchici d'Irlanda hanno suggerito i provvedimenti di Gladstone, mentre all'incrudelire sempre maggiore delle pene senza mutazioni di istituzioni in Russia, Spagna e Francia seguono attentati sempre più gravi.
— 137 — Per carità, non imitiamoli, non siamo ciechi al par di questi; popolo che in mezzo a tante vergogne, a tanti vizi, non abbiamo avuto mai quello dell'intemperanza politica, non guastiamo le nostre buone tradizioni, non incrudeliamo fanciullescamente contro il fenomeno dell'anarchia, a rischio d'ingrandirla e renderla piìi .feroce invece di ricercarne e curarne radicalmente le cause. LoMERoso, Gli anarchici. — 9
APPENDICE Dopo la morte di Caserio. Autorevoli. giornali fra cui La Neue Freie Presse che già mi fornì in proposito cortese ospitalità, mi hanno appuntato che il. Caserio visto dalle Assise di Lione presenta alcuni caratteri differenti da quelli che io ho tentato tracciare. Io potrei rispondere che non solo l'uomo sano ma anche il pazzo, messo innanzi a un gran pubblico ed in solenni occasioni, modifica e quasi muta nella personalità psichica,- quanto quasi sotto la suggestione ipnotica. Quindi anche l'uomo più modesto può parer orgoglioso, punto negli intimi recessi di quel po' di vanità, che ciascun di noi porta nel cuore. Ma a me pare che il Caserio, durante e dopo le Assise, ha mutato da quello che era, o meglio da quello che io lo dipinsi, mena assai di quanto qualunque altro avrebbe immaginato potesse accadere. Si. è detto, p. e.,che la mia descrizione del suo corpo era troppo abbellita. Ebbene, la prima impressione che fece in tutti la fisionomia del Caserio all'Assise era la mancanza di ogni carattere criminale, talchè la gente diceva: « Ma con quella faccia può esser costui l'assassino?» oppure: « Dov'ò l'assassino! » (Journal des Débats). Si son negate le sue tendenze epilettoidi, impulsive, perchè egli nega violentemente di esser pazzo. Ma bisogna non essere alienisti
INDIC E Prefazione alla prima edizione . . Pag. 5 Prefazione alla seconda edizione .7 CAPITOLO I. - Posizione e cause dell'anarchia . » 15 Idee giuste di alcuni anarchici . » 26 Critica dell'idea anarchica. — Assurdità 31 Rivoluzione e ribellione . » 35 » II. — Criminalità negli anarchici . 37 Gergo . . » 33 Tatuaggio . . » » Senso etico . » » Liriche . » 39 Criminali . » 41 Ravachol . 42 Pini . . . » 44 Criminalità e politica » » III. — Epilessia ed isteria Monges . Vaillant . IV. — Pazzi . V. — Mattoidi Mattoidi persecutori. Stile ili mattoidi anarchici VI. — Suicidi indiretti » 4 8 • 51 » 52 » JJ » 59 • 62 » 63 . » 65
-146 CAPITOLO VII. — Rei per passione — Caserio Pag. Età e sesso " Complici . " Atavismo . Psiche » 69 7 » » Caserío » 74 Natura epilettica _'0 Iperestesi 82 Santiago . . 83 » VIII. — Altruismo 86 » IX. — Neofilia . » 100 » X. — Altre influenze: meteoriche, etniche, economiche. Stagioni » 104 Geografia del delitto politico » 105 Monti » 107 Luoghi concentrici . » 108 Salubrità .. » 109 Razze » » Innesti » » Cattivi Governi . » 111 » XI. — Profilassi » 113 Stampa » 122 Religione . » 123 Misure profilattiche . » 128 Politica . » 133 APPENDICE - Dopo la /Porte di Caserio » 138
5./ 17:• O 1,7 s7). co 5 Lr,• oti e 1. 1 e 11: 1. • 01 1, 1 E 7 7 " = t ,T 0 • • • 5 12 NO t'O CC NO 1 CO CO CT n L43 C, .1•1, 1 .J •1" cr< •S' So so OC Ç3 C.1-4 C, bnIsit.‘ OC pr popolaziuu. Em• (Alwm,y„ (OC C i eroli, n —• F--4 (00 0 C., CC C. 0 0 99 ;2 00 51 17 .: e 0 0 P4 CC -4-1 O 0 . n • • UD n 4,4 •':•••'• CO 5'3 0' ,C4 0 0 Ce 01 O] CCV Nurn,p, 11voluzzam pmp.rmum., di 10 ? • — --1 _4-611 ~11~, e • e ---„- - e 4 1 ., • • l 'o Z.' ,A_ ••• ••• ii,•„-.J • n ^ r •: ••• ••••—••• _elr , : • • ..... 4: •:•.: • 11111:9 1i\ • • n •• ' •—•• ••° _%-.. • nn •\••• O • i • •. • •1 n 5-,:"•,,:* • : : • :...• : • 5 N o tol o o tVj tIri o N o toi o CO ro