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Gli “Appunti” linguistici di Tommaso Valperga di Caluso e qualchecitazione dantesca

Contini, Michela

Abstract

Nell’articolo si analizzano le citazioni dantesche inserite in un racconto incompiuto dell’abate Tommaso Valperga di Caluso (1737-1815). Si indaga in modo particolare la funzione polemica di tali citazioni, dato che il racconto è a sua volta incluso in un trattato dedicato all’importanza della conoscenza (Appunti sullo studio e sulla lingua), nel quale l’abate espone le proprie teorie sulla lingua italiana.

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Rivista semestrale online / Biannual online journal http://www.parolerubate.unipr.it Fascicolo n. 17 / Issue no. 17 Giugno 2018 / June 2018 Direttore / Editor Rinaldo Rinaldi (Università di Parma) Comitato scientifico / Research Committee Mariolina Bongiovanni Bertini (Università di Parma) Dominique Budor (Université de la Sorbonne Nouvelle – Paris III) Roberto Greci (Università di Parma) Heinz Hofmann (Universität Tübingen) Bert W. Meijer (Nederlands Kunsthistorisch Instituut Firenze / Rijksuniversiteit Utrecht) María de las Nieves Muñiz Muñiz (Universitat de Barcelona) Diego Saglia (Università di Parma) Francesco Spera (Università Statale di Milano) Segreteria di redazione / Editorial Staff Maria Elena Capitani (Università di Parma) Nicola Catelli (Università di Parma) Arianna Giardini (Università Statale di Milano) Chiara Rolli (Università di Parma) Esperti esterni (fascicolo n. 17) / External referees (issue no. 17) Gioia Angeletti (Università di Parma) Guglielmo Barucci (Università Statale di Milano) Laura Carrara (Universität Tübingen) Corrado Confalonieri (Harvard University) Giulio Iacoli (Università di Parma) Guido Santato (Università di Padova) Progetto grafico / Graphic design Jelena Radojev † Direttore responsabile: Rinaldo Rinaldi Autorizzazione Tribunale di Parma n. 14 del 27 maggio 2010 © Copyright 2018 – ISSN: 2039-0114 INDEX / CONTENTS PALINSESTI / PALIMPSESTS A che serve parlare di fonti? (cortese invito a farsi venire qualche dubbio) GIAN PIERO MARAGONI (Université de Fribourg) 3-20 Il romanzo di Elena in Achille Tazio: reminiscenze tragiche GRETA CASTRUCCI (Università Statale di Milano) 21-42 “Un mazzolin di rose e di viole”. Lecture anti-leopardienne de quelques poèmes de Giovanni Pascoli FABRICE DE POLI (Université Savoie Mont Blanc) 43-64 “Quashed Quotatoes”. Per qualche citazione irregolare (terza parte) 65-87 RINALDO RINALDI (Università di Parma) MATERIALI / MATERIALS On Pauline Quotation Modes and Their Textual-Literary Value. A Brief Note On “2 Timothy”, 2, 19 SIMONE TURCO (Università di Genova) 91-96 Citer à sa manière. Giovan Francesco Straparola et Girolamo Morlini ROSARIA IOUNES-VONA (Université de Lorraine) 97-104 Il ritratto dell’ozioso. Le citazioni morali di Francesco Fulvio Frugoni MAICOL CUTRÌ (Università di Bologna) 105-119 Gli “Appunti” linguistici di Tommaso Valperga di Caluso e qualche citazione dantesca MILENA CONTINI (Università di Torino) 121-128 Un ricordo di Delio Tessa: Edoardo Ferravilla e la parodia dell’opera ANDREA SCIUTO (ITIS Pietro Paleocapa – Bergamo) 129-139 “Ho, mia kor”. Lazar Ludwik Zamenhof fra Archiloco e Shakespeare DAVIDE ASTORI (Università di Parma) 141-149 Un processo ad Antigone. “The Island” di Athol Fugard, John Kani e Winston Ntshona CHIARA ROLLI (Università di Parma) 151-163 Parole Rubate / Purloined Letters http://www.parolerubate.unipr.it Fascicolo n. 17 / Issue no. 17 – Giugno 2018 / June 2018 MILENA CONTINI GLI “APPUNTI” LINGUISTICI DI TOMMASO VALPERGA DI CALUSO E QUALCHE CITAZIONE DANTESCA Nella parte finale del suo trattato incompiuto Appunti sullo studio e sulla lingua1 l’abate Tommaso Valperga di Caluso (17637-1815) espone alcune riflessioni sulla lingua italiana all’interno di un bizzarro racconto ricco di citazioni dantesche, inserito nel testo senza alcun commento. La narrazione inizia ex abrupto, durante un discorso intorno ai mali causati dalla superstizione. L’abate narra in prima persona che tempo addietro, alle tre di notte, era capitato a casa di un amico, “solenne professore di lettere umane”,2 il quale, in evidente stato di shock, giaceva su una poltrona con la veste da camera a tal punto impregnata d’olio che il 1 Oltre ai classici studi di Carlo Calcaterra e Marco Cerruti, si veda ora M. Contini, La felicità del savio. Ricerche su Tommaso Valperga di Caluso, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2011. 2 Cfr. T. Valperga di Caluso, Appunti sullo studio e sulla lingua, in M. Contini, La felicità del savio. Ricerche su Tommaso Valperga di Caluso, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2011, p. 152. L’autografo è consultabile presso il Fondo del Castello di Masino (ms. 399), gestito dal Fondo Ambiente Italiano. Parole Rubate / Purloined Letters 122 liquido untuoso era caduto sul pavimento e sopra il tavolino antistante.3 Valperga, imbarazzato, dopo aver biascicato qualche frase di circostanza, si accinge a togliere il disturbo, ma l’amico lo trattiene perché desidera spiegargli il motivo di quella strana scena. A questo punto si apre un racconto nel racconto e l’autore dichiara, con elegante ironia, di riportare le parole dell’amico senza operare alcun intervento: “Allora mi feci animo a domandargli il fatto dell’olio come fosse andato, ed egli con pienissima risposta mi soddisfece, la quale ben potete pensarvi non essermi rimasta nella memoria così appunto come l’udì da lui. Ma né sarò meno verace degli storici più rinomati se vi dirò che queste furono le sue precise parole.”4 Il professore riferisce che mentre era immerso nella lettura dei Ragguagli del Parnaso5 di Traiano Boccalini è apparso al suo cospetto il dio Mercurio,6 che ha trasportato il suo spirito nel Regno dell’Eloquenza, sposa del dio irritata con il marito per le sue ricorrenti infedeltà. Qui giunto, egli vede una moltitudine di uomini vestiti con gli abiti più difformi, che denunciano diverse provenienze geografiche e temporali. S’imbatte poi in un amico e collega, intento a litigare con un rubizzo e ringhioso cruscante che si esprime con termini desueti: “ […] sento non lungi ad alta voce caldamente contendono due Italiani, ambedue vestiti di nero, ma l’uno colla zazzera incipriata ed abito corto, l’altro con un grande cappello ed tonaca e mantello sino a terra si distingue a un sacco di carbone solo alla faccia di color di natiche di fanciullo sculacciato, e se altro abito avesse avuto e lunga barba potea passare per Caron dimonio con occhi di brace mentre con stizza insieme e 3 Il riferimento a questa sostanza è forse dovuto al fatto che l’olio era considerato un rimedio magico contro i veleni e le maledizioni. 4 Ivi, p. 152. 5 Anche nei Ragguagli del Parnaso si fa riferimento all’intervento di un nume, ad un regno fantastico e a una riunione di uomini saggi. 6 Forse Valperga si è ispirato al De nuptiis Mercuri et Philologiae di Marziano Capella, nel quale però la valenza di Mercurio e Filologia non è “decriptata univocamente dai commentatori sia medievali sia moderni” (cfr. I. RAMELLI, Introduzione, in M. Cappella, Le nozze di Filologia e Mercurio, Milano, Bompiani, 2001, p. XI). Milena Contini, Gli “Appunti” linguistici di Tommaso Valperga di Caluso 123 burbanza dice: ‘Vedi tracotanza? un lombardo, che appena alla sfuggita ha veduto di Fiorenza i palagi ed i quadri e le statue, nel fatto della lingua osa contender con me che di mercato vecchio trite le salii tant’anni e sono Accademico della Crusca? Ma tagliate a vostro talento, che colla penna vi farò vedere se so ribadire ogni purtà e scaponire un provano. Non anderà guari che vi morderete le pugna di non esservi andato a fiorentinizzare prima d’entrar di fregola di schiccherar carta’.”7 Il contendente con “zazzera incipriata ed abito corto” – sotto i cui panni si cela, probabilmente Vincenzo Monti8 – si difende da queste accuse, sottolineando che la sua provenienza lombarda non gli impediva di essere capito dai lettori (“ch’io so farmi leggere”).9 A questo punto interviene il nuovo venuto che domanda il motivo della contesa all’amico, il quale approfitta di questa interruzione per appartarsi con lui e intavolare un discorso sulla lingua italiana. L’amico spiega inoltre al proprio collega lo scopo della loro venuta a Resipoli,10 capitale del Regno dell’Eloquenza: tutti i dotti, chiamati da ogni luogo della terra e dalle più diverse epoche storiche, parteciperanno a un dibattito sotto l’occhio vigile di tre censori, 7 T. Valperga di Caluso, Appunti sullo studio e sulla lingua, cit., p. 154. 8 Monti ha in comune col personaggio sia la provenienza geografica lombarda sia la professione, dato che fu, per breve tempo, professore di eloquenza a Pavia. Egli inoltre fu in contatto con Valperga, che scrisse le prose introduttive ai Versi montiani (Parma, Bodoni, 1787), corresse altri versi premessi all’edizione dell’Aminta tassiana (Parma, Bodoni, 1789) ed elogiò la traduzione montiana dell’Iliade contro quella di Melchiorre Cesarotti. Se Valperga non poté leggere la Proposta di alcune correzioni ed aggiunte al Vocabolario della Crusca (pubblicata due anni dopo la sua morte), egli fu al corrente dell’avversione di Monti per i cruscanti e le vuote dispute accademiche, palesata già nelle Prolusioni agli studj dell’Università di Pavia per l’anno 1804 (Milano, Sonzogno, 1804) e ribadita in tre dialoghi satirici usciti sul “Poligrafo” fra il giugno del 1813 e il febbraio del 1814. Monti ricambiò la stima dell’abate citandolo nella Proposta con grande ammirazione e Valperga si occupò della contesa tra Monti e i fiorentini anche in una lettera perduta sulla lingua italiana indirizzata a Gian Francesco Galeani Napione (si veda C. Boucheron, De Thoma Valperga Calusio, Torino, Chirio et Mina, 1833, p. CXV). L’identificazione del personaggio del racconto con Monti permette di datare gli Appunti sullo studio e sulla lingua agli ultimi anni di vita dell’autore. 9 Cfr. T. Valperga di Caluso, Appunti sullo studio e sulla lingua, cit., p. 154. 10 Probabile allusione al greco ῥῆσις ovvero parola, discorso: Resipoli sarebbe la città della parola. Parole Rubate / Purloined Letters 124 Longino, Orazio e Voltaire. E con questa delucidazione il racconto si arresta bruscamente. Il cruscante è ottuso, aggressivo, sgarbato, collerico e queste pecche morali si riflettono nel suo aspetto fisico, ridicolo e al tempo stesso mostruoso. Egli non accetta una discussione costruttiva, ma si limita ad attaccare l’interlocutore dichiarando la propria superiorità e utilizzando esclusivamente dei termini attinti al Vocabolario della Crusca. Le sue intransigenti argomentazioni, tuttavia, offrono al professore e al suo amico lo spunto per confrontarsi sul problema della lingua italiana. Essi criticano innanzitutto le teorie dei fiorentinisti che pretendono di detenere il monopolio sulla lingua italiana e si arrogano “il diritto di farci i maestri addosso”.11 Citano allora Dante, il Calmeta, Gerolamo Muzio e Baldassar Castiglione, che in modi diversi si erano opposti al fiorentinismo, aggiungendo anche un generico rinvio ai “parecchi moderni”12 che condividono questa posizione. La polemica si indirizza poi verso l’uso del fiorentino trecentesco, lingua ormai lontanissima “dal parlare de’ tempi nostri”.13 I due personaggi ripercorrono e commentano la canonizzazione dell’imitazione della lingua trecentesca operata da Pietro Bembo e proseguita da Leonardo Salviati e dagli accademici della Crusca. Ciò che preme di più ai due professori non è tanto riesumare contese ormai vecchie di quasi trecento anni, ma concentrarsi sul problema attuale dell’insegnamento dell’italiana ai giovani: “‘ […] Ma che importa a’ giovani manifestar tutto questo? Non basta propor loro alcuna gramatica a studiare e alcuni buoni libri a leggere, ed a noi non giova piuttosto poiché non parreano e gramatici e scrittori non toscani eccellenti por loro in mano questi per iscreditare il fiorentinismo senza discapito della favella nostra?’. ‘Basterebbe’ risposi io ‘non giovasse loro di saper di più che per la naturalezza buon uso e proprietà 11 Cfr. ivi, p. 155. 12 Cfr. ivi, pp. 154-155. 13 Cfr. ivi, p. 155. Milena Contini, Gli “Appunti” linguistici di Tommaso Valperga di Caluso 125 delle espressioni, quantunque non ci dobbiamo abbandonare alla cieca a seguire nessuno, pure ci possiamo fidare degli scrittori naturali Toscani e soprattutto de’ Fiorentini assai più che degli altri di uguale e talor anche di maggior valore’.”14 I maestri devono fornire ai propri allievi strumenti autorevoli e devono insegnare loro ad affrontare lo studio della lingua senza pregiudizi. Nessun modello deve essere assunto in modo acritico, anche se alcuni scrittori sono generalmente più affidabili di altri. Grazie al dialogo tra i due amici, l’autore da un lato ribadisce le proprie posizioni sulla lingua, che non si discostano da quelle presentate in altri suoi scritti come Delle lingue e della Gramatica,15 e dall’altro sottolinea l’importanza del metodo di insegnamento, ricollegandosi in questo modo ai temi svolti nella prima parte degli Appunti sullo studio e sulla lingua. Nel racconto di Valperga sono presenti alcuni riferimenti alla Commedia, che associano il viaggio del letterato settecentesco a quello oltremontano di Dante: dal calco generico (“voleva io domandare al mio duce qual fosse quella gente e quel luogo”)16 alla citazione vera e propria dell’Inferno (“come corpo morto cade”, “Allor si mosse ed io li tenni dietro”, “Caron dimonio con occhi di brace”, “femmine da conio”).17 Se è vero che l’abate era refrattario alla pratica citatoria (è molto raro che nelle sue opere egli citi esplicitamente o implicitamente autori antichi o moderni, se non come semplici esempi), qui invece le citazioni, attribuite al “solenne professore di lettere umane”, sono importanti e in due casi anche ben rilevate graficamente, perché sono collocate al centro del foglio e separate dal resto del testo da due ampi spazi bianchi. 14 Ivi, p. 156. 15 Questo scritto risale all’ultimo decennio di vita dell’autore e precede di poco gli Appunti. Si veda Id., Delle lingue e della Gramatica, in M. Contini, La felicità del savio. Ricerche su Tommaso Valperga di Caluso, cit., pp. 132-144. 16 Cfr. T. Valperga di Caluso, Appunti sullo studio e sulla lingua, cit., p. 153. 17 Cfr. ivi, p. 153, p. 154 e p. 154. Si veda rispettivamente D. Alighieri, Inferno, V, 142, I, 136, III, 109 e XVIII, 66.