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Temi e lemmi montaliani nel “Conte di Kevenhüller” di Giorgio Capron

Fraccacreta, Alberto

Abstract

Il Conte di Kevenhüller di Giorgio Caproni (1986), ricco di numerosi rimandi ai più svariati luoghi letterari, presenta un substrato lemmatico e tematico in costante dialogo con l’intera opera in versi di Eugenio Montale: non solo più o meno esplicite citazioni, ma vere e proprie riprese di senso, legate alla ricerca di un Dio negativo e al complesso statuto del soggetto.

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Rivista semestrale online / Biannual online journal http://www.parolerubate.unipr.it Fascicolo n. 22 / Issue no. 22 Dicembre 2020 / December 2020 Direttore / Editor Rinaldo Rinaldi (Università di Parma) Comitato scientifico / Research Committee Mariolina Bongiovanni Bertini (Università di Parma) Dominique Budor (Université de la Sorbonne Nouvelle – Paris III) Roberto Greci (Università di Parma) Heinz Hofmann (Universität Tübingen) Bert W. Meijer (Nederlands Kunsthistorisch Instituut Firenze / Rijksuniversiteit Utrecht) María de las Nieves Muñiz Muñiz (Universitat de Barcelona) Diego Saglia (Università di Parma) Francesco Spera (Università Statale di Milano) Segreteria di redazione / Editorial Staff Maria Elena Capitani (Università di Parma) Nicola Catelli (Università di Parma) Arianna Giardini (Università Statale di Milano) Chiara Rolli (Università di Parma) Esperti esterni (fascicolo n. 22) / External referees (issue no. 22) Manuel Boschiero (Università di Verona) Nicola Catelli (Università di Parma) Roberta De Giorgi (Università di Udine) Raffaella Faggionato (Università di Udine) Rosanna Giaquinta (Università di Udine) Ettore Gherbezza (Università di Udine) Daniele Mazza (Università di Roma La Sapienza) Anna Maria Perissutti (Università di Udine) Donatella Possamai (Università di Padova) Giorgio Ziffer (Università di Udine) Progetto grafico / Graphic design Jelena Radojev (Università di Parma) † Direttore responsabile: Rinaldo Rinaldi Autorizzazione Tribunale di Parma n. 14 del 27 maggio 2010 © Copyright 2020 – ISSN: 2039-0114 INDEX / CONTENTS    Speciale RUSSIA INTERTESTUALE . CITAZIONI E RISCRITTURE IN AMBITO SLAVO   a cura di Lucia Baroni, Alice Bravin, Martina Napolitano    Presentazione 3-5  La sorte dei giusti. Citazioni bibliche in alcune pagine della letteratura slava ecclesiastica LUCIA BARONI (Università di Udine) 7-16  Citazioni musicali in un racconto di Natale di Nikolaj Leskov ELENA SHKAPA (Vysšaja škola ėkonomiki – Moskva) 17-21  Letteratura e filosofia. Il reimpiego dei materiali nella prosa di Aleksej Fëdorovič Losev GIORGIA RIMONDI (Università di Parma) 23-36  Una riscrittura biografica. Ivan Turgenev in due scrittori dell’emigrazione SILVIA ASCIONE (Università di Roma La Sapienza) 37-48  Nuova redazione o nuova opera? La riscrittura di un poema di Il’ja Sel’vinskij ANNA KRASNIKOVA (Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano) 49-58  Citazione e decostruzione nella poesia transfurista di Ry Nikonova ROBERTA SALA (Università di Torino) 59-68  Citazione e autotraduzione. Alcuni versi in un romanzo di Vladimir Nabokov MARIA EMELIYANOVA (Università Ca’ Foscari – Venezia) 69-79  Citazioni all’opposizione. Rimandi intertestuali in Saša Sokolov NOEMI ALBANESE (Università di Roma “Tor Vergata”) 81-90  Un titolo come omaggio. Andrej Levkin riecheggia Saša Sokolov MARTINA NAPOLITANO (Università di Udine) 91-97  Ritrovare la tradizione. Gli scrittori russi in un romanzo di Vladimir Makanin CHETI TRAINI (Università di Urbino Carlo Bo) 99-108  Vladimir Sorokin, un ‘bricoleur’ postmoderno ANITA ORFINI (Università di Roma Tre) 109-114 L’operetta distanziata. Witold Gombrowicz e la rivisitazione ironica di un genere NADZIEJA BĄKOWSKA (Uniwersytet Warszawski) 115-120 Le icone e i mostri. Citazioni sacre nell’iconografia di un bestiario contemporaneo ALICE BRAVIN (Università di Udine) 121-140 Citazioni e allusioni corporee in un balletto di Petr Zuska MATTIA MANTELLATO (Università di Udine) 141-148 Intelligenti pauca. Citazioni pittoriche e musicali nel cinema d’animazione di Andrej Chržanovskij ANGELINA ZHIVOVA (Università di Udine) 149-159 MATERIALI / MATERIALS Sofocle medioevale. Per la storia di una citazione tragica in area bizantina GIOVANNA BATTAGLINO (Università di Salerno) 163-173 La maniera epica di Cesare Arici: il modello virgiliano PAOLO COLOMBO (Università di Trento) 175-186 Pierre e Paul, i dettagli del sentimento. Postilla sul bergsonismo di Pierre Menard RINALDO RINALDI (Università di Parma) 187-203 Temi e lemmi montaliani nel “Conte di Kevenhüller” di Giorgio Caproni ALBERTO FRACCACRETA (Università di Urbino Carlo Bo) 205-212 Parole Rubate / Purloined Letters http://www.parolerubate.unipr.it Fascicolo n. 22 / Issue no. 22 – Dicembre 2020 / December 2020 ALBERTO FRACCACRETA TEMI E LEMMI MONTALIANI NEL “CONTE DI KEVENHÜLLER” DI GIORGIO CAPRONI “Ciascuno ha il suo Montale, / ritagliato a misura”.1 L’ affermazione testimonia la mai dissimulata ammirazione di Giorgio Caproni per il più illustre tra i poeti liguri o transitati in Liguria (“Genova nome barbaro. / Campana. Montale. Sbarbaro”).2 È un confronto, quello con il collega più anziano, che si sviluppa entro alcuni temi svolti dal poeta livornese con maggiore dovizia lirica a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, sul filo di alcuni lemmi lessicali ripresi sic et simpliciter, con il deliberato proposito di citare rammodernando “secondo natura e statura”,3 ossia sfrondando le componenti irrisolte dei versi: 1 Cfr. G. Caproni, C’è un Montale per tutti, in Id., Poesie disperse e inedite, in Id., L’opera in versi, Edizione critica a cura di L. Zuliani, Introduzione di P. V. Mengaldo, Cronologia e Bibliografia a cura di A. Dei, Milano, Mondadori, 1998, p. 959 (1-2). E si veda Id., A Eugenio Montale in occasione del Nobel, in Id., Poesie disperse e inedite, cit., p. 958. 2 Cfr. Id., Litania, in Id., Il passaggio d’Enea, in Id., L’opera in versi, cit., p. 174 (57-58). 3 Cfr. Id., C’è un Montale per tutti, cit., p. 959 (3-4). Parole Rubate / Purloined Letters 206 “Montale ha per me il potere della grande musica, che non suggerisce né espone idee ma le suscita in una emozione profonda, e posso dire ch’egli è uno dei pochissimi poeti d’oggi che in qualche modo sia riuscito ad agire sulla mia percezione del mondo. [...] senza Montale (senza la sua tecnica assolutamente nuova, che instaura nel comporre poetico i mezzi e persino il fine della musica e intendiamo musica come musica, non come musicalità alla maniera di Verlaine) il volto della nostra poesia contemporanea si sarebbe configurato diversamente”.4 Quale Montale è, tuttavia, più intimamente caproniano, congeniale a una “scrittura segmentata e franta, ispida e scalena”?5 Montale è per Caproni innanzitutto il poeta degli Ossi di seppia, l’io lirico dei meriggi e delle ombre, del mare che espelle l’osso, il rifiuto, il frantume, simbolo di una condicio subiecti legata alla Verfallenheit, heideggeriana deiezione: “Montale, ciottolo roso, dal greto che più non risuona, ha tolto una canna bruciata dal sole, e intesse liscosa canzone.”6 Tale condizione del soggetto debilitato ben si adatta alla quête montaliana dell’assoluto o del totalmente Altro, quella che dalle Occasioni fino alle ultime opere, segue le tracce dell’“iddia che non s’incarna”7 e successivamente di “un dio (ma con la barba)”,8 il dio dei filosofi e di Gottfried Leibniz in particolare.9 Il problematico istituto dell’Io e la relazione con l’ultrasensibile sono gli argomenti principali – interconnessi 4 Id., Montale poeta-vate, in “Letteratura”, 79-81, gennaio-giugno 1966, pp. 267268. 5 Cfr. L. Surdich, Le idee e la poesia. Montale e Caproni, Genova, il nuovo melangolo, 1998, p. 19. 6 G. Caproni, Epigramma, in Id., Res amissa, in Id., L’opera in versi, cit., p. 856. 7 Cfr. E. Montale, Gli orecchini, in Id., La bufera e altro, in Id., L’opera in versi, Edizione critica a cura di R. Bettarini e G. Contini, Torino, Einaudi, 1980, p. 194 (7). 8 Cfr. Id., Credo, in Id., Altri versi, ivi, p. 702 (12). 9 Si veda P. De Caro, Il mondo, le virtù, l’angelo e Dio nel Diario postumo di Eugenio Montale, in “La Capitanata”, XXV-XXX, 1988-1993, pp. 13-71. Alberto Fraccacreta, Temi e lemmi montaliani nel “Conte di Kevenhüller” 207 tra loro – che Caproni sviluppa a partire da Montale, specialmente con Il franco cacciatore (1982), Il Conte Kevenhüller (1986) e l’incompiuta ultima silloge Res amissa (1991). Il poeta livornese, avviatosi su questo cammino di analisi interiore10 seguendo una prospettiva “errante”11 del tutto montaliana, cerca la trascendenza in uno scarto di negatività affermativa (la cosiddetta teologia negativa).12 La via di Dio è prima di ogni altra cosa via negationis, patologia del divino, presunta inesistenza che deve esistere oltre la barriera inscalfibile ed evanescente del nulla, del mysterium iniquitatis, per conferire senso alle cose. A partire dal 1975 con Il muro della terra, la poesia caproniana è davvero “poesia della privazione” o della “perdita di Dio”,13 poesia dell’inappartenenza e dei limiti del linguaggio, analoga in questo alla ricerca di Montale inaugurata nel 1971 con Satura. In tal senso la scrittura di Caproni, sul filo di una devozione aconfessionale condivisa da tutti i maggiori poeti del Novecento da Paul Celan a René Char, “è andata perfino al di là del dettato montaliano”,14 portando alle ultime conseguenze certi suoi temi metafisici e mettendo in campo numerose ricorrenze liriche, sul filo di echi lessicali precisi in forma di citazione espressa o inconfessata rammemorazione, primizie mnestiche in forma di affettuoso omaggio. È proprio vero che per Caproni, dopo Satura, “Montale, ogni scherzo vale”.15 In particolare Il Conte di Kevenhüller (1986), decimo libro 10 Si veda E. Lops, La stanza del re, Rimini, Raffaelli, 2017, pp. 327-331. 11 Cfr. A. Fraccacreta, Montale errante. Cronache di una tensione religiosa, Napoli, Loffredo, 2018, pp. 11-36. 12 Si veda G. Agamben, Disappropriata maniera, in G. Caproni, Res amissa, Milano, Garzanti, 1991, pp. 12-13. 13 Cfr. G. L. Beccaria, Caproni cerca la grazia. Le poesie postume, in “Tuttolibri”, XVI, 751, maggio 1991, p. 7. 14 Cfr. C. Bo, Caproni a caccia di vita, in “Corriere della Sera”, 13 agosto 1986, p. 12. 15 Cfr. G. Caproni, Dopo “Satura”, in Id., Poesie disperse e inedite, cit., p. 960. Parole Rubate / Purloined Letters 208 caproniano e terza parte di una trilogia iniziata con Il muro della terra, contiene numerosi echi verbali e tematici di provenienza montaliana. Queste poesie composte a partire dal 1979 (intrecciate quindi alla stesura del Franco cacciatore uscito nel 1982) esibiscono un’“estrema riduzione del discorso” e al tempo stesso “l’invenzione di una vera e propria ‘storia’”16 munita di viva tensione narrativa: quella del fantomatico Conte di Kevenhüller che nel 1792 invita a partecipare alla caccia di “una feroce Bestia di colore cenericcio moscato quasi in nero”, che aveva già aggredito e sbranato “due Fanciulli”.17 La vicenda, come si vede, ha un forte potenziale allegorico18 e l’autore stesso annota su un manoscritto inedito che il tema principale del “Conte di K. [...] è la Bestia (il male) nelle sue varie forme e metamorfosi”, donde l’equazione: “La Bestia è il Male. La res amissa è il Bene”.19 In questo quadro ben presenti sono le reminiscenze lessicali montaliane, che provengono da tutta l’opera in versi del poeta genovese, a partire da Ossi di seppia (1925) fino ad Altri versi (1981). Nella prima parte de Il Conte di Kevenhüller un ruolo importante ha La bufera e altro,20 se è vero che La làmina (“la sola / superstite testimonianza”) e L’ora (“...È l’ora...”) riecheggiano Piccolo testamento (“Solo quest’iride posso / lasciarti a testimonianza”, “a dirti: è l’ora”);21 che Certezza (“oltre il grumo 16 Cfr. P. V. Mengaldo, Per la poesia di Giorgio Caproni, ivi, pp. XXXIVXXXV. 17 Cfr. G. Caproni, Avviso, in Id., Il Conte di Kevenhüller, in Id., L’opera in versi, cit., p. 541. 18 Si veda S. Verdino, Introduzione, in G. Caproni, Tutte le poesie, Milano, Garzanti, 2016, p. XIX. 19 Cfr. G. Agamben, Disappropriata maniera, cit., p. 7. 20 Per Caproni questa raccolta è “il punto più alto dell’intera poesia montaliana e uno dei più alti dell’intera poesia europea” (cfr. G. Caproni, Quasimodo, Montale e Lundkvist, in “Il Punto”, VI, 21, 27 maggio 1961, p. 9). 21 Cfr. Id., La làmina, in Id., Il Conte di Kevenhüller, cit., p. 552 (11-12); Id., L’ora, ivi, p. 555 (4); E. Montale, Piccolo testamento, in Id., La bufera e altro, cit., p. 267 (8-9 e 19). Alberto Fraccacreta, Temi e lemmi montaliani nel “Conte di Kevenhüller” 209 / dei lecci”) riprende Anniversario (“dal sangue raggrumato / sui rami alti”);22 che l’incipit di Diceria (“Nell’orto delle ortiche. / Dei piccoli peri”) evoca lo spazio de L’orto (“nel chiuso / dei meli lazzeruoli [...] / [...] / io non se nell’orto”)23 e che in Strambotto “La freccia / d’amore” cita “La freccia d’Amore” de L’anguilla.24 Più avanti la raccolta di Caproni richiama titoli e sintagmi posti agli estremi della carriera montaliana: Quasi una cabaletta riecheggia infatti Quasi una fantasia negli Ossi di Seppia e Cabaletta in Quaderno di quattro anni;25 a Nuove stanze nelle Occasioni (“La morgana che in cielo liberava / torri e ponti”), ma anche a Morgana ultima poesia di Quaderno di quattro anni, rimandano poi le due occorrenze ne Il flagello (“Riportare il flagello / a Morgana”) e ne La porta (“La porta / morgana”).26 Infine si moltiplicano le reminiscenze delle ultime raccolte di Montale. Ne L’ubicazione “ il Pacifico batte / il pack di cemento” ripete L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili di Satura”27 e parallelamente un titolo caproniano (Versi controversi) riprende il “verso controverso” di Ho tanta fede in te in Altri versi.28 L’incipit di uno dei Tre improvvisi sul tema la mano e il volto, “È l’ora del conforto... / (...Dello sconforto...), riprende l’explicit de L’Arno a Rovezzano, ancora in Satura 22 Cfr. G. Caproni, Certezza, in Id., Il Conte di Kevenhüller, cit., p. 556 (11-12) e E. Montale, Anniversario, in Id., La bufera e altro, cit., p. 264 (12-13) 23 Cfr. G. Caproni, Diceria, in Id., Il Conte di Kevenhüller, cit., p. 560 (1-2) e E. Montale, L’orto, in Id., La bufera e altro, cit., p. 243 (3-4 e 6). 24 Cfr. G. Caproni, Strambotto, in Id., Il Conte di Kevenhüller, cit., p. 575 (3-4) e E. Montale, L’anguilla, in Id., La bufera e altro, cit., p. 254 (16). 25 Cfr. G. Caproni, Quasi una cabaletta, in Id., Il Conte di Kevenhüller, cit., p. 577; E. Montale, Quasi una fantasia, in Id., Ossi di seppia, in Id., L’opera in versi, cit., p. 18; Id., Cabaletta, in Id., Quaderno di quattro anni, ivi, p. 565. 26 Cfr. Id., Nuove stanze, in Id., Le occasioni, ivi, p. 177 (9-10); Id., Morgana, in Id., Quaderno di quattro anni, cit., p. 625; G. Caproni, Il flagello, in Id., Il Conte di Kevenhüller, cit., p. 589 (III, 13-14) e Id., La porta, ivi, p. 610 (28-29). 27 Cfr. Id., L’ubicazione, ivi, p. 612 (23-24) e E. Montale, L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili, in Id., Satura, in Id., L’opera in versi, cit., 310. 28 Cfr. G. Caproni, Versi controversi, in Id., Il Conte di Kevenhüller, cit., p. 612 e E. Montale, Ho tanta fede in te, in Id., Altri versi, cit., p. 694 (8).