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1 LATERALIZZAZIONE EMISFERICA NELL’ESPRESSIONE ED ELABORAZIONE DELLE EMOZIONI: LA SUPERIORITÀ DELL’EMISFERO DESTRO. Relatore: Prof. NICOLA BRUNO Correlatrice: Prof.ssa VERA FERRARI Laureanda: CLARISSA ESPOSITO ANNO ACCADEMICO 2021-2022
2 INDICE ABSTRACT .........................................................................................................4 INTRODUZIONE...............................................................................................5 CAPITOLO 1: LE EMOZIONI........................................................................8 1.1. Alcune teorie sulle emozioni.................................................................................8 1.2. La neurobiologia delle emozioni.......................................................................................9 1.3. Il ruolo dei neuroni specchio..................................................12 1.4. Le espressioni facciali.....................................................................................................13 1.5. Le dimensioni delle emozioni..............................................................................15 1.6. La lateralizzazione delle emozioni.....................................................................17 1.6.1. Right Hemisphere Hypothesis (RHH).....................................................18 1.6.2. Valence Hypothesis (VH)....................................................22 1.7. Risultati contrastanti sull’espressione e percezione delle emozioni.......24 CAPITOLO 2: OBIETTIVI DELLA RICERCA ..........................................27 CAPITOLO 3: LA RICERCA.........................................................................29 3.1. Partecipanti ..................................................................................................................29 3.2. Stimoli ...........................................................................................................................29 3.2.1. Gli stimoli originali........................................................................................................29 3.2.2. Gli stimoli modificati.....................................................................................................31
3 3.2.3. Il set di stimoli completo....................................................................................................33 3.3. Strumenti .......................................................................................................................33 3.4. Procedura .......................................................................................................................34 CAPITOLO 4: RISULTATI............................................................................36 4.1. Analisi dei dati...............................................................................................................36 4.1.1. Tutti i volti...............................................................................................................36 4.1.2. I volti originali...............................................................................................................38 4.1.3. Chimere...............................................................................................................39 4.1.4. Volti con occludenti.........................................................................................................42 4.1.5. Volti originali ed occlusi...............................................................................................50 CAPITOLO 5: DISCUSSIONE E CONCLUSIONI......................................53 5.1. Discussione.......................................................................................................53 5.2. I limiti della ricerca...................................................................................................55 5.3. Conclusioni..................................................................................................................57 BIBLIOGRAFIA...............................................................................................59
4 ABSTRACT Studi su arte, percezione ed emozioni hanno riportato delle preferenze relative all'emifaccia sinistra, all'emicampo sinistro e all'emisfero destro in relazione a vari aspetti dell'espressione, della percezione e della valenza delle emozioni. Utilizzando una metodologia dello spazio affettivo migliorata, abbiamo valutato l'intensità delle emozioni espresse sull'emifaccia destra e sinistra, presentate in entrambi gli emicampi (facce chimeriche) o in uno solo degli emicampi (facce occluse). Indipendentemente dalla valenza, i risultati documentano una più forte espressione emotiva sull'emifaccia sinistra ed una maggiore sensibilità percettiva nell'emicampo sinistro, rispetto alle controparti di destra, così come il predominio dell'emifaccia sinistra nel determinare l'espressione globale dell'intero volto. Questi risultati suggeriscono che punteggi più alti a sinistra potrebbero essere emersi dall'interazione reciproca di due fattori: una minore sensibilità percettiva dell'emisfero destro, connesso invece ad una maggiore espressività dell'emifaccia sinistra ed una minore espressività dell'emifaccia destra, connessa ad una maggiore sensibilità dell'emicampo sinistro.
5 INTRODUZIONE In accordo con alcuni studi precedenti, sappiamo che esistono delle evidenze sulla specializzazione emisferica nell’espressione delle emozioni sul volto: già nel 1872 in The Expression of the Emotions in Man and Animals, Darwin si accorse dell’asimmetria dei muscoli facciali nel produrre certe emozioni, specialmente per quelle di rabbia. Venne osservato quindi che il lato destro e sinistro del volto presentavano una fisionomia differente nel momento in cui esprimevano una certa emozione come rabbia o gioia. Sulla base di alcuni studi sulle opere d'arte, ci sono prove che suggeriscono che gli artisti preferiscono pose che mostrano l’emifaccia sinistra quando compongono un ritratto, ma mostrano l’emifaccia destra quando compongono i propri autoritratti. È stato suggerito che entrambe le preferenze possano in realtà provenire da una tendenza a dipingere il lato sinistro del volto, poiché gli autoritratti sono più tipicamente dipinti mentre ci si guarda allo specchio. L'inversione dello specchio porta quindi l'artista a dipingere un'immagine che mostra maggiormente l’emifaccia destra del viso, che però viene dipinto come se fosse il lato sinistro. A sostegno di questa speculazione, ci sono prove che la preferenza nel mostrare l’emifaccia destra nell'autoritratto è emersa nel momento in cui sono diventati disponibili grandi specchi economici ed è scomparsa quando la fotografia è diventata ampiamente disponibile (Bruno & Bertamini, 2013). Infatti, analizzando un database esteso di selfie, ovvero degli autoritratti realizzati attraverso la fotocamera di uno smartphone, è stato notato che i soggetti tendono a mostrare maggiormente l’emifaccia sinistra piuttosto che quella destra, specialmente per le emozioni negative (Manovich, Ferrari & Bruno, 2017); inoltre è stato documentato che la tendenza a mostrare maggiormente il lato sinistro del volto continua ad esserci anche se la fotocamera trasforma la guancia sinistra in quella destra, rendendo l’immagine speculare (Bruno & Bertamini, 2013). Anche Sackeim, Gur e Saucy (1978) hanno trovato che le espressioni
6 facciali sono più intensamente espresse dall’emifaccia sinistra del viso. Questi dati suggeriscono una specializzazione dell’emisfero destro nell’espressione delle emozioni. È importante, però, saper distinguere l’espressione dell’emozione, ovvero la produzione di caratteristiche fisiognomiche del volto legate ad una certa emozione (come il sorriso per la gioia), rispetto alla percezione dell’emozione, che dipende in primo luogo dall’organizzazione del sistema visivo. Stimoli presentati nell’emicampo visivo sinistro sono elaborati dall'emisfero destro, mentre gli stimoli presentati nell’emicampo visivo destro sono elaborati dall'emisfero sinistro. Questo tipo di organizzazione riguarda anche la percezione delle emifaccia destra e sinistra di un volto in una situazione faccia a faccia. L’emifaccia sinistra del volto osservato cadrà rispettivamente nell’emicampo destro dell’osservatore, informazione che raggiungerà a sua volta l’emisfero sinistro e viceversa. Ad oggi, la percezione delle emozioni rimane una questione non ancora risolta nel campo delle neuroscienze cognitive. Attualmente sono due i modelli che si sono affermati maggiormente in questo ambito, sia per quanto riguarda l’espressione che la percezione delle emozioni, ovvero la Right Hemisphere Hypotheses (RHH) e la Valence Hypotheses (VH). La prima ipotesi afferma che esiste un ruolo dominante per l'emisfero destro nella percezione e nell’espressione emotiva, mentre la seconda ipotesi differenzia i ruoli dei due emisferi stabilendo che quello sinistro sia dominante per le emozioni positive e quello destro per le emozioni negative (Alves, Fukusima & Aznar-Casanova, 2008). Tuttavia, come suggerisce uno studio (Thompson, 1985), le numerose ricerche sull’espressione e percezione delle emozioni sono risultate fortemente in contrasto tra loro a causa della grossa variabilità nella metodologia di studio delle espressioni facciali, oltre che per l’assenza di controllo
7 di variabili come il genere, l’età, il contesto e per la mancanza di chiarezza nella differenza tra espressione e percezione. L’obiettivo di questa ricerca è quello di dare un contributo empirico al campo dell’espressione e percezione delle emozioni attraverso un paradigma comportamentale in cui le diverse condizioni di osservazione saranno caratterizzate da immagini di volti emozionali tratte dal KDEF (Lundqvist, Flykt & Öhman, 1998), manipolate per evidenziare differenze nella valutazione di arousal e valenza tra le emifacce del volto.
8 CAPITOLO 1: LE EMOZIONI 1.1. Alcune teorie sulle emozioni Una delle prime teorie sulla fisiologia delle emozioni fu proposta da James e Lange nel 1884, secondo cui la corteccia elabora tutti gli stimoli rilevanti per il soggetto da un punto di vista emozionale per poi attivare direttamente il sistema nervoso autonomo e somatico e, solo successivamente, queste risposte periferiche inducono una vera e propria esperienza delle emozioni. Tale concezione può essere esemplificata con la frase “non piango perché sono triste, ma sono triste perché piango”. Nel 1915 Cannon e Bard contestarono la precedente teoria, assumendo che gli stimoli emotigeni sarebbero in grado di portare ad effetti indipendenti sulla percezione ed espressione delle emozioni, identificandoli come processi paralleli ma non interconnessi. Oggi sappiamo che entrambe queste posizioni si sono rivelate errate: alcuni studi hanno confermato che per esperire e riconoscere le emozioni non sia necessario un feedback autonomico-somatico, come visto su 10 pazienti con una lesione spinale a livello del collo che riuscivano comunque a riconoscere dei volti di Ekman e ad esprimere (con qualche attenuazione rispetto ai soggetti di controllo) le emozioni di base (Pistoia et al., 2015). Dall’altro lato, è stato dimostrato che le risposte somatiche volontariamente evocate possono influenzare l’esperienza emotiva, come visto in uno studio in cui venne chiesto a dei soggetti sani di contrarre volontariamente i muscoli del volto in un’espressione che somigliasse, a loro insaputa, a quella di gioia o di rabbia, mentre guardavano alcune immagini. Il risultato è stato che i soggetti riferirono, attraverso un self report, di sentirsi più felici nel guardare diapositive mentre contraevano il volto in un’espressione felice e viceversa con un’espressione di rabbia (Rutledge & Hupka, 1985). Possiamo, quindi, immaginare che ognuno dei fattori coinvolti negli stati emotivi, come la percezione dello stimolo emotigeno e le risposte autonomico-somatiche, influenzi il riconoscimento e l’esperienza della stessa.
9 1.2. La neurobiologia delle emozioni Da un punto di vista neurobiologico, le emozioni sono risposte comportamentali automatiche che si manifestano quando l’organismo rileva un evento interno o esterno, a cui è associato un significato emotigeno rilevante (Ekman & Friesen, 1975). Secondo Scherer (1984), i comportamenti emotivi sono in constante interazione con l’ambiente che circonda l’individuo, dispiegandosi in un continuo processo dinamico. Le emozioni sono caratterizzate da un insieme di risposte ormonali e motorie oltre che componenti cognitive, esperienziali e sociali. Vengono attivate congiuntamente reti di neuroni che controllano il sistema endocrino, responsabile della secrezione e regolazione degli ormoni che agiscono sul sistema nervoso centrale. Il sistema motorio autonomo, invece, fa da mediatore sui i sistemi di controllo fisiologico del corpo, come il sistema cardiovascolare. Infine, il sistema muscoloscheletrico si occupa delle forme di comportamento manifeste connesse all’emozione stessa. Congiuntamente questi tre sistemi controllano l’espressione fisiologica degli stati emozionali. Tali strutture sono connesse tra loro da una fitta rete di proiezioni che consente una risposta allo stimolo emotigeno. Per quanto riguarda le strutture cerebrali coinvolte nell’espressione e nella percezione emozionale, consideriamo una serie di aree nervose interconnesse, appartenenti a quello che Broca aveva definito lobo limbico. Nel 1937, fu James Papez a riconoscere che queste strutture interconnesse, disposte ad anello intorno al talamo, fossero fondamentali per il riconoscimento e la produzione di comportamenti emozionali. Egli propose che gli stati emozionali derivassero dall’azione di strutture come la corteccia del cingolo e l’ippocampo sull’ipotalamo. Inoltre, va sottolineata l’importanza di due aree che sono l’amigdala e l’insula, inizialmente non incluse in questo circuito. L’azione diretta di tali strutture sulla corteccia porterebbe all’esperienza dell’emozione.
16 agli stimoli emozionali è necessario, secondo questi autori, conoscere ciò che determina l’attivazione di questi sistemi motivazionali, manipolando appunto di parametri di arousal e valenza di uno stimolo. La valenza, infatti, è legata alla disposizione all’avvicinamento o all’allontanamento, mentre l’arousal si riferisce al grado di attivazione e di intensità legato ad una possibile reazione allo stimolo. Le qualità di arousal e valenza sono anche legate al concetto di nucleo affettivo (Russel, 1980), ovvero uno stato esperienziale soggettivo, determinato da un evento o uno stimolo, che combina il livello di arousal con quello di piacevolezza/spiacevolezza e che, a sua volta, si serve di informazioni presenti in memoria e ottenute dal contesto per categorizzare l’esperienza affettiva. Un esempio dell’utilizzo di queste due dimensioni, è il Self-Assessment Manikin SAM (Lang, 1980; Bradley & Lang, 1994), un test in grado di caratterizzare gli stimoli emozionali nel dominio dell’esperienza soggettiva, misurando la valenza e l’intensità di un’esperienza emotiva associata ad uno stimolo. Il SAM è uno strumento di facile somministrazione e permette di raccogliere dati tra popolazioni diverse, siccome non richiede una certa competenza nel linguaggio. Per ogni stimolo emozionale vengono attribuiti due valori: uno in termini di valenza, una qualità che definisce se uno stimolo è negativo o positivo, spiacevole o piacevole, un altro sottoforma di arousal ovvero l’intensità dello stimolo. Attraverso questi punteggi ogni stimolo emozionale può collocarsi all’interno di un grafico denominato spazio affettivo. Lo spazio affettivo è composto dalle due dimensioni di intensità e valenza, ottenute dai punteggi soggettivi dei partecipanti. All’interno del grafico si diffondono gli stimoli in base alla loro diversa connotazione emotiva, generando un insieme di punti che assume una forma a “boomerang”: da un nucleo emozionale con valenza neutra e basso arousal si diramano situazioni piacevoli o spiacevoli di intensità sempre maggiore.
17 Uno studio del 2016 (Ferrari et al.) ha utilizzato il SAM per indagare l'evoluzione della percezione emotiva rispetto all’intensità di stimoli diversi durante l’arco della vita di soggetti adulti ed in base al genere dei partecipanti. In uno dei compiti di valutazione affettiva, infatti, sono state presentate 72 immagini a cui veniva assegnato un punteggio di valenza ed intensità (cioè l'arousal) dello stato emotivo sperimentato su una scala a 9 punti, utilizzando il SAM. I punteggi alle immagini hanno poi generato lo spazio affettivo, mostrando dei cambiamenti, legati all’età, nell’esperienza emotiva soggettiva a specifici segnali piacevoli. Fig. 1.3 Le immagini piacevoli (bambini) a bassa eccitazione hanno suggerito segnalazioni di esperienze affettive più piacevoli ed eccitanti nelle persone anziane, indipendentemente dal sesso. Una diminuzione nella piacevolezza è stata trovata per le immagini piacevoli ad alto arousal nelle donne, ma non negli uomini, all’aumentare dell’età (Ferrari et al. 2016). 1.6. La lateralizzazione delle emozioni Per lateralizzazione emisferica si intende la predominanza o specializzazione da parte di un emisfero sull’altro riguardo una specifica funzione. Nell’uomo, ad esempio, sappiamo che, a livello prefrontale, l’area di Broca, essenziale per il linguaggio, risulta più grande a sinistra rispetto a
18 destra. Sulla produzione e percezione emotiva, invece, una risposta chiara ed univoca sull’asimmetria corticale non è stata ancora raggiunta. Attualmente sono due i modelli sulla percezione delle emozioni e sulla produzione di espressioni facciali emozionali che hanno ricevuto notevole attenzione: la Right Hemisphere Hypothesis (RHH) e la Valence Hypothesis (VH). 1.6.1 Right Hemisphere Hypothesis (RHH) Tra le due visioni sulla lateralizzazione delle funzioni emotive nell’uomo, quella su cui la ricerca indaga da maggiore tempo è la Right Hemisphere Hypothesis. Questa afferma che l'emisfero destro svolge un ruolo dominante nella percezione delle emozioni, a prescindere dalla loro valenza (Alves et al., 2008). Tra gli studi che hanno portato supporto a questa ipotesi c’è quello di Sackeim et al. (1978). Il gruppo di ricerca ha utilizzato 70 fotografie di volti sia maschili che femminili, ritraenti 7 emozioni: felicità, sorpresa, paura, tristezza, rabbia, disgusto e neutra. Da queste immagini sono state poi create delle diapositive in cui apparivano in sequenza casuale i volti normali e due chimere, ovvero facce modificate e composte da una stessa emifaccia disposta simmetricamente, in modo da averne una creata con le emifacce di destra ed una con le emifacce di sinistra. In questo modo le diapositive presentate arrivavano ad un totale di 210. La dimensione dei gruppi sperimentali variava da 20 a 26 soggetti con un totale di 86 soggetti (57 maschi, 29 femmine). Per esaminare le differenze tra le espressioni dei vari volti, ai soggetti è stato chiesto di valutare, su una scala da 1 a 7, l'intensità dell’espressione emozionale sul volto presentato, che poteva essere quello originale o una chimera composta da emifacce destre o sinistre. Ogni diapositiva è stata proiettata per 10 secondi ed i soggetti avevano 35 secondi per registrare le risposte. I risultati hanno dimostrato che le chimere composte dall’emifaccia sinistra sono state giudicate più intense a livello
19 espressivo rispetto alle chimere composte dall’emifaccia destra, specialmente per i volti che esprimevano rabbia e disgusto ma meno per la gioia. Alla luce di questi risultati, i dati provano un maggiore coinvolgimento dell'emisfero destro nella produzione dell'espressione emotiva sull’emifaccia sinistra del volto. Lo studio inoltre sottolinea un punto interessante: a livello neuroanatomico, entrambi gli emisferi presentano proiezioni sia ipsilaterali che controlaterali che innervano i muscoli facciali, anche se le proiezioni controlaterali sono in numero maggiore, soprattutto per la parte inferiore del volto. In una situazione faccia a faccia, l’emifaccia destra della persona osservata che esprime un'emozione cadrà nell’emicampo visivo sinistro di chi osserva, che proietterà a sua volta all'emisfero destro. Seguendo la linea teorica della Right Hemisphere Hypothesis, si creerà una situazione in cui l’emifaccia di sinistra, più intensa a livello espressivo, verrà proiettata all’emisfero sinistro, considerato inferiore nella percezione e riconoscimento delle informazioni emotive. È possibile che la maggiore espressività emotiva dell’emifaccia sinistra sia correlata alla necessità di compensare un’inferiorità dell'emisfero sinistro nella percezione delle emozioni. Nella figura 1.4 illustro il modello esemplificativo di tale ipotesi. In supporto a questi risultati, un’ulteriore ricerca (Smekal et al., 2022) arriva alla stessa conclusione: sono stati presentati volti chimerici di sei emozioni di base. L'innovazione di questo studio sta nel fatto che gli autori hanno utilizzato un compito graduato, dove l’intensità di ciascuna emozione è stata manipolata per creare un'ampia gamma di immagini chimeriche con differenti livelli di intensità emotiva. I risultati hanno mostrato che le chimere sinistre venivano giudicate come più emozionali rispetto a quelle formate dalle emifacce destre, ma l’effetto si affievoliva se anche l’intensità dell’emozione espressa sul volto nell’immagine diminuiva. Anche un altro studio (Bourne, 2010) utilizza il Chimeric Faces Test, composto dalle sei emozioni di base (rabbia, disgusto, paura, felicità, tristezza e sorpresa), per indagare i processi che stanno alla
20 base della percezione emotiva. In questo compito, a differenza del precedente studio, ai partecipanti venivano sempre mostrate delle facce chimeriche, ma che erano composte da un’emifaccia neutra ed un’emifaccia emotiva. Ai soggetti, in ogni prova venivano presentate simultaneamente su uno schermo due copie chimeriche di un volto, una sopra l'altra. Uno dei volti chimerici mostrava l'espressione emotiva nell'emifaccia sinistra e l'altro mostrava l'espressione emotiva nell'emifaccia destra. Veniva poi chiesto di indicare quale tra i due volti chimerici fosse il più emotivo. I risultati hanno indicato un bias per l’emicampo sinistro, ovvero i soggetti tendevano a selezionare come più emotivo il volto chimerico la cui emifaccia emotiva proiettava all’emicampo sinistro (elaborato dall’emisfero destro), seppur con qualche variabilità tra le differenti emozioni. In ultimo, Adolphs et al. (1996) hanno testato questa ipotesi analizzando 37 soggetti con un danno cerebrale focale alle cortecce somatosensoriali e visive, di cui 22 soggetti con lesioni unilaterali dell'emisfero destro e 13 con lesioni unilaterali dell'emisfero sinistro. Ai soggetti è stato chiesto di svolgere un semplice compito di riconoscimento delle emozioni, collegando il nome di una delle sei emozioni di base all’espressione facciale presentata. È stato scoperto che tutti i soggetti riconoscevano normalmente le espressioni di gioia, ma che alcuni soggetti non riuscivano a riconoscere alcune delle emozioni negative, come la paura e la tristezza. I dati sono stati analizzati attraverso una mappa tridimensionale delle immagini cerebrali, in cui la descrizione anatomica delle lesioni superficiali e i punteggi delle prestazioni del compito sono stati sovrapposti su uno spazio cerebrale standard. Mentre non sono state riscontrate difficoltà nel riconoscere le emozioni in soggetti con lesioni limitate all'emisfero sinistro, i pazienti con lesione a destra hanno riscontrato maggiore difficoltà. Questi risultati suggeriscono che la percezione delle espressioni facciali di alcune emozioni coinvolga i settori corticali visivi e somatosensoriali dell'emisfero destro.
21 Fig 1.4 Modello della Right Hemisphere Hypothesis.
22 1.6.2 Valence Hypothesis (VH) L'ipotesi della valenza propone che la dominanza emisferica nella percezione delle emozioni dipenda dalla valenza emotiva dello stimolo. L'emisfero sinistro sarebbe dominante per la percezione delle emozioni positive mentre l'emisfero destro sarebbe dominante per la percezione delle emozioni negative. Secondo questa ipotesi, la paura, la rabbia, il disgusto e la tristezza sono considerate emozioni negative, mentre la felicità e la sorpresa sono classificate come emozioni positive (Davidson, 1995; Alves et al., 2008). In uno dei loro studi, Prete et al. (2015) hanno riscontrato dei dati a favore dell’ipotesi della valenza, dopo aver somministrato a 64 soggetti delle immagini di volti ibridi. Gli stimoli consistevano in fotografie di volti di 6 femmine e 6 maschi, che sono stati presentati in posa neutra (NE) e in pose ibride felici (HA) e ibride arrabbiate (AN). I volti ibridi sono stati creati manipolando le immagini, sommando un'immagine con espressione felice o arrabbiata filtrata a bassa frequenza spaziale (1–6 cicli/immagine) e un'altra immagine con espressione neutra filtrata ad alta frequenza spaziale (7–128 cicli/immagine). Queste immagini ibride, quindi, sono generate sovrapponendo due immagini di volti a due diverse scale spaziali: l’immagine a scala spaziale bassa è ottenuta applicando un filtro che lascia passare solo le frequenze spaziali basse, risultando quindi sfocata, senza bordi visibili e poco dettagliata; l’immagine a scala spaziale alta è ottenuta applicando un filtro che lascia passare le frequenze spaziali alte dell’immagine, facendo emergere solo i dettagli fini e i contorni del volto. In questo modo, il volto emozionale filtrato a basse frequenze spaziali viene sovrapposto all'immagine neutra della stessa persona filtrata ad alte frequenze spaziali. Questo tipo di stimolo è stato scelto perché, in un precedente esperimento (Laeng et al., 2010), alcuni autori hanno trovato che volti ibridi che mostravano un'espressione facciale emozionale (rabbia, paura, felicità o tristezza) solo nella frequenza spaziale più bassa, fusa con l’espressione neutra a frequenze spaziali più alte, venivano valutati come “amichevoli" quando
23 le frequenze spaziali più basse mostravano un'espressione positiva e "ostile" quando le frequenze spaziali più basse mostravano espressioni negative. Al contrario, in un compito di riconoscimento, le stesse immagini ibride sono state esplicitamente giudicate neutre e le loro espressioni emotive a basse frequenze spaziali non potevano essere esplicitamente riconosciute. Ritornando all’esperimento di Prete et al. del 2015, all’interno del paradigma, il volto poteva apparire centralmente o lateralmente su uno schermo ed i soggetti dovevano valutarli in base ad una scala di “amichevolezza” con un punteggio da 1 a 5. Fig 1.5 Procedura utilizzata da Prete et al. (2015) per la costruzione di volti ibridi I risultati ottenuti indicano che in tutte le posizioni, le facce ibride felici sono state giudicate più amichevoli delle facce neutre ed ibride arrabbiate. Inoltre, i volti ibridi felici sono stati giudicati più amichevoli se presentati nel campo visivo destro piuttosto che sinistro. I volti ibridi arrabbiati sono stati giudicati meno amichevoli quando presentati nel campo visivo sinistro rispetto al campo visivo destro. In generale, gli stimoli presentati nell’emicampo sinistro (emisfero destro) sono stati
24 giudicati meno amichevoli di quelli presentati nell’emicampo destro (emisfero sinistro), confermando l’ipotesi della valenza. Infine, alcuni ricercatori (Sackim et al., 1982), esaminando 109 casi di riso e pianto patologici, hanno trovato prove che suggeriscono una specializzazione emisferica differenziale per affetti positivi e negativi. Da una parte, il danno all'emisfero sinistro ha portato all'insorgenza di sintomi depressivi e pianto patologico nei pazienti psichiatrici, dall’altra, il danno all'emisfero destro era più frequentemente associato a una condizione di risata ed euforia patologica. 1.7. Risultati contrastanti sull’espressione e percezione delle emozioni Come suggerisce uno studio (Thompson, 1985), possiamo dire che le ricerche sull’espressione e percezione delle emozioni sono risultate in contrasto tra loro a causa della grossa variabilità nella metodologia di studio delle espressioni facciali, senza quindi mai arrivare ad una conclusione comune. Gli studi presentati a favore della Right Hempisphere Hypothesis e della Valence Hypothesis sono solo alcuni nell’ambito della ricerca sull’espressione e percezione delle emozioni, ma ne esistono molti altri che utilizzano stimoli, condizioni, metodologie e soggetti differenti, aumentando la complessità e la confusione che riguarda questo tema. Ad esempio, uno studio del 2010 (Siniscalchi et al.), ha indagato la percezione di stimoli emozionali nei cani, concentrandosi sulla loro tendenza a girare a sinistra o a destra in risposta a stimoli emotivi. Gli autori hanno utilizzato un protocollo sperimentale che registrava la preferenza di giramento della testa del cane, in base alla presentazione di immagini presentate a destra o a sinistra durante il comportamento alimentare. In particolare, hanno esaminato la risposta dei cani a tre tipi di stimoli emotivi: immagini di un gatto, di un serpente e di un cane. Durante la presentazione, è stata osservata una propensione dei cani a girare la testa verso sinistra piuttosto che verso destra con lo stimolo del gatto e del serpente ma non con lo stimolo del cane. Questa propensione potrebbe far
25 pensare ad un intervento dell’emisfero destro nella percezione di stimoli emozionali, anche se la natura degli stimoli non è ben chiara. Al contrario, un altro studio (Carretié et al., 2019) ha esaminato la percezione di stimoli emozionali in relazione alla loro posizione spaziale sulla retina. Gli autori hanno presentato ai partecipanti immagini di stimoli emozionali (ragno) e neutri (ruota), in differenti posizioni dell’emicampo. Hanno poi registrato la risposta cerebrale dei partecipanti attraverso l'utilizzo di tecniche di elettroencefalografia (EEG). I risultati hanno mostrato che l’attivazione è maggiore quando stimoli emozionali negativi compaiono a destra dell’emicampo piuttosto che a sinistra, non riuscendo a supportare l'ipotesi sul vantaggio dell'emisfero destro nella percezione di stimoli emotivi negativi. Nuovamente in contrasto con lo studio precedente, Prete et al. nel 2015 hanno utilizzato tecniche di elettroencefalografia (EEG) per esaminare l'attività cerebrale associata alla visione unilaterale (una faccia in un emicampo visivo) o bilaterale (due facce, una in ciascun emicampo) di immagini di volti che esprimevano emozioni. Sono stati analizzati i microstati dell'EEG, ovvero brevi fasi di attività elettrica del cervello che durano da poche decine di millisecondi a qualche secondo, provenienti da specifiche regioni cerebrali. I risultati hanno rivelato che: le aree temporali, principalmente nell'emisfero destro e le aree fronto-parietali destre dimostrano una maggiore attivazione in presenza di stimoli faccia presentati nel campo visivo sinistro rispetto a quello destro. Inoltre, non è stata trovata una differenza in base alla valenza dello stimolo. Infine, uno studio (Najt, Bayer & Hausmann, 2012) ha cercato di fare una rielaborazione delle teorie sulla lateralizzazione emisferica nella percezione delle emozioni facciali, prendendo in esame non solo la Right Hemisphere Hypothesis e la Valence Hypothesis, ma anche l'Approach/Withdrawal Hypothesis che suggerisce che le emozioni possono essere distinte in base al loro grado di avvicinamento o allontanamento dell'organismo rispetto all'ambiente circostante. Sono state, così, evidenziate alcune limitazioni e incongruenze tra le ricerche esistenti. Ad esempio,
32 metà originale contenente l’emifaccia sinistra e la metà specchiata della stessa emifaccia) sono state affiancate e fatte combaciare in senso verticale, in modo da ottenere un unico volto. Lo stesso processo è stato utilizzato per le chimere costituite dall’emifaccia destra 2. Per ogni espressione di ciascun soggetto ritratto, sono stati generati dei volti occlusi. Inoltre, i volti coperti a metà dall’occludente sono stati a loro volta ribaltati, creando un effetto a specchio. Fig. 1.9 Come possiamo notare, all’interno del set di stimoli sono stati inseriti dei volti occlusi: anche in questo caso il processo di creazione della modifica prevedeva la perfetta divisione a metà dell’immagine e, di conseguenza, del volto, a cui poi veniva oscurata una delle due emifacce. A seguito di questo processo i volti occlusi sono stati capovolti orizzontalmente, spostando l’emifaccia dal suo emicampo originale all’altro.
33 3.2.3. Il set di stimoli completo In totale il set di stimoli comprendeva 252 immagini di cui: 126 volti femminili e 126 volti maschili; 36 volti naturali di cui 12 con espressione neutra, 12 con espressione felice e 12 con espressione arrabbiata; 72 chimere di cui 36 composte dall’emifaccia sinistra e 36 composte dall’emifaccia di destra; 144 volti occlusi di cui 36 composti da emifaccia di destra nell’emicampo sinistro, 36 composti da emifaccia sinistra nell’emicampo sinistro, 36 composti da emifaccia sinistra nell’emicampo destro e 36 composti da emifaccia destra nell’emicampo destro di chi osserva. 3.3. Strumenti La ricerca è stata svolta presso un laboratorio situato all’interno del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma (Polo Biotecnologico, Via Volturno, 43), nella sezione di Neuroscienze. All’interno di questo laboratorio è presente una stanza vuota e silenziosa, che permette di eliminare la possibile presenza di distrattori. Il paradigma è stato somministrato attraverso l’utilizzo di un computer portatile, avente uno schermo di 16,147 cm x 20,323 cm ed una risoluzione di 1366 pixel x 768 pixel (in un rapporto di 16:9). I soggetti, seduti di fronte al computer, venivano posti a circa 70 cm dallo schermo. Durante l’esperimento ai soggetti è stato permesso di svolgere delle brevi pause di circa 1 minuto.
34 3.4. Procedura L’esperimento è stato svolto completamente attraverso un computer portatile. La procedura sperimentale è stata progettata graficamente con l’ausilio di MatLab software (Mathworks Inc., Natick, MA), una piattaforma di programmazione e calcolo numerico utilizzata per l’analisi di dati, lo sviluppo di algoritmi e la creazione di paradigmi sperimentali. La procedura iniziava con una schermata in cui apparivano le indicazioni da seguire durante la presentazione delle immagini. Al soggetto, infatti, veniva specificato di dover valutare un aspetto dei volti visti sullo schermo con un punteggio da 1 a 7, dove 1 significa "per nulla", 2 "molto poco", 3 "poco", 4 "neutrale", 5 "abbastanza", 6 "molto", 7 "moltissimo". Il soggetto poteva dar via all’esperimento premendo la barra spaziatrice. L’esperimento consisteva di un veloce addestramento e di tre blocchi sperimentali, intervallati da brevi pause. In ciascuno dei blocchi, venivano presentate tutte le 252 immagini in modo casuale al centro dello schermo. Preceduta da una croce di fissazione per 500 ms al centro dello schermo, ogni immagine permaneva sullo schermo per 200 ms. Dopo ciascun volto appariva una maschera esattamente al centro per 200 ms, composta di una scacchiera bianca e nera, al fine di interrompere l’informazione visiva sul volto. Subito dopo la maschera, veniva posta la domanda: 1. Nel primo blocco si chiedeva ai soggetti “Quanto ti sembra intensa l’emozione espressa dal volto?” su un punteggio da 1 a 7; 2. Nel secondo blocco si chiedeva “Quanto ti sembra felice il volto da 1 a 7?”; 3. Nel terzo blocco si chiedeva “Quanto ti sembra arrabbiato il volto da 1 a 7?”.
35 L’immagine successiva non veniva presentata finché il soggetto non assegnava un punteggio, premendo uno dei tasti numerici del computer. Le 252 immagini si ripetevano in ordine casuale per i tre blocchi: il primo era quello in cui veniva posta la domanda sull’intensità del volto, il secondo quello in cui veniva posta la domanda sulla valenza positiva del volto ed il terzo quello in qui veniva posta la domanda sulla valenza negativa del volto. Quindi, le immagini visualizzate in totale da ciascun soggetto sono state 756.
36 CAPITOLO 4: RISULTATI 4.1. Analisi dei dati 4.1.1. Tutti i volti Per la visualizzazione della struttura dei miei dati, mi sono basata sulla rappresentazione grafica denominata “spazio affettivo”, sviluppata da Bradley e Lang (1994; vedi anche Figura 1.3). In tale rappresentazione, il contenuto emozionale di ogni singolo stimolo corrisponde alla posizione in un piano, in cui una delle dimensioni rappresenta l’intensità del vissuto emotivo (arousal), mentre l’altra dimensione rappresenta un punteggio lungo la dimensione appetitivo - avversivo, ossia a emozioni positive e negative (valence). La posizione di ogni punto all’interno del grafico è determinata dalla media dei punteggi ottenuti da ogni singola immagine. In blu troviamo i volti neutri, in verde i volti felici ed in rosso quelli arrabbiati. Quando il grafico viene costruito sul punteggio di intensità e di gioia vediamo che sono le immagini con i volti di gioia ad ottenere sia un’intensità che un punteggio di valenza positivo piuttosto alto, mentre quando il grafico viene costruito con i punteggi di rabbia come ordinata allora saranno le immagini arrabbiate ad avere punteggi alti di intensità e valenza negativa. Osservando la figura 1.10 possiamo notare un effetto dovuto alla domanda: al contrario dei punteggi di intensità che sono ben distinti sia tra le immagini di gioia che tra quelle di rabbia, i punteggi di valenza risultano appiattiti nel momento in cui la domanda su quanto sembri felice o arrabbiato il volto non è coerente con l’emozione espressa dal volto sullo schermo. Quindi, chiedendo ai soggetti quanto sembra felice un volto arrabbiato e viceversa, abbiamo ottenuto dei punteggi poco diversificati tra loro e tutti piuttosto bassi. Infatti, in generale, il 50% dei punteggi di gioia assegnati ai volti arrabbiati si colloca tra 1 e 2. Stessa cosa accade per i punteggi di rabbia assegnati ai volti felici.
37 Per quanto riguarda i volti neutri, possiamo vedere che ottengono sempre punteggi di intensità piuttosto bassi, ma sono stati giudicati in media dai soggetti con punteggi di rabbia più alti (media 2.9) rispetto ai punteggi di gioia (media 2.2). Fig 1.10 Rappresentazione grafica delle medie dei punteggi dati a ciascun volto: sull’asse delle ascisse vediamo rappresentata l’intensità mentre su quella delle ordinate il punteggio di gioia o di rabbia. Per creare un unico spazio affettivo ed eliminare l’effetto della domanda, abbiamo deciso di escludere le medie dei punteggi di ciascuna immagine a cui era stata fatta una domanda di valenza dell’emozione non coerente con l’espressione del volto rappresentata: abbiamo rappresentato solo i volti felici a cui è stata assegnata una valutazione di felicità e solo i volti arrabbiati a cui è stata assegnata una valutazione di rabbia. A questo punto abbiamo operato una riespressione dei punteggi medi per ogni immagine: abbiamo centrato tutti i punteggi sulla media delle immagini neutre, sottraendo i valori medi delle risposte alle domande di gioia e rabbia a tutte le immagini. Infine,
38 abbiamo invertito di segno i punteggi delle immagini con i volti arrabbiati e con i volti neutri che rispondevano alla domanda di rabbia. Fig. 1.11 Spazio affettivo: sull’asse delle ascisse abbiamo il punteggio di arousal (da 1 a 7) che sta ad indicare l’intensità. Sull’asse delle ordinate abbiamo la valenza con un punteggio che va da -4 a 4, in cui lo 0 è rappresentato dai punteggi ottenuti dai volti neutri. 4.1.2 I volti originali Seguendo lo stesso procedimento grafico, abbiamo selezionato e rappresentato esclusivamente i volti originali, tratti direttamente dal KDEF. Il fatto che vi siano punteggi diversificati tra loro sia per intensità che valenza sta ad indicare che alcuni volti felici sono risultai più intensi e positivi di altri. Viceversa, per quelli di rabbia, in cui alcuni sono risultati più intensi e più arrabbiati.
39 Fig. 1.12 Spazio affettivo dei soli volti originali neutri, arrabbiati e felici, tratti dal KDEF (Lundqvist et al., 1998). 4.1.3. Chimere La prima differenza tra volti che siamo andati ad indagare è stata quella tra le chimere: nella figura 1.13, le sfumature dei punti più chiare rappresentano le chimere costruite con l’emifaccia di destra, mentre le sfumature più scure rappresentano le chimere costruite con l’emifaccia di sinistra. Come ci dimostra il grafico, le chimere di sinistra, specialmente per la rabbia, ma anche per la gioia, ottengono punteggi medi di intensità e di valenza più alti di quelle destre. Possiamo notare che la chimera sinistra ottiene punteggi più alti anche dalla stima del parametro differenza fra le medie, con un livello di fiducia del 99%: questo dato, infatti, è confermato dalla stima dei due parametri di interesse, che sono la differenza fra le medie dei punteggi dell’intensità e di valenza relativi alla chimera sinistra e alla chimera destra, rispettivamente per i volti arrabbiati e per i volti felici. La stima di questi parametri è riportata nella tabella 1, da cui è possibile concludere
40 con un livello di fiducia del 99% che tutte queste differenze si collocano ampiamente al di sopra dello 0. Nella figura 1.14 possiamo vedere i boxplot che rappresentano la differenza tra le medie dei punteggi ottenuti dalla chimera sinistra e dalla chimera destra, che anche in questo caso confermano la superiorità dei punteggi della chimera sinistra rispetto a quella destra. Fig. 1.13 Spazio affettivo delle chimere. Colore scuro: chimera sinistra; colore chiaro: chimera destra.
41 Fig. 1.14. Boxplot delle differenze fra le medie dei punteggi ottenuti dalle chimere sinistre e destre, nelle quattro condizioni. La linea tratteggiata sta ad indicare assenza di differenza tra le chimere. Come vediamo le mediane cadono al di sopra dello 0. Le chimere sinistre ottengono punteggi più alti di quelle destre.
48 Fig 1.19 Boxplot delle differenze fra le medie dei punteggi ottenuti dalle emifacce di sinistra nei due diversi emicampi, nelle quattro condizioni. La linea tratteggiata sta ad indicare assenza di differenza. Come vediamo le mediane cadono al di sopra dello 0.
49 Fig 1.20 Boxplot delle differenze fra le medie dei punteggi ottenuti dalle emifacce di destra nei due diversi emicampi, nelle quattro condizioni. La linea tratteggiata sta ad indicare assenza di differenza. Come vediamo le mediane combaciano quasi tutte con lo 0.
50 4.1.5. Volti originali ed occlusi L’ultimo tipo di differenza che siamo andati ad indagare è stata quella tra i volti normali e le due emifacce nei loro rispettivi emicampi. Nella figura 1.21 possiamo vedere i due spazi affettivi composti dai volti normali e l’emifaccia di destra nell’emicampo di sinistra nel grafico a sinistra e l’emifaccia di sinistra nell’emicampo di destra nel grafico a destra. Le sfumature più chiare rappresentano i volti normali mentre quelle più scure i volti occlusi. Dalla tabella 4, con il 99% di fiducia, possiamo vedere che le differenze tra le medie dei punteggi dell’intensità e di valenza relativi al volto originale e all’emifaccia sinistra nell’emicampo destro siano al di sotto dello 0, ma in tutti i casi l’intervallo di fiducia contiene lo 0. Nella tabella 5, con il 99% di fiducia, possiamo vedere che le differenze tra le medie dei punteggi dell’intensità e di valenza relativi al volto originale e all’emifaccia destra nell’emicampo sinistro siano al di sopra dello 0, ma per la gioia gli intervalli di fiducia contengono 0. Nelle figure 1.22 ed 1.23 possiamo vedere i boxplot che rappresentano le differenze fra le medie dei punteggi tra i volti originali e le emifacce.
51 Fig. 1.21 Spazio affettivo tra normali e volti occlusi: Grafico di sinistra: emifaccia di sinistra; grafico di destra: emifaccia di destra. Colore scuro: emifaccia; colore chiaro: volto originale.
52 Fig 1.22 Grafico delle differenze tra i punteggi dell’emifaccia di sinistra nell’emicampo destro ed il volto normale, per arousal e valenza. Fig 1.23 Grafico delle differenze tra i punteggi dell’emifaccia di destra nell’emicampo sinistro ed il volto normale, per arousal e valenza.
53 CAPITOLO 5: DISCUSSIONE E CONCLUSIONI 5.1. Discussione Questi risultati hanno varie implicazioni sia a livello metodologico che a livello teorico. Prima di tutto, a livello metodologico, abbiamo notato che esiste una correlazione positiva tra i punteggi di intensità e valenza. Inoltre, abbiamo trovato un effetto della domanda se quest’ultima non è coerente con la valenza positiva o negativa dell’espressione facciale emozionale. Chiedere quanto un volto arrabbiato risulta felice o viceversa, produce dei punteggi di valenza estremamente bassi e con poca variabilità. Questo elemento potrebbe suggerirci che lo strumento di valutazione utilizzato da Prete et al. (2015) per i loro volti ibridi, in cui veniva chiesto ai soggetti di valutare l’amichevolezza di un volto a prescindere dall’emozione a bassa risoluzione nell’immagine, potrebbe produrre dati non del tutto attendibili. Abbiamo operato una riespressione dei punteggi medi corrispondenti alle immagini per generare uno spazio affettivo unico composto da intensità e valenza. Per quanto riguarda i risultati dell’esperimento, questi sono coerenti con una serie di conclusioni: si riscontra una differenza nella valutazione tra l’emifaccia di sinistra e di destra nell’espressione delle emozioni. I soggetti assegnano punteggi di intensità e valenza più elevati alle emifacce di sinistra piuttosto che a quelle di destra sia per espressioni di rabbia che di gioia. Ciò avviene per le chimere costruite con l’emifaccia di sinistra e anche per i volti occlusi che mostrano l’emifaccia di sinistra. Le chimere di sinistra, infatti, sia per le espressioni di gioia e che per quelle di rabbia, sembrano ottenere punteggi medi più altri di intensità e valenza rispetto a quelle di destra. L’emifaccia di sinistra nell’emicampo sinistro per volti felici e arrabbiati ha ottenuto punteggi medi, sia di intensità che valenza, più alti rispetto all’emifaccia di destra nell’emicampo sinistro; l’emifaccia di sinistra nell’emicampo destro per volti felici e arrabbiati ha ottenuto punteggi medi più alti nello spazio
54 affettivo rispetto all’emifaccia destra nell’emicampo destro (nei i punteggi di valenza per i volti felici, però, è stata riscontrata una differenza piuttosto bassa). Questi risultati sono coerenti con la Right Hemisphere Hypothesis, per cui punteggi più alti per l’emifaccia di sinistra sembrano essere connessi ad una maggiore espressività. Non sono coerenti, invece con la Valence Hypothesis per cui ci si sarebbe dovuti aspettare una differenza nei punteggi tra i volti felici ed arrabbiati, per cui l’emifaccia di destra avrebbe dovuto presentare punteggi più alti per i volti felici. I risultati di questa ricerca, quindi, non supportano quelli ottenuti da Prete et al. (2015) in uno dei loro esperimenti, in cui hanno visto che gli stimoli presentati nell’emicampo sinistro sono stati giudicati meno amichevoli di quelli presentati nell’emicampo destro. Il fatto che i soggetti abbiano assegnato punteggi più alti all’emifaccia di sinistra, sia in versione chimerica sia in versione di volto occluso, sostiene i risultati ottenuti da Sackeim et al. (1978) per cui le chimere costruite con emifaccia sinistra ottenevano punteggi più alti. Dall’altro lato, soprattutto per le espressioni di rabbia, abbiamo trovato una differenza tra le medie dei punteggi sia d’intensità che di valenza a seconda che l’emifaccia di sinistra si trovi nell’emicampo di sinistra o di destra: quando l’emifaccia di sinistra si trova nell’emicampo di sinistra viene giudicata con punteggi più alti. L’emifaccia destra non presenta invece grosse differenze tra i punteggi medi a seconda che si trovi nell’uno o nell’altro emicampo, anche se sembra esserci un vantaggio molto lieve nel momento in cui questa si trovi a sinistra piuttosto che a destra nell’emicampo. Questo tipo di risultato, quindi, ci dà una conferma di una possibile superiorità espressiva dell’emifaccia di sinistra, ma potrebbe far pensare anche ad una differenza nella percezione delle emozioni a seconda della posizione in cui si trova l’emifaccia sinistra, visto che la posizione della metà sinistra del volto nell’emicampo sinistro tende a favorire l’aumento dei punteggi medi, anche
55 se di poco. Non abbiamo, però, informazioni sufficienti per poter affermare che vi sia un’effettiva lateralizzazione nella percezione, visto l’utilizzo di misure indirette all’interno del paradigma. Abbiamo riscontrato, infine, che esiste una differenza nei punteggi medi tra i volti normali e l’emifaccia destra nell’emicampo sinistro per l’espressione arrabbiata: i volti normali vengono giudicati mediamente più arrabbiati della sola emifaccia destra. Per quanto riguarda il confronto tra volti originali e l’emifaccia di sinistra nell’emicampo destro non abbiamo trovato grandi differenze, né per i punteggi di intensità né per i punteggi di valenza per nessuna delle emozioni, anche se dai dati possiamo vedere che le sole emifacce di sinistra vengono giudicate con punteggi leggermente più alti rispetto all’intero volto. 5.2. I limiti della ricerca Il primo limite da considerare è l’età dei partecipanti. Infatti, la maggior parte dei partecipanti sono studenti o ex studenti universitari e la metà di essi ha un’età tra i 25 ed i 30 anni. In maniera simile, tutte le immagini presentate ritraevano volti di attori giovani, con un’età non superiore ai 30 anni. Anche l’età della persona osservata potrebbe influenzare i punteggi di intensità e valenza dell’espressione emotiva. Inoltre, le immagini non presentavano una reale differenziazione etnica: i soggetti rappresentati avevano tutti la stessa carnagione e tratti del viso simili. Un’ulteriore considerazione va argomentata sul fatto che gli stimoli sono presentati, dopo la croce di fissazione, per 200 ms: una durata che sicuramente non consente lo spostamento dello sguardo per una esplorazione prolungata, ma che rimane compatibile con almeno un potenziale movimento saccadico verso sinistra o verso destra a partire dalla croce centrale di fissazione. Anche se rimarrebbe comunque molto limitata, non è possibile escludere completamente la possibilità che almeno alcuni stimoli siano stati processati in entrambi gli emisferi abbastanza precocemente. Si
56 potrebbe argomentare che, in questo tempo, i volti sia chimerici che occlusi siano stati processati da entrambi gli emisferi. Per avere maggiore certezza su questi dati si potrebbe ridurre il tempo di presentazione del volto a 100-90 ms, al di sotto del tempo di latenza minimo per una saccade. Inoltre, il paradigma è strettamente comportamentale e quindi non abbiamo delle misure fisiologiche che possano aumentare le informazioni a favore di una possibile lateralizzazione. In aggiunta a questo, va detto che l’esperimento è basato su uno strumento di autovalutazione, ovvero viene chiesto di dare una valutazione esplicita di valenza ed intensità allo stimolo attraverso un punteggio. In questo modo stiamo chiedendo al soggetto di fornirci una valutazione cosciente e indiretta sullo stimolo e non siamo certi di prendere in considerazione i veri processi di valutazione che hanno determinato la risposta emozionale. Infine, l’esperimento è stato svolto al computer: questo potrebbe mostrare delle differenze rispetto all’osservazione naturalistica delle espressioni emotive. Le immagini infatti sono decontestualizzate e questo potrebbe incidere sulla percezione delle emozioni, come si vede nel noto effetto Kulešov, ovvero un fenomeno cognitivo relativo al montaggio cinematografico dimostrato dal cineasta russo Lev Vladimirovič Kulešov negli anni Venti, in cui lo spettatore attribuisce un significato emotivo alle immagini in base al contesto in cui sono presentate, piuttosto che alla valenza intrinseca dell'immagine stessa. Da alcune ricerche più recenti (Nelson et al., 2013), infatti, sono nate critiche riguardo l’artificiosità dell’utilizzo di fotografie di volti in posa come stimoli emozionali, essendo queste poco ecologiche e forzate. Nella vita quotidiana, le emozioni vengono percepite non da immagini statiche del volto ma piuttosto queste sono calate in un contesto in cui siamo portati a leggere numerosi segnali ambientali e non verbali, filtrati a loro volta dall’esperienza soggettiva (Codisposti & Ferrari, 2019, p. 279).
57 5.3. Conclusioni Come abbiamo visto, l’emifaccia di sinistra ottiene punteggi medi di intensità e valenza più alti in quasi tutte le condizioni, a prescindere che questa sia organizzata come chimera o come unica metà del volto. Questo conferma alcuni dei risultati citati come è stato visto da Sackeim et al. (1978) per immagini chimeriche, oppure come è stato visto per i selfie, dove i soggetti tendono a mostrare di più l’emifaccia di sinistra (Lev Manovich et al., 2017). Inoltre, la possibilità di manipolare la posizione delle emifacce del volto all’interno dei due emicampi, ci ha fornito alcuni indizi anche a livello della percezione delle emozioni, anche se non sappiamo come l’immagine venga elaborata, vista la mancanza di misure dirette dell’attività cerebrale. I partecipanti hanno attribuito punteggi più alti, sia di intensità sia di valenza, all’emifaccia di sinistra rispetto a quella di destra, a prescindere dall’emicampo. Inoltre, anche i volti originali vengono giudicati mediamente più arrabbiati della sola emifaccia destra e ciò potrebbe indicare un’influenza predominante dell’emifaccia sinistra sul giudizio nei confronti di tutto il volto, sostenendo ancora di più il dato che l’emifaccia di sinistra abbia un ruolo maggiore nell’espressione delle emozioni. Concentrandoci sulla sola emifaccia sinistra, abbiamo riscontrato una differenza, seppur lieve, tra le medie dei punteggi sia d’intensità che di valenza a seconda che l’emifaccia di sinistra si trovi nell’emicampo di sinistra o di destra: quando l’emifaccia di sinistra si trova nell’emicampo di sinistra viene giudicata con punteggi leggermente più alti. Tale risultato potrebbe far pensare al fenomeno dello “pseudoneglect”: in un compito di bisezione di linee, i soggetti sani tendono a bisecare la linea presentata verso sinistra (Bowers & Heilman, 1980). Il fenomeno consiste, quindi, in una lieve tendenza a spostare la propria attenzione verso
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