Il Raskol’nikov afghano di Atiq Rahimi. Una riscrittura dostoevskiana
Abstract
Il presente contributo si propone di individuare temi ed evocazioni dostoevskiane nel romanzo Maudit soit Dostoïevski dello scrittore afghano Atiq Rahimi. Il contesto della narrazione è l’Afghanistan materialmente e culturalmente devastato dalla guerra civile scoppiata dopo il ritiro dell’esercito sovietico. Gli eventi narrati e la pluralità di voci incarnate nel protagonista (e voce narrante), permettono di cogliere nel romanzo di Rahimi interessanti richiami e citazioni di Delitto e castigo.
Full text
Rivista semestrale online / Biannual online journal http://www.parolerubate.unipr.it Fascicolo n. 19 / Issue no. 19 Giugno 2019 / June 2019
Direttore / Editor Rinaldo Rinaldi (Università di Parma) Comitato scientifico / Research Committee Mariolina Bongiovanni Bertini (Università di Parma) Dominique Budor (Université de la Sorbonne Nouvelle – Paris III) Roberto Greci (Università di Parma) Heinz Hofmann (Universität Tübingen) Bert W. Meijer (Nederlands Kunsthistorisch Instituut Firenze / Rijksuniversiteit Utrecht) María de las Nieves Muñiz Muñiz (Universitat de Barcelona) Diego Saglia (Università di Parma) Francesco Spera (Università Statale di Milano) Segreteria di redazione / Editorial Staff Maria Elena Capitani (Università di Parma) Nicola Catelli (Università di Parma) Arianna Giardini (Università Statale di Milano) Chiara Rolli (Università di Parma) Esperti esterni (fascicolo n. 19) / External referees (issue no. 19) Armando Antonelli (Università di Ferrara) Daniele Artoni (Università di Verona) Alvaro Barbieri (Università di Padova) Sonia Maura Barillari (Università di Genova) Anna Bognolo (Università di Verona) Mauro Bonazzi (Università Statale di Milano) Manuel Boschiero (Università di Verona) Sergio Bozzola (Università di Padova) Alberto Camerotto (Venezia Ca’ Foscari) Clizia Carminati (Università di Bergamo) Fabio Danelon (Università di Verona) Stefano Genetti (Università di Verona) Rosanna Gorris Camos (Università di Verona) Chiara Melloni (Università di Verona) Antonio Musarra (Harvard Center for Renaissance Studies I Tatti) Stefano Neri (Università di Verona) Nicola Pace (Università Statale di Milano) Paolo Rinoldi (Università di Parma) Arnaldo Soldani (Università di Verona) Franco Tomasi (Università di Padova) Martina Tosello (Ferrara) Carlo Varotti (Università di Parma) Luciano Zampese (Université de Génève) Emanuele Zinato (Università di Padova) Progetto grafico / Graphic design Jelena Radojev (Università di Parma) † Direttore responsabile: Rinaldo Rinaldi Autorizzazione Tribunale di Parma n. 14 del 27 maggio 2010 © Copyright 2019 – ISSN: 2039-0114
INDEX / CONTENTS Speciale TRACCE, MEMORIE E SINTOMI. LA CITAZIONE TRA FILOLOGIA, LETTERATURA E LINGUISTICA a cura di Marco Duranti, Jacopo Galavotti, Marco Magnani, Marco Robecchi Presentazione 3-9 Forme e tipologie dell’autocitazione negli scritti di Epicuro VINCENZO DAMIANI (Universität Würzburg) 11-31 La voce di Omero. Tecniche della citazione nei dialoghi filosofici di Luciano MICHELE SOLITARIO (Eberhard Karls Universität Tübingen) 33-54 La citazione in cancelleria. Il comune di Roma nel Medioevo DARIO INTERNULLO (Università di Roma Tre) 55-79 I “Vers de la Mort” di Hélinant de Froidmont: citazione e diffusione di una forma metrica MICHELA MARGANI (Università di Macerata) 81-101 Dal latino al volgare. Echi catulliani nei “Rerum Vulgarium Fragmenta” DONATELLA NISI (Università del Salento) 103-115 “Mutatio caparum”. Las citas de origen latino en el “Quijote” de Cervantes BEATRIZ DE LA FUENTE MARINA (Universidad de Salamanca) 117-145 Storia dell’endecasillabo infame. “Sudate, o fochi, a preparar metalli” FRANCESCO SAMARINI (Indiana University – Bloomington) 147-165 Ammirazione o rivalità? Silvio Pellico nei “Mémoires d’outre-tombe” MARGUERITE BORDRY (Sorbonne Université – Paris) 167-178 Curzio Malaparte e i Russi. Citazioni e allusioni nel “Ballo al Kremlino” CARLA MARIA GIACOBBE (Università Statale di Milano) 179-191 Poesia nella prosa. Citazioni esplicite e implicite in Luigi Meneghello ANNA GALLIA (Università di Pavia) 193-202 La citazione meccanica. Una rassegna sul fenomeno dell’ecolalia GRETA MAZZAGGIO (Università di Trento) 203-212
MATERIALI / MATERIALS “Droit au gué de l’Espine vait”. Testi e parole in prestito nel “Lai de l’Espine” MARGHERITA LECCO (Università di Genova) 215-229 Micòl e Felicita. Guido Gozzano nel “Giardino dei Finzi-Contini” VALTER BOGGIONE (Università di Torino) 231-258 Il Raskol’nikov afghano di Atiq Rahimi. Una riscrittura dostoevskiana GIULIA BASELICA (Università di Torino) 259-269
Parole Rubate / Purloined Letters http://www.parolerubate.unipr.it Fascicolo n. 19 / Issue no. 19 – Giugno 2019 / June 2019 GIULIA BASELICA IL RASKOL’NIKOV AFGHANO DI ATIQ RAHIMI. UNA RISCRITTURA DOSTOEVSKIANA “Mais l’existence comme l’écriture ne tient qu’à la répétition d’une phrase volée à un autre” A. Rahimi, Maudit soit Dostoïevski 1. Due romanzi in dialogo Nel romanzo di Atik Rahimi1 Maudit soit Dostoïevski (2011), interessante esempio di riscrittura o meglio di risposta2 a Delitto e castigo, le idee e le riflessioni, i dubbi e le contraddizioni incarnati dai personaggi del romanzo russo costituiscono altrettanti spunti per porre alcuni essenziali 1 Nato a Kabul nel 1962, Atiq Rahimi abbandonò l’Afghanistan in seguito all’invasione sovietica, e trovò rifugio in Pakistan. Ottenne poi asilo politico dal governo francese e in Francia si stabilì nel 1985. Alla fine degli anni Novanta, cominciò a dedicarsi attivamente alla scrittura letteraria. Ha pubblicato in francese anche il romanzo premio Goncourt Syngué sabour. Pierre de patience (Paris, P.O.L., 2008) e La Ballade du calame. Portrait intime (Paris, L’iconoclaste, 2015). 2 Si veda M. Rebei, A Different Kind of Circularity: From Writing and Reading to Rereading and Rewriting, in “Revue LISA/LISA e-journal”, II, 5, 2004, pp. 45-59, all’indirizzo elettronico www.journals.openedition.org/lisa/2895.
Parole Rubate / Purloined Letters 260 interrogativi sulla realtà afghana contemporanea. Delitto e castigo e Maudit soit Dostoevskï danno così luogo a un dialogo,3 il primo testo generando nel secondo nuove unità discorsive e culturali, altre rappresentazioni mentali e inedite letture della realtà. La riscrittura di Rahimi traspone insomma la vicenda in altra epoca e in altro luogo, in una sorta di citazione indiretta e tuttavia esplicita del romanzo di Fedor Dostoevskij. L’azione di Maudit soit Dostoevskï si colloca nella Kabul degli anni Novanta, durante la guerra civile scoppiata dopo la ritirata dell’esercito sovietico. Il protagonista è Rassul, di ritorno nella capitale afghana da Mosca, dove ha compiuto i suoi studi per volontà del padre e dove ha letto i romanzi di Dostoevskij: egli diventa così l’immagine speculare del suo autore, che si è (per così dire) appropriato del grande scrittore russo. Per aiutare la sorella Sufia, Rassul decide di uccidere Alja, una vecchia usuraia che costringe la ragazza a prostituirsi. Tuttavia il giorno dell’assassinio, quando egli si accinge a sferrare con la scure il colpo mortale, la sua coscienza gli rivela l’autentico significato del suo atto: egli sta per ripetere il gesto di Raskol’nikov. L’arma gli sfugge di mano e va a fracassare il cranio della vecchia. In preda al panico, egli fugge, senza portare con sé né il denaro né gli oggetti preziosi dell’usuraia. Ha così inizio il suo lungo viaggio all’interno di una città infernale, devastata dalla guerra e trasfigurata dai ricordi e dai rimorsi del giovane assassino. Rassul ritorna sul luogo del delitto, dal quale vede uscire una donna dal volto coperto. La seguirà a lungo invano e tutte le buone azioni che egli compirà non serviranno a placare la sua inquietudine; né il perdono delle comunità religiose, né l’indifferenza della polizia in merito al suo caso pacificheranno la sua coscienza. Il cadavere non sarà ritrovato, non 3 Sulla polifonia già presente in Dostoevskij si veda il classico M. Bachtin, Dostoevskij. Poetica e stilistica, trad. ital. di G. Garritano, Torino, Einaudi, 1968, pp. 11-63.
Giulia Baselica, Il Raskol’nikov afghano di Atiq Rahimi 261 comparirà alcun testimone e non emergerà alcuna prova dell’avvenuto assassinio. E tuttavia l’ossessione di Rassul farà di lui la vittima di un generale rancore trasformandolo nel capro espiatorio di tutta la comunità. Se un testo altrui può essere importante nell’evoluzione di uno scrittore, allo stesso modo un’opera elaborata all’interno di una cultura può avere ruolo essenziale nell’evoluzione di una cultura e di una lingua letteraria diverse, con una feconda variazione di significati.4 La citazione, allora, può sfuggire alla dimensione letterale e agire in forma parafrastica all’interno di una traduzione: questo avviene nella trasposizione del romanzo dostoevskiano nell’opera dell’afgano Rahimi, complessa non solo perché la riscrittura è attuata in una terza lingua (il francese), ma anche perché la presenza di repliche fedeli (come i nomi dei personaggi, che evocano in forma variata ma non parodica gli originali russi) si accompagna ad elementi profondamente diversi come l’ambiente sociale, la nazionalità, il contesto cronologico e geografico.5 Se il protagonista di Rahimi si chiama Rassul, evocando il nome dostoevskiano Raskol’nikov e il concetto di ‘scisma’, il nome afghano ha tuttavia il significato di ‘santo messaggero’: per mezzo delle sue parole e delle sue azioni, infatti, egli compie una sorta di scisma rispetto all’opinione comune e alla comune scala di valori. Anche il nome della sua fidanzata Sufia richiama quello della fidanzata di Raskol’nikov, Sof’ja o Sonja, con il significato di ‘saggezza’: entrambe le eroine sono portatrici di una sapienza superiore, che in Dostoevskij illumina realmente il cammino di Raskol’nikov mentre in Rahimi è una conoscenza segreta, che in qualche misura determina l’allontanamento di Rassul dalla giovane donna. 4 Si veda Ju. Lotman, K postroeniju teorii vzajmodejstvija kul’tur (semiotičeskij aspekt), in Id., Stati po semiotike iskusstva, Sankt-Peterburg, Akademičeskij proekt, 2002, pp. 192-210. 5 Sulle strategie della trasposizione si veda G. Genette, Palimpsestes. La littérature au second degré, Paris, Éditions du Seuil, 1982, pp. 237 ss.
Parole Rubate / Purloined Letters 262 Analogamente Donja, la sorella del protagonista, raddoppia Dunja sorella di Raskol’nikov e significa ‘fonte della vita’; mentre i nomi del cugino di Rassul (Razmodin) e dell’amico di Raskol’nikov (Razumichin) evocano la radice russa del verbo vrazumit’ (‘richiamare all’ordine, far ragionare’), indicando il ruolo di entrambi i personaggi. Non solo i nomi ma numerosi accadimenti nei due romanzi corrispondono, anche se in differenti dimensioni della realtà e del sogno. Pensiamo a Rassul che ritorna sul luogo del delitto come l’assassino dostoevskiano Raskol’nikov;6 pensiamo allo sguardo puro e onesto di Sufia e Sonja che in entrambe le opere affascina il protagonista, anche se in Rahimi non è descritto dal narratore (come in Dostoevskij) ma dallo stesso personaggio, con una forte intensificazione emotiva: “Lorsque je te vis, ton regard, fuyant et pudique, m’intima de ne plus respirer, ton nom imprégna mon souffle : Souphia. Tout s’arrêta autour de moi, le temps, le monde… pour que toi, seule, puisses exister…”.7 Ancora, in entrambi i romanzi il protagonista incontra casualmente il padre della donna di cui è innamorato e tale incontro assume un fatale significato: il padre di Sonja e il padre di Sufia presto moriranno di morte violenta e di fronte al cadavere si incontreranno rispettivamente Raskol’nikov e Sonja, Rassul e Sufia.8 Nello stesso modo il testo afgano recupera l’episodio della lettera scritta dalla madre del protagonista, che in Dostoevskij è una sorta di micro-romanzo dove si racconta la triste storia di Dunja: in Rahimi la lettera riprende con precisione con nettezza la 6 Si veda A. Rahimi, Maudit soit Dostoïevski, Paris, P.O.L., 2011, pp. 91-93. 7 Ivi, p. 37. 8 Si veda ivi, p.50.
Giulia Baselica, Il Raskol’nikov afghano di Atiq Rahimi 263 narrazione di Pulcherija Aleksandrovna, ma è significativo che Rassul alla fine della lettura la riponga proprio fra le pagine di Delitto e castigo.9 Ancora più rilevante, per le corrispondenze e soprattutto per le differenze, è l’episodio dell’incontro fra l’assassino e il rappresentante del potere giudiziario. In Delitto e castigo il duello fra Raskol’nikov e Porfirij Petrovič si prolunga nel tempo e assume i tratti di un vero e proprio duello intellettuale: le domande e le risposte hanno improvvise svolte, bruschi ritorni, deviazioni e rapidi avvicinamenti alla destinazione finale della alla verità. Al centro di tale competizione dialettica si colloca un articolo scritto dallo stesso Raskol’nikov sulla propria visione del mondo, in cui il commissario trova un’indiretta prova della sua colpevolezza. In Maudit soit Dostoevskï, invece, Rassul non risponde a Parvaiz che lo interroga a lungo, poiché all’improvviso e per ragioni inspiegabili egli ha perso la voce: ogni sua parola si esprime interiormente nelle più segrete profondità della coscienza, e il suo rapporto con l’esterno si affida a un incessante, tormentoso monologo. Rassul incarna così in qualche misura l’evoluzione della spiritualità di Raskol’nikov ed è significativo che durante il confronto con Parvaiz i due interlocutori si concentrino proprio sul testo di Delitto e castigo. Rassul infatti trascrive su un foglio alcuni passi del romanzo che conosce a memoria, introducendo così un’interessante lettura del pensiero dostoevskiano e trasferendolo in Oriente, come mezzo per salvare la civiltà afghana dalla morte materiale e spirituale: “Dostoïevski n’est pas un écrivain révolutionnaire et communiste, mais un mystique. Lui l’a répété cent fois, mais ses professeurs russes ne l’admettaient pas ; ils n’aiment pas ce genre d’analyse très orientale […] Ce livre est à lire en Afghanistan, un pays autrefois mystique, qui a perdu le sentiment de responsabilité. Rassoul est convaincu que si on l’enseignait ici il n’y aurait pas autant de crimes !”10 9 Si veda ivi, p. 144. 10 Ivi, pp. 62-63.
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