Ars: considerazioni critiche sulle tecniche di consolidamento tradizionali dell' architettura
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Ars o 'TEXVW¡..L:considerazioni critiche sulle tecniche di consolidamento tradizionali dell' architettura INTRODUZIONE L'insegnamento che la Storia della Scienza e della Tecnica del costruire' ha direttamente o indirettamente dispensato nei secoli, e dispensa tutt'oggi attraverso il considerevole patrimonio architettonico tramandatoci, ha sempre piu messo in evidenza la sua caratteristica di strumento indispensabile per operare scelte consapevoli negli interventi di consolidamento statico degli edifici storici.2 Abbiamo gia piu volte sottolineat03 come l'attento esame degli sviluppi storici dei 'saperi' legati al mondo della costruzione ha sollevato questioni, indicato soluzioni e dato luogo ad un intenso e viyace dibattito tra gli addetti ai lavori sui metodi e sugli strumenti necessari per operare con adeguata coscienza negli interventi di consolidamento. Eoramai opinione diffusa fra gli studiosi delle discipline scientifico-tecniche che, per orientare le scelte progettuali e quelle tecniche negli interventi di restauro statico, sia opportuno prendere in considerazione il considerevole patrimonio di conoscenze e saperi costruttivi propri dell' art du hatir. La riscoperta degli antichi magisteri, fondati sovente piu sull' esperienza e sulla sperimentazione diretta del costruire che sulla conoscenza scientifica e tecnica di particolari metodi di analisi e strumenti di calcolo, diventa dunque indispensabile quando ci troviamo di fronte aquel complesso e variegato insieme d'interventi che riguardano il restauro del patrimonio architettonico e monumentale. In questo senso, scopo della presente nota e proporre all 'attenzione degli addetti ai lavori un breve Massimo Corradi compendio delle tecniche di consolidamento statico tradizionali. L'intento e quello presentare metodologie d'intervento compatibili con la costruzione e con I'obiettivo di recuperare quella continuita storica che e andata lentamente perdendosi, soprattutto in questi ultimi anni, a causa degli indirizzi intrapresi dalla ricerca scientifica sempre piu orientati agli sviluppi di tecniche innovative, spesso, tuttavia, estranee ai caratteri costruttivi e tipologici dell'architettura stessa. Il carattere politecnico del progetto di consolidamento diventa allora attuabile se si pub assegnare alla struttura il giusto ruolo che le compete nella costruzione, superando coslla dicotomia tra cultura tecnica e cultura umanistica, tra «Ars» e «TEXVll», in modo tale che l'intervento di consolidamento non debba essere visto solo come strumento di conservazione dell'immagine e della materia, ma anche come momento di attribuzione di dignita materiale e statica alla struttura originaria. La conoscenza e la riscoperta delle tecniche costruttive impiegate fino agli anni trenta del XX secolo -fino a quando, l'impiego massiccio del cemento arrnato e dei materiali metallici ha, di fatto, interrotto una prassi consolidata da molti secoliha messo in evidenza una profonda cesura tra costruzione e saperi costruttivi. Di conseguenza e venuto sempre piu prepotentemente alla ribalta, in tutta la sua invadente presenza, il lato meccanicistico delle procedure di analisi, di calcolo e d'impiego dei nuovi materiali (soprattutto l'acciaio e il c.a.) e delle nuove strutture negli interventi di consolidamento, accentuando semActas del Tercer Congreso Nacional de Historia de la Construcción, Sevilla, 26-28 octubre 2000, eds. A. Graciani, S. Huerta, E. Rabasa, M. Tabales, Madrid: I. Juan de Herrera, SEdHC, U. Sevilla, Junta Andalucía, COAAT Granada, CEHOPU, 2000.
240 pre piu quella dicotomia deHa quale abbiamo fatto cenno. Ciü ha prodotto un impoverimento deHe conoscenze costruttive producen do, di fatto, innumerevoli danni al nostro patrimonio edi]izio, danni che, in generale, non sono sempre rimediabili. II patrimonio di conoscenze statiche e tecnologiche che era tramandato dai maestri fabbricieri, dalla trattatistica architettonica e dalla manualistica tecnica, fino ai primi anni del seco]o scorso, e in parte andato perduto e in parte sta andando scomparendo soffocato dalle istanze del «nuovo»: nuovi materiali, nuove tecnologie, nuove tecniche costruttive. II principio teoretico che propugna J'uso di tecniche costruttive e di con solidamento del pass ato proprio negli interventi di conservazione, che piu di altri richiedono un'attenta ricucitura del nuovo con J'antico, dell'attuale con il pass ato, non e quasi mai stato preso in considerazioneo Per questo motivo abbiamo reputato opportuno riproporre, in questa sede, una panoramica su alcune tecniche di consolidamento statico del passato che, se ad un primo sommario esame possono sembrare obsolete e superate, dimostrano invece coerenza e continuita costruttiva, consapevoJezza statica e meccanica, capacita tecnica e tecnologica. 1 DISSESTI NF:LLE COSTRUZIONI IN MURATURA E I SISTEMI DI CONSOLIDAMF:NTO TRADlZIONALI. Le cause che provocan o situazioni di dissesto statico nelle costruzioni in muratura, sono riconducibili ad un insieme di cause perturbatrici di vario genere, e si evidenziano attraverso la formazione di lesioni sotto forma di fratture e deformazioni. Mentre e possibile per ogni lesione risalire al dissesto che la caratterizza, non e possibile per ogni dissesto individuare una sola causa che lo ha prodotto, perché spesso molte sono le cause che concorrono a turbare l'equilibrio statico deHa struttura. Per ciü che concerne i dissesti, possiamo cIassificarli piu generalmente in cedimenti deHe fondazioni e cedimenti delle strutture in elevazione; all'interno di queste due categorie sono compresi tutte le tipologie di dissesti che interessano le costruzioni. Le cause di dissesto, come detto, sono svariate, anche se possono farsi rientrare in due grandi categorie: a) eccesso di azioni esteme; b) difetto di risorse della costruzione. AHa prima categoria appartengono le sollecitazioni provocate da eventi come terremoti, frane, croHi, alluvioni, esplosioni, alteraM. Corradi zioni dell'ambiente circostante, variazioni termiche, instabilita del suolo, uso anoma]o dell'edificio ece.; alla seconda, errori di progetto o d'esecuzione, modifiche architettoniche e strutturali, maneanza di manutenzione, degrado dei materiali e delle strutture, invecchiamento, peggioramento delle proprieta fisico-meccaniche de] terreno di fondazione e cos1 via. Analizzando la eospieua letteratura storica in materia, la maggior parte delle cause citate e riconducibile al secondo gruppo; esse sono, in genere, prodotte da imprudenti azioni deH'uomo sia neHa fase di progetto sia durante la vita dell 'opera come gli seavi eseguiti sotto le murature, i tagli per 1'apertura di varchi o finestre, le variazioni apportate alIe strutture, le sopraelevazioni, la variazione dei sovraccarichi, le fondamenta mal eseguite o realizzate con materiaJi scadenti, le concatenazioni sbagliate dei muri e una non idonea applieazione dei carichi e dei sovraccarichi, la cattiva qualita delIe malte e dei materiali in genere, i muri che non gravano tutti perpendicolarmente e che non premono tutti agli stessi modi sulle fondamenta, J'eccessiva sottigliezza deHe murature, la scarsa capacita deHe opere murarie a sopportare i carichi, la scarsa qualita e la cattiva esecuzione deHe murature stesse, le fondazioni non uniformemente caricate, le sezioni non omogenee, le eccentricitil di carico, i terreni di fondazione poco resistenti, il mancato consolidamento dei piani di :E 1'\ V\ ! \ F AJJ eD Figura 1 Lesioni indotte sulle pareti interne causate dal cedimento intermedio lungo il tralto CD (De Cesare, ¡RS5, figg. 14714R, tav. IX).
Ars o TEXVT¡W considerazioni critiche sulle tccniche di consolidamento tradizionali dell'architettura 241 Figura 2 Lesioni sopra le aperture e nei parapetti orientate diversamente secondo il tipo di ccdimento (Russo, 1947, figg. 2425, p. 64). posa deHe fondazioni stesse, la spinta di archi e volte male contrastata, le azioni dovute ai terrapieni, la vetusta, la scarsa manutenzione, i fenomeni d'assestamento nel tempo. 1 sistemi di consolidamento dei quali ci proponiamo di offrire un breve compendio, riguardano cinque grandi categorie di opere: le sottofondazioni, l'inserimento di tiranti o catene, la messa in opera di speroni l" E I / \/\. f:j ¡' ,- Mi:i J~L::J °0' GT~b 1) e t\ Figura 3 Lesioni sopra le aperture e nei parapetti (Lamberti, 1781, fig. 79, tav. VII). ( ., . 'f'7P P, \\ 1; Ll~ .] .' 1 ,}I /~/ .'(1 ,~:/,r:~b/ ~.(/ /J I~ I1}~ . l('\L~ \,\ "~f ~'1L --- I- -:--1ff \\V ../'~, \ '\\1---; 'ro-¡-..~--;- ~' ion / "¡ 7+11' 7 ( ~irl"'( \ \ - .~ ~tm"t' ~J i/ Q Figura 4 Lesioni in una struttura voltata (Lamberti, 1781, fig. 81, tav. VIII). e contrafforti, il raddrizzamento di muri strapiombati, le riparazioni locali per mezzo, ad esempio, del cosiddetto «cuci e scuci», ed altri interventi di tipo piu specifico. ¡ B 1. Sottofondazioni. Gli interventi piu comuni di sottofondazione hanno sempre previsto, in funzione soprattutto deHa capacita portante del terreno e deHa tipologia deHa fondazione originaria, la costruzione di sottomurazioni che portano ad un ampliamento deHa base fondale, la costruzione di un sistema ad archi e pilastri nel caso in cui il terreno ha buone caratteristiche di resistenza a grande profondita o, in alternativa, l'uso di pali (L.B. Alberti,4 G. Masi).\ La realizzazione di sottomurazioni, o del «sancire in terra e cucire in fabbrica»,6 prevede la creazione di
242 Figura 5 Particolare di una strultura da sottomurare soggetta a lesioni causatc da cedimento di fondazione (VaJadier, 1833, tav. CCLXVIII). una nuova fondazione sotto l' esistente, eseguita in muratura con I'eventuale introduzione di archi di scarico, come peraltro proposto da G. Va]adier.7 Una scelta opportuna ed un uso attento dei materiali da costruzione sono la «ricetta» per la realizzazione di una buona sottomurazione; a questo proposito, Masi suggerisce di reaJizzarc il muro di sottofondazione con pietra buona e non a sacco, Valadier consiglia invece I'utilizzo del mattone pieno. Una prassi consolidata e anche quella di inserire un punteIJo sotto la vecchia fondazione a sostegno deIJa muratura sovrastante. Tale punteIJo deve essere successivamente murato neIJa nuova fondazione (figg. 7 e 8), prendendo cosl il nome di Llomo morto.9 Le sottofondazioni su archi e pilastri ricalcano invece le operazioni di sottomurazione per la realizzazione dei piedritti, sia per quanto riguarda il modo d'esecuzione, sia per queIJo che conceme I'esecuzione dei lavori per cantieri distinti e non adiacenti, e di dimensione contenuta. Una volta raggiunto il livello de He imposte si costruiscono gli archi di fondazione, contemporaneamente da entrambi i lati della stessa e per piccoli tratti. Infine, a fondazione ultimata, si eseguono i lavori di «rinzeppatura» prima e «incassaM. Corradi Figura 6 Sistema di eonsolidamento secondo Zabaglia:' Re il passol/e o steceone delto anchc uomo morto, S indica le mozzature che fortificano il passone, T indica le tavole poste tra le mozzature e iJ terreno, Vela mozzatura messa in opera sotlo iJ passone affinché il terreno non ceda (Zabaglia, 1824, tav. VI). tura a vivo» quando l'arco si e consolidato. In merito alle norme di dimensionamento statico di tali sottofondazioni, Folinea'o e RUSSO" stabiliscono che la sezione dei pilastri deve essere almeno pari a 1/8 di queIJa del muro. Einteressante notare come neIJa manualistica tecnica deHa prima meta del secolo scorso si parli delle sottofondazioni come di opere che si realizzano «di sovente», a testimonianza di un' attiviÜ¡ all' epoca ancora perpetuata e strettamente ]egata aHa manutenzione degli edifici.12 2. Impiego di tiranti e catene. Numerosi Autori di trattati e manuali tecnici hanno sempre considerato I'utilizzo di tiranti o catene di ferro uno tra i sistemi
Ars o TEX"TlfL: considerazioni critiche sulle tecniche di consolidamcnto tradizionali dcll'architettura 243 Figura 7 Sottofondazione con l' uomo marta (Valadier, 1833, tav. CCLXIX). Figura 8 Uomo marta «l» (Russo, 1947, fig. 235, p. 359). di consolidamento piu comuni per gli edifici dissestati. A fronte di questa opinione, diffusa e «consolidata» nella pratica costruttiva e di cantiere, si e potuto osservare lo svolgersi d'interessanti dibattiti e querelles sull'impiego di tiranti e catene, sulla loro effettiva funzione statica e di consolidamento, sulla necessita di utilizzarli anche nelle nuove costruzioni e sul modo di messa in opera al fine di un loro corretto funzionamento. Nondimeno, il dibattito sull'opportunita o meno che questi elementi siano lasciati in vista e stato articolato e vario nel corso degli anni. Tra le voci piu autorevoli spiccano quelle del\' Alberti e del Serlio" che consigliano l'inserimento delle catene nelle costruzioni voltate particolarmente spingenti; il primo auspica illoro impiego soprattutto negli archi ribassati, mentre il secondo nelle volte a crociera. Decisamente contrario al loro uso in qualsiasi tipo di nuova costruzione e invece Vignola, il quale, in una lettera indirizzata a Martino Bossi, scrive: «ne accetto per buono il mettervi le chiavi di ferro; percio che le fabbriche ben intese vogliono reggersi per se, e non stare attaccate colle stringhe, e massime dove si ha libera elezione di potersi applicare al meglio».14 Meno chiara e la posizione dello Scamozzi: egli sostiene sia le ragioni dei detrattori dell' uso delle catene e dei legamenti in genere, sia i discepoli dell'impiego di questo nuovo elemento strutturale.15 La sincerita statica e l'elemento fondamentale per A. Capra; egli rimprovera l'uso di «reggie di ferro» soprattutto quando sono mascherate con la calce. La sua posizione nei confronti dell'uso delle catene e molto chiara: mentre accetta il loro uso nel consolidamento degli edifici antichi ribadisce che «giammai I'affermero ne gli edifici nuovi».16 Nuovamente favorevoli all'impiego dei tiranti nelle opere di consolidamento statico sono F. Milizia, che riferendosi al Vignola ne contesta l'uso nelle nuove fabbriche, e Cavalieri di San Bertolo.17 Ad animare il dibattito, che in ogni caso vede I'accordo di numerosi autori nell'attribuire alle catene la funzione d'adeguato sistema di consolidamento statico per 1'eliminazione delle componenti orizzontali delle spinte, interviene ancora G. Masi che ribadisce il suo parere negativo suJl'impiego dei tiranti di ferro. IRLa posizione di Masi, in realta, non contribuisce a distogliere l'attenzione dei costruttori dall'impiego delle catene negli edifici lesionati, nonostante egli metta in evidenza gli
244 eventuali danni prodotti dall'inserimento di questi elementi strutturali in epoca successiva alla costruzione del fabbricato. In effetti, le sollecitazioni prodotte localmente per effetto dell'inserimento della catena sono d'entita modesta e non contribuiscono ad alterare la stabilita general e del fabbricato. Valadier e Rondelet'9 contribuiranno notevolmente, con le loro opere a stampa, alla diffusione della conoscenza e dell'uso di questi elementi nelle opere di consoJidamento. Addirittura Rondelet ne con sigliera I'impiego anche nella costruzione dei nuovi edifici.2O A riproporre il dibattito, alla fine del XIX secolo, e Giovanni Curioni. Egli sostiene la necessita deJI'uso delle catene nelle nuove costruzioni, oltreché negli interventi di consolidamento, poiché «nelle modeme costruzioni civiJi non sono piií ammissibili queJle enormi grossezze di muri che generalmente si vedono negli antichi edifizii, e che le forme sottili e svelte hanno preso il posto di quelle massicce e pesanti».21 La posizione di Curioni e sostanzialmente differente da quella di Rondelet. Mentre quest'ultimo ricorre ai legamenti di ferro come assicurazione contro eventuali fenomeni d'instabilita, Curioni ipotizza I'uso di sistemi strutturali in cui i differenti materiali, e dunque anche le catene, collaborano in misura diversa alla stabilita compJessiva della costruzione, riguardo alla loro capacita di resistenza. La «leggerezza» ricercata da Curioni nel progetto e nella costruzione delle strutture portanti di ..medificio e tuttavia condannata da Cantalupi ii quale sostiene che <<nelle moderne costruzioni non e piií lecito agli architetti di proporre simili [elementi strutturali i quali] dinotano eziandio una soverchia leggerezza neJl'edificio e poca solidita apparente».22 Molto vicino aJla posizione di RondeJet, in merito all'utilizzo deJle catene quali elementi aggiuntivi ai fini deJla sicurezza strutturale della costruzione, e invece il Lenti; quest' ultimo sostiene che per essere certi che i piedritti restino sempre a distanza costante e necessario assoggettarJi all' azione di opportuni tiranti di ferro.23 Molte di queste dissertazioni a favore o contro I'utilizzo dei tiranti negli edifici di nuova costruzione o in quelli dissestati, sono motivate dalla volonta di non alterare I'estetica degli edifici con la vista di elementi strutturali che potrebbero risultare impropri o comunque non gradevoli dal punto di vista architettonico. Cio ha condotto numerosi Autori a proporre M. Corradi di verse soluzioni per il loro oscuramento. La maggior parte dei sistemi utilizzati per nascondere le catene prevede la loro collocazione al di sopra delJ'intradosso della volta collegandole a tiranti secondari di ancoraggio (figg. 9 e 10). Alcune varianti, rispetto a quelle illustrate in figura, sono proposte da Cantalupi e Folinea. Si tratta di un sistema di catene a croce di S. Andrea sopra l'estradosso della volta (Cantalupi) e da un complesso di centine di ferro aderenti aJl'intradosso della volta e assicurate da un sistema di tiranti dentro la muratura (Folinea). Lo stesso sistema d'incatenamento proposto da Folinea e menzionato da C. RUSS024il quale ne attribuisce a suo padre la paternita, asserendo che egli lo utilizzo in primis a Napoli alcuni anni prima che fosse menzionato nellibro di Folinea. Á Figura 9 Catene inte~e (Curioni, 1868, fig. 28, tav. Il). Figura 10 Particolare dell'ancoraggio della catcna nel muro (Levi, 1924, fig. 97).
Ars o TEXV1)fL:considerazioni critiche sulte tecniche di consolidamento tradizionali dell'architettura 245 Contrario a que sta pratica e invece Valadier il quale sostiene I'inadeguatezza statica di questo sistema: «questa sorte di catene poco o niente forzano, cedono all'urto della volta piu o meno secondo la sua forma, seguendo, col piegarsi, l'andamento del cedimento naturale del volto medesimo (...) onde la catena con quella sua struttura, secondando la mossa della volta, non fa il suo officio».25 Anche Sganzin26 e De Cesare27 non sono particolannente favorevoli a questa soluzione; il primo ne sostiene la necessita solo per gli archi ribassati e il secondo ritiene che in ogni modo il loro effetto, in tale posizione, e minore anche se non ne sconsiglia totalmente l'impiego. :~~~~f .: ;./ ,~ i-~ m/~, '~ -"'r~~'Ít \\, . t'j '1' \, 1 -1:: F. I¡ 11 ~ll ',1 I11 L.- ~n ! yl1 I , \! p Figura 11 Disposizione a croce di S. Andrea dei tiranti inlemi (Cantalupi, 1874, fig. 141, tav. X). 3. L'impiego deIle catene nel consolidamento deIle strutture ad arco. Le caten e utilizzate per consolidare i muri soggetti a forti spinte, sono poste orizzontalmente e nascoste nello spessore del solaio. Quando servono di ritegno alla spinta, esercitata da un arco, son o disposte in corrispondenza del giunto di rottura alle reni o all'imposta. Nel caso delle strutture ad arco De Cesare, individuato il meccanismo di rottura, suggerisce di far passare la catena per il punto di rottura impedendo l'ulteriore rotazione dei piedritti (fig. 12). M j--, j I ! e A Figura 12 Conetta posizione delta catena (De Cesare, 1855, figg. 91, lavoVI). Figura 13 Capochiave e palctto (Cavalieri San Bertolo, 1832, fig. 194, p.31). K Figura 14 Aumento dell'area di azione del paletto (Valadier, 1833, fig. 7, tav. CCLXXVII).
246 Con riguardo al posizionamento ottimale delle catene e piu precisa J'indicazione di Curioni per il quale conviene disporre la caten a al di sotto del giunto nel quale tende a manifestarsi la rottura per cedimento rotazionale. Per ciascun tipo di volta Curioni stabilisce inoltre un criterio per disporre correttamente in opera le catene. Taje criterio dipende sostanzialmente dalla tipologia della volta e da]]' andamento delJe sue linee generatrici. Folinea pone invece J'accento su]],importanza di disporre un numero sufficiente di catene lungo tutto lo sviluppo delJa volta e di bloccare ciascuna catena al muro tramite un sistema di «occhio e paletto», dove J' occhio e [' asola terminale del tirante attraverso il quale passa il paletto posto esternamente alla muratura. La maggior parte degli Autori citati e concorde nel sostenere che il foro, attraverso il quale passa la catena, deve avere forma conica verso l' esterno e, se possibiJe, deve essere rinforzato con pietra. II paletto (detto anche traversa, bolzone o capochiave) e generalmente alIoggiato in un incavo delIa muratura e, qualche volta, ricoperto con calcina per oscurame la vista; in ogni caso esso deve essere messo in opera inclinato, per abbracciare un'area estesa di muro. NelIe murature poco consistenti e consigliato I'uso di un paletto lungo che attraversa due occhi, in modo da interessare una superficie maggiore di muro. Un particolare riguardo a]]' esecuzione delI' occhio e consigliato da Valadier; eg]i suggerisce di reaJizzare capochiave e paletto in modo tale che quest'uJtimo non si muova troppo dentro J'asola stessa. Inoltre, egli propone di realizzare il foro di forma allungata senza angoli retti in modo da non deformarsi sotto J'azione delIo sforzo di tra;~ione. De Cesare propone invece di realizzare la parte terminale delIa catena a vite e il paletto a piastra bloccandoli poi con un dado a «madre vite». Questo sistema, chiamato da Folinea «a vite e scrofola»,28 permette col tempo di recuperare eventuali alIungamenti delJa caten a dovuti a dilatazioni termiche delIa stessa. Quando la lunghezza delIa catena lo richiede e possibile realizzarla in piu elementi utilizzando diversi sistemi di colIegamento (uncino, cerniera. tenaglia con zeppe o capiglie, talloni, occhi, tallone con briglie e con zeppe, viti, piastre con inchiodature, dente, manicotto, forchetta, spinotto e gabbia) che consentono di alIentare o stringere la catena in modo da modificare ne] tempo lo sforzo di trazione (figg. 15-16). M. Corradi ... "... ~,E~ 1i1iiiI ~-~~ ~ Figura 1S Oiversi lipi di unioni Ira duc parti del1a calcna (Curioni, 1870, lav. II). ~ ~U~~~ ~~ ~ Figura 16 Particolari dell'unione a vile (Russo, 1947, fig. 99, p. 167). Per quanto riguarda iJ tipo e le dimensioni delle catene che devono essere impiegate nelIe opere di Figura 17 Fenomeni di dissesto causati da catene non correttamente messe in opera (Valadier, 1833, fig. 1-2, tav. CCLXXVII).
Ars o TEXVT}[L:considerazioni critiche sulle tecniche di consolidamento tradizionali dell'architettura ~ ~/, ? t, , t, Figura 18 Catena con piastre di ancoraggio (Folinea, 1889, fig. IX). consolidamento, Valadier consiglia il ferro circolare o «cerchione». Rondelet propone di utilizzare il ferro piatto con almeno 2-2,5 poJlici di larghezza per 6-7 poJlici di spessore. Cavalieri di San Bertolo suggerisce il ferro piatto di sezione commisurata aJlo sforzo Figura 19 Paletto che comprende due catcne (Valadier, 1833, tav. CCLXXIV). 247 di trazione che la sollecita. Secondo Curioni, invece, la sezione utile della catena deve essere valutata in funzione della geometria generale della struttura e delle sollecitazioni complessive che gravano sulla costruzione. L'analisi svolta su questo sistema di consolidamento tradizionale mostra come e possibile intervenire su strutture lesionate semplicemente mettendo in opera elementi che ricompongono lo stato di equilibrio originario senza alterare in maniera significativa lo schema statico strutturale della costruzione. Un tale sistema di consolidamento permette nel tempo di regolare l'azione della catena stessa o addirittura di rimuoverla, senza che l'elemento architettonico sia sostanzialmente modi ficato. Figura 20 AB: maggiore area di azione del paletto (Rus so, 1947, fig. 98). 4. L'uso di speroni e contrafforti. Enoto come nei secoli passati ¡'uso dei contrafforti neJle opere di consolidamento (puntellamenti stabili secondo Donghi)29 sia stato molto sviluppato.3° Parimenti, ne-
254 non molto ampia, la eui altczza sia tale da consentire di riempirJa con pietre ordinarie robustissime inscritc nclIa posizione che si preferisce. Nel posarvi dentro questc ultime non bisogna ricmpirla fino all'orlo, bensllasciarvi un vuoto della profondita di aicuni palmi, che saranno occupati da conci di rovere, non troppo radio Con identico proeedimento si puntellera l'intero lato di tale cappella, che da quella parte appunto si vuol fare eoricare un po' di piiL Quando questi sostcgni abbiano preso su di se il peso della costruzione, con aecuratczza e cautela si estrarranno di sotto i conci medesimi, per modo ehe il muro, or ora inelinato, tomi ad allinearsi esattamente sulla vertieale. Gli spazi vuoti tra coneio e coneio si riempiranno con altri conei di pietra robustissima» (Alberti, L. B.: op. cit., p. 996). M. Corradi 42. Rondelet, G.: op. cil., nota 1, p. 60. 43. De Cesare, F.: op. cit., p. 260. 44. Valadier, G.: op. cit., pp. 76-7R. 45. Folinea, E.: op. cit., p. 35. 46. Rosei, L.: Punte!lamenti e rinjÓrzi negli edifici lesionati, G. Lavagnolo, Torino 1933, p. 48. 47.Cantalupi, A.: op. cit., pp. 191-192. 48. De Cesare, F.: op. cit., p. 261. 49. Mastroclicasa, S.: Dissesti statici de!le strullure edilizie, Hoepli, Milano 1993 (9a ed.). 50. Mastroclicasa, S.: op. cit., p. 496. 5 l. Alberti, L.B.: op. cit., p. 996. 52. Valaclier, G.: op. ('it" p. 83.