Poesia nella prosa. Citazioni esplicite e implicite in Luigi Meneghello
Abstract
Uno degli aspetti più curiosi dei romanzi di Luigi Meneghello è la presenza di citazioni poetiche, dantismi e montalismi, nel tessuto linguistico. Questo saggio esamina tali riprese nella prosa di Libera nos a malo. In particolare si è scelto di mettere a confronto due casi opposti, ovvero la presenza di citazioni esplicite ed evidenti e quella di citazioni dissimulate.
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Rivista semestrale online / Biannual online journal http://www.parolerubate.unipr.it Fascicolo n. 19 / Issue no. 19 Giugno 2019 / June 2019
Direttore / Editor Rinaldo Rinaldi (Università di Parma) Comitato scientifico / Research Committee Mariolina Bongiovanni Bertini (Università di Parma) Dominique Budor (Université de la Sorbonne Nouvelle – Paris III) Roberto Greci (Università di Parma) Heinz Hofmann (Universität Tübingen) Bert W. Meijer (Nederlands Kunsthistorisch Instituut Firenze / Rijksuniversiteit Utrecht) María de las Nieves Muñiz Muñiz (Universitat de Barcelona) Diego Saglia (Università di Parma) Francesco Spera (Università Statale di Milano) Segreteria di redazione / Editorial Staff Maria Elena Capitani (Università di Parma) Nicola Catelli (Università di Parma) Arianna Giardini (Università Statale di Milano) Chiara Rolli (Università di Parma) Esperti esterni (fascicolo n. 19) / External referees (issue no. 19) Armando Antonelli (Università di Ferrara) Daniele Artoni (Università di Verona) Alvaro Barbieri (Università di Padova) Sonia Maura Barillari (Università di Genova) Anna Bognolo (Università di Verona) Mauro Bonazzi (Università Statale di Milano) Manuel Boschiero (Università di Verona) Sergio Bozzola (Università di Padova) Alberto Camerotto (Venezia Ca’ Foscari) Clizia Carminati (Università di Bergamo) Fabio Danelon (Università di Verona) Stefano Genetti (Università di Verona) Rosanna Gorris Camos (Università di Verona) Chiara Melloni (Università di Verona) Antonio Musarra (Harvard Center for Renaissance Studies I Tatti) Stefano Neri (Università di Verona) Nicola Pace (Università Statale di Milano) Paolo Rinoldi (Università di Parma) Arnaldo Soldani (Università di Verona) Franco Tomasi (Università di Padova) Martina Tosello (Ferrara) Carlo Varotti (Università di Parma) Luciano Zampese (Université de Génève) Emanuele Zinato (Università di Padova) Progetto grafico / Graphic design Jelena Radojev (Università di Parma) † Direttore responsabile: Rinaldo Rinaldi Autorizzazione Tribunale di Parma n. 14 del 27 maggio 2010 © Copyright 2019 – ISSN: 2039-0114
INDEX / CONTENTS Speciale TRACCE, MEMORIE E SINTOMI. LA CITAZIONE TRA FILOLOGIA, LETTERATURA E LINGUISTICA a cura di Marco Duranti, Jacopo Galavotti, Marco Magnani, Marco Robecchi Presentazione 3-9 Forme e tipologie dell’autocitazione negli scritti di Epicuro VINCENZO DAMIANI (Universität Würzburg) 11-31 La voce di Omero. Tecniche della citazione nei dialoghi filosofici di Luciano MICHELE SOLITARIO (Eberhard Karls Universität Tübingen) 33-54 La citazione in cancelleria. Il comune di Roma nel Medioevo DARIO INTERNULLO (Università di Roma Tre) 55-79 I “Vers de la Mort” di Hélinant de Froidmont: citazione e diffusione di una forma metrica MICHELA MARGANI (Università di Macerata) 81-101 Dal latino al volgare. Echi catulliani nei “Rerum Vulgarium Fragmenta” DONATELLA NISI (Università del Salento) 103-115 “Mutatio caparum”. Las citas de origen latino en el “Quijote” de Cervantes BEATRIZ DE LA FUENTE MARINA (Universidad de Salamanca) 117-145 Storia dell’endecasillabo infame. “Sudate, o fochi, a preparar metalli” FRANCESCO SAMARINI (Indiana University – Bloomington) 147-165 Ammirazione o rivalità? Silvio Pellico nei “Mémoires d’outre-tombe” MARGUERITE BORDRY (Sorbonne Université – Paris) 167-178 Curzio Malaparte e i Russi. Citazioni e allusioni nel “Ballo al Kremlino” CARLA MARIA GIACOBBE (Università Statale di Milano) 179-191 Poesia nella prosa. Citazioni esplicite e implicite in Luigi Meneghello ANNA GALLIA (Università di Pavia) 193-202 La citazione meccanica. Una rassegna sul fenomeno dell’ecolalia GRETA MAZZAGGIO (Università di Trento) 203-212
MATERIALI / MATERIALS “Droit au gué de l’Espine vait”. Testi e parole in prestito nel “Lai de l’Espine” MARGHERITA LECCO (Università di Genova) 215-229 Micòl e Felicita. Guido Gozzano nel “Giardino dei Finzi-Contini” VALTER BOGGIONE (Università di Torino) 231-258 Il Raskol’nikov afghano di Atiq Rahimi. Una riscrittura dostoevskiana GIULIA BASELICA (Università di Torino) 259-269
Parole Rubate / Purloined Letters http://www.parolerubate.unipr.it Fascicolo n. 19 / Issue no. 19 – Giugno 2019 / June 2019 ANNA GALLIA POESIA NELLA PROSA. CITAZIONI ESPLICITE E IMPLICITE IN LUIGI MENEGHELLO La scrittura di Luigi Meneghello è un esempio straordinario di pastiche, così complessa e sfaccettata da indurre gli studiosi a domandarsi: “in che lingua?”1 Lo scrittore esplora infatti le possibilità dell’italiano, dell’inglese e del vicentino in modo del tutto originale, non impiegando quasi mai il dialetto nella sua forma pura: “ [...] ho trasportato dal dialetto alla lingua qualche forma e costrutto là dove mi pareva necessario, e sempre col criterio che questi miei ‘trasporti’ nel loro contesto dovessero riuscire comprensibili al lettore italiano.”2 1 Si veda G. Lepschy, In che lingua?, in Per “Libera nos a malo”. A 40 anni dal libro di Luigi Meneghello, Atti del Convegno internazionale di studi “In un semplice ghiribizzo”, Malo – Museo Casabianca, 4-6 settembre 2003, a cura di G. Barbieri e F. Caputo, Vicenza, Terra Ferma, 2005, pp. 15-22. 2 L. Meneghello, Note, in Id., Libera nos a malo, in Id., Opere Scelte, Progetto editoriale di G. Lepschy. A cura di F. Caputo con uno scritto di D. Starnone, Milano, Mondadori, 2006, p. 301.
Parole Rubate / Purloined Letters 194 Un elemento finora poco considerato è la presenza della poesia nella trama linguistica e stilistica delle sue prose, che se da un lato si realizza attraverso citazioni esplicite e tenui allusioni, dall’altro si manifesta con il recupero di ritmi e metri propri dello scrivere in versi. Meneghello confessa di essersi nutrito principalmente di poesia e la sua prosa è sempre alimentata profondamente dalla poesia, tanto che spesso il ritmo introduce nella pagina degli endecasillabi e dei settenari più o meno regolari: “Se elenco gli scrittori, i poeti di cui mi sono nutrito (lasciando i prosatori, in ordine cronologico di appoggio Cecchi, Leopardi ecc.) e cioè, sempre in ordine cronologico, Baudelaire, Montale, Racine, Yeats, Dante, Hopkins, Belli, Donne (ma anche Rimbaud, beninteso e Shakespeare): che cosa trovo? Che mi sono nutrito di cose aeree senza rapporto importante con gli studi che sostenevano nel frattempo la mia mente: di nuovo in ordine cronologico, i vittoriani, Huxley, l’astronomia, la fisica, S. Freud, G. Lepschy, e poi mano a mano la biologia molecolare, la doppia elica…”3 1. Poeti italiani Fitta è la rete dei richiami intertestuali alla poesia altrui4 e nel gran numero di citazioni molte sono esplicite, segnalate dalle virgolette o dal corsivo oppure così radicate nella memoria collettiva che non necessitano di alcuna distinzione per essere individuate. Si pensi a una delle più memorabili scene temporalesche del romanzo Libera nos a malo (1963) in 3 Id., Le Carte. Materiali manoscritti inediti 1963-1989 trascritti e ripuliti nei tardi anni Novanta, Milano, Rizzoli, 2000, vol. II (Anni Settanta), p. 46. 4 Si veda Z. G. Barański, Alle origini della narrativa di Meneghello: l’esempio dei dantismi, in Su/Per Meneghello, a cura di G. Lepschy, Milano, Edizioni di Comunità, 1983, pp. 97-108; D. Zancani, Montale in Meneghello, ivi, pp. 109-117; Z. G. Barański, Dante nell’opera narrativa di Luigi Meneghello, in “Studi Novecenteschi”, XI, 27, 1984, pp. 81-102; Id., The Power of Influence: Aspects of Dante’s Presence in Twentieth-Century Italian Culture, in “Strumenti Critici”, 52, settembre 1986, pp. 343-376; S. Ramat, Luigi Meneghello e la memoria dei poeti italiani, in Per “Libera nos a malo”. A 40 anni dal libro di Luigi Meneghello, Atti del Convegno internazionale di studi “In un semplice ghiribizzo”, cit., pp. 51-70; D. Zancani, ‘Le Flore di Malo’ ovvero Meneghello e la citazione di autori stranieri, ivi, pp. 73-83.
Anna Gallia, Citazioni esplicite e implicite in Luigi Meneghello 195 cui il ricordo dell’infanzia interagisce con alcune liriche di Eugenio Montale, in particolare con il mottetto Infuria sale o grandine? Fa strage: “La tempesta (italice grandine) è di quelle cose che appartengono per sempre a Montale. Infuria sale o grandine? Fa strage – di campanule, svelle la cedrina – un rintocco subacqueo s’avvicina… È tutto perfetto, ma è troppo bello per il nostro paese. Era sale secco, e solfo; si sentiva il carattere litigioso di Dio, i suoi fótoni ciechi, e la strapotenza dei grandi carri che faceva disporre tutt’intorno all’orlo sopra il paese, e ordinava di rovesciarli all’ingiù alzando le stanghe. Le carrettate di sale si sventagliavano in aria, picchiavano di striscio sui tetti e sui cortili. Si vedevano le sbadilate supplementari che ci colpivano a spruzzo passando come ventate; si distinguevano benissimo le sfere più grosse, gli uovi trasparenti tirati a mano fra una carrettata e l’altra, che rimbalzavano come oggetti d’acciaio. Tiravano a noi, ma senza mirare. I mucchi giallastri, avvelenati, fumavano sotto i muri. Non vedevamo morire i fiori, ma mutilare le viti e stracciare i sorghi. L’aria nera, specchiante, che precede la tempesta, il mondo magico intagliato nel quarzo si sporcava: c’erano cortine d’un pulviscolo color lisciva, rigurgiti di solfo; non c’era rintocco subacqueo, ma un crepitio maligno di superfici sfregate, di scocchi contraddittori. Non c’era vera luce nella cosa, nulla che brillasse, c’era un bagliore prigioniero, una gazzarra di raggi opachi che si polverizzavano scontrandosi. Tutto s’incrociava, si contraddiceva, si annullava. Ci si sentiva in trappola, coi diavoli sotto che venivano a guardare alle feritoie improvvisamente abbuiate, e noi guardavamo per le inferriate delle case, ora verso il cortile, ora verso le raffiche che ci chiudevano dalla parte di Schio. Poi finiva il casino, veniva un silenzio assordante, schiariva, e il sole tornando a trovarci entrava nei mucchi di tempesta, rivelava il cuore verde dei grani.”5 La descrizione del temporale è avviata dai primi versi montaliani in corsivo: “Infuria sale o grandine? fa strage di campanule, svelle la cedrina. un rintocco subacqueo s’avvicina, quale tu lo destavi, e s’allontana. La pianola degl’inferi da sé accelera i registri, sale nelle sfere del gelo... – brilla come te quando fingevi col tuo trillo d’aria Lakmé nell’Aria delle Campanelle.”6 5 L. Meneghello, Libera nos a malo, cit. pp. 39-40. 6 E. Montale, Infuria sale o grandine? fa strage, in Id., Le occasioni, in Id., L’opera in versi, Edizione critica a cura di R. Bettarini e G. Contini, Torino, Einaudi, 1980, p. 146.
Parole Rubate / Purloined Letters 196 Inizia così una sorta di competizione con la lirica, da cui però l’autore si distacca perché avverte come estranea la perfezione montaliana, in una calcolata contrapposizione fra l’autenticità dei ricordi d’infanzia (con tessere lessicali di uso colloquiale come “carrettate di sale”, “sbadilate”, “stanghe del carro”) e i versi del poeta (“Non vedevamo [...] non c’era [...] non c’era”). La sequenza intreccia del resto la memoria del passato con altri frammenti montaliani, questi citati implicitamente a differenza del primo: così “l’aria nera, specchiante” ripete gli “azzurri specchianti” di Portami il girasole ch’io lo trapianti in Ossi di seppia e “l’aria era nera” di ‘Ezekiel saw the Wheel…’ in La bufera;7 i “rigurgiti di solfo” richiamano le “ore / bige o squarciate da un vampo di solfo” di Delta e la “gazzarra di raggi” replica le “gazzarre degli uccelli” dei Limoni, entrambi in Ossi di seppia;8 e la sintassi incalzante, che segue le accelerazioni del temporale, culmina con una triade verbale (“Tutto s’incrociava, si contraddiceva, si annullava”) che ricorda ancora quella di Delta (“la riviera che infebbra, torba, e scroscia”).9 Come si vede, questa pagina descrittiva si presenta come un vero e proprio coagulo citazionale, ovvero un addensamento di allusioni più o meno esplicite concentrate nel giro di poche righe. E se lo svelamento iniziale della fonte rende manifesto il gioco allusivo, anche la concentrazione dei richiami carica ulteriormente di valore la funzione svolta dalla prima poesia citata. 7 Cfr. Id., Portami il girasole ch’io lo trapianti, in Id., Ossi di seppia, ivi, p. 32 (3) e Id., ‘Ezekiel saw the Wheel’, in Id., La bufera, ivi, p. 247 (4). 8 Cfr. Id., Delta, in Id., Ossi di seppia, cit., p. 95 (17-18) e Id., I limoni, ivi, p. 9 (11). 9 Cfr. Id., Delta, cit., p. 95 (15).
Anna Gallia, Citazioni esplicite e implicite in Luigi Meneghello 197 Questo scorcio temporalesco,10 peraltro, è il risultato di una serie di riscritture,11 che lasciano intendere la volontà di emanciparsi dall’archetipo montaliano e di abbassare il tono lirico: nel primo abbozzo, infatti, Meneghello non si limitava a “sfere” ma riportava per intero il sintagma “sfere del gelo” del mottetto, mentre la grandine non si limitava a “stracciare” ma giungeva a “squarciare” i sorghi ricordando le “ore squarciate” di Delta. Eccezione a questa tendenza è il citato ammicco ai Limoni, che nella versione definitiva sostituisce un meno vivace “fasci di raggi opachi”. All’ampio catalogo di citazioni esplicite messo in campo da Meneghello si aggiungono anche gli echi nascosti di qualche poesia di dominio comune. Pensiamo a una delle scene di vita domestica così bene descritte in Libera nos a malo, con il ricordo degli zii impegnati nell’officina e nelle mansioni domestiche: “La casa era sommamente bella in certi giorni d’autunno, verso sera: in ogni parte si lavorava, in officina sciabordavano le cinghie dei macchinari, stridevano le lime, ronzava il trapano. Zio Checco martellava sull’incudine [...] Nella lissiara stavano facendo il vino con gli ultimi cesti che le vendemmiatrici avventizie portavano dall’orto. Nella cucina della zia Lena girava uno spiedo d’uccelli davanti alle vampe del focolare [...] Mi affacciavo alla finestra che dà sul cortile, lasciando quello che stavo leggendo e mi rallegravo.”12 Agisce qui il ricordo, forse involontario, della sera leopardiana del Sabato del villaggio, con i rumori delle umili occupazioni: “Odi il martel picchiare, odi la sega del legnaiuol, che veglia 10 Sono diversi i temporali nel corso della narrazione, a cominciare dal primo capitolo: si veda L. Meneghello, Libera nos a malo, cit., p. 5. 11 Facciamo riferimento, per l’abbozzo e il manoscritto, all’archivio dello scrittore conservato nel Centro per gli Studi sulla Tradizione Manoscritta di Autori moderni e contemporanei dell’Università di Pavia. 12 L. Meneghello, Libera nos a malo, cit., p. 111.